Forme differenti di diabete mellito Generali Diabete mellito insulino-dipendente (IDDM; denominato anche di tipo I) Diabete mellito non insulino-dipendente (NIDDM; denominato anche di tipo Il) Diabete mellito gravidico Specifiche Diabete giovanile insorgente in età adulta (MODY; mutazioni del gene della glucochinasi) Mutazioni del recettore dell’insulina Mutazioni del gene dell’insulina Diabete tropicale (pancreatite cronica associata a fattori nutrizionali o tossici) Diabete secondario a pancreatite e a intervento chjrurgico Diabete associato a sindromi genetiche (per es., sindrome di Prader-Willi) Diabete secondario a endocrinopatie REGOLAZIONE OMEOSTATICA DELLA GLICEMIA La regolazione si attua attraverso un controllo neuroendocrino Ormoni ipoglicemizzanti INSULINA Ormoni controregolatori GLUCAGONE ADRENALINA CORTISOLO GH Regolano la sintesi epatica di glucosio, la captazione di glucosio nei tessuti periferici, la sintesi e la degradazione di forme di deposito dell’energia (glicogeno, proteine, trigliceridi) REGOLAZIONE OMEOSTATICA DELLA GLICEMIA Il controllo neuroendocrino della glicemia si realizza anche attraverso la regolazione dell’assunzione di cibo, dello svuotamento gastrico, della sensibilità all’insulina nei diversi tessuti. Cross-talk tra le diverse componenti neuroendocrine gli ormoni entero-pancreatici regolano reciprocamente la propria secrezione il SNA modula sia la secrezione di insulina sia la sensibilità tessutale all’insulina ( stimolazione vagale della secrezione, inibizione catecolaminergica alfa-2 mediata) CROSS_TALK tra diversi tessuti nella regolazione della glicemia da SaltielAR, Nature 2001. CONTROLLO DELLA SECREZIONE DI INSULINA GLP-1 Ruolo delle INCRETINE nella regolazione della secrezione di insulina (Diabetes care, Riddle MC, 2006) da Triplitt CL, Am. J. Manag. Care 2007 (GLUT 2) β CELLULA del pancreas endocrino Anche il cAMP è un secondo messaggero coinvolto nella regolazione della secrezione di insulina l’aumento di cAMP indotto da glucagone, agonisti beta-adrenergici, ormoni gastro-intestinali (GIP, GLP-1) induce la secrezione di insulina Effetti ipoglicemizzanti dell'insulina MUSCOLO Stimola la captazione di glucosio, inibisce il flusso di precursori gluconeogenici verso il fegato (per es. alanina, Iattato e piruvato) FEGATO Inibisce la produzione epatica di glucosio (riduce la gluconeogenesi e la glicogenolisi) Stimola la captazione epatica di glucosio TESSUTO ADIPOSO Stimola la captazione di glucosio (in misura ridotta rispetto al muscolo) Inibisce il flusso di precursori gluconeogenetici verso il fegato (glicerolo) e riduce il substrato energetico per la gluconeogenesi epatica (acidi grassi non esterificati) Effetti metabolici dell'insulina - Rapidi (secondi): aumentata captazione di glucosio, potassio e aminoacidi - Intermedi (minuti): incremento sintesi proteica, diminuzione degradazione proteine, attivazione di sintesi di glicogeno, inibizione degli enzimi della gluconeogenesi e della fosforilasi Da Annunziato-Di Renzo “Trattato di Farmacologia” Ed. Idelson Gnocchi da Moghetti e Muggeo, in Farmacologia Gen. e Mol. a cura di Clementi, Fumagalli UTET 2004 C2C12 myoblasts Insulin induced GLUT-4 translocation to plasma membrane in C2C12 myoblasts IB: Anti-phospho Ser 473 Akt IB: Anti-tubulin IB: Anti-GLUT4 PM Insulin-induced GLUT-4 translocation to plasma membrane in 3T3 L1 adypocytes. SaltielAR, Nature 2001. Whole cells Esercizio fisico Induce AMP-K Effetto additivo con stimol. insulinica Insulin Signalling pathways IRS-1 (muscolo scheletrico, tessuto adiposo) IRS-2 (presente anche nel fegato e nelle β-cellule pancreatiche) IRS-2 potrebbe essere coinvolto nei meccanismi di proliferazione e sopravvivenza delle cellule β da Moghetti e Muggeo, in Farmacologia Gen. e Mol. a cura di Clementi, Fumagalli UTET 2004 MODULAZIONE RISPOSTA RECETTORIALE PTEN e SHIP2: Interrompono il trasduzione del segnale mediata da PI3K PTP1B: Attraverso la defosforilazione di residui di TYR, “spegne” il recettore attivato DESENSITIZZAZIONE RECETTORIALE Fosforilazione in SER di IRSs da parte di isoforme di PKC e indotta da eccesso cronico di FFA, adipochine come TNF-α); Degradazione proteosomale di IRS dovuta a eccesso cronico di insulina Regolazione dell’espressione genica: es. Fosforilazione e sequestrazione fuori dal nucleo di fattori di trascrizione FKHR e FKHR-L (regolano sintesi enzimi gluconeogenetici) PRINCIPALI COMPLICANZE LEGATE AL DIABETE ATEROSCLEROSI PREMATURA GLOMERULOSCLEROSI INTERCAPILLARE RETINOPATIA NEUROPATIA ULCERA E GANGRENA DELLE ESTREMITA' IPERGLICEMIA EMOGLOBINA COLLAGENE PROT. CRISTALLINO FIBRINOGENO MEMBR.BAS. GLOMERULO MIELINA PROT. IMMUNOGENE MODIFICAZIONI FUNZIONALI ESPANSIONE MATRICE VASCOLARE OBIETTIVI DEL TRATTAMENTO DEL DIABETE MELLITO SCOMPARSA DEI SINTOMI MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ DI VITA PREVENZIONE DELLE COMPLICANZE ACUTE E CRONICHE TRATTAMENTO MALATTIE ASSOCIATE Evidenced-based target for glycemic control I livelli di Hb A1C sono un indice del controllo metabolico ottenuto con la terapia Possibile obiettivo: Hb A1C minore o uguale al 7% Difficile da raggiungere In ogni caso, la terapia si prefigge di contrastare le iperglicemie post-prandiali e di evitare crisi ipoglicemiche tra un pasto e il successivo TERAPIA con INSULINA Vengono utilizzate insuline di derivazione animale purificate (bovina o porcina) oppure insulina umana ottenuta per sintesi (DNA ricombinante) Somministrazione esclusivamente parenterale (SC, ev in emergenza) in diverse sedi (addome, cosce, parte superiore del braccio, glutei) La sede di somministrazione e l’esercizio fisico influenzano la cinetica di assorbimento); il peptide ha una emivita breve in circolo Tutte le preparazioni insuliniche sono immunogene (ma è rara la insulinoresistenza IgG-mediata) Sono possibili reazioni allergiche (più frequenti reazioni cutanee localizzate IgE-mediate) Nella sede di iniezione si possono determinare lipodistrofie PROPRIETA’ delle PREPARAZIONI INSULINICHE Le diverse preparazioni differiscono per il profilo farmacocinetico (andamento dell’effetto nel tempo) L’insulina presenta un’elevata tendenza all’auto-associazione (dimeri) in presenza di atomi di Zn e/o di protamina solfato si formano aggregati maggiori Nel sottocute vengono assorbiti solo monomeri e dimeri di insulina Lo stato di associazione e la velocità di disgregazione del preparato determineranno la velocità di assorbimento (di conseguenza: insorgenza, picco e durata dell’effetto) Formulazioni di insulina con diverse caratteristiche farmacocinetiche Da Annunziato-Di Renzo “Trattato di Farmacologia” Ed. Idelson Gnocchi ABITUALI REGIMI MULTIDOSE DI INSULINA Trattamento intensivo (3/4 somm./die) Confronto terapia INTENSIVA verso CONVENZIONALE DCCT Diabetes Control Study and Complications Trial1993 3 o più iniezioni die o pompa infusione di insulina Prevenzione sviluppo complicanze: -RETINOPATIA riduzione 76% -NEFROPATIA 34% -NEUROPATIA 60% -IPERCOLESTEROLEMIA 34% -PATOL. MACROVASCOLARI 41% lPOGLICEMIA SEVERA X 3 RISPETTO A TERAPIA CONVENZIONALE (problema nell'intervento sul bambino per gli effetti sullo sviluppo SNC, e nel NIDDM con preesistenti patologie macrovascolari) Sintomi ipoglicemia SNA SNC sudorazione difficoltà a concentrarsi fame confusione parestesie debolezza palpitazioni sonnolenza tremore capogiro ansia visione offuscata perdita di coscienza INTERAZIONI FARMACOLOGICHE NELLA TERAPIA INSULINICA La somministrazione di insulina pronta non riproduce esattamente il picco insulinemico fisiologico dopo il pasto ma determina un incremento tardivo, smussato e prolungato nel tempo Questo limita il controllo della glicemia post-prandiale e determina rischi di ipoglicemia inter-prandiale Gli analoghi dell’insulina INSULINA LISPRO, INSULINA ASPART e INSULINA GLULISINA sono caratterizzati da un più rapido assorbimento e, quindi, da un diverso profilo farmacocinetico Insulina Glulisina: Lisina in B3 Glutammato in B29 Insulina Aspart: aspartato in B28 Profilo farmacocinetico in volontari sani da Benzi, L’Endocrinologo, 2000 Analoghi dell’insulina ad azione rapida: Insulina Aspart (cerchio) vs Insulina regolare in pz diabetici Consentono somministrazione subito prima o anche subito dopo il pasto; determinano un miglior controllo della glicemia post-prandiale; non migliorano il controllo metabolico a lungo termine; rendono necessaria una ottimizzazione dell’insulinemia basale. Miscele 70-80% analogo / 20-30% insulina NPH. Le preparazioni di insulina ad azione lenta o ultralenta sono caratterizzate da un’ampia variabilità nella velocità di assorbimento (rischio di iperglicemia mattutina) Insulina Glargine (Gly A21, Arg B31 e B32) è un analogo dell’insulina umana a lunga durata di azione nel quale le sostituzioni di aa hanno determinato un aumento del punto isolelettrico Solubile in sol. acida nella fiala, precipita in microcristalli a lenta dissoluzione nella sede di iniezione AVVERTENZA: non può essere miscelata con insulina a pH neurto. Profilo farmacocinetico in volontari sani da Benzi, L’Endocrinologo, 2000 INSULINA DETERMIR Insulina a lunga durata di azione Aggiunta di acido grasso C-14 in posizione B 29 e eliminazione residuo thr in posizione B 30 Solubile a pH fisiologico, viene assorbita lentamente e si lega per il 98% all’albumina plasmatica da Triplitt CL, Am. J. Manag. Care 2007 Somministrata due volte al giorno è risultata efficace quanto Insulina glargine somm. una volta al giorno. Non deve essere miscelata con altre preparazioni di insulina Insuline a lunga durata e insulina NPH sono ugualmente efficaci nel migliorare i livelli di HbA1C. INSULINA GLARGINE (DETERMIR?) In vitro, presenta maggiore affinità per il recettore dell’insulina ed è più potente di insulina umana nell’indurre proliferazione cellulare Il diabete è associato ad un aumentato rischio di sviluppo di alcune forme di tumori (nel diabete di tipo 2: +20-30% per cancro del colon, del pancreas o della mammella) Studi recenti cercano di valutare l’impatto delle diverse terapie del diabete sullo sviluppo di neoplasie. EXUBERA Insulina umana per via inalatoria I trial clinici suggeriscono che Exubera abbia un’efficacia comparabile all’insulina umana regolare somministrata per via SC prima del pasto (ma la dose somministrata è superiore a quella corrispondente SC). La frequenza di ipoglicemia risulta simile per le due preparazioni. Per la sicurezza e l’efficacia della terapia risulta importante l’analisi della funzionalità respiratoria (prima dell’inizio della terapia e durante) Controindicata in pazienti fumatori (o che abbiano smesso di fumare da meno di sei mesi); non raccomandata in pz con asma o malattia polmonare cronica ostruttiva. da Triplitt CL, Am. J. Manag. Care 2007 Medicinale non più autorizzato Giovanni Anfossi et al. 2008 NIDDM Si tratta di una forma di diabete frequentemente associata a sovrappeso o obesità, dislipidemie, ipertensione Nella progressione della malattia si possono distinguere tre fasi: I fase: ridotta risposta all’insulina nel muscolo scheletrico e nel fegato; le cellule β sono in grado di compensare aumentando la secrezione di insulina (insulino-resistenza) II fase: desensitizzazione delle cellule β rispetto all’aumento di glicemia (perdita di glucochinasi e di GLUT 2) III fase: perdita sino al 50% delle cellule β a causa di fenomeni di citotossicità (lipoapoptosi?) Taylor R, 2008 Diabetologia NIDDM Il tessuto adiposo ha un ruolo importante nei meccanismi di sviluppo di insulino-resistenza e NIDDM. Il tessuto adiposo è un organo endocrino che rilascia ADIPOCHINE che partecipano alla regolazione dell’assunzione di cibo e del metabolismo glucidico e lipidico in diversi tessuti (TNF α, adiponectin/Acpr 30, resistina, leptina) • I processi di adipogenesi / lipolisi che avvengono nel tessuto adiposo regolano i livelli di acidi grassi liberi (FFA) nella circolazione e negli altri tessuti FFA riducono la risposta all’insulina nel muscolo scheletrico (desensitizzazione attraverso fosforilazione di IRSs mediata da PKCδ) In modelli sperimentali, sia IPERTROFIA sia ATROFIA del tessuto adiposo si associano a insulino-resistenza. TRATTAMENTO DEL DISORDINE METABOLICO NEL NIDDM Sulfaniluree Meccanismo d’azione comune a tutte le sulfaniluree Le caratteristiche farmacocinetiche differenziano le diverse sulfaniluree in particolare, potenza durata di azione metabolismo epatico L’assunzione di cibo e l’iperglicemia ne influenzano la velocità di assorbimento; si legano alle proteine plasmatiche Struttura chimica delle sulfaniluree Da Annunziato-Di Renzo “Trattato di Farmacologia” Ed. Idelson Gnocchi da Santeusanio, L’Endocrinologo, 2000 Sulfaniluree Avvertenze: di rado, determinano IPOGLICEMIA (dosaggio eccessivo) che può persistere a lungo e richiede intervento ospedaliero Per ridurre il rischio, scelta del farmaco in base alla sua durata di azione, all’età del pz e alla sua funzionalità renale e epatica es. nel pz anziano sono adatte gliclazide e tolbutamide Le S. sono da utilizzarsi con cautela o controindicate nell’insufficienza epatica lieve o moderata e nell’insufficienza renale (in questo caso farmaci a metab. epatico come gliclazide o gliquidone o a breve durata di azione) Le S. vanno associate a controllo della dieta (possono determinare aumento di peso) GLIMEPIRIDE (III gen.) vs GLIBENCLAMIDE Glimepiride ha una minore capacità di interazione con i canali al K+ ATPdipendenti presenti nel cuore e nella parete dei vasi tali canali svolgono un effetto protettivo nei confronti del danno ischemico (ridotta contrattilità del miocardio e riduzione delle resistenze vascolari) almeno in linea teorica, le sulfaniluree di I e II generazione possono esercitare un effetto diretto sul sistema cardiovascolare EFFETTI COLLATERALI DELLE SULFANILUREE Poco frequenti: - IPOGLICEMIA - interazioni con altri farmaci (etanolo, spiazzamento, inibizione biotrasformazione o escrezione) - nausea, vomito, ittero colestatico, agranulocitosi, reazioni di ipersensibilità generalizzate e reazioni dermatologiche - reazione all’acool (10% pazienti), arrossamento del viso (in particolare con clorpropamide) Clorpropamide: effetti collaterali più frequenti e marcati Altri farmaci ipoglicemizzanti REPAGLINIDE e NATEGLINIDE secretagoghi orali dell’insulina REPAGLINIDE deriva dall’acido benzoico (non sulfanilureico) meccanismo d’azione simile a quello delle sulfaniluree (interazione con canali al K+ ATP-dipendenti delle cellule β del pancreas) Caratteristiche: • breve durata d’azione • somministrazione prima dei pasti principali (ripristina il picco insulinemico postprandiale) • minor rischio di ipoglicemia prolungata e grave • metabolismo epatico (escrezione biliare) • può risultare utile la sua associazione alla metformina Altri farmaci ipoglicemizzanti Inibitori dell’alfa-glucosidasi Acarbosio, miglitolo riducono l’assorbimento di amido, destrine e disaccaridi inibendo l’alfa-glucosidasi intestinale. Attivi nel diabete di tipo I e II, sono utili nei pazienti con elevata iperglicemia post-prandiale. Si possono associare a insulina o antidiabetici orali. Si somministrano all’inizio del pasto e sono poco assorbiti. Possono causare: malassorbimento (dose-dipendente) flatulenza, diarrea e distensione addominale BIGUANIDI METFORMINA non induce secrezione di insulina - farmaco insulino-sensibilizzante • inibisce la gluconeogenesi epatica • incrementa il trasporto e l’utilizzo del glucosio a livello muscolare • ha un effetto anoressizzante (adatto nel pz. obeso) • agisce solo in presenza di attività insulino-sec. residua Il meccanismo di azione non è stato completamente chiarito IPOTESI: attivazione di protein chinasi AMP-dipendente effetto sulla catena respiratoria mitocondriale METFORMINA I ipotesi AMP-K AMP-K P metformina + captazione glucosio + ossidazione FA - sintesi trigliceridi Thr 172 II ipotesi (aumento metabolismo anaerobio glucosio) lattato O2 + glucosio piruvato metformina ATP ATP Winder WW. Diabetologia 2008 BIGUANIDI METFORMINA Migliora glicemia e profilo lipidico Emivita circa 2 ore Dose 2,5 g/die, in 2-3 dosi frazionate durante i pasti Non si lega alle proteine plasmatiche, viene escreta immodificata Può essere associata a sulfaniluree, tiazolidindioni o insulina CONTROINDICAZIONI -alterata funzionalità renale e/o epatica -pregresso episodio acidosi lattica -insufficienza cardiaca -ipossia cronica polmonare BIGUANIDI EFFETTI COLLATERALI (metformina): -incidenza acidosi lattica molto modesta -diarrea -disturbi addominali -nausea -sapore metallico -anoressia -riduz. assorbimento Vit B12 e folato ALTRI FARMACI ANTIDIABETICI Tiazolidinedioni approvati per trattamento diabete di tipo Il con controllo difficile: rosiglitazone, pioglitazone Meccanismo d'azione: -agonisti del recettore nucleare PPAR γ (peroxisome proliferator-activated receptor-gamma) -Attivano geni che regolano metabolismo di carboidrati e lipidi -Richiedono presenza di insulina per essere attivi SENSIBlLIZZANO ALL’INSULINA MUSCOLO E FEGATO: • RIDUCONO L’INSULINO-RESISTENZA • LIMITANO PRODUZIONE EPATICA DI GLUCOSIO • AUMENTANO UTILIZZO INSULINO-DIPENDENTE DI GLUCOSlO NEL MUSCOLO SCHELETRICO PPARs Si tratta di una famiglia di recettori nucleari (sottotipi α, δ, γ) che legano acidi grassi e loro metaboliti e regolano l’espressione di geni coinvolti nel trasporto e metabolismo di lipidi e glucidi PPAR γ è espresso nel tessuto adiposo e regola la proliferazione dei precursori e il loro differenziamento in adipociti (la sua stimolazione accresce il numero di piccoli adipociti più responsivi all’insulina in termini captazione glucosio) Gli agonisti di PPAR γ, come i Tiazolidinedioni, aumentano in modo diretto la risposta all’insulina nel tessuto adiposo L’effetto sensibilizzante sul muscolo e sul fegato potrebbe essere in parte diretto e in parte indiretto (conseguente alla riduzione dei FFA in circolo e alla modulazione della produzione di adipochine) Tiazolidindioni MIGLIORANO: -IPERGLICEMIA -IPERINSULINEMIA -IPERTRIGLICERIDEMIA -LIVELLI EMOGLOBINA GLICOSlLATA Rosiglitazone e pioglitazone: - 1 somm. quotidiana - assorb. circa 2 ore, effetto clinico dopo 6-12 settimane - metabolismo epatico Si possono associare a sulfaniluree o metformina quando non viene raggiunto il controllo metabolico - Avvertenza: la mancata risposta a met. o sulf. può essere indice di insulino-dipendenza Monitorare funzionalità epatica (troglitazone epatotossico) Possono causare: - anemia - aumento di peso - edema - espansione volume plasmatico non sono indicati per pazienti con insuff. cardiaca di classe 3-4 Rosiglitazione N Eng J Med, 2007: modesto incremento del rischio di infarto miocardico e morte cardiovascolare Farmaco già posto sotto sorveglianza per gli effetti cardiovascolari, inclusi eventi di ischemia cardiaca. Rosiglitazione Aumento rischio fratture tratto distale degli arti. Trial clinico in donne postmenopausa non diabetiche: Riduzione BMD Riduzione marker neoformazione ossea AIFA 2007 Potenziali associazioni di farmaci antidiabetici orali (diabete di tipo II) Da Annunziato-Di Renzo “Trattato di Farmacologia” Ed. Idelson Gnocchi INTERAZIONI TRA FARMACI Diverse classi di farmaci possono potenziare o ridurre l’effetto dei farmaci ipoglicemizzanti Alcool: aumento dell’effetto ipoglicemizzante; vampate di calore con clorpropamide, rischio di acidosi lattica con metformina. Analgesici: azapropazone, fenilbutazone aumentano l’effetto delle sulfaniluree Antibiotici: cloramfenicolo, sulfametoxazolo+trimetoprim potenziano l’effetto delle sulfaniluree; ciprofloxacina potenzia glibenclamide; rifamicine aumentano metabolismo di sulfaniluree; rifampicina riduce concentrazioni plasmatiche di repaglinide Antimicotici: evitare l’uso di miconazolo e glicazide o glipizide (aumenta concentrazioni plasmatiche di sulfaniluree) Corticosteroidi e contraccettivi orali: antagonizzano l’effetto ipoglicemizzante INTERAZIONI TRA FARMACI Beta-bloccanti: aumentano l’effetto ipoglicemizzante e mascherano i segni dell’ipoglicemia Diuretici: l’effetto ipoglicemizzante è antagonizzato dai diuretici dell’ansa e dalle tiazidi Farmaci anti ulcera: cimetidina iniobisce l’escrezione renale di metformina e potenzia l’effetto ipoglicemizzante delle sulfaniluree. Antidepressivi: Fluoxetina, IMAO potenziano l’effetto ipoglicemizzante di insulina, metformina, sulfoniluree Antiepilettici: aumento delle concentrazioni plasmatiche di fenitoina con tolbutamide (possibili effetti tossici) Terapia antiretrovirale: inibitori delle proteasi: lipodistrofia, diabete. Antipsicotici atipici: olanzapina e clozapina causano aumento di peso e insulino-resistenza. NUOVE TERAPIE Analoghi di peptidi endocrini entero-pancreatici (terapia di associazione con altri ipoglicemizzanti quando non viene raggiunto adeguato controllo glicemico) PRAMLINTIDE: è un analogo dell’amilina (peptide co-secreto con insulina da cellule β del pancreas) Indicazioni: diabete di tipo I e NIDDM (quando è richiesta insulina), in associazione all’insulina Somministrazione 15 min prima del pasto Effetti: rallenta lo svuotamento gastrico, riduce il glucagone plasmatico, induce senso di sazietà; limita il picco di glicemia post-prandiale e riduce il peso corporeo nei pz NIDDM Effetti collaterali: nausea e vomito; può aumentare rischio di ipoglicemia accentuando gli effetti della somministrazione prandiale di insulina (occorre ottimizzarne la dose) Diabete di tipo I Diabete di tipo II Riddle MC, Diabetes Care, 2006 NUOVE TERAPIE EXENATIDE: è un agonista del recettore di GLP-1, resistente alla proteasi DPPIV Indicazioni: NIDDM quando non si raggiunge un adeguato controllo glicemico con metformina e/o sulfaniluree Somministrazione 15 min prima del pasto (terapia di associazione con metformina/sulfanilurea) Effetti: rallenta lo svuotamento gastrico, riduce il glucagone plasmatico, promuove senso di sazietà (come pramlintide) - inoltre, potenzia la secrezione di insulina indotta da nutrienti (GLP-1 promuove proliferazione e differenziamento, riduce apoptosi di beta-cellule in modelli animali) Effetti collaterali: nausea e vomito; rischio moderato di ipoglicemia quando in associazione a sulfanilurea NUOVE TERAPIE Trial clinico confronto exenatide vs Insulina glargine in pz NIDDM già in terapia con metformina e sulfanilurea Stessa efficacia in termini di riduzione di emoglobina glicosilata maggiori effetti collaterali gastrointestinali con exenatide stesso rischio di ipoglicemia insulina glargine determina incremento di peso corporeo NIDDM, una settimana di terapia liraglutide vs placebo LIRAGLUTIDE (agonista di GLP-1 receptor) a differenza di exenatide si somministra una volta al dì differenze farmacocinetiche Liraglutide si lega non covalentemente all’albumina plasmatica (in quanto acilato) Effetti: non varia insulina plasmatica, riduce i livelli di glucagone; riduce la glicemia basale e preprandiale; scarso controllo della glicemia post-prandiale SITAGLIPTIN, VILDAGLIPTIN (inibitori di DPP-IV) somministrato per via orale NIDDM, 4 settimane di terapia vildagliptin vs placebo Riddle MC, Diabetes Care, 2006 NUOVE PROSPETTIVE TERAPEUTICHE Formulazioni di insulina per somministrazione per via orale/1 proteasi insulina Barriera epiteliale scarsa biodisponibilità Nanoparticelle (185-220 nm, carica -35/-39 mV) costituite di poly(D,Llactic-co-glycolic acid) (PLGA) coniugato a eptapeptide simil-opioide glicosilato (sop-np) caricate con insulina (30 IU/100mg di nanoparticelle) sono risultate efficaci nel ratto (Tosi G, Vergoni AV, Bertolini et al.) Formulazioni di insulina per somministrazione per via orale/2 Petrus AK and Doyle RP - ChemMedChem 2007 Gli autori hanno coniugato insulina ricombinante con Vitamina B12 allo scopo di ottenere una molecola protetta dall’attacco delle proteasi e di sfruttare il meccanismo di trasporto attivo della vitamina a livello dell’ileo. Vit B12 in alimenti Haptocorrin (saliva) Complesso protetto nello stomaco e nel duodeno Il complesso IF-B12 si lega a un recettore per IF (epitelio ILEO) Intrinsic factor (IF) Vit B12 nel plasma (legata a TCII) Internalizzazione (e ricycling del recettore)