Settimanale
E enti
Anno 8 N° 9
Lunedì
30 marzo 2015
CentroNord
EMILIA-ROMAGNA | TOSCANA | UMBRIA | MARCHE
Spedizione con tariffa
Posta Target Magazine
conv. naz./304/2008
del 01-06-2008
Realizzazione editoriale a cura di New Business Media Srl
SANITÀ & SALUTE
IL PUNTO / I dati e i suggerimenti contenuti nella “Revisione” redatta dall’Ocse
Assistenza sanitaria, lo scenario italiano
Elevata l’aspettativa di vita - pari a 82,3 anni -, ma troppe differenze tra Nord e Sud
© Sergey Nivens - Fotolia.com
Q
ual è lo stato dell’assistenza sanitaria nel nostro Paese? Quali gli aspetti positivi e
le criticità? Tutte informazioni,
insieme a una serie di possibili
strategie per risolvere i problemi, si trovano nella “Revisione sulla qualità dell’assistenza sanitaria in Italia” redatta
dall’Ocse - divisione Salute in
collaborazione con Agenas e
la Dg della Programmazione
sanitaria del ministero della
Salute. Guardando prima di
tutto all’organizzazione della
nostra sanità, se la devoluzione
ha portato alla nascita di progetti validi a livello regionale,
l’Ocse rileva il mancato raggiungimento di una strategia
coordinata a livello nazionale,
con la conseguente disparità
nei livelli di qualità raggiunti
che dovrebbero invece mirare
all’uniformità. Gli indicatori
di esito, qualità ed efficienza a
livello nazionale sono tra i più
alti nell’ambito dei Paesi Ocse:
82,3 anni l’aspettativa di vita
(l’Italia è al quinto posto), tassi
di ricovero per asma, malattie
polmonari croniche e diabete
tra i più bassi al mondo e i tassi
di mortalità a causa di ictus e
infarto ben al di sotto della media Ocse. Purtroppo però con
significative differenze a livello
regionale, dettate anche dalla diffusione maggiore al Sud
di alcune malattie croniche,
e dall’eterogeneità dal punto
di vista sociale ed economico.
Le variazioni nei diversi indicatori arrivano fino al 50% di
differenza, e non è omogeneo
nemmeno il sistema di valutazione delle performance, da qui
la difficoltà al confronto con gli
Personale molto competente
U
n altro tema affrontato dalla Revisione è quello della
formazione del personale medico, molto preparato in
Italia. I praticanti sono il 4 per 1.000, sopra la media dei
Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e per lo sviluppo economico (Oecd), ma i medici generici sono il 26%,
meno della media Oecd del 31%, con differenze significative
a livello regionale per le diverse specializzazioni mediche. Le
infermiere poi sono 1,6 per medico, mentre la media è di 2,8
nei Paesi Oecd. Da qui l’ampio ricorso a infermiere straniere. Le indicazioni Ocse rispetto a questo tema suggeriscono
una formazione e uno standard ottimi in Italia, che potrebbero ulteriormente migliorare lavorando a monte, sui test
d’ingresso alle facoltà universitarie, basandosi su esperienze
già attive in altre nazioni che adottano test attitudinali.
standard nazionali. L’Italia è
composta quindi da 21 sistemi
sanitari regionali, e pazienti
che si spostano da Sud a Nord
per ricevere assistenza. L’Ocse
auspica un maggior impegno
di coordinazione a livello nazionale, una diffusione più capillare della rete di assistenza
territoriale, maggior impegno
nella promozione delle linee
guida e nell’armonizzazione
del database. Raccomandazioni già in parte raccolte dal Patto
per la Salute 2014-2016.
Non proprio rassicurante il
dato sugli antibiotici prescritti,
che a volume supera la media
Ocse 1,5 volte, probabilmente
perché non esistono linee guida
in merito e, al contrario, vi sono incentivi al loro uso presso
gli erogatori delle cure primarie, si legge nella Revisione. Tra
i dati da considerare, la quota
di popolazione over 65, al 20%
nel 2011, in crescita di 1,7 volte
nel 2050, e della popolazione di
80 anni, che passerà dal 6% al
14%, numeri che giustificano la
crescita delle malattie croniche
e dei ricoveri lunghi. Accanto
all’invecchiamento, l’obesità
nei giovani: dai 15 anni in su le
percentuali sono tra le più elevate dell’Ocse.
2 Sanità & Salute
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
CAMPA / Cassa Nazionale Assistenza Malattie Professionisti Artisti e Lavoratori Autonomi
AMIITTF / Ass. medica italiana di Idroclimatologia Talassologia e Terapia Fisica
Solidarietà e vero mutuo soccorso
Tra terapie, turismo termale e sport
Copertura sanitaria per famiglie e gruppi aziendali
A Pisa, 26 /27 giugno, il punto della situazione al convegno con l’Admg
C
L
ampa, Cassa Nazionale
Assistenza Malattie Professionisti Artisti e Lavoratori Autonomi, è una Società di Mutuo
Soccorso fondata nel 1958. La
Cassa, che non ha scopo di lucro
ed è amministrata dagli stessi associati e si ispira ai principi della
solidarietà e sullo scambio reciproco mutualistico, aderisce alle
Federazioni di rappresentanza
Giusy De Vitis, responsabile
adesioni e comunicazione
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Settimanale
Anno 8 - Numero 9
Lunedì 30 marzo 2015
|
delle Società di Mutuo Soccorso
Fimiv e a Federazione Sanità, ed
è socio Fondatore del Consorzio
Mutue Sanitarie Mu.Sa., che ha
realizzato una rete nazionale di
convenzioni sanitarie e gestisce
fondi sanitari previsti dalla contrattazione collettiva. Campa è
iscritta dal giugno 2010 all’Anagrafe dei Fondi Sanitari Integrativi istituita presso il ministero
della Salute e propone coperture sanitarie collettive rivolte
a dipendenti di aziende, enti e
cooperative rispettando la soglia
stabilita del 20% di prestazioni
vincolate (relative a prestazioni
socio-sanitarie e/o odontoiatriche). Attualmente sono 37.000
gli assistiti di cui 23.000 nel
proprio Fondo Sanitario pluriaziendale. “Campa garantisce ai
propri soci la copertura per le
spese mediche per tutta la vita,
qualunque siano le condizioni
Direttore responsabile:
Mattia Losi
IMPRESE
Registrazione
Tribunale di Milano
numero 208
del 21 marzo 2005
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a cura di:
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Località Fossatone
Fax: 051 5282079
Mail: [email protected] Medicina - (Bo);
di salute e l’età” afferma Giusy
De Vitis, responsabile adesioni
e comunicazione. “Lo spirito
mutualistico viene condiviso dai
soci fin dal momento dell’iscrizione, poiché l’associazione a
Campa deve coinvolgere l’intero nucleo familiare. L’assistenza
Campa viene garantita anche
durante viaggi e permanenze
all’estero, nel mondo intero. Le
formule di assistenza sono studiate in modo da poter essere
congeniali alle varie esigenze di
tutela”. Per richiedere l’adesione
a Campa è sufficiente un contatto telefonico per un appuntamento, oppure è possibile anche
scaricare la modulistica dal sito
chiedendo conferma del preventivo. Sono molto snelle anche le
procedure per la richiesta dei
rimborsi: è disponibile anche
una App per smartphone per inviare la documentazione, oltre ai
più tradizionali fax e email. “Oltre alla copertura personale e del
nucleo familiare, offriamo anche
assistenza a gruppi aziendali. È
per questo che abbiamo importanti collaborazioni con associazioni come per esempio Confcooperative e Unindustria ai cui
associati garantiamo condizioni
estremamente agevolate”.
e cure termali hanno origini antichissime e ancora
oggi sono molto praticate contribuendo anche lo sviluppo
del turismo termale.
La conoscenza sui benefici
dell’acqua termale nei secoli
è progredita, ed è diventato
essenziale basare l’efficacia
di fanghi, bagni, inalazioni
sull’evidenza scientifica.
A questo proposito l’Associazione medica italiana di
Idroclimatologia Talassologia
e Terapia Fisica (Amiittf) si
occupa della divulgazione delle ricerche, della condivisione
delle esperienze e delle conoscenze scientifiche sulle cure
termali e climatiche, del loro
meccanismo d’azione e delle
indicazioni terapeutiche e riabilitative nelle varie patologie.
È un’istituzione antichissima,
fondata nel 1888 a Bologna.
Attuale presidente è il professor Gregorio Cervadoro,
direttore della Clinica Dermatologica dell’Università di Pisa
e direttore della Scuola di specializzazione in Dermatologia.
“L’associazione - spiega Cervadoro - riunisce tutti i medici e
le scuole di idrologia medica
interessati alle terapie termali.
Il professor Gregorio
Cervadoro, presidente
di Amiittf
Molto coinvolti sono certamente i dermatologi, perché
attraverso cute e mucose transitano tutte le azioni specifiche
di bagni, fanghi, idroterapia,
talassoterapia. Noi auspichiamo una competenza sempre
più ampia, legata proprio ai
benefici dell’acqua termale.
Per questo l’associazione valuta le informazioni provenienti
dal mondo scientifico e funge
da volano per esse”.
Cervadoro, presidente da
poco più di un anno, è impegnato in un’attività di riorganizzazione dell’associazione e
di promozione della medicina
termale, capace di migliorare
ed essere di supporto alle te-
rapie classiche, specie quelle
cutanee e a sfondo cronico (si
pensi alla psoriasi). Proprio di
questi temi si occuperà il secondo convegno nazionale di
aggiornamento Admg, Associazione dermatologi Magna
Grecia (di cui Cervadoro è vicepresidente), con la collaborazione di Amiittf, che si terrà
a Pisa, presso l’hotel Galilei il
26 e 27 giugno e che avrà per
tema: “Dermatologia termale,
ambientale, del turismo e dello
sport”. In questo modo le due
anime, dermatologia e medicina termale, si incontrano ufficialmente per dare vita a un
appuntamento che valorizzi
questa specifica competenza.
FONDAZIONE FLAMINIA AGOPUNTURA / 12 posti per la terapia all’Ospedale Civile di Ravenna “S. Maria delle Croci” per circa 6.000 prestazioni all’anno
Farsi pungere a fin di bene, un’arte antica per soli esperti
Per reumatismi/articolazioni, sistema nervoso e psiche, problemi respiratori, malattie ostetriche, ginecologiche e gastrointestinali
L’
agopuntura non è “una
moda” ma una pratica
medica di origine cinese che
può curare diverse patologie.
Per esempio, fin dal 1990,
presso l’ospedale Civile di
Ravenna “S. Maria delle Croci”, la Fondazione Flaminia
Agopuntura propone trattamenti per la cura di patologie reumatiche e articolari,
malattie del sistema nervoso
centrale e periferico ma anche disturbi della psiche e
problemi respiratori come
l’asma, le sinusiti, le bronchiti
croniche e quelle acute. Inoltre, al pari di altre medicine
alternative come l’omeopatia
e la fitoterapia, è indicata
anche nella cura di malattie
ostetriche e ginecologiche o
gastrointestinali. La struttura, moderna e all’avanguardia, è dotata di 12 posti per
la terapia all’Ospedale Civile
di Ravenna, conta su sette
medici-chirurghi, tutti laureati e abilitati come prescrive
la normativa italiana.
Fino a dicembre 2014 la Fondazione ha erogato a portatori di handicap e pazienti
ravennati di età superiore
Tradizione ravennate che risale al 1974
S
Il direttore sanitario,
dottor Angelo
Matteucci
Una seduta di
agopuntura, la
metodica di medicina
tradizionale cinese
più accreditata in
occidente, eseguita
presso l’ambulatorio
della Fondazione
Flaminia Agopuntura
presso l’Ospedale
Civile di Ravenna
e riferita all’attività dell’Ospedale Civile, la pratica
dell’agopuntura a Ravenna viene fatta risalire al 1990.
Ma già dal 1974 Romano Brandolini, oggi presidente della Fondazione Flaminia Agopuntura, fu tra i promotori
dell’agopuntura.
“In quell’anno - ricorda Brandolini - ero presidente dell’Aias e
fu grazie ai miei rapporti con il professor Van Ghi e con il suo
allievo dottor Albert Gourion, che loro - veri e propri pionieri - cominciarono a praticare la loro attività a vantaggio di
persone disabili e portatori di handicap, in un ambulatorio
di fortuna messo a disposizione dall’Aias di Ravenna”.
“Negli ultimi anni - prosegue Brandolini - grazie alle convenzioni con l’Ausl di Ravenna, fortemente volute dall’allora
direttore dottor Tiziano Carradori e all’impegno della Regione Emilia Romagna, sono state elargite indicativamente
5.500-6.000 prestazioni annue ai residenti della provincia di
Ravenna. Sono quindi circa 700 le persone che si rivolgono al
nostro servizio e usufruiscono gratuitamente ciascuno di circa 8-9 sedute. L’ambulatorio che ha la sua sede presso l’Ospedale Civile di Ravenna “S. Maria delle Croci”, svolge altresì
attività libero-professionali a pagamento; solo in questo modo, si riesce economicamente a garantire il servizio gratuito.
ai 65 anni 5.500 prestazioni convenzionate con il Ssn.
Relativamente ai cicli di terapia, più le patologie sono
croniche, più il numero di
sedute sarà elevato. “Generalmente - spiega il direttore sanitario, dottor Angelo
Fino a dicembre 2014
la Fondazione ha fornito
5.500 prestazioni
in convenzione col Ssn
a pazienti oltre i 65 anni
e portatori di handicap
Matteucci - si tratta di 8-12
sedute l’anno per i pazienti
delle fasce tutelate, e di 6-8,
fino a un massimo di 16-20,
per tutti gli altri. Inoltre, nel
caso di patologie acute, le sedute saranno più ravvicinate,
mentre più diradate per i casi
cronici”.
Matteucci ricorda gli esordi
dell’attività di cura: “Tutto
iniziò grazie alla collaborazione con il medico francese Nguyen Van Ghi che per
primo portò la medicina cinese Oltralpe quando ancora
era considerata ‘alternativa’.
All’inizio fu applicata sui
bambini portatori di handicap e poi venne estesa a tutti
i pazienti”.
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
Sanità & Salute
3
AUSL PIACENZA / Dipartimento di Oncologia ed Ematologia: assistenza all’avanguardia basata soprattutto sulla ricerca clinica ma sempre attenti al rispetto della persona
Contro i tumori oncologi “ambiziosi” ma rispettosi dei malati
Il professor Cavanna: “Assistenza all’avanguardia grazie a medici e infermieri preparati e scrupolosi”. Terapie decise in équipe
Q
uando si parla di tumori, i discorsi dei “non
esperti” spaziano dagli effetti
collaterali delle cure, ai marcatori, alle ricostruzioni, e
così via. Mentre quelli degli
esperti - ossia la comunità
scientifica - si soffermano
sulla ricerca, perché - giustamente - è essenziale, un
giorno, arrivare a una terapia che sconfigga il cancro,
anzi che arrivi a non farlo
insorgere. Sino ad allora,
per quanto riguarda i professionisti, concentrazione
massima su cure sempre più
efficaci. Il fatto è che questa
attenzione è necessaria ed essenziale, ma non sufficiente,
nel senso che occorre fare in
modo che la ricerca tradizionale si sposi - e non sia in
antitesi - con l’aspetto umano (che è poi quello che sta
a cuore ai “non esperti”, cioè
a tutti): con l’idea, cioè, che
dietro a ogni paziente, anzi
davanti, ci sia una persona. Questo è l’approccio che
contraddistingue il lavoro
svolto presso il dipartimento di Oncologia-Ematologia
dell’Ausl di Piacenza, guidata
dal professor Luigi Cavanna.
È lo stesso professore a esplicitare bene questo concetto:
“Prima funzione, nel dipartimento, deve essere quella
Ricerca, cure e tre psicologi per i pazienti
Il professor
Luigi Cavanna,
direttore del
dipartimento
di OncologiaEmatologia
dell’Ausl
di Piacenza
di un’assistenza all’avanguardia, basata soprattutto sulla
ricerca clinica, senza però
trascurare l’importanza della cura della persona nel suo
complesso”. Il direttore del
dipartimento va anche oltre
e pone l’accento proprio sul
suo vissuto personale: “Mi
riferisco alle affermazioni
del dottor Richard Smith, già
direttore del British Medical
Journal. Una in particolare
mi ha colpito, quella in cui
avverte di ‘stare lontano da
oncologi troppo ambiziosi’.
Questo è un monito importante: personalmente mi sento ambizioso, nel mio lavoro,
ma cerco sempre di bilanciare l’ambizione della nuova
ricerca, del caso interessante
da pubblicare e così via con il
rispetto profondo della persona che, quando malata, si
trova in una particolare fase
di vulnerabilità”.
Ogni attività, all’interno del
dipartimento, viene bilanciata con questo spirito (si veda
il riquadro sotto). Si parla
di una struttura che copre
una popolazione di 300 mila
abitanti, relativa al territorio
piacentino e ai paesi limitrofi, con pazienti che giungono
Potenziare anche le risorse interiori dei pazienti
Il progetto, grazie ai volontari dell’Amop e della dottoressa Bidin,
prevede attività di supporto non farmacologico in ambito oncologico
ltre la medicina c’è di più, c’è molto
di più. C’è un insieme di delicatezze
e modi di fare che migliorano la qualità
della vita, che la fanno ritornare - appunto - Vita con la v maiuscola, anche se gravata dal peso di un tumore.
Come sempre spiega il professor Cavanna,
la persona che arriva in ospedale, per un
percorso di cura anche lungo, non si spoglia della sua identità. Rimane persona. E
l sostegno, la cura, la ricerca, l’assistenza. Ma non è finita qui: il paziente oncologico ha anche una sfera psicologica, fatta di affetti, emozioni, timori e aspettative, che
va ugualmente “presa in carico”. Il confronto con la morte
e con la paura di essa è costante, quasi quotidiano; tutta
la sfera emotiva viene pesantemente coinvolta e “colpita”.
Proprio per questo, presso il dipartimento piacentino è stata istituita una equipe composta da tre psicologhe. La loro
competenza è a disposizione sia dei pazienti che dei caregiver, ossia dei famigliari che accompagnano la persona nel
suo percorso di terapia. Non solo. Spiega infatti il professor
Cavanna: “Anche il personale utilizza questo prezioso strumento. Abbiamo concordato un incontro di gruppo mensile;
ogni professionista, poi, se lo vuole, può anche richiedere
incontri singoli”.
L’équipe del
dipartimento
di OncologiaEmatologia
dell’Ausl di
Piacenza
Alcuni componenti del Picc Team
O
I
creare attorno a lei un ambiente gradevole, rilassante, può aiutarla a mantenere
alto l’umore, a prendere consapevolezza
in modo nuovo del proprio corpo e della
propria situazione.
Proprio per questo motivo, il day hospital
oncologico dell’ospedale di Piacenza si è
attrezzato in modo da seguire i pazienti
in un percorso focalizzato sulla “cura di
sé” dal punto di vista psico-fisico, anche
attraverso le tecniche della tradizione
orientale. Il progetto è reso vitale dai volontari di Amop, Associazione piacentina
malato oncologico. Nelle ore pomeridiane
di attività dedicate al benessere, i pazienti
possono sottoporsi a massaggi di diverso
genere, seguire la ginnastica energetica,
oppure la suonoterapia. Queste attività
sono a supporto della quotidianità dei pazienti, principalmente donne.
La partecipazione attiva alla guarigione
è un ottimo strumento che non necessita
di nessun medicinale. Precisa il professor
Cavanna che: “Le attività di supporto non
convenzionali all’interno del reparto sono
iniziate con la dedizione di un medico in
particolare, Livia Bidin”.
anche dal sud della Lombardia. L’organizzazione prevede
che gli oncologi - integrando
il lavoro con i colleghi della
medicina interna - prestino
assistenza e cure avanzate
anche presso gli ospedali di
Bobbio in Val Trebbia, Castel
San Giovanni in Val Tidone
e Fiorenzuola in Val D’Arda,
consentendo dunque ai pazienti minori spostamenti.
Fatto essenziale, trattandosi
molto spesso di persone anziane, magari gravate da altre
patologie concomitanti, che
necessitano il supporto di un
parente per muoversi.
Presso la sede del dipartimento, a Piacenza, sono disponibili 20 posti letto per
la degenza, ambienti per il
day hospital (con 10 letti e
20 poltrone) e gli ambulatori. 2.000 sono i ricoveri in
day hospital eseguiti all’anno;
1.400 I ricoveri in degenza e
8.000 le visite ambulatoriali.
Qui vengono seguite tutte le
patologie tumorali, anche se
la specializzazione riguarda i
tumori di mammella, colon,
polmone, per un totale di
500 casi l’anno.
La particolare impostazione
che è stata data al dipartimento presenta diversi elementi innovativi. Uno, per
esempio, riguarda il fatto che
tutti i farmaci chemioterapici
per la provincia sono preparati all’interno dell’ospe-
dale, presso l’Ufa, Unità di
farmaci antiblastici, e da qui
inviati alle diverse strutture.
Questo consente non solo
un risparmio evidente per
l’Ausl, grazie a una maggiore
attenzione nelle preparazioni
e all’abbattimento degli sprechi, ma anche una maggiore
sicurezza per i pazienti.
Un altro elemento innovativo è dato dal ruolo del personale infermieristico. La
competenza degli infermieri
è stata, nell’équipe del professor Cavanna, fortemente
professionalizzata, al punto
da diventare oggetto di un
progetto di ricerca clinica: il
personale infermieristico è
stato formato e messo nelle
condizioni di posizionare i
cateteri venosi centrali utilizzando la nuova tecnica Picc
(periherally inserted central
catheter). Anche in questo
caso, ottime le redemption
in termini di costo-efficacia
e sicurezza per i pazienti.
La tecnica è ormai diventata
prassi: partiti nel 2012 con
118 impianti, si è arrivati nel
2014 con 1.050.
Molto intensa è anche l’attività di ricerca, come si accennava inizialmente, sospinta
sia a livello regionale che
provinciale e ospedaliero.
In particolare, viene favorita
Per agevolare i pazienti
più anziani gli oncologi
assistono anche
a Bobbio, Castel San
Giovanni e Fiorenzuola
la presenza di studenti dei
corsi di laurea in Medicina
e delle Professioni Sanitarie
e degli specializzandi delle
diverse specialità medicochirurgiche. La ricerca clinica - relativa sia a nuovi
farmaci che a nuove metodiche - è parte viva dell’attività
quotidiana del dipartimento.
Il modello adottato è quello
degli studi clinici randomizzati, unitamente alla ricerca
sponsorizzata (dalle case farmaceutiche) e quella spontanea. L’approccio è multidisciplinare: come indicano le
ricerche americane, cura e
diagnosi non sono di competenza di un solo medico,
ma di un gruppo di professionisti: questo è il motivo
per cui ogni settimana più
figure - chirurghi, oncologi,
radioterapisti - si incontrano
e stabiliscono, per ciascun
paziente, il percorso di cura
più appropriato.
4 Sanità & Salute
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
AUSL PIACENZA / L’Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia ed Epatologia: una specialità completa che fa scuola con tecnologie e terapie all’avanguardia
Ricerca e cure di riferimento. E l’ecografia operativa è al top
Qualità delle cure e all’avanguardia nei trattamenti: dall’epatocarcinoma alle emorragie digestive e calcolosi biliari
cenza sette Corsi Nazionali
di Aggiornamento di “Ecografia in Gastroenterologia” e
quattro “Topics in Gastroenterologia ed Epatologia“ che
hanno richiamato i maggiori
esperti nazionali della specialità”.
L’Unità Operativa è convenzionata con la Scuola di
Specializzazione in Gastroenterologia dell’Università
di Parma e partecipa attivamente alla convenzione che
ha recentemente individuato
l’Ospedale di Piacenza come
Ospedale di insegnamento
per l’acquisizione dei crediti formativi per gli studenti
della Facoltà di Medicina di
Parma.
Molto qualificata e di alto
profilo è anche l’attività di
ricerca clinica. “Da anni - dichiara Fornari - collaboriamo attivamente con i più importanti gruppi epatologici
e gastroenterologici italiani.
I risultati di tali studi hanno
generato numerose pubblicazioni sulle riviste scientifiche
più note e selettive a elevato
Impact Factor quali Hepatology, American Journal of
Gastroenterology, Journal of
Hepatology, Digestive and
Liver Disease solo per citare
le più famose”.
Tra le tematiche cliniche oggetto delle ricerche svolte a
Piacenza spiccano la diagnosi precoce e il trattamento
non chirurgico dell’epatocarcinoma, la calcolosi colecistica nei pazienti cirrotici e
diabetici, le emorragie digestive, l’ecografia con mezzo di
contrasto in varie patologie.
Asportazione di polipi peduncolati
in colonscopia
L’équipe dell’Uoc di Gastroenterologia ed Epatologia e il professor Fabio Fornari
L’
Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia ed Epatologia dell’Ospedale di Piacenza dispone di
16 posti letti di degenza ordinaria e di due di day hospital.
Negli anni 2012-2014 sono
stati ricoverati mediamente
1.050 pazienti/anno con una
degenza media di sei giorni
e un peso medio del caso superiore a 1,3, ben al di sopra
della media nazionale. I casi
trattati in regime di day hospital nel 2014 sono stati 193.
Elevata è la mobilità attiva
di pazienti a provenienza
extraregionale (130 casi nel
2014) con indice di attrazione superiore al 12%. L’attività
della Unità Operativa, annualmente, annovera anche
7.500 visite e prestazioni per
esterni e oltre 7.000 esami
endoscopici.
Il professor Fabio Fornari,
direttore della Unità Operativa, illustra le attività di
avanguardia del reparto “Le
patologie prevalenti sono
rappresentate da: neoplasie
maligne dell’apparato epatobiliare e pancreas, cirrosi
epatica, emorragie digestive,
pancreatiti e calcolosi biliari,
malattie croniche infiammatorie intestinali, neoplasie
gastriche e del colon. Ogni
anno trattiamo con le più
avanzate terapie per l’epatite
C e B, circa 100 nuovi casi.
Da due mesi – sottolinea il
professore - il Centro è autorizzato a prescrivere le nuove
terapie per l’epatite C a base
di sofosbuvir e simeprevir
molto più efficaci e meglio
tollerate rispetto ai precedenti regimi farmacologici”.
“Il servizio di endoscopia digestiva annesso al Reparto –
continua il professor Fornari
- si avvale di strumentazioni
di avanguardia ed è in grado
di eseguire tutte le principali
procedure di altissima specializzazione quali eco-endoscopia, endoscopia operativa
delle vie biliari, posizionamento di protesi endoscopiche e di Peg, procedure di
emostasi endoscopica anche
in urgenza 24 ore su 24, videocapsula, dilatazioni perendoscopiche, polipectomie
di polipi giganti e resezioni
Tumori del fegato, distruggerli con un ago
senza intervento chirurgico
I
trattamenti di ablazione percutanea, sotto guida ecografica, dell’epatocarcinoma (il tumore maligno primitivo del
fegato), sono oggi considerati, secondo le linee guida scientifiche internazionali, trattamenti curativi a pieno titolo in
alternativa alla resezione chirurgica. Rispetto alla chirurgia
comportano minore invasività, meno complicanze e costi
nettamente inferiori .
Al riguardo il professor Fornari spiega. “La termo ablazione
con radiofrequenza ha dimostrato, rispetto alla altre tecniche di ablazione eco- guidata, una superiorità nel controllo
locale della malattia tumorale con percentuali di sopravvivenza più elevate a cinque anni. Dal 2002 al 31 dicembre
2014 abbiamo eseguito, nel nostro Centro 1.368 trattamenti
di ablazione percutanea di cui 676 con radiofrequenza. Possiamo vantare, in termini di esperienza, risultati e volumi di
attività, una delle casistiche italiane più rilevanti”.
mucose”. Fiore all’occhiello
della Unità Operativa è l’ecografia operativa: termine che
raccoglie tutte le procedure
invasive guidate dall’ecografia quali biopsie e citoaspirati
epatici o pancreatici, procedure di ablazione percutanea
di tumori epatici e drenaggio
di raccolte addominali.
Molto intensa è pure l’attività di formazione e di insegnamento svolta dall’équipe.
Fornari in proposito dice
“Dal 2002 a oggi sono stati
organizzati ogni anno a Pia-
Giocare d’anticipo contro i tumori del colon-retto
21 marzo 2005 - 21 marzo 2015: dieci anni di screening
per la prevenzione e la diagnosi. E i risultati si vedono
D
al 21 marzo 2005 tutta la popolazione della Regione Emilia-Romagna di
età compresa fra i 50 e i 69 anni (maschi e
femmine), una volta ogni due anni, riceve
un invito a partecipare allo screening per
la prevenzione e la diagnosi del carcinoma del colon-retto(Ccr).
Si tratta di un tumore maligno molto
frequente nel mondo occidentale, ancora
oggi causa di elevata mortalità. In Italia
sono diagnosticati oltre 37mila nuovi casi
all’anno. In Emilia-Romagna nel periodo
2003-2009 sono stati osservati mediamente 4.370 nuovi casi/anno per una
popolazione di circa 4.400.000 abitanti.
I fattori di rischio ben codificati, correlati
all’insorgenza del cancro del colon-retto,
sono rappresentati dall’età superiore ai
50 anni, dalla familiarità e dal fumo di
sigaretta. Il tumore insorge, in oltre il 95%
dei casi, su lesioni precancerose note come
polipi adenomatosi. I cittadini interessati
sono sollecitati alla partecipazione allo
screening ritirando un apposito contenitore nella farmacia di più facile accesso, per
la raccolta di un piccolo campione di materiale fecale da analizzare nei laboratori
ospedalieri dedicati mediante la ricerca di
sangue occulto con metodiche molto sensibili. I soggetti risultati positivi al test di I
livello, saranno invitati a sottoporsi a una
colonscopia (test di II livello) che viene
eseguita presso l’Uoc di Gastroenterologia
dell’ Ospedale di Piacenza.
Il professor Fabio Fornari riassume i risultati nella Provincia di Piacenza
“Nella nostra Provincia l’invito a partecipare viene inviato ogni due anni a oltre
76 mila residenti (il 26% del totale dei residenti). Dal 21 marzo 2005 al 31 dicembre 2014 la percentuale di adesione al I
livello (esecuzione della ricerca del sangue
occulto fecale) è stata mediamente pari al
48,8%. In 8.185 persone (4,7% dell’intera casistica) il test di I livello è risultato
positivo. La percentuale di adesione alla
colonscopia nei soggetti risultati postivi
alla ricerca del sangue occulto nelle feci
è stata del 76,2%”. Il professore prosegue:
“Abbiamo eseguito 6.238 colonscopie di
screening in questi anni e oltre 1.500 colonscopie di controllo nei soggetti che alla
prima colonscopia erano stati identificati come portatori di polipi o tumori. Al
31 dicembre 2014 abbiamo identificato
2.756 lesioni polipoidi premaligne. Nel
corso dell’esame colonscopico le lesioni
polipoidi sono state sottoposte a rimozione perendoscopia. Ciò è possibile grazie
a sofisticati accessori, con tecniche che i
medici e gli infermieri della Uoc di Gastroenterologia di Piacenza hanno particolarmente affinato grazie anche al continuo aggiornamento professionale. In 254
SCREENING PER LA PREVENZIONE
E DIAGNOSI PRECOCE DEL CCR:
I RISULTATI A PIACENZA
(DAL 21.3.2005 AL 31.12. 2014)
- Popolazione bersaglio:
76.227
- Tests di I livello eseguiti:
174.820
- % adesione al I livello: 48,8
- Numero tests positivi (%):
8185 (4,68)
- Numero colonscopie
eseguite (% adesione II
livello): 6238 (76,2)
- Numero polipi a basso
grado di displasia: 963
- Numero polipi di alto grado
di displasia: 1793
- Numero neoplasie maligne
(Adk): 254
pazienti la diagnosi colonscopica è stata
di neoplasia maligna già conclamata. In
questi casi l’identificazione del tumore
è stata molto precoce e ha permesso un
intervento chirurgico curativo ed efficace
che, generalmente, comporterà la completa guarigione del paziente.
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
Sanità & Salute
UNIMORE / La Scuola di specializzazione in Medicina Legale presso l’Università di Modena e Reggio Emilia
La scienza al servizio della giustizia
L
L
© ph. Elisabetta Silingardi
I laboratori
di Medicina
Legale Unimore
tifica e metodologica nell’applicazione delle conoscenze
mediche, patologico-cliniche,
di diagnostica strumentale e
di laboratorio, necessarie alla
corretta applicazione di quelle stesse norme giuridiche.
Il professor Enrico Silingardi, direttore della Scuola di
specializzazione in Medicina
Radiologia forense
© ph. Elisabetta Silingardi
La Scuola
di specializzazione
offre anche percorsi
di formazione alle attività
di ricerca nei settori
della medicina forense
alterare l’integrità dei tessuti”.
“A titolo esemplificativo - spiega il professore - la Tc si è dimostrata uno strumento molto utile nell’analisi di fratture
ossee, nella visualizzazione di
raccolte di gas intracorporee,
e nell’individuazione di corpi estranei quali i proiettili di
armi da fuoco. Nella nostra
esperienza questo tipo di indagine ha fornito importanti
elementi per la ricostruzione di
complessi casi di omicidio e di
altri eventi di rilevanza giudiziaria”.
La dotazione del laboratorio
è in via di completamento
attraverso l’acquisizione delle più recenti tecnologie per
l’esecuzione delle angiografie
su cadavere, che apriranno
nuove e interessanti possibilità
applicative e offriranno nuove
potenzialità per la ricerca e la
formazione degli specialisti.
Legale dell’Unimore spiega:
“Una rigorosa preparazione
scientifica e metodologica è la
base fondamentale delle competenze e delle abilità pratiche necessarie allo specialista
in Medicina Legale per con-
© ph. Elisabetta Silingardi
tribuire alla documentazione
della prova nei diversi settori
applicativi medico-forensi.
Ed è in questa cornice - prosegue il professore - che la
Scuola di specializzazione
in Medicina Legale dell’Uni-
l Laboratorio di patologia e microscopia forense offre
importanti possibilità applicative e di ricerca nello studio della lesività autoptica, approfondendo con specifiche
metodiche e tecnologie i più fini aspetti morfologici delle
lesioni di interesse medico-legale, con particolare riguardo
alle lesioni traumatiche, che possono essere indagate con
diverse tecniche di microscopia nella loro natura e cronologia. I riflessi pratici sono essenzialmente rilevanti nell’ambito delle indagini proprie del processo penale, e si fondano
su una costante attività di ricerca e validazione di nuovi
metodi di indagine.
versità di Modena e Reggio
Emilia offre anche peculiari
percorsi di formazione alle
attività di ricerca nei settori
di specifica pertinenza medico-forense”. Si tratta della
tossicologia forense, genetica
Tossicologia forense
Per la diagnosi di morte da avvelenamento e per l’individuazione
e il controllo sociale dell’assunzione di droghe
L
Il prof. Enrico Silingardi con alcune collaboratrici
e specializzande
tici polimorfici. All’esito delle
indagini condotte al fine della
risoluzione di problemi interpretativi del dato genetico, e
per un’accurata attribuzione
del campione biologico sconosciuto, vengono applicati
metodi validati di calcolo statistico”.
La ricerca scientifica del Laboratorio di Genetica forense
è tesa all’individuazione di
marcatori, tecniche e metodi di analisi del Dna sempre
più informativi e idonei alle
necessità di documentazione
della prova, fino a giungere
alla caratterizzazione di tratti
fenotipici complessi e alla inferenza geografica di un individuo.
Oltre a ciò, in ambito civilistico, le analisi dei polimorfismi
autosomici e del Dna presenti sul genoma aploide quali il
cromosoma Y e il Dna mitocondriale, vengono utilizzate
per l’attribuzione/disconoscimento della paternità biologica, e per la ricostruzione di
rapporti parentali deficitari.
I
© ph. Elisabetta Silingardi
n altro settore che ha avuto un crescente sviluppo
all’interno della Scuola di specializzazione, con applicazione
elettive in ambito necroscopico,
è la Radiologia forense. “Negli
ultimi anni - afferma Silingardi
- grazie alla preziosa collaborazione con il Servizio di Radiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena,
siamo passati dall’utilizzo del
tradizionale esame radiografico all’impiego di sofisticate
indagini di Tomografia computerizzata (Tc) per la documentazione di lesioni traumatiche e per l’individuazione di
corpi estranei all’interno dei
cadaveri. Inoltre, grazie ai moderni software di elaborazione
delle immagini, è ora possibile
ottenere ricostruzioni tridimensionali del corpo umano,
sia delle strutture di superficie
che degli organi interni, senza
a Genetica forense è
un settore delle scienze
medico-legali caratterizzato
dall’applicazione di tecniche
molecolari e di genetica per
fini investigativi e per la soluzione di conflitti legali. Essa si
fonda sulla variabilità genetica interindividuale e si avvale delle più recenti scoperte
scientifiche e di tecnologie
avanzate.
Il Laboratorio di Genetica forense svolge un’attività identificativa che si esplica nell’ambito del processo penale, con
riguardo alla caratterizzazione genetica del Dna estratto
da tutte le tipologie di tracce
biologiche. “L’analisi - spiega il
professor Silingardi - ha enormi potenzialità documentative, anche partendo da poche cellule nucleate come per
esempio quelle rinvenute su
oggetti ‘toccati’, o da materiale degradato o contaminato,
e può risultare efficace nella
tipizzazione di tracce miste
complesse, attraverso l’analisi
di un set di marcatori gene-
Patologia e microscopia forense
Dall’esame radiografico alle sofisticate indagini
di Tomografia computerizzata (Tc)
U
Genetica forense
Per svolgere indagini sulla scena del crimine, risolvere
conflitti legali e stabilire paternità biologiche
Percorsi di formazione e attività di ricerca nei moderni laboratori medico-forensi
a Scuola di specializzazione in Medicina Legale
dell’Università di Modena
e Reggio Emilia, all’interno
dell’omonima Struttura presso l’Azienda OspedalieroUniversitaria di Modena, offre un percorso formativo che
- prendendo le mosse dalla
profonda conoscenza delle
norme giuridiche inerenti il
danno alla persona in tutte
le sue diverse articolazioni e
proiezioni - tende a costruire
una forte competenza scien-
5
a tossicologia forense ha come elemento fondamentale lo studio della
lesività umana da agenti chimici in senso
lato - sotto il duplice aspetto della produzione di un dato chimico-analitico che
identifichi in senso qualitativo e quantitativo le sostanze in causa - e della interpretazione di quello stesso dato sotto il profilo della potenzialità lesiva, con l’obiettivo
della dimostrazione del nesso causale tra
la assunzione/somministrazione di quelle
sostanze e l’evento di danno connesso ad
una norma giuridica.
I campi di applicazione sono numerosi,
e comprendono a) la ricerca e l’identifi-
cazione di sostanze su reperti di matrice
autoptica, e la successiva valutazione
della rappresentatività dei dati acquisiti
al fine di una corretta diagnosi di avvelenamento; b) gli accertamenti su persone
viventi, atti a definire situazioni di dipendenza-consumo-abuso di alcool, farmaci
e sostanze stupefacenti, con particolare
attenzione a quanto disposto dal Codice della strada in tema di idoneità alla
guida, ed agli accertamenti su lavoratori
addetti a mansioni gravate da potenziale
rischio per la loro salute e per la sicurezza
di terzi; c) analisi su materiale e reperti
sequestrati sul mercato clandestino, al fine
forense, radiologia forense, patologia e microscopia
forense: settori ognuno dei
quali è dotato di un proprio
laboratorio autonomo (di cui
si parla in dettaglio nei riquadri in questa pagina).
di individuare la tipologia delle sostanze
stupefacenti.
“I settori applicativi - spiega il professor
Enrico Silingardi - si avvalgono di tecnologie di alta sofisticazione e rigorosamente standardizzate quali le spettrometrie di
massa. Tra le specifiche peculiarità del Laboratorio di Tossicologia forense dell’Università di Modena e Reggio Emilia spiccano i positivi riflessi nella formazione
degli specialisti e nelle attività di ricerca.
Inoltre continuiamo a porre attenzione ai
cambiamenti intervenuti a livello sociale
nelle tipologie di abuso e dipendenza, cui
corrispondono continue messe a punto
delle metodiche di laboratorio, che devono essere adeguate a ottenere specificità
e sensibilità analitiche sempre maggiori,
ai fini dello studio e della prevenzione di
nuovi comportamenti potenzialmente pericolosi”.
6 Sanità & Salute
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
AZ. OSPEDALIERA DI PERUGIA/ Polo sanitario ad alta specialità con l’Università degli studi di Perugia
Un ospedale “avanti” in ogni senso
E con la app “Nessun dolore” i genitori sono più vicini ai bimbi dopo gli interventi
U
n polo sanitario di alta
specialità. Così si presenta l’Azienda Ospedaliera di
Perugia che, comprendente la
Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi
di Perugia costituisce, grazie
alle specifiche professionalità
presenti, al complesso di tecnologie innovative e alla tipologia di prestazioni offerte, un
punto di eccellenza sia per la
sanità umbra che per quella
nazionale.
Gli indicatori annuali ne testimoniano il ruolo centrale nella rete ospedaliera umbra: il
Pronto Soccorso assicura una
risposta immediata ad oltre
62mila cittadini; la Centrale
Unica Regionale 118 con l’elisoccorso garantisce interventi
d’emergenza in tutta la regione; sono 40 mila i ricoveri e 22
mila gli interventi chirurgici,
oltre 8 milioni le prestazioni
specialistiche.
Tutto il sistema di qualità, è
orientato ai principi innovativi di organizzazione centrati
sulla soddisfazione della persona e della comunità e coglie
la sfida offerta dallo sviluppo
tecnologico anche a supporto
Vista del Polo
sanitario
dell’Azienda
Ospedaliera
di Perugia
del comfort dell’assistito.
“Cittadino al Centro” è il
principio ispiratore di tutti i
nostri processi organizzativi e
assistenziali - afferma il direttore generale Walter Orlandi
- e, in tal senso, l’ospedale di
Perugia figura, nell’indagine
Agenas/Auditcivico, tra i migliori a livello nazionale.”
La struttura si caratterizza per
essere un Ospedale paperless
e altamente tecnologico dal
momento che, dall’ingresso
alla dimissione, sta informatizzando tutto il percorso del
ricovero. Sono state introdotte anche alcune innovazioni,
dalla prescrizione e somministrazione del farmaco in
sicurezza tramite braccialetto
elettronico, fino ai referti on
line di laboratorio e dell’immagine radiologica al proprio
pc o smartphone. Numerosi
sono poi stati gli interventi chirurgici effettuati con il
Robot Leonardo da Vinci, ed
è anche presente un robot per
la preparazione dei farmaci
oncologici. Tra i progetti che
di recente hanno qualificato
Il direttore generale
Walter Orlandi
l’azienda ospedaliera si evidenziano: l’“Ospedale senza
dolore” che, con un’azione
formativa che ha coinvolto
più di mille operatori, offre
Rianimazioni aperte e misura
in tutte le degenze il dolore
due volte al giorno (come la
febbre); anche a casa con l’app
“nessun dolore”, i genitori
possono controllare il dolore
dei bambini dopo l’intervento
chirurgico.
L’ospedale di Perugia è uno dei
10 centri dell’Italia centrale ad
aver ricevuto il riconoscimento dei tre Bollini Rosa come
“Ospedale Donna”, per la presenza di servizi di specialità
di maggiore rilievo clinico ed
epidemiologico per la popolazione femminile nonché per
l’appropriatezza del percorso
diagnostico-terapeutico. In
questo ambito offre da anni
il parto indolore gratuito e ha
allestito di recente le ‘Stanze
di Lucina’, un’area dedicata ai
parti fisiologici, assistiti unicamente dalle ostetriche, per
le donne che ne fanno richiesta. Nell’ottica di ridurre le
liste d’attesa si è inoltre impegnato a incrementare la propria offerta di prestazioni con
il progetto “Ospedale dopo le
20” con ambulatori aperti la
sera dopo le 20, il sabato e la
domenica mattina. L’Ospedale
di Perugia è poi uno tra i primi ospedali italiani di grandi
dimensioni a ottenere la qualifica di ‘ecosostenibile’, grazie
alla presenza di una centrale
di trigenerazione che per-
mette di ridurre l’immissione
di Co2 nell’atmosfera e di un
grande e potente impianto
fotovoltaico. In tutti i reparti
è poi stata attivata la raccolta differenziata, con punte di
adesione che arrivano anche
al 40%.
Tra i più recenti traguardi, nel
2015, con il nuovo Centro di
Ricerche Ematooncologiche
- Creo, si è dotato di ulteriori
laboratori di alta tecnologia:
circa 6mila mq per la ricerca e
assistenza nel campo dell’ematologia con trapianto, oncologia, genetica e medicina
molecolare. “Tra questi - commenta Orlandi - il laboratorio
Good Manufacturing Practice
- Gmp è uno tra i più avanzati
nelle dotazioni delle strutture
di ricerca e assistenza presenti
nel nostro paese che permette
di praticare le più innovative
terapie cellulari”.
Il Polo unico ospedaliero
universitario di Perugia è
dunque ormai una realtà,
con tutte le potenzialità logistiche e professionali per realizzare l’integrazione sinergica tra ricerca e assistenza e
costituire la punta avanzata
del Sistema Sanitario Umbro. Strettamente collegato
funzionalmente e culturalmente con le altre strutture,
ospedaliere e territoriali, è
l’ospedale che può affrontare
le sfide terapeutiche future e
che realizza il dinamico trasferimento delle conoscenze
scientifiche all’applicazione
pratica al letto del malato.
UNIVERSITÀ POLITECNICA DELLE MARCHE / Intervista ad Alessandro Capucci, professore di Malattie dell’apparato cardiovascolare
Giovani e “questioni di cuore”. Quando l’amore non c’entra
Abuso di alcolici, sostanze eccitanti e sonno irregolare tra le cause di scompensi cardiaci e sincopi. Se n’è parlato in un convegno
Il prof. Alessandro Capucci
I
l 19 e 20 febbraio scorso,
all’hotel Carlton di Bologna,
si è svolto l’11 esima edizione
del convegno internazionale
“Atrial Fibrillation and Heart
Failure: the ugly and the nasty
2015”.
L’incontro, presieduto dal
professor Alessandro Capucci
degli Ospedali Riuniti di Ancona, ordinario di Malattie
dell’apparato cardiovascolare all’Università Politecnica
delle Marche, ha visto riuniti
specialisti da tutto il mondo. Nell’occasione si è fatto il
punto sugli aggiornamenti
più recenti legati ad aritmie e
scompensi cardiaci, tachicardia e fibrillazione ventricolare.
Si tratta di sindromi importanti che, specie nel caso della
fibrillazione atriale (comunemente detta “cardiopalmo”)
valgono il 2% dei ricoveri in
Pronto Soccorso, soprattutto
di anziani. “Ma ora - fa notare il Capucci - questa aritmia
sta iniziando a colpire anche i
giovani causando svenimenti
temporanei, chiamati sincopi.
Tra le possibili cause - dice il
professore - si è avanzata l’ipotesi che l’elevato consumo di
alcol possa favorire le aritmie.
Se poi si assumono sostanze
eccitanti il rischio aumenta.
Le aritmie possono comparire
e passare da sole ma possono
anche portare alla perdita di
conoscenza: le stragi del sabato sera, insomma, potrebbero
essere legate alla fibrillazione
atriale”.
Altro tema importante è quello legato alla prevenzione degli ictus e ai nuovi farmaci che
rendono il sangue più fluido.
“La fibrillazione - spiega Capucci - favorisce l’insorgenza
di coaguli, detti trombi, che
possono andare in circolo e
causare ictus cerebrale. È uno
degli avvenimenti più temibili
che provoca danni permanenti nel 50% dei casi”. Per
prevenire questi casi bisogna
rendere il sangue più fluido:
ma è una situazione che espone al pericolo di emorragie.
In proposito Capucci afferma
“Negli ultimi anni si è parlato
molto di nuovi farmaci come
Dabigatran, Rivaroxaban e
Apixaban che hanno anche il
vantaggio di non richiedere
esami del sangue come con il
Dicumarolo. Attualmente la
percentuale di pazienti che li
usano è attorno al 15% - 18%:
essenzialmente le persone che
non possono assumere il Dicumarolo. Ma è ipotizzabile
che quando l’Agenzia Italiana
del Farmaco scioglierà i nodi
legati alla loro prescrivibilità,
Un laboratorio di cardiostimolazione ed elettrofisiologia
F
Nuove ipotesi sulla relazione
tra fibrillazione atriale e ictus
orse la fibrillazione atriale è solo un marcatore di rischio
dell’ ictus, non la causa diretta. Il nuovo scenario è descritto
in una recentissima sottoanalisi dello studio multicentrico Assert pubblicata su Circulation e che vede come prima firma la
dottoressa Michela Brambatti dell’Università Politecnica delle
Marche. Il lavoro è stato svolto in collaborazione con la Mc Master University, (Hamilton, ON, Canada) sotto la supervisione
del professor Jeffrey Healey, illustre esperto del campo.
Secondo Capucci “è uno studio rivoluzionario perché, prima
di questo lavoro, si pensava che fosse la fibrillazione atriale a
provocare l’ictus. Invece, in base ai dati raccolti, la fibrillazione
potrebbe essere un co-fattore: un aspetto che porterà alla rivalutazione delle attuali terapie”.
il consumo di questi nuovi
farmaci aumenti”. Intanto la
ricerca scientifica procede.
Proprio sulla relazione tra
fibrillazione e insorgenza di
ictus, l’Università Politecnica
delle Marche in Ancona si è
distinta per uno studio multicentrico Assert (Asymptomatic Atrial Fibrillation and
Stroke Evaluation). I dettagli
sono illustrati nel riquadro qui
a fianco.
Nel frattempo l’organizzazione
delle Scuole di Specializzazione è passata da cinque a quattro anni. E Capucci su questo
aspetto è perplesso: “Prima gli
specializzandi svolgevano anche un anno e mezzo nei Reparti di Medicina Generale e
altri tre anni nella cardiologia
per imparare ad assumersi vere responsabilità. Ora, invece,
la Medicina Generale si riduce
a pochi mesi e anche l’attività
cardiologica è stata ridotta. Il
rischio - secondo me - è che
gli studenti siano assorbiti
da un lavoro routinario e che
non imparino veramente. Lo
verificheremo tra quattro anni, quando usciranno i primi
cardiologi formatisi in quattro
anni. Negli Stati Uniti la specialità è ancora di sei anni”.
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
Sanità & Salute
FINANZIAMENTI / La legge di Stabilità per il triennio 2015-2017
7
OSPEDALE G.SALESI ONLUS / Le iniziative della Fondazione
Cure e prevenzione al centro
Prestazioni assistenziali, bonifiche ambientali e farmaci innovativi
Attivato un programma contro i disturbi legati all’alimentazione
L
U
a Corte dei Conti si è pronunciata di recente: d’obbligo importanti investimenti
nel comparto sanitario, specie
per quanto riguarda l’assistenza domiciliare e territoriale. A
tale proposito la legge di Stabilità per il triennio 2015-2017,
pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 29 dicembre scorso,
contiene molti punti inerenti
l’ambito sanitario. Se è ancora
in via di definizione l’ammontare del fondo per le prestazioni assistenziali alle vittime
dell’amianto (dal 1993 al 2008
ci sono stati 15.845 casi di mesotelioma maligno, correlato
all’esposizione alle fibre aerodisperse dell’amianto, e solo
in Lombardia le stime parlano
di ulteriori 7 mila casi da qui
al 2030), è pari a 45 milioni
di euro quello destinato alle
bonifiche ambientali, purché
siano siti di interesse nazionale. Così 3 milioni di euro
saranno stanziati per le emergenze sanitarie nel 2015 e 1,5
milioni di euro annui, a partire
dal 2016, per il potenziamento
delle misure di sorveglianza e
per rafforzare i livelli di controllo di profilassi internazionale. Altra importante novità
© goodluz - Fotolia.com
Il nuovo prontuario farmaceutico
prevista per quest’anno è la
creazione da parte di Aifa di
un nuovo prontuario farmaceutico nazionale aggiornato
sulla base del criterio costo
beneficio e efficacia terapeutica. Inoltre per ampliare la possibilità di accesso ai farmaci
per tutti i pazienti, dovrebbe
aprirsi un programma denominato programma nazionale
di Health Technology Assessment (Hta) dei dispositivi
medici, che vede la collaborazione di Aifa e del Ministero
della Salute per l’attivazione di
procedure di analisi dei benefici e dei costi economici, medici, etici, politici, sociali delle
nuove tecnologie in ambito
sanitario, in particolar modo
in relazione allo sviluppo di
medicinali innovativi o di eccezionale rilevanza terapeutica. Infine, è previsto un fondo
per il rimborso dei medicinali
innovativi. Riguarda le regioni, che potranno concorrere,
nel 2015 e nel 2016, per il rimborso in caso di acquisto di
medicinali innovativi, e sarà
coperto da un contributo statale di 100 milioni di euro per
l’anno 2015, e da una quota
delle risorse destinate alla realizzazione di specifici obiettivi
del piano sanitario nazionale
pari a 400 milioni di euro per
il 2015 e 500 milioni di euro
per il 2016.
manizzare le cure ma anche essere il motore di
specifici programmi di prevenzione. È questa la mission della
Fondazione dell’Ospedale G.
Salesi Onlus, che nasce come
strumento operativo sinergico
dell’omonimo Presidio Ospedaliero - unico ospedale regionale ad esclusivo indirizzo
materno-infantile -, ma che da
tempo opera anche all’esterno,
portando, ad esempio, nelle
scuole tematiche di assoluta
rilevanza. Lo scorso dicembre,
la Fondazione ha attivato, nelle
terze classi delle scuole elementari di Camerano e di Loreto,
un progetto mirato alla prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare. “Negli
ultimi anni si è riscontrato non
solo un aumento di disturbi che
riguardano l’obesità infantile,
l’anoressia nervosa, la bulimia,
l’alimentazione incontrollata,
ma anche un abbassamento
dell’età d’esordio” afferma il
direttore operativo Annarita
Settimi Duca.” Considerando
fondamentale un intervento
precoce, appropriato e intensivo, la Fondazione è dunque
‘entrata’ nelle aule, mettendo a
disposizione di alunni e genitori
un team di professionisti composto da una biologa nutrizionista, una psicologa ed esperti
dello sport. “Grazie a un lavoro
multidisciplinare che si esplica,
in concreto, attraverso laboratori e incontri giocosi, cerchiamo
di educare i bambini a una sana
e corretta alimentazione nonché all’importanza dello sport”
spiega Duca. L’iniziativa, in
collaborazione con l’Università
Politecnica delle Marche e con
diverse associazioni sportive,
prevede una durata di tre anni
e ha dato finora risposte molto
positive. Numerosi sono poi i
progetti che la Fondazione ha
all’attivo all’interno dell’Ospedale Salesi, dove è presente con
figure professionali qualificate
in grado di aiutare il medico e
gli operatori sanitari ad operare
al meglio. Il progetto “Battito
d’Ali”, a esempio, fornisce un
sostegno psicologico finalizzato
ad aiutare i genitori di bambini
prematuri ricoverati nel reparto
di terapia intensiva neonatale;
c’è il progetto per la preparazione psicologica dei bambini
prossimi all’intervento chirurgico, e quello per il contenimento del dolore in oncoematologia
pediatrica. “Crediamo molto
anche nell’importanza delle cooterapie, come la Pet e la Clown
Therapy o la musicoterapia”
conclude Duca, “quale valido
sostegno nelle terapie farmacologiche e in grado di contribuire, al pari dei molti progetti
attivati, al miglioramento della
qualità di vita dei bambini ospedalizzati”. La Fondazione è capofila del un progetto europeo
“Musa” per definire i profili professionali di queste coterapie.
Il direttore
operativo
Annarita
Settimi Duca,
lo staff e i
donatori della
Fondazione
UNIVERSITÀ DI CAMERINO / I corsi per specifici settori professionali. Hanno la durata di un anno prevedono anche lo stage, o più brevi per esigenze mirate
L’eccellenza della formazione post-laurea nelle Marche
Tra le proposte, master per la promozione del benessere/cosmesi e per dirigenti della Sanità e nelle professioni farmaceutiche
N
el cuore della regione
Marche, su un colle circondato da montagne, dove
la qualità della vita costituisce
una peculiarità del territorio,
sorge Camerino, antichissima
cittadina centro di un famoso
ducato rinascimentale, con la
sua Università che da 679 anni
propone molti corsi di laurea
umanistici e scientifici e da
alcuni decenni anche master
e corsi post-laurea finalizzati
all’apprendimento lungo l’intero arco della vita. Questi cor-
si, progettati e organizzati con
il contributo del mondo del lavoro, dell’economia, delle professioni e della pubblica amministrazione, grazie alla loro
flessibilità che ben si coniuga
con le esigenze di cambiamento di una moderna società in
rapida evoluzione, riescono a
rispondere con tempestività
alle nuove richieste del territorio. Molti master (www.
unicam.it/master) sono rivolti
alle necessità crescenti di stili
di vita corretti che riescano a
Il rettore Flavio Corradini dell’Università di Camerino
coniugare qualità della vita,
tradizione alimentare e salute, come “Promozione del benessere della popolazione, dei
prodotti locali e della cultura
territoriale”,
“International
master on agri-food quality”,
“Nutrizione, Nutraceutica e
Dietetica applicata” e “Scienza dei prodotti cosmetici e
dermatologici”. Altri master
sono invece indirizzati a professionalità del settore della
medicina e del farmaco, in
particolare “Diritto sanitario
e management delle aziende
sanitarie”, “e-Health: Telemedicina e tele farmacia in funzione del Servizio Sanitario
Nazionale”, “Health coaching”,
“Galenica clinica”, “Gestione
regolatoria del ciclo di vita del
farmaco”, “Hospital pharmacy management”, “Manager
di dipartimenti farmaceutici”,
“Medicina estetica e terapia
estetica” e “Metodologia clinica e biostatistica applicata ai
clinical trials”. Il giovane Rettore dell’Università di Camerino Flavio Corradini sottolinea
come “la rapidità dei cambiamenti in atto nella moderna
società richieda da un lato i
Vista del rettorato dell’Università di Camerino
corsi di laurea tradizionali e
consolidati, con il compito di
fornire solide conoscenze di
base unite ad approcci metodologici, strumenti cognitivi
e tecniche di apprendimento
tali da permettere al laureato
l’aggiornamento di conoscenze e competenze anche negli
anni successivi alla laurea, ma
anche corsi finalizzati all’apprendimento
permanente,
come i master universitari, che
debbono integrare, completare e aggiornare la formazione
superiore per orientarla maggiormente verso il mondo del
lavoro. I master dell’Università di Camerino rispondono a
due esigenze fondamentali: la
necessità di fornire specifiche
competenze professionali, che
i corsi di laurea tradizionali
non sono in grado di offrire,
per un rapido ed efficace inserimento nel mondo del lavoro
e la necessità di aggiornare
continuamente le competenze
per venire incontro alla continua evoluzione delle conoscenze, della tecnologia, degli
strumenti di lavoro e delle
nuove metodologie di indagine ed esecuzione.
L’ateneo di Camerino, con
i suoi quasi sette secoli di
consolidata tradizione dalla
sua fondazione nel lontano
anno 1336, è all’avanguardia
in questa spinta all’innovazione continua, attraverso
un’attenta indagine dei mercati e delle richieste della società, del mondo del lavoro
e delle professioni”. Accanto
ai master, della durata di un
anno e con uno stage svolto in aziende ed enti convenzionati, l’Università di
Camerino offre anche corsi
di perfezionamento e aggiornamento professionale
nel settore della medicina e
salute, più brevi e più delimitati negli obiettivi: “Scienza
estetica”, “Flebologia emodinamica e terapie integrate”,
“Monitoring e auditing delle
sperimentazioni cliniche”,
“Nuove frontiere della professione del farmacista: dalla
gestione dei prodotti della
salute e del benessere alla gestione della farmacia”, “Tecniche estetiche: il prodotto
cosmetico e il suo corretto
uso nel trattamento in cabina su cute e annessi cutanei”.
8 Sanità & Salute
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
UNIMORE / La Scuola di specializzazione in Medicina di Comunità e Cure Primarie
Il ruolo fondamentale del medico specialista
Formazione professionalizzante in strutture ospedaliere e territoriali in rete
I
l recente decreto di riordino delle specializzazioni mediche (Dim 4 febbraio
2015 n.68), nell’indicare la
“Specializzazione di Medicina di Comunità e di Cure Primarie” riconosce con
chiarezza il ruolo dell’Università nella formazione
specialistica di un medico
dedicato al sistema delle Cure Primarie, settore in ampio
sviluppo in tutta Italia ed
Europa.
Le Cure Primarie nascono
culturalmente sotto l’egida
del Who, che in numerosi
documenti ne ha indicato
le modalità organizzative
e clinico-assistenziali. La
specializzazione si ispira ai
suddetti documenti per gli
aspetti culturali (salute multidimensionale, centralità di
paziente e famiglia, integrazione socio-sanitaria, attività in team multi-interprofessionale, coordinamento)
e metodologici (approccio
bio-psico-sociale,
valutazione
multidimensionale,
stesura di piani assistenziali
integrati, educazione terapeutica). La specializzazio-
La sede di Baggiovara (Mo) dell’Università di Modena
e Reggio Emilia
ne tiene conto anche delle
caratteristiche indicate dal
Wonca Europa in riferimento alla disciplina “Medicina
Generale e di Famiglia”.
Il decreto indica nel dettaglio
le attività professionalizzanti
del medico in formazione,
prospettando un alto livello
operativo del “prodotto finito”, ovvero dello specialista
in Cure Primarie.
In una rete formativa integrata Università-Ssr, il
medico impara lavorando
nei reparti ospedalieri di
medicina e specialità mediche, pediatria, psichiatria,
pronto soccorso, negli studi dei medici di medicina
generale e dei pediatri di
libera scelta, seguendoli
nelle attività di assistenza
domiciliare integrata. Frequenta inoltre le strutture
territoriali materno-infantili, le residenze intermedie
per anziani, disabili fisici
e psichiatrici (residenze
socio-sanitarie, riabilitative, ospedali di comunità,
hospice), e le strutture di
distretto (dipartimenti, Uo
di Cure Primarie) per la
programmazione, organizzazione gestione e verifica
dei percorsi di cura e altre
attività innovative di presa
in carico dei pazienti. Questa offerta formativa produce un profilo professionale
di medico con competenze
cliniche di medicina generale (diagnosi, cura, riabilitazione delle malattie
acute, croniche e terminali, promozione della salute
e prevenzione individuale
e comunitaria, supporto psicologico), affiancate
da competenze gestionali
Prospettive occupazionali e analogie europee
I
l profilo professionale offre prospettive occupazionali nei
servizi territoriali tradizionali e in quelli in via di sviluppo, necessari per rispondere in modo appropriato ed economicamente sostenibile ai bisogni di salute delle popolazione:
servizi per la medicina di iniziativa, ospedali di comunità,
ambulatori per patologie croniche, Uo per la continuità delle
cure fra ospedale e servizi territoriali. La Specializzazione
fornisce l’opportunità di attuare anche in Italia quella realtà formativa comune a tutti i paesi europei, rappresentata
dalla “Formazione universitaria dei Medici di Medicina
Generale”. La realtà che più si avvicina al nostro modello
formativo esiste in Spagna, dove i Mmg hanno tutti il titolo
di “Especialista in medicina familiar y comunitaria” conseguito a seguito di percorso universitario e che consente loro
di lavorare in forma associativa nei “Centros de salud” per
curare e assistere i cittadini, nonché gestire i Centri stessi.
Molti giovani medici interessati alla medicina territoriale
auspicano al più presto in Italia l’avvio di un percorso formativo universitario in rete integrata con il Ssr che conferisca al
Mmg il titolo di Medico Specialista in Medicina di Comunità e Cure Primarie, orientato ad aumentare le competenze
del Mmg. Adottare questo percorso consentirebbe inoltre al
Mmg specialista di optare per una carriera prevalentemente
clinica o clinico-gestionale nei servizi territoriali.
Una parte
degli
specializzandi
in Medicina
di Comunità
nell’atrio
della sede
della scuola
(Ospedale di
Baggiovara)
SPEC. MEDICINA DEL LAVORO SIENA / La Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro dell’Università degli Studi di Siena
Lo scambio di esperienze forma medici capaci
Attività interdisciplinare con ampio spazio ai diversi fattori di rischio e attenzione alle patologie emergenti
L
a garanzia che i medici del
lavoro riescano a svolgere
un ruolo attivo e indipendente
nelle aziende deve derivare dalla consapevolezza delle proprie
conoscenze e dalla coscienza
che la stessa attività sanitaria
deve essere finalizzata alla prevenzione primaria e alla tutela
della dignità dei lavoratori, come ribadito dalla International
Commission on Occupational
Health (Icoh).
La complessità dei problemi
all’interno dei luoghi di lavoro
può richiedere collaborazioni interdisciplinari altamente
qualificate (di natura chimica,
mineralogica, e così via); il medico del lavoro, dunque, dovrà
essere in grado di interfacciarsi
correttamente con numerose
altre figure professionali.
La conoscenza delle lingue
straniere, i rapporti con altre
università anche estere e competenze informatiche per la gestione efficace di una moderna
medicina di gruppo devono
completare la formazione degli
specializzandi. I protocolli sanitari da applicare nelle aziende, legati alla natura e all’entità
dei rischi lavorativi, devono
di Specializzazione in Medicina del Lavoro dell’Università
degli Studi di Pisa. Sono a disposizione della rete formativa
della Scuola tutti i reparti clinici e di laboratorio dell’Azienda
Ospedaliera Universitaria Senese (Aous), i Servizi di Prevenzione e Protezione e della
Sorveglianza Sanitaria della
stessa Aous e dell’Università;
esiste anche la disponibilità di
alcuni letti di degenza (resp.
prof. P. Sartorelli) utili per la
definizione di patologie più
complesse, prevalentemente a
carico dell’apparato respiratorio (asma, fibrosi interstiziali,
etc.). Gli specializzandi possono anche collaborare attiva-
Lo staff della Scuola di Specializzazione in Medicina del
Lavoro dell’Università degli Studi di Siena, guidato dal
professor Giuseppe Battista
essere valutati criticamente in
netta opposizione al consumismo di esami “automatizzati”.
Dai progetti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità,
del ministero della Salute e del
Piano Sanitario della Regione Toscana emerge in sintesi
la necessità di figure mediche
capaci di partecipare attivamente alla realizzazione degli
obiettivi condivisi di Sanità
Pubblica. Allo scopo di favorire il coinvolgimento e lo scambio di esperienze “secondo un
modello partecipativo e autogestito dagli specializzandi”
presso la Scuola è stata proget-
tata l’iniziativa Updating Medicina del Lavoro, partita con
una rivista scientifica open access (www.updatingmdl.wordpress.com). Tali iniziative sono incoraggiate dalle politiche
accademiche attuali e trovano
riscontro in analoghi progetti
internazionali; Updating Medicina del Lavoro ha partecipato
anche al XX world congress
on Safety and Health at Work
2014. Il professor Giuseppe
Battista dirige dal 1991 la Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro dell’Università
degli Studi di Siena alla quale
da 4 anni è aggregata la Scuola
La home page di www.updatingmdl.wordpress.com
(coordinamento, governo
clinico di percorsi di cura, dirigenza e direzione di
Uo semplici e complesse di
distretto, dipartimento di
Cure Primarie). Un profilo
sicuramente innovativo e
funzionale soprattutto alla
presa in carico globale dei
pazienti complessi nei servizi in rete, ovvero nei servizi territoriali integrati al
bisogno con l’ospedale.
mente con le strutture del Servizio Sanitario Nazionale (Asl e
medici curanti). I docenti vengono scelti sulla base della più
ampia condivisione di alcuni
principi generali allo scopo di
formare giovani medici in grado di configurare una presenza
critica e autonoma all’interno
del mondo del lavoro, capace di interpretarne i continui
cambiamenti tecnologici, socioeconomici e normativi. È,
dunque, necessaria l’acquisizione anche di elementi di sociologia, antropologia ed economia. Le materie di carattere
strettamente medico si fondano su criteri di evidence based
medicine, con riguardo alla
tossicologia, alla igiene industriale e alla epidemiologia dei
tumori occupazionali (tumori
da amianto, cancro del naso
e dei seni paranasali, etc.). La
clinica delle malattie da lavoro
viene affrontata in maniera interdisciplinare con ampio spazio alla diagnosi differenziale
soprattutto per quanto attiene
a problemi emergenti quali lo
stress lavoro correlato, le patologie dell’apparato muscoloscheletrico e così via. La Scuola,
per molti anni ha privilegiato
una visione pubblica della Medicina del Lavoro; tuttavia, il
D.Lgs. 81/08 legittimando un
inquadramento di tipo prevalentemente privatistico dell’attività di sorveglianza sanitaria
nei luoghi di lavoro, impegna
a fornire un’adeguata formazione coerente anche con tali
presupposti.
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
Sanità & Salute
AIST / Le iniziative dell’Associazione Italiana per lo Studio della Tosse di Bologna
9
SIES / I segreti del Mini Lifting Dinamico Verticale, che non altera l’espressione
La forza dell’interdisciplinarietà
Lifting “Mini”, efficace e naturale
Un punto di riferimento per conoscere i problemi legati alla tosse
La tecnica messa a punto dal professor Marco Gallucci di Firenze
L’
“F
Alessandro
Zanasi,
presidente di Aist,
Associazione
Italiana per lo
Studio della Tosse
ticolare attenzione ai pazienti che presentano forme di
tosse persistenti di origine
sconosciuta. “Desideriamo
contribuire allo sviluppo di
Centri con standard qualitativi omogenei, per favorire
una migliore assistenza dei
pazienti con tosse, in grado di
assicurare l’applicazione uniforme dei più elevati criteri di
diagnosi e terapia - dichiara
Zanasi -. L’attività prevede la
programmazione di progetti
di ricerca, con particolare riguardo ai rapporti fra tosse e
asma, Bpco (broncopneupatia cronica ostruttiva), reflus-
so gastro-esofageo, infezioni,
fumo e ambiente”.
L’Aist organizza convegni, incontri scientifici e manifestazioni a carattere nazionale e
internazionale, destinati sia al
mondo sanitario sia ai media.
Realizza inoltre corsi di formazione per medici di medicina generale e punta allo sviluppo di sinergie sempre più
forti con le principali società
scientifiche,
coinvolgendo
istituzioni politico-sanitarie
e associazioni di pazienti. Per
maggiori informazioni su Aist visitare il sito internet www.
assotosse.com.
inora, su 778 pazienti operate, il successo
è stato unanime. È il Mini
Lifting Dinamico Verticale. Il suffisso ‘mini’ è da
correlare solo alla ridotta
invasività della procedura
e della convalescenza, non
all’entità della correzione
né alla durata della stessa
- spiega il prof. Gallucci -.
L’obiettivo di questa procedura chirurgica è quello di
dare maggiore freschezza
al viso, annullando i rilassamenti senza però alterare l’espressività. Nei lifting
tradizionali, invece, di solito si nota purtroppo un
cambiamento. Le pazienti
sottoposte a quei tipi di interventi spesso ci appaiono
diverse”.
Piuttosto
che
alterare
l’espressività in alcuni casi è
preferibile addirittura raggiungere un miglioramento
minore, anche del 10-20%
in meno del risultato ideale, in nome di un aspetto
più fresco e tonico, ma soprattutto più naturale.
“Con la nuova tecnica,
nessuno si accorgerà che
abbiamo fatto un lifting
poiché la nostra bocca e i
nostri occhi non saranno
cambiati e neppure stirati
e allargati. Sarà solo tutto
ciò che sta intorno a essere
risollevato e corretto. Questo accade perché non viene più effettuata la trazione
orizzontale che tenderebbe
a stirare occhi e bocca, ma
viene eseguita la trazione
verticale. Si sceglie questo
orientamento perché i volumi del viso, spinti dalla
gravità, cedono verticalmente
svuotando
guancia e zigomo e
appesantendo
la
linea della mandibola. Ed è per
tale motivo che
un lifting classico
(prevalentemente
a trazione orizzontale) cambia
spesso l’espressività. Il fatto poi che,
grazie all’anestesia
locale, il paziente possa parlare e sorridere du-
rante l’intervento, consente
con assoluta certezza di verificare la mimica, evitando
di alterare l’espressione del
volto”. I rischi di insuccesso o complicanze sono
pressoché nulli, in quanto
sulla superficie della fascia
muscolare, il cosiddetto
Smas (Superficial muscular
aponeurotic system), non
esistono nervi sensitivi né
motori.
© Khorzhevska - Fotolia.com
Aist - Associazione Italiana per lo Studio della
Tosse, costituita a Bologna
nel 1996 su modello di altre
Società inglesi e americane,
riunisce specialisti di branche mediche diverse al fine
di promuovere e sviluppare
la ricerca e la cura della tosse.
“Oltre cento sono le cause
che possono provocarla, dalle
malattie respiratorie al tabagismo, dall’inquinamento atmosferico alle allergie - spiega
il presidente, dottor Alessandro Zanasi -. Il contributo di
un’équipe composta da specialisti in vari settori (pneumologo,
gastroenterologo,
otorinolaringoiatra, pediatra,
farmacologo) e la collaborazione con esperti internazionali rendono l’Aist una società scientifica interdisciplinare
in costante fermento, un punto di riferimento per coloro
che vogliono affrontare in
modo costruttivo i problemi
legati alla tosse”.
L’Aist svolge un ruolo infor m at ivo/ e du c a zi ona l e
primario nella prevenzione
della tosse e aiuta a gestirne
nel modo migliore effetti e
complicanze, ponendo par-
UNIVERSITÀ DI SIENA / Dipartimento di Biotecnologie Mediche
I nemici dei linfomi e delle leucemie
Protocolli terapeutici all’avanguardia e collaborazioni internazionali
D
a anni si è specializzato
nello studio di linfomi
e leucemie. Un lavoro che ha
portato l’Istituto di Anatomia
patologica del dipartimento di Biotecnologie Mediche
dell’Università di Siena a essere uno dei centri di riferimento in Italia con pazienti che
arrivano da tutta la regione e
anche fuori dalla Toscana per
un totale di 32.000 casi di cui
2.500 di emolinfopatologia.
L’attività dell’Istituto è guidata da Lorenzo Leoncini, professore ordinario dell’ateneo
senese, che grazie alla sua abilità nella ricerca e nella diagnosi dei linfomi, è responsabile del centro che si occupa
di diagnostica e ricerca.
“Il primo requisito per il corretto trattamento dei linfomi
è una diagnosi istologica esatta e tempestiva che permetta
di intervenire in maniera efficace senza perdere tempo”,
spiega Leoncini che è autore
di numerose pubblicazioni
scientifiche in materia ed è
membro dell’European Society of Hematopathology e
dell’International Network
for Cancer Treatment and
Research, un’organizzazione
Lorenzo Leoncini,
responsabile
dell’istituto
di Anatomia
patologica del
dipartimento di
Biotecnologie
Mediche
dell’Università
di Siena
che sviluppa protocolli terapeutici per i Paesi in via di
sviluppo.
Negli anni l’attività dell’Istituto, che esegue diagnosi
istocitologiche
utilizzando
tecniche morfologiche, immunoistochimiche e molecolari di ultima generazione,
raccoglie informazioni di valore prognostico e terapeutico, oltre a contribuire agli studi clinici e alla ricerca di base
e applicativa, è cresciuta con
l’utilizzo di protocolli diagnostico/terapeutici europei che
ha contribuito a sviluppare e
validare, grazie alle numerose
collaborazioni internazionali.
Per quanto riguarda l’attività
scientifica, l’Istituto si occupa
della ricerca sulla espressione
genica dei linfomi con particolare attenzione al ruolo che
i prodotti virali, sopratutto il
virus di Epstein-Barr, svolgono nello sviluppo e nella progressione di queste malattie.
Più recentemente, il campo
di attività si è esteso alla valutazione delle alterazioni dei
processi metabolici nelle cellule neoplastiche che possano
essere oggetto di terapia mirata e alla identificazione di
nuove mutazioni geniche.
10 Sanità & Salute
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
REGIONE UMBRIA / I nuovi modelli organizzativi programmati dalla direzione Salute e Coesione sociale
Una telefonata riduce le liste d’attesa
Appropriatezza, priorità, monitoraggio e controllo: più efficienza nel diritto alla salute
C
ome sviluppare nuovi
modelli
organizzativi
per migliorare il servizio sia
al paziente che al personale
operativo? È la domanda a cui
la direzione Salute e Coesione
sociale della regione Umbria
ha di recente dato risposta attuando una serie di programmi per tutelare e incrementare il diritto alla salute del
cittadino. Tra questi, avviato
lo scorso ottobre, c’è il piano
straordinario sull’abbattimento delle liste d’attesa per le prestazioni specialistiche e la diagnostica per immagini, le due
aree che, a differenza degli
esami di laboratorio, presentavano le maggiori criticità.
“Se è vero che l’iniziativa sui
tempi d’attesa è stata adottata
anche da altre regioni, per noi
è stata una delle azioni prioritarie attivate dalla Giunta
Regionale nell’ultima fase di
legislatura”, afferma Emilio
Duca, direttore regionale Sanità Umbria.
Il piano, ben lungi dal limitarsi all’aumento della quantità
di prestazioni, perché non è
questo il modo - o meglio,
non il solo -, per abbattere
Il presidente della Regione Catiuscia Marini ed Emilio Duca,
direttore regionale della Sanità Umbria
i tempi d’attesa, si articola
su quattro direttrici d’intervento. “Abbiamo puntato innanzitutto sul governo della
domanda - spiega Duca -.
La regione Umbria, a fronte
di poco più di 900 mila abitanti eroga ogni anno circa
2.425.000 esami specialistici
e 721.000 esami di diagnostica strumentale per immagini
(tac, radiografie, risonanze
magnetiche e quant’altro).
Di fronte a questi numeri era
necessario migliorare l’appropriatezza delle richieste di
esami specialistici. Attraverso
un lavoro di squadra portato
avanti dai medici di base e pediatri insieme ai medici specialisti delle varie discipline
abbiamo dunque attivato i cosiddetti Rao, Raggruppamenti di Attesa Omogenei, finalizzati ad accertare l’utilità della
prestazione e a inserire ogni
richiesta in un’appropriata
classe di priorità. La classe di
priorità racchiude la condizione clinica che consente al
medico prescrittore di attribuire a un paziente, in base al
bisogno clinico che manifesta,
un tempo di attesa ritenuto
ragionevole per ottenere una
prestazione specialistica sen-
za per questo compromettere
la prognosi”. In tal senso, si
distinguono prestazioni con
priorità alta che devono essere effettuate entro 3 o 10
giorni, con priorità media che
prevedono un’attesa tra i 30 e i
60 giorni, e senza priorità per
cui l’attesa può arrivare fino a
180 giorni.
La seconda direttrice del
piano riguarda l’azione di
monitoraggio e controllo del
sistema regionale. Un’azione
strettamente operativa che
ha previsto la creazione di un
Cup regionale che permette
di prenotare un esame specia-
listico ovunque all’interno del
territorio dell’Umbria. Il cittadino è così libero di scegliere
se attendere più a lungo per
poter usufruire di una prestazione vicino a casa propria
oppure di spostarsi altrove
per accorciare i tempi. Parallelamente, è stato istituito un
servizio di recall automatizzato che, con 6 giorni di anticipo, ricorda al cittadino la
propria prenotazione e al contempo gli permette di disdirla
qualora non intenda più effettuare la visita o l’esame. “Dal
momento che normalmente il
15-20% di coloro che hanno
una prenotazione non si presentano all’appuntamento - fa
notare Duca - il sistema rende
possibile recuperare disponibilità di prestazioni, da ricollocare soprattutto per coloro
che sono in lista d’attesa con
priorità alta. Da ottobre 2014
a oggi, cioè nei primi 4 mesi
di attivazione del piano straordinario, sono state contatta-
Il presidente Catiuscia Marini all’inaugurazione di una nuova
sala operatoria all’ospedale di Orvieto
USL UMBRIA 2 / Il dipartimento di Riabilitazione collega e coordina servizi e blocchi funzionali sia ospedalieri che territoriali
Un adeguato intervento riabilitativo
Gli sforzi coordinati di strutture diverse, e di tecnologie all’avanguardia, sostengono il recupero del malato
I
n Umbria la storia della
riabilitazione neurologica
inizia negli anni Ottanta con
la riconversione dell’ospedale
di Trevi. Da allora, per completare una rete che riveste
un’importanza fondamentale
per gli abitanti della Regione, sono stati aperti l’Unità
Spinale Unipolare a Perugia,
i centri di Foligno e di Cascia,
Passignano sul Trasimeno,
Umbertide (Istituto Prosperius), Terni (Domus Gratiae), il
reparto dell’Ospedale di Orvieto e il Centro Ortopedico
Umbro di Perugia.
“Per meglio organizzare il
percorso di recupero, nella
Usl Umbria 2 è stato istituito
il dipartimento di Riabilitazione che aggrega servizi e
blocchi funzionali sia ospedalieri che territoriali ed è
in grado di collegare e coordinare le attività dei singoli
servizi - spiega il dott. Mauro Zampolini, direttore del
dipartimento -. Con questo
modello si riesce a prendere in carico il paziente fin
dall’evento acuto e a indirizzarlo verso la tipologia di riabilitazione più appropriata”.
Mauro
Zampolini,
direttore del
dipartimento di
Riabilitazione di
Usl Umbria 2
Quando una persona è colpita da una malattia acuta
può ritornare alla propria
vita guarita dopo un adeguato trattamento medico. Nei
casi più gravi, come nel caso
di un trauma cranico, questo non accade e la malattia
lascia delle conseguenze che
limitano la capacità di fare le
normali cose della vita quotidiana. Quando questo accade
è necessario un adeguato intervento riabilitativo.
Contrariamente a quanto si
pensa, la riabilitazione non
è solo ginnastica mirata al
recupero della forza muscolare, ma è un intervento complesso al quale partecipa il
medico specializzato in Medicina Fisica e Riabilitativa,
il fisioterapista che si occupa
principalmente del recupero
del movimento, il logopedista
che si dedica al recupero del
linguaggio e, quindi, della capacità di parlare, di ricordare
le cose, di stare attenti, come
nel caso di persone uscite dal
coma.
Anche gli infermieri sono
importanti per facilitare il
recupero attraverso un intervento specializzato che aiuta
la persona a ritornare a fare
le cose da sola. In questo è
importante anche il terapista
occupazionale che rieduca la
persona alle normali attività
quotidiane e lo psicologo a
sostegno della persona malata, delle famiglie e degli operatori.
“La riabilitazione moderna ha lo scopo di facilitare
il recupero della persona
e il suo rientro alle attività
L’ospedale di Foligno
quotidiane e alla partecipazione sociale - dichiara il
dott. Zampolini -. Pertanto
è importante iniziare la riabilitazione prima possibile.
A questo scopo è stato creato
un reparto presso l’ospedale
di Foligno in stretta collaborazione con la neurologia.
Quando l’intervento richiede
un trattamento più specificamente riabilitativo, i pazienti vengono trasferiti presso
gli ospedali specializzati di
Trevi e Cascia. Da sempre è
ti oltre 8.400 cittadini e prese
in carico con questa modalità
circa 4.800 persone e, di queste ultime, circa il 68% sono
state anticipate anche rispetto
alla prenotazione originaria”.
Non meno importante è stata
poi l’istituzione di un piano
di comunicazione regionale
sulle liste d’attesa, unitamente
all’implementazione di processi di informazione e formazione di tutti gli attori del
sistema, comprese le farmacie,
che effettuano prenotazioni e
riscossioni ticket (farmacup),
le associazioni di categoria e
dei cittadini. Con questi sono
stati istituiti tavoli tecnici regionali che sistematicamente
si riuniscono per affrontare e
risolvere le criticità che si vengono a evidenziare.
Infine, la quarta linea di intervento ha riguardato l’aumento
delle prestazioni sanitarie ed
è stata quella più efficace dal
punto di vista dei risultati
immediati. “Abbiamo rimodulato l’offerta su alcune aree
critiche come la diagnostica
per immagini, l’oculistica e la
cardiologia - conclude Duca - attraverso una maggiore apertura delle attività. In
particolare, per alcuni servizi
è stato prolungato l’orario pomeridiano fino alle 22, con
la possibilità di accedere alla
prestazioni anche il sabato e
la domenica. Questo ha comportato l’erogazione di 24.900
prestazioni aggiuntive rispetto a quelle offerte in precedenza”.
stata riservata attenzione per
l’innovazione. Negli ultimi
anni abbiamo sviluppato,
per esempio, strumenti per
la teleriabilitazione, che permettono cioè la riabilitazione
a domicilio controllata a distanza dal centro ospedaliero.
Abbiamo anche a disposizione strumenti che ci permettono di applicare tecniche
particolarmente innovative
per il recupero dell’arto superiore. Ed è prossima l’acquisizione di strumenti robotici
che consentono di rieducare
al cammino precocemente.
Tali strumenti stanno sempre
più diventando importanti
nei processi di riabilitazione
integrando le tecniche tradizionali. Le nuove tecnologie
permettono infatti un recupero maggiore e più precoce”.
Notevole è l’attività scientifica
tuttora in corso allo scopo di
studiare farmaci e tecniche
riabilitative sempre migliori
per favorire il recupero funzionale. “Grande è l’attenzione riservata alla ricerca
che vede la costante partecipazione ai più importanti
congressi nazionali e internazionali. La pubblicazione
di oltre 100 lavori scientifici è
motivo di orgoglio - conclude
il dott. Zampolini -. È importante sottolineare anche che
le strutture del dipartimento
sono sedi di attività didattica
per la specializzazione in medicina Fisica e Riabilitativa
e per il corso di Fisioterapia
dell’Università di Perugia”.
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
Sanità & Salute
STUDIO MEDICO DOTTOR ALDO TRACCHEGIANI / Angiologo e chirurgo estetico
Salute e bellezza qui vanno a braccetto
Tecniche e conoscenze sempre più approfondite contro inestetismi e patologie invalidanti
“D
a trent’anni lavoro
nell’ambito della medicina estetica e ho aperto centri in Umbria e Toscana. Sono
specializzato in angiologia ma
ho seguito anche la mia personale passione per la medicina
estetica del viso e del corpo,
approfondendo gli studi in
questo settore”, si presenta così Aldo Tracchegiani, medico
che si occupa di medicina estetica ma non solo. La grande
esperienza nel settore gli permette di tracciare il percorso
e lo sviluppo che questa branchia della medicina ha seguito
negli ultimi anni: “Credo che,
in tutta sincerità, un bilancio
migliore non potrebbe esserci.
Mi piace fare un lavoro come
quello che ho scelto, un lavoro
che permette di ottenere risultati strepitosi e la gratitudine
dei pazienti che vedono migliorare il loro aspetto estetico
normalizzando i parametri
delle loro analisi ematochimiche e la sintomatologia che
presentano”.
Non solo passato e presente nelle sue parole. Il dottor
Tracchegiani guarda al futuro
con grande sicurezza e fiducia:
Il dottor Aldo Tracchegiani
“Gli inestetismi che affliggono
la donna sono sempre gli stessi
ma le armi a disposizione sono sempre più efficaci. Direi
che forse è il caso di affrontare ogni singola problematica
e presentare l’approccio gold
standard per ognuna di esse”.
Risolve i problemi più comuni,
dal sovrappeso alla cellulite, da
capillari e varici che deturpano
le gambe alle rughe del volto.
Come, giustamente, anticipava lo specialista, le questioni non cambiano. Mutano e
migliorano gli strumenti a
sua disposizione per eseguire
un lavoro perfetto. “L’eccesso
ponderale che in molti casi
evolve in vera e propria obesità è una delle problematiche
più comuni. Con il nostro
protocollo terapeutico riusciamo ad affrontare casi che
alcuni definiscono disperati.
Tanto per citarne due: un primo soggetto di sesso maschile
che si presentava alla nostra
osservazione con il peso di
138 kg, diabete in terapia con
insulina, sei iniezioni al giorno
e dosaggio alto di metformina
ipoglicemizzante orale, dopo
appena 4 mesi di terapia riesce
a eliminare completamente
l’insulina, riduce di molto la
metformina. Ora non presenta più sintomi di affanno e sensazione oppressiva. Il secondo
soggetto, sotto i trenta anni,
si è presentato con un peso di
186 kg e difficoltà nella respirazione, dopo 8 mesi di terapia
è sceso a 131 kg con modellamento ben visibile nelle foto
che abbiamo portato ad esempio del successo ottenuto”.
Il lavoro che Tracchegiani
compie non regala solo un benessere estetico ma anche un
miglioramento marcato dello
stato di salute del paziente:
“Per noi è fondamentale questo aspetto. Per questo motivo
vogliamo le analisi del paziente prima di iniziare la terapia e
nei grandi obesi anche un elettrocardiogramma. Quello che
ci sorprende positivamente è
la capacità che un’alimentazione appropriata può portare alla salute del paziente con
normalizzazione di glicemia,
colesterolo e trigliceridi elevati”.
Tracchegiani è anche direttore
sanitario di poliambulatori e
studi medici col marchio “Salute e Bellezza”. È opportuno
anche avere indicazioni a proposito del trattamento di varici
e cellulite: “Per quanto riguarda la cellulite, gli strumenti a
disposizione sono oggi molto
numerosi: dalla mesoterapia
con fosfatidilcolina all’ossigeno ozono terapia. Se si volesse
evitare la terapia medica con
iniezioni, si possono effettuare terapie assolutamente non
invasive come cavitazione, endermologie e radiofrequenza.
Chiaramente il tutto preceduto
da una visita angiologica con
esame ecocolordoppler, misurazione del pannicolo adiposo. Per le varici e i capillari
è sempre necessaria una visita
angiologica approfondita con
ecocolordoppler per valutare lo stato del circolo venoso
complessivo. Solo in seguito si
può passare alla scleroterapia
per eliminare varici e capillari di piccola e media entità,
arrivando alla nuova tecnica
scleromousse, che assicura un
11
perfetto risultato per i tronchi
venosi più grandi. La scleroterapia sia sulle varici secondarie
che sui capillari riesce a fare
miracoli”.
Ultimo, ma non meno importante, un discorso sul trattamento delle rughe. Ci sono
novità importanti da valutare:
“Oggi con le nuove formulazioni di acido ialuronico, botox
e la nuova tecnica con i fili per
biostimolazione riusciamo a
dare alle rughe davvero del filo
da torcere”. E a chi si preoccupa della spesa da effettuare per
queste cure, il professore tende
una mano: “Assolutamente
non sono così costose come
si può pensare. Posso dire tra
l’altro che attualmente stiamo
facendo una promozione, visto
che siamo in periodo di trattamento cellulite. Le terapie presso-terapia e LPG-endermologie integral vengono proposte
per tutto il mese di marzo a un
pacchetto due al prezzo di una”.
Prima e dopo il
trattamento
EMDR ITALIA / È l’associazione che utilizza la metodica “Eye Movement Desensitization and Reprocessing”
Specialisti nella cura di disturbi da trauma
La terapia è stata utilizzata con successo in occasione dei terremoti del Molise e dell’Emilia
n Italia, l’associazione
scientifica Emdr riunisce
gli psicoterapeuti specializzati nei disturbi post traumatici che utilizzano per
la loro cura il metodo Eye
Movement Desensitization
and Reprocessing, indicato
da tutte le linee guida internazionali e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità
per la cura di tutti i disturbi e
le situazioni legate allo stress
traumatico. “Siamo una delle associazioni più grandi
d’Italia - spiega la presidente
Isabel Fernandez - con 3.500
soci che esercitano privatamente, in ambito pubblico
nel Servizio Sanitario Nazionale (Asl e Aziende Ospedaliere) in Comuni, Province e
Regioni e, a livello istituzionale, nella Marina Militare
italiana e nella Polizia di
Stato. All’interno delle Forze
dell’Ordine, vengono utilizzate le competenze in Emdr,
come accade a esempio negli
Stati Uniti, per aiutare i militari che ritornano da missioni in cui hanno vissuto
situazioni particolarmente
traumatiche o di pericolo”.
© fotografiche.eu - Fotolia.com
I
L’Associazione
collabora
inoltre con le questure e il
Corpo di Polizia per il trattamento dei dipendenti, così
come con i Vigili del Fuoco.
“Il ruolo del trauma - prosegue Fernandez - è oggi molto
riconosciuto e trasversale a
tutte le problematiche emotive e psicologiche. Curando i traumi si va ad aiutare
e a risolvere la depressione,
l’ansia, gli attacchi di panico
o i disturbi alimentari che
insorgono dopo una storia
di stress da traumatizzazione. Non a caso il trauma da
stress estremo e interpersonale è stato riconosciuto
nell’ultima edizione del manuale diagnostico e statistico
dei disturbi mentali (Dsm-5)
come fattore predisponente e
di rischio per circa 50 disturbi mentali, oltre a quello da
stress post traumatico”.
Spesso si legge sulla stampa
di vari tipi di disastri (l’alluvione di Genova, l’incidente
della Crociera Costa, terremoti e così via) e, date le caratteristiche di questi eventi,
le reazioni da stress vissute
dalle persone coinvolte ed
esposte possono portare a
disturbi post-traumatici o
contribuire all’insorgenza di
altri problemi. In questi casi
il trattamento con Emdr si
rivela particolarmente utile:
per tale motivo è stato impiegato nel 2002 nel terremoto in Molise, con i bambini
sopravvissuti al crollo della
scuola di San Giuliano di Puglia, nel sisma dell’Aquila nel
2009 e più recentemente in
quello dell’Emilia in collaborazione con l’Asl di Modena.
Sempre con maggiore frequenza, la cronaca nera
italiana è costellata di casi
di femminicidio e infanticidio. “Nello specifico - spiega
Fernandez -, in Lombardia,
abbiamo assistito a numerose situazioni di emergenza
che hanno sconvolto intere
comunità. A Cesano Maderno (in provincia di Monza
e Brianza) è stato commesso un duplice infanticidio
(bambini di 2 e 9 anni) da
parte del padre; sempre nella
stessa provincia un ragazzo
di 14 anni si è suicidato. A
Lecco, una madre ha ucciso i
suoi tre figli e a San Giuliano
Isabel
Fernandez,
presidente di
Emdr Italia
Milanese un maestro è stato
accusato di abusare delle sue
piccole alunne”.
“Tutti questi eventi - aggiunge Fernandez - non solo
hanno sconvolto le persone
direttamente coinvolte nelle
tragedie ma anche le intere
comunità.
Proprio per far fronte a queste emergenze, i Comuni
interessati si sono attivati
chiedendo un aiuto esperto e
focalizzato. Sono stati perciò
invitati gli psicologi dell’Associazione Emdr Italia, specializzati nell’intervento in
situazione di supporto psicologico in fase acuta, a sostenere insegnanti, studenti,
genitori, soccorritori e la comunità stessa”.
L’Associazione Emdr collabora anche con l’Inail, intervenendo sugli utenti dopo
infortuni sul lavoro e spesso
viene contattata anche direttamente dalle aziende in caso
di incidenti gravi per dare un
supporto psicologico ai dipendenti o ai familiari.
“Sul fronte della ricerca conclude Fernandez -, stiamo collaborando con diverse
università, cliniche universitarie, il Cnr e svariati centri
di ricerca internazionale.
L’Italia sta dando un grande
contributo a livello internazionale sulla ricerca sull’Emdr, sia sul suo funzionamento
sia su come la remissione dei
sintomi e la risoluzione clinica vengono confermati dai
cambiamenti neurofisiologici, osservabili con le apparecchiature di Neuroimaging,
Eeg e risonanze magnetiche”.
Per maggiori informazioni
visitare il sito www.emdr.it.
12 Sanità & Salute
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
MARCHE / Ricerca, formazione e multidisciplinarità sono le linee guide dell’Unità Operativa di Oncologia di Macerata
Dal ruolo delle staminali ai meccanismi delle recidive
Diretto dal professor Latini, lo staff è quotidianamente impegnato in numerose attività che coinvolgono diverse figure professionali
L
a Unità Operativa di
Oncologia dell’Asur 3
Marche - Macerata partecipa
attivamente ai programmi di
ricerca clinica. In particolare,
vengono condotte sperimentazioni cliniche controllate
in collaborazione con i principali centri di oncologia nazionali e internazionali, per
testatare l’attività di nuovi farmaci biologici.
Una particolare attenzione
viene rivolta alla cosiddetta
ricerca di base. Riferisce il
dottor Giovanni Benedetti: “Stiamo conducendo una
originale ricerca sul ruolo
delle cellule staminali del
cancro della mammella e
sui meccanismi responsabili
della recidive nelle pazienti operate radicalmente. Ci
avvaliamo per questo della
collaborazione con laboratori
di patologia e biologia molecolare. Abbiamo pubblicato
recentemente un interessante
studio sulla prestigiosa rivista
‘Oncotarget’ (ref. Oncotarget.
2014 Oct 30;5(20):9678-88),
in cui abbiamo dimostrato
che i geni responsabili del
mantenimento del potenziale staminale delle cellule del
cancro mammario possono
determinare
l’andamento
della malattia e, in particolare, che l’espressione del gene
SOX2 nei tessuti tumorali
asportati dalle pazienti afferenti al nostro centro individua i tumori a maggiore
rischio di recidiva precoce”.
Ora, insieme con la dottoressa Barbara Pistilli, lo staff
studiando l’influenza dei geni
della staminalità nello sviluppo del cancro nelle pazienti
giovani in pre-menopusa e in
quelli che insorgono durante
la gravidanza.
Un team di professionisti è,
inoltre, dedicato alle attività
di posizionamento e gestione
dei cateteri venosi centrali,
presidi medici necessari per
la corretta somministrazione delle terapie antitumorali.
Per rendere comprensibile ai
pazienti la procedura di posizionamento di tali dispositivi,
il reparto è stato dotato di un
manichino simulatore denominato Chester ChestTM: un
modello di tronco umano a
grandezza naturale, per la dimostrazione pratica delle vie
di accesso vascolare. Il manichino rappresenta anche un
sussidio didattico incomparabile, impiegato per corsi di
aggiornamento al personale
infermieristico e agli studenti.
Presso la UO di Oncologia
sono attivi, infine, anche ambulatori multidisciplinari per
la discussione settimanale dei
casi clinici in cui collaborano
molteplici figure professionali: urologo, ginecologo, radioterapista, chirurgo, oncologo,
otorino, dermatologo, neurologo.
Il professor Luciano Latini (a destra) con lo staff della UO Oncologia di Macerata
Tutte le attività pensate per i pazienti e per i loro familiari
Sono numerosi i nuovi servizi che si ggiungono a quelli ormai consolidati all’interno della UO
di Oncologia diretta dal professor Latini
A
lle numerose iniziative (pet therapy, arteterapia, yoga, fornitura gratuita di parrucche, atelier della bellezza, viaggi;
ambulatorio genetico, ambulatorio per la corretta alimentazione, sportello di assistenza sociale…), già presenti nella UO di Oncologia di Macerata diretta dal professor Luciano Latini, si sono
aggiunti nuovi servizi, realizzati grazie al sostegno dell’AOM
- Associazione Oncologica Maceratese onlus e del suo presidente, il professor Mauro Marconi, docente di Economia monetaria
presso il dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di
Macerata.
PUBBLICAZIONI GRATUITE PER PAZIENTI E FAMILIARI
Il Bucaneve è il trimestrale
di informazione dell’Unità
Operativa di Oncologia. Ha
l’obiettivo di divulgare la conoscenza di tematiche varie
di psicologia, medicina, salute e benessere, con linguaggio
semplice e tono gradevole; di
incoraggiare comportamenti
di prevenzione e un sano stile
di vita; di rendere note le iniziative del reparto e dare spazio a contributi dei pazienti e
dei loro familiari.
Il libro “Signorina lei ha bisogno d’affetto. Una psicologa in
oncologia. Storie, pensieri, emozioni” di Lucia Montesi e Luciano Latini offre una finestra sul
lavoro dello psicologo nel reparto di
oncologia, lasciando spazio alle voci dei pazienti e dei familiari. Con
un tono leggero e ironico, riporta
aspetti della quotidianità del malato
oncologico e della vita del reparto,
luogo di intensa vitalità, in cui, nonostante le difficoltà della malattia,
molti riscoprono forza interiore, vicinanza, solidarietà.
Molti malati vi hanno trovato un
aiuto per affrontare la malattia in
modo più sereno.
Il libro “Passo dopo passo insieme. Ansie, disagi e risorse del
familiare del paziente oncologico” di Luigi Di Vitantonio e
Luciano Latini si rivolge alle persone che sono vicine al malato. I
familiari hanno il difficile compito di sostenere la persona malata
ma allo stesso tempo fronteggiare
le proprie emozioni e sopportare
carichi su più fronti. Le storie raccontate nel testo svelano un mondo complesso, ricco di emozioni
contrastanti, che spesso rimane
sullo sfondo. Per molti familiari il testo è un aiuto per gestire
difficoltà e preoccupazioni e per migliorare la relazione con la
persona malata.
SERVIZI DI PSICOLOGIA
Al consueto servizio di supporto psicologico a pazienti e familiari, già presente da molti anni in reparto, si sono aggiunti altri
servizi più specifici.
Ambulatorio di sessuologia
L’ambulatorio di sessuologia è un servizio individuale e di coppia rivolto ai pazienti e ai familiari del reparto, gestito dal
dottor Luigi Di Vitantonio, psicoterapeuta sessuologo. Offre un
ambiente confidenziale per parlare delle difficoltà percepite nel
rapporto con il corpo cambiato, nel recupero dell’intimità, nella
vita relazionale e sessuale. Un esperto in sessuologia permette di
dare spazio anche a questa importante dimensione, troppo spesso taciuta, a comunicare meglio con il partner, esprimere nuovi
bisogni, trovare modalità alternative per recuperare o mantenere
il benessere sessuale.
Controllo del dolore con ipnosi e training autogeno
Il dolore e altri sintomi invalidanti possono essere gestiti con l’aiuto dell’ipnosi e del training autogeno.
L’Ambulatorio di ipnosi oncologica, gestito dal dottor Michele
Marconi, psicologo e ipnoterapeuta, mette a disposizione dei pazienti una pratica che si è dimostrata efficace in numerosi campi.
L’ipnosi è una pratica di immaginazione guidata che permette
alla persona di sperimentare una nuova dimensione di essere, da
un punto di vista cognitivo, emotivo e corporeo e che è in grado
di aiutarla a dominare l’esperienza dolorosa, realizzando in tal
modo un miglioramento del proprio umore e della propria vita.
I corsi di training autogeno, individuali e di gruppo, gestiti dalla
dottoressa Lucia Montesi, psicoterapeuta e operatrice di training
autogeno, permettono a malati e familiari di apprendere una tecnica di rilassamento efficace e raccomandata dalle linee guida
per la gestione del dolore. Anche i disturbi ansiosi, le difficoltà del
sonno, i disturbi psicosomatici traggono giovamento da questa
tecnica, di facile esecuzione e adatta a tutte le età. La mente si
concentra su sensazioni corporee piacevoli, aumentando la soglia
del dolore e allontanando tensioni e preoccupazioni.
CORSO DI CUCINA NATURALE
Il corso, tenuto dallo chef Gilbert Casaburi, promuove nei pazienti e nei familiari un’ alimentazione equilibrata e consapevole,
determinante nella prevenzione e nella cura dei tumori. Con un
approccio semplice e pratico, le lezioni quindicinali aiutano i partecipanti a conoscere meglio le basi di una sana alimentazione e
a mettere in atto cambiamenti positivi nel modo di mangiare,
privilegiando alimenti come cereali, verdure, legumi.
NORDIC WALKING
Da un anno i pazienti
del reparto e i loro familiari possono praticare ogni settimana
il nordic walking, la
camminata naturale
con l’ausilio di due
bastoncini. Con gli
istruttori dell’Associazione Macerata Nordic Walking, apprendono
una disciplina utile alla riabilitazione del malato oncologico e al benessere fisico e psicologico. Il clima gioviale e amichevole e il contatto
con la natura contribuiscono ad alleviare tensione e stress. Il 21 marzo l’esperienza nel reparto oncologico verrà portata a un importante
convegno sul nordic walking presso l’Abbadia di Fiastra.
IL CAMMINO DI SANTIAGO
Per giugno 2015, il reparto ha, infine, organizzato un viaggio a
Santiago di Compostela, con le più belle tappe del cammino da
percorrere a piedi ma con la possibilità di effettuare il percorso
anche in pullman. Con la presenza di medici, infermieri e volontari, i partecipanti hanno l’occasione di prendere parte a una
esperienza unica con la sicurezza e la tranquillità di trovarsi in
un contesto protetto, potendo così godere di un’opportunità altrimenti fuori dalla portata di una persona malata.
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
Sanità & Salute
AO PISA ENDOCRINOLOGIA / Il reparto dell’azienda ospedaliero-universitaria pisana è all’avanguardia
Il centro numero uno per la tiroide
Spesso la cura è semplice. Occorre imparare a distinguere i sintomi della malattia
U
n punto di riferimento
per tutta l’Italia, un centro innovativo in cui l’attenzione al paziente si lega in modo
indissolubile alla ricerca verso
nuove forme di prevenzione.
Il reparto di endocrinologia
dell’azienda ospedaliero-universitaria pisana è riuscito a
crearsi negli anni una importante fama e una alta reputazione, divenendo il vero e proprio cuore pulsante di quello
che è il complesso sistema che
vive e sviluppa novità, in Italia,
a livello endocrinologico. Una
crescita costante che ha porta-
to grande attenzione intorno
alla realtà toscana. Terapie
avanzate e farmaci innovativi
sono solo alcuni degli elementi che spingono verso la scelta
del reparto pisano di endocrinologia da parte di tanti cittadini italiani e stranieri. Il complesso comprende un centro
di riferimento per le malattie
della tiroide e del carcinoma
tiroideo, un centro per la diagnosi e la terapia dell’obesità
e dei disturbi del comportamento alimentare, un centro
del metabolismo fosfo-calcico
e un centro per le malattie ipo-
Paolo Vitti,
direttore dell’unità
operativa di
Endocrinologia 1
Una visita in ambulatorio
talamo ipofisarie. Questa realtà sviluppa procedure diagnostiche e terapeutiche. Molte
delle procedure diagnostiche
riguardano la patologia nodulare tiroidea. Per distinguere le
formazioni nodulari benigne,
che costituiscono la larga maggioranza dei noduli, da quelle
maligne, vengono esaminate
le cellule prelevate dal nodulo
mediante aspirazione con ago
sottile. Nei casi dubbi vengono
applicate tecniche di biologia
molecolare che individuano
mutazioni di geni coinvolti
nello sviluppo dei tumori della tiroide. Oltre alla patologia
nodulare esiste anche quella
autoimmune: una patologia
in cui il sistema immunitario
non riconosce come propri alcuni componenti delle cellule
tiroidee. Porta a ipotiroidismo
o a ipertiroidismo, patologie
che colpiscono soprattutto le
donne. Spiega Paolo Vitti, direttore dell’unità operativa di
Endocrinologia 1 dell’azienda
ospedaliero-universitaria Pisana: “Per ridurre o evitare le
complicanze dovute alle malattie tiroidee, è fondamentale imparare a riconoscerne i
sintomi. Attraverso il rilascio
di ormoni tiroidei, la tiroide
• Calzature
• Ausilii della
vita quotidiana
• Presidi per la deambulazione
La competenza dello staff e l’esperienza decennale
fanno di Sanitas un sicuro punto di riferimento in relazione
agli articoli trattati.
Da sempre l’obiettivo perseguito è la soddisfazione di
ogni esigenza del Cliente, attraverso la realizzazione di
soluzioni su misura e la consulenza di personale preparato
e disponibile.
Innovazione, professionalità e cortesia sono gli ingredienti
che negli anni ci hanno permesso di espanderci e
poterci avvalere oggi di cinque moderni punti vendita
all’avanguardia, per poter offrire al Cliente un servizio
ia.it
d
www.sanitasortope
• Cosmesi
• Elettromedicali
• Tutori
• Incontinenza
gonadi (ovaie e testicoli) e la
corretta maturazione dei gameti (ovociti e spermatozoi).
Oggi sappiamo che dopo aver
seguito le cure per un disturbo
tiroideo crescono le possibilità di avere un bambino e si
hanno maggiori probabilità di
successo nei casi di fecondazione in vitro”.
Ma non è tutto: il direttore
offre alcuni dati importanti
da analizzare: “Fino al sette
per cento delle neomamme
sviluppa disturbi della tiroide
nell’anno successivo alla nascita del bambino. Sono più
a rischio le donne che anche
prima della gravidanza avevano una patologia tiroidea
autoimmune latente. Anche
in questo caso può essere difficile riconoscere il problema
perché i sintomi (ansia, insonnia, difficoltà di concentrazione, irritabilità, variazioni di peso o spossatezza) sono
tipici dell’esperienza di vivere
con un nuovo bambino. Una
volta individuato il problema,
nella stragrande maggioranza dei casi la cura è semplice,
molto efficace e la maggior
parte delle donne colpite vive una vita normale grazie a
una terapia farmacologica”.
Ogni paziente dell’azienda
ospedaliero-universitaria pisana è curato con la massima
attenzione e scrupolo. Ogni
caso viene gestito in maniera unica, rilevando la cura
migliore. È questo il metodo
grazie al quale è diventato il
centro numero uno in Italia.
• Riabilitazione
• Intimo
• Busti
• Antidecubito
finalità di
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sempre migliore.
Fior enzuola -
regola il metabolismo del corpo: una scarsa produzione di
questi ormoni (ipotiroidismo)
o una loro presenza eccessiva
(ipertiroidismo) causano disturbi importanti. I segnali a
cui fare attenzione possono
essere sfumati ma è bene rivolgersi al medico di famiglia
in caso di un aumento di peso
lento e graduale, intolleranza
al freddo, spossatezza, sonnolenza e stitichezza perduranti.
Essi potrebbero essere sintomi di ipotiroidismo. Mentre
dimagrimento ingiustificato,
palpitazioni, intolleranza al
caldo e sudorazione, alvo più
frequente, occhi sporgenti
sono le spie principali di ipertiroidismo. Infine, l’ingrossamento del collo può indicare
la presenza di un gozzo o di un
nodulo benigno o maligno”.
Per capire qual è la propria
situazione, è indispensabile
eseguire un esame del sangue
per verificare i livelli di Tsh,
l’ormone tireostimolante. In
seconda battuta è consigliabile
una ecografia. Prosegue il professor Vitti: “Una verifica della
funzione tiroidea va sempre
presa in considerazione in una
giovane donna che desidera
una gravidanza e ha difficoltà a rimanere incinta. Oggi è
sempre più frequente, anche
per l’avanzare dell’età della prima gravidanza, che si verifichino problemi di ridotta fertilità. La tiroide gioca un ruolo
chiave nel garantire la fertilità.
Gli ormoni tiroidei controllano il normale sviluppo delle
Fidenza ( Vaio)
13
14 Sanità & Salute
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
ISTITUTO STOMATOLOGICO TOSCANO / Cinque unità cliniche nell’Ospedale della Versilia
L’eccellenza odontoiatrica accessibile
Il privato sostiene il pubblico. Con, in più, i vantaggi offerti dalla struttura ospedaliera
C
inque unità cliniche dotate di tecnologie all’avanguardia, fra le più avanzate,
per praticare ogni branca della moderna odontoiatria. Da
otto anni, e con una formula
del tutto originale, nell’Ospedale della Versilia è presente
un Centro di Odontoiatria gestito dall’Istituto Stomatologico Toscano, fondazione onlus
per la clinica, la ricerca e l’alta
formazione in odontoiatria.
Il Centro ha una ragione e
obiettivi ben precisi.
Ugo
Covani,
direttore
dell’Istituto
Stomatologico
Toscano e professore ordinario di Malattie odontostomatologiche
all’Università
di Pisa, spiega “Si vuole integrare l’attività del pubblico,
realizzata prevalentemente
nei distretti, con un’attività
odontoiatrica incentrata su
prestazioni a pagamento ma
che si distinguano per la valorizzazione della sinergia tra
pubblico e privato, nonché
per l’integrazione con le peculiarità di una pratica ospedaliera e soprattutto di una
continua ricerca dell’innovazione non solo degli aspetti
Il direttore Ugo
Covani
clinici, bensì pure di quelli
gestionali ed economici”.
L’Istituto Stomatologico Toscano ha rappresentato sin
dall’inizio una vera svolta.
“La pratica odontoiatrica dice Covani - è generalmente
affidata ad ambulatori privati
e le strutture ospedaliere pubbliche hanno una diffusione
assai ridotta, anche perché solo una parte delle prestazioni
odontoiatriche è stata finora
assicurata dal Sistema Sanitario Nazionale”. Insomma, una
realtà, questa del Centro, con
una forte valenza. Oltretutto,
la recente approvazione di
una delibera regionale rivolta
a ottimizzare l’offerta pubblica
nel settore odontoiatrico, avvalendosi della collaborazione di professionisti privati e
delle loro prestazioni all’interno delle strutture pubbliche,
ha portato a un allargamento
delle attività dell’Istituto Stomatologico Toscano. Esso, in
linea con i propri scopi statutari, ha accettato di fornire,
per una certa percentuale di
attività, prestazioni avanzate
al Servizio Sanitario della Toscana secondo le tariffe previste dall’accordo regionale,
in pratica una sorta di ticket
rispetto alle prestazioni considerate, per cui l’accesso sarà
su prenotazione, tramite Cup
aziendale.
Non è un caso dunque se
l’Istituto Stomatologico Toscano è un riferimento nazionale autorevole. “La mission
è finalizzata a una pratica di
eccellenza - afferma Covani
- e alla costante ricerca della qualità della prestazione,
che si estende alla qualità dei
materiali e che non può non
coinvolgere un’attenta ricerca clinica di soluzioni tese a
contenere i prezzi, come si
sa particolarmente elevati
per prestazioni di eccellenza
appunto. In altre parole, al
primo posto fra gli obiettivi
spiccano l’impegno nell’innovazione e nella ricerca, così da realizzare soluzioni che
si distinguano per un contenimento del costo economico delle riabilitazioni orali,
senza tuttavia compromessi
in termini di qualità e rispetto della biologia”.
Parlandosi di una struttura
odontoiatrica con sede in un
ospedale, non mancano di
certo vantaggi sostanziali in
termini di prestazioni. “Ciò
consente di realizzare sinergie con le altre discipline mediche e dunque di affrontare,
in un ambiente protetto, tutti
i pazienti che presenterebbero elementi di rischio se
L’Ospedale della Versilia
ISTITUTO FLEBOLOGICO ITALIANO / Propone l’eccellenza in flebologia attraverso una rete multidisciplinare di specialisti
Specialisti nel trattamento delle malattie venose
I vantaggi delle tecniche mininvasive. La priorità non è applicare la chirurgia, ma trovare la cura migliore
L’
insufficienza venosa cronica è “una malattia sociale, poiché colpisce il 70% della
popolazione - nel rapporto
tre donne e un uomo - per un
costo a carico della collettività
che in Europa raggiunge il 3%
del Pil. La malattia varicosa se
non debitamente trattata evolve in senso peggiorativo generando complicanze.
Il dottor Dimitrios Kontothanassis, pioniere in Italia nel
trattamento delle vene varicose mediante chirurgia Laser
endovascolare da circa 15 anni, parte dalla fotografia della
realtà attraverso numeri significativi per evidenziare come
“le malattie del sistema venoso
rappresentino una condizione
clinica da non sottovalutare.
Perciò - aggiunge -, debbono
essere inquadrate dal punto di
vista diagnostico e poi curate
da professionisti con specifica
preparazione, alta competenza
e significativa esperienza”.
Specializzatosi prima in chirurgia generale e successivamente in chirurgia vascolare,
il dottor Kontothanassis, forte
degli 11 mila interventi eseguiti e convinto dell’importan-
za che a ogni livello si prenda
coscienza di quanto siano ampi i margini di miglioramento
nella cura efficace dell’insufficienza venosa cronica, ha
fondato a Ferrara l’Istituto flebologico italiano, con l’obiettivo di “promuovere la salute
delle vene attraverso la ricerca
scientifica e l’innovazione tecnologica”.
L’Istituto, spiega, “si pone come punto di riferimento nazionale e internazionale per
la diagnosi e il trattamento
delle malattie venose e per la
formazione e il training degli
specialisti del settore. Inoltre - sottolinea -, per noi sono imprescindibili i principi
etici e deontologici: ciascun
medico deve favorire il trattamento di eccellenza, attraverso le cure più appropriate”.
Metro riconosciuto per identificare l’appropriatezza delle
cure sono le “Linee guida per
la diagnosi e il trattamento
delle malattie delle vene e dei
linfatici”, pubblicate nel 2011
dal American venous Forum
e dal collegio Italiano di Flebologia. “Trattare in maniera
adeguata e a seconda dei casi
eseguiti in uno studio dentistico tradizionale - sottolinea
Covani -. Si pensi per esempio ai pazienti cardiopatici
o con patologie respiratorie
o, ancora, ai diabetici gravi.
È chiaro che la presenza di
una struttura in un ambiente pubblico e la sua natura
di fondazione onlus devono
tenere conto anche di istanze
sociali. Per questo l’Istituto si
è reso disponibile all’accordo con il Sistema regionale,
offrendo un certo numero
di prestazioni a prezzi che
rappresentano una sorta di
ticket, nonché prestazioni
totalmente gratuite a disabili
non collaboranti residenti in
Versilia. E va ricordato l’ambulatorio di Patologia orale,
che effettua visite di screening per i tumori del cavo
orale”.
Nell’Istituto Stomatologico
Toscano alle attività cliniche
si affiancano quelle di ricerca e formazione. “L’attività di
ricerca - aggiunge e conclude
il dottor Covani - ha prodotto numerosi contributi sulle
principali riviste internazionali, mentre per l’attività di
formazione vi sono convenzioni con numerose università italiane e straniere, anzitutto Pisa per il mio ruolo di
professore presso questo ateneo. Si organizzano master,
dottorati di ricerca e corsi di
perfezionamento per dentisti
italiani e, lo dico con orgoglio visto il numero crescente, per odontoiatri stranieri”.
Kontothanassis -. Quindi è
strategico fare un inquadramento corretto della malattia che, come avviene nelle
Vein Clinic statunitensi, cioè
nelle strutture dedicate alla
cura delle malattie venose,
necessita della valutazione di
più specialisti. È importante,
cioè una diagnosi differenziata, che possa contare sulla
valutazione dell’ortopedico,
del fisiatra del piede, del chirurgo vascolare, del neurologo”. Una rete di specialisti
che il dottor Kontothanassis ha costruito negli anni
e con i quali è in continuo
contatto nello svolgimento
della libera professione che
pratica a Ferrara e a Padova.
“L’obiettivo prioritario non è
intervenire chirurgicamente - conclude -, ma curare
le malattie venose in tutte le
loro manifestazioni e con le
metodiche più appropriate
ed eccellenti”.
Il dott. Dimitrios Kontothanassis, specialista in Chirurgia
Generale e Vascolare, presidente Istituto Flebologico Italiano
lavorativa”. Nei pazienti operati con la chirurgia endovascolare laser “la recidiva riscontrata è di circa il 10% dopo 10
anni - sottolinea il medico -, a
fronte di una recidiva di circa
il 70% dopo 5 anni nei pazienti
sottoposti all’intervento tradizionale”.
Ma è sempre necessario intervenire chirurgicamente in presenza di insufficienza venosa
cronica?
“Innanzitutto è importante
che il paziente arrivi dal medico negli stadi precoci della
malattia - premette il dottor
questa patologia - prosegue il
medico - significa limitare le
recidive di malattia varicosa
e cercare di evitare le complicanze che possono ingenerarsi, dalle trombosi alle embolie
polmonari”.
Il dottor Kontothanassis fin da
quando ha cominciato a occuparsi di chirurgia endovascolare venosa aveva “un sogno,
quello cioè di curare le varici
in maniera eccellente attraverso il laser” e due anni fa la
competenza acquisita in que-
A sx taleangectasie e venulectasie, a dx vene varicose
sta tipologia d’intervento lo ha
portato fino a Boston per “far
scuola” ai colleghi americani.
Molteplici i vantaggi della chirurgia mininvasiva che utilizza il laser. “Il ricovero - illustra
il professionista - è ambulatoriale e di poche ore e perciò si
supera anche il concetto di day
surgery; si pratica l’anestesia
locale; vi è assenza di dolore
durante l’intervento e nel post
intervento; non ci sono cicatrici chirurgiche; si può riprendere immediatamente l’attività
Eventi
Lunedì 30 marzo 2015
Sanità & Salute
POLO GGB / Il Polo d’innovazione di genomica, genetica e biologia di Perugia è stato fondato nel 2010 ed è oggi una eccellenza
La terapia è più efficace se guarda al genoma
Le attività del Polo diretto da Paola Castagnoli, entro un network scientifico di portata internazionale
L
a scommessa in medicina non lascia dubbi. Il
futuro punta dritto su postgenomica e su strade di medicina personalizzata per
curare ogni patologia, tumori
per primi, con farmaci e terapie individuati sulla base del
Dna e dell’espressione genica
dei pazienti. Da quando il
genoma umano è stato sequenziato per la prima volta,
nel 2001, le informazioni in
esso contenute sono diventate
patrimonio comune. Ma, soprattutto, da allora ha iniziato
a fare il suo ingresso nel gergo comune la terminologia
di “medicina personalizzata”,
oggi uno degli ambiti di ricerca più impegnativi e promettenti su scala internazionale.
L’Italia contribuisce in questo ambito di innovazione in
virtù di un’eccellenza scientifica nel campo biomedico riconosciuta in tutto il
mondo. E il Polo d’innovazione di genomica, genetica
e biologia di Perugia ne è
una testimonianza autorevole. Centro di eccellenza
tecnologica internazionale,
dotato di strumentazioni
La sede del
Polo Ggb a
Perugia
all’avanguardia per il sequenziamento del genoma
è oggi in grado di fornire
prodotti e servizi nelle aree
della genomica, genetica,
bioinformatica. Fondato nel
2010 con il contributo della
Regione Umbria nell’ambito dei Poli di Innovazione,
il Polo Ggb è la struttura di
riferimento e di coordinamento tra gli attori coinvolti
nella piattaforma tecnolo-
gica delle Scienze della vita.
Da poco più di un mese Paola Castagnoli contribuisce
alla crescita del Centro in
qualità di direttore scientifico. Precedentemente è stata
direttore scientifico del Centro di ricerca di Immunologia umana SIgN, finanziato
dall’agenzia
governativa
A*Star di Singapore per sette
anni e già professore ordinario di Immunologia e Pato-
logia Generale presso l’Università di Milano-Bicocca.
“Le Scienze della vita e nello
specifico il settore biomedico
- afferma Paola Castagnoli - sono in forte sviluppo in
Italia, dove esistono strutture d’eccellenza come questa
di Perugia. È uno dei motivi
che mi hanno spinto a rientrare in Italia per cogliere la
sfida di catalizzare interessi
diversi alla volta di un net-
ISTITUTO AGAZZI / Istituto privato di riabilitazione “Madre della Divina Provvidenza” di Arezzo
Il robot per camminare si indossa
ReWalk e Lokomat riattivano il movimento e sono comandati dal cervello
G
li esoscheletri rappresentano
l’ultima
frontiera della tecnologia
e della riabilitazione robotizzate per pazienti affetti
da patologie neurologiche
e possono permettere loro
di camminare nuovamente. Ambiziosi gli obiettivi e
molte le sfide. La prima è
anche il sogno dei ricercatori, cioè fare in modo che
l’esoscheletro venga controllato direttamente dal
cervello di chi lo “indossa”.
In Italia, all’Istituto privato di riabilitazione “Madre
della Divina Provvidenza”
di Arezzo, un bene dell’ente morale “Provincia della
Presentazione di Maria SS”
dei Padri Passionisti, l’innovazione è al centro delle attività di abilitazione/
riabilitazione, assistenza e
supporto. L’Istituto è noto
per l’operato che svolge da
molti anni nel campo della
disabilità con l’obiettivo di
promuovere un concreto
miglioramento delle condizioni fisiche e psicologiche
dei pazienti.
Di recente questa notorietà
L’esoscheletro ReWalk
L’esoscheletro Lokomat
è aumentata ancora, poiché è l’unica struttura nel
centro-sud Italia in cui è
disponibile la tecnologia
ReWalk, che si aggiunge
al sistema per il cammino
Lokomat, rappresentando
il nuovo traguardo dei sistemi robotizzati mobili a
esoscheletro.
In estrema sintesi, l’esoscheletro è un robot da “indossare”. Esso permette ai
pazienti affetti da patologie
neurologiche a carico del
sistema nervoso centrale, di
fare movimenti altrimenti
impossibili, di camminare, di aumentare la forza e
la resistenza. Al contrario
dello scheletro umano, che
sostiene il corpo dall’interno, un esoscheletro lo fa
dall’esterno. “ReWalk - spiega Raffaele Spidalieri, neurologo dell’Istituto aretino -
dà al paziente la possibilità
di muoversi e interagire con
l’ambiente.
Le persone paraplegiche
potranno utilizzarlo ogni
giorno e ottenere il massimo dei benefici fisiologici e
psicologici.
Basilare però è capire che al
centro di tutto c’è il cervello
degli operatori che, per ogni
tipo di ausilio robotico, non
può essere sostituito dalla
work scientifico internazionale competitivo e attraente.
L’utilizzo delle piattaforme
tecnologiche del Polo Ggb
permette di indagare nuove possibilità terapeutiche
utili allo sviluppo di una
diagnostica molecolare più
indirizzata alle necessità del
paziente in funzione del suo
genoma. Sappiamo che non
sempre i farmaci funzionano
su tutti i pazienti e pertanto
le caratteristiche genetiche
individuali hanno rilevanza
sull’efficacia di una determinata terapia”.
15
La struttura del Polo Ggb
è riuscita a sviluppare una
massa critica adeguata, coinvolgendo pubblico e privato:
piccole, medie e grandi imprese, istituti di ricerca, tra
cui il Centro di Genomica
Funzionale dell’Università
degli studi di Perugia, e spin
off universitari. Forte della
collaborazione e del supporto con il Centro di genomica
funzionale, eccellenza scientifica riconosciuta internazionalmente per la qualità
delle ricerche pubblicate su
prestigiose riviste internazionali, la struttura è anche impegnata nella promozione di
programmi interdisciplinari
di applicazione delle biotecnologie nei settori medicodiagnostico, chimico-farmaceutico e agroalimentare, in
un’ottica di crescita e sviluppo, volta a trasformare l’innovazione scientifica in prodotti e processi industriali.
La ricerca è subito applicata
macchina. Solo l’attenta e
corretta programmazione
dei dispositivi robotici permetterà il migliore recupero possibile dei movimenti
del paziente neuroleso. La
macchina esegue movimenti precisi che tuttavia
necessitano di un’altrettanta
precisa programmazione da
parte degli operatori”.
Il ReWalk è stato approvato
dalla Food & Drug Administration (Fda) degli Stati
Uniti ed è una tecnologia
rivoluzionaria, dall’impatto
immediato e capace di cambiare la vita a persone con
lesione completa del midollo spinale. “Neuroriabilitazione, esoscheletri come
ReWalk - continua il neurologo -, insieme offrono la
possibilità ai pazienti paraplegici di camminare anche
nel mondo esterno agli istituti di riabilitazione, perché
l’esoscheletro viene portato
nella propria casa e utilizzato nella vita comune”.
Notevoli i vantaggi, non
solo di tipo biologico, dalla prevenzione dei blocchi
articolari e delle retrazioni
tendinee, alla prevenzione
della stasi venosa e degli
edemi periferici, al rispettivo miglioramento globale
dell’apparato cardiovascolare, della peristalsi intestinale e del controllo della vescica, della sfera sessuale, fino
alla prevenzione dell’osteoporosi, alla riduzione degli
spasmi muscolari e del clo-
no, al mantenimento dell’efficienza globale del sistema
biologico del corpo. Come
anticipato, in Istituto è presente pure il Lokomat, un
supporto che si applica alle
gambe. “È collegato a un
computer che permette simultaneamente di scaricare
in parte o in toto il peso del
paziente - spiega Spidalieri
- e ne assiste in modo motorizzato il cammino variandone i vari parametri, cioè
velocità, frequenza, lunghezza del passo, escursione articolare del ginocchio
e delle anche”.
Nello specifico, fornisce assistenza diversificata a un
arto rispetto al controlaterale, valuta e misura i vari
parametri del movimento,
sotto forma di feedback
visivo dà informazioni di
ritorno al paziente, che
possono essere utilizzate
per modificare i movimenti attivati e apprendere una
migliore abilità motoria
deambulatoria. L’obiettivo
principale è imparare di
nuovo a camminare o migliorare l’andatura. Ma ci
sono altri benefici secondari. Per esempio, per il sistema circolatorio, su vescica e
intestino, per evitare blocchi articolari. Inoltre l’esercizio deambulatorio in stazione eretta riduce il rischio
di demineralizzazione delle
ossa e di conseguenza previene l’osteoporosi dei pazienti con ridotta mobilità.
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Lunedì 30 marzo 2015
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Inserto de Il Sole 24 Ore