d’Italia
INAUGURATO LARGO BERLINGUER. ORA ROMA DEVE ONORARE
ANCHE GIORGIO ALMIRANTE. CAPITO, SINDACO MARINO?
ANNO LXII N.136
Registrazione Tribunale di Roma N. 16225 del 23/2/76
Mariano Folgori
Il doppiopesismo è già brutto in politica. Diventa poi intollerabile se
applicato alla memoria storica, là
dove vengono normalmente coinvolti i sentimenti profondi di milioni
di italiani. Una caso del genere si
sta clamorosamente presentando
a Roma, dove è stato appena
inaugurato Largo Berlinguer.La cerimonia si è svolta in occasione del
trentennale della scomparsa del
leader comunista. Nulla da obiettare: è giusto onorare la memoria
di un esponente politico che ha
contribuito a scrivere pagine importanti della storia politica italiana.
Nulla da obiettare anche riguardo
al coro di elogi e di sdilinquimenti
che per lʼoccasione sʼè levato dalle
file della sinistra, in mezzo al quale
non ha mancato di farsi udire
anche la voce del sindaco Marino,
che ha definito Berlinguer come
«esempio per tutti coloro che credono in una politica di rigore».
Senonché, unʼaltra, non meno rilevante ricorrenza, campeggia sullʼagenda storico politica italiana: il
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centenario della nascita di Giorgio Almirante, che cade il prossimo 27 giugno. Che cosa ne dice il sindaco
Marino? Perché tanto, imbarazzato
silenzio da parte della sinistra capitolina? Sono forse dʼaccordo con lʼAnpi
e con tutta lʼestrema sinistra più becera, da cui arrivano regolarmente
tuoni e fulmini ogni volta che si parla
di intitolare una via al leader missino?
Ora la giunta Marino non può più fare
finta di nulla. Una mozione è stata in
tal senso presentata in Consiglio comunale da Fratelli dʼItalia. È necessario – afferma il capogruppo
Fabrizio Ghera – «rendere omaggio a
un uomo politico che non ha mai
smesso di chiedere la pacificazione
nazionale e al quale sono state intitolate targhe e monumenti in molte città
giovedì 12/6/2014
italiane». «Oggi – sottolinea sempre
Ghera – è stata celebrata dal sindaco di Roma e dalla sua giunta la
memoria storica di Enrico Berlinguer
attraverso lʼintitolazione di uno spazio
nel centro di Roma a lui dedicato. Un
omaggio che come Fratelli dʼItalia-Alleanza Nazionale condividiamo e rispettiamo, anche per questo
riteniamo importante che lʼAmministrazione capitolina proceda di pari
passo per ricordare Giorgio Almirante, figura storica della destra italiana». Al leader del Msi devono
essere riconosciute «la coerenza dimostrata, la dedizione profusa nel
ruolo di parlamentare» e lʼ«abnegazione con la quale affrontò il suo compito di traghettare un movimento di
uomini verso lʼesperienza democratica». Intitolare una via ad Almirante
sarebbe un grande segno di pacificazione nazionale. La memoria storica degli italiani non può più
conoscere lacune dettate dalla faziosità. È venuto il tempo di rimuovere
gli steccati dellʼodio. Qualcuno, tra i
suoi solerti consiglieri, lo spieghi
bene al sindaco Marino.
Il Pd sospeso tra leadership renziana e culto delle radici
Mario Landolfi
Il processo è appena allʼinizio ma
è già possibile scorgervi i prodromi di una metamorfosi assolutamente impensabile fino a pochi
mesi fa. Di più, siamo in presenza
di un tralignamento, di una vera e
propria mutazione antropologica
prodotta dallʼintroduzione del
virus della leadership incondizionata nel più tradizionale dei partiti, il Pd. La via della
“berlusconizzazione” degli eredi
del Pci-Pds-Ds appare segnata:
addio alle vecchie assemblee
rese irrespirabili dal fumo “riflessivo” sprigionato da pipe e toscani, addio alle analisi seriose
con annesso “dibbattito” dei compagni della direzione e addio
anche al frazionismo, ormai di
casa nella sinistra italiana. A trentʼanni esatti dalla morte di Enrico
Berlinguer, le radici di quello che
fu il più forte, il più organizzato ed
il più intelligente partito comunista del mondo occidentale, sembrano sopravvivere nella foto che
ritrae un sorridente ministro Maria
Elena Boschi, simbolo estetico
del renzismo, mentre esibisce
una maglietta con lʼeffigie di Palmiro Togliatti che gusta un gelato.
È il segno dei tempi. Renzi ha
fretta di chiudere con un passato
recente fatto di divisioni, ripicche
e dispetti: il dualismo DʼAlemaVeltroni e lʼeterna disputa tra “ulivisti” prodiani e custodi delle
identità dei partiti. Il tutto, mentre
un centrodestra trainato semplicemente dalla leadership di Berlusconi appariva irresistibile. Oggi
lo scenario si è addirittura capovolto: il centrodestra sembra
unʼarmata Brancaleone e il Pd
somiglia ad un reggimento prussiano. Basta guardare un tg o un
talk show o scorrere i giornali per
rendersi conto che in questo par-
tito è in corso un processo di costruzione della leadership che non
ha molti precedenti nella sinistra
italiana. Aiuta certamente Renzi la
sua estraneità al ceppo della tradizione ex-post e neocomunista, che
lo mette al riparo dal sospetto di un
nuovo centralismo democratico,
comunque altra cosa rispetto al
culto della leadership.
Cʼè, però, un “ma”. Le leadership,
pur fondamentali e decisive, se innaffiate col conformismo e con
lʼobbedienza “cieca, pronta ed assoluta” diventano altro. Se Renzi è
oggi il capo del Pd è solo perché
ha avuto la possibilità di lanciare e
vincere una sfida contro chi il partito lo ha guidato prima di lui. Ora
deve consentire che un altro possa
farlo domani contro di lui. In caso
contrario, a prevalere nel Pd saranno conformisti e cortigiani.
Chiedere, per conferma, ai dirimpettai del centrodestra.
Camera,schiaffoalgoverno.Consettevotidiscarto
approvatala normasulla responsabilitàcivile deimagistrati
2
Redazione
Schiaffo al governo su un tema
caldissimo come la giustizia.
Lʼaula della Camera ha infatti
approvato a voto segreto, con
187 sì e 180 no, lʼemendamento
leghista alla legge Comunitaria
che introduce la responsabilità
civile dei magistrati. La Lega
aveva chiesto il voto segreto sul
suo emendamento, riferito allʼarticolo 26 della Comunitaria. I
deputati di M5S si sono astenuti. Governo e commissione
avevano espresso parere contrario. Sette voti di scarto hanno
dato torto al governo e hanno
introdotto con un emendamento
una riforma che è stata il fiore
allʼocchiello del centrodestra ma
che mai si era avuto il coraggio
di perseguire.
In base al testo approvato, proposto dal leghista Gianluca Pini,
Secolo
d’Italia
“chi ha subito un danno ingiusto
per effetto di un comportamento,
di un atto o di un provvedimento
giudiziario posto in essere dal
magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa
grave nellʼesercizio delle sue finzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e
contro il soggetto riconosciuto
colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e
anche di quelli non patrimoniali
che derivino da privazione della
libertà personale”. Ettore Rosato del Pd, alla richiesta di convocazione del comitato dei Nove
da parte di FI, ha detto che
“questo testo deve ancora passare al Senato dove verrà modi-
ficato”. ”È importantissimo il voto
sulla responsabilità civile magistrati – afferma Jole Santelli di
Forza Italia – lʼassemblea, a
scrutinio segreto, espressione di
libertà e protetto dalla Costituzione, ha ribaltato totalmente la
volontà della maggioranza e del
governo. Adesso prendano atto
che la genuflessione e lʼipocrisia
verso la corporazione dei magistrati non è nelle corde del Parlamento e dei cittadini italiani.
Questa proposta è stata rivendicata da FI, M5s e dalla Lega che
lʼha presentata”. Il riavvicinamento tra Lega di Salvini e Forza
Italia non poteva avere benedizione più esemplare. “Ora –
chiosa Stefania Prestigiacomo –
speriamo che il Senato licenzi al
più presto il provvedimento”.
gnoli, cʼè lʼimprenditore Francesco
Pizzicato che nel 2013 fonda a Lugano con un capitale sociale di
30.000 franchi svizzeri assieme a
Giovanni e Giuseppe Pizzicato la
GFG Suisse Sagl che prima era
GFG Srl con sede a Napoli. La
GFG Suisse Sagl si occupa di prestazione di servizi e del commercio
di metalli, leghe, ossidi e silicio e di
tutto quantʼaltro inerente lʼindustria
dellʼacciaio e siderurgia, della partecipazione ad altre imprese in
Svizzera e allʼestero e dellʼacquisto, la gestione, lʼamministrazione
e la vendita di beni mobili ed immobili.
Nel 2010, invece, Francesco Pizzicato, sempre assieme a Giuseppe
e Giovanni Pizzicato aveva fondato, sempre a Lugano, ma con un
capitale sociale di 100.000 franchi,
la Nextotrade SA operativa nello
stesso mercato, quello del commercio allʼingrosso di metalli,
leghe, ossidi e silicio e tutto quantʼaltro inerente lʼindustria dellʼacciaio e siderurgica.
Trasferito da Napoli a Roma, il colonnello Fabio Massimo Mendella
suggerì agli imprenditori Giovanni
e Francesco Pizzicato di trasferire
nella Capitale anche la loro società
Gotha spa. Dopo appena due
giorni dal trasferimento della società, lʼufficiale propose ai suoi superiori una nuova verifica fiscale,
che necessitava di una specifica
autorizzazione a derogare dagli ordinari criteri di competenza. Lʼautorizzazione giunse 24 ore dopo. La
tempistica dellʼoperazione, sottolinea il gip, è un decisivo elemento
di conferma dellʼipotesi accusatoria: in quella circostanza spuntò il
coinvolgimento di «due generali».
Anche le modalità di concessione
della deroga appaiono sospette,
dal momento che non fu interessato il comando generale della
Guardia di Finanza ma solo quello
provinciale, mentre né nella richiesta né nellʼautorizzazione erano
specificate le circostanze eccezionali per derogare dai criteri di competenza. Nella sua denuncia,
lʼimprenditore Giovanni Pizzicato
ha riferito di avere appreso dal
commercialista Pietro De Riu,
anche lui arrestato oggi, che la verifica«aveva richiesto una speciale
autorizzazione da parte di due generali, uno dei quali mi fu detto essere il generale Spaziante». In
quella circostanza, De Riu chiese a
Pizzicato 150.000 euro «perché a
suo dire erano stati coinvolti, data
la natura straordinaria dellʼiniziativa, i generali». Il generale della
Gdf Emilio Spaziante, oggi in pensione, è stato arrestato la settimana
scorsa
nellʼambito
dellʼinchiesta sul Mose.
Terremoto nella Finanza: indagato il generale Bardi,
numero due del Corpo, in manette un colonnello
Redazione
Terremoto nella guardia di Finanza:
finisce indagato con la grave accusa di corruzione il comandante in
seconda delle Fiamme Gialle, il generale Vito Bardi al quale i pm napoletani Piscitelli e Woodcock che
stanno indagando su una serie di
verifiche pilotate fanno perquisire
lʼufficio allʼinterno del Comando generale in viale XXI Aprile a Roma.
E come se non bastasse finisce in
manette con lʼaccusa di concorso
in concussione lʼattuale comandante delle Fiamme Gialle di Livorno, il colonnello Fabio Massimo
Mendella, già responsabile verifiche ed accertamenti del Comando
provinciale Guardia di Finanza di
Napoli. Un fulmine a ciel sereno
per la Finanza costretta a fare pulizia al proprio interno davanti a tutti.
Secondo lʼaccusa formulata dai
magistrati alcuni imprenditori napoletani avrebbero versato oltre un
milione di euro tra il 2006 ed il 2012
al commercialista Pietro De Riu,
che faceva da tramite con lʼallora
responsabile verifiche ed accertamenti del Comando provinciale
guardia di Finanza di Napoli, Fabio
Massimo Mendella.
Almeno questo è quello che
emerge dallʼinchiesta della sezione
reati contro la Pubblica amministrazione della Procura di Napoli
che ha portato allʼarresto del colonnello Mendella, attuale Comandante provinciale della Guardia di
Finanza di Livorno e di De Riu. Dal
Comando di Napoli Mendella era
stato trasferito a Roma.
Quello che più ha colpito i magistrali è che, proprio in occasione
del trasferimento di Mendella da
Napoli a Roma, la holding “Gotha
s.p.a.”, oggetto di una verifica pilotata eseguita dallʼufficio coordinato
dal colonnello Mendella, avrebbe
trasferito la propria sede legale a
Roma.
Ma chi cʼè dietro la ”Gotha s.p.a.”,
unʼazienda che sul suo sito si definisce «leader nel commercio di
metalli ferrosi e non ferrosi» utilizzati «nei settori industriali e dellʼedilizia» e che tratta, perlopiù,
«ferro, leghe, trafilati di alluminio,
piastre di alluminio, coils di acciaio,
silicio»?
Dietro lʼazienda che conta un capitale sociale di 1 milione e mezzo di
euro interamente versato e che ha
i suoi prestigiosi uffici operativi a
Napoli in via Cervantes 64, proprio
accanto agli storici Quartieri Spa-
GIOVEDì 12 GIUGNO 2014
È bagarre dentro il M5S. Botta e risposta tra Grillo
e Pizzarotti.«Fai il furbo». «E tu versi bile»
Secolo
GIOVEDì 12 GIUGNO 2014
Redazione
È di nuovo bagarre dentro il
M5S. Al leader e a una parte
dei sui seguaci le posizioni
poco allineate del sindaco di
Parma Pizzarotti evidentemente non piacciono. Di qui attacchi e invettive. L'ultima,
durissima bordata, pubblicata
come di consueto sul Blog, è
firmata dal consigliere comunale cinquestelle a Bologna
Max Bugani , che accusa Pizzarotti di «non mantenere le
promesse». Il post è apparso
dopo l'intervento dello stesso
Pizzarotti in tv a Otto e mezzo.
«Non mi piace chi fa il furbo e
soprattutto non mi piace chi fa
il furbo nel M5S», esordisce
Bugani, il quale rinfaccia al sindaco di Parma di aver promesso, prima dell'elezione, lo
svolgimento di un referendum
sulla costruzione di un contestato inceneritore. «Sentire poi
che oggi, in risposta alla domanda “lei sarà il leader dei
fuoriusciti?”, invece che dire
"no, non ci penso nemmeno”, è
stato detto “ho già molti impegni e il prossimo anno sarò
anche presidente della Provincia” è roba da fare accapponare la pelle, almeno la mia.
Solo chi ama essere ambiguo,
non riesce mai ad essere
Veneto, approvata
la legge regionale
per il referendum
sull'autonomia
chiaro», conclude il consigliere
M5S.
Non si fa attendere la risposta
di Pizzarotti, affidata a Facebook: «Da due anni in prima fila
per la mia splendida città. Un
lavoro che non concede più vita
privata, amici e notti serene. Lo
si fa per qualcosa di molto più
grande. Alcuni versano fiumi di
bile e cattiverie. Io la rivoluzione
la faccio col sorriso». Intervenendo dalla Gruber, continua il
sindaco, «ho cercato di rappresentare al meglio il Movimento
5
Stelle
e
gli
apprezzamenti ricevuti da tutta
Italia mi rincuorano». «Siamo
qualcosa di unico nella storia
politica del nostro Paese e
sono orgoglioso di farne parte.
Mi viene però da chiedermi per
quale motivo all'interno del nostro movimento sia concesso
ad un consigliere comunale
come Bugani di utilizzare il blog
di Beppe per sparare contro di
me pubblicamente facendo
così il gioco dei partiti». «Nonostante le voci che mi davano in
uscita dal Movimento io sono
ancora qua e a differenza di
Massimo Bugani non sparo
contro i miei compagni di avventura per creare così una
corrente interna. Le correnti è
roba da vecchia politica e nel
M5S non devono esistere».
distanze dall'irresponsabilità di chi
seduce la gente, spesso la povera
gente, con il miraggio dei soldi facili». Tra il 1998 e il 2012 la spesa
delle famiglie italiane per l'alea ha
pesato in modo crescente nella
composizione dei consumi privati:
da 15,8 miliardi di euro si è giunti
agli 88,5 miliardi del 2012. E oltre
alla perdita di denaro c'è quella
dei tempi di vita: ammontano a 70
milioni le giornate lavorative «risucchiate» dall'azzardo nel corso
di un anno. Alle Fondazioni Antiusura, che sostengono le famiglie
cadute nella spirale gioco-indebitamento, mons. Galantino ha
detto: «Non abbiate paura di chia-
mare con forze le istituzioni a fare
la loro parte». E il segretario generale della Dei applaude «a tutti
quei baristi, tabaccai e negozianti
che hanno rifiutato le slot-machine: senza rinunce non nascerà
una nuova cultura e noi ci limiteremo a raccogliere feriti, emarginati, da quello stesso paradiso
che li aveva falsamente accarezzati».
«L'azzardo in Italia è diventato
negli anni della crisi una delle
cause principali dell'indebitamento» sottolinea mons. Alberto
D'Urso, segretario nazionale della
Consulta per il quale «è urgente e
fondamentale recuperare una riflessione etica». D'Urso ricorda
che anche «un minore su quattro
è dedito all'azzardo». E per la
Consulta lo Stato non può trincerarsi dietro la differenza tra gioco
legale e illegale perché - evidenzia la ricerca del professor Maurizio Fiasco - «i due mercati non si
separano e non entrano in concorrenza ma si potenziano reciprocamente».
La Cei scende in campo
contro la pubblicità
dei giochi d'azzardo
Redazione
Non c'è un confine netto tra gioco
legale e illegale e l'esplodere del
mondo delle scommesse, un giro
d'affari da 85 miliardi di euro
l'anno, è tra le principali cause di
indebitamento delle famiglie. È
l'opinione della Conferenza episcopale italiana che scende in
campo e dice «basta alla pubblicità di tutti i giochi d'azzardo con
vincite in denaro». A parlare è il
segretario generale, monsignor
Nunzio Galantino, intervenuto ai
lavori della Consulta nazionale
Antiusura. Al vescovo non piace
«uno Stato che si fa biscazziere»
e dice che bisogna «prendere le
3
d’Italia
Redazione
È stata votata a maggioranza dal
consiglio regionale la proposta di
legge per l'indizione del referendum sull'autonomia della Regione del Veneto, di cui è primo
firmatario il presidente della commissione affari istituzionali Costantino Toniolo assieme al
presidente della Commissione
Statuto Carlo Alberto Tesserin,
entrambi Ncd. «Il Nuovo CentroDestra - ha affermato il capogruppo Giancarlo Costa - è per
l'autonomia del Veneto! E grazie
a noi i cittadini veneti potranno
esprimersi con un referendum».
La legge Toniolo-Tesserin propone di indire un referendum
consultivo per conoscere la volontà degli elettori del Veneto su
cinque quesiti: «Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite
ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia? ; Vuoi che
una percentuale non inferiore all'ottanta per cento dei tributi pagati annualmente dai cittadini
veneti all'amministrazione centrale venga utilizzata nel territorio
regionale in termini di beni e servizi? ; Vuoi che la Regione mantenga almeno l'ottanta per cento
dei tributi riscossi nel territorio regionale? ; Vuoi che il gettito derivante
dalle
fonti
di
finanziamento della Regione non
sia soggetto a vincoli di destinazione? ; Vuoi che la Regione del
Veneto diventi una regione a statuto speciale?». L'inziativa è una
risposta
al
«referendum»
sull'«autodeterminazione» svoltosi nei mesi scorsi per via telematica.
Il vecchio Le Pen furioso con la figlia Marine:
“Non sopporto il tradimento”
Secolo
4
d’Italia
Redazione
"Marine mi ha pugnalato alle spalle": è furioso
Jean-Marie Le Pen, lo storico fondatore del
Front National, che ora deve far fronte all'umiliazione più grande: l'oscuramento del suo videoblog settimanale dal sito internet del
partito. Quel partito che lui stesso fondò oltre
trent'anni fa, nel 1972. Un passato pesante per
la figlia Marine, che nel congresso di Tours del
2011 ha preso le redini del partito e sta facendo di tutto per dargli un'immagine più moderata e moderna anche se il 'vecchio
patriarca' si mette di traverso. Così venerdì
scorso l'ottantacinquenne appena rieletto per
un terzo mandato al Parlamento di Strasburgo,
se l'è presa con il popolarissimo cantante di
origini ebraiche, Patrick Bruel. Bruel critica il
Fronte? "La prossima volta ne faremo un'infornata...", ha sbottato Le Pen, esprimendosi proprio sul suo 'Journal de bord', il videoblog che
rappresentava la sua grande finestra di dialogo
e che ora gli è stata tolta dalla figlia. "Mia figlia
- ha tuonato Le Pen in un'intervista a Les Inrockuptibles - mi ha pugnalato alle spalle. È lei
che ha creato il problema. Se non si fosse
espressa, la polemica non sarebbe durata più
di sei ore''. E ancora: "A 85 anni non ho alcuna
intenzione di cambiare. Se gli do fastidio, possono anche uccidermi. Io di certo non mi suicido. Preferisco avvisarvi: se prossimamente
mi dovesse capitare un incidente, non sono
stato io". In questo sorta di 'Dinasty' questioni
politiche e familiari sono strettamente intrecciate. "Marine non mi ha neanche onorato di
Allarme degli Usa:
«In Iraq rischiamo
di finire come a Kabul...»
una telefonata, niente affatto - protesta Le Pen
- Penso che si vergogni perché in qualche
modo ha accreditato il processo alle intenzioni
degli avversari del Fn (...) Sa che ho il senso
del dovere e che odio il tradimento".
Giornata mondiale contro il lavoro minorile,
questʼanno è dedicata al Bangladesh
Redazione
Sono 168 milioni i bambini lavoratori nel mondo. Di questi
85 milioni, di età compresa tra
i 5 e i 17 anni, svolgono lavori
pericolosi che hanno conseguenze sulla loro salute. Lo ricorda l'Unicef in occasione
della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro
minorile che si celebra il 12
giugno. È la regione Asia-Pacifico – prosegue l'Unicef riportando dati dell'Ilo (2012) –
a registrare il maggior numero
di bambini lavoratori (77,7 milioni), rispetto ai 59 milioni dell'Africa Subsahariana e ai 12,5
milioni dell'America Latina e
Caraibi. L'Africa subsahariana
ha la più alta incidenza di lavoro minorile, con un bambino
lavoratore su cinque. Nel
2012, il 59% dei baby lavora-
GIOVEDì 12 GIUGNO 2014
tori è stato impiegato nel settore agricolo, il 32% nei servizi
(di cui il 6,9% nel lavoro domestico) e il 7,2% nell'industria. L'Unicef dedica la
giornata mondiale contro lo
sfruttamento del lavoro minorile di quest'anno al Bangladesh dovei 26 milioni di
bambini vivono sotto la soglia
di povertà e il 37% dei bambini
viene registrato alla nascita.
Sono circa 4,5 milioni i bambini sfruttati in settori ad alto rischio come l'edilizia e lo
sfruttamento nella raccolta dei
rifiuti. «Tutte queste attività
comportano devastanti conseguenze in termini di salute e
sopravvivenza», sottolinea il
Presidente dell'Unicef Italia
Giacomo Guerrera. L'Unicef
Italia sostiene dal 2010 un
progetto specifico per il Bangladesh in relazione ad interventi d'assistenza ai bambini
di strada o sfruttati nel lavoro
minorile o comunque a rischio
al quale è stato trasferito finora 2.365.312 euro.
Redazione
Con i jihadisti che dilagano a Mosul
e in altre città irachene, gli Stati
Uniti "sono profondamente preoccupati", ha detto il Dipartimento di
Stato. La situazione in Iraq è "estremamente seria", ha affermato la
Casa Bianca, aggiungendo che gli
Usa "continuano a seguire gli eventi
in stretto coordinamento con il governo iracheno". L'Iraq torna a campeggiare nel dibattito politico e sulle
prime pagine in America, meno di
tre anni dopo il ritiro delle truppe
Usa che è stato completato nel dicembre del 2011 e di cui Barack
Obama è stato l'artefice. Ma si
tratta di uno stato di cose per cui diversi esponenti politici e commentatori americani ora puntano il dito
proprio contro l'amministrazione
Obama. E ammoniscono che lo
scenario iracheno potrebbe replicarsi anche in Afghanistan, da dove
le forze Usa verranno in gran parte
ritirate entro la fine del 2014. I miliziani dello Stato islamico dell'Iraq e
Levante (Isis) che si sono impadroniti di Mosul e altri centri "rappresentano una minaccia non solo per
l'Iraq, ma anche per l'intera regione", ha detto la portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaki.
Washington continuerà a fornire
"tutta la necessaria e appropriata
assistenza" al governo iracheno, ha
assicurato a sua volta il portavoce
della Casa Bianca Josh Earnest, riferendosi anche alle forniture di
armi. La presa di Mosul "illustra una
realtà sempre più sconcertante per
gli Usa, ovvero che dall'Iraq alla
Siria e oltre, i tentacoli di al Qaida
si vanno espandendo", ha scritto il
Washington Post- E anche continuando a fornire sofisticate armi all'esercito iracheno, ci sono
crescenti perplessità sulle capacità
del governo al Maliki di fermare
l'avanzata dei miliziani dell'Isis.
"Non c'è dubbio che avremmo potuto lasciare lì delle truppe, come
abbiamo fatto in Corea, Germania
o Bosnia, ma non l'abbiamo fatto e
ora c'è il caos", ha affermato il senatore John McCain, ammonendo
che questo è un segno di ciò che
potrebbe accadere anche in Afghanistan, da dove gli Usa se ne andranno alla fine dell'anno, e dove
contano di lasciare circa 9.800 soldati fino alla fine del 2015, quando
diventeranno 4.900 per poi essere
tutti ritirati entro il 2016.
Papa Bergoglio: «Corrotti e fabbricanti
di armi renderanno conto a Dio»
GIOVEDì 12 GIUGNO 2014
Redazione
I corrotti e i «fabbricatori di armi»,
o chi fa «tratta» di persone
umane, non si conquistano la
«vita eterna». «Eh, davvero le finanze hanno bisogno di etica
oggi». «Dieci milioni di bambini,
Secolo
d’Italia
sentite bene, dieci milioni», vittime del lavoro schiavo e di abusi.
E la «misericordia» di Dio, stare
nel suo «abbraccio» come un
«bimbo» che vi trova «protezione», e rinuncia alla pretesa di
salvarsi da solo. È un mix da «cri-
stiani coraggiosi», non «remissivi», tra spiritualità e vita concreta, quello che il Papa
latinoamericano, campione da arcivescovo argentino della denuncia della corruzione e della
insipienza di chi riveste ruoli di responsabilità politica e civile, ha
proposto in udienza generale davanti a oltre 35mila persone che
hanno sfidato una opprimente canicola e si sono disposti ad ascoltare la catechesi sul settimo dono
dello Spirito Santo, il «timore di
Dio». Al momento della catechesi
ha svolto la sua riflessione, intervallandola con ampi inserti a
braccio, con immagini sempre efficaci e concrete, ma che non
sono mai apparse come anatemi.
A oltre un anno dall'elezione, non
è l'anatema né la clava la "arma"
che Bergoglio usa per svolgere il
suo ministero di capo di un miliardo di cattolici nel mondo. Il
Pontefice ha insistito sulla «docilità, riconoscenza e lode» che «ricolmano il cuore cuore di
speranza». «Non siamo – ha precisato papa Francesco – cristiani
remissivi, ma questo sentimento
genera in noi coraggio e forza, fa
di noi cristiani convinti, entusiasti
che non restano sottomessi al Signore per paura, ma perché sono
commossi e conquistati dal suo
amore». Ma il timore di Dio, ha
spiegato, «è anche un allarme di
fronte alla pertinacia del peccato:
quando una persona vive nel
male, quando bestemmia contro
Dio, quando sfrutta gli altri,
quando li tiranneggia, quando
vive solo per soldi, vanità, potere,
orgoglio, allora il santo timore di
Dio ci mette in allerta, ci dice: "attenzione, con tutto questo potere,
soldi, con il tuo orgoglio e la tua
vanità non sarai felice". Voi pensate che i corrotti, o quanti fanno
la tratta delle persone umane o i
fabbricanti di armi sono davvero
felici? Non lo sono e sappiano
che nell'aldilà dovranno rendere
conto a Dio».
c'è stato un incontro al dicastero della Salute e altri seguiranno con l'obiettivo di
individuare
rapidamente,
anche e soprattutto col previsto incremento estivo di sbarchi di immigrati, un protocollo
unico per tutti gli operatori in
divisa finalizzato ad individuare un'unica profilassi e
strumenti adeguati al fine di
garantire un requisito minimo
di sicurezza sanitaria. Tra la
popolazione soccorsa sono
stati segnalati casi di tubercolosi, di scabbia ed altre patologie. «Ma cosa aspetta il
governo – chiede Maurizio
Gasparri – a fermare Mare
Nostrum? Forse che i militari
della nostra Marina muoiano
infettati dalla tubercolosi contratta durante le operazioni di
soccorso? Renzi e il suo governo favoriscono un disastro
sociale e umanitario». Roberto Caon (Lega Nord) ricorda che «quando la Lega
Nord diceva che i clandestini
avrebbero portato malattie e
morte i benpensanti gridavano
allo scandalo, ora che le nostre preoccupazioni sono
state confermate il governo e
le istituzioni si trincerano dietro un silenzio imbarazzante».
Anche il presidente nazionale
di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni invita a fermare Mare Nostrum, «soprattutto dopo le
allarmanti notizie che arrivano
dalla Marina Militare sugli otto
casi di positività ai test tbc».
Immigrazione, otto militari positivi alla Tbc,
ma “non sono malati”. La Marina conferma i risultati dei test
Redazione
Ci sono otto militari della Marina positivi al test della tubercolosi, «ma non sono malati».
Lo ha precisato il capo di
Stato Maggiore della forza armata, ammiraglio Giuseppe
De Giorgi, dopo gli allarmi diffusi negli ultimi giorni sul diffondersi di malattie tra gli
uomini che partecipano all'operazione Mare Nostrum.
L'ammiraglio De Giorgi ha sottolineato che «non abbiamo
contagiati né malati, bensì
solo persone che non hanno
sintomi della malattia ma sono
positivi al test: una condizione
che spesso finisce da sola o
con cure ordinarie. Ora andranno fatti ulteriori accertamenti. Noi – ha aggiunto –
facciamo test affidabili in
modo massiccio e bisogna
anche considerare che in un
mondo così globalizzato tutti
siamo esposti ed il numero di
positivi tra il personale della
Marina è comunque sensibilmente inferiore alla media nazionale».
Quello
della
protezione della salute delle
forze dell'ordine e dei militari
che partecipano alle operazioni di soccorso dei migranti
è un tema da tempo all'attenzione dei ministeri coinvolti.
Proprio la settimana scorsa
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Anche le eco-mafie subiscono i tagli della spending
review (ma fatturano lo stesso 15 miliardi)
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Secolo
d’Italia
GIOVEDì 12 GIUGNO 2014
Redazione
Sono 29.274 le infrazioni accertate nel 2013, più di 80 al giorno,
oltre tre all'ora. È la fotografia delle
attività dell'ecomafia scattata da
Legambiente nel rapporto 2014,
da cui emerge che il fatturato
sfiora «i 15 miliardi di euro» (in
calo a causa della minor spesa
pubblica) e coinvolge «numerosi
clan» (321) del malaffare. Gli ecoreati riguardano principalmente
agroalimentare (25%), fauna
(22%), rifiuti (15%), ciclo del cemento (14%). In testa, la Campania. Il business eco-criminale
registra una «lieve flessione»:
l'anno scorso era pari a 16 miliardi. Per Legambiente la ragione
è «il calo degli investimenti a rischio (da 7,7 a 6 miliardi)», come
dire la "spending review" della
spesa pubblica incide anche sulle
«occasioni di guadagno delle cosche». Rimangono invariati gli affari del business illegale dei rifiuti
speciali, pari a 3,1 miliardi di euro,
e il fatturato dell'abusivismo edilizio (1,7 miliardi). Il 47% dei reati
ambientali riguarda le «quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa»:
Campania,
Puglia,
Calabria e Sicilia, dove si registra
anche il record delle persone denunciate (4.072). Al centro la regione con più eco-crimini è il Lazio
(2.084 reati); la prima del nord è la
Liguria (1.431 reati). Tra le province in testa c'è Napoli, seguita
da Roma, Salerno, Reggio Calabria e Bari. Aumentano i reati nel
ciclo dei rifiuti, passando da 5.025
a 5.744 (più 14,3%). Prima la
Campania (17% dei reati). Anche
tra le provincie in testa c'è Napoli
seguita da Roma. I reati legati al
ciclo del cemento calano del
12,7%. In cima alla classifica sempre la Campania. Napoli è la provincia più colpita. Vera e propria
esplosione per i reati nel settore
agroalimentare: 9.540 reati contro
i 4.173 reati dell'anno scorso, e il
raddoppio delle denunce. Buone
notizie, invece, sul fronte incendi:
meno 63%. Legambiente - che
quast'anno dedica il rapporto alla
memoria di Ilaria Alpi e Milan Hovratin e del sostituto commissario
di polizia Roberto Mancini - cita
anche le infiltrazioni malavitose
nelle pieghe della green economy,
dei centri commerciali e della
grande distribuzione. «Abbiamo
da tempo segnalato al Parlamento
la necessità di trasformare in delitti quelli che oggi sono contravvenzioni, per poter avere mezzi
più incisivi di contrasto sul piano
della repressione penale», ha
detto a margine della presentazione del rapporto di Legambiente
il procuratore nazionale antimafia
Franco Roberti, auspicando una
rapida modifica della normativa.
Redazione
Tre magistrati sono indagati
dalla procura di Torino per rivelazione di segreti d'ufficio e di
abuso d'ufficio nell'inchiesta su
Carige e sulle talpe che avrebbero informato delle iniziative
giudiziarie l'ex numero uno della
banca, Giovanni Berneschi, arrestato con altre sei persone per
associazione a delinquere finalizzata alla truffa e riciclaggio. Gli
indagati sono il viceprocuratore
della Spezia Maurizio Caporuscio, il procuratore di Savona
Francantonio Granero,il magistrato del lavoro a Spezia Pasqualina Fortunato. Il fascicolo è
nella mani del sostituto procuratore Marco Gianoglio dopo che
la procura di Genova aveva inviato le carte a Torino che ha
competenza sui reati compiuti
dai magistrati liguri. Caporuscio
sarebbe nei guai perché una telefonata tra l'avvocato spezzino
Andrea Baldini, ex componente
del Cda di Banca Carige, e Berneschi, rivelerebbe che il magistrato fece in modo che fosse
fornita al banchiere la copia di
una denuncia "riservata" che
l'imprenditore spezzino Gianfranco Poli aveva presentato
contro l'ex numero uno di Carige
per truffa. E sempre le dichiarazioni di Baldini avrebbero coinvolto la moglie, Pasqualina
Fortunato. L'avvocato avrebbe
spiegato a Berneschi che grazie
all'interesse di Lilly (per gli inquirenti è la moglie) sarebbe
stata chiesta l'archiviazione del
fascicolo. Il magistrato torinese
indaga su Francantonio Granero
perché Berneschi discutendo
con il manager di Carige Antonio
Cipollina di un interrogatorio che
doveva affrontare nell'autunno
scorso a Savona, dove è indagato per la bancarotta del costruttore Andrea Nucera, dice
che il procuratore gli avrebbe
suggerito di non rispondere e ribadisce di aver parlato con lui
del figlio Gianluigi, membro del
cda di Cassa di risparmio di Savona, controllata da Carige e
uomo di spicco delle cooperative. Granero aveva detto:
«Tutto falso, presenterò querela». Sulla vicenda di Granero
tra gli inquirenti si è fatta largo la
convinzione che le frasi di Berneschi siano state pronunciate
per comprometterlo.
Carige, tre magistrati liguri
indagati a Torino per rivelazioni
di segreti d'ufficio
Le leggendarie ricette di Ugo, “lo chef prestato
al cinema", rivivono per un giorno alla Tognazza
Secolo
GIOVEDì 12 GIUGNO 2014
7
d’Italia
Redazione
“La Tognazza nasce dalla fantasia e dalla passione per il
cibo, quello vero, di mio padre
Ugo. Un cuoco prestato al cinema, oserei dire, vista la
passione smisurata per i fornelli e per la campagna. Amo
definirla come una filosofia di
vita piuttosto che un brand, in
cui si combinano amicizia,
arte, passione e cibo. Abbiamo voluto dar vita, con il
cuore, a una realtà gastronomica che ricerca e sceglie
solo il meglio del made in
Italy: prodotti di alta qualità
che sono lʼeccellenza della tavola”. Gianmarco Tognazzi
sintetizza così la filosofia che
anima le attività culinarie della
Tognazza, l'associazione che
ha sede in un casolare accanto alla villa di Velletri dove
l'attore, con vigna, uliveti, pollaio, orto, sperimentava la
sua arte in cucina utilizzando
solo i suoi prodotti doc. Ma
soprattutto dove cucinava per
gli amici e i familiari.
Le grandi ricette di Ugo To-
gnazzi, il grande attore che si
definiva “uno chef prestato al
cinema”, rivivranno nella serata del 28 giugno grazie al figlio Gianmarco. Di ricette, in
effetti, Ugo ne ha fatte, rifatte
e inventate tante. Tante
quanto o più dei film recitati.
Le sue performance culinarie
erano per lui una forma dʼarte,
una rappresentazione teatrale
attraverso cui stupire e farsi
applaudire. Amava circondarsi
di amici e buongustai, la tavola per lui era festa, non serviva unʼoccasione speciale
per una cena o un banchetto,
bastava un ingrediente arrivato chissà da dove o un
nuovo piatto da sperimentare.
Ecco perché la Tognazza,
oggi a distanza di anni, riprende le ricette scritte da
Ugo, quelle al pennarello presenti ne La Mia Cucina o
nellʼAbbuffone e le ripropone
in una serata speciale, “Cena
a Casa Tognazzi”. Sabato 28
giugno in collaborazione con
Senso & Gusto, lo chef Gabriele Zanini riproporrà un
menu ispirato alla cucina del
grande Ugo: dallʼantipasto al
dolce un percorso selezionato
tra le tante ricette e reinterpretato in chiave contemporanea.
Dal
“Gaspacho
Andaluso” alla “macedonia di
anguria” passando per la “bistecca di manzo allo scalogno” vecchi sapori ritornano
sulla tavola di “casa Tognazzi”, proprio come una
storia da raccontare e gustare.«Mi sono cimentato con
curiosità e passione nello studio e interpretazione delle ricette di Ugo Tognazzi. Ho
cercato di dare al menu scelto
unʼimpronta moderna, senza
alterare la versione originale e
il suo gusto», spiega Zanini.
chiamato alla sua prova più
difficile: emulare tra i fornelli le
gesta dello chef prestato alla
politica...
Una mostra sulla donna nella visione ebraica alla Galleria d'Arte Moderna
Redazione
Un doppia minorità, femminile ed ebraica, è
quella che contraddistingue le quindici artiste,
dalle Modigliani alla Raphael, al centro di una
bella mostra allestita da oggi al 5 ottobre negli
spazi della Galleria d'Arte Moderna di Roma
Capitale. Esposte 150 opere, molte delle quali
inedite, capaci sia di tratteggiare l'ambito sociale e culturale che ha accompagnato la formazione e affermazione di queste artiste, poco
conosciute e raramente rappresentate, sia di
evidenziare la qualità pittorica, la personalissima cifra (se non il genio), di alcune di loro.
Presentata ieri alla stampa, “Artiste del Novecento tra visione e identità ebraica” è stata curata da Marina Bakos, Olga Melasecchi,
Federica Pirani e promossa dall'assessorato
alla Cultura di Roma Capitale, dalla Sovrintendenza Capitolina, dalla Fondazione per i Beni
Culturali Ebraici in Italia Onlus e dal Museo
Ebraico di Roma nell'anno in cui la Giornata Europea della Cultura Ebraica ha come tema “La
donna nell'ebraismo”. La rassegna, spiega la direttrice del Museo Ebraico Olga Melasecchi, è
Quotidiano della Fondazione di Alleanza Nazionale
Editore
SECOLO DʼITALIA SRL
Fondatore
Franz Turchi
d’Italia
Registrazione Tribunale di Roma N. 16225 del 23/2/76
Consiglio di Amministrazione
Tommaso Foti (Presidente)
Alberto Dello Strologo (Amministratore delegato)
Alessio Butti
Antonio Giordano
Antonio Triolo
Ugo Lisi
la nuova edizione di quella allestita a Padova
nel 2013, ma qui nella capitale viene arricchita
dalla presenza delle pittrici romane, come le
Modigliani, le Nathan, Amelia Almagià Ambron,
attraverso le quali è possibile ricostruire l'ambiente artistico dei primi decenni del '900 tra accademia e avanguardia. Come nel caso di
Corinna Modigliani, cugina di secondo grado di
Amedeo, formatasi nell'atelier di Pietro Vanni,
ma presto influenzata da Giacomo Balla. A dimostrarlo i paesaggi e i ritratti dal fondo trattato
a macchia che richiama il periodo divisionista
del grande maestro. Un modernismo che si
esprime soprattutto nelle raffigurazioni dei bambini, anche se presto quel dinamismo si acquieta con il “Ritorno all'ordine” del primo
dopoguerra.
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