SETTIMANALE
DI POLITICA
E COSTUME
Autorizzazione del tribunale
di Siracusa n.2/2003
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diretto da Salvo Benanti
FONDATO NEL 1988
N° 17/2010
Domenica 2 maggio 2010
Telefono 0931412883. Email: [email protected] - tipografia LegoPrint srl
Chi ha salvato l’Università?
Il ministro Prestigiacomo da una risposta politica alla domanda, ma senza
il suo intervento sarebbero stati cavoli amari. Prg rispettoso dell’ambiente
Ministro Prestigiacomo, sei tu che hai salvato
l’università a Siracusa?
Sembra una domanda dei Soliti Ignoti e mi piacerebbe rispondere: sì, sono stata io che ho salvato l‟università a Siracusa. In realtà a questo obiettivo abbiamo lavorato in
tanti. Io ho fatto da tramite organizzando le prime riunioni
del comitato per il quarto polo, ma ho trovato comunque
grandissima disponibilità e impegno in tutti i soggetti istituzionali e anche delle forze sociali e dei partiti, nessuno
escluso, che hanno condiviso l‟obiettivo del quarto polo
universitario. In questo caso più che mai non è importante
assegnare medaglie ma conseguire il risultato. Ed è quello
a cui stiamo lavorando.
Ci sono istanze di migliaia di siracusani per la revisione di un Prg che sta cementificando la città. Il sindaco
e l’assessore all’Urbanistica hanno dato una disponibilità alla revisione stessa. Qual è la tua posizione?
Il Piano regolatore è da sempre oggetto di critiche, polemiche ed è un tema sul quale difficilmente si trova
l‟unanimità. E‟ anche uno di quegli argomenti su cui è facile speculare paventando crimini urbanistici, che peraltro in
passato a Siracusa non sono mancati. Oggi c‟è la disponibilità da parte della giunta comunale e del sindaco a discutere
di revisione dello strumento urbanistico e credo in generale
che la via del dialogo e del confronto sia quella da seguire.
Spero solo che la Siracusa del domani sia più rispettosa
dell‟ambiente e della vivibilità di quanto sia stata la Siracusa cresciuta disordinatamente nei decenni passati.
Altri servizi sull’università a pagina 6
Un buon lavoro in splendida solitudine
Un veloce commento alle dichiarazioni rese dal Ministro
Prestigiacomo nell’intervista che pubblichiamo qui sopra.
Sul tema Università si dimostra soddisfatta delle conclusioni dell’incontro romano. Ed in effetti, essere riuscita a fare
stare ancora in uno stesso tavolo il Presidente della Provincia di Siracusa, Bono, ed il Rettore Recca, è un piccolo
miracolo, vista l’incomunicabilità ed il rumore assordante
della carte bollate che già si sentiva. La Facoltà di Architettura resta nella città di Siracusa, la Provincia paga gli
arretrati. Non è molto ma non è neanche poco considerando che Recca aveva dichiarato di volere portare Architettura a Catania.
Ma per la Prestigiacomo è strategico il progetto del 4° Polo Universitario in Sicilia d’intesa con le province di Ragusa e di Enna e con l’Università Kore, nel ruolo di partner
professionale. Gia nelle prossime settimane è stato programmato un nuovo incontro e tutto lascia credere che il
progetto, una volta condiviso dai maggiori enti locali, troverà il sostegno del Ministero dell’Università. Si potrebbe
partire con due Facoltà per ogni provincia, tenendo conto
delle vocazioni territoriali, poi, certamente, il futuro svilup-
po dipenderà da tanti fattori (organizzazione, serietà didattica, studenti, accoglienza etc) in cui sarà determinante
la capacità operativa dei singoli attori locali.
Un successo? Sicuramente un passaggio costruttivo condotto dalla Prestigiacomo, come abbiamo sottolineato più
volte, in assoluta solitudine, quasi che altri volessero scoraggiarla ad interessarsene, e, comunque, restassero alla
finestra in attesa…di risultati deludenti.
Non è andata così. La fase di costruzione di un 4°Polo
Universitario nelle tre province dovrebbe vedere una attiva partecipazione della Regione Siciliana e degli esponenti siciliani interessati. Sicuramente sarà così per i parlamentari regionali e nazionali di Ragusa ed Enna. Lo sarà
anche per i parlamentari regionali e nazionali della nostra provincia? E’ augurabile che su di un tema così decisivo per lo sviluppo di quest’area vi sia una grande collaborazione ed impegno? Speriamo.
Altro tema che ho sollevato al Ministro dell’Ambiente è il
PRG della Città di Siracusa e la richiesta pressante di una
sua revisione avanzata da una parte sempre più vasta della città e di ambienti nazionali ed internazionali,dalle as-
sociazioni ambientaliste,da semplici cittadini.La posizione
della Prestigiacomo è stata chiarissima. L’Assessore
all’Urbanistica Tabacco ed il sindaco Visentin hanno dato
la loro disponibilità ad avviare questa revisione di cui bisognerà definire contenuti e tempi. E’ una disponibilità reale,
non di semplice facciata, ed anche io sono molto interessata a vederne gli sviluppi. Spero, ha aggiunto la Prestigiacomo, che la città sappia rispettare l’ambiente ed il territorio
sanando le storture avvenute anche nei decenni passati.
Anche questa mi sembra una posizione di grande importanza. Lasciamo perdere le battute sul passato da dimenticare
(i terribili anni 60/70). Pensiamo al presente, alla macchina di devastazione che il PRG del 2004 ha irresponsabilmente messo in moto. Una macchina che va fermata di corsa. Spero che la riunione che “Difendiamo Siracusa” ha
promosso l’8 Maggio alla Chiesa di San Paolo possa farci
fare – per quanto attiene i possibili contenuti della revisione - un passo avanti sia in Commissione Urbanistica quanto in Consiglio Comunale.
Salvo Benanti
Prg: verso l’8 maggio
Per i celebri sepolcri imbiancati di questa
città, mascalzoni abituali e ladri incalliti, l’
istanza di revisione del PRG sarebbe dovuta
finire subito..nella spazzatura.
Ma evidentemente anche i mascalzoni ragionano: lo sconcio delle villette buttate a
migliaia sotto le mura dionigiane, le cubatu-
re aumentate senza ritegno e giustificazione, le previsioni gonfiate sulla popolazione
residente (un falso deliberato in periodo
che da oltre 30 anni.. è a natalità sotto lo
zero, animata soltanto dai flussi migratori), l’aggressione a parti del territorio da
sempre vincolate (l’area Mazzanti che sarà
a breve stuprata con palazzoni privati) ecco…tutto questo è sembrato troppo ed ha
indotto i nostri notissimi ladronidelinquenti alla riflessione.
Ed allora la nuova strategia elaborata è
che la protesta montante sul PRG come
quella sulla Marina vada inglobata, dirottata verso altri obbiettivi (la Procura): insomma noi (i delinquenti) siamo più ambientalisti di loro, non c’è nessuno più ambientalista di noi! Pigliamoli per il culo,
confondiamoli, sviamoli!
La farsa di chi va a manifestare alla Marina contro i cassoni di cemento è emblematica: la colpa non è nostra, è della Procura
che ha sequestrato i cassoni!. Sul PRG sono più cauti: vediamo che vogliono e che
possiamo fare senza toccare i nostri affari,
quali sono le aree sulle quali potremmo
“dichiararci disponibili” a fare marcia
indietro. Cauti sondaggi. Sorgono in Facebook gruppi civetta che hanno obbiettivi
condivisibili (liberiamo la marina dai cassoni!) ma appaiono chiaramente pilotati da
esponenti del centrodestra.
La strada della revisione del PRG, come si
vede, è ancora molto lunga e difficile. Il
tentativo di svuotare la protesta o di assumere atteggiamenti dilatori per rinviare
Comunale a +1769 TeatroVerga +1876
A maggio dovrebbero iniziare i lavori, così dicono...
Si accelera? Anche questo si dice, staremo a vedere.
sempre a data da destinarsi qualunque decisione è chiaramente in atto. Si stancheranno
pensano. E qui sbagliano. Possono sgonfiarsi
Gruppi posticci animati da poveri giovani ai
quali è stato promesso qualcosa, non certamente noi, a cui certi soggetti non possono
promettere più nulla ed hanno difficoltà anche ad esprimersi. L’8 maggio nell’incontro
che abbiamo programmato con gli amministratori locali che hanno aderito al Gruppo
“Difendiamo Siracusa” o condividono gli
obbiettivi del Gruppo, faremo il punto e decideremo il da farsi. Avremo, forse, la presenza
dell’assessore all’urbanistica, Tabacco (nella
foto), e del sindaco Visentin che hanno ambedue aderito a “Difendiamo Siracusa”. Ipocrisia, mistificazione? Non credo. Tabacco
non c’entra niente con il PRG del 2004. Visentin allora si occupava di altro (lavori pubblici) e non era consigliere comunale. La loro presenza, in ogni caso, è graditissima perché avremo una controparte (se controparte
deve essere) molto autorevole presente al nostro incontro ad ascoltare le proposte di sintesi che faticosamente stiamo elaborando.
Via Crispi +1335
Percorso per fuoristrada? Sembra il futuro di via Crispi
2
Domenica 2 maggio 2010
Filo diretto.Visentin risponde:
Negozi che chiudono? Il Comune farà il possibile. Non decido io le strade
dove fare le multe. Sulle spiagge contenitori anti-mozziconi di sigaretta
Riceviamo e pubblichiamo:
Vorrei chiedere al nostro caro sindaco cosa
sta facendo, di concreto, e non solo a parole,
per il commercio siracusano ormai al collasso
completo, l'unica cosa visibile, tangibile è la
caccia all'automobilista, da parte dei vigili
urbani, che hanno la cattiva idea di premiare i
negozi in città e sfidare il loro accanimento
anzichè andare nei centri commerciali dove
c'è tanto posto e pochi rischi di ritrovarsi con
una bella multa anche ingiusta. Allora Sindaco ci attiviamo o lasciamo che tutti i negozi
chiudano? Aggiungerei altro. Perchè sui giornali locali si legge sempre a chi deve andare
un sottogoverno piuttosto che trovare soluzioni per far star meglio i propri cittadini e non il
proprio Cu..!!!!BASTA CON QUESTA
CLASSE POLITICA INUTILE E FINE A
SE STESSA!!!!!
Gianluca Sindona
Risponde il sindaco: Capisco lo stato di esasperazione di alcuni miei concittadini per il
momento duro che sta attraversando non solo
la nostra città ma l’intero Paese. Ho già detto che farò tutto quello che posso per aiutare
i commercianti in difficoltà e per evitare che i
negozi chiudano. Tutto quello che posso comprende anche una maggiore attenzione al lavoro dei vigili.
Riceviamo e pubblichiamo:
Si, si, caro sindaco perchè non mandi i tuoi
cari vigili a fare le multe dove si dovrebbero
fare?... Mandali nelle varie zone della città
dove le macchine sono messe in seconda, ter-
za e quarta fila... ah l'altro ieri ne ho vista
anche qualcuna messa sopra le altre .... inoltre sti cassoni li togliamo oppure no? ... mi
piacerebbe ritornare alla Marina a passeggiare.....
Monica Cappuccio
part-time, arenili puliti e bagnanti e turisti
felici...
Ivana Pizzata
Risponde il sindaco: Attrezzare le spiagge
con appositi contenitori per evitare i mozziconi di sigaretta e altre porcherie era già stato deciso da questa amministrazione e quindi
il problema da lei sollevato è già sostanzialmente risolto. Utilizzare giovani part time per
la pulizia degli arenili? Penso che già succeda ad iniziativa dei privati. Il Comune ovviamente qualcosa potrebbe fare, sempre casse
permettendo.
Risponde il sindaco: Cara signora Cappuccio, va da se che il sindaco non stabilisce
dove si fanno le multe e quindi non sceglie
fra questa e quella strada. Decidono i criteri
generali l’assessore al ramo e il comandante dei vigili, ovviamente il sindaco può dire
la sua e stia certa che è quello che farò. Sui
cassoni alla Marina sono impaziente quanto
lei, mi creda.
Riceviamo e pubblichiamo:
La citta' e' piena di rifiuti, la raccolta diffeRiceviamo e pubblichiamo:
renziata e' un'utopia, il traffico e' insostenibiSensibilissima al tema pulizia, soprattutto in le, i monumenti sono in uno stato pietoso,
spiaggia dove il solo pensiero di stendere il non c'e' un posto dove portare i bambini a
telo sui mozziconi di sigaretta altrui...mi giocare...signor Visentin non ti vergogni ad
provoca il vomito. Dunque...non potendo essere il sindaco di questa citta?
contare sul senso civico e educazione dei Corrada Orienti
siracusani...perchè non vietare il fumo anche Risponde il sindaco: No, cara signora
in spiaggia come accade in altre località ita- Grienti non mi vergogno neanche un poco. E
liane e del mondo? Perchè, nel caso non si sa perché? Perché io faccio il mio dovere
voglia arrivare a tanto, non fare in modo che tutti i giorni, 24 ore su 24. Il quadro che poi
chi sporca venga multato ( i siracusani im- lei dipinge è francamente falso: non è vero
parano solo se colpiti nel portafoglio )? che la città è piena di rifiuti, non è vero che i
O...molto più semplicemente...vista l'atavica monumenti sono in uno stato pietoso, non è
mancanza di lavoro soprattutto in cit- vero che non c’è un posto dove portare i
tà...perchè non assumere dei giovani che bambini a giocare.
puliscano con i retini tre volte al giorno gli
arenili ??? Pensate che colpo...con una fava...tre e non due piccioni : giovani occupati VISENTIN RISPONDE: scrivere a ifatper almeno tre mesi con uno stipendio da [email protected]
Paghiamo
prezzi
per
la
legalità
Da noi gli urlatori hanno la meglio sui pensatori, i cafoni dominano sui discreti, i dilettanti sui professionisti, i cortigiani sui coerenti: è Siracusa amici
Abbiamo un vizietto: a noi de I
Fatti piace la legalità! Ne scriviamo da sempre senza integralismi censori o moralistici, invocandola, denunciandone la
mortificazione, implorando la
trasparenza dovuta alla sua tutela. Che non piace a chi la trasparenza non conviene. A Siracusa, come nel resto d‟Italia, la
cultura né è vittima eccellente,
senza escludere altri rami della
pubblica amministrazione. Ne
consegue che quando il giornalismo fa il proprio dovere, cioè
informare l‟opinione pubblica
sui fatti, diventa bersaglio di
contumelie gravi, mica scambi,
anche feroci, di battute bensì
denunce, minacce velate o querele, accuse di calunnia. Tanto senza trasparenza ogni notizia è vaga, priva di verifica, consente solo ipotesi, rumors.
Resta compito del cittadino e di chi fa informazione almeno
Espressionismo astratto, astrazione gestuale,
action painting: possono essere definite in
diversi modi le straordinarie opere di Alessandro Falchi, artista emergente nel territorio
aretuseo. Classe 1980, l‟arte è per lui una
parte essenziale della sua vita. La capacità di
liberare le proprie emozioni attraverso i suoi
quadri, fanno di lui un artista libero. Attraverso l‟arte è in grado di descrivere il mondo
nel quale vive, un mondo fatto di energia,
azione, passione, colore e musica.
Quest‟ultima è fondamentale, quando dipinge nel suo studio, infatti, è sempre accompagnato da musica classica, elettronica e new
age. Ad ogni cosa e in ogni momento nella
sua vita, associa un colore. Nelle sue opere
dipinge energia, i colori prendono forma e si
sfidano tra di loro in una battaglia che solo la
passione può vincere. Per meglio rappresentare questo preferisce dipingere su tele di
grandi dimensioni, le quali danno la possibilità di immergersi dentro il suo mondo personale e fondersi con i colori. Colori che,
come dice l‟artista “devono poter essere toccati con mano. Il colore in guerra con gli altri deve fuoriuscire dalla tela e coinvolgere
chi entra in contatto con essa.” Fin‟ora i
tentare di controllare e regolare gli appetiti umani facendo
proprio il concetto di civiltà: non fare ciò che lede i diritti
altrui. Ma oggi gli urlatori hanno la meglio sui pensatori, i
cafoni dominano sui discreti, i dilettanti sui professionisti, i
cortigiani sui coerenti. Una cialtroneria abbaiata che prevale su passione, intelligenza, memoria, professionalità, tutte
ridotte a fastidio di ruffiani che temono di veder scoperte le
loro cialtronerie e politicanti che non rinunciano ai loro privilegi. Non a sviluppo e civiltà.
L‟opinione pubblica? Pare indifferente, prigioniera d‟una
sorta d‟abulia, ignorante incoscienza tipica dei greggi, prona ad assorbire valanghe di fesserie quotidiane. Secondo la
classe politica al potere una marea di successi! Blocchi di
cemento alla Marina, debito del Comune, perdita delle Ferrovie, inconsistenza dei trasporti, acqua, rifiuti, oneri
d‟urbanizzazione superiori a qualunque città italiana senza
il corrispettivo in servizi, infrastrutture inesistenti
(ospedale? Chi lo sa), strade al dissesto, inquinamento da
primato. Invenzioni di chi le denuncia, minchiate delle classifiche nazionali (che la politica nega), che ci raccontano
una realtà devastante per il nostro futuro. Mentre la Casta
(qualcuno dice la Cosca) non legifera e litiga per posti di
governo e sottogoverno di periferia. Un periodo della nostra
storia davvero amaro, uno smarrimento della strada dei diritti e dei doveri. È arrivato il momento di ridurre la giungla
degli appetiti individuali di chi governa al rispetto delle leggi. Quelle buone, non quelle alla buona! Saremo capaci
d‟intraprendere questa sfida che è una guerra? Cosa fare?
Intanto indignarsi. Dopo, con la civiltà che la nostra classe
politica e burocratica sconosce, rintuzzare le bugie della
politica ridotta ad affare ed improvvisazione. Magari utilizzando i giornali. Non da semplici lettori ma come protagonisti, smascherando (I Fatti offrono un filo diretto con il
Sindaco) chi mente.
Basta con le cabine di regia inutili senza idee e professionisti, teatri che non si aprono mai, turismo senza programmazione, infrastrutture rotte all‟inaugurazione, dissesto di strade e conti comunali quando la realtà ci mostra una recrudescenza criminale preoccupante, cassoni alla marina che distruggono il lavoro dei commercianti, un PRG simbolo non
di civiltà e sviluppo ma devastazione ambientale senza precedenti mentre le istituzioni preposte alla tutela tacciono
senza vergogna e con un‟ipocrisia rivoltante. Tanto a pagare è sempre il cittadino non chi fa danni. Che anzi, se la ride!
Nuccio Gemma
La pennellata di Falchi
suoi quadri sono stati esposti in una mostra
collettiva organizzata dall‟associazione
Azimut di Torino. A Siracusa, invece, uno
dei suoi quadri è stato esposto in occasione
della mostra di beneficenza “L‟arte per la
vita”, svoltasi all‟ex convento del ritiro dal
30 gennaio all’8 febbraio. Oggi è possibile
vedere i quadri di Alessandro Falchi presso
“Big Foot” (negozio di calzature),
“Artistica” (negozio di utensili da disegno)
o sul suo sito internet www.afalchi.com. La
cosa che ci preme sottolineare è che artisti
così talentuosi siano obbligati ad esporre le
proprie opere presso negozi della città anziché in gallerie d‟arte. Un tipo di arte diffuso
nel mondo ma ancora poco conosciuto e
piuttosto criticato nella nostra città. Ad artisti di espressione moderna infatti vengono
preferiti artisti tradizionali, che si affidano
ai paesaggi e quindi lotanissimi da questo
nuovo modo di fare arte. Falchi ha molti
sogni nel cassetto, uno è quello di creare
eventi “live” in cui artisti della sua stessa
corrente possano riunirsi e creare quadri
dinnanzi ad un pubblico. Il nostro augurio è
che a eventi innovativi come questi possa
essere dato maggiore spazio, perché l‟arte
deve essere salvaguardata in tutte le sue forme ed espressioni.
Desirèe Meijer
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Domenica 2 maggio 2010
Siracusa: boccata d’aria fresca
In
bicicletta,
trascinati
dal
sole
Enzo Di Bella e un gruppo di giovani ricercatori siracusani lavora sulle energie alternative applicate a veicoli leggeri. L‟assenza della mano pubblica
Enzo Di Bella (foto sopra), tu fai parte di
un gruppo di ricerca su sistemi fotovoltaici
applicati a una bicicletta?
Sì, abbiamo costituito questa associazione
che non ha fini di lucro nell‟aprile del 2006.
Operiamo nel settore della ricerca scientifica
e della sperimentazione di nuovi prodotti e
applicazioni sulle energie alternative applicati
alla trazione di veicoli leggeri
Nel breve avete un obiettivo ambizioso da
raggiungere, volete partecipare ai campionati mondiali di auto elettriche che si svolgeranno in Australia? Quale sarà il vostro
jolly?
Sì, crediamo
nella città
nuova
e solidale
Quello che riportiamo qui accanto è lo
stralcio di un dialogo su Facebook che
rappresenta un pezzo di carne viva di Siracusa: è una maniera nuova e vecchissima
di parlare della nostra città, è un modo
unico per dire l’amore di alcuni nostri concittadini per queste pietre,
questo mare, questa nostra aria sempre nuova e sempre antica. Noi ne
siamo rimasti colpiti, ci è piaciuto
molto lo spirito e la sostanza del ragionamento, certamente in linea con
gli obiettivi che ci siamo dati come
testata giornalistica, che sono poi
quelli di difendere questa città, di
rilanciare il suo spirito libero, il suo
libero arbitrio. Anche sbagliando
qualche analisi, ma azzardando comunque quelle analisi che molti, ormai da
anni, non fanno per rassegnazione o, peggio, per servilismo nei confronti dei potenti
di turno. Molti ci accusano di aver fatto il
giornale del “signor no”, dove tutto non va
e tutto è negativo. Sono accuse in malafede, fatte da persone che spesso non conoscono nemmeno la storia di chi accusano,
e conoscere le storie personali è importante in una comunità come la nostra. Sono
accuse false perché siamo vicinissimi a
tanti siracusani che credono in questa città
che, come noi, si battono per un futuro diverso e migliore. E questi che si battono
sono, ripeto, tanti, tantissimi, e questo lascia ben sperare. Oggi quindi abbiamo deciso di dedicare una pagina intera alle nostre energie attive, nel merito a un gruppo
di ricercatori siracusani e a cittadini come
Sandro Giudice (nella foto), che, nonostante tutto lo sfascio, credono a un rinascimento culturale ed economico di Siracusa.
Una boccata di aria fresca.
I ricercatori siracusani con la bici ad energia solare
L‟impegno è arduo. Ci dovremo confrontare
con realtà tecnologiche avanzatissime e con
budget pressochè illimitati ma la nostra speranza è quella di credere nel nostro progetto
che a differenza degli altri punta a realizzare
un prototipo leggerissimo, parliamo di 180
kg compreso il pilota contro i concorrenti
che da anni propongono auto e tricicli che
superano i 400 kg .
Siete comunque un gruppo siracusano
che si dedica alla ricerca. Avete avuto il
sostegno della politica e comunque delle
istituzioni?
No, tutto e stato realizzato con le nostre for-
ze e quella degli sponsor privati che hanno
messo a disposizione materiali e tecnologie da
testare sul campo.
Bici elettriche a ricarica solare. Siracusa ha
scoperto da non molto di amare la bici, anche il Comune sostiene un progetto in questa direzione. Voi potreste farne parte?
Noi non intendiamo commercializzare i nostri
prototipi ma sviluppare i rapporti istituzionali
con enti pubblici e privati nazionali ed internazionali per l‟interscambio di informazioni e
risultati nel settore delle energie rinnovabili e
le possibili applicazioni.
Ci sono città del centro nord dove le bici
vanno a mille, anche quello potrebbe essere
un buon mercato?
Siamo disponibili ad offrire a qualsiasi azienda i risultati della nostra ricerca purchè gli
investimenti si facciano sul territorio.
A Termini Imerese dovrebbero costruire
auto elettriche...
Sarebbe impegnativo ma non impossibile.
In conclusione vuoi dire qualcosa ai politici? Rivolgerti direttamente ai siracusani?
Credo che collaborare per poter realizzare un
alternativa alle attuali fonte energetiche sia
indispensabile. Siamo solo l‟inizio ma con
l‟aiuto delle istituzioni e delle aziende private
si può iniziare e mettere i primi mattoni per un
mondo dove i combustibili fossili possano
essere delle fonti energetiche “ alternative “
allo standard delle rinnovabili. L‟energia più
importante da rinnovare è la volontà delle persone di credere che possiamo vivere utilizzando diversamente le nostre risorse.
Mettiamo da parte l‟invidia
Giudice: Solo così possiamo battere gli equilibri deteriori e gli
interessi economici che costringono questa città a rantolare
Caro Franco Neri, ho visto oggi il tuo post sulla ipotesi di un nuovo
rinascimento, e non posso esimermi dall‟intervenire di getto ora che
ho un po‟ di tempo libero dai miei impegni. La coincidenza consiste
nel fatto che di tanto in tanto anch‟io ho concettualizzato un rinascimento di questa nostra vecchia pazza città, nella quale io abito fin
dalla nascita pur essendo stato in giro da qualche altra parte per alcuni periodi. Ma questa non è una coincidenza : nella mia visione
delle cose, io credo che la casualità non
esista.
Fino a qualche tempo fa, le questioni riguardanti Siracusa mi coinvolgevano emotivamente, ma ormai già da lungo tempo io
le percepisco con un profondo distacco (o
almeno ci provo, dato che io ci vivo ), senza però che ciò attenui minimamente la mia
consapevolezza di come stanno qui le cose:
credo che lo stesso valga per molti altri oltre a me.
Gli equilibri deteriori e gli interessi economici consolidatisi attorno al fatto che questa città deve soltanto rantolare, non possono essere vinti se non con la fine di tutto
questo mondo imperfetto, perché è evidente che si tratta di equilibri
tutt‟altro che esclusivamente locali o regionali, bensì anche nazionali: chiamala mafia, chiamala politica dei partiti, chiamala come
vuoi tu ( ho anche scritto un articolo di otto pagine formato A4 su
questo argomento).
E allora l‟unica speranza è uno stravolgimento culturale.
Ma, affinchè questa speranza non si trasformi soltanto nel rantolo di
una città mortificata SFACCIATAMENTE nel cemento impoverito
davanti agli occhi esterrefatti del mondo, allora occorre superare
una devitalizzazione della cittadinanza. Non importa se la maggior
parte dei siracusani di oggi non sono nati qui oppure sono figli di
persone provenienti dalla provincia: ciò che conta è che innanzitutto
chi abita qui dovrebbe identificarsi totalmente con questo luogo nel
quale vive e tentare di dare il meglio di sé.
Come sappiamo, questo è un luogo speciale e, come ricordo ogni
tanto, anche ai miei studenti, lo scirocco non impedì a questa città di
diventare la più grande metropoli del mondo occidentale, una città
veramente internazionale, la quale regolava gli equilibri del Mediterraneo (ma anche con le armi, purtroppo).
Dunque lo “scirocco” nemico di questa città è arrivato dopo, col
tempo, ed è ovvio che non si tratta di una questione di clima.
La morfologia di questo posto ne fa un luogo unico nell‟ambito della nostra antica isola di Sicilia. Le potenzialità del territorio siracusano sono enormi: in molti lo sappiamo e lo diciamo al bar, o forse
lo dicevamo e lo abbiamo detto tanto che adesso non vale neanche
più la pena dirlo.
E LE BUONE QUALITA‟ CI SONO. Il punto è che le buone qualità
qui non sono benvolute. Qui, anziché essere condivise, le buone qualità vengono ostacolate, come se si trattasse di non fare emergere
qualcosa che minaccia di mettere in cattiva luce eventuali altrui qualità. Chi è piccolo o si sente piccolo odia chi ha qualche buona qualità. Come sarebbe questa città se invece si condividessero le buone
qualità? Probabilmente non ci sarebbe bisogno di una città di Siracusa fatta da una popolazione di milioni di abitanti per far parlare bene
altrove di una grande realtà siracusana. Non sarebbe una questione di
dimensioni ma di qualità. Anche piccole realtà possono veicolare giganteschi contenuti. Le buone cose qui potrebbero accadere se gli
abitanti imparassero a condividere, anziché a voler soltanto mettersi
sul palco per far vedere la propria bravura (che tra l‟altro a volte è un
imbroglio alle spese della comunità ), oppure, al contrario, a voler
tirare uova marce o, peggio, ignorare chi vuole proporre qualcosa di
buono. Piccole fazioni, disgregamento, mancanza di gruppo. In altre
città invece le buone qualità vengono benvolute dalla comunità, anche quando non sono grandissime qualità: gli abitanti si portano avanti fra di loro di fronte ad altre comunità, come sembra fare ad esempio Catania ( che però è già una città grande rispetto a Siracusa),
la quale è dotata sia di autentiche elevate qualità e sia però, a volte,
anche di una grottesca auto-glorificazione.
Tornando adesso a quanto detto prima, certo la questione è assai articolata e riguarda anche la politica dei partiti e le persone che gestiscono la cosa pubblica, non importa se di “destra” o di “sinistra” o di
“centro”. Non è un mistero, a questo proposito, il fatto che personalmente io non mi sono mai sentito rappresentato dai “politici” locali,
inadeguati allo spessore storico di questa città oppure messi in condizione di non poter agire, o ancora, bramosi di posti di gestione: e si
sa che in genere purtroppo ricoprire cariche di gestione corrisponde
ad accettare consapevolmente gli equilibri deteriori che soffocano la
città. In tutto questo, tuttavia, forse ci sono stati sforzi lodevoli da
parte di qualcuno, ma sempre irrimediabilmente condizionati e limitati dai suddetti equilibri deteriori. Troppo lunga la faccenda, caro
Franco, per essere sintetizzata in un post su facebook.
Un rinascimento siracusano? Io sono il primo ad offrire un mio contributo a-partitico, ma questo solo se pure la maggioranza vuole dare
veramente, amichevolmente, comunitariamente, il meglio di sè.
Cultura. Contatti culturali con realtà fuori da qui per quanto possibile, affinchè vi sia una qualità che da fuori rientra qui superando il più
possibile il pantano partitico. E forse qualche “politico” potrebbe anche far parte di un simile rinascimento, anche per una sua gloria personale, ma cosa importa: purchè funzioni !
Non m‟importa della misera “politica partitica”: e comunque nella
mia visione le cose cambieranno in meglio molto presto, caro Franco, e lo dico anche da padre responsabile.
Hey, dopo tutto questo, adesso mi merito anch‟io una Tangente Dolcemente Alimentare? Cheers !
Sandro Giudice
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Domenica 2 maggio 2010
Grazie Visentin
Egregio Direttore, segnaliamo un fatto del
tutto inusuale. Un uomo politico, titolare di
un'importante carica istituzionale, insomma
il Sindaco della città, ammette una propria
criticità organizzativa, non la camuffa, non
la nasconde, non rigira la frittata ( arte
d'eccellenza degli uomini pubblici) ma adopera il rivoluzionario metodo della verità. Lo ringraziamo per questo e per l'onestà
intellettuale che reputiamo essere un bene
tanto più prezioso in quanto così malinconicamente raro.
Elio Tocco
Presidente Libera Università Internazionale
Archimede
Che spazzatura
Opinioni
e repliche
Diventa una esigenza avere uno spazio che consenta a chi ci
legge di poter replicare o di poter dire la propria opinione su
quello che è già stato pubblicato dal nostro giornale. Naturalmente chiediamo che le repliche siano stringate, o comunque
compatibili con la necessità di dare visibilità a tutti.
Carcò: Si vendono la città
Riceviamo e pubblichiamo:
Che tristezza vedere la mia città, patrimonio dell‟Umanità che tanto “tronfi” rende
alcuni amministratori, presentarsi nella
quotidianità con questo biglietto da visita.
Per la cronaca la spazzatura debordante di
via Lido Sacramento, di passaggio per arrivare ad un nuovo albergo, è una vergogna
quotidiana.
Valeria Cassia
Contro i cassoni alla Marina la (fallita) manifestazione di
protesta promossa da Bufardeci: una vera provocazione!
Che porcheria!
Riceviamo e pubblichiamo:
Il cartellino con la scritta “tempo determinato” è l‟ennesimo sgarbo che subiamo
dall‟amministrazione comunale. Sgarbo e
scarsa considerazione di lavoratori meno
fortunati. Un legge dell‟ottobre 2009 infatti
ha sancito l‟obbligo del cartellino identificativo per i lavori comunali che sono a
contatto col pubblico. Il Comune di Siracusa ha ritenuto opportuno evidenziare solo
la posizione dei lavoratori contrattisti
(scrivendo in tutta evidenza: tempo determinato) discriminando la categoria agli occhi dei cittadini. In questa situazione ci troviamo tutti i contrattisti ex art. 23 grazie
alla poca considerazione del Comune, a
differenza della sensibilità dimostrata nei
fatti da altre amministrazioni della nostra
Provincia. Cogliamo l‟occasione per ringraziare tutti gli amministratori che ci hanno bollato come precari a tempo determinato.
I precari a tempo determinato
Riceviamo e pubblichiamo:
Ci sono state molte proteste sulla (fallita)
manifestazione indetta da Bufardeci o da
chi per lui, contro i cassoni depositati alla
marina ormai da due anni. Beninteso, tutta
la città è contro questi cassoni piazzati lì
ma che una protesta di questo tipo potesse
essere condivisa o promossa da Bufardeci
è sembrata una provocazione ed ha indotto
molti siracusani a non andare o, più, vero-
similmente a tornare indietro per non ritrovarsi in un evidente “equivoco”, avallando
un tentativo di strumentalizzare la protesta
di moltissimi siracusani che rivogliono la
Marina come era.
Secondo me la volontà era quella di confondere l‟opinione pubblica sulle responsabilità di questo autentico misfatto contro la
città, di indirizzarne altrove la rabbia montante, sottraendosi furbescamente alle proprie responsabilità. Ma il lupo travestito ha
fatto di più, evidenziando, forse, il vero
motivo di questa improvvisa protesta-farsa:
attaccare la Procura della Repubblica di
Siracusa colpevole di avere sequestrato i
cassoni e di avere eseguito sugli stessi le
necessarie prove tecniche per valutare se
fossero in regola con il capitolato di gara
(il quantitativo di ferro contenuto), scaricare sulla Procura della Repubblica la responsabilità della permanenza dei cassoni
alla Marina...
Bufardeci ha assunto le vesti di avvocato
difensore della ditta che ha costruito i cassoni (non c‟è stato contraddittorio! Ha tuonato). Non ha protestato vibratamente contro la ditta che ha costruito i cassoni (forse)
in dispregio delle regole di capitolato; non
contro chi ha autorizzato il deposito dei
cassoni alla marina come se non vi fossero
posti alternativi e sicuramente in difformità
al contratto; ma contro la Procura della Repubblica colpevole di avere fiutato un imbroglio e di volerci vedere chiaro. Questa
difesa di parte privata non è una novità per
Bufardeci. Basti pensare cosa ha combinato
nel PRG del 2004, di cui la città porta ferite
profondissime e di cui faticosamente prende
coscienza giorno dopo giorno grazie anche
alla tenacia del giornale che mi ospita.
Chi scrive è, ovviamente, dalla parte opposta a Bufardeci, a favore di una magistratura
inquirente che finalmente dia la sensazione
di esserci nella città e nella lotta contro le
illegalità – chiunque sia a commetterle - dopo anni di assoluta latitanza. A quella latitanza (vedi vicenda PRG) qualcuno si era
evidentemente assuefatto, per cui una magistratura inquirente che cerca di fare il suo
mestiere infastidisce, preferendola silente
come negli ultimi 10 anni.
Personalmente non sono fiducioso. Finchè
non vedrò sul banco degli imputati gli autori
dei misfatti urbanistici degli ultimi anni, mi
viene difficile credere alla magistratura inquirente di questa città. Ma la speranza è
dura a morire e questo atto di coraggio nel
volere vedere chiaro sulla vicenda cassoni
alla Marina mi conforta molto. Personalmente sono contro i cassoni depositati alla
marina e penso che debbano essere subito
rimossi ma sono anche, con la stessa rabbia,
se non maggiore, perché con i cassoni siano
rimossi i mascalzoni che si sono venduti la
città come se fosse robetta loro.
Salvo Carcò
già candidato sindaco
Granata veste giallorosso
Certo, è strano veder tifare Fabio per la squadra di SenLucia di maggio si. Se proprio vuole soffrire faccia un salto al De Simone
Domenica prossima (2 maggio 2010), in
occasione della Festa di Santa Lucia, grazie
all‟organizzazione dell‟associazione “Il
Gozzo di Marika”, sarà riproposta la ricostruzione storica del miracolo del 1646,
quest‟anno con una importante novità: la
presenza della Carrozza del Senato, che
l‟amministrazione comunale e il sindaco,
Roberto Visentin, hanno voluto concedere
a sostegno dell‟iniziativa. Il via è previsto
alle 9,30 di domenica, quando partirà dal
Piazzale Riva porto Lachio il corteo storico,composto da sbandieratori e figuranti in
abiti d‟epoca; percorrerà via Arsenale, viale Regina Margherita, corso Umberto fino
al ponte. Alle 10, dalla Darsena, dove sono
ormeggiate le tipiche barche siracusane,“i
buzzetti” si muoveranno in corteo via mare
raggiungendo i velieri ormeggiati nel Porto
grande e carichi di granaglie che, trasportate dalle barche fino a terra, riempiranno
i carri che in corteo, attraverso piazza Pancali, corso Matteotti, via Roma e via Minerva raggiungeranno piazza Duomo.
Ci sono cose che lasciano un po‟ perplessi.
Magari sei lì a casa che aspetti Roma-Samp e
ti stai godendo il prepartita con i soliti commenti, le indiscrezioni, le formazioni e ad un
certo punto, mentre scorrono le immagini, hai
la sensazione di aver visto qualcuno di conosciuto. Perché il cervello è così, immagazzina
immagini più velocemente degli occhi e magari stai li con una sensazione di disagio perché sai che hai visto qualcosa ma non riesci
proprio a focalizzare. Poi succede che le immagini invece si fissano e allora si che focalizzi: tribuna d‟onore dell‟Olimpico, il Presidente Rossella Sensi, Pradè, Fabio Granata…
Fabio Granata??? Ma che ci fa Fabio Granata
con la Sensi a vedere la Roma? È diventato
romanista? Romanaro? Giallorosso? Il soggiorno romano produce questi effetti? O
semplicemente siccome la Roma fa tendenza
in questo periodo, fa figo andarla a vedere?
Oppure la Dolce Vita si è spostata da Via Veneto al Foro Italico (quello romano per carità,mica i villini!)? Di certo non appartiene
alla categoria dei “romanisti della prima ora”(quelli che hanno visto lo strip della Ferilli
per intenderci) e quindi, fascisticamente parlando, non dovrebbe godere dei privilegi riservati ai romanisti veri. Ma dato che viviamo in una meritocrazia, sicuramente avrà scalato la piramide del tifo al punto di meritarsi
il cosiddetto “posto in prima fila”. Misteri del
calcio. Che poi se fosse andata bene, sarebbe
anche diventato una sorta di portafortuna. Invece no, Roma sconfitta in casa e scudetto
quasi andato. Pazienza. Almeno una cosa in
comune con la mia modesta domenica c‟è : la
sfiga. Anche il Siracusa è stato sconfitto in
casa ed è quasi fuori dai playoff. Guarda caso
sconfitto da una squadra giallorossa per giunta. E quindi mi sovviene un suggerimento:
caro Fabio, ma perché non lasci i romani al
loro destino e vieni a darci una mano? Capisco che il palcoscenico non è lo stesso, la
compagnia nemmeno, ma le sorti patrie meriterebbero un‟aiutino,no? Che ne dici di unire
le nostre sfighe per il raggiungimento di un
obiettivo comune? Magari un po‟ meno
glamour, ma nel suo piccolo comunque importante. Torna Fabio, sta casa aspetta a te.
Alessandro Benanti
5
Domenica 2 maggio 2010
Il sindacato perde colpi
Come
vecchi
sordi
e ciechi
Continua il dibattito sul ruolo
del sindacato nella nostra
area animato da due nuovi
interventi che pubblichiamo
qui a lato. A me fa un enorme
piacere che questo dibattito
prosegua con questa vivacità.
Capisco che a qualcuno possa risultare indigesto e mi
dispiace per lui. L’articoletto
dei Fatti sul sindacato che è
all’origine di tutto (quattro
poveracci in attesa di pensione) mi si dice che abbia provocato nella triplice reazioni
violente, riunioni, dibattiti
interni sulla linea da seguire,
denunzia si denunzia no, risposta sul giornale, manifestazione di solidarietà. E poi
domande a non finire: chi c’è
dietro questo “proditorio”
attacco al sindacato? Chi
paga Benanti? Quale strategia contiene questo attacco
così virulento?
Calma amici sindacalisti, datevi una calmata. Dietro a
Benanti ed ai Fatti non c’è
proprio nessuno se non una
redazione di uomini liberi,
non condizionati, senza padroni. Sarà difficile riconoscerlo, lo so bene da più di
quattro lustri, ma questa è
l’amara verità. Dietro ai Fatti ci sono i Fatti e dietro a
Benanti c’è soltanto, modestamente (se volete), il solo
Benanti.
Mi verrebbe da osservare che
se un articoletto ha provocato questa reazione, incontri,
riunioni, definizione di una
linea…significa che il sindacato dalle nostre parti non è
poi così impegnato o, forse, è
stato toccato un nervo sensibile rispetto a cose che non si
dicono ma che si pensano o
che si dicono solo alle spalle,
come quando si parla di corna.
La scelta di approfondire e
dibattere è stata quella più
saggia (esprimere una opinione anche se, riconosco,
molto graffiante e severa, nel
nostro Paese – non so per
quanto tempo ancora – non è
un reato). Gli interventi di
CGIL, CISL ed anche UIL lo
hanno arricchito oltre, ovviamente, ad Enzo Toscano della
UGL e ad altri numerosi lettori che sono intervenuti. Alessandro
Mascia
nell’articolo pubblicato oggi
riporta di un mini-sondaggio
casareccio: sarà poco attendibile ma anche questo merita di essere letto. Di un sindacato “rintronato” che non
riesce a definire con lucidità
e realismo obbiettivi e strategia da intraprendere, questa
provincia non sa proprio che
farsene.
Sono d‟accordo con Zappulla
Toscano (Ugl) apprezza le posizioni del segretario Cgil che dimostra di poter cogliere e far sue le sfide che oggi il lavoro propone
Riceviamo e pubblichiamo:
Caro direttore, ho letto con molta attenzione le
repliche dei segretari provinciali di Cisl e Cgil
scaturenti dalle mie affermazioni in merito al
ruolo dei sindacati nel contesto di un mondo,
quello del lavoro, che si e‟ molto modificato e in
cui fatichiamo non poco a leggerne contenuti e
contesti. Tralasciando le sterili polemiche inne-
state dalle dichiarazioni del sig. Sanzaro, vorrei invece disquisire sugli argomenti, profondi e pertinenti, toccati dal segr. Zappulla, relativi alle sacche
di rappresentanza che un moderno sindacato deve
preoccuparsi di rappresentare, i lavoratori precari,
gli autonomi senza tutele, gli occupati in nero.
Occorrerebbe remare tutti verso lo stesso obiettivo,
spingere affinche‟ si possa arrivare a varare una
proposta alternativa all‟attuale “scientifica” precarizzazione del lavoro: ridurre il vantaggio del lavoro precario, primo responsabile della sua grande
diffusione, attraverso l‟equiparazione dei costi ad
un livello mediano tra gli attuali 20% di oneri sociali del precario e 40% del lavoro stabile; eliminare tipologie contrattuali precarie per eccellenza
( co.co.co. etc. ) magari attraverso l’individuazione
di categorie di lavoro professionalizzante, stabilendo un tetto al di sotto del quale non e‟ possibile ricorrere a questo tipo di strumento ( ad es. 30.000
euro), estendere l‟indennita‟ di disoccupazione anche al lavoro autonomo; fissare un salario minimo
per i lavoratori esclusi dalla contrattazione collettiva; fare quadrato a difesa dell‟art. 18 non tanto per
i suoi effetti concreti, quanto per dare una risposta
politica forte ad un governo che sta operando in
ogni modo per indebolire i diritti dei lavoratori,
cercando sponde che, alla lunga, delegittimano agli
occhi dei piu‟, l‟intera azione sindacale.
Questo e‟ cio‟ che ho letto nelle dichiarazioni di
Zappulla, ho visto chiaramente emergere l‟istinto
del sindacalista di razza e la ragione del leader
preoccupato del futuro, della sua organizzazione,
del sindacato in generale e di una nazione che
rischia seriamente la deriva populista.
Certo, chi le scrive non puo‟ certo contare sui
faraonici numeri di adepti ascritti a certe organizzazioni, ne‟ puo‟ vantare esimii colleghi assurti a
prestigiose cariche nazionali, puo‟ solamente rilevare e registrare l‟impressionante numero di
fuoriusciti da una zona industriale, perlopiu‟ espulsi a fronte di accordi siglati da sigle sindacali
“altamente “ rappresentative.
Rivendico il diritto di criticare, soprattutto la
vetusta‟ di un mondo che, a mio modesto avviso,
non ha saputo completamente adeguarsi al concetto di globalizzazione che la storia ci ha imposto, cristallizzandosi su posizioni superate dalla
storia oltre che dai fatti.
Saluto, con rinnovato entusiasmo, le posizioni di
un sindacalista che, attraverso la chiara esposizione del suo pensiero, ha dimostrato di poter
cogliere e far sue le sfide che il moderno contesto lavorativo, giorno per giorno, ci proporra‟.
Enzo Toscano
segr.prov. Ugl chimici
Siracusa
“Pocos, locos y mal unidos”
Sono emersi elementi utili per fare autocritica. Molti intervistati hanno confessato di non stimare affatto i propri rappresentanti sindacali
“Quattro poveracci in attesa di pensione”. Questa la definizione dei sindacati firmata da Salvo Benanti nell‟articolo apparso in prima pagina il 21
marzo scorso. Un ritratto urticante che ha indotto alcuni
rappresentanti sindacali del
nostro territorio a rispondere.
Ma dietro le sigle sindacali ci
sono lavoratori che vivono le
problematiche del mondo del
lavoro in maniera intima e
quotidiana. Chi meglio di un
operaio saprebbe commentare
le considerazioni di Benanti
sul sindacato odierno? Abbiamo atteso il suono della sirena
per chiedere ad alcuni di loro il
parere. È venuto fuori un quadro desolante che ricalca esattamente quanto esposto da Benanti.
Un ragazzo del settore chimico
iscritto a un sindacato mi ha
spiegato che le principali sigle
sindacali si accorderebbero con le raffinerie del siracusano per le assunzioni degli operatori di impianto. Una sorta di lottizzazione: tot operatori
spetterebbero a CGIL, tot a CISL e tot a UIL. Dunque chi non ha agganci
sindacali non avrebbe alcuna speranza di farsi assumere con una autocandidatura, ovvero con il semplice invio di un curriculum. Mi ha fatto
l‟esempio di due suoi compagni di scuola, uno diplomato con 60/100,
l‟altro con il massimo dei voti, che hanno presentato nello stesso periodo,
appena dopo il diploma, il curriculum in raffineria. Il primo, agganciato
fortissimamente con il mondo sindacale sarebbe riuscito a entrare in raffineria, l‟altro, non avendo avuto risposta, avrebbe, invece, tentato
l‟Università.
Un‟impiegata di un‟azienda metalmeccanica mi ha rivelato che anche alcuni politici si appoggerebbero al mondo sindacale per l‟esplicazione della loro politica clientelare. Se così fosse il potere dei sindacati sarebbe
davvero svilito. Se l‟azienda dovesse davvero accomodare le richieste del
sindacato per una decina di operai, il sindacato si assoggetterebbe, giocoforza, alle logiche aziendali, nel bene o nel male. L‟azienda aprirebbe una
sorta di credito nei confronti del sindacato. Un credito da restituire in occasione di quelle riunioni dove si chiede ai sindacati di chiudere un oc-
chio sulle riorganizzazioni aziendali severe, sull‟apertura di procedure di
cassa integrazione o di mobilità.
Un altro operaio, ex RSU (rappresentante sindacale unitario), mi ha confessato che i rappresentanti sindacali si incontrerebbero con i dirigenti aziendali prima delle riunioni ufficiali. Così il giorno prefissato per la riunione, tra
sindacato e azienda inizierebbe una messinscena tragicomica che finirebbe
sempre di pesare sulle spalle dei lavoratori.
Noi de I FATTI sappiamo che il campione di intervistati non è significativo
ai fini statistici, sappiamo anche, per dirla con Enzo Toscano della UGL
Chimici, che “c‟è ancora qualcuno che intende fare sindacato in maniera
onesta e coscienziosa”.
Tuttavia sono emersi elementi utili perché i sindacalisti siracusani facciano
una accurata autodiagnosi. Anche perché molti degli intervistati hanno confessato di non stimare affatto i propri rappresentanti sindacali, colpevoli di
pressappochismo in materia di diritto del lavoro, di miopia nelle trattative
con l‟azienda e di una rilevante mancanza di cultura. In certi casi, infatti, si
assiste a riunioni aziendali in cui i rappresentanti sindacali non riescono
nemmeno a esprimersi correttamente in italiano. E non è solo un problema
di forma: quando non si possiedono i rudimenti linguistici per esprimere i
propri concetti, spesso non si hanno nemmeno le basi culturali per comprendere appieno il messaggio del proprio interlocutore. Questo vale soprattutto
per gli accordi scritti tra azienda e sindacato (per inciso: è sempre l‟azienda
che scrive il testo dell‟accordo, il sindacato, casomai, si occupa degli emendamenti). La prima, dotata, talvolta, di eccellenze provenienti dalle migliori
università europee, mette nero su bianco la serie di punti concordati con il
sindacato. Quest‟ultimo, rappresentato da quelli che Benanti ha definito
“personale mediocrissimo”, convinti di aver concluso un buon accordo, portano il documento all‟assemblea dei lavoratori che, in un buon numero di
casi, rimangono scontenti.
Qualche rappresentante di questo famigerato “personale mediocrissimo”
copre anche ruoli di rilievo nel mondo sindacale provinciale. Sempliciotti
che non hanno il senso dei propri limiti, che parlano un italiano approssimato, scrivono comunicati stampa che inducono le redazioni dei giornali a
grasse risate e pontificano su tutto, rigassificatore, termovalorizzatore, bonifiche ambientali, porto ecc. Il registro linguistico è stereotipato, parlano
sempre di sviluppo, di rilancio economico, di riconversione industriale, di
polo energetico siracusano, di lavoro, di investimenti. Parole parole parole
senza alcun riscontro, senza mobilitazione di grandi masse operaie, senza
proteste clamorose. Il sovrano Carlos V li avrebbe descritti in poche parole:
“Pocos, locos y mal unidos”.
Alessandro Mascia
6
Domenica 2 maggio 2010
Una vittoria di Pirro?
Recca ride contento,Visentin no
Ancora succubi della potenza contrattuale catanese. Il Consorzio universitario escluso dagli incontri decisivi. Sbotta Roberto Meloni: Così non ci sto
Veniamo alla sostanza dell’intesa, svuotata dai toni retorici (ed insopportabili) con cui viene presentata. Si realizza il programma minimale indicato dall’Università di Catania mesi or sono, che aveva garantito il solo prosieguo della Facoltà di Architettura (e chiusura dei corsi in beni culturali),
a patto che la Provincia regionale pagasse quanto dovuto negli anni precedenti. Bono ha chiarito ciò che era già chiaro: la Provincia può rispettare il programma dei pagamenti a suo tempo concordato ma l’Università
deve rendicontare i soldi ricevuti. Su questo si erano innestati equivoci che
sono stati fortunatamente fugati. C’è da essere soddisfatti? Ma manco per
sogno! Catania non ha ceduto di un millimetro. Ora trova comodo incassarsi i suoi soldi poi confida che il brutto anatroccolo del 4 Polo universitario siciliano (Enna, Ragusa e Siracusa) veda la luce. Bono dichiara che
“ora” abbiamo tempo per lavorarci su.
Ma veniamo alle dolenti note. Il Presidente del Consorzio Universitario
Meloni ha reagito duramente al mancato invito a Roma, presso il Ministero dell’Ambiente, per discutere con il rettore dell’Università di Catania,
Recca, gli aspetti del contenzioso tra Università di Catania e Provincia
Regionale di Siracusa, oltre, alle condizioni con cui dovrà proseguire
l’attività didattica della Facoltà di Architettura.
“Che ci sto a fare?” si è chiesto Meloni, se il Consorzio non è presente in
questi momenti. Subito dopo un consigliere provinciale ha invitato il Presidente Bono a prendere atto della inutilità del Consorzio e che lo stesso costituiva soltanto una spesa ingente quanto inutile, che gravava sulle casse
della Provincia regionale di Siracusa, per sostenere il costo di “posti di
potere” fini a se stessi, che la classe politica ha interesse a mantenere e
moltiplicare con le tasche del contribuente.
I lettori dei Fatti sanno bene cosa penso del Consorzio Universitario
(nonostante le querele) e della sua sostanziale inutilità, da anni, ma apprezzo molto il gesto personale di Meloni che è indice di un livello di serietà e di correttezza politica ed amministrativa del tutto sconosciuta ai suoi
predecessori. Meloni sembra essere perfettamente consapevole della attuale inutilità del consorzio e delle ingiustificate e rilevanti spese che esso
comporta (sede, impiegati, direttore, telefoni, pulizie etc) ed ha tentato
(intervista ai Fatti della settimana scorsa) di definire, nell’immediato, un
possibile percorso operativo di attività e di iniziative per il consorzio, con
un entusiasmo personale encomiabile (i suoi predecessori, salvo la boria,
non avevano neanche quello). Diversamente, si chiede, che ci sto a fare e,
soprattutto, che ci sta a fare il Consorzio e come è giustificabile la spesa di
risorse pubbliche per mantenerlo in vita ?. Aggiunge: non intendo restare
qui soltanto per incassare una indennità e fare la bella statuina.
Il mancato invito a Roma del Consorzio è stata da parte di Bono, forse,
involontario ma non elimina il problema che fin qui Bono ha eluso con
l’intero tavolo del centrodestra, con una ipocrisia ed un disinteresse per lo
spreco di risorse pubbliche che lascia interdetti.
Per il rispetto che porto a Meloni il problema esiste e non può essere ignorato non parlandone: cosa deve fare il Consorzio Universitario? Quali sono le sue competenze? Quali le direttive operative alle quali deve attenersi?.
Mi auguro che Meloni sia in grado di individuarle concretamente, diversamente non ha motivo di prestarsi ad una farsa per fare distribuire indennità e stipendi. Questa non è politica è roba da Procura della Corte dei Conti!. (sb)
Ma i patti non sono molto chiari
PRIMA DELLA FIRMA
Il Comune, la Provincia e l’università di Catania
hanno trovato, nella sede del ministero
dell’Istruzione, l’Università e la Ricerca, un accordo
per la prosecuzione dell’attività didattica a Siracusa,
in attesa della costituzione del quarto polo siciliano.
La transazione prevede
la conferma della facoltà di Architettura e del
terzo anno dei corsi di
laurea ad esaurimento
in Scienze dei beni culturali e Tecnologie applicate alla conservazione e al restauro dei beni
culturali. L’intesa riguarda anche la parte
finanziaria a carico della Provincia, mentre il
Comune dovrà continuare ad assicurare i locali per le attività didattiche. Inoltre, nelle more di costituire il quarto polo
universitario, la convenzione potrà essere prorogata
fino al 2014. Soddisfazione per l’intesa è stata espressa dal sindaco, Roberto Visentin, che sottolinea
“lo spirito di collaborazione instaurato con
l’università di Catania in attesa che, attraverso il
quarto polo, Siracusa potenzi un’offerta formativa
di qualità, legata al territorio e alle aspettative dei
giovani. In questo senso, va evidenziata la conferma
della facoltà di Architettura che consente alla città
di mantenere la propria specificità nel settore universitario, ciò mentre il 10 giugno andremo alla firma dell’accordo di programma per il quarto polo”.
La transazione dovrà essere sottoscritta dal sindaco
Visentin, dal presidente delle Provincia Bono e dal
rettore dell’ateneo catanese Recca; poi passerà ai
consigli comunale e provinciale per la ratifica finale.
DOPO LA FIRMA
Per il Presidente della Provincia di Siracusa si tratta
“dell’accordo della svolta il cui risultato più importante è quello di avere superato ogni contenzioso
con l’ Università di Catania che ci assicura di stare
accanto a noi nel percorso già avviato per la costituzione del Quarto Polo Universitario Statale
in rete, con sede a Siracusa, Ragusa ed Enna”. E’
quanto ha dichiarato il Presidente della Provincia
di Siracusa Nicola Bono poco prima della firma
dell’accordo, raggiunto nei giorni scorsi a Roma,
con il rettore dell’Ateneo catanese Antonino Recca, il sindaco di Siracusa Roberto Visentin ed il capo della
segreteria
tecnica
del
Ministro
dell’Università Gelmini, Gianni Bocchieri. Bono ha sintetizzato i punti fond a m e n t a l i
dell’accordo. Innanzitutto il mantenimento a Siracusa di
Architettura, la dodicesima
facoltà
dell’università catanese. Un mantenimento garantito fino al 2014, un periodo utile al
traghettamento verso il Quarto polo che dovrebbe essere istituito entro un anno “non senza un
confronto con le istituzioni ed il territorio”. Altro punto qualificante è la determinazione
dell’iter per chiudere il contenzioso economico.
L’accordo infatti stabilisce che il pregresso sarà
pagato all’Ateneo catanese in quattro rate con
scadenza a luglio di ogni anno. I corsi di laurea
in Beni Culturali saranno garantiti ad esaurimento nella sede di studio e cioè a Siracusa. Bono ha
evidenziato la presenza dei presidenti delle province regionali di Enna e Ragusa Giuseppe Monaco e Franco Antoci, oltre al sindaco di Ragusa
Nello Di Pasquale. Una presenza non casuale perché si tratta dei futuri partner ( con il comune
di Enna) del Quarto Polo Universitario che, ha
detto Bono, “ vedrà almeno 2 facoltà per ognuna
delle tre sedi. Tutte facoltà in regola con le norme
delle università statali”. Il sindaco Visentin, così
come ha fatto Bono, ha ringraziato il Ministro
Prestigiacomo per il ruolo avuto nella vicenda e il
dirigente del Ministero Gianni Bocchieri.
7
Domenica 2 maggio 2010
Chi ama i vigili urbani?
I nostri piccoli ispettori Callaghan
Ecco perché non esiste nessun feeling coi cittadini: sono sgarbati, saccenti,
spesso arroganti con gli automobilisti, coi pedoni, con la gente insomma
Riceviamo e pubblichiamo:
Caro direttore, perché non fa un bel servizio dei suoi sui
vigili urbani di Siracusa? Perché non spiega i motivi del
mancato feeling con la città degli stessi? Perché non spiega
i motivi di tanta antipatia dei siracusani per questo corpo?
Solo questione di contravvenzioni? Ci sembra banale e
scontata una motivazione di questa natura, ci sarebbe invece di approfondire, di chiarire, di venire al cuore della questione. Ci sarebbe da risolvere qualcosa una volta per tutte.
Personalmente non mi piace neanche un po‟ il ruolo di selvaggina e di essere quindi cacciato 12 mesi l‟anno su 12 da
vigili che hanno un solo tormento in testa: Fare multe, fare
multe, fare multe. E il dialogo? Il rapporto di fiducia? Tutte
balle?
Marco Minardo
E’ vero, i siracusani non amano i vigili urbani e come potrebbero? I motivi sono tanti, alcuni banali, altri psicologici, altri ancora di “obiettivi da raggiungere”(multe per
sanare i bilanci). Continuiamo a ricevere proteste di ogni
tipo sui vigili (vedi il filo diretto col sindaco Visentin) e
non c’è dubbio che tanti indizi fanno una prova: il feeling
cittadino/vigile non c’è, e non può realisticamente esserci.
Molti vigili siracusani (non tutti per fortuna) sono sgarbati, saccenti, spesso arroganti con gli automobilisti, coi pedoni, con la gente insomma. Il lavoro quotidiano viene
svolto con una sorta di grugno, con una malintesa soppor-
tazione verso la comunità in cui si muovono. E’ un fenomeno appunto da scandagliare in maniera approfondita e la
psicologia c’entra non poco. Molti vigili siracusani infatti
all’atto di mettere la divisa, magari non per loro responsabilità, non hanno avuto un minimo di formazione, non hanno appreso quasi nulla sui modi giusti con cui rapportarsi
“col pubblico”. Da qui tutta una serie di incidenti a catena
col vigile di turno che si veste dei panni dell’ispettore Callaghan e tratta il povero cittadino, magari in sosta vietata,
come un criminale incallito. Ma il vigile non deve prima
avvisare? Non deve prevenire? Non deve avere un rapporto
decente col cittadino? Inutile stare qui a cazzeggiare: a Siracusa questo non c’è. Qui da noi si fa cassa e i vigili
(soprattutto le vigilesse) assumono arie da padreterno, sono irritanti, spesso prevenuti, provvisti di una immotivata
convinzione di “SuperIo”, in contrasto appunto col dialogo
e con il rapporto di fiducia a cui fa riferimento il lettore.
Possibili rimedi? Pochi, pochissimi. Intanto la palla passa
al nuovo Comandante e si tratta di un compito ingrato, praticamente di una missione impossibile. Sul quadro generale, sui comportamenti è proprio una questione culturale.
Bisogna cambiare passo. I vigili siracusani debbono tornare umani, gentili e rispettosi delle regole. Debbono far capire che le cose stanno cambiando, che il loro desiderio di
un rapporto nuovo coi cittadini è autentico, non di facciata.
Se non succede questo tutto resta come prima. Un casino.
Faccio finta di nulla e “passo liscio”
E‟ questo un atteggiamento poco onorevole per chi indossa una divisa: Certamente non rende una buona immagine alla città. Quelle presenze “a spot”
Le problematiche collegate al Piano Urbano del traffico e della mobilità.
del Traffico presentato recentemente, mi Ciò che appare evidente agli occhi dei siraporta ad affrontare un argomento che
cusani è che di Vigili impegnati
da un po‟ di tempo, sembra non avere
nel controllo del traffico, ce ne
più l‟onore delle cronache, cioè la
sono pochi e la cosa più originaPolizia Municipale e quindi i Vigili
le è che gli stessi compaiono per
Urbani, eppure la Città ha da qualche
strada raramente e scompaiono
mese, ha un nuovo Comandante,
con grande velocità. Se guardiaquindi ci si aspetta cambiamenti e
mo a una giornata tipo, si può
novità, ma ho l‟impressione che la
notare che dalle otto del mattino
cosa interessi solo agli addetti ai laalle nove, di Vigili ce ne sono in
vori.
abbondanza, dislocati negli inA mio modo di vedere, credo invece
croci e dinanzi a molte scuole,
che il servizio Polizia Municipale, sia
ma come detto, alle nove tutti
tra i più importanti per gli interessi Il comandante
via più veloci della luce. C'è da
dei cittadini, non solo perché i Vigili Monterosso
chiedersi perché? Dalle nove in
sono in prima linea quotidianamente
poi il traffico negli incroci di
a contatto con la gente, ma soprattutto, per- Viale Teracati con Via Costanza Bruno e
ché dalla qualità e quantità del loro servizio, Via Necropoli Grotticelle o con Viale Teodipendono entrate tributarie, legalità nel ter- crito o con Corso Gelone finisce? In Viale
ritorio, immagine dell‟Amministrazione Co- Zecchino o Viale Tisia le automobili dopo
munale e altro ancora.
una certa ora del mattino non ci sono più?
Che il servizio, nel suo complesso, con il Perché un dato è certo: i Vigili Urbani
passare degli anni non abbia avuto significa- scompaiono dal controllo e regolamento del
tivi ed apprezzabili cambiamenti, credo si traffico e ricompaiono (in pochi) negli appopossa affermare senza voglia di aprire pole- stamenti sanzionatori, che saranno anche
miche, quello che invece continua a funzio- utili perché chi sbaglia paghi, ma servono a
nare come sempre e cioè male, è la gestione poco o niente per aiutare gli automobilisti
siracusani e non, a circolare meglio in città.
Ad esempio, sarebbe certamente utile che
la dove ci sono lavori in corso, che magari
restringono la carreggiata e al di là della
segnaletica posta per l‟occasione, la presenza del Vigile Urbano fosse costante e
non a spot, oppure che ci fossero delle postazioni fisse nei luoghi di maggior traffico
quotidiano, come per l‟appunto quelli citati
sopra. Certamente i Vigili sono impegnati
dall‟Amministrazione Comunale nei compiti più disparati e diversi dal controllo del
traffico, ma la loro missione principale rimane indubbiamente quella di regolatore
del traffico urbano e della sua sicurezza.
Forse sarebbe bene superare anche alcune
incongruenze perché sono inaccettabili che
i tanti vigili in giro con automobili, motociclette e furgoni, pur se incaricati di compiti
specifici, facciano finta di non vedere gli
incasinamenti che ci sono in giro quotidianamente e anzi, anche loro s‟impegnano in
gincane tra auto parcheggiate in doppia fila
o tranquillamente ferme in curva. Fare finta
di non vedere e passare liscio e poco onorevole per chi indossa una divisa e non rende una buona immagine alla Città. Poi ci
sono casi ancora più strepitosi, come ad
esempio l‟Ufficio Tributi di Via De Caprio,
dove esiste un presidio di Polizia Urbana e un
conseguente quotidiano via vai di Vigili, ma
mai nessuno che si preoccupi di controllare il
casino che c‟è di auto in sosta nei modi più
irregolari possibili, doppie file, soste agli incroci o regolarmente piazzati in curva, tutto
come se fosse la cosa più normale del mondo! Credo che il Sindaco e l‟Assessore alla
Mobilità debbano essere soddisfatti di avere
prodotto il Piano Urbano del traffico e quello
della Mobilità, ma non penso siano convinti
che il loro lavoro sia finito, adesso viene la
parte più bella perché/poiché tutti sappiamo
quali sono le mancanze, sarà facile individuare chi ha la colpa del non funzionamento del
sistema traffico e i Vigili Urbani non possono
essere siracusani che se ne fregano se le cose
non funzionano. A differenza del singolo cittadino, essi sono pagati dalla collettività per
svolgere un lavoro, impegnativo e rognoso, il
cui fine ultimo e di migliorare la qualità della
vita di tutti ed anche per loro esistono le sanzioni e la peggiore è la disistima dei cittadini
sul loro lavoro.
Al nuovo Comandante auguri di buon lavoro!
Enrico Caruso
Il Comune incassa multe e paga danni: Conviene?
Le entrate del Comune di
Siracusa derivanti dalle
contravvenzioni realizzate
dalla Polizia Municipale
sono progressivamente
aumentate negli ultimi ann i
e
f i n
dall‟Amministrazione guidata dal sindaco Bufardeci. Personalmente, non
credo che la questione si
riduca solo a ragionare se
ci sono state più multe
perché i cittadini siracusani si sono imbarbariti oppure perché il corpo di polizia municipale abbia svolto
maggiore attività repressiva. Purtroppo, dividere la mela in
due in questo caso non rende esaustivo il novero delle cause attribuibili a questo fenomeno. C‟è almeno una terza
ragione che appare tanto più chiara quanto più in questi anni abbiamo sentito levarsi il grido di dolore delle casse del
bilancio comunale, impoveritesi in seguito ai parecchi debiti e alle molte convenzioni contratte nei vari settori
dell‟Amministrazione. Che l‟attività repressiva sia necessaria anche a rimpinguare il bilancio del Comune di Siracusa
e sanare il disavanzo lo dicono i numeri dello stesso bilancio di previsione, che all‟inizio dell‟esercizio finanziario
prevede già - quale obiettivo dell‟Amministrazione - il raggiungimento di un certo numero, sempre più alto, di sanzioni amministrative. Non è sano, tuttavia, guardare al numero
di multe da erogare e alla quantità di soldi da intascare in
bilancio come ad un mero obiettivo da raggiungere nel corso dell‟anno, perché si ingenera l‟idea che in modo strisciante si stia parlando di una ulteriore tassa che indirettamente il Comune voglia far pesare sulle spalle dei cittadini
dando vita ad una vera e propria caccia alla violazione del
codice della strada. Ne consegue, ovviamente, il fallimento
dell‟altro obiettivo che per sua natura dovrebbe avere il cor-
po di Polizia Municipale, che è quello di prevenire i comportamenti devianti della propria cittadinanza attraverso
una politica che guardi al cittadino come ad un individuo da
educare ad un comportamento più civile. Si ottiene questo
obiettivo, che dovrebbe essere il vero traguardo di
un‟Amministrazione civile, quando la sanzione è accompagnata da un rapporto umano col cittadino, da un dialogo che
non esclude la repressione, ma che non la faccia apparire
neanche come un obiettivo da raggiungere a tutti i costi per
poter intascare i soldi della cittadinanza. Sappiamo quale
sia stato l‟effetto dell‟applicazione selvaggia della teoria del
vetro rotto nella New York degli anni novanta: il rovescio
della medaglia fu l‟aumento delle richieste di risarcimento e
delle denuncie per comportamenti arbitrari, con un conseguente decremento delle spese per i servizi sociali. Sarebbe
interessante conoscere già oggi a quanto ammonti la spesa
per risarcimento danni del Comune di Siracusa.
Michele Mangiafico
8
contromano
Ho messo il giubbotto per ricordare Nando
Domenica 2 maggio 2010
Sento ancora il suono morbido del suo negozio, le giacche sulla destra, pullover, camice e cravatte dietro il bancone e Nando,
seduto sulla poltroncina a sinistra, accanto
al telefono, sovente con un libro della sua
amata cultura francese che chiudeva, alzandosi ed aprendosi ad un gran sorriso quando entrava uno dei suoi clienti.
No, non clienti.
Uno dei suoi amici.
Perché il negozio di Nando Risi non era un
negozio, era il salotto di un amico dove ti
fermavi a chiacchierare e ad addolcirti
l‟anima. Ci restavi ore in quel luogo tiepido, odoroso di buone stoffe, foderato di
gentilezza, era una specie di oasi
dell‟intelligenza, della fiducia, perché io come, credo, tutti che hanno avuto il privilegio di quelle ore dietro la vetrina antica
di via Maestranza - quei vestiti li ho ancora. Non fossi ingrassato, diventando più
bisbetico col passare degli anni, potrei metterli tutti.
Ma sabato qui a Roma faceva freddo, piovigginava. Avevo appena saputo della
scomparsa di Nando dalla voce triste dei
miei, che ogni tanto mi aggiornano dolorosamente su un pezzo della loro e della mia
Siracusa che va via, in silenzio. Piovigginava. In fondo all‟armadio ho trovato un
vecchio giubbotto di pelle comprato proprio da Nando più di 20 anni fa. E‟ un po‟
usurato, con una macchia storica vicino ad
una tasca. Ma mi sta ancora. L‟ho preso e
l‟ho indossato, l‟ho fatto per ricordare lui,
un omaggio intimo alla sua memoria.
Non lo so, Nando, ma credo che ti avrà fatto piacere guardarmi dal luogo in cui sei
adesso, con addosso quel tuo giubbotto.
Ma il dottor Risi non era solo un signore del
commercio, uno degli ultimi negozianti che
vivevano il loro mestiere come un rito sociale,
un uomo dall‟impareggiabile stile. No, non era
solo questo, anche se questo è già moltissimo.
Nando era l‟anima, una delle anime, di quella
Siracusa per bene che aveva scollinato il
dopoguerra, Siracusa pre-industriale legata
a liturgie antiche, a dinamiche di classe che
stentavano a resistere, a una cultura ormai
in via d‟estinzione, mano a mano che ne
scompaiono i protagonisti. Risi era uno dei
sacerdoti laici di quella Siracusa che si ritrovava nei saloni di Palazzo Francica Nava al Circolo Unione in inverno, al sempiterno “Tropical” d‟estate. Come in tutte le
comunità, in quel microcosmo aretuseo che
ebbe la sua stagione d‟oro negli anni „60 e
‟70, c‟erano personaggi diversi: intelligenti, stupidi, gentili e arroganti, nuovi arricchiti e vecchi agiati decaduti. Ma Nando
era unico. Sapeva riconoscere l‟intelligenza
e la cultura, aveva una sintonia naturale
con la qualità, fossero i tessuti della tradizione familiare, fossero i personaggi della
commedia umana che gli scorreva davanti,
nel suo negozio, come nelle accaldate serate del tropical che s‟accendevano quando
sulla piattaforma appariva Nino Lombardo.
Lui con una sapienza antica trovava la sintonia per parlare a tutti, con il linguaggio di
ciascuno, restando sempre Nando, maestro
di stile e di onestà, raffinato conversatore
di letterature e storie con chi era capace di
ascoltarlo, capace della chiacchiera più leggera e vacua se il suo interlocutore parlava
solo quella lingua.
E di quello stile che gli era connaturale cercava d‟essere ambasciatore presso i suoi
amici-clienti, inducendo dolcemente
all‟eleganza anche i più riottosi, con
quell‟incipit cortese che, ascoltato altrove e
da altri, sarebbe apparso sberleffo:
“Quando ho visto questo vestito ho pensato
a te”.
Detta da lui, quella frase si riempiva
d‟affetto e se tante signori e signore avessero davvero poi indossato “quei” vestiti
avrebbero risparmiato cadute di stile, tracimazioni nel brutto, iati di colori, debacle
estetiche che gli abiti consigliati da Nando
erano sempre capaci di evitare.
E quel suo rigore professionale forse fu fra
le cause, assieme all‟età, della chiusura del
suo salotto. Nando non si piegò mai alle
griffe fine a se stesse, alla qualità approssimativa, al taglio dozzinale, al prezzo esoso
privo di ragione, accreditato incongruamente solo dalla firma.
Ma questa è dinamica commerciale moderna. Nando ha chiuso in effetti quando la
“sua” Siracusa aveva tirato i remi in barca,
quando non era più la Siracusa per bene di
cui lui era stato sorridente, cordiale, talentuoso, interessante prim‟attore.
Ce n‟erano pochi della sua generazione,
speciali come lui, almeno per me. Pochi
come in ogni generazione.
Io che m‟irritavo ai ritmi agée di Nino
Lombardo, che trovavo insopportabile il
Limbo rock, che ero allergico a bossanova
e cha-cha-cha, adesso penso che ero un po‟
stupido, come tutti i ventenni devono essere per essere veri.
E se torna il freddo, e nei tanti prossimi
inverni che incontrerò, indosserò ancora
quel giubbotto un po‟ usurato, perpetuando
il mio piccolo omaggio privato ad un amico che non c‟è più.
Addio Nando.
Hasta lo Risi siempre
Joe Strummer
Pippo Gianni diventa quasi segretario del Pd
Gli avvenimenti politici che il destino ha
programmato sono tanti e di rilevante importanza anche per la Sicilia e la provincia
di Siracusa. Lo “sparigliamento” di Gianfranco Fini e i suoi portavoce, oltre a mettere scompiglio in casa (o il popolo che dir si
voglia) del Cavaliere Berlusconi, creerà forti
ripercussioni proprio dalle nostre parti, dove
cioè la posizione dei finiani non è secondaria per determinare i risultati di quella formula che si sta sperimentando attraverso un
governo regionale “anomalo” con richiami
al milazzismo d‟altri tempi. Probabilmente,
tutto dipenderà da come saprà dimostrare la
sua fedeltà a Berlusconi quello scavezzacollo di Miccichè (un altro Gianfranco, haimè
avrebbe esclamato il premier in una certa
occasione) quando “Silvio” gli chiederà di
chiudere il capitolo Lombardo in Sicilia e di
porre fine a quella sorta di Vandea nel Pdl,
poi denunciata clamorosamente dal “cofondatore” bastonato e ridimensionato. Potrebbe anche essere che Miccichè a far la
voce grossa contro i “lealisti” tentando di
non perdere una certa porzione della sua
faccia oltre alla posizione all‟interno del governo regionale, però, ineluttabilmente prima o poi dovrà trovare la scusa giusta per
staccare la spina al Presidente della regione
più “indigesto” che la Sicilia abbia mai conosciuto, visto che qui è riuscito a spaccare
trasversalmente tutti i partiti che siedono a
sala d‟Ercole. La ministra Prestigiacomo
non ha usato mezzi termini nel chiarire al
Corriere di non avere mai accettato il Pdl
Sicilia e di non avere mai permesso che questo si facesse in provincia di Siracusa. Non
ha riferito nella stessa intervista (anche perché quel giornalista non sapendo dei fatti
siracusani non lo ha chiesto) il perché addirittura non è mai nato a Siracusa semplicemente il Pdl considerato che esistono ancora
i gruppi di Forza Italia e di An. Chiediamo
scusa per la divagazione e andiamo avanti.
Titti Bufardeci, ha messo le mani avanti e a
scanso d'equivoci ha detto che <<non si può
prescindere dall‟essere con Berlusconi in
ogni caso>>. Come dire che l‟amore carnale per Miccichè è una cosa, ma, la famiglia
non si mette neanche in discussione. Chi
invece si è giocato tutto nel suo rapporto
d‟amore per il …Fin Gianfranco è Fabio
Granata che si è detto disposto a rinunciare
ad ogni comodità obbedendo e combattendo
su posizioni che appaiono ora alquanto
isolate e comunque senza futuro. C‟è stato
un momento in cui Granata ha saputo ben
usare le carte che la situazione palermitana
gli aveva messo in mano con la scissione in
due tronconi del Pdl, senza che gli altri
( Bufardeci e Prestigiacomo) se ne accorgessero, aveva assunto i comportamenti di
leader del Pdl Sicilia lanciato l‟idea degli
stati maggiori dell‟autonomia e non lasciando trasparire che la rivendicazione
vera mirava ad una autonomia da Berlusconi. Ora che le carte sono state scoperte da
Fini, il gruppo degli ingenui o dei finti ingenui, ha fatto capire di
voler aprire
gli occhi ipotizzando che
la
gestione
del Pdl siracusano non
può
essere
p
i
ù
all‟insegna
del
“siamo
tutti una cosa”,
come
accadeva ieri. Da adesso lo scenario è destinato a cambiare, <<non potrà accadere
più – così dicono – che Fabio Granata con
tre consiglieri al comune abbia altrettanti
assessori>>. Se non si può parlare di guerra
si deve almeno prospettare un confronto
serrato e questa volta ad occhi aperti di chi
non credeva che Granata agiva per mandato di Fini con l‟interesse di gestire un‟area
di dissenso verso il berlusconismo e i suoi
uomini di punta (Alfano e Schifani) in Sicilia. Con le sue arti magiche – Granata è tra
i più bravi esercenti dell‟arte politica che
Siracusa abbia in attività - quando parlava,
non bene, del Cavaliere con la “C” maiuscola, non lo faceva “solo per apparire in
tv” come qualcuno s‟illudeva, mirava invece a realizzare un vero progetto politico
diretto a detronizzare l‟imperatore con la
“B” maiuscola. Granata è stato bravo e capace di spostare dalla sua parte, ossia con
Fini, anche gran parte del PD siciliano.
Quando ipotizza un governo Lombardo con
dentro, organicamente, il partito di Bersani
non scherza affatto. Diciamolo pure (qui il
“diciamolo” ci sta tutto), se il presidente
della Camera potesse farlo avrebbe già detto la stessa cosa sul piano nazionale, dove
si gioca però con regole che assegnano
peso anche alle minchiate che scappano
inavvertitamente. In Sicilia ancora si può.
La qualità politica dei finiani è risultata
superiore a quella mostrata dagli ingenui
benpensanti di Forza Italia o del Pd stesso,
in cerca di teste capaci di progettare strategie vincenti che
assegnino poltrone in ogni dove.
E‟ realistico e
non è piacevole
scrivere che il Pd
appare sempre
più un uovo vuoto incapace di
creare il pulcino.
Mettiamo il PD
di Siracusa, qui
gli ex ds sono
l'essenza nobile
della filosofia politica, però hanno dovuto
cedere agli ex democristiani il compito di
governare le strategie locali e il mantenimento degli inciuci che ne derivano da una
politica di finti scontri e simulazioni varie.
Il risultato non può che essere ibrido: immaginate Ernesto “Che” Guevara che parla
di rivoluzione usando parole e atteggiamenti di Indira Gandhi, profeta della non
violenza. Fabio Granata però al 1° congresso del PD siracusano domenica non
c‟era. Degli invitati a dire il vero c‟erano
andati in pochi, magari perché era stato
declassato come evento: Bruno Marziano,
è arrivato alle 12,30 e qualche altro raro
ospite addirittura dopo. Non c‟era neanche
chi poi sarebbe stato nominato vice segretario, Carmelo Spadaro. Nessuna trepidazione perchè tutto da mesi era stato chiuso
a tavolino tra le varie componenti e Gino
Foti sponsor del segretario in carica, quindi
www.ifattidelladomenica.it
non c‟era più carne da mettere sul barbecue.
L‟unico che ha detto qualcosa di sinistra al
congresso, è stato Turi Raiti, attuale presidente dell‟Ias, quando ha chiamato alla Presidenza il “compagno Salvo Adorno”, prima
nominato poi eletto, presidente
dell‟Assemblea. Il buon Raiti non è mai riuscito a capacitarsi del fatto che ormai i
“compagni” sono diventati rari, come i panda che hanno problemi naturali di riproduzione. Giovanni Cafeo sapeva della sua riconferma, da mesi preparava il suo intervento programmatico, tenendo presente che non
sarebbe mai stato votato dall‟assemblea congressuale; quindi, nulla valeva dire cose politiche di sinistra e si limitava a dilungarsi
per 45 minuti in una lettura insapore incolore e inodore. C‟è voluto un ospite,
l‟onorevole Pippo Gianni (vedi foto), ex navigato dc oggi leader e Commissario provinciale dell‟Udc, ad accendere gli animi dei
delegati e poco c‟è mancato che lo acclamassero al posto del segretario che non aveva considerato neanche di verificare i contenuti delle sue affermazioni. Un solo esempio: <<Siamo felici - affermava il segretario
appena rieletto - della ritrovata unità sindacale tra Cgil, Cisl e Uil>> in sala però non
c‟era nessuno di Cisl e Uil, solamente Paolo
Zappulla, segretario provinciale della Cgil,
che per giunta non appariva neanche tanto
convinto dell‟avvenuta reale riunificazione
della triplice. Torniamo sulla mancata elezione a segretario del Pd di Pippo Gianni. Il
leader dell‟Udc ha fatto notare prontamente
come inutili e rituali erano state le accuse di
non saper governare mosse al centrodestra
di Siracusa, <<perché invece nessuno parla
delle malefatte del governo regionale e di
Lombardo che stravolge ogni regola della
politica e occupa ogni posto di potere immaginabile, forse perché è anche il Pd a sostenerlo in ciò?>>. Quando il leader Udc è passato alle tematiche ambientali, affermando
che << l‟industria-padrona calpesta, sostenuta dal PD e dai sindacati, le aspettative, i
referendum e le manifestazioni fatte dalle
popolazioni interessate al Rigassificatore di
Priolo>> ha rischiato veramente forte di essere preso in spalla e osannato come unico
politico di sinistra presente dai 250 intervenuti al primo congresso del partito chiamato
a rappresentare la sinistra.
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Un buon lavoro in splendida solitudine