SETTIMANALE DI POLITICA E COSTUME Autorizzazione del tribunale di Siracusa n.2/2003 Spedizione in abbonamento postale Pubblicità inferiore al 70 % € 0,50 diretto da Salvo Benanti FONDATO NEL 1988 N° 17/2010 Domenica 2 maggio 2010 Telefono 0931412883. Email: [email protected] - tipografia LegoPrint srl Chi ha salvato l’Università? Il ministro Prestigiacomo da una risposta politica alla domanda, ma senza il suo intervento sarebbero stati cavoli amari. Prg rispettoso dell’ambiente Ministro Prestigiacomo, sei tu che hai salvato l’università a Siracusa? Sembra una domanda dei Soliti Ignoti e mi piacerebbe rispondere: sì, sono stata io che ho salvato l‟università a Siracusa. In realtà a questo obiettivo abbiamo lavorato in tanti. Io ho fatto da tramite organizzando le prime riunioni del comitato per il quarto polo, ma ho trovato comunque grandissima disponibilità e impegno in tutti i soggetti istituzionali e anche delle forze sociali e dei partiti, nessuno escluso, che hanno condiviso l‟obiettivo del quarto polo universitario. In questo caso più che mai non è importante assegnare medaglie ma conseguire il risultato. Ed è quello a cui stiamo lavorando. Ci sono istanze di migliaia di siracusani per la revisione di un Prg che sta cementificando la città. Il sindaco e l’assessore all’Urbanistica hanno dato una disponibilità alla revisione stessa. Qual è la tua posizione? Il Piano regolatore è da sempre oggetto di critiche, polemiche ed è un tema sul quale difficilmente si trova l‟unanimità. E‟ anche uno di quegli argomenti su cui è facile speculare paventando crimini urbanistici, che peraltro in passato a Siracusa non sono mancati. Oggi c‟è la disponibilità da parte della giunta comunale e del sindaco a discutere di revisione dello strumento urbanistico e credo in generale che la via del dialogo e del confronto sia quella da seguire. Spero solo che la Siracusa del domani sia più rispettosa dell‟ambiente e della vivibilità di quanto sia stata la Siracusa cresciuta disordinatamente nei decenni passati. Altri servizi sull’università a pagina 6 Un buon lavoro in splendida solitudine Un veloce commento alle dichiarazioni rese dal Ministro Prestigiacomo nell’intervista che pubblichiamo qui sopra. Sul tema Università si dimostra soddisfatta delle conclusioni dell’incontro romano. Ed in effetti, essere riuscita a fare stare ancora in uno stesso tavolo il Presidente della Provincia di Siracusa, Bono, ed il Rettore Recca, è un piccolo miracolo, vista l’incomunicabilità ed il rumore assordante della carte bollate che già si sentiva. La Facoltà di Architettura resta nella città di Siracusa, la Provincia paga gli arretrati. Non è molto ma non è neanche poco considerando che Recca aveva dichiarato di volere portare Architettura a Catania. Ma per la Prestigiacomo è strategico il progetto del 4° Polo Universitario in Sicilia d’intesa con le province di Ragusa e di Enna e con l’Università Kore, nel ruolo di partner professionale. Gia nelle prossime settimane è stato programmato un nuovo incontro e tutto lascia credere che il progetto, una volta condiviso dai maggiori enti locali, troverà il sostegno del Ministero dell’Università. Si potrebbe partire con due Facoltà per ogni provincia, tenendo conto delle vocazioni territoriali, poi, certamente, il futuro svilup- po dipenderà da tanti fattori (organizzazione, serietà didattica, studenti, accoglienza etc) in cui sarà determinante la capacità operativa dei singoli attori locali. Un successo? Sicuramente un passaggio costruttivo condotto dalla Prestigiacomo, come abbiamo sottolineato più volte, in assoluta solitudine, quasi che altri volessero scoraggiarla ad interessarsene, e, comunque, restassero alla finestra in attesa…di risultati deludenti. Non è andata così. La fase di costruzione di un 4°Polo Universitario nelle tre province dovrebbe vedere una attiva partecipazione della Regione Siciliana e degli esponenti siciliani interessati. Sicuramente sarà così per i parlamentari regionali e nazionali di Ragusa ed Enna. Lo sarà anche per i parlamentari regionali e nazionali della nostra provincia? E’ augurabile che su di un tema così decisivo per lo sviluppo di quest’area vi sia una grande collaborazione ed impegno? Speriamo. Altro tema che ho sollevato al Ministro dell’Ambiente è il PRG della Città di Siracusa e la richiesta pressante di una sua revisione avanzata da una parte sempre più vasta della città e di ambienti nazionali ed internazionali,dalle as- sociazioni ambientaliste,da semplici cittadini.La posizione della Prestigiacomo è stata chiarissima. L’Assessore all’Urbanistica Tabacco ed il sindaco Visentin hanno dato la loro disponibilità ad avviare questa revisione di cui bisognerà definire contenuti e tempi. E’ una disponibilità reale, non di semplice facciata, ed anche io sono molto interessata a vederne gli sviluppi. Spero, ha aggiunto la Prestigiacomo, che la città sappia rispettare l’ambiente ed il territorio sanando le storture avvenute anche nei decenni passati. Anche questa mi sembra una posizione di grande importanza. Lasciamo perdere le battute sul passato da dimenticare (i terribili anni 60/70). Pensiamo al presente, alla macchina di devastazione che il PRG del 2004 ha irresponsabilmente messo in moto. Una macchina che va fermata di corsa. Spero che la riunione che “Difendiamo Siracusa” ha promosso l’8 Maggio alla Chiesa di San Paolo possa farci fare – per quanto attiene i possibili contenuti della revisione - un passo avanti sia in Commissione Urbanistica quanto in Consiglio Comunale. Salvo Benanti Prg: verso l’8 maggio Per i celebri sepolcri imbiancati di questa città, mascalzoni abituali e ladri incalliti, l’ istanza di revisione del PRG sarebbe dovuta finire subito..nella spazzatura. Ma evidentemente anche i mascalzoni ragionano: lo sconcio delle villette buttate a migliaia sotto le mura dionigiane, le cubatu- re aumentate senza ritegno e giustificazione, le previsioni gonfiate sulla popolazione residente (un falso deliberato in periodo che da oltre 30 anni.. è a natalità sotto lo zero, animata soltanto dai flussi migratori), l’aggressione a parti del territorio da sempre vincolate (l’area Mazzanti che sarà a breve stuprata con palazzoni privati) ecco…tutto questo è sembrato troppo ed ha indotto i nostri notissimi ladronidelinquenti alla riflessione. Ed allora la nuova strategia elaborata è che la protesta montante sul PRG come quella sulla Marina vada inglobata, dirottata verso altri obbiettivi (la Procura): insomma noi (i delinquenti) siamo più ambientalisti di loro, non c’è nessuno più ambientalista di noi! Pigliamoli per il culo, confondiamoli, sviamoli! La farsa di chi va a manifestare alla Marina contro i cassoni di cemento è emblematica: la colpa non è nostra, è della Procura che ha sequestrato i cassoni!. Sul PRG sono più cauti: vediamo che vogliono e che possiamo fare senza toccare i nostri affari, quali sono le aree sulle quali potremmo “dichiararci disponibili” a fare marcia indietro. Cauti sondaggi. Sorgono in Facebook gruppi civetta che hanno obbiettivi condivisibili (liberiamo la marina dai cassoni!) ma appaiono chiaramente pilotati da esponenti del centrodestra. La strada della revisione del PRG, come si vede, è ancora molto lunga e difficile. Il tentativo di svuotare la protesta o di assumere atteggiamenti dilatori per rinviare Comunale a +1769 TeatroVerga +1876 A maggio dovrebbero iniziare i lavori, così dicono... Si accelera? Anche questo si dice, staremo a vedere. sempre a data da destinarsi qualunque decisione è chiaramente in atto. Si stancheranno pensano. E qui sbagliano. Possono sgonfiarsi Gruppi posticci animati da poveri giovani ai quali è stato promesso qualcosa, non certamente noi, a cui certi soggetti non possono promettere più nulla ed hanno difficoltà anche ad esprimersi. L’8 maggio nell’incontro che abbiamo programmato con gli amministratori locali che hanno aderito al Gruppo “Difendiamo Siracusa” o condividono gli obbiettivi del Gruppo, faremo il punto e decideremo il da farsi. Avremo, forse, la presenza dell’assessore all’urbanistica, Tabacco (nella foto), e del sindaco Visentin che hanno ambedue aderito a “Difendiamo Siracusa”. Ipocrisia, mistificazione? Non credo. Tabacco non c’entra niente con il PRG del 2004. Visentin allora si occupava di altro (lavori pubblici) e non era consigliere comunale. La loro presenza, in ogni caso, è graditissima perché avremo una controparte (se controparte deve essere) molto autorevole presente al nostro incontro ad ascoltare le proposte di sintesi che faticosamente stiamo elaborando. Via Crispi +1335 Percorso per fuoristrada? Sembra il futuro di via Crispi 2 Domenica 2 maggio 2010 Filo diretto.Visentin risponde: Negozi che chiudono? Il Comune farà il possibile. Non decido io le strade dove fare le multe. Sulle spiagge contenitori anti-mozziconi di sigaretta Riceviamo e pubblichiamo: Vorrei chiedere al nostro caro sindaco cosa sta facendo, di concreto, e non solo a parole, per il commercio siracusano ormai al collasso completo, l'unica cosa visibile, tangibile è la caccia all'automobilista, da parte dei vigili urbani, che hanno la cattiva idea di premiare i negozi in città e sfidare il loro accanimento anzichè andare nei centri commerciali dove c'è tanto posto e pochi rischi di ritrovarsi con una bella multa anche ingiusta. Allora Sindaco ci attiviamo o lasciamo che tutti i negozi chiudano? Aggiungerei altro. Perchè sui giornali locali si legge sempre a chi deve andare un sottogoverno piuttosto che trovare soluzioni per far star meglio i propri cittadini e non il proprio Cu..!!!!BASTA CON QUESTA CLASSE POLITICA INUTILE E FINE A SE STESSA!!!!! Gianluca Sindona Risponde il sindaco: Capisco lo stato di esasperazione di alcuni miei concittadini per il momento duro che sta attraversando non solo la nostra città ma l’intero Paese. Ho già detto che farò tutto quello che posso per aiutare i commercianti in difficoltà e per evitare che i negozi chiudano. Tutto quello che posso comprende anche una maggiore attenzione al lavoro dei vigili. Riceviamo e pubblichiamo: Si, si, caro sindaco perchè non mandi i tuoi cari vigili a fare le multe dove si dovrebbero fare?... Mandali nelle varie zone della città dove le macchine sono messe in seconda, ter- za e quarta fila... ah l'altro ieri ne ho vista anche qualcuna messa sopra le altre .... inoltre sti cassoni li togliamo oppure no? ... mi piacerebbe ritornare alla Marina a passeggiare..... Monica Cappuccio part-time, arenili puliti e bagnanti e turisti felici... Ivana Pizzata Risponde il sindaco: Attrezzare le spiagge con appositi contenitori per evitare i mozziconi di sigaretta e altre porcherie era già stato deciso da questa amministrazione e quindi il problema da lei sollevato è già sostanzialmente risolto. Utilizzare giovani part time per la pulizia degli arenili? Penso che già succeda ad iniziativa dei privati. Il Comune ovviamente qualcosa potrebbe fare, sempre casse permettendo. Risponde il sindaco: Cara signora Cappuccio, va da se che il sindaco non stabilisce dove si fanno le multe e quindi non sceglie fra questa e quella strada. Decidono i criteri generali l’assessore al ramo e il comandante dei vigili, ovviamente il sindaco può dire la sua e stia certa che è quello che farò. Sui cassoni alla Marina sono impaziente quanto lei, mi creda. Riceviamo e pubblichiamo: La citta' e' piena di rifiuti, la raccolta diffeRiceviamo e pubblichiamo: renziata e' un'utopia, il traffico e' insostenibiSensibilissima al tema pulizia, soprattutto in le, i monumenti sono in uno stato pietoso, spiaggia dove il solo pensiero di stendere il non c'e' un posto dove portare i bambini a telo sui mozziconi di sigaretta altrui...mi giocare...signor Visentin non ti vergogni ad provoca il vomito. Dunque...non potendo essere il sindaco di questa citta? contare sul senso civico e educazione dei Corrada Orienti siracusani...perchè non vietare il fumo anche Risponde il sindaco: No, cara signora in spiaggia come accade in altre località ita- Grienti non mi vergogno neanche un poco. E liane e del mondo? Perchè, nel caso non si sa perché? Perché io faccio il mio dovere voglia arrivare a tanto, non fare in modo che tutti i giorni, 24 ore su 24. Il quadro che poi chi sporca venga multato ( i siracusani im- lei dipinge è francamente falso: non è vero parano solo se colpiti nel portafoglio )? che la città è piena di rifiuti, non è vero che i O...molto più semplicemente...vista l'atavica monumenti sono in uno stato pietoso, non è mancanza di lavoro soprattutto in cit- vero che non c’è un posto dove portare i tà...perchè non assumere dei giovani che bambini a giocare. puliscano con i retini tre volte al giorno gli arenili ??? Pensate che colpo...con una fava...tre e non due piccioni : giovani occupati VISENTIN RISPONDE: scrivere a ifatper almeno tre mesi con uno stipendio da [email protected] Paghiamo prezzi per la legalità Da noi gli urlatori hanno la meglio sui pensatori, i cafoni dominano sui discreti, i dilettanti sui professionisti, i cortigiani sui coerenti: è Siracusa amici Abbiamo un vizietto: a noi de I Fatti piace la legalità! Ne scriviamo da sempre senza integralismi censori o moralistici, invocandola, denunciandone la mortificazione, implorando la trasparenza dovuta alla sua tutela. Che non piace a chi la trasparenza non conviene. A Siracusa, come nel resto d‟Italia, la cultura né è vittima eccellente, senza escludere altri rami della pubblica amministrazione. Ne consegue che quando il giornalismo fa il proprio dovere, cioè informare l‟opinione pubblica sui fatti, diventa bersaglio di contumelie gravi, mica scambi, anche feroci, di battute bensì denunce, minacce velate o querele, accuse di calunnia. Tanto senza trasparenza ogni notizia è vaga, priva di verifica, consente solo ipotesi, rumors. Resta compito del cittadino e di chi fa informazione almeno Espressionismo astratto, astrazione gestuale, action painting: possono essere definite in diversi modi le straordinarie opere di Alessandro Falchi, artista emergente nel territorio aretuseo. Classe 1980, l‟arte è per lui una parte essenziale della sua vita. La capacità di liberare le proprie emozioni attraverso i suoi quadri, fanno di lui un artista libero. Attraverso l‟arte è in grado di descrivere il mondo nel quale vive, un mondo fatto di energia, azione, passione, colore e musica. Quest‟ultima è fondamentale, quando dipinge nel suo studio, infatti, è sempre accompagnato da musica classica, elettronica e new age. Ad ogni cosa e in ogni momento nella sua vita, associa un colore. Nelle sue opere dipinge energia, i colori prendono forma e si sfidano tra di loro in una battaglia che solo la passione può vincere. Per meglio rappresentare questo preferisce dipingere su tele di grandi dimensioni, le quali danno la possibilità di immergersi dentro il suo mondo personale e fondersi con i colori. Colori che, come dice l‟artista “devono poter essere toccati con mano. Il colore in guerra con gli altri deve fuoriuscire dalla tela e coinvolgere chi entra in contatto con essa.” Fin‟ora i tentare di controllare e regolare gli appetiti umani facendo proprio il concetto di civiltà: non fare ciò che lede i diritti altrui. Ma oggi gli urlatori hanno la meglio sui pensatori, i cafoni dominano sui discreti, i dilettanti sui professionisti, i cortigiani sui coerenti. Una cialtroneria abbaiata che prevale su passione, intelligenza, memoria, professionalità, tutte ridotte a fastidio di ruffiani che temono di veder scoperte le loro cialtronerie e politicanti che non rinunciano ai loro privilegi. Non a sviluppo e civiltà. L‟opinione pubblica? Pare indifferente, prigioniera d‟una sorta d‟abulia, ignorante incoscienza tipica dei greggi, prona ad assorbire valanghe di fesserie quotidiane. Secondo la classe politica al potere una marea di successi! Blocchi di cemento alla Marina, debito del Comune, perdita delle Ferrovie, inconsistenza dei trasporti, acqua, rifiuti, oneri d‟urbanizzazione superiori a qualunque città italiana senza il corrispettivo in servizi, infrastrutture inesistenti (ospedale? Chi lo sa), strade al dissesto, inquinamento da primato. Invenzioni di chi le denuncia, minchiate delle classifiche nazionali (che la politica nega), che ci raccontano una realtà devastante per il nostro futuro. Mentre la Casta (qualcuno dice la Cosca) non legifera e litiga per posti di governo e sottogoverno di periferia. Un periodo della nostra storia davvero amaro, uno smarrimento della strada dei diritti e dei doveri. È arrivato il momento di ridurre la giungla degli appetiti individuali di chi governa al rispetto delle leggi. Quelle buone, non quelle alla buona! Saremo capaci d‟intraprendere questa sfida che è una guerra? Cosa fare? Intanto indignarsi. Dopo, con la civiltà che la nostra classe politica e burocratica sconosce, rintuzzare le bugie della politica ridotta ad affare ed improvvisazione. Magari utilizzando i giornali. Non da semplici lettori ma come protagonisti, smascherando (I Fatti offrono un filo diretto con il Sindaco) chi mente. Basta con le cabine di regia inutili senza idee e professionisti, teatri che non si aprono mai, turismo senza programmazione, infrastrutture rotte all‟inaugurazione, dissesto di strade e conti comunali quando la realtà ci mostra una recrudescenza criminale preoccupante, cassoni alla marina che distruggono il lavoro dei commercianti, un PRG simbolo non di civiltà e sviluppo ma devastazione ambientale senza precedenti mentre le istituzioni preposte alla tutela tacciono senza vergogna e con un‟ipocrisia rivoltante. Tanto a pagare è sempre il cittadino non chi fa danni. Che anzi, se la ride! Nuccio Gemma La pennellata di Falchi suoi quadri sono stati esposti in una mostra collettiva organizzata dall‟associazione Azimut di Torino. A Siracusa, invece, uno dei suoi quadri è stato esposto in occasione della mostra di beneficenza “L‟arte per la vita”, svoltasi all‟ex convento del ritiro dal 30 gennaio all’8 febbraio. Oggi è possibile vedere i quadri di Alessandro Falchi presso “Big Foot” (negozio di calzature), “Artistica” (negozio di utensili da disegno) o sul suo sito internet www.afalchi.com. La cosa che ci preme sottolineare è che artisti così talentuosi siano obbligati ad esporre le proprie opere presso negozi della città anziché in gallerie d‟arte. Un tipo di arte diffuso nel mondo ma ancora poco conosciuto e piuttosto criticato nella nostra città. Ad artisti di espressione moderna infatti vengono preferiti artisti tradizionali, che si affidano ai paesaggi e quindi lotanissimi da questo nuovo modo di fare arte. Falchi ha molti sogni nel cassetto, uno è quello di creare eventi “live” in cui artisti della sua stessa corrente possano riunirsi e creare quadri dinnanzi ad un pubblico. Il nostro augurio è che a eventi innovativi come questi possa essere dato maggiore spazio, perché l‟arte deve essere salvaguardata in tutte le sue forme ed espressioni. Desirèe Meijer 3 Domenica 2 maggio 2010 Siracusa: boccata d’aria fresca In bicicletta, trascinati dal sole Enzo Di Bella e un gruppo di giovani ricercatori siracusani lavora sulle energie alternative applicate a veicoli leggeri. L‟assenza della mano pubblica Enzo Di Bella (foto sopra), tu fai parte di un gruppo di ricerca su sistemi fotovoltaici applicati a una bicicletta? Sì, abbiamo costituito questa associazione che non ha fini di lucro nell‟aprile del 2006. Operiamo nel settore della ricerca scientifica e della sperimentazione di nuovi prodotti e applicazioni sulle energie alternative applicati alla trazione di veicoli leggeri Nel breve avete un obiettivo ambizioso da raggiungere, volete partecipare ai campionati mondiali di auto elettriche che si svolgeranno in Australia? Quale sarà il vostro jolly? Sì, crediamo nella città nuova e solidale Quello che riportiamo qui accanto è lo stralcio di un dialogo su Facebook che rappresenta un pezzo di carne viva di Siracusa: è una maniera nuova e vecchissima di parlare della nostra città, è un modo unico per dire l’amore di alcuni nostri concittadini per queste pietre, questo mare, questa nostra aria sempre nuova e sempre antica. Noi ne siamo rimasti colpiti, ci è piaciuto molto lo spirito e la sostanza del ragionamento, certamente in linea con gli obiettivi che ci siamo dati come testata giornalistica, che sono poi quelli di difendere questa città, di rilanciare il suo spirito libero, il suo libero arbitrio. Anche sbagliando qualche analisi, ma azzardando comunque quelle analisi che molti, ormai da anni, non fanno per rassegnazione o, peggio, per servilismo nei confronti dei potenti di turno. Molti ci accusano di aver fatto il giornale del “signor no”, dove tutto non va e tutto è negativo. Sono accuse in malafede, fatte da persone che spesso non conoscono nemmeno la storia di chi accusano, e conoscere le storie personali è importante in una comunità come la nostra. Sono accuse false perché siamo vicinissimi a tanti siracusani che credono in questa città che, come noi, si battono per un futuro diverso e migliore. E questi che si battono sono, ripeto, tanti, tantissimi, e questo lascia ben sperare. Oggi quindi abbiamo deciso di dedicare una pagina intera alle nostre energie attive, nel merito a un gruppo di ricercatori siracusani e a cittadini come Sandro Giudice (nella foto), che, nonostante tutto lo sfascio, credono a un rinascimento culturale ed economico di Siracusa. Una boccata di aria fresca. I ricercatori siracusani con la bici ad energia solare L‟impegno è arduo. Ci dovremo confrontare con realtà tecnologiche avanzatissime e con budget pressochè illimitati ma la nostra speranza è quella di credere nel nostro progetto che a differenza degli altri punta a realizzare un prototipo leggerissimo, parliamo di 180 kg compreso il pilota contro i concorrenti che da anni propongono auto e tricicli che superano i 400 kg . Siete comunque un gruppo siracusano che si dedica alla ricerca. Avete avuto il sostegno della politica e comunque delle istituzioni? No, tutto e stato realizzato con le nostre for- ze e quella degli sponsor privati che hanno messo a disposizione materiali e tecnologie da testare sul campo. Bici elettriche a ricarica solare. Siracusa ha scoperto da non molto di amare la bici, anche il Comune sostiene un progetto in questa direzione. Voi potreste farne parte? Noi non intendiamo commercializzare i nostri prototipi ma sviluppare i rapporti istituzionali con enti pubblici e privati nazionali ed internazionali per l‟interscambio di informazioni e risultati nel settore delle energie rinnovabili e le possibili applicazioni. Ci sono città del centro nord dove le bici vanno a mille, anche quello potrebbe essere un buon mercato? Siamo disponibili ad offrire a qualsiasi azienda i risultati della nostra ricerca purchè gli investimenti si facciano sul territorio. A Termini Imerese dovrebbero costruire auto elettriche... Sarebbe impegnativo ma non impossibile. In conclusione vuoi dire qualcosa ai politici? Rivolgerti direttamente ai siracusani? Credo che collaborare per poter realizzare un alternativa alle attuali fonte energetiche sia indispensabile. Siamo solo l‟inizio ma con l‟aiuto delle istituzioni e delle aziende private si può iniziare e mettere i primi mattoni per un mondo dove i combustibili fossili possano essere delle fonti energetiche “ alternative “ allo standard delle rinnovabili. L‟energia più importante da rinnovare è la volontà delle persone di credere che possiamo vivere utilizzando diversamente le nostre risorse. Mettiamo da parte l‟invidia Giudice: Solo così possiamo battere gli equilibri deteriori e gli interessi economici che costringono questa città a rantolare Caro Franco Neri, ho visto oggi il tuo post sulla ipotesi di un nuovo rinascimento, e non posso esimermi dall‟intervenire di getto ora che ho un po‟ di tempo libero dai miei impegni. La coincidenza consiste nel fatto che di tanto in tanto anch‟io ho concettualizzato un rinascimento di questa nostra vecchia pazza città, nella quale io abito fin dalla nascita pur essendo stato in giro da qualche altra parte per alcuni periodi. Ma questa non è una coincidenza : nella mia visione delle cose, io credo che la casualità non esista. Fino a qualche tempo fa, le questioni riguardanti Siracusa mi coinvolgevano emotivamente, ma ormai già da lungo tempo io le percepisco con un profondo distacco (o almeno ci provo, dato che io ci vivo ), senza però che ciò attenui minimamente la mia consapevolezza di come stanno qui le cose: credo che lo stesso valga per molti altri oltre a me. Gli equilibri deteriori e gli interessi economici consolidatisi attorno al fatto che questa città deve soltanto rantolare, non possono essere vinti se non con la fine di tutto questo mondo imperfetto, perché è evidente che si tratta di equilibri tutt‟altro che esclusivamente locali o regionali, bensì anche nazionali: chiamala mafia, chiamala politica dei partiti, chiamala come vuoi tu ( ho anche scritto un articolo di otto pagine formato A4 su questo argomento). E allora l‟unica speranza è uno stravolgimento culturale. Ma, affinchè questa speranza non si trasformi soltanto nel rantolo di una città mortificata SFACCIATAMENTE nel cemento impoverito davanti agli occhi esterrefatti del mondo, allora occorre superare una devitalizzazione della cittadinanza. Non importa se la maggior parte dei siracusani di oggi non sono nati qui oppure sono figli di persone provenienti dalla provincia: ciò che conta è che innanzitutto chi abita qui dovrebbe identificarsi totalmente con questo luogo nel quale vive e tentare di dare il meglio di sé. Come sappiamo, questo è un luogo speciale e, come ricordo ogni tanto, anche ai miei studenti, lo scirocco non impedì a questa città di diventare la più grande metropoli del mondo occidentale, una città veramente internazionale, la quale regolava gli equilibri del Mediterraneo (ma anche con le armi, purtroppo). Dunque lo “scirocco” nemico di questa città è arrivato dopo, col tempo, ed è ovvio che non si tratta di una questione di clima. La morfologia di questo posto ne fa un luogo unico nell‟ambito della nostra antica isola di Sicilia. Le potenzialità del territorio siracusano sono enormi: in molti lo sappiamo e lo diciamo al bar, o forse lo dicevamo e lo abbiamo detto tanto che adesso non vale neanche più la pena dirlo. E LE BUONE QUALITA‟ CI SONO. Il punto è che le buone qualità qui non sono benvolute. Qui, anziché essere condivise, le buone qualità vengono ostacolate, come se si trattasse di non fare emergere qualcosa che minaccia di mettere in cattiva luce eventuali altrui qualità. Chi è piccolo o si sente piccolo odia chi ha qualche buona qualità. Come sarebbe questa città se invece si condividessero le buone qualità? Probabilmente non ci sarebbe bisogno di una città di Siracusa fatta da una popolazione di milioni di abitanti per far parlare bene altrove di una grande realtà siracusana. Non sarebbe una questione di dimensioni ma di qualità. Anche piccole realtà possono veicolare giganteschi contenuti. Le buone cose qui potrebbero accadere se gli abitanti imparassero a condividere, anziché a voler soltanto mettersi sul palco per far vedere la propria bravura (che tra l‟altro a volte è un imbroglio alle spese della comunità ), oppure, al contrario, a voler tirare uova marce o, peggio, ignorare chi vuole proporre qualcosa di buono. Piccole fazioni, disgregamento, mancanza di gruppo. In altre città invece le buone qualità vengono benvolute dalla comunità, anche quando non sono grandissime qualità: gli abitanti si portano avanti fra di loro di fronte ad altre comunità, come sembra fare ad esempio Catania ( che però è già una città grande rispetto a Siracusa), la quale è dotata sia di autentiche elevate qualità e sia però, a volte, anche di una grottesca auto-glorificazione. Tornando adesso a quanto detto prima, certo la questione è assai articolata e riguarda anche la politica dei partiti e le persone che gestiscono la cosa pubblica, non importa se di “destra” o di “sinistra” o di “centro”. Non è un mistero, a questo proposito, il fatto che personalmente io non mi sono mai sentito rappresentato dai “politici” locali, inadeguati allo spessore storico di questa città oppure messi in condizione di non poter agire, o ancora, bramosi di posti di gestione: e si sa che in genere purtroppo ricoprire cariche di gestione corrisponde ad accettare consapevolmente gli equilibri deteriori che soffocano la città. In tutto questo, tuttavia, forse ci sono stati sforzi lodevoli da parte di qualcuno, ma sempre irrimediabilmente condizionati e limitati dai suddetti equilibri deteriori. Troppo lunga la faccenda, caro Franco, per essere sintetizzata in un post su facebook. Un rinascimento siracusano? Io sono il primo ad offrire un mio contributo a-partitico, ma questo solo se pure la maggioranza vuole dare veramente, amichevolmente, comunitariamente, il meglio di sè. Cultura. Contatti culturali con realtà fuori da qui per quanto possibile, affinchè vi sia una qualità che da fuori rientra qui superando il più possibile il pantano partitico. E forse qualche “politico” potrebbe anche far parte di un simile rinascimento, anche per una sua gloria personale, ma cosa importa: purchè funzioni ! Non m‟importa della misera “politica partitica”: e comunque nella mia visione le cose cambieranno in meglio molto presto, caro Franco, e lo dico anche da padre responsabile. Hey, dopo tutto questo, adesso mi merito anch‟io una Tangente Dolcemente Alimentare? Cheers ! Sandro Giudice 4 Domenica 2 maggio 2010 Grazie Visentin Egregio Direttore, segnaliamo un fatto del tutto inusuale. Un uomo politico, titolare di un'importante carica istituzionale, insomma il Sindaco della città, ammette una propria criticità organizzativa, non la camuffa, non la nasconde, non rigira la frittata ( arte d'eccellenza degli uomini pubblici) ma adopera il rivoluzionario metodo della verità. Lo ringraziamo per questo e per l'onestà intellettuale che reputiamo essere un bene tanto più prezioso in quanto così malinconicamente raro. Elio Tocco Presidente Libera Università Internazionale Archimede Che spazzatura Opinioni e repliche Diventa una esigenza avere uno spazio che consenta a chi ci legge di poter replicare o di poter dire la propria opinione su quello che è già stato pubblicato dal nostro giornale. Naturalmente chiediamo che le repliche siano stringate, o comunque compatibili con la necessità di dare visibilità a tutti. Carcò: Si vendono la città Riceviamo e pubblichiamo: Che tristezza vedere la mia città, patrimonio dell‟Umanità che tanto “tronfi” rende alcuni amministratori, presentarsi nella quotidianità con questo biglietto da visita. Per la cronaca la spazzatura debordante di via Lido Sacramento, di passaggio per arrivare ad un nuovo albergo, è una vergogna quotidiana. Valeria Cassia Contro i cassoni alla Marina la (fallita) manifestazione di protesta promossa da Bufardeci: una vera provocazione! Che porcheria! Riceviamo e pubblichiamo: Il cartellino con la scritta “tempo determinato” è l‟ennesimo sgarbo che subiamo dall‟amministrazione comunale. Sgarbo e scarsa considerazione di lavoratori meno fortunati. Un legge dell‟ottobre 2009 infatti ha sancito l‟obbligo del cartellino identificativo per i lavori comunali che sono a contatto col pubblico. Il Comune di Siracusa ha ritenuto opportuno evidenziare solo la posizione dei lavoratori contrattisti (scrivendo in tutta evidenza: tempo determinato) discriminando la categoria agli occhi dei cittadini. In questa situazione ci troviamo tutti i contrattisti ex art. 23 grazie alla poca considerazione del Comune, a differenza della sensibilità dimostrata nei fatti da altre amministrazioni della nostra Provincia. Cogliamo l‟occasione per ringraziare tutti gli amministratori che ci hanno bollato come precari a tempo determinato. I precari a tempo determinato Riceviamo e pubblichiamo: Ci sono state molte proteste sulla (fallita) manifestazione indetta da Bufardeci o da chi per lui, contro i cassoni depositati alla marina ormai da due anni. Beninteso, tutta la città è contro questi cassoni piazzati lì ma che una protesta di questo tipo potesse essere condivisa o promossa da Bufardeci è sembrata una provocazione ed ha indotto molti siracusani a non andare o, più, vero- similmente a tornare indietro per non ritrovarsi in un evidente “equivoco”, avallando un tentativo di strumentalizzare la protesta di moltissimi siracusani che rivogliono la Marina come era. Secondo me la volontà era quella di confondere l‟opinione pubblica sulle responsabilità di questo autentico misfatto contro la città, di indirizzarne altrove la rabbia montante, sottraendosi furbescamente alle proprie responsabilità. Ma il lupo travestito ha fatto di più, evidenziando, forse, il vero motivo di questa improvvisa protesta-farsa: attaccare la Procura della Repubblica di Siracusa colpevole di avere sequestrato i cassoni e di avere eseguito sugli stessi le necessarie prove tecniche per valutare se fossero in regola con il capitolato di gara (il quantitativo di ferro contenuto), scaricare sulla Procura della Repubblica la responsabilità della permanenza dei cassoni alla Marina... Bufardeci ha assunto le vesti di avvocato difensore della ditta che ha costruito i cassoni (non c‟è stato contraddittorio! Ha tuonato). Non ha protestato vibratamente contro la ditta che ha costruito i cassoni (forse) in dispregio delle regole di capitolato; non contro chi ha autorizzato il deposito dei cassoni alla marina come se non vi fossero posti alternativi e sicuramente in difformità al contratto; ma contro la Procura della Repubblica colpevole di avere fiutato un imbroglio e di volerci vedere chiaro. Questa difesa di parte privata non è una novità per Bufardeci. Basti pensare cosa ha combinato nel PRG del 2004, di cui la città porta ferite profondissime e di cui faticosamente prende coscienza giorno dopo giorno grazie anche alla tenacia del giornale che mi ospita. Chi scrive è, ovviamente, dalla parte opposta a Bufardeci, a favore di una magistratura inquirente che finalmente dia la sensazione di esserci nella città e nella lotta contro le illegalità – chiunque sia a commetterle - dopo anni di assoluta latitanza. A quella latitanza (vedi vicenda PRG) qualcuno si era evidentemente assuefatto, per cui una magistratura inquirente che cerca di fare il suo mestiere infastidisce, preferendola silente come negli ultimi 10 anni. Personalmente non sono fiducioso. Finchè non vedrò sul banco degli imputati gli autori dei misfatti urbanistici degli ultimi anni, mi viene difficile credere alla magistratura inquirente di questa città. Ma la speranza è dura a morire e questo atto di coraggio nel volere vedere chiaro sulla vicenda cassoni alla Marina mi conforta molto. Personalmente sono contro i cassoni depositati alla marina e penso che debbano essere subito rimossi ma sono anche, con la stessa rabbia, se non maggiore, perché con i cassoni siano rimossi i mascalzoni che si sono venduti la città come se fosse robetta loro. Salvo Carcò già candidato sindaco Granata veste giallorosso Certo, è strano veder tifare Fabio per la squadra di SenLucia di maggio si. Se proprio vuole soffrire faccia un salto al De Simone Domenica prossima (2 maggio 2010), in occasione della Festa di Santa Lucia, grazie all‟organizzazione dell‟associazione “Il Gozzo di Marika”, sarà riproposta la ricostruzione storica del miracolo del 1646, quest‟anno con una importante novità: la presenza della Carrozza del Senato, che l‟amministrazione comunale e il sindaco, Roberto Visentin, hanno voluto concedere a sostegno dell‟iniziativa. Il via è previsto alle 9,30 di domenica, quando partirà dal Piazzale Riva porto Lachio il corteo storico,composto da sbandieratori e figuranti in abiti d‟epoca; percorrerà via Arsenale, viale Regina Margherita, corso Umberto fino al ponte. Alle 10, dalla Darsena, dove sono ormeggiate le tipiche barche siracusane,“i buzzetti” si muoveranno in corteo via mare raggiungendo i velieri ormeggiati nel Porto grande e carichi di granaglie che, trasportate dalle barche fino a terra, riempiranno i carri che in corteo, attraverso piazza Pancali, corso Matteotti, via Roma e via Minerva raggiungeranno piazza Duomo. Ci sono cose che lasciano un po‟ perplessi. Magari sei lì a casa che aspetti Roma-Samp e ti stai godendo il prepartita con i soliti commenti, le indiscrezioni, le formazioni e ad un certo punto, mentre scorrono le immagini, hai la sensazione di aver visto qualcuno di conosciuto. Perché il cervello è così, immagazzina immagini più velocemente degli occhi e magari stai li con una sensazione di disagio perché sai che hai visto qualcosa ma non riesci proprio a focalizzare. Poi succede che le immagini invece si fissano e allora si che focalizzi: tribuna d‟onore dell‟Olimpico, il Presidente Rossella Sensi, Pradè, Fabio Granata… Fabio Granata??? Ma che ci fa Fabio Granata con la Sensi a vedere la Roma? È diventato romanista? Romanaro? Giallorosso? Il soggiorno romano produce questi effetti? O semplicemente siccome la Roma fa tendenza in questo periodo, fa figo andarla a vedere? Oppure la Dolce Vita si è spostata da Via Veneto al Foro Italico (quello romano per carità,mica i villini!)? Di certo non appartiene alla categoria dei “romanisti della prima ora”(quelli che hanno visto lo strip della Ferilli per intenderci) e quindi, fascisticamente parlando, non dovrebbe godere dei privilegi riservati ai romanisti veri. Ma dato che viviamo in una meritocrazia, sicuramente avrà scalato la piramide del tifo al punto di meritarsi il cosiddetto “posto in prima fila”. Misteri del calcio. Che poi se fosse andata bene, sarebbe anche diventato una sorta di portafortuna. Invece no, Roma sconfitta in casa e scudetto quasi andato. Pazienza. Almeno una cosa in comune con la mia modesta domenica c‟è : la sfiga. Anche il Siracusa è stato sconfitto in casa ed è quasi fuori dai playoff. Guarda caso sconfitto da una squadra giallorossa per giunta. E quindi mi sovviene un suggerimento: caro Fabio, ma perché non lasci i romani al loro destino e vieni a darci una mano? Capisco che il palcoscenico non è lo stesso, la compagnia nemmeno, ma le sorti patrie meriterebbero un‟aiutino,no? Che ne dici di unire le nostre sfighe per il raggiungimento di un obiettivo comune? Magari un po‟ meno glamour, ma nel suo piccolo comunque importante. Torna Fabio, sta casa aspetta a te. Alessandro Benanti 5 Domenica 2 maggio 2010 Il sindacato perde colpi Come vecchi sordi e ciechi Continua il dibattito sul ruolo del sindacato nella nostra area animato da due nuovi interventi che pubblichiamo qui a lato. A me fa un enorme piacere che questo dibattito prosegua con questa vivacità. Capisco che a qualcuno possa risultare indigesto e mi dispiace per lui. L’articoletto dei Fatti sul sindacato che è all’origine di tutto (quattro poveracci in attesa di pensione) mi si dice che abbia provocato nella triplice reazioni violente, riunioni, dibattiti interni sulla linea da seguire, denunzia si denunzia no, risposta sul giornale, manifestazione di solidarietà. E poi domande a non finire: chi c’è dietro questo “proditorio” attacco al sindacato? Chi paga Benanti? Quale strategia contiene questo attacco così virulento? Calma amici sindacalisti, datevi una calmata. Dietro a Benanti ed ai Fatti non c’è proprio nessuno se non una redazione di uomini liberi, non condizionati, senza padroni. Sarà difficile riconoscerlo, lo so bene da più di quattro lustri, ma questa è l’amara verità. Dietro ai Fatti ci sono i Fatti e dietro a Benanti c’è soltanto, modestamente (se volete), il solo Benanti. Mi verrebbe da osservare che se un articoletto ha provocato questa reazione, incontri, riunioni, definizione di una linea…significa che il sindacato dalle nostre parti non è poi così impegnato o, forse, è stato toccato un nervo sensibile rispetto a cose che non si dicono ma che si pensano o che si dicono solo alle spalle, come quando si parla di corna. La scelta di approfondire e dibattere è stata quella più saggia (esprimere una opinione anche se, riconosco, molto graffiante e severa, nel nostro Paese – non so per quanto tempo ancora – non è un reato). Gli interventi di CGIL, CISL ed anche UIL lo hanno arricchito oltre, ovviamente, ad Enzo Toscano della UGL e ad altri numerosi lettori che sono intervenuti. Alessandro Mascia nell’articolo pubblicato oggi riporta di un mini-sondaggio casareccio: sarà poco attendibile ma anche questo merita di essere letto. Di un sindacato “rintronato” che non riesce a definire con lucidità e realismo obbiettivi e strategia da intraprendere, questa provincia non sa proprio che farsene. Sono d‟accordo con Zappulla Toscano (Ugl) apprezza le posizioni del segretario Cgil che dimostra di poter cogliere e far sue le sfide che oggi il lavoro propone Riceviamo e pubblichiamo: Caro direttore, ho letto con molta attenzione le repliche dei segretari provinciali di Cisl e Cgil scaturenti dalle mie affermazioni in merito al ruolo dei sindacati nel contesto di un mondo, quello del lavoro, che si e‟ molto modificato e in cui fatichiamo non poco a leggerne contenuti e contesti. Tralasciando le sterili polemiche inne- state dalle dichiarazioni del sig. Sanzaro, vorrei invece disquisire sugli argomenti, profondi e pertinenti, toccati dal segr. Zappulla, relativi alle sacche di rappresentanza che un moderno sindacato deve preoccuparsi di rappresentare, i lavoratori precari, gli autonomi senza tutele, gli occupati in nero. Occorrerebbe remare tutti verso lo stesso obiettivo, spingere affinche‟ si possa arrivare a varare una proposta alternativa all‟attuale “scientifica” precarizzazione del lavoro: ridurre il vantaggio del lavoro precario, primo responsabile della sua grande diffusione, attraverso l‟equiparazione dei costi ad un livello mediano tra gli attuali 20% di oneri sociali del precario e 40% del lavoro stabile; eliminare tipologie contrattuali precarie per eccellenza ( co.co.co. etc. ) magari attraverso l’individuazione di categorie di lavoro professionalizzante, stabilendo un tetto al di sotto del quale non e‟ possibile ricorrere a questo tipo di strumento ( ad es. 30.000 euro), estendere l‟indennita‟ di disoccupazione anche al lavoro autonomo; fissare un salario minimo per i lavoratori esclusi dalla contrattazione collettiva; fare quadrato a difesa dell‟art. 18 non tanto per i suoi effetti concreti, quanto per dare una risposta politica forte ad un governo che sta operando in ogni modo per indebolire i diritti dei lavoratori, cercando sponde che, alla lunga, delegittimano agli occhi dei piu‟, l‟intera azione sindacale. Questo e‟ cio‟ che ho letto nelle dichiarazioni di Zappulla, ho visto chiaramente emergere l‟istinto del sindacalista di razza e la ragione del leader preoccupato del futuro, della sua organizzazione, del sindacato in generale e di una nazione che rischia seriamente la deriva populista. Certo, chi le scrive non puo‟ certo contare sui faraonici numeri di adepti ascritti a certe organizzazioni, ne‟ puo‟ vantare esimii colleghi assurti a prestigiose cariche nazionali, puo‟ solamente rilevare e registrare l‟impressionante numero di fuoriusciti da una zona industriale, perlopiu‟ espulsi a fronte di accordi siglati da sigle sindacali “altamente “ rappresentative. Rivendico il diritto di criticare, soprattutto la vetusta‟ di un mondo che, a mio modesto avviso, non ha saputo completamente adeguarsi al concetto di globalizzazione che la storia ci ha imposto, cristallizzandosi su posizioni superate dalla storia oltre che dai fatti. Saluto, con rinnovato entusiasmo, le posizioni di un sindacalista che, attraverso la chiara esposizione del suo pensiero, ha dimostrato di poter cogliere e far sue le sfide che il moderno contesto lavorativo, giorno per giorno, ci proporra‟. Enzo Toscano segr.prov. Ugl chimici Siracusa “Pocos, locos y mal unidos” Sono emersi elementi utili per fare autocritica. Molti intervistati hanno confessato di non stimare affatto i propri rappresentanti sindacali “Quattro poveracci in attesa di pensione”. Questa la definizione dei sindacati firmata da Salvo Benanti nell‟articolo apparso in prima pagina il 21 marzo scorso. Un ritratto urticante che ha indotto alcuni rappresentanti sindacali del nostro territorio a rispondere. Ma dietro le sigle sindacali ci sono lavoratori che vivono le problematiche del mondo del lavoro in maniera intima e quotidiana. Chi meglio di un operaio saprebbe commentare le considerazioni di Benanti sul sindacato odierno? Abbiamo atteso il suono della sirena per chiedere ad alcuni di loro il parere. È venuto fuori un quadro desolante che ricalca esattamente quanto esposto da Benanti. Un ragazzo del settore chimico iscritto a un sindacato mi ha spiegato che le principali sigle sindacali si accorderebbero con le raffinerie del siracusano per le assunzioni degli operatori di impianto. Una sorta di lottizzazione: tot operatori spetterebbero a CGIL, tot a CISL e tot a UIL. Dunque chi non ha agganci sindacali non avrebbe alcuna speranza di farsi assumere con una autocandidatura, ovvero con il semplice invio di un curriculum. Mi ha fatto l‟esempio di due suoi compagni di scuola, uno diplomato con 60/100, l‟altro con il massimo dei voti, che hanno presentato nello stesso periodo, appena dopo il diploma, il curriculum in raffineria. Il primo, agganciato fortissimamente con il mondo sindacale sarebbe riuscito a entrare in raffineria, l‟altro, non avendo avuto risposta, avrebbe, invece, tentato l‟Università. Un‟impiegata di un‟azienda metalmeccanica mi ha rivelato che anche alcuni politici si appoggerebbero al mondo sindacale per l‟esplicazione della loro politica clientelare. Se così fosse il potere dei sindacati sarebbe davvero svilito. Se l‟azienda dovesse davvero accomodare le richieste del sindacato per una decina di operai, il sindacato si assoggetterebbe, giocoforza, alle logiche aziendali, nel bene o nel male. L‟azienda aprirebbe una sorta di credito nei confronti del sindacato. Un credito da restituire in occasione di quelle riunioni dove si chiede ai sindacati di chiudere un oc- chio sulle riorganizzazioni aziendali severe, sull‟apertura di procedure di cassa integrazione o di mobilità. Un altro operaio, ex RSU (rappresentante sindacale unitario), mi ha confessato che i rappresentanti sindacali si incontrerebbero con i dirigenti aziendali prima delle riunioni ufficiali. Così il giorno prefissato per la riunione, tra sindacato e azienda inizierebbe una messinscena tragicomica che finirebbe sempre di pesare sulle spalle dei lavoratori. Noi de I FATTI sappiamo che il campione di intervistati non è significativo ai fini statistici, sappiamo anche, per dirla con Enzo Toscano della UGL Chimici, che “c‟è ancora qualcuno che intende fare sindacato in maniera onesta e coscienziosa”. Tuttavia sono emersi elementi utili perché i sindacalisti siracusani facciano una accurata autodiagnosi. Anche perché molti degli intervistati hanno confessato di non stimare affatto i propri rappresentanti sindacali, colpevoli di pressappochismo in materia di diritto del lavoro, di miopia nelle trattative con l‟azienda e di una rilevante mancanza di cultura. In certi casi, infatti, si assiste a riunioni aziendali in cui i rappresentanti sindacali non riescono nemmeno a esprimersi correttamente in italiano. E non è solo un problema di forma: quando non si possiedono i rudimenti linguistici per esprimere i propri concetti, spesso non si hanno nemmeno le basi culturali per comprendere appieno il messaggio del proprio interlocutore. Questo vale soprattutto per gli accordi scritti tra azienda e sindacato (per inciso: è sempre l‟azienda che scrive il testo dell‟accordo, il sindacato, casomai, si occupa degli emendamenti). La prima, dotata, talvolta, di eccellenze provenienti dalle migliori università europee, mette nero su bianco la serie di punti concordati con il sindacato. Quest‟ultimo, rappresentato da quelli che Benanti ha definito “personale mediocrissimo”, convinti di aver concluso un buon accordo, portano il documento all‟assemblea dei lavoratori che, in un buon numero di casi, rimangono scontenti. Qualche rappresentante di questo famigerato “personale mediocrissimo” copre anche ruoli di rilievo nel mondo sindacale provinciale. Sempliciotti che non hanno il senso dei propri limiti, che parlano un italiano approssimato, scrivono comunicati stampa che inducono le redazioni dei giornali a grasse risate e pontificano su tutto, rigassificatore, termovalorizzatore, bonifiche ambientali, porto ecc. Il registro linguistico è stereotipato, parlano sempre di sviluppo, di rilancio economico, di riconversione industriale, di polo energetico siracusano, di lavoro, di investimenti. Parole parole parole senza alcun riscontro, senza mobilitazione di grandi masse operaie, senza proteste clamorose. Il sovrano Carlos V li avrebbe descritti in poche parole: “Pocos, locos y mal unidos”. Alessandro Mascia 6 Domenica 2 maggio 2010 Una vittoria di Pirro? Recca ride contento,Visentin no Ancora succubi della potenza contrattuale catanese. Il Consorzio universitario escluso dagli incontri decisivi. Sbotta Roberto Meloni: Così non ci sto Veniamo alla sostanza dell’intesa, svuotata dai toni retorici (ed insopportabili) con cui viene presentata. Si realizza il programma minimale indicato dall’Università di Catania mesi or sono, che aveva garantito il solo prosieguo della Facoltà di Architettura (e chiusura dei corsi in beni culturali), a patto che la Provincia regionale pagasse quanto dovuto negli anni precedenti. Bono ha chiarito ciò che era già chiaro: la Provincia può rispettare il programma dei pagamenti a suo tempo concordato ma l’Università deve rendicontare i soldi ricevuti. Su questo si erano innestati equivoci che sono stati fortunatamente fugati. C’è da essere soddisfatti? Ma manco per sogno! Catania non ha ceduto di un millimetro. Ora trova comodo incassarsi i suoi soldi poi confida che il brutto anatroccolo del 4 Polo universitario siciliano (Enna, Ragusa e Siracusa) veda la luce. Bono dichiara che “ora” abbiamo tempo per lavorarci su. Ma veniamo alle dolenti note. Il Presidente del Consorzio Universitario Meloni ha reagito duramente al mancato invito a Roma, presso il Ministero dell’Ambiente, per discutere con il rettore dell’Università di Catania, Recca, gli aspetti del contenzioso tra Università di Catania e Provincia Regionale di Siracusa, oltre, alle condizioni con cui dovrà proseguire l’attività didattica della Facoltà di Architettura. “Che ci sto a fare?” si è chiesto Meloni, se il Consorzio non è presente in questi momenti. Subito dopo un consigliere provinciale ha invitato il Presidente Bono a prendere atto della inutilità del Consorzio e che lo stesso costituiva soltanto una spesa ingente quanto inutile, che gravava sulle casse della Provincia regionale di Siracusa, per sostenere il costo di “posti di potere” fini a se stessi, che la classe politica ha interesse a mantenere e moltiplicare con le tasche del contribuente. I lettori dei Fatti sanno bene cosa penso del Consorzio Universitario (nonostante le querele) e della sua sostanziale inutilità, da anni, ma apprezzo molto il gesto personale di Meloni che è indice di un livello di serietà e di correttezza politica ed amministrativa del tutto sconosciuta ai suoi predecessori. Meloni sembra essere perfettamente consapevole della attuale inutilità del consorzio e delle ingiustificate e rilevanti spese che esso comporta (sede, impiegati, direttore, telefoni, pulizie etc) ed ha tentato (intervista ai Fatti della settimana scorsa) di definire, nell’immediato, un possibile percorso operativo di attività e di iniziative per il consorzio, con un entusiasmo personale encomiabile (i suoi predecessori, salvo la boria, non avevano neanche quello). Diversamente, si chiede, che ci sto a fare e, soprattutto, che ci sta a fare il Consorzio e come è giustificabile la spesa di risorse pubbliche per mantenerlo in vita ?. Aggiunge: non intendo restare qui soltanto per incassare una indennità e fare la bella statuina. Il mancato invito a Roma del Consorzio è stata da parte di Bono, forse, involontario ma non elimina il problema che fin qui Bono ha eluso con l’intero tavolo del centrodestra, con una ipocrisia ed un disinteresse per lo spreco di risorse pubbliche che lascia interdetti. Per il rispetto che porto a Meloni il problema esiste e non può essere ignorato non parlandone: cosa deve fare il Consorzio Universitario? Quali sono le sue competenze? Quali le direttive operative alle quali deve attenersi?. Mi auguro che Meloni sia in grado di individuarle concretamente, diversamente non ha motivo di prestarsi ad una farsa per fare distribuire indennità e stipendi. Questa non è politica è roba da Procura della Corte dei Conti!. (sb) Ma i patti non sono molto chiari PRIMA DELLA FIRMA Il Comune, la Provincia e l’università di Catania hanno trovato, nella sede del ministero dell’Istruzione, l’Università e la Ricerca, un accordo per la prosecuzione dell’attività didattica a Siracusa, in attesa della costituzione del quarto polo siciliano. La transazione prevede la conferma della facoltà di Architettura e del terzo anno dei corsi di laurea ad esaurimento in Scienze dei beni culturali e Tecnologie applicate alla conservazione e al restauro dei beni culturali. L’intesa riguarda anche la parte finanziaria a carico della Provincia, mentre il Comune dovrà continuare ad assicurare i locali per le attività didattiche. Inoltre, nelle more di costituire il quarto polo universitario, la convenzione potrà essere prorogata fino al 2014. Soddisfazione per l’intesa è stata espressa dal sindaco, Roberto Visentin, che sottolinea “lo spirito di collaborazione instaurato con l’università di Catania in attesa che, attraverso il quarto polo, Siracusa potenzi un’offerta formativa di qualità, legata al territorio e alle aspettative dei giovani. In questo senso, va evidenziata la conferma della facoltà di Architettura che consente alla città di mantenere la propria specificità nel settore universitario, ciò mentre il 10 giugno andremo alla firma dell’accordo di programma per il quarto polo”. La transazione dovrà essere sottoscritta dal sindaco Visentin, dal presidente delle Provincia Bono e dal rettore dell’ateneo catanese Recca; poi passerà ai consigli comunale e provinciale per la ratifica finale. DOPO LA FIRMA Per il Presidente della Provincia di Siracusa si tratta “dell’accordo della svolta il cui risultato più importante è quello di avere superato ogni contenzioso con l’ Università di Catania che ci assicura di stare accanto a noi nel percorso già avviato per la costituzione del Quarto Polo Universitario Statale in rete, con sede a Siracusa, Ragusa ed Enna”. E’ quanto ha dichiarato il Presidente della Provincia di Siracusa Nicola Bono poco prima della firma dell’accordo, raggiunto nei giorni scorsi a Roma, con il rettore dell’Ateneo catanese Antonino Recca, il sindaco di Siracusa Roberto Visentin ed il capo della segreteria tecnica del Ministro dell’Università Gelmini, Gianni Bocchieri. Bono ha sintetizzato i punti fond a m e n t a l i dell’accordo. Innanzitutto il mantenimento a Siracusa di Architettura, la dodicesima facoltà dell’università catanese. Un mantenimento garantito fino al 2014, un periodo utile al traghettamento verso il Quarto polo che dovrebbe essere istituito entro un anno “non senza un confronto con le istituzioni ed il territorio”. Altro punto qualificante è la determinazione dell’iter per chiudere il contenzioso economico. L’accordo infatti stabilisce che il pregresso sarà pagato all’Ateneo catanese in quattro rate con scadenza a luglio di ogni anno. I corsi di laurea in Beni Culturali saranno garantiti ad esaurimento nella sede di studio e cioè a Siracusa. Bono ha evidenziato la presenza dei presidenti delle province regionali di Enna e Ragusa Giuseppe Monaco e Franco Antoci, oltre al sindaco di Ragusa Nello Di Pasquale. Una presenza non casuale perché si tratta dei futuri partner ( con il comune di Enna) del Quarto Polo Universitario che, ha detto Bono, “ vedrà almeno 2 facoltà per ognuna delle tre sedi. Tutte facoltà in regola con le norme delle università statali”. Il sindaco Visentin, così come ha fatto Bono, ha ringraziato il Ministro Prestigiacomo per il ruolo avuto nella vicenda e il dirigente del Ministero Gianni Bocchieri. 7 Domenica 2 maggio 2010 Chi ama i vigili urbani? I nostri piccoli ispettori Callaghan Ecco perché non esiste nessun feeling coi cittadini: sono sgarbati, saccenti, spesso arroganti con gli automobilisti, coi pedoni, con la gente insomma Riceviamo e pubblichiamo: Caro direttore, perché non fa un bel servizio dei suoi sui vigili urbani di Siracusa? Perché non spiega i motivi del mancato feeling con la città degli stessi? Perché non spiega i motivi di tanta antipatia dei siracusani per questo corpo? Solo questione di contravvenzioni? Ci sembra banale e scontata una motivazione di questa natura, ci sarebbe invece di approfondire, di chiarire, di venire al cuore della questione. Ci sarebbe da risolvere qualcosa una volta per tutte. Personalmente non mi piace neanche un po‟ il ruolo di selvaggina e di essere quindi cacciato 12 mesi l‟anno su 12 da vigili che hanno un solo tormento in testa: Fare multe, fare multe, fare multe. E il dialogo? Il rapporto di fiducia? Tutte balle? Marco Minardo E’ vero, i siracusani non amano i vigili urbani e come potrebbero? I motivi sono tanti, alcuni banali, altri psicologici, altri ancora di “obiettivi da raggiungere”(multe per sanare i bilanci). Continuiamo a ricevere proteste di ogni tipo sui vigili (vedi il filo diretto col sindaco Visentin) e non c’è dubbio che tanti indizi fanno una prova: il feeling cittadino/vigile non c’è, e non può realisticamente esserci. Molti vigili siracusani (non tutti per fortuna) sono sgarbati, saccenti, spesso arroganti con gli automobilisti, coi pedoni, con la gente insomma. Il lavoro quotidiano viene svolto con una sorta di grugno, con una malintesa soppor- tazione verso la comunità in cui si muovono. E’ un fenomeno appunto da scandagliare in maniera approfondita e la psicologia c’entra non poco. Molti vigili siracusani infatti all’atto di mettere la divisa, magari non per loro responsabilità, non hanno avuto un minimo di formazione, non hanno appreso quasi nulla sui modi giusti con cui rapportarsi “col pubblico”. Da qui tutta una serie di incidenti a catena col vigile di turno che si veste dei panni dell’ispettore Callaghan e tratta il povero cittadino, magari in sosta vietata, come un criminale incallito. Ma il vigile non deve prima avvisare? Non deve prevenire? Non deve avere un rapporto decente col cittadino? Inutile stare qui a cazzeggiare: a Siracusa questo non c’è. Qui da noi si fa cassa e i vigili (soprattutto le vigilesse) assumono arie da padreterno, sono irritanti, spesso prevenuti, provvisti di una immotivata convinzione di “SuperIo”, in contrasto appunto col dialogo e con il rapporto di fiducia a cui fa riferimento il lettore. Possibili rimedi? Pochi, pochissimi. Intanto la palla passa al nuovo Comandante e si tratta di un compito ingrato, praticamente di una missione impossibile. Sul quadro generale, sui comportamenti è proprio una questione culturale. Bisogna cambiare passo. I vigili siracusani debbono tornare umani, gentili e rispettosi delle regole. Debbono far capire che le cose stanno cambiando, che il loro desiderio di un rapporto nuovo coi cittadini è autentico, non di facciata. Se non succede questo tutto resta come prima. Un casino. Faccio finta di nulla e “passo liscio” E‟ questo un atteggiamento poco onorevole per chi indossa una divisa: Certamente non rende una buona immagine alla città. Quelle presenze “a spot” Le problematiche collegate al Piano Urbano del traffico e della mobilità. del Traffico presentato recentemente, mi Ciò che appare evidente agli occhi dei siraporta ad affrontare un argomento che cusani è che di Vigili impegnati da un po‟ di tempo, sembra non avere nel controllo del traffico, ce ne più l‟onore delle cronache, cioè la sono pochi e la cosa più originaPolizia Municipale e quindi i Vigili le è che gli stessi compaiono per Urbani, eppure la Città ha da qualche strada raramente e scompaiono mese, ha un nuovo Comandante, con grande velocità. Se guardiaquindi ci si aspetta cambiamenti e mo a una giornata tipo, si può novità, ma ho l‟impressione che la notare che dalle otto del mattino cosa interessi solo agli addetti ai laalle nove, di Vigili ce ne sono in vori. abbondanza, dislocati negli inA mio modo di vedere, credo invece croci e dinanzi a molte scuole, che il servizio Polizia Municipale, sia ma come detto, alle nove tutti tra i più importanti per gli interessi Il comandante via più veloci della luce. C'è da dei cittadini, non solo perché i Vigili Monterosso chiedersi perché? Dalle nove in sono in prima linea quotidianamente poi il traffico negli incroci di a contatto con la gente, ma soprattutto, per- Viale Teracati con Via Costanza Bruno e ché dalla qualità e quantità del loro servizio, Via Necropoli Grotticelle o con Viale Teodipendono entrate tributarie, legalità nel ter- crito o con Corso Gelone finisce? In Viale ritorio, immagine dell‟Amministrazione Co- Zecchino o Viale Tisia le automobili dopo munale e altro ancora. una certa ora del mattino non ci sono più? Che il servizio, nel suo complesso, con il Perché un dato è certo: i Vigili Urbani passare degli anni non abbia avuto significa- scompaiono dal controllo e regolamento del tivi ed apprezzabili cambiamenti, credo si traffico e ricompaiono (in pochi) negli appopossa affermare senza voglia di aprire pole- stamenti sanzionatori, che saranno anche miche, quello che invece continua a funzio- utili perché chi sbaglia paghi, ma servono a nare come sempre e cioè male, è la gestione poco o niente per aiutare gli automobilisti siracusani e non, a circolare meglio in città. Ad esempio, sarebbe certamente utile che la dove ci sono lavori in corso, che magari restringono la carreggiata e al di là della segnaletica posta per l‟occasione, la presenza del Vigile Urbano fosse costante e non a spot, oppure che ci fossero delle postazioni fisse nei luoghi di maggior traffico quotidiano, come per l‟appunto quelli citati sopra. Certamente i Vigili sono impegnati dall‟Amministrazione Comunale nei compiti più disparati e diversi dal controllo del traffico, ma la loro missione principale rimane indubbiamente quella di regolatore del traffico urbano e della sua sicurezza. Forse sarebbe bene superare anche alcune incongruenze perché sono inaccettabili che i tanti vigili in giro con automobili, motociclette e furgoni, pur se incaricati di compiti specifici, facciano finta di non vedere gli incasinamenti che ci sono in giro quotidianamente e anzi, anche loro s‟impegnano in gincane tra auto parcheggiate in doppia fila o tranquillamente ferme in curva. Fare finta di non vedere e passare liscio e poco onorevole per chi indossa una divisa e non rende una buona immagine alla Città. Poi ci sono casi ancora più strepitosi, come ad esempio l‟Ufficio Tributi di Via De Caprio, dove esiste un presidio di Polizia Urbana e un conseguente quotidiano via vai di Vigili, ma mai nessuno che si preoccupi di controllare il casino che c‟è di auto in sosta nei modi più irregolari possibili, doppie file, soste agli incroci o regolarmente piazzati in curva, tutto come se fosse la cosa più normale del mondo! Credo che il Sindaco e l‟Assessore alla Mobilità debbano essere soddisfatti di avere prodotto il Piano Urbano del traffico e quello della Mobilità, ma non penso siano convinti che il loro lavoro sia finito, adesso viene la parte più bella perché/poiché tutti sappiamo quali sono le mancanze, sarà facile individuare chi ha la colpa del non funzionamento del sistema traffico e i Vigili Urbani non possono essere siracusani che se ne fregano se le cose non funzionano. A differenza del singolo cittadino, essi sono pagati dalla collettività per svolgere un lavoro, impegnativo e rognoso, il cui fine ultimo e di migliorare la qualità della vita di tutti ed anche per loro esistono le sanzioni e la peggiore è la disistima dei cittadini sul loro lavoro. Al nuovo Comandante auguri di buon lavoro! Enrico Caruso Il Comune incassa multe e paga danni: Conviene? Le entrate del Comune di Siracusa derivanti dalle contravvenzioni realizzate dalla Polizia Municipale sono progressivamente aumentate negli ultimi ann i e f i n dall‟Amministrazione guidata dal sindaco Bufardeci. Personalmente, non credo che la questione si riduca solo a ragionare se ci sono state più multe perché i cittadini siracusani si sono imbarbariti oppure perché il corpo di polizia municipale abbia svolto maggiore attività repressiva. Purtroppo, dividere la mela in due in questo caso non rende esaustivo il novero delle cause attribuibili a questo fenomeno. C‟è almeno una terza ragione che appare tanto più chiara quanto più in questi anni abbiamo sentito levarsi il grido di dolore delle casse del bilancio comunale, impoveritesi in seguito ai parecchi debiti e alle molte convenzioni contratte nei vari settori dell‟Amministrazione. Che l‟attività repressiva sia necessaria anche a rimpinguare il bilancio del Comune di Siracusa e sanare il disavanzo lo dicono i numeri dello stesso bilancio di previsione, che all‟inizio dell‟esercizio finanziario prevede già - quale obiettivo dell‟Amministrazione - il raggiungimento di un certo numero, sempre più alto, di sanzioni amministrative. Non è sano, tuttavia, guardare al numero di multe da erogare e alla quantità di soldi da intascare in bilancio come ad un mero obiettivo da raggiungere nel corso dell‟anno, perché si ingenera l‟idea che in modo strisciante si stia parlando di una ulteriore tassa che indirettamente il Comune voglia far pesare sulle spalle dei cittadini dando vita ad una vera e propria caccia alla violazione del codice della strada. Ne consegue, ovviamente, il fallimento dell‟altro obiettivo che per sua natura dovrebbe avere il cor- po di Polizia Municipale, che è quello di prevenire i comportamenti devianti della propria cittadinanza attraverso una politica che guardi al cittadino come ad un individuo da educare ad un comportamento più civile. Si ottiene questo obiettivo, che dovrebbe essere il vero traguardo di un‟Amministrazione civile, quando la sanzione è accompagnata da un rapporto umano col cittadino, da un dialogo che non esclude la repressione, ma che non la faccia apparire neanche come un obiettivo da raggiungere a tutti i costi per poter intascare i soldi della cittadinanza. Sappiamo quale sia stato l‟effetto dell‟applicazione selvaggia della teoria del vetro rotto nella New York degli anni novanta: il rovescio della medaglia fu l‟aumento delle richieste di risarcimento e delle denuncie per comportamenti arbitrari, con un conseguente decremento delle spese per i servizi sociali. Sarebbe interessante conoscere già oggi a quanto ammonti la spesa per risarcimento danni del Comune di Siracusa. Michele Mangiafico 8 contromano Ho messo il giubbotto per ricordare Nando Domenica 2 maggio 2010 Sento ancora il suono morbido del suo negozio, le giacche sulla destra, pullover, camice e cravatte dietro il bancone e Nando, seduto sulla poltroncina a sinistra, accanto al telefono, sovente con un libro della sua amata cultura francese che chiudeva, alzandosi ed aprendosi ad un gran sorriso quando entrava uno dei suoi clienti. No, non clienti. Uno dei suoi amici. Perché il negozio di Nando Risi non era un negozio, era il salotto di un amico dove ti fermavi a chiacchierare e ad addolcirti l‟anima. Ci restavi ore in quel luogo tiepido, odoroso di buone stoffe, foderato di gentilezza, era una specie di oasi dell‟intelligenza, della fiducia, perché io come, credo, tutti che hanno avuto il privilegio di quelle ore dietro la vetrina antica di via Maestranza - quei vestiti li ho ancora. Non fossi ingrassato, diventando più bisbetico col passare degli anni, potrei metterli tutti. Ma sabato qui a Roma faceva freddo, piovigginava. Avevo appena saputo della scomparsa di Nando dalla voce triste dei miei, che ogni tanto mi aggiornano dolorosamente su un pezzo della loro e della mia Siracusa che va via, in silenzio. Piovigginava. In fondo all‟armadio ho trovato un vecchio giubbotto di pelle comprato proprio da Nando più di 20 anni fa. E‟ un po‟ usurato, con una macchia storica vicino ad una tasca. Ma mi sta ancora. L‟ho preso e l‟ho indossato, l‟ho fatto per ricordare lui, un omaggio intimo alla sua memoria. Non lo so, Nando, ma credo che ti avrà fatto piacere guardarmi dal luogo in cui sei adesso, con addosso quel tuo giubbotto. Ma il dottor Risi non era solo un signore del commercio, uno degli ultimi negozianti che vivevano il loro mestiere come un rito sociale, un uomo dall‟impareggiabile stile. No, non era solo questo, anche se questo è già moltissimo. Nando era l‟anima, una delle anime, di quella Siracusa per bene che aveva scollinato il dopoguerra, Siracusa pre-industriale legata a liturgie antiche, a dinamiche di classe che stentavano a resistere, a una cultura ormai in via d‟estinzione, mano a mano che ne scompaiono i protagonisti. Risi era uno dei sacerdoti laici di quella Siracusa che si ritrovava nei saloni di Palazzo Francica Nava al Circolo Unione in inverno, al sempiterno “Tropical” d‟estate. Come in tutte le comunità, in quel microcosmo aretuseo che ebbe la sua stagione d‟oro negli anni „60 e ‟70, c‟erano personaggi diversi: intelligenti, stupidi, gentili e arroganti, nuovi arricchiti e vecchi agiati decaduti. Ma Nando era unico. Sapeva riconoscere l‟intelligenza e la cultura, aveva una sintonia naturale con la qualità, fossero i tessuti della tradizione familiare, fossero i personaggi della commedia umana che gli scorreva davanti, nel suo negozio, come nelle accaldate serate del tropical che s‟accendevano quando sulla piattaforma appariva Nino Lombardo. Lui con una sapienza antica trovava la sintonia per parlare a tutti, con il linguaggio di ciascuno, restando sempre Nando, maestro di stile e di onestà, raffinato conversatore di letterature e storie con chi era capace di ascoltarlo, capace della chiacchiera più leggera e vacua se il suo interlocutore parlava solo quella lingua. E di quello stile che gli era connaturale cercava d‟essere ambasciatore presso i suoi amici-clienti, inducendo dolcemente all‟eleganza anche i più riottosi, con quell‟incipit cortese che, ascoltato altrove e da altri, sarebbe apparso sberleffo: “Quando ho visto questo vestito ho pensato a te”. Detta da lui, quella frase si riempiva d‟affetto e se tante signori e signore avessero davvero poi indossato “quei” vestiti avrebbero risparmiato cadute di stile, tracimazioni nel brutto, iati di colori, debacle estetiche che gli abiti consigliati da Nando erano sempre capaci di evitare. E quel suo rigore professionale forse fu fra le cause, assieme all‟età, della chiusura del suo salotto. Nando non si piegò mai alle griffe fine a se stesse, alla qualità approssimativa, al taglio dozzinale, al prezzo esoso privo di ragione, accreditato incongruamente solo dalla firma. Ma questa è dinamica commerciale moderna. Nando ha chiuso in effetti quando la “sua” Siracusa aveva tirato i remi in barca, quando non era più la Siracusa per bene di cui lui era stato sorridente, cordiale, talentuoso, interessante prim‟attore. Ce n‟erano pochi della sua generazione, speciali come lui, almeno per me. Pochi come in ogni generazione. Io che m‟irritavo ai ritmi agée di Nino Lombardo, che trovavo insopportabile il Limbo rock, che ero allergico a bossanova e cha-cha-cha, adesso penso che ero un po‟ stupido, come tutti i ventenni devono essere per essere veri. E se torna il freddo, e nei tanti prossimi inverni che incontrerò, indosserò ancora quel giubbotto un po‟ usurato, perpetuando il mio piccolo omaggio privato ad un amico che non c‟è più. Addio Nando. Hasta lo Risi siempre Joe Strummer Pippo Gianni diventa quasi segretario del Pd Gli avvenimenti politici che il destino ha programmato sono tanti e di rilevante importanza anche per la Sicilia e la provincia di Siracusa. Lo “sparigliamento” di Gianfranco Fini e i suoi portavoce, oltre a mettere scompiglio in casa (o il popolo che dir si voglia) del Cavaliere Berlusconi, creerà forti ripercussioni proprio dalle nostre parti, dove cioè la posizione dei finiani non è secondaria per determinare i risultati di quella formula che si sta sperimentando attraverso un governo regionale “anomalo” con richiami al milazzismo d‟altri tempi. Probabilmente, tutto dipenderà da come saprà dimostrare la sua fedeltà a Berlusconi quello scavezzacollo di Miccichè (un altro Gianfranco, haimè avrebbe esclamato il premier in una certa occasione) quando “Silvio” gli chiederà di chiudere il capitolo Lombardo in Sicilia e di porre fine a quella sorta di Vandea nel Pdl, poi denunciata clamorosamente dal “cofondatore” bastonato e ridimensionato. Potrebbe anche essere che Miccichè a far la voce grossa contro i “lealisti” tentando di non perdere una certa porzione della sua faccia oltre alla posizione all‟interno del governo regionale, però, ineluttabilmente prima o poi dovrà trovare la scusa giusta per staccare la spina al Presidente della regione più “indigesto” che la Sicilia abbia mai conosciuto, visto che qui è riuscito a spaccare trasversalmente tutti i partiti che siedono a sala d‟Ercole. La ministra Prestigiacomo non ha usato mezzi termini nel chiarire al Corriere di non avere mai accettato il Pdl Sicilia e di non avere mai permesso che questo si facesse in provincia di Siracusa. Non ha riferito nella stessa intervista (anche perché quel giornalista non sapendo dei fatti siracusani non lo ha chiesto) il perché addirittura non è mai nato a Siracusa semplicemente il Pdl considerato che esistono ancora i gruppi di Forza Italia e di An. Chiediamo scusa per la divagazione e andiamo avanti. Titti Bufardeci, ha messo le mani avanti e a scanso d'equivoci ha detto che <<non si può prescindere dall‟essere con Berlusconi in ogni caso>>. Come dire che l‟amore carnale per Miccichè è una cosa, ma, la famiglia non si mette neanche in discussione. Chi invece si è giocato tutto nel suo rapporto d‟amore per il …Fin Gianfranco è Fabio Granata che si è detto disposto a rinunciare ad ogni comodità obbedendo e combattendo su posizioni che appaiono ora alquanto isolate e comunque senza futuro. C‟è stato un momento in cui Granata ha saputo ben usare le carte che la situazione palermitana gli aveva messo in mano con la scissione in due tronconi del Pdl, senza che gli altri ( Bufardeci e Prestigiacomo) se ne accorgessero, aveva assunto i comportamenti di leader del Pdl Sicilia lanciato l‟idea degli stati maggiori dell‟autonomia e non lasciando trasparire che la rivendicazione vera mirava ad una autonomia da Berlusconi. Ora che le carte sono state scoperte da Fini, il gruppo degli ingenui o dei finti ingenui, ha fatto capire di voler aprire gli occhi ipotizzando che la gestione del Pdl siracusano non può essere p i ù all‟insegna del “siamo tutti una cosa”, come accadeva ieri. Da adesso lo scenario è destinato a cambiare, <<non potrà accadere più – così dicono – che Fabio Granata con tre consiglieri al comune abbia altrettanti assessori>>. Se non si può parlare di guerra si deve almeno prospettare un confronto serrato e questa volta ad occhi aperti di chi non credeva che Granata agiva per mandato di Fini con l‟interesse di gestire un‟area di dissenso verso il berlusconismo e i suoi uomini di punta (Alfano e Schifani) in Sicilia. Con le sue arti magiche – Granata è tra i più bravi esercenti dell‟arte politica che Siracusa abbia in attività - quando parlava, non bene, del Cavaliere con la “C” maiuscola, non lo faceva “solo per apparire in tv” come qualcuno s‟illudeva, mirava invece a realizzare un vero progetto politico diretto a detronizzare l‟imperatore con la “B” maiuscola. Granata è stato bravo e capace di spostare dalla sua parte, ossia con Fini, anche gran parte del PD siciliano. Quando ipotizza un governo Lombardo con dentro, organicamente, il partito di Bersani non scherza affatto. Diciamolo pure (qui il “diciamolo” ci sta tutto), se il presidente della Camera potesse farlo avrebbe già detto la stessa cosa sul piano nazionale, dove si gioca però con regole che assegnano peso anche alle minchiate che scappano inavvertitamente. In Sicilia ancora si può. La qualità politica dei finiani è risultata superiore a quella mostrata dagli ingenui benpensanti di Forza Italia o del Pd stesso, in cerca di teste capaci di progettare strategie vincenti che assegnino poltrone in ogni dove. E‟ realistico e non è piacevole scrivere che il Pd appare sempre più un uovo vuoto incapace di creare il pulcino. Mettiamo il PD di Siracusa, qui gli ex ds sono l'essenza nobile della filosofia politica, però hanno dovuto cedere agli ex democristiani il compito di governare le strategie locali e il mantenimento degli inciuci che ne derivano da una politica di finti scontri e simulazioni varie. Il risultato non può che essere ibrido: immaginate Ernesto “Che” Guevara che parla di rivoluzione usando parole e atteggiamenti di Indira Gandhi, profeta della non violenza. Fabio Granata però al 1° congresso del PD siracusano domenica non c‟era. Degli invitati a dire il vero c‟erano andati in pochi, magari perché era stato declassato come evento: Bruno Marziano, è arrivato alle 12,30 e qualche altro raro ospite addirittura dopo. Non c‟era neanche chi poi sarebbe stato nominato vice segretario, Carmelo Spadaro. Nessuna trepidazione perchè tutto da mesi era stato chiuso a tavolino tra le varie componenti e Gino Foti sponsor del segretario in carica, quindi www.ifattidelladomenica.it non c‟era più carne da mettere sul barbecue. L‟unico che ha detto qualcosa di sinistra al congresso, è stato Turi Raiti, attuale presidente dell‟Ias, quando ha chiamato alla Presidenza il “compagno Salvo Adorno”, prima nominato poi eletto, presidente dell‟Assemblea. Il buon Raiti non è mai riuscito a capacitarsi del fatto che ormai i “compagni” sono diventati rari, come i panda che hanno problemi naturali di riproduzione. Giovanni Cafeo sapeva della sua riconferma, da mesi preparava il suo intervento programmatico, tenendo presente che non sarebbe mai stato votato dall‟assemblea congressuale; quindi, nulla valeva dire cose politiche di sinistra e si limitava a dilungarsi per 45 minuti in una lettura insapore incolore e inodore. C‟è voluto un ospite, l‟onorevole Pippo Gianni (vedi foto), ex navigato dc oggi leader e Commissario provinciale dell‟Udc, ad accendere gli animi dei delegati e poco c‟è mancato che lo acclamassero al posto del segretario che non aveva considerato neanche di verificare i contenuti delle sue affermazioni. Un solo esempio: <<Siamo felici - affermava il segretario appena rieletto - della ritrovata unità sindacale tra Cgil, Cisl e Uil>> in sala però non c‟era nessuno di Cisl e Uil, solamente Paolo Zappulla, segretario provinciale della Cgil, che per giunta non appariva neanche tanto convinto dell‟avvenuta reale riunificazione della triplice. Torniamo sulla mancata elezione a segretario del Pd di Pippo Gianni. Il leader dell‟Udc ha fatto notare prontamente come inutili e rituali erano state le accuse di non saper governare mosse al centrodestra di Siracusa, <<perché invece nessuno parla delle malefatte del governo regionale e di Lombardo che stravolge ogni regola della politica e occupa ogni posto di potere immaginabile, forse perché è anche il Pd a sostenerlo in ciò?>>. Quando il leader Udc è passato alle tematiche ambientali, affermando che << l‟industria-padrona calpesta, sostenuta dal PD e dai sindacati, le aspettative, i referendum e le manifestazioni fatte dalle popolazioni interessate al Rigassificatore di Priolo>> ha rischiato veramente forte di essere preso in spalla e osannato come unico politico di sinistra presente dai 250 intervenuti al primo congresso del partito chiamato a rappresentare la sinistra.