Copia di 9d86ea5eb0a7ef60b18f4eb00105f0d0 10 Sardegna LA NUOVA SARDEGNA MARTEDÌ 17 NOVEMBRE 2015 sanitÀ » il caso La riabilitazione nel reparto che non c’è La Regione ferma i ricoveri al Santa Maria Bambina: sì al San Martino, ma manca l’accreditamento. Le spiegazioni di Arru di Roberto Petretto ◗ ORISTANO Un incrocio di lettere, comunicati, incontri e annunci. Il caso della donna 56enne di Sassari, ricoverata in rianimazione al Santissima Annunziata in attesa di un trasferimento in un centro che pratichi la neuroriabilitazione, ha scatenato ieri una serie di reazioni e diversi tentativi di trovare una soluzione. Per la signora sassarese colpita da un ictus e per diverse altre persone nella sua condizione. Il Centro Santa Maria Bambina di Oristano ha le caratteristiche per svolgere i trattamenti di riabilitazione, i cosiddetti “risvegli”. Ma la Asl ha bloccato i nuovi ricoveri. Su indicazione dell’assessorato regionale alla Sanità, come spiega una nota della stessa azienda sanitaria oristanese: «Il 26 ottobre 2015 il commissario straordinario Maria Giovanna Porcu ha ricevuto dall'assessorato una nota scritta con la quale si osservava che i posti letto di neuroriabilitazione (il cosiddetto codice 75) Maria Giovanna Porcu (Asl) A Oristano c’è un reparto specializzato ma non è stato mai attivato Il centro Santa Maria Bambina di Oristano “non possono essere gestiti presso l'Istituto Santa Maria Bambina, poiché trattasi di struttura territoriale”». Questi posti letto possono essere gestiti solo da strutture ospedaliere: sino ad allora il Santa Maria Bambina aveva usufruito di deroghe, che la Regione non intende più concede- re. Così l’Asl 5 ha deciso, dal 3 novembre, di «sospendere tutti i nuovi inserimenti di neuroriabilitazione presso l'Istituto Santa Maria Bambina». «Non siamo insensibili burocrati - si difende l’assessore Luigi Arru -, ci atteniamo alle leggi e non abbiamo mai detto che il Santa Maria Bambina non de- ve fare ricoveri. Alla direzione del Rimedio, la Asl ha comunicato che sarebbero cessati i nuovi ingressi con il codice 75, cioè un regime ospedaliero che la struttura non ha». L’assessore ricorda che la situazione del centro oristanese ha origine in altre legislature: «Non sono stato io a creare il doppione tra il Santa Maria Bambina e il San Martino di Oristano». L’ospedale di Oristano ha infatti pronto un reparto di neuroriabilitazione: «Siamo in attesa dalla Regione - chiarisce l’Asl 5 - dell'accreditamento per la struttura e dell'autorizzazione all'assunzione di nuovo personale da destinare allo stesso reparto». Ora, però, i malati non possono essere ricoverati al Santa Maria Bambina, che non è un ospedale, ma neppure al San Martino, dove il reparto non è attivo. Ieri sera i consiglieri regionali dell’Oristanese (Antonio Solinas, Augusto Cherchi, Oscar Cherchi, Gianni Tatti e Attilio Dedoni) hanno incontrato l’arcivescovo Ignazio Sanna (la Curia è proprietaria della struttura del Rimedio) per ipotizzare una soluzione. La questione dell cosiddetto Codice 75 non è derogabile. Oggi i consiglieri regionali chiederanno però all’assessore una nuova autorizzazione provvisoria che consenta al Santa Maria Bambina di continuare ad accettare ricoveri si- no a quando il reparto del San Martino non sarà funzionante. Cosa che era stata anche già annunciata dallo stesso assessore Arru in un comunicato del 5 ottobre: «Il Santa Maria Bambina potrà continuare con i ricoveri, nelle more della definizione di una soluzione giuridico-amministrativa». Qualcosa, evidentemente, è cambiato dal 5 al 26 ottobre, data in cui l’assessorato ha imposto lo stop all’Asl 5. L’assessore Arru ieri ha ribadito che «da parte dell'assessorato c'è la massima attenzione per la situazione della struttura del Rimedio, che riconosciamo come eccellenza nel suo settore e che riteniamo debba continuare a svolgere la sua meritoria attività. D'intesa con la Asl e con la Diocesi, stiamo cercando una soluzione tecnico-giuridica per consentire al Santa Maria Bambina di proseguire nella sua attività di riabilitazione, in rete con il nuovo reparto del San Martino. In attesa che il reparto di Oristano vada a regime, individueremo una soluzione transitoria, che sia amministrativamente percorribile». La donna in coma resta in attesa Sassari, il centro riabilitativo è ora “vietato”. I familiari: «Ci dicano cosa fare» di Daniela Scano ◗ SASSARI Ogni giorno che passa senza riabilitazione per lei è un giorno trascorso inutilmente. Ieri Adele ha perso altri 1440 minuti sulla tabella di marcia del possibile “risveglio” dopo l’ictus che il 24 ottobre l’aveva fatta precipitare nel coma. Più di 1400 minuti che vanno ad aggiungersi ai 31mila già passati invano. Per una persona nelle condizioni di Adele, ogni istante può essere prezioso per recuperare qualche funzione psicofisica o per non perderne altre. La donna sassarese ricoverata nel reparto di Rianimazione del “Santissima Annunziata” non è stata ancora trasferita in un centro specializzato nella neuroriabilitazione. Non al “Santa Maria Bambina”, centro di eccellenza dell’Oristanese dove da anni vengono assistiti pazienti nelle sue condizioni, ma neppure in un altro centro di cura nella penisola. In Sardegna, infatti, non ci sono altre strutture dove può essere avviato il protocollo riabilitativo della cinquantaseienne sassarese. Il Brotzu ha sei posti letto, tutti occupati, e il centro di eccellenza dell’ospedale San Martino di Oristano non è stato aperto. La Asl di Sassari, che sta seguendo il caso di Adele, ha deciso di non decidere in attesa di una risposta che non è arrivata neppure ieri. I vertici della Azienda sanitaria non hanno scritto un comunicato ufficiale, ma ufficiosamente hanno fatto sapere che la paziente resta ricoverata in Rianimazione. Adele è una paziente in “codice 75”: come vengono chiamati i malati in coma o i tracheotomizati non autosufficienti. Per questo, nonostante i medici sassaresi l’abbiano dichiarata fuori pericolo e pronta al trasferimento in un centro specializzato nella neuroriabilitazione, non è stata ancora trasferita al “Santa Maria Bambina”. La struttura non accoglie più questi malati perché il piano regionale per la riabilitazione ha assegnato questi pazienti al costituendo reparto dell’ospedale San Martino. Un centro di eccellenza che però deve essere ancora aperto. Insomma, in questo momento in Sardegna non c’è un luogo dove la donna sassarese possa essere ricoverata. Ieri la paradossale storia di assistenza negata ha provoca- to numerose reazioni. Daniele Cocco, consigliere regionale di Sel, ha presentato una interrogazione al presidente della Regione Francesco Pigliaru e all’assessore della Sanità Luigi Arru. Dopo avere ripercorso le tappe della vicenda, arrivata all’assurdo stallo, Cocco ha chiesto ad Arru e a Pugliaru «quali misure intendo adottare al fine di scongiurare il grave rischio per la saluta di decine di pazienti che si trovano in attesa di essere assistiti in un centro ospedaliero di neuro-riabilitazione». Marcello Orrù, vice presidente della commissione Sanità, ha scritto a Luigi Arru «per chiedergli di mettere in campo ogni azione che garantisca ad Adele di essere trasferita presso l’istituto Santa Maria Bambina di Oristano. È grave che La donna di Sassari in coma attende il trasferimento a Oristano oggi l'istituto abbia posti liberi per accogliere Adele ma non possa farlo a causa del blocco imposto dal piano sanitario della Regione». Da parte sua, Luigi Arru ha chiarito di non avere «mai detto che il Santa Maria Bambina non deve fare ricoveri». «In attesa che il reparto di Oristano vada a regime – ha detto anche l’assessore –, individueremo una soluzione transitoria, che sia amministrativamente percorribile». Al compagno, ai familiari e ai tanti amici di Adele, però, le parole «in attesa che...» sembrano troppo vaghe. «Mi devono dire dove posso portare la mia compagna, affinché possa essere assistita adeguatamente come è suo preciso diritto» sbotta Mario. Il fratello della donna parla esplicitamente di «diritto negato all’assistenza». I tempi della burocrazia fanno paura a chi, come loro, per la salvezza di Adele considerano preziosi anche i minuti.