La responsabilità sociale
d’impresa
LABORATORIO SULLA RESPONSABILITA’ SOCIALE
DELLE IMPRESE: 5a edizione AA 2010-2011
CONCORSO CONFINDUSTRIA PU
DAL VALORE DEL SINGOLO ALLA SQUADRA DI VALORE
Seminario per l’attribuzione di 2 crediti formativi
Prof. Mara Del Baldo
[email protected]
Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI)
Corporate Social Responsibility (CSR)
Fattori genetici della RSI
Diffusione di cultura e movimenti
ambientalisti
Disastri ecologici
Globalizzazione e
crescente divario tra
Paesi ricchi e poveri
Necessità di governare il fenomeno
Diritti umani e diritti
dei lavoratori
Maggiori attenzioni a: pari opportunità,
sicurezza, lavoro minorile, soggetti
svantaggiati
Scandali e fallimenti
aziendali
Esigenza di correttezza e trasparenza
Riforma della corporate governance
Evoluzione dei
mercati finanziari
a.a. 2010-2011
Trasparenza
2
Pressione degli investitori istiuzionali
Evoluzione del concetto di CSR
a.a. 2010-2011
3
Il concetto di RSI negli studi
economici ed economico-aziendali
Impostazione classica (FRIEDMAN, 1962, 1970)
L’unico legittimo scopo dell’impresa è la generazione di profitto.
L’unico soggetto a cui è necessario ed opportuno rispondere sono gli azionisti
(Shareholders theory)
L’impegno sociale è discrezionale e non connesso alla missione.
Ciò che distoglie l’impresa dall’obiettivo della realizzazione del maggiore profitto
Possibile porta alla considerazione dell’impresa come socialmente irresponsabile,
In quanto non adotta comportamenti volti alla massima soddisfazione degli azionisti.
Anni ’80
“Good ethic is good business”
Il comportamento etico si riflette positivamente sulle performance.
Uso strumentale della CSR e della business ethics
a.a. 2010-2011
4
La stakeholder theory (FREEMAN, 1984,1994)
(Onida, 1954; Zappa, 1957; Masini, 1960; Amaduzzi, 1963; Ferrero, 1968; Saraceno,
1970,…)
Occorre prestare una specifica attenzione ad altri soggetti portatori di interessi e
di attese nei confronti dell’impresa.
Occorre ricercare la compatibilità fra massimizzazione del ritorno economico
dell’investimento degli azionisti e soddisfacimento delle aspirazioni, economiche
e non, di tutti i partecipanti alla vita aziendale.
“Chi governa l’impresa deve prendere in considerazione i diritti, gli interessi e le
aspettative di tutti coloro che possono essere influenzati dalle decisioni
manageriali e che, per converso, possono esercitare la loro influenza sui risultati
di tali decisioni” (Freeman, 1984).
STAKEHOLDER (primari, secondari; forti, deboli; contrattuali esterni (cli, fornitori)
e interni (dipendenti, azionisti, management), di opininione (media, gruppi di
opinione) regolatori (PA) = i soggetti che hanno un interesse rilevante in gioco
nella conduzione dell’impresa a causa dei loro investimenti specifici oppure dei
possibili effetti esterni positivi o negativi
STAKEHOLDER ANALYSIS
STAKEHOLDER MANAGEMENT
STAKEHOLDER SYNTESHIS
a.a. 2010-2011
5
ETICA DELLA RESPONSABILITA’ (Zamagni, 2003)
“Compito del management è quello di realizzare un bilanciamento degli
interessi di tutti gli stakeholder e la responsabilita’ sociale può e deve
essere ricondotta all’emersione di preferenze morali e alle loro
connessioni con particolari tipi di impresa (imprese civili e sociali) o,
nelle aziende lucrative, con particolari meccanismi di governance, in cui
prevale la prospettiva relazionale.”
La CSR facilita il rispetto di un possibile incontro (contratto sociale) tra
attori dell’impresa.
L’etica, quale dottrina e praticac he orienta nella scelta fra
giusto/ingiusto completa la stakeholder analysis.
a.a. 2010-2011
6
BENE COMUNE
La ricerca del profitto deve essere realizzata in vista dell’obiettivo bene comune.
Bene comune:
“E’
non il mio sacrificio per il vostro bene.
non contro il mio bene né a prescindere dal tuo bene.
non il bene totale, collettivo, della filosofia marxista.
il mio bene assieme al vostro”.
Cosa deve fare l’imprenditore?
1) Liberarsi dalla mappa cognitiva basata sull’idea dello scientific management (Taylor,
1911) basata sul concetto di risorse umane che va sostituito con quello di persona. E’
questo lo humanistic management dell’attuale Harvard Business School.
L’impresa di successo è quella che mobilita la conoscenza tacita, non codificata e non
trasferibile se non con il consenso di chi la possiede.
2) Lo sviluppo locale. Un imprenditore che vuole essere virtuoso si preoccupa delle
esternalità (gli effetti negativi del suo agire) che produce. Capisce che deve contribuire
a fare funzionare le cose nel territorio in cui opera. Nell’epoca delle globalizzazioni non
sono più le imprese ma i territori che competono fra loro. Si devono creare reti
funzionali tra imprese, Camere di Commercio, banche. Gli imprenditori devono fare
sentire la propria voce non solo per chiedere ma per sviluppare strategie agendo come
nodi di una cooperazione finalizzata a sviluppare il territorio. Questa è la
sussidiarietà circolare.
3) Perseguire e costruire il welfare civile, che non è quello sinora portato avanti dallo
a.a. 2010-2011
stato, ma l’economia civile.
7
Da una governance centrata sulle finalità imprenditoriali ad un
modello multipolare (Sciarelli, 2007) che dà fondamento ad una
responsabilità composta da esigenze economiche e sociali.
Le motivazioni e l’agire aziendale possono avere a che fare con
l’altruismo, le gratificazioni morali, la “logica della felicità”, la
soddisfazione, la gratuità e il dono, l’onorabilità dei propri
comportamenti (Baldarelli, 2205, 2007, 2008; Brennan, 1994).
ENLIGHTENED STAKEHOLDER THEORY: applicazione di valori
etici nell’operato e nelle scelte aziendali (enlightned entrepreneur).
CSR-RESPONSIVENESS-ISSUE MANAGEMENT (Goodpaster,
1991): conciliazione dei principi di sussidiarietà e fiduciarietà per cui
si innescano diversi livelli di impegno (social engagement) in
funzione dei diversi tipi di stakeholder.
STEWARDSHIP THEORY (DAVIS et alii, 1997): lo stewart o
trustee persegue gli obiettivi dell’organizzazione. La governance è
eticamente connotata.
a.a. 2010-2011
8
Attenzione agli aspetti motivazionali, relazionali, situazionali
La visione dei problemi di governo aziendale è legata alla natura
dell’uomo, a come chi governa legge e vive i valori delle
persone impegnate nell’impresa.
Variabili soggettive alla base dell’imprenditorialità che
rimandano a motivazioni e caratteri personali, di natura
psicologica e sociologica.
“Values nourish the organisation, and enhance the spirit of
entrepreneurialism” Lamont, 2002)
I valori ispriano l’orientamento strategico di responsabilità
a.a. 2010-2011
(Cerana, 2004)
9
Motivazioni e finalità imprenditoriali si pongono alla base della
TEORIA DEL SUCCESSO SOCIALE DELL’IMPRENDITORE
Successo rappresentato più che dai risultati dell’impresa dalla
conquista del rispetto nella comunità di appartenenza.
Leadership sociale: punto di arrivo dell’attività imprenditoriale
Potere sociale: trova il suo contrappeso nella responsabilità sociale
attribuita all’imprenditore e vissuta dall’imprenditore.
Rispetto al manager l’imprenditore raramente è spinto da motivazioni solo
economiche. Più spesso vive stimoli più ampi sotto il profilo sociale, si
caratterizza per una forte identificaizone nell’organizzazione
(organizational commitment) ed è dotato di potere personale legato
all’autorevolezza.
Per l’imprenditore la pervasività delle valutazioni etiche nelle scelte
aziendali è massima.
Rispetto ai principi etici il manager può non avere nessuna
discrezionalità o incontrare dei limiti, per la presenza della delega, per
il diverso grado di immedesimazione con l’impresa, per la diffusione di
un’ottica basata sul short-termism anziché sulla costruzione di valori di
lungo periodo, per la minore visibilità di esempi di top management
10
a.a. 2010-2011
socialmente orientato.
“In SMEs the owner manager is both the driver and
implementer of values. Managers exibits their personal values
through the exercise of manager discretion and SMES ownermanagers have the autonomy to exercise such discretion.”
(Hamingway, Maclagan, 2004)
1 - Influenza della sfera soggettiva, che nelle PMI è massima;
2 - Importanza della relazionalità verso l’interno e verso
l’esterno, facilitata dalla dimensione limitata;
3 - Radicamento territoriale del piccolo imprenditore e della
PMI.
Indipendenza, polivalenza, prevalenza di relazioni personali e informali, …
* Trasmissione di valori facilitata dalla snellezza della struttura
organizzativa;
* Diffusione di principi etici attraverso le scelte di persone spesso
connotate da forti valori morali (fiducia, lealtà, equità) e con
un’innata attitudine ad individuare i dilemmi etici nelle decisioni e a
valutare la sostenibilità delle scelte etiche rispetto all’equilibrio
aziendale.
a.a. 2010-2011
11
Le dimensioni della responsabilità
sociale d’impresa (RSI)
Tre Concetti di sintesi:
SVILUPPO SOSTENIBILE
(sustainable development)
CITTADINANZA D’IMPRESA
(corporate citizenship)
MULTIDIMENSIONALITA’
(triple bottom line)
a.a. 2010-2011
12
SOSTENIBILITA’
E’ lo sviluppo che soddisfa i bisogni del mondo presente
senza compromettere la capacità delle future generazioni
di soddisfare, a loro volta, i propri bisogni.
World Commission on Environment and Development, 1987
Implica l’oltrepassae i propri doveri (oltre la legge) per contribuire
CITTADINANZA
a creare benessere nella comunità in cui l’azienda opera. Si
D’IMPRESA
fonda sul principio che non esiste antitesi fra risultati economici
di lungo termine e RSI
TRIPLE BOTTOM LINE
Si propone di incorporare il concetto di sviluppo
sostenibile nella misurazione delle performance
aziendali, identificando gli indicatori dei risultati
13
a.a. 2010-2011
economici, sociali, ambientali
Triple Bottom Line
a.a. 2010-2011
14
COSA CHIEDONO GLI STAKEHOLDER
SICUREZZA E SALUTE SUL LUGO DI LAVORO
PARI OPPORTUNITA’
EQUITA’ DEI SALARI
RISORSE UMANE
CLIENTI
QUALITA’ E SICUREZZA DEI PRODOT
RISPETTO DEI DIRITTI UMANI
PUBBLICITA’ VERITIERA
IMPRESA
INVESTITORI/AZIONISTI
DIRITTI UMANI
CORRUZIONE
RISORSE UMANE
CREAZIONE DI LAVORO
IMPATTO AMBIENTALE
CONTRIBUTO ALLO SVILUPPO LOCALE
ONG
INFORMAZIONI TEMPESTIVE E ACCURATE
SULLA GESTIONE
CONFORMITA’ A LEGGI E REGOLAMENTI
RICHIESTA INVESTIMENTI IN AZIENDE
a.a.
2010-2011
SOCIALMENTE RESP. (SOCIALLY RESPONSIBLE
INVESTING
DOW JONES SUSTAINABILITY INDEXES, DOMINI 400 SOCIAL INDEX, ETHICAL INDEX EURO)
15
LE RELAZIONI TRA INTERESSI PRIVATI E SOCIALITA’
Benessere sociale
Equità distributiva
Altruismo
Interesse individuale
Efficienza
Massimizzazione del profitto
SOCIALITA’
A. SINERGIE
SOCIALITA’
B. TRADE-OFF
INTERESSI PRIVATI
INTERESSI PRIVATI
a.a. 2010-2011
16
RSI - CSR
“Tensione dell’impresa, a partire dai vertici aziendali, di
soddisfare in misurasempre crescente, andando al di là
degli obblighi di legge, le legittime attese sociali e
ambientali, oltre che economiche, dei vari portatori di
interesse (stakeholder) interni ed esterni, mediante lo
svolgimento delle proprie attività”
(Mario Molteni, 2004)
a.a. 2010-2011
17
LA CONSIDERAZIONE DELLE ATTESE ECONOMICHE
LA NATURA VOLONTARIA E INELUTTABILE DELLA
RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA
AL DI LA’ DEGLI OBBLIGHI DI LEGGE
NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’ AZIENDALI
a.a. 2010-2011
18
L’orientamento “comunitario” alla CSR
Marzo 2000, European Council Summit di Lisbona, obiettivo strategico per
il decennio 2000-2010
“Fare dell’Europa la knowledge-based economy più competitiva e
dinamica al mondo, in grado di realizzare uno sviluppo sostenibile,
con posti di lavoro di quantità e qualità maggiore e una più grande
coesione sociale”
“A concept whereby companies integrate social and environmental concerns in their business
operations and in their interaction with their stakeholder on a voluntary basis”
(Commissione CE, Green Paper, 18 luglio 2001)
“A concept whereby companies decide voluntarly to contribute to a better society and a cleaner
environment”
(Commissione CE, 2 luglio 2002)
“Integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali
ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni
commerciali e nei loro rapporti con le parti
interessate”. (Libro Verde della Commissione delle Comunità
Europee, 2001)
a.a. 2010-2011
19
Comunicazioni della Commissione
1) COM(2001) 366 def, Bruxelles, 18.7.2001
“Promuovere un quadro europeo per la responsabilità
sociale delle imprese”
2) COM(2002) 347 def, Bruxelles, 2.7.2002
“RSI delle imprese: un contributo delle imprese allo
sviluppo sostenibile”
a.a. 2010-2011
20
Organizzazioni internazionali di riferimento
Global Compact (Triple Bottom Line)delle Nazioni Unite (2000)
(Principi promossi dal Segretario generale ONU)
Global Reporting Initiative
(ONU)
Dichiarazione tripartita dell’OIL sulle imprese multinazionali e la politica
Sociale (1997/2000)
(libertà di associazione, abolizione lavoro forzato, non-discriminazione ed
eliminazione del lavoro infantile)
Principi direttivi/linee guida dell’OCSE destinati alle imprese
multinazionali
(OECD Guidlines for Multinational Enterprises)
Progetto Ministero Welfare Italiano CSR-SC
a.a. 2010-2011
21
1) COM(2001) 366 def, Bruxelles, 18.7.2001
“ Anche se la responsabilità principale delle imprese è quella di generare profitti, le
imprese possono al tempo stesso contribuire ad obiettivi sociali e alla tutela
dell’ambiente, integrando la responsabilità sociale come investimento strategico nel
quadro della propria strategia commerciale, nei loro strumenti di gestione e nelle loro
operazioni”
“La RSI deve costituire un processo di gestione dei rapporti rapporti dell’impresa con
tutta una serie di parti interessate che possono realmente influire sul suo libero
funzionamento”
Il ruolo dell’UE:
-elaborare un quadro europeo globale in partnership con i principali attori
-favorire un consenso sulle buone prassi e promuoverle
-indagare e ragioni che spingono le imprese ad assumere la responsabilità sociale
-definire i ruoli delle parti interessate
-promuovere, attraverso le sue politiche, una più ampia applicazione dei principi della RSI
Azioni a sostegno della RSI delle imprese:
-sostegno alla formazione del personale direttivo
-diffusione e scambio di informazioni, sensibilizzazione e stimolo alla discussione
-analisi e ricerche
a.a. 2010-2011
22
2) COM(2002) 347 def, Bruxelles, 2.7.2002
Principi alla base della strategia comunitaria di promozione della RSI:
-riconoscimento della natura volontaria della RSI
-necessità di rendere le pratiche socialmente responsabili credibili e trasparenti
-approccio equilibrato e globale (olistico) della RSI
-attenzione rivolta a esigenze e caratteristiche delle PMI
-appoggio agli accordi e strumenti internazionali esistenti
Aspetti su cui si incentra la strategia comunitaria:
-fornire maggiori informazioni riguardo agli effetti positivi della RSI
-rafforzare lo scambio di esperienze e di buone pratiche di RSI tra le imprese
-promuovere le capacità di gestione dellla RSi
-incoraggiare la RSI tra le PMI
-facilitare la convergenza e la trasparenza delle pratiche e degli strumenti della RSI
-organizzare un “EU Multi-Stakeholder Forum on CSR”
-integrare la RSI nelle politiche comunitarie
a.a. 2010-2011
23
Gli ambiti della RSI (Libro Verde Commissione
Europea)
DIMENSIONE INTERNA all’azienda
AMBITO
DI APPLICAZIONE
POSSIBILI
MISURE CORRELATE

Gestione delle risorse umane
Istruzione e formazione continua, livelli
retributivi, orari di lavoro, pratiche non
discriminatorie, prospettive di inserimento
professionale, ecc…

Salute e sicurezza nel lavoro
Adempienza alle normative cogenti in materia;
adozione volontaria di misure volte alla
prevenzione e quindi alla migliore sicurezza e
protezione della salute sul luogo di lavoro

Adattamento alle
trasformazioni

Gestione delle risorse naturali
e degli effetti sull’ambiente
Attenzione alla partecipazione e coinvolgimento
delle parti interessate; adozione di politiche di
riconversione professionale; impegno a favore
dell’occupazione locale
Riduzione nel consumo delle risorse, delle
emissioni inquinanti e dei rifiuti; adozione di
sistemi di gestione ambientale e audit
convalidabili da enti accreditati
a.a. 2010-2011
24
DIMENSIONE ESTERNA all’azienda
AMBITO DI APPLICAZIONE
POSSIBILI
MISURE CORRELATE

Comunità locali
Sensibilità verso la tutela della comunità locale
(assunzione personale, salvaguardia ambiente…);
creazione di partnership; sponsorizzazoni
manifestazioni, donazioni

Partnerships commerciali,
fornitori e consumatori
Selezione fornitori in base ad attributi correlati
all’etica d’impresa e persuasione all’applicazione
dei principi di RSI; creazione di rapporti durevoli
con clienti, incentrati su sicurezza, affidabilità e
servizi superiori

Difesa dei diritti umani

Problematiche ambientali a
livello planetario
Rispetto delle disposizioni nazionale ed
internazionali in merito; adozione volontaria di
codici condotta relativi al rispetto di tali diritti
Miglioramento delle prestazioni ambientali lungo
tutta la catena produttiva; impegno allo sviluppo
sostenibile
a.a. 2010-2011
25
Necessità di un cambiamento di cultura:
•Cultura di responsabilità
•No windows dressing (operazione di facciata)
•No corporate philantrophy (capitalismo filantropico)
Sono necessarie una nuova corporate culture ed una nuova imprenditorialità
-Investire sul capitale umano
-Contribuire alla tutela dell’ambiente e perseguire uno sviluppo sostenibile
-Sviluppare il territorio rafforzando il rapporto tra territorio e imprese e investendo
nella comunità
-Curare il rapporto con partner commerciali e fornitori
-Investire nel rapporto con il clienti
Un nuovo approccio strategico
Un
26
a.a. modello
2010-2011 di sviluppo orientato ad un approccio
sistemico
ELEMENTI CHIAVE DELLA CSR
SOSTENIBILITA’
-Valore economico, consenso sociale e protezione ambientale
INTANGIBLE ASSETS
-Risorse di conoscenza (capitale umano)
-Risorse di fiduci (capitale sociale, capitale reputazionale, legami con il territorio, ecc.)
STAKEHOLDER VALUE
-passaggio da una prospettiva mono-stakeholder ad un approccio strategico
multi-stakeholder
Le accezioni del sociale
I COLLABORATORI
LA SOCIETA’ CIVILE (Corporate Philantrophy)
ALTRI PORTATORI DI INTERESSI
(soggetti posti a monte e a valle)
(problemi ambientali connessi ai prodotti e ai processi)
a.a. 2010-2011
27
L’IMPRESA SOCIALMENTE RESPONSABILE
… INVESTE IN CAPITALE UMANO
Dedica risorse alla formazione del capitale umano
Adotta soluzioni che cercano equilibrio tra lavoro, famiglia, tempo libero
Adotta politiche retributive e di carriera improntate all’ugualianza
Adotta politiche di assunzione che favoriscono l’inserimento di minoranze etniche,
Tutela la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro
… CONTRIBUISCE ALLA TUTELA DELL’AMBIENTE
Riduce il consumo di emissioni inquinanti
Investe per la messa a punta di processi produttivi ecosostenibili
… CURA IL RAPPORTO CON I PARTNER COMMERCIALI E I FORNITORI
Quando esternalizza parte della produzione in paesi in via di sviluppo sceglie
fornitori che rispettino i diritti umani e adottino standard di eccellenza in materia
di rispetto e tutela ambientale
… INVESTE NEL RAPPORTO CON IL CLIENTE
Offre beni/servizi capaci di soddisfare bisogni e attese del cliente
Fornisce loro qualità, sicurezza, affidabilità
… INVESTE NELLA COMUNITA’
Sostiene l’attività di organizzazioni no profit
Collabora con scuole, università, centri di formazione allo sviluppo di percorsi
28
2010-2011
Formativi coerenti rispetto ai profilia.a.
professionali
richiesti dal mercato
Incoraggia i dipendenti a fare volontariato nel territorio
TEMI/AMBITI, STRUMENTI E PRATICHE DELLA RSI
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
RAPPORTI CON IL PERSONALE
CORPORATE GOVERNANCE
ACCOUNTABILITY
FINANZA
MARKETING
RAPPORTI CON I FORNITORI
RAPPORTI CON LA COMUNITA’
AMBIENTE
a.a. 2010-2011
29
I DUE “LIVELLI” DELLA RESPONSABILITA’ SOCIALE
A) LA TUTELA DEI DIRITTI
Garantire un livello di tutela più elevato di quello obbligatorio relativo a:
Controllo etico della supply chain
Livello salariale
Attenzione al lavoro femminile
Non ricorso al lavoro minorile
Contenuto valoriale dei messaggi pubblicitari
Politiche volontarie di pari opportunità
Adozione di un sistema di controllo interno evoluto
Rispetto delle persone sul luogo di lavoro
B)
-
IL LIVELLO DELLA CREATIVITA’ SOCIO-COMPETITIVA
Servizi aggiuntivi ai dipendenti
Soluzioni innovative per coniugare vita lavorativa e familiare
Intensa attività di formazione
Campagne di cause related marketing
Sviluppo di prodotti destinati a categorie svantaggiate
Contributo alla crescita tecnica e imprenditoriale dei fornitori
Sviluppo di prodotti connotati da valenze ecologiche
30
2010-2011
Comunicazione del disegnoa.a.strategico
e dei risultati ec.ci, sociali, ambientali
STRUMENTI E LIVELLI DELLA RSI
RSI COME TUTELA
DEI DIRITTI/CORRETTEZZA ETICA
RSI COME CREATIVITA’
SOCIO-COMPETITIVA/CREATIVITA’ SOCIALE
Sicurezza del lavoro
Sviluppo del sistema di controllo interno
Trasparenza comunicazione finanziaria
Certificazione etica (SA8000)
Codice etico
Politiche di pari opportunità
Normativa ambientale
Rating etico
Bilancio sociale/di sostenibilità
Servizi aggiuntivi ai dipendenti
Gestione innovativa delle risorse umane
Nuovi business ecologici
Linea prodotti a valenza sociale
Cause related marketing
a.a. 2010-2011
31
I benefici per le imprese
• miglioramento della reputazione e valorizzazione di immagine;
• maggiore visibilità;
• acquisizione di competitività (fidelizzazione / acquisizione clienti);
• miglioramento dei rapporti con la comunità locale e con le Istituzioni;
•innalzamento del grado di motivazione e delle competenze del personale;
•Innalzamento dei livelli di salute e sicurezza sul lavoro;
• aumento dell’attrattività per la forza lavoro;
• miglioramento del clima interno con riflessi sulla produttività;
• miglioramento dei processi aziendali;
• miglioramento dei sistemi di controllo interno;
• Ripensamento della strategia e comunicazione più adeguata;
• sviluppo della capacità di anticipazione;
• qualificazione delle relazioni con le istituzioni finanziarie;
• …..
a.a. 2010-2011
32
AUMENTO DEL PATRIMONIO
DI RISORSE INTANGIBILI A
DISPOSIZIONE DELL’IMPRESA
CAPITALE
ORGANIZZATIVO
Profilo
strategico
Corporate
Governance
CAPITALE
UMANO
Processi
a.a. 2010-2011
CAPITALE
RELAZIONALE
Clienti
Relazioni
di rete
33
I costi della RSI
Investimenti effettuati per soddisfare le attese di ordine sociale e ambientale
(ammortamenti annuali)
Incremento dei costi di funzionamento
(servizi aggiuntivi, acquisto materie prime,…)
Impiego di risorse aziendali non monetarie
(risorse umane, impianti e attrezzature, marchio,…)
Impegno di una quota del tempo e dell’attenzione del top
management/imprenditore
Limitazione delle alternative strategiche
…
a.a. 2010-2011
34
Gli strumenti di comunicazione della RSI
RSI: da valore potenziale a valore
effettivo
Creazione di
valore potenziale
per l’impresa
Comportamento
Socialmente
responsabile
Corretta
comunicazione
Conseguimento
di benefici
Creazione
di valore effettivo
per l’impresa
I principali strumenti di
comunicazione del comportamento
socialmente responsabile
Cause Related Marketing
Bilancio sociale
Codice
etico/Codice di
condotta
Carta dei valori
Certificazioni sociali di terza
parte (SA 8000, Norme ISO,
a.a. 2010-2011 ecc…)
35
GLI STANDARD DI RENDICONTAZIONE E I MODELLI DI ACCOUNTABILITY
GRI – GLOBAL REPORTING INITIATIVE
Standard creato nel 1997 nell’ambito di istituzioni europee, ONG e coalizioni
imprenditoriali per definire linee guida di rendicontazione delle performance
economiche, sociali, ambientali
ACCOUNTABILITY 100 – AA1000
Standard internazionale per implementazione in azienda del processo di account,
auditing, reporting orientato alla CSR e basato sul confronto/dialogo con gli
stakeholder. Comprende principi e set di standard di processo (pianificazione,
accounting, auditing) svolto da organizzazione soprattutto anglosassoni
SOCIAL ACCOUNTABILITY SA 8000
Standard di certificazione internazionale in tema dei diritti dei lavoratori
GBS – GRUPPO BILANCIO SOCIALE
Gruppo di studio per la statuizione dei principi di redazione del bilancio sociale
(unificazione, confrontabilità)
Q-RES
Linee guida per gestione etico-sociale elaborate a livello nazionale da gruppo lavoro
Formato da imprese società consulenza e revisione coordinate la CELE (Un.
Castellanza)
MODELLO SEAN –IBS
Modello di orientamento strategico elaborato dall’istituto per il bilancio sociale
finalizzato a migliorare la cultura d’impresa e il quadro etico-valoriale di riferimento
36
2010-2011
(Codice etico-Revisione contabile dela.a.bilancio-SA8000-Certific.Qualità)
Gli strumenti più diffusi di
comunicazione della RSI
I principali vantaggi
Bilancio sociale
Flessibilità
Codice etico
Certificazioni sociali
Possono essere validi per diverse tipologie di imprese
e per diversi settori produttivi
Interfacciabilità
Possono essere funzionalmente integrati con altri sistemi
normativi
Miglioramento
immagine
Se utilizzati correttamente contribuiscono alla reputazione
dell’impresa creando fiducia verso l’esterno
Miglioramento
clima interno
Se utilizzati correttamente contribuiscono a migliorare
il clima aziendale e a rendere l’azienda maggiormente
a.a. 2010-2011
appetibile per la
forza lavoro
37
Gli strumenti di comunicazione della RSI
I principali limiti
Grado di
copertura dei
vari aspetti
Audit esterno
Costi
Rapporto con
stakeholders
Bilancio sociale
Assente
Oneroso
Discrezionale
Discrezionale
Codice etico
Assente
Rischio di
Onerosità
Discrezionale
Discrezionale
Certificazioni sociali
Rischio di
burocraticità
e formalità
Oneroso
(ISO in particolare)
a.a. 2010-2011
Coinvolgimento
insufficiente
Incompleto e su
standard minimi
(es: SA 8000)
38
Il bilancio sociale
+
Strumento per valutare e rendere conto periodicamente dei
risultati dell’attività aziendale nella loro dimensione sociale,
ambientale ed etica.
Completamento delle informazioni del bilancio d’esercizio.
Potenziale strumento gestionale, in grado di migliorare
l’organizzazione interna e portare ad una conduzione
d’impresa meno spontaneista.
Strumento utile per rafforzare la legittimazione sociale
dell’impresa sia al proprio interno, sia verso gli interlocutori
esterni.
Strumento di comunicazione in grado di rendere possibile la
formazione di cultura condivisa.
Strumento dotato di notevole efficacia dal punto di vista
RELAZIONALE e STRATEGICO
(individuazione degli
39
a.a. 2010-2011
stakeholders rilevanti e ottimizzazione dei rapporti con essi).
Il bilancio sociale

Documento ancora in fase dinamica, in via di formazione
(“cantiere aperto”).
Redazione non vincolata a regole o norme particolari.
Pluralità di dottrine attinenti alla disciplina della rendicontazione
che porta ad un disorientamento delle imprese.
Sviluppo non omogeneo nei diversi paesi.
Rischio di utilizzo opportunistico del documento (self serving).
Elevato costo in termini di risorse organizzative e finanziarie.
a.a. 2010-2011
40
CRM – Cause Related Marketing
E’ un sistema di attività facenti perno sulla funzione di marketing
attraverso le quali un’impresa persegue obiettivi di natura
commerciale fornendo al contempo un contributo ad una causa
sociale relativa a vari ambiti (medicina, salute, lotta alla fame, …).
Scopo: creare valore
Collaborazione con organizzazione non profit: modalità partecipativa
e continuità rispetto alle tradizionali pratiche di sponsorizzazione
Codice Etico
E’ una dichiarazione dei diritti, dei doveri e della responsabilità sociale di
un’azienda nei confronti di dipendenti, fornitori, Pubblica Amministrazione, ecc.
Rappresenta un vero e proprio contratto sociale tra l’impresa e i suoi stakeholder
con i quali cerca di accreditarsi affermando pubblicamente che intende sviluppare
coerenti ed appropriate politiche aziendali, attuandole attraverso apposite strutture
organizzative e prevedendo sanzioni in caso di violazione.
a.a. 2010-2011
41
A monte del Codice Etico
analisi struttura aziendale;
individuazione mission;
individuazione gruppi di stakeholder di riferimento;
individuazione dei principi etici generali
A valle del Codice Etico
consultazione degli stakeholder per la condivisione dei principi
raccolta segnalazioni sulle violazioni
adeguamento dell’organizzazione aziendale e delle procedure
attività di formazione etica
dialogo e partecipazione
pubblicità del codice stesso
a.a. 2010-2011
42
STRUTTURA DEL CODICE ETICO/CODICE
DI CONDOTTA
1. PRINCIPI GENERALI
(missione imprenditoriale e modo più corretto di realizzarla=
2. ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’ E PIANIFICAZIONE AREE DI
RISCHIO CON GLI STAKEHOLDER
(azionisti, dipendenti, clienti, ecc.)
3. STANDARD ETICI DI COMPORTAMENTO
(norme, codice di comportamento di settore, principi guida internazionali,
Codice di autodisciplina, eguaglianza, tutela della persona, dell’ambiente, della
Salute, ecc.; riservatezza, onestà, imparzialità, diligenza, ecc.) ETHICS OFFICER
4. SANZIONI PER LA VIOLAZIONE DELLE NORME DEL CODICE
(provvedimenti disciplinari, risoluzione rapporto lavoro, revoca mandato agli
Amministratori, azioni nei confronti dei fornitori, sanzioni pecuniarie, azione di
Risarcimento del danno)
5. ORGANI DI CONTROLLO
(organismo di controllo interno: comitato per il controllo interno, internal auditing)
a.a. 2010-2011
43
certificazione
SA 8000
285 imprese nel mondo su 38 Paesi
65 imprese in Italia (E. Romagna, Toscana)
E’ uno standard normativo relativo ai diritti dei lavoratori riportato dalle
Convenzioni ILO (International Labour Organization) promosso alla fine del 1997
Dal CEPAA (Council of Economical Priorities Accreditation Agency) che dal luglio
2002 ha preso il nome di SAI (Social Accountability International)
Requisiti della SA 8000:
Lavoro infantile
Lavoro obbligatorio
Salute e sicurezza
Libertà di associazione e diritto alla contrattazione collettiva
Discriminazione
Procedure disciplinari
Orario di lavoro
Retribuzione
Sistema di gestione
a.a. 2010-2011
44
PROGETTO CSR-SC
Avviato nel 2002 dal Governo italiano su invito Commissione Europea
Contribuisce al dibattito per definire un “framework europeo” per la CSR
OBIETTIVI
Diffondere uno standard semplice e modulare da applicare su base volontaria
Per identificare comportamenti socialmente responsabili
Predisporre opportuni strumenti di misurazione per comprendere e valutare le
Performance sociali delle imprese
Garantire al cittadino che l’impegno sia concreto
LIVELLI DEL PROGETTO
1. LIVELLO CSR
Approccio volontario e minimo
2. LIVELLO SC
Coinvolgimento sociale e interventi proattivi, anche grazie ad incentivi economici
a.a. 2010-2011
45
STRUTTURA DEL PROGETTO CSR-SC
Il progetto si basa su un set di CSR performance indicator volti a
Guidare le imprese:
-nell’autovalutazione delle loro performance di RSI
-Nella rendicontazione attraverso il Social Statement
Il Set di performance indicator è progettato secondo un approccio
Flessibile e modulare
Gli indicatori di dividono in:
-indicatori comuni (C): devono essere utilizzati da tutte le imprese, anche
Le piccole (meno di 50 dipendenti)
-indicatori addizionali (A): si applicano solo alle imprese con 50 e più dipendenti
Sono strutturati secondo uno schema generale a tre livelli:
Categorie: gruppi di stakeholder cui sono rivolte specifiche famiglie (cluster) di indicatori
Aspetti: aree tematiche monitorate da gruppi di performance indicator afferenti a una
Data categoria di stakeholder
Indicatori: misure che forniscono informazioni quali/quantitative relative ad uno specifico
aspetto
La struttura del set di indicatori si articola in: risorse umane; soci/azionisti e comunità
46
a.a. 2010-2011
Finanziaria; clienti; fornitori; partner finanziari;
Stato, Enti locali e Pubblica Amministra
Zione; Comunità, ambiente
Scenario italiano/europeo
L’assunzione da parte delle imprese di comportamenti socialmente
responsabili è in costante aumento
Non esiste ancora uno standard riconosciuto e condiviso a livello
internazionale che definisce in modo soddisfacente se un’impresa è etica e
in che misura
Oggi l’impegno dell’impresa in campo sociale è il frutto di una libera
iniziativa, senza un efficace coordinamento che ne ottimizzi gli interventi
E’ difficile per il cittadino verificare che l’impegno sociale pubblicizzato
dall’impresasia realmente attuato e mantenuto nel tempo
a.a. 2010-2011
47
EFFETTI DEL SOCIAL COMMITMENT
§ AUMENTA IL GRADO DI COESIONE SOCIALE
§ CREA NUOVE PARTNERSHIP TRA ISTITUZIONI, IMPRESE,
ASSOCIAZIONI NO PROFIT NELLA GESTIONE DEGLI INTERVENTI
NELLE POLITICHE SOCIALI
§ LIBERA RISORSE PER OBIETTIVI PERSEGUIBILI A LIVELLO
PUBBLICO
§ FAVORISCE LA NASCITA NEL NOSTRO PAESE DEI FONDI
PENSIONE ETICI
§ PROMUOVE LA DIFFUSIONE DI BEST PRACTICES
§ INNESCA UN MECCANISMO EMULATIVO LUNGO LA FILIERA
PRODUTTIVA CON PARTICOLARE
RIFERIMENTO ALLE PMI
a.a. 2010-2011
48
Alcuni riferimenti bibliografici
Ansoff. H. I et alii (1984), Strategia sociale dell’impresa, Etas, Milano
Baldarelli M.G., Le aziende eticamente orientate, Clueb, Bologna
Commissione delle Comunità Europee (2002) COM 366 def. Libro Verde,
19.07.2001
Commissione delle Comunità Europee (2002) COM 347 def. RSI delle
imprese, 07.02.2002
GBS (2001), Principi di redazione del bilancio sociale, Milano
Hinna L. (2002), Il bilancio sociale, Il Sole 24 Ore, Milano
Matacena A. (1984) Impresa e ambiente. Il bilancio sociale, Clueb,
Bologna,
Viviani M. (1999), Lo specchio magico. Il bilancio sociale e l’evoluzione
delle imprese, Il Mulino, Bologna
Molteni M., (2004), Responsabilità sociale e performance d’impresa, Vita e
pensiero, Milano
Molteni M. (2004), I modelli di responsabilità sociale nelle imprese italiane,
F.Angeli, Milano
Rusconi G., Dorigatti M. (1997) (a cura di), Introduzione alla responsabilità
sociale dell’impresa, Laterza, Roma-Bari.
Zamagni
Siti internet
www.bilanciosociale.it
www.oecd.org
www.sodalitas.it
www.greatplacetowork.it
49
a.a. 2010-2011
www.welfare.gov.it
Fine
Scarica

La responsabilità sociale e il bilancio sociale