Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia COMUNE DI SPILIMBERGO PRGC Piano Regolatore Generale Comunale VARIANTE n°45 relazione di incidenza ai sensi dell’allegato G, DPR 8 settembre 1997 n°357 “Regolamento recante attuazione alle direttive 92/43/CEE” arch.giorgio del fabbro arch.emilio savonitto udine vicolo pulesi 1 tel.0432501869 fax.0432289792 e-mail: [email protected] udine via sacile 20 tel.0432545382 fax.0432462776 e-mail: [email protected] settembre 2013 comune di SPILIMBERGO PRGC variante n.45 indice 1. OGGETTO DELLA VARIANTE 45 1 Modifiche al Piano Struttura Modifiche al’azzonamento del PRGC Modifiche alle Norme di Attuazione 2. VARIANTE 45 E AREE DI INTERESSE COMUNITARIO 3. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE 4 15 relazione di incidenza imdice comune di SPILIMBERGO 1. PRGC variante n.45 OGGETTO DELLA VARIANTE 45 La presente variante 45 al PRGC trova avvio con la procedura ordinaria prevista dall’art.63bis, c.1 della LR 5/2007 e s.m.i. ed anche nell’ambito del DPReg. 20.03.2008 n.086/Pres. Modifiche al Piano Struttura Il Piano Struttura è stato aggiornato: - alle varianti 43 e 44; - su base cartografica georeferenziata del PRGC; - eliminando il simbolo lineare tratteggiato che indica i perimetri/limiti della flessibilità, poiché si ritiene di porre in evidenza esclusivamente il vincolo della invariabilità; - con l’inserimento e l’eliminazione di tratti di reti e infrastrutture e delle relative fasce di rispetto; - con le modifiche di zona previste nelle tavole di azzonamento del PRGC nell’ambito degli insiemi che contengono le singole zone omogenee. Modifiche all’azzonamento del PRGC Le modifiche azzonative introdotte sono le seguenti: 0a. 0b Le zone agricole E/B “Zone degli ambiti di interesse agricolo/residenziale” vengono stralciate dall’azzonamento del PRGC vigente. Le aree relative sono state inserite nelle zone E4 “Zone degli ambiti di interesse agricolopaesaggistico” , nelle zone E4.pp “Ambiti agricoli di protezione paesaggistica ed ambientale degli insediamenti”, nelle zone E4.urb “Ambiti di consolidamento dei nuclei abitati in territorio agricolo”. Le nuove zone si caratterizzano poiché: - le E4.pp, comprendono le parti del territorio comunale esterne al tessuto insediativo che costituiscono pertinenza a coltivo e a prato dei margini edificati. Tali aree, di cui si rilevano nel complesso non trascurabili caratteristiche naturali e paesaggistiche, rappresentano una complementare connessione libera da edificati attestate all’insieme insediativo, oltrechè fascia di decelerazione e di filtro tra l’agglomerato urbano e le zone agricole più esterne. L’obiettivo per tali aree è di arrestare i processi degenerativi di carattere produttivo-agricolo e residenziale in corso, orientando l’evoluzione delle parti degradate verso situazioni di equilibrio, rivolte alla valorizzazione e il mantenimento delle caratteristiche ambientali. - le E4.urb, comprendono le parti del territorio comunale pressochè edificate più esterne al tessuto insediativo residenziale e l’insieme disaggregato delle case sparse. Si tratta di aree a bassa densità con insediamenti radi ad uso prevalentemente residenziale, dilatate e di margine rispetto al tessuto urbano, con differenti e riconoscibili valenze potenziali (struttura agricola di pianura e di pedemonte caratterizzate dalla compresenza di edifici residenziali di differenti qualità costruttiva e tipologica), debolmente urbanizzate. Per tali aree si promuove il recupero e/o l’eventuale potenziamento. La finalità è di favorire il mantenimento dei nuclei rurali attivi e, comunque, dei nuclei abitati di una certa consistenza, ma anche di riconoscere le oggettive potenzialità residenziali. Pertanto, viene avviato un nuovo programma di pianificazione per quella parte di territorio comunale dai caratteri paesaggistici non trascurabili, il cui ruolo viene modificato in funzione della protezione degli insediamenti e del tessuto urbano, ad ulteriore valorizzazione e con l’obiettivo di dividere e mantenere a distanza le valenze produttive agricole e zootecniche. Vengono, altresì, riconosciute le realtà residenziali esistenti per rendere dinamica e mutevole anche la loro potenzialità in funzione delle necessità e dei fabbisogni rinnovativi, strutturali e tecnologici. La modifica riguarda unicamente il limite delle aree inedificabili di terrazzo da assoggettare obbligatoriamente a verifiche geologiche e geostatiche, a seguito relazione di incidenza 1 comune di SPILIMBERGO 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. PRGC variante n.45 di un approfondimento dello studio geologico prodotto in allegato alla presente variante. Non vi sono modifiche azzonative. Vacile, area nord-est rispetto al centro frazionale, da zona Bo a B4 (415,00 mq). Gaio, da B4 a S1. Si ricava sul fronte stradale una fascia (mq 180,00) da destinare a parcheggio. Baseglia, da zona E/B a zona C1. Viene individuata un’area di espansione – zona C1 - in continuità con il tessuto insediativo di Baseglia. Il nuovo comparto viene denominato C1.16 (superficie totale di 8.750,00 mq), e potrà consentire la realizzazione di (circa) 4.300 mc (approssimativamente sei nuovi alloggi unifamiliari) da urbanizzare a carico dei promotori. Viene individuata un’area di espansione – zona C1 - a nord-ovest del capoluogo. Il nuovo comparto viene denominato C1.17 (superficie totale di 45.000,00 mq), e potrà consentire la realizzazione di (circa) 22.000 mc (approssimativamente trenta nuovi alloggi unifamiliari) da urbanizzare a carico dei promotori. L’accesso principale alla nuova area di espansione potrà avvenire anche modificando la viabilità (realizzazione di una piccola rotonda) in corrispondenza dell’intersezione tra la SP1 (via Ostolidi-via Foscolo) e il sedime dismesso della ferrovia, utilizzando i relitti delle preesistenze viabili. Lo schema viario proposto indica, altresì, l’ipotesi di creare un’ulteriore intersezione con la via Ostolidi/Foscolo a valle dell’esistente, intersecando terreni che non appartengono al comparto di lottizzazione. La dimensione del comparto è tale per cui è plausibile, all’interno di una progettazione e di un dimensionamento unitario delle urbanizzazioni, possa essere prevista una realizzazione per subcomparti o fasi successive. Il fabbricato a servizio dei campi da tennis viene classificato in zona B4 per renderlo compatibile con la realizzazione di attività commerciali (bar e ristorazione) consentite da tale zona. La modifica ridefinisce alcuni aspetti viabilistici dell’area, indicando le traiettorie della viabilità di completamento e collegamento con l’insediamento circostante. Si rinuncia alla previsione del comparto di espansione C.14, ritenendo che tale area possa, in prospettiva, risultare strategica nel completamento delle attrezzature sportive della Favorita e prendendo atto dell’inerzia evidenziata da tale iniziativa. L’indicazione del percorso ciclopedonale viene trasferita sui sedimi delle aree a destinazione pubblica. L’area di sedime e pertinenza del cinema Miotto, recentemente acquisita dall’Amministrazione Comunale, viene classificata in zona S1. In corrispondenza di via Paschini si indica un’area verde, anch’essa recentemente acquisita dall’Amministrazione Comunale. Parte della proprietà, ora individuata in zona Bo, viene inserita in zona B4 (mq 1.000,00). Viene ridotto il perimetro del comparto denominato “Zone degli ambiti centrali connessi al riuso delle aree dismesse dalla ferrovia”, di cui all’art.42 delle NdiA, abbandonando tale previsione per le aree poste a monte della via Barbeano, in quanto il riuso e la sistemazione delle stesse attiene esclusivamente a modalità di arredo e sistemazione viabilistica che non necessitano di ulteriori livelli di programmazione urbanistica. La previsione viene mantenuta unicamente con riferimento alle aree dismesse circostanti la (ex) stazione ferroviaria, laddove l’Amministrazione Comunale sta valutando la realizzabilità one entro l’area potenzialmente vocata e destinata alla realizzazione di un centro intermodale. Spilimbergo, da zona E/B a B4. Lieve rettifica dell’azzonamento per far corrispondere la classificazione azzonativa con l’assetto catastale. Tauriano, da E/B a B1c (410,00 mq) da B1b a B1c (197,00 mq). Si attribuisce una classificazione omogenea a zona B1c un ambito intercluso al tessuto insediativo, collegato alle reti di urbanizzazione e alla viabilità. L’impianto della Mistral FVG – azienda privata che effettua trattamento di rifiuti e attività di recupero energetico - attualmente classificata in zona per “servizi e attrezzature collettive, S3”, viene correttamente riclassificato, in zona per attività produttive D3-Mistral con propri riferimenti parametrici. L’individuazione della pertinenza dell’impianto tiene conto del limite di esondabilità indicato dal PAIT, salvaguardando tali aree dall’edificazione. relazione di incidenza 2 comune di SPILIMBERGO 13. 14. 15. 16. 17. 18. PRGC variante n.45 In corrispondenza del borgo di Navarons si completa l’edificabilità lungo la via Morenica (da Bo a B4 per 445,00 mq). Si propone la costituzione di un nuovo comparto di espansione che avrà la funzione di completare la viabilità connettendo la via Morenica con la viabilità di servizio dell’insediamento Ronzat fino alla via San Giovanni Eremita. A fronte di tali oneri il nuovo comparto C1, denominato C1.15, con una superficie totale di 11.040,00 mq, consentirà la realizzazione di una decina di villini con tipologia unifamiliare. Si registra l’avanzamento della progettazione del collegamento viabile fra il ponte sul Tagliamento e la bretella di connessione con la Cimpello-Sequals. Risulta ridotto il tratto in galleria e maggiormente definito il superamento della SP73 e l’attraversamento del borgo Navarons. Si modifica l’area di vincolo archeologico prendendo atto della nota della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Regione FVG datata 26.01.2012, che esprime parere favorevole alla rimozione delle prescrizioni di tutela esclusivamente per il mappale 3 del fg.46. L’area viene classificata in zona E6. Barbeano, da E/B a B4. Si amplia la previsione edificatoria lungo il fronte di via Hermada, in corrispondenza di edificato esistente sul fronte stradale opposto. La potenzialità edificatoria aggiuntiva, in zona B4, è dimensionabile in ulteriori 2.280,00 mq. Barbeano, da E/B a B4. Si amplia l’edificabilità in continuità con l’insediamento esistente (1.100 mq). Le modifiche di cui al presente punto, indicate nella tavola di localizzazione delle modifiche (in scala 1:10.000), riscontrano alcuni interventi relativi ad impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Tali impianti sono: - Vacile, Caserma De Gasperi, da S3 a S3/TE, impianto fotovoltaico; - Istrago, Caserma Zamparo, da S3 a S3/TE, impianto fotovoltaico; - Tauriano, Bioenergie, da D3 a D3/En, impianto biomasse; - Tauriano, ICEP, da E/B a D3/En, impianto idroelettrico; - Tauriano, ICEP, da E6 a D3/En, impianto idroelettrico; - Barbeano, Consorzio Cellina Meduna, da E6 a D3/En, impianto idroelettrico; - Barbeano, Spagnolo, da E5 a D3/En, impianto biomasse; Modifiche alle Norme di Attuazione La var.45 apporta numerose modifiche alle NdiA le cui finalità sono, in sintesi, riconducibili alle sottoindicate motivazioni: adeguare diciture e definizioni relative a parametri, destinazioni d'uso, procedure, denominazione degli atti alle indicazioni della LR 19/2009 (Codice regionale dell'edilizia) e conseguenti rimandi interni all'articolazione delle NdiA. art.3 art.4 art.6 art.8 art.16 art.17 art.21 art.26 art.28 art.34 art.37 art.38 art.43 art.48 art.52 definire norme e parametri per le nuove indicazioni azzonative introdotte dalla var.45 art.22 art.27 (D3-Mistral) art.31 - zona E4.pp art.32 - zona E4.urb art.56 perfezionare alcune diciture delle NdiA per chiarire le modalità applicative del PRGC art.28 art.42 art.57 NB: Con l'intendimento di chiarire e semplificare, la numerazione progressiva degli articoli delle NdiA viene adeguata al nuovo testo con eliminazione di tutti gli artt."bis". relazione di incidenza 3 comune di SPILIMBERGO 2. PRGC variante n.45 VARIANTE 45 E AREE DI INTERESSE COMUNITARIO La Regione Friuli Venezia Giulia si caratterizza per la presenza, data la sua particolare posizione biogeografia, per la diversità geomorfologica e la storia ecologica e culturale, l’elevato grado di diversità specifica ed ambientale (dal punto di vista degli habitat e del paesaggio) per unità di superficie, rispetto sia alla realtà nazionale, sia a quella europea. La tutela della biodiversità è stato pertanto un tema centrale nella politica e negli strumenti per l’attuazione di uno sviluppo sostenibile. Attraverso lo svolgimento delle procedure di valutazione d’incidenza (comprensiva della relazione di screening e della relazione di incidenza vera e propria) si operano scelte e decisioni significative per il territorio e per lo sviluppo della comunità regionale. In termini generali, la normativa cui si è fatto riferimento per la stesura della presente relazione di incidenza si compone delle seguenti norme: Dir. 92/43/CEE (Direttiva Habitat) e s.m.i.; Dir. 79/409/CEE (Direttiva Uccelli) e s.m.i.; DPR n.357 dd. 08.09.1997 e s.m.i (con particolare riferimenti al DPR n.120 dd. 12.03.2003); DGR n.2203 dd. 21.09.2007; Schede identificative ufficiali dei SIC e delle ZPS (DGR 435/2000, DGR 327/2005, DGR 228/2006). Con la “Direttiva Habitat” (Dir. 92/43/CEE e s.m.i.) è stata istituita la rete ecologica europea “Natura 2000”: un complesso di siti caratterizzati dalla presenza di habitat e specie sia animali e vegetali, di interesse comunitario (indicati negli allegati I e II della Direttiva stessa) la cui funzione è quella di garantire la sopravvivenza a lungo termine della biodiversità presente sul continente europeo. L'insieme di tutti i siti definisce un sistema strettamente relazionato da un punto di vista funzionale: la rete non è costituita solamente dalle aree ad elevata naturalità identificate dai diversi paesi membri, ma anche da quei territori contigui, ad esse ed indispensabili per mettere in relazione ambiti naturali distanti spazialmente, ma vicini per funzionalità ecologica. Si ritiene, pertanto, utile riportare di seguito quanto stabilito dalla direttiva stessa, in merito alla stesura di una relazione di incidenza da accompagnarsi alla redazione di piani e programmi: Direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992, art.6, c.3° Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell'incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4 (misure compensative n.di.r.), le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell'opinione pubblica. La Rete sopra descritta, si compone di: Siti di Importanza Comunitaria (SIC): istituiti al fine di contribuire in modo significativo a mantenere o a ripristinare un habitat naturale (allegato 1 della direttiva 92/43/CEE) o una specie (allegato 2 della direttiva 92/43/CEE) in uno stato di conservazione soddisfacente. Zone a Protezione Speciale (ZPS): istituite ai sensi della Direttiva Uccelli (79/409/CEE) al fine di tutelare in modo rigoroso i siti in cui vivono le specie ornitiche contenute nell’allegato 1 della medesima Direttiva. Le ZPS vengono istituite anche per la protezione delle specie migratrici non riportate in relazione di incidenza 4 comune di SPILIMBERGO PRGC variante n.45 allegato, con particolare riferimento alle zone internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar. umide di importanza Sulla base della presenza, nel territorio oggetto del piano e/o del programma, delle zone SIC e ZPS designate ai sensi delle direttive europee sopracitate viene redatta la valutazione di incidenza. La normativa di riferimento per la stesura di tale elaborato rimane il DPR 8 settembre 1997 n.357, art.5 “Valutazione di incidenza”, comma 1, così come modificato dal DPR n.120 dd. 12.03.2003: “(…) 5. Valutazione di incidenza 1. Nella pianificazione e programmazione territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale dei proposti siti di importanza comunitaria, dei siti di importanza comunitaria e delle zone speciali di conservazione. (…)” Dal censimento dei siti di importanza comunitaria e nazionale effettuata nel territorio regionale è emerso che nel Comune di Spilimbergo sono presenti le seguenti aree di interesse comunitario: - SIC IT3310007, Greto del Tagliamento; - SIC IT3310008, Magredi di Tauriano; - ZPS IT3311001, Magredi di Pordenone. SIC IT3310007 GRETO DEL TAGLIAMENTO Localizzazione centro sito: Area: Quota media: Regione bio - geografica: 12° 57’ 12” E 46° 10’ 1” N 2712,00 ha 110 m Continentale Descrizione generale Il sito è stato proposto come SIC nel settembre del 1995 e si tratta di un’area di greto del fiume Tagliamento ben conservata con interessanti esempi di vegetazione legnosa ripariale. Nelle situazioni in cui le fasce riparie non siano state pesantemente alterate dall’azione antropica si può osservare ancora la caratteristica e naturale seriazione della vegetazione, in cui le formazioni legnose costituiscono l’espressione il climax. Si tratta di cenosi azonali, condizionate non solamente dal clima ma anche dalla posizione geografica e dal regime idrico. Lungo un ipotetico transetto che si sviluppa dal fiume alla piana alluvionale si incontra dapprima il bosco “a legno tenero”, le cui componenti principali sono salici (Salix spp.) e pioppi (Populus spp.), specie con legni a basso peso specifico, da cui la denominazione “tenero”. Questa boscaglia comprende le prime formazioni arboree che si in incontrano al di sopra del livello medio di portata della stagione estiva, cenosi frequentemente interessate da esondazioni, in occasioni di piene. Ad esse, segue il “bosco golenale a legno duro”, sopra il livello di massima normale, alimentato dalle acque di falda durante la stagione secca ed inondato solo occasionalmente, alla cui composizione partecipano specie che forniscono legname più pregiato: olmo (Ulmus minor), farnia (Quercus robur) e frassino maggiore (Fraxinus excelsior). Infine, il transetto si chiude con il bosco planiziale, a farnia e carpino bianco (Carpinus betulus), che è effettivamente svincolato dal dinamismo fluviale. Questo schema riassume genericamente una realtà ben più complessa, nella quale i fattori che condizionano l’espressione della vegetazione sono essenzialmente la portata e la velocità della corrente, che variano stagionalmente e portano alla deposizione di strati sovrapposti di materiali a differente granulometria. Ad essi si aggiunge il rimodellamento delle rive ad opera della corrente, con fenomeni di erosione e sedimentazione che gradualmente modificano il corso fluviale e la vegetazione riparia. La relazione di incidenza 5 comune di SPILIMBERGO PRGC variante n.45 sequenza completa dei diversi stadi vegetazionali è però rinvenibile solo sporadicamente nel contesto del Tagliamento perché le opere di rettificazione e canalizzazione degli alvei e gli innumerevoli interventi antropici lungo la fascia perifluviale hanno modificato notevolmente le fasce di pertinenza e le aree golenali, intaccandone la vegetazione originaria. Consorzi ripariali pionieri, a struttura arbustiva, si formano in genere entro il greto sassoso e ghiaioso, sui depositi di materiale in alveo (che vanno a formare isole allungate entro la corrente), o lungo le sponde, in condizioni in cui le marcate oscillazioni del livello idrico comportano l’alternanza di periodi prolungati di siccità e sommersione. Gli arbusteti pionieri prendono vita da frammenti di rami strappati nelle fasi distruttive delle piene, in grado di radicare rapidamente, frammisti ai sedimenti, quando la velocità di corrente e la capacità di trasporto diminuisce. Fra le specie arbustive più frequentemente coinvolte nella formazione di tali isole vegetate vi sono Salix eleagnos e Salix purpurea. Un’altra categoria di arbusteti ripariali pionieri è quella dominata da Salix triandra, su alluvioni sabbioso-argillose, peraltro piuttosto rare entro l’are qui considerata. La specie arborea di salice maggiormente diffusa e caratteristica dell’ambito fluviale è però il salice bianco (Salix alba) che costituisce, con ruolo univocamente dominante buona parte dei boschi e delle boscaglie ripariali. I saliceti di questo tipo sono fitocenosi a rapido sviluppo, che rimangono vitali se continuamente soggette alla periodica azione diretta del fiume che li esonda regolarmente ed impone loro un carattere marcatamente pioniero e instabile. Il sottobosco comprende entità igrofile quali Typhoides arundinacea, Poa palustris, Carex spp., Polygonum spp., Bidens spp. La disponibilità di sostanze azotate e fosfati, provenienti dai limitrofi appezzamenti e seminativi, favorisce la crescita di specie nitrofile, che raggiungono dimensioni notevoli grazie alla fertilizzazione: frequenti sono densi popolamenti di Urtica dioica, Impatiens glandulifera, Robinia pseudoacacia e Sambucus nigra. Una delle componenti dei saliceti è costiitu8ita dalle specie rampicanti, fra cui le più diffuse sono Humulus lupulus, Bryonia dioica, Solanum dulcamara, Hedera helix; gli arbusti sono costituiti negli stadi di crescita più precoci delle specie arboree, alle quali si uniscono Cornus sanguinea, Euonymus europaeus, Sambucus nigra, Rubus spp. Carpinus betulus. Sui sdeimenti del greto la scarsa struttura dei suoli non garantisce sempre una disponibilità idrica ottimale per le specie vegetali erbacee; oltre all’aridità, anche le elevate temperature costituiscono fattori limitanti per lo sviluppo di un adeguato manto vegetale. In questo contesto la vegetazione erbacea è caratterizzata dalla dominanza di terofite. Nelle zone leggermente più elevate, su substrati ghiaiosi, si rinvengono comunità pioniere (Epilobio dodonaeiScrophularietum caninae) con copertura vegetale ridotta che lascia ampie aree di substrato scoperte. Le specie coinvolte associano una modesta crescita della porzione vegetativa, ad un apparato radicale molto esteso. A queste si associano Galeopsis angustifolia, Chaenorhinum minus, Silene vulgaris, Echium vulgare, Oenothera biennis. Rilevante è la presenza di alcune specie provenienti da contesti geografici ed ecologici molto lontani, ad esempio entità di flora alpina quali Dryas octopetala L. e Knautia ressmanii (Pach.) Brig. Gli ambiti ripariali e le aree golenali sono caratterizzati da cenosi erbacee perenni che risentono degli effetti distruttivi delle piene; in questo contesto risultano condizionanti la posizione rispetto all’impatto diretto delle correnti, la distanza dall’alveo attivo e l’assetto geomorfologico del fiume. La zona ecotonale fra l’alveo e la fascia riparia, soggetta a oscillazioni marcate del livello idrico, è frequentemente occupata da agrostideti. Spesso in contatto con gli agrostideti, con cui condividono alcune specie, si possono trovare i relazione di incidenza 6 comune di SPILIMBERGO PRGC variante n.45 falarideti: cenosi elofitiche dominate da scagliola palustre. Costituiscono comunità povere in termini floristici, in genere a sviluppo lineare, in fasce strette e lunghe parecchi metri, a contatto con l’acqua, ma non perennemente sommerse. Sui terrazzi fluviali solo occasionalmente soggetti alle piene si insediano cenosi nitrofile, per lo più costituite da specie esotiche di grandi dimensioni che tendono a formare popolamenti puri (es. Helianthus tuberosus, Solidago gigantea). Il SIC “Greto del Tagliamento” assume notevole importanza anche dal punto di vista faunistico, in particolare per alcune specie ornitiche migratrici e per numerose specie di artropodi. La componente che incide notevolmente sulla elevata biodiversità degli ambienti ripari è infatti rappresentata dagli insetti, organismi normalmente terresti, che possono condurre parte del proprio ciclo vitale in ambienti umidi e ricchi d’acqua. Tra questi, i generi maggiormente rappresentativi ed importanti (anche in termini numerici) sono rappresentati da: EFEMEROTTERI - Baetis spp. ODONATI - Calopteryx spp. - Lestes spp. - Orthetrum spp. - Conychogomphus forcipatus - Gomphus vulgatissimus - Aeshna cyanea PLECOTTERI - Leuctra spp. DITTERI - Simulium spp. - Chironomus spp. Attorno a queste specie, la cui esistenza è legata ad ambienti acquatici, gravitano anche numerose altre specie di aracnidi, altri insetti (prevalentemente appartenenti a Coleoptera, Ortoptera, Lepidoptera) e molluschi (chiocciole, lumache e molluschi acquatici bivalvi). In termini generali, per quanto concerne la fauna ittica presente nei diversi tratti del Fiume Tagliamento, in condizioni oligotrofiche dominano i salmonidi (specie tipiche di acque fredde ed ossigenate) mentre in condizioni eutrofiche dominano i ciprinidi. Considerando la difficoltà nel descrivere in modo generalizzato la distribuzione della fauna ittica lungo il corso del fiume, è possibile riferirsi ad una condizione “tipo”, valida in linea di massima e di seguito delineata. Il corso del Tagliamento ricompreso nel territorio comunale di Spilimbergo si colloca a cavallo di due zone principali: Zona della trota: acque limpide e bene ossigenate, corrente molto veloce con presenza di rapide, fondo costituito da massi, ciottoli e ghiaia grossolana, con scarsa presenza di macrofite e temperature che non superano i 14°C; le specie tipiche appartengono al genere Salmo; Zona dei cirpinidi a deposizione litofila: acque limpide, soggette a torbide di breve durata, con corrente veloce alternata a zone dove l’acqua rallenta e la profondità è maggiore, il fondo è coperto da ghiaia fine e sabbia, con moderata presenza di macrofite e la temperatura dell’acqua non supera i 18°C; le specie tipiche appartengono ai generi Barbus e Chondrostoma. Invariabilmente vincolati per la riproduzione alla presenza di acqua stagnante, gli anfibi sono animali che generalmente evitano il corso fluviale, poiché la relazione di incidenza 7 comune di SPILIMBERGO PRGC variante n.45 velocità della corrente e l’abbondanza di predatori (ittiofauna in prevalenza), ostacolano non solamente la deposizione delle uova, ma anche la vita degli stadi larvali. Questa categoria di vertebrati predilige le aree golenali, ove vi siano condizioni ambientali adeguate alla loro sopravvivenza; le principali specie sono rappresentate da rane e rospi (Bufo spp. Pelophylax spp. Hyla spp. Rana spp.), tritoni (Lissotriton spp. Triturus spp.). per quanto concerne i rettili, il greto del Tagliamento rappresenta un habitat favorevole per le natrici (Natrix spp.), il biacco (Hierophis viridiflavus), il saettone (Zamenis longissimus) dato il loro legame, più o meno stretto, con i corpi idrici. Tra i sauri, non si annoverano specie esclusive degli ambiti fluviali, ma si riscontrano spesso specie più generaliste ed opportuniste quali Podarcis spp. e Lacerta spp. Come precedentemente accennato, il SIC rappresenta un importante sito ornitologico per la varietà di ambienti (ecotonali e non). Per un elenco sufficientemente esaustivo delle specie ornitiche presenti nel sito, si rimanda alla relazione paesaggistica allegata alla var.45. Si ritiene opportuno citare in questa sede la presenza di specie rare, come Burhinus oedicnemus, Grus grus (un caso di due individui estivanti, 1988) ecc. Presso Dignano, quindi al di fuori dell’area relativa alla Variante, ha nidificato nel 1989 una coppia di Ciconia ciconia, mentre più a sud lungo, hanno svernato nel 1985 undici individui di Cygnus cygnus. La vulnerabilità del sito è alta ed è legata alle attività di estrazione della ghiaia ed alla elevata diminuzione tanto della velocità di deflusso, e quindi dell’energia dell’acqua corrente, quanto dell’entità dei picchi di piena, ottenuta attraverso opere di regimazione forzata. Sarebbe auspicabile convertire, in questo senso, l’attuale sistema di regimazione, restituendo al corso d’acqua, ove possibile, spazi sufficienti per ricostruire i meandri e gli ampi alvei in cui divagare liberamente, regolando le piene eccezionali tramite esondazioni diffuse e controllate (casse di espansione). È generalizzata la tendenza a razionalizzare i corsi fluviali, imbrigliandoli all’interno di arginature e vincolandone le sponde con opere di difesa che ne fissano permanentemente la morfologia. Viene in questo modo imposta alle sponde una pendenza brusca, e vengono altresì eliminati o modificati i numerosi ambienti di transizione che fanno parte integrante del paesaggio fluviale. La fascia dove l’alveo del fiume può divagare, in accordo con i meccanismi di erosione e sedimentazione che gli sono propri, è stata progressivamente ristretta. Nel fiume regimentato e canalizzato sparisce così parte dei greti, ma spariscono anche terrazze fluviali ed i sistemi di depressioni più o meno collegate all’alveo attivo e ciclicamente inondate. Tale semplificazione morfologica ha condotto ad una progressiva riduzione della complessità e della biodiversità vegetazionale ed animale, permettendo, in grado variabile, la sopravvivenza delle comunità pioniere dei greti, ma riducendo drasticamente lo spazio a disposizione di tutte le altre cenosi. Ne soffrono particolarmente la vegetazione acquatica e palustre, le comunità erbacee xerofile dei greti sollevati e tutta la serie dei consorzi legnosi ripariali arbustivi e arborei. La tendenza alla canalizzazione del fiume, se può essere giustificata dal tentativo di messa in sicurezza del territorio circostante, tende però a rendere estreme alcune tendenze negative, che si sommano alla semplificazione morfologica appena descritta. Le difese spondali consentono, infatti, lo sfruttamento agricolo capillare del territorio golenale. Questo implica da un lato la rigorosa razionalizzazione della superficie coltivata, con l’eliminazione delle discontinuità morfologiche residue (avvallamenti, terrazzamenti minori), dall’altro causa la completa sostituzione con seminativi e colture antropiche della vegetazione naturale e paranaturale. Questa situazione incide in modo relazione di incidenza 8 comune di SPILIMBERGO PRGC variante n.45 indesiderabile sul bilancio trofico dei corsi d’acqua: le acque dilavanti provenienti dalle estensioni coltivate circostanti vengono drenate entro il corso d’acqua in quanto, tra l’alveo e la coltura, non esiste più una fascia “fitodepurante” ben sviluppata. La semplificazione della morfologia fluviale condiziona negativamente il ruolo importante svolto dalla vegetazione acquatica e ripariale non solo nella prevenzione dei processi erosivi e nell’aumento dei tempi di corrivazione, ma anche nella funzione tampone che essa svolge, cioè nella capacità di ritenzione meccanica e nel bioaccumulo di contaminanti. La riduzione di tale effetto, conseguente all’eliminazione del complesso della vegetazione riparia, si traduce nell’aumento del carico di contaminanti nelle acque fluviali. Anche gli usi idroelettrici ed irrigui condizionano in modo pesante le portate dei fiumi, particolarmente durante la stagione estiva. Di ciò soffrono in misura non grave le vegetazioni di greto e spondali, adattate alla variazione ciclica della disponibilità idrica, mentre la vegetazione acquatica e palustre e la componente fortemente igrofila delle boscaglie riparie si vedono sottratte, nel momento critico della stagione, risorse idriche fondamentali, per il venir meno del deflusso superficiale e per il contemporaneo abbassamento del livello delle falde. Altre problematiche sono connesse agli aspetti faunistici dell’habitat qui considerato. Le comunità ittiche delle acque italiane (e friulane) hanno infatti subito profonde modificazioni, in conseguenza del forte sviluppo agroindustriale verificatosi negli ultimi 60-70 anni e delle numerose altre alttività antropiche ad esso connesse, dell’aumentata densità del tessuto urbano, delle alterazioni degli alvei, delle captazioni idriche a scopo irriguo, idroelettrico e per potabilizzazione e, ultimo ma non meno importante, per la massiccia introduzione di specie alloctone. Quest’ultimo aspetto è quello che presenta le maggiori criticità, in considerazione del perpetrarsi delle immissioni, delle scarse conoscenze sull’ecologia di alcune delle specie immesse. Le principali compromissioni che possono verificarsi lungo le aree golenali e le sponde dei fiumi riguardano i corridoi ecologici; le arginature, che imbrigliano ormai la maggior parte dei corsi d’acqua in ambito planiziale, isolano quasi completamente l’ecosistema ripario dal territorio circostante ed impediscono la completa realizzazione dei diversi stadi delle naturali successioni ecologiche. Anche all’interno delle aree golenali stesse, tra l’asse idrico in senso stretto e le sponde asciutte, le operazioni di regimazione, risagomatura e canalizzazione cancellano quell’ecomosaico di habitat, vegetati più o meno umidi, fonte di elevata diversità biologica. Per quanto concerne l’avifauna, infatti, circolazione veicolare fuoristrada, pastorizia, insediamenti temporanei (campeggi) comportano una notevole azione di disturbo, particolarmente sulla componente acquatica della fauna avicola, compromettendo talvolta il successo riproduttivo delle specie nidificanti a terra (es. occhione, succiacapre). relazione di incidenza 9 comune di SPILIMBERGO PRGC variante n.45 SIC IT3310008 MAGREDI DI TAURIANO e ZPS IT3311001 MAGREDI DI PORDENONE In considerazione del fatto che nel territorio comunale di Spilimbergo il SIC “Magredi di Tauriano” ricade interamente entro i confini della zona ZPS “Magredi di Pordenone”, si ritiene opportuno fornire una descrizione generale dei siti valida per entrambi. SIC IT3310008 “Magredi di Tauriano” Localizzazione centro sito: Area: Altezza media: Regione bio-geografica: 12° 51’ 19” E 46° 7’ 32” N 367,00 ha 160 m Continentale 12° 44’ 23” E 46° 1’ 59” N 10097,17 ha 160 m Continentale ZPS IT3311001 “Magredi di Pordenone” Localizzazione centro sito: Area: Altezza media: Regione bio-geografica: Descrizione generale I torrenti Cellina e Meduna hanno formato due ampie conoidi alluvionali in cui, nonostante la piovosità di 1700 mm annui, l’elevata granulometria delle ghiaie e la loro composizione totalmente carbonatica rendono i terreni particolarmente poveri. Il termine “magredo” indica proprio quest’area e in particolare gli attuali greti dei due corsi d’acqua, larghi 2-5 km e privi di scorrimento superficiale fino alla fascia delle risorgive. Il sito comprende infatti un'area semiplaniziale formata da ampi conoidi di deiezioni di origine würmiana e da alluvioni recenti costituite da sedimenti grossolani calcarei e dolomitici. Sono presenti formazioni erbacee xeriche di tipo substeppico, a diverso grado di evoluzione. I magredi si caratterizzano per la presenza di un profondo materasso ghiaioso al di sopra del quale si inserisce un sottile orizzonte di suolo. Questo orizzonte, un tempo definito “ferretto”, è alto fino ad un massimo di 50 cm, decalcificato e povero di sostanze organiche, ma ricco di nitrati di ferro e alluminio. Il popolamento vegetale che vi si insedia, estremamente uniforme nella fisionomia, costituisce un paesaggio monotono alla vista, ma in realtà ricco floristicamente. Concorrono, infatti, a popolare queste praterie diversi contingenti di origini pontiche, sub pontiche, illirico-mediterranee, alpina ed endemica locale. Le specie sono distribuite nelle diverse fitocenosi in base alla maturità della vegetazione che, a sua volta, varia in base alla maggiore o minore evoluzione dei suoli. Poiché le modificazioni avvengono secondo gradienti, vi sono numerose zone di transizione, meno delineate rispetto a due tipi principali più distinti: magredi più primitivi, presumibilmente di origine primaria, su suoli poco evoluti, popolati principalmente da Sesleria varia, Euphorbia triflora ssp. kerneri, Carex mucronata, Fumana procumbens, Brassica glabrescens, Centaurea dichroantha, e magredi più evoluti su suoli maturi (ferretto) e con maggiore disponibilità d’acqua, derivati con tutta probabilità dal taglio di boschi misti, con Agrostis tenuis, Holcus lanatus, Festuca spp., Allium cirrhosum, Rhinanthus pampaninii, Knautia ressmannii. Tra le specie di origine orientale va segnalata la presenza di Crambe tataria, maestosa crucifera i cui popolamenti dei magredi pordenonesi risultano completamente disgiunti dall’areale pannonico-centro asiatico. Va ricordato altresì che la ricchezza floristica di queste formazioni parasteppiche è dovuta anche ad un fenomeno di dealpinismo, con specie che vengono fluitate verso valle dalle alluvioni fluviali e che prediligono gli aspetti più poveri dei magredi. Sono, infatti, presenti stazioni di Matthiola carnica e Centaurea dicrohantha, relazione di incidenza 10 comune di SPILIMBERGO PRGC variante n.45 Euphorbia triflora subsp. Kerneri, Polygala nicaeensis subsp. forojulensis, Genista sericea e Stipa eriocaulis subsp. austriaca. Al variare delle condizioni ambientali (microclima, esposizione, suolo) i brometi possono presentare molteplici aspetti in base alla diversa composizione floristica, tuttavia le specie caratteristiche di praterie aride restano le seguenti: Sanguisorba minor, Galium verum, Hieracium pilosella, Scabiosa columbaria, Helianthemum nummularium, Asperula purpurea. Le specie più interessanti dal punto di vista floristico sono però alcune orchidee del genere Ophrys che fioriscono durante la primavera. Dove le pratiche colturali vengono interrotte, i prati falciati evolvono verso praterie aride: accanto a graminacee tipiche di prati pingui, testimonianza del passato utilizzo, compaiono altre specie caratteristiche di condizioni più xeriche: Centaurea cyanus, Centaurea dicrohantha, Galium album, Centaurea scabiosa, che incrementano notevolmente i valori di biodiversità e ricchezza floristica. Meno diffuse ma comunque presenti sono altre specie come Teucrium spp. Hieracium spp. Thymus spp. Helianthemum spp. Festuca spp. Onobrychis spp. Dryas octopetala, Crepis spp. Globularia cordifolia, Scorzonera austriaca. Il pascolo, soprattutto ovino, da tempi remoti rappresenta il più importante fattore di equilibrio e mantenimento di queste cenosi, che vanno considerate come avamposto, in ambiente mediterraneo, delle formazioni steppiche dell’Europa orientale: alle specie di “steppa” si aggiungono i contributi delle specie locali, endemiche, che aumentano la biodiversità di queste formazioni. Sono talvolta presenti, su suoli soleggiati e dilavati, praterie denominate brachipodieti, in cui compaiono spesso anche specie dello xerobrometo. Anche questo pascolo è di origine secondaria, in quanto deriva dalla progressiva degradazione dei querceti. Il Brachypodium rupestre è una specie dotata di grandi capacità di propagazione vegetativa. Occupa generalmente le radure forestali, ma anche zone di margine e ecotonali o aree denudate dal disboscamento. Forma spesso associazioni miste con Polygala spp., Ononis spinosa, Arabis spp., Lotus corniculatus. Nella parte meridionale, il sito comprende un’area umida con sedimenti costituiti perlopiù da alluvioni recenti con falda freatica emergente, il cui livello, negli ultimi anni, si è abbassato per effetto di una serie di concause fra cui: la graduale ma costante variazione del regime pluviometrico medio, l'eccessivo sfruttamento della falda superficiale, la realizzazione di opere idrauliche di captazione di canalizzazione e bonifica. Il paesaggio vegetale è caratterizzato da un mosaico di habitat acquatici, umidi ed aree antropizzate. Sono, inoltre, presenti molte specie caratteristiche degli ambienti umidi planiziali. Nella parte che si sviluppa a nord est il sito comprende una zona di torbiera già individuata come SIC ed in cui sono riconoscibili associazioni del Caricion davallianae. Inoltre sono presenti numerose specie rare fra le quali Drosera rotundifolia, Menyanthes trifoliata, Liparis loeselii, Spiranthes aestivalis. L'area complessiva va ad includere anche una superficie collinare con lembi di bosco a rovere e carpino nero, ed elementi frammentari di molinieti, oltre che formazioni con presenza di boschi a carattere maggiormente mesofilo, con presenza di Carpinus betulus, associato ad Acer montanum e Fraxinus ornus sui versanti più freschi ed ombreggiati e di castagneti sui versanti meridionali posti a contatto con le aree umide di torbiera. Oltre alle formazioni naturali il sito comprende anche vaste estensioni a carattere prossimo naturale o più spesso adibite alla coltivazione di specie cerealicole, frutteti e barbatelle. L’ambienta magredile, caratterizzato per una estrema scarsità di acqua condiziona fortemente la vita della fauna; tali ambienti sono infatti preclusi relazione di incidenza 11 comune di SPILIMBERGO PRGC variante n.45 all’esistenza di fauna ittica (per ovvie ragioni) ed alla quasi totalità degli anfibi, che sono infatti, scarsamente rappresentati. Fra gli anfibi è possibile ricordare Bombina variegata, Triturus carnifex (legato alle zone più umide lungo il Cellina ed il Meduna), Bufo viridis e una popolazione eterotopica di Triturus alpestris (S. Leonardo Valcellina). Al contrario, artropodi e aracnidi, provvisti di un tegumento resistente alla disidratazione, rappresentano la base della catena alimentare. Le famiglie di insetti maggiormente rappresentative, sono di seguito riportate: MANTOIDEI - Mantis religiosa ORTOTTERI - Prionotropis spp. - Oedipoda spp. - Calliptamus spp. COLEOTTERI STAFILINIDI - Astenus spp. COLEOTTERI SCARABEIDI - Scarabaeus spp. - Copris spp. - Sisyphus spp. DITTERI - Larinus spp. LEPIDOTTERI - Hipparchia spp. - Melanargia galathea - Thymelicus spp. - Idaea spp. - Scopula spp. - Euplagia quadripunctaria; - Proserpinus Proserpina. La particolare struttura e tessitura della vegetazione dei prati magri del pordenonese, con altezze della vegetazione estremamente ridotte (dell’ordine dei decimetri) e copertura spesso discontinua di superfici estremamente ampie, rappresentano fattori limitanti alla vita di vertebrati di grandi dimensioni. Altra caratteristica dei prati aridi che condizioni la vita dei vertebrati è la forte insolazione solare che raggiunge il suolo, soprattutto nella stagione estiva: l’intensa luminosità ambientale, accentuata dal carattere “roccioso” del suolo, può comportare un disturbo diretto agli occhi, particolarmente per specie con abitudini crepuscolari. Ancora maggiore è il rischio diurno di surriscaldamento e disidratazione. Alcune specie sono quindi dotate di specifici adattamenti anatomici e comportamentali, volti a ridurre i rischi appena esposti (attività crepuscolare o notturna, colorazione mimetica o chiara del piumaggio/epidermide/manto, frequentazione dei magredi solo a scopo riproduttivo o per l’alimentazione). Tra tutti i vertebrati che vivono nei prati aridi del SIC “Magredi di Tauriano” e nella ZPS “Magredi di Pordonone” vengono di seguito presentate alcune specie, particolarmente legate a tali ambienti. Tra i serpenti, la vipera comune (Viper aspis) è presente in aree limitate, principalmente nella parte collinare delle Prealpi carniche, soprattutto dove esiste una copertura vegetazionale varia e parzialmente arbustiva; il biacco (Hierophis viridiflavus) è altresì un importante predatore, il cui areale si localizza in ambito planiziale. Tra gli altri rettili, la lucertola campestre (Podarcis sicula) è ben rappresentata, con popolazioni numerose che sono le relazione di incidenza 12 comune di SPILIMBERGO PRGC variante n.45 più settentrionali tra quelle italiane. Essa predilige substrati grossolani, ricoperti da erbe basse e rade. Le aree SIC e ZPS qui considerate costituiscono siti ornitologici di rilevanza primaria per dimensioni e presenza di specie rare, come ad esempio Burhinus oedicnemus, Anthus campestris, Grus grus. Si rileva inoltre la presenza saltuaria di Aquila chrysaetos e Circaetus gallicus in area di pianura. Esse estendono l’areale di caccia in queste aree planiziali per predare specie dell’avifauna tipiche dei magredi quali lo strillozzo (Emberiza calandra) un passeriforme che nidifica a terra, ed il succiacapre (Caprimulgus eurpaeus) specie svernante che ha abitudini notturne che altresì nidifica a terra. Altre specie ornitiche tipicamente presenti nei magredi sono, inoltre, l’allodola (Alauda arvensis), che nidifica a terra e possiede un piumaggio mimetico, ed il saltimpalo (Saxicola torquata). Presenza temporanea in questi ambienti è quella del falco cuculo (Falco vespertinus): piccoli gruppi di individui vi sostano da aprile a maggio, durante la migrazione verso l’Africa. L’albanella reale (Circus cyaneus), il gheppio (Falco tinnunculus) sono presenti solo nei mesi invernali. Di particolare rilevanza è la presenza dell’occhione (Burhinus oedicnemus): una specie particolarmente adattata alle aree semidesertiche, con copertura vegetale bassa e discontinua. Tra i mammiferi di queste zone spicca Suncus etruscus, qui in una delle stazioni più settentrionali italiane; la lepre (Lepus europaeus) è un altro mammifero particolarmente adatto a vivere in ampi spazi aperti: strettamente erbivora, possiede un manto mimetico e padiglioni auricolari allungati per favorire la dispersione di calore. Essa adotta una complessa serie di strategie comportamentali allo scopo di sfuggire ai predatori. Tra i piccoli roditori che frequento ambienti aperti, l’arvicola campestre (Microtus arvalis) è particolarmente tollerante verso le condizioni di forte aridità delle formazioni prative qui considerate. Nelle aree meridionali sono ricchi i fenomeni di risorgiva con lembi di vegetazione umida e prati polifiti. E con presenza di numerose specie di uccelli legati alle zone umide interne. Si segnala in modo particolare la presenza di Circus pygargus nidificante. Nell'area è ben diffuso Austropotamobius pallipes, che qui convive con Cottus gobio e Lethenteron zanandrei. In queste zone umide di risorgiva sono ben diffuse Triturus carnifex, Rana latastei, Emys orbicularis Bombina variegata. Zootoca vivipara ssp. carniolica è abbastanza comune. Poco più a Est sono recentemente stati raccolti due esemplari di Plecotus macrobullaris. Nei dintorni del vicino comune di Zoppola è stato recentemente segnalato il rinvenimento di Osmoderma eremita. Nell'area sono segnalati Vertigo angustior e Lucanus cervus. Tra i processi che minacciano il mantenimento dei prati magri e aridi vi è la conversione di questi terreni incolti o a bassa produttività in aree agricole ad utilizzo intensivo. La messa a coltura di questi terreni può comportare in primo luogo una radicale eliminazione della vegetazione erbacea spontanea e, di conseguenza, la riduzione e la banalizzazione della comunità faunistica ad essa legata. Inoltre, gli interventi di dissodamento del terreno, di concimazione e di irrigazione artificiale alterano profondamente le proprietà strutturali, tessiturali, chimiche e fisiche del suolo, nonché le condizioni microclimatiche del substrato. L’espansione graduale ma ampiamente diffusa dell’agricoltura ha comportato nel recente passato una forte riduzione dell’estensione dei maggiori sistemi prativi regionali; tali processi sono tutt’ora in atto e tendono a frammentare questi ambienti, compromettendone la continuità territoriale ed aumentandone la sensibilità ad ulteriori fattori di disturbo. relazione di incidenza 13 comune di SPILIMBERGO PRGC variante n.45 Nelle forme più moderne e intensive di agricoltura, l’abbondante utilizzo di pesticidi e diserbanti ha un rilevante impatto su questi ecosistemi; l’impiego di macchine efficienti e veloci come le mietitrici, comporta una mortalità non trascurabile per molti uccelli e mammiferi che si riproducono e vivono in terra, particolarmente per gli individui giovani e di piccole dimensioni, che si spostano con minore velocità ed agilità. Oltre all’agricoltura, anche l’urbanizzazione del territorio di sviluppa frequentemente a spese di aree non produttive o meno sfruttate; il fenomeno è particolarmente accentuato nelle aree planiziali, dove le aree residenziali, industriali, commerciali e le infrastrutture si espandono a discapito dei residuali lembi di vegetazione naturale e paranaturale. Non è raro, al contrario, che estese aree a prato stabile e magredo si siano conservate fino ad oggi in quanto appartenenti al demanio militare, e pertanto vincolate. In passato, numerosi appezzamenti a prato arido sono stati mantenuti dal periodico pascolamento, quando attuato in forma estensiva ed a basso impatto. Tuttavia, in tempi più recenti, anche il pascolamento ha assunto forme sempre più intensive e non sostenibili: alti carichi di bestiame, eccessiva concimazione e sfruttamento continuato nel tempo senza periodi di riposo rigenerativo possono comportare una progressiva degradazione di questi delicati sistemi. Ulteriori problematiche derivanti l’utilizzo dei prati magri per il pascolamento intensivo del bestiame sono connesse con un eccesso di sostanza organica dovuta al carico di deiezioni, che favorisce specie generaliste e altamente competitive, l’alterazione della struttura del suolo e del cotico erboso fino alla completa eliminazione di quest’ultimo in dipendenza del continuo calpestio; la presenza di greggi/mandrie durante la stagione riproduttiva, per il grave danno ai siti riproduttivi degli uccelli che nidificano al suolo. Ulteriori cause di disturbo derivano dalle attività ricreative impattanti svolte senza regolamentazione, quali il motocross, il campeggio libero e il volo aereo amatoriale. Queste attività, quando esercitate in modo eccessivo ed in aree di ristretta estensione diventano localmente importanti cause di degrado per i prati aridi. Le stesse non sono più autorizzabili, ma permane l'utilizzo abusivo dell'area da parte di mezzi motorizzati. Un ulteriore aspetto dell’impatto umano su questi ambienti, è dovuto all’introduzione di specie esotiche (sia della flora che della fauna) entro tali ambienti. Infine, nella parte meridionale del sito qui considerato, la vulnerabilità è elevata, data la vicinanza di una vasta area industriale (Pordenone) e dell'abitato di Cordenons: la pressione antropica si traduce nella trasformazione di aree umide ad opera dell'agricoltura e nella tendenza del tessuto urbano alla massima espansione verso est. Nelle vicinanze sono inoltre presenti attività di ittiocoltura. Nella parte nord la vulnerabilità è molto elevata per la presenza di una facile via di accesso, di lavori di bonifica, canalizzazioni ed avanzamento progressivo delle colture agrarie. Sulla strada Sequals-Travesio, posta a Nord della Torbiera, si registra un'imponente mortalità di anfibi, sia nel periodo riproduttivo sia nel periodo autunnale. relazione di incidenza 14 comune di SPILIMBERGO 3. PRGC variante n.45 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE La presenza dei SIC Greto del Tagliamento, Magredi di Tauriano e della ZPS Magredi di Pordenone comporta la verifica, pur in assenza di vincoli parametrici o di procedura di verifica preliminare, della necessità di produrre la Relazione di incidenza di cui al DPR 357/1997, secondo le modalità stabilite dall'art.5 dello stesso, per le scelte/modifiche operate dalla presente variante 45 al PRGC. Relativamente alla “Applicazione del DPR 357/1997, art.5, comma 6 – Valutazione d’incidenza”, emerge che la condizione per assoggettare un piano a tale valutazione è che possa avere INCIDENZE SIGNIFICATIVE SUI SIC E SULLA ZPS. L’esame delle possibili conseguenze o interferenze fra le modifiche introdotte dalla presente variante al PRGC, la loro applicazione sul territorio e gli obiettivi di tutela e conservazione degli habitat dei SIC e ZPS stabiliti dalla Comunità Europea, evidenzia che L’INCIDENZA DELLE MODIFICHE INTRODOTTE CON LA VARIANTE 45 NON COMPORTA VARIAZIONI SIGNIFICATIVE SULLE AREE DI INTERESSE COMUNITARIO. A tal riguardo, va precisato ed evidenziato che: - i perimetri dei SIC “IT3310007, Greto del Tagliamento, IT3310008, Magredi di Tauriano” e della ZPS “IT3311001, Magredi di Pordenone”, che ricomprendono tre diverse porzioni di territorio caratterizzate ed identificabili, per valenza e qualità, secondo i principi dettati con la Direttiva 92/43/CEE, sono “esterni” dal punto di vista localizzativo, e dimensionalmente, rispetto agli interventi previsionali e alle problematiche indicati dalla suddetta variante. Con riferimento al sistema ambientale/"area vasta" che costituisce il contesto dei due SIC e della ZPS e considerando specificamente: - le componenti abiotiche (porzione fisica di un ambiente entro la quale convivono determinate specie animali e vegetali e spazio sottoposto all’azione di fattori fisici, chimici e biologici che interagendo in forma dinamica, lo caratterizzano); - le componenti biotiche (l’insieme delle popolazioni - fitocenosi: di vegetali; zoocenosi: di animali; micocenosi di funghi e batteri ecc., presenti all’interno di un determinato territorio, che danno luogo nel tempo a complesse interazioni/rapporti di comunità); - le connessioni ecologiche (l’insieme di biotopo e biocenosi rappresenta un ecosistema, l’unità base del funzionamento della natura in un determinato ambito con limiti nelle produzioni di biomassa e di carico rigenerativo); SI RILEVA CHE: • i fattori abiotici (radiazione solare, temperatura, inquinamento atmosferico) non verranno mutati e non subiranno particolari impatti; • rispetto alla componente abiotica suolo, sottosuolo, aspetti geomorfologici, la variante si mantiene coerente con le indicazioni strutturali del PRGC vigente in quanto, pur modificando sostanzialmente alcuni assetti azzonativi (nell’ambito delle zone agricole), aggiornandoli, non comporta significativi impatti negativi; • rispetto alla componente abiotica acqua e sistema idrico, la variante non applica significative modificazioni alle destinazioni azzonative previgenti nell’ambito delle zone edificabili; in considerazione di ciò, non si prevedono impatti negativi rilevanti; • rispetto alle componenti biotiche vegetazione, sistemi agrari, ecosistemi non vengono introdotte variabili, azioni trasformative sostanziali o fattori di disturbo tali da produrre nuove incidenze significative relazione di incidenza 15 comune di SPILIMBERGO PRGC variante n.45 e/o interferenze con la biodiversità, l’efficienza tra i diversi reticoli trofici, gli attuali livelli di complessità strutturale e funzionale. Al contrario, si prevede l’introduzione di nuove categorie azzonative la cui precisa funzione è quella di tutelare gli ambiti naturali/paesaggistici ivi presenti. Non sono ipotizzabili, quindi, significative variazioni degli equilibri presenti negli ambiti incidenti sui SIC e sulla ZPS. • rispetto alla componente biotica fauna, la variante 45 non ha specifica operatività; • rispetto alla connessione ecologica (qualità e capacità di rigenerazione delle risorse naturali) la variante 45 non avvicina il sistema insediativo agli habitat dei SIC e della ZPS; introduce ulteriori elementi infrastrutturali in ambiti distanti dai siti tutelati qui considerati e porta ad una alterazione del tutto marginale degli ecosistemi, non comportando, di fatto, alcuna significativa accentuazione della pressione antropica sui siti a diretto contatto delle aree SIC e ZPS; mantiene inalterata la potenzialità di produzione di biomassa; • rispetto alla connessione ecologica (capacità di carico dell'ambiente naturale) la variante 45, con le modifiche previste ed introdotte, agisce in aree esterne al perimetro dei SIC e della ZPS e non incide sulla potenzialità energetica di supporto al mantenimento degli attuali carichi biotici degli ambiti. Le considerazioni suesposte consentono di confermare che, nel Comune di Spilimbergo, per effetto delle indicazioni della variante 45: - non vengono introdotti fattori in grado di alterare il sistema ecologico e la biodiversità, o fattori che possano incidere negativamente sull'habitat dei SIC e della ZPS; - non sono previste azioni in grado di produrre inquinamento e disturbi ambientali che possano interferire sensibilmente con l’area dei SIC e della ZPS. L’INCIDENZA DELLE PREVISIONI DELLA VARIANTE 45 AL PRGC SUI SIC E SULLA ZPS NON COMPORTANO VARIAZIONI SIGNIFICATIVE relazione di incidenza 16