Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
COMUNE DI SPILIMBERGO
PRGC
Piano Regolatore Generale Comunale
VARIANTE n°45
relazione di incidenza
ai sensi dell’allegato G, DPR 8 settembre 1997 n°357
“Regolamento recante attuazione alle direttive 92/43/CEE”
arch.giorgio del fabbro arch.emilio savonitto
udine vicolo pulesi 1 tel.0432501869 fax.0432289792 e-mail: [email protected]
udine via sacile 20 tel.0432545382 fax.0432462776 e-mail: [email protected]
settembre 2013
comune di SPILIMBERGO
PRGC variante n.45
indice
1.
OGGETTO DELLA VARIANTE 45
1
Modifiche al Piano Struttura
Modifiche al’azzonamento del PRGC
Modifiche alle Norme di Attuazione
2.
VARIANTE 45 E AREE DI INTERESSE COMUNITARIO
3.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
4
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relazione di incidenza
imdice
comune di SPILIMBERGO
1.
PRGC variante n.45
OGGETTO DELLA VARIANTE 45
La presente variante 45 al PRGC trova avvio con la procedura ordinaria
prevista dall’art.63bis, c.1 della LR 5/2007 e s.m.i. ed anche nell’ambito del
DPReg. 20.03.2008 n.086/Pres.
Modifiche al Piano Struttura
Il Piano Struttura è stato aggiornato:
- alle varianti 43 e 44;
- su base cartografica georeferenziata del PRGC;
- eliminando il simbolo lineare tratteggiato che indica i perimetri/limiti della
flessibilità, poiché si ritiene di porre in evidenza esclusivamente il vincolo della
invariabilità;
- con l’inserimento e l’eliminazione di tratti di reti e infrastrutture e delle
relative fasce di rispetto;
- con le modifiche di zona previste nelle tavole di azzonamento del PRGC
nell’ambito degli insiemi che contengono le singole zone omogenee.
Modifiche all’azzonamento del PRGC
Le modifiche azzonative introdotte sono le seguenti:
0a.
0b
Le zone agricole E/B “Zone degli ambiti di interesse agricolo/residenziale”
vengono stralciate dall’azzonamento del PRGC vigente. Le aree relative sono
state inserite nelle zone E4 “Zone degli ambiti di interesse agricolopaesaggistico” , nelle zone E4.pp “Ambiti agricoli di protezione
paesaggistica ed ambientale degli insediamenti”, nelle zone E4.urb
“Ambiti di consolidamento dei nuclei abitati in territorio agricolo”. Le
nuove zone si caratterizzano poiché:
- le E4.pp, comprendono le parti del territorio comunale esterne al tessuto
insediativo che costituiscono pertinenza a coltivo e a prato dei margini edificati.
Tali aree, di cui si rilevano nel complesso non trascurabili caratteristiche
naturali e paesaggistiche, rappresentano una complementare connessione
libera da edificati attestate all’insieme insediativo, oltrechè fascia di
decelerazione e di filtro tra l’agglomerato urbano e le zone agricole più esterne.
L’obiettivo per tali aree è di arrestare i processi degenerativi di carattere
produttivo-agricolo e residenziale in corso, orientando l’evoluzione delle parti
degradate verso situazioni di equilibrio, rivolte alla valorizzazione e il
mantenimento delle caratteristiche ambientali.
- le E4.urb, comprendono le parti del territorio comunale pressochè edificate
più esterne al tessuto insediativo residenziale e l’insieme disaggregato delle
case sparse. Si tratta di aree a bassa densità con insediamenti radi ad uso
prevalentemente residenziale, dilatate e di margine rispetto al tessuto urbano,
con differenti e riconoscibili valenze potenziali (struttura agricola di pianura e
di pedemonte caratterizzate dalla compresenza di edifici residenziali di
differenti qualità costruttiva e tipologica), debolmente urbanizzate. Per tali aree
si promuove il recupero e/o l’eventuale potenziamento. La finalità è di favorire
il mantenimento dei nuclei rurali attivi e, comunque, dei nuclei abitati di una
certa consistenza, ma anche di riconoscere le oggettive potenzialità
residenziali.
Pertanto, viene avviato un nuovo programma di pianificazione per quella parte
di territorio comunale dai caratteri paesaggistici non trascurabili, il cui ruolo
viene modificato in funzione della protezione degli insediamenti e del tessuto
urbano, ad ulteriore valorizzazione e con l’obiettivo di dividere e mantenere a
distanza le valenze produttive agricole e zootecniche. Vengono, altresì,
riconosciute le realtà residenziali esistenti per rendere dinamica e mutevole
anche la loro potenzialità in funzione delle necessità e dei fabbisogni
rinnovativi, strutturali e tecnologici.
La modifica riguarda unicamente il limite delle aree inedificabili di terrazzo da
assoggettare obbligatoriamente a verifiche geologiche e geostatiche, a seguito
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di un approfondimento dello studio geologico prodotto in allegato alla presente
variante. Non vi sono modifiche azzonative.
Vacile, area nord-est rispetto al centro frazionale, da zona Bo a B4 (415,00
mq).
Gaio, da B4 a S1. Si ricava sul fronte stradale una fascia (mq 180,00) da
destinare a parcheggio.
Baseglia, da zona E/B a zona C1. Viene individuata un’area di espansione –
zona C1 - in continuità con il tessuto insediativo di Baseglia. Il nuovo comparto
viene denominato C1.16 (superficie totale di 8.750,00 mq), e potrà consentire
la realizzazione di (circa) 4.300 mc (approssimativamente sei nuovi alloggi
unifamiliari) da urbanizzare a carico dei promotori.
Viene individuata un’area di espansione – zona C1 - a nord-ovest del
capoluogo. Il nuovo comparto viene denominato C1.17 (superficie totale di
45.000,00 mq), e potrà consentire la realizzazione di (circa) 22.000 mc
(approssimativamente trenta nuovi alloggi unifamiliari) da urbanizzare a carico
dei promotori. L’accesso principale alla nuova area di espansione potrà
avvenire anche modificando la viabilità (realizzazione di una piccola rotonda) in
corrispondenza dell’intersezione tra la SP1 (via Ostolidi-via Foscolo) e il sedime
dismesso della ferrovia, utilizzando i relitti delle preesistenze viabili. Lo schema
viario proposto indica, altresì, l’ipotesi di creare un’ulteriore intersezione con la
via Ostolidi/Foscolo a valle dell’esistente, intersecando terreni che non
appartengono al comparto di lottizzazione. La dimensione del comparto è tale
per cui è plausibile, all’interno di una progettazione e di un dimensionamento
unitario delle urbanizzazioni, possa essere prevista una realizzazione per
subcomparti o fasi successive.
Il fabbricato a servizio dei campi da tennis viene classificato in zona B4 per
renderlo compatibile con la realizzazione di attività commerciali (bar e
ristorazione) consentite da tale zona.
La modifica ridefinisce alcuni aspetti viabilistici dell’area, indicando le traiettorie
della viabilità di completamento e collegamento con l’insediamento circostante.
Si rinuncia alla previsione del comparto di espansione C.14, ritenendo che tale
area possa, in prospettiva, risultare strategica nel completamento delle
attrezzature sportive della Favorita e prendendo atto dell’inerzia evidenziata da
tale iniziativa. L’indicazione del percorso ciclopedonale viene trasferita sui
sedimi delle aree a destinazione pubblica.
L’area di sedime e pertinenza del cinema Miotto, recentemente acquisita
dall’Amministrazione Comunale, viene classificata in zona S1. In
corrispondenza di via Paschini si indica un’area verde, anch’essa recentemente
acquisita dall’Amministrazione Comunale.
Parte della proprietà, ora individuata in zona Bo, viene inserita in zona B4 (mq
1.000,00).
Viene ridotto il perimetro del comparto denominato “Zone degli ambiti centrali
connessi al riuso delle aree dismesse dalla ferrovia”, di cui all’art.42 delle NdiA,
abbandonando tale previsione per le aree poste a monte della via Barbeano, in
quanto il riuso e la sistemazione delle stesse attiene esclusivamente a modalità
di arredo e sistemazione viabilistica che non necessitano di ulteriori livelli di
programmazione urbanistica. La previsione viene mantenuta unicamente con
riferimento alle aree dismesse circostanti la (ex) stazione ferroviaria, laddove
l’Amministrazione Comunale sta valutando la realizzabilità one entro l’area
potenzialmente vocata e destinata alla realizzazione di un centro intermodale.
Spilimbergo, da zona E/B a B4. Lieve rettifica dell’azzonamento per far
corrispondere la classificazione azzonativa con l’assetto catastale.
Tauriano, da E/B a B1c (410,00 mq) da B1b a B1c (197,00 mq). Si attribuisce
una classificazione omogenea a zona B1c un ambito intercluso al tessuto
insediativo, collegato alle reti di urbanizzazione e alla viabilità.
L’impianto della Mistral FVG – azienda privata che effettua trattamento di rifiuti
e attività di recupero energetico - attualmente classificata in zona per “servizi e
attrezzature collettive, S3”, viene correttamente riclassificato, in zona per
attività
produttive
D3-Mistral
con
propri
riferimenti
parametrici.
L’individuazione della pertinenza dell’impianto tiene conto del limite di
esondabilità indicato dal PAIT, salvaguardando tali aree dall’edificazione.
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In corrispondenza del borgo di Navarons si completa l’edificabilità lungo la via
Morenica (da Bo a B4 per 445,00 mq). Si propone la costituzione di un nuovo
comparto di espansione che avrà la funzione di completare la viabilità
connettendo la via Morenica con la viabilità di servizio dell’insediamento Ronzat
fino alla via San Giovanni Eremita. A fronte di tali oneri il nuovo comparto C1,
denominato C1.15, con una superficie totale di 11.040,00 mq, consentirà la
realizzazione di una decina di villini con tipologia unifamiliare.
Si registra l’avanzamento della progettazione del collegamento viabile fra il
ponte sul Tagliamento e la bretella di connessione con la Cimpello-Sequals.
Risulta ridotto il tratto in galleria e maggiormente definito il superamento della
SP73 e l’attraversamento del borgo Navarons.
Si modifica l’area di vincolo archeologico prendendo atto della nota della
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Regione FVG datata 26.01.2012,
che esprime parere favorevole alla rimozione delle prescrizioni di tutela
esclusivamente per il mappale 3 del fg.46. L’area viene classificata in zona E6.
Barbeano, da E/B a B4. Si amplia la previsione edificatoria lungo il fronte di via
Hermada, in corrispondenza di edificato esistente sul fronte stradale opposto.
La potenzialità edificatoria aggiuntiva, in zona B4, è dimensionabile in ulteriori
2.280,00 mq.
Barbeano, da E/B a B4. Si amplia l’edificabilità in continuità con l’insediamento
esistente (1.100 mq).
Le modifiche di cui al presente punto, indicate nella tavola di localizzazione
delle modifiche (in scala 1:10.000), riscontrano alcuni interventi relativi ad
impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Tali impianti sono:
- Vacile, Caserma De Gasperi, da S3 a S3/TE, impianto fotovoltaico;
- Istrago, Caserma Zamparo, da S3 a S3/TE, impianto fotovoltaico;
- Tauriano, Bioenergie, da D3 a D3/En, impianto biomasse;
- Tauriano, ICEP, da E/B a D3/En, impianto idroelettrico;
- Tauriano, ICEP, da E6 a D3/En, impianto idroelettrico;
- Barbeano, Consorzio Cellina Meduna, da E6 a D3/En, impianto idroelettrico;
- Barbeano, Spagnolo, da E5 a D3/En, impianto biomasse;
Modifiche alle Norme di Attuazione
La var.45 apporta numerose modifiche alle NdiA le cui finalità sono, in sintesi,
riconducibili alle sottoindicate motivazioni:
adeguare diciture e definizioni relative a parametri,
destinazioni d'uso, procedure, denominazione degli
atti alle indicazioni della LR 19/2009 (Codice
regionale dell'edilizia) e conseguenti rimandi interni
all'articolazione delle NdiA.
art.3
art.4
art.6
art.8
art.16
art.17
art.21
art.26
art.28
art.34
art.37
art.38
art.43
art.48
art.52
definire norme e parametri per le nuove indicazioni
azzonative introdotte dalla var.45
art.22
art.27 (D3-Mistral)
art.31 - zona E4.pp
art.32 - zona E4.urb
art.56
perfezionare alcune diciture delle NdiA per chiarire le
modalità applicative del PRGC
art.28
art.42
art.57
NB: Con l'intendimento di chiarire e semplificare, la numerazione progressiva degli articoli delle
NdiA viene adeguata al nuovo testo con eliminazione di tutti gli artt."bis".
relazione di incidenza
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PRGC variante n.45
VARIANTE 45 E AREE DI INTERESSE COMUNITARIO
La Regione Friuli Venezia Giulia si caratterizza per la presenza, data la sua
particolare posizione biogeografia, per la diversità geomorfologica e la storia
ecologica e culturale, l’elevato grado di diversità specifica ed ambientale (dal
punto di vista degli habitat e del paesaggio) per unità di superficie, rispetto
sia alla realtà nazionale, sia a quella europea. La tutela della biodiversità è
stato pertanto un tema centrale nella politica e negli strumenti per
l’attuazione di uno sviluppo sostenibile. Attraverso lo svolgimento delle
procedure di valutazione d’incidenza (comprensiva della relazione di screening
e della relazione di incidenza vera e propria) si operano scelte e decisioni
significative per il territorio e per lo sviluppo della comunità regionale.
In termini generali, la normativa cui si è fatto riferimento per la stesura della
presente relazione di incidenza si compone delle seguenti norme:
Dir. 92/43/CEE (Direttiva Habitat) e s.m.i.;
Dir. 79/409/CEE (Direttiva Uccelli) e s.m.i.;
DPR n.357 dd. 08.09.1997 e s.m.i (con particolare riferimenti al DPR
n.120 dd. 12.03.2003);
DGR n.2203 dd. 21.09.2007;
Schede identificative ufficiali dei SIC e delle ZPS (DGR 435/2000, DGR
327/2005, DGR 228/2006).
Con la “Direttiva Habitat” (Dir. 92/43/CEE e s.m.i.) è stata istituita la rete
ecologica europea “Natura 2000”: un complesso di siti caratterizzati dalla
presenza di habitat e specie sia animali e vegetali, di interesse comunitario
(indicati negli allegati I e II della Direttiva stessa) la cui funzione è quella di
garantire la sopravvivenza a lungo termine della biodiversità presente sul
continente europeo.
L'insieme di tutti i siti definisce un sistema strettamente relazionato da un
punto di vista funzionale: la rete non è costituita solamente dalle aree ad
elevata naturalità identificate dai diversi paesi membri, ma anche da quei
territori contigui, ad esse ed indispensabili per mettere in relazione ambiti
naturali distanti spazialmente, ma vicini per funzionalità ecologica.
Si ritiene, pertanto, utile riportare di seguito quanto stabilito dalla direttiva
stessa, in merito alla stesura di una relazione di incidenza da accompagnarsi
alla redazione di piani e programmi:
Direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992, art.6, c.3°
Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che
possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri
piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito,
tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della
valutazione dell'incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4 (misure compensative n.di.r.), le
autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver
avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa e, se del caso, previo
parere dell'opinione pubblica.
La Rete sopra descritta, si compone di:
Siti di Importanza Comunitaria (SIC): istituiti al fine di contribuire in modo
significativo a mantenere o a ripristinare un habitat naturale (allegato 1 della
direttiva 92/43/CEE) o una specie (allegato 2 della direttiva 92/43/CEE) in
uno stato di conservazione soddisfacente.
Zone a Protezione Speciale (ZPS): istituite ai sensi della Direttiva Uccelli
(79/409/CEE) al fine di tutelare in modo rigoroso i siti in cui vivono le specie
ornitiche contenute nell’allegato 1 della medesima Direttiva. Le ZPS vengono
istituite anche per la protezione delle specie migratrici non riportate in
relazione di incidenza
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PRGC variante n.45
allegato, con particolare riferimento alle zone
internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar.
umide
di
importanza
Sulla base della presenza, nel territorio oggetto del piano e/o del programma,
delle zone SIC e ZPS designate ai sensi delle direttive europee sopracitate
viene redatta la valutazione di incidenza. La normativa di riferimento per la
stesura di tale elaborato rimane il DPR 8 settembre 1997 n.357, art.5
“Valutazione di incidenza”, comma 1, così come modificato dal DPR n.120 dd.
12.03.2003:
“(…)
5. Valutazione di incidenza
1. Nella pianificazione e programmazione territoriale si deve tenere conto della
valenza naturalistico-ambientale dei proposti siti di importanza comunitaria, dei siti
di importanza comunitaria e delle zone speciali di conservazione.
(…)”
Dal censimento dei siti di importanza comunitaria e nazionale effettuata nel
territorio regionale è emerso che nel Comune di Spilimbergo sono presenti le
seguenti aree di interesse comunitario:
- SIC IT3310007, Greto del Tagliamento;
- SIC IT3310008, Magredi di Tauriano;
- ZPS IT3311001, Magredi di Pordenone.
SIC IT3310007 GRETO DEL TAGLIAMENTO
Localizzazione centro sito:
Area:
Quota media:
Regione bio - geografica:
12° 57’ 12” E
46° 10’ 1” N
2712,00 ha
110 m
Continentale
Descrizione generale
Il sito è stato proposto come SIC nel settembre del 1995 e si tratta di un’area
di greto del fiume Tagliamento ben conservata con interessanti esempi di
vegetazione legnosa ripariale. Nelle situazioni in cui le fasce riparie non siano
state pesantemente alterate dall’azione antropica si può osservare ancora la
caratteristica e naturale seriazione della vegetazione, in cui le formazioni
legnose costituiscono l’espressione il climax. Si tratta di cenosi azonali,
condizionate non solamente dal clima ma anche dalla posizione geografica e
dal regime idrico. Lungo un ipotetico transetto che si sviluppa dal fiume alla
piana alluvionale si incontra dapprima il bosco “a legno tenero”, le cui
componenti principali sono salici (Salix spp.) e pioppi (Populus spp.), specie
con legni a basso peso specifico, da cui la denominazione “tenero”. Questa
boscaglia comprende le prime formazioni arboree che si in incontrano al di
sopra del livello medio di portata della stagione estiva, cenosi frequentemente
interessate da esondazioni, in occasioni di piene. Ad esse, segue il “bosco
golenale a legno duro”, sopra il livello di massima normale, alimentato dalle
acque di falda durante la stagione secca ed inondato solo occasionalmente,
alla cui composizione partecipano specie che forniscono legname più pregiato:
olmo (Ulmus minor), farnia (Quercus robur) e frassino maggiore (Fraxinus
excelsior). Infine, il transetto si chiude con il bosco planiziale, a farnia e
carpino bianco (Carpinus betulus), che è effettivamente svincolato dal
dinamismo fluviale. Questo schema riassume genericamente una realtà ben
più complessa, nella quale i fattori che condizionano l’espressione della
vegetazione sono essenzialmente la portata e la velocità della corrente, che
variano stagionalmente e portano alla deposizione di strati sovrapposti di
materiali a differente granulometria. Ad essi si aggiunge il rimodellamento
delle rive ad opera della corrente, con fenomeni di erosione e sedimentazione
che gradualmente modificano il corso fluviale e la vegetazione riparia. La
relazione di incidenza
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PRGC variante n.45
sequenza completa dei diversi stadi vegetazionali è però rinvenibile solo
sporadicamente nel contesto del Tagliamento perché le opere di rettificazione
e canalizzazione degli alvei e gli innumerevoli interventi antropici lungo la
fascia perifluviale hanno modificato notevolmente le fasce di pertinenza e le
aree golenali, intaccandone la vegetazione originaria. Consorzi ripariali
pionieri, a struttura arbustiva, si formano in genere entro il greto sassoso e
ghiaioso, sui depositi di materiale in alveo (che vanno a formare isole
allungate entro la corrente), o lungo le sponde, in condizioni in cui le marcate
oscillazioni del livello idrico comportano l’alternanza di periodi prolungati di
siccità e sommersione. Gli arbusteti pionieri prendono vita da frammenti di
rami strappati nelle fasi distruttive delle piene, in grado di radicare
rapidamente, frammisti ai sedimenti, quando la velocità di corrente e la
capacità di trasporto diminuisce. Fra le specie arbustive più frequentemente
coinvolte nella formazione di tali isole vegetate vi sono Salix eleagnos e Salix
purpurea. Un’altra categoria di arbusteti ripariali pionieri è quella dominata da
Salix triandra, su alluvioni sabbioso-argillose, peraltro piuttosto rare entro
l’are qui considerata.
La specie arborea di salice maggiormente diffusa e caratteristica dell’ambito
fluviale è però il salice bianco (Salix alba) che costituisce, con ruolo
univocamente dominante buona parte dei boschi e delle boscaglie ripariali. I
saliceti di questo tipo sono fitocenosi a rapido sviluppo, che rimangono vitali
se continuamente soggette alla periodica azione diretta del fiume che li
esonda regolarmente ed impone loro un carattere marcatamente pioniero e
instabile. Il sottobosco comprende entità igrofile quali Typhoides arundinacea,
Poa palustris, Carex spp., Polygonum spp., Bidens spp. La disponibilità di
sostanze azotate e fosfati, provenienti dai limitrofi appezzamenti e seminativi,
favorisce la crescita di specie nitrofile, che raggiungono dimensioni notevoli
grazie alla fertilizzazione: frequenti sono densi popolamenti di Urtica dioica,
Impatiens glandulifera, Robinia pseudoacacia e Sambucus nigra. Una delle
componenti dei saliceti è costiitu8ita dalle specie rampicanti, fra cui le più
diffuse sono Humulus lupulus, Bryonia dioica, Solanum dulcamara, Hedera
helix; gli arbusti sono costituiti negli stadi di crescita più precoci delle specie
arboree, alle quali si uniscono Cornus sanguinea, Euonymus europaeus,
Sambucus nigra, Rubus spp. Carpinus betulus.
Sui sdeimenti del greto la scarsa struttura dei suoli non garantisce sempre
una disponibilità idrica ottimale per le specie vegetali erbacee; oltre all’aridità,
anche le elevate temperature costituiscono fattori limitanti per lo sviluppo di
un adeguato manto vegetale. In questo contesto la vegetazione erbacea è
caratterizzata dalla dominanza di terofite. Nelle zone leggermente più elevate,
su substrati ghiaiosi, si rinvengono comunità pioniere (Epilobio dodonaeiScrophularietum caninae) con copertura vegetale ridotta che lascia ampie
aree di substrato scoperte. Le specie coinvolte associano una modesta
crescita della porzione vegetativa, ad un apparato radicale molto esteso. A
queste si associano Galeopsis angustifolia, Chaenorhinum minus, Silene
vulgaris, Echium vulgare, Oenothera biennis.
Rilevante è la presenza di alcune specie provenienti da contesti geografici ed
ecologici molto lontani, ad esempio entità di flora alpina quali Dryas
octopetala L. e Knautia ressmanii (Pach.) Brig.
Gli ambiti ripariali e le aree golenali sono caratterizzati da cenosi erbacee
perenni che risentono degli effetti distruttivi delle piene; in questo contesto
risultano condizionanti la posizione rispetto all’impatto diretto delle correnti, la
distanza dall’alveo attivo e l’assetto geomorfologico del fiume. La zona
ecotonale fra l’alveo e la fascia riparia, soggetta a oscillazioni marcate del
livello idrico, è frequentemente occupata da agrostideti. Spesso in contatto
con gli agrostideti, con cui condividono alcune specie, si possono trovare i
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PRGC variante n.45
falarideti: cenosi elofitiche dominate da scagliola palustre. Costituiscono
comunità povere in termini floristici, in genere a sviluppo lineare, in fasce
strette e lunghe parecchi metri, a contatto con l’acqua, ma non perennemente
sommerse. Sui terrazzi fluviali solo occasionalmente soggetti alle piene si
insediano cenosi nitrofile, per lo più costituite da specie esotiche di grandi
dimensioni che tendono a formare popolamenti puri (es. Helianthus
tuberosus, Solidago gigantea).
Il SIC “Greto del Tagliamento” assume notevole importanza anche dal punto
di vista faunistico, in particolare per alcune specie ornitiche migratrici e per
numerose specie di artropodi. La componente che incide notevolmente sulla
elevata biodiversità degli ambienti ripari è infatti rappresentata dagli insetti,
organismi normalmente terresti, che possono condurre parte del proprio ciclo
vitale in ambienti umidi e ricchi d’acqua. Tra questi, i generi maggiormente
rappresentativi ed importanti (anche in termini numerici) sono rappresentati
da:
EFEMEROTTERI
- Baetis spp.
ODONATI
- Calopteryx spp.
- Lestes spp.
- Orthetrum spp.
- Conychogomphus forcipatus
- Gomphus vulgatissimus
- Aeshna cyanea
PLECOTTERI
- Leuctra spp.
DITTERI
- Simulium spp.
- Chironomus spp.
Attorno a queste specie, la cui esistenza è legata ad ambienti acquatici,
gravitano anche numerose altre specie di aracnidi, altri insetti
(prevalentemente appartenenti a Coleoptera, Ortoptera, Lepidoptera) e
molluschi (chiocciole, lumache e molluschi acquatici bivalvi).
In termini generali, per quanto concerne la fauna ittica presente nei diversi
tratti del Fiume Tagliamento, in condizioni oligotrofiche dominano i salmonidi
(specie tipiche di acque fredde ed ossigenate) mentre in condizioni eutrofiche
dominano i ciprinidi. Considerando la difficoltà nel descrivere in modo
generalizzato la distribuzione della fauna ittica lungo il corso del fiume, è
possibile riferirsi ad una condizione “tipo”, valida in linea di massima e di
seguito delineata. Il corso del Tagliamento ricompreso nel territorio comunale
di Spilimbergo si colloca a cavallo di due zone principali:
Zona della trota: acque limpide e bene ossigenate, corrente molto veloce
con presenza di rapide, fondo costituito da massi, ciottoli e ghiaia
grossolana, con scarsa presenza di macrofite e temperature che non
superano i 14°C; le specie tipiche appartengono al genere Salmo;
Zona dei cirpinidi a deposizione litofila: acque limpide, soggette a torbide
di breve durata, con corrente veloce alternata a zone dove l’acqua
rallenta e la profondità è maggiore, il fondo è coperto da ghiaia fine e
sabbia, con moderata presenza di macrofite e la temperatura dell’acqua
non supera i 18°C; le specie tipiche appartengono ai generi Barbus e
Chondrostoma.
Invariabilmente vincolati per la riproduzione alla presenza di acqua stagnante,
gli anfibi sono animali che generalmente evitano il corso fluviale, poiché la
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PRGC variante n.45
velocità della corrente e l’abbondanza di predatori (ittiofauna in prevalenza),
ostacolano non solamente la deposizione delle uova, ma anche la vita degli
stadi larvali. Questa categoria di vertebrati predilige le aree golenali, ove vi
siano condizioni ambientali adeguate alla loro sopravvivenza; le principali
specie sono rappresentate da rane e rospi (Bufo spp. Pelophylax spp. Hyla
spp. Rana spp.), tritoni (Lissotriton spp. Triturus spp.). per quanto concerne i
rettili, il greto del Tagliamento rappresenta un habitat favorevole per le natrici
(Natrix spp.), il biacco (Hierophis viridiflavus), il saettone (Zamenis
longissimus) dato il loro legame, più o meno stretto, con i corpi idrici. Tra i
sauri, non si annoverano specie esclusive degli ambiti fluviali, ma si
riscontrano spesso specie più generaliste ed opportuniste quali Podarcis spp. e
Lacerta spp.
Come precedentemente accennato, il SIC rappresenta un importante sito
ornitologico per la varietà di ambienti (ecotonali e non). Per un elenco
sufficientemente esaustivo delle specie ornitiche presenti nel sito, si rimanda
alla relazione paesaggistica allegata alla var.45. Si ritiene opportuno citare in
questa sede la presenza di specie rare, come Burhinus oedicnemus, Grus grus
(un caso di due individui estivanti, 1988) ecc. Presso Dignano, quindi al di
fuori dell’area relativa alla Variante, ha nidificato nel 1989 una coppia di
Ciconia ciconia, mentre più a sud lungo, hanno svernato nel 1985 undici
individui di Cygnus cygnus.
La vulnerabilità del sito è alta ed è legata alle attività di estrazione della ghiaia
ed alla elevata diminuzione tanto della velocità di deflusso, e quindi
dell’energia dell’acqua corrente, quanto dell’entità dei picchi di piena, ottenuta
attraverso opere di regimazione forzata. Sarebbe auspicabile convertire, in
questo senso, l’attuale sistema di regimazione, restituendo al corso d’acqua,
ove possibile, spazi sufficienti per ricostruire i meandri e gli ampi alvei in cui
divagare liberamente, regolando le piene eccezionali tramite esondazioni
diffuse e controllate (casse di espansione). È generalizzata la tendenza a
razionalizzare i corsi fluviali, imbrigliandoli all’interno di arginature e
vincolandone le sponde con opere di difesa che ne fissano permanentemente
la morfologia. Viene in questo modo imposta alle sponde una pendenza
brusca, e vengono altresì eliminati o modificati i numerosi ambienti di
transizione che fanno parte integrante del paesaggio fluviale. La fascia dove
l’alveo del fiume può divagare, in accordo con i meccanismi di erosione e
sedimentazione che gli sono propri, è stata progressivamente ristretta. Nel
fiume regimentato e canalizzato sparisce così parte dei greti, ma spariscono
anche terrazze fluviali ed i sistemi di depressioni più o meno collegate
all’alveo attivo e ciclicamente inondate. Tale semplificazione morfologica ha
condotto ad una progressiva riduzione della complessità e della biodiversità
vegetazionale ed animale, permettendo, in grado variabile, la sopravvivenza
delle comunità pioniere dei greti, ma riducendo drasticamente lo spazio a
disposizione di tutte le altre cenosi. Ne soffrono particolarmente la
vegetazione acquatica e palustre, le comunità erbacee xerofile dei greti
sollevati e tutta la serie dei consorzi legnosi ripariali arbustivi e arborei. La
tendenza alla canalizzazione del fiume, se può essere giustificata dal tentativo
di messa in sicurezza del territorio circostante, tende però a rendere estreme
alcune tendenze negative, che si sommano alla semplificazione morfologica
appena descritta. Le difese spondali consentono, infatti, lo sfruttamento
agricolo capillare del territorio golenale. Questo implica da un lato la rigorosa
razionalizzazione della superficie coltivata, con l’eliminazione delle
discontinuità morfologiche residue (avvallamenti, terrazzamenti minori),
dall’altro causa la completa sostituzione con seminativi e colture antropiche
della vegetazione naturale e paranaturale. Questa situazione incide in modo
relazione di incidenza
8
comune di SPILIMBERGO
PRGC variante n.45
indesiderabile sul bilancio trofico dei corsi d’acqua: le acque dilavanti
provenienti dalle estensioni coltivate circostanti vengono drenate entro il
corso d’acqua in quanto, tra l’alveo e la coltura, non esiste più una fascia
“fitodepurante” ben sviluppata. La semplificazione della morfologia fluviale
condiziona negativamente il ruolo importante svolto dalla vegetazione
acquatica e ripariale non solo nella prevenzione dei processi erosivi e
nell’aumento dei tempi di corrivazione, ma anche nella funzione tampone che
essa svolge, cioè nella capacità di ritenzione meccanica e nel bioaccumulo di
contaminanti. La riduzione di tale effetto, conseguente all’eliminazione del
complesso della vegetazione riparia, si traduce nell’aumento del carico di
contaminanti nelle acque fluviali. Anche gli usi idroelettrici ed irrigui
condizionano in modo pesante le portate dei fiumi, particolarmente durante la
stagione estiva. Di ciò soffrono in misura non grave le vegetazioni di greto e
spondali, adattate alla variazione ciclica della disponibilità idrica, mentre la
vegetazione acquatica e palustre e la componente fortemente igrofila delle
boscaglie riparie si vedono sottratte, nel momento critico della stagione,
risorse idriche fondamentali, per il venir meno del deflusso superficiale e per il
contemporaneo abbassamento del livello delle falde.
Altre problematiche sono connesse agli aspetti faunistici dell’habitat qui
considerato. Le comunità ittiche delle acque italiane (e friulane) hanno infatti
subito profonde modificazioni, in conseguenza del forte sviluppo
agroindustriale verificatosi negli ultimi 60-70 anni e delle numerose altre
alttività antropiche ad esso connesse, dell’aumentata densità del tessuto
urbano, delle alterazioni degli alvei, delle captazioni idriche a scopo irriguo,
idroelettrico e per potabilizzazione e, ultimo ma non meno importante, per la
massiccia introduzione di specie alloctone. Quest’ultimo aspetto è quello che
presenta le maggiori criticità, in considerazione del perpetrarsi delle
immissioni, delle scarse conoscenze sull’ecologia di alcune delle specie
immesse. Le principali compromissioni che possono verificarsi lungo le aree
golenali e le sponde dei fiumi riguardano i corridoi ecologici; le arginature, che
imbrigliano ormai la maggior parte dei corsi d’acqua in ambito planiziale,
isolano quasi completamente l’ecosistema ripario dal territorio circostante ed
impediscono la completa realizzazione dei diversi stadi delle naturali
successioni ecologiche. Anche all’interno delle aree golenali stesse, tra l’asse
idrico in senso stretto e le sponde asciutte, le operazioni di regimazione,
risagomatura e canalizzazione cancellano quell’ecomosaico di habitat, vegetati
più o meno umidi, fonte di elevata diversità biologica. Per quanto concerne
l’avifauna, infatti, circolazione veicolare fuoristrada, pastorizia, insediamenti
temporanei (campeggi) comportano una notevole azione di disturbo,
particolarmente
sulla
componente
acquatica
della
fauna
avicola,
compromettendo talvolta il successo riproduttivo delle specie nidificanti a
terra (es. occhione, succiacapre).
relazione di incidenza
9
comune di SPILIMBERGO
PRGC variante n.45
SIC IT3310008 MAGREDI DI TAURIANO e ZPS IT3311001 MAGREDI
DI PORDENONE
In considerazione del fatto che nel territorio comunale di Spilimbergo il SIC
“Magredi di Tauriano” ricade interamente entro i confini della zona ZPS
“Magredi di Pordenone”, si ritiene opportuno fornire una descrizione generale
dei siti valida per entrambi.
SIC IT3310008 “Magredi di Tauriano”
Localizzazione centro sito:
Area:
Altezza media:
Regione bio-geografica:
12° 51’ 19” E
46° 7’ 32” N
367,00 ha
160 m
Continentale
12° 44’ 23” E
46° 1’ 59” N
10097,17 ha
160 m
Continentale
ZPS IT3311001 “Magredi di Pordenone”
Localizzazione centro sito:
Area:
Altezza media:
Regione bio-geografica:
Descrizione generale
I torrenti Cellina e Meduna hanno formato due ampie conoidi alluvionali in cui,
nonostante la piovosità di 1700 mm annui, l’elevata granulometria delle ghiaie
e la loro composizione totalmente carbonatica rendono i terreni
particolarmente poveri. Il termine “magredo” indica proprio quest’area e in
particolare gli attuali greti dei due corsi d’acqua, larghi 2-5 km e privi di
scorrimento superficiale fino alla fascia delle risorgive. Il sito comprende
infatti un'area semiplaniziale formata da ampi conoidi di deiezioni di origine
würmiana e da alluvioni recenti costituite da sedimenti grossolani calcarei e
dolomitici. Sono presenti formazioni erbacee xeriche di tipo substeppico, a
diverso grado di evoluzione.
I magredi si caratterizzano per la presenza di un profondo materasso ghiaioso
al di sopra del quale si inserisce un sottile orizzonte di suolo. Questo
orizzonte, un tempo definito “ferretto”, è alto fino ad un massimo di 50 cm,
decalcificato e povero di sostanze organiche, ma ricco di nitrati di ferro e
alluminio. Il popolamento vegetale che vi si insedia, estremamente uniforme
nella fisionomia, costituisce un paesaggio monotono alla vista, ma in realtà
ricco floristicamente. Concorrono, infatti, a popolare queste praterie diversi
contingenti di origini pontiche, sub pontiche, illirico-mediterranee, alpina ed
endemica locale.
Le specie sono distribuite nelle diverse fitocenosi in base alla maturità della
vegetazione che, a sua volta, varia in base alla maggiore o minore evoluzione
dei suoli. Poiché le modificazioni avvengono secondo gradienti, vi sono
numerose zone di transizione, meno delineate rispetto a due tipi principali più
distinti: magredi più primitivi, presumibilmente di origine primaria, su suoli
poco evoluti, popolati principalmente da Sesleria varia, Euphorbia triflora ssp.
kerneri, Carex mucronata, Fumana procumbens, Brassica glabrescens,
Centaurea dichroantha, e magredi più evoluti su suoli maturi (ferretto) e con
maggiore disponibilità d’acqua, derivati con tutta probabilità dal taglio di
boschi misti, con Agrostis tenuis, Holcus lanatus, Festuca spp., Allium
cirrhosum, Rhinanthus pampaninii, Knautia ressmannii.
Tra le specie di origine orientale va segnalata la presenza di Crambe tataria,
maestosa crucifera i cui popolamenti dei magredi pordenonesi risultano
completamente disgiunti dall’areale pannonico-centro asiatico. Va ricordato
altresì che la ricchezza floristica di queste formazioni parasteppiche è dovuta
anche ad un fenomeno di dealpinismo, con specie che vengono fluitate verso
valle dalle alluvioni fluviali e che prediligono gli aspetti più poveri dei magredi.
Sono, infatti, presenti stazioni di Matthiola carnica e Centaurea dicrohantha,
relazione di incidenza
10
comune di SPILIMBERGO
PRGC variante n.45
Euphorbia triflora subsp. Kerneri, Polygala nicaeensis subsp. forojulensis,
Genista sericea e Stipa eriocaulis subsp. austriaca.
Al variare delle condizioni ambientali (microclima, esposizione, suolo) i
brometi possono presentare molteplici aspetti in base alla diversa
composizione floristica, tuttavia le specie caratteristiche di praterie aride
restano le seguenti: Sanguisorba minor, Galium verum, Hieracium pilosella,
Scabiosa columbaria, Helianthemum nummularium, Asperula purpurea.
Le specie più interessanti dal punto di vista floristico sono però alcune
orchidee del genere Ophrys che fioriscono durante la primavera.
Dove le pratiche colturali vengono interrotte, i prati falciati evolvono verso
praterie aride: accanto a graminacee tipiche di prati pingui, testimonianza del
passato utilizzo, compaiono altre specie caratteristiche di condizioni più
xeriche: Centaurea cyanus, Centaurea dicrohantha, Galium album, Centaurea
scabiosa, che incrementano notevolmente i valori di biodiversità e ricchezza
floristica.
Meno diffuse ma comunque presenti sono altre specie come Teucrium spp.
Hieracium spp. Thymus spp. Helianthemum spp. Festuca spp. Onobrychis
spp. Dryas octopetala, Crepis spp. Globularia cordifolia, Scorzonera austriaca.
Il pascolo, soprattutto ovino, da tempi remoti rappresenta il più importante
fattore di equilibrio e mantenimento di queste cenosi, che vanno considerate
come avamposto, in ambiente mediterraneo, delle formazioni steppiche
dell’Europa orientale: alle specie di “steppa” si aggiungono i contributi delle
specie locali, endemiche, che aumentano la biodiversità di queste formazioni.
Sono talvolta presenti, su suoli soleggiati e dilavati, praterie denominate
brachipodieti, in cui compaiono spesso anche specie dello xerobrometo. Anche
questo pascolo è di origine secondaria, in quanto deriva dalla progressiva
degradazione dei querceti. Il Brachypodium rupestre è una specie dotata di
grandi capacità di propagazione vegetativa. Occupa generalmente le radure
forestali, ma anche zone di margine e ecotonali o aree denudate dal
disboscamento. Forma spesso associazioni miste con Polygala spp., Ononis
spinosa, Arabis spp., Lotus corniculatus.
Nella parte meridionale, il sito comprende un’area umida con sedimenti
costituiti perlopiù da alluvioni recenti con falda freatica emergente, il cui
livello, negli ultimi anni, si è abbassato per effetto di una serie di concause fra
cui: la graduale ma costante variazione del regime pluviometrico medio,
l'eccessivo sfruttamento della falda superficiale, la realizzazione di opere
idrauliche di captazione di canalizzazione e bonifica. Il paesaggio vegetale è
caratterizzato da un mosaico di habitat acquatici, umidi ed aree antropizzate.
Sono, inoltre, presenti molte specie caratteristiche degli ambienti umidi
planiziali. Nella parte che si sviluppa a nord est il sito comprende una zona di
torbiera già individuata come SIC ed in cui sono riconoscibili associazioni del
Caricion davallianae. Inoltre sono presenti numerose specie rare fra le quali
Drosera rotundifolia, Menyanthes trifoliata, Liparis loeselii, Spiranthes
aestivalis. L'area complessiva va ad includere anche una superficie collinare
con lembi di bosco a rovere e carpino nero, ed elementi frammentari di
molinieti, oltre che formazioni con presenza di boschi a carattere
maggiormente mesofilo, con presenza di Carpinus betulus, associato ad Acer
montanum e Fraxinus ornus sui versanti più freschi ed ombreggiati e di
castagneti sui versanti meridionali posti a contatto con le aree umide di
torbiera. Oltre alle formazioni naturali il sito comprende anche vaste
estensioni a carattere prossimo naturale o più spesso adibite alla coltivazione
di specie cerealicole, frutteti e barbatelle.
L’ambienta magredile, caratterizzato per una estrema scarsità di acqua
condiziona fortemente la vita della fauna; tali ambienti sono infatti preclusi
relazione di incidenza
11
comune di SPILIMBERGO
PRGC variante n.45
all’esistenza di fauna ittica (per ovvie ragioni) ed alla quasi totalità degli
anfibi, che sono infatti, scarsamente rappresentati. Fra gli anfibi è possibile
ricordare Bombina variegata, Triturus carnifex (legato alle zone più umide
lungo il Cellina ed il Meduna), Bufo viridis e una popolazione eterotopica di
Triturus alpestris (S. Leonardo Valcellina). Al contrario, artropodi e aracnidi,
provvisti di un tegumento resistente alla disidratazione, rappresentano la base
della catena alimentare. Le famiglie di insetti maggiormente rappresentative,
sono di seguito riportate:
MANTOIDEI
- Mantis religiosa
ORTOTTERI
- Prionotropis spp.
- Oedipoda spp.
- Calliptamus spp.
COLEOTTERI STAFILINIDI
- Astenus spp.
COLEOTTERI SCARABEIDI
- Scarabaeus spp.
- Copris spp.
- Sisyphus spp.
DITTERI
- Larinus spp.
LEPIDOTTERI
- Hipparchia spp.
- Melanargia galathea
- Thymelicus spp.
- Idaea spp.
- Scopula spp.
- Euplagia quadripunctaria;
- Proserpinus Proserpina.
La particolare struttura e tessitura della vegetazione dei prati magri del
pordenonese, con altezze della vegetazione estremamente ridotte (dell’ordine
dei decimetri) e copertura spesso discontinua di superfici estremamente
ampie, rappresentano fattori limitanti alla vita di vertebrati di grandi
dimensioni. Altra caratteristica dei prati aridi che condizioni la vita dei
vertebrati è la forte insolazione solare che raggiunge il suolo, soprattutto nella
stagione estiva: l’intensa luminosità ambientale, accentuata dal carattere
“roccioso” del suolo, può comportare un disturbo diretto agli occhi,
particolarmente per specie con abitudini crepuscolari. Ancora maggiore è il
rischio diurno di surriscaldamento e disidratazione. Alcune specie sono quindi
dotate di specifici adattamenti anatomici e comportamentali, volti a ridurre i
rischi appena esposti (attività crepuscolare o notturna, colorazione mimetica o
chiara del piumaggio/epidermide/manto, frequentazione dei magredi solo a
scopo riproduttivo o per l’alimentazione). Tra tutti i vertebrati che vivono nei
prati aridi del SIC “Magredi di Tauriano” e nella ZPS “Magredi di Pordonone”
vengono di seguito presentate alcune specie, particolarmente legate a tali
ambienti.
Tra i serpenti, la vipera comune (Viper aspis) è presente in aree limitate,
principalmente nella parte collinare delle Prealpi carniche, soprattutto dove
esiste una copertura vegetazionale varia e parzialmente arbustiva; il biacco
(Hierophis viridiflavus) è altresì un importante predatore, il cui areale si
localizza in ambito planiziale. Tra gli altri rettili, la lucertola campestre
(Podarcis sicula) è ben rappresentata, con popolazioni numerose che sono le
relazione di incidenza
12
comune di SPILIMBERGO
PRGC variante n.45
più settentrionali tra quelle italiane. Essa predilige substrati grossolani,
ricoperti da erbe basse e rade.
Le aree SIC e ZPS qui considerate costituiscono siti ornitologici di rilevanza
primaria per dimensioni e presenza di specie rare, come ad esempio Burhinus
oedicnemus, Anthus campestris, Grus grus. Si rileva inoltre la presenza
saltuaria di Aquila chrysaetos e Circaetus gallicus in area di pianura. Esse
estendono l’areale di caccia in queste aree planiziali per predare specie
dell’avifauna tipiche dei magredi quali lo strillozzo (Emberiza calandra) un
passeriforme che nidifica a terra, ed il succiacapre (Caprimulgus eurpaeus)
specie svernante che ha abitudini notturne che altresì nidifica a terra.
Altre specie ornitiche tipicamente presenti nei magredi sono, inoltre, l’allodola
(Alauda arvensis), che nidifica a terra e possiede un piumaggio mimetico, ed il
saltimpalo (Saxicola torquata).
Presenza temporanea in questi ambienti è quella del falco cuculo (Falco
vespertinus): piccoli gruppi di individui vi sostano da aprile a maggio, durante
la migrazione verso l’Africa. L’albanella reale (Circus cyaneus), il gheppio
(Falco tinnunculus) sono presenti solo nei mesi invernali.
Di particolare rilevanza è la presenza dell’occhione (Burhinus oedicnemus):
una specie particolarmente adattata alle aree semidesertiche, con copertura
vegetale bassa e discontinua.
Tra i mammiferi di queste zone spicca Suncus etruscus, qui in una delle
stazioni più settentrionali italiane; la lepre (Lepus europaeus) è un altro
mammifero particolarmente adatto a vivere in ampi spazi aperti: strettamente
erbivora, possiede un manto mimetico e padiglioni auricolari allungati per
favorire la dispersione di calore. Essa adotta una complessa serie di strategie
comportamentali allo scopo di sfuggire ai predatori. Tra i piccoli roditori che
frequento ambienti aperti, l’arvicola campestre (Microtus arvalis) è
particolarmente tollerante verso le condizioni di forte aridità delle formazioni
prative qui considerate.
Nelle aree meridionali sono ricchi i fenomeni di risorgiva con lembi di
vegetazione umida e prati polifiti. E con presenza di numerose specie di uccelli
legati alle zone umide interne. Si segnala in modo particolare la presenza di
Circus pygargus nidificante. Nell'area è ben diffuso Austropotamobius pallipes,
che qui convive con Cottus gobio e Lethenteron zanandrei. In queste zone
umide di risorgiva sono ben diffuse Triturus carnifex, Rana latastei, Emys
orbicularis Bombina variegata. Zootoca vivipara ssp. carniolica è abbastanza
comune. Poco più a Est sono recentemente stati raccolti due esemplari di
Plecotus macrobullaris. Nei dintorni del vicino comune di Zoppola è stato
recentemente segnalato il rinvenimento di Osmoderma eremita. Nell'area
sono segnalati Vertigo angustior e Lucanus cervus.
Tra i processi che minacciano il mantenimento dei prati magri e aridi vi è la
conversione di questi terreni incolti o a bassa produttività in aree agricole ad
utilizzo intensivo. La messa a coltura di questi terreni può comportare in
primo luogo una radicale eliminazione della vegetazione erbacea spontanea e,
di conseguenza, la riduzione e la banalizzazione della comunità faunistica ad
essa legata. Inoltre, gli interventi di dissodamento del terreno, di
concimazione e di irrigazione artificiale alterano profondamente le proprietà
strutturali, tessiturali, chimiche e fisiche del suolo, nonché le condizioni
microclimatiche del substrato. L’espansione graduale ma ampiamente diffusa
dell’agricoltura ha comportato nel recente passato una forte riduzione
dell’estensione dei maggiori sistemi prativi regionali; tali processi sono
tutt’ora in atto e tendono a frammentare questi ambienti, compromettendone
la continuità territoriale ed aumentandone la sensibilità ad ulteriori fattori di
disturbo.
relazione di incidenza
13
comune di SPILIMBERGO
PRGC variante n.45
Nelle forme più moderne e intensive di agricoltura, l’abbondante utilizzo di
pesticidi e diserbanti ha un rilevante impatto su questi ecosistemi; l’impiego di
macchine efficienti e veloci come le mietitrici, comporta una mortalità non
trascurabile per molti uccelli e mammiferi che si riproducono e vivono in terra,
particolarmente per gli individui giovani e di piccole dimensioni, che si
spostano con minore velocità ed agilità.
Oltre all’agricoltura, anche l’urbanizzazione del territorio di sviluppa
frequentemente a spese di aree non produttive o meno sfruttate; il fenomeno
è particolarmente accentuato nelle aree planiziali, dove le aree residenziali,
industriali, commerciali e le infrastrutture si espandono a discapito dei
residuali lembi di vegetazione naturale e paranaturale. Non è raro, al
contrario, che estese aree a prato stabile e magredo si siano conservate fino
ad oggi in quanto appartenenti al demanio militare, e pertanto vincolate.
In passato, numerosi appezzamenti a prato arido sono stati mantenuti dal
periodico pascolamento, quando attuato in forma estensiva ed a basso
impatto. Tuttavia, in tempi più recenti, anche il pascolamento ha assunto
forme sempre più intensive e non sostenibili: alti carichi di bestiame,
eccessiva concimazione e sfruttamento continuato nel tempo senza periodi di
riposo rigenerativo possono comportare una progressiva degradazione di
questi delicati sistemi. Ulteriori problematiche derivanti l’utilizzo dei prati
magri per il pascolamento intensivo del bestiame sono connesse con un
eccesso di sostanza organica dovuta al carico di deiezioni, che favorisce specie
generaliste e altamente competitive, l’alterazione della struttura del suolo e
del cotico erboso fino alla completa eliminazione di quest’ultimo in dipendenza
del continuo calpestio; la presenza di greggi/mandrie durante la stagione
riproduttiva, per il grave danno ai siti riproduttivi degli uccelli che nidificano al
suolo.
Ulteriori cause di disturbo derivano dalle attività ricreative impattanti svolte
senza regolamentazione, quali il motocross, il campeggio libero e il volo aereo
amatoriale. Queste attività, quando esercitate in modo eccessivo ed in aree di
ristretta estensione diventano localmente importanti cause di degrado per i
prati aridi. Le stesse non sono più autorizzabili, ma permane l'utilizzo abusivo
dell'area da parte di mezzi motorizzati.
Un ulteriore aspetto dell’impatto umano su questi ambienti, è dovuto
all’introduzione di specie esotiche (sia della flora che della fauna) entro tali
ambienti. Infine, nella parte meridionale del sito qui considerato, la
vulnerabilità è elevata, data la vicinanza di una vasta area industriale
(Pordenone) e dell'abitato di Cordenons: la pressione antropica si traduce
nella trasformazione di aree umide ad opera dell'agricoltura e nella tendenza
del tessuto urbano alla massima espansione verso est. Nelle vicinanze sono
inoltre presenti attività di ittiocoltura. Nella parte nord la vulnerabilità è molto
elevata per la presenza di una facile via di accesso, di lavori di bonifica,
canalizzazioni ed avanzamento progressivo delle colture agrarie. Sulla strada
Sequals-Travesio, posta a Nord della Torbiera, si registra un'imponente
mortalità di anfibi, sia nel periodo riproduttivo sia nel periodo autunnale.
relazione di incidenza
14
comune di SPILIMBERGO
3.
PRGC variante n.45
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
La presenza dei SIC Greto del Tagliamento, Magredi di Tauriano e della
ZPS Magredi di Pordenone comporta la verifica, pur in assenza di vincoli
parametrici o di procedura di verifica preliminare, della necessità di produrre
la Relazione di incidenza di cui al DPR 357/1997, secondo le modalità stabilite
dall'art.5 dello stesso, per le scelte/modifiche operate dalla presente variante
45 al PRGC.
Relativamente alla “Applicazione del DPR 357/1997, art.5, comma 6 –
Valutazione d’incidenza”, emerge che la condizione per assoggettare un piano
a tale valutazione è che possa avere INCIDENZE SIGNIFICATIVE SUI SIC E
SULLA ZPS. L’esame delle possibili conseguenze o interferenze fra le
modifiche introdotte dalla presente variante al PRGC, la loro applicazione sul
territorio e gli obiettivi di tutela e conservazione degli habitat dei SIC e ZPS
stabiliti dalla Comunità Europea, evidenzia che L’INCIDENZA DELLE
MODIFICHE INTRODOTTE CON LA VARIANTE 45 NON COMPORTA
VARIAZIONI
SIGNIFICATIVE
SULLE
AREE
DI
INTERESSE
COMUNITARIO.
A tal riguardo, va precisato ed evidenziato che:
- i perimetri dei SIC “IT3310007, Greto del Tagliamento, IT3310008,
Magredi di Tauriano” e della ZPS “IT3311001, Magredi di Pordenone”,
che ricomprendono tre diverse porzioni di territorio caratterizzate ed
identificabili, per valenza e qualità, secondo i principi dettati con la
Direttiva 92/43/CEE, sono “esterni” dal punto di vista localizzativo, e
dimensionalmente, rispetto agli interventi previsionali e alle
problematiche indicati dalla suddetta variante.
Con riferimento al sistema ambientale/"area vasta" che costituisce il contesto
dei due SIC e della ZPS e considerando specificamente:
- le componenti abiotiche (porzione fisica di un ambiente entro la quale convivono
determinate specie animali e vegetali e spazio sottoposto all’azione di fattori fisici,
chimici e biologici che interagendo in forma dinamica, lo caratterizzano);
- le componenti biotiche (l’insieme delle popolazioni - fitocenosi: di vegetali;
zoocenosi: di animali; micocenosi di funghi e batteri ecc., presenti all’interno di un
determinato territorio, che danno luogo nel tempo a complesse interazioni/rapporti di
comunità);
- le connessioni ecologiche (l’insieme di biotopo e biocenosi rappresenta un
ecosistema, l’unità base del funzionamento della natura in un determinato ambito con
limiti nelle produzioni di biomassa e di carico rigenerativo);
SI RILEVA CHE:
• i fattori abiotici (radiazione solare, temperatura, inquinamento
atmosferico) non verranno mutati e non subiranno particolari impatti;
• rispetto alla componente abiotica suolo, sottosuolo, aspetti
geomorfologici, la variante si mantiene coerente con le indicazioni
strutturali del PRGC vigente in quanto, pur modificando sostanzialmente
alcuni assetti azzonativi (nell’ambito delle zone agricole), aggiornandoli,
non comporta significativi impatti negativi;
• rispetto alla componente abiotica acqua e sistema idrico, la variante
non applica significative modificazioni alle destinazioni azzonative
previgenti nell’ambito delle zone edificabili; in considerazione di ciò, non si
prevedono impatti negativi rilevanti;
• rispetto alle componenti biotiche vegetazione, sistemi agrari,
ecosistemi non vengono introdotte variabili, azioni trasformative
sostanziali o fattori di disturbo tali da produrre nuove incidenze significative
relazione di incidenza
15
comune di SPILIMBERGO
PRGC variante n.45
e/o interferenze con la biodiversità, l’efficienza tra i diversi reticoli trofici,
gli attuali livelli di complessità strutturale e funzionale. Al contrario, si
prevede l’introduzione di nuove categorie azzonative la cui precisa funzione
è quella di tutelare gli ambiti naturali/paesaggistici ivi presenti. Non sono
ipotizzabili, quindi, significative variazioni degli equilibri presenti negli
ambiti incidenti sui SIC e sulla ZPS.
• rispetto alla componente biotica fauna, la variante 45 non ha specifica
operatività;
• rispetto alla connessione ecologica (qualità e capacità di
rigenerazione delle risorse naturali) la variante 45 non avvicina il
sistema insediativo agli habitat dei SIC e della ZPS; introduce ulteriori
elementi infrastrutturali in ambiti distanti dai siti tutelati qui considerati e
porta ad una alterazione del tutto marginale degli ecosistemi, non
comportando, di fatto, alcuna significativa accentuazione della pressione
antropica sui siti a diretto contatto delle aree SIC e ZPS; mantiene
inalterata la potenzialità di produzione di biomassa;
• rispetto alla connessione ecologica (capacità di carico dell'ambiente
naturale) la variante 45, con le modifiche previste ed introdotte, agisce in
aree esterne al perimetro dei SIC e della ZPS e non incide sulla potenzialità
energetica di supporto al mantenimento degli attuali carichi biotici degli
ambiti.
Le considerazioni suesposte consentono di confermare che, nel Comune di
Spilimbergo, per effetto delle indicazioni della variante 45:
- non vengono introdotti fattori in grado di alterare il sistema ecologico e la
biodiversità, o fattori che possano incidere negativamente sull'habitat dei
SIC e della ZPS;
- non sono previste azioni in grado di produrre inquinamento e disturbi
ambientali che possano interferire sensibilmente con l’area dei SIC e della
ZPS.
L’INCIDENZA DELLE PREVISIONI DELLA VARIANTE 45 AL PRGC SUI
SIC E SULLA ZPS NON COMPORTANO VARIAZIONI SIGNIFICATIVE
relazione di incidenza
16
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PRGC VARIANTE n°45 - Comune di Spilimbergo