Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
ALLEGATO D
Descrizione ambientale e faunistica dei comprensori omogenei
Gli ambienti acquatici e l’ittiofauna
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
1. Descrizione ambientale e faunistica dei comprensori omogenei.
Prealpi Vicentine Occidentali
Aspetti ambientali
La necessità di riunire in un solo comprensorio un insieme così articolato di rilievi è
determinata dal fatto che si tratta di un sistema orografico privo al suo interno di rilevanti
barriere fisiche. Il riconoscimento della specificità di ciascun gruppo montuoso
determinerebbe un frazionamento territoriale privo di significato ai fini della gestione
faunistico-venatoria. L'unica discontinuità fisiografica è costituita a nord e ad est dalla Val
d'Astico, che appunto delimita a settentrione e ad oriente il comprensorio. Il limite dello
stesso coincide a sud con la linea di Zona Alpi e ad ovest con i confini provinciali e
regionali.
La disposizione dei gruppi montuosi secondo un asse principale nord-est / sud-ovest,
normale ai venti provenienti dall'Adriatico, determina l'intercettazione delle correnti
responsabili dell'elevata piovosità dell'area.
La distribuzione annua delle precipitazioni è
ascrivibile al tipo subequinoziale autunnale.
Le frequenti piogge, la nebbia che spesso
ristagna lungo le pareti rocciose più esposte
ed in prossimità delle vette, nonché
l'elevata umidità atmosferica, conferiscono
complessivamente al clima caratteristiche
suboceaniche. Notevoli sono, comunque, le
variazioni microclimatiche all'interno del
comprensorio, dovute prevalentemente alla
morfologia, all'altitudine, all'esposizione dei
versanti e al regime dei venti.
Relativamente
ben
definibile
appare
l'inquadramento geologico-stratigrafico della parte del comprensorio costituita dagli
Altipiani di Tonezza e dei Fiorentini, dal nodo di Monte Maggio, dal Pasubio, dal Novegno
e dal Summano. Comune a tutti è il basamento di dolomia principale, con una potenza
di 700-800 m, seguito dalla serie carbonatica del Giurassico e del Cretaceo. Ben più
complessa ed articolata risulta la successione stratigrafica della cosiddetta "Area di
Recoaro", comprendente oltre alla zona omonima la Val Leogra, il Monte Alba, la Val
Posina e l'Altopiano del Tretto.
La massima azione esaratrice dei ghiacciai quaternari si manifesta in modo evidente nel
modellamento morfologico della vallata dell'Astico e dell'ampia conca di Arsiero.
Le caratteristiche vegetazionali si presentano molto discontinue per molteplici fattori, tra i
quali:
- le variabilissime esposizioni e inclinazioni delle vallate e dei versanti, che determinano
la formazione di microclimi particolari (caratterizzati ad esempio da fenomeni di
inversione termica) favorendo così lo sviluppo di "isole vegetazionali" con elementi del
tutto singolari;
- le fasce vegetazionali non possono pertanto essere precisamente individuate dai soli
limiti altitudinali;
- la notevole variabilità della matrice geopodologica, che influenza profondamente la
distribuzione e la composizione delle varie associazioni vegetali.
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
2
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
L'orno-ostrieto caratterizza il piano basale, spingendosi, in relazione a fenomeni di
inversione termica, fino al piano del Faggio. I castagneti rientrano nelle formazioni diffuse
dall'uomo nel recente passato, arrivando a ricoprire i versanti fino a circa 700 metri
d'altitudine; queste coltivazioni, utilizzate sia per il frutto che per il legname, sono distribuite
soprattutto in corrispondenza di substrati siliceo-argillosi, di terre rosse decalcificate e di
affioramenti vulcanici.
Lungo i principali corsi d'acqua (torrenti Astico, Posina, Leogra, Agno) prevalgono le
formazioni igrofite con Ontano nero, Salici (S. elaeagnos, S. cinerea e S. alba), Pioppi e
Olmo campestre (Ulmus campestris).
Dagli 800 fin oltre i 1500 m si estende l'orizzonte montano inferiore, rappresentato
soprattutto da cedui di Faggio più o meno frammisti ad altre latifoglie, o a conifere
artificialmente introdotte quali l'Abete rosso, il Larice, il Pino nero, il Pino silvestre.
Nell'orizzonte montano superiore mancano del tutto formazioni originarie di conifere,
peccete e lariceti, presenti nell'area solamente per gli interventi antropici effettuati a
scopi produttivi.
Strutture rocciose, detriti di falda, macereti e aspri canaloni, molto diffusi anche a quote
relativamente basse, sono colonizzati da tutta una serie di arbusti contorti che, pur
caratteristici di precise fasce vegetazionali, assumono carattere azonale potendo
scendere fino a circa 500 m di quota. Tra le specie più frequentemente riscontrabili vi
sono il Pino mugo, Ginepri (Juniperus spp.), Salici (S. glabra, S. appendiculata, S. caprea),
Rododendri (Rhododendron hirsutum, R. ferrugineum) e Rhodothamnus chamaecistus.
Le associazioni erbacee dei pascoli d'altitudine, ottenute a scapito del soprassuolo
forestale, appaiono complessivamente di modesta estensione e piuttosto localizzate. I
brometi, prati magri e aridi, risultano presenti invece a quote inferiori e nelle esposizioni
meridionali. Infine prati pingui (arrenatereti e triseteti) erano ricavati fin agli inizi del
secondo dopoguerra ovunque possibile, in quanto assumevano un'importanza colturale
determinante nell'economia di sussistenza delle contrade; attualmente tali superfici, in
gran parte abbandonate, sono progressivamente colonizzate dal bosco.
Situazione faunistica
Le caratterizzazioni faunistiche delle Prealpi Vicentine Occidentali sono sostanzialmente
due, ben definite e distinguibili nonostante che la grande estensione del comprensorio
presenti una gamma notevole e variamente distribuita di biocenosi. La prima
contraddistingue il settore settentrionale, delimitato a sud dallo sbocco della Val Posina,
dalla Val Rio Freddo propriamente detta, dall'Altopiano delle Zolle, dalla Valle di
Campoluzzo (cioè gli interi comuni di Lastebasse e Tonezza del Cimone, e parzialmente
quelli di Valdastico, Laghi ed Arsiero); l'altra tutto il rimanente territorio, di superficie molto
superiore.
La Val d'Astico, pur manifestandosi come una nettissima frattura fisiografica, non separa
tuttavia nella parte superiore realtà ambientali diverse. Gli Altipiani di Tonezza, dei
Fiorentini e di Folgaria (a quest'ultimo appartengono orograficamente le valli di
Campoluzzo, Valbona e Culazzo, e il Monte Toraro) costituiscono invece un continuum
verso occidente dell'Altopiano dei Sette Comuni, e ciò è testimoniato dalle profonde
analogie geologiche e geomorfologiche, idrologiche, climatiche e, parzialmente,
vegetazionali e faunistiche. Queste ultime riguardano soprattutto specie di ambienti
forestali degli orizzonti montano inferiore e montano superiore, quali l'Astore (Accipiter
gentilis), il Gallo cedrone (Tetrao urogallus), il Francolino di monte (Bonasa bonasia), la
Civetta capogrosso (Aegolius funereus), la Civetta nana (Glaucidium passerinum), il
Picchio nero (Dryocopus martius), la Martora (Martes martes).
Più a sud-ovest le caratteristiche ambientali, pur presentando localmente anche
notevolissime differenziazioni, complessivamente mutano in modo sensibile.
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
3
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
Le formazioni di Dolomia Principale, di elevata potenza, edificano grandiose strutture
orografiche con pareti verticali e subverticali che deprimono, insieme a conoidi detritiche,
il limite superiore della vegetazione forestale. Inoltre il clima, di tipo prealpino con
marcate influenze suboceaniche, non è favorevole a piante microterme e continentali
come l'Abete rosso e il Larice.
Gli effetti più vistosi di questo combinarsi di fattori geomorfologici e climatici risultano la
forte contrazione e la discontinua distribuzione dell'orizzonte forestale montano superiore.
Tutto ciò evidentemente condiziona la fauna in modo piuttosto pesante, specialmente
con una rarefazione quantitativa delle popolazioni e con diverse disgiunzioni di areale
(considerate tali, ovviamente, solo a grande scala) per parecchie specie legate ai boschi
di aghifoglie (e misti con aghifoglie).
Un'estesa idrografia superficiale, favorita anche dalla presenza di rocce magmatiche
impermeabili, assenti nel settore settentrionale e negli altri due comprensori, offre habitat
adatti ad animali altrove piuttosto rari. Un esempio è costituito dal Merlo acquaiolo
(Cinclus cinclus), che annovera qui consistenti popolazioni.
Per meglio comprendere la situazione e le dinamiche faunistiche del comprensorio,
proponiamo infine qualche altra riflessione.
Particolarmente nel corso degli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta il territorio ha
conosciuto, proporzionalmente più che gli altri due comprensori, un vasto esodo delle
genti di montagna soprattutto verso i nuovi poli industriali e artigianali dell'alta pianura
vicentina. Non si è poi verificato, come sull'Altopiano dei Sette Comuni, il fiorire di un
turismo di tipo residenziale capace di frenare l'emorragia demografica; Tonezza del
Cimone
e
Recoaro
Terme
rappresentano
le
uniche
eccezioni. Così ampie zone del
comprensorio, un tempo coltivato
e utilizzato fin nei più sperduti
recessi, sono adesso relativamente
poco antropizzate, per lo più in
modo molto circoscritto nello
spazio
e
nel
tempo.
Complessivamente dunque, se si
esclude la comune piaga di una
rete
stradale
secondaria
esorbitante e il cui accesso è
scarsamente disciplinato, la fauna
deve sopportare una minore
pressione antropica rispetto agli
altri nostri territori montani.
Ma appare interessante soprattutto un'ultima annotazione.
Nel comprensorio, e specialmente nei comuni di Arsiero, Laghi e Posina, in seguito
all'abbandono della montagna si stanno evolvendo fitocenosi rigenerative che tendono
a rioccupare tutti gli spazi un tempo utilizzati a pascolo, sfalcio e seminativo. Si tratta in
sostanza dell'affermazione delle prime fasi di una o più serie che teoricamente
dovrebbero condurre in tempi molto lunghi al formarsi di una o più associazioni
climatogene, restaurando così situazioni originarie precedenti alle profonde trasformazioni
antropiche di epoca storica. Tuttavia già adesso, dalle complesse interazioni evolutive tra
clima, vegetazione e suolo, è possibile cogliere con una certa precisione non poche
conseguenze che riguardano alcune specie animali. Ad esempio, se per la Coturnice
(Alectoris graeca) si può facilmente preconizzare una sopravvivenza stentata su ampi
territori, per il Capriolo (Capreolus capreolus), viceversa, tende ad ampliarsi
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
4
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
considerevolmente l'habitat disponibile e soprattutto si diversificano e si arricchiscono le
fonti trofiche. L'abbandono della montagna, almeno sotto l'aspetto faunistico, non si
risolve dunque, anche nel breve periodo, solo in una grave iattura, ma senz'altro libera
potenzialità di notevolissimo rilievo ecologico.
L'Aquila reale (Aquila chrysaetos) nidifica con una coppia territoriale nel bacino
orografico del Posina, dove ha tutti i suoi siti di riproduzione sinora noti. Altre due coppie,
nidificanti in territorio trentino rispettivamente sul Pasubio e in Val di Ronchi, frequentano
come zone di caccia anche le parti vicentine dei gruppi montuosi compresi tra il Passo
della Borcola e Campofontana. La situazione del grande Falconiforme appare resa
ancora più interessante da due possibilità. La prima è che individui riproduttori, gravitanti
fra la Vigolana e il Monte Finonchio, utilizzino per la caccia territori di Posina, Laghi, Arsiero
e Lastebasse a ridosso del confine regionale. L'altra si fonda su ripetute osservazioni di
campagna la cui interpretazione farebbe supporre che la Catena delle Tre Croci, con la
sua articolazione meridionale alla destra idrografica del Chiampo, sia frequentata anche
da un'altra coppia riproduttrice, nidificante forse nell'alta Lessinia veronese.
L'Astore è segnalato nel settore settentrionale, quindi sui versanti sud-orientali di Monte
Maggio; sicuramente nidifica poi nei boschi dell'Altopiano delle Montagnole.
Il Nibbio bruno (Milvus migrans), visitatore estivo osservabile con una certa frequenza
specialmente lungo i corsi d'acqua e nelle altre zone umide, viene considerato come
possibile nidificante sui Siroccoli, mentre risultano accertate nidificazioni sulle pendici nordorientali del Summano, nell'alta Valle dell'Agno e sui Castiglieri.
Il Pellegrino (Falco peregrinus) frequenta come zone di caccia gli Altipiani di Tonezza e
dei Fiorentini; segnalato quindi in Val di Tovo, nidifica quasi sicuramente sui versanti sudorientali di Monte Maggio e con certezza sulla Catena delle Tre Croci.
Per quanto riguarda i Tetraonidi, il solo Fagiano di monte (Tetrao tetrix) mostra una
consistenza numerica più che discreta, con aree di canto di notevole interesse sullo Spitz
di Tonezza e sul Monte Toraro.
La Pernice bianca (Lagopus mutus), presente fino
a circa dieci anni fa con una sparuta
popolazione nel Canevon di Campiglia e in zone
limitrofe dei Forni Alti, attualmente sembra del
tutto assente sia dal Pasubio vicentino sia dal
Gruppo del Carega (sempre per la parte
vicentina) e dalla Catena delle Tre Croci.
Il Gallo cedrone è segnalato con un'apprezzabile
densità di popolazione sull'Altopiano dei
Fiorentini, specialmente sul Coston d'Arsiero e sul
Coston di Lastebasse, in Val Barbarena e nella
zona dell'altopiano delle Zolle; ridottissimi nuclei risultano poi presenti in Valbona, in alta
Val di Campoluzzo, in alta Val di Tovo, sui Piani di Monte Maio, nella zona di Malga
Campiglia, sul versante nord-orientale dei Colletti di Velo, sul Summano sopra Casara
Bareni. Più a sud-ovest la specie sembra assente, a parte qualche sporadica segnalazione
per l'Altopiano delle Montagnole. Occorre notare che nei territori trentini e anche
veronesi delle montagne di confine, a motivo specialmente di una continuità spaziale di
habitat adatti, il Cedrone risulta presente invece in modo diffuso.
Il Francolino di monte mostra dovunque popolazioni di densità molto ridotta, pur se viene
segnalato in quasi tutti gli ambienti adatti.
Passando ai Fasianidi, la condizione della Coturnice appare pressoché drammatica.
Covate condotte a buon fine sono state accertate per i territori di Arsiero, Laghi, Posina e
Recoaro Terme, mentre esemplari isolati si rinvengono anche in altre Riserve alpine.
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
5
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
Complessivamente nel comprensorio la specie si può ritenere molto prossima
all'estinzione, soprattutto a causa della progressiva scomparsa dell'habitat tipico.
Tra gli Strigiformi il Gufo reale (Bubo bubo) viene regolarmente avvistato sugli Altipiani di
Tonezza e dei Fiorentini, che peraltro sembra utilizzare solo come aree di caccia; è stato
osservato anche in Val della Civetta, in Val Rua e sui Siroccoli, tutti ambienti che
presentano numerosi siti idonei alla nidificazione. Diverse segnalazioni riguardano anche il
Monte Tormeno, il Summano, il Pasubio nord-orientale, la Catena delle Tre Croci; tuttavia
l'imponente strigide risulta ancora poco studiato dagli appassionati, per cui allo stato
attuale delle conoscenze appare molto azzardato avanzare stime sulla distribuzione e
sulla consistenza numerica della specie.
La Civetta capogrosso è sicuramente presente nel settore settentrionale con un discreto
numero di coppie nidificanti, di cui tre soltanto nei dintorni di Malga Costa; inoltre viene
segnalata anche per i versanti sud-orientali di Monte Maggio e per le pendici orientali
della Catena delle Tre Croci.
Una distribuzione ancora più localizzata sembra avere la Civetta nana, che nidifica con
certezza sugli Altipiani di Tonezza e dei Fiorentini ma appare molto rara.
Il Picchio nero è segnalato come nidificante
sugli Altipiani di Tonezza e dei Fiorentini, nelle
zone forestali che fasciano da est a nordovest il Monte Toraro, sui versanti nordorientali del Pasubio, sui fianchi nord-orientali
del Summano a quote insolitamente basse;
quindi risulta presente sulle costiere orientali
della Catena delle Tre Croci ed infine è stato
udito al canto in alta Valle del Boia, sopra
Campotamaso.
Per quanto concerne l'avifauna migratoria,
sembra opportuno segnalare la grande
importanza per notevoli contingenti di piccoli
Passeriformi dell'ampia depressione del Colle
Xomo; nonché, anche per il Falco
pecchiaiolo (Pernis apivorus), il Colombaccio
(Columba palumbus) e il Corvo comune
(Corvus frugilegus), di tutti i valichi della
Catena delle Tre Croci.
I Mammiferi risultano rappresentati da alcune
specie
di
notevolissima
rilevanza
ecologica ma, tranne la Marmotta
(Marmota marmota) e il Camoscio
(Rupicapra rupicapra), con popolazioni
meno
consistenti
di
quelle
del
comprensorio dell'Altopiano.
La Marmotta si rivela presente ormai in
diverse zone e con un rilevante numero di
gruppi; complessivamente la specie
sembra in espansione sia numerica che
territoriale. Un piccolo nucleo è insediato
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
6
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
nei pressi di Malga Pasubietto, in Val Belele; quattro popolano Conca Novegno e aree
limitrofe. Una grossa colonia risulta presente sul Monte Plische, con nuclei sia in territorio
trentino che sulle pendici vicentine. Un gruppo si trova poco a sud-est del Passo delle Tre
Croci (erroneamente citato come Passo della Lora); un secondo si rinviene sui versanti
occidentali del Monte Gramolon, un terzo nei pressi di Malga Fraselle di Sotto, un quarto
nella zona di Malga Campodavanti. Infine ben quattro nuclei, di cui uno molto numeroso,
colonizzano l'area compresa tra Monte Porto, Monte Telegrafo, Malga Porto di Sotto,
Malga Lobbia, Monte Scalette, per gran parte in territorio di Crespadoro.
Tra i Mustelidi, la Martora risulta presente solo sull'Altopiano dei Fiorentini, ma è possibile e
probabile, considerata soprattutto la difficoltà di osservazione della specie, che sia diffusa
anche in diverse altre zone.
Sull'Ermellino (Mustela erminea) si hanno segnalazioni precise per l'Altopiano dei Fiorentini
e i versanti nord-orientali del Pasubio.
Il Capriolo risulta ampiamente diffuso, ma mostra, nella maggior parte del territorio,
popolazioni numericamente ridotte.
Infine il Camoscio rappresenta forse la realtà faunistica più positiva di questi ultimi anni,
con nuclei in notevole espansione che stanno colonizzando stabilmente diversi ambienti
dai quali la specie era scomparsa ormai da molti decenni.
Altopiano dei Sette Comuni
Aspetti ambientali
Tutta l'area inclusa nel comprensorio presenta numerose incisioni vallive che si susseguono
con andamento vario e frequente cambio di direzione; alcune sono particolarmente
profonde e simili a canyons come, ad esempio, la Val d'Assa, che confluisce nella Val
d'Astico, la Val Frenzela e la Val Gadena che scendono nel Canale del Brenta.
Mancano quasi completamente corsi d'acqua superficiali, se non a carattere del tutto
temporaneo, a causa della natura eminentemente permeabile del substrato geologico.
Lo sbarramento orografico costituito dalla catena prealpina determina, anche per questo
comprensorio, un clima con impronta suboceanica; una maggiore continentalità si
riscontra nella parte più settentrionale.
Il regime pluviometrico può essere definito come subequinoziale autunnale.
La quantità di pioggia che cade durante il periodo vegetativo impedisce danni dovuti
alla siccità, i quali possono verificarsi localmente a causa del carsismo che interessa tutto
l'Altopiano.
Per quanto riguarda la temperatura, essa risulta notevolmente variabile, in quanto
influenzata da condizioni di esposizione, altitudine e in generale di orografia molto diverse.
Una situazione particolare si verifica per Asiago, posto a 1.000 m di quota, al centro di una
depressione, che presenta valori di temperatura minima media poliennale inferiori a 10°C. Tali valori risultano più bassi rispetto alle zone circostanti, poste ad altitudini superiori,
rendendo palese un effetto di inversione termica determinato dalla morfologia.
L'Altopiano è costituito dalla serie di rocce sedimentarie tipiche delle Prealpi Venete
centro-occidentali; al basamento, formato da dolomie del Triassico, segue la serie
carbonatica del Giurassico e del Cretaceo (calcari grigi, rosso ammonitico, biancone e
scaglia rossa), che costituisce la quasi totalità dei complessi montuosi tanto a nord che a
sud.
La stratificazione calcarea di tali substrati, estremamente permeabili, si presenta per lo più
fratturata favorendo l'infiltrazione delle acque meteoriche e l'origine di sistemi carsici
fortemente sviluppati.
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
7
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
In particolare si riscontra la massima intensità di tale fenomeno nel settore settentrionale,
ove il terreno presenta numerose doline, caverne e pozzi naturali.
Nel corso dell'ultima glaciazione, le potenti lingue glaciali della Val d'Astico della
Valbrenta interessarono anche le valli secondarie d'Assa e Frenzela. Ulteriori apparati
glaciali si formarono nel settore settentrionale dell'Altopiano e in alcune vallate (Val di
Nos, Val di Galmarara) che conservano la tipica morfologia ad "U". Estesi depositi
morenici pleistocenici interessano le località di Marcesina, Roana, Camporovere,
Canove, Castelletto di Rotzo, Vezzena, Enego.
Sui terreni calcarei, nei versanti più acclivi, si sono originati suoli rendziniformi, mentre, nelle
zone a minor pendenza, il progredire del processo podogenetico ha permesso la
formazione delle terre brune. La potenza di questi suoli non supera quasi mai i 50 cm. Sui
versanti scoscesi della Val d'Assa e della Valbrenta si sono formate, invece, terre rosse
podsolizzate, che in qualche tratto (Valstagna) evolvono verso terre brune (Consorzio di
Bonifica Montana Astico-Brenta-VaUetta-Longhella, 1968).
Volendo dare una rapida scorsa ai tipi di vegetazione riscontrabili lungo i versanti che
scendono dall'Altopiano, è possibile attribuire gran parte delle formazioni boschive,
presenti soprattutto come cedui più o meno degradati, all'orizzonte submontano. In esse
prevalgono, in misura variabile, Roverella (Quercus pubescens), Carpino nero, Acero
campestre (Acer campestre) e Orniello (Fraxinus ornus), mentre, localmente e in misura
subordinata, si possono riscontrare: Salici (S. cinerea, S. elaeagnos, S. glabra, S.
appendiculata), soprattutto in prossimità dei corsi d'acqua di fondovalle, Sorbo montano
(Sorbus aria), Betulla bianca (Betula penduta), Acero di monte e Tiglio selvatico (Tilia
cordata).
I castagneti sono ormai limitati ad alcune aree residue (Lusiana, Monte Cavalletto,
Campesana), sia per motivi colturali (abbandono) sia per la virulenza di alcune micosi.
Una vegetazione con caratteri tendenzialmente più mesofili è riscontrabile sui versanti che
scendono verso la Valbrenta e la Val d'Astico. Tali pendici sono caratterizzate da
un'elevata acclività, dalla presenza di rupi boscate e, di conseguenza, da una minore
utilizzazione antropica. I versanti meridionali si presentano invece più aridi, e le formazioni
boscate risultano estremamente degradate sia nella struttura che nella composizione.
Salendo, le formazioni delle latifoglie eliofile si compenetrano, gradualmente, con la
faggeta submontana associata, in misura variabile, all'Abete rosso, artificialmente
introdotto. L'orizzonte montano inferiore ospita la faggeta montana tipica, più o meno
modificata nella composizione a favore dell'Abete rosso, mentre l'orizzonte montano
superiore vede la presenza di piceo-faggeti, di peccete e anche del lariceto tipico.La
faggeta montana tipica, collocabile tra i 1.000 e i 1.300 m di quota, si sviluppa su suoli
evoluti riconducibili alle terre brune forestali, con una discreta disponibilità idrica. Gran
parte di questi boschi sono governati a ceduo quasi puro, in cui le Conifere si rinnovano
spontaneamente soprattutto nei versanti solatii (Col di Novanta, Val Scausse, Montagna
Nuova, Monte Bertiaga, Monte Corno, Monte Foraoro, Monte Paù, Monte Cengio, ecc.).
La partecipazione dell'Abete bianco è talora più consistente quando si riscontrano
disponibilità idriche e/o umidità atmosferica più elevate; in tali circostanze le formazioni
forestali risultano ben strutturate, disetaneiformi, con la partecipazione di numerose specie
secondarie arboree ed arbustive quali il Frassino maggiore, l'Acero di monte, il
Maggiociondolo alpino (Laburnum alpinum) e il Sorbo montano. Esempi di questi
popolamenti, sopravvissuti alle vicende belliche e ad una gestione selvicolturale
meramente produttivistica, sono riscontrabili nelle zone del Lintiche-Raitertal, Gruppach,
Dubiello e Basa Senocio.
La faggeta rappresenta la formazione climax che avrebbe dovuto occupare una
superficie ben più vasta rispetto all'attuale se non fosse stata pesantemente
ridimensionata dagli estesi coniferamenti, attuati fin dai primi del Novecento, sia a scopo
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
8
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
produttivo sia al fine di ripristinare la copertura forestale dopo le distruzioni belliche (boschi
di Cesuna, Kaberlaba, Echar, Valbella, Mosciagh, ecc.).
Tuttavia, alcune tra le più belle formazioni forestali dell'Altopiano risultano edificate quasi
esclusivamente da Abete rosso ed Abete bianco, mentre il Faggio appare penalizzato
dalle utilizzazioni.
Il Larice forma, mediamente tra i 1.650 e i 1.850 m, boschi puri o misti con l’Abete rosso.
Le formazioni arbustive dell'orizzonte subalpino sono costituite in prevalenza da Pino
mugo, Salici nani (S. retusa, S. reticulata), Rododendri, Ontano verde (Alnus viridis), Sorbo
alpino (Sorbus chamaemespilus).
Le tipologie vegetazionali erbacee (prati, prati-pascoli e pascoli) reperibili in Altopiano
sono per la massima parte di origine antropica, ottenute a scapito della copertura
forestale originaria.
Ai margini meridionali del comprensorio, prospicienti la pianura, si possono ritrovare le
formazioni pascolive più xerofile, mentre nella conca centrale si riscontrano prati-pascoli
più pingui e produttivi, rappresentati dagli arrenatereti e dai triseteti.
Nell'orizzonte alpino le superfici a pascolo sono costituite prevalentemente
dall'associazione Sesleria varia - Carex sempervirens, e colonizzate in misura variabile da
diverse specie di arbusti contorti, in quanto l'importanza dell'attività zootecnica è andata
via via diminuendo. Salendo ancora, le sempre più diffìcili condizioni climatiche e
soprattutto podologiche determinano l'affermazione del firmeto, che caratterizza
l'orizzonte alto-alpino o delle zolle pioniere.
Situazione faunistica
Con la denominazione di "Altopiano dei Sette Comuni" comprendiamo quasi tutta la zolla
geomorfologica racchiusa fra il Brenta e l'Astico, includendo per evidenti motivazioni
ecologiche la piccola porzione vicentina dell'Altopiano di Luserna ed escludendo invece,
per le medesime ragioni, la fascia collinare pedemontana.
L'Altopiano presenta senza dubbio la fauna qualitativamente più ricca delle Prealpi
Vicentine, e ciò essenzialmente per tre ordini di motivi.
In primo luogo l'orografia, determinando un'ampia escursione altimetrica, consente il
dispiegarsi di una seriazione altitudinale della vegetazione che non ha paragoni né con le
Prealpi Vicentine Occidentali né, tanto meno, con il Grappa. Si passa dalle fitocenosi
termofile e xerofile del Castanetum caldo alle zolle pioniere del firmeto nell'orizzonte altoalpino; tale amplitudine è giustificata anche dall'"effetto di massa", per il quale sulle
Prealpi, rispetto alle Alpi propriamente dette, si ha una notevole depressione dei limiti
altitudinali delle diverse fasce di vegetazione.
Quindi il clima, ancora prealpino con influenze suboceaniche nei settori meridionale e
centrale, assume tratti di chiara continentalità nella zona settentrionale (a oriente tuttavia
della Val d'Assa), conferendo al paesaggio vegetale di quest'area un'impronta
marcatamente boreale che non si riscontra sul Grappa ed è appena percettibile sulle
Prealpi Vicentine Occidentali.
Infine la gestione complessivamente accurata del patrimonio agro-forestale non trova
confronti, da lungo tempo, negli altri due comprensori prealpini; ciò è tanto più
rimarchevole se si tiene conto che nella prima guerra mondiale sull'Altopiano andò
distrutto o gravemente danneggiato circa il 70% del soprassuolo arboreo.
Forti fattori limitanti, non tanto per gli aspetti qualitativi, bensì per la consistenza numerica
di svariate popolazioni animali, sono costituiti dalla notevole urbanizzazione del margine
sud-orientale e di tutto il settore centrale, da una consistente e diffusa presenza di ambiti
attrezzati per la pratica dello sci alpino, da un'enorme rete stradale, inquadrabile nelle più
diverse categorie, che si snoda quasi in ogni angolo dell'Altopiano. Se le prime due forme
di antropizzazione del territorio appaiono irreversibili, moltissimo si può fare per
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
9
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
regolamentare l'accesso alla viabilità minore, e così ridurre drasticamente il disturbo
soprattutto nelle aree di estremo interesse naturalistico.
Quattro coppie territoriali di Aquila reale hanno i siti di riproduzione lungo i margini e
anche all'interno dell'Altopiano. Almeno due di esse estendono i loro territori di caccia
rispettivamente sul Grappa vicentino e sugli Altipiani di Tonezza e dei Fiorentini. Altre due
coppie territoriali, una nidificante con altissima probabilità in Val di Sella e un'altra con i siti
di riproduzione ubicati sulla sinistra idrografica della Valsugana, sembrano frequentare
saltuariamente la fascia delle creste settentrionali.
L'Astore nidifica sicuramente negli ambienti forestali di migliore struttura. Non sono rari
avvistamenti di adulti in parata nuziale, in volo territoriale, o semplicemente in periodo
riproduttivo; tuttavia il comportamento molto elusivo di questo Accipitride, non ha sinora
consentito una stima attendibile della popolazione.
Il Pellegrino (Falco peregrinus), specie stenoecia per eccellenza, è nidificante sul bordo
orientale dell'Altopiano, in ambienti rupestri sopra il Canale del Brenta, e anche lungo il
margine occidentale che scoscende in Val d'Astico.
Per quanto concerne i Tetraonidi,
l'Altopiano è l'unico comprensorio
che ospiti popolazioni di tutte le
quattro specie presenti sulle Alpi.
La Pernice bianca occupa con non
più di una dozzina di coppie
nidificanti le praterie alpine e altoalpine a zolle pioniere del settore
settentrionale. Il territorio è uno dei più
meridionali dell'intero areale alpino.
Questa
peculiarità,
unita
alla
constatazione che la specie sembra
qui
ai
limiti
dell'estinzione,
giustificherebbe ampiamente rapidi e
articolati provvedimenti di rigorosa
tutela.
Il Fagiano di monte, pur tenendo conto delle notevoli oscillazioni numeriche
caratteristiche della dinamica delle sue popolazioni, è senz'altro comune.
Il Gallo cedrone presenta una popolazione tra le più consistenti e stabili dell'intero Veneto.
Frequente nelle fustaie disetanee e miste meno disturbate degli orizzonti montano
inferiore e montano superiore, si rinviene tuttavia con piccoli nuclei anche in altri ambienti
boschivi.
Il Francolino di monte, la cui densità nell'areale alpino appare declinante, sull'Altopiano è
diffuso in vari tipi di fitocenosi forestali, ma sembra complessivamente piuttosto raro; in
ogni caso mancano ancora rilievi sistematici sullo status della popolazione.
Ben rappresentati come numero di specie e consistenza delle popolazioni appaiono gli
Strigiformi. In particolare è significativa la diffusa presenza di tre "indicatori ecologici" di
spiccata rilevanza come il Gufo reale, la Civetta capogrosso e la Civetta nana.
II primo viene regolarmente udito al canto in diverse zone dei settori centrale e
settentrionale, ma allo stato attuale delle conoscenze non è possibile avanzare stime
attendibili sulla sua consistenza numerica.
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
10
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
La Civetta capogrosso nidifica con un elevato
numero di coppie e risulta ampiamente diffusa su
tutto l'Altopiano a partire dal limite inferiore del
Fagetum caldo.
La Civetta nana è tipica invece delle fustaie
disetanee di conifere trattate a taglio saltuario. Essa
risulta sicuramente presente in tutti i soprassuoli
forestali dell'Altopiano, con una buona struttura,
degli orizzonti montano inferiore e montano
superiore.
Tra i Piciformi meritano particolarmente un cenno il
Picchio nero e il Picchio cenerino (Picus canus). Il
primo, importante indicatore ecologico della
struttura naturaliforme di una foresta coltivata,
mostra una popolazione consistente, con densità
localmente elevate, come nei boschi Longalaita,
del Dosso, Val d'Anime, Giaugo, Pusterle, Billeme
Capre.
Il Picchio cenerino, specie molto rara sulle Alpi,
nidifica con una ragguardevole densità di coppie
nella zona nord-occidentale, e più precisamente a cavallo della Val d'Assa e nei
soprassuoli forestali a sud-ovest del Monte Verena. In Altopiano esistono altri ambienti
boschivi idonei alla specie, ma sinora mancano dati certi sulla sua presenza.
Per l'avifauna migratoria appare necessario indicare
almeno la notevole rilevanza della Piana di Marcesina,
non solo per i piccoli Passeriformi, ma anche per
Scolopacidi, Caradriidi, Ardeidi ed altri uccelli legati agli
ambienti umidi. Infatti le due torbiere (biotopi unici
sull'Altopiano) e le pozze d'alpeggio della zona
costituiscono degli importanti punti di sosta.
Passando ai Mammiferi, non sono poche le specie di
notevolissimo rilievo ecologico. Altre invece, pur essendo
diffuse in maniera uniforme nei nostri territori montani,
mostrano tuttavia le popolazioni più consistenti delle
Prealpi Vicentine.
La Lepre variabile (Lepus timidus) è diffusa nel settore
settentrionale dell'Altopiano, generalmente oltre i 1500
m di quota, ma appare piuttosto rara e in decremento
numerico. Mancano però dati affidabili sulla consistenza
della popolazione del lagomorfo che, occorre notare,
non si rinviene negli altri due comprensori.
La Marmotta risulta in espansione sia numerica che
territoriale. Presente in diversi ambiti del settore settentrionale, si rinviene poi con alcuni
nuclei sulla Meletta Davanti di Gallio e nella vicina Busa del Sorlaro di Monte Fior. Le
colonie più consistenti sono ubicate nei pascoli delle malghe Larici di Sotto, Laste
Manazzo, Dosso di Sotto.
Per quanto riguarda i Mustelidi, la Martora appare alquanto comune e diffusa in tutte le
aree forestali con fustaie discretamente strutturate, mentre l'Ermellino è presente nel solo
settore settentrionale, in zone più aperte e fino alle maggiori altitudini. Di entrambe le
specie tuttavia non si conoscono ancora sufficientemente né la distribuzione né la
consistenza numerica.
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
11
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
Il Capriolo, specie comune e ampiamente diffusa sull'Altopiano, nella bella stagione risulta
sostanzialmente ubiquitario, frequentando sia le fitocenosi termofile del versante sinistro
idrografico della Val d'Astico che le praterie dell'orizzonte alpino; è assente soltanto dagli
ambienti rocciosi.
Per
tutto
il
settore
settentrionale,
e
particolarmente per le vaste
zone forestali che attorniano la
Piana di Marcesina, si fanno
sempre più consistenti le
popolazioni di Cervo {Cervus
elaphus).
Tuttavia, come per il Grappa
vicentino, le conoscenze finora
acquisite appaiono insufficienti
a suffragare l'esistenza di una
popolazione
stabilmente
insediata.
La situazione del Camoscio in
Altopiano
appare
molto
promettente, anche se non è
forse definibile ancora con grande chiarezza.
Massiccio del Grappa
Aspetti ambientali
II Massiccio del Grappa si configura
come
una
barriera
orografica
frapposta tra la pianura e la catena
alpina, contro cui si scontrano le masse
d'aria umida provenienti dall'Adriatico,
dando origine a precipitazioni piuttosto
intense
e
frequenti;
il
regime
pluviometrico è di tipo subequinoziale.
Dalla primavera all'autunno, in seguito
alla condensazione in quota dei venti
umidi, si assiste frequentemente alla
formazione di nebbie, le quali svolgono
un'azione
termoregolatrice
sia
rallentando, nei periodi più freddi, una
rapida perdita di calore a livello del
suolo, sia evitando un eccessivo surriscaldamento del terreno nei mesi più caldi.
I tipi litologici più diffusi nel Grappa vicentino sono quelli sedimentari calcarei così
stratificati: dolomia principale, calcari grigi e bianchi, rosso ammonitico, biancone,
quest'ultimo riscontrabile in quasi tutte le zone sommitali del Massiccio. Nel complesso i tipi
litologici presenti, la loro giacitura e la fessurazione, unitamente al regime pluviometrico
citato, determinano un carsismo diffuso su tutto il territorio, la cui manifestazione è
costituita soprattutto da doline, inghiottitoi e pozzi carsici. Pertanto il Grappa manca di
una rete idrografica superficiale, ad eccezione di pozze d'alpeggio e di modesti stillicidi
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
12
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
presenti nei tratti più freschi di alcuni valloni. L'enorme quantità di acque meteoriche e di
fusione, dirottata in profondità, finisce per riemergere ai piedi del Massiccio, sgorgando
da ricche sorgenti.
Anche i ghiacciai, riconducibili al periodo wurmiano, hanno contribuito in modo
sostanziale al modellamento geomorfologico di questo gruppo montuoso. Gli effetti
prodotti dalla complessa azione erosiva glaciale sono ben riconoscibili nelle strutture a
circo, presenti soprattutto nell'area sommitale del Massiccio (testata delle valli del Termine
e del Busetto), e nei depositi morenici abbandonati dai ghiacciai nel loro percorso verso
valle.
Per quanto concerne la flora, è possibile stimare, con buona approssimazione, la
presenza di 1.300-1.350 specie di piante vascolari, che corrispondono a poco meno di un
quarto di tutte le entità censite complessivamente in Italia. Molte sono inoltre le specie
rare ed endemiche presenti sul Massiccio.
La notevole varietà di ambienti rende difficoltosa una netta distinzione della vegetazione
in zone altitudinali ben definite.
La fascia pedemontana meridionale, più calda e riparata (Pove del Grappa, Romano
Alto), presenta una vegetazione relitta dell'orizzonte submediterraneo in cui trovano
ancora rifugio elementi termofili quali il Leccio (Quercus ilex), il Cipresso (Cupressus
sempervirens) e l'Alloro (Laurus nobilis). L'Olivo (Olea europaea) rappresenta una delle
colture più diffuse, diventando un elemento paesaggisticamente caratterizzante di
questa costiera.
I rimboschimenti di Pino nero, effettuati soprattutto durante gli anni Venti e Trenta,
costituiscono una discontinuità con la vegetazione originaria e risultano particolarmente
sottoposti ad attacchi parassitari e ad incendi.
Il bosco caducifoglio termofilo dell'orizzonte submontano risulta rappresentato dall'ornoostrieto; tale tipologia è composta prevalentemente da cedui di Carpino nero, Roverella
e Orniello, nei quali, spesso, sono stati introdotti il Pino silvestre e il Pino nero (Carpanè, San
Nazario, Solagna). Il Castagno, diffuso per scopi alimentari, si trova in prossimità dei prati
falciati e delle contrade.
L'orizzonte montano inferiore è caratterizzato da popolamenti di Faggio, che si
differenziano al variare dei fattori geomorfologici, microclimatici e pedologici. La forma di
governo più largamente diffusa risulta il ceduo a sterzo. Ampie superfici a prato stabile
sono state da tempo ottenute grazie al taglio dell'originaria faggeta.
Le Conifere, Abete rosso, prevalente, e Larice in percentuale più ridotta, sono state
ampiamente
favorite
da
rimboschimenti effettuati sia a
scopo produttivo sia, più in
generale, per la ricostituzione del
patrimonio forestale dopo la prima
guerra mondiale.
Le distese a pascolo rappresentano
la tipologia vegetazionale più
caratteristica delle zone sommitali,
sicuramente favorita dagli estesi
disboscamenti operati nei secoli
passati. Tra le associazioni erbacee
più diffuse, il nardeto appare nelle
zone pianeggianti e nelle conche,
sottoposte
ad
un
eccessivo
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
13
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
pascolamento, in cui l'evoluzione pedologica tende ad una acidificazione del terreno; le
formazioni nitrofile invece si riscontrano dove vi è una forte concentrazione di sali
ammoniacali (casere, pozze d'alpeggio).
Il progressivo abbandono dei pascoli è segnalato dalla rapida colonizzazione di arbusti,
presenti altresì nei canaloni meno accessibili al bestiame; si tratta soprattutto di
Rododendri, Ginepro comune, Pino mugo, Salici e, negli ambienti più freschi, Ontano
verde.
Situazione faunistica
La fauna selvatica del Grappa vicentino si presenta ricca di specie. Non mancano
interessantissime peculiarità, incoraggianti fenomeni di espansione di areali, habitat
potenzialmente idonei al reinsediamento di animali di grande importanza biocenotica.
L'affermazione iniziale può essere suffragata da una serie di motivazioni esposte di seguito,
quindi si accennerà ad alcune fra le più significative ricchezze e potenzialità faunistiche.
Il basamento del Grappa vicentino, il cui ciglio superiore è disposto mediamente lungo
l'isoipsa di 1000 m, si presenta in gran parte precipite o molto acclive. Ciò comporta
cospicue contrazioni e notevoli frammentazioni degli orizzonti forestali del piano basale,
che si traducono in una scarsa varietà di zoocenosi.
Inoltre gli estesi disboscamenti effettuati nel corso degli ultimi, secoli per ottenere prati
stabili e pascoli, e le distruzioni della prima guerra mondiale hanno enormemente ridotto
e spezzettato la faggeta. Si può fondatamente supporre che, nella sua variabile
composizione al mutare delle situazioni microclimatiche ed edafiche, essa giungerebbe a
colonizzare anche le quote più elevate. Le fitocenosi con resinose che molto
parzialmente oggi la sostituiscono, a larghissima partecipazione di Abete rosso e ottenute
da rimboschimenti, hanno sicuramente una notevole valenza produttiva ed esteticoricreativa (soprattutto quelle della Val Cesilla), ma il loro valore ecologico è piuttosto
modesto, trattandosi di formazioni forestali sostanzialmente al di fuori della loro naturale
zona fitoclimatica.
Pur risultando di estensione ridotta, gli orizzonti vegetazionali montano superiore e
subalpino, a causa della modesta altitudine del Grappa e anche per un clima prealpino
con influenze suboceaniche, essi rappresentano isole biotiche molto importanti e
meritevoli di particolare attenzione.
Il Fagiano di monte occupa con una piccola popolazione relitta il circo di origine glaciale
ad ovest del crinale di vetta del Monte Grappa, e poche aree limitrofe. Per questa specie
è noto tuttavia da non molti anni un interessante fenomeno di ampliamento di areale,
riscontrabile anche sull'Altopiano dei Sette Comuni e sulle Prealpi Vicentine Occidentali. Si
tratta della colonizzazione di ambienti in genere molto al di sotto del limite superiore della
vegetazione forestale, ecotonali, spesso di neoformazione, ricchi di cespuglieti e arbusteti
bacciferi; ambiti dove il comune denominatore sembra essere costituito dall'abbandono
totale o parziale di pratiche agronomiche tradizionali, espressione di un'economia di
sussistenza.
La Coturnice si trova sul Grappa con gli ultimi, importantissimi, nuclei autoctoni dell'intero
territorio provinciale. Molto localizzata sul versante occidentale del crinale di vetta del
Monte Grappa, sul Rivon e sul Coston, si ritrova con maggiore frequenza sugli articolati
versanti che calano sul Brenta fra le località Carpanè e Mignano, ma soprattutto sulle
pendici meridionali della Gusella, tra Pove del Grappa e Romano Alto, e in Valle di Santa
Felicita. La notazione forse più interessante per questa specie riguarda proprio il suo
habitat in Valle di S.Felicita. Si tratta di versanti scoscesi, con roccia madre affiorante,
solcati da macereti e colonizzati in prevalenza da una vegetazione erbacea xerofila che
assai probabilmente, alle attuali condizioni geomorfologiche e microclimatiche, non
evolverà mai verso fitocenosi più complesse ma, inevitabilmente, inadatte per la
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
14
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
Coturnice. L'importanza zoogeografica della valle risulta veramente eccezionale se si
considera che ambienti simili, o comunque caratteristici della specie, stanno lentamente
ma inesorabilmente scomparendo dalla gran parte dei nostri territori prealpini.
Il Re di quaglie è presente con quella che è stata la prima delle poche popolazioni
italiane; specie considerata minacciata di estinzione, rappresenta un fiore all’occhiello
del patrimonio faunistico vicentino e che merita indubbiamente una maggiore
attenzione.
Il Capriolo mostra complessivamente una densità più che discreta. Essa è determinata
soprattutto da vasti spazi idonei, cioè boschi misti alternati ad ampie zone a prato stabile
e a pascolo, con frequenti fasce vegetazionali di tipo ecotonale. Il Cervo è presente con
popolazioni stabili e in espansione nei boschi delle zone mediane del Massiccio.
Da ultimo, sembra opportuno segnalare che i frastagliatissimi versanti rocciosi compresi tra
la Val Sambuco (poco a nord-est di Carpane) e la Val Goccia sono in via di
colonizzazione da parte del Camoscio.
Lessini Orientali
Aspetti ambientali
Dal punto di vista climatico il comprensorio è caratterizzato da un clima di tipo prealpino,
con una precipitazione media annua che si aggira sui 1300-1500 mm.
La parte superiore del comprensorio è costituita da una erosione formata da rocce del
Preterziario (scisti cristallini, micascisti e filladi quarzifere), ai quali si sovrappongono calcari
marnosi, calcari dolomitici e calcari carsici fratturati. Nella zona più a valle prevalgono le
rocce calcaree tra le quali i calcari dolomitici e il biancone. Sul versante destro del
comprensorio si trovano inoltre tufi, basalti, unitamente a calcari intercalati da marne.
Trattasi di rocce impermeabili o poco permeabili che,
unitamente alle forti pendenze dei versanti, spiegano
le improvvise e impetuose piene dei corsi d'acqua.
La zona sottostante è invece caratterizzata dalla
presenza di rocce calcaree più permeabili che
consentono la dispersione sotterranea delle acque,
alimentando così le falde risorgenti più a valle. Nelle
zone pianeggianti sono presenti depositi alloctoni
con una diversa granulometria in relazione ai
fenomeni deposizionali che li hanno generati.
Sotto l'aspetto ambientale e paesaggistico il territorio
può essere suddiviso fondamentalmente in tre ambiti:
l'alta collina, la media collina, le valli e la fascia
pedecollinare.
L'alta collina comprende un complesso di zone
caratterizzate da una considerevole estensione di
aree a prato, a cui si alternano, in una organizzazione
paesaggistica armoniosa ed equilibrata, zone a
bosco di latifoglie e, sia pur limitatamente, di
Conifere, alberature e terreni a vigneto, soprattutto
nelle fasce Collinari meno elevate.
L'azione
antropica
risulta
alquanto
limitata;
l'edificazione è limitata a modesti nuclei abitativi
(contrade) costituite dalle abitazioni rurali ed annessi
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
15
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
rustici. Questi insediamenti possono essere raggiunti mediante una rete viaria che
conserva molti caratteri della viabilità rurale di montagna, fiancheggiata da siepi e dalla
quale si dipartono, snodandosi tra i prati, strade bianche di accesso agli edifici sparsi sulle
Colline non compresi all'interno dei nuclei abitativi più consistenti, che costituiscono
tuttavia la forma insediativa caratteristica di questa zona.
L'ambito della media pianura comprende parte dei territori comunali di Castelgomberto,
Gambugliano, Costabissara, Monteviale, Creazzo, Sovizzo e Montecchio Maggiore. Si
tratta di un complesso di zone che, per quanto riguarda l'aspetto morfologico, presenta
un andamento ondulato e che, in riferimento alla utilizzazione agricola, è caratterizzato
da una notevole diversificazione colturale di tipo non intensivo. In quest'ambito
paesaggistico si può rilevare una costante presenza di aree a prato la cui continuità è
interrotta da piccoli appezzamenti a seminativo oppure da vigneti, spesso a sostegno
vivo, da frutteti, ma anche da zone boscate, sia isolate (macchie), sia costituenti gli ultimi
lembi di quel manto vegetazionale che si estende fino alla sommità delle Colline.
In alcuni casi, alla varietà colturale si aggiungono altri elementi che contribuiscono a
diversificare e a valorizzare questa porzione di paesaggio agrario; ci si riferisce, ad
esempio, ai terrazzamenti, con muretti a secco, che ancora limitano i ripiani coltivabili
realizzati su alcuni pendii, come in località
Valdimolino in comune di Montecchio Maggiore.
L'intervento dell'uomo, leggibile nelle coltivazioni e sistemazioni agrarie, nella rete viaria
(strade bianche, carrarecce, viabilità di modesta estensione), nell'edificazione, limitata a
piccoli nuclei e a qualche casa sparsa, non sembra aver prodotto situazioni di
compromissione per quanto riguarda la vocazione paesaggistica delle zone comprese
all'interno del comprensorio considerato.
Tra le Colline si insinuano piccole valli tra cui citiamo la Valle dell'Onte e la Valdiezza, che
mantengono tuttora un elevato grado di integrità ambientale. Trattasi infatti di aree rurali,
con bassa densità dell'edificato, buona presenza di prati, siepi, alberate e corsi d'acqua.
L'ambito vallivo è rappresentato dalle due valli principali, la Valle del Chiampo e la Valle
dell'Agno, e la fascia pedecollinare posta lungo il confine meridionale del comprensorio.
Questi ambiti sono caratterizzati da una consistente pressione antropica, tipica delle aree
urbane e periurbane nelle quali il paesaggio agrario risulta compromesso e ridotto a
limitati frammenti di territorio non ancora assorbiti dalla destinazione industriale o
residenziale. Notevole è la diffusione di insediamenti industriali i quali esercitano un
impatto di grande rilievo sull'ambiente, in particolare sulla qualità delle acque. Le porzioni
di campagna residue mantengono comunque una buon livello di diversificazione
ambientale; i terreni sono investiti prevalentemente a prato e a seminativi. Discreta risulta
la diffusione di siepi e di alberature campestri.
Situazione faunistica
II comprensorio presenta situazioni ambientali molto varie: si
passa dalla fascia pianeggiante pedecollinare con terreni
ricchi ed in genere ben drenati, all'alta Collina con caratteri
vicini all'orizzonte montano inferiore.
La fauna esistente riflette la notevole diversità ambientale
con una elevata ricchezza specifica, anche se in molti casi,
soprattutto per la stanziale, la consistenza delle popolazioni è
molto al di sotto delle capacità recettive.
Un grosso fattore limitante per la fauna è costituito dalla
pressione antropica dei fondovalle (Valli del Chiampo e
dell'Agno), dove il paesaggio agrario è stato fortemente
compromesso da insediamenti industriali a forte impatto
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
16
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
ambientale.
L'habitat è vocato per ospitare Lepre (Lepus europaeus) e Fagiano (Phasianus colchicus)
in tutto il Comprensorio, anche se l'areale utile alle due specie è in continua contrazione
nelle zone pianeggianti, per i motivi già esposti. Le popolazioni, in ogni caso, sono
mantenute su livelli di consistenza appena accettabili grazie alle continue immissioni.
La Starna (Perdix perdix) è oramai scomparsa in tutta l’area; nella stagione 1993 due
gruppi erano presenti a Gambugliano e Sovizzo. Il Comprensorio mostra ancora delle
porzioni di territorio idonee alla specie (la catena Collinare dei Faldi, le Colline di
Gambugliano, Monteviale e Sovizzo, le pianure allo sfocio delle Valli dell'Agno e del
Chiampo, la pianura di Malo), per cui sarebbe auspicabile un intervento di reintroduzione
con ceppi idonei.
Elemento faunistico di un certo interesse è rappresentato dal Capriolo, che negli ultimi
due decenni ha colonizzato verso Sud tutto il Comprensorio, fino a giungere a ridosso del
complesso Collinare dei Berici. La popolazione dell'ungulato è attualmente stabile su livelli
medi di densità, in ogni caso utili all'incremento della specie, la quale troverebbe
sicuramente giovamento, visto le condizioni ambientali favorevoli, da una gestione più
oculata del popolamento, che preveda censimenti, interventi sull'ambiente, piani di
prelievo, istituzione di zone di protezione.
Tra i Mammiferi carnivori, si segnalano per
diffusione e consistenza la Volpe (Vulpes
vulpes), la Faina (Martes foina) e la Donnola .
Il Tasso (Meles meles) è localizzato negli
ambienti Collinari in numero significativo,
tanto da costituire in alcuni casi un problema
per le produzioni agricole, in particolare per i
piccoli appezzamenti di granoturco nelle
zone ad agricoltura più povera.
Un quadro completo della vocazione
dell'area è offerto dalle numerose specie
ornitiche nidificanti nelle zone Collinari: si
tratta di Strigidi, Falconidi, Lanidi, Paridi, Silvidi,
Turdidi e Fringillidi. Tra queste poi, alcune
meritano di essere menzionate, o per la loro
valenza ecologica, o perché oramai poco
diffuse, o perché indicative del valore di
alcune aree. Si ricordano il Falco pecchiaiolo, il Nibbio bruno, lo Sparviere (Accipiter
nisus), la Poiana (Buteo buteo), il Gheppio (Falco tinnunculus), l'Allocco (Strix aluco alucò),
il Gufo comune (Asio otus), il Succiacapre (Caprirnulgus europaeus), il Picchio verde
(Picus viridis), il Merlo acquaiolo (Cinclus cinclus), il Picchio muratore (Sitta europaea), il
Rampichino (Cerchia brachydactyla), l'Occhiocotto (Sylvia melanocephala), la
Sterpazzola (Sylvia communis), il Saltimpalo (Saxicola torquata), il Codirossone (Collicala
saxatilis). Nelle zone pianeggianti nidificano ancora Tortora (Streptopelia turtur) e Quaglia
(Coturnix coturnix).
L'area è interessata da un ingente flusso migratorio, costituito per la maggior parte da
Fringillidi, Emberizidi, Motacillidi, Turdidi, Silvidi, Paridi, dal Colombaccio e dalla Beccaccia
(Scolopax rusticola). Significativi al riguardo sono l'installazione in queste zone di centinaia
di appostamenti impiegati per la caccia alla fauna migratoria e la presenza un tempo di
numerosi impianti di cattura (roccoli).
Nel Comprensorio si individua un'area lungo l'asta del torrente Agno, denominata Rotte
del Guà, tra i comuni di Trissino e di Arzignano, che assume aspetti di rilevante valore
naturalistico e rappresenta l'unico sito umido di una certa rilevanza del settore nordP.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
17
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
occidentale della Provincia. Sono infatti presenti specie tipiche degli ambienti umidi,
come il Tarabusino (Ixobrychus minutus), il Pendolino (Remiz pendulinus), il Tuffetto
(Tachybaptus rufiCollis), il Martin pescatore (Alcedo atthis), il Piro Piro piccolo (Actitis
hipoleucos), il Corriere piccolo (Charadrius dubius), il Cannareccione (Acrocephalus
arundinaceus) tra le nidificanti, mentre tra i migratori vi sostano con più frequenza il
Germano reale (Anas platyrhynchos), la Marzaiola (Anas querquedula), la Gallinella
d'acqua (Gallinula chloropus), il Beccaccino (Gallinago gallinago), l’Airone cenerino
(Ardea cinerea). Molto interessante è la presenza di specie piuttosto rare come il
Gruccione (Merops apiaster) e la Bigia padovana (Sylvia nisoria). Questo ambiente, come
altri in corrispondenza delle valli formate dai corsi d'acqua, è un importante sito
riproduttivo per alcune specie di Anfibi, appartenenti ai generi Triturus, Bufo e Rana.
Alta Pianura e Fascia Pedemontana
Aspetti ambientali
Sotto l'aspetto ambientale e paesaggistico il territorio di questo comprensorio può essere
suddiviso in tre ambiti: la fascia pedemontana, l'alta pianura e la media pianura, i quali,
tuttavia, non sono nettamente separati tra loro. Il paesaggio, infatti, muta con una certa
gradualità, in particolare passando dall'alta pianura alla media pianura.
L'ambito della fascia pedemontana risulta costituito da rocce, prevalentemente
sedimentarie marine, di età mesozoica e terziaria. Tra i litotipi prevalgono quelli
carbonatici, come calcari e dolomie accompagnati talora dai prodotti di un
vulcanesimo basico, come basalti e tufi (Marosticano); questi ultimi mostrano una facile
degradabilità e appaiono spesso profondamente alterati in senso argilloso, mentre in
secondo ordine sono i depositi di materiali sciolti che orlano la base dei rilievi, le
depressioni e i fondo valle.
In questa fascia pedemontana le Colline risultano separate da vallette poco incise, ricche
di boschi cedui ancora discretamente diversificati, soprattutto nei versanti che scendono
a nord, di sorgenti, con un mosaico di appezzamenti coltivati ancora in modo
tradizionale, alternati a superne incolte.
Il festone collinare che da Marostica giunge fino ai confini orientali del Comprensorio,
interrotto solo dal conoide del fiume Brenta, si caratterizza per i versanti spesso ripidi e per
l'alterna struttura dei rilievi, costituiti per lo più da rocce basaltiche di origine vulcanica e
da sabbie e calcari bianchi
di coste coralligene del
Terziario.
I popolamenti forestali della
fascia Pedemontana sono
conseguenti alle vicissitudini
paleoclimatiche
succedutesi migliata di anni
e dovute alla posizione di
frontiera
fra
ambiente
planiziale
ed
ambiente
prealpino.
Le formazioni forestali più
frequenti
sono
rappresentate dagli ostrieti
e dai castagneti, tuttavia le
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
18
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
formazioni di maggior pregio ambientale, come querceti, carpineti ed ontaneti, sono
ridotte a piccoli lembi residui e depauperati.
Le diversità microclimatiche, geolitologiche, pedologiche e morfologiche sono il
presupposto per ospitare un ricco patrimonio vegetazionale.
Le formazioni vegetazionali maggiormente rappresentate sono le seguenti.
I boschi di Carpino nero occupano i versanti solatii e più ripidi della fascia Collinare, su
terreni poco evoluti o regrediti, caratterizzati dalla presenza del Carpino nero, e della
Roverella. Entrambe le specie sono trattate a ceduo. Le specie erbacee ed arbustive più
interessanti del sottobosco sono il Pero corvino (Amelanchier ovalis), il Pungitopo (Ruscus
aculeatus), la Pervinca (Vinca minor) e l'Elleboro odoroso (Helleborus niger). Presentano
un certo interesse naturalistico le formazioni più termofile con Scotano (Cotinus
coggygiria) e quelle con forte presenza di Roverella.
Sui versanti a nord, dove la minore assolazione e la ridotta pendenza consentono una
maggiore potenza del suolo, troviamo assai diffusi i castagneti trattati a ceduo e a fustaia
da frutto, questi ultimi caratterizzati da piante possenti lasciate allo sviluppo naturale. I
castagneti sono stati ampiamente favoriti dall'uomo per la loro particolare produzione a
scapito delle formazioni forestali originarie.
I querceti a Rovere (Quercus petraea) rappresentano il bosco climax su terreni freschi e
profondi. Purtroppo questi boschi sono stati notevolmente ridotti in estensione, per lasciare
posto ai prati e ai castagneti da frutto o, in caso di regressione del suolo, a cedui di
Carpino nero.
I prati coltivati, come noto, sono situazioni artificiali che rivestono tuttavia un notevole
interesse economico e paesaggistico; in particolare lo sono quelli associati all'olivo,
dislocati al piede Collinare in buona esposizione e su terreni calcarei caldi e asciutti con
pendenze da basse a medie, tipici delle Colline bassanesi.
Le formazioni erbacee di limitata estensione e localizzate in luoghi scoscesi ed assolati,
spesso tra rocce affioranti, sono rappresentate per lo più da prati aridi rupestri. Pur
configurandosi come gli ambienti di maggior interesse naturalistico della zona, queste
particolari associazioni vegetali stanno scomparendo progressivamente, in seguito
all'abbandono degli interventi di manutenzione. In tal modo, la colonizzazione da parte
del bosco di Ornello e Carpino nero, ma spesso
ad essi si accompagna la Robinia.
Sono presenti, inoltre, alcune zone umide che
ospitano interessanti associazioni vegetali ed
animali e che pertanto costituiscono ambienti di
elevata ricchezza biologica.
Tra le colture agrarie sono diffuse la viticoltura
(Breganze) e la cerasicoltura spesso condotta in
coltura promiscua (Mason Vicentino, Breganze,
Marostica); queste coltivazioni presentano una
continuità nell'area planiziale adiacente la base
delle corrispondenti Colline.
Sono riscontrabili su tutto il territorio specie
botaniche assai rare, per lo più localizzate nei
biotopi scarsamente antropizzati e tali da
giustificare interventi protezionistici.
D territorio dell'alta pianura si colloca tra la base
dei rilievi montuosi e la fascia delle risorgive,
anche se il paesaggio agrario presenta una certa continuità con il territorio più
meridionale.
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
19
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
Questo territorio è condizionato dalla presenza nel sottosuolo di ampie conoidi fluviali,
venutesi a creare in seguito alle azioni di erosione, di trasporto e di deposito operate dai
torrenti e dai fiumi nelle loro passate divagazioni. I depositi alluvionali del sottosuolo sono
costituiti prevalentemente da ghiaia con ciottoli, a matrice sabbiosa o limosa e sono
attribuibili essenzialmente all'azione dei Fiume Brenta e dei Torrenti Astico e Leogra; il loro
spessore è variabile, ma in ogni caso conta parecchie decine di metri. Questi depositi
costituiscono quindi una sorta di materasso alluvionale su cui poggia un suolo agrario che
generalmente presenta una potenza inferiore a 0,5 m. Questo fatto, legato alla ricchezza
di acque utilizzabili, per l'irrigazione e alla buona presenza di precipitazioni meteoriche,
favorisce l'estesa presenza della praticoltura stabile, alla quale è legata l'attività
zootecnica indirizzata alla produzione lattiero- casearia (Sandrigo, Bressanvido, Bolzano
Vicentino, Schiavon).
La citata fascia delle risorgive è un'area di particolare interesse che caratterizza l'alta
pianura vicentina. Tale fascia si estende, con una larghezza variabile dai 2 ai 10 Km, da
Costabissara a Pozzoleone. In essa prendono vita centinaia di capifossi, un tempo molto
più numerosi, da cui nasce il Fiume Bacchiglione e che hanno contribuito al
mantenimento di una delle aree di maggiore "naturalità" ancora presenti nella pianura
vicentina, area denominata "Bosco di Dueville" (Dueville, Villaverla, Caldogno). In essa,
che dal PTRC viene indicata come area di "interesse regionale di competenza degli enti
locali", le alberature campestri sono localizzate lungo le rogge, i canali e le scoline; e sono
presenti su limitate superfici anche piccoli boschetti, memoria delle vaste foreste planiziali,
che qui hanno avuto il loro ultimo sito e a cui hanno dato il nome. All'interno di un'area di
30 ettari di proprietà della AMAG del Comune di Padova, localizzata nel territorio del
Comune di Dueville, è in atto un'interessante opera di ricostituzione di un tratto di tipico
bosco planiziale.
Nella parte più meridionale del comprensorio il territorio agrario si caratterizza, in armonia
con la granulometria più fine dei terreni e con la loro maggiore profondità, per la sempre
maggiore presenza dei seminativi, fino a giungere nel territorio del Comune di Grumolo
delle Abbadesse che presenta, sia pur limitatamente, la coltivazione del riso, elemento
caratteristico del paesaggio. Anche in questa porzione del comprensorio la rete
idrografica ha contribuito, pur in presenza di una attività agricola caratterizzata da un
maggiore dinamicità rispetto a quella dell'alta pianura, al permanere di elementi fissi del
paesaggio agrario, come siepi e alberate, anche se
non sempre di adeguata qualità compositiva.
L'area di maggiore pregio borda il corso del Fiume
Tesina tra Quinto e Marola; in sinistra orografica sono
presenti belle alberature lungo alcuni canali di
risorgiva.
La parte meridionale del Comprensorio, pur
manifestando caratteri che la differenziano
nettamente dai territorio situato immediatamente
più a nord, è stata provvisoriamente ricompresa nel
comprensorio
dell'Alta
Pianura
e
Fascia
Pedemontana.
Non si è ritenuto infatti, di individuarvi un
comprensorio a se stante, sia per la sua ridotta
estensione, sia per rispettare la preesistente
situazione venatoria, che la vedeva separata dall'adiacente Comprensorio della Bassa
Pianura e Monti Berici.
Si possono rilevare, peraltro, elementi di forte omogeneità con il contiguo territorio
ricadente nella provincia di Padova, per la caratteristica presenza di prati irrigui.
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
20
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
Situazione faunistica
Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un comprensorio che contiene al suo
interno ambienti, seppur non nettamente separati, con caratteristiche molto diverse e
peculiari.
La zona Collinare a ridosso delle pendici dell'Altopiano dei Sette Comuni, con riferimento
particolare alle Bregonze e alle Colline di Marostica, mantiene elementi di naturalità di un
certo interesse. L'intervento umano è in genere limitato alle pratiche agricole di tipo
ancora sostanzialmente "tradizionali", che non hanno un impatto del tutto negativo sulla
componente faunistica. In alcuni casi, al contrario, la tendenza all'abbandono in collina
di colture tradizionali (cereali autunno-vernini) e di aree marginali poco produttive ha
portato, assieme ad altri fattori limitanti (attività venatoria, antropizzazione...), ad una
notevole riduzione di siti idonei ad alcune specie stanziali. Soprattutto è notevolmente
diminuita la densità della Lepre, la cui popolazione è sostenuta con continue immissioni,
mentre è praticamente scomparsa la Starna, che potrebbe tuttavia essere reintrodotta
con interventi ben studiati nelle località valide. Il Fagiano trova ancora un ambiente
idoneo, mentre è suscettibile di espandersi numericamente il Capriolo, divenuto oramai
una entità stabile da parecchi anni, per la naturale espansione verso Sud di popolazioni
presenti in montagna; non sono infrequenti spostamenti dell'ungulato verso le pianure
sottostanti.
Tra i Mammiferi sono diffusi il Tasso, la Faina, la Donnola e soprattutto la Volpe, che si
ritrova piuttosto numerosa ed ha colonizzato, spostandosi soprattutto lungo le aste fluviali,
anche il restante territorio di pianura del Comprensorio. Sempre nella zona Collinare
considerata, molto consistente, soprattutto in autunno, è il transito di migratori,
rappresentato da Turgidi, Fringillidi, Emberizidi, Prunellidi, Silvidi, e dal Colombaccio;
quest'ultimo segue come rotta di migrazione preferenzialmente la fascia pedemontana
vicentina. Non è infrequente che i migratori sostino o addirittura svernino in loco, grazie
alla particolare esposizione delle Colline. Di sicuro significato sono alcune segnalazioni di
specie ornitiche relativamente poco numerose come nidificanti nella Provincia: Falco
pecchiaiolo, Nibbio bruno, Sparviere, Gheppio, Colombaccio, Assiolo, Gufo reale,
Picchio verde, Picchio rosso maggiore (Dendrocopus major), Passero solitario (Collicola
solitarius), Picchio muratore.
Per quanto riguarda il territorio dell'Alta Pianura, in genere l'antropizzazione dei luoghi e lo
sfruttamento agricolo intensivo condizionano la possibilità di raggiungere densità elevate
delle
specie
stanziali
tipiche, quali Lepre
e
Fagiano,
che
sono
continuamente integrate
con immissioni.
L'avifauna migratoria è
presente con contingenti
cospicui nei periodi delle
migrazioni (l'installazione
di numerosi appostamenti
di caccia al riguardo è
molto indicativa). Si tratta
soprattutto di Alaudidi,
Motacillidi, Fringillidi, ma
anche di uccelli legati ad
ambienti umidi, come
Limicoli e Anatidi; la stessa
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
21
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
Cicogna bianca (Ciconia ciconia) è stata osservata più volte in sosta nelle campagne di
Camisano, Grumolo delle Abbadesse e Grisignano. Particolare valore assumono alcune
zone umide, tra le più interessanti del Vicentino, tra cui si segnalano per importanza l'asta
del fiume Brenta a sud di Bassano del Grappa, l'asta del fiume Tesina e le Risorgive di
Dueville-Caldogno. E' qui che l'ambiente conserva elementi di naturalità importanti ed
habitat ospitali per numerose specie, sia per la nidificazione, che per la sosta invernale e
l'estivazione.
Tra le nidificanti, quasi tutte
legate agli ambienti umidi,
si menzionano il Tuffetto, il
Tarabusino, il Porciglione
(Rallus
aquaticus),
la
Folaga (Fulica atra), il
Corriere piccolo, il Martin
pescatore, il Gruccione,
l'Usignolo di fiume, la
Cannaiola verdognola, il
Pendolino,
il
Basettino
(Panurus biarmicus), alcuni
Anatidi.
Le specie più
frequenti durante la sosta o
lo
svernamento
appartengono,
alle
famiglie degli Anatidi, dei
Limicoli, degli Ardeidi, ai
Rapaci (interessanti sono il
Falco pescatore (Pandion haliaetus) e l'Albanella reale (Circus cyaneus), molto numerosi
sono inoltre i Silvidi, i Fringillidi e gli Emberizidi.
Le zone umide citate rivestono un sicuro interesse per Anfibi e Rettili.
Bassa Pianura e Monti Berici
Aspetti ambientali
II comprensorio si colloca in una fascia a clima temperato di tipo continentale: la
piovosità media annua varia dai 1000 mm delle zone più settentrionali del comprensorio,
ai 750 mm delle aree più meridionali La temperatura media annua si aggira sui 12 °C;
l'escursione termica annua varia ordinariamente da un massimo di 30/35°C, che di solito si
registra nel mese di luglio, ad un minimo di -5/-10°C del mese di gennaio. La temperatura
media giornaliera dei mesi più caldi è di circa 23°C, quella dei mesi più freddi -1/+1°C. Le
minime assolute possono eccezionalmente scendere sotto i -15°C; l'escursione termica
giornaliera non è molto elevata. L'umidità atmosferica è elevata, con possibilità di
formazione di estesi e fitti banchi nebbiosi nelle stagioni autunnali e invernali, soprattutto
nella zona meridionale del comprensorio. La ventosità è limitata; i venti predominanti
hanno direzione nord-est e sud-est.
L'area dei Monti Berici si differenzia rispetto alla parte restante del comprensorio per un
clima più mite; in particolare il versante sud-occidentale si caratterizza per un clima sublitoraneo.
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
22
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
I Monti Berici si estendono su una superficie di circa 165 Km-, ma con le loro valli interne
occupano una superficie complessiva di 250 Kmq. Dal punto di vista geomorfologico si
presentano come una fascia Collinare che dalla città di Vicenza si estende fino al confine
provinciale meridionale, tra due fasce pianeggianti che li separano dai Monti Lessini ad
ovest e dai Colli Euganei ad est.
Nella parte occidentale, l'area dei Monti Berici si configura come un altopiano ondulato
degradante verso la pianura sia a settentrione che a meridione, mentre verso est si
osservano versanti caratterizzati da pareti rocciose piuttosto ripide. Da Lonigo si apre a
ventaglio fino ad Orgiano e a Grancona un modesto altopiano ascendente, brullo e
dolinoso che precipita in Val Liona con una ripida scarpata di 200 m, lunga 8 Km. Al
centro, nella sommità, si estende un altopiano elevato più del doppio del precedente,
che si presenta come un intreccio di alture tondeggianti separate da avvallamenti
carsici. Attorno si diramano in varie direzioni alcune dorsali separate da valli profonde. Il
Monte Alto, con i suoi 440 m, si affaccia alla pianura dal centro del versante orientale,
allineato sul bordo
dell'altopiano
sommitale con le
cime di Monte Tondo,
del
Monte
della
Cengia e del Monte
delle
Rose,
tutte
superiori ai 400 m.
Uno
scosceso
bastione di 16 Km si
sviluppa da Sossano
a
Longare,
presentando
una
morfologia ripetitiva,
con incisioni scoscese
e selvagge (scaranti)
alternate a severe
contrafforti rocciosi che allungano verso il piano lievi dorsali, mentre in alto sotto alle
falesie si aprono numerosi covoli.
L'estremo massiccio orientale è costituito dal Monte Brosimo alto 330 m.
Al di là del Fiume Bacchiglione, immersi nelle alluvioni, si trovano i Colli di Montegalda e
presso il Ponte di Barbarano emerge un altro caratteristico colle isolato; anche queste
alture sono considerate appartenenti al sistema dei Berici e sono costituite dalle rocce più
antiche di tutta la regione berica.
L'insieme Collinare dei Berici è di origine sedimentaria marina, costituito geologicamente
da rocce calcaree, ed è caratterizzato da una morfologia carsica che presenta varie
forme superficiali (doline, uvale, valli secche). Si presentano abbastanza diffusi il carsismo
superficiale e quello profondo; sono stata inoltre rilevate e studiate numerose cavità e tra
queste si segnalano i Covoli, particolari forme di erosione fluvio-glaciale che si aprono
lungo le pareti del Rio Fontanafredda, nei pressi di Lumignano. L'emersione dei Monti
Berici è il risultato di un corrugamento locale della crosta terrestre avvenuto ai margini e
nell'ultima fase dell'orogenesi alpina. Questa piega anticlinale ha sollevato di qualche
centinaio di metri, sopra il livello del mare, un pacco di strati rocciosi di sedimenti marini,
esponendoli agli agenti meteorici; questi, assieme ad altre concause, sono stati i principali
artefici del modellamento del rilievo che oggi noi osserviamo.
Nella parte settentrionale e in quella meridionale, l'area dei Monti Berici è incisa da
alcune valli tra cui le principali sono la Valle dei Viscari, la Valle dei Calvi, la Valle di
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
23
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
S.Agostino, la Valle del Fimon, la Val Bugano, la Val Liona e la Valdiezza. Peculiare è
l'assetto geomorfologico complessivo delle valli, limitate da un sistema di Colli che si
snoda con versanti normalmente abbastanza ripidi.
Di particolare rilievo, nell'insieme delle valli indicate, appare quella corrispondente al
bacino del Fimon. Si tratta di una valle che si insinua nel cuore dei Monti Berici,
caratterizzata dalla presenza di un lago la cui origine è dovuta alla formazione di uno
sbarramento alluvionale provocato dai fiumi Brenta e Astico ai margini dei Colli. Il lago di
Fimon, un tempo molto più esteso, riveste un notevole pregio per le sue componenti
naturalistico-ambientali.
Dal punto di vista vegetazionale l'ambiente paesaggistico dei Monti Berici è caratterizzato
da un'estesa copertura forestale, la cui continuità è a tratti interrotta da zone agrarie. Nei
versanti più acclivi e soleggiati, si osserva la prevalenza di boschi misti di latifoglie
all'interno dei quali dominano la Roverella e il Carpino nero.
Nel versante sud-occidentale sono presenti le cosiddette "oasi xerotermiche"
caratterizzate dalla presenza di entità mediterranee.
Nei versanti meno esposti e con suoli più profondi, compaiono specie mesofile, quali la
Rovere, il Carpino bianco (Carpinus betulus), il Tiglio ed il Castagno.
I coltivi sono limitati agli appezzamenti meno acclivi e sono investiti a prato, vite, cereali
ed ortaggi, condotti con criteri di coltivazione tradizionali. In alcune zone sono diffusi
l'olivo e i fruttiferi (ciliegio), prevalentemente in coltura promiscua. Nella fascia
pedecollinare prevale la coltivazione intensiva della vite che caratterizza il paesaggio di
queste zone.
Il paesaggio agrario delle valli presenta le caratteristiche tipiche delle aree di pianura ad
elevata intensificazione colturale, con una dotazione alquanto scarsa di siepi, alberature
e prati, e con destinazione prevalente del suolo a seminativo.
Nell'area dei Monti Berici la densità dell'edificato risulta bassa ed è frequente
l'osservazione di casolari sparsi, spesso in stato di abbandono e quindi fatiscenti,
fiancheggiati da edificazione risalente a tempi recenti che si sostituisce alle antiche
dimore.
Il territorio di Bassa Pianura comprende le aree pianeggianti comprese tra i confini
provinciali e i Monti Berici.
Le caratteristiche geopedologiche dei suoli della pianura varia in relazione ai fenomeni
deposizionali che li hanno generati. Scendendo da nord verso sud si riscontra pertanto
una granulometria via via decrescente; nelle aree a nord si trovano percentuali elevate di
ghiaie e sabbie, mentre nella zona più meridionale del comprensorio, dove l'energia dei
corsi d'acqua era ed è minore, prevalgono le frazioni argillose e limose. Frequenti sono
inoltre le formazioni torbose presenti soprattutto nelle zone di pianura adiacenti ai Monti
Berici (es. Valle Brendola, Valle Liona) ove, a causa di vari fattori, come la risalienza della
falda freatica ipodermica e l'alimentazione della stessa effettuata dalle risorgive, si
instaurano condizioni di drenaggio naturale difficoltoso.
La pianura è solcata da un complesso sistema idrografico formato da corsi d'acqua
derivanti da bacini imbriferi di fiumi o torrenti e da canali di bonifica; tra i principali corsi
d'acqua ricordiamo il Fiume Bacchiglione, il Torrente Chiampo, il Torrente Guà, il Canale
Ronego, lo Scolo Liona e lo Scolo Ronego.
La qualità delle acque dei torrenti Agno e Guà risulta particolarmente compromessa per
lo scarico di reflui industriali e civili nel loro tratto a nord del comprensorio.
Il paesaggio della Bassa Pianura presenta le caratteristiche tipiche delle aree ad elevata
intensificazione colturale; scarsa risulta la dotazione di siepi ed alberature. I terreni sono
investiti prevalentemente a seminativo; le colture più diffuse sono il mais, i cereali
autunno-vernini, la soia, la bietola nonché, limitatamente ad alcune zone, la patata
(Alonte, Lonigo, Asigliano Veneto) e il tabacco (Noventa Vicentina, Poiana Maggiore). La
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
24
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
vite è diffusa soprattutto nella fascia sud-occidentale del comprensorio e in prossimità dei
Monti Berici.
Nelle zone di pianura la densità dell'edificato risulta elevata nella parte nord-occidentale
del comprensorio (es. Brendola) per l'elevata diffusione di insediamenti produttivi con le
relative infrastrutture. Nella rimanente porzione del comprensorio l'edificato risulta
concentrato prevalentemente in prossimità dei centri urbani (es. Lonigo, Noventa
Vicentina, Barbarano Vicentino).
Situazione faunistica
Dal punto di vista faunistico il Comprensorio presenta aspetti e potenzialità molto
interessanti avendo conservato, rispetto ad ampie porzioni del restante territorio collinare
e di pianura del Vicentino, un ambiente relativamente integro, soprattutto nella parte
occupata dai Monti Berici. La sostanziale diversità delle caratteristiche geomorfologiche,
del clima, della vegetazione e del tipo di sfruttamento agricolo tra i Monti e la Bassa
Pianura, che si estende a Sud verso la provincia di Verona e Padova, si riflette anche sulla
componente faunistica, che cambia notevolmente all'interno dell'area individuata.
La specie stanziale più interessante
sotto il profilo venatorio è senza
dubbio la Lepre, un tempo molto
numerosa sia in collina, che in
pianura, ma oramai in forte
contrazione numerica. Vari sono i
fattori
che
hanno
influito
negativamente, tra i quali vanno
ricordati
l'antropizzazione
delle
aree, la pressione venatoria ed in
particolare la trasformazione nel
tipo di sfruttamento agricolo. In
pianura sono state sostituite le
colture miste, con buona incidenza
di erbai e medicai, a favore delle
piantagioni estensive di cereali,
bietola e soia, mentre in collina i
piccoli appezzamenti a prato,
soprattutto in aree poco fertili e
marginali, non sono più stati sfalciati, favorendo l'estendersi dell'incolto e del bosco. La
Lepre sopravvive oramai con
discrete popolazioni solamente
all'interno delle zone protette,
mentre nel restante territorio
destinato all'attività venatoria la
popolazione è mantenuta con
annuali ripopolamenti invernali,
che comunque non sempre
sortiscono effetti positivi.
Anche
la
popolazione
del
Fagiano viene sostenuta con
continue immissioni. I territori più
validi per questo selvatico sono
costituiti dalla zona Collinare,
dove
esso
nidifica
quasi
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
25
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
ovunque, mentre in pianura il successo riproduttivo è molto condizionato dalle pratiche
agricole.
La Starna è scomparsa e non si è a conoscenza di covate giunte a buon fine, anche se
sono stati fatti tentativi di reintroduzione. Alcune aree si prestano ancora ad ospitare la
specie, in particolare la parte occidentale del Comprensorio ricadente sulle Colline di
Grancona, Sarego, Lonigo, Orgiano e la pianura circostante, la Val Liona, le campagne
di Sossano, le Colline di Albettone.
Tra i Mammiferi, il Tasso è segnalato in maniera diffusa nell'ambiente Collinare e così pure
la Faina e la Donnola, che si rinvengono talora anche nelle aree pianeggianti.
Un cenno particolare merita la Volpe, la quale ha oramai colonizzato zone in cui pochi
anni or sono era praticamente sconosciuta. La si può scorgere, infatti, non solo in Collina,
dove trova rifugio nei boschi poco curati, nelle frequenti macchie arbustive, nelle vecchie
cave, negli incolti, ma pure in tutta la Bassa Pianura, dove probabilmente si è spinta
favorita dalla possibilità di alimentarsi nei pressi di allevamenti avicoli e discariche.
I Monti Berici presentano, soprattutto nei versanti a Nord, un ambiente idoneo ad ospitare
il Capriolo. Gli spostamenti effettuati dalla specie, dal Nord della Provincia in direzione dei
Monti Berici, hanno sempre trovato una barriera praticamente insuperabile
nell'autostrada Milano-Venezia, nella Statale 11, nella linea ferroviaria Vicenza-Verona
che delimitano nettamente a settentrione il Comprensorio considerato.
Passando agli Uccelli, tra gli Strigiformi è distribuita ovunque la Civetta (Athene noctua) e
sono presenti localmente il Barbagianni (Tyto alba), l'Assiolo e l'Allocco (Strix aluco). I
Rapaci diurni sono per lo più rappresentati da soggetti di passo o svernanti ed
appartengono a specie abbastanza comuni, quali Gheppio, Sparviere, Poiana, Albanelle;
di quest'ultima famiglia sono state osservate come svernanti l'Albanella reale ed il Falco
di palude. Abbastanza interessanti sono alcune recenti segnalazioni di nidificazione del
Falco pecchiaiolo in comune di Lumignano, del Gheppio, sempre sui versanti SudOrientali dei Monti Berici, e, recentemente, anche del Falco Pellegrino.
L'avifauna migratrice è molto
varia, in considerazione della
già ricordata diversità degli
ambienti
che
troviamo
spostandoci dalla pianura alla
Collina.
La
Bassa
Pianura,
nella
posizione
meridionale
del
Comprensorio, è forse l'area
meno interessante dal punto di
vista
dei
migratori.
La
campagna è frequentata per
lo più da specie legate agli
spazi aperti, appartenenti alle
famiglie degli Alaudidi e dei
Motacillidi; sono presenti come
nidificanti la Tortora e la
Quaglia, quest'ultima è in forte contrazione a causa delle pratiche agricole intensive.
Occasionalmente sono state osservate, in sosta, la Cicogna bianca e la Gru (Grus grus).
Molto validi si dimostrano alcuni ambienti umidi inclusi nel Comprensorio considerato, in
particolare le località di Casale di Vicenza, del Laghetto di Brendola, del Laghetto di S.
Germano, del Lago di Fimon, dell'asta del fiume Bacchiglione.
Si tratta di relitti di formazioni un tempo ben più ampie e quindi a maggior ragione
meritevoli di attenzione. Gli Uccelli più rappresentativi colà segnalati ed in parte anche
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
26
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
nidificanti appartengono agli Ardeidi (Nitticora (Nycticorax nycticorax), Airone cenerino),
agli Anatidi (Germano reale, Marzaiola (Anas querquedula)...), ai Rallidi (Folaga,
Porciglione...), ai Limicoli (Beccaccino...), oltre ad alcune specie relativamente poco
frequenti in provincia di Vicenza: Tuffetto, Martin pescatore, Tarabusino, Cannaiola,
Pendolino ed il raro Basettino.
La Collina è popolata durante il periodo delle migrazioni in maniera consistente da Turdidi,
Fringillidi e Silvidi, i quali utilizzano queste aree (soprattutto i versanti a Sud) come sito di
svernamento; è possibile osservare come svernanti anche specie piuttosto rare e tipiche
degli ambienti montani, quali il Picchio
muraiolo (Tichodroma muraria), il
Sordone (Prunella collaris), il Codirosso
spazzacamino (Phoenicurus ochruros).
Tra le specie nidificanti, molto diffuse
sono la Tortora ed il Rigogolo (Oriolus
oriolus), mentre altre, legate per la
maggior parte ad ambienti di tipo
termofilo , sono da ricordare perché
oramai rare per il territorio vicentino o
localizzate
in
aree
ristrette:
l'Occhiocotto, l'Upupa (Upupa epops),
lo Strillozzo (Miliaria calandra), lo Zigolo
nero (Emberiza cirlus), la Rondine
rossiccia (Hirundo daurica), l'Usignolo (Luscinia megarhynchos), l'Averla piccola (Lanius
collurio), la Sterpazzolina (Sylvia cantillans), il Succiacapre (Caprimulgus europaeus).
Significativa e indicativa ai fini della definizione della valenza ecologica del Comprensorio
dei Berici è la presenza di altra fauna molto interessante.
Sufficientemente diffusi sono alcuni Anfibi del Genere Triturus, Bufo e Rana; nelle Grotte di
Lumignano è segnalata la presenza della Salamandra pezzata (Salamandra
salamandra), mentre tra i Rettili sono ancora abbastanza frequenti il Colubro di Esculapio
(Elaphe longissima), il Biacco (Coluber viridiflavus), il Ramarro (Lacerta bilineata) e si può
rinvenire la rara Lucertola campestre (Podarcis sicula).
L’ambiente umido del Lago di Fimon è un ottimo habitat anche per anfibi e rettili. Tra gli
anfibi elencati presenti nel sito figura la Rana di Lataste (Rana latastei), entità endemica
del nord Italia, e l’Ululone ventre giallo (Bombina variegata), una specie quasi scomparsa
dalla Pianura Padana.
Il lago rappresenta un importante sito riproduttivo
per il Rospo Comune (Bufo bufo), specie in forte
decremento soprattutto in pianura. La riproduzione
del rospo è possibile all’interno del lago in quanto le
uova e i girini di questa specie sono velenosi o poco
appetibili per i predatori (pesci, rettili, uccelli). Le
rane, invece, per la loro riproduzione, utilizzano altre
aree umide, immediatamente adiacenti allo
specchio d’acqua. Questi ambienti circumlacuali
sono anche regolarmente frequentati dal Tritone
punteggiato (Triturus vulgaris), dalla Rana Dalmatica
(Rana dalmatica), specie ormai poco comuni
soprattutto in ambienti planiziali.
Tra i rettili troviamo ancora qualche esemplare di tartaruga palustre (Emys orbicularis),
segnalata come “minacciata” nella lista rossa nazionale dell’IUCN. Anche questa specie
risente pesantemente della presenza della tartaruga acquatica alloctona che, dopo
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
27
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
essere divenuta una specie ampiamente e liberamente commercializzata, è stata diffusa
nell’ambiente
2. La fauna ittica
Gli ambienti acquatici e l’ittiofauna
Per quanto riguarda la qualità dei popolamenti ittici, l’idrografia del Vicentino può essere
schematicamente suddivisa in quattro fasce che vanno ad individuare ambienti
acquatici tra loro ben distinti.
Fascia montana - pedemontana
Questa include il tratto montano-pedemontano dei seguenti corsi d’acqua principali:
− Fiume Brenta: è uno dei maggiori fiumi della provincia. Il
Brenta prende origine a quota 450 m circa dalla unione degli
emissari dei laghi di Levico e di Caldonazzo e percorre la
Valsugana. Dal confine con la provincia di Trento fino a
Solagna-Bassano. In questo tratto riceve l’importante
affluenza del torrente Cismon.
− Torrente Astico: dal confine con la provincia di Trento fino a
Lugo-Zugliano. Torrente con buona portata in questo tratto
riceve anche l’apporto delle acque del bacino del Posina.
− Torrente Leogra: dalle sorgenti fino a Schio. Raccoglie le
acque provenienti da numerose vallate che confluiscono
verso valli del Pasubio.
− Torrente Agno: dalle sorgenti fino a Cornedo-Brogliano.
Raccoglie le acque di numerosi affluenti più o meno
importanti.
− Torrente Chiampo: dalle sorgenti fino ad Arzignano. Non ha
affluenti di rilievo.
Oltre a questi corsi d’acqua principali, questa fascia comprende anche altri torrenti
normalmente di portata assai modesta e in molti casi anche assai compromessi da
fenomeni di inquinamento o di antropizzazione, che sono:
− Torrente Longhella: passa per Marostica e finisce nel Brenta
− Torrente Ghebbo: raccoglie le acque di un bacino idrografico molto piccolo nei pressi
di Molvena. Va a formare il fosso Longhella.
− Torrente Laverda: raccoglie le
acque del bacino idrologico
Lusiana-Conco e dopo aver
ricevuto le acque del Torrente
Chiavone
contribuisce
alla
formazione del Torrente Tesina.
− Torrenti Chiavone Bianco e
Chiavone Nero: compresi tra
l’Astico e il Laverda.
− Torrente Timonchio: raccoglie le
acque di alcune valli della zona
di Schio.
− Torrente Poscola: prende origine
nei pressi di Priabona, attraversa
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
28
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
Castelgomberto e va a finire nel Guà all’altezza di Montecchio Maggiore
− Torrenti Arpega e Restena: sono due affluenti del Fiume Guà, nel quale finiscono
all’altezza di Tezze di Arzignano
I tratti dei corsi d’acqua compresi in questa fascia presentano per lo più caratteristiche
di ambienti acquatici adatti alla presenza di salmonidi e dello Scazzone (Cottus gobio).
Il Brenta e l’Astico sono stati, come tutti i fiumi di origine glaciale del Bacino Padano,
originariamente popolati dalla Trota marmorata (Salmo trutta marmoratus), specie che
sta rischiando l’estinzione sia a seguito dell’alterazione degli habitat originari, sia a causa
dell’ibridazione con le Trote fario (Salmo trutta fario), una specie alloctona, di ceppo
atlantico, i cui ripopolamenti sono iniziati già dalla fine dell’Ottocento.
Oltre alle trote, soprattutto nella parte inferiore, pedemontana, della fascia sono
presenti anche altre specie ittiche, in particolare la Sanguinerola (Phoxinus phoxinus) e il
Barbo canino (Barbus meridionalis), un’altra specie in pericolo di estinzione.
Fascia dell’alta pianura
E’ l’area di pianura alluvionale che si estende a nord di Vicenza ed è delimitata a sud dal
limite delle risorgive e dal versante occidentale dei Monti Berici.
Questa zona è caratterizzata dalla scarsità, o addirittura mancanza più o meno
cronica, di acqua dovuta sia agli intensi prelievi effettuati a monte a scopo irriguo o
industriale, che a naturali fenomeni di drenaggio negli imponenti depositi di ghiaie.
Questa fascia è forse quella meno
popolata da specie ittiche sia per
l’irregolarità della presenza d’acqua sia
per
l’intensità
dei
fenomeni
di
inquinamento.
Le caratteristiche del tratto del Brenta
compreso in questa fascia, corrispondono
a quelle della ‘zona del Temolo’ degli
autori d’oltralpe. Sono acque ancora
adatte alla presenza di salmonidi anche
se non con le densità della fascia
precedente.
Cavedano
Le specie tipiche di questi
ambienti sono il Temolo e i ciprinidi
reofili quali la Sanguinerola, il
Cavedano (Leuciscus cephalus
cabeda), il Barbo (Barbus barbus
plebejus). Fanno inoltre la loro
comparsa altre specie quali il
Cobite (Cobitis taenia) e il Ghiozzo
(Padagobius martensi).
Ghiozzo
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
29
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
Fascia delle risorgive
E’ l’area più ricca di acque e qui si formano alcuni dei più importanti corsi d’acqua della
provincia come il Fiume Bacchiglione e il Fiume Tesina. Se il limite nord di questa fascia è
facilmente individuabile, il limite inferiore viene fatto coincidere con il limite superiore della
distribuzione della Scardola (Scardinius erythrophtalmus) e del Triotto (Rutilus aula),
ciprinidi a deposizione fitofila, specie che hanno come habitat preferenziale le acque a
fondo fangoso e ricche di vegetazione.
In questa fascia sono compresi tratti dei
seguenti principali corsi d’acqua:
− Fiume Bacchiglione: raccoglie le acque di un
sistema idrografico molto complesso formato
da corsi superficiali che convogliano acque
montane e da rii perenni originati da
risorgive. Nasce da sorgenti copiose nella
zona di Novoledo-Dueville e prende
inizialmente il nome di Bacchiglioncello.
Dopo la confluenza con il sistema idrografico
Igna-Timonchio
assume
il
nome
di
Bacchiglione e perde rapidamente le
caratteristiche originali di un fiume di risorgiva.
− Fiume Astichello: si origina da risorgive nella zona di Vivaro-Cavazzale. Perde subito le
caratteristiche di corso d’acqua di risorgiva. A Vicenza si ha la confluenza con il
Bacchiglione.
− Fiume Tesina: si origina nei pressi di Sandrigo da risorgive e con il contributo del
Laverda, del fosso Longhella, del Rio Astichello. All’altezza di Poianella di Bressanvido
riceve le acque dell’Astico e almeno fino a Marola conserva le caratteristiche di fiume
di risorgiva. Confluisce nel Bacchiglione tra Debba e Longare.
− Torrente Orolo: è la prosecuzione del Torrente Giara; da Isola Vicentina alla confluenza
con il Bacchiglione.
− Roggia Tergola: nasce presso Bressanvido e scende parallela al Tesina. Finisce nel
Tesinella.
Altri corsi d’acqua di una certa importanza presenti in questa fascia sono la roggia
Dioma (affluente del Retrone), le rogge Menegatta e Feriana (affluenti del bacchiglione),
la Roggia Moneghina, il Rio Armedola, la roggia Caveggiara.
In quest’area sono presenti numerose risorgive che per li più vanno ad alimentare i
sopracitati corsi d’acqua. Le risorgive in particolare sono concentrate nei pressi di
Sandrigo, Bressanvido, Dueville-Vivaro, Caldogno, Costabissare, Monteviale. Anche se
dislocate a sud di questa fascia, costituiscono ambienti analoghi anche le risorgive di
Brendola che danno origine al fiume omonimo soggetto, purtroppo, ad un fortissimo
inquinamento di tipo industriale.
Questa fascia, per la presenza di cospicue aree di
risorgiva ha caratteristiche assai peculiari. I grossi corsi
d’acqua sono classificabili come ‘zona del Barbo’ o
zona dei ciprinidi reofili (Marconato, 1985). Le specie
più comuni, oltre al Barbo, sono la Lasca
(Chondrostoma genei), la Sanguinerola, il Cavedano, il
Ghiozzo, il Cobite comune. Nelle ‘teste’ delle risorgive e
nelle piccole rogge a fondo ghiaioso-sassoso si può
individuare una ‘zona della Trota-Scazzone’ dove oltre
a queste due specie si rinvengono, più o meno regolarmente, anche la Lampreda di
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
30
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
ruscello (Lampetra zanandrei), la Sanguinerola e, soprattutto quando il fondale è
sabbioso e ricco di vegetazione acquatica, il Luccio (Esox lucius), il Panzarolo
(Orsinigobius Punctatissimus) e il Cobite mascherato (Sabanejewia sp.).
Fascia della bassa pianura
Le rimanenti acque di pianura, ben individuate dalla distribuzione della Scardola e del
Triotto il cui limite superiore coincide all'incirca con una direttrice passante per Vicenza e
Marola, costituiscono la fascia della bassa pianura. Si tratta per lo più di acque a lento
corso con fondo fangoso e ricche di vegetazione. I tratti dei principali corsi d'acqua
presenti in quest’area sono:
− Fiume Bacchiglione: da Vicenza a valle.
− Fiume Retrone.
− Fiume Tesina: da Marola a valle
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
31
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
IDROGRAFIA DEL VICENTINO
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
32
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
In quest'area sono presenti numerosi canali di
medie dimensioni quali il Fiume Ceresone, il fiume
Tesinella, Il Canale Bisatto, gli scoli Liona,
Frassenella, Alonte, Ronego e Roneghetto.
Numerosissime infine le canalette e i fossati di
piccole dimensioni, per lo più utilizzate per
l'irrigazione che comunque non di rado ospitano
significativi popolamenti ittici. In questa fascia gli
ambienti
acquatici
presentano
quasi
tutti
caratteristiche da " zona dei ciprinidi": corrente
lenta, fondo fangoso, vegetazione acquatica
abbondante.
Qui le specie più comuni sono il luccio la carpa (Cyprinus carpio), la Tinca (Tinca tinca),
la Scardola, il Triotto, l'Alborella (Alburnus alburnus alborella), il Cavedano, il Cobite.
In quest'area sono inclusi i Monti Berici, che rappresentano un sistema collinare
indipendente collocato nell’area centrale del Veneto, nella porzione meridionale della
provincia di Vicenza. Costituiscono un
complesso di altopiani carsici e la
zona risente pertanto di una costante
scarsità d’acqua in particolare sui
rilievi. Alcune valli sono solcate da
piccoli ruscelli privi o molto poveri di
specie ittiche ma che non di rado
ospitano interessanti popolazioni di
gamberi (Austropota-mobius pallipes).
In
qualche
caso,
il
ruscello
rappresenta il tratto iniziale di un corso
d'acqua più cospicuo (ad esempio lo
Scolo Liona, Val dei Molini-Scolo
Ferrara) e si ha quindi un ambiente
con caratteristiche pseudo-montane:
qui gli elementi ittici possono essere la
Sanguinerola, il ghiozzo ed anche la trota.
Il Lago di Fimon
Il lago di Fimon è un piccolo bacino
naturale collocato alle pendici dei
Colli Berici.
In questa zona si trovano terreni meno
permeabili e questo dà origine a
fenomeni di risalita delle acque e alla
comparsa sui versanti di orizzonti
sorgentiferi. Nel complesso le valli di
Fimon sono molto ricche di sorgenti
che si concentrano nei siti in cui le
condizioni stratigrafiche e idrografiche
sono più favorevoli.
Interessante è la presenza di alcune di
queste sorgenti sul fondo del lago
stesso: sono tipiche sorgenti di fessura,
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
33
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
fornite di apparato sorgentifero artesiano in cui appare evidente come la pressione
dell’acqua sorgiva nel punto di emergenza risulti superiore alla pressione dello strato
d’acqua lacustre.
L’origine del lago risale al Pleistocene quando questo aveva un’estensione maggiore di
quella attuale. Ora è un lago di tipo eutrofico con uno specchio d’acqua di 0,51 km2.
Negli anni ha subito numerosi interventi principalmente per la regimazione delle acque al
fine di evitare le frequenti esondazioni che interessavano le aree circostanti.
Un intervento rilevante è stato attuato nel 1963 con l’ampliamento del bacino verso Nord
e la rimodellazione delle sponde per creare la strada perilacustre, che ha portato alla
quasi completa eliminazione della fascia arborea e arbustiva ripariale. Nel 1996 sono stati
realizzati, in alcune aree campione, degli interventi di rimodellamento della sponda per
ricrearne l’andamento naturale e dei rimboschimenti arborei e arbustivi con specie
autoctone con risultati soddisfacenti.
Il lago di Fimon è l’ultimo lago naturale della provincia di Vicenza poiché bacini analoghi
sono stati bonificati per far posto all’agricoltura. Costituisce un sito di grande interesse
naturalistico, dato il suo carattere relitto rappresentativo di un tipico ambiente che
caratterizzava, prima delle bonifiche, ampie porzioni della Pianura Padana. Presenta un
alto grado di biodiversità sia per la fauna che le specie vegetali legate all’ambiente
acquatico. Il Lago di Fimon ospita, infatti, l’ultima stazione della provincia di Vicenza della
Castagna d’acqua (Trapa natans), una specie un tempo comune ma oggi divenuta
assai rara e inclusa nella “lista rossa” delle specie in pericolo di estinzione. Rappresenta,
inoltre, un importante sito di sosta per molte specie di uccelli migratori.
Per questi motivi il Lago di Fimon è stato incluso nella lista dei “Siti di Importanza
Comunitaria” ossia una località considerata dalla Unione Europea meritevole di tutela.
Il fondo melmoso, l'abbondante vegetazione e la scarsa profondità fanno del Lago di
Fimon un ambiente adatto alla presenza dei Ciprinidi e di altre specie amanti delle acque
"calde".
Negli ultimi cento anni i popolamenti ittici nel lago hanno subito notevoli modifiche
dovute alle varie attività umane quali le bonifiche, la costruzione di sbarramenti a valle
del lago, l'introduzione di nuove specie e gli inquinamenti.
La comunità ittica del lago di Fimon è composta di ben 21 specie. Analogamente a
quanto si verifica negli altri bacini italiani, a causa di immissioni non regolamentate, il
numero di specie alloctone è molto alto. Nel 1887 il Torossi riporta che le specie presenti in
abbondanza nel lago sono la Carpa, la Tinca, il Luccio, la Scardola, l'Anguilla (Anguilla
anguilla), la Savetta (Chondrostoma soetta) e la Lasca.
Oggi invece la Savetta e la Lasca, specie migratrici, sono scomparse, probabilmente a
causa
dell’elevato
numero
di
sbarramenti che impediscono la risalita
dei pesci. Delle altre specie autoctone
è diminuita la biomassa (ossia la
quantità complessiva presente nel sito),
mentre nuove specie popolano il lago.
Tra queste il Persico trota (Micropterus
salmoides), il Persico sole (Lepomis
gibbosus) e il Pesce gatto (Ictalurus
melas), specie di origine americana
che hanno fatto la loro comparsa in
Europa fin dai primi anni del 1900.
In tempi più recenti hanno fatto
irruzione nelle acque di questo lago (e
si sono poi diffuse nelle acque circostanti) specie alloctone infestanti quali l’Abramide
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
34
Provincia di Vicenza
Settore Urbanistica
(Abramis brama) e il Siluro d’Europa (Silurus glanis), originari del bacino danubiano e
dell’Europa centro settentrionale.
La presenza di queste specie invasive che costituiscono un’alta percentuale di biomassa
ittica ha probabilmente una influenza importante sulla struttura della popolazione di altre
specie ittiche. La concorrenza trofica delle specie alloctone, nonché la predazione
esercitata da grossi predatori, sono tra le probabili cause della diminuzione di specie
autoctone.
P.T.C.P. – Allegato D al Rapporto Ambientale
35
Scarica

chiudi - Provincia di Vicenza