Free Service Edizioni n° LUGLIO-AGOSTO 7/8 2007 Anno VIII € 6,00 ciano magenta giallo nero stampata su carta riciclata n°7/8 Luglio-Agosto 2007 Anno VIII ciano magenta giallo nero Rivista mensile di informazione e aggiornamento di cultura ambientale Edizioni: Free Service s.r.l. Sede amministrativa, Direzione, Redazione, Grafica: Via del Consorzio, 34 60015 Falconara M. / AN tel. 071 9161916 - fax 071 9162289 www.onon.it [email protected] [email protected] Aut.Trib. di Ancona n. 1/2000 del 4/1/2000 Direttore Responsabile: Andrea Massaro Direttore Artistico: Vinicio Ruggiero Responsabile Marketing: Fabio Bastianelli Stampa: BIEFFE s.r.l. via Zona Industriale P.I.P. 62019 Recanati (MC) Una copia: €6,00 Arretrati: €12,00 Abbonamento annuale: €48,00 Versamento su C/C postale n° 17270604 intestato a Free Service s.r.l. Via del Consorzio, 34 60015 Falconara M. (AN) Sped. in abb. postale - Pubbl. inf. al 45% Aut. Dir. Prov.le P.T. Ancona La Redazione di REGIONI & AMBIENTE si riserva il diritto di modificare, rifiutare o sospendere un articolo a proprio insindacabile giudizio. L’Editore non assume responsabilità per eventuali errori di stampa. Gli articoli firmati impegnano solo i loro autori. È vietata la riproduzione totale o parziale di testi, disegni e foto. Manoscritti, disegni e foto, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. Tutti i diritti sono riservati. n°7/8 Luglio-Agosto 2007 anno VIII SOMMARIO S 10 14 8 MANIFESTAZIONI E CONVEGNI OneGeology: nasce la prima mappa geologica digitale del pianeta Un click fino al cuore della Terra Il patrimonio scientifico di 80 Paesi on line nel 2008 di Micaela Conterio 10 Metalriciclo 2007, 13-15 settembre Rottami e Ambiente Protagonisti presso il Centro Fiera del Garda di Montichiari, Brescia di Roberta Bordiga 12 CAMBIAMENTI CLIMATICI Approvato dalla Commissione UE un Libro Verde Adattarsi al cambiamento climatico Fino a Novembre le risposte alla consultazione sulle azioni da intraprendere di Vinicio Ruggiero 14 Una maggioranza diffusa di Italiani preoccupata delle criticità climatico-ambientali Cambiamento climatico e salute Presentato il 1° Rapporto sugli effetti in Italia degli sconvolgimenti climatici di Fabio Bastianelli 26 21 22 17 ENERGIE ALTERNATIVE E RINNOVABILI 28 22 BIODIVERSITÀ E CONSERVAZIONE Sarà installato nel Veneto Il più grande impianto fotovoltaico italiano per il settore industriale Produrrà 1.680.000 kWh/a, riducendo di 1.000 t/a la produzione di CO2 Noi e gli altri Piccole riflessioni sulla convivenza fra specie in tempo di vacanza di Alberto Piastrellini di Vinicio Ruggiero 24 18 Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio Roma, 21 giugno 2007 Il carburante delle rinnovabili...: come accelerarne lo sviluppo e la competitività Istituzioni ed operatori a confronto di Fabio Bastianelli 26 di Lorena Cecchini 20 INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO RAEE “Ultima proroga”? Slitta al 31/12/2007 l’avvio del nuovo sistema di gestione 21 EQUITÀ E SOSTENIBILITÀ Camera di Commercio di Ancona Sviluppo, Innovazione, Territorio Presentato il Bilancio Sociale a cura della Camera di Commercio di Ancona Meduse: dark ladies in gelatina Per saperne di più su un detestato “frutto di stagione” di Alberto Piastrellini 28 Il Sistema delle Aree protette in Emilia-Romagna di Lino Zanichelli 30 Al via la “nuova” stagione venatoria La fauna ha bisogno del rispetto delle regole Adeguare le normative nazionali a quelle europee 38 40 36 44 42 33 A COME AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE, AMBIENTE Alla scoperta dei piccoli grandi “frutti di bosco” Sempre più riconosciuto il loro valore salutare 44 AMBIENTE E ARTE Trento, aperta fino al 4 novembre 2007 la Mostra “Ori dei cavalieri delle steppe” di Vinicio Ruggiero 36 SERVIZI AMBIENTALI 46 €CO - FINANZIAMENTI Senesi srl Da sempre impegnata nella Responsabilità Sociale d’Impresa 50 I QUESITI DEL LETTORE di Tommaso Sturari 38 50 BLOCK-NOTES - informazioni utili M&IT Consulting La verifica di conformità legislativa ambientale: obbligo o opportunità? di Marco Bandiera, Mauro Ferraresi e Paolo Bellotti 40 51 NEWSLETTER 28 Associazione Nazionale Coordinamento Agende 21 Locali Italiane Sintegra spa Impegno premiato dalla Registrazione EMAS a cura di Antonio Kaulard di Tommaso Sturari 42 AGENDA 21 MUSEC e RES PUBLICA Due progetti per promuovere concretamente l’azione locale per l’energia sostenibile a cura di AA.VV. AMBIENTE ABRUZZO NEWS MANIFESTAZIONI E CONVEGNI OneGeology: nasce la prima mappa geologica digitale del pianeta UN CLICK FINO AL CUORE DELLA TERRA Il patrimonio scientifico di 80 Paesi on line nel 2008 di Micaela Conterio Il Prof. Eduardo de Mulder, Direttore Esecutivo del Segretariato dell’Anno Internazionale del Pianeta Terra Cosa penseresti se un giorno, con un semplice click, avessi la possibilità di consultare on line la mappa geologica del nostro pianeta? Ti sorprenderà sapere quanto questa ipotesi sia prossima all’attuazione. Sulla scia dell’intuizione di “Google Earth” (http://earth.google.it), che consente di scoprire le caratteristiche infinitesimali della superficie terrestre, attraverso dettagliatissime immagini satellitari, dal 2008 sarà disponibile “OneGeology” (www.onegeology.org). Questo progetto internazionale permetterà di rendere facilmente fruibile il patrimonio geologico mondiale guidando l’utente alla scoperta della terra solida, attraverso una navigazione interattiva e divertente. L’intenzione è di realizzare una grande banca dati dove vengano raccolte ed elaborate tutte le mappe e le informazioni geologiche esistenti. Il compito non è semplice e, non a caso, un esperimento di questo tipo non era mai stato tentato finora. Le principali difficoltà nascono dal problema di armonizzare i dati che sono spesso in formati non compatibili tra un Paese ed un altro e che andranno a comporre un grande puzzle particolareggiato della situazione del nostro pianeta. L’idea nasce dal tentativo di raccogliere la sfida di realizzare un programma geologico completo e dinamico della Terra, che abbracci contemporaneamente le conoscenze accumulate dagli scienziati degli oltre 80 Paesi che hanno finora aderito all’iniziativa. Ma il numero cresce ogni mese. Il progetto consentirà, quindi, la completa integrazione del materiale esistente in un ambito di generale cooperazione internazionale. L’importanza di questo servizio scaturisce dalla finalità, che è quella di garantire uno sviluppo crescente di competenze e di stimolare e favorire un confronto ed un dialogo produttivo sui temi tecnico-scientifici. Questa iniziativa si inserisce nel solco tracciato dalla ricerca di strumenti atti alla divulgazione generale dei dati per consentire non solo la soluzione di problemi di natura pratica, ma anche l’accesso alle informazioni da parte del Foto di gruppo dei geologi che hanno partecipato al progetto 8 largo pubblico per una partecipazione maggiormente consapevole al processo decisionale in materia ambientale. Chiaramente, lo scopo ultimo è quello di promuovere l’educazione ambientale su larga scala per contribuire a migliorare la comprensione del territorio e dello sviluppo sostenibile. Questo perché si è andata sempre più delineando la convinzione che la partecipazione pubblica e l’accesso alle informazioni siano due momenti essenziali per realizzare il necessario orientamento verso forme di sviluppo rispettose dell’ambiente, salutari e sostenibili. “OneGeology” vuole essere un primo passo nel lungo processo di divulgazione delle informazioni in fatto di ambiente relativo alla terra solida, garantendo agli utenti l’accesso a dati tecnico-scientifici validati e ufficiali, in linea con quanto stabilito dalla Conferenza di Rio del 1992, sfociata poi nell’Agenda 21, dalla Carta di Fiuggi del 1997 e dalla conferenza di Aarhus del 1998, concretizzatasi in Italia nel Dlgs del 19/08/05, in osservanza della Direttiva europea 2003/4/CE sull’accesso all’informazione ambientale. In quest’ottica è previsto un duplice piano di divulgazione delle conoscenze per consentire un apprendimento a diversi livelli di competenza, per cui la consultazione sarà agevole sia per l’adulto, esperto e non, ma anche, e soprattutto, per il bambino che potrà divertirsi viaggiando alla scoperta del nostro pianeta. L’iniziativa ha visto la luce recentemente a Brighton in Gran Bretagna, durante un workshop a cui hanno preso parte numerosi delegati delle maggiori organizzazioni internazionali - Commission for the Geological Map of the World (CGMW), EuroGeoSurveys, International Consortium of Geological Surveys (ICOGS), International Lithosphere Program, International Union of Geological Sciences (IUGS), International Steering Committee for Global Mapping (ISCGM), UNESCO. L’intervento italiano è stato offerto da una rappresentanza di geologi del Servizio Geologico d’Italia/Dipartimento Difesa del Suolo dell’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici). Il ruolo ricoperto dall’Italia è fondamentale in quanto riveste la funzione di leadership, che le ha permesso di coordinare la posizione europea, finché non sarà creato un Comitato Internazionale di coordinamento. Il progetto verrà presentato ufficialmente in occasione del 33° Congresso Geologico Internazionale che si svolgerà ad Oslo il prossimo anno, vanta anche un secondo primato. È, infatti, il primo progetto internazionale lanciato nell’ambito e con il patrocinio dell’International Year of Planet Ear- th (IYPE) con la finalità di fornire, da parte dei servizi geologici mondiali, un contributo tangibile e concreto agli obiettivi posti dall’ONU. L’IYPE, proclamato dalle Nazioni Unite nel dicembre 2005, investirà il triennio 2007-2009, sebbene centrato nel 2008, e sarà completamente dedicato alle Scienze della Terra, con la finalità di promuovere soluzioni concrete alle problematiche ambientali. Un nodo cruciale dell’iniziativa sarà quella di definire un linguaggio comune per la veicolazione delle informazioni, consentendo quindi la condivisione e il trasferimento in tutto il mondo non solo dei dati, ma anche di strumenti e di competenze professionali. Tutte le informazioni raccolte saranno tradotte in GeoSciML, una lingua geologica universalmente usata per la registrazione dei tipi di roccia, di fossili e di altri materiali. “I dati geologi esistono - sostiene Ian Jackson, Segretario Generale di OneGeology - si tratta di renderli universalmente accessibili. Il programma è una summa dei dati esistenti accomunati da un linguaggio che consenta di effettuare facilmente indagini di diversa natura, siano esse geologiche o di altri ambiti di ricerca. Il programma rifletterà in questo modo i dati più aggiornati messi a disposizione da ciascun Sulla sinistra Ian Jackson responsabile del progetto e sulla destra Peader McArdle Direttore del Servizio Geologico Irlandese organismo che vi parteciperà”. In un primo momento, i contributi saranno forniti in tre diversi formati: - raster (cartografia digitale); - vector (grafica vettoriale); - cartaceo. L’esigenza di utilizzare quest’ultimo sistema deriva dalla volontà di coinvolgere anche quei Paesi che non sono ancora in possesso di tecnologie adatte all’informatizzazione dei dati, né di cartografie geologiche prodotte in tempi recenti. La scala del progetto sarà inizialmente di 1:1.000.000, per poi scendere sempre più nel dettaglio. I primi dati saranno già disponibili entro la fine dell’anno, a cui si aggiungeranno successivamente quelli relativi al 2008: essi rimarranno di proprietà delle organizzazioni che li forniranno per la visualizzazione e la ricerca sul web. È evidente che la portata di una simile iniziativa, a livello di applicazione pratiche, è di dimensioni smisurate, investendo i più disparati settori. Uno dei risvolti immediati del progetto potrebbe essere, ad esempio, l’individuazione di strutture geologiche di ampie dimensioni che consentano lo “stoccaggio” dell’anidride carbonica, prodotta dalla combustione dei combustibili fossili, in modo da evitarne il riversamento nell’atmosfera. Potrà altresì trovare numerose attuazioni pratiche anche in campi non dichiaratamente geologici, quali ad esempio l’ingegneria: è sufficiente pensare all’indagine geomorfologica che precede la costruzione di una conduttura. Potrà inoltre sanare alcuni contrasti di natura politica, derivanti ad esempio dalla presenza di falde acquifere lungo il confine fra due stati, ecc. E perché no? Soddisfare anche il desiderio di conoscenza dei più curiosi che, per la prima volta, esplorano senza difficoltà la conformazione del nostro pianeta comodamente dal proprio computer. Le potenzialità legate a questo progetto sono chiaramente enormi e potrebbero aprire scenari, al momento ancora inaspettati: chi mai, infatti, avrebbe potuto ipotizzare che Google Earth avrebbe smascherato un traffico di armi nella regione del Darfur, in Sudan? Le carte geologiche dei singoli Stati, non più note isolate, verranno accordate ed armonizzate in un unico concerto universale dando luogo ad un patrimonio mondiale che rimane, per dirla con Tucidide, “possesso per sempre” (in greco ktema es aei). 9 Metalriciclo 2007, 13-15 settembre ROTTAMI E AMBIENTE Protagonisti presso il Centro Fiera del Garda di Montichiari, Brescia di Roberta Bordiga Si svolgerà dal 13 al 15 settembre prossimo presso il Centro Fiera del Garda di Montichiari, Brescia, la 2a edizione di METALRICICLO, il Salone Internazionale delle Tecnologie per il Recupero e il Riciclo dei Metalli Ferrosi e Non Ferrosi organizzato da Edimet e già divenuto punto di riferimento per l’industria italiana dei rottami metallici. Ma come è nata l’idea di questa manifestazione? Ce lo spiega Mario Conserva, Amministratore delegato di Edimet “Era forte l’esigenza di un evento di respiro anche internazionale che valorizzasse l’area bresciana e le tante imprese che qui operano nel settore del recupero dei metalli. E il mercato ci ha dato ragione. Metalriciclo, alla sua prima edizione lo scorso anno ha avuto un successo superiore ad ogni previsione, confermando la necessità di una manifestazione internazionale che, in Italia, coprisse un’area di attività tanto importante per il nostro distretto industriale, ricco di commercianti di rottame, recuperatori, riciclatori e di operatori attivi in tutta la filiera del recupero”. Del resto, Edimet ha un’esperienza forte nella organizzazione di eventi nel settore dei metalli. “In questi mesi - prosegue Conserva - siamo anche nel pieno della preparazione di Metef, la principale fiera internazionale dell’alluminio giunta alla sua 7a edizione, e di Foundeq, la manifestazione dedicata alle tecnologie di fonderia, al 4° appuntamento, che si svolgeranno dal 9 al 12 aprile 2008 sempre presso il Centro Fiera Del Garda di Montichiari”. Significativo il supporto venuto a Metalriciclo dalle principali associazioni italiane ed estere, fra le quali Federacciai. Il tema dell’approvvigionamento delle materie prime è del resto di vitale importanza per il comparto siderurgico, come ci spiega Cesare Pasini, Presidente di Nuovo Campsider, oggi in particolare, con un mercato del rottame che si è globalizzato, e il cui acquisto è condizionato a livello internazionale da fatturi nuovi e meno “prevedibili” dagli operatori. Senza dimenticare il grande valore del rottame, che ha ormai praticamente raddoppiato il suo costo rispetto a pochi anni fa. “Per questo motivo - precisa Cesare Pasini - è strategico sostenere e dare risalto ad una iniziativa quale è Metalriciclo, che da un lato punta i riflettori sull’importanza del rottame ferroso e dall’altro riesce a sensibilizzare non solo gli addetti ai lavori ma l’intera opinione pubblica su un tema tanto importante anche a livello ambientale. Non dimentichiamoci infatti che i siderurgici si occupano di recuperare e rifondere un materiale praticamente di scarto come il rottame, e svolgono quindi una funzione fondamentale non sempre adeguatamente riconosciuta”. Assofermet, l’Associazione nazionale che riunisce i commercianti in ferro e acciai, metalli non ferrosi, rottami ferrosi, ferramenta e affini sarà presente a Metalriciclo 2007 sia in qualità di espositore, con un proprio stand, che tramite la partecipazione dei dirigenti dell’associazione quali relatori ai diversi convegni previsti. Secondo Romano Pezzotti, Presidente della Divisione Rottami di Assofermet “questa 10 manifestazione è molto importante per la categoria. Ciò non solo in ragione degli spazi espositivi dedicati all’attività di recupero e trattamento dei i rottami ferrosi e non ferrosi, ma anche per le conferenze che permettono di approfondire i problemi contingenti della categoria e le politiche ambientali del settore. Anche quest’edizione di Metariciclo rappresenterà un appuntamento importante per i soci di Assofermet, che durante la manifestazione fieristica avranno la possibilità di vedere gli impianti e le attrezzature più all’avanguardia e contemporaneamente partecipare agli interessanti convegni in programma”. Se il mercato del rottame è oggi internazionale, inevitabile il sostegno all’evento anche da parte delle principali associazioni europee che si occupano di recupero dei metalli. OEA, per esempio, la federazione dei produttori europei di secondario, e ARPAL, l’Associazione spagnola dei produttori di alluminio riciclato. “Noi tutti operatori del riciclo dei metalli non possiamo che applaudire ad una iniziativa come Metalriciclo e collaborare con entusiasmo alla sua buona riuscita - ha dichiarato José Cerdeño, Presidente dell’associazione - La manifestazione è infatti una grande opportunità per promuovere l’innovazione tecnologica indispensabile per rispondere alle sfide ambientali del futuro”. Di grande significato per l’industria metallurgica nazionale l’allargamento della manifestazione al tema dell’energia, il cui valore è ben sintetizzato nelle parole con le quali la Regione Lombardia - Assessorato alle Reti e Servizi di Pubblica Utilità e Sviluppo Sostenibile ha motivato la concessione del patrocinio a Metalriciclo. “Iniziative come Metalriciclo sono particolarmente importanti per quella cultura del riciclo e del riuso che trasforma il rifiuto in risorsa, come Regione Lombardia sta continuamente ribadendo sia negli interventi pubblici sia nelle azioni politiche e amministrative concrete. Oggi c’è la necessità di iniziative che, diffondendo conoscenza delle opportunità e delle possibilità tecnologiche, pongano l’accento sulle possibilità di una nuova economia. (… ) Inoltre è di particolare interesse che quest’anno sullo scenario della manifestazione sia stato ricavato uno spazio dedicato alle tematiche connesse all’energia, un’altra fonte di impegno per questa istituzione che si prefigge la promozione e la diffusione delle tecnologie per il ricorso alle fonti rinnovabili”. Per questo stesso motivo anche APER, l’Associazione dei Produttori di Energia da fonti rinnovabili ha deciso di sostenere l’iniziativa. Infine, tra gli eventi collaterali che affiancheranno l’esposizione del 2007 ci sarà MetalArt, una mostra di oggetti d’arte - sculture e dipinti - realizzati utilizzando metallo recuperato. Fra gli artisti che esporranno le loro opere Maurizio Benassi, Liliana Borzio, Iris Tiberio e Mario Zanardini. www.metalriciclo.it IL PUNTO SULLA REVISIONE DEL NUOVO CODICE AMBIENTALE Hanno patrocinato l’edizione 2007 di Metalriciclo le seguenti istituzioni e associazioni: REGIONE LOMBARDIA, Assessorato alle Reti e Servizi di Pubblica Utilità e Sviluppo Sostenibile PROVINCIA DI BRESCIA APER, Associazione Produttori Energia da fonti rinnovabili ARPAL, Asociacion para el Reciclado de Productos de Aluminio ASSOMET, Associazione nazionale industrie metalli non ferrosi AIM, Associazione italiana di metallurgia ASSOFERMET, Associazione nazionale dei commercianti in ferro e acciai, metalli non ferrosi, rottami ferrosi, ferramenta e affini ASSOFOND, Federazione nazionale delle fonderie BIR, Bureau of International Recycling CIAL, Consorzio imballaggi alluminio EAA, European Aluminium Association FEDERACCIAI, Federazione imprese siderurgiche italiane OEA, Organization of European Aluminium Refiners & Remelters UNCSAAL, Unione nazionale costruttori serramenti metallici Il 13 settembre alle ore 10,30 una tavola rotonda sul tema darà il via ai convegni di Metalriciclo 2007 Aprirà i lavori convegnistici di Metalriciclo 2007 una importante tavola rotonda dal titolo “La revisione del nuovo codice ambientale”. L’evento, che si svolgerà a partire dalle 10.30 del 13 settembre prossimo, farà il punto sulla situazione, a tale data, del processo di revisione del D.Lgs. 152/06, più noto come “Codice Ambientale”. I temi che coinvolgono direttamente il settore metallurgico sono diversi e di estrema importanza per il futuro di un comparto che si è sempre sviluppato in un’ottica di sostenibilità ambientale e che vede, nell’eccessivo appesantimento delle procedure burocratiche, una minaccia anziché un sostegno alla propria competitività. L’evento, che vedrà la partecipazione di rappresentanti delle principali associazioni coinvolte nel delicato tema del recupero dei metalli, sarà moderato da Sebastiano Barisoni, giornalista di Radio24. La tavola rotonda sarà l’occasione per un confronto tra l’industria e le istituzioni, che saranno presenti attraverso alcuni importanti esponenti governativi. Il programma dei convegni di Metalriciclo, disponibile anche sul sito www.metalriciclo.com, proseguirà nella stessa mattinata con un evento curato da AFFG-Alluminio per le Generazioni Future e, successivamente, con una serie di sessioni tecniche mirate. www.metalriciclo.com UNA MONOPOSTO TUTTA DI LATTINE CiAl, il Consorzio Nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi in alluminio, esporrà a Metalriciclo 2007 la prima monoposto realizzata interamente con lattine per bevande, per rappresentare al pubblico le infinite possibilità di utilizzo e ri-utilizzo dell’alluminio. Centinaia di lattine e lastre in alluminio per costruire la vettura a grandezza naturale - scala 1/1. Il numero 13 rappresenta il numero atomico dell’alluminio nella tavola degli elementi. Il progetto rientra nella collaborazione che da anni CiAl porta avanti con le associazioni di volontariato nell’ambito del Progetto Raccolta Solidale per offrire a centinaia di onlus la possibilità di autofinanziarsi attraverso la raccolta dell’alluminio. Alcune di queste associazioni si sono inoltre specializzate nella realizzazione di “sculture” e “monumenti” fatti con lattine per bevande e alluminio riciclato. La monoposto “Aluminium Recycling Team” va ad aggiungersi alla maxi caffettiera esposta da Cial durante l’edizione 2006 di Metalriciclo. www.metalriciclo.com 11 CAMBIAMENTI CLIMATICI Approvato dalla Commissione UE un Libro Verde ADATTARSI AL CAMBIAMENTO CLIMATICO Fino a Novembre le risposte alla consultazione sulle azioni da intraprendere di Vinicio Ruggiero Il Piano varato dal Consiglio dell’Unione europea nel marzo scorso (ndr: vedi Regioni&Ambiente, n. 4, pagg. 31-34, “Il numero 20: dai sogni all’azione”) ha proposto una serie di obiettivi per ridurre le emissioni di gas climalteranti da parte dei Paesi membri in linea con gli obiettivi del protocollo di Kyoto. Non si deve credere, tuttavia, che quelle misure, qualora adottate, siano in grado di annullare gli effetti dei cambiamenti climatici, non solo perché l’UE è responsabile solo del delle emissioni globali, ma soprattutto perché trascorrono circa 40 anni dal momento in cui il carbonio immesso in atmosfera cominci a mostrare i suoi effetti sul clima, tant’è che i segnali in corso dei cambiamenti hanno la loro origine nelle emissioni prodotte negli anni ’60 e ’70. Perciò limitarsi alla strategia approvata, secondo la Commissione UE, non è sufficiente a mitigare gli effetti del global warming, perché il clima è destinato comunque a cambiare nei prossimi decenni. Occorre quindi attrezzarsi per proteggersi dalle conseguenze più devastanti, sia ambientale sia sociale che economiche. In altri termini si dà per scontato che ci saranno fenomeni catastrofici che, per limitarne la portata, necessitano di interventi tali da ridurne l’impatto: questo è il senso della pubblicazione del Libro Verde “Adattamento al cambiamento climatico in Europa. Opzioni per un’azione UE” che la Commissione UE ha presentato il 26 giugno. Trattandosi di un Green Paper, si avvia un ampio dibattito politico per sollecitare i Paesi membri ad indicare le priorità e le azioni da mettere in pratica per industrie, reti energetiche, sistema di trasporti, agricoltura, foreste, coste, ecc. Il Commissario UE all’ambiente Stavros Dimas ha dichiarato che “Dovunque in Europa i cittadini risentiranno sempre più degli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulla loro salute, sul loro impiego e sulla loro dimora; le principali vittime saranno le persone più vulnerabili della società. Occorre 12 che noi combattiamo il cambiamento climatico su un doppio fronte. Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni mondiali di gas ad effetto serra in modo da impedire che il cambiamento climatico raggiunga livelli disastrosi, ma nello stesso tempo l’Europa deve adattarsi al cambiamento climatico che è già in atto”. “Se l’Europa e i suoi Stati membri - ha proseguito Dimas - non pianificano anticipatamente una risposta strategica coerente, può darsi che noi siamo costretti a prendere delle misure d’adattamento improvvisate e non adeguate a dare risposte al moltiplicarsi di crisi e catastrofi, cosa che sarebbe ben più costosa”. Obiettivo dichiarato è di impedire che il riscaldamento planetario sia superiore a 2 °C rispetto al livello preindustriale, oltre la quale soglia i rischi di cambiamenti globali irreversibili e potenzialmente catastrofici si avvicinerebbero sensibilmente. Ciò nonostante numerose regioni del mondo sono già alle prese con gli effetti nefasti per l’aumento di 0,76 °C della temperatura media mondiale e se si confermano le previsioni, la temperatura mondiale dovrebbe aumentare nel corso di questo secolo da 1,8 °C a 4 °C. Al contempo, se riscaldamento si limitasse a 2 °C, le conseguenze sarebbero notevoli e l’Europa non sarà risparmiata. La temperatura del vecchio continente è già progressivamente aumentata di circa 1 °C nel secolo scorso, più sensibilmente della media mondiale e gli effetti sono facilmente misurabili. Per esempio, lo scioglimento dei ghiacciai minaccia di provocare la chiusura delle stazioni di sci a quote basse. La siccità dell’Europa mediterranea dovrebbe accentuarsi e il clima di questa area potrebbe diventare troppo caldo per passarvi le vacanze d’estate. Il turismo dovrà modificare strutture e tempi per il soggiorno, prevedendo incrementi sulla costa atlantica e il Mar del Nord. Si stima che la canicola dell’estate 2003 abbia causato 70.000 decessi. Il prosieguo del cambiamen- to climatico nuocerebbe fortemente all’ambiente naturale europeo e praticamente ad ogni settore della società e dell’economia, soprattutto all’agricoltura, alla silvicoltura, alla pesca, al turismo e alla salute. Le zone costiere, il delta di bassa altezza e le pianure a forte densità di popolazione attraversate da fiumi, potrebbero essere devastate da tempeste ed inondazioni più frequenti. Il cambiamento climatico potrebbe causare vasti fenomeni migratori, compreso quello che si verificherebbe tra regioni confinanti con l’Europa. L’Unione europea si interessa di questi avvenimenti presenti e futuri perché è ormai indispensabile adattarsi al cambiamento climatico, oltre alla riduzione dei gas ad effetto serra. Un’azione precoce che punta sull’adattamento al cambiamento climatico potrebbe apportare dei benefici economici notevoli ed evitare i problemi sociali, anticipando i danni potenziali e riducendo le minacce sugli ecosistemi, sulla salute umana, sui beni e sulle infrastrutture. L’adattamento potrebbe contemporaneamente creare delle nuove prospettive economiche come pure dei nuovi mercati per prodotti e servizi relativi. Tutti gli attori dovranno partecipare attivamente ai processi di adattamento al cambiamento climatico e il coordinamento efficace delle misure adottate nei singoli Stati membri, nelle regioni e nelle comunità, sarà essenziale per mantenere il costo a basso livello. L’Unione Europea ha un ruolo importante da giocare: si tratta di sostenere gli sforzi di adattamento tramite l’aggiustamento delle relative politiche, di colmare le lacune nelle conoscenze e di coordinare le strategie. Alcuni settori, soprattutto l’agricoltura, la gestione dell’acqua, la protezione della biodiversità e la pesca, sono ben integrati a livello UE all’interno del mercato unico o delle politiche comuni. Quindi è logico incorporare gli obiettivi di adattamento in questi settori, come pure nei programmi di spese comunitarie (per esempio, sviluppo regionale, agricoltura, pesca, affari sociali, ricerca e sviluppo rurali). Il Libro Verde definisce quattro linee d’azione da tenere in considerazione a livello prioritario: - azione anticipata per sviluppare delle strategie di adattamento nei settori dove l’attuale grado di conoscenze è sufficiente; - integrazione dei bisogni di adattamento mondiali nelle relazioni esterne all’UE e formazione di una nuova alleanza con partner dell’intero mondo; - miglioramento delle conoscenze in materia di adattamento, grazie alla ricerca a livello comunitario e allo scambio di informazione; - costituzione di un gruppo consultivo europeo sull’adattamento al cambiamento climatico, incaricato di analizzare le strategie e le azioni coordinate. La Commissione UE vuole attuare dapprima misure leggere, come: - la riduzione degli sprechi delle risorse idriche; - la rotazione agricola e una maggiore introduzione di sementi e colture in grado di resistere di più alla siccità; - la conservazione delle aree umide e delle foreste. Secondo la Commissione, queste misure, qualora prese rapidamente potrebbero ridurre la necessità di interventi duri, molto più costosi, come: - innalzamento di argini e costruzione di dighe; - ricollocazione di porti, industrie e città costruiti in zone costiere basse o a rischio di alluvioni; - costruzione di nuovi poli energetici, visto che gli impianti idroelettrici sono destinati ad un lento declino. Dovranno essere rivisti, inoltre, i criteri edilizi nel campo delle infrastrutture affinché nei progetti siano previste le attività di adattamento per far sì che le opere a rischio climatico durino per i prossimi cento anni. In un quadro piuttosto negativo la Commissione intravede l’occasione per quelle aziende che si muoveranno per prime di diventare leader nelle strategie e tecnologie per l’adattamento al riscaldamento globale, con l’opportunità di incrementare l’export e posti di lavoro; mentre i nuovi servizi finanziari assicurativi dovranno far fronte alla crescente esposizione ai rischi. La consultazione pubblica durerà fino al mese di novembre. Le risposte ottenute saranno inserite nell’elaborazione della Comunicazione della Commissione UE sull’adattamento al cambiamento climatico che sarà pubblicata alla fine del 2008. 113 Una maggioranza diffusa di Italiani preoccupata delle criticità climatico-ambientali CAMBIAMENTO CLIMATICO E SALUTE Presentato il 1° Rapporto sugli effetti in Italia degli sconvolgimenti climatici di Fabio Bastianelli Nei mesi scorsi è stata resa nota l’“Indagine sulla percezione della problematica relativa al clima” che La Nuova Ecologia, mensile di Legambiente, ha commissionato a Lorien Consulting, al fine di raccogliere, tra l’altro, le opinioni degli italiani sugli sconvolgimenti climatici e sulla loro disponibilità a farsi portavoce e promotori dei cambiamenti necessari negli stili di vita. La rilevazione, attraverso interviste telefoniche, si è svolta dal 26 marzo al 3 aprile 2007 ed ha messo in evidenza che tali problematiche risultano molto preoccupanti per una maggioranza diffusa, tant’è che l’Inquinamento con il 70,3% risulta essere uno dei problemi di cui gli italiani avvertono forte preoccupazione, subito dopo Aumento del costo della vita (71,3%) e Disoccupazione (70,8%); mentre l’Effetto serra (59,4%) si colloca 5° posto. I cittadini intervistati hanno identificato la colpevolezza per le criticità climatico-ambientali prevalentemente nell’ambito dei fattori umani. La necessità di un intervento per arginare le alterazioni climatiche e l’effetto serra è universalmente condivisa (sono il 96,7% gli italiani che ritengono molto o abbastanza urgente un intervento 14 relativo), ma “il segnale fondamentale della trasversalità di una problematica che viene diffusamente percepita nella sua criticità al di là delle divisioni politiche”. A leggere il 1° Rapporto in Italia su Cambiamento climatico e degli eventi estremi sulla salute in Italia, bisogna riconoscere che hanno ben ragione gli italiani di preoccuparsi di tali problematiche. Presentato il 25 giugno a Roma, nel quadro delle iniziative e degli eventi propedeutici alla prima Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici che si svolgerà il 12 e 13 settembre, il Rapporto è stato coordinato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) - Programma speciale salute e ambiente della regione europea, per conto dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e dei servizi Tecnici (APAT). Proprio il Direttore Generale APAT, Giancarlo Viglione, aprendo il Convegno, ha sottolineato che “ I cambiamenti fisici osservati e prevedibili si sono ormai tradotti in una maggiore vulnerabilità dei nostri territori (maggior rischio di siccità, alluvioni ed esondazioni, frane, disponibilità di risorse idriche, fertilità dei suoli) e in un cambiamento nella distribuzione di rischi chimici e biologici (es. qualità delle acque degli elementi, qualità dell’aria nelle città) che richiederanno nuovi sistemi di sorveglianza e controllo”. Perciò, ha proseguito “ …anche sistemi di prevenzione, pianificazione e gestione per adattarsi alle mutate condizioni ambientali e prevenire situazioni di danno e di rischio non più episodiche ma strutturali. La conoscenza dei potenziali impatti su salute, benessere e sopravviven sopravvivenza, associati agli effetti ambientali, è un passaggio fondamentale per Agen Agenzia, soprattutto ora che il Sistema d delle Agenzie è pienamente coinvolto nel supporto al Ministero dell’Amb dell’Ambiente per l’elaborazione di una St Strategia Nazionale d’Adattamen d’Adattamento ai Cambiamenti climatici, obie obiettivo principale della Conferenza nazionale del 12 settembre”. e La conclusione più eclatan eclatante e di maggior impatto sugli or organi di informazione del Rappor Rapporto è questa: per ogni grado in più della temperatura si avrà un aumento della mortalità del 3 3%. Lo studio è un’analisi globale dei rischi esistenti e potenziali per l’ambiente e per la salute umana negli scenari di esposizione in Italia dovuti ai cambiamenti climatici cui fanno seguito misure e azioni di adattamento. “Non c’è più spazio per il dibattito - ha dichiarato Roberto Bertollini, Direttore del Programma speciale salute e ambiente dell’OMS Europa - Il cambiamento climatico non è solo una possibilità, sta già accadendo in Italia”. “Oggi sperimentiamo la scala minore ciò che accadrà in futuro - ha proseguito - Dopo anni di ricerca abbiamo maggiore e più affidabili insieme di conoscenze. “Identificare in anticipo i potenziali rischi e fornire risposte tempestive aiuta a prevenire morti e malattie - ha concluso Bertollini - Per far fronte ad un ambiente che cambia l’approccio deve essere propositivo, non reattivo e deve essere adesso”. La valutazione esperta dei dati ambientali e meteo-climatici disponibili, nonché di quelli della ricerca internazionale e nazionale sulla materia clima e salute, ha condotto alle conclusioni che vengono di seguito riportate in sintesi. L’esposizione meteo-climatica osservata e i potenziali scenari Negli ultimi anni è divenuto evidente che il clima globale sta cambiando. Anche l’Italia è colpita dai cambiamenti climatici. Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che ha partecipato come esperto OMS alla stesura del Rapporto, nell’ultimo secolo è stato osservato un aumento della temperatura media di 0,7 °C al Nord e 09 °C nel Centro-Sud dell’Italia. Durante le ultime cinque decadi, le precipitazioni sono diminuite del 14% su tutto il territorio nazionale. Dal 1981 al 2004 si è potuto rilevare un aumento del 14% del numero di giornate calde (temperatura massima superiore a 25 °C) e fra il 1961 e 2004, si è evidenziata una riduzione media di circa il 20% dei giorni di gelo (temperatura minima inferiore o uguale a 0 °C). È ragionevole ritenere che l’Italia in assenza di interventi di mitigazione del cambiamento climatico subirà un riscaldamento maggiore negli anni a venire. Sempre secondo l’istituto nazionale è atteso un aumento fino a circa 3,5 °C - 4 °C entro la fine del secolo. È probabile una diminuzione del 25% delle precipitazioni invernali nella regione Mediterranea e nell’Italia settentrionale, ed un contemporaneo aumento della frequenza di precipitazioni estreme. Inoltre, è previsto un aumento della frequenza del giornate calde torride assieme ad una diminuzione del numero delle giornate di gelo. Altro dato significativo è la previsione di un ulteriore aumento della temperatura del mare. L’andamento delle modalità di riscaldamento dovute al cambiamento climatico è molto simile a quello anomalo osservato nell’estate del 2003. Le emissioni di gas serra sono in aumento. L’Intergovernmental Panel of Climate Change (IPCC) ha concluso che le concentrazioni atmosferiche globali di gas serra (anidride carbonica, metano ed ossido d’azoto) sono cresciute negli ultimi due secoli e mezzo in maniera significativa a causa delle attività umane. Il contributo italiano è pari a circa l’11% delle emissioni di gas serra in Europa e a circa il 2% delle emissioni globali. Fra il 1990 ed il 2005 in Italia le emissioni totali di gas serra sono aumentate di circa 12%. Le industrie dell’energia (32%) e del trasporto (26%) sono i settori che maggiormente contribuiscono un alle emissioni di CO2. I cambiamenti osservati nel sistema climatico hanno già impatti su molti sistemi fisici biologici e su alcuni settori economici. Alcuni di essi probabilmente aumenteranno nelle decadi a venire. L’aumento del livello del mare implica rischi per le aree costiere italiane. Uno studio NASA-Goddard Institute for Space Studies (GISS) ha evidenziato che circa 4.500 km² di aree costiere sono rischio di inondazione. L’approvvigionamento di acqua potrebbe diventare ancora più problematico di quanto non sia oggi in Puglia, Basilicata, Sicilia e in Sardegna, a causa sia della progressiva crescente scarsità di acqua che del mal funzionamento dei sistemi di gestione. L’ulteriore diminuzione delle precipitazioni medie potrebbe richiedere il riutilizzo delle acque di scarico e la desalinizzazione delle acque marine. Lo stress idrico potrebbe aumentare del 25% durante questo secolo. L’aumento della temperatura dell’acqua provoca cambiamenti schermo energetici, con una maggior crescita di alghe e cianobatteri nei laghi e la migrazione di alcune specie di alghe tossiche in prossimità delle coste. Anche in Italia la popolazione sarà esposta sia alla maggior frequenza e di intensità degli eventi estremi che è alla variabile meteorologica. L’IPPC stima un aumento della frequenza, intensità e durata delle ondate di calore in Europa, ed un aumento della frequenza delle precipitazioni estreme. Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (dati 2000) ha stimato che le aree a rischio di inondazione siano il 2,6% del territorio nazionale sia costiere che entroterra. I rischi per la salute La salute della popolazione sarà colpita in maniera diretta ed indiretta - La popolazione italiana è già stata colpita dalle ondate di calore e lo sarà ancor di più in futuro con una media del 3% di aumento del mortalità ogni grado di aumento di temperatura. - Il cambiamento climatico può aumentare la frequenza e la durata di giornate di inquinamento da ozono, in particolare durante la stagione calda. - Le inondazione hanno già causato morti, disabilità e malattie, che potrebbero aumentare in futuro. - Per le malattie trasmesse da vettori, esiste il rischio potenziale che patologie come le La febbre del Nilo occidentale e i casi di Leishmaniosi, più aggressiva (attualmente superiori a 500 in Italia) aumentino e migrino verso latitudini più settentrionali. - Per quello che riguarda le patologie trasmesse dagli alimenti, è stato dimostrato che in Europa, negli ambienti con una temperatura al di sopra dei 5 °C, all’aumentare di 1° di temperatura media in una settimana, i casi di infezione di salmonella, crescono del 510%. - Potranno aumentare le malattie legate all’acqua, dovute all’aumento delle inondazioni e conseguente danneggiamento delle fognature e contaminazioni di acque reflue. - Aumenta il rischio di intossicazione da alghe e cianobatteri potenzialmente tossici che si presentano in concentrazioni più abbondanti in associazione al cambiamento climatico. - Ci potrebbero essere modifiche stagionali dei disturbi allergici nel futuro legate principalmente ad una fioritura 15 più precoce, un aumento della concentrazione e ad una possibile invasione di nuove specie di piante allergizzanti. Le misure di mitigazione del clima La sanità pubblica dovrebbe dare priorità alle cause delle malattie e alla tutela della salute, mirando a prevenire gli effetti avversi. Le azioni per ridurre definitivamente gli impatti sulla salute del cambiamento climatico sono le strategie di mitigazione e di adattamento. Molti principi ormai consolidati indicano la necessità di un approccio energico, proattivo della sanità pubblica nei confronti del cambiamento climatico. In Italia sono state adottate alcune misure per ridurre i gas serra (mitigazione), ma queste non sono per ora ancora sufficienti. L’Unione Europea nel suo insieme si è impegnata ad una riduzione delle emissioni pari all’8% nel periodo 2008-2012, rispetto ai livelli del 1990. Per l’Italia, l’Unione Europea ha stabilito un obiettivo di riduzione pari al 6,5% nel suddetto periodo. Nel 2005 le emissioni ammontavano al 12,1% in più rispetto al 1990 e si prevede un ulteriore aumento. Il recente 4° Rapporto di valutazione dell’IPCC indica chiaramente che i costi per mitigare i gas ad effetto serra possono essere controbilanciati dai benefici per la salute che si possono avere attraverso la riduzione dell’inquinamento atmosferico. Integrando l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico con le politiche per la mitigazione del cambiamento climatico, il costo si riduce ulteriormente. L’adattamento sarà sempre più necessario con l’aumento del caldo. Anche se le concentrazioni dei gas serra resteranno ai livelli dei primi anni del XXI secolo, la temperatura aumenterà di 0,6 °C per la fine del secolo. Oggi tutte le società hanno a disposizione una vasta gamma di potenziali risorse d’adattamento, che spaziano da quelle tecnologiche (ad es. la difesa tramite dighe per le inondazioni), comportamentali (ad es. scelte relative all’utilizzo dell’energia; adeguamento dell’abbigliamento e delle abitudini individuali); gestionali (ad es. programmazione dei servizi sanitari per i rischi estivi) e politiche (ad es. norme di pianificazione urbanistica). Anche se la maggior parte delle tecnologie e delle strategie sono ben note si è già sviluppate in alcuni paesi, è necessario inserire le varie misure in un contesto integrato all’interno di un piano d’adattamento che identifichi le esigenze e le priorità sulla base degli scenari prevedibili in Italia. Politiche che mirino alla difesa della salute dagli effetti del cambiamento climatico hanno un effetto positivo sia sulle strategie di adattamento ambientali che su quelle di altri settori, oltre che per il peso economico complessivo che il settore sanitario esercita sul sistema nazionale. Esaminando le politiche europee e nazionali esistenti, appare chiaro che l’obiettivo della riduzione delle patologie collegate ai determinanti ambientali coinvolge le decisioni di molti altri settori quali l’uso del territorio, il trasporto, il commercio, le relazioni con l’estero, gli affari interni, le politiche per l’alloggio, l’energia. Il riferimento costante trasversale ai benefici ed ai rischi per la salute favorisce sinergie e rende più forte il sostegno dell’opinione pubblica alle politiche ambientali e per lo sviluppo sostenibile. Le azioni di sanità pubblica Complessivamente sono cinque le grandi aree di intervento 16 da sviluppare o rafforzare per proteggere la salute della popolazione dagli effetti del cambiamento climatico; 1) sistemi di allarme; 2) valutazione, monitoraggio e ricerca; 3) sviluppo di politiche specifiche; 4) sistemi di informazione integrati; 5) programmazione dei servizi sanitari. 1. Sistemi di allarme precoce L’esempio del sistema di allarme sulle ondate di calore messo in opera in 31 città italiane è esemplare. L’efficacia di questi interventi va valutata nel tempo. Un’informazione diretta a gruppi specifici di operatori sanitari come medici, amministratori di ospedali e case di cura, assistenti sociali nonché specifica per le popolazioni più a rischio è inserita seppur ancora parzialmente, nei programmi d’allarme, già avviati. Attività di questo genere potrebbero essere estese o a programmi di allarme precoce per altri eventi estremi come ad esempio le inondazioni, incendi e tempeste di vento, l’aumento della concentrazione di pollini. 2. Valutazione, monitoraggio e ricerca Monitorare lo stato di salute attraverso indicatori adeguati o limitare l’identificazione precoce dei problemi e l’implementazione di efficaci politiche di prevenzione o riduzione del danno. Al momento in Italia vengono monitorati gli impatti delle ondate di calore sulla salute umana. In questo ambito è necessario utilizzare i dati di monitoraggio della qualità dell’aria in modo integrato a quelli relativi alla temperatura e ad altre variabili meteorologiche per meglio contenere gli effetti sulla salute che vengono accentuati da livelli elevati di inquinamento atmosferico. Vanno monitorate alcune malattie trasmesse da acqua e cibo (es. la salmonella) e valutati sistematicamente gli spostamenti e/o portate da vettori diversi. 3. Sviluppo di politiche specifiche Iniziative atte a proteggere la salute dovrebbero essere parte delle attività di adattamento che l’Italia svolgerà per far fronte ad alcune problematiche quali: la laguna di Venezia e la costa nord-est, la riviera del Po, la desertificazione, le aree costali marine, i ghiacciai e le montagne, le frane e le inondazioni. Inoltre misure urbanistiche e di gestione del territorio possono contribuire a ridurre il riscaldamento nelle città (Urban Heat Island Effect). 4. Iniziative di informazione Una informazione sistematica dovrebbe essere fornita con particolare riferimento: a) argomentazioni sulle conseguenze degli scenari climatici sulla salute; b) la creazione di una banca dati che raccolga i risultati della ricerca europea sugli effetti sulla salute per l’Italia; c) la comunicazione agli operatori sanitari dei rischi per la salute del cambiamento climatico. 5. Programmazione dei servizi sanitari In particolare in primavera ed in estate, ma anche in altre stagioni, è auspicabile una programmazione delle attività dei servizi sanitari in grado di rispondere in modo più efficace ed efficiente ai rischi per la salute associati alle ondate di calore, alle malattie trasmesse dall’acqua durante la balneazione, alle intossicazioni alimentari e alle malattie trasmesse da vettori. In alcuni casi e per patologie particolari da tempo assenti dal territorio italiano o molto rare, è opportuno l’aggiornamento del personale sanitario mirato ai rischi emergenti. ENERGIE ALTERNATIVE E RINNOVABILI Sarà installato nel Veneto IL PIÙ GRANDE IMPIANTO FOTOVOLTAICO ITALIANO PER IL SETTORE INDUSTRIALE Produrrà 1.680.000 kWh/a, riducendo di 1.000 t/a la produzione di CO2 di Vinicio Ruggiero Il mercato delle energie rinnovabili sta crescendo anche in Italia, seppur con un ritmo più lento rispetto a quello di altri paesi dell’Unione Europea. È soprattutto il mondo industriale ad aver capito la convenienza di convertirsi alle fonti rinnovabili, grazie anche agli incentivi previsti dai decreti del cosiddetto “pacchetto energia”, che prevedono il potenziamento dei certificati bianchi e il finanziamento di progetti presentati dalle imprese per realizzare investimenti industriali nel settore delle rinnovabili. Tra le iniziative, merita una segnalazione quella intrapresa da due imprese della provincia di Treviso, distanti 15 km l’una dall’altra, che hanno deciso di coordinarsi e di trasformare i tetti dei rispettivi capannoni in altre tante superfici fotovoltaiche per la produzione di energia elettrica “pulita”. Si tratta della Metalco Spa di Castelminio di Resana, produttrice di elementi per arredo urbano, e della Grisport Spa di Castelcucco, fabbrica di calzature. Le coperture e parti delle superfici esterne dei capannoni delle due aziende, saranno occupate da 10.600 m² di pannelli solari prodotti in Germania. Tale sinergia, che prevede il coordinamento progettuale e realizzativo di Italian Solar Infocenter S.r.l. di Padova, permetterà di dar vita al più grande impianto fotovoltaico italiano, installato su fabbriche, in grado di immettere in rete circa 1.700.000 kWh all’anno. Proprio il Know-how, maturato in tanti anni di ricerca nel campo delle fonti rinnovabili e dell’edilizia sostenibile, garantirà la sicurezza tecnica ed ambientale dell’impianto, oltre la gestione degli adempimenti agli obblighi normativi e burocratici connessi ad una tale impresa. l’investimento complessivo previsto è di € 8 milioni che verranno ammortizzati in 10 anni a partire da quello di entrata in funzione dell’impianto previsto tra un anno per una vita attesa di 3.040 anni. Ciò che più interessa di questo progetto, oltre ai risparmi e vantaggi economici, è che per ogni anno di funzionamento dell’impianto non verranno immessi in atmosfera 1.000 tonn di CO2. Visto il ritardo che l’Italia ha accumulato nel taglio delle emissioni di gas climalteranti, previsto per poter rispettare agli impegni assunti con la sottoscrizione del protocollo di Kyoto, anche al fine di non pagare pesantissime multe, bisognerebbe che iniziative simili fossero intraprese dalle molte aziende che in questi ultimi decenni hanno costellato con capannoni gran parte del paesaggio italiano. Non fosse altro per riparare al mancato assorbimento di CO2 da parte della vegetazione e del suolo agrario, che sono stati soppiantati dal cemento! Il primo a sinistra è il Sig. Sergio Benetello poi a fianco l’Avv. Fabio Gava Assessore Regionale all’Economia e allo Sviluppo, l’Onorevole Marco Stradiotto Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Matteo Benetello Responsabile Area Tecnica dell’Italian Solar Infocenter ed infine il Direttore Commerciale della ditta Metalco Sig. Cristiano Favaretto. 17 Pragmatico è stato l’intervento di Fabbri che, dopo aver riconosciuto che “c’è ancora una certa lentezza nella realizzazione degli impianti, a differenza di quanto succede all’estero”, ha illustrato diverse iniziative che il Ministero sta mettendo in campo nel settore delle rinnovabili e dirette agli Enti Pubblici. Si tratta in sostanza di tre nuovi bandi rivolti a complessi edilizi di Amministrazioni pubbliche e Scuole. Il primo bando, che prevede uno stanziamento di circa 2 milioni e 600 mila euro, riguarda la promozione e diffusione di impianti fotovoltaici in strutture di alto pregio architettonicopaesaggistico, ad elevata replicabilità sul territorio, per cui saranno valutati i fattori di prestazioni energetiche. Un secondo bando si chiama “Il sole a scuola”, chiaramente diretto a promuove impianti fotovoltaici nelle scuole, per il quale lo stanziamento è stato di 4 milioni e 700 mila euro. “Simultaneamente - ha osservato Fabbri - si vuole favorire l’avvio di un’attività didattica per analizzare i fattori di intervento sul risparmio energetico tramite il coinvolgimento degli studenti”. Il terzo della serie di bandi ministeriali riguarda “Il sole negli Enti Pubblici”, rivolto alle Pubbliche Amministrazioni e agli Enti Pubblici, finalizzato alla realizzazione di impianti solari termici per la produzione di calore a bassa temperatura. Parte delle risorse per il sovvenzionamento è costituita da residui del vecchio bando “Solare termico per Enti Pubblici e aziende gas” che con questa fase viene contestualmente chiuso. “Le tecnologie incentivate nel bando sono finanziabili per il 50% dei costi ammissibili – ha spiegato Fabbri – salvo nei casi in cui la quota dell’investimeto a carico del soggetto proponente sia coperta attraverso il finanziamento tramite terzi operato da una ESCO (Energy Service Company), per i quali è previsto un contributo fino al 65% dei costi ammissibili”. (ndr: per maggiori informazioni su questi bandi si rinvia alla Rubrica Ecofinanziamenti, a pag. ??? di questo stesso numero) Gerardo Montanino, Responsabile della Direzione operativa del GSE, ha tracciato un bilancio dei nuovi fotovoltaici in esercizio in Italia. “Sono 6.265 e sviluppano una potenza complessiva di circa 150 Megawatt, quelli ammessi al Conto Energia che, a fine aprile 2007, hanno comunicato al GSE l’inizio dei lavori di costruzione. Di questi oltre 2.800 hanno comunicato la fine dei lavori producendo una potenza di circa 24 Megawatt e circa 2.050 sono gli impianti entrati in esercizio, per una potenza complessiva di oltre 16 Megawatt”. Tra i nuovi impianti oltre 1.270, per una potenza di 9,8 Megawatt, hanno stipulato la convenzione con il GSE per l’erogazione delle tariffe incentivanti. Al Convegno era presente anche Gianni Silvestrini, Direttore scientifico del Kyoto Club che ha sottolineato come “per una maggiore diffusione delle foni rinnovabili, occorra innalzare le priorità politiche e, a questo scopo, le Regioni diventano essenziali. Regole semplici per far comprendere a tutti la convenienza di sviluppare l’energia pulita. Entro il 2007 i Megawtt puliti prodotti saranno 150 e dal 2008, con la legge sui certificati energetici dgei edifici, si aggiungeranno almeno 300.000 m2 l’anno. Di questo passo, entro il 2009, dovremmo arrivare a 350-400 Megawatt. Per uscire dall’impasse, quindi, in Italia si deve creare un circuito positivo tra ricerca e tecnologia con incentivi sostenibili contenuti, senza effetti speculativi, e a lungo termine”. 19 INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO RAEE “Ultima proroga”? Slitta al 31/12/2007 l’avvio del nuovo sistema di gestione Nel concludere l’articolo dedicato alla seconda proroga, concessa dal “Decreto mille proroghe”, per l’entrata in vigore del nuovo sistema di gestione di Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), avevamo sottolineato come i Comuni, a cui spetta di assicurare la funzionalità e l’accessibilità dei Centri di raccolta dei RAEE in assenza di quelli predisposti su base volontaria dai privati, rimanessero “indifferenti” alla questione. All’indomani dell’ulteriore rinvio al 31 dicembre 2007, deciso dal Consiglio dei Ministri del 28 giugno (D.L. 2 luglio 2007, n. 81) del termine “entro cui devono essere emanati decreti necessari all’entrata in vigore del nuovo sistema di gestione dei rifiuti RAEE”, i Comuni si dichiarano dispiaciuti, tramite l’ANCI, di questo ulteriore rinvio che fa ancora ricadere sui loro bilanci i costi della gestione di questi rifiuti. I distributori fanno sapere che questa proroga è stata quanto mai opportuna perché non sono stati ancora emanati i decreti attuativi previsti dal Decreto Legislativo n.151/2005 che recepiva nella legislazione nazionale Direttive Comunitarie in materia (Direttiva 2002/95/ CE “RoHS”, Direttiva 2002/96/CE “RAEE” e Direttiva 2003/108/CE di modifica della precedente); inoltre, in gran parte del territorio nazionale non sono state predisposte dai Comuni le piazzole presso cui il distributore (“colui che, nell’ambito di un’attività commerciale, fornisce un’ apparecchiatura elettrica o elettroniche ad un utilizzatore”) dovrebbe conferire gratuitamente i rifiuti delle AEE, provenienti dagli “utilizzatori” per il successivo smaltimento in carico ai produttori (“tutti coloro che producono, importano o immettono per primi sul mercato nazionale apparecchiature elettriche ed elettroniche”). Questi ultimi si sono già da tempo organizzati in Consorzi, nell’attesa di potersi iscrivere al Registro dei soggetti obbligati a finanziare il trattamento dei RAEE, il cui decreto istitutivo sembrava sul punto di essere emanato, quando viceversa è rimasto bloccato in Conferenza Stato-Regioni. Purtroppo è un “deja vu”. Una normativa europea impone l’adozione di provvedimenti nazionali che, intrapresi con grave ritardo, rinviano a decreti attuativi, la cui mancata emanazione entro i termini previsti, determina un inevitabile rinvio, perché la normativa non sarebbe applicabile! Forse è il caso di ricordare che la Commissione UE aveva già avviato nei confronti dell’Italia una procedura d’infrazione (“costituzione in mora”) per tardivo recepimento nella legislazione nazionale di direttive comunitarie. Un successivo “parere motivato” preludeva a un deferimento alla Corte di Giustizia europea che, a questo punto, vista anche l’ultima proroga, condannerà inevitabilmente l’Italia, con le successive pesanti sanzioni economiche che verranno irrogate da parte delle Istituzioni UE. C’è la sensazione che dietro questo rinvio, ci siano pressioni divergenti tra varie gruppi coinvolti nella nuova 20 normativa.Oltre ai Comuni, che con l’eventuale avvio avrebbero dovuto continuare a sopportare oneri non dovuti, in quanto tali rifiuti non sono più a loro carico, pensiamo che ci siano anche la grande distribuzione organizzata/GDO) e delle Associazioni dei distributori, a cui le norme introdotte dal D.Lgs. n.151/ 2005, soprattutto nelle parti relative alle sanzioni amministrative, in caso di mancato ritiro del RAEE dal consumatore che acquista una nuova AEE, e penali, in caso di stoccaggio per lunghi periodi, imputabile peraltro all’assenza dei Centri di raccolta, senza le prescritte autorizzazioni. A complicare la questione era intervenuto il Decreto Legislativo n.152/2006, il cosiddetto Testo Unico Ambientale, che ha introdotto alcuni adempimenti nel settore dei rifiuti che di fatto risultano inconciliabili, oltre che onerosi, rispetto alla normativa sui RAEE. Non aver ancora concluso la revisione del T.U. che è tuttora vigente, ha determinato ulteriori motivi di incertezze e difficoltà operative. Come è noto, poi, il nuovo sistema non potrà iniziare prima di 90 giorni successivi alla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto che istituisce il Registro nazionale dei Produttori. Pertanto si evidenzia che i tempi, tenendo conto del periodo estivo, non consentono ulteriori pause di riflessione e che, individuati i punti su cui intervenire, impongono di procedere speditamente per uscire da questa impasse ed avviare finalmente una adeguata gestione di tali beni che, se correttamente trattat,i possono fornire molti materiali e metalli “preziosi”. A meno che non ci sia una qual volontà di continuare a conferirli in discarica o avviarli alla termovalorizzazione ovvero ad esportarli (legalmente?) in Cina e India. In tal caso, sarà difficile che questa sia l’“ultima proroga”, come ci testimoniano recenti avvenimenti su una perdurante situazione di emergenza rifiuti. EQUITÀ E SOSTENIBILITÀ Camera di Commercio di Ancona SVILUPPO, INNOVAZIONE, TERRITORIO Presentato il Bilancio Sociale a cura della Camera di Commercio di Ancona Lo scorso 5 luglio presso la Loggia dei Mercanti è stato presentato il Bilancio Sociale della Camera di Commercio di Ancona con la pubblicazione “Sviluppo Innovazione Territorio - Il ruolo della Camera di Commercio”. Con la realizzazione del suo primo bilancio sociale, l’ente camerale dorico si è dotato di un nuovo metodo per rendere conto del proprio operato, rendendo trasparenti e comprensibili i programmi, le attività e i risultati raggiunti, secondo modalità che nei tradizionali documenti e nelle consuetudinarie procedure di rendicontazione non venivano evidenziate. Destinatari di questa informazione sono i principali interlocutori dell’ente: non solo le imprese e le loro associazioni, che certo restano i principali “clienti”, ma anche le altre istituzioni, i consumatori, il personale camerale, i singoli cittadini e tutti i portatori di interessi rilevanti. In questo senso, il bilancio sociale può essere l’occasione e insieme il mezzo per instaurare un dialogo continuo che porti, attraverso la concreta conoscenza delle scelte e dei risultati, all’individuazione di linee di intervento e al miglioramento continuo delle politiche camerali. Il Bilancio sociale presentato abbraccia il periodo 2003-2006 e rappresenta il momento culminante di un processo che ha coinvolto e coinvolge tuttora la struttura che lo ha realizzato. L’incontro di presentazione è stato introdotto dal Presidente dell’ente camerale, Giampaolo Giampaoli: “La scelta di questo percorso - ha commentato - si spiega anche in relazione ad un contesto che ci vede protagonisti nella promozione della responsabilità sociale d’impresa e della sostenibilità del modello di sviluppo locale. Crediamo che questi princìpi debbano essere quelli ispiratori del nostro operare per promuovere le imprese ed il territorio in cui operano e confidiamo che da essi possano giungere risposte innovative alle sfide e ai problemi posti dalla competizione mondiale”. Dopo il contributo della neo-Presidente della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande Esposto è toccato al Prof. Antonio Tencati dell’Università “Bocconi” di Milano e al Segretario Generale della Camera di Commercio di Ancona Dott. Michele De Vita illustrare il documento. Il bilancio sociale camerale parte dall’individuazione dell’identità aziendale, riferita allo scenario ed al contesto economico in cui l’ente è inserito, nonché all’assetto organizzativo ed al disegno strategico che ne ha ispirato l’azione. Viene poi evidenziata la ricchezza prodotta, attraverso la riclassificazione dei dati contabili ed il calcolo del valore aggiunto, al fine di comprendere il valore generato dai progetti e dai servizi svolti. Infine sono evidenziati i risultati ottenuti nei vari ambiti di competenza e gli effetti prodotti a favore delle varie categorie di stakeholder, con cui l’ente ha stabilito relazioni strutturate e permanenti. L’iniziativa è stata molto apprezzata dalle istituzioni locali, dal sistema delle imprese e dagli altri interlocutori, che hanno richiesto sin da subito la disponibilità del documento. Anche per questo il Bilancio sociale è on line sul sito camerale www.an.camcom.it a testimoniare la volontà dell’ente di farne uno strumento di comunicazione dinamico, aperto e trasparente. A breve sarà implementato sullo stesso sito un vero e proprio Forum per la gestione del dibattito su questi temi. Intanto, osservazioni, critiche, apprezzamenti e suggerimenti possono essere inviati tramite posta elettronica all’indirizzo e-mail [email protected]. Sportello Responsabilità Sociale d’Impresa Telefono: 071 5898326/270 - Fax 071 5898255 [email protected] 21 BIODIVERSITÀ E CONSERVAZIONE NOI E GLI ALTRI Piccole rriflessioni sulla convivenza fra specie in tempo di vacanza di Alberto Piastrellini Mentre il percorso del sole lungo la sua eclittica volge in quella direzione dello spazio che determina, per effetto dell’inclinazione dell’asse terrestre, l’avvicendarsi della buona stagione, è piacevole, anche per il più grigio uomo di città, riscoprire colori e profumi dell’aria aperta. Ma settant’anni di sviluppo industriale, con il conseguente abbandono delle campagne e delle montagne, il generale oblio delle semplici regole di “convivenza” con le altre specie e l’ambiente, hanno il loro peso, e allora ecco che l’escursione più innocente può trasformarsi in una esperienza spiacevole, quando non drammatica. Ma sarà poi vero? Aperture a più colonne sui titoli dei quotidiani, pagine web che illustrano con dovizia di particolari gli effetti spesso drammatici di particolari “incontri del terzo tipo” con i nostri compagni di pianeta, hanno il potere di gettare nel panico gli illuminati abitanti del terzo millennio che, soprattutto nell’emisfero nord (a torto chiamato Occidente), da quasi un secolo e mezzo hanno relegato il loro rapporto con gli animali a quella edulcorata e rassicurante relazione che è l’allevamento (e anche qui il rapporto è sempre più limitato, non solo al numero delle specie trattate ma anche dal tempo che, di fatto, si dedica alla vicinanza effettiva con gli animali). Se la percezione della biodiversità nelle nostre città si limita a pochissimi Generi (Felidi e Canidi e all’interno di questi a due sole Specie: Felis Catus e Canis Lupus familiaris) è pur vero che, a nostro scorno, siamo circondati da una notevole massa vivente che tendiamo ad ignorare nel migliore dei casi, quando invece non costituisce un problema specifico da risolvere drasticamente. L’evoluzione dei costumi e la scoperta delle pratiche igieniche come prevenzione nei confronti di particolari patologie, senza contare il mutato stile di vita, ci hanno affrancati dalla compagnia di artropodi quali pulci, cimici, pidocchi e piattole i quali, fino ai primi del ’900 erano “ospiti fissi” della più larga fetta della popolazione e persino oggetto di 22 ammirazione in alcuni curiosi versi del primo ’600. Per contro, oggi gli sporadici casi di pediculosi vengono affrontati nelle scuole del Paese con uno zelo e un allarmismo che non si riservano neanche alle più temute cellule terroristiche… Se alle nostre latitudini la stagione invernale impone una tregua forzata a quelle entità sempre più aliene dalla nostra vita quotidiana, è con l’arrivo della buona stagione che i rapporti fra noi e loro si fanno più tesi. Una strana “coscienza ecologica” impone uno stile di vita “naturale” che però dimentica totalmente le più banali regole di convivenza con “gli altri” per cui la “giornata nel bosco” o la “passeggiata fra i campi” diventano, per alcuni, altrettante esperienze che svelano in maniera traumatica il volto di Iside: non solo non siamo soli, ma loro sono di più e più attrezzati! La puntura di un’ape o una vespa - più spesso - il morso di un ragno o la puntura di scorpioni o scolopendre - evento questo molto più raro determinato dalla propensione alla fuga più che all’attacco da parte di questi artropodi - sono esperienze piuttosto comuni, quasi un rito di passaggio (e invero in diverse culture lo è sul serio), ma dalle nostre parti l’avventura si conclude (salvo allergie o patologie associate) con un forte dolore, locale tumefazione, nausea e vomito ma, in generale sintomi (per quanto fastidiosi), piuttosto brevi. Lo stesso accade per gli spiacevoli incontri con alcuni fra gli invertebrati marini più diffusi sottocosta: attinie (antozoa) e ricci di mare (echinodermata). Discorso a parte meritano le meduse (scifozoa) le quali, se presenti più spesso al largo, visitano le zone più antropizzate solo durante sporadiche “invasioni” od esplosioni nel numero della popolazione. Se poi guardiamo al gruppo dei vertebrati sia marini che terrestri, le probabilità di riceverne qualsivoglia danno sono quasi risibili. Delle sole cinque specie di serpenti velenosi presenti in Europa (tutti appartenenti al genere Vipera) non si hanno da tempo notizie di casi mortali; lupi ed orsi, per quanto in leggero aumento, non attaccano l’uomo (diversamente dai branchi di cani abbandonati e rinselvatichiti). È più facile finire sotto una macchina che subire la carica degli elusivi, seppur numerosi cinghiali, che alle strette possono reagire piuttosto violentemente. Squali bianchi (Charcarodon Charcaris) vengono avvistati ogni estate anche nel Tirreno e nell’Adriatico (una piccola novità fra le tante a squame e pinne, dovuta al surriscaldamento delle acque del Mediterraneo) ma non si sono mai macchiati delle gesta del loro epigono spielberghiano, nei confronti del quale, già da diversi anni si assiste ad una sostanziale riabilitazione dovuta, da una parte alla diminuzione statistica degli attacchi nei confronti dell’uomo, dall’altra al mutato spirito giustamente protezionista nei confronti di un gruppo sistematico che riceve ogni anno incredibili ferite mortali da parte di una pesca becera e insensibile. Certo, mettere il piede sulle spine dorsali di una Tracina (Trachinus Vipera); incappare nei tentacoli di Carybdea Marsupialis o essere morsi dai ragni: Tegenaria Domestica, Segestria Florentina, Agelena Labirintica, Dolomedes Fimbriatus, Lycosa Tarentula (ragni piuttosto comuni nel nostro Paese) può essere un’esperienza spiacevole, nel caso di Cheiracanthium Punctorium, e Latrodectens Tredecimguttatus (le specie italiane di due Generi che annoverano i più numerosi casi di avvelenamento da ragni nel mondo), anche notevole… Ma il reale pericolo per la vita umana è piuttosto scarso. Diversamente può accadere in altre parti del mondo oggi più che mai accessibili ai più e quindi, a volte, teatri di veri e propri drammi. È evidente che chi da sempre convive con animali pericolosi abbia sviluppato comportamenti ad hoc e conoscenze pratiche circa la condotta da tenere in caso di attacco o anche solo sistemi di prevenzione onde evitarne le reazioni. Il fiorire di produzioni documentarie di consumo televisivo, non disgiunte da una buona dose di spettacolarità ha indotto troppa gente a considerare “cartoline tridimensionali” ambienti che in realtà nascondono sorprese più o meno gradite, sorvolando altresì sui rischi reali che determinate forme di vita possono rappresentare. Se a tutto questo si aggiunge la sostanziale ignoranza collettiva nel merito della zoologia e della biologia si assiste sempre più a quel fenomeno tristemente ridicolo di che si sposta credendo che ogni angolo del globo sia un’estensione del salotto di casa. C’è poi la categoria degli imbecilli totali che mossi dai più primitivi istinti di egocentrismo, i pericoli preferisce portarseli direttamente in casa senza considerare che si avrà a che fare con esseri viventi, molto spesso strappati a forza dai loro legittimi ambienti o costretti a riprodursi in cattività in una triste rappresentazione della vita naturale. Malgrado legislazioni severe nazionali ed internazionali (una su tutte la Convenzione di Washington - CITES) , in questi ultimi anni si assiste al proliferare di quel fenomeno becero in forza del quale diversi “appassionati”, forse per appagare il loro senso dello spettacolo, di wilderness o di nostrano “celodurismo”, allevano in casa serpenti ed artropodi velenosi (ragni e scorpioni) fra i quali, di molti, non è ancora stata completamente accertata la tossicità (e si tenga conto che l’effetto di una tossina su un organismo non dipende solo dalla tossina stessa, ma dalla quantità introdotta, dalle condizioni fisiche dell’organismo aggredito, dall’età, dalla parte aggredita, in diversi casi anche dal sesso dell’animale che aggredisce). Forse la spettacolarizzazione eccessiva di quella che una volta si definiva Storia Naturale e oggi, più propriamente, biodiversità, ha consentito di abbattere solo alcune barriere culturali fra il mondo accademico-scientifico della ricerca sul campo e l’opinione pubblica. Di fatto la banalizzazione delle varie dinamiche comportamentali animali; il bisogno continuo di antropomorfizzarne i contorni (l’evolversi della produzione cinematografica destinata ai più piccoli in questo senso è emblematica); l’osservazione dei fenomeni naturali al solo scopo di intrattenimento, non hanno fatto altro che allargare la forbice tra la conoscenza effettiva e il bisogno di conoscenza dei più (non è un caso che si considera “ignorante” chi non conosce Dante o la pittura di Piero della Francesca, mentre si può benissimo godere la laurea di acculturati senza neanche sapere quante zampe ha un insetto e cosa, ad esempio, lo distingue da un ragno). Malgrado le case di produzione di entertainment televisivo, abbiano da anni fiutato l’affare e sfornino serie in cui intrepidi “etologi” a metà fra Indiana Jones e Mr. Crocodile Dundee interagiscono spettacolarmente con i più “strani” e “pericolosi” animali, di fatto, l’ignoranza dilaga. Anche una certa visione di ambientalismo nostrano e salottiero non prova a colmare il gap; curiosamente si parla sempre di “ambiente” senza peraltro domandarsi chi realmente ci vive, proprio in quell’ambiente. Forse bisognerebbe recuperare un po’ di quell’umile spirito di osservazione e curiosità infantile che caratterizzava i primi indagatori della Natura, Aristotele e Plinio per primi, facendo tesoro delle informazioni accumulate nei secoli e guardando con rispetto tutte le altre forme di vita che ci circondano, dalle più “ovvie” alle meno frequentate. Ci accorgeremo che negli interstizi dei nostri muri in pietra, fra le erbe di orti e giardini, nelle fronde di un albero o sotto gli scogli di una spiaggia, si nasconde tutto un mondo non meno spettacolare e degno di riguardo dei grandi parchi africani o della lla foresta amazzonica. Un mondo affascinante che, se ci spaventa nta è solo per nostra ignoranza. anza. 23 INVENTARIO NAZIONALE DELLE FORESTE E DEI SERBATOI DI CARBONIO di Fabio Bastianelli Tra il 2008 e il 2012, periodo di attuazione del protocollo di Kyoto, l’Italia da detrarre circa 10,2 mi. lioni di tonn. di anidride carbonica dal bilancio nazionale delle emissioni: un risparmio fra il 750 milioni e 1 miliardo di Euro. La buona notizia è emersa nel corso del Convegno “Il Sistema nazionale delle statistiche forestali: situazione attuale e prospettive – L’Inventario Nazionale delle Foreste dei serbatoi di Carbonio”, svoltosi a Roma il 29 maggio e promosso dal Corpo Forestale dello Stato (CFS) e dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT). Si tratta di una deduzione molto alta, corrispondente all’11% delle emissioni che il Paese si è impegnato a tagliare per contenere i rischi legati ai cambiamenti climatici, che ci viene permessa dal patrimonio boschivo, la cui “gestione” è, infatti, tra le attività che possono concorrere al contenimento dei gas ad effetto serra perché le piante, crescendo sequestrano CO2 dall’atmosfera e la fissano nel legno. Pertanto, le informazioni statistiche sul patrimonio forestale costituiscono non solo uno strumento essenziale per le politiche finalizzate alla conservazione e alla valorizzazione degli ecosistemi e per la pianificazione sostenibile del territorio, ma elemento indispensabile per i decisori politici nazionali ed internazionali, per monitorare lo stato di attuazione dei più importanti Accordi stipulati al fine di tutelare l’ambiente. “Le foreste rappresentano un bene economico notevole - ha dichiarato il Capo del CFS, Cesare Petrone - I dati che emergono dall’Inventario segnalano un aumento delle superfici forestali. Oggi per la prima volta i dati del Cfs e dell’Istat sono uguali. Questa giornata è importante perché ci permette di lanciare una nuova cultura delle foreste e di mostrare questa fotografia al panorama internazionale. Si tratta di un messaggio che lanciamo nell’ambito del protocollo di Kyoto, perché forniamo dati precisi”. 24 È necessario che i boschi aumentino non soltanto in quantità, ma anche in qualità - ha sottolineato Petrone - poiché l’aumento delle superfici boschive è in gran parte dovuto all’abbandono delle zone rurali”. Il Progetto dell’Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi di Carbonio (INFC 2005), realizzato con la consulenza scientifica del CRA-ISAFA (Istituto Sperimentale per l’Assestamento Forestale e l’Apicoltura di Trento), è stato diviso in tre fasi, ognuna delle quali ha richiesto circa un anno e mezzo per essere completata, con l’impiego di oltre 300 tra fotointerpreti e rilevatori della Forestale che hanno compiuto, questi ultimi, oltre 30.000 rilievi, anche nelle località d’Italia più remote e più difficili da raggiungere. Si tratta di un inventario nuovo da tutti i punti di vista. Sono nuovi gli obiettivi che si pone, i parametri che prende in considerazione, lo schema di campionamento e l’allineamento ai più alti standard internazionali.Nuova è anche la definizione di bosco adottata( quella della FAO per il Forest Resources Assessment - FRA 2000). In passato gli inventari non rilevavano lo stato fitosanitario del bosco, la sua importanza naturalistica, l’aspetto di ambiente di protezione e di sviluppo della fauna selvatica, la funzione turistico-ricreativa e quella di assorbimento e immagazzinamento del carbonio atmosferico. Un dato particolarmente atteso, a cui l’Inventario dà risposta, è la quantità di carbonio fissata nelle foreste italiane: 486.018.500 tonnellate, pari a circa 1.782.068.000 tonnellate di anidride carbonica, per una massa arborea complessiva valutata in 972.037.000 tonnellate. Un valore dinamico destinato a variare nel tempo e che dovrà essere aggiornato tra cinque anni , quando saranno ridiscussi gli stock di emissioni di gas attribuiti all’Italia. I dati principali dell’Inventario La maggior parte del Bosco in Italia ha avuto origine attraverso processi seminaturali (69,2%), ossia in seguito ad attività silvocolturali I boschi di origine naturale, che includono anche sopra i soprassuoli originatisi con il concorrere di attività antropiche indirette, sono meno di 1/6 della superficie complessiva del bosco (15,4%). I boschi di origine artificiale costituiscono la frazione meno rappresentata (6,3%), mentre per il 9,1% della macrocategoria Bosco non si dispone di informazioni circa l’origine. Il 68,3% dei boschi italiani non presenta patologie evidenti: quelli interessati assommano complessivamente a 1.977.000 102 ettari (22,6%). Tra le patologie e i danni più comuni si annoverano gli attacchi di parassiti, che interessano il 9% dei boschi, seguiti dai danni provocati da eventi meteorologici o climatici intensi 5,6% e da pascolo o selvaggina (3, 2%). I fenomeni di dissesto per lo più non interessano su base nazionale la macrocategoria Bosco che è sottoposta a vincolo idrogeologico per 87,1% della superficie, mentre le altre terre boscate sono interessate soltanto per il 49,2% della superficie. Il vincolo naturalistico riguarda il 27,5% della superficie forestale nazionale pari a 2.876.451 ettari e il 28,5% della macrocategoria Bosco, corrispondente a 2.495.409 ettari. Una parte considerevole delle aree boscate italiane si trova all’interno di siti della Rete Natura 2000 (SIC e ZPS), che interessano complessivamente il 21,5% della superficie forestale nazionale e il 22,2% del Bosco. La ripartizione tra aree SIC, aree ZPS e aree con presenza di entrambe le forme di tutela, fornisce i seguenti risultati: è inclusa in aree SIC, il 12,7% della superficie forestale nazionale, in aree ZPS il 2,6%, mentre il 6,2% è inclusa allo stesso tempo in uno o più SIC e in una o più ZPS. Valori analoghi si registrano anche per la macrocategoria Bosco. Le regioni che contribuiscono maggiormente all’immagazzinamento del carbonio sono: la Toscana (massa arborea 108.734.000 tonn.; carbonio 54.367.000 tonn.), il Piemonte (massa arborea 94.386.000 tonn.; carbonio 47.193.000 tonn) e la Lombardia (massa arborea 66.790.000 tonn.; carbonio 47.193.000 tonn.). In Alto Adige abbiamo i valori più alti di carbonio per ettaro (69), seguono il Trentino (68) e la Valle d’Aosta (65). Più di un terzo della penisola è ricoperta di verde: 10.467.522 ettari, pari al 34,7% della superficie nazionale. Tra i distretti territoriali, Alto Adige, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Umbria, Abruzzo, Calabria e Sardegna, risultano avere un coefficiente di boscosità sensibilmente superiore a quello nazionale. Il bosco con un’estensione stimata pari 8.759.200 ettari, copre il 29,1% del territorio nazionale e i distretti più densamente boscati sono la Liguria e il Trentino che con un grado di copertura percentuale rispettivamente del 62,6 e del 60,5% costituiscono gli unici ambiti amministrativi in cui il bosco copre più della metà del territorio. Le regioni meno ricche di boschi risultano essere la Puglia (7,5%)e la Sicilia (10,0%). Riguardo alla composizione in categorie inventariali del Bosco, oltre il 98% è rappresentato da Boschi alti. Gli Impianti ammontano a 122.252 ettari, corrispondenti allo 0,4% della superficie territoriale nazionale, mentre la superficie delle Aree temporaneamente prive di soprassuolo è stata stimata pari a 53.931 ettari erappresenta lo 0,2% del territorio italiano. Le altre terre boscate, la cui estensione risulta di 1.708.000 333 ettari (16,3% della superficie dell’intero paese), sono costituite per 58,0% dagli Arbusteti, cui concorre considerevolmente la categoria forestale della Macchia e arbusteti mediterranei. Complessivamente il 63,5% della superficie forestale (Bosco e altre terre boscate) risulta di proprietà privata, il 32,4% è di proprietà pubblica, mentre quasi il 4% della superficie non è stata classificata per tale carattere. A livello di singoli distretti le percentuali più elevate di superficie forestale di proprietà privata si riscontrano in Liguria (82,3%), in Emilia Romagna (82,0%) e in Toscana (80,0%). In Trentino si evidenzia invece l’aliquota più alta di superficie forestale di proprietà pubblica (72,2%). 25 MEDUSE: DARK LADIES IN GELATINA Per saperne di più su un detestato “frutto di stagione” di Alberto Piastrellini Location: luogo di mare, spiaggia sabbiosa o falesia rocciosa. Orario: ininfluente. Sceneggiatura, sempre la stessa, con minime varianti per quanto riguarda attori principali e dinamica dell’azione. Ciak: un uomo si gode il refrigerio dell’abbraccio marino nuotando a larghe e lente bracciate. Ad un tratto un grido strozzato arriva dall’acqua e supera i rumori di fondo. L’uomo - una maschera di dolore gli contrae il volto - esce dall’acqua un poco impacciato mentre, nel diffuso pallore che contrasta con l’abbronzatura di fondo, emerge il chiaro marchio del contatto con una medusa… come gruppo dei Celenterati, animali che per primi hanno evoluto una cavità interna (dal greco: celenteron) deputata alla digestione e alla funzione vascolare. Quindi, intanto parliamo di animali e non di piante o alghe, come i primi classificatori avevano descritto alcuni individui di incerta catalogazione (lo stesso Linneo riferendosi alle attinie , parenti delle meduse, conia il nome di Antozoa “animali-fiore”). Dunque, il gruppo Cnidaria si divide in vari sottoinsiemi denominati Classi: Antozoa (le attinie), Scifozoa (le meduse propriamente dette), Idrozoa (coralli e gorgonie), Cubozoa (un gruppo particolare di meduse). È un classico dei film estivi, un po’ come le canzonette da spiaggia che si rinnovano ogni anno; un evergreen a cui più o meno tutti hanno assistito o, più disgraziatamente, vi hanno partecipato, quali inconsapevoli attori. Le varianti: signora grassa, fanciulla in fiore, ragazzotto palestrato o bambinetto inerme, non aggiungono particolare sapidità al plot. Ma la vera star è lei: la medusa, elegante, insidiosa, bella e fatale come una dark lady e proprio come l’eroina di un romanzo noir, spesso destinata ad una morte crudele (pescata e costretta a sciogliersi al sole), solo per essersi comportata come Natura l’ha fatta. Vediamo di capire meglio con chi (e non con cosa, come qualcuno crede) abbiamo a che fare, quando genericamente parliamo di meduse. Dentro la medusa: morfologia, fisiologia e riproduzione Da un punto di vista strettamente formale, la medusa è una sorta di sacchetto rovesciato, con l’apertura verso il basso; un parte sommitale espansa a formare un cappello (umbrella), deputato alla natazione e una serie di tentacoli che circondano l’apertura inferiore. L’apertura serve da bocca, ma anche da organo escretore, e si espande all’interno del corpo dell’animale anche nelle parti periferiche dei tentacoli in una sorta di “stomaco aperto”. Il sistema riproduttivo, a seconda delle specie, può essere sia sessuale che asessuale (in questo caso per gemmazione), in certi casi sono presenti entrambi. La particolarità di questi animali è quella di avere, in diversi casi, una forma di sviluppo metagenetico; dalla fecondazione della medusa adulta si sviluppa una piccola larva (planula) che si fissa su un supporto sommerso ed inizia una vita bentonica sotto forma di “polipo”. Ad un certo punto, il polipo subisce una forma molto particolare di riproduzione detta strobilazione, per cui dallo stesso individuo, attraverso una serie di scissioni trasversali del corpo, si generano diversi individui immaturi, attaccati l’uno all’altro come una serie di segmenti discoidali di cui il più maturo è quello apicale e si presenta come una medusetta rovesciata con in tentacoli in alto. A partire da questo stadio, per successiva maturazione dei singoli individui, quello sommitale, di volta in volta, si distacca ed inizia una vita natante sotto forma di efira, la fase intermedia e pelagica che prelude alla forma adulta della medusa. Le cellule che costituiscono il corpo della medusa sono diverse e specializzate: cellule muscolari (che contraendosi e rilassandosi determinano il movimento dell’animale); cellule nervose (in grado di trasmettere stimoli ed informazioni); cellule urticanti (gli cnidociti che danno il nome al Phylum, una prerogativa di questi animali). Anche se all’apparenza questi animali sembrano diafane ed insensibili architetture d’acqua (in effetti il 98% del corpo è costituito da questo elemento), nell’economia generale dell’organismo sono presenti due semplici organi di senso, una macchia oculare sensibile all’intensità luminosa e, secondo alcuni, a certe radiazioni di colore, ed un organo di orientamento; (statocisti) che permette all’animale di va- L’origine: dal Mito a Linneo Intanto, il nome Medusa, è un omaggio dei primi naturalisti al mito greco che ricorda una delle tre Gorgoni, le figlie di Forco e di Ceto. In origine Medusa non era poi tanto male dal momento che il vispo Poseidone, noto sciupaninfe, se ne invaghisce e vorrebbe possederla, scegliendo come talamo il tempio di Atena, la quale, giustamente risentita, si vendica; maledicendo la fanciulla e la trasformandola nel noto mostro anguicrinito, capace di pietrificare con lo sguardo. Come se non bastasse, la poveretta finisce pure decapitata da Perseo, un altro bellimbusto, il quale vede sgorgare dal suo sangue, sempre secondo il Mito: il corallo, Pegaso, Crisaore, e il serpente Anfisbena. Gli anglosassoni, più pragmatici, usano il termine jelly fish, letteralmente “pesce di gelatina”, anche se la nostra eroina è tanto più distante dall’essere un pesce quanto una spugna lo è da miss Italia. I dotti, riferendosi ad una classificazione che procede per gruppi via via più piccoli, sino alla singola specie, preferiscono il termine Cnidaria. Facciamo un po’ d’ordine. Cnidaria è il Phylum (il gruppo più grande) che accoglie in sé tutta una serie di creature marine: attinie, coralli, gorgonie, meduse, e idrozoi che fino a qualche anno fa era conosciuto 26 IL SISTEMA DELLE AREE PROTETTE IN EMILIA-ROMAGNA di Lino Zanichelli - Assessore all’Ambiente e Sviluppo sostenibile Regione Emilia-Romagna Dal marzo del 1982, quando nacque il primo Parco Regionale dei Boschi di Carrega, nel parmense, ne hanno fatto di strada le aree protette dell’Emilia-Romagna! Non dimentichiamo che all’epoca mancava una legge quadro nazionale in materia, che sarebbe arrivata solo nel 1991; così la nostra Regione decise di anticipare i tempi. Nel giro di pochi anni sorsero ben otto nuovi parchi (Stirone, Taro, Alto Appennino Reggiano, Sassi di Roccamalatina, Corno alle Scale, Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, Alto Appennino Modenese, Crinale Romagnolo); nel 1988 si aggiunse il grande parco nel settore emiliano del Delta del Po e l’anno seguente, con un apposito provvedimento giustificato dalla particolarità dei luoghi e dei tragici episodi della Resistenza a essi legati, il Parco Storico Regionale Monte Sole. In quello stesso periodo il Piano Territoriale Paesistico Regionale definì il quadro del sistema delle aree protette, nel quale la lista dei parchi e delle riserve esistenti era integrata da un programma ambizioso, in parte attuato nel decennio successivo. Insomma, venendo all’oggi, l’Emilia-Romagna vanta la presenza di due parchi nazionali, tredici parchi regionali e quattordici riserve. I due parchi nazionali, Foreste Casentinesi, e Appennino Tosco Emiliano, dopo anni di gestione “calata dall’alto”, ora hanno finalmente un presidente eletto d’intesa con le Regioni e, soprattutto, espressione delle comunità locali. Un salto di qualità importante è stato fatto nel 2005, quando la Legge regionale n.6 sulle Aree Protette aggiorna le politiche per la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale: si passa da logiche di protezione puntuali e settoriali a logiche di sistema, si punta sul pieno coinvolgimento degli enti locali e sulla cooperazione istituzionale, con l’obiettivo di integrare le politiche speciali a favore delle parti del territorio più ricche di naturalità, con le più generali politiche improntate alla sostenibilità ambientale e sociale dello sviluppo. 28 La Regione Emilia-Romagna è una delle poche in Italia che ha saputo cogliere, con tale legge, proprio questo importante aspetto dei parchi, intesi non tanto come luoghi selvaggi, quanto come luoghi di cultura, di lavoro, di sviluppo sostenibile del territorio. I parchi e le riserve hanno da offrire un patrimonio naturale e storico eccezionale, che racconta l’ambiente, le tradizioni, l’identità della regione, non soltanto in chiave di passato, ma anche in proiezione futura. Da qui l’attenzione che viene dedicata al rapporto con le scuole, coinvolte in numerosi progetti che, tra l’altro, nel corso degli anni hanno determinato una crescita significativa del turismo familiare. È un segnale della vitalità che le Comunità dei parchi stanno esprimendo, creando nuove professioni e opportunità di lavoro, d’intesa con albergatori e produttori agricoli, valorizzando i testimoni delle culture locali e costruendo passo dopo passo le condizioni per un turismo attento alle bellezze naturali e ai segni dell’uomo, ai prodotti tipici e a un’ospitalità meno standardizzata e più in sintonia con l’ambiente. Non vi è dubbio, infine, che questo impegno vada sostenuto dalle istituzioni, pur nelle inevitabili limitazioni di bilancio; basti dire che a fronte di un calo di risorse statali di oltre il 20% tra il 2001 e il 2006, la Regione Emilia-Romagna è riuscita a mantenere il livello di spesa del settore, sia per la gestione che per gli investimenti. Dobbiamo sempre ricordare che le aree protette sono un importante avamposto di un più generale sistema di difesa ambientale e territoriale. Valorizzare ed estendere le aree verdi e boschive, anche in pianura, è una necessità, per catturare la CO2 e migliorare la qualità dell’aria, per salvaguardare le falde acquifere e la biodiversità. Una vera e propria Rete Ecologica Regionale, con 127 Siti di Interesse Comunitario (SIC) e 75 Zone di Protezione Speciale (ZPS) che si intrecciano alle Aree protette esistenti, è l’impegno più attuale, perché la lotta agli effetti negativi del cambiamento climatico parte da qui. LE PIÙ RECENTI INIZIATIVE PER LE SCUOLE In occasione della Settimana europea dei parchi, dal 19 al 27 maggio 2007, numerosi eventi hanno animato le aree protette dell’Emilia-Romagna. Ambiente, cultura, sport, scuole e mondo produttivo uniti in una serie di iniziative pensate in particolare per i più giovani. La prima iniziativa “Passaporto dei parchi della Regione Emilia-Romagna” svolta in collaborazione con il Centro Turistico Studentesco e Giovanile, prevede la distribuzione del Passaporto, stampato in 9.000 copie, alle scolaresche vincitrici di concorsi e, comunque, a ragazzi particolarmente interessati all’ambiente. Un’apposita timbratura attesterà le visite compiute e il raggiungimento di un numero minimo di timbrature permetterà di concorrere al sorteggio di soggiorni premio nei parchi, offerti da Legacoop regionale. Da marzo 2007 alla fine delle attività scolastiche sono state “risparmiate” 7 tonnellate e 311 chili di emissioni di anidride carbonica (CO2) “, pari a 34.815 ecochilometri percorsi, tramite “Conta i tuoi ecochilometri”, il Concorso legato alla XIV edizione della “Festa dell’aria” (21 marzo), al quale hanno partecipato11.398 alunni. Tantissimi ragazzi, quindi, sono andati a scuola a piedi, in bicicletta o in autobus in quel periodo, consapevoli che un piccolo sforzo individuale, sommato a quello di tante altre persone, può servire concretamente a ridurre l’inquinamento, diminuire le emissioni di CO2 e, in definitiva, contribuire alla salute di tutti. Anche in questa occasione, a tutte le classi vincitrici Legacoop Emilia-Romagna ha regalato una gita con l’accompagnamento di una guida ambientale ed escursionistica, in una delle seguenti aree protette: Sassi di Roccamalatina, Alto Appennino Modenese (Frignano), Fontanili Corte Valle Re, Rupe di Campotrera, Corno alle Scale, Laghi di Suviana e Brasimone, Gessi bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, Monte Sole, Stirone, Taro, Carrega, Foreste Casentinesi. Per l’inizio del prossimo anno scolastico saranno pronti un video, un libro e una mappa progettati dal disegnatore e fumettista Ro Marcenaro, rivolti agli studenti delle scuole elementari del 1° e 2° ciclo e dedicati al viaggio di due sorelle, Emy e Romy, alla scoperta delle aree protette dell’Emilia-Romagna. LA POLITICA FORESTALE DELLA REGIONE In Emilia-Romagna esistono ben 600 mila ettari di boschi, pari a circa il 27% dell’intera superficie regionale, di cui circa l’80% è di proprietà privata. Oltre il 95% è posta nelle aree montane e dell’alta collina. Le foreste naturalisticamente più importanti sono all’interno dei due Parchi nazionali delle Foreste Casentinesi e dell’Appennino Tosco-Emiliano e di quelli regionali del crinale appenninico, che occupano circa 80 mila ettari del territorio regionale e che sono coperti da boschi per circa il 65% della loro superficie. Importanti anche le pinete litoranee che, per la maggior parte, ricadono dentro il Parco regionale del Delta del Po. Accrescere la sicurezza idrogeologica del territorio, conservare la biodiversità e contribuire ad attenuare i cambiamenti climatici, immagazzinando più CO2, senza dimenticare il ruolo che le biomasse forestali, attraverso piccoli impianti, possono giocare per la produzione di energia da fonti rinnovabili: sono questi i principali obiettivi del nuovo Piano Forestale Regionale 2007-2013, che potrà contare per l’intero periodo su risorse per 110 milioni di euro (58 milioni sono finanziamenti di parte pubblica del Piano regionale di sviluppo rurale, mentre le risorse messe a disposizione direttamente dalla Regione Emilia-Romagna ammontano a 28,5 milioni). Dallo Stato arriveranno 8,4 milioni di euro, mentre un canale di finanziamento aggiuntivo, per complessivi 15 milioni, sarà poi costituito dal nuovo metodo tariffario per il servizio idrico integrato. Infatti, una parte dei proventi derivanti dalla tariffa, in una percentuale oscillante tra il 2 e il 5 per mille, saranno utilizzati per finanziare interventi di manutenzione dei boschi nelle aree montane e per interventi di difesa del suolo da attuare con tecniche a basso impatto ambientale, come ad esempio i metodi di ingegneria naturalistica. Tutto questo vuole costituire concreto riconoscimento della risorsa fondamentale che il territorio appenninico e le sue foreste rappresentano per tutta la comunità regionale, garantendo acqua di qualità. Sul sito regionale dedicato ai parchi all’indirizzo www.ermesambiente.it/parchi si trovano le iniziative per il periodo estivo e tutte le informazioni e curiosità sui percorsi, gli habitat e le specie presenti. Regione Emilia-Romagna Assessorato Ambiente e Sviluppo sostenibile Via dei Mille, 41 - 40121 Bologna www.ermesambiente.it [email protected] 29 Al via la “nuova” stagione venatoria LA FAUNA HA BISOGNO DEL RISPETTO DELLE REGOLE Adeguare le normative nazionali a quelle europee Se si volesse comprendere perché l’Italia abbia accumulato in materia ambientale il maggior numero di procedure di infrazione di ogni altro Stato membro dell’Unione Europea, la nostra normativa e regolamentazione sulla Caccia potrebbe esaurientemente servire allo scopo. Come non ricordare gli avvenimenti dello scorso anno, quando tra anticipi e prolungamenti dei calendari venatori e successive frettolose modifiche, con sentenze e decreti che vietavano o permettevano l’attività venatoria nelle ZPS, in deroga o limitazioni di prelievi di specie, alla fine non si capiva più quando, dove e cosa cacciare. Abbiamo usato “caccia o sinonimi” per la diffusione e l’uso consuetudinario di tale terminologia, in realtà si dovrebbe parlare più correttamente di attività di tutela della biodiversità e di conservazione della fauna selvatica, all’interno delle quali la caccia si inserisce come attività in deroga e di controllo delle specie. Le polemiche e la confusione dello scorso anno sono esplose quando il Governo approvava il 16 agosto il Decreto Legge n.251, recante “Disposizioni urgenti per assicurare l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alla Direttiva 79/409/CEE in materia di conservazione della fauna selvatica” (in Gazzetta Ufficiale il18 agosto). Con tale atto si tentava di dare delle risposte ad una serie di problematiche seguite all’incompleto ed insufficiente recepimento da parte italiana della Direttiva “Uccelli”, con la Legge 157/1992 “Norme per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio”, la cosiddetta Legge quadro sulla caccia, dei relativi decreti di modifica e della Legge 221/2000 che, a seguito di una specifica procedura di infrazione della Commissione UE, aveva introdotto nella Legge n. 157 l’articolo 19 bis che disciplinava le materie delle deroghe. Anche dopo che nel 2003 la Corte di Giustizia europea aveva condannato l’Italia per essere inadempiente sulla direttiva, la Commissione UE aveva manifestato la propria ulteriore insoddisfazione, specialmente per le deroghe concesse ai divieti posti dalla direttiva, tanto che erano state avviate ben quattro procedure d’infrazione (2004/4926, 2004 /4242, 2006/4043 e 2006/2131), in particolare l’ultima conteneva la minaccia, neppure troppo velata di un deferimento alla Corte di Giustizia europea se entro il 28 agosto l’Italia non avesse fornito garanzie sulla piena applicazione dell’articolo 9, che regola le moratorie relativamente alle specie che possono essere oggetto di caccia. In tale articolo si afferma che gli Stati membri possono derogare al divieto di caccia ad alcune specie (negli Allegati I,II,III della direttiva ci sono gli elenchi delle specie che necessitano di una speciale tutela o che possono subire un certo prelievo con prescrizioni diverse da paese a paese, secondo la fenologia delle spese stesse), ma solo: a) nell’interesse della salute e della sicurezza pubblica, 30 nell’interesse della sicurezza aerea; per prevenire gravi danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque; b) ai fini della ricerca e dell’insegnamento, del ripopolamento e della reintroduzione nonché per l’allevamento connesso a tali operazioni; c) per consentire in condizioni rigidamente controllate e in modo selettivo la cattura, la detenzione o altri impieghi misurati di determinati uccelli in piccole quantità. Pertanto, la Commissione UE ha rilevato che non è sufficiente che le varie Regioni nei loro calendari venatori aprano la caccia a specie vietate, adducendo in maniera generica che esse procurano danni alle colture. Le singole deroghe devono contenere, oltre che le specie che formano oggetto di deroga, anche un’adeguata motivazione, nonché le misure per la cattura e/o l’uccisione, gli impianti e metodi di cattura, l’autorità abilitata a dichiarare che le condizioni stabilite sono state realizzate. Che per le cosiddette “piccole quantità” a cui fanno riferimento le leggi regionali, il limite deve essere indicato dall’INFS (Istituto Nazionale Fauna Selvatica), su basi scientifiche di volta in volta verificate. Su questi presupposti, la Commissione UE ha preso in esame le varie leggi e piani faunistici regionali, evidenziando come ben 13 regioni (per ultime quelle del Veneto, della Sardegna della Liguria, che hanno determinato la censura e la richiesta di risposta entro il 29agosto da parte dello Stato italiano), hanno violato la Direttiva “Uccelli” ed hanno autorizzato “una sorta di regime semi- permanente di caccia agli uccelli rispetto ai quali la caccia è vietata”. Anche il sistema di controllo previsto dalla Legge 221/2002 è stato ugualmente dichiarato “inefficace” dalla Commissione UE, perché introduce troppi passaggi decisionali, tant’è che “l’annullamento interviene di regola quando la deroga ha esaurito i suoi effetti e, quindi, quando ormai non ha più alcun effetto utile”. Sulla questione è intervenuta anche la Corte Costituzionale che aveva dichiarato illegittime quattro leggi regionali. Un altro aspetto che necessitava di intervento era la questione delle Zone di Protezione Speciale (ZPS), aree che, insieme alle aree SIC (Siti di Importanza Comunitaria) per la conservazione degli habitat (Direttiva 1992/42/CEE che ha incluso la Direttiva “Uccelli”), costituiscono la cosiddetta Rete Natura 2000 e sono state introdotte per tutelare le specie ornitiche che si trovano a maggior rischio di rarefazione e/o di estinzione. Anche in Italia si sono quindi individuate ZPS e SIC da parte delle Regioni, ma senza alcun coordinamento o una specifica disciplina da parte dello Stato. Così nel 2003 la Corte di Giustizia europea condannava l’Italia “per non avere classificato in misura sufficiente Zone di Protezione Speciale i territori più idonei, per numero e per superficie, alla conservazione delle specie di cui all’Allegato I della direttiva. La condanna aveva quale conseguenza una multa di € 300.000 giornalieri, da pagare fino a che non si fosse ottemperato alla condanna stessa. Una nota del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio (n.632 del 14/01/05) precisava che la sanzione pecuniaria nei confronti dello Stato italiano si sarebbe attuata attraverso il taglio dei finanziamenti europei e che alle Regioni sarebbe stato applicato di conseguenza il diritto di sussidiarietà. Così che molte Regioni si sono affrettate ad individuare e/o istituire nuove ZPS, senza precluderne o limitarne all’interno l’attività venatoria, dal momento che gli Artt. 6 e 11 della Legge quadro 394/ 91 fa divieto assoluto di caccia esclusivamente nei parchi nelle riserve naturali, sia statali che regionali. Ma la Legge quadro non poteva includere ZPS e SIC perché queste famiglie di aree naturali protette sono state inserite successivamente con la Direttiva “Habitat” del 1992, anche se prevedeva già l’istituto delle “aree contigue” alle aree protette, all’interno delle quali le Regioni possono disciplinare l’esercizio della caccia, soltanto nella forma della caccia controllata. Sarebbe stata sufficiente una semplice integrazione della Legge 394 in cui fosse definita una disciplina per ZPS e SIC che, viceversa, non c’è stata. Tuttavia nel dicembre 1996, il Comitato Nazionale per le Aree Protette, aveva assunto la deliberazione di includere ZPS e SIC nell’elenco delle aree naturali protette, a seguito dell’iter relativo ad ogni proposta di SIC, soprattutto perché molte di queste aree ricadono in tutto o in parte all’interno di parchi e riserve. Di fatto questa delibera non venne mai rispettata, tanto che molte Regioni nel redigere i Piani Faunistici Venatorie e nell’adottare i Calendari venatori, hanno escluso SIC e ZPS nel computo della superficie agro-silvo- pastorale da destinare, nel rispetto delle quote dal 20% al 30% alla protezione della fauna selvatica, da precludere, quindi, ad ogni attività di caccia. Quando ci si accorse che in base alla delibera del 1996 all’interno di SIC e ZPS non si potevano installare i parchi eolici, senza dettare alcuna disciplina di tutela il Decreto Ministeriale 25/03/05, annullò la delibera stessa. Tale provvedimento venne poi sospeso dal TAR del Lazio prima e dal Consiglio di Stato poi che dichiarato la piena legittimità della delibera. Una successiva nota del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, del 22 marzo 2006 ribadiva che in tutte le ZPS e i SIC debbono essere considerate vigenti le misure di salvaguardia dei veti prescritti prescritti dagli Artt. 6 e11 della Legge quadro, relativi alle aree protette. C’è da osservare, poi, che la procedura di infrazione della Commissione UE andava a bloccare € 8,3 milioni di risorse comunitarie del Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale e della Politica Agricola Comunitaria (PAC) che nella tutela della biodiversità ha uno dei temi strategici della programmazione 2007- 2013, per l’indisponibilità della Commissione UE ad avviare ogni negoziato sui Piani di Sviluppo Rurale delle Regioni e delle Province Autonome, in assenza di adempimento relativo alla procedura d’infrazione. Era proprio una situazione difficile, complicata ulteriormente dal fatto che molte Regioni avevano disposto un Calendario venatorio in deroga con pre-aperture all’inizio settembre, rispetto ai tempi previsti dalla Legge 157 alla terza domenica di settembre. Il Decreto Legge del 16 agosto 2006 ha tentato di salvare quanto più possibile, permettendo di: - evitare la condanna; 31 - concludere il negoziato relativo ai fondi sui PSR; - bloccare la multa giornaliera prevedendo le misure inderogabili per le ZPS e quelle soggette a regolazione; - riaprire la possibilità di cacciare nelle ZPS, seppur con le limitazioni di specie; - far adeguare le leggi regionali alle direttive europee entro 90 giorni. Forse troppi i “piccioni da prendere con una sola fava”! Le prime crepe, infatti, si sono subito aperte con la sentenza del TAR del Lazio che disponeva una serie di decreti sospensivi per alcuni calendari venatori giudicando illegittima la pre-apertura della caccia e riaffermando i poteri esclusivi dello Stato in materia di calendario venatorio, anche se la sentenza è intervenuta dopo che le pre-aperture del 2, 3, e 4 settembre decise da alcune regioni, erano già intervenute. Ci sono state poi le ordinanze di altri TAR che sospendevano la caccia alle specie in deroga: tra le Regioni che sono intervenute apportando modifiche che superassero gli ostacoli frapposti dalla Giustizia amministrativa, ha fatto notizia la “frettolosità” con cui è stato votato la sera il Calendario venatorio della Regione Marche, per consentire la caccia la mattina seguente. Una successiva “impasse” per il Decreto n. 251 veniva dalla Commissione Agricoltura della Camera che, in sede di conversione in Legge, con una serie di emendamenti aveva di fatto stravolto il testo del decreto, tanto lo stesso Governo, anche per le divisioni che si erano manifestate all’interno della maggioranza, decideva di non insistere nella conversione in legge del decreto che, pertanto, decadeva. Allorché il 18 ottobre il decreto perse ogni efficacia, sono subito emerse le illegittimità di alcune norme regionali, poiché di fatto tornava automaticamente in vigore la Delibera del Comitato Nazionale delle Aree Protette del 1996, che vieta la caccia nelle ZPS o quantomeno prevede un diverso e più restrittivo regolamento venatorio, fino a quando lo Stato o le Regioni e Province Autonome non avranno approvato “misure di conservazione” sostitutive per le ZPS e “misure di salvaguardia” per i SIC. Il 19 dicembre, poi, la Corte di Giustizia europea ordinava all’Italia di sospendere l’applicazione della Legge della Regione Liguria. Di fronte all’eventualità che si rimettessero in moto le procedure di infrazione, e in discussione i fondi comunitari, il Governo introduceva nella Legge 296/2006(la Finanziaria 2007), con il comma 1226, quanto previsto nel decaduto D.L. 251, demandando inoltre al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare la definizione dei criteri minimi uniformi per l’adozione di misure speciali di conservazione per le ZPS; mentre i precedenti commi (dal 1213 al 1222) prevedono che le Regioni e le Province Autonome, nonché gli altri enti territoriali, “al fine di prevenire l’instaurazione di procedure di infrazione”debbano attenersi al rispetto della normativa europea e ed adottare “ogni misura necessaria a porre tempestivamente rimedio alle violazioni, loro imputabili, degli obblighi degli Stati nazionali derivanti dalla normativa comunitaria”. Quale deterrente,inoltre si introduceva il diritto di rivalsa, dello Stato nei loro confronti, degli oneri finanziari derivanti dall’inosservanza delle norme UE. Non conosciamo gli eventuali adeguamenti delle Regioni in merito a SIC e ZPS, Piani Faunistici e i relativi Calendari venatori per l’anno 2007-2008, ma la proposta di Decreto 32 per la definizione dei criteri di protezione dei Siti Natura 2000, presentata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare il 7 giugno u.s. ha suscitato le immediate proteste delle Associazioni venatorie perché non sarebbero state coinvolte e il Decreto stesso ridurrebbe il ruolo del Ministero delle Politiche Agricole e delle Regioni che hanno competenze in materia di agricoltura,gestione della fauna selvatica e prelievo venatorio. Anche se si preannunciano nubi all’orizzonte, ci auguriamo tuttavia che il clima di incertezza dello scorso anno non abbia a ripetersi, sia per le associazioni ambientaliste che per quelle venatorie che hanno a cuore la tutela del patrimonio faunistico e che dovrebbero esercitare una funzione di gestione delle risorse e di intervento sulle squilibri determinati sul territorio, sia dalle specie selvatiche che dall’uomo. Proprio l’andamento meteorologico e climatico dello scorso inverno caratterizzato da temperature ben superiori alla norma, con la conseguente notevole riduzione del passaggio della fauna migratoria dovrebbe costituire motivo di riflessione sulla complessità della problematica ambientale e sui rischi che corrono le specie animali per adattarsi al cambiamento climatico in atto. A mettere a repentaglio la biodiversità, infatti, non c’è solo il bracconaggio, le immissioni di specie non autoctone e di quelle per organizzare battute o per la “pronta caccia”, come viene definita l’attività che ha per bersaglio specie allevate che, qualora scampate ai cacciatori, divengono pasto per le volpi, non essendo in grado di vivere al di fuori delle voliere. Nelle aree più ricche di patrimonio faunistico o in grado di accogliere quelle in pericolo, deve essere contrastata la deforestazione e gli incendi dolosi o colposi che siano, le costruzioni edilizie e quelle infrastrutturali, il dissesto idrogeologico, la conservazione delle zone umide, la coltivazione di cave e l’estrazione di materiali rocciosi. Penso che su questo terreno ambientalisti e cacciatori, “autentici”, abbiano molti motivi di trovarsi in accordo. Ma quel che più conta, per salvaguardare l’ambiente e le specie che vi vivono, è determinante il rispetto e la conoscenza delle regole, alle quali bisogna attenersi, senza cercare furbescamente scappatoie, esercitando egoisticamente attività lobbistiche per evitarle e che hanno dimostrato, peraltro, che qualche giornata di caccia in più, non ripaga della povertà faunistica del territorio. A COME AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE, AMBIENTE ALLA SCOPERTA DEI PICCOLI GRANDI “FRUTTI DI BOSCO” Sempre più riconosciuto il loro valore salutare Chi ha preferito una vacanza in montagna, per ritemprarsi dalle fatiche accumulate durante un anno lavorativo o per sfuggire all’afa opprimente della città, può approfittare dell’occasione per raccogliere e gustare i “frutti di bosco”. Con tale nome vengono raggruppati i piccoli frutti a bacca che nascono nelle aree sub-montane e montane, particolarmente in zone boschive. Per secoli questi prodotti spontanei hanno costituito un’integrazione alimentare al parco pasto quotidiano delle popolazioni rurali e montane, ma disdegnati, per la loro facile reperibilità, dalle classi più ricche. Tuttavia le loro benefiche proprietà prietà erano ben conosciute e riferimenti precisi si rinvengono nvengono nei primi trattati di medicina del Cinquecento. uecento. Un secolo dopo, questi frutti costituiscono cono motivo di specifica segnalazione. Nel suo o volume “Trento con il Sacro Concilio”, edito nel 1673, Michelangelo Mariani, descrivendo la Valle di Piné (TN) segnala “E’ proprijssimo Piné, per passarvi vi massime l’estate, che non vi conosce bollori di caldo, ne influssi ssi di Canicola, o Sol Leone; anzi all’hora vi si gode un fresco di primavera, come fan fede le Fragole e le Ampomole, le, che vi si colgono in quantità” (tratto da Piné Sover ver –Notizie, n.1, maggio 2004, 4, pag. 3). Da osservare in questa citazione l’uso dialettale di “ampomole” per indicare i frutti del lampone, con termine del tutto o autonomo rispetto a quello latino o italiano, ano, quasi ad indicare che tale piante è autoctona. octona. Oggi l’Altopiano di Piné e le contigue e Valle di Cembra e la Valle dei Mocheni, sono aree vocate del Trentino per l’insediamento di piccoli li impianti i i ti per la produzione dei frutti di bosco. Il ruolo vitale che tali frutti hanno avuto per le comunità montane viene testimoniato dagli Statuti medioevali delle comunità alpine, in cui molti capitoli venivano dedicati alla regolamentazione dello sfruttamento di tale risorsa, come si può osservare nelle Carte di Regola trentine. Nel secolo scorso la coltivazione per un mercato in ascesa dei frutti di bosco ha avuto il merito di contrastare l’abbandono delle aree rurali montane, garantendo quelle risorse economiche che hanno permesso alle giovani generazioni di mantenere uno stretto legame con il territorio e con le tradizioni, conservando quindi la propria identità storica e culturale. I “frutti di bosco” dal gradevole sapore (ci sono anche bacche disgustose e addirittura velenose) sono sostanzialmente quattro (Fragola, Mirtillo, Lampone e Mora), a cui possiamo aggiungere il Ribes che, coltivato diffusamente, si può rinvenire, inselvatichito, in qualche radura e considerare come sub-spontaneo. Maturano tutti in estate, ma in tempi diversi, per cui è difficile rinven rinvenirli contemporaneamente, ma salendo o scenden scendendo di qualche centinaio di metri di altitudine, è possibile raccoglierne in discrete altitudine varietà. variet Il m modo migliore per apprezzarne sapore e profumo, è di consumarli freschi, cammin facendo, o di prepararne macedonie, dolci e marmellate. Se il palato n ne trae piacere, il loro co consumo è oltremodo salutare per l’org l’organismo, come si accennava, in quanto sono ricchi di sali minerali, vitamina C, sostanze antiossidanti che prevengono la formazione del coleforma sterolo, di d antociani che proteggono i vasi sanguigni e tonificano v vene e capillari: sostanze che sono attestate anche dai loro colori che vanno dal rosso ru rubino al nero splendente. La p prima a maturare è la fragolina (Fragaria vvesca) che in realtà è un falso frutto, perché no non ha origine come succede normalmente dall’o dall’ovario, bensì dal ricettacolo che nel fiore è la fi l parte t destinata ad accogliere all’estremità del peduncolo, i sepali, i petali e gli organi con funzioni riproduttive. I “veri frutti”, che dai più vengono scambiati per semi, sono gli acheni, piccole pelurie attaccate all’esterno della polpa. Pianta erbacea che cresce ai margini dei boschi e lungo i bordi dei sentieri, alta da 10 a 20 cm, a seconda delle condizioni ambientali, sostiene fiorellini bianchi con cinque petali rotondi, al cui centro spicca il color dorato che via via diviene bianco-rosa e poi rosso: frutto allungato a goccia che pende dalla lamina corrugata delle foglie che tentano di “nasconderlo”. 33 Anche se ormai siamo abituati alle fragole a “frutto grosso”, nessun cultivar per quanto saporito e profumato può rivaleggiare con la fragolina di bosco che per questa sua caratteristica non andrebbe lavata e manipolata, per non far perdere l’aroma. Il mirtillo (Vaccinum myrtillus) è una piccola pianta cespugliosa, appartenente alla famiglia delle Ericacee, tipica del sottobosco poiché predilige i suoli acidi delle pinete aperte. Può raggiungere l’altezza di 50 cm, ma perlopiù rimane radente al suolo, come ben sanno coloro che fanno raccolta del suo frutto, una bacca nero- bluastra a maturazione, caratterizzata da una cicatrice circolare che costituisce il residuo del calice di un fiorellino di color rosa chiaro. La polpa violacea contiene un succo molto colorante, ricco di tannini, pectine, polifenoli, che gli conferiscono un sapore leggermente acido e delicatamente profumato. Soprattutto elevato è il suo contenuto di vitamina A che mantiene sano l’organo della vista, tanto che, durante la II guerra Mondiale, ai piloti di aereo veniva somministrato succo di mirtillo per rafforzare la vista di notte. Per la sua ottima conservazione è il frutto di bosco più raccolto per farne macedonie, marmellate, sciroppi e liquori (in Germania con le bacche si prepara un liquore noto come Heidelbeerwasser). Quando ormai declina la fruttificazione del nero, compaiono le prime bacche mature del mirtillo rosso (Vaccinum vitis idaea) più acidulo del precedente e non adeguatamente apprezzato, a differenza di quanto avviene nei Paesi del nord-Europa, dove viene utilizzato per sciroppi, gelatine e marmellate con le quali si guarniscono le portate a base di cacciagione o spalmate su formaggi stagionati. Il lampone (Rubus idaeus) deve il suo nome scientifico al color rosso dei suoi frutti e al fatto di essere stato particolarmente abbondante sul monte Ida (Grecia), dove Giove vi trascorse un periodo da fanciullo, cibandosi dei frutti di quella pianta, secondo quanto ricordato mitologicamente da Dioscoride (uno dei primi naturalisti della storia) che lo denominò “rovo del monte Ida”. È una pianta arbustiva che non ha esigenze particolari di terreno, salvo quello calcareo o con ristagno d’acqua, purché soleggiato. Può raggiungere e superare i 2 m di altezza e fortunatamente non cresce isolato e, quindi, lo si trova a macchie ai margini dei boschi e lungo i pendii. I grappoli di bianchi fiorellini si dispongono lungo i rami di 34 due anni. Per cogliere il frutto, una drupa di forma conica formata da tante piccole gocce carnose e appressate, simile a quella della mora, bisogna sollevare il ramo che, incurvato dal peso dei frutti, potrà mostrare la cascata di gemme dal colore fra il rosso e il rosa carico, dal profumo ineguagliabile. Oltre all’utilizzo fresco del frutto, ricco di vitamina C (20 mg ogni 100 g) si possono confezionare marmellate, gelatine e gradevoli liquori , come il “Framboise” dei francesi. Simile al lampone, la mora di rovo (Rubus fruticosus), per distinguerla da quella del gelso, è un arbusto spinoso che cresce un po’ dovunque, ma predilige i margini dei boschi e i luoghi poveri di calcare e argilla. Matura un po’ più tardi rispetto agli altri ed offre all’estremità apicali grappoli di frutti rosso-neri, ricchi di antiossidanti fenolici, come denuncia il colore, e di vitamina C, che debbono essere mangiati o utilizzati appena colti, perché di difficile conservazione. Oltre ai frutti tradizionali del sottobosco, deve essere inserito il ribes che a livello spontaneo è diventato assai raro, tanto da venire incluso fra le specie minacciate della Lista Rossa (IUNC). In Europa del genere ribes, unico genere delle Grossulariacee, vivono 9 specie. Non è originario dell’arco alpino, ma lo si trova inselvatichito, specie in aree vicine a zone di precedente coltivazione. Il nome generico di ribes deriva da “Ribas”, una specie di rabarbaro coltivato dagli arabi che qualificarono con lo stesso nome questa pianta che rinvennero nella penisola iberica e che durante il medioevo convertì il termine ribas in ribes. Ci sono tre varietà principali di ribes: il rosso che è il più diffuso nelle coltivazioni, il nero e il bianco. Il ribes rosso ( Ribes rubrum) è un arbusto alto da 1,5 a 2 metri, dotato di un robusto apparato radicale, che predilige terreni umidi e acidi, ricchi di sostanze organiche. I fiori di color bianco e verde sono raccolti in racemi pendenti da cui si sviluppano le bacche a grappolo, dal colore rosso brillante a maturazione, che alla base sono larghe circa 1 cm, mentre le apicali sono via via più piccole e meno intensamente colorate. Le stesse caratteristiche arbustive presenta il ribes nero (Ribes nigrum) che rispetto al rosso ha bacche di color viola scuro, raccolte in grappoli spargoli e brevi, che presentano una marcata vestigia del fiore (perianzio). Anche il sapore è diverso dalle bacche del rosso, con un aroma “volpino” che non lo rende appetibile al consumo diretto. L’odore e sapore di “medicinale” dei frutti sono giustificati dal loro ampio impiego nella farmacopea, come cortisonico naturale e antiradicalico, nonché per la cura dell’osteoporosi (con gemmoderivati), e nell’industria di trasformazione. I frutti macerati in grappa o vino forniscono un ottimo liquore o tintura (il Kir, liquore di 20° viene è preparato con vino bianco e crème de cassis, nome francese di questo frutto). L’uva spina (Ribes uva-crispa) è anch’esso un arbusto alto da 0,60 a 2 metri che si ritrova sempre più difficilmente perché il degrado ambientale ne ha limitato la diffusione spontanea e perché è facilmente attaccata dall’oidio (nebbia dell’uva spina).L’epiteto latino fa riferimento alla pelosità setolosa del frutto che si forma dai fiori verdastri autofertili, inseriti singolarmente oppure a gruppi di 2-3. Se ne distinguono vari sottospecie che si differenziano soprattutto per l’aspetto e la forma del frutto, di colore variabile dal verde pallido al giallastro, del tutto simile ad un chicco d’uva da tavola, delle cui caratteristiche assomma una polpa altrettanto croccante e ricca di semi. Come per il nigrum, mantiene un abbondante residuo del perianzio. Il frutto ha un sapore dolciastro e profumato a piena maturazione, ma è preferibile consumarlo prima, quando è particolarmente ricco di vitamina C, facendo attenzione a non pungersi per via delle spine robuste e lunghe 1 cm. che sporgono dai rami. Ottime sono le marmellate, confezionate con i frutti maturi, e le gelatine, da utilizzare per guarnire torte e piatti di carni da volatili (il nome inglese dell’uva spina, gooseberry, deriverebbe dall’uso del frutto per preparare una salsa per accompagnare l’oca). Comunque, a testimoniare la validità del frutto dei ribes, rimane la frase del botanico francese Maurice Mességuè: “Se non doveste avere che un frutto in giardino, vi consiglierei di scegliere questo, il più ricco di tutti in vitamina C”. 35 SERVIZI AMBIENTALI Senesi srl Da sempre impegnata nella Responsabilità Sociale d’Impresa di Tommaso Sturari L’Amministratore unico di Senesi srl, Rodolfo Briganti In un mondo dominato, guidato e strutturato dall’economia che determina addirittura la regia politica mondiale, la riflessione sul ruolo dell’impresa all’interno della società pone sempre maggiore attenzione al peso e alle relative responsabilità che questa ha, non soltanto come attore economico ma anche come istituzione sociale. Le decisioni di questi attori globali assumono un’importanza crescente per il benessere delle comunità locali e nazionali e, quindi, sono chiamate a rispondere a criteri ben più generali di una semplice logica di massimizzazione del profitto. Questo spiega perché nelle società avanzate non soltanto i governi, ma anche gli investitori, i consumatori, i media e il pubblico in generale, pongano richieste sempre più elevate sulle performance delle aziende, attribuendo valore, oltre che al puro risultato economico, anche ad aspetti quali la qualità, l’affidabilità e la reputazione di queste in termini di responsabilità etica, sociale e ambientale. In altre parole, non si guarda soltanto al risultato economico, ma anche al modo in cui è stato ottenuto, valutando e premiando le imprese che si sono dimostrate migliori sia per la qualità dei prodotti e servizi, che per la trasparenza e correttezza dei comportamenti nei rapporti con i loro interlocutori pubblici e privati. A questo proposito, quindi, sono nati 36 i concetti di etica d’impresa e di responsabilità sociale d’azienda, che si concretizzano, ad esempio, attraverso lo strumento del bilancio sociale. Proprio in questo scenario di obiettivi socialmente responsabili si è sempre posta la Senesi srl. Questa azienda di Morrovalle (MC), ha infatti deciso da tempo di farsi carico di queste problematiche, impegnandosi, fin dal 1997, nell’acquisizione delle certificazioni del proprio sistema di gestione per la qualità da parte di Ente Terzo accreditato (SGS ICS S.r.l.), secondo la norma UNI EN ISO 9002: 1994. Rodolfo Briganti, Amministratore unico della Senesi, ha deciso recentemente di implementare il suo impegno su questo fronte, rivolgendo le sue risorse verso la stipulazione e la redazione del suo rendiconto sociale. Questo documento, redatto in modo volontario, è in grado di misurare il risultato in termini sociali, delle azioni e delle scelte che un’azienda pone in essere, con particolare riferimento agli effetti che queste producono su tutte le categorie di soggetti con le quali si relaziona e sull’ambiente generale. Le origini del bilancio sociale possono essere fatte risalire all’America dei primi anni ’70, quando, durante lo scandalo Watergate, alcune aziende chimiche e petrolifere statunitensi furono attaccate dall’opinione pubblica con l’accusa grave di esercitare il lavoro in condizioni pessime e di produrre un forte inquinamento ambientale. Fu allora che il mondo degli affari cominciò a riflettere sul rapporto tra aziende e società e su come poter comunicare al meglio con tutti gli interlocutori economici. Il risultato fu la nascita di un documento definito, appunto, bilancio sociale. Forse non è un caso che anche in Italia questo strumento si sviluppi durante i primi anni novanta, in pieno scandalo “Tangentopoli”, con lo scopo principale di porre maggiore trasparenza nei rapporti tra le aziende ed i soggetti interlocutori, anche se convenzionalmente, si può far coincidere la sua redazione ufficiale con la stesura del “Manuale dei Principi di Redazione del Bilancio Sociale” edito nel 2001, a cura del GBS (Gruppo di Studio per il Bilancio Sociale). Dapprima, sono soprattutto le cooperative, le aziende a partecipazione statale e gli Enti pubblici ad utilizzarlo per cercare di riaffermare e, quando necessario, ridefinire i loro fini istituzionali. Accanto ai codici etici, questa nuova forma di rendiconto rappresenta un fondamentale mezzo per consolidare e comunicare, all’interno ed all’esterno delle organizzazioni, il perseguimento di obiettivi sostenibili, tanto da essere divenuto parte integrante delle strategie di molte aziende di successo, come la Senesi di Morrovalle. Questo tipo di documentazione, assieme alla Certificazione ambientale 14001, alla norma di certificazione dell’impegno etico SA8000 e alla registrazione EMAS, costituiscono i principali strumenti della Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI). Il Bilancio sociale si concretizza dapprima attraverso la stipulazione di un codice etico, che rappresenta un “contratto sociale” tra l’impresa e gli stakeholders coinvolti, che ha la funzione di legittimare l’autonomia dell’azienda nei confronti di tutte le categorie di soggetti che possano essere interessati alla sua attività, sia in maniera diretta che indiretta, annunciando pubblicamente che essa è consapevole dei suoi obblighi di cittadinanza, che ha sviluppato politiche e pratiche aziendali coerenti con questi obblighi e che è in grado di attuarle attraverso appropriate strutture organizzative e sanzioni. Il termine tecnico stakeholders, si riferisce in pratica a tutte quelle figure che interagiscono, in maniera diretta o indiretta con l’azienda: i dipendenti, i fornitori, gli azionisti, i soci, gli imprenditori, i clienti, i concorrenti e gli Enti Pubblici, l’opinione pubblica e gli organi politici, in una sola parola, l’universo aziendale. Il bilancio sociale, si caratterizza quindi per proporre degli indicatori chiari e Un’immagine dall’alto della discarica di Morrovalle significativi del rispetto, nella gestione aziendale, di ogni singolo requisito della norma SA8000, la cui applicazione viene certificata da un organismo esterno. Oltre ad essere un rendiconto quantitativo e qualitativo dell’attività aziendale, esso è uno strumento propositivo dell’immagine dell’impresa e deve svolgere una funzione informativa più ampia di quella patrimoniale, finanziaria ed economica tradizionale. In particolare questo documento deve: fornire informazioni sugli assetti proprietari e di governance dell’impresa; evidenziare le caratteristiche della cultura aziendale e comunicare il sistema di valori di riferimento della propria organizzazione; distinguere l’azienda come organismo utile alla collettività, operante nel rispetto delle condizioni ambientali e delle aspettative degli interlocutori interni ed esterni; illustrare il valore aggiunto prodotto e la sua distribuzione tra coloro che hanno contribuito al processo produttivo; rendere conoscibili i mezzi impiegati per la valorizzazione delle persone, l’innovazione tecnologica, l’attività di formazione, l’igiene e la sicurezza sul lavoro, la prevenzione dei rischi ambientali. La redazione di questo rendiconto, oltre a ridurre la possibilità di interpretazioni errate sulle motivazioni alla base dei comportamenti e delle attività socialmente responsabili della società, produce anche l’effetto di pro- muovere e rafforzare la formazione di un’immagine aziendale positiva da “buona cittadina”, che si tramuta poi all’esterno, in una serie di reazioni favorevoli. Gestire l’impresa secondo queste strutture genera benefici di diversa natura .In primo luogo, permette di combattere i comportamenti opportunistici che danneggiano le legittime aspettative di benessere degli stakeholders e inducono investitori, collaboratori, clienti e consumatori a ridurre i loro investimenti di varia natura (lavoro, conoscenze, capitali) verso l’impresa. In secondo luogo, significa porre le basi, tramite relazioni eque e corrette, per l’instaurarsi di rapporti di fiducia che riducano i conflitti e facilitino lo svolgimento di transazioni economiche, riducendone i costi di controllo e di governo. Infine, la gestione di impresa ispirata al contratto sociale, ufficializzata attraverso la redazione del bilancio, oltre ad essere una garanzia “minima” dell’osservanza della legalità in ogni contesto in cui l’impresa opera, aiuta il management ad identificare i potenziali effetti sociali negativi delle attività della Società, riconoscendo legittimi interessi di stakeholders a volte dimenticati o poco considerati, e permette di orientare le scelte strategiche dell’impresa verso la sostenibilità sociale e ambientale. La Senesi, prima azienda delle Marche a conseguire la registrazione EMAS, ha quindi deciso di rispondere ai nuovi appelli e alle nuove esigenze lanciate dall’ambiente e dalla società, facendo entrare all’interno della propria struttura aziendale, attraverso la redazione del bilancio sociale, quei valori e quelle modalità di processo che formano il concetto di Etica d’Impresa. La Società, attualmente, gestisce alcuni impianti di smaltimento di prima categoria per rifiuti solidi urbani ed assimilabili a Morrovalle e Torre San Patrizio, nonchè un impianto di selezione e stabilizzazione anaerobica della frazione umida dei rifiuti solidi urbani nel comune di Ascoli Piceno. L’Azienda ha realizzato e gestito un impianto di selezione del materiale proveniente dalla raccolta differenziata nel comune di Firenze, per conto della Quadrifoglio SpA. ed ha partecipato, inoltre, alla costruzione di un bacino per lo smaltimento dei fanghi per la pulizia dei fondali del porto di Livorno, per conto dell’Autorità Portuale. Senesi srl svolge anche attività relativa alla costruzione di discariche di rifiuti. Sede Amministrativa Via Romagna 27/29 - 62010 Morrovalle (MC) Tel. 0733 221594 - fax 0733 222924 [email protected] - www.senesisrl.it 37 M&IT Consulting LA VERIFICA DI CONFORMITÀ LEGISLATIVA AMBIENTALE: OBBLIGO O OPPORTUNITÀ? di Marco Bandiera, Mauro Ferraresi e Paolo Bellotti Area QHSE M&IT Consulting srl Introduzione Per le organizzazioni dotate di un sistema di gestione ambientale la valutazione periodica del rispetto delle prescrizioni è un’attività entrata a far parte delle prassi consolidate sia perché richiesta dai modelli di riferimento (vedi il punto 4.5.2 della norma UNI EN ISO 14001:2004), sia perché consente di accertare la “conformità legislativa”, condizione essenziale per la certificazione o la registrazione. Anche per le altre organizzazioni, comunque, tale verifica periodica presenta diversi vantaggi: • identificazione o conferma delle prescrizioni legislative applicabili in tema di ambiente; • verifica della corretta applicazione degli adempimenti previsti dalla legislazione; • valutazione del rispetto dei limiti imposti dalla legge o dalle autorizzazioni ottenute; • riduzione del rischio di incorrere in sanzioni. Per l’esecuzione della valutazione si utilizza la tecnica dell’audit e si verificano sia le attività oggetto di prescrizione sia la relativa documentazione. Laddove l’organizzazione non abbia provveduto a svolgere quanto prescritto o non abbia effettuato controlli quantitativi del rispetto di eventuali limiti (si pensi ad esempio ai controlli analitici sulle emissioni in atmosfera o alla verifica di superamento delle soglie stabilite dal D.lgs 334/1999 e relative modifiche), occorre poi completare la valutazione con l’esecuzione di tali controlli. Abitualmente, o almeno in prima istanza, però, l’effettuazione dei controlli suddetti, mediante prove, analisi e/o calcoli, non fa parte della verifica e, in questa sede, non sarà considerata. Preparazione della verifica Allo scopo di massimizzare l’efficacia della verifica e di contenerne i tempi di svolgimento è essenziale un’accurata preparazione, i cui momenti salienti sono: • individuare gli aspetti ambientali connessi con le attività, i prodotti ed 38 i servizi dell’organizzazione - questa fase è importante sia per non trascurare nessuno degli elementi importanti sia per non perdere tempo con gli aspetti irrilevanti (ad esempio, se presso l’organizzazione non sono presenti materiali contenenti amianto è inutile considerare tale argomento nella verifica); • identificare i riferimenti legislativi applicabili - questa è un’attività che può essere molto laboriosa vista la complessità, la struttura e la dinamica dei provvedimenti legislativi in tema di ambiente; oltre alla legislazione comunitaria e nazionale, si raccomanda di fare attenzione anche a quella locale ed ai regolamenti eventualmente sottoscritti dall’organizzazione (es. regolamenti consortili riguardanti gli scarichi idrici avviati a depurazione); • estrarre le prescrizioni e gli adempimenti che l’organizzazione è tenuta ad osservare - all’interno dei provvedimenti legislativi sono indicate prescrizioni diverse a seconda dei casi e delle condizioni ricorrenti e dei soggetti coinvolti; è utile individuare preventivamente quelle applicabili all’organizzazione verificata per non doverlo fare durante la verifica; • predisporre supporti idonei alla registrazione ordinata delle informazioni che saranno raccolte durante la verifica - in base all’esperienza di chi scrive, non essendo in grado di ricordare tutto a memoria, gli strumenti raccomandati sono due: - una vera e propria check list (Fig.1) con l’elenco delle prescrizioni da verificare e gli spazi per registrare i risultati della verifica ed i dati che li supportano; - una serie di schede sintetiche che riassumano gli adempimenti e le prescrizioni che l’organizzazione deve osservare per ogni singolo aspetto o elemento ambientale applicabile; in questo secondo caso i risultati della verifica saranno registrati su altro supporto (es, un verbale o un foglio di raccolta dati/informazioni). Queste fasi, comunque necessarie, hanno generalmente modalità e tempi di esecuzione diversi a seconda che la verifica sia affidata ad un valutatore esterno (ad esempio un consulente) oppure ad una persona interna all’organizzazione. Un valutatore esterno, non conoscendo l’organizzazione, utilizzerà probabilmente una check list comprensiva di tutti gli aspetti ambientali possibili, o almeno di quelli che rientrano nella sua esperienza, e nel corso della verifica provvederà a eliminare o a non considerare gli elementi non applicabili. Un valutatore interno, invece, conoscerà bene l’organizzazione ed avrà modo di individuare in anticipo gli aspetti ambientali pertinenti per i quali predisporre una check list mirata oppure una serie di schede sintetiche da utilizzare anche per la formazione e l’addestramento dei propri colleghi. Qualunque sia la situazione è importante considerare preliminarmente la collocazione dell’organizzazione da verificare nel suo contesto fisico, geografico e ambientale. Come diceva un nostro maestro: “la verifica ambientale di un’azienda inizia durante il percorso di avvicinamento”. Infatti è importante individuare la vicinanza di acque superficiali, zone di rispetto, altre fonti di impatto ambientale e ogni altro elemento che possa guidare l’identificazione degli aspetti ambientali e delle prescrizioni applicabili. Esecuzione della verifica Come detto, la verifica si svolge utilizzando la tecnica dell’audit e, non potendo avere durata infinita, si baserà su un campionamento il più rappresentativo e significativo possibile delle situazioni da esaminare. E’ inutile dire che i risultati più utili si ottengono quando si instaura una collaborazione fattiva fra valutatore e persone verificate, intendendo come tali coloro che svolgono le attività oggetto della verifica. Dal punto di vista operativo, la verifica avviene mediante l’ispezione fisica dei luoghi ove avvengono le attività da valutare e attraverso l’esame dei documenti che contengono i dati e le informazioni da controllare. Così, ad esempio, la verifica del rispetto dei limiti per il deposito temporaneo dei rifiuti avverrà sia mediante l’ispezione delle aree di deposito sia attraverso l’esame del registro di carico e scarico; in tal modo si potranno accertare le tipologie, le quantità ed i tempi di stoccaggio dei rifiuti praticati al momento della verifica e nel periodo precedente. Al fine di fornire garanzia del rispetto delle prescrizioni anche per il futuro, quando possibile è consigliabile accertare l’adozione di prassi e criteri per tenere sotto controllo le scadenze, gli adempimenti ed i limiti da osservare, anche se ciò va oltre la conformità legislativa in senso stretto e ricade più nella gestione ambientale. Continuando con l’esempio del deposito temporaneo dei rifiuti, in questo senso è opportuno valutare quali strumenti l’organizzazione abbia introdotto per tenere sotto controllo le soglie quantitative o temporali stabilite dalla legge: limiti fisici di deposito, idonei sistemi di registrazione, ispezioni settimanali o altro. Un’ultima considerazione riguarda l’estensione della verifica, da considerare naturalmente già in fase di preparazione.In particolare, ci riferiamo a quegli elementi di confine fra il tema ambientale ed altri temi rilevanti per le aziende, primo fra tutti quello della sicurezza. E’ prassi ormai consolidata, indicata anche dagli organismi di accreditamento, di estendere la verifica ad alcuni elementi non sempre direttamente e chiaramente collegati con aspetti ambientali (es. licenza edilizia, nel caso di zone con vincoli paesaggistici), ma non ad elementi oggetto di altri ambiti (es. concentrazione di inquinanti nell’ambiente di lavoro, solo in caso di possibile dispersione all’esterno o in caso di presenza di personale esterno, come i clienti, nell’ambiente di lavoro). Mentre il tema della prevenzione incendi, che sembrerebbe far parte dell’ambito sicurezza sul lavoro, è considerato a tutti gli effetti compreso anche fra gli aspetti ambientali, se non altro per gli impatti che un eventuale incendio potrebbe determinare sull’ambiente. Documentazione dei risultati e azioni a seguire I risultati della verifica vengono generalmente registrati secondo i criteri utilizzati per le “verifiche ispettive” stabiliti dalla norma UNI EN ISO 19011. In pratica, si tratta di predisporre un rapporto contenente tutti gli elementi specifici della verifica effettuata e, in particolare, il dettaglio delle situazioni risultate non conformi o, comunque, migliorabili. Oltre alle consuete indicazioni per assicurare la descrizione chiara e completa, e quindi utile ai fini della risoluzione, di tutti i rilievi emersi dalla verifica, vi sono in particolare due sottolineature da fare: • l’importanza di ricondurre i rilievi alle relative prescrizioni, citando nel rapporto o nei suoi allegati i riferimenti alle disposizioni legislative pertinenti; • la necessità di presentare/comunicare e chiarire i risultati della verifica al personale dell’organizzazione che possa prendere le decisioni e avviare le azioni necessarie al superamento delle anomalie rilevate. Infatti, il valore della verifica si manifesta a pieno se, e solo se, ad essa fa seguito un piano di azioni per correggere le non conformità e risolvere le osservazioni rilevate e per prevenire le criticità future. Naturalmente, poiché gli interventi necessari possono richiedere anche degli investimenti a volte importanti, è necessario che il piano di azioni sia coerente con le priorità e le risorse dell’organizzazione e, pertanto, sia stabilito o approvato dalla Direzione aziendale. Un’ultima raccomandazione, forse banale, riguarda la necessità di presidiare e verificare, in seguito, la realizzazione del piano di azioni definito e di accertarne l’efficacia nell’acquisire la piena conformità alle prescrizioni. Se le registrazioni della verifica iniziale sono state adeguatamente predisposte, l’esito dell’accertamento di efficacia delle azioni completate può essere documentato sugli stessi supporti, facilitandone anche la tracciabilità. Conclusioni Le prescrizioni previste dalla legislazione ambientale, talvolta, sono poco conosciute o gestite senza la dovuta attenzione, anche a causa della loro scarsa chiarezza, con conseguenti rischi di commettere illeciti e di incorrere in sanzioni. A conferma di ciò si riporta che nell’anno 2006 il Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, sull’intero territorio nazionale, ha svolto 9.730 controlli, accertando 2.997 infrazioni alla legislazione ambientale. Come si vede, la prevenzione dell’inquinamento ed il rispetto della legislazione ambientale sono temi ai quali nessuna organizzazione può oggi sottrarsi e lo strumento della verifica della conformità legislativa, effettuata da personale competente, rappresenta un valido strumento per tenere sotto controllo i propri impatti sull’ambiente e per prevenire “sorprese spiacevoli” e situazioni che potrebbero arrecare danno all’immagine dell’azienda. M&IT Consulting srl Via Longhi, 14/A - 40128 Bologna Tel. 051 6313773 - fax 051 4154298 www.mitconsulting.it Sostanze e Preparati Pericolosi PRESCRIZIONI PRINCIPALI: TIPO N° DESCRIZIONE CONTENUTO D.Lgs. 03/02/1997 n. 52 Attuazione della direttiva 92/32/CEE concernente classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze pericolose Modificato dal D.lgs 25/02/98 n.90 DM 28/04/1997 Attuazione dell’art. 37, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1997 n. 52 Modificato dal DM 01/09/98 e dal DM 07/07/98 DM 04/04/1997 Attuazione dell’art. 25, commi 1 e 2, del D. lgs 3 febbraio 1997 n. 52, concernente classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze pericolose, relativamente alla scheda informativa in materia di sicurezza D.Lgs. 22/05/1999 n. 174 Disciplina sanzionatoria per le violazioni delle disposizioni del regolamento (CEE) n. 793/93, relativo alla valutazione e al controllo dei rischi presentati dalle sostanze esistenti D.Lgs. 14/03/2003 n. 65 Attuazione delle direttive 1999/45/CE e 2001/60/CE relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura dei preparati pericolosi D.M. 2/08/2005 Recepimento della direttiva 2004/111/CE del 9/12/2004, che adatta per la quinta volta al progresso tecnico la direttiva 94/55/ CE, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri relative al trasporto di merci pericolose su strada. D.M. 23/09/2005 Pubblicazione della traduzione in lingua italiana del testo consolidato della versione 2005 delle disposizioni degli allegati A e B dell’Accordo europeo sul trasporto internazionale di merci pericolose su strada (ADR), di cui al D.M. 2 agosto 2005 in materia di trasporto di merci pericolose su strada. ELEMENTI DI VERIFICA GIUDIZIO NOTE 39 Sintegra spa IMPEGNO PREMIATO DALLA REGISTRAZIONE EMAS di Tommaso Sturari Il Responsabile tecnico di Sintegra spa, Gino Pasquali Quella che un tempo poteva essere interpretata solo come scelta personale o coscienza ecologica, si è oggi trasformata in una necessità comune. L’emergenza ambientale, infatti, non è più una prospettiva da analizzare o un problema da prevenire, ma è divenuta una realtà quanto mai concreta e allarmante. La rapida urbanizzazione del territorio, la crescita industriale e la forte concentrazione urbana degli ultimi anni, hanno fatto emergere tra i tanti, un problema: quello dei rifiuti. Questi vengono prodotti a ritmi sempre più sostenuti e frenetici, con un tasso di incremento che ha raggiunto un livello impensabile e che la naturale predisposizione ambientale non riesce più a smaltire. Per tutta questa serie di motivi, sempre più frequentemente nel descrivere la situazione dell’Italia in campo ambientale, ricorre la parola “emergenza”. Esistono, fortunatamente, anche realtà virtuose. Il caso della provincia di Macerata ne è un chiaro esempio, reso possibile, anche dall’attività di Sintegra spa, la Società mista pubblico privata creata nel novembre del 2000, che da tempo si distingue in questo settore per gli obiettivi e le modalità con cui svolge il proprio lavoro. La conferma ufficiale della determinazione, serietà e trasparenza di questa azienda marchigiana, è confermata dal recente conseguimento della Registrazione EMAS. Sintegra, infatti, da tempo si è impegnata attraverso l’utilizzo di varie metodiche, al fine di garantire una supervisione ed una analisi di tutti i processi connessi alla produzione industriale assieme alla questione ambientale. Negli anni ’80 infatti, i sistemi di certificazione della qualità delle imprese contribuirono ad accrescere la competitività delle stesse, migliorandone la produzione e, conseguentemente, la visibilità a livello internazionale. Il successo ottenuto da queste dinamiche, diede lo spunto agli inizi degli anni ’90 all’idea di introdurre delle specifiche certificazioni anche per i settori che operano nel campo dell’ambiente. Nasce così nel 1995 il sistema comunitario di ecogestione e audit EMAS (Eco-Management and Audit Scheme), un 40 processo di adesione volontaria per le imprese e le organizzazioni, che desiderano impegnarsi a valutare e migliorare la propria efficienza ambientale. Il suo scopo ultimo è quello di migliorare e tutelare la salute del territorio, fornendo alle organizzazioni, alle autorità di controllo ed ai cittadini, uno strumento di valutazione e gestione dell’impatto che le realtà imprenditoriali producono sul territorio. L’importanza di questo tipo di sistema di controllo è certificata dagli obblighi che ogni azienda richiedente deve rispettare per poter godere della certificazione di qualità. Tra questi: - l’analisi ambientale primaria con la quale viene stabilita la posizione iniziale dell’organizzazione rispetto alla condizione ambiente; - la dichiarazione degli obiettivi e dei princìpi generali di azione rispetto all’ambiente; - l’elaborazione di un programma ambientale, nel quale vengono definite le misure da adottare per raggiungere gli obiettivi specifici e i target conseguenti alla politica ambientale. Tra questi, quello che sicuramente fa da specchio alla serietà e all’impegno della Società che richiede la Registrazione, è l’obbligo di effettuare l’auting, cioè di svolgere una valutazione sistematica, periodica e obiettiva delle prestazioni dell’organizzazione, del sistema di gestione ambientale e dei processi destinati a proteggere la salute dell’ecosistema della realtà dove si opera. Ed è proprio all’interno di questi doverosi obiettivi che si è voluta impegnare Sintegra, impiegando ed implementando le sue risorse, nella richiesta di acquisizione di questa importante e doverosa certificazione. Il Cosmari, il Consorzio della provincia di Macerata che associa tutti comuni dell’ATO 3, è suo partner nelle operazioni di smaltimento rifiuti, detenendone la maggioranza con il 56%. Il restante 44% è suddiviso tra un pool di aziende, prevalentemente operanti in campo ambientale. La nascita di Sintegra è stata la risposta chiara ed efficiente, messa in campo per ovviare alle notevoli difficoltà che molte città si trovarono ad affrontare nel recupero dei rifiuti solidi urbani A Sintegra, il Cosmari ha affidato il compito di raccolta e trasporto di rifiuti urbani e assimilabili indifferenziati. Per quel che concerne quella differenziata, è invece il Consorzio stesso a farsene carico. Sintegra esercita questo tipo di servizio di raccolta per 38 dei 57 comuni che compongono l’ATO 3, tutti ricadenti nel territorio della suddetta provincia. Recentemente, nei Comuni di Potenza Picena, Camerino ed Urbisaglia, è stata attivata con successo anche il metodo di raccolta “porta a porta” che permetterà di aumentare notevolmente la percentuale di materiale recuperabile. Tutti i 57 Comuni assommano un totale di circa 300.000 abitanti, ma nei 38 Comuni in cui la Società esercita il servizio, si superano i 235.000 abitanti, ossia più del 78% del totale. Il volume dei rifiuti urbani ed assimilabili raccolti è La palazzina e il piazzale esterno di Sintegra a San Severino Marche quindi quantificabile in circa 85.000 tonnellate l’anno, che equivale ad una media di raccolta giornaliera di 2.5003.000 quintali. Una mole straordinaria di attività per far fronte alla quale è stata allestita una corposa squadra operativa. Il lavoro viene infatti portato avanti, utilizzando 54 autisti, 50 autocarri autocompattatori, di cui circa la metà a caricamento robotizzato. L’azienda è inoltre dotata di 3 lavacassonetti che provvedono alla pulizia totale dei raccoglitori (il cui numero totale è di circa 7.200 unità) 6 volte l’anno. Ci sono poi 2 automezzi adibiti alla loro riparazione. Ogni giorno vengono effettuati 44 viaggi di raccolta e i rifiuti vengono, per la quasi totalità, conferiti all’impianto di trattamento del Consorzio. Tutti questi numeri sono il frutto di una seria pianificazione logistica che tiene conto delle turnazioni dei lavoratori, dei loro periodi di ferie, oltre che di un 10% di mezzi in manutenzione, in appoggio o di riserva. L’attività di recupero di Sintegra prevede tre sole stazioni di trasbordo (mezzo su mezzo), rese necessarie dal fatto che in alcuni zone, come ad esempio Cingoli o Recanati, non è possibile transitare nel centro storico con mezzi pesanti. La raccolta pertanto viene effettuata con mezzi più piccoli che poi riversano il loro contenuto negli autocompattatori più grandi che, infine, li conferiscono al Cosmari. All’Azienda è stata anche affidata la pulizia delle strade e delle piazze, che viene effettuata in 10 Comuni. Per tale attività vengono impiegati circa 10 addetti e 5 spazzatrici meccaniche. Questa dinamica Società, ha anche recentemente inaugurato la sua nuova sede operativa, situata in Località Taccoli a San Severino Marche. In via Meucci 19 sono posizionati gli uffici, l’area di sosta degli automezzi, i bagni e gli spogliatoi per autisti e dipendenti, assieme ad un’autofficina e un autolavaggio. Tutte queste risorse testimoniano la serietà di questa realtà aziendale maceratese, per il cui impegno a favore dell’ambiente, non poteva non ambire alla Registrazione EMAS. Gino Pasquali, Responsabile tecnico ai sensi della normativa ambientale, ha sottolineato che la richiesta di Registrazione della Senesi è passata attraverso una attenta disamina dell’impatto che l’attività svolta ha sul territorio. Gli organi competenti hanno infatti valutato la significatività, così come l’efficienza delle prestazioni ambientali, in riferimento alle prescrizioni normative. Da tutte queste verifiche è emersa una dichiarazione in cui vengono riassunti la politica, il programma, le metodologie e le procedure utilizzate per prevenire e controllare danni all’ecosistema del territorio, i risultati perseguiti e quelli ottenuti. Le ulteriori verifiche a questo primo parere positivo effettuate dall’ente deputato, l’ARPA Marche-Dipartimento di Macerata, non ha fatto altro che confermare l’idoneità dell’azienda, ribadendo i suoi requisiti di pre-iscrizione. La Registrazione EMAS va ad implementare la certificazione ISO 9002, già conseguita nel 2004. Uffici Amministrativi via G. Meucci 19 zona ind.le Taccoli - 62027 San Severino Marche (MC) Tel 0733 636361 - Fax 0733 636386 - [email protected] 41 AGENDA 21 MUSEC e RES PUBLICA DUE PROGETTI PER PROMUOVERE CONCRETAMENTE L’AZIONE LOCALE PER L’ENERGIA SOSTENIBILE a cura di Antonio Kaulard, Chiara Lazzari, Rodolfo Pasinetti, Walter Sancassiani, Barbara Scorza e Maria Elisa Zuppiroli Nel 2004 gli Aalborg Commitments hanno delineato gli impegni che gli Enti Locali attivi in processi di Agenda 21 Locale devono cercare di concretizzare, ciascuno seguendo l’ordine di priorità che più è consono alla propria realtà. Sempre più quindi l’Azione Locale 21, come già definito a Johannesburg nel 2002, è la naturale evoluzione dell’Agenda 21. Ai principi, agli impegni ed ai Piani d’Azione è necessario far seguire il più possibile i progetti, concreti ed efficaci. Le attività del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane sono quindi, da un lato, ancora fortemente orientate a proseguire nell’opera di sensibilizzazione e promozione, rivolta ai tanti comuni e territori dove il percorso per uno sviluppo sostenibile deve ancora avviarsi. Ma sempre più l’impegno è anche indirizzato a sostenere i soci nell’attuare azioni concrete attraverso la diffusione di best practice e a contribuire attivamente alla loro partecipazione nella realizzazione di progetti in partnership con altri enti locali europei. Tanto più che l’accreditamento del Coordinamento come soggetto in grado di gestire progetti internazionali, oltre che di contribuire alla loro realizzazione e alla disseminazione dei risultati, consente di allargare costantemente il network di 42 enti locali/associazioni/società a livello europeo e mediterraneo. Ciò facilita i contatti tra soci e non soci, organizzazioni e organismi ufficiali per creare nuove progettualità, promuovere momenti tecnico-operativi, realizzare scambi di informazioni e buone pratiche, facilitare la circolazione di informazioni su progetti, eventi ed attività per la promozione di modelli di sviluppo sostenibile a livello internazionale. Nei primi mesi del 2007 hanno preso avvio due nuovi progetti internazionali, finanziati dall’Unione Europea attraverso la IEEA, l’Agenzia Esecutiva per l’Energia Intelligente, che vedono protagonisti in partnership il Coordinamento, diverse agenzie ed enti locali europei. Promozione e diffusione di politiche innovative per la prevenzione dei cambiamenti climatici sono, oggi più che mai, di prioritaria importanza. La posizione del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane è che, su questi temi, sia determinante il ruolo degli enti locali ed è quindi necessario superare le attuali marginalità e resistenze. Negli anni recenti, un buon numero di città europee ha sviluppato interessanti attività per promuovere l’efficienza energetica e la generazione di energia da fonti rin- novabili. Buone pratiche che possono essere considerate ancora alla stregua di progetti dimostrativi. Per affrontare le emergenze dettate dalle attuali problematiche energetico-ambientali e per darvi una risposta qualitativamente e quantitativamente proporzionata, è ora necessario passare ad un approccio più strutturale che preveda un graduale spostamento dalle attività peculiari e ad hoc a realizzazioni più standardizzate e di vasto respiro. Come affrontare tale passaggio è, quindi, una questione essenziale. In questo contesto, standardizzare significa conoscere/imparare, attraverso le buone pratiche, le condizioni al contorno, le partnership, le precondizioni e i metodi che conducono a repliche di successo. MUSEC - MUltiplying Sustainable Energy Communities Un piano d’azione per la sostenibilità energetica a livello locale Al progetto partecipano diversi partner europei, distribuiti su cinque Paesi e suddivisi tra municipalità ed entità tecniche di supporto. In particolare, l’Italia è rappresentata dal Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, coordinatore del progetto, dai Comuni di Foggia, Asti e Ravenna e da Ambiente Italia, partner tecnico; l’Olanda dal Comune di Breda e dalla società Ecofys; la Bulgaria dal Comune di Dobrich e dalla propria Agenzia Locale per l’Energia; la Germania dalla multiutility del Comune di Crailsheim e dalla società Solites; la Danimarca dalla società Kuben Byfornyelse e da European Green Cities. Partecipano inoltre, in qualità di città ‘sperimentatrici’, la città di Crailsheim (Germania) e di Valby (Danimarca). L’obiettivo principale del progetto consiste nell’elaborare una strategia di sviluppo della sostenibilità energetica nelle comunità partner del progetto MUSEC. Tale strategia sarà basata sull’integrazione di tre dimensioni principali: - adeguate politiche energetiche; - meccanismi finanziari innovativi; - programmi di disseminazione per raggiungere mercati e cittadini. Per raggiungere questo obiettivo il progetto elaborerà prima di tutto un’analisi della situazione attuale di ogni comunità partner che identificherà i potenziali di sviluppo di iniziative di razionalizzazione energetica all’interno delle comunità stesse. Quindi si valuteranno diverse buone pratiche a livello europeo e, parallelamente, si individueranno dei gruppi di advisor formati da altre città e attori, allargando così il network di soggetti che saranno coinvolti nel progetto. Avvalendosi di tali elementi di supporto, ogni comunità svilupperà le proprie strategie di sostenibilità energetica iniziando a implementare azioni concrete e solide partnership. Gli esempi derivanti dalle diverse strategie creeranno le basi per sviluppare un piano d’azione per altre comunità che volessero intraprendere un simile percorso. MUSEC Obiettivi generali del progetto Ideazione e attuazione di strategie per la creazione di SEC (Sustainable Energy Communities): integrazione delle best practice in politiche locali sull’energia, meccanismi di finanziamento e programmi di sensibilizzazione e di diffusione. La strategia per la creazione di SEC consta di due fasi: 1. identificazione delle best practice di successo nel campo delle fonti energetiche rinnovabili e sulla efficienza energetica 2. il conseguente sviluppo di meccanismi locali per la replica di queste best practice in standard Obiettivi specifici del progetto 1. Elaborazione di Linee Guida, “Sustainable Energy Community Blueprint” 2. Creazione di un Advisory Group nazionale in ciascuna dei 5 Paesi partecipanti 3. Sviluppo di una strategia SEC in ciascuna comunità coinvolta nel progetto 4. Sviluppo di un Piano d’azione per la concreta attuazione dei primi due anni della strategia SEC. Lancio della fase di attuazione 5. Istituzione di una solida partnership o rafforzamento di quelle già esistenti tra stakeholder locali per una effettiva attuazione della strategia SEC 6. Disseminazione delle Linee Guida per mezzo di un sito e di una adeguata strategia di comunicazione Durata del progetto 30 mesi. Conclusione prevista per maggio 2009 www.musecenergy.eu RES PUBLICA (Renewable Energy Sustainable Planning and Use within public Bodies in Liason with Involved Community Actors) Obiettivo del progetto è elaborare e condividere, con metodologia bottomup, strategie e programmi d’intervento per l’energia intelligente a livello di area vasta in diversi Paesi europei e di creare un network per lo scambio di buone pratiche. Tra le attività principali: la creazione in ciascuno dei sei ambiti territoriali coinvolti di un Forum locale sull’energia con lo scopo di elaborare progetti locali sull’energia sostenibile e che contemplino anche proposte per l’aggiornamento degli strumenti di pianificazione locali (quali i piani della mobilità, ecc.). La gestione e il coordinamento del progetto fanno capo alla Provincia di Genova mentre compito del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane è di predisporre la metodologia comune, con il supporto tecnico di Focus Lab, per l’organizzazione e la gestione dei Forum. Altri partner del progetto sono la Città di Neuburg an der Donau e la Regione Neuburg-Schrobenhausen (Germania), la Diputaciò de Barcelona (Spagna), la Lake Balaton Development Coordination Agency (Ungheria), la Provincia di Parma e la Provincia di Modena. Le dimensioni del processo partecipativo previste nei Forum spaziano dall’informazione alla consultazione alla progettazione partecipata di interventi condivisi, in particolare nell’analisi dei problemi e nell’elaborazione di progetti pilota locali, con l’utilizzo di varie modalità di lavoro partecipato per le varie fasi. Dati gli obiettivi del progetto, l’approccio del coinvolgimento è di tipo multistakeholder. Vi sarà quindi necessariamente una fase preliminare dedicata ad identificare, nell’ambito territoriale di competenza di ciascun partner, gli stakeholder rilevanti, ovvero quei soggetti direttamente o indirettamente interessati dagli obiettivi del progetto o che possono dare un contributo importante al loro raggiungimento: fornitori di energia, settori industriale, agricolo e delle costruzioni, università, centri di ricerca e agenzie per l’energia, enti locali, organizzazioni non governative e della società civile, scuole. L’obiettivo è di coinvolgere nel Forum almeno 3 o 4 rappresentanti di ciascuna categoria con almeno 20 rappresentanti per singolo Forum locale. Altra attività preliminare consiste nel censimento dei progetti locali per l’efficienza energetica e la produzione da fonti rinnovabili. Gli incontri dei Forum e le attività dei relativi gruppi di lavoro saranno accompagnati da facilitatori esperti. Ciascun Forum predisporrà un accordo con gli stakeholder locali coinvolti mentre la partnership di progetto elaborerà le Linee Guida comuni per la definizione di un sistema di monitoraggio delle azioni previste dai Programmi locali per l’energia sostenibile elaborati dai Forum. Workshop internazionali, un ufficio di pubbliche relazioni e molti strumenti di disseminazione contribuiranno alla condivisone di know-how ed esperienze e all’allargamento del network a livello nazionale ed internazionale. RES PUBLICA Obiettivi generali del progetto 1. Miglioramento locale verso lo sviluppo sostenibile e un uso più efficace delle fonti di energia rinnovabile 2. Creazione di sinergie a livello locale tra decisori politici, la cittadinanza e gli attori di mercato attraverso la metodologia di Agenda 21 Locale 3. Produzione di strategie bottom-up per l’uso intelligente dell’energia a livello locale in diversi Paesi UE 4. Creazione di una rete a livello UE per lo scambio di buone prassi e dei risultati del progetto sulle fonti di energia rinnovabile e sull’uso razionale dell’energia Obiettivi specifici del progetto 5. Istituzione in ogni area coinvolta nel progetto di un Forum Locale per elaborare un Programma per l’energia sostenibile che includa anche suggerimenti e proposte per l’aggiornamento degli strumenti per la pianificazione locale 6. Predisposizione di piani di fattibilità per le principali priorità previste dal Programma per l’energia sostenibile e definizione di linee guida per il monitoraggio delle azioni 7. Creazione di una rete locale per la promozione dell’uso razionale dell’energia e per sostenere l’uso delle fonti di energia rinnovabile 8. Creazione di una piattaforma internazionale (sito web e banca dati) per lo scambio di informazioni e buone prassi 9. Organizzazione di 2 workshop internazionali per rafforzare il parternariato, confrontare i risultati ottenuti a livello locale e scambiare esperienze ed opinioni 10. Allargamento della rete e attività di disseminazione dei risultati Durata del progetto 30 mesi. Conclusione prevista per giugno 2009 www.respublica-project.eu 43 ri culturali, sociali e sacrali di un’intera comunità (Nella Quarta, delle nove Sezioni in cui si suddivide la mostra, il visitatore ha la possibilità di adddentrarsi nella ricostruzione idealee di un Kurgan). Il percorso inizia con una Sezione introduttiva che testimonia la presenza di popolazioni sedentarie prima dell’affermarsi delle popolazioni nomadiche. Oltre a statuetta in terracotta di divinità, c’è un rarissimo modello di Kibitka (I – II secolo d. C.), proveniente dal Museo di Odessa che restituisce l’immagine della “casa mobile” dei nomadi. Nella Seconda Sezione, è esposta una splendida Yurta, la grande tenda di feltro e legno usata dalle ultime popolazioni seminomadiche della Mongolia, concessa in prestito dall’Università di Bologna e recentemente restaurata. Con la Terza Sezione si entra nell’immaginario fantastico e mitologico dell’arte animalista, influenzata dall’ambiente naturale e caratterizzata da una costante tensione verso la rappresentazione di animali reali e fantastici, dalle più ardite pose naturali, stilizzate e manierate. Grifoni, cinghiali, felini e cervi, evocano antichi miti, mentre apporti figurativi dal mondo greco vengono suggeriti dalle forme sinuose di un piccolo delfino in oro e cristallo di rocca. Lo sfarzo e il lusso che caratterizzavano lo stile di vita, l’abbigliamento e il gusto delle principesse nomadiche, emergono dagli splendidi ornamenti d’oro, esposti nella Quinta Sezione, do- ve merita attenzione il girocollo con pendente a farfalla, in oro e paste vitree del I secolo d. C. Nella Sesta Sezione, la ricchezza e N la sontuosità dello status del principe nomade vengono espressi negli elmi e nom nelle spade dorati, nelle cinture e nei pettorali impreziositi da pietre preziose. Anche gli ornamenti dei destrieri dovevano rispecchiare l’alto rango ed il potere politico, militare e sociale del principe, tant’è che nella Settima Sezione vengono mostrate le elaborate bordature in oro e argento per le teste dei cavalli. Nell’Ottava Sezione, la vita aristocratica dei prìncipi delle steppe viene esemplificata dai numerosi oggetti della vita di corte, in special modo di quelli dedicati al banchetto, che attestano, con i preziosi materiali, la ricchezza economica, oltre i profondi rapporti culturali esistenti tra le popolazioni storiche del Mediterraneo e il mondo delle steppe. Numerosi sono i capolavori artistici dal significato magico-religioso, rituale e simbolico, legati al potere degli sciamani e presentati nella Nona Sezione, quali coppe rituali d’oro ed argento, qua pendagli e vasi. pen La mostra, curata dal Direttore del Castello del Buonconsiglio, Franco Marzatico e da Gianluca Bonora, specialista in archeologia dell’Asia, si sviluppa su 1400 m² in 14 sale, il cui progetto allestitivo è stato curato dall’architetto Michelangelo Lupo. 45 €CO - FINANZIAMENTI L’edizione “estiva” della rubrica €COFINANZIAMENTI non poteva che essere dedicata al sole. Il Ministero dell’Ambiente ha recentemente emanato ben 3 bandi per l’utilizzo della fonte solare per la produzione di energia elettrica (solare fotovoltaico) e di acqua calda (solare termico) negli edifici pubblici. Rimanendo in tema di fonti rinnovabili, viene inoltre segnalato l’importante programma della Commissione europea “Energia Intelligente - Europa” (EIE) che ha un budget di ben 52 milioni di Euro. Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare D.G. Salvaguardia Ambientale Programma nazionale per la promozione dell’energia solare Misura 1 “Il sole negli enti pubblici” (comunicato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 126 del 1° giugno 2007) Obiettivi e descrizione della misura La misura promuove la realizzazione di impianti solari termici per la produzione di calore a bassa temperatura realizzati su edifici pubblici, offrendo particolare sostegno agli interventi realizzati con il meccanismo del finanziamento tramite terzi. Tipologia degli interventi L’impianto dovrà essere destinato a: - produzione di acqua calda sanitaria presso edifici ad uso continuativo e utenze stagionali; - produzione di acqua calda sanitaria presso gli impianti sanitari; - riscaldamento dell’acqua delle piscine; - riscaldamento degli ambienti attraverso pannelli radianti a pavimento o a parete; - produzione di calore a bassa temperatura per processi industriali o pseudo-industriali (ad es. lavanderie, impianti della filiera agro-alimentare, sistemi di lavaggio e sterilizzazione, ecc.) Ogni progetto dovrà prevedere l’installazione di impianti solari di superficie captante netta non inferiore a 20 m2. Tale 46 superficie potrà essere raggiunta anche dalla somma di più impianti singoli, a condizione che la superficie minima degli stessi sia non inferiore a 6 m2. Gli impianti dovranno essere provvisti di apparecchiature per la contabilizzazione energetica e il monitoraggio delle prestazioni. Sono ammissibili le seguenti spese (al netto dell’IVA): - progettazione, direzione lavori, collaudo degli impianti; - fornitura dei materiali e dei componenti necessari alla realizzazione degli impianti; - installazione e posa in opera degli stessi; - eventuali opere edili strettamente necessarie e connesse all’installazione degli impianti; - dispositivi per il monitoraggio delle prestazioni del sistema. Le spese ammissibili non potranno comunque essere superiori al valore determinato dalle seguenti formule: 1. C = 950 - 0,5 S (per i collettori piani vetrati) 2. C = 1.200 - 0,5 S (per i collettori sottovuoto) dove C è il costo ammissibile in Euro/ m2 ed S è la superficie captante lorda in m2. Le spese dovranno riferirsi ad interventi avviati successivamente al 1° giugno 2007. I lavori dovranno avere inizio entro 120 giorni dalla data di ricevimento della notifica della concessione di contributo ed avere fine entro 240 giorni. Tipologia del contributo Le risorse disponibili ammontano a 10.334.422,17 Euro. La percentuale massima del contributo è pari al 50% del costo ammissibile dell’intervento. La percentuale sale al 65% nel caso in cui la quota del costo dell’intervento a carico del soggetto richiedente sia coperta attraverso finanziamento tramite terzi (ai sensi dell’art. 3, lettera k della direttiva 2006/32/CE del 5 aprile 2006) operato da una ESCO (energy service company) accreditata presso l’Autorità dell’energia elettrica e del gas. Il sistema di monitoraggio è integralmente a carico del Ministero nella misura massima del 10% del costo ammesso e comunque non superiore a 15.000,00 Euro. Beneficiari Pubbliche amministrazioni ed Enti pubblici, incluse le società collegate o controllate dagli stessi ai sensi dell’art. 2359 e successivi del Codice civile, i quali siano proprietari o esercitino un altro diritto reale di godimento o siano possessori o gestori purché autorizzati dal proprietario, sulla struttura edilizia oggetto dell’intervento. Localizzazione geografica Territorio italiano. Presentazione domande e scadenza Le istanze, redatte secondo quanto stabilito nell’allegato 1.1 del bando, dovranno essere trasmesse esclusivamente a mezzo plico raccomandato con avviso di ricevimento all’indirizzo: Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione generale per la Salvaguardia Ambientale - Divisione IX, Energie Rinnovabili - Via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 Roma. La prima data utile per la spedizione è stata il 1° luglio scorso. Le domande potranno essere presentate fino ad esaurimento delle risorse. L’ordine di valutazione e di concessione del contributo è sequenziale, secondo la data di spedizione delle domande. Il soggetto che intenda ottenere contributi relativamente a più interventi dovrà presentare più domande di finanziamento, una per ciascun progetto. Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare D.G. Salvaguardia Ambientale Programma nazionale per la promozione dell’energia solare Misura 2 “Il sole a scuola” (comunicato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 126 del 1° giugno 2007) Obiettivi e descrizione della misura La misura promuove la realizzazione di impianti fotovoltaici sugli edifici scolastici e, simultaneamente, l’avvio di un’attività didattica volta alla realizzazione di analisi energetiche e di interventi di razionalizzazione e risparmio energetico negli stessi edifici, tramite il coinvolgimento degli studenti. Tipologia degli interventi Sono ammessi alla concessione dei contributi gli interventi di installazione di impianti fotovoltaici di potenza nominale compresa tra 1 e 20 kW realizzati su edifici scolastici di proprietà pubblica e connessi alla rete elettrica di distribuzione. La titolarità del contratto di fornitura di energia elettrica deve essere in capo ad organismi di diritto pubblico. Sono ammissibili le seguenti spese (al netto dell’IVA): - progettazione, direzione lavori, collaudo degli impianti; - fornitura dei materiali e dei componenti necessari alla realizzazione degli impianti; - installazione e posa in opera degli stessi; - eventuali opere edili strettamente necessarie e connesse all’installazione degli impianti; - spese sostenute dalla suola per supportare l’attività didattica di realizzazione delle analisi energetiche e degli interventi di razionalizzazione e risparmio energetico. L’ultima voce è ammissibile fino a un importo massimo pari a 1.000,00 Euro. Le spese dovranno riferirsi ad interventi avviati successivamente al 1° giugno 2007. I lavori dovranno avere inizio entro 120 giorni dalla data di ricevimento della notifica della concessione di contributo ed avere fine entro 240 giorni. Il soggetto richiedente non potrà alienare e/o dimettere l’impianto per un periodo di 15 anni dalla data del collaudo. Tipologia del contributo Le risorse disponibili ammontano a 4,7 milioni di Euro. La percentuale massima del contributo è pari al 100% del costo ammissibile con un limite massimo pari a 10.000,00 Euro per edificio scolastico. Nel caso le spese ammissibili risultino maggiori del contributo, le risorse mancanti potranno essere rinvenute, oltre che da risorse proprie del richiedente, anche da altre forme di finanziamento nazionali, locali o europee. Il valore massimo del costo ammissibile per l’intervento è fissato a 7.500,00 Euro per kWp installato per impianti di potenza compresa tra 1 e 3 kW. Per gli impianti di potenza superiore il costo massimo è determinato in base alla for- mula: C = 6.000 + 4.500/P (dove P è la potenza nominale dell’impianto). Fra i progetti finanziati, il Ministero individuerà i migliori 20 elaborati prodotti dalle scuole che verranno premiate nel corso di un apposito evento. Beneficiari Possono presentare istanza di cofinanziamento i Comuni e le Province che siano proprietari di edifici ospitanti scuole medie inferiori o superiori. Ciascun soggetto può presentare più progetti secondo i limiti indicati nella seguente tabella: soggetto richiedente n. max progetti Comuni con più di 100.000 abitanti e Province 20 Comuni con più di 50.000 abitanti e meno di 100.000 abitanti 10 Comuni con meno di 50.000 abitanti 5 Localizzazione geografica Territorio italiano. Presentazione domande e scadenza Le istanze, redatte secondo quanto stabilito nell’allegato 1.1 del bando, dovranno essere trasmesse esclusivamente a mezzo plico raccomandato con avviso di ricevimento all’indirizzo: Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione generale per la Salvaguardia Ambientale - Divisione IX, Energie Rinnovabili - Nuovo Bando “FV alto pregio” - Via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 Roma. La prima data utile per la spedizione è stata il 1° luglio scorso. Le domande potranno essere presentate fino ad esaurimento delle risorse. L’ordine di valutazione e di concessione del contributo è sequenziale, secondo la data di spedizione delle domande. Il soggetto che intenda ottenere contributi relativamente a più interventi dovrà presentare più domande di finanziamento, una per ciascun progetto. Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare D.G. Salvaguardia Ambientale Programma nazionale per la promozione dell’energia solare Misura 3 “Il fotovoltaico nell’architettura” (comunicato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 126 del 1° giugno 2007) Obiettivi e descrizione della misura La misura promuove la realizzazione di impianti solari fotovoltaici integrati in complessi edilizi secondo criteri di replicabilità che risultino funzionali alle tipologie edilizie proprie del territorio e delle zone in cui verrà realizzato l’impianto stesso. Tipologia degli interventi Gli impianti fotovoltaici devono essere connessi alla rete elettrica di distribuzione e di potenza compresa tra 1 e 50 kWp. La titolarità del contratto di fornitura di energia elettrica deve essere in capo a organismi di diritto pubblico. Al fine di dimostrare la notevole versatilità e le potenzialità estetiche dei generatori fotovoltaici, l’impianto, nel caso di nuove costruzioni o di ristrutturazioni straordinarie, dovrà essere ideato e progettato assieme all’involucro stesso dell’edificio o dell’elemento di arredo urbano. Negli altri casi, invece, i progetti dovranno comunque essere caratterizzati da un elevato grado di armonizzazione estetico/architettonica del generatore. In entrambi i casi il progetto dovrà tenere nella massima considerazione le caratteristiche peculiari del contesto territoriale in cui la realizzazione si inserisce. Sono ammissibili le seguenti spese (al netto dell’IVA): - progettazione, direzione lavori, collaudo degli impianti; - fornitura dei materiali e dei componenti necessari alla realizzazione degli impianti; - installazione e posa in opera degli stessi; - eventuali opere edili strettamente necessarie e connesse all’installazione degli impianti; - installazione e gestione del sistema di acquisizione e tele-trasferimento dati per l’analisi delle prestazioni dell’impianto. Le spese dovranno riferirsi ad interventi avviati successivamente al 1° giugno 2007. Al fine di consentire l’attività di raccolta dati e analisi delle prestazioni, il soggetto richiedente dovrà obbligatoriamente prevedere un sistema fisso di monitoraggio che dovrà consentire la comunicazione automatica dei dati a distanza attraverso il ricorso a un sistema di gestione dell’infrastruttura di rete di tipo SNMP (simple network management protocol). Tale sistema consentirà la creazione di una pagina web di pubblica consultazione, ove saranno inserite informazioni riguardanti gli impianti realizzati all’interno del pro- 47 gramma e i principali parametri che ne caratterizzano il funzionamento. I lavori dovranno avere inizio entro 180 giorni dalla data di ricevimento della notifica di concessione del contributo e devono concludersi entro 360 giorni. Il beneficiario non potrà alienare e/o dimettere l’impianto per un periodo di 15 anni dal collaudo dell’impianto stesso. Tipologia del contributo Le risorse disponibili ammontano a 2.628.559,85 Euro. Il contributo pubblico è pari al 50% dei costi ammissibili relativi all’impianto. Il sistema di monitoraggio e telecontrollo è invece finanziato al 100% dal Ministero fino a un limite massimo pari al 5% del costo ammissibile. Il costo massimo ammissibile è fissato a 8.500,00 Euro per ogni kW di potenza installato. Beneficiari - Comuni capoluogo di provincia; - Comuni in cui insistano aree naturali protette nazionali o regionali; - Province; - Università statali ed Enti pubblici di ricerca. Localizzazione geografica Territorio italiano. Presentazione domande e scadenza Le istanze, redatte secondo quanto stabilito nell’allegato 1.1 del bando, dovranno essere trasmesse esclusivamente a mezzo plico raccomandato con avviso 48 di ricevimento all’indirizzo: Direzione per la Salvaguardia Ambientale - Divisione IX, Energie Rinnovabili - Nuovo Bando “FV alto pregio” - Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare - Via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 Roma. La prima data utile per la spedizione è stata il 1° luglio scorso. Le domande dovranno essere spedite entro il 31 dicembre 2007. I progetti verranno valutati tenendo conto dei criteri e dei relativi punteggi riportati nell’allegato 1.5 del bando. Il testo integrale dei tre bandi può essere consultato nel sito internet del Ministero www.minambiente.it. Richieste di informazioni in merito alla presentazione delle istanze possono essere inviate alla seguenti e-mail: - ilsoleneglientipubblici@minambie nte.it per la misura 1; - [email protected] per la misura 2 - [email protected] per la misura 3. Commissione Europea Programma “Energia Intelligente Europa” (EIE) Invito a presentare proposte 2007 (GUUE C 86 del 20 aprile 2007) Il programma è volto ad incrementare l’efficienza energetica e l’utilizzo razionale delle risorse energetiche, promuovendo l’utilizzo delle fonti rinnovabili, soprattutto per quanto riguarda il settore dei trasporti. Sono finanziabili le attività promozionali e divulgative in senso lato, che avranno lo scopo di rimuovere le barriere non tecnologiche (e quindi di mercato, amministrative ecc.) che ostacolano un uso maggiore delle fonti energetiche sostenibili e rinnovabili. A differenza del Settimo Programma Quadro di Ricerca dell’UE, il programma EIE non sostiene perciò gli investimenti nelle tecnologie né progetti di ricerca e sviluppo. Il budget totale disponibile è pari a 52 milioni di Euro. Il bando prevede un contributo dei costi ammissibili fino al 75%. La scadenza per la presentazione delle domande è il 28 Settembre 2007. Il testo completo del bando, il work programme, la guida per il proponente e i form da compilare sono reperibili sul sito della Commissione dedicato al programma: www.ec.europa.eu/energy/intelligent/call_ ffor_proposals/call_library_en.htm È inoltre possibile contattare l’helpdesk del programma all’indirizzo: www.ec.europa.eu/energy/intelligent/ contact/index_en.htm i quesiti dei lettori: L’ESPERTO RISPONDE Qualora una condotta illecita sia sanzionata dalla normativa in materia di rifiuti mediante l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria, può essere applicata anche una sanzione disciplinare ai sensi del D.M. n. 406/1998 (sospensione o cancellazione)? No. L’art. 16, comma 1 del D.M. 28 aprile 1998, n. 406 stabilisce che l’efficacia dell’iscrizione all’Albo è sospesa dalle sezioni regionali quando si verifichi uno dei seguenti casi: a) sia rilevata, anche su segnalazione degli organi preposti al controllo, l’inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nei provvedimenti d’iscrizione o nelle autorizzazioni regionali nonché nell’ipotesi di inosservanza dei requisiti e delle condizioni previste dalle procedure semplificate; b) venga accertata un’infrazione di particolare rilevanza alle leggi di protezione sociale e ad ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro, secondo criteri stabiliti dal Comitato nazionale; c) venga accertata l’inosservanza dell’obbligo di cui all’art. 15, comma 1 (obbligo per l’impresa di comunicare alle Sezioni regionali o provinciali ogni fatto che implichi il mutamento dei requisiti per l’iscrizione all’Albo, ogni modifica della natura individuale dell’impresa o del tipo sociale o, più in generale, della struttura e della compagine aziendale che possa avere effetto sull’iscrizione, nonché ogni variazione dei dati anagrafici e delle specifiche tecniche). Il successivo art. 17, sempre in chiave sanzionatoria, stabilisce che le imprese sono cancellate dall’Albo con provvedimento delle sezioni regionali o provinciali quando siano accertate reiterate gravi violazioni delle prescrizioni di cui all’art. 16, comma 1, lettera a). Infine, l’art. 18 del D.M. n. 406/1998 regolamenta il procedimento disciplinare per l’irrogazione delle sanzioni previste dagli artt. 16 e 17. Ciò premesso, va detto che il Comitato Nazionale dell’Albo Gestori Ambientali, con Circolare prot. n.1343/Albo/Pres del 27 giugno 2007, ha chiarito che, in virtù del principio di specialità sancito dall’art. 9 della Legge n. block notes La realizzazione di un elettrodotto a norma degli articoli 107 e seguenti del R.D. 11 dicembre 1933 n. 1775 (Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici) presuppone il rilascio del permesso a costruire e, quindi, il previo riscontro di conformità dello stesso alla normativa di piano regolatore? No. Lo ha recentemente ribadito il T.A.R. Puglia Lecce (sentenza 8 marzo 2006), il quale, richiamandosi ad altri precedenti giurisprudenziali (T.A.R. Campania Salerno, ord. 25/03/2004 n. 369; T.A.R. Campania Salerno, sent. 05/05/ 1993, n. 303; T.A.R. Campania Salerno, sent. 11/03/1993, n. 211; Pretura Cuorgne’, sent. 09/07/1987; T.A.R. Valle d’Aosta, sent. 26/05/1987, n. 71; T.A.R. Sicilia, sent. 02/06/1982, n. 483), ha affermato che “gli artt. 107 ss. del R.D. n. 1775 citato prevedono uno specifico procedimento per l’autorizzazione alla costruzione ed all’impianto delle linee di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica, tale da derogare, quindi, in ragione della particolare tipologia delle opere de quibus e della natura degli interessi coinvolti, alla generale disciplina sugli interventi edilizi (nonostante la permanente trasformazione del suolo che tali opere obiettivamente comportano: si consideri, d’altronde, l’indirizzo che il legislatore e la stessa giurisprudenza hanno assunto in materia di impianti di telefonia, ove pure le potestà pianificatorie degli enti locali sono state in parte sacrificate alle esigenze di speditezza e semplificazione ravvisabili con riguardo alla realizzazione delle relative reti)”. Rubrica di informazioni utili Augusta (Monaco), 27-30 settembre 2007 RENEXPO - Fiera Internazionale delle Energie rinnovabili Sede: Fiera di Augsburg Informazioni: REECO Gmbh Unter der Linden, 15 - 72762 Reutlingen (Germania) Tel. +49 (0)7121-3016-0 - fax +49 (0)7121-3016-100 www.energy-server.com - [email protected] Montichiari (Brescia), 13-15 settembre 2007 METALRICICLO - Salone Internazionale delle Tecnologie per il Recupero e il Riciclo dei Metalli ferrosi e non ferrosi Sede: Garda Exhibition Center Informazioni: Edimet - via Brescia, 117 - 25018 Montichiari (Brescia) Tel. +39 030 99881045 - fax +39 030 99881055 [email protected] - www.metalriciclo.com 50 689/1981, ove uno stesso fatto sia punito da una pluralità di sanzioni amministrative, si deve applicare solo la disposizione speciale, per cui compete alle sezioni regionali valutare, caso per caso, se le disposizioni sanzionatorie previste dal regolamento dell’Albo costituiscano o meno norma speciale. In particolare, il Comitato Nazionale ha voluto precisare, a titolo esemplificativo, che la normativa contenuta nell’art. 258 del D. Lgs. n. 152/2006 (vale a dire la normativa che punisce con sanzione amministrativa pecuniaria le violazioni degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari) deve essere considerata speciale e, pertanto, le eventuali violazioni della stessa non possono trovare ulteriore sanzione nel regolamento dell’Albo. Milano, 2-5 ottobre 2007 RICHMAC Rassegna Internazionale del Laboratorio per Analisi chimico-fisica e biochimica, delle Biotecnologie e delle Scienze fisiche Sede: Fieramilanocity Organizzazione: Fiera Milano Tech spa Via Gattamelata, 34 - 20149 Milano Tel. 02 3264803 - fax 02 3264284 Rimini, 4-7 ottobre 2007 SUN - 25° Salone Internazionale dell’Esterno Sede: Fiera di Rimini Informazioni: Rimini Fiera SpA Via Emilia, 155 - 47900 Rimini - Tel. 0541-744.111 - Fax 0541-744.200 www.riminifiera.it - [email protected] stampato su carta riciclata luglio 2007 28 Luglio 2007. N°28 - Free Service srl Editore - Via del Consorzio, 34 - 60015 Falconara M.ma/AN - tel. 071/9161916 - fax 071/9162289 Supplemento al n.7/8 Luglio-Agosto 2007 di Regioni&Ambiente Poste Italiane s.p.a. - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003, art.1, comma 1 (conv. in L.27/02/2004 n.46) - DCB Ancona Editoriale In luogo del consueto editoriale pubblichiamo un’ampia sintesi della relazione presentata dal Presidente Emilio D’Alessio alla VIII Assemblea Nazionale del Coordinamento Agende 21 Italiane a Salerno il 15 giugno scorso. L’ultimo anno ha visto le tematiche dello sviluppo sostenibile e della tutela dell’ambiente acquisire una rilevanza e una esposizione mediatica senza precedenti. Nell’arco di pochi mesi i grandi quotidiani, le riviste, le reti televisive generaliste hanno aumentato in maniera esponenziale lo spazio dedicato a questi temi. Mentre si aspetta in coda alla cassa del supermercato, accalcati nei treni o nei bus dei pendolari, persino nelle spiagge o nelle discoteche la gente parla di effetto serra, di inquinamento, di riscaldamento del pianeta. Ne parla la gente normale, la stessa che si appassiona per le nomination del Grande Fratello o per le squalifiche di calciopoli. Di colpo, senza troppo preavviso, la sostenibilità è mainstream. I grandi testimonial come Jeremy Rifkin e Al Gore, che era ieri a Milano ospite della fondazione di un grande gruppo tessile italiano, vincono oscar e girano il mondo in tour come rockstar, tenendo ispirate conferenze davanti a platee sempre più gremite. Per quelli come noi che da anni sostengono la centralità di queste tematiche la sensazione è del tutto nuova e merita di essere valutata e approfondita, anche per utilizzare nel modo migliore questa improvvisa attenzione collettiva. Per i media la salvaguardia del pianeta non e solo una emergenza e una priorità, ma addirittura una notizia, fatto impensabile fino a un paio di anni fa. E naturalmente anche il marketing e la comunicazione aziendale seguono la tendenza, basta vedere quante sono le pubblicità a tema ambientale che circolano di questi tempi. Una scuderia di Formula 1 ha persino dipinto le sue auto con il verde e il blu di una foto satellitare della terra, che ha preso il posto occupato fino all’anno scorso da una marca di sigarette americane. A livello di politica internazionale i segnali sono altrettanto forti ma spesso contraddittori. L’autorità scientifica mondiale del IPCC ha stabilito che il riscaldamento globale è inequivocabile. I governi del pianeta, riuniti a New York per la XV sessione della Commissione ONU per lo Sviluppo Sostenibile, non sono invece riusciti a trovare un compromesso onorevole tra le volontà di azioni immediate proposte dall’Europa e dai piccoli stati insulari, la divisione dei paesi in via di sviluppo, le reticenze USA e le pressioni delle lobby del petrolio e del nucleare. L’Europa, anche grazie a una ferma politica della presidenza di turno tedesca, sembra la più determinata ad agire e anche il governo italiano mantiene una linea di condotta apparentemente intransigente. Tuttavia anche le pressioni tedesche non hanno portato risultati di rilievo alla riunione dei G8 della scorsa settimana. In molti paesi anche il settore privato si sta muovendo velocemente, non certo solo per motivi etici ma anche per avere fiutato l’affare. In Italia invece resta ancora da valutare quanta collaborazione si riuscirà ad avere dai settori produttivi e dalle imprese. Il presidente di Confindustria lancia spesso sferzanti attacchi contro il sistema della pubblica amministrazione, i cosiddetti costi della politica e la pressione fiscale, ma raramente si occupa di processi produttivi puliti, di prevenzione del rischio, di responsabilità sociale di impresa. I commenti degli industriali alle innovazioni proposte nel cosiddetto “pacchetto energia” proposto dal Governo sono contraddittori e affatto entusiasti. Nel frattempo i grandi giornali nazionali continuano a pubblicare titoli trionfalistici se la produzione nazionale di veicoli a motore è in aumento, senza preoccuparsi troppo di che genere di veicoli si tratta e di come e dove li produciamo. La nostra economia è ancora dominata da indicatori obsoleti e ormai inaffidabili come il PIL o l’Indice di Produzione Industriale. Edward Abbey scriveva che la crescita fine a se stessa è il principio delle cellule tumorali. Le città e le autonomie locali sono i luoghi del cambiamento, i laboratori di un nuovo modo di pensare la pubblica amministrazione. L’agenda di Lisbona indicava obiettivi ambiziosi per i nostri territori. La carta di Lipsia sulle Città Europee Sostenibili ridefinisce questi target alla scala urbana, riconoscendo alle città d’Europa il ruolo di motori dell’economia e elementi centrali per il benessere sociale e lo sviluppo. Sono temi che i soci del Coordinamento conoscono bene perché da anni insistiamo su un modello di gestione integrata dello sviluppo urbano e sulla necessità di mettere in atto politiche trasversali tra i vari settori di governo e sussidiarie verticalmente tra i vari livelli amministrativi. Sappiamo che l’amministrazione pubblica non può funzionare senza un coordinamento e una strategia definita, trasparente e periodicamente verificabile. Insistiamo sulla necessità di una collaborazione tra pubblico e privato per aiutare le nostre comunità a competere 1 in un mondo in cui si vince se sì è in grado di proporre ambienti di vita piacevoli, di rafforzare la coesione sociale e il senso di appartenenza alla comunità, di salvaguardare l’ambiente e il territorio. Questi obiettivi possono essere raggiunti in un percorso che obbliga la continua pratica della partecipazione, che chi ha sperimentato l’Agenda 21 Locale conosce bene nelle sue potenzialità ma anche nelle criticità che possono derivare da una sua applicazione non adeguata. Le Agende 21 Locali e i processi partecipati sono solo strumenti per raggiungere gli obiettivi, ma alcuni recenti avvenimenti italiani, dalla Val di Susa all’emergenza rifiuti in Campania, hanno chiarito il valore politico, sociale e anche economico della prevenzione e riduzione dei conflitti. Tutto questo senza trasformare la partecipazione attiva nella difesa di interessi particolari o nella mancanza di scelte perché, come dice Valter Veltroni, la democrazia è principalmente decisione. Il Coordinamento si presenta alla sua ottava assemblea annuale con una struttura solida e in costante espansione, a conferma di una tendenza radicata. Tutti i principali indicatori sono positivi, dal numero dei soci ai gruppi di lavoro attivati. Anche i dati economici sono confortanti, con una aumento delle entrate a due cifre. Lo sviluppo delle attività del Coordinamento è testimoniato anche dagli importanti accordi e protocolli sottoscritti con partner pubblici e privati e dall’incremento della partecipazione a progetti co-finanziati dalla Commissione Europea. Particolarmente interessante l’aumento delle regioni associate, che sono salite a nove nel 2006 ma sono già dodici in questi primi mesi del 2007. Oggi la maggioranza delle regioni italiane è attiva nel Coordinamento, dimostrando come nello sviluppo sostenibile si possa e si debba creare una sussidiarietà tra amministrazioni locali e enti regionali. L’Associazione non cresce solo in termini numerici, ma rafforza la sua struttura e la sua capacità di produrre, anche attraverso alleanze e collaborazioni. Basta un occhiata al nostro bilancio sociale per verificare quanti sono oggi i nostri partner, in Italia e all’estero. Naturalmente i nostri primi partner sono i soci sostenitori, che costituiscono una parte consistente e fondamentale della nostra associazione e con alcuni dei quali abbiamo da tempo avviato rapporti di stretta collaborazione. Crediamo davvero che ogni livello istituzionale debba essere coinvolto attivamente nei processi di governance e di sviluppo sostenibile. Molti ricordano i fondi che i precedenti governi d’Italia avevano destinato allo sviluppo dei processi di Agenda 21, attraverso due bandi successivi. Oggi la nostra opinione è che non serve finanziare i processi, ma premiare i risultati che si ottengono attraverso programmi di incentivi e facilitazioni rivolte a chi fa buona governance e utilizza strumenti quali le pratiche della partecipazione, della prevenzione dei conflitti, dell’applicazione del principio di precauzione, della riduzione dei consumi di energia, degli acquisti consapevoli e verdi. Siamo pronti a collaborare con il Governo, e in particolare con il Ministero dell’Ambiente, per innovare e migliorare la pubblica amministrazione italiana, a ogni livello. Offriamo la collaborazione e l’esperienza di centinaia di città e territori che credono nello sviluppo sostenibile e nella partecipazione e possono essere un alleato formidabile per il Governo. Le politiche di gestione integrata sono lo strumento più efficace per fare fronte ai cambiamenti e alle criticità che le amministrazioni locali sono chiamati a risolvere. La stessa integrazione trasversale delle politiche e delle strategie deve trovare una sua dimensione nel governo nazionale. Seguendo l’esempio di altri paesi europei l’Italia dovrà dotarsi di una Strategia Integrata Urbana che permetta di coordinare le iniziative e i programmi, anche alla luce delle sollecitazioni che provengono dagli enti locali. Non va dimenticato che altri settori del governo 2 stanno attivando iniziative interessanti, a cominciare dal Ministero per lo Sviluppo Economico e ai suoi programmi in tema di politiche energetiche. Il dialogo con il Governo può e deve intensificarsi, in un clima di concretezza e di confronto franco. Sotto questo aspetto ha grande valore anche il rapporto di collaborazione con APAT, alla quale possiamo offrire la nostra competenza e le esperienze maturate dai nostri soci. Dal legame con APAT si dirama il rapporto con la rete delle Agenzie Regionali, con le quali i progetti e le collaborazioni si moltiplicano anche grazie all’attenzione e alla disponibilità di alcuni direttori, particolarmente sensibili alle nostre tematiche. I rapporti internazionali e le attività nei network sono uno dei punti di forza dell’Associazione, che ha consolidato la sua immagine e ha acquisito una ottima reputazione al di fuori dei nostri confini. Chi ha frequentato i convegni e le conferenze europee ricorda la diffidenza che si nutriva fino a pochi anni fa nei confronti dei delegati italiani, considerati poco più che dei turisti. Da qualche tempo la tendenza è cambiata, i nostri ruoli sono sempre più centrali e – soprattutto – il Coordinamento è indicato come una realtà unica in Europa, l’unica rete nazionale di enti locali nata attraverso un vero processo bottom-up, cresciuta e consolidata esclusivamente con le sue proprie forze. Molti paesi vorrebbero replicare la nostra esperienza e ci chiedono assistenza e consigli. Le buone relazioni internazionali e il rispetto di cui gode l’Associazione negli altri paesi aprono le porte a partnership per progetti importanti, alcuni già in atto e altri in elaborazione per il prossimo futuro. Continuiamo a credere nel fare rete, a sostenere i processi di aggregazione, la diffusione e lo scambio delle informazioni, la cooperazione internazionale e i progetti tra città ed enti locali. Una rete europea indipendente di città e autorità locali che credono nella centralità dello sviluppo sostenibile deve rimanere un punto di riferimento per tutti noi, ed è per questo che continuiamo a sostenere la Campagna Europea delle Città Sostenibili. Dal 2006 siamo anche membri della Commissione Mediterranea per lo Sviluppo Sostenibile dell’UNEP, dove occupiamo anche la vicepresidenza del Comitato Direttivo. In questa sede i nostri partner sono anche le nazioni del nord Africa e del Medio Oriente, disegnando quella cornice mediterranea nella quale l’Italia gioca necessariamente un ruolo centrale. Continuano le nostre buone relazioni con la rete catalana di Xarxa, con il Comitè 21 francese, con il Forum delle Città dell’Adriatico e dello Ionio e con i tanti altri partner internazionali. Non si tratta di relazioni formali, ma di collaborazioni che ci hanno portato e ci porteranno alla gestione comune di progetti innovativi. Per la nostra associazione questa assemblea di Salerno è la prima che si svolge nel meridione, dove molti dei nostri soci svolgono da anni un lavoro difficile e prezioso. Il Sud di Italia presenta casi di eccellenza nel settore della sostenibilità locale e abbiamo assistito recentemente anche alla crescita di coordinamenti sul scala regionale, come in Puglia e Sicilia. La Provincia di Salerno che ci ospita è stata tra i fondatori dell’Associazione e voglio ringraziare pubblicamente l‘assessore Angelo Paladino per l’entusiasmo e la passione che ha sempre dedicato al Coordinamento, con l’aggiunta di un pizzico di calore mediterraneo che rende unico e impagabile il suo apporto. Con il passare degli anni abbiamo nettamente migliorato il nostro rapporto con gli strumenti di comunicazione. La nostra newsletter su carta, allegata alla rivista Regioni & Ambiente e diffusa in quattro numeri l’anno, è ormai un appuntamento regolare per migliaia di lettori. Da quattro anni, seguendo una felicissima intuizione di Alessandro Bratti, pubblichiamo un bilancio sociale del Coordinamento. Si tratta di uno strumento agile ma completo, una collezione di dati e notizie che riassume con precisione l’attività svolta. Nell’occasione della Conferenza di Siviglia abbiamo prodotto una guida alle buone pratiche locali italiane in relazione agli Aalborg Commitments che 28 abbiamo diffuso in versione italiana e inglese. Lo strumento centrale della nostra strategia di comunicazione è il sito www.a21italy.it, che ci ha accompagnato fin dai primi passi dell’Associazione ed è cresciuto con noi. I dati di diffusione del sito continuano a stupirci in positivo, basti dire che siamo passati dai 14.000 contatti mensili del 2005 ai 21.500 del 2006, e la tendenza continua ad essere in rapida crescita. Da poco abbiamo allestito anche una sezione in lingua inglese, anche questa già molto visitata. Le aspettative, i progetti, le idee crescono e si moltiplicano, per fortuna. Dobbiamo fare in modo che il Coordinamento sia in grado di gestire al meglio tutte le opportunità. La realtà della nostra organizzazione è per certi versi ancora acerba, con qualche difficoltà operativa. Chi conosce l’associazione e vi dedica il suo tempo sa che, dietro ad oltre trecento enti locali soci e molti sostenitori, c’è uno “zoccolo duro” di qualche decina di persone, in parte amministratori e in parte tecnici, che con grande passione e tenacia presta il suo contributo fondamentale attraverso la presenza al Consiglio Direttivo, il coordinamento dei Coordinamenti regionali e dei gruppi di lavoro, la partecipazione alle commissioni e ai progetti. L’assemblea di Salerno si svolge con un certo ritardo rispetto alle nostre abitudini per la concomitanza con la V Conferenza Europea delle Città Sostenibili di Siviglia dello scorso marzo. La conferenza di Siviglia, di cui il Coordinamento è stato co-organizzatore in qualità di componente della Campagna Europea Città Sostenibili, era stata concepita come primo momento di verifica a tre anni dal lancio degli Aalborg Commitments. Siviglia ha registrato una partecipazione superiore alle aspettative e in particolare la delegazione italiana è risultata particolarmente numerosa e qualificata. La partecipazione è stata alta per tutti i paesi del Mediterraneo e anche la presenza dei paesi baltici e scandinavi era di tutto rispetto. Poche invece le presenze dell’Europa centrale, con partecipazioni limitate da nazioni storicamente all’avanguardia nelle politiche di sostenibilità locale, quali la Germania e l’Olanda. Siviglia ha dimostrato le contraddizioni di un movimento europeo di città ed enti locali che vede realtà in rapida crescita (Italia, Spagna, Francia) e altre zone d’Europa dove l’attenzione sembra ridursi. Sembra essere in buona parte perduta perlomeno la volontà di incontrarsi e confrontarsi con altre realtà. I grandi assenti di Siviglia sono stati la Commissione e il Parlamento Europeo. Gli inviti ad intervenire recapitati a Bruxelles non hanno sortito molti effetti, anche a causa delle concomitanti celebrazioni per i 50 anni del Trattato di Roma. La Commissione Europea continua ad essere un interlocutore ostico per le città e gli enti locali e il caso di Siviglia obbliga a una riflessione, anche sul merito della scelta degli interlocutori. Da sempre abbiamo ritenuto di individuare nella DG Ambiente il referente quasi obbligato per le nostre politiche. Dopo l’adozione della comunicazione sulla Strategia Tematica sull’Ambiente Urbano, avvenuta, nel gennaio 2006, la DG Ambiente ha smantellato ogni genere di struttura dedicata alle politiche urbane, che sono state ora accasate in una sub-divisione del settore dedicato all’aria e ai trasporti. Difficile comprendere il senso di queste proposte, anche perché ad esempio la revisione della Strategia sullo Sviluppo Sostenibile, approvata nel 2006, cita esplicitamente gli Aalborg Commitments come strumento per la gestione urbana integrata. Un richiamo all’utilità degli Aalborg Commitments compare anche nelle premesse della Carta di Lipsia sulle Città sostenibili d’Europa approvata di recente. Sul fronte dei contenuti la Conferenza di Siviglia voleva rappresentare una grande vetrina di quanto si è fatto in Europa per lo sviluppo sostenibile locale negli ultimi anni. La scelta di lasciare molto spazio alle esperienze delle singole realtà ha portato alla costruzione di 32 sessioni parallele, cinque sub-plenarie e molte altre sessioni seminariali. Naturalmente non tutti i materiali presentati erano particolarmente innovativi, ma l‘opportunità di illustrare il proprio lavoro ha permesso a molti di avere una vetrina di rilievo e fornito nuove motivazioni per proseguire il percorso. Le sessioni parallele hanno ospitato anche decine di contributi italiani, dimostrando come la partecipazione alla conferenza non fosse rilevante solo sotto il profilo quantitativo. Per il Coordinamento la Conferenza di Siviglia è stato certamente un successo, anche alla luce della presenza congiunta con APAT e Ministero dell’Ambiente nella sessione espositiva. La nostra associazione è riconosciuta una eccellenza unica in Europa e gode di un crescente rispetto anche per quanto è stata in grado di produrre nel giro di pochi anni. I progressi e i risultati ottenuto dai nostri soci sono testimoniati nella pubblicazione che abbiamo diffuso in due lingue in occasione della conferenza e che raccoglie decine di esempi pratici di sviluppo sostenibile locale in Italia. Ritornando alla nostra attività associativa occorre sottolineare come i gruppi di lavoro attivi all’interno del Coordinamento continuano a crescere, con due nuovi tavoli insediati proprio questa mattina a Salerno. Molti di questi gruppi sono reti solide e strutturate che hanno sviluppato attività eccellenti, arricchendo l’associazione e gli enti che vi partecipano di strumenti pratici di lavoro. Dai gruppi nascono continuamente proposte operative e spunti di progettualità di grande interesse, grazie anche all’impegno dei coordinatori. Assume particolare importanza l’insediamento di una nostra struttura permanente nei settori dell’energia e della prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici. Anche in questo campo il Coordinamento è certamente in grado di elaborare strategie di successo e di proporsi come protagonista nella ricerca di un approccio integrato e strutturale tra politiche nazionali ed europee e azioni locali. La sostenibilità passa anche attraverso l’innovazione nella pubblica amministrazione e la valorizzazione delle risorse umane. In collaborazione con i nostri amici del Nordic Network stiamo approntando un progetto di grande interesse sul controllo della qualità dei processi amministrativi e la messa in pratica degli Aalborg Commitments. Il progetto si basa sulla pratica della verifica incrociata o peer review, attraverso la quale il personale di una amministrazione viene valutato dai funzionari di altri enti. Il primo corso per la formazione di verificatori è stato offerto ai nostri soci lo scorso mese di marzo a Bologna ed ha riscosso un buon successo, tanto da spingerci ad organizzarne un altro il prossimo autunno. La verifica periodica dei risultati ottenuti è uno dei punti qualificanti del processo degli Aalborg Commitments. Partendo dalla peer review stiamo lavorando alla redazione di un progetto organico su questo tema che, per la sua natura e lo spirito di collaborazione tra città e territori che lo ispira, crediamo sia un naturale candidato ai fondi comunitari, a cominciare dal programma INTERREG IV che sarà lanciato dalla Commissione a settembre. Ci adoperiamo ogni giorno nella costruzione di un nuovo modo di pensare e gestire la pubblica amministrazione in Italia e vogliamo e dobbiamo continuare a scambiarci esperienze, valutare, progettare perché i principi della partecipazione, dello sviluppo sostenibile e dell’innovazione siano sempre più elementi centrali della governance dei nostri enti. Buckminster Fuller scriveva che non si cambiano le cose combattendo il sistema attuale, ma costruendo un nuovo modello che renda obsoleto quello esistente. Emilio D’Alessio Presidente della Associazione Nazionale Coordinamento Agende 21 Locali Italiane 3 VIII Assemblea del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane: eletti Presidente e Consiglio Direttivo L’Assemblea del Coordinamento Agende 21 Locali, con voto unanime, ha rinnovato il mandato a Emilio D’Alessio, Assessore del Comune di Ancona, quale Presidente dell’associazione per i prossimi due anni. All’elezione del Presidente ha fatto seguito quella del nuovo Consiglio Direttivo, l’organo che svolge i compiti di direzione dell’associazione sulla base degli indirizzi dell’Assemblea. Il Consiglio Direttivo per il biennio 2007-2008: Emilio D’Alessio, Presidente - Comune di Ancona Francesco Bicciato, Vicepresidente - Comune di Padova Angelo Paladino, Vicepresidente - Provincia di Salerno Claudio Pedone - Comune di Casarano Giovanni Pesce - Comune di Collegno Virginia Tentori - Comune di Lecco Edoardo Croci - Comune di Milano Pinuccia Balzamo - Comune di Pavia Dario Esposito - Comune di Roma Marzio Marzorati - Comune di Seveso Carlo Saletta - Comune di Mantova Giovanni Alessandri - C.M. Amiata Grossetana Emanuele Burgin - Provincia di Bologna Sergio Golinelli - Provincia di Ferrara Renata Briano -Provincia di Genova Maura Cavallaro - Provincia di Lucca Giovanni Avanti - Provincia di Palermo Antonio Assogna - Provincia di Teramo Lino Zanichelli - Regione Emilia-Romagna Paolo Camerieri - Regione Umbria Alessandro Bratti, past president - direttore ARPA Emilia-Romagna i risultati delle politiche di risparmio energetico e di protezione del clima elementi contabili nel bilancio degli enti locali, seguendo le indicazioni del protocollo di Kyoto e le potenzialità delle nuove direttive emanate dal governo. «Trasformare in cifre attive il risparmio e l’innovazione - afferma il Presidente D’Alessio - può avere un effetto trainante straordinario e contribuire in modo determinante a promuovere la diffusione di questi interventi in tutte le amministrazioni, superando la marginalità e le resistenze». Al convegno è intervenuto il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio. Tra i passaggi rilevanti del suo intervento, la convinzione che la partecipazione vera dei cittadini sia indispensabile per dare concretezza alle politiche per il territorio e il riconoscimento dell’Agenda 21 Locale quale strumento in grado di mobilitare con efficacia il coinvolgimento dei cittadini in azioni per la sostenibilità. Il Ministro sposa le proposte del Coordinamento in materia di protezione del clima, illustrate da Francesco Bicciato, Assessore del Comune di Padova, ente capofila del neonato Gruppo di Lavoro “Agende 21 Locali per Kyoto”: inserire Comuni, Province e Regioni nei registri degli aventi diritto ai certificati bianchi e verdi ed escludere dal patto di stabilità gli investimenti per il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili. «L’azione congiunta degli enti locali italiani può contribuire al raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto per almeno il 20% degli impegni di riduzione assunti dall’Italia - spiega Francesco Bicciato - e gli enti locali virtuosi potrebbero entrare nei meccanismi di compravendita delle quote di CO2 cedendo al governo centrale, che è in grave ritardo rispetto agli obiettivi di Kyoto, una parte delle emissioni risparmiate. Nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà». Tanti i settori nei quali gli enti locali possono contribuire al taglio dei gas serra: dalle politiche di risparmio energetico alle misure per l’edilizia sostenibile, dal trasporto pubblico allo sviluppo delle fonti rinnovabili. «Tuttavia - denuncia nel suo intervento Hans Mönninghoff, Assessore all’Ambiente e all’Economia di Hannover (Germania) - l’esperienza della mia città che in quindici anni, nonostante le importanti iniziative attuate, è riuscita a ridurre le emissioni climalteranti di solo il 7,5%, dimostra la necessità di integrare l’azione locale con una strategia nazionale e comunitaria incisiva, capace di imporre misure radicali e coraggiose». Sulla stessa linea il contributo di Lari Pitkä-Kangas, Assessore all’Ecologia Urbana e agli Stili di Vita di Malmö (Svezia), esempio di città che attraverso scelte radicali ma condivise e partecipate ha saputo ridisegnare la sua funzione d’uso, senza tracciare vincoli rigidi, ma puntando su tre leve fondamentali: la creazione di una economia della conoscenza, una vita sociale e culturale effervescente, un ambiente urbano di grande qualità. Per consultare tutti i materiali dell’VIII Assemblea del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane: www.a21italy.it/a21italy/assemblea_07.php I cambiamenti climatici, le politiche energetiche ed il ruolo di Regioni ed Enti Locali Questo il tema del convegno organizzato in occasione dell’Assemblea del Coordinamento e tenutosi presso la sede del Comune di Salerno. Promozione e diffusione di politiche innovative per la prevenzione dei cambiamenti climatici saranno i temi prioritari dell’azione del Coordinamento per il biennio 2007-2008. L’obiettivo che si pone l’Associazione, è di rendere 4 Il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio interviene al Convegno dell’VIII Assemblea del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane 28 Gli incontri dei Gruppi di Lavoro e del Sistema Nazionale delle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente I Gruppi di Lavoro (GdL) del Coordinamento sono il “laboratorio creativo” dell’associazione sui più rilevanti temi della sostenibilità. Nove GdL hanno colto l’occasione dell’Assemblea a Salerno per illustrare le attività svolte sinora, per coinvolgere nuovi soggetti e per definire iniziative e argomenti prioritari da trattare per il periodo 2007-2008. Anche il Sistema Nazionale delle Agenzie di Protezione Ambientale ha accettato l’invito del Coordinamento di organizzare un workshop nell’ambito della sua Assemblea, a conferma della consolidata partnership tra la rete nazionali degli enti locali e delle agenzie ambientali sui temi della sostenibilità. Per maggiori informazioni sui singoli GdL del Coordinamento e per adesioni si rimanda alla pagina www.a21italy.it/a21italy/gdl.php Nascono a Salerno il GdL “Agende 21 Locali per Kyoto”… Gli oltre trenta tra enti locali, agenzie, associazioni e società di consulenza che hanno preso parte all’incontro di insediamento del GdL, hanno discusso e sottoscritto un Documento di Impegni per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto. L’attuazione pratica degli Impegni conferisce agli enti locali un ruolo di protagonisti delle politiche energetiche, affiancando e stimolando l’azione del governo nazionale. Il Documento è stato adottato dall’Assemblea del Coordinamento e consegnato al Ministro dell’Ambiente e della Tutele del Mare e del Territorio, Alfonso Pecoraro Scanio, intervenuto il giorno seguente al convegno “I cambiamenti climatici, le politiche energetiche ed il ruolo di Regioni ed Enti Locali”. Obiettivo del GdL, del quale il Comune di Padova è l’ente capofila mentre Ambiente Italia srl ne garantisce il supporto tecnico, è mettere a punto approcci e strumenti utili alla predisposizione e all’attuazione di strategie locali per la sostenibilità energetica, sviluppati a partire dalle migliori esperienze dei soci del Coordinamento. Sinora le comunità locali italiane si sono generalmente impegnate – in campo energetico e nella protezione del clima – su singole buone pratiche, ma raramente hanno consolidato strategie integrate e capacità d’azione in grado di produrre risultati strutturali e sistematici. Per affrontare le problematiche, ma anche le nuove opportunità di cambiamento aperte dalle attuali emergenze energetico–ambientali e per darvi una risposta qualitativamente e quantitativamente proporzionata, è necessario passare ad azioni più strutturali che prevedano un graduale sviluppo di strategie integrate e di più vasto respiro. Nel successivo incontro del GdL tenutosi a Bologna il 12 luglio per condividere obiettivi e programma delle iniziative, si è deciso come prima azione di realizzare una rassegna e selezione di buone pratiche di risparmio e razionalizzazione energetica e di riduzione di CO2. Entro la fine del 2007 sono previsti altri due incontri del GdL: il primo, che si terrà nel mese di ottobre, verterà sulla presentazione delle esperienze degli enti locali partecipanti al Gruppo nonché sulla definizione di una metodologia di analisi e dei criteri di selezione delle migliori pratiche. Il secondo incontro, a novembre, sarà l’occasione per discutere e valutare le buone pratiche selezionate e per affrontare temi cruciali per un concreto impegno degli enti locali per la protezione del clima: costruzione del bilancio energetico, definizione dei potenziali di intervento, individuazione dei target di efficienza energetica. Infine, il GdL, mettendo a frutto la contemporanea partecipazione di alcuni sui membri al progetto europeo “MUSEC - Un piano d’azione per la sostenibilità energetica a livello locale”, di cui il Coordinamento è leader, avrà l’opportunità di contribuire all’elaborazione di una strategia locale per l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale, consentendo allo stesso tempo al progetto di ampliare la rete di soggetti coinvolti. Il Documento di Impegni è scaricabile dal sito del Coordinamento www.a21italy.it/a21italy/assemblea_07/A21L_Kyoto.pdf Maggiori info sul progetto Musec invece dal sito www.musecenergy.eu … e il GdL “Paesaggio, Biodiversità e Partecipazione” L’obiettivo che si pone il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane attraverso il GdL Paesaggio, Biodiversità e Partecipazione è di promuovere l’attenzione che i processi partecipati, in primis l’Agenda 21, dedicano alle tematiche del paesaggio e della biodiversità e, nel contempo, rafforzare l’attenzione che le politiche del territorio e della sostenibilità dedicano alla partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Enti capofila del GdL sono la Provincia di Milano e la Provincia di Salerno, la prima con Pietro Mezzi, Assessore Politica del territorio e parchi - Agenda 21 - Mobilità ciclabile - Diritti degli animali, e la seconda con Angelo Paladino, Assessore alle Politiche Ambientali e Vice-Presidente del Coordinamento. La segreteria operativa del GdL è garantita da WWF Italia e Pafin ’91 srl. Nell’incontro di Salerno è emerso con chiarezza l’orientamento di privilegiare, per quanto possibile, un lavoro di condivisione di metodologie, di indirizzi, di indicatori o di obiettivi, insomma di “lavorare insieme”, piuttosto che limitarsi a costruire saltuarie occasioni di confronto di esperienze. La possibilità di condividere itinerari e di costruire partnership si può determinare individuando alcuni progetti-guida sui quali i rispettivi promotori sono interessati e disponibili ad acquisire contributi e a costruire con il GdL un team di supporto ed un ambito di confronto che accompagni lo sviluppo e la messa in atto dei progetti stessi. Alcuni progetti sono già stati messi sul tavolo del Gruppo: l’iniziativa del Premio del paesaggio della Provincia di Salerno e il progetto Dorsale Verde della Provincia di Milano. Sulla prima la Provincia di Salerno propone di costruire una collaborazione tra l’Osservatorio europeo del paesaggio di Padula e il GdL per definire criteri e modalità operative del Premio che si caratterizzerà per la valorizzazione delle metodologie partecipative e di agenda 21 applicate alle politiche del paesaggio. Sul progetto Dorsale Verde la provincia di Milano propone di costruire con il GdL occasioni di approfondimento metodologico e di confronto sui passaggi più significativi dell’itinerario progettuale che presenta molti spunti d’interesse anche per il fatto che sono coinvolte in ugual misura le tematiche del paesaggio e della biodiversità, della pianificazione (territoriale e locale) e della gestione puntale delle risorse. Il carattere emblematico del progetto deriva anche dalla vastità del territorio, dal numero dei comuni e degli enti interessati e, allo stesso tempo, dalla scelta di costruire opportunità di partecipazione capillare (ai cittadini e non solo ai soggetti territoriali che normalmente sono i soli che interagiscono nelle politiche di scala vasta). La scelta di articolare l’attività del GdL per il 2007-2008 attorno all’asse portante di questi due progetti non pregiudica affatto che il confronto metodologico possa risultare proficuo anche per le altre iniziative promosse dagli altri Enti e soggetti partecipanti al tavolo e da coloro che, pur non essendo intervenuti a Salerno, sono portatori di iniziative altrettanto significative. Durante la riunione è stata inoltre ricordata la possibilità e l’interesse di numerosi partecipanti a prevedere la possibilità di costruire partnership progettuali tra gli enti ed i soggetti iscritti al GdL. A questo proposito è stato segnalato il programma comunitario di finanziamento Lifeplus 2007-2013 a tema Natura-biodiversità. 5 Montagne Sostenibili GPPnet - la rete degli acquisti verdi L’incontro, coordinato da Mauro Guerra, Assessore all’Ambiente della Comunità Montana Alta Valmarecchia (PU), è cominciato con la presentazione dei partecipanti e si è concentrato sugli aspetti relativi alla partecipazione del GdL ad Ecoappennino, il primo expo delle tecnologie per il risparmio energetico e le energie da fonti rinnovabili nelle zone di montagna e che, coerentemente, si svolgerà in un contesto appenninico: a Porretta Terme (BO) dal 28 al 30 settembre. 20 grandi padiglioni distribuiti su 9 piazze, ciascuna dedicata ad uno specifico argomento: solare fotovoltaico, termico, a concentrazione; energia da biomassa del bosco; mini-idroelettrico; mini-eolico; bioedilizia; risparmio energetico e gestione calore; tre piazze saranno dedicate al commercio di beni e servizi per la sostenibilità, alle attività di associazioni, enti e istituzioni, ai prodotti tipici dell’Appennino. È condivisa dai partecipanti all’incontro l’opinione che l’Appennino sarà nei prossimi anni luogo obbligato di investimenti e realizzazioni di impianti per le energie rinnovabili. Si ritiene pertanto la fiera un appuntamento importante per fare il punto sulle migliori iniziative ad oggi realizzate. La proposta è di partecipare con un proprio stand per far conoscere le iniziative dei soci e le attività del GdL e di organizzare un convegno sul tema delle azioni e degli strumenti che gli enti locali montani possono mettere in campo per la promozione del risparmio energetico e delle energie rinnovabili. Quello che si è tenuto a Salerno è stato il quinto incontro di un anno di attività ricco di eventi e di novità. Tra marzo 2006 e giugno 2007 il GdL si era infatti già riunito a Roma, Genova, Torino e Ferrara, oltre ad essere stato protagonista del Primo Forum Nazionale sugli Acquisti Verdi (GPPnet Forum di Cremona, 10-11 Maggio 2007) e ad aver organizzato un convegno a Terra Futura in collaborazione con CTM Altromercato. L’appuntamento di Salerno ha costituito quindi l’occasione per presentare gli esiti delle attività realizzate e delle collaborazioni attivate sia tra singoli enti all’interno del gruppo, che dal GdL con enti nazionali quali il Ministero dell’Ambiente e la Consip - la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che gestisce il Programma per la razionalizzazione degli acquisti nella P.A. Inoltre, sono stati illustrati ai partecipanti, per la maggior parte rappresentanti di enti non ancora iscritti al GdL, gli obiettivi e le modalità di lavoro e i prodotti realizzati (CD Rom Libro Aperto e Documenti di Posizionamento Tecnico). Al GdL si riconosce il merito formativo e di stimolo ad innovare e sperimentare per chi all’interno dell’amministrazione si occupa di acquisti verdi. Punto di forza del GdL è di essere efficace strumento per la collaborazione in rete. Altro elemento cardine dell’incontro è stata la presentazione della Campagna Città Equosolidali, promossa da Fairtrade Italia in collaborazione con il Coordinamento Agende 21 Locali, per la diffusione dei prodotti del commercio equo e solidale. La proposta è di ampliare l’impegno per la sostenibilità degli enti locali verso un modello di “Green&Social Procurement”. Tra gli esiti dell’incontro di Salerno si segnalano: • l’iscrizione di 4 nuovi enti al gruppo di lavoro (Provincia di Piacenza, Città della Scienza-Provincia di Napoli; ARPA Campania; Comune di Ancona); • l’assunzione da parte del gruppo di lavoro dell’impegno di occuparsi del tema della filiera corta. Agenda 21 Locale e Cooperazione Decentrata Le principali iniziative del GdL nei suoi due anni di vita hanno riguardato la realizzazione di un censimento delle attività di cooperazione decentrata dei soci, l’avvio di un gemellaggio con esperienze cubane di Agende 21 Locali, l’organizzazione di due seminari: “Riflessioni critiche per un nuovo ruolo degli enti locali nella cooperazione decentrata” e “Un’Agenda per l’acqua. Le buone pratiche nella gestione dell’acqua nei progetti di cooperazione internazionale”. In seguito a quest’ultimo seminario è stato avviato un confronto finalizzato a duplicare, a livello regionale e nazionale, l’esperienza dell’ATO Laguna di Venezia riguardante la costituzione di un Fondo Acqua Bene Comune per favorire l’accesso all’acqua potabile nel Sud del mondo. Negli ultimi mesi è stato avviato il confronto per verificare le disponibilità di collaborazione con il Programma ART GOLD Uruguay-UNDP che ha proposto al Coordinamento la realizzazione di progetti di cooperazione decentrata basati sullo scambio di buone pratiche per l’avvio di processi di Agenda 21 Locale e per la difesa e valorizzazione del territorio. Due le priorità che emergono dall’analisi del lavoro svolto: favorire la condivisione delle esperienze e lo scambio di informazioni tra enti locali impegnati in progetti di cooperazione decentrata; coinvolgere nelle iniziative del GdL gli assessori con delega alla Cooperazione, che il più delle volte non sono gli stessi che rappresentano l’ente per l’Agenda 21 locale. Le proposte di iniziative per il 2007-2008: continuare a sostenere la collaborazione delle Agende 21 Locali italiane e cubane, avviare un programma di “uscite” di articoli dedicati a progetti di cooperazione che applicano i principi della partecipazione e della sostenibilità; promuovere presso i soci un seminario per la presentazione del Programma ART GOLD Uruguay da parte di UNDP (Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite) per facilitare l’avvio di collaborazioni con realtà uruguaiane; proporre al Direttivo di avviare un dialogo tra Coordinamento e Ministero degli Affari Esteri e verificare la possibilità di collaborazioni con ANCI, UPI e Coordinamento Enti Locali per la Pace. 6 Agenda 21 della Cultura Il GdL si propone di promuovere l’impegno delle città e dei governi locali a favore dello sviluppo della Cultura come strumento strategico per i processi di sostenibilità. La dimensione culturale costituisce un fattore essenziale per lo sviluppo sostenibile delle città e dei territori sul piano umano, economico, politico e sociale. La centralità delle politiche culturali pubbliche rappresenta un’esigenza per le società contemporanee. Nell’incontro di Salerno sono stati presentati il sito del GdL www.cult21.net e i punti salienti del Programma di lavoro e si è dibattuto sulle possibili iniziative da avviare e promuovere in seno al gruppo. È stata inoltre messa a fuoco la necessità di mettere a punto una metodologia e degli strumenti operativi quali Indicatori e Linee Guida. Numerosi gli spunti emersi dal dibattito. Tra le iniziative proposte: definire i parametri entro cui considerare una forma di spettacolo coerente con le finalità del GdL, realizzare una mappatura/banca dati dei “fermenti culturali” (come il Festival delle Province, un Festival nazionale itinerante di cultura popolare, o progetto il progetto di Corsano di destinare uno spazio pubblico al “writing”, un modo per affrontare il problema dei graffiti), ricercare fonti di finanziamento per attuare il Programma del GdL, abbinare ai prossimi incontri del GdL una manifestazione (es. Koinè- Il Pasto della Tarantola), avviando in tal modo una prassi che consenta di connotare ed identifica con immediatezza le finalità del GdL. È stato inoltre segnalato che Parlamento europeo ha proclamato il 2008 “Anno europeo del dialogo interculturale”, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico, e in primo luogo i giovani, sull’importanza di una cittadinanza europea attiva e aperta sul mondo, soprattutto in relazione alle esigenze poste dalla Strategia di Lisbona e quindi dall’economia della conoscenza. 28 Città Sostenibili Nell’incontro di Salerno, che ha visto la partecipazione di 20 persone di cui sei rappresentanti di soggetti già iscritti al GdL, è stata avanzata la proposta progettuale per il 2007-2008 di dare vita a un Osservatorio Nazionale sull’urbanistica partecipata. Il progetto punta ad organizzare, in modo stabile, un’attività di raccolta e messa a disposizione delle esperienze e degli approfondimenti teorici e pratici di urbanistica partecipata e sostenibile, rispondendo all’esigenza di strutturare le attività di monitoraggio, diffusione delle esperienze e di consolidamento delle prassi di partecipazione alla trasformazione urbanistica. Il progetto di Osservatorio nasce da un’idea condivisa dal coordinamento del GdL con l’Istituto Nazionale Urbanistica. Tra le attività dell’Osservatorio, individuate durante la discussione: • elaborazione di uno “story-board” delle esperienze con particolare attenzione a tre punti cardine: informazione, comunicazione e partecipazione; • raccolta e organizzazione delle esperienze in maniera ragionata, utilizzando un database web accessibile da parte di tutti i partecipanti al progetto, con un’attenta supervisione e controllo da parte di uno o più responsabili; • rassegna dell’intera normativa relativa alla partecipazione, sia a livello regionale e nazionale, ma anche europeo, verificando anche quali ricadute i percorsi partecipati hanno effettivamente sull’evoluzione della legislazione stessa; • evidenza della “relazionalità” fra assessorati e del coinvolgimento delle strutture, che dovrebbero crearsi all’interno dei percorsi partecipati di trasformazione urbanistica. Fondamentale, nella predisposizione di uno schema di rilevamento standardizzato e condiviso, sarà l’individuazione di “indicatori” efficaci della qualità del percorso partecipativo e che rispondano all’esigenza, condivisa da tutti i presenti, di consentire una valutazione dei percorsi di partecipazione. Dall’analisi critica delle esperienze, dei risultati e della qualità dovrà essere possibile ricavare una piattaforma condivisa di “buone pratiche” della partecipazione nella trasformazione sostenibile della città, in cui si possa “imparare” sia dagli esiti positivi che da quelli negativi e in cui sia possibile confrontarsi continuamente, sulla falsa riga di un portale di FAQ (Frequently Asked Questions). A sostegno del progetto di Osservatorio, vista la complessità del progetto, si cercherà di ottenere il sostegno economico del Ministero dell’Ambiente. Turismo Sostenibile L’attività del GdL si concentra sui criteri e le azioni per l’attuazione nelle destinazioni turistiche dell’Aalborg Commitment n. 8 - Economia Locale Sostenibile, “al fine di poter assicurare le condizioni per una vivace economia locale”. Durante l’incontro di Salerno sono stati aperti due momenti di approfondimento: • il primo dedicato agli Aalborg Commitments come strumento operativo per un turismo sostenibile; • il secondo incentrato sugli acquisti verdi e su come le procedure previste dal GPP possano in parte essere applicate anche in ambito turistico. Successivamente è stata illustrato l’esperienza pilota degli “Acquisti Verdi” nelle strutture turistico-ricettive realizzata dalla Provincia di Rimini e sono state raccolte le proposte operative per l’attività del GdL. In particolare si è deciso di predisporre l’aggiornamento delle “Linee guida per gli acquisti ecologici nel settore turistico ricettivo”, da mettere a disposizione di tutti i soggetti interessati. Nel corso dell’incontro è stato presentato l’“Educational Kit” realizzato dalla Provincia di Rimini per diffondere in ambito nazionale gli strumenti e i metodi per promuovere e comunicare il Turismo Sostenibile. OS.I.MO.S OSservatorio Italiano sulla MObilità Sostenibile Il GdL, coordinato dal Comune di Brescia con il supporto del Dipartimento di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio e Ambiente dell’Università degli Studi di Brescia, si pone come obiettivo il perseguimento dell’Aalborg Commitment n. 6 - Migliore mobilità, meno traffico. Nel primo anno di vita l’attività dell’Osservatorio si è concentrata sulla definizione e selezione di un set di indicatori comuni che consentono di stabilire il grado di sostenibilità della mobilità cittadina in città di piccole e medie dimensioni. Il Set OS.I.MO.S. si articola in 9 indicatori di contesto e 42 indicatori tematici, relativi a 5 ambiti: Ambiente e territorio; Diritto e garanzia di spostamento, accessibilità e sicurezza; Socialità e partecipazione; Economia; Energia, risorse, tecnologie. Si va dalla lunghezza e continuità della rete ciclabile allo sviluppo del trasporto pubblico, dal numero di automobili circolanti al car-sharing. Per ogni indicatore, l’ente pubblico è chiamato a raccogliere i relativi dati e a inserirli in una scheda. Le informazioni vanno poi trasmesse all’Osservatorio. La sperimentazione del set di indicatori è stata avviata in collaborazione con il Coordinamento delle Agende 21 Locali della Lombardia su 30 amministrazioni. La sperimentazione ha consentito di mettere in evidenza la criticità della fase di raccolta dei dati e, dal confronto con le amministrazioni coinvolte, le soluzioni per perfezionare il sistema di monitoraggio. Nell’aprile 2007, come esito della stipula di una Convenzione tra APAT e il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, è stata parallelamente attivata la definizione e selezione di un set di indicatori comuni per la mobilità sostenibile da testare su scala nazionale, attraverso il coinvolgimento di una decina di amministrazioni locali esemplificative di differenti realtà urbane. Da settembre sarà attivo il portale web di OS.I.MO.S., www.osimos.net, il primo portale italiano per la mobilità sostenibile costruito dal basso, dove sarà possibile trovare tutte le informazioni sugli indicatori comuni, i dati già raccolti e le schede da compilare. La responsabilità globale della Pubblica Amministrazione Le buone pratiche delle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente Obiettivo del seminario, organizzato dal Sistema Nazionale delle Agenzie per la Protezione Ambientale e condotto da Maria Luisa Imperatrice per ARPA Campania, era di illustrare alcune buone pratiche di sostenibilità realizzate da varie Agenzie, nell’ottica di condividere metodologie e risultati, nonché di “fare rete” nel Sistema agenziale e fuori di esso. Le esperienze presentate: • La Carta dei comportamenti sostenibili - Ilaria Leoni, APAT • Dagli appalti pubblici sostenibili al Pink Publik Procurement - Carmela D’Aiutolo e Simone Ricotta - ARPA Toscana • L’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile - Patrizia Ammazzalorso, ARPA Marche • La promozione del consumo sostenibile - Federica Morchio, ARPA Liguria • L’integrazione del GPP nel Regolamento degli acquisti – Maria Angelica Auletta, ARPA Basilicata • Implementare la Capacity building nelle Agenzie -Tina Quarto, Formez Il seminario si è concluso con l’intenzione condivisa dai partecipanti di programmare un incontro tra le Agenzie per la protezione ambientale, con l’obiettivo di raccogliere ulteriori esperienze e contributi da parte delle Agenzie che non erano presenti all’appuntamento di Salerno e di verificare la fattibilità della costituzione di un Gruppo di Lavoro per la promozione delle buone pratiche di sostenibilità nel Sistema agenziale. Questo anche attraverso l’adozione della “Carta dei comportamenti sostenibili”, che rappresenta un manifesto da perfezionare e condividere, per il miglioramento continuo delle Agenzie che vorranno aderirvi, in un’ottica di responsabilità verso i cittadini-utenti. 7 Brevi Si terrà il 12 e 13 settembre a Roma la Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, promossa dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e organizzata da APAT insieme al sistema delle agenzie ambientali. I temi principali affrontati dalla Conferenza sono le modificazioni delle vulnerabilità indotte dai cambiamenti climatici in Italia e le possibili opzioni di adattamento. Il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane è stato invitato a intervenire alla Tavola rotonda su ruoli e responsabilità degli enti locali. www.conferenzacambiamenticlimatici2007.it 16-22 settembre Settimana Europea della Mobilità. Il tema della sesta edizione della manifestazione, che ha il sostegno della DG Ambiente - UE, è “Strade per le persone”. Ridurre la capacità delle strade per i veicoli a motore si potrebbe rivelare una soluzione sostenibile ed efficiente e consentire stili di vita più salutari senza limitare la mobilità individuale. Questo è proprio quello che dimostrano diverse esperienze da tutto il mondo. Chissà, forse si tratta solo di conoscere, mettersi in rete: delle 112 città europee che nel 2006 hanno preso parte alla “giornata senza auto” quelle italiane erano soltanto tre… Per info: www.mobilityweek.eu Il 5 ottobre è il termine per candidare buone pratiche per il clima alla seconda edizione del Premio Enti Locali per Kyoto, iniziativa promossa da RiminiFiera-Ecomondo e KeyEnergy in collaborazione con ANCI, Kyoto Club, Legambiente e Coordinamento Agende 21 Locali. Verrà attribuito un riconoscimento speciale a quei progetti e realizzazioni che si caratterizzano per una particolare valenza educativa e comunicativa e per il rilievo dato a partecipazione e coinvolgimento dei soggetti interessati e dei cittadini. La premiazione avrà luogo presso Ecomondo 2007 - Rimini 7-10 novembre. Bando e modulistica sono scaricabili anche dal sito del Coordinamento www.a21italy.it Le città cambiano e trasformano il mondo. Sarà questo il tema del secondo Congresso Mondiale della CGLU (Città e Governi Locali Uniti) che si svolgerà a Jeju, in Corea del Sud, dal 28 al 31 ottobre prossimi ed al quale parteciperanno migliaia di amministratori locali provenienti da tutto il mondo. Cambiamento climatico, la pace e la governance mondiale saranno alcuni degli argomenti trattati nel corso della quattro giorni coreana. www.cities-localgovernments.org Tra il 14 e il 16 di maggio si è tenuta a Lione la terza edizione di Global City, il Forum internazionale di maggior richiamo per i rappresentanti delle istituzioni e per gli operatori privati impegnati nella trasformazione e valorizzazione delle nostre città, con l’obiettivo di renderle dei luoghi migliori dove vivere, lavorare ed investire. L’idea fondante di Global City è che gli enti locali giochino un ruolo decisivo per il futuro del pianeta e devono assolutamente mettere lo sviluppo sostenibile al centro delle proprie politiche, in particolare per quel che riguarda il cambiamento climatico. Più che positivo il bilancio dell’edizione 2007: rispetto agli indicatori quantitativi (1.026 attori decisionali in ambito urbano, 119 sindaci e leader politici, 43 Paesi rappresentati, 250 città, 50 presentazioni di strategie urbane, 150 moderatori e speaker, 100 città espositrici con servizi, fornitori ed investitori) ma soprattutto con riferimento alla qualità delle presentazioni (buone pratiche e soluzioni concrete per contrastare il cambiamento climatico) e delle opportunità per avviare relazioni e fare attività di networking. www.reedmidem.com/v3/Shows/GlobalCity/it/ Alt ai cambiamenti climatici! Riduciamo la CO2 è il titolo scelto per la seconda edizione della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile che si svolgerà dal 5 all’11 novembre sotto l’egida della Commissione Nazionale Italiana dell’UNESCO. La Settimana si inquadra nella campagna per il “Decennio ONU dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005-2014”, promossa dall’UNESCO allo scopo di diffondere valori, consapevolezze, stili di vita orientati al rispetto per il prossimo e per il pianeta. Anche quest’anno il programma della manifestazione prevede che siano i numerosi attori a vario livello impegnati nell’educazione alla sostenibilità a proporre e realizzare iniziative sul territorio. L’accento dovrà essere posto su tutte quelle azioni educative e di sensibilizzazione volte a incoraggiare cittadini, imprese ed enti pubblici a contribuire con le loro piccole ma importanti scelte quotidiane all’abbattimento dei gas “serra”. Per le modalità di partecipazione all’iniziativa è possibile contattare [email protected] Tre bandi del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per promuovere l’energia solare. Bandi e relativi allegati sono disponibili su www.minambiente.it Fotovoltaico nell’architettura. Sono previsti contributi in conto capitale per la realizzazione di impianti solari fotovoltaico (di taglia compresa tra 1 e 50 kWp), completamente integrati in complessi edilizi secondo criteri di replicabilità che risultino funzionali alle tipologie edilizie proprie del territorio e delle zone in cui verrà realizzato l’impianto. Gli interventi incentivati nel bando sono finanziabili nella misura massima del 50% dei costi ammissibili; fino a un limite massimo di 8.500,00 /kWp installato. Per info: [email protected] Il sole a scuola. E’ prevista la corresponsione di contributi in conto capitale per la realizzazione di impianti fotovoltaici sugli edifici scolastici e, simultaneamente, per l’avvio di un’attività didattica volta alla realizzazione di analisi energetiche e di interventi di razionalizzazione e risparmio energetico tramite il coinvolgimento degli studenti. Gli interventi incentivati nel bando sono finanziabili nella misura del 100% dei costi ammissibili, con un limite massimo di 10.000,00 euro per edificio scolastico, di cui fino a 1.000,00 euro utilizzabili per supportare l’attività didattica di realizzazione delle analisi energetiche e degli interventi di razionalizzazione e risparmio energetico. Per info: [email protected] Il sole negli Enti Pubblici. Prevede contributi in conto capitale per la realizzazione di impianti solari termici per la produzione di calore a bassa temperatura negli immobili delle Pubbliche Amministrazioni e gli Enti Pubblici. Le tecnologie incentivate nel bando sono finanziabili nella misura del 50% dei costi ammissibili, salvo i casi in cui la quota dell’investimento a carico del soggetto proponente sia coperta attraverso il finanziamento tramite terzi operato da una ESCO (Energy Service COmpany), per i quali è previsto un contributo fino al 65% dei costi ammissibili. Per info: [email protected] Alcuni numeri su cui riflettere “All’inizio bevi l’acqua, alla fine il veleno”. Proverbio uzbeco che riassume il collasso ambientale e la tragedia umana del Lago Aral. Dal 1960 a oggi il volume del lago, un tempo il quarto bacino d’acqua dolce più ampio del mondo, è diminuito del 75% e la sua superficie del 50%. Il livello è calato di 16 metri, e il lago, di per sé già poco profondo, sta velocemente prosciugandosi. - 15-10% la riduzione delle precipitazioni nell’ultimo trentennio sul bacino del Po a causa dei cambiamenti climatici (-10% la contrazione media delle precipitazioni sull’intera penisola) - 20-25% la diminuzione della portata del Po nell’ultimo trentennio - 2.500.000.000 di metri cubi di acqua all’anno prelevati dal Po, di cui oltre il 73% destinati all’agricoltura - 1.800 i metri cubi di acqua al secondo che, sulla carta (diritti di prelievo), sarebbe lecito sottrarre al fiume per usi agricoli, industriali e civili. Ma sono solo - 1.500 i metri cubi che, di fatto, scorrono in media nel suo alveo all’altezza della foce - 180 metri cubi al secondo la portata d’acqua alla foce del Po nei periodi estivi più critici, una quantità insufficiente a raffreddare i soli impianti della centrale di Porto Tolle - 100 chilometri l’arretramento del Po: in pochi decenni s’invertirà il percorso che ha lentamente portato alla costruzione della pianura padana e il cuneo salino riguadagnerà parte del terreno perduto spingendosi, durante i momenti di maggiore siccità, fino al Ferrarese (dati presentati da APAT al convegno “Effetti dei cambiamenti climatici sul bacino del Po”, Parma 16 luglio 2007) Supplemento al n.7/8 luglio-agosto 2007 di A21 Italy Newsletter Luglio 2007 - N° 28 Coordinamento Agende 21 Locali Italiane Stampa: Bieffe srl, Zona Ind.le P.I.P. 62019 Recanati / MC Direttore responsabile: Andrea Massaro Per collaborazioni alla newsletter: Gli articoli inviati alla Newsletter devono essere al massimo di 1.500 battute (spazi vuoti inclusi). I contributi devono essere inviati a: [email protected] a cura di: Antonio Kaulard Progetto grafico, redazione e impaginazione: Free Service srl, Via del Consorzio, 34 - 60015 Falconara M. / AN tel. 071 916 1 916 - fax 071 916 2 289 www.onon.it - [email protected] - [email protected] Aut.Trib. di Ancona n. 1/2000 del 4/1/2000 8 La scadenza per l’invio dei contributi per la prossima newsletter è il 10 settembre. La Newsletter è al vostro servizio. Informateci delle vostre attività verso lo sviluppo sostenibile. N° 4 LUGLIO-AGOSTO 2007 In copertina: Monte Camicia (foto di Fernando Di Fabrizio) In retro copertina: Valle d’Angri (foto di Fernando Di Fabrizio) INDICE Istituzioni Approvato il nuovo Piano Regionale Gestione Rifiuti p. 4 p. 10 p. 14 p. 17 p. 18 Eventi Bonifica siti contaminati di Donatella Mancini 1° Rapporto Compost Abruzzo di Alberto Piastrellini Informazione e aggiornamento “L’Università dell’Ambiente” a cura di Donatella Mancini Eventi 1a Conferenza regionale sull’Energia di Iris Flacco Osservatorio Rifiuti Politiche ecosostenibili nella Gestione dei Rifiuti in Abruzzo: l’Osservatorio Regionale Rifiuti (ORR) p. 20 p. 22 p. 24 p. 26 p. 28 p. 30 Eco Finanziamenti L’Estate del Solare a cura di Alberto Piastrellini C.I.V.E.T.A. Passato, presente e futuro del Consorzio di Donatella Mancini ACIAM Aciam rinnova il CDA di Alberto Piastrellini Teramo Ambiente spa Impianti termici: importanza delle verifiche a cura di Pierangelo Stirpe Eco-News Brevi dall’Abruzzo ISTITUZIONI APPROVATO IL NUOVO PIANO REGIONALE GESTIONE RIFIUTI Dopo un anno di confronti con tutti i soggetti interessati, finalmente vede la luce il documento che rappresenta il punto di svolta per il settore specifico nella Regione Verde d’Europa Mentre questo numero di Ambiente Abruzzo News stava per essere chiuso in redazione, da Pescara è arrivata la notizia, da lungo attesa, che annunciava l’approvazione del nuovo Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, approvato con Delibera di Giunta Regionale n. 694/C del 16/07/2007 - Disegno di Legge di iniziativa della Giunta Regionale concernente “Norme per la gestione integrata dei rifiuti”. Dal documento si evince la nuova strategia che la Regione Verde d’Europa intende mettere in atto per affrontare di petto il problema-rifiuti. Dunque, priorità assoluta è la riduzione a monte con un obiettivo del 5% al 2011 e un relativo aumento della raccolta differenziata fino al 60% almeno, sempre alla scadenza del 2011. Il trattamento delle restanti 160.000 tonnellate di materiale non riciclabile sarà subordinato al raggiungimento della media regionale del 30% di raccolta differenziata. La tipologia delle strutture deputate al trattamento sarà indicata da uno specifico Piano-stralcio, così come l’indicazione delle aree dedicate. In più, a maggior garanzia del territorio e della salute dei cittadini, è ovvio che gli impianti di smaltimento dovranno avere elevati standard qualitativi e tecnologici, e offrire, nel contempo, le maggiori garanzie ambientali possibili. Il PRGR delinea altresì la nuova architettura degli enti di gestione: gli Ambiti Ottimali, uno per ciascuna Provincia, sostituiranno i 14 Consorzi attualmente esistenti, causando l’azzeramento di dieci Consigli di Amministrazione. A salutare con grande entusiasmo il nuovo provvedimento della Giunta Regionale, durante la Conferenza Stampa di presentazione, è stato, in prima battuta, Ottaviano Del Turco, Presidente della Giunta Regionale, che, in merito alla problematica dei rifiuti, ha dichiarato: “Se sapremo trasformare un problema in opportunità, potremo ricavare per tutti grandi benefici”, e ancora: “Anche da qui si passa per fare pedagogia politica e cambiare il volto alla nostra Regione”. “Il Piano rappresenta un punto di svolta per l’Abruzzo - ha incalzato l’Assessore all’Ambiente, Franco Caramanico perché anzitutto non si prescinde dal tentativo di proporre un cambiamento culturale nei comportamenti di amministrazioni e cittadini”. Nel tranquillizzare i presenti dallo spettro del recupero energetico e della termovalorizzazione, Franco Gerardini, Dirigente del Servizio Rifiuti ha voluto puntualizzare che: “se ne riparlerà a tempo debito e, comunque, in presenza di direttive precise”. Sempre su questo punto, l’Assessore Caramanico ha dichiarato che: “Non c’è un problema di termovalorizzatori semplicemente perché per alimentare un impianto del genere occorrerebbe l’intera massa di scarto prodotto in Abruzzo, ovvero 600.000 tonnellate annue”. E infatti l’Esecutivo regionale, che attraverso le indicazione di nuove PRGR spinge sulla raccolta differenziata porta a porta, esclude il ricorso alle discariche, se non in modo del tutto residuale. “L’Abruzzo ha 360 discariche abusive - ha precisato l’As- 4 sessore - e occorrerebbero qualcosa come 140.000.000 di Euro per bonificarle. Pensiamo dunque ad un recupero energetico di qualità che potrebbe avvenire, per esempio, mediante digestione anaerobica, tanto cara al Ministro Pecoraro Scanio”, ha puntualizzato Caramanico. “Comunque - ha chiarito - quel che è certo è che, per evitare fughe in avanti di qualcuno, abbiamo da subito fissato dei paletti”. In sostanza, il vincolo per opzionare il recupero energetico è che si raggiunga in Abruzzo, di media, il 30% di raccolta differenziata; solo successivamente si procederà alla scelta dell’impianto di trattamento più adatto e all’area in cui realizzarlo, ma pur sempre in presenza di un apposito Piano-stralcio. Sul fronte delle risorse economiche coinvolte è stato indicato che per finanziare l’impiantistica saranno accantonati 25.000.000 di Euro su 36.000.000 disponibili. “È del tutto evidente - ha concluso Caramanico - la nostra intenzione di modernizzare con i fatti tutto il sistema regionale dei rifiuti”. In questo senso, il Dirigente Gerardini ha parlato di “svolta tecnologica... In Abruzzo - ha sottolineato - c’è una vera emergenza rifiuti, determinata anche da forti criticità gestionali. Per stimolare il cambiamento, con il piano è stato anche introdotto un sistema di ecofiscalità, rivoltà a comuni e cittadini, che, a seconda dei casi, è incentivante o disincentivante”. In questa direzione si muove anche il meccanismo sanzionatorio “valido pure per coloro che non inoltreranno i dati”, ha puntualizzato Gerardini. Di seguito riportiamo il testo integrale della Sintesi in 10 punti dei Contenuti del nuovo PRGR, così come pervenutaci dalla Direzione Parchi, Territorio, Ambiente Energia - Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo. SINTESI IN 10 PUNTI DEI CONTENUTI DEL NUOVO PRGR La Regione Abruzzo, con DGR n. 1242 del 25/11/2005, ha definito le: “Linee di indirizzo per la revisione e l’aggiornamento della pianificazione regionale in materia di gestione dei rifiuti”, il DDLR ed il Piano Regionale di Gestione Integrata dei Rifiuti sono coerenti con le decisioni prese dalla Giunta regionale. In particolare, per quello che riguarda le strategie gestionali, coerentemente con le direttive europee, le priorità assunte dal nuovo PRGR sono le seguenti: 1. prevenzione e riduzione della produzione e pericolosità dei rifiuti; 2. recupero e riciclo di materiali e prodotti di consumo; 3. recupero energetico dai rifiuti, complementare al riciclo ed a chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti; 4. smaltimento in discarica, residuale ed in sicurezza. L’attuale sistema di gestione dei rifiuti urbani in Regione Abruzzo, che presenta da tempo forti criticità gestionali in alcuni ambiti territoriali, deve essere necessariamente oggetto di rilevanti interventi di ristrutturazione negli anni a venire, al fine di garantirne non solo la conformità alle disposizioni di legge vigenti, ma anche la sostenibilità e la solidità tecnico-ambientale. Le analisi condotte nel corso della predisposizione del Piano Regionale hanno mostrato la fattibilità di questo percorso, anche in termini di sostenibilità economica, delineando opportunità di intervento volte a: • invertire l’attuale tendenza alla crescita della produzione di rifiuti (nel periodo 2000/2005 si è registrato un aumento del + 19.4%); • massimizzare le opportunità di recupero di materia dai rifiuti, attraverso lo sviluppo delle raccolte differenziate (prioritariamente con sistemi domiciliari), finalizzate sia al reinserimento nei cicli produttivi di materie prime da esse derivate, sia alla produzione di compost con valorizzazione del contenuto organico del rifiuto in termini agronomici; • garantire il pretrattamento dei rifiuti non intercettati dalle raccolte differenziate, al fine di assicurare un miglior controllo delle fasi di smaltimento finale ed una riduzione degli impatti ambientali ad esse associati; • valorizzare le opportunità di recupero energetico dei rifiuti, a determinate condizioni, attraverso processi di assoluta garanzia dal punto di vista delle prestazioni ambientali associate; • minimizzare le necessità di smaltimento in discarica, puntando sul lungo periodo al tendenziale annullamento del flusso di rifiuti così destinati. Pertanto, il disegno della futura gestione dei rifiuti deve tener conto della fondamentale priorità di conseguire complessivamente migliori prestazioni ambientali; l’obiettivo di una maggiore sostenibilità ambientale deve essere progressivamente conseguito con lo sviluppo di azioni che interessino l’intera filiera della gestione dei rifiuti sulla base delle priorità di intervento definite dalla normativa. 1. La nuova architettura istituzionale - Gli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) Sono 14 gli attuali Consorzi di gestione dei rifiuti urbani. Il nuovo PRGR individua e delimita n. 4 ATO: • ATO n. 1, comprendente tutti i Comuni della Provincia di Teramo; • ATO n. 2, comprendente Comuni delle Province di Pescara e Chieti; • ATO n. 3, comprendente Comuni della Provincia di Chieti; • ATO n. 4, comprendente tutti i Comuni della Provincia di L’Aquila. Province interessate n. Comuni n. abitanti ATO n. 1 Teramo 47 301.869 ATO n. 2 Pescara, Chieti 67 445.702 ATO n. 3 Chieti 83 256.265 ATO n. 4 L’Aquila 108 304.393 Totale - 305 1.308.229 L’individuazione è stata effettuata, nel rispetto del principio di autosufficienza di ogni ATO e della minore movimentazione possibile di rifiuti, secondo i seguenti criteri: • superamento della frammentazione delle gestioni; • conseguimento di adeguate dimensioni gestionali, definite sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici e sulla base delle ripartizioni politico amministrative; • adeguata valutazione del sistema stradale e ferroviario di comunicazione al fine di ottimizzare i trasporti all’interno dell’ATO; • valorizzazione di esigenze comuni e affinità nella produzione e gestione dei rifiuti; • ricognizione di impianti di gestione di rifiuti già realizzati e funzionanti; • considerazione delle precedenti delimitazioni, affinché i nuovi ATO si discostino dai precedenti solo sulla base di motivate esigenze di efficacia, efficienza ed economicità. Gli Enti Locali partecipano obbligatoriamente all’interno degli ATO, in cui deve essere costituita una Autorità d’Ambito (AdA) ed alla quale è trasferito l’esercizio delle loro competenze in materia di gestione integrata dei rifiuti. Negli ATO devono essere garantiti: • gli obiettivi di raccolta differenziata definiti nel PRGR; • l’autosufficienza di smaltimento; • la presenza di almeno un impianto di trattamento a tecnologia complessa con discarica di servizio. 2. Principi e priorità gestionali - Coerenza con le direttive comunitarie 2.1 Prevenzione e riduzione della produzione dei rifiuti Si è ritenuto opportuno assumere una riduzione dei rifiuti prodotti nel 2011 pari al - 2% rispetto al dato del 2005. Si indica inoltre come “valore guida” una riduzione della produzione di rifiuti del - 5%, espressa sempre come valore 2011 rispetto al dato 2005; le possibilità di effettivo conseguimento di tale “valore guida” potranno essere valutate nel corso delle verifiche periodiche sullo stato di attuazione del Piano. Si ritiene che l’assunzione di riduzioni più accentuate appare senz’altro azzardata rispetto alle dinamiche di crescita oggi riscontrate. anno L’Aquila Teramo Pescara Chieti ABRUZZO 2005 157.697 175.058 157.719 203.596 694.070 2011 154.543 171.557 154.565 199.524 680.188 Δ 2011 su 2005 -2% -2% -2% -2% -2% • Al fine di un’incisiva azione sulle dinamiche in atto di crescita della produzione di rifiuti, è previsto che la Regione Abruzzo predisponga un Programma di prevenzione e riduzione della produzione dei rifiuti. Il DDLR detta alcuni criteri e contenuti per la promozione di azioni finalizzate alla prevenzione e riduzione della produzione dei rifiuti da parte di soggetti pubblici e privati (art. 22). In particolare si prevede anche l’introduzione di meccanismi a rendere (cauzione) per alcuni imballaggi. 2.2 Raccolta differenziata, riciclo ed acquisti verdi Il PRGR riprende e conferma gli obiettivi di raccolta differenziata definiti a livello nazionale dalla Legge Finanziaria 5 2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296): - 40% di raccolta differenziata al 2007; - 50% di raccolta differenziata al 2009; - 60% di raccolta differenziata al 2011. È definito un obiettivo medio tendenziale di riciclo pari al 90% degli obiettivi di RD. Gli obiettivi così definiti dovranno essere conseguiti a livello di singoli ATO. Le previsioni di sviluppo delle raccolte fanno riferimento a tre diversi schemi di servizi da applicare ai singoli Comuni: - servizi di raccolta differenziata domiciliari (prioritari ed interessanti a regime il 74% degli abitanti); - servizi di raccolta differenziata stradali; - servizi di raccolta differenziata stradali estensivi (servizi in aree con rarefazione degli insediamenti tali da presentare aspetti di criticità anche nell’attivazione di raccolte di tipo stradale, per la difficoltà ad associare i singoli contenitori a località abitate di adeguate dimensioni). Si prevede in particolare: • la predisposizione di Programmi straordinari per la promozione della diffusione delle raccolte differenziate; • l’obbligatorietà di attivazione di servizi di RD per la frazione organica, il verde, la carta ed il cartone, le pile ed i farmaci scaduti; • in particolari contesti territoriali lo sviluppo della pratica del compostaggio domestico; • utilizzo di ammendanti e frazioni organiche stabilizzate per gli usi consentiti; • una rete regionale delle “stazioni” e delle “piattaforme” ecologiche per la RD. La Regione, gli Enti Locali singoli o associati ed i gestori dei servizi devono promuovere la diffusione degli “acquisti verdi” e provvedere all’approvvigionamento di beni attraverso prodotti provenienti dal mercato del riciclaggio. Per l’attivazione di iniziative collegate all’attuazione del D.M. 203/03 (GPP), il PRGR prevede l’approvazione di un Programma d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi pubblici (art. 25). 2.3 Sistema impiantistico di recupero e trattamento dei rifiuti urbani Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani definito dal PRGR si basa sulla flessibilità impiantistica e sull’integrazione di processi impiantistici specificamente orientati alla ottimale gestione delle diverse tipologie di rifiuti urbani derivanti dalle raccolte e dei flussi di rifiuti derivanti dai trattamenti stessi. Sono previsti in ogni ATO almeno: • n. 1 impianto di compostaggio di qualità; • n. 1 impianto di bioessicazione (TMB); • discariche di servizio agli impianti complessi; • impianti a supporto delle RD. In considerazione anche di sperimentazioni in fase di avvio nel contesto regionale, lo sviluppo dell’impiantistica di compostaggio é comunque da considerarsi estendibile e compatibile con il ricorso anche a tecnologie integrative di tipo semplificato impianti di comunità, autocompostaggio, favorendo ed incentivando una partecipazione allargata da parte della popolazione e degli operatori agricoli presenti sul territorio. In particolare, si ritiene che possa avere pari 6 dignità l’ipotesi di sviluppo di impianti basati su processi di trattamento di tipo anaerobico con recupero di biogas. La tipologia di processo assunta come riferimento per la valutazione dei flussi di rifiuti indifferenziati nello scenario di Piano, è rappresentata dalla bioessiccazione. Il pretrattamento condotto sarà finalizzato alla produzione di: - CDR, per la quota destinabile a valorizzazione energetica in cementifici presenti sul territorio regionale (60.000 t/a) o in altri impianti non dedicati extraregionali; - bioessiccato o frazione secca da selezione, da destinarsi nello scenario a regime a trattamento termico in impianti dedicati; in discarica nella fase di attuazione del PRGR preliminare alla realizzazione ed all’avvio dell’impiantistica di trattamento termico. Il PRGR individua nel trattamento termico e nel recupero energetico dei rifiuti urbani o di derivazione urbana una componente non prevalente, complementare al riciclaggio (art. 26). In particolare, si prevede che il trattamento termico di frazioni non altrimenti riciclabili di rifiuti urbani o di derivazione urbana sia ammissibile al raggiungimento di un valor medio regionale di RD pari al 30%. Le potenzialità di trattamento termico di rifiuti urbani e flussi derivati in impianti dedicati non potranno comunque superare complessivamente il 25% del quantitativo di rifiuti urbani prodotto in Regione (circa 170.000 t/a). Il PRGR, ha definito alcuni possibili scenari (impiantistica centralizzata o diffusa). Al conseguimento dell’obiettivo del 30% di RD, la Regione provvederà a definire apposite linee guida al fine di stabilire: - i criteri per l’individuazione delle aree del territorio maggiormente vocate in relazione all’ottimizzazione dei costi gestionali e, comunque, nel rispetto dei criteri di localizzazione degli impianti fissati nel Piano Regionale, tenendo conto che in tal caso l’Ambito Territoriale Ottimale per la gestione di tali rifiuti è l’intero territorio regionale; - le migliori tecnologie applicabili in funzione delle più significative esperienze maturate nel contesto nazionale ed internazionale; - gli indirizzi operativi al fine di garantire la prevalente partecipazione delle Autorità d’Ambito alle attività di gestione. Tali attività dovranno comunque essere condotte attraverso processi di assoluta garanzia da un punto di vista delle prestazioni ambientali associate, allineati alle Migliori Tecniche Disponibili (BAT). 2.4 Sistema impiantistico di smaltimento dei rifiuti urbani Lo smaltimento in discarica deve rappresentare solo il terminale residuale di un sistema impiantistico costituito dall’integrazione delle diverse tipologie di trattamento. Le discariche da prevedersi nell’ambito dello scenario di Piano si caratterizzano come discariche per rifiuti non pericolosi, cui sono destinati esclusivamente rifiuti derivanti da trattamenti, non più opportunamente avviabili a recupero di materia o di energia (in quest’ultimo caso, dal momento dell’avvio dell’impiantistica di trattamento termico). Tali impianti devono essere realizzati e gestiti nel pieno rispetto degli standard tecnici definiti dal D.Lgs. 36/03. 3. Le prestazioni energetico-ambientali degli scenari analizzati L’analisi condotta evidenzia innanzitutto i notevoli benefici che gli scenari evolutivi previsti dal PRGR al 2011 presentano rispetto alla situazione 2005. In particolare, prendendo come riferimento lo scenario peggiore per entrambi gli indicatori, ovvero lo scenario 2005/discarica, si attendono al 2011 i seguenti benefici: - risparmio di risorse energetiche pari a 75 - 95.000 TEP/a; - riduzione delle emissioni di gas climalteranti pari a 580 600.000 ton CO2eq/a. In particolare, a fronte di una situazione 2005 in cui il 60% del complesso dei costi è legato alla effettuazione delle raccolte, essendo il 40% associato allo smaltimento finale, nelle previsioni al 2011 degli scenari di Piano si avrà un incremento della quota di costo attribuita alle raccolte, che arriverà al 74% ed in parallelo una diminuzione della quota associata allo smaltimento, che si ridurrà al 26%. 4. Gli strumenti di ecofiscalità Il PRGR prevede una serie di incentivi, premialità e strumenti tariffari secondo meccanismi incentivanti e disincentivanti (articoli 58, 59, 60 e 62). In particolare si prevede: • risorse finanziarie per la prevenzione e riduzione dei rifiuti; • contributi per la diffusione e la riorganizzazione delle RD, compostaggio domestico, realizzazione impianti, ecc.; • contributi alle attività di volontariato ambientale; • tariffe di conferimento differenziate agli impianti; • ristoro ambientale per i Comuni sede di impianti; • tariffa d’igiene ambientale (TIA); • tributo speciale per il conferimento dei rifiuti in discarica. ripristino dei siti contaminati (art. 55). Gli interventi sono assistiti, sulla base di appositi programmi, da specifici contributi pubblici. E’ allegato al DDLR il “Disciplinare tecnico per la gestione e l’aggiornamento dell’anagrafe di siti da bonificare” (art. 10). Con DGR n. 1529 del 27.12.2006 (BURA n. 11 Speciale Ambiente del 9.02.2007), la Regione Abruzzo ha provveduto ad approvare “l’anagrafe dei siti contaminati”, contenente l’elenco delle discariche dismesse, degli abbandoni e depositi incontrollati di rifiuti e dei siti industriali dismessi. 7. Gestione di particolari categorie di rifiuti Il PRGR prevede che si attivino iniziative ed interventi per particolari categorie di rifiuti che necessitano avanzate politiche ambientali e sinergie istituzionali e tra operatori pubblici e privati. Sono state individuate le seguenti categorie di rifiuti: • organizzazione dei rifiuti speciali (art. 36); • rifiuti da attività agricole (art. 37); • rifiuti sanitari (art. 38); • rifiuti inerti (art. 39); • veicoli fuori uso (art. 40); • rifiuti prodotti da navi ed i residui di carico (art. 41); • rifiuti provenienti da attività di dragaggio dei porti (art. 42); • rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche - RAEE (art. 43); • produzione ed utilizzo del CDR e CDR-Q (art. 44). 5. Partecipazione, educazione, formazione, trasparenza gestionale degli impianti Il PRGR prevede: • azioni di informazione al cittadino e strumenti di trasparenza gestionale degli impianti (art. 29); • educazione e formazione nell’ambito dei servizi (art. 30); • carta dei servizi (art. 31); • comitati consultivi degli utenti nell’ambito degli ATO (art. 32). 8. La gestione del transitorio e la tempistica per larealizzazione degli interventi L’evoluzione del sistema regionale di gestione dei rifiuti dal quadro attuale alla situazione prevista a regime, dovrà concretizzarsi per una progressiva attuazione degli interventi previsti in relazione a tutte le diverse componenti del sistema. Nella seguente tabella si riporta uno schema riepilogativo del percorso temporale attraverso il quale troveranno piena attuazione le previsioni del PRGR; nel seguito si analizzano quindi singolarmente i diversi elementi evidenziati. 6. Interventi per la bonifica dei siti contaminati Il PRGR disciplina e prevede interventi per la bonifica e Tab. Schema riepilogativo del percorso temporale delle previsioni di PRGR. 2007 2008 2009 2010 2011 2012 - 2% su 2005 stabile produzione rifiuti urbani diminuzione progressiva raccolte differenziate (obiettivi Piano) 40% 45% 50% 55% 60% stabile raccolte differenziate (assunzioni cautelative*) 20% 30% 40% 50% 60% stabile impianti di compostaggio di qualità sviluppo graduale parallelo a sviluppo delle raccolte differenziate di organico e verde sul territorio impianti di pretrattamento rifiuto residuo progettazione, autorizzazione e realizzazione impianti in pieno esercizio recupero CDR in cementifici autorizzazione e adeguamento impianti pieno utilizzo di CDR secondo i quantitativi previsti dal PRGR impianti di trattamento termico discarica per rifiuti indiff. o pretrattati (impianti mobili o esistenti) e scarti valuta-zione 2013 2014 2015 impianti in pieno esercizio progettazione, autorizzazione e realizzazione avvio dell’impianto (fasi subordinate al conseguimento del 30% di raccolta differenziata) per bioessiccato (o sovvallo secco da selezione e FOS) e scarti per scorie non recuperate e scarti 7 (*) Progressivo sviluppo delle raccolte differenziate cautelativamente assunto ai fini del solo dimensionamento del sistema impiantistico e in particolare della valutazione dei fabbisogni di discarica. 9. Sviluppo dei Sistemi di Gestione Ambientale (SGA) nelle attività di gestione dei rifiuti L’introduzione di Sistemi di Gestione Ambientale (SGA) nelle attività di gestione dei rifiuti rappresenta una significativa opportunità per gli operatori del settore di procedere nel cammino volto al miglior controllo e alla prevenzione degli impatti legati alle proprie attività, consentendo inoltre alle aziende stesse di operare nel settore e di posizionarsi sul mercato in posizione di significativa rilevanza. La Regione promuove ed incentiva strumenti di certificazione ambientale (art. 1). 10. Obiettivi PRGR secondo la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) Al fine della redazione della VAS i criteri e gli indirizzi generali sono stati sintetizzati in una serie di obiettivi di carattere ambientale ed obiettivi strategico - gestionali cui saranno associati specifici indicatori per la definizione di target e per il controllo in fase attuativa (monitoraggio del PRGR). Gli obiettivi che sono stati individuati sono i seguenti: SG Valorizzazione delle più significative esperienze in ambito regionale SG Garantire l’attuazione di politiche di pianificazione e strategie programmatorie coordinate rafforzando la capacità di pianificazione e programmazione degli enti locali anche attraverso un riordino delle competenze ed una semplificazione delle procedure SG Delineare un sistema gestionale che dia garanzia di sostanziale autosufficienza per i diversi ATO definiti dal Piano SG Attuazione del principio di corresponsabilità sull’intero ciclo di vita dei rifiuti SG Garantire una gestione il più possibile unitaria dei rifiuti urbani SG Salvaguardare l’autosufficienza dello smaltimento a livello locale introducendo disincentivi economici allo smaltimento fuori ambito SG Contenimento dei costi complessivi del sistema di gestione dei rifiuti SG Potenziamento forme di coinvolgimento e interazione tra enti e diversi gruppi di interesse a livello locale anche attraverso il ricorso ad accordi di programma con gli operatori per il conseguimento degli obiettivi del Piano (es. recupero riutilizzo) SG Rilancio del processo di presa di coscienza da parte dei cittadini della necessità di una gestione sostenibile dei rifiuti SG Riqualificazione ed adeguamento degli impianti esistenti in modo da consentire il pieno soddisfacimento dei fabbisogni, limitando l’ampliamento e la realizzazione di nuovi impianti non rispondenti ai fabbisogni di trattamento registrati in ambito regionale SG Integrazione, per quanto tecnicamente possibile ed opportuno, del sistema impiantistico di recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e di specifici flussi di rifiuti speciali SG Assicurare il trattamento e lo smaltimento di rifiuti speciali prodotti in ambito regionale fatta salva l’opportunità di prevedere, per particolari tipologie di rifiuti, soluzioni di recupero e smaltimento a livello sovraregionale in modo da conseguire l’adeguata scala dimensionale SG Ricorso al recupero energetico dei rifiuti o di prodotti del loro trattamento nella misura consentita dalle opportunità offerte dal sistema industriale regionale o delle regioni contermini Æ Obiettivi ambientali - A Æ Obiettivi strategico/gestionali - SG A Miglioramento delle prestazioni ambientali del sistema regionale di gestione dei rifiuti e conseguimento di un impatto sistemico coerente con il Protocollo di Kyoto attraverso la realizzazione di un sistema integrato A Riduzione della produzione di rifiuti e della loro pericolosità A Aumento dei livelli di intercettazione delle frazioni recuperabili dai rifiuti attraverso la riorganizzazione dei servizi di raccolta A Ricorso al recupero energetico compatibilmente con le peculiarità territoriali e le attuali dinamiche di produzione e gestione dei rifiuti in ambito regionale A Minimizzazione del ricorso a discarica per i rifiuti non trattati A Minimizzazione del ricorso a discarica per i residui dei trattamenti A Utilizzo delle tecnologie di trattamento e smaltimento più appropriate alla tipologia di rifiuto con ricorso alle Migliori Tecniche Disponibili A Individuazione di localizzazioni che consentano il contenimento delle ricadute ambientali delle azioni del Piano attraverso il rispetto delle previsioni degli strumenti di pianificazione territoriale A Favorire lo smaltimento dei rifiuti in luoghi prossimi a quelli di produzione A Distribuzione territoriale dei carichi ambientali A Limitazione dello smaltimento in discarica dei rifiuti speciali assimilabili agli urbani in ragione delle loro elevate potenzialità di recupero (materia od energia) 8 EVENTI BONIFICA SITI CONTAMINATI La situazione in Abruzzo tra procedure d’infrazione e nuove politiche ambientali di Donatella Mancini Il Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo deve affrontare la difficile situazione territoriale dei siti contaminati, interessata da una procedura di infrazione dell’Unione Europea. Il 26 Aprile 2007, la Terza Sezione della Corte Europea ha condannato la Repubblica italiana al pagamento delle spese per l’inadempimento delle Direttive comunitarie in materia di rifiuti. Da un rapporto del Corpo Forestale dello Stato (CFS), risalente al 2003, risulta che l’Abruzzo è una delle regioni con la maggiore presenza di discariche abusive: 361 contro le 225 della Campania. Ora, la Finanziaria del 2007 impone il pagamento del danno erariale, derivante dalla mancata applicazione delle norme comunitarie, direttamente agli Enti inadempienti. In altri termini, se la Regione Abruzzo non risolve entro breve questa gravosa situazione dovrà pagare all’UE una multa pari a 60 milioni di Euro, “una cifra in grado - per dirla con le parole dell’Assessore Caramanico - di far saltare l’Assessorato all’Ambiente”. Da una parte l’Abruzzo è considerata la regione verde d’Europa, dall’altra si trova a risolvere la complessa situazione della gestione dei rifiuti, problematica che è stata affronta con colpevole ritardo. 1 10 Sul tema della bonifica dei siti contaminati, la Regione Abruzzo ha organizzato un convegno in collaborazione con l’Ordine dei Geologi della Regione Abruzzo e l’Associazione Nazionale per la Difesa del Suolo (ADIS), svoltosi all’Aeroporto di Pescara l’8 Giugno u.s. Dopo gli interventi di Carlo Frutti, Presidente ADIS, che ha posto la questione della mancanza di unità di intenti tra i vari soggetti coinvolti, auspicando l’approdo ad un punto di comune incontro, e Oscar Moretti, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Regione Abruzzo, secondo il quale è necessario passare dall’emergenza alla pianificazione, anche istituendo un Servizio geologico regionale, Franco Gerardini, Dirigente Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo, ha presentato la sua relazione su “La programmazione regionale nel settore dei siti contaminati”. “I titolari dei procedimenti di bonifica - ha detto Gerardini rimangono i Comuni, per i quali la Regione ha stanziato risorse per le indagini preliminari sui siti individuati dal CFS con un contributo che copre fino al 60% dei costi, inoltre ha creato un fondo di rotazione per i prestiti finalizzati alle opere di bonifica. La bonifica totale richiede un investimento di 150 milioni di Euro, per ora la cifra a disposizione è di 24 milioni di Euro. C’è da precisare, però, che alcuni siti individuati dal CFS come discarica abusiva sono in realtà semplici abbandoni o depositi incontrollati di rifiuti. Da un’analisi più attenta risulta che ci sono sul territorio abruzzese: • 9 siti erroneamente censiti; • 195 siti bonificati; • 98 siti in cui sono ancora in corso le verifiche; • 59 siti per i quali non c’è stata comunicazione da parte dei Sindaci dei Comuni interessati. La Regione Abruzzo al fine di evitare il pagamento della salatissima ammenda, ma soprattutto per migliorare la situazione dal punto di vista ambientale, si impegna a: • approvare il nuovo Piano Regionale Gestione dei Rifiuti entro il 2007; • approvare il Piano Regionale di bonifica dei siti contaminati entro il 2008; Abbiamo approfittato della presenza al Convegno, in qualità di relatore, del Senatore Sauro Turroni, Presidente della Commissione Ministeriale per la Revisione del Testo Unico Ambientale, per rivolgergli alcune domande su tematiche ambientali. Senatore Turroni, abbiamo parlato della Legge 152 e delle modifiche in corso. Quali sono i punti più deboli di questo Testo Unico sull’Ambiente? Il sistema adottato delle Analisi di rischio non offre garanzie sufficienti, non risolve i problemi. La Commissione di Revisione ha operato prima di tutto da un punto di vista concettuale, stabilendo che l’attività di bonifica è la riparazione di un danno. Partendo da questa premessa abbiamo ritenuto che ci possono essere due strade parallele per risanare il sito contaminato: • Bonifica con le tabelle, si tratta di una bonifica di carattere definitivo sulla base della quale vengono risanati il suolo e le acque. Viene eseguita dal titolare dell’area. • Analisi di rischio, che prendono in considerazione un territorio sulla base della situazione del momento. Questa soluzione comporta minori oneri per chi opera, ma nello stesso tempo è limitata poiché non realizza una bonifica definitiva, ma fotografa una situazione soggetta a variazioni non prevedibili. È necessario usare entrambi i metodi, nella consapevolezza che esiste una differenza sostanziale tra le due strategie. La prima offre una garanzia totale, la seconda presenta dei limiti dal punto di vista temporale. Intendiamo anche favorire ed incentivare il riuso dei territori bonificati in modo da evitare di invadere territori di nuovo insediamento. Questi sono solo alcuni dei temi sui quali stiamo intervenendo, che ovviamente non esauriscono il contenuto di tutto il lavoro. Sono soddisfatto per quanto finora concluso, perchè stiamo ottenendo dei consensi che all’inizio dell’attività non erano così scontati. Sul fronte dei rifiuti e, quindi, delle conseguenti bonifiche, come si colloca la Regione Abruzzo nel panorama nazionale? L’Abruzzo sul versante dei parchi e delle aree protette è sicuramente la regione leader; per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, invece, è leggermente al di sotto della media nazionale, non presentando, però, le situazioni patologiche di alcune regioni del Sud. Per sua fortuna, inoltre, l’Abruzzo non ha conosciuto la fase di industrializzazione degli anni ’60-’70, in cui era permesso inquinare in assenza di una legislazione adeguata perché non esisteva ancora una coscienza ambientalista. Questa regione non ha risentito delle vicende che hanno, invece, caratterizzato aree fortemente industrializzate come Porto Marghera. In Italia persistono situazioni veramente drammatiche dove non si è sicuri di riuscire a bonificare totalmente il territorio, come a Priolo e Augusta (ndr: sedi di un polo petrolchimico). L’Abruzzo presenta una situazione più sana dal punto di vista ambientale, come testimonia la presenza di tanti parchi. Viceversa, nelle zone interessate in passato da fenomeni di intensa industrializzazione, dopo aver visto la chiusura delle fabbriche, i territori sono abbandonati a se stessi e non c’è possibilità di ulteriore sviluppo, mentre i costi da pagare, non solo economici, ma anche umani, sociali, sanitari, sono altissimi; a testimonianza che non si trattava di vero sviluppo. Torniamo sul “Progetto tracciabilità rifiuti”, di cui lei ha già fatto cenno nel corso del Convegno. Nella Finanziaria 2007 il Governo ha stanziato fondi per un progetto finalizzato a contrastare la criminalità organizzata per il traffico illecito dei rifiuti, fenomeno questo che costituisce un pericolo molto rilevante per la salute pubblica. Grazie anche all’uso di moderne tecnologie, il progetto ha conseguito notevoli risultati tanto che dovranno essere assegnate ulteriori risorse, al fine della sua implementazione. Trattandosi di un progetto secretato per questioni di sicurezza nazionale, non è possibile fornire dettagli, ma si può affermare che, con le azioni previste dal progetto, si potrà conoscere in maniera dettagliata il percorso fatto dai mezzi che trasportano rifiuti, dall’origine al destinatario, anche attraverso l’abbattimento degli ostacoli burocratici e amministrativi, in modo di permettere alle Forze dell’Ordine controlli più agili e immediati. 11 • reperire nuove risorse finanziarie; • predisporre accordi di programma per la sperimentazione di soluzioni tecnologiche innovative a basso impatto ambientale e per la riconversione di siti industriali dimessi; • incentivare la collaborazione con Enti di ricerca, Università, Ordini professionali e Associazioni”. L’intervento del Dott. Gerardini è stato seguito dalla relazione del Senatore Sauro Turroni, Presidente della Commissione Ministeriale per la Revisione del Testo Unico Ambientale. “Far pagare le sanzioni comunitarie - ha detto - direttamente agli Enti locali afferma un principio di responsabilità. Si tratta di una piccola norma, ma che produce una grande ricaduta positiva. Stiamo tentando di modificare la Legge 152 attraverso dei Decreti legislativi correttivi: sono già stati realizzati i primi due, il terzo è in corso d’opera, poi saranno necessari gli ultimi due. Il primo, già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ripristina le Autorità di bacino. Il secondo contiene un lavoro di correzione per quanto concerne la parte relativa ai rifiuti e alle risorse idriche. Un obiettivo che si pone l’attuale Governo è combattere i crimini ambientali; a questo scopo è stato realizzato un progetto di <tracciabilità dei rifiuti>, che consentirà di seguire tutto l’iter dei rifiuti, 1 12 abbattendo i vincoli burocratici. Tornando all’argomento del convegno, la bonifica è la riparazione di un danno ambientale che si articola su due livelli: tutela delle acque e tutela dei suoli”. “L’Analisi di rischio, introdotta dal Testo Unico ambientale, è uno strumento insufficiente per la bonifica dei siti inquinati, è necessario - ha concluso - andare oltre”. Franco Campomizzi, Responsabile Ufficio Attività Tecniche e d’Ingegneria della Regione Abruzzo, ha informato circa la Delibera regionale 257, in vigore dallo scorso Marzo, secondo la quale i Sindaci prima di rilasciare un permesso di costruzione devono esigere un’indagine di qualità ambientale dal proprietario del terreno. “Quaranta Comuni - ha precisato - non hanno ancora provveduto a rimuovere l’abbandono in 59 siti, nonostante il contributo della copertura del 60% delle spese da parte della Regione Abruzzo”. “I prelievi e le analisi devono essere effettuati da laboratori competenti, preferibilmente indipendenti, secondo le metodiche ufficiali. In Abruzzo ci sono soltanto 2 laboratori - ha concluso - in possesso di questi requisiti”. Lucina Luchetti dell’A.R.T.A. Abruzzo, ha dichiarato che in 6 mesi l’A.RT.A. ha controllato 14 siti, ma soltanto 4 hanno superato l’esame di idoneità ambientale. Il Dott. Gianni Tognoni del Consorzio Mario Negri Sud ha toccato un altro aspetto legato all’inquinamento ambientale, quello della salute, citando i casi di Gela e Priolo (ndr: 2 Siti di Interesse Nazionale - S.I.N.). “L’inquinamento causa danni alla salute dell’uomo - ha detto - determinando anche un danno economico per la spesa sanitaria”. Di seguito ha preso la parola Giacomo di Giuseppe dell’U.P.I. (Unione Province d’Italia). “L’inquinamento atmosferico - ha sottolineato - è competenza delle Province. Sono state messe in atto delle campagne di sensibilizzazione su questo tema, ma fatta eccezione per i Comuni della Provincia dell’Aquila, che hanno partecipato nella quasi totalità alle riunioni indette, le restanti province si sono dimostrate piuttosto latitanti con una presenza di Comuni pari a circa il 30% del totale”. Sergio Russi, geologo dell’Università degli Studi “G: D’Annunzio” - DIGAT, ha informato circa la richiesta della Regione Abruzzo rivolta al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare di inserire il sito Bussi (ndr: Comune in provincia di Pescara dove il Corpo Forestale dello Stato ha scoperto la presenza di una discarica di 185mila mc di sostanze tossiche ) tra i Siti d’Interesse Nazionale. Francesco D’Alessandro di Confindustria Abruzzo ha riconosciuto i meriti dell’Assessore Caramarico, di cui ha particolarmente apprezzato il Piano regionale di Gestione dei Rifiuti. “La tutela dell’Ambiente - ha detto - deve passare attraverso la semplificazione dell’apparato amministrativo. Vige una situazione di immobilismo, causata dall’incertezza normativa, infatti, nonostante siano passati 10 anni dal Decreto Ronchi, i siti bonificati sono ancora pochissimi”. È seguito l’intervento conclusivo dell’Assessore all’Ambiente della Regione Abruzzo, Franco Caramanico . “La nostra regione - ha affermato - è la più verde d’Europa, ora è necessario dare un forte segnale ai cittadini di volontà di cambiare strada per quanto riguarda la gestione dei rifiuti. Il lavoro egregio che sta portando avanti Franco Gerardini con il suo staff ci fa ben sperare di riuscire a sanare i danni del passato”. “La mancanza di una pianificazione ha instaurato un’emergenza perenne, ma ora con il Piano regionale della Gestione dei Rifiuti e la Legge Urbanistica Ambientale stiamo uscendo - ha concluso - dalla fase di urgenza”. 13 1° RAPPORTO COMPOST ABRUZZO Il documento è stato presentato nell’ambito di un Convegno organizzato dal Consorzio CIVETA all’interno del programma degli eventi celebrativi del decennale di Alberto Piastrellini Giovedì 19 giugno, presso la Sala Consiliare del Comune di Cupello (CH), è stato presentato ufficialmente il 1° Rapporto Compost Abruzzo, a cura del CIC (Consorzio Italiano Compostatori), all’interno di un apposito Convegno: “Dal rifiuto alla risorsa” che, oltre a promuovere nella cittadinanza la consapevolezza delle problematiche del riciclo e del riutilizzo, è stato anche un privilegiato appuntamento celebrativo dei 10 anni di vita del Consorzio Intercomunale del Vastese, Ecologia e Tutela dell’Ambiente, CIVETA. A far gli onori di casa è stato il Vice Sindaco, Pasquale Giulio, in rappresentanza del Sindaco Angelo Pollutri, impossibilitato a partecipare. “Il saccheggio scriteriato dell’ambiente e delle sue ricchezze sta provocando danni incalcolabili - ha dichiarato il Vice Sindaco nella sua prolusione - tuttavia, qui a Cupello, la difesa dell’ambiente ha trovato un terreno fertile grazie all’interazione fra iniziative pratiche e volontà politiche volte alla minimizzazione e alla riduzione degli impatti delle attività umane”. Nell’elencare le attività messe in campo dall’Amministrazione comunale in questo senso: Agenda 21; implementazione delle aree verdi; raccolta differenziata porta a porta; Giulio ha voluto sottolineare particolarmente l’importanza del Consorzio CIVETA: “il quale è un ente interamente in mano pubblica, amministrato nel totale interesse della cittadinanza e dell’ambiente”. A presentare brevemente gli importanti obiettivi raggiunti dal CIVETA, è stato il Presidente del Consiglio di Amministrazione, Antonio Marchioli, che ha ricordato: “come questi primi 10 anni di attività siano stati caratterizzati da una continuazione volta a conseguire obiettivi importanti nel territorio di competenza”. Fra i numeri presentati nella relazione spiccano: i 30 Comuni serviti in un territorio di 820 Km2, dove l’attività prevalente è quella agricola, se si 1 14 escludono due importanti poli industriali ed una fascia costiera vocata al turismo; circa 100.000 tonnellate di rifiuti recuperati, di cui solo il 35% resta al Consorzio, mentre il restante 65% viene inviato alle varie filiere dedicate. “Nei 10 anni di attività, il Consorzio ha sempre aumentato la percentuale di recupero - ha sottolineato Marchioli - passando da un conferimento di 18.000 tonnellate ad una quantità pari a 100.000 tonnellate di rifiuti, conseguendo risultati importanti circa il recupero di materiali e il servizio di pulizia del territorio”. “Attualmente - ha proseguito - vogliamo implementare la raccolta differenziata, il numero delle isole ecologiche e la raccolta porta a porta cercando di allineare i parametri locali a quelli previsti,ormai, dalla Finanziaria 2007”. Successivamente, a cura di Michele Dell’Olio, Direttore Tecnico Amministrativo CIVETA, è stata svolta una breve trattazione sul tema “Merci, scarti e rifiuti”. “Intervenire prima che lo scarto diventi rifiuto - ha dichiarato Dell’Olio - questa è la priorità!” “Per realizzare questo obiettivo - ha continuato - occorre che la cifra del nostro operare, come professionisti del settore, trovi riscontro nell’analogo operare di tutti gli altri attori della filiera, Enti locali compresi ed organi di controllo”. Calando il discorso nella realtà relativa al core business del CIVETA, relativamente alla produzione di compost, il Direttore Tecnico Amministrativo ha voluto puntualizzare come: “un territorio che si è dotato di un impianto vocato alla produzione del compost deve avere il vantaggio di rilevare la maggior quantità di rifiuti”. “L’invito a tutti gli attori - ha concluso è quello di formare un tavolo tecnico dove normalizzare le dinamiche del buon operare sul territorio”. “Per ridurre la quantità di rifiuti nel territorio - gli ha fatto eco Luigi Sammartino, Direttore CIVETA - occorre operare su due fronti: da una parte bisogna intervenire su accordi specifici con i produttori, dall’altra è necessario innescare nella più ampia comunità civile, nuovi processi culturali”. Ricordando come l’impianto di Cupello, nel dedicarsi alla produzione di ammendante di qualità per l’agricoltura abbia realizzato un doppio obiettivo di efficacia industriale e risorsa per il territorio, l’ing. Sammartino ha concluso ricordando che: “nei prossimi anni contiamo di esprimere ulteriori azioni innovative di efficienza nel merito della strategia integrata regionale di gestione dei rifiuti”. Un plauso all’attività decennale del CIVETA è venuto dal Dirigente regionale del Servizio Gestione Rifiuti, Dott. Franco Gerardini, il quale, nel suo intervento ha fatto il punto della situazione circa il percorso verso l’approvazione del redigendo Piano Regionale dei Rifiuti. “Chiaramente - ha detto Gerardini - il nuovo Piano sarà uno strumento da cui si dovrà partire per migliorare i parametri di raccolta e gli standard ambientali degli impianti abruzzesi”. “L’urgenza - ha proseguito - è quella di passare da un attuale diffuso conferimento in discarica, ad un maggior recupero, riciclo, financo alla valorizzazione energetica della parte residuale. Per questo occorre valorizzare i rapporti con le varie filiere del recupero; CONAI e CIC”. Sottolineando come una politica di sostegno del mercato del compost per la valorizzazione degli ammendanti compostabili sia una priorità, Gerardini ha ricordato come: “nella Regione Abruzzo la produzione di rifiuti aumenta in maniera esponenziale, a fronte di un aumento continuo dei costi”. Accanto ad una diminuzione della produzione dei rifiuti e ad un sostanziale aumento del riciclaggio, secondo il dirigente regionale, occorre lavorare per introdurre dinamiche culturali diverse nelle famiglie e nell’impresa e, proprio per i professionisti del settore è arrivata una richiesta pressante: “l’invito ai Consorzi operanti nel territorio di riconvertire i sistemi di raccolta”. Conclusa la sessione dedicata agli interventi celebrativi del decennale del Consorzio CIVETA, il Convegno è proseguito con la sessione dedicata espressamente al 1° Rapporto Compost della Regione Abruzzo, sessione a cura dei vertici del Consorzio Italiano Compostatori (CIC). Ad aprire i lavori è stato il Presidente del Consorzio stesso, Leonardo Ghermandi, che ha iniziato il suo intervento ringraziando gli amministratori della Regione per l’Accordo di Programma stipulato con il CIC e per le positive conseguenze che questo avrà nel futuro del territorio. Riorganizzare le dinamiche ed i rapporti con i Consorzi di filiera, ragionando sulle varie tipologie di materiali, non solo imballaggi, per dare più incisività al recupero finale, operare in un contesto di norme chiare, puntare sulla qualità del prodotto e sulla sua certificazione, implementando allo stesso tempo l’impegno delle PP. AA. nella direzione degli Acquisti Verdi, sono le strategie indicate dal Presidente CIC per incidere positivamente sulle dinamiche volte alla riduzione dei rifiuti. “Nel caso del compost - ha dichiarato il Presidente Ghermandi presentando il marchio di qualità del compost e il marchio di qualità delle plastiche compostabili - il marchio è la porta d’accesso al mercato; la valorizzazione del prodotto finale che consente il contenimento dei costi di gestione e la competitività economica di processi virtuosi”. A cura di David Newman, Direttore CIC, è stata svolta la relazione di presentazione del Rapporto stesso, a partire da una disamina delle recenti politiche ambientali nel settore rifiuti, passando via via attraverso le tematiche specifiche del compostaggio come risorsa nel quadro ambientale globale, della Pubblichiamo un estratto del 1° Rapporto Compost Abruzzo relativamente alle considerazioni conclusive e suggerimenti operativi . Al fine di promuovere il compostaggio e la corretta gestione dei rifiuti su tutto il territorio regionale, al termine di questo 1° RAPPORTO COMPOST ABRUZZO, si possono individuare i seguenti Obiettivi e Strumenti di Azione, atti a perseguire i programmi regionali nel settore: - sviluppo di pacchetti formativi destinati ad utenze diversificate (tecnici comunali, tecnici di impianto, tecnici appartenenti agli enti di controllo, liberi professionisti); - corsi base sul compostaggio (principi generali, normativa, impiego del compost); - corsi di approfondimento (normativa, progettazione, strumenti di marketing del prodotto) e consulenza per la progettazione e pianificazione degli impianti; - workshop, Seminari monotematici (GPP, Misura della Stabilità Biologica, Digestione anaerobica, Trattamento Meccanico Biologico, Bioaerosol, ecc.), tenuti presso impianti e/o strutture operative; - organizzazione di eventi, manifestazioni, fiere, convegni; - promozione di attività dimostrative e divulgative (fornitura di documentazione tecnica) dei risultati inerenti l’utilizzo del compost di qualità su scala estensiva attraverso il coinvolgimento degli operatori agricoli e delle associazioni di categoria - mailing alle Associazioni di categoria e/o comunicati stampa, sul raggiungimento di accordi e firma di contratti di programma con gli Enti Pubblici; - analisi delle prestazioni degli impianti di trattamento biologico per il miglioramento del processo e verifi ca del conseguimento degli standard di effi cienza; - istituzione di Tavoli di lavoro permanenti tra impianti di compostaggio ed Ente Pubblico al fine di affrontare le tematiche del settore (normativa, presidi ambientali, sistemi di controllo, problematiche di gestione, qualità delle raccolte differenziate, qua-lità del compost prodotto); - impegno attraverso la rete degli Osservatori sui rifiuti a sviluppare le azioni necessarie affinché le amministrazioni pubbliche siano in grado di attuare la Legge 203 del 2003 sugli acquisti pubblici verdi per quanto riguarda la manutenzione del verde pubblico utilizzando gli ammendanti compostati inseriti nell’elenco dei prodotti autorizzati; - predisposizione di Elenco prezzi delle opere del verde e Capitolati tipo; - individuazione, alla luce degli obiettivi di Kyoto (riduzione gas climalteranti, suolo come carbon sink, ammendanti come vettore di energia immagazzinata nella sostanza organica, ecc.), degli strumenti più idonei per riconoscere (anche mediante norme regio-nali) agli ammendanti organici il giusto valore agro-nomico ed ambientale; - dare esecuzione alle disposizioni normative contenute nel Piano di Sviluppo Rurale, relative all’utilizzo di compost in agricoltura integrata o biologica; - potenziamento delle raccolte differenziate in ambito urbano; - predisposizione di un Progetto di Comunicazione Ambientale con l’obiettivo della costruzione di un consenso sulla raccolta differenziata della frazione organica e alla considerazione del compostaggio come un sistema produttivo di un bene (Attività di Divulgazione, Formazione e Informazione); - indagini sulla qualità merceologica dello scarto organico raccolto in modo differenziato; - azioni dimostrative: realizzazione di orti e giardini biologici, in accordo con alcuni Comuni con compost di qualità; - realizzazione di strumenti didattici per le scuole (un cd didattico interattivo per scuole primarie e secondarie; Titolo: Energia per la terra); - corsi di formazione con le associazioni agricoltori (vedi Accordo tra Coldiretti e CIC); - realizzazione di un manuale sulla sostanza organica dei suoli e sulla fertilità del suolo; - diffusione degli shoppers biodegradabili e compostabili per promuovere la RD in materiale compo-stabile. 15 situazione attuale della raccolta differenziata secco/umido e del suo quadro evolutivo in Italia, fino a calare la trattazione nello specifico della regione Abruzzo, del suo quadro impiantistico attuale e di prossima realizzazione, fino all’impiego di ammendanti compostati come risorsa strategica per il territorio e relative azioni da promuovere. Soprattutto su questi ultimi punti operativi, si è soffermato Massimo Centemero, Direttore Tecnico CIC (ndr: per maggiori informazioni si rimanda al box). Avviandosi alla conclusione, il Convegno ha ospitato una sessione dedicata alle domande e alle istanze del pubblico presente in sala. Si è segnalato l’intervento del Sig. Giovanni Bellia, imprenditore, che ha presentato una macchina, di cui detiene il brevetto, per refrigerare e mettere sotto vuoto i rifiuti organici di provenienza casalinga, al fine di ridurre i rischi di cattivo odore, dispersione al di fuori del cassonetto e preservare, allo stesso tempo le caratteristiche dell’organico al fine di una sua successiva compostabilità. A conclusione della mattinata, il “bilancio” del Convegno è stato redatto dal doppio intervento istituzionale degli Assessori all’ambiente della Provincia di Chieti, Nicola Petta e della Regione Abruzzo, Franco Caramanico. Quest’ultimo ha ribadito l’importanza del “fare squadra” per superare la situazione abruzzese nel settore rifiuti. “Sono soddisfatto dei primi due anni di governo regionale - ha dichiarato l’Assessore - il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti è quasi pronto e sarà uno strumento normativo chiaro per tutti coloro che si confrontano a vario titolo con queste problematiche”. “La gestione dell’immediato è ancora piuttosto complicata - ha proseguito perché le nostre discariche sono in fase di esaurimento e gli effetti del Piano, non si faranno sentire subito”. “Tuttavia - ha concluso - lo sviluppo sostenibile del territorio, la salvaguardia 1 16 dell’ambiente e della salute dei cittadini sono le nostre priorità e per muoverci in questo ambito, ogni nostra decisione sarà garantita dalla massima trasparenza e dalla volontà di dare ascolto a tutti i segmenti della società”. foto di Alessandro Di Federico INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO “L’UNIVERSITÀ DELL’AMBIENTE” Progetto di un Laboratorio per l’efficienza energetica a cura di Donatella Mancini Il CEA (Centro Educazione Ambientale) Majambiente, con sede a Caramanico Terme (PE), e il CEA La Porta del Sole, con sede a Fara San Martino (CH), intendono promuovere un’attività di sensibilizzazione, informazione e formazione sui temi dell’energia da fonti rinnovabili, dell’efficienza e del risparmio energetico, valutati in funzione di specifiche attività e del territorio sul quale operano gli stessi CEA. Accanto ai temi principali verranno affrontati i seguenti argomenti: • la risorsa rifiuti; • lo sviluppo sostenibile attraverso la responsabilità sociale d’impresa; • la mobilità e qualità dell’aria; • l’architettura ecologica; • il turismo sostenibile; • la biodiversità; • le variazioni climatiche; • Agenda 21 locale. Il progetto di educazione ambientale, denominato “Le migliori energie per lo sviluppo sostenibile”, è rivolto ad un vasto target di utenti: cittadini, studenti, insegnanti, turisti e alle imprese che operano nei settori del turismo, dell’edilizia e dell’impiantistica. Le linee guida del progetto si ispirano al Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile (2005-2014), proclamato dall’Assemblea Generale dell’ONU nel Dicembre 2002, in occasione del Vertice mondiale di Johannesburg, affidandone la conduzione all’UNESCO. Inoltre il progetto si inserisce negli obiettivi della Deliberazione di Giunta Regione Abruzzo n. 662 del 19 Giugno 2006 (Adesione al programma d’azione elaborato dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO) che riconosce la centralità dell’educazione come strumento prioritario per il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile. In Italia alcune aree sono state protette e la conservazione degli ecosistemi è diventata il fulcro delle politiche di gestione del territorio. Piccole perle naturalistiche ove si tenta di dimostrare che la convivenza con la natura non solo è possibile, ma anche vantaggiosa in termini sociali ed economici per le popolazioni che abitano in quei territori. In una di queste aree, all’interno del Parco nazionale della Majella, operano appunto i Centri di Educazione ambientale delle cooperative Majambiente e La Porta del Sole. Entrambe le Cooperative gestiscono dei Centri di Visita del Parco nazionale della Majella, rispettivamente sul versante orientale e occidentale. I vari temi ambientali verranno affrontati e divulgati con diverse modalità, attraverso opuscoli informativi, materiale didattico per gli insegnanti, seminari, workshop ed iniziative pubbliche. Per quanto riguarda il settore dei Rifiuti e della Raccolta differenziata, verrà presentato uno studio di fattibilità realizzato anche sulla base dell’esperienza del Comune di Fara San Martino che ha ottenuto il riconoscimento da parte di Legambiente di “Comune riciclone” nell’ultimo biennio. Nel progetto Mobilità e qualità dell’aria è inserita un’iniziativa rivolta ai turisti per usare la mountain bike. Inoltre nel comprensorio di Caramanico Terme viene riproposto il progetto associato di taxi collettivo, già sperimentato nel 2006. Infine, le “Giornate verdi” in cui vengono effettuate delle escursioni urbane alla riscoperta del territorio di appartenenza. Nel settore del Turismo sostenibile, l’obiettivo è di sollecitare le strutture ricettive ad intraprendere il percorso della certificazione. Questo progetto è da considerare un’ulteriore iniziativa a sostegno delle attività svolte dal CEA capofila Majambiente, in linea con le proprie finalità e con altri progetti di educazione ambientale, finanziati dalla Direzione Ambiente, Turismo ed Energia della Regione Abruzzo come H2O (sull’acqua); “Eco Scuola” (sulla bioedilizia); “Sostieni la sostenibilità” (sul turismo sostenibile). Concludendo, le finalità del progetto “Le migliori energie per lo sviluppo sostenibile” si possono così riassumere: • sensibilizzare la società civile ad un corretto e parsimonioso uso delle risorse naturali, in particolare di quelle energetiche; • contribuire a stimolare le Amministrazioni pubbliche, aderenti al progetto, a firmare l’impegno comune per il Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile; • individuare dei punti comuni tra recupero edilizio, nuova edilizia e risparmio energetico; • diffondere nelle imprese del turismo il riconoscimento del valore della sostenibilità; • realizzare il progetto nell’ottica della replicabilità delle iniziative; • produrre materiale informativo e formativo sui temi affrontati. Un panorama della Majella (foto di Fernando Di Fabrizio) 17 EVENTI 1A CONFERENZA REGIONALE SULL’ENERGIA di Iris Flacco Energy manager della Regione Abruzzo Da sinsitra il Direttore dei Servizi Antonio Sorgi, l’Assessore Franco Caramanico e la Dott.ssa Iris Flacco, Dirigente del servizio Energia Il risparmio energetico, la certificazione ambientale, le politiche energetiche regionali: questi gli importanti temi dibattuti nel corso della 1a Conferenza Regionale sull’Energia, svoltasi a Pescara il 31 maggio scorso. Come ha spiegato l’Assessore Regionale all’Ambiente e al Territorio, Franco Caramanico: “il nostro obiettivo è raggiungere entro il 2015 il 51% il fabbisogno regionale di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Le problematiche energetiche non possono essere disgiunte da quelle legate alla tutela del territorio, si pensi, per fare solo un esempio, all’incompatibilità tra gli impianti eolici e la tutela dell’orso. Per questo nelle linee guida per l’eolico abbiamo individuato i territori dove non è possibile realizzare impianti di questo tipo. A questo punto la questione da affrontare sarà quella di stabilire quale forma di compensazione dovrà essere destinata ai Comuni delle aree vincolate”. Al tema delle risorse energetiche si aggiungono quelli del risparmio energetico e della riduzione delle emissioni in atmosfera, da raggiungere attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie come quelle applicabili all’edilizia o le nuove proposte derivanti dall’uso dell’idrogeno o del biodiesel. La Regione Abruzzo/ARAEN è partner del Progetto comunitario PROBIO per la promozione del biodiesel sul territorio regionale. Il Progetto prevede, fra le altre azioni, la costituzione di un gruppo di lavoro formato da stakeholders e portatori di interesse locali che definisca priorità ed obiettivi per l’ottimale svolgimento delle attività di progetto. I partner del progetto che ha visibilità internazionale oltre alla Regione Abruzzo sono: - l’Agenzia per l’Energia di Burgos (Spagna), - l’Università degli Studi di Teramo, - l’Agenzia Provinciale per l’Energia di Avila (Spagna), - l’Amministrazione Provinciale di Huelva (Spagna), 1 18 - l’Ente per lo Sviluppo Locale di Burgos (Spagna), - l’Agenzia per lo Sviluppo Locale della Slovenia, - l’Università di Maribor (Slovenia). Il Progetto, approvato dalla Commissione Europea, scadrà il 30 giugno 2009. Con il budget assegnato alla Regione Abruzzo -160.141 euro - saranno effettuate le seguenti azioni: - incremento della produzione di materie prime per la produzione del biodiesel - organizzazione di corsi di formazione rivolti agli agricoltori - implementazione di nuove iniziative di mercato che favoriscano l’uso del biodiesel da parte di utenti finali pubblici e privati. L’Abruzzo è oggi capofila di un progetto triennale del Ministero sull’utilizzo delle biomasse che ne prevede la raccolta, il trattamento, la distribuzione, la commercializzazione, la produzione di energia elettrica e termica e l’utilizzo negli usi finali. La Regione Abruzzo prevede di realizzare impianti medio/ piccoli promuovendo tre tipologie di filiera: • La filiera di tipo aziendale che utilizza la biomassa derivata dalle attività legate alle imprese agricole, con la realizzazione degli impianti presso le aziende stesse. Per questa categoria di impianti è prevista l’emanazione di un bando che finanzierà l’acquisto di impianti termici a cippato con potenza fino a 500 KW; • La filiera “composta” prevede la realizzazione di centri di stoccaggio per la produzione di cippato da utilizzare in impianti termici con potenza fino a 500 KW presso strutture pubbliche. Per questa filiera è prevista l’emanazione di un bando dedicato all’acquisto di attrezzature necessarie alla trasformazione del materiale in cippato e per l’acquisto della caldaia a biomassa, il cofinanziamento è nella misura massima del 60% dei costi ammissibili. • La filiera “intergrata” vede la collaborazione tra aziende, consorzi, ESCO e soggetti che gestiranno autonomamente l’intera filiera con la finalità di vendere calore alle utenze pubbliche e private. Un ambito di grande interesse è poi quello dei cambiamenti climatici, affrontato nel corso della conferenza dal colonnello Guido Guidi del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare: si tratta di un tema cruciale a cui si collegano le varie problematiche legate alla tutela dell’ambiente, alla necessità dell’utilizzo di fonti rinnovabili e all’educazione al risparmio energetico. Altro punto di grande interesse è quello dell’innovazione tecnologica nella rete dei carburanti, opportunamente trattata da Mario Taraborrelli, Direttore Generale dell’ENI, e dall’ingegner Rovera, Responsabile del Centro Ricerche FIAT, che da parte sua ha relazionato sulle tecnologie innovative per la mobilità. Temi strettamente correlati tra di loro che hanno posto le basi per l’importante progetto presentato di recente a Berlino e siglato dall’Abruzzo, insieme con altre regioni, con l’ENI e la FIAT, teso a sviluppare l’utilizzo dell’idrogeno attraverso la promozione sul territorio di autovetture ibride a metano ed idrogeno. Le strategie di pianificazione del Piano energetico regionale sono state al centro dell’intervento del Prof. Roberto Cipollone dell’Università de L’Aquila. Gli obiettivi del Piano sono stati calibrati perseguendo quelli nazionali e internazionali nel settore dell’energia. Obiettivi perseguiti nel Piano Energetico Regionale: • Riduzione delle emissioni di gas serra del 6.5%rispetto ai valori del 1990 entro il 2010; • Risparmio energetico nel settore degli usi finali dell’energia, del 9% nell’arco di nove anni rispetto al Consumo Interno Lordo di fonti fossili ed energia elettrica del 2006; • Contributo del 12% delle Fonti Energetiche Rinnovabili al CIL, da conseguirsi entro il 2010; • Contributo del 5.75% entro il 2010 dei bio-combustibili al consumo di fonti fossili complessivo nel settore dei trasporti. Mi preme poi ricordare che la nostra Regione è partner ufficiale della Campagna Energia sostenibile 2005-2008 promossa dall’Unione Europea, finalizzata al raggiungimento degli obiettivi di politica comunitaria in materia di fonti rinnovabili, efficienza energetica, trasporti puliti e combustibili alternativi. Il nostro impegno è stato premiato attraverso un importante riconoscimento, quello di Ambasciatore dell’Energia per l’Europa attribuito all’Assessore Franco Caramanico. Le tabelle di seguito fanno riferimento al Piano Energetico Regionale La tabella riporta i valori calcolati nel 2006: Anno 2006 Ktep Consumo Interno Lordo Nazionale 202383 Intervento richiesto sulle FER a livello Nazionale (+5%) +10119 Consumo Regionale Combustibili nell’autotrazione KtCO2eq 1189 Emissioni di gas clima-alteranti 9493 Dai dati riportati nella tabella sopra, relativi all’anno 2006, derivano i quattro vincoli da imporre al Piano in ottemperanza dei quattro impegni nazionali ed internazionali richiamati: Interventi richiesti entro il 2010 Ktep Intervento richiesto sulle FER a livello regionale +192 Intervento annuo richiesto sugli usi finali a livello regionale -153 Intervento richiesto sui bio-combustibili a livello regionale +68 Intervento richiesto sulle emissioni serra KtCO2eq -2226 19 OSSERVATORIO RIFIUTI POLITICHE ECOSOSTENIBILI NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI IN ABRUZZO: L’OSSERVATORIO REGIONALE RIFIUTI (ORR) La Regione Abruzzo con la L.R. 9.08.2006, n. 27 recante: “Disposizioni in materia ambientale”, ha previsto all’art. 7, l’istituzione di un Osservatorio Regionale Rifiuti, uno strumento tecnico-amministrativo di supporto alle attività del Servizio Gestione Rifiuti e che consentirà di elevare la qualità delle politiche e degli interventi nella gestione del ciclo dei rifiuti. Il Regolamento di organizzazione, approvato con DGR n. 1148 del 16.10.2006, infatti prevede, che l’O.R.R. è organo di consulenza ed assistenza della Giunta regionale per l’elaborazione e la gestione del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) ed in particolare esercita le seguenti funzioni: a. provvede, alla verifica annuale delle quantità dei rifiuti prodotte e conferite al servizio pubblico di raccolta e gestione e della loro destinazione finale; b. provvede, con riferimento ad ogni singolo Ambito Territoriale Ottimale (ATO) e Comune, alla verifica annuale delle quote percentuali di rifiuti prelevate mediante la raccolta differenziata, per l’accertamento del raggiungimento dei livelli indicati nel PRGR; c. certifica ed attesta annualmente i dati sulla produzione dei rifiuti, sui risultati della raccolta differenziata e sui costi applicati dai singoli impianti; d. verifica i risultati quali-quantitativi ottenuti nel campo della produzione del compost «grigio», del compost di qualità e degli ammendanti; e. avanza proposte per l’aggiornamento e l’ottimizzazione delle modalità di rendicontazione della produzione dei rifiuti e della raccolta differenziata; f. avanza proposte alla Giunta regionale sulle modifiche e sugli aggiornamenti da apportare al PRGR e, in generale, sulle materie inerenti la gestione integrata dei rifiuti; g. collabora con l’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti (ONR) e gli Osservatori Provinciali Rifiuti (OPR), per le finalità previste all’art. 10, comma 5, della L.93/01; h. collabora con l’A.R.T.A. Abruzzo e con il Catasto regionale per la realizzazione e l’aggiornamento di banche dati condivise in rete sulla gestione dei rifiuti; i. può provvedere, su richiesta del Servizio Gestione Rifiuti, all’ottimizzazione delle risorse economiche disponibili, all’elaborazione di programmi, proposte e pareri in materia di gestione integrata dei rifiuti; j. collabora con le Università e con gli Istituti di ricerca per specifici studi di settore. Sulla base di quanto indicato dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, nello specifico per il comparto dei rifiuti speciali, al fine di incentivare i rapporti tra i differenti comparti produttivi e le attività di recupero e/o smaltimento, le azioni dell’O.R.R. sono integrate dalle seguenti linee di intervento: a. analisi dei costi di recupero e smaltimento; b. analisi inerenti il posizionamento tecnologico di settori produttivi particolarmente critici sotto il profilo della produzione dei rifiuti; c. promozione di accordi e protocolli d’intesa, finalizzati 2 20 all’innovazione tecnologica per la riduzione della produzione dei rifiuti e all’adozione di corrispondenti soluzioni organizzative e progettuali; d. analisi di bilancio dei rifiuti prodotti dai comparti critici (audit di settore); e. studi settoriali su specifiche tipologie di flussi di materiali e loro opportunità gestionali, in linea con gli indirizzi europei in materia; f. studi di fattibilità tecnico/economica per l’individuazione di nuove soluzioni di recupero in riferimento a particolari tipologie di residui. 3. L’O.R.R. dovrà redigere in modo sistematico ed informatizzato, entro il 30 giugno ed il 31 dicembre di ogni anno, un rapporto contenente i dati relativi ai flussi di rifiuti ai singoli impianti a supporto della pianificazione, nonché per: illustrare l’attività svolta; riferire sulla produzione annuale dei rifiuti in Abruzzo; relazionare sullo stato dell’arte in materia di gestione integrata dei rifiuti; illustrare i risultati ottenuti nel campo della produzione del compost «grigio», del compost di qualità e degli ammendanti; illustrare i risultati ottenuti nel campo dell’utilizzo delle frazioni organiche per ripristini ambientali. L’ORR è dotato di una la Segreteria tecnico-amministrativa che: • supporta l’attività del Coordinatore e del Comitato dell’O.R.R.; • predispone documenti ed atti da sottoporre al Comitato; • tiene rapporti con l’A.R.T.A., le Province, gli A.T.O., i Comuni e gli altri soggetti coinvolti nella gestione integrata del ciclo dei rifiuti; • gestisce la parte amministrativa e finanziaria dell’O.R.R. “L’attività dell’ORR è iniziata dal 1° luglio con l’assunzione dei n. 3 collaboratori previsti e già sono stati avviati importanti programmi che ci faranno fare un salto di qualità nell’organizzazione del sistema di gestione dei rifiuti. Già i primi di ottobre l’ORR organizzerà in collaborazione con il CONAI un importante evento sui temi del riciclo e sulle realtà industriali esistenti in Abruzzo, siamo già in contatto con le scuole per avviare i programmi eco-didattici nell’ambito del prossimo anno scolastico e si sta predisponendo un programma di formazione per le RD domiciliari”, ha dichiarato il Dott. Franco Gerardini, Dirigente del Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo. L’ORR sta già curando il Rapporto sulle Raccolte differenziate 2006 e l’organizzazione del sistema di gestione dei dati relativi ai flussi dei rifiuti (web application) in collaborazione con l’ARTA Abruzzo, seguendo l’impostazione ed i programmi del nuovo “catasto telematico” dell’APAT, consentendo la completa informatizzazione delle procedure e semplificando le stesse. Un buon viatico per le politiche di sostenibilità ambientale nel settore dei rifiuti. ECO-FINANZIAMENTI L’ESTATE DEL SOLARE La Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, promuove tre Bandi dedicati alle Pubbliche Amministrazioni e agli Enti Locali per l’implementazione del solare a cura di Alberto Piastrellini Ancora una volta la promozione delle energie rinnovabili torna all’attenzione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che con Comunicato nella Gazzetta Ufficiale 01.06.2007 ha emanato tre Bandi dedicati alle Pubbliche Amministrazioni e agli Enti Locali (con una attenzione specifica alle Scuole), finalizzati al co-finaziamento di interventi che prevedono l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica o di calore da fonte solare, in attuazione del D. M. n. 1384 del 22 dicembre 2006. Si ricorda che i Bandi sono a sportello, pertanto resteranno aperti fino ad esaurimento dei fondi. Bando “Il sole negli Enti Pubblici” La Misura 1 del Programma Nazionale per la promozione dell’energia solare, intende promuovere la realizzazione di impianti solari termici per la produzione di calore a bassa temperatura realizzati su edifici pubblici, offrendo particolare sostegno agli interventi realizzati tramite il meccanismo del finanziamento tramite terzi. Per l’attuazione della Misura 1 sono destinate risorse finanziarie paria a 10.334.422,17 Euro, in gran parte provenienti dai residui del precedente Bando “Solare termico per Enti Pubblici ed Aziende Gas” che viene contestualmente chiuso. Possono presentare istanza di co-finanziamento le P. A. e gli EE PP, ivi incluse le Società collegate o controllate dai suddetti EE (art. 2359 e successivi del C. C.) i quali siano proprietari o esercitino un altro diritto reale di godimento o siano possessori o gestori, purché autorizzati dal proprietario, della struttura edilizia oggetto dell’intervento. La percentuale massima del contributo pubblico concesso è pari al 50% del costo assimilabile per l’investimento. Tale percentuale è aumentata del 65% nel caso in cui la quota del costo di 2 22 investimento a carico del soggetto richiedente sia coperta attraverso finanziamento tramite terzi operato da una ESCO (Energy Service Company), accreditata presso l’Autorità dell’Energia Elettrica e del Gas ai sensi della Deliberazione n.103/2003 e successiva modifica 200/2004. Le spese ammissibili costituenti il costo ammissibile d’investimento sono riferibile esclusivamente alle seguenti voci: • Progettazione, direzione lavori, collaudo impianti; • Fornitura dei materiali e dei componenti necessari alla realizzazione degli impianti; • Installazione e posa in opera degli impianti; • Eventuali opere edili strettamente necessarie e connesse all’installazione degli impianti; • Dispositivi per il monitoraggio delle prestazioni del sistema. Ogni singolo progetto dovrà prevedere l’installazione di impianti solari di superficie captante non inferiore a 20 m2. Tale superficie potrà essere raggiunta dalla somma di più impianti singoli, a condizione che la superficie minima degli stessi sia non inferiore a 6 m2. Bando “Il sole a scuola” La Misura 2 del Programma Nazionale per la promozione dell’energia solare, intende promuovere la realizzazione di impianti fotovoltaici sugli edifici scolastici e, simultaneamente, l’avvio di un’attività didattica volta alla realizzazione di analisi energetiche e di interventi di razionalizzazione e risparmio energetico nei suddetti edifici, tramite il coinvolgimento degli studenti. Per l’attuazione della Misura 2 sono destinate risorse finanziarie paria 4.700.000,00 Euro, in parte recuperati da fondi non spesi da precedenti Bandi nazionali sulle rinnovabili. Possono presentare istanza di co-finaziamento i Comuni e le Province che siano proprietari di edifici ospitanti Scuole Medie Inferiori o Superiori con le seguenti limitazioni: Soggetto Richiedente n. max. di progetti presentabili Comuni con più di 100.000 abitanti e Province 20 Progetti Comuni con più di 50.000 abitanti e meno di 100.000 abitanti 10 progetti Comuni con meno di 50.000 abitanti 5 progetti La percentuale massima del contributo pubblico concesso è pari al 100% del costo ammissibile per l’investimento, con un limite massimo pari a 10.000 Euro per edificio scolastico. Le spese ammissibili, costituenti il costo ammissibile d’investimento, sono riferibili esclusivamente alle seguenti voci: • Progettazione,direzione lavori, collaudo degli impianti; • Fornitura dei materiali e dei componenti necessari alla realizzazione degli impianti; • Installazione e posa in opera degli impianti; • Eventuali opere edili strettamente necessarie e connesse all’installazione degli impianti; • Spese sostenute dalla scuola per supportare l’attività didattica di realizzazione delle analisi energetiche e degli interventi di razionalizzazione e risparmio energetico. Tale voce di spesa sarà ritenuta ammissibile in una misura massima pari a 1.000,00 Euro. Possono essere ammessi al contributo esclusivamente gli interventi d’installazione di impianti fotovoltaici, di potenza nominale non inferiore a 1 KW e non superiore a 20 KW, realizzati su edifici scolastici di proprietà pubblica. La connessione degli impianti fotovoltaici alla rete elettrica di distribuzione, attraverso al rete di utente – cioè la rete elettrica della struttura edilizia cui si riferisce l’intervento - costituisce ul- teriore requisito obbligatorio ai fini dell’ammissione al contributo. È altresì obbligatorio ai fini dell’ammissione al contributo, che la titolarità del contratto di fornitura di energia elettrica - che identifica in maniera univoca la rete di utenti - sia in capo a organismi di diritto pubblico. Bando “Impianti fotovoltaici di alto pregio architettonico/ paesaggistico ed elevata replicabilità negli edifici pubblici” La Misura 3 del Programma Nazionale per la promozione dell’energia solare, finanzia le PP AA e gli EE PP per la realizzazione di impianti solari fotovoltaici, completamente integrati in complessi edilizi secondo criteri di replicabilità che risultino funzionali alle tipologie edilizie proprie del territorio e delle zone in cui verrà realizzato l’impianto stesso. Per l’attuazione della Misura 3 sono impegnate risorse finanziarie pari a 2.628.559,85 Euro. Possono presentare domanda di contributo i seguenti soggetti: • I Comuni Capoluogo di Provincia; • I Comuni in cui insistano territori facenti parti di aree naturali protette di valenza nazionale o regionale di cui alla Legge n. 394/1991; • Le Province; • Le Università statali e gli Enti Pubblici di ricerca. La percentuale massima del contributo pubblico concesso è pari al 50% dei costi ammissibili relativi all’impianto. Il sistema di monitoraggio e telecontrollo è, invece, interamente a carico del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, fino ad un limite massimo pari al 5% del costo ammissibile. Le spese ammissibili che costituiscono il costo d’investimento sono riferibile esclusivamente alle seguenti voci: • Progettazione,direzione lavori, collaudo degli impianti; • Fornitura dei materiali e dei componenti necessari alla realizzazione degli impianti; • Installazione e posa in opera degli impianti; • Eventuali opere edili strettamente necessarie e connesse all’installazione degli impianti; • Installazione e gestione del sistema di acquisizione e teltrasferimento dati per l’analisi delle prestazioni dell’impianto. In virtù dell’alto valore degli impianti, viene stabilito un limite massimo per il costo ammissibile di 8.500,00 Euro/KWp installato. Al fine di dimostrare la notevole versatilità e le potenzialità estetiche dei generatori fotovoltaici, l’impianto, nel caso di nuove costruzioni o di ristrutturazioni straordinarie, dovrà essere ideato e progettato assieme all’invo- lucro stesso dell’edificio o dell’elemento di arredo urbano. Nel caso di interventi “retrofit”, invece, i progetti dovranno comunque essere caratterizzati da un elevato grado di armonizzazione estetico/architettonica del generatore. In entrambi i casi il progetto dovrà tenere nella massima considerazione le caratteristiche peculiari del contesto territoriale in cui la realizzazione si inserisce. Ogni singolo progetto dovrà prevedere l’installazione di impianti fotovoltaici, connessi in rete, di potenza compresa fra 1 e 50KWp. La connessione degli impianti fotovoltaici alla rete elettrica di distribuzione, attraverso al rete di utente – cioè la rete elettrica della struttura edilizia cui si riferisce l’intervento – costituisce ulteriore requisito obbligatorio ai fini dell’ammissione al contributi. È altresì obbligatorio ai fini dell’ammissione al contributo, che la titolarità del contratto di fornitura di energia elettrica - che identifica in maniera univoca la rete di utente - sia in capo a organismi di diritto pubblico. Per ulteriori informazioni circa le modalità procedurali e i tempi di scadenza per la presentazione delle domande, nonché per la consultazione integrale dei Bandi, Allegati compresi, si rimanda al Sito del Ministero dell’Ambiente e della Protezione del Territorio e del Mare: www.minambiente.it 23 C.I.V.E.T.A. PASSATO, PRESENTE E FUTURO DEL CONSORZIO di Donatella Mancini Ing. Luigi Sammartino Il C.I.V.E.T.A. (Consorzio Intercomunale del Vastese Ecologia e Tutela dell’Ambiente) è nato nel 1985 a seguito della deliberazione del Consiglio Regionale d’Abruzzo per l’istituzione del Consorzio tra i comuni di Vasto, San Salvo, Cupello, Monteodorisio, Casalbordino, Pollutri e Villalfonsina, a cui si è aggiunto in seguito il comune di Scemi. Scopo del Consorzio era la gestione dei rifiuti solidi urbani del territorio pertinente. Da oltre 20 anni, il C.I.V.E.T.A. gestisce l’impianto consortile di Valle Cena di Cupello per la produzione di compost. Siamo andati a visitare l’impianto per conoscere più da vicino questa importante realtà e avere ragguagli sui servizi offerti dal Consorzio e sul ciclo di produzione del compost. A fare gli onori di casa, rispondendo alle nostre domande, l’Ing. Luigi Sammartino, Direttore generale, supportato dall’Arch. Michele Dell’Olio, Direttore amministrativo, che ha voluto introdurre l’argomento, precisando la differenza che passa tra scarto e rifiuto, nonostante questa distinzione non sia ancora stata fatta a livello legislativo. “Il cittadino - ha detto Dell’Olio - produce gli scarti, solo ciò che finisce in discarica è rifiuto”. “La raccolta differenziata recupera scarti, ma la riduzione della produzione dei rifiuti non può incidere sulla diminuzione della produzione degli scarti, governata da leggi sulle quali non si può intervenire (ndr. non si possono ridurre i consumi). La raccolta differenziata produce una diminuzione del rifiuto nel momento in cui lo scarto viene trasformato in materia riciclabile. Il Consorzio si pone come passaggio tra la produzione di scarti e la produzione di rifiuti: l’azione che ci caratterizza è la produzione di compost”. 2 24 Ing. Sammartino, quali sono i servizi offerti dal consorzio C.I.V.E.T.A.? I principali servizi offerti dal consorzio sono quelli relativi al trattamento e compostaggio dei rifiuti solidi urbani anche conferiti in modo differenziato oltre alla valorizzazione dei rifiuti secchi derivanti dalla raccolta differenziata dei comuni consorziati. Fa parte del polo impiantistico di Valle Cena anche una discarica di supporto agli impianti che recepisce gli scarti non trattabili da avviare a smaltimento definitivo non più suscettibili di recupero o valorizzazione. I servizi si completano con la gestione dell’igiene urbana integrata per alcuni Comuni consorziati, ovvero la raccolta dei rsu e lo spazzamento stradale. Inoltre, il consorzio gestisce una piattaforma ecologica di tipo “B” per la valorizzazione dei rifiuti secchi (carta, plastica, vetro ecc.) da raccolta differenziata, la cernita e l’imballaggio dei materiali da avviare alle rispettive filiere CONAI e un centro mobile per la raccolta dei rifiuti prodotti da attività agricole. Il bacino d’utenza complessivo è di circa 100.000 abitanti, costituiti dagli 8 Comuni consorziati e dalle 2 Comunità montane del medio e alto vastese per un totale di circa 30 Comuni serviti. Negli ultimi anni, a questi, si sono aggiunti anche comuni extra ATO, che per necessità ed indisponibilità nei propri ambiti territoriali di competenza di impianti dedicati per il compostaggio, conferiscono al nostro impianto le frazioni biodegradabili per produzione di ammendanti di qualità. Quanta importanza riveste il fatto che il C.I.V.E.T.A sia entrato a far parte del C.I.C. (Consorzio Italiano Compostatori) ? Il rapporto di collaborazione con il Consorzio Italiano Compostatori rafforza la posizione del consorzio C.I.V.E.T.A. nell’ambito della produzione e commercializzazione del compost a marchio di qualità. L’Accordo di programma (ndr. vedi numero Marzo 2007) stipulato tra Regione Abruzzo e CIC prevede una serie di iniziative finalizzate alla promozione dell’utilizzo delle frazioni organiche compostate in agricoltura. Probabilmente, in futuro, ci sarà anche la possibilità di accedere a finanziamenti per l’utilizzo del compost in ambito agricolo e si aprirà l’opportunità di utilizzarlo anche nelle filiere agroenergetiche e di produzione di energia rinnovabile. Il 19 Giugno a Cupello è stato presentato il primo rapporto compost Abruzzo 2007 con la presenza del presidente del CIC Ghermandi, dell’assessore all’ambiente Caramanico, David Newman e Massimo Centemero. Nell’occasione il C.I.V.E.T.A. ha celebrato anche il decennale di apertura degli impianti avvenuto nel 1997. Parliamo in maniera più dettagliata della produzione di compost L’impianto del consorzio C.I.V.E.T.A. ha effettuato l’iscrizione al registro dei fertilizzanti secondo l’ultima normativa di settore. Questo è importante perché colloca il compost del C.I.V.E.T.A., quello prodotto da matrici differenziate all’origine, come un compost di qualità con tutti i requisiti previsti dalla stringente normativa vigente in tema di fertilizzanti. Chiaramente, oltre a produrre compost di qualità vi è anche una linea di produzione di compost grigio, così denominato perché deriva da frazioni organiche non selezionate alla fonte ma selezionate meccanicamente in impianto. Questo tipo di compost di seconda scelta detto “FOS” potrà essere utilizzato per la bonifica di aree di discarica o degradate, ma soprattutto si potrà convertire parte della filiera del trattamento rifiuti indifferenziati in una filiera di produzione energetica, integrando l’attuale linea di selezione meccanica con la digestione anaerobica per lo sfruttamento energetico, sotto forma di biogas, della frazione organica dei rifiuti e la sua successiva valorizzazione energetica. Oltre alla produzione del compost, tipico esempio di recupero di materia da rifiuti, in futuro sarà possibile anche lo sfruttamento della parte secca che oggi viene smaltita in discarica in una misura del 50% del totale di tutti i rifiuti conferiti all’impianto per la produzione di combustibili derivati da rifiuti CDR. La Regione Abruzzo, a tal proposito, ha stipulato un Accordo di programma, parallelo a quello del compost, con alcuni impianti di settore, come i cementifici, che potrebbero, nel breve periodo, essere disponibili a ritirare parte del CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti) prodotto dagli impianti di trattamento rifiuti per essere riutilizzato a fini energetici. Quindi il campo d’azione del C.I.V.E.T.A. viene a suddividersi tra un settore tradizionale e un altro innovativo e sperimentale a forte contenuto tecnologico. Tutti i rifiuti recuperabili, (ingombranti, ferrosi, secchi, carta, plastica e vetro) seguono i percorsi stabiliti dal CONAI, per cui non accedono ad un regime di libero mercato, ma vengono avviati ai Consorzi nazionali, così detti di filiera, come previsto dal D.Lgs. N°152/2006. Quali sono i futuri progetti del C.I.V.E.T.A? In primo luogo, i progetti di potenziamento dell’attività principale, quindi del sistema di trattamento dei rifiuti solidi urbani, integrandoli opportunamente con le nuove forme di recupero di energia da rifiuti sotto forma di biogas, dal momento che le leggi in vigore hanno fortemente disincentivato la combustione ed il recupero energetico dei rifiuti inorganici (secchi) ed hanno invece fortemente incentivato il recupero di energia da rifiuti biodegradabili, tipicamente organici. Puntiamo, quindi, ad ottenere compost, ma dopo aver estratto dalle biomasse anche energia rinnovabile, sotto forma di biogas ed energia elettrica. Un altro elemento di forte propulsività del Consorzio sarà la produzione energetica da CDR finalizzata alla successiva essiccazione termica dei fanghi civili. Non è escluso che nei prossimi anni il Consorzio possa, nella logica di diminuire drasticamente i rifiuti conferiti in discarica, potenziare anche il sistema di recupero energetico dalla frazione secca. Tra i nostri obiettivi c’è anche quello di riuscire ad incentivare il conferimento dei fanghi provenienti dagli impianti di depurazione civile. Anche questo nella logica di produrre energia sia tramite i sistemi di digestione anaerobica sia tramite sistemi di essiccamento termico, correlati ad un utilizzo di questi stessi fanghi nel campo della produzione di ammendanti e di compost di qualità. I fanghi non possono più essere smaltiti in discarica e devono essere trattati in impianti dedicati. Quali sono i benefici che C.I.V.E.T.A. porta all’ambiente? I benefici all’ambiente sono indiscutibilmente quelli derivanti dall’utilizzo parsimonioso della discarica e l’allungamento della sua durata, evitando la necessità di richieste immediate di nuove volumetrie. Ne deriva anche la diminuzione di gas serra emessi in atmosfera per via del recupero di biogas e la diminuzione dell’impatto ambientale in quanto in discarica finiscono solo rifiuti non biodegradabili a bassa produzione di odori molesti e percolati. Ma il beneficio all’ambiente è conseguente so- prattutto all’implementazione di sistemi di controllo e monitoraggio ambientali sempre più accurati, attraverso un sistema di gestione ambientale molto trasparente che prevede annualmente la comunicazione dei principali parametri di riferimento ambientale dell’impianto: controllo delle acque sotterranee, controllo del microclima; controllo delle acque di falda; controllo dell’atmosfera intorno all’impianto. Uno dei progetti che stiamo mettendo in atto, legato alla diminuzione dell’impatto ambientale, è quello dell’implementazione di un DOCUP regionale che prevede l’adeguamento impiantistico della sezione di depurazione e filtrazione delle aree di processo secondo i dettami della DGR 400/2004 e s.m.i., che prevede una captazione completa di tutte le aree di lavorazione con un sistema di biofiltrazione per un miglioramento sia dell’impatto ambientale dell’impianto verso l’esterno, ma soprattutto di una tutela verso i lavoratori addetti alla lavorazioni e trattamento dei rifiuti Consorzio Intercomunale C.I.V.E.T.A. C.da Valle Cena, 1 - 66051 Cupello (CH) Tel. 0873 318335 - fax 0873 319779 www.civeta.it - [email protected] 25 ACIAM SPA ACIAM RINNOVA IL CDA L’Azienda Consorziale di Igiene Ambientale Marsicana ha rinnovato il suo Consiglio di Amministrazione: intervista al nuovo Presidente di Alberto Piastrellini Privilegiato interlocutore - tanto per i soggetti pubblici, quanto per quelli privati - per tutte le attività di raccolta rifiuti, spazzamento stradale, gestione impianti di smaltimento e recupero, consulenza e servizi alle imprese, nel territorio marsicano, dal 1990 è attiva Aciam Spa, Azienda Consorziale di Igiene Ambientale Marsicana, che serve 26 Comuni, per un bacino d’utenza di 101.000 abitanti. L’azienda si avvale di personale specializzato, automezzi, attrezzature ed infrastrutture, impianti di smaltimento e di stoccaggio autorizzati, laboratori di analisi accreditati e segue costantemente l’evoluzione in atto delle normative in materia di gestione dei rifiuti, fornendo ai propri clienti servizi moderni ed aggiornati ed assistenza nel rispetto della normativa vigente. Lo scorso 20 giugno, nel rispetto degli adempimenti statutari, la Società di Avezzano ha rinnovato le cariche istituzionali (ndr: per le quali si rimanda all’apposito box) e, dalla votazione, è uscito vincitore l’avvocato Luigi Ciaccia, nuovo Presidente ACIAM. In occasione di una visita di cortesia all’indomani dell’insediamento ufficiale, gli abbiamo rivolto alcune domande per meglio conoscere ed apprezzare le nuove strategie operative della Società nonché gli obiettivi futuri. Dott. Ciaccia, intanto auguri per la recente nomina. Può raccontarci qual è lo stato dell’arte della gestione dei rifiuti nel territorio servito dalla Vostra società? Attualmente la situazione nel settore della raccolta rifiuti si presenta estremamente variegata; ci sono Comuni che continuano la gestione in economia dei servizi di raccolta, altri che si sono affidati alla nostra società, altri ancora che si servono di società private. Per quanto concerne il settore dello smaltimento, la maggior parte dei Comuni marsicani conferisce negli impianti gestiti da Aciam, mentre la restante parte del territorio (poco più del 15%) fa riferimento ad impianti di altri gestori. In che modo Aciam intende agire per fronteggiare questa estrema frammentazione nella gestione dei rifiuti e come si pone rispetto alle indicazioni contenute nel Piano regionale circa la necessità di individuare un unico soggetto per la gestione dei rifiuti urbani nella Provincia? Aciam è la società creata dai Comuni marsicani, con la partenership di importanti aziende private, per la soluzione delle problematiche legate alla gestione dei rifiuti nella Marsica. I comuni costituiscono parte integrante di tale Società e detengono la maggioranza del capitale sociale; da tali premesse discende che la nostra Società ha tutte le carte in regola per recitare un ruolo primario nella individuazione del gestore unico per il sub-ambito marsicano, ed in tal senso vanno interpretati gli sforzi messi in campo dalla nostra azienda, per trovare un accordo con le altre società pubbliche e private agenti sul territorio. Solo successivamente sarà pos- 2 26 sibile pensare ad una unificazione nella gestione dei rifiuti sull’intero territorio provinciale e quindi soddisfare i dettami che provengono da direttive comunitarie prima che dalle normative regionali. La dotazione impiantistica del territorio è sufficiente a garantire una gestione ottimale del ciclo integrato dei rifiuti? Al momento i nostri impianti di smaltimento stanno effettuando il trattamento meccanico dell’RSU preliminare alla messa a dimora in discarica; questa procedura, non ancora obbligatoria per legge, riesce a ridurre sensibilmente la quantità di rifiuto che finisce in discarica recuperando preziosa volumetria disponibile. Questa riflessione mi dà l’occasione per comunicare l’apertura del nuovo impianto di stabilizzazione della frazione organica sorto in località Borgo Incile di Avezzano, realizzato dalla Società Eco-compost di cui Aciam detiene una consistente quota del capitale sociale. A tale struttura verrà affiancato nel giro di un anno, un ulteriore impianto per il trattamento e stabilizzazione della frazione organica dell’RSU, i cui lavori di realizzazione sono iniziati nel mese di Luglio. Si tratta di un notevole ed impegnativo investimento per un’opera che contribuirà a risolvere in modo definitivo le problematiche relative allo smaltimento dei rifiuti nella Marsica, ed in prospettiva, nell’intero territorio provinciale. Con l’entrata in esercizio di questo nuovo impianto sarà possibile, infatti, procedere al recupero anche della frazione organica del rifiuto umido raccolto in modo differenziato per la produzione di compost verde da utilizzare in agricoltura. Ad esso certamente dovranno essere affiancati altre tipologie di impianti che si occupino della lavorazione dei rifiuti sia a monte che a valle. Mi riferisco al potenziamento delle raccolte differenziate e quindi della prossima realizzazione di una rete integrata di Stazioni e Piattaforme ecologiche, capaci di effettuare un pre-trattamento dei rifiuti riciclabili prima di avviarli alle industrie della filiera del recupero attraverso l’adesione al sistema nazionale del riciclaggio. Stazioni e Piattaforme ecologiche (al momento già esistenti nel Comune di Aielli per i rifiuti urbani e di Cerchio per i rifiuti agricoli), saranno realizzate da Aciam nei Comuni di Trasacco, Carsoli, Lecce nei Marsi ed Avezzano, utilizzando i fondi messi a disposizione dal P.T.T.A 2006-2008, con la collaborazione ed il contributo dei Comuni stessi e delle Comunità Montane agenti sul territorio. Certamente, a chiusura del ciclo ideale della gestione dei rifiuti, sarebbe necessaria la realizzazione di impianti di termo-valorizzazione, per il recupero di energia da quella parte dei rifiuti che gioco forza non può garantire il recupero di materia. Tale scenario è però piuttosto lontano nel tempo e per ora quello del termovalorizzatore rimane un discorso prematuro sia per motivi di dimensionamento che di localizzazione. Qual è la situazione della raccolta differenziata nella Marsica e quali sono gli strumenti che si intendono utilizzare per migliorarne l’efficacia? La raccolta differenziata nella Marsica è stata avviata nell’anno 2000 con la partnership delle Comunità Montane Marsica 1 e Valle del Giovenco; ad oggi è estesa a tutti i 25 Comuni soci di Aciam con un bacino di utenza di oltre 100.000 abitanti. La modalità di raccolta in essere è quella a cassonetto stradale monomateriale per carta e plastica, e campane multimateriale per vetro ed alluminio. Sono altresì attivi servizi di raccolta ingombranti a domicilio o attraverso le stazioni ecologiche esistenti. Le percentuali di raccolta differenziata raggiunte, seppur in continuo aumento, sono al sotto del 20% e comunque in linea con la media provinciale. Le prospettive per il futuro sono molto incoraggianti grazie all’implementazione di una serie di iniziative che abbracciano il settore impiantistico e quello delle raccolte. Sarà fondamentale la realizzazione e l’apertura delle stazioni e piattaforme ecologiche di cui abbiamo già parlato, in quanto permetteranno il conferimento diretto dei privati e l’organizzazione a costi contenuti di raccolte domiciliari presso negozi, centri commerciali, artigiani e altre aziende. Accanto a servizi di raccolta dedicati alle realtà imprenditoriali di zona, saremo in grado di organizzare servizi porta a porta presso le utenze domestiche, con un inevitabile miglioramento sia della quantità che della qualità di materiale avviato a riciclaggio. La realizzazione dell’impianto di selezione/trattamento di Aielli ci darà la possibilità di introdurre la raccolta del rifiuto organico sia presso le famiglie che presso le aziende di ristorazione. Ma soprattutto riusciremo a dare una risposta alle esigenze di smaltimento degli scarti agro-alimentari derivanti dalle lavorazioni agricole del Fucino. Fondamentale a questo punto sarà l’opera di informazione e sensibilizzazione delle utenze attraverso campagne di comunicazione mirate alle scuole, alle associazioni culturali, alle associazioni di categoria, utilizzando tutti i canali di informazione disponibili sul territorio: stampa, pubblicità televisiva, info-point, lezioni scolastiche, organizzazioni giornate ecologiche ed altro. Visto tali presupposti non è difficile ipotizzare che le percentuali di raccolta potrebbero raggiungere o addirittura superare gli obiettivi fissati dal nuovo Piano Regionale Rifiuti pari a 50-60% di recupero. Quali prospettive esistono per il futuro e quali obbiettivi si intendono perseguire e attraverso quali strategie? Le prospettive per il medio-lungo periodo sono senz’altro positive, in quanto la realizzazione dell’impiantistica necessaria, permetterà una gestione razionale e serena delle attività di recupero e smaltimento rifiuti sul territorio Marsicano. Nel futuro più prossimo sarà necessario mettere in campo il massimo impegno, lavorando a stretto contatto con i sindaci di tutto il territorio marsicano, al fine di traghettare la Marsica da un realtà basata essenzialmente sullo smaltimento ad uno scenario che privilegi la raccolta differenziata ed il riciclaggio. La vostra è una società consorziale di igiene urbana che vede la partecipazione di aziende private e soggetti pubblici agenti sul territorio; come vede la sinergia tra pubblico e privato nella gestione di servizi pubblici indispensabili quali la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti? Le due tipologie di attori presenti nella compagine sociale hanno caratteristiche e danno garanzie diverse che se ben contemperate possono rappresentare la formula vincente per raggiungere gli obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità nella gestione. In particolare la compagine pubblica ha il compito di salvaguardare gli interessi delle comunità locali, dei cittadini, dei Comuni, come è auspicabile che avvenga sempre quando si ha a che fare con servizi di pubblico interesse. D’altro canto la presenza di soggetti privati dona alla struttura quella elasticità e quella efficienza organizzativa capace di garantire una sostenibilità economica tipica del settore privato. Inoltre nel caso specifico i nostri partner sono aziende leader nel settore della gestione dei rifiuti, dell’energia e dell’ambiente in generale, e quindi l’esperienza ed il know-how che sanno trasmetterci rappresenta un’arma vincente nelle quotidiane attività di gestione. NUOVO CDA ACIAM Presidente: Vice Presidente Consiglieri Luigi Ciaccia Vincenzo Gallese Bernardini Gianclemente Di Carlo Umberto Di Natale Giuseppe Sciarretta Alfonso Torelli Alberto Azienda Consorziale Igiene Ambientale Marsicana Via Oslavia 6 67051 Avezzano (AQ) Tel 0863 441345 - 444261 Fax 0863 440651 Numero Verde: 800 220403 27 TERAMO AMBIENTE SPA IMPIANTI TERMICI: IMPORTANZA DELLE VERIFICHE Dall’esperienza di Te. Am. le migliori professionalità per conseguire risparmio energetico e minimizzazione degli impatti ambientali a cura di Pierangelo Stirpe Direttore dei Servizi Teramo Ambiente Il servizio di Verifica Impianti Termici ha come fine quello di ottimizzare il rendimento degli impianti, diminuire il consumo di energia e garantire la sicurezza degli utenti. Nel nostro Paese la normativa vigente è la seguente: 1. Legge 9 gennaio 1991 n. 10 “Norme per l’attuazione del Piano Energetico Nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia”; 2. DPR 26 agosto 1993 n. 412 “Regolamento recante norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in attuazione dell’art. 4, comma 4, della legge 9 gennaio 1991, n. 10”. 3. Dlgs 192/2005 “Attuazione della Direttiva “2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia”. Tali norme prevedono l’obbligatorietà della manutenzione degli impianti termici ed impongono ai Comuni, con popolazione superiore ai 40.000 abitanti, di effettuare i controlli necessari ad accertare l’effettivo stato di manutenzione ed esercizio dell’impianto termico, con onere a carico degli utenti (art 11 comma 18 DPR 412/93) e di porre anche in atto azioni per promuovere l’informazione e la sensibilizzazione. Il Comune di Teramo, per l’organizzazione e l’esecuzione di questo servizio, ha dato incarico alla Te.Am Teramo Ambiente Spa (strumento operativo del Comune stesso) adottando allo scopo un apposito regolamento tecnico, non dissimile da quello adottato da altre amministrazioni abruzzesi. Le procedure individuate dal Comune di Teramo, tra le più agevolative previste dal DPR 412/93, prevedono che la verifica può essere effettuata anche con l’apposizione di un bollino di certificazione sul rapporto di manutenzione effettuato dalle ditte del settore (allegato G). È da porre nel dovuto rilievo che il Servizio di Verifica degli Impianti Termici (su rilevazioni effettuate in ambito nazionale) ha consentito di evidenziare che: Ispettore Te. Am. all’opera 2 28 • è possibile diminuire sensibilmente l’inquinamento ambientale e migliorare la qualità della vita. Infatti circa il 35% degli impianti termici presenta difetti di combustione, e di questi circa il 25% ha una produzione di CO (monossido di carbonio) oltre i limiti di legge; • i risparmi riscontrati nei consumi so- no stati, in alcuni casi, mediamente vicini al 10%; • la buona manutenzione ha influito positivamente anche sulle condizioni di sicurezza dell’impianto. È infatti rilevato che ogni anno in Italia muoiono circa 75 persone, e circa 700 rimangono coinvolte in gravi incidenti a causa di cattivo funzionamento di impianti di riscaldamento non in regola con le norme di sicurezza. Appare indispensabile, quindi, eseguire le procedure di controllo e manutenzione degli impianti e che le stesse siano adottate anche da chi abita vicino a noi in modo da creare un sistema integrato ad elevato grado di sicurezza Sul territorio comunale sono stati stimati circa 18000 impianti termici di cui un 5% circa di potenza superiore ai 35 kW ed il restante 95% circa costituito da impianti di potenza inferiore ai 35 kW. I risultati conseguiti ad oggi dal servizio verifica impianti termici sono stati ampiamente soddisfacenti e grande merito va dato, oltre all’attività costante di verifiche, informazione e formazione operate dalla Te.Am., alla sensibilità dei cittadini che hanno recepito correttamente lo spirito della norma. In particolare si è appena conclusa la terza campagna di certificazione degli impianti che ha fornito il dato confortante di oltre l’85% di impianti certificati, confermando i valori percentuali dei primi due bienni di certificazione e controllo. Questo significa che oltre 15.000 famiglie teramane hanno operato un controllo sulla propria caldaia. Gli impianti cosiddetti “non certificati” sosterranno il controllo da parte degli ispettori della Teramo Ambiente, secondo le tariffe praticate dal comune di Teramo, non prima di aver provveduto alla regolare manutenzione. Al fine di fornire un servizio quanto più efficace ed efficiente, la Te.Am ha da tempo costituito un ufficio apposito con personale tecnico ed amministrativo, in grado di risolvere gli eventuali dubbi connessi alle corrette procedure di verifica ed ha stretto importanti e significative sinergie con Associazioni di Categoria e dei Consumatori. Sempre ai fini della correttezza e trasparenza la Teramo Ambiente ha organizzato la gestione delle sue attività in modo da garantire l’accesso ai dati concernenti le attività svolte a chiunque ne dimostri l’interesse. A tal riguardo ha altresì introdotto l’implementazione di un sistema di qualità di gestione ottenendo la relativa certificazione vision 2000 da RINA spa, ente accreditato SINCERT. la funzionalità della propria organizzazione la Teramo Ambiente ha già “esportato” le sue attività oltre i confini comunali collaborando con altri enti pubblici quali il comune di S. Benedetto del Tronto, la Provincia di Ancona e attualmente la Provincia di Teramo (AG.EN.A. Scarl). In particolare la collaborazione con la Agenzia per l’Energia e l’Ambiente ente preposto ai controlli sugli impianti termici del territorio provinciale, vede impegnata la Teramo Ambiente su ben 11 comuni del territorio provinciale con l’obiettivo di ispezionare circa 10.000 impianti entro il prossimo 30 settembre. Te.Am. Teramo Ambiente spa 64100 Teramo Sede legale: C.so San Giorgio, 135 Tel. 0861 43961 - fax 0861 211346 Servizio Clienti: 800 253230 www.teramoambiente.it Quale ulteriore testimonianza della professionalità posta in campo e per 29 ECO-NEWS BREVI DALL’ABRUZZO L. R. RELATIVA A: “DISPOSIZIONI PER IL CONTENIMENTO E LA RIDUZIONE DELL’INQUINAMENTO ACUSTICO NELL’AMBIENTE ESTERNO E NELL’AMBIENTE ABITATIVO” La legge regionale approvata dal C.R. nella seduta del 10.07.2007, si pone l’obiettivo di tutelare l’ambiente esterno ed abitativo dall’inquinamento acustico anche ai fini della salvaguardia della salute pubblica dei cittadini dall’esposizione ai rumori. La nuova normativa regionale recepisce i contenuti della legge quadro nazionale sull’inquinamento acustico del 26 ottobre 1995 n. 447 e ha lo scopo di semplificare le procedure applicative nella tutela dalle fonti rumorose esterne, in linea anche con la normativa europea. Con l’entrata in vigore di essa, vengono abrogati gli artt. 59 e 60 della L.R. 3.3.99 n. 11 “Attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112: Individuazione delle funzioni amministrative che richiedono l’unitario esercizio a livello regionale e conferimento di funzioni e compiti amministrativi agli enti locali ed alle autonomie funzionali”, disciplinando e semplificando i compiti assegnati ai comuni e alle province. La normativa prevede che venga realizzata, anche in linea con gli strumenti urbanistici, una classificazione acustica del territorio comunale, tenendo conto negli stessi, della presenza sul proprio territorio di aree di rilevante interesse paesaggistico, ambientale e turistico. I comuni, a seguito della classificazione del territorio, se necessario, adottano dei piani di risanamento acustico. È compito della Regione emanare dei criteri applicativi della norma. Un piano di bonifica acustica dell’intero territorio regionale verrà predisposto dalla Regione, tenendo conto dei piani di risanamento approvati dai comuni e quelli predisposti dagli enti gestori dei servizi pubblici di trasporto. Nel piano verranno identificati gli interventi prioritari di bonifica acustica del territorio regionale, privilegiando le zone ove sono presenti ricettori sensibili, quali scuole, ospedali e aree ad alta densità abitativa. Uno degli aspetti innovativi riguarda l’introduzione, per la prima volta a livello regionale, di specifici corsi di formazione professionale ed aggiornamento nel campo dell’acustica ambientale per i Tecnici Competenti, al fine di elevare il grado di preparazione, competenza e conoscenza degli stessi. I corsi saranno organizzati anche d’intesa con strutture di formazione esterne pubbliche e private. Verranno inoltre intraprese azioni di formazione, informazione ed educazione da parte della G.R. al fine di promuovere campagne di sensibilizzazione della popolazione e delle strutture scolastiche alle problematiche relative alla salvaguardia della salute e dell’ambiente. Con l’introduzione della nuova normativa, si è voluto regolamentare e semplificare a livello regionale, le disposizioni e gli adempimenti nazionali ed europei per la tutela dall’inquinamento acustico al fine di ulteriormente tutelare la salute e dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente. ENERGIA: PROGETTO PROBIO IN ABRUZZO DIESEL MENO CARO DEL 30% CARAMANICO: NEI PROSSIMI TRE ANNI CINQUE NUOVI DISTRIBUTORI Scenderà del 30%, entro i prossimi tre anni, il costo del diesel in Abruzzo. È questo il risultato di un accordo stipulato, questa mattina, a Pescara, tra i partners del progetto europeo “Probio” che vede la Regione Abruzzo leader di un gruppo di lavoro che comprende l’Agenzia per l’energia di Burgos (Spagna), l’Agenzia Provinciale per l’Energia di Avila (Spagna), l’amministrazione provinciale di Huelva (Spagna), l’ente per lo sviluppo locale di Burgos (Spagna), l’Agenzia per lo sviluppo locale della Slovenia, l’Università di Maribor (Slovenia) e l’Università degli Studi di Teramo. “Nei prossimi tre anni” ha spiegato l’assessore all’Ambiente e al territorio, Franco Caramanico, “saranno installati in via sperimentale cinque nuovi distributori di biodiesel nelle quattro province abruzzesi attraverso i quali promuoveremo l’utilizzo di questo tipo di carburante che ha il vantaggio di ridurre le emissioni degli agenti inquinanti in atmosfera”. L’accordo firmato questa mattina permetterà ai cittadini abruzzesi che posseggono macchine alimentate con il carburante diesel di pagare lo stesso carburante il 30% in meno rispetto ai prezzi attuali. “Si tratta” ha aggiunto Caramanico “di un provvedimento importante che rientra in una più ampia strategia messa in campo dall’assessorato regionale per la promozione delle fonti rinnovabili”. AI gruppo di lavoro guidato dalla Regione Abruzzo hanno partecipato anche il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Teramo, Confagricoltura Abruzzo, il Comune di Pizzoferrato, la Comunità Montana Medio Sangro zona R, la FOX Petroli, l’ARPA e le agenzie ARSSA; ALESA, AGENA ai quali è stato affidato il compito di definire il calendario delle priorità per l’ottimale svolgimento delle attività programmate. 3 30 ENTE ABRUZZO NEWS DIREZIONE PARCHI TERRITORIO AMBIENTE ENERGIA - Servizio Gestione Rifiuti Via Passolanciano, 75 - Pescara - Tel. 085.7671 - Fax 085.767.2585 - www.regioneabruzzo.it Regione Abruzzo ciano magenta giallo nero Free Service Edizioni n° LUGLIO-AGOSTO 7/8 2007 Anno VIII € 6,00 ciano magenta giallo nero stampata su carta riciclata n°7/8 Luglio-Agosto 2007 Anno VIII