Free Service Edizioni
n°
LUGLIO-AGOSTO
7/8
2007
Anno VIII
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ciano magenta giallo nero
stampata
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n°7/8 Luglio-Agosto 2007 Anno VIII
ciano magenta giallo nero
Rivista mensile di informazione
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n°7/8 Luglio-Agosto 2007 anno VIII
SOMMARIO
S
10
14
8
MANIFESTAZIONI E CONVEGNI
OneGeology: nasce la prima
mappa geologica digitale del pianeta
Un click fino al cuore della Terra
Il patrimonio scientifico di 80 Paesi on line nel 2008
di Micaela Conterio
10
Metalriciclo 2007, 13-15 settembre
Rottami e Ambiente
Protagonisti presso il Centro Fiera del Garda di Montichiari, Brescia
di Roberta Bordiga
12 CAMBIAMENTI CLIMATICI
Approvato dalla Commissione UE un Libro Verde
Adattarsi al cambiamento climatico
Fino a Novembre le risposte alla
consultazione sulle azioni da intraprendere
di Vinicio Ruggiero
14
Una maggioranza diffusa di Italiani
preoccupata delle criticità climatico-ambientali
Cambiamento climatico e salute
Presentato il 1° Rapporto sugli effetti
in Italia degli sconvolgimenti climatici
di Fabio Bastianelli
26
21
22
17 ENERGIE ALTERNATIVE E RINNOVABILI
28
22 BIODIVERSITÀ E CONSERVAZIONE
Sarà installato nel Veneto
Il più grande impianto fotovoltaico italiano per il settore industriale
Produrrà 1.680.000 kWh/a, riducendo di 1.000 t/a la produzione di CO2
Noi e gli altri
Piccole riflessioni sulla convivenza fra specie in tempo di vacanza
di Alberto Piastrellini
di Vinicio Ruggiero
24
18
Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio
Roma, 21 giugno 2007
Il carburante delle rinnovabili...:
come accelerarne lo sviluppo e la competitività
Istituzioni ed operatori a confronto
di Fabio Bastianelli
26
di Lorena Cecchini
20 INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO
RAEE
“Ultima proroga”?
Slitta al 31/12/2007 l’avvio del nuovo sistema di gestione
21 EQUITÀ E SOSTENIBILITÀ
Camera di Commercio di Ancona
Sviluppo, Innovazione, Territorio
Presentato il Bilancio Sociale
a cura della Camera di Commercio di Ancona
Meduse: dark ladies in gelatina
Per saperne di più su un detestato “frutto di stagione”
di Alberto Piastrellini
28
Il Sistema delle Aree protette in Emilia-Romagna
di Lino Zanichelli
30
Al via la “nuova” stagione venatoria
La fauna ha bisogno del rispetto delle regole
Adeguare le normative nazionali a quelle europee
38
40
36
44
42
33 A COME AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE, AMBIENTE
Alla scoperta dei piccoli grandi “frutti di bosco”
Sempre più riconosciuto il loro valore salutare
44 AMBIENTE E ARTE
Trento, aperta fino al 4 novembre 2007 la Mostra
“Ori dei cavalieri delle steppe”
di Vinicio Ruggiero
36 SERVIZI AMBIENTALI
46 €CO - FINANZIAMENTI
Senesi srl
Da sempre impegnata nella
Responsabilità Sociale d’Impresa
50 I QUESITI DEL LETTORE
di Tommaso Sturari
38
50 BLOCK-NOTES - informazioni utili
M&IT Consulting
La verifica di conformità legislativa
ambientale: obbligo o opportunità?
di Marco Bandiera, Mauro Ferraresi e Paolo Bellotti
40
51 NEWSLETTER 28
Associazione Nazionale
Coordinamento Agende 21 Locali Italiane
Sintegra spa
Impegno premiato dalla Registrazione EMAS
a cura di Antonio Kaulard
di Tommaso Sturari
42 AGENDA 21
MUSEC e RES PUBLICA
Due progetti per promuovere concretamente
l’azione locale per l’energia sostenibile
a cura di AA.VV.
AMBIENTE ABRUZZO NEWS
MANIFESTAZIONI E CONVEGNI
OneGeology: nasce la prima mappa geologica digitale del pianeta
UN CLICK FINO AL
CUORE
DELLA
TERRA
Il patrimonio scientifico di 80 Paesi on line nel 2008
di Micaela Conterio
Il Prof. Eduardo de Mulder, Direttore Esecutivo del
Segretariato dell’Anno Internazionale del Pianeta Terra
Cosa penseresti se un giorno, con un
semplice click, avessi la possibilità di
consultare on line la mappa geologica
del nostro pianeta?
Ti sorprenderà sapere quanto questa
ipotesi sia prossima all’attuazione.
Sulla scia dell’intuizione di “Google Earth” (http://earth.google.it), che consente
di scoprire le caratteristiche infinitesimali della superficie terrestre, attraverso
dettagliatissime immagini satellitari, dal
2008 sarà disponibile “OneGeology”
(www.onegeology.org). Questo progetto
internazionale permetterà di rendere facilmente fruibile il patrimonio geologico
mondiale guidando l’utente alla scoperta
della terra solida, attraverso una navigazione interattiva e divertente.
L’intenzione è di realizzare una grande
banca dati dove vengano raccolte ed
elaborate tutte le mappe e le informazioni geologiche esistenti. Il compito
non è semplice e, non a caso, un
esperimento di questo tipo non era
mai stato tentato finora.
Le principali difficoltà nascono dal problema di armonizzare i dati che sono
spesso in formati non compatibili tra
un Paese ed un altro e che andranno
a comporre un grande puzzle particolareggiato della situazione del nostro
pianeta. L’idea nasce dal tentativo di
raccogliere la sfida di realizzare un
programma geologico completo e
dinamico della Terra, che abbracci
contemporaneamente le conoscenze
accumulate dagli scienziati degli oltre
80 Paesi che hanno finora aderito all’iniziativa. Ma il numero cresce ogni
mese. Il progetto consentirà, quindi,
la completa integrazione del materiale esistente in un ambito di generale
cooperazione internazionale.
L’importanza di questo servizio scaturisce dalla finalità, che è quella di
garantire uno sviluppo crescente di
competenze e di stimolare e favorire
un confronto ed un dialogo produttivo
sui temi tecnico-scientifici.
Questa iniziativa si inserisce nel solco
tracciato dalla ricerca di strumenti atti
alla divulgazione generale dei dati per
consentire non solo la soluzione di
problemi di natura pratica, ma anche
l’accesso alle informazioni da parte del
Foto di gruppo dei geologi che hanno partecipato al progetto
8
largo pubblico per una partecipazione
maggiormente consapevole al processo
decisionale in materia ambientale.
Chiaramente, lo scopo ultimo è quello di
promuovere l’educazione ambientale su
larga scala per contribuire a migliorare la
comprensione del territorio e dello sviluppo sostenibile. Questo perché si è andata
sempre più delineando la convinzione che
la partecipazione pubblica e l’accesso alle
informazioni siano due momenti essenziali
per realizzare il necessario orientamento
verso forme di sviluppo rispettose dell’ambiente, salutari e sostenibili.
“OneGeology” vuole essere un primo
passo nel lungo processo di divulgazione delle informazioni in fatto
di ambiente relativo alla terra solida,
garantendo agli utenti l’accesso a dati
tecnico-scientifici validati e ufficiali, in
linea con quanto stabilito dalla Conferenza di Rio del 1992, sfociata poi
nell’Agenda 21, dalla Carta di Fiuggi del
1997 e dalla conferenza di Aarhus del
1998, concretizzatasi in Italia nel Dlgs
del 19/08/05, in osservanza della Direttiva europea 2003/4/CE sull’accesso
all’informazione ambientale.
In quest’ottica è previsto un duplice piano
di divulgazione delle conoscenze per consentire un apprendimento a diversi livelli
di competenza, per cui la consultazione
sarà agevole sia per l’adulto, esperto e
non, ma anche, e soprattutto, per il bambino che potrà divertirsi viaggiando alla
scoperta del nostro pianeta.
L’iniziativa ha visto la luce recentemente a Brighton in Gran Bretagna,
durante un workshop a cui hanno
preso parte numerosi delegati delle
maggiori organizzazioni internazionali - Commission for the Geological Map
of the World (CGMW), EuroGeoSurveys,
International Consortium of Geological Surveys (ICOGS), International
Lithosphere Program, International
Union of Geological Sciences (IUGS),
International Steering Committee for
Global Mapping (ISCGM), UNESCO.
L’intervento italiano è stato offerto da
una rappresentanza di geologi del Servizio Geologico d’Italia/Dipartimento
Difesa del Suolo dell’APAT (Agenzia
per la Protezione dell’Ambiente e per
i servizi Tecnici).
Il ruolo ricoperto dall’Italia è fondamentale in quanto riveste la funzione
di leadership, che le ha permesso di
coordinare la posizione europea, finché
non sarà creato un Comitato Internazionale di coordinamento.
Il progetto verrà presentato ufficialmente in occasione del 33° Congresso
Geologico Internazionale che si svolgerà ad Oslo il prossimo anno, vanta
anche un secondo primato. È, infatti,
il primo progetto internazionale lanciato nell’ambito e con il patrocinio
dell’International Year of Planet Ear-
th (IYPE) con la finalità di fornire, da
parte dei servizi geologici mondiali,
un contributo tangibile e concreto
agli obiettivi posti dall’ONU. L’IYPE,
proclamato dalle Nazioni Unite nel
dicembre 2005, investirà il triennio
2007-2009, sebbene centrato nel 2008,
e sarà completamente dedicato alle
Scienze della Terra, con la finalità di
promuovere soluzioni concrete alle
problematiche ambientali.
Un nodo cruciale dell’iniziativa sarà quella di definire un linguaggio
comune per la veicolazione delle
informazioni, consentendo quindi la
condivisione e il trasferimento in tutto
il mondo non solo dei dati, ma anche
di strumenti e di competenze professionali. Tutte le informazioni raccolte
saranno tradotte in GeoSciML, una
lingua geologica universalmente usata
per la registrazione dei tipi di roccia,
di fossili e di altri materiali.
“I dati geologi esistono - sostiene Ian
Jackson, Segretario Generale di OneGeology - si tratta di renderli universalmente
accessibili. Il programma è una summa dei
dati esistenti accomunati da un linguaggio
che consenta di effettuare facilmente indagini di diversa natura, siano esse geologiche
o di altri ambiti di ricerca. Il programma
rifletterà in questo modo i dati più aggiornati messi a disposizione da ciascun
Sulla sinistra Ian Jackson responsabile del progetto e
sulla destra Peader McArdle Direttore del Servizio Geologico Irlandese
organismo che vi parteciperà”.
In un primo momento, i contributi saranno forniti in tre diversi formati:
- raster (cartografia digitale);
- vector (grafica vettoriale);
- cartaceo.
L’esigenza di utilizzare quest’ultimo
sistema deriva dalla volontà di coinvolgere anche quei Paesi che non
sono ancora in possesso di tecnologie
adatte all’informatizzazione dei dati,
né di cartografie geologiche prodotte
in tempi recenti. La scala del progetto
sarà inizialmente di 1:1.000.000, per poi
scendere sempre più nel dettaglio. I
primi dati saranno già disponibili entro
la fine dell’anno, a cui si aggiungeranno successivamente quelli relativi al
2008: essi rimarranno di proprietà delle
organizzazioni che li forniranno per la
visualizzazione e la ricerca sul web.
È evidente che la portata di una simile iniziativa, a livello di applicazione pratiche,
è di dimensioni smisurate, investendo i
più disparati settori. Uno dei risvolti
immediati del progetto potrebbe essere,
ad esempio, l’individuazione di strutture
geologiche di ampie dimensioni che
consentano lo “stoccaggio” dell’anidride
carbonica, prodotta dalla combustione dei
combustibili fossili, in modo da evitarne
il riversamento nell’atmosfera.
Potrà altresì trovare numerose attuazioni
pratiche anche in campi non dichiaratamente geologici, quali ad esempio
l’ingegneria: è sufficiente pensare all’indagine geomorfologica che precede
la costruzione di una conduttura.
Potrà inoltre sanare alcuni contrasti di
natura politica, derivanti ad esempio
dalla presenza di falde acquifere lungo
il confine fra due stati, ecc.
E perché no? Soddisfare anche il desiderio di conoscenza dei più curiosi
che, per la prima volta, esplorano senza
difficoltà la conformazione del nostro
pianeta comodamente dal proprio
computer.
Le potenzialità legate a questo progetto
sono chiaramente enormi e potrebbero
aprire scenari, al momento ancora inaspettati: chi mai, infatti, avrebbe potuto
ipotizzare che Google Earth avrebbe
smascherato un traffico di armi nella
regione del Darfur, in Sudan?
Le carte geologiche dei singoli Stati,
non più note isolate, verranno accordate ed armonizzate in un unico
concerto universale dando luogo ad
un patrimonio mondiale che rimane,
per dirla con Tucidide, “possesso per
sempre” (in greco ktema es aei).
9
Metalriciclo 2007, 13-15 settembre
ROTTAMI E AMBIENTE
Protagonisti presso il Centro Fiera del Garda di Montichiari, Brescia
di Roberta Bordiga
Si svolgerà dal 13 al 15 settembre prossimo presso il Centro
Fiera del Garda di Montichiari, Brescia, la 2a edizione di
METALRICICLO, il Salone Internazionale delle Tecnologie
per il Recupero e il Riciclo dei Metalli Ferrosi e Non Ferrosi
organizzato da Edimet e già divenuto punto di riferimento
per l’industria italiana dei rottami metallici.
Ma come è nata l’idea di questa manifestazione?
Ce lo spiega Mario Conserva, Amministratore delegato di
Edimet “Era forte l’esigenza di un evento di respiro anche
internazionale che valorizzasse l’area bresciana e le tante
imprese che qui operano nel settore del recupero dei metalli.
E il mercato ci ha dato ragione. Metalriciclo, alla sua prima
edizione lo scorso anno ha avuto un successo superiore ad
ogni previsione, confermando la necessità di una manifestazione internazionale che, in Italia, coprisse un’area di
attività tanto importante per il nostro distretto industriale,
ricco di commercianti di rottame, recuperatori, riciclatori e
di operatori attivi in tutta la filiera del recupero”.
Del resto, Edimet ha un’esperienza forte nella organizzazione
di eventi nel settore dei metalli.
“In questi mesi - prosegue Conserva - siamo anche nel pieno
della preparazione di Metef, la principale fiera internazionale
dell’alluminio giunta alla sua 7a edizione, e di Foundeq, la
manifestazione dedicata alle tecnologie di fonderia, al 4°
appuntamento, che si svolgeranno dal 9 al 12 aprile 2008
sempre presso il Centro Fiera Del Garda di Montichiari”.
Significativo il supporto venuto a Metalriciclo dalle principali
associazioni italiane ed estere, fra le quali Federacciai. Il tema
dell’approvvigionamento delle materie prime è del resto di
vitale importanza per il comparto siderurgico, come ci spiega
Cesare Pasini, Presidente di Nuovo Campsider, oggi in particolare, con un mercato del rottame che si è globalizzato, e il
cui acquisto è condizionato a livello internazionale da fatturi
nuovi e meno “prevedibili” dagli operatori. Senza dimenticare il grande valore del rottame, che ha ormai praticamente
raddoppiato il suo costo rispetto a pochi anni fa.
“Per questo motivo - precisa Cesare Pasini - è strategico sostenere e dare risalto ad una iniziativa quale è Metalriciclo,
che da un lato punta i riflettori sull’importanza del rottame
ferroso e dall’altro riesce a sensibilizzare non solo gli addetti
ai lavori ma l’intera opinione pubblica su un tema tanto
importante anche a livello ambientale. Non dimentichiamoci
infatti che i siderurgici si occupano di recuperare e rifondere un materiale praticamente di scarto come il rottame,
e svolgono quindi una funzione fondamentale non sempre
adeguatamente riconosciuta”.
Assofermet, l’Associazione nazionale che riunisce i commercianti in ferro e acciai, metalli non ferrosi, rottami ferrosi,
ferramenta e affini sarà presente a Metalriciclo 2007 sia in
qualità di espositore, con un proprio stand, che tramite la
partecipazione dei dirigenti dell’associazione quali relatori
ai diversi convegni previsti. Secondo Romano Pezzotti,
Presidente della Divisione Rottami di Assofermet “questa
10
manifestazione è molto importante per la categoria. Ciò non
solo in ragione degli spazi espositivi dedicati all’attività di
recupero e trattamento dei i rottami ferrosi e non ferrosi, ma
anche per le conferenze che permettono di approfondire i
problemi contingenti della categoria e le politiche ambientali
del settore. Anche quest’edizione di Metariciclo rappresenterà
un appuntamento importante per i soci di Assofermet, che
durante la manifestazione fieristica avranno la possibilità
di vedere gli impianti e le attrezzature più all’avanguardia e
contemporaneamente partecipare agli interessanti convegni
in programma”.
Se il mercato del rottame è oggi internazionale, inevitabile il
sostegno all’evento anche da parte delle principali associazioni
europee che si occupano di recupero dei metalli. OEA, per
esempio, la federazione dei produttori europei di secondario,
e ARPAL, l’Associazione spagnola dei produttori di alluminio
riciclato. “Noi tutti operatori del riciclo dei metalli non possiamo che applaudire ad una iniziativa come Metalriciclo
e collaborare con entusiasmo alla sua buona riuscita - ha
dichiarato José Cerdeño, Presidente dell’associazione - La
manifestazione è infatti una grande opportunità per promuovere l’innovazione tecnologica indispensabile per rispondere
alle sfide ambientali del futuro”.
Di grande significato per l’industria metallurgica nazionale
l’allargamento della manifestazione al tema dell’energia, il
cui valore è ben sintetizzato nelle parole con le quali la Regione Lombardia - Assessorato alle Reti e Servizi di Pubblica
Utilità e Sviluppo Sostenibile ha motivato la concessione del
patrocinio a Metalriciclo.
“Iniziative come Metalriciclo sono particolarmente importanti per quella cultura del riciclo e del riuso che trasforma
il rifiuto in risorsa, come Regione Lombardia sta continuamente ribadendo sia negli interventi pubblici sia nelle azioni
politiche e amministrative concrete. Oggi c’è la necessità di
iniziative che, diffondendo conoscenza delle opportunità e
delle possibilità tecnologiche, pongano l’accento sulle possibilità di una nuova economia. (… ) Inoltre è di particolare
interesse che quest’anno sullo scenario della manifestazione
sia stato ricavato uno spazio dedicato alle tematiche connesse
all’energia, un’altra fonte di impegno per questa istituzione
che si prefigge la promozione e la diffusione delle tecnologie
per il ricorso alle fonti rinnovabili”.
Per questo stesso motivo anche APER, l’Associazione dei
Produttori di Energia da fonti rinnovabili ha deciso di sostenere l’iniziativa.
Infine, tra gli eventi collaterali che affiancheranno l’esposizione del 2007 ci sarà MetalArt, una mostra di oggetti
d’arte - sculture e dipinti - realizzati utilizzando metallo recuperato. Fra gli artisti che esporranno le loro opere Maurizio
Benassi, Liliana Borzio, Iris Tiberio e Mario Zanardini.
www.metalriciclo.it
IL PUNTO SULLA REVISIONE DEL NUOVO CODICE AMBIENTALE
Hanno patrocinato l’edizione 2007 di Metalriciclo le seguenti istituzioni
e associazioni:
REGIONE LOMBARDIA, Assessorato alle Reti e
Servizi di Pubblica Utilità e Sviluppo Sostenibile
PROVINCIA DI BRESCIA
APER, Associazione Produttori Energia da fonti rinnovabili
ARPAL, Asociacion para el Reciclado de Productos de Aluminio
ASSOMET, Associazione nazionale industrie metalli non ferrosi
AIM, Associazione italiana di metallurgia
ASSOFERMET, Associazione nazionale dei commercianti
in ferro e acciai, metalli non ferrosi, rottami ferrosi, ferramenta e affini
ASSOFOND, Federazione nazionale delle fonderie
BIR, Bureau of International Recycling
CIAL, Consorzio imballaggi alluminio
EAA, European Aluminium Association
FEDERACCIAI, Federazione imprese siderurgiche italiane
OEA, Organization of European Aluminium Refiners & Remelters
UNCSAAL, Unione nazionale costruttori serramenti metallici
Il 13 settembre alle ore 10,30 una tavola rotonda sul tema darà il via ai
convegni di Metalriciclo 2007
Aprirà i lavori convegnistici di Metalriciclo 2007 una importante tavola
rotonda dal titolo “La revisione del nuovo codice ambientale”.
L’evento, che si svolgerà a partire dalle 10.30 del 13 settembre prossimo,
farà il punto sulla situazione, a tale data, del processo di revisione del
D.Lgs. 152/06, più noto come “Codice Ambientale”. I temi che coinvolgono
direttamente il settore metallurgico sono diversi e di estrema importanza
per il futuro di un comparto che si è sempre sviluppato in un’ottica di
sostenibilità ambientale e che vede, nell’eccessivo appesantimento delle
procedure burocratiche, una minaccia anziché un sostegno alla propria
competitività.
L’evento, che vedrà la partecipazione di rappresentanti delle principali
associazioni coinvolte nel delicato tema del recupero dei metalli, sarà
moderato da Sebastiano Barisoni, giornalista di Radio24.
La tavola rotonda sarà l’occasione per un confronto tra l’industria e le
istituzioni, che saranno presenti attraverso alcuni importanti esponenti
governativi.
Il programma dei convegni di Metalriciclo, disponibile anche sul sito
www.metalriciclo.com, proseguirà nella stessa mattinata con un evento
curato da AFFG-Alluminio per le Generazioni Future e, successivamente,
con una serie di sessioni tecniche mirate.
www.metalriciclo.com
UNA MONOPOSTO TUTTA DI LATTINE
CiAl, il Consorzio Nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi in alluminio, esporrà a Metalriciclo 2007 la prima monoposto realizzata interamente
con lattine per bevande, per rappresentare al pubblico le infinite possibilità di
utilizzo e ri-utilizzo dell’alluminio.
Centinaia di lattine e lastre in alluminio per costruire la vettura a grandezza
naturale - scala 1/1. Il numero 13 rappresenta il numero atomico dell’alluminio
nella tavola degli elementi.
Il progetto rientra nella collaborazione che da anni CiAl porta avanti con le
associazioni di volontariato nell’ambito del Progetto Raccolta Solidale per
offrire a centinaia di onlus la possibilità di autofinanziarsi attraverso la raccolta dell’alluminio. Alcune di queste associazioni si sono inoltre specializzate
nella realizzazione di “sculture” e “monumenti” fatti con lattine per bevande
e alluminio riciclato.
La monoposto “Aluminium Recycling Team” va ad aggiungersi alla maxi
caffettiera esposta da Cial durante l’edizione 2006 di Metalriciclo.
www.metalriciclo.com
11
CAMBIAMENTI CLIMATICI
Approvato dalla Commissione UE un Libro Verde
ADATTARSI AL
CAMBIAMENTO CLIMATICO
Fino a Novembre le risposte alla consultazione sulle azioni da intraprendere
di Vinicio Ruggiero
Il Piano varato dal Consiglio dell’Unione europea nel marzo scorso (ndr: vedi
Regioni&Ambiente, n. 4, pagg. 31-34,
“Il numero 20: dai sogni all’azione”)
ha proposto una serie di obiettivi per
ridurre le emissioni di gas climalteranti
da parte dei Paesi membri in linea con
gli obiettivi del protocollo di Kyoto.
Non si deve credere, tuttavia, che quelle
misure, qualora adottate, siano in grado
di annullare gli effetti dei cambiamenti
climatici, non solo perché l’UE è responsabile solo del delle emissioni globali, ma
soprattutto perché trascorrono circa 40 anni
dal momento in cui il carbonio immesso in
atmosfera cominci a mostrare i suoi effetti
sul clima, tant’è che i segnali in corso dei
cambiamenti hanno la loro origine nelle
emissioni prodotte negli anni ’60 e ’70.
Perciò limitarsi alla strategia approvata,
secondo la Commissione UE, non è sufficiente a mitigare gli effetti del global
warming, perché il clima è destinato
comunque a cambiare nei prossimi
decenni. Occorre quindi attrezzarsi
per proteggersi dalle conseguenze più
devastanti, sia ambientale sia sociale
che economiche.
In altri termini si dà per scontato che ci
saranno fenomeni catastrofici che, per
limitarne la portata, necessitano di interventi tali da ridurne l’impatto: questo
è il senso della pubblicazione del Libro
Verde “Adattamento al cambiamento climatico in Europa. Opzioni per
un’azione UE” che la Commissione UE
ha presentato il 26 giugno.
Trattandosi di un Green Paper, si
avvia un ampio dibattito politico per
sollecitare i Paesi membri ad indicare
le priorità e le azioni da mettere in
pratica per industrie, reti energetiche,
sistema di trasporti, agricoltura, foreste,
coste, ecc.
Il Commissario UE all’ambiente Stavros
Dimas ha dichiarato che “Dovunque in
Europa i cittadini risentiranno sempre
più degli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulla loro salute, sul
loro impiego e sulla loro dimora; le
principali vittime saranno le persone
più vulnerabili della società. Occorre
12
che noi combattiamo il cambiamento
climatico su un doppio fronte. Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni
mondiali di gas ad effetto serra in modo da impedire che il cambiamento
climatico raggiunga livelli disastrosi,
ma nello stesso tempo l’Europa deve
adattarsi al cambiamento climatico
che è già in atto”.
“Se l’Europa e i suoi Stati membri - ha
proseguito Dimas - non pianificano
anticipatamente una risposta strategica
coerente, può darsi che noi siamo costretti
a prendere delle misure d’adattamento
improvvisate e non adeguate a dare risposte al moltiplicarsi di crisi e catastrofi,
cosa che sarebbe ben più costosa”.
Obiettivo dichiarato è di impedire
che il riscaldamento planetario sia
superiore a 2 °C rispetto al livello preindustriale, oltre la quale soglia i rischi
di cambiamenti globali irreversibili e
potenzialmente catastrofici si avvicinerebbero sensibilmente. Ciò nonostante
numerose regioni del mondo sono già
alle prese con gli effetti nefasti per
l’aumento di 0,76 °C della temperatura media mondiale e se si confermano
le previsioni, la temperatura mondiale
dovrebbe aumentare nel corso di questo secolo da 1,8 °C a 4 °C.
Al contempo, se riscaldamento si
limitasse a 2 °C, le conseguenze sarebbero notevoli e l’Europa non sarà
risparmiata. La temperatura del vecchio
continente è già progressivamente
aumentata di circa 1 °C nel secolo
scorso, più sensibilmente della media
mondiale e gli effetti sono facilmente
misurabili. Per esempio, lo scioglimento dei ghiacciai minaccia di provocare
la chiusura delle stazioni di sci a quote
basse. La siccità dell’Europa mediterranea dovrebbe accentuarsi e il clima di
questa area potrebbe diventare troppo
caldo per passarvi le vacanze d’estate.
Il turismo dovrà modificare strutture
e tempi per il soggiorno, prevedendo
incrementi sulla costa atlantica e il
Mar del Nord. Si stima che la canicola
dell’estate 2003 abbia causato 70.000
decessi. Il prosieguo del cambiamen-
to climatico nuocerebbe fortemente
all’ambiente naturale europeo e praticamente ad ogni settore della società e
dell’economia, soprattutto all’agricoltura,
alla silvicoltura, alla pesca, al turismo
e alla salute. Le zone costiere, il delta
di bassa altezza e le pianure a forte
densità di popolazione attraversate da
fiumi, potrebbero essere devastate da
tempeste ed inondazioni più frequenti.
Il cambiamento climatico potrebbe causare vasti fenomeni migratori, compreso
quello che si verificherebbe tra regioni
confinanti con l’Europa.
L’Unione europea si interessa di questi avvenimenti presenti e futuri perché è ormai
indispensabile adattarsi al cambiamento
climatico, oltre alla riduzione dei gas ad
effetto serra. Un’azione precoce che punta
sull’adattamento al cambiamento climatico
potrebbe apportare dei benefici economici
notevoli ed evitare i problemi sociali, anticipando i danni potenziali e riducendo
le minacce sugli ecosistemi, sulla salute
umana, sui beni e sulle infrastrutture.
L’adattamento potrebbe contemporaneamente creare delle nuove prospettive
economiche come pure dei nuovi mercati
per prodotti e servizi relativi.
Tutti gli attori dovranno partecipare
attivamente ai processi di adattamento
al cambiamento climatico e il coordinamento efficace delle misure adottate
nei singoli Stati membri, nelle regioni
e nelle comunità, sarà essenziale per
mantenere il costo a basso livello.
L’Unione Europea ha un ruolo importante da giocare: si tratta di sostenere
gli sforzi di adattamento tramite l’aggiustamento delle relative politiche, di
colmare le lacune nelle conoscenze e
di coordinare le strategie.
Alcuni settori, soprattutto l’agricoltura,
la gestione dell’acqua, la protezione
della biodiversità e la pesca, sono
ben integrati a livello UE all’interno
del mercato unico o delle politiche
comuni. Quindi è logico incorporare
gli obiettivi di adattamento in questi
settori, come pure nei programmi di
spese comunitarie (per esempio, sviluppo regionale, agricoltura, pesca, affari
sociali, ricerca e sviluppo rurali).
Il Libro Verde definisce quattro linee
d’azione da tenere in considerazione
a livello prioritario:
- azione anticipata per sviluppare delle
strategie di adattamento nei settori
dove l’attuale grado di conoscenze è
sufficiente;
- integrazione dei bisogni di adattamento
mondiali nelle relazioni esterne all’UE
e formazione di una nuova alleanza
con partner dell’intero mondo;
- miglioramento delle conoscenze in
materia di adattamento, grazie alla
ricerca a livello comunitario e allo
scambio di informazione;
- costituzione di un gruppo consultivo europeo sull’adattamento al cambiamento
climatico, incaricato di analizzare le
strategie e le azioni coordinate.
La Commissione UE vuole attuare dapprima misure leggere, come:
- la riduzione degli sprechi delle risorse idriche;
- la rotazione agricola e una maggiore
introduzione di sementi e colture in
grado di resistere di più alla siccità;
- la conservazione delle aree umide e
delle foreste.
Secondo la Commissione, queste
misure, qualora prese rapidamente
potrebbero ridurre la necessità di interventi duri, molto più costosi, come:
- innalzamento di argini e costruzione
di dighe;
- ricollocazione di porti, industrie e
città costruiti in zone costiere basse
o a rischio di alluvioni;
- costruzione di nuovi poli energetici,
visto che gli impianti idroelettrici
sono destinati ad un lento declino.
Dovranno essere rivisti, inoltre, i criteri
edilizi nel campo delle infrastrutture
affinché nei progetti siano previste le
attività di adattamento per far sì che le
opere a rischio climatico durino per i
prossimi cento anni.
In un quadro piuttosto negativo la Commissione intravede l’occasione per quelle
aziende che si muoveranno per prime di
diventare leader nelle strategie e tecnologie
per l’adattamento al riscaldamento globale,
con l’opportunità di incrementare l’export
e posti di lavoro; mentre i nuovi servizi
finanziari assicurativi dovranno far fronte
alla crescente esposizione ai rischi.
La consultazione pubblica durerà fino al mese di novembre. Le risposte
ottenute saranno inserite nell’elaborazione della Comunicazione della
Commissione UE sull’adattamento al
cambiamento climatico che sarà pubblicata alla fine del 2008.
113
Una maggioranza diffusa di Italiani preoccupata delle criticità climatico-ambientali
CAMBIAMENTO
CLIMATICO E SALUTE
Presentato il 1° Rapporto sugli effetti in Italia degli sconvolgimenti climatici
di Fabio Bastianelli
Nei mesi scorsi è stata resa nota l’“Indagine sulla percezione
della problematica relativa al clima” che La Nuova Ecologia, mensile di Legambiente, ha commissionato a Lorien
Consulting, al fine di raccogliere, tra l’altro, le opinioni
degli italiani sugli sconvolgimenti climatici e sulla loro disponibilità a farsi portavoce e promotori dei cambiamenti
necessari negli stili di vita.
La rilevazione, attraverso interviste telefoniche, si è svolta
dal 26 marzo al 3 aprile 2007 ed ha messo in evidenza che
tali problematiche risultano molto preoccupanti per una
maggioranza diffusa, tant’è che l’Inquinamento con il 70,3%
risulta essere uno dei problemi di cui gli italiani avvertono
forte preoccupazione, subito dopo Aumento del costo della
vita (71,3%) e Disoccupazione (70,8%); mentre l’Effetto serra
(59,4%) si colloca 5° posto. I cittadini intervistati hanno identificato la colpevolezza per le criticità climatico-ambientali
prevalentemente nell’ambito dei fattori umani. La necessità di
un intervento per arginare le alterazioni climatiche e l’effetto
serra è universalmente condivisa (sono il 96,7% gli italiani
che ritengono molto o abbastanza urgente un intervento
14
relativo), ma “il segnale fondamentale della trasversalità di
una problematica che viene diffusamente percepita nella
sua criticità al di là delle divisioni politiche”.
A leggere il 1° Rapporto in Italia su Cambiamento
climatico e degli eventi estremi sulla salute in Italia,
bisogna riconoscere che hanno ben ragione gli italiani di
preoccuparsi di tali problematiche.
Presentato il 25 giugno a Roma, nel quadro delle iniziative
e degli eventi propedeutici alla prima Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici che si svolgerà il 12 e 13
settembre, il Rapporto è stato coordinato dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS) - Programma speciale salute e
ambiente della regione europea, per conto dell’Agenzia per
la Protezione dell’Ambiente e dei servizi Tecnici (APAT).
Proprio il Direttore Generale APAT, Giancarlo Viglione,
aprendo il Convegno, ha sottolineato che
“ I cambiamenti fisici osservati e prevedibili si sono ormai
tradotti in una maggiore vulnerabilità dei nostri territori
(maggior rischio di siccità, alluvioni ed esondazioni, frane,
disponibilità di risorse idriche, fertilità dei suoli) e in un cambiamento
nella distribuzione di rischi chimici e
biologici (es. qualità delle acque degli
elementi, qualità dell’aria nelle città)
che richiederanno nuovi sistemi di
sorveglianza e controllo”.
Perciò, ha proseguito “ …anche sistemi di prevenzione, pianificazione
e gestione per adattarsi alle mutate
condizioni ambientali e prevenire
situazioni di danno e di rischio non
più episodiche ma strutturali. La conoscenza dei potenziali impatti su
salute, benessere e sopravviven
sopravvivenza,
associati agli effetti ambientali, è un
passaggio fondamentale per Agen
Agenzia,
soprattutto ora che il Sistema d
delle
Agenzie è pienamente coinvolto nel
supporto al Ministero dell’Amb
dell’Ambiente
per l’elaborazione di una St
Strategia Nazionale d’Adattamen
d’Adattamento ai
Cambiamenti climatici, obie
obiettivo
principale della Conferenza nazionale del 12 settembre”.
e
La conclusione più eclatan
eclatante e
di maggior impatto sugli or
organi
di informazione del Rappor
Rapporto è
questa: per ogni grado in più
della temperatura si avrà un aumento della mortalità del 3
3%.
Lo studio è un’analisi globale dei
rischi esistenti e potenziali per l’ambiente e per la salute umana negli scenari di esposizione in Italia dovuti ai
cambiamenti climatici cui fanno seguito misure e azioni di
adattamento.
“Non c’è più spazio per il dibattito - ha dichiarato Roberto
Bertollini, Direttore del Programma speciale salute e ambiente dell’OMS Europa - Il cambiamento climatico non è
solo una possibilità, sta già accadendo in Italia”.
“Oggi sperimentiamo la scala minore ciò che accadrà in
futuro - ha proseguito - Dopo anni di ricerca abbiamo
maggiore e più affidabili insieme di conoscenze.
“Identificare in anticipo i potenziali rischi e fornire risposte
tempestive aiuta a prevenire morti e malattie - ha concluso Bertollini - Per far fronte ad un ambiente che cambia l’approccio
deve essere propositivo, non reattivo e deve essere adesso”.
La valutazione esperta dei dati ambientali e meteo-climatici
disponibili, nonché di quelli della ricerca internazionale
e nazionale sulla materia clima e salute, ha condotto alle
conclusioni che vengono di seguito riportate in sintesi.
L’esposizione meteo-climatica osservata e i potenziali
scenari
Negli ultimi anni è divenuto evidente che il clima globale
sta cambiando. Anche l’Italia è colpita dai cambiamenti
climatici.
Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia,
che ha partecipato come esperto OMS alla stesura del Rapporto, nell’ultimo secolo è stato osservato un aumento della
temperatura media di 0,7 °C al Nord e 09 °C nel Centro-Sud
dell’Italia. Durante le ultime cinque decadi, le precipitazioni
sono diminuite del 14% su tutto il territorio nazionale. Dal
1981 al 2004 si è potuto rilevare un aumento del 14% del
numero di giornate calde (temperatura massima superiore
a 25 °C) e fra il 1961 e 2004, si è evidenziata una riduzione
media di circa il 20% dei giorni di gelo (temperatura minima
inferiore o uguale a 0 °C).
È ragionevole ritenere che l’Italia in assenza di interventi di
mitigazione del cambiamento climatico subirà un riscaldamento maggiore negli anni a venire.
Sempre secondo l’istituto nazionale è atteso un aumento
fino a circa 3,5 °C - 4 °C entro la fine del secolo. È probabile una diminuzione del 25% delle precipitazioni invernali
nella regione Mediterranea e nell’Italia settentrionale, ed un
contemporaneo aumento della frequenza di precipitazioni
estreme. Inoltre, è previsto un aumento della frequenza
del giornate calde torride assieme ad una diminuzione del
numero delle giornate di gelo. Altro dato significativo è la
previsione di un ulteriore aumento della temperatura del
mare. L’andamento delle modalità di riscaldamento dovute
al cambiamento climatico è molto simile a quello anomalo
osservato nell’estate del 2003.
Le emissioni di gas serra sono in aumento.
L’Intergovernmental Panel of Climate Change (IPCC) ha
concluso che le concentrazioni atmosferiche globali di gas
serra (anidride carbonica, metano ed ossido d’azoto) sono
cresciute negli ultimi due secoli e mezzo in maniera significativa a causa delle attività umane. Il contributo italiano è
pari a circa l’11% delle emissioni di gas serra in Europa e
a circa il 2% delle emissioni globali. Fra il 1990 ed il 2005
in Italia le emissioni totali di gas serra sono aumentate di
circa 12%. Le industrie dell’energia (32%) e del trasporto
(26%) sono i settori che maggiormente contribuiscono un
alle emissioni di CO2.
I cambiamenti osservati nel sistema climatico hanno già
impatti su molti sistemi fisici biologici e su alcuni settori
economici.
Alcuni di essi probabilmente aumenteranno nelle decadi a
venire. L’aumento del livello del mare implica rischi per le
aree costiere italiane. Uno studio NASA-Goddard Institute
for Space Studies (GISS) ha evidenziato che circa 4.500
km² di aree costiere sono rischio di inondazione. L’approvvigionamento di acqua potrebbe diventare ancora più
problematico di quanto non sia oggi in Puglia, Basilicata,
Sicilia e in Sardegna, a causa sia della progressiva crescente
scarsità di acqua che del mal funzionamento dei sistemi di
gestione. L’ulteriore diminuzione delle precipitazioni medie
potrebbe richiedere il riutilizzo delle acque di scarico e la
desalinizzazione delle acque marine. Lo stress idrico potrebbe aumentare del 25% durante questo secolo.
L’aumento della temperatura dell’acqua provoca cambiamenti schermo energetici, con una maggior crescita di alghe
e cianobatteri nei laghi e la migrazione di alcune specie di
alghe tossiche in prossimità delle coste. Anche in Italia la
popolazione sarà esposta sia alla maggior frequenza e di
intensità degli eventi estremi che è alla variabile meteorologica.
L’IPPC stima un aumento della frequenza, intensità e durata delle ondate di calore in Europa, ed un aumento della
frequenza delle precipitazioni estreme. Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (dati 2000) ha
stimato che le aree a rischio di inondazione siano il 2,6%
del territorio nazionale sia costiere che entroterra.
I rischi per la salute
La salute della popolazione sarà colpita in maniera diretta
ed indiretta
- La popolazione italiana è già stata colpita dalle ondate
di calore e lo sarà ancor di più in futuro con una media
del 3% di aumento del mortalità ogni grado di aumento
di temperatura.
- Il cambiamento climatico può aumentare la frequenza e
la durata di giornate di inquinamento da ozono, in particolare durante la stagione calda.
- Le inondazione hanno già causato morti, disabilità e
malattie, che potrebbero aumentare in futuro.
- Per le malattie trasmesse da vettori, esiste il rischio potenziale che patologie come le La febbre del Nilo occidentale
e i casi di Leishmaniosi, più aggressiva (attualmente superiori a 500 in Italia) aumentino e migrino verso latitudini
più settentrionali.
- Per quello che riguarda le patologie trasmesse dagli alimenti, è stato dimostrato che in Europa, negli ambienti
con una temperatura al di sopra dei 5 °C, all’aumentare
di 1° di temperatura media in una settimana, i casi di
infezione di salmonella, crescono del 510%.
- Potranno aumentare le malattie legate all’acqua, dovute
all’aumento delle inondazioni e conseguente danneggiamento delle fognature e contaminazioni di acque
reflue.
- Aumenta il rischio di intossicazione da alghe e cianobatteri
potenzialmente tossici che si presentano in concentrazioni
più abbondanti in associazione al cambiamento climatico.
- Ci potrebbero essere modifiche stagionali dei disturbi
allergici nel futuro legate principalmente ad una fioritura
15
più precoce, un aumento della concentrazione e ad una
possibile invasione di nuove specie di piante allergizzanti.
Le misure di mitigazione del clima
La sanità pubblica dovrebbe dare priorità alle cause delle
malattie e alla tutela della salute, mirando a prevenire gli
effetti avversi.
Le azioni per ridurre definitivamente gli impatti sulla salute
del cambiamento climatico sono le strategie di mitigazione
e di adattamento. Molti principi ormai consolidati indicano
la necessità di un approccio energico, proattivo della sanità
pubblica nei confronti del cambiamento climatico.
In Italia sono state adottate alcune misure per ridurre i gas
serra (mitigazione), ma queste non sono per ora ancora
sufficienti.
L’Unione Europea nel suo insieme si è impegnata ad una
riduzione delle emissioni pari all’8% nel periodo 2008-2012,
rispetto ai livelli del 1990. Per l’Italia, l’Unione Europea ha
stabilito un obiettivo di riduzione pari al 6,5% nel suddetto
periodo. Nel 2005 le emissioni ammontavano al 12,1% in più
rispetto al 1990 e si prevede un ulteriore aumento. Il recente
4° Rapporto di valutazione dell’IPCC indica chiaramente
che i costi per mitigare i gas ad effetto serra possono essere
controbilanciati dai benefici per la salute che si possono
avere attraverso la riduzione dell’inquinamento atmosferico.
Integrando l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico con
le politiche per la mitigazione del cambiamento climatico,
il costo si riduce ulteriormente.
L’adattamento sarà sempre più necessario con l’aumento
del caldo.
Anche se le concentrazioni dei gas serra resteranno ai livelli
dei primi anni del XXI secolo, la temperatura aumenterà di
0,6 °C per la fine del secolo. Oggi tutte le società hanno a
disposizione una vasta gamma di potenziali risorse d’adattamento, che spaziano da quelle tecnologiche (ad es. la difesa
tramite dighe per le inondazioni), comportamentali (ad es.
scelte relative all’utilizzo dell’energia; adeguamento dell’abbigliamento e delle abitudini individuali); gestionali (ad es.
programmazione dei servizi sanitari per i rischi estivi) e
politiche (ad es. norme di pianificazione urbanistica). Anche
se la maggior parte delle tecnologie e delle strategie sono
ben note si è già sviluppate in alcuni paesi, è necessario
inserire le varie misure in un contesto integrato all’interno
di un piano d’adattamento che identifichi le esigenze e le
priorità sulla base degli scenari prevedibili in Italia.
Politiche che mirino alla difesa della salute dagli effetti del
cambiamento climatico hanno un effetto positivo sia sulle
strategie di adattamento ambientali che su quelle di altri
settori, oltre che per il peso economico complessivo che il
settore sanitario esercita sul sistema nazionale.
Esaminando le politiche europee e nazionali esistenti, appare chiaro che l’obiettivo della riduzione delle patologie
collegate ai determinanti ambientali coinvolge le decisioni di
molti altri settori quali l’uso del territorio, il trasporto, il commercio, le relazioni con l’estero, gli affari interni, le politiche
per l’alloggio, l’energia. Il riferimento costante trasversale ai
benefici ed ai rischi per la salute favorisce sinergie e rende
più forte il sostegno dell’opinione pubblica alle politiche
ambientali e per lo sviluppo sostenibile.
Le azioni di sanità pubblica
Complessivamente sono cinque le grandi aree di intervento
16
da sviluppare o rafforzare per proteggere la salute della
popolazione dagli effetti del cambiamento climatico; 1)
sistemi di allarme; 2) valutazione, monitoraggio e
ricerca; 3) sviluppo di politiche specifiche; 4) sistemi
di informazione integrati; 5) programmazione dei
servizi sanitari.
1. Sistemi di allarme precoce
L’esempio del sistema di allarme sulle ondate di calore
messo in opera in 31 città italiane è esemplare. L’efficacia
di questi interventi va valutata nel tempo. Un’informazione
diretta a gruppi specifici di operatori sanitari come medici,
amministratori di ospedali e case di cura, assistenti sociali
nonché specifica per le popolazioni più a rischio è inserita
seppur ancora parzialmente, nei programmi d’allarme, già
avviati. Attività di questo genere potrebbero essere estese
o a programmi di allarme precoce per altri eventi estremi
come ad esempio le inondazioni, incendi e tempeste di
vento, l’aumento della concentrazione di pollini.
2. Valutazione, monitoraggio e ricerca
Monitorare lo stato di salute attraverso indicatori adeguati o
limitare l’identificazione precoce dei problemi e l’implementazione di efficaci politiche di prevenzione o riduzione del
danno. Al momento in Italia vengono monitorati gli impatti
delle ondate di calore sulla salute umana. In questo ambito
è necessario utilizzare i dati di monitoraggio della qualità
dell’aria in modo integrato a quelli relativi alla temperatura
e ad altre variabili meteorologiche per meglio contenere gli
effetti sulla salute che vengono accentuati da livelli elevati
di inquinamento atmosferico. Vanno monitorate alcune
malattie trasmesse da acqua e cibo (es. la salmonella) e
valutati sistematicamente gli spostamenti e/o portate da
vettori diversi.
3. Sviluppo di politiche specifiche
Iniziative atte a proteggere la salute dovrebbero essere parte delle attività di adattamento che l’Italia svolgerà per far
fronte ad alcune problematiche quali: la laguna di Venezia
e la costa nord-est, la riviera del Po, la desertificazione, le
aree costali marine, i ghiacciai e le montagne, le frane e le
inondazioni. Inoltre misure urbanistiche e di gestione del
territorio possono contribuire a ridurre il riscaldamento nelle
città (Urban Heat Island Effect).
4. Iniziative di informazione
Una informazione sistematica dovrebbe essere fornita con
particolare riferimento: a) argomentazioni sulle conseguenze
degli scenari climatici sulla salute; b) la creazione di una
banca dati che raccolga i risultati della ricerca europea sugli effetti sulla salute per l’Italia; c) la comunicazione agli
operatori sanitari dei rischi per la salute del cambiamento
climatico.
5. Programmazione dei servizi sanitari
In particolare in primavera ed in estate, ma anche in altre
stagioni, è auspicabile una programmazione delle attività dei
servizi sanitari in grado di rispondere in modo più efficace ed
efficiente ai rischi per la salute associati alle ondate di calore,
alle malattie trasmesse dall’acqua durante la balneazione, alle
intossicazioni alimentari e alle malattie trasmesse da vettori.
In alcuni casi e per patologie particolari da tempo assenti dal
territorio italiano o molto rare, è opportuno l’aggiornamento
del personale sanitario mirato ai rischi emergenti.
ENERGIE ALTERNATIVE E RINNOVABILI
Sarà installato nel Veneto
IL PIÙ GRANDE IMPIANTO FOTOVOLTAICO
ITALIANO PER IL SETTORE INDUSTRIALE
Produrrà 1.680.000 kWh/a, riducendo di 1.000 t/a la produzione di CO2
di Vinicio Ruggiero
Il mercato delle energie rinnovabili sta
crescendo anche in Italia, seppur con
un ritmo più lento rispetto a quello di
altri paesi dell’Unione Europea.
È soprattutto il mondo industriale ad
aver capito la convenienza di convertirsi alle fonti rinnovabili, grazie anche
agli incentivi previsti dai decreti del
cosiddetto “pacchetto energia”, che
prevedono il potenziamento dei certificati bianchi e il finanziamento di
progetti presentati dalle imprese per
realizzare investimenti industriali nel
settore delle rinnovabili.
Tra le iniziative, merita una segnalazione quella intrapresa da due imprese
della provincia di Treviso, distanti
15 km l’una dall’altra, che hanno deciso
di coordinarsi e di trasformare i tetti dei
rispettivi capannoni in altre tante superfici fotovoltaiche per la produzione
di energia elettrica “pulita”.
Si tratta della Metalco Spa di Castelminio di Resana, produttrice di elementi
per arredo urbano, e della Grisport Spa
di Castelcucco, fabbrica di calzature.
Le coperture e parti delle superfici
esterne dei capannoni delle due aziende, saranno occupate da 10.600 m² di
pannelli solari prodotti in Germania.
Tale sinergia, che prevede il coordinamento progettuale e realizzativo di
Italian Solar Infocenter S.r.l. di Padova,
permetterà di dar vita al più grande
impianto fotovoltaico italiano, installato su fabbriche, in grado di immettere
in rete circa 1.700.000 kWh all’anno.
Proprio il Know-how, maturato in tanti
anni di ricerca nel campo delle fonti
rinnovabili e dell’edilizia sostenibile,
garantirà la sicurezza tecnica ed ambientale dell’impianto, oltre la gestione
degli adempimenti agli obblighi normativi e burocratici connessi ad una
tale impresa.
l’investimento complessivo previsto è
di € 8 milioni che verranno ammortizzati in 10 anni a partire da quello di
entrata in funzione dell’impianto previsto tra un anno per una vita attesa
di 3.040 anni.
Ciò che più interessa di questo progetto, oltre ai risparmi e vantaggi
economici, è che per ogni anno di
funzionamento dell’impianto non verranno immessi in atmosfera 1.000 tonn
di CO2.
Visto il ritardo che l’Italia ha accumulato nel taglio delle emissioni di
gas climalteranti, previsto per poter
rispettare agli impegni assunti con la
sottoscrizione del protocollo di Kyoto,
anche al fine di non pagare pesantissime multe, bisognerebbe che iniziative
simili fossero intraprese dalle molte
aziende che in questi ultimi decenni
hanno costellato con capannoni gran
parte del paesaggio italiano. Non
fosse altro per riparare al mancato
assorbimento di CO2 da parte della
vegetazione e del suolo agrario, che
sono stati soppiantati dal cemento!
Il primo a sinistra è il Sig. Sergio Benetello poi a fianco l’Avv. Fabio Gava Assessore Regionale all’Economia e allo Sviluppo, l’Onorevole Marco Stradiotto Sottosegretario allo
Sviluppo Economico, Matteo Benetello Responsabile Area Tecnica dell’Italian Solar Infocenter ed infine il Direttore Commerciale della ditta Metalco Sig. Cristiano Favaretto.
17
Pragmatico è stato l’intervento di
Fabbri che, dopo aver riconosciuto
che “c’è ancora una certa lentezza
nella realizzazione degli impianti, a
differenza di quanto succede all’estero”, ha illustrato diverse iniziative che
il Ministero sta mettendo in campo
nel settore delle rinnovabili e dirette
agli Enti Pubblici. Si tratta in sostanza
di tre nuovi bandi rivolti a complessi
edilizi di Amministrazioni pubbliche
e Scuole.
Il primo bando, che prevede uno
stanziamento di circa 2 milioni e 600
mila euro, riguarda la promozione e
diffusione di impianti fotovoltaici in
strutture di alto pregio architettonicopaesaggistico, ad elevata replicabilità
sul territorio, per cui saranno valutati i
fattori di prestazioni energetiche.
Un secondo bando si chiama “Il sole a
scuola”, chiaramente diretto a promuove impianti fotovoltaici nelle scuole,
per il quale lo stanziamento è stato di
4 milioni e 700 mila euro.
“Simultaneamente - ha osservato
Fabbri - si vuole favorire l’avvio di
un’attività didattica per analizzare
i fattori di intervento sul risparmio
energetico tramite il coinvolgimento
degli studenti”.
Il terzo della serie di bandi ministeriali
riguarda “Il sole negli Enti Pubblici”,
rivolto alle Pubbliche Amministrazioni
e agli Enti Pubblici, finalizzato alla
realizzazione di impianti solari termici
per la produzione di calore a bassa
temperatura. Parte delle risorse per il
sovvenzionamento è costituita da residui del vecchio bando “Solare termico
per Enti Pubblici e aziende gas” che
con questa fase viene contestualmente
chiuso.
“Le tecnologie incentivate nel bando
sono finanziabili per il 50% dei costi
ammissibili – ha spiegato Fabbri – salvo
nei casi in cui la quota dell’investimeto a carico del soggetto proponente sia
coperta attraverso il finanziamento
tramite terzi operato da una ESCO
(Energy Service Company), per i quali
è previsto un contributo fino al 65% dei
costi ammissibili”.
(ndr: per maggiori informazioni su
questi bandi si rinvia alla Rubrica
Ecofinanziamenti, a pag. ??? di questo
stesso numero)
Gerardo Montanino, Responsabile
della Direzione operativa del GSE, ha
tracciato un bilancio dei nuovi fotovoltaici in esercizio in Italia.
“Sono 6.265 e sviluppano una potenza complessiva di circa 150 Megawatt,
quelli ammessi al Conto Energia che, a
fine aprile 2007, hanno comunicato al
GSE l’inizio dei lavori di costruzione.
Di questi oltre 2.800 hanno comunicato la fine dei lavori producendo una
potenza di circa 24 Megawatt e circa
2.050 sono gli impianti entrati in esercizio, per una potenza complessiva di
oltre 16 Megawatt”.
Tra i nuovi impianti oltre 1.270, per
una potenza di 9,8 Megawatt, hanno
stipulato la convenzione con il GSE per
l’erogazione delle tariffe incentivanti. Al
Convegno era presente anche Gianni
Silvestrini, Direttore scientifico del
Kyoto Club che ha sottolineato come
“per una maggiore diffusione delle
foni rinnovabili, occorra innalzare le
priorità politiche e, a questo scopo, le
Regioni diventano essenziali. Regole
semplici per far comprendere a tutti
la convenienza di sviluppare l’energia
pulita. Entro il 2007 i Megawtt puliti
prodotti saranno 150 e dal 2008, con
la legge sui certificati energetici dgei
edifici, si aggiungeranno almeno
300.000 m2 l’anno. Di questo passo,
entro il 2009, dovremmo arrivare a
350-400 Megawatt. Per uscire dall’impasse, quindi, in Italia si deve
creare un circuito positivo tra ricerca
e tecnologia con incentivi sostenibili
contenuti, senza effetti speculativi, e a
lungo termine”.
19
INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO
RAEE
“Ultima proroga”?
Slitta al 31/12/2007 l’avvio del nuovo sistema di gestione
Nel concludere l’articolo dedicato alla seconda proroga,
concessa dal “Decreto mille proroghe”, per l’entrata in vigore
del nuovo sistema di gestione di Rifiuti di Apparecchiature
Elettriche ed Elettroniche (RAEE), avevamo sottolineato
come i Comuni, a cui spetta di assicurare la funzionalità e
l’accessibilità dei Centri di raccolta dei RAEE in assenza di
quelli predisposti su base volontaria dai privati, rimanessero
“indifferenti” alla questione.
All’indomani dell’ulteriore rinvio al 31 dicembre 2007, deciso dal Consiglio dei Ministri del 28 giugno (D.L. 2 luglio
2007, n. 81) del termine “entro cui devono essere emanati
decreti necessari all’entrata in vigore del nuovo sistema di
gestione dei rifiuti RAEE”, i Comuni si dichiarano dispiaciuti,
tramite l’ANCI, di questo ulteriore rinvio che fa ancora ricadere sui loro bilanci i costi della gestione di questi rifiuti. I
distributori fanno sapere che questa proroga è stata quanto
mai opportuna perché non sono stati ancora emanati i decreti attuativi previsti dal Decreto Legislativo n.151/2005 che
recepiva nella legislazione nazionale Direttive Comunitarie in
materia (Direttiva 2002/95/ CE “RoHS”, Direttiva 2002/96/CE
“RAEE” e Direttiva 2003/108/CE di modifica della precedente); inoltre, in gran parte del territorio nazionale non sono
state predisposte dai Comuni le piazzole presso cui il distributore (“colui che, nell’ambito di un’attività commerciale,
fornisce un’ apparecchiatura elettrica o elettroniche ad un
utilizzatore”) dovrebbe conferire gratuitamente i rifiuti delle
AEE, provenienti dagli “utilizzatori” per il successivo smaltimento in carico ai produttori (“tutti coloro che producono,
importano o immettono per primi sul mercato nazionale
apparecchiature elettriche ed elettroniche”). Questi ultimi
si sono già da tempo organizzati in Consorzi, nell’attesa di
potersi iscrivere al Registro dei soggetti obbligati a finanziare
il trattamento dei RAEE, il cui decreto istitutivo sembrava
sul punto di essere emanato, quando viceversa è rimasto
bloccato in Conferenza Stato-Regioni.
Purtroppo è un “deja vu”.
Una normativa europea impone l’adozione di provvedimenti
nazionali che, intrapresi con grave ritardo, rinviano a decreti attuativi, la cui mancata emanazione entro i termini
previsti, determina un inevitabile rinvio, perché la normativa
non sarebbe applicabile!
Forse è il caso di ricordare che la Commissione UE aveva
già avviato nei confronti dell’Italia una procedura d’infrazione (“costituzione in mora”) per tardivo recepimento
nella legislazione nazionale di direttive comunitarie. Un
successivo “parere motivato” preludeva a un deferimento
alla Corte di Giustizia europea che, a questo punto, vista
anche l’ultima proroga, condannerà inevitabilmente l’Italia,
con le successive pesanti sanzioni economiche che verranno
irrogate da parte delle Istituzioni UE.
C’è la sensazione che dietro questo rinvio, ci siano pressioni divergenti tra varie gruppi coinvolti nella nuova
20
normativa.Oltre ai Comuni, che con l’eventuale avvio avrebbero dovuto continuare a sopportare oneri non dovuti, in
quanto tali rifiuti non sono più a loro carico, pensiamo che
ci siano anche la grande distribuzione organizzata/GDO) e
delle Associazioni dei distributori, a cui le norme introdotte
dal D.Lgs. n.151/ 2005, soprattutto nelle parti relative alle
sanzioni amministrative, in caso di mancato ritiro del RAEE
dal consumatore che acquista una nuova AEE, e penali, in
caso di stoccaggio per lunghi periodi, imputabile peraltro
all’assenza dei Centri di raccolta, senza le prescritte autorizzazioni.
A complicare la questione era intervenuto il Decreto Legislativo n.152/2006, il cosiddetto Testo Unico Ambientale, che
ha introdotto alcuni adempimenti nel settore dei rifiuti che
di fatto risultano inconciliabili, oltre che onerosi, rispetto
alla normativa sui RAEE.
Non aver ancora concluso la revisione del T.U. che è tuttora vigente, ha determinato ulteriori motivi di incertezze
e difficoltà operative.
Come è noto, poi, il nuovo sistema non potrà iniziare prima
di 90 giorni successivi alla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto che istituisce il Registro nazionale
dei Produttori. Pertanto si evidenzia che i tempi, tenendo
conto del periodo estivo, non consentono ulteriori pause
di riflessione e che, individuati i punti su cui intervenire,
impongono di procedere speditamente per uscire da questa
impasse ed avviare finalmente una adeguata gestione di tali
beni che, se correttamente trattat,i possono fornire molti
materiali e metalli “preziosi”.
A meno che non ci sia una qual volontà di continuare a
conferirli in discarica o avviarli alla termovalorizzazione
ovvero ad esportarli (legalmente?) in Cina e India.
In tal caso, sarà difficile che questa sia l’“ultima proroga”,
come ci testimoniano recenti avvenimenti su una perdurante
situazione di emergenza rifiuti.
EQUITÀ E SOSTENIBILITÀ
Camera di Commercio di Ancona
SVILUPPO, INNOVAZIONE, TERRITORIO
Presentato il Bilancio Sociale
a cura della Camera di Commercio di Ancona
Lo scorso 5 luglio presso la Loggia dei Mercanti è stato
presentato il Bilancio Sociale della Camera di Commercio
di Ancona con la pubblicazione “Sviluppo Innovazione
Territorio - Il ruolo della Camera di Commercio”.
Con la realizzazione del suo primo bilancio sociale, l’ente
camerale dorico si è dotato di un nuovo metodo per rendere
conto del proprio operato, rendendo trasparenti e comprensibili
i programmi, le attività e i risultati raggiunti, secondo modalità
che nei tradizionali documenti e nelle consuetudinarie procedure
di rendicontazione non venivano evidenziate.
Destinatari di questa informazione sono i principali interlocutori dell’ente: non solo le imprese e le loro associazioni,
che certo restano i principali “clienti”, ma anche le altre
istituzioni, i consumatori, il personale camerale, i singoli
cittadini e tutti i portatori di interessi rilevanti. In questo
senso, il bilancio sociale può essere l’occasione e insieme
il mezzo per instaurare un dialogo continuo che porti, attraverso la concreta conoscenza delle scelte e dei risultati,
all’individuazione di linee di intervento e al miglioramento
continuo delle politiche camerali.
Il Bilancio sociale presentato abbraccia il periodo 2003-2006
e rappresenta il momento culminante di un processo che ha
coinvolto e coinvolge tuttora la struttura che lo ha realizzato.
L’incontro di presentazione è stato introdotto dal Presidente
dell’ente camerale, Giampaolo Giampaoli: “La scelta di
questo percorso - ha commentato - si spiega anche in relazione
ad un contesto che ci vede protagonisti nella promozione
della responsabilità sociale d’impresa e della sostenibilità
del modello di sviluppo locale. Crediamo che questi princìpi
debbano essere quelli ispiratori del nostro operare per promuovere le imprese ed il territorio in cui operano e confidiamo
che da essi possano giungere risposte innovative alle sfide e
ai problemi posti dalla competizione mondiale”.
Dopo il contributo della neo-Presidente della Provincia di
Ancona, Patrizia Casagrande Esposto è toccato al Prof.
Antonio Tencati dell’Università “Bocconi” di Milano e al
Segretario Generale della Camera di Commercio di Ancona
Dott. Michele De Vita illustrare il documento.
Il bilancio sociale camerale parte dall’individuazione dell’identità aziendale, riferita allo scenario ed al contesto economico
in cui l’ente è inserito, nonché all’assetto organizzativo ed
al disegno strategico che ne ha ispirato l’azione.
Viene poi evidenziata la ricchezza prodotta, attraverso la
riclassificazione dei dati contabili
ed il calcolo del valore aggiunto,
al fine di comprendere il valore
generato dai progetti e dai servizi svolti.
Infine sono evidenziati i risultati
ottenuti nei vari ambiti di competenza e gli effetti prodotti a
favore delle varie categorie di
stakeholder, con cui l’ente ha
stabilito relazioni strutturate e
permanenti.
L’iniziativa è stata molto apprezzata dalle istituzioni locali, dal
sistema delle imprese e dagli altri
interlocutori, che hanno richiesto
sin da subito la disponibilità del
documento.
Anche per questo il Bilancio
sociale è on line sul sito camerale www.an.camcom.it
a testimoniare la volontà dell’ente di farne uno strumento
di comunicazione dinamico,
aperto e trasparente.
A breve sarà implementato sullo stesso sito un vero e proprio
Forum per la gestione del dibattito su questi temi. Intanto,
osservazioni, critiche, apprezzamenti e suggerimenti possono
essere inviati tramite posta elettronica all’indirizzo e-mail
[email protected].
Sportello Responsabilità Sociale d’Impresa
Telefono: 071 5898326/270 - Fax 071 5898255
[email protected]
21
BIODIVERSITÀ E CONSERVAZIONE
NOI E GLI ALTRI
Piccole rriflessioni sulla convivenza fra specie in tempo di vacanza
di Alberto Piastrellini
Mentre il percorso del sole lungo la sua
eclittica volge in quella direzione dello
spazio che determina, per effetto dell’inclinazione dell’asse terrestre, l’avvicendarsi
della buona stagione, è piacevole, anche
per il più grigio uomo di città, riscoprire
colori e profumi dell’aria aperta.
Ma settant’anni di sviluppo industriale,
con il conseguente abbandono delle
campagne e delle montagne, il generale
oblio delle semplici regole di “convivenza” con le altre specie e l’ambiente,
hanno il loro peso, e allora ecco che
l’escursione più innocente può trasformarsi in una esperienza spiacevole,
quando non drammatica.
Ma sarà poi vero?
Aperture a più colonne sui titoli dei quotidiani, pagine web che illustrano con
dovizia di particolari gli effetti spesso
drammatici di particolari “incontri del
terzo tipo” con i nostri compagni di
pianeta, hanno il potere di gettare nel
panico gli illuminati abitanti del terzo
millennio che, soprattutto nell’emisfero
nord (a torto chiamato Occidente), da
quasi un secolo e mezzo hanno relegato
il loro rapporto con gli animali a quella
edulcorata e rassicurante relazione che è
l’allevamento (e anche qui il rapporto è
sempre più limitato, non solo al numero
delle specie trattate ma anche dal tempo che, di fatto, si dedica alla vicinanza
effettiva con gli animali).
Se la percezione della biodiversità nelle
nostre città si limita a pochissimi Generi
(Felidi e Canidi e all’interno di questi
a due sole Specie: Felis Catus e Canis
Lupus familiaris) è pur vero che, a
nostro scorno, siamo circondati da una
notevole massa vivente che tendiamo ad
ignorare nel migliore dei casi, quando
invece non costituisce un problema specifico da risolvere drasticamente.
L’evoluzione dei costumi e la scoperta
delle pratiche igieniche come prevenzione nei confronti di particolari patologie,
senza contare il mutato stile di vita, ci
hanno affrancati dalla compagnia di
artropodi quali pulci, cimici, pidocchi
e piattole i quali, fino ai primi del ’900
erano “ospiti fissi” della più larga fetta
della popolazione e persino oggetto di
22
ammirazione in alcuni curiosi versi del
primo ’600.
Per contro, oggi gli sporadici casi di pediculosi vengono affrontati nelle scuole
del Paese con uno zelo e un allarmismo
che non si riservano neanche alle più
temute cellule terroristiche…
Se alle nostre latitudini la stagione invernale impone una tregua forzata a quelle
entità sempre più aliene dalla nostra vita
quotidiana, è con l’arrivo della buona
stagione che i rapporti fra noi e loro si
fanno più tesi.
Una strana “coscienza ecologica” impone uno stile di vita “naturale” che però
dimentica totalmente le più banali regole di convivenza con “gli altri” per cui la
“giornata nel bosco” o la “passeggiata
fra i campi” diventano, per alcuni, altrettante esperienze che svelano in maniera
traumatica il volto di Iside: non solo
non siamo soli, ma loro sono di più e
più attrezzati!
La puntura di un’ape o una vespa - più
spesso - il morso di un ragno o la puntura di scorpioni o scolopendre - evento
questo molto più raro determinato dalla
propensione alla fuga più che all’attacco
da parte di questi artropodi - sono esperienze piuttosto comuni, quasi un rito di
passaggio (e invero in diverse culture
lo è sul serio), ma dalle nostre parti
l’avventura si conclude (salvo allergie o
patologie associate) con un forte dolore,
locale tumefazione, nausea e vomito ma,
in generale sintomi (per quanto fastidiosi), piuttosto brevi.
Lo stesso accade per gli spiacevoli incontri
con alcuni fra gli invertebrati marini più
diffusi sottocosta: attinie (antozoa) e ricci
di mare (echinodermata).
Discorso a parte meritano le meduse
(scifozoa) le quali, se presenti più
spesso al largo, visitano le zone più
antropizzate solo durante sporadiche
“invasioni” od esplosioni nel numero
della popolazione.
Se poi guardiamo al gruppo dei vertebrati sia marini che terrestri, le probabilità
di riceverne qualsivoglia danno sono
quasi risibili. Delle sole cinque specie
di serpenti velenosi presenti in Europa
(tutti appartenenti al genere Vipera) non
si hanno da tempo notizie di casi mortali; lupi ed orsi, per quanto in leggero
aumento, non attaccano l’uomo (diversamente dai branchi di cani abbandonati
e rinselvatichiti).
È più facile finire sotto una macchina che
subire la carica degli elusivi, seppur numerosi cinghiali, che alle strette possono
reagire piuttosto violentemente.
Squali bianchi (Charcarodon Charcaris) vengono avvistati ogni estate
anche nel Tirreno e nell’Adriatico (una
piccola novità fra le tante a squame e
pinne, dovuta al surriscaldamento delle acque del Mediterraneo) ma non si
sono mai macchiati delle gesta del loro
epigono spielberghiano, nei confronti
del quale, già da diversi anni si assiste
ad una sostanziale riabilitazione dovuta,
da una parte alla diminuzione statistica
degli attacchi nei confronti dell’uomo,
dall’altra al mutato spirito giustamente
protezionista nei confronti di un gruppo
sistematico che riceve ogni anno incredibili ferite mortali da parte di una pesca
becera e insensibile.
Certo, mettere il piede sulle spine dorsali di una Tracina (Trachinus Vipera);
incappare nei tentacoli di Carybdea
Marsupialis o essere morsi dai ragni:
Tegenaria Domestica, Segestria Florentina, Agelena Labirintica, Dolomedes
Fimbriatus, Lycosa Tarentula (ragni
piuttosto comuni nel nostro Paese)
può essere un’esperienza spiacevole, nel
caso di Cheiracanthium Punctorium, e
Latrodectens Tredecimguttatus (le specie
italiane di due Generi che annoverano
i più numerosi casi di avvelenamento
da ragni nel mondo), anche notevole…
Ma il reale pericolo per la vita umana è
piuttosto scarso.
Diversamente può accadere in altre parti
del mondo oggi più che mai accessibili
ai più e quindi, a volte, teatri di veri e
propri drammi.
È evidente che chi da sempre convive
con animali pericolosi abbia sviluppato comportamenti ad hoc e conoscenze
pratiche circa la condotta da tenere in
caso di attacco o anche solo sistemi di
prevenzione onde evitarne le reazioni.
Il fiorire di produzioni documentarie
di consumo televisivo, non disgiunte
da una buona dose di spettacolarità ha
indotto troppa gente a considerare “cartoline tridimensionali” ambienti che in
realtà nascondono sorprese più o meno
gradite, sorvolando altresì sui rischi reali
che determinate forme di vita possono
rappresentare.
Se a tutto questo si aggiunge la sostanziale
ignoranza collettiva nel merito della zoologia e della biologia si assiste sempre più a
quel fenomeno tristemente ridicolo di che si
sposta credendo che ogni angolo del globo
sia un’estensione del salotto di casa.
C’è poi la categoria degli imbecilli totali
che mossi dai più primitivi istinti di egocentrismo, i pericoli preferisce portarseli
direttamente in casa senza considerare
che si avrà a che fare con esseri viventi,
molto spesso strappati a forza dai loro
legittimi ambienti o costretti a riprodursi
in cattività in una triste rappresentazione
della vita naturale.
Malgrado legislazioni severe nazionali ed
internazionali (una su tutte la Convenzione di Washington - CITES) , in questi
ultimi anni si assiste al proliferare di quel
fenomeno becero in forza del quale diversi “appassionati”, forse per appagare il
loro senso dello spettacolo, di wilderness
o di nostrano “celodurismo”, allevano in
casa serpenti ed artropodi velenosi (ragni
e scorpioni) fra i quali, di molti, non è
ancora stata completamente accertata la
tossicità (e si tenga conto che l’effetto di
una tossina su un organismo non dipende
solo dalla tossina stessa, ma dalla quantità introdotta, dalle condizioni fisiche
dell’organismo aggredito, dall’età, dalla
parte aggredita, in diversi casi anche dal
sesso dell’animale che aggredisce).
Forse la spettacolarizzazione eccessiva
di quella che una volta si definiva Storia
Naturale e oggi, più propriamente, biodiversità, ha consentito di abbattere solo
alcune barriere culturali fra il mondo
accademico-scientifico della ricerca sul
campo e l’opinione pubblica.
Di fatto la banalizzazione delle varie
dinamiche comportamentali animali; il
bisogno continuo di antropomorfizzarne
i contorni (l’evolversi della produzione
cinematografica destinata ai più piccoli in
questo senso è emblematica); l’osservazione dei fenomeni naturali al solo scopo
di intrattenimento, non hanno fatto altro
che allargare la forbice tra la conoscenza effettiva e il bisogno di conoscenza
dei più (non è un caso che si considera
“ignorante” chi non conosce Dante o la
pittura di Piero della Francesca, mentre
si può benissimo godere la laurea di acculturati senza neanche sapere quante
zampe ha un insetto e cosa, ad esempio,
lo distingue da un ragno).
Malgrado le case di produzione di
entertainment televisivo, abbiano da
anni fiutato l’affare e sfornino serie
in cui intrepidi “etologi” a metà fra
Indiana Jones e Mr. Crocodile Dundee
interagiscono spettacolarmente con i più
“strani” e “pericolosi” animali, di fatto,
l’ignoranza dilaga.
Anche una certa visione di ambientalismo nostrano e salottiero non prova
a colmare il gap; curiosamente si parla
sempre di “ambiente” senza peraltro domandarsi chi realmente ci vive, proprio
in quell’ambiente.
Forse bisognerebbe recuperare un po’
di quell’umile spirito di osservazione e
curiosità infantile che caratterizzava i
primi indagatori della Natura, Aristotele e Plinio per primi, facendo tesoro
delle informazioni accumulate nei secoli
e guardando con rispetto tutte le altre
forme di vita che ci circondano, dalle
più “ovvie” alle meno frequentate.
Ci accorgeremo che negli interstizi dei
nostri muri in pietra, fra le erbe di orti e
giardini, nelle fronde di un albero o sotto
gli scogli di una spiaggia, si nasconde
tutto un mondo non meno spettacolare e
degno di riguardo dei grandi parchi
africani o della
lla foresta amazzonica.
Un mondo affascinante che,
se ci spaventa
nta è solo per
nostra ignoranza.
anza.
23
INVENTARIO NAZIONALE DELLE
FORESTE E DEI SERBATOI DI CARBONIO
di Fabio Bastianelli
Tra il 2008 e il 2012, periodo di
attuazione del protocollo di Kyoto,
l’Italia da detrarre circa 10,2 mi. lioni di tonn. di anidride carbonica dal
bilancio nazionale delle emissioni:
un risparmio fra il 750 milioni e 1
miliardo di Euro.
La buona notizia è emersa nel corso del
Convegno “Il Sistema nazionale delle
statistiche forestali: situazione attuale
e prospettive – L’Inventario Nazionale
delle Foreste dei serbatoi di Carbonio”,
svoltosi a Roma il 29 maggio e promosso dal Corpo Forestale dello Stato
(CFS) e dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT).
Si tratta di una deduzione molto alta,
corrispondente all’11% delle emissioni che il Paese si è impegnato a
tagliare per contenere i rischi legati
ai cambiamenti climatici, che ci viene
permessa dal patrimonio boschivo, la
cui “gestione” è, infatti, tra le attività
che possono concorrere al contenimento dei gas ad effetto serra perché
le piante, crescendo sequestrano CO2
dall’atmosfera e la fissano nel legno.
Pertanto, le informazioni statistiche sul
patrimonio forestale costituiscono non
solo uno strumento essenziale per le
politiche finalizzate alla conservazione
e alla valorizzazione degli ecosistemi
e per la pianificazione sostenibile del
territorio, ma elemento indispensabile
per i decisori politici nazionali ed internazionali, per monitorare lo stato di
attuazione dei più importanti Accordi
stipulati al fine di tutelare l’ambiente.
“Le foreste rappresentano un bene economico notevole - ha dichiarato il Capo
del CFS, Cesare Petrone - I dati che
emergono dall’Inventario segnalano
un aumento delle superfici forestali.
Oggi per la prima volta i dati del Cfs e
dell’Istat sono uguali. Questa giornata è importante perché ci permette di
lanciare una nuova cultura delle foreste e di mostrare questa fotografia al
panorama internazionale. Si tratta di
un messaggio che lanciamo nell’ambito
del protocollo di Kyoto, perché forniamo
dati precisi”.
24
È necessario che i boschi aumentino
non soltanto in quantità, ma anche in
qualità - ha sottolineato Petrone - poiché l’aumento delle superfici boschive
è in gran parte dovuto all’abbandono
delle zone rurali”.
Il Progetto dell’Inventario Nazionale
delle Foreste e dei serbatoi di Carbonio (INFC 2005), realizzato con la
consulenza scientifica del CRA-ISAFA
(Istituto Sperimentale per l’Assestamento Forestale e l’Apicoltura di Trento),
è stato diviso in tre fasi, ognuna delle
quali ha richiesto circa un anno e mezzo per essere completata, con l’impiego
di oltre 300 tra fotointerpreti e rilevatori
della Forestale che hanno compiuto,
questi ultimi, oltre 30.000 rilievi, anche
nelle località d’Italia più remote e più
difficili da raggiungere.
Si tratta di un inventario nuovo da
tutti i punti di vista. Sono nuovi gli
obiettivi che si pone, i parametri che
prende in considerazione, lo schema
di campionamento e l’allineamento ai
più alti standard internazionali.Nuova è
anche la definizione di bosco adottata(
quella della FAO per il Forest Resources
Assessment - FRA 2000). In passato gli
inventari non rilevavano lo stato fitosanitario del bosco, la sua importanza
naturalistica, l’aspetto di ambiente di
protezione e di sviluppo della fauna
selvatica, la funzione turistico-ricreativa
e quella di assorbimento e immagazzinamento del carbonio atmosferico.
Un dato particolarmente atteso, a cui
l’Inventario dà risposta, è la quantità di
carbonio fissata nelle foreste italiane:
486.018.500 tonnellate, pari a circa
1.782.068.000 tonnellate di anidride
carbonica, per una massa arborea
complessiva valutata in 972.037.000
tonnellate. Un valore dinamico destinato a variare nel tempo e che dovrà
essere aggiornato tra cinque anni ,
quando saranno ridiscussi gli stock di
emissioni di gas attribuiti all’Italia.
I dati principali dell’Inventario
La maggior parte del Bosco in Italia
ha avuto origine attraverso processi
seminaturali (69,2%), ossia in seguito
ad attività silvocolturali
I boschi di origine naturale, che
includono anche sopra i soprassuoli
originatisi con il concorrere di attività
antropiche indirette, sono meno di 1/6
della superficie complessiva del bosco
(15,4%).
I boschi di origine artificiale costituiscono la frazione meno rappresentata
(6,3%), mentre per il 9,1% della macrocategoria Bosco non si dispone di
informazioni circa l’origine.
Il 68,3% dei boschi italiani non
presenta patologie evidenti: quelli interessati assommano complessivamente
a 1.977.000 102 ettari (22,6%). Tra le
patologie e i danni più comuni si annoverano gli attacchi di parassiti, che
interessano il 9% dei boschi, seguiti dai
danni provocati da eventi meteorologici
o climatici intensi 5,6% e da pascolo o
selvaggina (3, 2%).
I fenomeni di dissesto per lo più non
interessano su base nazionale la macrocategoria Bosco che è sottoposta a
vincolo idrogeologico per 87,1% della
superficie, mentre le altre terre boscate
sono interessate soltanto per il 49,2%
della superficie.
Il vincolo naturalistico riguarda il 27,5%
della superficie forestale nazionale pari
a 2.876.451 ettari e il 28,5% della macrocategoria Bosco, corrispondente a
2.495.409 ettari.
Una parte considerevole delle aree boscate italiane si trova all’interno di siti
della Rete Natura 2000 (SIC e ZPS), che
interessano complessivamente il 21,5%
della superficie forestale nazionale e
il 22,2% del Bosco. La ripartizione tra
aree SIC, aree ZPS e aree con presenza
di entrambe le forme di tutela, fornisce
i seguenti risultati: è inclusa in aree
SIC, il 12,7% della superficie forestale
nazionale, in aree ZPS il 2,6%, mentre
il 6,2% è inclusa allo stesso tempo in
uno o più SIC e in una o più ZPS.
Valori analoghi si registrano anche per
la macrocategoria Bosco.
Le regioni che contribuiscono maggiormente all’immagazzinamento del
carbonio sono:
la Toscana (massa arborea 108.734.000
tonn.; carbonio 54.367.000 tonn.), il
Piemonte (massa arborea 94.386.000
tonn.; carbonio 47.193.000 tonn) e la
Lombardia (massa arborea 66.790.000
tonn.; carbonio 47.193.000 tonn.). In
Alto Adige abbiamo i valori più alti di
carbonio per ettaro (69), seguono il
Trentino (68) e la Valle d’Aosta (65).
Più di un terzo della penisola è ricoperta di verde: 10.467.522 ettari, pari al
34,7% della superficie nazionale. Tra i
distretti territoriali, Alto Adige, Trentino,
Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana,
Umbria, Abruzzo, Calabria e Sardegna, risultano avere un coefficiente
di boscosità sensibilmente superiore
a quello nazionale.
Il bosco con un’estensione stimata
pari 8.759.200 ettari, copre il 29,1%
del territorio nazionale e i distretti più
densamente boscati sono la Liguria e il
Trentino che con un grado di copertura
percentuale rispettivamente del 62,6 e
del 60,5% costituiscono gli unici ambiti
amministrativi in cui il bosco copre più
della metà del territorio.
Le regioni meno ricche di boschi risultano essere la Puglia (7,5%)e la
Sicilia (10,0%).
Riguardo alla composizione in categorie inventariali del Bosco, oltre il 98%
è rappresentato da Boschi alti.
Gli Impianti ammontano a 122.252
ettari, corrispondenti allo 0,4% della superficie territoriale nazionale, mentre la
superficie delle Aree temporaneamente
prive di soprassuolo è stata stimata pari
a 53.931 ettari erappresenta lo 0,2% del
territorio italiano. Le altre terre boscate,
la cui estensione risulta di 1.708.000
333 ettari (16,3% della superficie dell’intero paese), sono costituite per 58,0%
dagli Arbusteti, cui concorre considerevolmente la categoria forestale della
Macchia e arbusteti mediterranei. Complessivamente il 63,5% della superficie
forestale (Bosco e altre terre boscate)
risulta di proprietà privata, il 32,4% è di
proprietà pubblica, mentre quasi il 4%
della superficie non è stata classificata
per tale carattere. A livello di singoli
distretti le percentuali più elevate di
superficie forestale di proprietà privata si riscontrano in Liguria (82,3%), in
Emilia Romagna (82,0%) e in Toscana
(80,0%). In Trentino si evidenzia invece
l’aliquota più alta di superficie forestale
di proprietà pubblica (72,2%).
25
MEDUSE: DARK LADIES
IN GELATINA
Per saperne di più su un detestato “frutto di stagione”
di Alberto Piastrellini
Location: luogo di mare, spiaggia sabbiosa o falesia rocciosa.
Orario: ininfluente.
Sceneggiatura, sempre la stessa, con minime varianti per
quanto riguarda attori principali e dinamica dell’azione.
Ciak: un uomo si gode il refrigerio dell’abbraccio marino
nuotando a larghe e lente bracciate. Ad un tratto un grido
strozzato arriva dall’acqua e supera i rumori di fondo. L’uomo
- una maschera di dolore gli contrae il volto - esce dall’acqua
un poco impacciato mentre, nel diffuso pallore che contrasta
con l’abbronzatura di fondo, emerge il chiaro marchio del
contatto con una medusa…
come gruppo dei Celenterati, animali che per primi hanno
evoluto una cavità interna (dal greco: celenteron) deputata
alla digestione e alla funzione vascolare.
Quindi, intanto parliamo di animali e non di piante o alghe, come
i primi classificatori avevano descritto alcuni individui di incerta
catalogazione (lo stesso Linneo riferendosi alle attinie , parenti
delle meduse, conia il nome di Antozoa “animali-fiore”).
Dunque, il gruppo Cnidaria si divide in vari sottoinsiemi
denominati Classi: Antozoa (le attinie), Scifozoa (le meduse
propriamente dette), Idrozoa (coralli e gorgonie), Cubozoa
(un gruppo particolare di meduse).
È un classico dei film estivi, un po’ come le canzonette da
spiaggia che si rinnovano ogni anno; un evergreen a cui più
o meno tutti hanno assistito o, più disgraziatamente, vi hanno
partecipato, quali inconsapevoli attori.
Le varianti: signora grassa, fanciulla in fiore, ragazzotto palestrato o bambinetto inerme, non aggiungono particolare
sapidità al plot.
Ma la vera star è lei: la medusa, elegante, insidiosa, bella e
fatale come una dark lady e proprio come l’eroina di un romanzo noir, spesso destinata ad una morte crudele (pescata
e costretta a sciogliersi al sole), solo per essersi comportata
come Natura l’ha fatta.
Vediamo di capire meglio con chi (e non con cosa, come
qualcuno crede) abbiamo a che fare, quando genericamente
parliamo di meduse.
Dentro la medusa: morfologia, fisiologia e riproduzione
Da un punto di vista strettamente formale, la medusa è una
sorta di sacchetto rovesciato, con l’apertura verso il basso; un
parte sommitale espansa a formare un cappello (umbrella),
deputato alla natazione e una serie di tentacoli che circondano
l’apertura inferiore.
L’apertura serve da bocca, ma anche da organo escretore, e
si espande all’interno del corpo dell’animale anche nelle parti
periferiche dei tentacoli in una sorta di “stomaco aperto”.
Il sistema riproduttivo, a seconda delle specie, può essere sia
sessuale che asessuale (in questo caso per gemmazione), in
certi casi sono presenti entrambi.
La particolarità di questi animali è quella di avere, in diversi
casi, una forma di sviluppo metagenetico; dalla fecondazione
della medusa adulta si sviluppa una piccola larva (planula)
che si fissa su un supporto sommerso ed inizia una vita
bentonica sotto forma di “polipo”.
Ad un certo punto, il polipo subisce una forma molto particolare di riproduzione detta strobilazione, per cui dallo
stesso individuo, attraverso una serie di scissioni trasversali
del corpo, si generano diversi individui immaturi, attaccati
l’uno all’altro come una serie di segmenti discoidali di cui il
più maturo è quello apicale e si presenta come una medusetta
rovesciata con in tentacoli in alto.
A partire da questo stadio, per successiva maturazione dei singoli individui, quello sommitale, di volta in volta, si distacca ed
inizia una vita natante sotto forma di efira, la fase intermedia e
pelagica che prelude alla forma adulta della medusa.
Le cellule che costituiscono il corpo della medusa sono diverse e specializzate: cellule muscolari (che contraendosi e
rilassandosi determinano il movimento dell’animale); cellule
nervose (in grado di trasmettere stimoli ed informazioni);
cellule urticanti (gli cnidociti che danno il nome al Phylum,
una prerogativa di questi animali).
Anche se all’apparenza questi animali sembrano diafane ed
insensibili architetture d’acqua (in effetti il 98% del corpo
è costituito da questo elemento), nell’economia generale
dell’organismo sono presenti due semplici organi di senso, una macchia oculare sensibile all’intensità luminosa e,
secondo alcuni, a certe radiazioni di colore, ed un organo
di orientamento; (statocisti) che permette all’animale di va-
L’origine: dal Mito a Linneo
Intanto, il nome Medusa, è un omaggio dei primi naturalisti
al mito greco che ricorda una delle tre Gorgoni, le figlie di
Forco e di Ceto.
In origine Medusa non era poi tanto male dal momento
che il vispo Poseidone, noto sciupaninfe, se ne invaghisce e
vorrebbe possederla, scegliendo come talamo il tempio di
Atena, la quale, giustamente risentita, si vendica; maledicendo
la fanciulla e la trasformandola nel noto mostro anguicrinito,
capace di pietrificare con lo sguardo.
Come se non bastasse, la poveretta finisce pure decapitata da
Perseo, un altro bellimbusto, il quale vede sgorgare dal suo
sangue, sempre secondo il Mito: il corallo, Pegaso, Crisaore,
e il serpente Anfisbena.
Gli anglosassoni, più pragmatici, usano il termine jelly fish,
letteralmente “pesce di gelatina”, anche se la nostra eroina
è tanto più distante dall’essere un pesce quanto una spugna
lo è da miss Italia.
I dotti, riferendosi ad una classificazione che procede per
gruppi via via più piccoli, sino alla singola specie, preferiscono il termine Cnidaria.
Facciamo un po’ d’ordine.
Cnidaria è il Phylum (il gruppo più grande) che accoglie in
sé tutta una serie di creature marine: attinie, coralli, gorgonie,
meduse, e idrozoi che fino a qualche anno fa era conosciuto
26
IL SISTEMA DELLE AREE
PROTETTE IN EMILIA-ROMAGNA
di Lino Zanichelli - Assessore all’Ambiente e Sviluppo
sostenibile Regione Emilia-Romagna
Dal marzo del 1982, quando nacque il primo Parco Regionale dei Boschi di Carrega, nel parmense, ne hanno fatto
di strada le aree protette dell’Emilia-Romagna!
Non dimentichiamo che all’epoca mancava una legge quadro nazionale in materia, che sarebbe arrivata solo nel 1991;
così la nostra Regione decise di anticipare i tempi.
Nel giro di pochi anni sorsero ben otto nuovi parchi (Stirone,
Taro, Alto Appennino Reggiano, Sassi di Roccamalatina, Corno
alle Scale, Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, Alto Appennino Modenese, Crinale Romagnolo); nel 1988 si aggiunse
il grande parco nel settore emiliano del Delta del Po e l’anno
seguente, con un apposito provvedimento giustificato dalla
particolarità dei luoghi e dei tragici episodi della Resistenza a
essi legati, il Parco Storico Regionale Monte Sole.
In quello stesso periodo il Piano Territoriale Paesistico Regionale definì il quadro del sistema delle aree protette, nel
quale la lista dei parchi e delle riserve esistenti era integrata
da un programma ambizioso, in parte attuato nel decennio
successivo. Insomma, venendo all’oggi, l’Emilia-Romagna
vanta la presenza di due parchi nazionali, tredici parchi
regionali e quattordici riserve.
I due parchi nazionali, Foreste Casentinesi, e Appennino
Tosco Emiliano, dopo anni di gestione “calata dall’alto”, ora
hanno finalmente un presidente eletto d’intesa con le Regioni
e, soprattutto, espressione delle comunità locali.
Un salto di qualità importante è stato fatto nel 2005, quando
la Legge regionale n.6 sulle Aree Protette aggiorna le politiche per la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale:
si passa da logiche di protezione puntuali e settoriali a logiche
di sistema, si punta sul pieno coinvolgimento degli enti locali
e sulla cooperazione istituzionale, con l’obiettivo di integrare
le politiche speciali a favore delle parti del territorio più ricche
di naturalità, con le più generali politiche improntate alla
sostenibilità ambientale e sociale dello sviluppo.
28
La Regione Emilia-Romagna è una delle poche in Italia che
ha saputo cogliere, con tale legge, proprio questo importante
aspetto dei parchi, intesi non tanto come luoghi selvaggi,
quanto come luoghi di cultura, di lavoro, di sviluppo sostenibile del territorio. I parchi e le riserve hanno da offrire
un patrimonio naturale e storico eccezionale, che racconta
l’ambiente, le tradizioni, l’identità della regione, non soltanto in chiave di passato, ma anche in proiezione futura.
Da qui l’attenzione che viene dedicata al rapporto con le
scuole, coinvolte in numerosi progetti che, tra l’altro, nel
corso degli anni hanno determinato una crescita significativa del turismo familiare. È un segnale della vitalità che
le Comunità dei parchi stanno esprimendo, creando nuove
professioni e opportunità di lavoro, d’intesa con albergatori
e produttori agricoli, valorizzando i testimoni delle culture
locali e costruendo passo dopo passo le condizioni per un
turismo attento alle bellezze naturali e ai segni dell’uomo, ai
prodotti tipici e a un’ospitalità meno standardizzata e più in
sintonia con l’ambiente. Non vi è dubbio, infine, che questo
impegno vada sostenuto dalle istituzioni, pur nelle inevitabili
limitazioni di bilancio; basti dire che a fronte di un calo di
risorse statali di oltre il 20% tra il 2001 e il 2006, la Regione
Emilia-Romagna è riuscita a mantenere il livello di spesa del
settore, sia per la gestione che per gli investimenti.
Dobbiamo sempre ricordare che le aree protette sono un
importante avamposto di un più generale sistema di difesa
ambientale e territoriale. Valorizzare ed estendere le aree verdi
e boschive, anche in pianura, è una necessità, per catturare la
CO2 e migliorare la qualità dell’aria, per salvaguardare le falde
acquifere e la biodiversità. Una vera e propria Rete Ecologica
Regionale, con 127 Siti di Interesse Comunitario (SIC) e 75
Zone di Protezione Speciale (ZPS) che si intrecciano alle
Aree protette esistenti, è l’impegno più attuale, perché la lotta
agli effetti negativi del cambiamento climatico parte da qui.
LE PIÙ RECENTI INIZIATIVE PER LE SCUOLE
In occasione della Settimana europea dei parchi, dal 19 al 27
maggio 2007, numerosi eventi hanno animato le aree protette dell’Emilia-Romagna. Ambiente, cultura, sport, scuole e
mondo produttivo uniti in una serie di iniziative pensate in
particolare per i più giovani. La prima iniziativa “Passaporto
dei parchi della Regione Emilia-Romagna” svolta in collaborazione con il Centro Turistico Studentesco e Giovanile,
prevede la distribuzione del Passaporto, stampato in 9.000
copie, alle scolaresche vincitrici di concorsi e, comunque, a
ragazzi particolarmente interessati all’ambiente. Un’apposita
timbratura attesterà le visite compiute e il raggiungimento
di un numero minimo di timbrature permetterà di concorrere al sorteggio di soggiorni premio nei parchi, offerti da
Legacoop regionale.
Da marzo 2007 alla fine delle attività scolastiche sono
state “risparmiate” 7 tonnellate e 311 chili di emissioni di
anidride carbonica (CO2) “, pari a 34.815 ecochilometri
percorsi, tramite “Conta i tuoi ecochilometri”, il Concorso
legato alla XIV edizione della “Festa dell’aria” (21 marzo),
al quale hanno partecipato11.398 alunni. Tantissimi ragazzi,
quindi, sono andati a scuola a piedi, in bicicletta o in autobus in quel periodo, consapevoli che un piccolo sforzo
individuale, sommato a quello di tante altre persone, può
servire concretamente a ridurre l’inquinamento, diminuire
le emissioni di CO2 e, in definitiva, contribuire alla salute
di tutti. Anche in questa occasione, a tutte le classi vincitrici
Legacoop Emilia-Romagna ha regalato una gita con l’accompagnamento di una guida ambientale ed escursionistica, in
una delle seguenti aree protette: Sassi di Roccamalatina,
Alto Appennino Modenese (Frignano), Fontanili Corte Valle
Re, Rupe di Campotrera, Corno alle Scale, Laghi di Suviana
e Brasimone, Gessi bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa,
Monte Sole, Stirone, Taro, Carrega, Foreste Casentinesi.
Per l’inizio del prossimo anno scolastico saranno pronti un
video, un libro e una mappa progettati dal disegnatore e fumettista Ro Marcenaro, rivolti agli studenti delle scuole elementari
del 1° e 2° ciclo e dedicati al viaggio di due sorelle, Emy e
Romy, alla scoperta delle aree protette dell’Emilia-Romagna.
LA POLITICA FORESTALE DELLA REGIONE
In Emilia-Romagna esistono ben 600 mila ettari di boschi,
pari a circa il 27% dell’intera superficie regionale, di cui circa
l’80% è di proprietà privata. Oltre il 95% è posta nelle aree
montane e dell’alta collina. Le foreste naturalisticamente più
importanti sono all’interno dei due Parchi nazionali delle
Foreste Casentinesi e dell’Appennino Tosco-Emiliano e di
quelli regionali del crinale appenninico, che occupano circa
80 mila ettari del territorio regionale e che sono coperti da
boschi per circa il 65% della loro superficie. Importanti anche le pinete litoranee che, per la maggior parte, ricadono
dentro il Parco regionale del Delta del Po.
Accrescere la sicurezza idrogeologica del territorio, conservare la biodiversità e contribuire ad attenuare i cambiamenti
climatici, immagazzinando più CO2, senza dimenticare il ruolo
che le biomasse forestali, attraverso piccoli impianti, possono
giocare per la produzione di energia da fonti rinnovabili:
sono questi i principali obiettivi del nuovo Piano Forestale
Regionale 2007-2013, che potrà contare per l’intero periodo su
risorse per 110 milioni di euro (58 milioni sono finanziamenti
di parte pubblica del Piano regionale di sviluppo rurale,
mentre le risorse messe a disposizione direttamente dalla
Regione Emilia-Romagna ammontano a 28,5 milioni). Dallo
Stato arriveranno 8,4 milioni di euro, mentre un canale di
finanziamento aggiuntivo, per complessivi 15 milioni, sarà
poi costituito dal nuovo metodo tariffario per il servizio idrico integrato. Infatti, una parte dei proventi derivanti dalla
tariffa, in una percentuale oscillante tra il 2 e il 5 per mille,
saranno utilizzati per finanziare interventi di manutenzione
dei boschi nelle aree montane e per interventi di difesa del
suolo da attuare con tecniche a basso impatto ambientale,
come ad esempio i metodi di ingegneria naturalistica. Tutto
questo vuole costituire concreto riconoscimento della risorsa
fondamentale che il territorio appenninico e le sue foreste
rappresentano per tutta la comunità regionale, garantendo
acqua di qualità.
Sul sito regionale dedicato ai parchi all’indirizzo
www.ermesambiente.it/parchi si trovano le iniziative
per il periodo estivo e tutte le informazioni e curiosità sui
percorsi, gli habitat e le specie presenti.
Regione Emilia-Romagna
Assessorato Ambiente e Sviluppo sostenibile
Via dei Mille, 41 - 40121 Bologna
www.ermesambiente.it
[email protected]
29
Al via la “nuova” stagione venatoria
LA FAUNA HA BISOGNO
DEL RISPETTO DELLE REGOLE
Adeguare le normative nazionali a quelle europee
Se si volesse comprendere perché l’Italia abbia accumulato
in materia ambientale il maggior numero di procedure di
infrazione di ogni altro Stato membro dell’Unione Europea,
la nostra normativa e regolamentazione sulla Caccia potrebbe esaurientemente servire allo scopo.
Come non ricordare gli avvenimenti dello scorso anno,
quando tra anticipi e prolungamenti dei calendari venatori
e successive frettolose modifiche, con sentenze e decreti
che vietavano o permettevano l’attività venatoria nelle ZPS,
in deroga o limitazioni di prelievi di specie, alla fine non si
capiva più quando, dove e cosa cacciare.
Abbiamo usato “caccia o sinonimi” per la diffusione e l’uso
consuetudinario di tale terminologia, in realtà si dovrebbe
parlare più correttamente di attività di tutela della biodiversità e di conservazione della fauna selvatica, all’interno
delle quali la caccia si inserisce come attività in deroga e di
controllo delle specie.
Le polemiche e la confusione dello scorso anno sono esplose quando il Governo approvava il 16 agosto il Decreto
Legge n.251, recante “Disposizioni urgenti per assicurare
l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alla Direttiva
79/409/CEE in materia di conservazione della fauna selvatica” (in Gazzetta Ufficiale il18 agosto).
Con tale atto si tentava di dare delle risposte ad una serie
di problematiche seguite all’incompleto ed insufficiente
recepimento da parte italiana della Direttiva “Uccelli”, con
la Legge 157/1992 “Norme per la protezione della fauna
omeoterma e per il prelievo venatorio”, la cosiddetta Legge
quadro sulla caccia, dei relativi decreti di modifica e della
Legge 221/2000 che, a seguito di una specifica procedura
di infrazione della Commissione UE, aveva introdotto nella
Legge n. 157 l’articolo 19 bis che disciplinava le materie
delle deroghe.
Anche dopo che nel 2003 la Corte di Giustizia europea aveva
condannato l’Italia per essere inadempiente sulla direttiva,
la Commissione UE aveva manifestato la propria ulteriore
insoddisfazione, specialmente per le deroghe concesse ai
divieti posti dalla direttiva, tanto che erano state avviate
ben quattro procedure d’infrazione (2004/4926, 2004 /4242,
2006/4043 e 2006/2131), in particolare l’ultima conteneva
la minaccia, neppure troppo velata di un deferimento alla
Corte di Giustizia europea se entro il 28 agosto l’Italia non
avesse fornito garanzie sulla piena applicazione dell’articolo
9, che regola le moratorie relativamente alle specie che
possono essere oggetto di caccia. In tale articolo si afferma
che gli Stati membri possono derogare al divieto di caccia ad
alcune specie (negli Allegati I,II,III della direttiva ci sono gli
elenchi delle specie che necessitano di una speciale tutela
o che possono subire un certo prelievo con prescrizioni
diverse da paese a paese, secondo la fenologia delle spese
stesse), ma solo:
a) nell’interesse della salute e della sicurezza pubblica,
30
nell’interesse della sicurezza aerea; per prevenire gravi
danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e
alle acque;
b) ai fini della ricerca e dell’insegnamento, del ripopolamento e della reintroduzione nonché per l’allevamento
connesso a tali operazioni;
c) per consentire in condizioni rigidamente controllate e in
modo selettivo la cattura, la detenzione o altri impieghi
misurati di determinati uccelli in piccole quantità.
Pertanto, la Commissione UE ha rilevato che non è sufficiente che le varie Regioni nei loro calendari venatori aprano
la caccia a specie vietate, adducendo in maniera generica
che esse procurano danni alle colture. Le singole deroghe
devono contenere, oltre che le specie che formano oggetto
di deroga, anche un’adeguata motivazione, nonché le misure
per la cattura e/o l’uccisione, gli impianti e metodi di cattura,
l’autorità abilitata a dichiarare che le condizioni stabilite sono
state realizzate. Che per le cosiddette “piccole quantità” a
cui fanno riferimento le leggi regionali, il limite deve essere
indicato dall’INFS (Istituto Nazionale Fauna Selvatica), su
basi scientifiche di volta in volta verificate.
Su questi presupposti, la Commissione UE ha preso in esame le varie leggi e piani faunistici regionali, evidenziando
come ben 13 regioni (per ultime quelle del Veneto, della
Sardegna della Liguria, che hanno determinato la censura
e la richiesta di risposta entro il 29agosto da parte dello
Stato italiano), hanno violato la Direttiva “Uccelli” ed hanno
autorizzato “una sorta di regime semi- permanente di caccia
agli uccelli rispetto ai quali la caccia è vietata”.
Anche il sistema di controllo previsto dalla Legge 221/2002 è
stato ugualmente dichiarato “inefficace” dalla Commissione
UE, perché introduce troppi passaggi decisionali, tant’è che
“l’annullamento interviene di regola quando la deroga ha
esaurito i suoi effetti e, quindi, quando ormai non ha più
alcun effetto utile”.
Sulla questione è intervenuta anche la Corte Costituzionale
che aveva dichiarato illegittime quattro leggi regionali.
Un altro aspetto che necessitava di intervento era la questione delle Zone di Protezione Speciale (ZPS), aree che,
insieme alle aree SIC (Siti di Importanza Comunitaria) per
la conservazione degli habitat (Direttiva 1992/42/CEE che ha
incluso la Direttiva “Uccelli”), costituiscono la cosiddetta Rete
Natura 2000 e sono state introdotte per tutelare le specie
ornitiche che si trovano a maggior rischio di rarefazione
e/o di estinzione.
Anche in Italia si sono quindi individuate ZPS e SIC da parte
delle Regioni, ma senza alcun coordinamento o una specifica
disciplina da parte dello Stato. Così nel 2003 la Corte di Giustizia europea condannava l’Italia “per non avere classificato
in misura sufficiente Zone di Protezione Speciale i territori
più idonei, per numero e per superficie, alla conservazione
delle specie di cui all’Allegato I della direttiva.
La condanna aveva quale conseguenza una multa di
€ 300.000 giornalieri, da pagare fino a che non si fosse
ottemperato alla condanna stessa. Una nota del Ministero
dell’Ambiente e Tutela del Territorio (n.632 del 14/01/05)
precisava che la sanzione pecuniaria nei confronti dello
Stato italiano si sarebbe attuata attraverso il taglio dei
finanziamenti europei e che alle Regioni sarebbe stato applicato di conseguenza il diritto di sussidiarietà.
Così che molte Regioni si sono affrettate ad individuare
e/o istituire nuove ZPS, senza precluderne o limitarne all’interno l’attività venatoria, dal momento che gli Artt. 6 e
11 della Legge quadro 394/ 91 fa divieto assoluto di caccia
esclusivamente nei parchi nelle riserve naturali, sia statali
che regionali.
Ma la Legge quadro non poteva includere ZPS e SIC perché
queste famiglie di aree naturali protette sono state inserite
successivamente con la Direttiva “Habitat” del 1992, anche
se prevedeva già l’istituto delle “aree contigue” alle aree
protette, all’interno delle quali le Regioni possono disciplinare l’esercizio della caccia, soltanto nella forma della
caccia controllata.
Sarebbe stata sufficiente una semplice integrazione della
Legge 394 in cui fosse definita una disciplina per ZPS e SIC
che, viceversa, non c’è stata. Tuttavia nel dicembre 1996, il
Comitato Nazionale per le Aree Protette, aveva assunto la
deliberazione di includere ZPS e SIC nell’elenco delle aree
naturali protette, a seguito dell’iter relativo ad ogni proposta
di SIC, soprattutto perché molte di queste aree ricadono in
tutto o in parte all’interno di parchi e riserve.
Di fatto questa delibera non venne mai rispettata, tanto
che molte Regioni nel redigere i Piani Faunistici Venatorie
e nell’adottare i Calendari venatori, hanno escluso SIC e
ZPS nel computo della superficie agro-silvo- pastorale
da destinare, nel rispetto delle quote dal 20% al 30% alla
protezione della fauna selvatica, da precludere, quindi, ad
ogni attività di caccia.
Quando ci si accorse che in base alla delibera del 1996
all’interno di SIC e ZPS non si potevano installare i parchi
eolici, senza dettare alcuna disciplina di tutela il Decreto
Ministeriale 25/03/05, annullò la delibera stessa.
Tale provvedimento venne poi sospeso dal TAR del Lazio
prima e dal Consiglio di Stato poi che dichiarato la piena
legittimità della delibera.
Una successiva nota del Ministero dell’Ambiente e della
Tutela del Territorio, del 22 marzo 2006 ribadiva che in tutte
le ZPS e i SIC debbono essere considerate vigenti le misure
di salvaguardia dei veti prescritti prescritti dagli Artt. 6 e11
della Legge quadro, relativi alle aree protette.
C’è da osservare, poi, che la procedura di infrazione della
Commissione UE andava a bloccare € 8,3 milioni di risorse
comunitarie del Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale
e della Politica Agricola Comunitaria (PAC) che nella tutela
della biodiversità ha uno dei temi strategici della programmazione 2007- 2013, per l’indisponibilità della Commissione
UE ad avviare ogni negoziato sui Piani di Sviluppo Rurale
delle Regioni e delle Province Autonome, in assenza di
adempimento relativo alla procedura d’infrazione.
Era proprio una situazione difficile, complicata ulteriormente
dal fatto che molte Regioni avevano disposto un Calendario
venatorio in deroga con pre-aperture all’inizio settembre,
rispetto ai tempi previsti dalla Legge 157 alla terza domenica
di settembre.
Il Decreto Legge del 16 agosto 2006 ha tentato di salvare
quanto più possibile, permettendo di:
- evitare la condanna;
31
- concludere il negoziato relativo ai fondi sui PSR;
- bloccare la multa giornaliera prevedendo le misure inderogabili per le ZPS e quelle soggette a regolazione;
- riaprire la possibilità di cacciare nelle ZPS, seppur
con le limitazioni di specie;
- far adeguare le leggi regionali alle direttive europee
entro 90 giorni.
Forse troppi i “piccioni da prendere con una sola fava”!
Le prime crepe, infatti, si sono subito aperte con la sentenza
del TAR del Lazio che disponeva una serie di decreti sospensivi per alcuni calendari venatori giudicando illegittima
la pre-apertura della caccia e riaffermando i poteri esclusivi
dello Stato in materia di calendario venatorio, anche se la
sentenza è intervenuta dopo che le pre-aperture del 2, 3, e 4
settembre decise da alcune regioni, erano già intervenute.
Ci sono state poi le ordinanze di altri TAR che sospendevano la caccia alle specie in deroga: tra le Regioni che sono
intervenute apportando modifiche che superassero gli ostacoli frapposti dalla Giustizia amministrativa, ha fatto notizia
la “frettolosità” con cui è stato votato la sera il Calendario
venatorio della Regione Marche, per consentire la caccia la
mattina seguente.
Una successiva “impasse” per il Decreto n. 251 veniva dalla
Commissione Agricoltura della Camera che, in sede di conversione in Legge, con una serie di emendamenti aveva di
fatto stravolto il testo del decreto, tanto lo stesso Governo,
anche per le divisioni che si erano manifestate all’interno
della maggioranza, decideva di non insistere nella conversione in legge del decreto che, pertanto, decadeva. Allorché
il 18 ottobre il decreto perse ogni efficacia, sono subito
emerse le illegittimità di alcune norme regionali, poiché
di fatto tornava automaticamente in vigore la Delibera del
Comitato Nazionale delle Aree Protette del 1996, che vieta
la caccia nelle ZPS o quantomeno prevede un diverso e più
restrittivo regolamento venatorio, fino a quando lo Stato o
le Regioni e Province Autonome non avranno approvato
“misure di conservazione” sostitutive per le ZPS e “misure
di salvaguardia” per i SIC.
Il 19 dicembre, poi, la Corte di Giustizia europea ordinava all’Italia di sospendere l’applicazione della Legge della
Regione Liguria.
Di fronte all’eventualità che si rimettessero in moto le procedure di infrazione, e in discussione i fondi comunitari, il
Governo introduceva nella Legge 296/2006(la Finanziaria
2007), con il comma 1226, quanto previsto nel decaduto
D.L. 251, demandando inoltre al Ministro dell’Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare la definizione dei
criteri minimi uniformi per l’adozione di misure speciali
di conservazione per le ZPS; mentre i precedenti commi
(dal 1213 al 1222) prevedono che le Regioni e le Province
Autonome, nonché gli altri enti territoriali, “al fine di prevenire l’instaurazione di procedure di infrazione”debbano
attenersi al rispetto della normativa europea e ed adottare
“ogni misura necessaria a porre tempestivamente rimedio
alle violazioni, loro imputabili, degli obblighi degli Stati
nazionali derivanti dalla normativa comunitaria”. Quale
deterrente,inoltre si introduceva il diritto di rivalsa, dello
Stato nei loro confronti, degli oneri finanziari derivanti
dall’inosservanza delle norme UE.
Non conosciamo gli eventuali adeguamenti delle Regioni
in merito a SIC e ZPS, Piani Faunistici e i relativi Calendari
venatori per l’anno 2007-2008, ma la proposta di Decreto
32
per la definizione dei criteri di protezione dei Siti Natura
2000, presentata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela
del Territorio e del Mare il 7 giugno u.s. ha suscitato le immediate proteste delle Associazioni venatorie perché non
sarebbero state coinvolte e il Decreto stesso ridurrebbe il
ruolo del Ministero delle Politiche Agricole e delle Regioni
che hanno competenze in materia di agricoltura,gestione
della fauna selvatica e prelievo venatorio.
Anche se si preannunciano nubi all’orizzonte, ci auguriamo
tuttavia che il clima di incertezza dello scorso anno non abbia a ripetersi, sia per le associazioni ambientaliste che per
quelle venatorie che hanno a cuore la tutela del patrimonio
faunistico e che dovrebbero esercitare una funzione di gestione delle risorse e di intervento sulle squilibri determinati
sul territorio, sia dalle specie selvatiche che dall’uomo.
Proprio l’andamento meteorologico e climatico dello scorso inverno caratterizzato da temperature ben superiori alla
norma, con la conseguente notevole riduzione del passaggio della fauna migratoria dovrebbe costituire motivo di
riflessione sulla complessità della problematica ambientale
e sui rischi che corrono le specie animali per adattarsi al
cambiamento climatico in atto.
A mettere a repentaglio la biodiversità, infatti, non c’è solo
il bracconaggio, le immissioni di specie non autoctone e
di quelle per organizzare battute o per la “pronta caccia”,
come viene definita l’attività che ha per bersaglio specie
allevate che, qualora scampate ai cacciatori, divengono
pasto per le volpi, non essendo in grado di vivere al di
fuori delle voliere.
Nelle aree più ricche di patrimonio faunistico o in grado
di accogliere quelle in pericolo, deve essere contrastata la
deforestazione e gli incendi dolosi o colposi che siano, le
costruzioni edilizie e quelle infrastrutturali, il dissesto idrogeologico, la conservazione delle zone umide, la coltivazione
di cave e l’estrazione di materiali rocciosi.
Penso che su questo terreno ambientalisti e cacciatori, “autentici”, abbiano molti motivi di trovarsi in accordo.
Ma quel che più conta, per salvaguardare l’ambiente e le
specie che vi vivono, è determinante il rispetto e la conoscenza delle regole, alle quali bisogna attenersi, senza
cercare furbescamente scappatoie, esercitando egoisticamente attività lobbistiche per evitarle e che hanno dimostrato,
peraltro, che qualche giornata di caccia in più, non ripaga
della povertà faunistica del territorio.
A COME AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE, AMBIENTE
ALLA SCOPERTA DEI PICCOLI
GRANDI “FRUTTI DI BOSCO”
Sempre più riconosciuto il loro valore salutare
Chi ha preferito una vacanza in montagna, per ritemprarsi
dalle fatiche accumulate durante un anno lavorativo o per
sfuggire all’afa opprimente della città, può approfittare dell’occasione per raccogliere e gustare i “frutti di bosco”.
Con tale nome vengono raggruppati i piccoli frutti a bacca
che nascono nelle aree sub-montane e montane, particolarmente in zone boschive. Per secoli questi prodotti spontanei
hanno costituito un’integrazione alimentare al parco pasto
quotidiano delle popolazioni rurali e montane, ma disdegnati, per la loro facile reperibilità, dalle classi più
ricche. Tuttavia le loro benefiche proprietà
prietà erano
ben conosciute e riferimenti precisi si rinvengono
nvengono
nei primi trattati di medicina del Cinquecento.
uecento.
Un secolo dopo, questi frutti costituiscono
cono
motivo di specifica segnalazione. Nel suo
o
volume “Trento con il Sacro Concilio”,
edito nel 1673, Michelangelo Mariani, descrivendo la Valle di Piné
(TN) segnala “E’ proprijssimo
Piné, per passarvi
vi massime l’estate, che non vi
conosce bollori di
caldo, ne influssi
ssi
di Canicola, o
Sol Leone;
anzi all’hora vi si
gode un fresco
di primavera,
come fan fede le Fragole e le Ampomole,
le, che
vi si colgono in quantità”
(tratto da Piné Sover
ver –Notizie,
n.1, maggio 2004,
4, pag. 3). Da
osservare in questa citazione l’uso
dialettale di “ampomole” per indicare i
frutti del lampone, con termine del tutto
o
autonomo rispetto a quello latino o italiano,
ano,
quasi ad indicare che tale piante è autoctona.
octona.
Oggi l’Altopiano di Piné e le contigue
e Valle di
Cembra e la Valle dei Mocheni, sono aree vocate
del Trentino per l’insediamento di piccoli
li impianti
i i ti per
la produzione dei frutti di bosco.
Il ruolo vitale che tali frutti hanno avuto per le comunità
montane viene testimoniato dagli Statuti medioevali delle
comunità alpine, in cui molti capitoli venivano dedicati alla
regolamentazione dello sfruttamento di tale risorsa, come
si può osservare nelle Carte di Regola trentine. Nel secolo
scorso la coltivazione per un mercato in ascesa dei frutti di
bosco ha avuto il merito di contrastare l’abbandono delle
aree rurali montane, garantendo quelle risorse economiche
che hanno permesso alle giovani generazioni di mantenere
uno stretto legame con il territorio e con le tradizioni, conservando quindi la propria identità storica e culturale.
I “frutti di bosco” dal gradevole sapore (ci sono anche bacche disgustose e addirittura velenose) sono sostanzialmente
quattro (Fragola, Mirtillo, Lampone e Mora), a cui possiamo aggiungere il Ribes che, coltivato diffusamente, si può
rinvenire, inselvatichito, in qualche radura e considerare
come sub-spontaneo.
Maturano tutti in estate, ma in tempi diversi, per cui è
difficile rinven
rinvenirli contemporaneamente, ma salendo
o scenden
scendendo di qualche centinaio di metri di
altitudine, è possibile raccoglierne in discrete
altitudine
varietà.
variet
Il m
modo migliore per apprezzarne sapore
e profumo, è di consumarli freschi,
cammin facendo, o di prepararne
macedonie, dolci e marmellate.
Se il palato n
ne trae piacere,
il loro co
consumo è oltremodo salutare per
l’org
l’organismo,
come
si accennava, in
quanto sono
ricchi di sali
minerali,
vitamina
C, sostanze
antiossidanti
che prevengono la
formazione del coleforma
sterolo, di
d antociani che
proteggono i vasi sanguigni
e tonificano v
vene e capillari:
sostanze che sono attestate anche
dai loro colori che vanno dal rosso
ru
rubino al nero splendente.
La p
prima a maturare è la fragolina (Fragaria vvesca) che in realtà è un falso frutto,
perché no
non ha origine come succede normalmente dall’o
dall’ovario, bensì dal ricettacolo che nel
fiore è la
fi
l parte
t destinata ad accogliere all’estremità
del peduncolo, i sepali, i petali e gli organi con funzioni
riproduttive. I “veri frutti”, che dai più vengono scambiati
per semi, sono gli acheni, piccole pelurie attaccate all’esterno
della polpa. Pianta erbacea che cresce ai margini dei boschi
e lungo i bordi dei sentieri, alta da 10 a 20 cm, a seconda
delle condizioni ambientali, sostiene fiorellini bianchi con
cinque petali rotondi, al cui centro spicca il color dorato
che via via diviene bianco-rosa e poi rosso: frutto allungato
a goccia che pende dalla lamina corrugata delle foglie che
tentano di “nasconderlo”.
33
Anche se ormai siamo abituati alle fragole a “frutto grosso”, nessun cultivar per quanto saporito e profumato può
rivaleggiare con la fragolina di bosco che per questa sua
caratteristica non andrebbe lavata e manipolata, per non
far perdere l’aroma.
Il mirtillo (Vaccinum myrtillus) è una piccola pianta cespugliosa, appartenente alla famiglia delle Ericacee, tipica
del sottobosco poiché predilige i suoli acidi delle pinete
aperte. Può raggiungere l’altezza di 50 cm, ma perlopiù
rimane radente al suolo, come ben sanno coloro che fanno
raccolta del suo frutto, una bacca nero- bluastra a maturazione, caratterizzata da una cicatrice circolare che costituisce
il residuo del calice di un fiorellino di color rosa chiaro. La
polpa violacea contiene un succo molto colorante, ricco di
tannini, pectine, polifenoli, che gli conferiscono un sapore
leggermente acido e delicatamente profumato. Soprattutto
elevato è il suo contenuto di vitamina A che mantiene sano
l’organo della vista, tanto che, durante la II guerra Mondiale,
ai piloti di aereo veniva somministrato succo di mirtillo per
rafforzare la vista di notte. Per la sua ottima conservazione
è il frutto di bosco più raccolto per farne macedonie, marmellate, sciroppi e liquori (in Germania con le bacche si
prepara un liquore noto come Heidelbeerwasser).
Quando ormai declina la fruttificazione del nero, compaiono
le prime bacche mature del mirtillo rosso (Vaccinum vitis
idaea) più acidulo del precedente e non adeguatamente
apprezzato, a differenza di quanto avviene nei Paesi del
nord-Europa, dove viene utilizzato per sciroppi, gelatine e
marmellate con le quali si guarniscono le portate a base di
cacciagione o spalmate su formaggi stagionati.
Il lampone (Rubus idaeus) deve il suo nome scientifico al
color rosso dei suoi frutti e al fatto di essere stato particolarmente abbondante sul monte Ida (Grecia), dove Giove
vi trascorse un periodo da fanciullo, cibandosi dei frutti di
quella pianta, secondo quanto ricordato mitologicamente
da Dioscoride (uno dei primi naturalisti della storia) che lo
denominò “rovo del monte Ida”.
È una pianta arbustiva che non ha esigenze particolari di
terreno, salvo quello calcareo o con ristagno d’acqua, purché
soleggiato. Può raggiungere e superare i 2 m di altezza e
fortunatamente non cresce isolato e, quindi, lo si trova a
macchie ai margini dei boschi e lungo i pendii.
I grappoli di bianchi fiorellini si dispongono lungo i rami di
34
due anni. Per cogliere il frutto, una drupa di forma conica
formata da tante piccole gocce carnose e appressate, simile
a quella della mora, bisogna sollevare il ramo che, incurvato
dal peso dei frutti, potrà mostrare la cascata di gemme dal
colore fra il rosso e il rosa carico, dal profumo ineguagliabile. Oltre all’utilizzo fresco del frutto, ricco di vitamina C (20
mg ogni 100 g) si possono confezionare marmellate, gelatine
e gradevoli liquori , come il “Framboise” dei francesi.
Simile al lampone, la mora di rovo (Rubus fruticosus), per
distinguerla da quella del gelso, è un arbusto spinoso che
cresce un po’ dovunque, ma predilige i margini dei boschi
e i luoghi poveri di calcare e argilla. Matura un po’ più tardi
rispetto agli altri ed offre all’estremità apicali grappoli di frutti
rosso-neri, ricchi di antiossidanti fenolici, come denuncia
il colore, e di vitamina C, che debbono essere mangiati o
utilizzati appena colti, perché di difficile conservazione.
Oltre ai frutti tradizionali del sottobosco, deve essere inserito il ribes che a livello spontaneo è diventato assai raro,
tanto da venire incluso fra le specie minacciate della Lista
Rossa (IUNC).
In Europa del genere ribes, unico genere delle Grossulariacee, vivono 9 specie. Non è originario dell’arco alpino,
ma lo si trova inselvatichito, specie in aree vicine a zone
di precedente coltivazione. Il nome generico di ribes deriva
da “Ribas”, una specie di rabarbaro coltivato dagli arabi
che qualificarono con lo stesso nome questa pianta che
rinvennero nella penisola iberica e che durante il medioevo
convertì il termine ribas in ribes.
Ci sono tre varietà principali di ribes: il rosso che è il più
diffuso nelle coltivazioni, il nero e il bianco.
Il ribes rosso ( Ribes rubrum) è un arbusto alto da 1,5 a 2
metri, dotato di un robusto apparato radicale, che predilige
terreni umidi e acidi, ricchi di sostanze organiche. I fiori di
color bianco e verde sono raccolti in racemi pendenti da
cui si sviluppano le bacche a grappolo, dal colore rosso
brillante a maturazione, che alla base sono larghe circa
1 cm, mentre le apicali sono via via più piccole e meno
intensamente colorate.
Le stesse caratteristiche arbustive presenta il ribes nero
(Ribes nigrum) che rispetto al rosso ha bacche di color viola
scuro, raccolte in grappoli spargoli e brevi, che presentano
una marcata vestigia del fiore (perianzio). Anche il sapore
è diverso dalle bacche del rosso, con un aroma
“volpino” che non lo rende appetibile al consumo diretto. L’odore e sapore di “medicinale” dei
frutti sono giustificati dal loro ampio impiego
nella farmacopea, come cortisonico naturale e
antiradicalico, nonché per la cura dell’osteoporosi (con gemmoderivati), e nell’industria
di trasformazione. I frutti macerati in grappa
o vino forniscono un ottimo liquore o tintura
(il Kir, liquore di 20° viene è preparato con
vino bianco e crème de cassis, nome francese
di questo frutto).
L’uva spina (Ribes uva-crispa) è anch’esso
un arbusto alto da 0,60 a 2 metri che si ritrova
sempre più difficilmente perché il degrado ambientale ne ha limitato la diffusione spontanea e
perché è facilmente attaccata dall’oidio (nebbia
dell’uva spina).L’epiteto latino fa riferimento alla pelosità setolosa del frutto che si forma dai
fiori verdastri autofertili, inseriti singolarmente
oppure a gruppi di 2-3. Se ne distinguono vari
sottospecie che si differenziano soprattutto per
l’aspetto e la forma del frutto, di colore variabile
dal verde pallido al giallastro, del tutto simile
ad un chicco d’uva da tavola, delle cui caratteristiche assomma una polpa altrettanto croccante
e ricca di semi. Come per il nigrum, mantiene
un abbondante residuo del perianzio. Il frutto
ha un sapore dolciastro e profumato a piena
maturazione, ma è preferibile consumarlo prima,
quando è particolarmente ricco di vitamina C,
facendo attenzione a non pungersi per via delle
spine robuste e lunghe 1 cm. che sporgono dai
rami. Ottime sono le marmellate, confezionate
con i frutti maturi, e le gelatine, da utilizzare per
guarnire torte e piatti di carni da volatili (il nome
inglese dell’uva spina, gooseberry, deriverebbe
dall’uso del frutto per preparare una salsa per
accompagnare l’oca).
Comunque, a testimoniare la validità del frutto
dei ribes, rimane la frase del botanico francese
Maurice Mességuè: “Se non doveste avere che
un frutto in giardino, vi consiglierei di scegliere
questo, il più ricco di tutti in vitamina C”.
35
SERVIZI AMBIENTALI
Senesi srl
Da sempre impegnata nella
Responsabilità Sociale d’Impresa
di Tommaso Sturari
L’Amministratore unico di Senesi srl, Rodolfo Briganti
In un mondo dominato, guidato e
strutturato dall’economia che determina
addirittura la regia politica mondiale,
la riflessione sul ruolo dell’impresa
all’interno della società pone sempre
maggiore attenzione al peso e alle
relative responsabilità che questa ha,
non soltanto come attore economico
ma anche come istituzione sociale.
Le decisioni di questi attori globali
assumono un’importanza crescente
per il benessere delle comunità locali
e nazionali e, quindi, sono chiamate a
rispondere a criteri ben più generali di
una semplice logica di massimizzazione
del profitto.
Questo spiega perché nelle società
avanzate non soltanto i governi, ma
anche gli investitori, i consumatori, i
media e il pubblico in generale, pongano richieste sempre più elevate sulle
performance delle aziende, attribuendo valore, oltre che al puro risultato
economico, anche ad aspetti quali la
qualità, l’affidabilità e la reputazione
di queste in termini di responsabilità
etica, sociale e ambientale. In altre parole, non si guarda soltanto al risultato
economico, ma anche al modo in cui è
stato ottenuto, valutando e premiando le
imprese che si sono dimostrate migliori
sia per la qualità dei prodotti e servizi,
che per la trasparenza e correttezza dei
comportamenti nei rapporti con i loro
interlocutori pubblici e privati.
A questo proposito, quindi, sono nati
36
i concetti di etica d’impresa e di responsabilità sociale d’azienda, che si
concretizzano, ad esempio, attraverso
lo strumento del bilancio sociale.
Proprio in questo scenario di obiettivi socialmente responsabili si è sempre posta la
Senesi srl. Questa azienda di Morrovalle
(MC), ha infatti deciso da tempo di farsi
carico di queste problematiche, impegnandosi, fin dal 1997, nell’acquisizione
delle certificazioni del proprio sistema di
gestione per la qualità da parte di Ente
Terzo accreditato (SGS ICS S.r.l.), secondo
la norma UNI EN ISO 9002: 1994.
Rodolfo Briganti, Amministratore unico della Senesi, ha deciso recentemente
di implementare il suo impegno su
questo fronte, rivolgendo le sue risorse verso la stipulazione e la redazione
del suo rendiconto sociale.
Questo documento, redatto in modo
volontario, è in grado di misurare il
risultato in termini sociali, delle azioni
e delle scelte che un’azienda pone in
essere, con particolare riferimento agli
effetti che queste producono su tutte
le categorie di soggetti con le quali si
relaziona e sull’ambiente generale. Le
origini del bilancio sociale possono essere fatte risalire all’America dei primi
anni ’70, quando, durante lo scandalo
Watergate, alcune aziende chimiche e
petrolifere statunitensi furono attaccate dall’opinione pubblica con l’accusa
grave di esercitare il lavoro in condizioni pessime e di produrre un forte
inquinamento ambientale. Fu allora
che il mondo degli affari cominciò
a riflettere sul rapporto tra aziende e
società e su come poter comunicare
al meglio con tutti gli interlocutori
economici. Il risultato fu la nascita
di un documento definito, appunto,
bilancio sociale. Forse non è un caso
che anche in Italia questo strumento si
sviluppi durante i primi anni novanta,
in pieno scandalo “Tangentopoli”, con
lo scopo principale di porre maggiore
trasparenza nei rapporti tra le aziende
ed i soggetti interlocutori, anche se
convenzionalmente, si può far coincidere la sua redazione ufficiale con la
stesura del “Manuale dei Principi di
Redazione del Bilancio Sociale” edito
nel 2001, a cura del GBS (Gruppo di
Studio per il Bilancio Sociale).
Dapprima, sono soprattutto le cooperative, le aziende a partecipazione statale e
gli Enti pubblici ad utilizzarlo per cercare di riaffermare e, quando necessario,
ridefinire i loro fini istituzionali.
Accanto ai codici etici, questa nuova
forma di rendiconto rappresenta un
fondamentale mezzo per consolidare
e comunicare, all’interno ed all’esterno
delle organizzazioni, il perseguimento
di obiettivi sostenibili, tanto da essere
divenuto parte integrante delle strategie di molte aziende di successo,
come la Senesi di Morrovalle. Questo
tipo di documentazione, assieme alla
Certificazione ambientale 14001, alla
norma di certificazione dell’impegno
etico SA8000 e alla registrazione EMAS,
costituiscono i principali strumenti della
Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI).
Il Bilancio sociale si concretizza
dapprima attraverso la stipulazione
di un codice etico, che rappresenta
un “contratto sociale” tra l’impresa e
gli stakeholders coinvolti, che ha la
funzione di legittimare l’autonomia
dell’azienda nei confronti di tutte
le categorie di soggetti che possano
essere interessati alla sua attività, sia
in maniera diretta che indiretta, annunciando pubblicamente che essa è
consapevole dei suoi obblighi di cittadinanza, che ha sviluppato politiche e
pratiche aziendali coerenti con questi
obblighi e che è in grado di attuarle
attraverso appropriate strutture organizzative e sanzioni.
Il termine tecnico stakeholders, si riferisce in pratica a tutte quelle figure
che interagiscono, in maniera diretta
o indiretta con l’azienda: i dipendenti,
i fornitori, gli azionisti, i soci, gli imprenditori, i clienti, i concorrenti e gli
Enti Pubblici, l’opinione pubblica e
gli organi politici, in una sola parola,
l’universo aziendale.
Il bilancio sociale, si caratterizza quindi
per proporre degli indicatori chiari e
Un’immagine dall’alto della discarica di Morrovalle
significativi del rispetto, nella gestione
aziendale, di ogni singolo requisito della
norma SA8000, la cui applicazione viene
certificata da un organismo esterno.
Oltre ad essere un rendiconto quantitativo e qualitativo dell’attività aziendale,
esso è uno strumento propositivo dell’immagine dell’impresa e deve svolgere
una funzione informativa più ampia di
quella patrimoniale, finanziaria ed
economica tradizionale. In particolare
questo documento deve: fornire informazioni sugli assetti proprietari e di
governance dell’impresa; evidenziare
le caratteristiche della cultura aziendale e comunicare il sistema di valori di
riferimento della propria organizzazione;
distinguere l’azienda come organismo
utile alla collettività, operante nel rispetto delle condizioni ambientali e delle
aspettative degli interlocutori interni
ed esterni; illustrare il valore aggiunto
prodotto e la sua distribuzione tra coloro che hanno contribuito al processo
produttivo; rendere conoscibili i mezzi
impiegati per la valorizzazione delle
persone, l’innovazione tecnologica,
l’attività di formazione, l’igiene e la sicurezza sul lavoro, la prevenzione dei
rischi ambientali.
La redazione di questo rendiconto,
oltre a ridurre la possibilità di interpretazioni errate sulle motivazioni
alla base dei comportamenti e delle
attività socialmente responsabili della
società, produce anche l’effetto di pro-
muovere e rafforzare la formazione di
un’immagine aziendale positiva da
“buona cittadina”, che si tramuta poi
all’esterno, in una serie di reazioni
favorevoli.
Gestire l’impresa secondo queste strutture genera benefici di diversa natura
.In primo luogo, permette di combattere i comportamenti opportunistici
che danneggiano le legittime aspettative di benessere degli stakeholders
e inducono investitori, collaboratori,
clienti e consumatori a ridurre i loro
investimenti di varia natura (lavoro,
conoscenze, capitali) verso l’impresa.
In secondo luogo, significa porre le
basi, tramite relazioni eque e corrette,
per l’instaurarsi di rapporti di fiducia
che riducano i conflitti e facilitino lo
svolgimento di transazioni economiche,
riducendone i costi di controllo e di
governo. Infine, la gestione di impresa
ispirata al contratto sociale, ufficializzata attraverso la redazione del bilancio,
oltre ad essere una garanzia “minima”
dell’osservanza della legalità in ogni
contesto in cui l’impresa opera, aiuta il
management ad identificare i potenziali
effetti sociali negativi delle attività della
Società, riconoscendo legittimi interessi
di stakeholders a volte dimenticati o poco considerati, e permette di orientare
le scelte strategiche dell’impresa verso
la sostenibilità sociale e ambientale.
La Senesi, prima azienda delle Marche
a conseguire la registrazione EMAS, ha
quindi deciso di rispondere ai nuovi
appelli e alle nuove esigenze lanciate
dall’ambiente e dalla società, facendo
entrare all’interno della propria struttura aziendale, attraverso la redazione
del bilancio sociale, quei valori e quelle
modalità di processo che formano il
concetto di Etica d’Impresa.
La Società, attualmente, gestisce alcuni impianti di smaltimento di prima
categoria per rifiuti solidi urbani ed
assimilabili a Morrovalle e Torre San
Patrizio, nonchè un impianto di selezione e stabilizzazione anaerobica
della frazione umida dei rifiuti solidi
urbani nel comune di Ascoli Piceno.
L’Azienda ha realizzato e gestito un
impianto di selezione del materiale
proveniente dalla raccolta differenziata
nel comune di Firenze, per conto della
Quadrifoglio SpA. ed ha partecipato,
inoltre, alla costruzione di un bacino
per lo smaltimento dei fanghi per la
pulizia dei fondali del porto di Livorno,
per conto dell’Autorità Portuale.
Senesi srl svolge anche attività relativa
alla costruzione di discariche di rifiuti.
Sede Amministrativa
Via Romagna 27/29 - 62010 Morrovalle (MC)
Tel. 0733 221594 - fax 0733 222924
[email protected] - www.senesisrl.it
37
M&IT Consulting
LA VERIFICA DI CONFORMITÀ LEGISLATIVA
AMBIENTALE: OBBLIGO O OPPORTUNITÀ?
di Marco Bandiera, Mauro Ferraresi e Paolo Bellotti
Area QHSE M&IT Consulting srl
Introduzione
Per le organizzazioni dotate di un
sistema di gestione ambientale la
valutazione periodica del rispetto
delle prescrizioni è un’attività entrata
a far parte delle prassi consolidate sia
perché richiesta dai modelli di riferimento (vedi il punto 4.5.2 della norma
UNI EN ISO 14001:2004), sia perché
consente di accertare la “conformità
legislativa”, condizione essenziale per
la certificazione o la registrazione.
Anche per le altre organizzazioni,
comunque, tale verifica periodica presenta diversi vantaggi:
• identificazione o conferma delle
prescrizioni legislative applicabili in
tema di ambiente;
• verifica della corretta applicazione
degli adempimenti previsti dalla
legislazione;
• valutazione del rispetto dei limiti
imposti dalla legge o dalle autorizzazioni ottenute;
• riduzione del rischio di incorrere in
sanzioni.
Per l’esecuzione della valutazione si utilizza la tecnica dell’audit e si verificano
sia le attività oggetto di prescrizione sia
la relativa documentazione. Laddove
l’organizzazione non abbia provveduto
a svolgere quanto prescritto o non abbia effettuato controlli quantitativi del
rispetto di eventuali limiti (si pensi
ad esempio ai controlli analitici sulle
emissioni in atmosfera o alla verifica di
superamento delle soglie stabilite dal
D.lgs 334/1999 e relative modifiche),
occorre poi completare la valutazione
con l’esecuzione di tali controlli. Abitualmente, o almeno in prima istanza,
però, l’effettuazione dei controlli
suddetti, mediante prove, analisi e/o
calcoli, non fa parte della verifica e, in
questa sede, non sarà considerata.
Preparazione della verifica
Allo scopo di massimizzare l’efficacia
della verifica e di contenerne i tempi di
svolgimento è essenziale un’accurata preparazione, i cui momenti salienti sono:
• individuare gli aspetti ambientali
connessi con le attività, i prodotti ed
38
i servizi dell’organizzazione - questa fase è importante sia per non
trascurare nessuno degli elementi
importanti sia per non perdere
tempo con gli aspetti irrilevanti (ad
esempio, se presso l’organizzazione
non sono presenti materiali contenenti amianto è inutile considerare
tale argomento nella verifica);
• identificare i riferimenti legislativi
applicabili - questa è un’attività che
può essere molto laboriosa vista la
complessità, la struttura e la dinamica
dei provvedimenti legislativi in tema
di ambiente; oltre alla legislazione comunitaria e nazionale, si raccomanda
di fare attenzione anche a quella locale ed ai regolamenti eventualmente
sottoscritti dall’organizzazione (es.
regolamenti consortili riguardanti gli
scarichi idrici avviati a depurazione);
• estrarre le prescrizioni e gli adempimenti che l’organizzazione è tenuta
ad osservare - all’interno dei provvedimenti legislativi sono indicate
prescrizioni diverse a seconda dei
casi e delle condizioni ricorrenti e dei
soggetti coinvolti; è utile individuare
preventivamente quelle applicabili
all’organizzazione verificata per non
doverlo fare durante la verifica;
• predisporre supporti idonei alla
registrazione ordinata delle informazioni che saranno raccolte durante
la verifica - in base all’esperienza di
chi scrive, non essendo in grado di
ricordare tutto a memoria, gli strumenti raccomandati sono due:
- una vera e propria check list
(Fig.1) con l’elenco delle prescrizioni da verificare e gli spazi per
registrare i risultati della verifica
ed i dati che li supportano;
- una serie di schede sintetiche che
riassumano gli adempimenti e le prescrizioni che l’organizzazione deve
osservare per ogni singolo aspetto o
elemento ambientale applicabile; in
questo secondo caso i risultati della
verifica saranno registrati su altro
supporto (es, un verbale o un foglio
di raccolta dati/informazioni).
Queste fasi, comunque necessarie,
hanno generalmente modalità e tempi
di esecuzione diversi a seconda che
la verifica sia affidata ad un valutatore
esterno (ad esempio un consulente)
oppure ad una persona interna all’organizzazione.
Un valutatore esterno, non conoscendo
l’organizzazione, utilizzerà probabilmente una check list comprensiva di
tutti gli aspetti ambientali possibili, o
almeno di quelli che rientrano nella sua
esperienza, e nel corso della verifica
provvederà a eliminare o a non considerare gli elementi non applicabili. Un
valutatore interno, invece, conoscerà
bene l’organizzazione ed avrà modo
di individuare in anticipo gli aspetti
ambientali pertinenti per i quali predisporre una check list mirata oppure una
serie di schede sintetiche da utilizzare
anche per la formazione e l’addestramento dei propri colleghi.
Qualunque sia la situazione è importante considerare preliminarmente
la collocazione dell’organizzazione
da verificare nel suo contesto fisico,
geografico e ambientale. Come diceva
un nostro maestro: “la verifica ambientale di un’azienda inizia durante
il percorso di avvicinamento”. Infatti
è importante individuare la vicinanza
di acque superficiali, zone di rispetto,
altre fonti di impatto ambientale e
ogni altro elemento che possa guidare
l’identificazione degli aspetti ambientali
e delle prescrizioni applicabili.
Esecuzione della verifica
Come detto, la verifica si svolge utilizzando la tecnica dell’audit e, non
potendo avere durata infinita, si baserà
su un campionamento il più rappresentativo e significativo possibile delle
situazioni da esaminare.
E’ inutile dire che i risultati più utili
si ottengono quando si instaura una
collaborazione fattiva fra valutatore e
persone verificate, intendendo come
tali coloro che svolgono le attività oggetto della verifica.
Dal punto di vista operativo, la verifica avviene mediante l’ispezione fisica
dei luoghi ove avvengono le attività
da valutare e attraverso l’esame dei
documenti che contengono i dati e le
informazioni da controllare. Così, ad
esempio, la verifica del rispetto dei limiti
per il deposito temporaneo dei rifiuti
avverrà sia mediante l’ispezione delle
aree di deposito sia attraverso l’esame
del registro di carico e scarico; in tal
modo si potranno accertare le tipologie,
le quantità ed i tempi di stoccaggio dei
rifiuti praticati al momento della verifica
e nel periodo precedente.
Al fine di fornire garanzia del rispetto
delle prescrizioni anche per il futuro,
quando possibile è consigliabile accertare l’adozione di prassi e criteri per
tenere sotto controllo le scadenze, gli
adempimenti ed i limiti da osservare,
anche se ciò va oltre la conformità
legislativa in senso stretto e ricade più
nella gestione ambientale. Continuando
con l’esempio del deposito temporaneo
dei rifiuti, in questo senso è opportuno
valutare quali strumenti l’organizzazione
abbia introdotto per tenere sotto controllo le soglie quantitative o temporali
stabilite dalla legge: limiti fisici di deposito, idonei sistemi di registrazione,
ispezioni settimanali o altro.
Un’ultima considerazione riguarda
l’estensione della verifica, da considerare naturalmente già in fase di
preparazione.In particolare, ci riferiamo a quegli elementi di confine fra il
tema ambientale ed altri temi rilevanti
per le aziende, primo fra tutti quello
della sicurezza.
E’ prassi ormai consolidata, indicata anche dagli organismi di accreditamento, di
estendere la verifica ad alcuni elementi
non sempre direttamente e chiaramente
collegati con aspetti ambientali (es. licenza edilizia, nel caso di zone con vincoli
paesaggistici), ma non ad elementi oggetto di altri ambiti (es. concentrazione di
inquinanti nell’ambiente di lavoro, solo in
caso di possibile dispersione all’esterno o
in caso di presenza di personale esterno,
come i clienti, nell’ambiente di lavoro).
Mentre il tema della prevenzione incendi,
che sembrerebbe far parte dell’ambito
sicurezza sul lavoro, è considerato a tutti
gli effetti compreso anche fra gli aspetti
ambientali, se non altro per gli impatti
che un eventuale incendio potrebbe
determinare sull’ambiente.
Documentazione dei risultati e
azioni a seguire
I risultati della verifica vengono generalmente registrati secondo i criteri utilizzati
per le “verifiche ispettive” stabiliti dalla
norma UNI EN ISO 19011. In pratica,
si tratta di predisporre un rapporto
contenente tutti gli elementi specifici
della verifica effettuata e, in particolare,
il dettaglio delle situazioni risultate non
conformi o, comunque, migliorabili.
Oltre alle consuete indicazioni per assicurare la descrizione chiara e completa,
e quindi utile ai fini della risoluzione, di
tutti i rilievi emersi dalla verifica, vi sono in
particolare due sottolineature da fare:
• l’importanza di ricondurre i rilievi
alle relative prescrizioni, citando nel
rapporto o nei suoi allegati i riferimenti
alle disposizioni legislative pertinenti;
• la necessità di presentare/comunicare
e chiarire i risultati della verifica al
personale dell’organizzazione che
possa prendere le decisioni e avviare
le azioni necessarie al superamento
delle anomalie rilevate.
Infatti, il valore della verifica si manifesta
a pieno se, e solo se, ad essa fa seguito
un piano di azioni per correggere le non
conformità e risolvere le osservazioni rilevate e per prevenire le criticità future.
Naturalmente, poiché gli interventi necessari possono richiedere anche degli
investimenti a volte importanti, è necessario che il piano di azioni sia coerente con
le priorità e le risorse dell’organizzazione
e, pertanto, sia stabilito o approvato dalla
Direzione aziendale.
Un’ultima raccomandazione, forse banale, riguarda la necessità di presidiare
e verificare, in seguito, la realizzazione
del piano di azioni definito e di accertarne l’efficacia nell’acquisire la piena
conformità alle prescrizioni. Se le registrazioni della verifica iniziale sono
state adeguatamente predisposte, l’esito
dell’accertamento di efficacia delle azioni completate può essere documentato
sugli stessi supporti, facilitandone anche la tracciabilità.
Conclusioni
Le prescrizioni previste dalla legislazione ambientale, talvolta, sono poco
conosciute o gestite senza la dovuta
attenzione, anche a causa della loro
scarsa chiarezza, con conseguenti rischi
di commettere illeciti e di incorrere in
sanzioni.
A conferma di ciò si riporta che nell’anno 2006 il Comando Carabinieri
per la Tutela dell’Ambiente, sull’intero
territorio nazionale, ha svolto 9.730
controlli, accertando 2.997 infrazioni
alla legislazione ambientale.
Come si vede, la prevenzione dell’inquinamento ed il rispetto della
legislazione ambientale sono temi ai
quali nessuna organizzazione può oggi
sottrarsi e lo strumento della verifica
della conformità legislativa, effettuata
da personale competente, rappresenta
un valido strumento per tenere sotto
controllo i propri impatti sull’ambiente
e per prevenire “sorprese spiacevoli”
e situazioni che potrebbero arrecare
danno all’immagine dell’azienda.
M&IT Consulting srl
Via Longhi, 14/A - 40128 Bologna
Tel. 051 6313773 - fax 051 4154298
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Sostanze e Preparati Pericolosi
PRESCRIZIONI PRINCIPALI:
TIPO
N°
DESCRIZIONE CONTENUTO
D.Lgs.
03/02/1997 n. 52
Attuazione della direttiva 92/32/CEE concernente classificazione,
imballaggio ed etichettatura delle sostanze pericolose
Modificato dal D.lgs 25/02/98 n.90
DM
28/04/1997
Attuazione dell’art. 37, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3
febbraio 1997 n. 52
Modificato dal DM 01/09/98 e dal DM 07/07/98
DM
04/04/1997
Attuazione dell’art. 25, commi 1 e 2, del D. lgs 3 febbraio 1997
n. 52, concernente classificazione, imballaggio ed etichettatura
delle sostanze pericolose, relativamente alla scheda informativa
in materia di sicurezza
D.Lgs.
22/05/1999
n. 174
Disciplina sanzionatoria per le violazioni delle disposizioni del
regolamento (CEE) n. 793/93, relativo alla valutazione e al
controllo dei rischi presentati dalle sostanze esistenti
D.Lgs.
14/03/2003 n. 65
Attuazione delle direttive 1999/45/CE e 2001/60/CE relative
alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura dei
preparati pericolosi
D.M.
2/08/2005
Recepimento della direttiva 2004/111/CE del 9/12/2004, che
adatta per la quinta volta al progresso tecnico la direttiva 94/55/
CE, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli stati
membri relative al trasporto di merci pericolose su strada.
D.M.
23/09/2005
Pubblicazione della traduzione in lingua italiana del testo consolidato della versione 2005 delle disposizioni degli allegati A
e B dell’Accordo europeo sul trasporto internazionale di merci
pericolose su strada (ADR), di cui al D.M. 2 agosto 2005 in
materia di trasporto di merci pericolose su strada.
ELEMENTI DI VERIFICA
GIUDIZIO
NOTE
39
Sintegra spa
IMPEGNO PREMIATO
DALLA REGISTRAZIONE EMAS
di Tommaso Sturari
Il Responsabile tecnico di Sintegra spa, Gino Pasquali
Quella che un tempo poteva essere interpretata solo come
scelta personale o coscienza ecologica, si è oggi trasformata in
una necessità comune. L’emergenza ambientale, infatti, non è
più una prospettiva da analizzare o un problema da prevenire,
ma è divenuta una realtà quanto mai concreta e allarmante.
La rapida urbanizzazione del territorio, la crescita industriale
e la forte concentrazione urbana degli ultimi anni, hanno fatto emergere tra i tanti, un problema: quello dei rifiuti. Questi
vengono prodotti a ritmi sempre più sostenuti e frenetici,
con un tasso di incremento che ha raggiunto un livello impensabile e che la naturale predisposizione ambientale non
riesce più a smaltire. Per tutta questa serie di motivi, sempre
più frequentemente nel descrivere la situazione dell’Italia in
campo ambientale, ricorre la parola “emergenza”.
Esistono, fortunatamente, anche realtà virtuose.
Il caso della provincia di Macerata ne è un chiaro esempio,
reso possibile, anche dall’attività di Sintegra spa, la Società
mista pubblico privata creata nel novembre del 2000, che
da tempo si distingue in questo settore per gli obiettivi e
le modalità con cui svolge il proprio lavoro. La conferma
ufficiale della determinazione, serietà e trasparenza di questa
azienda marchigiana, è confermata dal recente conseguimento della Registrazione EMAS.
Sintegra, infatti, da tempo si è impegnata attraverso l’utilizzo
di varie metodiche, al fine di garantire una supervisione
ed una analisi di tutti i processi connessi alla produzione
industriale assieme alla questione ambientale.
Negli anni ’80 infatti, i sistemi di certificazione della qualità
delle imprese contribuirono ad accrescere la competitività
delle stesse, migliorandone la produzione e, conseguentemente, la visibilità a livello internazionale. Il successo
ottenuto da queste dinamiche, diede lo spunto agli inizi degli
anni ’90 all’idea di introdurre delle specifiche certificazioni
anche per i settori che operano nel campo dell’ambiente.
Nasce così nel 1995 il sistema comunitario di ecogestione
e audit EMAS (Eco-Management and Audit Scheme), un
40
processo di adesione volontaria per le imprese e le organizzazioni, che desiderano impegnarsi a valutare e migliorare la
propria efficienza ambientale. Il suo scopo ultimo è quello
di migliorare e tutelare la salute del territorio, fornendo alle
organizzazioni, alle autorità di controllo ed ai cittadini, uno
strumento di valutazione e gestione dell’impatto che le realtà
imprenditoriali producono sul territorio. L’importanza di
questo tipo di sistema di controllo è certificata dagli obblighi che ogni azienda richiedente deve rispettare per poter
godere della certificazione di qualità. Tra questi:
- l’analisi ambientale primaria con la quale viene stabilita la posizione iniziale dell’organizzazione rispetto alla
condizione ambiente;
- la dichiarazione degli obiettivi e dei princìpi generali di
azione rispetto all’ambiente;
- l’elaborazione di un programma ambientale, nel quale
vengono definite le misure da adottare per raggiungere
gli obiettivi specifici e i target conseguenti alla politica
ambientale.
Tra questi, quello che sicuramente fa da specchio alla serietà
e all’impegno della Società che richiede la Registrazione, è
l’obbligo di effettuare l’auting, cioè di svolgere una valutazione sistematica, periodica e obiettiva delle prestazioni
dell’organizzazione, del sistema di gestione ambientale e dei
processi destinati a proteggere la salute dell’ecosistema della
realtà dove si opera. Ed è proprio all’interno di questi doverosi
obiettivi che si è voluta impegnare Sintegra, impiegando ed
implementando le sue risorse, nella richiesta di acquisizione
di questa importante e doverosa certificazione. Il Cosmari, il
Consorzio della provincia di Macerata che associa tutti comuni
dell’ATO 3, è suo partner nelle operazioni di smaltimento
rifiuti, detenendone la maggioranza con il 56%.
Il restante 44% è suddiviso tra un pool di aziende, prevalentemente operanti in campo ambientale. La nascita di Sintegra
è stata la risposta chiara ed efficiente, messa in campo per
ovviare alle notevoli difficoltà che molte città si trovarono
ad affrontare nel recupero dei rifiuti solidi urbani
A Sintegra, il Cosmari ha affidato il compito di raccolta e
trasporto di rifiuti urbani e assimilabili indifferenziati. Per
quel che concerne quella differenziata, è invece il Consorzio
stesso a farsene carico.
Sintegra esercita questo tipo di servizio di raccolta per 38
dei 57 comuni che compongono l’ATO 3, tutti ricadenti nel
territorio della suddetta provincia. Recentemente, nei Comuni
di Potenza Picena, Camerino ed Urbisaglia, è stata attivata
con successo anche il metodo di raccolta “porta a porta”
che permetterà di aumentare notevolmente la percentuale
di materiale recuperabile.
Tutti i 57 Comuni assommano un totale di circa 300.000
abitanti, ma nei 38 Comuni in cui la Società esercita il servizio, si superano i 235.000 abitanti, ossia più del 78% del
totale. Il volume dei rifiuti urbani ed assimilabili raccolti è
La palazzina e il piazzale esterno di Sintegra a San Severino Marche
quindi quantificabile in circa 85.000 tonnellate l’anno, che
equivale ad una media di raccolta giornaliera di 2.5003.000 quintali.
Una mole straordinaria di attività per far fronte alla quale
è stata allestita una corposa squadra operativa. Il lavoro
viene infatti portato avanti, utilizzando 54 autisti, 50 autocarri autocompattatori, di cui circa la metà a caricamento
robotizzato.
L’azienda è inoltre dotata di 3 lavacassonetti che provvedono
alla pulizia totale dei raccoglitori (il cui numero totale è di
circa 7.200 unità) 6 volte l’anno. Ci sono poi 2 automezzi
adibiti alla loro riparazione. Ogni giorno vengono effettuati
44 viaggi di raccolta e i rifiuti vengono, per la quasi totalità,
conferiti all’impianto di trattamento del Consorzio.
Tutti questi numeri sono il frutto di una seria pianificazione
logistica che tiene conto delle turnazioni dei lavoratori, dei
loro periodi di ferie, oltre che di un 10% di mezzi in manutenzione, in appoggio o di riserva.
L’attività di recupero di Sintegra prevede tre sole stazioni di
trasbordo (mezzo su mezzo), rese necessarie dal fatto che
in alcuni zone, come ad esempio Cingoli o Recanati, non
è possibile transitare nel centro storico con mezzi pesanti.
La raccolta pertanto viene effettuata con mezzi più piccoli
che poi riversano il loro contenuto negli autocompattatori
più grandi che, infine, li conferiscono al Cosmari.
All’Azienda è stata anche affidata la pulizia delle strade e delle
piazze, che viene effettuata in 10 Comuni. Per tale attività vengono impiegati circa 10 addetti e 5 spazzatrici meccaniche.
Questa dinamica Società, ha anche recentemente inaugurato
la sua nuova sede operativa, situata in Località Taccoli a San
Severino Marche. In via Meucci 19 sono posizionati gli uffici,
l’area di sosta degli automezzi, i bagni e gli spogliatoi per autisti
e dipendenti, assieme ad un’autofficina e un autolavaggio.
Tutte queste risorse testimoniano la serietà di questa realtà
aziendale maceratese, per il cui impegno a favore dell’ambiente, non poteva non ambire alla Registrazione EMAS.
Gino Pasquali, Responsabile tecnico ai sensi della normativa
ambientale, ha sottolineato che la richiesta di Registrazione della Senesi è passata attraverso una attenta disamina
dell’impatto che l’attività svolta ha sul territorio. Gli organi
competenti hanno infatti valutato la significatività, così come
l’efficienza delle prestazioni ambientali, in riferimento alle
prescrizioni normative. Da tutte queste verifiche è emersa
una dichiarazione in cui vengono riassunti la politica, il
programma, le metodologie e le procedure utilizzate per
prevenire e controllare danni all’ecosistema del territorio, i
risultati perseguiti e quelli ottenuti.
Le ulteriori verifiche a questo primo parere positivo effettuate
dall’ente deputato, l’ARPA Marche-Dipartimento di Macerata,
non ha fatto altro che confermare l’idoneità dell’azienda,
ribadendo i suoi requisiti di pre-iscrizione.
La Registrazione EMAS va ad implementare la certificazione
ISO 9002, già conseguita nel 2004.
Uffici Amministrativi
via G. Meucci 19
zona ind.le Taccoli - 62027 San Severino Marche (MC)
Tel 0733 636361 - Fax 0733 636386 - [email protected]
41
AGENDA 21
MUSEC e RES PUBLICA
DUE PROGETTI PER PROMUOVERE CONCRETAMENTE
L’AZIONE LOCALE PER L’ENERGIA SOSTENIBILE
a cura di Antonio Kaulard, Chiara Lazzari, Rodolfo
Pasinetti, Walter Sancassiani, Barbara Scorza e
Maria Elisa Zuppiroli
Nel 2004 gli Aalborg Commitments hanno
delineato gli impegni che gli Enti Locali
attivi in processi di Agenda 21 Locale devono cercare di concretizzare, ciascuno
seguendo l’ordine di priorità che più è
consono alla propria realtà. Sempre più
quindi l’Azione Locale 21, come già
definito a Johannesburg nel 2002, è la
naturale evoluzione dell’Agenda 21. Ai
principi, agli impegni ed ai Piani d’Azione
è necessario far seguire il più possibile i
progetti, concreti ed efficaci.
Le attività del Coordinamento Agende 21
Locali Italiane sono quindi, da un lato,
ancora fortemente orientate a proseguire
nell’opera di sensibilizzazione e promozione, rivolta ai tanti comuni e territori
dove il percorso per uno sviluppo sostenibile deve ancora avviarsi. Ma sempre
più l’impegno è anche indirizzato a sostenere i soci nell’attuare azioni concrete
attraverso la diffusione di best practice e
a contribuire attivamente alla loro partecipazione nella realizzazione di progetti
in partnership con altri enti locali europei. Tanto più che l’accreditamento del
Coordinamento come soggetto in grado
di gestire progetti internazionali, oltre che
di contribuire alla loro realizzazione e alla disseminazione dei risultati, consente
di allargare costantemente il network di
42
enti locali/associazioni/società a livello
europeo e mediterraneo. Ciò facilita i
contatti tra soci e non soci, organizzazioni e organismi ufficiali per creare nuove
progettualità, promuovere momenti
tecnico-operativi, realizzare scambi di informazioni e buone pratiche, facilitare la
circolazione di informazioni su progetti,
eventi ed attività per la promozione di
modelli di sviluppo sostenibile a livello
internazionale.
Nei primi mesi del 2007 hanno preso
avvio due nuovi progetti internazionali,
finanziati dall’Unione Europea attraverso
la IEEA, l’Agenzia Esecutiva per l’Energia
Intelligente, che vedono protagonisti in
partnership il Coordinamento, diverse
agenzie ed enti locali europei.
Promozione e diffusione di politiche
innovative per la prevenzione dei
cambiamenti climatici sono, oggi più
che mai, di prioritaria importanza. La
posizione del Coordinamento Agende
21 Locali Italiane è che, su questi temi,
sia determinante il ruolo degli enti locali
ed è quindi necessario superare le attuali marginalità e resistenze. Negli anni
recenti, un buon numero di città europee ha sviluppato interessanti attività
per promuovere l’efficienza energetica
e la generazione di energia da fonti rin-
novabili. Buone pratiche che possono
essere considerate ancora alla stregua
di progetti dimostrativi. Per affrontare
le emergenze dettate dalle attuali problematiche energetico-ambientali e per
darvi una risposta qualitativamente e
quantitativamente proporzionata, è ora
necessario passare ad un approccio
più strutturale che preveda un graduale spostamento dalle attività peculiari e
ad hoc a realizzazioni più standardizzate e di vasto respiro. Come affrontare
tale passaggio è, quindi, una questione
essenziale.
In questo contesto, standardizzare significa
conoscere/imparare, attraverso le buone
pratiche, le condizioni al contorno, le partnership, le precondizioni e i metodi che
conducono a repliche di successo.
MUSEC - MUltiplying Sustainable
Energy Communities
Un piano d’azione per la sostenibilità energetica a livello locale
Al progetto partecipano diversi partner
europei, distribuiti su cinque Paesi e
suddivisi tra municipalità ed entità tecniche di supporto. In particolare, l’Italia è
rappresentata dal Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, coordinatore del
progetto, dai Comuni di Foggia, Asti e
Ravenna e da Ambiente Italia, partner
tecnico; l’Olanda dal Comune di Breda
e dalla società Ecofys; la Bulgaria dal
Comune di Dobrich e dalla propria
Agenzia Locale per l’Energia; la Germania dalla multiutility del Comune di
Crailsheim e dalla società Solites; la Danimarca dalla società Kuben Byfornyelse
e da European Green Cities. Partecipano
inoltre, in qualità di città ‘sperimentatrici’, la città di Crailsheim (Germania) e
di Valby (Danimarca).
L’obiettivo principale del progetto consiste
nell’elaborare una strategia di sviluppo della sostenibilità energetica nelle comunità
partner del progetto MUSEC.
Tale strategia sarà basata sull’integrazione di tre dimensioni principali:
- adeguate politiche energetiche;
- meccanismi finanziari innovativi;
- programmi di disseminazione per
raggiungere mercati e cittadini.
Per raggiungere questo obiettivo il progetto elaborerà prima di tutto un’analisi della
situazione attuale di ogni comunità partner
che identificherà i potenziali di sviluppo
di iniziative di razionalizzazione energetica
all’interno delle comunità stesse. Quindi
si valuteranno diverse buone pratiche a
livello europeo e, parallelamente, si individueranno dei gruppi di advisor formati
da altre città e attori, allargando così il
network di soggetti che saranno coinvolti
nel progetto. Avvalendosi di tali elementi
di supporto, ogni comunità svilupperà le
proprie strategie di sostenibilità energetica
iniziando a implementare azioni concrete
e solide partnership. Gli esempi derivanti
dalle diverse strategie creeranno le basi
per sviluppare un piano d’azione per altre
comunità che volessero intraprendere un
simile percorso.
MUSEC
Obiettivi generali del progetto
Ideazione e attuazione di strategie per la creazione di SEC (Sustainable Energy Communities):
integrazione delle best practice in politiche locali
sull’energia, meccanismi di finanziamento e programmi di sensibilizzazione e di diffusione.
La strategia per la creazione di SEC consta di
due fasi:
1. identificazione delle best practice di successo
nel campo delle fonti energetiche rinnovabili
e sulla efficienza energetica
2. il conseguente sviluppo di meccanismi locali
per la replica di queste best practice in standard
Obiettivi specifici del progetto
1. Elaborazione di Linee Guida, “Sustainable
Energy Community Blueprint”
2. Creazione di un Advisory Group nazionale in
ciascuna dei 5 Paesi partecipanti
3. Sviluppo di una strategia SEC in ciascuna
comunità coinvolta nel progetto
4. Sviluppo di un Piano d’azione per la concreta
attuazione dei primi due anni della strategia
SEC. Lancio della fase di attuazione
5. Istituzione di una solida partnership o rafforzamento di quelle già esistenti tra stakeholder locali
per una effettiva attuazione della strategia SEC
6. Disseminazione delle Linee Guida per mezzo
di un sito e di una adeguata strategia di comunicazione
Durata del progetto
30 mesi. Conclusione prevista per maggio 2009
www.musecenergy.eu
RES PUBLICA (Renewable Energy Sustainable Planning and Use within
public Bodies in Liason with Involved Community Actors)
Obiettivo del progetto è elaborare e
condividere, con metodologia bottomup, strategie e programmi d’intervento
per l’energia intelligente a livello di area
vasta in diversi Paesi europei e di creare
un network per lo scambio di buone
pratiche. Tra le attività principali: la creazione in ciascuno dei sei ambiti territoriali
coinvolti di un Forum locale sull’energia
con lo scopo di elaborare progetti locali
sull’energia sostenibile e che contemplino
anche proposte per l’aggiornamento degli
strumenti di pianificazione locali (quali i
piani della mobilità, ecc.).
La gestione e il coordinamento del
progetto fanno capo alla Provincia di
Genova mentre compito del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane è di
predisporre la metodologia comune,
con il supporto tecnico di Focus Lab, per
l’organizzazione e la gestione dei Forum.
Altri partner del progetto sono la Città
di Neuburg an der Donau e la Regione
Neuburg-Schrobenhausen (Germania),
la Diputaciò de Barcelona (Spagna), la
Lake Balaton Development Coordination
Agency (Ungheria), la Provincia di Parma
e la Provincia di Modena.
Le dimensioni del processo partecipativo previste nei Forum spaziano
dall’informazione alla consultazione
alla progettazione partecipata di interventi condivisi, in particolare nell’analisi
dei problemi e nell’elaborazione di progetti pilota locali, con l’utilizzo di varie
modalità di lavoro partecipato per le
varie fasi. Dati gli obiettivi del progetto,
l’approccio del coinvolgimento è di tipo
multistakeholder. Vi sarà quindi necessariamente una fase preliminare dedicata
ad identificare, nell’ambito territoriale
di competenza di ciascun partner, gli
stakeholder rilevanti, ovvero quei soggetti
direttamente o indirettamente interessati
dagli obiettivi del progetto o che possono dare un contributo importante al
loro raggiungimento: fornitori di energia, settori industriale, agricolo e delle
costruzioni, università, centri di ricerca e
agenzie per l’energia, enti locali, organizzazioni non governative e della società
civile, scuole. L’obiettivo è di coinvolgere
nel Forum almeno 3 o 4 rappresentanti
di ciascuna categoria con almeno 20
rappresentanti per singolo Forum locale. Altra attività preliminare consiste
nel censimento dei progetti locali per
l’efficienza energetica e la produzione da
fonti rinnovabili. Gli incontri dei Forum
e le attività dei relativi gruppi di lavoro
saranno accompagnati da facilitatori
esperti. Ciascun Forum predisporrà un
accordo con gli stakeholder locali coinvolti mentre la partnership di progetto
elaborerà le Linee Guida comuni per la
definizione di un sistema di monitoraggio
delle azioni previste dai Programmi locali
per l’energia sostenibile elaborati dai Forum. Workshop internazionali, un ufficio
di pubbliche relazioni e molti strumenti
di disseminazione contribuiranno alla
condivisone di know-how ed esperienze
e all’allargamento del network a livello
nazionale ed internazionale.
RES PUBLICA
Obiettivi generali del progetto
1. Miglioramento locale verso lo sviluppo sostenibile e un uso più efficace delle fonti di
energia rinnovabile
2. Creazione di sinergie a livello locale tra
decisori politici, la cittadinanza e gli attori di
mercato attraverso la metodologia di Agenda
21 Locale
3. Produzione di strategie bottom-up per l’uso
intelligente dell’energia a livello locale in
diversi Paesi UE
4. Creazione di una rete a livello UE per lo
scambio di buone prassi e dei risultati del
progetto sulle fonti di energia rinnovabile e
sull’uso razionale dell’energia
Obiettivi specifici del progetto
5. Istituzione in ogni area coinvolta nel progetto
di un Forum Locale per elaborare un Programma per l’energia sostenibile che includa anche
suggerimenti e proposte per l’aggiornamento
degli strumenti per la pianificazione locale
6. Predisposizione di piani di fattibilità per le
principali priorità previste dal Programma
per l’energia sostenibile e definizione di linee
guida per il monitoraggio delle azioni
7. Creazione di una rete locale per la promozione
dell’uso razionale dell’energia e per sostenere
l’uso delle fonti di energia rinnovabile
8. Creazione di una piattaforma internazionale
(sito web e banca dati) per lo scambio di
informazioni e buone prassi
9. Organizzazione di 2 workshop internazionali
per rafforzare il parternariato, confrontare i
risultati ottenuti a livello locale e scambiare
esperienze ed opinioni
10. Allargamento della rete e attività di disseminazione dei risultati
Durata del progetto
30 mesi. Conclusione prevista per giugno 2009
www.respublica-project.eu
43
ri culturali, sociali e sacrali
di un’intera comunità (Nella
Quarta, delle nove Sezioni
in cui si suddivide la mostra, il
visitatore ha la possibilità di adddentrarsi nella ricostruzione idealee
di un Kurgan).
Il percorso inizia con una Sezione introduttiva che testimonia la
presenza di popolazioni sedentarie
prima dell’affermarsi delle popolazioni nomadiche. Oltre a
statuetta in terracotta di
divinità, c’è un rarissimo
modello di Kibitka (I – II
secolo d. C.), proveniente dal Museo di Odessa
che restituisce l’immagine
della “casa mobile” dei
nomadi.
Nella Seconda Sezione,
è esposta una splendida
Yurta, la grande tenda di
feltro e legno usata dalle
ultime popolazioni seminomadiche della Mongolia,
concessa in prestito dall’Università di Bologna e recentemente
restaurata.
Con la Terza Sezione si entra
nell’immaginario fantastico e
mitologico dell’arte animalista, influenzata dall’ambiente naturale e
caratterizzata da una costante tensione verso la rappresentazione di
animali reali e fantastici, dalle più
ardite pose naturali, stilizzate e
manierate. Grifoni, cinghiali,
felini e cervi, evocano antichi
miti, mentre apporti figurativi dal mondo greco vengono
suggeriti dalle forme sinuose
di un piccolo delfino in oro
e cristallo di rocca.
Lo sfarzo e il lusso che caratterizzavano lo stile di vita,
l’abbigliamento e il gusto delle
principesse nomadiche, emergono
dagli splendidi ornamenti d’oro,
esposti nella Quinta Sezione, do-
ve merita attenzione il girocollo
con pendente a farfalla, in oro e
paste vitree del I secolo d. C.
Nella Sesta Sezione, la ricchezza e
N
la sontuosità dello status del principe
nomade
vengono espressi negli elmi e
nom
nelle spade dorati, nelle cinture e nei
pettorali impreziositi da pietre preziose.
Anche gli ornamenti dei destrieri dovevano rispecchiare l’alto rango ed il
potere politico, militare e sociale
del principe, tant’è che nella
Settima Sezione vengono mostrate le elaborate bordature
in oro e argento per le teste
dei cavalli.
Nell’Ottava Sezione, la vita
aristocratica dei prìncipi delle
steppe viene esemplificata dai
numerosi oggetti della vita di
corte, in special modo di quelli dedicati al banchetto, che
attestano, con i preziosi materiali, la ricchezza economica,
oltre i profondi rapporti culturali
esistenti tra le popolazioni storiche del
Mediterraneo e il mondo delle steppe.
Numerosi sono i capolavori artistici dal
significato magico-religioso, rituale e
simbolico, legati al potere degli sciamani e presentati nella Nona Sezione,
quali coppe rituali d’oro ed argento,
qua
pendagli e vasi.
pen
La mostra, curata dal Direttore del
Castello del Buonconsiglio, Franco
Marzatico e da Gianluca Bonora, specialista in archeologia
dell’Asia, si sviluppa su 1400 m²
in 14 sale, il cui progetto allestitivo è stato curato dall’architetto
Michelangelo Lupo.
45
€CO - FINANZIAMENTI
L’edizione “estiva” della rubrica €COFINANZIAMENTI non poteva che essere
dedicata al sole. Il Ministero dell’Ambiente ha recentemente emanato ben 3
bandi per l’utilizzo della fonte solare per
la produzione di energia elettrica (solare
fotovoltaico) e di acqua calda (solare termico) negli edifici pubblici. Rimanendo
in tema di fonti rinnovabili, viene inoltre
segnalato l’importante programma della
Commissione europea “Energia Intelligente - Europa” (EIE) che ha un budget
di ben 52 milioni di Euro.
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
D.G. Salvaguardia Ambientale
Programma nazionale per la promozione dell’energia solare
Misura 1 “Il sole negli enti pubblici”
(comunicato pubblicato sulla Gazzetta
ufficiale n. 126 del 1° giugno 2007)
Obiettivi e descrizione della misura
La misura promuove la realizzazione di
impianti solari termici per la produzione
di calore a bassa temperatura realizzati
su edifici pubblici, offrendo particolare
sostegno agli interventi realizzati con il
meccanismo del finanziamento tramite
terzi.
Tipologia degli interventi
L’impianto dovrà essere destinato a:
- produzione di acqua calda sanitaria
presso edifici ad uso continuativo e
utenze stagionali;
- produzione di acqua calda sanitaria
presso gli impianti sanitari;
- riscaldamento dell’acqua delle piscine;
- riscaldamento degli ambienti attraverso pannelli radianti a pavimento o a
parete;
- produzione di calore a bassa temperatura
per processi industriali o pseudo-industriali (ad es. lavanderie, impianti della
filiera agro-alimentare, sistemi di lavaggio
e sterilizzazione, ecc.)
Ogni progetto dovrà prevedere l’installazione di impianti solari di superficie
captante netta non inferiore a 20 m2. Tale
46
superficie potrà essere raggiunta anche
dalla somma di più impianti singoli, a
condizione che la superficie minima degli
stessi sia non inferiore a 6 m2.
Gli impianti dovranno essere provvisti
di apparecchiature per la contabilizzazione energetica e il monitoraggio delle
prestazioni.
Sono ammissibili le seguenti spese (al
netto dell’IVA):
- progettazione, direzione lavori, collaudo degli impianti;
- fornitura dei materiali e dei componenti necessari alla realizzazione degli
impianti;
- installazione e posa in opera degli
stessi;
- eventuali opere edili strettamente
necessarie e connesse all’installazione
degli impianti;
- dispositivi per il monitoraggio delle
prestazioni del sistema.
Le spese ammissibili non potranno
comunque essere superiori al valore
determinato dalle seguenti formule:
1. C = 950 - 0,5 S (per i collettori piani
vetrati)
2. C = 1.200 - 0,5 S (per i collettori
sottovuoto)
dove C è il costo ammissibile in Euro/ m2
ed S è la superficie captante lorda in
m2. Le spese dovranno riferirsi ad interventi avviati successivamente al 1°
giugno 2007.
I lavori dovranno avere inizio entro 120
giorni dalla data di ricevimento della
notifica della concessione di contributo
ed avere fine entro 240 giorni.
Tipologia del contributo
Le risorse disponibili ammontano a
10.334.422,17 Euro. La percentuale
massima del contributo è pari al 50%
del costo ammissibile dell’intervento.
La percentuale sale al 65% nel caso in
cui la quota del costo dell’intervento a
carico del soggetto richiedente sia coperta attraverso finanziamento tramite
terzi (ai sensi dell’art. 3, lettera k della
direttiva 2006/32/CE del 5 aprile 2006)
operato da una ESCO (energy service
company) accreditata presso l’Autorità
dell’energia elettrica e del gas. Il sistema
di monitoraggio è integralmente a carico
del Ministero nella misura massima del
10% del costo ammesso e comunque non
superiore a 15.000,00 Euro.
Beneficiari
Pubbliche amministrazioni ed Enti
pubblici, incluse le società collegate
o controllate dagli stessi ai sensi dell’art. 2359 e successivi del Codice civile,
i quali siano proprietari o esercitino un
altro diritto reale di godimento o siano
possessori o gestori purché autorizzati
dal proprietario, sulla struttura edilizia
oggetto dell’intervento.
Localizzazione geografica
Territorio italiano.
Presentazione domande e scadenza
Le istanze, redatte secondo quanto
stabilito nell’allegato 1.1 del bando, dovranno essere trasmesse esclusivamente
a mezzo plico raccomandato con avviso
di ricevimento all’indirizzo: Ministero
dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione generale per
la Salvaguardia Ambientale - Divisione
IX, Energie Rinnovabili - Via Cristoforo
Colombo, 44 - 00147 Roma.
La prima data utile per la spedizione
è stata il 1° luglio scorso. Le domande
potranno essere presentate fino ad
esaurimento delle risorse. L’ordine
di valutazione e di concessione del
contributo è sequenziale, secondo la
data di spedizione delle domande. Il
soggetto che intenda ottenere contributi
relativamente a più interventi dovrà presentare più domande di finanziamento,
una per ciascun progetto.
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
D.G. Salvaguardia Ambientale
Programma nazionale per la promozione dell’energia solare
Misura 2 “Il sole a scuola” (comunicato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale
n. 126 del 1° giugno 2007)
Obiettivi e descrizione della misura
La misura promuove la realizzazione di
impianti fotovoltaici sugli edifici scolastici
e, simultaneamente, l’avvio di un’attività
didattica volta alla realizzazione di analisi
energetiche e di interventi di razionalizzazione e risparmio energetico negli
stessi edifici, tramite il coinvolgimento
degli studenti.
Tipologia degli interventi
Sono ammessi alla concessione dei
contributi gli interventi di installazione
di impianti fotovoltaici di potenza nominale compresa tra 1 e 20 kW realizzati su
edifici scolastici di proprietà pubblica e
connessi alla rete elettrica di distribuzione. La titolarità del contratto di fornitura
di energia elettrica deve essere in capo
ad organismi di diritto pubblico.
Sono ammissibili le seguenti spese (al
netto dell’IVA):
- progettazione, direzione lavori, collaudo degli impianti;
- fornitura dei materiali e dei componenti necessari alla realizzazione degli
impianti;
- installazione e posa in opera degli
stessi;
- eventuali opere edili strettamente
necessarie e connesse all’installazione
degli impianti;
- spese sostenute dalla suola per
supportare l’attività didattica di realizzazione delle analisi energetiche e
degli interventi di razionalizzazione e
risparmio energetico.
L’ultima voce è ammissibile fino a un
importo massimo pari a 1.000,00 Euro.
Le spese dovranno riferirsi ad interventi avviati successivamente al 1° giugno
2007.
I lavori dovranno avere inizio entro 120
giorni dalla data di ricevimento della
notifica della concessione di contributo
ed avere fine entro 240 giorni. Il soggetto richiedente non potrà alienare e/o
dimettere l’impianto per un periodo di
15 anni dalla data del collaudo.
Tipologia del contributo
Le risorse disponibili ammontano a 4,7
milioni di Euro. La percentuale massima
del contributo è pari al 100% del costo
ammissibile con un limite massimo pari
a 10.000,00 Euro per edificio scolastico.
Nel caso le spese ammissibili risultino
maggiori del contributo, le risorse mancanti potranno essere rinvenute, oltre
che da risorse proprie del richiedente,
anche da altre forme di finanziamento
nazionali, locali o europee.
Il valore massimo del costo ammissibile per l’intervento è fissato a 7.500,00
Euro per kWp installato per impianti di
potenza compresa tra 1 e 3 kW. Per gli
impianti di potenza superiore il costo
massimo è determinato in base alla for-
mula: C = 6.000 + 4.500/P (dove P è la
potenza nominale dell’impianto).
Fra i progetti finanziati, il Ministero individuerà i migliori 20 elaborati prodotti
dalle scuole che verranno premiate nel
corso di un apposito evento.
Beneficiari
Possono presentare istanza di cofinanziamento i Comuni e le Province che
siano proprietari di edifici ospitanti
scuole medie inferiori o superiori.
Ciascun soggetto può presentare più
progetti secondo i limiti indicati nella
seguente tabella:
soggetto richiedente
n. max progetti
Comuni con più di 100.000
abitanti e Province
20
Comuni con più di
50.000 abitanti e meno di
100.000 abitanti
10
Comuni con meno di
50.000 abitanti
5
Localizzazione geografica
Territorio italiano.
Presentazione domande e scadenza
Le istanze, redatte secondo quanto
stabilito nell’allegato 1.1 del bando, dovranno essere trasmesse esclusivamente
a mezzo plico raccomandato con avviso
di ricevimento all’indirizzo: Ministero
dell’Ambiente, della Tutela del Territorio
e del Mare - Direzione generale per la
Salvaguardia Ambientale - Divisione IX,
Energie Rinnovabili - Nuovo Bando “FV
alto pregio” - Via Cristoforo Colombo,
44 - 00147 Roma.
La prima data utile per la spedizione
è stata il 1° luglio scorso. Le domande
potranno essere presentate fino ad
esaurimento delle risorse. L’ordine
di valutazione e di concessione del
contributo è sequenziale, secondo la
data di spedizione delle domande. Il
soggetto che intenda ottenere contributi
relativamente a più interventi dovrà presentare più domande di finanziamento,
una per ciascun progetto.
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
D.G. Salvaguardia Ambientale
Programma nazionale per la promozione dell’energia solare
Misura 3 “Il fotovoltaico nell’architettura” (comunicato pubblicato
sulla Gazzetta ufficiale n. 126 del 1°
giugno 2007)
Obiettivi e descrizione della misura
La misura promuove la realizzazione
di impianti solari fotovoltaici integrati
in complessi edilizi secondo criteri di
replicabilità che risultino funzionali alle
tipologie edilizie proprie del territorio e
delle zone in cui verrà realizzato l’impianto stesso.
Tipologia degli interventi
Gli impianti fotovoltaici devono essere
connessi alla rete elettrica di distribuzione e di potenza compresa tra 1 e 50
kWp. La titolarità del contratto di fornitura di energia elettrica deve essere in
capo a organismi di diritto pubblico.
Al fine di dimostrare la notevole versatilità e le potenzialità estetiche dei
generatori fotovoltaici, l’impianto, nel
caso di nuove costruzioni o di ristrutturazioni straordinarie, dovrà essere ideato
e progettato assieme all’involucro stesso
dell’edificio o dell’elemento di arredo
urbano. Negli altri casi, invece, i progetti
dovranno comunque essere caratterizzati
da un elevato grado di armonizzazione
estetico/architettonica del generatore. In
entrambi i casi il progetto dovrà tenere
nella massima considerazione le caratteristiche peculiari del contesto territoriale
in cui la realizzazione si inserisce.
Sono ammissibili le seguenti spese (al
netto dell’IVA):
- progettazione, direzione lavori, collaudo degli impianti;
- fornitura dei materiali e dei componenti necessari alla realizzazione degli
impianti;
- installazione e posa in opera degli
stessi;
- eventuali opere edili strettamente
necessarie e connesse all’installazione
degli impianti;
- installazione e gestione del sistema di
acquisizione e tele-trasferimento dati
per l’analisi delle prestazioni dell’impianto.
Le spese dovranno riferirsi ad interventi avviati successivamente al 1° giugno
2007.
Al fine di consentire l’attività di raccolta dati e analisi delle prestazioni,
il soggetto richiedente dovrà obbligatoriamente prevedere un sistema fisso
di monitoraggio che dovrà consentire
la comunicazione automatica dei dati
a distanza attraverso il ricorso a un
sistema di gestione dell’infrastruttura
di rete di tipo SNMP (simple network
management protocol). Tale sistema
consentirà la creazione di una pagina
web di pubblica consultazione, ove saranno inserite informazioni riguardanti
gli impianti realizzati all’interno del pro-
47
gramma e i principali parametri che ne
caratterizzano il funzionamento.
I lavori dovranno avere inizio entro 180
giorni dalla data di ricevimento della
notifica di concessione del contributo
e devono concludersi entro 360 giorni.
Il beneficiario non potrà alienare e/o
dimettere l’impianto per un periodo
di 15 anni dal collaudo dell’impianto
stesso.
Tipologia del contributo
Le risorse disponibili ammontano a
2.628.559,85 Euro. Il contributo pubblico è pari al 50% dei costi ammissibili
relativi all’impianto. Il sistema di monitoraggio e telecontrollo è invece finanziato
al 100% dal Ministero fino a un limite
massimo pari al 5% del costo ammissibile. Il costo massimo ammissibile è
fissato a 8.500,00 Euro per ogni kW di
potenza installato.
Beneficiari
- Comuni capoluogo di provincia;
- Comuni in cui insistano aree naturali
protette nazionali o regionali;
- Province;
- Università statali ed Enti pubblici di
ricerca.
Localizzazione geografica
Territorio italiano.
Presentazione domande e scadenza
Le istanze, redatte secondo quanto
stabilito nell’allegato 1.1 del bando, dovranno essere trasmesse esclusivamente
a mezzo plico raccomandato con avviso
48
di ricevimento all’indirizzo: Direzione
per la Salvaguardia Ambientale - Divisione IX, Energie Rinnovabili - Nuovo
Bando “FV alto pregio” - Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e
del Mare - Via Cristoforo Colombo, 44
- 00147 Roma.
La prima data utile per la spedizione
è stata il 1° luglio scorso. Le domande
dovranno essere spedite entro il 31
dicembre 2007. I progetti verranno
valutati tenendo conto dei criteri e dei
relativi punteggi riportati nell’allegato
1.5 del bando.
Il testo integrale dei tre bandi può essere
consultato nel sito internet del Ministero
www.minambiente.it. Richieste di informazioni in merito alla presentazione
delle istanze possono essere inviate alla
seguenti e-mail:
- ilsoleneglientipubblici@minambie
nte.it per la misura 1;
- [email protected] per
la misura 2
- [email protected] per la misura 3.
Commissione Europea
Programma “Energia Intelligente Europa” (EIE)
Invito a presentare proposte 2007
(GUUE C 86 del 20 aprile 2007)
Il programma è volto ad incrementare l’efficienza energetica e l’utilizzo
razionale delle risorse energetiche,
promuovendo l’utilizzo delle fonti rinnovabili, soprattutto per quanto riguarda
il settore dei trasporti. Sono finanziabili
le attività promozionali e divulgative in
senso lato, che avranno lo scopo di rimuovere le barriere non tecnologiche (e
quindi di mercato, amministrative ecc.)
che ostacolano un uso maggiore delle
fonti energetiche sostenibili e rinnovabili. A differenza del Settimo Programma
Quadro di Ricerca dell’UE, il programma
EIE non sostiene perciò gli investimenti
nelle tecnologie né progetti di ricerca
e sviluppo. Il budget totale disponibile
è pari a 52 milioni di Euro. Il bando
prevede un contributo dei costi ammissibili fino al 75%. La scadenza per la
presentazione delle domande è il 28
Settembre 2007.
Il testo completo del bando, il work
programme, la guida per il proponente
e i form da compilare sono reperibili
sul sito della Commissione dedicato al
programma:
www.ec.europa.eu/energy/intelligent/call_
ffor_proposals/call_library_en.htm
È inoltre possibile contattare l’helpdesk
del programma all’indirizzo:
www.ec.europa.eu/energy/intelligent/
contact/index_en.htm
i quesiti dei lettori: L’ESPERTO RISPONDE
Qualora una condotta illecita sia sanzionata dalla normativa in materia di rifiuti mediante l’applicazione di
una sanzione amministrativa pecuniaria, può essere
applicata anche una sanzione disciplinare ai sensi del
D.M. n. 406/1998 (sospensione o cancellazione)?
No. L’art. 16, comma 1 del D.M. 28 aprile 1998, n. 406 stabilisce che l’efficacia dell’iscrizione all’Albo è sospesa dalle
sezioni regionali quando si verifichi uno dei seguenti casi:
a) sia rilevata, anche su segnalazione degli organi preposti al
controllo, l’inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nei provvedimenti d’iscrizione o nelle autorizzazioni
regionali nonché nell’ipotesi di inosservanza dei requisiti e
delle condizioni previste dalle procedure semplificate;
b) venga accertata un’infrazione di particolare rilevanza alle leggi
di protezione sociale e ad ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro, secondo criteri stabiliti dal Comitato nazionale;
c) venga accertata l’inosservanza dell’obbligo di cui all’art.
15, comma 1 (obbligo per l’impresa di comunicare alle
Sezioni regionali o provinciali ogni fatto che implichi il mutamento dei requisiti per l’iscrizione all’Albo, ogni modifica
della natura individuale dell’impresa o del tipo sociale o, più
in generale, della struttura e della compagine aziendale che
possa avere effetto sull’iscrizione, nonché ogni variazione
dei dati anagrafici e delle specifiche tecniche).
Il successivo art. 17, sempre in chiave sanzionatoria, stabilisce che le imprese sono cancellate
dall’Albo con provvedimento delle sezioni regionali o provinciali quando siano accertate
reiterate gravi violazioni delle prescrizioni
di cui all’art. 16, comma 1, lettera a).
Infine, l’art. 18 del D.M. n. 406/1998 regolamenta il procedimento disciplinare
per l’irrogazione delle sanzioni previste
dagli artt. 16 e 17.
Ciò premesso, va detto che il Comitato Nazionale dell’Albo Gestori
Ambientali, con Circolare prot.
n.1343/Albo/Pres del 27 giugno 2007, ha chiarito che, in
virtù del principio di specialità
sancito dall’art. 9 della Legge n.
block notes
La realizzazione di un elettrodotto a norma degli articoli 107 e seguenti del R.D. 11 dicembre 1933 n. 1775
(Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e
impianti elettrici) presuppone il rilascio del permesso
a costruire e, quindi, il previo riscontro di conformità
dello stesso alla normativa di piano regolatore?
No. Lo ha recentemente ribadito il T.A.R. Puglia Lecce
(sentenza 8 marzo 2006), il quale, richiamandosi ad altri
precedenti giurisprudenziali (T.A.R. Campania Salerno, ord.
25/03/2004 n. 369; T.A.R. Campania Salerno, sent. 05/05/
1993, n. 303; T.A.R. Campania Salerno, sent. 11/03/1993, n.
211; Pretura Cuorgne’, sent. 09/07/1987; T.A.R. Valle d’Aosta,
sent. 26/05/1987, n. 71; T.A.R. Sicilia, sent. 02/06/1982, n.
483), ha affermato che “gli artt. 107 ss. del R.D. n. 1775 citato
prevedono uno specifico procedimento per l’autorizzazione
alla costruzione ed all’impianto delle linee di trasmissione e
distribuzione dell’energia elettrica, tale da derogare, quindi,
in ragione della particolare tipologia delle opere de quibus e
della natura degli interessi coinvolti, alla generale disciplina
sugli interventi edilizi (nonostante la permanente trasformazione del suolo che tali opere obiettivamente comportano:
si consideri, d’altronde, l’indirizzo che il legislatore e la
stessa giurisprudenza hanno assunto in materia di impianti
di telefonia, ove pure le potestà pianificatorie degli enti locali
sono state in parte sacrificate alle esigenze di speditezza e
semplificazione ravvisabili con riguardo alla realizzazione
delle relative reti)”.
Rubrica di informazioni utili
Augusta (Monaco), 27-30 settembre 2007
RENEXPO - Fiera Internazionale delle Energie rinnovabili
Sede: Fiera di Augsburg
Informazioni: REECO Gmbh
Unter der Linden, 15 - 72762 Reutlingen (Germania)
Tel. +49 (0)7121-3016-0 - fax +49 (0)7121-3016-100
www.energy-server.com - [email protected]
Montichiari (Brescia), 13-15 settembre 2007
METALRICICLO - Salone Internazionale delle Tecnologie per il
Recupero e il Riciclo dei Metalli ferrosi e non ferrosi
Sede: Garda Exhibition Center
Informazioni: Edimet - via Brescia, 117 - 25018 Montichiari (Brescia)
Tel. +39 030 99881045 - fax +39 030 99881055
[email protected] - www.metalriciclo.com
50
689/1981, ove uno stesso fatto sia punito da una pluralità di
sanzioni amministrative, si deve applicare solo la disposizione
speciale, per cui compete alle sezioni regionali valutare, caso
per caso, se le disposizioni sanzionatorie previste dal regolamento dell’Albo costituiscano o meno norma speciale.
In particolare, il Comitato Nazionale ha voluto precisare, a
titolo esemplificativo, che la normativa contenuta nell’art.
258 del D. Lgs. n. 152/2006 (vale a dire la normativa che
punisce con sanzione amministrativa pecuniaria le violazioni
degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari) deve essere considerata speciale
e, pertanto, le eventuali violazioni della stessa non possono
trovare ulteriore sanzione nel regolamento dell’Albo.
Milano, 2-5 ottobre 2007
RICHMAC
Rassegna Internazionale del Laboratorio per Analisi chimico-fisica e
biochimica, delle Biotecnologie e delle Scienze fisiche
Sede: Fieramilanocity
Organizzazione: Fiera Milano Tech spa
Via Gattamelata, 34 - 20149 Milano
Tel. 02 3264803 - fax 02 3264284
Rimini, 4-7 ottobre 2007
SUN - 25° Salone Internazionale dell’Esterno
Sede: Fiera di Rimini
Informazioni: Rimini Fiera SpA
Via Emilia, 155 - 47900 Rimini - Tel. 0541-744.111 - Fax 0541-744.200
www.riminifiera.it - [email protected]
stampato su
carta riciclata
luglio 2007
28
Luglio 2007. N°28 - Free Service srl Editore - Via del Consorzio, 34 - 60015 Falconara M.ma/AN - tel. 071/9161916 - fax 071/9162289
Supplemento al n.7/8 Luglio-Agosto 2007 di Regioni&Ambiente
Poste Italiane s.p.a. - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003, art.1, comma 1 (conv. in L.27/02/2004 n.46) - DCB Ancona
Editoriale
In luogo del consueto editoriale pubblichiamo un’ampia sintesi
della relazione presentata dal Presidente Emilio D’Alessio alla
VIII Assemblea Nazionale del Coordinamento Agende 21 Italiane
a Salerno il 15 giugno scorso.
L’ultimo anno ha visto le tematiche dello sviluppo sostenibile e della
tutela dell’ambiente acquisire una rilevanza e una esposizione mediatica senza precedenti. Nell’arco di pochi mesi i grandi quotidiani,
le riviste, le reti televisive generaliste hanno aumentato in maniera
esponenziale lo spazio dedicato a questi temi. Mentre si aspetta in
coda alla cassa del supermercato, accalcati nei treni o nei bus dei
pendolari, persino nelle spiagge o nelle discoteche la gente parla
di effetto serra, di inquinamento, di riscaldamento del pianeta. Ne
parla la gente normale, la stessa che si appassiona per le nomination
del Grande Fratello o per le squalifiche di calciopoli.
Di colpo, senza troppo preavviso, la sostenibilità è mainstream.
I grandi testimonial come Jeremy Rifkin e Al Gore, che era ieri a
Milano ospite della fondazione di un grande gruppo tessile italiano,
vincono oscar e girano il mondo in tour come rockstar, tenendo
ispirate conferenze davanti a platee sempre più gremite. Per quelli
come noi che da anni sostengono la centralità di queste tematiche
la sensazione è del tutto nuova e merita di essere valutata e approfondita, anche per utilizzare nel modo migliore questa improvvisa
attenzione collettiva. Per i media la salvaguardia del pianeta non
e solo una emergenza e una priorità, ma addirittura una notizia,
fatto impensabile fino a un paio di anni fa. E naturalmente anche il
marketing e la comunicazione aziendale seguono la tendenza, basta
vedere quante sono le pubblicità a tema ambientale che circolano
di questi tempi. Una scuderia di Formula 1 ha persino dipinto le
sue auto con il verde e il blu di una foto satellitare della terra, che
ha preso il posto occupato fino all’anno scorso da una marca di
sigarette americane.
A livello di politica internazionale i segnali sono altrettanto forti ma
spesso contraddittori. L’autorità scientifica mondiale del IPCC ha
stabilito che il riscaldamento globale è inequivocabile. I governi del
pianeta, riuniti a New York per la XV sessione della Commissione
ONU per lo Sviluppo Sostenibile, non sono invece riusciti a trovare
un compromesso onorevole tra le volontà di azioni immediate proposte dall’Europa e dai piccoli stati insulari, la divisione dei paesi
in via di sviluppo, le reticenze USA e le pressioni delle lobby del
petrolio e del nucleare. L’Europa, anche grazie a una ferma politica
della presidenza di turno tedesca, sembra la più determinata ad
agire e anche il governo italiano mantiene una linea di condotta
apparentemente intransigente. Tuttavia anche le pressioni tedesche
non hanno portato risultati di rilievo alla riunione dei G8 della
scorsa settimana.
In molti paesi anche il settore privato si sta muovendo velocemente,
non certo solo per motivi etici ma anche per avere fiutato l’affare.
In Italia invece resta ancora da valutare quanta collaborazione si
riuscirà ad avere dai settori produttivi e dalle imprese. Il presidente
di Confindustria lancia spesso sferzanti attacchi contro il sistema
della pubblica amministrazione, i cosiddetti costi della politica e
la pressione fiscale, ma raramente si occupa di processi produttivi
puliti, di prevenzione del rischio, di responsabilità sociale di impresa.
I commenti degli industriali alle innovazioni proposte nel cosiddetto
“pacchetto energia” proposto dal Governo sono contraddittori e
affatto entusiasti. Nel frattempo i grandi giornali nazionali continuano a pubblicare titoli trionfalistici se la produzione nazionale
di veicoli a motore è in aumento, senza preoccuparsi troppo di
che genere di veicoli si tratta e di come e dove li produciamo. La
nostra economia è ancora dominata da indicatori obsoleti e ormai
inaffidabili come il PIL o l’Indice di Produzione Industriale. Edward
Abbey scriveva che la crescita fine a se stessa è il principio delle
cellule tumorali.
Le città e le autonomie locali sono i luoghi del cambiamento, i laboratori di un nuovo modo di pensare la pubblica amministrazione.
L’agenda di Lisbona indicava obiettivi ambiziosi per i nostri territori.
La carta di Lipsia sulle Città Europee Sostenibili ridefinisce questi
target alla scala urbana, riconoscendo alle città d’Europa il ruolo di
motori dell’economia e elementi centrali per il benessere sociale
e lo sviluppo. Sono temi che i soci del Coordinamento conoscono
bene perché da anni insistiamo su un modello di gestione integrata
dello sviluppo urbano e sulla necessità di mettere in atto politiche
trasversali tra i vari settori di governo e sussidiarie verticalmente
tra i vari livelli amministrativi.
Sappiamo che l’amministrazione pubblica non può funzionare senza
un coordinamento e una strategia definita, trasparente e periodicamente verificabile. Insistiamo sulla necessità di una collaborazione
tra pubblico e privato per aiutare le nostre comunità a competere
1
in un mondo in cui si vince se sì è in grado di proporre ambienti di
vita piacevoli, di rafforzare la coesione sociale e il senso di appartenenza alla comunità, di salvaguardare l’ambiente e il territorio.
Questi obiettivi possono essere raggiunti in un percorso che obbliga
la continua pratica della partecipazione, che chi ha sperimentato
l’Agenda 21 Locale conosce bene nelle sue potenzialità ma anche
nelle criticità che possono derivare da una sua applicazione non
adeguata.
Le Agende 21 Locali e i processi partecipati sono solo strumenti
per raggiungere gli obiettivi, ma alcuni recenti avvenimenti italiani,
dalla Val di Susa all’emergenza rifiuti in Campania, hanno chiarito
il valore politico, sociale e anche economico della prevenzione e
riduzione dei conflitti. Tutto questo senza trasformare la partecipazione attiva nella difesa di interessi particolari o nella mancanza
di scelte perché, come dice Valter Veltroni, la democrazia è principalmente decisione.
Il Coordinamento si presenta alla sua ottava assemblea annuale con
una struttura solida e in costante espansione, a conferma di una tendenza radicata. Tutti i principali indicatori sono positivi, dal numero
dei soci ai gruppi di lavoro attivati. Anche i dati economici sono
confortanti, con una aumento delle entrate a due cifre. Lo sviluppo
delle attività del Coordinamento è testimoniato anche dagli importanti accordi e protocolli sottoscritti con partner pubblici e privati
e dall’incremento della partecipazione a progetti co-finanziati dalla
Commissione Europea.
Particolarmente interessante l’aumento delle regioni associate, che
sono salite a nove nel 2006 ma sono già dodici in questi primi mesi
del 2007. Oggi la maggioranza delle regioni italiane è attiva nel
Coordinamento, dimostrando come nello sviluppo sostenibile si
possa e si debba creare una sussidiarietà tra amministrazioni locali
e enti regionali.
L’Associazione non cresce solo in termini numerici, ma rafforza la
sua struttura e la sua capacità di produrre, anche attraverso alleanze
e collaborazioni. Basta un occhiata al nostro bilancio sociale per
verificare quanti sono oggi i nostri partner, in Italia e all’estero.
Naturalmente i nostri primi partner sono i soci sostenitori, che
costituiscono una parte consistente e fondamentale della nostra
associazione e con alcuni dei quali abbiamo da tempo avviato rapporti di stretta collaborazione.
Crediamo davvero che ogni livello istituzionale debba essere coinvolto
attivamente nei processi di governance e di sviluppo sostenibile.
Molti ricordano i fondi che i precedenti governi d’Italia avevano
destinato allo sviluppo dei processi di Agenda 21, attraverso due
bandi successivi. Oggi la nostra opinione è che non serve finanziare i processi, ma premiare i risultati che si ottengono attraverso
programmi di incentivi e facilitazioni rivolte a chi fa buona governance e utilizza strumenti quali le pratiche della partecipazione,
della prevenzione dei conflitti, dell’applicazione del principio di
precauzione, della riduzione dei consumi di energia, degli acquisti
consapevoli e verdi. Siamo pronti a collaborare con il Governo, e
in particolare con il Ministero dell’Ambiente, per innovare e migliorare la pubblica amministrazione italiana, a ogni livello. Offriamo
la collaborazione e l’esperienza di centinaia di città e territori che
credono nello sviluppo sostenibile e nella partecipazione e possono
essere un alleato formidabile per il Governo. Le politiche di gestione
integrata sono lo strumento più efficace per fare fronte ai cambiamenti e alle criticità che le amministrazioni locali sono chiamati a
risolvere. La stessa integrazione trasversale delle politiche e delle
strategie deve trovare una sua dimensione nel governo nazionale.
Seguendo l’esempio di altri paesi europei l’Italia dovrà dotarsi di una
Strategia Integrata Urbana che permetta di coordinare le iniziative
e i programmi, anche alla luce delle sollecitazioni che provengono
dagli enti locali. Non va dimenticato che altri settori del governo
2
stanno attivando iniziative interessanti, a cominciare dal Ministero
per lo Sviluppo Economico e ai suoi programmi in tema di politiche
energetiche. Il dialogo con il Governo può e deve intensificarsi, in
un clima di concretezza e di confronto franco.
Sotto questo aspetto ha grande valore anche il rapporto di collaborazione con APAT, alla quale possiamo offrire la nostra competenza
e le esperienze maturate dai nostri soci. Dal legame con APAT si
dirama il rapporto con la rete delle Agenzie Regionali, con le quali
i progetti e le collaborazioni si moltiplicano anche grazie all’attenzione e alla disponibilità di alcuni direttori, particolarmente sensibili
alle nostre tematiche.
I rapporti internazionali e le attività nei network sono uno dei punti
di forza dell’Associazione, che ha consolidato la sua immagine e ha
acquisito una ottima reputazione al di fuori dei nostri confini. Chi
ha frequentato i convegni e le conferenze europee ricorda la diffidenza che si nutriva fino a pochi anni fa nei confronti dei delegati
italiani, considerati poco più che dei turisti. Da qualche tempo
la tendenza è cambiata, i nostri ruoli sono sempre più centrali e
– soprattutto – il Coordinamento è indicato come una realtà unica
in Europa, l’unica rete nazionale di enti locali nata attraverso un
vero processo bottom-up, cresciuta e consolidata esclusivamente
con le sue proprie forze. Molti paesi vorrebbero replicare la nostra
esperienza e ci chiedono assistenza e consigli. Le buone relazioni
internazionali e il rispetto di cui gode l’Associazione negli altri paesi
aprono le porte a partnership per progetti importanti, alcuni già in
atto e altri in elaborazione per il prossimo futuro.
Continuiamo a credere nel fare rete, a sostenere i processi di aggregazione, la diffusione e lo scambio delle informazioni, la cooperazione
internazionale e i progetti tra città ed enti locali. Una rete europea
indipendente di città e autorità locali che credono nella centralità
dello sviluppo sostenibile deve rimanere un punto di riferimento per
tutti noi, ed è per questo che continuiamo a sostenere la Campagna
Europea delle Città Sostenibili. Dal 2006 siamo anche membri della
Commissione Mediterranea per lo Sviluppo Sostenibile dell’UNEP,
dove occupiamo anche la vicepresidenza del Comitato Direttivo. In
questa sede i nostri partner sono anche le nazioni del nord Africa e
del Medio Oriente, disegnando quella cornice mediterranea nella
quale l’Italia gioca necessariamente un ruolo centrale. Continuano
le nostre buone relazioni con la rete catalana di Xarxa, con il Comitè
21 francese, con il Forum delle Città dell’Adriatico e dello Ionio
e con i tanti altri partner internazionali. Non si tratta di relazioni
formali, ma di collaborazioni che ci hanno portato e ci porteranno
alla gestione comune di progetti innovativi.
Per la nostra associazione questa assemblea di Salerno è la prima
che si svolge nel meridione, dove molti dei nostri soci svolgono da
anni un lavoro difficile e prezioso. Il Sud di Italia presenta casi di
eccellenza nel settore della sostenibilità locale e abbiamo assistito
recentemente anche alla crescita di coordinamenti sul scala regionale,
come in Puglia e Sicilia. La Provincia di Salerno che ci ospita è stata
tra i fondatori dell’Associazione e voglio ringraziare pubblicamente
l‘assessore Angelo Paladino per l’entusiasmo e la passione che ha
sempre dedicato al Coordinamento, con l’aggiunta di un pizzico di
calore mediterraneo che rende unico e impagabile il suo apporto.
Con il passare degli anni abbiamo nettamente migliorato il nostro
rapporto con gli strumenti di comunicazione. La nostra newsletter
su carta, allegata alla rivista Regioni & Ambiente e diffusa in quattro
numeri l’anno, è ormai un appuntamento regolare per migliaia di
lettori. Da quattro anni, seguendo una felicissima intuizione di Alessandro Bratti, pubblichiamo un bilancio sociale del Coordinamento.
Si tratta di uno strumento agile ma completo, una collezione di dati
e notizie che riassume con precisione l’attività svolta. Nell’occasione
della Conferenza di Siviglia abbiamo prodotto una guida alle buone
pratiche locali italiane in relazione agli Aalborg Commitments che
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abbiamo diffuso in versione italiana e inglese.
Lo strumento centrale della nostra strategia di comunicazione è il
sito www.a21italy.it, che ci ha accompagnato fin dai primi passi
dell’Associazione ed è cresciuto con noi. I dati di diffusione del sito
continuano a stupirci in positivo, basti dire che siamo passati dai
14.000 contatti mensili del 2005 ai 21.500 del 2006, e la tendenza
continua ad essere in rapida crescita. Da poco abbiamo allestito anche
una sezione in lingua inglese, anche questa già molto visitata.
Le aspettative, i progetti, le idee crescono e si moltiplicano, per
fortuna. Dobbiamo fare in modo che il Coordinamento sia in grado
di gestire al meglio tutte le opportunità. La realtà della nostra organizzazione è per certi versi ancora acerba, con qualche difficoltà
operativa. Chi conosce l’associazione e vi dedica il suo tempo sa
che, dietro ad oltre trecento enti locali soci e molti sostenitori, c’è
uno “zoccolo duro” di qualche decina di persone, in parte amministratori e in parte tecnici, che con grande passione e tenacia presta
il suo contributo fondamentale attraverso la presenza al Consiglio
Direttivo, il coordinamento dei Coordinamenti regionali e dei gruppi
di lavoro, la partecipazione alle commissioni e ai progetti.
L’assemblea di Salerno si svolge con un certo ritardo rispetto alle
nostre abitudini per la concomitanza con la V Conferenza Europea
delle Città Sostenibili di Siviglia dello scorso marzo. La conferenza di
Siviglia, di cui il Coordinamento è stato co-organizzatore in qualità
di componente della Campagna Europea Città Sostenibili, era stata
concepita come primo momento di verifica a tre anni dal lancio
degli Aalborg Commitments. Siviglia ha registrato una partecipazione
superiore alle aspettative e in particolare la delegazione italiana è
risultata particolarmente numerosa e qualificata. La partecipazione
è stata alta per tutti i paesi del Mediterraneo e anche la presenza
dei paesi baltici e scandinavi era di tutto rispetto. Poche invece
le presenze dell’Europa centrale, con partecipazioni limitate da
nazioni storicamente all’avanguardia nelle politiche di sostenibilità locale, quali la Germania e l’Olanda. Siviglia ha dimostrato le
contraddizioni di un movimento europeo di città ed enti locali che
vede realtà in rapida crescita (Italia, Spagna, Francia) e altre zone
d’Europa dove l’attenzione sembra ridursi. Sembra essere in buona
parte perduta perlomeno la volontà di incontrarsi e confrontarsi
con altre realtà.
I grandi assenti di Siviglia sono stati la Commissione e il Parlamento
Europeo. Gli inviti ad intervenire recapitati a Bruxelles non hanno
sortito molti effetti, anche a causa delle concomitanti celebrazioni per
i 50 anni del Trattato di Roma. La Commissione Europea continua ad
essere un interlocutore ostico per le città e gli enti locali e il caso di
Siviglia obbliga a una riflessione, anche sul merito della scelta degli
interlocutori. Da sempre abbiamo ritenuto di individuare nella DG
Ambiente il referente quasi obbligato per le nostre politiche. Dopo
l’adozione della comunicazione sulla Strategia Tematica sull’Ambiente
Urbano, avvenuta, nel gennaio 2006, la DG Ambiente ha smantellato
ogni genere di struttura dedicata alle politiche urbane, che sono
state ora accasate in una sub-divisione del settore dedicato all’aria
e ai trasporti. Difficile comprendere il senso di queste proposte,
anche perché ad esempio la revisione della Strategia sullo Sviluppo Sostenibile, approvata nel 2006, cita esplicitamente gli Aalborg
Commitments come strumento per la gestione urbana integrata.
Un richiamo all’utilità degli Aalborg Commitments compare anche
nelle premesse della Carta di Lipsia sulle Città sostenibili d’Europa
approvata di recente.
Sul fronte dei contenuti la Conferenza di Siviglia voleva rappresentare una grande vetrina di quanto si è fatto in Europa per lo
sviluppo sostenibile locale negli ultimi anni. La scelta di lasciare
molto spazio alle esperienze delle singole realtà ha portato alla costruzione di 32 sessioni parallele, cinque sub-plenarie e molte altre
sessioni seminariali. Naturalmente non tutti i materiali presentati
erano particolarmente innovativi, ma l‘opportunità di illustrare il
proprio lavoro ha permesso a molti di avere una vetrina di rilievo
e fornito nuove motivazioni per proseguire il percorso. Le sessioni
parallele hanno ospitato anche decine di contributi italiani, dimostrando come la partecipazione alla conferenza non fosse rilevante
solo sotto il profilo quantitativo.
Per il Coordinamento la Conferenza di Siviglia è stato certamente
un successo, anche alla luce della presenza congiunta con APAT e
Ministero dell’Ambiente nella sessione espositiva. La nostra associazione è riconosciuta una eccellenza unica in Europa e gode di
un crescente rispetto anche per quanto è stata in grado di produrre
nel giro di pochi anni. I progressi e i risultati ottenuto dai nostri
soci sono testimoniati nella pubblicazione che abbiamo diffuso in
due lingue in occasione della conferenza e che raccoglie decine di
esempi pratici di sviluppo sostenibile locale in Italia.
Ritornando alla nostra attività associativa occorre sottolineare come
i gruppi di lavoro attivi all’interno del Coordinamento continuano
a crescere, con due nuovi tavoli insediati proprio questa mattina
a Salerno. Molti di questi gruppi sono reti solide e strutturate che
hanno sviluppato attività eccellenti, arricchendo l’associazione e gli
enti che vi partecipano di strumenti pratici di lavoro. Dai gruppi
nascono continuamente proposte operative e spunti di progettualità
di grande interesse, grazie anche all’impegno dei coordinatori. Assume particolare importanza l’insediamento di una nostra struttura
permanente nei settori dell’energia e della prevenzione e adattamento
ai cambiamenti climatici. Anche in questo campo il Coordinamento
è certamente in grado di elaborare strategie di successo e di proporsi come protagonista nella ricerca di un approccio integrato e
strutturale tra politiche nazionali ed europee e azioni locali.
La sostenibilità passa anche attraverso l’innovazione nella pubblica
amministrazione e la valorizzazione delle risorse umane. In collaborazione con i nostri amici del Nordic Network stiamo approntando un
progetto di grande interesse sul controllo della qualità dei processi
amministrativi e la messa in pratica degli Aalborg Commitments.
Il progetto si basa sulla pratica della verifica incrociata o peer review, attraverso la quale il personale di una amministrazione viene
valutato dai funzionari di altri enti. Il primo corso per la formazione
di verificatori è stato offerto ai nostri soci lo scorso mese di marzo
a Bologna ed ha riscosso un buon successo, tanto da spingerci ad
organizzarne un altro il prossimo autunno. La verifica periodica
dei risultati ottenuti è uno dei punti qualificanti del processo degli
Aalborg Commitments. Partendo dalla peer review stiamo lavorando alla redazione di un progetto organico su questo tema che, per
la sua natura e lo spirito di collaborazione tra città e territori che
lo ispira, crediamo sia un naturale candidato ai fondi comunitari,
a cominciare dal programma INTERREG IV che sarà lanciato dalla
Commissione a settembre.
Ci adoperiamo ogni giorno nella costruzione di un nuovo modo di
pensare e gestire la pubblica amministrazione in Italia e vogliamo e
dobbiamo continuare a scambiarci esperienze, valutare, progettare
perché i principi della partecipazione, dello sviluppo sostenibile e
dell’innovazione siano sempre più elementi centrali della governance
dei nostri enti. Buckminster Fuller scriveva che non si cambiano
le cose combattendo il sistema attuale, ma costruendo un nuovo
modello che renda obsoleto quello esistente.
Emilio D’Alessio
Presidente della Associazione Nazionale
Coordinamento Agende 21 Locali Italiane
3
VIII Assemblea del Coordinamento
Agende 21 Locali Italiane: eletti
Presidente e Consiglio Direttivo
L’Assemblea del Coordinamento Agende 21 Locali, con voto unanime, ha
rinnovato il mandato a Emilio D’Alessio, Assessore del Comune di Ancona,
quale Presidente dell’associazione per i prossimi due anni.
All’elezione del Presidente ha fatto seguito quella del nuovo Consiglio Direttivo, l’organo che svolge i compiti di direzione dell’associazione sulla base
degli indirizzi dell’Assemblea.
Il Consiglio Direttivo per il biennio 2007-2008:
Emilio D’Alessio, Presidente - Comune di Ancona
Francesco Bicciato, Vicepresidente - Comune di Padova
Angelo Paladino, Vicepresidente - Provincia di Salerno
Claudio Pedone - Comune di Casarano
Giovanni Pesce - Comune di Collegno
Virginia Tentori - Comune di Lecco
Edoardo Croci - Comune di Milano
Pinuccia Balzamo - Comune di Pavia
Dario Esposito - Comune di Roma
Marzio Marzorati - Comune di Seveso
Carlo Saletta - Comune di Mantova
Giovanni Alessandri - C.M. Amiata Grossetana
Emanuele Burgin - Provincia di Bologna
Sergio Golinelli - Provincia di Ferrara
Renata Briano -Provincia di Genova
Maura Cavallaro - Provincia di Lucca
Giovanni Avanti - Provincia di Palermo
Antonio Assogna - Provincia di Teramo
Lino Zanichelli - Regione Emilia-Romagna
Paolo Camerieri - Regione Umbria
Alessandro Bratti, past president - direttore ARPA Emilia-Romagna
i risultati delle politiche di risparmio energetico e di protezione del clima
elementi contabili nel bilancio degli enti locali, seguendo le indicazioni del
protocollo di Kyoto e le potenzialità delle nuove direttive emanate dal governo.
«Trasformare in cifre attive il risparmio e l’innovazione - afferma il Presidente
D’Alessio - può avere un effetto trainante straordinario e contribuire in
modo determinante a promuovere la diffusione di questi interventi in tutte
le amministrazioni, superando la marginalità e le resistenze».
Al convegno è intervenuto il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio. Tra i passaggi rilevanti del suo intervento,
la convinzione che la partecipazione vera dei cittadini sia indispensabile per
dare concretezza alle politiche per il territorio e il riconoscimento dell’Agenda
21 Locale quale strumento in grado di mobilitare con efficacia il coinvolgimento dei cittadini in azioni per la sostenibilità. Il Ministro sposa le proposte
del Coordinamento in materia di protezione del clima, illustrate da Francesco
Bicciato, Assessore del Comune di Padova, ente capofila del neonato Gruppo
di Lavoro “Agende 21 Locali per Kyoto”: inserire Comuni, Province e Regioni
nei registri degli aventi diritto ai certificati bianchi e verdi ed escludere dal
patto di stabilità gli investimenti per il risparmio energetico e la produzione
di energia da fonti rinnovabili. «L’azione congiunta degli enti locali italiani
può contribuire al raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto per
almeno il 20% degli impegni di riduzione assunti dall’Italia - spiega Francesco
Bicciato - e gli enti locali virtuosi potrebbero entrare nei meccanismi di compravendita delle quote di CO2 cedendo al governo centrale, che è in grave
ritardo rispetto agli obiettivi di Kyoto, una parte delle emissioni risparmiate.
Nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà». Tanti i settori nei quali gli enti
locali possono contribuire al taglio dei gas serra: dalle politiche di risparmio
energetico alle misure per l’edilizia sostenibile, dal trasporto pubblico allo
sviluppo delle fonti rinnovabili. «Tuttavia - denuncia nel suo intervento Hans
Mönninghoff, Assessore all’Ambiente e all’Economia di Hannover (Germania)
- l’esperienza della mia città che in quindici anni, nonostante le importanti
iniziative attuate, è riuscita a ridurre le emissioni climalteranti di solo il 7,5%,
dimostra la necessità di integrare l’azione locale con una strategia nazionale
e comunitaria incisiva, capace di imporre misure radicali e coraggiose». Sulla
stessa linea il contributo di Lari Pitkä-Kangas, Assessore all’Ecologia Urbana
e agli Stili di Vita di Malmö (Svezia), esempio di città che attraverso scelte
radicali ma condivise e partecipate ha saputo ridisegnare la sua funzione
d’uso, senza tracciare vincoli rigidi, ma puntando su tre leve fondamentali:
la creazione di una economia della conoscenza, una vita sociale e culturale
effervescente, un ambiente urbano di grande qualità.
Per consultare tutti i materiali dell’VIII Assemblea del Coordinamento Agende 21
Locali Italiane: www.a21italy.it/a21italy/assemblea_07.php
I cambiamenti climatici, le politiche
energetiche ed il ruolo di Regioni ed Enti Locali
Questo il tema del convegno organizzato in occasione dell’Assemblea del
Coordinamento e tenutosi presso la sede del Comune di Salerno.
Promozione e diffusione di politiche innovative per la prevenzione dei cambiamenti climatici saranno i temi prioritari dell’azione del Coordinamento
per il biennio 2007-2008. L’obiettivo che si pone l’Associazione, è di rendere
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Il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio interviene al Convegno dell’VIII Assemblea del
Coordinamento Agende 21 Locali Italiane
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Gli incontri dei Gruppi di Lavoro e del Sistema
Nazionale delle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente
I Gruppi di Lavoro (GdL) del Coordinamento sono il “laboratorio creativo” dell’associazione sui più rilevanti temi della sostenibilità. Nove
GdL hanno colto l’occasione dell’Assemblea a Salerno per illustrare le attività svolte sinora, per coinvolgere nuovi soggetti e per definire
iniziative e argomenti prioritari da trattare per il periodo 2007-2008. Anche il Sistema Nazionale delle Agenzie di Protezione Ambientale ha
accettato l’invito del Coordinamento di organizzare un workshop nell’ambito della sua Assemblea, a conferma della consolidata partnership
tra la rete nazionali degli enti locali e delle agenzie ambientali sui temi della sostenibilità.
Per maggiori informazioni sui singoli GdL del Coordinamento e per adesioni si rimanda alla pagina www.a21italy.it/a21italy/gdl.php
Nascono a Salerno il GdL “Agende 21 Locali per Kyoto”…
Gli oltre trenta tra enti locali, agenzie, associazioni e società di consulenza che hanno preso parte all’incontro di insediamento del GdL, hanno discusso e
sottoscritto un Documento di Impegni per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto. L’attuazione pratica degli Impegni conferisce agli enti locali
un ruolo di protagonisti delle politiche energetiche, affiancando e stimolando l’azione del governo nazionale. Il Documento è stato adottato dall’Assemblea
del Coordinamento e consegnato al Ministro dell’Ambiente e della Tutele del Mare e del Territorio, Alfonso Pecoraro Scanio, intervenuto il giorno seguente
al convegno “I cambiamenti climatici, le politiche energetiche ed il ruolo di Regioni ed Enti Locali”.
Obiettivo del GdL, del quale il Comune di Padova è l’ente capofila mentre Ambiente Italia srl ne garantisce il supporto tecnico, è mettere a punto approcci
e strumenti utili alla predisposizione e all’attuazione di strategie locali per la sostenibilità energetica, sviluppati a partire dalle migliori esperienze dei soci del
Coordinamento. Sinora le comunità locali italiane si sono generalmente impegnate – in campo energetico e nella protezione del clima – su singole buone
pratiche, ma raramente hanno consolidato strategie integrate e capacità d’azione in grado di produrre risultati strutturali e sistematici. Per affrontare le
problematiche, ma anche le nuove opportunità di cambiamento aperte dalle attuali emergenze energetico–ambientali e per darvi una risposta qualitativamente e quantitativamente proporzionata, è necessario passare ad azioni più strutturali che prevedano un graduale sviluppo di strategie integrate e di
più vasto respiro.
Nel successivo incontro del GdL tenutosi a Bologna il 12 luglio per condividere obiettivi e programma delle iniziative, si è deciso come prima azione di
realizzare una rassegna e selezione di buone pratiche di risparmio e razionalizzazione energetica e di riduzione di CO2. Entro la fine del 2007 sono previsti
altri due incontri del GdL: il primo, che si terrà nel mese di ottobre, verterà sulla presentazione delle esperienze degli enti locali partecipanti al Gruppo
nonché sulla definizione di una metodologia di analisi e dei criteri di selezione delle migliori pratiche. Il secondo incontro, a novembre, sarà l’occasione
per discutere e valutare le buone pratiche selezionate e per affrontare temi cruciali per un concreto impegno degli enti locali per la protezione del clima:
costruzione del bilancio energetico, definizione dei potenziali di intervento, individuazione dei target di efficienza energetica. Infine, il GdL, mettendo a frutto
la contemporanea partecipazione di alcuni sui membri al progetto europeo “MUSEC - Un piano d’azione per la sostenibilità energetica a livello locale”, di
cui il Coordinamento è leader, avrà l’opportunità di contribuire all’elaborazione di una strategia locale per l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale,
consentendo allo stesso tempo al progetto di ampliare la rete di soggetti coinvolti.
Il Documento di Impegni è scaricabile dal sito del Coordinamento www.a21italy.it/a21italy/assemblea_07/A21L_Kyoto.pdf
Maggiori info sul progetto Musec invece dal sito www.musecenergy.eu
… e il GdL “Paesaggio, Biodiversità e Partecipazione”
L’obiettivo che si pone il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane attraverso il GdL Paesaggio, Biodiversità e Partecipazione è di promuovere l’attenzione
che i processi partecipati, in primis l’Agenda 21, dedicano alle tematiche del paesaggio e della biodiversità e, nel contempo, rafforzare l’attenzione che le
politiche del territorio e della sostenibilità dedicano alla partecipazione dei cittadini e delle comunità locali.
Enti capofila del GdL sono la Provincia di Milano e la Provincia di Salerno, la prima con Pietro Mezzi, Assessore Politica del territorio e parchi - Agenda
21 - Mobilità ciclabile - Diritti degli animali, e la seconda con Angelo Paladino, Assessore alle Politiche Ambientali e Vice-Presidente del Coordinamento. La
segreteria operativa del GdL è garantita da WWF Italia e Pafin ’91 srl.
Nell’incontro di Salerno è emerso con chiarezza l’orientamento di privilegiare, per quanto possibile, un lavoro di condivisione di metodologie, di indirizzi, di
indicatori o di obiettivi, insomma di “lavorare insieme”, piuttosto che limitarsi a costruire saltuarie occasioni di confronto di esperienze. La possibilità di condividere itinerari e di costruire partnership si può determinare individuando alcuni progetti-guida sui quali i rispettivi promotori sono interessati e disponibili
ad acquisire contributi e a costruire con il GdL un team di supporto ed un ambito di confronto che accompagni lo sviluppo e la messa in atto dei progetti
stessi. Alcuni progetti sono già stati messi sul tavolo del Gruppo: l’iniziativa del Premio del paesaggio della Provincia di Salerno e il progetto Dorsale Verde
della Provincia di Milano. Sulla prima la Provincia di Salerno propone di costruire una collaborazione tra l’Osservatorio europeo del paesaggio di Padula e il
GdL per definire criteri e modalità operative del Premio che si caratterizzerà per la valorizzazione delle metodologie partecipative e di agenda 21 applicate
alle politiche del paesaggio. Sul progetto Dorsale Verde la provincia di Milano propone di costruire con il GdL occasioni di approfondimento metodologico e
di confronto sui passaggi più significativi dell’itinerario progettuale che presenta molti spunti d’interesse anche per il fatto che sono coinvolte in ugual misura
le tematiche del paesaggio e della biodiversità, della pianificazione (territoriale e locale) e della gestione puntale delle risorse. Il carattere emblematico del
progetto deriva anche dalla vastità del territorio, dal numero dei comuni e degli enti interessati e, allo stesso tempo, dalla scelta di costruire opportunità di
partecipazione capillare (ai cittadini e non solo ai soggetti territoriali che normalmente sono i soli che interagiscono nelle politiche di scala vasta).
La scelta di articolare l’attività del GdL per il 2007-2008 attorno all’asse portante di questi due progetti non pregiudica affatto che il confronto metodologico
possa risultare proficuo anche per le altre iniziative promosse dagli altri Enti e soggetti partecipanti al tavolo e da coloro che, pur non essendo intervenuti
a Salerno, sono portatori di iniziative altrettanto significative.
Durante la riunione è stata inoltre ricordata la possibilità e l’interesse di numerosi partecipanti a prevedere la possibilità di costruire partnership progettuali tra gli enti ed i soggetti iscritti al GdL. A questo proposito è stato segnalato il programma comunitario di finanziamento Lifeplus 2007-2013 a tema
Natura-biodiversità.
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Montagne Sostenibili
GPPnet - la rete degli acquisti verdi
L’incontro, coordinato da Mauro Guerra, Assessore all’Ambiente della Comunità Montana Alta Valmarecchia (PU), è cominciato con la presentazione dei
partecipanti e si è concentrato sugli aspetti relativi alla partecipazione del GdL
ad Ecoappennino, il primo expo delle tecnologie per il risparmio energetico e
le energie da fonti rinnovabili nelle zone di montagna e che, coerentemente,
si svolgerà in un contesto appenninico: a Porretta Terme (BO) dal 28 al 30
settembre. 20 grandi padiglioni distribuiti su 9 piazze, ciascuna dedicata ad uno
specifico argomento: solare fotovoltaico, termico, a concentrazione; energia
da biomassa del bosco; mini-idroelettrico; mini-eolico; bioedilizia; risparmio
energetico e gestione calore; tre piazze saranno dedicate al commercio di
beni e servizi per la sostenibilità, alle attività di associazioni, enti e istituzioni,
ai prodotti tipici dell’Appennino. È condivisa dai partecipanti all’incontro l’opinione che l’Appennino sarà nei prossimi anni luogo obbligato di investimenti
e realizzazioni di impianti per le energie rinnovabili. Si ritiene pertanto la fiera
un appuntamento importante per fare il punto sulle migliori iniziative ad oggi
realizzate. La proposta è di partecipare con un proprio stand per far conoscere
le iniziative dei soci e le attività del GdL e di organizzare un convegno sul tema
delle azioni e degli strumenti che gli enti locali montani possono mettere in campo
per la promozione del risparmio energetico e delle energie rinnovabili.
Quello che si è tenuto a Salerno è stato il quinto incontro di un anno di
attività ricco di eventi e di novità. Tra marzo 2006 e giugno 2007 il GdL si
era infatti già riunito a Roma, Genova, Torino e Ferrara, oltre ad essere stato
protagonista del Primo Forum Nazionale sugli Acquisti Verdi (GPPnet Forum
di Cremona, 10-11 Maggio 2007) e ad aver organizzato un convegno a Terra
Futura in collaborazione con CTM Altromercato.
L’appuntamento di Salerno ha costituito quindi l’occasione per presentare gli esiti
delle attività realizzate e delle collaborazioni attivate sia tra singoli enti all’interno
del gruppo, che dal GdL con enti nazionali quali il Ministero dell’Ambiente e la
Consip - la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che gestisce il
Programma per la razionalizzazione degli acquisti nella P.A. Inoltre, sono stati
illustrati ai partecipanti, per la maggior parte rappresentanti di enti non ancora
iscritti al GdL, gli obiettivi e le modalità di lavoro e i prodotti realizzati (CD
Rom Libro Aperto e Documenti di Posizionamento Tecnico).
Al GdL si riconosce il merito formativo e di stimolo ad innovare e sperimentare
per chi all’interno dell’amministrazione si occupa di acquisti verdi. Punto di forza
del GdL è di essere efficace strumento per la collaborazione in rete.
Altro elemento cardine dell’incontro è stata la presentazione della Campagna
Città Equosolidali, promossa da Fairtrade Italia in collaborazione con il Coordinamento Agende 21 Locali, per la diffusione dei prodotti del commercio
equo e solidale. La proposta è di ampliare l’impegno per la sostenibilità degli
enti locali verso un modello di “Green&Social Procurement”.
Tra gli esiti dell’incontro di Salerno si segnalano:
• l’iscrizione di 4 nuovi enti al gruppo di lavoro (Provincia di Piacenza, Città
della Scienza-Provincia di Napoli; ARPA Campania; Comune di Ancona);
• l’assunzione da parte del gruppo di lavoro dell’impegno di occuparsi del
tema della filiera corta.
Agenda 21 Locale
e Cooperazione Decentrata
Le principali iniziative del GdL nei suoi due anni di vita hanno riguardato la
realizzazione di un censimento delle attività di cooperazione decentrata dei
soci, l’avvio di un gemellaggio con esperienze cubane di Agende 21 Locali,
l’organizzazione di due seminari: “Riflessioni critiche per un nuovo ruolo degli
enti locali nella cooperazione decentrata” e “Un’Agenda per l’acqua. Le buone
pratiche nella gestione dell’acqua nei progetti di cooperazione internazionale”.
In seguito a quest’ultimo seminario è stato avviato un confronto finalizzato
a duplicare, a livello regionale e nazionale, l’esperienza dell’ATO Laguna di
Venezia riguardante la costituzione di un Fondo Acqua Bene Comune per
favorire l’accesso all’acqua potabile nel Sud del mondo. Negli ultimi mesi è
stato avviato il confronto per verificare le disponibilità di collaborazione con il
Programma ART GOLD Uruguay-UNDP che ha proposto al Coordinamento
la realizzazione di progetti di cooperazione decentrata basati sullo scambio di
buone pratiche per l’avvio di processi di Agenda 21 Locale e per la difesa e
valorizzazione del territorio.
Due le priorità che emergono dall’analisi del lavoro svolto: favorire la condivisione delle esperienze e lo scambio di informazioni tra enti locali impegnati
in progetti di cooperazione decentrata; coinvolgere nelle iniziative del GdL
gli assessori con delega alla Cooperazione, che il più delle volte non sono gli
stessi che rappresentano l’ente per l’Agenda 21 locale.
Le proposte di iniziative per il 2007-2008: continuare a sostenere la collaborazione delle Agende 21 Locali italiane e cubane, avviare un programma di
“uscite” di articoli dedicati a progetti di cooperazione che applicano i principi
della partecipazione e della sostenibilità; promuovere presso i soci un seminario
per la presentazione del Programma ART GOLD Uruguay da parte di UNDP
(Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite) per facilitare l’avvio di collaborazioni con realtà uruguaiane; proporre al Direttivo di avviare un dialogo
tra Coordinamento e Ministero degli Affari Esteri e verificare la possibilità di
collaborazioni con ANCI, UPI e Coordinamento Enti Locali per la Pace.
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Agenda 21 della Cultura
Il GdL si propone di promuovere l’impegno delle città e dei governi locali a
favore dello sviluppo della Cultura come strumento strategico per i processi
di sostenibilità. La dimensione culturale costituisce un fattore essenziale per
lo sviluppo sostenibile delle città e dei territori sul piano umano, economico,
politico e sociale. La centralità delle politiche culturali pubbliche rappresenta
un’esigenza per le società contemporanee.
Nell’incontro di Salerno sono stati presentati il sito del GdL www.cult21.net e
i punti salienti del Programma di lavoro e si è dibattuto sulle possibili iniziative
da avviare e promuovere in seno al gruppo. È stata inoltre messa a fuoco la
necessità di mettere a punto una metodologia e degli strumenti operativi quali
Indicatori e Linee Guida.
Numerosi gli spunti emersi dal dibattito. Tra le iniziative proposte:
definire i parametri entro cui considerare una forma di spettacolo coerente
con le finalità del GdL, realizzare una mappatura/banca dati dei “fermenti
culturali” (come il Festival delle Province, un Festival nazionale itinerante di
cultura popolare, o progetto il progetto di Corsano di destinare uno spazio
pubblico al “writing”, un modo per affrontare il problema dei graffiti), ricercare
fonti di finanziamento per attuare il Programma del GdL, abbinare ai prossimi incontri del GdL una manifestazione (es. Koinè- Il Pasto della Tarantola),
avviando in tal modo una prassi che consenta di connotare ed identifica con
immediatezza le finalità del GdL.
È stato inoltre segnalato che Parlamento europeo ha proclamato il 2008 “Anno
europeo del dialogo interculturale”, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico,
e in primo luogo i giovani, sull’importanza di una cittadinanza europea attiva e
aperta sul mondo, soprattutto in relazione alle esigenze poste dalla Strategia
di Lisbona e quindi dall’economia della conoscenza.
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Città Sostenibili
Nell’incontro di Salerno, che ha visto la partecipazione di 20 persone di cui
sei rappresentanti di soggetti già iscritti al GdL, è stata avanzata la proposta
progettuale per il 2007-2008 di dare vita a un Osservatorio Nazionale sull’urbanistica partecipata. Il progetto punta ad organizzare, in modo stabile, un’attività
di raccolta e messa a disposizione delle esperienze e degli approfondimenti
teorici e pratici di urbanistica partecipata e sostenibile, rispondendo all’esigenza di strutturare le attività di monitoraggio, diffusione delle esperienze e di
consolidamento delle prassi di partecipazione alla trasformazione urbanistica.
Il progetto di Osservatorio nasce da un’idea condivisa dal coordinamento
del GdL con l’Istituto Nazionale Urbanistica.
Tra le attività dell’Osservatorio, individuate durante la discussione:
• elaborazione di uno “story-board” delle esperienze con particolare attenzione a tre punti cardine: informazione, comunicazione e partecipazione;
• raccolta e organizzazione delle esperienze in maniera ragionata, utilizzando
un database web accessibile da parte di tutti i partecipanti al progetto, con
un’attenta supervisione e controllo da parte di uno o più responsabili;
• rassegna dell’intera normativa relativa alla partecipazione, sia a livello regionale
e nazionale, ma anche europeo, verificando anche quali ricadute i percorsi
partecipati hanno effettivamente sull’evoluzione della legislazione stessa;
• evidenza della “relazionalità” fra assessorati e del coinvolgimento delle
strutture, che dovrebbero crearsi all’interno dei percorsi partecipati di
trasformazione urbanistica.
Fondamentale, nella predisposizione di uno schema di rilevamento standardizzato e condiviso, sarà l’individuazione di “indicatori” efficaci della qualità
del percorso partecipativo e che rispondano all’esigenza, condivisa da tutti i
presenti, di consentire una valutazione dei percorsi di partecipazione.
Dall’analisi critica delle esperienze, dei risultati e della qualità dovrà essere possibile ricavare una piattaforma condivisa di “buone pratiche” della
partecipazione nella trasformazione sostenibile della città, in cui si possa
“imparare” sia dagli esiti positivi che da quelli negativi e in cui sia possibile
confrontarsi continuamente, sulla falsa riga di un portale di FAQ (Frequently
Asked Questions).
A sostegno del progetto di Osservatorio, vista la complessità del progetto, si
cercherà di ottenere il sostegno economico del Ministero dell’Ambiente.
Turismo Sostenibile
L’attività del GdL si concentra sui criteri e le azioni per l’attuazione nelle
destinazioni turistiche dell’Aalborg Commitment n. 8 - Economia Locale
Sostenibile, “al fine di poter assicurare le condizioni per una vivace economia locale”.
Durante l’incontro di Salerno sono stati aperti due momenti di approfondimento:
• il primo dedicato agli Aalborg Commitments come strumento operativo
per un turismo sostenibile;
• il secondo incentrato sugli acquisti verdi e su come le procedure previste
dal GPP possano in parte essere applicate anche in ambito turistico.
Successivamente è stata illustrato l’esperienza pilota degli “Acquisti Verdi”
nelle strutture turistico-ricettive realizzata dalla Provincia di Rimini e sono
state raccolte le proposte operative per l’attività del GdL. In particolare si
è deciso di predisporre l’aggiornamento delle “Linee guida per gli acquisti
ecologici nel settore turistico ricettivo”, da mettere a disposizione di tutti i
soggetti interessati.
Nel corso dell’incontro è stato presentato l’“Educational Kit” realizzato dalla
Provincia di Rimini per diffondere in ambito nazionale gli strumenti e i metodi
per promuovere e comunicare il Turismo Sostenibile.
OS.I.MO.S OSservatorio Italiano sulla
MObilità Sostenibile
Il GdL, coordinato dal Comune di Brescia con il supporto del Dipartimento
di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio e Ambiente dell’Università degli
Studi di Brescia, si pone come obiettivo il perseguimento dell’Aalborg Commitment n. 6 - Migliore mobilità, meno traffico. Nel primo anno di vita l’attività
dell’Osservatorio si è concentrata sulla definizione e selezione di un set di
indicatori comuni che consentono di stabilire il grado di sostenibilità della
mobilità cittadina in città di piccole e medie dimensioni. Il Set OS.I.MO.S. si
articola in 9 indicatori di contesto e 42 indicatori tematici, relativi a 5 ambiti:
Ambiente e territorio; Diritto e garanzia di spostamento, accessibilità e sicurezza;
Socialità e partecipazione; Economia; Energia, risorse, tecnologie. Si va dalla
lunghezza e continuità della rete ciclabile allo sviluppo del trasporto pubblico,
dal numero di automobili circolanti al car-sharing. Per ogni indicatore, l’ente
pubblico è chiamato a raccogliere i relativi dati e a inserirli in una scheda. Le
informazioni vanno poi trasmesse all’Osservatorio. La sperimentazione del
set di indicatori è stata avviata in collaborazione con il Coordinamento delle
Agende 21 Locali della Lombardia su 30 amministrazioni. La sperimentazione
ha consentito di mettere in evidenza la criticità della fase di raccolta dei dati e,
dal confronto con le amministrazioni coinvolte, le soluzioni per perfezionare
il sistema di monitoraggio. Nell’aprile 2007, come esito della stipula di una
Convenzione tra APAT e il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, è
stata parallelamente attivata la definizione e selezione di un set di indicatori
comuni per la mobilità sostenibile da testare su scala nazionale, attraverso
il coinvolgimento di una decina di amministrazioni locali esemplificative di
differenti realtà urbane. Da settembre sarà attivo il portale web di OS.I.MO.S.,
www.osimos.net, il primo portale italiano per la mobilità sostenibile costruito
dal basso, dove sarà possibile trovare tutte le informazioni sugli indicatori
comuni, i dati già raccolti e le schede da compilare.
La responsabilità globale della Pubblica Amministrazione
Le buone pratiche delle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente
Obiettivo del seminario, organizzato dal Sistema Nazionale delle Agenzie per
la Protezione Ambientale e condotto da Maria Luisa Imperatrice per ARPA
Campania, era di illustrare alcune buone pratiche di sostenibilità realizzate
da varie Agenzie, nell’ottica di condividere metodologie e risultati, nonché
di “fare rete” nel Sistema agenziale e fuori di esso.
Le esperienze presentate:
• La Carta dei comportamenti sostenibili - Ilaria Leoni, APAT
• Dagli appalti pubblici sostenibili al Pink Publik Procurement - Carmela
D’Aiutolo e Simone Ricotta - ARPA Toscana
• L’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile - Patrizia Ammazzalorso, ARPA Marche
• La promozione del consumo sostenibile - Federica Morchio, ARPA Liguria
• L’integrazione del GPP nel Regolamento degli acquisti – Maria Angelica
Auletta, ARPA Basilicata
• Implementare la Capacity building nelle Agenzie -Tina Quarto, Formez
Il seminario si è concluso con l’intenzione condivisa dai partecipanti di
programmare un incontro tra le Agenzie per la protezione ambientale,
con l’obiettivo di raccogliere ulteriori esperienze e contributi da parte delle
Agenzie che non erano presenti all’appuntamento di Salerno e di verificare
la fattibilità della costituzione di un Gruppo di Lavoro per la promozione
delle buone pratiche di sostenibilità nel Sistema agenziale.
Questo anche attraverso l’adozione della “Carta dei comportamenti sostenibili”, che rappresenta un manifesto da perfezionare e condividere, per il
miglioramento continuo delle Agenzie che vorranno aderirvi, in un’ottica di
responsabilità verso i cittadini-utenti.
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Brevi
Si terrà il 12 e 13 settembre a Roma la Conferenza Nazionale sui Cambiamenti
Climatici, promossa dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
e organizzata da APAT insieme al sistema delle agenzie ambientali. I temi principali affrontati
dalla Conferenza sono le modificazioni delle vulnerabilità indotte dai cambiamenti climatici
in Italia e le possibili opzioni di adattamento. Il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane è
stato invitato a intervenire alla Tavola rotonda su ruoli e responsabilità degli enti locali.
www.conferenzacambiamenticlimatici2007.it
16-22 settembre Settimana Europea della Mobilità. Il tema della sesta edizione
della manifestazione, che ha il sostegno della DG Ambiente - UE, è “Strade per le persone”.
Ridurre la capacità delle strade per i veicoli a motore si potrebbe rivelare una soluzione
sostenibile ed efficiente e consentire stili di vita più salutari senza limitare la mobilità individuale.
Questo è proprio quello che dimostrano diverse esperienze da tutto il mondo. Chissà, forse
si tratta solo di conoscere, mettersi in rete: delle 112 città europee che nel 2006 hanno
preso parte alla “giornata senza auto” quelle italiane erano soltanto tre…
Per info: www.mobilityweek.eu
Il 5 ottobre è il termine per candidare buone pratiche per il clima alla seconda edizione
del Premio Enti Locali per Kyoto, iniziativa promossa da RiminiFiera-Ecomondo e
KeyEnergy in collaborazione con ANCI, Kyoto Club, Legambiente e Coordinamento Agende
21 Locali. Verrà attribuito un riconoscimento speciale a quei progetti e realizzazioni che si
caratterizzano per una particolare valenza educativa e comunicativa e per il rilievo dato a
partecipazione e coinvolgimento dei soggetti interessati e dei cittadini. La premiazione avrà
luogo presso Ecomondo 2007 - Rimini 7-10 novembre. Bando e modulistica sono scaricabili
anche dal sito del Coordinamento www.a21italy.it
Le città cambiano e trasformano il mondo. Sarà questo il tema del secondo
Congresso Mondiale della CGLU (Città e Governi Locali Uniti) che si svolgerà a Jeju,
in Corea del Sud, dal 28 al 31 ottobre prossimi ed al quale parteciperanno migliaia di
amministratori locali provenienti da tutto il mondo. Cambiamento climatico, la pace e la
governance mondiale saranno alcuni degli argomenti trattati nel corso della quattro giorni
coreana. www.cities-localgovernments.org
Tra il 14 e il 16 di maggio si è tenuta a Lione la terza edizione di Global City, il Forum
internazionale di maggior richiamo per i rappresentanti delle istituzioni e per gli operatori
privati impegnati nella trasformazione e valorizzazione delle nostre città, con l’obiettivo di
renderle dei luoghi migliori dove vivere, lavorare ed investire. L’idea fondante di Global City
è che gli enti locali giochino un ruolo decisivo per il futuro del pianeta e devono assolutamente mettere lo sviluppo sostenibile al centro delle proprie politiche, in particolare per
quel che riguarda il cambiamento climatico. Più che positivo il bilancio dell’edizione 2007:
rispetto agli indicatori quantitativi (1.026 attori decisionali in ambito urbano, 119 sindaci e
leader politici, 43 Paesi rappresentati, 250 città, 50 presentazioni di strategie urbane, 150
moderatori e speaker, 100 città espositrici con servizi, fornitori ed investitori) ma soprattutto
con riferimento alla qualità delle presentazioni (buone pratiche e soluzioni concrete per
contrastare il cambiamento climatico) e delle opportunità per avviare relazioni e fare attività
di networking. www.reedmidem.com/v3/Shows/GlobalCity/it/
Alt ai cambiamenti climatici! Riduciamo la CO2 è il titolo scelto per la seconda
edizione della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile che si svolgerà dal 5 all’11
novembre sotto l’egida della Commissione Nazionale Italiana dell’UNESCO. La Settimana
si inquadra nella campagna per il “Decennio ONU dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile
2005-2014”, promossa dall’UNESCO allo scopo di diffondere valori, consapevolezze, stili
di vita orientati al rispetto per il prossimo e per il pianeta. Anche quest’anno il programma
della manifestazione prevede che siano i numerosi attori a vario livello impegnati nell’educazione alla sostenibilità a proporre e realizzare iniziative sul territorio. L’accento dovrà essere
posto su tutte quelle azioni educative e di sensibilizzazione volte a incoraggiare cittadini,
imprese ed enti pubblici a contribuire con le loro piccole ma importanti scelte quotidiane
all’abbattimento dei gas “serra”.
Per le modalità di partecipazione all’iniziativa è possibile contattare [email protected]
Tre bandi del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per promuovere l’energia solare. Bandi e relativi allegati sono disponibili su www.minambiente.it
Fotovoltaico nell’architettura. Sono previsti contributi in conto capitale per la
realizzazione di impianti solari fotovoltaico (di taglia compresa tra 1 e 50 kWp), completamente integrati in complessi edilizi secondo criteri di replicabilità che risultino funzionali
alle tipologie edilizie proprie del territorio e delle zone in cui verrà realizzato l’impianto.
Gli interventi incentivati nel bando sono finanziabili nella misura massima del 50% dei costi
ammissibili; fino a un limite massimo di 8.500,00 /kWp installato.
Per info: [email protected]
Il sole a scuola. E’ prevista la corresponsione di contributi in conto capitale per la realizzazione di impianti fotovoltaici sugli edifici scolastici e, simultaneamente, per l’avvio di un’attività
didattica volta alla realizzazione di analisi energetiche e di interventi di razionalizzazione e
risparmio energetico tramite il coinvolgimento degli studenti. Gli interventi incentivati nel
bando sono finanziabili nella misura del 100% dei costi ammissibili, con un limite massimo di
10.000,00 euro per edificio scolastico, di cui fino a 1.000,00 euro utilizzabili per supportare
l’attività didattica di realizzazione delle analisi energetiche e degli interventi di razionalizzazione
e risparmio energetico. Per info: [email protected]
Il sole negli Enti Pubblici. Prevede contributi in conto capitale per la realizzazione di
impianti solari termici per la produzione di calore a bassa temperatura negli immobili delle
Pubbliche Amministrazioni e gli Enti Pubblici. Le tecnologie incentivate nel bando sono finanziabili nella misura del 50% dei costi ammissibili, salvo i casi in cui la quota dell’investimento a
carico del soggetto proponente sia coperta attraverso il finanziamento tramite terzi operato
da una ESCO (Energy Service COmpany), per i quali è previsto un contributo fino al 65%
dei costi ammissibili. Per info: [email protected]
Alcuni numeri su cui riflettere
“All’inizio bevi l’acqua, alla fine il veleno”. Proverbio uzbeco che riassume il collasso
ambientale e la tragedia umana del Lago Aral.
Dal 1960 a oggi il volume del lago, un tempo il quarto bacino d’acqua dolce più ampio
del mondo, è diminuito del 75% e la sua superficie del 50%. Il livello è calato di 16 metri,
e il lago, di per sé già poco profondo, sta velocemente prosciugandosi.
- 15-10% la riduzione delle precipitazioni nell’ultimo trentennio sul bacino del Po
a causa dei cambiamenti climatici (-10% la contrazione media delle precipitazioni
sull’intera penisola)
- 20-25% la diminuzione della portata del Po nell’ultimo trentennio
- 2.500.000.000 di metri cubi di acqua all’anno prelevati dal Po, di cui oltre il 73%
destinati all’agricoltura
- 1.800 i metri cubi di acqua al secondo che, sulla carta (diritti di prelievo), sarebbe
lecito sottrarre al fiume per usi agricoli, industriali e civili. Ma sono solo
- 1.500 i metri cubi che, di fatto, scorrono in media nel suo alveo all’altezza della
foce
- 180 metri cubi al secondo la portata d’acqua alla foce del Po nei periodi estivi più
critici, una quantità insufficiente a raffreddare i soli impianti della centrale di Porto
Tolle
- 100 chilometri l’arretramento del Po: in pochi decenni s’invertirà il percorso che ha
lentamente portato alla costruzione della pianura padana e il cuneo salino riguadagnerà parte del terreno perduto spingendosi, durante i momenti di maggiore siccità,
fino al Ferrarese
(dati presentati da APAT al convegno “Effetti dei cambiamenti climatici sul bacino del Po”,
Parma 16 luglio 2007)
Supplemento al n.7/8 luglio-agosto 2007 di
A21 Italy Newsletter Luglio 2007 - N° 28
Coordinamento Agende 21 Locali Italiane
Stampa:
Bieffe srl, Zona Ind.le P.I.P. 62019 Recanati / MC
Direttore responsabile: Andrea Massaro
Per collaborazioni alla newsletter:
Gli articoli inviati alla Newsletter devono essere al massimo di 1.500 battute
(spazi vuoti inclusi). I contributi devono essere inviati a:
[email protected]
a cura di: Antonio Kaulard
Progetto grafico, redazione e impaginazione:
Free Service srl, Via del Consorzio, 34 - 60015 Falconara M. / AN
tel. 071 916 1 916 - fax 071 916 2 289
www.onon.it - [email protected] - [email protected]
Aut.Trib. di Ancona n. 1/2000 del 4/1/2000
8
La scadenza per l’invio dei contributi per la prossima newsletter è il 10 settembre.
La Newsletter è al vostro servizio.
Informateci delle vostre attività verso lo sviluppo sostenibile.
N°
4
LUGLIO-AGOSTO 2007
In copertina: Monte Camicia (foto di Fernando Di Fabrizio)
In retro copertina: Valle d’Angri (foto di Fernando Di Fabrizio)
INDICE
Istituzioni
Approvato il nuovo Piano Regionale Gestione Rifiuti
p.
4
p.
10
p.
14
p.
17
p.
18
Eventi
Bonifica siti contaminati
di Donatella Mancini
1° Rapporto Compost Abruzzo
di Alberto Piastrellini
Informazione e aggiornamento
“L’Università dell’Ambiente”
a cura di Donatella Mancini
Eventi
1a Conferenza regionale sull’Energia
di Iris Flacco
Osservatorio Rifiuti
Politiche ecosostenibili nella Gestione dei Rifiuti in Abruzzo:
l’Osservatorio Regionale Rifiuti (ORR)
p.
20
p.
22
p.
24
p.
26
p.
28
p.
30
Eco Finanziamenti
L’Estate del Solare
a cura di Alberto Piastrellini
C.I.V.E.T.A.
Passato, presente e futuro del Consorzio
di Donatella Mancini
ACIAM
Aciam rinnova il CDA
di Alberto Piastrellini
Teramo Ambiente spa
Impianti termici: importanza delle verifiche
a cura di Pierangelo Stirpe
Eco-News
Brevi dall’Abruzzo
ISTITUZIONI
APPROVATO IL NUOVO PIANO
REGIONALE GESTIONE RIFIUTI
Dopo un anno di confronti con tutti i soggetti interessati, finalmente vede la luce il documento
che rappresenta il punto di svolta per il settore specifico nella Regione Verde d’Europa
Mentre questo numero di Ambiente Abruzzo News stava per
essere chiuso in redazione, da Pescara è arrivata la notizia,
da lungo attesa, che annunciava l’approvazione del nuovo
Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, approvato con
Delibera di Giunta Regionale n. 694/C del 16/07/2007 - Disegno di Legge di iniziativa della Giunta Regionale concernente
“Norme per la gestione integrata dei rifiuti”.
Dal documento si evince la nuova strategia che la Regione
Verde d’Europa intende mettere in atto per affrontare di
petto il problema-rifiuti.
Dunque, priorità assoluta è la riduzione a monte con un obiettivo
del 5% al 2011 e un relativo aumento della raccolta differenziata
fino al 60% almeno, sempre alla scadenza del 2011.
Il trattamento delle restanti 160.000 tonnellate di materiale
non riciclabile sarà subordinato al raggiungimento della
media regionale del 30% di raccolta differenziata.
La tipologia delle strutture deputate al trattamento sarà indicata
da uno specifico Piano-stralcio, così come l’indicazione delle
aree dedicate. In più, a maggior garanzia del territorio e della
salute dei cittadini, è ovvio che gli impianti di smaltimento dovranno avere elevati standard qualitativi e tecnologici, e offrire,
nel contempo, le maggiori garanzie ambientali possibili.
Il PRGR delinea altresì la nuova architettura degli enti di
gestione: gli Ambiti Ottimali, uno per ciascuna Provincia,
sostituiranno i 14 Consorzi attualmente esistenti, causando
l’azzeramento di dieci Consigli di Amministrazione.
A salutare con grande entusiasmo il nuovo provvedimento
della Giunta Regionale, durante la Conferenza Stampa di
presentazione, è stato, in prima battuta, Ottaviano Del Turco, Presidente della Giunta Regionale, che, in merito alla
problematica dei rifiuti, ha dichiarato: “Se sapremo trasformare
un problema in opportunità, potremo ricavare per tutti grandi
benefici”, e ancora: “Anche da qui si passa per fare pedagogia
politica e cambiare il volto alla nostra Regione”.
“Il Piano rappresenta un punto di svolta per l’Abruzzo - ha
incalzato l’Assessore all’Ambiente, Franco Caramanico perché anzitutto non si prescinde dal tentativo di proporre
un cambiamento culturale nei comportamenti di amministrazioni e cittadini”.
Nel tranquillizzare i presenti dallo spettro del recupero energetico
e della termovalorizzazione, Franco Gerardini, Dirigente del
Servizio Rifiuti ha voluto puntualizzare che: “se ne riparlerà a
tempo debito e, comunque, in presenza di direttive precise”.
Sempre su questo punto, l’Assessore Caramanico ha dichiarato che: “Non c’è un problema di termovalorizzatori
semplicemente perché per alimentare un impianto del genere
occorrerebbe l’intera massa di scarto prodotto in Abruzzo,
ovvero 600.000 tonnellate annue”.
E infatti l’Esecutivo regionale, che attraverso le indicazione di nuove PRGR spinge sulla raccolta differenziata porta a porta, esclude
il ricorso alle discariche, se non in modo del tutto residuale.
“L’Abruzzo ha 360 discariche abusive - ha precisato l’As-
4
sessore - e occorrerebbero qualcosa come 140.000.000 di
Euro per bonificarle. Pensiamo dunque ad un recupero
energetico di qualità che potrebbe avvenire, per esempio,
mediante digestione anaerobica, tanto cara al Ministro
Pecoraro Scanio”, ha puntualizzato Caramanico.
“Comunque - ha chiarito - quel che è certo è che, per evitare fughe
in avanti di qualcuno, abbiamo da subito fissato dei paletti”.
In sostanza, il vincolo per opzionare il recupero energetico
è che si raggiunga in Abruzzo, di media, il 30% di raccolta
differenziata; solo successivamente si procederà alla scelta dell’impianto di trattamento più adatto e all’area in cui realizzarlo,
ma pur sempre in presenza di un apposito Piano-stralcio.
Sul fronte delle risorse economiche coinvolte è stato indicato che per finanziare l’impiantistica saranno accantonati
25.000.000 di Euro su 36.000.000 disponibili.
“È del tutto evidente - ha concluso Caramanico - la nostra
intenzione di modernizzare con i fatti tutto il sistema regionale dei rifiuti”.
In questo senso, il Dirigente Gerardini ha parlato di “svolta
tecnologica... In Abruzzo - ha sottolineato - c’è una vera
emergenza rifiuti, determinata anche da forti criticità
gestionali. Per stimolare il cambiamento, con il piano è
stato anche introdotto un sistema di ecofiscalità, rivoltà a
comuni e cittadini, che, a seconda dei casi, è incentivante
o disincentivante”.
In questa direzione si muove anche il meccanismo sanzionatorio “valido pure per coloro che non inoltreranno i dati”,
ha puntualizzato Gerardini.
Di seguito riportiamo il testo integrale della Sintesi in 10
punti dei Contenuti del nuovo PRGR, così come pervenutaci
dalla Direzione Parchi, Territorio, Ambiente Energia - Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo.
SINTESI IN 10 PUNTI DEI
CONTENUTI DEL NUOVO PRGR
La Regione Abruzzo, con DGR n. 1242 del 25/11/2005, ha
definito le: “Linee di indirizzo per la revisione e l’aggiornamento della pianificazione regionale in materia di gestione
dei rifiuti”, il DDLR ed il Piano Regionale di Gestione Integrata dei Rifiuti sono coerenti con le decisioni prese dalla
Giunta regionale. In particolare, per quello che riguarda le
strategie gestionali, coerentemente con le direttive europee,
le priorità assunte dal nuovo PRGR sono le seguenti:
1. prevenzione e riduzione della produzione e pericolosità dei rifiuti;
2. recupero e riciclo di materiali e prodotti di consumo;
3. recupero energetico dai rifiuti, complementare al
riciclo ed a chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti;
4. smaltimento in discarica, residuale ed in sicurezza.
L’attuale sistema di gestione dei rifiuti urbani in Regione
Abruzzo, che presenta da tempo forti criticità gestionali
in alcuni ambiti territoriali, deve essere necessariamente
oggetto di rilevanti interventi di ristrutturazione negli
anni a venire, al fine di garantirne non solo la conformità
alle disposizioni di legge vigenti, ma anche la sostenibilità
e la solidità tecnico-ambientale.
Le analisi condotte nel corso della predisposizione del Piano
Regionale hanno mostrato la fattibilità di questo percorso,
anche in termini di sostenibilità economica, delineando
opportunità di intervento volte a:
• invertire l’attuale tendenza alla crescita della produzione
di rifiuti (nel periodo 2000/2005 si è registrato un aumento
del + 19.4%);
• massimizzare le opportunità di recupero di materia dai
rifiuti, attraverso lo sviluppo delle raccolte differenziate
(prioritariamente con sistemi domiciliari), finalizzate sia
al reinserimento nei cicli produttivi di materie prime da esse
derivate, sia alla produzione di compost con valorizzazione
del contenuto organico del rifiuto in termini agronomici;
• garantire il pretrattamento dei rifiuti non intercettati dalle
raccolte differenziate, al fine di assicurare un miglior
controllo delle fasi di smaltimento finale ed una riduzione
degli impatti ambientali ad esse associati;
• valorizzare le opportunità di recupero energetico dei rifiuti, a
determinate condizioni, attraverso processi di assoluta garanzia dal punto di vista delle prestazioni ambientali associate;
• minimizzare le necessità di smaltimento in discarica, puntando sul lungo periodo al tendenziale annullamento del
flusso di rifiuti così destinati.
Pertanto, il disegno della futura gestione dei rifiuti deve tener
conto della fondamentale priorità di conseguire complessivamente migliori prestazioni ambientali; l’obiettivo di una
maggiore sostenibilità ambientale deve essere progressivamente conseguito con lo sviluppo di azioni che interessino
l’intera filiera della gestione dei rifiuti sulla base delle priorità
di intervento definite dalla normativa.
1. La nuova architettura istituzionale - Gli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO)
Sono 14 gli attuali Consorzi di gestione dei rifiuti urbani. Il
nuovo PRGR individua e delimita n. 4 ATO:
• ATO n. 1, comprendente tutti i Comuni della Provincia
di Teramo;
• ATO n. 2, comprendente Comuni delle Province di Pescara
e Chieti;
• ATO n. 3, comprendente Comuni della Provincia di Chieti;
• ATO n. 4, comprendente tutti i Comuni della Provincia
di L’Aquila.
Province interessate
n. Comuni
n. abitanti
ATO n. 1
Teramo
47
301.869
ATO n. 2
Pescara, Chieti
67
445.702
ATO n. 3
Chieti
83
256.265
ATO n. 4
L’Aquila
108
304.393
Totale
-
305
1.308.229
L’individuazione è stata effettuata, nel rispetto del principio
di autosufficienza di ogni ATO e della minore movimentazione possibile di rifiuti, secondo i seguenti criteri:
• superamento della frammentazione delle gestioni;
• conseguimento di adeguate dimensioni gestionali, definite
sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici e sulla
base delle ripartizioni politico amministrative;
• adeguata valutazione del sistema stradale e ferroviario di
comunicazione al fine di ottimizzare i trasporti all’interno
dell’ATO;
• valorizzazione di esigenze comuni e affinità nella produzione e gestione dei rifiuti;
• ricognizione di impianti di gestione di rifiuti già realizzati
e funzionanti;
• considerazione delle precedenti delimitazioni, affinché i
nuovi ATO si discostino dai precedenti solo sulla base di
motivate esigenze di efficacia, efficienza ed economicità.
Gli Enti Locali partecipano obbligatoriamente all’interno
degli ATO, in cui deve essere costituita una Autorità d’Ambito (AdA) ed alla quale è trasferito l’esercizio delle loro
competenze in materia di gestione integrata dei rifiuti. Negli
ATO devono essere garantiti:
• gli obiettivi di raccolta differenziata definiti nel PRGR;
• l’autosufficienza di smaltimento;
• la presenza di almeno un impianto di trattamento a tecnologia complessa con discarica di servizio.
2. Principi e priorità gestionali - Coerenza con le direttive comunitarie
2.1 Prevenzione e riduzione della produzione dei rifiuti
Si è ritenuto opportuno assumere una riduzione dei rifiuti
prodotti nel 2011 pari al - 2% rispetto al dato del 2005.
Si indica inoltre come “valore guida” una riduzione della
produzione di rifiuti del - 5%, espressa sempre come valore
2011 rispetto al dato 2005; le possibilità di effettivo conseguimento di tale “valore guida” potranno essere valutate
nel corso delle verifiche periodiche sullo stato di attuazione
del Piano. Si ritiene che l’assunzione di riduzioni più accentuate appare senz’altro azzardata rispetto alle dinamiche di
crescita oggi riscontrate.
anno
L’Aquila
Teramo
Pescara
Chieti
ABRUZZO
2005
157.697
175.058
157.719
203.596
694.070
2011
154.543
171.557
154.565
199.524
680.188
Δ 2011 su 2005
-2%
-2%
-2%
-2%
-2%
• Al fine di un’incisiva azione sulle dinamiche in atto di crescita della produzione di rifiuti, è previsto che la Regione
Abruzzo predisponga un Programma di prevenzione e
riduzione della produzione dei rifiuti. Il DDLR detta
alcuni criteri e contenuti per la promozione di azioni
finalizzate alla prevenzione e riduzione della produzione
dei rifiuti da parte di soggetti pubblici e privati (art. 22). In
particolare si prevede anche l’introduzione di meccanismi
a rendere (cauzione) per alcuni imballaggi.
2.2 Raccolta differenziata, riciclo ed acquisti verdi
Il PRGR riprende e conferma gli obiettivi di raccolta differenziata definiti a livello nazionale dalla Legge Finanziaria
5
2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296):
- 40% di raccolta differenziata al 2007;
- 50% di raccolta differenziata al 2009;
- 60% di raccolta differenziata al 2011.
È definito un obiettivo medio tendenziale di riciclo pari al
90% degli obiettivi di RD. Gli obiettivi così definiti dovranno
essere conseguiti a livello di singoli ATO. Le previsioni di
sviluppo delle raccolte fanno riferimento a tre diversi schemi
di servizi da applicare ai singoli Comuni:
- servizi di raccolta differenziata domiciliari (prioritari ed
interessanti a regime il 74% degli abitanti);
- servizi di raccolta differenziata stradali;
- servizi di raccolta differenziata stradali estensivi (servizi in
aree con rarefazione degli insediamenti tali da presentare
aspetti di criticità anche nell’attivazione di raccolte di tipo
stradale, per la difficoltà ad associare i singoli contenitori
a località abitate di adeguate dimensioni).
Si prevede in particolare:
• la predisposizione di Programmi straordinari per la promozione della diffusione delle raccolte differenziate;
• l’obbligatorietà di attivazione di servizi di RD per la
frazione organica, il verde, la carta ed il cartone, le
pile ed i farmaci scaduti;
• in particolari contesti territoriali lo sviluppo della pratica
del compostaggio domestico;
• utilizzo di ammendanti e frazioni organiche stabilizzate per gli usi consentiti;
• una rete regionale delle “stazioni” e delle “piattaforme” ecologiche per la RD.
La Regione, gli Enti Locali singoli o associati ed i gestori dei
servizi devono promuovere la diffusione degli “acquisti verdi”
e provvedere all’approvvigionamento di beni attraverso prodotti
provenienti dal mercato del riciclaggio. Per l’attivazione di iniziative collegate all’attuazione del D.M. 203/03 (GPP), il PRGR
prevede l’approvazione di un Programma d’azione per la
sostenibilità ambientale dei consumi pubblici (art. 25).
2.3 Sistema impiantistico di recupero e trattamento
dei rifiuti urbani
Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani definito dal PRGR si basa sulla
flessibilità impiantistica e sull’integrazione di processi
impiantistici specificamente orientati alla ottimale gestione
delle diverse tipologie di rifiuti urbani derivanti dalle raccolte
e dei flussi di rifiuti derivanti dai trattamenti stessi. Sono
previsti in ogni ATO almeno:
• n. 1 impianto di compostaggio di qualità;
• n. 1 impianto di bioessicazione (TMB);
• discariche di servizio agli impianti complessi;
• impianti a supporto delle RD.
In considerazione anche di sperimentazioni in fase di avvio nel contesto regionale, lo sviluppo dell’impiantistica di
compostaggio é comunque da considerarsi estendibile e
compatibile con il ricorso anche a tecnologie integrative di tipo semplificato impianti di comunità, autocompostaggio,
favorendo ed incentivando una partecipazione allargata da
parte della popolazione e degli operatori agricoli presenti
sul territorio. In particolare, si ritiene che possa avere pari
6
dignità l’ipotesi di sviluppo di impianti basati su processi di
trattamento di tipo anaerobico con recupero di biogas.
La tipologia di processo assunta come riferimento per la
valutazione dei flussi di rifiuti indifferenziati nello scenario
di Piano, è rappresentata dalla bioessiccazione. Il pretrattamento condotto sarà finalizzato alla produzione di:
- CDR, per la quota destinabile a valorizzazione energetica
in cementifici presenti sul territorio regionale (60.000 t/a)
o in altri impianti non dedicati extraregionali;
- bioessiccato o frazione secca da selezione, da destinarsi nello scenario a regime a trattamento termico in
impianti dedicati; in discarica nella fase di attuazione del
PRGR preliminare alla realizzazione ed all’avvio dell’impiantistica di trattamento termico.
Il PRGR individua nel trattamento termico e nel recupero
energetico dei rifiuti urbani o di derivazione urbana una
componente non prevalente, complementare al riciclaggio
(art. 26). In particolare, si prevede che il trattamento termico di frazioni non altrimenti riciclabili di rifiuti urbani o di
derivazione urbana sia ammissibile al raggiungimento di un
valor medio regionale di RD pari al 30%. Le potenzialità
di trattamento termico di rifiuti urbani e flussi derivati in
impianti dedicati non potranno comunque superare complessivamente il 25% del quantitativo di rifiuti urbani prodotto
in Regione (circa 170.000 t/a). Il PRGR, ha definito alcuni
possibili scenari (impiantistica centralizzata o diffusa).
Al conseguimento dell’obiettivo del 30% di RD, la Regione provvederà a definire apposite linee guida al fine di stabilire:
- i criteri per l’individuazione delle aree del territorio maggiormente vocate in relazione all’ottimizzazione dei costi
gestionali e, comunque, nel rispetto dei criteri di localizzazione degli impianti fissati nel Piano Regionale, tenendo
conto che in tal caso l’Ambito Territoriale Ottimale per la
gestione di tali rifiuti è l’intero territorio regionale;
- le migliori tecnologie applicabili in funzione delle più
significative esperienze maturate nel contesto nazionale
ed internazionale;
- gli indirizzi operativi al fine di garantire la prevalente partecipazione delle Autorità d’Ambito alle attività di gestione.
Tali attività dovranno comunque essere condotte attraverso
processi di assoluta garanzia da un punto di vista delle prestazioni ambientali associate, allineati alle Migliori Tecniche
Disponibili (BAT).
2.4 Sistema impiantistico di smaltimento dei rifiuti urbani
Lo smaltimento in discarica deve rappresentare solo il
terminale residuale di un sistema impiantistico costituito
dall’integrazione delle diverse tipologie di trattamento.
Le discariche da prevedersi nell’ambito dello scenario di
Piano si caratterizzano come discariche per rifiuti non pericolosi, cui sono destinati esclusivamente rifiuti derivanti da
trattamenti, non più opportunamente avviabili a recupero
di materia o di energia (in quest’ultimo caso, dal momento
dell’avvio dell’impiantistica di trattamento termico). Tali impianti devono essere realizzati e gestiti nel pieno rispetto
degli standard tecnici definiti dal D.Lgs. 36/03.
3. Le prestazioni energetico-ambientali degli scenari
analizzati
L’analisi condotta evidenzia innanzitutto i notevoli benefici
che gli scenari evolutivi previsti dal PRGR al 2011 presentano rispetto alla situazione 2005. In particolare, prendendo
come riferimento lo scenario peggiore per entrambi gli indicatori, ovvero lo scenario 2005/discarica, si attendono al
2011 i seguenti benefici:
- risparmio di risorse energetiche pari a 75 - 95.000 TEP/a;
- riduzione delle emissioni di gas climalteranti pari a 580 600.000 ton CO2eq/a.
In particolare, a fronte di una situazione 2005 in cui il 60%
del complesso dei costi è legato alla effettuazione delle
raccolte, essendo il 40% associato allo smaltimento finale,
nelle previsioni al 2011 degli scenari di Piano si avrà un
incremento della quota di costo attribuita alle raccolte, che
arriverà al 74% ed in parallelo una diminuzione della quota
associata allo smaltimento, che si ridurrà al 26%.
4. Gli strumenti di ecofiscalità
Il PRGR prevede una serie di incentivi, premialità e strumenti
tariffari secondo meccanismi incentivanti e disincentivanti (articoli 58, 59, 60 e 62). In particolare si prevede:
• risorse finanziarie per la prevenzione e riduzione dei rifiuti;
• contributi per la diffusione e la riorganizzazione delle RD,
compostaggio domestico, realizzazione impianti, ecc.;
• contributi alle attività di volontariato ambientale;
• tariffe di conferimento differenziate agli impianti;
• ristoro ambientale per i Comuni sede di impianti;
• tariffa d’igiene ambientale (TIA);
• tributo speciale per il conferimento dei rifiuti in discarica.
ripristino dei siti contaminati (art. 55). Gli interventi sono
assistiti, sulla base di appositi programmi, da specifici contributi pubblici. E’ allegato al DDLR il “Disciplinare tecnico
per la gestione e l’aggiornamento dell’anagrafe di siti da
bonificare” (art. 10). Con DGR n. 1529 del 27.12.2006
(BURA n. 11 Speciale Ambiente del 9.02.2007), la Regione
Abruzzo ha provveduto ad approvare “l’anagrafe dei siti
contaminati”, contenente l’elenco delle discariche dismesse,
degli abbandoni e depositi incontrollati di rifiuti e dei siti
industriali dismessi.
7. Gestione di particolari categorie di rifiuti
Il PRGR prevede che si attivino iniziative ed interventi per
particolari categorie di rifiuti che necessitano avanzate
politiche ambientali e sinergie istituzionali e tra operatori
pubblici e privati. Sono state individuate le seguenti categorie di rifiuti:
• organizzazione dei rifiuti speciali (art. 36);
• rifiuti da attività agricole (art. 37);
• rifiuti sanitari (art. 38);
• rifiuti inerti (art. 39);
• veicoli fuori uso (art. 40);
• rifiuti prodotti da navi ed i residui di carico (art. 41);
• rifiuti provenienti da attività di dragaggio dei porti (art. 42);
• rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche - RAEE
(art. 43);
• produzione ed utilizzo del CDR e CDR-Q (art. 44).
5. Partecipazione, educazione, formazione, trasparenza
gestionale degli impianti
Il PRGR prevede:
• azioni di informazione al cittadino e strumenti di trasparenza gestionale degli impianti (art. 29);
• educazione e formazione nell’ambito dei servizi (art. 30);
• carta dei servizi (art. 31);
• comitati consultivi degli utenti nell’ambito degli ATO (art.
32).
8. La gestione del transitorio e la tempistica per larealizzazione degli interventi
L’evoluzione del sistema regionale di gestione dei rifiuti
dal quadro attuale alla situazione prevista a regime, dovrà
concretizzarsi per una progressiva attuazione degli interventi previsti in relazione a tutte le diverse componenti
del sistema.
Nella seguente tabella si riporta uno schema riepilogativo
del percorso temporale attraverso il quale troveranno piena
attuazione le previsioni del PRGR; nel seguito si analizzano
quindi singolarmente i diversi elementi evidenziati.
6. Interventi per la bonifica dei siti contaminati
Il PRGR disciplina e prevede interventi per la bonifica e
Tab. Schema riepilogativo del percorso temporale delle
previsioni di PRGR.
2007
2008
2009
2010
2011
2012
- 2% su 2005
stabile
produzione rifiuti urbani
diminuzione progressiva
raccolte differenziate
(obiettivi Piano)
40%
45%
50%
55%
60%
stabile
raccolte differenziate
(assunzioni cautelative*)
20%
30%
40%
50%
60%
stabile
impianti di compostaggio
di qualità
sviluppo graduale parallelo a sviluppo delle raccolte
differenziate di organico e verde sul territorio
impianti di pretrattamento
rifiuto residuo
progettazione,
autorizzazione e
realizzazione
impianti in pieno esercizio
recupero CDR in cementifici
autorizzazione e
adeguamento impianti
pieno utilizzo di CDR secondo i quantitativi previsti dal PRGR
impianti di trattamento
termico
discarica
per rifiuti indiff. o
pretrattati (impianti
mobili o esistenti)
e scarti
valuta-zione
2013
2014
2015
impianti in pieno esercizio
progettazione, autorizzazione e realizzazione
avvio dell’impianto
(fasi subordinate al conseguimento del 30% di raccolta differenziata)
per bioessiccato
(o sovvallo secco da selezione e FOS) e scarti
per scorie non recuperate
e scarti
7
(*) Progressivo sviluppo delle raccolte differenziate cautelativamente assunto ai fini del solo dimensionamento del
sistema impiantistico e in particolare della valutazione dei
fabbisogni di discarica.
9. Sviluppo dei Sistemi di Gestione Ambientale (SGA)
nelle attività di gestione dei rifiuti
L’introduzione di Sistemi di Gestione Ambientale (SGA) nelle
attività di gestione dei rifiuti rappresenta una significativa
opportunità per gli operatori del settore di procedere nel
cammino volto al miglior controllo e alla prevenzione degli
impatti legati alle proprie attività, consentendo inoltre alle
aziende stesse di operare nel settore e di posizionarsi sul
mercato in posizione di significativa rilevanza. La Regione
promuove ed incentiva strumenti di certificazione ambientale (art. 1).
10. Obiettivi PRGR secondo la Valutazione Ambientale
Strategica (VAS)
Al fine della redazione della VAS i criteri e gli indirizzi generali sono stati sintetizzati in una serie di obiettivi di carattere
ambientale ed obiettivi strategico - gestionali cui saranno
associati specifici indicatori per la definizione di target e per
il controllo in fase attuativa (monitoraggio del PRGR). Gli
obiettivi che sono stati individuati sono i seguenti:
SG
Valorizzazione delle più significative esperienze in ambito
regionale
SG
Garantire l’attuazione di politiche di pianificazione e strategie
programmatorie coordinate rafforzando la capacità di
pianificazione e programmazione degli enti locali anche
attraverso un riordino delle competenze ed una semplificazione
delle procedure
SG
Delineare un sistema gestionale che dia garanzia di sostanziale
autosufficienza
per i diversi ATO definiti dal Piano
SG
Attuazione del principio di corresponsabilità sull’intero ciclo di
vita dei rifiuti
SG
Garantire una gestione il più possibile unitaria dei rifiuti urbani
SG
Salvaguardare l’autosufficienza dello smaltimento a livello locale
introducendo disincentivi economici allo smaltimento fuori ambito
SG
Contenimento dei costi complessivi del sistema di gestione dei rifiuti
SG
Potenziamento forme di coinvolgimento e interazione tra enti
e diversi gruppi di interesse a livello locale anche attraverso
il ricorso ad accordi di programma con gli operatori per il
conseguimento degli obiettivi del Piano (es. recupero riutilizzo)
SG
Rilancio del processo di presa di coscienza da parte dei
cittadini della necessità di una gestione sostenibile dei rifiuti
SG
Riqualificazione ed adeguamento degli impianti esistenti in modo
da consentire il pieno soddisfacimento dei fabbisogni, limitando
l’ampliamento e la realizzazione di nuovi impianti non rispondenti
ai fabbisogni di trattamento registrati in ambito regionale
SG
Integrazione, per quanto tecnicamente possibile ed opportuno,
del sistema impiantistico di recupero e smaltimento dei rifiuti
urbani e di specifici flussi di rifiuti speciali
SG
Assicurare il trattamento e lo smaltimento di rifiuti speciali
prodotti in ambito regionale fatta salva l’opportunità di
prevedere, per particolari tipologie di rifiuti, soluzioni di
recupero e smaltimento a livello sovraregionale in modo da
conseguire l’adeguata scala dimensionale
SG
Ricorso al recupero energetico dei rifiuti o di prodotti del loro
trattamento nella misura consentita dalle opportunità offerte
dal sistema industriale regionale o delle regioni contermini
Æ Obiettivi ambientali - A
Æ Obiettivi strategico/gestionali - SG
A
Miglioramento delle prestazioni ambientali del sistema regionale di
gestione dei rifiuti e conseguimento di un impatto sistemico coerente con
il Protocollo di Kyoto attraverso la realizzazione di un sistema integrato
A
Riduzione della produzione di rifiuti e della loro pericolosità
A
Aumento dei livelli di intercettazione delle frazioni recuperabili dai
rifiuti attraverso la riorganizzazione dei servizi di raccolta
A
Ricorso al recupero energetico compatibilmente con le peculiarità
territoriali e le attuali dinamiche di produzione e gestione dei rifiuti in
ambito regionale
A
Minimizzazione del ricorso a discarica per i rifiuti non trattati
A
Minimizzazione del ricorso a discarica per i residui dei trattamenti
A
Utilizzo delle tecnologie di trattamento e smaltimento più appropriate
alla tipologia di rifiuto con ricorso alle Migliori Tecniche Disponibili
A
Individuazione di localizzazioni che consentano il contenimento delle
ricadute ambientali delle azioni del Piano attraverso il rispetto delle
previsioni degli strumenti di pianificazione territoriale
A
Favorire lo smaltimento dei rifiuti in luoghi prossimi a quelli di produzione
A
Distribuzione territoriale dei carichi ambientali
A
Limitazione dello smaltimento in discarica dei rifiuti speciali
assimilabili agli urbani in ragione delle loro elevate potenzialità di
recupero (materia od energia)
8
EVENTI
BONIFICA
SITI CONTAMINATI
La situazione in Abruzzo tra procedure d’infrazione e nuove politiche ambientali
di Donatella Mancini
Il Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo deve affrontare la difficile situazione territoriale dei siti contaminati,
interessata da una procedura di infrazione dell’Unione Europea. Il 26 Aprile 2007, la Terza Sezione della Corte Europea
ha condannato la Repubblica italiana al pagamento delle
spese per l’inadempimento delle Direttive comunitarie in
materia di rifiuti.
Da un rapporto del Corpo Forestale dello Stato (CFS), risalente al 2003, risulta che l’Abruzzo è una delle regioni con
la maggiore presenza di discariche abusive: 361 contro le
225 della Campania.
Ora, la Finanziaria del 2007 impone il pagamento del danno
erariale, derivante dalla mancata applicazione delle norme
comunitarie, direttamente agli Enti inadempienti. In altri
termini, se la Regione Abruzzo non risolve entro breve
questa gravosa situazione dovrà pagare all’UE una multa
pari a 60 milioni di Euro, “una cifra in grado - per dirla
con le parole dell’Assessore Caramanico - di far saltare
l’Assessorato all’Ambiente”.
Da una parte l’Abruzzo è considerata la regione verde d’Europa, dall’altra si trova a risolvere la complessa situazione
della gestione dei rifiuti, problematica che è stata affronta
con colpevole ritardo.
1
10
Sul tema della bonifica dei siti contaminati, la Regione
Abruzzo ha organizzato un convegno in collaborazione
con l’Ordine dei Geologi della Regione Abruzzo e l’Associazione Nazionale per la Difesa del Suolo (ADIS), svoltosi
all’Aeroporto di Pescara l’8 Giugno u.s.
Dopo gli interventi di Carlo Frutti, Presidente ADIS, che
ha posto la questione della mancanza di unità di intenti tra
i vari soggetti coinvolti, auspicando l’approdo ad un punto
di comune incontro, e Oscar Moretti, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Regione Abruzzo, secondo il quale è
necessario passare dall’emergenza alla pianificazione, anche
istituendo un Servizio geologico regionale, Franco Gerardini, Dirigente Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo,
ha presentato la sua relazione su “La programmazione
regionale nel settore dei siti contaminati”.
“I titolari dei procedimenti di bonifica - ha detto Gerardini rimangono i Comuni, per i quali la Regione ha stanziato
risorse per le indagini preliminari sui siti individuati dal
CFS con un contributo che copre fino al 60% dei costi,
inoltre ha creato un fondo di rotazione per i prestiti finalizzati alle opere di bonifica. La bonifica totale richiede
un investimento di 150 milioni di Euro, per ora la cifra a
disposizione è di 24 milioni di Euro. C’è da precisare, però,
che alcuni siti individuati dal CFS come discarica abusiva
sono in realtà semplici abbandoni o depositi incontrollati
di rifiuti. Da un’analisi più attenta risulta che ci sono sul
territorio abruzzese:
• 9 siti erroneamente censiti;
• 195 siti bonificati;
• 98 siti in cui sono ancora in corso le verifiche;
• 59 siti per i quali non c’è stata comunicazione da parte
dei Sindaci dei Comuni interessati.
La Regione Abruzzo al fine di evitare il pagamento della
salatissima ammenda, ma soprattutto per migliorare la
situazione dal punto di vista ambientale, si impegna a:
• approvare il nuovo Piano Regionale Gestione dei Rifiuti
entro il 2007;
• approvare il Piano Regionale di bonifica dei siti contaminati entro il 2008;
Abbiamo approfittato della presenza al Convegno, in qualità di relatore, del Senatore
Sauro Turroni, Presidente della Commissione Ministeriale per la Revisione del Testo
Unico Ambientale, per rivolgergli alcune domande su tematiche ambientali.
Senatore Turroni, abbiamo parlato della Legge 152 e delle modifiche in corso.
Quali sono i punti più deboli di questo Testo Unico sull’Ambiente?
Il sistema adottato delle Analisi di rischio non offre garanzie sufficienti, non risolve
i problemi. La Commissione di Revisione ha operato prima di tutto da un punto di
vista concettuale, stabilendo che l’attività di bonifica è la riparazione di un danno.
Partendo da questa premessa abbiamo ritenuto che ci possono essere due strade
parallele per risanare il sito contaminato:
• Bonifica con le tabelle, si tratta di una bonifica di carattere definitivo sulla
base della quale vengono risanati il suolo e le acque. Viene eseguita dal titolare
dell’area.
• Analisi di rischio, che prendono in considerazione un territorio sulla base della
situazione del momento. Questa soluzione comporta minori oneri per chi opera, ma nello stesso tempo è limitata poiché non realizza
una bonifica definitiva, ma fotografa una situazione soggetta a variazioni non prevedibili.
È necessario usare entrambi i metodi, nella consapevolezza che esiste una differenza sostanziale tra le due strategie.
La prima offre una garanzia totale, la seconda presenta dei limiti dal punto di vista temporale. Intendiamo anche favorire ed incentivare
il riuso dei territori bonificati in modo da evitare di invadere territori di nuovo insediamento. Questi sono solo alcuni dei temi sui quali
stiamo intervenendo, che ovviamente non esauriscono il contenuto di tutto il lavoro. Sono soddisfatto per quanto finora concluso, perchè
stiamo ottenendo dei consensi che all’inizio dell’attività non erano così scontati.
Sul fronte dei rifiuti e, quindi, delle conseguenti bonifiche, come si colloca la Regione Abruzzo nel panorama nazionale?
L’Abruzzo sul versante dei parchi e delle aree protette è sicuramente la regione leader; per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, invece, è
leggermente al di sotto della media nazionale, non presentando, però, le situazioni patologiche di alcune regioni del Sud. Per sua fortuna,
inoltre, l’Abruzzo non ha conosciuto la fase di industrializzazione degli anni ’60-’70, in cui era permesso inquinare in assenza di una
legislazione adeguata perché non esisteva ancora una coscienza ambientalista.
Questa regione non ha risentito delle vicende che hanno, invece, caratterizzato aree fortemente industrializzate come Porto Marghera. In
Italia persistono situazioni veramente drammatiche dove non si è sicuri di riuscire a bonificare totalmente il territorio, come a Priolo e
Augusta (ndr: sedi di un polo petrolchimico).
L’Abruzzo presenta una situazione più sana dal punto di vista ambientale, come testimonia la presenza di tanti parchi. Viceversa, nelle zone
interessate in passato da fenomeni di intensa industrializzazione, dopo aver visto la chiusura delle fabbriche, i territori sono abbandonati a
se stessi e non c’è possibilità di ulteriore sviluppo, mentre i costi da pagare, non solo economici, ma anche umani, sociali, sanitari, sono
altissimi; a testimonianza che non si trattava di vero sviluppo.
Torniamo sul “Progetto tracciabilità rifiuti”, di cui lei ha già fatto cenno nel corso del Convegno.
Nella Finanziaria 2007 il Governo ha stanziato fondi per un progetto finalizzato a contrastare la criminalità organizzata per il traffico illecito
dei rifiuti, fenomeno questo che costituisce un pericolo molto rilevante per la salute pubblica. Grazie anche all’uso di moderne tecnologie, il progetto ha conseguito notevoli risultati tanto che dovranno essere assegnate ulteriori risorse, al fine della sua implementazione.
Trattandosi di un progetto secretato per questioni di sicurezza nazionale, non è possibile fornire dettagli, ma si può affermare che, con
le azioni previste dal progetto, si potrà conoscere in maniera dettagliata il percorso fatto dai mezzi che trasportano rifiuti, dall’origine
al destinatario, anche attraverso l’abbattimento degli ostacoli burocratici e amministrativi, in modo di permettere alle Forze dell’Ordine
controlli più agili e immediati.
11
• reperire nuove risorse finanziarie;
• predisporre accordi di programma per la sperimentazione
di soluzioni tecnologiche innovative a basso impatto ambientale e per la riconversione di siti industriali dimessi;
• incentivare la collaborazione con Enti di ricerca, Università, Ordini professionali e Associazioni”.
L’intervento del Dott. Gerardini è stato seguito dalla relazione
del Senatore Sauro Turroni, Presidente della Commissione
Ministeriale per la Revisione del Testo Unico Ambientale.
“Far pagare le sanzioni comunitarie - ha detto - direttamente agli Enti locali afferma un principio di responsabilità. Si
tratta di una piccola norma, ma che produce una grande
ricaduta positiva. Stiamo tentando di modificare la Legge
152 attraverso dei Decreti legislativi correttivi: sono già stati
realizzati i primi due, il terzo è in corso d’opera, poi saranno
necessari gli ultimi due. Il primo, già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ripristina le Autorità di bacino. Il secondo
contiene un lavoro di correzione per quanto concerne la
parte relativa ai rifiuti e alle risorse idriche. Un obiettivo che
si pone l’attuale Governo è combattere i crimini ambientali;
a questo scopo è stato realizzato un progetto di <tracciabilità
dei rifiuti>, che consentirà di seguire tutto l’iter dei rifiuti,
1
12
abbattendo i vincoli burocratici. Tornando all’argomento
del convegno, la bonifica è la riparazione di un danno
ambientale che si articola su due livelli: tutela delle acque
e tutela dei suoli”.
“L’Analisi di rischio, introdotta dal Testo Unico ambientale, è
uno strumento insufficiente per la bonifica dei siti inquinati,
è necessario - ha concluso - andare oltre”.
Franco Campomizzi, Responsabile Ufficio Attività Tecniche
e d’Ingegneria della Regione Abruzzo, ha informato circa
la Delibera regionale 257, in vigore dallo scorso Marzo,
secondo la quale i Sindaci prima di rilasciare un permesso
di costruzione devono esigere un’indagine di qualità ambientale dal proprietario del terreno.
“Quaranta Comuni - ha precisato - non hanno ancora
provveduto a rimuovere l’abbandono in 59 siti, nonostante
il contributo della copertura del 60% delle spese da parte
della Regione Abruzzo”.
“I prelievi e le analisi devono essere effettuati da laboratori
competenti, preferibilmente indipendenti, secondo le metodiche ufficiali. In Abruzzo ci sono soltanto 2 laboratori - ha
concluso - in possesso di questi requisiti”.
Lucina Luchetti dell’A.R.T.A. Abruzzo, ha dichiarato che in
6 mesi l’A.RT.A. ha controllato 14 siti, ma soltanto 4 hanno
superato l’esame di idoneità ambientale.
Il Dott. Gianni Tognoni del Consorzio Mario Negri Sud ha
toccato un altro aspetto legato all’inquinamento ambientale,
quello della salute, citando i casi di Gela e Priolo (ndr: 2
Siti di Interesse Nazionale - S.I.N.).
“L’inquinamento causa danni alla salute dell’uomo - ha
detto - determinando anche un danno economico per la
spesa sanitaria”.
Di seguito ha preso la parola Giacomo di Giuseppe
dell’U.P.I. (Unione Province d’Italia). “L’inquinamento atmosferico - ha sottolineato - è competenza delle Province.
Sono state messe in atto delle campagne di sensibilizzazione
su questo tema, ma fatta eccezione per i Comuni della Provincia dell’Aquila, che hanno partecipato nella quasi totalità
alle riunioni indette, le restanti province si sono dimostrate
piuttosto latitanti con una presenza di Comuni pari a circa
il 30% del totale”.
Sergio Russi, geologo dell’Università degli Studi “G:
D’Annunzio” - DIGAT, ha informato circa la richiesta della
Regione Abruzzo rivolta al Ministero dell’Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare di inserire il sito Bussi (ndr:
Comune in provincia di Pescara dove il Corpo Forestale dello
Stato ha scoperto la presenza di una discarica di 185mila
mc di sostanze tossiche ) tra i Siti d’Interesse Nazionale.
Francesco D’Alessandro di Confindustria Abruzzo ha
riconosciuto i meriti dell’Assessore Caramarico, di cui ha
particolarmente apprezzato il Piano regionale di Gestione
dei Rifiuti.
“La tutela dell’Ambiente - ha detto - deve passare attraverso
la semplificazione dell’apparato amministrativo. Vige una
situazione di immobilismo, causata dall’incertezza normativa, infatti, nonostante siano passati 10 anni dal Decreto
Ronchi, i siti bonificati sono ancora pochissimi”.
È seguito l’intervento conclusivo dell’Assessore all’Ambiente
della Regione Abruzzo, Franco Caramanico . “La nostra
regione - ha affermato - è la più verde d’Europa, ora è
necessario dare un forte segnale ai cittadini di volontà di
cambiare strada per quanto riguarda la gestione dei rifiuti.
Il lavoro egregio che sta portando avanti Franco Gerardini
con il suo staff ci fa ben sperare di riuscire a sanare i danni
del passato”.
“La mancanza di una pianificazione ha instaurato un’emergenza perenne, ma ora con il Piano regionale della Gestione
dei Rifiuti e la Legge Urbanistica Ambientale stiamo uscendo - ha concluso - dalla fase di urgenza”.
13
1°
RAPPORTO COMPOST ABRUZZO
Il documento è stato presentato nell’ambito di un Convegno organizzato dal
Consorzio CIVETA all’interno del programma degli eventi celebrativi del decennale
di Alberto Piastrellini
Giovedì 19 giugno, presso la Sala
Consiliare del Comune di Cupello
(CH), è stato presentato ufficialmente
il 1° Rapporto Compost Abruzzo,
a cura del CIC (Consorzio Italiano
Compostatori), all’interno di un
apposito Convegno: “Dal rifiuto alla risorsa” che, oltre a promuovere
nella cittadinanza la consapevolezza
delle problematiche del riciclo e del
riutilizzo, è stato anche un privilegiato
appuntamento celebrativo dei 10 anni
di vita del Consorzio Intercomunale
del Vastese, Ecologia e Tutela dell’Ambiente, CIVETA.
A far gli onori di casa è stato il Vice
Sindaco, Pasquale Giulio, in rappresentanza del Sindaco Angelo Pollutri,
impossibilitato a partecipare.
“Il saccheggio scriteriato dell’ambiente e
delle sue ricchezze sta provocando danni incalcolabili - ha dichiarato il Vice
Sindaco nella sua prolusione - tuttavia,
qui a Cupello, la difesa dell’ambiente
ha trovato un terreno fertile grazie
all’interazione fra iniziative pratiche
e volontà politiche volte alla minimizzazione e alla riduzione degli impatti
delle attività umane”.
Nell’elencare le attività messe in campo
dall’Amministrazione comunale in questo senso: Agenda 21; implementazione
delle aree verdi; raccolta differenziata
porta a porta; Giulio ha voluto sottolineare particolarmente l’importanza
del Consorzio CIVETA: “il quale è un
ente interamente in mano pubblica,
amministrato nel totale interesse della
cittadinanza e dell’ambiente”.
A presentare brevemente gli importanti
obiettivi raggiunti dal CIVETA, è stato
il Presidente del Consiglio di Amministrazione, Antonio Marchioli, che ha
ricordato: “come questi primi 10 anni
di attività siano stati caratterizzati da
una continuazione volta a conseguire
obiettivi importanti nel territorio di
competenza”.
Fra i numeri presentati nella relazione
spiccano: i 30 Comuni serviti in un
territorio di 820 Km2, dove l’attività
prevalente è quella agricola, se si
1
14
escludono due importanti poli industriali ed una fascia costiera vocata al
turismo; circa 100.000 tonnellate di
rifiuti recuperati, di cui solo il 35%
resta al Consorzio, mentre il restante
65% viene inviato alle varie filiere
dedicate.
“Nei 10 anni di attività, il Consorzio
ha sempre aumentato la percentuale
di recupero - ha sottolineato Marchioli - passando da un conferimento di
18.000 tonnellate ad una quantità
pari a 100.000 tonnellate di rifiuti,
conseguendo risultati importanti circa
il recupero di materiali e il servizio di
pulizia del territorio”.
“Attualmente - ha proseguito - vogliamo implementare la raccolta
differenziata, il numero delle isole
ecologiche e la raccolta porta a porta
cercando di allineare i parametri locali
a quelli previsti,ormai, dalla Finanziaria 2007”.
Successivamente, a cura di Michele
Dell’Olio, Direttore Tecnico Amministrativo CIVETA, è stata svolta una
breve trattazione sul tema “Merci, scarti
e rifiuti”.
“Intervenire prima che lo scarto diventi
rifiuto - ha dichiarato Dell’Olio - questa
è la priorità!”
“Per realizzare questo obiettivo - ha
continuato - occorre che la cifra del
nostro operare, come professionisti
del settore, trovi riscontro nell’analogo operare di tutti gli altri attori della
filiera, Enti locali compresi ed organi
di controllo”.
Calando il discorso nella realtà relativa
al core business del CIVETA, relativamente alla produzione di compost, il
Direttore Tecnico Amministrativo ha
voluto puntualizzare come: “un territorio che si è dotato di un impianto
vocato alla produzione del compost
deve avere il vantaggio di rilevare la
maggior quantità di rifiuti”.
“L’invito a tutti gli attori - ha concluso è quello di formare un tavolo tecnico
dove normalizzare le dinamiche del
buon operare sul territorio”.
“Per ridurre la quantità di rifiuti nel
territorio - gli ha fatto eco Luigi Sammartino, Direttore CIVETA - occorre
operare su due fronti: da una parte
bisogna intervenire su accordi specifici
con i produttori, dall’altra è necessario
innescare nella più ampia comunità
civile, nuovi processi culturali”.
Ricordando come l’impianto di Cupello,
nel dedicarsi alla produzione di ammendante di qualità per l’agricoltura
abbia realizzato un doppio obiettivo
di efficacia industriale e risorsa per il
territorio, l’ing. Sammartino ha concluso ricordando che: “nei prossimi anni
contiamo di esprimere ulteriori azioni
innovative di efficienza nel merito della
strategia integrata regionale di gestione
dei rifiuti”.
Un plauso all’attività decennale del
CIVETA è venuto dal Dirigente regionale del Servizio Gestione Rifiuti,
Dott. Franco Gerardini, il quale,
nel suo intervento ha fatto il punto
della situazione circa il percorso verso
l’approvazione del redigendo Piano
Regionale dei Rifiuti.
“Chiaramente - ha detto Gerardini - il
nuovo Piano sarà uno strumento da
cui si dovrà partire per migliorare i
parametri di raccolta e gli standard
ambientali degli impianti abruzzesi”.
“L’urgenza - ha proseguito - è quella
di passare da un attuale diffuso conferimento in discarica, ad un maggior
recupero, riciclo, financo alla valorizzazione energetica della parte
residuale. Per questo occorre valorizzare i rapporti con le varie filiere del
recupero; CONAI e CIC”.
Sottolineando come una politica di sostegno del mercato del compost per la
valorizzazione degli ammendanti compostabili sia una priorità, Gerardini ha
ricordato come: “nella Regione Abruzzo la produzione di rifiuti aumenta in
maniera esponenziale, a fronte di un
aumento continuo dei costi”.
Accanto ad una diminuzione della produzione dei rifiuti e ad un sostanziale
aumento del riciclaggio, secondo il dirigente regionale, occorre lavorare per
introdurre dinamiche culturali diverse
nelle famiglie e nell’impresa e, proprio
per i professionisti del settore è arrivata una richiesta pressante: “l’invito
ai Consorzi operanti nel territorio di
riconvertire i sistemi di raccolta”.
Conclusa la sessione dedicata agli
interventi celebrativi del decennale
del Consorzio CIVETA, il Convegno
è proseguito con la sessione dedicata
espressamente al 1° Rapporto Compost della Regione Abruzzo, sessione
a cura dei vertici del Consorzio Italiano Compostatori (CIC).
Ad aprire i lavori è stato il Presidente
del Consorzio stesso, Leonardo Ghermandi, che ha iniziato il suo intervento
ringraziando gli amministratori della
Regione per l’Accordo di Programma
stipulato con il CIC e per le positive
conseguenze che questo avrà nel futuro del territorio.
Riorganizzare le dinamiche ed i rapporti con i Consorzi di filiera, ragionando
sulle varie tipologie di materiali, non
solo imballaggi, per dare più incisività al recupero finale, operare in un
contesto di norme chiare, puntare
sulla qualità del prodotto e sulla sua
certificazione, implementando allo stesso tempo l’impegno delle PP. AA. nella
direzione degli Acquisti Verdi, sono le
strategie indicate dal Presidente CIC per
incidere positivamente sulle dinamiche
volte alla riduzione dei rifiuti.
“Nel caso del compost - ha dichiarato
il Presidente Ghermandi presentando
il marchio di qualità del compost e
il marchio di qualità delle plastiche
compostabili - il marchio è la porta
d’accesso al mercato; la valorizzazione del prodotto finale che consente il
contenimento dei costi di gestione e la
competitività economica di processi
virtuosi”.
A cura di David Newman, Direttore
CIC, è stata svolta la relazione di presentazione del Rapporto stesso, a partire
da una disamina delle recenti politiche
ambientali nel settore rifiuti, passando
via via attraverso le tematiche specifiche del compostaggio come risorsa
nel quadro ambientale globale, della
Pubblichiamo un estratto del 1° Rapporto Compost Abruzzo relativamente alle considerazioni conclusive e suggerimenti operativi .
Al fine di promuovere il compostaggio e la corretta gestione dei rifiuti su tutto il territorio regionale, al termine di questo 1° RAPPORTO COMPOST ABRUZZO, si possono
individuare i seguenti Obiettivi e Strumenti di Azione, atti a perseguire i programmi
regionali nel settore:
- sviluppo di pacchetti formativi destinati ad utenze diversificate (tecnici comunali,
tecnici di impianto, tecnici appartenenti agli enti di controllo, liberi professionisti);
- corsi base sul compostaggio (principi generali, normativa, impiego del compost);
- corsi di approfondimento (normativa, progettazione, strumenti di marketing del
prodotto) e consulenza per la progettazione e pianificazione degli impianti;
- workshop, Seminari monotematici (GPP, Misura della Stabilità Biologica, Digestione
anaerobica, Trattamento Meccanico Biologico, Bioaerosol, ecc.), tenuti presso impianti
e/o strutture operative;
- organizzazione di eventi, manifestazioni, fiere, convegni;
- promozione di attività dimostrative e divulgative (fornitura di documentazione tecnica)
dei risultati inerenti l’utilizzo del compost di qualità su scala estensiva attraverso il
coinvolgimento degli operatori agricoli e delle associazioni di categoria
- mailing alle Associazioni di categoria e/o comunicati stampa, sul raggiungimento
di accordi e firma di contratti di programma con gli Enti Pubblici;
- analisi delle prestazioni degli impianti di trattamento biologico per il miglioramento
del processo e verifi ca del conseguimento degli standard di effi cienza;
- istituzione di Tavoli di lavoro permanenti tra impianti di compostaggio ed Ente Pubblico al fine di affrontare le tematiche del settore (normativa, presidi ambientali,
sistemi di controllo, problematiche di gestione, qualità delle raccolte differenziate,
qua-lità del compost prodotto);
- impegno attraverso la rete degli Osservatori sui rifiuti a sviluppare le azioni necessarie
affinché le amministrazioni pubbliche siano in grado di attuare la Legge 203 del 2003
sugli acquisti pubblici verdi per quanto riguarda la manutenzione del verde pubblico
utilizzando gli ammendanti compostati inseriti nell’elenco dei prodotti autorizzati;
- predisposizione di Elenco prezzi delle opere del verde e Capitolati tipo;
- individuazione, alla luce degli obiettivi di Kyoto (riduzione gas climalteranti, suolo
come carbon sink, ammendanti come vettore di energia immagazzinata nella sostanza
organica, ecc.), degli strumenti più idonei per riconoscere (anche mediante norme
regio-nali) agli ammendanti organici il giusto valore agro-nomico ed ambientale;
- dare esecuzione alle disposizioni normative contenute nel Piano di Sviluppo Rurale,
relative all’utilizzo di compost in agricoltura integrata o biologica;
- potenziamento delle raccolte differenziate in ambito urbano;
- predisposizione di un Progetto di Comunicazione Ambientale con l’obiettivo della
costruzione di un consenso sulla raccolta differenziata della frazione organica e alla
considerazione del compostaggio come un sistema produttivo di un bene (Attività
di Divulgazione, Formazione e Informazione);
- indagini sulla qualità merceologica dello scarto organico raccolto in modo differenziato;
- azioni dimostrative: realizzazione di orti e giardini biologici, in accordo con alcuni
Comuni con compost di qualità;
- realizzazione di strumenti didattici per le scuole (un cd didattico interattivo per scuole
primarie e secondarie; Titolo: Energia per la terra);
- corsi di formazione con le associazioni agricoltori (vedi Accordo tra Coldiretti e CIC);
- realizzazione di un manuale sulla sostanza organica dei suoli e sulla fertilità del
suolo;
- diffusione degli shoppers biodegradabili e compostabili per promuovere la RD in
materiale compo-stabile.
15
situazione attuale della raccolta differenziata secco/umido e del suo quadro
evolutivo in Italia, fino a calare la trattazione nello specifico della regione
Abruzzo, del suo quadro impiantistico
attuale e di prossima realizzazione, fino
all’impiego di ammendanti compostati
come risorsa strategica per il territorio
e relative azioni da promuovere.
Soprattutto su questi ultimi punti
operativi, si è soffermato Massimo
Centemero, Direttore Tecnico CIC
(ndr: per maggiori informazioni si
rimanda al box).
Avviandosi alla conclusione, il Convegno ha ospitato una sessione dedicata
alle domande e alle istanze del pubblico presente in sala.
Si è segnalato l’intervento del
Sig. Giovanni Bellia, imprenditore,
che ha presentato una macchina, di
cui detiene il brevetto, per refrigerare e
mettere sotto vuoto i rifiuti organici di
provenienza casalinga, al fine di ridurre
i rischi di cattivo odore, dispersione al
di fuori del cassonetto e preservare,
allo stesso tempo le caratteristiche dell’organico al fine di una sua successiva
compostabilità.
A conclusione della mattinata, il “bilancio” del Convegno è stato redatto dal
doppio intervento istituzionale degli
Assessori all’ambiente della Provincia
di Chieti, Nicola Petta e della Regione
Abruzzo, Franco Caramanico.
Quest’ultimo ha ribadito l’importanza
del “fare squadra” per superare la situazione abruzzese nel settore rifiuti.
“Sono soddisfatto dei primi due anni
di governo regionale - ha dichiarato
l’Assessore - il nuovo Piano Regionale
dei Rifiuti è quasi pronto e sarà uno
strumento normativo chiaro per tutti
coloro che si confrontano a vario titolo
con queste problematiche”.
“La gestione dell’immediato è ancora
piuttosto complicata - ha proseguito perché le nostre discariche sono in fase
di esaurimento e gli effetti del Piano,
non si faranno sentire subito”.
“Tuttavia - ha concluso - lo sviluppo sostenibile del territorio, la salvaguardia
1
16
dell’ambiente e della salute dei cittadini
sono le nostre priorità e per muoverci
in questo ambito, ogni nostra decisione
sarà garantita dalla massima trasparenza e dalla volontà di dare ascolto a
tutti i segmenti della società”.
foto di Alessandro Di Federico
INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO
“L’UNIVERSITÀ DELL’AMBIENTE”
Progetto di un Laboratorio per l’efficienza energetica
a cura di Donatella Mancini
Il CEA (Centro Educazione Ambientale) Majambiente, con
sede a Caramanico Terme (PE), e il CEA La Porta del Sole,
con sede a Fara San Martino (CH), intendono promuovere
un’attività di sensibilizzazione, informazione e formazione
sui temi dell’energia da fonti rinnovabili, dell’efficienza e
del risparmio energetico, valutati in funzione di specifiche
attività e del territorio sul quale operano gli stessi CEA.
Accanto ai temi principali verranno affrontati i seguenti
argomenti:
• la risorsa rifiuti;
• lo sviluppo sostenibile attraverso la responsabilità sociale
d’impresa;
• la mobilità e qualità dell’aria;
• l’architettura ecologica;
• il turismo sostenibile;
• la biodiversità;
• le variazioni climatiche;
• Agenda 21 locale.
Il progetto di educazione ambientale, denominato “Le migliori
energie per lo sviluppo sostenibile”, è rivolto ad un vasto target
di utenti: cittadini, studenti, insegnanti, turisti e alle imprese che
operano nei settori del turismo, dell’edilizia e dell’impiantistica.
Le linee guida del progetto si ispirano al Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile (2005-2014), proclamato
dall’Assemblea Generale dell’ONU nel Dicembre 2002, in
occasione del Vertice mondiale di Johannesburg, affidandone
la conduzione all’UNESCO.
Inoltre il progetto si inserisce negli obiettivi della Deliberazione di Giunta Regione Abruzzo n. 662 del 19 Giugno 2006
(Adesione al programma d’azione elaborato dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO) che riconosce la
centralità dell’educazione come strumento prioritario per il
raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile.
In Italia alcune aree sono state protette e la conservazione degli
ecosistemi è diventata il fulcro delle politiche di gestione del
territorio. Piccole perle naturalistiche ove si tenta di dimostrare
che la convivenza con la natura non solo è possibile, ma anche
vantaggiosa in termini sociali ed economici per le popolazioni che
abitano in quei territori. In una di queste aree, all’interno del Parco
nazionale della Majella, operano appunto i Centri di Educazione
ambientale delle cooperative Majambiente e La Porta del Sole.
Entrambe le Cooperative gestiscono dei Centri di Visita del
Parco nazionale della Majella, rispettivamente sul versante
orientale e occidentale.
I vari temi ambientali verranno affrontati e divulgati con diverse
modalità, attraverso opuscoli informativi, materiale didattico per
gli insegnanti, seminari, workshop ed iniziative pubbliche.
Per quanto riguarda il settore dei Rifiuti e della Raccolta
differenziata, verrà presentato uno studio di fattibilità realizzato anche sulla base dell’esperienza del Comune di Fara
San Martino che ha ottenuto il riconoscimento da parte di
Legambiente di “Comune riciclone” nell’ultimo biennio.
Nel progetto Mobilità e qualità dell’aria è inserita un’iniziativa rivolta ai turisti per usare la mountain bike.
Inoltre nel comprensorio di Caramanico Terme viene riproposto
il progetto associato di taxi collettivo, già sperimentato nel 2006.
Infine, le “Giornate verdi” in cui vengono effettuate delle escursioni urbane alla riscoperta del territorio di appartenenza.
Nel settore del Turismo sostenibile, l’obiettivo è di sollecitare le strutture ricettive ad intraprendere il percorso della
certificazione.
Questo progetto è da considerare un’ulteriore iniziativa a sostegno
delle attività svolte dal CEA capofila Majambiente, in linea con
le proprie finalità e con altri progetti di educazione ambientale,
finanziati dalla Direzione Ambiente, Turismo ed Energia della
Regione Abruzzo come H2O (sull’acqua); “Eco Scuola” (sulla
bioedilizia); “Sostieni la sostenibilità” (sul turismo sostenibile).
Concludendo, le finalità del progetto “Le migliori energie per
lo sviluppo sostenibile” si possono così riassumere:
• sensibilizzare la società civile ad un corretto e parsimonioso
uso delle risorse naturali, in particolare di quelle energetiche;
• contribuire a stimolare le Amministrazioni pubbliche,
aderenti al progetto, a firmare l’impegno comune per il
Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile;
• individuare dei punti comuni tra recupero edilizio, nuova
edilizia e risparmio energetico;
• diffondere nelle imprese del turismo il riconoscimento del
valore della sostenibilità;
• realizzare il progetto nell’ottica della replicabilità delle
iniziative;
• produrre materiale informativo e formativo sui temi affrontati.
Un panorama della Majella (foto di Fernando Di Fabrizio)
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EVENTI
1A CONFERENZA REGIONALE SULL’ENERGIA
di Iris Flacco
Energy manager della Regione Abruzzo
Da sinsitra il Direttore dei Servizi Antonio Sorgi, l’Assessore Franco Caramanico e la Dott.ssa Iris Flacco, Dirigente del servizio Energia
Il risparmio energetico, la certificazione ambientale, le politiche energetiche regionali: questi gli importanti temi dibattuti
nel corso della 1a Conferenza Regionale sull’Energia,
svoltasi a Pescara il 31 maggio scorso.
Come ha spiegato l’Assessore Regionale all’Ambiente e
al Territorio, Franco Caramanico: “il nostro obiettivo è
raggiungere entro il 2015 il 51% il fabbisogno regionale di
energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Le problematiche energetiche non possono essere disgiunte da quelle legate
alla tutela del territorio, si pensi, per fare solo un esempio,
all’incompatibilità tra gli impianti eolici e la tutela dell’orso.
Per questo nelle linee guida per l’eolico abbiamo individuato
i territori dove non è possibile realizzare impianti di questo
tipo. A questo punto la questione da affrontare sarà quella
di stabilire quale forma di compensazione dovrà essere
destinata ai Comuni delle aree vincolate”.
Al tema delle risorse energetiche si aggiungono quelli del
risparmio energetico e della riduzione delle emissioni in
atmosfera, da raggiungere attraverso l’utilizzo di nuove
tecnologie come quelle applicabili all’edilizia o le nuove
proposte derivanti dall’uso dell’idrogeno o del biodiesel.
La Regione Abruzzo/ARAEN è partner del Progetto comunitario PROBIO per la promozione del biodiesel sul territorio
regionale.
Il Progetto prevede, fra le altre azioni, la costituzione di un
gruppo di lavoro formato da stakeholders e portatori di interesse locali che definisca priorità ed obiettivi per l’ottimale
svolgimento delle attività di progetto.
I partner del progetto che ha visibilità internazionale oltre
alla Regione Abruzzo sono:
- l’Agenzia per l’Energia di Burgos (Spagna),
- l’Università degli Studi di Teramo,
- l’Agenzia Provinciale per l’Energia di Avila (Spagna),
- l’Amministrazione Provinciale di Huelva (Spagna),
1
18
- l’Ente per lo Sviluppo Locale di Burgos (Spagna),
- l’Agenzia per lo Sviluppo Locale della Slovenia,
- l’Università di Maribor (Slovenia).
Il Progetto, approvato dalla Commissione Europea, scadrà il
30 giugno 2009. Con il budget assegnato alla Regione Abruzzo -160.141 euro - saranno effettuate le seguenti azioni:
- incremento della produzione di materie prime per la
produzione del biodiesel
- organizzazione di corsi di formazione rivolti agli agricoltori
- implementazione di nuove iniziative di mercato che favoriscano l’uso del biodiesel da parte di utenti finali pubblici
e privati.
L’Abruzzo è oggi capofila di un progetto triennale del Ministero sull’utilizzo delle biomasse che ne prevede la raccolta,
il trattamento, la distribuzione, la commercializzazione, la
produzione di energia elettrica e termica e l’utilizzo negli
usi finali.
La Regione Abruzzo prevede di realizzare impianti medio/
piccoli promuovendo tre tipologie di filiera:
• La filiera di tipo aziendale che utilizza la biomassa derivata dalle attività legate alle imprese agricole, con la
realizzazione degli impianti presso le aziende stesse. Per
questa categoria di impianti è prevista l’emanazione di
un bando che finanzierà l’acquisto di impianti termici a
cippato con potenza fino a 500 KW;
• La filiera “composta” prevede la realizzazione di centri
di stoccaggio per la produzione di cippato da utilizzare in
impianti termici con potenza fino a 500 KW presso strutture pubbliche. Per questa filiera è prevista l’emanazione di
un bando dedicato all’acquisto di attrezzature necessarie
alla trasformazione del
materiale in cippato e
per l’acquisto della
caldaia a biomassa,
il cofinanziamento è
nella misura massima
del 60% dei costi ammissibili.
• La filiera “intergrata”
vede la collaborazione
tra aziende, consorzi,
ESCO e soggetti che
gestiranno autonomamente l’intera filiera
con la finalità di vendere calore alle utenze
pubbliche e private.
Un ambito di grande interesse è poi quello dei
cambiamenti climatici, affrontato nel corso della conferenza dal colonnello Guido Guidi del Servizio Meteorologico
dell’Aeronautica Militare: si tratta di un tema cruciale a cui
si collegano le varie problematiche legate alla tutela dell’ambiente, alla necessità dell’utilizzo di fonti rinnovabili e
all’educazione al risparmio energetico.
Altro punto di grande interesse è quello dell’innovazione
tecnologica nella rete dei carburanti, opportunamente trattata da Mario Taraborrelli, Direttore Generale dell’ENI, e
dall’ingegner Rovera, Responsabile del Centro Ricerche FIAT,
che da parte sua ha relazionato sulle tecnologie innovative
per la mobilità. Temi strettamente correlati tra di loro che
hanno posto le basi per l’importante progetto presentato
di recente a Berlino e siglato dall’Abruzzo, insieme con
altre regioni, con l’ENI e la FIAT, teso a sviluppare l’utilizzo dell’idrogeno attraverso la promozione sul territorio di
autovetture ibride a metano ed idrogeno.
Le strategie di pianificazione del Piano energetico regionale
sono state al centro dell’intervento del Prof. Roberto Cipollone dell’Università de L’Aquila. Gli obiettivi del Piano sono
stati calibrati perseguendo quelli nazionali e internazionali
nel settore dell’energia.
Obiettivi perseguiti nel Piano Energetico Regionale:
• Riduzione delle emissioni di gas serra del 6.5%rispetto
ai valori del 1990 entro il 2010;
• Risparmio energetico nel settore degli usi finali dell’energia, del 9% nell’arco di nove anni rispetto al Consumo
Interno Lordo di fonti fossili ed energia elettrica del
2006;
• Contributo del 12% delle Fonti Energetiche Rinnovabili
al CIL, da conseguirsi entro il 2010;
• Contributo del 5.75% entro il 2010 dei bio-combustibili al
consumo di fonti fossili
complessivo nel settore
dei trasporti.
Mi preme poi ricordare
che la nostra Regione
è partner ufficiale della
Campagna Energia
sostenibile 2005-2008
promossa dall’Unione
Europea, finalizzata al
raggiungimento degli
obiettivi di politica
comunitaria in materia
di fonti rinnovabili,
efficienza energetica,
trasporti puliti e combustibili alternativi.
Il nostro impegno è stato premiato attraverso un
importante riconoscimento, quello di Ambasciatore dell’Energia per l’Europa attribuito all’Assessore Franco Caramanico.
Le tabelle di seguito fanno riferimento al Piano Energetico
Regionale
La tabella riporta i valori calcolati nel 2006:
Anno 2006
Ktep
Consumo Interno Lordo Nazionale
202383
Intervento richiesto sulle FER a livello Nazionale (+5%)
+10119
Consumo Regionale Combustibili nell’autotrazione
KtCO2eq
1189
Emissioni di gas clima-alteranti
9493
Dai dati riportati nella tabella sopra, relativi all’anno
2006, derivano i quattro vincoli da imporre al Piano
in ottemperanza dei quattro impegni nazionali ed
internazionali richiamati:
Interventi richiesti entro il 2010
Ktep
Intervento richiesto sulle FER a livello regionale
+192
Intervento annuo richiesto sugli usi finali a livello regionale
-153
Intervento richiesto sui bio-combustibili a livello regionale
+68
Intervento richiesto sulle emissioni serra
KtCO2eq
-2226
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OSSERVATORIO RIFIUTI
POLITICHE ECOSOSTENIBILI NELLA
GESTIONE DEI RIFIUTI IN ABRUZZO:
L’OSSERVATORIO REGIONALE RIFIUTI (ORR)
La Regione Abruzzo con la L.R. 9.08.2006, n. 27 recante:
“Disposizioni in materia ambientale”, ha previsto all’art. 7,
l’istituzione di un Osservatorio Regionale Rifiuti, uno strumento
tecnico-amministrativo di supporto alle attività del Servizio
Gestione Rifiuti e che consentirà di elevare la qualità delle
politiche e degli interventi nella gestione del ciclo dei rifiuti.
Il Regolamento di organizzazione, approvato con DGR n. 1148
del 16.10.2006, infatti prevede, che l’O.R.R. è organo di consulenza ed assistenza della Giunta regionale per l’elaborazione e
la gestione del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR)
ed in particolare esercita le seguenti funzioni:
a. provvede, alla verifica annuale delle quantità dei rifiuti prodotte e conferite al servizio pubblico di raccolta e gestione
e della loro destinazione finale;
b. provvede, con riferimento ad ogni singolo Ambito Territoriale Ottimale (ATO) e Comune, alla verifica annuale delle
quote percentuali di rifiuti prelevate mediante la raccolta
differenziata, per l’accertamento del raggiungimento dei
livelli indicati nel PRGR;
c. certifica ed attesta annualmente i dati sulla produzione dei
rifiuti, sui risultati della raccolta differenziata e sui costi
applicati dai singoli impianti;
d. verifica i risultati quali-quantitativi ottenuti nel campo della
produzione del compost «grigio», del compost di qualità e
degli ammendanti;
e. avanza proposte per l’aggiornamento e l’ottimizzazione delle
modalità di rendicontazione della produzione dei rifiuti e
della raccolta differenziata;
f. avanza proposte alla Giunta regionale sulle modifiche e
sugli aggiornamenti da apportare al PRGR e, in generale,
sulle materie inerenti la gestione integrata dei rifiuti;
g. collabora con l’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti (ONR) e gli
Osservatori Provinciali Rifiuti (OPR), per le finalità previste
all’art. 10, comma 5, della L.93/01;
h. collabora con l’A.R.T.A. Abruzzo e con il Catasto regionale
per la realizzazione e l’aggiornamento di banche dati condivise in rete sulla gestione dei rifiuti;
i. può provvedere, su richiesta del Servizio Gestione Rifiuti,
all’ottimizzazione delle risorse economiche disponibili, all’elaborazione di programmi, proposte e pareri in materia
di gestione integrata dei rifiuti;
j. collabora con le Università e con gli Istituti di ricerca per
specifici studi di settore.
Sulla base di quanto indicato dal Piano Regionale di Gestione
dei Rifiuti, nello specifico per il comparto dei rifiuti speciali, al
fine di incentivare i rapporti tra i differenti comparti produttivi
e le attività di recupero e/o smaltimento, le azioni dell’O.R.R.
sono integrate dalle seguenti linee di intervento:
a. analisi dei costi di recupero e smaltimento;
b. analisi inerenti il posizionamento tecnologico di settori produttivi particolarmente critici sotto il profilo della produzione
dei rifiuti;
c. promozione di accordi e protocolli d’intesa, finalizzati
2
20
all’innovazione tecnologica per la riduzione della produzione dei rifiuti e all’adozione di corrispondenti soluzioni
organizzative e progettuali;
d. analisi di bilancio dei rifiuti prodotti dai comparti critici
(audit di settore);
e. studi settoriali su specifiche tipologie di flussi di materiali e
loro opportunità gestionali, in linea con gli indirizzi europei
in materia;
f. studi di fattibilità tecnico/economica per l’individuazione
di nuove soluzioni di recupero in riferimento a particolari
tipologie di residui.
3. L’O.R.R. dovrà redigere in modo sistematico ed informatizzato, entro il 30 giugno ed il 31 dicembre di ogni anno, un
rapporto contenente i dati relativi ai flussi di rifiuti ai singoli
impianti a supporto della pianificazione, nonché per:
ƒ illustrare l’attività svolta;
ƒ riferire sulla produzione annuale dei rifiuti in Abruzzo;
ƒ relazionare sullo stato dell’arte in materia di gestione integrata
dei rifiuti;
ƒ illustrare i risultati ottenuti nel campo della produzione del
compost «grigio», del compost di qualità e degli ammendanti;
ƒ illustrare i risultati ottenuti nel campo dell’utilizzo delle frazioni organiche per ripristini ambientali.
L’ORR è dotato di una la Segreteria tecnico-amministrativa
che:
• supporta l’attività del Coordinatore e del Comitato dell’O.R.R.;
• predispone documenti ed atti da sottoporre al Comitato;
• tiene rapporti con l’A.R.T.A., le Province, gli A.T.O., i Comuni
e gli altri soggetti coinvolti nella gestione integrata del ciclo
dei rifiuti;
• gestisce la parte amministrativa e finanziaria dell’O.R.R.
“L’attività dell’ORR è iniziata dal 1° luglio con l’assunzione
dei n. 3 collaboratori previsti e già sono stati avviati importanti
programmi che ci faranno fare un salto di qualità nell’organizzazione del sistema di gestione dei rifiuti. Già i primi di
ottobre l’ORR organizzerà in collaborazione con il CONAI un
importante evento sui temi del riciclo e sulle realtà industriali
esistenti in Abruzzo, siamo già in contatto con le scuole per avviare i programmi eco-didattici nell’ambito del prossimo anno
scolastico e si sta predisponendo un programma di formazione
per le RD domiciliari”, ha dichiarato il Dott. Franco Gerardini,
Dirigente del Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo.
L’ORR sta già curando il Rapporto sulle Raccolte differenziate 2006 e l’organizzazione del sistema di gestione dei dati relativi
ai flussi dei rifiuti (web application) in collaborazione con
l’ARTA Abruzzo, seguendo l’impostazione ed i programmi del
nuovo “catasto telematico” dell’APAT, consentendo la completa
informatizzazione delle procedure e semplificando le stesse.
Un buon viatico per le politiche di sostenibilità ambientale
nel settore dei rifiuti.
ECO-FINANZIAMENTI
L’ESTATE DEL SOLARE
La Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare,
promuove tre Bandi dedicati alle Pubbliche Amministrazioni e agli Enti Locali per l’implementazione del solare
a cura di Alberto Piastrellini
Ancora una volta la promozione delle
energie rinnovabili torna all’attenzione
del Ministero dell’Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare,
che con Comunicato nella Gazzetta
Ufficiale 01.06.2007 ha emanato tre
Bandi dedicati alle Pubbliche Amministrazioni e agli Enti Locali (con
una attenzione specifica alle Scuole),
finalizzati al co-finaziamento di interventi che prevedono l’installazione di
impianti per la produzione di energia
elettrica o di calore da fonte solare, in
attuazione del D. M. n. 1384 del 22
dicembre 2006.
Si ricorda che i Bandi sono a sportello, pertanto resteranno aperti
fino ad esaurimento dei fondi.
Bando “Il sole negli Enti Pubblici”
La Misura 1 del Programma Nazionale per la promozione dell’energia
solare, intende promuovere la realizzazione di impianti solari termici
per la produzione di calore a bassa
temperatura realizzati su edifici
pubblici, offrendo particolare sostegno agli interventi realizzati tramite il
meccanismo del finanziamento tramite
terzi.
Per l’attuazione della Misura 1 sono
destinate risorse finanziarie paria a
10.334.422,17 Euro, in gran parte
provenienti dai residui del precedente
Bando “Solare termico per Enti Pubblici
ed Aziende Gas” che viene contestualmente chiuso.
Possono presentare istanza di co-finanziamento le P. A. e gli EE PP, ivi incluse
le Società collegate o controllate dai
suddetti EE (art. 2359 e successivi del
C. C.) i quali siano proprietari o esercitino un altro diritto reale di godimento
o siano possessori o gestori, purché autorizzati dal proprietario, della struttura
edilizia oggetto dell’intervento.
La percentuale massima del contributo
pubblico concesso è pari al 50% del
costo assimilabile per l’investimento.
Tale percentuale è aumentata del 65%
nel caso in cui la quota del costo di
2
22
investimento a carico del soggetto
richiedente sia coperta attraverso finanziamento tramite terzi operato da
una ESCO (Energy Service Company),
accreditata presso l’Autorità dell’Energia Elettrica e del Gas ai sensi della
Deliberazione n.103/2003 e successiva
modifica 200/2004.
Le spese ammissibili costituenti il costo ammissibile d’investimento sono
riferibile esclusivamente alle seguenti
voci:
• Progettazione, direzione lavori, collaudo impianti;
• Fornitura dei materiali e dei componenti necessari alla realizzazione
degli impianti;
• Installazione e posa in opera degli
impianti;
• Eventuali opere edili strettamente necessarie e connesse all’installazione
degli impianti;
• Dispositivi per il monitoraggio delle
prestazioni del sistema.
Ogni singolo progetto dovrà prevedere
l’installazione di impianti solari di superficie captante non inferiore a 20 m2.
Tale superficie potrà essere raggiunta
dalla somma di più impianti singoli, a
condizione che la superficie minima
degli stessi sia non inferiore a 6 m2.
Bando “Il sole a scuola”
La Misura 2 del Programma Nazionale per la promozione dell’energia
solare, intende promuovere la realizzazione di impianti fotovoltaici sugli
edifici scolastici e, simultaneamente, l’avvio di un’attività didattica
volta alla realizzazione di analisi
energetiche e di interventi di razionalizzazione e risparmio energetico
nei suddetti edifici, tramite il coinvolgimento degli studenti.
Per l’attuazione della Misura 2 sono
destinate risorse finanziarie paria
4.700.000,00 Euro, in parte recuperati
da fondi non spesi da precedenti Bandi
nazionali sulle rinnovabili.
Possono presentare istanza di co-finaziamento i Comuni e le Province che
siano proprietari di edifici ospitanti
Scuole Medie Inferiori o Superiori con
le seguenti limitazioni:
Soggetto Richiedente
n. max. di progetti
presentabili
Comuni con più di 100.000
abitanti e Province
20 Progetti
Comuni con più di
50.000 abitanti e meno di
100.000 abitanti
10 progetti
Comuni con meno di
50.000 abitanti
5 progetti
La percentuale massima del contributo
pubblico concesso è pari al 100% del
costo ammissibile per l’investimento,
con un limite massimo pari a 10.000
Euro per edificio scolastico.
Le spese ammissibili, costituenti il costo
ammissibile d’investimento, sono riferibili esclusivamente alle seguenti voci:
• Progettazione,direzione lavori, collaudo degli impianti;
• Fornitura dei materiali e dei componenti necessari alla realizzazione
degli impianti;
• Installazione e posa in opera degli
impianti;
• Eventuali opere edili strettamente necessarie e connesse all’installazione
degli impianti;
• Spese sostenute dalla scuola per
supportare l’attività didattica di realizzazione delle analisi energetiche e
degli interventi di razionalizzazione
e risparmio energetico. Tale voce di
spesa sarà ritenuta ammissibile in
una misura massima pari a 1.000,00
Euro.
Possono essere ammessi al contributo
esclusivamente gli interventi d’installazione di impianti fotovoltaici, di
potenza nominale non inferiore a 1
KW e non superiore a 20 KW, realizzati su edifici scolastici di proprietà
pubblica.
La connessione degli impianti fotovoltaici alla rete elettrica di distribuzione,
attraverso al rete di utente – cioè la
rete elettrica della struttura edilizia cui
si riferisce l’intervento - costituisce ul-
teriore requisito obbligatorio ai
fini dell’ammissione al contributo.
È altresì obbligatorio ai
fini dell’ammissione al
contributo, che la titolarità del contratto
di fornitura di energia elettrica - che
identifica in maniera univoca la rete di
utenti - sia in capo
a organismi di diritto
pubblico.
Bando
“Impianti
fotovoltaici di alto
pregio architettonico/
paesaggistico ed elevata
replicabilità negli edifici
pubblici”
La Misura 3 del Programma Nazionale per la promozione dell’energia
solare, finanzia le PP AA e gli EE PP
per la realizzazione di impianti solari
fotovoltaici, completamente integrati in complessi edilizi secondo
criteri di replicabilità che risultino
funzionali alle tipologie edilizie
proprie del territorio e delle zone
in cui verrà realizzato l’impianto
stesso.
Per l’attuazione della Misura 3 sono
impegnate risorse finanziarie pari a
2.628.559,85 Euro.
Possono presentare domanda di contributo i seguenti soggetti:
• I Comuni Capoluogo di Provincia;
• I Comuni in cui insistano territori
facenti parti di aree naturali protette
di valenza nazionale o regionale di
cui alla Legge n. 394/1991;
• Le Province;
• Le Università statali e gli Enti Pubblici
di ricerca.
La percentuale massima del contributo
pubblico concesso è pari al 50% dei
costi ammissibili relativi all’impianto. Il
sistema di monitoraggio e telecontrollo è, invece, interamente a carico del
Ministero dell’Ambiente e della Tutela
del Territorio e del Mare, fino ad un
limite massimo pari al 5% del costo
ammissibile.
Le spese ammissibili che costituiscono
il costo d’investimento sono riferibile
esclusivamente alle seguenti voci:
• Progettazione,direzione lavori, collaudo degli impianti;
• Fornitura dei materiali e dei componenti necessari alla realizzazione
degli impianti;
• Installazione e posa in opera degli
impianti;
• Eventuali opere edili strettamente necessarie e connesse all’installazione
degli impianti;
• Installazione e gestione del sistema
di acquisizione e teltrasferimento
dati per l’analisi delle prestazioni
dell’impianto.
In virtù dell’alto valore degli impianti,
viene stabilito un limite massimo per il
costo ammissibile di 8.500,00 Euro/KWp
installato.
Al fine di dimostrare la notevole versatilità e le potenzialità estetiche dei
generatori fotovoltaici, l’impianto, nel
caso di nuove costruzioni o di ristrutturazioni straordinarie, dovrà essere
ideato e progettato assieme all’invo-
lucro stesso dell’edificio o
dell’elemento di arredo urbano. Nel caso di interventi
“retrofit”, invece, i progetti dovranno comunque
essere caratterizzati
da un elevato grado
di armonizzazione
estetico/architettonica del generatore.
In entrambi i casi il
progetto dovrà tenere nella massima
considerazione le caratteristiche peculiari
del contesto territoriale
in cui la realizzazione si
inserisce.
Ogni singolo progetto dovrà prevedere l’installazione
di impianti fotovoltaici, connessi
in rete, di potenza compresa fra 1
e 50KWp.
La connessione degli impianti fotovoltaici alla rete elettrica di distribuzione,
attraverso al rete di utente – cioè la
rete elettrica della struttura edilizia cui
si riferisce l’intervento – costituisce
ulteriore requisito obbligatorio ai fini
dell’ammissione al contributi.
È altresì obbligatorio ai fini dell’ammissione al contributo, che la titolarità del
contratto di fornitura di energia elettrica
- che identifica in maniera univoca la
rete di utente - sia in capo a organismi
di diritto pubblico.
Per ulteriori informazioni circa le modalità procedurali e i tempi di scadenza
per la presentazione delle domande,
nonché per la consultazione integrale
dei Bandi, Allegati compresi, si rimanda al Sito del Ministero dell’Ambiente
e della Protezione del Territorio e del
Mare: www.minambiente.it
23
C.I.V.E.T.A.
PASSATO, PRESENTE E
FUTURO DEL CONSORZIO
di Donatella Mancini
Ing. Luigi Sammartino
Il C.I.V.E.T.A. (Consorzio Intercomunale
del Vastese Ecologia e Tutela dell’Ambiente) è nato nel 1985 a seguito della
deliberazione del Consiglio Regionale
d’Abruzzo per l’istituzione del Consorzio
tra i comuni di Vasto, San Salvo, Cupello, Monteodorisio, Casalbordino, Pollutri
e Villalfonsina, a cui si è aggiunto in
seguito il comune di Scemi.
Scopo del Consorzio era la gestione dei
rifiuti solidi urbani del territorio pertinente.
Da oltre 20 anni, il C.I.V.E.T.A. gestisce
l’impianto consortile di Valle Cena di Cupello per la produzione di compost.
Siamo andati a visitare l’impianto per conoscere più da vicino questa importante
realtà e avere ragguagli sui servizi offerti
dal Consorzio e sul ciclo di produzione
del compost.
A fare gli onori di casa, rispondendo
alle nostre domande, l’Ing. Luigi Sammartino, Direttore generale, supportato
dall’Arch. Michele Dell’Olio, Direttore
amministrativo, che ha voluto introdurre
l’argomento, precisando la differenza che
passa tra scarto e rifiuto, nonostante questa distinzione non sia ancora stata fatta a
livello legislativo. “Il cittadino - ha detto
Dell’Olio - produce gli scarti, solo ciò che
finisce in discarica è rifiuto”.
“La raccolta differenziata recupera
scarti, ma la riduzione della produzione
dei rifiuti non può incidere sulla diminuzione della produzione degli scarti,
governata da leggi sulle quali non si
può intervenire (ndr. non si possono
ridurre i consumi). La raccolta differenziata produce una diminuzione
del rifiuto nel momento in cui lo scarto
viene trasformato in materia riciclabile.
Il Consorzio si pone come passaggio tra
la produzione di scarti e la produzione
di rifiuti: l’azione che ci caratterizza è
la produzione di compost”.
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Ing. Sammartino, quali sono i servizi
offerti dal consorzio C.I.V.E.T.A.?
I principali servizi offerti dal consorzio
sono quelli relativi al trattamento e compostaggio dei rifiuti solidi urbani anche
conferiti in modo differenziato oltre alla
valorizzazione dei rifiuti secchi derivanti
dalla raccolta differenziata dei comuni
consorziati. Fa parte del polo impiantistico di Valle Cena anche una discarica
di supporto agli impianti che recepisce
gli scarti non trattabili da avviare a smaltimento definitivo non più suscettibili di
recupero o valorizzazione.
I servizi si completano con la gestione
dell’igiene urbana integrata per alcuni
Comuni consorziati, ovvero la raccolta
dei rsu e lo spazzamento stradale. Inoltre, il consorzio gestisce una piattaforma
ecologica di tipo “B” per la valorizzazione dei rifiuti secchi (carta, plastica, vetro
ecc.) da raccolta differenziata, la cernita
e l’imballaggio dei materiali da avviare
alle rispettive filiere CONAI e un centro
mobile per la raccolta dei rifiuti prodotti
da attività agricole. Il bacino d’utenza
complessivo è di circa 100.000 abitanti,
costituiti dagli 8 Comuni consorziati e
dalle 2 Comunità montane del medio
e alto vastese per un totale di circa
30 Comuni serviti. Negli ultimi anni, a
questi, si sono aggiunti anche comuni
extra ATO, che per necessità ed indisponibilità nei propri ambiti territoriali
di competenza di impianti dedicati per
il compostaggio, conferiscono al nostro
impianto le frazioni biodegradabili per
produzione di ammendanti di qualità.
Quanta importanza riveste il fatto
che il C.I.V.E.T.A sia entrato a far
parte del C.I.C. (Consorzio Italiano
Compostatori) ?
Il rapporto di collaborazione con il Consorzio Italiano Compostatori rafforza la
posizione del consorzio C.I.V.E.T.A.
nell’ambito della produzione e commercializzazione del compost a marchio di
qualità. L’Accordo di programma (ndr.
vedi numero Marzo 2007) stipulato
tra Regione Abruzzo e CIC prevede
una serie di iniziative finalizzate alla
promozione dell’utilizzo delle frazioni
organiche compostate in agricoltura.
Probabilmente, in futuro, ci sarà anche
la possibilità di accedere a finanziamenti
per l’utilizzo del compost in ambito
agricolo e si aprirà l’opportunità di
utilizzarlo anche nelle filiere agroenergetiche e di produzione di energia
rinnovabile. Il 19 Giugno a Cupello
è stato presentato il primo rapporto
compost Abruzzo 2007 con la presenza del presidente del CIC Ghermandi,
dell’assessore all’ambiente Caramanico,
David Newman e Massimo Centemero.
Nell’occasione il C.I.V.E.T.A. ha celebrato anche il decennale di apertura degli
impianti avvenuto nel 1997.
Parliamo in maniera più dettagliata
della produzione di compost
L’impianto del consorzio C.I.V.E.T.A.
ha effettuato l’iscrizione al registro dei
fertilizzanti secondo l’ultima normativa
di settore. Questo è importante perché
colloca il compost del C.I.V.E.T.A.,
quello prodotto da matrici differenziate all’origine, come un compost di
qualità con tutti i requisiti previsti dalla
stringente normativa vigente in tema
di fertilizzanti. Chiaramente, oltre a
produrre compost di qualità vi è anche
una linea di produzione di compost grigio, così denominato perché deriva da
frazioni organiche non selezionate alla
fonte ma selezionate meccanicamente
in impianto. Questo tipo di compost
di seconda scelta detto “FOS” potrà
essere utilizzato per la bonifica di aree
di discarica o degradate, ma soprattutto si potrà convertire parte della filiera
del trattamento rifiuti indifferenziati in
una filiera di produzione energetica,
integrando l’attuale linea di selezione
meccanica con la digestione anaerobica per lo sfruttamento energetico, sotto
forma di biogas, della frazione organica
dei rifiuti e la sua successiva valorizzazione energetica. Oltre alla produzione
del compost, tipico esempio di recupero
di materia da rifiuti, in futuro sarà possibile anche lo sfruttamento della parte
secca che oggi viene smaltita in discarica in una misura del 50% del totale
di tutti i rifiuti conferiti all’impianto per
la produzione di combustibili derivati
da rifiuti CDR. La Regione Abruzzo, a
tal proposito, ha stipulato un Accordo
di programma, parallelo a quello del
compost, con alcuni impianti di settore, come i cementifici, che potrebbero,
nel breve periodo, essere disponibili a
ritirare parte del CDR (Combustibile
Derivato da Rifiuti) prodotto dagli impianti di trattamento rifiuti per essere
riutilizzato a fini energetici. Quindi il
campo d’azione del C.I.V.E.T.A. viene a
suddividersi tra un settore tradizionale
e un altro innovativo e sperimentale a
forte contenuto tecnologico. Tutti i rifiuti recuperabili, (ingombranti, ferrosi,
secchi, carta, plastica e vetro) seguono
i percorsi stabiliti dal CONAI, per cui
non accedono ad un regime di libero
mercato, ma vengono avviati ai Consorzi nazionali, così detti di filiera, come
previsto dal D.Lgs. N°152/2006.
Quali sono i futuri progetti del
C.I.V.E.T.A?
In primo luogo, i progetti di potenziamento dell’attività principale, quindi del
sistema di trattamento dei rifiuti solidi
urbani, integrandoli opportunamente
con le nuove forme di recupero di energia da rifiuti sotto forma di biogas, dal
momento che le leggi in vigore hanno
fortemente disincentivato la combustione
ed il recupero energetico dei rifiuti inorganici (secchi) ed hanno invece fortemente
incentivato il recupero di energia da rifiuti
biodegradabili, tipicamente organici. Puntiamo, quindi, ad ottenere compost, ma
dopo aver estratto dalle biomasse anche
energia rinnovabile, sotto forma di biogas
ed energia elettrica. Un altro elemento di
forte propulsività del Consorzio sarà la
produzione energetica da CDR finalizzata
alla successiva essiccazione termica dei
fanghi civili. Non è escluso che nei prossimi anni il Consorzio possa, nella logica
di diminuire drasticamente i rifiuti conferiti
in discarica, potenziare anche il sistema di
recupero energetico dalla frazione secca.
Tra i nostri obiettivi c’è anche quello di
riuscire ad incentivare il conferimento
dei fanghi provenienti dagli impianti di
depurazione civile. Anche questo nella
logica di produrre energia sia tramite i sistemi di digestione anaerobica sia tramite
sistemi di essiccamento termico, correlati
ad un utilizzo di questi stessi fanghi nel
campo della produzione di ammendanti
e di compost di qualità.
I fanghi non possono più essere smaltiti
in discarica e devono essere trattati in
impianti dedicati.
Quali sono i benefici che C.I.V.E.T.A.
porta all’ambiente?
I benefici all’ambiente sono indiscutibilmente quelli derivanti dall’utilizzo
parsimonioso della discarica e l’allungamento della sua durata, evitando
la necessità di richieste immediate di
nuove volumetrie. Ne deriva anche la
diminuzione di gas serra emessi in atmosfera per via del recupero di biogas
e la diminuzione dell’impatto ambientale in quanto in discarica finiscono solo
rifiuti non biodegradabili a bassa produzione di odori molesti e percolati. Ma il
beneficio all’ambiente è conseguente so-
prattutto all’implementazione di sistemi
di controllo e monitoraggio ambientali
sempre più accurati, attraverso un
sistema di gestione ambientale molto
trasparente che prevede annualmente la
comunicazione dei principali parametri
di riferimento ambientale dell’impianto:
controllo delle acque sotterranee, controllo del microclima; controllo delle
acque di falda; controllo dell’atmosfera
intorno all’impianto. Uno dei progetti
che stiamo mettendo in atto, legato alla
diminuzione dell’impatto ambientale, è
quello dell’implementazione di un
DOCUP regionale che prevede l’adeguamento impiantistico della sezione
di depurazione e filtrazione delle aree
di processo secondo i dettami della
DGR 400/2004 e s.m.i., che prevede
una captazione completa di tutte le
aree di lavorazione con un sistema di
biofiltrazione per un miglioramento sia
dell’impatto ambientale dell’impianto
verso l’esterno, ma soprattutto di una
tutela verso i lavoratori addetti alla lavorazioni e trattamento dei rifiuti
Consorzio Intercomunale C.I.V.E.T.A.
C.da Valle Cena, 1 - 66051 Cupello (CH)
Tel. 0873 318335 - fax 0873 319779
www.civeta.it - [email protected]
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ACIAM SPA
ACIAM
RINNOVA
IL
CDA
L’Azienda Consorziale di Igiene Ambientale Marsicana ha rinnovato
il suo Consiglio di Amministrazione: intervista al nuovo Presidente
di Alberto Piastrellini
Privilegiato interlocutore - tanto per i soggetti pubblici, quanto per quelli privati - per tutte le attività di raccolta rifiuti,
spazzamento stradale, gestione impianti di smaltimento e
recupero, consulenza e servizi alle imprese, nel territorio
marsicano, dal 1990 è attiva Aciam Spa, Azienda Consorziale di Igiene Ambientale Marsicana, che serve 26 Comuni,
per un bacino d’utenza di 101.000 abitanti.
L’azienda si avvale di personale specializzato, automezzi,
attrezzature ed infrastrutture, impianti di smaltimento e
di stoccaggio autorizzati, laboratori di analisi accreditati
e segue costantemente l’evoluzione in atto delle normative
in materia di gestione dei rifiuti, fornendo ai propri clienti
servizi moderni ed aggiornati ed assistenza nel rispetto della
normativa vigente.
Lo scorso 20 giugno, nel rispetto degli adempimenti statutari,
la Società di Avezzano ha rinnovato le cariche istituzionali
(ndr: per le quali si rimanda all’apposito box) e, dalla votazione, è uscito vincitore l’avvocato Luigi Ciaccia, nuovo
Presidente ACIAM.
In occasione di una visita di cortesia all’indomani dell’insediamento ufficiale, gli abbiamo rivolto alcune domande per
meglio conoscere ed apprezzare le nuove strategie operative
della Società nonché gli obiettivi futuri.
Dott. Ciaccia, intanto auguri per la recente nomina. Può
raccontarci qual è lo stato dell’arte della gestione dei
rifiuti nel territorio servito dalla Vostra società?
Attualmente la situazione nel settore della raccolta rifiuti si presenta estremamente variegata; ci sono Comuni che continuano
la gestione in economia dei servizi di raccolta, altri che si sono
affidati alla nostra società, altri ancora che si servono di società
private. Per quanto concerne il settore dello smaltimento, la
maggior parte dei Comuni marsicani conferisce negli impianti
gestiti da Aciam, mentre la restante parte del territorio (poco
più del 15%) fa riferimento ad impianti di altri gestori.
In che modo Aciam intende agire per fronteggiare questa
estrema frammentazione nella gestione dei rifiuti e come
si pone rispetto alle indicazioni contenute nel Piano regionale circa la necessità di individuare un unico soggetto
per la gestione dei rifiuti urbani nella Provincia?
Aciam è la società creata dai Comuni marsicani, con la partenership di importanti aziende private, per la soluzione delle
problematiche legate alla gestione dei rifiuti nella Marsica. I
comuni costituiscono parte integrante di tale Società e detengono la maggioranza del capitale sociale; da tali premesse
discende che la nostra Società ha tutte le carte in regola per
recitare un ruolo primario nella individuazione del gestore
unico per il sub-ambito marsicano, ed in tal senso vanno
interpretati gli sforzi messi in campo dalla nostra azienda,
per trovare un accordo con le altre società pubbliche e
private agenti sul territorio. Solo successivamente sarà pos-
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sibile pensare ad una unificazione nella gestione dei rifiuti
sull’intero territorio provinciale e quindi soddisfare i dettami
che provengono da direttive comunitarie prima che dalle
normative regionali.
La dotazione impiantistica del territorio è sufficiente
a garantire una gestione ottimale del ciclo integrato
dei rifiuti?
Al momento i nostri impianti di smaltimento stanno effettuando il trattamento meccanico dell’RSU preliminare alla
messa a dimora in discarica; questa procedura, non ancora
obbligatoria per legge, riesce a ridurre sensibilmente la
quantità di rifiuto che finisce in discarica recuperando
preziosa volumetria disponibile. Questa riflessione mi dà
l’occasione per comunicare l’apertura del nuovo impianto di
stabilizzazione della frazione organica sorto in località Borgo
Incile di Avezzano, realizzato dalla Società Eco-compost di
cui Aciam detiene una consistente quota del capitale sociale. A tale struttura verrà affiancato nel giro di un anno,
un ulteriore impianto per il trattamento e stabilizzazione
della frazione organica dell’RSU, i cui lavori di realizzazione
sono iniziati nel mese di Luglio. Si tratta di un notevole ed
impegnativo investimento per un’opera che contribuirà a
risolvere in modo definitivo le problematiche relative allo
smaltimento dei rifiuti nella Marsica, ed in prospettiva, nell’intero territorio provinciale. Con l’entrata in esercizio di
questo nuovo impianto sarà possibile, infatti, procedere al
recupero anche della frazione organica del rifiuto umido
raccolto in modo differenziato per la produzione di compost verde da utilizzare in agricoltura. Ad esso certamente
dovranno essere affiancati altre tipologie di impianti che si
occupino della lavorazione dei rifiuti sia a monte che a valle.
Mi riferisco al potenziamento delle raccolte differenziate e
quindi della prossima realizzazione di una rete integrata di
Stazioni e Piattaforme ecologiche, capaci di effettuare un
pre-trattamento dei rifiuti riciclabili prima di avviarli alle
industrie della filiera del recupero attraverso l’adesione al
sistema nazionale del riciclaggio.
Stazioni e Piattaforme ecologiche (al momento già esistenti
nel Comune di Aielli per i rifiuti urbani e di Cerchio per i
rifiuti agricoli), saranno realizzate da Aciam nei Comuni di
Trasacco, Carsoli, Lecce nei Marsi ed Avezzano, utilizzando
i fondi messi a disposizione dal P.T.T.A 2006-2008, con la
collaborazione ed il contributo dei Comuni stessi e delle Comunità Montane agenti sul territorio. Certamente, a chiusura
del ciclo ideale della gestione dei rifiuti, sarebbe necessaria
la realizzazione di impianti di termo-valorizzazione, per il
recupero di energia da quella parte dei rifiuti che gioco
forza non può garantire il recupero di materia. Tale scenario è però piuttosto lontano nel tempo e per ora quello del
termovalorizzatore rimane un discorso prematuro sia per
motivi di dimensionamento che di localizzazione.
Qual è la situazione della raccolta differenziata nella
Marsica e quali sono gli strumenti che si intendono
utilizzare per migliorarne l’efficacia?
La raccolta differenziata nella Marsica è stata avviata nell’anno 2000 con la partnership delle Comunità Montane
Marsica 1 e Valle del Giovenco; ad oggi è estesa a tutti i
25 Comuni soci di Aciam con un bacino di utenza di oltre
100.000 abitanti. La modalità di raccolta in essere è quella
a cassonetto stradale monomateriale per carta e plastica, e
campane multimateriale per vetro ed alluminio. Sono altresì
attivi servizi di raccolta ingombranti a domicilio o attraverso
le stazioni ecologiche esistenti. Le percentuali di raccolta
differenziata raggiunte, seppur in continuo aumento, sono
al sotto del 20% e comunque in linea con la media provinciale. Le prospettive per il futuro sono molto incoraggianti
grazie all’implementazione di una serie di iniziative che
abbracciano il settore impiantistico e quello delle raccolte.
Sarà fondamentale la realizzazione e l’apertura delle stazioni e piattaforme ecologiche di cui abbiamo già parlato,
in quanto permetteranno il conferimento diretto dei privati
e l’organizzazione a costi contenuti di raccolte domiciliari
presso negozi, centri commerciali, artigiani e altre aziende.
Accanto a servizi di raccolta dedicati alle realtà imprenditoriali di zona, saremo in grado di organizzare servizi porta
a porta presso le utenze domestiche, con un inevitabile
miglioramento sia della quantità che della qualità di materiale avviato a riciclaggio. La realizzazione dell’impianto di
selezione/trattamento di Aielli ci darà la possibilità di introdurre la raccolta del rifiuto organico sia presso le famiglie
che presso le aziende di ristorazione.
Ma soprattutto riusciremo a dare una risposta alle esigenze
di smaltimento degli scarti agro-alimentari derivanti dalle
lavorazioni agricole del Fucino.
Fondamentale a questo punto sarà l’opera di informazione
e sensibilizzazione delle utenze attraverso campagne di comunicazione mirate alle scuole, alle associazioni culturali,
alle associazioni di categoria, utilizzando tutti i canali di
informazione disponibili sul territorio: stampa, pubblicità
televisiva, info-point, lezioni scolastiche, organizzazioni
giornate ecologiche ed altro. Visto tali presupposti non è
difficile ipotizzare che le percentuali di raccolta potrebbero
raggiungere o addirittura superare gli obiettivi fissati dal
nuovo Piano Regionale Rifiuti pari a 50-60% di recupero.
Quali prospettive esistono per il futuro e quali obbiettivi si intendono perseguire e attraverso quali
strategie?
Le prospettive per il medio-lungo periodo sono senz’altro
positive, in quanto la realizzazione dell’impiantistica necessaria, permetterà una gestione razionale e serena delle attività
di recupero e smaltimento rifiuti sul territorio Marsicano.
Nel futuro più prossimo sarà necessario mettere in campo
il massimo impegno, lavorando a stretto contatto con i sindaci di tutto il territorio marsicano, al fine di traghettare la
Marsica da un realtà basata essenzialmente sullo smaltimento
ad uno scenario che privilegi la raccolta differenziata ed il
riciclaggio.
La vostra è una società consorziale di igiene urbana
che vede la partecipazione di aziende private e soggetti
pubblici agenti sul territorio; come vede la sinergia tra
pubblico e privato nella gestione di servizi pubblici
indispensabili quali la raccolta e lo smaltimento dei
rifiuti?
Le due tipologie di attori presenti nella compagine sociale
hanno caratteristiche e danno garanzie diverse che se ben
contemperate possono rappresentare la formula vincente
per raggiungere gli obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità nella gestione.
In particolare la compagine pubblica ha il compito di salvaguardare gli interessi delle comunità locali, dei cittadini, dei
Comuni, come è auspicabile che avvenga sempre quando
si ha a che fare con servizi di pubblico interesse. D’altro
canto la presenza di soggetti privati dona alla struttura quella
elasticità e quella efficienza organizzativa capace di garantire
una sostenibilità economica tipica del settore privato. Inoltre
nel caso specifico i nostri partner sono aziende leader nel
settore della gestione dei rifiuti, dell’energia e dell’ambiente
in generale, e quindi l’esperienza ed il know-how che sanno
trasmetterci rappresenta un’arma vincente nelle quotidiane
attività di gestione.
NUOVO CDA ACIAM
Presidente:
Vice Presidente
Consiglieri
Luigi Ciaccia
Vincenzo Gallese
Bernardini Gianclemente
Di Carlo Umberto
Di Natale Giuseppe
Sciarretta Alfonso
Torelli Alberto
Azienda Consorziale Igiene Ambientale Marsicana
Via Oslavia 6 67051 Avezzano (AQ)
Tel 0863 441345 - 444261 Fax 0863 440651
Numero Verde: 800 220403
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TERAMO AMBIENTE SPA
IMPIANTI TERMICI: IMPORTANZA DELLE VERIFICHE
Dall’esperienza di Te. Am. le migliori professionalità per conseguire
risparmio energetico e minimizzazione degli impatti ambientali
a cura di Pierangelo Stirpe
Direttore dei Servizi Teramo Ambiente
Il servizio di Verifica Impianti Termici
ha come fine quello di ottimizzare il
rendimento degli impianti, diminuire
il consumo di energia e garantire la
sicurezza degli utenti.
Nel nostro Paese la normativa vigente
è la seguente:
1. Legge 9 gennaio 1991 n. 10 “Norme
per l’attuazione del Piano Energetico Nazionale in materia di uso
razionale dell’energia, di risparmio
energetico e di sviluppo delle fonti
rinnovabili di energia”;
2. DPR 26 agosto 1993 n. 412 “Regolamento recante norme per la
progettazione,
l’installazione,
l’esercizio e la manutenzione degli
impianti termici degli edifici ai fini
del contenimento dei consumi di
energia, in attuazione dell’art. 4,
comma 4, della legge 9 gennaio
1991, n. 10”.
3. Dlgs 192/2005 “Attuazione della
Direttiva “2002/91/CE relativa al
rendimento energetico nell’edilizia”.
Tali norme prevedono l’obbligatorietà della manutenzione degli
impianti termici ed impongono ai
Comuni, con popolazione superiore
ai 40.000 abitanti, di effettuare i controlli necessari ad accertare l’effettivo
stato di manutenzione ed esercizio
dell’impianto termico, con onere a
carico degli utenti (art 11 comma 18
DPR 412/93) e di porre anche in atto
azioni per promuovere l’informazione
e la sensibilizzazione.
Il Comune di Teramo, per l’organizzazione e l’esecuzione di questo servizio,
ha dato incarico alla Te.Am Teramo
Ambiente Spa (strumento operativo
del Comune stesso) adottando allo
scopo un apposito regolamento tecnico, non dissimile da quello adottato
da altre amministrazioni abruzzesi.
Le procedure individuate dal Comune di Teramo, tra le più agevolative
previste dal DPR 412/93, prevedono
che la verifica può essere effettuata
anche con l’apposizione di un bollino
di certificazione sul rapporto di manutenzione effettuato dalle ditte del
settore (allegato G).
È da porre nel dovuto rilievo che
il Servizio di Verifica degli Impianti
Termici (su rilevazioni effettuate in
ambito nazionale) ha consentito di
evidenziare che:
Ispettore Te. Am. all’opera
2
28
• è possibile diminuire sensibilmente
l’inquinamento ambientale e migliorare la qualità della vita. Infatti circa
il 35% degli impianti termici presenta difetti di combustione, e di questi
circa il 25% ha una produzione di
CO (monossido di carbonio) oltre i
limiti di legge;
• i risparmi riscontrati nei consumi so-
no stati, in alcuni casi, mediamente
vicini al 10%;
• la buona manutenzione ha influito
positivamente anche sulle condizioni
di sicurezza dell’impianto. È infatti
rilevato che ogni anno
in Italia muoiono circa
75 persone, e circa 700
rimangono coinvolte
in gravi incidenti a
causa di cattivo funzionamento di impianti di
riscaldamento non in
regola con le norme
di sicurezza.
Appare indispensabile, quindi, eseguire le
procedure di controllo
e manutenzione degli
impianti e che le stesse
siano adottate anche da
chi abita vicino a noi in
modo da creare un sistema integrato ad elevato
grado di sicurezza
Sul territorio comunale sono stati
stimati circa 18000 impianti termici di
cui un 5% circa di potenza superiore
ai 35 kW ed il restante 95% circa costituito da impianti di potenza inferiore
ai 35 kW.
I risultati conseguiti ad oggi dal servizio verifica impianti termici sono stati
ampiamente soddisfacenti e grande
merito va dato, oltre all’attività costante di verifiche, informazione e
formazione operate dalla Te.Am.,
alla sensibilità dei cittadini che hanno recepito correttamente lo spirito
della norma. In particolare si è appena conclusa la terza campagna di
certificazione degli impianti che ha fornito il dato confortante di oltre l’85%
di impianti certificati, confermando i
valori percentuali dei primi due bienni
di certificazione e controllo.
Questo significa che oltre 15.000
famiglie teramane hanno operato un
controllo sulla propria caldaia.
Gli impianti cosiddetti “non certificati”
sosterranno il controllo da parte degli
ispettori della Teramo Ambiente, secondo le tariffe praticate dal comune
di Teramo, non prima di aver provveduto alla regolare manutenzione.
Al fine di fornire un servizio quanto
più efficace ed efficiente, la Te.Am ha
da tempo costituito un ufficio apposito
con personale tecnico ed amministrativo, in grado di risolvere gli eventuali
dubbi connessi alle corrette procedure
di verifica ed ha stretto importanti e
significative sinergie con Associazioni
di Categoria e dei Consumatori.
Sempre ai fini della correttezza e
trasparenza la Teramo Ambiente ha
organizzato la gestione delle sue attività in modo da garantire l’accesso
ai dati concernenti le attività svolte
a chiunque ne dimostri l’interesse.
A tal riguardo ha altresì introdotto
l’implementazione di un sistema di
qualità di gestione ottenendo la relativa certificazione vision 2000
da RINA spa, ente accreditato
SINCERT.
la funzionalità della propria organizzazione la Teramo Ambiente ha già
“esportato” le sue attività oltre i confini
comunali collaborando con altri enti
pubblici quali il comune di S. Benedetto del Tronto, la Provincia
di Ancona e attualmente
la Provincia di Teramo
(AG.EN.A. Scarl).
In particolare la collaborazione con la Agenzia
per l’Energia e l’Ambiente
ente preposto ai controlli
sugli impianti termici
del territorio provinciale,
vede impegnata la Teramo Ambiente su ben 11
comuni del territorio provinciale con l’obiettivo di
ispezionare circa 10.000
impianti entro il prossimo
30 settembre.
Te.Am. Teramo Ambiente spa
64100 Teramo
Sede legale: C.so San Giorgio, 135
Tel. 0861 43961 - fax 0861 211346
Servizio Clienti: 800 253230
www.teramoambiente.it
Quale ulteriore testimonianza della
professionalità posta in campo e per
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ECO-NEWS
BREVI DALL’ABRUZZO
L. R. RELATIVA A: “DISPOSIZIONI PER IL CONTENIMENTO E LA RIDUZIONE DELL’INQUINAMENTO ACUSTICO NELL’AMBIENTE ESTERNO E NELL’AMBIENTE ABITATIVO”
La legge regionale approvata dal C.R. nella seduta del 10.07.2007, si pone l’obiettivo di tutelare l’ambiente esterno ed abitativo dall’inquinamento acustico anche ai fini della salvaguardia della salute pubblica dei cittadini dall’esposizione ai rumori.
La nuova normativa regionale recepisce i contenuti della legge quadro nazionale sull’inquinamento acustico del 26 ottobre 1995 n. 447 e ha
lo scopo di semplificare le procedure applicative nella tutela dalle fonti rumorose esterne, in linea anche con la normativa europea.
Con l’entrata in vigore di essa, vengono abrogati gli artt. 59 e 60 della L.R. 3.3.99 n. 11 “Attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 112: Individuazione delle funzioni amministrative che richiedono l’unitario esercizio a livello regionale e conferimento di funzioni e compiti
amministrativi agli enti locali ed alle autonomie funzionali”, disciplinando e semplificando i compiti assegnati ai comuni e alle province.
La normativa prevede che venga realizzata, anche in linea con gli strumenti urbanistici, una classificazione acustica del territorio comunale,
tenendo conto negli stessi, della presenza sul proprio territorio di aree di rilevante interesse paesaggistico, ambientale e turistico. I comuni,
a seguito della classificazione del territorio, se necessario, adottano dei piani di risanamento acustico. È compito della Regione emanare dei
criteri applicativi della norma.
Un piano di bonifica acustica dell’intero territorio regionale verrà predisposto dalla Regione, tenendo conto dei piani di risanamento approvati dai comuni e quelli predisposti dagli enti gestori dei servizi pubblici di trasporto. Nel piano verranno identificati gli interventi prioritari
di bonifica acustica del territorio regionale, privilegiando le zone ove sono presenti ricettori sensibili, quali scuole, ospedali e aree ad alta
densità abitativa.
Uno degli aspetti innovativi riguarda l’introduzione, per la prima volta a livello regionale, di specifici corsi di formazione professionale ed aggiornamento nel campo dell’acustica ambientale per i Tecnici Competenti, al fine di elevare il grado di preparazione, competenza e conoscenza
degli stessi. I corsi saranno organizzati anche d’intesa con strutture di formazione esterne pubbliche e private.
Verranno inoltre intraprese azioni di formazione, informazione ed educazione da parte della G.R. al fine di promuovere campagne di sensibilizzazione della popolazione e delle strutture scolastiche alle problematiche relative alla salvaguardia della salute e dell’ambiente.
Con l’introduzione della nuova normativa, si è voluto regolamentare e semplificare a livello regionale, le disposizioni e gli adempimenti nazionali
ed europei per la tutela dall’inquinamento acustico al fine di ulteriormente tutelare la salute e dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente.
ENERGIA: PROGETTO PROBIO IN ABRUZZO DIESEL MENO CARO DEL 30%
CARAMANICO: NEI PROSSIMI TRE ANNI CINQUE NUOVI DISTRIBUTORI
Scenderà del 30%, entro i prossimi tre anni, il costo del diesel in Abruzzo. È questo il risultato di un accordo stipulato, questa mattina, a
Pescara, tra i partners del progetto europeo “Probio” che vede la Regione Abruzzo leader di un gruppo di lavoro che comprende l’Agenzia per
l’energia di Burgos (Spagna), l’Agenzia Provinciale per l’Energia di Avila (Spagna), l’amministrazione provinciale di Huelva (Spagna), l’ente
per lo sviluppo locale di Burgos (Spagna), l’Agenzia per lo sviluppo locale della Slovenia, l’Università di Maribor (Slovenia) e l’Università degli
Studi di Teramo. “Nei prossimi tre anni” ha spiegato l’assessore all’Ambiente e al territorio, Franco Caramanico, “saranno installati in via
sperimentale cinque nuovi distributori di biodiesel nelle quattro province abruzzesi attraverso i quali promuoveremo l’utilizzo di questo tipo
di carburante che ha il vantaggio di ridurre le emissioni degli agenti inquinanti in atmosfera”. L’accordo firmato questa mattina permetterà
ai cittadini abruzzesi che posseggono macchine alimentate con il carburante diesel di pagare lo stesso carburante il 30% in meno rispetto
ai prezzi attuali. “Si tratta” ha aggiunto Caramanico “di un provvedimento importante che rientra in una più ampia strategia messa in campo
dall’assessorato regionale per la promozione delle fonti rinnovabili”. AI gruppo di lavoro guidato dalla Regione Abruzzo hanno partecipato
anche il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Teramo, Confagricoltura Abruzzo, il Comune di Pizzoferrato, la Comunità
Montana Medio Sangro zona R, la FOX Petroli, l’ARPA e le agenzie ARSSA; ALESA, AGENA ai quali è stato affidato il compito di definire il
calendario delle priorità per l’ottimale svolgimento delle attività programmate.
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