Staffetta di Scrittura Bimed/Exposcuola I libri per ragazzi scritti dai ragazzi. Racconti che rendono i bambini e i giovani scrittori protagonisti di un’attività che coinvolge l’Italia e tanti altri Paesi europei ed extraeuropei in una fantastica avventura che grazie alla scrittura determina di volta in volta un filo che accomuna, unisce, coinvolge l’attorno … Bimed Edizioni Il racconto viene pubblicato all’interno della Collana annuale della Staffetta di Scrittura Bimed/Exposcuola, un format che guarda al racconto come a un “bene …” di fondamentale rilevanza per la formazione delle nuove generazioni in grado di determinare relazioni, contaminazioni, confronto, interazione, crescita comune e tanto altro ancora … CUGINI DEL CUORE Partendo dall’incipit di Fulvia Niggi e con il coordinamento dei propri docenti, hanno scritto il racconto gli studenti delle scuole e delle classi appresso indicate: Scuole Pie Napoletane dei “Padri Scolopi” Napoli classe II Istituto Comprensivo Como Albate (CO) - classe II B Scuola Sec. di primo grado Convitto Nazionale “C. Colombo” Genova - classi I/III A Istituto comprensivo “Vicinanza” Salerno – classe II E Istituto Comprensivo “G. Parente” Aversa (CE) – classe II A Scuola Sec. di primo grado “Petrarca Padre Pio” San Severo (CO) - gruppo misto classi I L - II C/L/M/Q Convitto Nazionale - “C. Colombo” Genova - classe III F Istituto comprensivo “A. Malerba” Catania - classe II H Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” Montefredane (AV) – classe I A Istituto Comprensivo Cosenza I Zumbini Cosenza - classe ID Istituto Comprensivo Giovanni XXIII Sperone Baiano-Sperone - gruppo classi IIA/B Editing a cura di: Francesca Pagano Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo Associazione di Enti Locali per l’Educational e la Cultura - Ente Formatore per Docenti Istituzione Promotrice della Staffetta di Scrittura Bimed/Exposcuola in Italia e all’Estero Direzione e progetto scientifico Andrea Iovino Responsabile di redazione e per le procedure Alberto Fienga Coordinamento organizzativo e didattico Ermelinda Garofano Responsabile per l’impianto editoriale Francesca Pagano Revisione editoriale Francesco Rossi, Shasa Buonino, Ilaria Mascolo, Maria Cristina Folino Gestione esecutiva del Format Angelo Di Maso, Adele Spagnuolo Grafica di Copertina : Bimed Station Impaginazione Tullio Rinaldi Piattaforma escriba UNISA, Dipartimento di Informatica – Progetto Prof. Vittorio Scarano, realizzazione Dott. Raffaele Spinelli Gennaro Coppola, webmaster BIMED Pubbliche Relazioni Nicoletta Antoniello Amministrazione Rosanna Crupi, Annarita Cuozzo I libretti della Staffetta non possono essere in alcun modo posti in distribuzione commerciale RINGRAZIAMENTI I racconti pubblicati nella Collana della Staffetta di Scrittura Bimed/ Exposcuola 2014/15 si realizzano anche grazie al contributo erogato in favore della Staffetta dai Comuni che finanziano l’azione intesa come esercizio di rilevante qualità per la formazione delle nuove generazioni. Tra gli Enti che contribuiscono alla pubblicazione della Collana Staffetta 2015 citiamo: Ambasciata d’Italia in Libano, Ascea, Atripalda, Bellosguardo, Borgaro Torinese, Castelletto Monferrato, Favignana, Ivrea, Moncalieri, Montemiletto, Osasco, Piaggine, Pinerolo, Saint-Vincent, Santena, Siano. La Staffetta di Scrittura riceve un rilevante contributo per l’organizzazione degli Eventi di presentazione dei Racconti 2015 dai Comuni di: Bellosguardo, Moncalieri, Pinerolo, Procida, Salerno, e dal Parco Nazionale del Gargano/Riserva Naturale Marina Isole Tremiti. Si coglie l’occasione per ringraziare i tantissimi uomini e donne che hanno operato per il buon esito della Staffetta 2015 e che nella scuola, nelle istituzioni e nel mondo delle associazioni promuovono l’interazione con i format che Bimed annualmente pone in essere in favore delle nuove generazioni. Ringraziamenti e tanta gratitudine per gli scrittori che annualmente redigono il proprio incipit per la Staffetta e lo donano a questa straordinaria azione qualificando lo start up dell’iniziativa. Un ringraziamento particolare alle Direzioni Regionali Scolastiche e agli Uffici Scolastici Provinciali che si sono prodigati in favore dell’iniziativa e a Legambiente per l’autorevole apporto tecnico reso alla Staffetta. Vivi ringraziamenti ad ALPEGA Fattoria Didattica che ci ha permesso di collegare la scrittura al mondo della natura e all’educazione verso il nostro Attorno. Infine, ringraziamenti ossequiosi vanno a S. E. l’On. Giorgio Napolitano che ha insignito la Staffetta 2014 con uno dei premi più ambiti per le istituzioni che operano in ambito alla cultura e al fare cultura, la Medaglia di Rappresentanza della Repubblica Italiana giusto dispositivo SGPR25/09/20140090057P del PROT SCA/GN/1047-2 By Bimed Edizioni Dipartimento tematico della Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo (Associazione di Enti Locali per l’Educational e la Cultura) Via della Quercia, 64 – 84080 Capezzano (SA), ITALY Tel. 089/2964302-3 fax 089/2751719 e-mail: [email protected] La Collana dei Raccontiadiecimilamani 2015 viene stampata in parte su carta riciclata. È questa una scelta importante cui giungiamo grazie al contributo di autorevoli partner (Sabox e Cartesar) che con noi condividono il rispetto della tutela ambientale come vision culturale imprescindibile per chi intende contribuire alla qualificazione e allo sviluppo della società contemporanea anche attraverso la preservazione delle risorse naturali. E gli alberi sono risorse ineludibili per il futuro di ognuno di noi… Parte della carta utilizzata per stampare i racconti proviene da station di recupero e riciclo di materiali di scarto. La Pubblicazione è inserita nella collana della Staffetta di Scrittura Bimed/Exposcuola 2014/2015 Riservati tutti i diritti, anche di traduzione, in Italia e all’estero. Nessuna parte può essere riprodotta (fotocopia, microfilm o altro mezzo) senza l’autorizzazione scritta dell’Editore. La pubblicazione non è immessa nei circuiti di distribuzione e commercializzazione e rientra tra i prodotti formativi di Bimed destinati unicamente alle scuole partecipanti l’annuale Staffetta di Scrittura Bimed/ExpoScuola. La Staffetta 2014/15 riceve: l’adesione del Presidente della Repubblica e sua Medaglia di rappresentanza Patrocini: Senato della Repubblica, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Giustizia, Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. PRESENTAZIONE Con la Staffetta quest’anno tanti studenti hanno lavorato sul tema della volontà. È un tema complesso che, però, ci ha permesso di interloquire con i ragazzi sulle grandi questioni del nostro tempo. Lo abbiamo fatto con i bambini della primaria e dell’infanzia e lo abbiamo fatto con i ragazzi delle medie e i giovani delle superiori. È stato un viaggio bellissimo, per certi versi divertente, per altri, impegnativo… Ma ciò che maggiormente colpisce è che la comunità della scuola italiana nel suo insieme, ancora una volta, ha dato prova di straordinaria tenuta. Una tenuta di qualità che accomuna la nostra scuola dalla primaria alla secondaria superiore. Provare a organizzare un esercizio attorno alla volontà significa costringere le nuove generazioni a indicare il proprio volere, la propria visione, quello che “immagini …” ci sia davanti a te e quanto questa immaginazione accomuni l’individuo al proprio contesto. Alla fine della giostra troviamo dei racconti strepitosi, ricchi di fantasia, articolati in una dimensione letteraria molto variegata ma che nel suo insieme dimostra il valore del nostro corpo docente che in ogni livello d’istruzione è assolutamente capace di governare la narrazione e tutti i valori formativi che sono insiti nel progetto e nella costruzione di un racconto. Un racconto, ricordiamolo, che è il frutto di un confronto e di una scrittura di gruppo cioè, è frutto di un esercizio in cui una squadra, o una classe se preferite, unita attorno a un obiettivo riesce a dimensionare, con le parole, LA STORIA. Trasferite tutto questo nel sistema Paese e avrete un modello, il modello da seguire per qualificare il nostro tempo e i nostri spazi. Grazie alle maestre e ai maestri, in generale, ai docenti che si sono sobbarcati le difficoltà che sono insite nella Staffetta di scrittura, grazie ai dirigenti scolastici e agli scrittori, senza la loro “volontà” e la loro disponibilità non avremmo lo start up della Staffetta che si giova della generosità che è nelle parole di chi si dedica per professione alla scrittura e di chi de/tiene la responsabilità della nostra irrinunciabile scuola. Grazie agli sponsor, grazie agli amministratori comunali che investono sulla Staffetta e l’educational, grazie alla filiera dei tecnici e grazie a quanti lontani dai riflettori giorno dopo giorno si dedicano a questa straordinaria avventura di comunità. Un grazie particolare, all’On. Giorgio Napolitano che, ancora una volta, ha voluto premiare la Staffetta con la Medaglia di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica Italiana, un encomio che ci gratifica e ci ripaga del lavoro che consente a ognuno di noi, oltretutto, di sentire l’orgoglio del cammino che ci tiene insieme e tiene insieme il passato, il presente e il futuro del mondo di cui siamo parte. Andrea Iovino L’imprescindibile per l’innovazione è nella scrittura È il terzo anno che in partnership con Bimed promuoviamo sul territorio nazionale la Staffetta di Scrittura Creativa e di Legalità che, oramai, ha valicato i confini nazionali coinvolgendo gli studenti di Paesi che vanno dall’America Latina al Medio Oriente e all’Europa. Per noi che abbiamo come mission quella di affermare i valori aggiunti della cultura digitale resta, quest’azione, un’opportunità imperdibile per la disseminazione di ciò che grazie all’innovazione cambierà in meglio la vita del contesto planetario. Grazie alla Staffetta le nuove tecnologie si vanno affermando sempre di più nella scuola italiana e anche nella didattica si determinano cambiamenti dei metodi di apprendimento e di insegnamento. L’interazione tra cultura digitale e Staffetta consente, inoltre, di incidere positivamente sullo sviluppo del pensiero critico e delle competenze digitali che, insieme all’alfabetizzazione, danno modo ai giovani di comprendere appieno i linguaggi e le determinanti positive dell’innovazione tecnologica. L’idea di organizzare attorno alla Staffetta la strategia di ingresso organico dell’informatica nella scuola è, tra l’altro, una modalità di relazione unica tra il contesto degli adulti e gli studenti che sono, oggi, nativi digitali di seconda generazione, dunque, entità che hanno dentro se stessi gli strumenti per poter governare la relazione con gli “oggetti…” che sono parte integrante dell’innovazione che utilizziamo giornalmente. Certipass è sempre più impegnata in favore della diffusione della cultura digitale e continua a operare in linea con le Raccomandazioni Comunitarie che indicano nell’innovazione e nell’acquisizione delle competenze digitali la possibilità evolutiva del contesto sociale contemporaneo. Poter raccontare a una comunità così vasta, com’è quella di Bimed, delle grandi opportunità che derivano dalla cultura digitale e dalla capacità di gestire in sicurezza la relazione con i contesti informatici, è di per sé una occasione imperdibile. Ci è apparso doveroso partecipare anche quest’anno con slancio alla Staffetta Bimed proprio perché siamo certi che attraverso la scrittura potremo determinare una cultura in grado di collegare la creatività e i saperi tradizionali alle moderne tecnologie e a un’idea di digitale in grado di affermare il valore del confronto, della contaminazione, dell’incontro e della sussidiarietà. I docenti chiamati a utilizzare una piattaforma telematica insieme ai giovani che scrivono, loro, una parte del racconto; la possibilità, poi, di vivere e condividere grazie al web con tanti altri studenti la storia che evolve grazie al contributo della scuola è una dimensione unica e… felice. Il libro che avete tra le mani è la prova tangibile di un lavoro unico nel suo genere, dai tantissimi valori aggiunti che racchiude in sé lo slancio nel liberare futuro collegando la nostra storia, le nostre tradizioni e la nostra civiltà all’innovazione tecnologica e alla cultura digitale. Certipass è ben lieta di essere parte integrante di questo percorso, perché l’innovazione è cultura, prima che procedimento tecnologico. Il Presidente Domenico PONTRANDOLFO INCIPIT Fulvia Niggi E in mezzo c’era il mare Mi chiamo Khaled Kabob e sono nato undici anni fa in un paesino del Medio Oriente. La mia famiglia era povera e io, già all’età di cinque anni, ero stato costretto ad aiutare mio padre a svolgere la professione di muratore. Ci alzavamo all’alba per percorrere due chilometri a piedi; alle otto ero esausto prima ancora di averlo aiutato. Mia madre non poteva accudirmi perché aveva due gemelli di otto mesi cui badare. Una mattina come tante altre, i miei genitori si erano messi a confabulare con i miei zii e mi avevano estromesso dai loro discorsi “da grandi”: avevano deciso di farmi partire per l’Italia per consentirmi di vivere una vita più dignitosa, insieme a mio cugino Nabi. I genitori di Nabi, economicamente più agiati, erano riusciti a ereditare una certa somma da un lontano parente che, messa insieme ai risparmi dei miei, a loro volta aiutati da un’associazione umanitaria, era servita a garantire a noi bambini un futuro più dignitoso di tutti loro. I saluti erano stati strazianti. Nabi e io eravamo stati affidati a un simpatico signore, vestito con giacca e cravatta, il quale ci aveva fatto imbarcare su una nave vera (e non su un’imbarcazione piccola), alla volta dell’Italia. Una bellissima ragazza ci aveva preso in consegna e ci aveva fatto accomodare su due poltroncine blu, non lontane dalla cabina del capitano. Era stata un’emozione fortissima, anche se le onde del mare, presto, avrebbero reso il viaggio un po’ difficoltoso. A un certo punto, però, ci era apparsa la costa italiana e i miei occhi di bambino innocente si erano messi a luccicare. Sono passati sei anni da allora: frequento la classe V della scuola primaria, vado bene soprattutto in matematica e me la cavo con il disegno. Non frequento l’ora di religione perché sono musulmano né l’ora di scienze motorie perché, avendo lavorato da piccolo, mi ritrovo con una malformazione alla schiena. Sono stato affidato a una famiglia torinese, che mi vuole molto bene. Nabi non è stato altrettanto fortunato: giunto a Palermo, essendo più grande di me, si è lasciato trascinare da una brutta compagnia di ragazzacci, sicuramente dediti ad attività illecite. Io non volevo deludere i miei genitori: occorre tanta forza di volontà per prendere delle decisioni, soprattutto se ci si ritrova in un paese sconosciuto, che parla una lingua differente dalla tua e ti considera “diverso” senza neppure conoscerti. Fortunatamente, avevo avuto la prontezza di scegliere la strada giusta per crescere educato, responsabile e riconoscente verso chi mi aveva aiutato fino a quel momento e verso chi avrebbe continuato a farlo anche in seguito. Avevo un obiettivo: ritornare in patria e restituire il denaro ai miei. Denaro pulito. Capitolo primo Un ricordo che lascia il segno Era un grigio venerdì mattina e, come al solito, mi fermai nel corridoio durante l’ora di religione dalla quale sono esonerato. Non ero particolarmente di buonumore perché avevo litigato con Mario, il mio compagno di banco, e lasciare l’aula in quel momento mi diede una sensazione di rabbia mista a tristezza; era la prima volta in cinque anni che io e Mario litigavamo e non avere il suo appoggio mi faceva sentire solo, visto che era il mio migliore amico e forse anche l’unico da quando ero arrivato in Italia. In momenti come questo sentivo tutto il peso della lontananza da casa, dai miei genitori e dal mio caro cugino Nabi; anche se lui era più grande di me e con interessi diversi dai miei, era stato da sempre il mio confidente e un po’ il mio angelo custode, rappresentava la spalla su cui piangere, l’amico a cui raccontare le vittorie e le sconfitte e il fratello maggiore che mi aveva difeso più di una volta dai ragazzi più grandi. Ma questa volta Nabi non c’era, non c’erano i miei genitori ed ero solo, senza neanche Mario che, al momento, mi voltava Capitolo primo 21 22 le spalle. Inoltre proprio da Nabi venivano molte delle mie preoccupazioni, perché negli ultimi tempi non faceva che cacciarsi nei guai, marinava spesso la scuola ed era più di una settimana che per mille motivi non solo non mi telefonava mai, ma non riuscivo neanche io a contattarlo in nessun modo; sembrava davvero che il mondo mi stesse crollando addosso. L’unica cosa da fare era uscire dalla classe e stare a riflettere in corridoio cercando di sbollire la rabbia e di vincere la tristezza che in quel momento mi opprimevano. Quando stavo ad aspettare la fine dell’ora di religione mi piaceva guardare il paesaggio, e in particolar modo il fiume che scorre poco lontano, sulle cui sponde c’è sempre qualche pescatore e ogni volta che vedevo passare delle barche pensavo a quando all’inizio dell’inverno io e Nabi andavamo su un fiume ghiacciato a pescare, aprendo un buco nel ghiaccio. Fissando lo sguardo fuori dalla finestra, questa volta a causa delle nuvole e di una pioggerellina sottile ma intensa, non riuscivo a scorgere in lontananza il solito paesaggio caratterizzato dal fiume che scorre in una fitta vegetazione; la mia attenzione fu però subito catturata dal rumore di un trapano, mi voltai verso sinistra e vidi poco distante un gruppo di muratori intenti nella ristrutturazione di un palazzo. Un ricordo che lascia il segno Stranamente quella visione mi rallegrò, almeno nell’immediato, perché pensai di non dover essere costretto a stare su quei ponteggi sotto la pioggia, ad alzare mattoni, trovandomi invece al calduccio della mia scuola, appoggiato a un termosifone a guardare gli altri che lavoravano. Questa sensazione di gioia fu però immediatamente interrotta da un pensiero molto più triste che mi fece sentire un brivido lungo la mia schiena malridotta: l’idea che il mio povero padre potesse trovarsi in quel momento al lavoro nella periferia della mia città d’origine Hermel, dove in questo periodo dell’anno la temperatura raggiunge già i 10 gradi sotto zero. La cosa mi rattristò talmente da farmi subito tirar fuori dalla tasca una vecchia foto ormai consumata di me e mio padre al lavoro in una fabbrica di mattoni e a guardarla scoppiai subito in un pianto disperato. Quella foto che portavo sempre con me nella tasca dei pantaloni era il ricordo più caro e prezioso della mia famiglia, e quando la guardavo era come avere mio padre con me, era come un vestito che mi faceva sentire più al caldo. La girai sul retro per leggere la frase che mio padre aveva scritto per me: “I keep what you told me, all your adivices”. A pensarci bene non avevo mai pienamente compreso quella Capitolo primo 23 24 frase un po’ enigmatica, ma leggerla mi faceva sempre pensare a quando mio padre mi dava consigli sul lavoro e sulla vita ed era come tornare indietro nel tempo e riuscire a parlare con lui, anche se soltanto per un breve istante. Mentre il mio sguardo e i miei pensieri si perdevano tra la foto e il grigio panorama che avevo davanti, mi sentii toccare delicatamente con una mano sulla spalla e voltandomi vidi una persona che, come se mi stesse destando da un sonno o da un sogno, mi chiese perché stessi piangendo. Quelle parole mi rincuorarono e quando ebbi capito che dietro di me c’era il professor Cirillo, che era sempre molto sensibile ai problemi dei ragazzi e sempre disponibile all’ascolto, decisi di aprirmi e parlare con lui. Cominciai dicendo: «Professore stavo piangendo per un motivo molto serio, pensavo alla mia famiglia che non vedo da sei anni, mi mancano tutti terribilmente e le difficoltà che a volte trovo nel rapporto con alcuni compagni di scuola mi intristiscono ancora di più». Il professor Cirillo subito accennò una risposta: «Mio caro Khaled…» ma la sua voce fu interrotta dalla campanella della ricreazione; a quel punto il professore, vedendomi già un po’ rincuorato, mi disse di andare a fare merenda e di godermi la ricreazione: avremmo avuto, dopo, tempo per parlare. Un ricordo che lascia il segno Capitolo secondo Una notizia inattesa Provai in tutti modi a godermi l’intervallo, ma l’unica soluzione che trovai era chiudermi nel mio silenzio. Speravo solo che il tempo passasse velocemente e non mi rassegnavo all’idea che Mario non fosse lì con me. Proprio quando pensavo di essere arrivato al culmine della mia tristezza sentii una mano appoggiarsi delicatamente sulla mia spalla, mi girai e mi ritrovai davanti l’inconfondibile zazzera nera e arruffata di Mario. Bastò uno sguardo per sciogliere la tensione e riappacificarmi con l’unica persona che in quel momento mi avrebbe potuto capire. «Mi dispiace» disse Mario. Possono sembrare solo due parole, ma pronunciate da lui, orgoglioso e testardo com’era, valevano come una dichiarazione di pace. Finalmente la campanella suonò e a quel punto il professore Cirillo mi invitò a seguirlo. Salutai velocemente Mario, sollevato dall’aver ritrovato il mio amico. Il professore Cirillo mi aspettava davanti alla mia aula e chiese alla prof di educazione fisica se poteva stare con me per qualche minuto. Ormai mi ero abituato a trascorrere le ore di motoria da spettatore quindi ero contento di parlare con il Capitolo secondo 25 26 professore. «Come ti senti ora Khaled?» mi chiese il professore. «Adesso molto meglio perché ho di nuovo l’appoggio di Mario» risposi sollevato. Il professore guardandomi con dolcezza mi disse: «Sono contento che vi siate ritrovati tu e Mario. Capisco la nostalgia che provi e quanto ti possa mancare la tua famiglia, ma devi capire che i tuoi genitori non ti hanno voluto abbandonare, hanno solo cercato di garantirti un futuro migliore». «Lo so, è stato un atto di amore il loro, però ci sono giorni in cui vorrei voltarmi e vedere il viso di mia madre e di mio padre.» A un tratto giunse una voce dalle scale: «Emanuele, ti vogliono in segreteria». Era l’ insegnante di italiano: cercava il professor Cirillo. «Credo proprio di dover andare. Ciao Khaled, ricordati quello che ti ho detto e sorridi». Non mi restava che tornare in palestra, ero più sereno e mi ripetevo le parole del professore, era proprio così: la mia famiglia voleva solo il mio bene, dovevo essere forte e non farmi sopraffare dalla malinconia, ero fortunato ad avere un futuro davanti a me; la mia famiglia torinese mi aveva accolto come un figlio e Mario era un amico vero. Una notizia inattesa C’era però un pensiero che non riuscivo ad allontanare: Nabi. Dovevo assolutamente sentirlo e capire perché da giorni era sparito. Il suono della campanella arrivò come una vera e propria liberazione, perché avevo voglia di correre a casa e riabbracciare Francesca e Marco, coloro che in questi anni si erano presi cura di me, facendomi da padre e da madre, e facendomi sentire sempre amato e aiutandomi in ogni momento di difficoltà. Salutai Mario e gli spiegai che dovevo correre a casa e cercare di avere informazioni su Nabi. Lui capì e senza fare nessuna domanda mi sorrise e mi diede appuntamento, al solito posto, per la mattina dopo. Era tornato tutto come prima tra noi, quindi potevo concentrarmi sulla ricerca di informazioni su Nabi, ero seriamente preoccupato, erano troppi i giorni di silenzio. La giornata uggiosa non aiutava a scacciare i brutti pensieri, camminai velocemente, ero impaziente e soprattutto avevo voglia di casa. Suonai il campanello con impeto e sentii Francesca precipitarsi ad aprire la porta. Quando mi vide mi chiese come mai tutta quella fretta. Le spiegai sommariamente la mia mattinata, ma soprattutto le raccontai la mia angoscia per Nabi. Capitolo secondo 27 28 Era preoccupata anche lei ma cercò, come al solito, di rassicurarmi e soprattutto mi promise che avremmo fatto di tutto per cercarlo. In questi momenti mi tranquillizzavo. Le preoccupazioni, che fino a un momento prima affollavano la mia testa, creando un vero e proprio ingorgo, sparivano e allora ricominciavo a respirare normalmente e il cuore tornava a battere in modo regolare. Dopo pochi minuti arrivò anche Marco, ma non so per quale motivo appena lo vidi ebbi come la sensazione che mi stesse nascondendo qualcosa. Di solito era sempre allegro e scherzoso, invece non si tolse neppure il cappotto, ma mi consegnò immediatamente una lettera. La presi come se fosse un oggetto prezioso, con la paura che se fosse caduta si sarebbe rotta in mille pezzi. Avrei riconosciuto quella scrittura tra mille altre, era quella di mio padre. Guardai negli occhi Francesca e Marco, avevo bisogno della loro vicinanza, ma allo stesso tempo sentivo il bisogno di stare solo. Non avevamo più bisogno di parole, bastava uno sguardo per capirci; stringendo forte la lettera tra le mani, come se avessi paura di perderla, andai in camera mia. Mi sedetti alla scrivania e l’aprii, come si scarta il regalo più bello, delicatamente. La prima cosa che vidi fu una foto: mamma, papà e i miei due fratellini, che ormai avevano iniziato Una notizia inattesa anche loro la scuola. Il cuore aveva ricominciato a battere forte, ogni volta che vedevo una foto della mia famiglia si facevano strada le emozioni più diverse, felicità, nostalgia, paura, rabbia. Iniziai a leggere lentamente perché dovevo assaporare ogni parola, cercando di immaginarmi la voce di mio padre e lo sguardo di mia madre, come se fossero lì nella mia stanza. Volevo che quel momento durasse il più possibile, era l’unico modo che avevo per sentirmi vicino ai miei cari. Dalle prime frasi mi sembrò di capire che, nonostante le difficoltà di ogni giorno, la vita dei miei procedeva serenamente. Mancavo a tutti tantissimo, ma erano felici per me e orgogliosi del fatto che studiavo e mi comportavo bene. Avevo la sensazione, però, che quella lettera contenesse una sorpresa, eppure avevo sentito i miei da poco al telefono e non mi sembrava ci fossero novità. Accelerai la lettura, girai il foglio e lessi finalmente le parole che aspettavo da anni, il sogno che speravo di vedere realizzato più di ogni altro, il mio desiderio più grande: “I’ll come in Italy at the end of November”. Rilessi almeno dieci volte quella frase, volevo essere sicuro di aver capito bene, ma non potevano esserci dubbi, mio padre Capitolo secondo 29 sarebbe venuto a trovarmi! Corsi subito da Francesca e Marco urlando: «Arriva mio padre, arriva mio padre!» Loro sapevano già tutto, avevano sentito i miei in mattinata. Non stavo più nella pelle, ma le sorprese purtroppo non erano finite. Marco mi spiegò che mio padre stava preparando da tempo questo viaggio, e visto che Nabi si era cacciato in un brutto guaio, sarebbe arrivato insieme a mio zio. 30 Una notizia inattesa Capitolo terzo Nabi Ero molto emozionato: non potevo ancora credere che di lì a pochi giorni avrei riabbracciato mio padre che non vedevo da anni. La mia gioia era, però, in parte offuscata dalla preoccupazione per Nabi: l’arrivo precipitoso anche di mio zio significava che mio cugino si trovava davvero in un mare di guai. Decisi di provare per l’ennesima volta a chiamarlo: chissà se sapeva dell’arrivo dei nostri genitori. Niente, era come se si fosse volatilizzato: il cellulare risultava spento e neppure rispondeva ai miei messaggi su Facebook. Da quando eravamo arrivati in Italia, sebbene io vivessi a Torino e lui a Palermo, non avevamo mai perso i contatti. Viste le distanze era difficile riuscire a vederci, ma grazie al telefono e al computer eravamo in contatto quasi quotidiano. Francesca e Marco lo avevano anche invitato a trascorrere qualche giorno in montagna con noi lo scorso inverno e la prossima estate era in programma che andassimo noi in Sicilia, ospiti di Giuseppe e Marina, la coppia cui era stato affidato. Capitolo terzo 31 32 Sempre più preoccupato tornai in salotto perché avevo bisogno di rifugiarmi nell’abbraccio rassicurante della mia mamma italiana e confidarle tutte le mie preoccupazioni. Decidemmo così di telefonare a Marina per sapere da lei di preciso cosa stesse succedendo. Mentre Francesca componeva il numero la mia agitazione continuava ad aumentare, tanto che quasi non riuscivo a respirare. Dall’altra parte risposero dopo pochi squilli. Marina era contenta di sentirci, si scusò di non essere stata lei a chiamarci prima, ma non voleva coinvolgerci in una situazione così delicata e anche pericolosa. Nabi stava bene, semplicemente gli era stato tolto il cellulare e vietato l’uso del computer per impedirgli i contatti con quelle brutte amicizie che lo avevano portato sulla cattiva strada. Almeno sta bene, pensai, ma non mi capacitavo del fatto che non avesse chiesto a sua mamma di telefonarmi. Eppure avrebbe dovuto immaginare che mi sarei preoccupato. Pian piano che la conversazione tra Marina e Francesca proseguiva, tutto divenne più chiaro. Nabi aveva cominciato a marinare la scuola e a frequentare brutti ambienti. A nulla erano servite le prediche dei genitori affidatari e dei professori e neppure le punizioni. Ogni volta Nabi Nabi si comportava bene per qualche giorno, ma poi ricominciava. Due settimane prima Marina, mentre gli riordinava la camera, gli aveva trovato nascosti nel cassetto del comodino 500 euro. Si trattava di una cifra enorme che mio cugino non poteva aver messo da parte con i suoi risparmi. Lei e Giuseppe avevano sospettato che quei soldi avessero una provenienza illecita. Avevano deciso di non dirgli niente, e di pedinarlo per scoprire qualcosa di più. Il giorno dopo Giuseppe aveva seguito Nabi che, invece di andare a scuola si era diretto verso il centro della città. Entrava in un negozio, ci rimaneva qualche minuto e poi entrava in quello affianco. Lì per lì Giuseppe non aveva capito ma, quando a fine mattinata aveva visto Nabi consegnare una busta all’uomo che lo aveva affiancato in quelle operazioni, restando a guardia nella sua auto scura, tutto fu chiaro: estorceva il pizzo ai negozianti per un’organizzazione mafiosa! «Il pizzo, capite! Era coinvolto con la mafia!» Marina aveva quasi gridato nella cornetta, tanto che anche io ero riuscito a sentirla. Non sapevo neppure cosa significassero quelle parole, ma capii che si trattava di qualcosa di veramente brutto. Avevo assolutamente bisogno di parlare con mio cugino e feci segno a Francesca di passarmi la cornetta. Mi fece una Capitolo terzo 33 34 carezza e mi disse di avere un po’ di pazienza perché lei e Marina dovevano discutere ancora un po’ tra mamme. Nabi, chiuso nella sua stanza, aveva sentito il telefono e aveva subito capito con chi stesse parlando Marina. Mentre ascoltava il racconto di tutto ciò che aveva combinato negli ultimi tempi, fu assalito da un profondo senso di vergogna. Non si spiegava questa sua debolezza: sentiva come un vuoto dentro che niente e nessuno riusciva a colmare. Avrebbe voluto “diventare qualcuno” per dimostrare alla sua famiglia il suo valore e che i loro sacrifici non erano stati vani. Ma come? A scuola aveva avuto problemi sin da subito. L’Italiano è una lingua molto difficile da imparare e lui non sopportava quando i suoi compagni sghignazzavano a ogni suo errore di pronuncia. Aveva provato a impegnarsi, ma nonostante tutti i suoi sforzi non otteneva i risultati sperati. “Così oltre che straniero penseranno che sono stupido” si diceva, e questa umiliazione proprio non la poteva sopportare. Così, visto che affaticarsi nello studio non portava nessun risultato, aveva deciso di lasciar perdere. Spesso pensava a me: il suo cuginetto, quello che quando erano ancora a Hermel aveva avuto più volte bisogno della sua protezione, quello che aveva dovuto consolare durante tutto il viaggio verso Nabi l’Italia, perché non voleva smettere di piangere, nonostante tutto sembrava cavarsela piuttosto bene! Era fiero di me, dei miei bei voti a scuola, e anche lui sarebbe piaciuto scrivere a casa e raccontare dei propri successi. Adesso invece si trovava in una terribile situazione e lo addolorava vedere Marina e Giuseppe affranti e preoccupatissimi. Soprattutto, però, si vergognava di quello che avrebbero pensato i suoi genitori. Addirittura suo padre stava arrivando dal Libano. E poi cosa sarebbe successo? Forse lo avrebbe riportato in patria. Voleva tanto rivedere la sua terra e la sua famiglia, ma non così! Con che coraggio avrebbe guardato in faccia sua mamma? Sicuramente non lo avrebbero perdonato: avevano fatto tanti sacrifici per mandarlo in Italia, perché avesse una vita migliore della loro e lui aveva sprecato tutto. Scoppiò in lacrime pensando a quanto era stato stupido: quei soldi, guadagnati lavorando per la mafia voleva mandarli in Libano ai suoi per dimostrar loro la sua gratitudine e per renderli orgogliosi di lui anche se non andava bene a scuola. In quel momento Marina entrò nella stanza per chiedergli se volesse parlare con me. Nabi si asciugò gli occhi per non far vedere che aveva pianto e prese il telefono. In quell’istante si Capitolo terzo 35 36 vergognò molto solo al pensiero di dovermi raccontare che si era arreso alle prime difficoltà, che per non prendere brutti voti a scuola, invece di studiare di più, aveva deciso di non andarci, e che mentre il suo cuginetto si sforzava sui libri per costruirsi quel futuro per cui i loro genitori si erano sacrificati, lui aveva preferito andare in giro a rubare motorini con i suoi amici. Prima di iniziare chiese a Marina di uscire. «Pronto, Khaled». «Nabi, come stai?» Dapprincipio parlammo come se non fosse successo niente; io gli raccontai della scuola e del mio amico Mario, lui mi disse di una professoressa di francese che aveva malamente mandato a quel paese. «Ci pensi? Presto mio padre e il tuo saranno qui» dissi. «Già! Chissà come sarà triste e arrabbiato il mio!» rispose Nabi che, a quel punto, decise di raccontare tutto, liberandosi di quel terribile peso. Mentre parlava continuava a piangere e a chiedere scusa. Avrei voluto consolarlo, ma non sapevo davvero come fare. Fosse stato lì davanti a me, lo avrei abbracciato forte forte, ma così a distanza riuscii solo a dirgli: «Don’t worry, my dear cousin, together everything will be alright». Nabi Capitolo quarto Le paure di Nabi Più sentivo Nabi parlare, più capivo dal suo tono concitato che c’era qualcosa che non mi voleva dire. Sentivo nella sua voce tremante un tentativo di nascondermi la verità. Quello che m’insospettiva di più era il tono sbrigativo con cui aveva chiuso il telefono. Grandi dubbi mi assalivano: perché aveva lasciato senza risposta alcune mie domande? Poi mi tranquillizzai al pensiero che i nostri padri ci avrebbero raggiunti: ci avevano sempre aiutato anche nelle situazioni più difficili, ed ero sicuro che l’avrebbero fatto anche stavolta. Nella mia mente di bambino si rincorrevano certezze e incognite, mi rendevo conto di essermi imbattuto in aspetti della realtà più grandi di me, sebbene l’allontanamento dai miei genitori e dalla mia terra mi avessero spinto a crescere più in fretta. Francesca era rimasta accanto a me durante la conversazione telefonica con Nabi e aveva osservato sul mio volto le perplessità che avvertivo; così mi accarezzò come se volesse, con questo gesto, allontanare da me le preoccupazioni. Presi al volo l’occasione e le chiesi: «Cos’è la mafia? E il pizzo?» Lei mi rispose spiegandomi quanto più chiaramente poteva una Capitolo quarto 37 38 cosa così terribile e complicata: «Khaled, la mafia è una cosa bruttissima, è un’organizzazione criminale che usa la violenza e i ricatti per fare soldi con i traffici illegali. Se ci entri è difficile uscirne, perché chi la contrasta rischia la vita. Il pizzo invece è una tassa illegale estorta dai criminali ai commercianti con violenza e molto spesso con minacce. Anche le persone più oneste sono costrette a pagare per vivere una vita tranquilla, senza dovere aver paura che possa succedere qualcosa di male alla loro famiglia e al loro lavoro». Intanto per Nabi non era un bel momento. Era molto spaventato perché negli ultimi giorni aveva ricevuto parecchie intimidazioni e nemmeno il colloquio con il cugino sembrava averlo consolato; e infatti proprio mentre era a telefono con lui aveva notato attraverso la finestra della sua camera che un “vecchio amico”, Rocco, passeggiava sul marciapiedi della strada sottostante. Nabi, preoccupato, scese giù di corsa per parlargli. Marina però aveva osservato le sue mosse e di nascosto si era messa a seguirlo. La conversazione tra i due fu breve ma animata, visto che Nabi appariva alla madre, che lo osservava da non molto lontano, teso e pallido in volto. Questa situazione non poteva e non doveva durare. Era ora di cena e Marina aveva preparato il piatto preferito Le paure di Nabi di Nabi: un evidente tentativo di metterlo a suo agio. Voleva infatti convincerlo a restituire a quei malviventi i soldi guadagnati disonestamente; una sorta di pegno per uscire da quel giro; gli si rivolse in inglese, per strappargli un sorriso: «Nabi, dinner is ready! Come here and enjoy this delicious “pasta siciliana” I’ve cooked for you!» Non ebbe alcuna risposta. E neppure più tardi riuscì a farlo parlare, quando, dopo cena, andò a bussare alla sua camera. Nabi non rispose e la donna aprì la porta e scoprì che nella stanza non c’era nessuno. Con la coda dell’occhio notò che sul cuscino del letto c’era una lettera. Capì subito che non poteva esserci scritto nulla di buono. Presa da un senso di angoscia, chiamò Giuseppe; si sentiva il cuore in gola e le tremavano le mani. Così quando giunse suo marito, allarmato da quel tono di voce, vide la lettera che Marina aveva tra le mani, e la lesse. Una lettera con cui Nabi si rivolgeva direttamente a loro due: “Cari genitori, per il mio bene e soprattutto per la vostra incolumità, ho preso una soffertissima decisione: voglio stare lontano da voi e cavarmela da solo. So che voi per me avete fatto tanti sacrifici, e per questo spero un giorno di ricompensarvi di tutto”. Finalmente il vento di levante aveva spazzato via dal cielo di Capitolo quarto 39 Torino quelle nubi grigie e spesse che avevano incupito l’aria negli ultimi giorni di novembre, il sole era di nuovo apparso luminoso, lassù, in mezzo all’azzurro che era ancora più azzurro dove toccava le cime dei monti. Sembrava che il cielo volesse dare a tutti un segno di speranza, e anche io, dopo una notte trascorsa a pensare, e a immaginare Nabi minacciato dai criminali, ne fui rincuorato. Avevo sognato Nabi pedinato da uomini dallo sguardo duro, di ghiaccio, come in certi telefilm sulla mafia. A scuola avevo cercato di stare attento alle spiegazioni dei professori, non tanto per la mia passione per lo studio, ma perché il mio amico Mario, seduto accanto a me, mi dava qualche gomitata quando mi vedeva pensoso. Il suono della campanella a fine giornata arrivò per me come una liberazione da un grosso peso. Mi precipitai all’uscita della scuola e vidi Francesca molto preoccupata, perciò le chiesi cos’era accaduto. Mi fece segno di salire in auto e mi disse: «Stai tranquillo Khaled, saprai tutto quando arriveremo a casa». Nonostante la mia casa non fosse molto distante dalla scuola, il tragitto sembrò durare un’eternità. 40 Le paure di Nabi Capitolo quinto I due cugini nei guai Una pioggia sottile ma intensa batteva sul vetro del mio finestrino. Varie emozioni, in quel momento, mi tormentavano e di certo il tempo non mi era d’aiuto. L’ansia mi assaliva, nonostante Francesca continuasse a rassicurarmi, i minuti sembravano non passare mai e il mio sguardo perso nel vuoto era in cerca di risposte alle troppe domande che rimbombavano nella mia mente. Finalmente il rumore dell’auto si spense, spalancai lo sportello e mi precipitai sulla soglia di casa. Un vocìo alimentò la mia curiosità; suonai freneticamente il campanello: nessuna risposta. Accostai l’orecchio alla porta di casa, nella speranza di scoprire chi ci fosse, attendendo ansiosamente l’arrivo di Francesca con le chiavi. Lei aprì la porta, corsi in casa, la tensione crebbe ed esplose in gioia quando, aprendo la porta della cucina, vidi finalmente mio padre e mio zio. Il cuore batteva più forte che mai, sembrava stesse per scoppiare, per non parlare dei miei occhi lucidi. La sensazione di gioia che provavo era mescolata a un brutto presentimento. Chiesi Capitolo quinto 41 42 spiegazioni a mio padre del loro prematuro arrivo ed ebbi come risposta un terrificante annuncio, parole che risultarono agghiaccianti: «Nabi left home some days ago». «Cosa? È uno scherzo vero?» dissi allarmato. «No, è tutto vero» disse Francesca con aria di rassegnazione. «Marina ha trovato una lettera di Nabi che spiegava la sua fuga». Allora Marco intervenne, dicendo: «Khaled, in questi giorni hai avuto contatti con tuo cugino?» Avevo paura di dire cose sbagliate, ma mi convinsi a raccontare quello che sapevo. Qualche mese prima, su Facebook, Nabi mi aveva raccontato di un magazzino dove incontrava certi tizi. Adesso realizzavo che quelle persone probabilmente appartenevano al clan. Aggiunsi: «Ricordo che mi ha detto che quel magazzino apparteneva al padre di un certo Rocco, uno dei ragazzi del gruppo». «Bene Khaled questo può bastarci per capire in che guai si è cacciato Nabi. Bisogna assolutamente aiutarlo». «Se siete tutti d’accordo domani mattina partiremo per Palermo» disse Marco. Salii in camera per preparare la valigia. Ero assorto nei miei pensieri, quando un fragoroso rumore mi fece sobbalzare: un sasso aveva mandato in frantumi il vetro della finestra. Alla I due cugini nei guai pietra c’era legato un bigliettino; lo aprii e presi a leggere: “Don’t try to look for your cousin. You should shut up if you want he isn’t in trouble”. La mattina seguente raggiungemmo l’aeroporto di TorinoCaselle “Sandro Pertini”. Dopo una notte insonne, io avevo ancora nella mente le parole lette su quel biglietto. L’avvertimento era stato chiaro: non dovevo parlare, altrimenti non avrei più rivisto mio cugino. Per fortuna all’aeroporto fui distratto da tante novità. Non avevo mai visto un aeroporto, dato che quando ero arrivato in Italia avevo utilizzato la nave e il treno. Un immenso spazio, occupato da negozi di tutti i generi e da ogni tipo di ristorante; non pensavo che un aeroporto fosse una specie di gigantesco centro commerciale. Eravamo arrivati con notevole anticipo, ciò mi permise di poter dare un’occhiata a tutti i negozi, alcuni dei quali assolutamente nuovi per me. Videogiochi di tutti i tipi, famose marche sportive e di abbigliamento, ristoranti tipici mi invitavano a comprare ogni genere di cosa. Ma, riflettendoci, mi resi conto che i soldi, quelli guadagnati onestamente, sono una cosa importante e non vanno sprecati per acquistare cose inutili. A me non mancava niente, avevo tutto e soprattutto l’affetto dei miei familiari. Partimmo e il viaggio non ebbe Capitolo quinto 43 44 inconvenienti. Arrivammo a Palermo dopo un’ora e mezzo circa. Lì ci incontrammo con Giuseppe e Marina che ci aspettavano ansiosi, e subito ci recammo in commissariato per denunciare la scomparsa di Nabi. Marina consegnò al commissario la lettera che aveva trovato in camera del ragazzo; l’uomo ci ascoltò con attenzione e ci confermò che ci avrebbe tenuti informati degli sviluppi delle indagini. Usciti dal commissariato, andammo in una gelateria e ci sedemmo a un tavolino per riflettere sul da farsi. Io avevo la strana sensazione di essere osservato. Mi voltai ma non notai niente di sospetto. Convinsi il gruppo e ci recammo a visitare la splendida cattedrale di Palermo dedicata a “Santa Vergine Maria Assunta”. Tutti vollero entrare a dare uno sguardo, e magari pregare; io rimasi fuori, perché avevo visto dietro un albero delle persone sospette. Mi diressi verso l’aiuola quando mi sentii strattonare e colpire alla nuca. Mi ritrovai mezzo tramortito in un furgoncino, ma abbastanza lucido per intravedere la presenza di un paio ragazzi e di mio cugino Nabi. Qualcuno gli stava parlando di me e della sorte che mi aspettava. Poi sentii lui che rispondeva: «Ragazzi ricordatevi quello che mi avete promesso, Khaled non si I due cugini nei guai tocca! Ci penserò io a farlo tacere e tornare a casa con i miei genitori e gli zii». «E con la denuncia come la mettiamo?» intervenne uno del gruppo. «Non vi preoccupate, ho pensato anche a come convincere i miei genitori a starsene tranquilli, e a far ritirare la denuncia» ribatté Nabi. Ma i due non erano affatto convinti. Uno dei due propose di dare due giorni di tempo a Nabi per risolvere la faccenda. «Io non mi fido, non mi fido affatto di questo bamboccio! Si fa coinvolgere dai sentimenti! Bisogna farlo fuori!» rispose l’altro, sfoderando la pistola. Fra i due si accese una colluttazione. Nabi ne approfittò per liberarmi e insieme scappammo. Intanto la famiglia aveva terminato la sua visita alla cattedrale, e si erano accorti che io non ero più con loro. Capitolo quinto 45 CAPITOLO SESTO Una nuova avventura Nella nostra folle corsa le immagini delle strade e dei passanti si susseguivano con contorni indistinti, perché il nostro unico obiettivo era quello di salvarci e contattare i nostri genitori. Dopo aver percorso qualche chilometro, ormai esausti, ci fermammo a prendere fiato e Nabi mi chiese se avessi con me il cellulare. «Certo, è qui nella mia tasca!» «Allora, presto, chiama lo zio» continuò Nabi. All’improvviso sentii nascere in me un barlume di speranza e composi il suo numero. «Dad help me and Nabi, I don’t know where we are, we’ve run away and we need you». Papà dopo i primi istanti di sgomento, con la voce rotta dall’emozione, mi chiese indizi per capire dove fossimo. Nabi prese il telefono: «We are in front of a baker’s called “Il Profumo del Pane” and opposite there is a fishmangher's called “La Tonnara”, don’t worry, I’ll protect Khaled, but please, hurry up!» Rachid, Damir ed i genitori affidatari riuscirono a trovarci dopo poco ma a me quei minuti parvero un secolo. Quando li vedemmo arrivare gli corremmo incontro perdendoci in un Capitolo sesto 47 48 abbraccio convulso, senza parlare, ma lasciando che fossero solo i nostri cuori ad esprimere le emozioni. Quando spiegammo loro la situazione, Marina senza voler rovinare l’unicità del momento, ci ricordò il pericolo incombente costituito dai mafiosi e consigliò che ci recassimo al comando di polizia più vicino. Fortunatamente non era lontano, per cui lo raggiungemmo in una decina di minuti. L’aria che si respirava al distretto di polizia era del tutto nuova per noi, Nabi era sofferente perché si sentiva in trappola ed io credevo di essere in un brutto sogno dal quale di lì a poco mi sarei svegliato. Il commissario Binetti ci ricevette nel suo ufficio cercando subito di tranquillizzarci; si trattava di una donna minuta, probabilmente della stessa età della mia mamma che mi fece subito una buona impressione. Marina mi suggerì: «Khaled, spiega al commissario la brutta disavventura di oggi». Dal mio racconto il commissario Binetti riuscì ad individuare quale fosse organizzazione malavitosa con cui avevamo a che fare e quindi a comprendere subito la gravità della situazione. A quel punto io e Nabi fummo accompagnati a bere un cappuccino poiché il commissario aveva bisogno di parlare da sola con i nostri genitori. Una nuova avventura «Nabi e Khaled sono in serio pericolo» proseguì il commissario, mentre guardava dritto negli occhi i nostri genitori, «Sarebbe opportuno che vi trasferiste per un po’ in un posto sicuro, mentre noi, qui, ci dedicheremo alle indagini». I nostri genitori, allora, si presero un po’ di tempo per riflettere e parlare tra loro. Io e Nabi, che nel frattempo eravamo di ritorno, vedemmo solo che, commossi, si abbracciarono e dissero al commissario Binetti che avrebbero accettato la sua proposta. Di comune accordo stabilirono che saremmo andati alle Isole Tremiti. Non ci ero mai stato ma alcuni miei amici, che ci erano andati in vacanza la scorsa estate, me le avevano descritte come un vero e proprio paradiso. L’indomani partimmo di buon mattino. Provavo sentimenti del tutto contrastanti: ero triste, perché avrei preferito tornare a casa mia, alla vita di tutti i giorni… Curioso di visitare un posto che prima avevo visto solo sulle cartoline… Felice, perché ero con la mia famiglia, e questa era la cosa più importante. Approdati su una delle tre isole che compongono l’arcipelago tremitese, ci trovammo di fronte un paesaggio mozzafiato: mare limpidissimo, vegetazione fitta con piante dalle foglie sottili, colline con percorsi per i turisti e ovunque un profumo Capitolo sesto 49 50 indefinibile di erbe selvatiche. La spiaggia di ciottoli era bella e silenziosa in questa stagione. Un pullmino ci portò in un albergo nascosto tra gli alberi di una bella pineta. Il proprietario ci accolse con molto garbo. Entrati, ad aspettarci trovammo la moglie e i suoi due figli, Luca e Sara, pressappoco nostri coetanei. Finalmente andammo nelle nostre stanze. L’albergo di recente costruzione, aveva delle camere ampie e arredate con gusto. Le pareti color corallo davano l’idea della serenità, mentre dalle finestre aperte entrava col vento il profumo selvatico di prima. Giusto il tempo di una rinfrescata e giù subito per la cena. A tavola, per un po’ di tempo, nessuno pensò a quello che era successo presi tutti dalle gustose pietanze servite. Ma l’ombra del pericolo passato, l’angoscia per quello che sarebbe potuto succedere presto tornarono a farsi vivi. Senza parlare i nostri occhi interrogavano Nabi inconsciamente. Nabi, preso dai sensi di colpa, svuotò finalmente il sacco. Raccontò che aveva conosciuto Rocco tramite Stefano, un ragazzo suo coetaneo conosciuto a scuola durante le ore passate a bighellonare. Tra loro era nata una grande amicizia e ben presto incominciarono a vedersi anche fuori della scuola. Era stato Rocco, poi, a immetterli “nel giro”. Una nuova avventura Dopo cena, io e Nabi ci fermammo a chiacchierare in giardino con i figli del proprietario dell’albergo. Notai subito che Sara guardava mio cugino con curiosità. Nabi, dal canto suo, non potè fare a meno di notare quegli occhi verdi come le pinete dell’isola… Arrossì. Quel giorno gli aveva riservato troppe emozioni per rendersi conto che un sentimento nuovo stava facendosi largo nel suo cuore. Capitolo sesto 51 CAPITOLO SETTIMO Rocco volta le spalle A Palermo le indagini andavano avanti… Il commissario Binetti si era già fatto un’idea di quale fosse il clan con cui Nabi aveva avuto a che fare, ma gli indizi che aveva non bastavano, aveva bisogno di prove. Nel frattempo Rocco, l’amico di Nabi, era finito in ospedale dopo aver cercato di difendermi quella sera in cui lui e la sua banda mi avevano rapito. Temevano che io sapessi troppe cose, e uno di loro stava per “zittirmi” per sempre. L’intervento di Rocco era stato per me provvidenziale. Non me lo sarei mai aspettato da lui perché, dai racconti di mio cugino, avevo intuito che non fosse un tipo raccomandabile. Quando Rocco aprì gli occhi, rimase abbagliato dal candore delle pareti della sua camera d’ospedale. I suoi ricordi erano confusi e quando tentava di riportarli alla mente un forte mal di testa gli martellava le tempie. Su una sola cosa aveva le idee ben chiare: una volta guarito avrebbe cambiato vita. La porta della stanza si aprì ed entrò una giovane infermiera, che gli disse: «Hai una lieve commozione cerebrale, faresti Capitolo settimo 53 54 meglio a riposare. Vedrai che tra qualche giorno, quando starai meglio, ricordare ti sarà più semplice». Rocco ascoltò il consiglio dell’infermiera e chiuse gli occhi, senza addormentarsi. Poco dopo qualcuno bussò delicatamente alla porta semiaperta. Era suo padre, un uomo sulla cinquantina, dalle spalle larghe, postura leggermente ingobbita, occhi piccoli e freddi e andatura lievemente zoppicante. «Figlio mio…» esordì. «Io? Cosa vuoi ancora da me? Non ti sei già preso abbastanza? Non vedi come mi sono ridotto? Basta! Voglio vivere una vita onesta lontana dai vostri sporchi affari!» lo interruppe Rocco. «Non ti rivolgere a me con questo tono! Rimango pur sempre tuo padre! Comunque, per risponderti, non mi va affatto bene che un ragazzino come te infanghi in tal modo il nome e l'onore della nostra “famiglia”… Anzi mia, perché da oggi tu non ne fai più parte! Una sola cosa: tieni la bocca chiusa sui nostri affari, metteresti in pericolo tutti noi ma soprattutto te stesso!» Detto questo, il padre si girò e uscì. Rocco alzò lo sguardo sullo specchio davanti a sé, sconvolto dalle fredde parole del padre. Il suo sguardo si soffermò Rocco volta le spalle sul volto tirato e stanco, leggermente pallido, sui capelli castani scompigliati dal sonno e su un inizio di barba segno dei cambiamenti che stavano avvenendo nel suo corpo da sedicenne. Osservò il verde dei suoi occhi e le scure occhiaie che li cerchiavano, perdendosi in essi e lasciandosi trasportare dal flusso di ricordi che portavano alla luce. Ricordava quel fresco mattino d’autunno in cui la sua mamma spalancò la porta della sua stanza: indossava una giacca a vento blu sopra a dei pantaloni sportivi. Dietro di lei c’era sua sorella con due grosse valigie di pelle; a Rocco sembrava un sacrilegio che i suoi lunghi boccoli biondi fossero legati in una stretta crocchia sotto la nuca parzialmente nascosta dal cappello. «Tesoro, Beatrice ed io abbiamo il taxi che ci sta aspettando, alle 9:00 partirà il nostro volo per San Pietroburgo. Mi raccomando, obbedisci a tuo padre mentre saremo via» disse la mamma, girandosi subito per nascondere un lieve luccichio degli occhi. Beatrice posò le valigie e lo abbracciò stretto stretto, come se non lo volesse più lasciare, e lui ricambiò con affetto, pur senza capirne il motivo. Silenziosa come si era avvicinata si allontanò, riprese i bagagli e uscì, seguita dalla Capitolo settimo 55 mamma, visibilmente triste, ma senza voltarsi indietro. Erano passati ormai tre anni da quando sua madre e Beatrice se ne erano andate; aspettò il loro ritorno per qualche mese, ma poi capì che non sarebbero più tornate. Rocco continuò la sua vita con suo padre, che quasi ogni sera usciva per incontrarsi con gli altri membri della “famiglia” e che ogni tanto gli faceva svolgere qualche lavoretto per la mafia. A Rocco non piaceva la mafia, o meglio era entrato a farne parte senza che sapesse bene cosa fosse e non aveva osato ribellarsi prima di quel giorno. 56 Intanto, alle Isole Tremiti, ci sembrava di essere in vacanza. L’atmosfera rilassante di quel paesaggio in pochi istanti aveva compiuto su di noi una specie di miracolo, distraendoci dallo spavento dei giorni passati. Il giorno dopo il nostro arrivo feci colazione con la mia famiglia e poco dopo fui raggiunto dal mio nuovo amico Luca. Era molto simpatico e vivace. Iniziammo a giocare a nascondino al piano terra dell’hotel nonostante l’avvertimento di suo padre: «Non fate baccano piccoli marmocchi! Date fastidio ai clienti!» Sua sorella Sara, invece, era una ragazzina tranquilla e Rocco volta le spalle obbediente. Quella mattina stava aiutando i genitori nelle faccende dell’albergo. «Sara, porta questa biancheria pulita nelle camere!» le disse la madre. La ragazza prese gli asciugamani e si avviò. Arrivò davanti alla porta della camera numero 74 e bussò. Siccome non rispose nessuno e non c’era il cartellino con la scritta “Please, do not disturb”, prese le chiavi di riserva della cameriera, le girò nella serratura ed entrò. La stanza era vuota; la ragazza si diresse verso il bagno con la biancheria pulita. Con la mano a pochi centimetri dalla maniglia, stava per aprire la porta, quando si spalancò da sola; Sara perse l'equilibrio, ma un paio di braccia forti e muscolose la sorressero in tempo. Nabi le sorrise teneramente e, notando il suo imbarazzo, la invitò a sedersi sulla poltrona. Era appena uscito dalla doccia e indossava soltanto un asciugamano legato in vita. Si scusò e andò in bagno a vestirsi; ne uscì cinque minuti dopo con un paio di jeans puliti e una felpa dei Beatles e stava per dirle qualcosa, quando lei si ricordò che doveva finire di consegnare la biancheria. «Scusami, ma ora dovrei proprio andare. Mia madre mi ha chiesto di distribuire lenzuola e asciugamani alle varie stanze, Capitolo settimo 57 e non ho ancora finito...» provò a spiegare Sara. «Io non ho niente da fare qui. Hai bisogno di una mano? Ti aiuto volentieri!» si offrì Nabi, visibilmente contento di poter dare una mano. La ragazza accettò e uscirono insieme in corridoio, chiudendosi la porta alle spalle. 58 Rocco volta le spalle CAPITOLO OTTAVO La forza della volontà Mi trovavo davanti all’hotel e riflettevo sugli ultimi avvenimenti, interrogandomi su quale fosse il modo migliore per aiutare Nabi; sentivo il bisogno di parlargli e aspettavo che tornasse dalla passeggiata con Sara. Quando la ragazza si allontanò da lui, chiamata da sua madre, io gli andai incontro dicendogli: «Nabi, per me sei sempre stato una spalla su cui appoggiarmi nei momenti difficili, ma ora sei tu ad avere bisogno di aiuto e io sono qui per dartelo; voglio tu sappia che, secondo me, grazie alla tua tenacia e alla tua forza di volontà potrai superare questo ostacolo». Lui rispose a voce bassa: «Khaled, ho capito che quanto successo è accaduto per colpa mia. Devo prendermi le mie responsabilità e, probabilmente, dovrò anche risponderne davanti a un giudice; volevo essere qualcuno ma mi sono fidato delle persone sbagliate ed ho deluso tutti. Adesso mi sento uno sciocco». Io ribattei: «Nabi, non sei uno sciocco, solo non ti sei reso conto in cosa ti stavi cacciando. Quel che conta davvero è Capitolo ottavo 59 60 che adesso tu abbia compreso i tuoi errori; non dimenticare che tu sei molto importante non solo per la nostra famiglia, ma anche per Marina, per Giuseppe e soprattutto per me». Dopo qualche istante di commosso silenzio aggiunsi: «Sai... Anche per me non è stato facile all’inizio, e anche ora ho qualche difficoltà che sto provando a superare grazie all’amicizia con Mario e all'aiuto del professor Cirillo; in più devo convivere con la mia schiena malandata che mi fa sentire a disagio di fronte ai miei compagni». La discussione andò avanti per un po’ e Nabi fu molto toccato dalle mie parole, che sembravano avere aperto uno spiraglio di speranza. Stavamo ancora parlando quando ritornò Sara che, dopo averlo visto con le lacrime agli occhi, turbata gli chiese cosa fosse successo. Nabi rispose in maniera evasiva: «Sara, io non ho avuto una vita facile e, dopo l’arrivo in Italia, non mi sono ambientato bene come Khaled». «Perché? Ti va di dirmi cosa ti è capitato?» chiese con dolcezza Sara, molto coinvolta dal racconto. Nabi, incoraggiato dal tono della sua voce, decise di aprirsi un po’: «Molti miei compagni mi criticavano perché non sapevo La forza della volontà parlare bene l’italiano e io mi sentivo sempre più giù di morale». Sara, accarezzandolo con lo sguardo, lo rassicurò: «Nabi, ti capisco, l’italiano è difficile da imparare e non c’è da vergognarsi se, al principio, non si è in grado di esprimersi come gli altri... Pensa a tutte le esperienze che hai fatto e che i tuoi compagni nemmeno si sognano: vieni da un posto lontano e parli bene due lingue... Anzi, ormai ne parli tre!» concluse con un sorriso. Nabi, rincuorato, la ringraziò e le disse: «Thank you Sara! Even if I’ve just met you, I know I can trust in you… Sei una vera amica!» Ed io aggiunsi, di cuore: «Sai, Sara, mio cugino ha ragione: tu sei davvero una persona molto cara». Dopo qualche istante di silenzio, carico di emozioni, proposi di andare a prendere un gelato, insieme. Nel frattempo Marina, Giuseppe, Marco e Francesca, si stavano incontrando con i nostri papà, Damir e Rachid, nel bar dell’albergo per parlare di noi. Marina, in accordo con Giuseppe, diceva allo zio: «Tu sai che Nabi si era infilato in un brutto giro con l’intenzione di dimostrare di valere qualcosa; ma adesso dobbiamo superare insieme questo brutto momento. Tutti noi, anche se veniamo da Capitolo ottavo 61 62 realtà diverse, siamo accomunati dalla volontà di aiutarlo. Tu cosa pensavi di fare?» Damir rispose con un tono molto serio: «Dopo quello che è successo credo che per Nabi sia meglio tornare in Libano con me». «Però Nabi in questi giorni si sta divertendo molto con i suoi nuovi amici, e sembra quasi rinato...» riflettè ad alta voce Marco. «Che ne pensate se Nabi venisse a vivere a Torino con noi e Khaled?» La proposta di Francesca fu spiazzante. Seguirono alcuni istanti di silenzio. Giuseppe e Marina furono i primi a romperlo: «Noi non abbiamo intenzione di lasciarlo andare, perché per noi è come un figlio ma…». «A Torino potrebbe ritrovare un po’ di tranquillità, aspettando che le acque si calmino: d’altra parte non possiamo rimanere alle Tremiti in eterno!» rispose Marco. Ci fu un altro momento di silenzio. Alla fine fu Damir a parlare: «Forse non è una cattiva idea. Credo ancora che mio figlio in Italia possa avere un futuro, e vi ringrazio per la vostra disponibilità. Dovremo comunque parlarne con Nabi e con le persone che hanno organizzato la sua venuta nel vostro Paese. E non dimentichiamoci della polizia, che deve ancora stabilire le responsabilità del mio ragazzo in questa brutta faccenda». La forza della volontà Solo Giuseppe e Marina sembravano perplessi, anche perché consideravano la scelta un po’ una fuga e in parte una loro sconfitta. Ma Marco e Francesca dissero: «Damir, crediamo che per Nabi questa sia la soluzione più giusta: starà bene con noi e non avrà problemi ad ambientarsi. Quanto a voi…» dissero rivolti a Marina e Giuseppe «Non dovete rimproverarvi nulla. Avete fatto del vostro meglio e la nostra casa, è inutile dirlo, è sempre aperta». Nabi ed io, informati dalle nostre famiglie della novità, fummo felici di quella scelta, e speravamo tanto che fosse possibile attuarla. Anche se era presto per festeggiare, verso sera decidemmo tutti di andare al ristorante, dove brindammo al nostro futuro torinese e gustammo dello squisito pesce tipico delle Tremiti; dopo cena passeggiammo a lungo, respirando il profumo del mare e perdendoci ciascuno nei propri sogni. Nel frattempo, a Palermo, il Commissario Binetti, aveva saputo dai suoi informatori che un certo Rocco era stato ricoverato per una commozione cerebrale all’ospedale “Mario Feltrinelli”. Quel ragazzo poteva essere lo stesso di cui avevano parlato Nabi e Khaled e, forse, l’avrebbe aiutata a trovare le prove Capitolo ottavo 63 64 che cercava. Il commissario entrò nel Blocco 2 e, dopo essersi presentata, domandò del ragazzo alla reception; un’infermiera la accompagnò nella camera dove la Binetti vide il ragazzo sdraiato nel letto, con una fascia in testa. Lo salutò, e si presentò dicendogli di non avere paura. A Rocco non sembrava vero: non aveva affatto paura, come sarebbe accaduto fino a pochissimo tempo prima, e si sentiva sollevato per non essere stato lui a chiamarla. «Commissario» disse «Non so come mi abbia trovato, ma sono felice che sia successo. Voglio cambiare vita, e voglio uscire da questi brutti giri che frequento. Ho deciso che collaborerò con la polizia». Binetti, dopo che Rocco ebbe raccontato quello che sapeva, rispose con un tono rassicurante: «Stai tranquillo, riusciremo a farti uscire da questa brutta situazione e, soprattutto, proveremo a fermare tuo padre». Aggiunse poi, guardandolo negli occhi: «Per aiutarti occorre mettere a verbale tutto quello che mi hai raccontato. Sai, Rocco, è una cosa molto importante che tu abbia dimostrato la volontà di collaborare e di cambiare vita. Da questo momento le cose andranno meglio, te lo La forza della volontà prometto. Non parlare con nessuno del nostro incontro. Fidati di me. Penserò io alla tua sicurezza». Dopo una pausa di silenzio, il ragazzo, ormai conquistato dai modi gentili della sua interlocutrice, domandò: «Commissario, una curiosità… Ma Nabi e Khaled, dove sono finiti? Come stanno?» «Perché lo vuoi sapere?» replicò il commissario con un sorriso. «Perché non so cosa gli sia capitato». «Stai tranquillo: Nabi e Khaled stanno bene. La cosa più importante, adesso, è che tu guarisca presto». «Grazie, grazie... Davvero, commissario... e, a presto!» disse Rocco, commosso. «Arrivederci!» rispose il Commissario, sorridendo ancora una volta prima di uscire. Capitolo ottavo 65 CAPITOLO NONO Di nuovo insieme In quei giorni a San Pietroburgo faceva molto freddo e il meteo annunciava una forte nevicata che avrebbe stravolto tutta la città. La madre di Rocco, mentre ascoltava le previsioni in TV, sfogliava distrattamente i giornali italiani sull’I-Pad, quando fu attirata da un breve articolo di cronaca locale: “Palermo. Lite tra due adolescenti appartenenti ad un clan mafioso”. Fra le righe dell’articolo le saltarono agli occhi i nomi di suo marito e di suo figlio; restò esterrefatta, fino a quando le lacrime non incominciarono a riempire i suoi occhi, tanto da annebbiarle la vista e procurarle una stretta al cuore, quando lesse che il ragazzo, avendo avuto una forte commozione celebrale, era stato ricoverato in ospedale. Immediatamente decise di prendere il primo volo per la Sicilia; avvertì Beatrice di mettere un po’ di cose nel trolley e uscì a fare i biglietti. L’aeroporto “Pulkovo” distava mezz’ora di taxi da casa loro; durante il tragitto nessuna delle due riuscì a spiccicare parola: tante emozioni, tanti ricordi, tanti momenti trascorsi in famiglia, insieme e serenamente riempivano le loro menti. Il volo San Capitolo nono 67 68 Pietroburgo-Palermo sarebbe durato circa cinque ore; i posti a sedere erano vicini al finestrino, ma né a Beatrice né alla mamma andava di osservare il paesaggio, immerse com’erano nei loro pensieri. “Everybody wants to take heart away” cantava Beatrice mentre ascoltava con le cuffie l’ultimo singolo dei One Direction e non poteva fare a meno di pensare a suo fratello con tenerezza. Intanto Rocco stava già meglio ed era sempre più sicuro di voler cambiare vita; aveva nostalgia di Nabi, al quale era sinceramente affezionato: voleva sue notizie e così decise di chiamarlo al cellulare. La voce rilassata dell’amico lo convinse sempre di più a prendere la decisione di allontanarsi da Palermo. Cosa lo tratteneva ancora in una città così bella e tormentata? Perché non darsi una seconda possibilità? Perché non credere nell’amicizia, ora che non aveva più una famiglia? Nabi era un vero amico e Rocco desiderava, ora più che mai, raggiungerlo alle Isole Tremiti per vedere se almeno lui avrebbe potuto salvarlo. Ma le isole Tremiti erano lontane dalla Sicilia e lui era terribilmente solo: “Se almeno ci fosse stato il papà… Se la mamma non fosse mai partita… Forse il commissario Binetti… Ma sì, Di nuovo insieme il commissario Binetti aveva promesso che le cose sarebbero andate meglio, che avrebbe pensato lei alla mia sicurezza…” Ma Rocco non era più solo. Stava accadendo un miracolo, lui non sapeva ancora niente, ma la madre era in volo per Palermo convintissima a non abbandonare mai più la sua famiglia. E il papà? Il papà aveva riflettuto a lungo: da quando aveva lasciato Rocco in quel modo così violento, solo, in un letto di ospedale, non riusciva a perdonarsi, aveva un solo grande desiderio: riappacificarsi col mondo intero! Ma per raggiungere questo obiettivo doveva prima ricongiungere la sua famiglia, confessare tutto alla Polizia, ricostruire la sua vita … Sarebbe partito per San Pietroburgo, conosceva l’indirizzo della moglie e l’avrebbe convinta a tornare in Sicilia con lui, perché Rocco aveva bisogno del suo amore ora più che mai, e poi si sarebbe costituito. «I signori viaggiatori sono pregati di recarsi al gate 9 per l’imbarco». Così diceva uno speaker mentre il padre di Rocco, tutto avvolto in una lunga sciarpa nera, prendeva la scala mobile per recarsi al gate. Punta Raisi era stracolma di passeggeri, ma nessuno al mondo avrebbe potuto impedirgli Capitolo nono 69 di vedere quello che i suoi occhi stavano vedendo in quel preciso istante: scendevano dal lato opposto, tenendosi per mano, due figure bionde e sorridenti. Erano le sue donne! Erano arrivate prima che lui potesse raggiungerle!! Ai piedi della scala mobile la scena che si presentò ai viaggiatori in partenza fu emozionante davvero: abbracci e lacrime e frasi d’amore e di perdono e promesse di non lasciarsi mai più! La famiglia si era ricongiunta, stavolta per sempre, ma Rocco? Adesso bisognava prendersi cura di lui e della sua giovane vita. Intanto due agenti di polizia si facevano largo tra i viaggiatori ancora emozionati… 70 Di nuovo insieme CAPITOLO DECIMO Sogno o son desto? Mi risvegliai, all’improvviso e malamente, sudato e avvolto tra le coperte. Quelli passati erano stati giorni intensi; emozioni tante, quanti i pensieri che si ingarbugliavano nella mia mente. Di lì a poche ore avremmo lasciato le isole Tremiti, per far ritorno a Torino. Spalancai la finestra per far entrare un po’ d’aria fresca; la luce dell’alba illuminava un mare piatto come una tavola. Dal giardino antistante sentii delle voci; feci per scorgermi dalla finestra, quando mi resi conto che si trattava di Nabi e Sara. Il momento dell’abbandono era ormai arrivato e i due ragazzi avevano tante cose da dirsi. Ritornai a letto e sprofondai in un sonno agitato. «Khaled, Khaled...» una voce tremula si levò dallo scoglio attiguo a quello del Cretaccio. Una vecchia intenta a filare, guardandomi fisso negli occhi, pronunciava il mio nome e di seguito parole senza senso. Nell’indietreggiare inciampai per cadere rovinosamente su un terreno argilloso. Alzai lo sguardo e vidi un uomo che reggeva tra le mani la sua testa. Capitolo decimo 71 72 «Sono un detenuto evaso dalla colonia penale e conosco bene la tua storia. In fondo allo scoglio c’è la caracca che stavi aspettando». Neanche il tempo di chiedere spiegazioni che mi ritrovai in mezzo al mare; il Mediterraneo come il liquido amniotico. Il viaggio era appena principiato. Ad una ad una, le persone più care si concedevano in saluti affettuosi; in prima linea i miei genitori affidatari, papà Rachid, mia madre e i gemellini. Le acque da salate a dolci e ghiacciate; si trattava del fiume dove si andava a pescare con Nabi. Mio cugino mi stava accanto e mi parlava: «Capisci, Khaled. Da Hermel bisogna evadere. Non c’è tempo da perdere. L’estrazione del piombo sarà la catastrofe per la nostra città; bisogna assumersi tutte le responsabilità e denunciare il malaffare». «Ma Nabi, non vedi che sono piccolo; ho solo sei anni. Sono questioni troppo complicate per me. Lasciami stare». Mi alzai, pronto per ritornare dalla mia famiglia, quando una crepa nelle acque ghiacciate del fiume lasciò scorgere un volto umano. Sotto una lastra di ghiaccio il corpo di Rocco; batteva i pugni cercando di uscire dalle acque gelide del Sogno o son desto? fiume. Il panico prese il sopravvento; cercai di gridare aiuto, ma dalle mie labbra non usciva nessun suono. Leggendo il labiale di Rocco, l’unica cosa che riuscii a comprendere era un nome, quello del commissario Binetti. All’istante un vortice di suoni, odori, colori; riconobbi subito le vie caratteristiche. Ogni qualvolta si andava a Palermo, il mercato della Vucciria era una tappa fissa. La mia visione onirica s’identificava con una riproduzione del celebre dipinto di Renato Guttuso, alla quale Francesca teneva tanto e che aveva posizionato nel salone di casa. Un’esplosione di vitalità a cui fa da contraltare un senso profondo tragico. Tra la confusione delle voci e le grida dei venditori, lo stordimento raggiunse il culmine. Dietro un vecchio tavolino riconobbi la vecchia dello scoglio, questa volta, con abiti da cartomante. Le si avvicinò un omone laido, con voce roca pretese la lettura delle carte: «Come on, read my future for me». La vecchia incrociò per un attimo il mio sguardo e, poi, gli rispose: «Your future's all used up». La fantasmagorica tappezzeria di colori si trasformò in una Capitolo decimo 73 74 tavola da disegno in bianco e nero, come in un fumetto di Sam Pezzo. Nella casa di Torino mi era capitato spesso di leggere le opere di Vittorio Giardino, i romanzi di Raymond Chandler e Dashiell Hammett. Marco era un patito di film noir e hard boiled. Non erano rare le serate passate, con il mio padre affidatario, a vedere vecchi film in bianco e nero. La miacultura cinematografica era decisamente inconsueta per un ragazzino della mia età. L’influenza di Marco e Francesca era stata determinante; io avevo già deciso del mio futuro. Prima o poi, terminati gli studi, avrei scritto per il Cinema. Ritornare in patria e restituire il denaro ai miei: il mio obiettivo! Quest’ultimo, però, non poteva prescindere da un percorso formativo e da una crescita personale e professionale. Insomma, idee chiare; contrariamente al mio sogno, turbolento e inquieto. La visione allucinata e monocromo continuava. Una mano afferrò il mio braccio in maniera energica. Mi voltai e vidi una donna minuta, avvolta da un trench come quello che indossava Humphrey Bogart in Casablanca. «Khaled, seguimi. Abbiamo una missione importante da compiere». L’ombra lasciò intravedere il viso della donna, che pareva Sogno o son desto? conoscermi bene; era il commissario Binetti. Mi raccontò dell’omone panciuto e poco rassicurante: politico corrotto dalla mafia e faccendiere senza scrupoli. Il commissario Binetti mi consegnò una vecchia Leica analogica; per intenderci, quelle che usano ancora il rullino. Avrei dovuto usarla per documentare i traffici illeciti di una cosca mafiosa. Entrammo in un capannone, una vecchia fabbrica in disuso. Davanti a noi un ragazzo legato ad una sedia, che ci voltava le spalle. Più avanti diverse persone che discutevano animatamente. Francamente capivo poco di quello che stava accadendo; si parlava di traffici di organi, di medio oriente, di sbarchi clandestini. Io cercavo di fotografare quanto più possibile. Nell’inquadratura della Leica anche due agenti di polizia. Continuavo a non capire. Il commissario identificò gli uomini in divisa; si trattava di giovani criminali, legati a Cosa Nostra. Falsi poliziotti che avevano un preciso compito: eliminare un elemento della cosca, che aveva deciso di collaborare con la giustizia. I due entrarono in una volante della Polizia e lasciarono il capannone. Nel frattempo mi avvicinai al ragazzo legato alla sedia; lo Capitolo decimo 75 76 stesso bisbigliò: «Ce ne hai messo di tempo». Si voltò d’un tratto e lo riconobbi: «Rocco, sei tu?» Non ebbi il tempo di liberarlo; eravamo stati scoperti. «Khaled, a Rocco ci penso io; tu scappa». Il commissario Binetti mi diede un faldone: «Custodiscilo e portalo in Questura; ci sono prove importanti». Presi il contenitore, che aveva un’etichetta con la dicitura “E in mezzo c’era il mare”, e iniziai a correre. I malanni fisici, che mi perseguitavano fin da piccolo, sembravano spariti. Avevo il cuore in gola e un unico pensiero: uscire vivo da questa incredibile situazione. Mi sentivo braccato. Entrai nell’androne di un vecchio palazzo e iniziai a salire le scale, interminabili e sempre più alte. Mano a mano che salivo la luce si attenuava. Mi ritrovai al lume del moccolo di cera. Una folata di vento spense la flebile fiamma. Un tonfo e precipitai a terra come in un fumetto di Little Nemo. Strappato dal sonno, mi domandavo se ancora non dormissi. La luce del giorno entrava prepotente nella stanza. Mi stropicciai gli occhi e vidi sotto il letto... una vecchia Leica e un faldone impolverato. Sogno o son desto? CAPITOLO UNDICESIMO E in mezzo c’è l’Amore Ero ancora stravolto dal sogno, e aver trovato quel faldone impolverato e quella macchina fotografica mi spaventava… Mi tremavano le mani. Non sapevo cosa fare: mafia, pizzo, rapimenti, traffici sporchi, tutto questo per me era troppo! Non riuscivo a capire… com’era possibile che due ragazzini avessero a che fare con una realtà così terribile e più grande di loro? E Nabi? Come vi era scivolato? Forse, per un adolescente come lui, troppo forte era stato il dolore del distacco dai suoi affetti e dalla sua terra, nonostante l’amore di Giuseppe e Marina, e troppo difficile adattarsi ad un realtà sconosciuta, differente, straniera. Io, Khaled, più piccolo, ero stato forse più fortunato: ero riuscito ad adattarmi e ad affidarmi completamente all’amore di Francesca e Marco. La mia testa vacillava. Stavo ancora pensando a chi potesse aver nascosto Leica, documenti e foto sotto il mio letto (sospettavo di Nabi…) quando notai che alcuni uomini ripresi dalle foto avevano una grande cicatrice sul collo e… Capitolo undicesimo 77 78 i documenti cosa contenevano? Non avevo tanto tempo, dovevo andare di sotto a salutare gli altri. A Punta Raisi, due poliziotti si fecero largo tra la folla e raggiunsero i genitori di Rocco. L’emozione di questi ultimi per essersi rivisti, riabbracciati, riappacificati, svanì quando vennero informati del rapimento del loro caro Rocco... Il letto d’ospedale era vuoto. Le telecamere non riportavano altro che un uomo con una cicatrice sul collo. Tutto era accaduto senza il minimo rumore… Il ragazzo sapeva troppe cose e avrebbe collaborato con la giustizia: andava eliminato. All’improvviso il cellulare di Nabi squillò. Numero sconosciuto: era il padre di Rocco che con voce tremante chiedeva dove fosse suo figlio. Ascoltammo tutti la telefonata, ma nessuno di noi aveva la più pallida idea di dove fosse Rocco! Poi mi ricordai delle foto e raccontai ai miei del sogno e degli uomini con le profonde cicatrici sul collo che circondavano Rocco. Richiamammo il padre di Rocco e lui capì subito: sarebbe andato con la polizia nel luogo dove si riunivano gli uomini del clan. Il suo piano: liberare Rocco a qualsiasi costo. Tutto fu organizzato nei minimi dettagli dal commissario Binetti. Al segnale stabilito la polizia irruppe nel vecchio centro E in mezzo c’è l’Amore commerciale dismesso e colse tutti sul fatto. Il piano era riuscì, Rocco era salvo ed i mafiosi incastrati. Intanto alle isole Tremiti continuavano i saluti. Sara e Nabi, in disparte, sulla spiaggia, osservavano il tramonto. Tirava una leggera brezza… era magnifico. Nabi disse: «I have to go». Sara sorrise: «I will miss you…» Ci fu silenzio. «Io non sono uno che se ne va, io sono uno che resta, anche se non ci sarò fisicamente sarò nel tuo cuore. Ti amo Sara» concluse Nabi. Si abbracciarono e le loro labbra si sfiorarono. Senza neanche accorgersene si stavano baciando… Non era un semplice bacio, ma un bacio vero: era AMORE. La nostra brutta avventura, oramai, stava diventando solo un ricordo. Infatti nel faldone c’erano bigliettini e foto, prove documentate, schiaccianti sulle attività della gang sgominata e nomi di uomini politici che ne controllavano la rete. Il caso fu risolto grazie anche alla competenza e alla bravura del commissario Binetti, promossa poi ispettrice capo. Eravamo finalmente liberi di ritornare alle nostre vite!! Le Tremiti rimasero padrone del nostro cuore, infatti dopo poco tempo vi ritornammo in vacanza tutti, amici e amici per caso. Capitolo undicesimo 79 Festeggiavamo il risate, canti e balli quando, all’improvviso, un urlo… ero io, disteso a terra in preda ad un forte dolore alla schiena. In ospedale il dottore fu chiaro: la mia malformazione aveva bisogno di un immediato e serio intervento chirurgico. Seguirono mesi difficili, dolorosi, faticosi per me. Ma, grazie all’amore dei miei quattro genitori, di Nabi e dei miei amici mi ripresi. La vita, nonostante le tante difficoltà che ti presenta, è bella! 80 Sono trascorsi più di vent’ anni… Sono un bravo e apprezzato regista. Nabi è chef, ha sposato Sara e con l’aiuto dei suoi familiari (che da tempo hanno lasciato il Libano) porta avanti l’albergo nel quale si era rifugiato per scampare a quella sua pericolosa leggerezza. Rocco ha sposato Laura, una deliziosa ragazza, insegnante elementare che con il suo amore e la sua dolcezza ha saputo guidarlo e consigliarlo; ora cura e vende prodotti biologici e D.O.P. G. Suo padre ha collaborato con la polizia e pagato il suo debito alla giustizia. I cari genitori affidatari miei e di Nabi sono invecchiati, ma stanno bene. Mio padre Rachid è morto da poco. Dopo aver E in mezzo c’è l’Amore lavorato tanto, ha potuto godersi alcuni anni di serenità con la mamma e i miei fratelli nella bella casa che ho acquistato per loro, come era nei miei sogni, ad Hermel. Hermel… la mia bella Hermel… Il monastero di Mar Marun... Il Libano, la mia Patria, la “ terra del latte e del miele”, la terra dei miei ricordi più cari! Da bambino giocavo lungo la riva del fiume Oronte in compagnia di mio cugino Nabi e dei miei fratellini; a fatica mi arrampicavo sui rami dei cedri, di cui sento ancora il profumo. A quei tempi c’era la guerra… Io ero solo un bambino, eppure avevo già imparato a conoscere quanto dura fosse la vita… E poi la Piramide del Principe, con le sue scene di caccia… Quante storie mi raccontava mia padre sulla terra dei Fenici,dei monti e del mare. E, proprio presso la Piramide, mentre incantato ne ascoltavo la storia, papà mi scrisse dietro alla nostra foto che ancora stringo tra le mani “I keep what you told me, all your adivices”. E poi l’Italia… Torino, Palermo, Roma, Napoli… tutti luoghi della mia crescita. Ora sono qui alle Tremiti… Sto girando un film di cui ho già individuato il soggetto: quel frammento di vita terribile, pauroso, che ha fatto incrociare destini e vite diverse, ma “costruttivo” Capitolo undicesimo 81 perché ha permesso a noi ragazzi di vivere questo presente. Ripensando a tutto ciò che è stato posso dire che si può sbagliare, si può inciampare… si sa, da ragazzi la curiosità, il voler fare da sé, aprono un mondo che appare accattivante e che ci fa trascurare ciò che conta veramente: l’amore, che da solo può muovere e cambiare il mondo! È proprio vero, l’essenziale è invisibile agli occhi, non si ama che con il cuore. Quante volte ho ripetuto a me stesso le parole che la Volpe diceva al Piccolo Principe: “Quando il mondo mi appare troppo buio e la vita una strada troppo ghiacciata da percorrere, ancora mi aggrappo a questa verità!” 82 E in mezzo c’è l’Amore Un ricordo che lascia il segno Una notizia inattesa Nabi Le paure di Nabi I due cugini nei guai Una nuova avventura Rocco volta le spalle La forza della volontà Di nuovo insieme Sogno o son desto? E in mezzo c’è l’Amore APPENDICE 1. Un ricordo che lascia il segno Scuole Pie Napoletane dei “Padri Scolopi” Napoli - classe II Dirigente Scolastico: Giuseppe Manco Docente Referente della Staffetta: Francesco Martini Docente responsabile dell’Azione Formativa Francesco Martini Gli studenti/scrittori della classe II Olga Andriani, Lorenzo Aldo Luigi Caprino, Mattia Cuomo, Eva De Luca, Claudia Dorato, Vincenzo Eremitaggio, Cira Fragna, Ilaria Innocente, Maria Pia Merini, Giuseppe Montanini, Gabriele Morano, Simona Ricciardi, Gaetano Sorbo, Francesco Pio Squillacciotti, Antonio Volpe. Il disegno è stato realizzato da Francesco Pio Squillacciotti Hanno scritto dell’esperienza: “...Saper scrivere correttamente è una delle competenze basilari che la scuola, in ogni suo ordine e grado, dovrebbe mirare a fornire agli studenti: competenza trasversale, competenza per la vita, perché saper scrivere vuol dire avere la possibilità di esprimere, in una forma di cui resti testimonianza nel tempo, il proprio pensiero, in ogni contesto e in ogni circostanza; inoltre, la scrittura rappresenta uno straordinario strumento per relazionarsi con gli altri e comunicare, in qualunque ambito, da quello lavorativo a quello affettivo. La partecipazione alla staffetta è stata, dunque, un’occasione eccezionale per incentivare gli allievi a praticare l’esercizio di scrittura, nonché per stimolarne la creatività e la fantasia, attraverso l’invenzione del racconto narrativo”. APPENDICE 2. Una notizia inattesa Istituto Comprensivo Como Albate (CO) - classe II B Dirigente Scolastico Giuliano Fontana Docente referente della Staffetta Eleonora Galli Docente responsabile dell’Azione Formativa Eleonora Galli Gli studenti/scrittori della classe II B Federica Bartolone, Morena Bordoli, Emma Cassella, Marta Ceriani, Filippo Corno, Valentina De Gesuè, Matteo Depretis, Gabriel Gangi, Davide Gelardi, Alessandro Gerna, Edoardo Giambra, Roberto Marletta, Miranda Mascarella, Erica Obiefuna, Martina Pagano, Carol Paradiso, Gaia Pisaroni, Asia Radaelli, Dario Roncoroni, Mitchel Saet, Klea Tila Il disegno è stato realizzato da Filippo Corno Hanno scritto dell’esperienza: “...Entusiamo, curiosità, immaginazione, cooperazione. Sono queste le parole chiave che hanno animato il nostro gruppo durante la stesura del capitolo. All’inizio della storia non è stato facile concordare le scelte, poi siamo riusciti a trovare una soluzione comune. Ci sembra che ognuno abbia tirato fuori il meglio di sé”. APPENDICE 3. Nabi Convitto Nazionale “C. Colombo” Genova - classi I/III A Dirigente Scolastico Paolo Cortigiani Docente referente della Staffetta Valentina Fiora Docente responsabile dell’Azione Formativa Valentina Fiora Gli studenti/scrittori delle classi: III A Mustafa Aboulfethou, Daniel Albaz, Sara Alfano, Nicole Avila Anne Bautista, Tarek, Bouchabla, Othmane Boumarouane, Cannizzo Emanuela, Alejandra Cornejo, Daniela, Guidi, Sara Hamdi, Livia Giangiacomo, Angelica Lo, Salazar Angie, Alessio Vaccari, Giulia Zazzali. I A Diadora Alacevich Rachele Balestrello, Tais Belziti, Giacomo Caso, Sebastian Cerca, Martina Causato, Cristiano Di Pietro, Pietro Iannoni, Giorgia La Tartara, Giulia, Marinelli, Giuseppe Morinello Il disegno è stato realizzato da: Sara Hamdi, Daniela Guidi, Anne Bautista Hanno scritto dell’esperienza: “...Quest’ esperienza è stata molto positiva ed arricchente dal punto di vista professionale. Mi ha consentito di affrontare l’attività di laboratorio di scrittura, sempre presente nella mia programmazione, in maniera innovativa. Ho potuto sperimentare il lavoro a “classi aperte”, valorizzare l’interdisciplinarità e guidare i ragazzi in un lavoro per loro estremamente stimolante sia nella fase di analisi e riflessione sia in quella della composizione. L’attività didattica connessa alla staffetta non si è, inoltre, conclusa con la pubblicazione del nostro capitolo, ma sta continuando con un lavoro di approfondimento sulla mafia e sui flussi migratori. Nel tempo dedicato al laboratorio di scrittura gli studenti sono impegnati in esercizi di rielaborazione connessi alla staffetta econ le docenti di Arte e Tecnologia stanno progettando un cartellone di presentazione diquesta esperienza al resto dell’Istituto”. APPENDICE 4. Le paure di Nabi Istituto Comprensivo “ Vicinanza” Salerno – classe II E Dirigente Scolastico Maristella Dorotea Rita Fulgione Docente referente della Staffetta Iolanda Giannatiempo Docente responsabile dell’Azione Formativa Iolanda Giannatiempo Gli studenti/scrittori della classe II E Carlo Urbano Barbarini, Francesco Belfiore, Armando Busillo, Michele Capobianco, Massimiliano Cinquanta, Francesco Nunzio Citro, Claudia De Angelis, Pietro Dell’ Acqua, Gianbattista Ferrazzano, Giulia Gambardella, Enrico Garofalo, Vincenzo Gaudiano, Roberta Giordano, Daniele Loubet, Marco Manzo, Marco Marotta, Stefano Mastroroberto, Anna Melloni, Vincenzo Nonatelli, Pietro Pantani, Giuseppe Paolella, Andrea Pastore, Francesca Romano, Rebecca Severino Il disegno è stato realizzato da: Pietro Dell’Acqua, Michele Capobianco, Gianbattista Ferrazzano, Vincenzo Nonatelli Hanno scritto dell’esperienza: “. . . Gli alunni sono stati molto contenti di partecipare anche quest’anno alla ”Staffetta Creativa”; anzi dirò di più: è stata la prima richiesta che ho ricevuto in coro quando sono giunta nella loro classe. Confesso che la cosa mi ha creato qualche senso di disagio sia per il mio livello di alfabetizzazione informatico, sia per quel senso di ruggine che può avere addosso un’insegnante alle soglie della pensione (?) Ma i ragazzi sono riusciti ancora una volta a coinvolgermi. Riporto qui di seguito il loro spontaneo commento: «Sappiamo che per molti professori partecipare al concorso Bimed può significare solo un ulteriore dispendio di energie per il fatto che nell’organizzarsi si può creare confusione…, ma divertendoci siamo riusciti a imparare nuove cose… E infine… Il nostro più grande desiderio è di andare alle Tremiti a fine anno»”. APPENDICE 5. I due cugini nei guai Istituto Comprensivo “G. Parente” Aversa (CE) – classe II A Dirigente Scolastico Enrichetta Ferrara Docente referente della Staffetta Rosa Ferrara Docente responsabile dell’Azione Formativa Rosa Ferrara Gli studenti/scrittori della classe II A Laura Afratellanza, Generoso d’Aniello, Alessia d’Angelo, Angelantonio d’Agostino, Marta di Cristofaro, Francesca Esposito, Ciro Fabozzi, Claudia Ferriero, Angelo Giamberini, Antonio Mancini, Claudio Pennacchio, Giulia Pergameno, Zaira Puca, Flavia Rondanini, Francesco Russo, Adem Saal, Raffaele Santoro, Irene Sofia, Roberta Stefanelli, Giorgia Valcarcell Palma, Angela Vello, Raffaela Vicario, Salvatore Volpa Il disegno è stato realizzato da tutta la classe Hanno scritto dell’esperienza: “...Il progetto ci ha dato la possibilità di imparare i trucchi dello scrittore e di poter apprezzare questa stupenda professione. Durante il percorso abbiamo avuto l’occasione di fare un dibattito su ogni tematica o problema che riscontravamo nella lettura degli altri capitoli e nella stesura del nostro. È stata un’esperienza costruttiva, che ha richiesto tempo ed impegno ma alla fine le soddisfazioni sono state tante: la creazione di intriganti situazioni, geniali riflessioni e fantastiche idee, tutto in armonia con i compagni e con il lavoro di squadra. Rispetto all’anno scorso c’è stato più impegno da parte nostra, perché nell’anno precedente abbiamo fatto squadra con una terza ed eravamo al primo approccio con il progetto. Quest’anno, lavorando da soli, abbiamo imparato che non si può primeggiare in un gruppo, bisogna rispettare le idee di tutti, per realizzare un ottimo lavoro”. APPENDICE 6. Una nuova avventura Scuola Sec. di primo grado “Petrarca Padre Pio” San Severo (CO) - gruppo misto classi I L - II C/L/M/Q Dirigente Scolastico Lucia Sallustio Docente referente della Staffetta Margherita Di Pumpo Docente responsabile dell’Azione Formativa Margherita Di Pumpo Gli studenti/scrittori del gruppo misto classi I L - II C/L/M/Q Giuseppe Pietrosanto, Daniele Di Brita, Vittorio Bocola, Francesco Sereno, Rossella Egidio, Sara Pirro, Anna Bonaventura, Valeria Del Vecchio, Giada Recchiuto, Carmen Mercaldi, Giulia Mastropasqua, Fabiola Toma, Serena Presutto, Chiara Favilla, Clorinda Cassano, Armonia D’Aries, Marco Bonaventura, Samuele Messere, Alessandro Saltalamacchia, Dalila Pezzuto, Martina La Torre, Morena Agricola, Francesca Sacco, Giada La Penna, Matteo Minischetti. Il disegno è stato realizzato dagli alunni della classe I/II L Hanno scritto dell’esperienza: “...Esperienza unica perché ci ha dato la possibilità di creare una storia insieme a tanti ragazzi con i quali difficilmente avremmo avuto modo di collaborare. La parte più bella? L’attesa dei capitoli: aspettare e intanto sperare che la storia si evolvesse come avremmo voluto noi ci ha fatto sognare ad occhi aperti. Bellissimo il momento della stesura del nostro capitolo perché le idee si affollavano e i personaggi sembravano chiamarci da qualche armadio segreto per poter essere buttati sulle pagine…anche documentarci sulle isole Tremiti è stato molto bello”. APPENDICE 7. Rocco volta le spalle Convitto Nazionale “C. Colombo” Genova - classe III F Dirigente Scolastico Paolo Cortigiani Docente referente della Staffetta Maria Agostini Docente responsabile dell’Azione Formativa Ilaria Carta Gli studenti/scrittori della classe III F Beatrice Aglione, Emanuele Banchero, Nicolò Banchero, Ivan Boccalero, Giacomo Bottaro, Luca Burlando, Marco Cosulich, Lisanna Ferraris, Gaia Gallotti, Keerthana Kandasamy, Sara Innocenti, Federica Magnano, Alice Molinari, Anna Mondini, Jacopo Minetti, Nicole Pantosin, Ginevra Ricco, Aurora Robbiano, Federico Romussi, Andrea Stucchi, Francesco Tudesco, Filippo Vassallo, Lucrezia Vignali, Matthew Yaw, Tommaso Zoccheddu Il disegno è stato realizzato da tutta la classe Hanno scritto dell’esperienza: “...Interessante esperienza, coinvolgente la storia dei due ragazzi; ci siamo divisi in gruppi con vari i redattori e disegnatori. Aspettiamo la pubblicazione dei capitoli successivi per conoscere come continua la vicenda del protagonista”. APPENDICE 8. La forza della volontà Istituto Comprensivo “A. Malerba” Catania – classi I/II H Dirigente Scolastico Agata Pappalardo Docente referente della Staffetta Laura Agosta Docenti responsabili dell’Azione Formativa Mario Giuffrida, Giovanna Raineri Gli studenti/scrittori delle classi I/II H Riccardo Bacciardi, Carmelo Ferlito, Chiara Pulvirenti, Carmelo Spadaro, Riccardo Alì, Filippo Bafumi, Jacopo Caponnetto, Stefano Caudullo, Giulio Giannaula, Chiara Giuliano, Gloria Giuliano, Hewanage Surani Kotta, Selenia Mineo, Roberta Mirabella, Giuliano Nanìa, Andrea Pace, Daniele Pennisi, Carlotta Perone, Ludovico Perone, Ettore Puglisi, Damiano Raciti, Mario Stizza, Ivan Strano I disegni sono stati realizzati da Selenia Mineo, Chiara Giuliano, Gloria Giuliano Hanno scritto dell’esperienza: “…Nel corso della Staffetta i personaggi sono diventati nostri amici: abbiamo imparato a conoscerli, abbiamo condiviso i loro momenti difficili e abbiamo cercato di aiutarli a superarli attraverso le nostre parole... Siamo cresciuti insieme ed abbiamo scoperto che scrivere può essere un’avventura appassionante e piena di sorprese…” APPENDICE 9. Di nuovo insieme Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” Montefredane (AV) – classe I A Dirigente Scolastico Flora Carpentiero Docente referente della Staffetta Pina Guarino Docente responsabile dell’Azione Formativa Maria Letizia D’Agostino Gli studenti/scrittori della classe I A Luigi Aquino, Sofia Di Pinto, Angelica Gaita, Gaia Giordano, Silvia Montuori, Antonio Pisano, Martina Quatrano, Giulia Romeo, Antonio Spiniello, Teopista Spiniello, Loris Troisi, Alessia Troncone Il disegno è stato realizzato da: Giulia Romeo, Antonio Spiniello, Loris Troisi Hanno scritto dell’esperienza: “…Il commento sull’esperienza da parte della classe è stato positivo. I ragazzi, opportunamente guidati, hanno prodotto l’elaborato richiesto calandosi nel racconto, nelle storie dei singoli personaggi, assorbendo emozioni e pensieri e facendoli propri; hanno prodotto un “ flusso di coscienza”che li ha portati direttamente alla risoluzione della crisi del personaggio Rocco e alla produzione del capitolo, che è scaturito in modo quasi naturale, lasciando in ognuno un forte impatto psicologico traducibile nei sentimenti di empatia, di condivisione, di amicizia, di giustizia e di lealtà e riconoscendo alla famiglia quel ruolo magico, imprescindibile che possiede.” APPENDICE 10. Sogno o son desto? Istituto Comprensiv “I Zumbini” Cosenza - classe I D Dirigente Scolastico Maria Gabriella Greco Docente referente della Staffetta Francesca Stumpo Docente responsabile dell’Azione Formativa Patrizia Di Cola Gli studenti/scrittori della classe I D Arianna Alfano, Jorell Calaguas, Paolo Coscarella, Samir Costache, Alice Anna Lucia Crea, Silvana D’Agostino, Donata Maddalena Domma, Pietro Ghilardi, Davide Iaquinta, Giulia La Valle, Vasile-Teodor Lungu, Massimo Mari, Valeroso Rico, Lorenzo Rizzuto, Edoardo Maria Schinella, Antonio Stella, Lucrezia Stella, Vanessa Toscano, Francesco Vaccaro, Rossella Vaccaro Il disegno è stato realizzato da Alice Anna Lucia Crea Hanno scritto dell’esperienza: “…Scrivere è sinonimo di libertà, creatività ed espressività personale; le parole danzano e divengono immagini in movimento, messaggere di diversi intelletti e molteplici sensazioni. Il “ Racconto a centomila mani “ è cresciuto dinnanzi ai nostri occhi e questo ha fatto sì che ci sentissimo partecipi di una cultura comune, di una rete di persone, che pur non conoscendosi, sono consapevoli di esserci…” APPENDICE 11. E in mezzo c’è l’Amore Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII” Baiano-Sperone (AV) - gruppo classi II A/B Dirigente Scolastico Felice Colucci Docente referente della Staffetta Rosalba Parlato Docenti responsabili dell’Azione Formativa Rosalba Parlato, Rosanna Iandoli Gli studenti /scrittori delle classi: II A- Emanuele Amato, Manuela Andronic, Viviana Coffi, Carmine Colucci, Simone Corcione, Mariana Costabile, Sara d’ Onofrio, Nicola di Mauro,Chiara Fasulo, Antonio Fiorillo, Angela Gaglione, Elia Garardo, Marianna Orciuoli, Raffaella Palmiero, Marco Rizzuti, Martina Saldutti, Pellegrino Santoriello. II B - Karolin Bellavista, Teresa Boccieri, Aniello Falco, Christian Foresta, Daniele Gaglione, Francesco Graziato, Davide Liguori, Natasha Maietta, Sabatino Mangino, Francesco Mauro, Maria Monteforte, Francesca Napolitano, Filomena Prisco, Rosa Romano, Asia Santaniello, Lucia Scotto D’ Antuono, Stefano Simeone, Giuseppe Ungaro. Il disegno è stato realizzato da: Viviana Cioffi, Francesca Napolitano, Rosa Romano, Francesco Mauro Hanno scritto dell’esperienza: “…Durante lo svolgimento di questo bel progetto di Scrittura Creativa, non solo ci siamo divertiti, ma abbiamo anche collaborato come un vero gruppo .Eravamo molto curiosi di scoprire il continuo di questa storia veramente appassionante. A noi è toccato l’ultimo capitolo: quello più atteso ed entusiasmante. Ogni gruppo ha lavorato proponendo la sua storia su indicazioni delle insegnanti. Alla fine il capitolo che ne è venuto fuori è stato bellissimo: tutto impregnato di Amore, Amicizia, Solidarietà e … Libertà. Questa esperienza ci ha insegnato a stare bene insieme, a condividere le idee altrui per costruire. Speriamo che il nostro capitolo trasmetta a chi legge le nostre stesse emozioni…” INDICE Incipit di FULVIA NIGGI ................................................................................. pag 17 Cap. 1 Un ricordo che lascia il segno ..........................................................» 21 Cap. 2 Una notizia inattesa ..............................................................................» 25 Cap. 3 Nabi ..............................................................................................................» 31 Cap. 4 Le paure di Nabi .....................................................................................» 37 Cap. 5 I due cugini nei guai ...............................................................................» 41 Cap. 6 Una nuova avventura .......................................................................... » 47 Cap. 7 Rocco volta le spalle ............................................................................» 53 Cap. 8 La forza della volontà ..........................................................................» 59 Cap. 9 Di nuovo insieme ......................................................................................» 67 Cap. 10 Sogno o son desto? ............................................................................» 71 Cap. 11 E in mezzo c’è l’Amore ........................................................................» 77 Appendici ..................................................................................................................» 83 Finito di stampare nel mese di aprile 2015 dalla Tipografia Gutenberg di Fisciano (SA), Italy ISBN 978-88-6908-097-5