CONSULENZA FINANZIARIA INDIPENDENTE
D&P NEWS - LETTERA di INFORMAZIONE FINANZIARIA
Anno 3 – Numero 1 del 31 gennaio 2008
IN FINANZA LA TUTELA CRESCE ALL’AUMENTARE DELLA CONSAPEVOLEZZA
di Ivano Durante
… Da più fonti di informazione (blogs specializzati in internet, riviste, associazioni dei consumatori, la
televisione) si sentono attacchi nei confronti del sistema finanziario e bancario. Gli scandali finanziari
e le politiche commerciali aggressive mietono vittime quotidianamente tra i risparmiatori …
PERCHE’ TANTE PERSONE INTELLIGENTI PERDONO SOLDI?
ADUC
… Dal mio osservatorio privilegiato di associazione di consumatori e nella mia esperienza
professionale, che ormai ha più di un lustro, come consulente finanziario indipendente, ho avuto
modo di vedere centinaia di casi di persone molto brillanti sperperare una parte dei loro risparmi …
TESTIMONIANZA: CATTIVA ESPERIENZA COL FAMILY BANKER
ADUC
… Gentile Aduc. Vi scrivo per riportare semplicemente la mia testimonianza, nel tentativo che possa
essere utile a qualcuno (se mai decideste di pubblicarla). La prendo un po’ lontana, per specificare
che sono una di quelle persone che forse un promotore non dovrebbe mai incontrare ...
ARTICOLO: IO DEPREDATO DAI DERIVATI
Panorama
… Finanza pericolosa. Un imprenditore finito in trappola. Un promotore pentito. E un avvocato dalla
parte dei truffati. Anatomia di una stangata. “Tutto iniziò nel 2001, quando un funzionario dell’allora
Cassa di Verona, poi incorporata nell’Unicredito, mi telefonò per proporre un affare: …
ARTICOLO: IL CRACK PARMALAT SI POTEVA EVITARE DUE ANNI PRIMA
Il Giornale
… All’inizio del 2002, la Procura di Parma alzò il coperchio sul cratere Parmalat, ma
inspiegabilmente lo rinchiuse. La deriva del Gruppo Tanzi andò avanti, apparentemente
inarrestabile, per quasi due anni. Fino a Natale 2003. Due anni in cui migliaia e migliaia …
ARTICOLO: PENSIONI UN PROBLEMA DA NOBEL
Morningstar
… I giovani, a differenza dei loro genitori, non possono più contare sul sistema pubblico per garantirsi
un adeguato livello di benessere quando si ritireranno dalla vita lavorativa. E hanno pochi strumenti
per scegliere la forma più adeguata di previdenza complementare. Ma non possono sbagliare…
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In finanza la tutela cresce all’aumentare della consapevolezza
di Ivano Durante
Da più fonti di informazione (blogs specializzati in internet, riviste, associazioni dei consumatori, la
televisione) si sentono attacchi nei confronti del sistema finanziario e bancario.
Gli scandali finanziari e le politica commerciali aggressive mietono vittime quotidianamente tra i
risparmiatori e le aziende. Questa situazione genera una sensazione di impotenza nei confronti di un
sistema che appare a volte inarrestabile. I media almeno lo rappresentano così. Le associazioni di
consumatori si adoperano per difendere i risparmiatori, soprattutto attraverso uno scontro frontale con azioni
giuridiche nei confronti delle banche.
Di sicuro il sistema finanziario e assicurativo vive in una situazione di monopolio e approfitta della sua
figura istituzionale maturata negli anni. Non è però, a nostro avviso, un mostro imbattibile da cui non ci si
può difendere in maniera preventiva.
Io credo che la soluzione alla maggior parte dei problemi che consumatori e aziende affrontano nel
rapportarsi al sistema finanziario sia una sana presa di coscienza che può essere riassunta in questi due
punti:
1.
Banche e assicurazioni sono S.p.A. orientate al profitto, sono degli intermediari che offrono prodotti e
che cercano di portare a casa il più alto guadagno per loro, in quelle che sono a tutti gli effetti delle
semplici negoziazioni. Mio nonno che era mediatore (di case, di terreni, di bestiame come si usava un
tempo) mi insegnava che bisogna negoziare a nostra volta perché è la prassi: la controparte non ti fa
sconti se non li chiedi. Alle banche non si può delegare nulla, come non si può delegare nulla a
qualsiasi altro fornitore in una transazione economica.
2.
La seconda presa di coscienza riguarda la conoscenza della finanza: la finanza, sia personale o di
impresa è una materia specifica e molto ampia, per la quale si sono spesi fiumi di inchiostro da parte di
premi nobel per l’economia, studiosi di finanza, giornalisti finanziari. Una decisione finanziaria ha
diverse implicazioni economiche, finanziarie, sociali. Uno strumento finanziario è un concentrato di
matematica, statistica, aspetti espliciti e impliciti. La valutazione di un’azione richiama concetti di
economia aziendale e di politica economica in generale. Il risparmiatore o l’azienda che sottovalutano
questa presa di coscienza rischiano veramente di farsi del male.
Essere consapevoli di questi due punti a mio avviso è già un ottimo punto di partenza per non acquistare
obbligazioni inefficienti o pericolose, per avere migliori condizioni di conto corrente, per non essere nel
panico durante le fluttuazione negative dei mercati, per essere più coscienti dei rischi insiti in un mutuo a
tasso variabile, per non mettere in difficoltà la propria azienda attraverso scelte di gestione finanziaria non
razionali.
Autocoscienza, senso critico, responsabilizzazione a nostro avviso sono i migliori strumenti di difesa in ogni
ambito dell’attività economica e della vita. A questo, secondo noi, dovrebbero essere orientati le associazioni
di consumatori, i siti internet, il governo italiano, a creare cultura. Il governo cileno, per fare un esempio,
propone nelle proprie televisioni settimanalmente un programma di educazione all’economia. Illustri
economisti spiegano semplicemente e in maniera apolitica concetti economici fondamentali come Pil,
inflazione, economia di mercato ecc.
Donadi & Partners come mission principale si propone, attraverso l’esercizio della consulenza, di
produrre informazioni finanziarie oggettive che possano aumentare lo spirito critico, la
consapevolezza e l’autodifesa in materia dei nostri clienti.
Dott. Ivano Durante - Tel. 0422 724104 - Cell. 340 6980649 - e-mail: [email protected]
Professionista certificato Efpa (European Financial Planning Association)
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ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori
12-12-2007
Perché tante persone intelligenti perdono soldi?
Dal mio osservatorio privilegiato di associazione di consumatori e nella mia esperienza
professionale, che ormai ha più di un lustro, come consulente finanziario indipendente, ho avuto
modo di vedere centinaia di casi di persone molto brillanti sperperare una parte dei loro risparmi
(talvolta oltre la metà). Ho potuto verificare che la principale ragione di questo sperpero non ha
niente a che vedere con l'andamento dei mercati finanziari. Infatti, l'andamento dei mercati
finanziari, ai quali si attribuisce tanta importanza, costituisce sempre una scusa alla quale ci si
attacca per tentare di giustificare determinati risultati, mai la vera ragione per la quale si sono persi i
soldi. Fondamentalmente, le ragioni per le quali tante persone perdono soldi si possono riassumere
in tre gruppi. Vediamoli.
1. Errori in fase di scelta.
Sappiamo che il mondo degli investimenti finanziari e' caratterizzato dalla così detta “asimmetria
informativa”. In altre parole chi sceglie gli strumenti finanziari dispone di conoscenze infinitamente
inferiori rispetto a coloro che producono e distribuiscono i prodotti della così detta industria del
risparmio gestito. Accade spessissimo, quindi, che i risparmiatori scelgano gli strumenti nei quali
investire senza avere una chiara idea di quello che potrà accadere nelle varie situazioni di mercato.
Quando accadono gli eventi che loro non avevano previsto (perché il venditore si e' guardato bene
dall'indicarli, altrimenti non avrebbero mai investito) allora scatta un riflesso psicologico che li
porta a fuggire da quell'investimento. E' un dato di fatto, inoltre, che il 90% dei prodotti della così
detta industria del risparmio gestito non ha alcuna ragione di esistere perché l'unico servizio che
realmente offrono, la diversificazione, può essere agevolmente acquistato ad un decimo del costo di
questi prodotti. Sfruttando l'asimmetria informativa a cui abbiamo accennato, l'industria del
risparmio gestito sforna centinaia di prodotti basati, essenzialmente, sull'induzione di errori mentali
negli investitori. Quando l'investitore si rende conto, grazie ad un andamento negativo dei mercati,
che i presupposti per i quali aveva investito in quel prodotto non sono veri, allora scatta la fuga dal
prodotto. Di solito, però, alla fuga dal prodotto (cosa positiva) si associa la fuga dal mercato nel
quale il prodotto investiva (cosa negativa) e questo avviene sempre nel periodo peggiore. I soldi
“buttati” a causa del prodotto, ormai non si recuperano più, ma i soldi buttati a causa del
momentaneo andamento dei mercati, costituiscono un ulteriore sperpero di denaro non necessario.
Secondo la mia esperienza, questo meccanismo (con le sue mille sfaccettature) e' alla base almeno
dell'80% dello sperpero di risparmi degli investitori.
2. Strategia: assente o sbagliata.
Una volta eliminato/attenuato il problema precedente, rimangono tutti i problemi di carattere
psicologico legati agli investimenti finanziari. Le teorie finanziarie classiche sostengono che i
soggetti che operano nei mercati finanziari sono razionali e compiono scelte finalizzate a ricavare la
massima utilita' possibile dai loro investimenti. L'evidenza empirica, invece, dimostra che le scelte
finanziarie sono legate a tutta una serie di errori cognitivi e schemi mentali che inducono sempre a
fare una scelta sub-ottimale. La finanza comportamentale ha studiato a lungo questi fenomeni
arrivando a definirli con molta precisione e ad accertarne ormai inconfutabilmente l'esistenza. Il
solo modo per attenuare l'impatto di questi fenomeni e' definire una corretta strategia d'investimento
la quale sia, oltre che corretta sul piano razionale, anche sostenibile sul piano psicologico. Investire
senza alcuna strategia porta il risparmiatore ad essere in balia dei propri errori mentali ed a
compiere, inesorabilmente, sempre la scelta sub-ottimale. Le teorie finanziarie classiche (legate ai
concetti della così detta Moderna Teoria di Portafoglio) portano sovente ad impostare delle strategie
che non sono psicologicamente sopportabili. Si pensi, ad esempio al concetto di “orizzonte
temporale”, tanto caro ai venditori di prodotti di risparmio gestito. Quanti sono i risparmiatori che
sono realmente in grado di valutare i risultati del loro portafoglio finanziario nel corretto orizzonte
temporale? Secondo la mia esperienza, ci sono, ma sono una minoranza. Insistere sul concetto di
orizzonte temporale, quando non e' realmente compreso e condiviso dall'investitore, induce a creare
strategie d'investimento non errate sul piano tecnico, ma insostenibili sul piano psicologico. Quando
si uniscono i problemi legati al punto 1, con l'assenza di strategia (o l'impostazione di una strategia
non sopportabile psicologicamente) il disastro e' garantito.
3. Eventi imprevedibili (nella vita dell'investitore)
Ai punti precedenti si possono trovare soluzioni, capita, però, che nella vita degli investitori
accadano degli eventi imprevisti (la perdita del posto di lavoro, problemi di salute, un lutto
imprevisto, ecc.). Questi sono gli unici eventi per i quali e' possibile perdere soldi senza commettere
alcun errore. In tutti gli altri casi, la ragione per la quale si perdono soldi negli investimenti
finanziari non e' mai legata all'andamento dei mercati finanziari, ma ad errori degli investitori. Nella
maggior parte dei casi si tratta di errori indotti.
Soluzioni
Una buona regola per evitare di cadere nei molti errori che abbiamo sintetizzato nel punto 1 e' di
rifiutare qualunque proposta provenga da un soggetto che ha interesse a vendere prodotti finanziari.
Sebbene esista una remota possibilità che la proposta che viene sottoposta sia valida, il fatto stesso
di aderire ad una proposta che non e' frutto di una specifica analisi dell'investitore, crea i
presupposti affinché quell'investimento non sia vissuto in maniera del tutto consapevole. In altre
parole, e' necessario che l'investitore scelga direttamente gli strumenti nei quali investire invece di
essere scelto dai troppi soggetti appartenenti all'esercito dei venditori di prodotti finanziari. La
maggior parte degli investitori non si sente sufficientemente preparato per fare scelte di questo tipo.
Ha sempre il sospetto di perdere opportunità. Si tratta, credetemi, di un sospetto sbagliato. Nella
maggioranza dei casi , e' molto meglio perdere ipotetiche opportunità piuttosto che trovare fregature
molto piu' reali e concrete. In altre parole, molto meglio usare strumenti estremamente semplici
(come i titoli di stato o i buoni postali fruttiferi), piuttosto che lanciarsi in prodotti ipoteticamente
piu' vantaggiosi ma che si trasformano, nella grande maggioranza dei casi, in boomerang. Per
utilizzare strumenti finanziari diversi da quelli più semplici, e' indispensabile avere in proprio le
conoscenze di base necessarie. Non bisogna essere necessariamente squali della finanza, basta avere
la pazienza di studiarsi alcuni elementi di base per poter fare scelte consapevoli. Se non si ha la
possibile di crearsi queste conoscenze, bisogna avere l'umiltà' di non investire in strumenti più
complessi.
Alessandro Pedone
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori
03-12-2007
Cattiva esperienza col Family Banker
Gentile Aduc. Vi scrivo per riportare semplicemente la mia testimonianza, nel tentativo che possa
essere utile a qualcuno (se mai decideste di pubblicarla). La prendo un po' lontana, per specificare
che sono una di quelle persone che forse un promotore non dovrebbe mai incontrare sulla sua
strada, perché credo che l'unica vera forma di investimento sia il risparmio, la formichina che mette
via poco alla volta, insomma. Laureata, ho iniziato a lavorare in uno studio di buste paga, e ho
cominciato ad avvicinarmi ai concetti di previdenza complementare, terzo pilastro, fondi pensione
ecc. Ho cominciato anche a pensare che, persona giovane e appena entrata sul mondo del lavoro,
ero il destinatario ideale per questo tipo di servizio pensione. Solo ora mi rendo conto che la
faccenda della previdenza complementare e' l'ennesima dimostrazione che chi ci dirige dall'alto
pensa che non siamo in grado di gestire il nostro risparmio ma che dobbiamo affidarlo per forza a
qualcuno (con relativo movimento di denaro, di spese, ecc.. qualcuno ci guadagnerà per forza… il
cittadino? Ma.).. E' come la tredicesima e la quattordicesima. Non si da mese per mese, in modo che
il cittadino possa farne quello che gli pare. Si da a dicembre per fare i regali di Natale e a luglio per
andare in vacanza. Perché credenza diffusa che in Italia la popolazione non sia in grado di gestire il
denaro. Forse hanno ragione. Forse no. Nel pensare, vengo (ahimè) avvicinata da un mio amico di
studi, il quale, passato a fare il promotore (anzi, il family banker.. che ridere mi fa questo nome
adesso!), con i soliti frettolosi e affettati comportamenti, nel giro di due giorni mi induce (e'
esattamente la parola adatta) ad aprire prima un conto e poi una polizza previdenza My Pension. Mi
assumo le mie colpe fin da subito, nel senso che, pur avendo letto il fascicolo informativo scaricato
autonomamente dal sito (il mio promotore me l'ha fatto avere solo dopo aver sottoscritto il
contratto), probabilmente il mio occhio ingenuo e non preparato non ha rilevato i pericoli di questo
investimento, ma solo i possibili benefici (tant'era probabilmente la fiducia). Chiedo che vengano
rispettate 4 clausole per sottoscrivere il contratto: POSSIBILITA’ DI RITIRARE L'IMPORTO IN
QUALUNQUE MOMENTO (casualmente il promotore afferma che si può ritirare in qualunque
momento, ma si dimentica di dirmi che, ritirando, perdo immediatamente circa l'80%
dell'investimento iniziale di euro 1200- che, giusto per inciso, sono le sue provvigioni)
TRASPARENZA INFORMATIVA. Fascicolo informativo di tante pagine, complimenti a chi l'ha
redatto. Ma perché nessuno mi dice chiaro e tondo che per investire mensilmente euro 100,00 mi ci
vogliono euro 4,67 di spese? Non male, 4,67x12mesi 56,04 di spese annue. Speriamo che renda
bene..; poi -sempre sul fascicolo c'e' scritto che se chiami il loro numero verde, in ogni momento
puoi conoscere il valore eventuale di riscatto... chiamo per 3 volte, e per tre volte l'operatore di
turno mi dice che non può comunicarmi la somma perché i PC non funzionano... che caso... evviva
la trasparenza. INVESTIMENTO PRUDENTE: non conosco il mondo bancario, ho bisogno di
sentirmi un po' sicura, almeno inizialmente. Lo scrivo addirittura sulla scheda personale che ti fanno
compilare.
Dopo un mese circa mi arriva il prospetto dettagliato della polizza con scritto AZIONE
INTRAPRENDENZA BIS.. ma parlo in un'altra lingua? Mi viene detto di fidarmi perché per un
giovane e' la scelta giusta (visto l'orizzonte temporale lungo). Mi convinco (un po' per sfinimento)
che ci può stare come ragionamento. BENEFICIO FISCALE... tutti ne parlano.. perché io no? Mi
viene detto che la polizza può essere scaricata fiscalmente non da subito, ma quando entrerà in
vigore la legge sulla previdenza complementare (che come tutti sanno e' stata anticipata a gennaio
2007). A febbraio, tutta contenta, mi dirigo dal promotore per sapere come posso scaricare la
polizza, e sono informata che, delle due parti di cui si compone il prodotto My Pension, io ho quella
non deducibile fiscalmente. Lui e' stato bravo, perché ha fatto il suo lavoro ed ha venduto il suo
prodotto. Io un po' meno. Comincio a pensare che e' ora di informarmi davvero. Entro sul Vostro
sito. Leggo. Mi documento. E mi sento presa in giro. Mi convinco a ritirare tutto, anche a costo di
perdere molti soldi, per me che sono giovane ma che non sopporto di essere ricattata da un assurdo
vincolo monetario. Della Banca in questione non mi fido più, perché, pur supponendo che agisca
nell'interesse del cliente, ha sguinzagliato per l'Italia una persona o poco preparata o troppo
arrivista. Come fare nuovi investimenti? Come affidarsi ancora? Come ritrovare fiducia?
Comunque.. prima un ultimo tentativo: scrivo all'ufficio legale per chiedere l'annullamento del
contratto (per tutti i motivi più o meno sopra esposti). E l'ufficio legale risponde con le
argomentazioni più deludenti e scontate, proprio dove invece speri sempre nel colpo di tacco (anche
per rivalutare l'operato della Banca, che magari e' diverso da quello del promotore): invece no. Noi
giovani sempre troppo speranzosi. Mi rispondono che avendo sottoscritto il contratto, ero
consapevole di tutto quello che c'era scritto nel fascicolo informativo. Hanno ragione loro. Io lo so.
Per una risposta diversa avrebbe voluto dire il mantenimento di un cliente, e forse nuovi
investimenti. Fare business a volte può voler dire anche prendere una posizione diversa, secondo
me. Certo.. un rischio per loro in effetti c'era: creare un (uno? Mille!) precedenti che ti aspetti,
ingenua?? Conclusione: chiudo la polizza. Valore versato: euro 2.142. Valore incassato: euro
1.1123. Ovviamente sto per chiudere anche il conto corrente (che a dire la verità ritengo molto
comodo ed economico). Ma sarebbe troppo accomodante tenerlo aperto. Dove mettere i soldi sta
diventando un problema. Un po' di scoraggiamento e' normale. Sotto la mattonella mi sembra una
buona opportunità... Mi scuso per la lungaggine e Vi ringrazio per avermi aperto gli occhi. Ora ho
un po' di esperienza in più! Se voleste indicarmi qualche conto corrente che ritenete valido Ve ne
sarei grata! Cordiali saluti.
Francesca
Risposta:
Il succo del discorso e' sempre lo stesso: il venditore (possono inventarsi qualsiasi termine
commerciale, ma alla fine di questo si tratta) viene pagato in maniera diversa - e molto - a seconda
del prodotto che vende. Lo stesso prodotto, poi, paga diversamente a seconda del profilo scelto, ed
ecco spiegato il suo "giochetto" sul profilo di investimento della polizza. Per questo motivo non
potrà mai essere libero di fornire al cliente il consiglio migliore possibile. La scelta del conto
corrente dipende dalle esigenze personali. Un sito dove poter valutare le mille offerte e'
http://www.donovan.it
Ha risposto Giuseppe D'Orta.
http://investire.aduc.it/templates/curriculum.html?n=2
Il crac Parmalat si poteva evitare due anni prima
di Stefano Zurlo - giovedì 20 dicembre 2007
All’inizio del 2002, la Procura di Parma alzò il coperchio sul cratere Parmalat, ma inspiegabilmente
lo richiuse. La deriva del gruppo Tanzi andò avanti, apparentemente inarrestabile, per quasi due
anni. Fino a Natale 2003. Due anni in cui migliaia e migliaia di risparmiatori ignari comprarono dalle
banche milioni di bond targati Collecchio senza sapere a che cosa andavano incontro. Quei poveri
bond-people avrebbero potuto essere salvati, se solo la verifica iniziata dalle Fiamme Gialle nei
primi mesi del 2002 fosse andata fino in fondo. Invece, i militari si fermarono sul più bello, dopo
aver spiegato al Pm Silvia Cavallari, lo stesso magistrato poi protagonista del ramo emiliano
dell’indagine, la scoperta di un’operazione più che sospetta, un intervento che fotografava alla
perfezione il meccanismo di distrazione messo in atto dal team di Collecchio: un credito da
Parmalat a Parmatour di 11,8 miliardi di lire poi svanito nelle pieghe dei bilanci. La Procura aveva
trovato con quel credito il bandolo della matassa. Ma lasciò perdere, dedicandosi solo alla
contestazione dell’evasione fiscale. La verifica viene effettuata fra il gennaio e il marzo 2002
presso la International Travel Consultant & Partnership -ITC & P spa - in seguito divenuta Hit
International Spa e poi Parmatour. Attenzione: Parmatour appartiene sì alla famiglia Tanzi, ma non
al gruppo Parmalat, quotato in Borsa e presente nel Mib 30 che raccoglie le 30 società a maggior
capitalizzazione. Il finanziamento a terzi, da Parmalat a Parmatour, è dunque vietato. Invece, nel
corso del controllo i militari trovano un’anomalia rilevantissima: Parmalat ha prestato a Parmatour
11,8 miliardi di lire nel 1997. Dell’operazione però non c’è traccia né nei libri sociali né nei bilanci
delle società. In verità nelle carte Parmatour la Gdf trova un’annotazione sconcertante, a penna:
rinuncia al credito. In sostanza i «cervelli» di Parma hanno pensato bene di camuffare l’emorragia
continua di soldi dalla capogruppo con la più banale delle bugie: Parmalat ha deciso di non
chiedere indietro il prestito, anzi i prestiti. Non solo il passaggio degli 11,8 miliardi, ma anche altre
rocambolesche operazioni infragruppo. I bilanci sono truccati, di più, marci e lo si vede ad occhio
nudo. Il 6 maggio, la Guardia di finanza, su delega del Pm Cavallari, va a perquisire Parmalat e
curiosamente sequestra non i libri contabili relativi al 97, peraltro facilmente consultabili, ma «copie
fotostatiche» dei documenti. Di quel prestito non c’è traccia. Viene allora interrogato Claudio
Anzalone, legale rappresentante della società, che nega tutto. Possibile? I conti non quadrano, ma
nella scheda informativa, inviata in Procura, i finanzieri glissano su tutto: «Claudio Anzalone ha in
atti dichiarato l’inesistenza della rinuncia in questione, nonchè del credito stesso. Allo stato attuale
delle indagini ed attraverso la documentazione acquisita, non è possibile verificare se la rinuncia
del credito contabilizzata dalla Itc & P, sia mai esistita o sia eventualmente relativa ad un altro
soggetto economico». In poche parole, nessuno compie la più elementare delle verifiche: stabilire
se quei miliardi siano effettivamente usciti dalle casse di Parmalat. Non succede nulla di nulla.
Nemmeno in Procura: il Pm non informa, a quanto risulta, né la Consob né la Banca d’Italia. Nei
mesi in cui le banche piazzano stock di bond nelle tasche incolpevoli di migliaia di cittadini, la
Procura di Parma si limita ad accendere i riflettori su una presunta evasione fiscale. Fra una
relazione e l’altra, la Gdf annota ancora una volta che il credito è sparito. Come un fantasma: «Una
rinuncia di tale entità non è stata oggetto di specifica trattazione né in sede di delibere
assembleari, né in sede di stesura della nota integrativa al bilancio d’esercizio e comunque la parte
non ha esibito alcun documento che riporti con precisione l’ammontare del credito vantato e di
quello rinunciato». E allora? I militari scrivono che le operazioni emerse «cozzano contro i principi di
una corretta e trasparente gestione della contabilità». Nessuno a Palazzo di giustizia batte ciglio.
A Natale 2003 finalmente lo scandalo esplode: nel cratere sono spariti 14,4 miliardi di euro, il più
grave disastro della storia finanziaria italiana. Per migliaia di risparmiatori è troppo tardi. Il 28
dicembre Silvia Cavallari e la collega Antonella Ioffredi corrono a San Vittore. Qui Calisto Tanzi
ammette: «È vero che la Parmalat ha concesso finanziamenti alle società di viaggio». Qualche
finanziere inserisce nei faldoni quel vecchio carteggio, ormai dimenticato. Altrimenti destinato ad
essere sepolto in qualche archivio, insieme alla vecchia inchiesta.
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Pensioni, un problema da Nobel
di Sara Silano 31/10/2007
I giovani, a differenza dei loro genitori, non possono più contare sul sistema pubblico per garantirsi un
adeguato livello di benessere quando si ritireranno dalla vita lavorativa. E hanno pochi strumenti per
scegliere la forma più adeguata di previdenza complementare. Ma non possono sbagliare, perché non
c’è una seconda chance. Il tema è stato al centro degli European Colloquia, organizzati da Pioneer
Investments a Vienna.
La crisi dei mercati ha messo l’ansia ai lavoratori che hanno scelto i fondi pensione. Il nervosismo di breve
termine che caratterizza gli investitori italiani (ma anche europei) ha contagiato questi strumenti che per loro
natura sono di lungo periodo. E magari qualcuno pensa di uscire o passare a una linea più difensiva,
compiendo il solito errore di inseguire i trend, rimanendone puntualmente schiacciato.
Fino a qualche anno fa, il problema di garantirsi un adeguato livello di benessere quando ci si ritirava dalla
vita lavorativa non si poneva, perché c’era la pensione pubblica. Oggi il pilastro statale non basta più e non
c’è neppure l’esperienza per scegliere le forme di previdenza complementari. Pianificare la propria pensione,
dunque, è diventato un problema e non solo in Italia, tanto che è stato al centro degli European Colloquia,
organizzati da Pioneer Investments, a Vienna. A dibatterlo premi Nobel del calibro di Joseph Stiglitz, già
capo economista della Banca mondiale, Vernon Smith, professore della George Mason University, e Robert
Engle della New York University.
Guardare i tend dei mercati nel breve periodo non è un buon punto di partenza per assicurarsi una pensione
futura. Non solo è difficile fare previsioni sull’andamento futuro di Borse, tassi di interesse, valute e
inflazione, ma le scelte devono tenere in considerazione il cosiddetto “capitale umano”, ossia di tutti gli
aspetti della vita personale che influenzano il reddito (la struttura famigliare, l´occupazione, la dinamica
retributiva, ecc.). All`inizio dell’attività lavorativa il rischio legato al capitale umano e molto alto, poi decresce
nel tempo, se un individuo riesce a crescere professionalmente e ha un posto sicuro. Nel scegliere la propria
pensione bisogna tenere in considerazione anche altre variabili, difficilmente prevedibili, come i cambiamenti
normativi e l`evoluzione dell`industria.
Insomma, decidere non è facile, perché il contesto è incerto. Eppure è una scelta che, come ricorda Stiglitz,
non dà una seconda possibilità e se si sbaglia ci si accorgerà dell’errore troppo tardi, quando si arriverà alla
soglia della pensione. Il premio Nobel è convinto che gli investitori abbiano un ruolo fondamentale nel
pianificare il risparmio per il futuro, ma non abbiano le basi per una valutazione consapevole, anche perché
non possono apprendere dall’esperienza dei genitori dal momento che il mondo è profondamente cambiato.
In alcuni Paesi il sistema pubblico non esiste più o e debole; inoltre si vive più a lungo, il posto di lavoro non
è più fisso e i mercati sono diventati complessi.
Stiglitz propone un sistema di soluzioni pre-definite sulla base di simulazioni e modelli di ottimizzazione che
consentano all’investitore di vedere cosa accade in scenari di maggiore o minore risparmio. Questo non
significa obbligare il lavoratore a scegliere un certo prodotto, ma aiutarlo in questo compito. Negli Stati Uniti,
il Pension protection act, una legge a tutela delle pensioni, ha stabilito che il fondo comune è la “default
solution”, ossia il prodotto più facile e trasparente per il lavoratore che deve scegliere sulla previdenza
complementare. In Europa, questo principio non si è affermato e l’investitore si trova a dover decidere tra
strumenti con diversi gradi di complessità, senza avere sufficienti competenze per farlo.
La consulenza assume un ruolo fondamentale ed è importante per il lavoratore capire chi la fa in modo
corretto e chi cerca solo un profitto. Ma non basta, perché all’investitore devono anche essere date le “armi”
per scegliere in modo consapevole. Insomma, la strada da percorrere nel campo previdenziale è molta,
perché come ha sottolineato Dario Frigerio, amministratore delegato di Pioneer Investments il risparmio di
lungo termine è oggi basso e insufficiente. Finora, l’attenzione si è concentrata sulla destinazione del
Trattamento di fine rapporto (Tfr), tutto resta ancora da fare nel promuovere un approccio più ampio agli
investimenti, che consideri l’intero ciclo di vita dell’individuo.
Sara Silano è Caporedattore di Morningstar in Italia. Per commenti e osservazioni potete scriverle all'indirizzo [email protected]
Attenzione: Morningstar e i suoi dipendenti non forniscono alcun tipo di consulenza, né su investimenti in generale né su specifici fondi.
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D&P News Anno 3 n. 1 del 31 gennaio 2008