Natura simbolica del linguaggio della Matematica di Luciano Corso Consigliere nazionale Mathesis [email protected] Una delle caratteristiche più significative della corrispondenza stretta tra matematica e arte, si ha nel recente sviluppo dei frattali, dove in modo molto sofisticato, sfruttando gli IFS (Iterated Function Systems = mappe) si è riusciti a costruire graficamente figure strane dove fantasia e processo deterministico si sono fusi in modo molto elegante arrivando alla realizzazione di oggetti assai interessanti dal punto di vista estetico. Presento, di seguito, alcuni noti frattali (fig. 1, 2, 3) che descrivono bene questo tentativo. La figura 1 [B.1] è nota come curva di Koch (matematico svedese, 1906). Essa ha molte proprietà matematiche interessanti: in primo luogo ha, in tendenza, un perimetro di lunghezza infinita; ha poi un’area di misura finita. fig. 1 Il contorno ha composizione frastagliata risultante da una sequenza di trasformazioni autosimili che mandano dal tutto a ogni sua minima parte. Tale frastagliamento comporta la non derivabilità della funzione. La figura 1, in basso, viene descritta dal seguente sistema formale di trasformazioni affini (trasformazioni che mandano rette parallele in rette parallele) [B.3]. 1 x′ = x 3 w1 = , 1 y′ = y 3 {X; w1, w2, w3, w4} : 1 3 1 y+ x′ = x + 6 6 2 w3 = 3 1 3 y′ = − x + y + 6 6 6 1 3 1 y+ x′ = x − 6 6 3 , w2 = 3 1 y′ = x+ y 6 6 2 ′ 1 x = 3 x + 3 , w4 = 1 y′ = x 3 (1) . Dove X è lo spazio topologico, con opportune proprietà, su cui agiscono le trasformazioni affini w1, w2, w3, w4 da applicare iterativamente a partire da una figura prototipo. Qui vale la pena di osservare la stretta corrispondenza tra la figura che vediamo e il sistema (1); cioè una descrizione formale di un fenomeno naturale o anche puramente ideale, contiene dentro di sé la stessa forza informativa di una rappresentazione grafica. Si noti che la figura 1 e (1) differiscono anche per lo spazio di memoria occupato: (1) infatti occupa pochissima memoria rispetto alla figura 1. Per tale ragione dove e’ necessario comprimere le immagini, si preferiscono i sistemi simbolici della matematica rispetto alla rappresentazioni di figure. Il termine «simulare», in matematica applicata, vuol dire descrivere mediante opportuni modelli formali il comportamento dei fenomeni naturali studiati, a meno di un errore trascurabile. Se dovessimo descrivere con un qualsiasi linguaggio naturale, una qualunque delle figure 1, 2, 3, avremmo bisogno di pagine e pagine di parole. Risulta davvero straordinario vedere come con il linguaggio matematico si riesce a cogliere l’essenza di una rappresentazione o di una emozione con il minor numero possibile di simboli. Anche le figure 2 e 3 sono dei frattali e possono essere costruite facilmente con un programma al computer. La figura 2 rappresenta il noto insieme di Mandelbrot [B.2]. Esso risponde a una relazione molto semplice: zn+1 = zn2+c. (2) fig. 2 fig. 3 Sia la variabile zn, sia la costante c sono definite in campo complesso. Con questa semplice relazione, possiamo costruire sia la fig. 2, sia la fig. 3 [B.2]. La fig.2 viene costruita selezionando nello spazio complesso compreso tra –2,25 < Re( c ) < 0,75 e –1,5 < Im( c ) < 1,5 quei punti in cui l’IFS zn+1 = zn2+ c risulta stabile, ossia quei punti la cui traiettoria non fugge via all’infinito. Si fissano l’origine del ciclo ponendo Re(zn=0) = 0 e Im(zn=0) = 0 e un controllo della distanza del punto zn dall’origine; se il punto zn, all’n-esimo passo, è molto lontano dall’origine (nel ciclo io ho fissato una distanza maggiore di 4), allora si ferma il ciclo e si riparte da un nuovo punto di c, altrimenti (se il ciclo si esaurisce lasciando il punto zn sullo schermo) il punto c da cui si è partiti rimane acceso assumendo un colore tanto più intenso quanto più rapida si è dimostrata la stabilità dell’orbita di zn. E così via. Ovviamente si possono scegliere diversi tipi di colori e assegnarli in modo da distinguere i punti di stabilità, da quelli di lenta fuga, fino a quelli di rapida divergenza. Il gioco dei colori diventa importante per la qualità artistica dell’immagine. Nel nostro caso è stato assegnato il nero per i punti stabili, il giallo per quelli a lenta divergenza e infine il blu per quelli a più veloce divergenza. Un altro linguaggio simbolico utilizzato per costruire le tre figure qui presentate, è quello della programmazione. Anche se la matematica risulta indispensabile per risolvere problemi di rappresentazione grafica di funzioni in autocomposizione (così si possono chiamare gli IFS), è necessario che le istruzioni da far eseguire al computer, per raggiungere lo scopo, siano scritte in un linguaggio, ancora diverso: quello della programmazione per mezzo di software applicativi già predisposti. Il linguaggio della programmazione è un altro linguaggio, diverso rispetto a quello dell’algebra e della matematica, e serve a rendere più efficiente il processo che porta al risultato cercato. Qui di seguito presento l’insieme delle istruzioni in QBasic che consentono di realizzare la figura 2. Per la costruzione della figura 3 rinvio, invece, al programma che si trova in [B.18]. Tabella 1: Insieme di Mandelbrot in Qbasic (3) 10 CLS 210 IF ok=1 THEN 230 ELSE 300 20 DIM r(201),I(201) 230 FOR n=0 TO 100 30 WINDOW 1,”Mandelbrot”,(10,40)240 r(n+1)=r(n)^2-I(n)^2+a (260,290) 250 i(n+1)=2*r(n)*i(n)+b 160 FOR a = - 2.25 TO 0.75 STEP 0.05 260 LET z=r(n+1)^2+i(n+1)^2 165 conva=200+(250/3)*a 270 IF z>=4 THEN 271 ELSE 275 170 FOR b=-1.5 TO 1.5 STEP 0.05 271 ok=0 : n=100 175 conb=125+(250/3)*b 275 NEXT n 180 LET ok=0 277 IF ok=1 THEN 290 ELSE 300 190 LET Q=a^2+b^2 290 PSET (conva,convb) 200 IF Q < 4 THEN 202 ELSE 210 300 NEXT b 202 r(0)=0 ; i(0)=0 310 NEXT a 204 ok=1 410 END Se confrontiamo la sequenza di istruzioni del programma (3) della tabella 1 con la relazione (2), vediamo la maggior potenza sintetica di (2) rispetto a (3). Tuttavia occorre osservare che mentre la (2) lascia una libertà di scelta interpretativa sulla opzioni del processo iterativo che si desiderano attuare, la (3) vincola l’esecuzione del programma alla realizzazione della figura 2. Una delle caratteristiche importanti degli IFS è che essi producono figure troncate: ciò che si vede e si produce è solo una approssimazione di quanto risulterebbe da un processo iterativo che continuasse all’infinito. Peraltro, l’errore di troncamento risulta abbastanza irrilevante ai fini pratici in quanto, oltre un certo livello di risoluzione, l’occhio umano non arriva. Il concetto di infinito matematico rappresenta un ideale astratto di azione dinamica che non corrisponde alla nostra esperienza. Noi di fatto ci muoviamo nel discreto e nel finito. Tuttavia occorre riconoscere che l’idea astratta di infinito risulta quasi indispensabile per una sistemazione elegante di certi concetti teorici della matematica e dell’arte. Abbiamo la prova che anche sull’idea di infinito esistono corrispondenze strette tra matematica e arte. In [B.4] e [B.19] abbiamo ulteriori prove della possibilità dell’uso della matematica, del suo linguaggio, per la realizzazione di ipotetiche cattedrali o figure di natura. Già nelle rappresentazioni geometriche classiche emerge evidente il potere concettuale della matematica nello sviluppo di figure eleganti. Qui mi limito a ricordare la spirale di Archimede e, ancor più, quella logaritmica, che sono molto ricorrenti in natura. fig. 4: Spirale di Archimede fig. 5: Spirale logaritmica La spirale di Archimede è descritta in forma sintetica dalla seguente equazione in coordinate polari: ρ=α⋅θ (4), dove ρ è la distanza del punto dal centro, θ è l’angolo descritto dal raggio vettore e α è un opportuno coefficiente caratteristico della spirale. Con il programma MATHEMATICA della Wolfram Research la curva si traccia con poche istruzioni (Fig.5). Occorre dire che la bellezza della figura geometrica è abbinata, come sempre, a una stringatissima ed elegante espressione algebrica (5). Fig. 6 Fig. 7 La figura 6 mostra lo sviluppo spiraliforme di una cactacea. La fig. 7 mostra come la spirale aurea evolve sempre in sezioni quadrate di lato via via crescente secondo le regole della sezione aurea. Ancora più interessante pare essere l’equazione in coordinate polari che descrive la spirale logaritmica (spira mirabilis di Jacques Bernoulli) [B.9]: ρ = a e t⋅cot(α) o ρ=aθ (5) Dove α è l’angolo costante formato dal raggio e dalla tangente. Tra l’altro, la spirale logaritmica è una manifestazione generale di una particolare spirale: la spirale aurea. Quest’ultima rappresenta una estensione concettuale della equazione alle differenze che consente di costruire i numeri di Fibonacci (= Filius Bonacci, ovvero Leonardo Pisano): [B.5 , pag. 191 e B.89] Fn = Fn-1 + Fn–2 (n: n∈N, n > 1, F0=0, F1=1) (6) Applicando questa equazione alle differenze finite, si costruisce la nota sequenza 〈 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, 233, …〉 . Lo zero nella sequenza viene aggiunto solo per completezza formale anche se il termine non ha alcun significato naturale. Quando Fibonacci arrivò a questa sequenza credo che non pensasse neppure lontanamente quali e quante applicazioni si sarebbero avute a partire da questo risultato. Il problema che ha dato origine alla sequenza è il seguente: Tizio ha una coppia di conigli che genera una nuova coppia ogni due mesi e non muore mai. In un anno, quante saranno le coppie di conigli di Tizio? Vi sono delle belle rappresentazioni ad albero dello sviluppo della natalità di queste coppie. Io qui rappresento lo sviluppo nella seguente tabella 2, di lettura immediata: a0 a1 a2 b2 a3 b3 Tabella 2 a4 a5 a6 f5 i6 f6 b5 b6 b4 l6 c3 c4 d4 c5 c6 g5 m6 g6 d5 e4 h5 d6 n6 h6 e5 e6 o6 a7 p7 i7 f7 q7 b7 r7 l7 s7 c7 t7 m7 g7 u7 d7 n7 h7 v7 e7 z7 o7 … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … I numeri al pedice identificano i periodi (in mesi) trascorsi, le lettere rappresentano le coppie di conigli. a0 è la coppia di partenza quando nessun periodo è ancora trascorso. Se al 7° mese le coppie sono 21, applicando la (6) si ha: F8=F7+F6=21+13=34, F9=34+21=55, F10=55+34=89, F11=89+55=144, F12=144+89=233. La (6) è strettamente legata al rapporto aureo. Infatti risolvendo l’equazione alle differenze si ottiene: (λ2 – λ – 1) Fn = 0 λ1 = – (1+√5) / 2 e λ2 = – (1–√5) / 2. (6 bis) Il numero φ = (1+√5) / 2 = 1,60803… è detto rapporto aureo e viene usato spesso in molti ambiti artistici. Si narra che Fidia lo avesse usato spesso per le sue sculture. Il rapporto λ2=1/φ = 0,60803… è altrettanto importante e viene detto numero aureo. Tabella 3 Carta di credito e sezione aurea Il rapporto tra i lati del rettangolo qui raffigurato rispetta la sezione aurea. Se la base è 1,60803…, allora la sua altezza è 1; oppure se la base è 1, allora la sua altezza è 0,60803… Molte carte di credito, indicativamente, sono rettangoli in rapporto aureo. La finestra grafica del più potente software applicativo di matematica oggi esistente, MATHEMATICA della Wolfram Research rispetta i rapporti della sezione aurea. La struttura formale della matematica dimostra ampiamente una potenza esplicativa e operativa ineguagliabili. Qui di seguito presento due composizioni grafiche, facili da ottenersi con il software applicativo Mathematica della Wolfram Research [B.14 e 15]: Tabella 4 Ampolla rovesciata di Luciano Corso. La presente fi- Le rose di Grandi possono dare molti spunti a chi si gura mi è venuta quasi per caso (Occhio: il caso aiu- interessa di grafica. Qui viene presentato un fiore a ta il 50% delle volte, le altre danneggia!). L’equazio- sei petali di coordinate parametriche pari a: ne in coordinate polari è: f (t ) = t π cos t − 2 + 60 : {− π ≤ t ≤ π } {o ≤ t ≤ 2 ⋅ π } 1 12 6 ⋅ t r (t ) = exp log cos 2 ( ) ( ) ( ) cos = ⋅ x t r t t y (t ) = r (t ) ⋅ sin (t ) Musica e Matematica La musica, qualsiasi suono, qualunque onda sonora o insieme di onde sonore è rappresentabile matematicamente mediante le famose trasformate di Fourier (o sviluppi in serie di Fourier). Come approssimare una melodia con una formula matematica? Supponiamo che esista una funzione continua f(x) che possa descrivere un suono o un’armonia. Se f(x) rispetta certe condizioni analitiche, possiamo dimostrare che essa è rappresentabile anche come sviluppo in serie del seguente tipo [B.6]: f ( x ) = ∑ k ≥ 0 Ak ⋅ sin (k ⋅ x + ϕ k ) ; ∀k ∈ N (7) Da questa relazione facilmente si arriva a a0 + [ak ⋅ cos(k ⋅ x) + bk ⋅ sin (k ⋅ x )] = f ( x) . k ≥1 2 Se si verifica (7), si dice anche che la serie converge a f(x). Per risolvere il problema, dobbiamo trovare le coppie di parametri (a0, b0), (a1, b1), (a2, b2), … , (an, bn) (8) ∀k fino all’n-esimo termine dello sviluppo. Queste coppie permettono l’approssimazione migliore all’armonia sperimentata. n a f ( x) = 0 + [a ⋅ cos(k ⋅ x) + bk ⋅ sin (k ⋅ x )] + ε (n) (9) k =1 k 2 ∑ ∑ Con il metodo dei minimi quadrati si stimano le coppie di parametri (ak, bk) del modello: ∑ [ ( )] 2 n a0 y ak ⋅ cos(k ⋅ x j ) + bk ⋅ sin k ⋅ x j (10) − − j j =1 k = 1 2 Della funzione S(ak, bk) vanno ricercati i parametri ak e bk che la rendono minima. Si calcolano quindi le derivate parziali di S(.,.) e si pongono uguali a zero: ∂S (a k , bk ) ∂S (ak , bk ) =0 e = 0 , ∀k (11) ∂ak ∂bk Si ottengono così le sequenze di parametri (8). Trovati i parametri della serie di Fourier troncata, si usa la (9) per descrivere il suono, a meno di un errore ε(n) piccolo a piacere, irrilevante per l’orecchio umano. Può sembrare strano, a chi non conosce queste tecniche di sviluppo in serie, che data una sinfonia di Bach sia possibile, mediante un processo di accostamento noto in statistica-matematica come principio dei minimi quadrati, descriverla formalmente in modo completo o al massimo con una approssimazione tanto raffinata da non consentire anche agli orecchi più esperti di accorgersi di un eventuale scostamento. E ciò che appare straordinario è che la percezione di un qualunque tipo di suono, corrisponde perfettamente alla descrizione formale che se ne può fare con la matematica. Qui di seguito rappresento come un’onda quadra (caso di monotonia) possa essere descritta da uno sviluppo in serie di Fourier troncato alla quarta armonica. S (ak , bk ) = ∑ w Fig. 6 Il linguaggio poetico e la matematica La poesia, forse per prima rispetto a qualunque altra manifestazione artistica, ha dentro di sé i migliori contenuti della matematica. La potenza del linguaggio poetico nel saper cogliere le emozioni che portiamo dentro di noi con poche parole e con eleganza espressiva presenta una forte somiglianza con la potenza del linguaggio matematico nel cogliere ciò che si manifesta in natura e desta la nostra curiosità. Entrambi i linguaggi sono stringati, ermetici, essenziali; entrambi hanno capacità di cogliere le forti emozioni della vita [B.10]. Si consideri, a esempio [Tabella 5], come la rabbia umana di fronte all’impotenza di capire l’amore, la vita, i suoi accidenti e, forse, l’impotenza umana nella ricerca della serenità si presenta in una delle sue massime espressioni in questi stupendi ed essenziali versi del grande Catullo [B.11]: Tabella 5 Traduzione di Giulio Galetto Odi et amo. Quare id faciam fortasse requiris Nescio, sed fieri sentio et excrucior. Odio e amo. Non domandarmi, perché: non lo so. Li sento dentro, l’odio e l’amore. Ed è una croce. Tutti ci siamo cimentati almeno una volta nella vita con le notevoli difficoltà concettuali del senso ontologico dell’essere in rapporto all’immanenza del nulla, del vuoto. Ma l’essenzialità e la semplicità espressiva, su questi argomenti, che emergono dai poeti non possono essere uguagliate. Al poeta non occorrono molte parole per descrivere emozioni, paure, gioie, piaceri, così come al matematico non sono necessari trattati per rappresentare le componenti essenziali dei fenomeni naturali. Cosi’ se noi affermiamo simbolicamente che ∆X t = a ⋅ X t − b ⋅ X t2 , {t t ∈ N , X t ≥ 0 } (12) Con riferimento alla crescita ∆Xt di una popolazione di individui Xt con un tasso di natalità a e uno smorzatore b, esprimiamo sinteticamente una simulazione di un comportamento naturale che ha una struttura notoriamente caotica nello spazio degli stati (B.2 e B.5). Fig. 7. L’ombra delle biforcazioni nel caos deterministico in (12) Vi sono sintesi ermetiche ancora più potenti ed essenziali per rappresentare lo stato di un uomo di fronte al mistero della vita e alla condizione umana. A volte sono frasi su cui si riflette poco circa la loro potenza concettuale, ma che manifestano una forza espressiva raramente eguagliabile. A volte la forma ermetica raggiunge la qualità della poesia senza volerlo, senza una predefinizione volontaria attraverso una sentenza che riesce a cogliere in modo esemplare il baratro tra l’essenza della natura e le nostre presunzioni filosofiche. In Hamlet di W. Shakespeare [B.7] si legge quanto riportato in tabella 6: Tabella 6 […] There are more things in heaven and earth, Horatio, Than are dreamt of in your philosophy.[…] Ci sono molte più cose in cielo e in terra, Orazio, Di quante ne possa immaginare la vostra filosofia. L’enunciato afferma con una carica straordinaria il potere dei fenomeni naturali sulla debolezza delle capacità speculative degli uomini, l’immanenza della conoscenza potenziale rispetto a quella umana. In matematica, la capacità di cogliere la profondità filosofica è spiccata. Per esempio, consideriamo la funzione di densità di probabilità scoperta e modellizzata da C. F. Gauss (13): f (x ) = 1 σ ⋅ 2 ⋅π ⋅e − ( x − µ )2 2 ⋅σ 2 (x x ∈ R, µ ∈ R, σ ∈ R ) + (13) dove x è la variabile aleatoria, µ è la sua media aritmetica e σ la sua deviazione standard. Gauss, senza averne probabilmente completa coscienza, con questa funzione di densità di probabilità presenta quattro aspetti fondamentali della conoscenza. il primo aspetto di rilievo di questa legge è proprio quello riferibile direttamente alla interpretazione che ne dette Gauss. Essa rappresenta come si distribuiscono le misure sperimentali di realtà fisiche (ordinariamente viene detta curva degli errori). Tale affermazione sostiene, implicitamente, il seguente principio: conoscere ha un senso in quanto c’è una realtà da conoscere; il metodo per conoscere è quello di misurare (in senso lato) e di confrontare le misure per verificare se può esistere un loro orientamento indicativo (oggi diremmo statistico) verso un qualcosa che c’è. Il secondo aspetto che coglie questa legge, e che forse Gauss stesso non seppe valutare nella sua pienezza, è che essa presenta la dinamicità stessa della natura al variare del tempo. I sistemi di natura non sono statici e al mutare del tempo cambiano regolarità e stati. Così un oggetto fisico che ora presenta una lunghezza, o un peso o una costante di un certo valore (la misura di quell’oggetto è definita), domani potrà subire una deformazione a livello atomico che lo porterà ad avere una diversa misura. Non si tratta solo, cioè, di misure diverse perché i misuratori sono diversi, ma di misure diverse perché la natura è dinamica e modifica di fatto la struttura degli oggetti e degli enti che sono sperimentabili (aspetto epistemologico) [B.8]. Il terzo elemento innovativo della “gaussiana” (come spesso viene detta oggi la curva) è che essa rappresenta un comportamento vero di natura (aspetto ontologico). Il comportamento di numerose variabili di natura, quando si misura, è proprio quello di evidenziare una distribuzione di queste misure di tipo campanulare simmetrico. Ciò è di una importanza scientifica estrema: significa, infatti, che gli oggetti fisici sono diversi in natura non solo perché sbagliamo a misurare, non solo perché c’è una dinamicità della natura che modici- ca le misure degli enti fisici, ma soprattutto perché la natura forma gli oggetti fisici, affini per genere e specie, con misure diverse. È quindi nella natura stessa la irregolarità dei fenomeni. Un esempio può cogliere questo concetto: l’homo Sapiens sapiens ha una statura per individuo adulto che può oscillare da 130 a 230 cm. Ciascun individuo, con diversa statura, è normale anche se le differenze di statura possono essere molto diverse. Allora si può dire che non esiste una misura oggettiva per l’uomo e che queste diversità riscontrate non sono il risultato di errori di misurazione, né di dinamicità nel tempo delle altezze degli uomini, ma solo di puri comportamenti naturali regolari. Il quarto elemento fondamentale che caratterizza la curva di Gauss è che essa descrive una qualità epistemologica di grande rilievo. È, infatti, il fondamento della teoria dei grandi campioni, di importanza determinante per la matematica applicata e la statistica. In sostanza, un esperimento costituito da tante prove (n → ∞) genera campioni i cui momenti campionari si distribuiscono con una legge di probabilità che converge alla normale (altro nome dato alla gaussiana), indipendentemente dalla legge di probabilità della variabile aleatoria di origine. L’importanza pratica di questo teorema, è che nei grandi campioni le verifiche d’ipotesi riguardanti i momenti di una popolazione, sulla base dei momenti campionari si effettuano lavorando con la normale. Si valuti la reale portata epistemologica e ontologica di (8). Si riconosca che una sintesi così profonda ed essenziale è ineguagliabile: essa è una vera e propria opera d’arte. Simulare un terremoto o un maremoto con un equazione è una prova della sintesi concettuale della forza del linguaggio simbolico come descrittore dei fenomeni naturali. L’equazione che dà origine al grafico posto a sinistra è: Sen (x 2 + y 2 ) (14) z= x2 + y 2 Domino : (x, y x, y ∈ R,−3π ≤ x, y ≤ 3π ) Non solo affinità, ma complicità La poesia può farsi prestare parole e significati dalla matematica. Da sempre la matematica ha prestato parole al linguaggio naturale e viceversa. Un importante prestito molto usato nel linguaggio corrente è il termine «incommensurabile». Si dice spesso che il bene verso i figli è incommensurabile o che l’amore verso una donna è incommensurabile. Il termine usato in questo tipo di contesti, pare improprio in riferimento al suo significato originario; tuttavia esprime questo bisogno d’uso, in opportuni contesti, di simboli forti in grado di rappresentare un proprio stato d’animo quando è fortemente scosso. La poesia con giochi di matematica si è fatta anche in passato. Nel secolo scorso nasce un modello di poesia combinatoria pubblicato da Queneau, dal titolo Centomila miliardi di poemi. Una particolare attività poetica di Roubaud raccolta in un’opera dal titolo Trentuno al cubo (1973), esalta la proprietà additiva del numero 31; qui sono 31 i poemi di 31 versi costituiti da 31 sillabe. Osserviamo che il numero 31 si può decomporre nella somma di 5+7+5+7+7. Questa scomposizione additiva viene usata a 3 livelli: in altezza per la suddivisione dei poemi in gruppi; in lunghezza per formazione dei versi in strofe e in larghezza per la struttura delle sillabe in ritmi metrici [B.20]. In Luigi Cerritelli [B.12] è la matematica che spinge, con sottile trama, la vita speculativa di chi ne conosce gli enigmi. La composizione Incontro accentua il ruolo di numeri e segni nel frustare il sogno che spinge verso l’ignoto (Tabella 7). Bella ed efficace è anche la composizione Infinito di Gianfranco Gambarelli [B.13] dove, dalle conoscenze della fisica e della matematica, l’autore trova lo spunto per esprimere una sua idea di infinito. Tabella 7 Incontro Ho incontrato numeri e segni, moduli astratti come pugnali, giochi di luce per frustare il sogno, gradini multipli verso l’ignoto. → Ho incontrato l’eterna farfalla, leggera assenza nella presenza, ombra e penombra all’interno del tempio, duello simmetrico di giovani dei. Ho incontrato numeri e segni. Infinito Oltre la nebulosa, dentro la particella, nel tempo, nel fantastico potenziale di ogni penna. G. Gambarelli L. Cerritelli Si può arrivare a costruire delle composizioni teatrali giocando sui significati di molti termini abbondantemente usati in matematica [B.16]. Si considerino i due brani di Ivano Arcangeloni, qui di seguito riportati: Dialogo tra due vettori Siamo linearmente indipendenti, lo siamo sempre stati, se così non fosse il nostro sottospazio avrebbe dimensione uno, ed invece ha dimensione due, e ciò mi sembra sufficiente a dimostrare che noi siamo una base. Certo potrei appiattirmi su di te, diventare una tua combinazione lineare, ridurre la dimensione del nostro sottospazio, ma quale guadagno ne avremmo? Diventeremmo uno spazio banale, senza complessità, appiattito sul suo campo di scalari. Già, c’è anche quello, abbiamo scelto un campo finito con pochi elementi, ciclico, che ripete sempre gli stessi risultati, chiuso rispetto alle operazioni che vi abbiamo definito, e anche questo può deteriorarci. Magari non avremmo saputo che farcene di un campo completo, come se gli irrazionali e i trascendenti non creassero già abbastanza problemi, ma siamo fatti così, ci piace interrogarci anche sugli immaginari puri, desiderare un’unità immaginaria, sperare che un domani riusciremo finalmente a superare il reale. (Ivano Arcangeloni) «Riducimi in forma canonica» Ecco, ora puoi scoprire il mio nome, conosci la matrice dei miei coefficienti, tutti i miei valori ti sono noti. E allora procedi, classificami, riducimi in forma canonica, scoprirai che non sono come temevi, o forse, chissà, speravi, una conica degenere; finalmente potrai condurmi tangenti da un qualunque punto della mia superficie. No, non sento dolore, solo, attento a non sfiorare i miei coseni direttori, se credi dopo puoi diagonalizzarmi, calcolare tutti i miei autovalori, i miei autospazi. Vieni, cambiamo sistema di riferimento, tutto sarà più semplice: più semplice determinare distanze, più semplice scoprire punti notevoli, più semplice riconoscere centro e assi e soprattutto asintoti. VOGLIO CONVERGERE! Sii tu il mio asintoto, voglio tendere a te, avvicinarmi indefinitamente. Qualunque numero epsilon tu voglia concepire, la mia distanza da te sarà ancora più piccola, fino a tendere a zero quanto più noi ci avviciniamo all’infinito. Senza tuttavia essere mai veramente zero, per la nostra impossibilità di raggiungerlo l’infinito. A meno che non si proceda ad una compattificazione, ma all’amaro prezzo di perdere in generalità: io non sarei più io e tu potresti confondermi con una qualunque altra conica, e questo non potrei mai accettarlo. (Ivano Arcangeloni) In questi «appunti», così li ha chiamati l’autore, c’è tanta conoscenza matematica, ma anche tanta normale umanità. È nel tentativo di percorrere un filone nuovo del linguaggio poetico e teatrale che vanno interpretate queste composizioni e quelle mie. Per quanto mi riguarda, con Parabole e punti ho voluto dimostrare che il linguaggio della matematica non è arido e permette di cogliere le emozioni più profonde della vita [B.10 e 17]. Qui presento due composizioni di diverso tenore e umore, nate da due stati d’animo lontani e per ragioni diverse: Un punto [Tabella 8] e Ero su una quadrica [Tabella 9]. Il punto è l’immagine di un uomo che si muove durante la sua vita in ogni dove, secondo un moto casuale, per poi finire nel nulla. La morte di un uomo genera emozioni, la morte di un punto no. In Ero su una quadrica è l’incontro con una donna in un punto di sella che scatena desiderio, paura, diffidenza, azione, comprensione, amore. Queste emozioni sono espresse sempre in linguaggio matematico, come è facile capire. Tabella 8 Un punto Un punto si muove in ogni dove, senza meta apparente, non ritornando sui suoi passi. Non si deprime mai per non aver fatto qualcosa di utile, per non aver seguito regole definite. Un punto da quando lo fai esistere c’è e quando lo cancelli sparisce e non occorre piangere. Moto browniano: moto casuale di un punto (pixel) in un limitato spazio a due dimensioni di uno schermo di computer L. Corso In tabella 9 viene espressa l’equazione in forma esplicita di una quadrica. Si noti come l’equazione riduca al minimo l’uso di simboli e regole di composizione per esprimere i significati di una immagine geometrica. Tabella 9 Ero su una quadrica Equazione di una quadrica in forma generale ed esplicita Z=a⋅x2+b⋅y2+c⋅x⋅y+d⋅x+e⋅y+f Ero su una quadrica, in un punto di sella, quando ti ho incontrata. I canaloni intorno facevano paura, ma i nostri movimenti parevano sicuri. Ho tentato d’agire, di interpolare bene tra la mia e la tua vita la funzione d’amore, trascurando importanti particolari di noi e delle nostre storie, per evitare danni, pericolosi sogni, scivoloni inutili, e i profili del mondo sono cambiati intorno. Ti ho seguita come un automa verso dimensioni nuove. L. Corso Tabella 10 Posso trovare tratti Posso trovare tratti non brutti della vita, figure geometriche consone alla vanità di cui siamo portatori. Voglio creare il mio mondo con nude quadrature precise in rotondità, note a chi sa godere la vita, poligoni che chiudono uno spazio infinito di parti, di dolci sensazioni, o semplici spezzate che si adattano all’uso. Posso, fortuitamente, raggiungere la retta, un segno innaturale, su cui poi scivolare via, senza fine alcuna, perdere cognizione di tempo, spazio e vita, finire in un divenire allineato di punti, continuo, monotono, andare retto, in linea, senza tregua, lontano da curvature infide, che inducono a sbandare la mente e lo spirito. Insicuro, precario, anch’io posso trovare quel giusto movimento che dà un senso alla vita. L. Corso Bibliografia [B.1] http://it.wikipedia.org/wiki/Curva_di_Koch e anche http://www.matematicamente.it/ storia/curva_di_koch.htlm [B.2] H.-O.Peitgen P.H.Richter (1987), La bellezza dei frattali, Bollati Boringhieri, Torino [B.3] Luciano Corso, La dimensone nello spazio dei frattali: un’applicazione sperimentale, Periodico di matematiche Serie VI, volume 69, n.2 aprile-giugno 1993, Mathesis, Roma; [B.4] Paolo Sommaruga (1992), Modelli frattali di oggetti naturali, Le Scienze – Scientific American n. 282, febbraio 1992, Milano [B.5] Peitgen, Jurgens, Saupe (1992), Chaos and fractals (New Frontiers of the Science), Springer-Verlag, New York [B.6] Vladimir Ivanovic’ Smirnov (1977), Corso di matematica superiore Vol. 2°, Editori Riuniti, Roma [B.7] William Shakespeare (2005), Hamlet, G. 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