Sociologia a.a. 2010\2011 Prof. Vincenzo Romania “La sedentarietà non è che una breve parentesi nella storia dell’umanità. Nei momenti essenziali della sua avventura, l’uomo è rimasto affascinato dal nomadismo e sta ritornando viaggiatore”. J. Attali, L’homme nomade In effetti, la capacità migratoria umana è una delle ragioni per cui la nostra specie si è affermata sulle altre. Meteci Mercanti medievali Rifugiati Colonizzati Deportati Migranti nella società moderna.. Nel 2000 sono migranti 180mil di persone, 3,3 milioni solo in Italia In un passo della sua biografia, Louis Bertrand racconta come nacque il suo romanzo L’invasion nel 1907, riferendosi agli italiani emigrati a Marsiglia: “Cette plèbe arrivait à Marseille avec ses tares et ses vices, ou avec des intentions d’espionnage et de propagande subversive. Les fauteurs de grève trouvaient en eux des meneurs et des recrues toutes préparées, au grand dommage de la prospérité du port, où à tout instant, messieurs les dockers cessaient le travail, empêchant les débarquements et les départs de paquebots. Tout cela me frappait, m’alarmait beaucoup, de sorte que je fus amené à étendre mes investigations des milieux italiens à tous les milieux populaires marseillais. Je fus ainsi conduit à déplacer l’axe du roman que j’avais d’abord conçu, à faire dévier mon étude et à en concentrer l’intérêt sur ce que j’appelais l’invasion marseillaise, invasion à la fois matérielle, politique et sociale. De là le titre que j’imposai en fin de compte à mon roman : L’Invasion” (Louis Bertrand, Mes années d’apprentissage, Paris, Fayard, 1938, 236-7). La Genesi e l’Esodo sono testi sacri che parlano di migrazioni di gruppi di popolazioni considerabili come clan: la gente di Abramo verso Canaan, la grande migrazione di Giacobbe e dei suoi figli verso l’Egitto; il ritorno del popolo sacro verso la Terra Promessa. Nell’antica Grecia, i meteci erano un gruppo di lavoratori e commercianti forestieri ammessi come residenti ma privi di diritti politici. Il loro caso, come sottolinea Ambrosini (2005), è caratterizzato da quel tipo di asimmetricità che è tipico della gran parte delle migrazioni. Allo stesso modo, le invasioni barbariche possono essere considerate come migrazioni di popolazioni germaniche verso l’Impero Romano. La prima e la seconda cacciata dal tempio, portano quindi alla diaspora ebraica. Nel Medioevo, le Repubbliche marinare italiane giocano un ruolo importante nella diffusione del commercio internazionale. In particolare, città portuali come Genova e Venezia ospitano fondachi fissi di commercianti stranieri, distinti per nazionalità e organizzati in maniera sistematica. Non a caso, è nella Repubblica di Venezia che sorgono i primi ghetti ebraici. Similmente, le città italiane hanno commerci significativi con gran parte delle nazioni europee. Successivamente, un fattore storico che dà origine a importanti migrazioni di quelli che verranno in seguito definiti come rifugiati è l’invasione ottomana in Europa. Essa dà vita in particolare alle migrazioni di popolazioni greche e albanesi nel Mezzogiorno di Italia Nell’Inghilterra dal XVI al XIX secolo, le migrazioni costituivano una fase importante, un rito di passaggio fondamentale nella vita di ogni giovane. Era infatti una prescrizione culturale che i giovani dovessero spendere un periodo come servants, al di fuori della propria abitazione, per coltivare il mestiere che avrebbero successivamente fatto proprio, dopo le nozze. Fra il 1574 ed il 1821 il 60% della popolazione compresa fra i 15 e i 24 anni ha svolto un lavoro servile fuori dalle pareti domestiche. In tutta Europa si diffondo inoltre migrazioni legate allo sviluppo delle professioni: soprattutto nell’agricoltura per gli uomini (detti Gesinde in Germania, servants in usbandry in Inghilterra, valets de ferme in Francia); e nei lavori domestici fra le donne. Nell’epoca dell’ancien regime le migrazioni artigianali, commerciali e agricole sono di fondamentale importanza per gettare le basi del futuro sistema economico capitalista. Molto spesso, si tratta di sistemi migratori basati su spostamenti di popolazioni in un raggio di 300-700 km su base stagionale, a seconda dei diversi mestieri diffusi. Nella stessa epoca sorgono i prodromi dell’urbanizzazione europea: Siviglia passa da 45.000 abb. nel 1500 a 135.000 nel 1600; Amburgo da 15 a 40.000; Amsterdam da 15.000 a 104.000; Londra da 60.000 (1520) a 187.000 (1600); e lo stesso processo di triplicazione della popolazione residente coinvolge i maggiori centri europei. La guerra di trent’anni (1618-1648), rappresentando conflitti di tipo religioso e nazionale con persecuzioni ed emergenze umanitarie annesse, porta l’Europa ai primi significativi flussi di rifugiati. In molte città tedesche, essi arrivano a rappresentare il 40-55% della popolazione. La cacciata dei moriscos dalla Spagna porta ad un forte indebolimento economico delle regioni coinvolte, in particolar modo l’Andalusia ed ad una diaspora che porta oltre 300.000 musulmani convertiti dirigersi verso il Maghreb e verso Istanbul. Per tutta la storia seguente dell’Europa, le guerre e le continue ridefinizioni dei confini statali danno il vita a significativi spostamenti di popolazioni. Schiavitù: dall’età classica alla fase della colonizzazione. Colonizzazione: comporta spostamenti accompagnati dall’uso della forza nei confronti degli autoctoni verso le Americhe, l’Africa, il Sud-Est asiatico e l’Oceania. A parte i primi colonizzatori, gli Stati Europei cercarono di limitare i flussi verso le colonie: gli spagnoli che si dirigono nel XVI secolo nell’America del Sud sono 200.000; 4.000 i portoghesi che si dirigono nella seconda metà del secolo verso il Brasile; la colonizzazione significativa degli Stati Uniti avviene invece soltanto nel XVII secolo. Successivamente, per le necessità di manodopera crescenti gli europei si macchiano di 9 milioni di immigrati deportati dall’Africa verso le nuove colonie o verso i Paesi colonizzatori: la metà circa verso le piantagioni dei Caraibi, il 38% verso il Brasile, il 9 verso gli USA. Le deportazioni danno origine e rilevanza alle migrazioni forzate. Fra i 12 e i 37 milioni di coolies o indentured migrants. Colonizzazione seguita da migrazioni volontarie verso le colonie: Regno Unito, Olanda, Spagna e Francia favorivano le migrazioni di operai, contadini, disertori, detenuti e organi. Fine XIX: nascita dei movimenti anticoloniali e migrazioni di ritorno verso l’Europa, quali ad esempio i pieds noirs. Industrializzazione degli Stati Uniti: fra il 1850 ed il 1930 emigrano circa 12 milioni di persone. La ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale attira emigrati verso la Germania (soprattutto turchi), la Francia ed il Belgio (nordafricani), l’Australia ove emigrano i cosiddetti ten pound poms: britannici a cui la colonia offre le spese di viaggio, più 10 sterline per intraprendere il percorso migratorio. Crisi Opec 1974- 1989: le migrazioni continuano verso gli Stati Uniti e verso nuove mete asiatiche, mentre calano nettamente in Europa. 1989- 2000: emigrazioni consistenti dall’Est Europa soprattutto verso il Sud (Spagna e Italia) che divena un nuovo polo di attrazione delle migrazioni internazionali, a causa della scarsa regolamentazione. Ogni migrazione è legata ai salti produttivi, tecnologici, sociali, politici che riguardano il mondo. Durante la fase del capitalismo, le migrazioni diedero il là alla colonizzazione produttiva e commerciale di vaste aree del mondo. Dal XVIII secolo in poi, contemporaneamente, la rivoluzione industriale caratterizzò prevalentemente i flussi migratori. La seconda guerra mondiale ha gettato le basi per la ricostruzione industriale delle grandi potenze e per grandi flussi migratorio. Il crollo del muro di Berlino ha convogliato verso l’Europa meridionale grandi flussi migratori. Nelle società post-moderne: non c’è una richiesta specifica e univoca di lavoro immigrato e le condizioni di inserimento diventano più problematiche. Prima fase: dal 1876 al 1900 vede una graduale crescita del fenomeno migratorio: si passa dai 100.000 espatri per anno dei primi anni, ai 300.000 l’anno di fine ‘800. Nei primi anni si registrano flussi di nostri connazionali verso Francia, Svizzera e Germania. Mentre dal ‘90 in poi soprattutto verso Stati Uniti, Argentina e Brasile. Gli emigrati, fino alla fine del secolo, provengono quasi esclusivamente dalle regioni del Nord Italia. Seconda fase: dal 1900 alla prima guerra mondiale. Periodo di massimo sviluppo del fenomeno: 600.000 espatri l’anno, il 55% diretti verso gli Stati Uniti. Cresce al 37% la componente di meridionali sul totale degli italiani che emigrano. Terza fase: dalla fine della guerra al 1930: forte contrazione dei flussi, dovuta sia alla necessità di ricostruire il Paese che a politiche più restrittive negli USA (Literary Act, 1917) Quarta fase: periodo fascista, legge antimigratoria del 1924, a regime dal 1928. Piccoli flussi di deportazioni verso la Germania per motivi razziali. Quinta fase: dopo la seconda guerra mondiale, i flussi migratori riprendono con forza anche se su livelli più contenuti rispetto ad inizio secolo. Prevalgono gli accordi bi-laterali per richiesta di manodopera, le mete sono sia europee (Francia, Belgio, Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Lussemburgo e Gran Bretagna) che extraeuropei (Argentina, Brasile, Australia). Dal 1946 al 1956 emigrano 5,6 milioni di italiani. Sesta fase: dagli anni ‘60 agli anni ’70. Le migrazioni si rivolgono prevalentemente verso il centro-Europa, sono emigrazioni lavorative, votate ad insediamenti temporanei. Contemporaneamente si affermano forti flussi migratori interni (dal 1951 al 1965, quasi 1,5 milioni di persone l’anno). Settima fase: da metà anni ‘70 in poi, forte contrazione dei flussi italiani verso grazie allo sviluppo economico e industriale, per la prima volta, dopo la crisi dell’OPEC il saldo migratorio passa in attivo: gli immigrati superano gli emigrati. Emigrazione italiana 1876 - 1976 Regioni a maggiore emigrazione Percentuale di albanesi sugli stranieri nelle carceri in Italia nel 2001 Percentuale di italiani sugli stranieri nelle carceri di New York nel 1920 “Il viaggio è stato molto pesante tanto che per mio consiglio non incontrerebbe tali tribolazioni neppure il mio cane che ho lasciato in Italia. (...) Piangendo li descriverò che dopo pochi giorni si ammalò tutti i miei figli e anche le donne. Noi che abbiamo condotto 11 figli nell'America ora siamo rimasti con 5, e gli altri li abbiamo perduti. Lascio a lei considerare quale e quanta fu la nostra disperazione che se avessi avuto il potere non sarei fermato in America neppure un'ora". Una famiglia di Schio, da Emilio Franzina, “Merica! Merica!”, Polesine, 1930. Polesine, 1951. "i rapporti di polizia che parlano di uomini e di donne che si uccidono cadendo dai tetti e dai davanzali delle finestre mentre dormono, annunciano che si avvicina l'epoca delle grandi sofferenze per la povera gente. È nel periodo caldo, quando la vita in casa diventa insopportabile per dover cucinare, dormire e lavorare tutti stipati in una piccola stanza, che gli edifici scoppiano, intolleranti di qualsiasi costrizione. Allora una vita strana e pittoresca si trasferisce sui tetti piatti. [...] Nelle soffocanti notti di luglio, quando quei casermoni sono come forni accesi, e i loro muri emanano il caldo assorbito di giorno, gli uomini e le donne si sdraiano in file irrequiete, ansanti, alla ricerca di un po' di sonno, d'un po' d'aria. Allora ogni camion per la strada, ogni scala di sicurezza stipata, diventa una camera da letto, preferibile a qualsiasi altro luogo all'interno della casa. [...] La vita nei caseggiati, in luglio e agosto, vuol dire la morte per un esercito di bambini piccoli che tutta la scienza dei medici è impotente a salvare". Jacob Riis, Così vive l’altra metà. Immigrati internazionali per regione di residenza, 1970-2005 (milioni) 1970 38,3 1980 47,7 1990 89,7 2000 110,3 2005 _ Regioni in via di sviluppo 43,2 52,1 64,3 64,6 _ Mondo 81,5 99,8 154,0 174,9 200 Regioni Sviluppate Fonte: UNDESA, World Economic and Social Survey: International Migration, New York, 2004 e Koser, 2007. 60 milioni verso l’Europa, 44 verso l’Asia, 41 in Nord America, 16 in Africa e 6 sia in America Latina e 6 in Australia. Le principali mete a livello nazionale sono gli Stati Uniti 35 milioni (20% del totale) e 13 milioni nella Federazione Russa (8%). Le principali nazioni di origine sono la Cina (35 milioni), l’India (20 milioni), la Filippina (8 milioni) “una persona che si è spostata in un paese diverso da quello di residenza abituale e che vive in quel paese da più di un anno” Le migrazioni vanno studiate come un processo, poiché sono dotate di una propria dinamica evolutiva che comporta adattamenti e mutamenti nel tempo E come un sistema di relazioni che riguarda le aree di partenza, quelle di transito e quelle di destinazioni ed una pluralità di attori e di istituzioni. Le migrazioni costituiscono per la sociologia uno dei motivi di più profonda revisione paradigmatica, concettuale, metodologica. Ogni fenomeno migratorio dimostra analogie strutturali con tutti gli altri fenomeni …e contemporaneamente specificità storiche, sociali, culturali, proprie e irriducibili. Le analogie riguardano le cause, gli effetti e le dinamiche del processo migratorio e presentano assonanza, temporale e spaziale, di forme, contenuti e motivazioni. Simili sono ad esempio i progetti di partenza, le difficoltà incontrate e le necessità di ripensare il proprio percorso, le fratture fra le generazioni, ma anche il miglioramento delle condizioni di vita proprie e della società di origine e l’incontro culturale. In una prima fase la parte principale del flusso è costituita da lavoratori celibi e giovani, prevalentemente maschi, provenienti dalle aree più industrializzate e urbanizzate del paese d’emigrazione, con una composizione, in termini di qualifiche professionali ed educative, migliore di quella media della società di partenza. Nella seconda fase, il flusso invecchia leggermente, non cambia la sua composizione per sesso, mentre la sua struttura per stato civile si avvicina di più a quella della popolazione di origine, la durata del soggiorno aumenta e il turnover diminuisce, si allargano le arre di partenza, la rete informativa estende il suo raggio di azione. Nella terza fase, procede l’invecchiamento del flusso e si modifica la composizione per sesso e quella fra attivi e inattivi, a causa dell’aumento dei ricongiungimenti familiari, cresce anche la durata del soggiorno e diminuisce ancora il turnover Nella quarta, infine, i soggiorni diventano sempre più lunghi e si ha un’estensione dei ricongiungimenti familiari, e si costituiscono delle vere e proprie comunità etniche nel paese di immigrazione. Castels e Miller (1993) aggiungono a questo modello una possibile divaricazione nell’esito finale del fenomeno. Motivi macro-sociali: cause economiche, guerre, persecuzioni, discriminazioni. Motivi micro: ricongiungimenti familiari, progetti di vita individuali. Motivi meso: le reti sociali e civili come risorsa. Accellerazione Diversificazione Globalizzazione Femminilizzazione Immigrati per lavoro Immigrati stagionali o a contratto Immigrati qualificati o imprenditori Familiari al seguito Rifugiati e richiedenti asilo Immigrato irregolare Immigrato di seconda generazione Immigrato di ritorno Diseguaglianze estreme (povertà, emergenza, ingiustizia, criminalità).. ..ma anche quotidiane (problemi di lavoro, riuscita scolastica, accesso a professioni) Tali disuguaglianze non sono facilmente percepibili a causa di un modello di integrazione subalterna tipico delle prime ondate migratorie. Studi a inizio secolo negli USA su minoranze italiane e polacche Studi più recenti su distanza sociale fra bianchi e afroamericani o popolazioni ispaniche In alcune nazioni europee, commissioni per lo studio e la limitazione delle disuguaglianze etniche. Distribuzione del reddito Rischio di povertà Chances professionali Rischio di disoccupazione Rischio di ammalarsi Condizioni abitative Prestazioni scolastiche Chances di mobilità sociale In agenzia: discriminazione diretta= no extracomunitari Discriminazioni indirette= distribuire materiale pubblicitario solo in quartieri abitati da immigrati Trovare criteri per non ammettere gli immigrati all’affitto (stanza settimana corta, EPR residenza nel Comune, tipo di lavoro, etc..) Modello assimilazionista Modello precarista Modello pluralista Caso italiano È il modello che si sviluppa dapprima nella Germania del dopoguerra Il permesso di soggiorno è collegato al lavoro Gli immigrati sono considerati come lavoratori ospiti (gastarbeit trattati con eguaglianza salariale, ma ospitati in strutture di accoglienza dormitorio) Viene preclusa la possibilità di ricongiungimento familiare Si favorisce la lingua e la cultura delle minoranze Vale, per la cittadinanza, lo ius sanguinis Si sviluppa nella Francia repubblicana, a partire dalla tradizione prima illuminista poi colonista Politiche orientate verso l’omologazione degli immigrati Naturalizzazione semplice degli immigrati Scoraggiata la formazione di comunità di immigrati Vale, per le seconde generazione, lo ius soli Insistenza su dimensione culturale e laica È tipico di paesi come la Gran Bretagna, con un passato coloniale ampio e differenziato (commonwealth) Tendenza del gruppo di maggioranza di accettare le diversità culturali, modificando i propri atteggiamenti Concezione multiculturale della cittadinanza Adozione di azioni positive nei confronti degli immigrati (quote) Prevalenza dei diritti individuali Rischio di ghettizzazione L’immigrazione straniera in Italia Gli immigrati attualmente presenti sono 4.919.000 pari all’8% della popolazione residente, una incidenza inferiore alla media UE (10,3) ed alla % in stati come Australia, Canada, Usa (>20%). Gli italiani hanno una presenza distorta di questa presenza: secondo la ricerca Transatlantic Trends (2009) gli italiani pensano che gli immigrati siano in media il 23% della popolazione residente e che i clandestini (700mila) siano più numerosi dei regolari. Un quarto degli immigrati residenti in Italia si è insediato in Lombardia (23,8%), seguita da Veneto e Lazio (11.3) ed Emilia Romagna (10,9). Le sole province di Roma e Milano ospitano 400.000 immigrati a testa. I nuovi nati da stranieri sono stati nel 2009 77.000, pari al 13% delle nascite in Italia (il 24% nel Veneto e nella Lombardia). Economia e mondo del lavoro Nel 2009 gli immigrati hanno contribuito per l’11,1% al Pil Italiano. Hanno “dato” allo Stato 10,827 mld di euro ed hanno “ricevuto” 9,95 mld di euro in welfare. Attualmente è pensionato un immigrato ogni 30, contro un italiano ogni 4. La retribuzione netta mensile nel 2009 è stata di 971 euro per gli stranieri e 1.258 euro per gli italiani, con una differenza a sfavore degli immigrati del 23%, di ulteriori 5 punti più alta per le donne straniere. Al 31 maggio 2010 sono risultate iscritte 213.267 imprese con titolare straniero, 25.801 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente Arrivo e insediamo spontaneistico Scarsa regolazione istituzionale Influenza rilevante degli attori locali Ricezione contrastata nella società civile Inserimento informale e precario della forza lavoro Evoluzione rapida verso forme più mature di immigrazione Diffuso attivismo di reti spontanee di mutuo aiuto Modello implicito di inclusione temporaneistica. Limiti alla cittadinanza per residenza Incidenza fondamentale delle sanatorie sulle politiche di integrazione (70% delle presenze); Fallimento nella politica di programmazione dei flussi; Statistiche “a sbalzi” legate alla promulgazione delle leggi e dei decreti sull’immigrazione; Forti mutamenti di contesto e di situazione della presenza migratoria percepita Impossibilità di produrre politiche a lungo termine Schiacciamento della sicurezza sulla dimensione della security Regolari sono detti gli stranieri che entrano in territorio italiano seguendo le procedure richieste e che poi mantengono un permesso di soggiorno per tutto il periodo della loro permanenza. Vengono, invece, definiti irregolari gli stranieri che entrano legalmente ma successivamente non fanno richiesta di permesso di soggiorno per mancanza di requisiti o non lo rinnovano pur permanendo nel Paese Sono detti infine clandestini coloro che non solo sono privi di titoli di soggiorno validi, ma sono anche entrati clandestinamente sul territorio nazionale, eludendo la sorveglianza e i controlli che avvengono alle frontiere nazionali. Tanto gli irregolari quanto i clandestini possono inoltre venire regolarizzati in un momento successivo. Overstayers Immigrati che hanno violato i limiti all’accesso delle frontiere volontariamente O perché vittime di traffico I clandestini sono la maggioranza degli stranieri presenti (dati ISPOS, 2007); L’omologazione fra irregolari e clandestini Clandestini = sbarcati per mare La clandestinità copre la totalità dei reati La clandestinità è un crimine in sé La clandestinità è una routine; Il governo attua politiche contro la clandestinità. Nel 2009 sono stati espulsi 14.900 immigrati e regolarizzati 294.000. Restrizione dei diritti di cittadinanza Precarizzazione delle presenze: è sempre più difficile rinnovare un permesso o commutarlo; sono sfavoriti i ricongiungimenti familiari; è più difficile ottenere la carta di soggiorno; aumentano i motivi di espulsione; viene punito penalmente chi affitta il proprio appartamento a clandestini; Introduzione del sospetto sistematico: obbligo per gli stranieri di sottoporsi a rilievi fotodattiloscopici al momento della richiestae del rinnovo del permesso di soggiorno.