Aprile 2011
INDIALOGO
n. 41
Supple m e n t o d i I n d i a l o g o . i t , a u t o r i z z . N . 2 d e l 16.6.2010 del Tribunale di Pinerolo
Pinerolo:
vivere
la
città
Buone News
A cura di Gabriella Bruzzone
l’”ecoturismo” in ascesa tra i giovani
Le vacanze sempre più ecocompatibili
Con l’arrivo della bella stagione si inizia
inevitabilmente a pensare alle vacanze, prime fra tutte quelle pasquali. La primavera,
si sa, con i suoi profumi e i primi caldi invoglia a stare all’aria aperta e a organizzare
gite fuori porta.
Secondo alcuni studi, gli italiani ricercano sempre di più il contatto con la natura
e preferiscono vacanze ecocompatibili a
stressanti viaggi in caotiche città. Da qui il
termine ecoturismo: ovvero “una forma di
turismo incentrato sull’impegno ambientalista e sociale”.
E quale luogo migliore se non proprio l’Italia per una vacanza di questo tipo? Il nostro
Paese offre, infatti, una vasta gamma di
scelte tra agriturismi, prodotti alimentari e
tradizioni folcloristiche e culturali.
Tra i maggiori sostenitori di questo nuovo
turismo ci sono i giovani tra i 16 e i 30 anni,
sintomo di una coscienza verde che ben si
sta radicando tra le nuove generazioni; seguono poi le famiglie, le gite scolastiche, le
coppie e infine i single.
Gli ecoturisti prediligono gli agriturismi,
luoghi tranquilli nei quali approfondire la conoscenza di piante ed animali e in cui poter
godere la natura in pieno relax. Ma anche
i bed and brekfast e le dimore storiche.
Non solo: lo spirito sportivo prevale anche
quando si è in vacanza, così molte strutture si sono attrezzate con
campi sportivi, gite a cavallo, corsi di trekking, arrampicata e bird
watching.
Questi sono solo alcuni dei motivi che spingono un numero sempre maggiore di italiani a preferire
questo tipo di programma rispetto
alle classiche vacanze. Concorrono soprattutto la natura incontaminata e le bellezze paesaggistiche. Alcuni puntano anche alle
località storico-artistiche e alle
aree protette, il tutto nel rispetto dell’ambiente. È questo infatti
l’obbiettivo principale di chi sceglie le vacanze ecologiche, prima
ancora del costo.
Senza contare oltretutto il fatturato annuo italiano di questo
settore in continua crescita, pari
a 10 miliardi di euro. Dati ottimisti per il futuro arrivano anche
dalla associazione della Coldiretti,
pronta ad incoraggiare gli imprenditori che vogliono puntare ad un
green tourism.
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| Editoriale |
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Riflettere insieme sulla città in cui si vive
è un parlare della propria identità individuale e soprattutto collettiva, un po’ per fare
il punto sulla propria progettualità e un po’
per offrire spunti a quelli che progettano e
amministrano la città.
4Eventi
Studiare insieme lo spazio in cui si vive
è la filosofia che anima quella che è stata
definita “l’architettura partecipata”, dove
s’incontrano le persone che vivono lo spazio pubblico e le persone che lo progettano
al fine di realizzare una “città possibile”,
come si chiama anche un’associazione di
Torino che opera per questo fine.
Primo piano
visitare la cittÀ
pinerolo multietnica
le guerre non dichiarate
Lettere al giornale
il male e l’uomo
11Nuvole sopra i 20
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13
14
nucleare sì o no
Politica in Città
caserma e società
Pinerolo come la vorrei/5
una città aperta al dialogo
Delibere comunali
marzo 2011
15Appunti di viaggio
boca do juma, in amazzonia
16Tendenze
lp: ritorno al futuro?
[email protected]
15o anni d’italia e di scuola unita
18Sociale &Volontariato
19
nasce il pinerolo fd
Personaggi
anna baral 20Teatro
Pinerolo Indialogo, supplemento di Indialogo.it
Autorizzazione del Tribunale di Pinerolo
n. 2 del 16/06/2010
redazione
Tel. 0121397226 - Fax 1782285085
E-mail: [email protected]
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photo
Giacomo Denanni, Irene Lo Bianco
vivere la cittÀ
9Visibili &Invisibili
Il questionario sul “vivere la città” di Noardo e Barale e gli interventi preelettorali su
“Pinerolo come la vorrei” sono un nostro
piccolo e primo contributo a questa architettura partecipata.
Direttore Responsabile
Antonio Denanni
Hanno collaborato a questo numero: Fiammetta Bertotto,
Michele Barbero, Silvio Ferrero, Emanuele Sacchetto, Valentina Voglino, Gabriella Bruzzone, Francesca Noardo,
Maurizio Allasia, Andrea Obiso, Mario Rivoiro, Massimiliano
Granero, Nadia Fenoglio, Giulia Antonucci, Francesca Costarelli, Michele F.Barale, Massimiliano Malvicini
Con la partecipazione di Elvio Fassone
Buone News
le vacanze ecocompatibili
8Osservatorio
Partecipare e riflettere insieme, dunque,
per riqualificare e vivere meglio la città.
Un’esperienza questa sviluppata in Italia nell’ultimo decennio, soprattutto nelle
grandi città, in ritardo rispetto all’Europa,
dove le prime esperienze in Olanda (poi
estese a Germania, Inghilterra, Francia,
Svizzera) risalgono a trent’anni fa. E che
non sono ancora decollate nelle piccole città come la nostra Pinerolo.
PINEROLO INDIALOGO
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Antonio Denanni
o
A teatro la tv non sempre funzona
21Arte&Architettura
dove la sera ci si da appuntamento
22Serate di Laurea
psicologia e antropologia culturale
23Musica
pellicans
24Sport
san secondo pallavolo
http://www.pineroloindialogo.it
http://www.facebook.com/indialogo.apinerolo
http://www.issuu.com/pineroloindialogo
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NO
PRIMO PIA
Aprile: “vivere la città”
A cura di Francesca Noardo e Michele F.Barale
in un questionario i punti di forza e di debolezza
“Vivere Pinerolo”
Si vive bene, ma è una città “buia”;“manca qualcosa che la renda famosa”
“Vivere la città” è uno slogan che riassume in sé l’idea di uno spazio in cui si vive la
propria identità, fatta di idealità e di relazioni, di storia e di emozioni.
Calando l’argomento nel locale con lo slogan “Vivere Pinerolo”, non abbiamo potuto
far a meno di sentire il parere di chi Pinerolo
effettivamente la vive, per individuare i punti di forza e di debolezza condivisi. Per fare
ciò è stato diffuso un questionario, perlopiù
tramite facebook. Il mezzo certo rende parziali le risposte, che però, data l’omogeneità
dei riscontri (nonostante la diversità di età e
di condizioni), sono da considerare buone. E
per questo meritevoli di attenzione.
ANGOLI PINEROLESI
“Piazza Fontana” risulta in assoluto la
più gettonata come luogo di appuntamento, prima di trasferirsi in bar o pub; non a
caso è il parcheggio più utilizzato e la quasi
totalità di chi ha risposto arriva a Pinerolo
in auto.
È interessante il caso del Centro Storico:
il più frequentato, la zona che piace di più e
allo stesso tempo la meno sfruttata in relazione alle potenzialità, a parere dei più.
Si gira poi per i Portici, il centro commerciale, piazza Facta, molto apprezzata,
seconda solo al centro storico.
Può far pensare il fatto che, nonostante molti prediligano i parchi, la stragrande
maggioranza ha risposto che mai si è recata
al Parco Olimpico.
I gruppi Scout, per finire, frequentano chiese e parrocchie.
I TERMINI DI PARAGONE
Mete più ambite fuori Pinerolo? Torino al
primo posto, perché più interessante, offre
più “vita”, iniziative e movimento di giovani. Quasi per le stesse ragioni a volte si
preferisce Saluzzo: con una zona pedonale
più appetibile, più luminosa e ricca di eventi
culturali. Uscendo dalle città, molti amano
la tranquillità e la bellezza delle valli e della
montagna o dei parchi, anche per la possibilità di praticare sport.
GIUDIZI DEI PINEROLESI
Riguardo all’offerta pinerolese nei vari
settori, i giudizi sono generalmente tra buono e sufficiente. Si considera insufficiente
soprattutto l’offerta turistica, seguita dalla
promozione di eventi (tra i quali vince per
popolarità la Notte Bianca).
A parere unanimemente diffuso è asso-
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lutamente carente la pubblicità e l’informazione su ciò che a Pinerolo c’è
e su quanto riguarda gli eventi, a furor di popolo potenziabili: non solo i
grandi eventi organizzati dal Comune,
ma anche singole iniziative di locali o
singoli cittadini, a cui pare manchi appoggio e disponibilità a dar loro spazio.
In particolare si chiede attenzione verso i giovani (18-35 anni), che al momento “fuggono” a Torino in cerca di
fermento. Buona l’offerta di locali, ma
si lamenta la scarsità di spazi per feste
private, e intrattenimento.
Anche per gli aspetti culturali, la cui
offerta è giudicata buona, si sente la
mancanza di pubblicità: pieghevoli, depliant e manifesti sono un investimento
che, tra gli altri, gioverebbe all’apprezzamento della nostra città. Insomma, si
chiede di incuriosire, interessare e attrarre gente!
Migliorabile anche la viabilità: tanti accusano scarsità di parcheggi gratuiti e/o
inefficienza (tratte, orari, prezzi) dei trasporti pubblici; anche estendibili (o migliorabili) piste ciclabili e zone pedonali.
Per quanto riguarda il verde si vorrebbero parchi anche lungo i fiumi e i
canali, rendendoli maggiormente fruibili
ed appetibili per chi voglia sfruttarli nel
tempo libero o praticarvi sport.
L’offerta sportiva è comunque giudicata
buona; si propone di sfruttare il parco
olimpico per nuove strutture e introdurre
campi comunali accessibili a tutti.
Infine, due ulteriori considerazioni che
meritano riflessione sono il fatto che
Pinerolo sia una città “buia” e che le
manchi “qualcosa che ci rende famosi”,
forse indice dell’identità pinerolese che
si va perdendo, e cui bisogna riportare
l’attenzione.
Chi frequenta Pinerolo è conscio della
sua bellezza e potenzialità, e per questo
auspica i miglioramenti che si spera pervengano in un prossimo futuro.
Il successo di Piazza Facta
Piazza Facta deve la sua esistenza al riassetto
urbanistico di Pinerolo dovuto alla demolizione
delle fortificazioni di difesa, avvenuta dopo la
seconda dominazione francese del tardo XVII
secolo. Infatti, in luogo della chiesa di San Rocco, eretta
a partire dal 1744, sorgeva uno dei bastioni della cinta
muraria, e si dice che sotto di essa corrano ancora antichi
cunicoli che legavano tra loro tutti i bastioni. Lo slargo
verso Piazza Cavour risale invece agli anni ‘60 del XX
secolo, anni in cui venne demolita la Caserma Serafino.
Intelligente l’intervento che ridisegnò l’edificio d’angolo
di connessione tra le due piazze. Vi si riflettono i profili
cittadini, la chiesa, le persone che vi transitano, le luci
di Natale, i rumori del mercato. A migliorare ulteriormente la situazione, la più recente risistemazione del manto
stradale e la creazione di una vasta zona integralmente
pedonale, che ne ha fatto un luogo di ritrovo protetto dalle automobili, con accesso diretto sia ai parcheggi, sia
all’intimità del centro storico, sia al passeggio dei portici.
Piazza Facta può oggi essere considerata la piazza principale di Pinerolo, non certo per le dimensioni, ma per
questa funzione di luogo di ritrovo obbligato che porta un
pubblico ogni giorno più ampio: le famiglie la domenica
pomeriggio, i giovani il sabato sera o anche durante la
settimana nei mesi più caldi, gli anziani ogni giorno con i
nipoti più piccoli non ancora attratti dai giardinetti.
Come mai un simile successo? Le cause sono molteplici:
senz’altro la sua posizione nel contesto urbano, forse il
luogo più centrale tra gli attuali assi di transito pedonale e
non della città: questo la rende la vetrina della città, prova
ne sono i gazebo, le auto esposte, i banchetti delle varie
organizzazioni che qui sanno di attirare l’attenzione. La
possibilità di avere panchine, tante e non fisse, e un luogo sufficientemente protetto dal traffico automobilistico:
questa peculiarità la contende con Piazzetta Verdi, dietro
al Teatro Sociale, dove però le possibilità di seduta pubblica si riducono a due. Grazie a queste due caratteristiche
prevalenti, diviene sede di tutte le manifestazioni che si
svolgono in città. Michele F.Barale
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primo piano
Visitare la città
A cura di Francesca Costarelli
la visita di pinerolo con gli amici internazionali
My Pinerolo Citadina
«Entriamo nel centro storico e ci addentriamo nelle viuzze»
Da quando sono tornata dall’Erasmus, tanti amici,
veramente internazionali, sono venuti a trovarmi.
Sono sempre stata molto orgogliosa della
città in cui sono nata e dopo un po’ di tentativi, credo di aver trovato il giusto mix per un
perfetto tour da proporre ai giovani forestieri.
Così la visita a Pinerolo City è diventata un
must, a volte giovani canadesi, olandesi, macedoni, polacchi… ripartono senza aver visto
Torino per mancanza di tempo, ma lo stesso
soddisfatti con Pinerolo nel cuore.
Si inizia sempre con una colazione a base di cappuccino e brioche, raramente certe specialità si
possono gustare fuori dall’Italia. Si punta dritti
verso Piazza Fontana, e più precisamente verso
le cabine telefoniche. Da che mi ricordo, ci si
è sempre incontrati “alle cabine” prima di una
serata, così si lasciano in piazza le auto in più
e si chiacchiera sotto i viali aspettando i soliti
ritardari. Poi ci muoviamo verso il centro storico
passando di fronte al Comune sul quale faccio
notare le finestre che stilizzano una M di mussoliniana memoria. E finalmente, ci addentriamo nel
centro storico, passeggiamo di fronte al retro del
Teatro Sociale e arriviamo in Piazza Facta a cui si
affaccia la Casa del Gallo. Alcuni rimangono stupiti per l’accostamento della modernità con gli
edifici storici e solitamente, un po’ in contrasto
con l’idea dominante in città, apprezzano.
Oltrepassiamo Piazza del Duomo, percepita
come un vero gioiellino, e ci addentriamo nelle
viuzze che portano alla Scala Santa. Lo stu-
pore si dipinge sui volti dei miei amici quando
racconto loro che, un tempo non troppo lontano, le processioni religiose che passavano su
questa scala vedevano i credenti procedere in
ginocchio su queste pietre per espiare i peccati e fare penitenza. A volte li prendo in giro
dicendo che è per questo che i gradoni hanno
una leggera inclinazione nella parte centrale e
a volte ci cascano!
Arriviamo all’entrata del Pecora, un giardinetto conosciuto dai più giovani per venire a
(far finta di) studiare e a fumare le prime sigarette potendo tossire indisturbati. In questo
si fa concorrenza con il giardinetto che sorge
dalla parte opposta del Tribunale, conosciuto
come il Napoli, chissà poi perchè.
Ci affacciamo su Via Principi d’Acaja e mostro Palazzo del Senato, una meraviglia dopo
la faticaccia della salita. Arriviamo al pozzo e,
salendo ancora alcuni gradini, ci ritroviamo di
fronte a Palazzo degli Acaja, dove sostiamo
per aver il tempo di raccontare del soggiorno
pinerolese della Maschera di Ferro.
Infine arriviamo a San Maurizio. Qui tutti ci
siamo scambiati il primo bacio… ricordo ancora il pezzo di muretto su cui ero seduta quando
il primo amore si dichiarò… Taccio e lascio parlare il panorama che si estende tutto intorno.
In conclusione, quando c’è tempo e i miei
ospiti sono particolarmente golosi, non faccio
mancare un gelato e un assaggio di torta Zurigo, una vera galuperie!
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Piazza Fontana, il salotto dell’800
A cura di Marianna Bertolino
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Cuore di Pinerolo, se non altro per la sua po- ora collocate nella vicina Piazza III Alpini.
sizione centrale e per i mercati settimanali del
Oggi resta una delle piazze più grandi del
mercoledì e del sabato, Piazza Vittorio Veneto Piemonte ed è sede di numerose iniziative
è da tutti i pinerolesi - e non solo - conosciuta culturali che costellano il calendario di Picome Piazza Fontana, soprannome che ai più nerolo.
richiama alla mente la fontana che, insieme al
monumento celebrativo del generale Filippo Brignone, frammezza la distesa di autovetture, ormai parte integrante della cartolina ricordo.
In realtà la piazza prende il nome dal marchese
Ignazio Fontana di Cravanzana, colui che per
primo la ideò nel 1738. La sua costruzione è
legata al riassetto urbanistico che seguì la seconda occupazione francese del Seicento e alla
rilevante presenza di guarnigioni militari in città,
che richiedevano alcuni spazi adeguati alle esercitazioni e alle parate. La prima fase di progettazione, conseguente all’abbattimento delPiazza S.Donato e il Centro storico
le fortificazioni francesi, avrebbe dovuto
Varcare la soglia del centro storico significa
portare alla creazione di un’ampia area
monumentale e al decentramento della rapportarsi con quanto di più stratificato una citcittà con l’erezione di un nuovo Duo- tà possa raccontare: il suo evolversi, i suoi rapmo. Tuttavia l’idea fu giudicata troppo porti sociali, comunitari, sono tutti impressi dal
dispendiosa e l’architetto incaricato dei primo all’ultimo con modalità differenti nei suoi edifici, nella
lavori, Bernardo Vittone, dovette accon- loro disposizione, nelle relazioni che intessono tra loro e che
non sempre siamo ancora in grado di rileggere.
tentarsi della progettazione del Palazzo
Qualunque sia la via di volta in volta percorsa, ciascuna di
dei Catecumeni - ovvero Palazzo Vittone
esse nella Pinerolo del vecchio borgo conduce nello stesso
-visibile sul lato est della piazza.
luogo: Piazza San Donato. La piazza deve il suo nome attuaQuest’ultima, realizzata dal 1740 al le al santo protettore di Pinerolo a cui è dedicato il duomo,
1754, restò la piazza d’armi della città stupenda architettura medievale dal prospetto neogotico. Le
fino al 1830, periodo in cui si rese ne- sue linee guida sono chiaramente quelle medievaleggianti,
cessario il suo impiego civico. Il campo tipiche del restauro italiano tardo ottocentesco, che tendedi Marte fu quindi spostato negli attuali vano a riportare alla luce passati e presunti fasti dell’Italia
giardini antistanti alla stazione ferrovia- dei Comuni.
ria e la piazza subì alcune modifiche. InCome si vivono oggi questi luoghi? Gli interventi iniziananzitutto furono piantati gli alberi che ti negli anni ’80 consentirono il recupero di questa parte
compongono il viale lungo tutto il peri- della città, fortemente degradata sia sul profilo matericometro, in seguito, nel 1843, fu costruita strutturale, sia su quello sociale. Una realtà commerciale
la fontana impiegando la pietra locale del ancora più improntata ai generi di prima necessità: il settore
Malanaggio e, infine, il già citato monu- alimentare vede ancora una forte componente, pressoché
mento al generale Brignone, che si di- scomparsa nella zona dei portici oltre corso Torino. Minore
stinse nelle guerre risorgimentali, opera la presenza del settore dell’abbigliamento. Facile trovare un
affidata nel 1879 allo scultore lombardo bar durante il giorno, visto che tutto il basso centro storico
ne è costellato.
Odoardo Tabacchi.
Purtroppo, se l’offerta è più che soddisfacente durante il giorLa piazza, insieme ai portici nuovi e
no, la sera si riduce a pochi luoghi: un paio di bar, che divenal Teatro Sociale, ha rappresentato il tano il centro nodale del pre-serata dei giovani prima di andare
“salotto buono” della borghesia per tut- in discoteca; poco oltre in via Trento alcuni locali che offrono
to l’Ottocento, in particolar modo dopo serate al gusto di buona musica, non più di due gelaterie.
l’installazione dei Nuovi Quartieri di Ca- Il tutto, diurno e notturno, è strenuamente concentrato nel
valleria.
basso centro storico. Chiunque provi a salire verso San MauNel secolo scorso, durante le fiere della rizio, se di certo troverà luoghi tranquilli dove passare inossercittà, ha ospitato le giostre e il Luna Park, vati la serata col partner, non si impegni a cercare una sosta
dove bere qualcosa godendosi lo splendido panorama che la
collina può offrire: rimarrebbe a gola secca. Michele F. Barale
società
Osservatorio
A cura di Lidia Comparetto
sempre più multietnica e multiculturale
Pinerolo: 36158 abitanti, 2767 stranieri
Pinerolo è sempre più una città multietnica.
Facendo un’analisi della presenza degli
stranieri ne risulta un costante aumento
dal 2000 ad oggi con un’accelerazione negli ultimi anni; difatti nel 2000 gli immigrati erano il 2% della popolazione, nel 2004
sono aumentati al 3%, sino ad arrivare al
7,65% nel 2010. Oggi, infatti, si contano
2767 abitanti stranieri, mentre quelli pinerolesi sono 36158.
Ovviamente i dati si riferiscono agli immigrati in posizione regolare. Se si facesse
riferimento anche ai non regolari le percentuali sarebbero sicuramente più elevate.
Inoltre si sottolinea che la maggioranza di
stranieri con permesso di soggiorno è di
sesso femminile (circa il 54%), presumibilmente per l’alta richiesta di badanti.
Tra le diverse etnie presenti a Pinerolo
quella prevalente è la popolazione rumena,
che rappresenta circa il 50% degli immigrati, seguita da quella marocchina con il
14% e da quella albanese con il 10%.
Le ragioni che spingono queste persone
a lasciare il proprio Paese d’origine sono
le più diverse, anche se prevalgono quelle
economiche. «Sono scappata con la mia
famiglia dal Vietnam nel 1975 – afferma
Marja Sabadini - l’anno dell’evacuazione.
Purtroppo però, al momento della fuga,
mia sorella è rimasta intrappolata tra il filo
spinato e da allora non sappiamo più nien-
te di lei. A breve finalmente tornerò in Vietnam e spero di riuscire a ritrovarla… Al
momento di lasciare il Vietnam ho avuto
un dolore mentale così forte da sfociare
anche in quello fisico. Ero solo una bambina ed i miei amici e la mia terra erano le
sole cose che avevo, erano parte di me.
Spesso mi capitava di sognare la mia ‘’fetta di Mondo’’ strappatami dalle mani… Mi
manca l’odore della mia terra, ma soprattutto far vedere alle mie figlie quali siano
le mie radici e la vera identità di Marja».
Anche i pareri sull’immigrazione sono
i più diversi. In un breve
sondaggio fatto tra alcuni pinerolesi vi è chi vede
l’immigrazione come un
fenomeno positivo: afferma che la multiculturalità
e il confronto con “l’altro”
è fonte di un arricchimento e di un continuo scambio socio-culturale. Inoltre
gli stranieri ci aiutano dal
punto di vista demografico: i nuovi arrivi e le nuove nascite ringiovaniscono
la popolazione di Pinerolo.
Infatti, mentre nel 2004 la percentuale dei
nati pinerolesi era del 94% e quella dei
nati stranieri del 6%, nel 2010 si riscontra
un calo dei primi all’86,5% ed un aumento
dei secondi al 13,5%. Un altro pro è riferito all’opportunità dei bambini che, fin da
piccoli, imparano ad accettare il ‘’diverso’’
e si integrano meglio perchè non hanno
pregiudizi.
Vi è poi chi si pone davanti all’immigrazione in modo negativo affermando che,
a causa della crisi economica che stiamo
vivendo, non è bene che aumenti la popolazione, in quanto si viene ad aggiungere
ulteriore disoccupazione ai già numerosi
italiani senza lavoro. C’è anche da dire
che solitamente i lavori svolti dagli stranieri sono quelli che gli italiani non fanno
perchè non sono considerati abbastanza
‘’nobili’’.
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diritti umani
Visibili & Invisibili
Di Massimiliano Granero
morti in silenzio e senza clamore
Le guerre non dichiarate
Forse non tutti sanno che la guerra non è
un incubo del passato in ogni luogo di questo
mondo. Saltando a piè pari la situazione della
Libia, di cui si parla ovunque e comunque, è
indubbiamente utile conoscere e comprendere
quali conflitti ancora imperversino nel globo.
Guerre, conflitti, lotte armate, faide, rivoluzioni. Comunque le si voglia chiamare esse esistono, portano distruzione e fame. Fanno morti. Fanno numeri. Vengono infatti suddivisi in
conflitti armati, guerre- eventi sociali e politici
generalmente di vaste dimensioni che consistono nel confronto armato fra due o più soggetti
collettivi significativi- e LIC. LIC, ovvero Low
Intensity Conflict. L’uso di forze armate contro un soggetto non statale, o non riconosciuto tale, per imporre l’osservanza di determinati
obbiettivi. Operazioni di cosiddetto “peacekeeping”. Lotte che ugualmente però fanno stragi
tra i civili. Morti forse meno importanti? Di serie
B? Certamente morti scomodi. Forse morti fortunati, perché in guerra vivere è spesso peggio
che morire.
Ma lasciamo spazio a nomi e numeri, di quei
conflitti che ancor oggi, duemila e undici anni
dopo la nascita di Cristo, imbevono di sangue la Terra su cui camminiamo e impregnano
l’aria con l’odore della morte. Ricordandoci che
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo
di risoluzione delle controversie internazionali”.
Solo nel 2010: per la Ribellione Naxalito-Maoista in India 1174 morti, per la Guerra Civile
Afgana 10461, per la Guerra Civile Somala più
di 3000, per la Guerra d’Iraq più di 4000, per
la Guerra nel Nord Ovest del Pakistan più di
5000, per le sollevazioni sciite in Yemen più
di 3000, per la Guerra Messicana della droga
12456, per i conflitti in Sudan più di 1000. E
chissà quanti altri sono morti nel silenzio.
XVI Giornata della memoria delle vittime di mafia
“Insieme verità e giustizia in terra di luce”
Libera per la XVI Giornata della Memoria e
dell’Impegno per le Vittime di Mafia ha scelto
lo slogan “Insieme verità e giustizia in terra di
luce”. A Potenza si sono ritrovati in tanti per
ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie e
rinnovare in nome di quelle vittime il proprio impegno di contrasto alla criminalità organizzata.
“Lo straordinario risiede nel cammino delle
persone comuni”, recitava uno striscione. E,
in effetti, tra le migliaia di persone - la stima di
Libera è di circa 80.000 partecipanti -, la maggior parte erano proprio persone comuni, speciali solo per la voglia di vincere disagi di ogni
sorta pur di camminare insieme verso un unico
grande obiettivo, la sconfitta della criminalità
organizzata e il ripristino della legalità, in ogni
luogo dove essa venga minacciata o negata.
500 pullman, un treno speciale, macchine private, hanno portato nel capoluogo lucano gente da tutta Italia, anche da Pinerolo e le valli.
Né la distanza né la pioggia quasi continua
hanno demoralizzato i partecipanti, i quali,
striscioni e bandiere alle mani, armati di buona volontà, hanno iniziato la loro marcia dalla
parte bassa della città alla volta dei luoghi di
raduno. La gioventù, il 19 marzo a Potenza,
stava dalla parte dell’antimafia. Era un momento di festa, anche se Filomena Iemma e
Gildo Claps, rispettivamente madre e fratello
di Elisa, la studentessa potentina di 16 anni
scomparsa il 12 settembre 1993, aprivano il
corteo. Un corteo nato per abbracciare idealmente chi ha sofferto, per includere, non per
escludere.
9
società
Lettere al giornale
Risponde Elvio Fassone
La tragedia dello tsunami
Il male e le energie dell’uomo
D.- Ieri Haiti, ieri l’altro le Maldive, oggi il Giappone. Di fronte a tragedie di queste dimensioni che cosa ci possono dire la fede, la ragione e la
politica?
Quando il male proviene dall’uomo, come
ad Auschwitz, si è sgomenti, ma è ancora
possibile ricondurre le stragi e le sofferenze
all’uso perverso di una libertà che è indispensabile alla moralità.
Non saremmo chiamati all’avventura della
scelta morale, se non avessimo nelle mani
anche l’opzione della crudeltà.
Ma quando il male scaturisce dalla natura è diverso: non solo il maremoto, ma la
nascita del bimbo deforme, la malattia che
offende la dignità, le sofferenze atroci che
precedono certe morti, tutto questo richiama le domande di sempre sulla teodicea:
Dio vuole queste sventure? o le permette?
o semplicemente le subisce? Questi interrogativi, di riflesso, generano il noto triangolo dell’impossibilità: se Dio le vuole, non
è buono; se è buono e le permette, non è
comprensibile; se è buono e le subisce, non
è onnipotente. Dei tre predicati, solo due
stanno insieme: la teologia, la filosofia e la
moralità, alle quali va ceduta la parola, su
questo si arrovellano da sempre.
La ragione, ammesso che possa pronunciarsi in materia, arrischia spiegazioni solo
volando su un campo allargato. Dio non è
artefice dei singoli eventi, ma dello spaziotempo informatizzato nel quale gli eventi
si producono. Non è dentro la storia, ma
accanto, o addirittura dentro l’uomo che la
subisce.
I terremoti ed i maremoti non sono che
uno degli effetti dell’incrocio caso-necessità, secondo il quale si muove la macchina
messa in moto. Il ribollire delle viscere della
terra, eredità della remota esplosione originaria, provoca lo spostamento delle masse
tettoniche. Questo ha frantumato la “pangea”, il blocco delle terre emerse, diversificando i rami dell’evoluzione ed impedendo
per milioni di anni le successive ibridazioni.
Questa pluralità di specie e di razze ha permesso un aumento delle occasioni di crescita e di miglioramento, e ci accingiamo a
vederne qualche effetto oggi che la globalizzazione sta mescolando le carte ed offrendo
linfa a civiltà declinanti.
E’ provvidenza, allora, anche lo tsunami?
Certamente no, per chi lo patisce. Ma l’angolo visuale cambia per chi lo legge sullo
sfondo dei tempi dell’evoluzione.
E la politica? Ben poco essa può di fronte
a queste catastrofi. Ma può canalizzare la
solidarietà dopo che esse si sono prodotte,
e può allearsi con la scienza e la responsabilità prima che avvengano. Gli edifici rigorosamente antisismici (e non costruiti con
la corruttela, come in Abruzzo);
la disciplina (e non l’avventurismo
anarchico); le scorte prudenti, l’allenamento all’emergenza, il senso
di responsabilità e di civismo, tutto
questo non è casuale, non nasce
senza una lunga educazione civile:
non evita il danno, ma lo riduce.
Sull’educazione civile siamo poco
oltre la barbarie: se pensiamo che
anche noi siamo terra ad elevato rischio sismico, l’impegnare le
energie della politica nel discutere
di leggi ad personam ci mortifica
profondamente.
10
società
Nuvole sopra i 20
A cura di Fiammetta Bertotto
la crisi nucleare in giappone
Nucleare: sì, no, forse...?
La crisi nucleare accaduta in Giappone
nel marzo scorso a causa del terremoto e
dello tsunami, ha fatalmente portato a riconsiderare i rischi legati all’energia atomica anche in Europa dove, per ora, i reattori
in funzione sono 143. Tant’è che l’UE ha
deciso di svolgere una serie di stress test
per controllare il livello di sicurezza delle
centrali europee; scelta prudente che segue a ruota l’iniziativa statunitense e russa. Intanto, l’Italia attende il referendum
(12 giugno prossimo), per conoscere le
future politiche e scelte in materia.
Personalmente, non posso certo definirmi un’esperta e, di certo, questo è un
argomento che esula dai confini locali per
andare a toccare spazi e temi molto più
ampi. Tuttavia, una volta ammessa la mia
ignoranza a riguardo, devo anche dire di
aver avuto la sensazione che la questione
continui ad essere generalmente posta in
termini soprattutto teorici e con interventi connotati da una disinformazione poco
giustificata. Basti pensare al famoso spot
sul nucleare mandato in onda poco tempo
fa: esso ha non a caso ricevuto numerose
critiche proprio per il carattere concretamente ambiguo con cui presentava l’argomento.
Così, mi sono venute in mente le analoghe polemiche di, ormai, qualche anno fa
a proposito del TAV: polemiche che, queste sì, nelle valli intorno a Pinerolo hanno
sempre avuto una certa risonanza.
Non che le due cose siano collegate, ma
mi sono parse simili nel modo in cui sono
state poste: da una parte una strenua lotta
ideologica in difesa dell’ambiente e delle
future generazioni; dall’altra, un altrettanto tenace appoggio dato alla tecnologia ed
alla voglia di progresso. Insomma, si tratta
ancora di quella seria diatriba che, particolarmente negli ultimi decenni, conquista
giorno dopo giorno maggior peso.
Ho letto da qualche parte che se tutto
il mondo decidesse di ricorrere al nucleare, la durata delle riserve d’uranio estraibile a costi assennati si prolungherebbe
approssimativamente tanto quanto quella
del petrolio (quindi, all’incirca, un secolo);
ho letto anche che, per quanto riguarda
gli impatti sanitari ed ambientali dell’uso
dell’energia atomica, il problema fondamentale continua ad essere quello delle
scorie: essendo esse ineliminabili e radioattive, resterebbero infatti pericolose per
decine di migliaia d’anni. E questi sarebbero, alla buona, i contro.
Ho letto anche dei pro: sostanzialmente, se le centrali nucleari non esistessero più non si tornerebbe in ogni caso ad
usare le fonti energetiche sospirate dagli
ambientalisti (legna, acqua, vento, sole),
ma i combustibili fossili; e, da tutti i punti
di vista, il carbone sarebbe molto più dannoso dell’energia atomica. Del resto, non
esistono soluzioni ideali: tutte le tecnologie energetiche hanno per conseguenza
un costo, come ovviamente la loro assenza. L’impatto della spaventosa crisi giapponese sarebbe stato, nonostante tutto e
secondo questa ottimistica versione dei
fatti, irrisorio se posto su larga scala e sul
lungo periodo.
Dall’alto dell’“asineria” sopra confessata, non mi permetto di prendere qui una
posizione definita; tuttavia, è sicuro che il
tema meriti indagini meno superficiali, più
accessibili a tutti e, in particolare, lontane
da posizioni aprioristicamente estremiste.
11
politica
In Città
A cura di Emanuele Sacchetto
“riflessioni” politiche young
I Carabinieri, la caserma e la società
Forse non tutti sanno dell’ultimo progetto di Pinerolo, che dovrebbe dare un nuovo
tetto ai garanti della giustizia, i nostri Carabinieri. A richiederlo non è, come ben si
potrebbe pensare così vicini alle urne, una
promessa elettorale di una qualsiasi parte politica, bensì una imposizione dall’alto.
Roma dice che quella attuale non è a norma.
Un bello smacco insomma per i carabinieri. Loro che la giustizia la sentono nel cuore,
“fregati” proprio dalle leggi! Eppure la caserma ci vuole. Noi tutti ne
abbiamo bisogno e crediamo che sia ora che venga
fatta. Negarla loro sarebbe
come mandare un chirurgo
a operare in una piazza,
sfrattato!
Ci chiediamo allora, perché
Pinerolo, città della cavalleria, non si è mossa prima
per dare un nuovo alloggio
ai CC, come appunto chiede la legge?
Mah... in tutto questo Lei,
la Legge, tralascia un piccolo problemino: i fondi! Il progetto c’è, piace e procede. Ma il Comune non ha i soldi!
Non si dica quindi che l’Amministrazione
non abbia voluto o non sia riuscita a farla.
Quale sindaco sarebbe così stupido da non
volere un’opera pubblica così imponente da
sventolare anche in campagna elettorale?
Escluso allora ogni possibile conflitto d’interessi, rimane il dubbio. Come hanno speso
i soldi che sarebbero in parte potuti servire
a coprire tale spesa? Cosa si è “coperto”
anziché i Carabinieri?
Ecco... forse, il miglior tetto, invisibile ai
più, non è fatto di cemento. Non è rivestito di tegole e pietre. Non è un tetto carico
dei voti dell’evidenza... E’ invece un “tetto
sociale”. Un tetto che copre molte più persone e famiglie di una qualunque caserma.
Già, perché a rimanere senza casa in questi mesi non ci sono stati solo i Carabinieri.
Moltissime famiglie, spesso cassaintegrate,
hanno subito sfratti. La società nel suo insieme è stata sfrattata. Dunque c’è bisogno
di un sostegno.
Abbandonata la balzana idea di una tendopoli in Piazza Vittorio Veneto, via alle politiche sociali.
La società e il tessuto che la compone
nasce proprio qua, nella coesione per un
problema comune crescente. Perché l’Italia
Unita lo è (con qualche piccolo intoppo di
percorso) da 150 anni solo per questo: il
sentimento di unità che anima le persone
nella collaborazione e compassione. La solidarietà è la miglior difesa per una popolazione. Se questa si fa trama stretta e forte,
anche le pistole dei carabinieri non servono.
150 anni fa si è lottato per l’unione e la
solidarietà di uno Stato unico. 60 anni fa si
è resistito per questo Stato. E’ forse giunto
il tempo di mollare? Una caserma dei carabinieri aiuta certo. Ma la difesa deve partire
da tutti e per tutti. Dunque si tratta di scegliere. Una difesa nuova, alloggiata in un
palazzo d’oro o una resistenza senza tempo
e senza dimora…?
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Pinerolo come la vorrei /5
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di Giorgio Alifredi
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Vorrei una città aperta al dialogo
«Con un tavolo composto da tutte le componenti sociali del territorio»
Nella prospettiva delle elezioni comunali del 2011 abbiamo
messo in campo questa rubrica per riportare le aspettative
dei cittadini dai futuri amministratori della nostra città.
Interviene Giorgio Alifredi, Direttore Risorse Umane Corcos
Mentre stiamo con difficoltà cercando di uscire dalla più grande crisi del dopoguerra paragonabile solo
a quella del ‘29 e mentre cerchiamo di capire dove
potremo trovare porti più sicuri per il nostro futuro
può essere utile fare alcune riflessioni sulla situazione
reale.
Innanzitutto è stata la prima grande crisi del mercato da quando esiste l’Automotive’ che era sembrato
essere un punto fermo da quando, dalla metà del
secolo scorso, l’auto aveva portato benessere, occupazione, sviluppo.
E’ stata anche e soprattutto una grave crisi finanziaria alla quale non mi pare, al momento, siano stati
apportati i giusti correttivi per evitarne una triste ripetizione a medio–lungo termine, ma è stata anche e
soprattutto una crisi figlia degli incredibili e repentini
cambiamenti del mercato. Al proposito basti pensare
che il mercato dell’auto si è sviluppato per oltre 100
anni al 90 % sui due mercati sino a ieri conosciuti:
Europa dell’Ovest e Stati Uniti.
Le modifiche dell’ultimo decennio sono sotto gli
occhi di tutti e danno vita, di fatto, ad una radicale
ed effettiva ‘REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO SU
SCALA MONDIALE’. Peccato davvero che sia una
redistribuzione assolutamente non governata dal sistema Politico e pertanto ‘gestita’ in presa diretta tra
le Aziende e le parti sociali.
La modifica più forte degli ultimi due anni è la crescita esponenziale del mercato interno dei Paesi dell’Est
Europeo e della Cina che da Paese che offriva manodopera a basso costo si è velocemente trasformato
in un Paese che consuma ed i cui consumi avanzano a doppia
cifra percentuale,
modificando così
radicalmente l’approccio ad essa riservato dagli investitori istituzionali.
Ci si è pertanto
affrettati a costruire là i nuovissimi
stabilimenti al fine
di accaparrarsi un
mercato ora totalmente autonomo, che da mercato
di solo ‘lavoro’ è diventato appunto di ‘consumo’.
Nella Pinerolo che vorrei credo sarebbe importante
avere un tavolo aperto e disponibile al dialogo composto da tutte le componenti sociali che possano
apportare la loro specifica esperienza e conoscenza
senza essere ingessate nel proprio ruolo istituzionale.
Un tavolo che cerchi un dialogo e soprattutto che
cerchi delle soluzioni in merito ad uno scenario che
è così mutato da non poter certo sopportare un modello di rapporto tra le parti ingessato su vecchi concetti e valori. Un’opportunità in cui ognuno ci metta
la faccia tralasciando gli ‘antichi’ slogan ma pronto a
sperimentare strade anche diverse.
Sono strade nuove che non possiamo sapere
esattamente dove potranno portarci, ma di sicuro
segnerebbero la volontà di muoversi. La mia personale esperienza manageriale mi dice che in questo
caso l’unico errore sicuro è quello di rimanere immobili lasciando così che a fasi alterne si esprimano ed
emergano gli arroccamenti più duri tra le parti sociali
passando attraverso potenziali ricatti e rifiuti al dialogo frutto di preconcetti.
Vorrei concludere con un pensiero riservato all’ambiente, al quale giungo non solo a seguito dei recenti
incidenti nelle centrali nucleari, peraltro buoni ultimi
rispetto ad una serie ormai infinita e preoccupante
di danni irreparabili, ma soprattutto perché su questo tema una partecipazione più attiva e dinamica
dei cittadini porterebbe di certo frutti insperati e costi
ridotti.
La Pinerolo che vorrei potrebbe \ dovrebbe garantire il coinvolgimento delle Aziende, delle organizzazioni Sociali, di quelle di volontariato presenti sul territorio, che costituiscono un potenziale enorme per
iniziare, pur nel nostro piccolo, una rivoluzione riferita
all’informazione ma
soprattutto al ‘fare’
che potrebbe, a mio
parere, raggiungere
livelli davvero interessanti, dimostrando
che non sono sempre ‘gli altri’ che devono fare ma molto
possiamo fare anche
noi nel e per il nostro
territorio.
zione
Pinerolo
amministra
A cura di Silvio Ferrero
Mese di marzo 2011
Delibere della Giunta comunale
Delibera 65, 09.03.2011 Approvazione bozza
di convenzione tra il comune di Pinerolo ed il CPI
di Pinerolo per l’inserimento in tirocinio formativo presso il settore commercio - polizia amm.va.
Delibera 66, 09.03.2011 Progetto “Alle porte
d’Italia” per il 150esimo anniversario dell’Unità:
approvazione del programma.
Delibera 67, 09.03.2011 Ripresa dell’inserimento formativo professionale terapeutico riabilitativo nel settore istruzione/informativo: biblioteca
civica - ASL TO 3 (marzo /settembre 2011).
Delibera 68 , 09.03.2011 Dismissione di volumi
appartenenti al patrimonio librario della biblioteca
del centro rete del sistema bibliotecario pinerolese.
Delibera 69, 09.03.2011 Organizzazione XXV^
Rassegna corale Pinerolese Coro Bric Boucie
presso Basilica di San Maurizio per il 12 marzo
2011 - richiesta patrocinio e contributo.
Delibera 70, 09.03.2011 Conferimento al CISS
di Pinerolo del servizio di assistenza per l’integrazione di alunni disabili - anni scolastici 20112012, 2012-2013, 2013-2014.
Delibera 71, 09.03.2011 A.S.D. Pallavolo Pinerolo - Palazzetto dello Sport finali FIPAV Provinciali per la categoria Under 16 – concessione
patrocinio.
Delibera 72, 09.03.2011 Concessione patrocinio al Rotaract Club Pinerolo Distretto 2030 per
iniziativa a scopo benefico.
Delibera
73,
09.03.2011
Causa Comune di Pinerolo/
CO.GEN. Ricorso per decreto
ingiuntivo. Autorizzazione al
sindaco a stare
in giudizio.
Delibera
74,
16.03.2011
Concessione
patrocinio alla
Fondazione Pie-
montese per la ricerca sul cancro.
Delibera 75, 16.03.2011 Delibera 74,
Concessione
patrocinio
all’Associazione
A.N.A.P.A.C.A. per utilizzo gratuito del centro
sociale di Via Clemente Lequio.
Delibera 76, 16.03.2011 Concessione patrocinio all’A.S.L. TO3 per organizzazione manifestazione “Alcol Day”.
Delibera 77, 16.03.2011 Art. 15 c.2 CCNL
1.4.1999 - anno 2010 - Presa atto relazioni dirigenti.
Delibera 78, 16.03.2011 Approvazione inserimento in tirocinio formativo presso il servizio
educativo di asilo nido - progetto “Sotto soglia”
del Centro per l’Impiego.
Delibera 79, 16.03.2011 Adeguamento delle
tariffe all’indice ISTAT relative all’utilizzo della
sala concerti “Italo Tajo” Chiesa San Giuseppe.
Delibera 80, 23.03.2011 Approvazione del documento programmatico sulla sicurezza 2011
(piano operativo per l’adozione delle misure
di sicurezza nel trattamento dei dati personali nell’ambito delle attività del comune) e altri
adempimenti in materia di privacy.
Delibera 81, 23.03.2011 Edilizia residenziale
pubblica legge n. 448/98 art. 31, dal comma 45
al comma 50 - Sostituzione convenzione stipulate per la cessione del diritto di proprietà - zona
CP2 lotto L13.
Delibera 82, 23.03.2011 Art. 16 D.P.R. n.
380/01 aggiornamento del costo di costruzione
degli edifici residenziali ai fini del calcolo della
relativa quota del contributo di costruzione.
Delibera 83, 23.03.2011 Civico Istituto Musicale A. Corelli - approvazione atto generale recante le norme di funzionamento. Abrogazione
delibera di G.C. n. 118 del 22.3.2007.
Delibera 84, 23.03.2011 Approvazione inserimento in tirocinio formativo presso mensa scolastica - corso di formazione agenzia formativa
ENGIM
Delibera 85, 23.03.2011 Approvazione inserimento in tirocinio formativo presso settore politiche sociali - ufficio casa.
Delibera 86, 23.03.2011 Concessione patrocinio all’ASL TO3 per organizzazione evento in
data 20 maggio 2011.
14
società
Appunti di viaggio
di Angelica Pons
In mezzo alla culla della vita
A Boca do Juma in Amazzonia
Campeggio nella selva? Solo all’idea ero terrorizzata, ed invece la natura ci ha accolti con
amore nel suo grembo ancestrale. È con questo
stato d’animo che è incominciato il viaggio nella
foresta amazzonica.
Nella penombra, seguendo con attenzione il
sentiero sicuro non c’è pericolo, anzi nella foresta vi è tutto il necessario: stilla latte da radici
rosse, scorre acqua in liane cave; vi si trovano
foglie di chinino contro la malaria, nidi di formiche spalmabili come repellenti. L’açaì, l’uva di
palma, è fonte di ferro; vi è poi, molto proteica,
la castagna amazzonica, di cui sono ghiotte le
scimmie: il loro martellare per romperne i gusci
si sente in lontananza...
La pausa è un fuoco acceso: sulle braci le
banane, sullo spiedo un pollo e noi intorno: con
Alan l’indio, Mauro ed io, viaggiatori zaino in
spalla da anni; Peter e Yumiko da Tokyo, nuovi
compagni d’avventura, come Robinson Crusoe
e M.me Butterfly.
Nella notte il mormorio del fiume ci culla sulle
amache, protetti nelle zanzariere. Solo il drin di
un uccellino notturno come un telefono, oltre al
ron ron… di Peter ci fa compagnia!
L’acqua di Juma è immobile, pare inesistente,
tanto fa immaginare il proseguire di tronchi ed
alberi riflessi nello specchio immenso. È pulita
ma buia, per la profondità del letto del Solimões
che origina il Juma Lake.
Siamo arrivati qui grazie al gancio con Wilson
Neto, un giovanissimo ma già esperto agente di
viaggio di Manaus.
Alla pousada di Claide abbiamo soggiornato
su palafitte ed oziato al ristorante galleggiante,
dove preparano pesce e pollo con verdure fresche. Dal pontile ci siamo tuffati alla ricerca di
refrigerio: i piraña qui son piccoli e innocui, ma
attirano uccelli (tucani, are, cormorani, martin
pescatori), caimani jacaré e delfini rosa d’acqua
dolce, i boto. Nella stagione delle piogge il rio
sale di oltre 20 m: si vede dal segno sulle cortecce delle radici che sembrano aeree. La luce
filtra appena tra le fronde fitte degli alberi di verdi inattesi: smeraldo, vescica, bistro.
Rientrando a Manaus col traghetto solchiamo
“o encontro dos rios”, a 10 km dalla città: il
chiaro e fresco Solimões, che nasce nelle Ande,
a 4-9 km/h incontra il più lento Rio Negro, dalle
acque acide e calde (25°) che discendono dalle
regioni argillose dell’Equador. Viaggiano fianco a
fianco per 6 km verso il mare.
Immersa in questo meraviglioso ambiente osservo un insetto, una cavalletta, che all’improvviso si lascia rapire dai flutti: nell’ultima svolta
ha addocchiato il verde chiaro dei gigli d’acqua
ed ha preso il volo. Come questi giorni.
Quando andare: da luglio a dicembre.
Come: volo da Torino o Milano per Salvador
de Bahia o Natal, e volo interno per Manaus;
prezzi ok 4-5 mesi prima su opodo, edreams,
volagratis.
A Manaus in centro, vicino l’Opera House, hotel 10 Luglio, piccole agenzie offrono escursioni; sul web: www.amazonbrasil.com.br;
[email protected] (Neto); www.jumalakeinn.com
15
società
Tendenze
A cura di Massimiliano Malvicini
cultura giovanile e nuove tecnologie
LP: ritorno al futuro?
Si torna al vinile? Sarà proprio il classico
disco nero, il microsolco, il long playing,
l’LP, dichiarato obsoleto già negli anni
‘80, il mitico “successore del CD”, che
l’industria discografica e musicale non ha
sinora trovato per superare la lunga fase
di declino di distribuzione della musica su
supporti fisici?
Ma cos’ha di
così speciale, questo LP?
Sicuramente è bello come oggetto, più bello di un compact disc, più affascinante...è
grande, ha una dimensione molto fisica,
colorata, visiva, lontanissima dall’immaterialità digitale...forse rappresenta meglio
del compact e certo meglio di una sequenza di files l’opera creativa, l’opera d’arte...
Dal punto di vista tecnico sul vinile il suono viene registrato incidendovi dei microsolchi: durante la riproduzione, ruotando,
il disco viene letto da una puntina, che
tramite un trasduttore converte le irregolarità superficiali in segnali elettrici, i quali
diventeranno poi, magicamente, musica.
Nel 2010 la partita l’ha vinta LP, che nelle
vendite è salito del 14%.
L’album “CD”, invece, è calato del
13%,soprattutto a causa dell’influenza
di iTunes Store che ha un feeling molto
particolare con le nuove generazioni che
amano scaricare direttamente dal web i
files musicali o che utilizzando l’ascolto in
streaming risparmiano sull’acquisto materiale delle tracce audio.
A questo punto, una domanda sorge
spontanea: “E’ se il futuro dei supporti
fisici fosse proprio all’insegna del 12”?”.
Un’ipotesi, questa, con pareri molto discordanti.
E per quanto riguarda il 2011?
E’ vero che il vinile ha registrato un aumento delle vendite e questo è un segno
che non è stato completamente dimenticato, ma se fosse solo un fenomeno modaiolo? In fin dei conti le mode lanciano
delle tendenze che superato il primo periodo di successo, si sgonfiano presto surclassate da altre.
E’ forse improbabile che si arrivi ad un
vero fenomeno di massa, ma vinili e giradischi stanno tornando nei negozi, ed è un
buon modo per sentire la musica.
E’ da sottolineare però che gli LP non
sono mai andati via dalla scena: sono
sempre stati presenti perché è sempre
stata alta la voglia di sentire la musica con
una qualità maggiore rispetto a quella che
poteva offrire il Compact Disc.
In definitiva è però il mondo multimediale
governato da iTunes e dalla “web music”
che si sta veramente evolvendo. D’altra
parte è anche vero che il vinile sta facendo
la sua “parte”: un ponte tra il mondo analogico e quello digitale utilizzando convertitori MP3 integrati nei giradischi di nuova
concezione. Una finestra tra due mondi.
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società
[email protected]
A cura di Nadia Fenoglio
Al via le celebrazioni nelle scuole del Pinerolese
150 anni d’Italia e di scuola unita da festeggiare
L’Italia che ha dato avvio ai festeggiamenti
della sua Unità statuale il 17 marzo ha contagiato, e chi se l’aspettava, un esercito di Italiani, uniti nel segno del tricolore. Malgrado la polemica istituzionale circa la commemorazione
pubblica di tale evento, un day-off dall’attività
lavorativa e scolastica ha permesso che, almeno un giorno, ci fermassimo per riconsiderare
qual è la storia che ci ha fatti nazione. Il Piemonte, terra madre della narrazione risorgimentale,
riserva un programma denso di celebrazioni in
città e nei paesi, con un occhio di riguardo per
le iniziative scolastiche che già hanno riempito
l’agenda del Pinerolese nelle ultime settimane.
A tal proposito il 12 marzo scorso si è tenuta,
presso l’auditorium Baralis del liceo Porporato,
la conferenza “L’aurora del Risorgimento. 190
anni dei Moti del 1821, 150 dell’Unità d’Italia”,
a cui hanno preso parte il sindaco di Pinerolo
e diverse personalità del mondo della cultura,
dell’esercito, discendenti di protagonisti del Risorgimento... che hanno rievocato quei moti
che hanno visto protagonisti diversi esponenti
del Pinerolese.
La Storia, dunque, tiene banco e si cala in
mezzo alle nuove generazioni.
In pianura si segnala l’iniziativa del comune di Cavour, il quale è stato interessato dalla
proiezione del filmato “Un piccolo paese nella
grande storia”, realizzato dai ragazzi della scuola media in collaborazione con l’Unitre e proiettato nel salone comunale il 17 marzo. In calendario, invece, per San Secondo di Pinerolo, in
data 30 maggio, un concerto serale degli allievi
delle scuole elementari e medie che si terrà in
piazza Europa e che reca il titolo, emblemati-
co, “Il nostro paese e l’Italia: il nostro Paese è
l’Italia!”. Prevista, inoltre, la partecipazione del
Quintetto degli Architorti, le cui melodie accompagneranno l’esecuzione dei ragazzi. Restando
in tema di rappresentazioni artistiche, quello che
gli studenti delle classi prime della scuola media
di Vigone, a cui si aggiunge un gruppo di alunni
di Cercenasco, hanno allestito è un vero e proprio laboratorio teatrale, in vista della messa in
scena dello spettacolo “Il Risorgimento di Pulcinella”, programmato per la fine di maggio presso
il Teatro Selve di Vigone. Simbolo del far festa
popolare, la maschera napoletana titola un testo
teatrale, elaborato dal cercenaschese Giorgio Oitana, nel quale gli stessi studenti si caleranno nel
ruolo di attori.
Impensato, ma forte, il senso di partecipazione
che dà animo a simili iniziative e che porta in molti paesi, da Castagnole a None, un gesto simbolico: la consegna di copie della Costituzione della
Repubblica ai ragazzi che, nel corso del 2011,
festeggiano il diciottesimo anno di età. Celebrazione, questa, di consegna della Carta, tenutasi
anche a Bibiana il 21 marzo, e che ha visto la
partecipazione del presidente della provincia di
Torino, Antonio Saitta. Segno che un discorso
unico riassume intimamente il momento risorgimentale accanto all’esperienza della Resistenza
e della rinascita postbellica. Un unico discorso di
libertà e autoderminazione politica, sociale, culturale compendia un messaggio propositivo di
costruzione del domani. Da testimoniare anche
oggi in mezzo a chi, del domani, sarà protagonista: fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani. Ai tempi di d’Azeglio come ai giorni nostri, questo non
può essere che compito della scuola.
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società
Sociale&Volontariato
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A cura di Valentina Voglino
con lo slogan “dribbliamo l’indifferenza”
Nasce il Pinerolo Football for Disable
18 marzo 2011: una data da ricordare per la
cittadinanza di Pinerolo.
Nella gremitissima sala di rappresentanza del
Comune, di fronte alle autorità, l’Associazione
“Il Raggio” e il Pinerolo FC hanno presentato
l’accordo di affiliazione che ha portato alla creazione del Pinerolo FD, squadra di calcio per
disabili.
Il progetto, denominato “Dribbliamo l’indifferenza”, è stato promosso dall’associazione “Il
Raggio”, di cui già si è parlato in questa rubrica,
ed è mirato a persone diversamente abili tra i
18 e i 45 anni.
Come sottolineato dal presidente Marco Tealdo, l’idea, strutturata da un gruppo di volontari, ha immediatamente incontrato l’entusiasmo
della dirigenza del Pinerolo FC, soprattutto nelle
persone del presidente Franco Barbero e del
responsabile del settore giovanile, Paolo Mensitieri.
L’entusiasmo e la commozione sono state
palpabili durante la presentazione, ed è stato
possibile, seppure in un microcosmo come
quello pinerolese, palesare gli aspetti più autentici dello sport.
Il neo Mister del Pinerolo FD, il Dottor Gianluca Gallina, ha infatti sottolineato il sogno di tutti
coloro che collaborano per la buona riuscita di
questo progetto: “I ragazzi disabili spesso sono
additati a causa del loro handicap, sarebbe bello se un domani fossero riconosciuti in quanto
giocatori di una squadra di calcio!”. Il novello
allenatore è stato poi premiato con la maglia
ufficiale del Pinerolo FC.
La dirigenza della prestigiosa squadra citta-
dina ha messo a disposizione lo stadio Barbieri
per gli allenamenti e per la disputa delle partite,
le maglie ufficiali della squadra, gli spogliatoi e
tutta l’attrezzatura necessaria per lo svolgimento delle attività.
Il Pinerolo FD è la seconda realtà nazionale,
dopo quella del Torino FD. Non sono, infatti,
molte le società calcistiche che decidono di creare una categoria per disabili all’interno dell’apparato societario.
Le selezioni calcistiche hanno cominciato a
svolgersi presso lo stadio Barbieri e vi stanno
partecipando numerosi ragazzi provenienti dalle
diverse realtà sociali della zona, che, dopo un
periodo di attento rodaggio, si confronteranno
con formazioni di pari già esistenti ed operanti
su altri territori. Gli allenamenti sono condotti
da un team composto da preparatori atletici,
educatori e infermieri professionali.
Durante la serata del 18 sono giunte già le
prime proposte: l’assessore allo sport e Vice
Sindaco, Tiziana Alchera, ha invitato una delegazione del Pinerolo FD a partecipare alla giornata di”Porte aperte allo Sport”, che si terrà il
5 giugno in città, mentre l’Associazione degli
Arbitri si è resa disponibile a condurre un corso
di teoria ai novelli calciatori e ha lanciato la sfida
per una amichevole da tenersi non appena la
squadra sarà pronta.
È stata la dimostrazione che il calcio non è fatto solo da giocatori strapagati e tifosi violenti, e
che un altro sport è possibile.
Convegno:
Il contributo delle Società Operaie di Mutuo
Soccorso al Risorgimento
SABATO 9 APRILE, Ore 15.00
Pinerolo: Auditorium Baralis, via Marro
A cura di Coordinamento Unitre Piemonte, Fondazione SOMS, Museo storico del Mutuo Soccorso di Pinerolo, Unitre Pinerolo
Dal 6 al 13 aprile, stessa sede, mostra: «Garibaldi e il Mutuo Soccorso». Orario giorni feriali
9.00 – 17.00; domenica ore 14.00 – 18.00
pinerolese
Personaggi
A cura di Michele Barbero
anna baral
L’antropologa nel Regno del Buganda
Anna Baral, originaria di S. Pietro Val
Lemina, durante il suo percorso di studi in
Antropologia ha compiuto numerosi viaggi
di ricerca in Uganda, e attualmente si trova a Londra per un dottorato alla prestigiosa SOAS (School of Oriental and African
Studies).
Anna, parlaci delle tue “spedizioni” in
Uganda.
Ne ho compiute diverse. Uno degli oggetti delle mie ricerche è stata la musica
tradizionale di corte nel Regno del Buganda, entità politico-culturale che a lungo
ha giocato un ruolo chiave nella regione.
I colonizzatori inglesi l’hanno infatti utilizzata per controllare il territorio, causando
il risentimento degli altri gruppi etnici. Negli anni ‘60 il Regno è stato non a caso
abolito dal primo dittatore dell’Uganda indipendente, Milton Obote, per essere poi
restaurato negli anni ‘90 come istituzione
culturale (che tende però ad assumere una
marcata connotazione politica di opposizione all’attuale presidente, Museveni).
Non stupisce quindi che negli ultimi due
decenni la musica tradizionale del Regno
abbia avuto un grandissimo revival.
Un altro progetto mi ha portato a seguire
le elezioni politiche che si sono svolte nel
febbraio di quest’anno. Nel periodo preelettorale il paese è stato scosso da duri
scontri, in particolare tra governo e sostenitori del Regno cui accennavo. Io stessa
mi sono trovata in situazioni molto spiacevoli: in un caso la polizia ha sparato in aria
per disperdere un corteo, e io sono stata
letteralmente travolta e calpestata dalla
gente in fuga; un’altra volta sono stata
pedinata e poi interrogata piuttosto duramente dagli agenti di sicurezza di Museveni, solo perché stavo prendendo appunti
durante un suo comizio. È stato uno dei
momenti in cui ho avuto più paura di tutta la mia vita. Senza contare che è finito
nei guai anche il mio assistente indigeno,
che in quel momento si trovava con me:
un esempio di come per l’antropologo si
ponga continuamente il problema dei danni che egli può causare per effetto della
sua ricerca.
Le elezioni come sono andate a finire?
Com’era prevedibile, grazie a brogli di
vastissime proporzioni il presidente Museveni è stato riconfermato per l’ennesima
volta. Egli ha però avuto l’astuzia di mascherare la spudoratezza delle irregolarità,
“concedendo” circa il 20% dei voti al suo
principale oppositore e salvando così le
apparenze agli occhi degli osservatori internazionali.
Cambiando argomento, come va il tuo
dottorato londinese?
È un’esperienza molto emozionante,
anche se faticosissima e piuttosto stressante. Ogni settimana bisogna aggiornare
il proprio progetto di ricerca e sottoporlo
alle valutazioni di docenti e compagni, per
non parlare poi della mole di libri e articoli
da analizzare di volta in volta. Il sistema
anglosassone è diversissimo dal nostro:
ciascuno studente sottopone le proprie
idee agli altri, e continuamente emergono
pareri anche duramente sfavorevoli. Ma
tutto ciò avviene senza cattiveria, come
sarebbe portato a immaginare un italiano:
il fine ultimo del percorso di studi è infatti proprio quello di far sviluppare il senso
critico.
19
arte&
spettacolo
Teatro
A cura di Maurizio Allasia
Fotografie M.A.
A teatro nel pinerolese
A teatro la Tv non sempre funziona
A teatro, le idee giocano spesso un ruolo
più importante del cartellone. In particolare
bisogna sempre diffidare quando personaggi delle fortune televisive si ributtano sulla
scena teatrale: non è una regola fissa, naturalmente, ma spesso si cercano di sfruttare
strascichi di pubblico e personaggi collaudati
sul piccolo schermo.
Un pessimo esempio del genere lo si è
avuto al Teatro Sociale di Pinerolo in “Un delitto senza importanza: chi ha ucciso Oscar
Wilde?”, di Alessandro Fullin (provenienza
Zelig), con la regia di
Roberto Piana. La commedia si regge interamente sul trio Alessandro Fullin, Anna Meacci
e Filippo Pagotto, i quali
forse vorrebbero rifarsi
al ben più celebre Trio
di Lopez, Solenghi e
Marchesini, ma senza
averne né la comicità
né, almeno in questo
caso, i testi di alto livello. Il soggetto di partenza promette molto bene: Oscar Wilde non
morì tristemente di malattia ma assassinato
durante un party dove gli invitati erano i più
famosi personaggi delle sue commedie.
Tuttavia l’“ipotesi pirandelliana” (ma perché
scomodare sempre i grandi a sproposito?)
prende forma tra personaggi macchiettistici,
stucchevoli ironie gay-friendly (capisco che
possa essere una cifra stilistica di Fullin, ma
può reggere un impianto teatrale così monocorde?), e musiche ammiccanti al pubblico
ma di fatto banalmente prevedibili. Se ci aggiungiamo l’attrice del trio non proprio in serata di grazia, frequentissimi i suoi inciampi,
emerge ancora di più una comicità stanca e
con un occhio di troppo al peggior varietà.
Verso la fine, quando ci si aspettava la svolta nel testo, una forte scelta drammaturgica,
un qualcosa che rendesse onore al “giallo”
iniziale, l’unica cosa imprevedibile si è rivelata, sugli applausi, la marchetta di Fullin per
vendere il suo ultimo libro. Uno squallore più
che televisivo, da televendita Mediaset.
I palcoscenici positivi di marzo li abbiamo
invece trovati entrambi in Val Pellice, entrambi prodotti della cultura valdese. Il primo nasce da un autore inedito per il teatro: “Risorgimento a Peyrèt, in alta val Luserna”, regia e
testi del pastore Giorgio Tourn, è un ensemble di recitazione, rappresentazione popolare, letture di documenti (frutto di una ricerca
storica notevole),
di canti (a cura
della corale), e
di immagini proiettate. La storia
della borgata più
estrema di Rorà,
di contadini che
poco e nulla avevano a che fare
con il Regno e si
trovarono a dover
morire in suo nome, si fonde con la storia del
nostro Paese e con i suoi personaggi e vicende più famosi, nei trent’anni (1845-1875)
che fecero l’Italia e cominciarono a fare gli
Italiani. Una divulgazione che si fa teatro e
che meriterebbe di uscire dalle Valli, come il
tricolore con cui Tourn e i bambini rorenghi
sfilano tra il pubblico chiudendo lo spettacolo.
Sempre in tema 150 anni, molto interessante il musical “150…l’Italia canta”, che ha
unito le forze del coretto di Torre Pellice e del
gruppo teatrale giovanile I Melodrammatici.
Una rappresentazione, fatta di ottime scelte musicali e di intermezzi teatrali efficaci, il
cui pregio maggiore è il coinvolgimento che
riesce a trasmettere al pubblico, un reale sentimento unificante che descrive un popolo
sempre in cammino, sofferente e spensierato, festoso e tragico, ma soprattutto consapevole della propria Storia.
20
arte
Arte&Architettura
A cura di Francesca Noardo
Quella statua di Piazza Fontana
Dove la sera ci si dà appuntamento
La vediamo tutti i giorni, compriamo ai Lanza, uno dei padri del centro – sinistra,
banchi di mercato che le si assiepano in- Ministro, Presidente del Consiglio e Pretorno, la sera ci diamo appuntamento sot- sidente della Camera del Regno d’Italia,
to di lei, e le lasciamo in custodia la mac- di cui farà spostare la capitale da Torino
china per “fare un giro” al pomeriggio.
a Firenze. Lanza ricongiunge inoltre Roma
Ma raramente ci chiediamo chi rappresen- al Regno di Italia, ed è a lui che si deve
ti, chi ne sia stato l’autore e in che clima la legge delle guarentigie. Infine, lo sculstorico sia nata La Statua di Piazza Fon- tore esegue la statua dedicata ai caduti
tana.
del Frejus (il celebre
Per quanto riguarmonumento di piazza
da il periodo storico,
Statuto più volte colrestiamo coerenti anlegato a significati micora una volta con
stici).
gli eventi celebrati
Odoardo Tabacquest’anno: la statua
chi nasce ad Ardena
rappresenta e celebra
(VA) nel 1836, esce
il generale e politidall’Accademia di Breco italiano originario
ra nel 1851, studia a
di Bricherasio FilipFirenze, a Roma e inpo Brignone (1812segna poi all’Accade1877), conquistatore
mia di Torino, percordi Spoleto, che viene
rendo e precorrendo
dalle truppe al suo
quell’Italia che si ancomando
sottratta
dava formando e che
allo Stato Pontificio
lui contribuisce a rapnel 1860. Partecipa
presentare.
alla battaglia di CuLe sue sculture,
stoza, ed è Senatore
monumentali e classidel Regno d’Italia.
ciste sono già pervase
Questo in parte
di una qualche natu(forse) è già noto.
ralità e quotidianità
Meno noto è il suo
che non smentiscono
autore, Odoardo Tale tendenze artistiche
bacchi, che nel 1879
europee di quel periola inserisce tra le sue
do.
sculture, alcune celePunto di riferimenbrative di grandi perto personalizzato per
sonaggi del Risorgiogni Pinerolese, la
mento.
Statua di Piazza FonTra queste Garibal- Corona omaggio al Generale Filippo Brignone,
tana è quindi per tutti
posta il 12 marzo dalla cittadinanza in occasione
di, nel monumento in della commemorazione dei Moti del 1821.
il collegamento con la
corso Cairoli, sopra ai
sua storia risorgimenMurazzi, sul lungo Po di Torino; Cavour tale e con il territorio, a ricordare che Pine(1865) a Milano, a cui collabora con A. rolo è stata anche parte attiva del mondo
Tantardini; a Casale Monferrato, Giovanni artistico e storico piemontese e italiano.
21
società
Generazioni in Dialogo
A cura di Ruchika Tosel
Martina Roggero e Marianna Bertolino a Serate di Laurea
Psicologia e Antropologia Culturale
Venerdì 25 marzo vi è stata un’altra “Serata di presentata dal professor Diego Priolo che si è
Laurea”, dedicata questa volta a Martina Rog- complimentato con lei per la laurea brillantegero e a Marianna Bertolino, laureate entram- mente conseguita e per l’analisi accurata della
be in discipline umanistiche, rispettivamente in sua tesi, svolta in modo concreto e pragmatico.
Scienze e tecniche psicologiche e in AntropoMarianna nella sua tesi “Museo-grafare le
logia Culturale presso l’Università degli studi di culture locali. Un caso di studio: la sezione del
Torino.
legno del Museo Etnografico di Pinerolo”, si è
Inizia Martina che si è autopresentata. Ha dedicata al rapporto tra l’uomo e il legno, con
frequentato il Liceo Scientifico “Marie Curie” particolare riferimento al Museo “Arti e tradiziodi Pinerolo e ha conseguito la laurea in Scienze ni popolari” di Pinerolo.
tecniche e psicologiche presso la Facoltà di Psi- L’antropologia culturale, come studio delle culcologia di Torino
ture umane,
con una tesi dal
nasce a fine
titolo: “Il legame
‘800, mentre
fraterno: un’indal’antropologia
gine esplorativa
museale è un
attraverso il “Adult
fenomeno
sibling relationship
molto recente
questionnaire”. La
che riguarda
sua tesi riguarda
i processi soil legame fraterno
ciali e trasfored in particolare
ma l’oggetto
la relazione tra frain una testitelli nell’età adulta;
monianza di
fa riferimento agli
vita, attraverMarianna Bertolino e Martina Roggero
studi compiuti nel priso la ricostruziomo ‘900 dallo psicologo austriaco Alfred Adler, ne del suo uso. Mariamia per realizzare la sua
anche se lo slancio, sotto questo aspetto, è av- tesi ha lavorato presso il Museo Etnografico di
venuto solo negli anni ‘80-’90.
Pinerolo svolgendo una catalogazione dell’esiMartina nel suo lavoro ha preparato un questio- stente ed ha condotto anche un’inchiesta tra
nario molto dettagliato rivolto a venti persone, gli artigiani del legno della Val Chisone.
dieci gemelli e dieci fratelli, con domande riguar- Si è pure occupata dell’aspetto iconografìco
danti il calore affettivo, la conflittualità e la ri- delle lavorazioni lignee nella valle esaminando
valità... Ne è risultato che il rapporto fraterno presso il centro di documentazione del mobile
è unico e complesso e dura per tutta la vita. di Pinasca vari simboli ed incisioni, come quelli
Che i gemelli hanno un forte appoggio emotivo sulle cassapanche che erano uno degli oggetti
rispetto ai non-gemelli e che tra fratelli il primo- di arredamento dati in dote e trasmessi di genegenito, quando nasce il secondo figlio, subisce razione in generazione.
Pure per lei una dedica con un canto sulla libertà
una detronizzazione.
Dopo i giusti applausi relativi al suo interven- di Carlo Guassone e poi il dibattito con il coinvolto Carlo Guassone, giovane chansonnier, le ha gimento del pubblico, con domande e risposte
dedicato accompagnandosi con la chitarra una delle due giovani laureate. Alla fine applausi per
delle sue canzoni, ottenendo molto successo di entrambe e complimenti per queste “Serate”
per l’interesse che continuano a suscitare. Il
pubblico.
E’ stato quindi il turno di Marianna Bertolino, prossimo appuntamento è per il 29 aprile.
22
musica
Officine del suono
A cura di Mario Rivoiro
Blind Luck Records
G r uppi emergenti del pinerolese
Pellicans
Pellicans è il nome della band di cui vi
vado a parlare. È una band della val Pellice,
che suona da anni musica reggae. E il suo
nome prende spunto proprio dalle radici dei
suoi componenti, appunto la Val Pellice.
Il 4 marzo avete presentato il vostro disco
allo Stranamore. Qual è il titolo di questo
vostro ultimo lavoro?
Il disco si chiama Lunapark Underground.
L’idea era di raccontarci per come ci sentiamo.
Il lunapark è un luogo itinerante, senza radici, ogni luogo è il suo luogo. Inoltre ha
a che vedere con il gioco, e con l’incanto, con luci e suoni che sanno portarti via.
“Marry-go-round will ripe your tears” dice
una nostra canzone, “la giostra che gira ti
asciugherà le lacrime”. Invece underground
perché, beh, underground è lo sguardo dal
basso.
Quali sono i temi più affrontati nelle vostre
canzoni e c’é una canzone in particolare
che avete individuato come un possibile
singolo?
I testi delle canzoni, quasi tutti scritti da
un nostro amico che vive da anni a New
York, parlano del desiderio di vivere vite
appagate perché ricche di esperienze, in-
contri e creazioni. Sono testi d’inquietudine, urbana e insieme di provincia. Niente
spiritualità reggae. Solo canti di vita dalla
testa ai piedi nel presente.
Dove possiamo trovarlo?
Potete ascoltarlo in streaming sul nostro
sito www.pellicans.com, acquistarlo on
line, ai nostri concerti oppure a Pinerolo da
Rogiro’ o da Volare.
Avete registrato per una etichetta in particolare e siete seguiti da un produttore artistico?
Produttore artistico del disco è Ruggero
Catania. Altro grande amico. Alcuni di noi
collaborano al suo progetto di etichetta indipendente Lady Lovely.
Quali sono le vostre aspettative?
Suonare ovunque sia possibile.
Quali sono i prossimi appuntamenti estivi?
Sono il 15 aprile a Torre Pellice, ospiti di
Villa Olanda. E poiché non abbiamo ancora
presentato il disco a casa nostra, questa
sarà finalmente l’occasione. Il 15 maggio
invece suoniamo con i Dot Vibes a Chieri,
poi a Venezia e Udine.
Quindi finalmente un po’ in giro. Come ogni
lunapark che si rispetti.
23
sport
Pallavolo femminile
A cura di Andrea Obiso
nel cam pionato uis p
Us San Secondo Pallavolo
Per la prima volta nella
nostra rubrica parliamo di
una squadra sportiva completamente femminile. La
disciplina in questione è la
pallavolo e la società è la
polisportiva U.S. San Secondo.
A parlarci di questa
squadra sono l’allenatore,
Fulvio Rinero e il dirigente
e “factotum” (come si è
definito lui stesso) Guido Bruno Franco.
Innanzi tutto, in che categoria agonistica militate e con quali risultati?
La categoria a cui siamo iscritti è l’”Eccellenza” ed è all’interno dei campionati UISP.
Attualmente siamo quinti in classifica e probabilmente questa sarà la posizione che ricopriremo fino alla fine del campionato.
Le ragazze abitano a San Secondo o provengono da altri paesi? Inoltre quali fasce di età
ricopre la vostra categoria?
La nostra squadra è composta da dodici
ragazze, solo due di esse abitano a San Secondo mentre tutte le altre provengono da di-
versi paesi del pinerolese.
La nostra categoria non ha
limiti di età, è riservata a
ragazze che vogliono divertirsi con la pallavolo ma
hanno esigenze lavorative
o di studio e per questo
non possono o non vogliono militare in una squadra
di categoria superiore, la
quale prevederebbe tre allenamenti settimanali più
la partita nei fine settimana. Il nostro torneo
per quanto competitivo, viene affrontato con
spirito amatoriale.
Le nostre ragazze sono mediamente intorno ai ventitre-ventiquattro anni, sono giovani
rispetto alla media del campionato che si aggira intorno ai trent’anni.
Da quanto tempo esiste la squadra?
Da circa cinque anni. Due anni fa la nostra
squadra di allora, composta da altre ragazze rispetto ad oggi, era arrivata prima senza
perdere mai una partita, così, l’anno scorso,
decidemmo di iscriverle al campionato della
Prima Divisione. Neanche a dirlo vinsero an-
24
25
che quello.
Il gruppo odierno nella categoria Eccellenza è
presente da due anni circa.
Avete accennato a differenze fra il campionato UISP, da voi disputato e quelli gestiti
dalla Federazione. Cosa vi ha portato a scegliere le competizioni UISP?
Innanzi tutto la mancanza di disponibilità
delle ragazze per vari motivi di lavoro e di
studio, come già detto precedentemente; in
secondo luogo l’efficienza organizzativa del
campionato UISP è superiore rispetto agli
altri tornei, soprattutto se si tratta di ragazze
che desiderano solo divertirsi.
Purtroppo i campionati della Federazione
sono gestiti a livello Regionale e Provinciale.
In Veneto ed in altre regioni ad esempio sono
organizzati meglio rispetto al Piemonte.
Inoltre Fulvio, il nostro allenatore, ha allenato
per anni, ma per poter allenare nell’ambito
della Federazione dovrebbe frequentare innumerevoli corsi di aggiornamento a pagamento. Una politica che andrebbe deliberatamente contro la nostra.
Un’altra significativa comodità del campionato UISP è la possibilità, qualora vi fosse un
qualsiasi impedimento, di spostare la data di
una partita con una semplice telefonata invece di dover passare per burocrazie eccessive,
considerato il nostro livello. Questo semplifica molto le cose a noi dirigenti ed allenatori.
Essendo il vostro campionato estraneo alle
dinamiche della Federazione, nel caso in cui
una squadra vincesse la competizione, è prevista una promozione?
No, perché la nostra è la categoria più alta
prevista, ciononostante le prime due squadre
si qualificano per le finali nazionali che hanno
sede a Rimini durante il mese di giugno.
Se qualcuno dei nostri lettori o lettrici fosse
interessatoea vedere un vostro allenamento
dove possono trovarvi e quando?
Ci alleniamo tutti i mercoledì dalle 20:00
alle 22:00 alla palestra comunale di San Secondo, di fianco alle scuole. Le partite si disputano invece in settimana.
Grazie e buona fortuna per i prossimi impegni!
Sono a m i c i d i P i n e r o l o I n D i a l o g o
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Pinerolo: vivere la città