Aktuelle Rechtssprechung der Unionsgerichte – Rassegna della giurisprudenza europea
Brüssel, 30. September 2015 - Bruxelles, 30 settembre 2015
8/2015
Sozialpolitik – Politica sociale .......................................................................................................... 2
Ein Mitgliedstaat kann Unionsbürger, die in diesen Staat zur Arbeitsuche einreisen, von bestimmten
beitragsunabhängigen Sozialleistungen ausschließen ............................................................................... 2
Uno Stato membro può escludere da talune prestazioni sociali, di carattere non contributivo, cittadini
dell’Unione che vi si recano per trovare lavoro ........................................................................................ 3
Sozialpolitik – Politica sociale .......................................................................................................... 5
Die Fahrten, die Arbeitnehmer ohne festen oder gewöhnlichen Arbeitsort zwischen ihrem Wohnort und dem
Standort des ersten und des letzten Kunden des Tages zurücklegen, stellen Arbeitszeit dar ......................... 5
Gli spostamenti effettuati dai lavoratori senza luogo di lavoro fisso o abituale tra il loro domicilio ed il primo
o l’ultimo cliente della giornata costituiscono orario di lavoro .................................................................... 6
Staatliche Beihilfen – Aiuti di Stato .................................................................................................. 7
Italien wird wegen der verspäteten Rückforderung von Beihilfen, die mit dem Gemeinsamen Markt
unvereinbar sind, von dem Gerichtshof verurteilt .................................................................................... 7
La Corte condanna l'Italia per aver ritardato nel recupero di aiuti incompatibili con il mercato comune ........... 8
Verkehr – Trasporti .......................................................................................................................... 9
Luftfahrtunternehmen müssen Fluggästen auch bei Annullierung eines Fluges wegen unerwarteter
technischer Probleme Ausgleich leisten .................................................................................................. 9
Il vettore aereo è tenuto a indennizzare i passeggeri anche in caso di annullamento del volo per problemi
tecnici imprevisti ................................................................................................................................ 10
2- 2 -
Sozialpolitik – Politica sociale
Ein Mitgliedstaat kann Unionsbürger, die in diesen Staat zur Arbeitsuche einreisen, von
bestimmten beitragsunabhängigen Sozialleistungen ausschließen
(Urteil in der Rechtssache C-67/14, Jobcenter Berlin Neukölln / Nazifa, Sonita, Valentina und Valentino
Alimanovic)
Ausländer in Deutschland, deren Aufenthaltsrecht sich allein aus dem Zweck der Arbeitsuche ergibt, erhalten
keine Leistungen der deutschen Grundsicherung, welche insbesondere der Sicherung des Lebensunterhalts ihrer
Empfänger dienen (z.B.: Arbeitslosengeld). In einem Rechtsstreit zwischen einem für die Auszahlung derartiger
Leistungen zuständigen, deutschen Jobcenter und schwedischen Staatsangehörigen stellte sich die Frage, ob ein
derartiger
Ausschluss
Aufnahmemitgliedstaat
auch
bei
begeben
Unionsbürgern
haben
und
dort
zulässig
schon
ist,
eine
die
sich
gewisse
zur
Zeit
Arbeitsuche
gearbeitet
in
einen
haben,
wenn
Staatsangehörige des Aufnahmemitgliedstaats, die sich in der gleichen Situation befinden, diese Leistungen
erhalten.
In seinem Urteil vom 15. September 2015 entschied der Gerichtshof, dass die Weigerung, Unionsbürgern, deren
Aufenthaltsrecht in einem Aufnahmemitgliedstaat sich allein aus dem Zweck der Arbeitsuche ergibt, bestimmte
„besondere beitragsunabhängige Geldleistungen“ zu gewähren, die auch eine Leistung der „Sozialhilfe“ darstellen,
nicht gegen den Grundsatz der Gleichbehandlung verstößt.
Der Gerichtshof weist darauf hin, dass ein Unionsbürger hinsichtlich des Zugangs zu Sozialleistungen wie den im
Ausgangsverfahren streitigen eine Gleichbehandlung mit den Staatsangehörigen des Aufnahmemitgliedstaats nur
verlangen kann, wenn sein Aufenthalt im Hoheitsgebiet des Aufnahmemitgliedstaats die Voraussetzungen der
„Unionsbürgerrichtlinie“1 erfüllt. Im vorliegenden Fall gibt es zwei einschlägige Möglichkeiten:
Ist ein Unionsbürger, dem ein Aufenthaltsrecht als Erwerbstätiger zustand, unfreiwillig arbeitslos geworden,
nachdem er weniger als ein Jahr gearbeitet hatte, und stellt er sich dem zuständigen Arbeitsamt zur Verfügung,
behält er seine Erwerbstätigeneigenschaft und sein Aufenthaltsrecht für mindestens sechs Monate. Während
dieses gesamten Zeitraums kann er sich auf den Gleichbehandlungsgrundsatz berufen und hat Anspruch auf
Sozialhilfeleistungen.
Wenn ein Unionsbürger im Aufnahmemitgliedstaat noch nicht gearbeitet hat oder wenn der Zeitraum von sechs
Monaten abgelaufen ist, darf ein Arbeitsuchender nicht aus dem Aufnahmemitgliedstaat ausgewiesen werden,
solange er nachweisen kann, dass er weiterhin Arbeit sucht und eine begründete Aussicht hat, eingestellt zu
werden.
In
diesem
Fall
darf
der
Aufnahmemitgliedstaat
jedoch
jegliche
Sozialhilfeleistung
verweigern.
Schließlich weist der Gerichtshof noch einmal darauf hin, dass stets die persönlichen Umstände des Betreffenden
berücksichtigt werden müssen. Der Gerichtshof betont jedoch, dass eine solche individuelle Prüfung bei einer
Fallgestaltung wie der hier vorliegenden nicht erforderlich ist, weil das in der „Unionsbürgerrichtlinie“ vorgesehene
abgestufte System für die Aufrechterhaltung der Erwerbstätigeneigenschaft (das das Aufenthaltsrecht und den
Zugang zu Sozialleistungen sichern soll) selbst verschiedene Faktoren berücksichtigt, die die persönlichen
Umstände der eine Sozialleistung beantragenden Person kennzeichnen.
Link zum vollständigen Urteil
Richtlinie 2004/38/EG des Europäischen Parlaments und des Rates vom 29. April 2004 über das Recht der Unionsbürger
und ihrer Familienangehörigen, sich im Hoheitsgebiet der Mitgliedstaaten frei zu bewegen und aufzuhalten (ABl. 2004, L
229, S. 35)
1
3- 3 -
Uno Stato membro può escludere da talune prestazioni sociali, di carattere non contributivo,
cittadini dell’Unione che vi si recano per trovare lavoro
(Sentenza della Corte nella causa C-64/14, obcenter Berlin Neukölln / Nazifa, Sonita, Valentina e Valentino
Alimanovic)
Gli stranieri che giungono in Germania per ottenere un aiuto sociale o il cui diritto di soggiorno è giustificato solo
dalla ricerca di un lavoro sono esclusi dalle prestazioni dell’assicurazione di base tedesca, che mirano
segnatamente a garantire il sostentamento dei beneficiari (p.e.: sussidi di disoccupazione). Nella causa pendente
fra un centro per il lavoro tedesco (competente per il pagamento di tali prestazioni) e cittadini svedesi, la
domandava verteva sul fatto che tale esclusione fosse legittima anche per quanto riguarda cittadini dell'Unione
che si siano recati nel territorio di uno Stato membro ospitante per cercare lavoro e che vi abbiano già lavorato
per un certo tempo, laddove tali prestazioni sono garantite ai cittadini dello Stato membro ospitante che si trovino
nella stessa situazione.
Nella sua sentenza del 15 settembre 2015, la Corte ha dichiatato che il fatto di rifiutare ai cittadini dell'Unione, il
cui diritto di soggiorno nel territorio di uno Stato membro ospitante è giustificato unicamente dalla ricerca di un
lavoro, il beneficio di talune «prestazioni speciali in denaro di carattere non contributivo», le quali sono altresì
costitutive di una «prestazione d’assistenza sociale», non è contrario al principio della parità di trattamento.
La Corte ricorda che, per poter accedere a prestazioni di assistenza sociale come quelle oggetto della presente
causa, un cittadino dell’Unione può richiedere la parità di trattamento rispetto ai cittadini dello Stato membro
ospitante solo se il suo soggiorno sul territorio dello Stato membro ospitante rispetta i requisiti di cui alla direttiva
sulla cittadinanza dell’Unione2. Nel caso di specie due sono le alternative possibili:
- se un cittadino dell'Unione che ha beneficiato di un diritto di soggiorno in quanto lavoratore si trova in stato di
disoccupazione involontaria dopo aver lavorato per un periodo inferiore a un anno e si è fatto registrare in qualità
di richiedente lavoro presso l’ufficio di collocamento, egli conserva lo status di lavoratore e il diritto di soggiorno
per almeno sei mesi. Per tutto questo periodo, può avvalersi del principio della parità di trattamento e del diritto a
prestazioni di assistenza sociale;
- se un cittadino dell'Unione non ha ancora lavorato nello Stato membro ospitante o il periodo di sei mesi è
scaduto, questo cittadino, in quanto richiedente lavoro, non può essere allontanato da tale Stato membro
fintantoché possa dimostrare che continua a cercare lavoroe che ha reali possibilità di essere assunto. In tal caso,
lo Stato membro ospitante può tuttavia rifiutare qualsiasi prestazione di assistenza sociale.
Infine, la Corte ricorda che uno Stato membro, prima di adottare una misura di allontanamento o di stabilire che
una persona costituisce un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale nell’ambito del suo soggiorno, deve
prendere in conto la situazione individuale della persona interessata. Tuttavia, la Corte sottolinea che, in un caso
come quello di cui trattasi nella fattispecie, un siffatto esame individuale non è necessario, poiché il sistema
graduale di mantenimento dello status di lavoratore previsto nella direttiva sulla cittadinanza dell’Unione (sistema
Direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini
dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il
regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE,
75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE (GUL 158, pag. 77 e rettifiche in GU 2004, L 229, pag. 35, e GU 2005,
L 197, pag. 34).
2
4- 4 -
che mira a tutelare il diritto di soggiorno e l’accesso alle prestazioni sociali) prende esso stesso in considerazione
diversi fattori che caratterizzano la situazione individuale del richiedente una prestazione sociale.
Link alla versione integrale della sentenza
5- 5 -
Sozialpolitik – Politica sociale
Die Fahrten, die Arbeitnehmer ohne festen oder gewöhnlichen Arbeitsort zwischen ihrem
Wohnort und dem Standort des ersten und des letzten Kunden des Tages zurücklegen, stellen
Arbeitszeit dar
(Urteil in der Rechtssache C-266/14, Federación de Servicios Privados del sindicato Comisiones obreras
(CC.OO.)/Tyco Integrated Security SL und Tyco Integrated Fire & Security Corporation Servicios SA)
Arbeitszeit ist jede Zeitspanne, während der ein Arbeitnehmer gemäß den einzelstaatlichen Rechtsvorschriften
und/oder Gepflogenheiten arbeitet, dem Arbeitgeber zur Verfügung steht und sein Tätigkeiten ausübt oder
Aufgaben wahrnimmt. Jede Zeitspanne, die keine Arbeitszeit ist, gilt als Ruhezeit3.
Eine spanische Unternehmen, welches Sicherheitssysteme installiert und wartet, hat 2011 seine Regionalbüros
geschlossen und alle Angestellten dem Zentralbüro zugewiesen. Die Angestellten verrichten ihre Arbeit in Häusern
sowie industriellen und gewerblichen Einrichtungen, so dass sie keinen festen Arbeitsort haben. Mit zur Verfügung
gestellten Firmenwagen fahren sie täglich von ihren Wohnorten zu den verschiedenen Arbeitsorten und am Ende
des Tages zurück nach Hause. Zur Wahrnehmung ihrer Aufgaben kommunizieren sie über ein Mobiltelfon mit dem
Zentralbüro. Am Vortag ihres Arbeitstages erhalten die Arbeitnehmer einen Fahrplan mit den verschiedenen
Standorten, die sie an dem jeweiligen Tag in ihrem Gebiet aufsuchen müssen, und den Uhrzeiten der
Kundentermine. Als Arbeitszeit berechnet das Unternehmen nur die Zeit zwischen der Ankunft ihrer Angestellten
am Standort des ersten Kunden und ihrer Abreise vom Standort des letzten Kunden. Die Fahrzeit „WohnortKunden“ wird als Ruhezeit qualifiziert. Vor der Schließung der Regionalbüros berechnete das Unternehmen die
tägliche Arbeitszeit ihrer Angestellten ab der Ankunft im Büro (dem Zeitpunkt, zu dem die Angestellten das ihnen
zur Verfügung gestellte Fahrzeug, die Kundenliste und den Fahrplan entgegennahmen) bis zur Rückkehr im Büro
am Abend (dem Zeitpunkt, zu dem das Fahrzeug abgegeben wurde).
Das mit der Rechtssache befasste nationale Gericht fragte den Europäischen Gerichtshof, ob die Zeit, die die
Arbeitnehmer für die Fahrt zu Beginn und am Ende des Tages aufwenden, als Arbeitszeit im Sinne der Richtlinie
2003/88/EG anzusehen ist.
Nach Ansicht des Gerichtshofs ist bei Arbeitnehmern, die sich in einer solchen Situation befinden, anzunehmen,
dass sie während der gesamten Fahrzeit ihre Tätigkeiten ausüben oder ihre Aufgaben wahrnehmen. Die Fahrten
der Arbeitnehmer zu den von ihrem Arbeitgeber bestimmten Kunden sind das notwendige Mittel, um an den
Standorten dieser Kunden technische Leistungen zu erbringen. Außerdem stünden die Arbeitnehmer während der
Fahrzeiten dem Arbeitgeber zur Verfügung. Während dieser Fahrten unterstehen die Arbeitnehmer nämlich den
Anweisungen ihres Arbeitgebers, der die Kundenreihenfolge ändern oder einen Termin streichen oder hinzufügen
kann. Der Gerichtshof ist ferner der Ansicht, dass die Arbeitnehmer während der Fahrten arbeiten. Bei einem
Arbeitnehmer, der keinen festen Arbeitsort mehr hat und der seine Aufgaben während der Fahrt zu oder von
einem Kunden wahrnimmt, sei auch davon auszugehen, dass er während dieser Fahrt arbeitet. Da die Fahrten
nämlich untrennbar zum Wesen eines solchen Arbeitnehmers gehören, kann sein Arbeitsort nicht auf die Orte
beschränkt werden, an denen er bei den Kunden des Arbeitgebers physisch tätig wird.
Link zum vollständigen Urteil
Siehe Richtlinie 2003/88/EG des Europäischen Parlaments und des Rates vom 4. November 2003 über bestimmte
Aspekte der Arbeitszeitgestaltung (ABl. L 299, S.9).
3
6- 6 -
Gli spostamenti effettuati dai lavoratori senza luogo di lavoro fisso o abituale tra il loro domicilio
ed il primo o l’ultimo cliente della giornata costituiscono orario di lavoro
(Sentenza nella causa C-266/14 Federación de Servicios Privados del sindicato Comisiones obreras
(CC.OO.)/ Tyco Integrated Security SL et Tyco Integrated Fire & Security Corporation Servicios SA)
L’orario di lavoro è definito come qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di
lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni, conformemente alle legislazioni e/o prassi nazionali.
Ogni periodo che non viene considerato orario di lavoro, vale quale periodo di riposo4.
Un’azienda spagnola, che si occupa di installazione e manutenzione di sistemi di sicurezza antifurto, nel 2011 ha
chiuso i suoi uffici regionali e trasferito tutti i dipendenti presso la sede centrale. I dipendenti svolgono le loro
mansioni presso abitazioni cosí come presso locali industriali e commerciali siti nella zona territoriale di loro
competenza, sebbene non abbiano un luogo di lavoro fisso. I lavoratori dispongono ciascuno di un veicolo di
servizio per spostarsi quotidianamente dal loro domicilio verso i diversi luoghi di lavoro e per ritornare al loro
domicilio alla fine della giornata. Per l’espletamento delle loro mansioni, i lavoratori dispongono ciascuno di un
telefono cellulare che consente loro di comunicare a distanza con l’ufficio centrale. Alla vigilia della loro giornata di
lavoro, i lavoratori ricevono una tabella di viaggio che elenca i vari luoghi nei quali dovranno recarsi nel corso della
giornata, nell’ambito della loro zona territoriale, e gli orari degli appuntamenti con i clienti. L’azienda considera il
tempo di spostamento «domicilio-clienti» (ossia gli spostamenti quotidiani tra il domicilio dei lavoratori ed i luoghi
in cui si trovano il primo e l’ultimo cliente indicati dall’azienda) non come orario di lavoro, ma come periodo di
riposo. Prima della chiusura degli uffici regionali, l’azienda conteggiava tuttavia l’orario di lavoro quotidiano dei
dipendenti a partire dall’ora di arrivo nell’ufficio (quando i dipendenti prendevano possesso del veicolo messo a
loro disposizione, dell’elenco dei clienti da cui recarsi e della tabella di viaggio), sino all’ora del loro rientro, la
sera, nell’ufficio (quando i dipendenti vi lasciavano il veicolo).
Il tribunale nazionale adito nella causa principale chiedeva in via pregiudiziale alla Corte europea, se il tempo che i
lavoratori impiegano per spostarsi ad inizio ed a fine giornata debba essere considerato come orario di lavoro ai
sensi della direttiva 2003/88/CE.
La Corte ritiene che i lavoratori che si trovano in tale situazione stiano esercitando le loro attività o le loro funzioni
durante l’intera durata di tali spostamenti. Gli spostamenti dei lavoratori verso i clienti indicati dal loro datore di
lavoro costituiscono lo strumento necessario per l’esecuzione delle loro prestazioni tecniche nel luogo in cui si
trovano tali clienti. I lavoratori sono inoltre a disposizione del datore di lavoro durante i tempi di spostamento.
Infatti, durante tali spostamenti, i lavoratori sono sottoposti alle direttive del loro datore di lavoro, che può
modificare l’ordine dei clienti oppure annullare o aggiungere un appuntamento. La Corte considera inoltre che i
lavoratori siano al lavoro durante gli spostamenti. Se un lavoratore che non ha più un luogo di lavoro fisso esercita
le sue funzioni durante lo spostamento che effettua verso un cliente od in provenienza da questo, egli deve essere
considerato come al lavoro anche durante tale tragitto. Infatti, poiché gli spostamenti sono intrinseci alla qualità di
un siffatto lavoratore, il luogo di lavoro di quest’ultimo non può essere ridotto ai luoghi del suo intervento fisico
presso i clienti del datore di lavoro.
Link alla versione integrale della sentenza
Direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti
dell’organizzazione dell’orario di lavoro (GU L 299, pag. 9).
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7- 7 -
Staatliche Beihilfen – Aiuti di Stato
Italien wird wegen der verspäteten Rückforderung von Beihilfen, die mit dem Gemeinsamen
Markt unvereinbar sind, von dem Gerichtshof verurteilt
(Urteil in der Rechtssache C-367/14, Kommission/Italien)
Mit Entscheidung vom 25. November 19995 war die Kommission zu dem Ergebnis gekommen, dass die im Zeitraum
von
1995
bis
1997
gewährten
Sozialbeitragsermäßigungen
und/oder-befreiungen
zugunsten
bestimmter
Unternehmen im Inselgebiet von Venedig und Chioggia staatliche Beihilfen darstellten, die mit dem Gemeinsamen
Markt unvereinbar seien.
Im Jahr 2009 erhob die Kommission eine Vertragsverletzungsklage gegen Italien mit dem Vorwurf, innerhalb der
gesetzten Fristen nicht alle erforderlichen Maßnahmen zur Rückforderung der Beihilfen getroffen zu haben. In
einem Urteil aus dem Jahr 20116 stellte der Gerichtshof fest, dass Italien die ihm aufgrund der Entscheidung der
Kommission obliegende Rückforderungspflichtnicht erfüllt hat.
Aufgrund der Feststellung, dass Italien immer noch nicht sämtliche Beihilfen zurückgefordert hat und die
Rückforderung
bestimmter
Beihilfen
sogar
ausgesetzt
hat,
erhob
die
Kommission
eine
weitere
Vertragsverletzungsklage gegen Italien. In seinem Urteil vom 17 September 2015 stellt der Gerichtshof fest, dass
Italien erneut gegen seine Rückforderungspflicht verstoßen hat.
Der Gerichtshof stellt fest, dass die im Rahmen des Verfahrens zur Rückforderung der Beihilfen Aufgetretenen
Schwierigkeiten die Nichtdurchführung des Urteils aus dem Jahr 2011 nicht rechtfertigen können. Nach Ansicht des
Gerichtshofs ist es Italien nämlich nicht gelungen, darzulegen, dass sämtliche im Hinblick auf die Rückforderung
der Beihilfen getroffenen Maßnahmen ständig und wirksam kontrolliert wurden, was umso mehr gilt, als sich ein
Mitgliedstaat zur Rechtfertigung der Nichtdurchführung eines Vertragsverletzungsurteils des Gerichtshofs nicht auf
seine eigene Verspätung bei der Ausführung seiner Verpflichtungen berufen kann. Schließlich weist der Gerichtshof
darauf hin, dass der Umstand, dass bestimmte Unternehmen in Schwierigkeiten sind oder sich in der Insolvenz
befinden, die Pflicht zur Rückforderung rechtswidrig gezahlter Beihilfen unberührt lässt. Allerdings ist Italien
verpflichtet, je nach Fall die Abwicklung der entsprechenden Gesellschaft herbeizuführen, seine Forderung bei den
Verbindlichkeiten des Unternehmens anzumelden oder jede andere Maßnahme zu ergreifen, die die Rückzahlung
der Beihilfe ermöglicht.
Nach Ansicht des Gerichtshofs stellt die Verhängung eines Zwangsgelds (2 Mio. Euro pro Halbjahr der Verspätung
bei der Durchführung des Urteils aus dem Jahr 2011) ein geeignetes finanzielles Mittel dar, um Italien zu
veranlassen, die erforderlichen Maßnahmen zur Abstellung der festgestellten Vertragsverletzung zu ergreifen.
Da nämlich bereits gegen Italien eine Vielzahl von Vertragsverletzungsurteilen wegen der verspäteten
Rückforderung rechtswidriger und mit dem Binnenmarkt unvereinbarer Beihilfen erging, ist der Gerichtshof der
Auffassung, dass die wirksame Verhinderung einer zukünftigen Wiederholung entsprechender Verstöße gegen das
Unionsrecht die Ergreifung einer abschreckenden Maßnahme wie die Verhängung eines Pauschalbetrags erfordert.
Der Gerichtshof hat den von Italien zu zahlenden Pauschalbetrag auf 30 Mio. Euro festgesetzt.
Link zum vollständigen Urteil
Entscheidung 2000/394/EG der Kommission vom 25. November 1999 über die Maßnahmen, die Italien aufgrund der
Gesetze Nr.30/1997 und Nr.206/1995 in Form von Sozialbeitragsermäßigungen und -befreiungen zugunsten der
Unternehmen im Stadtgebiet von Venedig und Chioggia durchgeführt hat (ABl. 2000, L150, S.50).
6
Urteil des Gerichtshofs vom 6. Oktober 2011, Kommission/Italien (C-302/09).
5
8- 8 -
La Corte condanna l'Italia per aver ritardato nel recupero di aiuti incompatibili con il mercato
comune
(Sentenza della Corte di giustizia nella causa C-367/14, Commissione / Italia)
Con decisione del 25 novembre 19997 la Commissione ha ritenuto che le riduzioni dagli oneri sociali concessi
ad alcune imprese del territorio insulare di Venezia e Chioggia costituivano aiuti di Stato incompatibili con il
mercato comune. Nel 2009 la Commissione ha quindi proposto un ricorso per inadempimento contro l’Italia,
addebitando a quest’ultima di non avere adottato, entro i termini prescritti, tutte le misure necessarie al
recupero degli aiuti. Con sentenza del 20118, la Corte ha già accertato che l’Italia non ha soddisfatto
l’obbligo di recupero ad essa incombente in forza della decisione della Commissione.
La Commissione ha quindi proposto un nuovo ricorso per inadempimento contro l’Italia avendo constatato
che questa non aveva ancora recuperato l’insieme degli aiuti e aveva persino sospeso il recupero di alcuni di
essi. Con sentenza del 17 settembre 2015, la Corte ha ora accertato che l’Italia è nuovamente venuta meno
all’obbligo di recupero ad essa incombente.
La Corte constata che le difficoltà intervenute nel corso della procedura di recupero degli aiuti non
consentono di giustificare la mancata esecuzione della sentenza del 2011. La Corte ritiene che l’Italia non sia
riuscita a dimostrare che il complesso delle misure adottate al fine di recuperare gli aiuti siano state oggetto
di un controllo permanente ed efficace, tanto più che uno Stato membro non può avvalersi del proprio
ritardo nell’esecuzione dei suoi obblighi per giustificare la mancata esecuzione di una sentenza per
inadempimento della Corte. Inoltre il fatto che alcune imprese siano in difficoltà o in fallimento non incide
sull’obbligo di recuperare gli aiuti illegittimamente versati, dato che l’Italia è tenuta, secondo i casi, a
provocare la liquidazione della società, a fare inserire al passivo dell’impresa il suo credito o ad adottare
qualsiasi altra misura che consenta il rimborso dell’aiuto.
La Corte ha giudicato che l’imposizione di una penalità (12 milioni EUR per semestre di ritardo
nell’esecuzione della sentenza del 2011) costituisca uno strumento finanziario adeguato al fine di incitare
l’Italia ad adottare le misure necessarie per porre fine all’inadempimento accertato.
Infine, tenuto conto che l’Italia è già stata oggetto di numerose sentenze per inadempimento a causa del
recupero tardivo di aiuti illegittimi ed incompatibili con il mercato interno, la Corte ha ritenuto che l’effettiva
prevenzione della reiterazione futura di analoghe violazioni del diritto dell’Unione richieda l’adozione di una
misura dissuasiva quale l’imposizione di una somma forfettaria, che la Corte ha stabilito in un importo pari a
30 milioni EUR.
Link alla versione integrale della sentenza
7
Decisione 2000/394/CE della Commissione, del 25 novembre 1999, relativa a misure di aiuto in favore delle imprese nei
territori di Venezia e Chioggia, previste dalle leggi n. 30/1997 e n. 206/1995, recanti sgravi degli oneri sociali (GU 2000, L
150, pag. 50).
8
Sentenza della Corte, del 6 ottobre 2011, Commissione/Italia (causa C-302/09).
9- 9 -
Verkehr – Trasporti
Luftfahrtunternehmen müssen Fluggästen auch bei Annullierung eines Fluges wegen
unerwarteter technischer Probleme Ausgleich leisten
(Urteil in der Rechtssache C-257/14, Corina van der Lans / Koninklijke Luchtvaart Maatschappij NV)
Im Fall der Annullierung eines Fluges ist das Luftfahrtunternehmen nach dem Unionsrecht verpflichtet 9, den
betroffenen Fluggästen Betreuungs-und Ausgleichsleistungen (je nach Entfernung zwischen 250 und 600
Euro) zu erbringen. Es ist allerdings dann nicht zu einer solchen Ausgleichszahlung verpflichtet, wenn es
nachweisen kann, dass die Annullierung auf außergewöhnliche Umstände zurückgeht, die sich auch dann
nicht hätten vermeiden lassen, wenn alle zumutbaren Maßnahmen ergriffen worden wären.
Eine holländische Frau hatte ein Flugticket für einen von einem europäischen Luftfahrtnternehmen
durchgeführten Flug. Das Flugzeug landete mit einer Verspätung von 29 Stunden. Nach Angaben von dem
Luftfahrtnternehmen war die Verspätung auf außergewöhnliche Umstände, nämlich eine Kombination von
Mängeln zurückzuführen: Zwei Teile, die Kraftstoffpumpe und die hydromechanische Einheit, seien defekt
gewesen.
Das mit der Rechtssache befasste nationale Gericht fragte den Europäischen Gerichtshof, ob ein technisches
Problem, das unerwartet auftrat, das nicht auf eine fehlerhafte Wartung zurückzuführen und auch nicht
während einer regulären Wartung festgestellt worden ist, unter den Begriff „außergewöhnliche Umstände“
fällt und somit das Luftfahrtunternehmen von seiner Ausgleichspflicht befreit.
Am 17. September wies der Gerichtshof im Urteil in der Rechtssache C-257/14 darauf hin, dass aus seiner
Rechtsprechung hervorgeht, dass technische Probleme tatsächlich zu den außergewöhnlichen Umständen
zählen können10. Die Umstände im Zusammenhang mit dem Auftreten dieser Probleme können jedoch nur
dann als „außergewöhnlich“ eingestuft werden, wenn sie ein Vorkommnis betreffen, das nicht Teil der
normalen Ausübung der Tätigkeit des betroffenen Luftfahrtunternehmens ist und aufgrund seiner Natur oder
Ursache von ihm tatsächlich nicht zu beherrschen ist. Im Hinblick hierauf können technische Probleme, die
sich bei der Wartung von Flugzeugen zeigen oder infolge einer unterbliebenen Wartung auftreten, als solche
keine „außergewöhnlichen Umstände“ darstellen.
Daher ist dieses unerwartete Vorkommnis im Rahmen der Tätigkeit eines Luftfahrtunternehmens Teil der
normalen
Ausübung
seiner
Tätigkeit,
und
das
Luftfahrtunternehmen
sieht
sich
dieser
Art
von
unvorhergesehenen technischen Problemen gewöhnlich gegenüber. Folglich kann ein technisches Problem
wie das in Rede stehende nicht unter den Begriff „außergewöhnliche Umstände“ fallen und ist das
Luftfahrtunternehmen nach der zitierten Verordnung verplfichtet, Betreuungs-und Ausgleichsleistungen zu
sichern.
Link zum vollständigen Urteil
Verordnung (EG) Nr.261/2004 des Europäischen Parlaments und des Rates vom 11. Februar 2004 über eine gemeinsame
Regelung für Ausgleichs-und Unterstützungsleistungen für Fluggäste im Fall der Nichtbeförderung und bei Annullierung
oder großer Verspätung von Flügen und zur Aufhebung der Verordnung (EWG) Nr.295/91 (ABl. L46, S.1).
10
Siehe Urteil des Gerichtshofs vom 22. Dezember 2008, Wallentin-Hermann (C-549/07).
9
10- 10 -
Il vettore aereo è tenuto a indennizzare i passeggeri anche in caso di annullamento del volo per
problemi tecnici imprevisti
(Sentenza nella causa C-257/14, Corina van der Lans/Koninklijke Luchtvaart Maatschappij NV)
In caso di annullamento di un volo, il vettore aereo è tenuto, ai sensi del diritto dell’Unione 11, a fornire ai
passeggeri assistenza e compensazione pecuniaria (da EUR 250 a EUR 600, in funzione della distanza).
Nessuna compensazione è, tuttavia, dovuta se il vettore è in grado di provare che l’annullamento sia
imputabile a circostanze eccezionali, che non avrebbero potuto essere evitate neppure adottando tutte le
misure del caso.
Un signora olandese disponeva di una prenotazione di un biglietto aereo per un volo operato da una
compagnia europea. Il volo in questione è arrivato a destinazione con un ritardo di 29 ore. Secondo il
vettore, il ritardo era dovuto a circostanze eccezionali, ovvero a una concomitanza di problemi: due pezzi
erano difettosi, segnatamente la pompa del carburante e l’unità idromeccanica.
La corte adita ha deciso di deferire questioni pregiudiziali alla Corte di giustizia, domandando se un
problema tecnico che sia sorto improvvisamente, non sia imputabile a carenze di manutenzione e neppure
sia emerso nel corso di un regolare controllo rientri nella nozione di «circostanze eccezionali», esonerando
dunque il vettore dal proprio obbligo d’indennizzo.
Con la sentenza C-257/14 del 17 settembre 2015, la Corte ricorda anzitutto come, secondo la sua
giurisprudenza, i problemi tecnici possano rientrare fra le circostanze eccezionali 12. Nondimeno, le
circostanze che si accompagnano all’insorgere di tali problemi possono essere qualificate «eccezionali»
unicamente se sono collegate a un evento che non sia inerente al normale esercizio dell’attività del vettore
aereo e sfugga, per natura o per origine, all’effettivo controllo di quest’ultimo: i problemi tecnici emersi in
occasione della manutenzione degli aeromobili, o a causa di una carenza di manutenzione, non possono
costituire di per sé «circostanze eccezionali».
Pertanto, nell’ambito dell’attività di un vettore aereo, tale evento inaspettato è inerente al normale esercizio
dell’attività e il vettore deve sistematicamente far fronte a problemi tecnici imprevisti. Di conseguenza, un
problema tecnico come quello di cui trattasi non può rientrare nella nozione di «circostanze eccezionali» e il
vettore è tenuto all’assistenza e alla compensazione pecuniaria secondo quanto previsto dal citato
Regolamento (CE) n. 261/2004.
Link alla versione integrale della sentenza
Quelle: curia.europa.eu
Fonte: curia.europa.eu
11Regolamento
(CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, che istituisce regole
comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di
ritardo prolungato e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91 (GUL 46, pag. 1).
12V.
sentenza della Corte del 22 dicembre 2008, Wallentin-Hermann (causa C-549/07.
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Abteilung Präsidium und Außenbeziehungen
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della Regione europea Tirolo-Alto Adige-Trentino a Bruxelles.
CURIA – News arbeitet auch mit dem Osservatorio del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Trento zusammen.
CURIA – News collabora anche con l’Osservatorio del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli
Studi di Trento.
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Curia News 08/2015