ISSN 1970-7428 GRIFFIN EDITORE www.griffineditore.it Poste Italiane Spa - Sped. in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. I comma I, DCB Milano Taxe Perçue Anno VII Numero 1/2012 Sostenere la pratica clinica con reali supporti scientifici A Milano il congresso internazionale della Società italiana di implantologia osteointegrata Fatti e Persone Dental Market Gestione Fiscale SPECIALE Implantologia EUGENIO ROMEO, Presidente SIO XVII CONGRESSO SIdP LA TERAPIA PARODONTALE E IMPLANTARE NELLA SOCIETÀ CHE CAMBIA: L'ECCELLENZA CLINICA SOSTENIBILE Bologna, 15-17 marzo Palazzo della Cultura e dei Congressi Per informazioni e iscrizioni: www.sidp.it - [email protected] Tel. 055.0197867 - Fax 055.2345637 3 << << PRIMA PAGINA Dall’evidenza scientifica alla qualità clinica EDITORIALE Paolo Pegoraro [email protected] Il programma del ventennale Sio è stato costruito sulla traccia del messaggio culturale storico della società scientifica: qualità ed evidenze scientifiche. Numerosi gli ospiti illustri al congresso Il congresso di Milano della Società italiana di implantologia osteointegrata ha previsto un panel di eccezionale rilevanza: la presenza di nomi quali Jan Lindhe, Tomas Albrektsson, Matteo Chiapasco, Hui Wang, Andrea Mombelli, Michael McGuire – e tronchiamo qui un elenco che sarebbe notevolmente più lungo – rende chiaro l’impegno di Sio per il ventennale ma anche la forza di attrazione che ormai la società scientifica è in grado di esercitare a livello internazionale. Del resto, la presenza alla cerimonia d’apertura del professor Per-Ingvar Branemark – al quale Sio consegna la membership onoraria – sigilla l’importanza del congresso: Branemark è forse la figura più significativa di tutta la storia dell’implantologia. Vale la pena di ricordare che il grande merito di Branemark fu quello di studiare con rigore i meccanismi più intimi della guarigione ossea, approfondendone l'istologia e le reazioni alla presenza di materiali estranei all'organismo. Questo gli permise di mettere a punto un sistema, o protocollo operativo, che è poi la strada per il successo implantologico, cioé l’osteointegrazione, termine che Branemark stesso coniò alla fine degli anni Sessanta, gettando le basi dell’implantologia endossea contemporanea. Un congresso, insomma, di portata scientifica tale da poter in apparenza intimorire l’odontoiatra che viaggia con un bagaglio di conoscenze un po’ leggero: ma non è affatto così, perché gli ingredienti dell’evento sono stati dosati in modo da garantire un livello di interesse e di fuibilità pratica sempre notevolissimo. Il professor Eugenio Romeo ha avuto in sorte l’onere e l’onore – come si suol dire – di mettere la propria firma in calce a questo congresso particolarmente impegnativo e in tempi di crisi, di depressione strisciante e facile demotivazione, organizzare un evento come quello di Milano può davvero dirsi un modo felice per iniziare il 2012. I temi del congresso Alla luce di questo percorso (evidence based dentistry e qualità clinica) i temi d’interesse implantologico sono stati trattati in modo completo: dalla diagnosi al rapporto costi-benefici della terapia implantare, ai fattori di rischio sistemici e locali, agli aspetti merceologici, chirurgici e protesici, con particolare attenzione al risultato a lungo termine dal punto di vista funzionale ed estetico. In sessioni parallele, un corso di aggiornamento per igienisti tenuto dal professor Mombelli sulla diagnosi e il trattamento delle perimplantiti, complicanza ad alta prevalenza e quindi molto temuta; un secondo corso è stato progettato per gli odontotecnici, che si affacciano – volenti o nolenti – all’era del digitale in laboratorio e che dalle nuove tecnologie possono trarre, sapendole gestire, nuove opportunità. In particolare, l’obiettivo della sessione per odontotecnici è stato – ha detto Eugenio Romeo – quello di «valutare pro e contro dei materiali e delle metodiche attualmente utilizzate per la costruzione dei manufatti protesici in maniera rigorosa e al di sopra de- gli interessi commerciali, che in questo campo sono altissimi». Un congresso sempre aderente alla realtà dei fatti, quindi. Eppure il programma ha saputo miscelare – in modo che possiamo tranquillamente definire spettacolare, nel senso stretto del termine – ingredienti di interesse diverso, per mantenere il pubblico davvero incollato alla poltrona. Già la lectio magistralis, affidata a Massimo Cacciari e impostata sul tema «informazione e comunicazione», scopre la voglia di far cultura di una società che è aperta a interventi in apparenza totalmente estranei all’odontoiatria. Il professor Cacciari – noto anche al grande pubblico – è sindaco di Venezia e ordinario di estetica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Filosofo, accademico e politico: Cacciari è uomo del nostro tempo e ben comprende l’importanza vitale della comunicazione, che ormai è al centro di ogni approccio clinico. Informare correttamente il paziente è la pietra angolare di ogni terapia ben riuscita, come dimostra lo sviluppo stesso di software dedicati (del resto, siamo in epoca digitale) come Chairside, solo per citarne uno tra i più diffusi: veri strumenti di lavoro, indispensabili quanto manipolo e turbine. Altro intervento originalissimo quello di Franco Rustichelli, ordinario di fisica applicata: tema del suo intervento sarà «il paradosso dell’immortalità». «La paura della veccchiaia e della morte – dice Rustichelli – è sempre stata usata da poeti, Guidare il passaggio dai desideri ai bisogni filosofi, religioni, artisti, ma mai affrontata con la necessaria freddezza. Oggi la biologia sembra poter intervenire su quel processo che nelle cellule porta inevitabilmente alla morte, e questo non può che scatenare la fantasia e l’intelletto di quanti lavorano su organi vitali e sul corpo dell’uomo». Una possibile via per l’immortalità passa dall’utilizzo di cellule staminali, alcune delle quali – totipotenti – possono differenziarsi in qualsiasi tipo di cellula e dare origine a qualsiasi tipo di tessuto, rigenerando nuovi organi. Il professor Rustichelli, che è uno scienziato e contemporaneamente un artista, amico e frequentatore di artisti e autore egli stesso di testi letterari, fonda le sue parole su dati scientifici ma anche sul mondo immaginario e immaginifico del suo amico artista Gino De Dominicis che, attratto dalla questione dell’irreversibilità del tempo, sosteneva che per esistere veramente dovremmo fermarci nel tempo «…e finalmente così iniziare noi stessi a vivere, quindi essere noi stessi». Evidenze, eccellenza e qualità: i grandi temi delle scienze applicate al centro dell’attività di una società scientifica che oggi è davvero un punto di riferimento e una scuola. Non facile replicare il successo di quest’anno, ma abbiamo buoni motivi per credere che il prossimo anno questo accadrà. Quali motivi? È semplice: la scienza si basa sul presupposto che un fenomeno è valido se è ripetibile e riproducibile... Appuntamento al 2013, dunque. P. P. Eccoci all’alba dell’anno fatidico: al di là di ogni previsione Maja, sarà certamente un anno di grandi cambiamenti. Molti nodi stanno venendo al pettine. Nel nostro Paese, in particolare, il brusco passaggio dalla goliardia di regime all’attuale austerità controriformistica ha segnato il gelido risveglio a una realtà spiacevole, da affrontare a muso duro. In tutto il mondo, però, è chiaro a tutti che non è più possibile perseguire l’irragionevole obiettivo di un’infinita espansione economica ma che occorre invece seguire una politica che si può definire di resilienza. La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, è la capacità di un sistema di non collassare se sottoposto a uno stress. Intendo dire che nella fase attuale occorre – beninteso, una volta che avremo provveduto con i nostri soldi a rifinanziare un sistema bancario inefficace e voracissimo – operare una rivisitazione profonda degli obiettivi, a partire da una nuova consapevolezza dei limiti ambientali. È la nostra grande occasione. Carbone e petrolio sono stati i fondamenti della nostra civiltà, hanno rappresentato risorse eccezionali emancipando centinaia di milioni di individui dalla schiavitù della sussistenza rurale. Eppure oggi sappiamo che il petrolio finirà. Il succo è chiaro: o rallentiamo i consumi, o lasceremo in eredità alle future generazioni problemi forse insolubili. È necessaria la nascita di una nuova mentalità, che porti ad agire in vista del soddisfacimento dei bisogni reali e non dei desideri. Tradotto in termini reali e attuali, il passaggio dal piano dei desideri a quello dei bisogni reali (come dire, il passaggio all’età adulta) significa dare la priorità alla cultura e alla formazione: la propria su un piano professionale e personale, quella dei figli su un piano di investimento affettivo e generazionale. E qui c’è poco da lesinare, anzi occorre spendere di più. Il ritorno è garantito. Investendo su se stessi dovrebbero ridimensionarsi le pulsioni all’autogratificazione (beni di lusso), che in genere derivano dalla frustrazione. L’investimento sul soggetto e non sull’oggetto richiede uno sforzo mentale forse insolito e dà risultati non subito visibili: perciò occorre pazientare e imparare ad analizzare in modo freddo e non catastrofico la situazione. Un calo di fatturato nello studio, per esempio, è un segnale da interpretare: non è detto che sia per sempre, e anche se fosse, non è la fine del mondo. Ecco rispuntare il concetto di resilienza: persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. È una sfida, è affascinante, è vitale. << << DENTAL PRESS 4 Cause e dinamiche della mobilità sanitaria Carriera, ricerca, migliori condizioni di lavoro e stipendi più alti le cause della "fuga" dei medici italiani, che oggi sono in troppi ma domani saranno troppo pochi. E si dovranno aprire le frontiere a specialisti stranieri Si fanno le valigie per cercare maggiori aspettative di carriera, una stabilità più certa e un trattamento economico migliore: i camici bianchi italiani guardano da sempre alle mete extra-italiane per poter ottenere la giusta considerazione dal punto di vista professionale, della ricerca e delle prospettive di crescita sia conoscitiva sia remunerativa. Almeno questo è quanto asserito dalle ultime ricerche europee. L'Italia, soprattutto in periodi di crisi economica come quella in atto, assiste alla ripresa della crescita d'interesse da parte dei laureati in medicina verso Paesi che fungono da richiamo, secondo quanto emerge dalla pubblicazione dell'European Observatory on Health Systems and Policies sulla mobilità dei professionisti della salute e sistemi sanitari: evidenze provenienti da 17 Paesi europei (lo studio è stato condotto all'interno del progetto Prometheus). La Commissione europea rileva che entro il 2020 si registrerà una scarsità di operatori sanitari in Europa, al punto che «non saranno assicurate circa il 15 per cento delle cure necessarie». A questo pronostico la FnOmceo replica osservando come, in realtà, questi dati riguardino un calcolo di portata limitata, dal momento che, ad esempio, non hanno coperto la generalità delle professioni: l'indagine infatti non ha preso in considerazione gli odontoiatri, mentre si è concentrata sulle professioni di medico, farmacista, infermiere e fisioterapista. L'Ue sta ponendo la questione del futuro del personale sanitario nella patria comune in nome di quell'equilibrio da raggiungere fra «livello elevato di protezione della salute umana» che deve essere assicurato in «tutte le politiche dell'Unione» e le forze di mercato inerenti la I NUMERI DELLA MOBILITÀ Medici italiani all'estero 1.692 registrazioni in Inghilterra fra il 2003 e il 2008 755 nel 2008 in Germania contro i 325 nel 1988 566 in Francia (2007) Partono medici di base, psichiatri e neuropischiatri infantili Medici stranieri in Italia Tra 1 e 4% del totale dei medici in servizio Principalmente di provenienza tedesca 2011: 15 mila; 14.747 nel 2008 (3,7% forza lavoro); 12.527 nel 2004 50% al Nord, 25% al Centro, 20% al Sud oltre 4 mila i medici provenienti da paesi a maggioranza musulmana 92 per cento sono di religione musulmana Infermieri 33mila immigrati (11%) di cui: un quarto romeni (8.497), pari al 25% 1 su 10 è polacco (10,7%) 2.386 dalla Svizzera (7%) 1.877 dalla Germania (5,6%) 1.766 dal Perù (5,3%) libera circolazione tanto dei professionisti quanto dei medici. L'Ue, dopo aver provveduto alla raccolta dei dati in Austria, Belgio, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Lituania, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Turchia, Regno Unito, si appresta a redarre un piano per la gestione di questa forza lavoro. Le mete degli italiani Seguendo il rapporto sulla mobilità per quanto attiene il nostro Paese, ai vertici della lista delle Nazioni che attraggono il personale sanitario italiano troviamo Regno Unito e Germania, principali destinazioni di quanti dicono addio per sempre, o – in misura inferiore - per periodi, all'Italia dove la ricerca, la progressione di carriera e le opportunità di crescita sembrano ridursi sempre di più a un'utopia. Fra i professionisti che emigrano in Inghilerra e Germania il rapporto indica soprattutto medici di base, specialisti – in primis psichiatri e neuropsichiatri infantili diretti soprattutto verso la terra inglese – e ricercatori, stretti anche dalla morsa di una burocratizzazione eccessiva oltre che da condizioni lavorative spesso inadeguate, a rischio burnout, di un sistema ingessato e, fattore rilevante, dalla sovrabbondanza di personale medico che inflaziona lo Stivale. Il mancato riconoscimento del merito e i salari bassi fungono da molla che induce molte menti nostrane a intraprendere la strada dell'emigrazione. In relazione agli emolumenti, però, un'indagine della Federazione europea dei medici salariati (Fems) mostra un altro copione, per certi versi inaspettato: i nostri camici bianchi possono vantare gli stipendi tra i più alti nel Vecchio Continente: l'Italia è terza, dopo Belgio e Danimarca nella classifica dei salari massimi; nella classifica di quelli minimi si piazza quinta dopo Olanda, Belgio (che però negli ospedali hanno un rapporto libero-professionale), Danimarca e Francia. E ora affrontiamo la presen- za dei medici italiani oltralpe. Le registrazioni di medici italiani in Inghilterra ammontano a 1.692 fra il 2003 e il 2008; in Germania si è passati dalle 325 nel 1988 alle 755 registrazioni di professionisti italiani nel 2008 (con un trend crescente: erano 584 nel 2003; 615 nel 2004; 660 nel 2005; 694 nel 2006; 719 nel 2007 e 755 nel 2008); in Francia, nel 2007, si annoverano 566 registrazioni. In Gran Bretagna molti medici italiani vanno a lavorare anche per periodi brevi, magari per supplire a carenze locali. Parecchi prendono l'aereo anche per una settimana in cambio di una sostanziosa retribuzione: ciò avviene in special modo in quelle zone poco servite come le highlands scozzesi, i micro paesini sparsi nel Galles o alcune aree urbane molto popolate. Da surplus a carenza Il nostro Paese, stando alla fotografia scattata dall'Oms, si piazza fra quelli con maggior numero di dottori al mondo: il rapporto fra medici e cittadini è di quattro ogni mille contro la media Ocse di tre ogni mille. Dunque, il surplus di medici che si è accumulato in questi anni non ha giocato a favore della scelta di permanenza in patria fra quanti potevano scegliere l'alternativa estera. Proiettandosi in avanti, però, si guarda a possibili carenze di personale non appena molti professionisti andranno in pensione. Un campanello d'allarme sull'effettiva mancanza in Italia di chirurghi connessa alla perdita d'attrattiva di questa disciplina fra i giovani è stato lanciato da Francesco Tonelli, direttore del reparto chirurgia dell’apparto digerente all’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi/Firenze in occasione del congresso nazionale della Società italiana di chirurgia (Sic), conclusosi lo scorso ottobre a Firenze. «L’attuale scarsa attrattiva della chirurgia per i giovani – ha dichiarato – comporta il problema del ricambio generazionale. Per completare gli organici si prospetta infatti la necessità di importare chirurghi dai Paesi sotto- sviluppati. E per la patria della chirurgia moderna è un evidente e clamoroso paradosso. Non si tiene conto dell’incredibile progresso di questa disciplina non solo per lo sviluppo tecnologico, ma anche per la dedizione e l’impegno giornaliero al limite del sacrificio. Purtroppo in Italia si parla del chirurgo solo quando sbaglia». Gli stranieri in Italia Ad ogni modo, è evidente, almeno fino a quando la supposta carenza non si manifesterà, che per i medici stranieri in Italia, alla luce del surplus attuale, non è proprio facilissimo trovare occupazione e il mercato del lavoro, per loro, è abbastanza off limits. Stando ai dati forniti dalla FnOmceo e aggiornati al 2009, il 4% della forza lavoro è straniera: i Paesi di provenienza sono Germania (1276), Svizzera (869), Grecia (851), Iran (752), Francia (686), Stati Uniti (618), Argentina (584), Romania (555), Albania (431); nel 2004 i camici stranieri ammontavano al 3,4%, ovvero poco più di 12mila, oggi toccano il tetto delle 15mila presenze. La metà dei dottori stranieri lavora nel Nord Italia, il 25% al Centro e il 20% al Sud. Il 4% del totale dei professionisti in servizio scende all'1% se teniamo conto del numero di medici italiani nati all'estero o stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Complessivamente, dunque, si può asserire che la quota di dottori stranieri in Italia oscilla fra l'1 e il 4% del totale di quelli in servizio. Si tratta soprattutto di camici tedeschi. Risulta di particolare interesse inadagare, in questo quadro di mobilità, il fenomeno dei medici immigrati in Italia provenienti da Paesi musulmani: il loro numero si attesta a quota 4mila, una fetta considerevole dei 15mila camici bianchi stranieri nella Penisola. Più di 9 su 10 – il 92% – professano la religione musulmana; la restante parte raggruppa cristiani maroniti e copti. Si tratta di specialisti soprattutto in ginecologia, seguita da pedia- tria, chirurgia generale, ortopedia, fisiatria, nefrologia e diabetologia, ovvero quelle specializzazioni legate alle maggiori criticità dei Paesi d'origine. La ginecologia, ad esempio, è un settore in cui la sensibilità religiosa ha la sua specifica influenza: «per la religione musulmana la vita è sacra, vietato quindi l'aborto – afferma Foad Aodi, presidente dell'Associazione medici stranieri in Italia (Amsi) –; c'è molta attenzione alle fasi iniziali della gravidanza – i primi 40 giorni e i primi quattro mesi, che hanno particolare significato – e l'interruzione è permessa solo in casi di rischio grave per la madre, da qui il ricorso all'obiezione per i medici più osservanti». La specializzazione è in overdose: ginecologi e ginecologhe straniere in Italia incontrano non pochi problemi per trovare lavoro, «visto che sono di più: nel Lazio, ad esempio, ci sono 80 pediatri e 75 ginecologi stranieri», afferma Aodi che dichiara di ricevere «continuamente lettere di colleghi che non riescono a inserirsi e trovare occupazione». Tutto un altro discorso invece per gli infermieri: per il futuro di questo settore l'Oms ha reso noto il fabbisogno di 70mila addetti in Italia. Attualmente si annoverano 33mila infermieri professionali immigrati di cui un quarto romeni e uno su dieci polacco. Ad oggi il personale infermieristico straniero si attesta all'11% con una crescita progressiva e costante negli anni. Nel 2002 – ricorda il rapporto della Commissione europea che si basa sul registro dei Collegi degli infermieri Ipasvi – erano 2.612, nel 2005 6.730 (il 2%) e nel 2008, anno del vero e proprio boom, erano addirittura poco più di 34mila, di cui 33.364 infermieri professionali. I Paesi di origine sono Romania (25%), Polonia (10,7%), Svizzera (7%), Germania (5,6%), Perù (5,3%). Da Albania, Francia, India e Spagna arrivano fra i 1.000 e i 1.300 infermieri ciascuno, ognuno pari al 3,5% degli infermieri stranieri in Italia. Irene Giurovich << << FOCUS ON Come raggiungere la tranquillità fiscale caratterizza il nostro Paese. La tax compliance all’italiana funziona però con un meccanismo perverso che non porta il cittadino a dichiarare i suoi reali redditi ma piuttosto a "pilotare" le proprie dichiarazioni ai parametri precalcolati dal Fisco: per non essere trattati da evasori le dichiarazioni devono presentare valori almeno uguali a quelli ipotizzati dal Fisco. In caso contrario, la probabilità di ricevere un accertamento è piuttosto alta. La strategia del Fisco Fino ad oggi il Fisco cercava di pilotare la dichiarazione con il solo studio di settore, fissando un valore minimo per i compensi professionali annuali. L’obiettivo era convincere chi a quel valore non arrivava ad aggiungere la differenza nella dichiarazione, nel quadro RE, in modo da aumentare il reddito da lavoro autonomo e in proporzione l’Irpef. Con il nuovo redditometro << << 7 FOCUS ON COME FUNZIONA IL REDDITOMETRO Paolo Bortolini, dottore in economia aziendale, ha una conoscenza specifica delle condizioni gestionali dello studio dentistico, maturata in oltre venticinque anni di attività come consulente e relatore nell'ambiente odontoiatrico italiano > Con l'aiuto di un esperto analizziamo le strategie e le richieste del Fisco, per scongiurare spiacevoli controlli. L'utilizzo di strumenti previsionali si rivela fondamentale per essere tranquilli anche dal punto di vista fiscale Lo Stato italiano incassa l’imposta sul reddito delle persone fisiche, l’Irpef, con l’autotassazione: il cittadino organizza i suoi dati, calcola quanto deve, dichiara e paga. Il problema del Fisco italiano è dunque convincere i cittadini ad essere diligenti, sinceri e puntuali, ad adottare cioè quel comportamento che viene detto di tax compliance. Una situazione dalla quale siamo ancora molto lontani, come dimostra l'alto tasso di evasione fiscale che 6 (vedi box in questa pagina) aggiunge un valore minimo per il reddito complessivo imponibile, di cui quello da lavoro autonomo è parte. Lo scopo è anche qui far adeguare il contribuente che presentasse un reddito imponibile inferiore al calcolo redditometrico e non disponesse di giustificazioni ritenute valide dal Fisco, così pagherà di più rispetto a quanto dovrebbe versare in base ai suoi dati originari. La speranza di successo di questa politica di recupero di base imponibile altrimenti non dichiarata (la differenza fra quanto i cittadini dichiarano con, e quanto dichiarerebbero senza pilotaggio della dichiarazione) si fonda sulla deterrenza di strumenti informativi, le ormai sterminate banche dati, e di norme sempre più efficaci, concentrate attorno alle procedure dell’accertamento e della riscossione. La dichiarazione del 2012 Quali sono dunque le conseguenze del redditometro per i liberi professionisti? Già dalla dichiarazione dei redditi di quest’anno, quindi Unico di giugno 2012, sarà necessario soddisfare sia il tradizionale calcolo dello stu- dio di settore, cioè del programma GeRiCo, sia quello nuovo del redditometro. Per quest'ultimo, in febbraio è prevista la pubblicazione del software che permetterà di capire se i redditi che si intende dichiarare sono coerenti con le previsioni del redditometro. Chi raggiungerà questo obiettivo naturalmente, cioè senza bisogno di adeguamenti, non avrà problemi. Chi invece sarà disposto a far pilotare la sua dichiarazione dai due software, cioè ad adeguarsi, sarà ugualmente a posto ma in posizione un po’ meno sicura. Chi infine non vorrà adeguarsi, trova nelle norme gli elementi per valutare a priori le conseguenze di questa scelta. Nella tabella in questa pagina UN CORSO PER OTTIMIZZARE LA GESTIONE DELLO STUDIO La sesta edizione del corso pratico di management per l'odontoiatra si terrà tra marzo e dicembre in sei incontri da tre giorni l'uno, nei fine settimana, presso la sede Dental Trey di Fiumana di Predappio (FC). Sono tre i capitoli previsti dal corso: liquidità, fiscalità e rendimento. «Ognuno aggiungerà una porzione al sistema concettuale e informatico in costruzione, secondo una sequenza ben collaudata - ci ha spiegato Paolo Bortolini, dottore in economia aziendale -. Con il primo incontro, si prende subito il controllo totale dei movimenti di denaro e si dispone dello strumento per prevedere e sostenere la disponibilità di liquidità nell'immediato futuro. Con il secondo incontro si penetra nel mondo del Fisco, in modo del tutto pragmatico, per "agganciare" e ridurre un costo fra i più rilevanti, l'Irpef. Con l'ultimo incontro, si saprà in tempo reale quanto ha reso realmente ogni singola prestazione eseguita, una singola giornata di lavoro, ogni categoria di prestazioni, ogni cliente e naturalmente l'intera attività, potendo così vedere dove e come intervenire per sostenere il loro utili» ha concluso il relatore del corso. In questo corso viene proposto un metodo molto efficace per tenere sotto controllo e gestire al meglio l'attività imprenditoriale attraverso l'utilizzo del software Excel per Windows e di un pratico manuale redatto dal relatore. Il partecipante deve usare il suo computer portatile e la didattica in aula si basa sullo sviluppo di casi concreti che simulano le reali condizioni in cui ci si troverà ad impiegare il sistema. In questo modo concetti, metodi e strumenti ottenuti negli incontri diventano poi stabili procedure nella gestione dell'attività dello studio odontoiatrico. Il redditometro rappresenta uno dei tanti strumenti utlizzati dal Fisco per effettuare controlli a tavolino, con l'o biettivo di individuare i contribuenti che non dichiarano o che nascondono le imposte da versare. In sostanza, sulla base di dati già noti e contenuti nelle banche dati a cui il Fisco ha accesso, l'amministrazione finanzaria tramite un apposito software arriva a stimare il reddito o i compensi percepiti da un contribuente sulla base del suo tenore di vita, includendo nel calcolo anche le eventuali differenze geografiche che influiscono sulle spese. Grazie al redditometro insomma il Fisco va a caccia degli scostamenti tra quanto il contribuente ha indicato in dichiarazione dei redditi e quanto ha speso per il suo te nore di vita nel corso dello stesso anno. Se lo scosta mente è lieve il Fisco non interviene, se è invece un errore medio - oltre il 20% - chiede spiegazioni e convoca per un contraddittorio il soggetto sottoposto a controllo. Se lo scostamento è enorme, il Fisco attiva controlli mirati e fa scattare un accertamento vero e proprio. Il redditometro si applica esclusivamente alle persone fisiche, come i liberi professionisti, e non alle imprese. Da febbraio 2012 i contribuenti potranno utilizzare un software per capire se i redditi dichiarati o che si inten de dichiarare sono coerenti con le spese sostenute. è possibile fare una sorta di stima del rischio di essere sottoposti a controllo da parte dell'Agenzia delle entrate. La formula della tranquillità fiscale La strategia fiscale che conviene seguire è, in base alla mia esperienza, quella di dotarsi di una tecnologia capace di proiettare a fine anno la situazione fiscale in corso di formazione, potendo così prendere per tempo, cioè prima del 31 dicembre di ogni anno, gli opportuni provvedimenti nel caso si stesse uscendo dall’area tutta verde della tabella. Si tratta di strumenti di uso personale: il commercialista non può fare molto in quanto, di solito, il suo compito si limita a trasmettere al Fisco i dati che periodicamente riceve dal cliente. Egli lavora a consuntivo. La strategia proposta invece prevede di intervenire sulle decisioni che causano le entrate e le uscite di tutti i giorni, lavorando preventivamente, verificando settimana dopo settimana, con i software dell’Agenzia o con dei loro sostituti, se la formula della tranquillità fiscale è soddisfatta. Grazie a queste previsioni, chi si troverà ad avere in prospet- tiva un avanzo fiscale, cioè il risultato della formula è superiore a zero, potrà, perché lo saprà per tempo, decidere di investirlo in riduzione di prezzi, in spese di aggiornamento professionale e tecnologico, in organizzazione, insomma per potenziare la sua professione anziché darne, di questo avanzo, una gran parte in tasse. Per inciso, si noterà che chiudendo l’anno con il risultato della formula vicino a zero si va a pagare il minimo possibile. Chi invece si trovasse, in prospettiva, nelle zone più rosse della tabellina, osservando questa formula avrà sempre il punto preciso della sua situazione, dinamico e quotidiano, e potrà lavorare in corso d’anno andando ad aggiustare le cose sul piano privato o su quello delle spese dell’attività finché la formula non sarà soddisfatta. Forse dovrà prendere decisioni che all’inizio saranno spiacevoli, ma nel tempo queste accortezze libereranno delle risorse da poter reinvestire nello sviluppo dell’attività, quindi in un miglioramento del servizio alla clientela, con una piena serenità per il professionista nei confronti della dichiarazione dei redditi. Paolo Bortolini LA FORMULA DELLA TRANQUILLITÀ FISCALE REDDITO DI COERENZA (1) (1) Per informazioni: Paolo Bortolini Tel. 049.8962688 [email protected] www.studiobortolini.com CALCOLARE IL RISCHIO DI ACCERTAMENTO + SPESE PROFESSIONALI (2) - COMPENSO PUNTUALE (3) 0 calcolo del redditometro per il nucleo famigliare (red- dito minimo) (2) spese dell'attività deducibili nel quadro RE di Unico (3) calcolo del compenso minimo da dichiarare fatto da GeRiCo Sds congruo Sds coerente (1) (2) Redditometro coerente (3) SI SI NO SI SI NO NO NO SI SI SI NO NO SI NO NO SI NO SI SI NO NO SI NO Nella tabella l'ampia gamma di situazioni in cui ci si può trovare a seguito dell’applicazione alla dichiarazione dei redditi della coppia studio di settore-redditometro: il passaggio dei colori dal verde al rosso indica il progressivo allontanamento dalla conformità ai calcoli dei due strumenti software dell’Agenzia delle entrate. Parallelamente aumenta la probabilità di essere controllati e accertati se non si dispone di valide giustificazioni per i “No”. (1) compensi incassati maggiori o uguali al "compenso puntuale" di GeRiCo (2) valori dei due indici di coerenza entro le soglie di GeRiCo (3) reddito dichiarato maggiore o uguale al "reddito di coerenza" del redditometro << << DENTAL PRESS 8 Detrazione dell'Iva per le professioni sanitarie Per l’Europa i dentisti avrebbero diritto a detrarre tutta l'Iva pagata sugli acquisti. Il meccanismo dell'indetraibilità porta invece a un'Iva occulta verso il paziente. In tribunale alcuni odontoiatri hanno già vinto il ricorso Un'analisi effettuata da uno studio professionale di Parma mette in evidenza la contraddittorietà di una regola presente nel nostro sistema fiscale, che contrasta con le disposizioni della Corte di giustizia europea. Contrariamente a quanto prescrive la legge italiana, infatti, gli operatori sanitari (inclusi i dentisti) dovrebbero aver diritto a detrarre per intero dai propri redditi l'imposta sul valore aggiunto pagata sul materiale acquistato. Per questo, si può provare a intraprendere un'azione legale davanti al giudice, per ottenere il rimborso dell'Iva pagata indebitamente negli ultimi due anni. Detraggo o non detraggo? Una sorta di “dubbio amletico” assilla gli odontoiatri italiani, e i loro commercialisti, ogni volta che si trovano di fronte al pagamento di una tassa assai poco gradita ai contribuenti e ai consumatori. Si tratta dell'Iva (imposta sul valore aggiunto), che pesa in genere per il 21% sul prezzo finale dei principali beni o servizi di consumo (con l'eccezione di alcune categorie di merci, come gli alimenti, che sono soggetti a un prelievo inferiore, pari al 4 o al 10%). Per chi esercita le professioni sanitarie, odontoiatri compresi, la normativa italiana presenta da tempo una contraddizione, che potrebbe aprire la strada a una valanga di ricorsi nei tribunali di tutta la Penisola, con la richiesta di rimborso dell'imposta già pagata negli anni passati da parte di molti professionisti del settore sanitario. La contraddizione nella legge I dentisti italiani, come molti sapranno, sono infatti dei contribuenti titolari di partita Iva, e devono pagare l'imposta sul materiale acquistato per il proprio studio. Allo stesso tempo, però, le prestazioni sanitarie erogate al pubblico sono esentate per legge da questa “tassa”, per ovvie finalità sociali, cioè per evitare un pesante salasso ai danni dei pazienti bisognosi di cure mediche. I dentisti si trovano dunque in una situazione un po' paradossale poiché pagano l'Iva sulle operazioni di acquisto ma, a differenza di quanto avviene per molti altri lavoratori autonomi, non possono applicare questa imposta sulle fatture emesse. Inoltre, nella normativa fiscale italiana, i medici o gli odontoiatri non possono neppure detrarre l'Iva sugli acquisti dal proprio reddito imponibile, proprio perché le prestazioni sanitarie non sono soggette a questa tassa. Il meccanismo del pro-rata A dire il vero, le normative generali sull'Iva prevedono anche delle eccezioni, giacché L'IVA PER GLI ODONTOIATRI (E GLI OPERATORI SANITARI) Gli odontoiatri, come gran parte dei lavoratori autonomi, sono formalmente titolari di partita Iva. Tuttavia le prestazioni sanitarie sono per legge esenti dall'imposta. Su ogni prestazione medica, dunque, i dentisti non devono applicare la maggiorazione Iva (del 4, del 10 o del 21%) prevista invece per altri beni o servizi. I dentisti si trovano dunque in una situazione un paradossale poiché pagano l'Iva sulle operazioni di acquisto, cioè sui medicinali o sul materiale comprato per il proprio studio e, nello stesso tempo, non possono detrarre questa imposta dai propri guadagni, in quanto le prestazioni erogate ai pazienti sono per legge esenti dall'Iva. Le normative generali sull'Iva prevedono però delle eccezioni, poiché non tutti i servizi erogati dagli odontoiatri sono esenti dall'imposta. Alcune prestazioni che non riguardano le cure mediche fornite direttamente ai pazienti, sono infatti soggette all'Iva. È il caso, ad esempio, delle consulenze fornite come periti ai tribunali oppure dei compensi ricevuti per qualche intervento a conferenze o a convegni. non tutti i servizi erogati dagli odontoiatri sono esenti dall'imposta. Alcune prestazioni (che non riguardano le cure mediche fornite direttamente ai pazienti) sono infatti soggette all'Iva. È il caso, ad esempio, delle consulenze fornite dai dentisti come periti nei tribunali oppure dei compensi ricevuti per qualche intervento a conferenze o a convegni. Dunque può accadere che un odontoiatra eroghi sia delle prestazioni soggette all'imposta sul valore aggiunto, sia delle prestazioni esenti. In questo caso, il professionista può detrarre l'Iva sugli acquisti in maniera proporzionale alla composizione dei ricavi dello studio, con un meccanismo che in gergo tecnico viene definito pro-rata. Meglio chiarirsi le idee con un esempio concreto: se un dentista incassa in un anno 100mila euro, di cui il 15% (cioè 15mila euro) deriva da prestazioni soggette all'Iva (ad esempio da consulenze), potrà detrarre dal proprio reddito soltanto il 15% dell'intera imposta sul valore aggiunto pagata sugli acquisti. La normativa europea Un'analisi approfondita effettuata nel settembre scorso da Matteo Poli e da Giuseppe Zambello, titolare dell'omonimo studio di consulenza fiscale e societaria di Parma (www.studiozambelloparma.it), ha messo però in evidenza una significativa contraddizione tra la normativa italiana e quella esistente nella maggior parte dei Paesi stranieri a noi più vicini. Diversi pronunciamenti della Corte di giustizia europea, infatti, hanno ribadito che la detraibilità dell'imposta rappresenta «una parte integrante del meccanismo di applicazione dell'Iva e, in linea di principio, non può essere soggetta a limitazioni». Ciò significa che la normativa fiscale italiana risulta di fatto in contrasto con quella applicata negli altri Paesi del vecchio continente e che il meccanismo della detraibilità pro-rata, previsto per gli operatori sanitari, potrebbe rivelarsi del tutto illegittimo. L'Iva occulta In altre altre parole, secondo la Corte di giustizia europea, i dentisti dovrebbero aver dirit- to a detrarre tutta l'Iva pagata sugli acquisti e non soltanto una parte. Per quale ragione? Innanzitutto perché, secondo Poli e Zambello, il meccanismo dell'indetraibilità porta di fatto all'applicazione un'Iva occulta, che danneggia poi chi usufruisce delle prestazioni sanitarie. Non potendo sottrarre dal proprio reddito imponibile l'imposta già pagata sugli acquisti, infatti, i medici e gli odontoiatri finiscono per aumentare le tariffe delle prestazioni eseguite, facendo pagare così ai pazienti i costi di questa vessazione fiscale. Dunque, proprio a causa della mancata detraibilità, la decisione di esentare dall'Iva le prestazioni sanitarie non porta in realtà alcun beneficio ai cittadini, cosa che è in totale contrasto con le finalità della normativa che ha esentato i servizi sanitari da questa imposta. Costi anche per lo stato Ma il meccanismo dell'indetraibilità finisce anche per avere delle ripercussioni negative sulle casse dello stato. Tra gli operatori che erogano le prestazioni sanitarie, infatti, ci sono pure molti soggetti pubblici, come le Asl e le le aziende ospedaliere. Anche questi enti applicano delle tariffe (cioè i ticket o contributi di altro genere) totalmente esenti da Iva, ma non possono detrarre l'imposta sulla merce acquistata, ad esempio sui medicinali o sul materiale sanitario forniti dalle case farmaceutiche. Dunque, per le Asl o per gli ospedali pubblici, l'imposta sul valore aggiunto non detratta diventa un costo, che può generare consistenti perdite d'esercizio, le quali finiscono poi per pesare sul bilancio dello stato. Le soluzioni e i ricorsi in tribunale Per mettere fine a queste distorsioni presenti nel nostro sistema fiscale, secondo i professionisti dello studio Zambello, basterebbe davvero poco: una piccola modifica alle principali norme sull'Iva esistenti in Italia (cioè agli articoli 10 e 19 del Dpr n. 633 del 1972), introducendo anche per gli operatori sanitari la possibilità di detrarre l'impo- sta. Chi ritiene di essere stato danneggiato della attuali regole sull'Iva, però, ha qualche arma efficace per difendersi, anche se non vi sarà una modifica alla legge. Sono molte, infatti, le sentenze dei tribunali che di recente hanno accolto il ricorso presentato da alcuni professionisti del settore sanitario, i quali chiedevano la restituzione dell'Iva indebitamente versata. Nello specifico, i giudici hanno stabilito la prevalenza della giurisdizione europea su quella italiana, sancendo la piena detraibilità dell'imposta anche per chi eroga delle prestazioni sanitarie esenti. La prima sentenza di questo tipo è stata emessa dalla Commissione tributaria regionale di Torino, a cui sono seguiti analoghi pronunciamenti dei giudici tra il 2008 e il 2011, nelle città di Catania, Alessandria, Catanzaro, Roma e Venezia Mestre. Due anni per agire Come se non bastasse, il 20 settembre scorso si è aggiun- to anche un pronunciamento della Commissione tributaria provinciale di Parma che, di fronte a un ricorso presentato da un professionista sanitario, ha inviato una richiesta di chiarimenti alla Corte di giustizia europea, per verificare se vi sia un contrasto tra la normativa italiana sull'Iva e quella degli altri Paesi comunitari. Un contrasto che, come ricordato, porta a una ingiusta penalizzazione degli operatori del settore sanitario attivi nel nostro Paese. La strada per una lunga serie di vittorie dei medici e dei dentisti italiani contro l'indetraibilità dell'imposta sul valore aggiunto sembra dunque quasi spianata, almeno nelle aule dei tribunali. Va ricordato, però, un particolare tutt'altro che trascurabile: il diritto al rimborso dell'Iva indebitamente pagata si prescrive nell'arco di due anni. Dunque, i tempi per presentare eventuali ricorsi sono abbastanza ristretti. Andrea Telara COSA CAMBIA CON IL DECRETO SALVA-ITALIA: L’IVA SALE AL 23% Una crescita del 3% nell'arco di un anno. È il rialzo subito a partire dall'estate scorsa dall'Iva , per effetto delle ultime manovre economiche del governo Berlusconi e del «decreto salva-Italia», cioè il pacchetto di misure adottate dall'esecutivo guidato da Mario Monti per mettere a posto i conti pubblici. Nel luglio 2011, l'ex-ministro dell'Economia Giulio Tremonti aveva già deciso un aumento dell'imposta sul valore aggiunto di un punto, dal 20 al 21%, ma l'attuale governo ha deciso di spingersi ben oltre, con un ulteriore rialzo di 2 punti (fino al 23%) che scatterà però soltanto dal prossimo mese di luglio. Per gli odontoiatri, in teoria, non cambia nulla, poiché di solito le loro fatture sono esenti da questa tassa. Purtroppo, però, molti professionisti si troveranno ad affrontare maggiori spese, ogni volta che comprano del materiale per il proprio studio. Per effetto di questo inasprimento fiscale, saliranno inoltre i costi per le bollette del telefono, per le connessioni a Internet e per diversi tipi di servizi. Ad esempio, un professionista che per il proprio studio effettua degli acquisti di beni oggetti all'Iva per un valore di 100mila euro, nel 2013 pagherà 2mila euro in più di tasse rispetto al 2010. Non è certamente una buona notizia, anche perché nel 2012 arriverà anche un'altra imposta: l'Imu (imposta municipale unica) che colpisce gli immobili e sostituisce la vecchia Ici, sulla prima e la seconda casa. Andrea Telara impiantiorali.org, nasce il servizio di Sympla per dentisti e pazienti GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL Dalla «filosofia di attenzione per il cliente» nasce un portale per promuovere l’incontro tra pazienti e strutture odontoiatriche che praticano l’implantologia. All’interno è attivo anche un forum per dialogare e confrontarsi con i colleghi > Sympla è una realtà aziendale che si è affacciata da qualche anno in un mercato competitivo e apparentemente maturo come quello implantologico. «Sympla non è esattamente una nuova società, bensì quello che in termine tecnico si definisce spin-off della divisione implantologica Simit Dental attiva sin dagli anni ‘80 - spiega Andrea Venturelli, Ceo di Sympla -. Nel 2010 da questa scissione nasce Sympla con l’obiettivo di instaurare un rapporto ancora più stretto con la propria clientela. Infatti le linee di impianti attualmente presenti e precedentemente distribuite da Simit Dental vengono usate con successo da oltre vent’anni da numerosi professionisti, numero che grazie alla nuova struttura di vendita diretta sta crescendo ogni anno nonostante un mercato così frammentato come quello implantologico». Anche il mercato dell’implantologia sta risentendo della crisi economica che sta toccando un po' tutti i comparti? Il settore dell'implantologia è cresciuto molto negli ultimi Andrea Venturelli anni e il mercato italiano è di fatto il primo in Europa in termini di numero di pezzi venduti. A due anni dalla nascita di Sympla, cosa la differenzia dalle altre aziende presenti sul mercato? La stima da una recente ricerca di mercato di Key-Stone è di un valore settoriale che si aggira intorno ai 230 milioni di Euro, con un numero di impianti di 1,4 milioni. I pazienti trattati nel 2010 risultano essere circa un milione mentre per il 2011 si prevede, nonostante il periodo economico non favorevole, un aumento del +2%, segnale che l'implantologia rimane sempre un settore in crescita. In Italia sono presenti oltre 200 aziende tra produttori e distributori di linee implantologiche e crediamo fortemente che una differenzazione in termini di servizi e qualità siano fondamentali per guadagnarsi la fiducia dell’odontoiatra. Torniamo a Sympla, quali sono i motivi della scelta di uno spin -off da Simit Dental? Perché l’implantologia richiede il servizio di consulenti specializzati, che siano molto preparati tecnicamente e culturalmente sulla materia. Sympla si avvale di line specialist di pluriennale esperienza nel campo implantologico che possano così offrire una vera e propria consulenza tecnico-scientifica al servizio del cliente. D’altronde oltre il 90% del mercato implantare oggi opera un rapporto diretto con il medico. Dando per scontato che i prodotti storici Pitt Easy, Endopore e i nuovi che vi abbiamo aggiunto sono assolutamente affidabili, abbiamo lavorato su altri valori che fossero differenzianti. I passaggi che ci eravamo posti avevano questi obiettivi: • creare un eccellente servizio per la clientela, affidabile, rapido ed efficiente; Implantologia Unica implantologia possibile è quella di qualità Il presidente della Sio confessa a Italian Dental Journal le gioie e le fatiche che lo hanno portato all'organizzazione di un congresso internazionale di altissimo livello proprio nell’anno del ventennale della società scientifica • strutturare un’azienda attenta al risparmio, snella, senza costi inutili e in rapporto diretto con la fabbrica di produzione; • incrementare il numero dei nostri specialisti sul territorio al fine di garantire un miglior servizio; • diventare un partner importante per i nostri clienti aiutandoli ad avere sempre maggior successo nella loro professione. Ai primi tre punti abbiamo dedicato tutto il 2010 e il primo semestre 2011, rinnovando completamente la gamma dei prodotti e mettendoci a garanzia la nostra firma: Sympla. Per aumentare la visibilità dei nostri clienti e procurare loro nuovi contatti abbiamo invece attivato il nuovo sito www.impiantiorali.org . A chi è rivolto impiantiorali.org? Il sito ha due sezioni ben distinte. Quella pubblica è dedicata al paziente, quindi a tutti coloro che desiderano avere maggiori informazioni sull’implantologia. Quella specialistica è invece riservata agli odontoiatri, che posso usufruire di una “vetrina” personalizzabile in cui presentarsi e di un forum per dialogare con i colleghi. Cosa offre il sito a un utente che voglia capire meglio co s’è l’implantologia? Un linguaggio semplice e nello stesso tempo professionale. Delle risposte ai suoi dubbi di base: che vantaggi mi da l’implantologia? Che rischi ho? È dolorosa? È duratura? Tutte le risposte a questi dubbi sono nel sito, con in più la possibilità di avere informazioni aggiuntive e personalizzate, a richiesta. Infine c’è la possibilità di effettuare una prima visita gratuita presso uno dei centri specializzati. Quali sono i vantaggi per gli odontoiatri? È ovvio a tutti che anche un imprenditore atipico come l’odontoiatra non deve solo controllare i costi ma anche operare per un aumento del suo volume d’affari, che poggia su due obiettivi di base: mantenere i clienti/pazienti attuali e ricercarne di nuovi. Nel primo caso operiamo con Sympla, che garantisce i suoi clienti non solo a parole ma con impegni pubblici di Carta diritti dei grande rilievo. Questi impegni sono la “C clienti” e la “G Garanzia ai clienti”, pubblicati anche sul sito www.sympla.it, dove primi e unici nel settore ci impegniamo formalmente nei confronti di chi si affida a noi per le sue soluzioni implantari. A procurare nuovi clienti stiamo lavorando con il sito www.impiantiorali.org in cui offriamo in modo professionale un’area di contatto tra la domanda di una implantologia di qualità e un’offerta di strutture adeguate. E per l’aspetto professionale? Cosa offrite all’implantologo? Offriamo un libero luogo di colloquio e confronto, molto basato sull’esperienza clinica, non solo ai clienti Sympla ma a tutti gli implantologi interessati. Amiamo la semplicità e crediamo che “incontrarsi” tra colleghi resti un fondamentale momento di crescita professionale. Ad aprire questo «speciale» che Italian Dental Journal dedica a una delle branche più affascinanti dell'odontoiatria, l'implantologia, è il professor Eugenio Romeo , presidente della Società italiana di implantologia osteointegrata, (Sio) che celebra proprio in questi giorni a Milano la ventesima edizione del suo congresso. La società scientifica in questi ultimi anni ha concentrato la sua attenzione sul tema della qualità, vista non solo dal punto di vista clinico ma anche scientifico e manifatturiero. Perché il rischio, molto concreto, è quello di uno scadimento degli standard delle terapie: «la deriva alla quale stiamo assistendo sta portando la nostra professione sempre di più verso un'odontoiatria a basso costo, senza supporto scientifico e di conseguenza di bassa qualità» avverte il professor Romeo. La prima domanda che le rivolgo è strettamente collegata all’iniziativa di questo numero di Italian Dental Journal, ed è un gioco di parole: speciale implantologia o implantologia speciale? Esiste certamente un’implantologia di serie A, qualitativa, rispetto ad una di serie B, quantitativa e seriale. Come fare perché il paziente possa distinguerle? L’argomento è molto complesso. Il paziente non è in grado di valutare il livello qualitativo dei prodotti utilizzati dal proprio odontoiatra. È però in grado di riconoscere metodologie operative di qualità quali l’illustrazione da parte dell’odontoiatra delle varie alternative terapeutiche; la preparazione del campo ope- ratorio, che non può essere lo stesso di quello che si attua durante l’esecuzione ad esempio di un’otturazione; la consegna di un passaporto implantare che illustri la marca dell’impianto, il tipo e le caratteristiche, che consente di identificare in qualunque parte del mondo l’impianto utilizzato. Gli argomenti riguardanti le performance di alta qualità, che sono al centro del ventesimo congresso internazionale Sio, sono in sintonia con quello che è diventato il marchio di fabbrica della società scientifica: prestazioni altissime, qualità eccellente. È un obiettivo perseguibile anche in tempi di crisi? SISTEMI IMPLANTARI: MANCA LA FASE DI SPERIMENTAZIONE Nella scelta del sistema implantare da utilizzare concorrono diverse valutazioni cliniche e altre legate alla sensibilità dell'operatore. Se da una parte è certamente difficile esprimere una preferenza, dall'altra è forse possibile identificare i difetti che un sistema implantare non deve avere. A questo proposito il professor Leonardo Trombelli, direttore del Centro interdipartimentale di ricerca per lo studio delle malattie parodontali e perimplantari dell’Università di Ferrara, ha le idee chiare: «la qualità dei sistemi implantari si misura soprattutto sul loro successo clinico scientificamente documentato». Un concetto che era emerso con forza già nel Ritengo che sia assolutamente indispensabile. Infatti è proprio nei momenti di crisi che l’unica chance per emergere e raccogliere consensi in un panorama culturale così affollato di eventi culturali più o meno discutibili. Il problema è riuscire a proporre contenuti non solo scientifici ma anche di alta applicabilità clinica. Perché l’odontoiatra vuole crescere nel saper fare, e non nel sapere filosofico. Oggi la Sio ha una riconoscibilità scientifica a livello internazionale: come è stata raggiunta e quali ulteriori obiettivi potrebbe proporsi per il futuro? La visibilità e i riconoscimenti che la Sio ha ottenuto negli anni sono ovviamente il frutto di un lavoro molto impegnativo e costante dei vari board che si sono succeduti negli ultimi venti anni. La convinzione che una branca che così tanto ha modificato l’operatività clinica odontoiatrica dopo il fluoro, non potesse non avere una società di riferimento è stato il pallino dei vari presidenti. Credo sia doveroso citarli tutti: il professor Antonino Salvato, il professor Cesare Brusotti, il professor Giorgio Vogel, mio maestro, il professor Adriano Piattelli, il dottor Denis Cecchinato, il professor Leonardo Trombelli, il dottor Giuseppe Luongo. A tutti loro va il merito di aver combattuto, nonstante l’ostilità di molte altre società scientifiche, perché la Sio venisse riconosciuta come una società scientifica “con le due S maiuscole”. Fare il presidente di una società scientifica che ha raggiunto livelli di questo tipo è un impegno non da poco: le ha cambiato la vita professionale o anche quella personale? Resteranno segni indelebili? Se intendiamo indelebili in senso negativo non direi, mentre se lo intendiamo in senso positivo sicuramente è un’esperienza molto forte. Ha certamente stravolto la mia attività professionale e influenzato fortemente la mia vita personale, richiedendo almeno tre ore al giorno di impegno costante. Dirigere una società scientifica come la Sio dà sicuramente molte preoccupazioni da un punto di vista gestionale, perché oramai i bilanci di società come la nostra sono paragonabili a quelli di una vera e propria azienda. Resta il fatto che tutto questo è stato condiviso con un board fantastico, che mi ha supportato e aiutato in maniera fatti- Forum Qualità della Sio del 2008, quando a guidare la società scientifica era proprio Trombelli. «Troppo spesso purtroppo le tecnologie che ci vengono proposte - biomateriali compresi - sono corredate da una documentazione scientifica insufficiente dal punto di vista clinico, anche se sufficiente al processo di accreditamento commerciale. Ad esempio gli impianti vengono testati meccanicamente, ma poi ci si dimentica di dirci qual è il livello di osteointegrazione o il bone-to-implant contact - ammette il professor Trombelli -. Oggi la garanzia che abbiamo sui nuovi sistemi implantari ha a che fare con la certificazione che ne consente la commercializzazione, ma la validazione biologica e scientifica viene fatta a posteriori, nella bocca dei nostri pazienti. È necessario che venga istituito un sistema di va nelle decisioni importanti di questo biennio. E per questo li ringrazio di cuore. Come non posso che ringraziare la mia famiglia che ha sopportato questo uragano che è passato nella nostra vita. Nelle sue intenzioni, quale sarà la traccia maggiore del suo passaggio in Sio come presidente? La mia speranza è che lo sforzo che stiamo facendo per innovare il progetto formativo attraverso la Fad e la piattaforma sia di vera utilità e riconosciuto e apprezzato dai clinici. Altro aspetto sicuramente qualificante è la continua ricerca di sinergie con l’università, perché riteniamo fondamentale far comprendere ai giovani laureati che questa professione deve fare della qualità il principio ispiratore. Infine spero che il congresso di Milano, che prevede un panel di relatori di così alto livello e profilo scientifico e clinico che molto difficilmente è possibile ricordare in Italia, rimanga nella storia della nostra società. Di che cosa si occupa il presidente Sio nel tempo libero, e di che cosa si occuperà quando non sarà più presidente? Tempo libero? Intende le sei ore che rimangono della gior- nata per dormire? Sicuramente dopo la presidenza cercherò di dedicare più tempo alla mia famiglia, vale a dire a mia moglie, a mia figlia di 11 anni e a mio figlio di 25. Per ultimo, ma di non minore importanza, vorrei dedicarmi a imparare una professione per me sconosciuta: avendo la mia terza figlia avuto da tre mesi una splendida bambina di nome Bianca Maria, voglio con grandissima applicazione studiare e fare molto tirocinio per diventare un nonno “di qualità”... Qual è stata la seduta con un paziente che, per la sua particolarità, non dimenticherà mai? Devo dirle che di aneddoti particolari non ne ho. Quello che mi fa felice è l’affetto che mi dimostrano quotidianamente i miei pazienti con i quali da sempre ho instaurato un rapporto umano e non solo professionale. Quando un paziente mi racconta, come se fossi un fratello, i suoi pensieri o le sue preoccupazioni, mi rendo conto di come sia bello fare il medico come lo era una volta. Oggi invece spesso il medico è un tecnocrate e questo non mi piace. Paolo Pegoraro validazione, sull'esempio dell'Aifa o dell'Fda americana, che si preoccupi non solo che quel dispositivo medico risponda alla normativa CE ma che abbia superato delle specifiche fasi di test clinico che ne garantiscano un certo grado di sicurezza». La situazione attuale insomma non offrirebbe sufficienti garanzie ai pazienti. Servono regole, perché chiedere al mercato di autoregolamentarsi è certamente utopistico. Ma aziende virtuose ce ne sono ancora: «La differenza tra sistemi implantari di qualità e non di qualità sta nell'investimento in termini di ricerca che fa un'azienda per progettarli, testarli e soprattutto validarli clinicamente» ha concluso Leonardo Trombelli. A. P. Igiene dello studio Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL CASO CLINICO 12 Igiene dello studio Caso clinico documentato dal professor Eugenio Romeo Direttore del dipartimento di odontostomatologia dell'Azienda Ospedaliera San Paolo - Polo Universitario di Milano > Riabilitazione di edentulia singola in paziente con parodontite cronica << Laser Ortodonzia Laser Implantologia > Fig. 1: immagine frontale di una paziente di circa 55 anni che si presenta per una mobilità di terzo grado dell’incisivo superiore di sinistra RISCHIO > Fig. 2: particolare della zona incisale superiore BASSO MEDIO Fig. 3: status radiografico completo dove si evidenzia un certo grado di riassorbimento osseo generalizzato in paziente con diagnosi di parodontite cronica dell’adulto > ALTO Salute generale Paziente sano - Immunodeficienza Fumo Non fumatore < 10 sigarette/die > 10 sigarette/die Aspettativa del paziente Bassa Media Alta Linea del sorriso Bassa Media Alta Biotipo gengivale Piatto e spesso Intermedio Sottile e festonato Forma dei denti naturali Rettangolare - Triangolare Infezioni in sede implantare Nessuna Cronica Acuta Livello osseo dei denti adiacenti < 5mm al punto di contatto 5-7 mm al punto di contatto > 7mm al punto di contatto - Protesizzato Fig. 5: particolare occlusale del posizionamento implantare avvenuto al momento dell’estrazione dell’incisivo centrale superiore di sinistra > Stato riabilitativo dei denti adiacenti Sano Larghezza spazio edentulo 1 dente RN: > 7 mm 1 dente NN: > 5.5 mm 1 dente RN: < 7 mm 2 o più elementi 1 dente NN: < 5.5 mm Anatomia dei tessuti molli Tessuti intatti - Anatomia dei tessuti duri Nessuna carenza ossea Carenza orizzontale Tessuti imperfetti Carenza verticale Fig. 4: schema di valutazione del rischio estetico dove vengono evidenziati i fattori di rischio sistemici e locali nella riabilitazione implantare del paziente > > Fig. 9: guarigione dei tessuti molli dopo quattro settimane dalla chirurgia Fig. 12: visione frontale del caso completato con il trattamento dei tessuti parodontali e dentali, nonché la riabilitazione dell’edentulia singola mediante riabilitazione implanto-protesica > > > Fig. 6: riempimento del difetto osseo con materiale eterologo > Fig. 7: radiografia endorale dell’impianto posizionato Fig. 10: immagine dei tessuti condizionati mediante progressivo incremento del profilo di emergenza del provvisorio alla poltrona con materiale composito > Fig. 13: particolare della zona riabilitata > Fig. 11: immagine occlusale dei tessuti molli al termine del condizionamento Fig. 14: rx endorale dell’impainto al momento del posizionamento della corona in zirconia-ceramica > > Fig. 8: immagine del provvisorio a carico immediato posizionato 24 ore dopo l’intervento chirurgico, che si è deciso di applicare visto il torque di inserimento implantare > Fig. 16: immagine di controllo a quattro anni dal carico Igiene dello studio 15 << Laser Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL Igiene dello studio "Approccio" parodontale all'implantoprotesi Ortodonzia Dalla salvaguardia del dente all'eventuale riabilitazione implantoprotesica: lo specialista deve ritrovare gli insegnamenti della parodontologia per operare al meglio, anche quando l'impanto è inevitabile Laser L'aggiornamento professionale è da sempre una delle poche ma salde certezze dell'odontoiatria, in ogni branca. Un assioma che è ancor più vero, se possibile, per l'implantologia, per vari motivi. Oggi sono molteplici le possibilità di approfondire le conoscenze in campo implantologico soprattutto attraverso specifici percorsi accademici, e grazie al fiorire di società scientifiche, master e corsi di perfezionamento universitari, oggi si ritrovano molte occasioni per affinare le proprie tecniche, valutare le nuove acquisizioni della comunità scientifica e imparare a mettere in discussione ciò che si è fatto fino al giorno prima in studio. Spesso purtroppo la spinta scientifico-culturale che ci arriva in direzione implantoprotesica, ci fa dimenticare le “buone e vecchie” conoscenze sulle metodiche cliniche atte alla salvaguardia del dente. Ecco dunque la necessità di recuperare le conoscenze che ci vengono dalla parodontologia, con un duplice fine: primo, garantire ai nostri pazienti la longevità della dentizione permanente attraverso percorsi preventivi e terapeutici indirizzati al mantenimento o ripristino della salute dei tessuti parodontali; secondo, acquisire competenze per la gestione dei tessuti duri e molli perimplantari, che inevitabilmente derivano dal bagaglio di conoscenze teorico-pratiche specifiche della chirurgia parodontale. Un esempio di questi percorsi formativi di eccellenza è senCorso avanzato di parodontologia» organizzato za dubbio il «C dal Centro interdipartimentale di ricerca per lo studio delle malattie parodontali e perimplantari dell’Università di Ferrara, che è diretto dal professor Leonardo Trombelli, past president della Società italiana di implantologia osteointegrata (Sio) e socio attivo della Società italiana di parodontologia (Sidp). Il corso, che si tiene ogni anno tra aprile e dicembre, affronta con un taglio pratico le principali problematiche chirurgiche parodontali. Un percorso didattico che viene ben completato Riabilitazione dall'altro corso attivato dal Centro, quello sulla «R implantoprotesica nel paziente parodontalmente compro messo», che si tiene tra maggio e ottobre e che rappresenta idealmente la seconda tappa di un progetto didattico biennale più ampio (per informazioni: www.unife.it/parodontologia). Italian Dental Journal ha incontrato il professor Trombelli per capire quale sia il corretto approccio a un aggiornamento professionale - e a una pratica clinica - di qualità. Quando in pazienti parodontalmente compressi non si riesce a recuperare un elemento, allora una possibile soluzione è l'implantoprotesi. Implantologia Professor Trombelli, qual è la struttura didattica del corso avanzato di parodontologia? Nel corso avanzato di parodontologia abbiamo dato priorità alle tecniche chirurgiche che consentono il recupero di un dente parodontalmente compromesso. In ogni incontro di tre giorni viene sviluppato un programma didattico in tre step, dal giovedì al sabato. Il primo giorno si assiste a interventi di live surgery a cui segue un'attenta revisione della letteratura scientifica di riferimento. Il giorno successivo vengono spiegate indicazioni e controindicazioni al trattamento e analizzati tutti gli step chirurgici dal punto di vista teorico, acquisendo la consapevolezza sugli obiettivi del trattamento e sulle modalità di esecuzione. Infine il sabato il discente si esercita sulla tecnica chirurgica, acquisendo dunque anche la manualità necessaria. Non sempre però è possibile salvare l'elemento... Anche se abbiamo un livello di prevedibilità elevatissimo per queste tecniche chirurgiche, non sempre è possibile salvare un elemento dentario. Siamo un centro di riferimento per le tecniche ricostruttive parodontali e oggi riusciamo a salvare anche elementi dentali che hanno perso il 70-80% del supporto parodontale. Ma in alcuni casi dobbiamo necessariamente arrenderci: alcuni elementi sono di fatto irrecuperabili, per motivi funzionali, estetici o per entrambe le ragioni. E qui nasce il percorso didattico del corso di riabilitazione implantoprotesica. Quali specificità presenta? Anzitutto il background: è un corso di impianti fatto da un team di parodontologia. La filosofia di base dunque è quella per cui gli impianti sono funzionali alla sostituzione solo ed esclusivamente dei denti che sono stati perduti o irrimediabilmente compromessi. In altri termini, l'approccio sull'elemento è prima di tutto conservativo; quando il recupero non rappresenta più un’opzione terapeutica obiettivamente raggiungibile, allora scatta l'opzione implantoprotesica. Un approccio culturale prima ancora che scientifico, che mira a conservare e rispettare quanto più possibile la biologia del cavo orale. L’implantoprotesi rimane un'affidabile possibilità riabilitativa, ma rappresenta la soluzione estrema nell'impossibilità di salvare l'elemento dentario. Una forte impronta a questo particolare approccio all'implantologia viene dato anche dalla presenza, in qualità di docenti, di numerosi soci attivi della Società italiana di parodontologia. Quale il filo conduttore dei due corsi? Se il nostro paziente ha perso uno o più elementi per motivi parodontali significa che ci troviamo di fronte a una situazione anatomica compromessa, dove la quantità e qualità del tessuto osseo e dei tessuti molli è molto scarsa. È quindi necessario mettere in atto strategie di ricostruzione dei tessuti duri e molli che renda il successivo intervento implantare non solo accettabile dal punto di vista funzionale, ma anche da quello estetico. Ecco perché abbiamo dato spazio alle metodiche ricostruttive, sia preimplantari che perimplantari. Buona parte delle tecniche di ricostruzione dei tessuti, non ultimo il management dei tessuti molli che si associa alla ricostruzione dei tessuti duri pre o perimplantari, sono mutuate dalla parodontologia. Se so fare un aumento delle dimensioni gengivali attorno ai denti, lo saprò fare anche attorno agli impianti; se so avanzare coronalmente un lembo attorno ai denti, lo saprò fare anche attorno agli impianti. Nel corso si è quindi cercato di proporre, in maniera pratica, i concetti più utili derivati dalle nozioni biologiche e operative che guidano le scelte terapeutiche in chirurgia parodontale, quelli che possono essere esportati e adattati per la ricostruzione pre o perimplantare. Entrambi i corsi sono fortemente evidence based. Un approccio che spesso può fare la differenza tra un intervento di successo e un insuccesso. Concretamente come si pratica l'evidence based dentistry? Nell'evidence based medicine noi crediamo molto e in qualità di centro di ricerca ci occupiamo anche di corroborare con prove di efficacia tutti i procedimenti clinici, come per esempio le differenti tecniche chirurgiche, sottoponendoli al vaglio di studi clinici controllati. Il dottor Roberto Farina durante le sue lezioni - non si limita infatti ad effettuare una revisione della letteratura pertinente per fornire il background scientifico alle procedure insegnate, ma si sofferma anche sugli aspetti metodologici della ricerca, per fornire ai partecipanti gli strumenti critici per poter leggere e interpretare un articolo scientifico: qual è stato il razionale dello studio (inteso come problematica clinica da risolvere), come capire la qualità della ricerca presentata attraverso un’analisi della metodologia adottata, come discernere le informazioni fornite dai diversi disegni di studio, come interpretare i risultati. Insomma una guida all'informazione scientificamente disponibile che possa servire come una sorta di "Gps" per valutare con consapevolezza il livello di evidenza di quello che ci viene > Leonardo Trombelli UNIFE PERIO STUDY CLUB IL FORUM PERMANENTE Al Centro interdipartimentale di ricerca per lo studio delle malattie parodontali e perimplantari di Ferrara si sperimenta dal 2009 una nuova modalità didattica: l'Unife Perio Study Club riunisce coloro che negli anni hanno partecipato a uno dei corsi di formazione post-laurea dell’Università romagnola. «L’impostazione didattica che abbiamo scelto è quella della lezione frontale ma ad alto impatto clinico - ci ha spiegato il professor Leonardo Trombelli, direttore del Centro -. Si discute prevalentemente di parodontologia e implantologia, ma vengono affrontate anche le altre branche odontoiatriche nella misura in cui servono da complemento a qualsiasi terapia chirurgica. Oltre alla normale didattica, c'è un utilissimo confronto tra i membri del Club, che discutono i casi clinici trattati nei loro studi privati». La didattica continua poi online, con materiali disponibili via web. Il Perio Study Club nasce dunque con l’intento di agevolare l’aggiornamento continuo di un gruppo limitato di professionisti già dotati di una buona conoscenza della materia e delle competenze cliniche necessarie per trattare il paziente parodontalmente compromesso. «Oltre che per agevolare i nostri corsisti, questa scelta è stata adottata anche per garantire una sufficiente omogeneità nel livello di preparazione dei partecipanti» spiega Trombelli. 23 marzo, 5 ottobre e Nel 2012 sono previsti tre incontri (2 23 novembre) durante i quali un relatore di riconosciuta competenza clinica e scientifica tratterà una tematica specifica, approfondendone gli avanzamenti più recenti e analizzandone in modo critico gli aspetti clinico-pratici. La presentazione completa del Perio Study Club e il programma dettagliato degli incontri sono disponibili su www.consorzioferrararicerche.it A. P. proposto ai congressi, o letto sulle riviste scientifiche. Quale spazio invece per l'esperienza personale? Anch'essa si rivela molto importante. C'è stato un periodo, che definisco ideologico, in cui l'evidence based medicine veniva considerata il faro della pratica clinica, un paradigma in cui era necessario eliminare ogni filtro derivante dall'esperienza personale per affidarsi al concetto supremo di "evidenza scientifica". Oggi fortunatamente questo approccio integralista è stato superato e l'Ebm serve ora per dirci cosa potenzialmente è efficace e cosa non lo è. Non dimentichiamoci infatti che l'Ebm è costruita sulle informazioni derivanti dagli studi clinici randomizzati, in genere svolti in un contesto acca- demico e su popolazioni di studio selezionate, in condizioni dunque che non corrispondono in tutto e per tutto alla realtà clinica che ritroviamo nei nostri studi professionali. L’esperienza clinica ci consente di filtrare le informazioni che derivano dall’Ebm in relazione alla specificità del paziente (richieste, aspettative, disponibilità di tempo e risorse, ecc.), alla nostra capacità operativa, alle condizioni ambientali in cui operiamo. E quindi ci consente di adattare o "mediare" l'evidenza scientifica sulla base di numerosi fattori "ambientali" condizionanti. È proprio in questa "mediazione" che ritroviamo la massima espressione di quello che definiamo "senso clinico". Andrea Peren Igiene dello studio Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL CASO CLINICO il completo radiografico periapicale (fig. 2) rivelano come il paziente sia affetto da parodontite cronica severa generalizzata. Secondo il profilo di rischio elaborato dal nostro Centro (Trombelli et al. 2009), il paziente è stato configurato in una categoria a rischio elevato per progressione della patologia se lasciata non trattata (fig. 3). Il piano di trattamento ha previsto, pertanto, una prima fase di terapia parodontale causale, organizzata in sedute multiple di periodontal debridement ed istruzioni di igiene orale domiciliare. Dopo aver controllato il livello di infezione ed infiammazione parodontale, nell’ambito del piu complesso piano di trattamento chirurgico riabilitativo sono stati anche programmati l’inserimento di un impianto post estrattivo in sostituzione dell’elemento 1.2 > > > Fig. 7: membrana riassorbibile a copertura dell’innesto > > Laser che è stata ricostruita mediante Gbr, mediante biomateriale a base di osso bovino deproteneizzato (fig. 6) e una membrana riassorbibile in collagene (fig. 7). Si è effettuata, infine, una terapia ricostruttiva del difetto intraosseo mesiale dell’elemento 2.1 (fig. 8), innestando un biomateriale a base di osso bovino deproteneizzato (fig. 9) associato a preparato a base di amelogenine (fig. 10). Si sono, infine, suturati i lembi con una sutura riassorbibile (fig. 11). Il controllo clinico e radiografico a sei mesi mostra la buona integrazione nei tessuti duri e molli della riabilitazione provvisoria su impianto 1.2 (fig. 12) e il miglioramento delle condizioni parodontali dell’elemento 2.1 (fig. 13). Implantologia Fig. 5: inserimento impianto post-estrattivo sito 1.2 Fig. 6: osso bovino deproteneizzato a riempimento del difetto vestibolare > Fig. 1: cartella parodontale Fig. 8: difetto intraosseo elemento 2.1 > Fig. 9: biomateriale nel difetto intraosseo Fig. 2: status radiografico > > Igiene dello studio Ortodonzia (giudicato irrimediabilmente compromesso in termini di supporto parodontale residuo) e intervento di chirurgia parodontale rigenerativa a carico dell’elemento 2.1. In posizione 1.2, si è proceduto ad estrarre l’elemento dentale (fig. 4) e ad inserire un impianto (diametro 4.0 mm e lunghezza 11.0 mm (fig. 5). Il sito post-estrattivo presentava un’assenza completa della parete vestibolare Fig. 4: elemento 1.2 a lembo sollevato > 16 Caso clinico documentato da Leonardo Trombelli, Alessandro Rizzi, Giovanni Franceschetti e Roberto Farina del Centro di ricerca e studio delle malattie parodontali e perimplantari (diretto dal professor Trombelli) dell’Università di Ferrara > Ricostruzione dei tessuti duri e molli attorno a denti e impianti in paziente affetto da parodontite cronica severa Il paziente A. Z., di 55 anni di età, si presenta presso il Centro di ricerca e studio delle malattie parodontali e perimplantari dell’Università di Ferrara, con la richiesta di ripristinare la funzione masticatoria, compromessa per la mobilità dentale. All’anamnesi medica il paziente riferisce di non presentare alcuna patologia sistemica e di non avere mai fumato. L’esame parodontale (fig. 1) e << Laser Fig. 3: rischio parodontale Fig. 10: derivato della matrice dello smalto > Fig. 11: sutura > Fig. 12: controllo post operatorio a sei mesi. Radiografia impianto in regione 1.2 Fig. 13: controllo post operatorio a sei mesi. Radiografia elemento 2.1 > Igiene dello studio Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL << Laser 18 19 Igiene dello studio CASO CLINICO L’implantologia nella nostra era: Ortodonzia dagli impianti a lama al concetto All-on-4 Armando Lopes, DDS1 - Inês Gravito, DDS1 - Bruno Seabra, DDS2 - Ana Santos Ferro, DDS1 Miguel de Araújo Nobre, RDH3 - Paulo Maló, DDS, PhD1 > Oral Surgery Department, Malo Clinic Lisbon, Portugal Radiology Department, Malo Clinic Lisbon, Portugal 3 Research and Development Department, Malo Clinic Lisbon, Portugal 1 2 La riabilitazione completa nel paziente edentulo con protesi rimovibili è generalmente associata a numerose limitazioni, rendendo le riabilitazioni sostenute da impianti la prima scelta per ripristinare l’estetica, la fonetica e le funzioni masticatorie, con livelli di comfort e affidabilità che si possono raggiungere soltanto con una riabilitazione fissa (1, 2). Gli impianti endossei a lama furono sviluppati negli anni Sessanta da Leonard Linkow (3-5) e furono particolarmente impiegati per la mandibola atrofica “a lama di coltello” (5, 6). Sebbene abbiano riscosso successo per molti anni (3, 68), la necessità di competenze chirurgiche elevate, la mancanza di osteointegrazione, l’alto tasso di morbilità e le frequenti complicanze postoperatorie hanno portato all’interruzione del suo impiego (4, 9, 10). Il concetto All-on-4 (Nobel Biocare) si presenta come la tecnica chirugica di elezione nei pazienti completamente edentuli. Gli impianti sono posizionati strategicamente – due impianti posteriori inclinati di 45° e due impianti anteriori diritti collegati a una protesi totale lo stesso giorno della chirurgia (carico immediato). Questo protocollo è associato a molti vantaggi: posizionamento di soli quattro impianti nell’osso residuo con protocollo chirurgico semplificato, evitando così tecniche più complesse di riabilitazione come le procedure di innesto osseo; impiego di impianti più lunghi, che au- mentano l’area di contatto tra osso e impianto, migliorando così l’ancoraggio primario e la funzionalità immediata; maggiore distanza inter-impianto per permettere l’eliminazione o la diminuzione di cantilever protesici. Questi vantaggi sono ottenuti senza compromettere il risultato (11-15), come dimostrato dalle percentuali di successo del concetto All-on-4: 98% (followup a 5 anni) (14) per la mascella; 98,1% (follow-up a 5 anni) e 94,8% (follow-up a 10 anni) (15) per la mandibola. Descrizione del caso Il caso clinico presentato si riferisce a una paziente di 71 anni che si è rivolta all’assistenza medica privata (Malo Clinic, Lisbona, Portogallo) il 17 ottobre 2010, preoccupata dall’aumentata mobilità e dal dolore associati alla riabilitazione fissa inferiore. Dopo esame clinico e radiografico si è valutato che la paziente mostrava un ponte fisso in acrilico cementato su impianti endossei a lama, posizionati 30 anni prima. L’incapsulazione degli impianti e il dolore associato, sintomatico della mancanza di osteointegrazione, ha determinato la loro rimozione chirurgica, che ha portato a minore disponibilità ossea in una mandibola già atrofica (figg. 1-5). Durante la stessa procedura chirurgica, due impianti inclinati (NobelSpeedy Groovy 4x11.5 mm RP, Nobel Biocare) e due impianti diritti (NobelSpeedy Groovy 4x10 mm RP, Nobel Biocare) sono stati posizionati nella mandibola seguendo il protocollo chirurgico del concetto Allon-4 e distribuiti lungo l’arcata per ottenere il massimo vantaggio dall’osso rimanente. La stabilità primaria ha permesso il carico immediato (figg. 6 e 7). Le sedute postoperatorie di igiene orale si sono svolte al giorno 10 e al mese 2, 4, 6 e 12, senza registrare alcun segno o sintomo di patologia perimplantare cronica né presenza di riassorbimento osseo marginale (confermato radiologicamente) (fig. 8). Conclusioni Da un punto di vista chirurgico, protesico e biomeccanico, Igiene dello studio Fig. 4: fotografia intraorale preoperatoria Implantologia Fig. 1: fotografia intraorale iniziale > Fig. 5: rimozione chirurgica di impianti endossei a lama Fig. 2: ortopantomografia iniziale > Fig. 6: posizionamento di quattro impianti NobelSpeedy Groovy (Nobel Biocare AB) Fig. 3: ricostruzione della mandibola in 3D (Kodak Dental Imaging Software 6.11.7.0 - Carestream Health) > IN BREVE Gli impianti endossei a lama furono introdotti attorno agli anni Sessanta e furono impiegati per la riabilitazione delle mandibole sottili, a lama di coltello. Divennero molto popolari, ma attualmente la loro associazione con l’incapsulazione fibro-ossea ha portato all’interruzione del loro impiego. Il concetto di trattamento All-on-4 (Nobel Biocare) rende possibile la riabilitazione di una mandibola o di un mascellare edentulo con forte riassorbimento osseo posizionando solo quattro impianti, evitando così complesse manovre chirurgiche di innesto osseo. Questo case report, ben documentato da alcuni membri della prestigiosa Malo Clinic di Lisbona, descrive la completa riabilitazione della mandibola di una paziente edentula attraverso il concetto All-on-4 con la rimozione di una riabilitazione fissa inferiore sorretta da impianti endossei a lama che si erano incapsulati. la riabilitazione secondo il concetto All-on-4 si è dimostrata efficace e sicura, garantendo comfort, estetica e funzione al paziente. È importante evidenziare la primaria importanza della pianificazione del trattamento – sia nelle fasi preoperatorie che in quelle postoperatorie – stabilendo uno schema di followup del paziente che permetta di realizzare con successo la riabilitazione e di mantenerla per un periodo di un anno. Bibliografia 1. Roumanas ED. The social solution-denture esthetics, phonetics, and function. J Prosthodont 2009; 8:112-5. 2. Misch Carl E. Prótese sobre implantes. São Paulo: Ed. Santos, 2006. p.21-36. 3. Strecha J, Jurkovic R, Siebert T, Prachar P, Bartakova S. Fixed bicortical screw and bla- Implantologia > Fig. 7: fotografia intraorale postoperatoria > Fig. 8: ortopantomografia finale (follow-up a 12 mesi) I risultati di questo case report dimostrano la possibilità di riabilitare la mandibola di un paziente in modo sicuro ed efficace attraverso il concetto All-on-4, permettendo di far percepire un comfort immediato, estetica e funzionalità a un paziente precedentemente riabilitato con protesi fissa sorretta da impianti a lama ormai inadeguati. Keywords: endosseous implants, blade implants, osteointegration, All-on-4, intraosseous anchorage, Vitallium blade-form implant Parole chiave: impianti endossei, impianti a lama, osteointegrazione, All-on-4, ancoraggio intraosseo, impianti a lama in Vitallium Laser Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL Laser > > << Ortodonzia Laser > Igiene dello studio de implants as a non-standard solution to an edentulous (toothless) mandible. Int J Oral Sci 2010; 2:105-110. 4. Cappuccilli M, Conte M, Praiss S. Placement and post mortem retrieval of 28-yearold implant – A clinical and histologic report. J Am Dent Assoc 2004; 135: 324-329. 5. Rudy R, Levi P et al. Intraosseous anchorage of dental prostheses. An early 20th Century Contribution. Compend Contin Educ Dent 2008;29: 220-228. 6. Veron C, Chanavaz M. Implant rehabilitation of distal mandibular atrophy using a blade implant. Rev Stomatol Maxillofac 1997; 98:17-22. 7. Stefano D et al. Immediately loaded blade implant retrieved from a man after 20-year loading period: A histologic and histomorphometric case report. J Oral Implantol 2006; 4:171-176. 8. Proussarfs P, Lozada J. Evaluation of two Vitallium blade-form implants retrieved after 13 and 21 years of function: a clinical report. J Prosthet Dent 2002; 87:412-5. 9. Weiss CM. Short – and longterm bone maintenance surrounding fibro-osteal and osteal integrated dental implants. J Oral Implantol 1990; 16:12-19. 10. Dahl SA. Osseointegration vs. fibro-osseous integration. Biomechanical considerations. J Oral Implantol 1987; 13:521526. 11. Maló P, Rangert B, Nobre M. All-on-4 immediate-function concept with Branemark System implants for completely edentulous maxillae: a 1year retrospective clinical study. Clin Implant Dent Relat Res 2005;7:S88-94. 12. Maló P, Rangert B, Nobre M. "All-on-Four" immediatefunction concept with Branemark System implants for completely edentulous mandibles: a retrospective clinical study. Clin Implant Dent Relat Res 2003;5:S2-S9. 13. Zampelis A, Rangert B, Heijl L. Tilting of splinted implants for improved prosthodontic support: a two dimensional finite element analysis. J Prosthet Dent 2007; 97:35-43. 14. Maló P, de Araújo Nobre M, Lopes A, Francischone C, Rigolizzo M. "All-on-4" Immediate-Function Concept for Completely Edentulous Maxillae: A Clinical Report on the Medium (3 Years) and Long-Term (5 Years) Outcomes. Clin Implant Dent Relat Res 2011 Oct 18. 15. Malo P, de Araújo Nobre M, Lopes A, Moss SM, Molina GJ. A longitudinal study of the survival of All-on-4 implants in the mandible with up to 10 years of follow-up. J Am Dent Assoc 2011; 142:310-20. Igiene dello studio Implantologia << Laser GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL 20 << Igiene dello studio CASO CLINICO CASO CLINICO Riabilitazione con tecnica Flat One Bridge Il Flat One Bridge è una tecnica chirurgico protesica per la riabilitazione "full arch" a carico immediato entro le 4872 ore dalla chirurgia. Il rispetto dei criteri di inclusione ed esclusione permette di ottenere percentuali di successo del 95-97%. Questa tecnica è legata a un rigoroso protocollo chirurgico mediante l’utilizzo di impianti Intra-lock abbinati al Flat abutment. Gli impianti Intra-Lock riescono ad ottenere una guarigione ossea primaria grazie alla loro macromorfologia (spira Blossom) e micromorfologia (superfice Ossean arricchita di CaHa per il 24%). Il Flat abutment permette di ottene- 21 Igiene dello studio re una connessione impiantoabutment-travata protesica con la massima precisione e passivazione reciproca degli impianti qualunque sia la loro inclinazione. Descrizione del caso Dopo accurata anamnesi patologica remota e prossima del paziente, di anni 78, si esegue la duplicazione delle protesi rimovibili superiore e inferiore e il montaggio in articolatore a valori medi con relativa ceratura diagnostica correttiva. Dalla duplicazione della ceratura si ottengono due protesi rimovibili per permettere al paziente di effettuare le prove fonetiche e di funzionalità. Dalla duplicazione delle protesi si ottengono due dime radiologiche per effettuare il Dentascan superiore e inferiore. Il piano di trattamento prevede di effettuare la rimozione dei tre impianti parzialmente osseointegrati nella mandibola (fig. 1) e la contemporanea inserzione di cinque impianti DT 4.0 di 10 mm di lunghezza (fig. 2). La notevole perdita ossea derivante dalla rimozione degli impianti precedenti ci indirizza verso un carico precoce a due mesi. Trascorsi i due mesi si confeziona un manufatto protesico in lega Cr Co e resina composita avvitato sugli impianti inferiori e contestual- mente si procede, mediante dima chirurgica, all’inserimento nel mascellare superiore di cinque impianti di nuovo design (FT 4.0 di 11 e 13 mm) con il nuovo profilo bisellato del moncone flat facente parte del corpo dell’impianto. Il protocollo prevede l’avvitamento degli impianti negli alveoli ossei a valori superiori a 35 Ncm (fig. 3). Eseguita la fase chirurgica si avvitano i transfert sugli impianti e si solidarizzano tra loro utilizzando la dima chirurgica modificata. Colato il modello master con gli analoghi da laboratorio si costruisce la barra in Cr Co. I pilastri in titanio sono stati collegati alla barra mediante Ortodonzia tecnica di incollaggio. La componente estetica-funzionale in composito viene riprodotta partendo dalla ceratura diagnostica iniziale. I manufatti protesici vengono fissati a 25 Ncm e funzionalizzati con una funzione di gruppo per evitare interferenze occlusali dannose (figg. 4 e 5). Laser Giuseppe Serino è docente presso l’Università Tor Vergata di Roma > Si ringrazia per la collaborazione odontotecnica Luciano Aloisi e il suo staff Implantologia Bibliografia 1. Maló P, Rangert B, Nobre M. "All-on-Four" immediatefunction concept with Brånemark System implants for completely edentulous mandibles: a retrospective clinical study. Clin Implant Dent Relat Res 2003;5 Suppl 1:2-9. 2. Misch CE, Hahn J, Judy KW, Lemons JE, Linkow LI, Lozada JL, Mills E, Misch CM, Salama H, Sharawy M, > Testori T, Wang HL; Immediate function consensus conference. Workshop guidelines on immediate loading in implant dentistry. November 7, 2003. J Oral Implantol 2004;30(5):283-8. 3. Bucci Sabattini V, Minnucci A, D’Ambrosio A. Il carico immediato Full Arch Flat One bridge. Odontoiatria 2008; 3,12; pp. 209-219. Fig 1: panoramica iniziale Fig. 2: impianti posizionati con flat > Fig. 3: consegna manufatti protesici a 72 ore > Fig. 4: panoramica di controllo Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL Igiene dello studio Utilizzo della terapia fotodinamica Ortodonzia nel trattamento di una lesione perimplantare L’infezione dei tessuti perimplantari, definita perimplantite (Mombelli et al, Coir 1992; pp. 162-168), rappresenta ad oggi una delle complicanze di più difficile gestione a carico degli impianti. Oltre a questo si deve poi aggiungere che le superfici trattate degli impianti, una volta esposte, rappresentano un’ideale terreno di sviluppo per i batteri. L’infezione che quindi si determina esita in un processo di riassorbimento osseo con caratteristiche cliniche del tutto simili alle infezioni parodontali, che può portare rapidamente alla perdita dell’impianto. La decontaminazione delle superfici implantari appare quindi requisito prioritario nel trattamento delle perimplantiti. Tra i protocolli proposti nella letteratura internazionale, la terapia antimicrobica fotodinamica ha dimostrato elevati livelli di diminuzione delle quantità delle specie batteriche di particolare rilevanza nell’insorgenza della patologia (Neugebauer J. Photodinamische therapie der perimplantaren mucositis, 2007). Descrizione del caso Questo lavoro presenta gli effetti della terapia fotodinamica associata a procedura di rigenerazione ossea nel > Laser > Fig 1: sistema laser utilizzato > Fig 2: innesto osseo trattamento di un caso clinico di grave perimplantite. Il paziente, di 72 anni, nel corso di un controllo periodico riferisce la comparsa di un’infiammazione a carico del settore inferiore sinistro nel quale erano stati inseriti due impianti osteointegrati, nei siti 36 e 37, circa 12 anni prima. L’esame radiografico eseguito evidenziava la presenza di un ampio difetto circonferenziale coinvolgente entrambi gli impianti. In considerazione della lesione si decideva in accordo con il paziente di procedere con un intervento di rigenerazione ossea perimplantare. L’intervento è stato eseguito nel gennaio 2008. Rimosse le corone protesiche, si eseguiva un lembo con incisione crestale estesa fino al trigono retromolare. Gli impianti venivano quindi trattati con garza sterile imbevuta con soluzione di H2O2 a 10 volumi per 30 secondi e quindi nuovamente lavati con soluzione fisiologica. Successivamente, si applicava sulla superficie degli impianti cloruro di fenotiazina in soluzione sterile, che veniva lasciato adsorbire per circa due minuti. Trascorso il tempo necessario, la superficie degli impianti veniva trattata mediante l’impiego di una fonte di luce laser a diodo a bassa frequenza (Helbo Photodynamic Systems GmbH Laser & Co KG) (fig. 1) per una durata di circa 10 secondi su ogni versante degli impianti. Completata questa operazione il sito veniva di nuovo deterso con soluzione fisiologica. Si procedeva quindi con l’inserimento un innesto di osso alloplastico di origine bovina (BioOss, Geistlicht, GE), poi coperto da una membrana in acido polilattico (Vycril, Ethicon, Johnson&Johnson, Usa) (fig. 2). Il lembo veniva rilasciato fino ad ottenere una passività sufficiente a mantenere una chiusura per prima intenzione, e quindi chiuso con una sutura a punti staccati. Dopo quattro mesi, alla scopertura degli impianti, si verificava il livello di guarigione ottenuto (fig. 3) e quindi venivano riposizio- nate le vecchie corone protesiche. Il controllo radiografico a distanza di 12 mesi evidenzia un buon livello di guarigione ossea (fig. 4). Giovanni Ghirlanda svolge la libera professione a Roma > Implantologia > Fig 3: controllo a quattro mesi > Fig 4: controllo radiografico dopo un anno Igiene dello studio Implantologia << Laser GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL 22 CASO CLINICO Riabilitazione totale fissa a carico immediato > << Igiene dello studio CASO CLINICO La riabilitazione totale fissa su quattro impianti (Rf4) prevede il loro posizionamento interforaminale nella mandibola e anteriore ai seni mascellari nell’arcata superiore, a sostegno di una protesi fissa avvitata tipo Toronto funzionalizzata immediatamente o in tempo differito. Gli impianti posteriori vengono inclinati disto-mesialmente di 30-45°, questo permette al chirurgo di utilizzare impianti di lunghezza maggiore e in osso di migliore qualità (mesialmente al loop del nervo alveolare inferiore e alla parete anteriore del seno mascellare) ottenendo facilmente la stabilizzazione necessaria alla realizzazione di protesi a carico immediato. 23 Igiene dello studio La distalizzazione dell’impianto posteriore determina la diminuzione dei cantilever e la possibilità di realizzare protesi fisse di 12 elementi. La diminuzione degli impianti di supporto facilita l’ottenimento del fit passivo della protesi provvisoria e definitiva e amplia gli spazi per le manovre d’igiene. Descrizione del caso Una paziente di 61 anni, per effetto di infezioni parodontali, endodontiche e di estese lesioni cariose è destinata all’estrazione degli elementi dentali dell’arcata inferiore. Chiede la realizzazione di una nuova protesi fissa. Valutate le immagini radiografiche (Opt e Tc) e i modelli Fig. 1: inserimento impianti con direzione disto-mesiale di 30°-45° montati in articolatore si propone un trattamento Rf4 a carico immediato. Vengono estratti gli elementi dentali e scollato un lembo a spessore totale. Si evidenziano i forami mentonieri e sull’asse perpendicolare ad essi si posizionano gli impianti distali con direzione mesio-mediale di 30-45° (fig. 1). Si posizionano quindi gli impianti mesiali ortogonali alla superficie ossea. Utilizziamo impianti way Milano (Geass, Udine) che per forma, superficie (Synthegra) e sistema di monconi dedicato (Step - Geass) ben si presta alla metodica Rf4. In egual maniera si può utilizzare l’impianto way Venezia (Geass, Udine) > con connessione esterna. Ottenuta la stabilità primaria degli impianti (torque d’inserzione superiore a 35 Ncm), si posizionano i monconi Step, diritti sugli impianti mesiali e angolati a 30° sugli impianti distali (fig. 2) e si suturano i lembi. Si rilevano quindi le impronte di precisione e la dimensione verticale della paziente. A distanza di 24 ore viene consegnato un provvisorio armato avvitato, privo di estensioni attentamente equilibrato in centrica e lateralità (fig. 3). Si esegue una Opt per valutare la precisione del manufatto (fig. 4). Dopo 12 mesi si confezionerà la protesi definitiva tipo Toronto. La metodica implanto-protesi- Fig. 2: posizionamento dei monconi Step Ortodonzia ca Rf4 è affidabile e predicibile nel trattamento delle edentulie totali ed è particolarmente indicata nei casi di severa atrofia dei settori latero-posteriori. Per velocità, semplicità e minima invasività si è dimostrata in questi anni una tecnica molto gradita ai pazienti. Laser Rodolfo Blasone svolge la libera professione a Udine > Implantologia > Fig. 3: provvisorio armato consegnato entro 24 ore > Fig. 4: Opt di controllo della protesi provvisoria Laser Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL Igiene dello studio > Flap-less con impianto transmucoso a colletto liscio Per anni l’implantologia si è basata prevalentemente sul ripristino funzionale della masticazione, senza valutare con la dovuta attenzione parametri quali la gestione dei tessuti molli, il profilo di emergenza, il cono di riassorbimento e l’estetica, oggi assolutamente fondamentali per ottenere una riabilitazione implanto-protesica corretta. Per ottenere buoni risultati, infatti, è necessario avere un approccio che possiamo definire biologico, morfo-funzionale ed estetico che tenga conto di una serie di parametri ormai ben conosciuti: la tecnica chirurgica, la gestione del tessuto osseo (atrofie della cresta, rimodellamento crestale e tecniche di aumento volumetrico), le caratte- > Fig. 1 > Fig. 2 > Fig. 3 > Fig. 4 Michele M. Figliuzzi Leonzio Fortunato Dipartimento di parodontologia e scienze orali dell’Università degli Studi "Magna Graecia" di Catanzaro > Ortodonzia ristiche biologiche strutturali e cliniche dei tessuti molli perimplantari, il tipo di impianto (disegno, rivestimento, geometria di superficie e posizionamento tridimensionale nello spazio anatomico crestale) e il rispetto dell'ampiezza biologica, che riveste un ruolo di fondamentale importanza per il mantenimento a lungo termine del livello osseo crestale. L’ampiezza biologica verticale viene definita come la «distanza tra la cresta alveolare e la base del solco gengivale». È la zona cioè dove ha luogo l’attacco fibro-connettivale. Essa misura circa 3 mm e ha una caratteristica fondamentale: tende sempre a riformarsi. Questa zona, ricca di fibre, si attacca alla su- Laser perficie più coronale dell’impianto, ne caratterizza il profilo di emergenza ed è la responsabile, nel bene e nel male, del cono di riassorbimento che spesso si osserva nel tempo intorno al colletto degli impianti. Tutto questo assume ancora più importanza quando si usa una tecnica chirurgica tipo flap-less, in cui l’ampiezza biologica è predeterminata e non modificabile dal riposizionamento del lembo chirurgico. Ecco perché Sweden & Martina ha ideato, all’interno della linea Premium Kohno, un impianto transmucoso specifico per questa tecnica: nella zona dove si forma l’ampiezza biologica presenta un colletto liscio, che serve appunto per dare attacco al- Implantologia le fibre connettivali, mentre al di sotto di questa zona si presenta rugoso, per l’inserimento nella corticale ossea. Questa caratteristica va controcorrente rispetto alle linee guida attuali e le maggiori case produttrici di impianti hanno reso rugoso anche il colletto, per tentare di mantenere più alto il livello osseo nel tempo. In realtà questo accorgimento non ha risolto il problema, che sembra invece dipendere molto più dall’ampiezza biologica, quindi dalla profondità di inserimento dell’impianto nella cresta ossea. Altra novità assoluta della soluzione implantare è rappresentata dal fatto di avere la spalla protesica direttamente sull’impianto, quindi il monco- ne è interamente inglobato all’interno, guadagnandone in stabilità ed evitando tutti i basculamenti e i microgap tipici dell’accoppiamento monconecapsula. Inoltre questa conformazione consente al chirurgo di gestire bene l’ampiezza biologica e di posizionare la spalla protesica già durante la fase chirurgica, quindi di stabilire intraoperatoriamente la base per il profilo di emergenza. Descrizione del caso Viene presentato, nelle figure da 1 a 4, un caso clinico in cui vengono inseriti due impianti Premium TG in posizione 2.4 e 2.5 con approccio chirurgico minimamente invasivo (flapless). Gli impianti vengono po- sizionati in cresta, non sommersi, nel rispetto dell’ampiezza biologica e con la spalla a livello del margine gengivale. Nel caso da noi trattato, l’impianto si è rivelato di ottima maneggevolezza, con un buon torque di inserimento. La possibilità di posizionare la spalla del restauro protesico già in fase chirurgica ha consentito un ottimo profilo di emergenza. Il colletto liscio ha permesso l’attacco delle fibre connettivali nel rispetto dell’ampiezza biologica. Il controllo radiografico a 12 mesi ci ha confortato nelle nostre convinzioni, in quanto il mantenimento del livello osseo crestale è risultato ottimo e non vi è nessun cono di riassorbimento. Igiene dello studio Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL << Laser 24 CASO CLINICO Pianificazione e risoluzione implantoprotesica con l’ausilio di tecniche tridimensionali Ortodonzia duecento-trecento volte a quelle di una Tc spirale (fig. 1). Al termine delle indagini radiografiche si decide di estrarre l’elemento 13 in inclusione profonda-alta-trasversa, impossibile da estrudere ortodonticamente, di portare in arcata il 23 e di sostituire il 13 con un impianto, dopo aver eseguito una terapia ortodontica. In seguito all’estrazione del 13 residua un vacuum che viene colmato con osso bovino Bego Oss e membrana di pericardio a lungo riassorbimento Bego Membrane per rigenerare in tempi rapidi l’osso in cui alloggerà l’apice dell’impianto. Quindi si banda il paziente, si scopre e si mette in trazione il 23, dopo aver estratto il canino deciduo relativo. Una volta raggiunta una stabilità occlusale, portato in arcata il 23 e creato lo spazio ideale in corrispondenza dell’elemento 13, si estrae il canino deciduo e si inserisce un impianto di diametro 3,75 mm per 13 mm di lunghezza RiLine TiPure plus (Bego Semados Implants, Brema, Germania) (fig. 2). La scelta cade su questo im- Fig 2: chirurgia flapless con impianto Ri Semados Bego Brema > > << Igiene dello studio CASO CLINICO Si presenta alla nostra osservazione una paziente di 16 anni con i due canini da latte in arcata e i definitivi inclusi. L’Opt, eseguita al momento, conferma la diagnosi, quindi la si completa con una dentalscan con tecnica cone beam. Questo tipo di Tc si preferisce ormai alla Tc spirale per la bassa dose di radiazioni necessarie all’acquisizione delle immagini, in quanto il raggio emesso è “pulsante” e la quantità di esposizione cui è sottoposto il paziente corrisponde a due-otto Opt tradizionali, non digitali, ed è quindi inferiore 25 Igiene dello studio Fig 1: immagine rilevata con Tc cone bean pianto per il tipo di inclinazione e passo della spira, oltre al trattamento della superficie, che lo rende ideale per il raggiungimento di un torque di inserimento di 35-40 Newton, presupposto indispensabile per l’applicazione di un carico immediato. Il moncone provvisorio in peek Bego viene fresato alla poltrona al di fuori del cavo orale, montato su un analogo e verificato in bocca fino a raggiungere la forma e l’altezza adeguata. A questo punto si ribasa la corona provvisoria in Pmma con resina acrilica. Per la progettazione della corona provvisoria in Pmma si è utilizzato lo scanner Bego. La tecnica Cad ci dà la possibilità di disegnare un profilo di emergenza gengivale della corona prossimo all’ideale per il condizionamento dei tessuti parodontali, presupposto indispensabile all’ottenimento di una buona estetica (fig. 3). Il file ottenuto viene inviato al centro di produzione Cam Bego di Brema. La scelta della tecnica flapless è stata preferita a un accesso tradizionale poichè consente di conservare l’architettura tessutale preesistente, annullare i rimodellamenti che conseguono allo scollamento del lembo, conservare inalterata la vascolarizzazione e ridurre le complicanze postchirurgiche quale edema e dolore. A distanza di circa tre mesi dal posizionamento del provvisorio, presa l’impronta definitiva e realizzato il modello in gesso tipo 4, con l’ausilio del sistema Cad-Cam Bego viene progettato e realizzato il moncone definitivo in zirconia e la cappetta in zirconia (figg. 4, 5 e 6) che sarà poi ceramizzata (fig. 7). Il manufatto protesico definitivo ha mostrato da subito un armonioso e naturale adattamento, esteticamente soddisfacente, confermato nel tempo dalla sua stabilità come mostrato dal follow-up a tre anni (fig. 8). Il case report che abbiamo Fig 7: forma e profilo di emergenza della cappetta ceramizzata presentato mostra come l’evoluzione della macro e micro geometria degli impianti, le nuove tecniche di indagine radiografica e le potenzialità progettuali Cad e costruttive Cam ci vengano incontro quotidianamente nella pratica clinica. Laser Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL Igiene dello studio Prevenzione del riassorbimento osseo crestale medianteOrtodonzia l'utilizzo di tecnica platform switching Laser > Francesco Epifani, medico chirurgo specialista in odontostomatologia svolge la libera professione a Milano Implantologia Implantologia > Fig. 1: posizionamento dell’impianto e discrepanza ossea Fig. 4: la radiografia di controllo a dieci mesi dalla protesizzazione mostra ricrescita ossea sopra la piattaforma implantare > > Fig 3: carico immediato con provvisorio in Pmma > Fig. 2: maturazione dei tessuti molli alla rimozione della vite di guarigione platform-switching > Fig 4: fase del progetto Cad del moncone in zirconia con scanner Bego > > Fig 5: visione degli spazi relativi al moncone e alla cappetta in zirconia > Fig 6: moncone in ossido di zirconio in sede > > Fig 8: follow up a tre anni Laser Fig. 3: la corona protesica dopo la cementazione La perdita di tessuto osseo marginale attorno al collo degli impianti è da sempre uno dei problemi a cui si è cercato di trovare una soluzione, dapprima valutando il posizionamento del margine implantare a diversi livelli rispetto alla cresta ossea; quindi trattando in modo differente il colletto implantare; infine spostando mesialmente la giunzione abutmentimpianto (platform-switching). Presentiamo qui un caso trattato con questa tecnica. Descrizione del caso Un paziente di 56 anni presentava la lussazione traumatica dell’elemento 11: il trauma era avvenuto circa tre settimane prima che il paziente giungesse alla nostra osservazione, in quanto lo stesso non era in condizioni di essere sottoposto a cure odontoiatriche. La mobilità del dente ha aggravato la perdita ossea con compromissione dei tessuti molli. Estratto il dente, veniva posi- zionato un impianto Camlog Screw-Line con superficie Promote Plus (Alta-Tech Biotechnologies) del diametro di 5 mm (fig. 1). L’impianto era inserito a livello dei picchi ossei mesiale e distale. La discrepanza osso-impianto e la parte mancante di parete vestibolare venivano ricostruite con osso autologo prelevato da siti intraorali mediante bone scraper e ricoperto con una membrana riassorbibile (Bio-Gide, Geistlich Biomaterials). Eseguita una sutura ermetica, l’impianto restava sommerso per tre mesi; quindi si posizionava una vite di guarigione con profilo platform-switching e, a distanza di un mese, si rilevava un’impronta di precisione per confezionare un provvisorio cementato su un moncone definitivo platform-switching che non sarà più rimosso nei mesi successivi, per non interferire con la guarigione e maturazione dei tessuti (fig. 2). Dopo ulteriori sei mesi si provvedeva al confezionamento della corona definitiva (fig. 3). Il controllo radiografico mostrava inizialmente una guarigione ossea a livello del margine implantare, e nei mesi successivi alla protesizzazione, una crescita ossea al di sopra del margine, diretta verso la giunzione abutmentimpianto, come mostrato dalla radiografia a dieci mesi (fig. 4). Conclusioni: la perdita di osso perimplantare marginale è uno dei criteri utilizzati al fine di stabilire il successo di una riabilitazione implanto-protesica. La conservazione del corretto livello osseo permetterà di evitare complicanze infiammato- rie e infettive e di preservare un corretto posizionamento del margine gengivale, presupposto indispensabile per un’estetica soddisfacente. Posizionando la giunzione abutment-impianto mesialmente al margine dell’impianto, si sposta la zona del microgap fra i due componenti al di sopra della piattaforma implantare, sufficientemente lontano dalla cresta ossea. Questo, come ormai confermato in letteratura, determina una riduzione del riassorbimento osseo verticale e, come dimostrato anche attraverso valutazioni istologiche, può favorire una maturazione del tessuto > Il professor Massimo Pasi è docente di patologia speciale odontostomatologica del Clid - Ateneo Vita-Salute San Raffaele di Milano e opera presso l’unità operativa di odontoiatria dell'Irccs San Raffaele (Direttore: Prof. E. F. Gherlone) mineralizzato fin oltre il margine implantare. La tecnica platform-switching sembra favorire il mantenimento dell’osso crestale e diminuire la possibilità di perimplantiti. Igiene dello studio Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL 26 27 Igiene dello studio << Igiene dello studio CASO CLINICO CASO CLINICO Riabilitazioni complete ad alta valenza estetica con impianti Il valore estetico di una riabilitazione nasce nella fase preclinica, definendo correttamente i parametri anatomici necessari alla naturalezza, salute e bellezza del nostro restauro, inserito nel cavo orale ma soprattutto nel terzo inferiore del volto. Stabiliti possibilità e limiti del trattamento, si pongono le basi per mettere in condizione il team medico e odontotecnico di sviluppare un progetto già definito e concordato con il paziente, con una realizzazione protesica quanto più semplice possibile. Per realizzare riabilitazioni complete occorre in primis di- << Laser sporre di una sistematica implantoprotesica performante e affidabile, ma semplice nell’utilizzo e flessibile nelle possibilità di scelta protesica, caratteristiche peculiari della sistematica Neoss da noi scelta. Descrizione del caso Riportiamo qui di seguito la descrizione del caso clinico di un paziente riabilitato circa due anni fa. Il paziente è un 57enne in buona salute generale, moderato fumatore, caratterialmente attivo e solare e portatore di due scheletrati ad appoggio dentale (fig. 1). Si presenta alla nostra atten- zione con elementi residui a ridotto supporto parodontale (Ppd oltre 6 mm e Bop) e con la richiesta specifica di una riabilitazione affidabile, duratura e con estetica naturale e stabile nel tempo. Raccolta l’anamnesi medica, odontoiatrica e rilevati i modelli Opt e Ct, si presenta al paziente il piano di trattamento e dopo adeguata profilassi igienica professionale e domiciliare hanno inizio le terapie. Visto il marcato riassorbimento osseo a livello dei seni mascellari, si inizia con l’intervento di grande rialzo del seno mascellare bilaterale con ac- cesso laterale. Nonostante l’altezza ossea mediamente di 3 mm, è stato possibile inserire contestualmente sei fixture Neoss Proactive raggiungendo i 40 Ncm di torque di inserzione. Dopo due mesi si è proceduto all’estrazione dei 10 elementi parodontali dell’arcata inferiore e al contestuale inserimento di sei fixture Proactive, rilevando insertion torque superiori ai 50 Ncm e procedendo a rilevazione delle impronte per arcata fissa provvisoria a carico immediato. All’integrazione delle fixture superiori, dopo sei mesi, si è proceduto all’esposizione e im- Ortodonzia pronta dei sei impianti e si è realizzata una arcata completa pre estrattiva, da posizionare contestualmente all’estrazione degli elementi naturali (fig. 2). Contestualmente alle estrazioni sono state posizionate due fixture Proactive a livello degli incisivi laterali, da protesizzare in fase definitiva. Funzionalizzati i provvisori, dopo tre mesi, si procede alla fase protesica definitiva. Rilevate le impronte dei tessuti condizionati, si procede alla realizzazione di due arcate avvitate in zirconio. Unica eccezione, per la presenza di un foro di avvitatura a livello del margine incisale di 12 e 22, la presenza di due abutment fresati in zirconio su base Neolink, allo scopo di evi- Laser Antonio Guida svolge la libera professione ad Arezzo > tare zone a ridotto spessore di ceramica da rivestimento e quindi ridurre i rischi di possibile chipping nel tempo (fig. 3). Effettuate le prove struttura e biscotto, si applica la riabilitazione avvitata diretta finita con viti Neoss Cristalock ad alta resistenza. Il paziente si ritiene altamente soddisfatto del trattamento e, a due anni dalle terapie, presenta un buon mantenimento igienico domiciliare supportato da richiami igienici parodontali trimestrali (fig. 4). Implantologia > Fig. 1: situazione prima del trattamento > Fig. 2: riabilitazione provvisoria Igiene dello studio Macromorfologia implantare complice Ortodonzia nella stabilità dei tessuti duri e molli Una atipica riabilitazione di due canini superiori (fig. 1) offre lo spunto per l’osservazione del comportamento dei tessuti duri e molli intorno alla macromorfologia dell’impianto Stone dell'azienda Idi Evolution, realizzato con una zona cervicale caratterizzata da una micro filettatura a triplo principio sincronizzato con la spira principale. Il paziente arriva alla nostra osservazione con una storia clinica di tentativi di recupero di una malattia parodontale con levigature, chirurgie e rigenerazioni ossee culminate con l’avulsione di en- Laser > Fig. 4: follow up > Fig. 1: immagine clinica preoperatoria > Fig. 2: post operatorio a sette giorni > trambi i canini superiori. Un approccio implantologico senza considerare la ricostruzione dei tessuti può inficiare il risultato estetico della riabilitazione implantoprotesica. Si esegue l'inserimento di due impianti di diametro 3,75 da 12 mm e contestualmente si esegue una rigenerazione ossea vestibolare per riconformare la bozza normalmente presente in posizione canina. Il lato sinistro guarisce con una parziale esposizione del mezzo di sintesi riassorbibile senza pregiudicare il risultato (fig. Implantologia Figg. 3-4: sequenza controlli radiologici destro e sinistro a sette, 120 e 360 giorni Fig. 3: fasi protesiche Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL > > Laser Fig 5: protesi definitiva, controllo a 360 giorni 2). L’esame radiologico post chirurgico conferma il corretto posizionamento dei dispositivi e un controllo a quattro mesi mostra la progressiva mineralizzazione delle lesioni pre esistenti e un'ottima collocazione dei tessuti duri (figg. 3 e 4). A sei mesi si espongono gli impianti recuperando una quota di tessuto aderente palatale per conformare l’estetica perimplantare. Si procede con il condizionamento del profilo emergente mediante protesizzazione provvisoria per 90 giorni, fino alla stabilizzazione dei tessuti molli. La protesi definitiva viene allestita in metallo ceramica e vengono monitorati radiologicamente i parametri ossei e clinicamente l’adattamento gengivale alla protesi. I controlli a sei e a 12 mesi confermano un'ottima stabilizzazione dell’attacco osseo e una maturazione progressiva della componente mineralizzata. I tessuti molli, come auspicato, sono maturati coronalmente, segno di una perfetta integrazione e la predisposizione protesica alla maturazione dei tessuti gengivali (fig. 5). La macromorfologia implantare riferi- Massimo Dosoli svolge la libera professione a Besana in Brianza (Milano) > Si ringrazia il Laboratorio Gierre di Ghisleni e Rota ta alla micro filettatura coronale dell’impianto Stone contribuisce alla stabilizzazione del tessuto mineralizzato perimplantare e, qualora si verificasse, anche della componente mucosa ottimizzando i risultati estetici e rendendo la prognosi estetico-funzionale più favorevole. Igiene dello studio Implantologia << Laser GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL 28 29 Igiene dello studio Igiene dello studio << Laser Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL Igiene dello studio > REVISIONE DELLA LETTERATURA CASO CLINICO > > Impianti ultra corti in caso di atrofia mascellare Il successo in implantologia orale si ottiene creando un equilibrio fisiologico tra tessuti accoglienti e complesso implanto-protesico, eliminando l'infiltrazione batterica tra moncone e impianto, i micromovimenti a livello della connessione impianto-moncone, il riassorbimento crestale intorno al margine cresta osseaimpianto e scongiurando un cattivo adattamento dei tessuti gengivali intorno al profilo emergente protesico. Descrizione del caso Paziente di 50 anni, con un’edentulia superiore totale. L’osservazione clinica intraorale confermava presenza di una cresta alveolare assottigliata nella zona anteriore, l’osservazione radiografica mostrava un’atrofia dell’osso mascellare. L’anamnesi clinica non presentava alcuna controindicazione ad una terapia implantare. La scelta degli impianti da utilizzare cadeva su Short Implant Bicon. Questi, avendo una lunghezza di 6 mm, eviteranno alla paziente la chirurgia invasiva del seno mascellare. Si procede con apertura del lembo, a spessore totale, lungo l’intero perimetro crestale. Con una fresa pilota Bicon di 2mm si perfora la corticale a 1000rpm, con irrigazione esterna. Così si definisce la profondita delle singole osteotomie oltre alla direzione mesio-distale e vestiboloorale. Si procede poi all’allargamento progressivo delle osteotomie tramite alesatori meccanici che girano a 50rpm senza irrigazione e senza taglio in punta così da evitare perforazioni o sprofondamenti e recuperando osso autologo. Una volta definite le osteotomie, vengono inseriti gli impianti 5mm X 6mm immersi sotto cresta e coperti con osso autologo. Si sutura il lembo. Trascorsi 4 mesi, si procede alla riapertura degli impianti. Il controllo radiografico evidenzia il posizionamento sottocrestale degli impianti (fig. 1). L’apertura del lembo scopre i tappi di guarigione che proteggono il pozzetto della connessione conometrica degli impianti. Una volta sfilati i tappi e liberati i pozzetti si inseriscono i transfer d’impronta. Si trasferisce la posizione degli impianti al modello di laboratorio. Materiali e metodi Sono stati utilizzati impianti Bicon (Bicon LLC, Boston, Ma, Usa) e come materiale protesico le poli-ceramiche Ceramage (Shofu Inc, Kyoto, Giappone). L’impianto Bicon ha una particolare macro-struttura caratterizzata da design radicolare a plateau, collo convergente e Ortodonzia pozzetto che accoglie il gambo del moncone con connessione conometrica. I plateau nelle performance biomeccaniche permettono di utilizzare impianti corti con ampio diametro in qualsiasi posizione del cavo orale. L’inserzione nell’osteotomia avviene a pressione meccanica. Le innumerevoli micro-ritenzioni che si creano a livello della superficie dei bordi delle alette con le pareti dell’osteotomia assicurano all’impianto la stabilità primaria. Gli ampi spazi tra ogni plateau evitano una compressione verticale sulle pareti ossee e accolgono rapidamente il coagulo sanguigno con rapida formazione ossea, senza che intervengano i classici processi macrofagici e osteoclastici di riassorbimento osseo. In tal modo l’impianto avrà stabilità in qualsiasi situazione di stimolo biomeccanico. Laser Il ruolo della superficie implantare nella guarigione Ortodonzia e nel mantenimento dei tessuti duri e molli Laser Mauro Marincola (foto) è direttore clinico all’Implant Dentistry Center di Boston (Usa) e direttore del Centro internazionale di implantologia orale dell’Università di Cartagena (Colombia). Gli altri autori del caso clinico presentato sono Stefano Carelli, Vincent Morgan, Shad Daher e Angelo Perpetuini > Implantologia Discussione Questo caso evidenzia la necessità della conoscenza sulla predicibilità degli impianti corti ed in particolare, di quelli ultra corti. Entrambi sono stati ampiamente descritti in letteratura e numerosi studi longitudinali hanno dimostrato la loro validità a lungo termine; la geometria unica con- ferisce all’impianto una stabilità ossea capace di poter supportare una ratio corona/impianto tale da superare spesso il rapporto 2:1. Con le attuali conoscenze circa l’importanza del design implantare nell’esercitare le capacità funzionali del complesso corona/impianto, si è dimostrato come sia importante l’area di contatto (Bic) della superficie dell’impianto con l’osso accogliente. In tal modo, l’importanza viene data al diametro e alla macro geometria della fixture e non necessariamente alla sua lunghezza. Implantologia > Fig. 1: osteoblasti a sei ore di coltura su una superficie Osseotite (doppia mordenzatura acida) con forma ancora globulare (sferica) e pseudopodi che cercano contatti Per richiesta bibliografia: mail: [email protected] La letteratura odontoiatrica mostra un notevole interesse nei confronti delle proprietà superficiali dei dispositivi implantari e delle dinamiche molecolari che entrano in gioco a livello dell’interfaccia osso-tessuti perimplantari. Per valutare il comportamento biologico all’interfaccia impianto-tessuti dell’ospite occorre prendere in considerazione la micro-topografia e la struttura chimica superficiale dell’impianto. Gli impianti possono infatti presentare diverse morfologie superficiali. Dalle superfici lisce si è passati, nell’ultimo decennio, allo sviluppo di superfici irruvidite con una maggiore area superficiale disponibile al contatto con l’osso, che permette l’instaurarsi di ritenzioni di tipo micro-meccanico tra l’impianto e il tessuto osseo (tab. 1). Studi più recenti spostano invece l’attenzione dalla rugosità superficiale intesa come semplice mezzo per aumentare l’area di contatto osso-impianto, a strumento per il controllo Processi di modifica della morfologia superficiale implantare Si ringrazia Quintessenza Edizioni Italia per la gentile concessione di pubblicazione dell’articolo Fig. 2: osteoblasti dopo 24 ore di coltura. Le cellule tendono ad allungarsi cercando gli ancoraggi sul substrato (titanio) > Fig. 1: gli impianti 11, 12, 13, 21, 22 e 23 vengono inseriti nelle osteotomie previa espansione crestale, mentre 16 e 26 con la tecnica di minirialzo > Tornitura Impianti lisci o macchinati Sabbiatura Al2O3, ZrO2, TiO2, SiC Ossidazione Con bagno galvanico Mordenzatura HF, HCl, H2SO4 Apposizione Plasma-spray, HA Nanotecnologie Tecnologie che consentono di modificare la superficie a livello nanometrico Superfici Influenzano direttamente l’interazione bioingegnerizzate con l’ambiente biologico circostante > > dell’attività e differenziazione cellulare. Studi in vitro hanno dimostrato che la topografia microscopica della superficie potrebbe avere un ruolo predominante nel guidare la differenziazione e l’attività osteoblastica (1). Le cellule di origine mesenchimale interagiscono, attraverso l’adesione focale del loro citoscheletro, con le proteine adsorbite sulla superficie del titanio. Tale processo di adesione è reso possibile dalle integrine, proteine adesive che consentono l’adesione delle cellule al substrato. Il numero e la distribuzione di questi punti di contatto possono influenzare l’espressione genica cellulare. È quindi evidente l’importanza della micro-topografia di superficie nel determinare la forma, la migrazione e la differenziazione cellulare (figg. 1, 2 e 3). Il trattamento utilizzato per modificare la topografia di superficie influenza anche la composizione chimica della superficie implantare. In particolare, il trattamento Tab. 1: i trattamenti di superficie più utilizzati in campo implantare Fig. 2: i tecnici eseguono delle corone integrate al moncone (Iac) > Fig. 3: una volta completata ogni singola corona Iac, viene inserita con il gambo nel pozzetto dell’ impianto e attivata tramite compressione sulle corone stesse > Fig. 4: i profili emergenti individualizzati di ogni singola corona fanno modellare la gengiva circostante > Fig. 3: osteoblasti dopo 72 ore di coltura. La superficie implantare è completamente ricoperta da più strati di cellule proliferate > Fig. 4: pilastri di guarigione irruviditi tramite mordenzatura sono stati avvitati su impianti con identica superficie (Full Osseotite), mentre pilastri con superficie machined (a destra) sono stati avvitati su impianti ibridi Osseotite con collare cervicale liscio > > > Paolo Pera Maria Menini Francesco Pera Marco Bevilacqua Tiziano Tealdo Domenico Baldi di mordenzatura acida consente di “purificare” la superficie implantare, rimuovendo gli strati più superficiali di titanio, insieme alla maggior parte dei contaminanti carboniosi che si depositano durante il processo di tornitura. Uno studio di Morra e Cassinelli (2) ha evidenziato l’elevata percentuale atomica di carbonio presente sulla superficie macchinata dell’impianto liscio (66,1%), rispetto alla superficie degli impianti trattati con doppia mordenzatura acida (Osseotite e Full Osseotite) che registrano una percentuale atomica di carbonio superficiale del 42,2%. L’impianto NanoTite (Biomet 3i, Palm Beach Gardens, Usa) presenta un’ulteriore riduzione della quantità di carbonio superficiale (35,1%). Inoltre, essendo costituito dalla lega Ti6Al4V, presenta in superficie anche alluminio (0,6%) e un’alta percentuale di calcio (14,3%) e fosforo (7,5%) per la deposizione superficiale di nanocristalli di fosfato di calcio, caratteristica peculiare di questo impianto (tab. 2). Rari sono gli articoli e l’attenzione che viene posta sull’interazione tra superfici modificate e tessuti molli perimplantari. Il tessuto connettivo e l’epitelio possono integrarsi con il titanio della superficie implantare suggerendo che la salute e la resistenza alla malattia perimplantare possano risultare dallo stato complessivo di “integrazione tissutale”. Negli anni Novanta si riteneva che superfici “ruvide” potessero dare un’adesione batterica fino a 25 volte maggiore rispetto a superfici machined (3) e conseguentemente favorire l’insorgenza della perimplantite (4). La riduzione della rugosità superficiale era ritenuta indispensabile per ritardare la formazione della placca e la sua maturazione. In uno studio di Baldi e colleghi (5), le reazioni tissutali nei confronti di superfici lisce/ruvide sono state valutate clinicamente in vivo per mezzo di pilastri di guarigione irruviditi. In particolare, su impianti ruvidi Full Osseotite sono stati avvitati pilastri con superficie modificata (mordenzata) mentre su impianti ibridi Osseotite, con collare cervicale liscio (machined), sono stati avvitati pilastri tradizionali con superficie machined (fig. 4). Questa procedura simulava Igiene dello studio Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL O Ti N Liscio 66,1 22,3 8,6 0,6 Osseotite 42,2 33,5 18,1 0,8 0,5 2,1 Full Osseotite 42,2 36,6 18,8 0,9 0,1 1,1 NanoTite 35,1 34,9 6,4 0,5 Si P Ca Al 1,8 0,7 Cl Ortodonzia 0,6 0,4 0,4 7,5 14,3 0,6 Laser Fig. 5: visione frontale di riabilitazione mascellare “Columbus Bridge” a 24 ore dall’inserimento degli impianti > Implantologia > Fig. 6: visione occlusale del ponte fisso circolare a carico immediato secondo il Columbus Bridge Protocol Fig 7: misurazione osso perimplantare. Linea arancione: livello osseo perimplantare; linea azzurra: giunzione impianto-pilastro; linea rossa: distanza misurata; D: versante distale; M: versante mesiale; A: pilastro; F: framework protesico > stro machined, prelevando una porzione di mucosa perimplantare. L’esame al microscopio ottico non ha riscontrato differenze nella composizione cellulare e dell’infiltrato infiammatorio nella mucosa perimplantare dei due siti. Anche gli esami microbiologici hanno confermato quanto emerso dalla rilevazione degli indici di placca: sulle superfici machined la placca batterica è numericamente più esigua rispetto alle superfici modificate. Tuttavia, in nessun caso la flora batterica è rientrata nelle condizioni di patogenicità e il tipo di superficie non influenza la composizione della flora batterica. Inoltre sono state eseguite radiografie periapicali con centratore personalizzato e sono state evidenziate diffe- renze statisticamente significative nel riassorbimento osseo perimplantare a tre mesi, sei mesi e un anno con un minor riassorbimento a livello degli impianti Full Osseotite. In conclusione, questo studio ha evidenziato che sulle superfici irruvidite Full Osseotite la placca è presente in quantità maggiore, ma non in misura sufficiente a diventare pericolosa per i tessuti in un campione di pazienti sottoposti a controlli di igiene orale. Tealdo e colleghi (6), in un recente studio retrospettivo, hanno valutato il riassorbimento osseo perimplantare attorno a superfici implantari ibride con collare liscio (Osseotite) e superfici completamente ruvide (Full Osseotite) a 36 mesi di follow-up. Il campione era for- Riassorbimento osseo a 0,12, 24 e 36 mesi Impianti Full Osseotite > Impianti Osseotite Tempo M D MEDIA M D MEDIA T0 0,57 0,44 0,50 0,69 0,22 0,45 T 12 1,39 1,30 1,35 1,35 1,23 1,29 T 24 1,52 1,31 1,41 1,69 1,47 1,58 T 36 1,60 1,48 1,54 1,66 1,63 1,65 Tab. 3: valori espressi in millimetri. M: sito mesiale, D: sito distale << Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL Igiene dello studio Impianti corti Ortodonzia una scelta di successo 0,3 Tab. 2: il trattamento di irruvidimento consente di “purificare” la superficie implantare, rimuovendo i residui del processo di lavorazione una recessione dei tessuti perimplantari, per cui le due superfici valutate (mordenzata e machined) si trovavano non solo in contatto con il tessuto osseo, ma anche con i tessuti molli perimplantari ed esposti nel cavo orale. A livello dei pilastri ruvidi è stato riscontrato, tramite rilevazione degli indici di placca, un maggior accumulo di placca e una maggior difficoltà di rimozione della stessa dopo le manovre di igiene orale professionale. Non è stata riscontrata una differenza significativa fra gli indici di sanguinamento registrati a livello delle due popolazioni implantari. Un prelievo bioptico è stato effettuato a tre mesi dall’inserzione degli impianti, a livello sia del pilastro con superficie ruvida sia del pila- 31 Laser Journal of Dental Research C > S 30 Igiene dello studio Igiene dello studio Composizione superficiale (% atomico) ottenuta mediante analisi XPS Campione << Laser mato da 34 pazienti riabilitati al mascellare superiore con carico immediato secondo il protocollo Columbus Bridge (7) che prevede il rispetto di un protocollo codificato chirurgico e protesico (figg. 5 e 6). Sono stati inseriti 163 impianti con una media di 4,8 impianti per paziente. Il tasso di sopravvivenza implantare riportato è stato del 93.9% (dieci impianti falliti nei primi tre mesi, di cui sei situati in posizione distale), mentre quello protesico è stato del 100%. Dei 163 impianti inseriti, sono stati monitorati 116 impianti Full Osseotite con superficie ruvida mordenzata e 47 impianti Osseotite con collare cervicale liscio. Sono state eseguite radiografie periapicali con la tecnica dei raggi paralleli e bite in silicone personalizzato per valutare il livello osseo perimplantare al tempo zero (subito dopo l’inserzione degli impianti), a 12, 24 e 36 mesi dall’intervento. Il livello osseo è stato misurato a livello mesiale e distale per ciascun sito implantare a partire dalla giunzione impianto-moncone da un osservatore esterno con l’ausilio di un diafanoscopio e lente di ingrandimento (fig. 7). Il test Anova non ha evidenziato differenze statisticamente significative nel riassorbimento osseo fra i due gruppi di impianti, no- Fig. 8: grafico raffigurante il riassorbimento perimplantare medio a 0, 12, 24 e 36 mesi attorno a impianti Osseotite e Full Osseotite. Linea rossa: impianti Osseotite con collare cervicale liscio; Linea blu: impianti Full Osseotite con superficie ruvida mordenzata. Valori di riassorbimento espressi in millimetri > nostante la popolazione di impianti con superficie completamente ruvida abbia evidenziato un riassorbimento minore rispetto a quella con impianti ibridi e collare liscio a 24 e 36 mesi di guarigione (tab. 3). Da questo studio si può concludere che gli impianti con collare ruvido favoriscono il mantenimento dell’integrità dei tessuti ossei perimplantari riducendo il riassorbimento osseo crestale anche in protocolli con carico immediato con protocollo protesico Columbus Bridge (fig. 8). Questo effetto positivo della superficie ruvida prevale sul potenziale effetto negativo di un maggior accumulo di placca in caso di esposizione di alcune spire implantari nel cavo orale. Bibliografia 1. Conserva E, Menini M, Pera F, Tealdo T, Pera P. The role of surface implant treatments on the biological behavior of SaOS-2 osteoblast-like cells. An in vitro comparative study. Clin Oral Implants Res 2012; in press. 2. Morra M,Cassinelli C,Bruzzone G, Carpi A, Di Santi G, Giardino R, Fini M. Surface chemistry effects of topographic modification of titanium dental implant surfaces. 1: Surface analysis. Int J Oral Maxillofac Implants 2003;18:40-45. 3. Quirynen M, van der Mei HC, Bollen CM, Schotte A, Marechal M, Doornbusch GI, Naert I, Busscher HJ, van Steenberghe D. An in vivo study of the influence of the surface roughness of implants on the microbiology of supraand subgingival plaque. J Dent Res 1993;72:1304-1309. 4. Lindhe J, Berglundh T, Ericsson I, Liljenberg B, Marinello C. Experimental breakdown of peri-implant and periodontal tissues. A study in the beagle dog. Clin Oral Implants Res 1992;3:916. 5. Baldi D, Menini M, Pera F, Ravera G, Pera P. Plaque accumulation on exposed titanium surfaces and peri-implant tissue behavior a preliminary 1-year clinical study. Int J Prosthodont 2009; 22:447-450. 6. Tealdo T, Bevilacqua M, Pera F, Menini M, Ravera G, Pera P. Periimplant bone radiographic evaluation around smooth and rough implant surfaces. A 36 months retrospective follow-up study. J Prosth 2011, in press. 7. Tealdo T, Bevilacqua M, Pera P. Columbus Bridge Protocol. Milan: Quintessence, 2009. Diversi interventi chirurgici sono stati proposti per aumentare la quantità di osso disponibile per il posizionamento degli impianti dentali. Innesti ossei, rigenerazione ossea guidata, distrazione osteogenica, elevazione del seno mascellare, trasposizione del nervo alveolare, impianti zigomatici o inclinati… In generale queste tecniche si sono dimostrate predicibili ma prevedono un approccio invasivo. Nel frattempo, gli impianti corti (fino a 10 mm) hanno offerto negli ultimi anni nuove prospettive per superare le limitazioni dimensionali dell’osso per l’inserimento di impianti. In questo contesto si inserisce una revisione sistematica condotta per valutare, negli studi pubblicati finora in letteratura, il successo degli impianti corti in pazienti con cresta alveolare atrofica. Ne è autore un gruppo italiano di ricercatori coordinato dalla professoressa Susanna Annibali dell’Università Sapienza di Roma e i risultati dell’analisi sono stati pubblicati sul Journal of Dental Research. «Gli impianti più lunghi – fanno osservare i ricercatori romani – sono sempre stati ritenuti più affidabili in ragione del miglior rapporto corona-impianto e per la più ampia superficie disponibile per l’osteointegrazione e per la distribuzione delle forze occlusali; nell’ultimo decennio sono state però introdotte novità nel disegno degli impianti nonchè superfici microstrutturate hanno aiutato a compensare lo svantaggio della minore lunghezza implantare». Lo confermano anche i risultati di questa revisione, soprattutto in riferimento agli ultimi lavori pubblicati. La professoressa Annibali e i suoi ricercatori hanno esami- nato gli studi che riportano dati sul tasso di sopravvivenza, sull’incidenza delle complicazioni biologiche e biomeccaniche e sulla perdita di osso marginale perimplantare degli impianti corti. Sono stati selezionati e analizzati due trial randomizzati controllati oltre a 14 studi osservazionali, per un totale di 6.193 impianti corti applicati a 3.848 pazienti. Il follow-up medio è stato di 3,2 anni e, in questo ambito temporale, gli impianti corti si sono dimostrati un trattamento di successo: il tasso di sopravvivenza cumulativa è stato del 99,1%, il successo biologico del 98,8% e il successo biomeccanico del 99,9%. Gli autori di sei degli studi selezionati hanno sottolineato l’importanza dello specifico impianto utilizzato, riconoscendo nella microstruttura di superficie il fattore di successo principale. Alcuni hanno identificato in un protocollo chirurgico ottimizzato la chiave per ottenere una buona stabilità dell’impianto. «È probabile che l’adozione di protocolli chirurgici efficaci giochino un ruolo fondamentale nella prognosi degli impianti corti – commentano i ricercatori della Sapienza – ancor più delle caratteristiche protesiche». La brevità del periodo di follow-up, motivata dalla recente introduzione degli impianti corti, è certamente un limite che dovrà essere superato da ulteriori approfondimenti; ma lo studio che riporta il più lungo periodo osservazionale fa rilevare che la maggior parte delle perdite di impianti dentali si è verificata entro i primissimi anni successivi all’intervento e che non si sono avute complicazioni significative col passare del tempo. L’autrice della revisione, nel commentare i risultati ottenuti, ha spiegato a Italian Laser Dental Journal che «gli impianti corti possono costituire una valida alternativa a tecniche più invasive; pertanto rappresentano una novità importante, nell'ottica di una odontoiatria che metta le esigenze del paziente al centro della scelta terapeutica». Implantologia Renato Torlaschi Annibali S, Cristalli MP, Dell'aquila D, Bignozzi I, La Monaca G, Pilloni A. Short dental implants: a systematic review. J Dent Res 2011 Oct 27. > Numero, lunghezza e caratteristiche di superficie degli impianti studiati negli articoli inclusi nella revisione dei ricercatori della Sapienza di Roma. Il numero di impianti persi per ciascun gruppo è riportato tra parentesi Igiene dello studio 33 Implantologia GLI SPECIALI DI ITALIAN DENTAL JOURNAL Clinical Oral Implants Research Densità minerale ossea e stabilità primaria Il concetto di qualità ossea non è definito in modo chiaro e univoco in letteratura e comprende aspetti fisiologici e strutturali oltre al grado di mineralizzazione del tessuto osseo. In implantologia, per semplicità, si tende a far coincidere la qualità ossea con la densità minerale ossea (Bmd – bone mineral density), che ha il vantaggio di poter essere misurata con criteri oggettivi. Se in endocrinologia e ortopedia la densitometria ossea è considerata il gold standard per rilevare la Bmd, in implantologia è sempre più dif- fusa la tecnologia cone beam (Cbct – cone beam computed tomography) che consente, attraverso un’analisi tridimensionale, di quantificare la Bmd in siti specifici, oltre a permettere la misura delle dimensioni dell’osso. D’altro canto la stabilità, intesa come assenza di mobilità nel letto osseo dopo l’inserimento dell’impianto, è ovviamente un importante requisito a cui punta ogni intervento implantare. Ma in che misura la Bmd si associa alla stabilità degli impianti? Una risposta basata sulle evi- denze scientifiche è fornita da Mariana Marquezan e dai suoi colleghi del dipartimento di pedodonzia e ortodonzia dell’Ufrj di Rio de Janeiro, che hanno condotto una revisione della letteratura pubblicata su Clinical Oral Implants Research. Nei sette studi individuati dalla ricerca, la densità ossea è stata misurata con la Cbct, mentre la stabilità primaria è stata valutata attraverso quoziente di stabilità dell'impianto (Isq), il periotest time value (Ptv) o il torque di inserimento (It). L’analisi dei risultati ha evidenziato una generale associazione positiva tra la densità ossea e la stabilità degli impianti. Nei diversi studi, la correlazione dell’Isq è variata da un livello moderato di 0,46 fino a un notevole 0,882. Secondo la dottoressa Marquezan «è probabile che valori tanto diversi siano dovuti a differenze metodologiche». Alcuni studi hanno infatti valutato la Bmd sia dell’osso trabecolare che dell’osso corticale e hanno ottenuto un grado di correlazione maggiore rispetto a chi ha preso in considerazione soltanto la densità dell’osso trabecolare. La correlazione tra It e densità minerale ossea è stata forte, da 0,768 a 0,859. Anche in questo caso si rilevano differenze nelle metodiche impiegate: alcuni hanno valutato l’It solo nella fase finale << Laser << << CHECK POINT 32 Igiene dello studio Ortodonzia Laser dell’inserimento, altri durante l’intera procedura di posizionamento dell’impianto. In un solo studio si sono misurati i valori di It in diverse parti dell’osso: nella mandibola sono stati trovati più alti che nella mascella e nella regione anteriore più che in quella posteriore, in accordo con i livelli di Bmd. La qualità metodologica degli studi pubblicati sull’argomento è mediamente piuttosto scarsa e anche questo spiega certe differenze nei ri- sultati, ma la correlazione tra densità ossea e stabilità primaria degli impianti, se pur di diversa entità, è stata confermata invariabilmente in tutte le sperimentazioni. Implantologia Giampiero Pilat Marquezan M, Osório A, Sant'Anna E, Souza MM, Maia L. Does bone mineral density influence the primary stability of dental implants? A systematic review. Clin Oral Implants Res 2011 Jun 2. Analytical and Bioanalytical Chemistry Rilascio di titanio dagli impianti Il titanio è il materiale più usato nelle protesi ortopediche e negli impianti dentali: alle notevoli qualità meccaniche, infatti, il metallo unisce una straordinaria capacità di osteointegrazione. Recentemente alcuni studiosi hanno espresso preoccupazioni legate alla possibilità che processi di corrosione e degrado degli impianti possano mettere in circolo particelle metalliche. Per quanto minuscoli, questi detriti potrebbero avere effetti biologici dannosi sul lungo termine, che vanno dalle lesioni renali ai danni al fegato. Ma per capire l’entità di queste perdite è necessario quantificarle e quindi riuscire a distinguere la quota di titanio derivata dagli impianti rispetto ai livelli normali di titanio presenti nel sangue. Arriva dalla Spagna un nuovo metodo – basato sull’analisi di diluizione isotopica e spettrometria di massa – per misurare le particelle di titanio in circolo nel flusso sanguigno, con una precisione tale da permettere la determinazione del livello basale, ai quali riferire gli eventuali aumenti nei soggetti portatori di protesi. Yoana NuevoOrdóñez e i colleghi del gruppo di ricerca SanzMedel presso l’Università di Oviedo presentano la scoperta sulle pagine di Analytical and Bioanalytical Chemistry. I ricercatori asturiani hanno raccolto campioni di sangue da 40 individui sani e da 37 con protesi al titanio: 15 protesi alla tibia, otto al femore e 14 all’omero (otto interni e sei a fissazione esterna). I risultati confermano i timori che avevano dato origine alla ricerca: i soggetti inseriti nel gruppo di controllo hanno fatto registrare livelli di titanio molto inferiori rispetto ai portatori di protesi. L’alta sensibilità della metodica di analisi ha permesso di rilevare differenze significative tra i diversi tipi di protesi. Le protesi più invasive hanno rilasciato più residui di titanio nel flusso sanguigno rispetto ai sistemi a fissazione esterna. Nessun test è stato condotto su soggetti con impianti dentali ma, con le debite proporzioni, è ipotizzabile un meccanismo simile di corrosione e degrado delle superfici. È questo uno dei motivi per i quali è importante preferire, nella scelta del sistema implantare da utilizzare, quello che offre maggiori garanzie anche da questo punto di vista. Renato Torlaschi Nuevo-Ordóñez Y, MontesBayón M, Blanco-González E, Paz-Aparicio J, Raimundez JD, Tejerina JM, Peña MA, Sanz-Medel A. Titanium release in serum of patients with different bone fixation implants and its interaction with serum biomolecules at physiological levels. Anal Bioanal Chem 2011 Jul 23. ? FAI LA TUA DIAGNOSI Rubrica a cura di Alberto Pispero, odontoiatra specialista in chirurgia orale Università degli Studi di Milano, dipartimento di medicina, chirurgia e odontoiatria Ospedale San Paolo,unità di patologia echirurgia orale, Direttore: prof. Antonio Carrassi In base alla descrizione del caso clinico e alle immagini proposte, prova a formulare una diagnosi che spieghi la natura della lesione Lesione mucosa del labbro inferiore Una giovane paziente si presenta presso il reparto di patologia e chirurgia orale dell’ospedale San Paolo di Milano per una tumefazione a carico delle mucose del cavo orale. A seguito della compilazione della cartella di anamnesi non emerge nessuna patologia sistemica. La paziente riferisce di essersi sottoposta all’asportazione di una lesione del labbro inferiore. In corrispondenza dell’area di intervento, a distanza di circa due settimane, è ricomparsa una tumefazione della mucosa del labbro. La paziente non lamenta alcuna sintomatologia dolorosa ma solo fastidio durante la masticazione per l’ingombro determinato dalla lesione. L’esame obiettivo extraorale evidenzia una lieve tumefazione in corri- spondenza di una piccola area mediale del bordo vermiglio del labbro inferiore. In corrispondenza del versante mucoso è presente una tumefazione, rivestita da tessuto sano con modesti segni cicatriziali esito del precedente intervento. Alla palpazione la lesione risulta duro elastica, di forma ovalare e di circa 1cm di asse maggiore, è mobile rispetto ai piani sottostanti e adesa alla mucosa di rivestimento, non è dolente. Il resto delle mucose orali sono indenni da patologia. Quale la diagnosi? > Fig. 1: immagine extraorale > Fig. 2: immagine intraorale La risposta al quesito diagnostico nella pagina seguente << << CHECK POINT Ecco la risposta al quesito diagnostico presentato nella pagina precedente Il caso predentemente descritto è di semplice soluzione in quanto la paziente, già sottoposta a interevento chirurgico, è in possesso del referto dell’anatomopatologo. La lesione asportata è un mucocele, e come spesso accade nella stessa zona è comparsa una recidiva della lesione. Questa lesione è molto frequente nei bambini e nei giovani adulti dai 10 ai 30 anni. Si tratta di una lesione traumatica del dotto escretore che determina l’accumulo di muco nel tessuto connettivo inducendo una reazione da corpo estraneo con il richiamo di neutrofili e macrofagi. Come conseguenza di questa reazione si viene a formare una pseudocisti con una parete formata da tessuto di granulazione e infiltrato infiammatorio. Nel caso in esame, trattandosi di reintervento chirurgico, è molto probabile che la componente cicatriziale abbia determinato aderenze alle strutture circostanti. Sarà quindi necessario ampliare l’area di intervento ed asportare completamente tutte le ghiandole salivari minori presenti attorno alla lesione per ridurre il rischio di una ulteriore recidiva. Per l’intervento chirurgico è necessaria una modesta dose di anestetico con adrenalina attorno ai margini della lesione. L’infiltrazione di mezza tubofiala è sufficiente per condurre l’intervento in tranquillità senza compromettere la visibilità dei margini di intervento con la tumefazione indotta dall’anestetico. Con un bisturi a lama fredda 15c si disegna una losanga che comprenda interamente la cicatrice mucosa. Questo ci permette di evitare il clivaggio della lesione nell’area di massima aderenza cicatriziale. L’incisione primaria, che interessa solo la componente mucosa, permette di raggiungere il piano sottomucoso dove utilizzando delle forbici per via smussa è possibile evidenziare correttamente il corpo della lesione. Alla base della lesione è presente un’area di fibrosi biancastra e indurita, utilizzando un bisturi tangente alla superficie mucosa si completa la separazione. A questo punto è possibile asportare interamente la lesione e immergerla in formalina per l’analisi anatomopatologica. Il fondo della ferita chirurgica appare pulito e privo di ghiandole salivari. I margini dei lembi mucosi sono suturati con polifiamento intrecciato 5/o riassorbibile. Il referto dell’anatomopatologo conferma la diagnosi del primo intervento: mucocele. La paziente rivista a distanza di un mese non presenta alcuna alterazione del tessuto di rivestimento del labbro inferiore. > Fig. 3: infiltrazione di anestetico > Fig. 4: incisione primaria > Fig. 5: dissezione dei tessuti sottomucosi > Fig. 6: resezione del margine inferiore > Fig. 7: lesione asportata > Fig. 8: sutura 34 << << EDUCATION & MEETING NEWS Meeting Mediterraneo Aiop «Abbiamo pensato di dedicare il prossimo Meeting Mediterraneo Aiop al tema che rappresenta il cardine della terapia odontoiatrica in generale e protesica in particolare: il piano di trattamento» spiegano il dottor Maurizio Zilli e l'odontotecnico Stefano Petreni, rispettivamente presidente e dirigente della sezione odontotecnica dell'Accademia italiana di odontoia> Maurizio Zilli tria protesica (Aiop), presentando l'evento che si terrà venerdì 30 e sabato 31 marzo al Palazzo dei congressi di Riccione. «Un progetto derivante da una diagnosi corretta, formulata in seguito alla raccolta e successiva elaborazione di dati anamnestici, clinici e strumentali, rappresenta l’elemento chiave per ottenere il successo a lungo termine delle nostre terapie - continua il dottor Zilli -. Se nella fase diagnostica e progettuale l’utilità delle nuove tecnologie è limitata alle indagini strumentali, nell’esecuzione del piano di trattamento le tecniche e i materiali, in rapida e continua evoluzione, possono essere in grado di orientare, in alcune situazioni, gli approcci clinici e quelli tecnici correlati». Nella giornata di venerdì, il dottor Konrad Meyenberg e l'odontotecnico Nicola Pietrobon saranno protagonisti del corso di aggiornamento dal titolo «Il trattamento dell’edentulia singola e multipla nella zona estetica: denti o impianti?» nel quale illustreranno come si imposta e come si realizza oggi un corretto piano di trattamento per le aree estetiche utilizzando sia i denti naturali che gli impianti. La discussione partirà naturalmente dalla considerazione preliminare, se estrarre o conservare l'elemento, analizzando le linee guida disponibili e le regole cliniche da seguire. Nella giornata di sabato verranno presentati due casi clinici complessi, uno trattato con approccio tradizionale e uno con le nuove tecnologie, enfatizzando sia gli aspetti diagnostico progettuali che quelli di realizzazione clinico tecnica. Seguirà un intenso dibattito sugli elementi di maggiore cambiamento in odontoiatria protesica, per chiarire fino a che punto le tecnologie che abbiamo oggi a disposizione possano influenzare il lavoro quotidiano. Questa edizione del Meeting Mediterraneo aprirà infine un progetto di aggiornamento continuo pensato esclusivamente per i più giovani: il progetto “Aiop Young”, una serie di corsi di base non solo sulle principali procedure protesiche ma anche su diversi aspetti fondamentali correlati con la protesi di altre discipline odontoiatriche. Il corso di quest’anno è dedicato alla preparazione protesica e all’impronta, che verranno spiegate in modo molto didattico dai soci attivi, grazie anche all’utilizzo di supporti video, proprio per permettere a chi si sta avvicinando alla protesi di apprendere i fondamenti pratici di queste procedure. Per informazioni Pls Educational Tel. 055.24621 - Fax 055.2462270 [email protected] - www.aiop.com Approccio multidisciplinare a Osteology Rimini 2012 Un percorso coinvolgente tra temi multidisciplinari e approfondimenti sulle problematiche dentali, parodontali e implantari per risolvere due casi clinici di differente difficoltà: ecco alcune delle novità della quarta edizione italiana del Simposio Osteology, che si svolgerà a Rimini dal 19 al 21 aprile. Si rinnova anche nel 2012 l’appuntamento con l’eccellenza in medicina rigenerativa in campo odontoiatrico e il programma scientifico di Osteology Rimini colpisce subito per il percorso di alto profilo culturale messo a punto dai chiarmen Pierpaolo Cortellini, Mauro Merli e Massimo Simion. Oltre a vantare la presenza di alcuni dei migliori ricercatori e clinici internazionali tra i relatori, i punti di forza di questo programma sono l’approccio multidisciplinare, il livello di approfondimento delle tematiche e il coinvolgimento dei partecipanti. In primo luogo si nota che il contributo di esperti specializzati in discipline diverse si integrerà armonicamente per fornire una visione ampia e completa degli elementi utili alla risoluzione dei casi. Inoltre, i casi semplici e complessi verranno affrontati in sessioni parallele della durata di due giorni, permet- tendo ai partecipanti di scegliere il percorso culturale più adatto al proprio interesse, focalizzando quindi la preparazione diagnostica e terapeutica attraverso un percorso “mirato”. Infine, i partecipanti saranno coinvolti in prima persona nella risoluzione di un caso clinico semplice e di uno complesso, presentati dettagliatamente durante la giornata inaugurale: nella sessione conclusiva del simposio sarà possibile scegliere in modo interattivo la soluzione terapeutica preferita, sulla base della propria esperienza clinica e delle nozioni approfondite durante le sessioni scientifiche. Le sessioni sono infatti appositamente studiate per mettere ognuno nelle migliori condizioni per valutare i casi. I risultati del televoto saranno discussi ampiamente durante la Tavola Rotonda con gli esperti delle varie discipline. È possibile visionare e studiare questi casi clinici già da ora, consultando il sito web dedicato all’evento (www.osteology-rimini.org/casi.html). Per informazioni www.osteology-rimini.org [email protected] Immagini della situazione iniziale del caso clinico semplice (immagini in alto, per gentile concessione del Dott. P. Cortellini) e di quello complesso (immagini in basso, per gentile concessione del Dott. M. Merli). Durante il simposio Osteology Rimini, l’approccio diagnostico e terapeutico a questi due casi clinici sarà oggetto di approfondimento e discussione, oltre che di coinvolgimento attivo dei partecipanti attraverso il televoto. > 36 Corso di perfezionamento in odontoiatria laser assistita L’Università degli studi di Pavia ha attivato anche per l’anno accademico 2011/2012 presso la facoltà di medicina e chirurgia, dipartimento di scienze odontostomatologiche, il corso di perfezionamento in odontoiatria laser assistita, diretto dalla professoressa Marina Consuelo Vitale. Il corso, rivolto a chi abbia conseguito il diploma di laurea spe> Marina Consuelo Vitale cialistica in odontoiatria e protesi dentaria e ai laureati in medicina e chirurgia iscritti all'albo degli odontoiatri, ha lo scopo di dare una formazione avanzata nell’acquisizione di competenze specifiche e altamente tecnologiche dell’area medico-odontoiatrica, conferendo al professionista competenze specifiche nell’utilizzo delle varie lunghezze d’onda la corretta applicazione dei parametri da utilizzarsi su tutti i tessuti del cavo orale. Il corso di formazione, durante il suo percorso didattico, è orientato a sviluppare diverse competenze: gestire meglio il rapporto medico-paziente, soprattutto nel paziente odontofobico, offrire nuove opportunità terapeutiche, migliorare la qualità di assistenza odontoiatrica, favorire la ricerca di questa nuova tecnologia. Il corso prevede un monte ore articolato in didattica frontale, esercitazioni pratiche e attività di studio individuale e si svolgerà in otto incontri, da marzo a novembre. Per informazioni Dr.ssa Giorgia Prandini Tel. 349.3569014 Fax 045.8567425 [email protected] www.unipv.eu Corsi regionali Sie La Società italiana di endodonzia (Sie), grazie all’impegno delle sezioni regionali, anche per il 2012 ha previsto un ampio programma di eventi su tutto il territorio nazionale. La Sezione endodontica pugliese (Sep), in accordo con la sua finalità di divulgazione della cultura endodontica sul territorio, organizza una giornata sul tema dell’infezione endodontica, un argomento di grande richiamo sia per il dentista generico che per lo specialista. L’appuntamento è fissato per la giornata di sabato 4 febbraio. Una parte della giornata verrà dedicata al chiarimento di tematiche ancora oggi avvolte da un nebuloso alone di mistero, per causa del quale tanti elementi dentari recuperabili vengono invece, con pressapochismo e faciloneria, condannati all'estrazione; verranno trattati argomenti di grande attualità come la codificazione e la reale indicazione alla "medicazione intermedia" o l'interpretazione del "dolore odontogeno" le cui caratteristiche, alla luce delle più recenti acquisizioni, variano a seconda della tipologia dell'infezione. La seconda parte della giornata, viceversa, sarà volta ad approfondire, secondo i più recenti risultati della ricerca scientifica, le implicazioni sistemiche (malattie coronariche ecc.) che sempre vi sono in conseguenza di infezioni localizzate che, se non diagnosticate o mal curate, potrebbero portare a conseguenze gravi e non trascurabili anche sotto l'aspetto medico-legale. Raniero Barattolo Segretario Regionale Sep Per informazioni Segreteria Sie Tel. 02.8376799 Fax 02.89424876 [email protected] www.endodonzia.it 37 << << Roma Winter Meeting > Livio Gallottini Da giovedì 9 a sabato 11 febbraio a Roma la Società italiana di odontoiatria conservatrice (Sidoc), realtà associativa di forte impronta universitaria, darà vita al suo congresso nazionale, ormai da tempo denominato «Roma Winter Meeting» (www.romawintermeeting.com). «La ricerca scientifica è alla base della nostra attività e caratterizza prevalentemente il nostro operato» ci ha spiegato Livio Gallottini, presidente della società scientifica e del congresso, che rappresenta ormai un appuntamento fisso nel panorama odontoiatrico. Come ogni anno verrà dato grande risalto ai temi della conservativa e dell'endodonzia, associati ad aggiornamenti su temi di competenza di altre discipline odontoiatriche che concorrono nella gestione dei piani di trattamento multidisciplinari. Come ci ha spiegato il professor Gallottini, docente di malattie odontostomatologiche all'Università Sapienza di Roma, ci saranno quattro sale in contemporanea: la sala principale ospiterà il programma Sidoc, che sarà strutturato con un corso di protesi adesiva il giovedì mattina; il venerdì, la mattina si svolgerà una sessione sullo stato dell’arte in odontoiatria ricostruttiva e il pomeriggio due sessioni sullo stato dell’arte in odontoiatria adesiva e sull’uso dei cementi a base portland; il sabato mattina si svolgeranno due sessioni sullo stato dell’arte in endodonzia e in protesi adesiva. «Le relazioni forniranno le più aggiornate linee guida sullo stato dell’arte della moderna conservativa ed endodonzia» ci ha detto il presidente. Nella giornata di giovedì, in tre sale parallele si terrano due corsi precongressuali e la sessione di ricerca del premio «Pietro De Fazio», giunto alla sua decima edizione; il venerdì le comunicazioni tenute dai soci attivi Sidoc, la sessione congiunta a cura delle società scientifiche Adi e Oci e la sessione degli odontoveterinari; il sabato, infine, le sessioni dedicate all’aggiornamento per igienisti e assistenti alla poltrona. Corso di anatomia e chirurgia implantare Da diversi anni il provider Odontes propone con successo corsi di formazione di chirurgia implantare e pre implantare con dissezione anatomica presso l’Università di Innsbruck, in Austria, alternando alle insostituibili sessioni teoriche in aula magna un intenso programma di lezioni pratiche in sala autoptica, dove i corsisti lavorano in coppia su preparati anatomici stabilizzati. I prossimi corsi si svolgeranno a Innsbruck dal 13 al 16 giugno e dal 12 al 15 settembre e saranno tenuti, come sempre, da docenti estremamente qualificati, di fama internazionale: Massimo Pasi, Raffaele Vinci, Stefano Zandonella Necca e Giampaolo Folegatti Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano e Petra Alessandrini dell'Istituto di Anatomia dell’Università di Innsbruck. Per informazioni Odontes srl Tel. 02.38103089 [email protected] www.odontes.it EDUCATION & MEETING NEWS Congresso Aisi Nelle giornate di venerdì 2 e sabato 3 marzo a Bologna (Hotel Europa), l'Accademia italiana di stomatologia implantoprotesica (Aisi) terrà la dodicesima edizione del suo congresso internazionale dal titolo «implantoprotesi clinica: tecniche a confronto», evento presieduto dal professor Claudio Marchetti. Il congresso metterà a confronto tecniche e scuole diverse, in modo da offrire una panoramica ampia e varie> Pier Luigi Floris gata sull’implantoprotesi e sulle discipline collaterali, quali la chirurgia maxillo-facciale, la chirurgia orale avanzata, l’ortodonzia e la gnatologia. Perché, come spiega Pier Luigi Floris, presidente nazionale Aisi, «in medicina c’è sempre qualcosa da imparare, ed è per questo che è così importante lo scambio di informazioni e di esperienze non solo fra colleghi italiani, ma anche con professionisti provenienti da diversi Paesi di tutto il mondo». Il programma scientifico promette davvero molto, con un approccio globale teso ad analizzare e comprendere i molteplici aspetti che concorrono in una riabilitazione implantoprotesica di successo. Un aspetto extra clinico che avrà un grande risalto all'interno dei lavori congressuali sarà il problema medico legale. La società scientifica infatti ha recentemente stipulato una con- venzione affinché i propri iscritti abbiano una polizza assicurativa che li tuteli a 360°. Ha poi attivato un pool di esperti (avvocati, medici legali, odontoiatri forensi, radiologi, periti) a disposizione per consulti a difesa degli associati, nel rispetto dell’etica professionale e dei diritti del paziente. I CORSI PRECONGRESSUALI L'incontro scientifico si aprirà in realtà già il giovedì con una giornata intera di corsi precongressuali dal taglio estremamente pratico. I partecipanti potranno scegliere tra tre differenti proposte didattiche: il corso «Carico immediato: estetica, funzione, meno tempo, meno dolore, meno soldi» sarà tenuto da Vincenzo Bucci Sabattini; «La documentazione e i requisiti strutturali obbligatori per gli studi mono professionali: un approccio pragmatico» vedrà alternarsi sul palco Sergio Morena, Paolo Mezzanotte e Annalisa Crespi; infine il corso «L’equilibrio neuro-muscolare quale fattore di successo nella riabilitazione orale. Stato dell’arte e applicazioni cliniche» sarà animato dagli interventi di Federico Marin e Franco Rossi per la parte clinica e dal contributo dell'ingegner Enrico Fermi per quanto riguarda la raccolta delle evidenze strumentali. Per informazioni Segreteria Aisi - Dr.ssa Stefania Farneti Tel. 051.4210755 - Fax 051.4213987 www.aisiitalia.com - [email protected] << << FATTI & PERSONE 38 Lo strumento Tmm2 di Idi Evolution è in grado di trasformare la sensibilità dell’operatore in un dato oggettivo. La valutazione della qualità ossea diventa così un parametro altamente riproducibile Idi Evolution, società italiana che opera nel settore dell'implantologia dentale, fonda il suo successo su un percorso aziendale che fa seguire alla ricerca tecnico-scientifica un sistema produttivo di primissimo livello. All’interno di un perimetro ipertecnologico, l'unità tecnica di produzione e controllo dei componenti intraossei e protesici, composta da bioingegneri e operai specializzati, opera quotidianamente con l’ausilio di strumentazioni digitali di altissima precisione, allo scopo di garantire la massima qualità dei prodotti, nel quadro di un sistema che grazie all’introduzione dei programmi Cad-Cam assiste l’odontoiatra dall'incorporazione dell’impianto al confezionamento finale del manufatto protesico. Italian Dental Journal ha intervistato il dottor Paolo Arosio, odontoiatra e responsabile scientifico dell'azienda lombarda, nonché titolare delle unità operative di Vimercate e Mariana Mantovana, che ci ha spiegato i concetti clinici e progettuali della sistematica implantare proposta da Idi Evolution. << << FATTI & PERSONE Congresso Aio nel segno dell'unità della professione La sensibilità dell’operatore diventa un dato oggettivo Dottor Arosio, quale profilo caratterizza Idi Evolution? Idi è molto più di una realtà nel mercato dell’implantologia italiano, nel quale è presente sin dal 1989. Si tratta di un’alchimia nata dalla fusione di una collaudata sezione commerciale con l’esperienza di un gruppo di medici chirurghi protesisti e tecnici con l’obiettivo di creare una linea implantare progettata da clinici per i clinici. Da questa idea è nato non un 39 > semplice un sistema impiantare, bensì un “metodo” che ha condizionato in primis gli operatori e quindi tutti i professionisti che si sono avvicinati alla metodica; questo progetto è partito inizialmente con l’acronimo Gsi: guided security implants. In che cosa consiste questo metodo Gsi? Il metodo analizza le incognite presenti nelle procedure di allettamento degli impianti e converte i protocolli di inserimento, tuttora statici e lasciati alle interpretazioni soggettive, in percorsi dinamici che si adeguano alla qualità ossea identificata intraoperatoriamente e sito specifica o alla stabilità primaria programmata. Cosa significa intraoperatoria e sitospecifica? È stato creato uno strumento, il Tmm2, che è in grado di trasformare la sensibilità dell’operatore (unico criterio di valutazione intraoperatoria) in un dato oggettivo, matematico, che integra la percezione con un nuovo criterio di valutazione della qualità ossea. Come viene misurata la qualità ossea? L’argomento è di estrema attualità, affrontato anche da relatori di fama internazionale negli ultimi congressi. La qualità ossea condiziona innanzitutto la possibilità di ottenere una buona stabilità primaria ed è un parametro che, soprattutto nel carico immediato, assume rilevanza nell’aspetto prognostico della terapia. La stabilità primaria passa da un valore unico riferito al massimo sforzo raggiunto a un grafico contenente l’andamento degli attriti, i valori medi di inserzione, quelli di picco ma sopratutto l’analisi della funzione forza/profondità, indice più significativo del reale rapporto osso-impianto ottenuto. Contribuiscono alla definizione di questo rapporto la macromorfologia degli impianti, disegnati in funzione della qualità ossea e del piano terapeutico, e la quantità di preparazione dell’alveolo implantare gestita da un sofisticato tray chirurgico dotato di percorsi digitalizzati. Paolo Arosio Idi Evolution opera esclusivamente in Italia o effettua una parte della produzione all'estero? Siamo un'azienda interamente italiana, concentrata principalmente sul mercato nazionale e orientata verso il perfezionamento dei propri prodotti e del servizio offerto ai nostri clienti. L’azienda è dotata di un’area produttiva altamente tecnologica con strumentazione digitale di controllo di massima precisione e un centro di produzione interno per la tecnologia Cam, in grado di garantire un servizio completo, dalla produzione del dispositivo implantare sino alla realizzazione di una struttura protesica personalizzata secondo i più moderni standard e qualitativi. Perché un'azienda che si occupa di progettazione di impianti si occupa anche di tecnologia Cad-Cam? È sbagliato pensare che non ci sia una stretta attinenza tra la produzione di impianti dentali e la tecnologia Cad-Cam. I componenti protesici possono essere individualizzati, lavorati con titanio, leghe leggere o zirconio. Le sovrastrutture realizzate al Cad rispondono a requisiti di passività e individualità. L’applicazione della progettazione computerizzata nelle metodiche guidate richiede l’attività di un centro di fresatura per la costruzione dei modelli o delle mascherine. Con questa organizzazione l’azienda offre al medico un servizio che parte dal sistema implantare e si completa con la realizzazione delle strutture protesiche individualizzate. Come si avvicina un clinico alla vostra metodica? L’approccio alla metodica viene proposto con una presentazione teorico-pratica per comprendere la potenzialità del sistema, quindi ci sono diversi livelli di approfondimento che vanno dalla preparazione di base fino al carico immediato, passando dalla protesizzazione e valutazione dei casi complessi. Infine abbiamo creato un servizio di assistenza clinica che consente di eseguire interventi su proprio paziente con assistenza di un tutor nel nuovo centro di didattica clinica della Idi Evolution. «Se si potesse esprimere con una sola parola il segreto del successo del congresso certamente la scelta cadrebbe sulla parola “unità”» spiegano i vertici dell'Associazione italiana odontoiatri, riunitasi a Palermo lo scorso dicembre. I quasi 500 partecipanti che hanno assistito ai lavori congressuali hanno infatti potuto sperimentare un rinnovato clima di sinergia e di comunione di intenti, indispensabile per affrontare un momento così delicato del panorama sociale e della professione odontoiatrica. In apertura del congresso il presidente Aio Pierluigi Delogu ha sottolineato che l’o- biettivo comune della professione odontoiatrica è la salvaguardia della salute del paziente e che per raggiungere questo obiettivo bisogna allontanarsi dalla logica della commercializzazione delle prestazioni odontoiatriche. Ha richiamato poi l’attenzione sull’impegno dell'Associazione di presentare al pubblico una “carta dei valori” che con trasparenza testimoni l’attenzione e la volontà di promuovere un atteggiamento professionale etico al servizio del cittadino. Lo stesso invito all’unitarietà della categoria è scaturito anche dalla testimonianza del presidente della Cao nazionale Giuseppe Renzo, che ha affermato che in questo momento storico è necessario ricalibrare la professione odontoiatrica per una socializzazione delle prestazioni. Renzo ha poi vigorosamente sostenuto che per tutelare la salute del cittadino la categoria deve essere unita e libera dal legame con strutture e capitali economici che nulla hanno a che vedere con la qualità delle prestazioni erogate. David Fulton, futuro presidente della Chicago Dental Society, ha sottolineato l’impegno di Aio nei confronti dell’etica e dell'attenzione dedicata al paziente, identificando questo importante approccio alla professione come il modo più efficace per contrastare qualunque crisi. Anche il programma scientifico ha testimoniato l’importanza dell’unità. Dall’approccio multidisciplinare per risolvere nel modo più efficace possibile il singolo caso clinico, alla collaborazione per l’organizzazione della prima edizione del simposio Aio-Sido, il coinvolgimento delle diverse professionalità pone sempre al centro dell’attenzione il paziente e le sue esigenze di salute e benessere. L'ortodonzia olistica di Giannì > A sinistra il professor Ennio Giannì: 70 anni di laurea in medicina e chirurgia. A destra il professor Damaso Caprioglio, decano degli specialisti in ortodonzia Lo scorso giugno il professor Ennio Giannì, illustre rappresentante dell'odontoiatria italiana, ha compiuto ben 70 anni di laurea in medicina e chi- rurgia, titolo conseguito nel 1941 a soli 22 anni. Un traguardo che è stato idealmente festeggiato dal grande maestro dell'ortodonzia italiana, fondatore nel 1977 della terza scuola di specializzazione in ortognatodonzia all'Università di Milano, con la pubblicazione del libro «Genetica e modulatori dinamici in ortognatodonzia. Continuità nella discontinuità», edito da Edi Ermes. «Settant'anni di distillazione e meditazione della sua filosofia ortodontica» commenta Damaso Caprioglio, decano degli specialisti in ortodonzia, che descrive la vita professionale dell'amico Giannì come densa di passione, energia, abnegazione, sacrifici, dedizione, sofferenza. «Libro superbo, incisivo, attraente ed emozionante, con Sioi, un convegno via internet Premium Day, prima edizione spagnola Debutto in grande stile per la Sweden & Martina Mediterranea a Madrid, dove di fronte a 450 partecipanti si è svolto lo scorso novembre il I Congreso Internacional de Implanto-prótesis Integrada Premium Day. Con l’apertura dei lavori affidata a Leandro Esteban, consigliere dell’occupazione e portavoce regionale del Governo spagnolo, insieme al professor Mariano Sanz, al dottor Sandro Martina – presidente di Sweden & Martina – e al professor Ugo Covani, si è esaltato il ruolo di protagonista che aziende internazionali come Sweden & Martina possono svolgere nel rilancio dell’economia europea. Al congresso si sono succedute numerose relazioni scientifiche e prove pratiche di apparecchiature per chirurgia messe a disposizione dei parteci- panti. In particolare il programma ha alternato interventi prettamente di ricerca ad altri più pratici, con l’applicazione di apparecchiature innovative e con l’utilizzo di sistemi di chirurgia guidata. A partire dalle lectio magistralis del professor Mariano Sanz sull’importanza dei tessuti molli perimplantari per una corretta implantologia e del dottor Gaetano Calesini sulla protesi in implantologia, per poi passare al confronto tra il gruppo del dottor Daniele Botticelli, che ha presentato i risultati ottenuti su animali con i sistemi implantologici Sweden & Martina, e quello del professor José Luis Calvo Guirado dell’Università di Murcia, che ha mostrato le significative istologie eseguite dal professor Adriano Piattelli dell’Università di Chieti, a dimostrazione dell’ottima osteointegrazione de- gli impianti con superficie Des. Il professor Ugo Covani ha poi sottolineato quali eccellenti risultati siano ottenibili utilizzando impianti post estrattivi con carico immediato, mentre il professor Miguel Peñarrocha dell’Università di Valencia ha approfondito la stessa tecnica in particolare per le arcate complete. Un panorama degli studi che dimostrano come lo switching platform aiuti a non perdere osso a livello del collo degli impianti è stato presentato dal dottor Luigi Canullo. Interessanti gli aspetti messi in risalto dal professor Eugenio Velasco dell’università di Siviglia e dal dottor Alfonso Gonzalez De Vega Y Pomar di Madrid riguardanti l’utilizzo della chirurgia guidata in implantologia, nonché il controllo dei risultati chirurgici in 3D presentati dal dottor Carlos Garcia Fajardo. Di notevole interesse clinico la relazione del dottor Antonio Bowen di Madrid sull’utilizzo di apparecchiature piezoelettriche in chirurgia e implantologia. Infine estremamente esauriente e didattica è stata la disamina del professor Juan Carlos De Vicente sulle problematiche dei seni mascellari. punti di grande pathos e commozione; l'abilità del grande maestro si è rivelata nella sua completezza» afferma Caprioglio. Emozioni trasmesse attraverso la fluidità e incisività dello scritto, con frasi irruenti e appassionate. Una grande lucidità rende attuale e armonioso il libro, che trasmette una forte passione per la disciplina, «in continuo e necessario superamento di se stessa» come afferma lo stesso Giannì, a cui si deve l'oggettivazione del significato medico dell'apparato stomatognatico inteso nella sua globalità miofunzionale e in stretta correlazione organismica. Da qui si sviluppò la concezione olistica dell'ortognatodonzia, le cui terapie tendono a ripristinare l'armonia morfofunzionale tra le diverse parti dell'apparato stomatognatico. > I relatori e i docenti universitari presenti all'evento di Milano Lo scorso novembre a Milano si è tenuto il convegno autunnale della Società italiana di odontoiatria infantile (Sioi) che ha chiuso il biennio di presidenza di Roberto Ferro. Per la prima volta nel settore odontoiatrico è stato inaugurato il nuovo sistema di diffusione via internet del convegno in diretta con tutta l’Italia. Questo format, già consolidato in altre realtà operative, ha consentito di abbattere i costi dell’aggiornamento professionale in modo comodo ed ecologico e soprattutto di mettere a disposizione di ognuno uno strumento educativo di altissima qualità. E senza escludere la possibilità di partecipare attivamente ponendo domande ai relatori. «Una modalità di aggiornamento particolarmente congeniale ai più giovani e che pertanto guarda alle nuove generazioni» ha commentato Antonella Polimeni, presidente del Collegio dei docenti di odontoiatria. Dall’Auditorium Don Alberione di Milano, grazie a uno staff nutrito di tecnici, cameramen e una grande sala di regia, tutto si è svolto in modo preciso e con un rispetto dei tempi rigoroso. Oltre 700 internauti hanno potuto così seguire in diretta l’evento, oltre ai 200 partecipanti in auditorium, e in particolare molti medici interni dei reparti di odontoiatria pediatrica e specializzandi in ortodonzia delle varie università lombarde. Dalla sala di regia i tecnici hanno potuto seguire in tempo reale e monitorare l’indice di ascolto che è stato altissimo, con diverse centinaia di contatti e messaggi che confermavano la precisione tecnica dell’avvenimento, da un lato con un segnale ottimo e preciso sia in bassa che alta frequenza e con una perfetta ricezione sia per i fruitori con postazione fissa, sia per chi ha usato il sistema wireless. Il gradimento delle relazioni è stato poi dimostrato dal fatto che buona parte dei partecianti non ha mai staccato il contatto. Infatti dal numero dei flussi si evince una media alta per singolo utente, con una media di ascolto per utente pari a quasi l’80% della durata delle relazioni. Un grande successo quindi per questa “prima" su internet, merito anche del gruppo Giovani dentisti coordinato da Luigi Paglia, Claudia Caprioglio e Giulia Borromeo, che hanno lavorato all’evento per ben due anni. «Le tematiche sviluppate dal vostro convegno autunnale rappresentano il meglio per l’interesse clinico pratico e di ricerca e gli oratori fra i migliori in campo internazionale - ha commentato Enrico Gherlone, membro del Consiglio superiore di sanità e presidente eletto del Collegio dei docenti di odontoiatria -. Sono felice che la vostra disciplina stia andando per il meglio e con un futuro roseo di importanti traguardi raggiunti» ha concluso Gherlone. E in effetti l'odontoiatria pediatrica sta compiendo in questi anni importanti passi in avanti, non solo dal punto di vista clinico. «L’odontoiatria pediatrica rappresenta ancora una volta l’avanguardia di un maturo processo nell’ambito della formazione post laurea, finalmente arricchita dalla scuola di specialità che confidiamo possa vedere la luce il prossimo anno accademico - ha dichiarato Antonella Polimeni . Sulla Gazzetta ufficiale del 28 ottobre sono stati infatti pubblicati i requisiti e gli standard strutturali, ultimo ineludibile passaggio prima dell’attivazione. Un risultato concreto per l’accademia, per tutti i professori di odontoiatria pediatrica e per le prospettive di una formazione postgraduate di qualità per i nostri più giovani laureati» ha concluso il presidente del Collegio dei docenti di odontoiatria. Prof. Damaso Caprioglio << << DENTAL MARKET 40 41 << << DENTAL MARKET I redazionali presentati in queste pagine rapprentano una libera scelta della Redazione di Italian Dental Journal tra i comunicati pervenuti Conservativa Informatica Diagnostica SIGNUM COMPOSITE FLOW TASTIERA CLEANKEYS BRUXOFF Con il nuovo anno Heraeus Kulzer amplia la sua gamma Signum composite, introducendo le masse dentina fluida, disponibili in 16 colori Vita. Queste nuove dentine permettono all’odontotecnico di decidere se lavorare con un prodotto di consi- stenza pastosa piuttosto che fluida. Dotate di una speciale consistenza e stabilità, le dentine fluide rappresentano la scelta ottimale per Il lavoro di ogni giorno e per i restauri di precisione, con il vantaggio di poter essere utilizzate esattamente come se si modellasse la ceramica. La combinazione dei colori è molto semplice, veloce e sicura. Grazie a un elevato contenuto di micro particelle di vetroceramica, pari al 65%, la resistenza all’abrasione raggiunge nuovi migliorativi livelli. Grazie alla densità di superficie, dopo la lucidatura meccanica, si otterranno risultati estremamente estetici e duraturi. Tre le confezioni disponibili, con differenti dotazioni per personalizzare l'acquisto secondo le proprie esigenze. Per informazioni: Heraeus Kulzer srl Tel. 02.2100941 Fax 02.210094283 [email protected] www.heraeus-dental.it Come è facilmente intuibile, le tastiere dei nostri computer presentano caratteristiche fortemente antigieniche, perché in grado di raccogliere ogni impurità dall’ambiente senza possibilità di lavarle in modo accurato. Per questo nasce Cleankeys, la tastiera completamente lavabile. Più forte di qualsiasi copertura in gomma o plastica, la sua superficie in vetro (o acrilico nella versione a tasti concavi) non richiede cure diverse da tutti gli strumenti dell’ambiente di lavoro igienico e tollera i più comuni detersivi igienizzanti, tutti i giorni o anche più volte al giorno. La superficie liscia non attrae la polvere e sul vetro, non poroso, i liquidi scivolano via. Il piano della tastiera è sigillato e non c'è fessura dove la sporcizia possa annidarsi o l’acqua penetrare. Distribuita da Easy Labs, la tastiera Cleankeys è atossica e indistruttibile, ideale per gli ambienti che esigono l’igiene per tutti gli strumenti, compresi quelli più esposti durante il lavoro. Cleankeys è adatta all'utilizzo persino in camera sterile, dove può dialogare wireless con un PC posto fuori dalla sala, dietro una vetrata. Cleankeys utilizza la tecnologia touch capacitiva: un piccolo campo elettrico viene creato sopra ciascun tasto, che è influenzato dalla presenza di un dito (provate ad usare il retro di una matita e vedrete che non funzionerà). I sensori capacitivi funzionano anche quando si indossano i guanti sterili. La tastiera naturalmente è adatta a qualsiasi sistema operativo e il touchpad è integrato. Per informazioni: Easy Labs srl Tel. 011.4386140 Fax 011.4308468 [email protected] ww.cleankeys.it Italian Dental Journal Anno VII - numero 1 - gennaio 2012 Mensile di attualità, informazione, cultura Organo Ufficiale Smom onlus Solidarietà Medico Odontoiatrica nel Mondo Il bruxismo è una parafunzione caratterizzata dal serramento e dal digrignamento dei denti durante il sonno, associata ai cosiddetti micro-risvegli. È un disturbo che coinvolge davvero molti pazienti - si stima che ne soffrano circa cinque milioni di italiani -, naturalmente con diversi livelli di gravità. Se fino ad oggi la diagnosi di bruxismo dei pazienti poteva essere eseguita solo sui segni clinici a posteriori - tipicamente usura delle superfici dentali, dolore muscolare e articolare e, nei casi più gravi, cefalea al risveglio - oggi la tecnologia consente di diagnosticare con accuratezza pre- senza ed entità di questo disturbo del sonno. Distribuito da OT Bioelettronica, Bruxoff è un holter portatile in grado di registrare simultaneamente l'attività dei muscoli masseteri e cardiaca. La registrazione del segnale può essere effettuata dal paziente durante la notte direttamente a casa propria. Grazie al software Bruxmeter, distribuito in abbinata con il dispositivo, l'odontoiatra potrà poi visualizzare i risultati dell'analisi notturna ed eventualmente esprimere la diagnosi. Ma come funziona di preciso? Recenti studi hanno dimostrato come il bruxismo sia associato a un'attivazio- Imaging Digitale PLANMECA PROX Direttore responsabile Paolo Pegoraro [email protected] Redazione Andrea Peren [email protected] Grafica e impaginazione Marco Redaelli - www.creativastudio.eu Foto Archivio Griffin srl Hanno collaborato in questo numero: Paolo Bortolini, Damaso Caprioglio, Irene Giurovich, Giampiero Pilat, Alberto Pispero, Eugenio Romeo, Andrea Telara, Renato Torlaschi, Leonardo Trombelli PUBBLICITÀ Direttore commerciale Giuseppe Roccucci [email protected] Direttore vendite Stefania Bianchi [email protected] Vendite Manuela Pavan (Agente) [email protected] EDITORE: Griffin srl P.zza Castello 5/E - 22060 Carimate (Co) www.griffineditore.it - www.dentaljournal.it [email protected] - [email protected] Tel. 031.789085 - Fax 031.6853110 Testata volontariamente sottoposta a certificazione di tiratura e diffusione in conformità al REGOLAMENTO CSST TIRATURA DEL PRESENTE NUMERO: 18.000 copie TESTATA ASSOCIATA L’Editore dichiara di accettare, senza riserve, il Codice di autodisciplina pubblicitaria. Dichiara altresì di accettare la competenza e le decisioni del Comitato di controllo e del Giurì dell’autodisciplina pubblicitaria, anche in ordine alla loro eventuale pubblicazione. Stampa Roto3 Industria Grafica SpA Via Turbigo 11/b - Castano Primo (MI) Italian Dental Journal, periodico mensile Copyright© Griffin srl Registrazione del Tribunale di Como N. 13/06 del 24.07.2006 Iscrizione nel Registro degli Operatori di Comunicazione con il n. 14370 in data 31.07.2006 Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. In L.27/02/2004 n.46) art 1 comma 1, DCB Milano Taxe Perçue Abbonamento annuale Italia: euro 2.25 - Singolo fascicolo: euro 0.25 Tutti gli articoli pubblicati su Italian Dental Journal sono redatti sotto la responsabilità degli Autori. La pubblicazione o ristampa degli articoli della rivista deve essere autorizzata per iscritto dall’Editore. Ai sensi della legge in vigore, i dati dei lettori saranno trattati sia manualmente sia con strumenti informatici e utilizzati per l’invio di questa e altre pubblicazioni o materiale informativo e promozionale. Le modalità di trattamento saranno conformi a quanto previsto dalla legge. I dati potranno essere comunicati a soggetti con i quali Griffin srl intrattiene rapporti contrattuali necessari per l’invio della rivista. Il titolare del trattamento dei dati è Griffin srl, al quale il lettore si potrà rivolgere per chiedere l’aggiornamento, l’integrazione, la cancellazione e ogni altra operazione prevista per legge. In base alle norme sulla pubblicità l’editore non è tenuto al controllo dei messaggi ospitati negli spazi a pagamento. Gli inserzionisti rispondono in proprio per quanto contenuto nei testi. Planmeca Oy, produttore finlandese di apparecchiature dentali, aggiunge una nuova unità radiografica intraorale alla sua vasta collezione di prodotti per l’imaging: si tratta di Planmeca ProX, l’unità avanzata che offre un posizionamento semplice e preciso, una procedura lineare e immagini di alta qualità e ad alta risoluzione. L’unità intraorale Planmeca ProX offre immagini con contrasto e densità ottimali per qualsiasi esigenza diagnostica e condizione anatomica, grazie a kilovolt (50-70 kV) e milliampere (2-8 mA) variabili. I parametri d’esposizione liberamente selezionabili massimizzano il valore diagnostico della radiografia intraorale. La dimensione della macchia focale del tubo radiogeno è di 0,4 mm e garantisce una risoluzione ottimale e immagini nitide. L’unità ha 66 impostazioni rapide preprogrammate per le diverse combinazioni del valore di esposizione. I parametri di imaging si selezionano tramite l’intuitivo pannello di comando. Planmeca ProX unisce tecnologia avanzata con design pratico, compatto e resistente. Ad esempio, l’unità possiede un’elettronica di controllo integrata per i sensori intraorali digitali Planmeca ProSensor, a garanzia di un flusso di lavoro continuo. «Grazie al nuovo design dell’unità, Planmeca ProSensor si trova sempre nella posizione giusta e a portata di mano - afferma Timo Müller, vicepresidente della divisione radiologica presso Planmeca Oy -. Il cavo di interconnessione Planmeca ProSensor è posizionato all’interno del braccio dell’unità radiografica, lasciando l’area di lavoro libera senza l’intralcio dei cavi». Anche l'installazione è versatile e favorisce l’adattamento dell’unità ai diversi design delle cliniche. Per informazioni: Dental Network srl Tel. 0444.963200 Fax 0444.568586 [email protected] www.dentalnetwork.it www.planmeca.com ne del sistema nervoso autonomo, attivazione che determina una cascata di eventi fisiologici che si conclude con un aumento della frequenza cardiaca che precede di pochi secondi la contrazione dei muscoli masseteri. Contrazioni che vengono identificate, rilevate e registrate da Bruxoff grazie a specifici e innovativi elettrodi CoDe (concentrici denominati) che, oltre ad avere vantaggi funzionali legati alla qualità di prelievo del segnale, agevolano il paziente nella loro applicazione perché evitano problemi di orientamento lungo le fibre del muscolo. La sperimentazione clinica condotta sul dispositivo ha dimostrato che Bruxoff è gradito dai pazienti anche perché di basso costo e portatile. L'eventuale diagnosi avviene in accordo con i criteri diagnostici di bruxismo del sonno dell'American Academy of Sleep Medicine, con una sensibilità del 95% e un valore predittivo positivo del 93%. Per informazioni: www.bruxoff.com [email protected] << << DENTAL MARKET Chirurgia Chirurgia ENCORE COMBINATIN ALLOGRAFT ELMEX PROTEZIONE EROSIONE Nonostante l’osso umano omologo sia considerato una delle migliori alternative tra i sostituti ossei, frequentemente vengono sollevate delle riserve sulle sue reali proprietà osteoinduttive, che possono variare significativamente da donatore a donatore. enCore Combinatin Allograft, prodotto dall'azienda americana Osteogenics Biomedical Inc, è il primo sostituto osso omologo mineralizzato e demineralizzato nella stessa confezione, testato ben due volte per l’osteoinduttività durante il processo di produzione. Questa combinazione viene usata da molti specialisti con l’intenzione di associare le proprietà spacemaking dell’osso mineralizzato a quelle osteoinduttive dell’osso demineralizzato che, tolta la componente minerale, può rilasciare più velocemente le BMP, le proteine morfogenetiche che inducono la formazione di nuovo osso. enCore Combination Allograft è preparato da due banche dei tessuti americane e in Italia la sua sicurezza viene certificata dalla banca dei tessuti dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, che controlla e valida la selezione dei donatori secondo i criteri del Centro nazionale trapianti. La distribuzione del prodotto in Italia viene gestita direttamente da De Ore, azienda specializzata nei materiali Come noto l’acidità di alcune bevande e cibi, o altri fattori di rischio come il reflusso gastroesofageo, possono attaccare e dissolvere gradualmente lo smalto dei denti. Punta diritta SF4 durante l’uso Per informazioni: www.gaba-info.it Sistema implantare Conelog per la rigenerazione dei tessuti in parodontologia e implantologia che ha creato un portafoglio di sostituti ossei completo. «Consultando la letteratura scientifica e confrontandosi con quanti utilizzano sostituti ossei sembra non esista una tipologia di materiale o di tessuto ideale per ogni morfologia di difetto, per ogni paziente, per ogni situazione clinica sostiene Andrea Nicolis, responsabile di De Ore -. Poiché non ci sono dei protocolli precisi a cui riferirsi un materiale che, ad esempio, può essere impiegato con successo nel rialzo del seno mascellare non è necessariamente altrettanto documentato per un aumento verticale di cresta. Con la filosofia di associare certe tipologie di difetti a certe categorie di materiali e a certe situazioni cliniche, abbiamo ampliato il portafoglio delle soluzioni disponibili nel settore dei sostituti ossei con nuove alternative di assoluto interesse» conclude Nicolis. Per informazioni: De Ore Tel. 045.6020924 [email protected] www.deorematerials.com SONICLINE > noso e fluoruro amminico, è efficace nel ridurre fino al 61% la perdita di smalto dentale. I principi attivi contenuti nel dentifricio portano infatti alla formazione di un deposito sulle superfici dentali che funziona come barriera protettiva contro i continui attacchi acidi, rendendo lo smalto più resistente. Inoltre il fluoruro amminico protegge dalla carie. Implantologia Parodontologia Le nuove punte soniche di alta qualità della linea SonicLine di Komet costituiscono un importante presidio per eseguire la detartrasi sopragengivale (punte soniche da SF 1 a SF 3), la detartrasi implantare (punta polimerica SF1982) e per la parodontologia (punte soniche SF4, L e R), vale a dire la rimozione di tartaro sottogengivale in tasche fino a 9 mm. Come è noto l’asportazione meccanica del tartaro risul- Il nuovo dentifricio elmex Protezione Erosione, che contiene l’innovativa ed esclusiva tecnologia ChitoActive, una combinazione di chitosano, cloruro stan- 42 > SF1982, punta polimerica per detartrasi implantare ta più rapida rispetto all’asportazione con strumentario manuale. Con quest’ultimo si può eseguire il lavoro di ritocco e rifinitura con maggiore sensibilità tattile. Va detto che la rimozione di tartaro e di placca con punte soniche molto sottili come appunto le SF1-3 risulta efficace e tranquilla. Il peculiare movimento di lavoro di tipo ellittico, tipico delle punte soniche, consente di praticare una detartrasi in tutta tranquillità. Smalto e tessuti molli vengono risparmiati. Durante il lavoro sottogengivale la punta universale diritta SF4 (insieme alla versioni angolate SF4L e SF4R) riduce in modo consistente la microflora batterica, a tutto vantaggio della ricostruzione di un parodonto senza infiammazioni. Per valutare l’usura delle punte SF1-4, Komet consiglia una cartina-calibro, che viene fornita gratuitamente su richiesta. Sul sito web dell'azienda è possibile scaricare le informazioni specifiche per la decontaminazione, la pulizia e la sterilizzazione delle punte soniche. Per informazioni: Komet Italia srl Tel. 02.67076654 Fax 02.67479318 [email protected] www.komet.it Prodotti facili da usare, un ottimo servizio al cliente, un buon rapporto qualità-prezzo e i positivi risultati a lungo termine del sistema implantare Camlog hanno fatto dell'azienda Camlog Biotechnologies AG (distributore esclusivo in Italia: Alta-Tech Biotechnologies) uno dei fornitori leader nel campo dell’implantologia. Per le équipe implantologiche che preferiscono la connessione conica impianto-abutment, Camlog ha espanso la sua linea di prodotti con il sistema implantare Conelog, impianti dotati di un cono interno di 7.5° autobloccante e la riconosciuta indicizzazione Camlog con le tre scanalature nell’impianto e le relative camme sull’abutment. Caratteristiche che assicurano facilità e precisione nel posizionamento delle parti del sistema. Nel sistema implantare Conelog la connessione conica è applicata solamente agli abutment, al fine di escludere qualsiasi sfasatura in altezza in fase di presa d’im- pronta. L’apposito strumento fa sì che l’estrazione dell’abutment risulti il più semplice possibile. Gli impianti Camlog e gli impianti Conelog presentano la stessa geometria esterna (screw-line) e possono essere inseriti utilizzando lo stesso kit chirurgico. Ciò offre una maggiore flessibilità nella pratica chirurgica e facilita l’utilizzo degli strumenti. Infine il kit chirurgico dei due sistemi implantari contiene ora nuove frese senza raffreddamento interno e possiede un design a quattro taglienti per raggiungere eccellenti prestazioni di taglio. macchie bianche, l’infiammazione delle gengive, le piaghe o le vesciche causate dai fili taglienti e dalle staffette dell’apparecchio. Un sistema per l'igiene orale quotidiana che accompagnerà il paziente per tutto il periodo di trattamento ortodontico. Ben sei i prodotti della linea: oltre agli indispensabili spazzolino, dentifricio e collutorio, il paziente potrà utilizzare il filo interdentale o lo scovolino per la pulizia interdentale. E per alleviare dolori e in- fiammazioni Sunstar ha pensato a Gum Ortho cera, che aiuta a prevenire possibili lesioni della mucosa e a ridare sollievo alle gengive irritate dai fili taglienti e dalle bande metalliche. I prodotti Gum Ortho sono in vendita in farmacia e nella grande distribuzione. Per informazioni: Alta-Tech Biotechnologies srl Tel. 0444.461311 [email protected] www.alta-tech.it Igiene Orale GUM ORTHO Gum Ortho è la nuova linea completa di igiene orale dedicata a chi porta apparecchi ortodontici, periodo durante il quale è fondamentale curare particolarmente la pulizia della cavità orale, poiché un normale spazzolino non è sufficiente per rimuovere la placca che si forma sui denti e attorno all’apparecchio ortodontico. Gum Ortho, studiata per prevenire e risolvere i problemi legati all’utilizzo dell’apparecchio ortodontico, combatte l’attacco di batteri, carie e Per informazioni: Sunstar Italiana srl Tel. 02.96319003 Fax 02.96319008 [email protected] www.sunstargum.com