Ivrea, 10 dicembre 2008
60° Anniversario
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
VERSO UNA TERRA MADRE
Centro CSEA F.Prat
Operatore Servizi Ristorativi Cucina III anno
a.f. 2008/2009
VERSO UNA TERRA MADRE
La tutela delle risorse
naturali
Micheletta Gina Alessio
Art. 22
“Ogni individuo ha diritto alla sicurezza sociale, nonché
alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la
cooperazione internazionale ed in rapporto con
l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti
economici, sociali e culturali indispensabili alla sua
dignità…”
Le risorse
Una risorsa è qualunque bene esistente in natura utilizzabile dall’ uomo.
Come ad esempio l’aria, il suolo, l’acqua e l’energia. Esistono vari tipi di
risorse naturali che possono essere classificate secondo diversi criteri.
Una prima distinzione può essere fatta tra:
Materie prime: intese come somma totale di tutte
le componenti materiali dell’ambiente.
Risorse:le materie prime nel momento in cui l’uomo
le utilizza per soddisfare i propri bisogni, sono
considerate risorse.
Riserve: ovvero quella parte delle risorse sfruttabili
con i mezzi e le tecnologie disponibili in un dato
momento storico.
Le risorse nella terra
Le risorse non sono equamente
distribuite sulla Terra, molte di
esse sono esauribili (es: petrolio),
altre ancora, anche se rinnovabili,
possono deteriorarsi, a volte a
causa dell’intervento umano (acqua
e foreste). Infatti lo sfruttamento
irrazionale dell’ambiente si è
rivelato dannoso per l’uomo stesso,
producendo a volte danni superiori
ai
vantaggi
ottenuti
(es:
desertificazione).
Il consumo del capitale naturale a disposizione dell’uomo produce un
aumento della ricchezza attuale, ma anche una diminuzione del
capitale su cui il pianeta potrà contare per il futuro.
Le risorse ambientali
Tra queste troviamo sia risorse rinnovabili come l’acqua e la
vegetazione, che risorse esauribili come il suolo. Il clima e il paesaggio
invece più che risorse vere e proprie si possono considerare
"condizioni" che possono subire variazioni.
L’acqua
L’acqua quindi è una risorsa limitata ma
rinnovabile attraverso il suo ciclo incessante.
La distribuzione dell’acqua dolce sulle terre
emerse non è uniforme, la sua presenza
dipende infatti da diversi fattori come la
natura dei suoli, i venti, la latitudine,
l’altitudine e la vegetazione.
Il fabbisogno d’acqua è molto ampio e va
dall’uso domestico, a quello urbano e a quello
industriale.
In particolare i consumi di una nazione dipendono da vari fattori che
sono: il numero di abitanti, il tasso di popolazione urbana e lo sviluppo
economico. L’uomo infine ha elaborato tecniche per portare questa
preziosa risorsa anche dove non c’era. Tra queste tecniche si è
sviluppata l’irrigazione che viene attuata con forme diverse.
Il suolo
Il suolo che per le piante è il
magazzino
degli
elementi
nutritivi, dell’acqua e dell’aria che
assorbono mediante le radici. Per
l’uomo invece è innanzitutto una
risorsa per la sua attività di
agricoltore, ma il valore del suolo
si è via via ampliato, estendendosi
anche ai servizi. Il suolo è una
risorsa limitata perché la velocità
di formazione è inferiore a quella
di degradazione; nonostante ciò il
consumo del suolo è aumentato
enormemente.
Il clima
Il clima non è importante solo per l’uomo, ma
per tutta la biosfera, poiché, insieme al suolo e
all’acqua è uno dei più importanti fattori fisici
che condizionano la struttura e la funzionalità
degli ecosistemi terrestri.
La vegetazione
La
vegetazione è la risorsa
rinnovabile per eccellenza perché,
tramite l’energia solare e la
fotosintesi clorofilliana, produce
continuamente nuova biomassa e
rigenera
ossigeno
per
l’atmosfera. Inoltre è una risorsa
indiretta poiché preserva i suoli
dall’erosione.
Le risorse energetiche
Le fonti primarie di energia sono il Sole, la Terra e la Luna. Tale
energia viene poi immagazzinata da fonti secondarie come il vento, le
maree, il legno, i combustibili fossili, ecc. I venti sono innescati
dall’irradiazione solare, che è causa dei flussi delle acque nel ciclo
idrologico. Il legno, i carboni fossili, il petrolio, il gas naturale, gli
scisti bituminosi hanno accumulato energia termica del Sole. Le
sorgenti di energia a cui l’uomo attinge sono per lo più secondarie e
possono essere trasformate in diverse forme di energia.
Risorse energetiche
Energia chimica: sviluppata dalla combustione di legno, carboni fossili,
e produce calore.
Energia geotermica: ricavata dal riscaldamento di fluidi o gas presenti
nel sottosuolo a contatto con masse rocciose ad altissima temperatura.
Energia meccanica: prodotta dal movimento del vento e dell’acqua
fluente.
Elettricità: è una forma di energia non direttamente utilizzata
dall’uomo.
Energia nucleare: si libera dalla materia come reazione tra le
particelle che la costituiscono, per scissione dei nuclei di elementi
pesanti, per unione dei nuclei di elementi leggeri.
Le risorse minerarie
La crosta terrestre è di grande importanza economica per l’uomo che
dalle rocce che la compongono ricava materiali da costruzione e
ornamentali e i minerali, elementi chiave dei processi industriali.
La materia terrestre, la cui quantità è fissa e determinata, cambia
forma e struttura: per esempio, gli alberi diventano carbone, ma il
tempo di questa trasformazione è lentissimo. Per questo motivo le
risorse minerarie presenti sulla Terra sono risorse finite e perciò
esauribili. La distribuzione delle risorse sulla Terra non è omogenea: si
stima che nel primo mondo si trovi circa il 40% delle risorse minerarie
mondiali.
La situazione oggi
Ci troviamo in un momento critico della storia della Terra, un momento
in cui l’umanità dovrà scegliere il suo futuro. Man mano che il mondo
diventa sempre più interdipendente e fragile, il futuro riserva grossi
pericoli e, nello stesso tempo, grandi promesse.
Per andare avanti dobbiamo riconoscere che nel mezzo di una
straordinaria diversità di culture e stili di vita siamo un’unica famiglia
umana e un’unica comunità terrestre con un destino comune. Dobbiamo
unirci per portare avanti un società globale sostenibile fondata sul
rispetto per la natura, i diritti umani universali, la giustizia economica e
una cultura della pace.
Protocollo di Kyoto
Il
Protocollo
di
Kyoto
sui
cambiamenti climatici è un accordo
internazionale che stabilisce precisi
obiettivi per i tagli delle emissioni di
gas responsabili dell'effetto serra,
del riscaldamento del pianeta, da
parte dei Paesi industrializzati.
I vari punti del protocollo
Per i Paesi più industrializzati l'obbligo è ridurre le emissioni di gas
serra di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990, nel periodo di
adempimento che va dal 2008 al 2012.
Gli stessi Paesi devono predisporre progetti di protezione di boschi,
foreste, terreni agricoli che assorbono anidride carbonica, (perciò sono
detti ''carbon sinks', cioè immagazzinatori di CO2).
I Paesi firmatari andranno incontro a sanzioni se mancheranno di
raggiungere gli obiettivi. Più flessibili le regole per i Paesi in via di
sviluppo.
VERSO UNA TERRA MADRE
TUTELA
DELLE BIODIVERSITÀ
Daniele Marina
Art. 25
“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita
sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio
e della sua famiglia…”
Che cos’è la Biodiversità?
La biodiversità non è un concetto astratto. È la vita stessa: dei popoli,
della natura, del nostro pianeta. È fatta di uomini, di piante selvatiche
e coltivate, di animali selvaggi e addomesticati, di climi e ambienti
naturali, di lingue e culture, di cibi. I suoi custodi sono i pastori, i
contadini, i pescatori… Eppure rischiano di essere cancellati: dalle
regole del mercato globale, dall’industria e dall’agricoltura massificata.
La biodiversità agricola non può essere salvata senza salvare gli
agricoltori. Viceversa, una comunità rurale non sopravvive senza
biodiversità.
Problemi
In un secolo si sono estinte trecentomila
varietà vegetali e continuano ad estinguersi,
al ritmo di una ogni sei ore. Oggi migliaia di
varietà coltivate sono scomparse e questa
perdita sta subendo un’accelerazione.
Delle 3.600 varietà di fagioli esistenti oggi
ne consumiamo appena 4 o 5.
Tutte le altre stanno inesorabilmente scomparendo. Anche i cereali
stanno subendo questo calo: una volta ogni regione aveva le sue
varietà di grano, un universo di sapori, forme e colori. Stiamo
andando verso un mondo dove si coltiverà e si mangerà tutti la
stessa cosa. Tutto sarà brevettato e studiato per le esigenze del
mercato agro-alimentare.
Problemi
Il problema enorme sarà l’insostenibilità del
modello, la forte sensibilità agli stress climatici e
ambientali e il forte impatto sociale sulle
economie locali. I contadini stanno perdendo il
loro bene più prezioso: i semi. Le multinazionali
brevettano
sementi
più
produttive,
che
impoveriscono i terreni e richiedono un uso
massiccio di fertilizzanti e pesticidi.
Anziché produrre i semi e scambiarli all’interno delle comunità i
contadini hanno iniziato ad acquistare sementi più produttive e
hanno abbandonato le produzioni tradizionali a favore di
monocolture destinate all’esportazione.
La biodiversità è sempre più minacciata dalla pressione esercitata
da una popolazione mondiale in continua espansione e dal degrado
degli ecosistemi naturali che spesso comporta.
Come risolvere questi problemi?
Fortunatamente qualcosa si sta muovendo. In tutto il mondo decine di
associazioni cercano di porre un freno alla perdita della biodiversità
attraverso numerosi progetti. L’obbiettivo di ogni progetto è più o
meno lo stesso: creare un centro di valenza regionale e nazionale che
possa contribuire alla salvaguardia della biodiversità agricola, animale e
vegetale. Un centro aperto a tutti, dove tutti possano venire a
conoscenza del problema della perdita della biodiversità, informarsi,
accedere a banche dati, confrontarsi ma soprattutto partecipare
concretamente alla conservazione di animali, piante e frutti ormai quasi
perduti.
Tutto ciò, seppur importante, non basta: è essenziale creare un
movimento di produttori e consumatori che inverta la marcia, per non
perdere per sempre le radici della nostra vita.
VERSO UNA TERRA MADRE
Lo Sviluppo Ecosostenibile
Olivero Emanuele
Art. 23
“Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta
dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di
lavoro…”
Cosa significa Sviluppo
Ecosostenibile
Nella definizione ufficiale, espressa nel 1987 dal Rapporto
Brundtland, "lo sviluppo sostenibile soddisfa le necessità delle
attuali generazioni, senza compromettere la capacità delle
generazioni future di soddisfare le proprie".
Esistono oltre trecento definizioni formali della
disciplina:
"La sostenibilità è l'offerta di benessere collettivo
con un consumo efficiente di natura e risorse, in tal
modo liberate per chi non è ancora partecipe del
nostro livello di benessere“.
“Per sviluppo sostenibile si intende un
miglioramento della qualità della vita,
senza eccedere le capacità di carico degli
ecosistemi alla base“.
L’impoverimento della terra
Il 2006 è stato proclamato dalle Nazioni
Unite «Anno internazionale dei deserti e
della
desertificazione».
Obiettivo
primario: tirare il campanello d’allarme e
sensibilizzare i cittadini del pianeta ad
una realtà drammatica che di rado occupa
la prima pagina dei giornali.
Eppure le cifre sono da brivido: 24
miliardi di tonnellate di suolo fertile
scompaiono ogni anno.
La desertificazione concerne un quarto delle terre emerse ed ha già
alterato due terzi dei terreni agricoli.
A gradi diversi, 2 miliardi di esseri umani si trovano a confronto con le
conseguenze ecologiche, economiche e sociali di questo disastro
silenzioso, ma non irrimediabile.
L’impoverimento della terra
Al di là delle constatazioni, il tema delle
Nazioni Unite ha permesso di mettere in
evidenza le azioni intraprese o da
intraprendere per proteggere e rivivificare
le terre inaridite del pianeta.
La desertificazione inizia con qualunque
forma di deterioramento del potenziale
naturale del suolo che minaccia l’integrità
dell’ecosistema.
Produttività
ecologica
sostenibile, diversità biologica e capacità di
recupero del suolo sono i tre criteri da
considerare per emettere una diagnosi su
questa malattia della terra.
L’impoverimento della terra
Molti fattori interconnessi accelerano l’agonia dei suoli fragili segnati
da forti contrasti climatici; ma la mano dell’uomo svolge un ruolo
preponderante: sfruttamento eccessivo dei pascoli e dei terreni
agricoli, disboscamenti, irrigazioni inadeguate, che si aggiungono
all’aumento dell’effetto serra e al surriscaldamento del pianeta
causati dall’intensificazione delle attività umane. Un cerchio che
somiglia più ad un circolo vizioso.
I progetti inerenti lo Sviluppo
Ecosostenibile
Lo sviluppo sostenibile è sempre più al centro delle riflessioni
dell’UNESCO. Le Nazioni Unite, infatti, hanno indicato il periodo 20052014 come Decennio di approfondimento sulle tematiche specifiche.
Il profilo educativo del Progetto UNESCO per lo Sviluppo Sostenibile
si snoda su alcuni punti cardine:
il miglioramento dell’educazione di
base per tutti; la sensibilizzazione
al concetto di prezzo equo e di
informazione corretta del cittadino
per uno sviluppo della collettività e
dei poteri pubblici verso società più
vivibili.
I progetti inerenti lo Sviluppo
Ecosostenibile
Questi sono i capisaldi del nuovo impegno:
biodiversità, gestione dei bacini di acqua dolce, ricerca di fonti
energetiche alternative, lotta all’inquinamento, conservazione e
protezione dell’ambiente, turismo responsabile, trasformazione del
contesto rurale, promozione e difesa della
salute, produzione e consumo
durevoli, diritti dell’uomo, pace e
comprensione internazionale, corsi
di formazione per la crescita del
senso di responsabilità dei ragazzi.
VERSO UNA TERRA MADRE
Le multinazionali
Reano Andrea
Art. 23
“Ogni individuo che lavora ha diritto ad una
rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui
stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla
dignità umana…”
Introduzione
Oggi l'economia mondiale a livello industriale è gestita da imprese di
enormi dimensioni, che sono in grado di attuare una strategia che
travalica i ristretti ambiti regionali o nazionali, per incidere in maniera
significativa sull'organizzazione economica di tutto il globo.
Le ditte multinazionali, hanno centri direzionali in vari paesi del mondo
e riescono a condizionare e guidare le scelte economiche di tutti gli
Stati del globo.
Se all'inizio degli anni Cinquanta la quasi totalità degli scambi
internazionali di materie prime e manufatti avveniva tra gli Stati e i
rapporti economici erano governati dal mercato, trent'anni dopo la
situazione è completamente capovolta, infatti oltre la metà degli
scambi internazionali avviene all'interno delle attività di queste
imprese, che hanno un fatturato pari a quasi la metà del Prodotto
Nazionale Lordo mondiale.
Cos’è una multinazionale
Sebbene ciascuna società multinazionale operi prevalentemente in un
determinato settore dell'industria, dell'agricoltura e dei servizi, la sua
attività si estende spesso a campi che non hanno diretta relazione con
quella principale: può succedere, ad esempio, che varie società
agroalimentari possiedano, oltre a catene di ristoranti ed alberghi,
anche miniere, raffinerie, società di pubblicità, agenzie turistiche ed
altro.
Lo sviluppo delle tecnologie
Lo sviluppo delle tecnologie informatiche e la maggior
efficienza delle telecomunicazioni ha permesso di
collegare in tempo reale centri direzionali, impianti e
mercati situati in zone geograficamente lontanissime,
mentre la rivoluzione dei trasporti ha reso possibile
una più veloce circolazione delle merci. Il fatto che i
gusti dei consumatori tendano a diventare sempre più
simili ha permesso di creare un vasto mercato
internazionale per uno stesso tipo di prodotto, sia
esso una bibita, un computer, un film ovvero un’auto.
Il fatto che la competizione fra le imprese si sia fatta sempre più
accanita ha spinto sempre di più tali società a dislocare una parte
crescente, se non tutta, delle proprie attività produttive, delle proprie
fabbriche, in paesi dove la forza lavoro costa pochissimo e non vi sono
tasse da pagare.
Lo sviluppo delle tecnologie
I paesi ricchi continuano ad attrarre una elevata quota di investimenti
esteri in quanto possono offrire mercati ricchi ed in espansione, oltre
che una manodopera qualificata; i paesi poveri attraggono però sempre
più investimenti in quanto, oltre al costo estremamente basso della
manodopera (a volte ben 12 volte meno che in un paese
industrializzato), vi sono legislazioni permissive per quanto riguarda
l'inquinamento e la possibilità di riesportare i profitti e assai
vantaggiose dal punto di vista fiscale e finanziario.
Multinazionali e diritti umani
A livello della società civile una nuova alleanza dev'essere costruita tra
le forze sindacali e il mondo delle associazioni e delle organizzazioni
non governative che in questi anni hanno affrontato i problemi e gli
effetti della globalizzazione, muovendosi con successo a una scala
globale e ottenendo risultati importanti sul terreno dei diritti umani e
sociali. Le esperienze di questo tipo nell'ultimo decennio sono ormai
numerose.
La globalizzazione
Con il termine globalizzazione si indica il fenomeno
di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi
a livello mondiale in diversi ambiti, il cui effetto
primo è una decisa convergenza economica e
culturale tra i Paesi del mondo.
Il termine globalizzazione, di uso recente, è stato
utilizzato dagli economisti, a partire dal 1981, per
riferirsi prevalentemente agli aspetti economici
delle relazioni fra popoli e grandi aziende.
Il fenomeno invece va inquadrato anche nel contesto dei
cambiamenti sociali, tecnologici e politici, e delle complesse
interazioni su scala mondiale che, soprattutto a partire dagli anni
ottanta, in questi ambiti hanno subito una sensibile accelerazione.
VERSO UNA TERRA MADRE
Consumo critico
Bove Gabriele
Art. 29
“Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella
quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della
sua personalità…”
Che cos’è?
Il CONSUMO CRITICO, consiste nella scelta dei prodotti non solo in
base al prezzo e alla qualità o pensando solo alle proprie tasche, ma
anche in base alla storia dei prodotti stessi e al comportamento delle
imprese che li offrono.
Scartando i prodotti che non rispettano l'uomo e l'ambiente, si invia
alle imprese un messaggio chiaro: si comunica loro che non siamo
d'accordo con quello che stanno facendo e lo facciamo utilizzando le
loro stesse regole economiche.
In altre parole ai produttori si comincia a richiedere una caratteristica
in più alla merce: quella dell'eticità.
A cosa serve?
Nel sistema economico mondiale la
funzione del consumo gioca un ruolo
determinante.
I risultati sono ormai noti: il nostro
consumo è a livello dello spreco, così
come sappiamo anche che il nostro fittizio - benessere non è più
sostenibile dal pianeta.
A cosa serve?
La prima forma di consumo critico è quella di interrogarsi se gli acquisti
che facciamo riguardano beni di cui abbiamo veramente necessità.
Ridurre il livello dei nostri consumi, oggi in prevalenza indotti e
superflui, è la prima priorità.
Consumare meno non significa
vivere peggio, significa
semplicemente porre
l'attenzione su quei beni,
materiali e immateriali,
di cui abbiamo veramente necessità.
Il panorama attuale
Oltre al consumo critico esistono già possibili alternative per la
costruzione di un'economia sociale e solidale fondata sui principi della
giustizia, sostenibilità e cooperazione, anziché sulla ricerca del
profitto. In particolare oltre alle campagne di pressione e il
boicottaggio abbiamo:
Il commercio equo e solidale
I G.A.S. (gruppi di acquisto solidali)
Le Reti di Economia Solidale (R.E.S.)
Il commercio equo solidale
Se il consumo critico è nato con lo strapotere delle multinazionali, il
commercio equo e solidale comincia a vedere i suoi primi vagiti fra gli
anni '50 e '60 del secolo scorso. Un piccolo gruppo di olandesi di
Kerkande, invece di pensare ad atti di elemosina verso il sud del mondo,
decise di eseguire atti di solidarietà diretta. Avviò così dei progetti in
America Latina dove mandò dei volontari.
Nacque allora una cooperativa di importazione in
Olanda e i contadini vennero aiutati nella costruzione
di una propria struttura per l'esportazione. In questo
modo si saltava l'intermediazione delle multinazionali
e si creava un commercio diverso, che non aveva il solo
scopo del profitto, ma al contrario si ispirava a i
principi di equità e solidarietà.
Il gruppo si chiamava SOS.
Sulla scia di questa esperienza, successivamente
alcuni gruppi aprirono in tutta Europa.
Gruppi di acquisto solidale
(G.A.S)
Quando un gruppo di persone decide di incontrarsi per riflettere sui
propri consumi e per acquistare insieme prodotti di uso comune,
utilizzando come criterio guida il concetto di giustizia e solidarietà, dà
vita a un G.A.S. Ogni G.A.S. nasce per
motivazioni proprie (procurarsi cibi
più genuini, conoscere direttamente
i produttori, stare insieme, riflettere
e approfondire i temi del consumo,
ridurre l'impatto ambientale degli
acquisti che vengono fatti etc.).
Gruppi di acquisto solidale
(G.A.S)
Essere un G.A.S. non vuole dire soltanto risparmiare acquistando
collettivamente e direttamente dal produttore, saltando i tanti
passaggi dell'intermediazione commerciale, ma soprattutto chiedersi
che cosa c'è dietro a un determinato bene di consumo.
È per questo che i Gruppi di Acquisto "Solidali"
si distinguono dai gruppi d'acquisto tout-court
(ad esempio, le cooperative di consumatori), che
possono non presentare connotazioni etiche, ma
essere solo uno strumento di risparmio.
Che fare
1) COMPRA DI MENO
Non esistono prodotti ecologici, ma solo meno
dannosi di altri. Ogni prodotto (anche un
bicchier d'acqua) comporta un invisibile
"zaino ecologico" fatto di consumo di natura,
di energia e di tempo di lavoro.
2) COMPRA LEGGERO
Spesso conviene scegliere i prodotti a
minore intensità di materiali e con meno
imballaggi, tenendo conto del loro peso
diretto, ma anche di quello indiretto, cioè
dello "zaino ecologico".
Che fare
3) COMPRA DUREVOLE
Buona parte dei cosiddetti beni durevoli si cambia
troppo spesso. Cambiando auto ogni 15 anni, invece
che ogni 7, ad esempio, si dimezza il suo zaino
ecologico (25 tonnellate di natura consumate per
ogni tonnellata di auto). Lo stesso vale per mobili e
vestiti.
4) COMPRA SEMPLICE
Evita l'eccesso di complicazione, le pile e l'elettricità quando non siano
indispensabili. In genere oggetti più sofisticati sono più fragili, meno
riparabili, meno duraturi. Sobrietà e semplicità sono qualità di bellezza
Che fare
5) COMPRA VICINO
Spesso l'ingrediente più nocivo di un prodotto sono i chilometri che
contiene. Comprare prodotti della propria regione riduce i danni
ambientali dovuti ai trasporti e rafforza l'economia locale.
6) COMPRA SANO
Compra alimenti freschi, di stagione, nostrani,
prodotti con metodi biologici, senza conservanti né
coloranti. Spesso costano di più, ricorda però che è
difficile dare un prezzo alla salute delle persone e
dell'ambiente.
Che fare
7) COMPRA PIÙ GIUSTO
Molte merci di altri continenti vengono prodotte in condizioni sociali,
sindacali, sanitarie e ambientali inaccettabili. Preferire i prodotti del
commercio equo e solidale vuol dire per noi pagare poco di più, ma per
piccoli produttori dei paesi poveri significa spesso raddoppiare il
reddito.
8) COMPRA PRUDENTE
In certi casi conviene evitare alcuni tipi di prodotti o materiali sintetici
fabbricati da grandi complessi industriali. Diversi casi hanno
dimostrato che spesso la legislazione è stata modellata sui desideri
delle lobby economiche, nascondendo i danni alla salute e all'ambiente.
Che fare
9) COMPRA SINCERO
Evita i prodotti troppo reclamizzati. La pubblicità la paghi tu: quasi
mezzo milione all'anno per famiglia. La pubblicità potrebbe dare un
contributo a consumi più responsabili, invece spinge spesso nella
direzione opposta.
10) INVESTI IN GIUSTIZIA
Ecco due esempi: finanza etica e impianti che consumano meno energia.
In Italia puoi investire nelle MAG (Mutua Auto Gestione) e nella Banca
Etica. Investendo poi nell'efficienza energetica
puoi dimezzare i consumi e i danni delle energie
fossili come carbone petrolio.
VERSO UNA TERRA MADRE
I Presidi Slow Food
Ciochetto Valentina
Art. 23
“Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto
ad eguale retribuzione per eguale lavoro…”
Introduzione
I Presìdi sostengono le piccole produzioni eccellenti che rischiano di
scomparire, valorizzano territori, recuperano mestieri e tecniche di
lavorazione tradizionali, salvano dall’estinzione razze autoctone e
antiche varietà di ortaggi e frutta.
I Presìdi coinvolgono direttamente i produttori, offrono l’assistenza
per migliorare la qualità dei prodotti, facilitano scambi fra Paesi
diversi e cercano nuovi sbocchi di mercato. In Italia sono circa 200 e
tutelano i prodotti più disparati. Per citarne alcuni, dalla sola Sicilia ne
arrivano ben tredici come: i meloni d'inverno, la provola delle Madonìe,
il sale marino di Trapani. Questa regione conta inoltre il maggior
numero di Presìdi, 23 in totale, seguita dal Piemonte con 22 e dalla
Toscana con 19.
La storia dei Presidi
Il progetto dei Presìdi è nato in Italia, nel 1999, come fase
operativa dell’Arca del Gusto. L’Arca aveva catalogato centinaia di
prodotti a rischio di estinzione: con i Presìdi, Slow Food ha deciso
di fare un passo avanti, entrando concretamente nel mondo della
produzione, conoscendo i luoghi di produzione, incontrando i
produttori e lavorando con loro per aiutarli, per promuovere e far
conoscere i loro prodotti, il loro lavoro, i loro saperi.
Inizialmente non è stato semplice spiegare il significato di questi
progetti: le risposte più comuni erano la diffidenza dei produttori
e le perplessità degli enti pubblici, ma nel giro di pochi mesi i
Presìdi sono decollati. A segnare una svolta decisiva è stato il
Salone del Gusto del 2000. Qui, l’area dedicata ai primi 90 Presìdi
italiani è stata di gran lunga quella che ha raccolto il maggiore
interesse da parte della stampa e dei visitatori. Dopo il 2000 il
progetto dei Presìdì ha continuato a crescere: non solo in Italia ma
anche negli altri Paesi del mondo. Al Salone del 2002 sono stati
presentati i primi 19 Presidi internazionali.
Le attività di un Presidio
In primis è un’attività di ricerca. Alla prima fase di scoperta segue il
coinvolgimento di tecnici, istituzioni e differenti tipologie di persone
fisiche e giuridiche interessate ad intraprendere un cammino di
salvaguardia.
Individuati i produttori, li aiuta a consorziarsi e a riunirsi in
un'associazione o consorzio, istituendo poi un nome ed un marchio
commerciale comune.
In ultimo dà ampia visibilità a questi straordinari prodotti costituenti
un'eccellenza gastronomica, portando a conoscenza dei consumatori
questo straordinario patrimonio culturale.
Spesso l'attività dei Presidi è andata ben oltre, rivolgendosi ad
interventi strutturali di ristrutturazione e
costruzione di attrezzature mirate per il
proseguimento di una data filiera produttiva.
I Presidi Internazionali
Quello dei Presìdi Internazionali appare come
la naturale estensione delle esperienze
accumulate sul territorio nazionale alla ricerca
questa
volta
di
rarità
gastronomiche
provenienti dai cinque continenti. Quella dei
presidi è anche tuttavia un'attività degli
interessanti
risvolti
socio-economici.
Sostenendo eccellenze culturali l'associazione
mira infatti anche al benessere ed al
sostentamento delle comunità che vi lavorano,
ottenendo talvolta una efficace ripresa
occupazionale.
Ed ecco che quindi un'intera area del Salone 2008 è stata dedicata
alla presentazione di questi primi gioielli internazionali, 21 in tutto,
eletti da Slow Food come simboli di una corretta difesa dei cibi
tradizionali locali.
I primi Presidi Internazionali
Ecco alcuni presìdi internazionali:
Irlanda: salmone selvaggio affumicato;
India: varietà locali di riso Basmati e olio di senape;
Gran Bretagna: cheddar a latte crudo;
Grecia: mavrotragano, antico vitigno di Santorini;
Guatemala: caffè biologico;
Repubblica Domenicana: caffè biologico.
Esempio di un Presidio Slow Food
Il caffè del Presidio del Guatemala è un caffè lavato 100% Arabica
delle varietà Typica, Bourbon e Caturra, coltivato a più di 1500 metri
sulle pendici dei monti Cuchumatanes, in una delle aree più vocate alla
coltivazione del caffè del Guatemala. Il caffè del Presidio della Sierra
Cafetalera è anch’esso 100% Arabica lavato, le varietà sono Typica e
Caturra, coltivate all’ombra di alberi nativi a più di 1250 metri nella
zona delle province di Indipendencia, Bahoruco e Elias Piña, vicino al
confine con Haiti.
Entrambi i Presidi riuniscono decine di
famiglie di piccoli coltivatori e lavorano per
migliorare la qualità del caffè ma non solo,
anche la qualità della vita dei produttori,
accorciando la filiera, garantendo una giusta
remunerazione dalla vendita diretta.
Esempio di un Presidio Slow Food
Con loro si è lavorato fin dal 2002 per il Presidio del Guatemala, dal
2006 per quello della Sierra Cafetalera, alla stesura di un disciplinare
di produzione che garantisse l’artigianalità e la sostenibilità in tutte le
fasi di produzione.
Il frutto di questo lavoro,
tutt’ora in corso, sono due
specialty coffee dalla
straordinaria qualità
organolettica, oltre
che dalla spiccata qualità
ambientale e sociale.
VERSO UNA TERRA MADRE
Il progetto Slow Food
“Terra Madre”
Morello Marita
Art. 1
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in
dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di
coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito
di fratellanza….”
Cosa è Terra Madre?
Terra Madre è un progetto concepito da Slow Food, frutto del suo
percorso di crescita e che oggi ha il suo fulcro nella convinzione che
“mangiare è un atto agricolo e produrre è un atto gastronomico”.
Da sempre Slow Food si è schierato per i piaceri della tavola e il buon
cibo e ha difeso le culture locali di fronte alla crescente
omogeneizzazione imposta dalle logiche cosiddette moderne di
produzione, distribuzione ed economia di scala.
Ed è proprio seguendo fino in fondo queste logiche che Slow Food si è
reso conto di quanto fosse necessario proteggere e sostenere i piccoli
produttori, ma anche cambiare
il sistema che li danneggia,
mettendo insieme gli attori
che hanno potere decisionale.
Perché è nata Terra Madre?
Per dare voce e visibilità ai contadini, pescatori e allevatori che popolano il
nostro mondo. Per aumentare, nelle comunità dei produttori e nell’opinione
pubblica, la consapevolezza di quanto è prezioso il loro lavoro. Per dare ai
produttori qualche arma in più per continuare a lavorare in condizioni migliori,
per il bene di tutti noi e del pianeta.
Per queste ragioni, costruire una rete mondiale – che dispone di strumenti di
condivisione delle informazioni e che offre la possibilità di imparare dalle
esperienze altrui e di collaborare con gli altri – è sembrato fondamentale.
L’obiettivo è continuare ad avere terre fertili, dove germoglino e crescano
piante e animali adatti a quei particolari ambienti, piuttosto che dopati con
sostanze chimiche che li fanno fruttare o ingrassare artificialmente. L’obiettivo
di Terra Madre è continuare ad avere persone che custodiscono terre, saperi e
cibi che hanno il gusto della nostra infanzia.
I soci fondatori della Fondazione
Terra Madre
Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
Cooperazione Italiana allo Sviluppo - Ministero Affari Esteri
Regione Piemonte
Città di Torino
Slow Food
Gli incontri a cosa servono?
Gli incontri organizzati dalla Fondazione Terra Madre, riuniscono e
mettono a confronto produttori e operatori del settore agroalimentare
mondiale, che avranno l’opportunità di discutere sulle grandi tematiche
della produzione alimentare. Loro sono rappresentativi di un modo
diverso e più complesso di intendere il cibo di qualità:
- attento alle risorse
ambientali,
-agli equilibri planetari,
-all’aspetto organolettico
dei prodotti,
- alla dignità dei
lavoratori e alla salute
dei consumatori.
Partners e donatori
Perché sia possibile realizzare Terra Madre è fondamentale il
significativo apporto dato dai sostenitori:
I partners sono i principali e più
importanti interlocutori,
profondamente coinvolti
nell’organizzazione delle
edizioni degli incontri
internazionali delle comunità
del cibo, che sono realizzati
grazie alla loro collaborazione.
I donatori sono tutti gli altri
sostenitori, molteplici e
variegati, dalle persone che
accolgono i delegati delle
comunità del cibo nelle loro case,
alla piccola o grande azienda che
vuole partecipare a
quest’avventura.
Ciascuno con diverse modalità di contributo e nel modo che gli è più
confacente, aiuta a realizzare questo ambizioso progetto.
La rete di Terra Madre
La rete di Terra Madre è costituita da tutti coloro che vogliono agire
per preservare, incoraggiare e promuovere metodi di produzione
alimentare sostenibili, in armonia con la natura, il paesaggio, la
tradizione. Al centro del loro impegno c’è un’attenzione particolare per
i territori, per le varietà vegetali e le specie animali che hanno
permesso nei secoli di preservare la fertilità delle terre.
Giorno dopo giorno, la famiglia di Terra Madre si allarga, si arricchisce,
si organizza per meglio tutelare prodotti e culture culinarie locali. Nel
loro quotidiano le comunità di Terra Madre danno concretezza al
concetto di qualità di Slow Food: buono, pulito e giusto, dove buono si
riferisce alla qualità e al gusto degli alimenti, pulito a metodi di
produzione rispettosi dell’ambiente, giusto alla dignità e giusta
remunerazione dei produttori e all'equo prezzo dovuto dai consumatori
I primi nodi della rete di Terra
Madre
Le comunità del cibo sono gruppi di persone che producono,
trasformano e distribuiscono cibo di qualità in maniera sostenibile e
sono fortemente legate a un territorio dal punto di vista storico,
sociale e culturale.
I cuochi hanno un ruolo fondamentale. Sono
gli interpreti di un territorio, che
valorizzano attraverso la loro creatività.
I cuochi di Terra Madre hanno capito che
non si può separare il piacere dalla
responsabilità verso i produttori, senza i
quali non esisterebbe una cucina di successo.
I primi nodi della rete di Terra
Madre
250 università e centri di ricerca, con oltre 450 accademici in tutto il
mondo, fanno parte della rete di Terra Madre e si impegnano, nel
proprio ambito e con gli strumenti a loro più consoni, a favorire la
conservazione e il rafforzamento di una produzione di cibo sostenibile,
attraverso l’educazione della società civile e la formazione degli
operatori del settore agroalimentare.
Il mondo accademico che condivide i valori di Terra Madre cerca di
coltivare un rapporto di reciprocità con la produzione, mettendo a
disposizione le proprie conoscenze scientifiche per favorire scambi tra
comunità locali ma anche mettendosi all’ascolto delle comunità, là dove
queste hanno elaborato soluzioni ed esperienze ancora insondate dal
mondo scientifico.
Leggi sul diritto
all’alimentazione
Troiano Grazia
Art. 25
“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita
sufficiente (…) con particolare riguardo
all’alimentazione…”
Introduzione
Il diritto all'alimentazione e alla libertà dalla fame, è fermamente
sancito nel
diritto internazionale. L'articolo 11 del Patto internazionale sui diritti
economici, sociali e culturali, adottato dall'Assemblea generale delle
Nazioni Unite nel 1966, riconosce il diritto ad una alimentazione
adeguata come parte del diritto ad un adeguato tenore di vita ed
accorda al diritto di essere liberi dalla fame lo stato di diritto
fondamentale dell'umanità.
Il diritto all'alimentazione è anche
protetto in alcuni accordi internazionali
più
specifici quali le Convenzioni di Ginevra ed
i Protocolli addizionali in tempo di guerra
e la Convenzione del 1989 sui diritti
dell'infanzia rispetto ai bambini.
In molti paesi poveri vengono sfamati e
vengono portati a lavorare nei campi come
diversi schiavi.
Diritti alla fame e al
sostenimento
Il diritto ad una alimentazione adeguata
costituisce un diritto umano fondamentale,
sancito con fermezza nel diritto
internazionale. Ciò nonostante, ogni giorno
una persona su 5 soffre la fame, per un
totale di 800 milioni di persone affamate
in tutto il mondo, e ogni anno oltre 20
milioni di persone muoiono di denutrizione
e di malattie ad essa collegate.
Il diritto all'alimentazione è un diritto
umano fondamentale, saldamente fondato
sul diritto internazionale.
È implicito nella Carta delle Nazioni Unite ed è stato riaffermato e
sviluppato in numerose riunioni e dichiarazioni della comunità
internazionale, inclusa la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo,
la Dichiarazione Universale sullo Sradicamento della Povertà e della
Malnutrizione, la Dichiarazione sul Progresso Sociale e lo Sviluppo, così
come in molti accordi internazionali sia a livello regionale che universale.
Il diritto all’alimentazione
Oltre 150 Paesi, in tutto il mondo, celebreranno
la giornata mondiale dell’alimentazione, ma la
fame seguita a crescere nel pianeta. Il numero
di persone che soffrono la fame ha continuato a
crescere dopo il 1996, ed ha raggiunto
attualmente cifre record. Oggi, nonostante le
numerose dichiarazioni d’intenti sottoscritti negli
anni scorsi dai governi di tutto il mondo, il
numero dei malnutriti e dei sottonutriti nei paesi
in via di sviluppo non accenna a diminuire.
L’alimentazione è un fattore chiave nello sviluppo
psico-fisico: troppo poco di tutto o troppo di
tanto sono comunque condizioni dannose che
impediscono a qualunque bambino, ricco o povero
di sviluppare il suo potenziale.
Secondo le cifre diramate dall'agenzia Onu, il
numero di persone malnutrite nel mondo
ammonterebbe a circa 854 milioni di individui, il
95 per cento dei quali risiede nei Paesi in via di
sviluppo e 9 milioni nei paesi industrializzati.
Il diritto all’alimentazione
Il diritto all’alimentazione è un diritto intrinseco
di ogni essere umano, donna, uomo, bambina o
bambino in ogni parte del pianeta. Deve sempre
poter accedere all’alimentazione o ai mezzi per
approvvigionarsi di cibo: un cibo che deve essere
in quantità, qualità e varietà sufficienti da
soddisfare i suoi bisogni, privo di sostanze
nocive ed accettabile per la sua cultura.
Secondo il Commento generale 12, gli individui
hanno il diritto di ricevere il cibo direttamente
dallo stato solo nei casi in cui non siano in grado
di soddisfare i loro bisogni alimentari con i
mezzi a disposizione per cause che vadano al di
là della loro possibilità di controllo, fra cui età,
disabilità, situazione economica sfavorevole,
carestia, calamità o discriminazione. Garantire
ad ogni bambina, bambino, donna o uomo
un’alimentazione adeguata e permanente non è
solo un imperativo morale con un alto ritorno
economico: è la realizzazione di un diritto umano
fondamentale.
La FAO e il diritto al cibo
La Fao spiega che per diritto all'alimentazione, secondo la giurisprudenza
internazionale, si intende il diritto di ogni individuo ad avere accesso
regolare ad un'alimentazione sufficiente, adeguata dal punto di vista
nutrizionale e culturalmente accettabile per poter condurre una vita da sé
con dignità, piuttosto che il diritto di essere nutriti. Un fondamentale
diritto umano che la Fao si è impegnata, sin dal Vertice mondiale
dell'alimentazione del 1996, a far riconoscere lavorando con i governi e le
comunità locali.
FAO: i diritti al cibo
La Fao sostiene metodi proattivi ispirati dalla
“sovranità alimentare” e dal “primario diritto
al cibo”, una messa in discussione
dell’agricoltura convenzionale o di quella
prevalente. E’ un rafforzamento dei piccoli
coltivatori dei paesi in via di sviluppo,
incoraggiando i mercati locali e regionali, con
una maggiore attenzione sulle bioregioni.
La FAO può aumentare notevolmente il suo
lavoro mettendo insieme la conoscenza
tradizionale e quella scientifica di fronte alle
nuove sfide proposte dal cambiamento
climatico.
La Fao può delineare le strategie sostenibili necessarie per generare un
“nuovo paradigma” che potrebbe essere costruito sulle base delle idee
sostenute dalle ONGS e dalla società civile negli ultimi decenni, per
ottenere una sicurezza alimentare sostenibile radicata nella valorizzazione
del potenziale dei piccoli coltivatori nei paesi in via di sviluppo.
FAO: i diritti al cibo
Il diritto al cibo: rappresenta qualche cosa di più di un imperativo
morale e politico. Si tratta di un obbligo a cui gli Stati, le istituzioni
internazionali, regionali e locali così come le organizzazioni non
governative tentano di far fronte con maggiore o minore successo. Nel
2008, i governi non possono non tener conto delle direttive per il
diritto al cibo adottate all’unanimità nel 2004 dal Consiglio della Fao; si
rende necessario un cambiamento radicale di prospettiva: il cittadino
non è più un destinatario impotente, oggetto di carità, ma una persona
che ha il diritto di beneficiare di un ambiente in grado di nutrirlo e, in
mancanza di questo, di ricevere un’assistenza
FAO: i diritti al cibo
La Fao spiega che per diritto
all'alimentazione, secondo la
giurisprudenza internazionale, si
intende il diritto di ogni individuo
ad avere accesso regolare ad
un'alimentazione sufficiente,
adeguata dal punto di vista
nutrizionale e culturalmente
accettabile per poter condurre
una vita sana ed attiva. È il diritto
a nutrirsi da sé con dignità,
piuttosto che il diritto di essere
nutriti. Un fondamentale diritto
umano che la Fao si è impegnata,
sin dal Vertice mondiale
dell'alimentazione del 1996, a far
riconoscere lavorando con i
governi e le comunità locali.
Giornata mondiale
dell'alimentazione 2008
In occasione della Giornata mondiale
dell'alimentazione 2008 solo il 10
per cento delle risorse promesse
per la lotta contro la fame nel
mondo sono arrivate a destinazione.
Troppo poco per combattere un
flagello che colpisce, secondo le
stime della Banca Mondiale, 923
milioni di persone. E’ stato fatto un
forte appello a tutti i Paesi a
rispettare gli impegni presi, da
Jacques Diouf, direttore generale
della Fao.
"La crisi alimentare - ha proseguito Diouf - esiste ancora e se nel 2007
il numero degli affamati è salito in un solo anno di 75 milioni di persone,
arrivando a quota 923 milioni, nel 2008 questo numero rischia di salire
ancora".
Progetti Fao
Anche il presidente della Camera dei
deputati, in un messaggio ha sottolineato
come quella della fame sia la "sfida su
cui si gioca il futuro del pianeta".
Che cosa fare è ormai noto, ha concluso
Diouf, "quello di cui abbiamo bisogno è
che vengano rispettati gli impegni politici
per fare gli investimenti necessari a
promuovere uno sviluppo agricolo
sostenibile".
Con le risorse economiche messe a
disposizione per il momento, la Fao ha
avviato progetti in 76 Paesi. E molti altri
programmi a livello nazionale e regionale
sono partiti. A ciò si aggiunge la messa a
punto del piano d'azione della task force
delle Nazioni Unite, annunciato a giugno
dal segretario generale dell'Onu Ban KiMoon.
Obiettivi per un mondo migliore
Obiettivi per un mondo migliore
VERSO UNA TERRA MADRE
Emergenza acqua
Rosia Laura
Art. 25
“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita
sufficiente (…) con particolare riguardo
all’alimentazione…”
Emergenza acqua: obiettivi
La disponibilità di acqua dolce pulita rappresenta
una delle tematiche più importanti che l'umanità
deve attualmente affrontare e sarà una
questione sempre più critica per il futuro, dal
momento che la crescente domanda è superiore
alle disponibilità e l'inquinamento continua ad
avvelenare fiumi, laghi e ruscelli.
L'Anno Internazionale giunge in una fase
importante per affrontare i problemi idrici e
fognari degli 1,2 miliardi di persone che non
possono contare su un accesso all'acqua potabile
e dei 2,4 miliardi di persone che non dispongono di impianti fognari adeguati.
Nel settembre 2000 i leader mondiali, in occasione del Vertice delle Nazioni
Unite sul Millennio, si sono impegnati a dimezzare entro il 2015 la
percentuale di persone che non sono in condizione di raggiungere o non
possono permettersi di bere acqua potabile. Nel corso del 20° secolo
l'utilizzo dell'acqua è cresciuto a un tasso più che doppio rispetto a quello
della popolazione.
Emergenza acqua: situazione
Entro il 2025 circa 3 miliardi e mezzo di
persone (circa la metà della popolazione
mondiale) potrebbero trovarsi di fronte a
gravi carenze d’acqua. Già oggi oltre un
miliardo di persone non possono fare
affidamento su di una fornitura continua di
acqua potabile, mentre 2,4 miliardi di persone
non hanno a disposizione impianti fognari
adeguati.
Le cause sono la scarsità e la disomogeneità
delle precipitazioni, legate ai cambiamenti
climatici ma soprattutto l’alto livello di
inquinamento.
Nei paesi in via di sviluppo il 90% dell’acqua di scarico viene riversata
direttamente nei fiumi, provocando ogni anno 250 milioni di malati. “Il
Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile ha come obiettivi la lotta alla
povertà e la conservazione della biodiversità e vede la proficua cooperazione
tra istituzioni e comunità locali.”
Emergenza acqua: le cause
1. L'Aumento della popolazione
mondiale comporta una sempre
crescente richiesta di questa
risorsa.
2. L'inquinamento
causa
l'esclusione di importanti fonti
di
approvvigionamento;
gli
scarichi civili riversano nei
fiumi una tale quantità di
materia organica da bloccare
le
naturali
potenzialità
autodepurative dell'acqua. Gli
scarichi industriali riversati
direttamente nei fiumi o in
mare,
o
che
arrivano
indirettamente a fiumi e laghi
attraverso le precipitazioni
metereologiche.
La carta Europea dell’acqua
1. Non c’è vita senza acqua. L'acqua è
un bene prezioso. Indispensabile a
tutte le attività umane.
2. Le disponibilità dell’acqua dolce non
sono inesauribili. E indispensabile
preservarle, controllarle e se possibile
accrescerle.
3. Alterare la qualità dell' acqua
significa nuocere alla vita dell' uomo e
degli altri esseri viventi che da essa
dipendono.
4. La qualità dell' acqua deve essere
mantenuta
in
modo
da
poter
soddisfare
le
esigenze
delle
utilizzazioni previste, specialmente
per i bisogni della salute pubblica.
5. Quando l’acqua, dopo essere stata
utilizzata,
viene
restituita
all'ambiente naturale, deve essere in
condizioni da non compromettere i
possibili usi dell'ambiente, sia pubblici
che privati.
6. La conservazione di una copertura
vegetale appropriata, di preferenza
forestale, è essenziale per la
conservazione delle risorse idriche.
7. Le risorse idriche devono essere
accuratamente inventariate.
8. La buona gestione dell'acqua deve
essere materia di pianificazione da
parte delle autorità competenti.
La carta europea dell’acqua
9. La salvaguardia dell'acqua implica uno sforzo importante di ricerca
scientifica, di formazione di specialisti e di informazione pubblica.
10. L'acqua è un patrimonio comune il cui valore deve essere riconosciuto da
tutti. Ciascuno ha il dovere di economizzarla e di utilizzarla con cura.
11. La gestione delle risorse
idriche
dovrebbe
essere
inquadrata nel bacino naturale
piuttosto che entro frontiere
amministrative e politiche.
12. L' acqua non ha frontiere.
Essa è una risorsa comune la
cui
tutela
richiede
la
cooperazione internazionale.
Tutela dell’acqua
La Giornata mondiale dell’acqua ha
dato
il
via
al
Decennio
internazionale per l'azione "Acqua
per la vita 2005-2015", progetto
lanciato dall'Onu per portare
acqua pulita nelle case e nelle
scuole di tutto il mondo.
Importante
il
ruolo
dell'agricoltura nel promuovere la
protezione della qualità e del rifornimento delle risorse d'acqua
disponibile.
Sensibilizzare la popolazione mondiale al valore della risorsa acqua e alla
necessità della sua tutela quale fonte primaria di vita e quale diritto di
ogni uomo. La giornata mondiale dell’acqua viene celebrata annualmente
con molteplici attività di promozione e sensibilizzazione da parte di
tutti gli Stati membri e delle maggiori istituzioni internazionali.
Tutela dell’acqua
Una condizione di tutti i Paesi in via di
sviluppo e altri, è drammatica e
richiede
una
pronta
soluzione
attraverso
la
cooperazione
internazionale e l'elaborazione di
politiche mirate alla protezione, allo
sviluppo
e
ad
una
corretta
amministrazione e uso delle risorse
idriche mondiali. Una sfida che
riguarda in maniera diretta anche
l'agricoltura
quale
attività
che
consuma maggiormente questo bene
(anche se la maggior parte dell'acqua
utilizzata per le colture proviene
dall'umidità pluviale immagazzinata
nel terreno) e quale settore al cui
sviluppo è legato il sostentamento e la
sopravvivenza delle popolazioni dei
Paesi in via di sviluppo.
Regole da seguire
1. Non lasciare i rubinetti aperti, se non per il tempo necessario,
mentre ti lavi i denti, ti radi, ti fai la doccia.
2. Non eccedere nell'uso dello scarico WC e del Bagno: il 30% dei
consumi è prodotto dallo scarico WC. Con il Bagno si consuma il
triplo rispetto alla Doccia.
3. Non utilizzare l'acqua potabile per lavare automobili. Non innaffiare
il giardino, il prato o le fioriere dei terrazzi con acqua potabile e
nelle ore calde della giornata.
4. Chiudere bene i rubinetti una volta riempito sufficientemente il
lavabo per pulire piatti e altre stoviglie.
5. Non lasciare aperto il rubinetto lavando la frutta o rinfrescando i
viveri.
6. Non trascurare di riparare piccole perdite d'acqua del rubinetto o
del WC, altrimenti rischiamo di sprecare anche 100 litri di acqua al
giorno.
VERSO UNA TERRA MADRE
Il problema della fame
dell’Africa Sub-sahariana
Zoppo Lucia
Art. 25
“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente
(…) con particolare riguardo all’alimentazione…”
Ci sono 800 milioni di persone senza cibo al mondo.
Un mondo condannato alla fame ed alla sofferenza.
La malnutrizione riguarda un numero ben superiore di persone:
oltre 2 miliardi.
La fame si trasforma in malattia
Nel corno d'Africa, cuore della disperazione, l'80% della popolazione soffre di
gravi malattie legate alla malnutrizione.
Sradicare la fame nel mondo è il principale obiettivo per far sì che la fame
diventi un fatto del passato.
Una persona su tre in Africa è malnutrita; lì come in qualunque altra parte del
mondo, è causa ed effetto della povertà.
A causa di questo disagio i bambini sono soggetti alla caduta di capelli,
fino alla calvizie, alla perdita delle unghie ,del primo strato
di pelle, del ritardo della crescita, e del normale sviluppo
delle capacità intellettive.
I1 mondo è pieno di affamati perché le risorse sono mal
distribuite. Per questo non è sufficiente aumentare la
produzione alimentare, ma bisogna combattere la lotta su
più piani: da una parte sviluppare l'agricoltura nelle zone
più povere, proteggendo le economie rurali, e, dall'altra,
correggere certi effetti dell'economia globalizzata: caduta
dei prezzi dei prodotti agricoli, diffusione incontrollata
delle colture industriali volute dai gruppi economici più
forti.
Il PAM
Il PAM (Programma Alimentare
Mondiale)
è
la
più
grande
organizzazione umanitaria del mondo:
fornisce aiuti alimentari a chi soffre
la fame e interviene, in media, ogni
anno, in 80 paesi nel mondo.
L’obiettivo del PAM è di sfamare il
continente Africano, combattere la
fame è una grande impresa nella lotta
per mettere fine alla povertà.
Una
stragrande
percentuale
di
popolazione che soffre la fame vive
nei paesi più poveri, come, ad esempio,
in Africa. Qui vive la maggior parte
dei bambini che non supera i cinque
anni di vita, donne che muoiono
durante la gravidanza e il parto e di
persone che muoiono di malaria.
L'Africa, è il continente dove l‘AIDS
è a livelli più gravi e provoca ogni anno
circa sei milioni di morti, la maggior
parte dei quali sono nell'Africa
subsahariana.
Occorrono interventi strutturali in
grado di modificare le tendenze
spontanee dell'economia mondiale.
È necessario che i bisogni ed i
contributi dei paesi in via di sviluppo
ottengano una giusta considerazione
nel commercio mondiale.
Lo spreco delle calorie
Il problema maggiore, però, è
costituito dal fatto che poco
meno della metà dei cereali
prodotti sulla terra sono utilizzati
in Occidente per alimentare quel
bestiame che è poi consumato da
noi sotto forma di carne, uova e
latte.
Ora, per produrre una sola caloria
di origine animale ci vogliono ben
sette calorie di cereali. La
conseguenza di questo è ovvia: nei
paesi avanzati
una
persona
consuma in media molto più
cereali di quanti ne consumi una
persona del Terzo mondo.
La conseguenze
Un'altra conseguenza che comporta
un’alimentazione
insufficiente
e
scorretta porta a: dimagrimento, apatia,
debolezza muscolare, depressione del
sistema nervoso, minor resistenza alle
malattie, invecchiamento precoce, morte
per inedia.
Oltre alla morte, la malnutrizione cronica
causa indebolimento della vista, uno
stato permanente d’affaticamento che
causa
una
bassa
capacità
di
concentrazione, una crescita stentata ed
un'estrema suscettibilità alle malattie.
Le persone molto malnutrite non riescono
a mantenere neanche le funzioni vitali
basilari.
Chi soffre di povertà
Donne e bambini soffrono la
povertà molto più degli uomini.
Allo stesso modo nelle zone rurali
si soffre di più che nelle città.
Ciò avviene nei paesi del
cosiddetto Terzo Mondo, come
anche nei paesi industrializzati.
In questi ultimi prevale quel tipo
di povertà cosiddetta relativa,
mentre nei paesi del terzo mondo
domina la povertà assoluta, che è
una delle cause principali della
mortalità infantile.
Cause e conseguenze
Le aree del mondo caratterizzate
dalla
fame
e
dalla
sottoalimentazione
sono
anche
quelle dove più diffusi sono l’alto
tasso di natalità e di mortalità
infantile,
l’analfabetismo,
la
disoccupazione, l’insufficienza dei
servizi,
l’arretratezza
dell’agricoltura,
la
mancanza
d’industrie,
la
cattiva
organizzazione economica, sociale e
politica, la mancanza di risorse
naturali.
Tutti questi fattori, variamente
combinati, si ritrovano nei paesi
sottosviluppati
e
sono
contemporaneamente
causa
ed
effetto della fame.
La mancanza d’istruzione è uno dei
problemi
che
si
collega
inevitabilmente con quello della
povertà e della fame e raggiunge
punte elevate proprio nelle zone più
povere del mondo, ancor oggi in
tutto il mondo 113 milioni di bambini
non frequentano la scuola primaria,
mentre 40 milioni non riescono ad
arrivare all’ultima classe della
scuola elementare.
Il problema dell’agricoltura
Il problema della fame e del
sottosviluppo
è
legato
alla
produttività agricola e non alla
mancanza di risorse naturali che,
anche se vi sono, non vengono
sfruttate o vengono utilizzate male e
senza
alcun
beneficio
per
le
popolazioni.
Dall’agricoltura di sussistenza si
ottengono raccolti scarsi e irregolari,
che non garantiscono un’alimentazione
costante nell’arco dell’anno, anche a
causa dell’ignoranza delle tecniche di
conservazione. Ad aggravare la
situazione delle aree ad agricoltura di
sussistenza
contribuisce
spesso
l’assenza dell’allevamento di animali da
carne.
Dall’agricoltura di piantagione, si
ricavano quasi sempre prodotti inutili
all’alimentazione
delle
popolazioni
locali: cotone, caffè, cacao, the ecc…
vengono
esportati
con
benefici
economici non certo delle popolazioni
indigene che sono interessate a
queste produzioni unicamente come
opera agricoli stagionali e mal
retribuiti.
L’economia dell’agricoltura
L’economia
dell’agricoltura
non
consente nemmeno a chi coltiva la
terra di sfamarsi, ecco il perché ci
sono molte persone malnutrite e
malate.
L’agricoltura estensiva di latifondo
consente ricchi guadagni solo ai
proprietari, senza la necessità di
modernizzare le tecniche agricole o di
intensificare e mutare le coltivazioni.
Metodi agricoli rudimentali, tecniche
antiche, sementi non selezionate,
mancanza di difese contro le malattie
delle
piante
e
degli
animali,
concimazioni inadeguate, assenza di
pratiche d’ irrigazione contribuiscono
al mantenimento della povertà e della
fame.
Nei Paesi poveri ed arretrati, quindi,
la popolazione non solo non riesce a
produrre a sufficienza per alimentarsi
adeguatamente, ma neppure dispone di
un reddito che consente di acquistare
quanto le serve per migliorare le
tecniche agricole.
La soluzione del problema alimentare
non spetta necessariamente solo
all’agricoltura.
Lo sviluppo industriale potrebbe
infatti fornire redditi per importare
prodotti alimentari e tecnologie
adatte a migliorare le produzioni
agricole.
Ma nei Paesi sottosviluppati lo
sviluppo industriale è assente o del
tutto insufficiente, nonostante alcuni
di essi dispongano di materie prime e
fonti di energia.
Le cause del sottosviluppo
I fenomeni che mantengono certi
paesi nel sottosviluppo sono a causa
per: le scarse attrezzature, le
insufficienze delle infrastrutture,
l’analfabetismo, le cattive condizioni
di salute, la concentrazione dei
capitali nelle mani di poche famiglie
incuranti del progresso del loro paese,
la povertà dei mercati interni,
costituiscono il vero
impedimento al sorgere ed al
prosperare dell’industria. Alcuni paesi,
hanno
industrie
di
notevole
importanza. Queste, però, lavorano
esclusivamente per l’esportazione e
sono
di
proprietà
di
gruppi
imprenditoriali
e
finanziari
internazionali (le multinazionali), che
localizzano le industrie in questi Paesi
poveri,
per
trarne
vantaggio
nell’acquisto di materie prime e
nell’impiego di manodopera a basso
costo.
Le multinazionali, infine, esportano i
loro guadagni, lasciando i Paesi
sottosviluppati, che li hanno accolti,
sempre più poveri.
La crisi alimentare in Etiopia
La crisi alimentare globale causata da un
insieme di fattori tra i quali l'impennata
dei prezzi dei generi primari, l'aumento
del petrolio, le guerre e la siccità, mette
a serio rischio la vita di ben 15 milioni di
persone nel Corno d'Africa.
L'Etiopia ha ben 10 milioni di persone con
un urgentemente bisogno di distribuzioni
alimentari.
In Etiopia sono già finite le scorte di
cibo, mentre i costi dei carburanti e la
mancanza di piogge hanno fortemente
inciso sulla produzione e la distribuzione
di cereali, il cui prezzo sul mercato
nazionale è triplicato nell’ultimo anno.
La crisi alimentare in Kenya e nel
Corno d’Africa
Situazione critica anche in Kenya
dove sono circa 1,2 milioni gli esseri
umani che soffrono la fame mentre
sono circa 700.000 gli affamati in
Uganda, quasi tutti concentrati
nella regione della Karamoja che
confina proprio con il Kenya.
La situazione è gravissima dicono al
Programma Alimentare Mondiale
ogni minuto che passa si aggrava
ulteriormente. E' necessario che
l'Occidente prenda coscienza che il
problema della fame nel Corno
D'Africa non è un problema locale
ma che riguarda globalmente tutto
il pianeta.
La fame è uno dei principali motivi
delle migrazioni. Occorre quindi che
i Paesi sviluppati, a partire da quelli
europei, si facciano carico di questo
immenso problema e che tentino
almeno di tamponare l'emergenza in
attesa dell'attuazione di un piano a
lungo termine che metta fine
definitivamente a questa che è la
più grande emergenza mondiale
degli ultimi anni.
VERSO UNA TERRA MADRE
Le malattie dei paesi
sottosviluppati
Marino Simona
Art. 25
“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita
sufficiente (…) con particolare riguardo
all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure
mediche e ai servizi sociali…”
Malattie nell’ultimo secolo
Nell’ultimo quarto di secolo si sono
ripresentate ben 20 malattie
infettive tradizionali e, nello stesso
periodo, sono comparse nuove
infezioni
mortali,
prima
sconosciute: HIV, Ebola, febbre di
Lassa.
Sono presenti malattie infettive
che provocano un grave problema
per la salute della popolazione, ma
che in diversi casi sono infezioni
potenzialmente prevenibili.
Nella valutazione della situazione
due elementi sono particolarmente
importanti per l’Africa: l’accesso ai
vaccini e ai farmaci e le politiche
che ne promuovono l’uso.
Le temperature e le condizioni
igieniche
Le temperature alte incrementano
ed
estendono
l’habitat
di
sopravvivenza dei microbi del
colera. La scarsa quantità d’acqua o
la mancanza di acqua potabile,
insieme alle condizioni igieniche
inadeguate, facilitano la diffusione
delle malattie. Molte di queste sono
malattie relative alla povertà.
Alle condizioni igieniche è legato il
colera. Per molte malattie esistono
farmaci e vaccini efficaci, ma qui
poco diffusi perché la maggior
parte della popolazione non può
permettersele.
Sono inoltre comparse in Africa
nuove malattie virali: l’Ebola che
produce emorragie mortali e la
Dengue che provoca la febbre
spaccaossa.
Le malattie in Africa: le
Infettive
Dovute all’azione di batteri e virus patogeni.
Le principali sono:
AIDS, colera, difterite, ebola, epatite, morbillo, pertosse, peste, TBC,
tetano, polmonite, tifo.
Le malattie in Africa: le
Parassitarie
Dovute ai pidocchi, alle zanzare e ai vermi.
Le principali sono:
febbre gialla, febbre di lassa, dengue, filarosi, malaria, tracoma,
leishmaniosi, malattia del sonno.
Le malattie in Africa: da carenza
alimentare
Dovute a insufficienza di cibo, sia come quantità che come qualità.
L’organismo ha bisogno di principi nutritivi, senza i quali il fisico non ha
sufficiente energia per svolgere le varie funzioni vitali.
L’AIDS
L’Aids è la sindrome da immunodeficienza acquisita. E’ un morbo che
riduce la capacità dell’organismo di resistere agli agenti patogeni.
Favorisce la comparsa di gravi malattie e alla morte.
L’Aids non è guaribile, ma le terapie mediche avanzate sviluppate
nell’ultimo decennio, se assunte per tempo, accrescono le possibilità di
far regredire un’immunodeficienza già acquisita o di ritardarne la
manifestazione, anche di parecchi anni.
Grazie alla medicina moderna, la speranza di vita per molte persone
affette da HIV è sensibilmente aumentata.
Malattie causate da zanzare
La Malaria
Il
cambiamento
climatico
con
l'aumento della temperatura ha
allargato l’area di diffusione delle
zanzare consentendo loro di viaggiare
a quote più alte e diffondendo la
malaria in nuove zone.
La malaria è una malattia febbrile
mortale che viene trasmessa dal
semplice morso di una zanzara: la
zanzara Anofele femmina, infettata
dal parassita malarico.
I sintomi della malattia appaiono dopo
circa 9 - 14 giorni dal morso infetto
della zanzara e sono molto variabili e
si manifestano con: febbre, vomito,
brividi, mal di testa, dolori muscolari e
sintomi simili a quelli influenzali,
talora anemia e ittero. La malaria, se
non
trattata
in
tempo,
può
determinare insufficienza renale,
coma e morte.
La malattia uccide la persona
distruggendone i globuli rossi (anemia)
oppure ostruendo i capillari che
portano sangue al cervello (malaria
cerebrale) o ad altri organi vitali.
A causa da carenze di farmaci
minacciano
l'accesso
a
terapie
efficaci contro la malaria in Africa.
Malattie causate da punture di
pulci
La Peste
Il Tifo Murino
È una malattia batterica contagiosa,
causata da un bacillo che viene
trasmesso all'uomo dalla puntura delle
pulci del ratto. Questo germe può
essere trasmesso anche da malato a
sano per via aerea, con la tosse, lo
starnuto o le secrezioni oro-faringee.
L'incubazione dura al massimo una
settimana, poi insorgono febbre alta,
brividi, tachicardia, vomito, diarrea,
vertigini, delirio e altre complicazioni.
Il decorso è sfavorevole nelle forme
polmonare e setticemica, curabili
invece, se l'intervento è tempestivo,
la peste bubbonica e quella cutanea.
Il tifo murino, detto anche tifo
endemico da pulci, è una malattia
causata da un germe e viene
trasmessa all'uomo dalla pulce del
ratto. La malattia può interessare
ogni
Paese,
attualmente
si
presenta generalmente con casi
sporadici e colpisce soprattutto
coloro che vivono in abitazioni o in
ambienti di lavoro infestati da
ratti. La pulce, una volta punto il
ratto infetto, deposita le feci
sulla pelle dell'individuo sano, il
quale a sua volta si infetta
iniettandosi il germe attraverso le
lesioni da irritazione.
Il rachitismo
Il rachitismo è una malattia tipica dell'età pediatrica ed è causato da
un difetto di ossificazione del tessuto osteoide di nuova formazione,
soprattutto a livello delle cartilagini di coniugazione e delle zone di
calcificazione provvisoria. Il rachitismo colpisce sia gli uomini che gli
animali nei primi mesi di vita.
Anemia da carenza di ferro
La
carenza
di
ferro
è
probabilmente
l’alterazione
nutritiva più diffusa nel mondo.
Questa forma di anemia è comune
soprattutto nei bambini piccoli,
nelle adolescenti e nelle donne in
età riproduttiva.
I fattori che determinano la
carenza del ferro sono in qualche
modo diversi nei vari gruppi della
popolazione.
Diverso l’andamento nell’uomo, nel quale si riconoscono infatti due
picchi di incidenza: durante l’adolescenza e dopo i 30 anni.
L’incidenza massima dell'anemia si verifica comunque tra i 6 e i 20
mesi di vita (indifferentemente maschi e femmine) ed in particolare
nei prematuri.
L’AMREF
L’AMREF aiuta le popolazioni che vivono di povertà subendo carestie e
siccità, popolazioni che vivono in campi profughi tra le varie guerre con
il dolore e le malattie senza strutture di sanità e ai bambini che sono in
mezzo alle strade dà un’istruzione per offrire loro una vita futura
migliore.
Il progetto di AMREF è attivo a
Maridi, una cittadina del Sud
Sudan, situata quasi al confine con
la Repubblica Democratica del
Congo.
Il progetto dell’AMREF
Dal 1998 AMREF ha avviato il primo e unico centro di formazione di
personale sanitario specializzato del Sud Sudan. Gli Assistenti
diplomati sono in grado di curare le principali malattie, effettuare
interventi chirurgici, educando la popolazione sulle principali norme
igieniche e sanitarie.
Al termine dei tre anni di corso
gli studenti sono in grado di
lavorare in un ambulatori medici.
L’obiettivi
del
progetto
è
migliorare
la
salute
della
popolazione del Sud
Sudan
attraverso la formazione del
personale di medici, infermieri e
assistenti.
Il progetto dell’AMREF
Gli assistenti dovranno provvedere alla cura delle malattie diffuse con:
vaccinazioni, visite a domicilio, interventi chirurgici, seguendo il
paziente durante il decorso.
Creare
un
team
di
assistenti
sanitari,
aggiornati e preparati, e
garantiscono
assistenza
alla
maternità,
cura
dell’infanzia,
programmi
nutrizionali, programmi di
educazione sanitaria nelle
scuole.
VERSO UNA TERRA MADRE
Diritti dei bambini
Russo Anastasia
Art. 25
“La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure
ed assistenza…”
Perché non posso
abbracciare la mia
mamma?
Perché non posso
giocare come gli altri
bambini?
Perché non posso
farmi un riposino
pomeridiano?
Perché non ho
diritto
all’infanzia?
Perché non mi è
riconosciuto nessun
diritto?
Perché devo morire di
fame?
Perché devo vivere
nella sofferenza?
La loro vita….
Milioni di bambini dai 6 anni in su fanno i servitori nelle case dei ricchi,
anche di diplomatici europei, ripagati soltanto con un po’ di cibo (ad
Haiti e in Pakistan su 20 milioni di adulti 8 milioni di bambini sono stati
venduti come schiavi per risarcire debiti).
80 milioni di bambini nel mondo
lavorano per strada e 12.000 bambini
a Manila scalano ogni giorno la
Montagna Fumante (di spazzatura)
per trovare qualcosa da utilizzare in
qualche modo per sopravvivere.
La loro vita….
Si stima che oltre 130 milioni di donne e
bambine
siano
state
sottoposte
a
mutilazione o a qualche altra forma di taglio
dei genitali. Le mutilazioni vengono
praticate prevalentemente su bambine tra i
4 e i 14 anni, tuttavia in alcuni paesi vengono
operate bambine con meno di un anno di
vita, come accade nel 44% dei casi in
Eritrea e nel 29% dei casi nel Mali.
Quali diritti cercano la maggior parte di
noi chiusi nelle nostre case dopo una calda
cena e comodamente seduti sul divano a
guardare la televisione? Abbiamo tutti il
"dovere" di dire queste cose ai nostri figli
cercando di far capire loro quanto sono
fortunati ad avere tanti "diritti" per essere
nati Qui e non Lì….
Diritto allo studio
Il diritto allo studio è il principale mezzo di
diffusione della cultura nei paesi civili.
È anche il principale mezzo per la realizzazione
personale. Studiare, infatti, non significa solo
accrescere le proprie conoscenze (informazioni
che entrano nella memoria), ma soprattutto
significa organizzare
queste informazioni
affinché la propria personalità acquisti spessore
e carattere. Significa entrare in contatto con
realtà diverse, relativizzare e allargare la
propria esperienza, imparare a ragionare,
confrontarsi con opinioni, situazioni, altre
culture.
Lo studio, la cultura sono la base per l'anticonformismo, per una società
composta da individui responsabili, maturi e consapevoli di sé.
Purtroppo nel mondo il diritto allo studio è violato in molti paesi. In
particolare, è violato con una netta discriminazione a danno degli individui
di sesso femminile.
Bambini soldati
Guerre tra fazioni e baby soldiers:
il dramma dei 300 mila bambini
soldato usati nei fronti delle
centinaia di guerre che devastano i
paesi del terzo mondo abbandona
sempre più la classica e ristretta
sede di dibattito delle agenzie
internazionali per riempire le pagine
di quotidiani e riviste, mentre le
immagini
di
repertorio
dei
telegiornali propongono quello che è
ormai il tipo iconografico del
“bambino dallo sguardo profondo
che imbraccia un kalashnikov”.
Immagine veritiera, nulla da eccepire, ma parte di un’informazione
edulcorata, spesso calibrata più sulla “delicata sensibilità” di noi pubblico
occidentale, che sulla cruda verità dei fatti da raccontare.
Bambini soldati
Il principio di non-violenza delle immagini è
più che condivisibile, ne conveniamo tutti,
ma quanto possiamo dire di conoscere della
situazione di questi piccoli guerriglieri, se
anche la lettura dei loro racconti desta
sempre in noi un’angosciante sensazione di
sorpresa? E ancora: chi di noi sa cosa
avviene dei circa 40 mila bambini
sopravvissuti e“smobilitati”, quando per
loro e nostra buona pace la guerra in cui
sono stati utilizzati è terminata?
E’ la situazione con cui oggi si devono fare i
conti in Sierra Leone, Afghanistan e
Angola, dove ricostruzione significa anche
“riabilitazione”.
La legge dice che…
Con la legge n. 46 del 2002 la
Repubblica italiana ha ratificato i
protocolli di New York alla
Convenzione dei diritti dei fanciulli.
Gli Stati che vi hanno aderito hanno
accettato di vietare la vendita di
bambini, la prostituzione di bambini
e la pornografia con bambini;
mentre, per quanto concerne le
guerre, non si è potuti andare oltre
all'impegno di vigilare affinché i
membri delle forze armate di età
inferiore ai 18 anni non partecipino
direttamente alle ostilità.
La legge dice che…
In concreto, l'impegno degli Stati aderenti è quello di far inserire
nel proprio diritto penale i seguenti reati:
il fatto di offrire, consegnare o accettare un bambino allo scopo di sfruttarlo a
fini sessuali o di trasferirne gli organi per fini di lucro;
il fatto di ottenere indebitamente, in qualità di intermediario, il consenso
all'adozione di un bambino in violazione delle leggi internazionali;
il fatto di offrire, ottenere, procurare o fornire un bambino a fini di
prostituzione;
il fatto di produrre, distribuire, diffondere, importare, esportare, offrire,
vendere o detenere materiale pornografico rappresentante bambini.
Inoltre, per quanto concerne l'uso di bambini in guerra, gli Stati si sono
impegnati a vigilare affinché le persone di età inferiore a 18 anni non siano
oggetto di un arruolamento obbligatorio nelle loro forze armate; in particolare,
gli Stati che autorizzano l'arruolamento volontario nelle loro forze armate
nazionali a persone con meno di 18 anni.
I bambini chiedono i loro diritti
Ecco un breve elenco di diritti dal
punto di vista dei bambini:
Bambini fra i 5 – 6 anni
Ho il diritto…
di avere la mia mamma
 che la mia mamma ed il mio
papà mi amino
 di giocare e di divertirmi
 di badare a me stesso
 di festeggiare il mio
compleanno a casa e
all’asilo
 di mangiare ciò che voglio… e non desidero mangiare di tutto
 di essere trattato con rispetto e di prendere alcune decisioni
da solo

I bambini chiedono i loro diritti
Bambini fra i 10 – 14 anni
Ho il diritto…
-alla libertà, alla salute, alla sicurezza
- alla libera scelta di scopi di vita,
sogni, immaginazione, di moda e
‘paghetta
- di uscire, avere amici e di
innamorarmi
- di avere la mia opinione e di parlare
ai miei genitori
- all’istruzione
- di giocare
- di mangiare semi di girasole (mia
madre non me lo consente)
- di essere libero di indossare
qualunque cosa io voglia
- di mangiare il gelato, giocare a calcio
e giocare al computer
- di essere trattato con rispetto e di
prendere alcune decisioni da solo
VERSO UNA TERRA MADRE
PROGETTI UNICEF PER I
DIRITTI DELL’INFANZIA
Boltri Chiara
Art. 26
“Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione
deve essere indirizzata al pieno sviluppo della
personalità umana…”
Cos’è l’UNICEF?
L'UNICEF
è
la
principale
organizzazione mondiale per la
tutela
dei
diritti
e delle
condizioni di vita dell'infanzia e
dell'adolescenza.
La missione dell’UNICEF
La missione dell'UNICEF è di
mobilitare in tutto il mondo
risorse, consenso e impegno al
fine
di
contribuire
al
soddisfacimento dei bisogni di
base e delle opportunità di vita di
ogni
bambino,
ragazzo
e
adolescente.
Le attività dell’Unicef
1. L’UNICEF mobilita strategie
politiche e risorse materiali
dei paesi, in particolare quelli
in
via
di
sviluppo,
per
assicurare un pronto soccorso
per bambini e per far crescere
la loro capacità di creare
adeguate politiche sociali di
assistenza verso i bambini e le
loro famiglie.
Le attività dell’Unicef
2. L’UNICEF ha il compito prioritario di assicurare protezione ai
bambini maggiormente colpiti (vittime della guerra, disastri naturali,
estrema povertà, ogni forma di violenza e di sfruttamento, disabili).
Le attività dell’Unicef
3. L’UNICEF punta, attraverso i suoi programmi nazionali a sviluppare
uguali diritti per donne e bambini e a sostenere la loro completa
partecipazione nella vita sociale, politica ed economica dei paesi in
cui vivono.
VERSO UNA TERRA MADRE
ALCUNI PROGETTI
DELL’UNICEF
Proteggere i bambini dall’HIV/AIDS
La situazione
I bambini orfani e sieropositivi
affrontano molte discriminazioni
e senza delle cure adeguate e
qualcuno che si occupi di loro
restano spesso esclusi dal sistema
scolastico, dai servizi sanitari e di
assistenza, e sono più a rischio,
rispetto ai loro coetanei, di abusi
e sfruttamento.
Il progetto UNICEF
Attraverso i programmi di istruzione, l'UNICEF favorisce
l'integrazione e la permanenza dei bambini nel sistema di istruzione
primaria.
Il primo punto della strategia messa in atto dall'UNICEF, in
collaborazione con le comunità locali, prevede l'identificazione dei
bambini orfani per consentire loro di accedere ai servizi di assistenza.
Questa assistenza non può però tralasciare quelli che sono i bisogni di
base che i bambini e le comunità avvertono come primari: cibo, coperte,
zanzariere per proteggersi dalla malaria, la prima causa di morte nel
paese.
ALCUNI PROGETTI
DELL’UNICEF
Uniti contro lo sfruttamento dei bambini
La situazione
Da sempre, la Bolivia è anche uno
dei
paesi
più
poveri
del
continente: vive sotto la soglia di
povertà il 59% della popolazione,
percentuale che sale all'88% nelle
regioni rurali.
Il lavoro minorile, proprio a causa
della diffusa miseria, è quasi la
norma nel paese andino: sono ben
800.000 i minori che lavorano,
uno su cinque.
Il progetto UNICEF
L'UNICEF, presente in Bolivia sin
dal 1950, ha lavorato, in stretta
collaborazione con il Governo
boliviano, alla definizione di un
Piano nazionale per l'eliminazione
del lavoro minorile, con l'obiettivo
di abolire le peggiori forme
di impiego e per prevenire
l'entrata nel mercato del lavoro
dei minori sotto i 14 anni.
VERSO UNA TERRA MADRE
Lo sviluppo dei paesi poveri
attraverso le P.O. delle donne rurali
Marchio Valentina
Art. 2
“Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà (…)
senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso,
di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di
origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra
condizione…”
Le donne rurali
Le agricoltrici costituiscono un gruppo emarginato e il
loro ruolo nell'agricoltura non viene messo in risalto pur
risultando centrale nella produzione alimentare a livello
mondiale: infatti le donne rappresentano l'80% della
produzione alimentare nei Paesi africani, il 60% in Asia,
il 40% in America del Sud. E tali percentuali aumentano
di anno in anno in tutto il mondo.
La difesa dei diritti di queste donne rurali e la lotta
contro ogni violenza subita dalle cittadine del settore
rurale sono dunque di importanza vitale. E' necessario
porre l'accento sul riconoscimento dei diritti delle
donne rurali per stabilire le pari opportunità e
correggere le discriminazioni di cui sono oggetto.
Diritto alla salute
La salute è la condicio sine qua non
per poter lavorare in maniera
efficiente.
Nell'ottica
della
prevenzione dei problemi legati alla
salute nelle comunità rurali, è
necessario migliorarne le condizioni
sanitarie.
Servizi più facilmente accessibili e
qualitativamente migliori possono, tra
l'altro,
contribuire
a
ridurre
l'incidenza delle malattie in seno alle
famiglie, a sostenere
le donne durante la gravidanza e la
maternità, a controllare le nascite e,
più in generale, a innalzare la qualità
della vita nelle comunità rurali.
Diritti fisici riguardanti la
violenza
La violenza in famiglia è una
realtà presente nelle zone rurali.
È
indispensabile
un'opera
d’educazione in seno al nucleo
familiare
per
sradicare
completamente questa situazione
inaccettabile.
Le donne possono fare appello alla
giustizia per ottenere il rispetto
dei loro diritti.
Tuttavia innumerevoli ostacoli sbarrano l'accesso alla giustizia,
soprattutto per quelle donne che vivono in ambienti rurali remoti: tali
ostacoli comprendono l'assenza di autorità incaricate dell'applicazione
della legge, lo scarso livello di formazione delle stesse, un accesso
limitato ai servizi sanitari e giuridici, la precarietà della fornitura dei
servizi.
Diritto all’istruzione
L'istruzione
è
un
diritto
fondamentale di tutti i cittadini e
rappresenta
uno
strumento
essenziale per lo sviluppo dello
spirito critico delle persone e per
fornire basi più solide alle loro
capacità
decisionali.
Con
l'istruzione, avranno una migliore
conoscenza dei loro diritti, una
maggiore capacità di negoziare e
riusciranno più facilmente a far
conosce i propri interessi e a
lavorare per il progresso nel
mondo rurale. A livello mondiale,
le donne rappresentano i due
terzi degli alfabetizzati.
Diritto di partecipare ai processi decisionali
e alle organizzazioni agricole
La stragrande maggioranza dei poveri
del pianeta vive in zone rurali; per il
70% sono donne e la loro principale
risorsa
è
rappresentata
dall'agricoltura.
Di conseguenza sarebbe innanzitutto
necessario che le politiche di sviluppo
tenessero conto degli interessi e dei
bisogni delle agricoltrici.
È indispensabile che le agricoltrici
comprendano tutti i dettagli delle
politiche che le governano e che
partecipino
all'elaborazione
delle
posizioni politiche delle organizzazioni
agricole che le rappresentano.
Diritto di partecipazione ai mercati da
parte delle donne rurali
Il commercio è uno degli
strumenti
utilizzabili
per
garantire uno sviluppo mondiale
durevole.
Le donne in genere, e le
agricoltrici in particolare, devono
poter sfruttare tale strumento
con cognizione di causa.
Diritto al lavoro nel settore
agricolo
Nel settore agricolo, lo sfruttamento
del lavoro femminile si traduce in
ineguaglianze salariali a parità di
mansioni e competenze.
In molti casi le donne non beneficiano
neppure della sicurezza sociale,
poiché non viene loro riconosciuto
altro ruolo se non quello di mogli di
agricoltori uomini.
Nonostante il notevole incremento
della partecipazione femminile al
lavoro agricolo degli ultimi anni, in
questo settore persiste il mancato
riconoscimento del loro ruolo.
Diritti delle donne indigene
Le donne indigene svolgono un
ruolo fondamentale non solo
nell'agricoltura, ma anche nella
trasmissione di una cultura che
associa natura e universo globale.
Tradizionalmente le donne e le
ragazze indigene sono quelle che
subiscono
maggiormente
discriminazioni e emarginazione,
oltre a essere vittime di pratiche
tradizionali nocive.
Le Organizzazioni d’aiuto
Si sono proposti di affrontare questi argomenti delicati
varie organizzazioni, tra cui l’ONU, Amnesty
International, UNDP e le Nazioni Unite; per far capire
che:
“…questa discriminazione e violenza contro le donne,
sono fenomeni che non possono essere considerati
sintomo di disagio privato, ma affondano le radici in un
immaginario collettivo in cui i ruoli maschile e femminile
non si sono modificati. Per migliorare questa situazione
bisogna iniziare da ragazzi, attraverso un lungo lavoro
che parte dal quotidiano per sensibilizzare tale
discriminazione che già è presente tra i compagni di
scuola”.
Quale aiuto?
Eliminando le disparità nella formazione scolastica, professionale e nel
lavoro.
Favorendo l’accesso alle donne alle attività lavorative imprenditoriali in
modo da garantirne l’indipendenza e l’autonomia sia lavorativa che
personale, favorendo inoltre l’equilibrio tra responsabilità familiari e
professionali.
• Superando le barriere che provocano effetti
diversi e pregiudizi, a seconda del sesso.
• E in particolar modo difendendone i diritti di
fronte alla legge
Le varie tappe
10 dicembre 1948, l’art.2 della Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani, adottata dall’assemblea generale dell’ONU, sancisce che «ad
ogni individuo spettano tutti i diritti e le libertà enunciati nella
presente Dichiarazione senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di
colore, di sesso, di lingua o religione».
Nel 1952 con la Convenzione sui Diritti Politici della donna si è adottato
il primo strumento giuridico per la difesa dei diritti femminili, tematica
poi ripresa nel 1976.
Nel 1975, proclamato dall’ONU Anno Internazionale della Donna, si è
tenuto a Città del Messico la prima conferenza mondiale sulle donne,
sottolineandone i diritti umani di tutti i popoli e la necessità di
eliminare le violenze e gli abusi contro le donne e le bambine.
Le varie tappe
Nel 1979 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva la
convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei
confronti delle donne attualmente approvata da 133 stati. Questa
convenzione impegna gli stati a porre rimedio alle disparità che le donne
devono subire non solo nella vita pubblica ma anche in quella privata.
Nel 1985 a Nairobi ha avuto luogo la terza Conferenza dove vennero
approvate le strategie per l’emancipazione femminile applicate fino al
2000.
Nel 1995 a Pechino si è tenuta la quarta Conferenza mondiale, dove si è
affrontato il tema dell’uguaglianza, dello sviluppo e della pace nei
confronti femminili.
La situazione oggi
Ma come l’esperienza purtroppo ci insegna, la ratifica dei trattati
internazionali non ne garantisce automaticamente il rispetto da parte
dei governi.
La dichiarazione delle Nazioni Unite contro la violenza nei confronti
delle Donne impose “l’applicazione universale nei confronti delle donne
dei diritti di eguaglianza, libertà, integrità e dignità di tutti gli esseri
umani; tutti i governi sono moralmente obbligati a rispettare questa
Dichiarazione. Essi sono inoltre vincolati al rispetto dei diritti
fondamentali del cittadino”.
Molti governi violano tali trattati, alcuni addirittura rifiutano che siano
tutelati questi principi fondamentali se si parla di “Donna”. In molti
paesi le donne subiscono minacce di ogni tipo, tortura, carcere e morte
se tentano di far valere i loro diritti economici e sociali.
VERSO UNA TERRA MADRE
IL MICROCREDITO
Barletta Jessica Radha
Art. 23
“Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta
dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di
lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione…”
Il Microcredito
Il microcredito è uno strumento di sviluppo economico che permette
l'accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di povertà ed
emarginazione.
Negli ultimi anni sono in corso tentativi di diffusione del microcredito
per i cosiddetti "nuovi poveri", cioè coloro che nei Paesi Sviluppati
vivono sulla soglia della sussistenza.
Muhammad Yunus
Muhammad Yunus è nato a
Chittagong il 28 giugno 1940 è un
economista
e
banchiere
bengalese.
È il realizzatore del microcredito,
ovvero di un sistema di piccoli
prestiti destinati ad imprenditori
troppo poveri per ottenere
credito dai circuiti bancari
tradizionali. Per i suoi sforzi in
questo campo ha vinto il premio
Nobel per la Pace del 2006.
Le Banche Dei Poveri
Le cosiddette banche dei poveri sono istituti bancari che operano,
soprattutto nei paesi del Terzo Mondo, nel campo della microfinanza,
ovvero forniscono servizi finanziari caratterizzati da importi unitari
molto bassi (equivalenti a pochi euro o decine di euro). Nei Paesi in via
di sviluppo, basterebbero piccolissime cifre per avviare o migliorare
un’attività autonoma e conquistare l'indipendenza economica.
Oggi alcune banche si sono associate a un livello internazionale creando
il MicroFinance Network: i componenti di tale organizzazione sono oltre
20 tra ONG (organizzazione non governativa), banche commerciali ed
istituzioni di supporto che offrono consulenza tecnica.
La storia del microcredito
L’idea del microcredito si diffonde grazie al lavoro di Bank, la “banca
villaggio” fondata nel 1976 da Muhammad Yunus in Bangladesh. Questa
banca rurale nasce per concedere prestiti e supporto organizzativo ai
più poveri. In questi anni si sono sperimentati differenti programmi di
microfinanza/microcredito, a seconda delle caratteristiche del
contesto locale, dove cultura, economia, dimensione, tipologia di società
influiscono nella vita del paese.
L'evoluzione del microcredito
La sempre maggiore attenzione al
microcredito,
con
la
partecipazione di rappresentanti
di ONG (organizzazione non
governativa) gruppi di base del
Nord e del Sud del mondo,
agenzie delle Nazioni Unite,
Governi
nazionali,
istituzioni
internazionali.
L'evoluzione del microcredito
Il cliente della Banca Etica opta però per una realtà del mondo
bancario, e più largamente dell’universo economico del tutto originale:
un’impresa che agisce al servizio di uno sviluppo sostenibile dal punto di
vista sociale ed ambientale. La missione di Banca Popolare Etica è di
creare un “profitto sociale”. I programmi di microfinanza sono
inquadrabili in base all’approccio seguito nell’erogazione dei servizi. La
ragione principale che spinge molte Organizzazioni internazionali ad
abbracciare il primo approccio riguarda l’autosufficienza del
programma di microcredito.
Le microimprese
In molti casi vengono coinvolti i familiari e pochi altri dipendenti in
piccole attività orientate alla necessità dell’economia familiare. Le
entrate sono per lo più rivolte al miglioramento delle condizioni di vita
della famiglia e solo nel caso di imprese più avviate sono indirizzate al
reinvestimento nell’attività produttiva o nel miglioramento del luogo di
lavoro. Anche le strategie sono differenti a seconda della scala di
attività: si va dall’obiettivo della diversificazione della produzione per
incrementare il reddito familiare e per minimizzare il rischio; alla
maggiore specializzazione in particolari attività, prima per aumentare
le entrate della famiglia e poi, comunque, per migliorare i profitti.
Le microimprese
In luoghi dove la sicurezza del
lavoro è spesso compromessa, i
microimprenditori sono in molti
casi non riconosciuti, anche
legalmente, dal sistema economico
e bancario.
Tuttavia, sono il fulcro dello
sviluppo economico locale ed il
potenziale meccanismo attraverso
cui puntare per migliorare il
benessere delle comunità di
riferimento.
Le microimprese
I beneficiari di molti programmi di microcredito sono donne: si cerca in
questo modo di migliorare la loro condizione e coinvolgimento nelle
attività economiche, e quindi il loro ruolo all’interno delle comunità;
anche perché esse hanno dimostrato in diversi casi una migliore
gestione dell’economia familiare e dell’educazione dei figli. Le donne,
inoltre, si sono rivelate molto più affidabili degli uomini quanto a
gestione dei crediti e ripagamento delle quote.
Il microcredito contro la povertà
Il cambiamento di prospettiva nei programmi di aiuto allo sviluppo: dalla
donazione al credito. La metodologia del microcredito rivoluziona il
modo di pensare l’aiuto allo sviluppo nei programmi di cooperazione
internazionale.
Si tratta infatti di uno strumento che stimola l’attività produttiva e la
dignità delle persone a cui viene data una possibilità di crescita che non
viene regalata, ma “prestata”.
Quella che viene riconosciuta è la fiducia nella possibilità della persona:
il credito prima ancora che monetario è fiducia al microimprenditore e
al suo progetto.
Il microcredito contro la povertà
Lo sviluppo economico viene sostenuto in questo caso attraverso la
responsabilizzazione dei microimprenditori, come protagonisti e fautori
della propria crescita.
Coloro che ricevono un prestito sono spinti a lavorare duramente per
restituirlo: per loro è un occasione che, se fallisce, non si ripeterà
facilmente.
Il tentativo di ogni progetto di microfinanza/microcredito è quello di
creare le condizioni di sostenibilità dei programmi e delle istituzioni
che ne prendono parte. Nei Paesi in via di sviluppo risulta molto
importante il contributo che l’economia informale dà allo sviluppo
economico nazionale.
Il microcredito contro la povertà
In questo caso una piccola somma
del
credito
ottenuto
viene
trattenuta e destinata ad un
fondo di risparmio obbligatorio
obbligatorio che serve, sia come
garanzia addizionale, sia per
favorire la cultura del risparmio
anche tra le fasce più povere
della popolazione, al fine di
programmare
le
risorse
economiche in funzione delle
esigenze della famiglia.
2005: anno del microcredito
Nell’anno internazionale del microcredito, 66 milioni di famiglie tra le
più povere del mondo hanno beneficiato di microprestiti, secondo i dati
di un rapporto diffuso dalla Campagna del vertice sul microcredito.
Sono passati 30 anni da quando il professore di economia Mohammed
Yunus, il bengalese pioniere delle banche etiche, fondò la Grameen
Bank «ideando» il microcredito a beneficio di comunità di donne nei
villaggi rurali tra le paludi del Bangladesh.
Il microcredito interrompe il circolo vizioso della povertà perché non
richiede solo le garanzie economiche, ma si basa su garanzie sociali.
2005: anno del microcredito
A concedere microprestiti sono in genere banche etiche, ONG, agenzie
di sviluppo della cooperazione e organismi intergovernativi: dalla banca
mondiale, all’ONU ed alle sue agenzie specializzate come l'Ifad, il
fondo internazionale per lo sviluppo agricolo con sede a Roma. La
riduzione della povertà estrema è il primo degli «obiettivi di sviluppo
del millennio» sottoscritti da oltre 180 capi di stato, ed il microcredito
è ormai il simbolo della cooperazione allo sviluppo che funziona: locale,
mirata, a favore delle categorie più svantaggiate e non di elite
corrotte.
Il "microbenessere" che deriva da piccole attività spesso si traduce in
migliore accesso ai servizi sanitari e scolastici per le donne e i bambini,
promuovendo anche lo «sviluppo umano» e non solo quello economico.
2005: anno del microcredito
I dati del «Rapporto sullo stato della campagna del vertice sul
microcredito 2005» sono stati raccolti da più di tremila istituzioni in
tutto il mondo e la loro diffusione coincide con la conclusione dell'anno
internazionale del microcredito indetto dall’assemblea generale
dell’ONU.
L'obiettivo della campagna sul microcredito, un progetto delle Nazioni
Unite basato sul Fondo Educativo della ONG Results, è di raggiungere
175 milioni di famiglie tra le più povere del mondo entro la fine del
2015
Promuovere il microcredito
Il microcredito è essenziale nella
lotta
contro
la
povertà
consentendo
lo
sviluppo
di
progetti autonomi di occupazione.
Il Parlamento chiede quindi di
riconoscerne
l'importanza
sostenendo
maggiormente
i
progetti di microfinanziamento, in
particolare quelli a favore delle
donne.
Suggerisce poi la creazione di un'Associazione congiunta del
microcredito incaricata della certificazione di credibilità dei progetti e
sollecita maggiori risorse per i progetti di microcredito nei PVS.
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Presentazione completa 10 dicembre 2008 csea