Pride Rivista mensile - Autorizzazione del tribunale di Milano n.351 del 7-5-1999 - Direttore responsabile: Giovanni Dall'Orto. Distribuzione gratuita in tutti i locali (in edicola o libreria euro 2,5). Trasporto esonerato da DDT ai sensi del DPR n.472 del 14-8-1996 IL MENSILE GAY ITALIANO Copia gratuita ( € 2,5 in edicola e libreria) n. 96 GIUGNO 2007 roma Tutti al pride interviste Miguel Bosè Cinema Festival a Milano 2 pride giugno 07 3 giugno 07 pride 96 4 Giugno 2007 Copertina di GiovanBattista Brambilla 6 9 10 13 17 21 25 29 Antonio Malvezzi Gianni Rossi Barilli Paolo Belmonte Francesco Belais Gianni Rossi Barilli Ivano Barocci Stefano Bolognini 32 38 46 49 53 55 58 60 62 64 66 68 70 72 Antonio Malvezzi Marco Albertini Mau Longo Pigi Mazzoli GiovanBattista Brambilla Carmine Urciuoli Francesco Belais Francesco Gnerre Vincenzo Patanè Roberto Cangioli Fabio e Gabriele Massimo Basili 75 78 86 Giovanni Dall’Orto Family gay Queer Cannes Arci/stufi Cinema, e altre scoperte Da Bosè a Mina Parole in movimento Porno senza filtro Gay rider Cronaca Italia Cronaca estero Da Barbette a Moira Fag and fuck Ai confini del moderno Orgoglio ateo Memoranda Internet Vita notturna Libri Cinema Musica Viaggiare low-cost Fumetti Annunci Lettere Non stanno vincendo Edito da Pride_società cooperativa > Amministratore unico_Frank Semenzi > Direttore responsabile_Giovanni Dall’Orto Vicedirettore_Gianni Rossi Barilli > Art director_Marco Burzoni > Segreteria di redazione_Veruska Sabucco. Stampato dal Centro Arti Grafiche di Fino Mornasco (CO). ‚Pride_società cooperativa_via Antonio da Recanate 2_20124 Milano_tel 02 87384843_fax 02 87384844 apertura lun/ven ore 15/20 o su appuntamento > email: [email protected] Abbonamento annuale 65 euro_semestrale 35 euro > in francobolli Segreteria di redazione > tel 02 87384843_fax 0287384844 > email: [email protected] Pubblicità Pride > tel 02 87384843_fax 0287384844 > email: [email protected] > Frank Semenzi 335 6133417 Pubblicità Roma > Stefano Bolognini 347 7934646 > email: [email protected] u pride ottobre 06 La prenotazione di spazi pubblicitari deve avvenire entro il giorno 5 del mese precedente la pubblicazione (ad esempio: il 5 gennaio per il numero di febbraio). I comunicati stampa (anche per l’aggiornamento della guida ai locali gay d’Italia e per l’agenda) e le grafiche pubblicitarie devono pervenire in redazione entro il giorno 10 del mese precedente la pubblicazione (ad esempio: il 10 gennaio per il numero di febbraio). Non si garantisce la pubblicazione di quanto prenotato o pervenuto oltre tali date. 5 giugno 07 pride 6 attualità+cultura Il pride nazionale del 16 giugno è un banco di prova importante per la comunità glbt. L’appuntamento non a caso è a piazza San Giovanni, per estirpare l’intolleranza seminata dal Family day. Family gay PRIDE 2007 16 GIUGNO > ROMA (naz ionale) 23 GIUGNO > MILANO 7 LUGLIO > CATANIA Disegno di Massimo Basili Da quattro mesi si sapeva che il pride nazionale di quest’anno doveva svolgersi a Roma il 9 giugno. Poi però il presidente degli Stati uniti George W. Bush ha annunciato una sua visita nella capitale (e in Vaticano) proprio in quella data. Così gli organizzatori dell’evento glbt hanno saggiamente deciso di slittare di una settimana per evitare scomode coincidenze con il blitz presidenziale. La novità più interessante riguarda però il percorso e in particolare il punto d’arrivo della parata glbt: proprio quella piazza San Giovanni in cui il 12 maggio si sono radunate le truppe cattoliche del Family day, decise a sbarrare la strada ai già defunti Dico in nome della supremazia morale eterosessuale. È ovvio che a questo punto qualcosa conterà anche il colpo d’occhio e che non ci si può permettere di riempire a metà la piazza. Per fare la debita figura si dovrà essere davvero in tanti. Il comitato organizzatore del pride ne è consapevole, ma si dichiara fiducioso sul fatto che le parole d’ordine della manifestazione (parità, dignità, laicità) “spingeranno in piazza centinaia di migliaia di persone”. L’idea è quella di “una manifestazione aperta a tutti i soggetti politici, sociali e culturali del paese che condividono la necessità di costruire una proposta laica”. Un “appuntamento di popolo, in cui siano presenti tutti i colori e tutte le pluralità”. Qualcosa di ben diverso, in pratica, dal Family day, che pure è stato un discreto successo dal pride giugno 07 punto di vista dei numeri. La stessa differenza che c’è tra la costruttiva richiesta di nuovi diritti e la sterile negazione di quelli altrui. Le orde del papa piazza San Giovanni l’hanno comunque riempita, intonando le campane a morto per i Dico e per i diritti glbt in generale. Mentre la contrapposta manifestazione indetta in contemporanea da Coraggio laico in piazza Navona non ha potuto competere sul piano dei numeri. All’indomani del Family day, la nave affondata dei Dico è stata abbandonata da tutti i passeggeri e la discussione sui diritti delle coppie di fatto è ulteriormente scesa di livello. Visto che in parlamento, per l’impossibilità di prevalere al senato, non ci sono i numeri per approvare neppure i miseri Dico, l’idea di cercare un accordo con la destra dialogante (se c’è) ha fatto scivolare il dibattito su un agile maquillage del codice civile che renda possibile stipulare contratti privati alle coppie non sposate. Il segretario dei Ds Fassino si è detto disposto a contrattare anche su questo, purché vengano garantiti dei diritti. Il ministro dell’interno Giuliano Amato, invece, ha fatto presente che bisogna tenere conto anche di chi “non ha la fortuna” di farsi una famiglia regolare. Oltre il danno, come si suol dire, la beffa. Fassino ha comunque assicurato che il suo partito sarà al pride di Roma. E se ci farà un salto lui stesso potrà constatare direttamente che le rivendicazioni della comunità glbt vanno un po’ oltre le anguste prospettive loro concesse dalla politica italiana. Si parla di estendere il matrimonio civile alle coppie omosessuali e di riconoscere la genitorialità delle famiglie gay e lesbiche, di varare leggi antidiscriminatorie e di combattere l’omofobia con gesti concreti da parte delle istituzioni. Un bel po’ di roba, che non ha per il momento la minima speranza di tradursi in realtà. Al momento possiamo permetterci solo una rissa intragovernativa nata dal rifiuto del ministro Bindi di invitare le associazioni delle famiglie glbt alla conferenza nazionale sulla famiglia convocata a Firenze a fine maggio. Questa evidente esclusione ideologica ha provocato una reazione a catena, spingendo l’ala sinistra della maggioranza di governo ad attaccare la Bindi e a boicottare la conferenza di Firenze. In testa alla lista dei contestatori il ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero, che ha comunicato la propria defezione in segno di solidarietà con le associazioni discriminate, subito imitato da numerosi esponenti politici della sinistra laica. Stiamo ancora a discutere sulla liceità dell’apartheid. E con questo dilemma ci avviamo sulla strada di San Giovanni, per giocarci almeno la speranza di un futuro. 7 giugno 07 pride pegaso s 8 sabato dalle 23 riapre la stagione estiva e da luglio siamo aperti anche di giovedì e domenica la più grande discoteca gay del sud _completamente rinnovata _due piste _piscina enorme viale Kennedy 80 Catania +39.095.7357268 +39.348.3534116 +39.333.9719188 www.pegasos.it bar ∙ americanbar ∙ ristopub ∙ pizzeria ∙ internet point aperto tutti i giorni dalle ore 7,00 del mattino alle ore 3,00 di notte locale del Gruppo Pegaso piazza S. Francesco D’Assisi n.5 Catania pride giugno 07 tel. 095 315545 ∙ 3483534116 ∙ 3339719188 cultura+attualità 9 Un memorabile weekend sulla Croisette per il 60esimo Festival di Cannes, davvero gay non tanto per i film presentati quanto per la frequentazione decisamente queer. Antonio Malvezzi “Una Norimberga culturale su larga scala” la definisce James Ballard (nel suo feroce romanzo Super Cannes) per il potere di condizionare le carriere di registi e attori. Ma questa è la Croisette, bellezza. Ed è soprattutto una grande festa. Quando si ha l’occasione di celebrare le nozze di diamante con il cinema, come perdersi un evento succulento come il Festival di Cannes? Ci proiettiamo quindi sulla leggendaria cittadina della Costa Azzurra per un weekend sfrenato tra preziosi distillati del miglior cinema mondiale ed esibizionismi chic a manetta. Ecco un piccolo “best of” di quest’avventura che si è rivelata davvero molto, ma molto queer. No Moretti? No party! La festa italiana più glamour ed elegante è l’esclusivo party di Nanni Moretti sulla terrazza Martini della spiaggia “Gray D’Albion”, per la presentazione del 25esimo Torino Film Festival di cui è il nuovo direttore. Il meglio della vipperia italiana cinematografica in grande lustro: i potenti dei festival (Muller, Barbera, Della Casa e via dicendo), tutta la stampa anche gay che conta e soprattutto lui, l’amatissimo Nanni, intorno a cui si crea istantaneamente uno sciame di telecamere e flash da far invidia a una superstar americana. Memorabili Wim Wenders con lungo capello argenteo e un superqueer Michael Cimino che sembrava Yoko Ono, con tanto di occhialoni scuri e ciuffo ribelle. Il più bello della serata? Andrea Occhipinti con copricapo blu scuro, ma anche l’emergente Elio Germano non scherzava. Oui, je suis gai... Qui si “becca” con una facilità impressionante.Vista la bellezza internazionale diffusa anche la qualità è decisamente alta. I posti consigliati sono lo storico locale “Zanzibar” in Rue d’Antibes, uno dei più antichi di Francia (è stato aperto nel 1885!), dove dopo le proiezioni staziona la crème degli accreditati gay al Festival. Meno frequentato l’adiacente “Pink”, un nuovo locale tutto rosa e bianco. Ma il posto migliore dove “cuccare” restano le moltissime feste sulla Croisette, sempre stracolme di attori e membri delle troupes cinematografiche. Consigliate anche le eleganti hall del Carlton e del Martinez. Lesbiche alla riscossa Quest’anno a Cannes sono loro a mettere da parte i “colleghi” maschi (i film gay sono pochi) e a fare bella figura sul grande schermo. Molto applaudito il sensibile ritratto di tre ragazzine appassionate di nuoto sincronizzato nel delicato Naissance des pieuvres (“Nascita delle piovre”), notevole opera prima di Céline Sciamma. Perturbante la scena in cui la protagonista bionda chiede di perdere la verginità con l’amica perché subito dopo deve andare a letto col fidanzato ignaro del fatto che lei sia illibata. Un altro triangolo tra donne ma in chiave di commedia anche in Porno! Melo! Drama! di Heesook Sohn, e un sottotesto saffico tra Natalie Portman e Norah Jones nello stucchevole film di apertura My blueberry nights di Wong Kar-Wai. Varie signore ingioiellate un po’ turbate si agitavano sulle poltrone in velluto del Noga Hilton. L’aristocrazia del pass Paradossalmente, a Cannes, la vera aristocrazia non è dettata tanto dalle limousine lunghe dieci metri o dai costosissimi abiti da sera esibiti, quanto piuttosto dal colore dell’accredito. Se hai quello tutto bianco sei una specie di semidio che ha accesso ovunque, se sei rosa con pastiglietta candida vieni trattato con estrema deferenza. Per gli altri sono code eterne e insolubili enigmi topologici per districarsi in quel labirintico paese dei balocchi che è il Palais des Festival, in realtà un bunker organizzato con regole rigidissime. Ma la terrazza vista mare dell’avveniristico e colorato “Club” con comodi divanetti merita assolutamente una visita. Carcerato malandrino! Il personaggio gay più curioso è indubbiamente il carcerato che divide la cella col protagonista, insieme ad altri due galeotti, nel gioiellino di Kim Ki-Duk in concorso, il lirico Breath. Follemente innamorato del protagonista, che accarezza in continuazione, si scatena in tremende scene di gelosia quando l’ex fidanzata mezza pazza gli fa visita, cercando di consolarlo con improbabili numeri musicali in una stanzina che rifodera continuamente con un’improbabile tappezzeria colorata che riproduce panorami naturali. Finale superqueer che non vi riveliamo. Adesso anche la zoofilia Qui l’ultima moda in fatto di sesso è la cosiddetta “bestiality”, i rapporti con animali, rilanciati senza alcuna pruderie nel documentario più bizzarro del festival, l’ipnotico Zoo di Robinson Devor sulla storia vera di un ingegnere di Seattle con moglie e bambino, tutto casa e famiglia, trovato morto nel luglio 2005 col colon sfondato da uno stallone arabo. Senza indagare sui particolari morbosi del caso, il regista americano realizza un film onirico d’atmosfera, che cerca di spiegare l’attrazione che provano alcuni zoofili per cavalli e tori, senza mostrare alcunché di esplicito ma ricostruendo gli incontri organizzati su internet da queste persone. giugno 07 pride 10 attualità+cultura La maggiore associazione del movimento glbt italiano cambia rotta con il XII congresso. Finito il tempo dei compromessi, per evidente mancanza di risultati, Arcigay torna a chiedere tutto. A cominciare dal matrimonio. Arci/stufi Gianni Rossi Barilli Il paradosso dell’ultimo congresso Arcigay, che si è svolto a Milano tra l’11 e il 13 maggio, è forse essere riusciti contemporaneamente a ricevere i massimi riconoscimenti politici formali e a registrare la sostanziale resa della politica riguardo all’approvazione di una buona legge che riconosca le coppie omosessuali in questa legislatura. Le tre più alte cariche dello stato, con il presidente della repubblica Giorgio Napolitano in testa, hanno inviato al congresso i loro auguri, sottolineando l’importanza di garantire, in base al dettato costituzionale, la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. I segretari dei due maggiori partiti della sinistra, Piero Fassino dei Ds ed Enrico Giordano del Prc, ci sono addirittura andati di persona, insieme alle ministre Barbara Pollastrini e Emma Bonino, applauditissime, e al segretario dello Sdi Boselli. È in questa eletta compagnia che al presidente uscente di Arcigay Sergio Lo Giudice è toccato, introducendo i lavori del congresso, fare il notaio del nulla che si è ottenuto dopo un anno di governo del centrosinistra e dell’ancor meno che ci prospetta il futuro. “Se il centrosinistra non ha i numeri per approvare la legge”, ha osservato Lo Giudice, “lo dica e combatteremo insieme per raggiungere l’obiettivo. Ma non possiamo più accettare che la sinistra metta in discussione il nostro diritto all’uguaglianza”. La parola d’ordine d’ora in avanti sarà “uguale dignità, uguali diritti. E se questo vuol dire che dovremo batterci per il matrimonio e l’adozione, la politica dovrà confrontarcisi”. Del resto il perentorio “Siamo famiglie” messo nello slogan del congresso già spiega la nuova aria che tira. La nuova linea dell’associazione, come ci spiega il neopresidente Aurelio Mancuso, passa attraverso la completa autonomia da logiche di partito o di schieramento per perseguire il traguardo della piena parità di diritti. “È arrivato il momento”, afferma Mancuso, “di prendere atto che per ora non è possibile avanzare sul terreno legislativo per quanto riguarda le nostre questioni. Un piccolo segnale in cui possiamo ancora sperare è l’approvazione del pacchetto antiviolenza che estende la legge Mancino ai crimini motivati dall’odio omofobico, ma sul tema delle coppie non c’è una proposta alla quale possiamo dire di sì. Non voglio più discutere di Dico ma di pari diritti. Noi rivendichiamo una pluralità di istituti giuridici pride giugno 07 a disposizione delle coppie anche omosessuali, tra cui il matrimonio. Del resto questo governo e questo centrosinistra non sono in grado di formulare una proposta all’altezza della situazione. Anzi, l’impazzimento e il progressivo cedimento alle pretese conservatrici sono sempre più evidenti. Dai Pacs siamo passati ai Dico e adesso si discute di modifiche del codice civile per accontentare ulteriormente i cattolici e cercare un accordo in parlamento. Il discorso non ci interessa più. Noi siamo impegnati su altro, e credo che il nostro compito sia quello di rivolgerci alla comunità glbt e alla società italiana per stringere alleanze. È qui che dobbiamo rafforzarci, estendendo la presenza lgbt nel paese. Ci sono città anche importanti dove ancora non esistiamo e molte realtà periferiche lasciate a se stesse. Dobbiamo impegnarci molto sul tema della visibilità per non essere più considerati una categoria marginale e per battere l’omofobia. Estendere la rete dei servizi e radicarci nel territorio per vincere una battaglia culturale difficile. Non dimentichiamo che in Italia le posizioni della sinistra sui diritti glbt sono più arretrate di quelle della media delle destre europee, mentre la destra è tra le più oscurantiste del continente”. Riccardo Gottardi Aurelio Mancuso Al congresso di Milano si è arrivati con una doppia candidatura alla presidenza dell’associazione. Oltre a quella di Aurelio Mancuso c’era infatti anche quella dell’avvocato Ezio Menzione, che si è ritirato prima di arrivare a un voto avendo raggiunto un accordo soddisfacente con la componente di maggioranza. “È stata una bella esperienza, un buon dibattito”, commenta Menzione. “Ora vedremo alla prova dei fatti se quegli elementi che siamo riusciti a far passare nel documento unitario finale transiteranno in concreto nella politica di Arcigay. Siamo comunque soddisfatti perché molti dei nostri contenuti sono stati recepiti: dall’autonomia dai partiti all’attenzione privilegiata ai movimenti”. Oltre al nuovo presidente Mancuso, il congresso ha eletto come nuovo segretario nazionale Riccardo Gottardi, attuale co-presidente di Ilga-Europe. Per garantire meglio l’autonomia politica dell’associazione è stata anche introdotta la regola dell’incompatibilità tra i ruoli di presidente e segretario nazionale di Arcigay e l’assunzione di cariche pubbliche, partitiche o sindacali. L’ex presidente Sergio Lo Giudice è stato nominato presidente onorario, come già l’ex presidente Franco Grillini, oggi parlamentare della sinistra democratica. Sergio Lo Giudice 11 giugno 07 pride 12 pride giugno 07 cultura+attualità 13 A che punto sta sul pianeta terra l’appassionante avventura delle identità glbt? Ci offre interessanti indicazioni in proposito il ventunesimo festival di cinema gay lesbico di Milano, al Teatro Strehler dall’1 al 7 giugno. Cinema, e altre scoperte Paolo Belmonte The bubble Il tema di quest’anno è la scoperta. Dell’amore, della drammatica realtà della vita, della resistenza umana e politica e di molto altro nella caleidoscopica varietà delle esistenze glbt.“Come in un viaggio”, spiegano i curatori della rassegna,“che non ha la pretesa di scoprire nuove terre. Ma nuovi occhi”. Una definizione che calza a pennello a uno dei principali titoli in cartellone, su cui vale la pena di soffermarsi: The bubble di Eytan Fox. Reduce dal Togay di Torino, dove è stato acclamato dal pubblico come miglior lungometraggio, l’ultimo lavoro di questo straordinario regista israeliano è approdato a Milano, da dove poi si spera possa proseguire per raggiungere platee più di massa. La terra di cui parla, Israele/Palestina, non è certo nuova né tantomeno poco esplorata. Ma lo sguardo con cui Fox la affronta rivela prospettive che sono insieme inusuali e di grande forza persuasiva. Come i suoi film precedenti, Yossi & Jagger e Walk on water, The bubble mette in scena il dramma dell’esistenza dei giovani israeliani di oggi alle prese con la pesantissima zavorra dei conflitti ereditati dalla storia e con l’urgenza di vivere comunque una vita normale. Così Noam, Lulu e Yelli, i protagonisti, abitano nell’ultramoderna Tel Aviv, detta “la bolla” (da cui il titolo) per la sua caratteristica di mondo a parte sospeso sul guazzabuglio mediorientale, sforzandosi di far finta di niente. Di vivere insomma come i ragazzi di qualunque metropoli contemporanea nel dolce turbinio garantito dalla molteplicità degli stimoli sociali. Quel che c’è intorno alla bolla sembra non interessante, come se non avesse alcuna influenza sulla loro vita. Eppure è proprio al di fuori di questo magico quanto permeabile cerchio che Noam incontra l’amore. A un check point dove presta servizio come soldato della riserva si imbatte in Ashraf, il giovane palestinese che il destino aveva in serbo per lui. Da qui prende avvio una storia che fa credere ai personaggi, e a chi li osserva dall’altro capo dello schermo, che l’amore possa davvero cambiare il mondo. Finché il mondo non presenta il suo conto distruttivo inghiottendo in un solo boccone sogni e progetti. Il tutto raccontato con una sensibilità coinvolgente che dà corpo a quegli occhi nuovi che sono certamente necessari per guardare con un po’ di speranza a situazioni apparentemente senza via d’uscita. Cosa c’è infatti di più eccentrico e inedito, nel contesto dato, della storia d’amore tra un ragazzo israeliano e un ragazzo palestinese? Quella di Romeo e Giulietta, per i tabù che infrangeva, potrebbe apparire in confronto come una vicenda tutto sommato banale. Ma proprio il carattere trasgressivo di questo amore, rispetto ai consueti valori di riferimento, approfondisce il senso di assurdità suscitato da una guerra orrenda e senza fine. Lasciando intendere che sì, l’amore aiuterebbe molto a cambiare prospettiva... se solo fossimo disposti a crederci. La selezione festivaliera prosegue con una serie di lungometraggi che girano tutti intorno alle emozioni dell’adolescenza e della prima giovinezza, luogo privilegiato dell’esplorazione del nuovo nel cliché culturale. Come Un jour d’été di Franck Guérin, storia della romantica amicizia tra due ragazzi nella campagna francese, o come Dogma 41: lonely child del canadese Pascal Robitaille, che nel solco della teoria cinematografica di Lars von Trier racconta con la videocamera in spalla scene da una giovinezza amorosa dei nostri giorni.Temi classici, per non dire antichi, trattati con stili assolutamente contemporanei. Come pure Wild tigers I have known dello statunitense Cam Archer, che ci fa giugno 07 pride 14 attualità+cultura riscoprire un dato di fatto del tutto oscurato in questi tempi di caccia alle streghe pedofile, cui fa da contraltare la strenua negazione ideologica della sessualità di chi ancora adulto non è: anche prima dei diciott’anni si può amare a desiderare fisicamente qualcuno. E perfino un ragazzo più grande. Nel caso specifico si tratta però di un etero, per la disperazione del precoce protagonista del film che pur di non rinunciare alle speranze di conquista si inventa un alter ego femminile travestito di tutto punto. Il che condurrà fatalmente a imbarazzanti rivelazioni. Le scoperte, nel mondo che ci circonda, possono comunque essere di tanti tipi. Si può per esempio venire a sapere che l’acronimo Cia non nasconde soltanto le misteriose trame del servizio segreto più tentacolare del pianeta, ma anche le ben più divertenti e liberatorie imprese di Clitoridi In Azione, un arrabbiatissimo gruppo lesbo-femminista in lotta contro lo sfruttamento del corpo delle donne da parte della moda anoressica e della chirurgia estetica. È quello che succede ad Anna nel travolgente Itty bitty titty committee (Comitato tettine piccine picciò) di Jamie Babbit, che ci parla di un’America lontana anni luce dalle torve atmosfere ufficiali dell’era Bush. Oppure, di ritorno da un viaggio in Nordafrica, si può scoprire un giovane marocchino nascosto nel bagagliaio dell’auto, come capita a Mara e Anna in Riparo-Anis tra di noi di Marco Simon Puccioni. Le due donne si troveranno così coinvolte in una vicenda che avrà imprevedibili conseguenze sul loro menage vissuto nell’inquietante nordest italiano. O ancora, si può desiderare a tutti i costi di scoprire le proprie radici, verse o false che siano, come accade al protagonista di Comme des voleurs (à l’Est) di Lionel Baier, che dal tran tran senza scosse di un’esistenza da bravo gay lavoratore e accoppiato si catapulta verso un’“originaria” Polonia in compagnia di una giovane immigrata polacca che decide di sposare. Una vasta gamma di sorprese, insomma, tra cui non vanno dimenticate neppure quelle con cui si trova alle prese Ottar, un asso del calcio islandese il cui mondo si capovolge in seguito alla scelta di fare coming out, nel film Eleven men out di Robert Douglas. Come sempre, il festival propone numerose chicche cinematografiche anche nelle sezioni dedicate ai cortometraggi e ai documentari. Tra questi ultimi spiccano Wrestling with angels di Freida Lee Mock, dedicato alla vita e all’opera di Tony Kushner, drammaturgo e autore della mitica serie Angels in America, e No magic bullet, un documentario britannico sui più attuali sviluppi delle problematiche sociali legate alla diffusione dell’Hiv tra gli uomini gay. Oltre a ciò che si può vedere nella confortevole sala del Teatro Strehler c’è poi una messe di eventi e situazioni collaterali che cresce di anno in anno.A cominciare dai dj set ospitati nello spazio antistante il teatro, per proseguire con le presentazioni di libri, quest’anno organizzate in un salotto letterario gestito da Diego e La Pina, conduttori di Radio Dee Jay. Non poteva infine mancare un adeguato festeggiamento per la notte bianca del 2 giugno, che coinvolge tutta Milano, e che anche al festival va avanti fino alle ore piccole con suggestioni electro-house e con la consegna del premio Queen of comedy 2007 a Sandra Milo, già musa felliniana e oggi applaudita protagonista a teatro di Otto donne e un mistero, versione per il palcoscenico dell’omonimo film di François Ozon. Ventunesimo festival di cinema gay lesbico di Milano. Teatro Strehler, dall’1 al 7 giugno Alcune immagini dei film presentati quest’anno al festival pride giugno 07 15 giugno 07 pride 16 pride giugno 07 cultura+attualità 17 Miguel Bosè racconta a “Pride” il suo nuovo album con Ricky Martin, Shakira, Laura Pausini, Mina... E parla dei diritti civili dei gay: se non arriveranno anche in Italia il suo suggerimento è sciopero fiscale! Francesco Belais [email protected] Milano. Miguel Bosè è in Italia per la promozione del suo nuovo disco, Papito (Warner), uscito l’11 maggio in tutti i negozi di dischi. Il cantante celebra così trent’anni di carriera e ricanta in duetto i suoi maggiori successi con i più grandi nomi delle musica latina internazionale e non solo: Ricky Martin, Shakira, Noa, Laura Pausini, Michael Stipe dei R.E.M., Alejandro Sanz, Alaska dei Fangoria, Paulina Rubio, persino la grande Mina. Devo ammettere che nella mia adolescenza sono stato un fan del bel Miguel Bosè: erano i primi anni ’80, i suoi album Chikas e Miguel dominavano le hit parade e le ragazzine andavano pazze per questa giovane promessa della musica. Sebbene non fossi proprio una ragazzina, anch’io andavo pazzo per lui (chissà come mai?!) ed il suo poster mi vegliava ogni notte dalle pareti della mia cameretta. Al pensiero di incontrarlo di persona, anche dopo così tanti anni, sono un po’ emozionato. Miguel mi aspetta in una suite dell’hotel Principe di Savoia. La sua è una giornata densa d’impegni, tra interviste, radio e televisioni, ho solo quindici minuti... riuscirò a fargli tutte le domande che ho in mente? Mi fa accomodare su un divano, devo dire che con l’età non ha proprio perso il suo fascino, anzi, forse adesso è ancora più interessante di allora. Gli consegno una copia di “Pride” e mi presento. “Questo giornale è in vendita”, mi chiede Miguel, “o è come ‘Shangay’ (rivista gay spagnola. ndr) che viene distribuito gratuitamente?”... Miguel, questo disco è un progetto molto ambizioso: hai messo insieme il meglio della musica latina internazionale, collaborando con i più grandi nomi. Ma come hai fatto? È molto semplice: sono tutti miei grandi amici. Ad esempio Paulina Rubio, quando era giovanissima, in Messico, faceva parte di un gruppo di enorme successo, e il produttore e l’autore dei brani ero io, con uno pseudonimo. Ricky Martin e Laura Pausini erano miei fan. Shakira la conosco da quando aveva tredici anni, Juanez anche. Da Bosè a Mina Senti, ma che mi dici invece della tigre… Mina? Dalla regina sono stato scelto, mi ha cercato lei. Proprio mentre stavo lavorando a questo progetto mi ha chiamato chiedendomi di fare un duetto. L’imperatrice, è lei che sceglie. Che effetto ti ha fatto lavorare con lei? Un grandissimo onore, penso che al mondo ci saranno sì e no dieci personaggi della sua portata ancora in vita. Non abbiamo più la Fitzgerald, Sinatra: questi sono i personaggi storici che se ti scelgono non si può (e non si deve) tirarsi indietro, anzi stai tutta la vita a sperare che ti chiamino! Anni fa c’era già stato un avvicinamento tra le nostre case discografiche per fare una canzone insieme, ma per cause tecniche poi non si riuscì. Tutti i tuoi ultimi lavori sono latini, spagnoli... in realtà tu l’Italia negli ultimi anni l’hai un po’ abbandonata… Ahhh, sapevo che mi avresti fatto questa domanda! Insomma, non hai più fatto cose prettamente italiane… Ti spiego tutto: l’ultimo grande successo che ho avuto in Italia, a parte “Se tu non torni”, è stato nel 1983 con “Bravi ragazzi”, ed io fino a quel momento non scrivevo musica, collaboravo solo un po’ nei testi. Ad un certo punto si svegliò questa necessità di scrivere le melodie che mi risuonavano nella testa e che ha messo le basi di una carriera che mi ha portato sino ad oggi. Tutto iniziò con Bandido, nel 1984, che uscì sia in spagnolo sia in italiano, c’era anche la versione inglese ma non fu mai pubblicata. Con questo lavoro persi tutto il mercato italiano, che non si recuperò mai più. L’Italia è molto fedele alle formule abbinate ai personaggi, quando c’è un cambiamento difficilmente viene accettato. La colpa di questo abbandono non fu mia, ma della mia casa discografica che non sapeva cosa fare per risolvere la situazione. Dopo dieci anni sono tornato con “Se tu non torni”, ma solo perché era già un giugno 07 pride 18 attualità+cultura devono! E sarà una battaglia vinta. dovuto alla mia educazione. È come quando uno dice “Ho una storia con una persona”, tutti si chiedono, cosa vorrà dire, sarà un uomo o una donna? Inoltre, c’è da aggiungere che nella lingua spagnola, come nell’inglese, non si specifica sempre il genere come in italiano. Questo mio tipo di educazione e di sensibilità coinvolge anche il mio rispetto per l’amore in generale, che l’uomo vuole marchiare per forza. In un mondo che in maggioranza è eterosessuale, questa eterosessualità vuole mettere un marchio su tutto: questo ha fatto nascere una specie di dittatura. Dio è amore, e se pensa che una cosa è sbagliata, non la fa; l’uomo sì. In qualsiasi combinazione si mostri l’amore, chi sei tu, uomo di merda, per ribattere alla decisione di un dio, ma come osi? Ci vuole libertà, e c’è posto per tutti. Tu sei italo-spagnolo, noi italiani guardiamo alla Spagna come al paradiso terrestre. Avete Zapatero, i gay possono sposarsi, adottare dei bambini, questo in Italia è ancora un’utopia. Cosa pensi di questa arretratezza dell’Italia? Purtroppo in Italia una visione storica ed alcuni movimenti politici hanno fatto sì che questi problemi siano stati considerati meno importanti, successo internazionale ed andò anche in Italia. Ma già con l’album seguente di nuovo non sapevano più cosa fare della mia carriera. Sei poi tornato per presentare la trasmissione Operazione trionfo, ma non andò benissimo: sembra ci sia stato un boicottaggio... del resto è facilmente immaginabile visto che in Mediaset sulla scoperta dei giovani talenti c’è il monopolio di Costanzo e della De Filippi… Mi sembra che tu ne sappia più di me, allora! (ride) Sì, ci fu questo tentativo di riprendere la mia presenza in Italia, un grande progetto in accordo con Warner e Mediaset, che doveva concludersi con la pubblicazione di un mio disco che… non si pubblicò mai! Inoltre Mediaset non rispondeva per niente alle mie affinità filosofiche e politiche, soprattutto: non mi sono lasciato manipolare! Hai accennato a Bandido, ho notato che nella versione spagnola alcuni testi erano molto ambigui e potevano essere interpretati in maniera gay; questo non accadeva invece per la versione italiana. Non saprei dirti, io non ho curato l’adattamento dei testi in italiano. Per quanto riguarda i testi spagnoli di quel disco, e tutti i miei testi in generale, vediamo se riesco a spiegarti. Sono stato educato da sette donne, e questo è un privilegio. Tra donne vengono tirate fuori delle cose che tra uomini sono considerate debolezze, cose di cui vergognarsi. Tra donne queste cose nascono e si sviluppano in forma naturale e non mettono a rischio la tua mascolinità. Anche se esattamente non si sa bene cosa voglia dire “mascolinità”, non soffro di queste cose! In questo modo ho sviluppato un tipo di sensibilità che ha fatto sì, ad esempio, che il toccarsi, il contatto fisico, non siano un tabù. Nella mia famiglia siamo come degli orsi, ci abbracciamo tutti, ci baciamo, dormiamo insieme. Per cui mi rendo conto che quando parlo dell’amore, non lo faccio mai con un genere preciso: questo è pride giugno 07 (Il responsabile dell’ufficio stampa di Miguel ci fa segno che il tempo a nostra disposizione è scaduto). No – incalza Miguel – questo è un discorso molto importante, soprattutto per un democratico come me, e ci tengo a spiegarmi bene. Lasciamo perdere le questioni d’amore o di sesso, qui stiamo parlando di democrazia. Ci devono quindi essere leggi alternative che legalizzino i diritti di tutti. Una coppia è una coppia, sotto qualsiasi forma, per cui deve avere gli stessi vantaggi storici che hanno avuto le prime coppie per le quali sono state create certe leggi. Devono esserci gli stessi diritti, all’adozione, divorzio, eredità bla bla bla. Non è un gioco, e non è giusto parlare di modernità, è solo guardare alla realtà, perché le cose stanno così, chi non le vuole vedere, dovrà farlo. Ed è meglio che lo faccia subito, perché comunque queste leggi arriveranno. Cosa dovremmo fare secondo te noi in Italia per riuscirci? È assolutamente una lotta costante, lo so, e costa moltissimo. Ma i governi progressisti non hanno i problemi morali che hanno gli altri. Ribadisco però, che si sappia, che queste leggi devono arrivare, per forza. Come l’aborto, è ovvio non è un’imposizione, ma un’alternativa. Questo è il gioco democratico e deve essere così. E se avete bisogno di noi, artisti, intellettuali, ci siamo, da sempre abbiamo appoggiato la causa gay, così come quella del cambio di sesso. Io vi auguro un grande successo e prima o poi ce la farete, ma devo dire meglio: sia il prima possibile. … Miguel, un’ultima cosa, possiamo farci una foto insieme? Certo! – e aggiunge – adesso sto incontrando una nuova generazione di giornalisti che un tempo erano miei fan. È bellissimo! Ci salutiamo e lui corre via, con tutto il suo stuolo di collaboratori. Penso a tutto quello che non sono riuscito a chiedergli, della sua amicizia con Picasso, del suo incontro con Andy Warhol, della collaborazione con Michael Stipe, cantante dei R.E.M, gay dichiarato, del suo ruolo di travestito in Tacchi a spillo di Almodovar, soprattutto della sua tanto chiacchierata e ambigua identità sessuale. Del resto, sappiamo già che lui non ha mai affrontato direttamente l’argomento e quindici minuti sono davvero pochi. Va be’… alla prossima, Miguel! ma queste sono cose che devono arrivare il più presto possibile anche qua. Adesso le società stanno diventando multiculturali, e in una democrazia ci devono essere alternative legali per qualsiasi posizione uno scelga nella vita. In questo secolo non si può più accettare di vivere nella clandestinità, i diritti devono essere uguali per tutti, e sottolineo per tutti. Altrimenti, chi non li ha, ha il diritto di non pagare le tasse, e dovrebbe non pagarle. Se lo stato non risponde per me che ho bisogno di certi diritti, allora perché devo pagare? Questi diritti devono arrivare anche in Italia, ripeto, 19 giugno 07 pride 20 pride giugno 07 cultura+attualità 21 La biblioteca glbt si infoltisce grazie all’abbondanza di nuovi titoli nei cataloghi. E si sveglia anche la produzione politicamente più impegnata interna al movimento glbt italiano. Ecco qualche novità fresca di stampa. Gianni Rossi Barilli Fino a una trentina di anni fa i libri a tematica glbt costituivano rare apparizioni nel panorama editoriale. Ed era sorte comune dei pochi volumi circolanti venire letti molte volte da una o più persone, rimanendone irrimediabilmente gualciti. Poi, da un libro ogni tanto si è passati a un libro al mese, e gradualmente si è arrivati fino a oggi, con molte decine, se non centinaia, di nuovi titoli ogni anno. Oggi in pratica un solo lettore professionista non basta per leggere tutto quello che esce. E forse nemmeno due. viaggio curioso. Nel presente queer, malgrado tutto, e ancor più nel passato delle esperienze personali e collettive. Per costruire memoria, che è poi la benzina principale dell’identità. Teorie, storie, politica, religione, appunti di viaggio, invettive e riflessioni. E naturalmente tutti i temi principali della vita glbt, da famiglia e Aids a transessualità, movimento, omofobia, informazione e internet. Tutto mescolato in ordine (quasi) mai casuale per offrire un quadro articolato senza la rigidità né le pretese enciclopediche del dizionario. Nel periodo tra l’inizio dell’estate e la celebrazione dei pride la produzione poi s’impenna, sfornando un supplemento di novità da smaltire per lunghi mesi a venire. Particolarmente vivace in questo periodo si rivela la saggistica impegnata, nelle retrovie dell’epico scontro con l’oscurantismo clericale. Vi presentiamo qualche titolo in uscita dalle fucine del movimento glbt, la cui produzione si fa con l’andar del tempo sempre più corposa, lasciando uno spiraglio di speranza in un domani migliore. Più o meno la stessa cosa che si può dire di Noi e gli altri. Riflessioni sullo scrivere gay (Il dito e la luna, pp. 240, 15 euro), una collezione di 24 interviste, firmate da Francesco Gnerre e Gian Pietro Leonardi, ad altrettanti scrittori che si sono molto occupati di omosessualità nella loro vita e nelle loro opere. Tra loro, monumenti della letteratura mondiale come Michael Cunningham, Gore Vidal, Colm Toibin, Edmund White e David Leavitt. Autori maledetti come Dennis Cooper, avvolgenti come A una speranza di questo genere sembra alludere Rachid O. o promettenti come Ken Harvey. Senza fin dal titolo We will survive (Mimesis, pp.260, 16 dimenticare una folta schiera di narratori italiani euro) una raccolta di saggi a cura di Paolo Pedote tra i più rappresentativi della letteratura gay di casa e Nicoletta Poidimani che mette insieme più di nostra. Da Mario Fortunato a Matteo B. Bianchi a venti autori accomunati dalla riflessione militante Marco Mancassola, Walter Siti, Gilberto Severini, sulla realtà glbt. Detta così, in effetti, non pare Andrea De Marchi, Alessandro Golinelli e Gianni molto invitante. Anche perché spesso accade che Farinetti, per citarne alcuni. questo genere di libri si riveli un affastellamento di Tutti insieme concorrono a tracciare una storia materiali di scarsa comprensibilità e di ancora più in pillole della narrativa gay degli ultimi decenni scarso interesse. nel ritmo scorrevole garantito dalla forma delle Non è però questo il caso, perché l’assemblaggio dei interviste, realizzate in un arco di tempo che va dal diversi contributi ha un senso evidente: proporre 1983 al 2007 e per lo più già pubblicate da riviste una foto di gruppo, schierata ma ampia, di quel che gay come “Babilonia” e “Pride”. C’è però l’idea di si vive e si pensa nell’universo glbt italiano.A partire comporre un quadro complessivo, se non unitario, da molti “sé” (e ciascuno dal proprio) che hanno come illustrano i due capitoli introduttivi dedicati qualcosa da dire e da raccontare. Il tutto per dare rispettivamente all’evoluzione del genere gay nella una visione generale della realtà senza sacrificare la narrativa nordamericana e in quella italiana. Due pluralità dei punti di vista che la compongono. percorsi con evidenti differenze, che ci dicono Un progetto ambizioso, che riesce a trasformare in molto anche sulla persistente difficoltà di far un pregio l’eterogeneità delle voci e degli stili che passare nel nostro paese una cultura più aperta. si susseguono uno dopo l’altro, con una varietà di Il progetto è seguire le avventure del gay sulla ritmi che scongiura il soporifero effetto dei saggi pagina scritta, offrendo le coordinate teoriche del accademici e para-accademici (anche se qua e là un dibattito che si è svolto sul tema in Italia e all’estero, filo di noia fa capolino) e trasforma la lettura in un e discutendole con i più diretti protagonisti. giugno 07 pride 22 attualità+cultura Ma dopotutto ciò che rende il libro interessante non è tanto questo, quanto la vivace galleria di ritratti che emerge dalle interviste. Odiosi o simpatici, modesti o presuntuosi, riflessivi o impulsivi, gli autori che incontriamo nelle pagine di Noi e gli altri finiscono per coinvolgerci in un piccolo (e a tratti avvincente) romanzo corale, anziché solo in ponderose chiacchiere sui massimi sistemi. È un’opera a più mani anche Fuori dalla norma. Storie lesbiche della prima metà del novecento (Rosenberg & Sellier, pp.246, 22 euro), a cura di Nerina Milletti e Luisa Passerini. Un libro con il quale, si legge sulla quarta di copertina, “la storiografia italiana inserisce per la prima volta nella storia del nostro novecento anche le voci delle donne che trasgredivano la norma eterosessuale”. Un lavoro importante, dunque, che si articola nelle ricerche di sei autrici: Elena Biagini, Alessandra Cenni, Nerina Milletti, Nicoletta Poidimani, Gabriella Romano e Laura Schettini. Un tuffo nel passato che non c’era, recuperando qua e là i frammenti di una storia che sembrava non essere mai esistita. Le lesbiche, è noto, sono state (in quanto donne) molto più pesantemente oppresse degli omosessuali maschi nell’insieme delle loro esistenze. Al punto da vivere in modo ancora più radicale quel senso di solitudine e segregazione dal Eleonora Duse. mondo che ogni biografia omosessuale conosce E vanno finalmente (Milletti) a curiosare nei almeno un po’. “L’isolamento, la vita confinata entro fascicoli della polizia fascista scoprendo che anche le mura domestiche, il campo d’azione limitatissimo, le lesbiche, nel ventennio, potevano finire al confino l’assenza di modelli femminili, il rifugio nel privato, il come i gay. Era però più facile che facessero questa desiderio di appartarsi dalla società”, come scrive fine se erano prostitute piuttosto che possidenti. Gabriella Romano nel suo saggio intitolato Ritratti Guarda un po’. di donne in interni. Questa era la condizione della maggior parte delle lesbiche nella prima metà del Infine un’autobiografia, che aggiunge un tassello secolo scorso, che vivevano la propria condizione di memoria sul decennio magico dei settanta e in un perenne stato di clandestinità psicologica. E inizio ottanta del ventesimo secolo. Si intitola Antologaia. Sesso, genere e cultura degli soprattutto in silenzio. Proprio l’essere riuscite a strappare a questo silenzio anni ’70 (Il dito e la luna, pp. 220) e racconta un alcune storie esemplari è un merito emozionante pezzo cruciale della vita di Porpora Marcasciano, che spetta alle autrici del libro. Le tracce riportate studiosa e ormai storica militante del movimento alla luce non sono molte ma suggeriscono uno glbt italiano, e di parecchie altre persone. Più romanzo che semplice cronaca, ci invita a fare scenario relativamente completo. Ci parlano (Biagini e Romano) di come vivevano un salto nel wild side di anni ruggenti che visti dal nel ventennio fascista le lesbiche del popolo e della presente, come lamenta anche l’autrice, sembrano classe media, ma anche (Cenni) del più puro jet un miraggio. O meglio ancora, un’allucinazione set attraverso la storia di Cordula Poletti (1885- come quelle che procurava l’Lsd, di cui si faceva 1971) e delle sue celebri amanti: Sibilla Aleramo ed un discreto uso negli ambienti frequentati dalla protagonista. Un soggetto in transito (né uomo né donna e senza neppure un nome valido per tutti) che casca fatalmente e in giovanissima età nel pentolone alternativo che lo porterà a diventare se stess*, fuggendo dal natio Sannio verso le mecche metropolitane (e non) della gioventù bruciata del ’77 e dintorni. Una galoppata nel delirio di anni magici in cui tutto pareva possibile. A cominciare dalla contaminazione tra realtà e fantasia come ingrediente base di un futuro più creativo. “Vivi sognando e non sognare di vivere” c’era scritto del resto sui muri che Porpora ricorda. Nel dormiveglia continuo e movimentato c’è comunque tutto lo spazio che si vuole per il brillante terzetto di sesso droga e rock’n roll, che dà il tono quotidiano a vite che si muovono in un tempo densissimo, tra Garcia Marquez e Castaneda, anarchia e socialismo, femminielli e compagni duri e puri. Una folla di personaggi che fanno della propria eccentricità un programma politico rivoluzionario accompagna la protagonista in questo viaggio destinato a concludersi sul baratro degli anni ottanta incalzati dall’Aids. Prima di riprendere il filo in un altro tempo e in altre storie. Domani, magari, in un altro libro. Parole in m ento ovim pride giugno 07 23 giugno 07 pride 24 pride giugno 07 cultura+attualità 25 Nel campo della pornografia gay il barebacking (sesso senza protezioni) sta diventando diffuso, anzi sembra quasi la regola. Perché? Lo abbiamo chiesto ad un sociologo e ad un regista di film gay a luci rosse. P orno senza filtro Ivano Barocci La nota enciclopedia online Wikipedia definisce la parola barebacking in questo modo: “Il barebacking (letteralmente in inglese ‘cavalcare a pelo’, cioè senza la sella per proteggersi) designa la pratica dei rapporti sessuali non protetti (soprattutto quelli anali fra uomini), e per estensione una ideologia, diffusa soprattutto al di fuori dell’Italia (Usa, Francia, Germania), che rivendica apertamente questa forma di pratica sessuale e condanna l’uso del sesso sicuro. Nata come pratica rivendicata e volontaria all’interno di una parte della comunità gay americana, tende a propagarsi in Europa e trova sempre più aderenti, in un’epoca in cui l’Aids compie ancora devastazioni.…” Un campo in cui il barebacking sembra stia spopolando è quello della pornografia, nel quale ormai l’assenza di uso di preservativi è presentata sulla copertina o nei titoli del Dvd come un pregio. La cosa è diventata talmente comune da passare inosservata, quasi fosse “tranquilla”. Ma lo è? Per capirlo abbiamo sentito due voci . Da un lato Marco Scalvini, ricercatore italiano in Nordamerica, che del barebacking ha fatto una materia di studio, dall’altro Stefano Ragazzi, regista e produttore di video porno gay italiani, che commercializza una “linea” dedicata al barebacking. Milanese di adozione, sociologo di formazione, Scalvini da due anni vive a New York, lavorando presso la New York university. Alla sedicesima Conferenza internazionale sull’Aids di Toronto ha presentato uno studio sulla pornografia barebacking. Da cosa nasce questo tuo interesse sul barebacking? La mia esigenza è stata prima di tutto capire come e perché stavano cambiando i discorsi relativi al “sesso sicuro”, soprattutto tra gli omosessuali. Nonostante due decenni di formazione al sesso sicuro, il rischio erotico fra uomini gay è diventato ricercato e organizzato. Fioriscono pubblicazioni, siti web, chat, blog, e nel mercato pornografico il barebacking sembra egemone. I commenti giornalistici, quasi all’unanimità, hanno finora trattato il barebacking come comportamento patologico; di fronte però al diffondersi e al successo di tale pratica bisognerebbe affrontare il problema in modo più realistico, senza condizionamenti moralistici. Ma il rischio è che qualunque osservazione puramente oggettiva, priva di pregiudizi, possa poi comparire come giustificazione di un comportamento apparentemente indifendibile. Il mio non nasce quindi come interesse, ma piuttosto come il rifiuto di un atteggiamento che semplicisticamente ho definito irresponsabile, ma che soprattutto contrasta con la lotta e le battaglie che gli attivisti hanno svolto negli anni ’80 per garantire l’accesso alle cure. Io sono diventato sessualmente attivo quando ormai gli “anti-retrovirali” stavano diventando una cura efficace contro l’Aids. Ricordo però che in me e i miei coetanei era ancora viva la paura dell’Hiv. C’erano i racconti delle persone che avevano perso amici o partner, e c’erano le terrificanti immagini della televisione o del cinema. Insomma la paura di morire di Aids era un rischio molto sentito, Marco Scalvini capace di condizionare le scelte in campo sessuale. Ora si partecipa ad una sorta di amnesia collettiva. Un rifiuto che gli psicanalisti chiamano “disordine post-traumatico”. Lo scambio di sperma, attraverso rapporti anali od orali, viene rappresentato e celebrato dalla pornografia. E si assiste ad un vero bombardamento di stimoli che ineggiano al sesso non protetto. Come ti spieghi che il barebacking sia diventato la costante di molta produzione di video gay hard? È una risposta al mercato o qualcosa di diverso? Senza dubbio esiste una relazione tra immaginario erotico e fruizione pornografica. In un brillante articolo, Pornography, ethnography, and the discourse of power, Bill Nichols, professore di film studies, ha scritto della funzione documentaristica (etnografica) del porno.A suo dire la pornografia ha un impulso di testimonianza delle pratiche sessuali e dei loro rapporti con la società. Quindi nella pornografia troviamo le basi per capire cosa stia veramente cambiando nella cultura del sesso. Il porno partecipa come elemento centrale non solo, come Nichols precisa, nella rappresentazione e nel riconoscimento della realtà, ma anche nella costituzione dell’identità sociale. Quindi il porno non solo è una forma di documentazione etnografica, ma anche un mezzo per costruire cosa vediamo e crediamo. È il nostro inconscio rappresentato. Spesso i protagonisti di questi video sono molto giovani, appena diciottenni. Secondo te perché lo fanno? Per soldi, per incoscienza, perché hanno preso tutte le precauzioni? In realtà sono molti gli attori, di tutte le età. Esistono due tipi di produzione, la prima è europea e si basa su una “manodopera” fatta di ragazzi dell’Est, che sicuramente trovano nel porno un modo per vivere la propria omosessualità e di guadagnare qualche soldo. giugno 07 pride 26 attualità+cultura Negli Stati uniti questi giovani “attori” non sono certamente sfruttati. Si offrono volontari per la produzione dei film. Non lo fanno certamente per soldi (anzi, nella maggioranza delle volte non sono nemmeno pagati) ma piuttosto per l’estrema popolarità che la pornografia ha negli ultimi anni, da quando i new media hanno moltiplicato i canali di accesso. In XTube (versione hard del celebre sito YouTube) impazzano anche video autoprodotti a tema bareback. Questi video amatoriali non hanno mercato, quindi la mia ipotesi è che la pornografia barebacking e in genere il sesso facciano parte di una dinamica più ampia di esibizionismo e voyeurismo, quindi questo confermerebbe che i video non sono altro che una testimonianza di quello che è cambiato nella sfera privata. Secondo te il barebacking va combattuto? Se per combattere il barebacking intendiamo attaccare chi produce contenuti pornografici, lo escludo. Non è né un comportamento deviato né una malattia. Il sesso non protetto inoltre non è minoritario, è una fantasia molto comune e una pratica sessuale particolarmente diffusa all’interno della comunità gay. Le uniche armi che si possono usare sono quelle dell’informazione, ma non consiglio di cercare di scoraggiare tale pratica, un tipo di comunicazione simile non avrebbe alcun effetto. Le uniche informazioni che veramente potrebbero essere utili sono quelle relative all’educazione sessuale. Quali sono i rischi e come ridurli. Il raffronto che mi sento di fare è quello per l’uso degli stupefacenti come l’ecstasy. Insomma, campagne di riduzione del danno. Il cui obiettivo dovrebbe essere responsabilizzare e dare informazioni su come ridurre il rischio nel caso si decida di praticare sesso non sicuro. L’incontro con Stefano Ragazzi è a Bologna, città che aggiunge al suo personalissimo “palmares” gay anche il primato di essere la prima città in Italia dove si ideano e producono video hard. Ragazzi, con il nome d’arte Etienne Villa, lavora in società con Franco Minnelli, pioniere della produzione italiana di video gay. Insieme hanno fondato la “Beegle media” che sarà il marchio di fabbrica per la prima produzione di video gay barebacking italiani. Con lui le prime domande sono molto più dirette. Perché lo fai? Per lo stesso motivo per cui, mi auguro, gli altri guardano questo tipo di video: il desiderio di vedere certe pratiche sessuali ma la paura e il rifiuto poi di farle davvero. Ma ci saranno anche valutazioni più esplicitamente commerciali, no? La produzione di questo tipo di video sta diventando predominante, anzi sono certo che a breve tutta la produzione di porno gay sia destinata ad essere caratterizzata dal barebacking. Noi ci siamo chiesti: perché aspettare che siano altri a farlo anche qui in Italia? Proviamoci noi. E così abbiamo messo anche degli annunci per fare un primo casting facendo capire bene cosa e chi cercavamo. Mi sono arrivate tante risposte e confesso non ce l’aspettavamo proprio. Adesso dovremo verificare se oltre all’intenzione ci sarà anche la volontà di fare sul serio. A quando allora il vostro primo video barebacking? Pensiamo di muoverci con i primi caldi estivi. Ho già trovato una buona location a Roma, una villa con piscina che si presta alle nostre necessità. Per questo primo video agiremo solo ed esclusivamente con coppie consolidate già tra loro, abituate a fare sesso senza particolari precauzioni. Poi ci saranno tutte le fasi di postproduzione e il video sarà in commercio verso la fine dell’anno. Però intanto mi risulta che vi siete “allenati” a Praga… Una volta deciso questo passo, abbiamo deciso di realizzare un video dove già il barebacking è di casa. Abbiamo trovato un accordo con un manager del posto per cercare i ragazzi giusti e ci siamo trasferiti là per qualche giorno per fare sia riprese che servizi di foto. Come è stato l’impatto? Forte. Decisamente forte. I ragazzi là erano molto tranquilli, dei veri professionisti, e con loro abbiamo raggiunto anche un bel feeling. In effetti nei paesi dell’Est si fanno molti meno problemi di noi. Una volta che si sono sincerati che tutti gli attori abbiano almeno 18 anni e spiegato loro bene di che tipo di video si tratta vanno spediti, dritti, senza problemi. E comunque io qualche convulsione ce l’ho avuta. Erano vent’anni minimo che non vedevo sesso nudo, senza alcuna protezione di sorta. Io e il mio socio ci siamo anche guardati in faccia, come dirci: ma cosa stiamo facendo? Ma poi ripeto, anche grazie all’estrema professionalità di questi ragazzi le cose sono filate come dovevano filare e sono certo di aver fatto anche un buon prodotto. pride giugno 07 Stefano Ragazzi Stefano Ragazzi sul set 27 giugno 07 pride 28 pride giugno 07 cultura+attualità 29 Aprono i gay pride in sella alle loro due ruote: sono i motociclisti gay e le motocicliste lesbiche, accomunati dalla passione per la loro “due ruote”. Con anche qualche simpatizzante etero. Li abbiamo incontrati. Gay rider “Be’ ecco, ho dato un’occhiatina e ora posso tranquillamente affermare che ne so meno di motori di quanto ne sapessi prima...”, si arrende Mitzi, omosessuale tra i protagonisti del film Priscilla la regina del deserto, di fronte a un motore in panne. Al contrario, si trova completamente a suo agio con i cilindri e i pistoni della sua Honda (una Cbf 1000) Enrico Giordani, presidente del Comog, il Coordinamento moto gay e lesbico: “Mi intendo abbastanza di motori, sono ingegnere meccanico e sin da quando ero un bambino tutto ciò che si muoveva, ed aveva almeno una ruota, m’incuriosiva”. La passione per le due ruote, comune a molti gay e lesbiche, è la benzina dell’associazione che dal 2001 ha incominciato a macinare chilometri, organizzando moto-raduni. “Sono socio da due anni”, ci spiega Danilo, il referente del gruppo per la Lombardia, “e il primo contatto con l’associazione è stato proprio un raduno, sul Lago Maggiore, che ho raggiunto con il mio compagno. Ero un po’ titubante, avevo l’idea del motociclista gay tutto in pelle e borchie... invece ci siamo trovati immediatamente a nostro agio. Oggi riusciamo ad essere fino a quaranta moto per raduno e personalmente preferisco i giri di più di un giorno. Si sta a stretto contatto con altri motociclisti, ci si conosce e si diventa affiatati. E poi ristorantini, la strada, le attrazioni turistiche, un’Italia che si vede poco dalle autostrade, la libertà… Lo spirito è come quello dei raduni… chiamiamoli “etero”. Il denominatore comune è evidentemente la moto. Un gruppo di gay e lesbiche offre, in più, la possibilità di condividere e relazionarsi anche su di noi. Dimenticavo, mi sono tolto uno sfizio e ho preso una Bmw Enduro: quelli del gruppo già mi prendono in giro, dicono che come tutti coloro che hanno la regina delle moto li guarderò dall’alto in basso…”. Scesi dalla sella i soci animano, sul sito www. comog.it, un partecipato gruppo di discussione, nel quale scambiano informazioni tecniche o di viaggio. In questo momento due sono i dibattiti che vanno per la maggiore: il cambio delle gomme di una iscritta e la scelta della nuova moto di Paola. “Ho ricevuto ben sei pagine di consigli, dal cambiamento di cilindrata a quello di marca e anche allo stile di guida”, racconta la centaura. “Mi spiace lasciare la mia Suzuki Sw 650, ma dopo tanto dibattere mi sembra di aver trovato una soluzione. Le discussioni sono anche ludiche, e Comog mi ha entusiasmato da subito. Mi sono presentata e c’era anche una coppia etero: sono aperti al confronto con tutti. Ci sono tante donne appassionate di moto, io lo sono da quando ero piccolissima e mia zia mi metteva in sella sulla moto di mio cugino, ma è difficile portarle nel gruppo, sai: farle svegliare presto la mattina per il giro...”. Stefano Bolognini Una partecipata appartenenza alla comunità gay è il tratto distintivo dell’associazione sempre presente alle iniziative del movimento gay. “Il vantaggio di essere motociclisti”, ci spiega Giordani, “è quello di dare il via ed essere sempre in prima fila ad ogni pride. Penso che sia l’unico raduno che prepariamo lucidando la sera precedente la nostra due ruote… non nascondo che siamo attenti all’aspettovetrina”. E che vetrina, tra cromature e bicipiti... “In effetti [ride] ci scrivono molti appassionati di… motociclisti... ‘Sai non ho la moto... però...’. Ovviamente ci fa piacere, ma per iscriversi al nostro gruppo ci vogliono almeno 250 cc di cilindrata e poi il mito del motociclista tutina e mani sporche di olio è un luogo comune. Come la mettiamo con le donne motocicliste? Sono moltissime, nella nostra associazione. Insomma, esistono pure gli appassionati tutti borchie e birra, e non posso nasconderti che ai raduni internazionali ci si guardi con un certo occhio di riguardo... ma in Italia siamo più tranquilli”. E in effetti è semmai il Moto leather club Veneto (www.mlcv.it), un altro gruppo di motociclisti, il più attento ad aggregare ed informare i simpatizzanti della cultura leather-biker. I centauri arcobaleno sono stati accolti con sorpresa dall’associazionismo storico dei motociclisti, ma dall’asfalto stanno ottenendo piccole e grandi vittorie. “‘Motociclismo’, il nostro mensile, ha parlato di noi”, è soddisfatto il presidente del Comog “e quest’anno per il motogayo, il raduno nazionale che faremo in Toscana il 21 e 22 luglio, un’associazione non gay di motociclisti ci ha chiesto di collaborare. Abbiamo poi organizzato un raduno europeo, Pomarance, nel 2004. Eravamo ben 145 e il sindaco della cittadina, a sorpresa, è venuto a salutarci e a portare gli auguri della comunità locale. I partecipanti stranieri erano strabiliati…”. Il Comog al Pride 2006 Comog non esaurisce però il panorama del motoassociazionismo gay italiano. Tra gli altri gruppi, che collaborano manubrio a manubrio, il Gam (Gruppo alternativo motociclisti, www.infogam.info): “Abbiamo un nostro calendario”, dichiara Claudio Casale, presidente Gam direttivo Leather club Roma “ed iniziative in comune. L’unica differenza con il Comog è nella distribuzione territoriale: siamo per la maggior parte del centro-Italia e siamo, poi, legati ad Arcigay sport. Ci vedrete al pride di Roma il 16 giugno per il Bikerun 2007, con 120 motociclisti di tutta Europa. L’impegno dei motociclisti gay per la manifestazione è totale, anche se è previsto uno sciopero di benzinai. Non ci occupiamo di politica, ma siamo schierati inevitabilmente. Come si può non esserlo?”. giugno 07 pride 30 pride giugno 07 31 giugno 07 pride 32 cronaca Reggio Emilia: cinque anni di galera per furto, violenza sessuale e lesioni. Questa la pena stabilita in primo grado per Samir Lukovich, un camionista montenegrino oggi ventottenne, accusato di aver violentato e derubato uno studente diciottenne nel bagno di un bar di Castelnovo Monti. I fatti risalgono al 2002 e la difesa di Lukovich, che ha già annunciato il ricorso in appello, sostiene che almeno il rapporto sessuale (se non proprio il furto), era consenziente. Pescara: “Se proprio volete le quote rosa, allora io propongo le quote anche per i finocchi e le minoranze etniche e religiose”. Questa frase pronunciata da Donato Di Matteo, capogruppo Ds nel consiglio regionale abruzzese, durante una seduta della commissione statuto, ha scatenato le ire dei portavoce di Gayleft, Andrea Benedino e Paola Concia, e del presidente di Arcigay Aurelio Mancuso, che ha chiesto pubbliche scuse da parte dei dirigenti nazionali dei Ds e “provvedimenti seri” nei confronti di Di Matteo. Roma: “Pensare di destinare parte dei soldi pubblici al rimborso di operazioni chirurgiche per cambiare sesso è assolutamente inammissibile”. Con questo grido di guerra un gruppo di parlamentari di Forza Italia ha criticato le aperture in materia espresse dal ministro della salute Livia Turco. “Trattasi”, secondo le parlamentari, “di scelte di carattere assolutamente personale che, a prescindere da valutazioni di natura etica e morale, non devono pesare sulle casse dello stato”. Pordenone: scontro politico dopo l’annuncio dell’installazione di telecamere e di un potenziamento dei controlli nel “Bronx” cittadino, terra di nessuno dell’incontro gay occasionale. La sinistra si è opposta alla linea repressiva dell’amministrazione, suggerendo al posto delle telecamere “progetti di prevenzione integrata e partecipazione”. Sarebbe a dire? Roma: calendarizzata alla camera a metà maggio la proposta di legge di Rifondazione comunista contro la discriminazione motivata dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale. La proposta, come ha spiegato la deputata Prc Graziella Mascia “si propone di estendere ai cittadini omosessuali o transessuali la stessa protezione che il nostro ordinamento già assicura ad altre categorie di cittadini: riconoscimento del convivente more uxorio, educazione nelle scuole al rispetto della diversità, diritto alla riservatezza sessuale”. pride giugno 07 Sos Omofobia Dal punto di vista delle iniziative, la giornata di lotta all’omofobia del 17 maggio è stata un successo. In molte città si sono svolti infatti presidi, manifestazioni e dibattiti che hanno contribuito a chiarire il senso della ricorrenza. La giornata è stata però un successo anche in senso negativo, perché ha costretto a fare il punto su una situazione che sembra andare degenerando di pari passo con l’accresciuta visibilità delle persone glbt e con l’intensificarsi delle ostilità verso il riconoscimento dei loro diritti. Una serie di episodi conferma una tendenza decisamente inquietante. Il 15 maggio Paolo Ferigo, presidente del comitato provinciale Arcigay di Milano, è stato aggredito e malmenato mentre si trovava in pizzeria con altre sette persone. Motivo? Dopo avere subito in silenzio durante tutta la cena le battutine di due uomini vicini di tavolo, a un’allusione più pesante Paolo Ferigo si è permesso di girarsi per protestare guardando negli occhi chi stava facendo lo spiritoso su di lui e sui suoi amici. E qui ha scatenato la reazione manesca di uno dei due “burloni”, che lo ha assalito a pugni, schiaffi e insulti. Le conseguenze fisiche del trattamento sono state non gravi, ma abbastanza serie da dover ricorrere alle cure mediche e a vistose fasciature. Nel locale, a parte gli amici del malcapitato Ferigo, nessuno ha mosso un dito. E i carabinieri, chiamati immediatamente, sono arrivati dopo che l’assalitore e il suo compagno si erano dileguati. Sono stati però visti salire su un mezzo di servizio dell’Atm, l’azienda dei trasporti pubblici, lasciando così una traccia che ha permesso di identificarli. I due sono infatti dipendenti dell’Atm e sono stati cautelativamente sospesi dal servizio in seguito alla denuncia presentata dal presidente di Arcigay Milano per le percosse ricevute. L’Arcigay milanese ha già avanzato all’Atm la proposta di collaborare alla realizzazione di una campagna contro l’omofobia da diffondersi sui mezzi pubblici. Paolo Ferigo è stato aggredito in quanto omosessuale visibile, così come due ragazzi di 27 e 31 anni che due giorni prima, all’uscita di una discoteca gay della Versilia, sono stati picchiati e insultati da tre nordafricani per essersi permessi di scambiarsi un bacio prima di salire in macchina. Sempre l’ “eccesso” di visibilità ha fatto trovare tre volantini intimidatori sulla porta di casa a Matteo Marliani, presidente di Arcigay Pistoia e candidato alle elezioni amministrative nelle liste di Rifondazione comunista. Ed è forse ancora questa la ragione di un pestaggio denunciato ai danni del vicepresidente dell’Arcigay di Udine, Guerrino Dipierro. Dell’essere visibili e quindi obiettivi degli omofobi hanno fatto le spese poi la libreria Babele di Milano, che si è trovata le vetrine imbrattate di scritte omofobe per le quali sono stati denunciati tre militanti di estrema destra, e numerose sedi politiche glbt nel corso degli ultimi mesi. Ma gli sfregi simbolici sono ancora nulla in confronto a quelli reali, che seminano le cronache di omicidi, rapine e aggressioni nel tranquillo tran tran del giorno per giorno. Un altro fronte molto caldo sta diventando la scuola. Dopo il suicidio di Matteo, lo studente di Torino preso in giro dai compagni che lo chiamavano gay, stanno emergendo come funghi casi di persecuzione a sfondo omofobico ai danni di studenti percepiti come gay. Dal Veneto alcune delle più recenti cronache inquietanti. A Montebelluna (Treviso) un ragazzo di dodici anni è stato tormentato per mesi da un compagno di classe e poi picchiato e mandato all’ospedale per una settimana con una contusione cerebrale. Le autorità scolastiche, al solito, hanno cercato di minimizzare e hanno parlato di un fatto isolato. Proprio come quello saltato fuori negli stessi giorni nella vicina Rovigo, dove undici ragazzi con simpatie di estrema destra hanno perseguitato un ventunenne da loro etichettato come omosessuale, fino a sequestrarlo per picchiarlo e minacciarlo in santa pace. Questo quadro, di cui abbiamo fornito solo alcuni particolari, ha spinto i deputati glbt De Simone, Grillini e Guadagno (Luxuria) a presentare un’interrogazione al ministro dell’interno sull’emergenza omofobia, mentre il ministro dell’istruzione Fioroni, fresco di Family day, ha promesso bontà sua che “l’anno prossimo avremo nelle scuole una riflessione sulla carta costituzionale, partendo dal valore portante della dignità della persona, che sarà anche una lotta contro ogni forma di omofobia nelle scuole”. Se lo dice lui... 33 giugno 07 pride 34 cronaca Pubblicità progresso Il segno della Crocetta “Anche gay è famiglia. In Italia il 10% circa della popolazione è omosessuale: cinque milioni e duecentomila persone che non sono contro la famiglia e che chiedono tutela per i propri nuclei familiari. Infatti, più del 50% vive in coppie stabili da oltre cinque anni e il 10% ha già figli”. Questi alcuni dati contenuti in un messaggio pubblicitario comparso sulle pagine dei principali quotidiani nazionali alla vigilia del family day, a firma della presidente di Di’ gay project, Imma Battaglia e di alcuni amici manager e imprenditori omosessuali italiani. “Un milione e duecentomila famiglie di cittadini italiani, gay e lesbiche”, prosegue il testo, “che vivono senza tutela giuridica, ai quali i nostri rappresentanti politici hanno chiesto, come agli altri, l’ennesimo sacrificio economico per il risanamento dei conti pubblici, senza però dare alcun dignitoso riconoscimento. Si tratta di fatto della più importante minoranza che viene completamente negata senza paragoni con qualunque altra. L’Italia non ha ancora recepito le direttive comunitarie e, a oggi, è ancora inadempiente, superata, perfino, dalla cattolicissima Spagna, dalla ex comunista Repubblica ceca e dalla Francia, dove il neo presidente Sarkozy, rappresentante di una destra moderna e laica, si è dichiarato favorevole alle Unioni civili”. Costo dell’operazione centomila euro, con l’idea di ripeterla altre volte. Se c’è un vincitore morale delle elezioni amministrative siciliane di metà maggio, è sicuramente Rosario (“Saro”) Crocetta, il sindaco antimafia di Gela (Cl) che per sua fortuna non è stato vincitore solo morale, visto che ha stravinto al primo turno con il 65% dei voti. In una Sicilia dominata dalla conferma di un potere per definizione omofobico e (a volte) colluso, un comunista, gay dichiarato e difensore delle regole democratiche strappa il secondo mandato a furor di popolo in una realtà tra le più difficili del paese. La prima volta ce l’aveva fatta per il rotto della cuffia, con relativo e lungo contenzioso post-elettorale. Questa volta invece è filato avanti liscio. Dopo che i suoi concittadini hanno potuto toccare con mano la rivoluzione del sindaco antimafia, con una battaglia condotta giorno per giorno che lo costringe a vivere costantemente sotto scorta, hanno deciso di rivotarlo in massa. E se ne sono fregati per la seconda volta del fatto che non abbia mai fatto un mistero della propria omosessualità. Lui però non ci tiene a fare il militante gay. “Desidero solo essere me stesso”, ha detto, “e non voglio essere un modello da proporre agli altri. Anzi mi considero un cattivo modello, un po’incasinato, con troppe complicazioni. Sono cristiano e sono comunista, mi dichiaro omosessuale con una chiesa cattolica che non è certo tenera nei propri giudizi, e questo mi porta di fronte ad un martirio quotidiano. Tutte le volte che prendo la comunione chiedo perdono a Dio. A volte so di che cosa, ma tante volte no”. pride giugno 07 35 giugno 07 pride 36 cronaca Questioni di coro Veltroni gay friendly “Il coro di San Pancrazio non vuole essere diretto da nessun culattone”. Questo il messaggio affidato a un cartello anonimo fuori dall’abitazione di Emiliano Facchinetti, trentatreenne fino a poco tempo fa direttore del coro della chiesa di San Pancrazio di Palazzolo Sull’Oglio (Brescia). Fino a che il parroco, don Antonio Tonoletti, non l’ha destituito con un pretesto, che secondo Facchinetti maschera la volontà di punirlo per una relazione d’amore stabile con un altro uomo, gestita con discrezione ma senza sotterfugi umilianti. Facchinetti, che a San Pancrazio svolgeva anche le funzioni di organista, sarebbe un cattolico modello... se non fosse per quello scomodo particolare. Ma di fronte a quella che ha vissuto come un’ingiustizia non se l’è sentita di porgere l’altra guancia e ha deciso di rendere pubblica la storia lasciando da parte la prudenza. Il coro della chiesa, confida d’altronde, è tutto dalla sua parte. Così come del resto gli amici del bar del paese, baluardo laico contro lo strapotere clericale. Sarà stata una coincidenza, ma lo stesso giorno del Family day è uscito in edicola con il “Corriere della sera” un racconto scritto dal sindaco di Roma Walter Veltroni e ispirato alla storia di Matteo, il sedicenne preso di mira come gay dai compagni e morto suicida a Torino in aprile. “Sono effeminato?”, chiede a un certo punto il protagonista della storia al fratello. Che gli risponde: “No, solo una persona gentile in un mondo volgare”. Il racconto è lungo una cinquantina di pagine e si intitola Aspetta te stesso. La trama è ambientata nel futuro prossimo del 2017, dove ahinoi nelle scuole ci sono ancora dei bulletti che mettono in mezzo il “gay”di turno e dove la tragedia incombe proprio come nel 2007. Speriamo che non sia una profezia e soprattutto neppure un’indicazione politica, visto che il sindaco di Roma è dato quasi per scontato come futuro leader del futuro Partito democratico. Ma certamente Veltroni, che al Family day non c’è andato perché “è il sindaco di tutti”, voleva solo essere gay friendly. Altre morti Il 22 aprile scorso è stata uccisa a Pescara, dove abitava, Manuela di Cesare, transessuale di 38 anni nota, tra le altre cose, come organizzatrice della selezione abruzzese per il concorso Miss Trans. È stata uccisa da un colpo alla testa mentre si trovava in casa, presumibilmente in compagnia di una persona conosciuta per la quale stava preparando un caffè che non è mai stato consumato. Dall’appartamento, secondo quanto riportato dai giornali, sono stati sottratti la borsa, il personal computer e il cellulare di Manuela, che di mestiere si prostituiva e per questo è stata trattata da morta (come lamentano alcune associazioni transessuali) come un piccante fenomeno da rotocalco. Le indagini in corso punterebbero su tracce biologiche lasciate dall’assassino. Ha invece confessato il colpevole della morte di Piero Ungheretti, un restauratore livornese sessantenne molto noto nel suo settore professionale, assassinato a Biserta, in Tunisia, ai primi di maggio. L’omicida ha ventiquattro anni e aveva una relazione con Ungheretti. Ha raccontato di aver ucciso il restauratore perché si rifiutava di portarlo in Italia con sé, come aveva fatto tempo addietro per il suo fratello maggiore. aperto tutti i giorni dalle 9 del mattino all’alba bar_american bar_ristopub_pizzeria misto friendly love dogs and cats via Marabina 239 LIDO DI DANTE Ravenna pride giugno 07 EVERYDAY Venerdì dalle 22 appuntamento funk-dance con musica anni ‘70 ‘80 Domenica dalle 17 aperitivo soft con buffet 37 giugno 07 pride 38 cronaca Parigi: i gestori di quattro note discoteche della capitale francese, tra cui il “Queen”, tempio delle notti gay parigine, sono finiti sotto processo per discriminazione razziale operata all’ingresso dai buttafuori. La denuncia è stata presentata da “Sos Racisme”, in seguito a un test effettuato sul campo nel 2005. Dall’esperimento è risultato che le coppie bianche (gay e etero) avevano molte più possibilità di entrare di quelle più scure. Uno dei “selezionari” del “Queen” finiti sotto accusa si è giustificato dicendo che le sue scelte sono questione di feeling. Come volevasi dimostrare. Mosca: anche quest’anno il sindaco della capitale russa, Yuri Luzhkov, ha deciso di vietare il pride nelle strade della “sua” città, incurante dei moniti provenienti dal consiglio d’Europa, di cui la Russia fa parte. Secondo Luzhkov, il pride violerebbe i diritti della maggioranza dei moscoviti, che non sono gay. Per non essere da meno, anche San Pietroburgo ha vietato il pride, come l’anno scorso. Gli organizzatori si sono però ugualmente dati appuntamento a fine maggio sulla Prospettiva Newski per un corteo non autorizzato. Rio de Janeiro: la comunità glbt della metropoli brasiliana si è organizzata per celebrare a modo suo la visita in Brasile di papa Benedetto XVI, dal 9 al 13 maggio scorso. Tra i festeggiamenti messi a punto dal “comitato d’accoglienza” sono stati inclusi il rogo rituale di centinaia di fotografie di sua santità e la distribuzione di volantini da parte di una donna travestita da papa. Capace certamente di un’imitazione molto vicina all’originale. New York: uno studio pubblicato sul “New England journal of medicine” ha stabilito un legame diretto tra sesso orale e insorgenza di tumori orofaringei causati dal virus del papilloma umano (Hpv). Secondo i ricercatori, chi ha contratto l’Hpv ha un rischio di ammalarsi di questo genere di tumori 32 volte superiore a quello di chi non si è infettato. Chi beve e fuma, per dare un raffronto, ha un rischio rispettivamente di sole 3 e 2,5 volte rispetto a chi non lo fa. Il consiglio dei ricercatori: sesso orale promiscuo sempre con il condom. Londra: finirà sotto processo per bigamia Suzanne Mitchell, una donna di 29 anni che si è unita in civil partnership con Caroline (24 anni) pur essendo già sposata tutti gli effetti con Charles (46) e madre di cinque figli. A denunciare l’intrigo, che rappresenta il primo caso di bigamia lesbica nella storia del Regno unito, è stata Caroline, che ha detto di essere stata tenuta all’oscuro del fatto che Suzanne e Charles non avessero mai divorziato. Suzanne ha reagito bruciando tutte le foto del matrimonio con Caroline e dichiarando di voler tornare con Charles, che tra l’altro - dice - fa sesso molto meglio. pride giugno 07 La bacchetta di Strasburgo Il parlamento europeo, a fine aprile, ha approvato una nuova e preoccupata risoluzione contro l’omofobia in Europa. Il documento è stato approvato con 325 voti a favore, 124 contrari e 150 astenuti. Il testo, sostenuto da socialisti, verdi, sinistra europea e liberaldemocratici, lancia le accuse più pesanti al governo polacco, che ha annunciato l’intenzione di approvare una legge contro la “propaganda dell’omosessualità” che prevede il licenziamento per gli insegnanti che si dichiarano gay. Varsavia è stata anche formalmente invitata “a condannare pubblicamente e a prendere misure contro le dichiarazioni rilasciate da leader politici incitanti alla discriminazione e all’odio sulla base dell’orientamento sessuale”. L’europarlamento ha deciso inoltre di inviare in Polonia una delegazione incaricata di fare un rapporto sulla situazione. La risoluzione ne ha comunque anche per l’Italia, benché dalla stesura finale sia stato eliminato un esplicito riferimento alle dichiarazioni omofobiche del presidente della Cei Bagnasco. Del nostro paese si parla a proposito del suicidio di Matteo, sedicenne torinese vittima del bullismo scolastico, ma non c’è dubbio che ugualmente ci riguardi una frase che condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi”. Questa frase, insieme con il backstage dell’emendamento anti-Bagnasco, ha fatto letteralmente imbestialire il Vaticano, che ha dato fondo al repertorio dell’indignazione parlando di “indecorosi attacchi”, “operazioni indegne”, “argomentazioni propagandistiche e vietamente anticlericali di un pugno di facinorosi”, di minaccia alla “libertas ecclesiae” nonché di “Europa delle falsità” e di “conseguenze imprevedibili” derivanti dai dissensi con la santa sede. Un bagno di sangue, insomma, che non ha tuttavia scomposto la fiducia del cardinale Ruini, che pur dispiacendosi per l’incidente di Strasburgo ha commentato: “In Italia possiamo essere ottimisti, perché buona parte delle forze politiche e dell’opinione pubblica sono consapevoli dei valori degli italiani”. Consulenze pericolose Rovinoso outing per lord John Browne, numero uno della compagnia petrolifera britannica Bp, costretto a dimettersi il primo maggio dopo che i tabloid avevano rivelato a tutto il mondo la sua omosessualità e la relazione pericolosa con un giovane canadese, Jeff Chevalier, sedotto a spese della compagnia e abbandonato poi al suo destino. Che era poi quello di vendicarsi a mezzo stampa, spiattellando a caro prezzo i segreti di Lord Browne. L’esposizione alla gogna è arrivata quando la magistratura ha dato il via libera alla pubblicazione di tutta la storia da parte del gruppo editoriale del “Daily Mail”, accusando Browne di aver dichiarato il falso sulla sua relazione con Jeff Chevalier. Che da parte sua aveva raccontato con dovizia di particolari di una vita da nababbi a carico della Bp e pure dell’uso improprio di consulenti della compagnia per avviare una sua attività, che non era poi mai decollata. “Nei 41 anni che ho trascorso alla Bp”, ha dichiarato Lord Browne in un comunicato di commiato, “ho sempre tenuto la mia vita privata al di fuori di quella professionale. Ho sempre considerato la mia sessualità come un affare personale. È molto spiacevole che ora un gruppo editoriale abbia deciso che affermazioni riguardanti la mia vita privata debbano essere rese pubbliche”. Diritti in marcia Le ultime settimane si sono rivelate proficue per la causa dei diritti glbt negli Stati uniti. Partiamo con il New Hampshire, che ha approvato a fine aprile una legge sulle unioni civili allineandosi agli altri stati del New England (con la positiva eccezione del Massachusetts che riconosce il matrimonio tout court). Passo significativo perché il New Hampshire è uno stato tradizionalmente conservatore, che aveva tra l’altro deciso di bandire l’accesso al matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Il 9 maggio è toccato all’Oregon, il cui governatore, Ted Kulongoski, ha messo la sua firma sul testo di legge che istituisce il contratto di unione civile per le coppie omosessuali. “Dall’esclusione”, ha dichiarato, “passiamo all’integrazione”. Non è però della stessa idea la destra integralista, che cercherà ogni pretesto giuridico per ritardare l’entrata in vigore definitiva della legge. Un altro sassolino sulla strada della parità è stato messo in Colorado, dove il governatore Bill Ritter ha firmato a metà maggio una legge che autorizza anche le coppie omosessuali ad adottare bambini, mentre ha annunciato la sua intenzione di firmare un provvedimento, approvato il mese scorso dal parlamento statale, contro le discriminazioni sul lavoro delle persone glbt. Nel frattempo, il dipartimento che gestisce le prigioni della California ha deciso di concedere i permessi sessuali in carcere anche ai partner di detenuti gay e lesbiche, mentre da New York è arrivata il 16 maggio un’altra buona notizia: circa 200 coppie gay e lesbiche newyorchesi che si erano sposate in Massachusetts tra il 17 maggio 2004 e il 6 luglio 2006, data in cui i giudici dello stato di New York hanno dichiarato illegale il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, hanno ottenuto il riconoscimento della validità della loro unione. 39 MARTEDÌ: 2 INGRESSI AL PREZZO DI 1 GIOVEDÌ: HAPPY SAUNA - INGRESSO € 10 DOMENICA DALLE 03.00 ALLE 10.00 INGRESSO € 8 NOVITÀ chiuso dal 25 al 29 giugno e il 30 giugno vi stupiremo giugno 07 pride 40 cronaca Bad Boy George Nuova disavventura giudiziaria per Boy George, arrestato a Londra (e subito rilasciato su cauzione) a fine aprile con l’accusa di sequestro e violenza sessuale nei confronti di Auden Carlsen, un modello ventottenne contattato via internet. Secondo quanto Carlsen ha riferito alla polizia, il contatto era avvenuto su un sito di chat gay e lui aveva acconsentito ad andare a casa del cantante a mezzanotte per un servizio fotografico, per il quale sarebbe stata pattuita la somma di 400 sterline. Per tentare di zittire i maligni, Carlsen ha anche specificato di non praticare la prostituzione. Una volta arrivato a destinazione, però, al posto della macchina fotografica aveva trovato manette e aggeggi sadomaso, e in un batter d’occhio era stato incatenato da Boy George e da un altro uomo a un uncino che pendeva dal muro. Accanto a lui, il padrone di casa, aprendo una scatola piena di fruste e altri sex toys gli aveva sussurrato: “Adesso avrai quello che ti meriti”. Carlsen ha detto di aver pensato che lo volessero ammazzare. Invece è riuscito a liberarsi verso l’alba e a scappare fino a una vicina edicola, da dove ha chiamato la polizia. Scotland Yard ha confermato l’apertura di un’indagine sulla vicenda, mentre l’accusato ha preferito non fare commenti ufficiali. Non è la prima volta che Boy George si mette nei guai con la giustizia. Lo scorso anno è stato incriminato a New York per possesso di droghe e se l’è cavata con una multa da 800.000 euro e la condanna a cinque giorni di lavoro socialmente utile. Lui aveva proposto di tenere un corso di moda e trucco, ma il giudice ha stabilito di fargli fare lo spazzino. Molto più chic, in fondo: è la stessa pena scontata da Naomi Campbell per avere malmenato la cameriera. Brokeback shock Mezzo milione di dollari. Tanto varrebbe lo stato di turbamento causato a una ragazzina delle scuole medie dell’Illinois dalla visione del film Brokeback mountain di Ang Lee, proiettato in classe durante l’orario di lezione per decisione di una sovversiva supplente. Il film, che parla della lunga e drammatica storia d’amore tra due cowboy sposati e ha ricevuto tonnellate di premi dagli Oscar in giù, è stato indicato dal nonno e tutore legale della bimba, Jessica Turner, come la causa per la quale è stato costretto a mandare la nipote dallo psicologo, operazione sulla quale ha depositato un dettagliato rapporto al giudice. L’insegnante, secondo il ricorso presentato, sapeva che non avrebbe dovuto mostrare il film, tanto da chiedere ai ragazzi di non far sapere in giro la cosa. Il signor Richardson, il nonno di Jessica, aveva già protestato due anni fa con l’amministrazione scolastica per via di certe letture punteggiate di parole sconvenienti che a suo dire avrebbero pregiudicato la salute morale della nipote. Un intero film sull’omosessualità, però, è una faccenda molto più seria, e per questo Richardson si è rivolto al giudice per ottenere un adeguato risarcimento. In quanto a Jessica, che non si è più ripresa dopo aver rimirato i ruvidi abbracci dei due splendidi protagonisti di Brokeback mountain, chi non la capisce alzi la mano. pride giugno 07 41 giugno 07 pride 42 cronaca Riposi in pace (all’inferno) Il top dell’omofobia Il reverendo Jerry Falwell, arcinemico degli omosessuali, è morto il 15 maggio scorso dopo un malore improvviso che lo ha colpito mentre si trovava nel suo ufficio di Lynchburg, in Virginia. Aveva 73 anni, molti dei quali spesi per riportare per un orecchio l’America ai sani valori cristiani tradizionali. È stato per decenni uno dei più noti telepredicatori apocalittici d’America e alla sua morte lascia un piccolo impero del fanatismo religioso che conta ben sei milioni e mezzo di adepti. La sua “Moral majority” faceva parlare di sé già nel 1976, quando insieme all’ex reginetta di bellezza Anita Bryant il reverendo Falwell aveva guidato la crociata contro le adozioni gay in Florida, riuscendo a ottenere una legge estremamente repressiva in materia. E quando scoppiò la bomba dell’Aids era lì pronto a testimoniare che i gay che morivano a migliaia se l’erano totalmente meritato. Il picco massimo della carriera del reverendo Falwell era però arrivato all’indomani dell’11 settembre 2001, quando proclamò urbi et orbi che la responsabilità degli attentati alle due torri e al Pentagono era da addebitare “ai pagani, gli abortisti, le femministe, i gay, le lesbiche e tutti quelli che cercano di imporre uno stile di vita alternativo e di secolarizzare l’America”. L’ultima battaglia campale del reverendo è stata quella per l’approvazione di un emendamento anti-matrimoni gay nella costituzione federale degli Stati uniti. E l’ultima grande soddisfazione è stata la seconda elezione a furor di popolo di George W. Bush nel 2004. Dopo di allora era subentrata una certa depressione, constatando che malgrado gli sforzi l’America recalcitra ad assecondare il disegno divino. In occasione della giornata mondiale di lotta all’omofobia, il 17 maggio, l’associazione americana Human rights watch ha reso nota la sua annuale “Hall of shame” (letteralmente “galleria della vergogna”), ovvero la lista degli omofobi più illustri al mondo. Ai primi tre posti si sono collocati nell’ordine, papa Benedetto XVI, il presidente Bush e il presidente dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad. Le motivazioni della giuria? Per quanto riguarda il papa, gli ossessivi interventi contro la parità di diritti e il riconoscimento delle famiglie omosessuali con relative pesanti ingerenze nella politica interna di numerosi stati. Bush deve invece la piazza d’onore al fatto che nel suo piano di emergenza per la lotta all’Aids ha destinato un terzo di tutte le risorse al finanziamento di programmi per promuovere l’astinenza sessuale fino al matrimonio, tagliando per converso i fondi alla promozione delle pratiche di sesso sicuro e sostenendo in Africa movimenti esplicitamente omofobi. Ampiamente meritato, infine, il bronzo del presidente iraniano, per aver scatenato l’annuale campagna per la moralità e il buon costume, che ha condotto all’arresto e alla repressione di migliaia di persone colpevoli per la maggior parte di non avere un look abbastanza islamico. Tra i risultati della campagna è stata di recente segnalata anche una retata di polizia a Isfahan, che ha portato in carcere 87 persone accusate di aver partecipato a un gay party. Jerry Falwell Mahmoud Ahmadinejad pride giugno 07 43 giugno 07 pride 44 pride giugno 07 45 giugno 07 pride 46 attualità+cultura Dall’iconissima Moira Orfei all’ultimo clown, un colorato reportage su quanto il circo, arte popolare per famiglie, sia abitato dai gay e rifletta gli aspetti più camp della cultura omosessuale. Antonio Malvezzi Da Barbette a Entriamo nell’imponente tendone giallonero con tre alte guglie dove si ammassano famiglie agguerrite e attorniate da frotte di bambini vocianti. È il regno dell’ineffabile, unica, divina Moira Orfei, che festeggia cinquanta meravigliosi anni di radiosa carriera. Un regno incredibilmente filogay. Già l’apertura dello show è una dichiarazione d’intenti: “Felicità tà tà” della Raffa. Segue un domatore platinato truccato e un po’ ancheggiante con quattro cavalli e altrettanti pony zazzeruti. A dare un tocco disco-camp ecco i pappagalli variopinti che fanno i virtuosi sul monopattino e si muovono al ritmo di “YMCA” in mezzo al fragore del pubblico in delirio. Al termine del primo tempo si materializza all’ingresso del circo Lei, sublime, in un completo di raso azzurro. Un’apparizione istantanea, da vera icona, un saluto e via, si smaterializza come un sogno drag. Nella seconda parte dello spettacolo sono gli agili trapezisti ad attirare la nostra attenzione: tonici, con torso nudo e curiose zeppe argentate di cui si liberano subito per svelarci un’aerea magia di volteggi e tripli salti mortali, sinuosi come anguille luccicanti. Al termine dello show incontriamo l’elegante assistente personale di Moira, Antonio Perris, pride giugno 07 Moira direttore artistico del circo, ex equilibrista. “Io e il bravissimo clown Elder Togni Miletti abbiamo avuto il coraggio di farci avanti come gay già negli anni ’60”, ci racconta. “Il coraggio di schierarsi non è da tutti, neanche qui al circo: c’è chi accetta di sposarsi pur di coprire la propria diversità. Noi omosessuali siamo come funghi, ma non c’è una specializzazione: da noi ce ne sono molti, dai clown ai domatori. Ho assistito a tali drammi d’amore e gelosie! Abbiamo aiutato ad accettarsi anche un ex poliziotto che purtroppo ora non c’è più, celato per anni: è stato più sereno, ha compreso che è brutto vivere nella menzogna”. Antonio ci concede gentilmente una veloce chiacchierata con Lei, la Moira, regina incontrastata del caravanserraglio, che ci travolge con quella sua parlantina romagnola così calda e suadente: “I gay sanno che li amo! Loro vorrebbero essere truccati e pettinati come me, indossare i miei vestiti sgargianti. Vorrebbero ma non possono: se vanno per strada conciati così li prendono in giro. Io ne ho quindici nel mio circo e hanno le mansioni più diverse: uno lavora al bar, un altro fa la spesa, altri ancora sono artisti. So di certe storie, si amano e poi litigano! Ma non è il circo che li protegge, sono io. Per me sono come fratelli. I gay sono sinceri, bravi, non sono maligni. Io li conosco tutti, da Signorini a Canino. Quello a cui sono più affezionata è proprio lui, il mio segretario Antonio. Ma sono molto amica anche di Elder Togni Miletti. Sono socia dell’Arcigay e se Grillini fonda il partito degli omosessuali mi iscrivo subito!”. Continuiamo il nostro reportage e contattiamo Arturo Brachetti, il più grande trasformista del mondo, definito da Fellini “l’ultimo clown”, in tournée col suo mirabile spettacolo di gran successo: L’uomo dai mille volti. “Da piccolo avevo un grande desiderio di andare al circo ma non avevo i soldi e così lo vedevo ogni tanto in televisione. Una volta mi hanno portato a vedere il circo Togni, che mi è rimasto molto impresso e a tredici anni sono andato al Circo sul ghiaccio di Moira Orfei. L’ho anche conosciuta, una quindicina di anni fa, quando aveva le unghie molto lunghe e faceva ancora il numero degli elefanti. È l’ultima regina del circo italiano e una delle ultime al mondo, ce la invidiano in parecchi, è una sorta di maschera di se stessa, una vera icona che rappresenta tutto ciò che era il circo una volta e i suoi riti: le grandi dinastie coi capostipiti, i principi di questa minisocietà, un paesino viaggiante dove lei era la signora-padrona. Ho conosciuto bene anche il circo Roncalli, che ha reinventato l’arte circense in maniera poetica ed è in un certo senso il ‘nonno’ del Cirque du Soleil. Spesso sono tutti parenti: per esempio la moglie di Bernhard Paul, il direttore del circo Roncalli, è una Togni (Eliane, n.d.r.). cultura+attualità 47 Gli allievi della Scuola di Cirko (foto Valerio Tosi Beleffi) Arturo Brachetti (foto Pascalito, Paris). Il circo, in giro per il mondo, è quasi sinonimo d’Italia: David Larible lavora al circo Barnum in America ma è italiano come Onofrio Colucci, un altro bravo clown. Tra i miei 350 costumi ho almeno 4-5 pagliacci, tra cui un bellissimo clown bianco. Di circensi gay conosco solo un domatore nordico degli anni ’70 che è stato uno dei primi ad ammettere di essere omosessuale. Non è facile come ambiente, è assai macho ma adesso tutti se ne fregano. Per esempio tra gli organizzatori degli spettacoli del Cirque du Soleil a Las Vegas molti sono gay”. Conosciamo infine il regista torinese Paolo Stratta, cofondatore della Scuola di Cirko insieme a Chiara Bergaglio. “La nostra scuola, leader a livello nazionale, è nata nel 2003 all’interno della Reale società ginnastica di Torino, ma ora è autonoma e lavora sotto i tendoni. Abbiamo circa 250 allievi. I programmi didattici prevedono corsi quotidiani e una serie di tirocini presso circhi noti come Togni e Bellucci. Il circo, in generale, è un ambiente maschilista, dai valori tradizionali, e raramente varca la soglia dei suoi cancelli per entrare in sintonia profonda con l’ambiente che lo circonda. Però, stranamente, la presenza di artisti gay all’interno al circo è estremamente diffusa e anche integrata. C’è una specie di schizofrenia per cui i valori sono quelli tradizionali ma la realtà non risponde a questo teorema. Basta pensare alla figura di Moira Orfei, che è diventata un simbolo per il mondo gay. Personalmente non conosco nessun artista che faccia della sua sessualità un fatto esplicito ma so di presentatori, trapezisti, giocolieri, equilibristi e funamboli gay. Non c’è una casistica di una disciplina particolare, è un fenomeno assolutamente trasversale. Io personalmente sto preparando uno spettacolo incentrato sul mito dell’androgino. Uno strepitoso personaggio storico gay era Barbette (nome d’arte di Vander Clyde, musa di Cocteau, nato nel 1904 e morto nel 1973, n.d.r.), un trapezista di origine americana che ebbe successo a Parigi e si vestiva da donna”. Desidero infine sapere da Stratta che cosa pensa del riferimento imprescindibile quando si parla di circo: Fellini. “L’immaginario felliniano è centrale, ma secondo me in qualche modo ha sancito la morte del circo: il circo è nato come innovazione da parte di persone impavide che non avevano paura di nulla. A un certo punto ha iniziato il suo declino. Attraverso “I clowns” Fellini l’ha fotografato in una forma sclerotizzata, in un’immagine a cui molti circhi si sono riferiti, riproducendo un cliché che non ha saputo trasformarsi, e il circo ha così un po’ perso la sua verve”. giugno 07 pride 48 pride giugno 07 cultura+attualità 49 “Fag and fuck” Xavier Gicquel Marco Albertini La principale caratteristica dei disegni erotici di Xavier Gicquel (www.xaviergicquel.com) è una decoratività barocca, che lo contraddistingue in maniera assolutamente originale all’interno dell’illustrazione gay mondiale. Partendo da origini di illustratore di moda maschile, e usando una tecnica artistica sublime, Xavier Gicquel intreccia le più pesanti fantasie dell’immaginario leather e sadomasochista con un’attenta cura dei dettagli, inusuale in questo tipo di arte. La scelta dei decori, l’accostamento dei colori e gli oggetti della vita quotidiana presenti in secondo piano rendono molto realistici gli scenari dove si svolge l’azione hard. Le sue esuberanti immagini vivono in un’atmosfera “rough and queeny”, come lui stesso la definisce: l’espressione è traducibile all’incirca con un contrastante “grezzo e frocio”. Aspetti folcloristicamente camp infatti accompagnano sempre i suoi uomini, muscolosissimi e con membri virili esibiti come totem, dallo sguardo truce ed assassino ma talvolta anche dolcemente sognante. Sono maschi che non rinunciano ad alcun fantasma carnale ed anche il titolo della mostra milanese, traducibile con “checca e scopata”, vuol far risaltare questo doppio aspetto, sempre in bilico tra autoironia e provocazione. Quello che lo pone di diritto tra i massimi artisti gay contemporanei è quel rarissimo salto di qualità per cui il puro talento manuale raggiunge uno stile personale, inconfondibile e perfettamente riconoscibile all’istante. giugno 07 pride 50 Nato in Francia dove vive e lavora, Xavier Gicquel ha già esposto alla Tom of Finland foundation di Los Angeles, oltre che a New York, Parigi, Berlino ed Amsterdam. Da dieci anni i suoi disegni sono presenti mensilmente nella rivista di culto statunitense “Honcho”. In collaborazione con M.arte produzioni, le tavole di Xavier Gicquel saranno in mostra a Milano per la prima volta in Italia dal 3 al 30 giugno 2007 presso la libreria Babele galleria, via san Nicolao 10 (MM Cadorna). Inaugurazione e cocktail domenica 3 giugno 2007 dalle ore 12:30, presente l’autore. pride giugno 07 51 giugno 07 pride 52 pride giugno 07 A 53 Com’è l’Italia vista dai turisti stranieri? Un gay romano ha provato a ricostruirlo, sulla base dei suoi colloqui con i turisti incontrati nei locali della Città Eterna. i confini del moderno Mau Longo [email protected] Roma è una città di enormi flussi turistici. Secondo le cifre più recenti (basate, immagino, su dati degli albergatori), Roma è ormai divenuta la città più visitata d’Europa: più di Parigi. Tale spropositata popolarità, però, è assai meno lusinghiera di quel che si può pensare. Me ne sono convinto andando a curiosare nei blogs in inglese di decine e decine di turisti americani passati per la Città Eterna. (Tra i quali praticamente nessun turista gayo.) Il grosso dei turisti stranieri a Roma è, infatti, americano. Quel che viene fuori dai loro blogs è che vengono nell’Urbe per... un tuffo fuori dalla modernità. Eh sì! È una cosa che evidentemente non trovano come vorrebbero in altre città ricche d’arte tipo Parigi o Barcellona; le quali, si badi, sono anche più economiche di Roma per il turista. A suo tempo ne ho parlato, tra gli altri, con un giornalista gay americano, Drew Limsky. Sull’argomento, lui si è espresso più o meno così: “A Parigi di antico c’è rimasto, purtroppo, solo lo sfondo architettonico; mentre a Roma… si viene a contatto con un altro stile di vita, stupendamente retrò”. I due avverbi, “purtroppo” e “stupendamente”, sono ovviamente suoi; e sono certo che basterebbe portarlo sul Raccordo alle otto del mattino per indurlo a serie riflessioni sul nostro “stupendo” vivere retrò. Peccato che Limsky non fosse stato a Praga: avrebbe scoperto un’altra città estremamente più moderna del suo sfondo architettonico (e nella quale le coppie omosessuali sono riconosciute e tutelate dalla legge). Ma veniamo al succo, e cioè a una domanda: come appare dal punto di vista dello svago gay, oggigiorno, la città più turistica d’Europa, agli occhi di uno straniero? Una prima risposta è… che non appare affatto! Infatti, una delle cose che Drew Limsky e altri suoi connazionali non scorderanno mai (a loro dire) di Roma è l’irreperibilità di informazioni affidabili sui luoghi gay. È un esperimento che qualunque romano può fare: provi a cercare notizie in inglese sui locali gay della Capitale... e rabbrividisca. Viene fuori di tutto e di più. Tanto per cominciare, svariati locali ormai chiusi, o che magari avevano una serata gay settimanale una volta; e poi – soprattutto – un’eterogenea serie di posti che si dicono locali gay e non lo sono (più)... (Tra questi, diverse caffetterie e similari nella zona più turistica, che di gay hanno soltanto… i proprietari). Uno specchio impietoso della scena gaya di gran parte dell’Italia, che Roma riassume, e la cui caratteristica principale è: l’estrema pochezza di locali di aggregazione gay che siano stabili e aperti più giorni alla settimana, e che raccolgano un po’ di più dei proverbiali quattro gatti. Quel che succede è che una grossa fetta dei turisti gay stranieri in Roma rinuncia alla ricerca dopo la prima disavventura; mentre i rimanenti, più tenaci o più fortunati, approdano (magari la sera dopo) in uno dei pochi “veri” bar gay della Capitale... e lo trovano – a meno di una botta di… ulteriore fortuna – semivuoto. Di gay bars romani aperti e frequentati nel pomeriggio non ce ne sono, infatti. Noi tendiamo a scordarcene, ma il turista straniero gode di una prospettiva esterna, per cui se ne accorge subito: la scena gay romana è, nei fatti, scarsissima rispetto alle dimensioni (tre milioni di abitanti!) della città; ergo, a Roma pende sugli omosessuali uno stigma sociale. Che sia effettivamente così, inutile discuterne. È assolutamente vero, e la vastità della scena “bisessuale” romana – veramente ipertrofica – sta a dimostrarlo: quelli che mancano da questa parte stanno di là, e qualunque trans ve ne può parlare per ore, di quei “bisex” (ed io pure potrei). Ma… qui viene il bello, ragazzi: il turista straniero più acuto si rende anche conto, abbastanza presto, del fatto che la scena gay romana non è neanche, a sua “discolpa”, arretrata: è sottosviluppata e basta. L’effetto risultante è un po’ surreale. Me lo spiegò un altro giornalista, un inglese (di Newcastle), più o meno con queste parole: “La scena gay di Roma è senza dubbio povera; ma quella che c’è non è ‘retrò’ come uno si aspetterebbe di conseguenza; per cui alla fine è una delusione per molti turisti ingenui, che dopo avere scovato locali seminascosti come a Budapest vi ritrovano non i maschietti ‘genuini’ [tra virgolette] di un ambiente gay ai suoi primi passi, bensì gente gay del tutto globalizzata e ‘ordinaria’ [sempre tra virgolette] che avrebbero trovato identica, ma molto più numerosa, in altre città d’Europa, e in locali più allegri.” Insomma, il turista gay non trova, a Roma, né quel che di “globalizzato” ma abbondante offre Berlino, né quel che di raro ma “genuino” offre Istànbul. E gli rimane un mistero quale sia l’effettivo grado di emancipazione della gente gay italiana; tant’è che spesso te lo chiede. A me è capitato addirittura che mi chiedessero se fossi o no gay e/o se fossi un marchettaro, cosa che m’ha fatto capire in un lampo quanto debba sembrare “bulgara” la comunità gay romana agli occhi degli stranieri. La confusione d’idee che la Roma gaya genera nel turista straniero diventa inestricabile, poi, se lo portate in una sauna, o in un cruising. Si accorgerà, infatti, che tutti i “mancanti all’appello” sono proprio là! Noi ci siamo abituati, ma per gli stranieri non latini è stupefacente vedere bar così vuoti a fronte di saune così piene. E loro non riescono a capire se il loro successo sia o no un segno di repressione, perché le saune romane (e italiane in generale) non hanno affatto un aspetto “clandestino”, anzi, tutto il contrario! Di fronte a tanto affollamento, i turisti rimangono perplessi di fronte alle interminabili “danze degli scorpioni” con cui noialtri amiamo perdere interi pomeriggi e lunghe nottate sperando che qualcuno ci rimorchi. (Non so se avete mai visto due scorpioni che si vorrebbero accoppiare...) È però nei locali misti che il visitatore straniero afferra al volo il vero nodo dell’ambiente gay della vecchia Urbe. Io non c’ero mai arrivato. Me l’ha espresso chiaramente un ragazzone del Québec (con polpacci indimenticabili), incontrato in uno di questi luoghi, e gliene sarò per sempre grato. Mi disse: “Voi gay ‘emancipati’ di Roma in realtà trovate i maschi ‘bisex’ più fighi di voi. Con idee del genere in testa, è ovvio che un bar gay sia, per voi, un posto sfigato per natura.” Insomma, l’antitesi della fierezza gaya. E poi ci si meraviglia che la Cei spadroneggi! giugno 07 pride 54 pride giugno 07 cultura+attualità O 55 Vi siete divertiti leggendo i libri di Marco Travaglio sui nostrani imperi economici in odore di mafia? Allora vi divertirete anche leggendo l’ultima opera di Piergiorgio Odifreddi. rgoglio ateo Pigi Mazzoli [email protected] Il mese scorso vi ho raccontato del Fsm (il Mostro volante di spaghetti) una nuova religione parodistica creata per contestare le chiese americane che pretendono di sostituire l’insegnamento della teoria dell’evoluzione con il creazionismo biblico. Questa massa di appiccicosi spaghetti con due occhi e due polpette mi ha tanto risollevato il morale e lo spirito da continuare a cercare informazioni sull’argomento. Ho incontrato così una Teiera celeste, ed un Invisibile unicorno rosa, e il suo nemico, la terribile Ostrica viola, che con le dita dei piedi domina tutte le vongole dei mari. Poi ho visto in televisione, nel programma di Corrado Augias Cominciamo bene - Le storie, il matematico Piergiorgio Odifreddi che presentava il suo ultimo libro [Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), Longanesi, pp. 266, febbraio 2007, € 14,60], un’incredibile raccolta di strafalcioni, dalle Sacre scritture all’attuale papa creazionista. Ho comprato immediatamente il libro e vorrei lo leggeste anche voi. Parla di storia ma non è noioso come sanno esserlo a volte i libri di scuola. Come ateo mi ha fatto sentire meno solo al mondo. Potrei, forse dovrei, citare Bertrand Russell, per parlare di questo libro. Perché il matematico e filosofo (nonché premio Nobel per la letteratura del 1950), pubblicò esattamente 50 anni fa il libro Perché non sono cristiano. Questo è il quindicesimo libro di Piergiorgio Odifreddi, matematico e filosofo, e cita nel titolo l’opera di Russell (ma allude anche alla risposta di Benedetto Croce, Perché non possiamo non dirci cristiani, del 1959). Odifreddi divulga scienza e libero pensiero, fornendoci con un po’ di citazioni - più di ottocento - gli argomenti per capire le contraddizioni delle religioni, e di quella cattolica in particolare, confutando puntualmente e mostrando il paradosso insito nella fede, in ogni fede. Detta così potreste avere l’idea che si tratti di un’opera difficilissima e pallosissima. No. È un libro divertente, arguto, veloce, intrigante come un giallo. Che sia colpa di questo libro se il papa ha appena dovuto dire che il limbo non esiste perché sarebbe palesemente ingiusto? E ora chi lo dice a Dante? Odifreddi spiega bene non solo le incongruenze nella Bibbia e nei Vangeli, ma anche come le stesse giustificazioni e aggiustamenti attuali della dottrina vaticana siano solo dei tentativi di mettere delle pezze a teorie che non reggono alla verifica del pensiero moderno, se non mettendo un dogma qua e un dogma là nel corso dei secoli. Mi sono divertito parecchio, giugno 07 pride 56 attualità+cultura con le gustose citazioni contrastanti, con i passi imbarazzanti e ora sottaciuti dalla chiesa, con i dogmi più fantasiosi. Non dovrebbe essere una lettura divertente, ma orrifica. Perché ci spiega come sono potute accadere le violenze dell’Inquisizione,la repressione del libero pensiero (ma anche del pensiero solo diverso), la condanna dell’omosessualità. Perché la chiesa non è un gruppetto di folcloristici uomini in gonnelle multicolori che tengono in astinenza sessuale donne velate, ma una potentissima organizzazione mondiale, tanto potente da riuscire a far crollare un impero (da quello romano a quello sovietico) e con la facoltà di indottrinare i bambini con le sue credenze (anche nelle scuole dello stato, grazie al concordato). Che nel Duomo di Milano ci sia un Don Vattelappesca messo segretamente lì per confessare gli omosessuali assolvendoli, non mi tranquillizza affatto. Perché il Vaticano arriva a dare del terrorista a chi osa criticarlo, ma non ci pensa due volte a dire le peggiori cose sull’omosessualità e gli omosessuali. Ma lo sapevate che la chiesa ad un certo punto, 1220 anni fa, eliminò il secondo comandamento, quello che vietava di creare immagini sacre? Ma dato che i conti non tornavano e i comandamenti sarebbero diventati 9, allora ne ha preso uno e l’ha diviso in due. Riuscite ad indovinate quale? La soluzione sul libro... Basta, basta! Questa non è una recensione, è diventata quasi un’invettiva contro la chiesa. Continuo con argomenti più lievi. Ho parlato di una Teiera celeste. Fu il già citato Bertrand Russell ad inventare questa teiera in orbita ellittica intorno al Sole, tra la Terra e Marte. Un oggetto così piccolo da non poter essere visto neppure col più potente telescopio. Con questa invenzione il filosofo voleva mostrare che normalmente è considerato strambo credere in una teiera, ma che se l’idea della sue esistenza fosse instillata nelle menti delle persone, fin da bambini, apparirebbe eccentrico non crederci. D’altronde Bertrand Russell aveva avuto un trisavolo che, osservando lo spessore della lava dell’Etna, giunse alla conclusione che fosse ben più antica del 4004 pride giugno 07 a.C., come invece la Bibbia afferma. E per questa sua blasfema affermazione fu bandito dalla società civile. Che la sua antipatia per la religione partisse da lontano? Poi ho visto (ma forse non ho visto) l’Invisibile unicorno rosa, una divinità una e multipla, rivelata verso il 1990 sulla rete. Di lui si sa che è potente, tanto da poter essere rosa e invisibile allo stesso tempo. Che è uno e tanti, e qui il nostro “uno e trino” ci ha abituati da tempo a non sobbalzare davanti a simili affermazioni. Come ogni religione che si rispetti anche questa si basa sulla logica e sulla fede: “Per fede noi crediamo che siano rosa, per logica sappiamo che sono invisibili, perché non possiamo vederli”. La “favorita” dell’Invisibile unicorno rosa era l’Ostrica viola, poi scacciata dai suoi pascoli, per aver tentato di convincere i seguaci che l’Unicorno preferisce la pizza con funghi e peperoni a quella all’ananas e prosciutto. Per cui ora è sprofondata negli abissi, ed è diventata la terribile Ostrica viola del giudizio, e la dannazione eterna consiste nel vivere in sua presenza, dando la cera alla sua conchiglia e massaggiandole i piedi fangosi. La pur recente storia annovera anche un tentativo di scisma, quando qualcuno volle far credere che il vero dio fosse invece un Timido pegaso marrone, senza successo. Ogni tanto l’Invisibile unicorno rosa appare a qualcuno, nei luoghi più disparati. “Siano benedetti i suoi sacri zoccoli” e “Possano i suoi zoccoli non essere mai ferrati” seguono di solito il nome del dio, come è nell’usanza musulmana, tanto per non lasciare nulla d’intentato. La mia nipotina di due anni crede nell’esistenza di My Little Pony, rosa con la criniera bionda. Che stia macchinando un terribile scisma? Anche questa volta ho parlato poco di “vita gay”. Ma credo sia importante ricordare che solo in una società laica è possibile averla, la nostra “vita gay”. Che nelle culture improntate su valori religiosi, di solito, dall’Iran al Wyoming, noi siamo solo dei peccatori da forca o da linciaggio. E che in Italia pensano che non siamo degni di avere i Pacs, e forse nemmeno i Dico. Un sito consigliato. Se volete leggere cose interessanti, ne avete il tempo e avete una connessione ad internet, vi consiglio il sito della Uaar, acronimo di “Unione degli atei e degli agnostici razionalisti”. Ad esempio trovate una ulteriore versione della teiera di Russell, che questa volta è Un drago nel mio garage nello scritto di Carl Sagan (http:// www.uaar.it/ateismo/contributi/01.html). Del comitato di presidenza della Uaar fanno parte, oltre a Piergiorgio Odifreddi, anche Margherita Hack, Danilo Mainardi e (ho parlato di lei già una volta) Laura Balbo. Quella sociologa che, diventata ministra nel governo D’Alema, dichiarò che le unioni omosessuali erano lecite, e venne silurata per sempre... 57 giugno 07 pride 58 memoranda All’annuncio dell’uscita del libro No, no, no! Ratzy non è gay, di Angelo Quattrocchi/Malatempora editore di Roma), mi sono immaginato ciò che il viperino Roger Peyrefitte (1907-2000), se fosse ancora tra noi, avrebbe potuto commentare su Papa Ratzinger e don Georg. Sin dalla copertina si legge: Perché è omofobo da sempre? Perché si è preso un segretario così bello che lo segue ovunque e gli aggiusta il mantello? Perché ha una dottrina così rigida e una sartoria così garrula, praticamente un coming out sartoriale? In questo libro le risposte. Augurandomi che tutto possa essere palesato quando l’opera sarà in libreria, mi viene in mente il petardo che il francese Peyrefitte fece esplodere nel 1976 proclamando, sulla rivista francese “Lui”, l’omosessualità di Paolo VI (1897-1978) in risposta alle sue condanne ai gay (assai blande, rispetto quelle mitragliate da Ratzinger). Peyrefitte affermò che quando Giovanni Battista Montini era arcivescovo di Milano aveva amato che il papa era un sodomita. Nel 1511 i cardinali francesi, spinti dal re di Francia, tennero perfino un “concilio” a Pisa per deporlo, definendolo “sodomita” e accusandolo di aver infettato la chiesa con la sua corruzione. Ma tra i due papi sovracitati era stato proclamato papa Alessandro VI Borgia (1431-1503), bisessuale e padre dei celebri Lucrezia e Cesare Borgia (anch’esso bisex,accusato dai contemporanei di aver violentato e ucciso il bel principe di Faenza, Astorre Manfredi). Certo, queste notizie forse fanno parte della propaganda protestante anti-papale. Difficile scoprirlo, a distanza di tanto tempo. Ma ritorniamo a Giulio II. A lui seguì immediatamente un papa assai spettegolato: Leone X de Medici (1475-1521). Suo favorito fu il nobile fiorentino Andrea Degli Albrizzi. Dopo un salto temporale di dodici anni e due papi, tornano le voci sull’omosessualità d’un nuovo pontefice: Paolo III Farnese (1468-1549). Bisessuale e padre di Pier Luigi Farnese (15031547), il quale poteva contare sull’indulgenza Vaticanissima! l’attore Paolo Carlini (1922-1979), del quale aveva preso il nome quando fu eletto papa. Seguì una manifestazione del Fuori! in piazza san Pietro, presto dispersa a causa dello slogan inalberato dai “diversi”: Paolo, combattiamo anche per te… La domenica delle palme, dal suo balcone, Paolo VI addolorato denunciò “Le cose calunniose e orribili che sono state dette sulla mia santa persona…”. Le chiese di tutto il mondo organizzarono veglie per mondare con la preghiera tali accuse. Non pago, nel 1978 Peyrefitte spettegolò su Pio XII (1876-1958) col suo nuovo libro Scene di caccia (Garzanti editore), attribuendogli una relazione appassionata con l’architetto dei palazzi vaticani. Ma dicerie del genere fanno parte della storia pontificia. Il primo papa a farsi una nomea fu (guarda caso!) Benedetto IX (1012-1052), eletto a soli 12 anni in piene lotte medioevali, accusato d’orge gay. Deposto poi dall’imperatore Enrico III, finì con l’avvelenare il suo sostituto tedesco Clemente II e ritornare al potere fino al 1048. Ma l’epoca d’oro dell’omosessualità in Vaticano arrivò col Rinascimento. Paolo II (1417-1471), nipote di un papa, era d’una vanità senza limite. Effeminatissimo, si vestiva con tessuti d’oro guarniti di diamanti, ribattezzandosi Formosus cioè “Il Bello”. La sua favolosità era talmente risaputa che il popolo lo soprannominò “Nostra Signora Paola”. Morì a causa d’un attacco di cuore e subito il pettegolezzo giurò che ciò fosse avvenuto durante un rapporto sessuale con un paggio. A lui seguì Sisto IV della Rovere (1414-1484), il papa da cui prende il nome la Cappella Sistina. Nominò cardinali giovanissimi e celebri per la loro bellezza, tra cui il diciassettenne nipote Raffaello Riario. Anche il futuro Giulio II della Rovere (1443-1513), noto come “il Papa guerriero”, era suo nipote (e si devono a lui le decorazioni di Michelangelo per la Sistina). Fu soprattutto un politico nella guerra tra Francia e Germania, tanto che l’imperatore tedesco per avere alleato l’inglese Enrico VIII gli spifferò pride giugno 07 di papà per rapire e stuprare tutti i ragazzi che voleva. Il papa si compiaceva dell’irruenza giovanile del figlio al punto di nominarlo duca di Parma e Piacenza. Restò famoso il cosidetto “oltraggio di Fano”, riportato pure dallo storico Benedetto Varchi (1503-1565). In occasione di un’ispezione Pier Luigi si recò a Fano, dove fu accolto con tutti gli onori dal vescovo Cosimo Gheri, un ragazzo poco più che ventenne. Il giorno successivo il Farnese incontrò nuovamente il vescovo e manifestò le sue intenzioni: “Cominciò, palpando e stazzonando il vescovo, a voler fare i più disonesti atti che con femmine far si possano”. Tuttavia il vescovo non era disponibile e si opponeva in maniera decisa. Pier Luigi lo fece legare e, sotto la minaccia dei pugnali delle guardie, lo violentò. Non sopportando l’umiliazione per l’oltraggio subito, dopo poche settimane il vescovo morì. Qualcuno pensa che in realtà il ragazzo sia stato fatto avvelenare dallo stesso Pier Luigi, per non far trapelare l’accaduto. Seguì al Farnese lo sfarzoso Giulio III del Monte (1487-1555), preso di mira dal famoso Pasquino per le sue tendenze. Nominò cardinale il suo amante di 17 anni, che aveva fatto adottare dal fratello: Innocenzo del Monte (1532-1577). Alla sua morte fu eletto, per reazione, un papa d’alta moralità che però schiattò dopo un mese. Ne prese il posto un notorio omosessuale, Paolo IV Carafa (1476-1559) ma, guardacaso, a lui si deve la riforma dei tribunali dell’Inquisizione che tanti gay mandarono al rogo. Antisemita, a lui si deve la creazione del ghetto a Roma e l’Indice dei libri proibiti. Alla sua morte i romani si vendicarono buttandone la statua nel Tevere. Dopo 21 anni salì infine al soglio Gregorio XV Ludovisi (1554-1623), la vox populi lo diceva fròscio. Tanto che Tallemant des Réaux (1619-1692) riportò pettegolo: Poiché il Ludovisi aveva nominato marchese il suo bardassa (ndr: amante passivo), giocando sul doppiosenso di “marchese” (cioè: mestruazione) si sparse questa battuta: “Mai culo aveva fatto GiovanBattista Brambilla memoranda 59 1 2 3 1. Ratzinger col camauro. 2.Giulio II Della Rovere ritratto da Raffaello. 3.Sisto IV Della Rovere col nipote (il futuro papa Giulio II), ritratto da Melozzo da Forli.. 4. Alessandro VI Borgia, ritratto da Cristofano dell’Altissimo 5.Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, ritratto da Raffaello nel 1518-1519. 4 5 giugno 07 pride 60 rubriche I pride del 2007 di Carmine Urciuoli [email protected] Quest’anno si svolgerà a Roma, il 16 giugno, il Pride unitario del movimento glbt italiano, che promette di essere uno dei pride nazionali più imponenti mai organizzati in Italia. A Milano, a fine mese, il pride di una delle capitali gay d’Italia. Sui siti delle manifestazioni saranno pubblicate tutte le informazioni utili per chi desidera organizzarsi. http://www.romainpride.it/ Pride unitario di Roma http://www.pridemilano.org Pride di Milano internet Web parades I SyncSta sono Chris e Jake dal Derby, grigissima contea inglese. I due graziosi ragazzi hanno inziato ad inviare filmati su YouTube rifacendo i video delle hit degli ultimi anni. Tra questi una versione ironica, più misogina che “gay”, di “Barbie girl”, successo del 1997 degli Aqua (già parodia della donna-bambola americana incarnata dal giocattolo della Mattel, che li querelò per questo). i-D (http://www.i-dmagazine.com), noto magazine di moda ingles ha fatto dei due amici e del loro successo un caso mediatico, rimbalzato in Italia grazie al sito Gay.Tv. Subito sgonfiatosi (forse per la preocupazione dei due di smentire le voci di omosessualità sul proprio conto). Per buona parte i filmati amatoriali di YouTube sono canzoni ricantate per divertimento: da Shangai (http://www. youtube.com/profile?user=duncanmeister) al Canada (http://www.youtube.com/profile?user=Enemycraft, con la spassosa “The internet is for porn”) migliaia di persone registrano la propria canzone del cuore. La possibilità di esporsi costituisce spesso il volano per il successo di talenti che resterebbero nell’ombra o fermi tra le trame dell’industria discografica. Mika, il cantante gay libanese, si è servito ampiamente di internet per bypassare le case discografiche, contro cui ha scritto “Grace Kelly”, aprendo il suo spazio su Myspace e pubblicando liberamente le sue canzoni (http://www. myspace.com/mikamyspace). Stalloni pulitori Folle intelligenti Il toothing è un modo simpatico per utilizzare il telefonino e conoscere nuova gente senza spendere un centesimo. La maniera più semplice che possiamo già utilizzare per fare toothing è inviare il proprio contatto dalla rubrica via bluetooth (se il nostro cellulare ne è fornito) a qualsiasi telefonino rilevato nel raggio di azione. Esistono poi sistemi come Mobiluck o il NokiaSensor, che permettono di inviare contenuti multimediali, una descrizione di se stessi fino a veri e propri minisiti mobili. Promosso in maniera sperimentale in alcune discoteche ha avuto risultati strabilianti. http://www.mobiluck.it http://www.nokia.com/sensor http://www.bluetoothing.it (community di toothers) Liberi di censurare Conservapedia, il wiki dei conservatori americani (http://www.conservapedia.com) si offre come punto di riferimento su web per i “valori “conservatori, con decine di migliaia di voci che hanno quasi sempre riferimenti diretti ai testi sacri. E, in perfetto stile puritano, non permette il dibattito intorno ai temi controversi, come l’omosessualità, la cui voce è bloccata da contributi esterni, in contrasto con lo spirito collaborativo di una libera enciclopedia su web. Un po’ come la lezione di affettività di Roberta Vinerba, la suora che insegna la sessualità impedendo contraddittori nelle aule quando si tocca la voce “omosessualità” (http://www.omphalospg. i t / d o c u m e n t i / comunicati/270407.asp). Conclavissima La Tavia Tovarich, videoartista bolognese, ripropone su web “Burlesque!” Tra filmati, movie mash-up e sketch domina Conclavissima, cliccatissima sit-com in sei puntate ambientata nel Vaticano, con il cardinal Alberto, Giorgio e la Mirna chiamati a dare il loro contributo per l’ultima enciclica. “Il piccolo delirio autoprodotto”, afferma la Tovarich, “è dedicato a tutti quelli che credono che la satira resista e che quella sulla chiesa sia più che mai necessaria”. http://www.youtube.com/profile?user=lataviatovarich Bella trovata hanno avuto per pubblicizzare il detersivo Xtra-Pine con la pubblicità degli “stalloni pulitori”. Dal sito un menù interattivo permette di segliere il modello, indumenti, stile e musica che più ci piacciono, e vedere il filmato in cui il nostro stallone pulisce un ambiente domestico, finendo per togliersi i vestiti tra mille ammiccamenti. http://www.cleaninghunk.com >> EROSSTRIP pride giugno 07 Molti siti di videochat hanno aperto nell’ultimo anno e molti, come http://www.circolodelleseghe.it, hanno introdotto stratagemmi intelligenti per consentire ai propri utenti di vedersi in cam in tempo reale. Fatto salvo per qualche sito (come http://www.chattyboy.com, amato dagli orsi), gli italiani sono ancora resistenti a mostrarsi. Meno repressi i francesi che si scoprono senza tante cerimonie. Su http://chat3.keumzone.com/chat basta cliccare sul nick dove è presente la cam e vedere il videochatter, spesso già “in azione”. 61 giugno 07 pride 62 rubriche Soundtrack: “Una notte così”- Loretta Goggi (45 giri Wea 1983) “Spara forte i tuoi dischi dj, / stordirmi la mente almeno questo vorrei / ed uscire solo all’alba da qui / per non annegare in una notte così…” vita notturna di Francesco Belais [email protected] Anche stavolta abbiamo assistito al risveglio della natura: starnuti e lacrime per chi soffre di allergia, notti miti di stelle e di prime zanzare, in cui la pigrizia difficilmente ha la meglio su una rinnovata voglia di uscire e di vivere nuove avventure. Comincia il tempo delle vacanze e dei weekend spesi fuori città. Ostia, Fregene, Rimini, Riccione, ma anche Versilia, città d’arte, capitali straniere, Londra, Barcellona, Parigi, le mete sono più o meno sempre quelle. Se avete voglia di qualcosa di nuovo e intrigante, vi consiglio le grandi città dell’est europeo, destinazioni un po’ meno di moda ma molto, molto interessanti, soprattutto per la vita notturna. Budapest, Mosca, Praga, Kiev, San Pietroburgo: tutte queste città, dopo la caduta del comunismo hanno avuto un’impennata riguardo alla movida, ai locali, in modo particolare alla vita gay. La gente vive queste cose da così pochi anni che ha un’incredibile voglia di divertirsi, d’incontrarsi e di conoscere persone nuove. Parafrasando la celebre canzone dei Village people vi suggerisco quindi: “Go east”! GENTE DELLA NOTTE Al (così lo chiamano gli amici) è nato a Londra, sotto il segno del toro, ma dice di essere senza età; vive a Viareggio e lavora al Fever house club in Versilia. Se esci sempre di notte, come fai a essere così… abbronzato? Darling, tintarella di luna, of course! Anche lei bacia i belli! Sei single o fidanzato? Oh I’m single, honey... Perché hai scelto la notte? Qual è il tuo uomo ideale? Ci siamo scelti a vicenda... dopo esser stati raccomandati dal Mr. Keanu Reeves che tiene Naomi Campbell per una mano e giorno! me per l’altra! Quando e perché ti sei trasferito in Italia? Qual è la cosa più trendy da fare in una serata in Mi ci han portato il destino, e gli impegni mi ci tengono discoteca? collegato. Da sempre credo che la cosa piu trendy sia di rimanere in control, anche se è difficile quando la notte comincia con l’aperitivo Come e quando hai cominciato a lavorare nei e finisce all’alba. Perdere il controllo soltanto in privato e locali? preferibilmente a letto! A 17 anni, nonostante regole di casa ferree e impegni scolastici, mi concedevo il lusso di sfuggire ogni tanto e di andare a curiosare L’abbigliamento più giusto da indossare, sempre in in giro a Londra (Heaven, Café de Paris, Hippodrome, Limelight). una notte in disco? Poi accadde che mi chiesero di ballare al Daisy chain ogni martedi Scarpe comode ed eleganti. presso “The Fridge”, a Brixton. È stato un sogno lavorare in un posto così nell’apice del boom creativo della scena musicale ed Pensi mai di smettere di lavorare nei locali e di fare artistica, che scintillava di energia. qualcos’altro? Per ora non ci penso, però mi piacerebbe tanto avere un locale C’è chi dice che dopo mezzanotte, “in giro solo mio. puttane e poco di buono”: è vero? Rivisitando Nieztsche direi “Life without music would be a mistake” Cosa pensi della scena gay italiana? (“La vita senza musica sarebbe un errore”) e inviterei chi dice È molto promettente, nonostante la società in generale così a conoscere i miei amici architetti, dottori, artisti, banchieri, che rema contro. Però c’è ancora molto dilettantismo, stilisti, avvocati, ingegneri, padri e madri di famiglia, e tante altre superficialità, megalomania e ristrettezza di idee: bisogna lavorarci persone, che conducono vite eccellenti ed escono la notte per sodo ed avanzare con calma, intelligenza, sincerità e, soprattutto, concedersi un po’ di divertimento. a testa alta. Fai anche un lavoro di giorno? Al momento no, evito di ritrovarmi plagiato ed annoiato dalle persone che alimentano quelle voci elencate nella domanda precedente. Però sappiate che ho fatto il commesso, il cameriere, il barista, il modello, il traduttore, e ho lavorato in televisione, in banca, in teatro. PIATTI CALDI Ti senti più un animale notturno o diurno? Entrambi, dipende a che ora inizia la festa...o il lavoro! BOB SINCLAR - Soundz of freedom [Double disc: Cd mixed + bonus Dvd all videos] (Energy/Universal) Che dire di Bob Sinclar? In quindici anni di carriera ha sfornato successi planetari, trasformando l’house music in un fenomeno di massa. Cominciò come dj, nella sua Parigi, e più precisamente nei locali del Maraìs, quartiere gay della capitale francese, ma di acqua ne è passata sotto i ponti, e non soltanto quelli della Senna! Con questo disco Sinclar ha deciso di fare un regalo ai suoi fan, un disco mixato con tracce inedite e nuovi remix, mai pubblicati, di Mousse T, Jamie Lewis, Axwell, Guy Schreiner e Erik Kupper. Per rendere questo prodotto ancora più appetibile e completo, ha anche incluso un Dvd con le immagini del suo tour del 2006 (Usa, Australia, Cina solo per citare alcuni paesi) e tutti i suoi video più belli. Un disco che racconta tutte le tappe che lo hanno portato dove è adesso. pride giugno 07 Aytwyn Rivolgi un invito a tutti i pantofolai ad uscire di più la sera. Se non riuscite a fare a meno delle pantofole, portatele dal calzolaio e fateci mettere i tacchi, poi vedremo... Per chi esce o chi sta in casa un pensiero di buonanotte ai nostri lettori? Citando Madge:“may the angels protect you & sadness forget you…”. Bon voyage nel mondo dei sogni! MARTIN SOLVEIG - So far [2Cd: greatest hits + bonus remixes] (Energy/Universal) Altro grande dj e producer francese, Martin Solveig propone la sua prima compilation retrospettiva So far, con l’aggiunta di un bonus Cd. Nell’album vi sono le tracce principali del lavoro di questo eclettico personaggio, “Rocking music”, “Everybody”, “ Jealousy”, il nuovo singolo “Rejection” ed altri titoli inediti: “Dalila”, “I got a woman” e “Cabo parano”. Il secondo Cd bonus, completo di remix esclusivi, include anche tre videoclip. Applaudito in Italia e nel mondo per i suoi dj set, l’artista francese è tra gli house makers più friendly. 63 giugno 07 pride 64 rubriche Edmund White_My lives libri di Francesco Gnerre [email protected] SEGNALAZIONI Come negli altri suoi libri, anche in questo My lives Edmund White parla soprattutto di sé, ma lo fa in maniera nuova, tanto da riservare non poche sorprese anche ai suoi lettori più affezionati, abituati alle sue originali forme di autobiografia. Scomparsa ogni mediazione romanzesca,quiWhite si racconta con una sincerità inedita, fino alle emozioni e alle esperienze più indicibili, sperimentando una nuova pratica della scrittura autobiografica, e intrecciando in maniera inedita e personale il suo percorso esistenziale con i mutamenti della storia, della cultura e della società. È un tipo di letteratura che ricorda un po’ quella di Marcel Proust, non a caso uno scrittore molto amato da White, ma le esperienze personali (alla base dell’analisi e della rappresentazione del suo mondo e del suo tempo) procedono qui con una schiettezza, un senso dell’ironia e dell’autoironia, una spregiudicatezza e un pragmatismo che Proust, intrappolato nei suoi complessi e nella sua cultura, non poteva avere. Le sue vite (al plurale) White le racconta a partire dalle persone che sono state importanti per lui, a cominciare dai suoi analisti, a cui è dedicato il primo capitolo, per proseguire nei capitoli successivi con le figure di suo padre e di sua madre, delle sue marchette, delle sue donne, della sua Europa, del suo master, dei suoi amanti (i miei biondi), del suo Genet, dei suoi amici. Cavia domestica di sua madre, che era psicologa, White racconta, con ironia e disincanto, la sua adolescenza infelice nella provincia americana degli anni cinquanta, alle prese con le sue prime marchette e con qualche goffa esperienza eterosessuale, ma soprattutto con la tenacia e l’impegno dei suoi analisti nel volerlo fare diventare eterosessuale, fino a quando, a metà anni settanta, non scatta finalmente il ribaltamento delle regole del gioco imposte fino ad allora: “Ormai volevo essere un gay felice, anziché un omosessuale riabilitato”. È la scoperta del “ghetto gay”, straordinaria e insostituibile scuola di vita “per le sue occasioni di sesso, la sua ironia dissacrante, la sua storia confusa, la sua cultura a tratti gloriosa e a tratti aggressiva”. L’analisi lo interesserà ancora (perché l’emancipazione dagli strizzacervelli che ti hanno accompagnato per una vita può essere deludente come il silenzio e la solitudine che seguono la rottura definitiva con un amante ostinatamente geloso), ma sarà di tutt’altro genere, e non sarà fatta di vaneggiamenti indecifrabili o di pericolose falsità, come tanta psicoanalisi di successo. Le pagine dedicate al padre e alla madre sono tra le più belle e intense mai scritte sulla famiglia da un figlio omosessuale che sente di essere amato, ma sa che si tratta di un amore senza comprensione, e tuttavia ha la consapevolezza di playground_Roma_2007, pp. 352, euro 17 assomigliare troppo a sua madre per arrogarsi il diritto di giudicarla. Della madre dice ad un certo punto:“Quando alla fine accettò il fatto che fossi uno scrittore gay, cominciò a dire: ‘Sei diventato un vero portavoce del tuo popolo’. I gay erano una tribù, e li stavo guidando verso la Terra Promessa”. “Solo io”, commenta White, “sapevo che ero troppo egocentrico, accentratore, terrorizzato dal fallimento, dalla mediocrità e dalla povertà per potermi permettere il lusso di ‘aiutare il mio popolo’”. Eppure io credo che la madre abbia in qualche modo avuto ragione. White non è la guida del popolo gay verso una qualche Terra Promessa, ma è stato sicuramente per molti anni (anche nei momenti terribili del dramma dell’Aids) e continua ad essere oggi, la coscienza critica della comunità gay, un punto di riferimento imprescindibile per chi crede nell’importanza della cultura gay e per chi ama la letteratura. Come e più che negli altri suoi libri, anche qui White parla molto di sesso, in particolare nei capitoli dedicati alle sue marchette e al suo master, fino ad addentrarsi in situazioni e in particolari decisamente hard, ma non è uno scrittore pornografico. Anche le situazioni più scabrose sono rappresentate con straordinaria leggerezza e quando si accorge di correre il rischio di scivolare in situazioni da porno seriale, trova sempre il modo di “elevare il livello”. Così nella rappresentazione delle esperienze e delle fantasie sadomasochiste, se la drammatizzazione del rapporto servo-padrone sta per farsi imbarazzante, c’è un cambiamento di prospettiva, ed è come se lo scrittore si guardasse dall’esterno, riuscendo in questo modo (senza nulla togliere alla serietà del rito sadomaso e al piacere che se ne può ricavare) a cogliere l’aspetto ironico della situazione. Il sesso è meno presente nella rappresentazione delle relazioni stabili, dove prevale la complicità, la condivisione, l’amore-stima, il bisogno d’inventare modalità di vita in comune, perché, aggiunge White ironico, “non sapevamo come funzionassero le cose in una coppia di uomini” e “come ogni coppia sposata che si rispetti, non facevamo sesso, ma eravamo molto affettuosi”. Nonostante sia uno scrittore cult per tanti gay, molti libri di White non sono ancora tradotti in Italia, forse perché la sua rappresentazione della realtà gay è caratterizzata da una schiettezza e da un realismo un po’ ostici per l’editoria italiana, ma è possibile che questo My lives segni un’inversione di tendenza perché Playground annuncia la pubblicazione di altri suoi due libri. Ce ne rallegriamo, perché ogni libro di White costituisce sempre un passo in avanti nel processo di liberazione e di acquisizione di autostima per tutta la comunità gay. Reinaldo Arenas, Arturo, la stella più brillante, Cargo, Napoli-Roma 2007, pp. 78, euro 8. L’esperienza in un “campo di rieducazione” cubano di un ragazzo che per sopravvivere si rifugia in un suo mondo immaginario. Un romanzo breve, violento e sensuale, fantasioso e realistico, del grande scrittore cubano, autore di Prima che sia notte, fuggito da Cuba nel 1980 dopo due anni di carcere per omosessualità ed esule a New York, dove si ammala di Aids e dove muore suicida nel 1990. Massimo Fusillo, Il dio ibrido, Il Mulino, Bologna 2006, pp. 261, euro 23. Uno studio rigoroso di grande interesse sul mondo dionisiaco e sulle sue dinamiche trasgressive nella cultura del novecento, nel teatro (a partire dalle numerose rappresentazioni della tragedia di Euripide Le baccanti), ma anche nella letteratura e nel cinema. Molte le escursioni nel campo della queer theory e della riflessione contemporanea sulla sessualità. Delia Vaccarello, Sciò, piccola biblioteca Oscar Mondadori, Milano 2007, pp. 240, euro 8,40. Dopo L’amore secondo noi, Delia Vaccarello continua il suo dialogo con le nuove generazioni, raccogliendo (nel corso di incontri collettivi, via email, al telefono e in tutti i modi possibili) esperienze, fantasie e domande di giovani e adolescenti di tutti i sessi e di ogni orientamento. Testi e commenti sono illustrati dai disegni di Giulia Argnani. Agustin Gomez-Arcos, L’agnello carnivoro, L’ippocampo, Milano 2007, pp. 380, euro 13. Un bel romanzo ambientato nella Spagna franchista: due fratelli reagiscono all’atmosfera di odio e di morte che li circonda amandosi di un amore follemente possessivo e fisico. L’agnello innocente ribalta il suo ruolo di vittima designata fino a diventare “carnivoro” per far saltare i meccanismi che tengono in piedi gli orrori che lo circondano. pride giugno 07 65 giugno 07 pride 66 rubriche Uomini forti pag210x297duesse 25-09-2006 12:47 Pagina 1 si rifà ad un tipo di tunica romana): Steve Reeves (il quale fu anche Mister Universo), una delle più grande icone gay. E poi Gordon Scott, Mark Forest, Gordon Mitchell, Reg Park. E alcuni italiani come Kirk Morris (pseudonimo del veneziano Adriano Bellini). Dietro a questi film (benché Della Casa non lo dica apertamente) non è difficile intravedere spunti omoerotici, in certi casi anche abbastanza evidenti (penso a La battaglia di Maratona, a Maciste contro i tagliatori di teste o a L’eroe di Babilonia). Del resto è praticamente impossibile che in film ambientati in contesti classici l’omosessualità non faccia capolino, pensando anche a quando essa è stata oggetto di censure, come nel caso dei celebri Ben Hur e Spartacus. cinema di Vincenzo Patanè [email protected] di STEVE DELLA CASA cast STEVE REEVES GORDON MITCHELL GORDON SCOTT RICHARD HARRISON CHELO ALONZO SYLVA KOSCINA con la partecipazione di CARLO LIZZANI ENRICO LUCHERINI CITTO MASELLI ROSALBA NERI MIMMO PALMARA CARLO VERDONE Alzi la mano chi, fra quelli che hanno più di quarant’anni, non ha amato i film peplum, scaricando su di essi le proprie sfrenate fantasie erotiche. Nessuno, vero? Ed è ovvio perché in quell’epoca (parlo degli anni cinquanta/sessanta), non esisteva niente di più eccitante che appagasse gli occhi dei gay. Occhi che luccicavano emozionati nel vedere quei fisici statuari di uomini muscolosi e fortissimi, dai bicipiti possenti, lucidi di sudore, coperti il più delle volte solo da cortissimi perizomi che lasciavano tanto all’immaginazione… Quest’epopea particolare ci viene brillantemente ricordata dal critico Steve Della Casa nel divertente Dvd Uomini forti (istituto Luce, 15 €). In 46 minuti Della Casa ricostruisce tutta la storia di questo particolare genere di film con soggetti mitologici e storici greco-romani, che è stato un fiore all’occhiello del cinema italiano, dando anche luogo a film molto validi (come Ercole alla conquista di Atlantide di Vittorio Cottafavi, 1961). Un filone che, prima di scomparire, si prese ironicamente in giro con l’ottimo Arrivano i titani di Duccio Tessari (1962), che lanciò lo splendido Giuliano Gemma. Il Dvd è così un’ottima occasione per rivedere quei film, punteggiati da balletti e scazzottate, da zuffe o da scene di tortura in cui i corpi levigati e plastici si inarcavano sensualmente. Utilizzando spezzoni di film e cinegiornali, materiale di repertorio e interviste (bella soprattutto quella a Mimmo Palmara) Della Casa focalizza il discorso soprattutto sugli incredibili protagonisti di quei film, coloro che interpretarono i vari Ercole, Maciste (un nome inventato nientedimenoche da Gabriele D’Annunzio!), Ursus o Sansone. Attori quasi tutti americani, dopo che i produttori italiani, quasi per caso, si misero ad attingere al mondo dei culturisti, praticamente sconosciuto in Italia. Parlo in particolare del re indiscusso dei peplum (il cui nome Lo stesso si può dire per i film più recenti del filone, rilanciato alla grande a Hollywood nel 2000 da Il gladiatore. Non c’è film in cui regolarmente non venga a galla il discorso dell’omosessualità, sia quando è presente sia quando è negata, a volte prendendo a schiaffi l’evidenza come in Troy o Alexander. Nel primo (2004) la relazione amorosa fra Patroclo e Achille, il fulcro su cui si poggia l’ira dell’eroe e quindi la distruzione di Troia, si trasforma sfacciatamente in un improbabile rapporto fra cugini. Un po’ meglio è andata con Alexander (2004), in cui i rapporti di Alessandro con Efestione e col giovane Bagoas sono evidenti. Per fortuna, finalmente negli Usa sta uscendo (da noi arriverà in autunno) un Dvd del film, Alexander revisited: the final cut, senza i tagli che furono imposti dalla produzione a Stone. In questa versione, lunga ben 213 minuti, sembra vi sia molto spazio per l’amore di Alessandro con Bagoas, in un rapporto tenero quanto tenace. E che dire del recente 300, campione di incassi, diretto da Zack Snyder e ispirato allo straordinario romanzo grafico di Frank Miller? Il film ha diviso il pubblico gay. Qualcuno è rimasto indispettito dal silenzio su quell’omosessualità che pure fu sicuramente presente fra gli opliti spartani, nonché dall’affermazione, ribadita più volte nel film, della superiorità della mascolinità. Ma a questa omofobia di fondo fa riscontro, sul piano visivo, un evidente omoerotismo: si pensi ai corpi seminudi degli spartani, dagli ampi pettorali e dagli addominali scolpiti. E, al di là di questo bel vedere, tutta l’estetica del film è giocata su un piano queer e camp (oltre che dark-pulp), come l’indimenticabile Serse (Rodrigo Santoro), riletto come una drag queen pelata, con borchie, catene e spille. Insomma sembra che, magari rientrando dalla finestra e non dalla porta, il filone storico/mitologico, stia ritornando a noi (a proposito, in questi giorni esce L’ultima legione, diretto da Doug Lefler, sulla caduta dell’ultimo imperatore, il giovane Romolo Augustolo), più o meno impregnato di omosessualità. Anche per questo, andiamoci a rivedere con gusto il cinema peplum. Tutto è nato da lì, a pensarci bene. (www.luce.it) I tempi di uscita dei Dvd si stanno abbreviando: conviene approfittarne per recuperare i film persi nelle sale. Per esempio avete visto il divertente Little Miss Sunshine di Jonathan Dayton (20th Century Fox)? Il film, che ha vinto ben due Oscar, è la storia della famiglia americana Hoover (padre, madre, due figli, zio e nonno), che con un pulmino va a Los Angeles per far partecipare la bambina a un concorso. Un film on the road frizzante, con un finale memorabile, in cui si ride perché i personaggi di questa famiglia sono tutti eccessivi, se non matti, ma anche seducenti e intriganti. Fra loro come dimenticarsi dello zio gay studioso di Proust (Steve Carell), di fatto il narratore della vicenda col suo graffiante umorismo, che ha appena tentato il suicidio perché mollato dal suo allievo che amava? La sua presenza è il segno di un cinema indipendente americano (il film fu presentanto al Sundance) in cui essere gay è solo un modo di essere, con il tutto il rispetto del caso. (www.20thfox.it) pride giugno 07 67 giugno 07 pride 68 rubriche Georgie Jessup Una donna in abiti da uomo musica di Roberto Cangioli [email protected] Nella tradizione degli indiani d’America il termine winkte è riferito a persone con un terzo sesso, ossia individui con “due spiriti” (ad esempio una donna che vive come se fosse un uomo e viceversa). Questo vocabolo è utilizzato spesso oggi dalle persone appartenenti ai popoli nativi americani che si riconoscono gay, lesbiche, bisessuali o transgender. Georgie Jessup (www.georgiejessup.com), cantautrice del Maryland, ha fatto suo questo nomignolo in quanto, fra l’altro, si batte anche per i diritti delle persone glbt all’interno delle comunità indiane. Sul significato di queste persone, che all’interno delle tribù sono venerate come esseri dotati di poteri speciali, l’autrice ha scritto diversi brani inclusi nei suoi quattro album finora pubblicati. Ascoltando le canzoni di Georgie si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte ad un cantante con i tratti vocali di Bruce Springsteen o di Joe Cocker, piuttosto che ad una cantante alla Ani DiFranco, il che le dà piena autorizzazione a identificarsi come un uomo costretto in un abito da donna. Tanto che la copertina del suo ultimo disco la ritrae in abiti maschili accanto ad una vecchia foto della nonna materna nella medesima posa mascolina (quando si dice che il gene non conta...). Georgie dimostra una straordinaria abilità nell’incoraggiare il proprio pubblico a guardarsi dai pregiudizi; ne è testimone un disco come American holocaust, che è stato bandito da molte radio statunitensi ancora prima di essere ascoltato. Le canzoni parlano di dignità e mostrano un’artista che patrocina i diritti fondamentali di libertà e giustizia per tutti, a cominciare dall’inno “Let us be” (“...per te che senti non appartenerti la vita, i tempi sono cambiati, ma tutto sembra rimanere tale e quale, perciò io dico lasciateci essere quello che siamo...”), mentre la gioia della diversità viene celebrata nella ballata “Until I dance” (“...posso essere donna, posso essere uomo, come un winkte, in tal caso posso essere entrambi...”). I tratti sonori di queste composizioni rispecchiano in generale il cantautorato americano, con evidenti riferimenti al blues, al country, ma anche alla musica etnica, con frequenti accenni alle danze indiane. È però con il suo ultimo Cd, Woman in a man’s suit, che Georgie raggiunge la piena espressività, sia musicale che lirica, grazie anche alla folta schiera di amici musicisti che la accompagnano in questa avventura, dove molti sono i riferimenti a tematica glbt. È la stessa cantante ad indicarceli, a partire dalla sfrontata “Devil’s child”, irruente accusa nei confronti della chiesa cattolica e del bigottismo (“se questo non è amore, allora io sono il figlio del diavolo... Io non vedo male, vedo solo amore; Marie ama Louise, ma non possono sposarsi, qualche senatore dice che sono queer, ma il nostro amore vero ci porterà lontano...”). Non a caso verso le gerarchie ecclesiastiche e politiche (sorde alle richieste di diritti delle comunità glbt) la cantante ha spesso rivolto parole di sdegno durante i suoi interventi ai Pride e al Southwest gay & lesbian film festival, dove lo scorso anno ha ricevuto il premio come migliore colonna sonora per il documentario Almost myself di Tom Murray. Come compositrice Georgie è cosciente del fatto che molti troveranno immorale e oltraggioso il suo rock, ma sa anche che altre persone trarranno beneficio dall’ascoltare i suoi album in cui traspaiono soprattutto peace and love. Aluminum group – The pursuit of happyness Ricordate gli Aluminum group, quei due fratelli “particolari” di Chicago che abbiamo intervistato nel corso della loro tournée italiana del 2003? Strano a dirsi, ma pare che il nostro paese rimanga nell’immaginario del pubblico gay d’oltreoceano come quello idealizzato dalla voce di Mina, dalla dolce vita e dalla musica lounge, perciò è chiaro che molti statunitensi ne siano ancora attratti, per l’atmosfera che si respira a casa nostra durante i party, dove scorrono fiumi di Martini. I fratelli Navin hanno voluto quindi rendere omaggio all’Italia con un Dvd curato da Patrick McGuinn, che li riprende durante le scorribande di quattro anni fa su e giù per lo Stivale, sia durante le loro esibizioni live che durante le loro visite a particolari monumenti e locali del paese. Ciò che ne scaturisce è uno spaccato di un’Italia in cui le occasioni di incontro con persone alternative e interessanti sono all’ordine del giorno. Impreziosiscono la pellicola vecchi filmati di repertorio che ritraggono gli Aluminun group agli albori della loro carriera, iniziata più di un ventennio fa, e i videoclip più famosi. Maggiori informazioni sul loro sito www.aluminumgroup.net. pride giugno 07 69 giugno 07 pride 70 rubriche EUROGAMES AD ANVERSA Dal 12 al 5 Luglio 2007 http://2007.eurogames.info/index.php viaggiare low cost di Fabio e Gabriele [email protected] Città di quasi mezzo milione di abitanti fondata nel quarto secolo sulle rive della Schelda, Anversa è il secondo porto d’Europa per grandezza e una città di indubbio splendore. Ha vissuto il suo massimo sviluppo nel medioevo, come testimonia il bellissimo centro storico, culminante nella famosa piazza triangolare Grote Markt, con le sue splendide facciate e la strana fontana. Anversa però ha saputo stare al passo con i tempi mantenendo un’importante posizione al centro dei grandi commerci, è la capitale per la lavorazione e commercializzazione dei diamanti, così come un importantissimo centro della moda internazione: uno dei suoi famosi figli è lo stilista Bikkembergs. Non meno importante è il ruolo che ha avuto nella cultura e nell’arte, basti pensare che di casa erano pittori come Rubens e Van Dyck. Anversa oggi è una vivacissima città nella quale si è sviluppata una movimentata vita gay, tanto da riuscire ad aggiudicarsi l’organizzazione degli EuroGames 2007, che qui si terranno dal 12 al 15 luglio prossimo. Con oltre 3000 atleti già iscritti provenienti da 44 paesi diversi, l’edizione di quest’anno si prospetta come una delle più spettacolari e divertenti. S’inizierà il 12 luglio alle 20:30 con la cerimonia d’apertura, nella piazza Grote Markt, con la parata degli atleti e con un attesissimo spettacolo, insomma da non mancare: l’ingresso è gratuito! Si prosegue poi il 13, 14 e 15 luglio con lo svolgimento delle gare sportive in dodici diverse discipline. Fitto è anche il programma di attività culturali, d’intrattenimento e di vario genere, come un festival del cinema, uno della canzone, crociere sulla Schelda e chi più ne ha più ne metta! Certamente da segnalare per chi ama la movida notturna è il Galà delle stelle e dei campioni (sabato 14 luglio alle ore 20) e a seguire l’Eurogames party dalle 22 con djs internazionali fino alle prime luci dell’alba. Come tutte le belle storie c’è anche una bella fine e quindi di nuovo appuntamento domenica 15 luglio alle 14 al Grote Markt per la cerimonia di chiusura con grandi ospiti internazionali ed eccezionali performances live, che culmineranno poi con il passaggio della bandiera alla città di Barcellona che ospiterà i giochi nel 2008. Passiamo adesso ad un po’ di consigli su come organizzare questo imperdibile week end nella capitale delle Fiandre. Come arrivare Il modo più comodo per arrivare ad Anversa è di atterrare all’aeroporto di Bruxelles o a quello di Charleroi, che distano rispettivamente un’ora e un’ora e mezza di treno da Anversa, con frequenti corse ad ogni ora della giornata. Dall’Italia si raggiunge facilmente l’aeroporto di Bruxelles con Brussels airlines (www.brusselsairlines.com) da Roma, Milano, Bologna, Venezia, Torino Firenze, Cagliari, Palermo, Catania e Napoli, con tariffe da € 95 per un volo di andata e ritorno, tasse incluse. I voli low cost dall’Italia fanno invece rotta su Charleroi: indiscussa regina dei voli lowcost è ovviamente Ryanair (www.ryanair.com) che vola da Bergamo, Treviso, Pisa e Roma con tariffe che a seconda delle promozioni in corso possono costare anche solo pride giugno 07 poco più di € 50 per un volo di andata e ritorno tasse incluse. Per gli affezionati ai voli di linea vi segnaliamo Alitalia, che vola a Bruxelles con tariffe a partire da € 135 per un volo di andata e ritorno tasse incluse. Dove dormire Per quanto riguarda l’alloggio se siete alla ricerca di un hotel gay vi suggeriamo l’hotel ufficiale degli EuroGames che è il Park Plaza (www.parkplaza.com), con camere doppie a partire da € 109 a notte con colazione. Per gli amanti del lusso invece proponiamo l’Hotel Radisson Sas Park Lane (5*) con camere doppie a partire da € 147 a notte con colazione. Per quelli che invece sono alla ricerca di una sistemazione economica consigliamo il Tourist Hotel (2*) con camere doppie a partire da € 72 a notte con colazione; infine per tutti quelli che in hotel non ci saranno mai suggeriamo una sistemazione low cost come l’Hotel Antwerp Billard Palace (1*) con camere doppie a partire da € 56 a notte con colazione. (Per le quotazioni aggiornate degli ultimi hotel vi consigliamo di prenotare attraverso il portale www.booking.com ) Divertimenti Durante questo week-end ad Anversa ci sarà l’imbarazzo della scelta di luoghi dove divertirsi, visti gli eventi organizzati, per i quali vi invitiamo a visitare il sito ufficiale per controllare gli ultimi aggiornamenti (http://2007. eurogames.info/index.php) Anversa però ha una vivace vita gay anche durante tutto il resto dell’anno: qui si trova lo Studio 54 nonché uno dei più famosi locali di tutto il Benelux, il Red & Blue (www.redandblue.be): vicino al porto, attrae ragazzi da ogni parte del Belgio ed è anche l’organizzatore del Navigaytion, ovvero il famoso party danzante a bordo di una nave. Chi invece ama di più una tranquilla serata al bar avrà la possibilità di scegliere fra una quindicina di location diverse, dagli affollati e giovani Hussenhuis cafè e Popi cafè al GOC Antwerpen per gli over 30, fino ad arrivare al Rubbz, The boots e The blackhole per gli amanti del leather, fetish e dei locali un po’ più spinti verso il sesso. A completare l’offerta troviamo due saune, la Kouros e la Metropolitan, che insieme a sex shop, ristoranti e negozi offrono tutti quei servizi di contorno richiesti dall’esigente clientela gay. Quindi come al solito il nostro consiglio... buttatevi nella mischia! Per una mappa gay della città: (ww.gaymap.info/ antwerp/index.html) Totale Per poter dire “c’ero anch’io” ad un evento assolutamente da non perdere, sommando un volo di andata e ritorno da una città italiana, tre notti all’hotel Park Plaza in camera doppia, oltre ai trasferimenti da e per l’aeroporto, noi abbiamo speso circa 350 € a testa… vizi esclusi. 71 giugno 07 pride 72 rubriche fumetti di Massimo Basili [email protected] Nel 2004 il fumettista d’Oltralpe Frédéric Boilet, su invito di alcuni istituti di cultura francese sparsi sul territorio giapponese, ha proposto a otto autori connazionali di realizzare altrettante storie brevi ispirate dalla permanenza in Giappone per due settimane. Sette autori giapponesi (più l’organizzatore Boilet) erano invitati a fare lo stesso. La qualità del risultato finale è altalenante, a causa dell’eterogeneità degli autori coinvolti nel progetto. In generale mi sento di preferire i lavori francesi a quelli dei colleghi giapponesi: alcuni di questi ultimi hanno l’aria di essere stati pescati da qualche cassetto. Tra quelli francesi spicca la storia di Fabrice Neaud, autore gay del celebre Diario, del quale sono usciti in italiano solo il primo volume e parte dell’ultimo. In quell’opera Fabrice si metteva a nudo in maniera spietata, raccontando della propria vita di giovane artista gay squattrinato, delle nottate passate a battere ai giardinetti, dell’incontro con il bel tontolone Stéphane, del quale s’innamorava non ricambiato. In La città degli alberi lo ritroviamo qualche anno dopo in viaggio verso Sendai, cittadina sulla costa est dell’arcipelago, per raccontare col suo abituale stile (una riuscita fusione di disegno fotografico e narrazione intimistico-analitica) la sua permanenza sul suolo giapponese, nel tentativo, tra le altre cose, di dimenticare l’ultima, sfortunata conquista, Antoine, “scomparso di nuovo nella primavera 2004”. L’approccio di Neaud al Giappone è freddo e distaccato, decisamente turistico, anche perché Fabrice non trabocca “di pulsioni erotiche per i giapponesi”. Poi, tra le visite ai musei e ai templi scintoisti, gli capita di pensare agli omosessuali del posto, praticamente invisibili. Come spiega un suo lettore locale, di omosessualità in Giappone non si parla e la si pratica di nascosto, tanto che non c’è alcuna traccia di movimenti notturni neppure nei bellissimi parchi di Sendai, così accessibili e discreti... Fabrice appare qui più equilibrato e simpatico rispetto al primo volume di Diario: questo breve intermezzo nipponico acuisce il rammarico per la mancanza di una traduzione integrale della sua opera che ne faccia apprezzare l’evoluzione artistica ed umana. Notevoli in ogni caso anche un’altra manciata di storie di made in Japan: commoventi Taniguchi e Davodeau, sorprendente De Crécy. Il geniale Sfar ci spiega a modo suo, invece, in una striscia fulminante, il motivo del successo dei manga shonen ai (amori maschili). La miniserie Giovanna d’Arco rappresenta il punto di vista di un autore giapponese sul mito fondante della nazione francese. L’idea di Yasuhiko, già autore della biografia un po’ fiacca di Alessandro Magno (“Pride” 87) stavolta è azzeccata, dissipando da subito ogni rischio di agiografia: raccontare la figura della Pulzella d’Orléans attraverso le visioni di Émile, diciassettenne fanciulla di nobili natali cresciuta dal padre adottivo come un maschio. É mile ripercorre le gesta di Jeanne nove anni dopo il rogo, avvenuto nel 1431, che pose fine alla missione “divina” della santa. Émile vuole portare a termine il progetto di riunificazione del territorio francese iniziato da Giovanna, riappacificando il delfino Luigi e i suoi comandanti col legittimo sovrano Carlo VII, in modo da liberarsi tutti insieme dal giogo degli inglesi (siamo nel pieno della Guerra dei cent’anni). A parte il gustoso approfondimento dell’ambiguità sessuale di Giovanna (la quale si vestiva da uomo per evitare di essere violentata) grazie alle medesime caratteristiche del personaggio di Émile,Yasuhiko ci sorprende introducendo nel secondo volume il personaggio storico di Gilles de Rais, compagno d’armi di Giovanna, finito al patibolo per aver ucciso centinaia di bambini e ragazzi dopo averli resi oggetto di abusi sessuali: è ispiratore del personaggio di Barbablù! Il segno dinamico di Yasuhiko acquista pathos grazie agli inchiostri colorati, usati in maniera espressionista, compensando magnificamente alcune verbosità didascaliche. Seducente. pride giugno 07 Fabrice Neaud ed altri Made in Japan Coconino press, b/n, pp. 256, euro 16 Yoshikazu Yasuhiko Giovanna d’Arco (voll 1 e 2 di 4) Yamato edizioni, colore, pp. 160, euro 15 ciascuno. 73 giugno 07 pride 74 pride giugno 07 annunci 75 Gentili lettori, non accettiamo più nella rubrica di annunci personali le piccole pubblicità (ad esempio quelle di tipo turistico). Tutti gli annunci pubblicitari che perverrano in redazione non saranno pubblicati e i francobolli inviati saranno rispediti al mittente. Sarà a disposizione delle attività commerciali una piccola pubblicità nella rubrica Dovecosa.Vi preghiamo di contattare la redazione per informazioni in merito. INCONTRI SENZA IMPEGNO 37045, Legnano (VR) F.P. Centrale, Patente VR25345454 Ragazzo cerca amici attivi. Zone Vr,Vi, Ro, Mn. UNA RELAZIONE DURATURA 06122, Perugia E-mail: HYPERLINK “mailto:MK59L@libero. it”[email protected] Ciao, sono un 47enne snello, abito in centro Italia. Cerco un eventuale compagno un po’ robusto fisicamente. Sono Hiv positivo da 12 anni, in buonissima salute. 20100, Milano Tel. 339 7604566 Stanco di girare i vari locali in cerca di qualcosa di appagante e duraturo? Se pensi che una vera relazione faccia al caso tuo e ti valuti pronto a viverla, scrivimi. Un ragazzo gradevole e interessante ti aspetta. No over 34 e robusti. 20125, Milano Tel. 347 4429418 34 anni, 188x85, capelli rasati, occhi marroni, non sono effeminato e non ne cerco. Mi piacerebbe incontrare una persona in zona Milano, età 32, max 40 anni per conoscenza, amicizia e se viene altro tanto meglio. Per i più curiosi, sono passivo e per i maniaci della palestra, non sono muscoloso. No avventure, bsx, già fidanzati. Indispensabile Mms viso, no Sms. 24047, Treviglio (Bg) F.P. Centrale, C.I. AM9126559 40enne sieropositivo asintomatico fisicamente non male, dolce, sincero, attivo, amante viaggi, cinema, natura, cerca max 45enne pari requisiti. Non ospito. DONNE PER DONNE 00179, Roma Tel. 338 7669981 Ciao, ho 44 anni, sono dolce, femminile e passionale. Ti cerco maschile ma non all’eccesso, con tanta voglia di costruire un vero rapporto d’amore. Ti vorrei complice, amica, amante. Vorrei essere il centro del tuo universo come tu l’essenza del mio. Baci. 36100, Vicenza Tel. 340 1291497 Ciao, sono alla ricerca di una donna femminile, simpatica, carina, che abbia voglia di costruire un rapporto serio e sincero. Mi chiamo Anna e sono molto simpatica e carina. Se sei interessata, chiama o manda Sms. Un bacio a tutte. 25100, Brescia Tel. 338 7197880 Ciao, sono un ragazzo di Brescia, ho 27 anni. Se anche tu cerchi una storia seria, allora contattami. VACANZE Sono 160x50, castano, dolce, sensibile, romantico, passivo. Forse sogno troppo, ma spero di 41037, Mirandola (MO) 20100, Milano incontrarti. Astenersi solo per sex, lontani, poco Tel. 327 4443961 Tel. 339 7604566 seri, complicati. Naturista 45enne, 170x65, cerca amico max Cia! Cerchi un amico serio, magari un partner per coetaneo, pref. in zone limitrofe, per vacanza bella relazione? Se hai max 33 anni, un ragazzo 36061, Bassano del Grappa (VI) economica con meta da concordare. No serio e molto interessante ti aspetta. No fashion F.P. Centrale, C.I. AK0813395 avventure. Sms. né dive! Mi piacciono le persone semplici, reali e Ragazzo 38enne carino, sensibile, robusto, cerco come me maschili e affidabili. Telefonami... ragazzo dai 18 ai 23 anni, bello dentro e fuori, glabro sul petto, serio, maschile, maturo, fisico 20123, Milano CONDIVISIONE APPARTAMENTO atletico, per amicizia ed eventuale storia duratura. F.P. Cordusio, C.I. AN4283703 Solo persone motivate. No ad effeminati, grassi, Non ho particolari attributi che di solito 15100, Alessandria avventurieri, mercenari. Sì bsx. falsamente si vantano. Sono un normale 60enne, Tel. 347 1221937 con il desiderio di conoscere un vero uomo più Insegnante 33 anni, serio, cerca a Milano stanza giovane, serio, sincero, intelligente, solare, per in appartamento da condividere, no periferia, a iniziare un bel rapporto senza complicazioni o partire dal prossimo settembre. avventure. Assicuro affetto. giugno 07 pride 76 annunci Attraverso questo servizio potete comunicare anche voi con gli altri lettori LAVORO CEDOLA PER GLIANN UNCI SU PRID E_VALIDA 2 MESI Com pilar e,rit agl iar e e sped ire: a Pri de, ia vAntonio Da eca R nate 2_20124 MILANO 3,00 Euro 00100, Roma Tel. 349/7761448 Sono un lavapiatti, un cameriere del frigo bar, un magazziniere ma soprattutto sono un ragazzo 25enne di bella presenza, serio e volenteroso, che cerca, con estrema urgenza, un lavoro a Roma. Disponibile da subito. Marco. 1 9,00 Euro 6,00 Euro 20100, 10100, Mi-To Tel. 348 1099475 Noto fotografo di nudo artistico, esegue fotobook personalizzati, foto ritratti, moda. Disponibile per feste e locali notturni. Faiuna cro cenella casellape r ndic i are inqualeru bri ca desideriere essinse rit o ALTRO incontri senza impegno ATTENZIONE Gli annunci di massaggiatori, accompagnatori, escort, non sono più pubblicati. Annunci di tale genere che perverranno ancora in redazione, saranno cestinati d’ufficio e la somma versata in francobolli restituita dietro richiesta del mittente. una relazione duratura condivisione appartamento donne per donne 2 vacanze lavoro altro Mittentescelto(i ndicare uno o slo ei d tre ): Mittente per l’uso del FERMOPOSTA Città 3 Codice postale Fermoposta* 10123, Torino Tel. 340 3351938 Cercasi a Milano sauna o cruising bar da rilevare. Chiamare alle 11:30 alle 13. Documento d’identità: C.I. Patente Altro num. *se esiste un unico ufficio postale nel Comune non occorre indicarlo Mittente per l’uso del telefono CELLULARE Città Codice postale Numero di telefono* *deve corrispondere a quello sulla fotocopia allegare copia del documento d’identità Mittente per l’uso dell’ E-MAIL Città Cedesi ristorante/pizzeria completamente arredato quasi nuovo, due sale, 90 posti, zona Brescia. Chiamare preferibilmente dopo le 15, 3496927059. Cercasi in Padova massaggiatore ed estetista qualificati per centro estetico. Tel. 338 4058574. Sauna a Roma, in zona centrale, cerca massaggiatore bella presenza da inserire nell’organico. Si ricerca inoltre un tuttofare per il pomeriggio. Max serietà. Tel 338 2433416 (Francesco), dopo le 16. Cedo quota di importante e prestigiosa sauna in Bologna. Per informazioni telefonare al 335 6133417 dopo le 15 pride giugno 07 E-mail* Codice postale @ *allegare copia del documento d’identità Rimborso spese accluso (in francobolli di piccolo taglio): • Modulo scelto • Eventuale supplemento per cellulare o e-mail: Totale Euro.......... ,00 Euro 6,00 Euro.......... ,00 Se desideri essere inserito nel nostro indirizzario per ricevere notizie di iniziative ed eventi scrivi qui il tuo indirizzo: • Per farlo dovrete compilare in stampatello in tutte le sue parti il modulo pubblicato in questa pagina, una lettera per spazio, lasciando gli spazi fra parole. Dovrete poi aggiungere, per rimborso spese di segreteria, la somma corrispondente alla lunghezza del testo scelto (da 3,00 Euro a 9,00 Euro) in francobolli di piccolo taglio (non inviate banconote per posta!). • Per ricevere le risposte al vostro annuncio è possibile utilizzare il servizio “fermoposta” offerto dagli uffici postali. Per farlo si indica come mittente il proprio numero di documento d’identità (per esempio: Fermo Posta, Carta d’identità 1234567) e l’ufficio postale scelto (per esempio 20100 Milano Cordusio). La persona che si presenterà con il documento “Carta d’identità 1234567” all’ufficio postale indicato potrà ritirare la corrispondenza tenuta “ferma in posta” per lei, appunto. Si raccomanda di andare a controllare almeno una volta alla settimana: la posta non ritirata da voi viene distrutta dopo 15 giorni. I minorenni non possono utilizzare questo servizio. Chi risponde ad un annuncio con Fermo posta deve affrancare con 0,57 Euro. Con bollo di posta prioritaria 0,62 Euro + 0,15 Euro. • In alternativa è possibile indicare un numero di cellulare; in tal caso occorre aggiungere una fotocopia leggibile del contratto di attivazione e di un documento d’identità corrispondente al nome dell’intestatario del contratto, oppure più semplicemente, se si tratta di un “ricaricabile”, della scheda telefonica corrispondente al numero indicato. La redazione provvederà a telefonarvi sul numero che avete indicato per verificare che non si tratti di uno “scherzo” di cattivo gusto; per questo occorre aggiungere 6,00 Euro per coprire le spese da noi sostenute. Le richieste pervenute senza fotocopia non saranno pubblicate. Non si accettano annunci di telefonia fissa. • Chi desidera indicare come mittente un indirizzo e-mail vedrà pubblicato l’annuncio solo dopo che la redazione ne avrà verificato per e-mail la correttezza. Anche in questo caso è necessario un rimborso di 6,00 Euro • Le fotocopie di documenti verranno utilizzate solo per gli obblighi legali di verifica impostici dalle leggi italiane, e non comunicati a nessuno, né utilizzati al di fuori di tale scopo. Trascorso il tempo imposto dalla legge verranno distrutte. Le richieste giunte senza pagamento verranno cestinate senza avviso. • In conformità con quanto previsto dalla legge 675/96 sulla tutela dei dati personali il nostro indirizzario non verrà ceduto, affittato o prestato a terzi, ma sempre gestito in proprio da “Pride”. • Pride si riserva il diritto di modificare il testo degli annunci che fanno riferimento alla prostituzione, sono diretti a minorenni, o sono comunque contrari alle leggi italiane. 4 5 77 giugno 07 pride 78 lettere al direttore Scrivete a PRIDE via A. da Recanate 2 - 20124 MILANO [email protected] specificando se volete che siano pubblicati o no il vostro nome e l' indirizzo email. Per lasciare spazio a tutti, siate brevi. In caso contrario taglieremo la lettera. La redazione. Lettera aperta a Piero Fassino Caro compagno, io non ho tessere da rendere, sono solo un cittadino italiano di sinistra, omosessuale, che ha letto con sorpresa e dispiacere la tua dichiarazione riportata sull’”Unità” del 16 maggio in un articolo a firma Simone Collini, dove insisti nel definire “corretto ed equilibrato” il disegno di legge dei “Dico”. Scrivo “insisti” perché è la stessa osservazione che hai portato al congresso nazionale di Arcigay e ne hai ricevuto, per tutta risposta, una sonora contestazione da parte della platea. Una platea che aveva riposto nel tuo partito, e anche nelle promesse che avevi fatto nel precedente congresso, molta fiducia, un’assemblea che questa volta ti ha accolto con freddezza e che ti contesta. Una platea che avrebbe dovuto essere interessata ai Dico, visto che era composta da persone che la repubblica discrimina a motivo dell’orientamento sessuale, eppure essa ha di fatto respinto l’idea che i Dico rappresentino la soluzione dei problemi di cui si discute da molti mesi. Fassino, una volta per tutte, i gay e le lesbiche chiedono prima di ogni cosa Pari Dignità per le nostre persone, per le nostre famiglie. Con i Dico mi si chiede di andare da solo in un ufficio a comunicare che convivo e non insieme alla persona che amo, uomo o donna che sia. In che termini questa regola possa essere definita equilibrata o dia pari dignità alle nostre coppie, non me lo so spiegare. Non voglio una brutta legge, falsa ed ipocrita; i Dico non solo ci discriminano, ma talmente profonda è la disparità di trattamento con le coppie sposate che ci nega, ripeto, quella che è la base delle nostre richieste: pari dignità e pari diritti. Nello stesso articolo leggo anche che chiedi a chi ha idee alternative di farsi avanti, ebbene ti ricordo che numerosi progetti di legge giacciono in parlamento e sono tutti meglio dei Dico, perfino quelli presentati dalla destra. Tra gli altri ti segnalo il progetto di legge presentato da uno degli elementi di punta del movimento di liberazione omosessuale: Franco Grillini. Si tratta del progetto di legge dei Pacs per il quale ci siamo spesi per anni, fra mille difficoltà. I Pacs potrebbero portare il nostro Paese a reggere il confronto con il resto d’Europa dove ormai pressoché ovunque le coppie di fatto sono regolamentate in modo soddisfacente. Noi siamo il fanalino di coda dell’Unione europea in quanto a diritti civili. In Italia non solo siamo discriminati come famiglie, ma anche come singole persone. Le persone omosessuali infatti vengono pubblicamente insultate, perfino dalla chiesa e dalle istituzioni, da ultimo il vicepresidente del senato Calderoli, ma non è certo l’unico esempio. Vengono minacciate, picchiate, l’aggressione a Paolo Ferigo a Milano è solo l’ultima di una lunga lista, violentate nel silenzio generale e, a volte, nel disinteresse di chi potrebbe agire e non lo fa. Da anni chiediamo, inascoltati, di modificare la legge Mancino perché includa l’orientamento sessuale e l’identità di genere tra i crimini d’odio. Non c’è quindi da stupirsi se la maggiore associazione omosessuale italiana ha deciso di prendere le distanze dal sistema dei partiti, perché dopo anni di bugie e promesse non mantenute, non ci sentiamo più rappresentati. Io, cittadino italiano, omosessuale discriminato nella repubblica dove sono nato e in cui credo profondamente, oggi mi vergogno di essere italiano quando parlo con gli esponenti delle associazione omosessuali europee. Ti ringrazio per l’adesione al Pride ma non basta. Non basta più. È ora di agire in modo coerente con i propri pensieri. Sandro Mattioli (socio Arcigay) Bologna - [email protected] pride giugno 07 79 giugno 07 pride 80 pride giugno 07 lettere al direttore Basta! Caro direttore, mi sento in dovere di scrivere queste righe perché è l’ora di farla finita con queste assurde dicerie che si sentono continuamente sul nostro conto. Mentre in altri paesi la lotta per i diritti va avanti, noi, grazie al nostro governo e al caro Vaticano facciamo passi da gamberi, torniamo indietro. Desidero soffermarmi su alcuni punti, la manifestazione: “famiglia day” a cosa serve? Alla gente per capire che la famiglia è importante? Questo lo sappiamo già da secoli, non c’è bisogno di questo governo per ricordarcelo. Oppure serve per sminuire ancora una volta il riconoscimento delle coppie di fatto? Far sentire piccoli e inutili noi omosessuali che cerchiamo un po’ di serenità nel nostro piccolo. Oppure con più determinazione, farci capire che tanto in Italia non otterremo mai niente? Saremo sempre ai margini? Il secondo punto è la questione pedofilia. Con gli sconvolgenti fatti di Rignano, sono riemerse ancora voci sull’equazione: frocio = pedofilo. Devo dire “per fortuna” che tra gli indagati ci sono delle donne per sentirmi un po’ più a posto con la coscienza? Mi auguro proprio di no! Il nostro amato papa e i suoi seguaci non fanno altro che ricordarcelo. Io come omosessuale sono sconvolto, sconcertato da tanta brutalità fatta ai bambini. La trasmissione “Live” trasmessa da Italia1 sul tema è stata una vera pugnalata sentendo il racconto drammatico di una madre su cosa era stato fatto a sua figlia. Non passa giorno che non si senta dire che un bambino è stato violentato, picchiato, e altri orrori. Io mi chiedo: Cosa ne sarà di questi bambini domani? Questi bambini continuano ad essere vittime e colpevoli. Non gli viene riconosciuto niente; nessun diritto, nessuna legge che li tuteli. Nessuno che si occupi della loro fragilità che si sta sgretolando, fuggendo via come sabbia stretta nel pugno. Delle loro traumatiche vicende non frega niente a nessuno e se domani saranno dei criminali o dei drogati o si suicideranno, a chi daranno la colpa? Sempre a loro perché giudicati deboli, perchè non hanno valori in cui credere, e stronzate del genere. Io mi vergogno di far parte di questo paese, lo dico con amarezza e con rabbia perché non mi ci riconosco più. Vorrei dire a questa gente di potere e di chiesa che se davvero ci conosceste bene, sapreste che noi gay, in larga parte, amiamo i bambini, li rispettiamo e li trattiamo con tutte le cure. Non ne abusiamo, né violentiamo, né li portiamo a messe nere. 81 Io ad esempio faccio volontariato in un ospedale pediatrico, e come me lo fanno altri gay. Gioco con loro nelle camere, gli leggo storie di pirati o di mondi magici, ma se entra un’infermiera per una medicazione o la madre lo deve semplicemente cambiare, io esco dalla stanza, per rispetto sia al piccolo che al genitore presente. Non ci sto ad essere paragonato a questa gente, a questi mostri, solo perché la mia sessualità ha un altro orientamento.Voglio vivere la mia vita da onesto cittadino, serio e pulito come tutti, esigendo lo stesso rispetto che esigono “loro” senza più sentire proclami o sentenze, etichette o giudizi. Chi mi porto a letto è un problema mio, soltanto mio. Mi scuso se i miei toni sono stati un po’ duri, ma sono dettati da una rabbia che si stratifica ogni giorno di più. Per favore, lasciateci vivere in pace e con tranquillità che di problemi ne abbiamo già tanti; non abbiamo bisogno che voi ce ne diate degl’altri. Grazie. Daniele Bausi - [email protected] Il mio Pride Recentemente ho esortato il movimento a porsi come un baluardo di difesa delle minoranze discriminate, essendo esso stesso una importante componente di queste minoranze. Ho esortato anche ad agire nel confronto con il Vaticano piuttosto evidenziandone le contraddizioni che cercando lo scontro frontale. Ogni azione di contrapposizione all’attacco mediatico del Vaticano, ogni iniziativa del movimento andrebbe rivolta all’opinione pubblica, nel tentativo di consolidarne il consenso, facendo leva sul senso democratico di giustizia, concetto laico contrapposto, questo sì, a quello religioso di morale divina. Si prenda atto che entrambi i valori sono molto radicati negli italiani, che anzi il sentimento religioso al quale il Vaticano si richiama è presente da oltre 17 secoli, a differenza della nostra purtroppo breve storia di libertà democratica. Si prenda atto inoltre che i media sono schierati, consapevoli o no, dalla parte della chiesa. La recente campagna intorno alle minacce rivolte a Bagnasco insegna: un vescovo che non è stato assolutamente biasimato per le parole terribilmente offensive che ha detto, difficilmente frutto di ignoranza, probabilmente invece mirate a fomentare odio e disprezzo, oggi invece viene trasformato in un eroe nazionale per colpa di qualche imbecille. O, forse, per merito di qualche abile stratega della comunicazione. Cui prodest? Le edicole di Milano dove trovate Zucca, v.Sammartini ang V.Tonale D’albenzio, V.Vittor Pisani Sanna, p.zzale Lima Stabile, c.so B.Aires 4 Sama, C.soB.Aires 55 Sesini, V.Antonini ang.Verro; Epifani, Staz.Centrale accanto ufficio informazioni Plotegher, v.Traiano De Gaetano, P.zza Massari giugno 07 pride 82 lettere al direttore Allora si rifletta che il Pride, così come è stato concepito nelle edizioni passate, si esaurirà in una sfilata di qualche migliaio di persone, ben poca cosa rispetto al numero di partecipanti previsti al Family day (al quale rinnovo caldamente l’esortazione a partecipare), una piccola occasione (se pur importante) per qualcuno di sentirsi libero, hero just for one day. Di tutto questo resteranno solo le solite immagini, accuratamente selezionate, sui carri più folcloristici. Il messaggio che le Tv trasmetteranno alle famiglie si tradurrà, inevitabilmente, in una cassa di risonanza per le parole di Bagnasco. Propongo invece che il Pride diventi una manifestazione che veicoli un forte messaggio di denuncia, che aiuti gli italiani a comprendere quanto ingiusta sia la nostra condizione, all’alba del 21° secolo, in un paese che si dichiara civile e libero. Immagino allora una sfilata a “tema”, in cui i carri diventano allegorie di sofferenze e discriminazioni del passato e del presente, una denuncia per scongiurare quelle del futuro. Immagino un carro pieno di omosessuali, donne e uomini, con la divisa dei deportati dei campi di concentramento, con il triangolo rosa accanto alla stella gialla. Ed una domanda: la chiesa, dov’era? Immagino un carro pieno di streghe, di fanciulle condannate al rogo con il pretesto della loro diversità, a memoria di tutte le donne bruciate vive dall’Inquisizione, donne la cui unica colpa era quella di non conformarsi al ruolo che la società teologica di quel tempo voleva imporre. Ed una domanda: la parola di Cristo, dov’era? Immagino un carro pieno di donne incinte condannate al turpe mercato dell’aborto clandestino, quando le probabilità di morire prima ancora di aver vissuto erano altissime. Ed una domanda: la solidarietà cristiana, dov’era? Immagino un carro ospedale, con persone malate ed altre, disperate, divise da una grata che impedisce di stare vicini ai propri compagni. Ed una domanda: la Pietas cristiana, dov’è? Immagino un carro pieno di persone normali, uomini in giacca e cravatta e donne in tailleur, con un cappuccio sul volto, condannate al silenzio. Ed una domanda : la parola di Dio sull’eguaglianza, dov’è? Immagino un carro pieno di transessuali costrette a prostituirsi, perché a loro non viene concessa nessuna alternativa per guadagnarsi onestamente la vita. Ed una domanda: la giustizia divina, dov’è? Immagino un carro pieno di uomini di razza bianca, età compresa tra i 30 e i 60 anni, rispettabili eterosessuali regolarmente sposati con figli, accanto a fanciulle e ragazzetti tailandesi e brasiliani. Ed una domanda: Bagnasco, perché non dici chi sono? pride giugno 07 Immagino un carro con preti e uomini con la lupara. Ed una domanda: perché avete taciuto? Immagino un carro pieno di preti che predicano una morale che essi per primi disattendono, al riparo delle loro sagrestie, ed una domanda: La morale divina è uguale per tutti? Immagino un carro con tante lapidi con i nomi di tutte le persone morte ammazzate o suicidatesi negli ultimi anni perché amavano chi non dovevano amare. Ed una domanda: di chi è la colpa? Immagino un carro pieno di gente normale con i loro figli. Ed una risposta: la colpa è di tutti noi. Immagino un carro pieno di monaci appartenenti a tutte le fedi, insieme sulla stessa Terra, sotto lo stesso sole. Ed una risposta: siamo tutti eguali. Isabelle Rizk - [email protected] L’orgoglio gay anche a Catania Gli ultimi tempi sono stati all’ insegna di una crescente e odiosa omofobia, avallata da politici incompetenti e codardi e dai vertici religiosi ipocriti. L’aggressione dell’anno scorso alla manifestazione del gay Pride di Catania ci sembrò un colpo di testa di uno sparuto gruppo di fascisti; oggi ci pare sempre più chiaramente il risultato di anni di odio, di insulti e di demonizzazioni delle libertà degli omosessuali e dei diversi. È per questo che l’ Open mind ha pensato, nonostante i tempi ridotti, di provare a dare una risposta a tali attacchi. Pensiamo che non fare il Pride a Catania significherebbe far credere ai fascisti, e a chi è loro vicino, che hanno vinto e che ci fanno paura. Ma più che mai c’ è l’orgoglio e la rabbia che ci spingono a tentare di portare in piazza chi non ha vergogna e chi crede nella libertà e dignità di tutt*. Alla luce del fatto che il Pride regionale non avrà luogo quest’anno, ci rendiamo conto del fatto che un corteo che comprenda tutte le realtà glbt (e non) di Catania e della Sicilia sia necessario, e la nostra proposta è di tenere questo corteo nella data di sabato 7 luglio 2007. Dobbiamo affrontare insieme e in gran numero chi quotidianamente infanga la nostra dignità. Solo una risposta compatta può far arrivare il messaggio. È per questo che speriamo in una risposta positiva da parte di tutti i gruppi “glbt e non” e di tutte le persone della Sicilia, poiché dalla lotta per i diritti dei gay, delle 83 giugno 07 pride 84 lettere al direttore lesbiche, dei/delle transessuali, passa anche quella per la libertà e dignità di tutte le minoranze e diversità. Open mind centro di iniziativa Glbt (Catania) - [email protected] Da Dolce & Gabbana a 300 Gentile direttore, non so se ha fatto caso alle recenti pubblicità di Dolce & Gabbana con calciatori (italiani) in mutande. Si tratta di giocatori di massimo livello, tra i quali alcuni campioni del mondo. Una campagna pubblicitaria identica (con altri giocatori) era già stata sperimentata un anno fa, con grosso successo. Il mondo gayo italiano non restò un granché sorpreso dalla cosa, né sembra esserlo adesso che si ripete. Strano, perché il maschio gay medio è del tutto avulso dal mondo calcistico. Di conseguenza i gay non afferrano la potenza dell’impatto “culturale” che i calciatori esercitano sugli etero, che li vedono come modello numero uno di maschio perfetto e di sessualità perfetta. Non esagero, e sarebbe utile che molta gente gay lo tenesse presente. Per l’etero medio vedere alcuni famosi calciatori che si fanno ritrarre nudi in situazioni di gruppo vagamente (ma chiaramente, e serenamente) omoerotiche significa automaticamente che l’omoerotismo è qualcosa di legittimo con cui il maschio “vero” può tranquillamente giocare. Non parlo, si badi, di omosessualità. Ma questo non conta: è molto più importante, per quel che ci riguarda, il fatto che quelle foto sono veramente colpi mortali inferti alla fobia anti-omosessuale. Per una scena culturale come l’Italia, Dolce & Gabbana sono innovazione assoluta. Mi chiedo, però (e lo chiedo a lei, e ai lettori) se non c’è il rischio che in Italia si imbocchi per questa via lo stesso vicolo cieco culturale che negli Stati uniti porta a prodotti come il film 300 (molto criticato anche in patria, comunque). Non so se l’ha visto: è omoerotico a un livello quasi imbarazzante, ma poi, si badi, bolla come nemico e nocivo tutto ciò che è queer o poco virile: dalle armate persiane (che sono molto queer, e comandate da un… “favoloso” Serse) fino agli alleati di Arcadia, che sono dei “mollaccioni”. (Tra parentesi, quest’ultimi paiono proprio una raffigurazione trasposta degli europei laddove gli spartani rappresentano i “buoni di casa”, cioè gli americani.) Insomma, una bella raffigurazione del principio dell’omosessualità fascista, e cioè: si può indulgere sì nell’intimità carnale con altri uomini, ma soltanto a patto che si sia tutti iper-maschi esagerati (e che non si trascurino le donne!). Si tratta di un modello di vita in cui “si rifugiano” moltissimi omosessuali repressi. E sa quale ambiente ne è più ricco di altri, in Italia? Proprio quello calcistico. (Parlo per esperienza diretta, limitata ma illuminante). Ne è ricco a tutti i livelli, dalle tifoserie fino ai giocatori di serie A. E credo, ormai, che sia proprio a questa massa di maschi “bisex” che D&G si rivolgano come target. Ricorda la loro pubblicità accusata di raffigurare uno stupro? Cazzate! Lo ha capito giusto la Luciana Littizzetto (che ha esclamato, al proposito: “Ma non vedete che sono tutti gay e si guardano?”): raffigura un gang-bang, la pratica sessuale nella quale i repressi sfogano (col bilancino) la loro attrazione per i maschi. Furbissimi, scaltri D&G! Ma finché danno una mano (di riflesso) contro la fobia anti-gay... ben venga. O no? Mau Longo – [email protected] Una firma per il matrimonio È nato il Manifesto per l’eguaglianza dei diritti.Lo si trova sul sito www. matrimoniodirittogay.it e per aderire basta fare una firma virtuale (che può essere pubblica o “nascosta”). Il comitato promotore intende con questa iniziativa portare alle più alte cariche istituzionali del governo italiano e del parlamento europeo, tramite la voce di cittadine e cittadini, ma anche attraverso quella di associazioni per la difesa e la promozione dei diritti civili ed umani, un appello affinchè sia presa in considerazione la volontà degli stessi di promuovere il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso come unico strumento di effettiva parificazione dei diritti. Per visionare il Manifesto interamente si può andare sul sito e collaborare con l’iniziativa diffondendolo. Grazie in anticipo a tutte le persone che aderiranno. Clara Comelli (Trieste) - [email protected] pride giugno 07 85 giugno 07 pride 86 l’opinione Non stanno vincendo Giovanni Dall’Orto - [email protected] pride giugno 07 Una delle regole più antiche dell’arte della guerra è che anche quando si è vicini alla sconfitta è necessario far credere (ai propri soldati, ma soprattutto al nemico) di stare vincendo. Un aneddoto racconta di un generale assediato, al quale restavano viveri solo per pochi giorni, che fece scagliare con le catapulte sugli assedianti (anch’essi a corto di viveri) le ultime pagnotte rimaste, per far credere loro di avere ancora tanta abbondanza di cibo da poterlo sprecare, riuscendo a scoraggiare gli aggressori. La chiesa cattolica in due millenni ne ha imparata una più del diavolo sul come combattere e liquidare i propri nemici. E la regola che ho appena enunciata la conosce fin troppo bene e la sta applicando con ostinazione, riuscendo a farci credere di essere una potenza in espansione, destinata a trionfare. Niente di più falso. L’iperattivismo della chiesa cattolica nasce semmai dalla disperazione e dalla constatazione del fatto di stare perdendo terreno giorno dopo giorno. Attraverso il controllo diretto dei governi la chiesa cerca di compensare il fallimento del suo controllo sugli individui. E questo è un segno di debolezza, non di forza: la chiesa tratta con gli eletti solo perché sa che chiedesse qualcosa agli elettori non sarebbe ascoltata. Questa linea d’azione è rischiosissima, perché ogni volta che la chiesa diviene luogo di gestione del potere, il potere acquisisce interesse a controllarla direttamente. Il laicismo protegge infatti lo stato dalla chiesa, ma protegge anche la chiesa dallo stato. Viceversa, il trionfo del clericalismo (= il potere politico nelle mani della chiesa) rende interessante il cesaropapismo (= la chiesa nelle mani di chi ha, o vuole, il potere politico). A qualcuno sarà forse sfuggito, ma dopo l’assassinio di un poliziotto a Catania a una partita di calcio, una esponente politica ha criticato la predica nel duomo della domenica successiva perché non lo ha commemorato. Con grande scandalo per l’”interferenza” da parte del prelato interessato. Ma perché scandalizzarsi? Se i politici fanno tanti (troppi) favori alla chiesa, si pretenderà forse che li facciano gratis, senza chiedere poi nulla in cambio? Più la chiesa, come un drogato, diventa dipendente dai soldi e dai favori dei politici, più rischia di vedersi sospendere la droga se in cambio non fa loro “favori”. È la politica, baby. Tutto questo la chiesa, istituzione che da 1600 anni pensa principalmente a gestire il potere, lo sa meglio di me. Eppure va avanti su questa strada: questo è un sintomo della sua mancanza di alternative. Altro che trionfo. La chiesa sa d’essere ricca, potente e ininfluente: per questo alza la voce e i toni, ci bombarda di pagnotte per scoraggiarci e farci togliere l’”assedio” in cui (per sua ammissione) si sente rinchiusa. I Pacs li avremo, o prima o poi. La chiesa lo sa, e sta solo cercando di alzare il prezzo della sua resa. Se però noi rinunceremo a combattere, convinti del fatto che (come sento dire in giro) essa sia “troppo forte”, allora avrà ottenuto più di quello che sperava. Spulciamo qualche altro aneddoto. Negli stessi giorni in cui la chiesa riusciva a mandare a puttane i Dico in Italia, nel penultimo o terzultimo paese europeo in cui l’aborto è proibito, il Portogallo, nel referendum contro tale proibizione i cattolici hanno perso. Pochi giorni dopo la stessa sconfitta si ripeteva in Messico. Una figlia di Berlusconi sta aspettando un bimbo da un uomo con cui convive al di fuori del matrimonio. Del resto pure babbo è divorziato e risposato. E se i baluardi politici della morale della chiesa, e soprattutto se i potenti italiani hanno abbandonato tanto sfacciatamente la sua morale famigliare, quanti anni si può presumere che possa durare ancora? Il matrimonio civile (sono dati ufficiali di questo mese) ha già superato quello religioso in città che anticipano le tendenze nazionali, come Milano, e la percentuale dei matrimoni civili è in costante crescita ovunque. La convivenze crescono e le gravidanze al di fuori del matrimonio (per l’appunto) anche. Questo è forse un segno del trionfo della guerra scatenata dai clericali? A quanto pare, la chiesa sta vincendo tutte le battaglie in parlamento ma sta perdendo la guerra nella società. Che agisce fregandosene dei suoi anatemi. La battaglia clericale contro i Dico (e il resto) è già perduta perché, se vinta, potrebbe solo riuscire a fare vivere peggio alcuni milioni di persone, ma non a fare vivere meglio nessuno. E questa è una proposta filosofica straordinariamente stupida e poco attraente. Se la religione è, come disse Marx “il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di situazioni in cui lo spirito è assente”, sfido chiunque a trovare nei messaggi di Ruini e di Ratzinger qualsiasi sentimento, qualsiasi spirito, qualsiasi sospiro... qualsiasi promessa di un mondo migliore. La realtà è ormai passata al di sopra della testa della chiesa. Ratzinger vorrebbe che le donne non andassero a lavorare e che stessero a casa a curare i figli, tuttavia in un mondo in cui i salari reali (e precari) sono di 900 euro al mese, con affitti da 600 euro al mese, quale giovane e cattolico marito potrebbe mantenere se stesso, una moglie e magari pure dei figli? Il doppio stipendio qui non è un capriccio: è una necessità per sopravvivere. E non ci sono “sgravi” o “incentivi” ministeriali che tengano, quando se sei giovane sei precario, e se sei precario non hai nulla da cui “sgravare”. Ratzinger ha già perso la sua guerra semplicemente perché la famiglia di cui parla non esiste più, da quando la globalizzazione e le (contro)”riforme” neoliberiste (e non certo il “laicismo” o “l’ateismo” o...) l’hanno uccisa. Oggi, in Italia, se sei donna e resti incinta ti licenziano. Punto. E guarda caso, il primo a farlo è il Vaticano, che non prevede il “congedo di maternità” per le sue dipendenti. Questo dimostra che neppure la chiesa crede nel “sostegno della famiglia” per cui organizza i family days. Dipende quindi solo da noi capirlo, e smetterla di darle credito di un potere che essa rivendica, ma che non possiede più. 87 giugno 07 pride