Giovanni
Ceccarelli, Il
gioco e il peccato.
Economia e
rischio nel Tardo
Medioevo,
Bologna 2003
Storia medievale
prof. Marco Bartoli
5. Il gioco d’azzardo
Quando si parte il gioco de la zara,
colui che perde si riman dolente,
repetendo le volte, e tristo impara;
con l’altro se ne va tutta la gente…
In questi versi, che aprono il sesto Canto del
Purgatorio dantesco, il poeta dà una precisa
descrizione del gioco della zara, che si
praticava a Firenze alla fine del XIII secolo.
Si tratta di un gioco, il cui nome deriva dall’arabo
zarh, che significa dado. E’ proprio da questo nome,
preceduto dall’articolo, az-zarh, che derivano lo
spagnolo azar e il francese hasard, nonché l’italiano
azzardo.
La zara è uno dei primi e più diffusi giochi d’azzardo
dell’Italia tardomedievale. La sua derivazione araba,
come mostra anche il suo nome, è evidente.
Probabilmente il gioco è arrivato in Italia (e in tutta
l’Europa) a seguito delle crociate, diffondendosi poi
soprattutto nelle città italiane e provenzali che
intrattenevano rapporti commerciali con la sponda
sud del Mediterraneo.
Mentre in Francia e in Inghilterra i giochi di dadi
rimangono a lungo clandestini, confinati nelle
taverne e associati al mondo della marginalità, in
Italia e in Provenza essi si svolgono nelle pubbliche
piazze e sono oggetto, in fase molto precoce, di una
legislazione specifica.
La condanna patristica
Sant’Agostino, Enarrationes in Psalmos, 40, 5:
Non dobbiamo infatti parlare ora dei desideri dei malvagi,
poiché molti trovano riposo nei teatri, nel circo,
nell'anfiteatro, nel giuoco, nei piaceri delle osterie, molti nelle
voluttà dell'adulterio, molti nelle violenze delle rapine, molti
nell'inganno e nelle truffe; in tutte queste cose gli uomini
trovano riposo. Che significa trovano riposo? Significa che in
tali cose trovano piacere. Ma allontaniamoci da tutte queste
cose, e veniamo all'uomo innocente; egli si riposa nella sua
casa, nella sua famiglia, nella sposa, nei figli, nella povertà,
nella sua piccola proprietà, nell'ultima seminagione fatta con
le sue mani, nella casa costruita con il suo lavoro; gli
innocenti si riposano in queste cose.
Giovanni Crisostomo, Homilia 6 in
Matthaeum (PG 57, col. 70):
“Non dat Deus ludere, sed diabolus”
Legislazione romano-bizantina
• Digesto (D. 11.5.2.1) è vietato giocare in denaro
• Codice (C.3.43.1.1) divieto sia in pubblico che in privato
ma
• Sono ammesse due eccezioni:
• Causa convivi (sono ammessi giuochi in occasione
di banchetti e feste familiari) D. 11.5.4pr.
• Causa virtutis (legittimi i giuochi di carattere
ginnico sportivo, sui quali è ammesso stipulare
scommesse) D. 11.5.3
La condanna è ripresa dal diritto
canonico
Graziano, Decretum, distinctio 35, can. Episcopus,
Che cita Reginone di Prum, Burcardo di Worms e Ivo di
Chartres per afffermare:
1. I vescovi, presbiteri e diaconi che pratichino l’azzardo in
modo tale da non poter smettere (deservire) vanno
fermamente condannati (certe dampnetur) [la pena darà la
deposizione]
2. Anche gli ordini minori, e soprattutto i laici, sono tenuti
a smettere l’azzardo sotto pena di scomunica.
Un problema economico
Dal punto di vista economico si poneva il problema dei
proventi derivanti dall’azzardo.
Il modello per tutti era quello evangelico di Zaccheo
(Luca 19, 1-10), il quale, dopo l’incontro con Gesù, gli
dice: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai
poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte
tanto».
La conclusione che ne traevano i teologi medievali era
che c’erano dei lucra che andavano restituiti ed altri che
andavano dati in elemosina. Di qui tutta una riflessione
sul valore dei tali lucra.
Un problema giuridico
• Nel corpus iuris civilis i profitti di gioco
erano proibiti, mentre
• le consuetudini e gli Statuti medievali
procederanno alla loro regolamentazione.
Un problema morale
De ludo aleae… teneas quod illi qui ludunt ad
aleas vel taxillos, et qui ludo intersunt, vel sunt
participes, vel inspectores ludi, peccant; et
maxime si sint clerici
(Raymond de Peñafort, Summa paenitentiae)
Raymond de Peñafort, summa de paenitentia, l. 2, t.8
Quam magum peccatum sit patet, inter alia, ex novem quae in
talibus ludis attenduntur:
– Primum, desiderium lucrandi: ecce cupiditas, quae radix est omnium
malorum
– Secundum est voluntas spoliandi proximum: ecce rapina
– Tertium est usura maxima…
– Quartum est multiplicata mendacia et verba otiosa et vana
– Quintum est blasphemia: ecce heresis
– Sextum, corruptio multiplex proximorum qui ad ludum inspiciendum de
consuetudine prava conveniunt
– Septimum est scandalum dbonorum
– Octavum contemptus prohibitionis sanctae matris Ecclesiae
– Nonum est omissio temporis et bonorum quae in illo tempore teneatur
facere.
ma…
• Nella Summa de paenitentia si distingue tra
– Azzardo come comportamento abituale teso
all’arricchimento.
– Azzardo praticato in modo saltuario teso al
divertimento. In questo caso le vincite non sono
obbligate alla restitutio, ma possono essere date
in elemosina, nel caso che
• Sia verificata la causa recreationis
• Si sia trattato di modicum ludere
• L’attività ludica dev’esser stata libera
Lo spazio dell’azzardo
Nell’Italia comunale la scelta topografica non è priva di
significati simbolici e pratici: l’azzardo è di norma permesso
nella piazza della cattedrale, in quella del mercato o in altri
luoghi collocati nel cuore della città. Il dato che emerge è la
volontà politica di rendere visibili le attività ludiche, dando
vita a una sorta di controllo comunale su di esse... a Bologna
le autorità cittadine tendono a porre sotto il proprio controllo
le bische private, lasciandone inizialmente la gestione ai
barattieri. Anche in questo caso non si tratta di un processo
isolato ma più generale, che porta, nell’Italia comunale della
seconda metà del XIII secolo, alla nascita di un istituto che
colpisce per la sua «modernità»: la bisca pubblica.
Ceccarelli, p. 137
Come si arriva a giustificare
l’azzardo?
1. Tommaso d’Aquino
fa una distinzione tra
–“acquisizione di per sé illecita” (come il furto e la
rapina) e
–“atto illecito che genera lucro” (come l’attività degli
istrioni o delle meretrici):
mentre per la prima tipologia l’unica possibilità di
perdono è legata alla restituzione, per la seconda si può
contemplare la elargizione in elemosina ai poveri.
2. la scuola francescana
Summa fratris Alexandri
Una separazione tra
– ciò che appartiene alla sfera della legge di Dio (la
cupiditas) = foro interno
– ciò che riguarda la vita associata degli uomini (il
lucrum) = foro esterno
Tanto la meretrice quanto il mercante non sono tenuti a
restituire ciò che hanno acquisito perché, benché mossi dal
desiderio di guadagno (ex ardenti cupiditate), non violano
alcuna norma che regola le obbligazioni.
Anche il giocatore d’azzardo, benché non honestum, non può
essere obbligato né alla restituzione, né all’elemosina, in
quanto il suo guadagno è legittimo.
A Perpignan, nel
XIII sec. C’era
una bisca
pubblica: cfr. p.
214
Pietro di Giovanni Olivi
• L’intenzione peccaminosa non invalida un
contratto (la storia di Giuda e Tamar Gen.
38)
• “licet cupiditas… sit viciosa, non propter
hoc sequitur quod emptio sit de se viciosa”
• Bisogna distinguere tra materia (il peccato
o la cupiditas) e la forma (che va giudicata
in base a criteri giuridico-economici)
Concezione volontaristica del
diritto
• La voluntas delle parti, liberamente interagenti, ha la forza
di trasformare un patto nudo in obbligazione.
• Il gioco d’azzardo in questo senso somiglia al voto di
povertà: ambedue sono un’obbligazione contrattuale.
• Come nessuno può sciogliere dal voto di povertà (rinuncia
al diritto di possedere) liberamente espresso,
• altrettanto nessuno può recidere un contratto di
trasferimento di dominium anche se fosse conseguenza di
un gioco d’azzardo.
Riflessi pastorali
• Riccardo di Mediavilla:
• L’attività che il confessore deve tentare di
reprimere non è l’azzzardo di per se stesso,
ma la consuetudo ad ludere ex cupiditate,
tipica del giocatore di professione o di quei
soggetti che sono vittime di comportamenti
compulsivi.
Altri giochi
• Gli scacchi
– Gioco di origine indiana che si diffonde in Europa,
grazie agli Arabi, a partire del secolo XII.
• Iniziale diffidenza della Chiesa (Huguccio, Summa
Decretorum in D. 35, c.1: « Quid de ludo
scaccorum? Credo similiter esse peccatum mortale
si fiat causa voluptatis vel cupiditatis. » e Bernardo
da Chiaravalle, De laude novae militiae)
• Accursio invece lo contrappone al gioco d’azzardo,
perché basato non sul caso, ma sul naturale
ingenium (in Nov. 123.10.1)
• I tornei
– Due decretali di Alessandro III li condannano
per la loro violenza, e perché provocano
ferimenti e morti (non fa riferimento a
scommesse)
– Summa fratris Alexandri. Dato che i torneantes
stipulano dei patti, i beni possono
legittimamente essere tenuti da colui che li ha
vinti.
Bernardino da Siena
• O così anco colui che dice: « Oh che bisognava ardere i
tavolieri? Elli bastava a levar via il gioco senza ardarli, e
conduciare che chi giocava, si rimanesse [astenesse] di
quello e d’ogni suo malfare. »
• Tu dici: - Oh si giuoca in segreto! - Io ti domando se tu ha’
memoria di quello che io ti dissi.
• Io so’ bene ch’io non t’ho detto che tu arda e’ tavolieri, e
poi giochi; so’ io ch’io ti dissi, che tu ti rimanesse del
gioco, che non n’è boccone di buono; e perché non te ne
venisse voglia, che tu ardesse e’ tavolieri e l’altre cose che
ti davano cagione di giocare.
Quaresimale Siena 1427, pred. XXV, 50
Il “castello del diavolo”
o falò delle vanità
• i roghi che si tenevano al termine dei cicli di
predicazione, nei quali i fedeli portavano a
bruciare dadi, tavolette di gioco, carte, oltre
a quant’altro serviva la pratica del gioco
d’azzardo.
• Per Bernardino sono attestati al termine del
ciclo di predicazioni a Bologna nel 1423, a
Firenze nel 1424, e a Perugia.
La condanna dell’azzardo su basi
nuove
• Con l’Osservanza non si pone più in
discussione la liceità della traslatio dominii
che si realizza nel gioco d’azzardo
• Quanto la sua utilità nel contesto del
programma di normazione dell’economia
cittadina, che ha il suo fulcro nella nozione
di bonum commune.
Si apre la strada alla giustificazione
di altri “contratti aleatori”
• Proprio la condanna dell’azzardo costringe i
teologi ad analizzare la natura dei contratti
aleatori, la cui realizzazione non sempre
appare contraria al bonum commune
• E’ così che verranno giustificati ed
approvati i contratti di assicurazione
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