Obiettivo Europa
Objective Europe
LA VIA FRANCIGENA DA
BESANÇON A IVREA
Un affascinante percorso attraverso Francia, Svizzera e
Italia
THE VIA FRANCIGENA FROM
BESANÇON TO IVREA
A fascinating route through France, Switzerland and Italy
a cura di Joseph Roduit
Castello di Chillon
Castello di Chillon
(Foto - Phoro:
Finck© ViaStoria)
La Via Francigena nel Dipartimento
del Doubs
a regione del Doubs è caratterizzata da un
altopiano a tre livelli, con altezze che salgono
progressivamentevia via che ci si avvicina alla
frontiera con la Svizzera, in direzione est. Questo altopiano costituisce una porzione del Massiccio del
Giura.
Besançon si trova nella valle del Doubs, in una posizione splendida. Infatti la città è sorta su di un’ansa naturale creata dal fiume attorno ad un gigantesco masso roccioso alla cui sommità si erge la Cittadella di Vauban,
opera del geniale ingegnere militare che operò al tempo
Via Francigena
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del re Luigi XIV.
La città di Besançon ha una lunga storia ed un passato
prestigioso. Ricca di magnifici monumenti e roccaforti,
molto apprezzata anche da Victor Hugo, ha avuto il riconoscimento di patrimonio mondiale dell’Unesco.
Quando cala la notte, è davvero spettacolare la vista della Cittadella illuminata, i cui bastioni, sotto la luce di
speciali riflettori, sembrano magicamente sospesi nel cielo
scuro.
Non è facilissimo uscire da Besançon per il moderno
pellegrino. La Via Francigena gira attorno alla Cittadella
attraverso il sentiero stretto e ripido detto “La Creuse”,
che si avvale anche di una scalinata per riuscire a raggiungere la Chapelle des Buis e il monumento alla Liberazione, inaugurato l’8 settembre 1949.
La segnaletica relativa alla Via Francigena è stata migliorata in direzione del paese di La Veze e fino a
Foucherans. A quel punto il pellegrino deve decidere
fra due percorsi possibili:
- il percorso turistico, che corre lungo la valle della
Loue e passa a Ornans, il paese del grande pittore
Courbet, seguendo il sentiero denominato GR 595,
assai pittorescoo ma più ripido e scosceso; oppure
- il percorso storico, lungo il quale transitò Sigerico,
che è meno pericoloso poiché si snoda in mezzo ai
boschi sull’altopiano.
I due percorsi si ricollegano all’altezza di La Vrine, da
dove la strada prosegue per Pontarlier, capoluogo dell’Alto Doubs. Pontarlier è una bella cittadina situata in
posizione strategica a 837 m. d’altezza, che vanta testimonianze storiche ed archeologiche di notevole valore.
Dopo aver attraversato Pontarlier, la Via Francigena sale
fino all’altezza del Fort Malher, da cui si gode una splendida veduta del Castello di Joux.
Dal Fort Mahler si scende verso il comune di Frambourg,
da cui si attacca la dura salita per arrivare al punto più
alto della Via Francigena nella regione del Doubs, cioè
La Roche Sarrazine, prima di raggiungere il celebre belvedere sulla sommità rocciosa, a 1175 metri d’altezza.
stanza fra i solchi era calcolata in modo che fosse percorribile soltanto per i carri della zona, per evitare così ogni
forma di concorrenza!
Questi percorsi furono utilizzati dal XIV al XVIII secolo, garantendone la piena efficienza con continue opere
di manutenzione e rifacimento. Più di trenta coppie di
solchi sono stati scavati, in epoche successive, nel terreno calcareo del colle di Vuitebœuf. Passando per
Montagny non dimenticate di dare un’occhiata al luogo, ancora chiamato “ campo della croce ”, in cui un
tempo sorgeva la forca. All’ estremità meridionale del
Lago di Neuchâtel vi accoglie Yverdon-les-Bains, invitandovi ad una piacevole sosta ristoratrice nel suo rinomato centro termale. La città fu fondata da Pietro II
Savoia nel 1222. Nel corso di una breve visita si può
scoprire il castello dove visse il grande pedagogo Johann
Heinrich Pestalozzi dal 1805 al 1825 e si possono ammirare splendide abitazioni risalenti al XV e al XVI secolo.
Besançon, interno della
cattedrale di Saint Jean
Besançon, interno della
cattedrale di Saint Jean
Tappa La Grand’Borne - Yverdon-les-Bains
Si inizia quindi la discesa verso il paese di Les Fourgs,
che deve la sua notorietà al suo formaggio di pasta molle
Vacherin e alle piste di sci da fondo. La strada è ormai
aperta in direzione di Ste-Croix, verso la Svizzera.
Da un testo di Pierre Blondeau, promotore e responsabile della Via
Francigena nella Franche-Comté (1999-2009).
La Via Francigena nel Cantone Vaud
La Via Francigena, letteralmente la “ Via dei Francesi ”,
è una rete di strade e sentieri percorsa dai pellegrini provenienti dal Nord Europa. Si estende da Canterbury a
Roma, per una lunghezza di circa 1.700 km, seguendo
il percorso che Sigerico, da poco insignito della carica
di Arcivescovo, compì nell’anno 990.
Zaino in spalla e bastone in mano mettiamoci sulle orme
del pellegrino, guidati dalla sua immagine, lungo l’itinerario 70, debitamente munito di segnaletica nel Cantone Vaud.
Dal carillon all’aroma di caffè
Dopo aver attraversato la frontiera a La Grand’Borne,
venendo dalla Francia, la prima tappa nella Regione di
Vaud si snoda in un paesaggio ricco di pascoli circondati da muretti in pietra e da folte abetaie. L’Auberson e
Sainte-Croix sono due paesi conosciuti in tutto il mondo per le loro fabbriche di carillon, di strumenti musicali meccanici e di automi. Ci sono tre musei dedicati a
quest’ arte: il museo Baud a L’Auberson, il museo CIMA
e il museo delle Arti e Scienze a Sainte-Croix. La discesa
verso Vuitebœuf avviene lungo un percorso storico, testimone del passaggio di numerosi carri carichi di sale
proveniente dalla Franche-Comptée,
che raggiungevano Yverdon, dove la merce veniva caricata sui battelli per raggiungere Morat e poi Berna, e
veniva spedita a sud, passando per Losanna e il Lago
Lemano. Per poter effettuare la discesa in sicurezza e tranquillità, le ruote dei carri venivano fatte scorrere lungo
dei solchi scavati nel suolo. Morale della storia: la di-
Lasciamo Yverdon e, attraversando coltivi di ortaggi,
saliamo verso Chamblon, da dove lo sguardo si perde
sulla vasta pianura dell’Orbe e le montagne in lontananza. A Mathod non si può perdere una visita alla fattoria
Saint Christophe, che contiene anche una chiesa. L’itinerario ci conduce quindi al borgo di Orbe (citato come
tappa da Sigerico: LV Urba) passando per la località di
Boscéaz, dove sono stati riportati alla luce dei magnifici
mosaici risalenti al periodo cha va dal 150 al 230 d.C.
Tali mosaici ornavano i pavimenti di otto delle stanze
fra le centinaia di manufatti appartenenti ad una grande e lussuosa “ villa ” gallo-romana.
Dominata dal Massiccio del Suchet, Orbe vanta numerose case e ville patrizie e nobiliari risalenti ai secoli che
vanno dal XVI al XIX. Del castello costruito nel XIII
secolo non rimangono che il mastio circolare ed una torre
a base quadrata. Fra le antiche pietre che un tempo ricoprivano lo spiazzo,
provate a scoprire una
pianta di “bocca di
leone” (Antirrhinum
asarina), unica in Svizzera, messa a dimora
dal botanico Boissier
de Valeyres-sousRances. Non dimenticate di visitare Rue du
Molinet, con le sue
dimore storiche recentemente restaurate,
rinnovate e ravvivate
da colori brillanti. In
fondo a questa via si trova il vecchio ponte in pietra che
collega le due rive del fiume Orbe fin dal 1424. Un tempo c’erano ben sei chiese ad Orbe; oggi ne rimangono
solo tre. Dopo un incendio che distrusse gran parte della cittadina nel XV secolo, fu costruita la Chiesa di NotreDame in stile tardo-gotico fiammeggiante. Le sedimentazioni molassiche, i terreni calcarei e argillosi ed un clima piuttosto secco contribuiscono ad arricchire la diversità dei terroir delle “Côtes de l’Orbe ”, particolarmente adatti ai coltivi di vitigni di uve rosse. E’ da Orbe
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Vuitebœuf
(Foto - Phoro:
Finck© ViaStoria)
Via Francigena
Tappa La Grand’Borne Yverdon-les-Bains
Lunghezza 25 km, tempo di
percorrenza 6 h 10
Ufficio Turistico e del termalismo,
Av. de la Gare 2, 1400 Yverdonles-Bains,
tel. +41 (0)24 423 61 01,
[email protected],
www.yverdonlesbains-tourisme.ch
so del fiume Venoge, sia costeggiando la riva, che serpeggiando a strapiombo sulla profonda valletta erosa
nel sedimento molassico, fino a raggiungere la riva del
Lago Lemano, che non verrà in pratica più abbandonata fino a Villeneuve. La chiesa romanica di St-Sulpice è
vecchia di mille anni. Essa fu edificata dai monaci benedettini, cadde poi in rovina e fu restituita al suo originale aspetto di monumento romanico soltanto alla fine del
XIX secolo. Vidy è la località in cui si trovano le rovine
romane dell’antica Lousonna, città portuale strategica
gallo-romana, collocata lungo la strada che porta al lago;
ciò le assicurò una notevole prosperità in virtù del transito delle merci fra i bacini dei fiumi Reno e Rodano.
Nel IV secolo fu abbandonato l’antico insediamento e
venne costruita Losanna intorno alla collina della cattedrale.
La chiesa di Saint Sulpice
La chiesa di Saint Sulpice
(Foto - Phoro:
Finck© ViaStoria)
Tappa Yverdon-les-Bains Orbe
Lunghezza 20 km, tempo di
percorrenza 5 h 00
Ufficio Turistico d’Orbe e dintorni,
Rue de la Poste 2, 1350 Orbe,
tel./fax +41 (0)24 441 52 66,
[email protected],
www.orbe.ch/tourisme
Tappa Orbe - Cossonay-Ville
Lunghezza 26 km, tempo di
percorrenza 6 h 55
Morges Région Tourisme, Rue du
Château 2, CP 55, 1110 Morges,
tel. +41 (0)21 801 32 33,
fax +41 (0)21 801 31 30,
[email protected],
www.morges.ch
Tappa Cossonay-Ville Lausanne-Ouchy
Lunghezza 26 km, tempo di
percorrenza 6 h 00
Lausanne Tourisme, Av. de
Rhodanie 2, CP 49,
1000 Lausanne,
tel. +41 (0)21 613 73 73,
fax +41 (0)21 616 86 47,
[email protected], www.lausannetourisme.ch
Tappa Lausanne-Ouchy Vevey
Lunghezza 21 km, tempo di
percorrenza 5 h 15
Montreux-Vevey Tourisme, Rue
du Théâtre 5, CP 251,
1820 Montreux, tel. +41 (0)0848 86 84 84,
fax +41 (0)21 962 84 78,
[email protected],
www.montreux-vevey.com
Tappa Vevey - Aigle
Lunghezza 27 km, tempo di
percorrenza 6 h 10
Ufficio Turistico d’Aigle, Rue
Colomb 5, CP 100, 1860 Aigle,
tel. +41 (0)24 466 30 00,
fax +41 (0)24 466 30 03,
[email protected],
www.alp3000.ch
Tappa Aigle - Massongex
Lunghezza 14 km, tempo di
percorrenza 4 h 05
Tappa Cossonay-Ville - Lausanne-Ouchy
che il caffè solubile liofilizzato è partito alla conquista
del mondo nel 1938 ed è lì che vengono anche prodotte
le calebri cialde Nespresso.
Tappa Yverdon-les-Bains - Orbe
Dal “ Centro del Mondo ” al Lago Lemano
Seguendo un tracciato molto vario, la Via Francigena
raggiunge Romainmôtier, paese di origine medievale
noto per la splendida abbazia cluniacense costruita a
cavallo fra il X e l’XI secolo. Edificata sulle rovine di un
convento risalente al V e al VII secolo, l’abbazia costituisce ancor oggi uno straordinario luogo di pace immerso nel verde. Una visita all’interno è davvero imperdibile:
le colonne gotiche, gli affreschi e le pitture murarie del
XIV secolo e gli splendidi scanni del coro datati 1400,
sono di straordinaria fattura e creano una atmosfera di
serenità ristoratrice. L’itinerario prosegue passando vicino a Pompaples, in cui si trova il luogo conosciuto
come “ Milieu du Monde ” (Centro del Mondo): le acque del fiume Nozon furono in parte deviate, così che
scorrono sia verso il Mediterraneo (affluendo nel fiume
Venoge e nel Lago Lemano), sia verso il Mare del Nord
(immettendosi nell’Orbe). Da La Sarraz, che vanta un
bel castello ed il Museo del Cavallo, il percorso prosegue
in direzione Eclépens, rallegrata dalle aiuole di
giunchiglie che fioriscono in primavera, segue il corso
del fiume Venoge passando per Lussery, che vanta un
bel mulino, per raggiungere Cossonay-Ville alla sommità di una collina boscosa. L’impianto urbano della cittadina è di chiara origine medievale e pregevoli edifici
ben conservati e risalenti al periodo fra il XVII e il XIX
secolo, fanno ancora bella mostra di sè.
Tappa Orbe - Cossonay-Ville
Da Cossonay-Ville à St-Sulpice l’itinerario segue il cor-
Via Francigena
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Dai declivi del Lavaux alla Riviera del Lago Lemano
Capoluogo del Cantone di Vaud, sede del Comitato
Internazionale Olimpico e città universitaria, Losanna
gode di una posizione davvero privilegiata. Costruita su
tre colline e circondata da ampi vigneti, la città ha il
Lago Lemano ai suoi piedi e le Alpi della Savoia sullo
sfondo. Fra le tante opportunità che Losanna offre al
visitatore, sono assolutamente da non perdere una visita
alla maestosa cattedrale gotica – ove una guardia, in servizio permanente, annuncia con un grido, dall’alto del
campanile, lo scoccare delle ore a partire dalle 22 e fino
alle 2 del mattino – , l’antica città medievale e i numerosi musei, fra i quali la Collezione di Art Brut, la Fondazione dell’Hermitage, il Museo dell’Eliseo e il Museo
Olimpico. Non ci si dimentichi di prendere le nuovissima metropolitana, linea M2, per scendere a Ouchy, l’affascinante quartiere del porto, e approfittare delle terrazze di bar e caffè per una pausa rilassante prima di
riprendere il cammino verso il Lavaux. Recentemente
riconosciuta ufficialmente come patrimonio culturale
mondiale dell’UNESCO, questa regione offre un paesaggio davvero straordinario fra poggi soleggiati, graziosi villaggi pittoreschi, le acque scintillanti del lago e
impervie catene montuose. Si deve ai monaci, a cominciare già dal XII secolo, la costruzione dei muretti di
sostegno per creare delle terrazze lungo questi pendii scoscesi dove vennero impiantati i primi vigneti. Tutte le
cantine che costellano il percorso offrono altrettante occasioni di gustare i migliori vini pregiati della zona
(Epesses, Calamin, Dézaley, Saint-Saphorin...) di cui ogni
produttore saprà simpaticamente decantare le virtù. E
nelle tipiche “Pinte” vodesi vi verranno serviti prodotti
locali preparati con cura ed amorevolezza: papet vaudois
(una specie di minestra di pere e patate), salsiccia ai cavoli, fonduta... Si lasciano poi i vigneti per tuffarsi verso
Vevey, nota come Viviscus in epoca gallo-romana: splendida tappa (“perla della Riviera Svizzera”) lungo il percorso e porto di transito fra Martigny e Avenches o
Losanna. Attualmente Vevey è ricordata soprattutto per
essere stata il luogo di residenza del grande Charlie
Chaplin negli ultimi 25 anni della sua vita, per essere il
luogo in cui si svolge la popolare Festa dei Vignaioli (la
prossima sarà nel 2019) e perché ospita la sede principale della Nestlè, il grande gruppo alimentare di fama
mondiale.
Il castello d’Aigle
Il castello d’Aigle
(Foto - Phoro:
Finck© ViaStoria)
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Via Francigena
Tappa Lausanne-Ouchy - Vevey
Tappa Vevey - Aigle
La Via Francigena prosegue lungo la Riviera Vodese, il
cui clima particolarmente mite e la vista magnifica delle
Alpi della Savoia, del Vaud e del Vallese, hanno attirato
parecchi personaggi famosi. Montreux ospita ogni anno
lo svolgimento del noto Montreux Jazz Festival. Lungo
tutto il percorso della passeggiata che costeggia il lago, si
susseguono splendidi edifici risalenti agli anni d’oro della
Belle Epoque, eleganti alberghi e ristoranti, oltre al casinò. Sempre ornata di fiori, la statua di Freddy Mercury
canta rivolta verso il lago. Poco più lontano, merita una
visita il Castello di Chillon, edificato su di un isolotto
roccioso dai Conti di Savoia nel XII secolo. Da vedere è
la prigione in cui Bonivard fu incarcerato per quattro
anni. Questo personaggio è stato immortalato da Byron
nel suo celebre poema “ The Prisoner of Chaillon ”, datato 1816. A Villeneuve il percorso della Via Francigena
abbandona la riva del lago e si dirige verso il versante
destro della Valle del Rodano, attraversa i borghi di
Roche, Versvey e Yvorne e giunge al termine di questa
tappa in località Aigle, preannunciata dalla vista del suo
castello. Parzialmente distrutto dalle fiamme, il castello
fu ricostruito fra il 1482 e il 1485 ed attualmente ospita
il Museo della Vite, del Vino e dell’Etichetta. Il quartiere di Bourg, con i suoi pittoreschi vialetti stretti, le case
attaccate l’una all’altra e spesso collegate da arcate, è un
luogo che merita senz’altro una visita.
Dalla Provenza al Rodano
La Via Francigena abbandona quindi Aigle, passando
accanto al suo castello, e si snoda lungo il magnifico
sentiero di Provenza. A fianco della collina, fra sentori
di pino e canti di grilli, l’itinerario si immerge fra le
vigne di Chablais, passa da Ollon e Antagnes, costeggia
il torrente Gryonne, si avvicina al corso del Rodano e
corre lungo la riva fino a Massongex, un tempo luogo
obbligato di passaggio. Presso la chiesa è visibile un
mosaico di epoca romana che ritrae dei pugili. Tale mosaico un tempo ornava le terme della città, nota allora
con il nome di Tarnaiae.
Da Massongex il testimone passa al Vallese!
Tappa Aigle - Massongex
L’abbazia
di Saint-Maurice
The Abbey of SaintMaurice
Via Francigena
44
Association vaudoise de tourisme pédestre
Saint Maurice - Martigny - Gran San
Bernardo: La traversata del Vallese
Entriamo nel Cantone Vallese oltrepassando, per mezzo
di una elegante passerella, il fiume Rodano e arriviamo
dunque a Massongex, antica capitale dei Nantuati, una
delle quattro tribù celtiche della regione.
Dopo quasi un’ora di cammino si supera una soglia gla-
ciale nei pressi del castello, dietro al quale si scopre SaintMaurice, con l a sua Abbazia, il Tesoro e tutti i suoi
angoli pittoreschi. Si attraversa poi il Bois-Noir prima
di raggiungere Evionnaz e quindi La Balmaz. Poco dopo
Miéville ci si imbatte nella celebre cascata di Pissevache,
un sito di notevole bellezza naturale decantato da molti
scrittori romantici. Goethe scrisse di avervi visto un bellissimo arcobaleno. Seguendo l’antico cammino reale si
giunge all’ingresso dell’orrido del Trient, un altro luogo
divenuto popolare, meta di numerosi visitatori da quando
si è sviluppato il turismo anche in questa zona delle Alpi.
Si arriva quindi a Martigny, dopo aver camminato ai
piedi del quattrocentesco Castello della Batiaz. E’ giunto il momento di una pausa ristoratrice con una buona
bottiglia di Fendant (vino bianco ottenuto dal vitigno
Chasselas), seduti davanti ad uno dei numerosi bistrot
della Piazza Centrale o della Place du Bourg, prima di
dedicare magari un po’ di tempo alla visita di una mostra alla Fondation Gianadda o al Museo dei cani San
Bernardo, entrambi situati nei pressi dell’anfiteatro romano.
Oltrepassata la stazione di Martigny-Croix, si segue un
sentiero, creato ex-novo con passaggi un po’ arditi, che
gira attorno al Mont-Chemin e ci conduce nel vigneto
di Bovernier, ben conosciuto nei paraggi per il suo eccellente Gamay, il vitigno che dà vita e fragranza al famoso Beaujolais Nouveau. Il nostro viaggio continua
lungo la riva sinistra del fiume Dranse; si oltrepassa la
soglia glaciale dei Trappisti e, superato il megalite noto
come Pierre à Gargantua, la valle si allarga e si apre su
Sembrancher. Il paese ha conservato il suo antico aspetto, con le belle fontane e le strade lastricate. Non appena si lascia questo tranquillo borgo, la strada comincia a
salire, per congiungersi alla cosiddetta “strada di Napoleone”, vale a dire l’antica carrozzabile in uso fino al 1831,
che ci conduce a Orsières, punto di partenza per la Val
Ferret e Champex, dove transita il celebre Tour du Mont
Blanc.
Da Orsières si prosegue lungo la sponda sinistra della
Dranse fino al paese di Dranse, dove si abbandona il
fiume per salire fino a Liddes, pittoresco paese che ha
avuto il suo sviluppo lungo la via del Gran San Bernardo.
Uscendo dal paese, l’itinerario attraversa il principale asse
viario per seguire l’antico sentiero carrozzabile, che conserva ancora intatte le sue caratteristiche subito dopo la
frazione di Palasuit. Dopo aver oltrepassato il passaggio di protezione valanghe e la cappella di Notre-Dame
di Lorette, si entra a Bourg-Saint-Pierre, anche questo
un paese affacciato sulla strada, in cui fu costruito il primo ospizio del Mont Joux, l’antico nome del Gran San
Bernardo. Quando si esce da Bourg-Saint-Pierre, passando sul ponte Saint-Charles, ci si ricollega al percorso
ottocentesco e lo si segue fino alla diga di Toules; poi si
costeggia il lago fino all’ingresso della galleria inaugurata nel 1964. Si raggiunge quindi l’alpeggio di Pierre e,
passando per l’Hospitalet, primo camino d’aerazione
della galleria, si trova un fabbricato che può servire da
ricovero per il pellegrino. Un altro fabbricato si trova a
Tronchet, vicino al dodicesimo camino di aerazione, e lì
si scopre il Plan de Barasson, un luogo di notevole interesse per i gradini scavati nella roccia e le vestigia romane. Infine si arriva a La Combe des Morts, da cui si
accede al Colle del Gran San Bernardo e al suo famoso
ospizio, a 2469 metri di altitudine, il punto più alto di
tutta la Via Francigena.
Il Colle del Gran San
Bernardo in veduta
invernale ed estiva
Il Colle del Gran San
Bernardo in veduta
invernale ed estiva
Association vaudoise de
tourisme pédestre, Pl.
Grand-St-Jean 2,
1003 Lausanne,
tel. +41(0)21 323 10 84,
fax +41(0) 323 11 92,
Willy Fellay
Association Valaisanne de la Randonnée
Saint-Maurice, al cuore della Via
Francigena nel Vallese
Se si pensa alla Via Francigena in termini geografici, il
Colle del Gran San Bernardo, con i suoi 2479 metri di
altiudine, è il punto più alto di tutto il percorso. Da un
lato c’è la Svizzera, con le città di Saint-Maurice a di
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Il castello di Quart
Il castello di Quart
Via Francigena
Martigny-en-Valais, sull’altro versante c’è l’Italia, con la
Valle d’Aosta e la città di Aosta, il suo capoluogo.
Se si pensa alla Francigena in termini di storia, SaintMaurice (l’antica Agauno), luogo di martirio della Legione Tebana nell’anno 280 dell’era cristiana, è indubbiamente una tappa importantissima a metà percorso.
Come già deve aver fatto Sigerico nel decimo secolo,
anche il pellegrino moderno vi scopre le origini della
diffusione del Cristianesimo a nord delle Alpi.
Nella stretta valle di Agauno l’imperatore vuole gente
affidabile e sicura; ma ecco che già nel terzo secolo si
trovano in questi luoghi dei cristiani che rifiutano di
venerarlo come una divinità, mettendo così a rischio la
famosa Pax romana. Massimiano decreta la loro persecuzione, ma Maurizio, comandante della Legione Tebana
reclutata in Egitto, rifiuta di obbedire, prefendo morire
sotto la spada dell’Imperatore piuttosto che perseguitare
i cristiani. Parecchie centinaia di soldati cadono così come
martiri in un luogo che attualmente si chiama Verolliez
(il “vero luogo” - vrai lieu - del martirio), dove è stata
eretta una cappella commemorativa.
Un secolo dopo, intorno al 380, il vescovo San Teodoro
(o Teodulo), primo vescovo del Vallese, raccoglie le spoglie dei martiri in una cappella funeraria ai piedi della
roccia. In seguito, la piccola cittadella di guarnigione di
Agauno comincerà ad essere identificata con il nome di
San Maurizio (Saint-Maurice). Dopo la caduta dell’Impero Romano, furono i Burgundi ad occupare quei luoghi e a diffondere il cristianesimo. Uno dei loro sovrani,
San Sigismondo, si convertì alla religione cattolica e, per
celebrare la sua conversione, fondò l’Abbazia di SaintMaurice il 22 settembre dell’anno 515.
Da allora questo monastero non ha mai più chiuso le
sue porte, cosicché nel 2015 celebreremo i suoi 1500
anni di vita. In Occidente è il monastero più antico che
è riuscito a sopravvivere per tanto tempo senza interruzione. All’inizio fu gestito dai monaci poi, a cominciare
dal nono secolo, da canonici e infine, nel dodicesimo
secolo, vi venne adottata la Regola di Sant’Agostino.
Ancora oggi sono i Canonici Regolari di Sant’Agostino
che tengono in vita l’Abbazia, gestiscono il suo collegio
e le sue parrocchie. Fin dai suoi esordi infatti, l’Abbazia
ha avuto una scuola monastica, divenuta attualmente
un Lycée molto apprezzato, dove studiano circa 1200
allievi.
Nell’XI secolo, San Bernardo, arcidiacono di Aosta, fondò l’Ospizio del Gran San Bernardo per accogliere i pellegrini. Grazie a lui, sono proprio i Canonici Regolari di
Sant’Agostino che gestiscono l’Ospizio e assicurano il
ministero pastorale sui due versanti del Colle.
Il cammino del pellegrino è un
cammino dello spirito
Il pellegrino che passa a Saint-Maurice si trova di fronte
ad una basilica con un campanile romanico che risale
all’undicesimo secolo, ma nel sito archeologico del
Martolet può anche leggere nella pietra i segni di chiese
molto anteriori nel tempo, risalenti addirittura al quarto secolo. Altre testimonianze della longevità del monastero sono visibili visitando il Tesoro dell’Abbazia, in
cui si trova una straordinaria raccolta di oggetti d’arte
sacra di epoche antiche: di età merovingia, carolingia,
romana, gotica e barocca, oltre che di arte contemporanea. Ci sono soprattutto i grandi reliquiari che contengono le ossa di Saint Maurice e dei suoi compagni martiri. Questi reliquiari sono oggetto di grande venerazione ed ogni anno, il giorno 22 settembre, vengono portati in solenne processione lungo le vie della città. La cerimonia si ripete fin dall’epoca medievale.
Luogo di passaggio delle truppe Romane nei primi secoli della nostra era, la gola di Saint- Maurice permette
l’ingresso nel Valais per chi proviene da Losanna. Anche
se la ferrovia prima, e l’autostrada poi, permettono a
migliaia di persone di transitarvi ogni giorno, sono poche quelle che si fermano. Ma grazie alla Via Francigena
, Saint-Maurice vede lo sviluppo di un turismo dolce di
pellegrini, che arrivano qui in silenzio, meditando in cuor
loro sui valori fondamentali che danno senso alla vita e
che suggeriscono la necessità di vivere in modo più sereno in un mondo troppo frenetico ed assillato per lasciarci
il tempo di riflettere sulla nostra vita spirituale.
Ciò che la geografia ha scolpito nella natura sul fondo
della valle del Rodano, la Via Francigena può scolpirlo
nel cuore di ciascuno di noi. Uno stretto passaggio in
cui, fra carne e spirito, il pellegrino ritrova la propria
anima. Se i piedi lo spingono lungo un cammino talvolta aspro, se i turbamenti interiori lo spingono a rivedere
i propri comportamenti nei confronti del prossimo, allora è come se lo spirito imprimesse in lui parole che
hanno dimostrato la propria efficacia. Infatti i versetti
dei salmi cantati dal re Davide trenta secoli fa, vengono
ripetuti dai canonici di Saint-Maurice da oltre quindici
secoli. Essi proclamano: “Beati gli uomini che trovano in
Te la loro forza, Signore, e decidono in cuor loro pellegrinaggi santi” (Salmo 83).
Joseph Roduit
Abbé de Saint-Maurice d’Agaune
Colle del Gran San Bernardo - Aosta Pont-Saint-Martin - Ivrea
Pont-Saint-Martin
Via Francigena
46
Il passaggio del Gran San Bernardo ha significato, per i
pellegrini del medioevo, un considerevole ostacolo; erano costretti a confrontarsi con gli elementi della natura:
l’altitudine, il freddo, la neve, la tormenta…la solitudine.
Il fiume Dora Baltea
scorre sinuoso ai piedi del
castello di Bard
Il fiume Dora Baltea
scorre sinuoso ai piedi del
castello di Bard
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Via Francigena
Ancora oggi il passaggio del colle rappresenta una delle
tappe più impegnative, ma anche più suggestive ed
emozionanti del percorso, anche se i viaggiatori hanno
potuto beneficiare, ieri come oggi, a 2500 metri di quota, dell’ospitalità dei monaci dell’ omonimo Ospizio.
Fondato dall’arcidiacono Bernardo di Aosta nell’XI secolo, per proteggere e accogliere i viaggiatori, l’ospizio,
gestito dai monaci dell’ordine di Sant’Agostino, svolge
la sua opera ininterrottamente da oltre mille anni.
Un museo raccoglie la storia del colle, dalla preistoria ai
giorni nostri. Ampio spazio è dedicato, nel museo, ai
cani San Bernardo, che hanno avuto in passato un ruolo
importante.
Il paesaggio severo è, allo stesso tempo, affascinante: l’alta
montagna, le rocce, i pascoli, i ruscelli accompagnano
l’escursionista-pellegrino nella discesa lungo la valle del
Gran San Bernardo.
Il borgo di Saint-Rhémy, ultimo avamposto prima della
salita al colle, dove si produce il pregiato Jambon de
Bosses DOP, oggi è anche un’apprezzata stazione sciistica.
Tutta la vallata è in qualche modo legata ai passaggi attraverso il valico. A Saint-Oyen l’imponente Château
Verdun è una struttura ricettiva gestita dai canonici del
Gran San Bernardo. Il tema del viaggio è ricorrente e lo
ritroviamo a Etroubles, nella mostra permanente di sculture intitolata “à Etroubles, avant toi sont passés…”,
visitabile nelle vie del borgo
Il percorso conduce, attraverso una bella foresta, all’abitato di Gignod, dove spicca il bel campanile della chiesa
di Sant’Ilario, uno dei santi protettori dei pellegrini, poi
scende, tra frutteti e vigneti, alla città di Aosta.
Sulla collina attraversata dall’itinerario si possono ammirare le proprietà dell’Institut Agricole Régional che,
oltre a formare i futuri agricoltori, produce ottimi ed
apprezzati vini.
Aosta offre al visitatore il suo centro storico e numerosi
Besançon, casa natale di
Victor Hugo
Besançon, casa natale di
Victor Hugo
Via Francigena
48
monumenti di epoca romana e medioevale.
Entrando in città spicca il palazzo del Museo archeologico regionale poco distante dalla cattedrale costruita su
di un edificio di culto paleocristiano. Da visitare il Museo del Tesoro e gli affreschi Ottoniani. Dopo pochi metri
si raggiunge la centrale piazza E.Chanoux, racchiusa a
nord dalla bella facciata del municipio.
Il percorso pedonale continua passando la Porta Pretoria
e raggiunge l’Arco di Augusto e il ponte romano, monumenti dell’epoca romana di Augusta Pretoria, giunti fino
a noi in ottimo stato di conservazione.
Lungo la via pedonale, fuori dalla cinta muraria, è
visitabile l’importante complesso architettonico della
collegiata di Sant’Orso con il chiostro e la chiesa di San
Lorenzo, oggi sede espositiva.
Dalla città il percorso prosegue a mezza costa incontrando, a Saint-Christophe, l’itinerario dello “chemin des
vignobles” che seguirà fino a Pont-Saint-Martin.
Attraverso le colline ben esposte e panoramiche di Quart,
Nus, Verrayes e Chambave, dove si coltivano i vigneti
che danno origine ai rinomati vini a denominazione di
origine controllata, si incontrano alcune cantine di produttori vitivinicoli e caves cooperatives dove è possibile
degustare i profumati prodotti.
Si incontra poi Châtillon, importante centro all’imbocco della Valle del Cervino, e Saint-Vincent rinomato per
il Casinò e le Terme. L’itinerario tocca, in seguito, alcuni Castelli posti su alture strategiche a controllo dei passaggi: Chenal e Saint-Germain a Montjovet e il maniero
di Verrès, a sentinella della Valle d’Ayas.
Procedendo oltre i vigneti di Arnad la valle è stretta e
sbarrata dal maestoso Forte di Bard, che domina l’antico e caratteristico borgo. La fortezza ospita oggi il Museo delle Alpi ed esposizioni varie.
A Donnas il viaggiatore entra nell’abitato passando per
un tratto di strada romana intagliata nella roccia. L’antico borgo conserva alcuni edifici di notevole pregio come
il palazzo Enrielli, del XVII sec.
Il Museo della vite e del vino racconta la storia della
difficile viticoltura sui caratteristici terrazzamenti dei
pendii esposti a sud. A poca distanza la Cave Cooperativa di Donnas produce il vino Donnas, primo vino
valdostano ad ottenere la DOC.
Nell’ultima parte della Valle d’Aosta il paesaggio è ancora caratterizzato dai vigneti che si estendono sulle pendici di Pont-Saint-Martin.
Prima di lasciare la Valle d’Aosta, da non perdere la visita al Ponte Romano, poderoso monumento che ha attraversato 2000 anni di storia, resistendo alle guerre e
alle numerose piene torrentizie.
Il limite geografico della Valle d’Aosta sembra essere segnato ancora da due castelli: la Torre di Pramotton, sulla destra orografica della Dora Baltea e il Castellaccio,
che domina l’abitato sul versante sinistro, a guardia dell’imbocco della Valle di Gressoney.
Ora l’itinerario prosegue verso la pianura, l’orizzonte si
allarga lasciando intravedere nuovi paesaggi. Si attraversano le caratteristiche borgate di Carema, Torredaniele e
Cesnola circondate dai vigneti che danno origine al vino
Carema DOC. Si incontrano quindi Borgofranco e
Montalto Dora dominato da castello del XIV sec., per
giungere nei pressi dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea.
L’Anfiteatro Morenico è uno dei più importanti complessi di origine glaciale delle Alpi, composto da alcune
unità paesaggistiche caratteristiche: le morene, le colline
rocciose e la pianura. L’itinerario attraversa un ambiente
naturalistico di grande interesse: sulle colline rocciose,
le depressioni dovute all’erosione del ghiacciaio, racchiudono cinque laghi (Lago Pistono, Sirio, Campagna, San
Michele, Nero) e zone umide che ospitano interessanti
specie vegetali e animali.
Si raggiunge infine Ivrea e il suo centro storico. Nella
parte alta della città si trovano importanti testimonianze dell’epoca di Re Arduino: la Cattedrale del XI sec, il
Chiostro dei Canonici, il Palazzo Vescovile e il Castello
“dalle rosse torri” del XIV secolo, con le sue torri merlate.
Palmira Orsières
The Via Francigena in the Doubs
Region
The Region of Doubs is characterised by a three-level plateau, with
the height gradually rising as the eastward border with Switzerland
gets closer. The plateau is a part of the Jura Massif.
The city of Besançon is splendidly located at the bottom of the River
Doubs valley. The town originally developed on a wide natural
meander of the river, which flows around a huge rocky outcrop, on
top of which rises the Citadel of Vauban, a masterpiece by the brilliant
military engineer who worked at the time of King Louis XIV.
Besançon has a long, prestigious history. Highly praised by Victor Hugo,
it is rich in magnificent monuments and fortresses and has been listed
as a Unesco World Heritage Centre. At nightfall, the view of the
flood-lit Citadel is really breathtaking, with the brightened ramparts
magically looking
suspended in the dark sky.
It is not at all easy to find the right way out of Besançon for the
modern pilgrim, since the Via Francigena winds round the Citadel
along a narrow, steep path called “La Creuse” , which also has a flight
of steps to reach the Chapelle des Buis and the monument to the end of
the War of Liberation, which was unveiled on 8 September 1949.
Signposts for the Via Francigena have recently been improved towards
the village of La Veze and then as far as Foucherans. There the pilgrims
has two options to choose from:
- the tourist route that winds along the Loue River valley, calls at
Ornans, birthplace of the great painter Courbet, and follows the
path known as GR 595, which is picturesque but much steeper, or
- the historical route, which was walked along by Archbishop Sigeric
and is less dangerous as it winds through the woods on the plateau.
The two routes join at La Vrine, where the road proceeds towards
Pontarlier, chief town of the Upper Doubs Region. Pontarlier is a
beautiful town, strategically located at 837 metres asl, which can
boast a precious historical and archaeological heritage.
After crossing Pontarlier, the Via Francigena climbs up as far as
Fort Mahler, from where the view of the Fortress of Joux is really
stunning.
From Fort Mahler we walk down towards the village of
Frambourg, before venturing up the hard climb to reach the highest
spot of the Via Francigena in Doubs, that is La Roche Sarrazine,
before getting to the famous lookout on the rocky top at 1175
metres of altitude.
Thence the path winds down towards the village of Les Fourges,
renownwd for the production of Vacherin dessert cheese and for
the cross-country skiing tracks. The road now heads towards SteCroix and the Swiss border.
The Via Francigena in Canton Vaud
The Via Francigena (literally meaning the “ Road of the French ”)
is a network of roads and paths walked along by the pilgrims
coming from the north of Europe. It goes from Canterbury to Rome,
is about 1,700 km long and winds along the route followed by the
freshly appointed Archbishop Sigeric in 990.
Rucksack on our shoulders and walking stick in hand, let us walk
along the pilgrims’ track, guided by the pilgrim silhouette, along
the clearly signposted Itinerary no. 70 in Canton Vaud
(Switzerland).
From music boxes to coffee aroma
After crossing the border at La Grand’Borne, on arriving from
France, the first stage in the Region of Vaud winds across a landscape
rich in green pastures enclosed within low
stone walls and surrounded by thick fir-woods. L’Auberson and
Sainte-Croix are two small towns known all over the world for
the production of music boxes, mechanical music instruments and
automata. There are three museums devoted to these special artistic
achievements: the Baud Museum at l’Auberson, the CIMA
Museum and the Museum of Arts and Science at Sainte-Croix.
The way down towards Vuitebœuf follows a historic route, was
once wheeled along by many carts carrying salt from the FrancheComptée and heading for Yverdon, where the precious stuff was
loaded on board barges and then freighted to Morat and Berne,
before proceeding southwards by Lausanne and across Lake Leman
(or Geneva). In order to carry the salt safely, the wheels of the carts
were driven along deep ruts carved in the stone. If we draw a
moral, we can legitimately assume that the rut gauge was so
calculated as to be practicable only for the local carts, to prevent
any possible competition! Such route was in use from the 14th to
the 18th century and it was kept perfectly practicable thanks to
repeated maintenance and reconstruction works. More than thirty
couples of ruts were carved, in successive periods, in the limestone
soil of Vuitebœuf hill. When you walk through Montagny do not
forget to have a look at the place still called “ the field of the cross ”,
where the gallows used to stand. At the southern end of Lake
Neuchâtel you will be welcomed at Yverdon-les-Bains, and feel
the need of a refreshing break in the popular thermal centre. The
town was founded by Pierre II Savoy in 1222. If you allow
yourselves the time for a short visit, do not miss the castle where
the great pedagogue Johann Heinrich Pestalozzi lived from 1805
to 1825; you will also admire the splendid buildings dating from
the 15th and !6th centuries.
Stage La Grand’Borne - Yverdon-les-Bains
We now leave Yverdon and walk through wide vegetable gardens
on the way up to Chamblon, whre you can enjoy a sweeping view
over the large Orbe plain and the distant mountain ranges. At
Mathod you cannot miss a visit to the Saint-Christophe Farm,
which contains even a church. Following the itinerary we then
reach the small town of Orbe (mentioned as LV Urba stage in
Sigeric’s record) after walking through Boscèaz, where some
splendid mosaics dating from the years between 150 and 230 AD
have recently been brought to light. Those mosaics decorated the
floors of eight rooms in a wide and luxurious Gallo-Roman
“ villa ”. Overhanged by the Suchet Massif, Orbe can boast a
large number of aristocratic mansions and houses dating from the
16th to the 19th century. Of the imposing castle built in the 13th
century, only the round donjon and a square tower have survived
to these days. Among the ancient stone slabs that onces paved the
courtyard, try to spot a small snap-dragon (Antirrhinum asarina)
shrub, the only one in Switzerland, planted here by botanist
Boissier de Valeyres-sous-Rances. Do not forget to visit Rue du
Molinet, with its recently restored, renovated and brightly painted,
historical dwellings. At the end of the street you will find the old
stone bridge that has linked the two banks of the river Orbe since
1424. There used to be six churches in Orbe, but only three exist
at present. After a fire which destroyed a large part of the town in
the 15th century, the Church of Notre-Dame was built in late
Gothic-flamboyant style. The molasse, as well as calcareous and
clayey deposits and a rather dry climate, contribute to enrich the
variety of the terroirs of “Côtes de l’Orbe ”, particularly suitable
for the cultivation of red grapes vines. It is also from Orbe that
instant, freeze-dried coffee moved to conquer the world in 1938,
49
Stage La Grand’Borne Yverdon-les-Bains
Length 25 km, walking time
6 h 10
Office du tourisme et du
thermalisme, Av. de la Gare 2,
1400 Yverdon-les-Bains,
phone +41 (0)24 423 61 01,
[email protected],
www.yverdonlesbainstourisme.ch
Stage Yverdon-les-Bains Orbe
Length 20 km, walking time
5 h 00
Tourist Office of Orbe and
environs, Rue de la Poste 2,
1350 Orbe, phone/
fax +41 (0)24 441 52 66,
[email protected],
www.orbe.ch/tourisme
Stage Orbe - CossonayVille
Length 26 km, walking time
6 h 55
Morges Région Tourisme, Rue du
Château 2, CP 55, 1110 Morges,
phone +41 (0)21 801 32 33,
fax +41 (0)21 801 31 30,
[email protected],
www.morges.ch
Stage Cossonay-Ville Lausanne-Ouchy
Length 26 km, walking time
6 h 00
Lausanne Tourisme, Av. de
Rhodanie 2, CP 49,
1000 Lausanne,
phone +41 (0)21 613 73 73,
fax +41 (0)21 616 86 47,
[email protected], www.lausannetourisme.ch
Stage Lausanne-Ouchy Vevey
Length 21 km, walking time
5 h 15
Montreux-Vevey Tourisme, Rue
du Théâtre 5, CP 251,
1820 Montreux, phone +41 (0)0848 86 84 84,
fax +41 (0)21 962 84 78,
[email protected],
www.montreux-vevey.com
Stage Vevey - Aigle
Length 27 km, walking time
6 h 10
Office du Tourisme d’Aigle, Rue
Colomb 5, CP 100, 1860 Aigle,
phone +41 (0)24 466 30 00,
fax +41 (0)24 466 30 03,
[email protected],
www.alp3000.ch
Stage Aigle - Massongex
Length 14 km, walking time
4 h 05
Via Francigena
and it is there that well-known Nespresso
coffee pods are made.
Stage Yverdon-les-Bains - Orbe
Rosone della cattedrale di
Losanna
Rosone della cattedrale di
Losanna
(Foto - Phoro:
Finck© ViaStoria)
From the “ Milieu du Monde ” to Lake
Leman
Following a much varied itinerary, the Via
Francigena gets to Romainmôtier, a
village of medieval origin, famous for the
magnificent Cluniac Abbey built between
the 10th and 11th centuries. The abbey was
erected on the ruins of an older monastery
dating from the 5th to 7th century, and is
still an extraordinary oasis of peace in
the heart of lush vegetation. A visit to the
interior is a must: the slender Gothic
columns, the frescoes and wall paintings
dating from the 14th century and the
splendidly inlaid early-15 th -century choir stalls create an
atmosphere of intimate, restoring serenity. The itinerary then moves
on close to Pompaples, with the site known as “ Milieu du Monde ”
(world centre): there the waters of the river Nozon were partly
diverted, so that they flow both towards the Mediterranean (via
the river Venoge and Lake Leman) and also towards the North
Sea (via the River Orbe). From La Sarraz, which can boast a
lovely castle and the Horse Museum, the route leads us towards
Eclépens, brightened by the daffodil-beds that blossom in spring,
follows the course of the River Venoge, calls at Lussery, where a
beautiful mill is worth seeing, and eventually reaches CassonayVille on top of a wooded hill. The town layout is clearly of medieval
origin and lovely, perfectly kept buildings dating from the 17th to
the 19th century, are well worth admiring.
Stage Orbe - Cossonay-Ville
From Cossonay-Ville to St-Sulpice the itinerary follows the course
of the river Venoge, either along the river bank or winding sheer
to the deep eroded in the molassic sediment, until it reaches the
shore of Lake Leman, which will be walked along as far as
Villeneuve. The Romanesque church of St-Sulpice is one thousand
years old. It was built by the Benedictine monks, fell later into
ruin and was restored to its original look of Romanesque monument
only at the end of the 19th century. Vidy is the place where the
Roman ruins of ancient Lousonna can still be seen. It was a
strategic, lakeport Gallo-Roman settlement which enjoyed great
prosperity thanks to its location, as goods carried between the basins
of the rivers Rhine and Rhône would pass through. The old
settlement was quitted in the 4th century and Lausanne was then
built around the cathedral hill.
Stage Cossonay-Ville - Lausanne-Ouchy
From the slopes of Lavaux to Lake Leman Riviera
Lausanne is the capital city of Canton Vaud, the seat of the
International Olimpic Committee and an important university
centre. It enjoys a privileged position, as it arises on three hills
surrounded by wide vineyards, with Lake Leman at its feet and
the Alps of Savoy on the background. Lausanne has many
attractions for the visitor: not to be missed is a visit to the majestic
Gothic Cathedral - where a guard on permanent duty cries out
the stroke of hours from 10pm to 2 am, from the top of the belltower
- , the ancient medieval settlement and the many museums,
remarkable among which are the Art Brut Collection, the
Hermitage Foundation, the Museum of Elysée and the Olympic
Museum. Do not miss a visit to Ouchy, the fascinating port district,
which can be easily reached by underground, line M2. There you
can enjoy the pleasure of a refreshing break on the terrace of one of
the many cafés and bistrots, before resuming your journey towards
Lavaux.The region has recently been officially acknowledged as
UNESCO World Cultural heritage and it really offers an
extraordinary landscape, featuring sunny hillocks and small
picturesque villages, the glittering waters of the lake and rugged
Via Francigena
50
mountain ranges. It is thanks to the monks that, to start from the
12th century, stone walls were built to create terraces along the
steep slopes where the first vineyards were planted. All the wineries
scattered along the route offer as many opportunities to taste the
best fine wines produced in the area (Epesses, Calamin, Dézaley,
Saint-Saphorin...), of which each producer will nicely praise the
good quality. In one of the typical “ Pintes ” of Vaud, you could
enjoy the lovingly made typical local dishes, such as papet vaudois
(a sort of pear and potato soup), sausage aux choux or fondue...
On leaving the vineyards behind, you will plunge towards Vevey
“ the pearl of Swiss Riviera ”, called Viviscus in Gallo-Roman times
and port of transit between Martigny and Avenches or Lausanne.
At present Vevey is remembered above all for having been the
residence of great actor Charlie Chaplin, who spent there the last
25 years of his life; for playing host to the “ Vignerons Festival ”
(the next will be held in 2019) and the headquarters of Nestlé,
the important multinational food industry.
Stage Lausanne-Ouchy -Vevey
The Via Francigena continues along the Vaudois Riviera, where
many famous people have been attracted through the years, because
of the particularly mild climate and the magnificent views over
the Alpine ranges of Savoy, Vaud and Valais. At Montreux, the
important Montreux Jazz Festival is held every year. The beautiful
promenade of the lake front is sided by splendid buildings dating
from the golden age of the “Belle Epoque”, by elegant hotels and
restaurants, besided the casino. The statue of Freddy Mercury,
always decked with flowers, seems to be singing towards the lake.
A little further on, the Chillon Castle deserves a visit. It was
built on a rocky islet by the Counts of Savoy in the 12th century.
You should see the prison where Bonivard was jailed for four years.
Bonivard gained everlasting fame thanks to Lord Byron, who wrote
the famous poem “The Prisoner of Chaillon” in 1816. At
Villeneuve the Via Francigena quits the lake, heading for the
right side of the Rhône Valley and crossing the villages of Roche,
Versvey and Yvorne, before reaching the end of this stage at Aigle,
announced in advance by the sight of its castle, which was partly
destroyed by a fire and rebuilt between 1482 and 1485; it presently
houses the Museum of Vines, Wines and Labels, The district of
Bourg, with its picturesque narrow alleys and terraced houses is
certainly worth a visit.
Stage Vevey - Aigle
From Provence to the Rhône
The Via Francigena leaves Aigle behind, winding close to its castle
and then along a wonderful path in Provence. On the hillside the
route plunges into the Chablais vineyards, surrounded by
pinewood fragrance and chirping field crickets. On through Ollon
and Antagnes, alongside the Gryonne stream as far as the River
Rhône bank, which is skirted up to Massongex, once a fixed
route transit point. Near the church a mosaic of Roman origin
portraying boxers, is still visible. The mosaic once decked the
thermal baths of the town, which was called Tarnaiae.
From Massongex we hand it over to Valais!
Stage Aigle - Massongex
Saint Maurice - Martigny - Grand
Saint Bernard: Walking across Valais
We enter Canton Valais by crossing the River Rhône on an elegant
footbridge and reach Massongex, the ancient capital of the
Nantuatae, one of the four Celtic tribes that inhabited the area.
After about one hour’s walk we cross a rock step by the castle,
behind which Saint-Maurice comes into sight, with its Abbey, the
Treasure and all its picturesque corners. We then go through theBois Noir, before reaching Evionnaz and then Las Balmaz. A
short stretch of road after Miéville leads to the famous Pissevache
waterfall, a place of outstanding natural beauty praised by many
Romantic writers. Goethe wrote that he also saw an extremely
beautiful rainbow there. By following the ancient royal route we
reach the mouth of the Trient ravine, another spot which has
become the venue of many visitors after the recent development of
tourism even in this area of the Alps.
We eventually reach Martigny, after walking close to the Batiaz
Castle, built in the 15th century. The time has come for a refreshing
break with a good bottle of Fendant (white wine made with
Chasselas grapes) while sitting outside one of the many bistrots in
the Central Square or in Place du Bourg. Then we have time for
a visit to an exhibition at Fondation Gianadda or to the Museum
of St Bernard dogs, both located near the Roman amphitheatre.
Once we have walked past the Martigny-Croix railway station,
we follow a recently laid-out path that winds around Mont
Chemin and leads us into the Bovernier vineyard, which is well
known in the area for its excellent Gamay, the vine species from
which Beaujolais Nouveau is made.
Our journey continues along the left bank of the River Dranse; we
cross the rock step of the “Trappists” and, after walking past the
megalith known as Gargantua’s Stone, the valley widens in front
of us and Sembrancher comes into sight. The village has preserved
its ancient look, with lovely fountains and paved streets. As soon
as this quiet village has been left behind, the road starts climbing
up, to join the so-called “Napoleon’s road”, that is the old vehicular
road which was in use until 1831 and which will lead us to
Orsières, starting point for excursions to Val Ferret and Champex, which
have become popular thanks to the famous Tour du Mont Blanc.
From Orsières we keep walking alongside the left bank of the river
Dranse as far as the village of Dranse, where we leave the river
behind and climb up towards Liddes, a picturesque village which
has developed on the road to the Grand St. Bernard Pass. After
going through the village, the itinerary crosses the main road and
follows the ancient path, still well laid out after Palasuit. We walk
along the anti-avalanche passage, past the chapel of Notre-Dame
of Lorette and eventually reach Bourg-Saint-Pierre, where the
first Hospital of Mont Joux, the ancient name of Grand St.
Bernard, was built. On leaving Bourg-Saint-Pierre we walk across
Saint-Charles bridge and join the 19th-century route again as far
as the Toules dam. We walk alongside the lake shore up to the
entrance of the tunnel opened in 1964. We then reach the mountain
pasture of Pierre and walking past l’Hospitalet, the tunnel first
air vent, there is a building where the pilgrim can get shelter.
Another building can be found at Tronchet, close tho the twelfth
ventilation chimney and to Plan de Barasson, a very interesting
spot with steps cut in the stone and Roman ruins. Eventually we
get to Combe du Mort and thence we reach Col Grand St. Bernard
and its famous Hospital, at 2469 metres asl, the highest point
along the entire Via Francigena.
Saint-Maurice at the heart of the Via
Francigena
persecute the christians. Hundreds of soldiers were thus martyred
on a spot which is at present called Verolliez (the “actual place” vrai lieu – of martyrdom), where a memorial chapel was built.
A century later, about 380 AD, St. Theodore (or Theodule), the
first bishop of Valais, gathered the mortal remains of the martyrs
in a funeral chapel at the feet of the rock. Little by little, the small
garrisoned stronghold of Agaunum started to be identified as SaintMaurice. After the fall of the Roman Empire, those areas were
occupied by the Burgundians, who were christians. Sigismund,
one of their sovereigns, was converted to catholic religion and
founded the Abbey of Saint-Maurice on 22 September 515, to
celebrate his conversion.
The monastery has never closed its doors since that time, therefore
in 2015 its 1,500th anniversary will be celebrated. The monastery
was originally run by the monks then, in the ninth century, the
canons succeeded to them and in the twelfth century the Rule of
Saint Augustine was adopted.
Nowadays it is still the Canons Regular of Saint Augustine who
keep the Abbey alive, run its college and take care of its parishes.
Since its foundation, the Abbey has had a monastic school, which
has presently become a highly appreciated Lycée, attended by about
1,200 pupils. In the 11th century, Saint Bernard, Archbishop of
Aosta, founded the Hospice of Col Grand St. Bernard, to give
hospitality to pilgrims. It is thanks to him that the Canons Regular
of St. Augustine still run the Hospital and provide for pastoral
care on the two sides of the Col.
The pilgrim’s journey is a spiritual
journey
Pilgrims calling at Saint-Maurice are met by a wide basilica with
a Romanesque belltower dating from the 11th century, but in the
Martolet archaeological site they can notice, in the stones, the
signs of much older churches, dating back to the 4th century. Further
evidence of the monastery longevity is to be found while visiting
the Abbey Treasure, with its extraordinary collection of sacred art
items from ancient ages: Merovingian, Carolingian, Roman,
Gothic and Baroque as well as precious objects of contemporary
art. Above all there are the large shrines with the remains of St.
Maurice and of his martyred companions. The shrines are greatly
venerated and on 22 September every year they are carried on a
solemn procession along the town streets. The ceremony has been
held since medieval times.
The gorge of Saint-Maurice, which leads the travellers coming
from Lausanne into Canton Valais, witnessed the transit of the
Roman troops in the early centuries of our era, Even though the
railway at first, and then the motorway, have given thousands of
Aosta, piazza E. Chanoux
Aosta, piazza E. Chanoux
If you think of the Via Francigena in terms of geography, then the
Grand St. Bernard Pass, with its altitude of 2,479 metres, is just
the highest point along the whole route; Switzerland with SaintMaurice and Martigny-en Valais on one side and Italy, with the
Aosta Valley and its capital city Aosta, on the opposite side.
If you think of the Francigena in terms of history, then SaintMaurice (the ancient Agaunum), the place where the Theban
Legion was martyred in 280 AD, undoubtedly represents a very
important stage, half-way alongn the route. As also Sigeric must
have done in the tenth century, modern pilgrims discover there the
cradle of the spreading of Christianity north of the Alps.
It was the Roman Emperor who wanted the narrow valley of
Agaunum to be inhabited by reliable, devoted people but, as early
as the 3rd century, there were many christians there who refused to
worship the Emperor as though he were a god, thus jeopardizing
Pax romana. Maximianus gave the order that the christians were
be persecuted, but Maurice, the leader of the Theban Legion
recruited in Egypt, refused to comply with the order and preferred
to be killed without resistance by the Emperor’s sword rather than
51
Via Francigena
people the opportunity of going through the place every day, only
few people stop here. Thanks to the Via Francigena, however, a
quiet flow of pilgrims has been set in motion: they arrive here in
silence, meditating in their hearts upon the basic values that make
life meaningful and remind them of the necessity of living more
serenely in our too frantic world, so that time is left to reflect upon
our spiritual life.
What geography has impressed in nature on the Rhône valley
bottom, the Via Francigena can impress in the heart of everyone of
us. It is a narrow passage where, between flesh and spirit,
pilgrims meet their own soul. If their feet lead them along a
sometimes rough route, if inner uneasiness urges them to revise
their attitude towards their fellow creatures, then it is as though
the spirit had impressed in them words that proved effective.
Actually, the verses of the psalms sung by king David thirty centuries
ago, have been repeated by the canons at Saint-Maurice for over
fifteen centuries, “Blessed are those whose strength is in you,
Lord; who have set their hearts on a pilgrimage” (psalm 83).
Col Grand St. Bernard - Aosta - PontSaint-Martin - Ivrea
Il castello di Ivrea
Il castello di Ivrea
Via Francigena
Crossing the Grand Saint Bernard was quite hard for the medieval
pilgrims, who had to face the challenge of nature: altitude, cold,
snow, snowstorms...and solitude. Even today it is one of the most
demanding - even though highly evocative and exciting – stages
along the whole route of the Via Francigena. But travellers have
always had the possibility of enjoying the hospitality offered by the
monks of the Hospice there, at about 2,500 metres of altitude.
The Hospice was founded by Archdeacon Bernard of Aosta in the
11th century, to provide shelter and assistance for travellers and
has been run continuously by the Augustinian monks for over one
thousand years. In a museum the history of Col Grand Saint
Bernard, from pre-history to the present- is on display, with a
large section dedicated to St. Bernard dogs, which carried out
important safety and rescue activities in the past.
The landscape is rather stark yet fascinating: high mountains, rocks,
pastures and streams escort the pilgrim-excursionist down along
the valley.
The village of Saint-Rhémy, the last Italian “outpost” before the
climb to the Grand St. Bernard, where excellent PDO Jambon de
Bosses is produced, is also an attractive and well-equipped ski resort.
The whole valley is somehow bound up with the Grand St. Bernard
Pass crossing. The imposing Château Verun at Saint-Oyen provides
accommodation facilities and is run by the Canons of Grand Saint
Bernard. The journey theme is a recurring one: for example, there
is a permanent open-air Exhibition of Sculptures in the streets of
the village of Etroubles, called “À Etroubles, avant toi sont passés...”.
Through a beautiful forest the route leads to the village of Gignod,
52
with the lofty bell tower of the Church of St. Hillary, one of the
protector saints of pilgrims, and then winds downwards, through
orchards and vineyards, towards the city of Aosta.
On the hill crossed by the itinerary we can admire the landed
estate of Institut Agricole Régional where, at the agricultural college,
to complement education also excellent wines are produced.
Aosta is a very interesting place to visit, with a lovely historic centre
and numerous monuments from Roman and medieval times. As
soon as you enter the city, the building that houses the Regional
Archaeological Museum comes into sight, close to the Cathedral,
which was erected on the ruins of an early Christian sacred
building. The Treasury Museum and the Octonian frescoes are
not to be missed. A few yards ahead opens central Piazza
E.Chanoux, backed to the north by the lovely façade of the City Hall.
The pedestrian route crosses Porta Praetoria and leads to the
triumphal Arch of Augustus and to the Roman bridge, monuments
dating from the time of Roman Augusta Praetoria, and still
magnificently preserved. Just outside the city walls, a visit is
recommended to the imposing architectural complex of Collegiata
di Sant’Orso, with its beautiful cloister, and to the Church of San
Lorenzo, where exhibitions are held.
After leaving Aosta, the route continues across the mountainside
and, at Saint-Christophe, it joins the “Chemin des vignobles” as
far as Pont-Saint-Martin. Along he sunny hillsides of Quart, Nus,
Verrayes and Chambave, covered with the vineyards from which
renowned CDO wines are made, pleasant tastings await travellers
in wineries and “caves cooperatives”.
At the mouth of the Matterhorn Valley we reach Châtillon and
then Saint-Vincent, well-known for its Casino and Spa. The
itinerary then winds past some lovely castles nestled on strategic
rises: Chenal and Saint-Germain at Montjovet and the fortress of
Verrès looking out onto the Ayas Valley. Past the Arnad vineyards,
the narrow valley is dominated by the majestic Fortress of Bard,
which overlooks a picturesque village. The Fortress houses the
Museum of the Alps and various exhibits. We then reach the centre
of Donnas walking along a stretch of Roman road dug in the rock.
The village attractions include a few fine buildings, such as 17thcentury Palazzo Enrielli and the Museum of Wines and Vines,
where you learn about the history of hard wine-growing on the
typical terraces of the south-facing slopes. Donnas was the first
wine of Valle d’Aosta to be listed with Controlled Denomination
of Origin. Vineyards are the typical feature of the landscape as far
as Pont-Saint-Martin, the last stage before leaving Valle d’Aosta.
A visit to the Roman Bridge, which has withstood wars and floods
for 2000 years. Two castles, namely the Pramotton Tower on the
right bank of the Dora Baltea and the Castellaccio on the left
bank, at the mouth of the Gressoney Valley, mark the boundaries
of the Region.
The itinerary continues and the horizon broadens over the wide
plain. We walk through the picturesque villages of Carema,
Torredaniele and Cesnola, surrounded by the vineyards from which
CDO Carema wine is made. We then head for Borgofranco and
Montalto Dora, overlooked by an imposing 14th-century castle,
before reaching the wide Morainic Amphitheatre of Ivrea, built
up by the Balteo Glacier which flowed through the Aosta Valley
during the Quaternary period and featuring a variety of landscapes:
moraines, rocky hills, flat land stretches, five lakes (Pistorio, Sirio,
Campagna, San Michele and Nero) enclosed within the hollows
crated by the glacier erosion, and humid areas with various,
interesting flora and fauna. We the reach Ivrea and its historic
centre which still boasts important monuments dating from the
time of King Arduino (early 11th century), such as the Cathedral,
the Cloister of the Canons and the Bishop’s Palace. Worth visiting
is also the Castle “with the red,embattled towers” built by the
Savoy“Green Count”in the 14th century.
La Via del Gusto
The Trail of Taste
SUGGESTIONI AL CHIARO DI LUNA
MOONLIGHT SUGGESTIONS
di Giuseppe Maghenzani
Il castello di Fénis
Il castello di Fénis
Nella pagina precedente il
borgo di Saint-Rhémy-enBosses nel contesto della
valle del Grand-SaintBérnard
Nella pagina precedente il
borgo di Saint-Rhémy-enBosses nel contesto della
valle del Grand-SaintBérnard
Via Francigena
a luna in Valle d’Aosta è qualcosa di spettacolare.
Nella maestosità delle Alpi, la sua luce crea immensi scenari dove la natura gioca relazioni intense e forti. Molti tesori nascono da queste relazioni e si tengono a debita distanza dagli sguardi di chi
si ostina a correre veloce lungo l’autostrada che attraversa la valle, senza mai pensare di fermare per un attimo il
proprio tempo. Ma noi siamo diversamente veloci, siamo pellegrini lungo la Fancigena e, con il nostro passo,
possiamo ammirare ad uno ad uno questi tesori. La prima luna è un formaggio assai famoso, la Fontina. Ne
parliamo con Mauro Trèves, Presidente della Cooperativa Produttori Latte e Fontina di Saint-Christophe. La
seconda luna è un prosciutto che raccoglie i più acuti
estimatori, il Jambon de Bosses. Di questa specialità parliamo con Edi Avoyer, Presidente della Società Cooperativa Tybias Baucii di Saint-Rhèmy-en-Bosses. La terza
luna è di un chiaro avvincente e porta il nome di Lard
d’Arnad. Ne parliamo con Lorenzo Borettaz, Presidente
ad Arnad dell’omonima associazione di tutela. C’è poi
una quarta luna, un formaggio ‘povero’ quanto nutrien54
te. Si chiama Fromadzo ed è popolarissimo al desco più
autoctono. E proprio da questo ospitale tavolo partiamo, prima di discorrere con i nostri ospiti.
FROMADZO (DOP)
La sua particolare vocazione è quella di accogliere molte
interpretazioni d’autore. Pensate, ha un range di stagionatura molto ampio, potendo esser gustato a stagionatura breve o media –da due ad una manciata di mesi- o
lunga (dieci mesi). Viene prodotto in tutta la vallata con
il più semplice e sapiente dei metodi: latte vacino,
mungitura mattutina e serale insieme, un po’ di riposo,
poi il coagulo con fermenti lattici autoctoni che innescano l’opera della natura. Rotta la cagliata, arrivano le
féitchie, le fuscelle che accolgono il formaggio. Pressata
e rivoltata più volte al giorno, salata in salamoia (ma è
possibile farlo anche a secco), la forma viene pulita e
messa a riposo. Ogni contrada valdostana intende il
Fromadzo come formaggio da pasto a tutto campo: dai
prati il latte prende il profumo dei fiori di montagna,
dalla stagionatura prende la caratteristica fragranza
semidolce (se attuata per pochi mesi) o tende alla punta
di piccante, se prolungata nel tempo. Nelle produzioni
locali, troviamo il Fromadzo anche aromatizzato. C’è chi
ama arricchirlo con bacche di ginepro, oppure con semi
di finocchio selvatico, oppure ancora con semi di cumino.
Il risultato porta sempre in tavola un tradizionalissimo
compagno per pane di segale e polenta. A piena stagionatura, grattugiato, diventa anche un prezioso tocco per
i classici primi valdostani, come le zuppe invernali e le
minestre. D’estate, vale anche una buona pasta. Serve
tutto l’anno, lo si gusta a tutte le stagionature. Cosa pretendere di più?
FONTINA (DOP)
Nel 2007 la Cooperativa Produttori Latte e Fontina ha
festeggiato i 50 anni di attività. Era stato l’Avvocato
Cesare Bionaz, già Presidente del Consorzio Agrario della
Valle d’Aosta e del Consorzio Produttori Fontina (l’organismo di tutela della DOP) a caldeggiare, nell’ormai
lontano 1957, la costituzione della Cooperativa. L’intento era soprattutto quello di difendere la difficile economia dei produttori, specie più piccoli, sparsi fra alpeggi,
La tipica forma di Fontina DOP
La tipica forma di Fontina DOP
aziende agricole, caseifici sociali… Occorre infatti riflettere, quando si parla di un formaggio famoso come la
Fontina, sul profondo risvolto sociale che la sua produzione e la sua corretta commercializzazione rivestono in
termini di economia di vallata. Oggi abbiamo nuove
parole per definire tutto ciò: sviluppo sostenibile, compatibilità ambientale, riequilibrio territoriale... Allora si
trattava anche di difendere la montagna valdostana dall’intrusione di un mercato con pochi scrupoli, colmo di
imitatori e pronto ad abusare del nome stesso ‘fontina’
(è del 30 ottobre 1955 la legge che sancisce la denominazione Fontina per il solo formaggio prodotto in Valle
d’Aosta). Così, tutti i direttori della Cooperativa che si
sono succeduti nel tempo –l’attuale direttore, in carica
dal 2000, è Ezio Toscoz- hanno affiancato il lavoro politico dei Presidenti ragionando con i contadini di storia,
autenticità, tradizione e… disciplinari di produzione, per
arrivare ai giorni nostri con un formaggio inimitabile e
in splendida forma, capace di competere ai massimi livelli sui mercati. Dal lavoro nudo e crudo sugli alti pascoli e dalle mani sapienti dei casari questo latte si trasforma, mediamente, in oltre 1600 forme al giorno, capaci di giungere intatte per fragranza anche in Australia.
Le moderne tecniche, che consentono di confezionare il
prodotto anche con pezzatura ridotta in atmosfera protettiva, nulla aggiungono però a quella verità di fondo
che la Cooperativa trasmette e che è apparsa anche in
una recente immagine pubblicitaria: Ricordati, Fontina
si nasce…
E proprio da questo nascere Fontina -che gli storici datano al1270- prendiamo spunto per parlare con Mauro
Trèves attuale Presidente della Cooperativa. Possiamo
dire, dunque, che la nostra Via Francigena ha sempre
offerto nei secoli la Fontina a suoi viandanti ...
La Fontina è da sempre un prezioso segno di ospitalità, da
gustare in compagnia ed offrire ai forestieri, secondo gli usi
secolari della nostra civiltà rurale alpina. Abitudini forgiatesi non a caso ai piedi dei passi Alpini conosciuti fin dall’antichità, forieri di quel ruolo di crocevia europeo che
ancora oggi più che mai ci rende consapevoli delle nostre
peculiarità: la filiera lattiero casearia ne rappresenta la chiave di lettura e la Fontina la secolare ambasciatrice.
C’è qualche aspetto di questo formaggio che lei ritiene
importante sottolineare o che degnamente rappresenta
la secolare simbiosi fra prodotto tipico, cultura del cibo
e lavoro dell’uomo in Valle d’Aosta?
La Fontina DOP – questa è la corretta denominazione,
ricordiamolo- è un formaggio vaccino grasso a pasta morbida semicotta (la cagliata, una volta rotta, viene cotta a 4749 gradi) e proviene da un latte freschissimo crudo e intero
raccolto da non più di qualche ora (niente mescolanza fra
munte serali e mattutine). La Fontina può essere dunque
prodotta soltanto con latte crudo appena munto dalle bovine di razza valdostana, alimentate con foraggi locali. Aspetti
imprescindibilmente legati al territorio ed alla lunga e consolidata relazione tra l’uomo e la bovina, simbolo di sopravvivenza ai duri ritmi del vivere in pendice. Anche la
trasformazione del latte in formaggio ha un ché di
archetipo.E’ lungo il lavoro del casaro, che rivolta la forma
e sostituisce i teli bagnati, che alterna un giorno di
spazzolatura con uno di salatura… e che pone le forme
nelle grotte di roccia, ad umidità controllata naturale…
L’aroma inconfondibile e la facile fusione rendono poi la
Fontina ottima per molteplici utilizzi, per ritrovare per un
55
Bovine autoctone di razza
valdostana pezzata rossa,
allevate per la
produzione del latte
destinato alla
trasformazione in
Fontina DOP
Bovine autoctone di razza
valdostana pezzata rossa,
allevate per la
produzione del latte
destinato alla
trasformazione in
Fontina DOP
Via Francigena
attimo, anche lontano
dalla Valle d’Aosta, il
senso ed i ritmi della vita
in montagna.
Il Jambon de Bosses DOP
adagiato sul suo
caratteristico “nido di
fieno”
Il Jambon de Bosses DOP
adagiato sul suo
caratteristico “nido di
fieno”
Il Jambon de Bosses DOP
presentato in un cesto di
pane nero e abbinato a
miele e noci
Il Jambon de Bosses DOP
presentato in un cesto di
pane nero e abbinato a
miele e noci
Via Francigena
Il turismo sempre più
spesso cerca una verità
locale nei prodotti tipici che incontra sul territorio. Cultura e gastronomia camminano
insieme, ed è questo del
resto lo scopo della Via
del Gusto che propone
lo stesso itinerario
francigeno. Al riguardo, segnaliamo ai pellegrini di oggi desiderosi di conoscere il formaggio che, oltre al
punto vendita del Centro Visitatori di
Valpelline, la Cooperativa propone degustazione e vendita presso
tre chalet: a Pré-SaintDider, a Cogne e a
Saint-Christophe. C’è qualche consiglio che lei vuole
suggerire a coloro che desiderano incontrare questa storia lungo la Via Francigena?
La Fontina è davvero intrisa di storia: dopo un tappa al
nostro Centro Visitatori di Valpelline, consigliamo ai pellegrini la visita al Castello di Issogne, meraviglioso maniero
del XV secolo, le cui pitture segnalano l’importanza della
Fontina nel tempo e la sua presenza al desco dei Signori
medioevali. Chi invece desiderasse continuare a camminare all’aria aperta, si imbatterà nella bella stagione in un
alpeggio o in una zona di pascolo: le varie attività e l’atmosfera che le circondano rappresentano l’impagabile senso del
vivere quotidiano per tutti gli allevatori nostri soci.
JAMBON DE BOSSES (DOP)
Siamo a Saint-Rhemy-en-Bosses, a1600 metri d’altitudine, nella Valle del Gran San Bernardo. Il maniero
medioevale dei Bosses, nei pressi della chiesa di Saint
Léonard, è il fiero baluardo che testimonia il trascorrere
dei secoli. Appartenuto alla famiglia omonima (di antichissimo lignaggio, Bosses deriva da Baucius, nome di
possidente romano), tesse una
storia che a partire dal 1200 lega
indissolubilmente le vicende
medioevali della famiglia a quelle del Borgo. Tali vicende non
sempre erano in sintonia con le
volontà dei potentati della vallata, in specie con quelle dei
Conti di Savoia. Le cronache
narrano che nel 1300 il Balivo
d’Aosta (dal latino baiulivus,
funzionario-luogotenente della
signoria dominante) aveva provveduto ad abbattere la torre del
castello. Oggi la posizione do56
minante del fortilizio è tutta culturale, integrata com’è
nel progetto europeo di valorizzazione dell’intera area
storico-tematica del Gran San Bernardo. Ed è su questa
direttrice che noi dobbiamo guardare per comprendere
la nascita della tradizione norcina propria di SaintRhemy, tradizione che ha dato lustro al Val d’Aosta
Jambon de Bosses. Ogni anno, alla seconda domenica
di Luglio, Saint-Rhemy celebra la sagra di questo pregiato prosciutto ‘da Re’. Questa maestà del gusto appartiene al genius loci, come minimo, dal XIV secolo. Le
sue origini sono dunque anch’esse medioevali e nulla ci
vieta di supporre che, dopo la distruzione della torre, il
nostro Balivo non abbia riportato al Signore d’Aosta
qualche tybias porci locale. Tybias porci è infatti la denominazione di prodotto che ci appare in un documento
risalente al 1397. Tybias Baucii, in ossequio all’antico
possidente romano, è invece il nome che si è data la ‘confraternita’ Cooperativa che ha curato amorevolmente la
promozione dello Jambon de Bosses. Il sodalizio ha
espletato fino a quest’anno anche le funzioni propriamente attribuite ai Consorzi di promozione e tutela (dal
24 febbraio di quest’anno è stato costituito apposito
Comitato Promozione e Valorizzazione del Val d’Aosta
Jambon de Bosses D.O.P.). Edi Avoyer è il Presidente
della Cooperativa e del comitato stesso, ed è a lui che ci
rivolgiamo per scoprire tutte le virtù di questa specialità. A differenza di altri prosciutti, nello Jambon de Bosses
fanno capolino anche fragranze come le erbe aromatiche, l’aglio, le bacche locali…
Dobbiamo innanzitutto precisare che il suino che dà corpo
allo Jambon de Bosses può essere allevato solo inValle d’Aosta
e solo in alcune regioni dell’Italia settentrionale, ove abbiamo la garanzia di corretti parametri e standard qualitativi.
Il prosciutto si produce invece soltanto qui, nella piccola
comunità della vallata, nel territorio del Comune di Saint
Rhémy en Bosses, ultimo centro prima della frontiera svizzera. Dopo la macellazione, le cosce intere e munite dello
‘zampino’ sono rifilate dal grasso e dall’eccesso di cotenna e
conferite presso gli opifici di salatura e stagionatura. Dopo
queste cure, lo “Jambon de Bosses” assume la caratteristica
forma a chitarra con zampino ripiegato. Precisiamo che la
particolare stagionatura alle alte quote (fino a 1800 m/
slm) può durare anche fino a 24 mesi; il minimo richiesto
dal disciplinare sarebbe di 12 mesi, ma è consuetudine
commercializzare il prodotto solo quando è maturo, cioè
dopo il 18° mese. Questo prolungato rapporto artigianale
con il prodotto è frutto di una esperienza coinvolgente per i
contadini delle baite e delle piccole aziende che curano
amorevolmente la sua maturazione. Effettivamente, il nostro è un prosciutto inconfondibile; nella fase di salatura le
cosce rifilate sono asperse a secco con sale marino, aglio tritato, erbe aromatiche (salvia e rosmarino), pepe macinato
grossolanamente e bacche reperibili sul nostro territorio.
Ripetutamente, ad ogni aspersione con il sale, la coscia viene poi delicatamente frizionata mediante un massaggio che
procede dal gambo verso la testa del femore. Dopo l’inizio
della stagionatura e preferibilmente non oltre il limite di
sette mesi, le superfici non coperte dalla cotenna vengono
abbondantemente ricoperte con impasto di sugna e pepe
puro macinato, al fine di evitare l’ossidazione delle parti
esposte. Insomma, questo prosciutto è veramente curato e
accudito in ogni momento della sua vita, per questo ‘ci appartiene’…
Via Francigena, via di meditazione, di paesaggi, di cammino e di incontri. Il progetto di una Via del Gusto su
questo stesso itinerario ci pare in perfetta sintonia con le
esigenze di un turismo lento che sappia cogliere le vere
anime dei luoghi, nello spirito come nella tavola. C’è, in
sostanza, bisogno di prodotti autentici, vissuti, al di là
degli impliciti disciplinari di produzione e delle
certificazioni DOP. Ed il Val d’Aosta Jambon de Bosses
non rinuncia ad appartenere a questa categoria.
LARD D’ARNAD (DOP)
Fra il castello di Bard e quello di Verres, cinto dalla Dora
Baltea, si trova il Comune di Arnad. La storia del nome
è lunga (Arna, Arnadi… Arnaud, Arnaz, Arnad), lunga
come quella dei secoli trascorsi ad accogliere viandanti e
genti straniere. O a subire quegli eserciti che a vario titolo e dai tempi più remoti amavano calarsi dalle Alpi
nel Bel Paese. Poco distante da Arnad sorge il Santuario
di Notre-Dame-des-Neiges, ove viene celebrata la festa della
Madonna delle Nevi. Ma è San Martino, il santo cavaliere del mantello, ad essere patrono della chiesa parrocchiale. E’ stata edificata intorno al fatidico anno 1000,
quasi a suggellare il più ospitale viatico per l’inizio del
millennio. Ad Arnad, insomma, ci si passa per forza: è la
porta dell’intera valle, in visione delle Alpi o in pre-visione della pianura. Oggi ad Arnad ci si ferma anche per
far festa, sul finire d’Agosto. E’ la Féhta dou Lar, sono
proprio i giorni che vedono protagonista il prodotto di
cui parliamo, il Lard d’Arnad. Possiamo innanzitutto
affermare che è l’unico lardo europeo a godere della denominazione di origine protetta. Molto versatile nella
tavola quotidiana, il lardo funge di rigore da antipasto
ma, come tutti i salumi dal grasso prosperoso, attira anche i palati più dieteticamente rigidi. Il lardo sa infatti
sciogliersi in bocca. E’ questa la sua trappola. E’ una
trappola amica, che funziona proprio come la cappa di
San Martino. Ti avvolge, ti scalda. Storicamente, si hanno i primi attestati del consumo del Lard d’Arnad nel
XVI secolo. Lorenzo Borettaz, Presidente del Comité che
ne custodisce la memoria e le modalità di trasformazione, ci introduce a questa specialità:
La carne che dà vita al Lard d’Arnad è uno spallotto proveniente da maiali ‘pesanti’ (oltre 2 quintali). La provenienza e la qualità della materia prima è ovviamente tracciata
sotto il profilo normativo, ma ciò che caratterizza fortemente la specialità è il modo con cui viene preparata. Il
lardo è infatti lavorato e posto a maturare nei doils. Si tratta degli stessi recipienti di legno (realizzati in castagno o in
rovere) storicamente utilizzati nei secoli passati. Da questo
punto di vista, nulla è cambiato: all’interno dei doils si
alternano strati di lardo e una miscela di acqua e sale,
speziata con erbe aromatiche. Agli ingredienti esclusivamente naturali si aggiunge però la mano dell’uomo. Il Comune di Arnad conta circa 1300 anime, ma le mani che
contano sono quelle che sanno passar di mano una sapienza antica, di famiglia in famiglia, di generazione in generazione. E’ proprio questo che ci interessa. Cosa possiamo
dire della ‘ricaduta’ sul tessuto sociale e su quello dell’ospitalità che il Lard d’Arnad provoca oggi? Che è positiva,
estremamente positiva.
le esigenze di un turismo più meditato e più rispettoso
delle comunità locali. Fra istinto di ‘campanile’, recupero
di valori e modernità, fra diversità e omologazione, il
Lard d’Arnad segna un’irrinunciabile tappa il cui eco
travalica ormai da tempo i confini della vallata.
he special flavours of Valle d’Aosta are best
appreciated when, after a pleasant day spent in
the open air amid beautiful surroundings, the light
of the moon outlines fantastic, evocative shapes
on the rugged Alpine peaks or through the battlements of a
majestic castle. That’s a magic time when the traveller who
ventures across Valle d’Aosta with the slow pace of the pilgrim,
can also be delighfully rewarded by the possibility of tasting
some of the delicacies stored in the treasure casket of the Region:
Fontina, Jambon de Bosses, Lard d’Arnad and Fromadzo.
We asked Mauro Treves, President of the Milk and Fontina
Producers Cooperative of Saint-Christophe, Edy Avoyer,
President of the Tybias Baucii Cooperative Society of SaintRhémy-en-Bosses, Lorenzo Borettaz, President of the “Lo
Doil” Committee and organiser of Féhta dou Lar, further
information about such specialities.
Let’s start with Fromadzo, perhaps the most popular type of
cheese produced in Valle d’Aosta.
FROMADZO (PDO)
It is produced in the whole territory of Aosta Valley, in the
simplest yet wisest way: a mixture of cow’s milk from the
morning and evening milkings, some rest and curdling with
natural milk enzymes. Once the curd is broken, the cheese is
put into the féitchie, or moulds, which will give it its typical
round shape. Each wheel is pressed and turned upside-down
many times a day, then salted in a brine (also dry-salting is
possible) and stored to age. Fromadzo has a pleasant smell of
milk, with a special aroma of herbaceous plants and
mountain flowers. It has a semi-sweet flavour when fresh,
and a stronger, slightly salty flavour, sometimes a little spicy,
when it is more mature. Juniper berries, cumin or wild fennel
seeds are sometimes added for a special flavour. It has always
been a very popular table cheese and a perfect match for
polenta and rye bread. When aged, it can also be grated onto
a soup or on pasta dishes. What more?
FONTINA (PDO)
The Milk and Fontina Producers Cooperative celebrated its
50th anniversary in 2007. The cooperative was founded with
the purpose of supporting the weak economic power of cheese
Il lardo d’Arnad DOP
profumato e ricco di
aromi
Il lardo d’Arnad DOP
profumato e ricco di
aromi
Il progetto di una Via del Gusto sull’itinerario Francigeno
tenta di porre in relazione le piccole nicchie ‘golose’ con
57
Via Francigena
Recipiente in legno per la
stagionatura del lardo
d’Arnad DOP
Recipiente in legno per la
stagionatura del lardo
d’Arnad DOP
FONTINA DOP
Cooperativa Produttori Latte e
Fontina
www.fontinacoop.com
JAMBON DE BOSSES DOP
Società Cooperativa Tybias Baucii
www.jambondebosses.it
LARD D’ARNAD DOP
Comité lo doil
www.festalardo.it
producers from mountain pastures, farms or dairies. The
production and marketing of fontina have always had a
strong impact on the economic life of the Valley, therefore it
was to be safeguarded from imitations (in October 1955 the
law decreed that the term Fontina could be used only for the
cheese produced in the Aosta Valley). The heritage of history,
genuineness, tradition and strict production regulations have
been mixed to make this unequalled type of cheese, highly
appreciated and competitive in all markets. The hard work
of farmers and cattle breeders in the high pastures and the
skill of cheese-makers are the perfect mix for the processing
of the milk produced in the region and make some 1,600
Fontina wheels every day. A recent advertisement reads:
Remember, you are born Fontina...
It is just from the origins of Fontina – which historians date
from 1270 – that our conversation with Mauro Treves starts.
We can say that the Via Francigena has always offered its
travellers the possibility of tasting and enjoying Fontina...
‘Our dairy produce, Fontina cheese above all, has alway
been a symbol of hospitality to be tasted with friends and
strangers alike, according to the traditions of our rural
civilization, rooted near the Alpine passes, which have
always been a crossroads of Europe. Fontina PDO – this
is the proper registered designation – is made with full
fat, raw and very fresh cow’s milk from one milking
session. The milk must come exclusively from cows of
Aosta black or red-spotted breed, fed with the local forage.
The cheese has a soft texture and a mild, slightly nutty
flavour. The fresh wheels are kept humid, brushed and
salted very frequently before being stored in rock grottoes
to mature. Fontina melts well and is excellent for a variety
of cooked dishes as well as sandwiches; it also makes a
great table cheese’.
The tourists seem to be increasingly interested in the local
products of the different areas they are visiting: culture and
gastronomy proceed side by side; this is, however, the purpose
of the Trail of Taste that runs along the Via Francigena itself.
By he way, the modern pilgrims who want to learn about
and taste Fontina, can call at the Visitors Centre in Valpelline
or at one of the three chalets run by the Cooperative at PréSaint-Didier, Cogne and Saint-Christophe. Any advice for
the travellers along the Via Francigena who want to learn
more about this cheese?
After a visit to our Centre in Valpelline, we would
recommend a visit to the Castle of Issogne, a splendid
15th century fortress with frescoes portraying the presence
of Fontina on the table of medieval lords. For keen walkers,
however, a visit to a mountain summer pasture could be
a really rewarding experience.
JAMBON DE BOSSES (PDO)
We are at Saint-Rhémy-en-Bosses, a village at 1,600 metres
of altitude in the Grand Saint Bernard Valley. The medieval
castle of the Bosses, near the Church of St. Léonard, is
reminiscent of the long history of the village. The manor house
belonged to the aristocratic Bosses family (the name comes
from Baucius, a Roman landowner) and to start from the
early 13th century the family’s and the village’s history were
closely connected. The events were not always in step with
the will of the Lords of the Valley, especially of the Counts of
Savoy; we learn from the chroniclers that in the year 1300
the Bailiff of Aosta had the castle tower pulled down. The
castle is presently a tourist-cultural attraction in the Grand
Saint Bernard Valley. What has also made Saint-Rhémy
Via Francigena
58
famous through the century is its pork butchery tradition
and, above all, the production of Jambon de Bosses. On the
second Sunday of July every year, the festival of this excellent
raw ham is celebrated at Saint-Rhémy-en-Bosse. The
excellence of taste has been a feature of the genius loci since
the 14th century. A document (Contes de l’Hospice du GrandSaint-Bernard) dated 1397 mentions thybias porci produced
in the territory of Saint.Rhémy. As a homage to the ancient
Roman landowner, a Tybias Baucii cooperative brotherhood
was created for the promotion of Val d’Aosta Jambon de
Bosses PDO, at present backed by the Committee for the
Promotion and Marketing of that same product. Edi Avoyer
is President of both the Cooperatiove and the Committee
and we ask him for further information. Unlike other types
of ham, Jambon de Bosses has fragrances of haromatic herbs,
garlic, local berries...
‘That’s true. And we must point out that the pigs
butchered for Jambon de Bosses can only be bred in Valle
d’Aosta and a few regions of Northern Italy, according to
strict quality criteria. The jambon, however, can only be
produced in the territory of Saint-Rhémy-en-Bosses. The
best pork haunches are selected, salted with the addition
of garlic, sage, rosemary, local berries and coarsely ground
pepper and stored to age at high altitudes (up to 1,800 m
asl). The ageing lasts at least twelve months, but Jambon
de Bosses is usally put on the market after 18 months. In
each stage of its long maturation process the “jambon” is
taken great care of. It is produced in a limited quantity
and is dedicated to the most refined palates and to the
gourmets who are looking for genuine tastes’.
The Via Francigena offers a variety of landscapes, of paths,
of encounters and many opportunities for meditation. The
project of a Trail of Taste along the same route, seems to be
in tune with the needs of slow tourism, capable of seizing
the true spirit of places and of local produce, in a quest for
natural, genuine tastes. Val d’Aosta Jambon de Bosses fits in
perfectly.
LARD D’ARNAD (PDO)
The village of Arnad lies on the banks of River Dora Baltea,
between the castles of Bard and Verrès. The name of the village
has a long history (Arna, Arnadi...Arnaud, Arnaz, Arnad)
across the many centuries where hospitality for travellers and
foreigners became a tradition, or the area was invaded by
the armies that crossed the Alps towards Italy. For its location,
Arnad has always been a transit area, being the Valley gate.
A pleasant stop at Arnad is still very popular towards the end
of August for the Féhta dou Lar, a village fair having Lard
d’Arnad as its star. It is worth remembering that it is the
only type of lard in Europe to have received the indication of
Protected Designation of Origin. Tempting and extremely
tasty, it is traditionally served as an appetizer. Lard d’Arnad
has been produced and appreciated to start from the 16th
century. As Lorenzo Borettaz points out:
‘The meat used to make the Arnad lard is the shoulder of
fat pigs (weighing over 200 kilograms) fed according to
strict rules, but the unique taste of our lard is mainly the
result of its special processing. The lard is stored to season
in chestnut wood containers called doils, with brine and
a mixture of haromatic herbs. The secrets for making this
very special product have been handed down from
generation to generation. The popularity of Lard d’Arnad
is important for the economic and social life of our
community’.
tefano Cavazzini ha una lunga esperienza ‘spesa’ al servizio di un’idea: un ParmigianoReggiano d’eccellenza. E proprio con quest’idea
siede alla Presidenza della Sezione di Parma di
uno dei più blasonati Consorzi di tutela italiani. Sulla
Via Francigena il Parmigiano è proprio, secolarmente,
di casa. A differenza del pellegrino d’un tempo, il pellegrino di oggi si trova ovviamente di fronte una storia
che ha cambiato confini e stili di vita. Ma fra i tanti
cambiamenti, un pensiero resta attualissimo: il significato di un prodotto che nasce da un ancestrale legame
con il territorio. Noi vorremmo magari un territorio facile da percorrere, guardare, gustare... ma il Parmigiano
pretende un territorio lento, forte, attento. Richiede una
quotidianità di rapporti, di lavoro e di cura, che resta
ancorata alla fatica del fare e all’entusiasmo di essere riusciti a realizzare qualcosa di splendidamente unico.
Un rapporto esclusivo con il territorio
“Se qualcuno pensa - dice Stefano Cavazzini - che il Parmigiano-Reggiano sia solo un bell’esercizio di stile gastronomico, commette un errore. Questo nostro prodotto conserva una simbiosi con il territorio d’origine
che ha il carattere dell’esclusività. Ne determina i colori
nel corso delle stagioni, ne determina il profilo rurale e
sociale, ne determina l’aspetto naturalistico. Noi dobbiamo riflettere sul fatto che proprio nel comprensorio
del Parmigiano-Reggiano si registra un più elevato tasso
di biodiversità , dovuto al ciclo stesso del foraggio. Il
latte che nasce è cullato da una dinamica di terre ‘azotate’
da prati perenni, che arricchiscono notevolmente l’ambiente e che ospitano, alimentano e proteggono, una altrettanto infinita serie di specie. Si pensi solo alle varietà
di insetti che hanno il prato come habitat o alle diversissime infiorescenze, vero paradiso per le api. La base dell’alimentazione delle bovine che producono latte è dun-
Cultura del Cibo
Food Culture
PARMIGIANO-REGGIANO:
LE RAGIONI DELLA SUA
ECCELLENZA
Intervista a Stefano Cavazzini, Presidente del Consorzio
del Formaggio Parmigiano-Reggiano Sezione di Parma
PARMIGIANO-REGGIANO: THE
REASONS Of ITS EXCELLENCE
An interview with Stefano Cavazzini, President of
Consorzio del Formaggio Parmigiano-Reggiano Parma Section
di Giuseppe Maghenzani
que un fieno che proviene da un prato stabile e che ha,
implicitamente, una costituzione più ampia di essenze
foraggiere. A ciò si deve aggiungere una ulteriore ricchezza, sempre in termini di biodiversità, dovuta alle
diverse conformazioni orografiche presenti nella nostra
provincia. Queste ci consentono di affermare che, sebbene i disciplinari di produzione siano gli stessi, non
esiste di fatto una forma di Parmigiano-Reggiano che
sia uguale ad un’altra. Ciò costituisce un patrimonio di
saperi e di sapori non omologati e ineguagliabili”.
Formaggio
Parmigiano-Reggiano
Formaggio
Parmigiano-Reggiano
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