CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL 1852 PRESIDENTE, La Camera non essendo più in numero, sciolgo l'adunanza. La seduta è levala alle ore 5 4/4. Ordine del giorno per la tornala di lunedì : Nomina della Commissione per la biblioteca; T ORNAT A DEL Nomina di due membri per la Commissione di sorveglianza alla Cassa dei depositi ; Interpellanza del deputato Angius al ministro dei lavori pubblici; Discussione del progetto di legge sulle pensioni degli impiegati civili. 43 MARZO 4852 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CAVALIERE PINELLI. Atti diversiAnnunzio di interpellanze del deputato Ferracciu al ministro dell'interno relativamente agli ultimi avvenimenti di Sardegna — Estensione data dal deputato Valerio Lorenzo a quelle interpellanze — Osservazioni del deputato Sulis e del ministro dell'interno — Interpellanze in proposilo del deputato Pescatore al ministro dell'interno, riflettenti alcuni atti amministrativi — Risposta del ministro e repliche dell'interpellante — Interpellanze del deputato Angius al ministro dei lavori pubblici su cose relative al porto di Bosa in Sardegna — Risposta dello stesso ministro dei lavori pubblici e replica dell'interpellante — Discussione generale intorno al progetto di legge sulle pensioni di riposo agli impiegati civili — Discorsi dei deputati Despine e Menabrea — Osservazioni del deputato Sappa, commissario regio, e del deputato Cavallini, relatore della Commissione — Discorsi dei deputati Michelini e Iosti — Risposta a quest'ultimo del ministro delle finanze — Replica del deputato Menabrea alle osservazioni del relatore e del commissario regio — Replica del deputato Iosti al ministro delle finanze — Osservazioni del relatore e del ministro delle finanze — Mozione del deputalo Valerio Lorenzo — Risultamento dello scrutinio per la nomina della Commissione per la biblioteca e dei due deputati che debbono far parte della Commissione di sorveglianza sulla Cassa dei depositi e dei prestiti. SOMMARIO. La seduta è aperta alle ore 1 3/4 pomeridiane. AIREIKVI, segretario, legge il processo verbale della precedente tornata, il quale è approvalo. ATTI DIVERSI. PRESIDENTE. Seguendo l'ordine del giorno si procederà ora alla nomina dei membri che debbono far parte delle due Commissioni, l'una per la biblioteca della Camera, e l'altra per la sorveglianza della Cassa de'prestiti e depositi. Quindi prego i signori deputati a scrivere i nomi sopra due schede separate e deporle nei due canestri che stanno appositamente collocati sulla ringhiera. (Siprocede alla votazione per le due Commissioni.) Estraggo a sorte il nome degli scrutatori : Bachet, Robecchi, Polto, Asproni, Viora, Avigdor. Io credo che la Camera vorrà per la formazione di queste due Commissioni attenersi alla maggioranza relativa, secondo la norma seguita pel passato. Voci. Sì ! sì ! PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni, s'intenderà così stabilito. (La Camera acconsente.) Uno dei votanti -ha dichiarato di aver messo le schede per la formazione delle due Commissioni in una cesta sola ; quindi prego i signori scrutatori di tener conto di quest'avvertenza nel fare lo spoglio. Ieri la Deputazione della Camera ha avuto l'onore d'essere ammessa a presentare al Re l'indirizzo stato dalla Camera votato. Sua Maestà si è compiaciuta di riconfermare alla Deputazione gli stessi sentimenti di soddisfazione per l'operato del Parlamento che già si contengono nel discorso della Corona. Nella stessa occasione la Deputazione ha pure presentato a S, M. le felicitazioni sue per l'anniversario della nascita sua e del Principe di Piemonte. ANNUNZIO D'INTERPEIÌIÌANZE DELI DEPUTATO PERRACCIU S1U1I ITIITIMI CASI DI SARDEGNA, PEHRACCIU. Avrei piacere di muovere al signor ministro dell'interno qualche interpellanza intorno agli ultimi casi di Sardegna, e più particolarmente della città e provincia di Sassari ; e prego perciò la Camera a fissare un giorno della settimana in cui voglia occuparsene. PRESIDENTE. Domando al signor ministro dell'interno quando creda di esser pronto a rispondere. TORNATA DEL 15 MARZO PERNiTi, m inistro dell'interno. La Camera fissi il giorno che stima più opportuno. PRESUMBISTE. Si potranno mettere all'ordine del giorno dopo la votazione di questa legge, EERRA.€CIIÌ. Vi acconsento. VAIIKITIO LORESZO. Io credo di dover ampliare la proposta latta dall'onorevole mio amico, deputato Ferracciu, invitando il Ministero a presentare la relazione delle cagioni, per le quali la città di Sassari e la provincia che ne prende il n o m e vennero poste in istato d'assedio; così facendo, le interpellanze che avranno luogo si aggireranno sopra un tema conosciuto da tutta la Camera, ed il voto che dovrà emettere il Parlamento sarà fondato sopra cognizione di causa, ed avrà quindi quell'importanza che deve avere ogni atto che emana dalla rappresentanza popolare quando una parte cara dello Stato è posta in condizioni eccezionali. PRESIDENTE, Osservo al deputato Valerio che questa istanza potrà farla nell'occasione in cui il deputato Ferracciu farà le sue interpellanze. MiCHEiiXNi. Io appoggio la proposta dell'onorevole deputato Valerio ; anzi non è senza mia meraviglia che non la vedo favorevolmente accolta dal ministro dell'interno. Mi sembra che lo stato d'assedio, il quale sospende il vigore delle leggi, non debba essere imposto che per legge sancita dai poteri delio Stato. Che se per motivi d'urgenza il Ministero può credere alcune volte dover ricorrere a tale anormale provvedimento, è suo dovere ragguagliarne al più presto possibile il Parlamento, ed ottenere da esso la necessaria autorizzazione. Laonde la domanda dell'onorevole deputato Valerio, che siano depositati sul banco della Presidenza i documenti che hanno dato luogo a decretare lo stato d'assedio, avendo molla analogia colle interpellanze mosse dall'onorevole deputato della Sardegna, e potendo giovare a dilucidare la questione, mi sembra che dovrebbe essere accolta dalla Camera, e dovrebbe pure essere accolta dal Ministero, il quale, anche senza esservi spinto, dovrebbe esporre alla Camera i motivi del suo operato. PRESIDENTE. Io non opposi che la proposta del deputato Valerio non entrasse nelle interpellanze del deputato Ferraccia, osservai soltanto che in occasione delle medesime l'onovole Valerio avrebbe potuto fare la sua istanza, VAIIERIO EORENZO. Ho ampliato la proposta dell'onorevole deputalo Ferracciu per rendere più fruttuosa e più breve la discussione che avrà luogo quando quelle interpellanze verranno fatte. Se noi avremo una relazione dal Governo sugli eventi della Sardegna, e sui motivi che lo condussero al grave passo di dichiarare ex lege, di porre momentaneamente in istato d'assedio una parte importante dello Stato, i dibattimenti che avranno luogo saranno più facili, e condurranno più spontaneamente ad una risoluzione utile e quindi cara a tutti. Egli è appunto per facilitare e l'opera dell'onorevole interpellante, e l'opera del Ministero medesimo, e più essenzialmente quella del Parlamento intero, ch'io chieggo venga fatta questa relazione, la quale, secondo bene disse l'onorevole deputato Michelini, avrebbe già dovuto il Ministero rendere di pubblica ragione prima d'ora. PERNATI, m inistro dell'interno. Quantunque io non abbia alcuna difficoltà a render conto degli atti del Governo alla Camera, non credo però fin d'ora di dover ammettere che io debba fare una relazione che preceda l'interpellanza che si vuol rivolgere al Ministero. Una relazione che scendesse nei minuti particolari di quanto è occorso sarebbe cosa che, a mio SESSIONE DEL1852 — Discussioni. 15 credere, gioverebbe poco da un lato, ed esporrebbe il Governo a presentare fatti forse meno esalti. Formandosi ora regolarmente un processo in via giudiziaria, ed un'inchiesta in via amministrativa per norma particolare del Governo, ove si desse questa relazione preventiva, si arrischierebbe di produrre asserzioni meno esatte, e di turbare anche quell'ordine che si debbe seguire nella discussione di affari sottoposti al potere giudiziario, perchè il Governo non deve emettere un giudizio sopra persone e fatti, se le cose non sono bene accertate, Ho accennato che si sta anche facendo un'inchiesta ammi« nistrativa, e dirò che già prima d'ora ebbi l'onore di convocare al Ministero dell'interno tutti i deputati e senatori della Sardegna. Desideroso che non si portasse al Parlamento una cosa la quale potesse dar luogo a questioni irritanti, ed a discussioni non sempre opportune, massime quando tendono a caratterizzare fatti a carico di molte persone, io convocai presso di me, non una. ma due volte, tutti questi signori deputati e senatori della Sardegna, ed esposi loro senza la menoma riserva tutti i fatti che erano a cognizione del Governo, senza voler però guarentire, più di quello che io poteva, l'autenticità dei documenti che io presentava. E non solo diedi loro notizia dei fatti occorsi, ma ben anche dei provvedimenti presi dal Governo, ed accennai loro come si fosse dichiarato Io stato di assedio, come si fossero conferite delle istruzioni al generale Durando, investito dei poteri portali dal medesimo decreto di stalo d'assedio; ed infine soggiungeva ancora» che aveva incaricati alcuni funzionari di fare un'inchiesta amministrativa sulle cause appunto che si credesse potessero aver dato luogo a questi disordini, e sulla condotta dei pubblici funzionari in tal disgustosa circostanza. Quello che h© detto allora ai signori senatori e deputati della Sardegna lo ripeterò alla Camera; ma, lo dichiaro, non credo conveniente una relazione particolareggiata dei fatti, che possa poi trovarsi meno esatta, ed inceppare con danno di alcune persone le operazioni del Governo, Del resto, darò tutte quelle spiegazioni che si crederanno necessarie per giustificare l'operato del Governo, operato che fu, ne son convinto, sempre appoggiato alia legge. Non si è toccato nulla delle leggi, non si è toccatoli potere giudiziario, dunque non vi è eccedenza di potere; almeno io per tale ritengo la cosa. Mi riservo d'altronde pel giorno che la Camera vorrà fissare a dare quelle spiegazioni che si crederanno necessarie, VALERIO KJORESZO. Quando io domandava che il si- gnor ministro facesse una relazione sui motivi che condussero il Governo al grave passo di proclamare lo stato d'assedio nella città e provincia di Sassari, io non chiedeva una relazione particolarizzata ; chiesi semplicemente una relazione. II Ministero doveva, appena aperto il Parlamento, presentarla ; egli era ed è in condizione di dare questa relazione con quei particolari che la sua prudenza e l'amore della verità e della giustizia gli dettano. Io domandava una relazione perchè quelli che non sono deputati della Sardegna, che non hanno carteggi diretti con quelle parti dello Stato, possano, dietro la relazione del Go verno, portare un giudizio sui fatti e sulle loro conseguenze. Io domandava questo nell'interesse, comò ho detto, non solo della provincia di Sassari, non solo dell'opposizione, ma del Ministero medesimo, nell'interesse della verità. Se il signor ministro è persuaso di non dover dare questa relazione nè particolareggiata nè altrimenti, la Camera terrà conto delle spiegazioni che egli le fornirà in quel giorno, e non vorrà appuntare quei deputati che, tenuti in silenzio delle cose } _ 114 — CAMERA DEI DE P UTATI — SESSIONE DEL 1852 s vo lge r a n n o con s id er a zion i ìe q u a li n on a vr e b b e r o fo r s e svolt e se a lia d iscu ssion e a vesse p r e ce d u t o u n a r ela zion e d e l Go ve r n o . Co m e h o già d et t o, q u a n d o il Min ist er o p r o ce d e va a d u n a t t o d i sim ile n a t u r a n on n e d o ve va r e n d e r con t o s ola m en t e ai s ign or i d e p u t a t i ed ai s ign or i s e n a t o r i d ella Sa r d e gn a , m a , a p e r t o il P a r la m e n t o , e r a d o ve r s u o m a ssim o d i ve n ir a d ir e p e r q u a li m ot ivi u n a p a r t e d ello St a t o e r a st a t a , p r iva t a m o m e n t a n e a m e n t e d e l b en efizio d elle leggi cos t it u zion a li. 11 Go ve r n o ciò n on h a fa t t o , ed io lo in vit a va a fa r lo in b e n e fìzio su o ed in b en efizio p u r e d ella d is cu s s ion e ch e a vr à lu o go . S'egli si r ifiu t e r à a fa r lo , la d is cu s s ion e s a r à a p e r t a q u a n t o a ll' in t e r p e lla n za , e , co m e h o già d e t t o , p r iva d e lla n a r r a zio n e su i fa t t i ch e e b b e r o lu o go e ch e a b b ia m o ch ie s t a , n oi e s p r im e r e m o q u e lle con s id er a zion i ch e escir a n n o d a lla n os t r a co s cie n za , m a ch e s a r e b b e r o st a t e m olt o p iù solid e se a ve s s e r o a vu t o fo n d a m e n t o s o p r a q u e lla r e la zio n e ch e h o a vu t o l' o n o r e d i d o m a n d a r e . SUI< IS. I ca si a vve n u t i a Sa ssa r i co m m o s s e r o viva m e n t e l' o p in io n e p u b b lica , t a n t o p iù ch e il Go ve r n o vi u sò m o d i s t r a n i, in u sit a t i e s co n ve n ie n t i. Il s ign or m in is t r ò h a p a r la t o d i d o cu m e n t i p r e s e n t a t i a d e p u t a t i e s e n a t o r i s a r d i ; or b e n e io ch ie d o ch e q u e s t i d o cu m e n t i e t u t t i gli a lt r i ch e son o in p o t e r e d e l sign or m in is t r o , r igu a r d a n t i i ca si di Sa s s a r i, ven ~ ga n o d ep osit a t i su l b a n co d ella p r e s id e n za . Se il s ign or m in is t r o co m u n icò o t u t t i o p a r t e di q u e i d ocu m e n t i ad a lcu n i d e p u t a t i e s e n a t o r i, n on d eb b e a ve r e a lcu n r a gio n e vo le r it e gn o a co m u n ica r li ai d e p u t a t i t u t t i, gia cch é il giu d izio ch e i d e p u t a t i sa r d i h a n n o p o t u t o fo r m a r s i è u n giu d izio lor o p a r t ico la r e ; m a il giu d izio ch e n e d e ve p o r t a r e la Ca m er a è sen t en za d ella n a zi o n e ; ed io d o m a n d o ch e la n a zion e la p r o n u n ci, q u e s t a s en t en za , con p ien a con os cen za d e i fa t t i. Qu est o d ep osit o p oi d ei d o cu m e n t i n on p u ò n ega r si q u a n d o t r a t t a si di a ffa r i ch e occu p a n o viva m e n t e l' a t t e n zio n e d ella n a zion e e d in t er es s a n o l'a m m in is t r a zio n e d ello St a t o , p e r ch è i d o cu m e n t i in q u e s t o ca so n on son o p iù di p r iva t iva m in is t e r ia le , m a a p p a r t e n go n o al p o t e r e le gis la t ivo , ch e d e ve p o r t a r vi le su e con clu s ion i. P e r t a n t o , a ccet t a n d o la p r op os t a d el sign or Va le r io in q u a n t o alla r e la zio n e , vi a ggiu n go la d om a n d a d el d ep osit o d ei d o cu m e n t i. P R E S I D E N T E . Os s e r ve r ò ai sign or i d e p u t a t i ch e n oi or a n on d ob b ia m o d is cu t e r e su lla r isolu zion e ch e la Ca m er a sa r à p e r p r e n d e r e su q u e s t o a ffa r e . Se co n t in u a q u es t a q u e s t io n e , n oi fa r e m o d u e d is cu s s io n i, u n a oggi, u n 'a lt r a q u a n d o a vr a n n o lu ogo le in t e r p e lla n ze . Io p r e go a d u n q u e i s ign o r i d e p u t a t i d i s o s p e n d e r e q u es t a d is cu s s io n e , r is e r va n d o la p e r il gio r n o in cu i sar à in t e r p e lla t o il Min ist er o, Il m in ist r o d e ll' in t e r n o ha la p a r o la . P E B M T I , m inistro dell'interno. Io n on voglio p r o lu n ga r e q u e s t a d is cu s s io n e , la q u a le n on è ch e p r e p a r a t o r ia , o m eglio u n ce n n o di d is cu s s ion e. Io r ip et o ch e d a r ò u n a r e la zio n e d ello st a t o d elle cos e p er q u a n t o cr e d e r ò sia n ecessa r io ch e la Ca m er a lo co n o s ca , m a n on p o t r ò e n t r a r e in m olt i p a r t ico la r i, p e r ch è n on son o a n cor a a cce r t a t i. Qu a n t o p oi a l d ep osit o d ei d o cu m e n t i, io p r e go il sign or d e p u t a t o Su lis di voler co n s id e r a r e q u a l d ist in zion e es s en zia le p a ssi t r a q u e llo ch e fa il Go ve r n o p e r a t t o d i d e fe r e n za , p e r a t t o ch e va lga a d im o s t r a r e in fa ccia al p a e s e con q u a n t a le a lt à , con q u a n t a fr a n ch e zza a gis ca , e la p r o d u zio n e di fa t t i e d o cu m e n t i ch e si e s p o n go n o in fa ccia al p a ese in t e r o . Egli co m p r e n d e r à fa cilm e n t e ch e in u n a co m u n ica zio n e p a r t ico la r e si p osson o fa r e d elle os s er va zion i e d elle com u n ica zion i le q u a li n on si p o t r e b b e r o e gu a lm e n t e fa r e a lla t r ib u n a . In q u e lla s e d u t a d el P a r la m e n t o io fa r ò u n 'e s p o s izio n e t a le ch e va lga a d a r lu ce a q u est 'a ffa r e^ ; m a r ip e t o , n on p o t r ò d a r e u n ' in fo r m a zion e p r e ve n t iva d e t t a glia t a , n è fa r e u n d ep osit o d i d o c u m e n t i o lt r e q u e lli ch e son o già d i p u b b lica r a gio n e , p e r ch è le co r r is p o n d e n ze go ve r n a t ive n on p a r m i ch e sia o p p o r t u n o di p u b b lica r le . SW LIS. Sen za p r e giu d ica r e p e r n u lla le d o m a n d e d a m e fa t t e d el d ep osit o d ei d o cu m e n t i in q u e s t io n e , d ich ia r o ch e a t t e n d e r ò a m e r co le d ì p e r in t e n d e r e le r is p o s t e , e la r e la zio n e d el s ign or m in is t r o d e ll' in t e r n o , le q u a li, ove sia n o t ali ch e la m ia d om a n d a n on a b b ia p iù a lcu n e ffe t t o , a llor a m i t e ce r ò ; a lt r im e n t i v' in s is t e r ò m a ggio r m e n t e , e la Ca m e r a giu d ich e r à . P R E S I D E N T E . L' o r d in e d el gio r n o p o r t e r e b b e le i n t e r p ella n ze d el d e p u t a t o An giu s a l m in is t r o d ei la vo r i p u b b lici ; m a q u e s t o n on essen d o p r e s e n t e , si p a s s er à a lla d is cu s s ion e d el p r o ge t t o di le gge p e r le p en s ion i di r ip os o a gli im p ie ga t i civili. P r im a d i a p r ir e la d iscu ssion e ge n e r a le su q u e s t a le gge , in t e r r o gh e r ò il Min ist er o, on d e d ich ia r i se a cce t t a il p r o ge t t o d ella Co m m is s io n e , o vve r o se in t en d e di m a n t e n e r e la su a r e d a zio n e . S A P P A , regio com m issario. Ave n d o r ice vu t o d a l Go ve r n o l' o n o r e vo le in ca r ico di s os t en er e la d iscu ssion e d i q u e s t o p r o ge t t o d i legge d a va n t i a lla Ca m e r a , m i co r r e l' o b b ligo d i d ich ia r a r e ch e m olt i d egli e m e n d a m e n t i d ella Com m is s ion e son o d a l Go ve r n o a cce t t a t i, e su a lcu n i p u n t i di q u e l p r o ge t t o il Go ve r n o in t en d e d i m a n t e n e r e la p r o p r ia r e d a zio n e , ciò ch e in d ich er ò di m a n o in m a n o ch e p r o gr e d ir à la d is cu s s ion e. In m a ssim a ge n e r a le il Go ve r n o è d ' a cco r d o colla Co m m is s io n e . P R E S I D E N T E . Si s e gu ir à a d u n q u e il t est o d e lla Co m m is sion e. La d iscu ssion e ge n e r a le è a p e r t a . AN N UN ZIO D'INTERPEIALIANSEE D EI* D E P U TA TO P E S CA T O R E S O P R A D I V E R S I A T T I DELH M I N I S TE R O . P E S CA T O R E . Dom a n d o la p a r o la . Vo r r e i a n n u n cia r e a lcu n e d o m a n d e ch e in t e n d o di fa r e a t r e m in is t r i, q u e llo d e ll' in t e r n o , q u e llo d e lle finanze, e q u e llo di gr a zia e giu s t izia . Li p r e gh e r e i di t r ova r s i p r e s e n t i d o m a n i, p e r ch è q u a n t u n q u e le m ie d o m a n d e n on m u o va n o d a u n p r in cip io d i op p os izio n e , e n on r igu a r d in o in t er essi di p r im a im p o r t a n za , cr e d o t u t t a via ch e m e r it in o q u a lch e co n s id e r a zio n e , a n zi s p e r o ch e i m in is t r i vo r r a n n o e s a m in a r e le cose ch e a vr ò l' o n o r e d i e s p o r r e , e ch e t r o ve r a n n o fa cilm e n t e m o d o d i r is o lve r le . Li p r e go d u n q u e d i t r o va r s i p r e s e n t i d o m a n i. P R E S I D E N T E . Son o in t e r p e lla n ze r e la t ive alla le gge in d iscu ssion e? / P E S CA T O R E . NO. CA TO U R , m inistro delle finanze, di m arina, d'agricoltura e com m ercio. Sa r e b b e n ecessa r io ch e il s ign o r P e s ca t o r e a ccen n a sse l'a r go m e n t o s u l q u a le ve r t o n o . P E S CA T O R E . Son o cin q u e o sei ogget t i, CAVO U R , m inistro delle finanze, di m arina, d'agricoltura e com m ercio. Oh D i o ! (Ilarità). An co r ch é sia n o t a n t i, m i p a r e ch e l' o n o r e vo le d e p u t a t o p o t r e b b e in d ica r li, e n oi li n o t e r e m o p e r ch è la m e m o r ia n on ci t r a d is ca , e p ossia m o co m u n ica r li ai n ost r i co lle gh i. P a r m i ch e in t a l m o d o la cosa sìa p iù r e go la r e . Del r e s t o , q u e s t o è s e m p r e st a t o l' u s o . P E S CA T O R E . T r a i m olt i p r oget t i d i im p o s t a ch e il Min is t e r o h a p r e s e n t a t i ve n e h a u n o , ch e t e n d e a d a ggr a va r e le t a sse giu d izia r ie . Io o s s e r vo ch e q u e s t e t a sse son o s t r e t t a - — i 15 — T ORN AT A D E L 1 5 MARZO m en te con n esse coll'or d in a m en t o d ella p r oced u r a civile ; q u est o or d in am en to è q u ello ch e p otr à lib er a r e l'a m m in ist r a zion e d ella giu stizia da m olte spese ch e at t u alm en t e im p over iscon o i cittad in i sen za p r ofit t a r e a ll'er a r io. L'or d in am en t o d ella p r oced u r a civile è q u ello a d u n q u e ch e solo p u ò r en d er e possibile e sop p or t a b ile l'aggiu n t a di n u ove tasse giu d izia r ie. In olt r e, se vogliam o a ggr a va r e le tasse giu d izia r ie, io cr ed o ch e bisogn a fa r lo in m odo p r o p o r zion ale, cioè im p or r e t r ib u t i ch e ch ia m er ei qu asi ad valorem e ch e cor r isp on d an o al va lor e d egli oggetti ch e si d ed u con o in giu d izio, la qu al cosa p u r e sarà p ossibile q u a n d o si r ior d in i la p r oced u r a civile. Ciò p ost o, io d om an d er ei al m in ist r o di gr azia e giu st izia, se fosse p r esen t e, se sia ve r o , com e n e cor se q u a lch e voce, ch e la Com m ission e gover n a t iva la qu ale si occu p a d el r ior d in am en t o d ella p r oced u r a civile abbia com p iu t o i suoi lavor i p er ciò ch e con cer n e tu tta la giu r isd izion e con t en ziosa. Se ciò fosse ver o, io p r egh er ei il sign or m in ist r o a p r es en t a r e qu est i lavor i sen za r it a r d o, non già coll'in t en d im en t o ch e gli u ffici abbian o ad occu p ar si di ciò im m ed ia t a m en t e, m a sibben e coll'in t en t o ch e un a Com m ission e cr eat a a p p osit am en t e possa esam in ar e qu est i la vor i, p er ch è a p p r ova n d on e le basi p ot r ebbe per a vven t u r a p er su a d er e alla Cam er a di ad ot t ar le in via di esp er im en t o; il ch e sar ebbe un segn alat o ser vizio al p aese ed un gr an ben efizio a ll'er a r io. Un alt r o p r oget t o d 'im p ost a è q u ello della tassa m obiliar e e p er son ale. Una d elle basi di qu est o p r oget t o, cioè il valor loca t ivo, già a veva dato or igin e ad u n 'a lt r a legge p r esen t at a d all'an t ecessor e d ell'at t u ale m in istr o d elle finanze : qu esta fu esam in ata n egli u ffici d ella Ca m er a , fu m od ifica t a , e a m io cr ed er e an ch e m iglior ata d a un a Com m ission e cr ea t a dagli u ffici. Il p r oget t o di qu est a Com m ission e ven n e a su o tem po d ist r ib u it o, e d ebbe con sid er a r si com e em an at o dalla Cam er a stessa in d ir et t a m en t e, p er ch è em an ò da un a Com m ission e n om in ata dopo d iscu ssion e n egli u ffici. Io voglio cr ed er e a d u n q u e ch e la Cam er a n on sar à per d iscon fessar e sè st essa, e vor r à p r en d er e in con sid er azion e il p r op r io suo la vor o, or d in a n d o, col con sen so d el m in istr o d elle finanze, ch e an ch e q u est o p r oget t o sia d ist r ibu it o agli u ffici col n u ovo p r oget t o m in ist er ia le, acciocch é gli u ffici ne faccian o q u e l caso ch e cr ed er a n n o. Passan d o ad a lt r o t em a , p a r ler ò or a di cose ch e m ostr an o gl'in con ven ien t i dei m ovim en t i m in ist er ia li, o p er m eglio d ir e, d egli interim d ei m in ist r i. Tu t t a la Ca m er a r icor d a ch e qu an d o il sign or Galvagn o t en eva il p or t a foglio di gr a zia e giu stizia p er interim , p r esen t ò va r ie d istin te p r op ost e r ela t ive al r ior d in a m en t o d ell'a m m in ist r azion e d ella giu st izia, d alle qu ali egli p en sava d ovesse r isu lt a r e un sistem a in t ier o, m en t r e, secon d o m e, non em er geva ch e un testo p er una d iscu ssion e d el P a r la m en t o. Vien e un alt r o m in ist r o, e r it ir a q u ei p r oget t i, d icen d o di voler li r iu n ir e in un sistem a com p iu t o ; m a q u est o n on er a d estin o a lu i r is er va t o: esso fu d estin ato ad u n 'a lt r a fat ale m ission e, com p iu ta la q u a le si r it ir ò, e ven n e di n u ovo il sign or Galvagn o. Or d u n q u e, n oi at t en d iam o ch e sia d im ost r a t o, n on p iù con p a r ole, ch e fu r on o t r op p e, ma con fa t t i, se il n u ovo m in istr o in ten d a di r ip iglia r e i suoi an tich i p r oget t i, o p p u r e si r isolva di p r esen t ar e u n sistem a com p iu t o di or d in am en t o giu d iziar io, ch e è im p azien t em en t e asp et t at o, m assim e p er ciò ch e con cer n e la giu stizia com m er cia le e la m a n d a m en t a le. Lo stesso sign or Galvagn o, t en en d o il Min istero d egli in t er n i, p r esen t ava p u r e alcun i p r oget t i p el r ior d in am en t o co m u n a le e p r ovin ciale : ma p ar t it osi egli da q u el Min ister o, io cr ed o ch e il m in istro at t u ale sia per abban d on ar e an cor a i p r o ge t t i da lui lasciati (Movim ento su alcuni banchi). Non h o d eit o ciò a caso, im p er occh é cr ed o di p oter lo r ileva r e dal p r oget t o p r esen tato alla Cam era su lla r ifor m a d ell'a m m in ist r a zion e cen t r a le. I m in istr i p r esen t i sapr an n o d ir e se ben m 'a p p on ga in qu est a m ia in d u zion e. Mi sia an cor lecit o qu i r icor d ar e ch 'io a veva di già p r op ost a l'abolizion e d ella Cam er a d ei con t i, e ch e in tan to il con t en zioso am m in ist r at ivo fosse d efer it o ad u n a sezion e d el Con siglio di Stato. Ma qu al fu la r isposta ch e io n e ebbi allor a dal sign or Ga lva gn o? Che qu est o m io p r oget t o er a in op p osizion e con qu elli da lui p r esen t at i, e ch e in con segu en za io n on gli d oveva volger e un a sim ile d om an d a ; e il Min istero a veva r agion e. Or d u n q u e, il Min istero n el suo p r oget t o di r ifor m a d ell'am m in ist r azion e cen t r a le abolisce p r ecisam en t e la Ca m er a dei con t i, e d efer isce in t an t o il con ten zioso am m in ist r at ivo al Con siglio di St a t o : d u n qu e il Min istero abban d on a a t t u a lm en t e gli an tich i p r oget t i com u n ali e p r ovin cia li d el m in istr o Galvagn o. Eccoci p er t a n t o su lla r ifor m a com u n ale a n u ovi st u d i. Per qu est a Session e bisogn er à r assegn ar si, ed io in ver it à già lo son o. Mi si p er m et t a p er ò u n 'osser va zion e com p at ibile col sistem a d elle d ilazion i m in ist er iali. La legge com u n ale in vigor e fu , in p r a t ica , in t er p r et at a in sen so sover ch ia m en t e gover n a t ivo, ed a segn o tale ch e q u a n d 'a n ch e ciò n on sia for m a lm en t e p r escr it t o dalla legge com u n a le vigen t e, t u t t a via , an ch e p er gli atti d 'am m in ist r azion e or d in a r ia , i com u n i d ip en d on o dalla p r even t iva ap p r ovazion e d ell'in t en d en t e. Sp er o di non in cor r er e n ella taccia di esager at o asser en d o ch e attu alm en te il dispotism o gover n a t ivo pesa st r aor d in ar ia m en t e sui com u n i. Riten u ta p er t an t o (sino a ch e sian o com p iu t i n n ovi studi) la legge com u n ale a t t u a le, n on si p o t r ebbe con un ar t icolo d 'in t er p r et a zion e p r ovved er e in t a n t o, p er ch è scem i q u est o d ispotism o gover n a t ivo, e p er ch è gli atti d 'am m in ist r azion e or d in ar ia ch e p ar t on o dai com u n i possan o a ver e esecu zion e sen za p r even t iva ap p r ovazion e, salvo ben sì il veto d egl'in t en d en t i, qu an d o cr ed esser o di d over n e u sa r e? In ciò il Gover n o non p u ò a ver e d ifficolt à, sep p u r e è ver o che in ten d e di abbr acciar e un sistem a p iù lar go di liber t à p er r igu a r d o ai com u n i. Egli d ovr eb b e an zi r a vvisar e qu est a m ia pr oposta siccom e u tilissim a al suo scop o, in qu an t o ch e, esten d en d o i p ot er i com u n ali, si com in cier eb b e ad a vvezza r e i com u n i ad un sistem a più lar go di lib er t à . Su q u est 'a r gom en t o at t en d er ò un a r isposta d al sign or m in istr o d egl'in t er n i, qu an d o cr ed a op p or t u n o di d ar la. Ho d etto ch e il d ispotism o gover n at ivo pesa su i com u n i, ed in p r ova di ciò mi tocca di cit ar e due fa t t i, su i qu ali p r ego il m in istr o d ell'in t er n o di assu m er e in for m a zion i, e di p r o vved er e secon d o cr ed er à ch e l'equ it à e la giu stizia r ich ied a n o. Nel com u n e di San Giorgio il Con siglio d 'am m in ist r azion e d ella gu a r d ia n azion ale p r esen t ò al Con siglio com u n a le u n bilan cio esa ger a t o, anzi esager atissim o ; il Con siglio com u n ale lo r iget t ò; l'in t en d en t e gen er a le, a cu i fu p u r e p r esen t a t o, lo r esp in se egu a lm en t e, xillora il Con siglio d 'am m in ist r azion e della gu a r d ia n a zion ale com p ilò un alt r o bilan cio più m od er a t o, e lo p r esen t ò non p iù al Con siglio com u n a le, m a d ir et t a m en t e all'in t en d en za gen er a le: q u est 'u fficio l'a p p r ovò d ir et t a m en t e sen za ch e p r eced esse la d eliber azion e d el com u n e. Na t u r a lm en t e il Con siglio com u n a le, a cu i un d ecr et o d ell'in t en d en t e or d in ava di st an zia r e qu elle sp ese, si op p ose a qu est o d ecr et o, ed u n an im e r icu sò di st an ziar le. Io cr ed o ch e n ella d iscu ssion e, la q u a le ebbe lu ogo a qu est o r igu ar d o t r a t u t t i i con siglier i op p on en t i CAMERA DE I DE P U T AT I — SESSIONE DE L 1852 ed il maggiore della guardia nazionale , che è anche consigliere comunale , non siansi scambiati te r mini me no pa r la me nta r i; il processo ve rbale non fa alcun cenno di ciò ; tuttavia il maggiore de lla guardia nazionale ha cre duto di tras me tte re all'inte nde nte una sua re lazione particolare , da lui chiamala prote s ta, ne lla quale pre te nde combatte re l'oppos izione de l comune , ed inoltr e si duole che uno de i cons iglie ri abbia us ato verso dì lui ne lla discussione te r mini poco ur ba ni. Ciascuno di noi crederebbe che l'inte nde nte , rice vuta que s ta re lazione , avrebbe assunto informazioni dal sindaco intor no a queste alle gazioni, massime che il processo ve rbale non fa ce nno alcuno di dis ordini ; ma al contrario l'inte nde nte , senza ve runa ricerca pre ve ntiva, ne l suo decreto ammis e la prote s ta del consigliere come una prova, e ris ultando, dice il de cre to, dalla protesta che il consigliere ivi nominato us ò te r mini poco ur bani verso il maggiore della guardia nazionale , pr onunzia una censura contro il consigliere accusato. P a nni che que s ti fatti siano più che dis potici, siano un atte ntato alle le ggi, alle attr ibuzioni comunali, alla libe r tà dei munic ipi!, non che dei cons iglie ri che hanno il dir itto di discute re liberame nte , senza essere ce ns urati arbitrariame nte da autorità gove rnative , gli interessi comunali. Quando si accetta la re lazione is olata, s critta anzi dal mio avve rs ario, come una prova ; quando sul fondame nto di questa re lazione si pronunzia un decreto di censura contro un eonsigliere comunale pe r gli atti re lativi all'e s e rcizio de lle funzioni, io credo che si abolisce l'ide a de l dir itto, e che si sostituisce al dir itto la forza. Mi duole in pr imo luogo di dover eccedere il nume ro di cinque che fis s ava alle mie inte rpe llanze e che già pare va soverchio all'onore vole conte di Cavour, ma tuttavia mi pare che il fatto che de nuncio abbia un significato importante ; ma mi spiace ancora pe rchè debbo pur rife rire un altro abuso di autorità che procede dallo stesso ufficio p s r n a t i , ministro dell'interno. Di T orino? f»EBCAT ®HE. De ll'inte nde nza generale d'Ivre a. In pros s imità de lla s trada provinciale che corre da Caluso ad Ivre a fu costrutto un mur o di sostegno col consenso dell'autor ità gove rnativa. Si pretese che ne lla cos truzione , per altro s olidis s ima, di que s to muro non si fossero osservate appuntino tutte le caute le che e rano state pre s critte . Una sentenza de l Consiglio d'inte nde nza ha ordinata la dis truzione di que s to mur o e in esecuzione di questa sentenza l'inte nde nte generale d'Ivre a mandò una compagnia d'uomini per dis trugge rlo, A que sta sentenza si fecero due oppos izioni : i'una , che non fosse stata intimata ; l'a ltr a , e molto più grave , che la sentenza non fosse stata pronunciata in contraddittorio di tutti i proprie tari del sito dove doveva operarsi la dis truzione . La legge voleva che in questo caso l'oppos izione fosse trasmessa , come fu, al Consiglio d'inte nde nza, il quale doveva con una nuova sentenza ris olve rla. Gli oppone nti poi avevano dir itto di ricorre re , se l'avessero cre duto, alla Camera dei conti. Ed ecco il punto pe r cui io credo debba essere censurato l'ope rato de ll'inte nde nte . Non si è ris olta l'oppos izione , si è proce duto amminis trativame nte , e non os tante l'oppos izione si è dis trutto il mur o di sostegno. L'inte nde nte ha violate le guare ntigie giudiziarie , ha violate le guare ntigie le gali de lla proprie tà. Le guare ntigie giudiziarie formalme nte pre s critte dalla legge portano, che nessuna sentenza possa e s e guirs i, se non è intimata, pe rchè colui, contro cui è pronunciata la s e nte nza, ha dir itto di appe llars i al tr ibunale s upe r ior e ; e se si eseguisce la sentenza senza intima r la , si pre clude questo dir itto, e si pre te nde poi imme r itame nte che la sentenza sia passata in giudicato : ha violate le guare ntigie le gali de lla proprie tà* perchè una sentenza che prescrive la dis truzione di un'ope ra non può eseguirsi s ulla proprie tà di colui in contraddittorio de l quale non ve nne pr onunciata, e l'oppos izione de l vero proprie tario deve essere conosciuta dal tr ibunale , che , se non è sussistente, il tr ibunale la deve rige ttare ; ma questa opposizione non può essere ris olta in via amminis trativa arbitrariame nte dall'inte nde nte me de s imo, escludendo così la possibilità di richiamars i all'autor ità giudiziar ia s upe riore . Io prego il signor minis tro di informars i anche di que s to fatto e gius tificare , se lo cre de rà o lo po tr à, l'ope rato de ll'inte nde nte . Ma ve ne ndo a ll'ultimo te ma delle mie inte rpe llazioni ramme nte rò al minis tro de ll'inte r no come esistano ancora re s idui di dir itti fe udali che opprimono molti paesi : e poiché si vogliono imporre alla nazione nuove gravezze, io son convinto che si debba libe rarlo alme no da tutte le anghe rie fe udali. Le leggi de l 1797 hanno aboliti tutti que i dir itti s ignorili che avevano fondame nto o s ulla s e rvitù personale delle popolazioni, o s ulla giuris dizione de i fe udatari. Ma accadde che , pr ima di que lle leggi ancora, molti comuni avessero a queste obbligazioni pe rs onali s os tituite de lle a nnua lità. Er a , per e s e mpio, un comune obbligato a pagare una somma pr o dotandis filiabus del conte ; a que sta obbligazione fu s os tituita in molti comuni la pre s tazione di un annuo canone . Altri comuni e rano te nuti a pagare una somma pro reparandis fortalitiis, altri e rano soggetti a pagame nto pe r le mutazioni di pr opr ie tà, esercitandosi in allora dai s ignori que l dir itto che ora esercita lo Stato quando esige un tr ibuto s ui contratti ed atti civili. A que s ti aggravi furono s os tituite de lle annualità in via d'affrancame nto. Le leggi de l 1797, come dice va, abolirono tutti i dir itti s ignorili di que s ta na tur a , ma non parlarono de lle annualità s urrogate . Una re tta inte rpre tazione di queste leggi avrebbe pe r avve ntura potuto estendere l'abrogazione anche alle annualità s urrogate , ma la giuris prude nza de lla restaurazione noi fece. Que llo che non fece la giuris prude nza della re s taurazione credo sarebbe ornai te mpo che il facesse una legge d'inte rpre tazione . Si tratte re bbe di una legge s e mplicis s ima, colla quale venisse dichiarato che tutte le annualità d'origine fe udale , quando ris ultano dai titoli stessi che rappre s e ntano dir itti s ignorili aboliti, s 'inte ndono abolite anch'esse. Io cre do, lo ripe to, che vole ndo aggravare il paese di nuove tasse, de bbano usarsi tutti i mezzi pe r libe rarlo intanto da ogni re s idua anghe ria fe udale . Questi sono gli argome nti su cui inte rpe llo il signor minis tro, pre gandolo di e s aminarli maturame nte prima di risponde re , pe rchè spero trove rà tutte queste difficoltà di facile s oluzione , e in quanto ai fatti particolari che ho a ddotti, mi lus ingo ch'e gli saprà trovare i mezzi conciliativi e più oppor tuni. p u r g h i , ministro dell'interno. Io penso che la Camera non sarà disposta ad ascoltare una lunga discussione su tutti i punti che formarono oggetto del lungo discorso de ll'onore vole de putato Pescatore ; io non posso quindi che fare qualche cenno riguardo a que s ti punti che e gli mi ha indicato. Riguardo al Cons iglio di Stato, a c ui, secondo il recente proge tto de ll'abolizione delle azie nde , sarebbe de voluto il contenzioso amminis trativo che ora spetta all'attuale Camera dei conti, io dichiaro di accostarmi ad una siffatta dis pos izione , sebbene, come accenna il de putato Pescatore, ciò sia una variazione de lle idee che furono esposte a questa Camera dal TORNATA DEL 15 MARZO mio predecessore, il signor commendatore Galvagno. Se vi aderisco, ciò è perchè io penso che il contenzioso amministrativo non debba essere soppresso : opinione questa già altre volte emessa dal signor deputato Pescatore. In quanto al punto risguardante l'approvazione degli atti amministrativi, che egli dice fatta in senso troppo largo peíparte degli intendenti generali e provinciali, io non posso che riferirmi alla legge comunale, la quale indica quali sono gli atti che abbisognano di tale approvazione, Tuttavolta che un intendente emette un atto di approvazione, egli si conforma al disposto della legge che a ciò provvede. Io ho avute replicate prove del quanto siano insistenti i comuni nel chiedere queste approvazioni, ed ebbi più volte a respingere molti atti, apponendovi semplicemente un visto per contentare i comuni che li inviavano, e mi vidi costretto a stampare diverse circolari per avvertire i comuni che non avessero a mandare all'intendenza per l'approvazione se non che gli atti che vi sono sottoposti a termine di legge. Quello che ho fatto io essendo intendente generale di Torino, non dubito che lo avranno fatto anche altri intendenti, giacché questi funzionari, già sopraccarichi d'affari, non possono a meno di desiderare di essere liberati da soverchie incumbenze. Del resto, la legge esiste, e dal momento che essa determina quali siano gli atti che sono soggetti all'approvazione, non vedo perchè si debba fare un altro apposito articolo di legge, con cui si esimano da tale obbligo tutti gli altri atti ; imperocché sia cosa evidente che sempre quando la legge dichiara che questi atti sono soggetti all'approvazione, non vi è dubbio che gli altri ne sono esenti. Venendo poi agli atti di dispotismo ch'egli accennava, io non saprei come rispondere senza prima chiedere imformazioni : in massima dico che bisogna lasciare ai comuni ed ai privati che si credono lesi la libertà di ricorrere nei modi che la legge stabilisce. Quanto al fatto del muro del signor conte di Brichanteau, dico che è un fatto di competenza dei tribunali del contenzioso amministrativo ; il fatto era stato portato davanti al giudice di mandamento, trattandosi di cosa che gli è devoluta dalla legge; egli pronunciò il suo giudizio ; si andò in appello al Consiglio d'intendenza; questo ha giudicato; e l'intendente come presidente del Consiglio doveva mandare la sentenza ad esecuzione ; se il signor conte crede che i suoi diritti siano stati Iesi, il Ministero non ha nulla a farci, e non solo non deve, ma non credo neppure che possa immischiarsene. Quanto alle prestazioni di soggezione feudale di cui parlava l'onorevole interpellante, io credo benissimo che ve ne possano essere di quelle relative ai diritti che sono stati aboliti nel 1797, ma la giurisprudenza costantemente seguita dalla Camera dei conti si è, che quei corrispettivi che si erano pattuiti coi feudatari non possono più essere considerati come diritti feudali, ma bensì quali somme dovute n dipendenza dei contratti con cui si stabilivano; infatti vi furono questioni di decime, e simili, nelle quali la Camera suddetta ha sempre ritenuto doversi mantenere i contratti esistenti quand'anche fossero lesivi degli interessi dei comuni che si erano in questo modo affrancati. Del resto conviene anche ritenere il gravissimo inconveniente che ne verrebbe qualora si facesse una legge a questo riguardo ; egli è chiaro che dal 1797 a questa parte si passarono diversi contratti sovra queste corrisponsioni, e si verrebbe perciò a toccare ad interessi molteplici dei terzi a danno di cose divenute irretrattabili per contratti di transazione od autorità di cosa giudicata e della costante giurisprudenza del magistrato suddetto. Infine aggiungerò che se si volesse stabilire un nuovo affrancamento da questi diritti aventi origine da soggezione feudale personale, bisognerebbe che qualcheduno ne assumesse l'indennizzazione, perchè non vedo il come si possa togliere un diritto senza che venga corrisposta un'indennità, e lascio a questo riguardo al deputato Pescatore di dire chi le dovrebbe pagare. Io mi limito a questi pochi cenni riguardo agli atti amministrativi ed alle cose state accennate, ma pregherei la Camera a dispensarmi dal venire a rendere conto di tutti gli atti che fanno gli intendenti ; essi hanno una giurisdizione propria, ed a questo proposito provvedono le leggi, ed il Ministero sarebbe nella necessità di sostenere una discussione tale la quale porterebbe una perdita di tempo che la Camera non vuol perdere certamente. «; fki u\ o c. Domando la parola. presioemte. Su quale questione? Gerbi no c. Per rispondere ad una delle osservazioni del deputato Pescatore. presi dent e. Il signor Pescatore chiede unicamente la fissazione di un giorno per questa discussione, e quindi è necessario che, prima di ulteriormente trattare di questa materia, la Camera deliberi se voglia fissare questo giorno. Io credo che si possano differire queste interpellanze dopo la discussione della presente legge. pescat ore. Se il ministro degl'interni consente di apportare alla Camera risposte un po' più compiute un'altra volta su tutti gli oggetti che ho indicati, io differirò volentieri, perchè non intendo di intralciare i lavori della Camera con queste interpellanze. Mi lusingo che il signor ministro, dopo aver preso informazioni sopra i fatti enunciati, sopra l'uno dei quali non è niente informato (cioè sopra quello che riguarda il comune di San Giorgio), mi lusingo, dico, che vorrà rispondere più categoricamente, e che troverà mezzi di conciliare tutti gli interessi, e che forse diverrà per tal modo inutile l'interpellanza. Sono pronto dunque a differire, ma colla condizione però che il signor ministro consenta a dare un'altra volta risposte, più precise. presi dent e, Ciò il ministro noi potrebbe promettere sin d'ora; egli udirà le interpellanze, allora vedrà, e se sarà il caso, risponderà. per sat i , ministro dell'interno. Io ho già avuto l'onore di esporre alla Camera, come questa questione diede luogo a' due giudizi ; in tale stato di cose adunque, la competenza del, Ministero non è ammessibile, imperocché a questo non compete di immischiarsi di atti sottoposti alla giurisdizione dei Consigli d'intendenza. Ma si dice che la sentenza non fu intimata legalmente ; se così è, le parti hanno diritto di ricorrere in quei modi che la legge determina; il ministro rimane affatto estraneo a questa discussione. So dire di più che fu interpellato taluno dei consiglieri naturali della Corona per vedere se si potesse dare in via amministrativa alcuna norma all'intendente generale d'Ivrea, e mi risulta che il suo operato fu trovato regolare. Quanto al fatto di San Giorgio, la è una cosa da discutere: si possono fare direttamente lagnanze al Ministero ed esso provvederà. Rispetto poi alla censura di un consigliere, fatta in uri decreto dell'intendente, dirò che non parmi che si abbia a deferire alla Camera questo atto di biasimo segnato in un decreto. Sebbene nella deliberazione del Consiglio comunale —118 — CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL 1852 non si yedano le parole di offesa a cui il decreto si riferisce, poteva in altro modo essere l'intendente informato dell'occorso nell'adunanza, ed io credo che in somiglianti casi l'intendente generale ha il debito di provvedere onde ognuno si tenga nei limiti di una discussione moderata e non si trascenda in personalità riprovevoli. CIMARLE. Domando la parola. PRESIDENTE. Io non posso lasciar impegnare la discussione sopra un oggetto che non si sa ancora quale sia. Se il deputato Pescatore persiste nell'intenzione di interpellare il Ministero intorno ai fatti che ha enunciati, e non è contento delle spiegazioni date dal signor ministro, potrà chiedere ulteriori sehiarimenti nel giorno che verrà a tal uopo fissato. Ma intanto mi pare che questa discussione incidentale debba essere chiusa. CHIARLE. Domando la parola sull'ordine della discussione (Rumori). PRESIDENTE. Ha la parola sull'ordine della discussione. CHIARLE. Il signor ministro dell'interno rispondendo al deputato Pescatore ha enunciato alcuni piineipii che non si possono lasciar passare senza osservazione. PRESIDENTE. Mi perdoni, ma queste, a quanto pare, sono nuove interpellanze su materie estranee alla presente questione. CHIARIE. Non sono interpellanze. 11 ministro ha detto che non si può portare la questione al Parlamento ogni qual volta non si è percorso la via gerarchica amministrativa stabilita dalla legge ; questo principio, secondo me, è erroneo, egli ba confuso l'interesse pubblico coll'interesse privato. Quelli che si credono lesi dai decreti degli intendenti generali hanno aperta la via a ricorrere al re, nel modo prescritto dalla legge comunale, ed in questo senso la sua teoria è giusta ; ma nell'interesse pubblico al deputato, per quel diritto di alta sorveglianza che gli compete sugli atti del potere esecutivo, è fatta facoltà d'interpellare il Ministero sulla violazione della legge per parte degli agenti da lui dipendenti (Vivo mormorio che copre la voce dell'oratore). Domando che mi sia mantenuta la parola. PRESIDENTE. Perdoni, ma io non gliela posso continuare. Tutte queste cose ella potrà esporle quando saranno all'ordine del giorno le interpellanze a cui si riferiscono. Ora sono affattofuor di proposito. CHIARLE. L'onorevole ministro dell'interno ha enunciato anche qual era il suo avviso circa la soppressione di certi diritti feudali che esistono ancora al giorno d'oggi (Nuovi rumori). L'opinione da lui emessa è contraria alle deliberazioni prese in questa Camera nell'ultima Sessione. Io solamente rammenterò lapetizione che futrasmessa dalla Camera al ministro dell'interno ed a quello di grazia e giustizia, che riflette appunto l'esercizio di diritti feudali di un comune prossimo a Torino ch'è Altessano ; il signor ministro dell'interno, allora intendente generale di Torino, ha potuto riconoscere (Rumori prolungati)..... PRESIDENTE, lo non posso assolutamente continuarle la parola; in conseguenza la prego di sedersi, e tacere. CHIARINE. Ne interpelli la Camera. PRESIDENTE. Dimando alla Camera se sia di parere di continuare la facoltà di parlare al deputato Chiarie. (La Camera non acconsente.) Prego il deputato Pescatore di aspettare a fare le sue interpellanze dopo la discussione della presente legge. Apro la discussione generale sulla legge relativa alle pensioni di riposo agl'impiegati civili. INTERPELLANZE DEL DEPUTATO ANGIIJS RELATIVE AL PORTO DI ROSA. PALEOCAPA, ministro dei lavori pubblici (Interrompendo). Ilsignor Angiusaveachiesto di muovere interpellanze. PRESIDENTE. Il signor Angiusha facoltà di parlare (Risa). AN«IWS. Avea proposto di indirizzare due questioni al ministro de' lavori pubblici, una sopra la circolare pubblicata dall'intendente generale della divisione amministrativa di Cagliari, della quale il signor ministro disse di aversi assunta la risponsabilità, del che nessuno dubitava dopo che egli l'aveva fatta riprodurre nella gazzetta ufficiale sotto li 5 del prossimo passato gennaio; l'altra sopra lo stato delle pratiche sul porto della città di Bosa nella provincia di Cuglieri. Siccome però ho dovuto sentire la necessità di premunirmi di qualche documento sulla prima questione, però credo bene di differirla e proporrò solo la seconda, e comincierò dal premettere quello che importa di conoscersi dalla Camera perchè possa giudicare della negligenza con cui fu condotta questa pratica importantissima. Era da molti anni che i cittadini di Bosa sentivano la necessità di formare un porto nelll'intimo seno della prossima amplissima rada, nel quale si potessero accogliere le navi mercantili, e fare le operazioni del commercio con maggior comodità e sicurezza. Quel seno è sottoposto alla traversìa d'uno dei venti più furiosi, e indico il libeccio, il quale se sulle sponde ligustiche e sopra lo stesso porto di Genova spiega una gran violenza, maggiore ancora la spiega sopra il litorale della parte di ponente dell'isola per la maggiore estensione di mare che si volge sopra. Quindi può parere un miracolo se le navi le quali sono sorprese dalla bufera in quel seno non periscono tutte. Si rammentano molti naufragi, e forse non fu l'ultima disgrazia quella di due navi cariche di legnami da costruzione, le quali furono assorbite dalla procella presso quella spiaggia. Egli è un fatto consueto che quando un caboltiere o costiere è colto improvvisamente dalia bufera in quel seno periglioso, subito accelera l'ormeggiamento in quel punto che sembri men battuto dall'onde furiose, e discendendo coi compagni sul lido aspetti tremante dubbie le sorti del legno e del carico. Questo pericolo essendo conosciuto da tutti i naviganti, sono perciò pochissimi che vi approdano ; onde avviene che i prodotti di quella provincia, ricchissima di vini e di olii molto stimabili, non abbiano esito o non ottengano quel prezzo che otterrebbero quando vi fosse quella concorrenza che si desidera. I Bosinchi, che invano aveano desiderato quel porto nel cessato regime assoluto, quando gli amministratori di quel paese poco badavano ai suoi vantaggi, e gli altri direttori dello Stato volevano tenere quella nazione nell'ignoranza, perchè nessuno conoscesse i suoi diritti e li reclamasse, e mantenerla nella condizione più misera, perchè nessuno se ne invaghisse e volesse appropriarsela ; i Bosinchi, dicea, quando l'anno 1848 portò un nuovo ordine di cose ed essi si sentirono emancipati, prendevano animo, deliberavano sopra l'ammigliorazione del loro stato, e conoscendo che una delle brevi e sicure vie alla desiderata ammigliorazione era il commercio e un porto sicuro, si promettevano di impiegare tutti i loro mezzi per la sua formazione. Intervenne poscia il Governo e fu creata una Commissione per proporre i mezzi che si potessero avere all'esecuzione, e fu dato incarico all'ingegnere della provincia di riconoscere — Ü 9 — T ORNAT A DE L 15 MARZO e designare le opere che fossero necessarie per assicurare in quella rada una stazione sicura alle navi commerciali. La Commissione soddisfece con zelo al suo mandato, e presentò al Governo una ben particolareggiata relazione; l'ingegnere fece i suoi studi e mandò il disegno coi calcoli e le spiegazioni. Sottoposto il disegno alla Commissione permanente d'acque e strade perchè fosse apprezzato, noi fu, e ben ragionevolmente, perchè mancava il giudizio de' periti e pratici delle cose marine sulla utilità delle opere proposte ; ed il ministro dei lavori pubblici riconoscendo la necessità di questo giudizio preliminare, trasmetteva le carte dell'ingegnere al dicastero di marina con suo officio (prego la Camera di notar bene la data) del 7 gennaio 1851. Ora siamo ai 15 marzo del 1852, sono già trascorsi più di 14 mesi, e l'invocato giudizio dei pratici del mare sopra quel disegno aspettasi ancora, nè si potrebbe avere che dopo al • cuni altri mesi, dove il medesimo possa ancora servire; il che io non credo, perchè prevedesi l'opinione che si enuncierebbe, non potendo esser diversa da quella che già fu enunciata da alcuni nostri marini. Quello che non si fece officialmente, fu fatto, quasi direi, estraofficialmente, perchè il disegno dell'ingegnere della provincia fu in Genova sottoposto al giudizio degli uomini più intelligenti delle scienze marittime. E fu questo giudizio quale si poteva presumere alla prima ispezione del disegno da chi avesse appena la menoma pratica delle cose di mare ; fu sfavorevole, ma fu giusto. 11 problema dato all'ingegnere era questo: come nell'intimo seno della rada di Bosa si potesse assicurare una stazione almeno ai legni mercantili contro la traversìa del vento predo minante. Non bisogna esser marino per intendere che il punto principale del problema era di trovar modo di riparare la traversìa. Ma si fecero studi dall'ingegnere sopra questi ripari? Si svolgano le tavole de' suoi disegni e si vedranno opere costosissime da farsi in terra e in sulla sponda, ed esse proposte come primi lavori ; si vedrà un riparo non totalmente necessario opposto al vento di ponente, il quale è un vento raro e innocente, e si vedrà rimanere liberissimo l'influsso del libeccio e intero il pericolo. Non dissimulerò tuttavia che in quel disegno sono pure indicate altre opere da farsi in altro tempo e sono quelle appunto che dovrebbero reprimere la traversìa. Ma se queste opere erano di prima necessità, se esse erano, quasi direi, fondamentali, dunque dovevano ordinarsi le prime; e fu pertanto una inqualificabile inversione d'ordine principiar dalla fine per finire poi nel principio, imprendere le opere utili e inutili, e lasciare ultimi i lavori necessari. Se fossemi lecito di sostare un momento sopra le opere di riparo proposte dall'ingegnere della provincia che nulla sapeva, per quanto pare, delle cose marine, potrei mettere in tutta evidenza come esse, essendo dispendiosissime, sono così mal immaginate che per le medesime periglerebbero le navi nella entrata e nella uscita, come dovrebbe avvenire in breve tempo che restasse chiuso ogni passaggio e si formasse dalle tre gittate che sono indicate nel disegno una continua scogliera. Se il signor ministro ha presente il disegno dell'ingegnere e rammenta quelle tre gittate curve di cui componesi il f u turo riparo, due ad uno stesso raggio ed una ad un raggio di alquanto maggiore che copre l'intervallo tra le due prime, dovrà consentire che l'opera sarebbe perniciosa e ne sarebbe chiuso il porto dopo gli ingenti dispendi. Essendo il disegno dell'ingegnere della provincia stato disapprovato da marini intelligenti, essendo mancata la soluzione del problema, fu presentato al signor ministro dei lavori pubblici il cenno di un progetto semplicissimo e comparativamente meno dispendioso, combinato con uomini pratici del mare, tra i quali nominerò il generale Mameli ; fu suggerito ai medesimi di far riconoscere la necessità e utilità delle poche opere proposte nell'indicato cenno di progetto e per maggiore agevolezza fu significato che dove la ricognizione predetta si volesse fare in sul luogo, si avrebbe gratuitamente un pratico di incontestabile idoneità. L'anzi nominato onorando generale che è una delle glorie della nostra marina militare, dalla quale spiace sia voluto escire , disgustatissimo della gloriosa inazione della nostra squadra sulle acque dell'Adriatico, non potendo'rendere presentemente altri servigi al paese, godrebbe (e ne ho guarentigia nel suo patriottismo) di potergli essere utile andando a riconoscere e ad indicare i lavori che si vorrebbero per il porto di Bosa, come sarebbe pure per il porto di Tortoli della provincia di Ogliastra, per cui il signor ministro della marina nell'anno scorso in questo stesso mese dimostrava molto interessamento quando mandava un ufficiale della marina per riconoscere se l'attuale stagno di Tortoli si potrebbe riattare e riaprire a porto quale fu nei secoli romani e quale potrebbe essere se volesse chi può quanto sia utile allo Stato. Sono già corsi tre mesi da che cotesto cenno di progetto fu presentato, e perchè finora non si conosce alcuna deliberazione, però obbedendo alle sollecitazioni di quei provinciali, dovrei domandare quali sieno le intenzioni del Governo. Siccome però io non posso dubitare che queste sieno favorevolissime ai loro desiderii, quindi pregherò il signor ministro perchè promuova senza indugio quest'opera importantissima. Io saprei spiegarmi la leni ezza contro cui reclamano quei provinciali se essi domandassero fatta a tutte spese dello Stato quell'opera. Ma non domandano tanto perchè basta ad essi che il Governo faccia riconoscere da marinai intelligenti le opere di prima necessità, che ne faccia disegnare e computare, che ne faccia dirigere la esecuzione. La negligenza almeno apparente con cui si sono condotte queste pratiche va raffreddando lo zelo di quelli che avevano fatte larghe oblazioni. E qui ad edificazione di alcuni mi fo un dovere di dire che i primi e maggiori offerenti e più caldi promovitori dell'opera sono gli uomini del clero. E non solo quella negligenza spegne l'ardore degli spontanei contribuenti, ma ingenera il sospetto di una vera incuria del Governo per l'interesse di quella città e provincia. Siffatto sospetto è ingiusto, ed io altamente lo dichiaro, ma tocca al Governo di dileguarlo. Ed esso lo potrà facilmente dileguare se spieghi le sue intenzioni e se acceleri i provvedimenti. p a l b o c a p a , ministro dei lavori pubblici. Cercherò di rispondere brevemente anche in compenso della lunga interpellazione. Dirò prima di tutto, a prova che il Governo si occupa del porto di Bosa, che nella legge presentata pochi giorni fa quel porto fu posto nella seconda classe, subito dòpo cioè quelli di prima che non sono che cinque. Ammetto poi essere verissimo che il progetto fu da tempo presentalo, ma non è esatto il dire che il Congresso permanente non siasene occupato ; esso se ne occupava e faceva osservazioni savie ed importantissime, specialmente sull'argomento accennato dal signor Angius, della troppa grande spesa. Aggiungo però che, oltre a questa, aitre considerazioni speciali vi erano che non potevano essere pesate che dagli u o - CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL 1852 mini speciali, e perciò appunto il ministro dei lavori pubblici si rivolgeva al ministro delia marina. L'esame di questa questione cominciò ben tosto, ma ognuno vede quanto sia diffìcile al Consiglio permanente consultivo di marina che risiede a Genova il far l'esame maturo di un progetto relativo ad un porto di Sardegna, specialmente se gli occorra procurarsi rilievi e dati locali. Ad ogni modo il progetto fu maturamente studiato e forse ogni questione sarebbe stata prima d'ora definita, se il signor Angius non avesse presentato egli stesso un altro progetto (imperocché il secondo progetto di cui parlo è stato presentato da lui); sebbene questo suo progetto fosse alquanto confuso, cosicché io non l'abbia punto capito, non per questo mi astenni dal dargli tutta l'importanza che il soggetto meritava ; e, come il primo progetto fatto dall'ingegnere Valle, feci trasmettere al Consiglio consultivo di marina anche questo secondo progetto presentato, lo ripeto, dal signor Angius ; ed ora son soddisfatto di potergli dire che il giorno 13 di questo mese, il che vuol dire avanti ieri, mi è stato comunicato il risultato dell'esame istituito a Genova dal detto Consiglio composto degli uomini i più istrutti e i più competenti ; questo Consiglio ha data la sua opinione tanto sul progetto dell'iugegnere Valle, quanto su quello del signor Angius e ha fatto parecchie importanti e molto utili osservazioni, per sciogliere le gravi questioni fatte sorgere dai progetti medesimi, e principalmente si è occupato di restringere il lavoro dentro quei limiti nei quali si può sperare che la città di Bosa e le provincie interessate possano sopportare la spesa. La cosa adunque è in questo stato e potrebbe perfettamente tranquillarsi il signor Angius ehe in luogo di trascurare gli interessi della sua provincia si sono, per quanto si poteva, maturamente studiati e si farà quanto è necessario per dar moto ai lavori quando la città e la provincia offriranno le necessarie guarentigie d'aver disponibili i mezzi occorrenti. an«ius. Ringrazio il signor ministro delle spiegazioni che si è compiaciuto di dare. Io non dubitava delle sue sollecitudini per quest'opera importantissima; sapeva che egliavea latto ripetuti eccitamenti al dicasterodi marina per il giudizio delle opere proposte ; e se non ostante interpellava, ciò fu perchè la pubblicità della risposta ministeriale raffilasse quei provinciali. Disse il signor ministro che la Commissione d'acque e strade erasi occupata del disegno e progetto dell'ingegnere ; ma certamente, senza prima esser rassicurata dai pratici del mare che le opere proposte erano utili all'uopo, non poteva dare approvazione al progetto, Questa riserva della Commissione di differire il suo giudizio fino a conoscere l'opinione dei pratici del mare fu saggia, come notai, e sarebbe stato un gran danno se si fosse approvata, perchè si sarebbero spese inutilmente grandi somme, rimanendo poi lo stesso pericolo alle navi in quel seno. (Movimenti d'impazienza del ministro delle finanze e mormorio nella Camera) Prego la cortesia del signor ministra delle finanze a non disturbare con la sua agitazione e chi parla e chi ascolla,, cìvovr, ministro delle finanze, di marina e di agricoltura e commercio. Ma fa perdere il tempo alla Camera che ha gravi affari. ancmiis. E questo che trattasi è un grave affare e non tocca a lei di impedire chi parla. presidente. Continui il suo discorso. a.n«ius. Importando a me che la città di Bosa e la provincia non facessero spese inutili, proposi in Genova ad alcuni bravi marinai le mie osservazioni sopra il progetto dell'inge- gnere ed essendosi trovate giuste e riconosciuto migliore il modo che a me parea potesse riparare la traversìa del porto di Bosa, lo comunicava al signor ministro in un semplicissimo e rapido disegno spiegato con pochissime parole. 11 signor ministro dissecheerano stati considerati il disegno dell'ingegnere Valle e dell'ingegnere Angius ; io non fo l'ingegnere, ma se credo che una mia idea possa essere utile, mi fo coscienza di comunicarla, massime se mi sembri che la medesima possa impedire un errore e un danno. Del resto io sono contento che il signor ministro abbia rivolto la sua attenzione sopra quell'opera che tanto si desidera dai cittadini di Bosa e dagli altri provinciali ; la promuova, la compia e avrà le benedizioni dei cittadini di Bosa e degli uomini di tutta la provincia. DISCUSSIONE DEL PROOETTO DI LE66E SUIAEPENSIONI DI RIPOSO IKIi lllPHïCifl C1VUI. presidente. E aperta la discussione generale sul pro~ getto di legge delle pensioni di riposo agli impiegati civili. (Vedi voi. Documenti, Sessione 1851, pag. 742 e 746.) La parola è al signor Despine. despine. Je demande à la Chambre la permission de lui présenter quelques observations sur la loi qui se discute. Cette loi repose : 1° Sur le devoir qu'a l'Etat de rémunérer les employés d'une manière convenable, et d'en assurer dans une certaine limite la réversibilité à leur famille. 2° Sur la convenance d'alléger le trésor en les assujétissant à une retenue qui ne devienne pas trop gravatoire pour eux. L'un et l'autre de ces principes me semblent hors de toute discussion. En effet : 1° Si l'employé n'avait pas la certitude d'obtenir à la fin de sa carrière la récompense de ses services, l'Etat trouverait difficilement des personnes capables qui voulussent accepter des emplois. Le droit à la pension est un devoir pour tout Gouvernement; mais dans un régime constitutionnel surtout, où divers systèmes politiques peuvent successivement prévaloir, où le pouvoir est sujet à changer de mains et peut venir confié à des chefs qui ne sont plus au courant des services antérieurement prêtés, le droit à la pension, selon moi,n'est pas seulement un acte de justice; il devient encore une garantie indispensable. Dans un Gouvernement absolu où tout émane de la faveur du prince, la pension est un devoir d'équité, sinon de justice. Il n'en est plus de même dans un Gouvernement représentatif où tout employé est un citoyen qui prend part à l'administration de l'Etat sous promesse de rémunération. C'est un contrat bilatéral dans lequel il s'engage à servir avec le zèle et la loyauté dont il est capable, et le Gouvernement lui assure en retour un traitement pour le présent, de l'avancement pour l'avenir, une retraite pour ses vieux jours. Ce droit supplée ainsi aux économies qu'aurait pu faire l'employé en travaillant pour son propre compte. 2° Mais en même temps que ce droit existe, il est juste de donner à l'Etat les moyens de l'acquitter; c'est à quoi la retenue est appelée à pourvoir. Le chiffre de celle-ci doit être proportionné aux traitements; et comme les traitements civils sont généralement peu élevés et moindres che?, nous que dans les autres pays, le T ORN AT A D E L 1 5 MARZO taux de 2 1/2 0/0 fixé tant dans îe projet du Ministère que dans celui de la Commission me semble tout à fait convenable. Je pense même qu'à l'instar de ce qui -se pratique dans les autres pays, ce fonds pourrait encore recevoir une utile augmentation par une retenue qui serait faite sur le premier mois de traitement, sur le premier trimestre de supplément ou augmentation obtenue par promotion d'emploi, ainsi que sur les parts d'amendes, saisies, retenues disciplinaires qui seraient opérées en conformité des lois. Le projet de loi renferme encore deux autres dispositions auxquelles je me rallie entièrement : La première qui est de considérer la mise en expectative comme un repos temporaire, et conséquemment de la comprendre dans cette loi ; La seconde de faire compter pour la pension le temps du volontariat, lequel, étant un service prêté à titre gratuit, doit à plus forte raison être calculé dans la rémunération des années de service. Mais, en admettant ces bases contenues dans le projet, je pense devoir en combattre deux autres : 4° Celle qui fixe l'âge depuis lequel est compté le nombre d'années de service; 2° Celle qui détermine le nombre d'années obligatoire pour donner droit à la pension. Quant à la première, l'article 1 du Gouvernement fixe à 20 ans le point de départ, et l'article 8 de la Commission le fixe à 22 ans. Le Gouvernement ne donne aucun motif de sa fixation; la Commission dit l'avoir ainsi établi, parce que les grades académiques ne s'obtiennent guères avant 22 ans. Comme on le voit. l'une et l'autre détermination sont tout à fait arbitraires. Selon moi, la pension étant la récompense d'un service prêté, devrait être calculée du moment où le service a eu lieu, ainsi que le comptait le brevet royal du 21 février 1835(date de la première provision royale),et comme le portent les lois sur les retraites militaires, votées l'an dernier. Sans doute, pour les carrières supérieures, pour la magistrature, pour l'enseignement, les grades académiques s'obtiennent rarement avant 22 ans, mais aussi ils peuvent s'obtenir plus toi, L'employé qui entre de meilleure heure dans l'administration, sans avoir obtenu ces grades, n'exerce d'ordinaire que des emplois inférieurs, moins rétribués et conséquemment la pension qui est toujours en rapport avec le traitement, sera aussi moindre; il y a donc compensation. Mais dans le cas où l'on na croirait pas devoir suivre cette base, il faudrait au moins en prendre une autre plus rationnelle que celles proposées, savoir : celle de la majorité, soit 21 ans, base qui est adoptée en Belgique pour les services civils et judiciaires. 2° Quant au nombre d'années nécessaires pourdonner droit à la pension, l'article 1 du Gouvernement fixe 40 ans de service ou 70 ans d'âge. L'article 1 delà Commission fixe 38 ans de service,ce qui correspond d'ailleurs au chiffre du Gouvernement, puisqu'elle ne les fait dater que de 22 ans au lieu de 20; mais d'un autre côté elle réduit l'âge à 65sans, avec 10 ans de service. Ni l'une ni l'autre de ces bases ne me semblent admissibles, et je pense que l'on devrait adopter comme en France et en Belgique les deux conditions réunies de 30 ans de service et 60 ans d'âge, sauf les exceptions pour infirmités, cessation d'emploi, ou exigence de service, comme il est prévu par le projet. Les lois votées l'an dernier sur les pensions pour l'armée usmni. 16 SESSIONS DEL 1852 — Dm er 3 de (erre et de mer (27 juin 1851, 20 juin 1851), ont fixé le terme de 30 ans pour les officiers supérieurs, 25 ans pour les lieutenants et au-dessous, 20 pour les chapelains. Le Gouvernement dit avoir été conduit à adopter dans le projet dont nous nous occupons un autre chiffre à cause de la nature différente du service prêté par les militaires et par les employés civiles. Certes, je suis loin de méconnaître les services qui sont rendus par l'armée ; mais à part les temps de guerre (heureusement rares et exceptionnels), j'estime que le service civil n'est pas moins pénible que le service militaire ; les tables de mortalité des uns et des autres sont là pour le prouver. Le brevet royal du 1835 fixait lui-même les 30 ans de service pour terme normal, et c'est sous le régime de ce brevet royal que la plupart des employés actuels ont commencé leur carrière; il y avait, il est vrai, le beneplacito du souverain, mais aussi il n'y avait pas lieu à retenue. On a dit que dans d'autres Etats d'Italie la durée du service est fixée à 40 ans; mais il faut, pour des comparaisons, se rapporter aux Etats qui jouissent des institutions analogues, soit constitutionnels comme nous, et non pas aux Gouvernements absolu. Or, en France et en Belgique, l'âge de 60 ans avec les 30 ans de service a été reconnu suffisant pour créer le droit à la pension. Bien plus, en Belgique les emplois qui usent davantage les forces physiques, tels que les douanes, accises, eaux et forêts, marine, chemins de fer, postes, mines, ponts et chaussées, donnent ce droit après 25 ans de service et 55 ans d'âge. Le motif de l'avantage d'avoir des employés suffisants, capables, donné par la Commission, ne suffit pas, il faut avant tout être juste et tant que ne seront pas modifiées chez nous les lois sur les pensions militaires, je pense qu'il y a justice à y fixer les mêmes conditions qu'en France et en Belgique. On a dit, il est vrai, que l'employé civil doit à l'Etat tout le temps que ses forces physiques et intellectuelles permettent de lui consacrer ; je ne conteste pas ce principe et je conçois très-bien que jusqu'à 60 ans l'Etat puisse obliger l'employé (sauf les cas exceptionnels) à continuer ses services ; mais nous savons aussi que, au-délà de 60 ans, l'homme ne conserve plus généralement la même énergie ; s'il se sent à même de continuer ses fonctions, l'augmentation qui lui est assurée en raison du nombre d'année de service (articles 18 et 19 de la Commission), et les habitudes contractées du bureau sont pour lui un stimulant assez puissant de le continuer. Ainsi l'intérêt, de l'Etat se trouve amplement garanti, tandis que celui de l'employé n'a pas à en souffrir. Il ne faut pas perdre de vue que celui qui couvre un emploi passe, en l'acceptant, avec l'Etat un traité, et qu'il doit y avoir réciprocité de conditions entre tous les deux ; cette garantie devient d'autant plus nécessaire que l'article 5 laisse une très-grande latitude au Gouvernement pour mettre les employés en retraite. Je n'étendrai pas plus loin ces réflexions, que je prie la Chambre de vouloir bien prendre en considération. Elles se rattachent à une classe de citoyens qui méritent dans l'intérêt de l'Etat toute la sollicitude du Gouvernement, Elles consisteraient à modifier : 1° Les dispositions du projet qui concernent l'âge duquel doivent compter les années de service, années que je demande à faire partir depuis la première nomination, comme le près crivait le brevet royal de 1835 et comme on l'a fait pour les pensions militaires, puis subsidiairement depuis l'âge de la majorité ; CÀMERA DEI DEPUTATI —SESSIONE DEL 1852 2° Celles qui règlent le droit à la pension que je demande à baser sur les deux conditions réunies de 30 ans de service et 60 ans d'âge ; 3° Celles qui ajouteraient aux ressources de la caisse des pensions une retenue sur le premier mois de traitement, et sur le premier trimestre des suppléments de traitement, ainsi que les parts de retenues disciplinaires, saisies et amendes qui seraient déterminées par la loi. Acet effet je croirais encore fort utile que la comptabilité de la caisse des pensions fût tenue distincte. Le pays s'est effrayé non sans raison du chiffre énorme de 9 à 10 millions auquel le budget a fait voir que les pensions s'élèvent en 1852, et ce n'est pas sans inquiétude qu'il suit le progrès et la facilité avec lesquels on paraît les accorder pour faciliter souvent des combinaisons personnelles et sans aucun avantage pour l'Etat. Il lui importe donc de pouvoir, à chaque instant, apprécier la charge que lui imposent les pensions afin de prévenir tout abus dans l'application des lois qui les régissent. sippjl, commissario regio. L'onorevole preopinante mentre approva il progetto di legge in discussione,, in quanto al principio di giustizia secondo cui tocca al Governo di provvedere alla posi/ione degli impiegali quando sono giunti a quell'età in cui non possono più prestare i loro servizi e provvedere altramente al loro modesto sostentamento, trova poi questo medesimo progetto meno conforme alla giustizia su due parti. Prima, in quanto all'epoca in cui prendono data i servizi per l'effetto della pensione, in secondo luogo in quanto agli anni necessari perchè si faccia luogo al diritto alla pensione. Propone poscia un aumento sulle ritenenze in certe circostanze onde rendere il fondopiù considerevole e qualche norma per tenere la contabilità distinta. Comincierò per rassicurare l'onorevole preopinante relativamente alle ritenenze. Le ritenenze che sono scritte nel progetto stampato al 2 1/2 0/0, saranno per via d'emendamento che mi riservo di proporre accresciute, e quest'aumento delle ritenenze è sicuramente dettato da un principio di giustizia che vuole che l'impiegato che verrà a godere di una pensione faccia un tal qual fondo, il quale se non è completamente corrispondente al beneficio che verrà a ricevere, sia però tale che porti un yero alleggerimento alle finanze dello Stalo; in secondo luogo è determinato dalle circostanze delle nostre finanze, le quali esigono che ogni ordine di cittadini faccia il maggior sacrificio possibileIn quanto all'altra parte relativamente alle ritenenze che vorrebbe mantenere in una cassa distinta, io credo che lo scopo che egli si propone per questo oggetto non sarebbe conseguilo, cioè sarebbe conseguilo egualmente anche non tenendo questa cassa separata. La ritenenza insè non è quella che faccia il fondosufficiente per la pensione ; il fondo che producono queste ritenenze è insufficiente per servire a tutte queste pensioni; la cassa dello Stato dovrà sempre sussidiarle, poiché la cassa dello Stato deve sempre provvedervi, pare che vi sia maggior semplicità ove si tenga una cassa sola senza tenere una cassa distinta per quest'oggetto. In quanto al fatto che egli si propone di far conoscere ai paese, cioè qual sia il sacrificio che si sopporta per queste pensioni, non fa d'uopo tenere una cassa separala. Il bilancio delle spese generali porla la noia di tutte lepensioni e si vede quanto si spende e di quanto viene annualmente accresciuto il bilancio per effetto delle pensioni e lo slesso bilancio nella parte attiva pur dà conto del prodotto delle ritenenze. Per conseguenza lo scopo è conseguito nello stesso modo senza ricorrere allo spediente di tenere questa cassa distinta, spediente che produce qualche confusione o per lo meno qualche maggiore occupazione a quelli che sono destinati a questa cassa. Ma verrò alla parte più essenziale del suo discorso la quale tende a stabilire che la data del servizio si debba computare dal momento in cui l'impiegato entra al servizio e cita a questo riguardo l'autorità del regio biglietto del 1835. Ma questo biglietto, secondo me, viene piuttosto in appoggio alla proposta della Commissione che a quella dell'onorevole preopinante, poiché il biglietto regio stabilisce bensì la data dell'epoca dell'ammissione a volontario, ma vuole contemporaneamente l'età di 22 anni ; per conseguenza sarebbe questo un esempio che verrebbe in appoggio della proposta della Commissione, proposta che il Governo non crede conveniente di ammettere, appunto perchè vi sono delle categorie d'impiegali, i quali prestano i loro servizi in età anche meno avanzata, i quali poi non pervengono mai a quella carriera superiore in cui lo stipendio sia tale da poter servire anche di misura ad una pensione considerevole e che sarebbero perciò di troppo pregiudicati. Quindi io credo che il progetto del Governo provveda abbastanza in quanto alla data da cui si deve far decorrere il tempo per la pensione, perchè prima di 20 anni è difficile che un impiegato possa prestare dei servizi utili, ed è già un favore grandissimo quello di poter essere ammesso a quell'età in qualunque uffizio senza accrescerlo ancora tenendo conto di servizi i quali non possono poi essere di gran vantaggio allo Stato. L'esempio citato dei militari io credo non possa nemmeno venire in appoggio, imperocché il servizio dei militari è ben diverso; è un servizio che la gioventù può prestare molto più facilmente di quello che possa prestare un uomo attempalo ; anche all'età di 18 anni può il miiitare prestare un ottimo servizio, ed è giusto che se ne tenga conto, e quindi è che in quanto ai militari fu creduto necessario anche un tempo meno lungo per far diritto alla giubilazione, perchè giunto ad una certa età il militare non sarebbe più in grado di servire, e per ciò anche è resa necessaria una norma diversa tra le pensioni dei militari e quelle delle pensioni civili. Pei militari è provveduto sicuramente in modo equo a tutte !e esigenze ; ma se si adottasse Io stesso principio per le pensioni civili, non si verrebbe ad ottenéré quello scopo che il Governo giustamente si propone ; imperocché lo Stato ha bisogno di persone che lo possano servire il più utilmente che si può. Siccome dunque il servizio militare ha bisogno di persone giovani, così il servizio degli impieghi civili richiede persone provette le quali hanno maggiore esperienza e possono per conseguenza meglio meritarsi il premio che dallo Stato conseguono. L'onorevole preopinante citò pure ad esempio alcune legislazioni in quanto all'età necessaria per acquistare il diritto alla pensione e trovò una sproporzione considerevole con quella stabilita dal nostro progetto. Veramente sono varie e di diversa natura le disposizioni legislative riguardanti le pensioni. L'esempio della Francia e del Belgio è quale l'ha indicato l'onorevole preopinante, cioè si esigono 30 anni di servizio e 60 anni di età ; ma abbiamo l'esempio delle varie legislazioni italiane, in cui si è preso un sistema diverso. D'altronde poi il nostro progetto è conforme a quanto si è sinora praticato presso di noi : esso provvede abbastanza all'avvenire degli impiegati, perchè dopo 10 anni di servizio fa luogo alla pensione, quando l'impiegato non sia più in grado di ser» — m — TORNATA DEL 15 MARZO vire; se è ancora in istato di prestar servizio, naturalmente il Governo può esigere che continui a prestare l'opera sua. Nè 10 credo si possa avere alcun timore per la facoltà concessa al Governo d'esigere il servizio degli impiegati per sì lungo tempo, imperocché è pur noto come tutti i ministri sono d» ordinario piuttosto propensi a favorire gli impiegati che da loro dipendono; per conseguenza è piuttosto da tenere che qualche volta si conceda troppo facilmente, invece di resistere a quell'impiegato che domanderà la pensione e farà valere motivi di salute di non tutta quella importanza che sarebbe necessaria , non potendosi altrimenti promuovere i giovani che col mettere a riposo gli anziani e ciò senza violare la legge, imperocché la legge stessa riserva al Governo la facoltà di mettere a riposo d'ufficio anche quell'impiegato 11 quale non vi avesse ancora diritto. Io credo quindi che il sistema di legge proposto provvede a sufficienza ai casi in cui l'impiegato per qualche motivo non può più prestare il suo servizio e che i limiti segnati nel primo articolo non riesciranno nel fatto gravosi ad alcuno. Con queste osservazioni io mi persuado d'aver risposto sufficientemente alle obbiezioni fatte al progetto di legge dall'onorevole Despine, quindi penso che la Camera vorrà attenersi al progetto del Governo. P R É S I D E N T S . Il deputato Menabrea ha la parola. MESîAB»EJk.. Après avoir pourvu d'une manière convenable aux pensions des militaires, il était éminemment juste que le Parlement s'occupât des employés de l'ordre civil qui doivent avoir également part à la sollicitude du Gouvernement. C'est pourquoi nous avons vu avec une véritable satisfaction la présentation delà loi qui est soumise aujourd'hui à nos délibérations, tendant à assurer la position des employés civils. Jusqu'ici il n'y avait que la loi de 1835 qui établissait d'une manière générale les conditions des pensions des employés civils. Toutefois l'exécution de cette loi était encore soumise au beneplacito royal, chose qui était toute naturelle sous le régime absolu, mais qui est tout à fait contraire aux principes du régime constitutionnel. En conséquence, il était de toute nécessité d'assurer légalement les droits des employés à la retraite. Toutefois, messieurs, je me permettrai de vous soumettre quelques observations sur la loi, dont la discussion vient d'être commencée, et que j'abrégerai autant que possible, attendu que quelques unes, auxquelles je me rallie, ont déjà été émises dans le discours prononcé par l'honorable M. Despine. Je répondrai également quelques mots aux observations qui ont été faites par M. le commissaire du Gouvernement. Et d'abord, en jetant un coup d'œil sur un des premiers articles du projet de loi, je ne puis m'empêcher d'émettre quelques doutes sur l'exactitude de la définition qui est faite de l'employé. En effet, l'article de la loi le définit ainsi : « Sono considerati come impiegati civili per l'effetto della presente legge tutti coloro che godono di uno stipendio a carico dello Stato e non trovansi contemplati nelle leggi relative alle pensioni dei «militari di terra e di mare. » Messieurs, cette définition semble de prime abord excessivement juste, toutefois elle ne laisse pas que de présenter quelques difficultés d'application En effet, comment considérerons-nous les individus que le Gouvernement emploie provisoirement dans des travaux de régie, soit de construction, soit de cadastre, ecc., et pour lesquels est bilancée une somme d'où l'on prélève I js traitements des employés temporaires, appliqués à ces travaux mêmes ? Je demande, messieurs, si on devra classifier dans la catégorie des employés de l'Etat ces employés temporaires qui, il est certain, cesseront de dépendre du Gouvernement, aussitôt les travaux achevés, et par conséquent, si l'on devra leur appliquer les dispositions de la loi des retraites ? Il me semble donc que la définition de l'employé devrait être plus précise, plus exacte, plus catégorique. Ce n'est que de cette manière que l'Etat pourra savoir approximativement quelle est la dépense qu'il devra faire pour payer les pensions, quel est le chiffre auquel elles s'élèveront. En laissant, au contraire, subsister le vague de la définition que nous donne l'article de la loi proposée, je suis intimément convaincu qne dans plus d'une circonstance l'Etat se trouvera plus obéré de pensions qu'il ne prévoyait. Après cette première observation, j'en ferai une autre sur la privation de la retraite que subissent dans certains cas les employés. A l'article 45 il est dit : « La destituzione dall'impiego e la condanna ad una pena criminale tolgono ogni diritto al conseguimento della pensione. » Messieurs, la destitution est un fait extrêmement grave ; il est grave d'autant plus que la destitution frappe remployé et dans son honnenr et dans sec» intérêts matériels. Or, il n'y a aucune législation qui pourvoie au cas de destitution; la destitution émanera-t-elle du Ministère! Mais ce serait lui accorder un arbitraire, un pouvoir qui ne doit appartenir qu'aux tribunaux. Car s dansun régime constitutionnel, moins que dans un autre, on ne peut admettre que l'honneur et les droits d'un citoyen soient livrés sans garantie à la volonté d'un ministre. Sans doute, il y a des cas prévus par le Gode pénal, mais il y en a d'autres qui ne le sont pas et dans lesquels les ministres se croient en droit de prononcer la destitution, sans qu'aucune loi règle l'exercice de cette autorité. Cela s'est vu, je crois récemment, et la manière économique dont on procède dans ces circonstances peut souvent laisser des doutes sur la justice de telles mesures. En conséquence, messieurs, le cas de destitution qui a été introduit dans la loi semble ne pouvoir subsister qu'autant qu'il sera défini, ou qu'on se réserve de définir de quelle manière la destitution pourra avoir lieu. J'arrive maintenant à la question qui a été posée par l'honorable M. Despine, c'est-à-dire celle relative à une caisse de retraite. Il semble que malgré l'opposition faite par M. le commissaire du Gouvernement, la proposition de M. Despine est extrêmement juste. En effet, que veut la loi dont il s'agit ? Elle veut assurer le sort des employés, et c'est là, sans contredit, la dette la plus sacrée de l'Etat, En conséquence il est juste de créer à ces employés un sort qui soit à l'abri de toutes les vicissitudes que peut éprouver la condition financière de l'Etat. Afin d'assurer davantage cet avenir des employés, on fait une retenue sur leurs appointements; retenue qui d'après le projet de loi, s'élève à 2 1/2 0/0 et qui ainsi que nous l'annonce M. le commissaire, devra encore être portée à un taux plus élevé. Cela posé, s'il n'y avait pas une caisse spéciale pour les retraites, il s'ensuivrait que le Gouvernement enlèverait d'une main de l'employé ce qu'il lui donnerait de l'autre. Je crois donc qu'il est de toute nécessité qu'il y ait pour tous ceux qui servent l'Etat une caisse de retraite qui ne soit point confondue avec le trésor public, et je dis incidentellement que je voudrais voir ce principe élargi en faveur de CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL 1852 toutes les classes laborieuses, qui moyennant des épargnes convenables pourraient avoir leur existance assurée pendant leur vieillesse. J'arrive à une autre observation sur le principe d'après lequel est réglée la quotité de la retraite. II semble que le principe d'après lequel on calcule la retraite n'est pas entièrement juste. En effet, messieurs, la retraite est réglée d'après le traitement ; or le traitement ne représente pas toujours les services rendus ; souvent il représente la responsabilité à laquelle est sujet l'employé, mais nullement son habileté, ou les services par lui rendus à l'Etat. Je vois qu'il y a, par exemple, des trésoriers qui ont des traitements soit de 40 mille, soit de 13 mille francs par année. Certainement il est très-juste que ces trésoriers qui ont une responsabilité considérable, aient un traitement correspondant, afin de les mettre à même de couvrir les pertes que leurs caisses sont sujettes à éprouver. Mais il n'en est pas moins vrai que ce traitement n'est pas la rémunération d'une aptitude spéciale, ni de services extraordinaires. Il n'est donc pas rationnel que les titulaires aient une retraite équivalente à celle d'un premier président. Je fais observer que dans une même catégorie il y a des disparates qui sont tout à fait choquantes. Je prends, pour exemple, un conseiller d'appel de Turin qui a 7000 francs de traitement et un autre conseiller de même classe à Nice ou à Chambéry, qui n'a que 4500 francs. Je comprends parfaitement qu'un conseiller d'appel soit payé davantage à Turin à cause des dépenses plus grandes que le séjour de la capitale l'oblige de faire Mais pourquoi aurait-il une pension plus considérable que le conseiller d'appel de Chambéry ou de Nice? Comme on exige d'eux et la même aptitude et le même travail, pourquoi n'auraient ils pas droit à une égale retraite ? Je crois par conséquent que le principe sur lequel est fondé îe règlement des pensions, par le projet qui vous est soumis, est peu équitable, 11 semblerait au contraire beaucoup plus rationnel de prendre la charge (je ne dis pas le grade qui explique une idée différente) pour base des pensions et d'assigner dans des cas donnés des indemnités qui soient inhérentes à l'emploi même, mais qui ne doivent pas être cornputées dans la pension. Je ne m'étendrai pas beaucoup sur la question qui a été traitée par l'honorable M.Despine relativement à l'âge auquel a été fixé le droit à la retraite. Je me permettrai seulement de faire remarquer que les employés qui ont dû obtenir les grades académiques pour couvrir les charges dont ils sont revêtus devraient être l'objet de quelque disposition spéciale. Mais j'appelle spécialement l'attention de la Chambre sur la condition qui a été faite au corps enseignant et surtout aux professeurs des Universités. Ainsi on exige d'eux, comme de tout autre employé, 40 ans de service pour obtenir le droit â la pension de retraite. Ayez la bonté, messieurs, de porter votre attention sur le service prêté par les professeurs universitaires. L'âge moyen auquel on arrive au professorat est celui de 35 ans. Il n'a pas de professeur qui soit effectif avant l'âge de 30 ans. Comment peut-on donc exiger 40 ans de service pour leur donner droit à là pension? Est-ce qu'un homme peut à l'âge de 70 ans, 75 ans exercer des fonctions aussi pénibles que colles du professorat ? Ceux d'entre vous qui ont rempli ces fonctions savent combien elles sont fatiguantes. Tel employé peut très-bien dans une administration remplir sa charge jusqu'à un âge fort avancé ; le professeur ne peut pas conti- nuer l'enseignement au-delà d'un certain terme. Les forces physiques font défaut, souvent même celles de l'esprit le trahissent après un rude labeur. En conséquence je crois que la loi a été à cet égard cruelle envers les corps enseignants. Les anciennes constitutions universitaires étaient bien plus paternelles, bien plus bienveillantes. En effet, ces constitutions avaient tenu compte de l'âge auquel les professeurs arrivaient à l'Université, et avaient déterminé qu'après 14 ans de service ils avaient droit à une retraite de la moitié de leur traitement tout entier, traitement minime, si vous voulez, puisqu'il n'est que de deux mille francs, mais qui donne à celui qui l'a gagné la perspective de terminer à l'abri de la misère une vie consacrée à l'étude des sciences. On croit généralement que la fatigue d'un professeur se borne à faire quelques heures d'école ; mais on se trompe, il faut se préparer à ces écoles par de longues études qui absorbent le temps et les forces de l'homme. Après avoir examiné les points principaux de cette loi, j'en viens à celui qui me semble le plus important. Dans une loi de retraite le législateur doit certainement avoir pour but de favoriser, dans de justes limites, tous les employés, et surtout les employés subalternes. En effet, l'employé subalterne mérite d'autant plus de bienveillance que sa condition est plus obscure et ses travaux moins brillants. Il faut lui tenir compte de cette vie de dévoûment dans laquelle il s'efface lui-même dans l'abnégation, se contentant d'un maigre appointeraient, tandis que l'employé supérieur qui parcourt une brillante carrière a non seulement l'avantage de hauts traitements, mais encore celui des satisfactions d'amour-propre que procure plus ou moins l'exercice du pouvoir. Certes, je ne suis pas de ceux qui prétendent établir cette égalité qui abat 1e courage et tue l'émulation ; il faut à tout peine, à tout mérite une récompense proportionnée; mais je suis d'avis que plus une position est humble, plus elle a droit à notre sollicitude, et c'est pourquoi je plaide la cause des emploj'és inférieurs, sanr vouloirs néanmoins que ce soit au détriment des employés d'un ordre plus élevé. Or, messieurs, si je compare la loi actuelle avec la loi de 1835, je vois que, dans la loi que nous discutons, tous les avantages ont été faits aux employés supérieurs, tandis que, au contraire, la condition des employés inférieurs est détériorée. En effet, pour vous en donner la preuve je prends le tableau comparatif des différentes pensions, suivant les propositions du Ministère^ de la Commission, et de la loi de 1835 J'ai entre les mains ce tableau comparatif, que j'ai compilé et que j'insérerai à la suite du compte-rendu de la séance. Je vais vous citer quelques chiffres qui vous prouveront la justesse de mes observations Je prends un employé qui a 1000 francs d'appointement. D'après la loi actuelle, il est retraité, au bout de 30 ans de service, avec la pension de 750 francs, et après 40 ans, que lui donnerait-on au maximum? Il n'a que 800 francs ; tandis que, d'après le brevet royal du 21 février 1835, qui régit actuellement encore les pensions civiles, l'employé qui a 1000 francs de traitement, a droit, après 30 ans de service à 750 francs comme dans la nouvelle loi ; et après 40 ans de service à 937 francs 50 centimes, ce qui constitue une différence de 137 francs 50 centimes, somme considérable, ainsi qu'on le voit pour un individu qui a joui foute sa vie d'un traitement de 1000 francs. Par la loi actuelle, l'employé à 1000 francs d'appointement viendrait donc à perdre 137 francs 50 centimes par année sur sa retraite après 40 années de service. 3 TORNATA DEL 15 MARZO J'arrive aux employés élevés, Je trouve, par exemple, que l'employé qui jouit de 8000 francs de traitement a droit, après 40 ans de service, d'après la loi de 1835, à une pension de 5625 francs, pension très-raisonnable, sans doute, pour un employé qui a joui de 8000 francs de traitement. D'après la loi que nous discutons, au contraire, ce même employé aurait droit à 6000 francs de retraite, c'est-à-dire à 375 francs de plus qu'actuellement. En un mot, la loi est défavorable à tous les appointements au-dessous de 5000 francs et avantageuse à tous le appointements supérieurs à 5000 francs. Il est vrai que la loi actuelle fixe la limite supérieure des pensions à 8000 francs, tandis que la loi de 1835 concédait des pensions jusqu'à la somme de 10,625 francs ; mais je fais observer qu'il fallait avoir plus de 15,000 francs d'appointement pour obtenir une pension supérieure à 8000 francs, après 40 ans de service ; tandis que d'après la loi présentée par le Ministère, les emplois même de 12,000 francs d'appointement donnent lieu à une retraite de 8000 francs. Si même nous adoptons les modifications de la Commission, l'on trouve que la catégorie des employés qui auraient droit à une si haute retraite, peut descendre jusqu'à ceux qui ont 8000 francs d'appointement (Voir le tableau, pag. 132.) après 45 ans de service et 70 ans d'âge, il est vrai. De sorte que, d'après le décret de 1835. le nombre des employés qui avait droit à 8000 francs et plus de retraite, était extrêmement restreint, tandis que, d'après la loi en discussion et surtout d'après la proposition de la Commission, le nombre augmente d'une manière démesurée. Ici je fais observer que la proposition de la Commission établit qu'après 45 ans de service et 70 ans d'âge on peut avoir le traitement entier pour retraite, pourvu qu'elle ne dépasse pas 8000 francs. On dira que c'est pour encourager dans l'exercice des fonctions; c'est bien ; mais bien peu de personnes pourront jouir de cet avantage, surtout les employés de l'ordre inférieur. En effet, lorsqu'on occupe des hauts emplois qui exigent moins de fatigue matérielle, l'intelligence peut conserver sa vigueur et être appliquée utilement au service de l'Etat; mais comment s'attendre à ce qu'un pauvre écrivain qui a la main tremblante, les yeux éteints de fatigue et de travail puisse continuer à remplir des fonctions pour lesquelles il n'a plus les facultés requises? L'avantage que lui promet l'article de laCommission n'est donc qu'un appât, un rêve qu'il ne pourra jamais réaliser. Ainsi, par tout ce que je viens de dire, je crois vous avoir démontré que la loi actuelle, tout en présentant certaines dispositions d'un avantage incontestable, s'est montrée beaucoup plus sévère à l'égard des employés inférieurs que la loi du 21 février 1835, et en même temps beaucoup plus favorable aux employés supérieurs. Maintenant, messieurs, je compare cette loi à la loi sur les pensions militaires, et j'y trouve des anomalies qui ne devraient pas exister. D'abord, les principes sur lesquels sont fondées ces deux lois diffèrent totalement : les pensions militaires sont réglées d'après le grade, tandis que les pensions civiles sont fixées d'après le traitement. J'ai fait voir les inconvénients de ce dernier système. D'un autre côté, la loi militaire est, en général, plus généreuse envers les officiers inférieurs que ne l'est la loi actuelle envers les employés inférieurs. Le contraire a lieu dans les grades supérieurs: la loi actuelle favorise beaucoup plus les employés supérieurs de l'ordre civil que ne le sont les officiers d'un grade élevé dans l'armée. C'est ce que prouve encore le tableau ci-joint. Ainsi, un général d'armée (grade qu'on n'obtieot qu'après avoir commandé une armée en présence de l'ennemi), ne pourra arriver à obtenir 8Q00 francs de pensions qu'après 50 ans de service ou la perte d'un membre. Je trouve qu'un lieutenant-général, qui occupe un grade éminent qui certainement n'est pas inférieur à celui d'un président de Cour d'appel, ne peut avoir, après 50 ans de service ou la perte d'un membre, qu'une pension de 6000 fr., tandis qu'un employé de l'ordre civil, tel qu'un intendantgénéral, un conseiller d'Etat, qui à 8000 francs d'appointements et 40 ans de service, a droit également à la retraite de 6000 francs. Ainsi, en résumant ce que j'ai eu l'honneur de dire, je conclus : 1° que la loi actuelle a été trop sévère envers les employés subalternes, tandis qu'elle est amplement large envers les employés supérieurs ; 2° qu'elle n'a pas établi des rapports assez rationnels entre les pensions accordées aux militaires et celles qu'elle a fixées pour les employés de l'ordre civil, soit relativement à la quotité des pensions, soit aux principes mêmes d'après lesquels ces pensions sont réglées ; car il est essentiel qu'il y ait autant que possible unité de principes dans des lois analogues. Toutefois, cette loi étant attendue avec impatience par tous les employés, je crois que nous devons nous hâter de la discuter, en y apportant toutes les modifications que la justice réclame. Je me plais cependant à considérer cette loi comme provisoire, parce que les principes sur lesquels elle a été basée sont, en partie, contestables. Par conséquent, je demande qu'on en poursuive la discussion, sauf à y introduire les dispositions du brevet royal de 1835 pour fixer la quotité des pensions Le Ministère pourra, en attendant, mieux étudier la loi et y apporter pour la prochaine Session les modifications qu'un plus mûr examen lui aura démontrées nécessaires. î'arisi, ministro dell'istruzione pubblica. Era mio intendimentOj nel corso della discussione degli articoli di questa legge, di introdurre un emendamento, il quale avesse riguardo ai professori insegnanti nelle Università dello Stato. Ora dacché l'onorevole preopinante ha con savie osservazioni mostrata l'opportunità di questo emendamento, mi piace dichiarare alla Camera che mi riservo, quando cadrà in acconcio, proporlo d'accordo coll'onorevole commissario regio e colla Commissione dèlia Camera, sippA, commissario regio. Dopo le dichiarazioni fatte dal signor ministro non mi occorre più parlare dell'obbiezione fatta dal preopinante relativamente ai professori. Mi limiterò a parlare sulle altre questioni da lui toccate. Primieramente l'onorevole preopinante trova meno esatta la definizione di impiegato civile, che si contiene nell'alinea dell'articolo primo, inquantochè, secondo lui, le parole tutti coloro che godono uno stipendio a carico dello Stato, debbono comprendere anche necessariaménte le persone che eseguiscono dei lavori per una somma determinata, ma che non sono veri impiegati. Io credo che quest'obbiezione non sussista a fronte della parola stipendio. La parola stipendio necessariamente significa quell'annuo assegnamento che è portato sui bilanci; ed è in questo senso che io credo non possa esservi abbaglio. Gli impiegati, cioè le persone a cui égli accenna, che prendono una determinata somma che è assegnata anche in bilancio, non hanno uno stipendio ; è una somma bilanciata bensì per determinati lavori, ma non è una somma portata per stipèndio - I N - CAME RA D E I D E P U T A T I — S E S S ION E D E L 1 8 5 2 L'onor é vole pr e opina nte si pr e occupa po i de lla s orte de gli impie ga ti inqua nt o c hè a ll'a r tic olo 4 5 de lla légge è dé tto che gli impie ga ti pos s ono essere pr iva t i de l d ir it t o a lla pe ns ione pe r de s tituzioné e q u in d i non tr ova in qués ta le gge a lc una gua r e ntìa la qua le possa as s icur ar e gli impie ga ti c ontr o u n eccessivo a r b it r io . Io os s e rve rò a l pr e opina nte che que s ta le gge è de s tinata a r e golar e i dir it t i a lle pe ns ioni de gli impie g a t i, e non già lo s tato de gli impie ga ti ; s ic ur a me nte io de s ide re re i che anche lo s tato de gli impie ga ti avesse qua lc he s icur e zza, pe r c ui las ciandos i a l Gove rno q ue ll'a r b it r io che gli è ne ce s s ario in consegue nza de lla s ua r is po ns a bilità, p u r e vi fosse u n a ta l qua le gua r e ntigia agli im p ie g a t i; ma que s te dis pos izioni non poss ono far é ogge tto di que s ta légge , la qua le no n ha pe r e ffe tto che di re golare le pe ns ioni di r ipos o, é l'impie g a to che vie ne de s tituito e che si s uppone de s tituito gius ta me nte non de ve ave r r agione d i pe r c e pir e d a llo Stato u n compe ns o che no n ha me r ita to . L'onor e vole pr e opina nte os s e rva poi che la r e gola a dotta ta pe r bas e di que s to pr oge tto di le gge pe r fis s ar e l'impo r t a nza de lla pe ns ione è me no e s atta, e vor r e bbe , a nzic hé de dur la da llo s t ipe ndio , mis ur a r la da lla c a r ic a , e cita a que s to pr opos ito la légge s ulle pe ns ioni de i milit a r i ne lla qua le si è app un t o s e guito que s to s is te ma ; tr ova pos cia che que s ta le gge è me no favor e vole agli impie ga ti s ub a lt e r ni, e p iù favore vole agli impie ga ti s upe r io r i. Io c r e dé va , a l mo mé nt o che l'onor e vole pr e o pina nte h a a nnunc ia t o il s uo s is te ma , che avesse anzi pe r is copo di conte mpla r e più fa vor e volme nte gli impie ga ti i q ua li c opr iva no dè lie c a r ic he s upe r io r i, e che il dife tto che tr ova va in que s ta legge cons is te va ne ll'a dotta r e u n a mis ur a e guale pe r carica s ì d 'o r d ine s upe r ior e , come d 'o r d ine infe r io r e . In que s to s e ns o pote va avér r a gione s ino ad un ce rto p u n t o ne l dir e che effettiva me nte la stéssa mis ur a e ra a dotta ta pé r t u t t i; ma e r a facile la r is po s t a : ne lle car iche s upe r ior i anche lo s tipe ndio è p iù c ons ide r e vole , e que s ta mis ur a , che e gli vorre bbe pe r no r ma ne lle conce s s ioni de lle pe ns io ni, è que lla che re gola la fis s azione de gli s tipe ndi. Gli s tipe ndi pe r lo p iù s ono fis s ati in r a gione de ll'impo r ta nza de lla c a r ic a . È be ns ì vér o che vi s ono de gli imp ie g h i, i qua li s ènza e s ige re una gr a nde is tr uzione in chi li copre ha nno pe r c or r is pe ttivo s tipe ndi c ons ide r é voli, ma que s ti s tipè ndi pe r lo p iù s ono c ompos ti di aggi e pr ovè nti che non s ono conce s s i a titolo di s tipe ndio. Que s to pr ogè tto di le gge dis tingue a ppunt o tra lo s tipè ndio e que s ti a ggi, e las cia a d un'a lt r a légge il r e golar é la pr opor zione in cui s i devono c ompr è nde r e que s ti aggi ne l fis s ar e la pe ns ione . La dis tinzione de lle cariche ci far e bbé inc or r e r e in una difficoltà gr a vis s ima . Ne l s is te ma milit a r e è facile dis tingue r e i g r a di, poic hé essi s ono d e t e r mina t i, ma ne gli impie ghi c ivili que s ta dis tinzione è quas i impos s ibile , poic hé tr oppe sarebbe r o le cate gorie da fa r s i. Mi s e mbr a a d unq ue che il s is te ma di conce de re le pe ns ioni in pr o po r zio ne de gli s tipe ndi s ia il p iù gius to ed il p iù é s a tto. L'onor e vole pr e o pina nte dice che g l'impie g a t i s uba ltè r ni s ono in que s ta legge me no fa vor iti. Io lo pre go di os s e rvare che a p p un t o que s ta le gge ha una mis ur a in s e ns o inve r s o ; la pe ns ione pe r gl'impie ga ti infe r ior i che s ono i me no r e t r ib uit i, cioè pe r le p r im e lir e 2 0 0 0 , è il qua r a nte s imo de lla me dia calcolata su ogni a n n o ; pe r que lli po i che s ono ma ggior me nte r e t r ib uit i è il s e s s ante s imo. Come ve de la Ca me r a , il Gove r no ha fa tto la dis tinzione che si r ichie de va fr a que s te classi di impie g a t i ; fors e ne l c onfr onto de l s is te ma s ta bilito da que s to pr oge tto di le gge con que llo de lla le gge a nte r ior e po t r à accade re c he , c a lc ola ndo il s e r vizio in una da ta e poc a , s i ve nga a riconos ce re qua lc he dis pa r ità in favor e d 'un impie ga to s upe r ior e , e d a ltr e volte in favor e de ll'impie ga to infe r io r e ; ma , in mas s ima ge ne r a le , il pr oge tto di le gge è mo lt o p iù favor e vole a gli impie g a ti infe r io r i che no n a gli impie g a ti s upe r io r i. D'a lt r o nde non bis ogna s tare a l s olo te s to de l biglie tto de l 1 8 3 5 , poic hé que s to biglie tto non c ompr e nde che un r a mo d'impie g a t i d'a mminis t r a zio ne , me ntr e t ut t i g l'impie g a ti de lle doga ne , gl'impie ga ti de lle finanze no n pos s ono, s e condo le a t t ua li le ggi, cons e guir e una pe ns ione al dis opr a de lle lir e 2 4 0 0 ; a ll'oppos to pe r que s to pr oge tto di le gge pos s ono cons e guir e u n a pe ns ione pr opor ziona ta a l lor o s tipe ndio come q u a lu n q u e a ltr o impie g a t o . Compr e nde ndo in un s is te ma unic o t ut t e le cate gor ie de gli impie ga ti c iv ili, ne ve ngono de i ve r i vantaggi agli impie g a ti infe r ior i ; ta lvolta p u ò accade re che in qua lc he gr a do vi s ia una dis pa r it à, ma que s ta non è ma i e s s e nziale , e pe r c ontr o ne avvie ne che si è r a ggiunto lo s copo che le la r ghe pe ns ioni fur o no r idotte alla stessa mis ur a che pe r le pe ns ioni a gl'impie gati m ilit a r i, cioè a q ue l mas s imo che la Came ra ha s tabilito in lir e 8000 ; si fa luogo a pe ns ione dopo die ci a n n i di s e r vizio pe r r a gione di s a lute , me ntr e pe r le le ggi or a vige nti non ma i p u ò fars i luogo a pe ns ione pr ima de gli a nni 2 5 . Il pa r a lle lo po i che l'onor e vole pr e opina nte face va de gli impie ga ti c ivili coi m ilit a r i, io pe ns o che non s ia molto e s a tto, impe r oc c hé se be n si cons ide r ano t ut t e le le ggi s ulle giubilazioni m ilit a r i, si ve dr à qua nt i fa vor i ve ngono concessi a que s ti u lt im i. In p r im o luogo la da ta de l s e r vizio, pe i m ilit a r i, s i c o mputa dal gior no in c ui il s e r vizio c o minc ia , il che s ove nti ha luogo in e tà a nc he infe r ior e a i 18 a n n i; ino lt r e t ut t i i milit a r i de lle a r mi s pe ciali h a nno il d ir it t o ad una pe ns ione in r agione de l gr a do s up e r io r e ; la pe r ma ne nza d i d ue s oli a n n i ne l gr a do stesso dà luogo a ll'a ume nt o de l q u in t o pe r g li uffizia li s u p e r io r i; l'a r ma de i c a r a b inie r i, de l c or po fr a nc o , di que i c or pi ins omma che s ono ma ggior me nte e s pos ti ai pe r ic oli pe r r agione di s e r vizio, ha nno anch'e s s i l' a um e n t o de l q u in t o ; d u n q u e se si cons ide r ano i favor i conce s s i ai m ilit a r i, io cr e do che non si possa dir e che la legge favoris ca p iù l'impie g a t o c ivile che non il milit a r e . Conc hiudo pe r ta nto col dir e che que s ta le gge è re golata con una mis ur a che s e mbra e qua e che si è te nuta u n a s ufficie nte dive r s ità fr a gli s tipe ndi m in o r i, e fr a i ma g g io r i, inq ua nt o c h è pe r q ue lli si è pre s o pe r r e golar e la pe ns ione la mis ur a de l qua r a nt e s imo , pe r que s ti de l s e s s ante s imo, da l che ne s e gue e zia ndio che ne gli impie g hi mino r i si vie ne a cons e guir e il mas s imo limit e de lla pe ns ione in mino r pe r iodo di t e mpo che ne i s upe r io r i, pe r c hè calcolandos i a qua r a nt e s imi necessariame nte que s to limit e è r a ggiunto p r im a che se s i calcolas s e a s e s s ante s imi. Se l'a ttua le le gis lazione s ulle pe ns io ni, pe r le s ue c o mplic a zio ni, pe l dife tto di u n ifo r m it à e d i a r mo nia , pe i cons ide r e voli s acrifizi che impo ne al Go ve r no , ha s olle vato de lle gius te c r it ic he , e d u n quas i unive r s a le des ide r io di r ifo r ma , niuno p :r ò può conte s tare o dis conos ce r e il p r in c ip io s ul qua le s i fonda il d ir it t o a lla pe ns ione d i r ipo s o . Lo riconos ce il Gove r no, lo r iconos ce la Commis s ione , lo r iconos cono i due onor e voli p r e o p ina nt i. Le obbie zioni che s i movono si r ife r is c ono piuttos to a i dive r s i a r tic oli che compongono la le gge , che non a i pr inc ipii che la info r ma no . Mi pe re q u in d i s are bbe p iù conve nie nte che la Commis s ione s i r is e r bi a far e le s ue os s e rvazioni di ma no in ma no che ve rr a nno pos ti in dis cus s ione gli a r tic oli a cui s i r ife r is cono le obbie zioni fa tte . Mi limit e r ò pe r c iò ad os s e rvare c he , s e condo l'aYYis o de lla Commis s ione , è me no e s atto il d ir e che il r e gio CAVAMiisri. relatore. TORNATA DEL 15 MARZO editto del 21 febbraio 1835 riesca più favorevole agli impiegati inferiori comparativamente a quelli superiori, di quello che sia l'attuale legge. lo non ripeterò gli argomenti già addotti in proposito dal signor commissario regio, cioè che, a termini della legge che si sta ora discutendo, la pensione è del quarantesimo sulle prime lire 2000, e di un sessantesimo sulle rimanenti somme, argomenti e circostanze queste, le quali sicuramente tornano a favore di coloro i quali sono con minore stipendio retribuiti. Farò solo osservare che da un quadro comparativo che tengo fra le mani, tra le somme che si dovrebbero dal Governo corrispondere agli impiegati, secondo le disposizioni del progetto che cade in discussione, e quelle portate dall'editto 21 febbraio 1835, la differenza risulterebbe veramente minima. Infatti, gli scrivani, per esempio, con lire 1200 di stipendio, verrebbero dopo 40 anni di servizio a conseguire lire 1140, mentre coll'editto 21 febbraio 1835 ne avrebbero lire 1125; e così se seguisi il raffronto per quelli che percepiscono uno stipendio di lire 1500, 1600, 2000, viene a risultare una differenza di 20, 30 o 35 lire; di modo che questo progetto, mentre tenderebbe ad aumentare in parte le pensioni che si dovrebbero dallo Stato corrispondere ai pubblici funzionari, avrebbe il vantaggio di non pesare soverchiamente a carico del pubblico erario. Si deve scegliere fra due misure, fra una malintesa economia e la giusta ricompensa che si deve accordare agli impiegati. Se è giusto che si debba accordare una tal quale ricompensa ai pubblici funzionari, i quali hanno lodevolmente, dopo una lunga carriera, prestata l'opera loro e consunta la loro vita a favore dello Stato, non è però giusto, dall'altra parte, che il Governo troppo largheggiando imponga sempre nuove gravezze al nostro bilancio. Fatte queste osservazioni, riserbandosi la Commissione d¡ farne altre intorno ai singoli articoli man mano che verranno in discussione, crede cbe si possa fin d'ora passare alla discussione particolare. micheijINI. ie varie osservazioni che sono state fatte sin ora dagli onorevoli preopinanti avrebbero trovato sede più opportuna nella discussione degli articoli, ai quali esse si riferiscono per li loro specialità. Io mi riservo pertanto a ma nifestare su di esse la mia opinione quando i relativi articoli verranno in discussione. Avvi tuttavia un'osservazione dell'onorevole deputato Menabrea che mi sembra importante e spettare alla discussione generale. Egli avvertiva che impiegati, i quali esercitano impieghi della stessa natura e dello stesso grado, godendo di diverso stipendio, giunti alla giubilazione, ottengono diversa pensione giusta questo progetto di legge, secondo il quale gli stipendi servono di misura alle pensioni, e sembrandogli questa cosa assolutamente ingiusta, egli vorrebbe che la pensione si misurasse non dallo stipendio, ma bensì dal grado, di modo che gl'impiegati di eguale grado godessero di eguale pensione. Giustissima è l'osservazione del deputato Menabrea; se non che da essa io vorrei trarre un'altra più ampia conseguenza; vorrei cioè che senza tener conto dei luoghi in cui sono situati gl'impieghi, si assegnassero eguali stipendi a quelli impieghi che sono della stessa natura e dello stesso grado. Allora vi sarebbe pure eguaglianza nelle pensioni, ancorché si prendessero per base gli stipendi. Che se mi si obbiettasse che vi sono certe città in cui l'alloggio ed il vitto sono più cari che in altre, io risponderei che, stante alla facilità di trasportare le merci, non vi può mai essere grande differenza quanto al prezzo del vitto. Quanto al l'alloggio, confesso che è più caro a Torino ed a Genova che altrove; ciò che non impedisce che gli impiegati di ogni sorta chiedano sempre con grande istanza di essere traslocati in una delle suddette capitali, le quali presentano molte agevolezze ed allettamenti, sia per l'educazione della figliuolanza, sia sotto molti altri aspetti. Laonde sebbene non fossero maggiori gli stipendi in Torino ed in Genova, non mancherebbero tuttavia concorrenti agli impieghi. Quindi la conseguenza dell'osservazione del deputato Menabrea dovrebbe essere questa, che a proporzione che s'andranno riformando le varie categorie d'impieghi, si stabilissero eguali stipendi per impieghi di eguale grado, senza riguardo ai luoghi in cui essi sono esercitati. sosti Signori, i deputati che sin ora hanno preso a combattere questo progetto di legge ciò fecero per diversi principii di redazione. Io lo combatto per il principio assoluto, perchè ritengo inutile e dannosa qualunque legge sulle pensioni degli impiegati. ( Oh! oh! ) Intendo benissimo come nell'antico sistema il Governo che viveva da re ed aveva interessi distinti, e talvolta contrari alla società, avesse bisogno di un esercito d'impiegati puramente consacrati al suo servizio, i quali, docili ai suoi principii, a lui esclusivamente per interessi e distinzioni sociali obbligali, lo servissero giovani coll'opera e col senno, l'accreditassero poscia nell'opinione pubblica quando, giubilati e pensionati, passavano sparsi sulla superficie dello Stato gli ultimi giorni della loro esistenza, legata ai destini di quella del Governo. Ma in un libero paese, dove il Governo, anzi che sulle armi e sui suoi impiegati, poggia sugli interessi e sull'opinione del paese, base più solida di quella delle armate e della burocrazia, io dico che le relazioni esistenti allora fra Governo ed impiegati sono di una natura affattodiversa da quella indicata dal concetto che ha consigliato la presente legge. In un governo libero, il rapporto fra gli impiegali e il Governo non è nè più intimo, nè più obbligato che fra i privati. Io non vedo in questo che un libero contratto di lavoro e di stipendi con piena libertà reciproca in ciascuna delle parti di cercare il loro meglio. Il Governo paga il lavoro al prezzo stabilito dalla generale concorrenza, un po'più se vuole avere i migliori soggetti, ma cessando il lavoro cessa l'obbligo dello stipendio. Pensi l'impiegato governativo, come il salariato privato, a fare risparmi in gioventù pei tempi di vecchiaia Afacilitare queste economie esistono le casse di risparmio, di mutuo soccorso, di assicurazione ed altre Queste sono le istituzioni che devono esistere, e che quando non siano, il Governo deve promuovere, ma a beneficio di tutti i personalisti, non degl'impiegati governativi esclusivamente. Perchè questa ineguag'ianza fra i cittadini? Chi garantisce l'avvocato? Chi garantisce il medico? Chi garantisce l'ingegnere, chi garantisce lo speculatore se invece di far fortuna Va in rovina, chi l'operaio? Ciascuno lavori in gioventù per procacciarsi una rendita sufficiente in tempo di vecchiaia. Non vedo il perchè l'impiegato del Governo debba andare immune da quest'obbligo inerente all'umana vita. Vi sono per questo le casse di risparmio, vi sono le società di assicurazione; queste promova il Governo. Hofatto plauso al signor ministro dell'istruzione pubblica che ha proposto una legge per una cassa di sussidio pei professori; si associno pure le diverse industrie per guarentirsi contro le eventualità della sorte, come fanno gli operai, ma nessuno guarentisce agli operai la sussistenza se cade infermo, o se diventa vecchio ed inabile al lavoro, lo credo di avere abbastanza spiegalo il mio pensiero su questo argomento, pensiero che credo meritevole di essere preso in considerazione dalla Camera e con- — I N- CAMERA DEI D E P U T A T I — SESSIONE DEL frontato con quello che suggeriva iì presente progetto di legge sulle pensioni, lo stimo che, seconde questo punto di vista, debbonsi nei paesi francamente liberi considerare i rap porti del Governo cogl'impiegati, perchè un Governo libero dee riguardare collo stesso occhio tutti i cittadini laboriosi, sia che prestino l'opera loro in impieghi governativi, sia nelle private industrie. Quindi credo inutile questa legge sulle pensioni degl'impiegati civili, almeno qual è concepita Due sole classi d'impiegati sembrano ragionevolmente sino ad un certo punto dover far eccezione a questa regola generale, e sono i militari e gl'impiegati della magistratura; gl'impiegati della magistratura essendo inamovibili, essendo una specie di sacerdozio il quale rimpiazza l'antica influenza che aveva il sacerdozio nella società, e che deve esser l'arbitro e pronunciare non solo nelle contestazioni di diritto fra privati, ma anche sui diritti reciproci, sulle relazioni dei diversi ordini constitutivi della società, quelli intendo possano avere una condizione tutta loro particolare, ed essendo inamovibili, non potendo con libertà passare da una speculazione all'altra, e limitati nellostipendio, vedo anch'io che possono essere giubilati dopo aver prestato un lungo servizio. Queste sono le sole due classi a favore delle quali ammetterei le pensioni. Tutti gli altri impiegati governativi devono correre la sorte del resto dei cittadini privati. E badate bene che adesso crescerà immensamente questa cifra delle pensioni degl'impiegati, impiegati amministrativi, nuovi impiegati pel censimento, impiegati delle strade ferrate ; chi potrà determinare precisamente quale specie d'impiegati avrà diritto a queste pensioni, e quali no? Diceva benissimo l'onorevole Menabrea: create delle casse di risparmio. Aqueste accorreranno tutti, in queste depositeranno tutti qualche risparmio, e si troveranno perciò garantiti in una vecchiaia. Come stabilirete voi che saranno, per esempio, pensionati gl'impiegati dei Ministeri, e non quelli delle strade di ferro, e via dicendo? I professori delle Università e non gli altri maestri e maestre? A momenti, signori, mezza l'umanità sarà a carico dello Stato, e il bilancio dei pensionati sarà più forte di quello degli impiegati attivi (Movimenti diversi). Vi pare questo un buon sistema? Sostenete i salari di chi lavora, e lasciate alla sua previdenza e prudenza, coadiuvata da opportune instituzioni, il prov vedere alla sua vecchiaia. Per quelli che arrivano ad una età inabile al lavoro e mancarono di previdenza, la società provveda cogli ospedali e coi ricoveri (Interruzioni ed ilarità), ma per tutti indistintamente i cittadini, senza privilegi di eccezioni. Così io intendo la libertà e l'uguaglianza. E questa legge, o signori, anziché scuotere la nostra inerzia, anziché fare dei cittadini attivi ed intelligenti, fomenta l'inerzia, fomenta la naturale poltroneria. Se un uomo è sicuro pel suo avvenire, oh ! egli non lavora nel presente. Nell'interesse deila società stessa io dico che essa ha adempito ai suoi doveri quando presenta con istituzioni di casse di risparmio il modo con cui gli uomini provvedano per quando saranno vecchi, e che la società non deve direttamente occuparsi a guarentire la vecchiaia dell'uomo, sia che egli lavori molto, o lavori pòco, e sia che abbia o non risparmiato. Ma oltre a queste considerazioni d'ordine economico e sociale contro la presente legge, avvene un'altra che interessa gravemente la causa della libertà e del progresso ; ed è che questa legge costituisce una quasi inamovibilità nella burocrazia, crea dei quasi diritti, e nella pratica questa quasi inamovibilità, questi quasi diritti hanno una influenza pari a quella di diritti assoluti, di assoluta inamovibilità; cioè una specie di dispotismo, di spirito burocratico, eccessivamente 1852 conservatore, che incaglia il progresso, impedisce le riforme sul progresso sociale. E voi lo sapete, tuttoché questo diritto di inamovibilità non sia guarentito da legge, quanto si sia fatto pesare su voi particolarmente, uomini della sinistra, dagli uomini dell'antica amministrazione. Io rispetto il passato, ma non voglio che il passato inceppi il presente, o danneggi iì futuro. Dunque ciascun impiegato faccia il suo passaggio; lavori e risparmi, sia ben pagato, ed arrivato ad un certo tempo, si ritiri e lasci gli altri progredire avanti. Io quindi persisto a dire che l'idea che ha consigliata questa legge non la trovo, nè secondo gli interessi della società ed i veri interessi economici, nè secondo i veri principii liberali. Questo è il mio modo di vedere. CAVOUR, ministro delle finanze, di marina, e d'agricoltura e commercio. L'onorevole preopinante ha creduto dover combattere la legge sulle pensioni che attualmente si discute, come contraria ai veri principii economici ed all'interesse della società, e persino, se ben mi appongo, come contraria all'interesse degli impiegati stessi. Io credo invece (e mi duole di trovarmi qui in diretta opposizione coll'onorevole mio amico il deputato Iosti), che questa legge sia assolutamente conforme ai veri principii economici, che sia nell'interesse dello Stato, e che finalmente provvegga per quanto si può provvedere all'interesse degli impiegati. Io dico essere la legge conforme ai veri principii economici poiché in certo modo essa non fa altro che rendere la previdenza obbligatoria per tutti gli impiegati dello Stato. Ora la previdenza è una virtù, e l'onorevole deputato Iosti lo riconoscerà sicuramente. Questa legge adunque costringe gl'impiegati ad essere virtuosi in questo senso, cioè a pensare fin dalla prima loro gioventù ai bisogni della loro vecchiezza. E diffatti l'onorevole deputato Iosti riconosceva la bontà delle istituzioni delle casse di risparmio e quelle di mutuo soccorso. Ma ora, o signori, che cosa facciamo noi? Costringiamo gli impiegati ad entrare in queste associazioni, a partecipare al benefizio di queste easse. Solamente, siccome il sacrifizio che si crede possibile imporre agli impiegati mentre sono in attività non basterebbe per assicurare loro un'annua competente pensione qnando fossero giunti ad un'età avanzata, lo Stato, oltre al sacrifizio fatto dagli impiegati, ne fa uno pur esso onde migliorare la sorte dei medesimi. Forse iì deputato Iosti non avrebbe difficoltà, od almeno ne avrebbe minori, ove invece di fare una legge tendente a stabilire le pensioni civili, lo Stato sussidiasse casse delle pensioni ed ove d'uopo le stabilisse. Ebbene, o signori, io credo che conseguirebbe per tal modo lo stesso scopo, ma con molto maggior sacrifizio, perchè se si volesse stabilire una vera cassa delle pensioni con un'amministrazione distinta, la quale avesse l'obbligo di impiegare questo fondo e di farlo fruttare, bisognerebbe ordinare un'amministrazione composta di un personale assai numeroso. Diffatti quanti conoscono l'ordinamento delie società di assicurazione tanto a premio fisso, quanto di assicurazione mutua, sanno che queste richiedono un gran numero di impiegati, e assicurazioni che hanno per iscopo di formare altre associazioni di mutuo soccorso, prelevano un fondo assai considerevole sul premio che pagano gli associali che credo del 3 o 4 per 100 per la cassa delle pensioni. E qui rispondo a quanto diceva l'onorevole Menabrea, che questa volta si trova d'accordo coll'onorevole Iosti, il quale dava la preferenza alle casse delle pensioni. t TORNATA DEL 15 MARZO Con una cassa speciale de lle pe ns ioni bisognerebbe naturalme nte creare un'amminis tr azione speciale (Segni di denegazione per parte dei deputati Despine e Menabrea). Ma allora lo Stato creerà questa c a s s a r s i può dir e , purame nte s ulla carta, purame nte fittizia, poiché da un lato ritie ne una parte de llo s tipe ndio e dall'altra corris ponde la pe ns ione . lo dico adunque che il sistema di una cassa speciale delle pe ns ioni sarebbe assai più costoso che non que llo che ve nne da! Ministero propos to, e che è s ancito in quas i tutti i paesi d'Eur opa . L'onore vole de putato fosti crede che conve rre bbe maggior« me nte aume ntare lo s tipe ndio degli impie gati e las ciare che essi stessi provveggano da pe r sè ai bisogni de lla ve cchiaia. In ciò ei si fonda s ull'e s e mpio di quanto accade ne ll'indus tr ia privata. A ciò io ris ponde rò che ne ll'indus tr ia privata gli stipe ndi sono assai più e le vati. Egli parlava de gli avvocati, dei me dici, de gli inge gne r i; ma e i sa pur e che un buon avvocato guadagna assai più di un magis trato, e qui io faccio appe llo a qua nti hanno esercitata la nobile arte de ll'avvocatura. Se ve rame nte lo Stato credesse di non dove r as s icurare la sorte degli impie gati, dovre bbe portare il loro s tipe ndio a live llo di que lli che si corris pondono dall'indus tr ia privata. Per e s e mpio, i nos tri pr imi impie gati de ll'ordine amininis trativo rice vono uno s tipe ndio di lir e 8000, me ntre la Banca nazionale corris ponde al suo dire ttore il soldo a nnuo di lir e 10,000. Quindi ne nasce che lo Stato dovrebbe impors i un sacrificio molto maggiore , se non assicurasse la sorte de ' s uoi impie gati. Io penso per conseguenza che non vi sarebbe un vantaggio finanziar io, se si adottasse il sistema de ll'onore vole de putato Ios ti. Forse egli dir à che io scelgo i mie i e s e mpi ne lla pr ima sfera de gli impie gati pr iva ti, e che e gli inte nde va rife rirs i alla massa de gli impie gati ne lle associazioni de ll'indus tr ia pr ivata. Ma io sono convinto che l'e s pe rie nza quotidiana è sempre contraria a quanto egli dice , poiché ne ll'indus tr ia pr ivata, quando gl'impie gati hanno ade mpito al lor o dovere pe r una lunga serie d'a nni, ce rtame nte non sono r invia ti senza che si provve da loro in qualche modo. Noi veggiamo gl'indus tr iali mante ne re al loro s e rvizio gl'impie gati ancfte quando non possono più ade mpie re all'ope ra lor o, oppur e provve de rli d'una pe ns ione . Que s ti casi s 'incontrano e ne ll'amminis trazione pr ivata, e ne ll'amminis trazione de i c omuni, e ne ll'amminis trazione de lle Opere pie , e financo de i pr iva ti, i qua li non sono pr ivi di s e ntime nti d'uma nità. i ' j j Forse più tardi comincie re bbe ro a fare r is pa r mi, ma non giunge re bbe ro più in te mpo a cos tituirs i un fondo bastevole pe r finir e la loro vita onoratame nte e senza s te nti. Ora la legge ave ndo pe r iscopo di dare àgli impie gati ii mezzo di pote rne fare , ognun vede che il suo pr incipio è altame nte morale , ed è ne ll'inte re s s e stesso d e ll'imp è g a t o . Mi pare cosi di aver purgato la legge attuale dagli appunti che gli faceva l'onore vole Ios ti. Se e gli non ha maggiori obbie zioni a pr odur r e , io spero che la Camera vorrà tenere purgati e il Minis te ro che ha pre s e ntata la le gge , e la Coramissione che l'ha approvata, dall'accus a di aver fatto un proge tto contrario all'inte re s s e stesso de gl'impie gati. M K w i B R K t . Après les réponses que M. le minis tre des finance s vie nt d'adresser à M. Ios ti, je ne veux pas s uivre cet honorable député dans les régions financièr e s , économique s , humanitaire s qu'il vie nt de pa r c our ir . Je me pe rme ttrai de dir e un mot à M. le minis tre des fina nc e s re lative me nt à la caisse des re traite s . M. le ministre, objecte à la création d'une caisse des retraites le s urcroît d'e mployés qu'e lle e xige rait. Mais il me se mble qu'une nouve lle création d'e mployés , une nouve lle administration ne s e rait nulle me nt nécessaire pour cela ; les finance s elles- mêmes pour r aie nt s'en c ha r ge r ; il s uffirait d'établir e n pr incipe que ce tte caisse est dis tincte de ce lle de l'Etat qu'e lle est une pr opr iété à pa r t, inviolable comme la de tte publique . Je n'e ntr e pas dans d'autre s déve loppe me nts à ce s uje t; cela me conduirait trop loin. J'e n vie ns actue lle me nt aux réponses faite s à mes obje ctions par MM. le commissaire du Gouve rne me nt et le rapporte ur de la Commis s ion. Messieurs, le pr incipal argume nt par moi opposé au système de la loi que nous dis cutons est que cette loi même est be aucoup moins avantageuse aux employés s ubalte rne s que le brevet royal de 1835, et pour cela je me suis appuyé s ur les table aux qui accompagnent ce décre t et s ur les calculs exacts que j'a i rédigés d'après les bases de la loi actue lle . Maia il me semble que M. le rapporte ur a fait e rre ur dans son évalua tion, car il a s uppos é dans son ealcul qu'un e mployé après 40 ans de service aurait dr oit à 40/40 de son traite me nt s ur les de ux pre mie rs mille francs et à 40/60 pour les sommes au delà de 2 mille francs . Or , je fais observer qu'à l'article 38 du proje t de loi du Ministère il est dit -. Non potranno mai le pensioni essere inferiori alle lire 200, nè eccedere i 4/5 della media dello stipendio o la somma di lire 8000. Celà pos é, MM., d'après les calculs que j'a i fa it, l'on voit que cet article de loi est conIo penso quindi che , me ntre un privato qua lunque non manda a te r minar e i s uoi gior ni ne l ricove ro di me ndicità un • traire aux e mployés s ubalte rne s et tout, à fait inutile pour les e mployés s upérie urs . s uo s e rvitore che pe r 40 anni gli ha pre s tato un le ale s e rvizio, ove il Governo si regolasse in modo diverso verso i s uoi imEn e ffe t, e ntrons daas le cœ ur de la que s tion. pie gati, sarebbe ce rtame nte non solo ingius to, ma molto | Tous les traite me nts au- dessous du chiffre de 5000 francs inuma no : quindi soffrirebbe al paragone colla massima parte ! auraie nt par s uite de l'ar ticle 38 des pe ns ions moindre s que dei pr ivati che hanno s e ntime nti alquanto e le vati. celles q ui le ur re vie ndraie nt d'après l'article 2 1 , tandis que cet article 38 n'a aucune influe nce s ur les pe ns ions re lative s Dunque il sistema de lle pe ns ioni, a mio cre de re , è assoluaux traite me nts s upérie urs à 5000 francs . tame nte favore vole agli impie gati, poiché se si aume ntas s e , come dice va il s ignor Ios ti, il loro s tipe ndio, è vero che torM, le commissaire «lu Gouve rne me nt a dit que l'on ne ne re bbe vantaggioso pe r a lc uni, ma in generale non sarebbe de vrait pas te nir compte des pe tite s différences qu'il pe ut y favorevole pe r tutti gli a ltr i. avoir e ntre la loi actue lle et celle de 1835. Pour mon compte il me semble, que lors qu'on fait une loi re lative aux pe ns ions , Diffatti, o s ignor i, com'io diceva al pr incipio de l mio diil faut s urtout avoir égard à la condition de l'e mployé inféscorso, il sistema de lle rite ne nze essendo messo in ope ra, r ie ur . Or , la loi actue lle est- elle de cette natur e ? Est- elle plus torna assai vantaggioso pe r tutti gl'impie gati, poiché que lli avantageuse que celle de 18^55? Bien loin de là ; elle accorde che sono ancora in e tà giovanile non sarebbero forse capaci à l'e mployé qui a un traite me nt de 1000 francs une pe ns ion di fare r is pa r mi s ul loro s tipe ndio, quand'anche fossero più de 800 francs , tandis que celle de 1835 lui en donne une de lar game nte r e tr ibuiti, pe r assicurare la loro sorte all'e tà di 937 francs 50 ce ntime s . 60 o 70 a nni. S ES S IONE DEL 1 8 5 2 Discussioni. 17 —130— CAMERA DEI DEPUTATI — SESSIONE DEL 1852 Je répète donc que la loi que nous discutons est plus sé- abuso, il quale sarebbe abbastanza frenato e dall'opinione vère pour les employés inférieurs que celle de 1835; elle pubblica e dallo stesso interesse dei ministri, i quali hanno bisogno pur sempre dell'opera dei buoni impiegati vecchi. n'est plus iavorable que pour les employés supérieurs. Atermine di questa legge, l'impiegato sarebbe obbligato a Cela posé, le Gouvernement constitutionnel doit prouver qu'il prend également intérêt à toutes les classes de citoyens, servire il Governo un certo numero d'anni per avere diritto et je suis sûr que la Chambre accueillera avec bienveillance alla pensione. c&tohb, ministro delle finanze, di marina, e d'agricolles observations que je viens de faire en faveur des employés de l'ordre inférieur, qui ne doivent pas à la fin de leur car- tura e commercio. Domando la parola. IOSTI. Ma se l'impiegato poi trovasse le sue convenienze rière se trouver dans une position moins avantageuse qu'ils ne l'auraient été sous le Gouvernement absolu qui nous di passare dal servizio del Governo al servizio di un'industria privata, perderà egli i suoi diritti alla pensione?.... E ciò régissait. C'est pourquoi, sans repousser la loi que je crois néces- malgrado la ritenenza negli anni decorsi?.... Io desidero in saire, je prie la Commission d'examiner la question et d'in- proposito qualche spiegazione dal Ministero, onde persuatroduire dans la loi les modifications que la justice réclame. dermi della convenienza reciproca di questa legge, tanto per Je finirai en répondant à l'honorable M. MicheHni qui m'a 10Stato che per l'impiegato. CAVMiiiiisi,reiafore. Permettendomelo il signor ministro, fait le reproche d'avoir traité des questions qui auraient trouvé mieux leur place dans la discussion des articles. Je lui rispondo poche cose alle obbiezioni fatte dall'onorevole deferai observer que j'ai examiné la loi dans ses principes et putato Iosti. Faccio osservare che, secondo l'economia della dans son ensemble; je ne suis donc point sorti de la discus- legge che si sta discutendo ed a termine dell'articolo 4 di essa, sion générale, quoique j'aie été obligé, pour développer mes gl'impiegati avrebbero diritto ad un'indennità quando per arguments, de traiter certaines questions spéciales faisant causa indipendente dalla loro volontà non potessero più conpartie de la loi. tinuare nell'esercizio delle loro funzioni. È forza prima di tutto por mente che quando un impiegato iosti. Io apprezzo molto, anzi ho trovato molto conveaccetta di prestare l'opera sua al Governo, si stabilisce un nienti alcune risposte datemi dall'onorevole ministro. Nel fondo il carico delle pensioni viene all'erario ricom- tacito contratto fra di esso e Io Stato, in forza del quale egli pensato dalla tenuità degli stipendi ; certo l'impiegato del si obbliga di servire lo Stato finché le sue forze fisiche e moGoverno se si accontenta di stipendio minore, è in grazia di rali glielo permettono ; e lo Stato per contro si obbliga di questa sicurezza della pensione che avrà dopo un certo nu- conservarlo a' pubblici stipendi e di corrispondergli a tempo mero d'anni. Dunque ammetto che finanziariamente, per i debito una pensione di riposo. Finché l'impiegato è in grado di poter continuare a prestare compensi che presentano, un sistema valga l'altro. Ma vorrei che il signor ministro mi persuadesse per rap- 11 suo servizio allo Stato, non vi è ragione per cui debba abbandonare il suo posto, e debba per ciò lo Stato retribuirlo porto alle ragioni politiche che io ho addotto. Questo suo sistema di ritenenza sullo stipendio è quello di di una somma; ma se al contrario egli si trovasse in circoobbligare l'impiegato alla previdenza; ma questo fatto non stanze tali per cui, a malgrado del suo buon volere, non gli può correre che mediante un obbligo reciproco, per l'impie- fosse possibile continuare nella sua carriera, in allora a questo gato di continuar sempre al servizio del Governo, e pel Go- provvede la disposizione contenuta all'articolo 4 già citato, la verno di mantenere sempre al suo servizio l'impiegato; se la quale, in vista appunto della ritenenza a cui l'impiegato stesso ritenenza fosse impiegata ad interesse fruttifero, se ad ogni andò soggetto negli anni antecedenti, gli attribuisce un diritto epoca della carriera in cui l'impiegato vuole ritirarsi ricevesse d'indennità. Di modo che le ragioni per cui il deputato Iosti crede che il corrispettivo portato da ciò che ha deposto coi rispettivi frutti, io l'intendo; ma quando la pensione limitata agli anni sia meno equa e meno giusta la legge della quale si tratta, del servizio non è punto corrispondente all'interesse di depo- punto non sussistono a fronte delle speciali disposizioni in sito, che cosa ne avviene? Che tra il Governo e l'impiegato vi essa contenute. è una specie di obbligazione reciproca. cavoiir, ministro delle finanze, di marina, e d'agricolQuesto è un danno politico ed amministrativo, un ostacolo tura e commercio. Io credo che l'onorevole relatore non abbia risposto al concetto politico che informa la domanda del deal progresso, una difficoltà che si crea il Ministero stesso. Io credo benissimo che, siccome nella industria privata putato Iosti. Questi vede nella ritenenza un obbligo contratto dal Governo le casse di risparmio sono comuni a tutti i cittadini, vi possa anche essere una cassa istituita appositamente per gli di ritenere gl'impiegati al suo servizio finché non intervenimpiegati e anche diretta dal Governo per risparmi d'ammi- gano gravi motivi per licenziarli : ed in ciò egli vede un vincolo all'azione governativa, vede un grave inconveniente. nistrazione. La questione quindi fra il sistema del signor Iosti e quello Ma io voglio che il Governo sia libero riguardo ai suoi impiegati come l'opinione pubblica prevalente del paese deve della legge attuale sta nel sapere se sia bene che il Governo contragga un obbligo rimpetto ai suoi impiegati. essere libera rispetto al Ministero. Finché l'attuale amministrazione sussisterà (e non penso Quanto agl'impiegati buoni, i ministri che si succedono sapranno ben essi conservarli ; ma iopenso che devono avere che possa essere interamente riformata se non dopo lunghi anche la libertà di sbarazzarsi di quelli che non credono con- anni e forse dopo secoli), finché il Governo sarà obbligato di avere al suo servizio un numero esteso d'impiegati, è indivenienti a loro. Si è detto che in tal caso si getterebbe sulla strada gran spensabile che la sorte di questa numerosa classe di cittadini non sia lasciata all'intera balìa del potere. In un paese che numero d'impiegati ad ogni cambiamento di Ministero. Rispondo che nella pratica questo numero non sarebbe sì sotto certi aspetti può dirsi molto avanzato, abbiamo fregrande come taluno pensa, che d'altronde l'impiegato avrebbe quenti esempi degl'inconvenienti che può produrre il lasciare di già un peculio alla cassa di risparmio col quale avviarsi ad gl'impiegati all'intera balìa del potere. Voglio parlare degli altra occupazione, e che la libertà d'azione non vuol dire Stati Uniti d'America. # — i 5l — TORNATA DEL 15 MARZO Ebbene in questo paese non vi sono ritenenze sugli stipendi della presidenza lo specchio dei calcoli da esso citati affinchè degli impiegati, ed il Governo non contrae per nessun verso fosse stampato e distribuito, onde ciascuno di noi potesse obblighi con questi, e l'opinione pubblica sta appunto in ap- attentamente ponderarli e dietro il medesimo riconoscere se poggio della teoria dell'onorevole deputato fosti. Da un tale meglio convenga andar dietro ai calcoli dell'editto del 1835, sistema succede però che quando viene al potere un altro ovvero seguire quelli della Commissione. Io credo che questo presidente, quando un partito sottentra ad un altro nel ma- faciliterebbe molto la discussione. neggio della cosa pubblica, si cambiano tutti gl'impiegati, P R E S I D E N T E . Interrogo il deputato M enabrea se non ha perfino i portalettere. difficoltà ad aderire alla domanda fatta dal deputato Valerio. M E N A B R E J L . Je n'ai aucune difficulté. In America questo non reca un grave inconveniente, perchè P R E S I D E N T E Darò contezza alla Camera dei risultato quelli che perdono un impiego pubblico, possono facilissimamente trovarne presso i privati, ed intraprendere una car- dello scrutinio per la nomina dei deputati che hanno a far riera indipendente; ma presso di noi indubitabilmente sarebbe parte della Commissione di sorveglianza della Cassa dei preper produrne dei gravissimi, poiché difficilmente si può pas- stiti e dei depositi, e della Commissione per la biblioteca. Quanto al primo scrutinio il risultato è il seguente : sare dal servizio pubblico al servizio privato. BRI GNONE. 66 Io credo quindi che finché noi avremo un così gran numero MA L A N 42 d'impiegati, finché sarà così difficile il far passaggio dal servizio pubblico al servizio privato, sia molto utile e desideraRevel 39 —Pescatore 25 —Lione 20. bile che la sorte degli impiegati sia posta al riparo dell'arbitrio Uno solo, il signor Brignone, sarebbe eletto a maggioranza ed anche, diciamolo pure, dal capriccio dei ministri, o per assoluta ; ma siccome la Camera ha deciso che basti la magdir meglio al capriccio dei partiti. Se quest'arbitrio fosse gioranza relativa, così dichiaro eletti i deputati Brignone e intiero, i ministri avrebbero molta difficoltà a resistere alle Malan. esigenze dei partiti da essi rappresentati : e quando un parIl secondo scrutinio ci dà il seguente risultato : tito sarebbe da un altro surrogato, i ministri dovrebbero PALLI ERI 42 sempre dare soddisfazione ad infinite pretese, e sarebbero BERT I 39 costretti a sacrificare un buon numero d'impiegati. Quindi ne MELLANA 33 soffrirebbe il servizio pubblico, e un gran numero di famiglie Demarchi 31 —Valerio Lorenzo 22. sarebbero ingiustamente colpite. I tre primi avendo raggiunta la maggioranza relativa, li Molte voci. Adomani 1 a domani ! dichiaro membri componenti in un coi questori la CommisT A L E K I O L O R E N Z O . Domando la parola per fare una sione per la biblioteca. proposizione che sarà per tornare utile a questa discussione. La seduta è levata alle ore 5. L'onorevole Menabrea ha sostenuto una tesi che credo di massima giustizia. Egli ha detto che si debbono innanzi tutto tutelare gl'impiegati poveri e non accordare favori e privilegi Ordine del giorno per la tornata di domani: agli impiegati superiori. Dimostrò quindi con una serie di calcoli come il risultato della legge che stiamo per votare sia per recare appunto l'effetto contrario. Vorrei conseguenteSeguito della discussione del progetto di legge per le penmente pregare l'onorevole Menabrea a deporre sul tavolo sioni agli impiegati civili. 9- T A B L E A U C O M P A R A T I F DES PENSIONS CIVILES E T PENSIONS D'APRÈS LA LOI PRÉSENTÉE A LA CHAMBRE DES DÉPUTÉS LE 1 5 MAI 1851 ci S-a GO INDICATION DES TRAITEMENTS s •S m a o « -g a. ra m S .2 •5 g <£ „r £ g.!§ g.-g -s « 10 S. gœ >, • ¡»S vus-> S-O S"tr S « H> CJ « a» ofe S 'O 3 S§ ra § "•i o H 2 S t/ì a> 3 "O - •11 fin ? £• •S ë S. J ss tr v S <n H-Q.H «og «c» à .o a O. "i 1S g-c 750 » 800 » 800 » » 900 » 960 » 960 1,500 » 1,125 » 1,200 » 2,000 » 1,500 » 1,600 2,500 D 1,750 » 2,000 3.000 » 2,000 4,000 )) 2,500 5,000 PENSIONS D'APRÈS LE BREVET ROYAL i E o O INDICATION . 1» p l i S" 3 |§ a s GRADES 750 p » 1,200 » 900 » 1,125 « 1,200 » 1,500 » 1,125 » 1,406 25 « 1,600 » 2,000 » 1,500 » 1,875 » 2,000 » 2,500 » 1,750 2,187 50 » 2,400 » 2,400 » 3,000 » 2, 000 « 2,500 » » 3,200 » 3,200 « 4,000 2,500 3,125 » ». 3,000 » 4,000 » 4,000 » 5,000 » 3,000 » 3,750 » 6,000 » 3,500 » 4,666 66 4,800 » 6,000 » 3,500 * 4,375 » 7,000 » 4,000 » 5,333 33 5,600 » 7,000 » 4,000 » 5,000 » 8,000 » 4,500 » 6,000 » 6,400 » 8,000 » 4,500 » 5,625 » 9,000 » 5,000 » 6,666 66 7,200 » 8,000 » 4,750 » 5,937 50 10,000 » 5,500 » 7,333 33 8,000 » 8,000 » 5,000 » 6,250 » 12,000 » 6,500 » i 8,000 8,000 » 5,500 » 6,875 » 15,000 » 8,000 » 8,000 » 6,2.50 » 7,812 50 18,000 » 7,000 » 8,750 » 20,000 » 1,200 24,000 )) . 8,000 » 8,000 « 8,000 M » » » » » » (1) Voyez Ses articles 21 et38. » » • » » TR DES -o s- » » TRAITEMENTS ET RE Dû 21 FÉVRIER 1835 1,000 1,000 MILITAIRES » * » » » 937 50 » » 9,375 » 8,500 » 10,625 » 7,500 N. B. La partie du traitement qui éxcède 24,000 fr. ne donne lieu à aucune augmentation de pension. Sous-lieulenant. t de (à i de Lieutenant.......... j " de ! Major à ( de A [ à . de Lieutenant c o l o n e l . . . . \ ' à Colonel.. ( de ] ( à Major général Lieutenant g é n é r a l . . . . . . . Général d'armée.