Il nostro giornale • Edizione 2008-2009
Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano
IO PENSO / ICH DENKE
Cogito
ergo sum
Sapere
aude
giornale bilingue all’insegna del comune pensiero di Kant e Car tesio
IL PROGETTO IO PENSO/ICH DENKE
è finanziato
dall’AGENZIA NAZIONALE LLP
Gli studenti si confrontano su tematiche sociali, politiche culturali, religiose, scientifiche attraverso:
comunicazione telematica, lettura e scambio di giornali, produzione di saggi e articoli accrescendo il
bagaglio di saperi critici, di basi culturali solide per partecipare alla vita politica e sociale.
La lettura dei quotidiani a scuola rientra nel progetto “Il Quotidiano il Classe”
Saluto del dirigente scolastico
IL LICEO CARTESIO INAUGURA L’AULA MULTIMEDIALE
Prof. Giancarlo Segatori
realizzata nell’ambito del Progetto Comenius “io penso/ich denke”
Da Cartesio a Kant:
pensieri giovani in libertà
Nell'ambito
del
Progetto
Comenius "Io penso/Ich denke"
si colloca, come momento conclusivo di questo scambio di
esperienze, la pubblicazione di
un giornale che raccoglie articoli,
saggi, riflessioni, poesie su temi
di interesse comuni e propone un
itinerario culturale che guarda
con par tecipata attenzione alle
mille domande che le nuove
generazioni si pongono per ricercare,attraverso il continuo dialogo ed il quotidiano confronto, le
attese risposte.
I giovani autori non vivono nel
limbo, sono par tecipi del loro
tempo, esprimono le loro idee sui
temi del giorno e non solo, sulle
rapide trasformazioni della società, sulle diverse problematiche
sociali, sulle continue conquiste
della tecnologia, sui dibattiti esistenziali che possano indurli a
comprendere valori impor tanti
per la loro crescita umana e
sociale. Si avverte nei loro pensieri la ripulsa sdegnosa degli
orrori della guerra, degli odi razziali e della violenza, la denuncia
che l'uomo è uomo sempre e
ovunque, la solidarietà verso i più
deboli, le immancabili contingenze del vivere, i suoi mali, i suoi
disagi, i suoi disvalori.
Ma cè anche la voglia di vivere la
pace, di conoscersi, di incontrarsi, di coltivare desideri,di trovare
un approdo sicuro al viaggio della
loro esistenza. A noi adulti il compito di accompagnarli durante il
percorso, alla scuola promuovere
la dimensione europea della loro
istruzione. Nella certezza che il
progetto Comenius "Io penso /
Ich denke" abbia contribuito a
rafforzare il rapporto di dialogo e
di amicizia tra gli studenti ed a
far crescere nei giovani e nelle
famiglie la comprensione internazionale, saluto i docenti e gli
allievi tedeschi ai quali auguro un
proficuo e sereno soggiorno.
Bentornate ragazze
L’aula consentirà agli studenti di confrontarsi con i
partners europei, esercitare la comunicazione linguistica, condividere lezioni a distanza.
In alto, sullo schermo, due studentesse del Liceo linguistico che studiano da agosto 2008 in Germania nel
Gymnasium di Michelstadt.
Al via al Liceo Cartesio il progetto
A.M.A.L.D.I.
Ambiente Metacognitivo: Aule e Laboratori Didattici Integrati
Finanziato dalla FONDAZIONE ROMA
Grazie ad un generoso finanziamento di circa 45.000 euro concesso a seguito di un progetto presentato dall’Istituto saranno rinnovate e potenziate tutte le dotazioni scientifiche, tecniche, linguistiche ed informatiche.
Il progetto prevede, in particolare la realizzazione di un nuovo e
più moderno laboratorio di Fisica che sarà dedicato al grande fisico italiano Edoardo Amaldi (nella foto), figura di indiscusso prestigio nel panorama scientifico internazionale, a cento anni dalla sua
nascita, avvenuta il 5 settembre 1908 a Carpaneto Piacentino. Gli
studenti potranno avvalersi di un computer connesso ad internet
in ogni aula e di laboratori informatici, scientifici, tecnici, linguistici rinnovati e dotati di moderne lavagne interattive.
VINCE IL CONCORSO
“io penso /ich denke”
Fortunato Michele
della classe IIE
Si è concluso felicemente il soggiorno - studio a Michelstadt - Germania
delle studentesse del “Cartesio”. Eccole nella foto insieme al Direttore
del Gymnasium, Prof. Johann Aderhold e alla Prof.ssa Silvia Zucchetti.
La stampa locale tedesca ne ha dato ampio risalto.
“Es wäre für mich eine große Freude,
wenn die Verbindung der beiden Städte zustande käme”
Omaggio del Liceo Cartesio ad Heinz Hindorf nel centenario della nascita
COMPLIMENTI !!
Mattei Ilaria
I PROGETTI EUROPEI DEL CARTESIO
NEI QUADERNI DELL’AGENZIA
NAZIONALE LLP
della Classe 1C
del Liceo Linguistico
si aggiudica il
PREMIO NAZIONALE
DEL CONCORSO
FAIR PLAY
LA BELLA STORIA DI UN PROGETTO CHE DURA DA 15 ANNI
IL 26 MAGGIO
GLI STUDENTI
“INCONTRANO”
...L’EUROPA
www.programmallp.it/box_contenuto.php?id_cnt=322&id_from=11
AL CONSIGLIO
REGIONALE DEL LAZIO
“COME NASCE UN COMENIUS”
promosso dal
Ministero della
Pubblica Istruzione
Italia e Germania - Franz Overbeck
Il nostro giornale • Edizione 2008-2009
Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano
Cronaca e attualità
Strage della follia
di Diletta Alese,2C
Winnenden, vicino Stoccarda, muoiono
diciassette persone, una di queste è
l’assassino delle altre sedici, Tim
Kretshmer. Smentite le dichiarazioni
secondo le quali il ragazzo, diciassettenne, avrebbe annunciato durante la notte
il suo gesto, su una chat. Nella mattinata del 12 marzo, Tim, vestirà un’uniforme simile a quella usata dai commando
speciali della polizia federale tedesca,
prenderà una pistola semiautomatica
Beretta del padre e si recherà al liceo
tecnico della cittadina. La vita diventa
videogioco, uno dei tanti, dove non
importa chi tu sia, ma piuttosto chi tu
uccida. Gli occhi sullo schermo, le dita
nervose sul mouse, ti mordi il labbro
cercando una via d’uscita in quella città
così dannatamente reale, poi un rumore, lo senti come se arrivasse da dietro,
allora ti volti, carichi...Morto, c’era qualcuno.
C’era...Rimani attento, potrebbero
essercene altri. Mi chiedo se sia questo
mondo malato la causa di tutto, oppure
no, era solo follia. Ma se nell’apparente
normalità s’insidia in un ragazzo anche
soltanto l’idea di un gesto simile, allora
forse bisognerebbe guardarsi intorno,
chiedendosi dove sia l’errore, una macchia d’inchiostro su un foglio finemente
lavorato. Non è questo gesto il primo
caso, e, temo, non sarà l’ultimo. Cosa
pensava Tim prima di uscire, prima di
uccidere, cosa voleva, cosa cercava?
Sono scettica e dubbiosa. Quale movente può spingere a tanto? E allora era
solo protagonismo, e allora era follia.
Ma in qualche dove c’è sempre una sorgente, una scintilla, un movimento sbagliato al momento inopportuno. Questi
eventi stordiscono, sì, all’inizio, ma poi
si ripetono nel tempo, come se il primo
colpo avesse provocato un’eco infinita.
È questo che spaventa. Tutto diviene
assurda normalità e non so spiegarmi
la dinamica di tale evoluzione, o meglio,
involuzione. Per quanto la gente possa
dire di sentirsi toccata, alla fine si volta,
chiude gli occhi, non s’accorge di come
il mondo stia freneticamente cambiando e forse, lentamente perendo. Che
fosse vendetta, oppure una traslazione
del mondo virtuale su quello reale? Che
fosse incomprensione? Probabilmente
non troverò risposte nello scrivere parole incredule. Ma esiste un principio di
ricerca, una volontà di conoscenza.
Troppa libertà ai giovani o troppa poca?
Dove finisce la “normalità” ed inizia la
follia? O sono questi due aspetti legati,
non distinti, piuttosto in simbiosi?
Sporgendosi un po’ avanti, la si trova
ancora, nel futuro, la violenza. Ci interroghiamo con le stesse domande, inglobiamo parole, ingoiamo incertezze. Nel
caso di Tim si crede ci sia un principio
di protagonismo ed anche una sorta di
volontà di plagio. La notte precedente
alla strage tedesca infatti, in Alabama,
Michael McLendon, coetaneo di
Kretschmer, uccideva anch’egli. Così, la
rabbia nascosta di Tim ( o forse ignorata ), sarebbe sfociata in un unico atto
violento, che si sarebbe rivelato poi
anche l’ultimo della sua vita, l’ultimo
sipario. Ma rimango convinta di una
cosa: tutti coloro che non osservano la
realtà con sguardo critico sono anche le
persone che prima di tutti subiranno
conseguenze all’impatto con tali eventi,
con questa inopinata violenza e che probabilmente ne diverranno fautori. Li
vedremo ancora sugli schermi e sui giornali, come futuri Tim o Michael ? Per
questo c’è bisogno di analizzare e comprendere.I giovani, noi giovani, abbiamo
bisogno di credere che esista un futuro
nel quale potremo capire.
Vittime della follia
…Mai, in tempo di pace, si erano
contate tante vittime in un istituto
scolastico…
di Licia Patrizi,2C
Siamo in Germania. Un ragazzo di
17 anni entra nella sua ex-scuola
sparando a diciassette innocenti
che vedono spezzare la loro vita
così, all’improvviso, senza alcun
motivo, se non quello di un grave
disagio psicologico trasformatosi in
follia!È mai possibile che nel 2009
si debba ancora assistere a stragi
di questo genere? È mai possibile
che nessuno si sia accorto di come
questo ragazzo stesse preparando
minuziosamente la sua identità di
mostro? È mai possibile che non ci
sia davvero più niente in cui credere, più niente che i nostri genitori o
la scuola ci possano insegnare?!
NO. Non posso e non voglio credere che ci siamo spinti così in basso!
Preferisco illudermi che questo sia
un “fenomeno” circoscritto, che
mai più accadrà una cosa del genere. Ma la verità è che ho paura.
Paura di accorgermi che questo
mondo non mi piace. Paura di vedere le cose per quello che sono.
Paura di scoprire che sono circondata dall’insensibilità, dall’indifferenza, dalla morte che abita insieme a noi: nella nostre calde case,
nei nostri televisori, nelle nostre
serene passeggiate… BASTA,
CAVOLO! Non se ne può più! Solo
morte? Nient’altro che morte?!Ma
può davvero essere così cinico il
nostro mondo? Purtroppo, o per fortuna, io sono ancora una sognatrice. Sono ancora una di quelle persone che ripongono la loro fiducia
negli altri. Sono una di quelle che
sa chi è, che non rinnega se stessa! Forse uno dei tanti problemi di
oggi è che molti rinnegano le proprie origini, la propria famiglia, il
proprio credo, non sapendo che
così finiranno per perdersi in questo
mondo di falsi valori, di facili e deludenti promesse… Eppure deve
esserci rimasta un po’ di bontà! In
Italia, in Germania… ne sono sicura! E quel Tim mi fa pena. Si, oltre
che orrore mi fa pena perché ha
preteso chissà che cosa uccidendo
così follemente tutte quelle persone! Mi fa pena lui, suo padre che
non ha saputo dargli quel “ceffone”
di cui tutti i figli hanno sempre bisogno! E mi fa pena chiunque pensi
che con una pistola in mano si
possa ottenere gloria, chiunque sia
così pazzo da credere che portare
morte, dolore equivalga all’essere
potenti… e ,purtroppo, di pazzi così
ce ne sono tanti in giro! Tim ,oltre
ad aver fatto tutto questo, ha terminato la sua “folle impresa” negando a se stesso la possibilità di rimediare: si è suicidato. Forse ha provato ribrezzo per quel suo volto da
killer riflesso sulle auto della polizia? Sarebbe comprensibile…
In fondo, tutti abbiamo una coscienza che si fa sentire quando sbagliamo. Dobbiamo solo accettare questo fatto: si, noi possiamo sbagliare!!!
Un Uomo alla Casa Bianca
di Masci Gaia,2C
In moltissimi hanno sognato insieme a Martin Luther King quando diceva:”Vorrei che un giorno i nostri figli
non fossero giudicati per il colore della loro pelle ma per il loro carattere”. Oggi questo sogno si è realizzato,
si è incarnato in Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, primo presidente nero.Ma nella quotidianità, leggendo giornali, o guardando la TV ci si accorge che quest’uomo è una delle persone più semplici del mondo,
nonostante la sua carica estremamente importante. Egli lo dimostra continuando a compiere i gesti di qualsiasi altra persona, dall’accompagnare le proprie figlie a scuola, all’adottare un cane, e perfino arrivare a piantare un orto nel giardino della Casa Bianca, per dare un esempio di quanto il mangiar sano sia importante
per la propria salute. Un uomo formidabile che ha capito il vero senso del proprio lavoro comportandosi con
estrema semplicità come qualunque altro cittadino e non solamente imponendo il proprio potere su tutto e
tutti, come in passato gli altri presidenti hanno sempre fatto. La sua vittoria è la vittoria del “sogno”, a cui si
affianca la volontà di realizzare il sogno di pace che ogni uomo vorrebbe.
Emergenza rifiuti sempre più grave
di Emma Maruca,3C
Se il problema dei rifiuti in Campania apparteneva solo all’Italia, ora è diventato un’emergenza mondiale. A farne le spese è stata la famosa mozzarella di bufala campana per la presenza di diossina,
sostanza derivata dai rifiuti. Ma anche altri paesi hanno manifestano le stesse difficoltà.In una regione della Francia, per esempio, si è verificato lo stesso problema italiano con la presenza di un valore
di diossina nei formaggi otto volte superiore a quello consentito dalla legge.
Il problema dei rifiuti in Campania sussiste già da circa quindici anni. È la causa di una sbagliata gestione politica da parte dei rappresentanti della regione, ma anche della presenza di gruppi malavitosi che
danno vita alla camorra. La Campania ha chiesto aiuto alle restanti regioni italiane per lo smaltimento
dei rifiuti. E lo Stato italiano ha chiesto aiuto anche all’Europa.
L’unico paese che ha aderito è la Germania che compra rifiuti e li trasforma in energia, rivendendola
nuovamente all’Italia. Forse l’Italia dovrebbe imparare dalla Germania.
L’Italia si volge
al nucleare
di Mattei Ilaria,2C
Firmato il 23 febbraio a Roma l’accordo che unirà l’Italia e la Francia sul
nucleare.
Quattro sono le centrali nucleari di
terza generazione che dovranno essere
costruite sul territorio italiano . Una
decisione un po’ azzardata, a parer mio
,se si pensa a quanti soldi dovranno
essere investiti.Tuttavia Sarkozy e
Berlusconi si dicono soddisfatti, anche
se ci sono numerose proteste in Italia
e non soltanto dalla parte degli ambientalisti. Ben sappiamo che il nucleare è
stato fin dagli anni ’50 motivo di entusiasmo, ma, con il passare del tempo,
anche di discussione. Da molti considerato “l’energia del nostro futuro”, ha
presentato spesso e volentieri anche il
suo lato negativo, vale a dire il rischio
di incidenti e la difficoltà nel rendere
non nocive le scorie radioattive nel
minor tempo possibile.La storia del
nucleare è stata segnata nel 1986 dal
disastroso incidente di Chernobyl,
causa di pericolose radiazioni diffusasi
in tutto il continente europeo.La gente
ha ancora paura e allora è necessario
chiedersi: come si fa a convincere una
popolazione che una centrale vicina alla
propria abitazione non sia pericolosa?
Qualcuno ha provato a rispondere così:
“Si abbassino le tasse nel territorio che
ospiterà una centrale, allora sì che si
otterrà il consenso”. Io penso che si
sbagliano, non credo che qualche bolletta in meno possa ripagare la paura e
il disturbo psicologico delle persone.
Ma il problema, secondo me, sta proprio alla base del progetto: perché
costruire centrali nucleari ad uranio,
quando questo materiale, peraltro
assai costoso, si dovrebbe importare
dall’estero ed è in via di esaurimento?
Proporrei, invece, di concentrare l’attenzione sulle energie rinnovabili, fonti
di energia non esauribili e con un
rischio minimo di incidenti.
“Nucleare: evoluzione
o distruzione?”
di Martina Ronci,2C
Governo italiano e francese hanno stretto accordi per
la costruzione di nuove centrali nucleari di quarta generazione nel territorio italiano. Intorno a questa notizia si
sono accese forti polemiche ed è nato un acceso dibattito se non proprio uno “scontro”di opinioni fra persone favorevoli e persone completamente contrarie a
questa decisione. C’è chi sostiene che il ritorno al
nucleare sia un’importante svolta per il nostro Paese,
perché contribuirebbe a ridurre la crisi economica che
ci colpisce, rendendo lo Stato meno dipendente dalle
importazioni di energia. C’è anche chi, ricordando le
stragi di Chernobyl, Detroit e Three Mile Island, ritiene
che sia una scelta totalmente errata, che comporta
innumerevoli e seri rischi, quali la produzione di scorie
altamente radioattive e mostruosamente dannose,
uno spreco immotivato, dettato dall’alto costo della
progettazione e della costruzione di nuovi impianti che
non porteranno, di certo, ad un’immediata soluzione
dei problemi attuali. E allora, qual è la giusta cosa da
fare? Sicuramente, ripristinare l’energia nucleare in
Italia porterà qualche vantaggio, ma ne vedremo i risultati solamente fra qualche anno, esattamente il tempo
2
che ci vorrà per trovare un territorio adatto al l’installazione dell’impianto, la sua costruzione e la ricerca di
una soluzione al problema dello smaltimento delle scorie. Perché non pensare ad incentivare, quindi, la ricerca di fonti energetiche alternative vantaggiose, rinnovabili, più pulite e meno costose? Al giorno d’oggi, come
ben sappiamo, utilizzare unicamente fonti di energia
alternative e inesauribili come quella eolica, quella
solare o quella delle biomasse, non è conveniente per
il Paese, perché gli impianti di sfruttamento hanno
costi elevati e sono utilizzabili solamente in alcuni punti
ben precisi del territorio. Ma sicuramente, è una soluzione più conveniente e soprattutto più sicura di quella
dell’energia nucleare. A mio parere, quindi, la giusta
strada da intraprendere sarebbe:continuare a sviluppare la ricerca scientifica, per arrivare a trovare nuove
fonti energetiche, a costi più bassi e a impatto zero per
l’ambiente;avanzare nella ricerca dell’energia eolica, di
quella solare e, perché no, anche di quella nucleare,
con il solo intento di migliorare e magari eliminarne gli
effetti dannosi. Bisogna cercare, quindi, di fare le giuste scelte per l’intero Paese, affinché il cambiamento
avvenga in meglio e non in peggio, ed affinché si trovi
una soluzione a tutti i problemi energetici nel massimo
della sicurezza e nel pieno rispetto dell’ambiente e
della salute umana, senza compromettere la vita attuale e quella delle generazioni future, rendendola invece
migliore.
Il nostro giornale • Edizione 2008-2009
Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano
Siamo ancora uomini?
L’uomo e la tecnologia:
uno sviluppo parallelo.
di Silvia Lutu,5C
E’ così che io mi assento, guardo oltre quella finestra bagnata dalle piogge e vedo
quello che gli altri non percepiscono.Vedo un mondo di egoisti,che ogni tanto mi
permetto di abbandonare per poter ritrovare la mia serenità. Una volta gli uomini
vivevano assecondando le leggi dello stato naturale in armonia col mondo fisico
interpretandolo non da filosofi e scienziati, ma da poeti. Lo sviluppo economico
non si era ancora impadronito dei valori umani e morali e l’egoismo individuale
non aveva ancora oscurato gli animi. E’ stato il “mondo civile “ad arrecare agli
uomini problemi ed infelicità; gli uomini hanno perso l’immaginazione e i sogni;
la filosofia ha oscurato i misteri religiosi; la scienza ha preteso di spiegare i moti
del cuore umano. Guardate come la tecnologia ha oggi invaso spudoratamente il
mondo riducendo le persone a macchine insensibili! Guardate come nessuno si
sente più libero, ma tutti sono soffocati dagli impegni e trascinati dall’irreversibile corsa del tempo, incapaci di fermarsi un attimo e pensare che la vita va vissuta in maniera più lenta e meditata. Guardate come gli adulti mirano più a lavorare che a dare attenzione ai figli e questi,invece di approfittare della bontà del
tempo,stanno lì, davanti al computer, a raccontare i fatti propri a gente sconosciuta,perdendo tanto tempo della loro vita! E come si può dire che non si tratti di
fuga dal confronto faccia a faccia con la vita sociale reale? Non c’ è più nulla di
emozionante in questo mondo. Tutto è finto,artificiale, niente più naturalezza e
verità. Ma forse c ‘è rimasto solo l’amore, l’unica forza, la cui potenza inarrestabile travolge il cuore a chiunque venga addosso l’amore, per il resto siamo macchine.
Perché il cielo italiano ci fa sentire alieni?
di Laurentiu Mitruti,5C
L’identità dei romeni è in crisi per queste campagne d’odio razzista cui siamo
ormai abituati.Ma dico:’’proveniamo da una stessa cultura, siamo in maggioranza di fede cristiana,parliamo una lingua che discende in linea diretta dal latino,facciamo parte dell’UE:in che cosa siamo inferiori?’’E invece sembra di assistere ad
un vero e proprio scontro di civiltà. Le cronache sono invase da articoli e commenti ‘’romeno assassino, romeno ladro,romeno vittima ’’. Solo qui in Italia si fa ricadere un crimine su un popolo intero,e si prende a pretesto un delitto per criminalizzare una nazionalità nel complesso. Lasciateci un sospiro di consolazione! Cosi
sembriamo delinquenti
per nazione e genetica!
Anche l’Italia ha vissuto
momenti storici difficili! E
non dimenticate che era
appena caduto il regime di
Ceausescu (presidente
dittatore comunista 1989)
quando migliaia di imprenditori italiani si fiondarono
in Romania alla ricerca di
manodopera sottopagata!
Il capitalismo italiano ha
tratto profitto in casa
romena, ma ci sembra di
capire che fa comodo la
miseria altrui, purché resti a casa propria,se arriva in Italia dà fastidio, si trasforma in problema, disagio, insofferenza. Avrà il popolo rumeno,ancora ‘alieno’ sotto
il cielo italiano, una pista di atterraggio nella terra dei Romani, del più grande
popolo cosmopolita? Non si pretende di essere attesi con le fanfare, ma con un
sorriso sincero,con una stretta di mano amichevole,con la comprensione per chi
ha lasciato amici e parenti ed ha bisogno di ritrovarne altri, veri, autentici.
Italia: tolleranza zero!
di Nastasa Paula, IIC
Violenze sessuali, rapine, omicidi: questi i più comuni reati dei cittadini
romeni che hanno portato l’Italia a dire “tolleranza zero”. Saranno adesso
poliziotti e carabinieri in pensione, oltre a privati cittadini, a pattugliare le
“zone a rischio” per garantire la sicurezza ai cittadini italiani. Ormai noi stranieri viviamo in un paese in cui siamo visti come un pericolo, tutti tendono
ad allontanarci, anche se siamo brava gente che lascia il proprio paese e le
proprie famiglie per guadagnarsi da vivere lavorando onestamente. I giornali scrivono: “cittadino romeno stupra…”, i telegiornali informano “romeno di
30 anni ruba…”. Così si fomenta l’odio verso un intero popolo: se in Italia
non ci sono più posti di lavoro, la colpa è dei Romeni, ma poi nessun
Italiano svolgerebbe il lavoro che fa il Romeno. Perché non si parla mai, o
quasi mai, delle violenze che gli Italiani commettono contro i Romeni? Che
dire di tanti signori “perbene” che come turisti del sesso vanno in Romania
a sfruttare ragazze sfortunate a cui è preclusa ogni possibilità di riscattarsi? E di tutti coloro che in Italia, come moderni schiavisti, sfruttano la manodopera rumena?
di Martina Ronci,2C
La società in cui viviamo oggi, ampia e progredita, deve
il suo grandioso sviluppo all’avanzamento della tecnologia e ai passi da gigante che ha compiuto l’uomo per
arrivare ai risultati finora ottenuti.Grazie all’utilizzo di
dispositivi avanzati e veloci, oggi ci è possibile soddisfare ogni nostra necessità in men che non si dica;
possiamo comunicare in tempo reale con persone che
si trovano nella parte opposta del mondo rispetto a
noi, trovare notizie di ogni genere, acquistare oggetti
con un semplice “clic” e conservare canzoni, video e
immagini per averle sempre con sé.Purtroppo, però,
L’immigrazione: fenomeno
in espansione.
di Floresta Ilenia
In questi ultimi tempi le cronache italiane sono riuscite a focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su
un problema sociale molto attuale, ovvero l’immigrazione in Italia dei cittadini romeni. Questi ultimi infatti, da
alcuni anni,giungono in Italia soprattutto perché stanchi di vivere nel loro paese una condizione sociale ed
economica abbastanza disagiata e quindi cercano, qui,
nel nostro paese, di riscattare la propria dignità cercando, nella maggior parte dei casi,di lavorare onestamente e legalmente e quindi migliorare la propria condizione economica. Si adattano ad ogni situazione,
accettando anche dei lavori modesti ma socialmente
utili,come l’assistenza agli anziani, lavoro che gli
Italiani rifiutano spesso. Purtroppo però, ci sono romeni che, esercitando gravi atti di violenza, di vandalismo
e di accattonaggio,non fanno altro che aumentare l’alta percentuale di criminalità già presente in Italia. Si è
arrivati ad estromettere dall’Italia tutti quei romeni
clandestini, non in regola con il permesso di soggiorno
che non sono in grado di mantenersi economicamente
e quindi tendono ad effettuare atti di criminalità,come
i furti e le rapine,per sopravvivere. I nostri politici sono
divisi rispetto a questi provvedimenti: la destra, infatti,è favorevole all’estradizione dei cittadini romeni, nel
caso in cui questi non abbiano un lavoro stabile e quindi non riescano ad avere un reddito necessario per
avere una degna dimora; la sinistra,invece,è favorevo-
anche se considerati strumenti indispensabili e vantaggiosi, questi dispositivi si trasformano troppo spesso
in vere e proprie trappole, in cui trovano strada abusi,
truffe e soprusi di ogni genere. Da un lato il vantaggio,
dall’altro il pericolo, quindi.Personalmente, credo che
questi dispositivi sono ormai parte di noi, ma devono
dare la sicurezza assoluta alle persone che ne fanno
uso, e soprattutto, ritengo che ognuno di noi debba utilizzarli con coscienza.Non confondiamo, però, la vita
reale con quella virtuale, lasciamo la giusta importanza alle tecnologie ma continuiamo a credere nei valori
fondamentali che ci accompagnano nella nostra vita
sociale: incontrare gli amici per svolgere divertenti attività insieme, conoscere tante persone e fare nuove
emozionanti esperienze che ricorderemo in futuro con
un sorriso.
le alla permanenza in Italia di questi cittadini soprattutto per non incrementare le diverse manifestazioni di
razzismo che, quotidianamente,si verificano. Non si
possono però nascondere i gravi fatti di violenza e di
criminalità, troppi, soprattutto esercitati nei confronti
delle donne. Lo Stato italiano ha cer tamente le sue
colpe perché non è riuscito a gestire e a controllare i
flussi migratori, dando così ospitalità anche a cittadini
veramente pericolosi. Il primo ministro romeno, il
nostro presidente e vari esponenti della politica italiana si sono incontrati per un accordo, un’intesa per promuovere una più pacifica convivenza tra italiani e romeni. Il primo punto d’intesa analizzato si basa sulla
volontà dello Stato di dare ospitalità a tutti quei cittadini romeni venuti in Italia essenzialmente per lavorare
e questo è un principio saggio, che ci onora e, in un
cer to senso, ricambia, in qualche modo, l’ospitalità
che in tempi lontani hanno dato a noi italiani quando i
nostri antenati furono costretti ad emigrare all’estero
per cercare fortuna. Ma non si accettano, e non è razzismo, quei cittadini romeni pericolosi che rendono
insicure le città e le persone. Il secondo punto d’intesa tra Italia e Romania prevede una collaborazione tra
le forze dell’ordine italiane e quelle romene soprattutto per intensificare le ricerche di soggetti pericolosi.
Rimane il difficile inserimento della popolazione Rom
che per cultura e tradizione vive di furti, accattonaggio
e borseggiamento nelle periferie delle città. La questione dunque non è di facile soluzione. I problemi economici, sociali, della sicurezza ci sono, ma mai possono
giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale.
I difficili rapporti fra Italiani e
Romeni
di Laura Tutu,VC
E’ un periodo critico per noi Romeni lavoratori onesti,in
seguito alla microcriminalità generata dai nostri connazionali,molti di loro però sono ROM,un piccolo popolo che ha
una vita ed una cultura propria, tradizioni molto diverse da
quelle romene. Noi Romeni siamo venuti qui per migliorare
la nostra vita perché purtroppo le condizioni politiche ed
economiche ci hanno costretti a scappare come hanno
fatto gli Italiani quando sono andati in America!
La cosa che più mi da fastidio è vedere come la stampa,la
televisione riportano dalla Romania le cose peggiori:i bambini che vivono nei tombini,le abitazioni povere,i campi
nomadi,gli orfanotrofi..e tutto questi ci fa sembrare peggio
del Terzo Mondo.Facessero vedere anche le meraviglie che
la Romania ha da offrire! I castelli, i monasteri,le città e
non immagini che ritraggono soltanto la vita di campagna
!Insomma tutte le informazioni offerte dai mass media ci
mettono in una brutta luce…e così la gente non distingue
il romeno buono da quello cattivo. E’ pur vero che ce ne
sono tanti che non lavorano onestamente e si guadagnano
da vivere in modo “diverso”. Sarei favorevole a questa
misura:chi commette un reato venga rimpatriato,ma aiuterei anche,semplificando la burocrazia dei documenti,coloro
che vengono per lavorare onestamente e contribuire allo
sviluppo di questa e della loro nazione.
Unterschriften für bedrohten Autor Saviano gesammelt
Tatjana und Alica
Mehr als 100.000 Menschen sind dem Aufruf von sechs Nobelpreisträgern gefolgt, dem von der Mafia bedrohten Autor Rober to Saviano ihre Unterstützung zu erklären. Der veröffentlichte Appell von dem deutschen
Schriftsteller Günter Grass wurde auch von Prominenten wie dem US-Schriftsteller Jonathan Franzen, dem Briten
Ian McEwan und dem Spanier Javier Marias unterzeichnet, wie die Zeitung „La Republica“ berichtet. Günter Grass
hatte in seinem veröffentlichten Appell die Regierung aufgeforder t, den Ver fasser des Anti-Mafia Buchs
„Gomorrha“ zu schützen. Allein in Italien wurden bislang rund 1,2 Millionen Exemplare von Savianos Bestseller
verkauft. Die Verfilmung holte beim Film-Festival von Cannes den zweiten Preis und ist für den Oscar nominiert.
Die Süditalienische Mafia, die Camorra, hat mit der Ermordung Savianos noch vor Jahresende gedroht. Saviano
kündigt daraufhin an, Italien zu verlassen
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Il nostro giornale • Edizione 2008-2009
Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano
Riflessioni
L’alcool nei diversi paesi
Statistiche dall’Europa: l’assunzione di alcool degenera
di Ludovica Barba,3C
A livello nazionale o nel Sud Europa il consumo di alcool, finora vissuto con moderazione tra i giovani, sta degenerando. Mentre i Nord Europei non vogliono lasciarsi dissuadere dai governi sui propri abusi alcolici. Sono tanti i centri per sorreggere chi nel bicchiere trova un falso sostegno. In Spagna si beve soprattutto in occasione dei pasti, non per amore del bere. Gli Spagnoli bevono ogni anno più alcool
di tutti gli altri europei. Bevono spesso sì, ma poco alla volta. In Italia migliaia di
giovani prendono parte a sbornie di massa che hanno luogo per le strade. Il sociologo Lorenzo Navarette afferma che queste sbornie non sono altro che il risultato
di una situazione ormai sfuggita fuori controllo. In Francia “l’arte del bere” dei giovani viene mediata dai genitori e dalla cerchia familiare. Anche lì, in realtà, è sempre stato vietato bere fino a perdere la capacità di intendere e di volere. La Gran
Bretagna ha cercato, finora invano, una trasformazione in direzione delle abitudini
di consumo di alcool, attraverso l’adattamento di tempi di apertura e chiusura dei
locali. Tra i tavoli di Dublino viene servita la maggiore quantità di alcool all’anno per
persona. Il governo irlandese intende contrastare questo guinnes con la proibizione di vendita di alcolici a persone giù multate in precedenza per ubriachezza.
Droga ed alcol come idolo
di Lorenzo Mitruti,VC
La questione non è nata oggi:essa si è posta fin dalla fondazione delle grandi
città,dall'accumulo di esperienze sociali sia negative che positive,che hanno influenzato le generazioni degli uomini. Il quadro negativo di una società che esprime nell’alcool il suo disagio è stato accuratamente analizzato e descritto nei romanzi di
Zola.Il grande scrittore francese studia minuziosamente l'alcoolismo, la sua dipendenza, la sua aberrazione, in un contesto storico e sociale di lotta per la ricchezza e
il benessere dove il più debole è costretto a rifugiarsi dietro le dimore della
società,nei più crudi bassifondi. L’Assommoir è un grande affresco sociale in cui
Zola mette in evidenza lo stato di degradazione psicofisica dei “miseri” che dell’alcool diventano schiavi. Ma le sostanze alcooliche oggi hanno lo stesso ruolo? Può
essere!
Lo specchio della società contemporanea oggi è plurisfaccettato.Ormai l'alcool non
viene più solamente usato come rifugio e consolazione ma prende più ruoli ed è
usato per più scopi:dalla manipolazione delle persone al ritrovamento del coraggio
mai avuto.In aiuto viene anche la droga che, a quanto pare, dà effetti più rapidi in
meno tempo.Oggi si avverte, fra le innumerevoli religioni, sette, rituali e musica rock
un nuovo idolo, quello della droga e dell'alcool. L'esuberante sensazione data da
queste sostanze offre la possibilità di trovare il “tuo” mondo nel tuo mondo, rincarnato, forse, in un superuomo (Nietzche). L'elemento razionale del''homo sapiens''
svanisce perdendosi sugli scogli di un mare di angoscia e divertimento. Il vero demone (Cartesio) trova incarnazione e diventa il vero falso, il vero maligno, un demonio
che taglia le ali della vita una volta seduti sulle sue ginocchia. Così l'individuo si crea
un mondo tutto suo dove Dio è sempre lui,forse l'unico modo per diventarlo. Ma il
vero guaio è il risveglio... La dipendenza da queste sostanze spinge i giovani a fare
il più inimmaginabile e terrificante fatto senza provare alcun rimorso nel farlo. E' questa la situazione di oggi! L'irrefrenabile voglia di provare le sensazioni più pericolose
o più eccitanti! Una volta intrapresa questa strada è irreversibile, è difficile tornare
indietro, ma non impossibile. L'individuo arriva ad avere una vera e propria crisi
d'identità, trascurando l'igiene, le regole di convivenza fino a vantarsi per come ha
distrutto la sua vita.<Nihil sub sole novum>. L'alcool da sempre è stato più forte
delle persone più deboli. E' una debolezza incontrollabile, fatale per la nostra esistenza.Nella gioventù si è sicuri di essere immortali, meglio ancora se si ha l'opportunità di scoprirlo direttamente. Partire per un viaggio e portarsi con sé la voglia di
non ritornare più è inaccettabile. Il gruppo,o meglio dire ''branco'' influenza fortemente l'individuo perciò una volta immerso nell'entourage ha più determinazione nel
farlo. Ma è questo l'esempio che diamo alle generazioni future? Si deve trovare un
equilibrio, in tutto'est modus in rebus''
VIVA LA DIVERSITA’
il mondo è bello perché è vario
di Sara Curti,3C
A tutti i non ambientalisti: tranquilli, non è il solito articolo su piante e animali! Una celebre frase afferma: “il mondo è bello perché è vario”.E allora
perché esistono persone che vorrebbero il contrario? Ne è un esempio
Hitler, con la sua strage di Ebrei. Comunque non è di questo che voglio parlare. Nel mondo ormai, sempre più persone si cercano falsi idoli, che possono andare dal cantante preferito a, magari, il compagno di scuola più trendy. Perciò iniziano ad imitarlo in frasi, atteggiamenti, gesti, modo di vestirsi.. Ne deriva il seguente iter:-attenta osservazione della gestualità dell’individuo prescelto in diverse occasioni -guadagnare la fiducia dell’individuoimitare ripetute volte -successivo cambiamento della propria personalità
Terminata l’operazione, ottimo lavoro hai raggiunto il tuo obbiettivo!
Finalmente sei diventato la persona che volevi e attento alla prossima
preda. Queste persone, o anche dette “persone camaleonte” amano seguire il suddetto processo, non credendosi all’altezza degli altri. Purtroppo non
capiscono il valore del carattere di ognuno ma c’è un lato positivo: sicuramente nessuno potrà batterle nel campo della recitazione.
Alcool: problema
di oggi, problema
di ieri
di Proietti Eleonora,VC
L’uso dell’alcool tra i giovani è un
fenomeno in costante aumento con
conseguenze pericolose, banalizzato però dal fatto di essere sempre
giustificato con
più spesso
l’espressione “è solo una ragazzata”. Frequentemente però quella
“ragazzata” ha ferito ed ucciso persone colpevoli solo di trovarsi in un
certo luogo nel momento sbagliato.
È giusto ricordare che l’alcoolismo
non è solo un problema di oggi.
Ovviamente trae le sue origini da un
passato in cui l’uso dell’alcool era
tollerato in quanto necessario per
sopravvivere a rigide temperature o
a condizioni lavorative pessime.
Possiamo prendere ad esempio il
dipinto “Le stiratrici” di Degas nel
quale compaiono le figure di due
donne, di cui una impegnata nello
stirare e l’altra nell’atto di stirare
mentre impugna una bottiglia di
alcool, per far notare la difficoltà di
quel lavoro in cui, per far fronte alla
spossatezza dovuta ai vapori presenti nella stanza, si ricorreva al
sollievo dell’alcool.
Anche altri personaggi del passato,
come gli scrittori inglesi del
Romanticismo, facevano uso di
alcool o di altre sostanze per alleviare dolori, questa volta interiori,
che si credeva di poter affogare in
un bicchiere. Lo scrittore francese
Emile Zola, scrisse invece un’opera
intitolata l’Assommoir (Il mattatoio)
in cui denunciava il disagio sociale
mascherato dall’abuso di alcool.
Nell’opera è descritta la vita tremenda di una famiglia distrutta da
questa sostanza, di cui abusavano i
genitori della giovane Nana, che
scelse però di rifarsi una vita lontana dal vizio dei genitori. Tuttavia
l’abuso di questa sostanza al
nostro tempo è diverso. Non si
cerca più l’alcool per affrontare
dolori o sofferenze ma,fenomeno
dilagante tra i giovani, l’’alcool
come un divertimento nuovo, più
“adulto”, da un certo punto di vista.
E capita quindi di ritrovarsi il sabato
sera di fronte a gruppi di adolescenti che per gioco, sfida o noia girano
ubriachi per le città senza regole.
L’abuso d’alcool per disagio esistenziale è forse più raro e comun-
que limitato a soggetti adulti che
hanno a che vedere con le vere
sfide, quelle della vita. Non mancheranno di certo giovani che invece bevono per offuscare pensieri e
sensazioni negative ma la causa
più usuale è il dover uniformarsi
alla media del gruppo o del branco.
Nell’uomo esiste (e molti filosofi
seguirono questo pensiero) un istinto gregario, un istinto a diventare
par te del gruppo per cercare di
essere riconosciuto, un istinto che
lo porta a seguire un concetto o a
sottomettersi ad un pensiero solo
per non essere “l’escluso”. Ma
“non è tutto oro ciò che fa luce” e,
infatti, come sosteneva Auguste
Comte, il gruppo poi non è somma
positiva di tutti gli individualismi, di
tutte le volontà degli individui che
ne fanno parte, ma l’esatto opposto.Il gruppo cambia l’individuo, lo
influenza, lo spinge verso luoghi,
concezioni e azioni forse a lui avverse, contrarie o a lui indifferenti.
Pur troppo come in tutte le cose
della nostra vita il libero arbitrio ci
conduce ad una scelta, di cui non
abbiamo certezza logica e che può
provocare altri problemi e difficoltà,
una scelta libera da cui poi dipende
il nostro futuro, come asseriva
anche il filosofo Soren Kirkegaard.
Sta a noi dunque scegliere tra una
vita lucida o una offuscata dall’alcool, tra lottare o sprofondare nell’abisso dei nostri dolori senza
sapere se una mano amica sarebbe
stata meglio di una bottiglia piena.
Lo sballo del sabato sera
di Simeoni Francesca,2c
Sabato… il giorno più bello della settimana, si può fare tardi perché
la domenica si dorme; ma fare tardi non vuol dire “sballarsi” per rovinarsi la vita. Ragazzi di 15 – 16 anni che il sabato sera si riducono
come bestie, ubriachi, drogati solo per divertimento, per non sentirsi
inferiori agli altri, per non farsi prendere in giro, per fare “i fichi”, per
assomigliare agli altri…Girano per le strade e nei locali fino a tarda
notte. Mi chiedo: “I genitori, che ruolo hanno nella vita di questi
figli?”…In alcuni casi sono proprio loro a permettere ai figli di prendersi queste libertà trasgressive o a negare il problema dei figli per
non affrontarlo. Ma quello che veramente è più brutto, più impensabile, più inaccettabile è anche l’indifferenza della gente. I genitori
stessi “si bendano gli occhi”, fanno finta di essere ciechi e di non
vedere nulla. Questo, penso, sia lo sbaglio più grande che un genitore possa fare: vedere un figlio che si rovina e ignorare il modo per
affrontare il problema. In questo modo i ragazzi si sentono “giusti” e
se nessuno dice loro che stanno sbagliando, continuano con il loro comportamento. Questi ragazzi hanno bisogno di essere aiutati, orientati, sottratti al degrado in cui sono caduti, nella frenesia della ricerca del “divertimento”. Lo “sballo” non è divertimento, lo “sballo” è squallore!
Wer früher raucht ist schneller tot
Fabian Bönisch
Das Rauchen wird zu einem Phänomen von dem mittler weile auch sehr viele Jugendliche betroffen sind.
Jugendliche machen sich folglich auch viele Gedanken darüber. Lesen sie hier was der Schüler Fabian Bönisch
über das Rauchen denkt Jährlich tötet der Rauch aus der Zigarette tausende von Menschen. Die Folgen dieser
legalen Drogen sind zahlreich.Röntgenbilder von Raucherlungen schocken immerwieder zahlreiche Mediziner.
Die Inhaltsstoffedes "Glimmstengels"verschmutzen die Bronchien und vergiften das Blut. In Zigaretten sind
neben zumBeispiel Teer auch diverse Nervengifte,wie zum Beispiel das allseits bekannte Nikotin und, was weniger bekannt ist, auch Arsen enthalten.Doch nicht nur Raucher werden durch den qualmenden Tod hingestreckt,
sondern auch viele Menschen die mit Rauchern zusammenleben oder mit ihnen Kontakt haben sind betroffen.
Gegen die Rauchsucht wurden viele Dinge versucht, die aber alle nicht wirklich sehr effizient
waren.Zigarettenwerbung im wird verboten und Warnungen wie " Rauchen kann tödlich sein" werden auf
Zigarettenverpackungen angebracht. Doch das Rau(s)chgift hat kein Bedürfniss mehr nach Werbung. Dadurch,
dass esbereits so viele Raucher gibt, werden neue Anhänger durch Mundpropaganda "angeworben".Auch die
Warnungen auf den Verpackungen schrecken eine Person, die bereits in denSog der Sucht gezogen worden ist
nicht ab. Auch neue Raucher werden dadurch wenig verschreckt. DieTatsache das die Warnungen oft nur die
Möglichkeitschlimmer Folgen angeben ist nicht sehr fördernd, da die Menschen generell dazu neigen zu meinen, dass die Person selbstunverwundbar ist und solche Dinge, wie die Folgen der Zigarette, nur anderen passieren.Jetzt könnten sie, werter Leser, sich die Frage stellen: "ieso beginnen eigentlich immer mehr Menschen
mit dem Rauchen?"Die moisten Raucher fangen bereits in jungen Jahren, im Alter von 13-16 Jahren, mit dem
Rauchen an. Die Gründe?In den meisten Fällen das Bedürfniss "cool" zu sein oder einer Gruppe anzugehöre.In
einer Clique der Rauchende angehören, wird den Nichrauchern oft die Frage gestelt: " Willst du auch mal?
"Wenn auf diese Frage mit Nein geantwor tet wird so ist die Reaktion dann oft das Ausschließen dieser
Personaus besagter Clique.Kommt das nicht sofort, so wird Druck ausgeübt. "Wenn du nicht rauchst, darfst du
nicht mehrmit uns abhängen", sagte einst eine Gruppe Jungendlicher zu mir. Hat man dann keinen Mut nein zu
sagen, kann man ganz schnell in den Teufelskreis des Rauchs gezogen werden.Was ist nun die Möglichkeit, die
Wolke, die die Zigarette über die Welt ausbreitet, zu bekämpfen? Es wäre eine Möglichkeitdas Rauchen einfach
zu verbieten, doch gibt es dafür bereits zu viele Abhängige. Die Senkung der Zahl der Toten beginntbei einer
besseren Aufklärung über die Schäden, welchedie Zigarette verursacht, durch Schule und Eltern.
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Il nostro giornale • Edizione 2008-2009
Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano
Anoressia
Un’emergenza dei nostri tempi
di Flavia Zezza,3C
Una delle gioie più comuni di questi tempi è proprio essere magri. Che si tratti di
un desiderio diffusissimo è lampante,basti pensare ai mille messaggi pubblicitari sul dimagrimento su cui siamo bombardati ogni giorno. L’adolescenza e la
prima giovinezza sono fasi decisive per la formazione della personalità umana ed
i disturbi nello sviluppo possono manifestarsi
attraverso l’anoressia e la bulimia.L’anoressia
nervosa consiste nell’ostinato rifiuto del cibo, nel
rigetto del proprio corpo. Spesso le ragazze anoressiche sono state bambine remissive e ubbidienti, perfezioniste e scrupolose. Queste bambine, divenute adolescenti, influenzate forse anche
dalla moda che propone la magrezza, quale canone di bellezza assoluto, convinte così di essere
apprezzate dall’altro sesso, cominciano a limitare
l’assunzione del cibo, fino al rifiuto totale.Chi soffre di anoressia non si accontenta mai del proprio
aspetto fisico, non raggiunge mai la forma desiderata e, nonostante tutte le privazioni e i sacrifici, alla fine il risultato è sempre lo stesso: delusione, insoddisfazione,depressione. È fondamentale l’aiuto della famiglia e degli amici nel percorso verso la guarigione, decisivo anche il ruolo
della scuola che interviene in modo diretto attraverso gli psicologi.Ma è sempre bene prevenire queste malattie per scongiurare il
pericolo ai primi segnali di disagio perché possano essere tempestivamente corrette abitudini alimentari sbagliate.
ANORESSIA E BULIMIA
Ferite moderne, dal disagio
alla malattia
di Diletta Alese,2C
L’adolescenza, quel periodo di contraddizioni e drastici
cambiamenti, di rifiuto e rivoluzione, è una delle fasi
decisive per la formazione della personalità. Tra i banchi
di scuola il mondo si presenta come un enorme teatro
di eventi talvolta paradossali, all’apparenza banali o
troppo spesso tragici. Si affronta la vita come una sfida,
in primo luogo con se stessi e solo poi con quella che
chiamiamo società. Conflitti e frustrazione saranno
all’ordine del giorno, parte di una quotidianità che spesso rimarrà incompresa. Ed è proprio durante l’adolescenza che possono manifestarsi problemi e disturbi
che andranno a trasformarsi, se banalizzati o ignorati, in
vere e proprie malattie. Esempi ne sono due alterazioni
Trasparente, invisibile... anoressica
di Murace Valentina,2C
Guardarsi allo specchio tante volte al giorno e ogni volta riscoprirsi nuovi difetti.
Vestiti troppo stretti che stringono alla vita e soffocano lo spirito. Chiudersi in
camera isolandosi dal resto del mondo. Rifiutare tutto, rigettando cibo, vomitando l’anima. Dimagrire,perdere peso,pensare di diventare più bella; osare nel guardarsi allo specchio di nuovo, vedersi sparire tra gli incavi dei vetri. Ragazze condizionate dalla moda, distrutte dai giudizi, vittime di indifferenza che, conservata
nel tempo, diventa odio. Odiare la vita rifiutando il proprio corpo, sprofondare nel
baratro più cupo, nella malattia più nera. Malattia difficile ma possibile da sconfiggere, da allontanare dalla propria esistenza e dalla propria mente. Anche dal
buio più nero, dal vuoto più profondo si può risalire e incominciare a volare.
dell’atteggiamento alimentare: anoressia e bulimia. La
prima caratterizzata da una perdita di appetito, dovuta a
non corretti funzionamenti del corpo o, in particolare
nelle ragazze durante l’adolescenza, a disturbi psicologici, e ad una conseguente diminuzione del peso. La
seconda, all’opposto dell’anoressia, por terà ad una
eccessiva richiesta di cibo, in qualsiasi momento della
giornata, e ad una forzata liberazione attraverso il vomi-
to, allo scopo di non ingrassare e il più delle volte mirata ad eliminare il senso di colpa. Anche la bulimia è provocata sia da disturbi di natura psicologica, sia da malfunzionamenti concreti dell’organismo. Sempre più
donne e ragazze dai dieci ai trent’anni vengono interessate da tali problemi (anche se esiste una percentuale
in aumento di uomini) e la via della risalita spesso è ripida e tortuosa seppur obbligata per riconquistare la vita
stessa e la felicità. Le cause sono ampie e varie, differenti da persona a persona. Possiamo attribuire però
gran parte della colpa alla società che troppo spesso
impone modelli impossibili. Modelli che spingono le
ragazze a sottoporsi a diete forzate, assolutamente
scorrette. Il peso corporeo diminuisce, le forze mancano, i risultati sembrano non arrivare, la luce negli occhi
piano si affievolisce, scompare. Non vedremo più ragazze, ma fantasmi, schiavi dell’idea di perfezione. E troppo spesso ne sentiremo parlare, come anime passate,
ormai scomparse. Immaginate una casa di notte,
d’estate, un caldo tepore ed un’apparente tranquillità.
Immaginate poi una ragazza nella sua stanza. Pensate
che tutto quello che desidera fare è mangiare, l’impulso
è più forte della ragione e allora scappa in cucina, apre
il frigorifero e con voracità divora quello che trova. Poi è
di nuovo in camera, con il sapore forte in bocca di quello che ha mangiato. Gli occhi lucidi per le lacrime ed un
insopportabile magone allo stomaco, un grandissimo
senso di colpa. La mente che non controlla il flusso
delle emozioni. E allora l’istinto prende il sopravvento. In
quegli occhi rimane solo la speranza, un disperato tentativo di salvezza. La ragazza si reca in bagno e fa una
delle azioni che si ripetono già da tempo e si ripeteranno ancora: mette un dito in bocca e poi… è libera. Torna
nel letto. Mezz’ora più tardi dorme tra la non accettazione e la soddisfazione.Questo altro non è che la semplificazione forse banale di un tipico evento nella vita di
una ragazza bulimica. Spero che la sensibilizzazione non
si riduca ad uno spreco di parole, ma ad una vera campagna per arrivare alla comprensione. Spero che i disagi non siano sottovalutati, che i sintomi vengano presi in
considerazione. Per quanto l’idea che la società possa
cambiare sembri utopistica e distante, spero che noi
ragazzi continueremo ad avere la forza di gridare il
nostro pensiero, contro un sistema troppo spesso assecondato, perso nella follia dei potenti che lo dirigono.
Fast food o slow food ? Questo è il problema. Pro e contro di due stili di vita discordanti
di Valentina Alessandri,3C
Ormai viviamo in un’epoca caratterizzata dalla frenesia: sembra che tutti abbiano una gran fretta nel rincorrere la loro giornata e questa situazione interessa tutti gli aspetti della vita quotidiana,alimentazione
compresa. Proprio per accontentare le esigenza di questo stile di vita così “veloce” sono nati, in primis in America, i fast food,importati poi in tutti i paesi sviluppati o in via di sviluppo. Sono dei locali in cui
si mangiano cibi gustosi con estrema velocità quando non si ha molto tempo per attendere la cattura di cibi più elaborati.Alcuni nutrizionisti mettono al bando i fast food perché offrono cibi troppo calorici contenenti grassi nocivi che danneggiano la salute, aumentano il colesterolo e provocano obesità nel caso di diverse consumazioni settimanali. Ma non tutti sono d’accordo: ricercatori americani affermano che
non c’è alcun legame tra queste patologie e fast food e addirittura attaccano la cucina italiana e la dieta mediterranea.La Slow Food è un’associazione che vuole ostacolare la rapida scalata dei fast food
in nome di uno stile di vita un’alimentazione più corretta, fatta di cibi più sani e del ritorno al rito della tavola e della tranquillità durante i pasti. Naturalmente ci sono polemiche anche in questo caso: stare
più tempo a tavola vuol dire mangiare più alimenti e bere alcolici (da una stima fatta gli Italiani vanno oltre ai due bicchieri di vino consigliati) e comunque nessuno mette al bando ad esempio gli insaccati che
contengono nitriti, grassi cancerogeni per la salute. Qualsiasi discorso fatto è vano poiché coloro che scelgono i fast food sono sempre di più proprio perché non c’è più tempo per niente, neanche per consumare un pasto come si deve e vengono scelti anche dai giovani che sono attirati dalla sfiziosità dei cibi. Qual è la scelta giusta allora? Ai consumatori l’ardua sentenza.
CAVALLINO RAMPANTE di Oliver und Daniel
Bullismo, arma contro “bravo ragazzo”
di Mattei Ilaria,2C
Das Emblem der Marke ist ein schwarzes Pferd auf gelbem Grund, mit den
Buchstaben S F für ..Scuderia Ferrari“. Das Pferd war ursprünglich das Symbol von
Baron Francesco Baracca, einem Fliegerass der italienischen Luftwaffe im Ersten
Weltkrieg. Baron Baracca wurde am 19. Juni 1918 nach 34 siegreichen
Luftkämpfen abgeschossen und avancierte schnell zum Nationalhelden. Er ließ
das Pferd auf seine Flugzeuge malen, weil seine Fliegergruppe zu einem
Kavallerie-Regiment gehörte. Die Militäreinheit, in der Enzo Ferraris Bruder, Dino,
im Ersten Weltkrieg kämpfte und fiel, trug das springende Pferd ebenfalls in ihrer
Flagge.Eine weitere unbewiesene Theorie ist die, dass Baracca das Pferd von
einem deutschenPiloten, der das sehr
ähnliche Wappen der Stadt Stuttgart auf
seinem Flugzeug trug, kopierte.
Der deutsche Automobilhersteller Porsche
hat ebenfalls das Stadtwappen seines
Standortes
in
sein
Stuttgar t-Zuffenhausen
Markenzeichen integrier t.1923 gewann
Enzo Ferrari ein Autorennen in Ravenna
und traf die Komtess Paolina, dieMutter
Baraccas. Von ihr erhielt er die Anregung,
das Pferd als Emblem zu verwenden.
Allerdings dur fte das Logo erst ab dem
Rennen in Spa 1932 an den von der
Scuderia Ferrari
ver wendeten Alfa Romeos benutzt werden.Der gelbe Hintergrund wurde von Enzo
Ferrari hinzugefügt, weil es die Farbe seiner Heimatstadt Modena, dem damaligen
Sitz des Unternehmens, war. Oft wird
jedoch auch behauptet, dass Enzo Ferrari
die Farbe auf Grund seiner Vorliebe für Sonnenblumen verwendete. Das Pferd
steht übrigens nicht nur für Ferrari. Fabio Taglionis Unternehmen Ducati benutzte
es ebenfalls für ihre Motorräder. Taglionis Vater war ein Freund von Baron Baracca
und flog in seinem Team, der 91. Fliegerstaffel. Nachdem Ferrari berühmt geworden war, verschwand das Pferd als Logo für Ducati und es wird vermutet, dass die
beiden Firmen ein Abkommen über die Nutzung eingegangen sind.Heute ist das
Pferd ein eingetragenes Warenzeichen für Ferrari. Die Tankstellenkette Avanti
benutzt in Österreich und Osteuropa ein fast identisches Logo samt schwarz-gelben Farben.Der schwedische Gitarrist und Ferrari-Fan Yngwie Malmsteen nannte
den zweiten Satz seiner Concer to Suite for Electric Guitar nach dem FerrariWappen Cavallino rampante.
Bullismo… parola entrata, ormai, a far parte della quotidianità che ha inizio tra i banchi di scuola e continua anche al di fuori,
per strada o nei luoghi d’incontro e di aggregazione dei giovani…Nel nostro paese, gli ultimi dati sul fenomeno sono allarmanti: circa un terzo del campione rappresentativo dei ragazzi intervistati di età compresa fra i 12 e i 18 anni riferisce che nella
propria scuola si verificano atti di bullismo. Quasi la metà del campione dice di aver minacciato o picchiato qualcuno almeno
un volta, con una proporzione dei maschi rispetto alle femmine di 3:1.Il bullismo è un comportamento che consiste in una serie
di prepotenze, umiliazioni, piccole o grandi torture psicologiche che uno o più ragazzi riuniti in un “branco” infliggono ai loro coetanei più deboli.Per bulli si intendono tutti quei ragazzi che s’impongono come persone più forti e più furbi sugli altri prendendosene gioco …sono una specie di figura antieroe che risulta più simpatica e più coinvolgente rispetto al modello di “bravo
ragazzo” noioso e scialbo.La vittima dei bulli tende a non parlare con gli insegnanti e con i familiari di ciò che subisce perché
intimorito (si possono considerare ugualmente vittime anche i ragazzi che, minacciati, sono costretti al silenzio…)Il ragazzo
preso di mira incomincia a cambiare… marina la scuola, ruba un po’ di soldi in casa per poter pagare il “pizzo” che gli estorce il bullo e non potendosi confidare con qualcuno, si tiene tutto dentro a tal punto di scoppiare…Il comportamento aggressivo del bullo è dato dalla carenza di una corretta autorità genitoriale nella famiglia basata sull’affetto, tenerezza ma anche su
regole molte precise e su giornalieri esempi di vita…I ragazzi che subiscono atti di bullismo ormai sono tanti, troppi… Per questo sono state stabilite nelle scuole delle norme anti-bullismo e si può essere boccati anche per la condotta in modo da abituare gli studenti al rispetto delle regole di convivenza civile, dei compagni e dei professori e ad affrontare lo studio e la vita
con serietà e disciplina.
Lo sfruttamento minorile
di Lidia Milana IIC
"Mamma me le compri quelle scarpe???" "Certo tesoro,che problema c è???" Il problema invece c è. Quando andiamo a comprare un paio di scarpe o qualsiasi articolo sportivo non leggiamo mai la targhetta dove c è scritto il paese di produzione.
Molte volte vi troviamo scritto:"made in Thailandia","made in Vietnam","made in Indonesia".
In quei paesi ci sono bambini e bambine che lavorano giorno e notte senza mai fermarsi.Sono sfruttati,maltruniti,non hanno
la minima idea di cosa siano i giochi.. Dovremmo riflettere su questo orrore. Invece viviamo ad occhi chiusi,non ci accorgiamo mai di niente.Anche i bambini hanno i loro diritti che non si possono violare. Un bambino dai 5 ai 15 anni non può andare a lavorare, deve giocare,deve vivere spensierato. E’ cosa inaccettabile che sia utilizzato come macchina da
lavoro.Sicuramente la causa dello sfruttamento minorile in quei paesi è la povertà delle famiglie e la necessità da parte anche
dei più piccoli di contribuire a mantenere la famiglia , ma se si pensa che del lavoro dei minori si avvantaggiano le multinazionali straniere che spostano la loro produzione nelle zone più convenienti, allora cresce la rabbia. Alcuni lavori comportano
una serie di conseguenze molto gravi sulla salute dei bambini per l’uso di prodotti nocivi e cancerogeni che danneggiano la
vista, i polmoni, la pelle o altre parti del corpo. I pesi eccessivi possono bloccare la loro crescita e i continui rumori provocare la sordità.A loro viene viene negata l’ infanzia e il diritto all’istruzione.Le varie iniziative promosse per arrestare questo sfruttamento sono state finora insufficienti, c’è ancora molto da fare per garantire una vita migliore a questi bambini . Forse la
nostra società dovrebbe diventare più sensibile alle problematiche relative allo sfruttamento del lavoro minorile nel mondo e
all’affermazione della giustizia sociale e dei diritti umani nel mondo.
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Il nostro giornale • Edizione 2008-2009
Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano
Sport e Fair Play
FAIR PLAY: gioco leale…
FAIR-PLAY
di Simeoni Francesca,2C
di Martina Pochesci,VC
La lealtà è ormai quasi del tutto scomparsa. Oggi quello che conta è vincere sempre, in qualsiasi momento e in qualsiasi ambito.Penso invece che la
lealtà debba essere alla base di ogni relazione umana, che sia cioè il principio a cui ispirare ogni nostro gesto.Il concetto di “Fair play” assume un
ampio significato: dal gioco leale si arriva ad essere leali sempre, se si è
leali nel gioco, di conseguenza, si è leali anche nella vita, nella scuola, nei
rapporti con gli altri. Dunque “fair play” non solo nello sport , ma in tutto “il
gioco della vita”. Certo gli esempi del calcio non sono confortanti. Basta
assistere ad una partita di pallone fra due squadre: la tensione fra le tifoserie è altissima,la competitività esagerata, i comportamenti irrispettosi, i tifosi urlano, espongono striscioni offensivi, tirano oggetti in campo, sputano,
cantano canzoni offensive. Si deve vincere per forza altrimenti si è insultati. E per vincere si ricorre anche al doping. E allora dov’è la lealtà? E dove i
giovani devono prendere modelli di comportamento rispettoso e solidale? Si
spiega come anche nella scuola a volte si trovino purtroppo compagni scorretti che si divertono ad ironizzare su chi è in difficoltà. Quando si fanno
lavori di gruppo o giochi di squadra manca del tutto la collaborazione: si
cerca di ingannare l’altro solo per sentirsi dire: “BRAVO….”Allora si deve
promuovere il fair play perché la lealtà è benefica per l’individuo, per le organizzazioni sportive e per la società nel suo complesso. CHI GIOCA LEALMENTE E' SEMPRE VINCITORE.
Oggi lo sport ha un ruolo importante sia se è praticato a livello agonistico sia se è praticato in modo
Logo realizzato da Mitruti Lorenzo
amatoriale.
Si par te da tornei organizzati per
diver tirsi e per stare insieme fino
ad arrivare ai campionati ufficiali.
Tutti noi giochiamo, impariamo e ci
alleniamo.Lo sport non solo migliora la salute di ognuno di noi ma
favorisce anche, a mio avviso, lo
sviluppo economico e sociale delle
comunità.Infatti le diverse attività
legate allo spor t creano lavoro e
contribuiscono al superamento di
ogni barriera etnica in nome del
rispetto e dell’intesa. Tuttavia negli
ultimi anni la competizione tra sportivi si è fatta sfrenata e, purtroppo,
molto spesso la vittoria non è frutto
di una gara corretta. Ci sono degli
sportivi che, motivati dalla voglia di
vincere sempre e di superare ogni
record, pensano di poter infrangere
le regole. Fare finta di niente di fronte a questi esempi di mancata sportività non è corretto.La mia coscienza come quella degli altri che conosco mi dice che bisogna intervenire
perché solo uniti si può vincere questa battaglia contro l’imbroglio e la
corruzione in ambito spor tivo.
Quante volte abbiamo assistito a
cori razzisti negli stadi, a risse tra i
tifosi, alla violenza, allo sfruttamento e alla commercializzazione
eccessiva? Dov’è finito il vero spirito del fair-play? Io vorrei soffermarmi un attimo sul significato di questa parola, a molti purtroppo ancora sconosciuta. Per me il fair-play
non è solamente un insieme di
regole ma rappresenta il vero spirito sportivo. Il fair-play è un’idea che
unisce i concetti di amicizia e di
rispetto, non deve essere solamente un modo di pensare ma deve
divenire un modo di compor tarsi.
Sono profondamente convinta che il
valore del fair-play deve essere diffuso anche in ambito scolastico
perché solo chi rispetta le regole
dello sport rispetta anche la propria
vita e quella degli altri. È proprio
nella scuola che incontriamo tantissimi altri ragazzi come noi che
vogliono imparare a giocare in
modo leale e corretto.
IL DOPING: LA FACCIA OSCURA DELLO SPORT. “Vincere a tutti i costi” è il nuovo motto degli atleti
di Gianluca Imperia,3C
lo sforzo è immenso, i percorsi difficoltosi, la fatica fisica non indifferente e qualcuno, pur di tagliare il traguardo ,ricorre al doping. Il fenomeno del doping nello sport ha assunto, in questi ultimi anni, aspetti e
dimensioni di estrema gravità, una vera e propria emergenza sociale, trovando un sempre maggiore coinvolgimento nel mondo dei giovani sportivi, a livello non solo professionistico ma soprattutto dilettantistico e amatoriale: su diecimila ragazzi che fanno sport, tra i tredici e i diciotto anni, il 7% ha ammesso di fare uso di sostanze dopanti e di averle utilizzate dietro consiglio di amici o allenatori. Un ragazzo su due
è convinto che il doping serva per vincere, mentre più bassa è al percentuale di coloro che pensano che migliori la forza fisica, la concentrazione, i riflessi, che allontani la fatica muscolare e migliori il recupero fisico. Per un giovane la ricerca del successo può essere così attraente e irresistibile che può perdere di vista cosa sia giusto e cosa no . I danni provocati dal doping sono gravi fino a provocare la morte.
Questa “cultura” della vittoria provoca una distorsione del senso vero dello sport ,cioè un sano esercizio fisico per una sana competizione e per testare le vere potenzialità degli atleti. A volte si vince, altre si
perde: è questo lo sport.
Musica
La musica
La forza di tornare a vivere
di Mattei Ilaria,IIC
dI Licia Patrizi IIC
La musica, le parole, i suoni, il rumore.
La luce e il ricordo, il tempo, gli spazi, i
colori e i pensieri. Ieri….Quante cose
nelle note di una canzone, poche eppure tante che sembrano non finire
mai.Banale è la sua origine, lo spunto… ma profondo è il significato, il
messaggio. Inseparabile amica, sottofondo di vita che sa dar voce ai pensieri. Con la sua forza e il suo linguaggio
universale, si trasmettono e si condividono le emozioni. I fatti, sia belli che
brutti, diventano più forti.Chiave di evasione dal mondo reale verso un mondo
parallelo, diverso rende il modo di percepire i luoghi, le persone, se
stessi…In un viaggio senza meta, in un
luogo straniero, nuovo, necessario è
muovesi con un quaderno, una matita
e la propria musica.
-SALLY<<..Sally ha patito troppo!
Sally ha già visto che cosa ti può crollare addosso..
Sally è già stata punita per ogni sua distrazione o debolezza,
per ogni candida carezza..
data per non sentire l’amarezza..>>
Una nota,una lacrima
di Murace Valentina,2C
Frasi che ascoltiamo,immagini che ricordiamo,storie passate che ritornano
come fantasmi a sporcarci la mente.
Emozioni nuove ma sanno di vecchio,
fanno riemergere qualcosa precedentemente vissuta. Ascoltando ricordi che
cantano di noi,stiamo zitti in silenzio. . .
ascoltiamo musica. Facciamo fatica a
non cercare, in un pensiero cantato,
qualcosa di noi, qualcosa che ci riporti
indietro ricordando dove e quando.
Quello che facciamo,quello che osserviamo è scandito in ogni istante da un
suono diverso,è suscitato da un piccolo
verso. Musica che fa emozionare,musica che uccide. Musica che spacca in
discoteca,musica che esprime quello
che non sappiamo dire. Cantare a perdifiato per liberarsi l’anima, cantare e non
pensare più a niente, cantare per non
essere ascoltati.
Musica . .metodo diretto per esprimere
parole, pensieri, sensazioni e problemi.
La musica è una combinazione di suoni
che unita ai sentimenti riesce senza
alcuna difficoltà a farci emozionare.
-VASCO ROSSi-
quella dell’anima; perché Sally incarna quella forza d’animo che tutte le
donne dovrebbero avere; perché arrivata a un certo punto della sua vita
si rialza, si risveglia e prende in mano ciò che le resta portandolo lontano dal dolore che oramai diventa passato:
SALLY TORNA A VIVERE!
<<..Ed un pensiero le passa per la testa:
forse la vita non è stata tutta persa!
Forse qualcosa si è salvato!!
Forse davvero non è stato poi tutto sbagliato!!!
Forse era giusto così…Forse, ma forse, ma si!!!..>>
-VASCO ROSSi-
“SALLY” è, a mio parere, un grido di sofferenza, di solitudine, ma allo
stesso tempo di speranza che Vasco Rossi vuole cantare a tutte quelle
donne coraggiose che riescono ad affrontare la vita, se pur dolorosa, a
testa alta.Sally infatti è una
donna che ha soffer to così
tanto da non avere più tempo
per le lacrime. Sally ha speso
tutta una vita andando incontro
a ciò che le sembrava giusto, a
ciò che le sembrava vero. Ma è
stata ingannata dall’amore che
l’ha por tata ad annullarsi nei
momenti in cui, invece, doveva
reagire; un amore nel quale ha
voluto credere fino all’ultimo
secondo e che ha poi maledetto ogni giorno della sua vita.Sally quindi
ha amato tanto, troppo e in cambio non ha ricevuto che il buio gelido dell’indifferenza.Perché, vi chiederete, ho scelto di parlare di una donna
umiliata e abbandonata come Sally?Perché non c’è ferita più grande di
È questo il vento di speranza che conclude la canzone; è questa la rabbia, la forza, l’attaccamento alla vita che Sally sprigiona in queste ultime righe.Sally ha subito una violenza molto grave: volevano negarle
l’amore, volevano privarla di una vita serena, della gioia…ma lei è stata
più forte di tutto il male che l’ha travolta e ha vinto: Sally HA VINTO un
nuovo sorriso. Purtroppo, sono così poche quelle donne che riescono a
non lasciarsi abbattere dalla violenza del mondo. E sono così tante, invece, quelle che si trovano in una situazione come quella di Sally: private
di affetto, di calore, di carezze…Quando il rispetto nei confronti di una
creatura pura come quella di una bimba, o di una donna, o anche di una
qualsiasi altra persona, viene violato, ci accorgiamo di essere al pari
delle bestie, di agire come animali!Dobbiamo combattere con tutti noi
stessi questa orrenda violenza che segna ogni giorno, in modo inevitabile la vita di qualcuno!!!Dobbiamo ricordarci di Sally che ce l'ha fatta e di
milioni di donne che, come lei incominciano solo ora a vivere!La donna
è forte e fragile allo stesso tempo e, in fondo, c'è un po' di Sally in ognuna di noi: tira fuori la tua grinta e vivi per te stessa e per nessun altro,
perchè niente è mai perso finché non siamo noi a lasciarlo andare...
Avril Lavigne, la mia cantante preferita
di Giada De Angelis,2C
La mia cantante preferita è Avril Lavigne e mi piacerebbe parlare un po’ di lei.
E’ nata il 27 settembre 1984 a Napanee un piccolo paese vicino Ontario , in Canada. Fin da piccola amava stare al centro dell'attenzione tanto
che a 6 anni fece il suo primo spettacolo da protagonista. Non amava molto studiare , infatti a 13
anni ha composto la sua prima canzone con tanto di chitarra acustica. A 17 anni ha cominciato a
dedicarsi pienamente alla musica, è andata a New York dove è stata scoperta da Antonio Reid ed ha
firmato un contratto con "Arista records". Ma per lei New York non è stato un grande successo così
è andata a Los Angeles dove è stata scoperta dal produttore Cliff Magner che l'ha aiutata molto nella
sua carriera, incidendo il suo primo album "Let go" in stile skater che ha venduto milioni di copie nel
mondo. Nel 2004 ha inciso il suo secondo album "Under my skin", descrivendo la sua sofferenza
d'amore, e una canzone dedicata al nonno scomparso qualche anno prima. Poi, per un certo periodo,
si è dedicata pienamente alla sua vita privata, si è sposata a luglio 2006 con il cantante dei "Sum
41". Ad aprile 2007, grazie anche all'aiuto di suo marito, ha realizzato il suo terzo album "the best
damn thing". Nel corso di questi anni Avril ha cambiato il modo di presentarsi in pubblico, mentre
prima indossava sempre cravatte, t-shirt e blue jeans, si vestiva cioè in modo skater, ora le piace
vestirsi più femminile con gonne e camicette, tanto che ha creato anche una linea di abbigliamento
intitolata "Abbey Dawn". Poi ha posato per molte riviste tra cui la rivista francese "Elle". Per un certo periodo su riviste e giornali si leggeva che
fosse incinta ma Avril ha subito smentito. Essendo sua fan da ben 7 anni apprezzo molto il suo nuovo stile, più femminile. La stimo per la sua bravura ma anche per il suo modo di fare con i fans.
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Il nostro giornale • Edizione 2008-2009
Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano
Poesia
Che cos’è la poesia
oggi?
di Diletta Alese,2C
Credo che ognuno di noi, almeno una
volta nella vita, si sia sentito poeta,
percependo il bruciante bisogno della
carta.
Le parole, in quell’attimo che si tende
a chiamare ispirazione, scivolano nel
sangue e dal sangue all’inchiostro.
Cos' è la poesia oggi? Qualcuno avanza la più terribile delle ipotesi: è morta,
forse uccisa dall’indifferenza e noi,
inconsapevolmente, l’abbiamo torturata nel buio. Ma, in una visione più ottimistica, nella quale confido, la poesia
è ancora quell’invidiabile capacità di
comporre, di costruire e combinare
parole, suoni, di creare emozioni, di
riprodurle, di raccontarle. Seppure si
descriva uno stesso attento particolare
in Prosa, così come un medesimo
Significato, arriverà al lettore, si, senza
procurare però quel turbamento, quella
felicità, quella riflessione che invece
una poesia tende a scaturire.
Quest’arte del fare, del plasmare, trovare. Anima intoccabile, compagna
desiderata, breve respiro, idea lontana, qualunque cosa sia per chiunque in
qualunque istante, si nasconderà ancora sottopelle, la ritroveremo leggendo,
e la vedremo ancora nel futuro, come
fonte di emozione.Sensazioni, costruzioni, ragioni, speranze, illusioni, delusioni, denunce. E’ un po’ questo la
poesia. Non sarà mai come prima. Non
sarà mai come ora. Sarà... qualcosa di
diverso, ma sarà...
Una poesia per chi è
sopravvissuto
di Manni Diana IIC
Da poco ho scoperto una passione per
la lettura di poesie.Quelle che toccano
maggiormente la mia sensibilità sono
quelle che hanno come tema la guerra
perché mi trasmettono il dolore, l’angoscia e il sacrificio di chi l’ha vissuta.
Apprezzo molto i poeti impegnati che,
pur nella sofferenza, non interrompono
il rappor to con il pubblico, quello contemporaneo o quello delle future generazioni,perché vogliono trasmettere
messaggi e valori da difendere. "A coloro che verrano" di Ber tolt Brecht è una
poesia che parla ancora a chi, come
me, non ha conosciuto la guerra, ma
ha il dovere di pensare a quelli che
sono vissuti in tempi bui e hanno lottato per realizzare il nostro benessere
"Voi che sarete emersi dai gorghi
dove fummo travolti
pensate
quando parlate delle nostre debolezze
anche ai tempi bui
cui voi siete scampati.
Ihr, die ihr auftauchen werdet
aus der Flut
In der wir untergegangen
sind
Gedenkt
Wenn ihr von unseren
Schwächen sprecht
Auch der finsteren Zeit
Der ihr entronnen seid.
La Mamma
La Vita
Nella tiepida notte ormai
tutt’intorno tace
dall’alto osservo il paesaggio
rischiarato dal lume della
luna, scorgo i fiori che
si muovono all’unisono
sotto gli alberi ombrosi
e vedo ancora una lampada
che palpita misteriosa,
serena ma confortevole
e non so perché
ma mi ricorda mia
madre.
Soffia il vento:
si tengono forte
i boccioli di ciliegio
Fiori di ciliegio:
sparsi si posano
sull’umida terra
Dopo la tempesta:
torno a vederli
e sono già ciliegie
Spunta il sole:
mi affaccio alla finestra
e le ciliegie sono marce
Simone D’Andrea
Pipistrelli
Stefano Capauto
La Primavera
Neri, tagliano il cielo d’estate
specchio rotto che luccica di stelle
rosso, che brulica di nuvole
il tramonto davanti a me
li segue la fresca notte
In primavera la natura prende un’aria di festa
I paesaggi si vestono dei colori più vivi.
Nessun prato è senza fiori
Nessun ruscello senza mormorio
Nessun albero senza uccelli.
Tutto canta, tutto ride, tutto invita alla gioia
Vittorio Insogna
...
Damiano Caroletti
Piangere su di una lapide
guardare il volto di tua madre
sentire la morte che ti avvolge
coprendo con un velo
la paura di perdere il cielo
Bambini...
Sono loro che ti cambiano la vita,
da loro impari sempre qualcosa in più,
sono la prova della vita,
con i loro piccoli gesti
ti colorano di grandi emozioni
che sapevi forse di non poter provare,
loro che con la loro semplicità
amano incondizionatamente.
Sentirsi in un attimo svanire
piangendo senza più dormire
continuando a correre
la felicità che continua a mancare
Guardando da questa prigione
scrutando la sofferenza
sovrastare il sole
migliaia sono le paure
che l’umanità deve sopportare
Loro fragili,
ti rendono invulnerabile
loro che ti donano tutto quello
di cui dispongono,
perché consapevoli di poter regalare
un sorriso, forse negato.
Nessuno riuscirà a scappare
nessuno rimarrà illeso
da questo triste peso
Ci si accorge ad un punto
che nessuno può recare il giusto,
ognuno piange il suo dolore
indissolubile nella buia realtà
ci si volta a guardarsi indietro
cercando qualcosa per essere sereno
nulla più può far svanire
il dolore che di ferite ci riempie il cuore
Loro,
la vera soddisfazione della vita!
Silvia Cesari
Poesia
Quei segni che da bambina
ti regalavano immensi sorrisi
sono ormai svaniti
col sorgere di una nuova alba
Abbracciami
come le onde del mare.
Accarezzami
come l’acqua dolcemente.
Portami con te,
dove il tempo non conta.
Riscaldami
come il fuoco in un giorno di pioggia.
Vivimi,
come il più bel giorno di primavera.
Nessuno più ti guarda
con l’occhio senza rancore
di un semplice viaggiatore
capendo ciò che sei realmente
un’indifesa creatura innocente
intrappolata nella buia realtà
che coinvolge la mesta vita
martire di una sola ferita.
Diego Cianca
Alessia Fiorentini
Tutto, l’eternità
Immensa tu a sfidarti non ci provo, sai
diffido di te, sto già imparando
voglio il mondo, semplicemente il mio mondo
come un uccello che difende il suo nido
così io difendo te, caro mondo
Questa è la vita delle incertezze
assidue, ricorrenti, inesorabili,
una calda fiamma che a volte gela
ciò che sta intorno ad essa
Bisogna resistere
correre, correre
dietro a mèta che non sia miraggio.
Non cerco l’infinito, ma solo il mio mondo.
Flavio Milana
Il grigio tempo dei miei pensieri
Uffa!!! Che pizza questo tempo!
Grigio come un sasso,
un sasso, grigio in una giornata d’estate
calda, soleggiata, stupenda…
Grigio come la mia mente,
in questo momento così buio,
così atroce, così duraturo.
Per fortuna ci sei tu,
a far volare la mia anima
e a far uscir da me le cose più belle.
Patrizio Nanni
Grazie nonna
Mi sveglio la domenica mattina
sento un odor che vien dalla cucina,
c’è la nonna: ha in mano il mattarello;
la pasta è come il nido per l’uccello
son sei ore che sta in piedi a lavorare;
nel frattempo si ode un dolce cantare
è il nonno orgoglioso della sua donna,
per tutto questo dico: grazie nonna
Ander Schiavella
Mamma
C’è solo una persona al mondo
che ti vuole bene,
che ha sofferto per te,
che ti ha cresciuto,
che ti ha sopportato,
che ti ha amato e
che ti ama,
è solo lei
nessun altro mai ci riuscirà meglio di lei,
meglio della tua mamma.
Fabiana Tabolacci
IL VOLONTARIATO A OLEVANO ROMANO
di Antonella
Maria Concetta era una donna che amava profondamente suo marito Luigi e il suo unico figlio Edmondo. Era una donna come tante, con una vita
normale ma non sempre facile. Un giorno avvertì un malore, doveva essere trasportata immediatamente in ospedale ma i soccorsi arrivarono troppo tardi quando per lei ormai non c’ era più niente da fare. Tutto questo accadeva nel lontano dicembre del 1994.
Suo marito nonostante il dolore e la rabbia non poteva permettere che ciò che era accaduto a M. Concetta potesse accadere di nuovo: Olevano
Romano aveva bisogno di un’ ambulanza e di personale qualificato a prestare i primi soccorsi, perché a volte basta veramente poco a salvare la
vita di una persona. Così prese contatti con un’ importante associazione volontaristica , la Croce Rossa Italiana,con lo scopo di fondare un gruppo di CRI nel nostro piccolo paese, dove è nato alcuni anni dopo la morte di Concetta. Nel 1997 venne organizzato il primo corso atto a reclutare
Volontari del Soccorso
Spesso si entra a far parte della Croce Rossa per puro caso, spinti dalla curiosità o semplicemente per avere dei crediti formativi,ma poi ci si
appassiona, e ci accorgiamo che aiutare gli altri arricchisce noi stessi rendendoci persone migliori.
Essere un volontario non è sempre facile, siamo persone normali, con i nostri limiti, i nostri problemi, con il nostro lavoro ma nonostante tutto
mettiamo il nostro tempo a disposizione degli altri, perché la CRI ci ha fatto scoprire un mondo diverso da quello che ci insegnano a scuola, è il
mondo dei disagiati, delle persone che perdono tutto in una sola notte, delle persone che vengono abbandonate a se stesse. Per tutti loro cerchiamo di essere un punto di riferimento, proviamo ad aiutarli e a sostenerli quando più ne hanno bisogno. Questo donarsi agli altri ci fa stare in pace
con noi stessi e con il mondo intero, certi di aver fatto un grande gesto. Il bello della vita sta proprio in questo; quando pensiamo di avere perso
tutto, quando Dio sembra averci dimenticato, sentiamo in noi una forza che mai avremmo pensato di possedere e che ci fa sentire ancora vivi!.
Grazie a Luigi e a M. Concetta che hanno dato speranza a tutti coloro che si sono trovati nella loro stessa situazione e ci hanno mostrato come il dolore possa tramutarsi in amore!
Grazie a tutti i Volontari del Soccorso di Olevano Romano che con il loro impegno giorno dopo giorno hanno permesso la realizzazione di tutti ciò!
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Il nostro giornale • Edizione 2008-2009
Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano
VOLONTARI DELLA PROTEZIONE CIVILE DEL LICEO CARTESIO DI OLEVANO ROMANO IN ABRUZZO
di Walter Ferrari classe VA
La lunga serie di calamità naturali che hanno afflitto di recente il nostro paese, sono da attribuire essenzialmente alla conformazione geologica e morfologica dell’Italia, certo vi ha concorso il rapido sviluppo urbano e industriale,e un processo spesso disordinato di crescita. Lo scopo della Protezione Civile è di fornire un servizio concreto ed efficace in grado di proteggere l’integrità delle vite e dei beni, riparando non solo ai disastri, ma cercando di individuarne le cause e prevenirle.
Contro il ricorso tardivo all’assistenzialismo del troppo-tardi, contro anche la generosità disordinata e la sovrapposizione a volte conflittuale di responsabilità e competenze, la Protezione Civile vuole porsi in prima linea sia per fronteggiare gli eventi eccezionali sia per tutelare l’ambiente e il territorio. I
problemi legati alla rapidità e all’efficacia degli interventi della prima fase di soccorso sembrano ormai bene acquisiti, anche a seguito dell’istituzione
del Dipartimento della Protezione Civile che non è il ministero delle sciagure, delle catastrofi… ma offre al paese un moderno servizio basato sulla
previsione e la prevenzione. I diversi tipi di rischio possono essere divisi in due gruppi: quelli evitabili e quelli inevitabili. Si interviene in entrambi i
casi, ma è compito primario agire affinché tutte le calamita rientranti nel primo gruppo non si verifichino affatto. A questo fine sono rivolte ora e lo
saranno in misura sempre maggiore le energie della Protezione Civile. L’evento più rilevante nell’ultimo periodo è stato il sisma che ha colpito le
popolazioni abruzzesi, che ha visto in prima fila la Protezione Civile. A tal proposito è stato chiesto ad ogni volontario di esprimere un suo pensiero
al riguardo, la motivazione che lo ha spinto a recarsi nei luoghi colpiti. Tutti hanno fatto riferimento al senso del dovere che anima il volontariato della
Protezione Civile. “Il pensiero di essere presenti in quell’istante di dolore di così tante persone - ha detto uno di loro - ci dava un senso di obbligo nei
loro confronti. Il nostro aiuto non è tanto strumentale ma umanitario in quanto non siamo stati coloro che hanno salvato la vita ma coloro che hanno
contribuito a far tornare la speranza e un sorriso, dato che il processo di ricostruzione parte prima di tutto dalla forza di volontà di ogni individuo”. È proprio la motivazione che ci spinge a continuare la nostra avventura, come un importante servizio alla collettività motivato da generosità e da solidarietà.
“Stolpersteine“
Erinnerung an Juden aus Michelstadt, die unter der
Nazi-Herrschaft zu Tode kamen
Ein Zwischenbericht - Prof. Franz Bürkle
In vielen Städten Deutschlands gibt es bereits „Stolpersteine“,die die Passanten auf ihrem Weg durch die Stadt aufbestimmte
Schicksale aufmerksam machen wollen. „Stolpersteine“– aus Kupfer gegossene „Steine“ mit dem Namenund den wichtigsten
Daten (Geburtdatum; Deportation;Todesdatum) eines jüdischen Mitbürgers, an den vor dessen ehemaligem Wohnhaus
dieser Stein die Erinnerung aufrecht erhalten soll.Nun gibt es auch für Michelstadt eine solche Initiative.Michelstadt hatte ja bis
zum Nazi-Terror eine relativ große jüdische Gemeinde mit eigener Synagoge und eigenem großen Friedhof. Nach 1945 war diese
Gemeinde vollständig aufgelöst und alle ehemaligen Mitglieder tot oder über die
ganze Welt zerstreut.Die Namen der Juden, die bis (spätestens 1942) in Michelstadt
gelebt haben, sind im Buchvon Herrn Schmall („Die Juden in Michelstadt“) veröffentlicht. Herr Schmall hat aus den städtischenAkten die Vor- und Familiennamen (auch
Gebur tsnamen), Adressen, das Gebur tsdatumsowie –soweit ihm bekannt warDatum und Ziel des Wegzugs bzw. der Deportation erwähnt.Im günstigsten Fall steht
da z.B.: „Ausreise nach Israel“. Bei den meisten Namensteht nur: „verzogen nach
Mannheim/Frankfurt/Amsterdam“ etc. Manchmal findet sich dieallgemeine Notiz:
„deportiert nach Polen“. Über das weitere Schicksal war nichts bekannt.Die Gruppe,
die sich um die Genehmigung und den Einbau der Stolpersteine in den
StraßenMichelstadts bemüht, hat nun folgende Aufgaben:
1. Die Steine sollen im Gehweg vor einzelnen Häusern eingebaut werden, also im
öffentlichen Bereich. Dazu benötigt man die Genehmigung der Stadt. Die Stadt hat
signalisiert,
dass sie diese Genehmigung erteilen wird.2. Die Steine kosten Geld: 95 ? je Stein.
Dieses Geld muss durch Sponsoren aufgebrachtwerden; entsprechende Werbung ist
nötig (und bereits in die Wege geleitet).3. Das Projekt muss der Öffentlichkeit bekannt gemacht und von ihr akzeptiert werden.
Die„gesellschaftlich relevanten Gruppen“ (Kirchen, Schulen, Verbände, Vereine, Bürgermeisterkandidaten,Einzelpersonen) sind
informiert und eingebunden. Entsprechende
Berichte sollen zu gegebener Zeit in die Zeitung kommen.4. Es muss genau festgelegt werden, für wen überhaupt ein solcher
Stolperstein gesetztwerden soll, wie viel Steine also gebraucht werden.
Dafür gibt es mehrere mögliche Kriterien:• Alle Juden, die zwischen 1933 und 1945, also während der Zeit des 3. Reiches, aus
Michelstadt zu Tode kamen
• Alle Juden, die aus Michelstadt zu Tode kamen (die also z.B. 1929 bereits aus Michelstadt
weggezogen sind, aber aus ihren neuen Wohnorten deportiert wurden)• Alle Menschen, die –aus welchen Gründen auch immeraus Michelstadt im Dritten Reich zu Tode gebracht wurden (z.B. im Rahmen der Euthanasie-Programme).Die „Stolperstein-Initiative“
hat sich entschlossen, allen Menschen, die aus Michelstadt stammen und getötet wurden, einen „Stolperstein“ zu setzen. Es könnte natürlich sein, dass es so zu Dopplungen kommt, weil für Einzelpersonen in Michelstadt und in einer anderen Stadt ein Stein
gesetzt wurde.Doch was war nun das Schicksal der Juden, die aus Michelstadt „verzogen (sind) nach
Mannheim/Frankfurt/Amsterdam“ (Schmall)?
Deren Schicksal kann nun weitgehend aufgeklärt werden durch einen Datenabgleich mit einer Seite im Internet: http://www.bundesarchiv.de/gedenkbuch/intro.html. Dieses Gedenkbuch hat alle Daten aus den KZ gespeichert. So konnten wir herausfinden,
dass 45 Menschen jüdischen Glaubens, die aus Michelstadt stammen, das Dritte Reich nicht überlebt haben. Bei den meisten ist
nun der Ort des Todes sowie der Todestag bekannt.Dabei zeigt sich, dass viele im jeweils gleichen Zug deportiert wurden und das
gleiche Schicksal erlitten:• Am 18.3.1942 wurden die wenigen in Michelstadt verbliebenen Juden verhaftet und nach Darmstadt
gebracht, von wo sie –zusammen mit den -z.B. nach Bensheim/Mainz/Frankfurt Weggezogenen- am 25. März 1942 mit einem Zug
von Mainz über Darmstadt nach Polen in das Ghetto Piaski gebracht wurden. Dort
wurden wenige Tage später alle Deportierten umgebracht.• Ein ähnliches Schicksal
erlebten die nach Mannheim und in die Städte Badens verzogenen Michelstädter:
sie wurden am 22. Oktober 1940 mit einem Zug ab Mannheim in das
Internierungslager Gurs in den französischen Pyrenäen gebracht. Wer nicht bereits
dort umkam, wurde nach Auschwitz in Polen weitertransportiert.
• Auch Amsterdam in den Niederlanden bot keinen Schutz: Erna Strauss aus
Michelstadt konnte sich zwar nach Amsterdam retten, wurde dort aber verhaftet
und am 25.2.1944
über Westerborg in das KZ Theresienstadt und von dort nach Auschwitz gebracht,
wo sie am 1. Oktober 1944 ermordet wurde. Juden aus Michelstadt wurden in allen
bekannten Vernichtungslagern getötet: Auschwitz, Theresienstadt, Sobibor,
Litzmannstadt (Lodz), Kowno, Piaski, sogar Minsk.Auch im Rahmen des EuthanasieProgramms gab es Michelstädter Opfer: Mindestens von einem Michelstädter ist
bekannt, dass er in der „Tötungsanstalt Hadamar“ am 4.2.1941 ermordet wurde.
Diese Schicksale machen sehr betroffen und bestätigen die „StolpersteinInitiative“, an ihrem Vorhaben festzuhalten. Nun sind Schulen, Lehrer und Schüler
eingeladen, diese Arbeit zu unterstützen und vielleicht geeignete Themen für Unterricht, Präsentationen, Recherchearbeit etc. zu
finden.
• Das Schicksal der Opfer ist weitgehend geklär t. Dennoch gibt es auch hier noch Recherche-Möglichkeiten über die
Konzentrationslager oder über das „Gedenk- und Dokumentationszentrum Yad Vashem“ in Jerusalem.• Man könnte auch z.B.
begleitend untersuchen, wie die Öffentlichkeit, die städtischen Gremien, die Jugend etc. diese Initiative aufnimmt (wohlwollend,
desinteressiert, ablehnend…).• Es könnten die Arbeit begleitende Filme oder Bilddokumentationen erstellt werden.
• Vielleicht gibt es Möglichkeiten, Themen für eine „Besondere Lernleistung“ oder eine
„Präsentationsprüfung“ zu finden.• Vielleicht kann mit diesem Thema auch das Thema der Judenverfolgung im Dritten Reich im
Unterricht dargestellt werden.Hier bitte ich nun alle interessierten Kolleginnen und Kollegen um Mitarbeit, um Ideen – für uns und
für die Schülerinnen und Schüler. Michelstadt, 20.11.2008 Franz Bürkle PS: die Steine für die Aktion „Stolpersteine“ werden von
einem Kölner Künstler hergestellt. Weitere Informationen: http://www.stolpersteine.com/
La violenza contro le donne:
una storia vera
di Greta Spina 2c
Sono sempre più colpita dalle notizie di violenze sulle donne. Quasi
quotidianamente si ascoltano storie drammatiche di donne che
subiscono maltrattamenti, umiliazioni, violenze fisiche. Molte, purtroppo,non hanno il coraggio di denunciare la loro condizione . E’
una storia vera quella di una giovane ragazza ,una studentessa che,
per la prima volta conobbe un ragazzo, dall’apparenza gentile. Era
felicissima,lui le donava spesso regali, le inviava dei fiori a scuola
e lei si vantava con le sue amiche, che erano molto felici per lei, e
in fondo anche un po’ invidiose per la sua fortuna. Ma questa fortuna poco dopo si trasformò in sciagura. Infatti dopo alcuni mesi
che si frequentavano, lui cominciò a picchiarla, ma subito lei lo giustificò pensando che fosse stanco e stressato per il troppo lavoro.
I giorni e i mesi seguenti furono terribili: la umiliava fisicamente e
psicologicamente, dicendole che non avrebbe mai trovato nessuno
oltre a lui, perché
nessuno l’avrebbe voluta accanto. Ma lei sopportava in silenzio,
pensando che un
giorno avrebbe
potuto cambiare
quell’uomo che
l’aveva
fatta
innamorare e che
la faceva continuamente soffrire. Lei puntualmente perdonaDisegno di Ronci Martina e Simeoni Francesca
va, lui chiedeva
scusa scongiurandola, e lei tornava a pensare che in fondo era un
uomo buono, e che presto o tardi avrebbe fatto uscire la sua parte
migliore .Lei non ne parlava con nessuno, si vergognava, pensava
che l’avrebbero derisa.Scriveva un diario nel quale sfogava tutta la
sua rabbia, e dopo aver scritto alcune pagine le bruciava, come bruciava le sue paure e le sue tristi emozioni nel suo grande braciere,
il suo cuore. Un giorno però, dopo quattro anni di supplizio, raccontò tutto alla madre, che l’aiutò a trovare la forza di lasciarlo. Poco
a poco ricominciò una nuova vita, aiutata e sostenuta dagli amici e
dalla famiglia. Ma l’incubo non era ancora finito. Come tutti i giorni
lei andò a scuola; finite le lezioni decise di fermarsi ad un bar con
le sue amiche e vide il suo ex fidanzato. Lui chiese se poteva parlarle ma lei lo scacciò, finché lui la strinse a sé e la ferì gravemente con un coltello. Lei sentì di non essere riuscita a superare il lato
oscuro della sua vita, proprio quando tutto sembrava aver preso
una piega migliore lui tornò a ricordarle che non se n’era mai andato. Era convinta che tutto fosse finito, compresa la sua vita, sentendo le leggere voci dei medici e vedendo fioche luci che si avvicinavano sempre di più ai suoi occhi e rendendosi sempre più nitide,
ma si sbagliava. Si trovava in ospedale, in bilico tra la vita e la
morte, e si sentiva più debole che mai. Dopo giorni di coma si risvegliò. Trovò sua madre sorridente, e allo stesso tempo preoccupata,
che le disse che tutto era finito. Quel ragazzo che l’aveva fatta tanto
soffrire era stato arrestato e non l’avrebbe più sfiorata. Ora è sposata con un uomo che la fa felice, non la fa piangere continuamente ma la fa sorridere, non la picchia, non la offende, ma ha l’intenzione di renderla felice per tutta la vita. Lei non pensa più al suo
passato, è talmente felice… ma ancora oggi, guardandosi allo specchio vede le cicatrici del coltello sulla schiena, e ancora oggi vede
sul suo volto le cicatrici dei ricordi che la fanno spaventare e il dolore che ancora oggi non l’abbandona. Anche se il passato è stato per
lei così doloroso, questo è quasi un finale da favola. Purtroppo però
alcune donne hanno paura e si vergognano, non vogliono denunciare l’uomo che amano, e soprattutto hanno timore che lui un giorno
si possa vendicare.Spero che Tutte queste donne trovino la forza un
giorno di liberarsi prima che sia troppo tardi.
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io penso / ich denke - Istituto d`Istruzione Superiore "Renato Cartesio"