Il nostro giornale • Edizione 2008-2009 Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano IO PENSO / ICH DENKE Cogito ergo sum Sapere aude giornale bilingue all’insegna del comune pensiero di Kant e Car tesio IL PROGETTO IO PENSO/ICH DENKE è finanziato dall’AGENZIA NAZIONALE LLP Gli studenti si confrontano su tematiche sociali, politiche culturali, religiose, scientifiche attraverso: comunicazione telematica, lettura e scambio di giornali, produzione di saggi e articoli accrescendo il bagaglio di saperi critici, di basi culturali solide per partecipare alla vita politica e sociale. La lettura dei quotidiani a scuola rientra nel progetto “Il Quotidiano il Classe” Saluto del dirigente scolastico IL LICEO CARTESIO INAUGURA L’AULA MULTIMEDIALE Prof. Giancarlo Segatori realizzata nell’ambito del Progetto Comenius “io penso/ich denke” Da Cartesio a Kant: pensieri giovani in libertà Nell'ambito del Progetto Comenius "Io penso/Ich denke" si colloca, come momento conclusivo di questo scambio di esperienze, la pubblicazione di un giornale che raccoglie articoli, saggi, riflessioni, poesie su temi di interesse comuni e propone un itinerario culturale che guarda con par tecipata attenzione alle mille domande che le nuove generazioni si pongono per ricercare,attraverso il continuo dialogo ed il quotidiano confronto, le attese risposte. I giovani autori non vivono nel limbo, sono par tecipi del loro tempo, esprimono le loro idee sui temi del giorno e non solo, sulle rapide trasformazioni della società, sulle diverse problematiche sociali, sulle continue conquiste della tecnologia, sui dibattiti esistenziali che possano indurli a comprendere valori impor tanti per la loro crescita umana e sociale. Si avverte nei loro pensieri la ripulsa sdegnosa degli orrori della guerra, degli odi razziali e della violenza, la denuncia che l'uomo è uomo sempre e ovunque, la solidarietà verso i più deboli, le immancabili contingenze del vivere, i suoi mali, i suoi disagi, i suoi disvalori. Ma cè anche la voglia di vivere la pace, di conoscersi, di incontrarsi, di coltivare desideri,di trovare un approdo sicuro al viaggio della loro esistenza. A noi adulti il compito di accompagnarli durante il percorso, alla scuola promuovere la dimensione europea della loro istruzione. Nella certezza che il progetto Comenius "Io penso / Ich denke" abbia contribuito a rafforzare il rapporto di dialogo e di amicizia tra gli studenti ed a far crescere nei giovani e nelle famiglie la comprensione internazionale, saluto i docenti e gli allievi tedeschi ai quali auguro un proficuo e sereno soggiorno. Bentornate ragazze L’aula consentirà agli studenti di confrontarsi con i partners europei, esercitare la comunicazione linguistica, condividere lezioni a distanza. In alto, sullo schermo, due studentesse del Liceo linguistico che studiano da agosto 2008 in Germania nel Gymnasium di Michelstadt. Al via al Liceo Cartesio il progetto A.M.A.L.D.I. Ambiente Metacognitivo: Aule e Laboratori Didattici Integrati Finanziato dalla FONDAZIONE ROMA Grazie ad un generoso finanziamento di circa 45.000 euro concesso a seguito di un progetto presentato dall’Istituto saranno rinnovate e potenziate tutte le dotazioni scientifiche, tecniche, linguistiche ed informatiche. Il progetto prevede, in particolare la realizzazione di un nuovo e più moderno laboratorio di Fisica che sarà dedicato al grande fisico italiano Edoardo Amaldi (nella foto), figura di indiscusso prestigio nel panorama scientifico internazionale, a cento anni dalla sua nascita, avvenuta il 5 settembre 1908 a Carpaneto Piacentino. Gli studenti potranno avvalersi di un computer connesso ad internet in ogni aula e di laboratori informatici, scientifici, tecnici, linguistici rinnovati e dotati di moderne lavagne interattive. VINCE IL CONCORSO “io penso /ich denke” Fortunato Michele della classe IIE Si è concluso felicemente il soggiorno - studio a Michelstadt - Germania delle studentesse del “Cartesio”. Eccole nella foto insieme al Direttore del Gymnasium, Prof. Johann Aderhold e alla Prof.ssa Silvia Zucchetti. La stampa locale tedesca ne ha dato ampio risalto. “Es wäre für mich eine große Freude, wenn die Verbindung der beiden Städte zustande käme” Omaggio del Liceo Cartesio ad Heinz Hindorf nel centenario della nascita COMPLIMENTI !! Mattei Ilaria I PROGETTI EUROPEI DEL CARTESIO NEI QUADERNI DELL’AGENZIA NAZIONALE LLP della Classe 1C del Liceo Linguistico si aggiudica il PREMIO NAZIONALE DEL CONCORSO FAIR PLAY LA BELLA STORIA DI UN PROGETTO CHE DURA DA 15 ANNI IL 26 MAGGIO GLI STUDENTI “INCONTRANO” ...L’EUROPA www.programmallp.it/box_contenuto.php?id_cnt=322&id_from=11 AL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO “COME NASCE UN COMENIUS” promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione Italia e Germania - Franz Overbeck Il nostro giornale • Edizione 2008-2009 Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano Cronaca e attualità Strage della follia di Diletta Alese,2C Winnenden, vicino Stoccarda, muoiono diciassette persone, una di queste è l’assassino delle altre sedici, Tim Kretshmer. Smentite le dichiarazioni secondo le quali il ragazzo, diciassettenne, avrebbe annunciato durante la notte il suo gesto, su una chat. Nella mattinata del 12 marzo, Tim, vestirà un’uniforme simile a quella usata dai commando speciali della polizia federale tedesca, prenderà una pistola semiautomatica Beretta del padre e si recherà al liceo tecnico della cittadina. La vita diventa videogioco, uno dei tanti, dove non importa chi tu sia, ma piuttosto chi tu uccida. Gli occhi sullo schermo, le dita nervose sul mouse, ti mordi il labbro cercando una via d’uscita in quella città così dannatamente reale, poi un rumore, lo senti come se arrivasse da dietro, allora ti volti, carichi...Morto, c’era qualcuno. C’era...Rimani attento, potrebbero essercene altri. Mi chiedo se sia questo mondo malato la causa di tutto, oppure no, era solo follia. Ma se nell’apparente normalità s’insidia in un ragazzo anche soltanto l’idea di un gesto simile, allora forse bisognerebbe guardarsi intorno, chiedendosi dove sia l’errore, una macchia d’inchiostro su un foglio finemente lavorato. Non è questo gesto il primo caso, e, temo, non sarà l’ultimo. Cosa pensava Tim prima di uscire, prima di uccidere, cosa voleva, cosa cercava? Sono scettica e dubbiosa. Quale movente può spingere a tanto? E allora era solo protagonismo, e allora era follia. Ma in qualche dove c’è sempre una sorgente, una scintilla, un movimento sbagliato al momento inopportuno. Questi eventi stordiscono, sì, all’inizio, ma poi si ripetono nel tempo, come se il primo colpo avesse provocato un’eco infinita. È questo che spaventa. Tutto diviene assurda normalità e non so spiegarmi la dinamica di tale evoluzione, o meglio, involuzione. Per quanto la gente possa dire di sentirsi toccata, alla fine si volta, chiude gli occhi, non s’accorge di come il mondo stia freneticamente cambiando e forse, lentamente perendo. Che fosse vendetta, oppure una traslazione del mondo virtuale su quello reale? Che fosse incomprensione? Probabilmente non troverò risposte nello scrivere parole incredule. Ma esiste un principio di ricerca, una volontà di conoscenza. Troppa libertà ai giovani o troppa poca? Dove finisce la “normalità” ed inizia la follia? O sono questi due aspetti legati, non distinti, piuttosto in simbiosi? Sporgendosi un po’ avanti, la si trova ancora, nel futuro, la violenza. Ci interroghiamo con le stesse domande, inglobiamo parole, ingoiamo incertezze. Nel caso di Tim si crede ci sia un principio di protagonismo ed anche una sorta di volontà di plagio. La notte precedente alla strage tedesca infatti, in Alabama, Michael McLendon, coetaneo di Kretschmer, uccideva anch’egli. Così, la rabbia nascosta di Tim ( o forse ignorata ), sarebbe sfociata in un unico atto violento, che si sarebbe rivelato poi anche l’ultimo della sua vita, l’ultimo sipario. Ma rimango convinta di una cosa: tutti coloro che non osservano la realtà con sguardo critico sono anche le persone che prima di tutti subiranno conseguenze all’impatto con tali eventi, con questa inopinata violenza e che probabilmente ne diverranno fautori. Li vedremo ancora sugli schermi e sui giornali, come futuri Tim o Michael ? Per questo c’è bisogno di analizzare e comprendere.I giovani, noi giovani, abbiamo bisogno di credere che esista un futuro nel quale potremo capire. Vittime della follia …Mai, in tempo di pace, si erano contate tante vittime in un istituto scolastico… di Licia Patrizi,2C Siamo in Germania. Un ragazzo di 17 anni entra nella sua ex-scuola sparando a diciassette innocenti che vedono spezzare la loro vita così, all’improvviso, senza alcun motivo, se non quello di un grave disagio psicologico trasformatosi in follia!È mai possibile che nel 2009 si debba ancora assistere a stragi di questo genere? È mai possibile che nessuno si sia accorto di come questo ragazzo stesse preparando minuziosamente la sua identità di mostro? È mai possibile che non ci sia davvero più niente in cui credere, più niente che i nostri genitori o la scuola ci possano insegnare?! NO. Non posso e non voglio credere che ci siamo spinti così in basso! Preferisco illudermi che questo sia un “fenomeno” circoscritto, che mai più accadrà una cosa del genere. Ma la verità è che ho paura. Paura di accorgermi che questo mondo non mi piace. Paura di vedere le cose per quello che sono. Paura di scoprire che sono circondata dall’insensibilità, dall’indifferenza, dalla morte che abita insieme a noi: nella nostre calde case, nei nostri televisori, nelle nostre serene passeggiate… BASTA, CAVOLO! Non se ne può più! Solo morte? Nient’altro che morte?!Ma può davvero essere così cinico il nostro mondo? Purtroppo, o per fortuna, io sono ancora una sognatrice. Sono ancora una di quelle persone che ripongono la loro fiducia negli altri. Sono una di quelle che sa chi è, che non rinnega se stessa! Forse uno dei tanti problemi di oggi è che molti rinnegano le proprie origini, la propria famiglia, il proprio credo, non sapendo che così finiranno per perdersi in questo mondo di falsi valori, di facili e deludenti promesse… Eppure deve esserci rimasta un po’ di bontà! In Italia, in Germania… ne sono sicura! E quel Tim mi fa pena. Si, oltre che orrore mi fa pena perché ha preteso chissà che cosa uccidendo così follemente tutte quelle persone! Mi fa pena lui, suo padre che non ha saputo dargli quel “ceffone” di cui tutti i figli hanno sempre bisogno! E mi fa pena chiunque pensi che con una pistola in mano si possa ottenere gloria, chiunque sia così pazzo da credere che portare morte, dolore equivalga all’essere potenti… e ,purtroppo, di pazzi così ce ne sono tanti in giro! Tim ,oltre ad aver fatto tutto questo, ha terminato la sua “folle impresa” negando a se stesso la possibilità di rimediare: si è suicidato. Forse ha provato ribrezzo per quel suo volto da killer riflesso sulle auto della polizia? Sarebbe comprensibile… In fondo, tutti abbiamo una coscienza che si fa sentire quando sbagliamo. Dobbiamo solo accettare questo fatto: si, noi possiamo sbagliare!!! Un Uomo alla Casa Bianca di Masci Gaia,2C In moltissimi hanno sognato insieme a Martin Luther King quando diceva:”Vorrei che un giorno i nostri figli non fossero giudicati per il colore della loro pelle ma per il loro carattere”. Oggi questo sogno si è realizzato, si è incarnato in Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, primo presidente nero.Ma nella quotidianità, leggendo giornali, o guardando la TV ci si accorge che quest’uomo è una delle persone più semplici del mondo, nonostante la sua carica estremamente importante. Egli lo dimostra continuando a compiere i gesti di qualsiasi altra persona, dall’accompagnare le proprie figlie a scuola, all’adottare un cane, e perfino arrivare a piantare un orto nel giardino della Casa Bianca, per dare un esempio di quanto il mangiar sano sia importante per la propria salute. Un uomo formidabile che ha capito il vero senso del proprio lavoro comportandosi con estrema semplicità come qualunque altro cittadino e non solamente imponendo il proprio potere su tutto e tutti, come in passato gli altri presidenti hanno sempre fatto. La sua vittoria è la vittoria del “sogno”, a cui si affianca la volontà di realizzare il sogno di pace che ogni uomo vorrebbe. Emergenza rifiuti sempre più grave di Emma Maruca,3C Se il problema dei rifiuti in Campania apparteneva solo all’Italia, ora è diventato un’emergenza mondiale. A farne le spese è stata la famosa mozzarella di bufala campana per la presenza di diossina, sostanza derivata dai rifiuti. Ma anche altri paesi hanno manifestano le stesse difficoltà.In una regione della Francia, per esempio, si è verificato lo stesso problema italiano con la presenza di un valore di diossina nei formaggi otto volte superiore a quello consentito dalla legge. Il problema dei rifiuti in Campania sussiste già da circa quindici anni. È la causa di una sbagliata gestione politica da parte dei rappresentanti della regione, ma anche della presenza di gruppi malavitosi che danno vita alla camorra. La Campania ha chiesto aiuto alle restanti regioni italiane per lo smaltimento dei rifiuti. E lo Stato italiano ha chiesto aiuto anche all’Europa. L’unico paese che ha aderito è la Germania che compra rifiuti e li trasforma in energia, rivendendola nuovamente all’Italia. Forse l’Italia dovrebbe imparare dalla Germania. L’Italia si volge al nucleare di Mattei Ilaria,2C Firmato il 23 febbraio a Roma l’accordo che unirà l’Italia e la Francia sul nucleare. Quattro sono le centrali nucleari di terza generazione che dovranno essere costruite sul territorio italiano . Una decisione un po’ azzardata, a parer mio ,se si pensa a quanti soldi dovranno essere investiti.Tuttavia Sarkozy e Berlusconi si dicono soddisfatti, anche se ci sono numerose proteste in Italia e non soltanto dalla parte degli ambientalisti. Ben sappiamo che il nucleare è stato fin dagli anni ’50 motivo di entusiasmo, ma, con il passare del tempo, anche di discussione. Da molti considerato “l’energia del nostro futuro”, ha presentato spesso e volentieri anche il suo lato negativo, vale a dire il rischio di incidenti e la difficoltà nel rendere non nocive le scorie radioattive nel minor tempo possibile.La storia del nucleare è stata segnata nel 1986 dal disastroso incidente di Chernobyl, causa di pericolose radiazioni diffusasi in tutto il continente europeo.La gente ha ancora paura e allora è necessario chiedersi: come si fa a convincere una popolazione che una centrale vicina alla propria abitazione non sia pericolosa? Qualcuno ha provato a rispondere così: “Si abbassino le tasse nel territorio che ospiterà una centrale, allora sì che si otterrà il consenso”. Io penso che si sbagliano, non credo che qualche bolletta in meno possa ripagare la paura e il disturbo psicologico delle persone. Ma il problema, secondo me, sta proprio alla base del progetto: perché costruire centrali nucleari ad uranio, quando questo materiale, peraltro assai costoso, si dovrebbe importare dall’estero ed è in via di esaurimento? Proporrei, invece, di concentrare l’attenzione sulle energie rinnovabili, fonti di energia non esauribili e con un rischio minimo di incidenti. “Nucleare: evoluzione o distruzione?” di Martina Ronci,2C Governo italiano e francese hanno stretto accordi per la costruzione di nuove centrali nucleari di quarta generazione nel territorio italiano. Intorno a questa notizia si sono accese forti polemiche ed è nato un acceso dibattito se non proprio uno “scontro”di opinioni fra persone favorevoli e persone completamente contrarie a questa decisione. C’è chi sostiene che il ritorno al nucleare sia un’importante svolta per il nostro Paese, perché contribuirebbe a ridurre la crisi economica che ci colpisce, rendendo lo Stato meno dipendente dalle importazioni di energia. C’è anche chi, ricordando le stragi di Chernobyl, Detroit e Three Mile Island, ritiene che sia una scelta totalmente errata, che comporta innumerevoli e seri rischi, quali la produzione di scorie altamente radioattive e mostruosamente dannose, uno spreco immotivato, dettato dall’alto costo della progettazione e della costruzione di nuovi impianti che non porteranno, di certo, ad un’immediata soluzione dei problemi attuali. E allora, qual è la giusta cosa da fare? Sicuramente, ripristinare l’energia nucleare in Italia porterà qualche vantaggio, ma ne vedremo i risultati solamente fra qualche anno, esattamente il tempo 2 che ci vorrà per trovare un territorio adatto al l’installazione dell’impianto, la sua costruzione e la ricerca di una soluzione al problema dello smaltimento delle scorie. Perché non pensare ad incentivare, quindi, la ricerca di fonti energetiche alternative vantaggiose, rinnovabili, più pulite e meno costose? Al giorno d’oggi, come ben sappiamo, utilizzare unicamente fonti di energia alternative e inesauribili come quella eolica, quella solare o quella delle biomasse, non è conveniente per il Paese, perché gli impianti di sfruttamento hanno costi elevati e sono utilizzabili solamente in alcuni punti ben precisi del territorio. Ma sicuramente, è una soluzione più conveniente e soprattutto più sicura di quella dell’energia nucleare. A mio parere, quindi, la giusta strada da intraprendere sarebbe:continuare a sviluppare la ricerca scientifica, per arrivare a trovare nuove fonti energetiche, a costi più bassi e a impatto zero per l’ambiente;avanzare nella ricerca dell’energia eolica, di quella solare e, perché no, anche di quella nucleare, con il solo intento di migliorare e magari eliminarne gli effetti dannosi. Bisogna cercare, quindi, di fare le giuste scelte per l’intero Paese, affinché il cambiamento avvenga in meglio e non in peggio, ed affinché si trovi una soluzione a tutti i problemi energetici nel massimo della sicurezza e nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute umana, senza compromettere la vita attuale e quella delle generazioni future, rendendola invece migliore. Il nostro giornale • Edizione 2008-2009 Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano Siamo ancora uomini? L’uomo e la tecnologia: uno sviluppo parallelo. di Silvia Lutu,5C E’ così che io mi assento, guardo oltre quella finestra bagnata dalle piogge e vedo quello che gli altri non percepiscono.Vedo un mondo di egoisti,che ogni tanto mi permetto di abbandonare per poter ritrovare la mia serenità. Una volta gli uomini vivevano assecondando le leggi dello stato naturale in armonia col mondo fisico interpretandolo non da filosofi e scienziati, ma da poeti. Lo sviluppo economico non si era ancora impadronito dei valori umani e morali e l’egoismo individuale non aveva ancora oscurato gli animi. E’ stato il “mondo civile “ad arrecare agli uomini problemi ed infelicità; gli uomini hanno perso l’immaginazione e i sogni; la filosofia ha oscurato i misteri religiosi; la scienza ha preteso di spiegare i moti del cuore umano. Guardate come la tecnologia ha oggi invaso spudoratamente il mondo riducendo le persone a macchine insensibili! Guardate come nessuno si sente più libero, ma tutti sono soffocati dagli impegni e trascinati dall’irreversibile corsa del tempo, incapaci di fermarsi un attimo e pensare che la vita va vissuta in maniera più lenta e meditata. Guardate come gli adulti mirano più a lavorare che a dare attenzione ai figli e questi,invece di approfittare della bontà del tempo,stanno lì, davanti al computer, a raccontare i fatti propri a gente sconosciuta,perdendo tanto tempo della loro vita! E come si può dire che non si tratti di fuga dal confronto faccia a faccia con la vita sociale reale? Non c’ è più nulla di emozionante in questo mondo. Tutto è finto,artificiale, niente più naturalezza e verità. Ma forse c ‘è rimasto solo l’amore, l’unica forza, la cui potenza inarrestabile travolge il cuore a chiunque venga addosso l’amore, per il resto siamo macchine. Perché il cielo italiano ci fa sentire alieni? di Laurentiu Mitruti,5C L’identità dei romeni è in crisi per queste campagne d’odio razzista cui siamo ormai abituati.Ma dico:’’proveniamo da una stessa cultura, siamo in maggioranza di fede cristiana,parliamo una lingua che discende in linea diretta dal latino,facciamo parte dell’UE:in che cosa siamo inferiori?’’E invece sembra di assistere ad un vero e proprio scontro di civiltà. Le cronache sono invase da articoli e commenti ‘’romeno assassino, romeno ladro,romeno vittima ’’. Solo qui in Italia si fa ricadere un crimine su un popolo intero,e si prende a pretesto un delitto per criminalizzare una nazionalità nel complesso. Lasciateci un sospiro di consolazione! Cosi sembriamo delinquenti per nazione e genetica! Anche l’Italia ha vissuto momenti storici difficili! E non dimenticate che era appena caduto il regime di Ceausescu (presidente dittatore comunista 1989) quando migliaia di imprenditori italiani si fiondarono in Romania alla ricerca di manodopera sottopagata! Il capitalismo italiano ha tratto profitto in casa romena, ma ci sembra di capire che fa comodo la miseria altrui, purché resti a casa propria,se arriva in Italia dà fastidio, si trasforma in problema, disagio, insofferenza. Avrà il popolo rumeno,ancora ‘alieno’ sotto il cielo italiano, una pista di atterraggio nella terra dei Romani, del più grande popolo cosmopolita? Non si pretende di essere attesi con le fanfare, ma con un sorriso sincero,con una stretta di mano amichevole,con la comprensione per chi ha lasciato amici e parenti ed ha bisogno di ritrovarne altri, veri, autentici. Italia: tolleranza zero! di Nastasa Paula, IIC Violenze sessuali, rapine, omicidi: questi i più comuni reati dei cittadini romeni che hanno portato l’Italia a dire “tolleranza zero”. Saranno adesso poliziotti e carabinieri in pensione, oltre a privati cittadini, a pattugliare le “zone a rischio” per garantire la sicurezza ai cittadini italiani. Ormai noi stranieri viviamo in un paese in cui siamo visti come un pericolo, tutti tendono ad allontanarci, anche se siamo brava gente che lascia il proprio paese e le proprie famiglie per guadagnarsi da vivere lavorando onestamente. I giornali scrivono: “cittadino romeno stupra…”, i telegiornali informano “romeno di 30 anni ruba…”. Così si fomenta l’odio verso un intero popolo: se in Italia non ci sono più posti di lavoro, la colpa è dei Romeni, ma poi nessun Italiano svolgerebbe il lavoro che fa il Romeno. Perché non si parla mai, o quasi mai, delle violenze che gli Italiani commettono contro i Romeni? Che dire di tanti signori “perbene” che come turisti del sesso vanno in Romania a sfruttare ragazze sfortunate a cui è preclusa ogni possibilità di riscattarsi? E di tutti coloro che in Italia, come moderni schiavisti, sfruttano la manodopera rumena? di Martina Ronci,2C La società in cui viviamo oggi, ampia e progredita, deve il suo grandioso sviluppo all’avanzamento della tecnologia e ai passi da gigante che ha compiuto l’uomo per arrivare ai risultati finora ottenuti.Grazie all’utilizzo di dispositivi avanzati e veloci, oggi ci è possibile soddisfare ogni nostra necessità in men che non si dica; possiamo comunicare in tempo reale con persone che si trovano nella parte opposta del mondo rispetto a noi, trovare notizie di ogni genere, acquistare oggetti con un semplice “clic” e conservare canzoni, video e immagini per averle sempre con sé.Purtroppo, però, L’immigrazione: fenomeno in espansione. di Floresta Ilenia In questi ultimi tempi le cronache italiane sono riuscite a focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su un problema sociale molto attuale, ovvero l’immigrazione in Italia dei cittadini romeni. Questi ultimi infatti, da alcuni anni,giungono in Italia soprattutto perché stanchi di vivere nel loro paese una condizione sociale ed economica abbastanza disagiata e quindi cercano, qui, nel nostro paese, di riscattare la propria dignità cercando, nella maggior parte dei casi,di lavorare onestamente e legalmente e quindi migliorare la propria condizione economica. Si adattano ad ogni situazione, accettando anche dei lavori modesti ma socialmente utili,come l’assistenza agli anziani, lavoro che gli Italiani rifiutano spesso. Purtroppo però, ci sono romeni che, esercitando gravi atti di violenza, di vandalismo e di accattonaggio,non fanno altro che aumentare l’alta percentuale di criminalità già presente in Italia. Si è arrivati ad estromettere dall’Italia tutti quei romeni clandestini, non in regola con il permesso di soggiorno che non sono in grado di mantenersi economicamente e quindi tendono ad effettuare atti di criminalità,come i furti e le rapine,per sopravvivere. I nostri politici sono divisi rispetto a questi provvedimenti: la destra, infatti,è favorevole all’estradizione dei cittadini romeni, nel caso in cui questi non abbiano un lavoro stabile e quindi non riescano ad avere un reddito necessario per avere una degna dimora; la sinistra,invece,è favorevo- anche se considerati strumenti indispensabili e vantaggiosi, questi dispositivi si trasformano troppo spesso in vere e proprie trappole, in cui trovano strada abusi, truffe e soprusi di ogni genere. Da un lato il vantaggio, dall’altro il pericolo, quindi.Personalmente, credo che questi dispositivi sono ormai parte di noi, ma devono dare la sicurezza assoluta alle persone che ne fanno uso, e soprattutto, ritengo che ognuno di noi debba utilizzarli con coscienza.Non confondiamo, però, la vita reale con quella virtuale, lasciamo la giusta importanza alle tecnologie ma continuiamo a credere nei valori fondamentali che ci accompagnano nella nostra vita sociale: incontrare gli amici per svolgere divertenti attività insieme, conoscere tante persone e fare nuove emozionanti esperienze che ricorderemo in futuro con un sorriso. le alla permanenza in Italia di questi cittadini soprattutto per non incrementare le diverse manifestazioni di razzismo che, quotidianamente,si verificano. Non si possono però nascondere i gravi fatti di violenza e di criminalità, troppi, soprattutto esercitati nei confronti delle donne. Lo Stato italiano ha cer tamente le sue colpe perché non è riuscito a gestire e a controllare i flussi migratori, dando così ospitalità anche a cittadini veramente pericolosi. Il primo ministro romeno, il nostro presidente e vari esponenti della politica italiana si sono incontrati per un accordo, un’intesa per promuovere una più pacifica convivenza tra italiani e romeni. Il primo punto d’intesa analizzato si basa sulla volontà dello Stato di dare ospitalità a tutti quei cittadini romeni venuti in Italia essenzialmente per lavorare e questo è un principio saggio, che ci onora e, in un cer to senso, ricambia, in qualche modo, l’ospitalità che in tempi lontani hanno dato a noi italiani quando i nostri antenati furono costretti ad emigrare all’estero per cercare fortuna. Ma non si accettano, e non è razzismo, quei cittadini romeni pericolosi che rendono insicure le città e le persone. Il secondo punto d’intesa tra Italia e Romania prevede una collaborazione tra le forze dell’ordine italiane e quelle romene soprattutto per intensificare le ricerche di soggetti pericolosi. Rimane il difficile inserimento della popolazione Rom che per cultura e tradizione vive di furti, accattonaggio e borseggiamento nelle periferie delle città. La questione dunque non è di facile soluzione. I problemi economici, sociali, della sicurezza ci sono, ma mai possono giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale. I difficili rapporti fra Italiani e Romeni di Laura Tutu,VC E’ un periodo critico per noi Romeni lavoratori onesti,in seguito alla microcriminalità generata dai nostri connazionali,molti di loro però sono ROM,un piccolo popolo che ha una vita ed una cultura propria, tradizioni molto diverse da quelle romene. Noi Romeni siamo venuti qui per migliorare la nostra vita perché purtroppo le condizioni politiche ed economiche ci hanno costretti a scappare come hanno fatto gli Italiani quando sono andati in America! La cosa che più mi da fastidio è vedere come la stampa,la televisione riportano dalla Romania le cose peggiori:i bambini che vivono nei tombini,le abitazioni povere,i campi nomadi,gli orfanotrofi..e tutto questi ci fa sembrare peggio del Terzo Mondo.Facessero vedere anche le meraviglie che la Romania ha da offrire! I castelli, i monasteri,le città e non immagini che ritraggono soltanto la vita di campagna !Insomma tutte le informazioni offerte dai mass media ci mettono in una brutta luce…e così la gente non distingue il romeno buono da quello cattivo. E’ pur vero che ce ne sono tanti che non lavorano onestamente e si guadagnano da vivere in modo “diverso”. Sarei favorevole a questa misura:chi commette un reato venga rimpatriato,ma aiuterei anche,semplificando la burocrazia dei documenti,coloro che vengono per lavorare onestamente e contribuire allo sviluppo di questa e della loro nazione. Unterschriften für bedrohten Autor Saviano gesammelt Tatjana und Alica Mehr als 100.000 Menschen sind dem Aufruf von sechs Nobelpreisträgern gefolgt, dem von der Mafia bedrohten Autor Rober to Saviano ihre Unterstützung zu erklären. Der veröffentlichte Appell von dem deutschen Schriftsteller Günter Grass wurde auch von Prominenten wie dem US-Schriftsteller Jonathan Franzen, dem Briten Ian McEwan und dem Spanier Javier Marias unterzeichnet, wie die Zeitung „La Republica“ berichtet. Günter Grass hatte in seinem veröffentlichten Appell die Regierung aufgeforder t, den Ver fasser des Anti-Mafia Buchs „Gomorrha“ zu schützen. Allein in Italien wurden bislang rund 1,2 Millionen Exemplare von Savianos Bestseller verkauft. Die Verfilmung holte beim Film-Festival von Cannes den zweiten Preis und ist für den Oscar nominiert. Die Süditalienische Mafia, die Camorra, hat mit der Ermordung Savianos noch vor Jahresende gedroht. Saviano kündigt daraufhin an, Italien zu verlassen 3 Il nostro giornale • Edizione 2008-2009 Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano Riflessioni L’alcool nei diversi paesi Statistiche dall’Europa: l’assunzione di alcool degenera di Ludovica Barba,3C A livello nazionale o nel Sud Europa il consumo di alcool, finora vissuto con moderazione tra i giovani, sta degenerando. Mentre i Nord Europei non vogliono lasciarsi dissuadere dai governi sui propri abusi alcolici. Sono tanti i centri per sorreggere chi nel bicchiere trova un falso sostegno. In Spagna si beve soprattutto in occasione dei pasti, non per amore del bere. Gli Spagnoli bevono ogni anno più alcool di tutti gli altri europei. Bevono spesso sì, ma poco alla volta. In Italia migliaia di giovani prendono parte a sbornie di massa che hanno luogo per le strade. Il sociologo Lorenzo Navarette afferma che queste sbornie non sono altro che il risultato di una situazione ormai sfuggita fuori controllo. In Francia “l’arte del bere” dei giovani viene mediata dai genitori e dalla cerchia familiare. Anche lì, in realtà, è sempre stato vietato bere fino a perdere la capacità di intendere e di volere. La Gran Bretagna ha cercato, finora invano, una trasformazione in direzione delle abitudini di consumo di alcool, attraverso l’adattamento di tempi di apertura e chiusura dei locali. Tra i tavoli di Dublino viene servita la maggiore quantità di alcool all’anno per persona. Il governo irlandese intende contrastare questo guinnes con la proibizione di vendita di alcolici a persone giù multate in precedenza per ubriachezza. Droga ed alcol come idolo di Lorenzo Mitruti,VC La questione non è nata oggi:essa si è posta fin dalla fondazione delle grandi città,dall'accumulo di esperienze sociali sia negative che positive,che hanno influenzato le generazioni degli uomini. Il quadro negativo di una società che esprime nell’alcool il suo disagio è stato accuratamente analizzato e descritto nei romanzi di Zola.Il grande scrittore francese studia minuziosamente l'alcoolismo, la sua dipendenza, la sua aberrazione, in un contesto storico e sociale di lotta per la ricchezza e il benessere dove il più debole è costretto a rifugiarsi dietro le dimore della società,nei più crudi bassifondi. L’Assommoir è un grande affresco sociale in cui Zola mette in evidenza lo stato di degradazione psicofisica dei “miseri” che dell’alcool diventano schiavi. Ma le sostanze alcooliche oggi hanno lo stesso ruolo? Può essere! Lo specchio della società contemporanea oggi è plurisfaccettato.Ormai l'alcool non viene più solamente usato come rifugio e consolazione ma prende più ruoli ed è usato per più scopi:dalla manipolazione delle persone al ritrovamento del coraggio mai avuto.In aiuto viene anche la droga che, a quanto pare, dà effetti più rapidi in meno tempo.Oggi si avverte, fra le innumerevoli religioni, sette, rituali e musica rock un nuovo idolo, quello della droga e dell'alcool. L'esuberante sensazione data da queste sostanze offre la possibilità di trovare il “tuo” mondo nel tuo mondo, rincarnato, forse, in un superuomo (Nietzche). L'elemento razionale del''homo sapiens'' svanisce perdendosi sugli scogli di un mare di angoscia e divertimento. Il vero demone (Cartesio) trova incarnazione e diventa il vero falso, il vero maligno, un demonio che taglia le ali della vita una volta seduti sulle sue ginocchia. Così l'individuo si crea un mondo tutto suo dove Dio è sempre lui,forse l'unico modo per diventarlo. Ma il vero guaio è il risveglio... La dipendenza da queste sostanze spinge i giovani a fare il più inimmaginabile e terrificante fatto senza provare alcun rimorso nel farlo. E' questa la situazione di oggi! L'irrefrenabile voglia di provare le sensazioni più pericolose o più eccitanti! Una volta intrapresa questa strada è irreversibile, è difficile tornare indietro, ma non impossibile. L'individuo arriva ad avere una vera e propria crisi d'identità, trascurando l'igiene, le regole di convivenza fino a vantarsi per come ha distrutto la sua vita.<Nihil sub sole novum>. L'alcool da sempre è stato più forte delle persone più deboli. E' una debolezza incontrollabile, fatale per la nostra esistenza.Nella gioventù si è sicuri di essere immortali, meglio ancora se si ha l'opportunità di scoprirlo direttamente. Partire per un viaggio e portarsi con sé la voglia di non ritornare più è inaccettabile. Il gruppo,o meglio dire ''branco'' influenza fortemente l'individuo perciò una volta immerso nell'entourage ha più determinazione nel farlo. Ma è questo l'esempio che diamo alle generazioni future? Si deve trovare un equilibrio, in tutto'est modus in rebus'' VIVA LA DIVERSITA’ il mondo è bello perché è vario di Sara Curti,3C A tutti i non ambientalisti: tranquilli, non è il solito articolo su piante e animali! Una celebre frase afferma: “il mondo è bello perché è vario”.E allora perché esistono persone che vorrebbero il contrario? Ne è un esempio Hitler, con la sua strage di Ebrei. Comunque non è di questo che voglio parlare. Nel mondo ormai, sempre più persone si cercano falsi idoli, che possono andare dal cantante preferito a, magari, il compagno di scuola più trendy. Perciò iniziano ad imitarlo in frasi, atteggiamenti, gesti, modo di vestirsi.. Ne deriva il seguente iter:-attenta osservazione della gestualità dell’individuo prescelto in diverse occasioni -guadagnare la fiducia dell’individuoimitare ripetute volte -successivo cambiamento della propria personalità Terminata l’operazione, ottimo lavoro hai raggiunto il tuo obbiettivo! Finalmente sei diventato la persona che volevi e attento alla prossima preda. Queste persone, o anche dette “persone camaleonte” amano seguire il suddetto processo, non credendosi all’altezza degli altri. Purtroppo non capiscono il valore del carattere di ognuno ma c’è un lato positivo: sicuramente nessuno potrà batterle nel campo della recitazione. Alcool: problema di oggi, problema di ieri di Proietti Eleonora,VC L’uso dell’alcool tra i giovani è un fenomeno in costante aumento con conseguenze pericolose, banalizzato però dal fatto di essere sempre giustificato con più spesso l’espressione “è solo una ragazzata”. Frequentemente però quella “ragazzata” ha ferito ed ucciso persone colpevoli solo di trovarsi in un certo luogo nel momento sbagliato. È giusto ricordare che l’alcoolismo non è solo un problema di oggi. Ovviamente trae le sue origini da un passato in cui l’uso dell’alcool era tollerato in quanto necessario per sopravvivere a rigide temperature o a condizioni lavorative pessime. Possiamo prendere ad esempio il dipinto “Le stiratrici” di Degas nel quale compaiono le figure di due donne, di cui una impegnata nello stirare e l’altra nell’atto di stirare mentre impugna una bottiglia di alcool, per far notare la difficoltà di quel lavoro in cui, per far fronte alla spossatezza dovuta ai vapori presenti nella stanza, si ricorreva al sollievo dell’alcool. Anche altri personaggi del passato, come gli scrittori inglesi del Romanticismo, facevano uso di alcool o di altre sostanze per alleviare dolori, questa volta interiori, che si credeva di poter affogare in un bicchiere. Lo scrittore francese Emile Zola, scrisse invece un’opera intitolata l’Assommoir (Il mattatoio) in cui denunciava il disagio sociale mascherato dall’abuso di alcool. Nell’opera è descritta la vita tremenda di una famiglia distrutta da questa sostanza, di cui abusavano i genitori della giovane Nana, che scelse però di rifarsi una vita lontana dal vizio dei genitori. Tuttavia l’abuso di questa sostanza al nostro tempo è diverso. Non si cerca più l’alcool per affrontare dolori o sofferenze ma,fenomeno dilagante tra i giovani, l’’alcool come un divertimento nuovo, più “adulto”, da un certo punto di vista. E capita quindi di ritrovarsi il sabato sera di fronte a gruppi di adolescenti che per gioco, sfida o noia girano ubriachi per le città senza regole. L’abuso d’alcool per disagio esistenziale è forse più raro e comun- que limitato a soggetti adulti che hanno a che vedere con le vere sfide, quelle della vita. Non mancheranno di certo giovani che invece bevono per offuscare pensieri e sensazioni negative ma la causa più usuale è il dover uniformarsi alla media del gruppo o del branco. Nell’uomo esiste (e molti filosofi seguirono questo pensiero) un istinto gregario, un istinto a diventare par te del gruppo per cercare di essere riconosciuto, un istinto che lo porta a seguire un concetto o a sottomettersi ad un pensiero solo per non essere “l’escluso”. Ma “non è tutto oro ciò che fa luce” e, infatti, come sosteneva Auguste Comte, il gruppo poi non è somma positiva di tutti gli individualismi, di tutte le volontà degli individui che ne fanno parte, ma l’esatto opposto.Il gruppo cambia l’individuo, lo influenza, lo spinge verso luoghi, concezioni e azioni forse a lui avverse, contrarie o a lui indifferenti. Pur troppo come in tutte le cose della nostra vita il libero arbitrio ci conduce ad una scelta, di cui non abbiamo certezza logica e che può provocare altri problemi e difficoltà, una scelta libera da cui poi dipende il nostro futuro, come asseriva anche il filosofo Soren Kirkegaard. Sta a noi dunque scegliere tra una vita lucida o una offuscata dall’alcool, tra lottare o sprofondare nell’abisso dei nostri dolori senza sapere se una mano amica sarebbe stata meglio di una bottiglia piena. Lo sballo del sabato sera di Simeoni Francesca,2c Sabato… il giorno più bello della settimana, si può fare tardi perché la domenica si dorme; ma fare tardi non vuol dire “sballarsi” per rovinarsi la vita. Ragazzi di 15 – 16 anni che il sabato sera si riducono come bestie, ubriachi, drogati solo per divertimento, per non sentirsi inferiori agli altri, per non farsi prendere in giro, per fare “i fichi”, per assomigliare agli altri…Girano per le strade e nei locali fino a tarda notte. Mi chiedo: “I genitori, che ruolo hanno nella vita di questi figli?”…In alcuni casi sono proprio loro a permettere ai figli di prendersi queste libertà trasgressive o a negare il problema dei figli per non affrontarlo. Ma quello che veramente è più brutto, più impensabile, più inaccettabile è anche l’indifferenza della gente. I genitori stessi “si bendano gli occhi”, fanno finta di essere ciechi e di non vedere nulla. Questo, penso, sia lo sbaglio più grande che un genitore possa fare: vedere un figlio che si rovina e ignorare il modo per affrontare il problema. In questo modo i ragazzi si sentono “giusti” e se nessuno dice loro che stanno sbagliando, continuano con il loro comportamento. Questi ragazzi hanno bisogno di essere aiutati, orientati, sottratti al degrado in cui sono caduti, nella frenesia della ricerca del “divertimento”. Lo “sballo” non è divertimento, lo “sballo” è squallore! Wer früher raucht ist schneller tot Fabian Bönisch Das Rauchen wird zu einem Phänomen von dem mittler weile auch sehr viele Jugendliche betroffen sind. Jugendliche machen sich folglich auch viele Gedanken darüber. Lesen sie hier was der Schüler Fabian Bönisch über das Rauchen denkt Jährlich tötet der Rauch aus der Zigarette tausende von Menschen. Die Folgen dieser legalen Drogen sind zahlreich.Röntgenbilder von Raucherlungen schocken immerwieder zahlreiche Mediziner. Die Inhaltsstoffedes "Glimmstengels"verschmutzen die Bronchien und vergiften das Blut. In Zigaretten sind neben zumBeispiel Teer auch diverse Nervengifte,wie zum Beispiel das allseits bekannte Nikotin und, was weniger bekannt ist, auch Arsen enthalten.Doch nicht nur Raucher werden durch den qualmenden Tod hingestreckt, sondern auch viele Menschen die mit Rauchern zusammenleben oder mit ihnen Kontakt haben sind betroffen. Gegen die Rauchsucht wurden viele Dinge versucht, die aber alle nicht wirklich sehr effizient waren.Zigarettenwerbung im wird verboten und Warnungen wie " Rauchen kann tödlich sein" werden auf Zigarettenverpackungen angebracht. Doch das Rau(s)chgift hat kein Bedürfniss mehr nach Werbung. Dadurch, dass esbereits so viele Raucher gibt, werden neue Anhänger durch Mundpropaganda "angeworben".Auch die Warnungen auf den Verpackungen schrecken eine Person, die bereits in denSog der Sucht gezogen worden ist nicht ab. Auch neue Raucher werden dadurch wenig verschreckt. DieTatsache das die Warnungen oft nur die Möglichkeitschlimmer Folgen angeben ist nicht sehr fördernd, da die Menschen generell dazu neigen zu meinen, dass die Person selbstunverwundbar ist und solche Dinge, wie die Folgen der Zigarette, nur anderen passieren.Jetzt könnten sie, werter Leser, sich die Frage stellen: "ieso beginnen eigentlich immer mehr Menschen mit dem Rauchen?"Die moisten Raucher fangen bereits in jungen Jahren, im Alter von 13-16 Jahren, mit dem Rauchen an. Die Gründe?In den meisten Fällen das Bedürfniss "cool" zu sein oder einer Gruppe anzugehöre.In einer Clique der Rauchende angehören, wird den Nichrauchern oft die Frage gestelt: " Willst du auch mal? "Wenn auf diese Frage mit Nein geantwor tet wird so ist die Reaktion dann oft das Ausschließen dieser Personaus besagter Clique.Kommt das nicht sofort, so wird Druck ausgeübt. "Wenn du nicht rauchst, darfst du nicht mehrmit uns abhängen", sagte einst eine Gruppe Jungendlicher zu mir. Hat man dann keinen Mut nein zu sagen, kann man ganz schnell in den Teufelskreis des Rauchs gezogen werden.Was ist nun die Möglichkeit, die Wolke, die die Zigarette über die Welt ausbreitet, zu bekämpfen? Es wäre eine Möglichkeitdas Rauchen einfach zu verbieten, doch gibt es dafür bereits zu viele Abhängige. Die Senkung der Zahl der Toten beginntbei einer besseren Aufklärung über die Schäden, welchedie Zigarette verursacht, durch Schule und Eltern. 4 Il nostro giornale • Edizione 2008-2009 Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano Anoressia Un’emergenza dei nostri tempi di Flavia Zezza,3C Una delle gioie più comuni di questi tempi è proprio essere magri. Che si tratti di un desiderio diffusissimo è lampante,basti pensare ai mille messaggi pubblicitari sul dimagrimento su cui siamo bombardati ogni giorno. L’adolescenza e la prima giovinezza sono fasi decisive per la formazione della personalità umana ed i disturbi nello sviluppo possono manifestarsi attraverso l’anoressia e la bulimia.L’anoressia nervosa consiste nell’ostinato rifiuto del cibo, nel rigetto del proprio corpo. Spesso le ragazze anoressiche sono state bambine remissive e ubbidienti, perfezioniste e scrupolose. Queste bambine, divenute adolescenti, influenzate forse anche dalla moda che propone la magrezza, quale canone di bellezza assoluto, convinte così di essere apprezzate dall’altro sesso, cominciano a limitare l’assunzione del cibo, fino al rifiuto totale.Chi soffre di anoressia non si accontenta mai del proprio aspetto fisico, non raggiunge mai la forma desiderata e, nonostante tutte le privazioni e i sacrifici, alla fine il risultato è sempre lo stesso: delusione, insoddisfazione,depressione. È fondamentale l’aiuto della famiglia e degli amici nel percorso verso la guarigione, decisivo anche il ruolo della scuola che interviene in modo diretto attraverso gli psicologi.Ma è sempre bene prevenire queste malattie per scongiurare il pericolo ai primi segnali di disagio perché possano essere tempestivamente corrette abitudini alimentari sbagliate. ANORESSIA E BULIMIA Ferite moderne, dal disagio alla malattia di Diletta Alese,2C L’adolescenza, quel periodo di contraddizioni e drastici cambiamenti, di rifiuto e rivoluzione, è una delle fasi decisive per la formazione della personalità. Tra i banchi di scuola il mondo si presenta come un enorme teatro di eventi talvolta paradossali, all’apparenza banali o troppo spesso tragici. Si affronta la vita come una sfida, in primo luogo con se stessi e solo poi con quella che chiamiamo società. Conflitti e frustrazione saranno all’ordine del giorno, parte di una quotidianità che spesso rimarrà incompresa. Ed è proprio durante l’adolescenza che possono manifestarsi problemi e disturbi che andranno a trasformarsi, se banalizzati o ignorati, in vere e proprie malattie. Esempi ne sono due alterazioni Trasparente, invisibile... anoressica di Murace Valentina,2C Guardarsi allo specchio tante volte al giorno e ogni volta riscoprirsi nuovi difetti. Vestiti troppo stretti che stringono alla vita e soffocano lo spirito. Chiudersi in camera isolandosi dal resto del mondo. Rifiutare tutto, rigettando cibo, vomitando l’anima. Dimagrire,perdere peso,pensare di diventare più bella; osare nel guardarsi allo specchio di nuovo, vedersi sparire tra gli incavi dei vetri. Ragazze condizionate dalla moda, distrutte dai giudizi, vittime di indifferenza che, conservata nel tempo, diventa odio. Odiare la vita rifiutando il proprio corpo, sprofondare nel baratro più cupo, nella malattia più nera. Malattia difficile ma possibile da sconfiggere, da allontanare dalla propria esistenza e dalla propria mente. Anche dal buio più nero, dal vuoto più profondo si può risalire e incominciare a volare. dell’atteggiamento alimentare: anoressia e bulimia. La prima caratterizzata da una perdita di appetito, dovuta a non corretti funzionamenti del corpo o, in particolare nelle ragazze durante l’adolescenza, a disturbi psicologici, e ad una conseguente diminuzione del peso. La seconda, all’opposto dell’anoressia, por terà ad una eccessiva richiesta di cibo, in qualsiasi momento della giornata, e ad una forzata liberazione attraverso il vomi- to, allo scopo di non ingrassare e il più delle volte mirata ad eliminare il senso di colpa. Anche la bulimia è provocata sia da disturbi di natura psicologica, sia da malfunzionamenti concreti dell’organismo. Sempre più donne e ragazze dai dieci ai trent’anni vengono interessate da tali problemi (anche se esiste una percentuale in aumento di uomini) e la via della risalita spesso è ripida e tortuosa seppur obbligata per riconquistare la vita stessa e la felicità. Le cause sono ampie e varie, differenti da persona a persona. Possiamo attribuire però gran parte della colpa alla società che troppo spesso impone modelli impossibili. Modelli che spingono le ragazze a sottoporsi a diete forzate, assolutamente scorrette. Il peso corporeo diminuisce, le forze mancano, i risultati sembrano non arrivare, la luce negli occhi piano si affievolisce, scompare. Non vedremo più ragazze, ma fantasmi, schiavi dell’idea di perfezione. E troppo spesso ne sentiremo parlare, come anime passate, ormai scomparse. Immaginate una casa di notte, d’estate, un caldo tepore ed un’apparente tranquillità. Immaginate poi una ragazza nella sua stanza. Pensate che tutto quello che desidera fare è mangiare, l’impulso è più forte della ragione e allora scappa in cucina, apre il frigorifero e con voracità divora quello che trova. Poi è di nuovo in camera, con il sapore forte in bocca di quello che ha mangiato. Gli occhi lucidi per le lacrime ed un insopportabile magone allo stomaco, un grandissimo senso di colpa. La mente che non controlla il flusso delle emozioni. E allora l’istinto prende il sopravvento. In quegli occhi rimane solo la speranza, un disperato tentativo di salvezza. La ragazza si reca in bagno e fa una delle azioni che si ripetono già da tempo e si ripeteranno ancora: mette un dito in bocca e poi… è libera. Torna nel letto. Mezz’ora più tardi dorme tra la non accettazione e la soddisfazione.Questo altro non è che la semplificazione forse banale di un tipico evento nella vita di una ragazza bulimica. Spero che la sensibilizzazione non si riduca ad uno spreco di parole, ma ad una vera campagna per arrivare alla comprensione. Spero che i disagi non siano sottovalutati, che i sintomi vengano presi in considerazione. Per quanto l’idea che la società possa cambiare sembri utopistica e distante, spero che noi ragazzi continueremo ad avere la forza di gridare il nostro pensiero, contro un sistema troppo spesso assecondato, perso nella follia dei potenti che lo dirigono. Fast food o slow food ? Questo è il problema. Pro e contro di due stili di vita discordanti di Valentina Alessandri,3C Ormai viviamo in un’epoca caratterizzata dalla frenesia: sembra che tutti abbiano una gran fretta nel rincorrere la loro giornata e questa situazione interessa tutti gli aspetti della vita quotidiana,alimentazione compresa. Proprio per accontentare le esigenza di questo stile di vita così “veloce” sono nati, in primis in America, i fast food,importati poi in tutti i paesi sviluppati o in via di sviluppo. Sono dei locali in cui si mangiano cibi gustosi con estrema velocità quando non si ha molto tempo per attendere la cattura di cibi più elaborati.Alcuni nutrizionisti mettono al bando i fast food perché offrono cibi troppo calorici contenenti grassi nocivi che danneggiano la salute, aumentano il colesterolo e provocano obesità nel caso di diverse consumazioni settimanali. Ma non tutti sono d’accordo: ricercatori americani affermano che non c’è alcun legame tra queste patologie e fast food e addirittura attaccano la cucina italiana e la dieta mediterranea.La Slow Food è un’associazione che vuole ostacolare la rapida scalata dei fast food in nome di uno stile di vita un’alimentazione più corretta, fatta di cibi più sani e del ritorno al rito della tavola e della tranquillità durante i pasti. Naturalmente ci sono polemiche anche in questo caso: stare più tempo a tavola vuol dire mangiare più alimenti e bere alcolici (da una stima fatta gli Italiani vanno oltre ai due bicchieri di vino consigliati) e comunque nessuno mette al bando ad esempio gli insaccati che contengono nitriti, grassi cancerogeni per la salute. Qualsiasi discorso fatto è vano poiché coloro che scelgono i fast food sono sempre di più proprio perché non c’è più tempo per niente, neanche per consumare un pasto come si deve e vengono scelti anche dai giovani che sono attirati dalla sfiziosità dei cibi. Qual è la scelta giusta allora? Ai consumatori l’ardua sentenza. CAVALLINO RAMPANTE di Oliver und Daniel Bullismo, arma contro “bravo ragazzo” di Mattei Ilaria,2C Das Emblem der Marke ist ein schwarzes Pferd auf gelbem Grund, mit den Buchstaben S F für ..Scuderia Ferrari“. Das Pferd war ursprünglich das Symbol von Baron Francesco Baracca, einem Fliegerass der italienischen Luftwaffe im Ersten Weltkrieg. Baron Baracca wurde am 19. Juni 1918 nach 34 siegreichen Luftkämpfen abgeschossen und avancierte schnell zum Nationalhelden. Er ließ das Pferd auf seine Flugzeuge malen, weil seine Fliegergruppe zu einem Kavallerie-Regiment gehörte. Die Militäreinheit, in der Enzo Ferraris Bruder, Dino, im Ersten Weltkrieg kämpfte und fiel, trug das springende Pferd ebenfalls in ihrer Flagge.Eine weitere unbewiesene Theorie ist die, dass Baracca das Pferd von einem deutschenPiloten, der das sehr ähnliche Wappen der Stadt Stuttgart auf seinem Flugzeug trug, kopierte. Der deutsche Automobilhersteller Porsche hat ebenfalls das Stadtwappen seines Standortes in sein Stuttgar t-Zuffenhausen Markenzeichen integrier t.1923 gewann Enzo Ferrari ein Autorennen in Ravenna und traf die Komtess Paolina, dieMutter Baraccas. Von ihr erhielt er die Anregung, das Pferd als Emblem zu verwenden. Allerdings dur fte das Logo erst ab dem Rennen in Spa 1932 an den von der Scuderia Ferrari ver wendeten Alfa Romeos benutzt werden.Der gelbe Hintergrund wurde von Enzo Ferrari hinzugefügt, weil es die Farbe seiner Heimatstadt Modena, dem damaligen Sitz des Unternehmens, war. Oft wird jedoch auch behauptet, dass Enzo Ferrari die Farbe auf Grund seiner Vorliebe für Sonnenblumen verwendete. Das Pferd steht übrigens nicht nur für Ferrari. Fabio Taglionis Unternehmen Ducati benutzte es ebenfalls für ihre Motorräder. Taglionis Vater war ein Freund von Baron Baracca und flog in seinem Team, der 91. Fliegerstaffel. Nachdem Ferrari berühmt geworden war, verschwand das Pferd als Logo für Ducati und es wird vermutet, dass die beiden Firmen ein Abkommen über die Nutzung eingegangen sind.Heute ist das Pferd ein eingetragenes Warenzeichen für Ferrari. Die Tankstellenkette Avanti benutzt in Österreich und Osteuropa ein fast identisches Logo samt schwarz-gelben Farben.Der schwedische Gitarrist und Ferrari-Fan Yngwie Malmsteen nannte den zweiten Satz seiner Concer to Suite for Electric Guitar nach dem FerrariWappen Cavallino rampante. Bullismo… parola entrata, ormai, a far parte della quotidianità che ha inizio tra i banchi di scuola e continua anche al di fuori, per strada o nei luoghi d’incontro e di aggregazione dei giovani…Nel nostro paese, gli ultimi dati sul fenomeno sono allarmanti: circa un terzo del campione rappresentativo dei ragazzi intervistati di età compresa fra i 12 e i 18 anni riferisce che nella propria scuola si verificano atti di bullismo. Quasi la metà del campione dice di aver minacciato o picchiato qualcuno almeno un volta, con una proporzione dei maschi rispetto alle femmine di 3:1.Il bullismo è un comportamento che consiste in una serie di prepotenze, umiliazioni, piccole o grandi torture psicologiche che uno o più ragazzi riuniti in un “branco” infliggono ai loro coetanei più deboli.Per bulli si intendono tutti quei ragazzi che s’impongono come persone più forti e più furbi sugli altri prendendosene gioco …sono una specie di figura antieroe che risulta più simpatica e più coinvolgente rispetto al modello di “bravo ragazzo” noioso e scialbo.La vittima dei bulli tende a non parlare con gli insegnanti e con i familiari di ciò che subisce perché intimorito (si possono considerare ugualmente vittime anche i ragazzi che, minacciati, sono costretti al silenzio…)Il ragazzo preso di mira incomincia a cambiare… marina la scuola, ruba un po’ di soldi in casa per poter pagare il “pizzo” che gli estorce il bullo e non potendosi confidare con qualcuno, si tiene tutto dentro a tal punto di scoppiare…Il comportamento aggressivo del bullo è dato dalla carenza di una corretta autorità genitoriale nella famiglia basata sull’affetto, tenerezza ma anche su regole molte precise e su giornalieri esempi di vita…I ragazzi che subiscono atti di bullismo ormai sono tanti, troppi… Per questo sono state stabilite nelle scuole delle norme anti-bullismo e si può essere boccati anche per la condotta in modo da abituare gli studenti al rispetto delle regole di convivenza civile, dei compagni e dei professori e ad affrontare lo studio e la vita con serietà e disciplina. Lo sfruttamento minorile di Lidia Milana IIC "Mamma me le compri quelle scarpe???" "Certo tesoro,che problema c è???" Il problema invece c è. Quando andiamo a comprare un paio di scarpe o qualsiasi articolo sportivo non leggiamo mai la targhetta dove c è scritto il paese di produzione. Molte volte vi troviamo scritto:"made in Thailandia","made in Vietnam","made in Indonesia". In quei paesi ci sono bambini e bambine che lavorano giorno e notte senza mai fermarsi.Sono sfruttati,maltruniti,non hanno la minima idea di cosa siano i giochi.. Dovremmo riflettere su questo orrore. Invece viviamo ad occhi chiusi,non ci accorgiamo mai di niente.Anche i bambini hanno i loro diritti che non si possono violare. Un bambino dai 5 ai 15 anni non può andare a lavorare, deve giocare,deve vivere spensierato. E’ cosa inaccettabile che sia utilizzato come macchina da lavoro.Sicuramente la causa dello sfruttamento minorile in quei paesi è la povertà delle famiglie e la necessità da parte anche dei più piccoli di contribuire a mantenere la famiglia , ma se si pensa che del lavoro dei minori si avvantaggiano le multinazionali straniere che spostano la loro produzione nelle zone più convenienti, allora cresce la rabbia. Alcuni lavori comportano una serie di conseguenze molto gravi sulla salute dei bambini per l’uso di prodotti nocivi e cancerogeni che danneggiano la vista, i polmoni, la pelle o altre parti del corpo. I pesi eccessivi possono bloccare la loro crescita e i continui rumori provocare la sordità.A loro viene viene negata l’ infanzia e il diritto all’istruzione.Le varie iniziative promosse per arrestare questo sfruttamento sono state finora insufficienti, c’è ancora molto da fare per garantire una vita migliore a questi bambini . Forse la nostra società dovrebbe diventare più sensibile alle problematiche relative allo sfruttamento del lavoro minorile nel mondo e all’affermazione della giustizia sociale e dei diritti umani nel mondo. 5 Il nostro giornale • Edizione 2008-2009 Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano Sport e Fair Play FAIR PLAY: gioco leale… FAIR-PLAY di Simeoni Francesca,2C di Martina Pochesci,VC La lealtà è ormai quasi del tutto scomparsa. Oggi quello che conta è vincere sempre, in qualsiasi momento e in qualsiasi ambito.Penso invece che la lealtà debba essere alla base di ogni relazione umana, che sia cioè il principio a cui ispirare ogni nostro gesto.Il concetto di “Fair play” assume un ampio significato: dal gioco leale si arriva ad essere leali sempre, se si è leali nel gioco, di conseguenza, si è leali anche nella vita, nella scuola, nei rapporti con gli altri. Dunque “fair play” non solo nello sport , ma in tutto “il gioco della vita”. Certo gli esempi del calcio non sono confortanti. Basta assistere ad una partita di pallone fra due squadre: la tensione fra le tifoserie è altissima,la competitività esagerata, i comportamenti irrispettosi, i tifosi urlano, espongono striscioni offensivi, tirano oggetti in campo, sputano, cantano canzoni offensive. Si deve vincere per forza altrimenti si è insultati. E per vincere si ricorre anche al doping. E allora dov’è la lealtà? E dove i giovani devono prendere modelli di comportamento rispettoso e solidale? Si spiega come anche nella scuola a volte si trovino purtroppo compagni scorretti che si divertono ad ironizzare su chi è in difficoltà. Quando si fanno lavori di gruppo o giochi di squadra manca del tutto la collaborazione: si cerca di ingannare l’altro solo per sentirsi dire: “BRAVO….”Allora si deve promuovere il fair play perché la lealtà è benefica per l’individuo, per le organizzazioni sportive e per la società nel suo complesso. CHI GIOCA LEALMENTE E' SEMPRE VINCITORE. Oggi lo sport ha un ruolo importante sia se è praticato a livello agonistico sia se è praticato in modo Logo realizzato da Mitruti Lorenzo amatoriale. Si par te da tornei organizzati per diver tirsi e per stare insieme fino ad arrivare ai campionati ufficiali. Tutti noi giochiamo, impariamo e ci alleniamo.Lo sport non solo migliora la salute di ognuno di noi ma favorisce anche, a mio avviso, lo sviluppo economico e sociale delle comunità.Infatti le diverse attività legate allo spor t creano lavoro e contribuiscono al superamento di ogni barriera etnica in nome del rispetto e dell’intesa. Tuttavia negli ultimi anni la competizione tra sportivi si è fatta sfrenata e, purtroppo, molto spesso la vittoria non è frutto di una gara corretta. Ci sono degli sportivi che, motivati dalla voglia di vincere sempre e di superare ogni record, pensano di poter infrangere le regole. Fare finta di niente di fronte a questi esempi di mancata sportività non è corretto.La mia coscienza come quella degli altri che conosco mi dice che bisogna intervenire perché solo uniti si può vincere questa battaglia contro l’imbroglio e la corruzione in ambito spor tivo. Quante volte abbiamo assistito a cori razzisti negli stadi, a risse tra i tifosi, alla violenza, allo sfruttamento e alla commercializzazione eccessiva? Dov’è finito il vero spirito del fair-play? Io vorrei soffermarmi un attimo sul significato di questa parola, a molti purtroppo ancora sconosciuta. Per me il fair-play non è solamente un insieme di regole ma rappresenta il vero spirito sportivo. Il fair-play è un’idea che unisce i concetti di amicizia e di rispetto, non deve essere solamente un modo di pensare ma deve divenire un modo di compor tarsi. Sono profondamente convinta che il valore del fair-play deve essere diffuso anche in ambito scolastico perché solo chi rispetta le regole dello sport rispetta anche la propria vita e quella degli altri. È proprio nella scuola che incontriamo tantissimi altri ragazzi come noi che vogliono imparare a giocare in modo leale e corretto. IL DOPING: LA FACCIA OSCURA DELLO SPORT. “Vincere a tutti i costi” è il nuovo motto degli atleti di Gianluca Imperia,3C lo sforzo è immenso, i percorsi difficoltosi, la fatica fisica non indifferente e qualcuno, pur di tagliare il traguardo ,ricorre al doping. Il fenomeno del doping nello sport ha assunto, in questi ultimi anni, aspetti e dimensioni di estrema gravità, una vera e propria emergenza sociale, trovando un sempre maggiore coinvolgimento nel mondo dei giovani sportivi, a livello non solo professionistico ma soprattutto dilettantistico e amatoriale: su diecimila ragazzi che fanno sport, tra i tredici e i diciotto anni, il 7% ha ammesso di fare uso di sostanze dopanti e di averle utilizzate dietro consiglio di amici o allenatori. Un ragazzo su due è convinto che il doping serva per vincere, mentre più bassa è al percentuale di coloro che pensano che migliori la forza fisica, la concentrazione, i riflessi, che allontani la fatica muscolare e migliori il recupero fisico. Per un giovane la ricerca del successo può essere così attraente e irresistibile che può perdere di vista cosa sia giusto e cosa no . I danni provocati dal doping sono gravi fino a provocare la morte. Questa “cultura” della vittoria provoca una distorsione del senso vero dello sport ,cioè un sano esercizio fisico per una sana competizione e per testare le vere potenzialità degli atleti. A volte si vince, altre si perde: è questo lo sport. Musica La musica La forza di tornare a vivere di Mattei Ilaria,IIC dI Licia Patrizi IIC La musica, le parole, i suoni, il rumore. La luce e il ricordo, il tempo, gli spazi, i colori e i pensieri. Ieri….Quante cose nelle note di una canzone, poche eppure tante che sembrano non finire mai.Banale è la sua origine, lo spunto… ma profondo è il significato, il messaggio. Inseparabile amica, sottofondo di vita che sa dar voce ai pensieri. Con la sua forza e il suo linguaggio universale, si trasmettono e si condividono le emozioni. I fatti, sia belli che brutti, diventano più forti.Chiave di evasione dal mondo reale verso un mondo parallelo, diverso rende il modo di percepire i luoghi, le persone, se stessi…In un viaggio senza meta, in un luogo straniero, nuovo, necessario è muovesi con un quaderno, una matita e la propria musica. -SALLY<<..Sally ha patito troppo! Sally ha già visto che cosa ti può crollare addosso.. Sally è già stata punita per ogni sua distrazione o debolezza, per ogni candida carezza.. data per non sentire l’amarezza..>> Una nota,una lacrima di Murace Valentina,2C Frasi che ascoltiamo,immagini che ricordiamo,storie passate che ritornano come fantasmi a sporcarci la mente. Emozioni nuove ma sanno di vecchio, fanno riemergere qualcosa precedentemente vissuta. Ascoltando ricordi che cantano di noi,stiamo zitti in silenzio. . . ascoltiamo musica. Facciamo fatica a non cercare, in un pensiero cantato, qualcosa di noi, qualcosa che ci riporti indietro ricordando dove e quando. Quello che facciamo,quello che osserviamo è scandito in ogni istante da un suono diverso,è suscitato da un piccolo verso. Musica che fa emozionare,musica che uccide. Musica che spacca in discoteca,musica che esprime quello che non sappiamo dire. Cantare a perdifiato per liberarsi l’anima, cantare e non pensare più a niente, cantare per non essere ascoltati. Musica . .metodo diretto per esprimere parole, pensieri, sensazioni e problemi. La musica è una combinazione di suoni che unita ai sentimenti riesce senza alcuna difficoltà a farci emozionare. -VASCO ROSSi- quella dell’anima; perché Sally incarna quella forza d’animo che tutte le donne dovrebbero avere; perché arrivata a un certo punto della sua vita si rialza, si risveglia e prende in mano ciò che le resta portandolo lontano dal dolore che oramai diventa passato: SALLY TORNA A VIVERE! <<..Ed un pensiero le passa per la testa: forse la vita non è stata tutta persa! Forse qualcosa si è salvato!! Forse davvero non è stato poi tutto sbagliato!!! Forse era giusto così…Forse, ma forse, ma si!!!..>> -VASCO ROSSi- “SALLY” è, a mio parere, un grido di sofferenza, di solitudine, ma allo stesso tempo di speranza che Vasco Rossi vuole cantare a tutte quelle donne coraggiose che riescono ad affrontare la vita, se pur dolorosa, a testa alta.Sally infatti è una donna che ha soffer to così tanto da non avere più tempo per le lacrime. Sally ha speso tutta una vita andando incontro a ciò che le sembrava giusto, a ciò che le sembrava vero. Ma è stata ingannata dall’amore che l’ha por tata ad annullarsi nei momenti in cui, invece, doveva reagire; un amore nel quale ha voluto credere fino all’ultimo secondo e che ha poi maledetto ogni giorno della sua vita.Sally quindi ha amato tanto, troppo e in cambio non ha ricevuto che il buio gelido dell’indifferenza.Perché, vi chiederete, ho scelto di parlare di una donna umiliata e abbandonata come Sally?Perché non c’è ferita più grande di È questo il vento di speranza che conclude la canzone; è questa la rabbia, la forza, l’attaccamento alla vita che Sally sprigiona in queste ultime righe.Sally ha subito una violenza molto grave: volevano negarle l’amore, volevano privarla di una vita serena, della gioia…ma lei è stata più forte di tutto il male che l’ha travolta e ha vinto: Sally HA VINTO un nuovo sorriso. Purtroppo, sono così poche quelle donne che riescono a non lasciarsi abbattere dalla violenza del mondo. E sono così tante, invece, quelle che si trovano in una situazione come quella di Sally: private di affetto, di calore, di carezze…Quando il rispetto nei confronti di una creatura pura come quella di una bimba, o di una donna, o anche di una qualsiasi altra persona, viene violato, ci accorgiamo di essere al pari delle bestie, di agire come animali!Dobbiamo combattere con tutti noi stessi questa orrenda violenza che segna ogni giorno, in modo inevitabile la vita di qualcuno!!!Dobbiamo ricordarci di Sally che ce l'ha fatta e di milioni di donne che, come lei incominciano solo ora a vivere!La donna è forte e fragile allo stesso tempo e, in fondo, c'è un po' di Sally in ognuna di noi: tira fuori la tua grinta e vivi per te stessa e per nessun altro, perchè niente è mai perso finché non siamo noi a lasciarlo andare... Avril Lavigne, la mia cantante preferita di Giada De Angelis,2C La mia cantante preferita è Avril Lavigne e mi piacerebbe parlare un po’ di lei. E’ nata il 27 settembre 1984 a Napanee un piccolo paese vicino Ontario , in Canada. Fin da piccola amava stare al centro dell'attenzione tanto che a 6 anni fece il suo primo spettacolo da protagonista. Non amava molto studiare , infatti a 13 anni ha composto la sua prima canzone con tanto di chitarra acustica. A 17 anni ha cominciato a dedicarsi pienamente alla musica, è andata a New York dove è stata scoperta da Antonio Reid ed ha firmato un contratto con "Arista records". Ma per lei New York non è stato un grande successo così è andata a Los Angeles dove è stata scoperta dal produttore Cliff Magner che l'ha aiutata molto nella sua carriera, incidendo il suo primo album "Let go" in stile skater che ha venduto milioni di copie nel mondo. Nel 2004 ha inciso il suo secondo album "Under my skin", descrivendo la sua sofferenza d'amore, e una canzone dedicata al nonno scomparso qualche anno prima. Poi, per un certo periodo, si è dedicata pienamente alla sua vita privata, si è sposata a luglio 2006 con il cantante dei "Sum 41". Ad aprile 2007, grazie anche all'aiuto di suo marito, ha realizzato il suo terzo album "the best damn thing". Nel corso di questi anni Avril ha cambiato il modo di presentarsi in pubblico, mentre prima indossava sempre cravatte, t-shirt e blue jeans, si vestiva cioè in modo skater, ora le piace vestirsi più femminile con gonne e camicette, tanto che ha creato anche una linea di abbigliamento intitolata "Abbey Dawn". Poi ha posato per molte riviste tra cui la rivista francese "Elle". Per un certo periodo su riviste e giornali si leggeva che fosse incinta ma Avril ha subito smentito. Essendo sua fan da ben 7 anni apprezzo molto il suo nuovo stile, più femminile. La stimo per la sua bravura ma anche per il suo modo di fare con i fans. 6 Il nostro giornale • Edizione 2008-2009 Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano Poesia Che cos’è la poesia oggi? di Diletta Alese,2C Credo che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si sia sentito poeta, percependo il bruciante bisogno della carta. Le parole, in quell’attimo che si tende a chiamare ispirazione, scivolano nel sangue e dal sangue all’inchiostro. Cos' è la poesia oggi? Qualcuno avanza la più terribile delle ipotesi: è morta, forse uccisa dall’indifferenza e noi, inconsapevolmente, l’abbiamo torturata nel buio. Ma, in una visione più ottimistica, nella quale confido, la poesia è ancora quell’invidiabile capacità di comporre, di costruire e combinare parole, suoni, di creare emozioni, di riprodurle, di raccontarle. Seppure si descriva uno stesso attento particolare in Prosa, così come un medesimo Significato, arriverà al lettore, si, senza procurare però quel turbamento, quella felicità, quella riflessione che invece una poesia tende a scaturire. Quest’arte del fare, del plasmare, trovare. Anima intoccabile, compagna desiderata, breve respiro, idea lontana, qualunque cosa sia per chiunque in qualunque istante, si nasconderà ancora sottopelle, la ritroveremo leggendo, e la vedremo ancora nel futuro, come fonte di emozione.Sensazioni, costruzioni, ragioni, speranze, illusioni, delusioni, denunce. E’ un po’ questo la poesia. Non sarà mai come prima. Non sarà mai come ora. Sarà... qualcosa di diverso, ma sarà... Una poesia per chi è sopravvissuto di Manni Diana IIC Da poco ho scoperto una passione per la lettura di poesie.Quelle che toccano maggiormente la mia sensibilità sono quelle che hanno come tema la guerra perché mi trasmettono il dolore, l’angoscia e il sacrificio di chi l’ha vissuta. Apprezzo molto i poeti impegnati che, pur nella sofferenza, non interrompono il rappor to con il pubblico, quello contemporaneo o quello delle future generazioni,perché vogliono trasmettere messaggi e valori da difendere. "A coloro che verrano" di Ber tolt Brecht è una poesia che parla ancora a chi, come me, non ha conosciuto la guerra, ma ha il dovere di pensare a quelli che sono vissuti in tempi bui e hanno lottato per realizzare il nostro benessere "Voi che sarete emersi dai gorghi dove fummo travolti pensate quando parlate delle nostre debolezze anche ai tempi bui cui voi siete scampati. Ihr, die ihr auftauchen werdet aus der Flut In der wir untergegangen sind Gedenkt Wenn ihr von unseren Schwächen sprecht Auch der finsteren Zeit Der ihr entronnen seid. La Mamma La Vita Nella tiepida notte ormai tutt’intorno tace dall’alto osservo il paesaggio rischiarato dal lume della luna, scorgo i fiori che si muovono all’unisono sotto gli alberi ombrosi e vedo ancora una lampada che palpita misteriosa, serena ma confortevole e non so perché ma mi ricorda mia madre. Soffia il vento: si tengono forte i boccioli di ciliegio Fiori di ciliegio: sparsi si posano sull’umida terra Dopo la tempesta: torno a vederli e sono già ciliegie Spunta il sole: mi affaccio alla finestra e le ciliegie sono marce Simone D’Andrea Pipistrelli Stefano Capauto La Primavera Neri, tagliano il cielo d’estate specchio rotto che luccica di stelle rosso, che brulica di nuvole il tramonto davanti a me li segue la fresca notte In primavera la natura prende un’aria di festa I paesaggi si vestono dei colori più vivi. Nessun prato è senza fiori Nessun ruscello senza mormorio Nessun albero senza uccelli. Tutto canta, tutto ride, tutto invita alla gioia Vittorio Insogna ... Damiano Caroletti Piangere su di una lapide guardare il volto di tua madre sentire la morte che ti avvolge coprendo con un velo la paura di perdere il cielo Bambini... Sono loro che ti cambiano la vita, da loro impari sempre qualcosa in più, sono la prova della vita, con i loro piccoli gesti ti colorano di grandi emozioni che sapevi forse di non poter provare, loro che con la loro semplicità amano incondizionatamente. Sentirsi in un attimo svanire piangendo senza più dormire continuando a correre la felicità che continua a mancare Guardando da questa prigione scrutando la sofferenza sovrastare il sole migliaia sono le paure che l’umanità deve sopportare Loro fragili, ti rendono invulnerabile loro che ti donano tutto quello di cui dispongono, perché consapevoli di poter regalare un sorriso, forse negato. Nessuno riuscirà a scappare nessuno rimarrà illeso da questo triste peso Ci si accorge ad un punto che nessuno può recare il giusto, ognuno piange il suo dolore indissolubile nella buia realtà ci si volta a guardarsi indietro cercando qualcosa per essere sereno nulla più può far svanire il dolore che di ferite ci riempie il cuore Loro, la vera soddisfazione della vita! Silvia Cesari Poesia Quei segni che da bambina ti regalavano immensi sorrisi sono ormai svaniti col sorgere di una nuova alba Abbracciami come le onde del mare. Accarezzami come l’acqua dolcemente. Portami con te, dove il tempo non conta. Riscaldami come il fuoco in un giorno di pioggia. Vivimi, come il più bel giorno di primavera. Nessuno più ti guarda con l’occhio senza rancore di un semplice viaggiatore capendo ciò che sei realmente un’indifesa creatura innocente intrappolata nella buia realtà che coinvolge la mesta vita martire di una sola ferita. Diego Cianca Alessia Fiorentini Tutto, l’eternità Immensa tu a sfidarti non ci provo, sai diffido di te, sto già imparando voglio il mondo, semplicemente il mio mondo come un uccello che difende il suo nido così io difendo te, caro mondo Questa è la vita delle incertezze assidue, ricorrenti, inesorabili, una calda fiamma che a volte gela ciò che sta intorno ad essa Bisogna resistere correre, correre dietro a mèta che non sia miraggio. Non cerco l’infinito, ma solo il mio mondo. Flavio Milana Il grigio tempo dei miei pensieri Uffa!!! Che pizza questo tempo! Grigio come un sasso, un sasso, grigio in una giornata d’estate calda, soleggiata, stupenda… Grigio come la mia mente, in questo momento così buio, così atroce, così duraturo. Per fortuna ci sei tu, a far volare la mia anima e a far uscir da me le cose più belle. Patrizio Nanni Grazie nonna Mi sveglio la domenica mattina sento un odor che vien dalla cucina, c’è la nonna: ha in mano il mattarello; la pasta è come il nido per l’uccello son sei ore che sta in piedi a lavorare; nel frattempo si ode un dolce cantare è il nonno orgoglioso della sua donna, per tutto questo dico: grazie nonna Ander Schiavella Mamma C’è solo una persona al mondo che ti vuole bene, che ha sofferto per te, che ti ha cresciuto, che ti ha sopportato, che ti ha amato e che ti ama, è solo lei nessun altro mai ci riuscirà meglio di lei, meglio della tua mamma. Fabiana Tabolacci IL VOLONTARIATO A OLEVANO ROMANO di Antonella Maria Concetta era una donna che amava profondamente suo marito Luigi e il suo unico figlio Edmondo. Era una donna come tante, con una vita normale ma non sempre facile. Un giorno avvertì un malore, doveva essere trasportata immediatamente in ospedale ma i soccorsi arrivarono troppo tardi quando per lei ormai non c’ era più niente da fare. Tutto questo accadeva nel lontano dicembre del 1994. Suo marito nonostante il dolore e la rabbia non poteva permettere che ciò che era accaduto a M. Concetta potesse accadere di nuovo: Olevano Romano aveva bisogno di un’ ambulanza e di personale qualificato a prestare i primi soccorsi, perché a volte basta veramente poco a salvare la vita di una persona. Così prese contatti con un’ importante associazione volontaristica , la Croce Rossa Italiana,con lo scopo di fondare un gruppo di CRI nel nostro piccolo paese, dove è nato alcuni anni dopo la morte di Concetta. Nel 1997 venne organizzato il primo corso atto a reclutare Volontari del Soccorso Spesso si entra a far parte della Croce Rossa per puro caso, spinti dalla curiosità o semplicemente per avere dei crediti formativi,ma poi ci si appassiona, e ci accorgiamo che aiutare gli altri arricchisce noi stessi rendendoci persone migliori. Essere un volontario non è sempre facile, siamo persone normali, con i nostri limiti, i nostri problemi, con il nostro lavoro ma nonostante tutto mettiamo il nostro tempo a disposizione degli altri, perché la CRI ci ha fatto scoprire un mondo diverso da quello che ci insegnano a scuola, è il mondo dei disagiati, delle persone che perdono tutto in una sola notte, delle persone che vengono abbandonate a se stesse. Per tutti loro cerchiamo di essere un punto di riferimento, proviamo ad aiutarli e a sostenerli quando più ne hanno bisogno. Questo donarsi agli altri ci fa stare in pace con noi stessi e con il mondo intero, certi di aver fatto un grande gesto. Il bello della vita sta proprio in questo; quando pensiamo di avere perso tutto, quando Dio sembra averci dimenticato, sentiamo in noi una forza che mai avremmo pensato di possedere e che ci fa sentire ancora vivi!. Grazie a Luigi e a M. Concetta che hanno dato speranza a tutti coloro che si sono trovati nella loro stessa situazione e ci hanno mostrato come il dolore possa tramutarsi in amore! Grazie a tutti i Volontari del Soccorso di Olevano Romano che con il loro impegno giorno dopo giorno hanno permesso la realizzazione di tutti ciò! 7 Il nostro giornale • Edizione 2008-2009 Il Lifelong Learning Programme dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Renato Cartesio” di Olevano Romano VOLONTARI DELLA PROTEZIONE CIVILE DEL LICEO CARTESIO DI OLEVANO ROMANO IN ABRUZZO di Walter Ferrari classe VA La lunga serie di calamità naturali che hanno afflitto di recente il nostro paese, sono da attribuire essenzialmente alla conformazione geologica e morfologica dell’Italia, certo vi ha concorso il rapido sviluppo urbano e industriale,e un processo spesso disordinato di crescita. Lo scopo della Protezione Civile è di fornire un servizio concreto ed efficace in grado di proteggere l’integrità delle vite e dei beni, riparando non solo ai disastri, ma cercando di individuarne le cause e prevenirle. Contro il ricorso tardivo all’assistenzialismo del troppo-tardi, contro anche la generosità disordinata e la sovrapposizione a volte conflittuale di responsabilità e competenze, la Protezione Civile vuole porsi in prima linea sia per fronteggiare gli eventi eccezionali sia per tutelare l’ambiente e il territorio. I problemi legati alla rapidità e all’efficacia degli interventi della prima fase di soccorso sembrano ormai bene acquisiti, anche a seguito dell’istituzione del Dipartimento della Protezione Civile che non è il ministero delle sciagure, delle catastrofi… ma offre al paese un moderno servizio basato sulla previsione e la prevenzione. I diversi tipi di rischio possono essere divisi in due gruppi: quelli evitabili e quelli inevitabili. Si interviene in entrambi i casi, ma è compito primario agire affinché tutte le calamita rientranti nel primo gruppo non si verifichino affatto. A questo fine sono rivolte ora e lo saranno in misura sempre maggiore le energie della Protezione Civile. L’evento più rilevante nell’ultimo periodo è stato il sisma che ha colpito le popolazioni abruzzesi, che ha visto in prima fila la Protezione Civile. A tal proposito è stato chiesto ad ogni volontario di esprimere un suo pensiero al riguardo, la motivazione che lo ha spinto a recarsi nei luoghi colpiti. Tutti hanno fatto riferimento al senso del dovere che anima il volontariato della Protezione Civile. “Il pensiero di essere presenti in quell’istante di dolore di così tante persone - ha detto uno di loro - ci dava un senso di obbligo nei loro confronti. Il nostro aiuto non è tanto strumentale ma umanitario in quanto non siamo stati coloro che hanno salvato la vita ma coloro che hanno contribuito a far tornare la speranza e un sorriso, dato che il processo di ricostruzione parte prima di tutto dalla forza di volontà di ogni individuo”. È proprio la motivazione che ci spinge a continuare la nostra avventura, come un importante servizio alla collettività motivato da generosità e da solidarietà. “Stolpersteine“ Erinnerung an Juden aus Michelstadt, die unter der Nazi-Herrschaft zu Tode kamen Ein Zwischenbericht - Prof. Franz Bürkle In vielen Städten Deutschlands gibt es bereits „Stolpersteine“,die die Passanten auf ihrem Weg durch die Stadt aufbestimmte Schicksale aufmerksam machen wollen. „Stolpersteine“– aus Kupfer gegossene „Steine“ mit dem Namenund den wichtigsten Daten (Geburtdatum; Deportation;Todesdatum) eines jüdischen Mitbürgers, an den vor dessen ehemaligem Wohnhaus dieser Stein die Erinnerung aufrecht erhalten soll.Nun gibt es auch für Michelstadt eine solche Initiative.Michelstadt hatte ja bis zum Nazi-Terror eine relativ große jüdische Gemeinde mit eigener Synagoge und eigenem großen Friedhof. Nach 1945 war diese Gemeinde vollständig aufgelöst und alle ehemaligen Mitglieder tot oder über die ganze Welt zerstreut.Die Namen der Juden, die bis (spätestens 1942) in Michelstadt gelebt haben, sind im Buchvon Herrn Schmall („Die Juden in Michelstadt“) veröffentlicht. Herr Schmall hat aus den städtischenAkten die Vor- und Familiennamen (auch Gebur tsnamen), Adressen, das Gebur tsdatumsowie –soweit ihm bekannt warDatum und Ziel des Wegzugs bzw. der Deportation erwähnt.Im günstigsten Fall steht da z.B.: „Ausreise nach Israel“. Bei den meisten Namensteht nur: „verzogen nach Mannheim/Frankfurt/Amsterdam“ etc. Manchmal findet sich dieallgemeine Notiz: „deportiert nach Polen“. Über das weitere Schicksal war nichts bekannt.Die Gruppe, die sich um die Genehmigung und den Einbau der Stolpersteine in den StraßenMichelstadts bemüht, hat nun folgende Aufgaben: 1. Die Steine sollen im Gehweg vor einzelnen Häusern eingebaut werden, also im öffentlichen Bereich. Dazu benötigt man die Genehmigung der Stadt. Die Stadt hat signalisiert, dass sie diese Genehmigung erteilen wird.2. Die Steine kosten Geld: 95 ? je Stein. Dieses Geld muss durch Sponsoren aufgebrachtwerden; entsprechende Werbung ist nötig (und bereits in die Wege geleitet).3. Das Projekt muss der Öffentlichkeit bekannt gemacht und von ihr akzeptiert werden. Die„gesellschaftlich relevanten Gruppen“ (Kirchen, Schulen, Verbände, Vereine, Bürgermeisterkandidaten,Einzelpersonen) sind informiert und eingebunden. Entsprechende Berichte sollen zu gegebener Zeit in die Zeitung kommen.4. Es muss genau festgelegt werden, für wen überhaupt ein solcher Stolperstein gesetztwerden soll, wie viel Steine also gebraucht werden. Dafür gibt es mehrere mögliche Kriterien:• Alle Juden, die zwischen 1933 und 1945, also während der Zeit des 3. Reiches, aus Michelstadt zu Tode kamen • Alle Juden, die aus Michelstadt zu Tode kamen (die also z.B. 1929 bereits aus Michelstadt weggezogen sind, aber aus ihren neuen Wohnorten deportiert wurden)• Alle Menschen, die –aus welchen Gründen auch immeraus Michelstadt im Dritten Reich zu Tode gebracht wurden (z.B. im Rahmen der Euthanasie-Programme).Die „Stolperstein-Initiative“ hat sich entschlossen, allen Menschen, die aus Michelstadt stammen und getötet wurden, einen „Stolperstein“ zu setzen. Es könnte natürlich sein, dass es so zu Dopplungen kommt, weil für Einzelpersonen in Michelstadt und in einer anderen Stadt ein Stein gesetzt wurde.Doch was war nun das Schicksal der Juden, die aus Michelstadt „verzogen (sind) nach Mannheim/Frankfurt/Amsterdam“ (Schmall)? Deren Schicksal kann nun weitgehend aufgeklärt werden durch einen Datenabgleich mit einer Seite im Internet: http://www.bundesarchiv.de/gedenkbuch/intro.html. Dieses Gedenkbuch hat alle Daten aus den KZ gespeichert. So konnten wir herausfinden, dass 45 Menschen jüdischen Glaubens, die aus Michelstadt stammen, das Dritte Reich nicht überlebt haben. Bei den meisten ist nun der Ort des Todes sowie der Todestag bekannt.Dabei zeigt sich, dass viele im jeweils gleichen Zug deportiert wurden und das gleiche Schicksal erlitten:• Am 18.3.1942 wurden die wenigen in Michelstadt verbliebenen Juden verhaftet und nach Darmstadt gebracht, von wo sie –zusammen mit den -z.B. nach Bensheim/Mainz/Frankfurt Weggezogenen- am 25. März 1942 mit einem Zug von Mainz über Darmstadt nach Polen in das Ghetto Piaski gebracht wurden. Dort wurden wenige Tage später alle Deportierten umgebracht.• Ein ähnliches Schicksal erlebten die nach Mannheim und in die Städte Badens verzogenen Michelstädter: sie wurden am 22. Oktober 1940 mit einem Zug ab Mannheim in das Internierungslager Gurs in den französischen Pyrenäen gebracht. Wer nicht bereits dort umkam, wurde nach Auschwitz in Polen weitertransportiert. • Auch Amsterdam in den Niederlanden bot keinen Schutz: Erna Strauss aus Michelstadt konnte sich zwar nach Amsterdam retten, wurde dort aber verhaftet und am 25.2.1944 über Westerborg in das KZ Theresienstadt und von dort nach Auschwitz gebracht, wo sie am 1. Oktober 1944 ermordet wurde. Juden aus Michelstadt wurden in allen bekannten Vernichtungslagern getötet: Auschwitz, Theresienstadt, Sobibor, Litzmannstadt (Lodz), Kowno, Piaski, sogar Minsk.Auch im Rahmen des EuthanasieProgramms gab es Michelstädter Opfer: Mindestens von einem Michelstädter ist bekannt, dass er in der „Tötungsanstalt Hadamar“ am 4.2.1941 ermordet wurde. Diese Schicksale machen sehr betroffen und bestätigen die „StolpersteinInitiative“, an ihrem Vorhaben festzuhalten. Nun sind Schulen, Lehrer und Schüler eingeladen, diese Arbeit zu unterstützen und vielleicht geeignete Themen für Unterricht, Präsentationen, Recherchearbeit etc. zu finden. • Das Schicksal der Opfer ist weitgehend geklär t. Dennoch gibt es auch hier noch Recherche-Möglichkeiten über die Konzentrationslager oder über das „Gedenk- und Dokumentationszentrum Yad Vashem“ in Jerusalem.• Man könnte auch z.B. begleitend untersuchen, wie die Öffentlichkeit, die städtischen Gremien, die Jugend etc. diese Initiative aufnimmt (wohlwollend, desinteressiert, ablehnend…).• Es könnten die Arbeit begleitende Filme oder Bilddokumentationen erstellt werden. • Vielleicht gibt es Möglichkeiten, Themen für eine „Besondere Lernleistung“ oder eine „Präsentationsprüfung“ zu finden.• Vielleicht kann mit diesem Thema auch das Thema der Judenverfolgung im Dritten Reich im Unterricht dargestellt werden.Hier bitte ich nun alle interessierten Kolleginnen und Kollegen um Mitarbeit, um Ideen – für uns und für die Schülerinnen und Schüler. Michelstadt, 20.11.2008 Franz Bürkle PS: die Steine für die Aktion „Stolpersteine“ werden von einem Kölner Künstler hergestellt. Weitere Informationen: http://www.stolpersteine.com/ La violenza contro le donne: una storia vera di Greta Spina 2c Sono sempre più colpita dalle notizie di violenze sulle donne. Quasi quotidianamente si ascoltano storie drammatiche di donne che subiscono maltrattamenti, umiliazioni, violenze fisiche. Molte, purtroppo,non hanno il coraggio di denunciare la loro condizione . E’ una storia vera quella di una giovane ragazza ,una studentessa che, per la prima volta conobbe un ragazzo, dall’apparenza gentile. Era felicissima,lui le donava spesso regali, le inviava dei fiori a scuola e lei si vantava con le sue amiche, che erano molto felici per lei, e in fondo anche un po’ invidiose per la sua fortuna. Ma questa fortuna poco dopo si trasformò in sciagura. Infatti dopo alcuni mesi che si frequentavano, lui cominciò a picchiarla, ma subito lei lo giustificò pensando che fosse stanco e stressato per il troppo lavoro. I giorni e i mesi seguenti furono terribili: la umiliava fisicamente e psicologicamente, dicendole che non avrebbe mai trovato nessuno oltre a lui, perché nessuno l’avrebbe voluta accanto. Ma lei sopportava in silenzio, pensando che un giorno avrebbe potuto cambiare quell’uomo che l’aveva fatta innamorare e che la faceva continuamente soffrire. Lei puntualmente perdonaDisegno di Ronci Martina e Simeoni Francesca va, lui chiedeva scusa scongiurandola, e lei tornava a pensare che in fondo era un uomo buono, e che presto o tardi avrebbe fatto uscire la sua parte migliore .Lei non ne parlava con nessuno, si vergognava, pensava che l’avrebbero derisa.Scriveva un diario nel quale sfogava tutta la sua rabbia, e dopo aver scritto alcune pagine le bruciava, come bruciava le sue paure e le sue tristi emozioni nel suo grande braciere, il suo cuore. Un giorno però, dopo quattro anni di supplizio, raccontò tutto alla madre, che l’aiutò a trovare la forza di lasciarlo. Poco a poco ricominciò una nuova vita, aiutata e sostenuta dagli amici e dalla famiglia. Ma l’incubo non era ancora finito. Come tutti i giorni lei andò a scuola; finite le lezioni decise di fermarsi ad un bar con le sue amiche e vide il suo ex fidanzato. Lui chiese se poteva parlarle ma lei lo scacciò, finché lui la strinse a sé e la ferì gravemente con un coltello. Lei sentì di non essere riuscita a superare il lato oscuro della sua vita, proprio quando tutto sembrava aver preso una piega migliore lui tornò a ricordarle che non se n’era mai andato. Era convinta che tutto fosse finito, compresa la sua vita, sentendo le leggere voci dei medici e vedendo fioche luci che si avvicinavano sempre di più ai suoi occhi e rendendosi sempre più nitide, ma si sbagliava. Si trovava in ospedale, in bilico tra la vita e la morte, e si sentiva più debole che mai. Dopo giorni di coma si risvegliò. Trovò sua madre sorridente, e allo stesso tempo preoccupata, che le disse che tutto era finito. Quel ragazzo che l’aveva fatta tanto soffrire era stato arrestato e non l’avrebbe più sfiorata. Ora è sposata con un uomo che la fa felice, non la fa piangere continuamente ma la fa sorridere, non la picchia, non la offende, ma ha l’intenzione di renderla felice per tutta la vita. Lei non pensa più al suo passato, è talmente felice… ma ancora oggi, guardandosi allo specchio vede le cicatrici del coltello sulla schiena, e ancora oggi vede sul suo volto le cicatrici dei ricordi che la fanno spaventare e il dolore che ancora oggi non l’abbandona. Anche se il passato è stato per lei così doloroso, questo è quasi un finale da favola. Purtroppo però alcune donne hanno paura e si vergognano, non vogliono denunciare l’uomo che amano, e soprattutto hanno timore che lui un giorno si possa vendicare.Spero che Tutte queste donne trovino la forza un giorno di liberarsi prima che sia troppo tardi.