1 ROTAZIONE E TORSIONE NELL’HATHA-YOGA : ANALISI E APPROFONDIMENTO DI ALCUNE POSIZIONI INTRODUZIONE Ho iniziato a conoscere e a praticare lo yoga, solo cinque anni fa. Dall’inizio per me è stata una esperienza positiva e appagante, tanto che andavo alle lezioni di pratica settimanale persino se avevo la febbre: sentivo di perdermi qualcosa di importante se non fossi andata. Dal momento che ero così assidua e pian piano sentivo crescere in me l’esigenza di saperne di più, la mia insegnante mi ha parlato della scuola per diventare insegnanti; avrei potuto così approfondire la conoscenza dei tanti aspetti dello yoga ed inoltre avrei avuto una chance per cambiare lavoro, dato che quello che svolgo non è di alcun interesse per me, non mi dà stimoli e mi costringe a stare tutto il giorno in un ambiente negativo e sterile. La prospettiva mi attirava molto, ma nello stesso tempo mi spaventava l’impegno che avrei dovuto necessariamente metterci. Ho smesso molto presto di studiare e non ho mai amato molto farlo, credo, per il fatto che implica una certa fatica e mi sembra che la mia attitudine sia sempre stata quella di impegnarsi quel tanto che fosse sufficiente ad apprendere la lezione da studiare; se la cosa mi veniva facilmente, bene, altrimenti mi si doveva spronare e incoraggiare allo studio e se questo sprono mancava, lasciavo perdere. Naturalmente poi mi sono pentita di aver lasciato gli studi e negli anni successivi ho sempre cercato di recuperare quello che avevo perso, interessandomi a tante cose, alla continua ricerca di colmare le lacune che sento di avere, ma senza avere degli obiettivi veri e propri. Con lo yoga, è forse l’unica o una delle pochissime volte in cui mi sto impegnando sempre più a fondo e ciò comporta non pochi conflitti interiori, perché non è facile cambiare le proprie attitudini. Durante questo percorso che richiede sempre più un maggior impegno e dedizione da parte mia, mi sono resa conto di quanto sono immersa nella dualità; sento che in me si contrappongono due forze contrastanti: la forte esigenza di un continuo e costante approfondimento dell’argomento facendomi assorbire completamente da esso e al tempo stesso, l’esigenza di lasciar perdere per poter finalmente essere libera da tutto questo impegno che non mi permette di fare altro. Sono sempre stata poco incline a sottopormi ad una disciplina e ora sento che non posso più esimermi dal farlo. Sto lentamente rendendomi conto della necessità di sottostare ad una disciplina per conseguire e raggiungere uno scopo e sto nel contempo scoprendo i lati positivi nella disciplina stessa. Non ho mai considerato così importante raggiungere un obiettivo, quanto quello che si può scoprire per arrivare alla meta; ancora adesso non sono convinta a fondo di questa necessità, anche se in questo percorso mi sto rendendo conto che porsi degli obiettivi ci sprona maggiormente ad impegnarci e a dare il massimo. Tra i tanti argomenti dello yoga che avrei voluto approfondire, ho scelto di conoscere meglio i vari aspetti delle posture di rotazione e torsione, in quanto, 2 spesso, la loro pratica mi ha procurato una piacevole sensazione di benessere e distensione, con il desiderio, a volte, di restare a lungo nell’asana, senza volerla sciogliere. Esse sono delle posture al tempo stesso energizzanti e rilassanti, due caratteristiche apparentemente in contrasto ma che in queste posture coesistono in armonia e lavorano in sinergia. Vorrei quindi approfondire tra i tanti aspetti, in particolare quelli energetici e sottili della pratica, che riguardano ad es. la conquista della verticalità, grazie al movimento ascendente a spirale che si attua e al “superamento degli opposti”, raggiunto attraverso l’armonizzazione e il riequilibrio dei due aspetti presenti in noi, quello maschile e quello femminile e tutto ciò che ne consegue. Mi hanno affascinato alcune peculiarità delle posture di torsione come per esempio l’asimmetria che le caratterizza; durante la lezione di teoria all’I.s.f.i.y, era stato spiegato che dal punto di vista posturale le torsioni lavorano in modo alternato sulle due correnti energetiche complementari e opposte che rappresentano la nostra essenza duale, andando volutamente a creare uno squilibrio per poi successivamente riportare l’equilibrio con una pratica che lavora centralmente. Ciò mi ha fatto riflettere sul fatto che per raggiungere l’armonia e l’unità con il Tutto, bisogna passare attraverso un percorso opposto, di voluto squilibrio e quindi affrontare e diventare più consapevoli del nostro aspetto duale. Il lavoro alternato sulla parte destra e sinistra del corpo, sia a livello fisico che energetico, porta ad un confronto tra le due parti, con la possibilità di accrescere la consapevolezza del proprio corpo e dei suoi limiti; con il lavoro costante e graduale possiamo superare questi limiti ed insieme ad essi, grazie all’unione e all’interscambio tra i piani esistenziali, superare anche gli ostacoli dello strato mentale ed entrare più profondamente in contatto con il piano spirituale. Anche il significato stesso di “torsione”, torcere il proprio corpo con un certo sforzo, mi fa sentire vicina a questo tipo di posture, perché è necessario applicare uno sforzo graduale e costante per raggiungere la posizione, così come nel percorso dello yoga e della vita stessa, è necessario forzare se stessi con determinazione ma anche con abbandono. 3 SIGNIFICATO DELLA PAROLA ROTAZIONE La parola ROTAZIONE è applicata all’azione del rotare, dell’essere rotato. Può figurare come il movimento di un corpo intorno a un asse che attraversa il proprio baricentro. Moto di rotazione: è il moto rigido di un elemento attorno a un punto detto centro di rotazione, se si tratta di figura piana, o intorno ad un asse se si tratta di figura solida. La rotazione di un corpo nello spazio è un movimento rigido avente una traiettoria circolare intorno ad un perno, detto asse di rotazione. Si può definire analogamente una rotazione di un corpo nel piano: in questo caso il perno è un punto, detto centro della rotazione. Lo spostamento effettuato dal movimento è misurato dall’angolo di rotazione, mentre la velocità di spostamento è data dalla velocità angolare. In geometria, troviamo un esempio di simmetria di rotazione, nella trasformazione geometrica che sposta punti corrispondenti nello stesso verso e di angoli uguali. In ginnastica, è un movimento circolare di un arto o di altra parte del corpo; es. rotazione delle braccia, della testa. 4 CONSIDERAZIONI SULLA “ROTAZIONE-TORSIONE” NELLO YOGA I termini rotazione e torsione, nello yoga, si riferiscono principalmente alla rotazione dei corpi vertebrali; i due termini si differenziano tra loro in questo modo: la rotazione è un movimento meccanico che prevede la rotazione di una vertebra rispetto a quella situata sopra o sotto di essa attorno al suo asse virtuale e tale movimento non comporta alcuno sforzo o tensione; la torsione, che è l’azione prodotta dalla rotazione delle vertebre stesse e coinvolge interamente il corpo, in particolare il dorso, consiste nel torcere il proprio corpo applicando un certo sforzo, effettuando una contorsione. Ciò significa far ruotare il proprio corpo alle due estremità e in senso contrario. La torsione è la deformazione di un corpo solido attorno a un’asse di riferimento ed è il risultato dell’applicazione di una coppia di forze, i muscoli agonisti ed antagonisti. Le fibre muscolari, inizialmente parallele, subiscono una trasformazione diventando elicoidali. Di conseguenza, nelle posture di yoga, la “rotazione” intesa come movimento del corpo attorno ad un asse fisso, non è propriamente adatta, in quanto la rotazione della colonna vertebrale presuppone che, mantenendo fissa un’estremità, per esempio il bacino, l’altra cambi di piano; altrimenti, girando il corpo su sé stesso, senza alcuna azione di “torsione”, l’azione stessa non sarebbe efficace. Pertanto i movimenti di rotazione-torsione, tengono conto dell’asse del rachide e dell’asse del corpo e coinvolgono una delle cinture articolari, oppure entrambe vengono mobilizzate in senso inverso. L’asse di rotazione rimane verticale, oppure orizzontale se si è a terra sul dorso; quando la rotazione è accompagnata da un’estensione, una flessione in avanti o laterale, l’asse non è più rettilineo. La colonna si avvolge in un movimento elicoidale attorno a quest’asse. Si tratta di un movimento ascendente a spirale della colonna, che si propaga dal basso verso l’alto. Sia che venga eseguita da seduti o da in piedi, la torsione porta verso la conquista della verticalità. Le torsioni, essendo posture asimmetriche la cui azione specifica è più profonda, sono estremamente terapeutiche, in quanto aiutano al mantenimento dell’attitudine verticale in tutte le posizioni e perciò sono utili nella prevenzione del mal di schiena. A tal fine, è indispensabile che ogni movimento di rotazione del tronco, sia accompagnato da un raddrizzamento dell’asse vertebrale, che deve essere allungato al massimo. Il bacino è spesso il punto fisso dal quale parte la rotazione del rachide e, nelle posture sedute, ha la funzione di base d’appoggio. Di conseguenza è importante preparare bene questa zona, cercando di liberarla da eventuali tensioni in essa presenti. Gli esercizi di rotazione/torsione, costituiscono dei movimenti di mobilizzazione della colonna vertebrale e del corpo e sono indispensabili per preparare il corpo ad eseguire allungamenti, estensioni e flessioni, ma hanno anche la funzione importantissima di riassestamento articolare, dopo la pratica di queste posizioni/esercizi. 5 Le rotazioni-torsioni possono essere praticate: - in piedi - in piedi con il busto flesso in avanti - seduti - proni o supini - in ginocchio (sollevati) - in ginocchio carponi - in posizione capovolta - in modo dinamico o statico All’interno di una sequenza, solitamente le torsioni vengono eseguite dopo una serie di piegamenti all'indietro ed in avanti, ma possono anche essere eseguite da sole, per un tempo più lungo, se vogliamo osservarne meglio gli effetti e ottenere da esse il massimo dei benefici. In linea generale, le torsioni più importanti, come ardha-matsyendrasana o parivritti janu sirshasana, che richiedono un’accurata preparazione della muscolatura e della struttura di tutto il corpo, è bene eseguirle verso la fine della seduta, dopo aver praticato, oltre a flessioni in avanti e allungamenti, anche estensioni e inclinazioni laterali. Se si inizia la sequenza da in piedi o da sdraiati sul dorso, si possono eseguire quasi subito delle torsioni, torso-flessioni o torsioni dinamiche a livello lombare e cervicale, come i movimenti di 1° coccodrillo, semplicemente dopo aver praticato un allungamento e una flessione in avanti o alcuni allungamenti a terra di tutto il corpo. Per quanto riguarda invece le torsioni sul ventre, che sono abbastanza complesse, è meglio praticarle a seduta inoltrata, avendo cura prima di andare in estensione e poi in torsione, di retrovertere bene il bacino spingendo il pube a terra. Per quanto concerne la respirazione nella rotazione, le posizioni di rotazionetorsione possono essere assunte durante tutte le fasi, ossia l’inspirazione, l’espirazione, la ritenzione a pieno o a vuoto, a seconda degli effetti che si vogliono ottenere. Quando si assume la posizione sull’inspiro, o in ritenzione a pieno, l’aria presente nei polmoni favorisce l’allungamento della colonna vertebrale. Tale azione è indispensabile durante la torsione, per evitare che si producano degli schiacciamenti a livello dei dischi intervertebrali, che causerebbero una compressione troppo grande del nucleo. Si ha inoltre l’effetto di riempire d’aria le parti del polmone corrispondenti alle zone della gabbia toracica che si espandono durante la rotazione e viene evitato il pinzamento di organi importanti quali il fegato e la milza. Quando si esegue la rotazione espirando, condizione che si instaura in modo naturale, la posizione è più intensa perché nella fase di svuotamento dei polmoni le vertebre hanno una possibilità maggiore di rotazione e naturalmente lo è ancora di più nella fase di ritenzione a vuoto. L’espirazione ha come effetto il rilassamento delle resistenze muscolari e dei legamenti coinvolti nella torsione, che limitano l’avanzare della rotazione, mantenendo 6 allo stesso tempo, lo stato di allungamento della colonna, acquisito durante la fase di inspirazione. Aspetto rilevante dei movimenti di rotazione-torsione, è il permettere all’essere umano di acquisire un vero e proprio “giro-vita”. La posizione e l’esercizio di rotazione e di torsione non si basa unicamente su una dimensione estetica ma è inerente a ragioni ben più profonde. La vita è la zona che divide e unisce la cavità addominale e la cavità toracica. L’energia che si sprigiona in queste due cavità è di natura molto differente; Muladhara, Svadhisthana e Manipura chakra gestiscono l’energia della natura animaleistintuale dell’essere umano. Anahata, Vishuddhi, Ajna e Sahasrara chakra controllano la natura spirituale dell’uomo. L’importanza della “vita” è la sua fluidità mediana. Se all’essere umano mancasse questa zona ben delineata, non sarebbe in grado di differenziare queste energie e rimarrebbe ancora vestito della sua tunica animale. Uno degli scopi essenziali della rotazione è il risveglio a un’umanità fatta di intelligenza del cuore e di comprensione della Realtà. 7 DESCRIZIONE DELLE POSIZIONI SCELTE Ho scelto di approfondire la conoscenza delle seguenti posizioni: Da in piedi: TRIKONASANA o VAKRA-TRIKONASANA - primo triangolo La postura di Vakra-trikonasana è una delle tante varianti delle posizioni in piedi nelle quali il corpo vive la forma del triangolo; questo tipo di posture hanno alcune caratteristiche che mi piacciono e il praticarle può trasmettermi e rafforzare determinate qualità che desidero risvegliare in me. Gli asana spesso hanno nomi di animali, prendono spunto dai loro atteggiamenti e tendono a sviluppare le caratteristiche proprie di quegli animali, come scioltezza, agilità, forza e flessibilità. In altri casi portano il nome di antichi saggi o maestri della mitologia indiana, oppure ne implicano la descrizione da un punto di vista geometrico, come ad esempio i Trikonasana, nei quali il corpo del praticante vive la forma del triangolo, che ha una forte valenza simbolica. Quando, come in questo caso, la postura riproduce un simbolo universale o un archetipo che appartiene al patrimonio inconscio della storia umana, l’influsso si produrrà inconsapevolmente inducendo il praticante a realizzare le qualità e le virtù del simbolo evocato. La postura del primo triangolo appartiene alla classe delle flesso-torsioni e racchiude in sé le funzioni e le caratteristiche della flessione in avanti e della torsione; come tutte le posizioni di triangolo, esercita scioltezza ed è molto forte, le gambe e le braccia sono molto tese, come se fossero antenne che collegano il centro della posizione con la Terra e il Cielo, il praticante ricongiunge in sé le forze celesti e quelle terrestri. E’ una posizione energica, che richiede impegno consapevole e controllo della forza muscolare; la forza impiegata nel mantenimento della postura, favorisce il rilassamento successivo per effetto di opposizione. Può servire per preparare sia le posizioni di distensione, sia le posizioni di torsione più impegnative e perciò può essere inserita sia all’inizio che a metà di una seduta. E’ una postura che esercita stabilità, caratteristica dell’elemento Terra che ci sostiene e il praticarla infonde sicurezza, determinazione ed equilibrio, qualità indispensabili nella vita. Essa può essere eseguita in sequenza con altre posizioni di triangolo, dalle più semplici alle più complesse, come ad esempio Uttitha-trikona-asana e Parivritta-trikona-asana che prevedono, la prima l’inclinazione laterale del busto e la seconda l’inclinazione laterale combinata alla torsione. Queste posture ed altre varianti di Trkonasana, svolgono la funzione molto importante di mobilizzazione del torace, di estensione ed apertura della gabbia toracica e di allungamento e sviluppo della muscolatura del busto, con notevoli benefici sulla respirazione. 8 Esecuzione di VAKRA-TRIKONASANA - In piedi, dalla posizione di SAMASTHITI, con il peso del corpo egualmente distribuito su entrambi i lati, lo sguardo davanti a sé, mantenere il controllo della cintura addominale, il mento rientrato e le spalle abbassate; divaricare le gambe e ruotare di tre quarti le punte dei piedi verso l’esterno - Inspirando, raddrizzarsi sentendo l’estensione della colonna vertebrale ed espirando portare il bacino in retroversione e la nuca indietro per allineare anche le cervicali - Inspirando sollevare le braccia lateralmente fino all’altezza delle spalle e, in ritenzione a pieno per mantenere la gabbia toracica aperta e il dorso diritto, inclinare il busto in avanti fino ad arrivare ad angolo retto e poi ruotarlo verso destra, appoggiare la mano sinistra a terra, al centro, fino al polso con le dita orientate all’indietro e portare il braccio destro verso l’alto liberando la spalla in completa apertura - Anche la testa ruota, lo sguardo è verso la mano in alto che ha il palmo orientato in avanti, le due braccia sono tese in rotazione esterna e una è il prolungamento dell’altra - Ad ogni inspirazione progredire nella rotazione ruotando la testa e la sommità del busto verso l’alto, durante l’espirazione rilassarsi mantenendo la posizione raggiunta – aver cura di non perdere l’orizzontalità del bacino, per vivere a pieno la rotazione della colonna vertebrale; per correggere la naturale tendenza del bacino a spostarsi verso destra, abdurre la gamba destra e simultaneamente addurre la gamba sinistra - Il peso del corpo è sulle gambe e il bacino è più arretrato rispetto ai piedi - Dopo alcune respirazioni, durante un’espirazione abbassare il braccio e lasciar pendere il busto, la testa e le braccia rilassandosi completamente, poi appoggiare la mano destra a terra ed eseguire la rotazione dal lato sinistro - Dopo aver riportato a terra il braccio sinistro e aver rilassato il dorso come in precedenza, appoggiare le mani nelle pieghe inguinali e con la spinta delle braccia raddrizzarsi con il dorso arrotondato e la testa abbandonata, senza il coinvolgimento della muscolatura dorsale - SAMASTHITI per sentire l’effetto della posizione, confrontando i due lati del corpo – Dopo aver vissuto l’asimmetria, sentire se ora si è in uno stato di equilibrio e stabilità – Sentirsi come un collegamento tra Terra e Cielo, ben radicati alla terra che ci sostiene, ma anche portati verso il cielo 9 Supino: JATHARA-PARIVARTANASANA – posizione di torsione attorno allo stomaco Le torsioni da eseguire distesi a terra, mi sono sempre piaciute perché è veramente possibile abbandonarsi dolcemente e gradualmente alla posizione, la sensazione di apertura di una parte del corpo è molto evidente ed è agevolata dall’appoggio del corpo al suolo, l’elemento Terra ci attrae e ci invita all’abbandono totale, con fiducia. In queste posizioni ci si rilassa senza difficoltà vivendo piacevolmente la condizione asimmetrica e la torsione della spina dorsale; quando si scioglie la postura, ci si sente distesi e profondamente rilassati, a tutti i livelli, da quello fisico a quello psichico. Sono tante le posture di torsione al suolo, supino o proni, che mi piace praticare, come Vakramakarasana, la torsione del coccodrillo, che induce un grande rilassamento e uno stato di leggerezza mentale o la torsione lombare detta del “faraone seduto”, dove si è “comodamente seduti” con l’appoggio del dorso al suolo. Le posture di Jatharasana e Jathara Parivartanasana agiscono particolarmente a livello del giro-vita e aiutano a liberare dalle tensioni la parte inferiore della schiena. Nella versione con le gambe tese, che vanno all’incontro del braccio posto orizzontalmente, il corpo assume la forma di un triangolo. JATHARASANA – torsione dello stomaco Esecuzione di JATHARA-PARIVARTANASANA - Supino con le braccia aperte a croce sulla linea delle spalle e i palmi delle mani verso il suolo - piegare le gambe appoggiando i piedi al suolo e traslare con il bacino verso sinistra, lato opposto alla rotazione, per mantenere il bacino nell’asse della colonna vertebrale - sollevare le gambe alla verticale, mantenendole rilassate e più o meno flesse a seconda delle proprie possibilità - sollevare leggermente la testa e girarla verso sinistra; il braccio destro spinge contro il suolo e la spalla destra si solleva per accentuare la rotazione delle vertebre cervicali 10 - inspirando lasciar scendere lentamente le gambe a destra, cercando di portare i piedi vicino alla mano; se le gambe sono flesse avvicinare le ginocchia al gomito - rilassare interamente la schiena e le gambe - abbandonarsi alla posizione portando l’attenzione sulla respirazione toracica - dopo alcune respirazioni, inspirando riportare le gambe nella posizione verticale mantenendo rilassata la muscolatura dei fianchi - poi riportare la testa al centro e le gambe piegate con i piedi al suolo - allungare le gambe per un breve rilassamento, sentire gli effetti della posizione e la simmetria del corpo prima di vivere nuovamente l’asimmetria dal lato opposto - piegare le gambe con i piedi al suolo, traslare con il bacino a destra ed eseguire la torsione dal lato sinistro - compensazione: Apanasana: piegare le gambe portando le ginocchia al petto, abbracciare le gambe appoggiando se possibile, entrambe le mani sul gomito opposto ed eseguire delle profonde respirazioni addominali Da seduti: MATSYENDRASANA Matsyendrasana è tradizionalmente considerata una delle cinque posizioni archetipiche dello Hatha-yoga, in quanto attraverso il suo nome, la sua realizzazione pratica e i suoi effetti energetici, ne traduce la quintessenza, cioè viene eletta a rappresentare l’essenza profonda dello yoga. Nei testi di riferimento dello Hatha-yoga, come l’Hathayoga-Pradipika o la Gheranda Samhita, la postura di Mastyendra è chiamata anche “purna” o “paripurna matsyendrasana”, che significa la posizione completa di Matsyendra. Leggiamo dal libro “La lucerna dello Hatha-Yoga”, cap. I,26, la descrizione del saggio Svatmarama: “Dopo aver afferrato il piede destro posto alla base della coscia sinistra (con la mano sinistra passante dietro il dorso) e il piede sinistro appoggiato contro l’esterno del ginocchio destro (con la mano destra), si stia con il busto voltato nella direzione opposta: questo è l’asana insegnato dal santo Matsyendranata.” 11 Leggiamo anche la descrizione che troviamo nella Gheranda-Samhita, al cap. II,22-23: “Si spinga indietro lo stomaco e lo si mantenga contratto senza sforzo, si pieghi la gamba sinistra al di là del ginocchio destro;” “Si appoggi su quella (cioè sulla gamba sinistra) il gomito destro, e il mento nella mano destra. Questa postura è chiamata Matsyendra.” Nella postura completa, particolarmente complessa, si porta il piede destro sopra la coscia sinistra, con il tallone contro l’addome in semiloto e la gamba sinistra piegata con il piede in appoggio di fianco al ginocchio destro, si ruota il busto verso sinistra e si afferra con la mano sinistra il piede della gamba in appoggio. La sua esecuzione richiede una grande libertà articolare a livello degli arti inferiori ed essendo accessibile solo a pochi, le scuole insegnano una versione più semplificata della postura, ardha matsyendrasana, che produce gli stessi effetti energetici. In questa posizione si pone il tallone destro a contatto del gluteo sinistro, il piede sinistro con la pianta in appoggio al suolo, all’esterno del ginocchio destro e mantenendo con il braccio destro la coscia premuta contro l’addome e il busto in verticale, si ruota lo stesso verso sinistra. Il braccio sinistro è appoggiato al dorso in avvicinamento alla coscia destra e anche il capo ruota verso sinistra. Nella serie Rishikesh, ideata dai grandi maestri yogi, la postura di ardha matsyendrasana, è inserita quasi alla fine della sequenza, dopo una serie di ripetute flessioni in avanti e indietro, che lavorano in particolare sulla muscolatura del dorso e sulla colonna vertebrale. Infatti la torsione spinale in entrambi i sensi, ne conclude e completa il lavoro, mantenendo elastica la colonna. ESECUZIONE di ARDHA-MATSYENDRASANA Variante semplificata con la gamba tesa - Posizione di partenza: seduti, con le gambe allungate davanti a sé, verificare che il peso del corpo sia ben equilibrato sulle ossa ischiatiche, che il dorso sia diritto senza tensioni muscolari, il bacino non inarcato, la nuca allungata sul prolungamento delle vertebre dorsali, il mento leggermente rientrato, le spalle aperte 12 - Mantenere la consapevolezza della posizione del corpo nello spazio, la statica vertebrale, il controllo del bacino simmetricamente appoggiato a terra - eseguire un paio di respirazioni complete nella posizione, percependo l’estensione della colonna vertebrale - piegare la gamba destra e appoggiare la pianta del piede destro oltre la gamba sinistra, vicino all’esterno del ginocchio - mantenere la gamba sinistra tesa con il piede flesso e appoggiare entrambe le mani sul ginocchio della gamba piegata, esercitando una certa trazione della gamba verso il petto, allo scopo di raddrizzare il dorso più possibile - piegarsi un po’ in avanti, portare il braccio sinistro verso la gamba tesa e all’interno di quella piegata, afferrando la tibia o, se possibile, il piede destro - inspirando estendere bene la colonna vertebrale verso l’alto ed espirando girare il busto verso destra, appoggiando la mano del braccio destro, dietro vicino al sacro; il braccio destro respingendo il suolo, ha la funzione di pilastro e aiuta a mantenere la colonna verticale. Il braccio sinistro accentua la sua spinta sulla gamba destra. La linea delle spalle deve essere parallela al suolo - girare anche la testa verso destra cercando di portare il mento allineato, sopra la spalla destra - durante l’inspirazione si mantiene il raddrizzamento del tronco che permette alla gabbia toracica di rimanere ben aperta, ad ogni espirazione si accentua, senza sforzo, la rotazione/torsione verso destra, avendo cura di mantenere entrambi i glutei a contatto con il terreno. Per rimanere nella posizione in modo corretto, durante la statica bisogna porre attenzione a questi tre elementi: - conservare l’azione di autoallungamento della colonna vertebrale per tutto il tempo dell’esecuzione, onde evitare un’eccessiva pressione sui dischi intervertebrali - mantenere l’asse di rotazione rettilineo con la sommità del cranio in linea con il perineo - prestare particolare attenzione al respiro: nella prima fase prevale una respirazione di tipo toracico, durante il mantenimento della postura è bene eseguire delle profonde respirazioni addominali Ora descrivo le sensazioni che ho percepito durante l’esecuzione dell’asana: - tensione verso l’alto, percezione dell’estensione della colonna vertebrale - compressione della parte dell’addome contro la quale preme la coscia della gamba piegata - tensione, stiramento/allungamento della muscolatura posteriore, partendo dal gluteo, della gamba piegata con il piede che appoggia a terra 13 - apertura della parte superiore dell’emitorace destro e anche della spalla destra - pressione della scapola destra contro la colonna vertebrale - stiramento del fianco sinistro, opposto al lato della torsione - torsione progressiva di tutto il rachide, dal sacro alla nuca - un calore che dall’addome si espande nelle altre parti del corpo - a livello della respirazione, percezione maggiore della narice opposta al senso di rotazione POSIZIONE CLASSICA - la gamba, anziché rimanere tesa, viene piegata e si porta il tallone a contatto del perineo o del gluteo della gamba opposta - il braccio anziché essere appoggiato a terra, gira intorno alla vita; il dorso della mano è in avvicinamento alla coscia Nel libro “Perfeziono lo yoga”, André Van Lysebeth spiega che è possibile aumentare l’efficacia della torsione intensificando la posizione in questo modo: - dalla posizione classica di ardha-matsyendrasana, far scivolare il braccio sinistro sotto la gamba destra portando il dorso della mano appoggiato al fianco sinistro; poi il braccio destro viene portato dietro alla schiena e la mano destra vicino alla sinistra, cercando con questa di afferrare il polso. Una volta raggiunta la posizione, eseguire 5-10 respirazioni profonde, durante l’inspirazione mantenere l’immobilità, durante l’espirazione accentuare la torsione. Secondo Van Lysebeth, questa variante è molto più confortevole della postura classica e conduce l’adepto a mantenere per più tempo la posizione; il fatto di tenersi le mani dietro alla schiena, permette di accentuare la torsione rendendola più efficace e dà forza e potenza. Tale variante produce una migliore irrigazione dei vasi sanguigni che si trovano attorno alla colonna vertebrale e sui fianchi e lo si può facilmente sentire, in quanto al ritorno dalla posizione si percepisce la schiena più calda, rispetto alla posizione classica. E’ senza dubbio indispensabile una grande scioltezza delle articolazioni per poter eseguire in modo confortevole questa variante e per quanto mi riguarda ho avuto non poche difficoltà nel praticarla. 14 Qualunque sia la postura e la variante scelta, una volta raggiunta la statica, restare nella posizione, abbandonarsi ad essa con attitudine di ascolto e abbandono alle sensazioni percepite. Nello Yoga sutra di Patanjali al cap. II,46-47, ci vengono insegnate le caratteristiche fondamentali dell’asana e il modo per conseguire lo stato di yoga: II,46: “stira sukham asanam” La posizione (asana) deve essere stabile e confortevole sthira sukam asanam solido, fisso, stabile, resistente, durevole felicità, gioia postura, posizione II,47: “prayatna-saithilyananta-samapattibhyam” La perfezione nell’asana si raggiunge quando si allenta lo sforzo e quando la mente riflette la condizione d’infinito prayatna saithilia ananta samapattibhyam sforzo perseverante, esercizio continuo, tentativo distensione, rilassamento senza fine, illimitato, eterno assumere la forma originale, completamento, conclusione L’asana deve essere mantenuta stabilmente in uno stato di gioia, dove non esiste più alcun disagio, né fisico, né mentale, con il controllo del respiro e della mente. Immobilità assoluta, del corpo e della mente, che permette al corpo di abbandonarsi all’asana, facendo sì che l’asana agisca su di esso. Bisogna lasciarsi andare attraverso il respiro, abbandonare ogni resistenza, rilassare i muscoli facendo distendere passivamente quelli su cui la postura insiste particolarmente, rilassare le tensioni muscolari, le quali sono legate alle tensioni mentali, eliminare ogni sforzo fisico e mentale. Dopo aver conquistato questo stato di rilassamento del corpo, anche la mente si calma, si immerge in questo stato di pace nel quale non è più il nostro io a prevalere, ma è la nostra natura reale che si rispecchia nell’infinito; le sensazioni del corpo vengono meno, avviene una piena fusione tra corpo, intelletto, emozioni e ci si sente in uno stato di unità. 15 ETIMOLOGIA DEL NOME MATSYENDRA Solitamente, le posizioni dello yoga fanno riferimento ad eroi mitologici, a stati d’essere, al mondo animale, vegetale o a strumenti e oggetti, che sono simbolo dell’evoluzione dell’uomo nei suoi aspetti più profondi. La posizione di Matsyendra, è una delle rare posizioni, il cui nome origina da uno yogin illustre, il mitico saggio Matsyendranatha, che secondo la tradizione ne fu l’ideatore. La figura di Matsyendra è soprattutto leggendaria e le notizie storiche veramente attendibili sono scarse e spesso contrastanti fra di loro. Autorevoli studiosi ritengono comunque che un maestro di nome Matsyendra, o Matsyendranâtha, sia effettivamente esistito e lo collocano intorno all’XI secolo d.C. nella parte nord-occidentale del continente. Matsyendra non è solo il primo yogin che sia mai esistito, colui che ha imparato la dottrina direttamente da Shiva, ma è ritenuto con Goraksha, il fondatore della scuola tantrica dei natha-yogin, una dottrina di salvezza aperta a tutti gli uomini, senza discriminazione di casta e di sesso, che ha come divinità Shiva, inteso sia come dio personale che prende il nome di Adinatha, sia come entità suprema e assoluta, Parama-Shiva. Matsyendra avrebbe in tal modo contribuito all’elaborazione della tecnica dello Hatha-yoga e alla sua diffusione su tutto il territorio indiano. Si dice che Matsyendra, attraverso la pratica intensa di questa postura, abbia raggiunto lo stato di perfezione nello yoga. Immagine tradizionale di Matsyendra Il termine Matsyendra, dal punto di vista etimologico, è formato da due vocaboli: MATSYA = pesce INDRA = signore, dio guerriero Matsya, il pesce, secondo la simbologia indiana, rappresenta l’acqua, elemento essenziale ad ogni vita, è in associazione con la fertilità e l’aspetto femminile, nonché in relazione con la nadi lunare Ida. Nella mitologia indiana, è visto come cavalcatura di Varuna, il Signore dell’oceano partecipe dei fenomeni di nascita e rinascita che si compiono dentro o sulla superficie dell’acqua e può essere assimilato allo spirito agitato che può essere domato, calmato senza più essere preda delle emozioni. 16 Una delle leggende che riguardano la nascita dello Yoga, di cui Matsyendra è protagonista, si ricollega a questa simbologia del pesce: “All’inizio, lo Yoga, stato di unità, era appannaggio degli dèi. Shiva, la purezza stessa dello stato di Yoga, decide di trasmettere l’iniziazione allo Yoga alla sua sposa Pârvatî in un’isola deserta, e là, guardandola negli occhi, le insegnò lo stato di Yoga. Tutto intento all’unione con la sua Shakti, non fece caso a un pesce che si manteneva nelle vicinanze, immobile nell’acqua, ascoltando con concentrazione l’insegnamento. Poi il pesce si allontanò velocemente dall’isola in direzione della terra. Shiva scorse il suo movimento, e pensando che lo si derubasse del segreto dello Yoga, si lanciò all’inseguimento. Ma il pesce, durante la corsa, realizzò l’insegnamento che aveva ascoltato. Arrivò sulla terra nello stesso momento di Shiva, e si trasformò in uomo. Davanti a un tale prodigio Shiva gli diede la sua benedizione e gli disse: «Tu hai veramente realizzato lo stato di Yoga. è arrivato il momento di trasmetterlo agli esseri umani, tu sarai il mio messaggero presso di loro». Nell’immobilità assoluta, tramite l’intuito e l’ascolto, qualità associate all’aspetto femminile, qui rappresentato dal pesce, esso si “trasforma”, da pesce a yogin, si “evolve”, realizzando lo stato di yoga. Egli diventa depositario e messaggero della disciplina, il primo maestro che avrà il compito di diffondere lo hatha-yoga e dal quale avranno seguito tutti gli altri maestri. Indra, all’opposto, è il simbolo del fuoco, è associato all’aspetto maschile e alla nadi solare Pingala. E’ un dio guerriero che secondo la leggenda indiana, combatte e uccide il dragone, che causava la siccità e impediva lo scorrere delle acque. Per questo Indra rappresenta la forza di volontà e la determinazione necessarie ad eliminare gli ostacoli che impediscono il percorso evolutivo nello Yoga. Perciò nella simbologia del nome sono presenti le due facoltà che rappresentano i nostri opposti, il femminile e il maschile, l’acqua e il fuoco, l’ascolto e l’azione e attraverso la loro fusione, si ottiene la conoscenza del sapere, della Verità assoluta e il passaggio da una coscienza ordinaria ad una coscienza evoluta. 17 ASPETTI ANATOMICI DELLE POSIZIONI Le posizioni di torsione o di rotazione del tronco su se stesso, sono considerate importanti nello hatha yoga e devono avere un posto privilegiato nella nostra pratica di yoga, in quanto costituiscono una mobilizzazione che agisce da contro-posizione agli altri movimenti del corpo e della colonna vertebrale. E’ necessario sviluppare un’attitudine cosciente per localizzare i diversi segmenti della colonna vertebrale, sui quali agiscono le forze della torsione e percepire le zone in cui la loro azione è più intensa. Le zone particolarmente coinvolte sono la zona cervico-dorsale e quella dorso-lombare. La possibilità di rotazione dei corpi vertebrali nei diversi tratti del rachide, è determinata principalmente dalla disposizione e dall’orientamento delle apofisi articolari, che sono delle prominenze ossee, ma anche dallo spessore più o meno ridotto dei dischi intervertebrali. Infatti, nella zona lombare la possibilità di rotazione è di circa 20°, in quanto le faccette articolari sono disposte in senso verticale e questo determina più facilità nei movimenti di estensione e flessione, che non in quelli di rotazione e flessione laterale; nella zona dorsale, dove la disposizione delle faccette articolari è quasi in senso orizzontale, la possibilità di flessione laterale e rotazione aumenta ed è di circa 50°, mentre la possibilità di flessione ed estensione è inferiore rispetto alle vertebre lombari; la presenza della gabbia toracica, comunque rende meno mobile questo tratto, rispetto a quello cervicale; le vertebre del segmento cervicale sono quelle che hanno una maggiore capacità di movimento, in particolare le prime due, l’atlante e l’epistrofeo, dove la rotazione può arrivare fino a 85-90°. Perciò la rotazione-torsione si può definire importante a livello cervicale, abbastanza rilevante a livello dorsale e minima a livello lombare. Bisogna poi considerare altri aspetti come l’età, la morfologia e le deformazioni acquisite e soprattutto la tensione delle membrane legamentarie e fasciali, l’azione dei muscoli agonisti e antagonisti al movimento preposto, che incidono notevolmente sull’insieme della mobilità vertebrale. Analizzando più nel dettaglio la colonna vertebrale, vediamo che è costituita da parti dure, vertebre, e parti molli, dischi intervertebrali di cartilagine, che hanno la funzione di ammortizzatori e permettono alla colonna di essere flessibile. Essi sono composti da un nucleo polposo (parte centrale gelatinosa) e da una successione di strati fibrosi concentrici che sono poco elastici. Durante la fase di rotazione delle vertebre stesse, si produce una leggera compressione dei dischi con la conseguente decompressione nel momento di ritorno alla posizione di partenza. Il movimento di rotazione-torsione è paragonabile all’atto di torcere un panno per strizzarlo, azione che causa l’avvicinamento delle due estremità. Ciò fa sì che i dischi, che non sono vascolarizzati, possano nutrirsi attraverso l’assorbimento di sostanze nutritive; essi infatti sono come delle spugne: 18 espellono liquidi e sostanze da eliminare quando sono compressi e assorbono il nutrimento quando si dilatano. La mobilizzazione nella rotazione della colonna vertebrale mette in stiramento tutte le strutture legamentarie e muscolari lungo quest’ultima. La muscolatura del dorso è costituita da un piano superficiale e da uno profondo. Al di sotto dei muscoli trapezi, dei gran dorsali e dai gran dentati, esiste un sistema muscolare longitudinale e uno obliquo. Il sistema longitudinale mantiene la colonna vertebrale in estensione, mentre quello obliquo, tramite l’azione dei muscoli corti paravertebrali, permette la rotazione delle vertebre una sull’altra. Nella fase di rotazione-torsione da seduti, come nella postura di Matsyendra, l’atlante e il sacro sono l’uno sulla verticale dell’altro, la base sacrale e lombare così come le prime cervicali conservano un orientamento verticale; la colonna vertebrale tende verso l’alto con il conseguente appiattimento della curva lombare e l’allineamento della zona cervicale, dato dal movimento all’indietro della testa con lo stiramento dei muscoli della nuca. La linea di gravità deve cadere al centro del perineo e non sul coccige; perciò bisogna essere seduti sulle tuberosità ischiatiche, superfici ovali alla base delle ossa iliache e non sul coccige. L’immobilità e un buon posizionamento del bacino a terra, leggermente inclinato, offre una base fissa al movimento delle spalle. Il mantenimento del tronco verticale sul bacino è supportato dalla contrazione dei muscoli spinali posteriori. La cintura scapolare ha la funzione di un bilanciere, in quanto agisce sia come braccio di leva che come contrappeso mantenendo l’equilibrio del corpo sugli ischi. Il posizionamento corretto di braccia e mani evita l’affaticamento della muscolatura posteriore del corpo. I muscoli ischio-crurali effettuano un’azione di raddrizzamento sulla parte lombare della colonna e la flessione delle ginocchia causa la decontrazione degli stessi. Osserviamo in modo più dettagliato ciò che accade durante il movimento di rotazione-torsione: nel momento in cui si inizia ad inspirare, lo sterno e le coste si sollevano, l’aria raggiunge la sommità dei polmoni e le coste fluttuanti facendo espandere il giro-vita; poi, durante l’espiro, fase in cui i muscoli espiratori entrano in gioco a mano a mano che l’aria esce, per es. si ruota a sinistra: le braccia esercitano un’azione per far ruotare la gabbia toracica e la testa fino al punto di arresto, il giro-vita si stringe e i muscoli addominali rimangono contratti. Più la rotazione viene accentuata, più la parte bassa della gabbia toracica, che si trova nel lato opposto alla rotazione, si apre, mentre la parte che va nel senso della rotazione e si orienta all’indietro, si chiude. Per contro, con il progredire del movimento di rotazione, la parte superiore della gabbia toracica si apre sempre di più: è agevolata l’apertura dell’altotorace dal lato della rotazione. Continuando ad espirare, la testa ruota con i seguenti effetti sulla muscolatura: il muscolo sterno-cleido-mastoideo destro e 19 lo scaleno destro partecipano all’elevazione della cintura scapolare e a quella della prima e seconda costa a destra, producendo un’apertura e una respirazione agevolata a destra, anche se, molti hanno la sensazione di respirare più liberamente dal lato della rotazione, in quanto percepiscono una maggiore apertura da quel lato; i piccoli muscoli rotatori situati lungo le vertebre a destra e gli obliqui addominali si contraggono, così come i piccoli dentati inferiori, (invisibili perché coperti dai gran dorsali) situati nella schiena, di traverso lungo le coste più basse. La loro azione abbassa e chiude le coste inferiori. Nel corso dell’espirazione, i grandi e piccoli obliqui si contraggono progressivamente. Analizzando il movimento della spalla e del braccio che viene portato dietro al dorso, vediamo che i muscoli interessati al movimento della rotazione sono: i muscoli trapezi, il gran dentato, il romboide, l’elevatore della scapola. La spalla, arretrando, spinge tramite la scapola, la colonna vertebrale verso il lato opposto, il destro. Se prendiamo fermamente appoggio sul pugno sinistro, come a volerlo affondare nel suolo, il gran dorsale sinistro si contrae, l’emitorace sinistro si chiude, scende ulteriormente, rendendo possibile espirare ancora. Quando eseguiamo la posizione completa la pressione del tallone agisce sulla muscolatura profonda dell’addome, principalmente sul muscolo ileo-psoas. In merito alla respirazione in posizione, la respirazione toracica è quella che prevale nella maggioranza dei casi; la fase dell’inspirazione favorisce l’allungamento del tronco, mentre la fase dell’espirazione ha un effetto di distensione e aiuta ad abbandonarsi alla posizione, mantenendo comunque l’estensione. Rotazione in piedi: nella postura di Vakra Trikonasana, che appartiene alla classe delle flesso-torsioni, la testa e le spalle sono mobili, mentre il bacino è il punto fisso della rotazione. Durante la flessione del busto in avanti, vengono allungati i muscoli posteriori delle gambe e del tratto lombare ed intervengono i muscoli dell’addome obliquo interno ed esterno e retto dell’addome, la cui azione viene integrata nella fase di rotazione-torsione della colonna, dal muscolo trasverso e i muscoli multifidi. Nella fase di rotazione del capo, si contraggono i muscoli del collo sternocleido-mastoideo e splenio nel senso della rotazione e gli stessi si estendono nel lato opposto del collo. Mantenendo la mano a terra con le dita rivolte all’interno, si tendono i muscoli dell’avambraccio. Nella posizione statica la forza esercitata nelle gambe allunga e sviluppa flessibilità nei muscoli posteriori delle cosce e negli adduttori, aumenta la stabilità nel bacino e agevola l’apertura delle anche. La rotazione-torsione del busto attiva e rinforza i muscoli laterali del tronco, accentua l’apertura dell’emitorace nel senso della rotazione e apre il cingolo scapolomerale. 20 Rotazione supino: nella postura di Jathara parivartanasana, il bacino è mobile, mentre la cintura scapolare è fissa con le spalle al suolo. Il corpo esercita un movimento che provoca la torsione opposta delle vertebre cervicali rispetto a quelle lombosacrali. Nella fase di sollevamento delle gambe in posizione verticale, entrano in azione i muscoli estensori delle cosce e della parte inferiore dell’addome per stabilizzare il bacino. Il movimento di rotazione della testa, che viene accentuato dalla spinta del braccio al suolo, fase in cui si tende il bicipite e dal sollevamento della spalla da terra, opposti al senso di rotazione, propaga la rotazione per tutta la lunghezza della colonna vertebrale. Durante la fase di discesa delle gambe al suolo, le stesse vanno lasciate andare con tutto il loro peso, cercando di mantenere rilassati i muscoli obliqui dei fianchi; la loro discesa è frenata unicamente dalla rotazione in senso inverso della colonna, in particolare dalla forza del collo, dal lavoro dei muscoli sternocleido-mastoidei e dei muscoli rotatori del tronco. E’ importante coordinare il movimento del collo, con la respirazione e con il movimento in senso opposto delle gambe. Una volta raggiunto il suolo, lasciare le gambe abbandonate e rilassare completamente la schiena; se la rotazione della colonna è limitata, il ginocchio potrebbe non arrivare al suolo o la spalla opposta sollevarsi da esso; mantenere allora le gambe a terra, premendole con la mano al suolo. Nella fase statica, quando le gambe sono vicine al suolo, l’intensità del lavoro del collo aumenta; è bene preparare la muscolatura del collo con degli esercizi specifici e comunque non bisogna forzare; si può tornare con la testa al centro o anche limitare l’ampiezza di rotazione, appoggiando sotto le gambe dei supporti. In questa fase i muscoli rotatori vertebrali si allungano, l’emitorace opposto al senso di rotazione è in massima apertura e da quel lato si percepisce l’ampiezza della respirazione; il gluteo della gamba posta superiormente è in tensione e il fianco è stirato. Nella fase di risalita delle gambe, la testa trascina nella rotazione l’insieme della colonna vertebrale e trasmette al bacino lo stesso movimento, permettendogli di sollevare le gambe e portarle in posizione verticale; le gambe devono essere dimenticate, in modo da rilassare completamente i muscoli obliqui dei fianchi, che intervengono nell’azione di risalita delle stesse. Una volta riportate le gambe in verticale, la testa torna al centro e i muscoli del collo possono rilassarsi. Una volta sciolta la postura e tornati in una posizione simmetrica, si percepisce l’allungamento della parte del corpo opposta al senso di rotazione e si sente la zona dorsale elastica e priva di contratture. 21 ASPETTO ENERGETICO DELLE POSIZIONI I testi tradizionali del tantrismo prevedono, alla pari del corpo fisico, l’esistenza di un’anatomia e di una fisiologia del corpo energetico, costituito da una fitta rete di canali sottili, Nadi, nei quali il prana, il soffio vitale prevalentemente captato dal corpo attraverso il respiro, fluisce e viene distribuito nel corpo pranico. Il prana è l’energia che ci mantiene in vita ed alimenta il piano fisico e il piano mentale; ci sono delle zone del corpo, dove l’energia è più concentrata, i chakra, veri e propri vortici di energia situati all’incrocio di diverse nadi. I chakra principali sono disposti lungo la colonna vertebrale nei punti di congiunzione delle tre correnti praniche principali, Ida, Pingala e Sushumna nadi. Le tre nadi originano da Muladhara chakra, il chakra della base o della radice situato alla base della colonna vertebrale; Ida e Pingala formano una doppia elica che risale attorno a Sushumna, dal perineo fino alla sommità del cranio, trasportando le due polarità dell’energia negativa/femminile e positiva/maschile e terminano rispettivamente nella narice sinistra e nella narice destra. L’uomo è un microcosmo che riproduce in sé la struttura del macrocosmo rappresentato dalle divinità Shiva/Shakti e contiene in sé questa polarità maschile/femminile: i chakra, nei quali risiede l’energia cosmica e divina, rappresentano i mondi intermedi che la coscienza deve trascendere nel suo percorso evolutivo, dal grossolano al sottile, dai chakra inferiori a quelli superiori; Ida e Pingala simboleggiano la luna e il sole o i fiumi sacri Yamuna e Gange mentre l’asse verticale dell’uomo, la colonna vertebrale nel cui interno c’è il canale centrale di Sushumna (che rappresenta il fiume sacro Saraswati), è paragonato all’asse del mondo che regge l’intero cosmo. Nella tradizione indiana l’asse del mondo è identificato con il mitico monte Meru; così come si passa dal monte Meru all’intero cosmo, allo stesso modo per effetto di questo parallelismo, mediante le tecniche dello hatha-yoga, la Kundalini-Sakti sale lungo la Sushumna per ricongiungersi con il divino, Siva. Lo HATHA YOGA, yoga dello sforzo violento, ma anche yoga dell’unione, in quanto l’aggettivo “hatha” è composto da “ha” sole e “tha” luna, intende essere l’unione dei due respiri, con riferimento simbolico al passaggio dell’aria nella narice destra, assimilata al sole e nella narice sinistra, assimilata alla luna e si propone l’obiettivo di superare la dualità incarnata dagli aspetti opposti maschile e femminile, culminando nell’unione con il tutto (samadhi). Le rotazioni-torsioni sono una classe di posizioni asimmetriche che lavorano in modo alternato sui due lati del corpo. Sono al tempo stesso energizzanti e rilassanti, due caratteristiche opposte, che in queste posture coesistono armonicamente e lavorano in sinergia. Un’asimmetria nell’attitudine corporea, implica una modificazione della circolazione dell’energia vitale nel corpo stesso. Questa modificazione volontaria favorisce l’apertura o la chiusura di un emi-torace e si ripercuote sulla polarità del respiro nelle due narici, stimolando in modo alternato i due 22 principali flussi energetici complementari e antagonisti, che scorrono in Idanadi e Pingala-nadi. Quando siamo nella posizione, con un attitudine ricettiva possiamo osservare in quale modo incide la postura sul passaggio del respiro nelle due narici, senza cercare di modificare il flusso, oppure possiamo spostare la nostra attenzione da una narice all’altra praticando la respirazione alternata, ottenendo così una polarità respiratoria, che a sua volta dovrebbe favorire l’attitudine della postura. Ascoltando il nostro respiro e mantenendo l’attenzione sul percorso dell’energia, agiamo sul sistema nervoso autonomo attivando il sistema simpatico se stimoliamo la corrente solare/maschile dinamica che scorre in Pingala nadi, o parasimpatico, se stimoliamo la corrente lunare/femminile pacificante che fluisce in Ida nadi. La riarmonizzazione delle due correnti energetiche che rappresentano il nostro aspetto duale, porta alla riunificazione dell’energia in un unico canale centrale, Sushumna-nadi, simbolo di perfetta unità. MATSYENDRASANA: Essa corrisponde pienamente allo spirito dello yoga, che attribuisce molta importanza al mantenimento prolungato della posizione seduta, con il busto eretto, le gambe ripiegate, posizione che nella tradizione è considerata la più propizia allo stato di meditazione e all’ascensione dell’energia. Pur appartenendo alla classe delle torsioni, la colonna vertebrale è posta su un piano verticale, e nella sua pratica completa, viene rallentata la circolazione periferica dell’energia negli arti inferiori, favorendo la risalita verticale dell’energia stessa. Nella Gheranda-samhita, uno dei testi più antichi che trattano l’hatha-yoga, al capitolo II,1, viene detto: “le posture (asana), in complesso, sono numerose come le specie viventi; ottomilioniquattrocentomila sono state esposte da Shiva.” Fra tutte queste, Matsyendra, il grande maestro che le ha imparate direttamente dalla bocca della divinità, ne sceglie una sola alla quale dà il suo nome ed essa viene eletta a rappresentare l’essenza profonda dello yoga. Nell’Hathayoga-pradipika al capitolo I,27 leggiamo: “Questo è l’asana insegnato dal santo Matsyendranatha. Matsyendrasana è l’arma che distrugge una quantità di malattie terribili; grazie alla sua continua pratica, essa ravviva il fuoco gastrico degli uomini, permette il risveglio della Kundalinî e la stabilità del chandra.” Analizzando punto per punto il versetto, in primo luogo si parla del risultato fisiologico della pratica, la purificazione del corpo dalle tossine, in quanto la 23 compressione effettuata sull’addome dalla gamba ripiegata, favorisce le funzioni di assimilazione e di eliminazione, che sono considerate primarie dalla medicina ayurvedica, per la salute e il benessere psicofisico dell’individuo. Forti tensioni mentali ed emotive, possono causare il malfunzionamento dell’apparato digestivo e produrre un accumulo di tossine, che a sua volta genera un blocco d’energia. Perciò è fondamentale la pratica della postura che ravviva il fuoco gastrico; nel corpo fisico esso è situato nell’addome, dove avviene l’assimilazione e la trasformazione del cibo in energia e dove, al centro dell’ombelico, risiede l’importantissimo centro energetico di manipura-chakra, produttore di energia. Nella Siva-Samhita, lo Yoga rivelato da Siva, al cap. II,32-33 leggiamo: “Il Sole, che sta in mezzo al mandala di dodici kalâ (unità di misura), dimora nella regione dell’addome come una fiamma che brucia e digerisce il cibo. Questo fuoco appartiene a tutti, derivato da una parte della mia energia, stando nei corpi digerisce i cibi delle creature. Questo fuoco dà vita, forza e nutrimento, riempie il corpo di energia ed è l’origine della distruzione delle malattie.” Il soffio vitale situato in questo centro energetico è samana-vayu, la corrente pranica che regola la temperatura corporea, sovraintende alle funzioni digestive ed assimilative degli elementi nutritivi e del prana; prana e apana vayu, sono le due correnti principali, che si occupano rispettivamente di captare il prana e di eliminare le tossine. Normalmente i loro percorsi sono opposti, uno ascendente, l’altro discendente. Uno degli scopi dello yoga, è quello di invertirne i percorsi per ricongiungere i due flussi nella zona di manipura-chakra. Questo accumulo di energia, attiva samana-vayu e riarmonizza gli altri vayu, migliorando tutte le funzioni fisiologiche e non solo evita gli squilibri che causano la malattia, ma permette il risveglio del potenziale addormentato, la Kundalinî. Nell’Hathayoga-pradipika, cap. III,66-68 leggiamo: “L’apana dopo che ha preso il corso ascendente, raggiunge la regione del fuoco: allora, la punta della fiamma, investita dal soffio vitale si ingrandisce. Quando l’apana e il fuoco riuniti raggiungono il prana, caldo per sua propria natura, allora si accende nel corpo un fuoco oltremodo ardente. Surriscaldata da questo, Kundalini addormentata si risveglia completamente; essa si drizza sibilando proprio come un serpente colpito da un bastone.” Sempre in H.Y.P., cap. III,105, leggiamo, a proposito di Kundalini: “Come uno apre la porta con la chiave, usando la forza, così con lo hatha-yoga, grazie a Kundalini, lo yogin spalanca la porta della liberazione.” 24 E al cap. III,108: “La Kundalî è da tutti descritta avvolta in spire come un serpente: chi mette in movimento questa Shakti è liberato, non c’è dubbio.” Essa è infatti l’energia latente che risiede nel corpo umano, e spesso è identificata con la Shakti, l’energia primordiale della creazione. E’ della stessa natura ed è quasi sempre raffigurata come un serpente addormentato, arrotolato su se stesso alla base della colonna vertebrale in muladhara-chakra (kundala significa appunto «spirale»). Al capitolo III,111 dell’H.Y.P., leggiamo: “Bisogna svegliare questo serpente addormentato afferrandolo per la coda: la Shakti, dopo aver abbandonato il sonno a causa dello hathayoga, si erge verso l’alto.” Quando Kundalinî si risveglia, inizia a salire verso l’alto lungo la colonna vertebrale in Sushumna nadi e forando tutti i chakra, arriva a congiungersi in Sahasrara-chakra, con Shiva, il divino. Ciò significa che la coscienza dell’adepto ha subito una trasformazione passando da uno stato ordinario ad uno stato evoluto. In tal modo si dissolvono tutte le dualità e si sperimenta lo stato di Yoga, di unione. Il raggiungimento della meta finale, cui mirano le tecniche dello hatha-yoga, è legato alla stabilità del chandra, il nettare lunare, l’ambrosia divina, bevanda dell’immortalità, particolarmente apprezzata dal Dio Indra, spesso associato al fuoco, Agni. Nella Gheranda Samhita, al cap. III,29, leggiamo: “Il Sole risiede alla base della regione ombelicale, la Luna alla radice del palato. Poiché il Sole consuma l’ambrosia (amrita), l’uomo è schiavo della morte.” Nell’essere ordinario, il nettare lunare viene continuamente prodotto nella sommità del capo, scende attraverso un piccolo canale nella cavità della regione palatale e da qui cola verso il basso fino ad essere consumato dal fuoco gastrico, che ne è particolarmente avido; da ciò risulta la vecchiaia, la malattia e la morte. Nell’Hatha-yoga Pradipika, cap. III,45-46 leggiamo: “Lo yogin, il cui corpo è saturato dall’ambrosia della falce di Luna, è eterno. Anche se morso dallo stesso Takshaka [un demonio-serpente] in lui il veleno non si diffonde. Proprio come il fuoco non abbandona il combustibile, né la fiamma lo stoppino imbevuto d’olio, così lo spirito incarnato non lascia il corpo pieno dell’ambrosia della Luna.” 25 Impedire a questo fluido, questa forma di energia concentrata che racchiude in sé tutto il potenziale vitale e psichico dell’uomo, di cadere nel fuoco di manipura, permette di vincere la malattia e vivere più a lungo, diventando esseri divini ed immortali, cioè liberi e non più condizionati dal Karman, il ciclo infinito delle rinascite. Non si tratta di ottenere l’immortalità del corpo fisico, ma di raggiungere un livello tale di purificazione da trascendere tutti i piani del proprio essere, realizzando lo stato di Pura Coscienza. Per riuscire a stimolare il risveglio di kundalini, è necessario innanzitutto portare in equilibrio le due correnti energetiche che scorrono in Ida nadi e Pingala nadi; esse rappresentano la nostra essenza duale, i due aspetti opposti, femminile e maschile presenti in noi, che nello stato ordinario non sono in armonia perché un aspetto prevale sull’altro. La postura di Matsyendra permette questa riconciliazione degli opposti, in quanto stimola in modo alternato le due nadi: quando ruotiamo a sinistra mette in movimento l’energia lunare rinfrescante e tamasica legata al femminile, quando ruotiamo a destra, privilegia la circolazione dell’energia solare, calda e rajasica, maschile. Quando le correnti energetiche sono riunite in uno stato di perfetto equilibrio, si produce un’esplosione di energia che si apre il percorso attraverso Sushumna nadi, trascendendo gli opposti e facendo sperimentare all’adepto lo stato di yoga, l’unione con il Tutto. E così si instaura la condizione affermata da Patanjali, nel terzo sutra dedicato agli asana, cap. II,48 Yoga Sutra: “Tatah dvandvah anabhighatah” In seguito cessa il disagio provocato dalle coppie degli estremi tatah dvandvah anabhighatah da questo, allora dualità, opposti fine del disturbo Non siamo più influenzati dagli opposti perché ci troviamo nello stato di unità. La tradizione antica attribuisce un’importanza particolare a matsyendrasana e stabilisce una relazione molto stretta tra la posizione di Matsyendra e il risveglio energetico perché unisce il concetto di torsione a quello di forza e di energia. In matsyendra-asana, la colonna vertebrale viene sottoposta a una intensa torsione a spirale su tutta la sua lunghezza, un movimento di torsione che stimola in profondità i centri energetici ad essa collegati e agisce da propulsore dell’energia fino a quel momento trattenuta. La pressione applicata prima in un senso e poi nell’altro, libera una volta rilasciata, un turbine d’energia intensa, simile al liberarsi di una molla che sia stata tenuta compressa. E’ una pressione indispensabile che simboleggia lo sforzo necessario per raggiungere l’unicità finale e la realizzazione del Sé, che secondo il tantrismo si realizza con l’unione tra Shiva e Shakti, Dio come coscienza e potenza assoluta. 26 ASPETTO MENTALE E SIMBOLOGIA DELLE POSIZIONI L’asana agisce sulla coscienza effettuando un lavoro di decondizionamento posturale, togliendo gradualmente gli ostacoli fisici, energetici e mentali, che impediscono alla coscienza di essere libera e di manifestarsi. L’asana, quando assume le caratteristiche di STHIRA SUKAM, aiuta la coscienza a liberarsi dagli automatismi della mente; essa lavorando a livello somato-psichico, scioglie una determinata parte del nostro corpo che è contratta e attraverso questa azione, arriva a sciogliere la corrispondente causa mentale di tensione. E’ importante prendere consapevolezza delle aree del nostro corpo, che non sono integrate, cioè non sono presenti nel campo del nostro schema corporeo mentale, che è l’immagine, la rappresentazione che abbiamo di noi stessi in qualche parte dentro di noi. Poiché la mente opera attraverso una specie di filtri mentali, che non ci permettono una visione corretta della Realtà, quando abbiamo diversi stimoli intorno a noi, tendiamo inconsciamente a far passare quegli stimoli che rafforzano ciò che è già dentro di noi e così facendo rafforziamo le nostre abitudini e le nostre tendenze. Il nostro schema corporeo mentale, viene continuamente aggiornato dalle informazioni che riceviamo, le quali vanno a rafforzare le strutture, i condizionamenti già presenti. Le aree che non sono integrate, ci sono ignote e abbiamo difficoltà a prenderne coscienza; siccome coscienza ed energia viaggiano insieme, quelle aree sono prive di energia e toccandole, possiamo sentire che sono fredde o rigide. Attraverso l’asana, in particolar modo con le posture asimmetriche come ad es. le rotazioni/torsioni, possiamo osservare meglio il nostro corpo, mettendo a confronto le sensazioni percepite sui due lati del corpo che lavorano in modo alternato. Ciò ci aiuta a diventare più consapevoli delle aree corporee che non sono o sono poco integrate nella nostra coscienza, esse emergono più facilmente e così possiamo sentire quali sono le parti che non funzionano, che sono più rigide e lavorare su di esse al fine di integrarle. Durante questo periodo di studio e di ricerca per lo svolgimento della tesi, mi sono chiesta più volte quale possa essere la motivazione più profonda che mi ha spinto alla scelta di questo argomento. Lo yoga induce a guardare dentro di sé, gradualmente aumenta la consapevolezza e ci si rende maggiormente conto di quanta zavorra abbiamo accumulato, che non ci fa essere “liberi”, e che spesso ci porta a subire le situazioni della vita, evitando di prendere decisioni, di cambiare ciò che non ci piace o che ci fa soffrire e di impegnarci a fondo in qualcosa. Così continua ad aumentare quel senso di vuoto e di scontentezza che nasce dall’insoddisfazione per il proprio modo di essere e di vivere senza un vero e proprio scopo. Forse, l’aspetto sottile e simbolico legato al movimento di rotazione-torsione è quello che più mi pare essenziale per la trasformazione che desidero attuare in me stessa. Nella vita quotidiana, effettuiamo questo tipo di movimento quando ci giriamo per vedere qualcosa che è al di fuori del nostro campo visivo, è un volgersi verso qualcosa o qualcuno che prima non era visibile. Quindi, simbolicamente 27 rappresenta l’espressione di un cambio di prospettiva e di orientamento, un “volgersi al nuovo”, che induce a cambiare noi stessi liberandoci dalle vecchie abitudini e dai condizionamenti acquisiti con il tempo e le varie esperienze vissute. Questo cambiamento ci può insegnare a guardare “oltre”, a non rimanere nella superficialità delle cose, a non fermarci a quello che ci sembra evidente ad un primo sguardo; ci può far scoprire aspetti di noi sconosciuti e possiamo riuscire a cambiare alcune nostre attitudini che ci spingono inconsciamente a comportarci sempre nello stesso modo, anche se ci rendiamo conto di sbagliare. Un’altra cosa importante è saper distinguere tra la capacità di “agire” e di “reagire”. Nella maggior parte dei casi, noi rispondiamo agli avvenimenti della vita con reazioni diverse, in quanto ci esprimiamo attraverso la nostra personalità esteriore, cioè la nostra dimensione corpo-mente, nella quale ci identifichiamo, dimenticando la nostra vera essenza. In questo modo siamo prigionieri dei molteplici condizionamenti che, grazie alle diverse esperienze vissute, si sono accumulati sui diversi piani esistenziali: psichico, corporeo ed emotivo. E’ per questo che anche se siamo convinti di “agire”, di “fare”, in realtà siamo mossi dall’insieme delle reazioni che sopraggiungono e dipendono dalla risonanza immediata e non controllata, che esiste tra i diversi piani costitutivi della personalità esteriore. Così si finisce per reagire solo agli eventi della vita e spesso ad impegnarsi in attività inutili e lontane dallo scopo da raggiungere. Leggiamo dalla Bhagavad-Gita, il Canto del glorioso Signore, al cap. III,27: Le azioni sono compiute tutte quante dagli elementi costituitivi della Natura; ma chi ha l’animo fuorviato dal senso dell’io pensa: “Sono io che agisco!” Commento di Stefano Piano: “Le azioni sono compiute dall’uomo in quanto entità psicofisica che appartiene alla Natura; il Sé, però, è inattivo ed è un errore attribuire al Sé gli atti che sono compiuti dal corpo coi suoi organi d’azione.” L’azione, invece, deve essere un atto consapevole e deve essere il risultato di uno spirito di libera decisione, scaturita non dalla propria personalità, ma dal Sé che è libero e incondizionato. Le esperienze vissute, soprattutto quelle che hanno un forte impatto emotivo, si manifestano nel corpo, sotto forma di blocchi, tensioni e rigidità producendo costrizioni e condizionamenti che progressivamente limitano la libertà di movimento sia a livello fisico, che a livello psichico. La rigidità del corpo è indice di rigidità mentale; chi è rigido viene più facilmente spezzato, mentre chi è morbido ed elastico, si adatta meglio alle situazioni. La limitazione della capacità di rotazione corrisponde a una diminuzione della libertà di decisione e ad un imprigionamento nelle abitudini del passato. Perciò possiamo praticare le posizioni di rotazione-torsione per aumentare la nostra flessibilità e adattabilità alle situazioni della vita e con lo stato d’animo di voler risvegliare il nostro spirito di decisione, riappropriandoci del nostro libero arbitrio e ascoltando il nostro intuito. 28 MATSYENDRASANA Postura asimmetrica per eccellenza, con il lavoro alternato sulla parte destra e sinistra del corpo, sia a livello fisico che energetico, con il confronto tra le due parti delle sensazioni percepite, ci dà la possibilità di scoprire le differenze sui due lati e i limiti del corpo, aumentando la consapevolezza di tutto il nostro essere, a partire dallo strato grossolano, il più evidente legato al corpo fisico, per arrivare a livelli più sottili come il piano mentale e spirituale. Nella posizione di partenza, l’appoggio del corpo distribuito equamente su entrambi gli ischi, l’ascolto del respiro che scorre lento lungo la colonna vertebrale, asse centrale di riferimento sul piano fisico/anatomico e legame tra i due poli, maschile e femminile sul piano energetico, ci fanno divenire consapevoli della stabilità nella posizione seduta e questa sensazione di fermezza e di equilibrio, si trasmette alla mente, che si tranquillizza e si rilassa rimandando a sua volta segnali di calma e relax a tutto il corpo. Nella fase di rotazione, la postura imprime alla colonna vertebrale un movimento ascendente a spirale che tende a riequilibrare le nostre due correnti energetiche principali complementari, le quali a livello sottile rappresentano gli opposti presenti in noi con gli aspetti e le qualità ad essi collegati; ciò porta a riunire capacità di azione e interiorità, forza e sensibilità. La forma della colonna vertebrale in rotazione è specifica: essa si avvolge intorno all’asse di rotazione che è rettilineo, con un movimento elicoidale, disegnando una sorta di elica, un po’ particolare perché le due estremità restano sul prolungamento esatto l’una dell’altra. La sua forma è simile anche quella di una scala a chiocciola, di una molla o anche di un cavatappi. L’immobilità nella postura, viene raggiunta attraverso un lento ma continuo e progressivo sforzo del corpo che si contorce attorno all’asse centrale ed è grazie al movimento ascendente a spirale che si attua torcendo il proprio corpo con un certo sforzo, che si ottiene la conquista della verticalità, condizione fondamentale da raggiungere per affrontare la vita pieni di forza e di fiducia. Un altro aspetto molto importante, è quello che riguarda la digestione e l’assimilazione del cibo, che è strettamente correlato alla digestione degli eventi e all’accettazione di ciò che ci accade nella vita. In matsyendrasana viene stimolato in modo specifico manipura chakra, situato al centro dell’ombellico, dove risiede il fuoco gastrico che presiede alla trasformazione del cibo in energia. Se il nostro fuoco interno funziona in modo corretto, tutto il cibo viene trasformato in energia e le tossine vengono bruciate, permettendo così di avere un corpo sano e una mente attiva e libera. Senza tossine che inquinano il corpo e la mente è più semplice digerire ed accettare gli eventi. 29 Leggiamo dallo Yoga sutra, cap.III,28: “Per mezzo del samyama sul chakra dell’ombellico, si ottiene la conoscenza dell’ordinamento del corpo” Possiamo perciò portare la concentrazione sul centro dell’ombelico, che viene stimolato dalla posizione, ottenendo così la conoscenza del funzionamento dell’intero corpo, essendo questo punto ritenuto, per la sua posizione mediana, la matrice di tutte le membra, più o meno come una radice da cui crescono rami e germogli. Simbologia della spirale Nel cuore del nostro essere matsyendrasana riproduce la spirale di vita che ritroviamo in tutti gli stati della materia, dall’infinitamente piccolo fino all’infinitamente grande. La spirale è presente in modo concreto e naturale nei regni minerale, vegetale, animale e umano. E’ visibile nelle linee di alcune conchiglie e nella fioritura della rosa. Essa disegna il movimento, lo spostamento di una forza in azione come ad esempio, quella del vento nel cuore di un ciclone o nell’espansione di una galassia. Nell’essere umano, ritroviamo la spirale nella doppia elica della struttura del D.N.A., il codice genetico che trasmette la vita e su un piano più sottile, essa è riprodotta dalle due nadi Ida e Pingala, dove scorre il prana l’energia della vita, che si avvolgono in modo caduceo intorno a Sushumna-nadi. E’ come se la spirale con il suo ruotare, il suo curvarsi e avvolgersi, fosse l’immagine stessa della vita. Essa ci rende partecipi di questo grande movimento dell’Energia universale. 30 Champeaux e Sterchx, nella loro “Introduction au monde des symboles”, fanno notare che “la spirale manifesta l’apparizione del movimento circolare a partire dal punto d’origine” e aggiungono: “Essa mantiene e prolunga all’infinito questo movimento: è il tipo di linee che collegano incessantemente le due estremità del divenire”. “Essa è emanazione, estensione, sviluppo, continuità ciclica ma in progresso, rotazione creativa”. Simbolicamente l’elemento spirale è descritto come una figura elicoidale che si dispiega all’infinito e che unisce vita e morte senza interruzioni segnando una continuità ciclica e progressiva. E’ un simbolo che esercita un certo fascino perché richiama un discorso di infinito, si conosce il punto di partenza ma non il punto di arrivo e per questo può essere paragonata alla nostra vita, della quale sappiamo l’inizio, ma non la fine e nemmeno gli accadimenti e gli ostacoli di cui è costellata. Infatti l’essere umano segue un suo percorso che lo porterà tra sofferenze, emozioni e passioni, alla fine di un ciclo vitale temporale e biologico. Tra nascita e morte, la nostra esistenza è una successione di cicli temporali nei quali attraverso infinite esperienze, avvengono cambiamenti di livello ad ogni nuovo passaggio: l’essere umano approfondisce la sua conoscenza e aggiunge esperienza e saggezza al proprio vissuto. La spirale contiene in sé il pieno e il vuoto che ruotano su se stessi, le polarità complementari in movimento e considerando che nel nostro spazio/tempo tutto è curvo e che il cerchio è la figura della perfezione divina, essa dimostra che la linea retta, non è necessariamente il percorso più breve per arrivare da un punto ad un altro. La spirale ci permette di procedere senza violenza, con dolce naturalezza ma con forza, utilizzando, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, molta meno energia che in linea retta. Esempi e significati della spirale in alcune popolazioni La spirale è un simbolo universale presente in culture molto diverse e molto lontane tra loro nel tempo e nello spazio. Nelle popolazioni antiche è un simbolo del moto del Sole, del percorso del Sole nel cielo, che noi sappiamo essere apparente, ma che gli antichi dovevano invece ritenere reale. E' inoltre possibile che in un secondo tempo tale simbolo abbia assunto il significato più generico di "tempo" o di "ciclo". Espansione Contrazione Per gli antichi greci era il motivo dominante delle loro decorazioni, sotto forma di fregio rotondo o quadrato avvolto su se stesso. Per i Maya è il numero zero, inizio del nuovo ciclo annuale. 31 Nella tradizione celtica è un simbolo antichissimo che racchiude in sé il concetto di espansione, crescita, sviluppo. Rappresenta il sole nel suo movimento del cielo se a partire dal centro si svolge da sinistra verso destra, ma se il suo moto procede dal centro verso sinistra è connessa all'acqua che scorre e fluisce dal sottosuolo verso la superficie. In questo caso la spirale simboleggia il potere della Terra in quanto Dea della vita, colei che guida le tribù a spostarsi nel territorio. Questa spirale rappresenta anche la strada da seguire per entrare in se stessi e trovare la luce interiore, come indicato sulla pietra di ingresso del tumulo di Newgrange, mentre al contrario è il sentiero che lo spirito deve percorrere per giungere agli dei celesti. Essenzialmente rappresenta lo scorrere e il fluire dell'energia divina, ben incarnata dai fili intrecciati che formano il corpo dei torques, gli antichi collari e bracciali usati dai celti. La doppia spirale rappresenta il sorgere e calare del sole in successione stagionale e quindi i due centri delle rispettive spirali indicano i giorni degli equinozi, le parti più esterne i solstizi. E' simbolo perciò dell'equilibrio interiore raggiunto nel movimento, di comprensione del ciclo della Vita composto dall'armonizzazione degli opposti (luna/sole, maschile/femminile, caldo/freddo, luce/buio, estate/inverno, andare/venire, nascere/morire, ecc.). Rappresenta il ritmo, la danza, il flusso, il respiro, lo scorrere del tempo, le stagioni. E' un aiuto per comprendere e amare il percorso di vita. ingresso di Newgrange con pietre incise a spirale La rappresentazione della spirale, come illustrato nella figura sotto, mostra Kundalinî nella forma essenziale di una spira unica con il capo al centro e la coda coincidente con un punto della circonferenza esterna del loto, i cui petali sono in disposizione radiale. Rappresentazione di Kundalinî (Siti internet : http://www.treddi.com/forum/index.php?automodule=blog&blogid=17&showentry=60 http://www.specchiomagico.net/irlandamisteriosa2.htm - http://www.corsodireligione.it/digiland/segnisimb_1.htm) 32 TRIKONASANA - Triangolo di pace: nelle posture dove il corpo vive la forma del triangolo, braccia, gambe e bacino disegnano delle linee perfette che trasmettono alla mente chiarezza, calma e concentrazione. Le gambe e le braccia sono molto tese, come se fossero antenne che attirano le forze terrestri e celesti convogliandole al centro e trasmettendole al praticante. Sono posizioni energiche che esercitando la stabilità e l’equilibrio fisico, infondono sicurezza, determinazione ed equilibrio psicofisico. Simbologia del triangolo Il Simbolo del Triangolo TRIKONA = dall’enciclopedia dello Yoga di Stefano Piano: “Triangolo” Chiamato anche yoni, è nel tantrismo, la raffigurazione grafica più comune della Dea o Sakti, indispensabile per il culto. Al centro del Trikona risiede la Para sakti o Para Vac, cioè la forma suprema della divina potenza, mentre i tre lati simboleggiano una lunga serie di nozioni tripartite, come le tre forme del suono (pasyanti, madhyama e vaikrhari), oppure le tre principali Sakti (icha, jnana e kryasakti), le tre dee, i tre pitha (troni) e molte altre. Il triangolo è la prima figura geometrica chiusa, formata da due linee che da un lato si incontrano mentre nell’altra direzione continuerebbero all’infinito se non intervenisse una terza linea a collegarle. Il triangolo contiene quindi il simbolo dei due opposti la cui inconciliabilità è superata e risolta dal terzo segmento che li congiunge. Nell’ordine delle figure chiuse, secondo l’interpretazione alchemica, il triangolo si colloca tra il cerchio e il quadrato, rappresentando così un’entità intermedia tra la sostanza quasi astratta, ovvero spirituale e la materia. La figura geometrica del triangolo è strettamente legata al numero tre: è formato da tre lati e ha tre vertici. E’ un simbolo universale presente in tutte le tradizioni e si ricollega alle varie simbologie del ternario. Esprimeva, prevalentemente sia l'Ideale della Divinità, simbolo di Trinità, sia l'idea dell'Ascesi dell'uomo verso la trascendenza divina, l'Universale, il MacroCosmo, sia l'idea della Proiezione Divina o di Potenze celesti verso l'Umanità e la Natura. Nella tradizione tantrica è spesso rappresentato come il linga, il simbolo dell’elemento maschile, la fonte dell’energia di vita. Nella tradizione pitagorica, il triangolo è simbolo della molteplicità che tende a fondersi nell’Uno. Oltre l’importanza riconosciutagli dai Pitagorici, in alchimia il triangolo è allo stesso tempo, simbolo del fuoco e del cuore. Il triangolo con la punta verso l’alto e quello con la punta verso il basso erano visti come l’uno il riflesso 33 dell’altro, equivalenti il primo alla montagna e l’altro alla caverna, simboli rispettivamente della natura divina e della natura umana. Secondo la tradizione massonica, ciascun triangolo corrisponde ad un elemento: l’equilatero alla terra, il rettangolo all’acqua, lo scaleno all’aria, l’isoscele al fuoco. Sempre in questa tradizione, venne chiamato Delta luminoso in riferimento alla quarta lettera dell’alfabeto greco maiuscolo, delta; il delta luminoso consisterebbe in un triangolo isoscele, con la base più lunga dei lati, come il frontone di un tempio, il cui angolo al vertice corrisponde a 108°. Questo triangolo dall’aspetto particolarmente armonioso, corrisponderebbe al numero aureo. Numero sacro per eccellenza, il 108 corrisponde simbolicamente all‘Infinito originario manifestato attraverso la totalità delle cose esistenti. In esso il lato di base significa la durata e i due lati che si congiungono al vertice, esprimono tenebre e luce, formando nel complesso la triade cosmica. Il triangolo fu spesso utilizzato nei fregi ornamentali dell’India, in Grecia e a Roma. Era considerato triangolo per eccellenza, quello il cui vertice è di 36° e i due angoli di base 72°. Il numero 36 rappresenta la solidarietà cosmica, l’incontro degli elementi e delle evoluzioni cicliche. Il triangolo con la punta verso l’alto simboleggia tutto ciò che dal basso si erge verso l’alto, è simbolo del fuoco e dell’elemento maschile; quello orientato verso il basso invece, rappresenta tutto ciò che scende verso il basso e sta a significare l’acqua, il fresco e l’elemento femminile. Il simbolo del Fuoco ricorda la fiamma protesa in alto che termina a punta; allude quindi ad un moto ascendente, di crescita o dilatazione, ad un azione centrifuga, invadente o conquistatrice. Il Fuoco di per sé ha d’altronde le tendenze impetuose dell’energia maschile, incita alla collera e sarebbe portatore di distruzione, se non fosse moderato dagli altri elementi combinati. Alla forza ascensionale del Fuoco si oppone, infatti, in primo luogo l’Acqua, che scorrendo verso il basso va a riempire ogni spazio vuoto o cavo. Rinsalda quel che il Fuoco dilata. La sua azione è dunque centripeta o costruttiva; invece di elevarsi verticalmente come il Fuoco, si espande in orizzontale. Tende così al riposo, alla calma, il che consente di accostare la sua passività alla dolcezza femminile. L’unione del Fuoco, triangolo con la punta in su, e dell’Acqua, triangolo con la punta in giù, forma il simbolo dell’anima umana, ambivalenza ed equilibrio; Allacciando i due triangoli formiamo una stella con sei raggi, il sigillo di Salomone, che significa saggezza umana ed è l’espansione sul piano della manifestazione divina. 34 Essa sarà il simbolo dell’ Evoluzione e dell’Involuzione, dell’eterna stretta della Forza con la materia, il cui prodotto è il Ritmo. In relazione al sole e al grano il triangolo è doppiamente simbolo di fecondità. Ogni triangolo richiama comunque il numero tre, simbolo della compenetrazione di passato, presente e futuro, oppure di nascita, maturità e morte: il ciclo perfetto nel corso del quale uno spirito si evolve. (Siti internet: http://www.prometeolocri.net/?page_id=37 http://www.fralenuvol.com/albero/sapere/significato/simboli/triangolo.php http://www.esoteria.org/web_utenti/teoriacolorisimbolici.htm http://www.magnanelli.it/YogaInOccidente/03_DebenedettiNeiSegretiDeiTriangoli.htm) 35 EFFETTI BENEFICI Gli esercizi di rotazione/torsione, costituiscono dei movimenti di mobilizzazione della colonna vertebrale o del corpo, agiscono in modo diretto sullo scheletro osseo e legamentario ed esercitano un’azione indiretta sulle altre strutture del corpo come la respirazione, grazie alla torsione della gabbia toracica e sul sistema nervoso, perché i forami vertebrali vengono liberati. Esse hanno sia la funzione di preparazione del corpo prima di eseguire allungamenti, estensioni e flessioni, sia la funzione di riassestamento articolare, dopo la pratica di queste posizioni ed esercizi, che aiutano a ripristinare la naturale mobilità della colonna vertebrale, che risulta più flessibile. Le posture di rotazione, che producono una notevole apertura, in particolare della cintura scapolare, sono allo stesso tempo energizzanti e rilassanti e, mantenute per un certo tempo, procurano stati di benessere e di distensione. Le posizioni che implicano una torsione della spina dorsale - movimento che viene raramente effettuato nel corso delle attività quotidiane - rinforzano e distendono i muscoli paraspinali e dorsali, tonificano le terminazioni nervose e sono di grande aiuto nell'alleviare il mal di schiena, le emicranie e l'eccessiva rigidezza del collo e delle spalle. Viene ricostituita la naturale mobilità della colonna vertebrale, la flessibilità migliorata e le relative patologie risultano alleviate. La torsione produce una modificazione meccanica dei movimenti del diaframma, che si aggiunge alla respirazione facilitata nell’emitorace dal lato opposto alla rotazione. La torsione del busto e la compressione alternata del ventre stimola gli organi addominali migliorando l’attività digestiva e la peristalsi intestinale. Le posture di rotazione tramite l’azione di compressione che attuano sulla cavità addominale, sono intensi esercizi di purificazione, in quanto aiutano a drenare verso le vie di eliminazione tutti i liquidi che ristagnano negli organi contenuti in questa cavità: al rilascio dalla compressione vengono irrorati da nuovo sangue ossigenato, perciò il loro funzionamento viene migliorato e vengono eliminate le principali cause di malattia. Riequilibrio energetico: nelle posizioni di torsione vengono stimolate in modo alternato le correnti energetiche complementari ed opposte Ida e Pingala e si ottiene uno stato di equilibrio energetico che porta a far fluire l’energia vitale nel canale centrale. A proposito dell’attivazione delle nadi, non tutti la pensano allo stesso modo. Nel testo “Hatha-yoga posizioni di rotazione”, ad esempio, a pag. 93 Boris Tatzki afferma che “la torsione verso sinistra mette in movimento l’energia lunare rinfrescante femminile e la torsione verso destra privilegia la circolazione dell’energia solare, calda, maschile: avviene una uguale sollecitazione delle due tendenze fondamentali dell’essere umano e si stabilisce una corrente alternata che purifica le nadi Ida e Pingala.” Nello stesso testo, a pag. 23-24, Remy Chaloin spiega, contrariamente a quanto sopra descritto, che nella fase di rotazione viene attivata la circolazione dell’energia e stimolata l’apertura nel canale opposto al lato della torsione: “In 36 torsione verso destra, l’energia qualificata come lunare circola nella narice sinistra e lungo la nadi Ida. Allo stesso modo, in torsione a sinistra, la respirazione scorre attraverso la narice destra, solare e la circolazione interessa la nadi Pingala”. Nel periodo giornaliero delle 24 ore, il prana in Ida e Pingala scorre in modo alternato; sebbene sia previsto un ritmo di alternanza equilibrato, a causa di fattori inquinanti come stati emotivi, tensioni fisiche e cattiva respirazione, una corrente energetica spesso prevale sull’altra. In realtà noi respiriamo con una narice sola e il cambio da una narice all’altra avviene ogni ora e mezza circa. Lo Swara yoga che si occupa di studiare gli effetti di una respirazione quando è prevalente nell’una o nell’altra narice e gli effetti correlati ad ogni squilibrio, sostiene che se si respira sempre dalla stessa narice, per un difetto congenito o altri motivi, ne derivano malattie e disturbi specifici collegati alla narice chiusa. La torsione, liberando le due narici, permette di ottenere uno stato di equilibrio energetico che favorisce l’accesso alla meditazione. Effetti della posizione Ardha Matsyendrasana Matsyendra-asana è ritenuta una posizione molto interessante per le profonde trasformazioni che provoca a livello fisiologico. L’intensa torsione della colonna, unita ad una forte compressione dell’addome, produce una serie di effetti benefici sulla colonna stessa, sui muscoli dorsali, sulle articolazioni principali e naturalmente sugli organi interni. Si attua un intenso stiramento del gluteo e una pressione benefica sul nervo sciatico. Il movimento di rotazione, che coinvolge la colonna vertebrale dal coccige alle cervicali, ha un effetto riequilibrante sull’intero sistema vertebrale: distanziando le vertebre tra di loro riesce a neutralizzare eventuali tensioni o contratture e, secondo quanto afferma C. Kernéiz, citato da André Van Lysebeth nei suoi testi, il suo scopo principale è quello di evitare la sacralizzazione della quinta vertebra lombare, cioè la sua fusione con l’osso sacro. La torsione allunga tutta la muscolatura e i legamenti della colonna vertebrale, produce un considerevole flusso di sangue nel dorso, rinforza la muscolatura della colonna, corregge la schiena curva, allevia mal di schiena di varia natura, lombalgie e dolori ai fianchi procurando una sensazione di benessere. Le articolazioni delle spalle, delle braccia e delle gambe si sciolgono e acquistano agilità. La torsione agisce sulle terminazioni nervose della colonna e sui gangli vertebrali, li stimola intensamente e tonifica il sistema simpatico, rendendolo più efficiente. Gli organi della cavità addominale vengono compressi e allungati. In questo modo si verifica nella zona una forte stimolazione della circolazione sanguigna: una grande quantità di sangue venoso stagnante viene espulso per essere poi sostituito da un afflusso di sangue arterioso, ricco di ossigeno, che rigenera gli organi stessi. La compressione alternata del ventre massaggia e tonifica tutti i visceri: sul lato destro vengono stimolati il colon ascendente, il fegato, il rene destro, mentre sull’altro lato, l’azione si localizza sul colon discendente, sulla milza, il 37 pancreas e il rene sinistro. Migliora la funzionalità digestiva e iniziando la compressione dal lato destro, si accentua la peristalsi intestinale con l’effetto di combattere la costipazione. Anche le ghiandole surrenali subiscono un influsso benefico. E’ utile nel trattamento del diabete, della costipazione, della dispepsia e dei problemi urinari. Gli effetti sugli organi interni risultano ancora più intensi, con una respirazione addominale profonda. Il movimento del diaframma provoca infatti un aumento della pressione interna, che rende più efficace l’azione di allungamento e di compressione. Nella posizione completa, la pressione del tallone al livello del quarto inferiore dell’addome, agisce per via riflessa sui muscoli ileo-psoas, così come sui visceri. Come effetto sottile, lavorando sull’apertura del torace, stimola il chakra del cuore, l'Anahata chakra, da cui si irradiano i sentimenti di amore; spiritualmente risveglia l'amore divino nell'uomo. Effetti della posizione Vakra-trikonasana - apre e sviluppa il torace migliorando la respirazione - tonifica i muscoli degli arti e della schiena - rinforza la struttura ossea e le articolazioni - rende elastica la colonna vertebrale, allunga le gambe e i fianchi - tonifica le regioni pelvica e addominale: gli organi interni vengono compressi e allungati alternativamente, liberati dal sangue stagnante e successivamente rinvigoriti da sangue ossigenato - stimola la circolazione sanguigna nella parte inferiore della schiena - migliora l’equilibrio - allevia le forme lievi di mal di schiena Effetti della posizione Jathara-parivartanasana La torsione della colonna vertebrale ne migliora la scioltezza e ne impedisce l'irrigidimento, evita lo schiacciamento dei nervi spinali mantenendo così in perfetta efficienza la funzionalità degli organi ad essi collegati - genera un massaggio rotatorio della colonna vertebrale, dalla nuca al coccige - dona flessibilità ed elasticità alla colonna vertebrale - elimina il mal di schiena e rilassa le tensioni nella zona lombare e nei fianchi - tonifica la muscolatura addominale e dorsale - tonifica fegato, milza, pancreas - massaggia gli organi interni, aiuta la digestione, il metabolismo e le altre funzioni essenziali - rinforza l’intestino - stimola la circolazione sanguigna nella cavità addominale e toracica rigenerando gli organi interni Questa torsione scioglie le tensioni, in particolare quelle dei muscoli profondi della schiena, e come molte delle posizioni di torsione, aiuta a liberarsi dai pensieri ossessivi 38 CONTROINDICAZIONI E' necessaria una grande cautela ed una guida esperta in caso di disturbi gastrici, addominali, patologie della colonna vertebrale e scoliosi. Le donne in gravidanza specialmente dopo i primi mesi, dovranno evitare le torsioni o eseguire delle varianti opportunamente modificate. E' necessaria inoltre una guida esperta in caso di sciatica, ernia del disco, ipertiroidismo ed ulcera peptica. Proprio per l’intensa stimolazione che provoca sul sistema vertebrale, la torsione non deve essere praticata in caso di problemi alla colonna e in particolare in caso di ernia del disco, ernia inguinale, dislocazione di vertebre, problemi cervicale. 39 SEQUENZA: ESERCIZI DI PREPARAZIONE E COMPENSAZIONE Durata lezione 1 ora e 30 minuti Scopo: Risvegliare la nostra energia interiore Sequenza: 1 TADASANA posizione della montagna: qualche minuto nella postura per staccarsi da tutto ciò che abbiamo vissuto finora e centrarsi sul “qui e ora” - in piedi, gambe un poco aperte quanto la larghezza delle anche e le braccia ai lati del corpo, piedi paralleli leggermente separati, peso del corpo ben distribuito su entrambe le piante dei piedi, glutei e addominali in leggera contrazione, colonna vertebrale ben allineata, nuca in equilibrio, respiro profondo, calmo e regolare Per mantenere l’equilibrio, depositare lo sguardo a terra a circa 1 metro e mezzo davanti a sé, immaginando un raggio luminoso che unisce lo sguardo con il suolo e fa da puntello Possiamo anche immaginare una linea di energia che dai piedi raggiunga l'interno delle cosce e l'inguine e da lì il centro del busto, il collo e la testa fino ad uscire dalla sommità del capo Poi su un espiro, rilasciare la posizione 2 movimenti di UTTANASANA (piegamento in avanti in piedi): all’inspiro portare le braccia in alto e un poco indietro per aprire l’alto dorso, estendersi bene e portarsi in punta di piedi; all’espiro flettersi in avanti e portarsi in Uttanasana, eventualmente con le gambe un po’ piegate ma con le mani a terra fino ai polsi, con il capo abbandonato in completo relax 40 3 2 serie di ASTHA-KARANA - PRATICA DEGLI OTTO MOVIMENTI permette al corpo, in particolare alla colonna vertebrale, di muoversi in breve tempo e in modo equilibrato nelle varie posizioni di estensione, inclinazione laterale, flessione laterale e in avanti e rotazione Partenza: piedi leggermente divaricati – bacino retro-verso – braccia tese e mani con le dita tese – le 4 dita unite e il pollice teso ma staccato dalle altre dita – mento rientrato Fare qualche respirazione con l’attenzione alla zona perineale Inspirare, espirare rientrando bene con l’addome e praticare mula-bandha alla fine dell’espiro – poi rilasciarlo ed inspirare, espirare e praticare ancora mulabandha (ripetere un paio di volte) Inspirare – aprire le braccia, ruotarle e portarle verso l’alto con i palmi delle mani verso l’interno Espirare e portare le mani ai gomiti 41 Inspirare e allungare il lato destro inclinandosi verso sinistra e guardando il gomito destro, tenendo il bacino fermo Espirare e tornare al centro Inspirare e allungare il lato sinistro inclinandosi verso destra e guardando il gomito sinistro 42 Espirare e tornare al centro Inspirare e ruotare a sinistra mantenendo il bacino fermo e in avanti – il movimento parte dalla vita – sensibilizzarsi nel punto tra le scapole e rivolgere lo sguardo al gomito Espirare e tornare al centro 43 Inspirare e ruotare a destra mantenendo il bacino fermo e in avanti Espirare e tornare al centro Inspirando portare le braccia verso l’alto ed estendersi bene con i palmi verso l’alto 44 Espirare e portare le braccia verso il basso con i bordi delle mani e degli avambracci che si toccano e le mani orientate verso il viso, le gambe morbide e il capo abbandonato, flettersi in avanti portando le mani a terra Poi piegare le gambe portando il peso sui talloni ed aprire le braccia lateralmente ad aeroplano tenendole in linea con le spalle, mantenere le ginocchia in linea con le caviglie e il capo in linea con la colonna– rimanere qualche respirazione Espirare e scendere in accosciata, rilassarsi un attimo e poi guardando in avanti, lanciare le braccia indietro, in avanti e sollevarsi inspirando e portando le braccia in alto con i palmi al cielo; poi espirando riportare le braccia vicino al corpo Ripetere la sequenza, partendo dal lato destro 4 breve rilassamento in SHAVASANA 45 5 in posizione supino, eseguire estensioni delle gambe in modo alternato per osservare e confrontare i due lati del corpo: piegare la gamba sinistra con il piede al suolo circa a metà dell’altra gamba, all’inspiro sollevare la gamba destra tesa con il piede a martello e all’espiro riportarla a terra – dopo qualche esecuzione afferrare la gamba all’altezza del polpaccio, all’espiro sollevarsi portando la fronte verso il ginocchio, all’inspiro tornare con il dorso a terra – ripetere alcune volte, poi rimanere sollevati e ad ogni espiro avvicinare la fronte al ginocchio allargando i gomiti, fino al punto massimo – afferrare con entrambe le mani il metatarso e mantenendo il mento rientrato cercare di portare la testa al suolo. Riposarsi brevemente in Shavasana ascoltando gli effetti e ripetere tutta la sequenza con la gamba opposta. 6 STHAMBASANA posizione del pilastro: supino con le braccia lungo il corpo e i palmi delle mani a terra, all’espiro piegare le gambe con le ginocchia al petto e all’inspiro stendere le gambe in verticale mantenendo la statica per qualche respirazione. Immaginare di sostenere il cielo con le piante dei piedi. 7 SHAVASANA con ascolto delle sensazioni 46 8 supino eseguire alcuni movimenti di 1° coccodrillo : gambe piegate, piedi e ginocchia divaricate, bacino in leggera retro-versione, all’espiro ruotare con il capo a sinistra e contemporaneamente far scendere le gambe verso destra, all’inspiro tornare al centro avendo cura di portare il punto vita aderente a terra e poi continuare nell’altro senso – osservare le due rotazioni contemporanee delle vertebre cervicali e lombari in senso opposto e sciogliere le anche 9 PAVANMUKTASANA : supino, piegare le gambe e portarle al petto, abbracciarle tenendosi i gomiti ed eseguire delle profonde respirazioni addominali, rilassando completamente il dorso 10 CHAKRAVAKASANA + ADHO MUKHA SHVANASANA : portarsi in posizione di quadrupedia con le braccia un poco in avanti ed eseguire in dinamica la posizione del gatto, alternandola a quella del cane. All’espiro arrotondarsi bene portando il mento contro il petto, all’inspiro inarcare il dorso aprendosi bene, poi puntare i piedi e in ritenzione del respiro, sollevare le ginocchia, stendere le gambe e portarsi nella posizione del cane che si stira, quindi tornare in ginocchio e arrotondarsi espirando. Dopo qualche sequenza, restare nella posizione statica del cane. Osservare come, automaticamente, si instaura una respirazione addominale. Per sciogliere, piegare un po’ le gambe, camminare fino alle mani portandosi in Uttanasana e poi riportarsi lentamente in posizione verticale. 47 11 PARIGHASANA posizione del cancello - intenso allungamento laterale della spina dorsale unito ad una leggera torsione: portarsi in ginocchio con il bacino sollevato, mantenere il bacino in retroversione e una leggera contrazione della cintura addominale, inspirando allungare bene la spina dorsale; estendere la gamba destra in fuori con il piede ben premuto a terra all’altezza del ginocchio sinistro; inspirando sollevare le braccia lateralmente all’altezza delle spalle con i palmi in basso e appoggiare la mano destra sull’anca, espirando inclinarsi verso destra facendo scivolare la mano sulla gamba e sollevare il braccio sinistro portandolo teso di fianco all’orecchio con il palmo verso l’interno; all’inspiro allungarsi e all’espiro abbandonarsi all’estensione laterale. Raggiunto il punto massimo, premere la mano destra sulla gamba per favorire una leggera rotazione della spina dorsale e rivolgere lo sguardo oltre il braccio sinistro verso l’alto. Mentre si effettua la rotazione portare prima l’attenzione sull’addome e poi man mano salire fino al capo; inspirare nella parte sinistra della gabbia toracica che si espande. Per sciogliere la posizione, inspirando si torna in posizione verticale e ci si riposa nella foglia ripiegata, prima di eseguire dall’altro lato 12 PRINASANA foglia ripiegata: in ginocchio con la fronte a terra e le braccia rilassate lungo il corpo con i palmi delle mani verso l’alto, eseguire delle profonde respirazioni addominali 48 13 PARSVOTTANASANA: in piedi, gambe divaricate e piedi paralleli, ruotare il piede destro verso l’esterno, portare le mani giunte sul dorso all’altezza delle scapole con le dita rivolte verso l’alto, inspirare e a polmoni pieni ruotare il busto verso la gamba avanti ed espirare; inspirando sollevare il capo e aprire di più le spalle, espirando scendere con il busto portando il capo verso la gamba. Tenere alcuni respiri, poi sciogliere la posizione delle braccia appoggiando le mani a terra, portare la gamba dietro vicina a quella davanti e arrotondarsi con gambe piegate e mantenendo le mani appoggiate a terra. Poi eseguire sull’altro lato 14 SAMASTHITI : in piedi, gambe un poco aperte quanto la larghezza delle anche e le braccia ai lati del corpo, piedi paralleli leggermente separati, peso del corpo ben distribuito su entrambe le piante dei piedi, glutei e addominali in leggera contrazione, colonna vertebrale ben allineata, nuca in equilibrio, respiro profondo, calmo e regolare 49 15 VAKRA TRIKONASANA o 1° triangolo (variante): in piedi, gambe ben divaricate con i piedi paralleli e il bacino retroversione, portare le braccia tese lateralmente all’altezza delle spalle ed espirando inclinare il busto in avanti mantenendo il dorso piatto fino ad arrivare ad angolo retto; eseguire qualche respiro in posizione e poi portare la mano destra a terra, al centro, fino al polso orientandola all’indietro e il braccio sinistro verso l’alto con il palmo orientato in avanti. Lo sguardo è verso la mano in alto, le due braccia sono tese e una è il prolungamento dell’altra. Dopo alcune respirazioni, durante un’espirazione abbassare il braccio e lasciar pendere il busto, la testa e le braccia rilassandosi completamente, poi appoggiare la mano sinistra a terra ed eseguire la rotazione dal lato destro. Per sciogliere la postura appoggiare le mani nelle pieghe inguinali e con la spinta delle braccia raddrizzarsi con il dorso arrotondato e la testa abbandonata, senza il coinvolgimento della muscolatura dorsale 16 unire le gambe e rimanere flessi in UTTANASANA, poi riportarsi eretti 17 SETHUBANDASANA ponte statico a terra sul dorso, gambe piegate divaricate quanto la larghezza del bacino con i piedi vicino, portare le braccia tese sotto il corpo intrecciando le mani e unire bene le scapole; poi, portare le mani ai reni appoggiandosi bene sui gomiti per sostenersi. Inspirando ed espirando, distendere prima una gamba e poi anche l’altra. E’ un esercizio che fa molto bene alla schiena. Per sciogliere, piegare le gambe, togliere le mani, appoggiare i palmi a terra ed espirando riportare il dorso a terra appoggiando una vertebra alla volta 50 18 VAJARASANA : seduti sui talloni, verificare che il dorso sia diritto senza tensioni, la nuca sul prolungamento delle vertebre dorsali, il mento leggermente rientrato, le spalle abbandonate, il bacino rilassato, l’addome un po’ proteso in avanti, appoggiare le mani sulle ginocchia o incrociate in grembo. Portare l’attenzione al movimento del respiro lungo la colonna vertebrale, all’inspiro salire dal sacro alle cervicali e all’espiro ritornare alla base della colonna 19 JANU PARSHVATANASANA : dalla posizione di vajarasana, portare le mani dietro alla nuca e intrecciarle, lentamente portare il bacino a terra oltre il tallone destro e dopo qualche respiro nella postura, espirando inclinarsi verso sinistra in senso opposto alle ginocchia e guardarsi il gomito destro. Poi, con la cintura addominale controllata, risollevarsi e tornare in vajarasana per eseguire, dopo un breve ascolto, dall’altro lato. 20 Da VAJARASANA – movimenti di apertura e arrotondamento del dorso: all’inspiro aprire le spalle e portare il capo indietro, all’espiro arrotondare il dorso portando il capo in avanti 51 21 UPAVISTHA-VAKRASANA - Torsione da seduti progressiva: seduti con le gambe divaricate, piegare la gamba sinistra all’interno portando il tallone al perineo e la mano destra dietro alla schiena, cercando di afferrare la coscia sinistra; la mano sinistra è appoggiata sul ginocchio sinistro. Inspirando tendersi bene verso l’alto con la spina dorsale ed espirando eseguire la torsione verso destra in modo progressivo, portando prima la mente sulle vertebre lombari, poi, dopo aver inspirato, portare la coscienza sulle vertebre dorsali ed infine, sempre dopo un’inspirazione, su quelle cervicali. Ripetere la sequenza per 2-3 volte fino a raggiungere il massimo della torsione (il mento dovrebbe essere sulla stessa linea della spalla) e poi mantenere la posizione statica. Con un’inspirazione sciogliere la posizione ed eseguire a sinistra. Eseguire la torsione portando la mente sulle diverse parti della colonna, favorisce la concentrazione. 22 ARDHA-MATSYENDRASANA – portare il piede sinistro oltre il gluteo destro, appoggiarsi bene su entrambi i glutei, appoggiare la pianta del piede destro oltre la gamba sinistra, vicino all’esterno del ginocchio, intrecciare le mani sul ginocchio destro effettuando una leggera trazione della gamba verso la spalla destra; inspirare profondamente ed espirando ruotare il busto verso destra, portare la mano destra dietro al bacino, mantenere il braccio teso a sostenere la colonna. Ad ogni inspiro sentire l’estensione dell’asse vertebrale e ad ogni espiro accentuare la rotazione. Mantenendo la statica, inserire una respirazione a narici alternate: all’inspiro sentire l’aria fresca che entra dalla narice sinistra, all’espiro sentire l’aria calda che esce dalla narice destra. Si può intensificare la posizione oltrepassando col braccio sinistro il ginocchio destro e afferrando il piede destro, oppure facendolo passare sotto la gamba destra; l’altra mano è dietro il dorso, in avvicinamento alla coscia sinistra e afferra il polso destro. 52 23 PINZA CON GAMBE DIVARICATE – da seduti, all’inspiro sollevare le braccia ed estendersi bene verso l’alto, tendere le braccia tendendole vicino alle orecchie e mantenere la testa sollevata, poi ad ogni espiro scendere lentamente con il busto cercando di avvicinare l’addome alle cosce; mantenere il capo allineato alla colonna vertebrale e il dorso piatto 24 Compensazione - esercizio dinamico di riassestamento per la zona lombare: a terra supini, mettere i pugni vicini rivolti verso l’alto sotto il coccige, portare le gambe in verticale e sollevare la testa (lasciarla a terra è pericoloso), poi sforbiciare con le gambe in modo energico. Si può eseguire anche 50-100 volte. 25 SHAVASANA RELAX FINALE distesi supino, gambe divaricate, piedi abbandonati, braccia lungo il corpo, un poco distanti in modo da rilassare le spalle, con i palmi delle mani verso l’alto, occhi chiusi………portiamo la coscienza nelle varie parti del corpo, inviando un pensiero di relax a ciascuna parte……………sentiamo che la terra ci attira, percepiamo com’è pesante il nostro corpo e ci abbandoniamo all’attrazione terrestre……………ascoltiamo il nostro respiro spontaneo………….respiro come l’onda del mare………….all’inspiro l’onda giunge alla spiaggia e all’espiro l’onda ritorna al mare…………modifichiamo il nostro respiro facendo delle ampie respirazioni complete e lentamente compiamo i primi movimenti partendo dalle 53 dita delle mani, le mani, le braccia, le gambe e tutto il corpo, stirandoci e portandoci lentamente nella posizione seduta 26 CANTO DELLA OM 54 CONSIDERAZIONI PERSONALI SULLA PRATICA SVOLTA Ho scelto di iniziare da alcune posizioni in piedi, con esercizi dinamici, per sciogliere ed attivare il corpo facendolo muovere in breve tempo e in modo progressivo, come nella sequenza di Astha-Karana, dove i segmenti del corpo vengono mobilizzati separatamente, in modo da percepire più facilmente il movimento dell’energia. Portando l’attenzione sul corpo in modo dinamico, mi è sembrato più semplice staccare con l’esterno. Il corpo è lo strumento nel quale maggiormente ci identifichiamo e riuscire ad entrare in contatto con esso, ci aiuta a concentrarci sulla nostra pratica e ad interiorizzarci. A tale scopo ci sono utili gli esercizi eseguiti in modo alternato e gli asana asimmetrici mantenuti per un certo tempo, attraverso i quali, confrontando le sensazioni percepite separatamente dai due lati del corpo, possiamo renderci conto delle differenze e riuscire gradatamente a diventare più consapevoli delle aree corporee che non sono o sono poco integrate nella nostra coscienza e nelle quali non arriva energia. Esse emergono più facilmente e così possiamo sentire quali sono le parti che non funzionano, che sono più rigide e lavorare su di esse al fine di integrarle. Poi ho inserito delle flesso-torsioni come Parighasana e Vakra-trikonasana, per sviluppare delle caratteristiche importanti come la forza, l’equilibrio e l’apertura. Infine, le varie posture da seduti, da tenere più a lungo per entrare in contatto attraverso il corpo, con la sfera istintuale, emozionale e intellettuale, grazie all’interdipendenza che esiste tra i piani costituivi del nostro essere. Gli effetti che vorrei ottenere sono il contatto e il risveglio dell’energia interiore, per essere propositivi e aperti ad una esistenza migliore. 55 CONCLUSIONE L’aver frequentato questa scuola, mi ha dato l’opportunità di conoscere i molteplici aspetti dello Yoga e mi ha dato modo di approfondire tanti argomenti ad esso collegati, risvegliando in me la voglia di scoprire, di imparare, di sperimentare. Questa esigenza era in me, ma era stata soffocata dall’obbligo di fare cose che dovevo fare e che non mi interessavano; al di là degli hobby che naturalmente avevo, non c’era però un vero e proprio scopo. Sono ancora alla ricerca della mia strada e desidero attuare dei cambiamenti in me stessa e nella mia vita; spero che lo yoga riesca a forgiare il mio carattere. E’ stato faticoso per me scrivere questa tesi, sia perché prove di questo tipo non ne avevo mai affrontate e sia per la mia attitudine che tende a rimandare nel tempo ciò che è impegnativo e costa fatica. Oltre agli ostacoli mentali, proprio nel periodo in cui era indispensabile terminare la tesi, ecco un bell’ostacolo fisico: una infiammazione acuta a due tendini della spalla destra. Non potevo più scrivere al computer e non potevo praticare yoga. Questo dolore fisso alla scapola destra, che poi si irradiava lungo tutto il braccio fino alla mano, a volte con intenso bruciore, assorbiva tutta la mia energia togliendomi la forza necessaria per proseguire. Mi è sembrata una coincidenza strana: ora che avevo scoperto che i movimenti di rotazione-torsione ci aprono ad una visione nuova di noi stessi e di ciò che ci circonda, dandoci l’opportunità di osservare il mondo da una prospettiva diversa e risvegliando così la nostra libertà di decisione, aspetto al quale tengo molto in questo momento del mio percorso, la mia capacità di rotazione è fortemente diminuita, fino a che ho dovuto interrompere la pratica per curarmi e per dare tempo al mio corpo di guarire. Un altro passo indietro? Qual’è il messaggio da cogliere? E’ una continua lotta tra ciò che devo fare, perché nel profondo sento che è la cosa giusta da fare, e il fatto di sentirlo come una imposizione, un dovere troppo grande per me. La mia attitudine mi porta a rimandare, a lasciar perdere, a non impegnarmi più di quel tanto, ma poi c’è qualcosa dentro di me che invece vuole fare fatica, vuole migliorarsi. Tutto mi sembra sempre così difficile, pieno di ostacoli, inarrivabile, non mi sento in grado di farcela. Poi però lo yoga mi dà forza, sono costretta a fare. 56 BIBLIOGRAFIA F.N.E.Y. (2000), Hatha-yoga Posizioni di rotazione, Promolibri Manganelli, Torino Piera Scarabelli e Massimo Vinti (a cura di), (2002), Patanjali Yoga Sutra il più antico testo della tradizione, Mimesis, Milano Fossati S. (a cura di), (1994), Insegnamenti sullo Yoga (Gheranda-Samhita), Promolibri, Torino Repetto M. P. (a cura di), (1990), Lo Yoga rivelato di Siva (Siva-Samhita), Manganelli, Torino Spera G. (a cura di), (1990), Svatmarama La Lucerna dello Hatha-Yoga (Hatha-yoga-pradipika), Promolibri Manganelli, Torino Swami Kryananda, (1967), Ananda Yoga, Tea, Milano Piano S. (a cura di), (1994), Bhagavad-Gita, Edizioni San Paolo Piano S. (1996), Enciclopedia dello Yoga, Promolibri Manganelli, Torino Andrè Van Lysebeth (1968), Imparo lo Yoga, Mursia, Milano Andrè Van Lysebeth (1969), Perfeziono lo Yoga, Mursia, Milano Dispense di asana, pranayama e yoga mentale, ISFIY Milano (2004-2008) 57 INDICE p.01 INTRODUZIONE p.03 SIGNIFICATO DELLA PAROLA ROTAZIONE p.04 CONSIDERAZIONI SULLA “ROTAZIONE-TORSIONE” NELLO YOGA p.07 DESCRIZIONE DELLE POSIZIONI SCELTE p.15 ETIMOLOGIA DEL NOME MATSYENDRA p.17 ASPETTI ANATOMICI DELLE POSIZIONI p.21 ASPETTO ENERGETICO DELLE POSIZIONI p.26 ASPETTO MENTALE E SIMBOLOGIA DELLE POSIZIONI p.35 EFFETTI BENEFICI p.38 CONTROINDICAZIONI p.39 SEQUENZA: ESERCIZI DI PREPARAZIONE E COMPENSAZIONE p.54 CONSIDERAZIONI PERSONALI SULLA PRATICA SVOLTA p.55 CONCLUSIONE p.56 BIBLIOGRAFIA P.57 INDICE