RAPPORTO
SULLE
IMPRESE BALNEARI
2007
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Gruppo di Lavoro
Emilio Becheri
Responsabile scientifico
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Sandro Billi
Coordinatore
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Pietro Gentili
Responsabile SIB
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Giacomo Becheri
Ricercatore senior
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Maria Iannario
Ricercatrice senior
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Diego Cordua
Ricercatore junior
Marco Stella
Mercury
Serena Scarcella
Mercury
Martha Wurzer
Mercury
INDICE
I
1
INTRODUZIONE
1
LOCALITÀ MARINE: EVOLUZIONE E POSIZIONAMENTO DEL TURISMO BALNEARE
Premessa
7
7
2
Genesi ed evoluzione del turismo balneare
2.1 La nascita degli stabilimenti balneari
3
Le aree balneari tradizionali: analisi geografica e modelli turistici
4
I numeri del turismo balneare in Italia
4.1 Il posizionamento del settore
4.2 L'andamento di medio - lungo termine
4.3 La stagionalità
4.4 L'affollamento delle coste
4.5 Le presenze nelle seconde case
4.6 La spesa media
II
1
2
3
4
5
6
III
1
2
3
4
IV
LA DIMENSIONE STATISTICA ED ECONOMICA
Un comparto complesso
Imprese ed unità locali nelle macroaree
Imprese ed unità locali nelle regioni
I Beni Demaniali nelle analisi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
Stabilimenti e servizi balneari. Un allargamento di campo.
L'economia del comparto
6.1 Il fatturato
6.2 Stuttura dei ricavi e modalità di fruizione
6.3 Lavoro ed occupazione
IL SETTORE SECONDO GLI OPERATORI
Premessa
Metodologia d'indagine e struttura del campione
Lo scenario di riferimento per le imprese del settore
Schede di sintesi dei risultati
IMPRESE BALNEARI: ASPETTI LEGISLATIVI E GESTIONALI
Introduzione
Il regime giuridico dei beni demaniali
2.1 Il demanio marittimo
2.2 L'utilizzazione del demanio Marittimo
3
Lo stabilimento balneare come impresa turistica
4
I condizionamenti normativi e la legge finanziaria
5
Regioni, competenze e legislazione
6
Un confronto di sintesi: la normativa nel Mediterraneo
1
2
7
8
10
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13
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49
50
50
53
75
75
75
76
78
80
82
84
109
V
5
TURISMO BALNEARE: SOSTENIBILITÀ COME VARIABILE STRATEGICA
Premessa
Ecosistema spiaggia: analisi delle esternalità
Erosione delle coste
La qualità delle acque di balneazione
Il governo del mare
Riconoscimenti ambientali
Certificazione: una variabile strategica
Il regolamento Europeo n. 761/2001 "EMAS II"
La norma UNI EN ISO 14001:2004
Valutazioni di sintesi
111
111
112
115
119
122
124
127
129
132
135
1
2
3
CONSIDERAZIONI FINALI
Il ruolo dei "bagni" nei confronti dei cambiamenti in atto
Il dibattito sull'accesso alla battigia
Le tendenze attuali
137
137
138
141
1
2
2.1
2.2
3
3.1
4
4.1
4.2
VI
Rapporto sulle imprese balneari 2007 1
INTRODUZIONE
La seconda edizione del Rapporto sulle Imprese balneari è stata realizzata durante un
periodo che ha visto il comparto al centro di dibattiti e polemiche legate alle leggi
finanziarie. Prima (2004) si è discusso molto del provvedimento che prevedeva un forte
aumento dei canoni demaniali, poi rientrato e successivamente (2007) rimandato, al
problema della spiagge libere e del diritto di accesso alla battigia.
Quanto è avvenuto è la sintesi degli umori e degli atteggiamenti relativi ad un settore
complesso, raramente analizzato sotto un profilo scientifico e sociologico.
Con questo nuovo lavoro dopo la valutazione della rilevanza delle imprese balneari
nell’economia e nella società delle destinazioni, effettuata con l’analisi realizzata nella
edizione 2002, si propone un ulteriore approfondimento per valutare le diverse modalità
di gestione degli arenili, il diverso ruolo delle strutture nei vari contesti territoriali ed il
carattere di pertinenza e di integrazione che spesso gli stabilimenti balneari presentano
rispetto ad altri esercizi come, ad esempio, le strutture ricettive, gli esercizi di ristorazione
ed i bar.
Uno dei fatti più significativi di questi ultimi anni è stato il riconoscimento che la Legge
Quadro del marzo 2001 ha attribuito agli stabilimenti balneari, considerandoli come
imprese turistiche a tutti gli effetti, aventi pari dignità rispetto alle altre tradizionali attività,
quali ad esempio gli esercizi ricettivi (campeggi, alberghi ecc….) e le agenzie di viaggio.
In realtà si tratta di un riconoscimento tardivo a fronte del grande ruolo storico che “i
bagni” hanno avuto nel sistema di ospitalità del mare fin dalle sue prime manifestazioni a
partire dagli anni intorno al 1800. Si ricorda che il primo “bagno” viene aperto a Livorno
nel 1781 (Bagni Baretti) restando un fatto abbastanza isolato. A Viareggio i primi “bagni”
vengono aperti nel 1828, a Rimini nel 1843, a Venezia nel 1857; si può parlare di prime
embrionali reti territoriali. Ma è dai primi anni del 900 che si sviluppa e generalizza il
fenomeno quando la concezione di bagno, prima applicata esclusivamente al comparto
termale, si trasla di fatto all’ambito marino, portandosi dietro, in un primo momento, lo
stesso concetto di organizzazione formale.
Proprio per questo motivo nel periodo che va dagli anni venti fino intorno agli anni
trenta molte località termali cambiarono la loro denominazioni da Bagni in Terme, come
nel caso dei Bagni di Montecatini o di Abano-Bagni che da allora si chiamano Montecatini
Terme (1928) e Abano Terme (1930). In alcuni casi, tuttavia, la denominazione “bagni”
resta: Bagni di Romagna, Bagni di Lucca, Bagni di Tivoli e altri.
Sembra opportuno tenere presente questa origine per spiegare perché molte delle
regole proprie delle località termali si trasferirono al comparto balneare. Nei primi anni del
1900 Montecatini Terme è il maggiore centro di concentrazione delle vacanze estive dei
parlamentari, senza distinzione di partito di appartenenza, con un ruolo ben più rilevante
di quello che attualmente ha Capalbio.
Proprio perché si sono sviluppati prima e secondo modalità diverse da quelle di altri
paesi mediterranei, gli stabilimenti balneari italiani hanno rappresentato una diversità un
punto di forza delle destinazioni nazionali, spesso caratterizzandole anche in senso
2 Introduzione
Prospetto 1. Il ruolo degli stabilimenti balneari nel tempo
Periodo
Epoca GrecoRomana
Epoca illuminista
dal 1750 al 1850
dal 1850 al 1900
dal 1900 al 1930
dal 1930 al 1950
Anni Cinquanta
Anni Sessanta
Anni Settanta
Anni Ottanta
Anni Novanta
Anni Duemila
La spiaggia ed il mare
Lo stabilimento balneare
come terme sono diffusi nelle città ma
anche luoghi dell’impero specializzati
per particolari cure, in aree marittime
le località si caratterizzano in senso
ludico. Soggiorni invernali nelle
destinazioni marine italiane
primi soggiorni “marittimi” a scopi
terapeutici, invernali ed estivi
le terme sono bagni pubblici e luoghi di cura
non solo fisica, ma anche dello spirito. Sono
anche luoghi di incontri e di discussioni
le terme diventano bagni curativi e
propongono cure balneari
i luoghi di cura termali e le località sono
definite “balneari”. Concorrenza embrionale
delle destinazioni balneari.
si sviluppano le prime città marine per le assume rilevanza il ruolo dello stabilimento
vacanze. I soggiorni al mare diventano balneare, ma le terme restano luogo
estivi e continuano ad essere di élite
privilegiato anche per le vacanze estive
le località marine si caratterizzano per la ruolo sempre maggiore dello stabilimento
vita mondana, come luogo privilegiato di balneare, e anche termale, nell’architettura
vacanza e godono di un grande sviluppo delle città, con caratterizzazione Liberty e
Postliberty. Verso gli anni trenta le
destinazioni costiere usurpano a quelle
termali il titolo di “balneare” (es. da Bagni di
Montecatini a Montecatini Terme)
gli stabilimenti balneari si concentrano in alla rilevanza strategica dello stabilimento
particolare nel Centro Nord. Nelle varie balneare si sovrappone quella della ricettività
regioni il ruolo si diversifica
il soggiorno in spiaggia è quasi lo stabilimento svolge funzioni di sicurezza e
esclusivamente presso uno stabilimento di affidabilità
balneare
si impongono lentamente nuove forme lo stabilimento si specializza in funzione
di turismo (aria aperta) e si "scoprono" della famiglia media con bambini; per i
le spiagge libere
giovani nascono le rotonde e le balere
si verifica il boom del campeggio e delle lo stabilimento balneare consolida la sua
seconde case con la ricerca di spazi funzione di punto di riferimento per le
liberi
famiglie e valorizza l'animazione
si impone la diversificazione delle lo stabilimento si apre ad altre attività ludiche
vacanze balneari, sempre più attive e (giochi) e di intrattenimento (balli)
movimentate,
aumentano
le
imbarcazioni da diporto
le vacanze al mare si fondano su una lo stabilimento si ristruttura ed opta a favore
bivalenza: da un lato forte tradizione, della
qualità;
si
attivano
attività
dall'altro ricerca di innovazione e pratica complementari, in particolare forme varie
di sport; forte concorrenza delle vacanze forme di ristorazione. Si diffondono le
delle altre destinazioni mediterranee. Si piscine interne all’esercizio
riducono le spiagge libere
alla vacanza di impronta tradizionale nei orientamento a servizi fitness e ad attività
luoghi più conosciuti (Italia) si associa la collaterali; lo stabilimento diventa un vero e
vacanza come scoperta altrove (estero). proprio luogo di ritrovo con attività di
Sempre più forte la concorrenza degli intrattenimento serale e di ristorazione di
altri paesi, mediterranei e non. Si pone il qualità. Tale tendenza si diffonde prima
problema delle spiagge libere.
Centro Nord, quindi nel Mezzogiorno.
E. Becheri, rielaborazione dal Rapporto sulle imprese balneari 2002, SIB-Mercury
Rapporto sulle imprese balneari 2007 3
urbanistico territoriale. Alcuni stabilimenti balneari dell’epoca Liberty e Postilberty
rappresentano punti di riferimento essenziali nei manuali di architettura; ancora oggi
esistono testimonianze significative in tal senso.
Inoltre è anche il caso di dire, a fronte di critiche pregiudiziali, che generalmente la
gestione degli stabilimenti balneari implica anche una attività di mantenimento e di cura
degli arenili, in quanto le spiagge sono la risorsa di base sulla quale si fondano ed è
primo interesse degli imprenditori del settore preservarle, avendo un atteggiamento
ispirato non solo ai principi di sostenibilità, ma ancora più rigido ed attento, volto alla
difesa dell’ambiente marino.
In tale ottica la questione dell'accesso al mare, tranne che in alcune situazioni
particolari dovute alla specificità delle imprese, alla natura della costa e al contesto
sociale nelle quali operano, non ha mai rappresentato un vero problema perchè il
passaggio dal lungomare alla spiaggia generalmente è sempre stata riconosciuto come
una servitù di fatto. Diverso è l'utilizzo della battigia che, anche per fini di sicurezza, è
destinata esclusivamente al libero transito e non può essere occupata. Comunque anche
la presenza di bagnanti sulla battigia è sempre stata tollerata a condizione che fosse
ispirata a principi di decoro.
È certo che vi debbano essere anche molte spiagge libere, ma si tratta di un problema
diverso. In tal senso deve fare riflettere il fatto che negli ultimi anni alcune spiagge libere
siano state trasformate in attrezzate, per volontà delle amministrazioni comunali, alle
quali in ultima analisi spetta il rilascio delle concessioni. Vi possono essere state ragioni
fiscali, ma una motivazione determinante è anche la maggiore garanzia e le maggiori
possibilità di controllo che le spiagge attrezzate consentono.
Non si può non ricordare, a tal proposito, che la prima destinazione degli stabilimenti è
quella delle famiglie, ed in particolare delle famiglie con bambini, per le condizioni di
sicurezza, di ordine e di pulizia che garantiscono.
Per riconoscimento generalizzato “i bagni”, dunque, rappresentano un punto di forza
del sistema dei turismi del mare, riconosciuto ed apprezzato dalla clientela che li
frequenta: turisti veri e propri di strutture ricettive censite e di appartamenti per vacanza
non rilevati, escursionisti giornalieri e residenti dell’area e dintorni, che spesso optano per
un abbonamento per tutta la stagione.
È in questo complesso quadro che va collocata questa seconda indagine, che parte
dalla valutazione della evoluzione del comparto e dei modelli turistici di riferimento e si
sviluppa con una ricerca sulle tendenze, evidenziando il consolidamento in atto, ma
anche le difficoltà della fase di maturità di un comparto che, per stare al passo con i
tempi ed anticipare la domanda, deve continuamente aggiornarsi ed innovare struttura ed
organizzazione.
Successivamente si presentano anche analisi sulle modifiche della concezione di
destinazione, un tentativo di quantificazione del sistema delle imprese balneari, incluso
una complessa introduzione sulle problematiche associate alla scelta delle fonti e alla
gestione delle informazioni con un accenno all’introduzione del S.I.D., Sistema
Informativo Demanio Marittimo, avviato nel 1993 e destinato al censimento delle
concessioni demaniali, attualmente ancora, purtroppo, in fase di completamento.
In base ai principi del decentramento e dell’autonomia le sostanziali competenze in
4 Introduzione
materia sono state trasferite alle regioni e da queste operativamente delegate agli enti
locali: funzioni amministrative sul litorale marittimo, gestione delle aree demaniali
immediatamente prospicienti, gestione delle aree del demanio lacuale e fluviale e
individuazione delle finalità turistiche e ricreative.
Questo processo, gestito in modo non coordinato dalle istituzioni, ha dato luogo ad una
disomogenetià complessiva da riarticolare non solo per le modalità di quantificazione,
quanto e soprattutto in materia di sostenibilità e tutela ambientale. Conseguentemente
assumono grande rilevanza gli aspetti legislativi, con la valutazione dei diversi
atteggiamenti regionali su deleghe, competenze e autorità gestionali, in particolare
relative alle superfici demaniali, alla tutela delle acque e alla gestione delle imprese
balneari. Completa l’analisi una valutazione delle tematiche di gestione sostenibile del
comparto, con l’indicazione delle politiche volontarie per la certificazione, delle
dimensioni statistiche e degli effetti socio-economici.
La principale innovazione dell’analisi rispetto a quella precedente è data, tuttavia, da
una indagine campionaria condotta sugli operatori del settore, attraverso la quale si cerca
di dare risposta ad interrogativi decisivi per l’attività del comparto, sia dal punto di vista
macro che da quello micro.
Come affrontare i cambiamenti? Quali le politiche di intervento? Come affrontare gli
scenari futuri? Come raccordare le tendenze del mercato con l’azione delle istituzioni?
Quali sono i servizi richiesti dal cliente? Come poter realizzare politiche di allungamento
della stagione? Come attivare politiche di sensibilizzazione con i fruitori, a diverso titolo,
della località?
In tale quadro di riferimento l’obiettivo di questo nuovo “rapporto” è quella di offrire un
quadro tecnico scientifico del comparto, misurando le potenziali risorse e offrendo
indirizzi di merito per nuove tecniche di intervento e gestione, con la proposta di un asset
di strumenti per il superamento degli aspetti precompetitivi disposti e schierati dalle
destinazioni concorrenti.
Nelle conclusioni si cercherà di provare che i grandi cambiamenti che si sono realizzati
e che sono ancora in corso, sintetizzabili nel passaggio dalla concezione di turismo
balneare a quella dei turismi del mare, hanno determinato una crisi di trasformazione che
solo apparentemente ha ridimensionato l’importanza del comparto, ma che vi è ampio
spazio per reagire e per continuare nello sviluppo, anche se in un modo diverso.
In particolare tutto il comparto deve assumere consapevolezza della grande rilevanza
che la rete degli stabilimenti balneari ha come caratterizzazione dell’offerta, come sintesi
efficace e come riconduzione ad unità della molteplicità delle fruizioni ricettive presenti
sul territorio, perché quasi tutti coloro che vi soggiornano fanno riferimento ai “bagni” per
il godimento della spiaggia. A tal proposito sembra opportuno ricordare che nella
effettuazione di alcune indagini di mercato sulle destinazioni marine spesso l’unità di
riferimento è stata proprio lo stabilimento balneare, perché vi confluiscono tutte le
categorie degli ospiti di una località.
Secondo una visione d’insieme, inoltre, è da tenere presente che la diffusione di
internet come nuova logica di mercato, la sostenibilità della gestione, le attività di
ripascimento, gli investimenti in nuove tecnologie e soprattutto la volontà di preservare un
patrimonio di grande qualità, ma a serio rischio di estinzione (si pensi agli effetti del
Rapporto sulle imprese balneari 2007 5
global warming) deve rendere in primo luogo vigili proprio gli operatori del settore e le
istituzioni alle quali sono affidate la responsabilità del coordinamento delle politiche
urbanistico-territoriali.
Si vuol guardare ad un futuro, che è già attualità, proprio partendo dalla soddisfazione
di un’esigenza conoscitiva che sta alla base di un fare turismo attento alle conseguenze
economiche, sociali ed ambientali di un settore complesso: tale esigenza ha portato il
Sindacato Italiano Balneari (SIB) a volere realizzare questo secondo “rapporto”.
Riccardo Borgo
Presidente SIB
Emilio Becheri
Mercury Srl
Rapporto sulle imprese balneari 2007 7
CAP I
LOCALITÀ MARINE: EVOLUZIONE E
POSIZIONAMENTO DEL TURISMO BALNEARE
1.1
Premessa
Il turismo balneare per la sua natura e per la sua storia ha creato un sistema
competitivo tipico delle destinazioni turistiche monoprodotto
Il nucleo dell’offerta, fatto dal classico e forse banale insieme di spiaggia, sole e mare,
è riproducibile in molteplici località facendo sì che la concorrenza si sviluppi
fondamentalmente in relazione a tre parametri: il contesto territoriale, la qualità dei
servizi, il costo al quale ultimamente si è aggiunta la facile raggiungibilità. Lo sviluppo del
trasporto aereo, e in particolare i Low Cost, una diversa organizzazione sociale e del
lavoro, la presenza sul mercato di gruppi di grandi dimensioni nel campo dell’ospitalità e
della distribuzione, l’applicazione di concetti di marketing più avanzati, il radicarsi di
internet in fasce crescenti della popolazione, sono elementi che hanno facilitato la
crescita di destinazioni lontane, sviluppando una concorrenza nuova che si gioca sulla
possibilità di godere di periodi di vacanza fuori dai tradizionali mesi estivi, più affollati e
cari, e non solo sulle destinazioni. Concorrenza difficilmente contrastabile dalle nostre
località ancora radicate su una stagionalità tradizionale, incapaci di creare nuovi prodotti
appetibili a fasce di mercato potenziale sempre più consistenti all’interno della domanda
mondiale, come gli over 60 1 , baby boomers, dalle interessanti disponibilità economiche,
alla ricerca di luoghi temperati e di qualità della vita elevata per trascorrere i mesi estivi
troppo difficili e per certi aspetti dispendiosi nei luoghi di residenza tradizionali.
In questo capitolo sarà riportata una breve analisi dello sviluppo del turismo balneare,
una valutazione sulla specializzazione delle destinazioni e sulla loro trasformazione in
senso geografico.
All’osservazione delle aree balneari tradizionali attraverso l’analisi geografica e lo
studio dei modelli turistici seguirà un cenno sul ciclo di vita delle località balneari cui farà
seguito la valutazione dello stato attuale e dello sviluppo della domanda in Italia sulla
base dei dati ufficiali rilevati, oltre ad una valutazione dell’apporto delle seconde case.
1.2
Genesi ed evoluzione del turismo balneare
Durante gli anni che hanno preceduto la seconda metà del XIX secolo, il desiderio
aristocratico e borghese di trascorrere l’estate o qualche giorno di vacanza lontano dagli
abituali ambienti della vita lavorativa ha contribuito alla creazione delle celebri stazioni
balneari di lusso dell’Europa, suscitando la vocazione turistica di quasi tutte le località
marittime in grado di accogliere bagnanti durante il periodo estivo. Dalle coste della
Capitolo a cura di Sandro Billi e Maria Iannario
1 Dei Paesi freddi
8 Località marine: evoluzione e posizionamento del turismo balneare
Scandinavia meridionale a quelle dell’Europa Mediterranea, il turismo balneare ha
sconvolto la vita di quasi tutti i villaggi portuali, seguendo i modelli delle destinazioni
elitarie, sorte in seguito all’interesse mostrato da parte delle famiglie reali, dell'alta
nobiltà, delle personalità alla moda e della gentry. Più precisamente il successo dell’idea
di vacanza sulle rive del mare è attribuibile al graduale declino delle terme e della cultura
termale che si andò manifestando dalla fine del Settecento. Le terme, frequentate fin
dall’antichità da genti di ogni ceto, pur attrezzate e arricchite di ogni passatempo
mondano, restavano sempre luoghi caratterizzati dalla terapia, elemento che mal si
coniugava con il bisogno di svago e di piacere. Così, appena fu possibile proporre un
nuovo modello di vacanza, più affascinante, se non altro per lo scenario in cui si
collocava, meno “terapeutico” delle terme, ma pur sempre benefico, non fu difficile
spostare sulle spiagge le “masse” di aristocratici e di borghesi che scelsero di
“colonizzare” nuovi spazi per il loro (molto) tempo libero.
1.1
La nascita degli stabilimenti balneari
Gli stabilimenti balneari sono comparsi per la prima volta a Dieppe, sulla costa della
Normandia (Francia) nel 1778 2 . In Italia uno dei primi impianti, quello dei bagnetti di
Cavalleggeri di Livorno, funzionò a partire dal 1781, grazie ai bagni caldi e naturali di
acqua dolce e di mare. Altre baracche in legno con funzione di spogliatoio furono create
all’inizio dell’Ottocento, per favorire l’accesso al mare. A Viareggio, la cui spiaggia era
stata divisa in due parti, una riservata agli uomini e una riservata alle donne, il primo
stabilimento balneare sorse nel 1828.
In Inghilterra, ad esempio, l'importanza della presenza reale, si impose sul destino di
Brighton, situata a minor distanza da Londra rispetto a Weymouth. Durante la Reggenza,
così come sotto i regni di Giorgio IV e di Guglielmo IV, la stazione balneare venne
considerata la seconda capitale inglese. Worthing venne invece, beneficiata dalla
villeggiatura della principessa Amelia (1798); Southend si è sviluppata nel 1801, in
seguito alla visita della principessa di Galles, Carlotta, inviata dai medici a soggiornarvi.
La visita di Giorgio III lanciò Sidmouth (1791), mentre l'isola di Wight, si avvantaggiò del
passaggio di Carlo X in esilio, passato alla storia per le sue tristi passeggiate sulla
spiaggia di Cowes 3 .
Simile la condizione per altre destinazioni. In Francia, all’epoca della Restaurazione, la
stazione di Dieppe in stretto rapporto con Brighton cominciò a disporre di un lussuoso
stabilimento di bagni che ospitò nel 1812 Napoleone III per le sue vacanze, mentre in
Olanda e successivamente in Belgio fu una società di mercanti, funzionari e medici che
fondò la nuova dimensione dei bagni. I sovrani vegliarono attentamente sul destino delle
stazioni balneari incoraggiandone la fondazione o lo sviluppo con una propria
sovvenzione. Ancor prima della realizzazione del primo stabilimento balneare in
muratura, costruito a Livorno nel 1840, a Venezia, nel 1833 fu ormeggiato uno
2 O. Testi, Un secolo di storia balneare livornese, in “Il Telegrafo”, 16 agosto 1922; 31 agosto 1922; 6 settembre 1922.
3 Alain Corbin (1989), L'invenzione della spiaggia: il primato iniziale dell'aristocrazia, da “Lido e Lidi, società, moda,
architettura e cultura balneare tra passato e futuro". Catalogo della mostra a cura di G. Triani, Marsilio Editori Spa.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 9
stabilimento balneare galleggiante localizzato nel bacino di San Marco. Il primo bagno
nell’Adriatico fu realizzato invece a Rimini nel 1843, precedendo di 14 anni quello del lido
di Venezia e di ben 39 quello di Cervia (Ravenna).
“Ogni stazione balneare ha necessitato, inizialmente, della presenza di un membro
della famiglia reale, per attirare la gente bene” (Corbin, 1989) e trasformarsi in
destinazione turistica. Tuttavia, lo sviluppo di questo sistema di vacanze balneari,
collegato al mito della aristocrazia prima e della borghesia dopo, fu ampiamente deriso e
criticato da autori ed interpreti come Jane Austen, autrice di “Sanditon” (1817), e
Dickens, autore de “La famiglia Tuggs a Ramsgate” (1836), interessati ad affrontare vizi
e difetti della vacanza borghese al mare durante la profonda evoluzione verificatasi nel
tardo diciannovesimo secolo, che interruppe l’accezione elitaria del turismo balneare per
trasformarlo in fenomeno sociale diffuso. La democratizzazione del movimento
geografico, identificata dalla possibilità di trasferimento a basso costo (si pensi durante
questo periodo alla nascita della ferrovia e alle trasformazioni sociali prodotte dalla
rivoluzione industriale inglese), rappresentò la vera causa per l’ascesa del turismo di
massa, associato alla nuova ed esclusiva definizione dei “luoghi di villeggiatura della
classe operaia”, così denominati per la presenza di viaggiatori provenienti da un gruppo
omogeneo comune: il proletariato. (Urry, 1995), intrinsecamente collegata alla ricerca di
destinazioni balneari. In questo contesto nacque l’idea fordista ossia di sviluppo
quantitativo, fondato sull’economia di scala di Karl Baedeker e Thomas Cook sulla
standardizzazione dei siti turistici assimilati a pacchetti tour e poi venduti come beni di
consumo di massa. Il turismo, considerato come un qualsiasi prodotto industriale, veniva
standardizzato, assemblato e prodotto in serie. Il mito del viaggio individuale collassò
sotto il peso del turismo organizzato; durante il periodo fordista le attività degli agenti di
viaggio e dei tour operator, cominciate nel 1840 con Thomas Cook, aumentarono in
misura esponenziale. Si generò “un movimento di massa di esseri umani che fece
apparire insignificanti le migrazioni del passato, sostenendo la più grande industria del
mondo” (Brendon 1991, p. 3) 4 . La diffusione del turismo si identificò nella rincorsa verso
il mito anglosassone della destinazione balneare, tradottasi nello stereotipo reso
popolare dai mass media “Sun, Sex and Sea”. Da allora l’eliotropismo e la spiaggia
hanno rappresentato storicamente i fattori di civilizzazione più importanti per l’affluenza
turistica, ancor oggi largamente dominata dagli abitanti delle società a Pil elevato,
espressioni dominanti del “far vacanza”.
Anche in Italia hanno costituito dagli anni della seconda guerra mondiale e ancor più
durante il periodo del boom economico una permanente rivelazione della socialità, che
ha fatto riferimento, sia fisicamente che simbolicamente, ad un bisogno di evasione dagli
spazi del quotidiano. Il binomio mare-vacanza ha condotto la maggior parte dei turisti
vacanzieri a privilegiare destinazioni costiere alimentando una serie di problematiche
collegate alla relazione rete ricettiva-spazio balneare e soprattutto spiaggia-qualità della
vita della località. La crescente domanda di turismo balneare, generata prevalentemente
durante i mesi estivi, ha provocato un sovraccarico di turisti sullo spazio disponibile
determinando una incapacità di supporto delle destinazioni (limitate rispetto alla capacità
4 Brendon, P. (1991), Thomas Cook: 150 Years of Popular Tourism, London, Secker and Warburg.
10 Località marine: evoluzione e posizionamento del turismo balneare
di carico), a cui sono seguite una serie di politiche incisive basate sulla gestione
sostenibile e sulla diversificazione (o destagionalizzazione) dei flussi. Il fenomeno della
stagionalità collegato alla chiusura dei grandi stabilimenti industriali ha da sempre
condizionato il “sistema vacanze”, soprattutto balneare. Gli industriali riconoscevano le
“settimane di ferie” come periodi regolarizzati di vacanza. In tutt’Europa si cominciarono a
concedere periodi regolari di vacanza come incentivo all’efficienza osservando una serie
di vantaggi nel far confluire i tempi delle ferie in periodi concordati.
Prescindendo da un’analisi cronologica che stabilisca con esattezza le fasi evolutive
del fenomeno, riproducendo una valutazione delle circostanze che hanno condotto alla
nascita del turismo balneare di massa e al superamento del pregiudizio “produttivistico”,
tipico del periodo successivo, è necessario ricordare che il turismo balneare ha subito
una graduale metamorfosi che lo ha trasformato da espressione turistica esclusiva
(condizione per la nascita di spazi turistici specializzati) a fenomeno polinucleare (unito
ad altre tipologie turistiche). Tale tendenza ha condizionato il ciclo di vita delle
destinazioni imponendo nuove politiche per la progettualità e la pianificazione dei luoghi.
Attualmente si presenta come un fenomeno sfaccettato per le sue diverse articolazioni
territoriali, che vanno da modelli consolidati ed efficienti, come nel caso di Rimini e della
costiera romagnola, ad altri orientati ad un mercato elitario (come la Sardegna) ed altri
ancora basati sui movimenti collegati alle regioni limitrofe (Calabria e Puglia).
Siamo di fronte ad un mutamento generale: il sistema vacanze presenta una diversa
articolazione temporale con più week end e meno vacanze lunghe, le destinazioni di
massa ed i villaggi turistici all inclusive, si contendono il mercato contro i luoghi turistici
incontaminati, nel contempo le destinazioni internazionali facilmente raggiungibili
attraverso voli low cost e prenotazioni on line, riducono la competitività delle destinazioni
italiane; la ricerca della qualità produce un bisogno di politiche sostenibili (registrazioni e
marchi da un lato, efficienza e qualità della vita dall’altro) che si associano sempre più ad
una diversificazione dell’offerta turistica ma che raramente hanno effetti sul mercato.
Se tutto questo è vero, appare evidente che è in atto un riposizionamento delle
vacanze balneari, per evitare di subirlo bisogna affrontarlo.
1.3
Le aree balneari tradizionali: analisi geografica e modelli turistici
L’organizzazione dello spazio turistico moderno, sempre più imponente e strutturata,
legata al potere propulsivo dell’economia di mercato, consente di individuare come
possibile l’esistenza di un certo numero di forze latenti che prefigurano una sorta di
ordine nella gestione degli spazi turistici devoti alla balneabilità. Questo ordine risponde,
almeno in via di ipotesi teorica, ad una serie di leggi che regolano la maggior parte delle
destinazioni: la distanza, fattore decisivo dell’ordinata di distribuzione delle attività
umane; i criteri di scelta localizzativi che enfatizzano il potere frizionale della distanza e
danno un senso relazionale alla continuità; la caratterizzazione gerarchica delle
formazioni geografiche, che esprime a sua volta gli effetti coincidenti di due altri cardini
dell’analisi spaziale, l’accessibilità e il potere dell’agglomerazione.
A seconda delle destinazioni balneari si individuano aree turistiche orientate su una
discontinuità geografica di sviluppo, ne sono un esempio i centri turistici balneari della
Rapporto sulle imprese balneari 2007 11
costa atlantica, dove la scala dello spazio americano da sola basta a render conto di una
occupazione turistica meno concentrata che sul vecchio continente europeo,
contrapposte a zone congestionate basate su una “monolitica concentrazione di
ipersviluppo (overdevelopment) 5 ” modulare e continua come quella caratterizzante la
Costa del Sol spagnola o la Riviera adriatica italiana. Prescindendo da una valutazione
su scala di dettaglio (per cui si rinvia a Lozato-Jotart, 1999 6 ) in cui vengano indicate tutte
le tipologie e le forme dello spazio turistico balneare (la grande stazione polinucleare e
multipolare; le piccole e medie stazioni polinucleari, binucleari e mononucleari; il tipo
tradizionale bipolare poco balneare; i tipi bipolari balneari recenti) qualche accenno va
effettuato sulla specializzazione di tali spazi turistici per interpretare correttamente i
motivi che caratterizzano il ciclo di vita di una destinazione.
In genere si possono distinguere spazi turistici ripartiti o coesistenti con altri tipi di
attività, la cui complementarietà è sovente indispensabile alla produzione turistica, e
spazi indirizzati prevalentemente al turismo suddivisi per turismi polivalenti o esclusivi. I
centri balneari, frequentati esclusivamente o quasi da coloro che sono interessati alla
balneazione marina, si distinguono innanzitutto per la monostagionalità del loro turismo. Il
loro paesaggio, se si prescinde dai casi in cui tali centri siano anche meta di turismo
climatico (ad esempio, alcuni capoluoghi della Riviera ligure di Ponente), è
profondamente diverso a seconda della stagione. L’esclusività, tuttavia, ha perso nel
tempo la sua accezione monopolistica 7 ; l’esigenza di diversificare il prodotto per
difendere la propria competitività nel mercato ha indotto molte località a sviluppare
espressioni turistiche combinate (balneare e leisure – Blakpool; oppure balneare e
benessere – isola d’Ischia; balneare e fitness – costiera Romagnola; balneare e artistica
– Barcellona, ecc.). In genere le stazioni balneari tradizionali, benché spesso costrette ad
ingrandirsi oppure a diversificare le loro attività turistiche, fondano sempre la loro
immagine (brand) sulle spiagge e l’eliotropismo.
A queste si associano stazioni indirizzate a trasformare la loro immagine peculiare per
restituire competitività alla destinazione dopo la saturazione del comparto balneare.
Quanto affermato si ricollega al “ciclo di vita di una destinazione turistica”; un modello
idealizzato da Butler (1980) 8 ispirato al celeberrimo ciclo di vita di un prodotto (Vernon,
1966) 9 che, attraverso un’ipotetica traiettoria evolutiva caratterizzante una destinazione
turistica, ipotizza sei fasi di sviluppo caratterizzate ciascuna da un diverso
comportamento delle componenti della domanda e dell’offerta, che si riflette poi in termini
di immagine, di valorizzazione differenziata delle risorse e di mutamento di
configurazione dello spazio turistico.
5 Barke, M.; France L.A. (1996), “The Costa del Sol”, in Barke et al. (a cura di), Tourism in Span: Critical Issues,
Wallingford: CAB International.
6 Lozato Giotart, J. P. (1999), Geografia del Turismo, Milano, Franco Angeli.
7 Per alcuni paesi (Grecia) il turismo ha rappresentato e rappresenta ancora l’attività che permette il maggior afflusso dei
capitali dall’estero.
8 R.W. Butler (1980), “The concept of a tourist area cycle of evolution: implications for management resources”. Canadian
Geographer 24, pp. 5-12.
9 Vernon, R. (1966) “International Investment and International Trade in the Product Cycle”, Quartely Journal of
Economics, 80, (2), pp. 190-207.
12 Località marine: evoluzione e posizionamento del turismo balneare
Fig.1 Il ciclo di vita di una destinazione turistica
A
Ringiovanimento
B
ZONA CRITICA PER LA
“CARRYING CAPACITY Consolidamento
Stagnazione
C
Declino
D
Sviluppo
Presenze
E
Coinvolgimento
Esplorazione
Tempo
Fonte: Butler, 1980
Da una prima accezione esplorativa, si passa al coinvolgimento della popolazione
locale, a cui segue la fase di sviluppo. Arriva successivamente il consolidamento della
destinazione, in cui l’organizzazione dello spazio turistico si gerarchizza e dà vita a dei
veri e propri distretti turistici (recreational business district).
Quando subentra la stagnazione (il numero degli arrivi comincia a diminuire),
l’eccessiva pressione turistica può portare, se non si adottano politiche correttive, al
superamento delle varie soglie imposte dalla carrying capacity innestando la fase di
declino. La maggior parte delle destinazioni balneari ha vissuto tale declino che potrebbe
proseguire fino all’uscita definitiva della destinazione del mercato turistico. Tuttavia
spesso le autorità locali cercano in qualche modo di rivitalizzare l’offerta e l’immagine
della destinazione con una serie di interventi di ringiovanimento o di ridefinizione del
ruolo provocando una sorta di recupero a carattere temporaneo o permanente. Tale
intervento è generalmente perseguito attraverso la creazione di attrattive complementari
di natura artificiale (casinò, parchi acquatici, campi da golf) oppure attraverso la
valorizzazione di risorse inesplorate.
Tali valutazioni costituiscono una rapida interpretazione della lettura sull’argomento per
giustificare lo stato di sviluppo di alcune destinazioni, interpretare le politiche attuate dagli
operatori e soprattutto visualizzare la differenza tra monospecializzazione e
diversificazione della proposta turistica proponendosi come indicative per le differenti
destinazioni attualmente localizzate in una delle distinte fasi del ciclo.
Qualsiasi interpretazione, tuttavia, non può prescindere da un’analisi di dettaglio
sull’evoluzione storica del turismo balneare valutata sul territorio nazionale attraverso i
dati forniti dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT). Tale analisi consente
un’interpretazione puntuale del fenomeno fornendo precise indicazioni sulle tipologia di
turismo misurate attraverso le destinazioni-località indicate dall’ISTAT e sui trend
Rapporto sulle imprese balneari 2007 13
succedutisi nel tempo; un metro di valutazione empirica che avalla parte delle ipotesi
indicate in letteratura.
1.4
I numeri del turismo balneare in Italia
1.2
Il posizionamento del settore
I valori di seguito riportati fanno riferimento ai dati delle strutture ricettive ed alla
classificazione utilizzata dall’ISTAT nelle “Statistiche sul Turismo”. Per la ripartizione in
risorse turistiche prevalenti: Sei classi principali (città di interesse storico e artistico,
località montane, località lacuali, località marine, località termali, località collinari e di
interesse vario), e due categorie residue (Capoluoghi di provincia n.a.c. e Comuni
n.a.c.) quest’ultime pari al 17% delle presenze totali (21% dei soli italiani), per un totale di
5.800 comuni su 8.100. In virtù della facile identificazione della risorsa “mare” possiamo
ipotizzare che la maggior parte dei comuni che fanno riferimento ad essa siano stati
inclusi nella categoria, anche se per alcune località potrebbero esserci state delle
sovrapposizioni con altri richiami. Inoltre alcuni comuni non costieri potrebbero essere
facilmente definiti marini essendo elevato il flusso quotidiano di ospiti verso il mare che
non sono compresi. Il fatto più rilevante è, però, che la classificazione dei vari comuni
viene fatta in base alla risorsa “prevalente”, per cui una destinazione che ha una
percentuale del 51% di carattere balneare e il 49% di storico ed artistico, viene inserita
solamente nel primo gruppo. Inoltre non è considerata la motivazione “affari”. In altre
parole la classificazione adottata è approssimata, ma è comunque indicativa in
particolare in termini di trend.
Tab.1 Presenze in Italia per risorsa turistica prevalente. Valori assoluti. Anno 2005
Città di int. storico e artistico
Località montane
Località lacuali
Località marine
Località termali
Località collinari e di int. vario
Capoluoghi di prov. n.a.c.
Comuni n.a.c.
Totale
Italiani
Arrivi
Presenze
12.522.846
36.554.913
5.750.971
29.169.051
1.655.807
6.715.251
13.679.023
76.706.279
1.831.391
8.612.676
1.952.072
5.663.716
2.266.467
6.413.787
10.553.296
36.918.447
50.211.873 206.754.120
Stranieri
Arrivi
Presenze
17.065.971
49.689.930
3.323.923
17.447.273
3.193.915
16.554.827
6.503.523
35.495.664
1.291.292
4.957.307
1.497.520
7.070.258
885.410
2.359.794
4.365.137
14.925.999
38.126.691 148.501.052
Totale
Arrivi
Presenze
29.588.817
86.244.843
9.074.894
46.616.324
4.849.722
23.270.078
20.182.546 112.201.943
3.122.683
13.569.983
3.449.592
12.733.974
3.151.877
8.773.581
14.918.433
51.844.446
88.338.564 355.255.172
Fonte: ISTAT
Nel 2005 il numero di presenze nelle località marine ha superato i 112 milioni, pari al
32% del totale nazionale. Di questi il 68% sono Italiani e il 32% stranieri. Il dato pone al
primo posto assoluto la risorsa in termini di presenze, seguita dalle Città d’Arte (24%) e
dalle località montane (13%). I comuni e le province non classificate incidono per il 17%.
Gli arrivi invece pesano meno, solamente il 23% del totale nazionale (35% nelle città
d’arte), indice del soggiorno per un tempo più lungo, tipico della risorsa. Sommando al
dato delle presenze nelle località marine quello delle località lacuali, il valore sale al 38%
14 Località marine: evoluzione e posizionamento del turismo balneare
delle presenze totali e al 35% di quelle straniere, confermando ancora di più il valore
della risorsa “acqua” per il turismo italiano.
L’andamento congiunto dei fenomeni porta ad una permanenza media di 5,56 notti, la
più elevata tra l’insieme delle risorse, seguita a breve dalla “montagna” (5,14 notti), dalle
località lacuali (4,80) e da quelle termali (4,35).
Tab.2 Permanenza media per risorsa ed origine. Anno 2005
Italiani
2,92
5,07
4,06
5,61
4,70
2,90
3,38
4,12
Città di interesse storico e artistico
Località montane
Località lacuali
Località marine
Località termali
Località collinari e di interesse vario
Altre n. a. c.
Italia
Stranieri
2,91
5,25
5,18
5,46
3,84
4,72
3,29
3,89
Totale
2,91
5,14
4,80
5,56
4,35
3,69
3,35
4,02
Fonte: elaborazioni Mercury su dati ISTAT
Graf.1 Composizione presenze per risorsa prevalente e origine in Italia. Anno 2005
31,6
28,5
36,5
37,4
55,5
57,6
71,1
68,4
71,5
63,5
62,6
44,5
42,4
28,9
Località marine
Città di
Località
interesse storico
montane
Località lacuali
Località termali Località collinari
e di interesse
e artistico
v ario
Italiani
Fonte: elaborazioni Mercury su dati ISTAT
Stranieri
Altri
Rapporto sulle imprese balneari 2007 15
Graf.2 Distribuzione delle presenze in Italia per origine e risorsa prevalente. Anno 2005
40,3
38,1
35,1
37,1
31,6
33,5
24,3
23,9
21,0
17,7
17,1
14,1 13,1
11,7
11,1
11,2
6,6
3,2
4,2 3,3 3,8
2,7
4,8
3,6
Località
Città di
Località
Località
Località
Località
marine
interesse
montane
lacuali
termali
collinari e di
storico e
interesse
artistico
v ario
Italiani
Stranieri
Altri n. a. c.
Marine +
lacuali
Totale
Fonte: elaborazioni Mercury su dati ISTAT
Rispetto alle altre risorse il turismo balneare presenta una grande prevalenza di turisti
italiani: più del doppio delle presenze nelle città d’arte, con una percentuale di 10 punti
superiore alla media nazionale. Controbilanciano gli stranieri che invece sono di
altrettanti punti inferiori e poco più di due terzi di quelli che si recano nelle Città d’arte. Il
richiamo mare è quindi inferiore ad altri prodotti italiani per livello di richiamo
internazionale.
Un ulteriore elemento di distinzione del turismo balneare è la predisposizione al
soggiorno nelle strutture extralberghiere (40% delle presenze) più alta della media,
valore che non raggiunge la punta della risorsa lacuale (51,3%, similare nella forma ma
ridotta nell’estensione e condizionata dalla struttura dell’offerta), ma che supera di sette
punti percentuali il dato nazionale.
A livello territoriale il turismo balneare si mostra abbastanza concentrato, le prime tre
regioni infatti accolgono più del 50% delle presenze, che salgono al 62% includendo la
quarta.
Ai primi posti Emilia – Romagna con il 21,% del totale (corrispondenti a 3,9 milioni di
arrivi e 24,1 milioni di presenze), Veneto con il 16% (2,7 milioni di arrivi e 18,1 milioni di
presenze), Toscana 13% (2,6 milioni e 15,1 milioni rispettivamente) e Liguria (11%, 2,7
milioni e 12 milioni). Seguono le Marche (7%), e la Campania, prima regione meridionale,
con il 6%. Tra le regioni che possono vantare una offerta balneare, all’ultimo posto la
Basilicata e Molise con lo 0,2% delle presenze totali.
Il dato si riflette anche a livello di macroaree, dove il Nord Est con il 42% si assicura la
quota maggiore, seguita dal Centro (22%) dal Sud (17% ma insieme alle isole è il 25%) e
dal Nord Ovest (11%).
16 Località marine: evoluzione e posizionamento del turismo balneare
Graf.3 Composizione delle presenze per risorsa prevalente e forma di soggiorno. Anno 2005
10,5
27,3
26,2
32,2
39,5
26,2
51,3
89,5
72,7
73,8
67,8
60,5
73,8
48,7
Località marine
Città di interesse Località collinari
storico e artistico
Località lacuali
Località montane Località termali
Altri n. a. c.
e di interesse
v ario
Alberghieri
Ex tralberghieri
Fonte: elaborazioni Mercury su dati ISTAT
La distribuzione degli arrivi è leggermente diversa. Si evidenziano in particolare Liguria,
che si posiziona al secondo posto e Friuli, al decimo contro il settimo per le presenze,
denotando notevoli differenze nella permanenza media che nel primo caso si attesta su
4,4 notti e nel secondo su 6,6. Tuttavia non sono questi i valori estremi che troviamo
invece come minimo nel Molise (3,2 notti) e come massimo in Puglia (7,1). La media
nazionale è di 5,6 notti.
La componente nazionale e quella straniera del turismo balneare sono notevolmente
differenti tra le regioni. Al primo posto come internazionalità troviamo la Campania con
oltre la metà di presenze dovute alla componente straniera (54%), seguita a breve
distanza dal Veneto (53%) e dalla Sicilia (48%). Tre regioni caratterizzate da una offerta
che lega strettamente il mare e le città d’arte, facendo ipotizzare un effetto
trascinamento. I valori più bassi per Molise, che si caratterizza quindi come destinazione
prettamente domestica (italiani 13%), così come Abruzzo (14%) e Puglia (14%).
Il turismo balneare ha grande rilievo in Liguria anche come numero di arrivi (80%), così
come in Calabria (55%) e le Marche (54%). In fondo alla classifica ancora il Lazio dove la
percentuale di arrivi nel balneare è il 4% del totale, la Basilicata con il 10%, il Veneto con
il 21%.
In una ipotetica suddivisione tra costa orientale e costa occidentale, settentrionali e
meridionali, la distribuzione delle presenze totale rispecchia quanto già rilevato in
precedenza nei dati regionali con una sensibile predominanza dell’area Nord Orientale
(39% del totale, 36% di italiani, 45% di stranieri), seguita da quella Nord Occidentale
(rispettivamente 28%, 23% e 29%) seguite da quella Sud Orientale (18%, 23% e 9%) e,
non molto distante, quella Sud Orientale e Isole (15%; 12% e 23%). Risulta tuttavia
interessante in questa ripartizione il dato che riporta un uguale numero di stranieri sia al
Rapporto sulle imprese balneari 2007 17
Nord sia al Sud della costa Occidentale (23% del totale nazionale)
A seguito di ciò, il valore più alto di internazionalità risulta nella costa occidentale del
sud (48%), seguita da quella orientale del nord (38%). Valore più basso nella costa
orientale meridionale (16%).
Tab.3 Arrivi, presenze e permanenza media risorsa balneare nelle regioni italiane. Anno 2005
Regione
Piemonte
Valle d'Aosta
Lombardia
Trentino-A. Adige
Veneto
Friuli-V. Giulia
Liguria
Emilia-Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Italia
Arrivi
1.133.289
371.023
1.884.510
3.206.899
1.921.386
941.751
351.215
606.956
50.623
751.321
369.811
35.724
655.856
816.873
581.786
13.679.023
Presenze
8.542.590
2.674.537
8.917.518
18.941.316
10.740.506
6.216.671
1.779.026
3.312.472
155.903
3.060.460
2.677.382
152.428
3.951.100
2.529.582
3.054.788
76.706.279
Arrivi
1.526.656
386.262
857.406
775.932
723.176
175.680
60.007
95.182
5.071
818.168
67.925
9.259
124.683
573.709
304.407
6.503.523
Presenze
9.608.824
2.339.450
3.121.578
5.215.096
4.406.145
1.131.506
322.923
550.525
23.980
3.629.570
449.335
34.146
872.667
2.306.284
1.483.635
35.495.664
Arrivi
2.659.945
757.285
2.741.916
3.982.831
2.644.562
1.117.431
411.222
702.138
55.694
1.569.489
437.736
44.983
780.539
1.390.582
886.193
20.182.546
Presenze
18.151.414
5.013.987
12.039.096
24.156.412
15.146.651
7.348.177
2.101.949
3.862.997
179.883
6.690.030
3.126.717
186.574
4.823.767
4.835.866
4.538.423
112.201.943
P.M.
6,8
6,6
4,4
6,1
5,7
6,6
5,1
5,5
3,2
4,3
7,1
4,1
6,2
3,5
5,1
5,6
Fonte: ISTAT
Quanto visto sopra rappresenta il peso del turismo balneare di ogni regione sul totale
nazionale. Ma quanto incide tale risorsa all’interno di ogni regione? In quale misura si
dimostra importante per l’economia turistica locale? I dati mostrano una notevole
variabilità, influenzati dalla lunghezza della costa rispetto alla superficie della Regione e
dalla presenza di altri richiami. Secondo i dati ufficiali risulta così all’ultimo posto come
importanza del turismo balneare il Lazio, con il 7% totale delle presenze, preceduto dalla
Basilicata con il 10% e dalla Puglia, dove il valore però è notevolmente superiore (29%).
Particolarmente significative invece le percentuali per Liguria, dove arriva all’87% del
totale, Emilia Romagna (67%), Calabria (62%) e Friuli Venezia Giulia (60%). Nel Veneto
invece, nonostante sia la regione che occupa il secondo posto come presenze balneari
sul totale italiano, il peso del turismo balneare è solamente del 32%.
18 Località marine: evoluzione e posizionamento del turismo balneare
Graf.4 Distribuzione del turismo balneare per regione. Anno 2005. Italia = 100
21,5
Emilia-Romagna
16,2
Veneto
13,5
Toscana
10,7
Liguria
6,5
Marche
6,0
Campania
Friuli-V. Giulia
4,5
Sicilia
4,3
Calabria
4,3
4,0
Sardegna
3,4
Abruzzo
2,8
Puglia
1,9
Lazio
Basilicata
0,2
Molise
0,2
Piemonte
-
Valle d'Aosta
-
Lombardia
-
Trentino-A. Adige
-
Umbria
-
Fonte: elaborazione Mercury su dati ISTAT
P
b l
Rapporto sulle imprese balneari 2007 19
Graf.5 Incidenza delle presenze balneari sul totale presenze. Anno 2005 (Valori in percentuale)
87,0
Liguria
66,6
Emilia-Romagna
61,5
Calabria
59,8
Friuli-V. Giulia
58,8
Marche
55,6
Abruzzo
44,5
Sardegna
39,7
Toscana
Sicilia
35,2
Campania
35,0
Veneto
32,0
Italia
31,6
28,9
Puglia
24,1
Molise
9,5
Basilicata
6,6
Lazio
Piemonte
-
Valle d'Aosta
-
Lombardia
-
Trentino-A. Adige
-
Fonte: elaborazione Mercury su dati ISTAT
20 Località marine: evoluzione e posizionamento del turismo balneare
Tab.4 Distribuzione delle presenze per macroaree costiere. Presenze. Anno 2005
Macroaree
Orientale settentrionale
Orientale meridionale
Occidentale
Settentrionale
Occidentale Meridionale
e Isole
Regioni
Friuli V. G.; Veneto, Emilia Romagna.
Marche, Molise, Abruzzo, Puglia,
Basilicata, Calabria Ionica.
Liguria, Toscana.
Lazio, Campania, Calabria tirrenica
Sicilia, Sardegna.
Totale
Italiani
35,7
23,1
Stranieri
45,0
8,9
Totale
38,7
18,5
29,5
23,5
27,5
11,7
22,7
15,3
100,0
100,0
100,0
Italiani
62,4
84,5
Stranieri
37,6
15,5
Totale
100
100
72,4
27,6
100
52,0
48,0
100
Fonte: elaborazione Mercury su dati ISTAT
Tab.5 Tasso di internazionalità delle coste. Presenze. Anno 2005
Macroaree
Orientale settentrionale
Orientale meridionale
Occidentale
Settentrionale
Occidentale Meridionale
e Isole
Regioni
Friuli V. G.; Veneto, Emilia Romagna.
Marche, Molise, Abruzzo, Puglia,
Basilicata, Calabria Ionica.
Liguria, Toscana.
Lazio, Campania, Calabria tirrenica,
Sicilia, Sardegna
Fonte: elaborazione Mercury su dati ISTAT
1.3
L’andamento di medio-lungo termine
Il trend di medio termine del turismo balneare mostra due periodi ben distinti. Il primo
dal 1997 al 2000 con una crescita media annua delle presenze totali del 5,7%, guidato
più dagli stranieri (Tvma 7,5%) che dagli italiani (Tvma 4,9%), un valore non lontano da
quello segnalato dal totale delle presenze in Italia, cresciute alla media annua del 5,1%.
Gli anni seguenti, tra il 2001 e il 2005, segnalano una crisi del settore, guidata più dalla
perdita della componente straniera (Tvma -3,5%) che da quella italiana, tuttavia in calo
(Tvma -1,3%). Il dato complessivo del settore è pari ad una media annua del -1,3%,
contro le presenze totali nazionali che, seppure con andamento alterno, risultano nel
medio termine costanti (Tvma 0,4%). Di conseguenza ne viene la perdita di peso
sull’intero comparto turistico che vede le presenze balneari passare dal 34,5% del 1999
al 33,7% del 2000 al 31,6% del 2005.
Nell’intero arco di tempo analizzato (1997 – 2005) la variazione media annua delle
presenze nel settore balneario è +1,9 % per gli italiani, +1,5% per gli stranieri, +1,8% nel
totale, contro un valore del comparto turistico pari a +2,5%.
Gli arrivi mostrano un andamento diverso anche se i valori restano sempre inferiori al
dato nazionale. Nell’intero periodo crescono del 2,6%. per gli italiani, dell’1,8% per gli
stranieri, con un totale del 2,3% per il balneario. Il totale nazionale segnala un +2,8%.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 21
Graf.6 Andamento presenze risorsa balneare e Italia. Anni 1997 – 2005. Numeri indice ‘97=100
130
125
120
115
110
105
100
95
1997
1998
1999
2000
2001
2002
Balneare Italiani
Balneare stranieri
Totale Italia
Italia netto balneare
2003
2004
2005
Balneare totale
Fonte: elaborazione Mercury su dati ISTAT
Tab.6 Arrivi e presenze risorsa balneare e Italia. Anni 1997 – 2005. Valori assoluti
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
Italiani
Arrivi
Presenze
11.141.236 65.995.302
11.768.433 69.564.011
12.374.215 72.141.307
12.715.722 76.114.938
12.881.250 77.152.897
12.795.494 76.577.641
13.375.147 78.128.478
13.441.806 76.798.743
13.679.023 76.706.279
Balneare
Stranieri
Arrivi
Presenze
5.628.271 31.577.606
5.975.513 32.774.144
6.204.280 34.191.248
6.953.206 39.249.472
7.110.854 40.909.883
7.023.450 40.535.898
6.590.934 38.093.681
6.588.135 36.117.067
6.503.523 35.495.664
Totale
Arrivi
Presenze
16.769.507
97.572.908
17.743.946 102.338.155
18.578.495 106.332.555
19.668.928 115.364.410
19.992.104 118.062.780
19.818.944 117.113.539
19.966.081 116.222.159
20.029.941 112.915.810
20.182.546 112.201.943
Italia
Totale
Arrivi
Presenze
70.622.726 292.208.275
72.313.561 299.508.387
74.320.938 308.314.729
80.031.637 338.885.143
81.773.368 350.323.133
82.030.312 345.247.050
82.724.652 344.413.317
85.925.672 345.315.658
88.338.564 355.255.172
Fonte: ISTAT
Anche in questo caso si possono identificare due tendenze ben distinte: nel periodo
1997 – 2000 arrivi e presenze crescono in maniera pressoché uguale per italiani e
stranieri rispettivamente, in quello successivo invece i due tassi mostrano andamenti
diversi e, per gli italiani, di segno opposto, sintetizzandosi in una variazione nulla di arrivi
totali a fronte del calo di presenze. Il dato è confermato dall’indice di correlazione che
nell’arco temporale 1997 – 2002 ha valore 0,99 mentre nel periodo più lungo 1997 –
2005 scende a 0,93. Il risultato del balneare che fino a pochi anni or sono procedeva di
pari passo con quello del Paese, comincia negli ultimi anni a differenziarsi. È il segnale
22 Località marine: evoluzione e posizionamento del turismo balneare
evidente del cambiamento nelle modalità di vacanza già più volte segnalato, che si
traduce in minore durata e maggiore frequenza, come si legge anche dal valore della
permanenza media che scende tra il 2001 e il 2005 da 6,0 notti a 5,6 per gli italiani e da
5,8 a 5,5 per gli stranieri.
Tab.7 Arrivi e presenze risorsa balneare e Italia. Anni 1997 – 2005. Variazioni
1998/97
1999/98
2000/99
2001/00
2002/01
2003/02
2004/03
2005/04
TVMA ‘05/97
TVMA ‘00/97
TVMA ‘05/01
Arrivi
5,6
5,1
2,8
1,3
-0,7
4,5
0,5
1,8
2,6
4,5
1,5
Italiani
Presenze
5,4
3,7
5,5
1,4
-0,7
2,0
-1,7
-0,1
1,9
4,9
-0,1
Balneare
Stranieri
Arrivi
Presenze
6,2
3,8
3,8
4,3
12,1
14,8
2,3
4,2
-1,2
-0,9
-6,2
-6,0
0,0
-5,2
-1,3
-1,7
1,8
1,5
7,3
7,5
-2,2
-3,5
Arrivi
5,8
4,7
5,9
1,6
-0,9
0,7
0,3
0,8
2,3
5,5
0,2
Totale
Presenze
4,9
3,9
8,5
2,3
-0,8
-0,8
-2,8
-0,6
1,8
5,7
-1,3
Italia
Totale
Arrivi
Presenze
2,4
2,5
2,8
2,9
7,7
9,9
2,2
3,4
0,3
-1,4
0,8
-0,2
3,9
0,3
2,8
2,9
2,8
2,5
4,3
5,1
1,9
0,4
Fonte: elaborazione Mercury su dati ISTAT
Tab.8 Presenze balneare, incidenza su presenze Italia e permanenza media
1997
2001
2005
Incidenza su totale
Arrivi
Presenze
23,7
33,4
24,4
33,7
22,8
31,6
Permanenza media
Italiani
5,9
6,0
5,6
Stranieri
5,6
5,8
5,5
Fonte: elaborazione Mercury su dati ISTAT
1.4
La stagionalità
Uno degli elementi di maggiore criticità per le imprese che operano all’interno della
risorsa balneare è la stagionalità. Quattro mesi estivi nei quali si giocano il tutto per tutto
a livello di remunerazione degli investimenti e del lavoro. La distribuzione delle presenze
conferma il dato, un valore strutturale che nel medio periodo non mostra segni di
variazione se non una lieve distribuzione più omogenea all’interno dei quattro mesi
principali. I mesi estivi (giugno – settembre) assommavano infatti al 78,6% delle
presenze della risorsa nel 1997 e, dopo avere raggiunto il 79,8% nel 2000, calano al 79,2
nel 2005. Sono valori che divergono dal dato nazionale al netto del balneare – che
dimostra un più elevato trend alla destagionalizzazione - di oltre 27 punti percentuali
(erano meno di 26 nel 1997). Minore stagionalità per la risorsa lacuale che già dal mese
di aprile vede una percentuale più alta di presenze rispetto al balneario, con una punta a
maggio e un prolungamento della stagione anche a settembre ed ottobre.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 23
Graf.7 Stagionalità della risorsa balneare e lacuale. Anni 1997 – 2005
35,0
30,0
25,0
20,0
15,0
10,0
5,0
Balneare 1997
Balneare 2005
Lacuale 1997
br
e
ce
m
Di
br
e
No
ve
m
Ot
tob
re
br
e
Se
t te
m
Ag
os
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gli
o
Gi
ug
no
M
ag
gio
Ap
rile
ar
zo
M
Fe
bb
ra
io
Ge
nn
aio
-
Lacuale 2005
Fonte: elaborazione Mercury su dati ISTAT
Graf.8 Distribuzione delle presenze per stagioni. Balneare più lacuale e Italia netto balneare e
lacuale. Anni 1997 e 2005
76,9 77,8
51,5 50,0
32,8
32,8
15,7 17,2
17,5 16,6
5,7 5,6
gennaio - maggio
balneare 1997
balneare 2005
Fonte: elaborazione Mercury su dati ISTAT
giugno - settembre
Italia netto balneare e lacuale 1997
ottobre - dicembre
Italia netto balneare e lacuale 2005
24 Località marine: evoluzione e posizionamento del turismo balneare
Nell’arco dell’estate agosto raccoglieva nel 1997 il 30,4% delle presenze nella risorsa
“mare”, scendendo a 28,8% nel 2005. Presenze che si sono trasferite nel mese di luglio
(da 23,5% a 23,9%) e, principalmente, in quello di giugno (da 13,9% a 15,9%).
Quest’ultimo dato merita una riflessione sulle possibili cause, che possono essere trovate
nella durata dell’anno scolastico, nel minor costo del soggiorno, in eventi naturali come le
giornate più lunghe e il clima più favorevole, nei modelli di consumo che vedono giugno
come mese della villeggiatura dei bambini e agosto come mese del viaggio con la
famiglia magari all’estero, non ultimo fattore di cambiamento la concorrenza delle
molteplici attività organizzate nelle città. Anche settembre è in calo (-0,3%) ma ogni
differenza di queste dimensioni, può essere addebitabile a fenomeni contingenti come
una particolare stagione avversa o festività.
1.5
L’affollamento delle coste
Il dato delle presenze globali è un segnalatore quantitativo dello stato del settore in
ambito regionale. L’intensità delle presenze sulle coste italiane può darci invece un
parametro di valutazione qualitativa anche se parziale e indicativo, non tenendo conto del
tipo di costa, della sua ampiezza, della infrastrutturazione.
Tab.9 Presenze estive per chilometro balenabile. Regioni e aree geografiche. Anno 2005
Regione
Emilia-Romagna
Veneto
Friuli-Venezia Giulia
Marche
Liguria
Toscana
Abruzzo
Campania
Lazio
Calabria
Sardegna
Molise
Sicilia
Puglia
Basilicata
Italia
Orientale settentrionale
Orientale meridionale
Occidentale settentrionale
Occidentale meridionale
Isole
Costa balenabile
(km)
99,7
99,1
62,4
151,3
281,5
390,9
112,8
355,7
265,7
616,4
851,5
33,1
939,7
699,2
58,7
5.017,6
261,2
1.363,3
672,4
929,6
1.791,2
Presenze
balneare
24.156.412
18.151.414
5.013.987
7.348.177
12.039.096
15.146.651
3.862.997
6.690.030
2.101.949
4.823.767
4.538.423
179.883
4.835.866
3.126.717
186.574
112.201.943
47.321.813
17.239.427
27.185.747
11.080.667
9.374.289
Presenze
estive
19.139.541
14.381.678
3.972.668
5.822.087
9.538.783
12.000.952
3.060.719
5.300.626
1.665.410
3.821.954
3.595.871
142.524
3.831.540
2.477.352
147.826
88.899.532
37.493.888
13.659.095
21.539.736
8.779.403
7.427.411
Presenze /
gg estive
156.881
117.883
32.563
47.722
78.187
98.368
25.088
43.448
13.651
31.327
29.474
1.168
31.406
20.306
1.212
728.685
307.327
111.960
176.555
71.962
60.880
Presenze /
Km balneabile
1.593
1.151
522
316
278
253
224
123
51
50
35
34
34
29
21
145
1.167
82
263
77
34
Fonte: elaborazione Mercury su dati Istat e Ministero della Salute
Può essere tuttavia un dato su cui riflettere e sul quale misurare le potenzialità. Per
questa misurazione abbiamo utilizzato il numero di presenze giornaliero nei mesi estivi
(PbE) per chilometro di spiaggia balneabile. Il dato delle presenze estive è stato calcolato
per ogni regione applicando al valore delle presenze balneari la percentuale delle stesse
Rapporto sulle imprese balneari 2007 25
nei mesi di maggio – settembre (valore nazionale), dividendo per 122 (totale dei giorni di
giugno, luglio, agosto e settembre) il risultato. Le presenze giornaliere per chilometro
variano tra le circa 1,5 mila dell’Emilia Romagna e le 21 presenze della Basilicata, una
notevole variabilità passando dalle circa 1,5 mila presenze giornaliere dell’Emilia
Romagna alle 21 della Basilicata, che assume così il ruolo di costa meno affollata.
Occorre però notare che ben sette regioni sulle 15 balneari (47%) segnalano meno di
100 PbE/km e che ben 12, corrispondenti all’80% si posizionano nel quartile più basso
(meno di 393 PbE/km). Solo due regioni superano il valore di mille: la già menzionata
Emilia Romagna e il Veneto, destinazioni tuttavia che fanno dell’elevato numero di
presenze balneari un valore aggiunto per lo sviluppo di prodotti collaterali sintetizzabili in
una elettrizzante vita fuori spiaggia.
Una lettura per aree geografiche ci consente di vedere come le coste Nord Est siano
quelle maggiormente affollate con un PeB/km di 1,1 mila, seguite da quelle del Nord
Ovest con un valore sensibilmente più basso (263). Nel meridione poca differenza tra la
costa orientale (82) e quella occidentale (77), mentre la palma di paradiso dei bagnanti è
appannaggio delle isole con un PeB/km di 34.
1.6
Le presenze nelle seconde case
Il turismo italiano risente in maniera notevole del fenomeno delle seconde case. Di
proprietà o in affitto da privati compongono un’ offerta rilevante che non rientra nelle
statistiche ufficiali. Nel 2003 Mercury ha realizzato con Rescasa uno studio destinato ad
indagare l’ampiezze del fenomeno determinando a livello provinciale il peso di questo
turismo sommerso. Applicando i coefficienti allora indicati, abbiamo cercato di stimare
l’ampiezza del fenomeno relativamente ai soli valori delle presenze balneari, per
giungere ad un dato che valutasse la reale portata dei flussi. Un dato che tuttavia
potrebbe essere ancora sottostimato, vista la scala provinciale di partenza, essendo il
fenomeno delle seconde case particolarmente sviluppato in quasi tutte le località marine,
valutabile quindi meglio su scala comunale. In base ai calcoli effettuati il numero totale
delle presenze a livello nazionale del comparto “mare” supererebbe così i 366 milioni,
con un fattore moltiplicativo rispetto a quelle ufficiali che si avvicina a 2,3. All’interno delle
singole regioni il dato presenta una notevole variabilità passando da un massimo di 8,3
per il Molise ad un minimo di 0,8 per il Veneto. Valori elevati per molte regioni
meridionali: Sicilia (7,7), Puglia (5,8) e Calabria (5). Il dato ovviamente non dipende dal
numero totale di case ma è influenzato dal livello di infrastrutturazione turistica e dal
rapporto tra numero di case e numero di strutture ricettive.
Il dato ci consente di aggiornare anche il valore delle presenze per chilometro di costa
balenabile che raggiunge valori intorno alle 3,5 mila/giorno in Emilia Romagna, 2 mila in
Veneto, 1,3 mila in Liguria, rimanendo la più bassa in Basilicata (64,8), preceduta dalla
Sardegna (140) e dalla Puglia (197).
26 Località marine: evoluzione e posizionamento del turismo balneare
Tab.10 Presenze totali compreso seconde case e presenze totali per chilometro balneabile
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Emilia-Romagna
Friuli-Venezia Giulia
Lazio
Liguria
Marche
Molise
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Veneto
Italia
Coeff. Molt.
4,4
2,1
5,0
2,5
1,2
1,0
2,9
3,9
1,0
8,3
5,8
3,1
7,7
1,2
0,8
2,30
Presenze balneario
3.862.997
186.574
4.823.767
6.690.030
24.156.412
5.013.987
2.101.949
12.039.096
7.348.177
179.883
3.126.717
4.538.423
4.835.866
15.146.651
18.151.414
112.201.943
Seconde case balneario
17.103.556
398.773
23.928.996
16.465.000
29.913.602
4.862.983
6.155.906
46.440.211
6.984.613
1.490.601
18.100.786
13.874.993
37.080.224
17.718.108
13.662.497
254.180.848
Presenze totali
20.966.553
585.347
28.752.763
23.155.030
54.070.014
9.876.970
8.257.855
58.479.307
14.332.790
1.670.484
21.227.503
18.413.416
41.916.090
32.864.759
31.813.911
366.382.791
PbE/km balneabile
1.207,1
64,8
302,9
422,8
3.522,1
1.028,0
201,8
1.349,2
615,2
327,8
197,2
140,4
289,7
546,0
2.084,9
474,2
Fonte: elaborazione Mercury su dati Istat, ANCI, Ministero della Salute
1.7
La spesa media
I dati forniti dal CISET 10 relativi alle diverse destinazioni mostrano per il balneare una
contrazione sia in termini di presenze sia in termini di spesa. Le rilevazioni effettuate non
fanno riferimento alla medesima ripartizione territoriale dell’ ISTAT, per tale motivo il peso
delle presenze risulta diverso. Possiamo tuttavia ritenere valido il dato di tendenza e il
valore della spesa. Secondo tali rilevazioni il peso del turismo balneare del 2005 è in
contrazione sia come dimensione economica che fisica (25,5% delle presenze rispetto al
27,9% del 2004 secondo Ciset; 31,62% contro 32,7% secondo ISTAT; 20,2% della spesa
contro 21,6% del 2004), a fronte di una sostanziale tenuta della spesa giornaliera,
comunque significativamente più bassa rispetto alla media e agli altri settori.
Tab.11 Incidenza della spesa per risorsa e spesa media per tipo di destinazione. Anno 2005
Risorsa
Balneare
Montano
Lacuale
Culturale
Incidenza
20,2
14,1
7,3
47,3
Spesa
Media (Euro)
72
86
73
108
% presenze
Ciset Istat
25,5 31,6
14,9 13,1
9,1
6,6
39,8 24,3
Spesa
Risorsa
Incidenza
Media (Euro)
Territorio
4,0
127
Altro (*)
7,1
99
Totale
41,6
91
(*) eventi, sport, crociere.
Fonte: CISET
10 Mara Manente, Economia Turistica Regionale nel 2005, CISET – Università Ca’ Foscari
% presenze
Ciset Istat
4,2
6,5 24,5
49,5 51,3
Rapporto sulle imprese balneari 2007 27
CAP II
LA DIMENSIONE STATISTICA ED ECONOMICA
1.5
Un comparto complesso
Il problema della quantificazione del comparto degli stabilimenti balneari è complesso
per l’evoluzione degli aspetti gestionali, per l’atteggiamento delle amministrazioni, in
merito al numero ed alle modalità delle concessioni e dei servizi possibili, e per le difficili
valutazioni statistiche, in quanto ufficialmente sono rilevate solo le attività che assurgono
al rango di impresa, mentre sul territorio sono presenti molteplici punti di erogazione del
servizio “anomali”.
Attualmente non esistono fonti amministrative che rilevano, in modo organico e
strutturato, le informazioni sugli stabilimenti balneari, visto che anche la realizzazione del
Sistema Informativo Demanio marittimo (S.I.D.) 11 , avviata nel 1993 e indirizzata al
censimento delle concessioni demaniali, è ancora in fase di completamento. La stessa
definizione di stabilimento balneare è sottoposta ad interpretazioni differenti 12 , mentre la
localizzazione delle strutture è regolamentata da normative urbanistiche e da piani dei
litorali variabili a seconda delle regioni e dei comuni.
Già nella precedente edizione del Rapporto sulle Imprese Balneari (2002) nella
premessa sulla stima del comparto sono state sintetizzate una serie di riflessioni sulla
modalità di indicizzazione del settore e le difficoltà di quantificazione dello stesso.
In questa edizione alle statistiche ottenute mediante le informazioni rese da enti
istituzionali sono state associate stime di sintesi altrettanto significative. Le potenzialità
rese disponibili dai progressi in tema di tecnologia e database relazionali, e in generale i
risultati di un’attività di ricerca basata sugli sviluppi di metodologie e tecniche di
integrazione delle fonti hanno consentito di avvalersi di dati amministrativi validati dalle
direzioni di competenza e capaci di restituire “meta-informazioni” aggregate sulla base
delle quali sono state ricavate stime e proiezioni.
Nel seguente lavoro di indagine, nella documentazione delle informazioni relativa alla
numerosità del comparto sono riportati come primi i valori forniti da Infocamere,
dall’ISTAT attraverso il data base ASIA, e una elaborazione dei dati raccolti presso la
Direzione Generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna del
Il seguente capitolo è a cura di Emilio Beceri, Sandro Billi e Maria Iannario.
11 Il Sistema è nato con la finalità di consentire una efficace gestione dei beni del demanio marittimo attraverso la
puntuale identificazione e conoscenza del loro reale stato d’uso disponendo, per l’intero territorio nazionale, di una
cartografia catastale aggiornata e revisionata. Tale sistema consente di individuare un’esaustiva enumerazione del numero
di concessioni. L’area di intervento interessa la zona demaniale marittima e la relativa fascia di rispetto dell’intero territorio
nazionale per uno sviluppo di ca. 7.500 km di costa. In tale quantificazione è esclusa l’indicazione degli stabilimenti lacuali
e fluviali.
12 Nonostante l’accezione giuridica e la normativa di riferimento permangono discrasie interpretative nell’identificazione di
tutte quelle strutture (es. stabilimenti di alberghi e/o campeggi, chioschi, bar con servizio spiaggia) non propriamente
riconosciute/registrate nell’identificativo “stabilimento balneare”, né riconducibili ad un’espressione normativa propria.
28 La dimensione statistica ed economica
Ministero dei Trasporti. A questi dati è stata associata una breve sintesi delle
informazioni ottenute dalle singole Regioni (dati ufficiali, stime, elaborazioni rispetto agli
anni precedenti) che ci consente di pervenire ad una stima ragionevole proposta sulla
base di tutte le fonti utilizzate. In una tavola a parte è riportato poi il numero delle
strutture ricettive dotate di spiaggia privata, il cui dato non sempre è registrato tra le
attività secondarie.
Per procedere alla analisi nel senso indicato sembra opportuno ricordare che il
Censimento 2001 rilevava 5.368 stabilimenti balneari 13 , dei quali 8 gestiti da istituzioni
pubbliche. Ma funzioni analoghe a quelle degli stabilimenti balneari erano rintracciabili
anche nelle altre attività, e nelle competenze delle istituzioni no-profit relative al demanio
marittimo, rappresentate rispettivamente da 2.765 e 19.841 unità 14 .
I dati del censimento sono alla base della verifica effettuata sulla validità dei dati
dell’Archivio Statistico delle Imprese Attive (A.S.I.A.), una banca dati creata dall’Istat, in
ottemperanza ai riferimenti normativi relativi all'armonizzazione statistica, introdotti
dall’Eurostat, l’Ufficio statistico della Comunità Europea (artt. 1 e 7 del Regolamento n.
2186/93 del Consiglio dell’Unione Europea) e in attuazione del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri del 26 febbraio 1994, che incaricava l’ente di istituire un gruppo di
lavoro avente l’incarico di progettare e realizzare il nuovo registro statistico delle imprese
sulla base delle informazioni disponibili in ambienti di tipo amministrativo.
Secondo tale archivio, a fine 2006 gli stabilimenti balneari operanti sotto forma di
impresa, attivi almeno sei mesi sarebbero stati 5.567, e a questi avrebbero fatto
riferimento circa 9,6 mila addetti indipendenti e 6,8 mila addetti indipendenti.
1.6
Imprese ed unità locali nelle macroaree
Anche le informazioni sugli stabilimenti balneari raccolte da fonte Infocamere
13 Tale dato è leggermente, ma non significativamente, differente da quello successivamente (par. 2) riportato nel testo
con riferimento al 2001, di fonte Infocamere.
14 Si presenta di seguito il prospetto fornito dall’ISTAT, relativo al censimento dell’industria e dei servizi per categoria di
attività economica a livello di singolo comune, relativo all’anno 2001 per le macroaree. Si considerano gli stabilimenti
balneari (marittimi, lacuali e fluviali), classificati come Codice Ateco 92721 e altre attività non comunemente classificate
che fanno capo al codice Ateco 92722. Fra queste ultime, come si è detto nel testo, rientrano diverse attività che
riguardano la balneazione.
Stabilimenti balneari (Ateco 92721) e Altre Attività Ricettive N.C.A. (Ateco 92722)
IMPRESA
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Mezzogiorno
Stabilimenti balneari
825
1.399
1.696
1.440
ISTITUZIONE PUBBLICA
Altre attività
745
647
572
705
Stabilimenti balneari
5
1
1
1
Altre attività
17
27
20
32
ISTITUZIONE
NO-PROFIT
Altre attività
4.893
4.841
4.038
6.069
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimento 2001
Il no profit, invece, ha realizzato interessanti interventi nell’ambito del comparto balneare, ma non presenta nella
rilevazione censuaria del 2001 indicazioni di maggiore dettaglio, mentre si prevede una specificazione del metadato
osservabile, a partire dalla prossima rilevazione censuaria. Si riportano i relativi dati a titolo informativo, senza un riscontro
nelle analisi successive.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 29
presentano alcune disomogeneità classificatorie, variabili su scala regionale 15 , e un
sottodimensionamento della struttura del comparto, proprio perché, come si è detto, non
tutte le strutture sono registrate come imprese.
Il caso del Veneto è quello più evidente perché si rilevano solo 166 unità,
corrispondenti all’2,1% del totale nazionale, in quanto la gestione degli stabilimenti in
molti casi è associata o compresa in quella delle gestioni alberghiere e non è classificata
neppure come attività sussidiaria. Analoghe considerazioni possono essere fatte per la
Sardegna, con diversi stabilimenti all’interno dei resort, ma anche con una maggiore
diffusione di litorali liberi.
Tenuto conto di queste precisazioni, alle quali successivamente si cercherà di ovviare
con delle stime, la ripartizione degli stabilimenti balneari viene proposta considerando gli
incroci delle sedi e delle unità locali con le attività principali e quelle accessorie, e
raffrontandola con quella analoga presentata nell’undicesima edizione del Rapporto sul
turismo italiano 16 .
Per inciso si ricorda che la voce stabilimenti balneari racchiude al proprio interno, ove
non è diversamente specificato, anche quelli lacuali e fluviali, che rappresentano,
comunque, una percentuale molto ridotta del totale.
Nel quinquennio 2001-2006 gli esercizi balneari aumentano di un quarto su tutto il
territorio nazionale (tasso medio annuo di crescita 4,6%), con una percentuale più che
doppia (52,7%, tasso medio annuo di crescita dell’8,8%) rispetto alla media nel
Mezzogiorno, ed in modo più contenuto nelle altre macroaree; il Nord Est, da sempre
l’area più strutturata per questa tipologia di servizio, presenta l’incremento minore. La
forte dinamica del Mezzogiorno è spiegabile anche con il fatto che sono state trasformate
in impresa alcune attività che comunque erano già presenti sul territorio.
Nel 2007, a livello nazionale, saranno presumibilmente superate le 8.000 unità
registrate
Per un raffronto con gli altri comparti turistici, sempre secondo fonte Infocamere e
considerando le sedi e le unità locali che svolgono tale attività come principale o
secondaria, si rileva che nello stesso quinquennio gli alberghi aumentano del 5,0%
(38.989 nel 2006) 17 , i campeggi del 12,7% (2.790) , i villaggi turistici del 23,6% (659) e gli
agriturismi di ben il 59,0% (13.378).
Il tasso di attività secondaria rispetto a quella totale è, nell’anno 2006, pari al 15,4% per
gli stabilimenti balneari, all’11,8% per gli alberghi, al 19,4% per i campeggi, al 31,4% per i
villaggi turistici, all’80,4% per gli agriturismi.
Appare evidente che la gestione di un “bagno” 18 è una attività particolarmente
dinamica e caratterizzata da una forte autonomia. Solo gli agriturismi presentano una
dinamica notevolmente superiore nella variazione, ma vista prevalentemente come
reddito integrativo rispetto ad altre attività.
15 In alcune regioni il sistema di classificazione è collegato a categorie di riferimento differenti rispetto a quelle standard.
16 Rapporto sul turismo italiano, undicesima edizione, Mercury, Firenze, 2002
17 Si ricorda che l’ISTAT rileva per il 2005, ultimo dato disponibile, 33.370 unità alberghiere che svolgono tale attività
come principale.
18 Questa è la denominazione con cui usualmente vengono chiamati gli stabilimenti balneari dai frequentatori.
30 La dimensione statistica ed economica
Tab.1 Stabilimenti balneari e lacuali nelle macroaree ed in Italia nel 2001 e nel 2006 e variazione
percentuale. Numero di sedi ed unità locali che svolgono tale attività come principale o secondaria.
2001
1.059
1.642
1.940
1.647
6.288
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Mezzogiorno
Italia
2006
1.281
1.755
2.313
2.515
7.864
Var %.
21,0
6,9
19,2
52,7
25,1
Var.% media annua
3,9
1,3
3,6
8,8
4,6
Fonte: elaborazioni su dati Infocamere
Nel quinquennio 2006 il Mezzogiorno passa da una incidenza del 26,2% sul totale degli
stabilimenti nazionali, ad una del 32,0%, mentre il Centro, pur aumentando le proprie
strutture, vede ridurre la propria quota parte dal 30,9% al 29,4%.
Sempre secondo i dati Infocamere, le imprese che, sull’intero territorio nazionale,
svolgono come attività principale la gestione di uno o più stabilimenti balneari sono
4.872. Ad ogni impresa che svolge tale attività come principale corrispondono, oltre alla
sede, 0,37 unità locali, per un tale di 6.653 strutture.
Graf.1 Distribuzione degli esercizi balneari fra le macro aree: anni 2001 e 2006
2006
2001
Sud e Isole;
26,2
Nord Ovest;
16,8
Centro;
30,9
Nord Est;
26,1
Nord
Ovest;
16,3
Sud e
Isole; 32,0
Nord Est;
22,3
Centro;
29,4
Fonte: elaborazioni su dati Infocamere
Se si aggiungono anche le imprese e le unità locali che svolgono in modo secondario
questa attività il numero complessivo delle strutture sale, ad agosto 2006, a 7.864 unità.
Questo ultimo rappresenta il dato di riferimento principale per valutare la dimensione del
comparto a livello di imprese censite.
Fra queste l’84,6% delle unità svolge la propria attività come principale: l’85,3% nel
Nord Ovest, il 90,7% nel Nord Est, l’84,4% nel Centro, l’80,2% nel Mezzogiorno.
A livello di macroarea territoriale la maggiore presenza di stabilimenti si rileva nel
Mezzogiorno e nel Centro per la maggiore ampiezza della fascia costiera, che nel Nord
ovest è limitata solo alla Liguria, oltre ai laghi.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 31
Graf.2 Numero di imprese classificate stabilimenti balneari: marittimi, lacuali e fluviali. Anno 2006
7.864
6.653
4.872
1.211
sedi con attività
principale
sedi ed UL con
attività principale
sedi e UL con
attività secondaria
sedi e UL con
attività principale o
secondaria
Fonte: elaborazioni su dati Infocamere
1.7
Imprese ed unità locali nelle regioni
Facendo riferimento ancora ai dati Infocamere, emerge che la regione con il maggiore
numero di stabilimenti è l’Emilia Romagna, quasi un quinto del totale nel paese, seguita
dalla Liguria e dalla Toscana. Insieme nelle tre regioni di collocano quasi la metà dei
“bagni” nazionali (47,8%), mentre nel 2001 la corrispondente quota era superiore alla
metà (53,9%).
Da notare che anche nelle regioni senza fascia costiera (Valle d’Aosta, Piemonte,
Lombardia, Trentino Alto Adige, Umbria) sono presenti alcuni stabilimenti balneari presso
i diversi laghi.
In termini di variazione percentuale nel quinquennio 2001 – 2006 il maggiore
incremento si rileva in Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia. Si tratta di aumenti
notevoli perché sono state messe a cultura turistica diverse spiagge prima libere oppure
si sono trasformate in imprese forme di gestione prima diverse o, ancora, si sono
registrate nella classe di attività corretta imprese prima iscritte con codici o con attività
prevalente diversa; di fatto nel mezzogiorno si sta realizzando, con ritardo, un certo
riallineamento alle regioni del Centro-Nord.
Secondo il riferimento camerale appaiono in diminuzione gli stabilimenti lacuali di due
regioni non costiere quali l’Umbria ed il Trentino-Alto Adige, mentre il caso della Valle
d’Aosta, con il suo unico stabilimento nel 2001 e nel 2006 non può fare testo.
Come ovvia conseguenza, tutte le regioni del Sud aumentano la loro quota relativa.
32 La dimensione statistica ed economica
Tab.2 Stabilimenti balneari e lacuali nelle regioni italiane nel 2001 e nel 2006 e relative quote.
Numero di sedi ed unità locali che svolgono tale attività come principale o secondaria.
Infocamere
Valori assoluti
Distribuzione %
2001
2006
2001
2006
8
12
0,1
0,2
1
1
0,0
0,0
30
47
0,5
0,6
19
14
0,3
0,2
135
166
2,1
2,1
36
45
0,6
0,6
1.020
1.221
16,2
15,5
1.452
1.530
23,1
19,5
919
1.009
14,6
12,8
8
7
0,1
0,1
663
810
10,5
10,3
350
487
5,6
6,2
360
493
5,7
6,3
33
39
0,5
0,5
447
614
7,1
7,8
278
435
4,4
5,5
35
87
0,6
1,1
179
341
2,8
4,3
268
428
4,3
5,4
47
78
0,7
1,0
6.288
7.864
100,0
100,0
Piemonte
Valle D'Aosta
Lombardia
Trentino A. A.
Veneto
Friuli V. G.
Liguria
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Italia
A.S.I.A. (Istat)
Valori assoluti
Distribuzione %
2006
2006
n.d.
n.d.
n.d.
n.d.
21
0,4
n.d.
n.d.
85
1,5
21
0,4
734
13,2
1.107
19,9
813
14,6
n.d.
n.d.
478
8,6
435
7,8
399
7,2
29
0,5
422
7,6
320
5,7
38
0,7
296
5,3
273
4,9
77
1,4
5.567
100,0
Fonte: elaborazioni su dati Infocamere 2001 e 2006 e A.S.I.A. Istat anno 2006.
Graf.3 Variazioni percentuali degli stabilimenti balneari delle regioni italiane: periodo 2001-2006
148,6
Basilicata
90,5
Calabria
66,0
Sardegna
59,7
Sicilia
Lombardia
56,7
56,5
Puglia
Piemonte
50,0
39,1
Lazio
37,4
Campania
36,9
Abruzzo
25,1
MEDIA
Friuli V.G.
25,0
23,0
Veneto
Marche
22,2
19,7
Liguria
18,2
Molise
9,8
Toscana
5,4
Emilia Romagna
Valle d'Aosta
0,0
-12,5
Umbria
Trentino A.A.
-26,3
Rapporto sulle imprese balneari 2007 33
Graf.4 Percentuale di unità che svolgono l’attività di stabilimento balneare come principale. Anno 2006
100,0
Valle d'Aosta
93,1
Emilia Romagna
88,8
Toscana
86,7
Liguria
Abruzzo
85,0
MEDIA
84,6
Marche
82,1
Sicilia
81,3
Campania
80,3
Lazio
79,7
Puglia
78,6
Veneto
78,3
Calabria
77,7
Sardegna
76,9
74,7
Basilicata
66,7
Piemonte
64,4
Friuli V.G.
64,1
Molise
Trentino A.A.
Umbria
Lombardia
57,1
57,1
53,2
Tab.3 Stabilimenti balneari e lacuali nelle regioni italiane nell’anno 2006: sedi con attività principale, sedi ed
unità locali con attività principale, sedi ed unità locali con attività secondaria, sedi ed unità locali con attività
principale e secondaria.
Piemonte
Valle D'Aosta
Lombardia
Trentino A. A.
Veneto
Friuli V. G.
Liguria
Emilia R.
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Italia
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Mezzogiorno
Sedi CaP
8
1
19
6
65
19
676
1.085
761
3
479
303
314
19
390
243
38
204
210
29
4.872
704
1.175
1.546
1.447
Valori assoluti
SeULCaP SeULCaS
8
4
1
25
22
8
6
130
36
29
16
1.058
163
1.424
106
896
113
4
3
665
145
388
99
419
74
25
14
493
121
342
93
65
22
265
76
348
80
60
18
6.653
1211
1.092
189
1.591
164
1.953
360
2.017
498
Fonte: elaborazioni Mercury su dati Infocamere
SeULCaPS
12
1
47
14
166
45
1.221
1.530
1.009
7
810
487
493
39
614
435
87
341
428
78
7.864
1.281
1.755
2.313
2.515
Sedi CaP
0,2
0,0
0,4
0,1
1,3
0,4
13,9
22,3
15,6
0,1
9,8
6,2
6,4
0,4
8,0
5,0
0,8
4,2
4,3
0,6
100,0
14,4
24,1
31,7
29,7
Valori percentuali
SeULCaP SeULCaS
0,1
0,3
0,0
0,0
0,4
1,8
0,1
0,5
2,0
3,0
0,4
1,3
15,9
13,5
21,4
8,8
13,5
9,3
0,1
0,2
10,0
12,0
5,8
8,2
6,3
6,1
0,4
1,2
7,4
10,0
5,1
7,7
1,0
1,8
4,0
6,3
5,2
6,6
0,9
1,5
100,0
100,0
16,4
15,6
23,9
13,5
29,4
29,7
30,3
41,1
SeULCaPS
0,2
0,0
0,6
0,2
2,1
0,6
15,5
19,5
12,8
0,1
10,3
6,2
6,3
0,5
7,8
5,5
1,1
4,3
5,4
1,0
100,0
16,3
22,3
29,4
32,0
34 La dimensione statistica ed economica
Interessante risulta anche verificare a livello regionale, la percentuale di stabilimenti –
sedi ed unità locali – che svolgono la loro attività come principale, rispetto al totale delle
strutture esistenti, che comprende anche quelle che svolgono la loro attività come
principale o secondaria.
A parte il caso della Valle d’Aosta, per la quale viene considerata una solo impresa
lacuale, le regioni ove prevale l’incidenza delle imprese che fanno della stagione dello
stabilimento la loro attività principale sono quelle ad economia balneare più matura;
nell’ordine Emilia-Romagna, Toscana, Liguria e Abruzzo, le sole a presentare valori
sopra la media nazionale.
Considerando la natura giuridica delle imprese, le società di capitale rappresentano
una quota molto ridotta del totale, che Infocamere indica in circa il 10%. Il dato
corrispondente relativo al Nord Est (5,5%) abbassa l’incidenza a livello nazionale, che
per le altre tre macroaree è intorno all’11-12%.
Da notare che nel Mezzogiorno si rileva la maggiore quota di imprese individuali,
mentre nel Nord Ovest e nel Nord Est questa componente appare ridotta.
Tab.4 Stabilimenti balneari, sedi con attività principale per natura giuridica. Anno 2006
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Mezzogiorno
Totale
Valori
assoluti
695
1.122
1.528
1.422
4.767
Distribuzione % (colonna)
freq. relative
SdC
SdP
II
14,6
17,4
17,4
9,9
23,5
12,6
28,7
18,4
30,1
34,3
32,1
35,3
23,8
37,4
29,8
34,7
100
100
100
100
AF
10,3
37,6
26,5
25,6
100
SdC
12,4
5,5
11,4
12
10,3
Distribuzione % (riga)
SdP
II
AF
61,4
24,5 1,7
62,6
28 3,9
48,2
38,4
2
40,9
44,9 2,1
51,3
35,9 2,5
Fonte: elaborazioni Mercury su dati Infocamere
La difficoltà di arrivare a dati unitari è chiara dal confronto tra i valori di fonte
Infocamere visti precedentemente e quelli del Sistema Informativo del Demanio Marittimo
riportati di seguito. Anche il ricorso alla banca dati A.S.I.A. dell’Istat sembra non facilitare
la soluzione del problema. Infatti la sua realizzazione fa capo a tre livelli di fonti: il primo
collegato a ai grandi archivi amministrativi quali Anagrafe Tributaria, Registro delle
imprese, Archivio INPS, Archivio INAIL, Archivio delle utenze elettriche della Società per
l’energia elettrica. Il secondo costituito dalle informazioni che provengono dagli Enti
pubblici e privati che gestiscono sub-archivi inerenti a specifici settori quali ad esempio
l’ABI e la Banca d’Italia per gli Istituti di credito, l’ANIA per gli Istituti assicurativi ecc… Il
terzo invece fa capo a tutte le indagini statistiche che l’Istat effettua sulle imprese. Tutte
queste fonti tuttavia non sono in grado di superare alcuni problemi strutturali delle
imprese del settore balneario e, in particolare, la presenza di attività facenti capo a
organismi no – profit, la compresenza dell’attività di gestione delle spiagge con quella di
ristorazione o ricettività, la diversa forma che le imprese assumono nelle differenti aree.
Dalla tab. 2 si può notare come il dato derivante dall’archivio A.S.I.A. rispetti abbastanza
la distribuzione territoriale dei dati Infocamere delle unità principali e secondarie,
denotando quindi la sua fonte principale, ma contemporaneamente riporti un valore totale
più basso (5.567 imprese contro 7.864) segnale della difficoltà di fare confluire all’interno
della rilevazione quelle fattispecie facenti capo ad altre tipologie di attività prevalenti.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 35
1.8
I Beni Demaniali nelle analisi del Ministero delle Infrastrutture e
dei Trasporti
La realizzazione del S.I.D. (Sistema Informativo del Demanio marittimo) 19 , proposta
dal Ministero dei Trasporti, che dovrebbe rappresentare una svolta per la quantificazione
delle strutture balneari, al momento non è in grado di fornire indicazioni di rilievo.
Il sistema infatti prevede un lavoro congiunto tra Ministero ed autonomie locali per
l’inserimento dei dati ma le diverse norme attuative a livello locale e l’aggiornamento dei
dati ancora non completato dopo il passaggio delle competenze, non hanno permesso di
mettere a regime lo strumento e ancora oggi i dati forniti lasciano ampi spazi di
incertezza come vedremo più avanti, sia per le elaborazioni che vi vengono attuate, sia
per i valori che risultano stranamente in calo invece che in aumento come rilevato da
altre fonti ad oggi ancora maggiormente attendibili.
Infatti, la creazione del S.I.D. (1993) si è successivamente intersecata con la
evoluzione normativa (D.Lgs. 112/98) relativa al Pubblico Demanio Marittimo che ha
significativamente mutato l’assetto istituzionale coinvolgendo altre pubbliche
amministrazioni. Il citato decreto legislativo preserva allo Stato le funzioni relative al
Sistema, regolando la gestione attraverso protocolli d’intesa con le Regioni (ai sensi
dell’art. 6 del D.Lgs. 281/97). Fermo restando il rispetto dell’autonomia delle singole
amministrazioni titolari, il S.I.D. prevede l’acquisizione di tutti i dati rilevabili in base alla
concessione della licenza:
▪
domanda;
▪
rilascio del relativo provvedimento;
▪
gestione del profilo economico;
▪
chiusura della pratica.
Da questa raccolta di dati dovrebbe derivare un quadro d’insieme di informazioni
omogenee. Attualmente la regione capofila che si occupa di coordinare le attività e
rispondere come rappresentante delle pratiche regolamentari di fronte al S.I.D. è la
Calabria, la Puglia, invece, rappresenta la regione indicata come “prima esecutrice”,
predisposta alla sperimentazione con il diretto inserimento dei dati e la verifica della
concreta funzionalità degli strumenti.
Il sistema, come previamente accennato, una volta a regime dovrebbe restituire
un’informazione completa sulle tipologie di utilizzo del demanio, riprendendo la struttura
classificatoria riportata nella tavola seguente distingu le concessioni assegnate per
generico uso turistico-ricreativo.
Nel prospetto è riportato il numero di concessioni rilevate nel 2001, prima del
decentramento che ha provocato la disarticolazione delle informazioni
Nella prima colonna sono riportati i valori relativi alle diverse tipologie. Si può notare
come un numero elevato di concessioni (27% circa) ricada nella classe residua “vario”,
costituita dalle forme di utilizzazione non inseribili direttamente nelle voci precedenti.
Nella terza colonna il valore è stato ridistribuito proporzionalmente all’interno delle voci
ipotizzando che aspetti di tutte le tipologie precedenti ricadessero nell’insieme residuo.
19 Coordinatore ed esecutore di un sistema informativo sulla titolarità e strutturazione del demanio.
36 La dimensione statistica ed economica
Secondo i dati e le elaborazioni Ministeriali le concessioni che fanno riferimento al
comparto turistico – ricreativo passano da circa 14 mila a 19 mila. Occorre però
evidenziare che il riferimento non è solo agli stabilimenti balneari ma a tutte le attività di
questo genere stabilite in area demaniale, incluso quindi i campeggi, i pubblici esercizi di
ogni genere, le attività per il tempo libero ecc.
Tab.5 Concessioni demaniali per tipo di utilizzazione prima del decentramento. Anno 2001
Uso
Numero concessioni
Distribuzione %
13.895
849
567
587
47
884
6.143
22.972
60,5
3,7
2,5
2,6
0,2
3,9
26,7
100
Turistico- ricreativo
pesca ed acquacoltura
Cantieristica navale
Produttivo ed industriale
Tutela ambientale
Diporto nautico
Vario
Totale
Numero concessioni
ridistribuite
18.967
1.158
774
802
64
1.207
Distribuzione %
22.972
100
82,56
5,04
3,37
3,49
0,28
5,26
Fonte: elaborazioni Ministero dei Trasporti su dati S.I.D.
Nel 2006, in concomitanza con la revisione dei canoni per “concessioni demaniali
marittime ad uso turistico-ricreativo”, è stata presentata una nuova elaborazione che
tuttavia fa riferimento a dati del 2003.
Tab.6 Ripartizione delle concessioni demaniali di carattere turistico ricreativo suddivise per
Regione e superficie territoriale. Anno 2003
Regioni
0 - 100 m
101 – 500 m
N.
Sup.
N.
Sup.
Abruzzo
8
420
48
17.503
Calabria
231
7.549
397 122.832
Campania
182
2.717
25
7.010
Emilia R.
213
5.947
181
44.198
Friuli V.G.
129
24
6.642
Lazio
209
8.673
191
47.934
Liguria
528
17.107
368
99.543
Marche
67
3.230
180
52.386
Molise
3
270
26
4.380
Puglia
294
10.404
194
54.334
Sardegna
261
7.177
132
34.443
Toscana
151
4.730
156
46.505
Veneto
123
7.060
88
21.987
Italia
2.399
75.284 2.010 559.697
Dist. Perc.
22,25
18,64
Sup. media
31,38
278,46
Totali corretti con ripartizione di “altri”
Italia
3.776 118.508 3.164 881.044
Classi di superficie
501 – 1.000 m
1.001 – 5.000 m
N.
Sup.
N.
Sup.
113
86.051
464
1.237.147
290
229.764
443
922.910
11
7.964
39
97.225
72
56.293
446
1.231.673
9
6.396
25
58.570
64
50.472
232
573.252
284
205.963
534
1.075.838
227
170.732
557
1.110.391
4
3.020
39
109.186
160
122.460
446
1.048.368
44
33.901
59
134.057
122
85.953
641
1.796.481
20
14.647
108
284.890
1.420 1.073.616 4.033
9.679.988
13,17
37,40
756,07
2.400,20
2.235
1.690.027
6.349
15.237.700
5.001 – 20.000 m
N.
Sup.
88
711.559
55
436.715
15
121.362
97
691.584
18
177.213
95
827.449
31
264.673
25
208.188
15
109.923
133
1.003.835
11
97.831
204
1.652.182
71
758.947
858
7.061.461
7,96
8.230,14
1.351
11.115.760
Oltre 20.000 m
N.
Sup.
2
59.050
5
292.564
3
95.663
1
21.000
4
410.506
2
66.610
6
238.076
0
0
0
0
6
176.479
1
27.225
5
141.589
28 2.220.063
63 3.748.825
0,58
59.505,16
99
5.901.192
N.
723
1421
275
1010
209
793
1751
1056
87
1233
508
1279
438
10783
100,00
16.974
Fonte: elaborazioni Ministero dei Trasporti su dati S.I.D.
Sono proiezioni effettuate dal Ministero dei Trasporti sulle prime stime pervenute al
S.I.D. incrociate con i dati raccolti nel 2001 che includono una ripartizione regionale delle
concessioni a carattere turistico–ricreativo suddivise per gruppi di dimensioni. La
suddivisione riguarda le sole regioni costiere (non sono presenti dati sul lacuale e sul
Totale
Sup.
2.111.730
2.012.334
331.941
2.050.695
659.327
1.574.390
1.901.200
1.544.927
226.779
2.415.880
334.634
3.727.440
3.307.594
22.198.871
2.058,69
34.944.230
Rapporto sulle imprese balneari 2007 37
fluviale). È esclusa la Sicilia il cui demanio è regionale e non statale.
Secondo i dati forniti a tale data il numero di concessioni a carattere Turistico
Ricreativo totalizzava 10,7 mila, portate a 16,9 mila con la redistribuzione della categoria
“vario”. Il dato lascia perplessi considerando che è minore rispetto alla stima del 2001.
La ripartizione percentuale (basata sul totale corretto), espressa nel grafico seguente,
invece, consente di indicare la distribuzione regionale delle concessioni demaniali che,
indipendentemente dalle dimensioni concesse (superfici) e dall’ampiezza dei singoli
stabilimenti, sintetizza la dimensione del fenomeno (uso turistico-ricreativo del demanio)
per singola regione.
L’ultima tavola riepilogativa tratta dai dati del Ministero dei trasporti presenta il dato
sulle concessioni di carattere turistico – ricreativo così come riportato direttamente dalle
Regioni, valori da ritenersi solamente indicativi e utilizzati solo in parte per la definizione
della numerosità riportate nella tabella precedente, a causa della evidente carenza di
completezza.
Non tutte le regioni infatti risultano in grado di indicare una proiezione precisa degli usi
demaniali, essendo diverse le forme adottate. Basta pensare che alcune (come Abruzzo,
Molise e Puglia) presentano dei dati relativi a concessioni “temporali annuali” non
previste dalla normativa di riferimento nazionale sulla base della quale è stato creato il
software di lettura generale (S.I.D.).
Graf.5 Distribuzione delle concessioni demaniali secondo i dati S.I.D. corretti. Anno 2003
16,2
13,2
11,9
11,4
9,8
9,4
7,4
6,7
4,7
2,6
4,1
1,9
0,8
Abruzzo
Calabria Campania
Emilia
Friuli V.G.
Romagna
Fonte: elaborazioni su dati Ministero dei Trasporti
Lazio
Liguria
Marche
Molise
Puglia
Sardegna Toscana
Veneto
38 La dimensione statistica ed economica
Tab.7 Rilevazione dati per aree turistico-ricreative. Anni 2004-2005
Regione
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Emilia Romagna
Friuli Venezia Giulia
Lazio
Liguria
Marche
Molise
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Veneto
Totale
Costa Km
Spiagge Km
126,99
98,77
Concessioni
pluriennali uso
balneare
633
Eventuali
concessioni
temporanee
114
69
Concessioni
per altro uso
turistico-ricreatico
98
Totale per
regione
845
69
451,83
135,00
2.039
145
2.184
344,79
938
592
1.530
207,78
33,85
553,70
1.853,94
113,46
33,85
200,70
446,78
1.297
63
6
680
99
112
891
288
434
1.381
2.253
626
9.764
2.253
192
8.095
1.297
69
Fonte: elaborazioni Ministero dei Trasporti su dati S.I.D.
Tale incongruenza costituisce una prima evidente criticità per il corretto funzionamento
del sistema. L’assenza di campi prestabiliti per l’inserimento dei dati porta in prima
istanza alla sottostima del comparto e impone la modifica del sistema di rilevazione con
l’inserimento di nuovi campi, che a volte però sono di riferimento in una sola regione. In
attesa che il sistema sia a regime, i dati di riferimento possono essere attinto solamente a
livello locale, dove però sono diversi e variabili gli enti di riferimento, rendendo così
complessa la raccolta.
La volontà di giungere ad un risultato più concreto nella valutazione della numerosità
degli stabilimenti balneari ci ha indotto a rilevare i dati presso ciascun organo competente
(assessorati, osservatori, enti provinciali, comuni, ecc.) e, una volta incrociati gli stessi
con i dati camerali, abbiamo potuto realizzare una stima sufficientemente valida come
riportato nella parte seguente.
1.9
Stabilimenti e servizi balneari. Un allargamento di campo
Come è stato detto la verifica del numero degli stabilimenti balneari esistenti è molto
complessa perché in diversi casi si tratta di unità che non sono imprese e/o che sono
associate a fruizioni di altra natura, come ad esempio la ristorazione, l’alloggio
alberghiero o campeggistico,, le attività no-profit, la destinazione a particolari
associazioni e, anche, in qualche caso, la gestione dei parcheggi.
Per questo motivo i dati di fonte Infocamere, sentiti anche i diversi uffici regionali
Rapporto sulle imprese balneari 2007 39
responsabili del comparto, non offrono una copertura totale del fenomeno 20 .
Per cercare di avere dati più aderenti al mercato reale rispetto a quello “ufficiale” sono
stati integrati con altre fonti quali gli uffici competenti regionali 21 , provinciali e comunali,
con alcuni cataloghi regionali e locali sui servizi per il turista e con le risultanze delle
analisi dei cataloghi degli alberghi e degli altri esercizi ricettivi gestori anche di “bagni”.
I raffronto non è stato semplice anche perché non è stato possibile individuare un
modo univoco per interpretare le differenze. Così, ad esempio, nel caso della Campania
il manuale regionale per i Tour operator indica 441 stabilimenti balneari per il 2006, a
fronte di 390 imprese-sedi, a fronte di 493 sedi ed unità locali che svolgono tale attività
come principali, a fronte di 614 sedi ed unità locali che svolgono l’attività in modo
principale o subordinato e a fronte delle 422 imprese dichiarate dall’archivio A.S.I.A. Più
volte è stato fatto riferimento al caso del Veneto che a fronte dei 166 stabilimenti rilevati
da Infocamere nel 2006 presenta, in realtà, quasi 900 strutture.
Graf.6 Stime relative agli stabilimenti balneari nelle regioni italiane. Valori assoluti
2.070
Emilia Romagna
1.284
Toscana
1.250
Liguria
1.135
Campania
1.090
Puglia
984
Sicilia
940
Marche
892
Veneto
860
Lazio
682
Calabria
652
Abruzzo
470
Sardegna
255
Friuli V. G.
148
Lombardia
Basilicata
98
Piemonte
72
Molise
52
Trentino Alto Adige
46
Umbria
Valle D'Aosta
10
1
Fonte: elaborazioni su fonti varie (Regioni, Province, Comuni, Enit, Istat, Infocamere, Ministero dei Trasporti)
20 Nella precedente edizione di questo rapporto (2002) si ricordava il caso in cui il numero delle richieste di assistenza per
aspetti finanziari rivolte alla associazione di categoria (SIB) risultava maggiore del numero delle imprese ed unità locali di
fonte camerale.
21 La richiesta di ricevere stime (nel caso in cui si fosse verificata una difficoltà nell’elargizione del dato definitivo) relative
a strutture balneari suddivise tra stabilimenti, alberghi con servizio spiaggia, campeggi con stabilimenti balneari e chioschi
(da intendersi come strutture semipermanenti) non ha sempre ottenuto risposta, soprattutto nel caso di regioni come Sicilia
(in assetto di ristrutturazione del sistema informatico, collegata ad una particolare procedura quantitativa per l’autonomia
concessale), Veneto e Lombardia.
40 La dimensione statistica ed economica
In base alle stime effettuate è rilevato dalle statistiche ufficiali solo il 61% degli
stabilimenti balneari che operano sul territorio nazionale; infatti mentre nel 2006 la fonte
Infocamere indica 7.864, le stime individuano 12.968 punti (circa il 65% in più) nei quali
sono offerti servizi balneari.
L’Emilia Romagna continua ad incrementare la propria attività e ad essere la regione
con il maggiore numero di stabilimenti ma con una quota percentuale in calo rispetto al
totale nazionale. Al secondo posto si colloca la Toscana che, rispetto al dato Infocamere,
sorpassa la Liguria. In quarta, quinta e sesta posizione si collocano due regioni del
Mezzogiorno, Campania e Puglia, e, quindi, la Sicilia.
Nelle regioni del Mezzogiorno il forte incremento del numero degli stabilimenti rilevato
nel quinquennio è spiegabile, in buona parte, anche con l’emersione di attività che prima
non venivano rilevate.
Si distinguono a parte anche i dati relativi ai servizi balneari esistenti presso alberghi,
villaggi turistici e campeggi, con l’avvertenza di notare che tali strutture non possono
essere semplicemente sommate a quelle stimate come stabilimenti balneari, perché
alcune sono già comprese fra quelle, mentre altre non lo sono, senza che vi sia, al
momento, la possibilità di individuarle.
Tab.8 Esercizi balneari in Italia nell’anno 2006 secondo la fonte Infocamere (sedi ed U.L. con
attività principale e secondaria) e secondo stime che tengono conto di una pluralità di fonti. Quota
del dato Infocamere sulle stime.
Piemonte
Valle D'Aosta
Lombardia
Trentino A. A.
Veneto
Friuli V. G.
Liguria
Emilia R.
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Italia
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Mezzogiorno
Valori assoluti
Infocamere
12
1
47
14
166
45
1.221
1.530
1.009
7
810
487
493
39
614
435
87
341
428
78
7.864
1.281
1.755
2.313
2.515
Stime
72
1
60
23
892
255
1.250
2.070
1.284
10
940
860
652
52
1.135
1.090
98
682
984
470
12.880
1.383
3.240
3.094
5.163
Distribuzione
Infocamere
0,2
0,0
0,6
0,2
2,1
0,6
15,5
19,5
12,8
0,1
10,3
6,2
6,3
0,5
7,8
5,5
1,1
4,3
5,4
1,0
100,0
16,3
22,3
29,4
32,0
Stime
0,6
0,0
0,5
0,2
6,9
2,0
9,7
16,1
10,0
0,1
7,3
6,7
5,1
0,4
8,8
8,5
0,8
5,3
7,6
3,6
100,0
10,7
25,2
24,0
40,1
Fonte: elaborazioni su fonti varie (Regioni, Province, Comuni, Enit, Istat, Infocamere, Ministero dei Trasporti)
% Infocamere
Su stime
16,7
100,0
78,3
60,9
18,6
17,6
97,7
73,9
78,6
70,0
86,2
56,6
75,6
75,0
54,1
39,9
88,8
50,0
43,5
16,6
61,1
92,6
54,2
74,8
48,7
Rapporto sulle imprese balneari 2007 41
È comunque stimabile che il numero complessivo degli stabilimenti balneari in Italia,
tenuto conto anche di queste componenti superi le 15.000 unità; inoltre sarebbero da
comprendere anche i circa 2.900 chioschi e i servizi minimi sparsi sul territorio nazionale,
parte dei quali sono stati trasformati, nel corso del quinquennio in stabilimenti; erano,
infatti, circa 3.200 cinque anni fa.
Tab.9 Servizi balneari in Italia nell’anno 2006 presso alberghi, i villaggi turistici e campeggi.
Piemonte
Valle D'Aosta
Lombardia
Trentino Alto Adige
Veneto
Friuli V. G.
Liguria
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Italia
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Mezzogiorno
Alberghi
38
0
96
17
769
114
221
117
158
3
260
111
277
9
220
152
27
193
169
140
3091
355
1017
532
1187
Villaggi e campeggi
20
0
96
36
115
27
134
107
206
25
103
75
90
5
174
137
16
161
110
98
1735
250
285
409
791
Totale
58
0
192
53
884
141
355
224
364
28
363
186
367
14
394
289
43
354
279
238
4826
605
1302
941
1978
Fonte: elaborazioni Mercury su Annuario Enit 2006 e su Annuari ricettivi delle regioni.
1.10
L’economia del comparto
1.8
Il fatturato
L’aggiornamento dell’indagine già rilevata nel 2001, in collaborazione con SIB Fipe,
porta a valutare il fatturato dei 12.968 “bagni” (stabilimenti balneari e servizi balneari)
stimati attivi nell’anno 2006, in circa 1.466,3 mln di euro per una media di 113.077 euro a
struttura.
Come si è detto il forte aumento che si è verificato per gli stabilimenti balneari registrati a livello
di Infocamere è attenuato considerando il dato globale che comprende anche i servizi balneari
non censiti, che aumentano del 7,6% nel 2006 rispetto al 2001 (tasso medio annuo di crescita di
circa 1,5%), mentre gli esercizi rilevati da infocamere aumentano del 25,1% ad un tasso medio
annuo di crescita del 4,6%. Di fatto una parte significativa dei servizi balneari che,
particolarmente nel Mezzogiorno, non era censita nel 2001, è stata ufficializzata nel corso del
quinquennio, per cui l’aumento totale è più ridotto.
42 La dimensione statistica ed economica
Tab.10 Fatturato degli stabilimenti e servizi balneari in Italia negli anni 2001 e 2006 e variazione
percentuale
2001
2006
variazione percentuale
variazione media annua
Numero strutture
12.055
12.968
7,6
1,5
Fatturato totale (mln €)
1.230
1.466
19,2
3,6
Fatturato medio (€)
102.032
113.077
10,8
2,1
Fonte: indagine SIB
Tenuto conto di queste precisazioni il fatturato complessivo aumenta, nel 2006 rispetto
al 2001, del 19,2% pari ad un tasso medio annuo del 3,6%, mentre il fatturato medio per
esercizio aumenta del 10,8%, ad un tasso medio annuo del 2,1%.
Tab.11 fatturato totale e fatturato medio per tipologia di struttura. Anno 2006
Sedi e UL Infocamere
Altre unità
Totale
Numero strutture
7.864
5.104
12.968
Fatturato totale (migliaia €)
1.097.356,2
369.024,3
1.466.380,6
Fatturato medio (€)
139.541,7
72.301,0
113.076,8
Fonte: elaborazioni su dati Infocamere e Indagine Sib.
Questo dato, più di molti altri, prova la ridotta dimensione media degli stabilimenti
balneari, trascinata verso il basso dalla presenza di tante vere e proprie microstrutture
(imprese e U.L. rilevate e non) e, ovviamente, dalla connotazione strutturale della
stagionalità del servizio.
Complessivamente il fatturato corrisponde pressappoco all’1,6% di tutti i consumi
turistici in Italia, con un incremento dello 0,2% rispetto al 2001.
Una proiezione che distingue fra imprese e U.L. di fonte Infocamere e le altre, porta a
stimare il fatturato per le 7.864 unità appartenenti al primo gruppo in circa 1.097 mln di
euro, per una media di 139.542 euro a struttura; per le 5.104 unità appartenenti al
secondo gruppo il fatturato è stimato considerevolmente più basso, pari a circa 369 mln
di euro, per una media di circa 72.301 euro ad unità.
Tab.12 Fatturato totale delle imprese (per sede ed unità locale) nelle macroaree, distribuzione
percentuale e fatturato medio. Anno 2006
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Mezzogiorno
Totale
Fatturato totale
181.234,1
291.896,0
343.323,6
280.902,2
1.097.355,9
Distribuzione %
16,5
26,6
31,3
25,6
100,0
Numero unità
1.281
1.755
2.313
2.515
7.864
Fatturato medio
141.478,6
166.322,5
148.432,1
111.690,7
139.541,7
Fonte: elaborazioni su dati Infocamere e Indagine Sib.
Da notare che se si considera il numero delle imprese, esercitanti l’attività come
principale o sussidiaria, corrispondenti a 5.834 la quota di fatturato per unità sale a
188.097 euro; è questo il principale dato di riferimento perchè indica il fatturato medio per
impresa.
Con riferimento alle macroaree sono stati analizzati i dati relativamente alle 7.864 unità
Rapporto sulle imprese balneari 2007 43
(sedi ed U.L.) rilevati dalla fonte Infocamere, in quanto i dati di riferimento presentano un
maggiore grado di affidabilità.
Il Centro determina il maggiore fatturato con una quota del 31,0%, seguito da Nord
Est, Mezzogiorno e Nord ovest. In termini di fatturato medio ad impresa solo il
Mezzogiorno presenta un dato inferiore alla media nazionale. Il Nord Est rileva un
fatturato medio ad impresa superiore di circa il 19% rispetto alla media nazionale, il
Centro circa il 6%, il Nord Ovest presenta un dato che di poco supera la media, mentre
per il Mezzogiorno il relativo dato è inferiore di circa il 20%. Rispetto al resto dell’Italia
(Centro Nord) il Sud Italia e le Isole presentano un deficit dei circa il 27%.
Di fatto il Mezzogiorno possiede quasi un terzo degli stabilimenti balneari esistenti in
Italia, ma determina poco più di un quarto del fatturato.
I dati riportati significano un maggiore apporto economico per le Aree del centro Nord
rispetto a quelle del Mezzogiorno, ma anche la presenza di prezzi medi relativamente più
bassi.
1.9
Struttura dei ricavi e modalità di fruizione
In realtà in tutte le aree appaiono elevati i prezzi delle località di grande richiamo e più
contenuti gli altri.
Il costo di una cabina, di due sdraio e di un ombrellone varia dai circa 10 euro in
Calabria ai circa 70 euro in alcuni stabilimenti di grande prestigio della Liguria, del Veneto
e della Toscana.
Per l’analisi della struttura dei ricavi si può fare riferimento ai risultati degli studi di
settore realizzati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che nell’ottobre 2005, con
riferimento al 2003 ha rilevato i dati strutturali delle imprese sulla base di notizie fornite in
fase di realizzazione delle dichiarazione dei redditi, in gran parte validi ancora oggi.
Come premessa è da considerare che le strutture categoriali di riferimento non
sembrano omogenee e che non vi è talvolta coerenza fra la sintesi dello studio di settore
(TG60U) e quanto indicato nella Nota Tecnica e Metodologica che fa riferimento ad un
subcampione di riferimento. Ad esempio la categoria egli stabilimenti che operano
prevalentemente con abbonamenti stagionali può sovrapporsi alle altre classificazioni
delle quali è una parte, inoltre talvolta non esiste una corrispondenza fra titolo delle
categorie utilizzate; ancora nella Nota Tecnica si fornisce il periodo di apertura stagionale
solo per i due cluster degli stabilimenti di piccola dimensione con soli servizi di spiaggia e
per quelli di medio-grande dimensione con piscina e bar.
44 La dimensione statistica ed economica
Tab.13 Cluster definiti dallo studio di settore del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Principale quota di ricavi e modalità di fruizione. Anno di riferimento 2003
Cluster
Numero
Distrbuz.
Principale quota di
ricavi
54% bar
1
di grande dimensione
con bar a gestione
diretta
612
12,8
2
di grande dimensione
con soli servizi di
spiaggia
336
7,0
3
che operano
prevalentemente con
abbonamenti
stagionali
503
10,5
4
con bar e servizio di
ristorazione a
gestione indiretta
194
4,1
5
di piccole dimensioni
con soli servizi di
spiaggia
1013
21,2
86% affitto ombrelloni
sdraio e lettini
6
di dimensioni rilevanti
con piscina e bar
167
3,5
60% affitto ombrelloni
sdraio e lettini (40%) e
cabine (20%)
7
con bar e servizio di
risotrazione a
gestione diretta
633
13,2
69% ristorazione
(41%) e bar (28%)
8
di piccole dimensioni
con bar a gestione
diretta
1326
27,7
53% bar
Totale
4784
100,0
86% affitto ombrello
sdraio e lettini
48% dei servizi di
balneazione affitto di
ombrelloni, sdraio e
lettini; 30% affitto
cabine
80% affitto ombrelloni
sdraio e lettini (46%) e
cabine (34%)
Modalità di fruizione servizi
balneazione
Fruizione con abbonamenti di
periodo più lungo: 40% di cui
abbonamenti stagionali: 18%
abbonamenti mensili: 22%.
Abbonamenti settimanali: 16%
ingressi giornalieri: 21%
Fruizione con abbonamenti di
periodo lungo: 37% di cui
abbonamenti stagionali: 18%
abbonamenti mensili: 19%.
Abbonamenti settimanali: 24%;
abbonamenti bisettimanali: 20%
ingressi giornalieri: 19%
68% abbonamenti stagionali
70% abbonamenti periodo lungo:
abbonamenti stagionali: 48%;
abbonamenti mensili: 22% .
Abbonamenti mensili 21%,
Abbonamenti bisettimanali 17%;
Abbonamenti settimanali 21%,
ingressi weekend 18%.
64% abbonamenti lungo periodo:
stagionali 42%, mensili 22%.
13% ingressi giornalieri e fine
settimana
43% abbonamenti lungo periodo:
stagionali: 25% ; mensili 19%;
giornalieri e weekend 23%.
24% giornalieri di fine settimana,
23% abbonamenti fino a 30
giorni, 14% ingressi giornalieri
dal lunedì al venerdì.
Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze, Studio di settore TG60U. Attività 92.72.1 Gestione di stabilimenti balneari,
marittimi e fluviali, Ottobre 2005, con l’allegato Nota Tecnica e Metodologica.
Tenuto conto di tali considerazioni, tuttavia possono essere tratte alcune interessanti
notizie dalle 4.784 imprese considerate, che svolgono la funzione di stabilimento come
principale.
Il fatto più rilevante è il peso sempre maggiore che stanno assumendo i servizi che una
volta erano accessori a quelli di spiaggia, ma che ora ne fanno parte integrante.
Fra gli otto cluster esaminati in tre casi la principale fonte di ricavo è l’esercizio della
ristorazione e del bar; peraltro molti bar offrono anche un servizio giornaliero di lunch.
Fra le tipologie di altri servizi accessori che determinano ricavi significativi si ricordano
Rapporto sulle imprese balneari 2007 45
il noleggio di attrezzature per sport d’acqua (imbarcazioni, pedalò, pattini, moto d’acqua,
canoe, windsurf, ecc.). Anche se spesso non determinano ricavi aggiuntivi sono da
ricordare come servizi anche le aree riservate ad attività sportive (beach volley, ping
pong, tennis e altro) e la presenza di una piscina, ove questa è disponibile.
Sono da ritenersi parte essenziale del servizio di base, invece, la disponibilità di aree
attrezzate per bambini, i parcheggi (spesso non presenti).
La tipologia di prezzo-contratto prevalente utilizzata con il cliente è quella
dell’abbonamento, mensile, settimanale o bisettimanale, mentre per gli weekend e gli
short break festivi si praticano prezzi giornalieri maggiorati. Tale fatto determina una
riduzione della media dei ricavi rispetto ai prezzi giornalieri indicati.
Da notare anche che l’abbonamento stagionale è molto utilizzato dai residenti delle
destinazioni balneari e delle zone limitrofe, nonché dai proprietari di abitazioni per
vacanza.
Relativamente alla stagionalità degli esercizi si rileva che gli stabilimenti di piccola
dimensione con soli servizi di spiaggia sono aperti per 110 giorni all’anno, con un periodo
di alta stagione di 51 giorni. Come esempio tipico si cita il caso di Rimini; quelli di mediogrande dimensione con piscina e bar sono aperti 123 giorni all’anno, con un periodo di
alta stagione di 64 giorni. Per gli altri cluster possono essere generalizzate analoghe
regole, ma la tendenza in corso da alcuni anni, accelerata nel corso del 2005 e 2006, è
verso una apertura più allungata che va da maggio, o dal periodo pasquale (quando si
verifica in Aprile) fino a metà ottobre.
1.10 Lavoro ed occupazione
Gli stessi studi di settore ci consentono di effettuare alcune valutazioni relativamente
alla occupazione.
Elementi che caratterizzano fortemente la struttura del lavoro sono l’elevata
percentuale di società di persone e di ditte individuali (fra l’85% e il 90% del totale) e l’alta
stagionalità. Questi due elementi portano ad una crescita dell’importanza del lavoro dei
soci e dei familiari rispetto a quello dei dipendenti, da cui deriva una preponderanza del
lavoro autonomo, con percentuali che nei mesi dell’alta stagione superano il 60% del
totale.
Applicando alla quantificazione stimata nella tabella 8 i dati desunti dagli studi di
settore, possiamo stimare in circa 31,5 mila il numero mensile medio di addetti, dei quali 6,7
mila circa dipendenti, e 24,8 mila autonomi (titolari, familiari, collaboratori ecc). Utilizzando i
parametri della stagionalità individuati nell’Osservatorio sul Mercato del Lavoro nel Turismo
in Italia 22 , che possiamo considerare ancora validi visto che il fenomeno tende a modificarsi
lentamente, è stimabile l’evoluzione della occupazione nell’anno calcolando il numero di
addetti del mese di agosto, periodo di massima occupazione, intorno alle 54 mila unità e
nei mesi invernali intorno alle 19 mila unità, variazione dovuta più al calo dei lavoratori
dipendenti che a quelli autonomi. Il dato sui lavoratori dipendenti non è lontano da quanto
riportato dall’archivio A.S.I.A. pari a 6,8 mila unità.
22 Mercury, EBNT, anno 2000.
46 La dimensione statistica ed economica
Tab.14 Numero di addetti per impresa normalizzati all’anno in base al numero di giornate
retribuite. Anno 2005.
Cluster
Distrib.ne
imprese
1 Stabilimenti di grandi dimensioni
con bar a gestione diretta
2 Stabilimenti grandi dimensioni con
soli servizi spiaggia
3 Stabilimenti che operano
prevalentemente con abbonati
stagionali
4 Stabilimenti con bar e/o servizio di
ristorazione a gestione indiretta
5 Stabilimenti di piccole dimensioni
con soli servizi di spiaggia
6
Stabilimenti con piscina
7 Stabilimenti con bar e/o servizio di
ristorazione a gestione diretta
8 Stabilimenti di piccole dimensioni
con bar a gestione diretta
Totale
Addetti
Bar
Inservienti
Salvataggio
Totale di cui dipendenti
12,8
1,8
0,9
0,8
3,4
1,3
7
-
1,6
1,2
2,8
1,2
10,5
1,7
-
0,7
2,4
0,6
4,1
-
1,8
1,7
3,5
-
21,2
-
0,9
0,8
1,8
-
3,5
0,7
0,9
1,5
3,1
2,1
13,2
2,6
-
1,0
3,6
1,1
27,7
0,8
-
0,8
1,7
-
100
Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze. Studio di settore TG60U
Tab.15 Quantificazione numero medio annuo di addetti per impresa. Anno 2005. Valori x 1.000
Cluster
1 Stabilimenti di grandi dimensioni
con bar a gestione diretta
2 Stabilimenti grandi dimensioni con
soli servizi spiaggia
3 Stabilimenti che operano
prevalentemente con abbonati
stagionali
4 Stabilimenti con bar e/o servizio di
ristorazione a gestione indiretta
5 Stabilimenti di piccole dimensioni
con soli servizi di spiaggia
6
Stabilimenti con piscina
7 Stabilimenti con bar e/o servizio di
ristorazione a gestione diretta
8 Stabilimenti di piccole dimensioni
con bar a gestione diretta
Totale
Bar
Inservienti
Salvataggio To.t addetti
Dipendenti Altre forme
2,9
1,4
1,3
5,6
2,1
3,5
-
1,5
1,1
2,5
1,1
1,5
2,3
-
1,0
3,3
0,8
2,6
-
0,9
0,9
1,8
-
1,8
-
2,6
2,3
4,9
-
4,9
0,3
0,4
0,7
1,4
0,9
0,5
4,5
-
1,6
6,1
1,9
4,2
2,9
-
3,0
5,9
-
5,9
13,0
6,8
11,8
31,5
6,8
24,8
Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze. Studio di settore TG60U
La stima fornita comprende solo in parte il lavoro attivato dai servizi dati in appalto,
quali ristoranti, bar, piscina, animazione per adulti e bambini, discoteca, valore che può
facilmente superare i 3 – 4 mila addetti, considerando che sono circa 800 le strutture che
possiedono una piscina o che danno in gestione i servizi bar e ristorazione.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 47
Tab.16 Stime numero di addetti, autonomi e dipendenti per mese. Anno 2005. Valori in miglia
Autonomi
Dipendenti
Addetti
gen
18,6
1,0
19,7
feb
19,1
1,0
20,2
mar
19,7
1,4
21,2
apr
21,9
2,1
24,1
mag
27,8
5,0
32,8
giu
31,7
13,1
44,8
lug
33,8
19,3
53,1
ago
34,0
19,9
53,9
set
31,5
12,5
44,0
ott
21,2
3,0
24,2
nov
19,5
1,6
21,2
dic
18,6
0,9
19,6
Media
24,8
6,8
31,5
Fonte: elaborazione dati Ministero dell’Economia e delle Finanze su nostri parametri.
Il numero dei lavoratori assimilabili agli autonomi ha una minore stagionalità essendo
rappresentato prevalentemente dai titolari degli stabilimenti e dai loro familiari che,
nell’arco dell’intero anno, svolgono una attività collegata alla commercializzazione,
amministrazione, manutenzione e controllo della struttura.
Graf.7 Indice di stagionalità addetti, dipendenti e autonomi. Anno 2005. Agosto = 100.
120,0
100,0
80,0
60,0
40,0
20,0
0,0
gen
feb
mar
apr
mag
Autonomi
giu
lug
dipendenti
ago
set
addetti
Fonte: elaborazione dati Ministero dell’Economia e delle Finanze su nostri parametri.
ott
nov
dic
Rapporto sulle imprese balneari 2007 49
CAP III
IL SETTORE SECONDO GLI OPERATORI
2.
Premessa
In un sistema alla ricerca di nuovi equilibri per i cambiamenti negli stili di vita e nelle
modalità di consumo, anche gli stabilimenti balneari sentono la necessità di rivedere i
servizi e la posizione sul mercato.
Il loro ruolo li rende soggetti ad un doppio condizionamento: le tendenze del turismo e i
mutamenti in atto nelle strutture sociali, in particolar modo quelli che avvengono
all’interno delle famiglie, considerato che rappresentano tuttora oltre il 90% della
clientela.
Soggiorni più brevi secondo la percezione della quasi totalità degli operatori, tendenza
alla prenotazione all’ultimo momento, principalmente nelle aree più mature, aumento
dell’età media e una certa attenzione al costo caratterizzano il cliente degli stabilimenti
balneari di questo decennio. Alla evoluzione della domanda si associa quella dell’offerta,
spesso senza una corrispondenza definita. Sono in aumento i servizi offerti dagli
stabilimenti balneari, dalla ristorazione, al fitness e agli intrattenimenti serali e notturni.
Come affrontare i cambiamenti? Una risposta univoca ovviamente non esiste, dovendo
allo stesso tempo far fronte alla necessità di diversificazione in un sistema sempre più
competitivo e a una concorrenza che fino alla metà degli anni ’90 si basava su elementi
come la cura dell’arenile, la pulizia, la cordialità e il rapporto personale dei gestori, fattori
tuttora importanti che caratterizzano quella che può essere definita una offerta classica,
tradizionale, ma che si devono confrontare con le necessità dimensionali, con la richiesta
di nuovi servizi, con l’esigenza di investimenti in attrezzature per attività sportive e di
svago. In poche parole una gestione più complessa, difficile da affrontare in un universo
che per i tre quarti è rappresentato da società di persone o ditte individuali. I “bagni”
rappresentano un investimento personale importante dei titolari sia sotto l’aspetto del
lavoro, sia sotto l’aspetto del rischio economico che vede l’impegno del capitale proprio
più che in altri ambiti, anche perché il meccanismo delle concessioni porta ad investire su
terreni demaniali e quindi a non potere garantire in maniera sufficiente con il patrimonio
d’impresa il sistema creditizio.
È sempre più complesso intercettare i desideri del cliente. Come in tutto il settore
turistico, la risposta non può essere univoca a fronte delle diverse sfaccettature di un
cliente che cambia velocemente le proprie richieste e si trova indeciso tra le diverse
proposte che riceve.
Per affrontare alcune delle problematiche considerate prioritarie nell’attuale momento
socio-strutturale del turismo balneare e osservare la dimensione strategica del pensare e
dell’agire di imprese e operatori è stata realizzata un’indagine campionaria che ha
Capitolo a cura di Sandro Billi.
50 Il settore secondo gli operatori
consentito di analizzare aspetti del sistema e politiche di gestione. Si definisce così un
quadro di sintesi in grado di mostrare “il settore” attraverso la lettura degli operatori e il
loro operare a fronte di una domanda sempre più difficile da percepire e comprendere.
3.
Metodologia di indagine e struttura del campione
L’analisi, condotta durante il periodo giugno-ottobre 2006, ha coinvolto un campione di
oltre 100 operatori (proprietari di stabilimenti balneari), con l’obiettivo di analizzare le
caratteristiche e le problematiche dell’attività da loro svolta, individuano l’andamento
economico delle imprese balneari presenti sul territorio italiano. In particolar modo è stata
focalizzata l’attenzione sul profilo giuridico delle società, sulle minacce del settore, sugli
aspetti economico-gestionali, sugli investimenti per affrontare il mercato di questi anni.
La somministrazione del questionario è avvenuta secondo una duplice modalità:
contattando sul territorio nazionale gli operatori del settore, direttamente sottoposti
all’indagine mediante intervista telefonica 23 (semistrutturata con risposte chiuse), o
attraverso sito web, invitandoli a rispondere volontariamente al medesimo questionario.
La campionatura è stata realizzata tenendo conto della ripartizione territoriale degli
stabilimenti secondo quanto rilevato nel “Rapporto sulle Imprese Balneari 2002” 24 .
L’indagine, dopo una prima valutazione sullo scenario di riferimento, procede verso
l’interpretazione della natura giuridica del campione, seguita dall’osservazione sulle
relazioni istaurate con altre strutture turistiche, per poi procedere alla valutazione
dell’economia delle imprese (ricavi, costi, attività appaltate). Le conclusioni riguardano le
principali minacce del settore, mostrando i cambiamenti di consumo dei clienti e gli
investimenti in qualità effettuati per resistere alla concorrenza internazionale.
4.
Lo scenario di riferimento per le imprese del settore
In equilibrio tra relax e intrattenimento la tendenza attuale sembra pretendere
comunque un ritorno ad un consumo classico, caratterizzato da tranquillità e riposo, con
la possibilità di usufruire di servizi tradizionali, come bar e ristorante, magari anche
presso l’ombrellone, ma con una minore necessità di servizi innovativi di spiaggia – del
tipo corsi di ginnastica o informatizzazione – (eccedenza 13% degli operatori), o di servizi
extra spiaggia, come feste ed eventi (eccedenza 64%).
Il sistema di contro ha risposto già negli anni passati alle istanze dei clienti proponendo
nuovi servizi sia gestiti in maniera diretta sia appaltati a terzi. Il Bar è ormai presente
nell’82% delle struttura a livello nazionale, con punte del 90% nel Sud/Isole. Il ristorante è
presente nel 47% delle strutture indagate, alta anche la percentuale di coloro che
propongono servizi di animazione per bambini o per adulti.
Comincia ad essere interessante il numero di strutture che, abitualmente o
saltuariamente, organizzano serate con musica tipo discoteca o semplice pista da ballo.
Palestra, strutture per anziani e disabili, affittacamere sono i servizi più originali segnalati
23 L’indagine è stata condotta nel corso dei giorni lavorativi mediante l’ausilio di intervistatori esperti ed adeguatamente
formati sui contenuti dell’indagine.
24 SIB, Mercury, Rapporto sulle Imprese Baneari 2002, Mercury, Firenze, 2002
Rapporto sulle imprese balneari 2007 51
da alcuni stabilimenti. Alcune attività sono appaltate esternamente e tra queste
prevalgono quelle collegate all’animazione e più comunemente la discoteca.
Gli effetti della crisi del turismo e in particolare di quello balneare nelle sue forme
tradizionali si sono fatti sentire anche negli stabilimenti. Il 2004 e il 2005 hanno segnato
una diminuzione nella quantità di giornate per ombrellone vendute, rispettivamente
dell’1,6% e dell’1,0%. Valori inferiori al dato delle strutture ricettive, attutito dalla forte
presenza di clienti che soggiornano nelle case (61%) e da un mercato che fa riferimento
anche ai residenti, stimabile intorno al 20% del totale. Il 2006 ha segnato una inversione
di tendenza con un aumento leggermente inferiore all’1%, che tuttavia non riporta i valori
della domanda ai livelli di inizio anni duemila.
Gli effetti di un mercato difficile sono stati aggravati da un aumento di costi di gestione
nettamente superiore alla variazione dei ricavi. I primi cresciuti negli ultimi quattro anni
intorno all’11% a livello nazionale, i secondi aumentati solamente del 2,4% a causa in
parte della riduzione delle vendite, ma anche per la necessità di agire per quanto
possibile sulla leva prezzo per ridurre la diminuzione della clientela. Il risultato è stato un
calo della redditività stimabile intorno al 9%.
D’altro lato la struttura di costi di gestione delle imprese balneari non consente
eccessive manovre considerando che il personale incide per circa il 32% del totale e la
manutenzione ordinaria e straordinaria, necessaria per salvaguardare i livelli di qualità in
una situazione ambientale particolare, per il 28%. Il valore è stato aggravato in molte
località negli ultimi anni dalla necessità di combattere l’erosione della costa con il
rimpascimento delle spiagge.
Sotto l’aspetto dei ricavi, il 68% è ancora rappresentato dal classico servizio di affitto di
ombrelloni, sedie a sdraio e spogliatoi, valore che lega l’attività ad un business principale
ma segnala anche una certa diversificazione. Il problema eventualmente è che il target
rimane lo stesso.
I gestori però non si sono tirati indietro di fronte alla sfida del cambiamento e hanno
investito nella qualità delle strutture, consapevoli del valore competitivo che ne deriva. Il
90% circa ha rinnovato ombrelloni e sdraio, il 70% ha migliorato gli impianti igienici, il
40% ha operato su cabine e spogliatoi, mentre una percentuale elevata (63%) ha invece
optato per iniziative sulla spiaggia. Molti anche gli investimenti nell’ambito del benessere
e per la realizzazione di piscine, purtroppo a volte spinti anche dalla qualità delle acque,
così come i già citati investimenti per fare fronte all’erosione delle coste.
Minori invece gli investimenti in nuove tecnologie, indirizzati principalmente alla
realizzazione di siti web anche se non sempre dotati di prenotazione telematica. Tra gli
altri investimenti la tecnologia wireless, gli internet point, le card di accesso e di consumo
pre pagate.
Un notevole sforzo per concorrere sul mercato sotto l’aspetto della qualità, nonostante
alcune ombre sul futuro con minacce che vengono non tanto dai cambiamenti del
mercato, quanto dall’aspetto amministrativo. Minacce che, secondo gli operatori, hanno il
nome di canoni demaniali, normativa complessa, imposte ed oneri e, da non trascurare,
aspetti ambientali, in particolare la diminuzione dell’arenile, e l’aumento dei costi di
gestione.
Quale scenario futuro quindi per le imprese del settore? Sicuramente una delle
52 Il settore secondo gli operatori
strategie da mettere in campo è la capacità di rispondere alle diverse sfaccettature della
domanda con un sistema di servizi adeguato, caratterizzata su aspetti come il benessere,
le tipicità, la tranquillità, le attività per bambini e ragazzi, proponendo un prodotto ben
definito e non rincorrendo parziali soddisfazioni per diversi target senza accontentare a
pieno nessuno. Fondamentale è recuperare il rapporto umano, invertendo la tendenza in
atto, specialmente nelle strutture più grandi, alla spersonalizzazione del servizio.
Occorre prestare attenzione all’evoluzione della clientela composta non solo da turisti,
minoranza in alcune località, ma in numero sempre più importante da escursionisti,
visitatori di un giorno, prevalentemente del week end, che necessitano della certezza
della disponibilità del servizio, disposti forse a spendere qualcosa di più a fronte di una
qualità da misurare anche nel confronto con la crescente concorrenza delle proposte
estive cittadine. Non ultima l’attenzione verso i residenti per i quali nei mesi estivi lo
stabilimento balneare sostituisce la piazza, il bar e la palestra, spazio e svago da vivere
anche nel tempo libero dal lavoro quotidiano.
Per il mercato turistico si rende necessario un maggiore sforzo ad operare in rete con
strutture ricettive, altri servizi, intermediari, vettori del trasporto, presentandosi sul
mercato con una forza contrattuale ed una visibilità superiore a quelle attuali, che vede
solo il 58% degli operatori dichiarare di intrattenere rapporti commerciali con le strutture
ricettive e con il 42% che limita tale rapporto a semplici convenzioni. Una integrazione
che dovrà passare anche dalla nascita di un sistema di imprese meno parcellizzato, da
una maggiore integrazione anche societaria, laddove attualmente solo l’8% delle imprese
balneari condivide la proprietà con altri servizi turistici e il 18% è gestita come attività
secondaria.
Nelle schede che seguono lo sviluppo analitico della ricerca effettuata
Rapporto sulle imprese balneari 2007 53
Natura giuridica delle imprese campione
Società di persone e ditte individuali
Società di capitali
Altre forme
Totale
Nord Ovest
75,0
25,0
100,0
Sud e Isole
77,8
15,6
6,7
100,0
18,8
77,8
Sud e Isole
Centro
Nord Ovest
Centro
81,5
14,8
3,7
100,0
76,2
Italia
Nord Est
Nord Est
66,7
28,6
4,8
100,0
15,6
81,5
14,8
66,7
28,6
75,0
Società di persone
Società di capitali
Italia
76,2
18,8
5,0
100,0
5,0
6,7
3,7
4,8
25,0
-
Altre forme
La percentuale preponderante di stabilimenti balneari intervistati è gestita sotto forma
di società di persone o di ditta individuale (76% del totale), le società di capitali sono il
19% mentre le altre forme di gestione sono il 5%. I valori si discostano leggermente da
quelli rilevati attraverso Infocamere, con percentuali inferiori per le imprese e superiori
per le altre forme di gestione. Il dato tuttavia è plausibile essendo proprio queste ultime le
forme di gestione assenti dal dato camerale, quindi ufficialmente sottostimato. Le attività
no profit (associazioni sportive, cral, ecc. presenti anche nel resto di Italia ma in
percentuali meno forti) assumono un peso maggiore al sud.
Questa struttura denota come l’attività all’interno degli stabilimenti balneari sia ancora
centrata sul lavoro dei titolari e dei familiari, e si traduca nella concentrazione del rischio
sui patrimoni personali. Una struttura societaria forse condizionata anche dal
meccanismo delle concessioni che, portando ad investire su terreni non propri, non
garantisce in maniera sufficiente con la semplice attività o con il patrimonio d’impresa il
sistema creditizio.
54 Il settore secondo gli operatori
Attività principale/secondaria
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Sud e Isole
Italia
Attività principale
87,5
90,5
92,6
71,7
82,4
Attività secondaria
12,5
9,5
7,4
28,3
17,6
Totale
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
87,5
12,5
Nord Ovest
90,5
9,5
Nord Est
92,6
7,4
Centro
71,7
28,3
Sud e Isole
82,4
17,6
Totale
Attività principale
Attività secondaria
La gestione dello stabilimento balneare è per la maggior parte degli intervistati l’attività
prevalente (81%). Valore elevato ma non altissimo e con differenze nell’ambito delle
macroaree. Il dato porta a dedurre da un lato una discreta redditività, dall’altro invece è
una conferma dello stato generale dell’offerta italiana caratterizzato dall’estrema
parcellizzazione delle imprese.
Il valore risulta più basso nel meridione (71,7%), dove le strutture risultano
maggiormente collegate ad alberghi o ad altri servizi turistici. Il dato, tuttavia, è da vedere
anche in un’ottica storica. Nel Nord sono nati gli stabilimenti balneari e poi, all’interno di
essi, i bar e i ristoranti, spesso a servizio esclusivo della clientela. Nel Meridione, invece,
il meccanismo è stato l’opposto per cui dal piccolo barrettino vicino al mare si sono
sviluppate attività di servizio alla balneazione.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 55
Nella gestione dello stabilimento balneare mantiene rapporti commerciali con
strutture ricettive?
Italia
6,9
47,1
8,8
42,2
stessa proprietà
convenzioni
pacchetti
no
Nord Ovest
6,3
25,0
12,5
37,5
Nord Est
9,5
52,4
9,5
38,1
Centro
3,7
51,9
3,7
44,4
Sud e Isole
6,5
45,7
10,9
43,5
38,1
42,2
43,5
44,4
9,5
37,5
8,8
12,5
3,7
10,9
51,9
45,7
3,7
6,5
52,4
47,1
25,0
6,9
Italia
stessa proprietà
9,5
6,3
Nord Ovest
convenzioni
Nord Est
pacchetti
Centro
Sud e Isole
no, non risponde
Il rapporto tra stabilimenti balneari e altre tipologie di servizi presenti sul territorio è un
segnalatore della propensione alla creazione di una rete, primo passo per un successivo
sviluppo di sistemi turistici in grado di presentarsi sul mercato in forma unitaria. A livello
nazionale il 42% delle imprese intervistate dichiara di non avere rapporti commerciali con
le strutture ricettive, il 9% circa di essere inserita in pacchetti, il 4% di avere attivato
convezioni, mentre l’8% circa dichiara di essere dello stesso proprietario.
La gestione di stabilimenti balneari da parte di strutture ricettive è un fenomeno
particolarmente presente nel Nord Est, dove è stato rilevato presso il 9% degli intervistati,
mentre raggiunge livelli più bassi nel centro (4%). Questa differenza rispecchia la diversa
evoluzione storica dei due sistemi di vacanza, il primo centrato maggiormente sulle
strutture ricettive (pensioni prima e alberghi poi), mentre il secondo è nato sullo
svilupparsi delle seconde case.
56 Il settore secondo gli operatori
Suddivisione dei ricavi per tipologia
sdraio + ombrellone
cabina + sdraio + ombrellone
bar a gestione diretta
ristorante a gestione diretta
appalti (es. ristorante, animazione)
altri ricavi
totale
Italia
39,8
17,2
25,4
11,2
2,5
4,0
100,0
Nord Ovest
33,4
34,8
13,9
10,5
3,6
3,7
100,0
33,4
Nord Est
43,6
15,2
22,5
11,6
4,1
3,0
100,0
Centro
42,4
23,9
16,6
12,3
1,8
3,1
100,0
34,8
13,9
Sud e Isole
37,5
11,4
33,6
10,5
2,0
5,0
100,0
10,5
3,6
3,7
11,6
4,1
3,0
Nord Ovest
43,6
15,2
22,5
Nord Est
23,9
42,4
16,6
12,3
1,8
3,1
Centro
37,5
33,6
11,4
10,5
2,0
5,0
Sud e Isole
39,8
17,2
25,4
11,2
2,5
Italia
sdraio + ombrellone
cabina + sdraio + ombrellone
bar a gestione diretta
ristorante a gestione diretta
appalti (es. ristorante, animazione)
altri ricavi
I nuovi servizi, le offerte diversificate ed innovative, rappresentano strumenti importanti
per posizionarsi sul mercato, tuttavia la percentuale più elevata di ricavi deriva ancora dal
noleggio di sdraio ed ombrelloni, con valori che spaziano dal 33% del Nord Ovest al 44%
del Nord Est, posizionandosi intorno al 40% a livello nazionale. Una maggiore differenza
deriva invece dal ritorno dell’uso delle cabine. La percentuale di ricavi dal noleggio di
ombrellone + cabina è elevato nel Nord Ovest (35%), mentre scende all’11% nel
Meridione. Inversa invece è l’importanza dei ricavi dalla gestione diretta del bar che nel
Nord Ovest rappresentano solamente il 14% mentre salgono al 34% nel Sud. I ricavi
dalla gestione diretta dei ristoranti invece mantengono un peso simile in tutto il territorio,
con valori che passano da oltre il 10% nel Sud / Isole al 12% nel Centro.
I ricavi da appalti di natura diversa rappresentano una percentuale limitata, è tuttavia
interessante notare come tale valore sia più del doppio nel Nord Est (4%) rispetto al
Centro e al Sud.
4,0
Rapporto sulle imprese balneari 2007 57
Suddivisione dei costi per tipologia
Italia
31,9
19,6
15,6
10,7
15,9
6,3
100,0
personale
materie prime ristorante o bar
manutenzione ordinaria
manutenzione straordinaria
utenze (luce, telefono, gas)
altri costi
totale
Nord Ovest
30,6
16,2
12,7
15,7
10,6
14,2
100,0
31,9
19,6
Nord Est
37,9
17,1
14,4
8,8
16,1
5,8
100,0
Centro
30,0
14,1
17,6
13,0
18,1
7,2
100,0
10,7
15,6
Sud e Isole
30,5
24,6
15,4
9,4
15,4
4,8
100,0
15,9
6,3
Italia
30,5
15,4
24,6
9,4
15,4
4,8
Sud e Isole
30,0
14,1
13,0
17,6
7,2
18,1
Centro
37,9
17,1
14,4
8,8
16,1
5,8
Nord Est
30,6
16,2
12,7
15,7
10,6
14,2
Nord Ovest
personale
manutenzione straordinaria
materie prime ristorante o bar
utenze (luce, telefono, gas)
manutenzione ordinaria
altri costi
L’onere principale nella gestione degli stabilimenti balneari è rappresentato dal costo
del personale che, a livello nazionale, pesa intorno al 32% con un massimo nel Nord Est
(38%), e mantenendosi invece pressoché uguale, 30% circa, nelle altre macroaree. In
considerazione delle caratteristiche strutturali e della dislocazione degli stabilimenti
balneari, è invece notevole il peso delle manutenzioni ordinarie che, insieme a quelle
straordinarie, coprono tra il 23% e il 30% dei costi totali. L’approvvigionamento per il bar
e i ristoranti varia tra il 14% (Centro) e il 25% (Sud e Isole), in considerazione anche della
diversa offerta di servizi e di organizzazione all’interno degli stabilimenti, che vede i primi
maggiormente centrati sulla spiaggia (cabine, ombrelloni, sdraio), mentre i secondi
prestano una maggiore attenzione agli aspetti della ristorazione e del bar.
58 Il settore secondo gli operatori
Servizi extra-spiaggia
Bar
Ristorante
Discoteca
Animazione bambini
Animazione sportiva
Altro
Italia
82,4
47,1
8,8
57,8
49,0
17,6
Nord Ovest
87,5
50,0
4,3
25,0
25,0
-
Nord Est
81,0
42,9
9,5
85,7
71,4
23,8
Centro
70,4
55,6
7,4
55,6
44,4
14,8
Sud e Isole
89,1
43,5
8,7
52,2
45,7
19,6
100,0
90,0
80,0
70,0
60,0
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
Italia
Bar
Ristorante
Nord Ovest
Discoteca
Nord Est
Centro
Animazione bambini
Sud e Isole
Animazione sportiva
Totale
Altro
Il sistema degli stabilimenti balneari si sta modificando, spingendosi sempre più verso
un’offerta di molteplici servizi, in grado di intrattenere e mantenere l’ospite al loro interno.
Il bar è ormai presente in quasi tutti gli stabilimenti, con percentuali che vanno dal 70%
del Centro all’89% del Sud. Anche la presenza di ristoranti tocca oramai percentuali
interessanti, intorno al 47% del totale degli intervistati, con valori non molto dissimili
all’interno delle diverse macroaree. Maggiori differenze invece possiamo notarle per
quanto riguarda l’insieme dei servizi definibili come intangibili o innovativi: animazione e
discoteca. La prima, riferita ai bambini, è presente nel 58% degli stabilimenti intervistati,
con minimo del 25% nel Nord Ovest e massimo del 85,7% nel Nord Est, mentre quella
sportiva è presente nel 49% degli stabilimenti indagati. La discoteca è invece presente
nel 9% delle strutture, in misura maggiore nel Nord Est (9,5%) e più bassa nel Nord
Ovest (4,3%). Per quanto riguarda invece le “altre attività” vengono segnalate
l’animazione per adulti, palestra, facilities per anziani e disabili, noleggio natanti e
affittacamere.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 59
Gestione diretta ed appaltati
Italia
7,1
12,5
33,3
30,5
24,0
22,2
Bar
Ristorante
Discoteca
Animazione bambini
Animazione sportiva
Altro
Nord Ovest
33,3
50,0
Nord Est
29,4
22,2
66,7
22,2
20,0
20,0
Centro
5,3
20,0
25,0
26,7
33,3
50,0
Sud e Isole
5,0
22,2
37,5
23,8
11,1
100,0
90,0
80,0
70,0
60,0
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
Italia
Bar
Nord Ovest
Ristorante
Discoteca
Nord Est
Animazione bambini
Centro
Sud e Isole
Animazione sportiva
Altro
Non tutti i servizi tuttavia sono gestiti direttamente, in particolare quelli più innovativi.
Così mentre il bar viene dato in appalto dal 7% degli intervistati, la discoteca lo è nel
33%, con punte che si avvicinano al 67% nel Nord Est e valori notevolmente più bassi nel
Sud (22%) e nel Centro (25%). Cospicua anche la percentuale di servizi appaltati per
quanto riguarda l’animazione dei bambini (30% del totale) e quella sportiva (24%).
60 Il settore secondo gli operatori
Confronto variazione percentuale percepita costi e ricavi. Anni 2002-2006
13,6
12,7
11,4
12,0
9,0
5,4
2,4
2,3
1,7
2,3
-6,7
-9,0
-8,3
-9,8
-11,0
Italia
Nord Ovest
Costi
Nord Est
Centro
Ricavi
Differenza
Sud e Isole
La quasi totalità degli operatori intervistati (90% a livello nazionale) nell’arco degli ultimi
4 anni ha percepito un aumento dei costi di gestione. Oltre il 35% ne segnala una
crescita compresa tra il 10% e il 35%, e secondo il 24% circa di essi la variazione è stata
anche più forte. L’aumento più consistente dei costi di gestione sembra essere avvenuto
nel Nord Ovest, dove oltre il 71% degli intervistati ha percepito un incremento superiore
al 10%. Segue non lontano il Nord Est con il 70%, il Sud con il 62% e il Centro con
solamente il 44%. Una parametrizzazione delle indicazioni degli operatori porta a stimare
l’aumento dei costi a livello nazionale negli ultimi quattro anni intorno all’11%, con
andamenti diversi nelle macroaree che indicano un minimo del 9% nel Centro e un
massimo intorno al 13% nel Nord Ovest. Parallelamente all’aumento di costi non è stato
percepito un analogo andamento dei ricavi, anche se a livello generale il 43% segnala
una crescita, il 34% li ritiene invariati e il 22% li dichiara invece in calo. Per due terzi di
coloro che hanno indicato una crescita però questa è stata inferiore al 10%, valore medio
dell’aumento di costi. A livello di macroaree nel Sud/Isole sembra riscontrarsi maggiore
scontento. Solo il 40% infatti dichiara un aumento dei ricavi, mentre il 31% indica un calo.
Nel Nord Ovest invece la situazione sembra migliore: il 50% degli imprenditori intervistati
dichiara una crescita, anche in questo caso per tre quarti inferiore all’aumento dei costi.
Parametrizzando i valori dichiarati l‘aumento dei ricavi può essere stimato del 2,4% a
livello nazionale, con un minimo dell’1,7% nel Nord Est e un massimo del 5,4% nel Nord
Ovest. Differenza sensibile che segnala la difficoltà ad affrontare il mercato in un
momento di crisi del settore e di aumento dei costi, con conseguente diminuzione della
redditività della gestione. Un confronto tra variazione dei costi e variazione dei ricavi,
misurata sulla percezione degli operatori, mostra differenze di nove punti percentuali a
livello medio nazionale, con massimo vicino a 10 per Sud e Isole e minimo di 8 per il
Nord Ovest.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 61
Variazione costi di produzione. Anni 2002-2006
Italia
89,9
10,1
-
Aumentati
Invariati
Diminuiti
Nord Ovest
100,0
-
Nord Est
100,0
-
Centro
88,9
11,1
-
Sud e Isole
84,4
15,6
-
Di quanto?
Italia
35,4
17,2
14,1
10,1
9,1
4,0
1-3%
4-6%
7-9%
10-15%
Aumento
15-25%
Nord Ovest
Nord est
45,0
42,9
14,3
14,3
25% o più
Diminuzione
14,3
20,0
20,0
14,3
10,0
5,0
0,0
0,0
1-3%
4-6%
7-9%
10-15%
15-25% 25% o più
1-3%
4-6%
Centro
7-9%
10-15%
15-25% 25% o più
Sud e Isole
37,0
28,9
22,2
18,5
17,8
13,3
3,7
3,7
3,7
15,6
6,7
2,2
1-3%
4-6%
7-9%
10-15%
15-25% 25% o più
1-3%
4-6%
7-9%
10-15%
15-25% 25% o più
62 Il settore secondo gli operatori
Variazione ricavi negli ultimi quattro anni
Italia
43,4
34,3
22,2
Aumentati
Invariati
Diminuiti
Nord Ovest
50,0
50,0
-
Nord Est
45,0
30,0
25,0
Centro
46,2
42,3
11,5
Sud e Isole
40,0
28,9
31,1
Di quanto?
Italia
20,0
15,0
10,0
5,0
0,0
-5,0
-10,0
1-3%
4-6%
7-9%
10-15%
Aumento
15-25%
25% o più
Diminuzione
Nord Ovest
Nord est
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
-10,0
-20,0
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
-10,0
-20,0
1-3%
4-6%
7-9%
10-15% 15-25%
25% o
più
1-3%
Centro
4-6%
7-9%
10-15% 15-25% 25% o
più
Sud e Isole
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
-10,0
-20,0
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
-10,0
-20,0
1-3%
4-6%
7-9%
10-15%
15-25%
25% o
più
1-3%
4-6%
7-9% 10-15% 15-25% 25% o
più
Rapporto sulle imprese balneari 2007 63
I risultati degli ultimi anni e il trend di breve periodo nei volumi di vendita
2004/03
-1,6
-3,6
-1,4
-3,5
-0,3
Italia
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Sud e Isole
2005/04
-0,7
3,7
-1,6
0,0
-1,5
2006/05
0,9
2,1
1,6
1,3
0,1
2,1
1,6
1,3
0,9
0,3
0,1
0,0
-0,3
-1,0
-1,4
-1,6
-3,6
-1,6
-1,5
-3,5
2004/03
2005/04
Italia
Nord Ovest
Nord Est
2006/05
Centro
Sud e Isole
Anche il prodotto “mare” nella sintesi delle imprese balneari come percepito dagli
operatori, ha segnalato nel corso del 2006 una seppur lieve recupero dopo due anni di
difficoltà, con andamenti differenti nelle macroaree. Una crescita vicina all’1% del numero
di giornate per ombrellone a livello nazionale dopo un 2004 a -1,5% e un 2005 a -1%, è
la sintesi della ripresa del Nord Ovest con aumento di circa il 2%, dell’incremento seppur
limitato del Nord Est e del Centro (1,5% circa) e del Sud che non sembra ancora avere
imboccato la strada dell’aumento anche se gli effetti della crisi sembrano essere stati
minori, specialmente nel medio periodo. La crescita dell’ultimo anno non ha riportato il
numero dei clienti ai livelli del 2003, avendo recuperato solo in parte il calo del 2004
(Italia -1,6%, Nord Ovest e Centro -3,5% circa) e la seppur minore diminuzione del 2005
(Italia -1%; Nord Est e Isole -1,5% circa).
64 Il settore secondo gli operatori
Giornate per ombrelloni vendute. Confronto 2004/2003
Italia
22,9
24,1
53,0
Aumentati
Invariati
Diminuiti
Nord Ovest
20,0
20,0
60,0
Nord Est
5,6
16,7
Centro
9,1
22,7
68,2
Sud e Isole
28,9
31,6
39,5
Italia
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
1-3%
4-6%
7-9%
Aumento
Diminuzione
Nord Est
Nord Ovest
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
1-3%
4-6%
10% o più
7-9%
10% o più
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
1-3%
Centro
4-6%
7-9%
10% o più
Sud e Isole
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
1-3%
4-6%
7-9%
10% o più
1-3%
4-6%
7-9%
10% o più
Rapporto sulle imprese balneari 2007 65
Giornate per ombrelloni vendute. Confronto 2005/2004
Italia
28,6
26,2
45,2
Aumentati
Invariati
Diminuiti
Nord Ovest
66,7
33,3
Nord Est
7,1
Centro
34,8
30,4
34,8
Sud e Isole
22,0
26,8
51,2
Italia
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
1-3%
4-6%
7-9%
Aumento
10% o più
Diminuzione
Nord Ovest
Nord Est
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
1-3%
4-6%
7-9%
1-3%
10% o più
Centro
4-6%
7-9%
10% o più
7-9%
10% o più
Sud e Isole
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
1-3%
4-6%
7-9%
10% o più
1-3%
4-6%
66 Il settore secondo gli operatori
Giornate per ombrelloni vendute. Confronto 2006/2005
Italia
50,0
27,0
23,0
Aumentati
Invariati
Diminuiti
Nord Ovest
62,5
12,5
25,0
Nord Est
65,0
25,0
10,0
Centro
59,3
29,6
11,1
Sud e Isole
35,6
28,9
35,6
Italia
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
1-3%
4-6%
7-9%
Aumento
10% o più
Diminuzione
Nord Ovest
Nord Est
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
1-3%
4-6%
7-9%
1-3%
10% o più
4-6%
7-9%
10% o più
7-9%
10% o più
Sud e Isole
Centro
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
1-3%
4-6%
7-9%
10% o più
1-3%
4-6%
Rapporto sulle imprese balneari 2007 67
Principali minacce per il settore (scala da 1 a 7.; 1=massimo)
Normativa complessa
Canoni demaniali
Aumento dei costi di gestione
Moda
Destinazioni straniere meno care
Riduzione dei periodi di vacanza
Erosione dell’arenile
Imposte ed oneri comunali
Oneri di concessione
Italia
2
1
5
9
8
6
3
4
7
Nord Ovest
3
1
7
8
6
5
1
4
8
Nord Est
2
1
6
9
7
8
3
4
5
Centro
1
2
5
9
8
7
3
4
5
Sud e Isole
1
3
6
9
8
5
2
4
7
Per gli operatori tuttavia le principali difficoltà non vengono dal mercato ma dal
contesto burocratico amministrativo nel quale si trovano ad operare. Il livello dei canoni
demaniali è considerato come la principale minaccia all’attività nel complesso nazionale,
nel Nord Est e nel Nord Ovest, mentre è al secondo posto tra le preoccupazioni nel
Centro e al terzo nel Sud/Isole. Al secondo posto nella scala delle minacce a livello
nazionale la complessità della normativa, impressione condivisa anche dalle imprese del
Nord Est, mentre nel Centro e nel Sud appare come minaccia principale.
Significativa la considerazione che viene data all’aspetto ambientale: l’erosione della
costa è vista infatti come prima, concreta minaccia esterna al sistema delle imprese
balneari, dopo gli aspetti burocratici e delle imposte, e per il Sud essa si pone addirittura
al secondo posto.
Non il mercato quindi, ma la burocrazia ed i problemi ambientali sono i principali
ostacoli all’attività.
68 Il settore secondo gli operatori
Investimenti in qualità negli ultimi 4 anni
Italia
89,2
40,2
69,6
46,1
62,7
37,3
14,7
Ombrelloni e sdraio
Cabine
Bagni e docce
Reception
Speciali iniziative da spiaggia
Speciali iniziative fuori spiaggia
Avvio certificazione di qualità
Nord Ovest
100,0
75,0
75,0
25,0
50,0
37,5
25,0
Nord Est
95,2
38,1
81,0
42,9
81,0
47,6
28,6
Centro
92,6
51,9
63,0
40,7
55,6
40,7
7,4
Sud e isole
82,6
28,3
67,4
54,3
60,9
30,4
10,9
100,0
90,0
80,0
70,0
60,0
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
Ombrelloni e
sdraio
Cabine
Bagni e
docce
Italia
Reception
Nord Ovest
Speciali
iniziative da
spiaggia
Nord Est
Centro
Avvio
Speciali
iniziative fuori certificazione
di qualità
spiaggia
Altro
(specificare)
Sud e Isole
I gestori degli stabilimenti balneari sono consapevoli che il recupero del volume di
clientela degli anni passati non può essere delegato ai soli andamenti del mercato ma
deve passare anche attraverso il miglioramento della qualità dell’offerta. Negli ultimi
quattro anni il 90% degli imprenditori intervistati ha investito nella sostituzione di
ombrelloni e sdraio (100% nel Nord Ovest), il 70% negli impianti igienici e nelle docce, il
63% in iniziative di spiaggia, il 46% nel miglioramento della reception, il 40% negli
spogliatoi e il 37% in iniziative fuori spiaggia (eventi ecc.). I valori possono mutare a
livello di macroarea, in considerazione anche delle diversità infrastrutturali. Così nel Sud /
Isole, ad esempio, la percentuale di operatori che ha investito nelle cabine e negli
spogliatoi risulta più bassa, anche in virtù della diversa e minore presenza di tali
manufatti. Interessante il dato sull’investimento in certificazione della qualità, segnalato
dal 15% circa delle imprese intervistate (25% nel Nord Ovest, 7% nel centro), anche se è
un processo che per molte è distante dal concludersi. Per quanto riguarda altri
investimenti vengono segnalate molte iniziative nel campo del benessere, delle piscine
(condizionate dalla qualità delle acque?) e, purtroppo, dal rimpascimento degli arenili.
Alcuni intervistati segnalano anche la realizzazione di strutture per la ricettività, associate
al “bagno”
Rapporto sulle imprese balneari 2007 69
Investimenti in tecnologia negli ultimi 4 anni
Italia
59,8
30,4
2,9
6,9
Sito Web (creazione/restyling)
Servizi di prenotazione telematica
Tecnologie presso gli ombrelloni
Altro (specificare)
Nord Ovest
50,0
12,5
25,0
Nord Est
61,9
38,1
9,5
4,8
Centro
66,7
29,6
3,7
3,7
Sud e Isole
56,5
30,4
6,5
70,0
60,0
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
Sito Web
(creazione/restyling)
Servizi di prenotazione
elettronica/telematica
Italia
Nord Ovest
Tecnologie presso gli
ombrelloni
Nord Est
Centro
Altro (specificare)
Sud e Isole
L’investimento in tecnologia invece è stato realizzato in percentuale più bassa ed ha
riguardato prevalentemente la presenza in Internet (60% degli intervistati) anche se solo
un terzo ha ritenuto necessario sviluppare un sistema di prenotazione on line.
Le rilevazioni mostrano una percentuale di investimento più bassa nel Nord Ovest,
mentre il Nord Est persegue una politica di investimenti in tecnologia anche avanzata
presso gli ombrelloni. Tra gli “altri investimenti” si segnalano le postazioni internet, la
tecnologia wireless anche in spiaggia, le web cam e le card di accesso e di consumo pre
pagate.
70 Il settore secondo gli operatori
Come cambiano i comportamenti di consumo dei clienti
-100,00
-50,00
0,00
50,00
100,00
Soggiorno più breve
Prenotazioni all’ultimo
momento
Aumento dell'età
media
Utilizzo del solo
ombrellone
Richiesta nuovi
servizi spiaggia
Richiesta nuovi
servizi extra spiaggia
Italia
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Sud e Isole
Al di là degli investimenti in attività di spiaggia e fuori spiaggia, le tendenze del mercato
degli stabilimenti balneari cambiano sulla scia dell’evoluzione del consumo turistico.
Secondo una analisi comparata, l’indice relativo alla diminuzione della permanenza
media è 90 25 , mentre quello relativo all’aumento delle prenotazioni all’ultimo momento è
81. Si segnalano in aumento l’età media con indice 54 (fenomeno che non sembra
manifestarsi nel meridione), e una tendenza ad utilizzare solamente ombrelloni e sedie a
sdraio a svantaggio delle cabine e degli spogliatoi (indice 61). Dopo le realizzazioni
effettuate negli ultimi anni, la richiesta di servizi innovativi in spiaggia e fuori dalla
spiaggia sono in diminuzione, il primo con valore 14, il secondo 65. Altre segnalazioni
ripetute riguardano la richiesta giochi per bambini, il deposito per natanti,
l’intrattenimento, il servizio di ristorazione all’ombrellone, l’area per animali, i pacchetti “all
inclusive con le strutture ricettive”.
25 L’indice è calcolato come peso della differenza tra segnalazioni positive e negative sul totale delle segnalazioni. Max =
100; min = -100.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 71
Tipologia di cliente: famiglie o single
Sud e Isole
49,5
Centro
46,7
Nord Est
46,5
18,3
15,0
12,5
16,8
18,7
10,8
9,4
Nord Ovest
48,1
16,9
Italia
48,0
17,4
13,1
13,1
13,5
13,9
21,1
14,0
Famiglie con bambini
Famiglie con ragazzi
Famiglie giovani senza figli/coppie
Famiglie anziane senza figli
6,7
8,1
10,3
4,5
7,6
Single
La famiglia rimane il referente principale degli stabilimenti balneari, rappresentando
oltre il 90% della clientela. Tra queste prevalgono le famiglie con bambini (48% del
totale), meno numerose quelle con ragazzi (17%), mentre sono in percentuale pressoché
uguale quelle giovani e quelle anziane senza figli. Intorno all’8% la percentuale di single.
I valori non differiscono molto all’interno delle macroaree.
72 Il settore secondo gli operatori
Tipologia di cliente: turisti, escursionisti, stagionali
Italia
37,5
29,4
33,2
100,0
Turisti
Giornalieri
Stagionali
Totale
Nord Ovest
54,1
34,0
11,9
100,0
Sud e Isole
34,6
Centro
33,7
Nord Est
Centro
33,7
31,9
34,4
100,0
27,3
34,4
29,0
54,1
37,5
28,8
11,9
34,0
33,2
29,4
Turisti
Sud e Isole
34,6
27,3
38,1
100,0
38,1
31,9
42,3
Nord Ovest
Italia
Nord Est
42,3
29,0
28,8
100,0
Giornalieri
Stagionali
Sulla scia del cambiamento delle abitudini del consumo turistico si modifica anche la
tipologia di cliente degli stabilimenti balneari. Turisti, stagionali in particolare residenti,
escursionisti, sono presenti in percentuali tra loro non molto lontane, rispettivamente
37%, 33%, 29%. Nel centro una distribuzione quasi omogenea. Nel Nord Ovest si fa
notare il basso livello di stagionali accompagnato da una elevata percentuale di turisti. Le
tendenze generali segnalano una ulteriore crescita delle presenze di escursionismo, un
turismo che non soggiorna, che affolla le spiagge durante i week end, che non garantisce
stabilità di reddito ma che individualmente consuma più del turista o dello stagionale.
Non solo gli escursionisti sono in crescita. Anche i residenti, seppur con valori più
bassi, aumentano, facendo ipotizzare che lo stabilimento balneare possa sostituire
durante i mesi più caldi, la piazza o il bar come luogo di aggregazione, e la palestra come
luogo di benessere e di remise en form.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 73
Dove soggiorna il turista / cliente
Italia
Casa
Strutture Ricettive
Nord Ovest
61,5
38,5
Sud e Isole
69,4
30,6
60,0
40,0
40,0
30,6
69,4
Centro
51,8
48,2
24,0
76,0
Nord Ovest
Italia
Centro
48,2
51,8
60,0
Sud e Isole
Nord Est
Nord Est
76,0
24,0
38,5
61,5
Casa
Strutture Ricettive
Il fenomeno delle seconde case è un fattore caratterizzante la vacanza balneare in
Italia. I dati ufficiali delle presenze rilevati istituzionalmente rappresentano una realtà
limitata dell’universo dei turisti. Secondo la percezione degli operatori intervistati il
fenomeno è notevole, pari a circa il 38% del totale, con punte superiori al 50% nel Nord
Est e un minimo del 24,% nel Nord Ovest. Le presenze ufficiali devono quindi essere
moltiplicate almeno per 1,6 per ottenere il valore reale.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 75
CAP IV
IMPRESE BALNEARI: ASPETTI LEGISLATIVI E
GESTIONALI
4.1
Introduzione
La complessità degli aspetti gestionali relativi all’utilizzazione turistica del demanio
marittimo si è ulteriormente incrementata con l’adozione della legge sul decentramento e
la distribuzione di competenze all’interno di ciascuna area regionale. Il conferimento
disarticolato delle funzioni e la scelta di applicare un regime di tutela diversificato e
frammentato in base ai regolamenti regionali ha condizionato le politiche di
utilizzo/gestione del demanio rendendo complessi gli interventi di uniformazione settoriali
(es. politiche di intervento a tutela ambientale).
La frammentazione ha reso difficile la stessa quantificazione del comparto delle
“imprese balneari”, intese come strutture che consentono al pubblico, non solo di
disporre di attrezzature e servizi idonei a rendere più agevole l’uso balneare, ma anche di
usufruire di servizi qualificati (animazione e giochi, ristorazione, dancing, locali di
intrattenimento, etc.). Tali imprese costituiscono il principale asset economico derivante
dalla gestione dei demani ma presentano, allo stato attuale, problemi legislativi
particolarmente complicati, applicandosi ad esse, oltre la normativa che regola i pubblici
esercizi (licenza di esercizio comunale, nulla osta sanitario), la complessa disciplina
relativa all’uso dei beni demaniali.
L’esigenza di chiarificare l’accezione gestionale e di rendere immediatamente fruibile la
legislazione applicata nei singoli contesti regionali ha dato luogo al seguente percorso di
indagine: nella prima parte verrà presentata una disamina sul regime giuridico dei beni
demaniali in cui verrà data indicazione sul processo di decentramento; a seguire, verrà
affrontata un’analisi legislativa degli stabilimenti balneari intesi come imprese turistiche,
per poi passare all’osservazione di alcuni condizionamenti legislativi imposti dalla nuova
Legge Finanziaria (2007), cui farà seguito il dettaglio regionale. Chiuderà la rassegna
una breve valutazione delle legislazioni applicate in alcuni paesi competitor del
Mediterraneo; un accenno inteso come spunto di riflessione per incrementare la
qualificazione del comparto e incentivare la capacità competitiva del settore.
4.2
Il regime giuridico dei Beni Demaniali
I beni per i quali ricorre la condizione giuridica in esame sono elencati negli artt. 822 e
826 del codice civile sotto i generi del “demanio pubblico” e del “patrimonio indisponibile”
(per natura).
In mancanza di norme che definiscano la demanialità, l’identificazione dei beni soggetti
allo speciale regime avviene in modo empirico, il che serve comunque ad escludere la
Capitolo a cura di Giacomo Becheri
76 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
possibile incertezza che comporterebbe una qualificazione desumibile da principi astratti.
Comune, per quanto riguarda l’aspetto soggettivo, è la condizione di appartenenza allo
Stato o ad altri enti territoriali, mentre sotto quello oggettivo resta da aggiungere che si
tratta esclusivamente di beni immobili, o per natura o per destinazione di legge.
Occorre tener presente che la demanialità è una qualificazione che fonda la sua ragion
d’essere sull’attitudine del bene a soddisfare in concreto quelle esigenze di interesse
generale - configurate in astratto - in relazione alle sue caratteristiche fisiche, e che detta
qualificazione è strettamente legata all’effettivo manifestarsi, attuale o potenziale, del
rapporto di libera fruizione collettiva – caratteristica insita nella demanialità stessa.
L’elencazione presente nel comma 1 dell’art. 822 del codice civile deve essere
considerata, pertanto, tassativa: l’interprete non può ampliarla con il ricorso a criteri
ermeneutici astratti, segnatamente analogici o estensivi, poiché soltanto i beni nominati
possono considerarsi demaniali, per le loro stesse caratteristiche intrinseche.
Ciò vale in assoluto per i beni di cui al citato comma, i quali costituiscono,
rispettivamente, il demanio marittimo (il lido del mare, la spiaggia, le rade, i porti), il
demanio idrico (i fiumi, i torrenti, i laghi e le acque definite pubbliche) e il demanio militare
(le opere destinate alla difesa nazionale). Si tratta dei beni che nel loro insieme formano il
cosiddetto demanio necessario, termine che ne esclude non soltanto la proprietà in capo
a privati, ma anche la configurazione di diritti reali di altro tipo in capo ad essi.
Per i beni elencati al secondo comma, i quali per le loro caratteristiche intrinseche
possono appartenere anche ai privati “uti domini”, il regime della demanialità sussiste
soltanto se gli stessi appartengono allo Stato o ad ente territoriale (art. 824 cod. civ.).
I beni in questione formano il cosiddetto demanio accidentale, che comprende il
demanio delle vie di comunicazione (strade, autostrade, aerodromi), il demanio dei beni
culturali (beni di interesse storico, artistico e archeologico), il demanio archivistico e
bibliotecario, nonché gli acquedotti.
Il Codice della navigazione, infine, elenca all’art. 28 (lett. b e c) fra i beni del demanio
marittimo alcune specie non nominate nel primo comma dell’art. 822 del codice civile; si
tratta, secondo la migliore dottrina, di una specificazione categoriale e non di un
ampliamento.
1.11 Il Demanio Marittimo
Il demanio marittimo comprende una tipologia di beni immobili la cui destinazione è
caratterizzata dal prevalente interesse pubblico all’uso collettivo. Si tratta, cioè, di beni il
cui utilizzo non può prescindere dal pubblico interesse, da intendersi come potenzialità di
uso comune dei beni demaniali, per il beneficio di tutti; nozione, questa, che si arricchisce
di nuove valenze, attesa la rilevanza assunta da nuovi e più intensi valori quali la
destinazione turistico – ricreativa e la tutela dell’ambiente.
Ai sensi dell’articolo 28 del Codice della Navigazione:
“Fanno parte del demanio marittimo:
il lido, la spiaggia, i porti, le rade;
le lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare, i bacini di acqua salsa o salmastra
che almeno durante una parte dell’anno comunicano liberamente col mare;
Rapporto sulle imprese balneari 2007 77
i canali utilizzabili ad uso pubblico marittimo.”
Rimandando ad una più accurata analisi della spiaggia quale bene demaniale,
ripercorriamo l’evoluzione storica in materia di competenze e di funzioni amministrative
ormai ripartite tra Stato, Regioni, Province e Comuni.
Già con il D.P.R. 616/77 si è provveduto a decentrare verso le Regioni alcuni settori
organici di intervento, tra cui lo sviluppo economico e l’assetto dell’utilizzazione del
territorio. Nell’ambito del settore “Turismo ed industria alberghiera” spicca, in relazione
alla gestione e all’uso dei beni del demanio marittimo, l’art. 59 ove, ribadita la titolarità
dello Stato della proprietà e delle connesse funzioni amministrative legate ai beni del
demanio marittimo, vengono delegate alle Regioni un ventaglio di funzioni connesse allo
sviluppo turistico per cui: “Sono delegate alle Regioni le funzioni amministrative sul
litorale marittimo, sulle aree demaniali immediatamente prospicienti, sulle aree del
demanio lacuale e fluviale, quando l’utilizzazione abbia finalità turistiche e ricreative.
Sono escluse dalla delega le funzioni esercitate dagli organi dello Stato in materia di
navigazione marittima, di sicurezza nazionale, di polizia doganale.”
L’art. 59 del DPR 616/77 esclude dalla delega i porti e le aree di preminente interesse
nazionale, in relazione alla sicurezza dello Stato ed alle esigenze della navigazione
marittima, rinviando ad un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
l’identificazione delle aree.
Solo a partire dal 1997 le Regioni hanno materialmente assunto la competenza in
materia di gestione del demanio marittimo nelle aree escluse dal DPCM summenzionato;
ma, nel contempo, l’avanzare della politica di decentramento delle funzioni
amministrative, messa a punto con la c.d. Legge Bassanini, ha determinato il pressoché
completo trasferimento delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo
dallo Stato alle Regioni e agli altri Enti territoriali.
L’art. 105 del D. Lgs. 112/98 sancisce infatti che “Sono conferite alle Regioni ed altri
Enti locali tutte le funzioni non espressamente indicate negli articoli del presente capo e
non attribuite alle autorità portuali dalla L. 28.01.1994 e successive modifiche ed
integrazioni.
Tra le funzioni di cui al comma 1 sono in particolare conferite alle Regioni le funzioni
relative:
[omissis]
l) al rilascio di concessioni di beni del demanio della navigazione interna, del demanio
marittimo e di zone del mare territoriale per finalità diverse da quelle di
approvvigionamento di fonti di energia.”
Ne consegue che l’assetto delle funzioni conferite alle Regioni risulta quanto mai
completo ed equilibrato, investendo la competenza al rilascio di concessioni per qualsiasi
tipo di attività e su tutti i beni del demanio marittimo e del mare territoriale compresi nel
territorio regionale, con la sola esclusione delle aree individuate dal DPCM 21 dicembre
1995. Tuttavia, il conferimento di funzioni consiste esclusivamente nel rilascio delle
concessioni mentre, per converso, tutte le funzioni che appartengono all’esercizio della
titolarità del diritto di proprietà sui beni demaniali, quali la delimitazione, l’ampliamento e
l’incameramento delle pertinenze, resta nella competenza dell’amministrazione dello
Stato.
78 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
“Il quadro trova definitivo consolidamento nella L. Cost. 18 Ottobre 2001, n. 3, con la
quale si cristallizza nella Costituzione il nuovo assetto organizzativo: infatti, ne è riformato
il titolo V.”
Viene ad evidenza, inoltre, come la riforma costituzionale vada a delineare il riparto
delle attribuzioni tra Stato e Regioni, modificando l’assetto previsto dall’originaria stesura
degli art. 117 e 118, prevedendo attualmente una elencazione tassativa delle materie
riservate in via esclusiva alla legislazione dello Stato, e attribuendo tutte le altre materie
alla potestà delle Regioni.
A tal riguardo si segnala come fra le materie riservate alla potestà regolamentare dello
Stato non compaia il settore dei beni demaniali, salvo che per i porti.
1.12 L’utilizzazione del Demanio Marittimo
Le attività aventi ad oggetto la fruizione dei litorali marini a scopo di turismo e di
impiego del tempo libero hanno assunto negli ultimi decenni un ruolo di primissimo piano
tra le forme di utilizzazione del demanio marittimo: ne è rilevante manifestazione la
balneazione.
La balneazione si effettua o mediante utilizzo diretto delle spiagge libere “uti universi”,
ovvero attraverso la concessione dell’arenile a soggetti che lo occupano “uti singuli”, per
metterlo a disposizione, con i relativi servizi, della collettività nell’esercizio di un’attività
imprenditoriale di natura pubblica o privata. Tale attività è propria degli stabilimenti o
esercizi balneari. La tutela dell’uso pubblico, che l’articolo 36 del Codice della
navigazione pone come prioritario, avviene in funzione della riconosciuta strumentalità
dell’interesse privato rispetto al soddisfacimento di quello generale.
Essendo la balneazione una pratica socialmente diffusa, è necessaria un’equilibrata
gestione del potere concessorio dell’uso esclusivo, al fine di non compromettere l’utilizzo
diretto del mare da parte delle categorie meno abbienti. Questo è, infatti, il limite della
strumentalità.
Quindi l’aspetto saliente, con riferimento alla demanialità dei luoghi il cui uso rientra nel
sistema delle concessioni disciplinate dall’art. 36 e segg. cod. nav., s’incentra sulla
delega di funzioni amministrative relative al rilascio delle medesime, conferite alle
Regioni a statuto ordinario con l’art. 59 del DPR n. 616/77. Per spiegare le difficoltà
applicative che hanno a lungo ritardato l’attuazione della previsione legislativa, è
opportuno riassumerne la singolare vicenda: è perciò opportuno porre l’accento sul limite
di applicazione territoriale della norma, per effetto del quale vennero escluse dalla delega
“le aree di preminente interesse nazionale in relazione agli interessi della sicurezza dello
Stato e delle esigenze della navigazione marittima”.
L’identificazione delle aree escluse è stato presupposto ineludibile per l’esercizio in
concreto delle funzioni conferite: operazione di certa complessità pratica, in merito
all’estensione degli ambiti territoriali, che doveva concludersi con l’emanazione di un
DPCM, di concerto con i Ministeri della Difesa, della (oggi inesistente) Marina Mercantile
e delle Finanze, sentite le Regioni interessate. A riguardo, è apparso subito evidente che
l’emanazione del DPCM avrebbe richiesto tempi lunghi.
Al fine di garantire la correttezza del servizio, il Ministero della Marina Mercantile e
Rapporto sulle imprese balneari 2007 79
quello delle Finanze impartirono direttive per il rinnovo annuale delle concessioni in
scadenza e per la predisposizione di elenchi delle aree demaniali, distinguendo quelle
già destinate alle attività turistico-ricreative attraverso concessioni per stabilimenti
balneari per le quali non fossero previsti usi diversi in seguito e quindi suscettibili di
esercizio della delega conferita alle Regioni, da quelle libere da concessioni, che
sarebbero dovute restare nella competenza amministrativa statale per eventuali possibili
utilizzazioni future in relazione agli interessi della sicurezza nazionale e della navigazione
marittima.
Nel frattempo andava consolidandosi la tesi di principio sostenuta dagli organi
consultivi, secondo la quale, in attesa dell’identificazione delle aree, la delega non poteva
ritenersi efficace, costituendo l’identificazione il presupposto imprescindibile per la
delimitazione della materia delegata rispetto a quella, invece, di competenza statale.
In seguito, con la legge 4 dicembre 1993 n. 494, venne stabilito il termine di un anno
per consentire al Governo di rendere effettiva la delega: decorso il quale, le funzioni
amministrative sarebbero state comunque delegate. Venne disposto che ai fini
dell’esercizio concreto le Regioni dovevano predisporre, sentita l’autorità marittima, un
piano di utilizzazione delle aree demaniali dopo aver acquisito il parere dei Comuni
interessati e delle associazioni di categoria.
Il termine annuale venne poi prorogato per effetto di una serie di decreti non convertiti,
le cui disposizioni sono state in seguito attuate dalla legge 23 dicembre 1996, n. 647. La
stessa prevede che per l’esercizio delle funzioni delegate le amministrazioni regionali
possono avvalersi delle Capitanerie di porto in base ad una convenzione-tipo, approvata
dalla Conferenza permanente per i rapporti fra Stato e Regioni.
In seguito all’osservazione delle vicende rilevanti inerenti al nuovo soggetto
istituzionale delegato all’esercizio del potere concessorio (in deroga all’art. 30 cod. nav.
in materia di attività turistico-ricreative), è necessario esaminare gli aspetti tipici della
concessione di specie, tenendo presente che in forza dell’art. 36 del cod. nav. il potere
relativo è esercitabile soltanto se l’uso particolare è compatibile con quello generale
fondato sul principio della libertà di balneazione.
Il problema si pone ogniqualvolta, a causa della limitata estensione della spiaggia
lungo il lido, la realizzazione di uno stabilimento balneare (uso indiretto) restringe
eccessivamente il tratto di spiaggia libera. In tal caso l’atto di diniego della concessione
appare legittimo, stante la priorità dell’uso diretto. Alla stessa esigenza è correlato
l’obbligo da parte dei titolari di concessioni già assentite, di aprire varchi nelle zone
antistanti la battigia, obbligo che può essere derogato soltanto se in adiacenza alle aree
concesse esistono spiagge libere dotate di accessi naturali di sufficiente ampiezza.
L’obbligo di predisporre idonee strutture per garantire l’accesso al mare di soggetti
disabili, inoltre, è stato imposto ai concessionari di stabilimenti balneari, laddove esistono
obbiettive difficoltà ambientali, con l’art. 9 della legge n. 494 del 1993.
La libertà di balneazione non può infatti subire limitazioni ove lo spazio sia insufficiente,
nemmeno quando l’oggetto della concessione sia un’attività di interesse pubblico
generale che non sia tra quelle non delegabili: ad esempio, l’acquacoltura costiera, che
viene pure incoraggiata per altri fini.
Accertata la sussistenza della compatibilità, l’organo concedente può trovarsi di fronte
80 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
a più richieste di utilizzo della stessa area.
Quindi si procede alla comparazione delle domande e ad applicare, ai fini della scelta, i
criteri di preferenza elencati nell’art. 37 cod. nav., nonché quelli ex legge 4 dicembre
1993, n. 493, e precisamente: le maggiori garanzie di una proficua utilizzazione della
concessione e l’uso più rispondente ad un rilevante interesse pubblico; il c.d. diritto di
insistenza (ossia la richiesta di rinnovo da parte del precedente concessionario);
l’installazione di strutture non fisse e completamente amovibili.
L’organo concedente è tenuto ad avviare un’istruttoria in contraddittorio con i
richiedenti e a dare atto - con provvedimento motivato - delle valutazioni fatte con
riferimento a tutte le domande presentate.
Le ragioni di preferenza riguardanti l’amovibilità delle opere che il concessionario
intende realizzare per esercitare una delle attività consentite nei limiti posti dall’art. 1
della legge n 494/1993 sono state introdotte ai fini della tutela dell’ambiente costiero sotto
il profilo della conservazione dei beni naturali, purché, indipendentemente dal fatto che
siano destinate ad attività turistico-ricreative, sorgano all’interno della fascia di 300 metri
dalla linea di battigia, zona vincolata ai sensi della legge n. 431 del 1985. Si tratta
peraltro di opere per le quali, stante l’amovibilità, non può operare il diritto di accessione
che farebbe sorgere la condizione di demanialità alla scadenza della concessione.
Venendo agli aspetti ambientali connessi alla balneazione, va premesso che essi sono
di due ordini: il primo concerne la tutela dell’ambiente, intesa come salvaguardia delle
bellezze naturali costiere (se ne è già fatto riferimento a proposito della preferenza da
accordare alla richiesta di concessione che importi attrezzature non fisse e
completamente amovibili); il secondo riguarda la qualità delle acque utilizzate dai
bagnanti, aspetto che rientra nel più vasto problema della lotta all’inquinamento delle
acque, sia che gli agenti inquinanti provengano dalla terraferma, sia che provengano da
navi.
La vigilanza degli scarichi in mare provenienti dalla terra ferma, la cui azione
inquinante incida in misura rilevante sulla qualità delle acque marine costiere destinate
alla balneazione, è di competenza di organi della Regione, mentre quella sugli scarichi
provenienti dalle navi, o a seguito di incidenti tra essi, rientra nella competenza
dell’amministrazione marittima, la quale fin dai primi anni Settanta aveva attivato a tal fine
un apposito servizio presso la Capitaneria di porto. L’attività venne poi potenziata in
attuazione della legge sulla difesa del mare, che prevedeva la formazione, d’intesa con le
Regioni, di un piano generale riguardante la tutela dell’ambiente costiero. Con la
successiva legge sulla difesa del suolo, alle Regioni sono state poi delegate le funzioni
amministrative statali sulla difesa delle coste.
Avvalendosi oggi le Regioni sia della capitaneria di porto che degli uffici da essa
dipendenti per l’esercizio della delega in materia di attività turistico-ricreative, è palese il
positivo impatto derivante dal coordinamento degli interventi in materia.
4.3
Lo stabilimento balneare come impresa turistica
Prima della legge n. 217 del 1983 non esisteva una previsione legislativa dell’impresa
turistica, attesa la forma prevalentemente familiare della conduzione del settore turistico.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 81
L’abrogata legge quadro sul turismo aveva continuato in questa direzione, non
prevedendo alcuna definizione esplicita ma limitandosi a ricomprendere nelle imprese
turistiche alcune figure specifiche di attività. Infatti, si distinguevano:
▪
imprese di gestione di strutture ricettive e servizi annessi;
▪
agenzie di viaggio, definite come imprese che esercitano attività di produzione,
organizzazione di viaggi e soggiorni, intermediazione nei predetti servizi o
anche entrambe le attività.
Con la legge 5 dicembre 1985, n. 730, recante la “Disciplina dell’agriturismo” venivano
riconosciute anche le imprese agrituristiche.
Le legge n. 135 del 2001, invece, supera la definizione ristretta e limitativa di “impresa
turistica” contenuta nella precedente legge quadro, per approdare ad una definizione più
ampia e rispondente all’evoluzione che il settore ha avuto nell’ultimo decennio.
Secondo l’art. 7 della detta legge, infatti, sono imprese turistiche quelle che esercitano
attività economiche organizzate per la produzione, la commercializzazione,
l’intermediazione e la gestione di prodotti, di servizi (tra cui gli stabilimenti balneari), di
infrastrutture e di esercizi concorrenti alla formazione dell’offerta turistica. Evidentemente
si tratta di una formula non tassativa, che ricomprende anche la sperimentazione di
nuove iniziative imprenditoriali, purché capaci di concorrere alla formazione dell’offerta
turistica. Vi rientrano, per espresso richiamo, gli stabilimenti balneari, ma anche le attività
di “somministrazione” (espressione con cui s’intende la vendita di alimenti e bevande)
svolte all’interno dei Sistemi Turistici Locali.
La definizione di impresa turistica contenuta nella citata legge n. 135 è comprensiva
anche di quella di agenzie di viaggio e turismo contenuta nel comma secondo dell’art. 2
del decreto legislativo 23 novembre 1991, n. 392, che supera quella contenuta nella
legge n. 217 del 1983: “Sono agenzie di viaggio e turismo tutte le imprese che esercitano
attività di produzione, organizzazione, presentazione e vendita, a forfait o a provvigione,
di elementi isolati o coordinati di viaggi o soggiorni, ovvero attività di intermediazione nei
predetti servizi, o anche entrambe le attività”.
Ma la novità più importante contenuta nell’attuale legge di riforma del turismo consiste
nell’effettiva equiparazione dell’impresa turistica a quella industriale; ovviamente ciò
comporta che deve trattarsi effettivamente di impresa, ossia di attività economica svolta
in forma imprenditoriale, così come definita dall’art. 2082 del codice civile.
Il comma 4 del citato art. 7 estende infatti alle imprese turistiche, con il solo limite
previsto dalla disciplina comunitaria in materia di aiuti statali alle imprese, le agevolazioni,
i contributi, le sovvenzioni, gli incentivi e i benefici di qualsiasi genere previsti dalle norme
vigenti per l’industria.
La legge n.135 del 2001, a differenza della disciplina precedente, non contiene una
definizione delle attività imprenditoriali, ma ne delega il contenuto ad un Decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri contenente linee guida per l’individuazione concreta
delle tipologie di imprese turistiche operanti nel settore, oltre alle attività di accoglienza
non convenzionale.
82 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
4.4
I condizionamenti normativi e la legge finanziaria
Dopo la polemica innescata nella fase di concepimento della finanziaria, poi rivista dal
Vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli, la legge definitiva non ha dato luogo al
temuto aumento dei canoni del 300%, né al pericoloso ampliamento del diritto di accesso
alla battigia che gli stabilimenti sono tenuti comunque a garantire anche ai non clienti.
Stando anche all’interpretazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il
combinato disposto del comma 251, lettera e), e del comma 254 della legge 27 dicembre
2006, n. 296 (Finanziaria 2007), pone come materia di legislazione primaria quanto già
previsto da altre fonti normative: pertanto, non potrà essere avanzata nessuna pretesa di
permanenza sul bagnasciuga, che resta destinato esclusivamente al libero transito ed
alle operazioni di soccorso nei confronti dei bagnanti in difficoltà.
Con ciò si ha la conferma di un principio particolarmente importante che verrà
formalizzato attraverso le Ordinanze Normative diramate congiuntamente dalle
Capitanerie di Porto e dagli Enti locali, al fine di garantire le misure previste dalla
normativa vigente per assicurare la salvaguardia della salute in mare, l’ordine pubblico
sulle spiagge ed un corretto utilizzo da parte della collettività delle aree demaniali
marittime affidate in concessione per il soddisfacimento di pubblici interessi attraverso
l’offerta di servizi turistico-ricreativi.
In altre parole, la disposizione che determina "l'obbligo per i titolari delle concessioni di
consentire il transito gratuito all’arenile, anche ai fini di balneazione” rafforza un diritto già
esistente in gran parte dei comuni costieri italiani nei quali, attraverso i Piani di
Utilizzazione delle Aree Demaniali, è già prevista sia la possibilità di raggiungere sempre
e comunque la battigia, sia la garanzia di un’efficiente fruibilità delle spiagge libere.
Un cambiamento significativo, invece, riguarda il calcolo dei canoni demaniali marittimi,
attraverso criteri innovativi che riducono le classi in cui erano finora suddivise le aree da
tre a due; in precedenza esistevano:
▪
la categorie A (aree, pertinenze e specchi acquei, o parti di essi, concessi per
utilizzazioni ad uso pubblico ad alta valenza turistica);
▪
la categoria B (a normale valenza turistica);
▪
la categoria C (a minore valenza turistica).
Attualmente sono rimaste soltanto le categorie A e B; l’identificazione di un'area in un
ambito o in un altro resta competenza di organi regionali; in assenza del provvedimento
di specie, le aree rientrano tutte nella categoria B.
Viene abrogata la norma introdotta dalla legge finanziaria 2004, quindi i canoni per gli
anni 2004, 2005 e 2006 restano confermati nella misura determinata ex L. 494/93.
Per le destinazioni d’uso degli arenili rimane confermata la differenziazione disposta ex
citata L. 494/93 per la quale, con decorrenza dal 1° gennaio 2007, ai sensi di quanto
disposto dal comma 251, lettera b), numeri dall’1) all’1.7), i canoni verranno aggiornati in
base agli indici ISTAT, in relazione alle categorie A e B attraverso i seguenti criteri:
▪
area scoperta: euro 1,86 al metro quadrato per la categoria A; euro 0,93 al
metro quadrato per la categoria B;
▪
area occupata con impianti di facile rimozione: euro 3,10 al metro quadro per la
categoria A; euro 1,55 al metro quadro per la categoria B;
Rapporto sulle imprese balneari 2007 83
▪
area occupata con impianti di difficile rimozione: euro 4,13 al metro quadro per
la categoria A; euro 2,65 al metro quadro per la categoria B;
▪
euro 0,72 per ogni metro quadrato di mare territoriale per specchi acquei o
delimitati da opere che riguardano i porti così come definite dall’articolo 5 del
testo unico approvato con regio decreto 2 aprile 1885, n. 3095, e comunque
entro 100 metri dalla costa;
▪
euro 0,52 per gli specchi acquei compresi tra 100 e 300 metri dalla costa;
▪
euro 0, 41 per gli specchi acquei oltre 300 metri dalla costa;
▪
euro 0,21 per gli specchi acquei utilizzati per il posizionamento di campi boa per
l’ancoraggio delle navi al di fuori degli specchi acquei.
Una variazione sostanziale, invece, potrebbe riguardare le concessioni concernenti
aree sulle quali insistono pertinenze demaniali marittime non finalizzate ad attività
turistico-ricreative, bensì adibite ad attività commerciali, per le quali il canone è
determinato in base alla media dei valori mensili, minimi e massimi, registrati
dall'Osservatorio del Mercato Immobiliare nella zona di riferimento, da conteggiare sulla
superficie adibita all'esercizio. Se i dati dell'Osservatorio non sono disponibili per un dato
Comune, si applicano quelli del Comune costiero più vicino, rispetto all'attività
(manufatto) considerata.
In particolare, la media dei valori mensili è moltiplicata per un coefficiente pari a 6,5 ed
il canone annuo così determinato verrà ulteriormente ridotto delle seguenti percentuali,
da applicare per scaglioni progressivi di superficie del manufatto: fino a 200 mq., 0 per
cento;oltre 200 mq. e fino a 500 mq., 20 per cento; oltre 500 mq. e fino a 1.000 mq., 40
per cento; oltre 1.000 mq., 60 per cento.
Per le aree comprese nella concessione si applicano per gli anni 2004, 2005 e 2006 le
misure vigenti alla data di emanazione della menzionata legge e non operano le
disposizioni maggiorative di cui ai commi 21, 22 e 23 dell’articolo 32 del d.l. 30 settembre
2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326,
mentre a partire dal 1° gennaio 2007 quelle di cui alla lettera b) punto 1).
In relazione a quest'ultimo aspetto, alcuni dubbi permangono: resta da chiarire se la
diversificazione produttiva di molti stabilimenti, specialmente in alcune aree, renderà
soggette molte attività alla determinazione dei canoni relativi ad alcune porzioni d'area in
base a parametri assai più alti.
Oltre alle riduzioni dei canoni per le aree oggetto di eventi calamitosi, occorre tenere
conto che per determinati utilizzi - meritevoli di tutela - sono mantenute le riduzioni del
canone annuo già previste. È il caso dei canoni per le concessioni rilasciate alle società
sportive dilettantistiche senza scopo di lucro affiliate alle società sportive di rilevanza
nazionale (ma da queste agevolazioni sono escluse le strutture per attività commerciali,
terziario-direzionali e di produzione di beni e servizi), nonché delle concessioni in favore
di enti di beneficenza. I nuovi criteri di determinazione dei canoni per le concessioni
demaniali turistico-ricreative sono estesi anche alle concessioni dei beni del demanio
marittimo e di zone del mare territoriale dove vengono realizzate e gestite le strutture
dedicate alla nautica da diporto. Infatti, il comma 3 dell’articolo 3 del decreto legge 5
ottobre 1993, n. 400, convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993 n. 494, è
sostituito con: “Le misure dei canoni di cui al comma 1, lett b) dell'art. 16 della L.
84 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
Finanziaria 2007, si applicano, a decorrere dal 1° gennaio 2007, anche alle concessioni
dei beni del demanio marittimo e di zone del mare territoriale aventi ad oggetto la
realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto.”.
Ci sembra qui opportuno ricordare che nella determinazione del canone per le imprese
turistico-ricettive all’aria aperta, i valori inerenti alle superfici vengono ridotti del 25%.
Un'altra importante novità riguarda la durata delle concessioni: i titoli concessivi delle
attività finalizzate all’uso turistico-ricreativo di aree, pertinenze demaniali marittime e
specchi acquei per i quali si applichino le disposizioni relative alle utilizzazioni del
demanio marittimo possono avere anche durata superiore a sei anni e comunque non
superiore a venti anni in ragione dell'entità e della rilevanza economica delle opere da
realizzare.
4.5
Regioni: competenze e legislazione
Piemonte
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI LACUALI E FLUVIALI: LEGGE REGIONALE N. 5
DEL 15/03/2001, A MODIFICA E INTEGRAZIONE ALLA LEGGE REGIONALE 26
APRILE 2000, N. 44 - “CONFERIMENTO DI FUNZIONI E COMPITI AMMINISTRATIVI
DELLO STATO ALLE REGIONI ED AGLI ENTI LOCALI”.
Competenze
Competono alla Regione le funzioni amministrative relative:
1. alla disciplina della navigazione interna lacuale e fluviale;
2. all’individuazione dei porti di interesse turistico regionale comunale;
3. al rilascio di concessioni per l’utilizzo dei beni e delle aree del demanio e
della navigazione interna (lacuale e fluviale) in acqua e a terra, quando
l’utilizzazione prevista abbia finalità turistiche e ricreative;
4. alla regolamentazione dell’utilizzo del demanio lacuale e fluviale, sentiti i
Comuni rivieraschi, stabilendo limiti e vincoli d’uso dei beni e delle aree ed
indicando le vocazioni, le compatibilità ed i criteri di valutazione degli
interventi.
Sono attribuite ai Comuni le funzioni amministrative relative al rilascio delle concessioni
per l’utilizzo dei beni e delle aree del demanio della navigazione interna (lacuale e
fluviale) in acqua ed a terra, quando l’utilizzazione prevista abbia finalità turistiche,
ricreative e commerciali di interesse comunale e di affidamento della gestione dei porti di
interesse turistico regionale.
Proposta di legge regionale del 12 dicembre 2005 n. 213
Attualmente, nelle materie di cui si tratta, è necessario segnalare una proposta di legge
che ha ad oggetto l’individuazione delle funzioni lacuali in materia di navigazione e porti
lacuali e l’effettiva sub-delega delle funzioni amministrative ai Comuni.
In particolare viene sancito che i beni demaniali e gli altri beni immobili della Regione
Rapporto sulle imprese balneari 2007 85
necessari all’esercizio delle funzioni amministrative sono affidati ai Comuni. Al fine di
assicurare il corretto utilizzo delle aree costituenti il demanio in oggetto, i Comuni
interessati stabiliscono, con propri atti di indirizzo, criteri uniformi circa l’utilizzo delle zone
demaniali lacuali e fluviali; detti criteri riguardano l’individuazione e la delimitazione delle
aree destinate a utilizzazione turistico ricreativa per le attività sportive, di balneazione e
per la realizzazione di porti e approdi turistici.
Sono aree demaniali di terra e spiaggia quei territori contigui lasciati scoperti dalle
acque nel loro volume ordinario, necessari e strumentali al soddisfacimento delle
esigenze della collettività per finalità turistiche ricreative.
Le concessioni di dette aree sono rilasciate dai Comuni.
I canoni relativi alle concessioni sono incamerati dagli Enti interessati per la
realizzazione delle opere insistenti sul demanio oggetto di sub-delega.
Lombardia
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI LACUALI E FLUVIALI: LEGGE REGIONALE N.
20 DEL 16/08/1994 - DISCIPLINA DEL DEMANIO LACUALE E DELLA NAVIGAZIONE
SUL LAGO DI GARDA.
Competenze
In attuazione dell’art. 59 del D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616 e dell’art. 1 del D.P.R. 19
novembre 1987, n. 527, le funzioni amministrative per l’utilizzazione turistico-ricreative
delle aree del demanio lacuale interessante il lago di Garda sono esercitate dagli enti
preposti, secondo le competenze territoriali.
Al fine di assicurare il corretto utilizzo del bacino gardesano, gli enti stabiliscono con
propri atti di indirizzo criteri uniformi circa l’utilizzo delle zone demaniali lacuali del lago di
Garda.
Detti criteri riguardano:
1. l’individuazione e la delimitazione delle aree portuali riservate all’esercizio di
attività inerenti alla navigazione interna, in servizio professionale e da diporto;
2. l’individuazione delle aree portuali di terra destinate all’esercizio di attività
artigianali e commerciali;
3. l’individuazione delle aree destinate a utilizzazione turistico-ricreativa per
l’esercizio di attività sportive, di balneazione e per la realizzazione di porti o
approdi turistici;
4. l’utilizzo degli introiti dell’attività concessoria.
Veneto
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI MARITTIME: LEGGE REGIONALE N. 9 DEL
06/04/2001; LEGGE REGIONALE N. 33 DEL 4/11/2002 - NORME PER L’ATTUAZIONE
DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE IN MATERIA DI DEMANIO MARITTIMO E
TESTO UNICO DELLE LEGGI REGIONALI IN MATERIA DI TURISMO.
86 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
Competenze
La Regione esercita le seguenti funzioni in materia di gestione del demanio marittimo:
1. programmazione, pianificazione e indirizzo generale;
2. raccolta sistematica, catalogazione, archiviazione e numerazione dei dati,
informazioni e grafici sull’uso del demanio marittimo;
3. formazione del catasto del demanio marittimo;
4. predisposizione delle misure di salvaguardia dell’ambiente.
La Regione inoltre coordina e programma le iniziative turistiche di interesse regionale e
le relative risorse finanziarie e incentiva in via ordinaria e straordinaria in ordine alla
realizzazione, riqualificazione, ammodernamento dei beni, impianti e servizi turistici
gestiti dalle imprese e da soggetti pubblici e privati che operano nel sistema dell’offerta
regionale.
Per l’attività di programmazione, indirizzo e coordinamento delle iniziative regionali in
materia di turismo è costituito un comitato del quale fanno parte i presidenti delle strutture
associate e i presidenti delle Province.
Ai Comuni nel cui ambito territoriale sono comprese le aree demaniali marittime, sono
delegate le funzioni amministrative per il rilascio, rinnovo e ogni altra modificazione
inerente alle concessioni demaniali marittime, in conformità a leggi e regolamenti dello
Stato e della Regione e delle indicazioni di cui al Piano Regionale di utilizzazione delle
Aree del Demanio Marittimo.
I Comuni trasmettono alla Regione, entro il 28 febbraio di ogni anno, una relazione
sulle funzioni amministrative attribuite, allegando l’elenco aggiornato delle concessioni.
Il Piano Regionale di Utilizzazione del Demanio Marittimo è costituito dalle direttive
generali fornite dalla Regione ed i Piani Particolareggiati dell’arenile dei Comuni devono
rispettare tale Piano.
In attesa dei Piani, i Comuni possono rilasciare nuove concessioni purché in conformità
delle direttive contenute nel Piano regionale di utilizzazione del demanio marittimo.
Conferimento di funzioni ai comuni in materia di demanio lacuale relativo al
lago di Garda
Sono conferite ai Comuni rivieraschi del lago di Garda, limitatamente al demanio
lacuale rappresentato dal lago di Garda, le funzioni amministrative relative a:
▪
concessioni di sponde e di spiagge lacuali, di superficie e pertinenze del lago
relative, per finalità turistico-ricreative;
▪
alla realizzazione di interventi sui beni del demanio lacuale, finalizzati all’uso
turistico-ricreativo ed alla manutenzione ordinaria degli stessi.
Entro il 30 giugno di ogni anno, una quota pari al 50% del gettito finanziario
complessivo derivante dai canoni dovuti per l’utilizzazione dei beni del demanio lacuale
del lago di Garda, introita dalla Regione, è attribuita ai Comuni rivieraschi del lago di
Garda.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 87
Friuli Venezia Giulia
Anche il Friuli Venezia Giulia, con la Legge Regionale n. 2 del 16/1/2002, stabilisce che
l’autorizzazione all’esercizio di uno stabilimento balneare sia rilasciata dal Comune
competente, fermo restando quanto previsto dalle leggi nazionali e regionali vigenti in
materia di concessioni demaniali marittime.
Tale normativa regionale presenta una peculiarità degna di nota, ossia la
subordinazione del rilascio dell’autorizzazione all’esercizio di uno stabilimento balneare
alla sua classificazione. Non sono classificabili gli stabilimenti balneari privi di un
punteggio minimo per la classificazione, determinato ai sensi dell’“allegato G” della citata
legge regionale 2/2002.
Dopo aver definito lo stabilimento balneare (“sono stabilimenti balneari le strutture
turistiche ad uso pubblico gestite unitariamente in regime di concessione, poste sulla riva
del mare, di fiumi o di laghi, attrezzate prevalentemente per la balneazione”) ed aver
sancito che lo stabilimento balneare può essere dotato di impianti ed attrezzature per
cure elioterapiche e termali, nonché di impianti e attrezzature sportive e ricreative,
definisce le modalità di rilascio ed i requisiti dei provvedimenti di classificazione e di
autorizzazione, le caratteristiche della denominazione, del segno distintivo e della sua
pubblicità.
Si riporta di seguito il testo del menzionato “allegato G” della suddetta legge regionale,
che definisce le regole per la classificazione di un bagno, elemento propedeutico al
riconoscimento della concessione:
[omissis] Avvertenze
a) Agli stabilimenti balneari sono attribuite rispettivamente:
- quattro stelle per un punteggio oltre i 200 punti;
- tre stelle per un punteggio da 131 a 200;
- due stelle per un punteggio da 81 a 130;
- una stella per un punteggio da 40 a 80.
b) Qualora l’accesso all’arenile sia libero e gratuito senza obbligo di affitto di
materiali, al punteggio ottenuto si aggiungono 20 punti.
c) Gli stabilimenti balneari devono in ogni caso essere forniti del servizio di
salvataggio nonché di una cassetta per il pronto soccorso e del telefono ad uso
comune.
d) Le opere, le attrezzature e i servizi a disposizione degli utenti all’interno dello
stabilimento balneare sono comunque conteggiati ai fini della classificazione,
quand’anche insistenti su terreno non demaniale.
ALLEGATO G - Punteggi minimi per la classificazione degli stabilimenti balneari.
1. STATO COMPLESSIVO DELLO STABILIMENTO E SISTEMAZIONE DELL’AREA.
1.01 STATO DI MANUTENZIONE COMPLESSIVO DELLA STRUTTURA
1.01.1 struttura nuova o in ottimo stato = 14
1.01.2 in buono stato di manutenzione = 10
88 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
1.01.3 in sufficiente stato di manutenzione = 6
1.02 SUPERFICIE IN CONCESSIONE
1.02.1 fino a 5.000 mq = 5
1.02.2 da 5001 a 20.000 mq = 10
1.02.3 oltre i 20.000 mq = 15
1.03 SUPERFICIE DESTINATA AD AREE VERDI O AREE COMUNI
1.03.1 oltre il 30% della superficie complessiva dell’area = 30
1.03.2 dal 20 al 30 % della superficie complessiva dell’area = 20
1.03.3 dal 10 al 19% della superficie complessiva dell’area = 12
1.03.4 meno del 10% della superficie complessiva dell’area = 6
1.04 OPERE VARIE
1.04.1 opere fisse a difesa dell’arenile = 4
1.04.2 accessi facilitati ai portatori di handicap = 4
1.04.3 terrazza solarium = 2
1.04.4 opere accessorie alle cabine (marciapiedi, passerelle d’accesso) = 2
1.04.5 passerelle d’accesso all’arenile ed al mare:
1 ogni 50 metri = 6
1 ogni 100 metri = 3
1 ogni piu’ di 100 metri = 1
2. STATO DI MANUTENZIONE DELLE ATTREZZATURE
2.01 CABINE
2.01.1 in ottimo stato di manutenzione = 14
2.01.2 in buono stato di manutenzione = 10
2.01.3 in sufficiente stato di manutenzione = 6
2.02 OMBRELLONI
2.02.1 in ottimo stato di manutenzione = 8
2.02.2 in buono stato di manutenzione = 6
2.02.3 in sufficiente stato di manutenzione = 3
2.03 LETTINI
2.03.1 in ottimo stato di manutenzione = 4
2.03.2 in buono stato di manutenzione = 3
2.03.3 in sufficiente stato di manutenzione = 1
3. ATTREZZATURE
3.01 CABINE
3.01.1 con doccia interna per almeno 1/3 del totale = 6
3.02 OMBRELLONI
3.02.1 in alluminio per almeno 2/3 del totale = 6
3.03 LETTINI
3.03.1 con tettuccio = 2
3.03.2 uno per ogni ombrellone = 1
3.03.3 due per ogni ombrellone = 2
3.03.4 oltre a due per ogni ombrellone = 3
Rapporto sulle imprese balneari 2007 89
3.04 SEDIE A SDRAIO O SEDIE
3.04.1 in alluminio per almeno 2/3 del totale = 4
3.04.2 in legno = 2
3.05 ATTREZZATURE VARIE
3.05.1 piattello o tavolino per ogni ombrellone = 1
3.05.2 attaccapanni per ogni ombrellone = 1
3.05.3 fornitura a richiesta di cassette con chiusura per ameno il 50% degli ombrelloni = 2
4. DOTAZIONI, IMPIANTI ED ATTREZZATURE
4.01 DOCCE:
4.01.1 almeno una ogni 50 ombrelloni = 16
4.01.2 almeno una ogni 100 ombrelloni = 12
4.01.3 almeno una ogni 150 ombrelloni = 10
4.01.4 almeno una ogni 200 ombrelloni = 8
4.01.5 almeno una ogni 250 ombrelloni = 4
4.01.6 con acqua calda = 4
4.01.7 chiuse = 4
4.02 LAVAPIEDI = 1
4.03 WC SEPARATI PER UOMINI E DONNE
4.03.1 uno ogni 50 ombrelloni = 16
4.03.2 uno ogni 100 ombrelloni = 12
4.03.3 uno ogni 150 ombrelloni = 10
4.03.4 uno ogni 200 ombrelloni = 8
4.03.5 uno ogni 250 ombrelloni = 4
4.03.6 uno ogni più di 250 ombrelloni = 2
4.04 BAR E RISTORAZIONE
4.04.1 impianto fisso ben attrezzato con servizi igienici e personale addetto = 12
4.04.2 bar smontabile attrezzato = 8
4.04.3 bar smontabile con attrezzatura minima = 4
4.04.4 ristorante o self service = 4
4.05 IMPIANTI ACCESSORI
4.05.1 piscina con acqua di mare = 12
4.05.2 piscina con acqua dolce = 8
4.06 ATTREZZATURE SPORTIVE
4.06.1 beach volley
gratuito = 2;
a pagamento = 1
4.06.2 beach soccer
gratuito = 2;
a pagamento = 1
4.06.3 ping pong
gratuito = 2;
a pagamento = 1
4.06.4 bocce
gratuito = 2;
a pagamento = 1
4.06.5 campo da tennis
gratuito = 4;
a pagamento = 2
4.06.6 minigolf
gratuito = 4;
a pagamento = 2
4.07 ALTRI SERVIZI
4.07.1 noleggio imbarcazioni
gratuito = 2;
a pagamento = 1
4.07.2 posteggio surf
gratuito = 2;
a pagamento = 1
4.07.3 deposito materassini e varie
gratuito = 2;
a pagamento = 1
90 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
4.07.5 scuola nuoto, sub, surf o vela
gratuito = 2;
4.07.6 trampolini
gratuito = 2;
4.07.7 zattera galleggiante
gratuito = 2;
4.07.8 gonfiaggio materassini
gratuito = 2;
4.07.9 ricarica bombole sub
gratuito = 2;
4.07.10 servizio di animazione = 6
4.07.11 baby center con personale specializzato = 4
4.07.12 area attrezzata per giochi bambini = 2
a pagamento = 1
a pagamento = 1
a pagamento = 1
a pagamento = 1
a pagamento = 1
Liguria
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI MARITTIME.
La legge regionale n. 13 del 28 Aprile 1999, modificata dalla legge regionale n. 1 del 3
Gennaio 2002, è lo strumento normativo con il quale la Regione Liguria individua quali
funzioni riservare a sé e quali invece trasferire agli Enti locali in materia di difesa della
costa, ripascimento degli arenili, protezione ed osservazione dell’ambiente marino e
costiero, demanio marittimo e porti.
Competenze
Alla Regione competono le funzioni di programmazione generale dello sviluppo
economico, portuale e turistico e di pianificazione territoriale degli assetti costieri secondo
i principi dello sviluppo sostenibile e del controllo della qualità degli interventi. La Regione
esercita tale funzione attraverso il Piano Territoriale di Coordinamento della Costa e gli
altri atti di programmazione e pianificazione regionale secondo il metodo della
concertazione con gli Enti locali e le Amministrazioni dello Stato interessate, ferme
restando le funzioni dello Stato in materia di tutela dell’ambiente.
Compete alla Regione l’approvazione del Piano di Utilizzo delle Aree del Demanio
Marittimo sulla base degli indirizzi contenuti nel piano territoriale della costa e alla
classificazione delle aree, pertinenze e specchi acquei in base alla valenza turistica.
Ai Comuni sono trasferite le funzioni relative al rilascio e rinnovo, sulla base dei propri
regolamenti, di concessioni di beni del demanio marittimo in ambito portuale; al rilascio e
rinnovo, sulla base delle previsioni del Piano di Utilizzazione delle Aree e dei Piani
Spiaggia, di concessioni relative ai beni del demanio marittimo ed a zone del mare
territoriale per finalità diverse da quelle di approvvigionamento di fonti di energia. Spetta
ai Comuni la vigilanza sulle aree demaniali.
Il Piano di Utilizzazione costituisce l’attuazione del Piano Territoriale della costa rivolto
a disciplinare il rilascio e il rinnovo delle concessioni demaniali marittime. Tale Piano si
attua attraverso i Piani Spiaggia Comunali, che costituiscono strumenti di natura
programmatica al fine della razionale gestione delle relative concessioni, da redigere a
cura dei singoli Comuni costieri in coerenza con il piano di utilizzazione e con gli atti di
pianificazioni di livello locale.
In attesa dell’approvazione dei Piani Spiaggia, le concessioni sono rilasciate dalla
Regione.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 91
Linee guida per la regolamentazione degli stabilimenti balneari
In Liguria, in cui il turismo estivo e balneare rappresenta una delle principali attività
economiche, lo stabilimento balneare come modello di insediamento, con le sue funzioni
organizzative, produce innegabili risultati sotto il profilo economico ed in molti casi anche
ambientale.
Le linee guida dettate della Regione si applicano nell’esercizio delle funzioni
amministrative sul demanio per il rilascio di nuove concessioni e il rinnovo di concessioni
esistenti.
In ogni Comune deve essere mantenuta un’estensione significativa di spiaggia libera.
La delimitazione tra aree in concessione a stabilimenti balneari e spiagge libere o
attrezzate dovranno essere realizzate con semplici strutture a giorno.
Nelle spiagge libere il Comune provvede alla pulizia, direttamente o attraverso
convenzioni.
Gli obblighi del Comune relativi alla sicurezza della balneazione nelle spiagge libere
sono disciplinate con ordinanza della Capitaneria di porto.
La gestione delle attività della concessione della spiaggia libera e la predisposizione
delle misure di sicurezza della balneazione sono esercitate direttamente dal Comune, in
economia, con affidamento diretto a istituzioni, aziende speciali anche consortili, società
di capitali e associazioni costituite o partecipate dall’ente locale. L’intera gestione deve
essere esercitata dall’azienda, società o associazione affidataria.
Qualora il Comune preveda nel proprio Progetto di Utilizzo delle Aree demaniali la
possibilità di rilasciare nuove concessioni per stabilimenti balneari, la scelta del
concessionario si effettua ai sensi dell’art. 37 del Codice della navigazione.
La gestione burocratica è affidata ai Comuni che ogni anno provvedono alle ordinanze.
Le ordinanze della Capitaneria di porto concernono principalmente l'orario dei bagnini,
vietano la pesca ove non opportuna, regolano il passaggio dei natanti e, soprattutto, si
occupano della disciplina della sicurezza delle coste. Inoltre la Capitaneria di porto di
Savona, oltre a gestire i verbali di tutta la provincia, regola gli arenili da Celle a Pietra
Ligure.
Emilia Romagna
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI MARITTIME: LEGGE REGIONALE N. 9 DEL
31/05/2002 - DISCIPLINA DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE IN MATERIA DI
DEMANIO MARITTIMO E DI ZONE DI MARE TERRITORIALE.
Competenze
Spettano alla Regione le funzioni di:
1. programmazione e indirizzo generale;
2. monitoraggio e vigilanza delle attività attribuite agli enti locali;
3. autorizzazione alla pesca, anche del novellame selvatico in mare ed in aree
del demanio marittimo;
92 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
4. individuazione delle aree del demanio marittimo sulle quali eventualmente
esercitare il potere di revoca per sopravvenuti motivi di pubblico interesse.
Il Consiglio Regionale approva direttive per l’esercizio delle funzioni amministrative
inerenti all’utilizzazione del demanio marittimo. Le direttive disciplinano gli usi turisticoricreativi degli ambiti del demanio marittimo laddove tali destinazioni d’uso siano previsti
negli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica.
Oltre alle funzioni di programmazione ed indirizzo generali, permane in capo alla
Regione l’adozione di appositi provvedimenti (ordinanze balneari) per la disciplina
dell’uso e di ogni altra attività, ivi compreso l’esercizio del commercio sul litorale
marittimo ricompreso nei territori dei comuni costieri.
I Comuni approvano in conformità delle direttive regionali sopra citate un Piano
dell’Arenile costituente il Piano Operativo Comunale, avente ad oggetto la
regolamentazione della trasformazione dell’arenile, delle costruzioni esistenti e per la
dotazione delle aree per servizi pubblici.
Sono attribuite inoltre ai Comuni:
1. rilascio, rinnovo, modificazione e revoca delle concessioni demaniali
marittime a finalità turistico-ricreative ricadenti nel territorio comunale;
2. pulizia degli arenili;
3. rilascio, rinnovo, modificazione e revoca delle concessioni e dei nullaosta per
l’esercizio del commercio nelle aree demaniali marittime ricadenti nel
territorio comunale;
4. rilascio, rinnovo, modificazione, decadenza o revoca di autorizzazione
sull’arenile.
Ai Comuni è anche attribuita l’approvazione dei Piani di Salvamento nel rispetto
dell’ordinanza regionale, sentite le associazioni regionali di categoria appartenenti alle
organizzazioni sindacali più rappresentative nel settore turistico, dei concessionari
demaniali, marittimi e dei lavoratori.
Nell’ambito delle funzioni conferite, le funzioni di polizia amministrativa, di vigilanza,
nonché l’applicazione delle relative sanzioni amministrative sono esercitate dai Comuni.
Il piano dell’arenile
Il Piano disciplina gli ambiti demaniali marittimi dell’intero territorio comunale destinati
ad attività turistico-ricreative, salvo esigenze comunali documentate a procedere per
stralci funzionali riferite a singole aree omogenee.
Il Piano contiene l’individuazione delle aree che possono essere oggetto di rilascio di
nuove concessioni, le modalità di gestione possibili, le modalità di presentazione delle
domande ai fini dell’ottenimento della concessione.
In particolare individua le spiagge libere e la definizione dei servizi e delle attrezzature.
Lo stesso Piano dell’Arenile contiene l’individuazione dell’accessibilità delle aree nel
loro complesso e dei singoli esercizi; la viabilità pedonale o ciclabile, con particolare
riferimento al rispetto della normativa sull’eliminazione delle barriere architettoniche per
la libera fruizione dei disabili. Prevede inoltre il limite delle concessioni demaniali
marittime che coincide con il limite di battigia o con la fascia di libero transito per l’intero
Rapporto sulle imprese balneari 2007 93
territorio comunale, nonché l’incentivazione di progetti di rinaturalizzazione degli
stabilimenti balneari, con la sostituzione delle strutture fisse con strutture precarie o
comunque a basso impatto ambientale.
L’art. 36 della legge regionale n. 6/2004 ha poi modificato la legge regionale n. 9/2002
stabilendo che, qualora i Comuni non abbiano provveduto all’adeguamento dei Piani
dell’Arenile, l’attribuzione delle funzioni ai Comuni diviene efficace solo in parte, cioè
rimangono precluse la possibilità di rilasciare nuove concessioni relative ad aree non
ancora assoggettate a regime concessorio con finalità turistico ricreative. Fino al
completamento delle procedure di trasferimento le funzioni sono esercite dalla Regione.
L’imposta regionale sulle concessioni dei beni del demanio dello Stato, determinata
nella misura del 5% del canone demaniale dalla legge regionale 1/71, è riscossa dai
Comuni, ai quali è attribuito l’80% di detta imposta.
Disciplina degli stabilimenti balneari
L’ordinanza balneare approvata dalla Regione Emilia Romagna contiene delle
prescrizioni riferite agli stabilimenti balneari a cui i concessionari devono attenersi.
In particolare presso ogni stabilimento dovrà essere disponibile:
▪
un’idonea imbarcazione di emergenza riportante la scritta “Emergenza”;
▪
almeno un estintore;
▪
servizi igienici collegati alla rete fognaria.
I concessionari devono garantire l’accesso gratuito ai servizi igienici a tutti utenti della
spiaggia, anche se non clienti dello stabilimento.
I concessionari hanno l’obbligo di segnalare tempestivamente all’Autorità marittima
competente gli incidenti verificatisi sul demanio marittimo e nelle acque antistanti.
Tutte le bevande, inoltre, non consumate nei bar o ristoranti siti sulla spiaggia, devono
essere vendute in confezioni di plastica o alluminio.
Toscana
La Regione Toscana, con la legge regionale del 1.12.1998 n. 88 avente ad oggetto la
cd. “semplificazione amministrativa”, conferisce le competenze ai comuni costieri in
materia di concessioni e, più in generale, di gestione del demanio marittimo.
Oltre alle linee guida, la Regione Toscana si riserva l'elaborazione e alcune fasi
dell’attuazione delle politiche comunitarie e nazionali di settore; la predisposizione di atti
di intesa e di concertazione con lo Stato e le altre Regioni nonché, per quanto di propria
competenza, i rapporti con le istituzioni comunitarie; l’attuazione di specifici progetti e
programmi di interesse regionale, definiti ai sensi della legislazione vigente; il
coordinamento dei sistemi informativi e la cura di specifici interessi di carattere unitario.
Già un anno prima, con la legge regionale 7/’97, si obbligavano le aziende turistiche
ricettive e gli stabilimenti balneari, ai fini della trasparenza dei prezzi e delle prestazioni, a
darne ufficiale comunicazione alle Province.
L’esercizio dello stabilimento balneare è subordinato all’autorizzazione del Comune
secondo le disposizioni contenute nel Titolo II, capo I, sezione III del testo unico.
Ai fini dell’attribuzione di un punteggio per la classificazione nell’apposita graduatoria, il
94 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
Comune, entro tre giorni dal deposito della domanda da parte dell’esercente, trasmette
alla Provincia competente copia della domanda di autorizzazione con il livello di
classificazione dichiarato dal richiedente. La Provincia, entro trenta giorni, trasmette al
Comune le proprie determinazioni.
L’atto di autorizzazione deve indicare:
a) gli elementi identificativi del titolare e del gestore;
b) la denominazione e la classificazione della struttura;
c) i periodi di apertura del complesso;
d) il numero delle cabine;
e) le attività di somministrazione presenti nell'esercizio.
Eventuali variazioni degli elementi dell’autorizzazione devono essere tempestivamente
comunicate al Comune, che provvede alla modifica dell’autorizzazione.
Inoltre, la Regione Toscana ha stabilito alcuni standard minimi qualitativi e quantitativi
degli stabilimenti balneari, tramite il Regolamento Regionale del 23 aprile 2001, n. 18.
Tale regolamento, dopo aver definito lo stabilimento balneare come struttura delimitata
attrezzata prevalentemente per la balneazione ed a gestione unitaria, stabilisce che deve
possedere requisiti specifici, oltre che tecnico-edilizi, igienico sanitari e di sicurezza
previsti dalla norme vigenti in materia. In particolare, deve possedere un numero di
cabine pari almeno al dieci per cento del numero dei punti ombra (ombrelloni, tende e
simili); la cabina, definita quale locale chiuso preordinato come spogliatoio ed avente
superficie minima di 0,80 metri quadri, deve essere dotata di attaccapanni, specchio,
sgabello e porta chiudibile dall'interno; un locale spogliatoio ad uso comune con le stesse
caratteristiche previste per la cabina; servizi igienici costituiti da locali bagno dotati di
vaso e lavabo, con superficie minima di metri quadrati 0,80 e porta chiudibile dall'interno,
il cui lavabo può essere collocato anche in zona antibagno; le attrezzature di servizi
previste dalla concessione demaniale e da specifiche disposizioni, compreso recipienti
idonei alla raccolta di rifiuti la cui pulizia deve essere assicurata almeno una volta al
giorno. Tutta l'area dello stabilimento a disposizione degli ospiti, arenile compreso, deve
essere mantenuta in buono stato di pulizia. Le attrezzature, gli arredi ed i locali in oggetto
devono essere mantenuti in buono stato di conservazione, tale da assicurarne la
funzionalità.
Altre indicazioni riguardano la comunicazione: deve essere esposta, in modo ben
visibile all'esterno, l'insegna con la denominazione e l'indicazione del livello di
classificazione; all'interno della struttura deve essere esposta in modo ben visibile
l’autorizzazione all’esercizio ovvero, per gli esercizi già in attività all’entrata in vigore del
regolamento in oggetto, copia della comunicazione, nonché la tabella dei prezzi.
Marche
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI MARITTIME: LEGGE REGIONALE N. 10 DEL
17/05/1999, MODIFICATA DALLA LEGGE REGIONALE N. 23 DEL 06/11/2002.
Competenze
Sono riservate alla Regione le funzioni amministrative concernenti il rilascio di
Rapporto sulle imprese balneari 2007 95
concessioni relative a zone del mare territoriale per le attività di pesca e acquacoltura e
per le attività scientifiche e produttive correlate alla tutela delle risorse della pesca.
In materia di turismo la regione (legge regionale n. 53 del 06/08/1997) esercita le
seguenti funzioni:
1. programmazione, indirizzo, coordinamento delle attività amministrative;
2. promozione nell’Italia e all’estero dell’immagine unitaria e complessiva
dell’offerta turistica regionale.
La Regione, nell’esercizio delle proprie competenze, adotta il Piano di gestione
integrata delle aree costiere. Il Piano costituisce lo strumento normativo, tecnicooperativo e finanziario mediante il quale sono programmati gli interventi diretti alla tutela
e valorizzazione delle aree costiere.
Sono delegate ai Comuni le funzioni amministrative concernenti il rilascio di
concessioni di beni del demanio marittimo e di concessioni relative a zone del mare
territoriale per finalità turistico-ricreative.
Sono altresì attribuite ai Comuni le funzioni amministrative concernenti le concessioni
di spiagge lacuali, superficie e pertinenze dei laghi.
I Comuni esercitano anche le funzioni amministrative che riguardano la progettazione e
realizzazione delle opere di difesa della costa.
Utilizzo del litorale marittimo per finalità turistico-ricreative
I titolari degli stabilimenti balneari, durante il periodo di apertura al pubblico, devono
esporre in modo ben visibile al pubblico, per tutta la durata della stagione balneare, una
copia del regolamento che disciplina l'utilizzazione delle spiagge; la tabella contenente
l'orario di apertura dello stabilimento; le tabelle delle tariffe applicate per i servizi resi; un
quadro illustrativo degli interventi da attuarsi in caso di pronto soccorso alle persone in
pericolo, nonché sui pericoli derivanti dall'immersione in acqua a breve distanza dai pasti
e sulla pericolosità della balneazione in prossimità delle scogliere; curare il decoro e la
pulizia dello stabilimento, dell'arenile e dello specchio acqueo immediatamente
prospiciente da esso. I rifiuti devono essere sistemati in appositi contenitori chiusi in
attesa dell'asporto da parte degli operatori comunali ed i rifiuti solidi devono essere
gettati nei cassonetti predisposti dal Comune, negli orari e con le modalità fissate dalla
stessa amministrazione comunale.
E’ d’obbligo predisporre, all'interno dello stabilimento, contenitori per la raccolta
differenziata dei rifiuti, consentire a tutti ed in qualsiasi momento il libero accesso al mare
ed alla fascia di libero transito di 5 metri dalla linea di battigia, realizzando corridoi liberi
da qualsiasi ingombro di larghezza non inferiore a 2 metri. I titolari degli stabilimenti
devono altresì installare sull'arenile un numero di ombrelloni tale da non intralciare lo
spostamento dei bagnanti. A meno che non sia diversamente regolamentato dai Piani di
Spiaggia, fra i paletti degli ombrelloni devono essere rispettate le seguenti distanze
minime: 3 metri tra le file o settori e 2,30 metri fra gli ombrelloni della stessa fila. È
consentito ridurre questa ultima distanza fino a 2,20 metri aumentando la prima misura
della corrispondente lunghezza affinché la somma delle due sia sempre di 5,30 metri.
Sulle aree in concessione è consentita l'installazione di ombrelloni con un diametro
96 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
massimo di 6 metri, nonché di altri sistemi di ombreggio di facile rimozione, a condizione
che abbiano strutture di sostegno esclusivamente verticali, che siano posti in modo tale
da non intralciare lo spostamento dei bagnanti e da non precludere la vista del mare;
infine, che non siano in contrasto con le prescrizioni del piano di spiaggia.
E’ obbligatorio predisporre percorsi perpendicolari alla battigia al fine di rendere possibile
l'accesso al mare ai soggetti portatori di handicap, mediante idonei camminamenti che
consentano l'abbattimento di ogni impedimento alla fruibilità delle spiagge da parte dei
disabili. Salvo specifica deroga rilasciata dal Comune su motivata richiesta, nelle aree in
concessione durante la stagione balneare si devono sospendere i lavori edilizi. I
concessionari, durante il periodo di apertura al pubblico, possono, previa autorizzazione
dell'autorità concedente, attrezzare all'interno delle aree oggetto di concessione spazi per
il gioco, come beach-volley, beach-basket, campo bocce, calcetto, campi attrezzati per
ginnastica et similia, nonché tavole a vela e piccole imbarcazioni a vela con superficie
velica non superiore a mq 4, in apposite aree interne allo stabilimento, nel pieno rispetto
delle norme di attuazione del piano di spiaggia o, in loro assenza, delle disposizioni
impartite dal Comune, sentita l'autorità marittima, atte a garantire l'incolumità dei
bagnanti.
Lazio
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI MARITTIME: DELIBERA DELLA GIUNTA
REGIONALE 30 LUGLIO 2001, N 1161.
Competenze
Alla Regione sono riservate:
1. l’adozione di atti di indirizzo e coordinamento finalizzati all’esercizio delle
funzioni in materia di demanio marittimo;
2. l’emanazione di criteri e di linee guida per l’elaborazione dei Piani di Utilizzo
degli arenili;
3. il monitoraggio, la vigilanza ed il controllo sullo stato di attuazione delle
subdeleghe, tenendo conto delle relazioni annuali dei Comuni;
4. l’individuazione della diversa valenza turistica delle zone per finalità turisticoricreative;
5. l’assenso ai Comuni per il rilascio delle autorizzazioni per l’ampliamento di
concessioni.
Ai Comuni sono riservate le funzioni che riguardano:
1. il rilascio di nuove concessioni, a prescindere dalla durata, fissata
ordinariamente in sei anni;
2. il rilascio di concessioni temporanee per manifestazioni turistico-ricreative a
favore di Enti pubblici;
3. il rinnovo delle concessioni demaniali marittime esistenti e di quelle che saranno
rinnovate mantenendo la stessa superficie coperta e scoperta e la volumetria
fronte mare indicati nell’ultimo titolo concessorio.
I piani comunali di utilizzazione degli arenili sono adottati sentito il parere delle
Rapporto sulle imprese balneari 2007 97
associazioni locali di categoria appartenenti alle organizzazioni sindacali più
rappresentative nel settore turistico dei concessionari demaniali marittimi, sulla base di
una indagine ricognitiva delle concessioni demaniali in atto e nel rispetto dei criteri e delle
direttive definiti dalla Giunta regionale.
I Comuni adottano iniziative finalizzate alla salvaguardia ed al mantenimento delle
spiagge libere in modo da garantire al pubblico, oltre alla libera e gratuita fruizione, anche
i servizi generali indispensabili per la tutela dell’igiene e dell’incolumità pubblica (pulizia,
servizi igienici, assistenza bagnanti e mezzi di salvataggio; posti di primo soccorso, etc.).
Criteri generali di pianificazioni e limitazioni
Al fine di uniformare la tipologia di strutture che potranno essere ancora inserite lungo
la costa e di limitarne l’impatto ambientale, anche in attesa del piano regionale di
utilizzazione delle aree del demanio marittimo, le nuove strutture potranno essere
composte soltanto con materiali eco-compatibili.
Il fronte mare delle nuove concessioni dovrà essere armonizzato con la superficie e la
profondità dell’area richiesta, nonché con la presenza di arenili liberi contigui, al fine di
evitare la concentrazione di aree sottratte alla libera fruizione.
La fascia dell’arenile di 5 metri dalla battigia deve essere sempre lasciata libera allo
scopo di consentire il libero passaggio. Per tutte le concessioni, onde garantire la
vivibilità ed un’ordinata utilizzazione delle spiagge, i concessionari dovranno posizionare
gli ombrelloni mantenendo la distanza minima di 3 metri dall’asse di ogni singolo
sostegno, mentre tra le file si dovrà mantenere la distanza minima di 4,5 metri. Tale
disposizione potrà subire lievi variazioni sulla base delle esigenze peculiari di ogni
singolo Comune, in armonia con i Piani di Utilizzazione degli arenili.
Oltre alle aree in concessione, anche gli arenili liberi all’uso pubblico e gratuito devono
essere dotati di servizi minimi e devono essere fruibili anche da parte delle persone
disabili.
I concessionari devono affiggere all’ingresso delle aree in concessione, oltre alle
ordinanze disciplinanti l’uso degli arenili, apposito cartello, in almeno due lingue (italiano
ed inglese), che informi sullo stato di balneabilità delle acque, su eventuali pericoli,
nonché sugli orari e sui servizi offerti.
Abruzzo
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI MARITTIME: LEGGE REGONALE N. 141 DEL
17-12-1997 – NORME PER L’ATTUAZIONE DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE IN
MATERIA DI DEMANIO MARITTIMO CON FINALITÀ TURISTICO RICREATIVE.
Esercizio delle funzioni
Il Consiglio Regionale, su proposta della Giunta approva, ai sensi della L. n. 494/1993,
il Piano di utilizzo delle aree del demanio marittimo che abbiano finalità turistico
ricreative. La Giunta regionale formula la sua proposta, sentita la competente Autorità
Marittima e dopo aver acquisito il parere dei sindaci dei comuni interessati, delle
98 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
associazioni regionali di categoria, appartenenti alle Organizzazioni sindacali più
rappresentative nel settore turistico dei concessionari demaniali marittimi e dei Presidenti
delle province interessate per quanto di competenza.
Competenze
Ai Comuni, nel cui territorio sono comprese le aree demaniali marittime che abbiano
finalità turistico-ricreative sono subdelegate le seguenti funzioni amministrative:
1. rilascio e rinnovo delle concessioni demaniali marittime;
2. revoca e decadenza delle concessioni demaniali marittime;
3. autorizzazione al sub ingresso nelle concessioni;
4. autorizzazione all’affidamento ad altri soggetti delle attività oggetto della
concessione.
Le domande per il rilascio della concessione devono essere rivolte al Comune
territorialmente competente e sono rilasciate o rinnovate in conformità al Piano Spiaggia
comunale.
Delibera regionale inerente al piano di utilizzazione delle coste
Con deliberazione della Giunta Regionale n. 398 del 14 Giugno 2002, la Regione
Abruzzo ha fornito ai Comuni costieri il Piano Demaniale Marittimo Regionale (P.D.M.R.),
in ossequio alla legge Regionale n.141/97, al fine di definire la portata della delega ai
Comuni delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo, fornire criteri e
parametri generali per permettere agli Enti locali di impostare la Pianificazione comunale
sul demanio (Piani Demaniali Comunali), incentivare lo sviluppo imprenditoriale sul
demanio e regolamentare le concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative.
E’ importante sottolineare che la citata legge regionale lega all’approvazione dei Piani
Demaniali Marittimi Regionali l’effettiva delega delle funzioni amministrative ai Comuni
costieri. Al momento in cui le Amministrazioni locali realizzano il Piano di competenza e
gli strumenti vengono giudicati rispondenti alle line guida dell’Ente Regione, le stesse
Amministrazioni gestiranno in prima persona il demanio marittimo relativamente agli
aspetti conferiti.
Linee guida
I tratti di litorale classificati come spiagge, scogliere naturali e tratti di mare antistanti le
aree demaniali possono essere concessi in uso per fini turistico-ricreativi mediante
l’utilizzo di strutture fisse o mobili.
Le tipologie di insediamento sono: stabilimenti balneari senza strutture fisse,
stabilimenti balneari con strutture fisse e servizi di ristorazione (bar, ristoranti, chioschi) e
ricettività 26 .
Il Piano di livello comunale deve prevedere la riserva di almeno il 20% delle spiagge in
26 La Regione Abruzzo, inoltre, ha approvato la L.R. n. 77 del 28-04-2000 "Interventi di sostegno regionale alle imprese
operanti nel settore turistico" in cui disciplina, all’art. 2, gli interventi di sostegno agli stabilimenti balneari.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 99
concessione da destinare alla spiaggia libera ed uno spazio di almeno 5 metri tra le
diverse concessioni di libero accesso al mare. In tutte le aree concesse deve essere
garantito l’abbattimento delle barriere architettoniche, i regolamentari servizi igienici e la
reale possibilità di accesso ai servizi, alle strutture ed al mare per il portatori di handicap.
Molise
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI MARITTIME: LEGGE REGIONALE N. 5 DEL
5/05/2006 - DISCIPLINA DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE DEL DEMANIO
MARITTIMO E DI ZONE DI MARE TERRITORIALE.
Competenze
La Regione favorisce lo sviluppo e le attività produttive, turistiche e ricreative
compatibili con la tutela e la conservazione dell’ambiente, preservando e valorizzando le
potenzialità e l’integrità dei beni pubblici appartenenti al demanio marittimo.
Alla Regione spettano le funzioni di programmazione, pianificazione ed indirizzo
generale, nonché monitoraggio, vigilanza e controllo in ordine alle funzioni amministrative
attribuite ai Comuni.
La Regione verifica lo stato di attuazione della programmazione regionale, oltre a
modificare ed aggiornare il Piano di Utilizzazione del Demanio Marittimo a finalità turistico
ricreative; adotta linee guida vincolanti, con delibera della giunta regionale, per
assicurare uniformità e coordinamento delle funzioni amministrative; emana le ordinanze
balneari per la disciplina dell’uso e di ogni altra attività delle aree del demanio marittimo e
del mare territoriale a finalità turistico ricreative, insieme ai Comuni rivieraschi riuniti in
conferenza dei servizi con la Capitaneria di Porto e la associazioni di categoria.
In ultimo, la Regione individua ai sensi del decreto legge n.400 5/10/1993 la valenza
turistica delle aree assentite in concessione, ai fini della loro classificazione.
Ai Comuni spettano funzioni relative al rilascio, rinnovo e variazione del contenuto delle
concessioni di beni del demanio marittimo e di zone del mare territoriale a finalità turistico
ricreative.
Il Comune provvede alla revoca o alla verifica delle condizioni di decadenza dell’atto
amministrativo, nonché all’autorizzazione al sub ingresso nella concessione.
I Comuni rivieraschi vigilano e controllano l’uso delle concessioni delle aree demaniali
marittime per finalità turistico ricreative e applicano le relative sanzioni, fatta salva la
funzione di polizia marittima disciplinata dal codice della navigazione, di competenza
della Capitaneria di porto.
Piano di utilizzo dell’arenile
La Regione Molise adotta il Piano Regionale di utilizzazione del demanio marittimo a
finalità turistico-ricreativa quale strumento che detta le norme per un omogeneo sviluppo
del litorale molisano. In particolare persegue l’obbiettivo di rendere compatibili le
esigenze di carattere produttivo, legate alle attività turistico-ricreative, con quelle di
salvaguardia dell’ambiente e degli aspetti naturalistici delle aree demaniali marittime
attraverso:
100 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
1. la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile;
2. l’individuazione di strategie volte a ottimizzare gli investimenti;
3. l’offerta di strutture e servizi di qualità al turismo balneare;
4. la gestione integrata delle aree costiere.
Il piano di utilizzazione del demanio marittimo fornisce alle amministrazioni comunali
norme per consentire un omogeneo sviluppo turistico del litorale molisano e disciplina gli
spazi all’aperto che ospiteranno l’insieme delle attività turistiche in funzione della
localizzazione nel territorio.
Il piano si attua attraverso i Piani Spiaggia comunali.
Allo stato attuale il Piano regionale non è ancora stato attuato.
Il canone, quale corrispettivo delle concessioni, deve essere corrisposto allo Stato dal
concessionario. Le concessioni demaniali sono soggette altresì all’imposta regionale
fissata nella misura del 5% del canone demaniale.
Per l’esercizio delle funzioni attribuite viene ripartito dai Comuni l’80% dell’imposta
regionale riscossa. Il restante 20% viene introitato dalla Regione per lo svolgimento delle
proprie funzioni.
La Regione, in ultimo con legge regionale n. 03 del 16/02/ 2000, ha promosso misure
di sostegno in favore degli stabilimenti balneari per i danni causati dal fortunale
abbattutosi sulla costa molisana nei giorni 25 e 26 luglio 1999.
Campania
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI MARITTIME: DELIBERA GIUNTA REGIONE
CAMPANIA 11/5/2001 N 1971, pubblicata sul B.U.R.C. 4/6/ 2001 - ASSETTO
NORMATIVO E INDIRIZZI OPERATIVI PER L’ESERCIZIO DI FUNZIONI IN MATERIA
DI CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME.
Competenze
Alla Regione competono funzioni di programmazione e controllo in materia di demanio
marittimo.
La Giunta regionale, con delibera del 14 luglio 2000 n. 3744, ha preso atto del riassetto
delle competenze ed attribuzione delle funzioni, riconoscendo che è compito dei Comuni
gestire il rilascio delle concessioni su aree del demanio marittimo, rientranti nell’ambito
del territorio comunale.
Nel prendere atto di questo nuovo assetto di competenze ed al fine di permettere il
corretto esercizio delle funzioni relative al rilascio di concessioni su aree del demanio, è
stata disposta la completa trasmissione alle rispettive amministrazioni comunali delle
istanze di concessione ricadenti nell’ambito del territorio dei vari Comuni, complete degli
elaborati e delle pratiche giacenti presso gli uffici ed evase alla Regione nel periodo
antecedente la definitiva attribuzione ai Comuni delle citate competenze.
Per un’unitaria ed uniforme gestione delle aree e dei beni demaniali marittimi, i Comuni
sono tenuti all’osservanza di alcuni requisiti minimi. Per il rilascio di concessioni
demaniali verrà utilizzato, quale schema disciplinare di concessione, il modello già in uso
presso la Capitaneria di Porto, sostituendovi le intestazioni della Repubblica Italiana con
Rapporto sulle imprese balneari 2007 101
quelli del Comune.
Le concessioni demaniali, indipendentemente dalla natura o dal tipo di impianti previsti
per lo svolgimento delle attività, hanno una durata di sei anni.
Alla scadenza, esse si rinnovano automaticamente per altri sei anni, così come
successivamente ad ogni scadenza, fatta salva la possibilità di revoca o decadenza da
inserire come clausola espressa nel titolo concessorio.
Per la quantificazioni dei canoni demaniali da versare all’Erario, l’ufficio di ragioneria,
ovvero l’ufficio comunale competente, procederà a quantificare gli importi in armonia con
i criteri fissati dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.
Gli stessi uffici provvederanno altresì a determinare l’imposta regionale sulle
concessioni demaniali.
Piano di utilizzo della spiaggia
Nell’ambito dei propri poteri di coordinamento, la Regione si riserva di approvare,
previa acquisizione dei pareri dei Sindaci, il Piano di Utilizzo della Spiagge di cui all’art. 6
della L. n. 494/1993, a cui le amministrazioni locali dovranno uniformarsi.
Nelle more dell’emanazione del piano di utilizzo delle spiagge, le amministrazioni
comunali sono obbligate a trasmettere alla competente Area Generale di coordinamento
dei Trasporti e Viabilità copia delle concessioni rilasciate inerenti agli arenili demaniali,
complete dei grafici di rilievo e di progetto, al fine di consentire un costante monitoraggio
sullo stato ed uso delle spiagge del demanio marittimo del territorio regionale e ad
inserire, nelle concessioni demaniali di arenili in itinere e/o di rinnovo di quelle già
rilasciate, clausole risolutive espresse delle concessioni a seguito delle approvazioni del
piano delle spiagge, laddove questo dovesse introdurre prescrizioni incompatibili con il
rapporto concessorio.
Ai sensi degli artt. 30 e 36 del Codice della navigazione, il lido del mare, ed in
particolare la battigia, non devono essere necessariamente mantenuti liberi e fruibili da
chiunque appartenga alla comunità.
E’ potere della pubblica amministrazione concedere, su di essi, l’uso esclusivo a favore
di privati a mezzo di concessioni per l’impianto di stabilimenti balneari, o per altre attività
di pubblico interesse, nell’ottica della razionalizzazione e della migliore gestione
dell’accesso alla spiaggia da parte di tutti i cittadini.
A tal riguardo, la naturale vocazione all’uso comune di tali beni impone di assicurare
sempre e comunque la libera transitabilità lungo la battigia, nonché la presenza, in
proporzione congrua per ogni tratto di costa, di fasce di spiagge di libero accesso,
evitando così che la continuità delle zone soggette a concessione renda impossibile il
libero accesso al mare.
Con riguardo alle specifiche situazioni locali è imposto l’obbligo ai concessionari di
aprire un varco di accesso laddove non esistano spiagge libere limitrofe a quelle in
concessione, di caratteristiche ed estensioni adeguate, al fine di consentire la libera
fruibilità da parte del pubblico della fascia antistante la battigia.
Le concessioni demaniali marittime possono essere rilasciate per le seguenti attività:
1. gestione di stabilimenti balneari;
102 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
2.
3.
4.
5.
6.
7.
esercizi di ristorazione e somministrazione di bevande;
gestione di strutture ricettive ed attività ricreative e sportive;
esercizi commerciali;
servizi di altra natura;
solarium sulle scogliere e sui costoni tufacei;
attività sportive.
Puglia
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI MARITTIME: LEGGE REGIONALE 23 giugno
2006 n. 17 - DISCIPLINA DELLA TUTELA E DELL’USO DELLA COSTA.
Competenze
La Regione esercita le seguenti funzioni amministrative, che necessitano di unitario
esercizio a livello regionale:
1. programmazione, indirizzo e coordinamento generale;
2. individuazione delle aree di tutela e conservazione ambientale;
3. gestione del sistema informativo del demanio;
4. supporto e consulenza dei comuni costieri;
5. monitoraggio e verifica dell’attività dei Comuni costieri;
6. rilascio della concessione di beni demaniali richiesti nell’uso del Comune
medesimo;
7. rilascio di concessioni demaniali marittime per la realizzazione di opere di
ingegneria costiera.
L’azione della Regione in materia di demanio marittimo si conforma ai principi di
sviluppo armonico ed eco-compatibili del turismo balneare e accessibilità ai beni del
demanio marittimo e del mare territoriale per la loro libera fruizione.
La pianificazione regionale si attua attraverso il Piano Regionale delle Coste.
Tale piano, in armonia con i Piani territoriali regionali, generali e di settore, disciplina le
attività e gli interventi sul demanio marittimo, per garantire la valorizzazione e la
conservazione dell’integrità fisica e patrimoniale.
Ai Comuni costieri sono conferite tutte le funzioni amministrative relative alla materia
del demanio marittimo, fatte salve quelle espressamente esercitate dalla Regione.
I Comuni trasmettono alla Regione, entro il 28 febbraio di ogni anno, una relazione
sull’esercizio delle funzioni amministrative conferite, con riferimento all’anno precedente.
Le domande per ottenere il rilascio, il rinnovo e la variazione della concessione devono
essere rivolte al Comune territorialmente competente.
La domanda deve specificare sia l’uso che il richiedente intende fare del bene
demaniale, sia la durata della concessione richiesta.
La durata delle concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative è fissata
ordinariamente in sei anni.
Ai principi e alle norme del Piano Regionale delle Coste devono essere conformati i
Piani Comunali delle Coste, ancorché approvati e predisposti per effetto di norme
regionali previgenti.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 103
Qualora i Comuni non provvedano, previa diffida ad adempiere entro sessanta giorni e
scaduto tale ulteriore termine, il presidente della Giunta regionale nomina un collegio di
tecnici, con funzioni di Commissario “ad acta”, per l’adozione e l'approvazione del Piano
Comunale delle Coste.
Fermo restando le funzioni di polizia marittima disciplinate dal codice della
navigazione, le funzioni di vigilanza sull’uso in concessione delle aree del demanio
marittimo e delle zone del mare territoriale sono esercitate anche dalla Regione, dalle
Province e dai Comuni.
Prime direttive per la predisposizione dei piani
Sono vietate il rilascio e il rinnovo e la variazione di concessioni demaniali nelle
seguenti aree:
1. lame;
2. foci di fiumi o di torrenti;
3. archeologiche e di pertinenza di beni storici e ambientali.
Nelle aree classificate come siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale
o comunque classificate come protette, nonché nelle aree di cordoni dunali e di macchia
mediterranea, il rilascio e la variazione della concessione demaniale è subordinato alla
preventiva valutazione favorevole di incidenza ambientale effettuata dal competente
ufficio regionale.
Allo scopo poi, di garantire il corretto utilizzo delle aree demaniali marittime per finalità
turistico-ricreative, una quota non inferiore al 60% del territorio demaniale marittimo di
ogni singolo comune costiero è riservata a uso pubblico e alla libera balneazione.
Possono essere realizzate strutture classificate “spiagge libere con servizi” nella
misura non superiore al 40% della zona destinata ad uso pubblico e alla libera
balneazione.
La Regione, in fase di predisposizione del Piano Regionale delle coste, provvede a
classificare la valenza turistica del territorio.
Fino all’approvazione dei Piani Regionali delle Coste, ai Comuni è consentito gestire:
1. il rinnovo di concessioni in scadenza;
2. il rinnovo di concessioni annuali, con clausola di precarietà, per la durata di
anni 6 con il medesimo vincolo di precarietà;
3. il rilascio di autorizzazione temporanea per l’affidamento in gestione di aree
demaniali in concessione ai Comuni medesimi, con l’obbligo e il ripristino dello
stato dei luoghi.
Le concessioni sono soggette al pagamento del canone nella misura stabilita dalla
normativa statale, incrementato del 10% quale imposta regionale aggiuntiva.
Disciplina degli stabilimenti balneari
La Giunta regionale individua le aree del proprio territorio da classificare nella categoria
A e B (la C è stata abrogata dalla L. Finanziaria 2007) sulla base di criteri uniformi sul
piano nazionale in base alla loro valenza turistica, tenendo conto tra l’altro, sentiti i
Comuni competenti, delle caratteristiche fisiche, ambientali e paesaggistiche del territorio
104 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
nonché del grado di sviluppo turistico esistente e dello stato di balneabilità delle acque.
Sono considerati per la normativa regionale stabilimenti balneari le strutture attrezzate
fisse o di facile rimozione, come spogliatoi, cabine e capanne. Questi possono essere
altresì dotati di altri impianti e attrezzature per la somministrazione di alimenti e bevande
e per l’esercizio delle attività connesse alla balneazione, quali le attività sportive e per la
ricreazione, purché in possesso delle relative autorizzazioni.
Oltre a conseguire la concessione dell’area demaniale rilasciata secondo le procedure
dell’art. 48 della legge regionale n. 33 del 4/11/2002, si deve effettuare la denuncia di
inizio di attività ai sensi dell’art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
I titolari e i gestori degli stabilimenti balneari comunicano, al Comune competente, i
prezzi minimi e massimi comprensivi di IVA che intendono applicare. Tale
comunicazione, redatta in apposito modulo contenente altresì l’indicazione delle
attrezzature, deve essere inviata entro il 1° ottobre di ogni anno, con validità dal 1°
gennaio dell’anno successivo. La mancata o incompleta comunicazione comporta
l’impossibilità di applicare prezzi superiori a quelli indicati nell’ultima regolare
comunicazione.
I Piani comunali devono considerare le aree per la balneazione e i suoi servizi
complementari già sottoposti a concessione, tenendo conto delle aree libere e
prevedendo percorsi pedonali e ciclabili con andamento tendenzialmente parallelo alla
battigia. Deve essere indicato l’assetto strutturale dei servizi connessi all’attività balneare
prevedendo uno o più unità di coordinamento e sorveglianza della spiaggia, sedi di
pronto soccorso e uffici di informazione.
La percentuale di area comunale delle aree libere deve essere pari al 20% del fronte
mare delle aree concesse per stabilimenti balneari ed ogni 5 concessioni deve esserci un
ingresso libero al mare ed in ogni caso almeno uno ogni 200 m. con esclusione dei tratti
privi di accessi all’arenile.
Di seguito sono riportati gli standard di servizi che gli stabilimenti balneari devono
garantire:
1. 1 wc ogni 200 ombrelloni;
2. una doccia a quattro getti ogni 160 ombrelloni;
3. una cabina spogliatoio ogni 200 ombrelloni;
4. un’area attrezzata per gioco e svago pari almeno un quinto della superficie
utilizzata;
5. un numero di posti auto adeguati alla capienza dello stabilimento.
Basilicata
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI MARITTIME: LEGGE REGIONALE N. 34 DEL
30/07/1996 - “NUOVO ORDINAMENTO TURISTICO REGIONALE”.
Competenze
Sono di competenza della Regione tutte le funzioni di programmazione, indirizzo e
controllo finalizzate all’organizzazione e sviluppo del turismo regionale, nonché alle
politiche relative ai rapporti con l’Unione Europea, lo Stato e le altre Regioni.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 105
Compete alla Regione il rilascio di concessioni sui beni del demanio marittimo e di
zone del mare territoriale per finalità diverse da quelle di approvvigionamento di fonti di
energia (legge regionale n. 7 del 08/03/1999).
Ai Comuni sono delegate le funzioni regionali in materia di demanio marittimo lacuale e
fluviale con fini turistico-ricreativi sulla base di un Piano Generale predisposto dalla
Regione.
L’ente Comunale svolge anche funzioni di vigilanza e controllo sul vincolo di
destinazione dei beni demaniali, nonché vigilanza e applicazione di sanzioni
amministrative in materia di classificazione, di trasmissione e pubblicazione dei prezzi dei
servizi delle strutture ricettive e delle attività turistiche ad uso pubblico gestite in regime di
concessione.
I Comuni della fascia costiera jonica, con delibera dei consigli comunali, individuano le
aree per la localizzazione degli stabilimenti balneari in conformità alle direttive emanate
dal DGR n. 2457/81, riconfermate dal Piano Paesistico di area vasta del Metapontino. Le
aree così individuate si configurano come Piano dei Lidi. I progetti esecutivi di attuazione
dei Piani dei Lidi devono essere conformi secondo quanto stabilito del DGR 2457/81 27 .
Gestione degli stabilimenti balneari: direttive
Le strutture balneari possono essere aperte al pubblico, per la balneazione, dalle ore
7.30 alle ore 20.00. Entro tale fascia oraria, comunque, l'attività deve iniziare non oltre le
ore 8.00 e concludersi non prima delle ore 19.00.
I concessionari di strutture balneari, prima dell'apertura al pubblico devono attivare un
efficiente servizio di soccorso e salvataggio, esporre in luoghi ben visibili agli utenti copia
dell’ordinanza di balneazione nonché le tariffe per i servizi resi. Il concessionario dovrà
curare la perfetta manutenzione delle aree in concessione, fino al battente del mare, ed
anche dello specchio acqueo immediatamente prospiciente la battigia. I rifiuti dovranno
essere sistemati in appositi contenitori chiusi, in attesa dell'asporto da parte degli
operatori comunali. Il numero di ombrelloni da installare a qualsiasi titolo sull'arenile deve
essere tale da non intralciare la circolazione dei bagnanti. In particolare devono essere
rispettate le seguenti distanze minime calcolate fra i paletti degli ombrelloni: 3 metri tra le
file e 2.5 metri tra ombrelloni della stessa fila.
Gli stabilimenti balneari, prima dell'apertura al pubblico, devono ottenere la licenza
d'esercizio e l'autorizzazione sanitaria da parte della competente Autorità.
Ogni stabilimento balneare deve essere dotato di idonee sistemazioni antincendio nel
rispetto delle vigenti normative in materia. Presso ogni stabilimento balneare un apposito
locale, non necessariamente ubicato nel corpo centrale, dovrà essere destinato a pronto
soccorso. I servizi igienici devono essere collegati alla rete fognaria comunale ovvero
essere dotati di sistema di smaltimento riconosciuto idoneo dalla competente autorità
sanitaria.
Per quanto riguarda le concessioni, per la gestione del demanio marittimo per finalità
27 Per la regione Basilicata, inoltre, la L.R. n 49 del 14/04/2000 "Disciplina dei regimi regionali di aiuto” presenta all'art. 13
incentivi all'imprenditoria giovanile, capo II artt.19,20,21 aiuti alle nuove imprese con inclusione degli stabilimenti balneari.
106 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
turistico-ricreative, nelle more dell’approvazione dei Pani dei Lidi e del suo Regolamento
di attuazione, sono confermate le licenze di concessione stagionali provvisorie
antecedentemente rilasciate. La riconferma riguarda aree già concesse ed aventi le
stesse dimensioni e le stesse finalità, con l’utilizzo dell’arenile di attrezzature di facile
rimozione. E’ consentito il prolungamento della concessione stagionale, ma che
comunque non può superare l’anno.
Calabria
La legge della Regione Calabria del 21/12/2005, n. 17, disciplina l'esercizio delle
funzioni amministrative in materia di demanio marittimo destinato a fini turistico-ricreativi
integrando la legge della Regione Calabria del 3/03/2000 n. 3 "Norme per l'esercizio della
delega di funzioni amministrative su aree di demani marittimo, lacuale fluviale di cui
all'art. 59 del D.P:r: 1977/616.
Dopo aver definito le attività turistico-ricreative, comprendendovi gli stabilimenti
balneari, gli esercizi di ristorazione e di somministrazione di bevande, gli esercizi
commerciali tipici, di noleggio natanti, di ormeggio, alloggio e stazionamento e servizi
complementari alla nautica da diporto, i campeggi e le attività finalizzate alla produzione
di servizi di altra natura complementari e funzionali alle attività turistiche, delega ai
Comuni le funzioni di rilascio, rinnovo e revoca delle concessioni; vigilanza sull'uso delle
aree oggetto di concessione; autorizzazione al subingresso, rilascio, rinnovo e revoca
delle concessioni relative ai porti di interesse regionale. Mantiene una propria riserva
normativa, invece, in materia di determinazione di indirizzo generale (cd. Piano di
Indirizzo Regionale), con la quale stabilisce gli orientamenti per l’identificazione dei
sistemi territoriali, definisce - d'intesa con l'autorità marittima - la fascia di demanio
marittimo ogniqualvolta avvengano delle modifiche; nell'ambito delle linee generali, fra le
altre, citiamo la garanzia che almeno il 30% del litorale sia accessibile liberamente e
gratuitamente, oltre alla limitazione delle costruzioni di opere fisse che, comunque, non
possono pregiudicare il paesaggio.
Sicilia
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI MARITTIME: LEGGE REGIONALE N. 15 DEL
29/11/2005 - DISPOSIZIONI SUL RILASCIO DI CONCESSIONI DI BENI DEMANIALI E
SULL’ESERCIZIO DIRETTO DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE IN MATERIA DI
DEMANIO MARITTIMO.
Competenze
La Regione, tramite l’Assessorato regionale del territorio e dell’ambiente, su proposta
dei Comuni costieri, approva il Piano di Utilizzo delle Aree Demaniali Marittime. Tale
Piano è il documento di programmazione che individua le modalità di utilizzo del litorale
marittimo e ne disciplina gli usi per finalità pubbliche.
Comuni il cui territorio sia prospiciente sul demanio marittimo sono tenuti a redigere il
relativo Piano di Utilizzo. Ogni comune, per garantire una continuità nella pianificazione,
Rapporto sulle imprese balneari 2007 107
deve tener conto, per quanto possibile, delle previsioni delle amministrazioni comunali
limitrofe. La mancata previsione dello stesso Piano determina da parte della stessa
Regione la nomina di un commissario “ad acta” che si sostituisca all’amministrazione
comunale.
Approvati i piani di utilizzo, il Comune rilascia le concessioni e le autorizzazioni
necessarie all’utilizzo della fascia costiera, nel rispetto delle direttive regionali e del piano
urbanistico locale. La stessa redazione dei piani di spiaggia comunali deve prevedere
una quota non inferiore al 50% dell’intero litorale di pertinenza da destinare alla fruizione
pubblica, fatte salve le concessioni già rilasciate.
Giova ricordare che ogni Comune costiero dovrà procedere alla suddivisione del
demanio marittimo di propria competenza territoriale in Aree, Zone e Lotti.
L’Area identifica l’insieme di ambiti costieri demaniali marittimi tendenzialmente
omogenei, in considerazioni di medesime caratteristiche ambientali.
Le Zone sono una sottocategoria delle aree, caratterizzata da particolari scelte di
recupero.
Infine, i Lotti sono porzioni di superficie individuate attraverso una precisa
identificazione delle relative coordinate geografiche, che formano oggetto di rilascio di
concessioni demaniali marittime.
Nelle more della predisposizione di una legge organica che disciplini la gestione diretta
dei beni del demanio marittimo, sono istituiti uffici periferici del demanio marittimo
Regionale. L’Assessorato regionale del territorio e dell’ambiente provvede al loro
funzionamento anche stipulando accordi con la Capitaneria di porto.
Gestione degli stabilimenti balneari
La gestione di stabilimenti balneari è consentita per tutto l’anno, al fine di svolgere le
attività collaterali alla balneazione avvalendosi della concessione demaniale in corso di
validità, delle licenze e delle autorizzazioni di cui sono già in possesso per le attività
stagionali estive, previa comunicazione all’autorità concedente - competente per territorio
- con l’indicazione degli impianti da mantenere istallati.
Dalle linee guida fornite dalla Regione per la predisposizione dei Piani Spiaggia
comunali si evince che i nuovi stabilimenti balneari devono prevedere i seguenti servizi
ed attrezzature:
▪
servizi igienici per bagnanti, per un minimo di 3, di cui 1 per portatori di
handicap;
▪
cabine spogliatoio, per un minimo del 10% dei punti ombra (ombrelloni);
▪
docce al coperto (minimo 2);
▪
docce allo scoperto (minimo 4);
▪
servizi per la sicurezza della balneazione.
Sono ammesse anche attività ed attrezzature complementari alla balneazione, quali
bar, ristoranti, giochi e attrezzature sportive.
Per “spiaggia libera” s’intende quella parte del territorio demaniale condizionata dal
libero accesso e dall’uso pubblico gratuito.
E’ di sicura innovazione rispetto alla linea di tendenza seguita dalle altre Regioni il
108 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
decreto assessoriale della Regione Sicilia, il quale prevede che, nelle more della
predisposizione e della successiva approvazione dei piani di utilizzo, nuove concessioni
demaniali marittime potranno essere rilasciate previa sottoscrizione di apposita clausola
con cui il concessionario si impegni ad adeguare la propria struttura alle previsioni del
piano nei modi e nei termini in cui sarà approvato, senza vantare nessun diritto al rinnovo
del titolo concessorio ove l’attività o la struttura che ne forma oggetto non risulti più
prevista dal piano stesso o non sia più compatibile con questo.
Sardegna
GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI MARITTIME: LEGGE REGIONALE 12 Giugno
2006, n. 9 - CONFERIMENTO DI FUNZIONI E COMPITI AGLI ENTI LOCALI.
Competenze
La Regione disciplina l’adozione degli atti generali di indirizzo per la redazione dei
Piani comunali di utilizzazione dei litorali e per il rilascio di concessioni demaniali
marittime da parte dei Comuni. Spettano inoltre alla Regione le concessioni sui beni del
demanio della navigazione interna, del mare territoriale e del demanio marittimo non
attribuite ai Comuni o allo Stato
La Regione inoltre definisce i principî e gli obbiettivi per la valorizzazione e lo sviluppo
dell’industria turistica, definendo gli indirizzi generali delle politiche in materia di turismo
attraverso l’adozione di piani, programmi ed atti di indirizzo e coordinamento; provvede
inoltre alla concessione di contributi per la realizzazione, riqualificazione e
ammodernamento di beni, impianti e servizi turistici gestiti dalle imprese e dai soggetti
pubblici e privati che operano nel sistema dell’offerta turistica regionale.
Ai Comuni spettano le funzioni in materia di:
▪
elaborazione dei Piani di utilizzo dei litorali;
▪
concessioni, sui beni del demanio marittimo e della navigazione interna, per
finalità turistico-ricreative, su aree scoperte o che comportino impianti di facile
rimozione;
▪
le altre funzioni amministrative riguardanti il demanio marittimo ed il mare
territoriale non riservate alla Regione o allo Stato.
Spettano inoltre ai Comuni la vigilanza sul corretto esercizio delle attività professionali
e non professionali di interesse turistico; il rilascio e la revoca di autorizzazioni in materia
di apertura, trasferimento e chiusura degli esercizi ricettivi; lo svolgimento delle attività di
informazione, accoglienza ed assistenza turistica, nonché di promozione locale.
Direttive in ordine alla ammissibilità di nuove concessioni demaniali marittime
La Giunta regionale, in attesa dell’approvazione definitiva del Piano Paesaggistico
regionale e dei Piani di Utilizzo del Litorale, ha adottato direttive in ordine all’ammissibilità
di nuove concessioni demaniali marittime (delibera della Giunta regionale del 21 giugno
2006 n. 27/6).
E’ stato disposto che non possono essere rilasciate:
Rapporto sulle imprese balneari 2007 109
1. concessioni demaniali marittime ampliative di altre concessioni già emanate,
aventi finalità turistico-ricreative;
2. un numero di concessioni demaniali marittime superiori a sei per ogni Comune;
3. concessioni demaniali marittime la cui superficie complessiva sia superiore a
mq. 250.
E’ stato inoltre stabilito che le concessioni devono avere carattere esclusivamente
stagionale e temporaneo, senza diritto di insistenza, con esplicita scadenza al 31 Ottobre
e per finalità turistico-ricreative consistenti nella sola gestione dei servizi di balneazione,
nonché di soccorso e di sicurezza a supporto della stessa balneazione.
Con successiva delibera è stato sancito che possono essere autorizzate concessioni
demaniali marittime alle aziende ricettive situate in località prive di servizio di salvataggio,
in possesso di tutte le attrezzature e del personale idoneo che possa garantire a tutta
l’utenza balneare un idoneo servizio di salvataggio.
4.6
Un confronto di sintesi: la normativa del Mediterraneo
Si è molto parlato, negli ultimi anni, della crescita dei principali paesi competitori
dell'Italia nel settore del turismo balneare.
In particolare, Spagna, Grecia e Croazia sono in procinto di attuare scelte normative
che regolino in modo approfondito la utilizzazione delle coste a scopo turistico, mentre la
Francia vanta già una regolamentazione più articolata, senz'altro più simile all'Italia per la
complessità normativa in merito alle concessioni demaniali.
Non è da escludere, che il “boom” turistico verificatosi in Spagna, Grecia e Croazia sia
proprio dovuto alla scarsità di regole, che hanno consentito un contenimento dei costi
determinando prezzi mediamente più bassi rispetto all'Italia. Con questo si è ben lungi
dall'affermare che una deregolamentazione possa costituire un vantaggio.
In Croazia la concessione avviene tramite i Municipi, ma solo se il periodo non supera i
12 anni. Sono previsti periodi più lunghi di concessione che possono essere concessi
fino a 99 anni, ma in questo caso l'autorità competente all’emissione è il Ministero della
Protezione Ambientale e del Territorio (Ministry of Environmental Protection and Zoning),
mentre le indicazioni in merito alla conservazione o al miglioramento del territorio
litoraneo si limitano ad imporre ai concessionari l'impegno di seguire le norme che
regolano l'assegnazione delle Bandiere Blu (Blue Flag).
Come accennato, è la regolamentazione francese ad essere più facilmente
paragonabile a quella italiana. Nel maggio del 2006 è stato promulgato un Decreto (n.
608 del 26/5/2006) che mira a promuovere la concessione come strumento di
valorizzazione delle spiagge, seguendo i principi di sostenibilità e di offerta che
rispondano a standard minimi qualitativi.
Alcune ipotesi regolamentari definite furono formulate già negli anni '70, ma rimasero
per molto tempo meri disegni di legge.
Fino all’attuale normativa, lo strumento dell'occupazione temporanea da parte dei
Comuni, che hanno gestito direttamente - almeno da un punto di vista formale - i litorali,
ha rappresentato la forma prevalente di gestione delle coste.
In base a questo decreto, il Comune acquista una sorta di diritto di prelazione per lo
110 Imprese balneari: aspetti legislativi e gestionali
sfruttamento della spiaggia, ma sancisce l'obbligo di indire, in caso di rinuncia, un bando
pubblico per affidare ad un privato la gestione di un determinato tratto di costa.
Il beneficiario della concessione può a sua volta decidere di sfruttare di persona la
spiaggia, oppure di dare in uso a terzi la concessione (sub-appalto o sub-concessione).
Tuttavia, anche in caso di concessione a terzi, il primo beneficiario rimane responsabile.
Il decreto sancisce anche una serie di regole che entrano nel merito della gestione dei
litorali; ben l'80% della superficie costiera di ogni Comune deve essere destinata
all’utilizzo libero e gratuito. Questa percentuale è ridotta al 50% per le spiagge artificiali,
che sulle coste atlantiche rappresentano una realtà rilevante. Tale vincolo deriva da una
cultura che predilige la gestione pubblica delle spiagge ed appare coerente con la già
citata preferenza delle gestioni comunali.
Il decreto afferma anche una dotazione minima dei servizi annessi alla vivibilità delle
spiagge, che deve essere coerente con la frequentazione ed il livello di servizi offerti
nell'area di riferimento.
Una “ratio” di matrice ambientalista impone inoltre che la maggior parte delle
attrezzature e degli impianti siano smontabili e trasportabili, consentendo che solo gli
impianti sanitari e di sicurezza possano essere costituiti da strutture fisse.
Viene affermato il principio in base al quale la gestione deve avvenire in modo da
garantire la conservazione del territorio, lo sviluppo dell’economia turistica, l’igiene e la
sicurezza pubblica. Importante è anche la continua garanzia dell'accesso ai disabili.
La concessione dura al massimo di 12 anni. Ogni anno il gestore non può occupare il
suolo per più di 6 mesi, salvo poter accedere per le opere di manutenzione ordinaria e
straordinaria delle strutture fisse.
Questo vale come principio generale: in realtà il periodo di sfruttamento continuativo
può essere esteso fino a 12 mesi, a condizione che lo stabilimento sia classificato ai
sensi degli articoli L.133-11 e seguenti del Codice del turismo: che mediamente oltre 200
camere di albergo siano disponibili ogni giorno tra il primo dicembre ed il 31 marzo; e che
il consiglio municipale dia un giudizio favorevole e adeguatamente motivato.
L’attribuzione della concessione deve essere realizzata secondo la procedura prevista
ex “legge Sapin” per la delega dei servizi pubblici della collettività territoriale.
Se la concessione non è a attribuita ad un Comune o ad un gruppo di Comuni, si deve
comunque ricorrere ad un bando pubblico e i progetti proposti devono essere posti al
vaglio dell'autorità prefettizia.
Il decreto 608 del 2006 non è retroattivo ed è applicabile al momento del rinnovo degli
attuali contratti di concessione, alla scadenza delle attuali concessioni dati in uso a terzi
ed alla scadenza delle licenze attività del dominio pubblico marittimo.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 111
CAP V
TURISMO BALNEARE: SOSTENIBILITÀ COME
VARIABILE STRATEGICA
2.
Premessa
Le tendenze evolutive verificatesi negli ultimi decenni hanno provocato una lenta
saturazione di uno dei comparti di eccellenza del settore turistico, quale quello balneare,
causando un depauperamento dell’asset economico e del “prodotto turistico” ad esso
associato. Il progredire delle esternalità, collegate ad una domanda crescente diffusasi in
seguito alla divulgazione del turismo di massa, e la diffusione di elementi negativi come
l’inquinamento marino, che influenza negativamente la “balneabilità” delle spiagge,
hanno reso necessaria l’adozione di un approccio sistemico orientato alla diffusione della
sostenibilità. La diffusa consapevolezza che le patologie derivanti siano in genere il
risultato di un approccio irregolare al territorio, riconducibile all’inadeguatezza degli
strumenti operativi impiegati e all’incapacità da parte degli attori e degli operatori di saper
leggere i bisogni reali, ha dato luogo ad una serie di iniziative orientate verso il recupero
della qualità dei sistemi e la certificazione degli strumenti di ospitalità. Per realizzare un
turismo sostenibile la gestione deve essere strutturata identificando una soglia di carico:
il limite cioè oltre il quale l’attività diventa dannosa dal punto di vista ambientale e
dell’identità/naturalità dei luoghi. E’ fondamentale creare una mappa delle dinamiche
stratificate nel territorio, specificare i tipi di intervento (di fondazione, di integrazione, di
ristrutturazione, rifondazione o adeguamento), individuare le modalità di azione (dal
basso, dall’alto, da parte di una categoria-settore-gruppo della società) utilizzando al
meglio le caratteristiche strutturali e funzionali delle unità ambientali. L’alternativa
ecologica come approccio per il disegno di un turismo balneare sostenibile - che incida
profondamente sulle scelte che governano il regime degli habitat e la pianificazione - è
oggi necessaria per assicurare un lascito generoso in termini di vivibilità e qualità
dell’ambiente. La pianificazione degli interventi esige la collaborazione tra i diversi attori
locali e il coinvolgimento degli stakeholder già in sede di progetto preliminare. Si
prefigura così un'attitudine alla partecipazione e democratizzazione del percorso
progettuale indirizzato alla strutturazione di alternative il più possibile integrate e fruibili
da parte di chi sceglie località balneari per una vacanza.
La forte competizione ormai presente tra le località turistiche balneari ha largamente
superato i confini nazionali e vede alcune località in condizioni di oggettiva difficoltà nel
far fronte alle attese del mercato (sia per quelle emergenti che per quelle consolidate); la
domanda turistica pone innumerevoli nuove esigenze di servizi e di attività per il tempo
libero che le destinazioni balneari stentano ad offrire nelle condizioni di efficienza e di
qualità attese.
Capitolo a cura di Maria Iannario
112 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
L’approccio analitico prefigurato procederà alla valutazione dell’attuale “gestione” del
comparto balneare passando per le esternalità e mostrando i primi interventi di
sostenibilità indirizzati alla creazione di proposte progettuali ecocompatibili, da assurgere
ad esempio per il futuro indirizzo programmato.
I tradizionali fattori sui quali si è sviluppato il turismo balneare (sole, spiaggia, mare)
continuano a preservare l'appeal di un tempo; la capacità di offrire sistemi di turismo
integrati indirizzati verso una destagionalizzazione e una tutela dell’ambiente, oltre che
verso una preservazione dei contesti senza l’ulteriore cementificazione di aree delicate e
pesantemente antropizzate come gli arenili, incideranno sulle performance di un
comparto che, nonostante tutto, continua a rappresentare la principale tipologia di
turismo del nostro paese.
3.
Ecosistema spiaggia: analisi delle esternalità
L’analisi delle condizioni di criticità o stress ambientale connesse al turismo balneare
sono generalmente collegate ad una valutazione retrospettiva dell’area indagata. Per
molti anni l’approccio emergenziale, indirizzato alla creazione di strumenti di controllo e
repressione, si è imbattuto nelle continue attività illegali e nelle consuete esternalità
verificatesi nei luoghi turistici 28 . Una valutazione sulla sostenibilità, collegata alla
gestione della balneabilità turistica, implica un’inevitabile osservazione sugli elementi di
criticità da superare per l’adozione di politiche efficienti.
Uno dei principali problemi contro i quali si è da sempre combattuto è quello
dell’abusivismo edilizio sul demanio. Anche quest’anno il Rapporto Mare Monstrum 29 di
Legambiente (2006), attraverso una combinazione delle cifre presentate da Guardia di
Finanza, Corpo forestale dello Stato e delle Regioni a Statuto speciale, e Capitanerie di
porto, mostra un quadro allarmante. 3.359 infrazioni accertate nel 2005, a fronte delle
3.379 del 2004, una riduzione dello 0,5% che presenta, tuttavia, un dualismo sconcertate
nel quadro di definizione regionale. La Campania detiene la posizione dominante (623
infrazioni accertate, più 42,56% rispetto al 2004), 438 persone denunciate e ben 387
sequestri, seguita dalla Sicilia (622 notizie di reato, 328 persone denunciate e 151
sequestri effettuati) e dalla Calabria (538 infrazioni accertate, 142 persone segnalate
all’autorità giudiziaria, 151 sequestri effettuati). Al quarto posto la Puglia (494 notizie di
reato), mentre al quinto è presente la regione Sardegna (stabile al quinto posto con 241
infrazioni accertate). Una spirale negativa che presenta nei territori del Mezzogiorno
quasi il 68% delle violazioni accertate dalle forze dell’ordine nel corso del 2005.
I dati confermano quanto già emerso sull’abusivismo edilizio, costiero e non, del
“Rapporto Ecomafia 2006” di Legambiente; secondo quanto contenuto nella
28 Dall’aumento della produzione dei rifiuti all’incremento del consumo di beni primari (acqua, energia ecc.), dalla
modificazione e distruzione degli ecosistemi costieri e marini alla perdita di Biodiversità, non dimenticando impatti estetici e
visivi, inquinamento delle falde acquifere, congestione, inquinamento acustico, concentrazione dei benefici in pochi limitati
territori, lavoro nero e/o minorile .
29 “Mare Monstrum 2006” è il rapporto di Legambiente sulle illegalità ambientali compiute in mare e lungo le coste.
L’indagine raccoglie ogni anno le storie e i numeri dell’ambiente costiero e del mare, costantemente minacciato
dall’inquinamento, dal cemento illegale e dalle grandi speculazioni edilizie.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 113
documentazione le infrazioni legate al ciclo del cemento sono passate da 7.393 nel 2004
a 6.528 nel 2005, con una forte predominanza nei territori del sud della penisola (qui la
percentuale di illeciti legati al ciclo del cemento è passata dal 44% del 2004 al 48,6% del
2005).
Tra gli ulteriori illeciti registrati: 5.240 infrazioni accertate per pesca di frodo (6.736
infrazioni nel 2004), 2.235 infrazioni per problematiche collegate a depuratori, scarichi
fognari, inquinamento da idrocarburi (con un trend in forte crescita rispetto alle 1.406 del
2004), 5.202 illeciti riferiti al Codice di navigazione e nautica da diporto (1.406 nel 2004
7.590 infrazioni del 2004) per un totale di 5.162 persone denunciate o arrestate nel corso
dello scorso anno.
Tab.1 I principali reati nel 2005
Infrazioni
accertate
3.359
2.235
Persone denunciate o
arrestate
1.931
2.155
Sequestri
effettuati
1.261
816
Abusivismo edilizio sul demanio
Depuratori, scarichi fognari, inquinamento da
idrocarburi
Pesca di frodo
5.240
548
1.223
Codice navigazione e nautica da diporto
5.202
528
998
Totale
16.036
5.162
4.298
Fonte: elaborazione Legambiente su dati Comando Carabinieri tutela ambiente, Guardia di Finanza, Corpo forestale dello
Stato e delle Regioni a Statuto speciale e Capitanerie di porto.
Se da un lato il numero dei reati a danno di mare e coste è diminuito in termini assoluti (nel
2004 erano 5 infrazioni ogni 2 km di costa, nel 2005 sono 4), dall’altro, sono quasi raddoppiati
i reati connessi all’inquinamento del mare (2.235 illeciti nel 2005, erano 1.406 nel 2004).
Le 16.036 infrazioni registrate nel 2005 costituiscono un decremento rispetto alle
19.111 infrazioni del 2004 (-16,09%). La classifica regionale per valori assoluti vede la
Sicilia preservare anche per il 2005 il primo posto, con 3.260 reati accertati (con una
flessione del 13,83% rispetto ai 3.783 del 2004), seguita da Campania che risale dalla
terza alla seconda posizione con 2.574 infrazioni, segnando un meno 7,48% rispetto alle
2.782 delle scorso anno, e la Puglia che, invece, scende dal secondo al terzo posto,
passando dalle 3.462 infrazioni del 2004 alle 2.375 del 2005 30 . Considerando invece le
infrazioni accertate per chilometro di costa, la Campania conquista il primo posto della
classifica, risalendo di una posizione, con 5,48 infrazioni per chilometro. Segue il Veneto
che cede il posto di capolista passando da 6,43 infrazioni del 2004 a 4,67 del 2005. Al
terzo posto, invece, quest’anno è presente il Molise che risale di ben cinque posizioni
passando da 3,22 reati per chilometro nel 2004 a 4,12 reati per chilometro del 2005, con
un incremento che supera il 23%. Chiudono questa “particolare” classifica, l’Abruzzo, la
Basilicata e la Sardegna.
Altro canale per documentare gli illeciti resta la classifica delle Bandiere Nere attribuite
dalla Goletta Verde di Legambiente 31 a coloro che hanno danneggiato il mare e la sua
30 Il 48,46% (ossia 2.176) dei provvedimenti di sequestro emessi sul territorio nazionale si concentra in queste tre regioni.
31 Goletta Verde è la campagna estiva di informazione e sensibilizzazione sullo stato di salute del mare attuata da
Legambiente. Dal 1986 il battello ambientalista compie il periplo delle coste italiane prelevando e analizzando circa 500
114 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
costa. Si tratta di Bandiere assegnate ogni anno ad amministrazioni, politici, imprenditori,
società private che si sono contraddistinti per attacchi o danni irreversibili all’ambiente
marino e costiero, documentati attraverso rapporti dettagliati sulla tipologia di
“intervento”. Per il 2006 sono state date 10 bandiere; alla Regione Friuli, per aver
consentito la localizzazione, nel golfo di Trieste, di due impianti di rigassificazione in
assenza di uno strumento di pianificazione territoriale e di programmazione del settore
energetico. Alla Giunta regionale del Veneto per aver favorito la trasformazione, insieme
agli enti locali interessati, del litorale in una lunga striscia di cemento, ignorando aree
protette e indicazioni dell’Unione Europea 32 . Al Consiglio comunale di Ospedaletti (Im),
in Liguria, per aver approvato la realizzazione del Porto Baia Verde, un nuovo porto
turistico che sorgerà nell’ex discarica Cogefar, l’unico potenziale spazio verde sul mare
della provincia.
Bandiera nera anche alla Marinella Spa di Sarzana (Sp), per il progetto di
“valorizzazione” della tenuta di Marinella che altera il territorio dell’area costiera della Val
di Magra, prevedendo un aumento delle volumetrie di 6.000 metri cubi a fronte dei 2.500
previsti dal Piano regolatore di Sarzana. Bandiera al Consorzio del Parco del Delta Po in
Emilia Romagna fra le province di Ravenna e Ferrara, dove continua l’attività di
speculazione edilizia lungo la fascia costiera. In Toscana, all’Amministrazione comunale
di San Vincenzo (Li) che ha autorizzato l’ampliamento del porto turistico favorendone la
privatizzazione, e la costruzione di una strada e una ferrovia a nafta, causa del
disboscamento di un’intera valle. Ancora per il terzo anno consecutivo bandiera nera per
la Raffineria Api di Falconara (An) nelle Marche, assegnata per la proposta di
realizzazione di altri due impianti di generazione di energia elettrica (di 530 e di 70
megawatt), accanto a quello già esistente di 290 megawatt di potenza. Bandiere nere nel
Lazio, alla Società Penta srl di San Felice Circeo (Lt), per aver proposto di raddoppiare il
numero di posti barca del porto, portandoli ad oltre 500 e compromettendo gravemente lo
splendido ecosistema della zona del Parco Nazionale del Circeo; allo Stabilimento
Balneare “Sole e Luna” di Marechiaro, Anzio (Rm), potenziale eco-mostro attualmente
sotto sequestro, che ha aggredito uno dei pochi lembi integri di costa in zona Fornace e
al Comune di Fondi (Lt) per il mancato abbattimento dell’ecomostro dell’Isola dei Ciurli.
Nel territorio del Mezzogiorno una bandiera in Calabria, al Sindaco di Gizzeria (Cz) per
aver costituito una Spa indirizzata alla gestione dei servizi e del campo da golf relativi
all'ipotizzato progetto "Realizzazione turistico alberghiera Simeri Crichi", all'interno del
Sito di Importanza Comunitaria "Lago la Vota" e in Sicilia, al Sindaco di Lipari per il
tentativo di consentire l’ampliamento eccessivo di strutture alberghiere, per la proroga
dell’attività estrattiva della pomice concessa alla Pumex (nonostante il Distretto Minerario
campioni d'acqua ed eseguendo su ognuno le analisi previste dalla legge. Oltre a diffondere in tempo reale i risultati delle
analisi dei luoghi visitati, Goletta Verde propone in ogni sua tappa incontri e manifestazioni per evidenziare la complessità
dei temi legati al mare: dalle attività di pesca alle attività turistiche, dalla nautica al cabotaggio, dalla cementificazione
selvaggia delle coste alla loro erosione. Oltre all’informazione scientifica quindi, il battello ambientalista offre un servizio di
approfondimento e sensibilizzazione sulla complessità del delicato ecosistema marino e crea, in ogni suo approdo, una
rete di dialogo e confronto tra quanti a vario titolo vivono il mare.
32 In particolare il vessillo nero fa riferimento all’assalto portato a Caorle, al progetto di darsena di Porto Caleri a Rosolina,
a quello di Marina di Porte Grandi a Quarto d’Altino, al Mose di Venezia e alla realizzazione di una vera e propria valle
chiusa su un tratto di laguna veneta in località Cà Zane a Venezia.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 115
ne avesse intimato l’interruzione) e per aver inserito nel Piano Regolatore del Comune di
Lipari un progetto di realizzazione di una struttura aeroportuale in un’area di tutela
assoluta 33 . In Sardegna infine bandiera nera al Presidente del Parco Nazionale
dell’Arcipelago di La Maddalena per l’inaudita posizione favorevole al mantenimento della
base militare Usa nell’Isola di Santo Stefano (arcipelago di La Maddalena) in contrasto
con i sentimenti del popolo sardo e degli organi istituzionali della Regione Sardegna, ma
anche per l’assoluta inerzia nell’attività di gestione del parco, a fronte delle numerose
emergenze che investono il territorio.
Alle bandiere denuncia, assegnate allo scopo di movimentare l’opinione pubblica su
determinati abusi, si associa la classifica delle illegalità collegate alla navigazione.
Tab.2 La classifica dell’illegalità della navigazione in mare nel 2005
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
Regione
Campania ↑
Sicilia ↓
Toscana ↑
Puglia ↓
Lazio ↓
Veneto ↓
Calabria =
Liguria =
Sardegna =
Emilia Romagna ↑
Marche ↓
Molise ↑
Friuli Venezia Giulia ↓
Abruzzo =
Basilicata =
Totale
Infrazioni accertate
1.073
939
755
607
367
301
297
279
222
139
80
63
55
25
0
5.202
Persone denunciate o arrestate
29
17
17
42
33
267
45
15
17
18
10
0
14
4
0
528
Sequestri effettuati
58
156
20
92
58
178
65
15
298
24
11
0
19
4
0
998
Fonte: elaborazione Legambiente su dati Guardia di Finanza, Corpo forestale dello Stato e delle Regioni a Statuto
speciale, e Capitanerie di porto.
Alle cifre generali sui reati emessi vanno associandosi due problemi piuttosto
complessi vissuti sui litorali del nostro paese: l’erosione costiera e la qualità delle acque.
Entrambi costituiscono una delle conditio per la realizzazione di opportunità sociali,
economiche e ricreative, il cui superamento e la cui analisi consentono di implementare
un corretto turismo balneare.
3.1
Erosione delle coste
La spiaggia, insieme alla duna e all’eventuale ambiente umido retrodunale, costituisce
un ecosistema raramente stabile in quanto soggetto ai cambiamenti naturali (quali le
variazioni del livello del mare e le variazioni delle portate solide dei corsi d’acqua e delle
33 Nella Regione Sicilia in realtà, è stata assegnata un'altra bandiera, alla Giunta Regionale che si è distinta per l’assalto
alle aree costiere culminato con l’approvazione delle “Disposizioni sul rilascio delle concessioni di beni demaniali e
sull'esercizio diretto delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo”, un provvedimento che pone le
premesse per un uso privato delle spiagge e degli ambiti portuali.
116 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
correnti lungo riva); alle mareggiate che si verificano con ritmi decennali; alla subsidenza
o al sollevamento tettonico; ai cambiamenti climatici, ecc. Inoltre, è soggetto alla
pressione antropica, ovvero alle “opere di difesa” poste lungo i litorali, all’urbanizzazione,
allo sfruttamento turistico, alla estrazione di sabbia dagli alvei fluviali, all’inquinamento,
ecc.
L’arretramento del litorale causato dall’erosione rappresenta quindi, non solo un
processo che causa la perdita di un ecosistema importantissimo per il nostro paese
(secondo uno studio europeo in Italia sono più di 4mila i kmq di aree ad alto valore
ecologico sottoposte a rischio erosione) ma una vera e propria minaccia per l’economia
di molte regioni costiere.
In Italia, su 7.465 chilometri di costa, le spiagge rappresentano il 50% della lunghezza
totale, con una estensione di 3.950 km, di questi 1.661 sono in erosione. I sedimenti che
costituiscono le spiagge, continuamente prelevati dalle onde non sono più, in molte
località, rimpiazzati naturalmente dai sedimenti fluviali, dall'erosione delle falesie o dei
banchi di sabbia marini a causa dell’intervento umano. La gran parte dei tratti che non
risulta in erosione deve la propria stabilità a massicce opere di difesa che modificano
l’ambiente e il paesaggio costiero, rendendo più difficile l’uso balneare della spiaggia.
Tab.3 L’erosione lungo il litorale italiano
Regione
Liguria
Toscana
Lazio
Campania
Calabria
Sicilia
Sardegna
Basilicata
Puglia
Molise
Abruzzo
Marche
Emilia Romagna
Veneto
Friuli Venezia Giulia
ITALIA
Lunghezza totale
della costa (Km)
350
442
290
480
736
1.623
1.897
68
865
36
125
172
130
140
111
7.465
Coste alte e aree
portuali (Km)
256
243
74
256
44
506
1.438
32
563
14
26
28
0
0
35
3.515
Coste basse
(Km)
94
199
216
224
692
1.117
459
36
302
22
99
144
130
140
76
3.950
Tratti in erosione
(Km)
31
77
117
95
300
438
165
28
195
20
60
78
32
25
10
1.671
% spiagge
in erosione
33
38,7
54,2
42,4
43,4
39,2
35,9
77,8
64,6
90,9
60,5
54,2
24,6
17,9
13,2
42,1
Fonte: Lo stato dei litorali italiani (2006) – Gruppo Nazionale per la Ricerca sull’Ambiente Costiero
Ne è un esempio la breve costa molisana: dei suoi 36 km, ben 25 sono difesi da
scogliere; nonostante ciò su 22 km di spiagge 20 sono in erosione (91%). Anche in
Basilicata si raggiungono valori estremi con il 78% delle coste soggette al fenomeno;
seguono la Puglia con il 65%, l’Abruzzo con il 61% e le Marche e il Lazio, a pari merito,
con il 54%.
I valori più bassi si ritrovano in Friuli (13%), in Veneto (18%) e in Emilia Romagna
(25%), regioni in cui sono stati realizzati importanti interventi di difesa dei litorali, facendo
spesso ricorso al ripascimento artificiale con sabbie prelevate sui fondali marini. Le altre
Rapporto sulle imprese balneari 2007 117
regioni si collocano fra il 33% della Liguria e il 43% della Calabria 34 .
L'interesse per l'ambiente costiero ed il valore economico della spiaggia spingono
verso la ricerca di nuove soluzioni per la difesa dei litorali; non tutte le spiagge, tuttavia,
sono difendibili; in molti casi è proprio la loro erosione che garantisce l'afflusso di sabbia
a settori limitrofi. A fianco delle soluzioni tecnologiche è necessario pensare ad interventi
sulle attività antropiche più impattanti, come ad esempio quello della delocalizzazione,
che è spesso un intervento più efficace ed economico rispetto alla costruzione di barriere
anti erosione. Tuttavia, tra gli interventi generalmente attuati si predilige la costruzione di
“difese” che possono essere sia parallele (scogliere aderenti a terra o scogliere a mare)
che trasversali (pennelli emersi o sommersi, permeabili o impermeabili). L’incremento
delle entrare invece, si può ottenere sia con il ripascimento artificiale, prelevando
materiale dalla zona offshore, sia con interventi a terra, eliminando ad esempio il
dragaggio di sabbie lungo i corsi d’acqua 35 .
Per superare il fenomeno alcune regioni italiane hanno provveduto a redigere
programmi di gestione delle aree costiere.
La regione Abruzzo è stata tra le prime a riconoscere l’importanza della gestione
sostenibile della fascia costiera, operando inizialmente un monitoraggio delle aree
vulnerabili, ed eseguendo poi uno studio di fattibilità degli interventi di difesa e di gestione
della fascia litoranea.
La Liguria ha elaborato il primo esempio in Italia di Piano Tecnico della Costa, attuato
con il fine di garantire una maggiore stabilità dei litorali più colpiti dall’erosione, attraverso
un complesso di interventi organici basato su due componenti fondamentali: la
sistemazione dei bacini idrografici, per ripristinare un maggior apporto solido a mare e la
razionalizzazione delle opere di difesa per tratti unitari di litorale.
La Sardegna ha partecipato attivamente alla realizzazione del progetto Eurosion 36 ; la
Toscana ha approvato, già nel 2001, la proposta di progetto di Piano Regionale di
Gestione Integrata della Costa ai fini del Riassetto Idrogeologico (nel 2003 sono stati
attuati interventi per un totale di 109 milioni di euro).
Il Lazio ha attivato il Programma Regionale di Salvaguardia delle Coste ed ha istituito
l’Osservatorio Regionale dei Litorali, con il compito di studiarne la dinamica e monitorare
34 I dati sono contenuti in uno studio dal titolo “Lo Stato di salute dei litorali italiani” – curato da Enzo Pranzini,
dell’Università di Firenze.
35 Quest’ultimo intervento in particolare, può costituire in alcuni casi una grave forma di inquinamento, soprattutto quando
vengono utilizzate sabbie completamente diverse da quelle locali. In genere, per la sua particolare posizione, la spiaggia
subisce inquinamento sia da terra che da mare. I venti spostano aerosol, schiume, gas, fumi e insetticidi nebulizzati,
mentre le correnti marine e fluviali possono trasportare oggetti galleggianti e inquinanti di varia natura sia in sospensione
che in soluzione. Spesso inoltre, l’uomo utilizza la spiaggia come discarica abusiva abbandonando oggetti di plastica e
sacchetti di immondizia; e ad incrementare il depauperamento delle spiagge i comuni rivieraschi scaricano in mare liquami
o acque non depurate.
36 Eurosion è un progetto varato dalla Comunità europea nel 2001 con un bilancio di 5 milioni di euro, attinge ai risultati
ricavati da oltre 60 siti che sono stati oggetto di studio, situati in tutti gli Stati membri, vecchi e nuovi. Gestito dalla DG
Ambiente della Commissione e sostenuto dal Parlamento europeo, interessa enti nazionali e locali, ricercatori, tecnici e
gruppi di soggetti portatori di interessi. Le conclusioni del progetto, presentate nel maggio 2004, sono corredate da un
pacchetto di proposte concrete destinate a migliorare la gestione costiera nel prossimo decennio. Tra gli altri risultati
figurano una banca dati dedicata ai litorali di tutta Europa e un'analisi avanzatissima delle misure in atto, riuscite o meno,
per prevenire l'erosione.
118 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
gli interventi realizzati.
Nelle Marche è stato completato il Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.), propedeutico
al Piano per la Gestione Integrata delle Aree Costiere.
Uno degli interventi programmati sull’intero territorio italiano ha riguardato la stima
dell’erosione avvenuta nell’arco temporale degli ultimi 50 anni. All’interno del Sistema
Informativo Geografico Costiero è stato sviluppato uno strato informativo basato sulla
digitalizzazione integrale della linea di riva completa delle opere di difesa e loro
classificazione statistica. Successivamente è stato eseguito un confronto tra la linea di
costa ricavata dalla cartografia IGM 1:25.000 (risalente agli anni ’50-’60) e quella
realizzata sulla base delle ortofoto del “Volo IT2000” (anni 1998-1999). Il risultato mostra
che l’Italia è tra i paesi a più alto rischio di erosione costiera in Europa, avallando le
argomentazioni precedenti. Per la precisione, su circa 8.350 Km di coste fra terraferma e
isole, circa 1.200 Km sono decisamente in erosione, con arretramenti medi superiori ai
25 metri negli ultimi 50 anni. Se, secondo le rilevazioni di Eurosion (progetto della
Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea), nell’intera Europa ogni anno
si perdono circa 15 kmq di spiagge, solo in Italia, negli ultimi 50 anni, ben 54 kmq sono
stati soggetti ad erosione significativa, e il bilancio complessivo tra le aree in
arretramento e in avanzamento è comunque negativo, con una perdita definitiva di
territorio costiero di circa 5 Kmq.
Non diverse le condizioni di tutto il bacino mediterraneo: 20.000 chilometri di coste
rocciose e sabbiose, zone umide, estuari, delta e stagni costieri sono stati cancellati. Il
cemento sottrae attualmente alla natura il 40% dei litorali 37 , delicate zone di transizione
tra mare e terra in cui vive il 7% di tutte le specie marine mondiali. Questa cifra
purtroppo, secondo quanto documentato dal dossier “Lo stato di salute delle coste del
Mediterraneo” elaborato dal Plan Bleu dell’UNEP/MAP, il Programma Ambiente
Mediterraneo delle Nazioni Unite (2006), è destinata a crescere: entro il 2025 oltre il 50%
delle coste mediterranee sarà cementificato. Il Dossier, che è parte di uno studio più
ampio su “Un futuro sostenibile per il Mediterraneo” che riporta gli indicatori ambientali e i
trend dell’area, dimostra che se non vi sarà alcun intervento il “futuro” delle coste è
destinato a peggiorare. Altri 20 milioni di persone andranno ad aggiungersi alla
popolazione residente entro il 2025, così come ulteriori 137 milioni di turisti si uniranno ai
175 milioni che già oggi frequentano i paesi mediterranei, principalmente i litorali, nei
mesi estivi. Un tasso di crescita che farà conquistare al cemento più della metà del
patrimonio naturale appartenente ai 21 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. La
cementificazione del letto di fiumi e torrenti assieme alla costruzione di dighe e la
deviazione artificiale dei corsi d’acqua ha, infatti, diminuito del 90% la quantità di
sedimento che raggiunge il mare negli ultimi 50 anni. Questo impedisce l’apporto di
sabbia e detrito necessario a mantenere vitali le nostre spiagge: ogni anno spariscono
dai 30 centimetri ai 10 metri di litorale sabbioso. Italia, Spagna e Grecia conducono la
lista mediterranea per l’erosione costiera: le spiagge si sono ridotte del 40% nell’ultimo
mezzo secolo. Eppure per le risorse naturali è stato calcolato un preciso valore
37 584 città, 750 porti turistici e 286 commerciali, 13 impianti di produzione di gas, 55 raffinerie, 180 centrali
termoelettriche, 112 aeroporti e 238 impianti per la dissalazione delle acque insistono sulle coste.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 119
economico, oltre a quello ecologico, sociale e culturale che indiscutibilmente possiedono;
lo studio riportato da Plan Bleu dell’UNEP/MAP afferma che in Europa un chilometro
quadrato di zona umida può arrivare a valere fino a 2.4 milioni di euro 38 .
Lo scenario presentato dal rapporto “Un futuro sostenibile per il Mediterraneo”
dell’UNEP/MAP, oltre che la valutazione sulla questione italiana solleva questioni che
necessitano di decisioni immediate, adottando nuovi programmi regionali per la gestione
sostenibile della fascia costiera e migliorando il sistema delle aree protette mediterranee.
Le linee guida del Governo italiano presentate dal Ministro in Commissione Ambiente al
Senato hanno previsto l’inserimento della “tutela del mare” nel nome del Ministero, con
pari dignità accanto all’“ambiente e al territorio” e soprattutto disposto l’adozione di una
legislazione che tuteli l’area costiera, come avviene in altri paesi europei (si pensi alla
Francia con il “Conservatoire du Littoral” e alla Gran Bretagna con il sistema di
fondazioni). E’ necessario identificare gli organismi tecnici nazionali che assicurano
l’aggiornamento e la diffusione della conoscenza del territorio; a questi va associato il
dialogo, il trasferimento delle esperienze e l’omogeneizzazione dei principi alla base
dell’azione programmatica ed attuativa delle amministrazioni locali per contribuire
proficuamente alla diffusione e alla promozione dei principi di gestione integrata della
fascia costiera sia a livello locale che nazionale.
3.2
La qualità delle acque di balneazione
Secondo quanto documentato dal D.G.Prevenzione sanitaria - Ufficio IV, Ministero
della Salute (9 maggio 2006) l’Italia è tra i Paesi europei con la più elevata qualità della
acque di balneazione marine, con una conformità alla direttiva europea del 93% 39 .
Questo dato assume una particolare significatività se confrontato con l’estensione della
costa e la forte antropizzazione del territorio. I dati del monitoraggio effettuato dalle
Regioni, sintetizzati nel Rapporto acque balneazione 2005, dimostrano che le acque di
balneazione dell’Italia sono di buona qualità, con molte aree di eccellenza: nel 2005 la
costa balenabile è aumentata rispetto all’anno precedente di 18,2 km, mentre la costa
non balneabile per inquinamento è diminuita di 13,2 Km. I dati relativi alla costa non
controllata dimostrano che i 1.044,9 Km sono attribuibili in prevalenza a scogliere,
inaccessibili sia ai bagnanti che ai controlli, localizzate in Sardegna, Sicilia e Toscana,
dove comunque è facilmente intuibile la qualità eccellente dell’acqua.
A tali dati vanno associati 7 km di costa insufficientemente campionata, 1.045 km di
costa non controllata (prevalentemente localizzata nelle isole di Sicilia e Sardegna,
rispettivamente 295,6 e 555,2) e 177,6 Km di costa temporaneamente non idonea alla
balneazione per inquinamento disposto da provvedimenti regionali.
Alle origini della non balneabilità è inevitabile riportare un dato saliente: degli 8.880
38 Un prezzo raggiunto calcolando i servizi ambientali forniti da queste aree di transizione: depurazione delle acque,
contenimento delle alluvioni e delle piene, contributo al ripopolamento di specie ittiche, turismo.
39 L’Italia ha 7.375,3 Km di costa marina, controllata per sei mesi l’anno, da aprile a settembre, con un monitoraggio
bimensile effettuato sulla base del DPR 470/82 e successive modificazioni in recepimento alla direttiva europea 76/160
CE. Il monitoraggio viene svolto dai Dipartimenti provinciali delle ARPA sui punti di balneazione indicati dalle Regioni, per
un totale di oltre 4.600 punti per il mare e 500 per le acque lacustri e fluviali.
120 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
impianti di depurazione esistenti, una buona parte (834) sono fermi o mal funzionanti e
solo il 67% degli abitanti equivalenti risulta effettivamente allacciato agli impianti. La
classifica delle regioni più inefficienti vede al primo posto la Calabria (181 impianti non
funzionanti), seguita dalla Sicilia (91) e dal Lazio (77). In ogni caso solo 236 impianti, che
servono appena l’11% degli abitanti equivalenti, sono dotati di terzo stadio, cioè
dell’impianto che rimuove anche fosforo e azoto 40 .
Tab.4 Sintesi dei risultati delle acque di balneazione marine
Regione
Liguria
Toscana
Lazio
Campania
Basilicata
Calabria
Puglia
Molise
Abruzzo
Marche
Emilia Romagna
Veneto
Friuli V.G.
Sicilia
Sardegna
Totale Nazionale
Lunghezza della
costa marina
(km)
349,3
601,1
361,5
469,7
62,2
715,7
865
35,4
125,8
173
131
158,9
111,7
1483,9
1731,1
7.375,3
Costa con divieto
permanente di
balneazione per
motivi indipendenti
dall'inquinamento (km)
58,87
75,3
47,43
29,4
0,67
35,98
49,1
0,3
3,65
11,545
28,6
54,342
49,32
172,6
261,23
878,337
Parchi marini*
(km)
1,4
45,1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1,4
7,7
98,4
154
Costa con provvedimento
regionale di divieto
permanente di
balneazione per
inquinamento (km)
1,53
6,8
25,91
0
1,6
25,28
41,58
0,67
4,4
9,689
2,788
0
0
61,39
61,2
242,837
Costa balneabile
(km)
281,49
390,88
265,68
355,69
58,66
616,38
699,2
33,11
112,83
151,32
99,7
99,1
62,39
939,72
851,46
5.017,61
Fonte: elaborazioni sui dati del Ministero della salute, 2005
Il rapporto della Commissione Europea sulle acque di balneazione italiane invece,
indica, per lo stesso anno di riferimento (2005), delle cifre leggermente diverse. La
superficie totale balenabile, suddivisa tra acque interne e costiere, mostra per le acque
del mare un 91,9% di superficie balenabile, rispetto ad un 5,2% vietata, mentre per quella
lacustre o più genericamente interna 53,7% balenabile rispetto ad un 32,9 vietata 41 . In
genere per le zone di balneazione interne (laghi e fiumi) il tasso di conformità è
peggiorato: un sito su dieci non è in regola. Si registra infatti, un calo della percentuale di
siti che rispettano i valori imperativi stabiliti dalla direttiva (dal 70,6 al 67,0%), mentre il
tasso di conformità ai valori guida è risultato del 58,3% (come nel 2003). La percentuale
40 Tuttavia è possibile documentare una serie di progressi fatti in Italia, passata dal 60% del 1996 al 74,8% dell’attività di
depurazione. I progressi, diversificati a seconda dell’area geografica di riferimento, mostrano un nord più attento alle
attività di depurazione (l’Emilia Romagna tra le regioni costiere ha indubbiamente la performance migliore, l’84,2% di
scarichi depurati, ma anche Liguria -75%- Friuli Venezia Giulia -75,2%- sono sopra la media nazionale), contro un
Mezzogiorno in ritardo (critica la situazione in Sicilia, che non depura nemmeno la metà delle acque di fogna fermandosi al
49% e della Calabria che arriva al 53%; non meno drammatica la situazione della Campania -66,7%), ed un centro-sud in
progress, basti pensare alle cifre del Lazio (85,2%) e della Basilicata (80%).
41 Le altre percentuali fanno riferimento alle percentuali non sufficientemente campionate oppure irrispettose dei classici
standard (fonte: Commissione Europea “Qualità delle acque di balneazione 2005. Relazione di sintesi”).
Rapporto sulle imprese balneari 2007 121
di siti in cui è vietata la balneazione è salita al 32,9% (contro il 31,5% del 2004 ed il
27,7% del 2003). Forte riduzione anche per i parametri relativi alle acque esterne; per le
zone costiere infatti, si è registrato un calo rispetto all’anno precedente che indicava un
valore pari al 94,7% di conformità ai valori imperativi stabiliti dalla direttiva (a fronte del
95,4% nel 2003). Tuttavia la percentuale di zone soggette a divieto di balneazione è
cresciuta dal 3,6 al 4%. Anche il tasso di conformità ai valori guida è risultato elevato
(92,3%).
Occorre precisare che l’Italia adotta criteri più cautelativi di quelli previsti dalla direttiva
europea facendo riferimento ai valori guida anziché a quelli imperativi per i parametri
batteriologici (coliformi totali 2.000 contro i 10.000 della UE, coliformi fecali 100 contro i
2.000 della UE) e ad una rete di monitoraggio capillare, con punti di prelievo distanti l’uno
dall’altro non più di 2 km (con distanze minime anche di 100 metri), a controllo di foci di
fiumi.
Nel caso italiano inoltre, nelle aree in cui le analisi routinarie hanno esito negativo,
vengono effettuati controlli ulteriori (5 analisi suppletive per ogni analisi sfavorevole) e
qualora 2 di queste confermino l’inquinamento, la zona viene vietata alla balneazione con
ordinanza sindacale. E’ fondamentale inoltre, osservare che dal 2000, in ottemperanza
all’art.7 della legge 422/2000, quando per due stagioni balneari consecutive i risultati dei
campioni routinari prelevati in uno stesso punto dimostrano la non idoneità, la zona
interessata viene vietata alla balneazione e sottoposta a misure di miglioramento
indirizzate a rimuovere le cause dell’inquinamento; in questo caso il giudizio di idoneità
alla balneazione viene subordinato all’esito favorevole di analisi eseguite negli ultimi sei
mesi. I suddetti punti non possono essere cancellati dall’anagrafe e vengono vietati alla
balneazione a tutela della salute del bagnante fino al momento del risanamento e
successivo monitoraggio di verifica (sei mesi). La questione della cancellazione dei siti di
balneazione ha provocato l’emissione di una lettera di diffida da parte della Commissione
Europea; si tratta di un ammonimento inviato a undici stati membri, tra i quali l’Italia, che
hanno soppresso zone di balneazione dagli elenchi ufficiali evitando di applicare le
norme comunitarie a tutela della salute dei bagnanti 42 . In particolare la Commissione ha
avviato contro l’Italia una procedura d’infrazione per aver cancellato 1.200 punti di
balneazione dal 1991 ad oggi, non tenendo conto dell’incremento dei punti a controllo (si
è passati da 4462 nel 1991 a 5268 nel 2005) e del fatto che molti punti di balneazione
siano stati cancellati dalle Regioni a seguito di cambiamenti geomorfologici
(prosciugamento di corsi d’acqua, e quindi cancellazione dei punti a controllo della foce,
erosione della costa, spostamento della foce, ecc.).
La rigidità dell’intervento della Commissione si associa all’applicazione di una nuova
politica a tutela delle acque introdotta in seguito all’adozione della nuova direttiva 2006/7
del 15 febbraio 2006 43 approvata a conclusione di un lungo iter avviato nel 2002. Il testo
42 Si è trattato di un intervento effettuato per il timore che alcuni Stati avessero scelto di chiudere alcune zone di
balneazione piuttosto che risolverne i problemi di inquinamento.
43 La direttiva è entrata in vigore il 24 marzo 2006. La scadenza per il recepimento della direttiva è il 24 marzo 2008. La
direttiva precedente 76/160/CEE sarà abrogata il 31 dicembre 2014. L’attuazione avverrà progressivamente secondo gli
orientamenti fissati nella direttiva.
122 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
ora adottato è fondato su informazioni e dati tecnico-scientifici più recenti e ha l’obiettivo
principale di razionalizzare le attività di monitoraggio e di gestione delle zone di
balneazione migliorando l’informazione e la partecipazione del pubblico. Più
specificamente i punti principali della direttiva sono i seguenti: i parametri e valori sono
basati sui più recenti risultati della scienza e della ricerca (in particolare quelli dell’OMS);
sono istituiti quattro livelli di classificazione (scarso, sufficiente, buono ed eccellente); il
numero dei parametri è stato ridotto dagli attuali 19 a due importanti parametri
batteriologici: enterococchi intestinali e escherichia coli; i profili delle acque di
balneazione devono essere effettuati indicando le caratteristiche delle acque di
balneazione e individuando le fonti di inquinamento; una diffusa informazione e
partecipazione del pubblico è necessaria conformemente alla convenzione di Aarhus 44 .
Al monitoraggio sulla qualità delle acque di balneazione va associata quest’ultima
valutazione: nel 2005 rispetto al 2004, sono cresciute del 63% le infrazioni legate agli
scarichi illegali e alla normativa sulla depurazione: si tratta di ben 2.235 illeciti accertati,
con 2.155 persone denunciate o arrestate (+54,57% rispetto al 2004) e 816 sequestri
effettuati, rispetto ai soli 895 dello scorso anno.
Nonostante l’approvazione del Decreto Legislativo del 19 agosto 2005, n.196 relativo
all’attuazione della direttiva 2002/59/CE collegata all'istituzione di un sistema comunitario
di monitoraggio e di informazione sul traffico navale 45 che prevede tra l’altro, la
realizzazione di un ausilio per migliorare la prevenzione e l'individuazione
dell'inquinamento causato da navi, permangono infrazioni e forme più o meno estese di
inquinamento.
La qualità delle acque è strettamente legata all’intervento dell’uomo e alle politiche
adottate per la loro difesa è necessario intervenire con azioni incisive per ristabilire
l’ecosistema “mare”, conditio per l’attuazione di un turismo balneare environmental
friendly.
4.
Il governo del mare
Le attività collegate al governo del mare si sono da sempre caratterizzate per
un’eccessiva parcellizzazione degli interventi e per un’elevata frammentarietà delle
iniziative. I processi di controllo sulle acque di balneazione spesso non riescono ad
interloquire con i monitoraggi ambientali, le politiche a favore dell’attività di pesca
ignorano quelle di protezione del mare, queste ultime a loro volta non tengono conto di
quanto avviene in materia estrattiva o sulla fascia costiera. I risultati mostrano pozzi di
estrazione localizzati all’interno di aree marine protette (si pensi alla zona di Capo
Rizzuto), o centinaia di case abusive su terreni demaniali (es. località Porto Cesareo). La
44 La "Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l'accesso alla giustizia in materia
ambientale", in vigore dal 2001, è stata firmata nella cittadina danese di Aarhus nel 1998 e vi aderiscono 39 Stati membri
della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE) e l'Unione Europea. L'Italia, con la legge 108 del
16 marzo 2001, è stata uno dei primi paesi a ratificare la Convenzione di Aarhus, il secondo dell'Unione Europea dopo la
Danimarca. La Convenzione rappresenta uno strumento internazionale di fondamentale rilevanza per la sensibilizzazione
e il coinvolgimento della società civile sulle tematiche ambientali.
45 Tra gli scopi del decreto, realizzare un ausilio per migliorare la prevenzione e l'individuazione dell'inquinamento causato
da navi.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 123
settorializzazione resta il tratto distintivo che caratterizza il fenomeno nel nostro paese.
Se le istituzione di aree protette marine, attualmente 26 rispetto alle 15 registrate nel
1999, costituisce un punto a favore nell’attività di tutela delle acque e dell’ecosistema in
esso vivente, continuano a verificarsi forti criticità.
Nonostante le performance negative, previamente documentate, emergono casi di
prestazioni sostenibili che mirano a recuperare il valore del mare e del sistema ad esso
associato, orientando le politiche di territori limitrofi e garantendo un miglioramento della
gestione attuata nel nostro paese.
Tra gli esempi di elevato interesse il progetto Life Med – Coast “Strumenti e Strategie
per un Turismo Sostenibile nelle Aree Costiere del Mediterraneo”, sviluppato attraverso il
partenariato della Provincia di Rimini, della Municipalità di Calvià (Baleari) e della
Federalberghi. Scopo del progetto, realizzato nel periodo 2001-2003, è stato definire
delle strategie di lungo periodo in quelle aree del Mediterraneo che da tempo sono
caratterizzate da turismo di massa e di individuare e sostenere azioni concrete, coerenti
con le politiche di livello locale ed europeo. All’interno del progetto, il Piano di Gestione
Integrata della Costa (ICZM – Integrated Coastal Zone Management) rappresenta uno
strumento che, attraverso l’individuazione di indicatori di sostenibilità socio-ambientale, la
definizione di scenario di sviluppo futuro e la definizione di azioni pilota dimostrative,
costituisce l’elemento di sostegno alle attività di pianificazione e di gestione della
complessa realtà costiera. Il Piano, strutturato in una fase di analisi e di valutazione, una
progettuale ed una di implementazione, attuata attraverso il monitoraggio degli indicatori
proposti, ha consentito di realizzare un confronto tra le diverse politiche in atto,
promovendo azioni pilota dimostrative per una corretta gestione integrata delle coste.
All’intervento integrato si associa un altro interessante progetto “Bagnino Ecosostenibile”,
nato su base volontaria per impulso di Agenda 21, Provincia di Rimini ed Arpa Emilia
Romagna (Sezione di Rimini), coinvolgendo 20 gestori di stabilimenti balneari che, dopo
una fase iniziale legata essenzialmente all'adozione di buone pratiche di gestione e
informazione ambientale ai clienti, è giunto all'obiettivo della Certificazione della struttura
secondo la norma internazionale ISO 14001. Due strutture (Bagni Giulia 85 - Riccione e
Altamarea Beach Village di Cattolica) hanno ricevuto l'ambita certificazione ISO
14001:2004 46 . Entrambi gli stabilimenti hanno anche installato pannelli fotovoltaici per la
produzione di energia elettrica.
A questi interventi si associa il Programma di Monitoraggio per il controllo dell’ambiente
marino costiero, avviato attraverso la convenzione triennale tra la Direzione Protezione
della Natura (ex Direzione Difesa Mare) del MATT e le Regioni costiere, e affidato alle
ARPA per l’esecuzione delle attività analitiche. Questo rappresenta uno strumento valido
ed efficace di monitoraggio ambientale, un programma di conoscenza dell’ambiente
marino strutturato in modo tale da coprire tutto il territorio costiero nazionale,
caratterizzato da una omogeneità nelle metodiche analitiche di riferimento e nella
modalità di campionamento, e che, attraverso l’intercalibrazione tra i laboratori, la
formazione permanente, il confronto costante tra tutte le competenze necessarie del
46 L’analisi sulle certificazioni verrà approfondita successivamente mostrando il procedimento di attuazione ed un caso di
best practice.
124 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
settore (operatori, istituti di ricerca, istituzioni, associazioni ambientaliste, ecc.) consente
la definizione di una mappa delle migliori performance adottate sulla fascia costiera. Tra
gli altri interventi che motivano attività di sostenibilità balneare, i riconoscimenti e le
certificazioni rilasciati sia in ambito nazionale che internazionale.
4.1
Riconoscimenti ambientali: Guida Blu e Bandiere Blu
Competitività, riduzione degli impatti e migliori prestazioni ambientali sono i principali
elementi che motivano associazioni e amministrazioni nell’attribuzione di riconoscimenti;
una sorta di “premio” per le buone performance che contribuisce nella gestione
dell’immagine e nella prestazione turistica delle stazioni/località balneari.
Tab.5 Località a 5 vele - La Classifica
Posizione
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
Punteggio
Località
Regione
Vele
97,7
Cinque Terre
Liguria
Spiagge consigliate: Spiaggia delle Cinque Terre (SP)
96,9
Castiglion della Pescaia
Toscana
Spiagge consigliate: Cala Violina (GR), Spiaggia delle Marze (GR), Spiaggia delle Rocchette (GR), Spiaggia di Punta Ala (GR)
91,5
Arbus
Sardegna
Spiagge consigliate: Cala Domestica (CA), Dune di Scivu (CA), Spiaggia di Piscinas (CA), Spiaggia di Torre dei Corsari e
della Costa Verde (CA)
90,8
Bosa
Sardegna
Spiagge consigliate: Compoltitu (NU), Porto Alabe (OR), Porto Foghe (SS), S'Aba Druche (NU)
90,1
Capalbio
Toscana
Spiagge consigliate: Spiaggia di Chiarone (GR)
90,0
Pollica Acciaroli e Pioppi
Campania
Spiagge consigliate: spiaggia di Pollica (SA)
89,9
Villasimius
Sardegna
Spiagge consigliate: 2,3,2 (CA), Costa Rei (CA), Feraxi (CA), Silias o S'Ilixi (CA), Spiaggia del Giunco (CA),
Spiaggia di Porto Sa Ruxi (CA), Spiaggia di Punta Molentis (CA)
89,8
Isola del Giglio
Toscana
Spiagge consigliate: Cala degli Alberi - Cala Caldana (GR), Spiaggia dell'Arenella (GR)
89,7
Portovenere
Liguria
Spiagge consigliate: Isola di Palmaria (SP)
88,8
Otranto
Puglia
Spiagge consigliate: Approdo di Enea (LE), Baia dell'Orte (LE), Le Piscine di S. Cesarea (LE), Spiaggia degli Alimini (LE)
Fonte: elaborazioni sui dati Legambiente, 2006
Tra le iniziative previste nel nostro paese, la Guida Blu, una classifica presentata
all'inizio della stagione balneare da Legambiente, in collaborazione col Touring Club sulla
qualità ambientale delle località turistiche costiere. Il sistema prevede l’attribuzione di
vele (cinque sono il massimo riconoscimento) assegnate a tutti quei comuni che si sono
distinti nell'attuazione di programmi di gestione e che prevedano la tutela delle risorse
ambientali del loro territorio: qualità delle acque di balneazione, raccolta differenziata dei
rifiuti, gestione delle risorse idriche, istituzione di aree pedonalizzate, tutela del centro
storico, ecc.
I parametri presi in esame per stilare la classifica possono essere suddivisi in due
categorie: qualità dei servizi ricettivi e qualità ambientale del territorio. Complessivamente
gli indicatori (128), provenienti da numerose banche dati tra cui Istat, Ancitel, Sist,
Cerved, Ministero della Salute, Enit, Touring Club Italiano, Enel, Istituto Ambiente Italia e
Legambiente, sono raggruppati in macroaree secondo i requisiti chiave definiti in ambito
Rapporto sulle imprese balneari 2007 125
europeo (anche attraverso il contributo della Associazione VISIT) 47 . Altro riconoscimento
invece, è la Bandiera Blu Europea (Blue Flag), un’attribuzione rilasciata dalla Foundation
for Environmental Education (FEE), una Fondazione internazionale Onlus che assegna
ogni anno la “Bandiera Blu” a località balneari che rispettano criteri di qualità e nei quali
lo sviluppo dell’economia locale, attuato principalmente attraverso il turismo, non
rappresenta un rischio di degrado dell’ambiente, ma funge da incentivo per la protezione
dell’ecosistema, soprattutto marino. Rappresenta una “sorta” di certificazione
internazionale della capacità di gestione ambientale delle amministrazioni comunali e uno
stimolo per i comuni rivieraschi ad affrontare e prevenire, attuando azioni di mitigazione,
l’impatto che potrebbe essere generato dal turismo, in modo tale da mantenere sempre
alto il livello di qualità ambientale.
Istituita nel 1987, Anno Europeo per l’Ambiente, viene assegnata ogni anno in
numerosi paesi (inizialmente solo europei, più recentemente anche extra-europei), ed ha
valore solo per l’anno durante il quale viene consegnata.
Per l’attribuzione, una spiaggia deve rispondere a tutti i requisiti indicati come "Criteri
Imperativi (I)" e possibilmente al maggior numero dei requisiti indicati come "Criteri
Suggeriti (G)"; tra i criteri ai quali i comuni devono rispondere: acque pulite, perfetta
depurazione, raccolta differenziata, grandi aree pedonali, piste ciclabili, aree verdi, arredo
urbano, agevolazioni per i portatori di handicap, divieto di accesso alle spiagge per le
auto, depurazione delle acque reflue, gestione dei rifiuti, sia solidi urbani sia pericolosi,
iniziative ambientali e gestione ambientale 48 . Un’analisi particolareggiata viene effettuata
sulla corretta gestione della depurazione delle acque reflue, soprattutto nel periodo
estivo, quando massima è l’affluenza turistica, ricordando come quest’ultima abbia un
impatto positivo sia sulla qualità delle acque di balneazione, sia sulla qualità
dell’ecosistema marino-costiero, sia sulla fruibilità dello stesso a scopi ricreativi da parte
della comunità. Allo stesso modo, va effettuata una valutazione puntuale sulla gestione
dei rifiuti che deve prediligere la raccolta differenziata e porre una particolare attenzione
al riciclo, considerando la rilevanza strategica nella gestione sostenibile del territorio di
qualsiasi Comune, ancora di più nel caso di comuni rivieraschi nei quali nel periodo
estivo la popolazione aumenta in maniera determinante. E così anche importanti per la
vivibilità del paese sono le iniziative ambientali, la ricettività turistica, la cura delle spiagge
e la formazione ambientale nelle scuole, perché è proprio tramite le nuove generazioni
che si fa crescere nella popolazione il rispetto e l’amore per l’ambiente. In genere sono
ritenuti di particolare importanza, ai fini della assegnazione, i "Piani di comportamento nei
casi di incidente ambientale" e i "Progetti impostati per l'educazione ambientale".
In Italia l’attribuzione viene effettuata dalla Sezione Italiana della FEE a partire da
un’auto-candidatura del Comune, che invia un proprio questionario per sottoporre il suo
operato in materia di gestione ambientale alla valutazione da parte di una commissione
47 Le macroaree sono le seguenti: uso del suolo, degrado del paesaggio, biodiversità, attività turistiche; stato delle aree
costiere; accessibilità alle destinazioni e mobilità locale; consumo e produzione di energia; consumi idrici e sistemi di
trattamento delle acque reflue; produzione e gestione dei rifiuti; iniziative per il miglioramento della sostenibilità; sicurezza
alimentare e produzioni tipiche di qualità; opportunità e qualità della vacanza; strutture sanitarie e sociali.
48 Il questionario da compilare per ottenere la Blu Flag per le spiagge è disponibile sul sito http://www.feeitalia.org.
126 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
di esperti istituita ad hoc.
Per il 2006 sono novanta le bandiere blu assegnate al mare italiano, le stesse dello
scorso anno, anche se entrano in classifica nuove località emergenti come le Tremiti,
l'Argentario ed Otranto. L'Italia, secondo la Fee, mantiene il 2° posto nel Mediterraneo,
dopo la Spagna (104 bandiere blu) e prima della Francia (89). Quarto posto per la Grecia
(82) e quinto per la Turchia (51). La valutazione su scala regionale consegna il primo
posto alla Toscana, con 14 riconoscimenti, seguita dalla Liguria che si ferma a 12, le
Marche (11) e l'Abruzzo con 10 (erano 11 nel 2005). L'Emilia Romagna conferma le sue
8 bandiere e le stesse spiagge del 2005; la Campania perde una bandiera e va a quota
7, tutte concentrate nella provincia di Salerno. La Puglia conquista una bandiera e va a 6
grazie alle Isole Tremiti; quattro le bandiere nel Lazio, in Calabria meno 1 rispetto al
2005, in Veneto più 2; Sicilia stabile con 3; Friuli Venezia Giulia mantiene le sue due
mentre Molise, Sardegna, Piemonte, Lombardia e Basilicata sono a quota 1. Al trend
positivo per la Toscana, ne corrisponde quindi uno negativo per il Sud dove i comuni, ad
eccezione delle località vincitrici, dimostrano ancora troppo spesso una scarsa sensibilità
ambientale. In discesa le spiagge sui laghi: tre bandiere contro le 4 del 2005 mentre
cresce la qualità dei porti turistici con 52 approdi premiati 49 .
Come in precedenza, la valutazione delle candidature dei Comuni rivieraschi, che
hanno partecipato alla Campagna Bandiera Blu, ha seguito l’iter procedurale messo a
punto nell’ambito del Sistema di Gestione Qualità, secondo la norma UNI EN ISO 90012000.
Tab.6 Bandiere Blu assegnate per Regione dal 2003 al 2006
Regione
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Emilia Romagna
Friuli-Venezia Giulia
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Molise
Piemonte
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Veneto
Totale
2003
11
2
6
7
8
2
4
9
1
11
2
1
7
3
3
12
1
90
2004
11
1
6
7
8
2
4
10
1
10
2
1
5
2
3
10
2
86
2005
11
1
5
8
8
2
4
12
1
11
1
2
5
3
3
11
2
90
2006
10
1
4
7
8
2
4
12
1
11
1
1
6
1
3
14
4
90
Fonte: elaborazioni sui dati FEE
I lavori hanno previsto una fase preliminare direttamente a carico della FEE Italia, nella
49 La Bandiere Blu premiano anche la portualità turistica, in collaborazione con Assonat ed Assoapprodi, associazioni di
Federnautica.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 127
quale sono stati inviati i questionari ai Comuni rivieraschi italiani con comprovata valenza
turistica. Successivamente, una volta ricevuti i questionari, è stata avviata una prima fase
di selezione per verificare che tutti fossero debitamente compilati e corredati dei supporti
documentali richiesti; solo quelli completi sono stati avviati alla successiva valutazione da
parte della Commissione Tecnica Giudicante 50 . I lavori si sono conclusi con una
graduatoria finale determinata dal voto complessivo assegnato a ciascun comune
candidato 51 .
In genere i riconoscimenti del FEE confermano le "cinque vele" attribuite alle spiagge
italiane da Legambiente, mostrando una continuità nell’analisi per i riconoscimenti; il fatto
che non si tratti di una mera valutazione della qualità delle acque, ma di un insieme di
fattori che rendono agevole la balneazione e sostenibile l'offerta rende interessante la
valutazione delle assegnazioni. Tuttavia, non sempre il monitoraggio viene effettuato su
tutte le località (soprattutto nel caso dell’assegnazione in seguito a candidatura volontaria
come nel caso delle bandiere blu); in alcune situazioni l’incapacità da parte degli
amministratori di compilare adeguatamente i questionari (causa di esclusione) oltre che
la scarsa diffusione di una cultura orientata verso la sostenibilità spiega il dualismo
esistente. Si pensi come negli anni, nonostante l’estensione delle coste ed il numero di
comuni, sia scarsa l’attribuzione di riconoscimenti nelle regioni meridionali. Nonostante
l’ampia diffusione delle iniziative citate resta ancor molto da fare per sensibilizzare le
amministrazioni locali al turismo sostenibile, è fondamentale programmare le attività per
ottenere i riconoscimenti, spesso fregio per l’incoming turistico, ma ancor più lavorare per
raggiungere risultati di concreta sostenibilità ambientale.
5.
Certificazione: una variabile strategica
Più complessa, rispetto alla genesi dei riconoscimenti previamente descritta,
l’attribuzione delle certificazioni. E’ fondamentale riconoscere che gli interventi di
sostenibilità turistica vadano inquadrandosi in un’ottica di sistema e che alla qualità dei
servizi offerti e dei parametri ambientali vada sempre associata una valutazione sul
background e sulle politiche adottate dalla comunità ospitante nella quale è localizzata
una struttura.
In passato si è verificato un rapido sviluppo dei centri balneari, determinato dalle forze
di mercato e da una mancanza di programmazione per la sostenibilità, negli ultimi anni,
per trovare il giusto equilibrio, si è cominciato ad applicare una serie di processi di
gestione delle destinazioni tra i quali: la gestione integrata dell’aria costiera (ICZM); le
applicazioni delle valutazioni strategiche ambientali (VAS) e le applicazioni delle
valutazioni di impatto ambientale. Tra le iniziative, un ruolo particolare è stato dato agli
50 Tra i partecipanti alla Commissione, attraverso un proprio rappresentante, istituzioni pubbliche quali il Ministero
dell’Ambiente, il Comando Generale delle Capitanerie di Porto, l’APAT, l’ENEA ed organismi privati quali il Consorzio
Obbligatorio Batterie esauste (Cobat), il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU), la Federazione Italiana Nuoto Sezione Salvamento (FIN Salvamento), la Federazione Italiana Imprese Balneari, Confesercenti (FIBA) ed il Sindacato
Italiano Balneari FIPE, Confcommercio (SIB).
51 Il voto finale che la Commissione Tecnica Giudicante, nella sua collegialità, ha assegnato a ciascun questionario
analizzato, è la sommatoria dei voti attribuiti alle rispettive tematiche, relativamente ai parametri analizzati che sono quelli
dettati dall’organizzazione FEE Internazionale.
128 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
interventi di gestione ambientale indirizzati al raggiungimento di certificazioni e marchi di
qualità.
In Liguria, grazie alla stretta collaborazione tra Regione, Province e Comuni e
associazioni degli operatori balneari, ammontano a 70 gli stabilimenti balneari che hanno
sottoscritto la Carta dei servizi con la quale si sono impegnati ad accrescere la qualità
della loro offerta ambientale e dell’accoglienza al cliente 52 . Tra le iniziative attuate nella
stessa regione, l'adesione volontaria da parte dei Comuni della Riviera del Beigua di
dotarsi di strumenti innovativi di gestione e comunicazione ambientale, quali i sistemi di
gestione ambientale secondo la Norma ISO 14001 ed il Regolamento EMAS II 53 ; tali
interventi consentiranno agli Enti di: ottenere uno strumento affidabile per l'attuazione
della politica ambientale e degli obiettivi stabiliti in seno ai processi di Agenda 21 Locale;
monitorare e controllare il proprio programma di gestione ambientale; attivare una logica
di coordinamento sempre aggiornabile; oggettivare il concetto di sostenibilità rendendolo
misurabile e concreto.
Di natura diversa, ma altrettanto interessante, l’iniziativa attuata dalla Cooperativa
bagnini Cervia (che raggruppa circa 200 stabilimenti balneari) che ha previsto
l’implementazione sul territorio che va da Cervia alla Tagliata (passando per Milano
Marittima e Pinarella), di un sistema per la facile accessibilità ai disabili disponibile nei
cento stabilimenti balneari che stanno adottando la certificazione “Iso 9001:2000”. Si
tratta di una decina di “seggioline” – carrozzine modello Job – che girano tutto il giorno,
sulla sabbia e in acqua, associate a sette operatori che, su richiesta, affiancano le
persone disabili. L’idea di rendere più accessibile i sei chilometri di spiaggia (e relativo
mare) è venuta alla cooperativa dopo un sondaggio fatto tra i propri clienti. Il progetto si
inserisce nel più ampio obiettivo di certificazione; quest’ultima, se i bagni avranno
raggiunto gli obiettivi previsti, sarà rilasciata dal gruppo tedesco Tuv, mentre la Serint
Group fornirà la consulenza. Gli stabilimenti che aderiscono al progetto (costo 300 mila
euro) devono impegnarsi a garantire servizi con standard di qualità dichiarata e
sottoscrivere un Protocollo di tutela ambientale. Ogni azienda dovrà esporre l'elenco dei
servizi per i quali si certifica (dalla pulizia della spiaggia alla manutenzione delle
attrezzature) e sarà sottoposta a verifiche a sorpresa. Un ulteriore esame verrà effettuato
dai clienti, i quali, in apposite schede, potranno segnalare eventuali inadempienze
rispetto agli impegni. Ogni stabilimento adotterà la raccolta differenziata, il consumo della
plastica verrà ridotto del 50% in tre anni, si useranno prodotti biodegradabili ed
ecocompatibili, i giochi dei bambini avranno il marchio di sicurezza. Impegno anche nel
campo del lavoro, a cominciare dal rispetto della L. 626 (sulla sicurezza).
Altra certificazione nazionale, anche se di recente generazione, il Marchio di qualità
52 Dalla riduzione degli sprechi d’acqua in uscita dai rubinetti e dalle docce, alla scelta di prodotti riciclati o biodegradabili
utilizzati all’interno degli stabilimenti e nei servizi accessori come la ristorazione, fino alla pulizia delle spiagge e alla
raccolta differenziata dei rifiuti.
53 In particolare i Comuni di Albisola Superiore ed Albissola Marina hanno scelto di certificarsi attraverso un Sistema
Integrato Qualità - Ambiente, che prevede anche la certificazione del Sistema di Qualità, secondo la UNI EN ISO 9001.
L’iniziativa non mira unicamente a riparare i danni subiti, ma offre l'opportunità di ottimizzare e migliorare costantemente
nel tempo la gestione delle problematiche ambientali. In tale contesto risulta particolarmente importante l'esperienza già
maturata dal Comune di Celle Ligure certificato ISO 14001 nel 2000.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 129
attribuito dalle Camere di Commercio con il coordinamento nazionale dell’Isnart, nato nel
1999 per la definizione dei Quality Hotels, Quality Restaurants (individuati in partnership
con la Fipe), e il Marchio di Qualità degli Agriturismi, esteso nel 2005 a Campeggi, Bed &
Breakfast e agli Stabilimenti balneari. Per ottenere la certificazione, oggi estesa a 36
strutture 54 rispetto alle 16 del 2005, è necessario rispettare il seguente decalogo: lo
stabilimento deve essere ben segnalato, in ottime condizioni generali e corrispondere
all’immagine proposta dal materiale promozionale; deve essere dotato di un adeguato
parcheggio per i clienti; l’accoglienza deve essere cordiale, attenta e professionale; gli
spazi esterni devono essere curati e ben tenuti; è necessario presentare una spiaggia
pulita e organizzata con servizi che garantiscono il comfort; devono esserci docce e
toilette pulite ed efficienti; le sale bar e ristorante devono essere accoglienti
nell’arredamento e nel servizio; le attività sportive e di animazione devono essere gestite
da personale qualificato e ben comunicate ai clienti; la sicurezza è garantita da strutture
a norma e operatori di spiaggia qualificati; la gestione dello stabilimento è attenta in
sintesi alla tutela ambientale.
A questa breve introduzione va associata un’analisi di dettaglio sulle due esperienze di
certificazione più importanti poiché internazionalmente riconosciute: la registrazione ISO
14001 ed EMAS II. Una prima differenza sostanziale tra questi due strumenti è la fonte
normativa che li disciplina. Le ISO 14001 sono disciplinate da normativa tecnica prodotta
dall’International Organisation for Standardization (ISO) di natura privatistica, mentre il
Sistema di Ecogestione e Audit (EMAS) è disciplinato dal Regolamento (CE) n. 761 del
19 marzo 2001. Entrambe possono essere utilizzate da qualsiasi organizzazione
aziendale pubblica o privata. L’interesse per le certificazioni, a parte il già citato caso
ligure, ha indotto la Provincia di Roma, interessata a promuovere l’introduzione di un
sistema di gestione ambientale nel settore degli stabilimenti balneari del litorale, a
rilasciare dei contributi a fondo perduto 55 per tutti gli stabilimenti che hanno realizzato dal
2004 al 2006 la registrazione al sistema EMAS o la certificazione ISO 14001. I contributi
a rimborso per gli stabilimenti sono stati previsti per coprire le spese per la consulenza
qualificata finalizzata alla definizione e progettazione del sistema di Gestione Ambientale,
per la realizzazione di indagini finalizzate all’analisi ambientale iniziale, per le operazioni
di verifica da parte di verificatori autorizzati, per l’Ente di registrazione.
5.1
Il Regolamento Europeo n° 761/2001 “EMAS II”
Il sistema europeo EMAS (Environmental Management and Audit Scheme) 56
rappresenta l’espressione più evidente di un nuovo indirizzo di politica ambientale
54 La maggior parte delle strutture sono localizzate in Calabria (23), seguita dalla Puglia (8) e dalla Toscana (5).
55 La somma complessiva per l’erogazione dei contributi ammonta ad € 90.000,00. il contributo è stato concesso nei limiti
del 70% delle spese ammissibili sostenute, non potendo comunque superare una soglia di € 6.000,00.
56 Il sistema di certificazione EMAS, varato attraverso il Regolamento CE n° 1836/93 (entrato in vigore nella maggior parte
dei paesi solo nel 1995), ha subito una serie di modifiche pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee (L.
114) nel mese di aprile del 2001. Il testo del nuovo Regolamento EMAS n° 761/01 “sull’adesione volontaria delle
organizzazioni a un sistema comunitario di Ecogestione e Audit” denominato EMAS II apre a nuovi settori e mostra un
interesse più marcato verso l’adozione delle certificazioni per la verifica della sostenibilità.
130 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
assunto dalla Unione Europea; si tratta di percorsi che focalizzano l’attenzione sulla
capacità delle imprese di sviluppare su base volontaria una propria responsabilità nei
confronti della tutela dell’ambiente.
Le organizzazioni che aderiscono ad EMAS debbono infatti dotarsi di una Politica
rivolta non solo al rispetto dei limiti e dei vincoli che sono imposti dalle numerose leggi di
settore, ma anche alla diretta creazione di un nuovo rapporto tra impresa, Pubblica
Amministrazione e cittadini. Con la registrazione EMAS, le organizzazioni ed i singoli
attori si impegnano a realizzare un progetto di miglioramento continuo delle performance
ambientali, ed una trasparenza dei comportamenti nei confronti del pubblico.
La procedura per aderire al Regolamento EMAS, implementabile sulle strutture
balneari 57 , a guisa di un modello di “gestione sostenibile”, consta di una serie di
passaggi. In primis è necessario effettuare un’Analisi Ambientale Iniziale. Si tratta dello
strumento mediante il quale l’organizzazione individua la sua posizione iniziale rispetto
alle condizioni ambientali connesse alla propria attività; è possibile indicare il processo
attraverso tre fasi: inquadramento generale del sito; analisi delle attività e dei processi;
analisi degli aspetti ambientali. Costituisce un’azione preparatoria, alla quale segue la
definizione (ed attuazione) di un Programma Ambientale. Quest’ultimo deve contenere gli
obiettivi e i principi di azione che l’organizzazione decide di imporsi per attuare il continuo
miglioramento delle proprie prestazioni ambientali. L’ottenimento degli obiettivi individuati
dal programma viene favorito dall’attuazione di un Sistema di Gestione Ambientale, terza
fase del processo, che includere la definizione della struttura organizzativa, le
responsabilità, le prassi, le procedure, i processi e le risorse per attuare il programma
ambientale 58 . Le ultime due fasi riguardano l’attività di auditing, espletata dall’impresa
mediante un auditor di sua fiducia, al fine di verificare che il sistema di gestione
ambientale sia correttamente funzionante, e l’elaborazione di una Dichiarazione
Ambientale. Quest’ultima, espressione della strategia ambientale attuata consente il
rispetto del principio di trasparenza; consiste in un report ambientale (disciplinato nei
contenuti dall’Allegato III del reg. CE 761/2001) comprendente la descrizione al pubblico
delle attività produttive dell’organizzazione, i riflessi che tale attività hanno sull’ambiente, i
risultati ottenuti dall’organizzazione per un minor impatto ambientale, l’individuazione
degli obiettivi di miglioramento da conseguire in prospettiva futura.
Il Regolamento EMAS prevede che la dichiarazione ambientale sia poi esaminata e
convalidata da un Verificatore Ambientale, indipendente dall’organizzazione, accreditato
dal Comitato Ecolabel-Ecoaudit Sezione EMAS Italia e quindi su richiesta di quest’ultimo
iscritta nel registro europeo EMAS 59 . Dopo aver ricevuto la convalida, inizia la fase di
57 L’adozione del regolamento EMAS II ha previsto l’allargamento della registrazione a tutti i settori anche non industriali
ed in particolare ai servizi (alberghi e settore turistico, Pubblica Amministrazione, ecc.); un’azione esistente previamente a
solo titolo sperimentale.
58 Questo perché il Regolamento n°1836/93 non prevede solo l’ottimizzazione ambientale del ciclo tecnologico, ma
richiede che il parametro ambientale sia incorporato nel sistema organizzativo gestionale divenendo patrimonio di tutto il
personale, a prescindere dal livello gerarchico.
59 In Italia il Comitato rappresenta l’Autorità pubblica competente sia per l’accreditamento e i controlli dei verificatori
ambientali, sia per la registrazione del sito che sancisce il diritto dell’organizzazione ad essere riconosciuta per la sua
Rapporto sulle imprese balneari 2007 131
registrazione che legittima l’organizzazione ad utilizzare il logo EMAS.
A differenza di quanto verificatosi in passato, la struttura del Regolamento EMAS II,
sulla base dell’esperienza maturata dopo i primi cinque anni di vigenza del primo
Regolamento (EMAS I), prevede che la cadenza della verifica della dichiarazione
ambientale, previamente triennale, sia annuale. Il significato di questo cambiamento
risiede nella volontà di considerare la dichiarazione ambientale assimilabile al bilancio
economico che tutte le organizzazioni adottano annualmente e che sottopongono alla
certificazione da parte di adeguati soggetti terzi.
Un esempio di certificazione ottenuto è quello rilasciato allo stabilimento balneare La
Playa, di Ostia, litorale romano. Il Comitato Emas- Ecolabel ha rilasciato il 30 giugno del
2005 la registrazione Emas allo stabilimento che è divenuto quindi, la prima struttura del
genere ad ottenere, a livello italiano ed europeo, la certificazione ambientale Emas.
Il procedimento di certificazione, cominciato nel 2004, sottende un decennio di attività
“ecocompatibili” attuate dai gestori, i fratelli Radano, amministratori dello stabilimento dal
1991 (lo stabilimento è stato fondato nel 1960 in occasione delle olimpiadi). Esteso su
una superficie di 10.980 metri di concessione -60 m di larghezza- presenta circa 180
ombrelloni (200 durante i periodi di alta stagione), 178 cabine, una green area, un
ristorante ed una piscina vincitrice nel febbraio 2006 del premio Balnea Pool per il
disegno effettuato dagli architetti Simona Ciotoli e Maurizio Checchi 60 .
Le cifre sulle presenze turistiche sono alternate. Elevato il numero di bagnanti nel 2005
dopo un calo registrato nel 2004; incerte le stime per il 2006, le condizioni
metereologiche hanno frenato i flussi di incoming prevalentemente pendolari
(dichiarazioni dell’Amministratore Unico, Angelo Radano).
La registrazione EMAS non ha provocato una variazione significativa sul numero di
presenze, ma ha sicuramente ridotto alcuni costi relativi ai consumi di energia, acqua e
rifiuti ed ha incrementato la “coscienza ambientale” dei bagnanti.
Tab.7 Consumi e Presenze turistiche registrate nello stabilimento balneare
2002
2003
2004
2005
Energia 61 /kWh
55.366
10.100
9.750
87.960
Acqua/m3
presenze
1.800
1.833
1.814
1.700
65.000
76.300
70.700
76.400
Fonte: Dichiarazione Ambientale dello stabilimento balneare La Playa, di Ostia 2005
Più precisamente lo stabilimento utilizza il 65% di energia solare, raccolta mediante un
eliopompa (cilindro con scambiatolo di calore che immagazzina energia solare) ed il 35%
qualità ambientale nei confronti dell’esterno; in genere viene sostenuto dall’APAT e dal sistema delle Agenzie Ambientali
ad esso collegate.
60 Il premio è stato assegnato per l'originalità delle forme, i materiali utilizzati e per la valorizzazione dell'ambiente
circostante.
61 La gestione delle piscine è rilevante dal punto di vista ambientale sia per i prodotti impiegati per la manutenzione e
igienizzazione che per i consumi idrici ed energetici che ne conseguono; il dato anomalo registrato sul consumo di energia
tra il 2002 ed il 2003 consegue infatti alla costruzione della piscina.
132 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
di energia elettrica; è dotato di circa 150 lampade a basso consumo 62 e 82 differenziali di
protezione; assenti impianti di condizionamento. I principali aspetti del programma
ambientale dello stabilimento riguardano: il consolidamento della raccolta differenziata
dei rifiuti; l'incremento dell’opera di minimizzazione percettiva dello stabilimento mediante
l’acquisto e la messa a dimora di essenze arbustive autoctone; la riduzione dei potenziali
rischi di emergenza ambientale derivanti sia dallo sversamento accidentale di acido e di
ipoclorito (attraverso la realizzazione di apposite vasche di contenimento), sia dalla
propagazione delle fiamme, in caso di un eventuale incendio, tra la cucina e la sala di
consumo, mediante l’istallazione di una porta tagliafuoco.
La direzione dispone di una politica ambientale formulando un programma d’azione
preciso in cui sono definiti gli obiettivi di prestazione ambientale riguardo all’energia, alle
risorse idriche, alle sostanze chimiche e ai rifiuti. Nel programma, a valenza annuale,
viene indicata la persona che svolge le funzioni di responsabile ambientale e che ha il
compito di prendere i provvedimenti necessari per realizzare gli obiettivi.
Come già previamente accennato tra gli obiettivi previsti per il 2007 emerge
l’attuazione di una forte politica a favore della raccolta differenziata; è previsto un
incremento dell’ 8% per la carta, del 13% per il multimateriale del 5% per l’organico con
una riduzione complessiva del differenziato del 6%. La questione della raccolta ha visto
una variazione positiva particolarmente interessante; dal 2004 al 2005 si è registrato un
incremento del 148% della raccolta carta pro capite, del 144% relativamente al
multimateriale e del 51% per l’organico; le stime non definitive del 2006 indicano un
ulteriore incremento della raccolta carta (+6%), del multimateriale (+12%), dell’organico
(+4%), con una riduzione pari al 5% dell’indifferenziata.
Tra gli interventi attuati, un cenno particolare va rivolto all'attività di sensibilizzazione, di
carattere ambientale, nei confronti dei fornitori di prodotti e servizi. La formazione degli
attori coinvolti oltre che l’aumento di visibilità successivo all’ottenimento del
riconoscimento costituiscono due delle evidenze per le quali vale la pena investire
programmando una politica a sostegno della natura e dell’ambiente sia delle acque che
delle spiagge ad esse adiacenti.
La scelta di adottare una gestione ambientale è assolutamente personale, i benefici si
registrano nel tempo, la sostenibilità mostra i suoi riflessi quasi esclusivamente sulle
generazioni future.
5.2
La norma UNI EN ISO 14001:2004
Lo standard internazionale UNI EN ISO 14001 del 2004 63 viene considerato un passo
62 Tali lampadine presentano un’efficienza energetica di classe A, ai sensi della direttiva 98/11/CE della Commissione, del
27 gennaio 1998, che stabilisce le modalità d’applicazione della direttiva 92/75/CEE del Consiglio per quanto riguarda
l’etichettatura indicante l’efficienza energetica delle lampade per uso domestico.
63 Alla fine del 2004, l’ISO (International Standardization Organisation) ha pubblicato la norma 14001 (in Italia
prontamente tradotta dall’UNI nel dicembre 2004) ed altre norme sui sistemi di gestione ambientale. La nuova versione
ISO 14001:2004, modifica della precedente norma del 1996, è stata pubblicata il 15 di novembre. Contiene importanti
modifiche, che riguardano principalmente due aspetti: migliore compatibilità tra con la ISO 9001:2000 e semplificazione
della norma sulla base dell'esperienza acquisita negli otto anni di applicazione. La ISO 14001 non contiene modifiche
profonde per quanto riguarda i requisiti, molte integrazioni riguardano la semplificazione delle modalità di applicazione.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 133
intermedio verso la più impegnativa registrazione EMAS; rappresenta la prima
standardizzazione internazionale che fornisce i requisiti per la certificazione di un sistema
di gestione ambientale comprendente la struttura organizzativa, le attività di
pianificazione, le responsabilità, le prassi, le procedure, i processi, le risorse per
elaborare, mettere in atto, conseguire, riesaminare e mantenere attiva la politica
ambientale.
Tab.8 Stabilimenti certificati ISO 14001:2004 ed ISO 9001:2000
Ragione sociale
Data Rilascio
- Data
Scadenza
Certificato
Scopo
Sede
Alta Marea Snc di
Masi Mirella & C.
28/12/2005 27/12/2008
4001:2004
Cattolica (Rn) Emilia Romagna
Bagno Giulia 85
S.A.S.
14/10/2005 30/09/2008
14001:2004
Chelys Beach di
Marandino
Giovanni
Ciavattini Marusia
02/05/2005 -
14001:2004
Gestione stabilimento balneare, noleggio di
attrezzature da spiaggia e dei servizi di
piscina, animazione diurna e serale, attività
ricreative e sportive.
Gestione stabilimento balneare, noleggio di
attrezzature da spiaggia e dei servizi di
piscina, animazione diurna e serale, attività
ricreative e sportive.
Gestione dello stabilimento balneare.
05/07/2005 -
4001:2004
Gestione dello stabilimento balneare.
Costamarina Sas
Di Bestoso
Gerardo E C.
21/01/2005 -
4001:2004
I Delfini S.A.S.
22/12/2003 22/12/2006
14001:2004
Il Risorgimento
Costa D'amalfi
S.R.L.
Valorizzazioni
Turistiche S.R.L. Stabilimento
Singita
Casarossa S.P.A.
06/10/2005 -
14001:2004
28/10/2005 23/08/2008
14001:2004
Gestione stabilimento balneare con
erogazione dei servizi, impianti e aree
attrezzate per la balneazione, sorveglianza e
salvamento in mare, pulizia arenile, cabine
e/o spogliatoi, noleggio imbarcazioni, giochi.
Erogazione di servizi di ricezione turistica in
stabilimento balneare con annessa piscina di
acqua dolce, ristorazione e snack bar.
Gestione stabilimento balneare, noleggio di
attrezzature da spiaggia e dei servizi di
piscina, animazione diurna e serale.
Stabilimento balneare, noleggio attrezzature
da spiaggia e chiosco-bar.
28/07/2004 -
9001:2000
02/05/2005 -
9001:2000
06/10/2005 -
9001:2000
04/10/2004 10/09/2007
9001:2000
Chelys Beach Di
Marandino
Giovanni
Il Risorgimento
Costa D'amalfi
S.R.L.
Tenuta Primero
S.R.L.
Fonte: Elaborazioni su dati Sincert, 2006
Erogazione di servizi alberghieri, centro
benessere, ristorazione e gestione
stabilimento balneare.
Gestione dello stabilimento balneare.
Gestione di stabilimento balneare con
annesse attività di ristorazione, bar ed
attivitàludico-ricreative.
Progettazione ed erogazione di servizi di
campeggio, servizi di piscina, stabilimento
balneare, impianti sportivi, porto turistico con
attracco e prima assistenza, ristorazione e
impianto sportivo Golf Club.
Riccione (RN) EMILIA
ROMAGNA
Capaccio (Sa) Campania
Civitanova
Marche (Mc) Marche
Andora (Sv) Liguria
Castel Volturno
(Ce) - Campania
Vietri Sul Mare
(Sa) - Campania
Fregene (RM) LAZIO
Crotone (Kr) Calabria
Capaccio (Sa) Campania
Vietri Sul Mare
(Sa) - Campania
Grado (GO) Friuli Venezia
Giulia
134 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
Si ispira alla certificazione dei sistemi di qualità secondo i requisiti delle norme della
serie ISO 9000, presentando, rispetto a queste, numerose analogie in termini di apparato
concettuale e impostazione metodologica. Tale certificazione infatti, condivide
l'impostazione generale secondo lo schema “Plan, Plan-Do, Do-Control, Control-Act,
Act”. Uno dei principali elementi di continuità nei confronti della certificazione di qualità
consiste nella spendibilità di questo strumento da parte dell’azienda nei confronti del
mercato internazionale che, a giudicare dai dati relativi ai primi anni di vita del sistema,
ha risposto positivamente.
Nell’ambito della gestione di stabilimenti balneari, generalmente collegati ad attività
quali noleggio di attrezzature da spiaggia e dei servizi di piscina, animazione diurna e
serale, attività ricreative e sportive, si riconoscono ben 8 strutture certificate (Sincert,
2006), a queste si associano due strutture (Hotel Bellavista, Roseto degli Abruzzi e
Sant’Angelo Village, Cavallino -VE) che presentano una certificazione per la gestione
rispettivamente della struttura alberghiera e del villaggio turistico alla quale è stata
associata l’attivazione di performance ambientali specifiche per gli stabilimenti balneari.
Come già previamente accennato, a livello applicativo la certificazione ISO 14001
presenta un percorso comune rispetto alla registrazione EMAS; per cui
un'organizzazione che ha sviluppato o che intende sviluppare un SGA può valutare in
termini strategici la convenienza di ottenere unicamente la certificazione ambientale ISO
14001; raggiungere direttamente la registrazione EMAS; oppure ottenere la certificazione
ambientale per poi arrivare anche alla registrazione EMAS essendo agevole il passaggio
dalla prima alla seconda 64 . La procedura iniziale ricalca quanto già documentato per
l’EMAS; valutazione della politica ambientale, pianificazione delle attività, definizione del
Sistema di Gestione. L'impresa che ha sviluppato un SGA e che desidera ottenere la
relativa certificazione deve presentare apposita domanda ad un organismo accreditato.
Attraverso tale domanda l'impresa fornisce informazioni generali su di essa e sui
principali aspetti ambientali, compilando appositi documenti forniti dall'ente, e consegna il
manuale ambientale che descrive il SGA e le procedure utilizzate. Gli organismi di
certificazione sono controllati dal SINCERT e sono generalmente gli stessi che operano
nell'ambito dei sistemi qualità (Certiquality, DNV, Rina, Certo, ecc.). Alla domanda di
certificazione segue la fase di istruttoria durante la quale l'organismo di certificazione
esamina i documenti presentati dall'azienda e valuta se il suo SGA è adeguatamente
definito e documentato secondo quanto previsto dalla norma ISO 14001. Dopo
l'istruttoria i valutatori del gruppo di verifica ispettiva dell'organismo di certificazione si
recano presso l'impresa per effettuare la visita di valutazione. Durante tale visita gli
ispettori controllano l'applicazione di quanto documentato e gli elementi del SGA con
l'ausilio di check list, effettuando interviste, esaminando le procedure ed i documenti del
SGA, osservando gli impianti e verificando direttamente l'applicazione di quanto riportato
nelle procedure. Alla fine viene emesso un rapporto di valutazione (contenente le
64 Il nuovo Regolamento EMAS II ha deciso di incorporare al suo interno in maniera integrale la norma ISO 14001:2004
(con un recente provvedimento pubblicato nel 2006 nella GUCE); attualmente quindi, i due sistemi coincidono per quanto
riguarda la parte a carico delle imprese che si dotano di un programma di miglioramento ambientale e del relativo sistema
di gestione ambientale interna.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 135
eventuali non conformità emerse durante la verifica), ed espresso un giudizio
complessivo sulla situazione. Le imprese valutate hanno alcune settimane di tempo per
rispondere ufficialmente alle non conformità indicando le misure che intendono adottare e
i relativi tempi di attuazione. Se l'istruttoria e la visita di valutazione hanno esito positivo,
ossia viene accertato il soddisfacimento di tutte le condizioni per la concessione del
certificato, il comitato di certificazione trasmette la proposta al consiglio per la delibera
definitiva ed il rilascio della certificazione.
Il certificato ha validità per un triennio, durante questo l'impresa è soggetta a visite annuali
di sorveglianza al fine di verificare il corretto mantenimento del SGA 65 . In accordo con "il
regolamento di certificazione" dell'organismo coinvolto, l'impresa ha la possibilità di riprodurre
il documento di certificazione ed il marchio di certificazione su cancelleria, materiale
pubblicitario, articoli promozionali, certificati, pubblicazioni, strutture aziendali, veicoli aziendali.
Tra i vari esempi di certificazione ISO 14001 ottenuti da stabilimenti balneari è
possibile citare il caso dell’ALTA MAREA BEACH VILLAGE (certificato n° 013 - UNI EN
ISO 14001: 2004); nato nel 2003 come consorzio unente 8 diversi stabilimenti e
immediatamente proiettato, attraverso l’attivazione di politiche sostenibili, al
raggiungimento della certificazione internazionale ottenuta nel gennaio 2006. Tra gli
obiettivi perseguiti dagli attori di competenza: il miglioramento delle proprie prestazioni
ambientali e la prevenzione dell’inquinamento.
La struttura, localizzata sull’arenile zona nord di Cattolica (Romagna), presenta una
palestra di 25 mq., con attrezzi per l'allenamento cardiofitness e potenziamento fisico,
vasche idromassaggio con giochi d'acqua, piscina, campi di Beach-Volley, Calcetto e
Basket, 3 campi bocce, parco giochi per bambini con annesse attività di Baby-Sitter e
Mini-Club, tavoli da ping pong e una ricettività pari a circa 600 ombrelloni.
Per l’attività di prevenzione i gestori dello stabilimento intervengono riducendo e
contenendo i consumi energetici ed idrici, e promuovendo ed adottando la raccolta
differenziata dei rifiuti (sono presenti infatti, tre isole ecologiche che consentono la
raccolta differenziata di carta, plastica, lattine, vetro e umido). In particolare per la
riduzione dei consumi energetici lo stabilimento si è dotato di un impianto di pannelli
fotovoltaici (3 kw di potenza), inaugurato nel luglio 2006, atto a produrre energia elettrica
pulita e di 3 impianti di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua dell’impianto delle
docce. L’attuazione del sistema consente un risparmio energetico pari al 30%. Per la
riduzione dei consumi idrici invece, sono stati realizzati due impianti di recupero
dell’acqua delle docce che consentono allo stabilimento di riutilizzare l’acqua raccolta per
l’impianto di irrigazione e per il risciacquo dei water delle toilette presenti in struttura. Il
sistema delle vasche di decontaminazione consente, secondo quanto documentato dagli
amministratori della struttura, un risparmio pari a 500 m3 d’acqua.
6.
Valutazioni di sintesi
Tra gli ulteriori obiettivi perseguiti, l’incremento della sensibilità ambientale dei turisti
65 Allo scadere del termine è possibile il rinnovo della certificazione se vengono mantenuti tutti i requisiti della norma ISO
14001, compreso il miglioramento delle prestazioni ambientali.
136 Turismo balneare: sostenibilità come variabile strategica
attraverso un loro coinvolgimento diretto nel raggiungimento delle migliori performance
ambientali ed una continua attività di (in)formazione indirizzata agli operatori. Tale
stabilimento inoltre, come già previamente accennato, partecipa al progetto provinciale
del “Bagnino Ecosostenibile”.
La caratteristica fondamentale risultante da tale esempio è che il Sistema di Gestione
adottato non sia prescrittivo, cioè non specifica come il miglioramento deve essere
ottenuto, ma fornisce un insieme di procedure per la partecipazione pro-attiva dello
stabilimento nel miglioramento delle performance ambientali, stimolando così soluzioni
più creative, eliminando l’approccio di tipo “Command and control” tipico dei precedenti
tentativi di protezione ambientale. I sistemi di gestione ambientale hanno, in accordo con
l’evoluzione della legislazione, lo scopo di instaurare all’interno degli stabilimenti delle
procedure chiare, volte al miglioramento della prestazione ambientale delle attività svolte.
L’indirizzo programmato per il futuro, l'impossibilità di esercitare controlli ambientali su
vasta scala, la sostanziale inefficacia di un approccio basato sul solo controllo, hanno
condotto alla promozione di strategie basate sulla gestione ambientale efficace dei siti e
sulla progressiva responsabilizzazione del produttore ("product stewardship") nei
confronti degli effetti ambientali legati all'intero ciclo di vita del proprio prodotto.
La domanda verso un ambiente protetto impone l’adeguamento, è inevitabile per
ridurre i costi ed aumentare la competività, farsi spazio nel sistema mercato rispondendo
con un sistema gestionale ambientalmente sostenibile.
Rapporto sulle imprese balneari 2007 137
CAP VI
CONSIDERAZIONI FINALI66
1. Il ruolo dei “bagni” nei confronti dei cambiamenti in atto
Le attività collegate al governo del mare e alla gestione degli arenili sono sempre state
caratterizzate da un’eccessiva parcellizzazione degli interventi associata ad una elevata
frammentarietà delle iniziative private.
I processi di controllo sulle acque di balneazione spesso non riescono a sincronizzarsi
con i monitoraggi ambientali, le politiche a favore dell’attività di pesca contrastano quelle
di protezione del mare, le attività estrattive e l’utilizzazione della fascia costiera
determinano non pochi problemi di compatibilità ambientale e la costruzione di porti e
porticcioli favorisce erosioni e ripascimenti.
Particolarmente in alcune aree, anni di abusi e di appropriazioni indebite hanno
segnato negativamente la gestione degli spazi e impedito alle poche iniziative di buona
governance di emergere, provocando forme di inquinamento sia marino che costiero, che
di fatto hanno portato ad una riduzione delle potenzialità competitive, non sempre
immediatamente percepita dai policy makers.
Per i problemi indicati la gestione del demanio marittimo e costiero è oggetto di una
forte tensione, con difficoltà anche nella valutazione della dimensione di certi fenomeni,
per la individuazione delle politiche sostenibili e per la presa d’atto delle modalità con le
quali i sistemi locali si articolano in rapporto alle altre componenti dell’offerta.
Proprio per cercare di superare queste difficoltà l’indagine svolta ha cercato sempre di
vedere con una ottica d’insieme l’attività delle imprese in rapporto al ruolo delle istituzioni.
Le analisi effettuate negli ultimi anni dimostrano come non abbia più senso parlare di
turismo balneare come voce di sintesi che individua un comparto e come, invece, si
debba parlare più propriamente dei turismi del mare, come fenomeno complesso
costituito da tanti submercati, per ognuno dei quali valgono definizioni categoriali e regole
diverse: così accanto al mercato balneare tradizionale si collocano, il segmento
croceristico, quello dei charter nautici, la nautica da diporto, il surfing, il pescaturismo, il
diving, il turismo nelle isole minori. Tale classificazione rende necessaria una
riarticolazione del sistema di classificazione delle destinazioni balneari e del comparto
allargato nel quale generalmente si inseriscono anche le aree lacuali.
Quale scenario futuro quindi per le imprese del settore alle prese, come parte attiva, di
un mercato così variegato ed articolato?
Una strategia di reazione da mettere in campo è sicuramente la capacità di rispondere
alle diverse domande con un sistema di servizi adeguato, caratterizzato da aspetti che
possono essere compresenti ma anche alternativi, come il benessere, il fitness, le tipicità,
la tranquillità, le attività per bambini e ragazzi, i divertimenti, la gastronomia tipica e gli
sport, la vita sul mare integrata e quella sulla spiaggia; si vuole proporre un prodotto
Capitolo a cura di Emilio Becheri
138 Conclusioni finali
articolato secondo diversi mercati, a condizione che questi siano fra loro compatibili.
Secondo quanto documentato dall’indagine campionaria effettuata occorre prestare
attenzione all’evoluzione della clientela, composta non solo dai tradizionali turisti
pernottanti, ma anche, e in numero sempre più rilevante, da escursionisti, da residenti,
da visitatori giornalieri delle aree limitrofe con un raggio di estensione che può essere
anche molto ampio, da fruitori di week end e short break, da stranieri che abbinano il
soggiorno balneare alla visita alle città d’arte. In alcune località i clienti tradizionali
rappresentano addirittura la minoranza dei fruitori. Da notare che per i residenti, che
spesso affittano il loro posto per tutta la stagione, nei mesi estivi sempre più lo
stabilimento balneare sostituisce la piazza, il bar e la palestra, spazio e svago da vivere
anche nel tempo libero dal lavoro quotidiano. Tutte queste categorie di utenti necessitano
di servizi ad hoc, e tutti sono disposti a spendere qualcosa di più a fronte della certezza,
della affidabilità e della qualità del servizio.
Nel frattempo, in modo autonomo, si è sviluppata anche una nuova, per ora latente
concorrenza, determinata dalla diffusione dei grandi centri benessere e/o fitness, ormai
presenti, oltre che nelle località termali, anche in tutte le grandi città o nei loro dintorni,
con grandi piscine facili da raggiungere e minori problemi in termini di traffico e di tempo
virtuale dedicato al trasporto.
Certo il mare resta un’altra cosa e un altro prodotto.
2. Il dibattito sull’accesso alla battigia
Negli ultimi anni si è sviluppato un ampio dibattito sugli stabilimenti balneari, perché la
Legge finanziaria 2004 aveva previsto inizialmente forti aumenti dei canoni demaniali.
Tale legge prevedeva un aumento indiscriminato dei canoni demaniali del 300% che,
oltre a creare in linea generale un aggravio considerevole a tutto il comparto, avrebbe
messo praticamente fuori mercato il “25-30% dei concessionari a causa di canoni
economicamente insostenibili. La Finanziaria 2007 ha cancellato l'aumento del 300%,
introducendo un sistema di calcolo per quanto riguarda le “pertinenze demaniali”, cioè le
strutture in muratura incamerate dallo Stato, che tende ad avvicinare il canone all'affitto a
libero mercato. Gli operatori ritengono che, in non pochi casi, gli aumenti possano
superare il 1000%, con la conseguenza che anche in questo caso circa un quarto delle
imprese si troverà di fronte ad oneri non sostenibili.
Occorrerà trovare riequilibri che consentano canoni tali da garantire un maggior gettito
senza determinare situazioni economiche fuori controllo.
Come conseguenza della Legge finanziaria 2007, si è molto discusso anche sulla
questione dell’accesso agli arenili e sugli impedimenti che da tale punto di vista la
presenza dei bagni privati determinerebbe, citando le esperienze di altri paesi
mediterranei.
Rimandiamo a quanto detto nella introduzione a questo rapporto, quando è stato
evidenziato il grande ruolo storico che gli stabilimenti balneari hanno avuto come valore
aggiunto del turismo nazionale.
Un breve raffronto con gli altri paesi mediterranei prova, analogamente a quanto
storicamente si è verificato in Italia, che le spiagge libere sono maggiormente presenti
Rapporto sulle imprese balneari 2007 139
ove minore è stata la colonizzazione turistica delle località e che le diversità sono spesso
più apparenti che reali.
Così in Spagna con quasi 5.000 km di costa le spiagge sono libere ma nelle località più
turisticizzate spesso la gestione degli arenili è associata a quella degli esercizi ricettivi ed
esistono molte spiagge attrezzate con servizi a pagamento per ombrellone, sdraio,
parcheggio e spogliatoio.
In Francia, con poco più di 5.700 km di coste atlantiche e mediterranee, le spiagge
delle principali località balneari vedono la presenza di molti stabilimenti balneari, ma sono
presenti anche molte grandi spiagge libere con servizio di doccia. Una caratteristica del
Sud della Francia è anche la presenza di diverse spiagge naturistiche.
I più di 15.000 km di costa della Grecia consentono di trovare molte spiagge libere, ma
sono in notevole aumento gli “stabilimenti” che offrono servizi igienici, di ristoro e servizi
da spiaggia quali lettini e ombrelloni, che ovviamente comportano un costo di soggiorno.
A proposito della Grecia, tuttavia, non si può non ricordare il caso del Sindaco di
Ellinikon, riportato anche da alcuni giornali italiani, che ha protestato duramente perché le
recinzioni delle costruzioni di privati cittadini non consentono l’accesso al mare agli altri
residenti ed ai turisti della zona. Ellinikon è un comune di circa 14.000 abitanti nei dintorni
di Atene, ove è collocato l’omonimo aeroporto internazionale,
Pure in Croazia le spiagge sono per la maggior parte libere, anche se sono in aumento
gli stabilimenti balneari e se diversi alberghi gestisono in proprio l’arenile prospiciente.
Le spiagge della Riva Sud del Mediterraneo generalmente sono libere oppure gestite
dagli esercizi ricettivi (alberghi e resort) di fronte ai quali si collocano. Non esiste,
comunque, un principio di esclusività della loro fruizione; generalmente si consiglia di non
frequentare luoghi isolati.
Da notare che nei paesi indicati non è possibile trovare una indicazione relativa al
numero degli stabilimenti balneari, proprio perché la gestione dei servizi è spesso
associata ad altre attività come quella della ricettività e di ristorazione.
In Italia la presenza degli stabilimenti balneari, particolarmente nelle aree marine più
note, è molto rilevante nel Centro Nord, meno nel Mezzogiorno. Il Ministero della Salute
nella sua ultima indagine relativa al 2005 rileva 7.374 km di costa marina (che salgono a
oltre 8.000 se si includono anche le acque interne), dei quali 5.018 (68,2%) balneabili.
L’inquinamento, nel 2005, riguardava il 5,7% delle coste nazionali con un massimo del
17,8% in Campania e del 13,4% nel Lazio, ed un minimo in Friuli V. G., dove non è stato
rilevato inquinamento, e in Toscana (1,2%). Non sono considerate le coste lacuali e
fluviali.
Sono presenti circa 13.000 stabilimenti balneari, con una organizzazione territoriale
differenziata. La loro rete è molto diffusa in regioni quali l’Emilia Romagna la Liguria e la
Toscana che insieme rappresentano quasi il 40% del totale degli stabilimenti, mentre in
altre realtà come il Veneto la gestione è spesso pertinenza di altre attività, ed in
particolare di quelle alberghiere, dei campeggi e dei villaggi turistici, come è ben spiegato
nella precedente edizione (2002) di questo rapporto.
Un fenomeno che si è sviluppato negli ultimi anni, a seguito del passaggio delle
competenze alle regioni, con la successiva delega dell’operatività ai comuni, è quello
delle spiagge libere attrezzate, generalmente con affidamento della gestione da parte
140 Conclusioni finali
delle amministrazioni comunali a cooperative ed associazioni. Tuttavia in quasi tutti i casi
sono gratuiti solo alcuni servizi essenziali quali l’ingresso, l’assistenza-salvataggio, la
pulizia della spiaggia e i servizi igienici, mentre tutti gli altri (ombrelloni, sdraio ecc.) sono
a pagamento. Appare logico che se si evidenzia il fatto che l’ingresso è gratuito, si
riconosce implicitamente che in altri casi può essere a pagamento.
La Finanziaria 2007 ha introdotto alcune misure a favore della liberalizzazione
dell’accesso alle spiagge ed alla battigia.
In particolare con il comma “e” dell’art. 251 della L. 296/2006 è fatto “obbligo ai titolari
di concessioni di consentire il libero gratuito accesso e transito per il raggiungimento
della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine della
balneazione”.
Facendo riferimento a tale provvedimento, iscritti ad associazioni dei consumatori si
sono recati in gruppo presso alcuni stabilimenti, in particolare in Liguria, per potere
accedere alla battigia e potere effettuare un bagno, determinando la reazione del gestore
che non l’ha concesso, e attivando polemiche sui principali quotidiani.
Si tratta di esasperazioni spesso provocatorie, perché in molte località italiane esistono
spiagge libere nei pressi degli stabilimenti, che consentono l’accesso a tutti e perché di
fatto il transito per raggiungere la battigia è quasi sempre stato ammesso come servitù di
passaggio, così come la possibilità di prendere il sole o di fare un bagno, ovviamente
senza il godimento degli servizi collaterali.
Può essere più problematico il caso dell’accesso in alcune spiagge la gestione delle
quali è riconducibile a quella degli esercizi ricettivi, ma di fatto non ha mai rappresentato
un problema.
Le regioni, peraltro, solo in alcuni casi regolamentano in modo esplicito le modalità di
accesso alla spiaggia. La Puglia, prevede un tetto del 40% per l’affidamento della
gestione del demanio marittimo ai privati, con accesso libero al mare ogni 150 metri e
transito libero e gratuito dagli stabilimenti. Anche la Sardegna sta introducendo analoghi
limiti ed ha introdotto misure restrittive che porteranno la percentuale di litorale demaniale
affidabile alla gestione dei privati dal 35% al 25%. In generale valgono usi e costumi
locali che consentono, ed in alcuni casi tollerano, l’accesso libero alla spiaggia. I gestori,
peraltro, sono ben consapevoli che la presenza di altri soggetti, a condizione che non
esercitino una modalità di soggiorno dannosa per gli altri clienti, può portare alla fruizione
di altri servizi remunerativi, come ad esempio bar e ristorazione.
Pare opportuno rilevare anche come l’atteggiamento di alcune inchieste realizzate in
proposito sia stato pregiudiziale, con la finalità di volere andare per forza a trovare i pochi
casi negativi per poi generalizzarli. In realtà le proteste delle associazioni dei consumatori
hanno avuto effetto molto ridotto ed hanno coinvolto poche persone, perché di fatto il
fenomeno non è sentito come un problema dalla popolazione che in gran parte ha un
atteggiamento favorevole e fruisce dei “bagni”.
Altra polemica è quella che si è sviluppata a proposito del prezzo dei servizi degli
stabilimenti balneari. Si è parlato di aumenti intorno al 15-20%. L’aumento medio che è
stato rilevato secondo una obiettiva indagine Trademark relativa alla stagione estiva
2007 rispetto a quella del 2006, è del 3,2%., differenziato per Sud (5,35), Nord (1,4%) e
Centro (2,7%). Il Maggiore aumento rilevato per il Mezzogiorno si spiega anche con i più
Rapporto sulle imprese balneari 2007 141
bassi livelli di prezzo praticati.
Come si ricorda nella indagine Trademark, alla quale si rimanda, “dal 1997 le spiagge
italiane sono in un regime di liberalizzazione dei prezzi e si limitano a dichiarare una
tariffa minima ed una massima ad inizio stagione. Nella pratica, quindi, nella stessa
località i prezzi di lettini, sedie a sdraio, ombrelloni e cabine possono risultare molto
differenti da stabilimento a stabilimento e cambiare in base alla localizzazione (centrale o
periferica), alla prossimità dell'acqua (fila), ai servizi messi a disposizione, talvolta
compresi e talvolta opzionali per il cliente” e anche a seconda del periodo stagionale di
riferimento.
In termini relativi i prezzi in alta stagione arrivano ad essere, in alcune località, pari a
2,3 volte quelli della bassa stagione. In generale, tuttavia, il differenziale è di circa il 20%;
alcuni stabilimenti balneari delle località più note non praticano prezzi differenziati. Un
servizio di ombrellone con due lettini o sedie a sdraio va da un minimo di 7/8 euro al
giorno in bassa stagione in Calabria ed in Puglia, ad un massimo di circa 25 euro nelle
regioni del Centro Nord, fatti salvi alcuni bagni esclusivi del Lido di Venezia e della
Versilia Toscana per i quali si raggiungono anche i 50 euro. In media il soggiorno
giornaliero in bassa stagione si attesta intorno ai 16 euro al giorno ed in alta intorno ai 19
euro. Nell’area adriatica i rispettivi valori sono più bassi della media nazionale di circa il
20%; in quella tirrenica risultano superiori di più del 20%.
Per gli affitti settimanali il prezzo giornaliero si riduce, in media nazionale, di circa il
15%, in modo più accentuata per l’area adriatica rispetto a quella tirrenica.
3. Le tendenze attuali
Secondo la percezione della quasi totalità degli operatori fra le nuove tendenze in atto
nella clientela stanno assumendo una valenza sempre più significativa i soggiorni più
brevi, un generalizzato anticipo nell’apertura della stagione, le prenotazione sempre più a
ridosso del momento della partenza, che diventano propriamente last minute nelle aree
più mature, l’aumento dell’età media dei fruitori, attribuibile alla concorrenza di altre
spiagge mediterranee per le fasce più giovani di età, una sempre maggiore attenzione ai
costi, la richiesta di servizi aggiuntivi, quali, appunto il fitness, attività di intrattenimento e
di divertimento e la ristorazione, a condizione che siano di qualità. Altre attività ritenute
decisive a livello di gruppo di imprese locali e di rete sono la capacità di organizzare
eventi locali e di promuovere il territorio circostante.
Alcune delle tendenze indicate, peraltro, valgono in generale per tutto il comparto
vacanziero.
Per rispondere a queste nuove esigenze le imprese turistico-balneari debbono rendersi
conto, e far valere nei confronti delle istituzioni, il fatto che da un lato sono una rete
diffusa su tutto il territorio nazionale come offerta di base, dall’altro sono parte essenziale
delle filiere dell’ospitalità locale, con un loro ruolo di sintesi nel quale confluiscono le altre
attività. Questo ruolo non è mai stato valorizzato in modo adeguato perché spesso, a
livello percettivo, vi è stato una latente subordinazione rispetto alle attività ricettive e di
intermediazione commerciale. Sono quasi sempre stati gli alberghi a consigliare o a
proporre direttamente lo stabilimento nel quale vivere la propria vacanza, poche volte si è
142 Conclusioni finali
verificato il contrario.
Una prova del livello di integrazione in atto fra le varie componenti della filiera è data
dal fatto che attualmente il 58% degli operatori dichiara di intrattenere rapporti
commerciali con le strutture ricettive, in buona parte attraverso un semplice rapporto di
convenzione. La situazione appare, tuttavia, differenziata a livello territoriale, perché
l’attività di collaborazione con le altre componenti della filiera è molto più sviluppata nel
Nord e nel Centro rispetto al Mezzogiorno.
A tal proposito non va dimenticato che l’universo delle strutture è composto per circa il
75% da microimprese, nella forma di società di persone o ditte individuali. Non poteva
che essere così vista la dimensione complessiva dell’attività e la sua strutturale
stagionalità. Si può affermare che la microimpresa è stata funzionale alla presenza
diffusiva dell’attività, integrandosi con altre aziende quali gli alberghi e con la presenza
diffusa dei turisti in abitazioni per vacanza.
Le numerose microimprese, ovviamente, necessitano anche di investimenti ridotti
rispetto a quelli di altre attività turistiche, ma di forte impegno per gli operatori del
comparto. Ai mezzi finanziari va aggiunto anche l’impegno continuo, praticamente senza
orario di lavoro, degli esercenti e dei familiari. Spesso questo capitale “immateriale” ha un
peso maggiore del capitale finanziario richiesto per l’avvio e la gestione delle attività.
Altro aspetto da considerare è il fatto che il meccanismo delle concessioni porta ad
investire su terreni non di proprietà e quindi a dovere garantire il sistema creditizio con
altri mezzi propri oltre che con il patrimonio d’impresa.
La commistione con altri capitali e con altre competenze è un fatto strutturale del
sistema dei “bagni”.
In termini qualitativi gli attuali investimenti finanziari effettuati dagli operatori per il
decollo economico delle attività sono principalmente rivolti al benessere ed alle attività di
intrattenimento e relax. In alcune aree, da alberghi e stabilimenti, sono state realizzate
delle piscine, seguendo una tendenza della quale si è molto discusso nella seconda metà
degli anni ottanta e che da allora ha trovato sviluppo. Si è teorizzata la necessità di
creare una fascia di piscine parallela al litorale. Questa scelta, in alcune zone come ad
esempio la Costa romagnola, ha trovato motivazione, e spesso anche un pretesto, nella
critica qualità delle acque marine.
Una tendenza degli ultimi anni ancora in fase di forte espansione è verso la attivazione
all’interno dei “bagni” di microcentri di wellness, sia attivo (fitness, acquagym, ecc.) che
passivo (fanghi, maschere, massaggi curativi).
Risultano ancora ridotti, ma in fase di espansione, gli investimenti in nuove tecnologie,
indirizzati principalmente alla realizzazione di siti web. La gran parte dell’attività è ancora
fondata sulla clientela fidelizzata, che nelle fasce più mature e consolidate raggiunge il
60%, ed il passa parola. In tal senso esiste un forte gap con le altre attività turistiche ove
internet si è sviluppata addirittura prima di quanto è avvenuto in molti altri comparti
produttivi; è in atto, comunque, una accelerazione della informatizzazione, fenomeno
che, peraltro, non implica notevoli investimenti.
Come tendenza strutturale continuano gli investimenti per fare fronte all’erosione
delle coste e al depauperamento degli arenili secondo varie formule, compreso il
ripascimento diretto delle spiagge. I fenomeni di erosione e di cattiva gestione delle coste
Rapporto sulle imprese balneari 2007 143
introducono notevoli diseconomie nell’attività degli operatori.
Su questo punto è bene essere molto chiari: gli operatori sono ben consapevoli che la
maggiore parte del tempo vivo di vacanza da parte dei beach (sand) users,
particolarmente dalle famiglie, è passata proprio all’interno degli stabilimenti balneari.
Sono i primi, perciò, a pretendere rigidi limiti di sostenibilità ambientale e per questo
motivo hanno preso parte attiva in diversi interventi tesi a preservare gli arenili, favorendo
politiche environmental friendly.
Nel senso indicato una caratteristica fondamentale, risultante dagli esempi proposti
nell’indagine effettuata, mostra come i sistemi di gestione adottati non siano prescrittivi,
cioè non specifichino come il miglioramento debba essere ottenuto, ma forniscano un
insieme di procedure per la partecipazione pro-attiva dello stabilimento al miglioramento
delle performance ambientali, stimolando soluzioni originali a misura delle singole realtà
ed eliminando l’approccio di tipo “command and control” tipico dei precedenti tentativi di
protezione ambientale.
Attualmente i sistemi di gestione, in accordo con l’evoluzione della legislazione,
hanno lo scopo di instaurare all’interno degli stabilimenti delle procedure chiare, volte al
miglioramento della prestazione ambientale delle attività svolte.
Altro aspetto gestionale critico è dato dal fatto che, nonostante la consapevolezza della
necessità di limiti ancora più ristretti di quelli ispirati alla pura sostenibilità, risultano
piuttosto rare le politiche di “energy saving” adottate.
Per quanto riguarda l’economia del comparto, spese a parte, il bilancio appare positivo,
come provano la quota dei consumi interni ed il valore aggiunto attivati.
Tuttavia, passando dalle valutazioni congiunturali a quelle tendenziali, anche il
comparto degli stabilimenti balneari sembra essere caratterizzato da una malattia
congenita, collegata alla difficile integrazione fra l’attività delle istituzioni e quella degli
operatori, in analogia con quanto avviene per altri comparti del turismo. Basti pensare
agli strumenti di programmazione pensati nel tempo, spesso implementati a favore di
aree costiere, che raramente hanno raggiunto i livelli di efficacia auspicati: comprensori
degli anni Sessanta e Settanta, consorzi negli anni Ottanta e Novanta, PIT, Accordi di
programma ecc. negli anni duemila.
Altri esempi provano la mancanza di integrazione fra mercato delle imprese (mercato
reale) e l’attività delle istituzioni (mercato immaginario), con la ideazione di una
molteplicità di mostre e manifestazioni che raramente hanno una vera efficacia
promozionale, con l’accettazione della situazione in atto senza la proposta di attività
innovative, con la frammentazione delle competenze e la disomogeneità delle legislazioni
regionali, con il mancato riconoscimento del ruolo strategico del comparto degli
stabilimenti balneari, forse perché meno capitalizzato di altri.
È a causa di tale atteggiamento di fondo che le politiche pensate restano parcellizzate,
con la conseguenza che le singole destinazioni turistiche costituiscono “diamanti solitari”
che competono con le altre destinazioni mediterranee, comprese quelle presenti sul
territorio italiano, con una ridotta capacità di penetrazione sul mercato.
È necessario sapere estendere la grande valenza delle destinazioni di eccellenza
presenti alle altre, creando un sistema a rete capace di presentare un “collier” con forte
efficacia promozionale, facendo anche riferimento alle macroaree nelle quali
144 Conclusioni finali
tradizionalmente si suddivide l’Italia e puntando su alcuni progetti in fieri che potrebbero
determinare un salto di consapevolezza e di qualità, come ad esempio il progetto South
Italy, che vuol creare politiche comuni e creare un marchio sostanziale per un’area che è
comunque poco valorizzata rispetto alle sue grandi potenzialità.
Altra grande difficoltà è data dal vincolo della stagionalità, perché dipendente in primo
luogo dal clima e dalla organizzazione delle attività produttive e dall’assenza di un
programma mirato di coordinamento tra governo, imprese e gestione integrata dei traffici
turistico-commerciali. Lo sviluppo di poltiche low cost, collegate alle destinazioni balneari,
associata all’interesse da parte delle imprese a proporre attività alternative (non solo
mare) può rappresentare un percorso da seguire.
L’interesse da parte dei gestori delle imprese balneari a tenere aperto nei mesi
invernali appare fondamentale; si ricordi, a proposito, che nella quasi generalità delle
località balneari durante il periodo non estivo rimangono aperti circa un quarto degli
esercizi alberghieri, mentre chiudono tutte le strutture del plein air e tutti gli stabilimenti
balneari.
In positivo è da valutare la tendenza, che per ora si manifesta nel Centro Nord, e in
particolare nelle località balneari di maggior prestigio e più organizzate come ad esempio
la Costiera Romagnola e la Versilia, a trasformare le aperture stagionali in annuali anche
per le possibilità che derivano dall’ampliamento delle tipologie turistiche possibili.
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Faita 2002