Bricherasio Sala Polivalente Sabato 18.IX.2010 ore 21 Orchestra I Pomeriggi Musicali Carlo Tenan direttore Markus Placci violino Barbara Massaro soprano Elena Caccamo mezzosoprano Federica Falasconi organo MITO SettembreMusica Quarta edizione È un progetto di Realizzato da Con il sostegno di I Partner del Festival partner istituzionale Sponsor Media partner Sponsor tecnici Il Festival MITO compensa le emissioni di CO2 tramite il rimboschimento di aree verdi cittadine a Torino e attraverso progetti di riduzione dei gas serra realizzati in paesi in via di sviluppo. con la creazione e tutela di foreste in crescita nel Parco Rio Vallone in Provincia di Milano, e in Madagascar. Samuel Barber (1910-1981) Adagio per archi op. 11 Concerto per violino e orchestra op. 14 Allegro Andante Presto in moto perpetuo Johann Sebastian Bach (1685-1750) Tilge, Höchster, meine Sünden per soli e orchestra BWV 1083 dallo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi Orchestra I Pomeriggi Musicali Carlo Tenan, direttore Markus Placci, violino Barbara Massaro, soprano Elena Caccamo, mezzosoprano Federica Falasconi, organo Con il sostegno di Regione Piemonte In collaborazione con Fondazione I Pomeriggi Musicali Comune di Bricherasio Associazione Musica Insieme Videoimpaginazione e stampa • la fotocomposizione - Torino 1 Tilge, Höchster, meine Sünden, deinen Eifer laß verschwinden, laß mich deine Huld erfreun. 2 Ist mein Herz in Missetate, und in große Schuld geraten, wasch es selber, mach es rein. 3 Missetaten, die mich drükken, muß ich mir itzt selbst aufrükken, Vater, ich bin nicht gerecht. 4 Dich erzürnt mein Tun und Lassen, meinen Wandel mußt du hassen, weil die Sünde mich geschwächt. 5 Wer wird seine Schuld verneinen oder gar gerecht erscheinen? Ich bin doch ein Sündenknecht. Wer wird, Herr, dein Urteil mindern oder deinen Ausspruch hindern? Du bist recht, dein Wort ist recht. 6 Sieh! ich bin in Sünd empfangen, Sünde wurden ja begangen da, wo ich gezeuget ward. 7 Sieh, du willst die Wahrheit haben, die geheimen Weisheitsgaben, hast du selbst mir offenbart. 8 Wasche mich doch rein von Sünden, daß kein Makel mehr zu finden, wenn der Isop mich besprengt. 9 Laß mich Freud und Wonne spüren, daß die Beine triumphieren, da dein Kreuz mich hart gedrängt. 1 Cancella, Altissimo, i miei peccati, fa’ che sparisca il tuo sdegno, fammi godere della tua clemenza. 2 Se il mio cuore è caduto in errore e in gravi colpe, lavalo tu, purificalo. 3 Dell’errore che mi opprime solo me devo incolpare, Padre, io non sono giusto. 4 La mia condotta ti smuove a sdegno, la mia vita devi odiare, perché mi rende debole il peccato. 5 E chi potrà negare la sua colpa O apparire giusto? Io sono schiavo del peccato. Signore, chi potrebbe menomare un tuo giudizio o contrastare una tua sentenza? Tu sei giusto, la tua parola è giusta. 6 Son stato concepito nel peccato, il peccato fu commesso dove io fui generato. 7 Tu vuoi la verità, per questo mi hai donato e mi hai manifestato il sapere segreto. 8 E allora lavami, purificami dal peccato, che non resti più una macchia su me asperso con l’issopo. 9 Fa’ che io provi gioia ed estasi, che in me esultino le membra che la tua croce ha schiacciato. 10 Schaue nicht auf meine Sünden, tilge sie, laß sie verschwinden, Geist und Herze mache neu. Stoß mich nicht von deinen Augen, und soll fort mein Wandel taugen, o, so steh dein Geist mir bei. Gib, o Höchster, Trost ins Herze, heile wieder nach dem Schmerze, es enthalte mich dein Geist. Denn ich will die Sünder lehren, daß sie sich zu dir bekehren und nicht tun, was Sünde heißt. Laß, o Tilger meiner Sünden, alle Blutschuld gar verschwinden, daß mein Loblied, Herr, dich ehrt. 11 Öffne Lippen, Mund und Seele, daß ich deinen Ruhm erzähle, der alleine dir gehört. 12 Denn du willst kein Opfer haben, sonsten brächt ich meine Gaben; Rauch und Brand gefällt dir nicht. Herz und Geist, voll Angst und Grämen, wirst du, Höchster, nicht beschämen, weil dir das dein Herze bricht. 13 Laß dein Zion Blühend dauern, baue die verfallnen Mauern, alsdann Opfern wir erfreut. Alsdann soll dein Ruhm erschallen, alsdann werden dir gefalle Opfer der Gerechtigkeit. 14 Amen. 10 Non guardare ai miei peccati, cancellali, aboliscili, rinnova cuore e spirito. Non cacciarmi dal tuo sguardo, e se la mia condotta resta buona, il tuo spirito resti con me. Conforta, Altissimo, il mio cuore, risanalo dopo il dolore, nel tuo spirito mi accogli. Ciò che voglio è che i peccatori imparino, che si volgano a te, e smettano di commettere peccato. Tu che abolisci tutti i miei peccati, e cancelli ogni crimine di sangue, ti glorifichi il mio canto, Signore. 11 Labbra, bocca e cuore aprimi, perché io narri la tua gloria, che soltanto a te è dovuta. 12 Se da me accettassi offerte, ti avrei recato i miei doni; fumo e fuoco non li vuoi. Ma non disdegnerai, Altissimo, un cuore e uno spirito angosciati e straziati, perché toccano il tuo cuore. 13 Fa’ che Sion fiorisca ancora, rialza le mura cadute, sì che noi, rinfrancati, ti portiamo ancora offerte. Allora la tua gloria risuonerà nei canti, allora torneranno a esserti graditi i sacrifici offerti con giustizia. 14 Amen. mericano di nascita, Samuel Barber fu musicista assai vicino alla tradizione A europea. A differenza dei compositori statunitensi della sua generazione – Aaron Copland e Leonard Bernstein, per citare i più noti – raramente consente a elementi provenienti dal mondo del jazz o della musica popolare di contaminare i propri lavori. Cifra stilistica della sua produzione è piuttosto uno spontaneo lirismo forgiato con gli strumenti della scrittura vocale. D’altra parte Barber avviò in gioventù una carriera di cantante, della quale abbiamo alcune testimonianze discografiche, e il suo catalogo comprende un numero sterminato di songs. Appare dunque naturale che questa inclinazione alla vocalità abbia influito anche sulle opere strumentali. Altrettanto radicati sono l’ancoraggio al linguaggio tonale e l’adozione delle forme classiche della musica colta europea. Peculiarità che si ritrovano senza eccezione nel brano che ha dato celebrità al compositore, l’Adagio per archi (1938), adattamento a cinque parti del secondo movimento del Quartetto in si minore op. 11 (1936): di una composizione, dunque, che si rifà all’archetipo formale della tradizione europea. Commovente cantabilità e struggente intensità convivono in mirabile equilibrio. Principio organizzatore del materiale musicale è il senso di continuità, l’assenza di interruzioni e di improvvisi scarti stilistici che consente al canto degli archi di fluire dall’inizio alla fine in un unico afflato. Si va così a determinare un arco emozionale che prende il pubblico per mano e lo conduce all’apice sonoro attraverso un climax per riportarlo progressivamente alla quiete iniziale. Dalla prima esecuzione avvenuta sotto la bacchetta di Toscanini, che scelse personalmente di inserire il brano nella stagione concertistica della NBC, l’Adagio ha conosciuto un successo ininterrotto di cui sono prova i numerosi adattamenti (fra i quali uno per mano dello stesso autore, che ne trasse un Agnus Dei per coro), ma soprattutto l’appartenenza a quella ristretta cerchia di brani di musica colta che possono vantare una salda fortuna popolare. Eseguito in occasione delle cerimonie funebri di celebrità quali Einstein e Kennedy, l’Adagio di Barber è stato ben presto adottato dal mondo cinematografico, in pellicole del calibro di The Elephant Man di David Lynch e Platoon di Oliver Stone, e perfino in un episodio della serie The Simpsons, il cartoon che ritrae satiricamente la società contemporanea: quale miglior prova della penetrazione nell’immaginario collettivo? Il Concerto per violino op. 14 non si allontana molto dalle considerazioni stilistiche sin qui esposte, se lo stesso Barber lo descrive come un pezzo «lirico e di carattere piuttosto intimo». Il riferimento vale in particolare per i primi due movimenti di ascendenza tardo ottocentesca, nei quali l’elegiaca cantabilità è elemento comune al primo tema dell’Allegro in forma-sonata e al tema principale dell’Andante tripartito (ABA’). Il compositore non rinuncia tuttavia a calcolati effetti di contrasto. Così il secondo tema del primo movimento strizza l’occhio a quella musica folclorica che raramente fa capolino nell’universo creativo di Barber, mentre la sezione centrale del secondo movimento propone un andamento rapsodico. È però il terzo movimento a staccarsi con forza da quanto lo precede. Alla limpidezza melodica si sostituisce la spigolosità dei ritmi sincopati, alla pervasiva consonanza armonica succede il ricorso a stridenti dissonanze. Barber abbandona insomma i riferimenti linguistici della tradizione in favore di un approccio più attuale che non disdegna la lezione di Stravinsky. La stessa scrittura del solista non sfrutta appieno le capacità liriche dello strumento, puntando invece in direzione del virtuosismo spinto, attraverso un interminabile perpetuum mobile che impegna il violino ininterrottamente per oltre cento battute. Proprio le difficoltà tecniche presentate dal Presto in moto perpetuo sarebbero state alla base del rifiuto della partitura da parte di chi l’aveva commissionata, l’industriale Samuel Fels. La richiesta era stata fatta per il figlio adottivo, il violinista Iso Briselli, che giudicò ineseguibile l’ultimo movimento. Venne allora ingaggiato un altro violinista, Herbert Baumel, che dimostrò l’assoluta fattibilità dell’esecuzione. La vicenda si chiuse con il pagamento della commissione da parte di Fels e l’affidamento della “prima” a un altro virtuoso. Il 7 febbraio 1941 Eugene Ormandy diresse il concerto alla testa della Philadelphia Orchestra; al violino, Albert Spalding. Si è detto che l’Adagio per archi di Barber altro non è che la rielaborazione di una composizione precedente. La ripresa di lavori preesistenti è una costante nella storia della musica e può presentarsi sotto forma di trascrizioni, variazioni, parafrasi, parodie, nuove orchestrazioni, arrangiamenti. In questo specifico ambito contributi assai significativi vennero certamente dall’officina di Johann Sebastian Bach. Il grande compositore rielaborò opere proprie e altrui, instaurando un fecondo rapporto con la produzione italiana. Sono ancora oggi molto noti gli adattamenti di concerti veneziani di autori come Benedetto Marcello, suo fratello Alessandro e Antonio Vivaldi. Meno conosciuta è invece la parodia dello Stabat Mater di Pergolesi, forse la più celebre pagina sacra nata in Italia. Non conosciamo le circostanze che portarono il grande Bach a occuparsi di questo lavoro (siamo alla metà degli anni Quaranta del Settecento), ma è ipotizzabile che la rielaborazione fosse frutto di una commissione, forse proveniente da Dresda, città molto attenta a quanto avveniva in Italia, oppure fosse dovuta all’attività didattica del compositore e, pertanto, destinata ai suoi allievi. Bach sostituì la sequenza in latino di Jacopone da Todi con un testo tedesco, Tilge, Höchster, meine Sünden, sarebbe a dire la versione poetica del Salmo 51 (il Miserere). Ciò determinò naturalmente la necessità di adattare le parti vocali alle nuove parole, ma Bach non rinunciò a mettere mano anche alle parti strumentali. Lo Stabat pergolesiano venne composto all’insegna del moderno stile concertante, pendant sacro dell’espressione affettiva di cui si nutriva il coevo teatro d’opera. Il brano fu anzi appositamente concepito per sostituire il superato Stabat Mater di Alessandro Scarlatti, che dello stile severo faceva il proprio marchio. Al fine di coinvolgere emotivamente il fedele, Pergolesi guarda dunque al mondo dell’opera, scelta che comporta una semplificazione della scrittura musicale in generale e di quella strumentale, condotta per lo più a due o a tre parti, in particolare. Bach ribalta questo approccio infittendo l’intreccio contrappuntistico grazie a un accurato lavoro sulla parte della viola. Ciò è sintomo di un ritorno allo stylus antiquus di Scarlatti per attualizzare il quale era nato il brano di Pergolesi e dice molto sulle idee bachiane in proposito. L’innovazione più evidente apportata dal compositore tedesco è però un’altra. La parte conclusiva del testo dello Stabat e quella del salmo hanno contenuti affatto differenti: l’uno termina con l’invocazione del credente che affida a Maria la propria anima nel momento della morte, l’altro si conclude con la glorificazione di Dio. Per meglio rispondere al messaggio testuale, Bach inverte l’ordine dei due ultimi numeri di Pergolesi e sceglie di intonare l’Amen finale non in fa minore, come nell’originale, bensì in fa maggiore. Federico Fornoni L’Orchestra I Pomeriggi Musicali nacque nell’immediato secondo dopoguerra in una Milano tutta presa dal fervore della ricostruzione: fu il frutto dell’incontro tra due uomini d’eccezione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo. Il primo pensava a una formazione da camera con cui eseguire il repertorio classico, il secondo a un’orchestra in grande stile che sviluppasse un repertorio di musica contemporanea e d’avanguardia. I due punti di vista trovarono una sintesi nell’Orchestra I Pomeriggi Musicali che fin dal primo concerto, il 27 novembre 1945, accostando Mozart e Stravinsky, Beethoven e Prokof’ev, inaugurò una formula coraggiosa che la portò al successo. La lunga storia dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali non ha mai tradito le linee programmatiche e gli obiettivi ideali lanciati più di sessant’anni fa dai padri fondatori dell’istituzione, e oggi conta uno straordinario repertorio che include i più grandi capolavori del Barocco, del Classicismo, del primo Romanticismo e, allo stesso tempo, molta musica moderna e contemporanea. La diffusione popolare di quest’ultima fu avviata puntando sui grandi del Novecento, assenti dai cartelloni concertistici durante la dittatura fascista per motivi politici o di stolta autarchia culturale: da Stravinsky a Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. Oltre naturalmente agli italiani, alcuni dei quali non solo poterono presentare le loro composizioni per la prima volta, ma ne scrissero su commissione dei Pomeriggi: parliamo di Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti, Respighi. La tradizione continuò con quelli delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, arrivando agli emergenti dei nostri giorni, Fedele, Francesconi, Vacchi, apparsi nelle ultime Stagioni. Grandi compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e recentemente Penderecki, hanno diretto la loro musica sul podio dei Pomeriggi Musicali, un podio che è anche stato, per tanti giovani artisti, un trampolino di lancio verso la celebrità: ricordiamo due nomi per tutti, Leonard Bernstein e Sergiu Celibidache. Notevole è poi il numero delle future celebrità che sono state consacrate dai Pomeriggi: un albo d’oro che comprende nomi del calibro di Claudio Abbado, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Aldo Ceccato, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Corrado Rovaris, Hermann Scherchen, Thomas Schippers. Dal 2009 la direzione artistica è affidata a Ivan Fedele, mentre Antonello Manacorda continua a ricoprire il ruolo di direttore musicale dell’Orchestra. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia, e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata dalle principali realtà sinfoniche italiane, l’Orchestra ha conquistato platee internazionali. Recentemente ha riscosso lusinghieri successi in Spagna, Portogallo, Tunisia, Francia, Germania, Svizzera, Turchia e Austria. Oggi I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Orchestra I Pomeriggi Musicali Violini primi Alessandro Braga Igor Riva Fatlinda Thaci Michele Buca Katia Calabrese Engjellushe Bace Emilio Tosi Chiara Spagnolo Lucia Ronchini Federica Della Janna Violini secondi Lino Pietrantoni Paola Diamanti Alberto Berera Silvia Pauselli Elsa Righetti Mario Roncuzzi Andrea Pellegrini Lorenzo Maccaferri Viole Stefan Veltchev Giorgio Moraschini Stefano Martinotti Luca Maggioni Monica Vatrini Valentina Giangaspero Violoncelli Giovanni Moraschini Marco Paolini Simone Scotto Giovanni Gallo Contrabbassi Paolo Speziale Massimo Clavenna Giuseppe Di Martino Flauti Angela Citterio Elisabetta La Licata Oboi Paolo Mandelli Francesco Quaranta Clarinetti Simone Nicoletta Giuseppe Cultraro Fagotti Lorenzo Lumachi Luca Ceretta Corni Alfredo Arcobelli Ambrogio Mortarino Trombe Sergio Casesi Luciano Marconcini Timpani Andrea Scarpa Organo, pianoforte Federica Falasconi Ispettore Pierangelo Minella Nato nel 1969, diplomato in direzione d’orchestra, pianoforte, oboe e musica elettronica, Carlo Tenan si dedica anche alla composizione studiando con Claudio Scannavini e approfondisce lo studio del pianoforte con Franco Scala. Parallelamente all’attività di primo oboe, a soli vent’anni, presso il Teatro Comunale di Bologna e successivamente al Teatro alla Scala, si perfeziona in direzione d’orchestra con Daniele Gatti e Lorin Maazel. Tenan partecipa come assistente alla preparazione di alcune produzioni dirette da Rostropovič, Prêtre, Frühbeck de Burgos, Pappano e Maazel. La collaborazione con Maazel risale al 2002 quando – unico italiano tra i finalisti del primo concorso internazionale per direttori d’orchestra “Maazel/Vilar” (430 partecipanti) – è notato dallo stesso Maazel alle semifinali tenutesi al Royal College di Londra. Carlo Tenan ha diretto, tra le altre, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra Sinfonica del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, l’Orchestra del Teatro di Mannheim, l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, l’Orchestra Bruckner di Linz. In ambito operistico, ha diretto diversi titoli di particolare rilevanza, tra cui Die Entführung aus dem Serail a Oldenburg, Don Giovanni nei teatri del Circuito Lirico Lombardo, Die Zauberflöte con l’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo, Tosca al Landestheater Tiroler di Innsbruck, e La bohème al Teatro di Mannheim. Attivo anche come compositore, alcune sue partiture sono state segnalate e premiate in diversi concorsi internazionali. Nel 2008 Carlo Tenan ha insegnato direzione d’orchestra al Conservatorio di Santa Cecilia; nel 2009 è stato docente di tecnica direttoriale e concertazione presso la Scuola dell’Opera Italiana del Teatro Comunale di Bologna e di lettura della partitura presso il Conservatorio di Milano. Da segnalare le numerose tournée con Uri Caine e il debutto avvenuto a gennaio 2010 presso una delle sale più prestigiose d’Europa, la Großes Festspielhaus Salzburg. Il giovane violinista Markus Placci sta rapidamente accrescendo il proprio prestigio internazionale, già consolidato con esibizioni in rinomate sale quali Glinka Philharmonic Hall a San Pietroburgo, Kursaal di Baden-Baden, Teatro Monumental di Madrid, Auditori di Barcellona, Teatro Comunale e Sala Mozart di Bologna, Kennedy Center di Washington, Seully Hall di Boston, Ozawa Hall a Tanglewood e Richardson Auditorium a Princeton. Vincitore del XXVI Premio Biennale “Città di Vittorio Veneto” e di numerosi riconoscimenti come il Brahms Preis (Carl Flesch Preis) in Germania, il Reiner Violin Prize a Tanglewood e il premio al Washington International Competition, Placci ha debuttato come solista con l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna all’età di tredici anni, continuando poi la sua carriera affiancato da orchestre di prestigio internazionale come Baden-Baden Philharmonie, Orchestra e Filarmonici del Teatro Comunale di Bologna, Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, Orchestra del Friuli Venezia Giulia, Orchestra di Stato di San Pietroburgo e Orchestra della Radio-Televisione Spagnola. Con quest’ultima, nel 2005 ha suonato la prima esecuzione mondiale del Concerto per violino e orchestra di Jordi Cervelló, in diretta radiofonica e televisiva dal Teatro Monumental di Madrid. Nel 2007 lo stesso compositore ha scritto per lui e gli ha dedicato i Tre Pensieri per violino e pianoforte. Molto attivo anche in ambito cameristico, Placci ha suonato per prestigiose stagioni concertistiche quali Musica Insieme Bologna, Accademia Filarmonica Mozart, Società del Quartetto di Vicenza, Asolo Musica, Circolo Culturale Bellunese, Steinway Hall di Boston, ed è anche membro fondatore del Fortuna Piano Trio, che ha vinto il “Villecroze Academy Award 2007-Emanuel Ax” in Francia. Diplomato con Lode e Menzione Speciale al Conservatorio di Bologna, Placci si è anche laureato con Borsa di Studio al Conservatorio di Boston dove nel 2008 ha assunto la cattedra di violino principale. Suona un violino J.B. Vuillaume del 1871, copia dello Stradivari “Alard”. Nata a Milano nel 1994, dopo aver sostenuto un’audizione al Conservatorio della sua città, Barbara Massaro entra a far parte del Coro di Voci Bianche del Conservatorio e del Teatro alla Scala, diretto prima da Bruno Casoni, poi da Alfonso Caiani in collaborazione con Marco De Gaspari. All’età di dieci anni intraprende gli studi di viola presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” (sotto la guida di Emanuele Beschi); attualmente frequenta il terzo anno del Liceo musicale. Dal 2008 fa parte dell’Orchestra I Piccoli Pomeriggi Musicali del Teatro Dal Verme diretta da Daniele Parziani. Ancora oggi canta nel coro e durante questi sei anni di studio ha partecipato ad alcune opere: La bohème (stagioni 2004/2005 e 2007/2008), Tosca (2005/2006), 1984 di Maazel (2007/2008), Wozzeck (2007/2008), A Midsummer Night’s Dream di Britten (2008/2009 nella parte di uno dei quattro folletti protagonisti), Carmen (2009/2010) Tannhäuser (2009/2010 nella parte solista del pastorello e del paggio); ha partecipato inoltre ad alcuni concerti sinfonici: la Terza Sinfonia di Mahler, la Matthäuspassion di Bach e le Szenen aus Goethes Faust di Schumann. Nata a Milano nel 1994, Elena Caccamo ha iniziato gli studi musicali al Conservatorio della sua città, dove studia viola nella classe di Emanuele Beschi. Nel 2003 è entrata nel Coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala e del Conservatorio di Milano, sotto la direzione di Bruno Casoni e di Alfonso Caiani. Dal 2004 a oggi ha partecipato come corista a tutte le produzioni d’opera presso il Teatro alla Scala e ai concerti con coro diretti da Bruno Casoni (con parti solistiche a partire dal 2006), nonché a concerti con l’Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala, con l’Orchestra I Pomeriggi Musicali e con l’Orchestra Sinfonica La Verdi. Nel 2005 ha ottenuto la sua prima parte presso il Teatro alla Scala in Tannhäuser diretto da Jeffrey Tate. Successivamente, sempre alla Scala, ha partecipato come solista a Macbeth diretto da Kazushi Ono (2008), A Midsummer Night’s Dream di Britten diretto da Sir Andrew Davis (2009) e Tannhäuser diretto da Zubin Mehta (2010). Dal 2006 ha cantato con l’Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala, sotto la direzione di Roberto Abbado e di Gustavo Dudamel, ancora al Teatro alla Scala diretta da Bruno Casoni, al Teatro Dal Verme di Milano diretta da Alessandro Cadario e al Teatro Comunale di Bologna con Roberto Abbado. 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