« Se vi si domanda come Taranto sia diventata
grande,
come si conservi tale, come si aumenti la sua
ricchezza,
voi potete con serena fronte e con gioia nel
cuore rispondere,
con la buona agricoltura, con la migliore
agricoltura,
con l'ottima agricoltura. »
(Archita da Taranto - Ai tarantini)
CASO TARANTO
• Industrie
• Infortuni sul lavoro
• Norme di sicurezza
• Conclusioni
INDUSTRIE
• Storia
• ILVA
STORIA DELLE INDUSTRIE TARANTINE
IERI
OGGI
politici
NelDopo
1915l'Unità
scoppiòNazionale
la I Guerramolti
Mondiale,
e Taranto assunse
per
la Difesa
del versante
un preoccupati
ruolo di primo
piano
con il suo
Arsenale Militare
Gli
anni
che
seguirono
il
secondo
Adriatico
e della
posizione
nel
Marittimo
e con
i nuovi
Cantieridell'Italia
Navali conflitto
Franco
mondiale
furono
all'inizio
molto duri
ma
Tosi(assicuravano
lavoro
e retribuzioni
alatrentamila
tra
Mediterraneo
ritennero
necessaria
pian
intorno
agli
anniMilitare
'60escoppiò
operai
epiano
tecnici),
riparazione
la costruzione
costruzione
diper
un la
Arsenale
Marittimo delle
per
il meridionale.
"boom
economico".
e pagati
navi
datutti
guerra.
Gli operai
furono di Fabbriche
conseguenza
nell'Italia
meglio,
edpolitici
il transito
delle
di
soldati
diretti
industrie
sorsero
un pòmigliaia
ovunque.
Alcuni
tarantini
furono
i più
solleciti
e al
fronte
migliorò
le condizioni
economiche
dei
A
Taranto
agli
inizi degli
anni '60
venne
convinti
dell'utilizzo
del Porto
di Taranto
commercianti,
mauna
la guerra
portò
con se anche un
costruito
l'Italsider,
unanavale
grandissima
come sede
di
base
aumento
dell'inflazione
ed una
del
industria
capace idonea
di dar
lavoro
a migliaia
dipotere di
strategicamente
ad diminuzione
impianti
di natura
acquisto
deglicittà
stipendi,
al punto
talesubire
che la iMarina Militare
operai.
ha però
dovuto
militareLa
senza pregiudicarne
lo sviluppo
delle
dovette
provvedere
al
razionamento
ed
alla
distribuzione
danni
che una
attivitàecologici
commerciali
conindustria
l'Oriente.così
dei generi alimentari. Alla fine della guerra, le condizioni
grande
procuradell'Arsenale
all'ambiente.di Taranto fu
La costruzione
economiche
si rivelarono drammatiche,
aggravate nel
decisa
dal
Parlamento
con
la
legge
n. 833 del
1920 dalla chiusura dei Cantieri Navali. L'ascesa
al potere
29
giugno
1882
che
stanziava
la
somma
di
di Benito Mussolini ed il Fascismo, condussero alla ripresa
9.300.000.
Il 21Militare
agostoMarittimo
1889 l'Arsenale
deilire
lavori
nell’Arsenale
e nei Cantieri
fu inaugurato
alla presenza
di Re Umberto
I.
Navali,
per la riparazione
e la costruzione
delle navi
destinate alle guerre coloniali, e ad un nuovo sviluppo
della città dal punto di vista urbanistico.
ILVA
• CICLO PRODUTTIVO
• L’Ilva in cifre
CICLO PRODUTTIVO
Uno stabilimento siderurgico è a ciclo integrale quando il suo processo di
fabbricazione, partendo dalle materie prime (minerali di ferro, carbone
fossile e calcare), arriva al prodotto finito, cioè ai laminati piani, alle barre
e ai profilati. Le fasi principali del ciclo siderurgico integrale sono:
• Preparazione delle materie prime;
• Fabbricazione della ghisa nell’altoforno;
• Trasformazione della ghisa in acciaio;
• Laminazione dell’acciaio.
Il ciclo integrale comporta notevoli vantaggi economici per la continuità delle
lavorazioni e per lo sfruttamento degli impianti. Il ciclo integrale è un ciclo
continuo. In particolare, l’altoforno funziona in continuazione, giorno e
notte, per anni.
• Fasi del processo siderurgico integrale
• L’altoforno
• Struttura dell’altoforno
Fasi del processo siderurgico integrale
Preparazione e carica delle materie prime
• I minerali di ferro e di calcare vengono frantumati e caricati nell’altoforno. Il carbone
subisce una trasformazione (cokerizzazione) per eliminare componenti non utili al
processo siderurgico.
Produzione della ghisa all’altoforno
• La combustione del carbone agevolata da aria soffiata dal basso produce il calore per
fondere il minerale. Il ferro, fondendo, assorbe nel suo bagno il carbonio e diventa
ghisa.
Scorificazione
• Le impurità del minerale di ferro si mescolano con il calcare, formando una massa
liquida detta scoria o loppa, che galleggia sulla ghisa fusa e viene eliminata
attraverso un’apposita bocca.
Colata della ghisa
• Da una bocca inferiore dell’altoforno la ghisa fusa cola in un carro siluro, che la
trasporta all’acciaieria, oppure direttamente in secchi detti siviere per ottenere pani
di ghisa.
Conversione della ghisa in acciaio
• In acciaieria la ghisa viene versata in un grosso recipiente, il convertitore L.D. Qui
viene insufflato ossigeno che sottrae carbonio alla ghisa trasformandola in acciaio.
Colata d’acciaio e laminazione
• Quando il tenore di carbonio è diminuito fino ai valori necessari per ottenere l’acciaio,
si sospende l’insufflaggio di ossigeno. L’acciaio ottenuto viene poi versato in apposite
lingottiere e preparato alla laminazione, che trasformerà l’acciaio in semiprodotti
(brame, bilette e blumi).
L’altoforno
• L’altoforno è una gigantesca costruzione
d’acciaio, internamente rivestita di refrattario.
Qui, il minerale di ferro, con l’intervento del
coke e dei fondenti, si trasforma in ghisa. Il
periodo dell’esercizio può durare fino a sette
anni. Al termine viene rifatto il rivestimento di
refrattario. L’altoforno genera due correnti, una
ascendente di gas, l’altra discendente di carica
solida, simultanee e opposte. La miscela
gassosa viene raccolta nella parte superiore da
un camino. Nella sua discesa la carica solida
percorre zone a temperatura crescente per
raggiungere infine lo stato liquido. Le ceneri
del coke, le impurità del minerale di ferro e il
fondente si uniscono formando la scoria o
loppa di altoforno. La separazione tra la ghisa
e le scorie avviene per la differenza della
massa volumica, che determina il
galleggiamento delle scorie sui liquidi di
fusione. La loppa, estratta da un foro di colata
collocato sopra quello della ghisa liquida, viene
recuperata e utilizzata per fabbricare cemento
d’altoforno. La ghisa liquida viene poi spillata
attraverso il foro di colata e versata in un
recipiente detto siluro.
Struttura dell’altoforno
• L’altoforno è una costruzione metallica verticale, formata da una corazza esterna
d’acciaio rivestita all’interno di mattoni refrattari. Può raggiungere un’altezza di
circa 80 metri e avere un diametro di crogiolo di dieci metri e oltre. Le sue pareti
sono raffreddate da un complesso sistema di circolazione di acqua.
Bocca di carica
• La bocca di carica è l’apertura nella parte superiore del forno, in cui vengono
versate le cariche. Qui avvengono l’essiccamento e il preriscaldamento dei
materiali.
Tino
• E’ la parte più lunga del forno e ha sezione tronco-conica. In questa sezione
avviene la riduzione indiretta.
Ventre
• E’ la parte mediana del forno, ha forma cilindrica e rappresenta la zona di
maggior diametro del forno stesso. Qui avviene la riduzione diretta.
Sacca
• In questa zona avviene la combustione e la fusione ed è quindi la più sollecitata
del forno per le elevate temperature che vi si raggiungono.
Crogiolo
• E’ la zona più bassa del forno, ha forma cilindrica e ha la funzione i materiali fusi
che man mano si formano. Nella parte superiore del crogiolo si trova la bocca di
colata della loppa e più in basso la bocca di colata della ghisa liquida.
SCHEMA
Ilva in cifre
L’Ilva di Taranto rappresenta il principale stabilimento produttivo del Gruppo
Riva, leader a livello europeo nelle produzioni siderurgiche. Il gruppo Riva
ha chiuso il 2006 con un fatturato pari a 9.454Mni di euro, per una
produzione che ha superato quota 18Mni di tonnellate di acciaio ed
un’occupazione di oltre 25mila addetti, 13mila dei quali sono dipendenti
dello stabilimento di Taranto.
In particolare dal 1998 sono stati assunti circa 10mila giovani lavoratori;
l’attuale età media dei 13mila dipendenti è inferiore ai 34 anni. Nel biennio
2008-2009 il Gruppo Riva ha previsto di investire per l’ammodernamento
dello stabilimento tarantino con l’obiettivo di migliorare le performance
degli impianti in termini ambientali, di sicurezza e di livello qualitativo dei
prodotti. Sul fronte della sicurezza gli investimenti si stanno concentrando
in particolare sulla formazione dei dipendenti. Importante è stata la
riduzione dell’indice di infortuni nel biennio 2006-2007, anche se
permangono margini di miglioramento.
Di seguito sono riportati i grafici riguardanti il fatturato, la produzione e
l’occupazione dello stabilimento siderurgico.
• OCCUPAZIONE
• FATTURATO
• PRODUZIONE
Dai grafici si evince che l’occupazione e la produzione sono aumentati in
maniera esponenziale dall’1995,anno della privatizzazione dell’Ilva
occupazione
fatturato
produzione
INFORTUNI SUL LAVORO
“ L’infortunio mortale è come il mare. Non fa
differenza tra la tempesta e una bella giornata di sole.
Ti prende e ti porta via con sé…”
• MORTI BIANCHE
MORTI BIANCHE
• L’ILVA di Taranto rappresenta, ormai da diversi decenni, una triste realtà nella città pugliese,
fatta da poche luci e molte ombre. Si tratta del più grande stabilimento siderurgico d’Europa e
della più grande realtà produttiva dell’intera regione Puglia, caratterizzata da un’elevatissima
produttività (10 milioni di tonnellate d’acciaio all’anno), offrire occupazione e sostentamento ad
oltre 14mila famiglie ma, al contempo, destare scalpore e preoccupazione presso i dipendenti e
presso l’intera cittadinanza per il numero fin troppo elevato di infortuni (più di 3mila l’anno), di
cui oltre 40 mortali negli ultimi 17 anni. Dati alla mano, fra i vari settori industriali, uno dei più
pericolosi è quello della lavorazione dei metalli, settore di cui fa parte anche l’ILVA di Taranto.
• Lo stabilimento del Gruppo Riva, presente a Taranto dal 1995 e grande due volte e mezzo la
città, ha sicuramente il merito di offrire occupazione e sostentamento economico alle migliaia di
operai che vi sono impiegati e alle loro famiglie. Ma è altrettanto vero che l’azienda balza molto
spesso all’attenzione dei media nazionali per il numero fin troppo ingente ed inaccettabile di
incidenti e vittime nei vari reparti dello stabilimento. Da decenni, la città assiste, impotente, ad
una triste realtà che è doveroso superare quanto prima e non accettare con somma
rassegnazione. Nel capoluogo jonico sembra essersi affermato una sorta di ‘ricatto
occupazionale’, in virtù del quale gli operai ILVA, ottenuto il posto nell’azienda, siano costretti a
convivere quotidianamente con il timore di qualche incidente che possa compromettere la
propria incolumità.
• Gli incidenti, di qualunque entità siano, rappresentano un male terribile che implica un costo
inaccettabile in termini di vite umane e denaro: sorprende che il più delle volte siano dovuti ad
anomalie dei macchinari utilizzati o (cosa ancor più grave) alla negligenza di chi dovrebbe
vigilare adeguatamente sull’applicazione delle norme della sicurezza. L’infortunio più grave è la
caduta dall’alto (ponteggi, gru, etc); inoltre casco, imbracatura e dispositivi di sicurezza il più
delle volte sono non forniti o non utilizzati. Pertanto, il Presidente della Regione Nichi Vendola e
i sindacati chiedono a gran voce ai dirigenti ILVA il rispetto delle pratiche operative. Purtroppo,
però, presso gli operai del siderurgico aleggia un senso di costante insicurezza, figlia di una
cattiva organizzazione del lavoro e di protocolli che ci sono, ma vengono “superati” da altri
relativi alla buona riuscita della produzione in luogo della sicurezza dei lavoratori. In questo
senso, la politica e le istituzioni hanno il dovere di rendere più efficaci le normative vigenti,
anzitutto attuando una rete capillare di controlli ed ispezioni che possano restituire agli operai
quella tranquillità che sembra ormai svanire, di giorno in giorno, di vittima in vittima. Quella
delle morti bianche, infatti, è un’emergenza nazionale che la politica sembra quasi incapace di
risolvere perché i tempi delle istituzioni non coincidono affatto con quelli imposti
dall’emergenza, oppure sembrano accelerare solo in caso di nuovi incidenti e semmai nuove
vittime. Ma, non appena i media non dedicano più articoli al problema, tutto ripiomba
nell’indifferenza e nella trascuratezza generale. Per evitare ciò, pertanto, una soluzione efficace
potrebbe essere quella proposta dal governatore Nichi Vendola, il quale sostiene che <<va
interrotta l’erogazione di finanziamenti pubblici alle aziende che antepongono la logica della
produttività a quella della tutela dei lavoratori>>.
• Insomma, senza un’assunzione seria di responsabilità è molto difficile che la situazione possa
migliorare. Purtroppo, gli operai convivono quotidianamente con la paura di non fare ritorno
nelle loro case, con il ricordo ancora vivo dei loro amici o colleghi che sino a qualche giorno
prima avevano avuto al loro fianco, prima di essere inghiottiti da un macchinario o prima di
cadere da un ponteggio. E’ inammissibile che le famiglie debbano salutare al mattino i propri
padri o mariti ogni volta come fosse l’ultima, è intollerabile che i familiari debbano convivere
costantemente con la paura di ricevere da un momento all’altro una telefonata di qualcuno che
comunichi loro un incidente di cui è vittima un loro caro.
• Una delle tante proposte avanzate dagli operai, tramite le associazioni sindacali, è quella di
adottare una sorta di ‘cassetta della sicurezza’: così facendo, gli operai potrebbero segnalare in
forma scritta anomalie e disfunzioni da correggere. Insomma, una sorta di ‘verbale di
constatazione’ dei pericoli da evitare, rendendo più facile il risalire alle responsabilità di
eventuali incidenti. Proprio le associazioni sindacali lamentano una gestione errata dei fondi
aziendali: perché si conferiscono budget di reparto per incentivare il lavoro, per ‘premi’ e
riconoscimenti speciali a ‘sensibilità spiccate’ verso la fabbrica, per record di produttività, o
ancora per buoni acquisto di fine anno (da spendere per il vestiario o per la discoteca) anziché
investire di più sulla sicurezza?
• Sarebbe opportuno, insomma, impiegare più diligentemente le risorse istituzionali (oltre che
quelle aziendali) integrando però i finanziamenti con controlli a tappeto per verificare la reale
utilizzazione di questi fondi. Tuttavia, anche la Regione e tutte le istituzioni competenti devono
agire in piena trasparenza, consentendo all’intera cittadinanza di essere costantemente
informata su ogni questione che riguardi un’azienda così importante come l’ILVA.
Soltanto così si potrà intravedere uno spiraglio di cambiamento e di futuro per la nostra città, e
si potrà finalmente affermare con convinzione che ‘il lavoro nobilita l’uomo’.
NORME DI SICUREZZA
Gli obiettivi che si pone il decreto sono rivolti alla
sistematica ricerca dei rischi lavorativi, alla loro
eliminazione, prevenzione e al contenimento, prima
che producano effetti indesiderati.
Impone l’obbligo di individuazione e valutazione
dei rischi in ogni ambiente di lavoro per garantire il
massimo grado di sicurezza in ogni "Unità
Produttiva".
La legge 626 recepisce 8 Direttive
CEE :
• 391/89: "misure per il miglioramento della sicurezza e la salute dei lavoratori"
• 654/89: "prescrizioni minime di sicurezza e di salute per i luoghi di lavoro"
• 655/89: "requisiti di sicurezza e salute per l’uso di attrezzature"
• 656/89: "prescrizioni minime di sicurezza e di salute per l’uso di attrezzature di
protezioni individuali"
• 269/90: "prescrizioni minime di sicurezza e salute per la movimentazione
manuale dei carichi"
• 270/90: "prescrizioni minime di sicurezza e salute per attività svolte su
attrezzature con videoterminali"
• 394/90: "protezione dei lavoratori contro i rischi di agenti cancerogeni"
• 679/90: "protezione dei lavoratori contro i rischi di agenti biologici".
La legge 626 definisce nuove figure e servizi che
concorrono alla realizzazione del
"Sistema Sicurezza":
-
il Datore di lavoro
il Servizio di Prevenzione e Protezione
i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza
i Lavoratori designati per la gestione delle emergenze
il Medico Competente.
Questa legge deve essere applicata in tutte le
aziende
-
sia pubbliche
sia private
qualunque sia il numero dei dipendenti
qualunque sia il rapporto di lavoro
tutela anche i lavoratori degli appalti.
La legge prevede delle misure generali di tutela
che devono realizzarsi attraverso
- valutazione dei rischi
- eliminazione dei rischi
- riduzione dei rischi alla fonte
- programmazione della prevenzione
- sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che è meno pericoloso o non lo è
- priorità protezione collettiva su quella individuale
- limitazione numero dei lavoratori esposti a rischio
- controllo sanitario dei lavoratori
- misure di protezione collettiva ed individuale
-misure di emergenza : pronto soccorso, antincendio, evacuazione dei lavoratori
Poiché la prevenzione si attua anche attraverso la
conoscenza dei rischi (informare è già prevenire),
il D.Lgs. 626 prevede che il datore di lavoro attui
-
l’analisi dei rischi
la valutazione dei rischi
il documento di programmazione della prevenzione
la manutenzione degli ambienti, delle macchine e degli impianti
l’informazione e la formazione
Il compito del Datore di Lavoro è quello di:
- valutare i rischi presenti in azienda
- organizzare la sicurezza e la gestione delle emergenze
- nominare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (compito che può svolgere
anche direttamente)
- nominare, se i rischi aziendali lo richiedono, il Medico Competente (il medico competente non
ha solo il compito di fare le visite, ma di informare, dare pareri sulla scelta delle attrezzature,
dei DPI -dispositivi di protezione individuale-, partecipare alle riunioni sulla prevenzione, ecc.)
o informare e formare i lavoratori sui rischi aziendali e sulle misure adottate per la prevenzione
e la sicurezza.
I lavoratori devono
-
rispettare le istruzioni impartite
utilizzare correttamente i DPI
sottoporsi agli accertamenti sanitari, quando previsti
segnalare inconvenienti e pericoli
partecipare ai corsi di informazione e formazione
eleggere o designare i propri rappresentanti per la salute e la sicurezza
in ogni caso, i lavoratori contribuiscono, assieme al datore di lavoro, ad applicare le norme ed a
sviluppare ed a migliorare le condizioni di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza
- ha la facoltà del controllo dello svolgimento corretto dell’intera attività di prevenzione
- accede ai luoghi di lavoro
- deve essere consultato preventivamente in relazione alla valutazione dei rischi
- deve essere consultato sui vari problemi di prevenzione
- deve ottenere le informazioni e la documentazione aziendale inerente la prevenzione e la
tutela della salute dei lavoratori
Il Servizio di Prevenzione e Protezione provvede
- ad individuare i fattori di rischio
- ad elaborare misure preventive e protettive per la sicurezza e la salubrità
degli ambienti di lavoro
- a proporre programmi di informazione e formazione
- a fornire specifiche informazioni ai lavoratori su :
. rischi potenziali
. misure di prevenzione da adottare.
Riunione periodica di Prevenzione e Protezione
la riunione è indetta dal Datore di lavoro almeno una volta l’anno (nonché tutte le
volte che si hanno variazioni significative o si introducano nuove tecnologie) per
verificare lo sviluppo del programma ed i risultati conseguiti. Partecipano alla
riunione:
-
il
il
il
il
datore di lavoro
responsabile del servizio di prevenzione e protezione
rappresentante/i dei lavoratori dei lavoratori per la sicurezza
medico competente
Conclusione
Sulla base di quanto esposto, è necessario riflettere sul valore del lavoro nella nostra esistenza.
Anzitutto, il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione, nel cui testo è possibile ritrovare diversi
articoli a proposito:
•
Articolo 1: “« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
•
L’articolo 1, proprio l’incipit dell’intera costituzione reciti “L’Italia è una Repubblica democratica
fondata sul lavoro”, mentre il secondo comma richiama poi i concetti di ‘popolo e sovranità’;
•
Articolo 4: “« La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »”
•
condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le
proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso
materiale o spirituale della società. »”
Nell’articolo 4 si richiama la duplice valenza dell’attività come diritto che deve sempre essere
•
Art. 35 : “«La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
•
Art. 36: “«Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo
lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi»”.
garantito (e che quindi è un implicito richiamo alla necessità di combattere la disoccupazione),
ma anche dovere compatibilmente però con le capacità e la scelta individuali. Il lavoro non può
mai essere coatto e deve sempre realizzare la persona – affinché sia finalizzato al progresso
materiale e spirituale della società.
Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i
diritti del lavoro. .
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale,
e tutela il lavoro italiano all’estero.»”
•
Come visto, l’articolo 35 afferma che la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed
applicazioni. Malgrado questo, la strage di Torino alla Thyssen Krupp e le continue morti all’ILVA
dimostrano come quotidianamente anche in Italia i fondamenti e i principi costituzionali relativi
al lavoro vengano violati a causa del mancato rispetto delle norme di sicurezza. Tutto ciò implica
gravi conseguenze per i malcapitati lavoratori che, non solo spesso non sono retribuiti in modo
adeguato, ma rischiano la loro vita ogni giorno. Insomma è legittimo chiedersi: è veramente
tutelato il lavoro quando ci sono turni infernali di 16 ore e chi li rifiuta perde il posto di lavoro? E’
veramente tutelato il lavoro quando moltissime imprese italiane sono fuorilegge per quanto
riguarda il rispetto delle norme di sicurezza? E poi, giusto per richiamare l’attualità della
condizione lavorativa: chi è precario? chi lavora in nero? chi è sottopagato? In che posizione si
collocano, all’interno di questo discorso, questi lavoratori? Non possiamo e non dobbiamo
dimenticare i cinque operai morti a Torino e, con loro, i tanti altri che quotidianamente perdono la
vita sui luoghi di lavoro. Interroghiamoci certo sui fatti, in modo che l'emozione non ceda il passo
alla rimozione. Operiamo per dare un'ulteriore stretta non solo alle leggi ma soprattutto alla loro
attuazione. Il lavoro non è una merce. È un mezzo di crescita e di sviluppo della persona. E
dunque ad esso va dedicato ogni sforzo, ogni impegno. Ci chiamano in causa, certo, la morte e il
dolore. Troppo spesso abbiamo letto o sentito che il lavoro manuale è obsoleto o che la tecnica
risolve tutto. E invece, ogni volta, scopriamo che la fatica umana è sempre richiamata all'opera.
Che occorre lavorare per dare più diritti, più opportunità, più sicurezza. Perché il lavoro,
comunque svolto, anche nelle forme più moderne e meno tradizionali, è sempre più vita e dunque
reclama sicurezza, rispetto e soprattutto senso. Recuperare il senso delle attività e delle persone
che le compiono significa davvero onorare anche coloro che hanno visto la vita stroncata.
Significa assumersi una responsabilità adeguata alla complessità delle trasformazioni che noi
stessi abbiamo voluto. La teoria costituzionale si scontra spesso con la prassi materiale, ma
soprattutto è la prassi materiale che ha preso sempre più una piega anticostituzionale. Difendere
la Costituzione vuol dire allora non solo rivendicare i vari principi, ma obbligare i soggetti sociali
ad applicarli. Cosa niente affatto scontata o automatica: e allora la si deve riconquistare sempre
con le lotte e il conflitto, soprattutto perché l'Italia se lo merita e soprattutto se lo meritano
queste vittime innocenti che dobbiamo onorare cambiando sul serio e innovando nei
comportamenti prima ancora che nelle leggi.
•
"Non voglio raggiungere l'immortalità con il mio lavoro. Voglio arrivarci non morendo". (W. Allen)
"Il lavoro non mi piace, non piace a nessuno, ma a me piace quello che c'è nel lavoro: la
possibilità di trovare se stessi." (J. Conrad)
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Presentazione