X CONVEGNO NAZIONALE S.I.I.V. ANALISI CRITICA DELLE ATTUALI NORME SULL’OMOLOGAZIONE DELLE BARRIERE DI SICUREZZA STRADALI Salvatore Leonardi Giuseppina Pappalardo Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale Università di Catania – Viale Andrea Doria 6 – 95125 – Catania – Italy Tel: +39.095.7382202 Fax: +39.095.7382247 E-mail: [email protected] E-mail: [email protected] X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 ANALISI CRITICA DELLE ATTUALI NORME SULL’OMOLOGAZIONE DELLE BARRIERE DI SICUREZZA STRADALI SALVATORE LEONARDI – D.I.C.A. – Università degli Studi di Catania GIUSEPPINA PAPPALARDO – D.I.C.A. – Università degli Studi di Catania SOMMARIO La legislazione italiana sulla progettazione, omologazione ed impiego delle barriere di sicurezza è stata caratterizzata da un rapido processo evolutivo. Tuttavia, restano ancora alcuni aspetti da rivedere. In questa memoria, si cercherà di dimostrare come i veicoli utilizzati nelle prove di crash condizionano in maniera determinante l’esito delle prove medesime. L’introduzione di alcuni indicatori di sicurezza e l’impiego di un originale modello di simulazione forniranno gli strumenti adatti al perseguimento dell’obiettivo proposto. ABSTRACT The Italian legislation about design, homologation and use of the road safety barrier has been characterized by a rapid evolutionary process. However, some aspects remain still see again. In this paper, we’ll try to demonstrate as the vehicles, used during the crash – tests, qualify very much test’s result. The introduction of some safety’s indices and the employment of an original simulation’s model will provide right instruments for pursuit of the proposed object. 1. INTRODUZIONE Nell’ambito degli interventi mirati al miglioramento della sicurezza stradale, particolare interesse meritano le barriere di sicurezza le quali, come dispositivi di sicurezza passiva, devono svolgere il compito di minimizzare le conseguenze degli impatti da parte dei veicoli. In ambito nazionale, sono già numerosi gli studi che, anche grazie a sofisticati modelli di simulazione, hanno consentito di analizzare criticamente le questioni inerenti all’omologazione ed alla messa in opera degli elementi di ritenuta. Il nostro gruppo di ricerca, cimentandosi per la prima volta nello studio di tali problematiche, vuole apportare un contributo originale mirato alla revisione ragionata dei decreti normativi che regolamentano le modalità di omologazione dei dispositivi di ritenuta stradali. L’analisi del breve ma “intenso” iter legislativo che ha portato, circa un anno fa, alla stesura dell’ultimo decreto sulle prescrizioni tecniche per la progettazione, l’omologazione e l’impiego delle barriere di sicurezza, ha evidenziato alcuni “punti” che, a nostro avviso, sono da rivedere. In particolare, in questa memoria, si cercherà di dimostrare come le indicazioni fornite dalle norme a proposito dei veicoli da utilizzare nei crash – test, limitandosi a fornire la massa e le dimensioni dei veicoli di prova, escludano totalmente tutte le implicazioni derivanti dalla presa in considerazione degli effettivi requisiti di sicurezza offerti dalle diverse tipologie di veicoli. In altre parole, si arriverà ad evidenziare come il tipo di veicolo che viene impiegato nella procedura di taratura degli elementi di ritenuta è determinante per la caratterizzazione delle prestazioni di sicurezza delle barriere medesime. X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 1 Per il perseguimento dell’obiettivo appena dichiarato, si farà largo impiego di dati sperimentali relativi sia a prove di crash su barriere, sia a test d’urto per la verifica del livello di sicurezza offerto dai moderni autoveicoli. La definizione, infine, di alcuni indicatori di sicurezza e l’elaborazione di un modello analitico di simulazione permetteranno di quantificare il grado di protezione garantito dagli autoveicoli e, conseguentemente, di diversificare i requisiti prestazionali delle barriere stradali di sicurezza in funzione delle caratteristiche globali dei veicoli realmente impattanti. 2. PROVE DI CRASH SULLE BARRIERE DI SICUREZZA: QUADRO NORMATIVO L’analisi dei decreti legislativi (il primo è del 1987, l’ultimo è datato 11/06/1999) ha evidenziato come l’iter evolutivo abbia condotto all’introduzione di criteri di prova e di parametri indicatori sempre più coerenti con le normative internazionali del settore [1]. La normativa italiana sulle barriere di sicurezza è abbastanza recente e non ancora completamente sviluppata in rapporto all’importanza che questi dispositivi hanno nei confronti della sicurezza stradale. In tale contesto, il parametro fondamentale, ai fini della classificazione della severità degli impatti, è l’indice ASI (Indice di Severità dell’Accelerazione) che misura la severità dell’urto sugli occupanti delle autovetture considerati seduti con cinture di sicurezza allacciate: 1 2 2 2 2 ay az a x + + ASI( t ) = 12g 9g 10g in cui ax , a y e az sono le componenti dell’accelerazione da misurare in un punto P significativamente vicino al baricentro del veicolo mediate su di un intervallo mobile δ di 50 ms e g è uguale a 9.81 m/s2. Gli ultimi decreti ministeriali, inoltre, introducono due parametri tratti dalla normativa europea; si tratta del THIV e del PHD. L’Indice THIV (Theoretical Head Impact Velocity) esprime l’ipotetica velocità con la quale un occupante del mezzo va ad urtare contro il bordo interno del veicolo in seguito all’impatto contro un dispositivo di sicurezza. Può essere espresso secondo la formula: [ ] THIV = v x (T ) + v y (T ) 2 2 1 2 dove vx e v y sono le velocità, espresse in Km/h, relative del corpo rispetto al veicolo riferite agli assi x e y e T è il tempo di primo contatto corpo – veicolo. L’Indice PHD (Post – impact Head Deceleration), correlato con il precedente, esprime i massimi valori delle decelerazioni subite dalla “testa teorica” (Theoretical Head) dell’occupante dopo l’impatto (dopo cioè il momento di contatto corpo – veicolo, che è anche il tempo di riferimento per la determinazione di THIV). Anche questo è un parametro convenzionale. Si assumono validi i valori massimi delle accelerazioni in un tempo di 10 ms: [ ] 1 PHD = max a 2x (t ) + a 2y (t ) 2 con t>T. I valori sono da esprimere in g. In relazione poi ai requisiti di contenimento degli elementi di ritenuta, l’excursus storico delle varie normative ha consentito di rilevare come si sia passati da barriere troppo deboli per i veicoli merci (aventi un’altezza di 60 cm ed un’energia contenibile X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 2 di 40-60 KJ) a quelle super resistenti, troppo forti per le autovetture (con altezza di 120 cm ed energia di 600-800 KJ). Nella nuova normativa (D.M.LL.PP. 3/06/98 e D.M.LL.PP. 11/06/99) si pone come richiesta principale che le barriere, pur resistendo all’azione dei veicoli pesanti, abbiano sempre un comportamento che salvaguardi e protegga le vetture medio – leggere. Infatti: ♦ l’energia di contenimento massima è ridotta a 572 KJ (ed il baricentro è abbassato); ♦ si prescrive sempre la prova con la vettura leggera (imponendo l’ASI minore o uguale a 1 per gli usi correnti, mentre l’ASI minore o uguale a 1.4 è accettato solo per le zone con massimo pericolo in caso di superamento della barriera). La legislazione vigente impone che le prove di omologazione delle barriere avvengano con veicoli di cui sono resi noti solo la massa e le dimensioni (tabella 1) e di cui non sono specificate le caratteristiche prestazionali specialmente nei termini dell’effettivo regime di sollecitazioni che si innesca al momento dell’urto. Si avrà infatti modo di osservare come il comportamento dei veicoli durante l’urto contro ostacoli sia condizionato dalle caratteristiche strutturali e meccaniche dei veicoli medesimi. Caratteristiche dei veicoli MASSA (kg) Massa del veicolo Compresa la zavorra massima Massa simulante il conducente Massa statica totale del veicolo DIMENSIONI (m) Carreggiata delle ruote (ant e post) Raggio della ruota (veicolo scarico) Passo del veicolo (tra gli assi estr.) Numero di assi Distanza dal suolo del paraurti front. TIPO DI VEICOLO CLASSI N-H-TC TC1/TC2 N1/N2 H1 H2 H3 H4a H4b 825 1300 1500 10000 13000 16000 30000 38000 100 160 180 ± 40 ± 65 ± 75 ± 300 ± 400 ± 500 ± 900 ± 1100 75 900 1300 1500 10000 13000 16000 30000 38000 1.35 1.40 1.50 2.00 2.00 2.00 2.00 2.00 0.46 0.52 0.52 0.55 0.55 4.60 5.90 6.70 11.25 ≥2 0.58 ≥3 0.58 ≥4 0.58 Auto carro Auto carro ± 40 ± 65 ± 75 ± 300 ± 400 2 2 2 2 0.58 6.50 4.10 2 0.58 Auto vettura Auto vettura Auto vettura Auto carro Bus o autocarro ± 500 ± 900 ± 1100 Tabella 1 – Veicoli e modalità di prove [1] 3. PROVE DI CRASH PER L’OMOLOGAZIONE DEGLI AUTOVEICOLI E’ noto che le case automobilistiche [2] effettuino delle prove di crash sui modelli prodotti, al fine di valutarne le prestazioni soprattutto per ciò che concerne la sicurezza degli occupanti. In particolare, per determinare i limiti massimi per le sollecitazioni subite dagli occupanti, nelle prove biomeccaniche vengono utilizzati dei manichini speciali, i cosiddetti “Dummies”, con reazioni fedeli a quelle del corpo umano. La prova eseguita con impatto frontale contro una barriera rigida, con il 100% di sovrapposizione, causa la più forte decelerazione del veicolo e, conseguentemente, la maggiore sollecitazione agli occupanti. Comunque, la tensione strutturale, per la scocca della vettura, è relativamente bassa perché l’energia cinetica, che può essere assorbita è distribuita per tutto il peso del veicolo. Questo tipo di crash test, condotto alla velocità di 50 km/h, è l’unico obbligatorio in Europa. X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 3 Un’altra prova d’impatto è quella contro una barriera inclinata di 30°, rispetto all’asse verticale del veicolo, sia a destra che a sinistra. Il veicolo testato scorre sulla barriera in direzione laterale. Le componenti della forza, lateralmente alla direzione di guida, causano una torsione del veicolo. Per modellare una situazione veritiera di impatto frontale, dal 1990 tali prove sono condotte contro una barriera rigida con il 40% di sovrapposizione (fig. 1). Tale test rileva risultati differenti, dipendenti, per esempio, da come il blocco motore impatta contro la barriera e come contribuisce all’assorbimento dell’energia cinetica. Figura 1 – Impatto frontale con il 40% di sovrapposizione contro una barriera deformabile [2] Figura 2 – Tipologie di crash test (impatti frontali) [3] X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 4 Tuttavia, per garantire una maggiore sicurezza, i risultati di tale prova vengono confrontati con quelli provenienti da quella compiuta con il 100% di sovrapposizione. Nella figura 2 vengono rappresentati i principali test di impatto frontale, in funzione della velocità, del carico nell'auto e degli obiettivi di tali prove. Infine, nei casi normali, per analizzare il comportamento del veicolo in caso di urto posteriore, viene utilizzata una barriera rigida del peso di 1800 kg: per la velocità di prova di 50 km/h, nella fattispecie, si esamina la solidità del serbatoio della benzina, la struttura del veicolo, le sollecitazioni a cui vengono assoggettati gli occupanti e la stabilità della scocca. 4. ELABORAZIONE DI UN MODELLO ANALITICO PER LA SIMULAZIONE DEGLI URTI VEICOLARI CONTRO BARRIERE DEFORMABILI L’obiettivo dichiarato della presente ricerca è quello di evidenziare l’importanza dei veicoli di prova nella caratterizzazione funzionale delle barriere di sicurezza. Si è pertanto ritenuto opportuno elaborare un modello analitico semplificato che valuti i parametri associati al verificarsi degli urti veicolari contro i dispositivi di sicurezza, permettendo, nel contempo, di mettere in conto le peculiarità dei singoli veicoli. Nel presente paragrafo verranno sinteticamente indicate le formulazioni che hanno permesso di approntare il modello di simulazione degli urti veicolari contro le barriere di ritenuta, nelle condizioni dedotte da dati sperimentali sulle prove di crash su barriere effettuate ad Anagni tra il 1998 ed il 1999 [4]. Nel paragrafo successivo sarà esposta la procedura di calcolo elaborata al fine di consentire la valutazione degli indicatori dell’urto in funzione delle prestazioni di sicurezza offerte dai diversi tipi di veicoli. Il punto di partenza della procedura proposta ha origine da un modello matematico ampiamente tarato per lo studio degli urti contro ostacoli rigidi [5], [6]. Tramite una serie di opportuni “aggiustamenti” si è giunti alla formulazione di una metodologia analitica per la simulazione degli urti inclinati contro barriere di sicurezza deformabili. Si suppone che la legge di variazione dell’accelerazione subita dal veicolo a partire dall’istante in cui inizia l’urto (τ=0) sia: [ a = − (1 − τ) − (1 − τ ) β β +1 ]cV tsen α 1 (1) 2 dove: t è il tempo adimensionalizzato ( 0 ≤ τ ≤ 1 ); t2 ¾ c e β sono costanti adimensionali; ¾ α è l’angolo d’impatto. Dall’integrazione della (1) si ricava il seguente andamento della velocità V: ¾ τ = (1 − τ )β +1 (1 − τ )β + 2 V = −cV1 sen α − +K 1 2 β + β + (2) Le velocità all’istante t1 (τ=0) ed all’istante t2 (τ=1) valgono: V1 = − cV1 sen α +K (β + 1)(β + 2) V2 = K X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 (3) (4) 5 Si può introdurre un “coefficiente di restituzione” e* dato dal rapporto tra la velocità al termine dell’urto e la velocità all’inizio dell’urto, ovvero: e* = − V2 K (β + 1)(β + 2 ) = V1 cV1 sen α − K (β + 1)(β + 2 ) (5) La costante di integrazione K vale quindi: K= cV1 sen α ⋅ e * (1 + e *)(β + 1)(β + 2) (6) Introducendo la (6) nella (3) e risolvendo in c si ottiene: c = −(1 + e *)(β + 1)(β + 2 ) (7) L’espressione della legge V (t) è quindi la seguente: { V = V1 sen α (1 + e *)[1 + τ(β + 1)](1 − τ ) β +1 } − e* (8) che, integrata, dà lo schiacciamento s del veicolo: β +1 β+ 2 s = V1 sen α ⋅ t 2 − (1 − e *)(1 − τ ) − (1 − τ)β+ 3 − e * τ + K 1 β+3 (9) All’istante t=0 lo schiacciamento è nullo; di conseguenza la costante di integrazione K1 può essere calcolata mediante la condizione s=0 per τ=0: K1 = La (9) diviene quindi: s = V1 sen α ⋅ t 2 2(1 + e *) β+3 (10) (1 + e *) {2 − (1 − τ)β+ 2 [2 + (β + 1)τ]}− e * τ β+3 (11) Lo schiacciamento residuo del veicolo s2 può essere immediatamente calcolato dalla (11) ponendo τ = 1 : 2(1 + e *) s 2 = V1 sen α ⋅ t 2 (12) − e * β+3 Nel caso di urto perfettamente elastico, cioè con e*=1, lo schiacciamento residuo deve essere nullo. Da tale condizione si ricava un primo legame tra β ed e*: β=1 se e*=1. I parametri β ed e* dipendono non solo dalle caratteristiche strutturali del veicolo, ma anche dalle modalità di impatto. Un primo parametro che dipende solo dal veicolo è la sua rigidezza nell’istante in cui esso entra in contatto con la barriera. Si può definire un modulo di schiacciamento K come: cm m(1 + e *)(β + 1)(β + 2 ) (13) K=− 2 = t2 t 22 Il valore di K può essere agevolmente ricavato da prove d’urto. Un valore suggerito da Macmillan è K=1.2 MN/m. Un altro parametro legato direttamente al coefficiente di restituzione è Kr: X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 6 Kr = m V1 sen α(1 + e *) t 2 ln (1 / e *) (14) Anche Kr può essere misurato durante una prova d’urto. Un valore suggerito per vetture europee di medie dimensioni è Kr=65 KN. La costante β è legata ad e*. Si può supporre che, almeno nell’intorno di e*=0, cioè per urti molto anelastici, la legge β (e*) sia approssimabile con l’equazione: β = β 0 − (β 0 − 1) ⋅ e * (15) β0 può essere considerato un parametro caratteristico del veicolo e può essere definito “indice strutturale”. Veicoli con elevato valore di β0 sono caratterizzati da una parte anteriore molto rigida, mentre il contrario avviene per veicoli con basso valore di β0. Per un’autovettura media europea si può porre β0 =2. Un altro parametro che è necessario introdurre è il modulo di deformazione della barriera (Kb) [7]; si tratta di un coefficiente che deve mettere in conto l’influenza dei parametri che determinano l’effetto catenaria della barriera e che, nel contesto del modello matematico, è rappresentato da un fattore moltiplicativo del modulo di schiacciamento del veicolo (K). La deduzione del modulo Kb avviene a mezzo della seguente procedura a cascata: acquisizione dei dati relativi alle tre componenti dell’accelerazione che, in una prova di crash su barriera, vengono registrati in corrispondenza di un punto del veicolo posto in prossimità del baricentro; calcolo del modulo complessivo dell’accelerazione, mediante la composizione algebrica delle tre componenti valutate al punto precedente; attivazione di un processo iterativo che impone che il valore massimo ricavato analiticamente sia uguale a quello dedotto sperimentalmente. Il processo iterativo di taratura del modello si arresta non appena si attinge al valore del modulo Kb che, coerentemente con i valori di e*, permette il soddisfacimento dell’uguaglianza tra i valori massimi delle accelerazioni (quella reale e quella simulata analiticamente) che si manifestano nell’intervallo di tempo in cui si espletano le modalità dell’urto. Note tali caratteristiche del veicolo, la massa e la velocità possiamo risolvere numericamente la seguente equazione in e*: K b KmV12 ⋅ sen 2 α 1 = ln * K 2r e 2 (β 0 + 2)(β 0 + 1) − e * (β 0 − 1)(2β 0 + 3) + e *2 (β 0 − 1)2 (1 + e ) * (16) Noti e*, β0 e Kb, le relazioni permettono di calcolare β e t2. Con tutti questi dati a disposizione possiamo ricavare le leggi di variazione della forza, degli schiacciamenti, della velocità e dell’accelerazione. A supporto del modello di simulazione degli urti veicolari contro le barriere di sicurezza, si è ritenuto opportuno elaborare un software in grado di calcolare tutti i parametri appena analizzati. E’ stato così sviluppato il software S.U.B.S. (Simulazione degli Urti contro le Barriere di Sicurezza) [7]: è un’applicazione che gira sotto Microsoft Excel ® e sostanzialmente si fonda sull’assemblaggio di una serie di fogli di lavoro tra loro collegati (fig. 3). X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 7 Figura 3 – Schermata del software S.U.B.S. relativa alla scelta del veicolo, del sistema di ritenuta e successiva elaborazione dei dati [7] 5. INTRODUZIONE DELL’INDICE DI DANNO DEL GUIDATORE L’architettura del modello analitico esposta al paragrafo precedente non mette ancora in conto l’influenza delle diverse tipologie di veicoli sui risultati dei crash – test. In realtà, le prove di crash sui veicoli evidenziano come il livello di protezione offerto agli occupanti possa essere notevolmente variabile, in quanto determinato dalle caratteristiche meccanico – costruttive tipiche dei veicoli medesimi. L’obiettivo che ci si prefigge di ottenere adesso è quello di introdurre degli indicatori che, inglobando una serie di parametri direttamente associati al grado di sicurezza offerto agli occupanti degli autoveicoli che urtano, consentano di diversificare le prestazioni offerte dai dispositivi stradali di ritenuta in funzione del tipo di veicolo collidente. Si è già notato come la normativa europea e, conseguentemente, anche quella italiana, abbiano preso in considerazione alcuni indicatori (THIV e PHD) che, ancora meglio dell’indice A.S.I., permettono un primo approccio verso la quantificazione dei danni potenzialmente occorrenti agli utenti dei veicoli impattanti. Nell’ambito del nostro modello di simulazione, si è voluto però spingersi oltre, prendendo in considerazione ulteriori parametri dedotti dalla letteratura traumatologia americana. Il primo criterio che prendiamo in esame è quello relativo ai danni alla testa dell’occupante basato su un indicatore, l’HIC (Head Iniury Criterion) [3], utilizzato da oltre 25 anni dal NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration). L’espressione analitica dell’HIC è la seguente: 1 HIC = max t 2 − t1 ∫t a res dt 1 t2 2.5 (t 2 − t 1 ) (17) dove t1 e t2 sono due tempi arbitrari e ares è la risultante dell’accelerazione della testa. X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 8 L’intervallo deve essere scelto in maniera tale che risulti minore di 36 ms e che massimizzi l’HIC. Infatti le ferite alla testa sono correlate all’intensità e alla durata dell’accelerazione. La quantità t2-t1 può essere sostituita dal valore ∆ t [8]. La (17) diventa: 1 t + ∆t HIC * g = ∆t agdt ∫ ∆t t 2.5 (18) Possiamo sostituire l’integrale con la variazione di velocità che si verifica nell’intervallo di tempo ∆ t: ∆V HIC = ∆t g∆t 2.5 (19) Per la procedura NHTSA, ∆ t deve essere minore di 36 ms, ma da studi effettuati utilizzando i dati provenienti da prove ATD (Anthropometric Test Devices) si nota che tale valore oscilla intorno a 12 ms. Scelto ∆ t=12 ms, a= 10 m/s2 e ∆ V=V0-VC (dove V0 è la velocità del veicolo prima dell’urto e VC è la velocità d’impatto comune sia al veicolo che all’occupante, posto che la testa di questi sia a contatto con la portiera già prima della collisione), dobbiamo imporre che: HIC<1000 L’indice che consente di quantificare i danni subiti dal torace in caso di impatto è il “Thoracic Trauma Index (TTI)” [9]: TTI = 0.5(G R + G LS ) (20) dove GR è la massima accelerazione della costola e GLS è il massimo valore dell’accelerazione nella parte più bassa della colonna vertebrale. I valori standard di tale indice variano tra 85 e 90. E’ possibile far riferimento ad una procedura analitica per calcolare il TTI [8]; le leggi della cinematica consentono di evincere la seguente relazione: Vf = Vi + a∆t (21) dove: Vf = velocità finale del torace; Vi = velocità iniziale del torace; a = accelerazione media del torace; ∆t = tempo d’urto. Posto che l’accelerazione media della costola del dummy sia uguale a TTI quando questo è a contatto con la portiera si ottiene: TTI * g = Vf − Vi ∆V = ∆t ∆t (22) Dalle simulazioni di urti di veicoli contro barriere si è notato che il tempo di contatto tra il torace del dummy e la portiera deve essere minore di 15 ms. Posto, quindi, ∆ t = 15 ms e ∆ V = V0-VC , si deve verificare che: TTI * g < 90g X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 (23) 9 Il criterio per la determinazione dei danni al bacino è dato dal parametro Py, pari a: (P y ∆V * g )max = ≤ 1300m / s 2 t ∆ max (24) dove ∆ t = 10 ms [8], [9]. Una volta introdotti gli indicatori suddetti (HIC, TTI, Py), per verificare in che modo i costruttori degli autoveicoli siano fortemente interessati ai problemi che gli occupanti possono avere durante un incidente, abbiamo preso in esame un campione statistico di 55 veicoli scelti tra quelli presenti sul mercato automobilistico. Basandoci su dati provenienti dal “Euro NCAP” [2] (ente americano che esegue le prove di crash) si sono analizzati i dati relativi alla protezione che gli autoveicoli offrono nei confronti del guidatore e del passeggero in caso d’impatto frontale e laterale. Ciò ha consentito di definire un indicatore che tenga conto dei danni occorrenti alla regione temporale, al torace ed alla cintura pelvica. Si tratta dell’Indice di Danno del Guidatore (IDG) così definito [7]: I DG = 1 * ( I P ( COSCIADX ) + I P ( COSCIASX ) ) * PP ( CINTURAPEL VICA ) 2 PP ( TESTA ) + PP ( TORACE ) + PP ( CINTURAPEL VICA ) I P ( TESTA ) * PP ( TESTA ) + I P ( TORACE ) * PP ( TORACE ) + (25) I termini IP sono gli indici di protezione, cioè i valori numerici stabiliti in funzione della protezione offerta dal veicolo nei confronti del guidatore e del passeggero, in caso d’impatto frontale e laterale. Per omogeneizzare le misure ottenute, sono stati introdotti gli indici di ponderazione Ppi. Il loro valore è stato calcolato tenendo conto dei dati relativi ai costi totali [10], presenti nel calcolo del danno (tab. 2). Imponendo indice di ponderazione pari a uno al danno subito dal collo (trattasi della regione corporale caratterizzata dai costi più bassi), si sono trovati i valori riportati nella tabella 3. Riportando le interpolazioni dei risultati ottenuti per i 55 veicoli esaminati in un unico grafico (fig. 4), è possibile evincere come i veicoli di grossa cilindrata presentino dei valori più bassi rispetto a quelli di piccola cilindrata ed alle monovolume e ciò palesa il maggior livello di protezione garantito da tale tipologia di veicolo. In definitiva l'Indice di Danno del Guidatore (IDG), permette di inglobare, in un unico parametro, le caratteristiche di sicurezza offerte dagli autoveicoli nel caso di prova standard (urto frontale a 50 Km/h contro una barriera rigida). Regione corporale Tessuti Testa Volto Collo Torace Addome Pelvi Spinale Estremità superiori Estremità inferiori Totale SEVERITA’ DELLE FERITE Serio Severo Critico AIS=3 AIS=4 AIS=5 0.2 0.0 0.5 217.2 290.4 524.9 29.9 2.8 0.0 25.7 0.6 16.3 139.3 99.4 47.5 89.7 21.2 23.3 Minore AIS=1 0.0 12.8 99.4 20.1 33.6 36.4 Moderato AIS=2 4.3 116.6 80.3 14.1 63.7 64.8 Massimo AIS=6 6.2 49.4 0.0 2.6 68.0 2.0 Non noto 0.0 0.0 0.7 0.0 0.0 0.0 3.8 64.4 23.4 147.4 30.9 85.0 3.5 0.0 64.4 188.6 265.4 334.9 703.2 883.3 Totale 11.2 1211.2 213.1 79.5 451.4 237.4 42.8 0.0 18.3 0.0 0.0 0.0 122.7 296.7 0.6 0.2 0.0 0.0 519.3 418.4 655.6 146.4 0.7 3142.6 Tabella 2 – Costo totale dei danni causati a guidatori coinvolti in vari tipi di impatti (1991 milioni di $A, media degli anni 1988-90) [10] X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 10 REGIONE CORPORALE TESTA COLLO TORACE ADDOME ZONA PELVICA COSCIA DX COSCIA SX GAMBA DX GAMBA SX PIEDE DX PIEDE SX INDICI DI PONDERAZIONE Ppi IMPATTO FRONTALE IMPATTO LATERALE 15 15 1 2.7 2.7 5.1 5.1 2.4 2.4 2.4 2.4 1 1 Tabella 3 – Indici di ponderazione [7] Figura 4 – Confronto tra gli Indici di Danno del Guidatore per le tipologie di veicoli [7] Il passo successivo è stato quello di definire una procedura che permettesse di valutare l’Indice di Danno del Guidatore mettendo in conto la variabilità dei parametri dell’urto (deformabilità dell’ostacolo, velocità del veicolo, angolo d’impatto). In primo luogo si è pensato di normalizzare sia l'Indice di Danno del Guidatore sia tutti i parametri che servono a quantificare i danni subiti dal conducente, ovvero l'HIC, il TTI ed il Py. Il criterio di normalizzazione degli indici suddetti si basa sul rapporto tra il valore assunto dagli indici medesimi ed il valore massimo ammissibile. Nel caso particolare dell’Indice di Danno del Guidatore si è fatto riferimento ad un fattore di normalizzazione pari ad 1/6, essendo, il valore 6, il massimo IDG che può essere assunto dai veicoli in condizioni di assenza di sistemi di ritenuta [7]. In virtù di tale criterio, gli indici normalizzati varieranno tra 0 ed 1 nel caso in cui ci si mantiene entro i limiti consentiti, supereranno il valore unitario allorquando si dovesse attingere a valori superiori a quelli ammissibili. Si riportano di seguito le espressioni dei diversi indici normalizzati: P I (I DG )n = DG (26), (HIC)n = HIC (27), (TTI )n = TTI (28), (Py )n = y (29) 6 1000 90 130 X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 11 E’ possibile definire poi un indice che permette di calcolare i danni che gli occupanti di un veicolo subiscono in una condizione di prova standard (urto frontale contro barriera rigida, alla velocità di 50 Km/h): I ( Gravità )s = (HIC) n * K 1 + (TTI ) n * K 2 + (Py ) n * K 3 (30) K1 + K 2 + K 3 dove: (HIC)n, (TTI)n, (Py)n sono i tre indici precedentemente descritti; K1= 15, K2= 2.7, K3= 1 (tabella 3). Introduciamo inoltre il parametro R pari a: R= (I DG ) n I ( Gravità )s (31) dove: (IDG)n è l’Indice di Danno del Guidatore in condizioni standard; I(Gravità)s è l’Indice di Gravità in condizioni standard. L’introduzione del parametro correttivo R è importante perché permette di valutare l’Indice di Danno del Guidatore in tutte le condizioni di variabilità che possono essere simulate tramite il modello analitico approntato; infatti ammettendo che, anche in condizioni non standard, l’Indice di Danno IDG e l’Indice di Gravità stanno sempre nello stesso rapporto, possiamo risalire all’Indice di Danno del Guidatore in condizioni variabili (IDG)v mediante la relazione: (I DG )v (32) = R * I ( Gravità ) v dove R è il parametro prima definito ed I(Gravità)v è l’Indice di Gravità calcolato in condizioni variabili di prova. A completamento della procedura per la simulazione degli urti contro le barriere stradali, si è voluto procedere alla caratterizzazione del livello di sicurezza del guidatore, in relazione ai sistemi di ritenuta adottati. Sappiamo infatti che i “dummy” utilizzati nelle prove di crash vengono dotati di cinture di sicurezza ed, inoltre, la vettura utilizzata viene equipaggiata con air bag; in tale contesto, è lecito supporre che il valore dell’indice IDG sia riferito alle condizioni “ottimali” in cui il guidatore è protetto dalle cinture di sicurezza e dagli air bag. REGIONE CORPORALE Testa e collo Tronco Arti superiori Arti inferiori NESSUN SISTEMA DI RITENUTA 66.3 14.8 7.5 11.4 SOLO CINTURE DI SICUREZZA 52.5 24.3 8.9 14.4 SOLO AIR BAG 47.2 17.0 17.9 18.0 AIR BAG + CINTURE DI SICUREZZA 47.9 21.7 22.6 7.9 Tabella 4 – Distribuzione delle ferite in funzione del tipo e dell’utilizzo dei sistemi di ritenuta (NASS/CDS 1988-1992) [11] Coefficienti correttivi K1 K2 K3 Nessun sistema di ritenuta 1.38 0.68 0.33 Solo cinture di sicurezza 1.10 1.12 0.39 Solo air-bag 0.98 0.78 0.79 Air–bag + cinture di sicurezza 1.00 1.00 1.00 Tabella 5 – Coefficienti correttivi (K1, K2, K3) per la determinazione dell’Indice di Danno del Guidatore in funzione dei dispositivi di ritenuta effettivamente adottati [7] X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 12 Si è pertanto affinato il modello analitico elaborato introducendo la variabilità dell’Indice di Danno del Guidatore in funzione dell’attivazione parziale o totale dei dispositivi di protezione veicolari; in particolare, si è adottata la seguente espressione dell’Indice di Danno: I DG = K1 * I P ( TESTA ) * PP ( TESTA ) + K 2 * I P ( TORACE ) * PP ( TORACE ) + K 3 * 1 * (I P ( COSCIADX ) + I P ( COSCIASX ) )* PP ( CINTURAPEL VICA ) 2 (33) PP ( TESTA ) + PP ( TORACE ) + PP ( CINTURAPEL VICA ) dove i fattori moltiplicativi K1, K2 e K3 sono stati dedotti dalla tabella 4 ed assumono i valori riportati nella tabella 5. Alla luce di queste considerazioni, con il modello analitico di simulazione sinora descritto, abbiamo calcolato l’Indice di Danno del Guidatore per tre veicoli, al variare della velocità e dell’angolo d’impatto, per ogni tipologia di barriera analizzata. Si ricorda che, nell’ambito del presente studio, si è avuto modo di esaminare i dati provenienti da una serie di crash test condotti tra il 1998 ed il 1999 su otto barriere metalliche appartenenti a diverse classi di riferimento [4]. I tre veicoli scelti sono la Punto, essendo il veicolo tipo italiano, la Rover 100 e la VW Golf, poiché sono, rispettivamente, i veicoli, nell’ambito della piccola cilindrata, aventi il valore minimo e massimo di Indice di Danno del Guidatore, in condizioni standard. L’analisi svolta ci permette di affermare con assoluta certezza come le prove di crash svolte per l’omologazione delle barriere di sicurezza siano fortemente influenzate dal tipo di veicolo impiegato nella prova. L’analisi delle figure 5, 6 e 7 mette, infatti, in risalto come, per le stesse tipologie di barriere e per le medesime condizioni simulate (angolo, velocità), si manifestano livelli di protezione sensibilmente differenti. Si ritiene pertanto fortemente consigliabile che i “report” delle prove di crash evidenzino in maniera maggiore il tipo di veicolo utilizzato nella prova, in quanto dalle caratteristiche della vettura di prova dipendono quei parametri necessari all’omologazione delle barriere di sicurezza. Figura 5 – Andamento dell’Indice di Danno del Guidatore della Rover 100, in funzione della velocità al variare dell’angolo d’impatto, per una barriera di tipo bordo ponte classe B3 [7] X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 13 Figura 6 – Andamento dell’Indice di Danno del Guidatore della Punto, in funzione della velocità al variare dell’angolo d’urto, per barriera bordo ponte classe B3 [7] Figura 7– Andamento dell’Indice di Danno del Guidatore della VW Golf, in funzione della velocità al variare dell’angolo d’impatto, per barriera bordo ponte classe B3 [7] Lo studio svolto ed i risultati ottenuti a mezzo delle elaborazioni effettuate, ci inducono a ritenere importante che, a corredo dei risultati dei crash–test, venga indicato il valore dell’Indice di Danno del Guidatore (IDG) e, possibilmente, anche la sua variazione in funzione dei due parametri condizionanti (velocità ed angolo d’impatto). Una conferma, forse un po’ maliziosa alla validità delle osservazioni appena svolte, giunge dal fatto che il veicolo utilizzato più di frequente in Italia nelle prove per l’omologazione delle barriere, è la Volkswagen Golf che è la vettura caratterizzata dalle migliori prestazioni in termini di protezione degli occupanti e che meglio si presta pertanto anche per la definizione dei parametri necessari all’omologazione delle barriere di sicurezza (fig. 7). X CONVEGNO S.I.I.V. – CATANIA – 26/28 OTTOBRE 2000 14 6. CONCLUSIONI Nella presente memoria si sono volute affrontare le tematiche relative alle barriere di sicurezza stradali, con particolare riferimento alle questioni inerenti alle modalità ed ai criteri di omologazione dei sistemi di ritenuta. In tale contesto, si è elaborato un modello analitico adatto a simulare le modalità d’urto contro barriere deformabili, consentendo la contemporanea variabilità di più parametri (angolo d’impatto, velocità, classe di severità della barriera, tipo di veicolo). Riguardo ai dati di output, si sono potute dedurre le informazioni connesse sia al livello di danno subito dal guidatore, sia al regime di forze, accelerazioni e deformazioni che grava sui veicoli collidenti. Un importante parametro che è stato introdotto nel presente studio è il cosiddetto Indice di Danno del Guidatore (IDG), che si ritiene determinante ai fini della comprensione dell’effettivo grado di severità degli elementi di ritenuta. In effetti, le numerose simulazioni svolte evidenziano come al variare delle modalità di esecuzione delle prove, le prestazioni delle barriere, in termini della sicurezza dell’occupante, risultino fortemente condizionate dai valori assunti da tale indicatore. L’aver introdotto l’Indice di Danno del Guidatore ha permesso poi di mettere in risalto come il tipo di veicolo adottato nelle prove di crash, risulti essere condizionante nei confronti dell’esito complessivo delle prove medesime; si è notato infatti come il grado di protezione deducibile dal modello elaborato, vari significativamente al variare della tipologia di vettura scelta come dato di input. Si è osservato poi che la maggior parte dei veicoli che vengono realmente utilizzati nei test per l’omologazione delle barriere sono quelli caratterizzati dai valori più elevati dell’IDG; da tale osservazione è scaturita, quasi spontaneamente, la critica alle norme sulle barriere di sicurezza che, più o meno indirettamente, consentono l’omologazione di dispositivi di ritenuta che non garantiscono un adeguato grado di protezione per quei veicoli (la maggior parte) che possiedono un IDG peggiore di quello che compete alle vetture utilizzate nelle prove. 7. 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