UNIVERSITA’ POLITECNICA DELLE MARCHE FACOLTA’ DI AGRARIA Scuola di Dottorato di Ricerca in Scienze Agrarie ALIMENTI E SALUTE X ciclo nuova serie Coordinatore: Prof. Silverio Ruggieri ANALISI FUNZIONALE E STRUTTURALE DELLA NICOTINAMMIDE MONONUCLEOTIDE DEAMIDASI, UN NUOVO ENZIMA DEL METABOLISMO DELLA VITAMINA B 3 Dottoranda: Paola Bocci Docente guida: Prof.ssa Nadia Raffaelli A.A. 2008-2009/2010-2011 Indice INDICE 1.INTRODUZIONE 4 1.1 La vitamina B 3 4 1.2 Le forme mononucleotidiche della vitamina B3 9 1.3 La biosintesi della vitamina B 3 nei batteri 12 1.3.1 Biosintesi de novo 1.3.2 Vie di recupero 14 18 1.4 M etabolismo dei mononucleotidi piridinici nei batteri 23 1.5 NM N deamidasi 23 2. MATERIALI E METODI 26 2.1 Determinazione dell’attività NMN deamidasica 26 2.1.1 Saggio in HPLC 2.1.1.1 Saggio accoppiato 2.1.1.2 Saggio diretto 2.1.2 Saggio spettrofotometrico 2.1.2.1 Saggio continuo 2.1.2.2. Saggio discontinuo 26 26 28 29 29 32 2.2 Preparazione degli estratti di S.oneidensis 34 2.3 Determinazione della concentrazione proteica 35 2.4 Determinazione dei livelli di NM N e NaM N 35 2.4.1 Estrazione acida dei nucleotidi 2.4.2 Estrazione con etanolo dei nucleotidi 2.4.3 Rilevazione e quantificazione dei mononucleotidi 2.5 Purificazione dell’ NaM N adeniltrasferasi (nadD) 2.5.1 Determinazione dell’attività NaMN adeniltrasferasica (NadD) 35 35 36 37 39 2 Indice 2.6 Espressione e purificazione delle proteine YgaD, YdeJ e YfaY 41 2.7 Analisi elettroforetica 42 2.8 Determinazione del peso molecolare nativo dell’NM N deamidasi 42 2.9 Analisi bioinformatiche 43 2.10 Homology modelling e docking 43 2.11 Costruzione dei mutanti di S. oneidensis 44 3. RISULTATI E DISCUSSIONE 45 3.1 Conferma del ruolo fisiologico di PncC nel recupero/riciclo della nicotinammide 45 3.2 Ruolo dell’ NM N deamidasi nel controllo dei livelli intracellulari di NM N 49 3.3 Analisi della composizione in domini dell’NM N deamidasi di S.oneidensis 52 3.4 Identificazione del dominio responsabile dell’attivita’ NM N deamidasica 54 3.5 Caratterizzazione dell’NM N deamidasi di E. coli 58 3.5.1 Purificazione della proteina ricombinante 3.5.2 Proprietà molecolari 3.5.3 Proprietà catalitiche 3.5.3.1 pH ottimale 3.5.3.2 Determinazione della Km 3.5.3.3 Specificità di substrato ed effetto di molecole correlate al metabolismo del NAD 58 59 60 60 61 62 3.6 Distribuzione filogenetica del dominio PncC 63 3.7 Analisi strutturale dell’ NM N deamidasi 68 4. CONCLUSIONI 71 5. BIBLIOGRAFIA 73 3 1- Introduzione Capitolo 1 INTRODUZIONE 1.1 La vitamina B 3 Con il termine Vitamina B3 (o niacina, o vitamina PP) ci si riferisce all’acido nicotinico (acido piridin-3-carbossilico) e ai suoi derivati nicotinammide e nicotinammide riboside (Figura 1) che possiedono attività biologica simile. Nicotinato (Na) Nicotinammide (Nm) Nicotinammide riboside (RNm) Figura 1 Struttura molecolare delle tre forme della vitamina B 3 Tutte e tre le forme della vitamina B 3 sono precursori della sintesi del nicotinammide adenin dinucleotide (NAD+) e del suo derivato fosforilato (NADP+) (Figura 6). La niacina è abbondante in molti tipi di carne, fegato, legumi, latticini, fagioli, vegetali a foglia verde, caffè e tè. Anche il mais contiene elevate quantità di Na e Nm, ma in forme legate e quindi non biodisponibili. Per incrementare la biodisponibilità di niacina è necessario sottoporre questo cereale ad un trattamento alcalinizzante. Tale pratica era utilizzata dalle popolazioni native del Sud America, le quali infatti erano pr otette dalla deficienza da vitamina. Studi condotti su animali hanno dimostrato che il mais 4 1- Introduzione non trattato causa la deficienza di vitamina e che tale effetto può essere contrastato integrando la dieta a base di mais con il latte, alimento noto per essere ricco di NmR (Bieganowski & Brenner, 2004). Nella carne, la vitamina si trova principalmente sotto forma di NAD e NADP, mentre relativamente bassi sono i livelli di Na e Nm (Turner & Hughes, 1962). La Nm viene liberata dal NAD(P) dagli enzimi della mucosa intestinale (Turner & Hughes, 1962), mentre l’Na viene formato per deamidazione della Nm ad opera della nicotinammidasi dei batteri presenti nel lume intestinale (Bernofsky, 1980). Le due forme di niacina, sia introdotte tal quali, sia prodotte nell’intesti no come descritto, dopo essere state assorbite, entrano nel flusso sanguigno per essere distribuite nei vari tessuti (Turner & Hughes, 1962; Ijichi et al., 1966; Tanigawa et al., 1970). E’ stato riportato che l’assorbimento di Nm è maggiore rispetto a quel lo di Na quando le fonti di vitamina nella dieta sono il NAD e il NADP (Streffer & Benes, 1971). Infine, il NAD introdotto come tale con la dieta può essere degradato nel lume intestinale a NMN e questo defosforilato a NmR, il quale viene assorbito dalle cellule, e attraverso una serie di pathway metabolici, viene riconvertito a NAD. L’uomo è in grado di sintetizzare la niacina a partire dal triptofano; si ritiene che 60 mg di triptofano possano dare origine a livello epatico a 1 mg di niacina (1 mg di “equivalente di niacina” o NE). Le vitamine B 2 e B6, insieme al ferro, sono necessarie per la conversione del triptofano a niacina. La capacità di conversione dell’amminoacido nella vitamina varia da individuo a individuo, aumenta in condizioni di deficienza di proteine e di triptofano, mentre diminuisce in presenza di un’assunzione eccessiva di leucina. La dose giornaliera raccomandata espressa in equivalenti di niacina è di 16 NE per l’uomo e di 14 NE per la donna. In Figura 2 sono schematizzate le principali vie metaboliche attraverso cui il triptofano, la nicotinammide e l’acido nicotinico assunti con l’alimentazione vengono convertiti a NAD. 5 1- Introduzione Figura 2 Schema del metabolismo della vitamina B3 e dell’enzima PARP-1. Nella figura, il termine niacina si riferisce alla forma deamidata della vitamina (acido nicotinico) La deficienza di niacina causa la pellagra, i cui sintomi principali sono rappresentati da sfoghi cutanei foto-indotti, dermatiti, disturbi gastrointestinali e neuropsichiatrici. Circa un centinaio di anni fa la pellagra era una malattia molto diffusa tra la popolazione rurale povera di molti Paesi, compresa l’Italia, e si credeva fosse una malattia di tipo infettivo. Tuttavia nel 1914, Joseph Goldberger verificò l’ipotesi per cui la pellagra potesse essere causata da una deficienza alimentare, e scoprì che sostituendo una dieta a base di frumento con uova, latte e carne, la malattia veniva curata e prevenuta (Goldberger, 1914). Ventitre anni più tardi, Conrad Elvehjem dopo aver ottenuto da un estratto deproteinizzato di fegato una frazione di Na e Nm, dimostrò che queste molecole avevano la proprietà di guarire una malattia dei cani nota per la sua sintomatologia come "black tongue" (lingua nera), conosciuta da tempo come l’equivalente della pellagra umana (Elvehjem et al., 1937). I successivi studi biochimici identificarono la Nm come componente fondamentale del NAD e del NADP e dimostrarono che gli animali affetti da pellagra mostravano una significativa diminuzione dei livelli di NAD e NADP nei muscoli e nel fegato (Axerold et al., 1939). Oggi la deficienza di vitamina B 3 è un evento molto raro nei paesi industrializzati (Graham, 1993); tuttavia diete povere, anoressia, alcolismo, AIDS e altre malattie, possono causare sintomi pellagra-simili. Inoltre, disturbi pellagra-simili (dermatite, disturbi psichici) sono tipici della sindrome 6 1- Introduzione metabolica, nota come malattia di Hartnup, causata da un’anomalia nel trasporto gastrointestinale e renale di alcuni aminoacidi, tra cui il triptofano. Tali sintomi vengano alleviati e in alcuni casi addirittura prevenuti dalla somministrazione della vitamina B3 (Penberthy W.Todd, 2007). Per molto tempo si è pensato che le manifestazioni cliniche della pellagra fossero dovute alla diminuzione dei livelli di NAD e NADP a concentrazioni non più sufficienti a garantire l’energia necessaria per le varie funzioni cellulari. In effetti queste molecole svolgono un ruolo centrale nel metabolismo cellulare di tutti gli organismi viventi essendo cofattori universali e ubiquitari di gran parte delle deidrogenasi impegnate nelle vie metaboliche. Tuttavia, la comprensione della grande varietà e complessità dei sintomi della pellagra è progredita in seguito alla scoperta che la massima parte del pool cellulare del NAD non è utilizzato come coenzima nelle reazioni metaboliche di ossidoriduzione, ma viene consumato dalle poli (ADP-riboso)polimerasi (PARPs). Questi enzimi idrolizzano il legame N-glicosidico del dinucleotide, liberando la nicotinammide e trasferendo l’ADP-riboso a proteine accettrici di varia natura, ADPribosilandole e modificandone così la funzione biologica. La poli-ADP-ribosilazione svolge ruoli molteplici nella riparazione del DNA danneggiato, nel mantenimento della stabilità genomica, nella regolazione trascrizionale, nell’ apoptosi e in molte altre funzioni cellulari. Per quanto riguarda ad esempio il coinvolgimento della PARP-1 nel riparo del DNA, è noto che la sua attivazione può stimolare tre diversi pathway cellulari, a seconda dell’intensità del danno. Nel caso in cui il danno al DNA è lieve, l’attivazione della PARP-1 stimola il riparo del DNA e determina quindi la sopravvivenza della cellula; se il danno non è riparabile, l’attivazione dell’enzima induce la morte cellulare per apoptosi; infine, se il danno è severo, la PARP-1 viene iperattivata, con conseguente diminuzione dei livelli cellulari di NAD, le cellule consumano ATP cercando di risintetizzare il NAD e questo porta ad una significativa diminuzione dell’energia disponibile con conseguente necrosi (Figura 3). 7 1- Introduzione Figura 3 Ruolo della PARP-1 nella risposta cellulare al danneggiamento del DNA Studi effettuati sia in vivo che in vitro hanno dimostrato che la diminuzione dei livelli di NAD+ nelle cellule determina un rallentamento dei meccanismi di poli-ADPribosilazione, causando così l’ aumento dell’ instabilità genomica conseguente a stress ossidativi o genotossici. La nicotinammide assunta con la dieta è in grado di rifornire le PARPs del substrato NAD, e in alcuni studi è stato osservato che mantenere la vitamina ad un livello ottimale è indispensabile nei malati di cancro e negli individui a rischio di esposizione ad agenti genotossici. Studi su modelli animali hanno tuttavia dimostrato che la somministrazione carcinogenesi a di nicotinammide seconda del può avere effetti carcinogeno e dell’organo diversi sulla target. Ciò probabilmente riflette la differente sensibilità di ogni organo agli agenti che danneggiano il DNA, al fatto che la distribuzione della PARP-1 è tessuto- e cellula-specifica, e all’osservazione che il NAD viene sintetizzato a partire da precursori vitaminici diversi (Na, Nm, NmR) a seconda dell’or gano (Surjana et al., 2010). Sia la nicotinammide che l’acido nicotinico sono proposti come agenti farmacologici nei confronti di altre patologie: la nicotinammide, ad esempio, ha azione protettiva nei confronti della neurodegenerazione indotta dall’assunzione di etanolo durante lo sviluppo del feto (Ieraci & Herrera, 2006) 8 1- Introduzione e la somministrazione di alte dosi di acido nicotinico è in grado di abbassare i livelli di colesterolo e di trigliceridi nel sangue (Capuzzi et al., 2000; Kamanna & Kashyap, 2000). 1.2 Le forme mononucleotidiche della vitamina B 3 Le due forme mononucleotidiche della vitamina B 3 (Figura 4), la nicotinammide mononucleotide (NMN) e il nicotinato mononucleotide (NaMN), sono state oggetto di recenti studi che ne hanno dimostrato il coinvolgimento in diversi processi cellulari. C NadC NadV PRPP PPi Nicotinammide mononucleotide (NMN) Nicotinato mononucleotide (NaMN) Figura 4 Struttura molecolare delle forme monucleotidiche della vitamina B 3 Yoshino et al. (2011) hanno osservato che negli organi di topi affetti da diabete di tipo 2, indotto da una dieta ricca di grassi, la sintesi del NAD a partire dal mononucleotide NMN è seriamente compromessa e i livelli di NAD sono significativamente ridotti. Gli Autori hanno dimostrato che la somministrazione del mononucleotide determina il ripristino dei livelli di NAD nel fegato e nel tessuto adiposo e migliora la tolleranza al glucosio. L’NMN aumenta anche la sensibilità epatica all’insulina nei topi femmina; nei maschi l’effetto risulta meno evidente facendo ipotizzare che l’NMN risulti efficace su tessuti target diversi nei due sessi. L’NMN è inoltre in grado di ripristinare l’espressione di quei geni che vengono soppressi da una dieta ricca di grassi e che sono correlati allo stress-ossidativo, alla risposta infiammatoria e al ritmo 9 1- Introduzione circadiano. Infine gli Autori hanno osservato che i livelli di NAD diminuiscono significativamente in diversi organi durante l’invecchiamento e l’NMN è in grado di migliorare l’intolleranza al glucosio e i profili lipidici in topi affetti da diabete di tipo 2 indotto dall’invecchiamento. In accordo con questi risultati, Caton et al. (2011) hanno osservato che la somministrazione dell’NMN a topi diabetici in cui la patologia è stata indotta da una dieta ricca in fruttosio, protegge la funzionalità delle cellule beta ripristinando la secrezione di insulina. Uno studio più approfondito ha rilevato che l’NMN ripristina l’espressione di diversi geni essenziali per la tolleranza al glucosio e per la differenziazione delle cellule beta che risulta soppressa nei topi diabetici per effetto di citochine pro-infiammatorie. L’ effetto non si riscontra se viene inibita SIRT1, una deacetilasi NAD-dipendente capace di controllare numerosi fattori trascrizionali coinvolti nell’omeostasi metabolica di tutto l’organismo, suggerendo il coinvolgimento di SIRT1 nel mediare l’effetto protettivo dell’NMN. Nel complesso questi risultati suggeriscono che l’NMN potrebbe rappresentare una molecola promettente nella lotta contro il diabete. Ulteriori studi (Wang et al., 2009) hanno dimostrato che l’NMN svolge anche un ruolo nella proliferazione del tessuto muscolare liscio vascolare (VSMC), step molto importante del rimodellamento della parete del vaso sanguigno in seguito a danneggiamento dopo angioplastica o trapianto di vena. L’NMN interviene stimolando la proliferazione delle cellule di tale tessuto, attivando le vie di trasduzione del segnale mediate da ERK1/2 e p38. L’NMN svolge un ruolo protettivo anche nel sistema nervoso. Wang et al. (2011), hanno infatti dimostrato che è in grado di ridurre i danni cerebrali indotti da ischemia. La somministrazione di NMN a topi MCAO (con occlusione dell’arteria cerebrale media), infatti, attenua la dimensione cerebrale dell’infarto, il deficit neuronale e la morte delle cellule neuronali. Inoltre, l’NMN protegge le cellule neuronali dal danneggiamento dovuto alla privazione di glucosio e ossigeno poiché è in grado di diminuire i livelli di proteine proapoptotiche e di aumentare i livelli di quelle antiapoptotiche. Nel lievito Saccharomyces cerevisiae, entrambe le forme del mononucleotide piridinico sono coinvolte nel “phosphate responsive signaling (PHO) pathway” (Lu & Lin, 2011). Questo pathway viene attivato dalla diminuzione della disponibilità di fosfato inorganico e controlla l’espressione di geni codificanti specifici trasportatori del fosfato, fosfatasi e regolatori che mobilizzano il fosfato dalle 10 1- Introduzione forme di deposito. L’attivazione del pathway determina anche la rimozione della molecola di fosfato dall’NMN con formazione di NmR. D’ altro canto, una diminuzione dei livelli di NaMN, segnale di una ridotta biosintesi del NAD, inibisce l’attivazione del PHO pathway e stimola la sintesi del coenzima dalla NmR. Contrariamente a quanto descritto negli eucarioti, nei batteri l’NMN è potenzialmente tossico. Il mononucleotide, infatti, è un forte inibitore della DNA ligasi batterica NAD-dipendente (Park et al., 1989; Chen et al., 2002), l’enzima che catalizza la formazione di un legame fosfodiesterico tra l’estremità 3’-OH e quella 5’-fosfato di due frammenti di DNA (Figura 5). L’IC50 dell’NMN è pari a 9,5 μM (Chen et al., 2002). Enzima NH3 NAD 1. Adenilazione della DNA ligasi NMN Enzima +NH 2 3. Rilascio di AMP sigilla interruzione AMP 3’ 5’ ÖH O O 5’ 3’ 3’ 5’ 5’ ÖH O P O- AMP NH3 Enzima O P O- O 2. Attivazione del fosfato in 5’ nell’interruzione O- 3’ 3’ DNA ligasi 5’ 5’ O O P O 3’ O- AMP Figura 5 Meccanismo della reazione della DNA ligasi NAD dipendente. In ognuna delle tre tappe si forma un legame fosfodiestere a spese di un altro. Le tappe 1 e 2 portano all’attivazione del gruppo fosforico 5’ al punto di interruzione. Un gruppo AMP viene trasferito prima a un residuo di lisina sull’enzima e poi al gruppo fosforico 5’ dell’interruzione. Nella tappa 3 il gruppo ossidrilico 3’ si lega a questo gruppo fosforico e sposta l’AMP; si forma così un legame fosfodiestere che elimina l’interruzione (da I Principi di Biochimica di Lehninger, Zanichelli Editore). 11 1- Introduzione 1.3 La biosintesi della vitamina B 3 nei batteri Una caratteristica peculiare della vitamina B 3 è che la sua sintesi passa attraverso la formazione della sua forma coenzimatica, il NAD. Nei batteri la molecola del NAD viene costruita de novo a partire da quattro diversi composti: l’ L-aspartato (L-asp), il didrossiacetone fosfato (DHAP), il fosforibosil pirofosfato (PRPP) e l’ATP, metaboliti di pathways essenziali quali il ciclo dell’acido citrico, la glicolisi e la via dei pentoso fosfati ( Figura 6). Figura 6 Precursori metabolici del NAD (tratta da Osterman A., 2008. Biosynthesis and Recycling of NAD, Escherichia coli, Sal monella, American Society for Microbiology, 3rd ed.). Le reazioni della biosintesi de novo del NAD e della sua fosforilazione a NADP sono ben conosciute e conservate nella maggior parte dei procarioti. Il principale centro reattivo della molecola del NAD(P) è l’anello piridinico della nicotinammide e in particolare l’atomo di carbonio C-3, coinvolto nel trasferimento reversibile di uno ione idruro con conseguente riduzione della molecola a NAD(P)H, evento chiave di tutte le reazioni redox (Figura 7). La molecola può anche subire la rottura dei legami pirofosforico, N-glicosidico e amidico generando una serie di prodotti, tra cui le tre forme vitaminiche, che possono essere riconvertite a NAD attraverso le vie di recupero del 12 1- Introduzione dinucleotide. Queste vie sono meno studiate e non tutti i geni coinvolti sono ancora noti. Figura 7 Centri reattivi nella molecola del NAD e prodotti primari delle reazioni di consumo del dinucleotide. I metaboliti che possono essere riconvertiti a NAD sono indicati dalle frecce curve (tratta da Osterman A., 2008. Biosynthesis and Recycling of NAD, Escherichia coli, Salmonella, American Society for Microbiology, 3rd ed.). Nonostante i primi studi sul metabolismo del NAD siano stati condotti in sistemi eucariotici (mammiferi e lieviti) (Preiss & Handler, 1958a; Kornberg, 1948), gli studi effettuati nei batteri, specialmente Escherichia coli e Salmonella thyphymurium, sono i primi che hanno consentito l’identificazione dei geni chiave responsabili della biosintesi del coenzima. Lo sviluppo delle tecniche che hanno portato al sequenziamento di interi genomi e l’introduzione di analisi bioinformatiche di tipo comparativo hanno fornito un contributo enorme per la ricostruzione del metabolismo del NAD in numerose specie batteriche (Bieganowski & Brenner, 2004). Un ulteriore importante supporto alla comprensione delle vie metaboliche del dinucleotide è stato offerto dalla disponibilità di tecniche di cristallografia che hanno permesso la risoluzione delle strutture 3D di molti degli enzimi coinvolti. In figura 8 sono schematizzate le principali vie ad oggi conosciute della biosintesi del NAD nei batteri. 13 1- Introduzione Aspartato nadB IA Diidrossiacetone fosfato nadA Qa Triptofano nadC PRPP Acido nicotinico PPi PRPP PPi NaMN pncB nadD NH3 pncA ATP PPi NaAD Gln ATP nadE PRPP Nicotinammide nadV RP RnmP P ATP PPi NMN nadR PPi nadR nadM Glu ADP+Pi NAD ATP nadF ADP NADP ADP ATP Nicotinammide riboside Figura 8 Schema generale della biosintesi del NAD nei batteri : via de novo (precursori in giallo) e principali vie di recupero (precursori i n rosa). In verde sono indicati i geni che codificano per gli enzimi coinvolti nelle reazioni. 1.3.1 Biosintesi de novo Studi in vivo hanno dimostrato che molti batteri sono in grado di sintetizzare il NAD de novo a partire dall’ L-aspartato indipendentemente dalla presenza o meno di fonti di niacina nel terreno di coltura. La sintesi de novo, inizialmente descritta in Salmonella enterica e quindi in E. coli e in altre specie batteriche, può essere suddivisa in due parti: nella prima l’acido aspartic o viene convertito a NaMN attraverso una via denominata “via dell’ L-aspartatodiidrossiacetone fosfato”; nella seconda l’ NaMN viene trasformato a NAD(P). La “via dell’ L-aspartato-diidrossiacetone fosfato” è esclusiva della sintesi de novo e i tre geni coinvolti (nadB, nadA, nadC) non risultano essenziali se nel terreno di crescita sono presenti la nicotinammide o l’acido nicotinico. Al contrario, la trasformazione dell’ NaMN a NAD è comune sia alla sintesi de novo che alle 14 1- Introduzione vie di recupero del dinucleotide e i tre geni coinvolti (nadD, nadE, nadF) risultano essenziali qualunque siano le condizioni di crescita (Mehl et al., 2000; Kawai et al., 2001). La suddivisione è giustificata anche da una differente distribuzione filogenetica: il pathway che ha origine dall’ NaMN è ampiamente conservato sia negli eucarioti che nei procarioti, mentre la via a monte è soggetta ad estrema variabilità. L’ultima reazione di questa via, ovvero la conversione del chinolinato a NaMN, è comune ad una via metabolica aerobica (la via delle chinurenine) che vede la graduale ossidazione del triptofano a chinolinato (Figura 8). Questa via, descritta ancor prima della “via dell’ L-aspartato-diidrossiacetone fosfato”, è sempre stata considerata esclusiva degli eucarioti, fino a quando non ne è stata scoperta l’esistenza in diverse specie batteriche (Streptomyces antibioticus, Cyanidium caldarium, Karlingia rosea, Xanthomonas pruni) (Kurnasov et al., 2003; Wilson & Henderson, 1963; Lingens & Vollprecht, 1964). I sei geni della biosintesi de novo del NAD sono localizzati in loci separati sul cromosoma di E. coli e di altre specie appartenenti alla famiglia degli Enterobatteri; tuttavia nadB e nadA sono co-regolati dal repressore trascrizionale NAD-dipendente NadR. Spesso i tre geni della “via dell’L-aspartato-diidrossiacetonefosfato” tendono a formare clusters cromosomici conservati (operoni), come ad esempio in Bacillus subtilis e in altri batteri Gram-positivi, in cui l’espressione dell’operone nadBAC è controllata dal repressore YrxA, recentemente rinominato NiaR, sensibile ai livelli di acido nicotinico (Rossolillo et al., 2005; Rodionov et al., 2008). Da L-aspartato a NaMN La trasformazione dell’ L-aspartato a NaMN avviene in tre reazioni consecutive: A) Ossidazione dell’ L-aspartato ad un intermedio instabile, l’immino aspartato (IA), catalizzata dall’ L-aspartato ossidasi (NadB) (Figura 9 A); B) Condensazione dell’immino aspartato con il diidrossiacetone fosfato (DHAP), un intermedio della glicolisi, a formare acido chinolinico (Qa), catalizzata dalla chinolinato sintetasi (NadA) (Figura 9 B); C) Fosforibosilazione del chinolinato ad opera dell’enzima chinolinato fosforibosiltrasferasi (NadC) che si avvale come secondo substrato del 15 1- Introduzione fosforibosilpirofosfato (PRPP) derivante dalla via dei pentoso fosfati (Figura 9 C). A NadB L-Asp IA o succinato o fumarato B NadA C NadC Figura 9 Biosintesi de novo del NAD: reazioni di conversione dell’ L-asp a NaMN. I tre geni coinvolti in queste reazioni sono conservati in tutte le specie batteriche in cui sono presenti. È interessante notare come il gene nadB, e in alcuni casi sia nadB che nadA, risulti mutato o inattivato in ceppi virulenti di Shigella, auxotrofi per l’acido nicotinico (Ahmed et al., 1988; Prunier et al., 2007a). Questa osservazione ha suggerito l’ipotesi che la sintesi del Qa costituisca uno dei fattori di anti-virulenza (AVL) soggetti a eliminazione 16 1- Introduzione selettiva nel corso dell’evoluzione adattativa dei patogeni dai rispettivi precursori commensali (Prunier et al., 2007b). Da NaMN a NADP Tutte le reazioni enzimatiche che costituiscono questa via, ampiamente conservata nella maggior parte delle specie viventi, sono ATP-dipendenti. Tutti i prodotti e gli intermedi della via sono infatti fosforilati, il che ne rende impossibile l’uptake dal terreno di crescita, fornendo pertanto un fondamento logico al fatto che i geni degli enzimi che catalizzano queste reazioni siano essenziali. La trasformazione dell’intermedio NaMN a NAD si realizza in due reazioni: D) Adenilazione dell’ NaMN a NaAD catalizzata dalla NaMN adeniltrasferasi della famiglia NadD (Figura 10 D); E) Amidazione del NaAD a NAD catalizzata dall’enzima NAD sintetasi (NadE) (Figura 10 E). Il NAD sintetizzato è utilizzato come cofattore in una varietà di reazioni di ossidoriduzione e va incontro a una molteplicità di reazioni non redox, tra cui la sua fosforilazione a NADP da parte di una chinasi (NadF) ATP-dipendente (Figura 10 F). Anche il NADP come il NAD è un cofattore indispensabile nelle reazioni redox, utilizzato prevalentemente nei processi anabolici. I tre enzimi coinvolti in questa via sono presenti nella quasi totalità delle specie batteriche, comprese quelle che mancano della via de novo e producono NaMN attraverso il recupero della niacina. Alcune eccezioni sono tuttavia rappresentate da patogeni intracellulari come ad esempio parassiti appartenenti alle specie Rickettsia e Chlamydia e da varie specie della famiglia delle Pasteurellaceae. Questi organismi possiedono unicamente il gene nadF e hanno acquisito la capacità di assumere e riciclare il NAD integro dalle cellule dell’organismo ospite (Gerdes et al., 2002; Haferkamp et al., 2004; Osterman & Begley, 2007). 17 1- Introduzione D NadD ATP E NadE F NadF Figura 10 Biosintesi del NAD: reazioni di conversione dell’ NaMN a NADP. 1.3.2 Vie di recupero Oltre alla sintesi de novo, la maggior parte degli organismi possiede vie che consentono di generare il NAD dalla vitamina B3 assunta attraverso fonti esogene (dieta, mezzo di crescita) o ottenuta metabolicamente dalla degradazione intracellulare del dinucleotide stesso. In ogni caso, attraverso le vie di recupero vengono generati gli intermedi mononucleotidici NaMN e NMN. L’ insieme delle trasformazioni biochimiche che consentono alla cellula di utilizzare l’anello piridinico pre -formato e altri sottoprodotti derivanti dalla degradazione del NAD presenti all’interno della cellula o nel mezzo di coltura va sotto il nome di ciclo dei nucleotidi piridinici (PNC) (Foster & Moat, 1980). In E. coli e in molti altri procarioti, l’enzima nicotinato fosforibosiltrasferasi (PncB), insieme alla nicotinammide deamidasi (PncA), 18 1- Introduzione catalizza le reazioni che costituiscono il principale pathway di recupero dell’anello piridinico del NAD a partire dai precursori in forma deamidata (Na) o ammidica (Nm) (Figura 8). L’insieme delle reazioni che permettono il riciclo dell’ Na costituisce il primo PNC identificato, denominato Preiss-Handler pathway (Preiss & Handler, 1958a; Preiss & Handler, 1958b) (Figura 11). Na PRPP pncB PPi NaMN nadD ATP PPi NaAD Gln nadE Glu ATP ADP+Pi NAD Figura 11 Preiss-Handl er pathway: l’enzima PncB catalizza la conversione dell’ Na a NaMN il quale viene poi convertito a NAD attraverso l’azione degli enzimi NadD e NadE . I batteri hanno generalmente accesso ad un sostanziale pool di niacina come nutriente nei loro rispettivi habitats, e le vie di recupero della Nm/Na sembrano giocare un ruolo importante nella loro vita, avendo la precedenza sulla via de novo ogni volta che questi precursori sono disponibili nel terreno di crescita. Nella maggior parte dei batteri patogeni (soprattutto Gram-positivi), il riciclo della Nm attraverso la via mediata dagli enzimi PncB-PncA rappresenta l’unico ed essenziale processo per generare l’ NaMN per la sintesi del NAD (Osterman & Begley, 2007). Un aspetto particolare ed ancora inspiegabile del recupero della Nm è che ha inizio con la deamidazione dell’ anello piridinico, che va poi incontro ad una reazione endoergonica di amidazione nell’ ultimo step della sintesi del NAD. Alternativamente la Nm può essere convertita a NMN attraverso l’attività della nicotinammide fosforibosiltrasferasi (NadV) (Figura 12 C). Questa reazione, inizialmente identificata in H. ducreyi (Martin et al., 2001), è presente in un limitato numero di specie batteriche, tra cui alcuni cianobatteri e γ proteobatteri. Nell’uomo, l’ortologo di NadV è l’enzima NmPRT, inizialmente 19 1- Introduzione descritto come fattore citochinico stimolante la maturazione dei linfociti B (PBEF) (Gerdes et al., 2006; Rongvaux et al., 2002). A pncA B pncB C NadV PRPP PPi Figura 12 Recupero dell’anello piridinico: deamidazione della Nm ad opera della Nm deamidasi (PncA) (A) seguita dalla conversione del Na a NaMN per mezzo della NaPRT (PncB) (B); conversione alternativa, non deamidante, della Nm a NMN attraverso la NmPRT (NadV) ( C). Più recentemente è stata scoperta in H. influenzae, dove peraltro costituisce l’unico meccanismo di biosintesi del NAD, una via di recupero estremamente conveniente per la cellula, che prevede l’assorbimento della NmR esogena (la forma defosforilata dell’NMN) attraverso il trasportatore di membrana PnuC, seguito da due reazioni (fosforilazione e adenilazione) che convertono NmR a NMN e NAD (Kurnasov et al., 2002; Merdanovic et al., 2005). La nicotinammide riboside chinasi è infatti in grado di agire sulla RNm generando l’ NMN, che viene convertito a NAD in un solo passaggio, grazie 20 1- Introduzione all’azione della NMN adeniltrasferasi della famiglia NadM, bypassando così la reazione catalizzata dalla NAD sintetasi (Kurnasov et al., 2002) (Figura 13A). Sia l’attività RNm chinasica sia quella NMN adenililtrasferasica risiedono nella stessa catena polipeptidica e costituiscono la proteina multifunzionale NadR. Gli ortologhi dei geni coinvolti in questa via (pnuC e nadR) sono conservati in E. coli, nella maggior parte degli enterobatteri e più in generale nell’intero gruppo dei γ-proteobatteri. Tuttavia in questi batteri, solo l’attività RNm chinasica sembra essere fisiologicamente rilevante, risultando essenziale per il recupero della RNm che, una volta assorbita tramite il trasportatore PnuC, verrebbe convertita a NMN (Grose et al., 2005a; Kurnasov et al., 2002). Sembra probabile che il successivo utilizzo dell’ NMN proceda attraverso la sua deamidazione a NaMN, piuttosto che attraverso la sua diretta adenilazione a NAD ad opera del NadR. Ciò perché l’attività NMN adeniltrasferasica del NadR in questi organismi è molto bassa e la Km per l’NMN ha un valore di concentrazione millimolare. L’importanza della via di recupero della RNm è stata recentemente riconosciuta anche nei sistemi eucariotici (Bieganowski & Brenner, 2004; Belenky et al., 2007; Tempel et al., 2007). In un elevato numero di specie appartenente alla famiglia dei γ proteobatteri, una notevole quantità di Nm potrebbe derivare dalla reazione catalizzata dalla RNm fosforilasi che consiste nell’addizione di fosfato inorganico allo zucchero del nucleoside con conseguente formazione di Nm e riboso-fosfato (RP) (Figura 13 C). L’esistenza di tale attività, descritta per la prima volta negli eucarioti (Belenky et al., 2007; Belenky et al., 2009) e ipotizzata in queste specie batteriche attraverso analisi di omologia di sequenza, è sostenuta anche dal fatto che il gene predetto come responsabile dell’attività RNm fosforilasica (rnmP) si trova spesso in cluster sul cromosoma con il gene trasportatore pnuC. Infine, una fonte di Nm libera endogena, disponibile per il riciclo, è fornita da quegli enzimi che consumano il NAD, come le ADP ribosiltrasferasi e/o deacetilasi proteiche NAD-dipendenti della famiglia SIR2 (CobB in E. coli), ampiamente conservate in molti batteri. 21 1- Introduzione A NadR_K B NMNAT (NadR_A) NadR_A) C RnmP Pi RP Figura 13 Recupero del nucleoside piridinico: fosforilazione della RNm a NMN (A) e successiva adenilazione dell’ NMN a NAD (B); Conversione della RNm a Nm per idrolisi del legame N-glicosidico attraverso la RNm fosforilasi (RnmP) (C). Oggi è possibile la ricostruzione in silico delle varie vie metaboliche nelle diverse specie batteriche grazie alla disponibilità di molti mezzi bioinformatici che, mediante analisi di genomica comparata, sono in grado di assegnare ruoli funzionali a geni ancora non annotati e quindi di ricostruire interi pathways metabolici. Ad esempio, utilizzando la banca-dati “The SEED” è possibile ricostruire in silico il pathway biosintetico della vitamina B3 in tutte le specie batteriche il cui genoma è stato completamente sequenziato. Dall’analisi 22 1- Introduzione bioinformatica emerge che nei batteri sono operative diverse combinazioni delle varie vie di recupero descritte. In particolare, tali vie sono sogget te ad una significativa variazione anche nell’ambito di specie batteriche molto simili tra loro. 1.4 M etabolismo dei mononucleotidi piridinici nei batteri Nel capitolo precedente sono stati descritti gli enzimi in grado di sintetizzare NMN e NaMN dalle basi e dai nucleosidi piridinici, e le adeniltrasferasi che utilizzano i mononucleotidi per produrre NAD. Mentre non si conoscono vie per la sintesi dell’NaMN oltre a quelle descritte, è noto che l’NMN intracellulare deriva anche dall’attività della DNA l igasi batterica. Essendo l’NMN un potente inibitore della stessa DNA ligasi, è chiaro che i suoi livelli devono essere sottoposti ad uno stretto controllo. Non tutte le specie batteriche hanno una NMN adenililtrasferasi della famiglia NadM, in grado di adenilare l’NMN a NAD e non è quindi noto come la cellula possa rimuovere l’NMN in eccesso. Studi fisiologici e biochimici condotti in Salmonella hanno dimostrato l’esistenza di una NMN deamidasi destinata all’utilizzo dell’ NMN endogeno per la sintesi del NAD via NaMN (Cheng & Roth, 1995; Grose et al., 2005b). 1.5 NM N deamidasi I primi studi sperimentali sull’esistenza di un enzima batterico dotato di attività NMN deamidasica risalgono ai primi anni ’70 (Friedmann & Garstky, 1973; Kinney et al.,1979; Forster & Brestel 1982). Questi studi hanno dimostrato il coinvolgimento dell’enzima nel riciclo dell’NMN a NAD e ne hanno ipotizzato un ruolo nella regolazione dei livelli intracellulari di NMN. In effetti i livelli del mononucleotide devono essere sottosposti ad un accurato controllo in quanto l’NMN è un forte inibitore della DNA ligasi batterica NADdipendente. Catalizzando la conversione dell’NMN a NaMN e quindi indirizzando il mononucleotide verso la sintesi del NAD, l’NMN deamidasi previene l’inibizione della ligasi e allo stesso tempo le assicura continuo rifornimento del substrato (Park, et al. 1989). 23 1- Introduzione Studi fisiologici in S. thyphymurium hanno suggerito un ruolo chiave dell’NMN deamidasi anche nel recupero dell’ NmR; il nucleoside infatti, una volta entrato nella cellula, verrebbe convertito a NMN dall’attività NmR chinasica del NadR. L’NMN quindi piuttosto che essere adenilato direttamente a NAD dall’attività NMN adeniltrasferasica del NadR, verrebbe deamidato a NaMN ad opera dell’NMN deamidasi e quindi convertito a NAD attraverso la via di Preiss-Handler. Infine, il prodotto della reazione catalizzata dall’NMN deamidasi, l’NaMN, è usato come donatore del gruppo fosforibosile dall’enzima dimetil- benzamidazolo fosforibosiltrasferasi (CobT), che catalizza l’ultimo step nella biosintesi dell’adenosilbobalamina (Maggio-Hall & Escalante -Semerena 2003). Ciò conferisce all’NMN deamidasi un ruolo nella regolazione della sintesi della vitamina B12 . Il gene codificante l’NMN deamidasi è stato recentemente identifi cato per la prima volta nel laboratorio dove ho svolto la presente tesi (Galeazzi et al., 2011). A tale scopo è stato impiegato un classico approccio biochimico, che è consistito nella i) purificazione ad omogeneità della proteina nativa dal γ proteobatterio Shewanella oneidensis; ii) sequenziamento all’ N-terminale della proteina mediante degradazione dei Edman; iii) identificazione del gene per traduzione della sequenza aminoacidica nella corrispondente nucleotidica e ricerca nel genoma del batterio. Il batterio S. oneidensis è stato scelto perché in questo organismo l’NMN deamidasi è indispensabile per il recupero della Nam, caratteristica che lo rende un buon modello per studi funzionali in vivo. L’NMN deamidasi da S. oneidensis presenta la massima attività catalitica in un ampio intervallo di pH compreso tra 5,5 e 8,5; la temperatura ottimale è compresa nell’intervallo tra 30°C e 42°C. L’enzima non è metallo-dipendente ed è significativamente inattivato da Hg +, Cd2+ e Cu2+. Si tratta di un enzima allosterico, con una marcata cooperatività positiva nei confronti dell’ NMN, per il quale ha anche una marcata affinità (S 0,5 20 μM). E’ fortemente specifico per l’NMN, non essendo in grado di deamidare né la Nm, né la NmR. L’enzima è stato denominato PncC, dall’acronimo utilizzato per la prima volta dagli autori che avevano descritto l’attività catalitica in Salmonella typhimurium (Foster et al, 1979). 24 1- Introduzione Lo scopo di questa tesi è stato quello di verificare il significato fisiologico dell’enzima identificato, e cioè di confermarne il coinvolgimento nel metabolismo della vitamina B3. 25 2- Materiali e metodi Capitolo 2 MATERIALI E METODI 2.1 Determinazione dell’attività NMN deamidasica 2.1.1 Saggio in HPLC 2.1.1.1 Saggio accoppiato La determinazione dell’attività NMN deamidasica mediante saggio in HPLC è stata effettuata allestendo una miscela di reazione (150 µL finali) costituita da un’opportuna quantità di campione, tampone fosfato di potassio 100 mM pH 8.0, NaF 10 mM, MgCl 2 11 mM, ATP 1 mM, DTT 2mM, NMN 1mM, 10 mU di enzima NadD ricombinante che trasforma l’NaMN in NaAD. L’enzima NadD è stato preparato come descritto a pagina 37. Le µmoli di NaAD che vengono prodotte, sottratte di quelle determinate in una miscela di controllo priva di NMN, sono equivalenti alle µmoli di NaMN formate dall’ attività NMN deamidasica. Le miscele di reazione sono state incubate a 37°C per 30 minuti e addizionate di 75 µl di HClO 4 1,2 M; successivamente, le miscele sono state lasciate 5 minuti in ghiaccio, centrifugate a 13000 rpm per allontanare le proteine precipitate, e infine neutralizzate con K2CO3 0,8 M fino al raggiungimento di un pH pari a 6,0. Un’ ulteriore centrifugazione a 13000 rpm per un minuto serve a separare i precipitati salini dai sovranatanti che sono stati poi sottoposti a cromatografia in HPLC. Per la separazione cromatografica è stata utilizzata una colonna contenente la resina Supelcosil LC-18-S (25cm x 4mm), equilibrata in tampone A (fosfato di potassio 0,1 M pH 6,0). L’eluizione è stata effettuata applicando un gradiente discontinuo di metanolo nel tampone A. Il gradiente ha una durata di 35 minuti e il flusso viene mantenuto a 1,3 ml/min. La temperatura alla quale sono state effettuate le corse è 18°C. Il sistema HPLC utilizzato è dotato di un rilevatore diode-array che consente l’analisi del 26 2- Material i e metodi campione nell’ intervallo di lunghezze d’onda compreso tra 200 e 350 nm. Le caratteristiche del gradiente, realizzato mescolando in proporzioni diverse il tampone A con il tampone B (tampone A contenente il 20% di metanolo) sono riportate in Tabella I: Tempo (min.) %A %B Durata (min.) 0,0 100 0 - 9,0 88 12 6,0 15,0 55 45 2,5 17,5 0 100 2,5 25,5 100 0 5,0 35,0 END Tabella I Caratteristiche del gradiente utilizzato per l’analisi in HPLC. Per durata si intende l’intervallo di tempo che il sistema impiega a raggiungere la composizione della fase mobile indicata nella seconda e terza colonna, a partire dal tempo della corsa cromatografica indicato nella prima colonna. Confrontando l’area del picco dell’ NaAD del campione con l’area del dinucleotide a concentrazione nota (standard), è possibile risalire alle µmoli di NaAD formate nella miscela di reazione. Tenendo conto delle diluizioni a cui viene sottoposta la miscela durante i passaggi di deproteinizzazione e neutralizzazione, si risale all’attività enzimatica espressa in U/mg utilizzando la seguente formula: Ae (U/mg) = N ∙ D / mg proteine ∙ T Dove: N = µmoli di NaAD iniettate D = fattore di diluizione della miscela di reazione T = tempo d’incubazione della miscela di reazione, espresso in minuti mgprot = quantità di proteine presenti nel campione, espresse in mg. 27 2- Material i e metodi Una Unità enzimatica è definita come la quantità di enzima che catalizza la formazione di 1 µmol di NaMN al minuto a 37°C. 2.1.1.2 Saggio diretto In alternativa a quello descritto sopra, è stato usato un saggio di determinazione dell’attività NMN deamidasica in HPLC che consente la misurazione diretta della quantità di NaMN prodotta nella miscela di reazione. Questo metodo prevede l’allestimento di una miscela di reazione costituita da un’opportuna quantità di campione, tampone fosfato di potassio 100 mM pH 8.0, NaF 10 mM, DTT 2mM, NMN 1mM. La miscela, dopo un’incubazione di 20 minuti a 37°C, viene acidificata e neutralizzata come descritto a pagina 26. Per la separazione cromatografica è stata utilizzata una colonna contenente la resina Supelcosil LC-18-S (25cm x 4mm), equilibrata in tampone A (fosfato di potassio 0,1 M pH 6,0, addizionato di tetrabutilammonioidrogenosolfato 8 mM). L’eluizione è stata effettuata applicando un gradiente discontinuo di metanolo nel tampone A. Il gradiente ha una durata di 55 minuti e il flusso viene mantenuto a 1 ml/min. La temperatura alla quale sono state effettuate le corse è 8°C. Le caratteristiche del gradiente, realizzato mescolando in proporzioni diverse il tampone A con il tampone B (tampone A contenente il 30% di metanolo) sono riportate in Tabella II: Tempo (min.) %A %B Durata (min.) 0,0 100 0 - 4,0 85 15 12,5 16,5 10 90 23,5 47,0 100 0 2,0 55,0 END Tabella II Caratteristiche del gradiente utilizzato per l’analisi in HPLC. Per durata si intende l’intervallo di tempo che il sistema impiega a raggiungere la composizione della fase mobile indicata nella seconda e terza colonna, a partire dal tempo della corsa cromatografica indicato nella prima colonna della riga precedente. Confrontando l’ area dell’ NaMN ottenuta iniettando in colonna il campione con l’area del mononucleotide a concentrazione nota (standard), è 28 2- Material i e metodi possibile risalire alle µmoli di NaMN iniettate. Tenendo conto delle diluizi oni a cui viene sottoposta la miscela durante i passaggi di deproteinizzazione e neutralizzazione, si risale all’attività enzimatica espressa in U/mL utilizzando la seguente formula: Ae (U/mL) = N ∙ D ∙ 1000 / Venz ∙ T Dove: N = µmoli di NaMN iniettate; D = fattore di diluizione della miscela di reazione; T = tempo d’incubazione della miscela di reazione, espresso in minuti; Venz = volume di preparazione enzimatica aggiunto alla miscela di reazione, espresso in µL. Una Unità enzimatica è definita come la quantità di enzima che catalizza la formazione di 1 µmol di NaMN al minuto a 37°C. 2.1.2 Saggio spettrofotometrico 2.1.2.1 Saggio continuo La determinazione dell’attività enzimatica attraverso il saggio spettrofotometrico continuo contempla una miscela di reazione in cui sono presenti sia il campione di cui si vuole saggiare l’attività NMN deamidasica, sia tutti gli enzimi coinvolti nella formazione del NADH a partire dal NaMN (Figura 14). Per la determinazione dell’attività, un’opportuna di campione viene aggiunto ad una miscela costituita da Hepes 56 mM pH 7.5, etanolo assoluto 0,5% v/v, semicarbazide 14 mM, MgCl 2 11 mM, NH4Cl 4,5 mM, ATP 2,4 mM, NMN 0,1 mM, alcol deidrogenasi (ADH) 0,03 mg/mL, BSA 0,56 mg/mL, NadD (45 µg di proteine di un estratto grezzo di E. coli BL21 che iperesprimono 29 2- Material i e metodi l’enzima ricombinante NadD), NadE (45 µg di proteine di un estratto grezzo di E. coli BL21 che iperesprimono l’enzima ricombinante NadE). La velocità di formazione del NaMN, direttamente proporzionale alla velocità di formazione del NADH, viene determinata andando a misurare nel tempo l’aumento di assorbanza a 340 nm, alla temperatura di 37°C. L’attività enzimatica (U/mL) è calcolata sulla base dell’aumento lineare di assorbanza a 340 nm della miscela nel tempo (ΔE/Δt) rispetto ad un bianco preparato con la miscela di saggio sopra descritta nella quale al posto del campione viene aggiunto un identico volume di acqua. Infatti, nel calcolo dell’attività enzimatica è necessario tenere in considerazione l’aumento di assorbanza causato dall’attività NMN deamidasica endogena, presente negli estratti ricombinanti di E. coli (Figura 15). NMN NMN deamidasi Nad D NH3 NaMN NaAD ATP PPi Nad E ADH NAD ATP ADP + Pi NADH Etanolo Acetaldeide Figura 14 Il NADH viene sintetizzato a partire dall’NaMN prodotto nella miscela di reazione in seguito ad una serie di re azioni ancillari catalizzate dagli enzimi NadD, NadE e alcol deidrogenasi. 30 2- Material i e metodi Abs 340 nm NMN tempo Figura 15 Saggio spettrofotometrico continuo. La formazione di NADH si osserva dopo aggiunta di NMN sia nel campione (linea rossa), sia nel controll o (linea blu) preparato sostituendo il campione di cui si vuole saggiare l’attività NMN deamidasica con acqua. L’attività enzimatica, espressa in U/mL, viene calcolata con la seguente formula: Ae (U/mL) = (ΔE/Δt) ∙ Vmix ∙ 1000/ ε ∙ Venz Dove: ΔE = aumento dell’assorbanza a 340 nm nell’intervallo di tempo Δt Δt = intervallo di tempo nel quale avviene l’incremento lineare di assorbanza ΔE. V mix = volume totale della miscela di saggio, espressa in mL. ε = coefficiente di estinzione millimolare del NADH (6,2 mM-1 ∙ cm-1) V enz = volume di preparazione enzimatica nella miscela di saggio, espresso in µL. 31 2- Material i e metodi 2.1.2.2. Saggio discontinuo La determinazione dell’attività NMN deamidasica mediante saggio spettrofotometrico discontinuo prevede la preparazione del la miscela di reazione, la precipitazione delle proteine e la neutralizzazione del campione come già descritto per il saggio diretto in HPLC a pagina 26. La quantità di NaMN formata viene quindi determinata misurando allo spettrofotometro la formazione di NADH in seguito a una serie di reazioni ancillari che prevedono l’utilizzo degli enzimi NadD, NadE e ADH (Figura 16). A tale scopo il campione neutralizzato viene aggiunto alla seguente miscela: Hepes 56mM, pH 7,5, etanolo assoluto 0,5% (v/v), semicarbazide 14 mM, MgCl 2 11 mM, NH4Cl 4,5 mM, ATP 2,4 mM, ADH 0,03 mg/mL, BSA 0,56 mg/mL, NadD (45 µg di proteine di un estratto grezzo di E.coli BL21 che iperesprimono l’enzima ricombinante NadD), NadE (45 µg di proteine di un estratto grezzo di E. coli BL21 che iperesprimono l’enzima ricombinante NadE). NMN NMN deamidasi Nad D NH3 NaMN NaAD ATP PPi Nad E ADH NAD ATP ADP + Pi NADH Etanolo Acetaldeide Figura 16 Il NADH viene sintetizzato a partire dall’NaMN prodotto nella miscela di reazione in seguito ad una serie di reazioni ancillari catalizzate dagli enzimi NadD, NadE e alcol deidrogenasi. 32 2- Material i e metodi La formazione del NADH viene determinata spettrofotometricamente in base all’incremento dell’assorbanza a 340 nm, a 37°C (Figura 17). Abs 340nm NMN deamidasi ATP tempo Figura 17 Saggio spettrofotometrico discontinuo. La formazione di NADH si osserva dopo aggiunta di ATP sia nel campione (linea rossa), sia nel controllo (linea blu) preparato sostituendo il campione di cui si vuole saggiare l’attività NMN deamidasica con acqua. La quantità massima di NADH rilevata è equivalente alla quantità di NaMN sintetizzata nel tempo della reazione. Pertanto l’attività enzimatica è calcolata in base alla differenza di assorbanza che si misura tra la fine e l’inizio del saggio ancillare. Dato che la curva relativa al controllo (Figura 17-linea blu) mostra una leggera pendenza per la presenza negli estratti ricombinanti di E. coli di un’attività NMN deamidasica endogena, al valore ottenuto bisogna sottrarre la differenza di assorbanza relativa al controllo. Tenendo conto delle diluizioni a cui viene sottoposta la miscela di reazione durante i passaggi di deproteinizzazione e neutralizzazione, l’attività enzimatica espressa in U/mL viene calcolata con la seguente formula: Ae (U/mL) = (ΔE - ΔEcon) ∙ Vmix ∙ D ∙ 1000 / ε ∙ T ∙ V enz Dove: ΔE = differenza di assorbanza tra la fine e l’inizio del saggio ancillare; 33 2- Material i e metodi ΔEcon= differenza di assorbanza tra la fine e l’inizio del saggio ancillare di controllo; T = tempo d’incubazione della reazione di interesse, espresso in minuti; Vmix = volume totale della miscela di saggio ancillare, espresso in mL; D = fattore di diluizione della miscela di reazione; ε = coefficiente di estinzione millimolare del NADH (6,2 mM-1 ∙ cm-1); Venz = volume di preparazione enzimatica aggiunto alla miscela di reazione, espresso in µL. 2.2 Preparazione degli estratti di S.oneidensis Glicerinati di cellule di S. oneidensis (Wild Type e ΔpncC), preparati da singole colonie cresciute in terreno LB fino a una OD600 pari a 4,0 e conservati a -80°C, sono stati inoculati in 5 mL di terreno LB e lasciati in agitazione a 30°C over night, per la preparazione della precoltura. La precoltura è stata a sua volta inoculata in 10 mL di terreno LB (OD 600 di partenza pari a 0.05) mantenuto a 30°C in agitazione. Durante l’incubazione, è stato effettuato un prelievo da 1 mL sia in piena fase di crescita esponenziale (OD600 pari a 2.0), sia in fase di crescita stazionaria (OD 600 pari a 4.0). I prelievi effettuati sono stati centrifugati a 10000g per 10 minuti; i pellet cellulari sono stati pesati e congelati a -20°C. Dai pellet sono stati preparati i rispettivi estratti grezzi, risospendendoli in tampone di lisi (Tris-HCl 50 mM, NaCl 0,15 M, PMSF 1mM, DTT 1mM e 2 μg/ml di ciascuno dei seguenti inibitori di proteasi: chimostatina, antipaina, leupeptina, pepstatina) in un volume pari a 1/10 del volume originale della coltura. Dopo rottura delle cellule mediante l’uso di palline di vetro, le sospensioni cellulari sono state centrifugate a 10000 g per 10 minuti. I sovranatanti rappresentano gli estratti grezzi. Dopo aver determinato la concentrazione proteica attraverso il metodo Bradford (paragrafo 2.3), sugli estratti grezzi è stata determinata l’attività enzimatica mediante il saggio accoppiato in HPLC. 34 2- Material i e metodi 2.3 Determinazione della concentrazione proteica La concentrazione proteica è stata misurata con il metodo Bradford (Bradford, 1979), utilizzato in quanto non subisce interferenze da parte di altre sostanze non proteiche eventualmente presenti nel campione da analizzare. Il reattivo è costituito da Blu Brillante di Coomassie G-250 allo 0,001% in etanolo al 4,7% ed acido fosforico all’8,5%. Il colorante, in seguito al legame con il materiale proteico, sposta il suo massimo assorbimento da 465 nm a 595 nm. La densità ottica (OD) a 595 nm del complesso proteina-reattivo è direttamente proporzionale alla quantità della proteina nell’intervallo 2-10 µg. Costruendo una retta di taratura con una proteina standard, la siero albumina bovina, è possibile risalire alla concentrazione proteica del campione, tenendo conto della sua OD a 595 nm e del volume usato nel saggio. 2.4 Determinazione dei livelli di NM N e NaM N 2.4.1 Estrazione acida dei nucleotidi I pellet cellulari provenienti da una coltura in fase esponenziale e ottenuti come descritto a pagina 34 sono stati risospesi in 700 μL di HClO4 0,4 M. Dopo rottura delle cellule per sonicazione (3 cicli da 20 secondi con pause di 20 secondi), la sospensione cellulare è stata centrifugata a 13000 rpm per 10 minuti e il sovranatante è stato neutralizzato con K2CO3 0,8 M fino al raggiungimento di un pH pari a 6,0. Un’ulteriore centrifugazione a 13000 rpm per un minuto serve poi a separare il precipitato salino dal sovranatante. 2.4.2 Estrazione con etanolo dei nucleotidi I pellet cellulari provenienti da una coltura in fase esponenziale e ottenuti come descritto a pagina 34 sono stati risospesi in 700 μL di un tampone etanolo bollente (75% etanolo e 25% Hepes 10 mM portato a pH 7,1 con idrossido d’ammonio) e poi mantenuti a 100°C per 3 minuti. Dopo 35 2- Material i e metodi centrifugazione a 13000 rpm per 5 minuti, i campioni sono stati portati a secco tramite la Speed-Vac e risospesi in 700 μL di acqua (Evans et al., 2010). 2.4.3 Rilevazione e quantificazione dei mononucleotidi I livelli intracellulari dei due mononucleotidi sono stati determinati mediante la loro conversione a NaAD, sfruttando l’attività degli enzimi NMN deamidasi (PncC) e NaMN adeniltrasferasi (NadD): il primo è responsabile della trasformazione di NMN a NaMN, il secondo della conversione di NaMN a NaAD. A tale scopo 100 μl degli estratti nucleotidici preparati sia con l’estrazione acida (paragrafo 2.4.1), sia con etanolo (paragrafo 2.4.2) sono stati addizionati alla miscela di reazione mix 1 contenente in 150 μl finali tampone fosfato di potassio 100 mM pH 8,0, NaF 10 mM, MgCl 2 11 mM, ATP 1 mM, 10 mU di PncC e 10 mU di NadD ricombinanti purificati (la preparazione degli enzimi ricombinanti è descritta nei paragrafi 2.5 e 2.6). La quantità di NaAD prodotta nella mix 1 sarà uguale alla somma delle quantità di NMN e NaMN. In parallelo vengono allestite due miscele di controllo: una mix 2 in cui non vengono aggiunti gli enzimi PncC e NadD, che permetterà di valutare la quantità di NaAD endogeno, e una mix 3 in cui viene aggiunto solo NadD e non PncC, che permetterà di determinare la concentrazione di NaMN endogeno. La concentrazione di NaMN endogeno infatti sarà pari alla concentrazione di NaAD determinata nella mix 3 sottratta del NaAD presente nella mix 2. La concentrazione di NMN sarà uguale a quella del NaAD determinata nella mix 1 sottratta della quantità di NaAD nelle mix 2 e 3. Dopo 20 minuti di incubazione a 37°C, le reazioni vengono bloccate aggiungendo un volume di HClO 4 1,2 M pari a ½ della miscela di reazione (concentrazione finale HClO 4 0,4 M). Dopo 10 minuti in ghiaccio, le miscele acidificate vengono centrifugate per 5 minuti a 13000 rpm (per allontanare le proteine precipitate) e neutralizzate con K 2CO3 0,8 M fino al raggiungimento di un pH pari a 6,0. Un’ulteriore centrifugazione a 13000 rpm per un minuto serve poi a separare i precipitati salini dai sovranatanti che sono stati direttamente sottoposti a cromatografia in HPLC. Per la separazione cromatografica sono state utilizzate le condizioni descritte a pagina 26. 36 2- Material i e metodi Confrontando l’area del picco del NaAD, ottenuta iniettando in colonna le varie miscele di reazione, con l’area del nucleotide a concentrazione nota (standard), è possibile risalire alle nmoli di NaAD iniettate. Tenendo conto delle diluizioni a cui viene sottoposta la miscela durante i passaggi di deproteinizzazione e neutralizzazione, si risale alle nmoli di NaAD/g pellet utilizzando la seguente formula: nmoli NaAD/g pellet = N ∙ D / P Dove: N = nmoli di NaAD iniettate D = fattore di diluizione della miscela di reazione P = peso del pellet in grammi 2.5 Purificazione dell’ NaM N adeniltrasferasi (nadD) Cellule di E.coli BL21, trasformate col plasmide pOD29 contenente il gene per l’enzima NaMN adeniltrasferasi (NadD), sono state inoculate in terreno liquido LB addizionato di ampicillina (concentrazione finale 0,1 mg/ml). Dopo incubazione a 37°C in agitazione, fino al raggiungimento di una OD600 pari a 0,6, è stata indotta l’espressione della proteina aggiungendo alla coltura IPTG (concentrazione finale 1 mM). La crescita dopo induzione è stata condotta per 12 ore a 25°C. Le cellule sono state raccolte mediante centrifugazione a 5000 g per 10 minuti e il pellet è stato risospeso in un tampone di lisi (Tris-HCl 20 mM, pH 8,0, MgCl 2 1 mM, EDTA 0,5 mM, PMSF 2 mM) in un volume pari a 1/20 del volume originale della coltura. Dopo rottura meccanica delle cellule per sonicazione (3 cicli da 1 minuto con pause da 1 minuto), la sospensione cellulare è stata centrifugata a 13000 rpm per 10 minuti. Il sovranatante rappresenta l’estratto grezzo. Dopo aver determinato la concentrazione proteica dell’estratto grezzo attraverso il metodo Bradford (Bradford, 1976), è stata determinata l’attività enzimatica mediante il saggio spettrofotometrico continuo. 37 2- Material i e metodi L’estratto grezzo è stato caricato su una colonnina contenente la resina Ni-NTA, collegata ad un sistema FPLC (AKTA, Biotech Pharmacia). Tale resina viene utilizzata nella cromatografia per chelatura di metalli, che sfrutta la capacità di certi ioni metallici, specialmente Ni 2+, Cu2+, Zn2+, Hg2+ e Cd2+, di legare proteine formando complessi di coordinazione con i gruppi imidazolici dell’istidina, i gruppi indolici del triptofano o i gruppi tiolici di residui di cisteina. La resina Ni-NTA agarose utilizza lo ione Ni 2+ ed è composta da acido nitrilacetico (NTA) immobilizzato su una matrice di SEPHAROSE CL-6B (Figura 18). Il gruppo funzionale della resina è proprio l’NTA che grazie alle sue proprietà di chelante dei metalli, occupa quattro siti di legame della sfera di coordinazione dello ione Ni 2+ presente nella resina. I restanti due siti di coordinazione restano quindi liberi per l’interazione con gli anelli imidazolici dei residui istidinici presenti sulle proteine ricombinanti. Figura 18 Cromatografia di affinità su resina Ni -NTA. E’ mostrata l’interazione tra l’His-tag di una proteina ricombinante e lo ione Ni 2+ chelato dal gruppo funzionale della resina cromatografica. La resina è stata equilibrata in un tampone Tris-HCl 50 mM pH 7,5, NaCl 0,15 M (tampone A), Imidazolo 10 mM, ad un flusso costante di 1 ml/min. Dopo un lavaggio con lo stesso tampone di equilibrazione (10 volumi di colonna), l’eluizione è stata eseguita in 45 minuti applicando un gradiente discontinuo di imidazolo da 10 mM a 350 mM, nel tampone A. Le caratteristiche del gradiente sono riportate in Tabella III. 38 2- Material i e metodi Tempo % (A + Imidazolo (min.) 10 mM) 0,0 % (A + Imidazolo 350 mM) Durata (min.) 100 0 - 10,0 94 6 1,0 20,0 0 100 15,0 45,0 Fine Tabella III Caratteristiche del gradiente utilizzato per la cromatografia in FPLC . Per durata si intende l’intervallo di tempo che il sistema impiega a raggiungere la composizione della fase mobile indicata nella seconda e terza colonna, a partire dal tempo della corsa cromatografica indicato nella prima colonna. L’eluato è stato raccolto in frazioni che sono state saggiate per verificare la presenza dell’attività enzimatica (saggio spettrofotometrico continuo). Le frazioni attive sono state riunite in un unico pool conservato a -20°C. 2.5.1 Determinazione dell’attività NaMN adeniltrasferasica (NadD) La determinazione dell’attività enzimatica è stata eseguita con un saggio spettrofotometrico che prevede l’allestimento di una miscela di reazione in cui sono presenti sia il campione di cui si vuole saggiare l’attività NaMN adeniltrasferasica, sia tutti gli enzimi coinvolti nella formazione del NADH a partire dal NaAD (Figura 19). Per la determinazione dell’attività, un’opportuna di campione viene aggiunto ad una miscela costituita da Hepes 56 mM pH 7.5, etanolo assoluto 0,5% v/v, semicarbazide 14 mM, MgCl 2 11 mM, NH4Cl 4,5 mM, ATP 2,4 mM, NMN 0,1 mM, ADH 0,03 mg/mL, BSA 0,56 mg/mL e NadE (45 µg di proteine di un estratto grezzo di E. coli BL21 che iperesprimono l’enzima ricombinante NadE). La velocità di formazione del NaAD, direttamente proporzionale alla velocità di formazione del NADH, viene determinata andando a misurare nel tempo l’aumento di assorbanza a 340 nm, alla temperatura di 37°C. L’attività enzimatica (U/mL) è calcolata sulla base dell’aumento lineare di assorbanza a 340 nm della miscela nel tempo (ΔE/Δt) rispetto ad un bianco preparato con la miscela di saggio sopra descritta nella quale al posto de l 39 MN 2- Material i e metodi campione viene aggiunto un identico volume di acqua. Infatti, nel calcolo dell’attività enzimatica è necessario tenere in considerazione l’aumento di assorbanza causato dall’attività NaMN adeniltrasferasica endogena, presente negli estratti ricombinanti di E. coli (Figura 20). NMN deamidasi Nad D NH3 NaMN NaAD ATP PPi Nad E ADH NAD ATP ADP + Pi NADH Etanolo Acetaldeide Figura 19 Schematizzazione delle reazioni enzimatiche a partire dall’NaMN Il NADH viene sintetizzato a partire dall’NaAD prodotto nella miscela di reazione in seguito ad una serie di reazioni ancillari catalizzate dagli enzimi NadE e alcol deidrogenasi. Abs 340 nm NaMN tempo Figura 20 Saggio spettrofotometrico continuo. La formazione di NADH si osserva dopo aggiunta di NaMN sia nel campione (linea rossa), sia nel controllo (linea blu) preparato sostituendo il campione di cui si vuole saggiare l’attività NaMN adeniltrasferasica con acqua. 40 2- Material i e metodi L’attività enzimatica, espressa in U/mL, viene calcolata con la formula: Ae (U/mL) = (ΔE/Δt) ∙ Vmix ∙ 1000/ ε ∙ Venz Dove: ΔE = aumento dell’assorbanza a 340 nm nell’intervallo di tempo Δt Δt = intervallo di tempo nel quale avviene l’incremento lineare di assorbanza ΔE. V mix = volume totale della miscela di saggio, espressa in mL. ε = coefficiente di estinzione millimolare del NADH (6,2 mM-1 ∙ cm-1) V enz = volume di preparazione enzimatica nella miscela di saggio, espresso in µL. 2.6 Espressione e purificazione delle proteine YgaD, YdeJ e YfaY L’espressione delle proteine ricombinanti YgaD, YdeJ e YfaY è stata ottenuta facendo crescere cloni di E. coli provenienti dalla libreria ASKA (Kitagawa et al., 2005) iperesprimenti le proteine di interesse. Le cellule sono state fatte crescere a 37°C in agitazione nel terreno Luria Bertani addizionat o di Cloramfenicolo 34 μg/ml fino ad una OD 600 pari a 0,4, dopodiché le colture sono state incubate a 20°C e addizionate di IPTG 1mM per indurre l’espressione delle proteine. Dopo 12 ore dall’induzione, le cellule sono state raccolte mediante centrifugazione a 5000 g per 10 minuti e i pellet congelati a -20°C. Per la preparazione degli estratti grezzi, i pellet cellulari sono stati opportunamente risospesi in tampone di lisi (Tris-HCl 50 mM, NaCl 0,15 M, PMSF 1mM, DTT 1mM e 2 μg/ml di ciascuno dei seguenti inibitori di proteasi: chimostatina, antipaina, leupeptina, pepstatina) in un volume pari a 1/20 del volume originale della coltura. Dopo rottura meccanica delle cellule per sonicazione (3 cicli da 1 minuto con pause da 1 minuto), le sospensioni cellulari sono state centrifugate a 13000 g per 10 minuti. I sovranatanti, che rappresentano gli estratti grezzi, sono stati sottoposti ad analisi elettroforetica per verificare l’avvenuta espressione delle proteine. Sui campioni, inoltre, è stata determinata l’attività NMN deamidasica (saggio spettrofotometrico 41 2- Material i e metodi continuo) e la concentrazione proteica (Bradford). Per la purificazione delle proteine ricombinanti, gli estratti grezzi sono stati sottoposti a cromatografia di affinità su resina Ni-NTA in FPLC, come descritto a pagina 38. Sulle frazioni ottenute è stata saggiata l’attività NMN deamidasica tramite il saggio spettrofotometrico continuo e le frazione attive sono state riunite in un unico pool. 2.7 Analisi elettroforetica L’analisi elettroforetica è stata condotta su gel di poliacrilammide in condizioni denaturanti (SDS-PAGE) secondo il metodo Schagger (1987). Dopo la corsa elettroforetica, il gel è stato colorato per 45 minuti in agitazione con la soluzione costituita da Comassie Brilliant Blue R-250 0,1% (W/V), acido acetico 10% (V/V) e metanolo 50% (V/V). La decolorazione è stata ottenuta lavando il gel in agitazione in una soluzione contenente metanolo 50% (V/V) e acido acetico 10% (V/V) fino ad ottenere l’ottimale visualizzazione delle bande proteiche. Confrontando la mobilità elettroforetica della banda corrispondente alla proteina di interesse con quella di standard polipeptidici a peso molecolare noto, fatti migrare nelle stesse condizioni, è stato possibile risalire al peso molecolare dell’NMN deamidasi in condizioni denaturanti. 2.8 Determinazione del peso molecolare nativo dell’NM N deamidasi Il peso molecolare dell’enzima NMN deamidasi è stato determinato mediante gel filtrazione in FPLC, utilizzando la colonna Superose 12 HR 10/30 (Amersham) collegata al sistema FPLC (AKTA -Biotech Pharmachia) secondo il metodo di Andrews (Andrews, 1965). Dopo aver equilibrato la colonna con il tampone costituito da fosfato di potassio 10 mM pH 7,0, NaCl 0,3 M, DTT 1mM ad un flusso di 0,5 mL/min, è stata caricata la preparazione enzimatica dializzata contro lo stesso tampone. La gel filtrazione è stata effettuata a temperatura ambiente e l’eluato è stato raccolto in frazioni da 0,5 mL che sono 42 2- Material i e metodi state riposte immediatamente in ghiaccio e saggiate per la presenza dell’attività NMN deamidasica. Entro un certo intervallo di pesi molecolari esiste una relazione lineare tra il logaritmo degli stessi e il rispettivo volume di eluizione. Tale intervallo di linearità è definito dalla porosità della resina. Con la Superose 12 la relazione lineare è in un intervallo di pesi molecolari compreso tra 1 e 300 kDa ed il limite di esclusione della resina è pari a 2000 kDa. Il peso molecolare dell’enzima NMN deamidasi è stato calcolato per confronto con una curva di taratura costruita con alcune proteine standard a peso molecolare noto (-amilasi (200 kDa), monomero di albumina di siero bovino (66 kDa) e anidrasi carbonica (31 kDa) che sono state sottoposte a gel filtrazione nelle stesse condizioni dell’enzima NMN deamidasi. 2.9 Analisi bioinformatiche Le annotazioni funzionali relative ai geni coinvolti nel metabolismo del NAD e le corrispondenti vie metaboliche analizzate nei genomi batterici ad oggi completamente sequenziati sono state consultate nel “subsystem” “NAD and NADP cofactor biosynthesis” presente nel database SEED (http://theseed.uchicago.edu/) (Overbeek et al., 2005). Attraverso l’utilizzo di questo software bioinformatico è stato possibile ricostruire l’insieme delle vie metaboliche che conducono alla formazione del NAD in S. oneidensis. Gli allineamenti multipli di sequenza di proteine sono stati effettuati tramite MUSCLE (Edgar, 2004). L’albero filogenetico è stato costruito attraverso il metodo di massima verosimiglianza attuato nel programma PROML del pacchetto PHYLIP (Felsenstein, 1989). Il database Protein Families (Pfam) (Finn et al., 2010) è stato usato per identificare domini funzionali conservati. 2.10 Homology modelling e docking Un modello iniziale della PncC da E.coli è stato creato usando il server ITASSER (Roy et al., 2010). La stabilità strutturale del modello è stata testata 43 2- Material i e metodi mediante una simulazione di dinamiche molecolari attraverso l’utilizzo del pacchetto GROMACS (Berendsen et al., 1995). La qualità finale del modello è stata valutata usando il JCSG Structure Validation Server, che comprende il PSQS (Protein Structure Quality Score) (http://www.jcsg.org/psqs/psqs.cgi). Il docking automatico è stato effettuato mediante il programma Auto Dock 4.2.3 (Morris et al., 2008). La struttura cristallografica 2a9s è stata analizzata tramite il server CASTp per identificare e misurare sia le tasche accessibili interiori sia non accessibili (Dundas et al., 2006). Tutte le manipolazioni e le visualizzazioni grafiche sono state effettuate tramite il programma Chimera (Pettersen et al., 2004). 2.11 Costruzione dei mutanti di S. oneidensis I singoli mutanti ed i doppi mutanti sono stati realizzati presso il Pacific Northwest National Laboratory, Richland, Washington 99352, USA. 44 3- Risultati e discussione Capitolo 3 RISULTATI E DISCUSSIONE 3.1 Conferma del ruolo fisiologico di PncC nel recupero/riciclo della nicotinammide In Figura 21 è illustrato il risultato della ricostruzione in silico della via biosintetica del NAD in S. oneidensis, ottenuta utilizzando il programma THE SEED (www.theseed.org). Figura 21 Ricostruzione bioinformatica della biosintesi del NAD in S. oneidensis Nel genoma di questa specie batterica si possono facilmente individuare ortologhi dei geni nadA, nadB, nadC, coinvolti nella sintesi de novo del NAD e dei geni nadD e nadE. E’ presente inoltre l’ortologo del gene nadV che codifica per l’enzima nicotinammide fosforibosiltrasferasi, responsabile del recupero e 45 3- Risultati e discussione del riciclo della nicotinammide e che è regolato a livello trascrizionale dalla concentrazione intracellulare di ADP-ribosio. La mancanza degli ortologhi dei geni pncA e pncB, codificanti per gli enzimi responsabili della conversione della nicotinammide a nicotinato mononucleotide tramite la formazione di acido nicotinico, indica che la via deamidata non è operativa in S. oneidensis. Per confermare queste predizioni bioinformatiche e il ruolo del gene pncC nella via amidata, sono stati costruiti mutanti di S. oneidensis (ΔnadA, ΔpncC, ΔnadV, ΔnadA/ΔpncC, ΔnadA/ΔnadV) e la crescita su terreno definito in presenza di diversi precursori del NAD è stata paragonata a quella del ceppo Wild-Type nelle stesse condizioni (Tabella IV e Figura 22). Strains Wild type ΔnadA ΔnadA/ΔpncC ΔnadA/ΔnadV DM + – – – DM + Nm + + – – Media DM + Qa + + + + DM + Na + – n.r. n.r. Tabella IV Fenotipi di crescita del ceppo wild-type e dei mutanti knock-out di S.oneidensis Abbreviazioni: Nm=Nicotinammide, Qa=acido chinolinico, Na=acido nicotinico, n.r.=non rilevabile 46 3- Risultati e discussione Figura 22 Crescita di S. oneidensis wild-type e dei mutanti, ΔnadV, Δpnc C, ΔnadA/ΔnadV, ΔnadA/Δpnc C su vari terreni colturali. I terreni definiti sono stati addizionati con 200 μM di ciascun composto indicato. Si è osservato che i mutanti ΔpncC e ΔnadV possono crescere su terreno definito come il ceppo wild-type, mentre il mutante ΔnadA non cresce, indicando che nel batterio è funzionale la via di biosintesi de novo del NAD. Il mutante ΔnadA può crescere solo se al terreno definito vengono aggiunti o Nm o Qa; al contrario, l’ aggiunta di Na non è in grado di supportare la crescita del mutante. Questi risultati confermano la capacità del batterio di utilizzare Nm e Qa esogeni e l’assenza della via deamidata. Gli esperimenti condotti con i 47 3- Risultati e discussione doppi mutanti ΔnadA/ΔpncC e ΔnadA/ΔnadV hanno permesso di confermare il ruolo fisiologico dei geni nadV e pncC nella biosintesi del NAD. Infatti, come atteso, entrambi i doppi mutanti perdono la capacità di crescere su terreno definito addizionato di Nm. Questi risultati indicano chiaramente il coinvolgimento dei geni pncC e nadV nel recupero/riciclo della Nm tramite la via amidata. Al fine di confermare l’assenza dell’attività NMN deamidasica nel ceppo ΔpncC, l’attività enzimatica è stata determinata negli estratti cellulari sia del wild-type che del mutante (preparati come descritto a pagina 35) mediante il saggio accoppiato in HPLC descritto nel paragrafo 2.1.1.1. I risultati hanno confermato l’assenza di attività NMN deamidasica nel mutante ∆pncC, sia durante la fase di crescita esponenziale, sia durante quella stazionaria. Per quanto riguarda il wild-type, l’attività specifica è più alta in fase esponenziale (5 mU/mg) rispetto alla fase stazionaria (3 mU/mg) (Figure 23-24). La mancanza di attività NMN deamidasica nel mutante ΔpncC indica che in S. oneidensis l’enzima codificato dal gene pncC è l’unica deamidasi in grado di svolgere in vivo la funzione NMN deamidasica. uV 175000 150000 125000 100000 75000 50000 25000 0 16.0 17.0 18.0 19.0 20.0 21.0 22.0 23.0 m in Figura 23 Determinazione dell’attività NMN deamidasica nel wild -type (verde) e nel mutante ∆pncC (rosso) in fase esponenziale. E’ mostrata parte del cromatogramma relativo alla miscela di reazione. In blu è riportato il picco dell’NaAD standard. 48 3- Risultati e discussione uV 200000 175000 150000 125000 100000 75000 50000 25000 0 16.0 17.0 18.0 19.0 20.0 21.0 22.0 23.0 24.0 m in Figura 24 Determinazione dell’attività NMN deamidasica nel wild-type (verde) e nel mutante ∆pnc C (rosso) in fase stazionaria. E’ mostrata parte del cromatogramma relativo alla miscela di reazione. In blu è riportato il picco dell’NaAD standard. 3.2 Ruolo dell’ NMN deamidasi nel controllo dei livelli intracellulari di NM N Al fine di verificare se nel mutante ΔpncC ci fosse un accumulo di NMN e una conseguente diminuzione di NaMN rispetto al ceppo Wild-Type, sono stati determinati i livelli intracellulari di NMN e NaMN, come descritto a pagina 35. La determinazione dei mononucleotidi è stata inizialmente condotta su estratti nucleotidici ottenuti rompendo le cellule di S. oneidensis ed estraendo i nucleotidi mediante HClO4 (paragrafo 2.4.1 Materiali e Metodi), tuttavia i risultati ottenuti in campioni preparati in duplicato non erano affatto riproducibili. E’ stato osservato che negli estratti erano presenti fosfatasi che, non denaturate dal trattamento acido, esplicavano la loro attività catalitica nelle miscele di reazione allestite per la determinazione dei nucleotidi. Infatti, durante le reazioni, l’ATP addizionato alle miscele veniva parzialmente degradato ad ADP, AMP e adenosina (Figura 25). Non si può escludere che tali fosfatasi possano essere in grado di degradare anche l’NMN e l’NaMN e ciò potrebbe giustificare la bassa riproducibilità dei risultati. E’ stato quindi necessario mettere a punto un metodo alternativo per l’estrazione dei nucleotidi che garantisse la denaturazione irreversibile delle fosfatasi. Il metodo che prevede la bollitura delle cellule in etanolo al 70% (paragrafo 2.4.2) 49 3- Risultati e discussione si è rivelato efficace, infatti durante le reazioni non si osserva più la formazione dei prodotti di degradazione dell’ATP (figura 25) e i risultati sono riproducibili. uV 225000 ATP 200000 175000 ADENOS INA 150000 ADP 125000 100000 AMP 75000 50000 25000 0 2.5 5.0 7.5 10.0 12.5 15.0 17.5 20.0 22.5 25.0 27.5 30.0 32.5 m in Figura 25 Confronto dei profili cromatografici di due miscele preparate con estratti acidi (blu) e estratti in etanolo (rosso). La determinazione dei livelli dei mononucleotidi è stata quindi condotta su estratti preparati con l’etanolo. Nelle figure 26 e 27 sono mostrati i cromatogrammi delle tre miscele di reazione allestite per la determinazione dei nucleotidi rispettivamente nel wild-type e nel mutante ΔpncC. Nella tabella V sono riportate le concentrazioni dei nucleotidi. uV 22500 20000 17500 15000 12500 10000 7500 5000 2500 0 2.5 5.0 7.5 10.0 12.5 15.0 17.5 20.0 22.5 25.0m in Figura 26 Determinazione delle concentrazioni di NMN e NaMN nel ceppo wild -type. Cromatogramma della miscela 1 (verde, contenente NadD e PncC), della miscela 2 (blu, senza enzimi) della miscela 3 (rosso, contenente l’enzima NadD) 50 3- Risultati e discussione uV 22500 20000 17500 15000 12500 10000 7500 5000 2500 0 2.5 5.0 7.5 10.0 12.5 15.0 17.5 20.0 22.5 25.0 m in Figura 27 Determinazione delle concentrazioni di NMN e NaMN nel mutante Δpnc C. Cromatogramma della miscela 1 (verde, contenente NadD e PncC), della miscela 2 (blu, senza enzimi) della miscela 3 (rosso, contenente l’enzima NadD). Wild Type Δpnc C nmoli NMN/g nmoli NaMN/g nmoli NaAD/g pellet pellet pellet 36 15 2 29 Non rilevabile Non rilevabile Tabella V Livelli di NMN, NaMN e NaAD in S. oneidensis wild type e Δpnc C Come si può vedere dalla tabella, contrariamente a quanto atteso, la delezione del gene pncC non porta ad un accumulo di NMN nelle cellule del batterio; probabilmente la cellula è in grado di azionare altri meccanismi che regolano i livelli di NMN in modo che un suo aumento non inibisca la DNAligasi NAD-dipendente. Potrebbero ad esempio agire enzimi, quali fosfatasi specifiche o aspecifiche, oppure l’ NMN glicoidrolasi, la cui attività è stata più volte descritta, ma il corrispondente gene non è stato ancora identificato. Nel mutante pncC si nota invece una significativa diminuzione del NaMN, i cui livelli non sono addirittura rilevabili. Ciò suggerisce che la via biosintetica de 51 3- Risultati e discussione novo, che nel mutante è l’unica via operativa per la sintesi di NAD e ha come intermedio NaMN, sia particolarmente efficiente, e il nucleotide non si accumuli in quanto immediatamente convertito a NAD. 3.3 Analisi della composizione in domini dell’NM N deamidasi di S. oneidensis La proteina PncC di S. oneidensis è composta da 424 residui amminoacidici ed è organizzata in due domini. Il dominio N-terminale (residui 4-170) (dominio MocF) è un dominio conservato, a funzione sconosciuta, che presenta un certo grado di omologia con il dominio responsabile del legame alla molibdopterina (MPT) dell’enzima MoeA, enzima coinvolto nell’ultimo step della biosintesi del cofattore a molibdeno (Schwarz et al., 2009), un cofattore essenziale pe r l’attività degli enzimi molibdeno-dipendenti. MoeA riconosce come substrato la MPT adenilata e catalizza l’idrolisi del legame pirofosforico tra MPT e AMP, legando contemporaneamente il molibdeno alla MPT (Nichols and Rajagopalan, 2002; 2005) (Figura 28). 52 3- Risultati e discussione Figura 28: Meccanismo della reazione catalizzata da Cnx1E, omologo vegetale dell’enzima MoeA di E.c oli. In figura è mostrato l’ipotetico sito attivo di Cnx1E con il sito di legame per MPT-AMP e per il molibdeno, il legame dei substrati (step 1), l’i drolisi di MPT-AMP (step 2), la formazione di un intermedio di reazione (step 3) e il rilascio dei prodotti (step 4). Il dominio C-terminale (dal residuo 252 al residuo 407), (dominio CinA) è ampiamente conservato negli eubatteri ed è caratteristico di pr oteine annotate come “competence inducible proteins” o proteine CinA. Tale annotazione deriva dall’osservazione sperimentale che nel batterio Streptococcus pneumoniae la proteina CinA è coinvolta nel meccanismo della competenza cellulare, cioè nella capacità del batterio di trasferire DNA extracellulare al suo interno e di integrarlo al genoma per ricombinazione omologa. Alcuni autori (Pearce et al., 1995; Masure et al., 1998) hanno infatti dimostrato che mutazioni a carico del gene cinA diminuiscono l’efficienza di trasformazione. La nostra scoperta che CinA è l’NMN deamidasi potrebbe spiegare il coinvolgimento della proteina nel processo di trasformazione. Durante gli eventi di ricombinazione, infatti, l’incremento dell’attività DNA ligasica 53 3- Risultati e discussione determinerebbe un aumento dei livelli di NMN, noto inibitore della ligasi stessa (Park et al., 1989; Chen et al., 2002). L’ NMN deamidasi, con la sua attività catalitica, non solo preverrebbe l’inibizione della ligasi ma le assicurerebbe un continuo apporto di NAD, tramite la formazione del diretto precursore NaMN. Pertanto, la riduzione dell’efficienza di trasformazione osservata nei ceppi con mutazioni a carico del gene cinA potrebbe essere dovuta alla perdita dell’attività NMN deamidasica. 3.4 Identificazione del dominio responsabile dell’attivita’ NM N deamidasica Ricerche di omologie di sequenza nel proteoma di E. coli utilizzando come query PncC di S. oneidensis, hanno rilevato la presenza di tre proteine significativamente omologhe: YfaY, costituita da 400 amminoacidi, dove il dominio CinA è fuso con il dominio MocF, come in S. oneidensis; e i paraloghi YgaD e YdeJ che comprendono solo il dominio CinA (Figura 29). Figura 29 Composizione e attività enzimatica delle proteine di S.oneidensis e di E.c oli contenenti il dominio CinA 54 3- Risultati e discussione L’allineamento tra YfaY e PncC da S.oneidensis evidenzia il 65% di similarità e il 48% di identità tra le due proteine (Figura 30-A). La proteina YgaD mostra il 61% di similarità e il 45% di identità con la proteina PncC (Figura 30-B), mentre la proteina YdeJ il 55% di similarità e il 33% di identità (Figura 30-C ). A YfaY MLKVEMLSTGDEVLHGQIVDTNAAWLADFFFHQGLPLSRRNTVGDNLDDLVTILRERSQHADVLIVNGGLGPTSD DLSALAAATAKGEGLVLHEAWLKEMERYFHERGRVMAP SNRKQAELPASAEFINNPVGTACGFAVQLNRCLMFFT PGVPSEFKVMVEHEILPRLRERFSLPQPPVCLRLTT FGRSESDLAQSLDTLQLPPGVT MGYRSSMPIIELKLTGPASE QQAMEKLWLDVKRVAGQSVIFEGTEGLPAQISRELQNRQFSLTLSEQFTGGLLALQLSRAGAPLLACEVVP SQEET LAQTAHWIT ERRANHFAGLALAVSGFENEHLNFALATPDGTFALRVRFSTTRYSLAIRQEVCAMMALNMLRRWLNG QDIASEHGWIEVVESMTLSV Length = 400 Score = 265 bits (678), Expect = 3e-72 Identities = 138/285 (48%), P ositives = 186/285 (65%), Gaps = 1/285 (0%) B YgaD MT DSELMQLSEQVGQALKARGATVTTAESCTGGWVAKVIT DIAGSSAWFERGFVTYSNEAKAQMIGVREETLAQH GAVSEPVVVEMAIGALKAARADYAVSISGIAGPDGGSEEKPVGT VWFAFATARGEGITRRE CFSGDRDAVRRQATA YALQTLWQQFLQNT Length = 165 Score = 128 bits (321), Expect = 8e-31 Identities = 70/154 (45%), Positives = 94/154 (61%) 55 3- Risultati e discussione C YdeJ MNINRDKIVQLVDTDT IENLTSALSQRLIADQLRLTTAESCTGGKLASALCAAEDTPKFYGAGFVTFTDQAKMKILSV SQQSLERYSAVSEKVAAEMATGAIERADADVSIAITGYGGPEGGEDGTPAGTVWFAWHIKGQNYTAVMHFAGDCE TVLALAVRFALAQLLQLLL Length = 172 Score = 80,9 bits (198), Expect = 2e-16 Identities = 43/127 (33%), Positives = 71/127 (55%) Figura 30 Sequenze amminoacidiche delle proteine YfaY (A), YgaD (B) e YdeJ (C) da Esc heric hia c ol i e allineamenti con PncC da Shewanell a oneidensis. Al fine di verificare quale dei due domini presenti nella NMN deamidasi da S.oneidensis fosse responsabile dell’attività NMN deamidasica, le proteine YfaY, YgaD e YdeJ sono state iperespre sse facendo crescere i cloni della libreria ASKA (Kitagawa et al., 2005) trasformati col plasmide pCA24N contenente il gene per la proteina di interesse (vedi pagina 41 di Materiali e Metodi). Dopo aver verificato tramite SDS-PAGE la presenza delle proteine ricombinanti negli estratti grezzi (dati non mostrati), negli stessi estratti è stata misurata l’attività enzimatica come descritto a pagina 26. 56 3- Risultati e discussione KDa M Y gaD YfaY YdeJ 200 150 120 100 70 50 40 30 20 15 10 Figura 31 Espressione delle proteine YgaD, YfaY e YdeJ da E.c oli. Analisi in SDS-PAGE delle proteine ricombinanti YgaD, YfaY e YdeJ purificate da estratti di cellule iperesprimenti gli enzimi. Linea M= proteine standard a peso molecolare noto. Nelle cellule iperesprimenti YfaY e YdeJ l’attività NMN deamidasica è simile a quella determinata prima dell’induzione (0.003 Unità/mg). Lo stesso valore di attività specifica si riscontra nelle cellule iperesprimenti la proteina YgaD prima dell’induzione; tuttavia, dopo induzione, l’attività aumenta di 100 volte (0.26 Unità/mg). La purificazione delle tre proteine ricombinanti (Figura 31) e la determinazione della attività NMN deamidasica nelle preparazioni purificate ha confermato che solo YgaD è dotata di attività catalitica, con un’attività specifica di circa 17.8 Unità/mg. Questi risultati indicano che in E.coli l’unica PncC funzionale è YgaD e permettono di concludere che nella NMN deamidasi di S. oneidensis il dominio responsabile dell’attività NMN deamidasica è il dominio CinA, che abbiamo quindi riannotato PncC. 57 3- Risultati e discussione 3.5 Caratterizzazione dell’NM N deamidasi di E. coli 3.5.1 Purificazione della proteina ricombinante In Figura 32 è mostrato il risultato della cromatografia di affinità sulla resina Ni-NTA che ha permesso di ottenere YgaD (PncC) in forma omogenea, con attività specifica di 17.8 U/mg. La procedura della purificazione è descritta in Materiali e Metodi. Abs 280 (mAU) YgaD Tempo (min) Figura 32 Purificazione NMN deamidasi da E. c oli. Cromatografia Ni-NTA in FPLC. La freccia indica il picco corrispondente alla proteina YgaD. La proteina purificata è stata utilizzata per la caratterizzazione molecolare e cinetica, dopo aver allontanato l’imidazolo presente nel tampone di eluizione della colonna, e quindi nella preparazione enzimatica, mediante dialisi estensiva contro tampone Hepes 50 mM pH 7,5 NaCl 0,15 M. 58 3- Risultati e discussione 3.5.2 Proprietà molecolari L’NMN deamidasi di E. coli è costituita da 187 residui amminoacidici e la sua massa molecolare, determinata tramite SDS-PAGE, è stata stimata essere di circa 20 kDa (Figura 31). Il peso molecolare nativo della proteina è stato determinato tramite gel filtrazione, come descritto in Materiali e metodi. In figura 33 è mostrata la curva di taratura della colonna ottenuta correlando il tempo di eluizione di ciascuna proteina standard con il logaritmo del rispettivo peso molecolare. Il peso molecolare nativo dell’NMN deamidasi, ricavato per interpolazione della retta, è risultato essere pari a 43 kDa, facendo ipotizzare un struttura dimerica dell’enzima in soluzione. Lo stesso esperimento era stato effettuato per l’ NMN deamidasi da S. oneidensis e il risultato aveva permesso di ipotizzare anche per questa proteina una struttura dimerica. 5,2 -amilasi 5,1 log MW (kDa) 5 4,9 Bsa 4,8 4,7 YgaD 4,6 4,5 y = -0,0967x + 7,2929 Anidrasi-carbonica 4,4 20,5 21,5 22,5 23,5 24,5 25,5 26,5 27,5 28,5 29,5 Tempo di eluizione (min) Figura 33 Retta di taratura della colonna di gel filtrazione, utilizzata per il calcolo del peso molecolare dell’N MN deamidasi nativa 59 3- Risultati e discussione 3.5.3 Proprietà catalitiche 3.5.3.1 pH ottimale Per la determinazione del pH ottimale, un’opportuna quantità di enzima è stata incubata a 37°C per 15 minuti in presenza di NMN 0,1 mM nei tamponi di seguito elencati: citrato di sodio 50 mM per i valori di pH 4,0- 4,5- 5,0 – 5,5 – 6,0; fosfato di sodio 50 mM per i valori 6,0 – 6,5 – 7,0 – 7,5 – 8,0; Tris-HCl 50 mM per i valori 8,0 e 8,5 e borato di sodio 50 mM per i valori 8,5 – 9,0- 9,5 – 9,8 – 10,5. La miscela di reazione, dopo 15 minuti, è stata acidificata e neutralizzata, e l’ NaMN prodotto è stato determinato spettrofotometricamente come descritto a pagina 32. I dati ottenuti rivelano che il pH ottimale è compreso in un ampio intervallo di valori, da pH 4,0 a 9,8 (Figura 34). Studi di pH ottimale effettuati per l’NMN deamidasi da S.oneidensis avevano mostrato che anche questo enzima è attivo in un ampio intervallo di valori di pH. Attività enzimatica (mU/ml) 35 30 25 citrato 20 fosfato 15 tris borato 10 5 0 2 4 6 8 10 12 pH Figura 34 Effetto del pH sull’attività enzimatica di YgaD. 60 3- Risultati e discussione 3.5.3.2 Determinazione della Km Per l’analisi cinetica, l’attività è stata determinata con il saggio accoppiato in HPLC (pagina 26) variando la concentrazione del substrato NMN. Sono state utilizzate le seguenti concentrazioni di substrato: 1 µM, 2 µM, 4 µM, 8 µM, 16 µM. In figura 35 sono riportati il grafico della velocità della reazione in funzione della concentrazione del substrato e il grafico dei doppi reciproci. A Attività enzimatica (mU/ml) 8 7 6 5 4 3 2 1 0 0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 [NMN] (uM) 61 3- Risultati e discussione 1/V (mU/ml) -1 B -1 -0,5 1,4 1,2 1 0,8 0,6 0,4 0,2 0 -0,2 0 -0,4 -0,6 -0,8 0,5 1 1,5 2 1/[NMN] (uM) -1 35 A. Grafico lineare diretto di Eisental e Cornish-Bowden. B. Grafico di Lineweaver-Burk Come si osserva in Figura 35A l’ NMN deamidasi segue la cinetica di Michaelis-Menten; tale comportamento è confermato dal grafico dei doppi reciproci, in cui i dati sperimentali danno origine ad una retta intersecante l’asse delle ascisse (fig.35-B). Dai grafici è stata calcolata una K m per l’NMN di 6 μM e una Kcat pari a 3,3 s-1. Anche se l’analisi cinetica ha dato risultati diversi da quelli ottenuti in precedenza per l’NMN deamidasi da S. oneidensis, che segue una cinetica allosterica, entrambi gli enzimi mostrano la stessa affinità per l’NMN e valori di Kcat molto simili. 3.5.3.3 Specificità di substrato ed effetto di molecole correlate al metabolismo del NAD La specificità di substrato è stata valutata determinando l’attività enzimatica in presenza di Nicotinammide, Nicotinammide riboside, NAD e NMN, alla concentrazione di 1 mM, tramite il saggio diretto in HPLC descritto a pagina 28. Nessuna delle molecole analizzate viene utilizzata quale substrato dall’NMN deamidasi. 62 3- Risultati e discussione L’ effetto sull’attività enzimatica di alcuni composti correlati al metabolismo del NAD è stato valutato determinando l’attività mediante il saggio diretto in HPLC (pagina 28) in presenza di Acido nicotinico, Acido Picolinico, Acido Chinolinico, NAD, NaAD, NADP e Nicotinammide, alla concentrazione di 1 mM. Nessuno dei composti analizzati interferisce con l’attività NMN deamidasica. 3.6 Distribuzione filogenetica del dominio PncC La ricerca di proteine omologhe a PncC di E. coli e S. oneidensis, condotta in un gruppo di 100 genomi batterici rappresentativi, ha identificato 93 proteine contenenti il dominio PncC. Un allineamento multiplo delle sequenze più divergenti (Figura 36) Figura 36 Allineamento multiplo del dominio PncC di alcune proteine PncC selezionate 63 3- Risultati e discussione ha mostrato che le proteine contenenti il dominio PncC possono essere divise in quattro gruppi in base alla composizione dei loro domini e alla predizione della loro attività enzimatica: PncC: proteine omologhe alla PncC da E.coli, cioè con il solo dominio PncC e dotate di attività NMN deamidasica. MocF/PncC: proteine omologhe alla PncC da S.oneidensis, cioè costituite dai due domini PncC e MocF e dotate di attività NMN deamidasica. YfaY: proteine omologhe a YfaY da E.coli, cioè costituite dai due domini PncC e MocF, in cui però il dominio PncC non ha attività NMN deamidasica. YdeJ: proteine omologhe a YdeJ da E.coli, cioè contenenti solo il dominio PncC cataliticamente inattivo. Dall’allineamento delle varie sequenze, si può ipotizzare che la mancanza dell’attività enzimatica nel gruppo YfaY sia dovuta alla presenza di delezioni multiple e mutazioni nel dominio PncC. D’altra parte, questa osservazione non è valida per spiegare la mancanza di attività delle proteine del gruppo YdeJ, dove il dominio PncC sembra essere conservato. In quest’ultimo caso, si potrebbe presumere che mutazioni singole e cruciali a livello del sito attivo possano aver causato la perdita dell’attività enzimatica. Effettivamente l’analisi strutturale descritta nel capitolo successivo sembra supportare questa ipotesi. Le proteine contenenti il dominio PncC sono largamente presenti negli Eubatteri e sono assenti negli Eucarioti e negli Archeabatteri. L’albero filogenetico costruito per 93 proteine contenenti il dominio PncC è mostrato in figura 37. 64 3- Risultati e discussione Figura 37 Albero filogenetico costruito per le proteine contenenti il dominio PncC. In verde: enzima funzionale a singolo dominio; in giallo: enzima funzionale a due domini; in grigio: enzima non funzionale a due domini; in nero: enzima non funzio nale a singolo dominio. Le stelle rosse indicano le proteine caratterizzate sperimentalmente. Le abbreviazioni dei genomi sono elencate in figura 38. Il dominio PncC funzionale è fuso col dominio MocF in 40 proteine appartenenti a diversi gruppi tassonomici come i Firmicuti, gli Actinobatteri, i Cianobatteri, Thermotoga e i Bacteroidi. Al contrario, la maggior parte dei Proteobatteri contengono le proteine a singolo dominio del gruppo PncC. In qualche gruppo tassonomico dei Proteobatteri (come gli Enterobatteri e i Vibrionales) sono state rilevate sia proteine del gruppo PncC (funzionali, a singolo dominio), sia proteine del gruppo YfaY (non funzionali, a due domini). Inoltre, qualche Enterobatteriacea, compreso E.coli e le specie di Salmonella, hanno anche proteine del gruppo YdeJ (non funzionali, a singolo dominio). L’enzima è assente in tutte le specie batteriche mancanti dell’enzima NadD, così come nei piccoli genomi di patogeni obbligati e simbionti (figura 38). Inaspettatamente, l’enzima è assente o presente come proteina non 65 3- Risultati e discussione funzionale in alcune specie, come Staphylococcus aureus e Deinococcus radiodurans, dove è operativa la via deamidata per la biosintesi del NAD e quindi è presente NadD. 66 3- Risultati e discussione Figura 38 Distribuzione dell’ NMN deamidasi e di altri enzimi della biosintesi del NAD 67 3- Risultati e discussione 3.7 Analisi strutturale dell’ NM N deamidasi L’analisi strutturale è stata possibile grazie alla disponibilità della struttura tridimensionale ad alta risoluzione (1,75 Å) di PncC da Agrobacterium tumefaciens (codice PDB: 2A9S), ottenuta al Midwest Center for Structural Genomics (http://www.mcsg.anl.gov/). L’attribuzione della funzione NMN deamidasica a questa proteina è basata sulla significativa omologia di sequenza con la PncC da E.coli (47% identità, 63% similarità). La struttura, che mostra un’organizzazione dimerica, rappresenta una variante unica e caratteristica del ripiegamento dell’ “anticodon-binding domain” delle tRNA sintetasi di classe II (Arnez et al., 1995). Effettivamente, nel database SCOP, la struttura è annotata come l’unica rappresentante della superfamiglia denominata CinA. Si tratta quindi di un “fold” nuovo, diverso da quello tipico delle amidoidrolasi ad oggi caratterizzate. In accordo con questo risultato è la mancanza di omologia tra la sequenza dell’NMN deamidasi e quella delle amidoidrolasi conosciute. La struttura è stata usata come templato per la predizione della struttura tridimensionale della PncC da E.coli attraverso studi di homology modelling. Come previsto sulla base della marcata omologia di struttura primaria, il modello ottenuto è essenzialmente identico alla struttura di PncC da A. tumefaciens (Figura 39-A). I valori di deviazione quadratica media, calcolati sovrapponendo lo scheletro del modello dell’enzima da E.coli con quello da A. tumefaciens, risultano essere di circa 1 Å. Al fine di predire la localizzazione del sito attivo, sulla proteina di A. tumefaciens è stata effettuata un’analisi di carica di superficie in seguito alla quale è stata rilevata la presenza di una piccola tasca con un area di 283,3 Å 2 e un volume di 381,1 Å3 che potrebbe rappresentare il sito attivo (Figura 39B/C). 68 3- Risultati e discussione Figura 39 Analisi strutturale dell’NMN deamidasi a) Rappresentazione a nastro della PncC da E.coli (azzurro) sovrapposta al monomero della PncC da A.tumefaciens (codice PDB: 2A9S; arancione) b) Superficie elettrostatica del dimero della PncC da A. tumefaciens; in blu sono rappresentate le cariche positive, in rosso quelle negative c) Rappresentazione a nastro del dimero della PncC da A. tumefac iens in complesso con l’NMN d) Visione dettagliata delle interazioni tra la PncC da A. tumefac iens e l’NMN; i legami idrogeno sono rappresentati con le linee rosse Effettivamente, in questa regione della struttura ci sono alcuni amminoacidi (Gly46 e Ser48 della catena A e Ser31, Gly34, Tyr58, Gly106, Ile107, Ala108, Gly109 e Arg145 della catena B) che sono altamente conservati in tutte le NMN deamidasi batteriche (Figura 36) avvalorando la predizione della localizzazione del sito attivo. Ulteriori studi computazionali hanno permesso di modellare la molecola dell’ NMN nell’ ipotetico sito attivo e di predire i residui coinvolti nell’interazione con il nucleotide (Figura 39-B/D). I residui ipoteticamente coinvolti nella stabilizzazione dell’NMN sono strettamente conservati in tutte le proteine funzionalmente attive appartenenti ai gruppi PncC e MocF/PncC (Figura 36). Inoltre, la Ser31, la Thr105 e la Gly106 che interagiscono col gruppo ammidico dell’NMN, così come la Ser48 legata tramite legame idrogeno 69 3- Risultati e discussione al gruppo fosfato, sono tutti assenti nel gruppo YfaY, in accordo con la mancanza di attività enzimatica in questo gruppo di proteine. Infine, le proteine del gruppo YdeJ, anch’esse predette essere inattive, mancano della Ser48 e dell’Arg145, entrambe coinvolte nella stabilizzazione del gruppo fosfato dell’ NMN. 70 4- Conclusioni Capitolo 4 CONCLUSIONI L’obiettivo di questa tesi è stato quello di verificare il ruolo fisiologico dell’enzima precedentemente identificato come NMN deamidasi mediante studi biochimici. A tale scopo sono stati condotti studi genetici in vivo che hanno permesso di confermare il coinvolgimento dell’enzima nel metabolismo della vitamina B3. Gli esperimenti sono stati condotti sul batterio Shewanella oneidensis, scelto come modello sperimentale perché in questo batterio l’ NMN deamidasi è predetto essere essenziale per il recupero della nicotinammide; in effetti i risultati hanno dimostrato che in assenza dell’enzima il batterio non è più in grado di utilizzare la nicotinammide come fonte esogena di NAD. L’osservazione che la mancanza dell’ NMN deamidasi non comporta l’ accumulo di NMN suggerisce che nella cellula sono attivi altri enzimi in grado di impedire l’aumento del nucleotide e prevenire così l’inibizione della DNA ligasi. L’NMN deamidasi da S. oneidensis è costituita da due domini e al fine di identificare quale dei due fosse responsabile dell’attività NMN deamidasica, sono state funzionalmente caratterizzate le proteine da E. coli omologhe al dominio N-terminale (YfaY) e a quello C-terminale (YgaD e YdeJ). I risultati hanno dimostrato che YgaD è l’NMN deamidasi da E.coli, e che quindi il dominio responsabile dell’attività NMN deamidasica nell’enzima da S.oneidensis è quello C-terminale. La funzione del dominio N-terminale deve essere ancora determinata, così come il suo possibile coinvolgimento nel comportamento cinetico di tipo allosterico che differenzia l’enzima di S.oneidensis da quello di E.coli, che invece segue una cinetica lineare. E’ comunque certo che la diversa organizzazione in domini non incide sull’efficienza catalitica dell’enzima dato che sia l’NMN deamidasi a due domini di S.oneidensis che l’enzima a singolo dominio di E.coli mostrano gli stessi valori di Kcat. L’enzima ha un’ affinità per l’ NMN molto alta, e ciò indica che la reazione di deamidazione è efficiente anche a concentrazioni di NMN molto 73 4- Conclusioni basse. Questa osservazione è in accordo con il ruolo proposto per l’enzima nella regolazione dei livelli intracellulari di NMN. L’NMN deamidasi è altamente conservato e presente nella maggior parte delle specie batteriche. Come atteso, e’ assente in quei batteri che mancano dell’enzima NadD, in grado di adenilare l’NaMN a NAD. Non è presente negli archea, né negli eucarioti. L’ NMN deamidasi è distinta sia filogeneticamente che strutturalmente dalle amidoidrolasi ad oggi caratterizzate. La struttura cristallografica depositata in banca-dati della proteina da Agrobacterium tumefaciens, omologa all’ NMN deamidasi da E. coli, indica che si tratta di un nuovo “fold”, e quindi di una nuova famiglia di amidoidrolasi. Il modellamento di una molecola di NMN nell’ipotetico sito attivo della struttura dell’enzima e l’individuazione di residui altamente conservati che interagiscono con il nucleotide fanno ipotizzare che l’enzima sia un’ amidoidrolasi a serina. L’ identificazione del gene codificante per l’NMN deamidasi e la stretta specificità dell’enzima per il substrato NMN, hanno permesso di utilizzare l’ enzima ricombinante per sviluppare un saggio enzimatico utile per la determinazione dei livelli cellulari delle due forme mononucleotidiche della vitamina B3, l’ NMN e l’ NaMN. Tale saggio può essere utilizzato sia su cellule batteriche che su cellule eucariotiche e può costituire una valida alternativa ai saggi che prevedono l’ uso della spettrometria di massa (Yamada et al., 2006; Evans et al., 2010) o ai saggi fluorimetrici (Formentini et al., 2009). 72 5- Bibliografia Capitolo 5 BIBLIOGRAFIA Ahmed ZU, Sarker MR, Sack DA. Nutritional requirements of Shigellae for growth in a minimal medium. Infect Immun. 1988; 56(4):1007-9. Andrews P. The gel-filtration behaviour of proteins related to their molecular weights over a wide range. Biochem. J. 1965; 96:595-606. Arnez JG, Harris DC, Mitschler A, Rees B, Francklyn CS, Moras D. Crystal structure of histidyl-tRNA synthetase from Escherichia coli complexed with histidyl-adenylate. EMBO J 1995;14: 4143-4155 Axerold AE, Madden RJ, Elvehjem CA. The effort of nicotinic acid deficiency upon the coenzyme I content of animal tissue. J. Biol. Chem. 1939; 131:85-93. 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