IL GEOMETRA BRESCIANO Rivista bimestrale d'informazione del Collegio Geometri della provincia di Brescia Il quadro della pittrice prof. Livia Cavicchi, esposto nella sede del Collegio Geometri di Brescia, sintetizza con efficacia la multiforme attività del geometra nei secoli. Direttore responsabile Bruno Bossini Sommario Segretaria di redazione Carla Comincini EDITORIALE - I geometri e i beni ambientali. Cosa sta cambiando? pag. 2 DAL COLLEGIO DI LODI - Il lay-out di cantiere come strumento di coordinamento 64 Redazione Raffaella Annovazzi, Leonardo Baldassari, Giuseppe Battaglia, Nadia Bettari, Tarcisio Campana, Laura Cinelli, Daniela Chiarini, Mario Comincini, Alfredo Dellaglio, Piero Fiaccavento, Stefano Fracascio, Francesco Ganda, Francesco Lonati, Guido Maffioletti, Franco Manfredini, Giuseppe Mori, Lorenzo Negrini, Mariangela Scotti, Marco Tognolatti, Giuseppe Zipponi INTERVISTA - Professionisti si diventa. L’esperienza in chiaroscuro di due giovani colleghi 6 ESTIMO - L’aspetto tecnico dell’assicurazione di responsabilità civile 72 Hanno collaborato a questo numero Mario Agostini, Andrea Botti, Antonio Carminati, Alessandro Colonna, Brunello De Rosa, Ruben Erlacher, Gianni Gares, Massimiliano Pelizzari, Piergiorgio Priori, Bruno Razza, Corrado Romagnoli, Luca Turrini Direzione, redazione e amministrazione 25128 Brescia - P.le Cesare Battisti 12 Tel. 030/3706411 www.collegio.geometri.bs.it Associato alI’USPI Grafica e impaginazione Francesco Lonati Fotografie Studio Eden e Francesco Lonati Concessionario della pubblicità Emmedigi Pubblicità Via Malta 6/b - 25125 Brescia Tel. 030/224121 - Fax: 030/226031 Stampa IGB Group/Grafo Via A. Volta 21/A - 25010 S. Zeno Naviglio (Brescia) Tel. 030.35.42.997 - Fax: 030.35.46.20 Di questa rivista sono state stampate ????? copie, che vengono inviate a tutti gli iscritti dei Collegi di Brescia, Sondrio, Mantova, Cremona, Lodi N. 5 - 2008 settembre - ottobre Pubblicazione iscritta al n. 9/75 del registro Giornali e periodici del Tribunale di Brescia il 14-10-1975 Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 1, DCB Brescia Gli articoli firmati o siglati rispecchiano soltanto il pensiero dell'Autore e non impegnano né la rivista né il Collegio Geometri. È concessa la facoltà di riproduzione degli articoli e delle illustrazioni citando la fonte. Gli articoli e le fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono. DAL CONSIGLIO NAZIONALE - “Gestione del Territorio Pubblico e dello Stato” al meeting veronese della FIG 12 CATASTO - I geometri italiani principali protagonisti dell’aggiornamento catastale 16 DALLA CASSA - L’andamento dei “modelli 17” dice di una categoria dinamica e sostanzialmente in crescita 18 DAL COLLEGIO DI BRESCIA - Il Lions Club Valtrompia e la futura viabilità triumplina al meeting in S. Giulia a Brescia 20 Nuove disposizioni per tecnici esperti in valutazione di immobili 68 Gavardo 11-12 ottobre. Un week-end di risparmio energetico e bioedilizia 82 LAVORI DI GEOMETRI- La progettazione delle cave di monte (parte seconda) 24 LEGALE - Trasferimento di cubatura 40 AMBIENTE & BIOEDILIZIA - Gli intonaci di terra cruda: metodi antichi per nuove applicazioni biocompatibili 74 GEOLOGIA - Acque sotterranee: conoscenza del sottosuolo e norme di riferimento 86 TECNICA - Il rilievo topografico dei fondali lacustri 96 La verifica termografica di un edificio 100 Trasparenze e traslucenze litiche 104 CONDOMINIO - Deregolamentazione nel settore dell’amministrazione condominiale 110 CULTURA - Disegnare l’architettura 114 ETICA PROFESSIONALE - A guardar bene … 122 Novità di legge La parola agli esperti Lettere al Direttore Aggiornamento Albo 124 126 128 130 URBANISTICA - Come cambia la disciplina urbanistica in Lombardia 42 FORMAZIONE CONTINUA - Non è obbligatorio (per ora) allegare la certificazione energetica ai contratti 46 AGRICOLTURA & FORESTE - Primo corso introduttivo alle problematiche agricole affidato al Collegio di Brescia 48 Di prossima pubblicazione la “Storia dell’agricoltura bresciana” 50 SICUREZZA CANTIERI - Eventi infortunistici negli scavi: metodi e tecniche per evitarli52 DAL COLLEGIO DI SONDRIO - Il Responsabile Unico del Procedimento: compiti e funzioni 62 IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 2008/3 - 1 EDITORIALE Bruno Bossini È sempre confortante toccare con mano la vitalità che la nostra Categoria esprime quando è opportunamente sollecitata a intervenire ad incontri di carattere professionale. E tutto ciò, è giusto rimarcarlo, anche in una fase economica come quella che stiamo vivendo di edilizia molto debole se non addirittura stagnante, che dovrebbe quasi invece spingere alla rassegnazione e tradursi quindi in un poco interesse per i geometri professionisti “a voler cambiare le cose”. Essi evidentemente riescono ancora a trovare nic- 2 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 I geometri e i beni ambientali Cosa sta cambiando? chie di mercato produttive ed anche se le progettazioni del “nuovo” sono molto rallentate, riescono purtuttavia a trovare opportunità di lavoro negli ambiti ancora produttivi delle trasformazioni e modificazioni edilizie e quindi riescono a inserire la loro professionalità in tutti gli aspetti specialistici che tali interventi determinano, ossia: sicurezza, catasto, risparmio energetico, ecc... È questa la ragione per la quale quando il Collegio “chiama“ su approfondimenti tematici professionali essi accorrono numerosi per continuare ad essere preparati e documentati per af- frontare la quotidianità del loro lavoro. L’appuntamento del 26 settembre 2008 al Tartaglia (l’ultima di queste occasioni) incentrato sulla precisazione delle norme di tutela ambientale ai sensi dei recenti D.L. 62/63 del 23 marzo 2008, che portano correzioni al codice Urbani, (norme che di fatto interessano gran parte del territorio provinciale, e quindi toccano tutti i professionisti), era invitante anche per la presenza, in qualità di relatore, dell’avv. Mauro Ballerini di Brescia che, bisogna dirlo, ha coinvolto i convenuti, insieme al collega Gnecchi ed al Presidente Giovanni Platto, con la chiarezza della sua esposizione e con il suo piacevole interloquire puntualizzato da affermazioni ferme e precise. «Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio – ha detto introducendo i lavori – la tutela del territorio è e resta esclusiva competenza dello Stato. È la Costituzione che lo prevede». E pur avendo lo Stato delegato alle Regioni tale potere, quello stesso potere che esse a loro volta hanno trasmesso con delega ai Comuni ed alle Provincie, per ora e sino all’approvazione dei Piani paesaggistici re- EDITORIALE Nella pagina di sinistra, l’aula Magna dell’Istituto Tartaglia gremita di geometri; qui a fianco, la registrazione dei partecipanti al convegno; sotto, il tavolo dei relatori: da sinistra il geom. Antonio Gnecchi, il Presidente del Collegio di Brescia Giovanni Platto, l’avvocato Mauro Ballerini e il Direttore del Collegio geom. Mariangela Scotti gionali, continuerà il controllo vincolante della Soprintendenza ai Beni Ambientali che può concretizzarsi solo con l’approvazione o con l’annullamento dell’autorizzazione paesistica emessa dagli Enti delegati entro 60 giorni dal ricevimento della stessa. Q uesto è lo stato delle cose. Né noi progettisti né le Amministrazioni delegate in sub-delega nulla possono per modificare la regola vigente che consente alla Sopraintendenza di emettere dinieghi anche secondo suoi criteri discrezionali in una materia come è quella della tutela paesistica, che ha però precisato il relatore, «salvo casi particolari non significa inedificabilità assoluta, bensì edificabilità controllata nei volumi e nell’estetica ai fini della tutela del bene da conservare (fiume, lago, altitudine, ecc…)». «Il Soprintendente – ha continuato Ballerini molto efficacemente – nelle materie urbanistiche è ormai restato l’ultimo tiranno». Sta quindi a noi geometri progettisti ed alla nostra abilità ed esperienza professionale progettare in questa materia delicata nel rispetto delle norme vigenti, trovando contemporaneamente il consenso dell’Ente demandato all’atto approvativo vincolante. E sono assolutamente inutili, se non addirittura penalizzanti, i provvedimenti autorizzativi emessi dalle Ammnistrazioni o dagli Enti senza l’autorizzazione paesisticain quanto nulli, come non fossero mai stati emessi. La situazione cambierà radicalmente dopo l’approvazione dei Piani paesaggistici Regionali. Sino ad allora due sono le possibilità che si aprono per le Amministrazioni periferiche delegate (Province, Comunità Montane, Con- sorzi comunali, ecc…), ambedue legate ad un adempimento preciso che ad esse compete entro il 31 dicembre 2008. Se entro tale data esse avranno costituito e attivato la Commissione del Paesaggio (comunicazione in tal senso dovrà pervenire alla Regione entro il 14 novembre 2008), potranno continuare ad usufruire dello strumento della sub-delega ed esercitarla con le regole oggi vigenti. Se non avranno ottemperato a tale obbligo saranno invece private del diritto di sub-delega e in tal caso l’ autorizzazione ai fine paesistici necessaria all’approvazione IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 3 EDITORIALE L’avvocato Mauro Ballerini di Brescia mentre svolge la sua relazione. In basso, lo stesso con il Presidente Giovanni Platto del Permesso di costruire o della Dia verrà emessa direttamente della Soprintendenza ai Beni Ambientali, che darà il suo parere vincolante nei termini di Legge, dopo la pervenuta richiesta da parte dei Comuni o degli Enti richiedenti. A d approvazione avvenuta dei Piani paesaggistici regionali che ci si augura, dice Ballerini, «conterranno finalmente norme e criteri chiari senza alcuna, si spera, possibilità discrezionale, nell’individuare le aree da dichia- 4 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 rare totalmente inedificabili, i monumenti o le architetture da vincolare, e le aree di ammissibile edificazione se pur controllata», il parere della Soprintendenza resterà obbligatorio, ma non più vincolante. L’autorizzazione, ma solo allora, in sub-delega dei Comuni e degli Enti delegati avrà infatti validità dopo che saranno trascorsi i 30 giorni dall’invio alla Sopraintendenza dei beni Ambientali della comunicazione di avvenuta sub-delega, tempo entro il quale le medesime potranno accettarla o esprimere un parere contrario, EDITORIALE Il Direttore del Collegio geom. Mariangela Scotti e sotto, il relatore geom. Antonio Gnecchi con il Presidente Platto durante la discussione al convegno del 26 settembre sui Beni Ambientali non piú vincolante ma con possibilità di impugnazione al TAR. V ediamo ora cosa è e da chi è costituita la nuova Commissione del paesaggio. È totalmente svincolata dalla C.I.E. (Commissione igienico edilizia), autonoma nel suo parere vincolante, costituita da 5 membri per Comuni con piú di 15000 abitanti e 3 membri per quelli con meno di 15000 abitanti. Il Presidente dovrà essere un laureato, ma i componenti potranno anche essere geo- metri, con esperienze quinquennali che dovranno garantire capacità e sensibilità professionale sui temi ambientali. «I geometri – lo ha sottolineato il Presidente Platto – essendo molto inseriti nel territorio sul quale esercitano la loro professione, oltre a ben conoscerlo, possiedono anche laconoscenza delle tematiche di tutela ambientale necessarie per assolvere al delicato compito, al quale potranno essere chiamati dalle Amministrazioni». Il collega Antonio Gnecchi ha affrontato in conclusione dei lavori il tema più specifico della normativa sulla legge vigente di Tutela del paesaggio e si è soffermato sulle caratteristiche progettuali della domanda di autorizzazione paesaggistica, “«il cui progetto – ha detto – non sempre collima, come invece spesso si dice, con il progetto meramente architettonico». È seguito un dibattito e dopo tre ore si è chiuso il Convegno.» ❑ IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 5 INTERVISTA Professionisti si diventa L’esperienza in chiaroscuro di due giovani colleghi Diventare geometri liberi professionisti non è facile. Ce lo dicono da anni gli studenti degli istituti superiori e i giovani colleghi che sottolineano come non solo non sia facile cominciare la nostra professione, ovvero aprire uno studio e trovarsi lavoro e clientela, ma anche semplicemente svolgere con profitto il praticantato e superare l’esame di abilitazione professionale. Anche per questa ragione spesso su queste colonne ci siamo interrogati sulla situazione dei giovani, sulle molte incongruenze dell’iter formativo scolastico, del praticantato, dell’esame di Stato che consente l’iscrizione all’Albo. L’abbiamo fatto visitando gli istituti maggiori della nostra provincia, parlando con i docenti e con i colleghi che fanno parte delle commissioni d’esame, pubblicando ogni anno le prove d’esame, dando i risultati d’ogni sessione e commentandoli. Inoltre su questo versante il Collegio organizza corsi di preparazione all’esame, incontri con gli studenti e mille altre iniziative proprio per favorire le nuove iscrizioni ed accompagnare fin dove è possibile l’avvio del lavoro dei nuovi colleghi. Non ci era invece ancora capitato di dialogare con un paio di colleghi iscritti da pochi mesi, per farci raccontare direttamente la loro esperienza, sentire dalla loro viva voce difficoltà, problemi, aspettative. Ne abbiamo avuto l’occasione incontrando Stefano Bellini e Matteo ai scelto di fare il geoMarchina, due giovani colleghi che si sono metra o ti sei ritrovato iscritti al Collegio nei primi mesi di questo geometra per caso? 2008, ai quali abbiamo in buona sostanza Può sembrare una domanda inutile, oziosa, “marzulfatto un’intervista parallela, ovvero ponendo liana”, ma forse per capire le più o meno ad entrambi le stesse domande. difficoltà di un giovane, per Siamo stati certamente facilitati non solo partecipare della sua esperienza d’ingresso nella nodalla loro contemporanea presenza nella stra professione conviene sede del Collegio, ma pure dal fatto che i loro partire da qui. Magari dal perché avere scelto un istiiter formativi siano diversi ma simili, in tuto per geometri invece qualche modo insomma paralleli: Matteo è d’un liceo che oggi pare affadel 1985 e Stefano del 1986 e si sono scinare tutti i ragazzini che escono dalle medie. diplomati senza particolari intoppi, l’uno al «No, il liceo proprio no – riTartaglia e l’altro all’Itc di Leno, nel 2004 e sponde Stefano Bellini – vonel 2005; come detto si sono iscritti entrambi levo una scuola che mi consentisse di entrare nel monall’Albo nella primavera di quest’anno. H do del lavoro con un diplo- 6 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 ma e non mi obbligasse a proseguire gli studi per altri cinque anni o più. Inoltre il disegno e la possibilità di lavorare all’aperto mi sono sempre piaciuti. Per questo ho scelto l’istituto per geometri e l’ho frequentato a Leno, perché c’era un corso d’inglese piú lungo e approfondito che mi attirava e anche per la ragione che da Castenedolo, dove abito, era più comodo che venire in città». E tu invece? «Potrei dire anch’io le stesse cose – replica Matteo Marchina – anche se non sarei del tutto sincero. In verità infatti nel mio caso hanno indubbiamente pesato anche altri due elementi: il fatto che mio padre è geometra ed ha uno studio professionale avviato e, infine (ma forse dovrei dire innanzitutto), il fatto che il Tartaglia dove ho studiato cinque anni non è lontano dal campo di calcio della società calcistica per la quale gioco. All’inizio insomma il sogno non era tanto fare il geometra, bensì il calciatore e studiare al Tartaglia mi consentiva di allenarmi pur continuando ad abitare a Monticelli Brusati». Nonostante gli impegni extrascolastici a scuola hai però studiato... «Sì, mi sono diplomato nei cinque anni canonici e debbo dire che proprio in quegli anni, pur se il sogno rimanevano un rettangolo verde e un pallone, ho cominciato ad entrare nell’ordine di idee che tutto som- INTERVISTA I giovani geometri Stefano Bellini (a sin;) e Matteo Marchina durante il colloquio-intervista con il direttore della rivista geom. Bruno Bossini mato non mi sarebbe neanche dispiaciuto fare il geometra, soprattutto progettare». E dopo la scuola è stato naturale far la pratica nello studio di tuo padre? «Non proprio; in un primo momento ho pensato all’università, sempre con la speranza non troppo segreta che fosse il calcio ha togliermi l’imbarazzo d’una scelta, ma per la verità non mi andava molto di studiare per altri cinque anni e tanto meno di restare parcheggiato in un ateneo senza fare nulla di utile. Ho così trovato in mio padre l’interlocutore giusto che mi ha proposto di fare la pratica nel suo studio senza rinunciare al calcio. E così è stato con soddisfazione credo di mio padre oltre che mia, perché fin dai primi giorni mi sono potuto applicare a quanto più mi piace della professione, ovvero la progettazione, prendendo confidenza ogni giorno di più con il computer e l’autocad. Davvero un’esperienza gratificante, anche perché lo studio di mio padre affronta tutte le questioni che possono toccare la nostra professione, ma in special modo quelle inerenti il campo edile ». Praticantato gratificante e completo dunque. E Stefano? Anche tu hai raggiunto il traguardo del diploma senza difficoltà, in cinque anni tanto per intenderci. E poi? Avevi pure tu un parente, un amico di famiglia, un conoscente che ti volesse in studio per il praticantato? «No, niente di tutto questo; in effetti dopo il diploma mi sono guardato in giro per un po’, sia per capire quale strada intraprendere, sia per verificare se una strada per la libera professione c’era ed era percorribile. Ed è a questo punto che ho incontrato il Collegio». Senti senti, questa non me l’aspettavo. «Sì, semplicemente ho aderito alla proposta che avete lanciato qualche anno fa e dopo un colloquio proprio qui al Collegio sono stato accolto come praticante in un studio non lontano dal mio paese». Di che cosa si occupava lo studio e cosa sei riuscito a fare come praticante? «Lo studio si occupava e si occupa principalmente di procedure catastali e rilievi topografici. Se il cliente ha anche altre esigenze ovviamente non ci si tira indietro, ma oggi la topografia abbisogna di strumenti e dotazioni tali che è inevitabile che uno studio specializzato in questo campo finisca per fare sostanzialmente solo questo». E tu in questo ambiente di professionisti votati a catasto e topografia, come ti ci sei trovato? «Bene, molto bene fin dall’inizio anche perché fin dal primo giorno sono stato coinvolto e a mano a mano che passavano le settimane mi davano fiducia, mi offrivano opportunità di conoscenza e di pratica reali, vere, arricchenti». Però le tue competenze nel periodo del praticantato sono andate affinandosi in un solo settore, mentre, ad esempio l’esame, richiede competenze polivalenti e la prova principale non può non riguardare la progettazione. «Ed è qui che ho incontrato per la seconda volta il Collegio, poiché ho seguito i corsi appositamente organizzati che per tre mesi con due incontri alla settimana mi hanno dato la possibilità di completare la mia formazione». Siamo capitati davvero bene in quest’intervista perché il nostro Collegio sta facendo proprio una bella figura: aiuta i ragazzi a trovare studi nei quali svolgere il praticantato, un’esperienza che appare proficua, e quindi organizza infine anche efficaci corsi di formazione. Bene. I corsi sono IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 7 INTERVISTA Matteo Marchina stati proficui anche per te Matteo? «Se devo essere sincero, sempre per quella passionaccia per il calcio, non ho frequentato alcun corso, ne quelli del Collegio e neppure altri. Ho scelto di preparami da solo e con l’aiuto di mio padre al quale ho chiesto più d’una volta lumi per chiarire alcune questioni tecniche». pratica, non delle nozioni. Che ne pensi? «Vero, e il discorso ci porterebbe probabilmente lontano sui temi ad esempio del rapporto mai veramente digerito in Italia tra scuola professione e lavoro. Non mi addentro su questo terreno: voglio solo testimoniare che l’esame oggi appare come una ripetizione della maturità, con la differenza che ad essere richieste sono solo le materie tecniche e non più quelle umanistiche». E l’esame com’è andato? «Purtroppo la prima volta non l’ho passato – risponde proprio Matteo – Il tema era francamente ostico: si trattava di progettare una palestra con sala medica, spogliatoi, servizi vari e persino qualcosa che riguardava le vie d’accesso, la progettazione stradale. Ci ho provato, ma non sono riuscito a cavare un ragno dal buco finendo per andare completamente in confusione». Lo bocciatura non è stata pertanto una sorpresa? «No, sapevo perfettamente di non aver svolto compiutamente e correttamente il tema. Me ne sono tornato a casa certo amareggiato e con la consapevolezza che non avevo la preparazione sufficiente, ma pure la ferma volontà di riprovarci». La seconda volta pertanto hai seguito il corso? «No, ma ho studiato di più e ho chiesto ancor più aiuto a mio padre, cosí ho ampliato la mia esperienza e la mia pratica. Ed al secondo tentativo sono passato tranquillamente. Anche perché si trattava di progettare una bifa8 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 miliare ed è proprio questa una delle tipologie che nello studio di mio padre si fa normalmente». Tu invece Stefano sei stato promosso al primo tentativo? «Sì – attacca Stefano – anche perché il mio tema era lo stesso del secondo esame di Matteo, ovvero la bifamigliare e al corso del Collegio ci era capitato di progettare una trifamigliare. Dunque eravamo preparati e non ci sono stati problemi». Pare di capire pertanto che il corso serve... «Il corso serve eccome, non solo perché, come nel mio caso completa l’esperienza di ciascuno, soprattutto nel caso di una pratica quasi monotematica, ma anche perché i docenti e i colleghi rinfrescano un po’ tutto il programma del quinquennio scolastico». Secondo qualcuno però il fatto che l’esame sia d’impronta scolastica tradisce un po’ il senso di una prova che dovrebbe certificare un’abilità Proseguendo con le critiche c’è anche chi dice che, pur mantenendosi sul piano tecnico, le prove sono spesso lontane dalla pratica quotidiana ed anche gli strumenti sono obsoleti: si disegna ancora con le squadre e il computer è un perfetto sconosciuto. «Nel mio secondo esame – interviene Matteo – quando mi è stata chiesta la bifamigliare certo il legame con il nostro lavoro quotidiano era evidente; non era così per la palestra o per il centro nautico di qualche anno fa, progetti che pochi geometri e magari una volta nella vita possono sognare di fare. Quanto al computer non c’è dubbio che la nostra generazione, ma soprattutto le ultime che si sono diplomate hanno più problemi ad usare riga e squadra che l’autocad. Ed in verità oggi negli studi è più usato l’autocad che la squadra o il tecnigrafo. Forse bisognerebbe promuoverne l’uso anche nella prova d’esame». È un suggerimento del quale tenere sicuramente conto per non perdere lo stretto collegamento tra abilitazione INTERVISTA Stefano Bellini alla professione e lavoro reale, anche se una riforma dell’esame di Stato è un processo lungo che passa attraverso la riscrittura di norme e regolamenti, con pareri ministeriali e mille altre pastoie burocratiche che certamente andrà in porto non per i vostri figli, ma forse per i vostri nipoti. «Però qualche segnale di rinnovamento mi pare già si coga – interviene a suo volta Stefano –. Durante il corso del Collegio infatti proprio l’allora presidente Savoldi ci ha detto che l’esame non è una prova di disegno, di abilità grafica, ma di capacità progettuale. Pertanto, pur se l’uso di autocad non è previsto, è possibile dare buona prova di sé anche con un uso non perfetto delle squadre, che non emergere certo da chi non le usa abitualmente. Di più ci disse che poteva essere valutato positivamente anche solo uno schizzo accompagnato da una relazione, che mettesse però in evidenza quali problemi si hanno di fronte e come si intende affrontarli». È proprio così. C’è però anche nella categoria più d’un collega convinto che chi non sa usare squadra e tecnigrafo non è un geometra e che utilizzare il computer significa un po’ abdicare alle proprie conmpetenze. «Le opinioni di tutti vanno rispettate – replicano quasi in sincronia sia Matteo sia Stefano – ed è persino comprensibile chi è rimasto affezionato al tecnigrafo, ma, al di là del fatto che per nella maggioranza degli studi il ripeto competenza e capacità non comuni». tecnigrafo è oggi un oggetto d’arredo, mentre Pc, Tower e Plotter sono sempre in funzione, va precisato che serve competenza specifica da geometra, capacità di elaborazione personale e inventiva per progettare con autocad. Il computer infatti può agevolare in un’infinità di operazioni ripetitive, ad esempio quelle che un tempo facevano i giovani di studio quando lucidavano e ripassavano i disegni, ma non si progetta nulla se non ci si mette ingegno proprio, giorni, delle ultimissime ore». «Sì – aggiunge Matteo – tanto più che il colloquio parte sempre dalla correzione della prima prova, dalla condivisione di errori, questioni lasciate aperte, possibili sviluppi di un tema che spesso non si è riusciti a finire, lasciando spesso soltanto indicati gli ultimi passaggi del compito». Tornando alla vostra esperienza d’esame ci siamo limitati solo alla prima prova. E le altre? E il colloquio? «È vero – risponde Stefano – anche se è la prima prova scritta quella che provoca più tensione, quella che fa rivivere l’atmosfera della prova di maturità, con le notti insonni e il ripasso affannoso degli ultimissimi E i nostri colleghi in commissione danno una mano, fanno domande specifiche? IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 9 INTERVISTA «Il clima durante la prova scritta è proprio un po’ quello degli scritti della maturità – ricorda Matteo – e, pertanto, gli “aiutini” sono limitati. Soprattutto nelle primissime ore la tensione è evidente e il silenzio regna sovrano. Poi, magari complice una richiesta di chiarimento, l’illustrazione più ampia di un elemento particolare del quesito il richiamo generale all’attenzione su una questione, su una strada da evitare, perché sbagliata, sciolgono il clima e aprono la strada a qualche piccolo aiuto. D’altra parte si tratta di una prova di grande serietà che apre la strada per la libera 10 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 professione, sarebbe sbagliato dare il via libera a chi la professione non la sa svolgere». Il colloquio invece... «Il colloquio è meno stressante – aggiunge Stefano – Ricordo che mi è stato chiesto anche dove avevo fatto la pratica e di cosa mi ero occupato e subito il discorso si è incanalato sui temi di topografia e catasto sui quali mi sentivo più sicuro». occupandomi ancora di catasto e topografia. Ho qualche cliente mio, sfrutto lo studio per telefono, scrivania e computer, e quando lavoro per lo studio fatturo al collega che mi ospita. Per me insomma il passaggio dal diploma alla pratica al lavoro è stato sostanzialmente lineare, senza brusche interruzioni o cambi repentini di indirizzo. È un percorso che mi pare coerente e che comincia a darmi qualche soddisfazione». E adesso? Superato l’esame, iscritti all’Albo, avete aperto uno studio? «Io – dice subito Stefano – ho continuato a lavorare dove avevo fatto la pratica E tu Matteo? «Continuo a sognare (ed ad allenarmi) per fare il calciatore, ma adesso dò una mano un po’ più concreta nello studio di mio padre, curo direttamente alcuni lavori, dalla progettazione alla realizzazione, ovviamente sempre con l’ausilio dell’esperienza di mio padre. Inoltre, anch’io ho incontrato, finalmente il Collegio, dal momento che sono iscritto al prossimo corso per certificatori energetici, una specializzazione che mi appassiona e che mancava nello studio di mio padre. Ed oggi senza questa e altre specializzazioni è davvero difficile operare. Insomma l’esame di Stato non è stato un traguardo, semmai un nuovo punto di partenza». ❑ DAL CONSIGLIO NAZIONALE “Gestione del Territorio Pubblico e dello Stato” al meeting veronese della FIG La VII Commissione della Federazione Internazionale dei Geometri (FIG), che si occupa di gestione del Territorio e di Catasto ha organizzato a Verona il proprio meeting annuale. In tale occasione il Collegio di Verona, con la partecipazione della FAO, ha promosso un seminario internazionale dal titolo: “Gestione del territorio Pubblico e dello Stato” . Numerosi gli interventi presentati dal Consiglio Nazionale che partecipa da anni agli incontri della Commissione e che unitamente alla Cassa di Previdenza ha “Il Geometra Italiano, la formazione, il lavoro, il ruolo nella società” G entili colleghi, nel ringraziare tutti voi per la vostra partecipazione all’Annual Meeting della VII Commissione FIG, desidero riprendere quanto già fu oggetto della mia relazione alla I Commissione FIG nel corso della Working Week dello scorso giugno. In quell’occasione avevo avuto modo di sottolineare le particolarità della figura del geometra italiano non solo per il suo ruolo nella società odierna, ma anche e soprattutto per la possibilità di confrontare un “modello” di tecnico in Italia molto utile con le esperienze di altri Paesi, con particolare riferimento a quelli in via di sviluppo. Desidero pertanto ripren12 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 sponsorizzato l’importante evento. Particolarmente gradita la presenza del nuovo direttore dell’Agenzia del Territorio Dott.ssa Alemanno che in un suo intervento di saluto ha ribadito l’intendimento dell’Agenzia di rafforzare i rapporti di collaborazione con la nostra categoria. Riportiamo qui le parole di saluto rivolte dal Presidente Nazionale Fausto Savoldi alle autorità intervenute nonché la traduzione italiana delle presentazioni redatte dallo stesso Presidente Nazionale e dal Consigliere Bruno Razza. adies and Gentlemen, Mr. President Enemark, Mr. President Osskò, Mr. President Romanelli, Ministers, Colleagues and Friends, on behalf of the Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati, it's my pleasure to welcome all of You to this International Seminar, here in the beautiful Verona, Shakespearean city of love in the unforgettable drama of Romeo and Juliet. A special thanks to our host, the Board of the Association of Surveyors of Verona, for their efforts in the organization of this event, together with the CNG, the FIG, and the FAO. I’m very honoured that this time the CNG has been given the opportunity to organize this event, together with its partner association, the FIG (in particular the VII and the IX Commissions), and with the FAO, just before the FIG VII Commission Annual Meeting. I’d like to stress how important it is for our Surveyors’ Category, always particularly close both to the land and its inhabitants, to have organized this meeting together with the FAO. A meeting that will deal with the problem of Land Management, especially Public Land, based on the belief that only a wise and careful administration of the land resources can improve the well-being of all the people. L dere un argomento che penso si possa ben adattare ai compiti specifici di questa Commissione che si occupa della Gestione del Territorio e del Catasto. I geometri italiani, sono 100.000 iscritti all’Albo, hanno infatti intrapreso una nuova via di autoformazione e di autoregolamentazione per supplire alle carenze nella formazione tecnica offerta da un sistema scolastico nazionale che sempre più in Italia tende a formare un “buon cittadino” piuttosto che un buon tecnico. La nostra formazione basata su 5 anni di Istituto Tecnico seguito da 2 anni di pratica professionale non è più sufficiente per rispondere alle mutate esigenze di una società in rapida evoluzione. Stiamo spingendo i giovani a proseguire gli studi con tre anni di Università affinché ottengano una laurea che DAL CONSIGLIO NAZIONALE consenta l’accesso alla professione di “geometra” con un bagaglio tecnico-scientifico adatto alle richieste del mercato. Contemporaneamente stiamo operando affinché gli attuali iscritti all’Albo perfezionino la loro formazione divenendo specializzati in determinati settori, tra i quali il più rilevante è quello della “protezione ambientale e della tutela del territorio”. Infatti, le tradizionali attività del geometra italiano (topografia, edilizia ed estimo), attività che un tempo davano origine ad un tecnico polivalente, sono oggi tutte riconducibili ad un’unica grande famiglia che include: - la conoscenza del territorio - la sua rappresentazione - il legame tra il territorio e la persona (Catasto) - l’uso sociale del bene pubblico - la gestione del territorio - la valutazione del territorio (terreni e fabbricati) - ed infine le sue trasformazioni determinate dagli interventi costruttivi dell’uomo. Tutte queste funzioni non possono, come accadeva in passato, essere svolte da un solo tecnico, ma possono e devono spettare ad un’intera categoria che raccolga al suo interno specialisti in grado di operare con qualità nei vari settori. La formazione scolastica di base e le competenze acquisite nell’operatività quotidiana fanno del geometra italiano l’unico tecnico in grado di assicurare il monito- Actually, the work of the Land Surveyor has to do with the measurement, the representation, the valuation of the various estates and with the assessment of their building use. In this profession, we try to meet the customer demands that, if they were once linked almost exclusively to the agricultural production, nowadays are much more connected to the industrialization and the tertiary sector. A proper land use cannot result exclusively from politics and market laws. It has to rise from a widespread culture so as to discourage even the request for an inappropriate exploitation of all the resources. Our professional duty is precisely to increase and pass on this culture, by turning the complexity of official laws and academic scholarship into a message that can be understood by everybody and can take root in the people mentality. Representatives of FAO are here today for the following reason: food and agricultural production are two elements that need a particular sensitiveness from the people, and not only in regard to our own countries, but to all the world. In the next few days, there will be the meeting of the FIG VII Commission, whose purposes are exactly to promote the training and the efficiency of the Surveyors and to make their presence in the field more effective, both as technical and political operators for a proper land management. The participation of politicians and public authorities to this Seminar testifies to their awareness of the key-role of the Government and its Institutions in the activities we are carrying out and in the efforts we are making. Moreover, not less significant is the presence of representatives from those Developing Countries that, within the present globalization process, are the first and most important beneficiaries of a wise strategy of land management. We are glad to share our experience with them and we welcome their contribution to our discussion. I’m sure that on these basis we will have a successful Seminar and I hope you all enjoy the warm hospitality of Verona, and wish you all a pleasant stay The Italian Surveyors welcome you again and thank you very much indeed. Fausto Savoldi President of Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati raggio, la rappresentazione e la gestione del territorio. Non vi sono dubbi, infatti, che quest’ultima dipenda direttamente dalla conoscenza, intesa in tutti i suoi aspetti: 1. Fisici: - il posizionamento geografico - il dimensionamento - la dotazione di servizi tecnologici - la viabilità - i fattori di inquinamento 2. Sociali: - i titolari di proprietà - i titolari di diritti - le provenienze e i passaggi di proprietà 3. Economici: - il suo valore - le caratteristiche fiscali - le sue caratteristiche correlate al consumo energetico. La raccolta, l’interdipendenza e la messa in relazione tra di loro delle informazioni costituisce l’elemento portante della gestione integrata del territorio e dell’ambiente, un’attività ben più rilevante e vasta di quella svolta dal “catasto” inteso nel senso tradizionale (quale strumento di rappresentazione del bene e del suo proprietario). Va anche detto che la raccolta di dati ed il loro coordinamento fa parte della più ampia disciplina della “topografia”, disciplina nella quale i geometri d’Italia sono oggi i migliori specialisti. Il Catasto Italiano, come vi verrà illustrato dalle relazioni di altri membri del Consiglio Nazionale e pur riconoscendo che negli ultimi IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 13 DAL CONSIGLIO NAZIONALE anni radicali sono stati i miglioramenti, sopporta il peso di due rilevanti condizionamenti. • Il primo è rappresentato dall’esigenza di conservare la cartografia e le informazioni del passato, realizzate con grande cura, ma spesso legate a sistemi di riferimento locali e comunque oggi ampliamente superati. Il rifare completamente la cartografia catastale utilizzando metodi e strumentazioni più moderni e più precisi richiede risorse umane ed economiche estremamente ingenti e al momento non disponibili. Ma la strada del rifacimento comporterebbe anche l’abbandono di un patrimonio di informazioni che fanno parte ormai della nostra storia (almeno quella degli ultimi 40 anni). • Il secondo condizionamento è rappresentato dal fatto che l’attuale sistema catastale italiano riunisce in sé esigenza tecniche (topografiche) ed esigenze estimative (fiscali). Le due cose spesso non vanno tra loro d’accordo, soprattutto per il fatto che la fiscalità è legata a decisioni governative che nulla hanno a che fare con la parte scientifica della rappresentazione geografica referenziata. Per ovviare almeno parzialmente a questi problemi, lo Stato Italiano ha disposto che alcune funzioni, soprattutto quelle legate alla rappresentazione e alla descrizione dei beni e del territorio, debbano in futuro es14 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 sere affidate alle amministrazioni locali, riservando a sè la più generale parte relativa alla fiscalità. Noi crediamo che tale orientamento sia giusto alla sola condizione che le regole e le procedure di aggiornamento e di variazione degli archivi siano uniche ed standardizzate su tutto il territorio nazionale. I Geometri son ben consapevoli che il compito di mantenere la cartografia e l’archivio degli immobili aggiornato è affidato quasi unicamente al loro lavoro e alla loro professionalità. Anche a questo scopo è stato affrontato il tema del- l’autoformazione: essa assicura la preparazione degli iscritti all’Albo non solo nel settore topografico catastale, ma, soprattutto, nella materia della conservazione e protezione dell’ambiente costituito dalle cose, dalle persone e dalla loro storia. Il catasto diviene pertanto il fondamentale strumento di lavoro ed il principale sistema di riferimento dell’attività del costruire, del preservare, del monitorare e del gestire il territorio. Anche tutte le grandi opere di ingegneria delle quali si parlerà ampliamente nel corso di queste giornate prendono avvio da una corretta rappresentazione dell’ambiente e da una corretta valutazione dei costi e dei benefici. Queste attività, legate alle esigenze della moderna società urbana, garantiscono al geometra italiano un compito che ne rafforza la professionalità e che lo pone al centro del settore economico e sociale basato sulla conoscenza. Un modello di tecnico e di categoria che proponiamo all’attenzione ed alla valutazione di tutti voi. Fausto Savoldi Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati presso il Ministero della Giustizia Roma 27 giugno 2008 Oggetto: Incarichi esterni di collaborazione e consulenze nella pubblica amministrazione - art. 46 decreto-legge n; 112 del 25 giugno 2008 Ai Signori Presidenti e Consiglieri dei Collegi dei Geometri d’Italia Con soddisfazione si comunica che il Governo, anche a seguito dell’interventio congiunto dei Consigli Nazionali dei Geometri, dei Periti Industriali e dei Periti Agrari, ha inserito nel decreto-legge n; 112 del 25 giugno 2008 (cd. “manovra d’estate”, pubblicato sui S.O. n; 152 alla G.U. n. 146 del 25 giugno 2008), la modifica dell’art. 7, comma 6 D.Lgs. n. 165/2001, riguardante gli incarichi esterni di collaborazione e consulenze nella pubblica amministrazione. In particolare, la novella legislativa, contenuta nell’articolo 46 del citato decreto legge, definisce e chiarisce che i suddetti incarichi possono essere conferiti «ad esperti di … specializzazione anche universitaria» ed, inoltre, dispone una deroga espressa, in merito al possesso della specializzazione universitaria, «in caso di stipulazione di contratti d’opera per attività che debbano essere svolte da professionisti iscritti in ordini o albi». Con i migliori saluti Il Presidente f.to Geom. Fausto Savoldi CATASTO Bruno Razza I geometri italiani principali protagonisti dell’aggiornamento catastale Riportiamo la relazione del Consigliere Nazionale Bruno Raza al meeting della VII Commissione FIG svoltosi a Verona l’11 settembre scorso. L’autore vi esamina la figura del geometra in rapporto alle operazioni necessarie per l’aggiornamento dell’inventario generale delle proprietà immobiliari, e lo qualifica come un tecnico specialista a cui si rivolge il cittadino per segnalare variazioni di proprietà, forma, consistenza e valore di fabbricati e terreni. Tratta inoltre dell’evoluzione del catasto e delle sue procedure, constatando come il geometra sia di gran lunga la figura piú competente nel campo e la piú adatta a svolgere questo delicato lavoro l geometra italiano è il principale protagonista dell’aggiornamento della banca dati catastale. La legge impone al cittadino, di mantenere aggiornata la situazione catastale del proprio immobile, sia dal punto di vista della consistenza, della redditività che del diritto. La situazione degli immobili si modifica per necessità, in caso di successioni, divisioni, compravendite, costruzioni di fabbricati, ampliamenti e demolizioni. La rapidità con cui avvengono di fatto queste variazioni, impone una continua attività dei geometri in ambito catastale, specialmente per quanto riguarda gli accatastamenti dei fabbricati. Trattandosi di operazioni tecniche specialistiche, il cittadino proprietario si rivolge al mercato delle libere professioni dove, in questo settore, il geometra è la figura tradizionalmente ed effettivamente più competente. I principali atti tecnici riguardano il Catasto dei terreni e il Catasto dei fabbricati. Prima di tutto al Catasto dei terreni, le mappe catastali vengono aggiornate con l'introduzione delle nuove linee, necessarie per identificare i frazionamenti delle particelle e l'ubicazione dei fabbricati costruiti o modificati. In secondo luogo, l'archivio del Catasto dei fabbricati si completa con l'accatastamento delle costruzioni nella loro reale consistenza, presentando una 16 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 I planimetria che ne descrive l'interno e una documentazione illustrativa delle caratteristiche tecniche e costruttive. Questi elementi, sono alla base della determinazione del classamento dell'immobile, per il quale viene opportunamente stimata e definita la rendita catastale, indispensabile ai fini fiscali. In entrambi i catasti, sono previste apposite procedure per l'aggiornamento degli intestati e quindi dei diritti reali dei proprietari e dei possessori sugli immobili. Queste operazioni tecniche in Italia, vengono quasi totalmente eseguite dai geometri liberi professionisti, i quali per queste prestazioni sono incaricati e pagati direttamente dai privati cittadini interessati. Alla base di ogni atto d’aggiornamento, c'è sempre la necessità della conoscenza dei luoghi, delle persone, dell'ambiente, delle metodologie operative, delle leggi e delle procedure, tutti elementi ben noti ai geometri. Dunque il geometra, fisicamente presente ovunque sul territorio, è in Italia l'assoluto protagonista del processo di accatastamento che, con il proprio lavoro, dimostra d’essere una figura tecnica insostituibile per garantite equità e qualità sia al cittadino, sia all'Amministrazione pubblica. Le procedure catastali oggi sono completamente informatizzate e la trasmissione degli atti d’aggiornamento avviene anche per via tele- matica. I geometri lavorano affinché la trasmissione telematica diventi obbligatoria, in modo da poter eliminare definitivamente ogni discrezionalità nelle fasi di presentazione e di controllo degli elaborati tecnici. L'obiettivo finale è quello di poter trasmettere per questa via tutti gli atti d’aggiornamento catastali e che la loro validità sia verificata e garantita dal controllo automatico. Q uesto permetterà di migliorare ulteriormente il lavoro del geometra libero professionista, di semplificare il lavoro dei tecnici catastali e di garantire una migliore qualità all'operazione nel suo complesso. Gli aggiornamenti del Catasto terreni si fanno con la procedura Pregeo (Preelaborazione geometrica) e quelli del Catasto fabbricati con la procedura Docfa (Documenti fabbricati). Le suddette procedure, attivate gradualmente a partire dalla fine degli anni Ottanta e oggi in continua evoluzione e progressivo sviluppo, consentono di standardizzare gli elementi tecnici raccolti dal tecnico privato. I dati metrici e censuari vengono letti e trattati con un’univoca interpretazione e una volta validati, inseriti in tempo reale nella banca dati, la quale si aggiorna automaticamente e può essere immediatamente consultata da chiunque. Naturalmente, anche le più sofisticate procedure infor- CATASTO matiche e telematiche, per poter essere efficaci ed utili, hanno bisogno di un corretto sostegno dell'intelligenza umana e delle capacità di chi produce i dati necessari. La presenza del geometra è comunque sempre indispensabile come è indispensabile che frequenti il territorio, lo rilevi correttamente e sia in grado di rappresentare graficamente e tecnicamente quanto necessario. Queste capacità sono tipiche del geometra italiano, non solo per la qualità degli studi effettuati, ma soprattutto per la sua diffusa presenza sul territorio, per la pratica e l'esperienza acquisite e per l'immediatezza con cui è in grado di fornire una prestazione professionale qualificata. l geometra è in grado di eseguire molte procedure tecniche riguardanti l'aggiornamento del Catasto come i Piani di frazionamento dei terreni e dei fabbricati, indispensabili per i trasferimenti dei diritti di proprietà; i Piani particellari e riconfinazioni, indispensabili per riconoscere e identificare sul luogo e sulla cartografia i limiti dei confini di proprietà; il censimento dei fabbricati e la loro classificazione, indispensabili per l'inventariazione corretta dell'edificato e base certa per la fiscalità; le volture e variazioni nelle iscrizioni dei diritti collegati agli immobili; le stime e le valutazioni degli immobili a destinazione d'uso diverso dalla residenza. Tutte queste procedure tec- I niche, sono indirizzate a ottenere la più corretta rappresentazione possibile del territorio, a determinare una base imponibile fiscale più equa possibile e, per quanto riguarda le costruzioni, a garantire la corrispondenza tra edificato assentito ed edificio accatastato. Tale corrispondenza è prevista dalla legge italiana fin dal 1985 per dare ordine al settore edilizio e cartografico. Recentemente l'Amministrazione catastale ha identificato (con un controllo fotogrammetrico) l'esistenza di quasi due milioni di fabbricati, mai accatastati. I geometri, nella loro attività quotidiana, ne individuano ogni giorno almeno altrettanti, rilevando ampliamenti, demolizioni, ricostru- zioni o comunque aggiornamenti da censire. Quindi, la quantità degli accatastamenti da fare è ancora molto elevata ed è una delle attività principali dei geometri che si occupano di Catasto: essi, con il loro lavoro d’ogni giorno, perseguono quest’obiettivo superando molte difficoltà tecniche e logistiche, rappresentate dalla difformità della mappa rispetto allo stato di fatto; dal mancato allineamento della banca dati catastale; dai problemi di confini e con i confinanti; dalle difformità edilizie e urbanistiche; dalle incorporazioni e soppressioni di particelle, senza contare le difficoltà di rilievo e i problemi di accessibilità, climatici e quelli rappresentati dai rapporti con i committenti e con gli Uffici pubblici. Tutte queste problematiche derivano storicamente dalla difformità dei Catasti preunitari, unificati solo all'inizio del secolo scorso e da allora in continuo aggiornamento. I cambiamenti devono essere continuamente monitorati e registrati, in funzione dello sviluppo e dei cambiamenti intervenuti nel territorio. L'Amministrazione catastale ha gradualmente delegato tutto l'aggiornamento dei propri dati ai privati, i quali, oggi, si avvalgono delle prestazioni dei geometri liberi professionisti. ❑ IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 17 DALLA CASSA L’andamento dei “modelli 17” dice di una categoria dinamica e sostanzialmente in crescita N ella tabella che riportiamo è possibile il raffronto dei ricavi dei geometri lombardi come risulta dai “modelli 17” degli anni 2006 e 2007. Ad un pur superficiale esame dei dati si possono fare alcune osservazioni: in un momento di accentuata crisi finanziaria e di grande debolezza del mercato come quello attuale, ci si sarebbe potuti attendere un rallentamento dell’attività dei geometri che, invece, continua a mantenere un trend simile a quello di anni precedenti. Prendiamo in considerazione, per esempio, i casi di Brescia, Lodi e Sondrio nella colonna relativa al fatturato medio (Iva): come si può notare si passa per il 2007 dai 46.017; 56.013; 38.836 euro, rispettivamente ai 48.196; 59.619; 41.299 per il 2008. Come si vede, i dati si mantengono in crescita. Secondo il nostro giudizio, ciò si è verificato per una serie di ragioni che ci è parso lecito individuare in: 1) l’attività del geometra è costituita da un ventaglio di nicchie operative tali che, alla diminuzione reddituale di talune di esse, altre riescono a sostiturvisi assicurando addirittura un certo miglioramento della posizione antecedente; 2) la lungimiranza della categoria nell’adozione obbligatoria della formazione continua comincia a dare frutti: miglioramento dei saperi tecnici, quindi ampliamento degli orizzonti operativi, quindi maggior fiducia del mercato verso la categoria, quindi incremento della redditività di ciascuno; 3) la nascita di nuove e piú moderne norme legislative promulgate recentemente dallo Stato e dalla Regione con nuove procedure gestionali e patrimoniali assegnano ai geometri ulteriori competenze e proficue possibilità di lavoro. Ne siamo fiduciosamente contenti. ❑ Situazione “Modelli 17” 2007 - 2008 relativa alle province della Lombardia Provincia BERGAMO BRESCIA COMO CREMONA LECCO LODI MANTOVA MILANO MONZA E BRIANZA PAVIA SONDRIO VARESE Mod. 17 2007 6 00 iti 2 d d Re Provincia BERGAMO BRESCIA COMO CREMONA LECCO LODI MANTOVA MILANO MONZA E BRIANZA PAVIA SONDRIO VARESE 18 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Dichiarazioni attese 2007 Dichiarazioni pervenute 2007 % Dichiarazioni attese 2008 Dichiarazioni pervenute 2008 (*) % 1836 2530 922 684 512 352 871 2344 878 1168 629 1502 14228 1790 2430 895 661 506 350 866 2143 828 1089 611 1425 13594 97,49 96,05 97,07 96,64 98,83 99,43 99,43 91,42 94,31 93,24 97,14 94,87 95,54 1892 2593 924 684 516 360 876 2334 911 1139 632 1499 14360 1798 2464 891 650 503 346 852 2095 856 1039 619 1426 13539 95,03 95,03 96,43 95,03 97,48 96,11 97,26 89,76 93,96 91,22 97,94 95,13 94,28 n. geometri 1790 2430 895 661 506 350 866 2143 828 1089 611 1425 13594 Fatturato medio Iva € 51.382 46.017 43.729 42.250 57.432 56.013 39.791 52.335 54.567 36.739 38.836 41.106 46.611 Reddito medio Irpef € 32.514 28.829 28.493 28.900 34.292 34.519 25.568 33.835 34.814 25.069 25.703 27.292 29.989 DALLA CASSA Mod. 17 2008 (*) 07 i 20 it edd R Mod. 17 2007 06 i 20 it edd R Mod. 17 2008 7 00 iti 2 edd R Provincia BERGAMO BRESCIA COMO CREMONA LECCO LODI MANTOVA MILANO MONZA E BRIANZA PAVIA SONDRIO VARESE n. geometri 1798 2464 891 650 503 346 852 2095 856 1039 619 1426 13539 Fatturato medio Iva € 55.505 48.196 46.930 44.239 61.033 59.619 42.666 56.609 57.782 41.022 41.299 44.004 49.919 Reddito medio Irpef € 34.716 29.639 30.701 29.819 35.313 36.061 27.255 35.857 37.188 27.368 26.642 28.784 31.655 Italia CENTRO NORD SUD n. geometri 23883 43625 18755 86263 Reddito medio Iva € 29.943 42.240 15.035 Reddito medio Irpef € 20.281 26.903 11.193 Italia CENTRO NORD SUD n. geometri 23643 43318 18405 85366 Reddito medio Iva € 32.570 44.777 16.693 Reddito medio Irpef € 21.841 28.302 12.457 (*) Le statistiche relative ai “modelli 17” del 2008 si riferiscono alla situazione del 6 ottobre 2008 IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 19 DAL COLLEGIO DI BRESCIA Franco Manfredini Il Lions Club Valtrompia e la futura viabilità triumplina al meeting in S. Giulia a Brescia Autostrada di Valtrompia e Tangenziale Est di Brescia sono i due importanti progetti stradali che hanno animato il vivace e approfondito dibattito promosso dal Lions Club Valtrompia svoltosi nell’Auditorium di Santa Giulia il 16 settembre scorso. Li ha brillantemente illustrati con l’ausilio di proiezioni e cartografie l’ing. Mauro Parolini, Assessore ai Lavori pubblici e viabilità della Provincia di Brescia, vivamente contrariato per lo stop imposto dal Tar Lombardia, che ha annullato il bando di gara del tronco ConcesioSarezzo, del quale ci sono finanziamenti per 270 milioni di euro che resteranno pertanto inutilizzati l Lions Club Valtrompia, notoriamente sensibile alle problematiche di vita locale, ha indetto e organizzato martedì 16 settembre a Brescia nell’Auditorium Santa Giulia un meeting sulla futura viabilità della Valle Trompia, incentrata su due principali progetti: quelli dell’Autostrada destinata a percorrerla fino a Sarezzo e poi a Lumezzane e della Tangenziale Est di Brescia. Relatore è stato l’ing. Mauro Parolini, Assessore ai Lavori pubblici e viabilità della Provincia di Brescia, ma anche Vicepresidente della Società Autostrade Centropadane. Accanto a lui il presidente in carica del Lions Club triumplino, arch. Luigi Perini, il giornalista dott. Enrico Mirani e, nella veste di presentatore, il Cerimoniere LCV Roberto Benevegna. L’autostrada di Valtrompia, nel progetto completo partirà da Lumezzane, si collegherà all’autostrada Torino- 20 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 I Venezia e alle Tangenziali Ovest e Sud di Brescia, nonché al sistema stradale della Valtrompia attraverso gli svincoli di Sarezzo e di Concesio. Indubbiamente la scelta del suo tracciato non è stata di agevole definizione, stanti la conformazione del fondo valle e le non poche inamovibili realtà presenti. Nell’opera sono previsti transiti in galleria e importanti sottopassaggi del fiume Mella, della Strada provinciale 19 e della Sta- tale, oltre alla sistemazione e all’ammodernamento degli argini del fiume nel tratto adiacente al tracciato autostradale. In corrispondenza allo svincolo di Concesio verranno realizzate le “bretelle” di collegamento per Brescia nel territorio del Comune di Collebeato e alla Provinciale 19 (casello di Ospitaletto) attraverso l’allargamento dell’attuale sede in territorio del Comune di Gussago con successivo prolun- gamento nei Comuni a sud della città di Brescia fino al congiungimento con il casello di Brescia Est. La proiettata veduta planimetrica dello svincolo di Sarezzo ha mostrato l’armoniosità (è giudizio personale) delle bretelle di collegamento, prevalentemente in galleria, all’arteria servente gli abitati di Villa Carcina Sarezzo e alla direzione Lumezzane. La sezione trasversale ed i raggi di curvatura adottati sono propri delle autostrade a pedaggio, ma l’ing. Parolini ha ribadito che l’au- DAL COLLEGIO DI BRESCIA Primo tratto Autostrada della Valtrompia Secondo tratto Autostrada della Valtrompia Bretella di collegamento al casello autostradale di Ospitaletto Bretellai di collegamento con Tangenziale Ovest Ipotesi di Tangenziale Est di Brescia Cordamolla congiungente Capriano del Colle con Montichiari IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 21 DAL COLLEGIO DI BRESCIA tostrada della Valtrompia non sarà a pagamento. L’Assessore ha confermato anche, all’unisono con i rappresenti dei Comuni interessati, l’indispensabilità della struttura in esame per dare soluzione ai seri inconvenienti viabilistici, apportatori di implicazioni negative per la salute delle persone e per l’economia delle attività produttive. Ma non tutti i Comuni dei territori attraversati sono consenzienti o indifferenti alla realizzazione dell’autostrada. Due (Gussago e Colebeato), infatti, in buona parte con il sostegno dalle associazioni ambientalistiche, hanno manifestato la 22 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 loro contrarietà. A tale proposito l’assessore Parolini ha espresso rispetto per le manifestazioni di contrarietà, ma anche forte disappunto per non essere riuscito a cogliere le ragioni e le motivazioni che hanno indotto le contrarietà espresse. È inoltre probabile che la posizione dei Comuni dissenzienti abbia favorito la sentenza del Tar Lombardia che ha decretato l’annullamento del bando di gara, ritenendo scaduta la validità del Piano di Valutazione d’Impatto Ambientale. Conseguenza inevitabile – come ha spiegato l’ing. Parolini agli intervenuti al dibattito – è l’approntamento di un nuovo Piano VIA e l’inoltro del ricorso al Consiglio di Stato, senza tuttavia tralasciare nuove iniziative di confronto. I l secondo corpo stradale illustrato dall’ing. Parolini ed anch’esso dibattuto dai presenti è la Tangenziale Est di Brescia che dovrà collegare la Statale della Valtrompia in località Stocchetta, lambendo l’abitato di Nave e sottopassando in galleria il monte Maddalena, con Via Serenissima di Sant’Eufemia, per innestarsi poi alla tangenziale Sud. Sullo schermo sono state proiettate le planimetrie progettuali di dettaglio delle zone di partenza e di arrivo. Non vi è stata alcuna obiezione sulla validità tecnica della progettata tangenziale, ma molto rimane da approfondire e valutare prima della eseguibilità. Il meeting si è concluso con cordiali messaggi di commiato e con un gradito buffet. Merita qui ricordare che fra i componenti del Lions Club Valtrompia militano due nostri colleghi: Dario Piotti e Bruno Bossini i quali, rispettivamente nella terz’ultima e penultima tornata, hanno ricoperto la prestigiosa carica di presidente. ❑ LAVORI DI GEOMETRI La progettazione delle cave di monte (Parte seconda) Continua e si conclude in queste pagine – ad opera dei geometri Mario Agostini e Antonio Carminati – la panoramica sulla progettazione estrattiva delle cave di monte iniziata nel numero scorso della rivista. Come avevamo accennato, è un ambito dell’attività professionale del geometra che richiede alta specializzazione e particolare impegno, ma che dimostra ancora una volta la vastità e la varietà del campo operativo della nostra categoria. L’ articolazione del progetto è solitamente suddivisa per fasi secondo lo schema seguente: Prima fase A – Cartografia 24 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Rilievo aerofotogrammetrico Per ottenere le tolleranze richieste vengono verificate le quote minime e massime del territorio da rilevare utilizzando la Carta Tecnica Regionale alla scala 1 :10.000. La ripresa aerea per la scala di restituzione è quella di 1:4.000 o di 1:7.000; chiaramente, se la morfologia del terreno è ondulata comenella zona di cui ci occupiamo, si hanno delle escursioni di terreno tali da non poter tenere costante la quota relativa di volo. Si tengono in considerazione questi elementi e si verifica che la scala media dei fotogrammi non sia maggiore della tolleranza possibile per la scala cartografica richiesta. Quest’operazione è affidata a soggetto terzo specializzato. Cartografia1:1000 o 1:2000 L’inquadramento plano-altimetrico dell’area cartogra- fata costituisce elemento preordinato alla determinazione della scala dei modelli e di un sufficiente numero di punti utili al dimensionamento del territorio. La rete di raffittimento è realizzata come struttura autonoma, determinata intrinsecamente con misure sovrabbondanti, tali da permettere controlli statisticamente validi. Le misurazioni sul terreno sono effettuate con strumentazione G.P.S. a doppia frequenza. Per la rete principale si utilizzano vertici planoaltimetrici, posizionati sul territorio per rilievi precedentemente effettuati e collaudati dall’ufficio cartografico della Provincia di Brescia, raffittiti con punti di ap- LAVORI DI GEOMETRI In alto, modellazione 3D stralcio aree estrattive riferite all’ATE n. 3 in Comune di Botticino accedenti la restituzione cartografica a curve di livello Nella pagina accanto, Ambito Territoriale Estrattivo n. 19 in Comune di Nuvolera. Individuazione su foto aerea poggio fotografici. Il calcolo della rete è effettuato utilizzando i risultati delle registrazioni G.P.S. in coordinate ellissoidiche, per poi compensarla tenendo fisso un punto baricentrico di coordinate provvisorie, per valutare la precisione intrinseca delle rete stessa. A questo punto si attua la trasformazione conforme spaziale delle coordinate G.P.S. in coordinate Gauss-Boaga del sistema nazionale, utilizzando le coordinate di monografia dei vertici noti inseriti nella rete; l’analisi degli scarti risultanti dalla trasformazione consente il controllo della qualità di posizione plano-altimatrica dei vertici noti utilizzati. Con i punti fotografici ottenuti si procede osservando i modelli per raffittire la rete eseguita con il metodo topografico. Vengono registrati per ogni modello n.6 punti stereoscopici ben identificabili sui fotogrammi ed i punti di appoggio che rientrano nell’area utile della stereocoppia. Questi punti insieme necessariamente con i punti di raffittimento vengono processati in un programma di compensazione, che calcola la quota e le coordinate est e nord dei punti osservati. Poiché i programmi utilizzati per questa operazione presentano due differenti procedure di calcolo: “a modelli indipendenti” o “a stelle proiettive”, si procede con quello ritenuto più adatto al tipo di lavoro richiesto. La restituzione è la fase in In basso, stralcio porzione di restituzione grafica a curve di livello rilievo Ambito Territoriale Estrattivo n. 3 in Comune di Botticino. cui dapprima vengono orientati i fotogrammi per mezzo dei “punti aerotriangolati” creando un modello stereoscopico georeferenziato per poi rilevare e codificare tutti i particolari identificabili nella stereocoppia esaminando che la mole dei dati prodotti dall’analisi fotointerpretativa renda la carta leggibile in prima visura. È compito dell’operatore selezionare i particolari presenti nella stereocoppia in modo che il prodotto cartografico non sia ridondante di elementi, ma idoneo ad una consultazione rapida ed ordinata. Per la zona costituente il comparto di nostro inte- IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 25 LAVORI DI GEOMETRI Individuazione Catastale Ambito Territoriale Estrattivo n. 19 in Comune di Nuvolera, con indicazione dei perimetri autorizzati resse, inizialmente è stata rilevata la viabilità che consente di suddividere il rilievo in aree più piccole, per ognuna delle quali vengono registrate in sequenza tagli del marmo, gli accessi e la vegetazione; infine viene descritta la morfologia del terreno con punti quotati, curve di livello ogni due metri (almeno) ed elementi orografici. Al termine di questa fase avviene il controllo sulla precisione e sulla qualità. 26 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Tutte le variazioni rilevate vengono poi inserite nella cartografia stessa dagli operatori di editing che con questa operazione preparano il prodotto cartografico finale che risponde in modo tangibile alla reale situazione del territorio rilevato. I files stampati, sono verificati parametro per parametro nel caso ci siano delle incongruenze qualitative e poi inviati ad una ditta specializzata che li elabora su macchina piana fornendo poi i supporti di pellicola fotografica indeformabile. B – Ragguaglio cartografico Una volta ottenuta la cartografia di riferimento si procede con: 1. individuazione cartografica del perimetro dell’ambito; 2. individuazione catastale delle aree interessate; 3. individuazione di ogni singola area estrattiva; 4. inserimento dei perimetri autorizzati; 5. raffronto tra lo stato di fatto ed i progetti autorizzati; 6. verifica di eventuali dati incoerenti. Seconda fase Geologia e vegetazione Gli studi, appositamente approntati da geologi e agronomi o forestali anch’essi specializzati nel settore, costituiscono parte integrante e sostanziale del progetto d’ambito; questi studi ana- LAVORI DI GEOMETRI Stralcio area di cava appartenente all’Ambito Territoriale Estrattivo n. 19 con individuazione cartografica perimetro ATE, individuazione catastale area interessata, perimetrazione area estrattiva ed identificazione ulteriori elementi di dettaglio IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 29 LAVORI DI GEOMETRI Sezione riferita ad area di cava parte del progetto d’ambito con individuazione materiale residuo autorizzazioni, limiti disponibilità preventivamente verificata rispetto a situazioni incoerenti 30 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Nella pagina accanto, sopra, Ambito Territoriale Estrattivo n. 19 in Comune di Nuvolera - Estratto della carta della vulnerabilità integrata all’inquinamento degli acquiferi carsici della porzione meridionale delle prealpi bresciane. Fonte CNR LAVORI DI GEOMETRI In questa pagina, sotto, Ambito Territoriale Estrattivo n. 19 in Comune di Nuvolera Rappresentazione della fatturazione locale nella sottozona occidentale attraverso il “reticolo polare di Schimdt” ed il “reticolo equatoriale equiangolare di Wulff” estratto dallo studio geologico del Dott. Geologo Marino Motta lizzano le caratteristiche litologiche, strutturali, geomorfologiche, idrogeologiche e vegetazionali dell’area interessata dal progetto, al fine di: – definire le caratteristiche strutturali e di fratturazione degli ammassi rocciosi in relazione sia alla qualità dei banchi, sia alla stabilità dei fronti di escavazione e di abbandono; – determinare alcune sezioni litostratigrafiche e i profili di sicurezza dei terreni durante e al termine dei lavori; – evidenziare eventuali forme di erosione o di dissesto presenti; – definire le modalità di scorrimento delle acque superficiali; – definire le modalità della circolazione idrica nel sotto- suolo e in particolare valutare se gli interventi in progetto possono interferire con l’alimentazione di sorgenti captate a scopo idropotabile; – descrivere le tipologie di vegetazione presenti e indicare quelle da utilizzare in fase di recupero; – dare indicazioni riguardo alla morfologia finale dei luoghi, in modo che il sito recuperato sia in sintonia con l’ambiente circostante; – dare indicazioni riguardo all’utilizzo di interventi di ingegneria naturalistica, lad- dove necessario. Gli studi si sono articolati nelle seguenti parti: a) Analisi (su carta tecnica regionale); a1) individuazione cartografica lineamenti tettonici e geomorfologici, dissesti, ecc.; IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 31 LAVORI DI GEOMETRI Ambito Territoriale Estrattivo n. 19 in Comune di Nuvolera – Carta della vegetazione e legenda principali tipologie fisionomico – strutturali, estrapolata dallo studio agronomico vegetazionale e di analisi ambientale a firma del Prof. Agronomo Gabriele Zola a2) rilevamento geologico-strutturale con definizione delle unità litotecniche e loro caratteristiche; a3) rilevamento geomorfologico applicato: - identificazione delle forme carsiche; - analisi di dissesti, forme erosive, ecc.; a4) Rilevamento idrogeologico ed idrologico: - definizione della rete idrografica superficiale e dei processi preferenziali di deflusso superficiale; - definizione delle caratteristiche di circolazione idrica sotterranea; a5) rilevamento della vegetazione presente nell’area e nel territorio circostante; a6) analisi di stabilità dei fronti di escavazione e di recupero con metodo tradizionale e/o modellazione numerica della stabilità del versante tramite software dedicato. b) Sintesi b1) Stesura di relazione tecnica illustrativa con indicazioni progettuali relative alla geometria dei fronti di scavo e di recupero, alla morfologia della superficie finale di abbandono, alla tipologia e alla distribuzione delle essenze vegetali da utilizzare in fase di recupero, agli interventi di ingegneria naturalistica da prevedere, ad eventuali precauzioni da adottare per salvaguardare le risorse idriche sotterranee, 32 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 ecc. b2) Cartografia: - Caratterizzazione geologico-tecnica del substrato roccioso; - Evidenziazione dei processi geomorfologici; - Idrogeologia; - Tipologia della vegetazione. LAVORI DI GEOMETRI Planimetria progetto di coltivazione e relativa legenda riferiti ad unità estrattiva parte dell’ ATE di riferimen Terza fase Progetto Questa fase, conseguente alle precedenti, costituisce il corpo vero e proprio del progetto, il breve spazio a nostra disposizione ci consente però un’analisi molto sommaria, inducendoci ad elencare quelli che sono gli elementi essenziali, riservando ad alcuni di essi un brevissimo approfondimento. La progettazione ha inizio con l’inquadramento territoriale del contesto oggetto di programma gestionale, sia dal punto di vista topografico sia toponomastico e descrittivo. Successivamente, valutato il giacimento coltivabile nel periodo di vigenza del Piano Cave, si procede con l’individuazione della viabilità andando ad immaginare e dimensionare nuovi tratti funzionali al successivo sviluppo ed esercizio dell’attività. A spetto d’indubbia importanza è identificato nella ricognizione sulla situazione idrografica locale per stabilire le modalità di captazione, drenaggio e regimazione delle acque. La progettazione vera e propria ha inizio assumendo i parametri riferiti alla immersione, direzione ed inclinazione degli strati, che di fatto altro non sono che i tre assi (X, Y, e Z) di un qualsiasi piano quotato applicando gli stessi alla cartografia tridimensionale frutto delle precedenti operazioni. Seguire la giacitura stratale è IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 33 LAVORI DI GEOMETRI Stralcio con zoom area di coltivazione. Sotto, Sezione tipo progetto di coltivazione per le cave di pietra ornamentale elemento preordinato ad una buona progettazione in quanto consente la valorizzazione del giacimento anche inteso come bene comune non riproducibile; quando ciò non è possibile, in quanto il materiale presenta delle carenze merceologiche anche gravi, lo stesso sarà rimosso in sito, eseguendo delle perforazioni a monte sino alla superficie di strato presente, successivo caricamento con esplosivo ed abbattaggio finale conseguente al brillamento di volate calibrate ed all’uopo indicate in apposito ordine di servizio redatto dalla direzione dei lavori di cantiere e preventivamente approvato dall’ufficio di polizia mineraria della Provincia di Brescia. N el caso invece di materiale a discrete se non buone caratteristiche commerciali, troverà impiego la tecnica del filo diamantato e le segatrici a catena, ponendo particolare attenzione al metodo, sia per motivi di sicurezza, sia per modalità pratica di coltivazione in base alle caratteristiche geomorfologiche esistenti. Un secondo elemento essenziale della progettazione è rappresentato dal cosiddetto fronte in coltivazione e dal profilo finale d’abbandono. Il primo è un elemento del quale il tecnico deve tener conto nel dimensionamento del progressivo avanzamento dell’attività anche ai fini della 34 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 tutela della salute e della sicurezza dei luoghi di lavoro; il secondo, oltre a ciò, rappresenta il luogo ove sarà immaginato il recupero fi- nale o la mitigazione percettiva nel solo caso in cui lo sfruttamento del giacimento, nel periodo di vigenza del PPC, non esau- risca la risorsa presente nello stesso. Tecnicamente il progetto viene gestito costruendo un secondo modello tridimen- LAVORI DI GEOMETRI Planimetria progetto di recupero ambientale Sotto, Sezione tipo recupero ambientale sionale del terreno depurato dai volumi sfruttabili, che contiene le fronti gradonate “a norma” nonché rappresentando, sia in planimetria sia in molteplici sezioni, quella che sarà la coltivazione vera e propria. G li elaborati di progetto individuano inoltre le aree entro le quali verranno eseguite le prime lavorazioni o valorizzazioni dei materiali coltivati; il Progetto d’Ambito diviene pertanto, per effetto della normativa specifica, lo strumento pianificatore che consentirà di realizzare su tali siti quelle infrastrutture di indubbia necessità per i vari tipi di attività; con un paragone molto improprio esso potrebbe essere paragonato al Piano attuativo molto conosciuto e praticato nel settore dell’urbanistica ed edilizia privata. Un aspetto d’indubbia ulteriore importanza a definizione del progetto e che getta le basi su quella, (o quelle) che saranno le successive attività è rappresentato dalla tutela della salute e dalla sicurezza dei luoghi di lavoro; l’approfondimento tecnico relazionale, parte integrante e sostanziale di ogni piano d’ambito, pone in essere una lunga serie di elementi prescrittivi tesi alla valutazione ed eliminazione (o riduzione) dei rischi specifici con particolare riferimento alle attività di scopertura dei banchi, allontanamento materiali di scarto, tagli e perforazioni in parete, uso di sostanze esplo- denti, agenti chimico fisici, impiego delle macchine a filo diamantato, utilizzo di mezzi meccanici, di infrastrutture specifiche sino a coprire l’intero ciclo di lavorazione che si compie con l’allontanamento di tutto l’escavato dal cantiere di cava. Lo studio progettuale si con- clude con la fase riservata al cosiddetto recupero ambientale il quale, allineandosi al dettato normativo regionale di riferimento che ha IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 35 LAVORI DI GEOMETRI Sopra, Particolare tipo mitigazione ambientale. Sotto, Particolare tipo mitigazione percettiva fatto proprio un concetto già da tempo auspicato dagli operatori del settore delle pietre ornamentali che ricalca oggettivamente la tipicità della coltivazione di questo settore merceologico, ha maturato la consapevolezza che laddove il giacimento è fiorente, è illogico ricucire ambientalmente i luoghi interessati dall’attività estrattiva che evidentemente proseguirà oltre le previsioni del Piano Cave provinciale. Tale concetto trova fondamento ogni qualvolta il giacimento disponibile ha una potenzialità che, con ragionevole certezza, va oltre il ventennio. T uttavia, anche immaginare soluzioni con il fine di ottenere una mitigazione del mero impatto visivo spesso garantisce il parziale inserimento nel contesto naturalizzato. Ciò induce a ritenere che gli sforzi vadano ogni volta orientati verso l’ottenimento di un vero e proprio ripristino della zona sotto il profilo percettivo, tale da determinare effetti di minor invasività dell’intervento sul contesto. Ogni progetto di recupero, partendo questa volta dall’analisi agronomica e vegetazionale viene opportunamente dettagliato sia in una tavola apposita con tanto di particolari esplicativi, sia nella relazione tecnica ed in un computo metrico estimativo. Il progetto d’ambito, generalmente proposto dagli operatori del settore, una 36 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 LAVORI DI GEOMETRI Particolare tipo di recupero ambientale riferito a cava con fronte di coltivazione inclinato (a sinistra); con fronte di coltivazione verticale (a destra). Esempio di recupero ambientale, ove sono chiaramente distinguibili le aree già recuperate da quelle ove è in esercizio l’attività. IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 37 LAVORI DI GEOMETRI Altro esempio di recupero ambientale. In primo piano aree in cui è ancora in esercizio l’attività. volta superati i vari gradi d’istruttoria che coinvolgono la Regione per quanto attiene la verifica di assogettabilità o V.I.A., la Provincia – Ente delegato per legge – acquisiti i pareri dei Comuni o di altri soggetti interessati in conferenza dei servizi, viene approvato, nel nostro caso, con decreto del Direttore dell’area Ambiente e diviene elemento fondamentale per la successiva progettazione attuativa in primo luogo di quelle che saranno le singole unità di cava, ma anche di tutti quegli impianti ed infrastrutture accessorie che rendono possibile una prima valorizzazione in sito dei 38 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 materiali con indubbia riduzione dell’impatto sull’esterno di polveri, rumori, traffico veicolare pesante con sensibile riduzione quindi di tutte quelle interferenze che simili attività apportano nelle zone industriali quando queste divengono nel tempo attigue ai siti residenziali. I n chiusura ci pare quanto mai opportuno fornire una brevissima informazione sull’utilizzo del materiale proveniente da una cava di pietra ornamentale. Il materiale da taglio viene generalmente utilizzato: 1) per la produzione di lastre aventi spessore variabile dai 2 agli 8/10 cm; 2) per la produzione di scale gradini, davanzali, masselli per colonne, pilastri e lavorati ornati ed altri prodotti destinati all’edilizia; 3) per la produzione di marmette per pavimento aventi spessore 1,5 - 2/3 cm; 4) per la produzione di modulmarmo, le marmettine per rivestimento aventi spessore di 8 mm. destinate ai mercati americani, giapponesi e nord europei; 5) per la produzione di zoccolini. L’operatore ivi presente conferisce il materiale grezzo agli stabilimenti, che a loro volta lo lavorano e lo trasformano in cantieri appositi. Le segherie dispongono generalmente di uno o più telai monolama per la riquadratura dei blocchi, semiblocchi ed informi, operazione necessaria per mettere a telaio o alla tagliablocchi solo la parte di materiale utile e ridurre così i costi del taglio con i telai plurilame o con le tagliablocchi a dischi diamantati. I blocchi ed i semiblocchi vengono tagliati utilizzando telai multilame installati in segheria, per la produzione di lastre, che possono essere commercializzate grezze o lucidate. Dagli informi vengono invece ricavate marmettine per pavimenti e/o rivestimenti in spessori variabili da 0,8 a 4 cm tramite il taglio degli informi in filagne con l’utilizzo delle tagliablocchi e successivamente attraverso le tagliatrici e/o le frese, per delimitare la lunghezza della marmetta. Anche le marmette potranno essere commercializzate grezze o lucide. I l processo produttivo legato alla valorizzazione dei pietrischi o dei calcari, che mediamente oggi rappresentano l’80% circa del tout venant escavato al monte, assume invece una dimensione tanto nuova quanto diversa; infatti, il mercato è completamente differente rispetto al precedente ed il materiale potrà essere impiegato per: 1) difese spondali, argina- LAVORI DI GEOMETRI Panoramica “Bacino Marmifero Valle di Nuvolera” nella quale sono visualizzati: ATE 29 in loc. Castelcucco (cave alte) ed ATE 30 in loc. Painella entrambi in Comune di Serle, ATE 17 in loc. Monte Sapone ed ATE 15 e 16 in loc. Paine di Nuvolera. In primo piano ATE 19 in loc. Monticello ove è chiaramente distinguibile attività di valorizzazione del pietrisco calcareo residuo dalla coltivazione ture e scogliere di vario genere; 2) rilevati stradali e riempimenti di vario tipo; 3) edilizia in genere anche come parte costituente il calcestruzzo; 4) asfalti soprattutto di tipo ecologico; 5) pietrischi o pietrischetti vari; 6) calcare da cementeria, zuccherificio, fornace, ecc.; 7) additivo nelle sostanze farmaceutiche, mangimi, collanti; 8) base per pigmentazioni varie; 9) intonaci premiscelati,e moltissimi altri usi. Descrivere uno solo tra i processi di trasformazione del pietrisco in prodotto è cosa alquanto specifica che trova riscontro in ogni progettazione attuativa di dettaglio che potrà essere magari ripresa in separata sede nel futuro. ❑ IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 39 LEGALE Avv. Francesco Cuzzetti P ossono interessare due considerazioni su un negozio giuridico che viene normalmente praticato e generalmente ammesso anche dal punto di vista del diritto: si tratta della cessione di cubatura. Ogni lotto edificabile ha un suo indice di edificabilità, che rappresenta il volume in metri cubi edificati o edificabili per metro quadrato di superficie territoriale, e che consente di ricavare per ogni zona la capacità edificatoria dei lotti di terreno in essa compresi. Questa capacità edificatoria costituisce per il proprietario un bene disponibile che, come tale, è anche trasferibile a terzi in tutto o in parte, sopportando ovviamente una propria perdita corrispondente. Tale prassi si è radicata in seguito all’introduzione degli standard urbanistici: un proprietario cede in tutto o in parte la cubatura utilizzabile sul proprio fondo, di solito al proprietario d’un terreno finitimo, che la utilizza per potenziare la capacità edificatoria dello stesso. Un’estensione razionale della ipotesi in cui, se i due fondi appartenessero allo stesso proprietario, questi indubbiamente avrebbe la possibilità di edificare più su un lotto che sull’altro. Il trasferimento della cubatura avviene senza che da parte della pubblica amministrazione possa esservi contrasto (essa deve essere soltanto notiziata), in quanto l’interesse pubblico è volto a valutare la validità 40 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Trasferimento di cubatura del progetto, e della armonica disposizione e collocazione dell’opera sul fondo. Il negozio di cessione di cubatura non poteva essere trascurato dal diritto il quale, dal momento che la cubatura è un bene del fondo in senso economico giuridico, si è occupato di definire la natura e la disciplina applicabile. Come sempre avviene, in dottrina si sono elaborate varie teorie, che peraltro trala- blica amministrazione, acquista efficacia col rilascio del permesso di costruire da parte della stessa, la quale peraltro non è parte del negozio stesso. A fronte di ciò, si può prospettare la natura del negozio: esso può essere reale, nel qual caso acquista effetto traslativo immediato ed è garantito erga omnes con la trascrizione, essendo pur sempre condizionato al rilascio dell’atto amministrativo; oppure può es- della legittimità del titolo che abilita la costruzione che si basa sul potenziamento derivato da un accordo di cessione della cubatura. Il trasferimento di cubatura può avvenire soltanto nell’ambito di una stessa zona urbanistica, quindi con la stessa destinazione. Tra i due fondi deve esserci contiguità (che può essere superata se tra i due fondi c’è una strada), mentre se scerei per non correre il rischio, con le teorizzazioni, di confondere le idee. Ciò che conta dire è che si tratta di un negozio privato atipico e obbligatorio, per accordo o per atto unilaterale del trasferente (può bastare anche la sola adesione del trasferente al progetto presentato dal beneficiario) che, comunicato alla pub- sere obbligatorio, nel qual caso fino all’emanazione del permesso di costruire c’è il rischio dell’inadempimento, cui può conseguire soltanto la richiesta di risarcimento. Sono stati affermati i seguenti principi giurisprudenziali sia dal Consiglio di Stato che dalla Cassazione: il riconoscimento anzitutto l’accorpamento riguarda fondi agricoli può essere sufficiente la continuità tra le aree. Il trasferimento di cubatura va assimilato a un negozio traslativo di diritti reali immobiliari, e come tale è assoggettato a tassazione con imposta ordinaria di registro. ❑ URBANISTICA Avv. Brunello De Rosa Come cambia la disciplina urbanistica in Lombardia (legge 12) Presentiamo un interessante lavoro propostoci dall’avv. Brunello De Rosa, che ringraziamo, sulle variazioni che la legge regionale n. 4 del 14 marzo 2008 ha introdotto alla disciplina urbanistica della Lombardia. Ci siamo limitati, per semplicità di esposizione, alle novità di maggior rilievo che, a nostro parere, maggiormente interessano i progettisti. Ricordiamo che un commento su molte novità della legge è già comparso su queste pagine (n. 3/2008) nella rubrica “dal Collegio di Sondrio” a firma di Stefania Conteggi. La mappa delle novità di maggiore rilievo introdotte dalla Legge regionale 4/2008 PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO PER I COMUNI CON POPOLAZIONE COMPRESA TRA 2.001 E 15.000 ABITANTI Art. 1, comma 1, lett. e) (sostituisce l’art. 7, comma 3 e modifica l’art. 13, comma 1) Viene previsto che la Giunta regionale definisca i contenuti del Documento di piano, del Piano dei servizi e del Piano delle regole, differenziando la disciplina in ragione dei diversi contesti territoriali e socio-economici. Resta salva, comunque, la possibilità per i Comuni di avvalesi della disciplina ordinaria. DOCUMENTO DI PIANO: AREE DEGRADATE O DISMESSE Art. 1, comma 1, lett. l) (introduce l’art. 8, comma 2, lett. e-bis) DOCUMENTO DI PIANO: PAESAGGIO E TERRITORIO Art. 1, comma 1, lett. i) (introduce l’art. 8, comma 2, lett. e quater) PIANO DEI SERVIZI: AREE PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA Art. 1, comma 1, lett. j) (sostituisce l’art. 9, comma 1) Il Documento di piano individua, anche con rappresentazioni grafiche in scala adeguata, le aree degradate o dismesse di cui all’art. 1, comma 3-bis, determinando finalità del recupero e modalità di intervento, anche in coerenza con gli obiettivi dell’art. 88, comma 2, in tema di programma integrato d’intervento. DOCUMENTO DI PIANO: CAMPI DI SOSTA O DI TRANSITO DEI NOMADI Art. 1, comma 1, lett. l) e lett. k) (introduce l’art. 8, comma 2, lett. e-ter) e l’art. 9, comma 1-bis) D’intesa con i Comuni limitrofi, il Documento di piano può individuare le aree nelle quali il Piano dei servizi prevede la localizzazione dei campi di sosta o di transito dei nomadi. Detti campi di sosta e di transito potranno essere localizzati esclusivamente in dette aree e dovranno essere dotati di tutti i servizi primari, dimensionati in rapporto alla capacità ricettiva prevista. 42 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Il Documento di piano individua i principali elementi caratterizzanti il paesaggio e il territorio, definendo anche specifici requisiti degli interventi incidenti sul paesaggio e sui modi in cui questo viene percepito. Viene previsto che i corridoi ecologici e il sistema del verde di connessione non siano garantiti esclusivamente tra territorio rurale e quello edificato, ma anche tra le opere viabilistiche e le aree urbanizzate. Viene previsto l’obbligo, per i Comuni che verranno indicati dalla Giunta regionale con apposita deliberazione in base al Programma regionale per l’edilizia residenziale pubblica, di individuare nel Piano dei servizi aree per l’edilizia residenziale pubblica. Tali Comuni, in tutti gli strumenti di programmazione negoziata con destinazioni residenziali, dovranno assicurare interventi di edilizia residenziale pubblica e convenzionata, anche esternamente a dette aree. PIANO DEI SERVIZI: ATTREZZATURE PUBBLICHE E DI INTERESSE PUBBLICO Art. 1, comma 1, lett. m) (modifica l’art. 9, comma 15) La realizzazione di attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale, diverse da quelle specificamente previste dal Piano dei servizi, non comporta piú l’applicazione della procedura di va- URBANISTICA riante al Piano stesso ed è autorizzata previa deliberazione motivata del Consiglio comunale. DISPOSIZIONI SPECIALI PER I COMUNI CON POPOLAZIONE INFERIORE O PARI A 2.000 ABITANTI Art. 1, comma 1, lett. o) (introduce l’art. 10-bis) Viene introdotta una disciplina speciale per i Comuni con popolazione inferiore o pari a 2.000 abitanti che non hanno ancora adottato il PGT, incentrata sull’approvazione congiunta in un unico atto del documento di Piano, del Piano dei servizi e del Piano delle regole, validi a tempo indeterminato e sempre modificabili, con l’obbligo di aggiornamento almeno quinquennale del solo documento di Piano. Non si applicano i commi 1, 2 e 4 dell’art. 8, i commi da 1 a 7 e 14 dell’art. 9, i commi da 1 a 4 e 5 dell’art. 10 e i commi 2 e 3 dell’art. 12. Negli interventi assoggettati a pianificazione attuativa è sempre ammessa la possibilità di monetizzazione di cui all’art. 16, comma 1, lett. a), salvo specifiche prescrizioni del Piano dei servizi. REGISTRO DELLE CESSIONI DEI DIRITTI EDIFICATORI Art. 1, comma 1, lett. q) (sostituisce l’art. 11, comma 4) I diritti edificatori attribuiti a titolo di perequazione e di compensazione sono commerciabili. I Comuni istituiscono il registro delle cessioni dei diritti edificatori, aggiornato e reso pubblico con modalità stabilite dai Comuni stessi. La disciplina di incentivazione viene estesa anche ai casi di recupero delle aree degradate e degli immobili di interesse storico e artistico. volta conclusa la suddetta procedura. VALUTAZIONE DI COMPATIBILITÀ DEL PGT COL PTCP Art. 1, comma 1, lett. u) (modifica l’art. 13, comma 5) ERRORI MATERIALI E RETTIFICHE DI ATTI DEL PGT Art. 1 comma 1, lett. x) (introduce l’art. 13, comma 14-bis) Nel caso in cui il piano venga presentato dalla maggioranza assoluta dei proprietari, questi dovranno costituirsi in consorzio ex art. 27, comma 5, legge 166/2002; in tal caso, entro 30 giorni dalla presentazione del piano il sindaco attiva la procedura di cui al medesimo articolo 27, comma 5, della legge 166/2002. Il termine di 90 gg. prescritto dall’art. 14 della legge regionale 12/2005 per l’adozione del piano attuativo inizia a decorrere solamente una Con deliberazione del Consiglio comunale analiticamente motivata, i Comuni possono correggere errori materiali e rettificare atti del PGT, senza che ciò costituisca variante agli stessi. Gli atti di correzione e rettifica sono depositati nella Segreteria comunale, inviati per conoscenza alla Provincia e alla Giunta regionale e acquistano efficacia dopo la pubblicazione sul B.U. dell’avviso di approvazione e di deposito, a cura del Comune INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITÀ DI RILEVANZA NAZIONALE E REGIONALE Art. 1, comma 1, lett. kk) (introduce l’art. 25, comma 8-septies) PIANI ATTUATIVI COMUNALI Art. 1, comma 1, lett. s) (modifica l’art. 12, comma 4) Viene stabilito che i Comuni trasmettano alla Provincia anche il Piano dei servizi e il Piano delle regole, fermo restando che la valutazione di compatibilità del PGT con il PTCP rimane circoscritta al solo Documento di Piano. I proprietari di edifici non funzionali all’agricoltura o ricadenti al di fuori di aree agricole, che siano demoliti o il cui uso divenga incompatibile per espropriazioni connesse alla realizzazione di infrastrutture per la mobilità di rilevanza nazionale e regionale, possono ricostruire un nuovo edificio in deroga agli strumenti di pianificazione comunale senza preventivo nullaosta regionale, previa deliberazione del Consiglio comunale e apposita convenzione. REGOLAMENTO EDILIZIO: SICUREZZA DEI LAVORI Art. 1, comma 1, lett. mm) (modifica l’art. 28, comma 1, lett. e) Il regolamento edilizio comunale dovrà disciplinare anche la vigilanza sull’esecuzione dei lavori, in relazione anche alle disposizioni in materia di sicurezza, con particolare riguardo all’obbligo di installazione di sistemi fissi di ancoraggio al fine di prevenire le cadute dall’alto. Segue IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 43 URBANISTICA urbanizzazione primaria e secondaria necessarie. Detto ultimo contributo potrà essere ridotto del 50%. ONERI DI URBANIZZAZIONE Art. 1, comma 1, lett. ss) (sostituisce l’art. 38, comma 7-bis) L’ammontare degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria è determinato in base alla data di presentazione della richiesta del permesso di costruire, purché completa di tutta la documentazione. Nel caso di piani attuativi o atti di programmazione negoziata territoriale, l’ammontare degli oneri è determinato al momento dell’approvazione, sempre che la richiesta di permesso di costruire o la Dia siano presentate entro e non oltre 36 mesi dalla data di approvazione. La quota di contributo degli oneri di urbanizzazione, se dovuti, è corrisposta al Comune all’atto del rilascio del permesso di costruire, fatta salva la facoltà di rateizzazione. DESTINAZIONE D’USO Art. 1, comma 1, lettera xx) (sostituisce l’art. 51, comma 1) DENUNCIA DI INIZIO ATTIVITÀ Art. 1, comma 1, lett. tt) (sostituisce l’art. 42, comma 6) I lavori oggetto della Dia devono essere iniziati entro un anno dalla data di efficacia della denuncia stessa e ultimati entro tre anni dall’inizio dei lavori. L’interessato deve comunicare immediatamente al Comune la data d’inizio e di ultimazione dei lavori. CONTRIBUTO PER INTERVENTI DI NUOVA COSTRUZIONE Art. 1 comma 1, lett. uu) (introduce l’art. 43, comma 2-bis) Viene introdotta una maggiorazione del contributo di costruzione per interventi di nuova costruzione che sottraggono superfici agricole nello stato di fatto, determinata dai Comuni entro un minimo di 1,5% e un massimo di 5%; la maggiorazione dovrà essere destinata obbligatoriamente a interventi forestali a rilevanza ecologica e di incremento della naturalità. Le linee guida per l’applicazione di tale disposizione saranno definite dalla Giunta regionale. CONTRIBUTO DI COSTRUZIONE PER INTERVENTI DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA Art. 1 comma 1, lett. uu) (introduce l’art. 43, comma 2-ter) Per interventi edilizi finalizzati alla realizzazione di servizi abitativi nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica di cui alla L. regionale 14/2007, il contributo di costruzione non è dovuto salvo che per l’importo corrispondente alle opere di 44 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Viene ridefinita la destinazione d’uso come funzione o complesso di funzioni ammesse dagli strumenti di pianificazione per l’area o per l’edificio; per i soli edifici sono comprese quelle compatibili con la destinazione principale derivante da condono edilizio definitivo. È principale la destinazione d’uso qualificante; è complementare o accessoria o compatibile qualsiasi altra destinazione d’uso che integri o renda possibile la destinazione d’uso principale o sia prevista dallo strumento urbanistico generale a titolo di pertinenza o custodia. Le destinazioni principali, complementari, accessorie o compatibili, possono coesistere senza limitazioni percentuali; è sempre ammesso il passaggio dall’una all’altra, tranne che siano escluse dal PGT. MUTAMENTI DI DESTINAZIONE D’USO Art. 1, comma 1, lett. yy) (modifica l’art. 52, comma 2) Viene generalizzato l’obbligo di preventiva comunicazione dell’interessato al Comune in caso di mutamenti di destinazione d’uso di immobili non comportanti la realizzazione di opere edilizie. AZIENDE ORTO-FLOR-VIVAISTICHE Art. 1, comma 1, lett. bbb) (modifica l’art. 59, comma 4) In tema di interventi ammissibili nelle aree destinate all’agricoltura, viene stabilito che per le aziende orto-floro-vivaistiche il rapporto di copertura non può superare il 20% dell’intera superficie aziendale. INTERVENTI AMMISSIBILI NELLE AREE DESTINATE ALL’AGRICOLTURA Art. 1, comma 1, lett. ccc) (Introduce l’art. 59, comma 4-bis) Per le aziende esistenti alla data della prima approvazione del PGT, i parametri di cui ai commi 3 e 4 dell’articolo 59 sono incrementati del 20%. URBANISTICA INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITÀ DI RILEVANZA NAZIONALE E REGIONALE IN AREE DESTINATE ALL’AGRICOLTURA Art. 1, comma 1, lett. ddd) (introduce l’art. 59, comma 7-bis) Gli edifici ricadenti nelle aree destinate all’agricoltura, di cui sia prevista la demolizione per realizzare infrastrutture per la mobilità di rilevanza nazionale e regionale, possono essere ricostruiti anche in deroga alle previsioni dell’art. 59 e dello strumento di pianificazione comunale, previo accertamento della loro effettiva funzionalità. INTERVENTI REGOLATI DAL PGT Art. 1, comma 1, lett. fff) (introduce l’art. 62, comma 1-bis) La disciplina di cui al comma 1 dell’articolo 62 (interventi regolati dal PGT) si applica anche ai fini della realizzazione di edifici di piccole dimensioni, assentita al solo fine di manutenzione del territorio rurale-boschivo, previa presentazione al Comune del relativo atto di impegno, da trascriversi a cura e spese del proponente. Il piano delle regole definisce le dimensioni massime, i caratteri dell’edificio, la superficie minima dell’area di riferimento. FUNZIONI AMMINISTRATIVE DELLE COMUNITÀ MONTANE Art. 1, comma 1, lett. ggg) (introduce l’art. 80, comma 3-bis) Nei territori all’interno dei perimetri delle Comunità montane, queste ultime esercitano le funzioni amministrative per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica e irrogazione di sanzioni di cui al comma 1, dell’art. 80, inerenti a interventi boschivi di cui all’art. 4 del D.Lgs 227/2001. PARZIALE DISAPPLICAZIONE DEL D.M. 14440DEL 2 APRILE 1968 Art. 1, comma 1, lett. xxx) (introduce l’art. 103, comma 1-bis) Ai fini dell’adeguamento, ai sensi dell’art. 26, commi 2 e 3, degli strumenti urbanistici vigenti, non si applicano le disposizioni del D.M. 1444 del 2 aprile 1968, fatto salvo, limitatamente agli interventi di nuova costruzione, il rispetto della distanza minima tra fabbricati pari a 10 metri, derogabile all’interno di piani attuativi. IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 45 FORMAZIONE CONTINUA Manuel Antonini L a Legge 133/2008 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 21 agosto scorso, volta a convertire in legge il D.L. 112/2008 porta a dover affrontare un aspetto specifico della normativa in tema di certificazione energetica degli edifici. Sappiamo che la Delibera della Giunta Regionale 8/5773, che attualmente regolamenta la normativa in Regione Lombardia, interviene in attuazione al D.Lgs. 192/2005 e smi che, a sua volta, recepisce la Direttiva comunitaria 2002/91/CE. L’articolo 35 comma 2-bis della Legge 133/2008 recita: «sono abrogati i commi 3 e 4 dell’articolo 6 e i commi 8 e 9 dell’articolo 15 del Decreto Legislativo 19 agosto 2005 n° 192» nei quali si legge che in caso di trasferimento a titolo oneroso o di locazione di interi immobili o singole unità immobiliari già dotati di Attestato di Certificazione energetica, detto documento vada allegato all’atto di trasferimento o, in caso di locazione, messo a disposizione o consegnato in copia dal proprietario al conduttore (commi 3 e 4 art. 6) e relativa nullità del contratto in caso di disapplicazione (commi 8 e 9 art. 15). L’art. 7 della Direttiva 2002/91/CE impone che gli Stati membri provvedano a che, in fase di costruzione, compravendita o locazione di un edifico, l’Attestato di Certificazione energetica sia messo a disposizione del futuro acquirente o locatario. Ora c’è da chiedersi se l’a46 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Non è obbligatorio (per ora) allegare la certificazione energetica ai contratti brogazione delle normativa nazionale di attuazione della Direttiva europea comporti ricadute anche sulla normativa regionale, successivamente intervenuta a regolamentare nel dettaglio la materia della certificazione energetica degli edifici e relativi obblighi di allegazione. Sappiamo, infatti, che gli art. 6.3 e 6.4 della D.G.R. 8/5773 prevedono l’obbligo di allegare gli Attestati di Certificazione energetica agli atti di trasferimento a titolo oneroso di interi immobili o di singole unità immobiliari e l’obbligo di consegna del medesimo attestato dal proprietario al conduttore in caso di locazione. Interviene il Consiglio Nazionale del Notariato con un approfondito parere nel quale viene fatto rilevare che l’abrogazione della norma intervenuta con la legge 133/2008 comporta un vuoto normativo solo rispetto alla previsione della Direttiva europea di «mettere a disposizione» dell’acquirente o del locatore l’Attestato di Certificazione energetica e non rispetto all’obbligo di allegare l’Attestato agli atti di compravendita che non era previsto dalla Direttiva europea medesima. Detto, quindi, che dovrà essere risolto questo vuoto normativo, il Consiglio Nazionale del Notariato si interroga circa la validità delle normative Regionali (tipo quella della Regione Lombardia) che a loro volta hanno introdotto l’obbligo di allegare gli Attestati di Certificazione energetica agli atti di compravendita. Se infatti pare chiaro che la legge 133/2008 si attui senza dubbi interpretativi nelle Regioni che non si sono ancora dotate di propria normativa, in quelle come la Lombardia che invece hanno provveduto, i notai ritengono che in via prudenziale e fino alla pronuncia e- CORSI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE PROGRAMMATI ENTRO LA FINE DEL PRESENTE ANNO DAL COLLEGIO GEOMETRI DI BRESCIA 2 corsi per Certificatori energetici 110 partecipanti 6 corsi di Acustica 200 partecipanti 1 corso per Valutatori (ripasso e approfondimento dedicato ai corsisti dei 4 corsi Valutatori già conclusi) 1 corso Agricoltura 60 partecipanti ventuale di incostituzionalità delle norme regionali (conseguente al conflitto con la nuova Legge nazionale) si debba applicare quanto in esse previsto. Ciò anche in virtù del fatto che non essendo il notaio soggetto interessato all’obbligo di applicare le Direttive europee verso gli Stati membri, esso non può nemmeno essere soggetto all’obbligo di disapplicazione. A lmeno per i prossimi tempi, quindi, non interverranno modifiche alle procedure già in atto in Regione Lombardia rispondenti alla D.G.R. 8/5773: allegare gli Attestati di Certificazione energetica ai contratti di compravendita di interi immobili o di singole unità immobiliari e metterli a disposizione del locatario in caso di contratto d’affitto. Per inciso invece, trova immediata applicazione l’abrogazione dei commi 8 e 9 dell’articolo 15 del D.Lgs 192/2005 sulla nullità dei contratti di vendita o di locazione, nei casi di mancata allegazione o mancata messa a disposizione dell’Attestato di Certificazione energetica, in quanto la normativa di Regione Lombardia non interviene in materia, rimettendosi alla norma nazionale, e la Direttiva europea lascia alla discrezionalità degli Stati membri la previsione di qualsiasi effetto nei casi di mancata «messa a disposizione» dell’Attestato. ❑ AGRICOLTURA & FORESTE Primo corso introduttivo alle problematiche agricole affidato al Collegio di Brescia D al Consiglio Nazionale Geometri ci giunge, a firma del Presidente geom. Fausto Savoldi la notizia di un prossimo corso di introduzione alle problematiche agricole. Eccone integralmente il testo indirizzato ai Presidenti e ai Consiglieri dei Collegi di Brescia, Bergamo, Cremona, Mantova e Lodi. «Caro Presidente, in coerenza con la decisione assunta dai Presidenti di Collegio nel corso dell’Assemblea dei Presidenti di Collegio del 15 luglio scorso, che ha condiviso la proposta di favorire una piú specifica specializzazione degli iscritti nei vari settori, è stato organizzato un corso sulla tematica dell’attività professionale in agricoltura che, in via sperimentale, è riservato agli iscritti delle province in indirizzo. Il buon esito dell’esperimento ne consentirà la ripetizione nella Lombardia occidentale (Milano, Pavia, Varese, Como, Lecco e Sondrio) e nelle altre regioni italiane. Da lungo tempo l’intervento del geometra in agricoltura è stato trascurato anche a causa del sostanziale disinteresse della scuola; è giunto il momento di riappropriarsi di tale settore arginando l’invadenza di altre professioni. La finalità del corso pertanto è quella di formare un primo nucleo di specialisti in agricoltura per affrontare successivamente i temi piú interessanti ed attuali, frequentando specifici incontri di approfondimento. Il corso, organizzato dal Col- GIOVEDÍ 30 OTTOBRE 2008 Dalle ore 9 alle ore 13 Dott. Angelo Frascarelli «La Pac» (4 ore) • La Politica agricola comunitaria, breve evoluzione • La riforma della Pac (principi ispiratori e valore strategico) • Effetti del passaggio dal premio alla produzione al premio alla conduzione, il disaccoppiamento. Dalle ore 14 alle ore 18 Dott. Angelo Frascarelli «I titoli» (2 ore) • I titoli: come vengono calcolati • I titoli: come vangono assegnati Dott. Angelo Frascarelli «Uso dei diritti» (2 ore) • Affitto • Vendita 48 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 legio di Brescia, grazie anche ai contatti tenuti dai colleghi Mariangela Scotti e Walter Platto, rientra negli accodi intercorsi tra il CNG, la Confederazione Coltivatori Diretti, l’AS.NA.CO.DI. ed il Coordinamento Centri di Assistenza Agricola presso i quali i partecipanti al corso saranno fidelizzati. È chiaro che il corso è rivolto particolarmente ai giovani senza escludere che anche i colleghi già inseriti nel settore possano parteciparvi. Il corso è riservato a circa 10 iscritti per ogni provincia in indirizzo. I Presidenti dei rispettivi Collegi sono invitati pertanto a selezionare gli interessati utilizzando, se del caso, anche il primo elenco di colleghi che alcuni mesi or sono venne richiesto ai Collegi lombardi dal “Regio- nale”. Sono previsti quattro giovedí di lezione di 8 ore secondo il programma di massima allegato. I costi saranno contenuti e non dovrebbero superare i 120 euro per partecipante; le lezioni si svolgeranno presso il Collegio di Brescia. Ti prego quindi di far pervenire le adesioni direttamente al Collegio di Brescia che si occupa dell’organizzazione e dove la collega Scotti può fornire ogni altra informazione. Ai partecipanti verranno riconosciuti i crediti di formazione continua. Cordiali saluti Il Presidente Fausto Savoldi Ecco, in sintesi, il programma. • Successione ereditaria • Successione anticipata • Modifica dello stato giuridico e denominazione del detentore dei titoli • Che cos’è la riserva nazionale • Come viene implementata • Come viene gestita l’attribuzione dei titoli di riserva GIOVEDÍ 6 NOVEMBRE 2008 Dalle ore 9 alle ore 13 Dott.ssa Valeria Sonvico «La condizionalità» (4 ore) • Cos’è la condizionalità od ecocondizionalità • Analisi delle 18 norme che costituiscono i criteri di gestione della condizionalità • Come vengono esercitati i controlli Dalle ore 14 alle ore 16 Dott.ssa Valeria Sonvico AGRICOLTURA & FORESTE «L’Agricoltura multifunzionale» (2 ore) • Il rapporto tra agricoltori e consumatori • L’agricoltura e l’energia • La filiera corta • Il punto di vista di Cldiretti Dalle ore 16 alle ore 18 Dott.ssa Marcella Squassina «L’attività agrituristica» (2 ore) • L’attività agrituristica: norme, standard e politica d’impresa GIOVEDÍ 13 NOVEMBRE 2008 Dalle ore 9 alle ore 13 Dott. Roberto Pretolani «Lo sviluppo rurale» (4 ore) • Le modifiche apportate alla nuova PAC • Il suo valore strategico nel sostenere lo sviluppo d’Impresa • Lo sviluppo rurale Dalle ore 14 alle ore 16 Dott. Luigi Cenicola «Accatastamento» (2 ore) • Accatastamento fabbricati rurali, perdita della ruralità Dalle ore 16 alle ore 18 Avv. Giuseppe Turgida «La nuova PAC ed il valore fondiario» (2 ore) • Terreno agricolo con diritti • Terreno agricolo eleggibile ma senza diritti • Terreno agricolo non eleggibile GIOVEDÍ 20 NOVEMBRE 2008 Dalle ore 9 alle ore 18 (8 ore) Sessione giuridica ASNACODI - Associazione Nazionale dei Consorzi di difesa • D. lgs. 102/2004 e 38/2008: la riforma delle assicurazioni agricole agevolate in Italia Sessione assicurativa Mauro Maraldi, Direttore ASNACODI • Esperienze assicurative innovative per gli agricoltori italiani Sessione tecnica Tecnici ASNACODI • Nuove problematiche per la valutazione e la liquidazione dei sinistri: esperienze e quesiti IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 49 AGRICOLTURA & FORESTE Di prossima pubblicazione la “Storia dell’agricoltura bresciana” È annunciata la pubblicazione di un’opera fondamentale per capire la storia e l’evoluzione dell’agricoltura del territorio bresciano, edita dalla benemerita Fondazione Civiltà Bresciana, diretta con competenza e passione da Mons. Antonio Fappani. Si tratta della prima opera della Storia dell’Agricoltura Bresciana dalle origini alle grandi conquiste di oggi. Nei tre volumi che la compongono, riccamente illustrati, si condensano le ricerche condotte dai piú competenti studiosi delle Università italiane e delle Istituzioni culturali bresciane. Condotta con una documentazione in larga misura inedita, ripercorrerà le piú remote trasformazioni del territorio bresciano, fino all’evoluzione dell’agricoltura moderna del Gallo e del Tarello e alle colture intensive del capitalismo agrario. Negli ultimi anni una nuova sensibilità ambientale ha contribuito a riscoprire la campagna come realtà non solo produttiva, ma anche come esemplare modello di fusione tra l’elemento naturale ed antropico. Per secoli il mondo rurale ha infatti mantenuto una straordinaria vitalità essendo il motore principale dello sviluppo economico della provincia. Dal contado giungevano, infatti, le derrate alimentari, le materie prime e i semilavorati tessili (lana, lino, seta greggia o ritorta e canapa) indispensabili per le manifatture cittadine. 50 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 AGRICOLTURA E FORESTE A sinistra, ritratto di Agostino Gallo dal frontespizio delle “Venti giornate della vera agricoltura & de’ piaceri della villa”, stampato a Venezia nel 1569, un anno prima della morte del grande agronomo bresciano. Sotto, mappa (1785, A.M. Urbani) delle proprietà a Longhena delle suore agostiniane del convento cittadino di S. Maria degli Angeli Questo contribuisce a spiegare la fame di terra che caratterizzò da sempre la storia sociale del Bresciano e che stimolò la secolare azione di bonifica e la messa a coltura delle terre marginali, strappandole talvolta anche alle estese foreste che coprivano ancora la pianura. Proprio perché questi processi economici, queste grandi trasformazioni si esplicavano sulla terra hanno influito non solo sulle modalità dell’esistenza e sulle dinamiche sociali, ma hanno anche determinato la forma del paesaggio rurale, ancora oggi rintracciabile nell’ordinato reticolo campestre, che il variare delle pratiche agrarie ha stratificato sul terreno. L’ambiente attuale è dunque la risultante delle complesse modificazioni introdotte dai processi economico-sociali, che si sono via via inseriti sulle precedenti associazioni colturali. Una Storia dell’Agricoltura, dunque, che non è solo storia dell’economia agricola, ma che è anche storia di queste terre, delle associazioni vegetali, delle rogge, degli insediamenti signorili e rurali e di difesa. Ecco perché l’opera è arricchita da un apparato iconografico che contribuisce a far immediatamente percepire gli aspetti peculiari e l’unicità di un mondo che va scomparendo. I primi due tomi della “Storia dell’agricoltura bresciana” esaminano i periodi che vanno dall’antichità al secondo Ottocento e dalla grande crisi agraria alla politica agricola comunitaria. Ne sono curatori Mario Taccolini e Carlo Marco Belfanti. Il terzo tomo, “L’agricoltura bresciana nel xx secolo. La rivoluzione verde”, curato dal Centro San Martino della Fondazione Civiltà Bresciana, tra le altre cose con- tiene un’analisi dell’importante contributo dei geometri allo sviluppo dell’azienda agricola. In particolare riguardo alla progettazione di opere di trasformazione agraria: bonifiche, livellamenti di terreni, tracciamento di starde, manufatti idraulici, stalle, magazzini, regimazioni di acque irrigue, stime di aziende agricole e di danni grandine; in tempi piú recenti, della progettazione di oepre a difesa dell’ambiente e di impianti per la produzione di energia dalle biomasse. Un’opera quindi molto importante per chi vuol capire l’agricoltura moderna e che non dovrebbe mancare nella biblioteca dei geometri bresciani, di quelli specialmente che nella Bassa operano proprio nel settore agricolo. ❑ IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 51 SICUREZZA CANTIERI Corrado Romagnoli Piergiorgio Priori L e attività di scavo e le relative strutture di sostegno, spesso considerate “minori” nel complesso di un’opera edilizia, sono purtroppo caratterizzate da un’elevata incidenza di eventi infortunistici tanto che nel settore delle costruzioni è la terza causa di infortuni gravi e mortali. Quasi tutte le opere di ingegneria civile ed industriale prevedono lavori di scavo e movimentazione di terre e rocce, come attività preliminari o come parti integranti della realizzazione delle opere stesse. Per questo motivo è importante affrontare correttamente la pianificazione della sicurezza in questo sottoinsieme delle attività di ingegneria. Possiamo avere diverse tipologie di scavo: a) Scavi di sbancamento per fondazioni e movimento terra Ci si riferisce in particolare agli scavi a cielo aperto e a sezione obbligata con pareti verticali o subverticali, eventualmente effettuati in luoghi già abitati (aree urbane, centri storici). Tali ambiti operativi sono generalmente caratterizzati da ampie superfici di impronta, dislivelli notevoli, assenza di vie di fuga, problemi di drenaggio dell’acqua e notevole sviluppo delle pareti di taglio. Tra i principali fattori di rischio, quindi, oltre alla pericolosità conseguente all’alterazione dell’equilibrio 52 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Eventi infortunistici negli scavi: metodi e tecniche per evitarli statico del sito (cedimenti e rigonfiamenti, scarsa tenuta delle pareti di taglio, ecc.), sono da citare rischi da seppellimento o sprofondamento spesso dovuti ad accumuli di materiali sul ciglio, vibrazioni, presenza sul fondo dello scavo di armature, casseforme, nonché rischi di scivolamento o annegamento per la presenza di falde acquifere, circolazione di fluidi e condizioni ambientali. b) Costruzioni idrauliche e posa sottoservizi Si tratta di scavi a sezione obbligata, con notevole sviluppo longitudinale, di profondità in genere non elevata e con possibile disomogeneità litologica e strutturale dei terreni attraversati. Tali situazioni sono caratterizzate da spazi spesso ristretti e pertanto si configurano come ambiti operativi angusti. Tra i principali fattori di rischio, oltre a quanto indicato nel paragrafo precedente, sono da menzionare: • posizionamento disordinato di utensili sui bordi; • vibrazioni dovute a utensili e macchine operatrici, quali martelli pneumatici, gru, paranchi, escavatrici; • presenza di mezzi d’opera nei dintorni. c) Costruzioni stradali e ferroviarie In tali situazioni esiste notevole variabilità nella tipologia dei lavori di taglio, scavo e sagomatura dei versanti, anche in funzione dell’assetto plano-altimetrico (gallerie, ponti ecc.), dell’antropizzazione del territorio e delle opere previste lungo il tracciato (per es. passanti stradali e ferroviari sotterranei, incassati o sopraelevati). Questi lavori sono caratterizzati, oltre che dai parametri di rischio citati nei casi precedenti, anche dalla pericolosità connessa a dislivelli elevati. Lungo i tracciati e trasversalmente ad essi si possono presentare problemi di stabilità dei versanti a causa della variabilità composizionale e strutturale dei terreni, in termini di comportamenti fisico-meccanici, anche in relazione all’idrogeologia degli spazi interessati dall’intervento. Caratteristiche dei terreni Instabilità È di fondamentale importanza ai fini della sicurezza conoscere le caratteristiche fisico-meccaniche dei terreni interessati dalle opere di scavo, le peculiarità geotecniche dei materiali, da cui dipendono in massima parte le condizioni di “tenuta” delle pareti di scavo e che costituiscono il principale fattore predisponente a possibili fenomeni di instabilità. La capacità della parete di scavo di autosostenersi in assenza di opere di stabilizzazione deve essere valutata in sede progettuale in modo rigoroso; è necessario quindi effettuare tutte le indagini preliminari di natura geologica e geotecnica e le relative elaborazioni. Tra le cause di instabilità dello scavo, oltre alle caratteristiche geotecniche del materiale, molta importanza hanno anche l’altezza del fronte di scavo, la presenza di sovraccarichi, e l’azione dell’acqua (erosione per ruscellamento ed aumento del peso di volume del terreno per imbibizione). Infatti, è possibile dare allo scavo un’inclinazione (definita Inclinazione di sicurezza, scarpa, angolo di scarpa) tale per cui essa risulti stabile nel breve periodo e non vi sia pericolo di crollo. D al punto di vista pratico-descrittivo è possibile operare una prima distinzione tra rocce propriamente dette e terre; il secondo gruppo rappresenta quello di maggiore interesse, in quanto gran parte delle opere cui ci si riferisce interferiscono con materiali incoerenti e/o con la porzione superficiale più degradata di ammassi rocciosi (pertanto spesso allo stato detritico-sciolto). A titolo esemplificativo non esaustivo, possiamo definire alcuni tipi di materiale di scavo: – rocce coerenti, poco fessurate a matrice resistente e notevole resistenza all’abbattimento (inclinazione parete di scavo 84°); – rocce semicoerenti, mediamente fessurate, a matrice poco resistente, con presenza di minerali quali le marne, terreni clastici (inclinazione parete di scavo 79°); – rocce pseudo coerenti, SICUREZZA CANTIERI poco resistenti e/o molto fessurate, argilliti, scisti molto fratturati, terreni fini molto compatti o cementati (inclinazione parete di scavo 72°); – terreni fini mediamente compatti o cementati, terreni a matrice limosa compatti, sabbie e ghiaie poco cementati o legati da terreno fine (inclinazione parete di scavo 63°); – terreni granulari ben addensati o debolmente cementati, sabbie e ghiaie compatti (inclinazione parete di scavo 56°); – terreni granulari poco addensati, sabbie e ghiaie poco compatte e non cementate (inclinazione parete di scavo 45°). Organizzazione dello scavo Prima di avviare le operazioni di scavo, si dovrà procedere ad una serie di attività preliminari, per le quali innanzitutto occorrerà: • effettuare un sopralluogo per individuare: - l’esatta collocazione di tutte le utenze sotterranee del luogo di scavo; - le condizioni al contorno (edifici, strade, alberi ecc.) che possono determinare situazioni di rischio; • valutare l’effettivo rischio specifico riferito a: - possibili situazioni legate a fattori ambientali ed umani; - presenza di atmosfere pericolose o presunta mancanza di ossigeno nello scavo; - presenza di canalizzazioni di servizio; - condizioni difficoltose di accesso ed uscita dallo scavo; • redigere un piano di sicurezza specifico; • stilare, ove previsto, un apposito progetto per le armature di sostegno; • produrre una tavola tecnica degli scavi. La stessa dovrà contenere l’andamento in planimetria dello scavo, alcune sezioni trasversali significative, l’indicazione delle zone in cui sono necessarie tecniche di scavo particolari e/o armature, le indicazioni sul posizionamento degli apparecchi di sollevamento, macchinari, ecc. I l datore di lavoro, inoltre, prima dell’inizio dell’attività di scavo, deve predisporre un piano per la gestione di eventuali situazioni di emergenza connesse alle peculiarità del cantiere. È importante che le indicazioni da seguire in caso di emergenza siano immediatamente visibili e di facile comprensione. Per la gestione di eventuali emergenze devono anche essere individuati sia il responsabile che la relativa “squadra”. Il datore di lavoro deve mettere a disposizione dei lavoratori i DPI idonei e controllare che gli stessi li utilizzino, così come previsto dalla normativa in vigore. Il personale addetto allo scavo, prima dell’inizio dei lavori, deve ricevere un’appropriata formazione e informazione sulle tecniche di lavorazione adottate, sui sistemi di protezione individuali e collettivi e sulle procedure di sicurezza e di soccorso da seguire in caso di emergenza. L’intervento formativo per gli addetti ai lavori di scavo deve almeno prevedere: • le tecniche di lavorazione da seguire durante lo scavo; • l’uso dei dispositivi di protezione individuale; • le procedure da seguire in presenza di atmosfere pericolose; • le procedure di emergenza e le tecniche di primo soccorso. Fattori ambientali Altra problematica legata alle operazioni di scavo riguarda l’interferenza dei diversi fattori ambientali (naturali e/o antropici), valutazione indispensabile per garantire la sicurezza dei lavoratori. Condizioni meteorologiche Le prescrizioni individuate nel piano di sicurezza devono essere verificate alla luce dell’effettiva situazione meteorologica: piogge persistenti, gelo, prolungata siccità, presenza di acqua nello scavo, ecc., che influiscono sull’effettiva compattezza del terreno e/o sulle forze di coesione. Scavi in presenza di acque Qualora negli scavi ci sia o possa verificarsi un accumulo di acqua, le precauzioni da prendere variano in funzione della situazione specifica e possono prevedere: • armature particolari per evitare franamenti delle pareti dello scavo; • sistemi adeguati per l’eliminazione delle acque o per il controllo del livello (es. canalizzazioni e/o barriere per impedire l’allagamento dello scavo; well points, particolari tipi di pompe autoadescanti che aspirano acqua dal suolo mediante punte filtranti infisse a percussione, per la captazione preventiva delle acque di falda; • uso di opportuni dispositivi di protezione individuali. In ogni caso, ogni qual volta si ravvisi il rischio di presenza d’acqua, unitamente a difficoltà di drenaggio a gravità, sarà indispensabile prevedere l’impiego di sistemi di pompaggio carrellati di adeguata portata, possibilmente azionati da motori diesel. Nell’eventualità di allagamento dell’area di scavo occorre attivare la procedura di emergenza, con la sospensione dei lavori, l’immediato allontanamento dei lavoratori e l’attivazione dei sistemi di smaltimento delle acque da parte degli addetti all’emergenza. Presenza di canalizzazioni di servizio La presenza di reti di servizio può provocare gravi incidenti, quando si fa uso di utensili o macchine di scavo, ossia nella quasi totalità dei contesti operativi. Nel caso specifico in cui i laIL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 53 SICUREZZA CANTIERI vori di scavo devono essere effettuati in prossimità di gasdotti o linee elettriche sotterranee, occorre comunicarlo all’azienda erogatrice e ottenere le necessarie autorizzazioni, pertanto, lo scavo deve essere avviato solo quando le aziende di servizio hanno comunicato l’effettiva collocazione delle canalizzazioni; quando non è possibile stabilire l’esatta posizione delle canalizzazioni, neanche mediante sistemi elettronici di rilevamento, il lavoro deve essere fatto con cautela e, quando possibile, con scavo manuale. P er garantire la salubrità dell’aria nella trincea e la sicurezza dei lavoratori dal rischio incendio o esplosione, si dovrà disporre all’occorrenza di strumenti di rilevazione di gas nocivi od esplodenti. Se in fase di lavorazione si danneggiano cavi, tubazioni, ecc., i lavoratori devono allontanarsi rapidamente dalla zona di scavo ed il responsabile tecnico è tenuto ad avvertire immediatamente le aziende di servizio e sospendere il lavoro fino al sopralluogo di controllo effettuato dalle stesse aziende fornitrici. Scavi in prossimità di strutture edilizie esistenti Quando la stabilità di edifici adiacenti, muri o altre strutture può essere compromessa dalle operazioni di scavo, occorre predisporre opportuni sistemi di protezione quali armature, pun54 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 telli, ecc., che garantiscano sia la sicurezza dei lavoratori addetti che la stabilità delle strutture stesse. In via generale non deve essere consentito lo scavo sotto il livello di fondazione delle strutture edilizie o di muri di sostegno, quando ciò possa comportare situazioni di rischio. Tali lavori si possono effettuare quando: • viene realizzato un sistema di supporto o di puntellamento in grado di garantire la sicurezza dei lavoratori e la stabilità della struttura adiacente; • lo scavo interessa una roccia stabile; • un tecnico competente certifichi, sulla base di uno studio geotecnico, che lo scavo è ad una distanza tale da non comportare rischi alla stabilità delle strutture adiacenti. Stesse considerazioni vanno fatte quando si realizzano scavi sotto marciapiedi, pavimenti, ecc.. Caduta detriti I lavoratori che operano all’interno dello scavo devono essere sempre protetti dalla possibile caduta di terreno, detriti o frammenti di roccia che si possono staccare dalle pareti dello scavo stesso; provvedendo a rimuovere tutte le parti rischiose delle superfici di scavo e con la predisposizione di barriere protettive sufficienti a fermare e contenere il materiale (reti di trattenuta, spritz beton o altri sistemi di protezione equivalente). Per prevenire la caduta di arnesi e di detriti, e che eventuale materiale di stoccaggio determini instabilità dello scavo, occorre che il materiale e le relative attrezzature siano collocate tra 1 e 2 metri di distanza dal ciglio dello scavo stesso (1 m fino a 12 t di peso complessivo, 2 m tra 12 e 40 t). Qualora questo non sia possibile, si devono installare barriere e parapetti adeguati. Ove possibile, il terreno di risulta dovrebbe essere disposto in modo tale da rappresentare una barriera all’ingresso dell’acqua piovana nello scavo. I bordi superiori dello scavo devono essere, per quanto possibile, tenuti puliti e sgombri e, in caso di pioggia, protetti con teli impermeabili atti a evitare gli effetti erosivi dell’acqua piovana. Macchine operatrici I rischi associati alla presenza di macchine operatrici sono riconducibili all’investimento dei lavoratori, al ribaltamento o all’uso improprio e alla rumorosità. La circolazione degli automezzi e delle macchine semoventi all’interno della zona di scavo deve avvenire secondo percorsi predisposti in fase di organizzazione del cantiere. Quando è possibile occorre prevedere percorsi separati per l’accesso dei lavoratori, opportunamente segnalati e illuminati. Per evitare situazioni di rischio è opportuno che: • nessun lavoratore si trovi nel campo d’azione delle macchine; • i lavoratori non sostino in prossimità dei lavori; • non ci sia la presenza contemporanea nello scavo di macchine ed operai; • in fase di avvio della macchina non siano presenti lavoratori nelle vicinanze; • i lavoratori non indossino indumenti che si possono impigliare negli organi in movimento. Quando l’operatore della macchina non ha una visione ottimale o diretta del fronte di scavo, oppure deve operare in retromarcia o con rotazione della cabina, occorre utilizzare sistemi di protezione quali: • barriere protettive; • segnali di avviso acustici manuali o automatici. È indispensabile individuare preventivamente l’escavatore da utilizzare, scegliendo quello più adatto per il tipo di lavoro da effettuare e, quindi, delimitare le aree di rispetto e di pericolo per il movimento della macchina operatrice. Comunque, in presenza di mezzi meccanici, è sempre opportuno rispettare le seguenti indicazioni: • non lasciare mai le macchine accese senza l’operatore; • non transitare o lasciare le macchine in sosta presso il ciglio dello scavo; • verificare che le rampe naturali o meccaniche di accesso allo scavo siano adeguate al tipo di macchina impiegata. SICUREZZA CANTIERI • non fare uso improprio della macchina (ad esempio usare la benna di un escavatore come mezzo di sollevamento, oppure utilizzare la benna per accedere al fondo dello scavo). del materiale di rincalzo tra la facciata dello scavo e l’armatura, per garantire la continuità del contrasto. Le armature dello scavo possono essere realizzate con elementi in legno o in metallo. Se si utilizzano puntelli di acciaio disposti perpendicolarmente ai montanti o ai pannelli in legno, occorre sempre verificare la compatibilità del carico trasmesso dall’acciaio al legno stesso. Il rischio “rumore” deve essere opportunamente valutato in fase di piano di sicurezza dei lavori, secondo le modalità previste dalla normativa vigente. In caso di attività con uso di macchine ad elevata rumorosità che superano i valori limite di esposizione fissati dalle norme, l’accesso alla zona di lavoro deve essere impedito con segnalazioni o recinzioni. Opere provvisionali di sostegno e sistemi di protezione Quando si deve realizzare uno scavo, sulla scorta di una attenta valutazione dei rischi, occorre prima verificare se necessitano opere di sostegno. Quando si effettua uno sbancamento (o scavo a cielo aperto) di larghezza superiore rispetto all’altezza, in materiali a comportamento granulare, il sistema di protezione è necessario solo se l’inclinazione della parete dello scavo è maggiore dell’angolo di attrito interno del terreno, o se si supera l’altezza critica in materiali coesivi. Nel caso di scavi a sezione obbligata, in cui la profondità è maggiore della larghezza, occorre necessariamente armare lo scavo per e- N vitare crolli e franamenti delle pareti. Fanno eccezione i casi in cui lo scavo non raggiunge la profondità di 1,5 metro, o quando esso è realizzato in roccia ed il tecnico competente ritiene non verificabile un crollo delle pareti di scavo. Opere di contrasto e di sostegno Armature, contrafforti e puntelli Quando la collocazione dello scavo o la sua profondità non consentono di realizzare le pareti secondo l’angolo d’attrito interno del terreno, o si supera l’altezza critica caratteristica del materiale, è necessario armare lo scavo. L’armatura deve essere tale da resistere alle sollecitazioni indotte da: • pressione del terreno; • strutture adiacenti; • carichi addizionali e vibrazioni (attrezzature, traffico veicolare, materiale di stoccaggio, ecc.). Le strutture di sostegno devono essere installate a diretto contatto con la facciata dello scavo e, ove necessario, deve essere inserito ella predisposizione degli elementi delle armature in legno occorre seguire precisi metodi per la scelta delle loro caratteristiche geometriche, nonché opportune procedure, al fine di rendere sicure le opere di contrasto. A questo proposito esistono apposite tabelle tecniche, riferite alle condizioni e al tipo di terreno nonché alla profondità e larghezza dello scavo, che forniscono le dimensioni di traverse, montanti, puntoni, pannelli in legno. La scelta del tipo di armatura da disporre nello scavo e del materiale da utilizzare dipende sostanzialmente dalla natura del terreno, dal contesto ambientale e dal tipo di scavo da eseguire. L’armatura deve comunque rispettare sempre le seguenti tre condizioni: 1. essere realizzata in modo da evitare il rischio di seppellimento; 2. essere sufficientemente resistente da opporsi, senza deformarsi o romIL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 57 SICUREZZA CANTIERI persi, alla pressione esercitata dal terreno sulle pareti dello scavo; 3. essere realizzata in modo da poter sopportare, senza deformarsi, anche carichi asimmetrici del terreno. Il rispetto di queste condizioni è finalizzato a rendere tutti gli elementi dell’armatura (pannelli, montanti, puntoni) un modulo unitario simile ad una gabbia di sicurezza. Esaminiamo ora le diverse tipologie di armatura degli scavi che si possono realizzare. Armatura di scavi in terreni coesivi In presenza di un terreno di sufficiente coesione, in cui non è possibile realizzare lo scavo per tutta la profondità richiesta, si può effettuare lo scavo stesso fino a 80-120 cm e dopo aver disposto una prima armatura, si può procedere ad un’altra fase di scavo e così via. Quando il terreno ha una buona coesione, la realizzazione delle strutture di sostegno è abbastanza semplice e non richiede materiali ed attrezzature particolari. In questo caso basta posizionare i pannelli di legno, di altezza leggermente superiore alla profondità dello scavo, contro le pareti dello scavo e fissarli con puntoni di legno provvisori per consentire agli operai di scendere nella trincea e disporre gli elementi di contrasto definitivi. Una evoluzione della stessa procedura consiste nell’utilizzare da subito puntoni i58 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 draulici di metallo che si possono collocare dall’esterno con una pompa che agisce sugli stessi fino a mettere in contrasto i pannelli con le pareti dello scavo. Un altro tipo di struttura di contrasto utilizzata è quella che fa uso di teli con barre di fibra di vetro. Il peso trascurabile del telo facilita il trasporto e la messa in opera, con costi sicuramente inferiori. Questo tipo di armatura è adatto per scavi non molto profondi (2 m - 2,5 m massimo) e per terreni di buona coesione; non può essere utilizzata per scavi di larghezza inferiore a cm. 80 in quanto limita lo spazio libero nella trincea. Q uando l’armatura di sostegno è in fase di realizzazione, la benna dell’escavatore deve essere collocata nello scavo in modo da costituire una protezione addizionale in caso di frana del terreno. Durante il montaggio dell’armatura deve essere disponibile una scala, per accedere e uscire dallo scavo, ad una distanza non superiore a 3 metri dalla zona di lavoro. L’armatura deve essere realizzata dall’alto verso il basso: i primi puntoni vanno collocati ad una profondità massima di cm. 20 dalla superficie del terreno e i suc- cessivi secondo lo schema predisposto in fase di progettazione dell’armatura. La corretta installazione del primo e del secondo puntone a contrasto dei montanti verticali rappresenta un momento importante ai fini della stabilizzazione delle pareti dello scavo. Quando tra armature e terreno si utilizza un pannello di legno o di acciaio, il puntone non deve essere direttamente installato sul pannello, ma collocato sull’elemento verticale che lo sostiene. Dopo aver installato almeno due puntoni sulla coppia di montanti verticali, si può procedere alla sistemazione del puntone posto in basso. È importante ricordare che questa armatura di contrasto necessita di almeno due puntoni per ogni coppia di montanti verticali. Armatura di scavi in terreni granulari Quando il terreno non rende possibile nemmeno uno scavo di profondità minima, oppure quando si deve operare in siti urbani e occorre evitare qualsiasi depressione del terreno, è necessario rispettare rigorosamente le seguenti modalità: dopo aver scavato per circa 30 centimetri si infiggono nel terreno le due pareti verticali aventi una leggera inclinazione. Quindi si dispongono i puntoni di contrasto e si realizza un successivo scavo installando un secondo blocco di armatura, con pareti aventi la stessa inclinazione di quelle superiori e cosi via. La procedura descritta consente di raggiungere anche notevoli profondità in terreni senza alcuna coesione. Va ricordato che questo tipo di armatura non è facile da eseguire a regola d’arte: richiede, infatti, attrezzature specifiche e mano d’opera molto qualificata. Rimozione dell’armatura Per la rimozione dell’armatura occorre procedere dal basso verso l’alto, avendo particolare cura nel proteggere sempre il lavoratore che si trova dentro lo scavo. Se al momento del disarmo si avverte che l’armatura (puntoni e montanti) è sottoposta a pressione perché il terreno ha subito dei movimenti, occorre riempire la trincea con il terreno prima di rimuovere puntoni e montanti. Protezioni blindate Gli elementi dell’armatura sono solitamente realizzati con pannelli metallici e in legno o con telai multipli in acciaio. A) Pannelli metallici I cassoni da realizzare comprendono due pannelli metallici laterali tenuti insieme da due puntoni d’acciaio. I pannelli, costituiti da profilati metallici saldati insieme per tutta la loro lunghezza, sono rinforzati da un montante verticale centrale su cui SICUREZZA CANTIERI sono fissati i puntoni. La base dei pannelli è appuntita per consentire una più facile penetrazione nel terreno. I puntoni, in numero minimo di due, sono realizzati a vite e consentono di regolare e di inclinare il cassone in modo da facilitare la sua messa in opera. Un altro tipo di cassone utilizzato è quello dotato di quattro puntoni disposti due alla volta alle estremità dei pannelli. Con lo stesso principio costruttivo, esistono diverse categorie di cassoni aventi una diversa robustezza, a secondo dei carichi e delle spinte che dovranno sopportare. In ciascuno di essi, elementi particolari consentono di adattare esattamente le dimensioni dei cassoni a quelle della trincea da armare. Per consentire agli operai di collocare in sicurezza la canalizzazione, è necessario utilizzare simultaneamente tre elementi di tre metri di lunghezza. Per canalizzazioni corte (da 2 a 3 metri) bastano solo due elementi di cassoni. Conviene sempre utilizzare cassoni di un’altezza leggermente superiore alla profondità dello scavo. Quando non si può armare lo scavo per tutta la sua altezza è preferibile collocare i cassoni nella parte superiore dello scavo e lasciare non armato il fondo, il cui franamento è molto improbabile, a meno che non ci si trovi in presenza di argille molli o terreni similari. B) Pannelli in legno I pannelli in legno si utiliz- zano solitamente per lavori di scavo di piccole dimensioni. L’impiego del legno consente di costruire direttamente i pannelli a seconda dell’altezza dello scavo e di disporre i successivi puntoni a vite secondo le dimensioni della stessa armatura. L’armatura così realizzata è subito disponibile per la messa in opera. C) Telai in acciaio Se lo scavo è realizzato in un terreno in cui la decompressione può procurare collassi ed improvvisi smottamenti, per effettuare lavori di piccola durata si possono utilizzare telai mobili realizzabili direttamente dall’impresa che effettua i lavori. Queste strutture, con ossatura metallica e pareti realizzate con montanti, devono avere una sufficiente resistenza ai carichi dinamici e dissimmetrici che si presentano in caso di frana. Vanno evitati telai leggeri che non hanno adeguata resistenza, anche se più facili da collocare nello scavo. Nei terreni poco coerenti o quando vanno assolutamente evitate compressioni nel materiale stesso, si rende necessaria la messa in opera delle protezioni durante lo scavo. Per i componenti ed il montaggio valgono le stesse indicazioni sopra riportate. In questo caso però gli elementi sono assemblati in fase di avanzamento. Palancole metalliche In molti casi è fondamentale rinforzare il terreno con resi- stenti palancole metalliche prima di avviare le operazioni di scavo. Per effettuare questo tipo di armatura occorre utilizzare un macchinario speciale che permette di infiggere contestualmente nel terreno le palancole che devono supportare le due facciate dello scavo. Dopo questa operazione, durante lo scavo devono essere inseriti i puntoni di contrasto man mano che la profondità della trincea aumenta. I l numero degli elementi di contrasto dipende ovviamente dalla natura del terreno e dalle dimensioni dello scavo. Nella maggior parte dei casi è sufficiente la sola armatura di contrasto superiore, che rende inoltre più facile la posa in opera delle canalizzazioni. Un altro sistema di protezione con palancole é quello che fa uso di una cintura, con il duplice scopo di armatura di contrasto e guida dentro cui far passare le palancole stesse. Montanti e pannelli metallici Un sistema alternativo a quello delle palancole, è quello che fa uso di montanti e pannelli metallici infissi nel terreno sempre prima di iniziare lo scavo. I montanti sono realizzati con due profilati metallici tenuti insieme da puntelli aventi contrasto regolabile. Per profondità da 3 a 7 metri esistono montanti metallici che consentono di mettere in opera per ogni lato della trincea due pannelli metallici. Sistemi di protezione e di accesso allo scavo Parapetti In presenza di scavi profondi oltre 2 metri, per evitare rischi di caduta dall’alto, si devono predisporre lungo i bordi dello scavo appositi parapetti, alti almeno 1 metro, dotati di tavola ferma piede di circa 20 cm. Lo spazio tra la tavola ferma piede e il corrente superiore non deve superare i 60 cm. I parapetti dovranno poter sopportare un carico di almeno 50 kg/m. In presenza di persone o traffico veicolare, il parapetto deve essere sempre segnalato con nastro di colore rosso/bianco e con lampade elettriche o lanterne ad olio durante la notte. Passerelle e rampe Le rampe di accesso e di uscita dallo scavo devono essere realizzate secondo un progetto effettuato da un tecnico specializzato. Quando le rampe sono costruite con due o più elementi strutturali, gli stessi devono essere assemblati in modo da evitare movimenti o spostamenti che ne compromettano la stabilità. Per rendere possibile e sicuro l’attraversamento dello scavo o della trincea da parte dei soli lavoratori, occorre predisporre delle passerelle larghe almeno 60 cm. Quando le passerelle vengono utilizzate anche per il trasporto di materiale, devono essere larghe minimo IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 59 SICUREZZA CANTIERI 120 cm. In tutti i casi devono comunque essere sempre dotate di parapetti e barriere ferma piede su entrambi i lati. Scale Le scale a mano utilizzate per accedere al fondo dello scavo devono essere: • sporgenti di almeno 1 metro oltre il bordo dello scavo; • raggiungibili entro 10 metri da un qualsiasi punto del fondo scavo; • realizzate con materiale isolante quando si prevede nello scavo la presenza di linee elettriche interrate; • utilizzate solo su superfici di appoggio stabili e a livello. In caso contrario esse vanno stabilizzate con opportuni vincoli; • posizionate con un’inclinazione tale che la distanza tra il piede della scala e la parete verticale sia pari a circa un quarto dell’altezza dello scavo. Quando si prevede sul fondo dello scavo la presenza di oltre 25 addetti e quando la scala rappresenta l’unica via di uscita, è necessario prevedere almeno due scale. Ai lavoratori che fanno uso delle scale deve essere vietato il trasporto di materiale o carichi che possano determinare il rischio di caduta. Tecniche alternative di scavo Prevenzione vuol dire anche ricerca di nuove soluzioni e tecniche di lavoro alternative alle attività tradizionali, 60 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 in grado di coniugare la riduzione dei rischi e il miglioramento della competitività delle aziende. L’utilizzo di tecniche moderne di posa in opera delle reti di servizi (cosiddette “no dig”) realizzano una notevole riduzione, se non l’eliminazione, del rischio più grave: il seppellimento nello scavo. In Italia la tecnologia “no dig”, introdotta per la prima volta agli inizi degli anni ‘80, ha subíto, nella seconda metà degli anni ‘90, un notevole impulso, soprattutto per le opere relative al cablaggio di importanti città. Questa tecnica, utilizzata per la posa delle reti di distribuzione di gas, di acqua e di servizi telefonici, permette di evitare i problemi tipici dei cantieri nei centri abitati e storici delle città; consente infatti di limitare gran parte dei disagi e di superare agevolmente le difficoltà di tipo geologico, idrogeologico e quelle connesse alla presenza di infrastrutture viarie (ferrovie, strade, ponti, canalizzazioni). Queste nuove tecnologie permettono anche di prolungare la vita delle tubazioni già in opera con operazioni di manutenzione in-situ, senza dover smantellare quanto si trova al di sopra di questi servizi interrati. S i tratta di metodi diversi di microperforazione che permettono di realizzare nel sottosuolo fori sub-orizzontali con diametri inferiori a 3500 mm, utilizzando speciali “talpe” a calcestruzzo in progressione, dove il rivestimento consente l’avanzamento della batteria di perforazione e l’armatura metallica permette di conferire all’opera la sua forma ed il suo aspetto. Le tecnologie no dig si distinguono in: directional drilling, microtunneling, pipe ramming, pipe bursting e splitting. Il directional drilling utilizza speciali perforatrici dotate di un sistema di guida in grado di direzionare, nel sottosuolo, una batteria di perforazione secondo traiettorie di forma diversa. Con questa tecnologia si possono posare condotte con diametro sino a 1200 millimetri e lunghezza di tiro (distanza tra i punti di entrata e di uscita) fino a 1000 metri. Questa tecnica risulta più conveniente per profondità superiori ai due metri, anche con riferimento ai soli costi di costruzione. Il microtunnelling si basa sull’impiego di microfrese sotterranee, (microtunneller) in grado di ruotare autonomamente, che ricevono la spinta necessaria all’avanzamento da un apposito gruppo idraulico che viene alloggiato nel pozzo di partenza. Il microtunnelling permette la posa di condotte aventi diametri oscillanti tra i 400 ed i 3500 mm. Il pipe ramming è una tecnologia che permette di posare condotte di acciaio con impiego di speciali percussori pneumatici in grado di spingere la tubazione attraverso il terreno. I metodi pipe bursting e splitting, che prevedono operazioni di demolizione e posa che avvengono nel sottosuolo senza scavi a cielo aperto, consentono la posa di nuove condotte in sostituzione di quelle esistenti. I vantaggi di queste nuove tecniche di lavorazione sono strettamente connessi alla maggiore economicità e rapidità nell’esecuzione delle operazioni di installazione e/o manutenzione. ❑ DAL COLLEGIO DI SONDRIO Marco Tognolatti N el mese di maggio, per iniziativa degli Ordini ingegneri, architetti e del Collegio dei geometri della provincia di Sondrio, si è svolto un seminario sul tema dei compiti e funzioni attribuiti al Responsabile Unico del Procedimento nelle Pubbliche amministrazioni. L’incontro era in sostanza mirato a definire l’inquadramento normativo di questa figura e i procedimenti amministrativi di sua competenza. Dunque: «Chi è, che cosa fa e quali sono i compiti del Responsabile Unico del Procedimento?». Il R.U.P., spesso, viene considerato ancora una figura imposta dalla normativa nazionale o semplicemente colui che pone burocraticamente più firme in calce ai numerosi atti stilati sia da parte degli Enti sia da parte dei progettisti e/o direttori lavori per avviare ed eseguire un’opera pubblica. Invece, così non è, come bene viene indicato dall’articolo 10 del Decreto Legislativo n. 163 del 12 aprile 2006 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture); infatti, la normativa prevede che per ogni intervento da realizzarsi mediante un contratto pubblico deve essere nominato, dall’Amministrazione committente, un Responsabile del Procedimento, unico per le fasi di progettazione, dell’affidamento e dell’esecuzione di quanto appaltato. Il R.U.P., nominato dall’Amministrazione con specifico atto, sottoscritto per accet62 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Il Responsabile Unico del Procedimento (R.U.P.): compiti e funzioni tazione, svolge tutti i compiti e funzioni che seguono: • formula proposte e fornisce dati e informazioni al fine di predisporre il programma triennale di lavori pubblici; • cura in ciascuna fase di at- tuazione gli interventi, il controllo sui livelli di prestazione, di qualità e di prezzo; • cura il corretto e razionale svolgimento delle procedure; • segnala eventuali disfun- zioni, impedimenti e ritardi nell’attuazione degli interventi; • accerta la libera disponibilità di aree e di immobili necessari alla realizzazione dell’opera; • fornisce all’Amministra- Schema di procedimento di verifica progettuale Soggetto Procedura di controllo R.U.P. ATTIVITÀ DI VERIFICA Fase progettuale Affidamento incarico progettazione progettista Avvio della progettazione preliminare Avvio della progettazione definitiva PROGETTO PRELIMINARE VERIFICA POSITIVA NEGATIVA PROGETTO DEFINITIVO VERIFICA Avvio della progettazione esecutiva POSITIVA NEGATIVA POSITIVA MODIFICHE PROGETTO ESECUTIVO VERIFICA VALIDAZIONE PROGETTO ESECUTIVO MODIFICHE NEGATIVA MODIFICHE APPALTO ED ESECUZIONE DELL’OPERA (Fonte: Lothar) DAL COLLEGIO DI SONDRIO zione committente i dati e le informazioni relativi alle principali fasi di svolgimento dell’attuazione dell’opera; • propone all’Amministrazione appaltante la conclusione di un accordo di programma; • propone l’indizione, ove competente, della conferenza di servizi necessaria all’acquisizione di pareri, concessioni e nulla osta di spettanza di altri enti. Anche se succintamente elencati questi compiti non sono affatto di poca consistenza e responsabilità. In sostanza, si tratta di concretizzare gli orientamenti, le idee i programmi dell’organo politico-amministrativo trasformando il tutto in progetti, lavori e opere nel rispetto della normativa vigente. Dunque alla domanda: «chi è il R.U.P.?» segue la risposta «è una figura con titolo e competenze adeguate in relazione ai compiti per cui è nominato». Da ciò si desume che, indifferentemente dal titolo di studio, la capacità necessaria e richiesta è frutto di una formazione di base arricchita dalla studio e dall’esperienza, oltre che dalla preparazione atta a garantire, organizzare e coordinare i vari componenti “del processo” di realizzazione di un’opera. E, perciò, chi meglio di un tecnico può svolgere le funzioni di R.U.P. per i lavori e i servizi attinenti all’ingegneria e all’architettura? La scelta dell’Amministrazione nell’affidare l’incarico Collegio geometri di Sondrio Seduta n. 8 del 7 agosto 2008 Iscrizioni al Registro dei Praticanti Emanuele Magatelli Marco Cofortola Luca Miotti Valentina Pongitore Francesco Benedetti Giancarlo Rinaldi Jessica Cornelli Seduta n. 9 del 4 settembre 2008 Iscrizioni al Registro dei Praticanti Maurizio Strambini Pamela Alessi Marta Barana Marco Maraffio di R.U.P. deve ricadere su un dipendente di ruolo, o in caso di carenza di soggetti con competenza adeguata, su un dipendente in servizio che, anche in base alla recente giurisprudenza in merito, potrà essere un professionista, quale prestatore d’opera dell’amministrazione stessa: in tal caso la legge prevede che il professionista indicato debba essere coperto da adeguata polizza assicurativa a favore della stazione appaltante. Cosa fa in concreto il R.U.P. nelle varie fasi di realizzazione dell’opera? Il R.U.P., dopo aver partecipato alla stesura del programma triennale delle opere pubbliche, redige, per ogni opera, il documento denominato “Validazione del progetto”, che non è da considerarsi come uno dei tanti adempimenti burocratici del procedimento, ma una fase fondamentale del processo di realizzazione di un’opera pubblica e che ha il fine di: • assicurare la qualità della progettazione, in particolare il rispetto delle esigenze e dei bisogni che il progetto deve soddisfare; • tutelare l’Amministrazione appaltante riducendo al minimo il rischio di contestazioni durante la realizzazione dell’opera; • tutelare il progettista dell’opera attraverso un continuo monitoraggio dell’avanzamento del progetto; • tutelare gli interessi dei cittadini che, attraverso tasse e tributi partecipano al finanziamento dell’opera, e che, pertanto dovrà essere realizzata in conformità alle esigenze pianificate. I l R.U.P., nella sostanza deve rendere il progetto “cantierabile” e partecipa attivamente alla procedura di affidamento dell’opera; successivamente monitora l’avanzamento dei lavori, impartendo disposizioni, se necessario, alla Direzione Lavori e coordinando i vari organismi interessati alla realizzazione dell’intervento. Quanto detto, spero sia sufficiente a descrivere una figura che si pone tra l’Amministrazione, il progettista, il direttore lavori e la ditta esecutrice e attraverso varie azioni cerca di coordinare il tutto al fine di concretizzare un’opera per la collettività. ❑ IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 63 DAL COLLEGIO DI LODI Alessandro Colonna L e nuove disposizioni normative contenute nel Decreto Legislativo n.81/2008 (c.d. “Testo Unico della Sicurezza”) hanno ribadito ed ampliato quanto già precedentemente previsto dal Dpr. 222/2003 in merito alla necessità di corredare il Piano di Sicurezza e di Coordinamento di tavole esplicative di progetto, relative agli aspetti della sicurezza, comprendenti almeno una planimetria sull’organizzazione del cantiere e, ove la partico- 64 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Il lay-out di cantiere come strumento di coordinamento (legge 494) larità dell’opera lo richieda, una tavola tecnica sugli scavi. (art.100 comma 1) L’allegato XV (contenuti minimi dei piani di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili) al punto 2.1.4 recita testualmente: «Il P.S.C. è corredato da tavole esplicative di progetto, relative agli aspetti della sicurezza, comprendenti almeno una planimetria e, ove la particolarità dell’opera lo richieda, un profilo altimetrico e una breve descrizione delle caratteristiche idrogeologiche del terreno o il rinvio a specifica relazione se già redatta». Il suddetto Decreto Legislativo è stato oggetto di non poche critiche al momento della pubblicazione ed è frutto di una gestazione quanto mai travagliata, quindi si preferisce non entrare nel merito circa la motivazione che ha portato il legislatore a descrivere il medesimo argomento in due differenti modalità. Quello che è certo è che quanto riportato nell’allegato XV è ri- preso tout court dal vecchio impianto normativo. La novità (ma poi non così eclatante) è l’introduzione dell’obbligo di predisporre, laddove la particolarità dell’opera lo richieda, una tavola tecnica sugli scavi che peraltro i coordinatori più virtuosi prevedevano anche prima dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo 81/2008. La planimetria di accantieramento, definita oramai con il neologismo “lay-out”, viene spesso ridotta ad uno scarno DAL COLLEGIO DI LODI elaborato povero di dettagli e privo delle dovute specifiche che la renderebbero un vero strumento utile all’attività di coordinamento ed in particolare necessario per ridurre al minimo o eliminare del tutto i rischi interferenziali propri di questa fase lavorativa. Viene così sottovalutata l’importanza della comunicazione attraverso schemi disegnati che rappresentano il mezzo più diretto per far comprendere un concetto agli operatori del cantiere, già abituati a maneggiare piante, prospetti, sezioni, ecc. Quindi, in primis, è compito del Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione effettuare un’analisi accurata dell’area di cantiere, estendendola al contesto più prossimo ed a tutte quelle peculiarità del contorno ritenute interessanti, quali ad esempio le linee delle reti tecnologiche inter- rate ed aeree, i fabbricati confinanti, i corsi d’acqua, le piantumazioni vegetali di un certo rilievo, la viabilità, ecc. Una volta acquisite le informazioni essenziali circa lo stato dei luoghi, sarà possibile procedere alla redazione del lay-out. Sovente può essere utile allegare al P.S.C. anche una planimetria riportante lo stato di fatto dell’area, così da rendere edotte le maestranze di quello che ci si troverà di fronte prima di mettere piede in cantiere. Ciò costituisce il punto di partenza per poi sviluppare i successivi lay-out, eventualmente suddivisi in fasi e sottofasi a seconda del susseguirsi della programmazione dei lavori prevista dallo stesso C.S.P. (o C.S.E.); infatti, potrebbe rendersi necessaria la stesura di più planimetrie, al fine di renderle più leggibili e contestualizzarle all’effettivo periodo di lavorazione (ad esempio, per un semplice intervento di demolizione e ricostruzione, si potrebbe suddividere il medesimo appalto in più planimetrie quali: 1-demolizione fabbricati esistenti, 2-scavi, 3-nuove costruzioni, 4-finiture e smantellamento cantiere). Pertanto occorre considerare il lay-out come un elaborato dinamico, da aggiornare periodicamente in base al progredire del cantiere così come accade per gli adeguamenti periodici del cronoprogramma e dello stesso P.S.C. F atte queste debite considerazioni, vale la pena ricordare quali elementi costituiscono il contenuto minimo del lay-out. Prima di tutto occorre riportare l’ubicazione degli accessi carrabili e pedonali (laddove fosse possibile, ed è preferibile, mantenerli separati), con indicazione di eventuali interferenze verso la viabilità pub- blica esistente. Può essere utile altresì individuare gli spazi a parcheggio, anche pubblico, dove sarà possibile lasciare gli automezzi degli addetti al cantiere. Parimenti, si dovrà prevedere la realizzazione della recinzione di cantiere, normalmente eseguita tramite l’utilizzo di rete plasticata arancione combinata a rete elettrosaldata. È opportuno verificare se il regolamento edilizio comunale disciplini diversamente le modalità di esecuzione della recinzione di cantiere. Inoltre, in base all’estensione ed alle caratteristiche dell’area di cantiere, occorre prevedere una specifica viabilità interna, la quale dovrà essere studiata in maniera tale da consentire un adeguato transito e movimento di mezzi e pedoni riducendo al minimo le potenziali interferenze. Si dovrà inoltre individuare uno spazio (punto di raccolta) ritenuto sicuro dove IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 65 DAL COLLEGIO DI LODI far confluire gli addetti in caso di emergenza. Un ulteriore elemento importante da considerare è il posizionamento della gru a torre; infatti, la scelta della posizione andrà effettuata verificando accuratamente il contesto, come la presenza di edifici, alberi, tralicci, linee aeree, ecc. che ricadano nel raggio di azione della gru; informazioni essenziali da riportare sono almeno la lunghezza dello sbraccio e l’altezza sottogancio, così da poter segna- 66 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 lare sulla planimetria il raggio d’azione della gru, imponendo nell’eventualità l’interdizione al movimento dei carichi in determinate aree. Parimenti si dovranno indicare le ubicazioni di eventuali postazioni fisse di lavoro quali betoniera a bicchiere, sega circolare, piegaferri, ecc., così come gli ingombri e gli accessi dei ponteggi. A completamento del lay-out si riporterà l’individuazione dell’ubicazione dei servizi socio-assistenziali e logistici quali baracche, spogliatoi, wc, uffici, mense, ecc., nonché gli ingombri delle aree deputate al deposito e stoccaggio di materiali (inerti, laterizi, ferro, leganti, ecc.) e dei rifiuti. Le linee tecnologiche di cantiere andranno riportate e segnalate, siano esse interrate o aeree, indicando la posizione almeno del quadro elettrico generale e del punto di fornitura dell’acqua potabile. Si correderà il tutto con la segnaletica di pericolo/prescrizione/avvertimento che si ri- terrà opportuno inserire. Si rimanda alla sensibilità del coordinatore prevedere come completare il lay-out in base alle effettive peculiarità intrinseche del cantiere, al fine di avere a disposizione uno strumento utile e di immediata lettura che può essere di ausilio alla tormentata attività del coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione. ❑ DAL COLLEGIO DI BRESCIA Stefano Fracascio T empo fa sulla rivista avevo pubblicato un prospetto informativo su come predisporre il controllo della documentazione nel “Fascicolo di causa” a norma dell’articolo 567, comma secondo del Codice …di Procedura civile?. In quell’occasione però non avevo chiarito cosa dovesse fare l’esperto in caso di mancanza di documentazione (catastale?) o di errata documentazione della medesima. Mi spiego allora con alcuni esempi: attualmente per “documentazione” intendiamo l’atto di pignoramento e la certificazione notarile storica ipotecaria. Può capitare che tra inizio procedura e nomina e giuramento dell’esperto possano entrare in vigore le nuove mappe catastali; l’esperto deve rintracciare l’immobile, richiederne il certificato storico ventennale all’Agenzia del Territorio, facendo riferimento, nella relazione accompagnatoria, ai vecchi e ai nuovi mappali. Capita, purtroppo in non pochi casi, che a causa di non sufficienti aggiornamenti delle mappe non si riesca a individuare esattamente l’immobile: ricordo un caso a Brescia, nel quale, per uno specifico fabbricato, la partita catastale forniva un nominativo mentre le mappe lo individuavano su altre zone censuarie. In un altro caso sulle mappe non si trovava il mappale, perché non riportato. In casi simili l’esperto deve dare comunicazione delle incongruenze al Giudice De68 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Nuove disposizioni per tecnici esperti in valutazione di immobili legato, che provvede a sospendere il tempo concessogli. Ma vediamo il caso normale: va tutto bene e perciò la relazione può essere fatta. In base all’articolo 490, terzo comma, del Codice di procedura civile l’esperto deve depositare in Cancelleria la sua relazione completa di tutti i dati unitamente a una seconda copia per gli avvisi di vendita nella quale i dati anagrafici del debitore non devono comparire sostituiti dalla formula omissis, termine con il quale devono altresí essere coperti i nomi dei confinanti. Si deve cioè indicare solo il foglio di mappa e il mappale e non il proprietario. Può sorgere un dubbio negli allegati: le vecchie planimetrie catastali riportano il nome delle vecchie proprietà. È bene cancellarlo. Le nuove planimetrie catastali invece non riportano il nome della proprietà; vi compare invece il nome del tecnico compilatore che, a garanzia della privacy, suggerisco di cancellare, cosí come parte del suo numero d’iscrizione all’Albo professionale. Ricordo che le relazioni devono essere trasmesse ai creditori procedenti o intervenuti e al debitore almeno 45 giorni prima dell’udienza fissata per la determinazione della modalità di vendita. Normalmente il tempo intercorrente tra il giura- mento dell’esperto e la nuova udienza è piuttosto lungo e permette di eseguire tutte le operazioni necessarie nei tempi prescritti. Solo in casi molto particolari è possibile richiedere una proroga del termine di deposito. R icordo che una volta, durante la seduta per il giuramento, il Procuratore procedente mi chiese di aspettare a dare inizio alla procedura, poiché il debitore si era dichiarato intenzionato a estinguere il suo debito. Con fiducia attesi la “transazione” che arrivò dopo circa venti giorni con lettera raccomandata del Procuratore proce- DAL COLLEGIO DI BRESCIA dente. Presi il fascicolo e lo misi tra le pratiche evase. A distanza di quattro mesi mi telefonò un legale differente da quello del debitore che aveva estinto il debito chiedendomi perché non avessi consegnato la relazione nei tempi dovuti; risposi che tale procedura era stata estinta dal procuratore procedente e inviai fax della lettera ricevuta. Purtroppo, poiché il fascicolo depositato in Tribunale non era stato da me controllato essendomi fidato del colloquio in udienza, vi erano altri creditori intervenuti che ignoravo. È stato questo un caso – ora controllo sempre – nel quale ho dovuto chiedere una proroga ai termini di consegna. Normalmente i legali non vedono con favore le richieste di proroga indipendentemente da ciò che può succedere all’esperto. Ma andiamo oltre. Insieme alla relazione va depositata la nota spese senza la detrazione dell’acconto stabilita dal Giudice Delegato, detrazione che non si riceve quasi mai. In alcune Sezioni del Tribunale di Brescia, ma anche in quelle dei Tribunali di altre città,il CTU (l’esperto) dovrebbe iniziare le operazioni solo dopo l’incasso dell’acconto. Se fosse rispettata questa regola salterebbero tutti i termini e tutte le udienze, motivando semplicemente al Giudice il mancato versamento all’esperto dell’acconto stabilito in udienza. In base agli onorari stabiliti dalla legge 8 luglio 1980 n. 319 e successive variazioni che nella fattispecie riguarda normalmente l’art. 13 – media tra stima analitica e stima sommaria–, prende corpo la liquidazione stabilita dal Giudice. È qui che iniziano le “croci”. Si inoltra l’avviso di nota al legale che informa il creditore procedente: si verificano due casi: caso uno, il creditore paga e si emette la fattura; caso due, il creditore non paga chiedendo di pagare ad asta dell’immobile conclusa. Se si attende l’asta, al momento della ripartizione dei crediti l’esperto non viene preso in considerazione e la sua nota spese non viene indicata. Sarebbe giusto, nella riparti- zione dei crediti, controllare anche la posizione dell’esperto, registrando la sua fattura tra le spese anticipate dal procedente, che spesso incassa quanto gli spetta senza corrispondere saldo. Per la verità ci sono dieci anni per la prescrizione di tale debito. C apita sovente, che all’esperto venga richiesta la fattura, non la semplice nota proforma: era la prassi per le Casse di Risparmio; ora lo è – e non si capisce la ragione – sia per alcune banche, sia per alcune società. Queste ultime, normalmente, entro trenta giorni saldano il corri- spettivo; alcune banche, invece, procrastinano il saldo per oltre sei mesi e l’esperto è costretto non solo all’anticipato pagamento dell’Iva, ma anche a estenuanti telefonate agli uffici legali e ragioneria della banca. Non si capisce la ragione d’una cosí lunga attesa. Un consiglio da rivolgere ai colleghi potrebbe essere quello di emettere la fattura proforma con l’indicazione che, passati 30 giorni dal ricevimento della stessa senza che sia avvenuto il saldo, la pratica sarà passata al legale con l’addebito delle spese e degli interessi: appunto ciò che fanno le banche nei confronti dei loro debitori. ❑ IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 71 ESTIMO Giovanni Gares P roseguiamo il percorso nel campo dell’estimo assicurativo, già trattato nei precedenti articoli, esaminando ora l’aspetto tecnico dell’assicurazione di responsabilità civile. Entrerò nel merito delle varie casistiche in un articolo successivo. Per ora mi preme affrontare l’argomento sotto l’aspetto tecnico-giuridico. L’articolo fondamentale delle polizze di assicurazione della responsabilità civile contiene un richiamo alla natura causale dell’evento, precisando che sono inclusi quei danni involontariamente cagionati a terzi che siano conseguenza di un fatto accidentale. Ciò premesso occorre stabilire il significato del termine “involontarietà“, il cui concetto è insito in quello di assicurazione della responsabilità civile, cosí come lo si ritrova nell’articolo 1917 del Codice civile e nella norma contrattuale. Il requisito di accidentalità coinvolge fatti involontari e determina, per patto contrattuale, una ulteriore limitazione degli eventi ammessi a risarcimento. Tra le cause che determinano la non copertura della responsabilità civile possiamo elencare: – eventi dovuti a causa fortuita o di forza maggiore che per tale loro caratteristica non possono essere coperti da assicurazione; – eventi che determinano involontariamente danni tramite una consequen72 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Involontarietà e accidentalità nella responsabilità civile zialità di cause accidentali normalmente ritenute nel rischio assunto; – eventi involontari, ma non accidentali, pertanto esclusi, per patto di polizza, dall’assicurazione; – eventi dovuti a dolo, esclusi per legge e per contratto dalla garanzia. L’esclusione di fatti non accidentali, ha lo scopo di lasciare a carico dell’assicurato una serie ben delimitata di danni a cose che, per la loro ubicazione, sono esposte quasi perennemente alla possibilità di danneggiamento. Si tratta di quelle cose (o merci) poste in stretta vicinanza di attrezzature e macchinari, che ben difficilemente si sottraggono, pure con l’uso di ogni prudenza, ad un frequente o addirittura continuo deterioramento. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Messina ha escluso dalla copertura assicurativa un evento dannoso non accidentale. Detta sentenza critica i giudici di primo grado per aver ritenuto che la garanzia fosse operante «in presenza di un evento non involontario ed accidentale», mentre l’assicurazione riguardava solo quelli causati da «fatto colposo accidentale». Il Collegio ha cosí motivato: «è di tutta evidenza per altro che detti danni, per poter rientrare nella garanzia assicurativa, avrebbero dovuto essere determinati da causa accidentale, non rientrante nella umana prevedibilità». L’evento quindi deve ascriversi a colpa cosciente dell’assicurata … non può ritenersi determinato da fatto colposo accidentale di questa e va quindi escluso dalla previsione assicurativa». In altri termini, un evento può qualificarsi accidentale quando, pur sussistendo la generica possibilità del suo accadimento, intervengano circostanze estranee all’attività dell’assicurato che rendano concreta l’astratta potenzialità dannosa di tale attività, procurando uno specifico danno a un bene di un terzo. L’accidentalità va invece esclusa quando l’evento dannoso è determinato della sola attività dell’assicurato e dalle modalità con cui essa è stata predisposta ed eseguita. Sarà però compito del giudice di merito verificare se l’evento dannoso per cui è causa fosse una naturale conseguenza dell’attività dell’assicurato e perciò fosse al di fuori della copertura assicurativa; oppure presentasse il carattere dell’accidentalità secondo la nozione sopra esposta. Quindi, non può essere considerato mai accidentale il fatto volontario. ❑ AMBIENTE & BIOEDILIZIA Giuseppe Mori Raffaella Annovazzi D all’antichità e dalle regioni dove non se n’è mai abbandonato l’uso, torna oggi sul mercato dell’edilizia un prodotto che, al solo cenno di un suo uso, fa sorridere i piú: si tratta della terra, della terra cruda come materiale da costruzione o, quanto meno, come materiale di finitura. Di questo ritorno, almeno presso chi si occupa di bioedilizia, si parla da tempo, anche se per un impiego ancora limitato. Eppure i vantaggi dell’utilizzo dell’intonaco di terra cruda sono davvero numerosi, anche se vi si riconoscono alcune limitazioni. Un primo, assoluto vantaggio rispetto a ogni altro materiale “concorrente” sul mercato – compresi gli intonaci di calce naturale o a base di grassello di cui abbiamo ampiamente trattato in articoli precedenti – la terra cruda senza dubbio ce l’ha: può vantare infatti un processo di produzione dal dispendio energetico estremamente basso. Per la sua preparazione l’argilla richiede semplici processi di pulizia, asciugatura e riduzione in polvere. In ragione di questa sua semplicità produttiva i calcoli per la determinazione dell’LCA (Life Cycle Assessments - Analisi del ciclo di vita) stimano sufficienti 30 kwh al metro cubo di terra, a fronte dei 645 necessari per produrre l’argilla espansa o degli 815 per la fabbricazione di un laterizio forato (Protocollo I74 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Gli intonaci di terra cruda: metodi antichi per nuove applicazioni biocompatibili TACA, gennaio 2004). La ragione di ciò sta nel fatto che l’inerte di partenza – l’argilla naturale facile da reperire in natura – non subisce cottura: i forni indispensabili per la produzione della calce possono restare spenti, risparmiando cosí il grande consumo energetico necessario per il loro uso. La diffusione dell’argilla rende evidente quanto essa sia materiale ecologicamente sostenibile che contribuisce alla riduzione dei costi energetici e di quelli generati dall’inquinamento e dal trasporto. L’altro aspetto a favore della sua sostenibilità è la sua totale riciclabilità in caso di smaltimento a fine vita dell’edificio. Vediamo quali altre qualità rendono la terra cruda appetibile per il suo impiego in bioedilizia, ma potremmo dire anche nel settore delle costruzioni in generale. Salubrità Uno dei principi alla base della filosofia della bioedilizia è che l’abitazione debba essere concepita come un luogo sano; in tal senso la terra cruda offre alcune certezze legate alla sua composizione: argilla pura e nient’altro, la cui lavorazione non richiede aggiunta di sostanze che ne alterino le caratteristiche originarie. Sono quindi assenti inquinanti che, viceversa, con l’impiego di altri materiali, potremmo ritrovarci nell’abitazione. Altre importanti caratteristiche della terra sono la sua capacità d’assorbire e neutralizzare odori, fumo e altre sostanze dannose per la salute dell’uomo e la proprietà d’impedire – una volta completato il processo d’essiccamento – la formazione di muffe o funghi. Polmone igrometrico La fortissima capacità della terra cruda di regolare l’umidità presente negli ambienti AMBIENTE & BIOEDILIZIA Nella pagina accanto, impasto di terra cruda pronto per l’impiego; in questa pagina, intonaco di terra cruda su cannicciato (terre di differente provenienza). giorno, e che esso non sempre viene smaltito attraverso i ricambi d’aria, si capisce ancor piú l’importanza della presenza di un elemento idroregolatore nella costruzione qual è appunto la terra cruda. Accumulatore di calore L’argilla è un materiale dotato di notevole inerzia termica. Questa dote le consente di assolvere anche al compito di “smussare” i picchi di caldo e freddo all’interno dell’ambiente, contribuendo in tal modo al miglioramento del microclima. R è senza dubbio una sua caratteristica peculiare. L’intonaco d’argilla – e ancor piú, ovviamente, se posato su un muro dello stesso materiale – ha potere igroscopico elevato, in grado di svolgere la funzione di polmone igrometrico, capace cioè di assorbire momentanei eccessi d’umidità per rilasciarla quando l’ambiente troppo secco lo richiede, contribuendo a mantenere un microclima piacevole e sano. Il giusto grado d’umidità, lo ricordiamo, previene la formazione di polveri e riduce l’insorgere di forme allergiche e asmatiche. La tabella sotto riprodotta mostra che un intonaco d’argilla è capace d’assorbire da 4 a 10 volte piú acqua rispetto a un normale intonaco base calce, nell’ipotesi Materiale d’un aumento dell’umidità relativa dal 50 all’80% in 48 ore. Se si considera che in un’abitazione si possono produrre mediamente 10 litri di vapore acqueo al Grammi di H2O assorbita da 1 mq (spessore 15 mm) Intonaco di terra cruda 300 Arena calcarea 100 Rivestimento di abete rosso 100 Intonaco di malta bastarda 23-76 Mattoni crudi 10-30 Da: www.qualitaedilizia.it icordiamo infatti che gran parte del comfort termico all’interno di una stanza è garantito dalla media delle temperature delle pareti che ci circondano e che, anche in presenza di una temperatura dell’aria piuttosto elevata, proviamo senso di freddo se le pareti sono fredde. Quanto piú quindi noi riusciremo a garantire una temperatura costante, tanto piú sarà assicurato il benessere termico. Tutto ciò migliora il comfort, sia d’inverno, sia d’estate. Fonoassorbenza Sempre maggior peso assume nell’edilizia moderna l’attenzione alla trasmittanza acustica dei materiali. In questo senso l’attitudine all’isolamento acustico dell’argilla conferisce certamente qualità all’immobile: la sua capacità di attenuare i rumori è assicurata dalla IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 75 AMBIENTE & BIOEDILIZIA Sopra, mattoni di terra cruda su tetto ecologico; sotto, posa di intonaco su rete, per supporti poco adatti. lando lo strato fine superficiale con coloranti, a loro volta ottenuti da terre di varie tonalità. Con gli intonaci di terra e con specifica lavorazione superficiale si possono ottenere anche finiture tipo stucco veneziano, conservando sempre la massima naturalità unita al “calore” e al colore della madre terra. C ertamente belle e particolari sono tutte quelle lavorazioni che lasciano volutamente affiorare in superficie gli additivi naturali – fibre e paglizze di varie specie vegetali – che conferiscono maggiore resistenza meccanica all’intonaco di terra. massa e dalla struttura grezza dell’intonaco di base. A titolo d’esempio, si consideri che una parete di 15 centimetri di spessore realizzata con adobe (mattoni di terra cruda) assicura un’insonorizzazione di 48 dB, mentre, per ottenere il medesimo risultato, è necessario uno spessore circa doppio dei convenzionali mattoni forati cotti. Intonaco di argilla e sensazioni Fra gli aspetti non descrivibili in termini quantitativi vi sono quelli puramente estetici: con la sua plasticità l’argilla consente di adattarsi 76 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 alle forme piú irregolari consentendo anche una notevole varietà di finiture su- perficiali: da quelle piú “forti” e rustiche a quelle piú delicate, ottenute mesco- Economica e adatta al “fai da te” Se tutte queste proprietà estetiche possono indurre a considerare l’intonaco di argilla come una raffinatezza destinata a poche residenze di lusso, ecco subito la smentita: l’argilla, reperibile praticamente ovunque (e adatta al fai da te), è un materiale da costruzione economico. Ricordiamo che, a differenza degli intonaci di calce, l’argilla cruda si presta ad essere lavorata senza alcun pericolo per la salute e che, essendo continuamente lavorabile nel tempo, consente di correggere precedenti errori compiuti in fase di posa: è infatti sufficiente bagnare la superficie dell’intonaco e lisciarla a frattazzo per “cancellare” le tracce di precedenti irregolarità, riportando la super- AMBIENTE & BIOEDILIZIA Dall’alto e in senso antiorario, operazione d’intonacatura a mano e con intonacatrice meccania. Diverse tipologie d’intonaco. questo materiale presenta, affinché siano chiari i presupposti di questa proposta tecnologica antica e innovativa allo stesso tempo. Uso esterno? No grazie, a meno che… Ricordiamo che l’attenzione di questa serie di articoli era fin dal suo inizio puntata sulle finiture interne della casa, ma se spostiamo la visuale su quelle esterne, uno dei grandi vantaggi della terra cruda si trasforma nel suo limite maggiore. C ficie alla perfezione esecutiva. Ovviamente se per la realizzazione dell’intonaco ci si deve rivolgere a una ditta specializzata, le cose cambiano, ma ormai, grazie all’argilla confezionata in sacchi e pronta all’uso, pos- sono essere utilizzate normali intonacatrici a pompa con un costo alla portata di molte tasche. Finora abbiamo evidenziato una grande varietà di aspetti positivi degli intonaci di argilla: esaminiamo però anche le limitazioni che ome abbiamo appena visto, la facile lavorabilità che consente di recuperare le imperfezioni con la semplice aggiunta d’acqua e lisciatura, può trasformarsi in scarsa o pessima resistenza agli agenti atmosferici. In questa condizione solo protezioni adeguate come la presenza di aggetti importanti che proteggano dal di- lavamento le facciate e la presenza di pietra o cotto (o altro materiale adeguato) nella parte bassa dell’abitazione (lo zoccolo) piú esposta all’azione della pioggia battente, consentono l’uso in ambiente esterno dell’argilla. La soluzione di questo problema si affida all’adozione di rivesti- menti protettivi, ovviamente sempre ecocompatibili e traspiranti, e al sovradimensionamento dello spessore dell’intonaco (o del muro), considerando lo strato superficiale passibile di successivi rimodellamenti periodici di manutenzione. Scelte piú complesse e onerose, come per esempio la posa di una paretina protettiva di mattoni di cotto, sono interessanti ma assumono qualche significato solo se si tratta di proteggere una muratura interamente in terra cruda e non solo di un intonaco. IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 79 AMBIENTE & BIOEDILIZIA In alto a sinistra: terra fine per coloritura di finiture superficiali. A destra: finitura colorata con pagliuzze superficiali; al centro: finitura rustica con pagliuzze luccicanti; in basso: tipi di velature con terre colorate Attenzione all’uso della terra cruda deve essere posta anche in locali particolarmente umidi come bagni e lavanderie, in cui si rischia la presenza di acqua nelle parti basse: anche in questo caso è consigliabile che la parte vicino a terra dell’intonaco sia adeguatamente protetta o sostituita con intonaci tradizionali. Maestranze poco esperte Un’osservazione fatta negli articoli precedenti per gli intonaci di calce, quella che raccomanda l’uso del grassello per il confezionamento delle malte e riguardante la difficoltà di trovare maestranze in grado di affrontare senza problemi queste tecniche antiche, ormai scarsamente utilizzate, è valida anche nel caso della terra cruda. Fatto salvo il caso di personale disponibile a una riqualificazione attraverso 80 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 corsi specifici, o quello di affidare i lavori a imprese già pratiche dell’applicazione di intonaci di questo tipo, il mercato in genere offre notevole resistenza all’impiego di questi materiali, scoraggiando chi invece intendesse farne uso. La formazione degli operatori dell’edilizia – a partire anche da noi geometri, che di tecniche antiche conosciamo poco – resta quindi la strada necessaria da percorrere verso questo “ritorno al futuro”. ❑ DAL COLLEGIO DI BRESCIA Gavardo 11-12 ottobre Un week-end di risparmio energetico e bioedilizia A ll’insegna di «convegni, conferenze, dimostrazioni e … degustazioni» si è svolta al “Palafiera” di Gavardo un riuscitissimo week-end interamente dedicato alla promozione del risparmio energetico e della bioedilizia. L’avvenimento ha registrato il gradimento dei visitatori stimolati da un argomento vivo e sentito da tempo, ma che la crisi petrolifera e quella genericamente detta “economica” hanno acuito e fatto diventare di viva attualità. E bene hanno fatto gli organizzatori a coinvolgere oltre al pubblico vasto degli 82 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 adulti, anche quello di bambini e ragazzi, soggetti molto sensibili alle problematiche dell’ecologia e dell’ambiente (di ciò va dato merito all’azione degli insegnanti). La manifestazione, organizzata dal Comune di Gavardo e da Gavardo Servizi con il patrocinio del Collegio dei geometri e dell’Ordine degli architetti di Brescia, ha visto la presenza di autorità locali nella persona del Sindaco di Gavardo Giovanbattista Tonni con il sostegno del Vicepresidente dell’Amministrazione provinciale di Brescia Aristide Peli (assente per impegni precedentemente assunti) e del Presidente della Comunità Montana di Valle Sabbia Ermanno Pasini. Nella giornata di sabato 11 ottobre, dopo l’inaugurazione ad opera delle autorità, si sono svolti in rapida successione quattro incontri di carattere eminentemente tecnico-informativo che hanno trattato: dell’utilità dei bruciatori a biomassa nel risparmio energetico; dei sistemi di sicurezza anticaduta nei cantieri; dei risultati dell’indagine energetica condotta dal Comune di Gavardo sugli edifici di sua proprietà; del sole come fonte di energia. Contemporaneamente nello spazio dedicato ai ragazzi si è svolto un coinvolgente gioco denominato “Costruisco la mia casa ecologica” con la presenza del “Dottor Clima”. L’attività, organizzata e curata dello Studio associato Mori in collaborazione con l’ing. Taborelli, ha impegnato i ragazzi in un gioco educativo consistente nella costruzione di una casa “virtuale” con materiali ecocompabili. Domenica 12 invece si è svolta una tavola rotonda tato di dare risposta i tre conferenzieri, ciascuno secondo le proprie personali esperienze e sensibilità. el pomeriggio si sono svolti altri quattro incontri che hanno passato in rassegna per un pubblico attento, altri temi di grande attualità: “Casaclima: Bolzano primo modello di risparmio coordinata da Marcello Zane, presidente di Gavardo Servizi, cui hanno preso parte come esperti il dott. Giuseppe Mori, geometra-urbanista, specialista di bioedilizia e risparmio energetico; Mons. Gabriele Scalmana, responsabile della Pastorale del Creato della Diocesi di Brescia; l’ingegner Maurizio Taborelli del Gruppo Acquisto Solidale “Calvagese”. Il tema trattato era “Il risparmio energetico e il rispetto dell’ambiente sono compatibili con i moderni stili di vita?”, una domanda cui hanno ten- energetico in Italia” a cura del geom. Pierangelo Di Benedetto, dell’arch. Giuseppe Cabini e del geom. Claudio Baldo, tutti consulenti dell’Agenzia CasaClima di Bolzano; “Pannello solare termico e sue applicazioni” a cura della Termoidraulica Filippini di Gavardo; “Bioedilizia, come e perché: i principi generali” a cura del geom. Manuel Antonini del Collegio geometri di Brescia e dell’arch. Stefania Annovazzi dell’Ordine degli architetti; “Certificazione energetica in Lombardia: uno strumento per conoscere e N DAL COLLEGIO DI BRESCIA decidere. Le agevolazioni fiscali del 55% nella Finanziaria 2008”, con le relazioni dell’ing. Massimiliano Bonetti e dell geom. Giuseppe Mori, entrambi certificatori energetici. N el pomeriggio, in parallalo col programma impegnativo sopra esposto sono continuate le attività già iniziate sabato, dedicate a un pubblico piú giovane; in particolare quella titolata “Quali materiali isolanti? Percorso percettivo all’interno di spazi abitativi ideali realizzati con materiali differenziati” e quella dello “Tsunami positivo”, una simulazione al computer di risparmio energetico con valutazione costi per interventi d’isolamento ed impiantistici relativi alle agevolazioni ficali del 55%: un gioco didattico ideato da Giuseppe Mori ed Emilena Zenere, implementato grazie alle ricerche sulla sostenibilità energetica ed ecologica dei materiali effettuate in collaborazione con l’ing. Taborelli. La viva partecipazione del pubblico alla manifestazione, fa ben sperare che anche nei prossimi anni il week end gavardese possa essere ripetuto a beneficio della diffusione di un’idea di risparmio non solo utile sul piano pratico, ma anche educativa sul quello etico. ❑ IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 85 GEOLOGIA Massimiliano Pelizzari Acque sotterranee: conoscenza del sottosuolo e norme di riferimento La necessità di reperire acque sotterranee per svariati usi è sicuramente una problematica di notevole interesse che comporta aspetti complessi sia di carattere tecnico-normativo, sia nel contraddittorio con il geologo progettista. L'argomento viene affrontato in queste pagine introducendo dapprima i principi generali caratterizzanti la circolazione idrica sotterranea, quindi riassumendo le procedure amministrative correlate ad alcune casistiche di ricerca e derivazione di acque sotterranee 1 - Concetti di idrogeologia Per definire il concetto di acque sotterranee ci si può riferire all'art. 2 del Regolamento Regionale n. 2/2006 (Pubblicato sul BURL 28 marzo 2006, I Supplemento Ordinario) «acque sotterranee: le acque che si trovano al di sotto della superficie terrestre, immagazzinate nei pori fra le particelle sedimentarie e nelle fenditure delle rocce compatte, nella zona detta di saturazione, delimitata inferiormente da un substrato impermeabile. Rientrano in tale fattispecie le manifestazioni sorgentizie, concentrate e diffuse, ivi compresi i fontanili di pianura originati dalla fuoriuscita fino al piano di campagna delle acque di falda freatica in relazione alle particolari condizioni geomorfologiche e idrogeologiche locali, nonché i laghi e gli affioramenti idrici in genere ottenuti in conseguenza dell’attività estrattiva da cava. Sono comprese in tale definizione tutte le acque rinvenute a profondità inferiori a 400 metri nel caso in cui presentino una temperatura naturale inferiore a 25 gradi centigradi». Appartiene quindi alla definizione di acqua sotterranea la risorsa idrica che emerge al piano campagna per mezzo di sorgenti, fontanili, laghi di cava od estratta per mezzo di pozzi. A) - Acquiferi In senso generale, il volume (saturo e/o saturabile) di sottosuolo a permeabilità pressoché omogenea iden- 86 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 tificabile geometricamente per una certa continuità spaziale si definisce acquifero ed è rappresentato dallo scheletro solido (sedimenti o roccia fessurata) all'interno del quale sono presenti una fase liquida (acqua) ed una gassosa (aria). La sua funzione consiste in trasferimenti di massa (acqua, calore, sostanze minerali e organiche in soluzione e/o sospensione), di energia (differenze di carico piezometrico) e nell'immagazzinamento di acqua con relativa restituzione. I n natura esistono acquiferi porosi, caratterizzati da permeabilità primaria (tipica dei sedimenti incoerenti), acquiferi fessurati, in funzione della permeabilità secondaria (cioè le aperture generate a seguito della fratturazione, che nelle rocce carbonatiche spesso evolve in carsismo) e acquiferi a permeabilità mista (coesistenza di permeabilità primaria e secondaria). Sostanzialmente un complesso acquifero è rappresentato da un sistema acquifero (volume permeabile e trasmissivo) e da un sistema acquicludo (volume impermeabile). In Regione Lombardia è vigente una classificazione degli acquiferi di pianura in Gruppi Acquiferi (A,B,C e D), divisi al loro interno in diversi complessi acquiferi e differenziati per mezzo di orizzonti di separazione idrodinamica di rilevanza regio- nale (Geologia degli acquiferi padani della Regione Lombardia, consultabile sul SIT del sito della Regione Lombardia). Sebbene in idrogeologia sia più corretto riferirsi al concetto di acquifero, informalmente è uso comune utilizzare il termine falda acquifera, utilizzato di seguito per esigenze di semplificazione. Sulla base delle definizioni di cui sopra e quindi in funzione della distribuzione della permeabilità nel sottosuolo, risulta fondamentale chiarire le diverse tipologie di falde acquifere, poiché le variazioni litologiche e le caratteristiche geomorfologiche del piano campagna generano diverse modalità di circolazione idrica sotterranea, con la formazione di falde, talora sovrapposte, situate a diverse profondità. Per meglio comprendere il concetto appena espresso, ipotizzando uno schema semplificato delle possibili condizioni idrogeologiche e considerando come esempio la pianura bresciana, la falda libera (freatica - acquifero libero) è, come si intuisce dalla parola stessa, la risorsa idrica soggiacente rispetto al piano campagna e si ricarica ricevendo sia apporti laterali che per infiltrazione dalla superficie (infiltrazione a seguito di precipitazioni meteoriche o per irrigazione); sottostante alla falda libera solitamente è presente un livello parzialmente confinato, definito falda semiconfinata, cioè separata dalla GEOLOGIA Principali combinazioni di formazioni idrogeologiche: a acquifero b acquifero multifalda c struttura idrogeologica falda soprastante per mezzo di orizzonti limo-argillosi tali da creare scambi verticali molto lenti, ricaricandosi prevalentemente per apporti laterali (acquitardo); quando gli strati argillosi sono tali da creare una barriera praticamente impermeabile per la filtrazione verticale (acquicludo) la falda sottostante è considerata confinata o protetta (in quest'ultimo caso solo se è soddisfatta la definizione dell'art. 2 lett. h del R.R. 2/2006 -acquifero confinato e/o protetto); una falda confinata può ricaricarsi esclusivamente per mezzo di apporti laterali. Un caso particolare ma molto frequente è costituito dalle cosiddette falde sospese: rappresentano locali depositi di acqua sotterranea di scarsa produttività, strettamente connesse con gli eventi meteorici e formatisi per la presenza alla base di orizzonti a bassa permeabilità pochi metri sotto il piano campagna; raramente possono essere sfruttate. Quando la presenza di falde sovrapposte, cioè di diversi complessi acquiferi, è confermata dai dati esistenti (stratigrafie, sondaggi, indagini indirette) la possibilità di derivare acqua da un livello acquifero rispetto ad un altro, al di là del diverso costo esecutivo iniziale, è vincolato dal tipo di uso al quale la risorsa è destinata; nel caso di uso irriguo, ad esempio, è necessario limitare la captazione solo alla falda presente nel primo acquifero, evitando di intercettare i livelli semiconfinati e confinati, salvo rari casi in cui la prima falda sia assente o poco produttiva e quindi non sfruttabile. N ella provincia di Brescia non sempre tale differenziazione verticale è presente, soprattutto nelle zone montane, nelle valli e all'interno dei depositi glaciali (depositi “morenici” e altro). Ciò è dovuto, come sopra accennato, alla notevole varietà geologica del territorio bresciano, caratterizzato da molteplici tipologie sia morfologiche sia litologiche: a) le zone montane e pedemontane sono caratterizzate da sorgenti (emergenze spontanee della falda), talora alimentate da circolazione nei depositi di copertura (depositi di versante e altri), talora da circolazione profonda (entro il substrato roccioso) affiorante in caso di particolari condizioni strutturali e morfologiche; b) le valli, caratterizzate da depositi alluvionali e fluvioglaciali comunicanti IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 87 GEOLOGIA Fig. 2: Principali suddivisioni verticali, a scala regionale, degli acquiferi lombardi. NB. ai sensi del P.T.U.A. (Programma di Tutela e Usi delle Acque) vige la suddivisione operata in Geologia degli Acquiferi Padani della Regione Lombardia, Lombardia, ENI divisione Agip, 2002. Spessore Sottounità Alluvioni e fluvioglaciale recente Unità idrogeologica Falde libere, di elevata trasmissività nella parte alta della pianura (Milano compresa) Acquifero superficiale o primo acquifero Alta pianura Bassa pianura In media 40 m Circa 10 m In media 80 m In media 120 m Acquifero tradizionale Fluvioglaciale medio o “Diluvium medium” Fluvioglaciale antico o “Diluvium antico” Caratteri idrogeologici Secondo acquifero Falde lsemiconfinate nell’alta pianura, confinate nella media e bassa pianura, trasmissività media Ceppo Acquifero sotto il Ceppo Villafranchiano con i principali corsi d'acqua, sono sede prevalentemente di; c) gli anfiteatri morenici, costituiti da sedimenti di origine glaciale con tipica tessitura caotica (ciottoli, blocchi e talora massi) in matrice limo-sabbio-argillosa, presentano per88 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Acquifero profondo o terzo acquifero Falde confinate, trasmissività scarsa Circa 150 150 mm Circa meabilità molto variabili, in virtù della spiccata eterogeneità granulometrica. Le piane intramoreniche (ovvero zone subpianeggianti comprese fra cordoni morenici), spesso sono sede di locali falde dotate di discreta produttività, mente per i rilievi morenici presentano una difficile localizzazione dei livelli produttivi, causando frequentemente la necessità di approfondire la ricerca di acquiferi utili al di sotto dei cordoni stessi; d) la pianura è costituita da più acquiferi sovrapposti; si differenzia, per variazione granulometrica da nord verso sud, in alta pianura (caratterizzata depositi prevalentemente ghiaio-sabbiosi) ed in bassa pianura, (costituita da depositi prevalentemente sabbio-limosi). La fascia di transizione GEOLOGIA (media pianura) è idrogeologicamente caratterizzata dalla presenza dalla linea dei fontanili, emergenze dell'acqua di falda libera determinate da innalzamento spontaneo della superficie freatica dovuto a variazioni granulometriche. B) - Parametri idrogeologici La produttività degli acquiferi, cioè la quantità di acqua che si può estrarre mantenendo il sistema idrogeologico captato in sostanziale equilibrio, varia in funzione della permeabilità e dello spessore dell'acquifero saturo. La conoscenza dei parametri idrogeologici quali la permeabilità, la trasmissività, il coefficiente d'immagazzinamento, spesso sono stimati sulla base delle esperienze locali e la loro definizione risulta fondamentale per un corretto dimensionamento delle opere di derivazione. Per quanto riguarda i pozzi, è indubbia la difficoltà di ottenere un valore preciso dei parametri sopra citati, piuttosto l'esecuzione corretta di prove a gradini di portata (per valutare l'efficienza del pozzo) e prove a portata costante (per indagare le caratteristiche della falda captata) può fornire con buona approssimazione l'ordine di grandezza delle variabili in gioco, contribuendo alla definizione dell'impatto che l'opera di derivazione genera all'interno dell'acquifero e l'efficienza della stessa. C) - Vulnerabilità Un ulteriore aspetto di note- vole rilevanza tecnica riguarda la valutazione circa la vulnerabilità delle falde sotterranee. Essa, nel caso più generale (vulnerabilità intrinseca) rappresenta la suscettibilità della falda ad essere raggiunta, più o meno facilmente, da agenti inquinanti per mezzo dell'infiltrazione superficiale, indipendentemente dal tipo di inquinante potenziale. E' funzione di diversi aspetti fisici e naturali: soggiacenza, caratteristiche tessiturali e granulometriche della struttura idrogeologica (suolo, insaturo e saturo), topografia, alimentazione della circolazione idrica sotterranea. Ci sono diversi metodi qualitativi per stabilire il grado di vulnerabilità, ma gli aspetti maggiormente significativi sono certamente la profondità della falda dal piano di campagna (soggiacenza) e la permeabilità efficacie dell'insaturo, cioè della porzione di acquifero compresa tra la superficie piezometrica libera ed il piano campagna, che ha un ruolo determinante per proteggere o meno la risorsa idrica. Nel caso si voglia analizzare il potenziale impatto antropico di un determinato tipo di inquinante, è possibile integrare il concetto di vulnerabilità intrinseca con quello di vulnerabilità specifica rispetto all'elemento stesso (es. vulnerabilità da nitrati). A proposito della sovrapposizione di falde separate, è evidente che la vulnerabi- lità intrinseca delle falde profonde è minore rispetto a quella relativa alla prima falda, tuttavia a volte si riscontra la presenza di elementi inquinanti di origine antropica anche al loro interno. Ciò è spesso dovuto alla presenza di pozzi dotati di filtri in corrispondenza di falde diverse che causano interconnessione tra le stesse favorendo la migrazione degli inquinanti in acquiferi protetti destinati ad usi pregiati (potabile). Per questo è di notevole importanza la corretta impermeabilizzazione dell'intercapedine tra colonna definitiva del pozzo e parete del foro, al fine di garantire la separazione naturale tra livelli acquiferi diversi ed evitare la veicolazione di inquinanti attraverso la colonna. 2 - Normativa di riferimento e procedure amministrative Per quanto riguarda la normativa circa la derivazione di acque sotterranee, in ambito nazionale è ancora in vi- gore il R.D. 1775/1933 “Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici”, mentre in Lombardia, rispettando i disposti del Regio Decreto di riferimento, è vigente dall'aprile 2006 il Regolamento Regionale n. 2/2006 “Disciplina dell’uso delle acque superficiali e sotterranee, dell'utilizzo delle acque a uso domestico, del risparmio idrico e del riutilizzo dell’acqua in attuazione dell'articolo 52, comma 1, lettera c) della legge regionale 12 dicembre 2003, n. 2”. Il Regolamento regionale 2/2006 è il riferimento normativo che disciplina l'iter autorizzativo per: – Pozzi (eccetto acque minerali e termali); – Piezometri e sondaggi per ricerca di acqua; – Sonde geotermiche; – Well points (pozzi per abbassare la falda); – Derivazioni da corpi idrici superficiali (anche uso idroelettrico); – Concessioni alla derivaIL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 91 GEOLOGIA Schema esemplificativo delle componenti di un pozzo zione di acqua (nuove, rinnovi, volture, ecc.). Esempio 1): procedure di autorizzazione per l'esecuzione di un pozzo. Prima di tutto, è fondamentale distinguere due casi: 1) uso domestico: assentito per silenzio assenso dopo 60 giorni dalla presentazione dell'apposita comunicazione (scaricabile dal sito della provincia) al proprietario o affittuario per uso innaffiamento orto e giardino, se non c'è acquedotto anche per uso potabile (obbligo di comunicazione anche all'ASL di competenza), volume massimo prelevabile pari a 1500 m3 annui, portata massima 1.0 l/s, con il R.R. 2/2006 non c'è obbligo di contatore e di presentare la denuncia annuale dell'acqua consumata. Non vale: – se il luogo dove si vuole derivare acqua è sede di un'attività economica o si eserciti un'attività a scopo di lucro (es. vendita ortaggi, ecc.); – se non sono rispettati i limiti di estrazione (non vale quindi per gli usi “geotermici”, sia per l'uso in senso stretto, sia perché spesso necessitano di un quantitativo annuo maggiore di1500 m3). 2) concessione per la derivazione di acque sotterranee: tutti i casi non compresi nel precedente punto (NB. per le acque minerali e termali è vigente una normativa specifica). Innanzitutto è necessario distinguere l'uso (con relativo canone, vedi Tabella 2) a cui 92 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 destinare la risorsa e quantificare la portata media (modulata o annua) e massima da derivare, nel rispetto del principio di razionalizzazione e riutilizzo della risorsa (art. 6 Regolamento regionale 2/2006). La documentazione da presentare alla Provincia di Brescia, Area Ambiente - Ufficio Derivazioni Acqua, consiste in 6 copie (di cui una in bollo) della domanda di autorizzazione alla ricerca e concessione di acque sotterranee con altrettante copie della relazione tecnica e geologica (nel caso di uso irriguo è necessaria anche la relazione agronomica). Il link di riferimento per scaricare i fac-simili è consultabile da: www.provincia.brescia.it > Temi > Ambiente > Acqua. L' iter istruttorio ai sensi del Regolamento regionale 2/2006 (supponendo di ricadere nei casi di portata massima inferiore a 50.0 l/s) relativo alla domanda presentata si può riassumere nelle seguenti fasi: • Verifiche preliminari (art. 9): 60 gg per valutare l’istanza e richiedere eventuali integrazioni. • Avvio del procedimento (art. 10): comunicazione di avvio e richiesta contestuale delle spese (istruttoria, contributo idrografico, pubblicazione B.U.R.L.), delle quali è necessario inviare l’attestazione originale di avvenuto pagamento all’ufficio i- Tabella 1: Principali Norme di riferimento R. R. n° 2/2006: Disciplina dell’uso delle acque superficiali e sotterranee, dell'utilizzo delle acque a uso domestico, del risparmio idrico e del riutilizzo dell’acqua R.D. 1775/33 e R.D. 1285/20: rispettivamente disciplina e regolamento in materia di usi delle acque. R.D. 523/1904: norme di polizia idraulica (in vigore nei comuni che non abbiano provveduto all'individuazione del reticolo idrico minore). Dir.2000/60/CE del 23.10.2000: quadro d’azione comunitaria in materia di acque. L.R. n°1/2000: trasferimento delle competenze agli Enti Locali (Province,Comuni,Comunità Montane). L.R. n° 26/2003 : disciplina dei Servizi di Interesse economico generale - titolo V: disciplina delle risorse idriche; D.Lgs 152/2006, modificato dal D.Lgs. 4/2008: Norme in materia Ambientale. GEOLOGIA struttore. Conclusione procedimento entro 18 mesi. • Pubblicazione (art. 11): sul B.U.R.L. e nel sito internet della Provincia per 30 gg consecutivi, all’albo pretorio del comune per 15 gg (dal 16° giorno di pubblicazione sul B.U.R.L.). Trascorsi i 30 gg di pubblicazione, chiunque può visionare la domanda e presentare eventuali osservazioni od opposizioni all’ufficio istruttore entro 30 gg dal termine della pubblicazione (quindi 30 giorni + 30 giorni). • Successivamente si procede alla richiesta pareri (art. 12 c.4) a: Comune e Autorità di Bacino (sempre), Regione (per profondità > 30 m), ASL (per uso potabile e assimilati), Consorzio di Bonifica (per uso irriguo). • Qualora non ci siano motivi ostativi al prosieguo dell’iter istruttorio, Autorizzazione alla perforazione (art. 22): si richiede una relazione finale (1 copia) ai fini della conclusione del procedimento, contenente l’ottemperanza alle prescrizioni (stratigrafia, curva caratteristica, parametri idrogeologici). • Viene altresì svolta la Visita locale durante la fase di perforazione, (art. 12 c. 5). • Conclusione istruttoria (art. 13): relazione finale contenente: prescrizioni finali, riassunto dell’iter, calcolo dei canoni (art.34), eventuali decisioni in caso di domande concorrenti. • Per il rilascio della conces- Tabella 2: usi oggetto di concessione e relativi canoni annui (annualità 2008). In grigio il canone relativo al primo modulo (1 modulo = 100 l/s). USI POTABILE CANONI 2008 €/mod 2058,63 Q med "fino a" (l/s) 16,66 343,11 IRRIGUO €/mod 48,31 70,75 34,18 INDUSTRIALE €/mod 15891,15 13,6 2166,98 PISCICOLO €/mod 343,11 36 123,52 ZOOTECNICO €/mod 1029,29 12 123,52 IGIENICO €/mod 1029,29 ANTINCENDIO €/mod 1029,29 12 123,52 12 123,52 AUTOLAVAGGIO €/mod 1029,29 LAVAGGIO STRADE €/mod 1029,29 12 123,52 12 123,52 INNAFFIAMENTO AREE VERDI €/mod 343,11 36 123,52 SCAMBIO TERMICO €/mod 1029,29 12 123,52 USI DIVERSI €/mod 1029,29 12 123,52 DIDATTICO SCIENTIFICO €/mod 48,31 70,75 34,18 NAVIGAZIONE INTERNA €/mod 48,31 70,75 34,18 IDROELETTRICO €/Kw 14,04 123,52 NAVIGAZIONE INTERNA €/mod 48,31 70,75 34,18 IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 93 GEOLOGIA sione si seguono i criteri contenuti nell’art. 14: a seconda della zona, dell'uso e della profondità del pozzo ci possono essere limitazioni della durata della concessione a 5 anni e triplicazione del canone. Uno dei limiti del Regolamento Regionale 2/2006 è, a parere dello scrivente, l'equiparazione delle fasi relative all'iter istruttorio tra usi complessi (ad es. idroelettrico) e usi meno problematici (es. innaffiamento di aree verdi). Inoltre per l'uso scambio termico servirebbero delle linee guida di riferimento che non sono ancora state fornite, mentre per l'uso irriguo si avverte ancora la difficoltà operativa di alcuni consorzi di bonifica di primo grado (Enti pubblici), anche per il mancato collegamento con i consorzi irrigui privati. Nei casi meno articolati ed abbastanza frequenti l'iter istruttorio risulta vincolato al rispetto formale di termini temporali diversi e al coinvolgimento di Enti talvolta lontani dal territorio. Sarebbe auspicabile la costituzione di una struttura, anche all'interno della Provincia, in grado di decidere sulla base dei dati reali (si pensi al concetto di bilancio idrogeologico senza un monitoraggio continuo dei settori chiave di riferimento, sia rispetto alle condizioni del sottosuolo sia in funzione dei prelievi in atto: di fatto è impossibile ottenerne una stima). Tra i pregi del Regolamento 94 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 sono da citare l'accorpamento delle procedure di autorizzazione alla ricerca e di concessione, nonché la disciplina di: sondaggi per ricerca di acqua (art. 5), l'esecuzione di piezometri (art. 5), pozzi ad uso temporaneo (pozzi per cantieri - art. 22, art. 5), sonde geotermiche (art. 22, art. 5), pozzi per abbassare la falda (art. 5). Per alcune di queste opere non esistono riferimenti normativi nazionali, di conseguenza il contributo del citato Regolamento è senza dubbio importante. U n'altra novità è l'individuazione di settori idrogeologici omogenei per la pianura lombarda, con conseguente suddivisione delle modalità di rilascio della concessione (v. il già citato art. 14) in funzione della profondità raggiunta dall'opera di derivazione e dell'uso a cui è destinata la risorsa. Il supporto tec- nico e cartografico è costituito dal Programma di Tutela e Usi delle Acque (P.T.U.A.). Esempio 2): procedure amministrative per l'installazione di sonde geotermiche. A i sensi dell'art. 20 del Regolamento regionale 2/2006 in Lombardia le sonde geotermiche devono essere autorizzate dalla Provincia. A riguardo esiste una certa discordanza di intendimenti tra alcuni operatori del settore, ma la normativa vigente esiste e definisce alcuni punti fondamentali. D’altra parte, appare illogico eseguire un numero elevatissimo di perforazioni, che molto spesso arrivano a superare i 100.0 m di profondità, senza che ci sia una mappatura della loro ubicazione! Si pensi ad esempio alla necessità di eseguire opere sotterranee, o semplicemente alla progettazione di perforazioni in lotti contigui; le implicazioni tecniche negative causate da un approccio semplicistico della tematica sono senza dubbio numerose. Dal punto di vista ambientale risulta fondamentale la corretta cementazione del foro, evitando di considerare come tale la sola bentonite utilizzata durante la perforazione e lasciata a colmare il foro, soprattutto quando si attraversano falde idraulicamente separate. La documentazione tecnica da allegare alla domanda si può scaricare dal sito sopra citato, e comprende una breve relazione geologica che contenga almeno una sezione idrogeologica di dettaglio della zona d'interesse, completa delle stratigrafie considerate, al fine di stimare un dimensionamento lineare delle sonde con una certa accuratezza, evitando l'approccio “a sentimento” di 50 W/m, che induce a errori grossolani. Dopo l'avvio del procedimento, la tempistica autorizzativa per la messa in opera delle sonde è nell'ordine di 1-2 mesi. Attualmente la Regione Lombardia richiede per le sonde geotermiche un canone, equiparato all'uso scambio termico per la derivazione di acqua, pari a euro 123,52 (annualità 2008). ❑ TECNICA Luca Turrini Piero Fiaccavento C on l’espansione delle strutture portuali dei nostri laghi, derivante dal tentativo di migliorare l’offerta di servizi turistici e residenziali legati alla nautica, la richiesta di rilievi topografici dei fondali lacustri si va sempre più ampliando. Inoltre molte tra amministrazioni ed enti pubblici o strutture private hanno necessità di mappare la superficie subacquea di aree specifiche destinate sia alla posa di manufatti (campi boe, sistemi idraulici di prelievo e scarico ecc.) che al controllo di quelli esistenti, per evitare di danneggiarli con nuove strutture. Le tipologie di rilievo subacqueo maggiormente richieste sono di tre tipi: 1- il rilievo topografico e morfologico del fondo; 2- il rilievo topografico e visivo di manufatti sommersi; 3- il rilievo qualitativo della composizione del fondale (analisi geologica e geotecnica). Per ciascuno di questi casi sono state sviluppate tecniche specifiche derivate soprattutto dalla sperimentazione empirica, ovvero dal perfezionamento di vari tentativi messi in atto nel corso degli ultimi decenni con tecnologie ed attrezzature normalmente utilizzate per altri scopi e rese disponibili a quelli di cui trattiamo in questo articolo. Va detto che esistono attrezzature molto più precise ed efficaci di quelle che andremo a descrivere, ma pur96 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Il rilievo topografico dei fondali lacustri troppo queste sono disponibili solo in ambiente marino, dove apposite imbarcazioni sono destinate a questi scopi sia da ditte private che da istituti oceanografici. Trasportare e rendere operative queste attrezzature sui nostri laghi richiederebbe una spesa sproporzionata rispetto ai risultati solitamente richiesti che non prevedono un livello di precisione troppo elevato. merse, come palificate di pontili, scogliere, tubazioni di presa o scarico, catenarie o sistemi di ancoraggio isolati nei perimetri portuali. Dando per scontato che il rilievo delle parti fuori acqua possa essere eseguito con sistemi tradizionali, occorrerà vincolare a quest’ultimo tutte le ispezioni e le misurazioni eseguite sotto il pelo dell’acqua. Questo si può fare in svariati modi. Il rilievo tramite immersione subacquea Questo tipo di rilievo può rendersi necessario quando occorra restituire le dimensioni e lo stato di conservazione di strutture som- i può per esempio tendere una o più cime tra un punto noto ed un altro, che attraversando la superficie lacustre possono dare precisi riferimenti al subacqueo tra- S mite la calata in punti appositamente misurati di un peso collegato ad una funicella (come se si trattasse di un filo a piombo). Si può anche costruire (specialmente all’interno dei porti), un reticolo di cime tese sopra la superficie che danno ugualmente ai loro incroci punti noti da cui partire per il rilievo del fondo. Inoltre è ovviamente possibile dare riferimenti semplicemente calando (sempre come un filo a piombo) riferimenti direttamente da punti noti fuori dall’acqua Da parte sua il subacqueo, opportunamente istruito (ma molti tra i colleghi geometri praticano questa disciplina), potrà eseguire misurazioni che annoterà su apposite lavagne già in uso ai sommozzatori, collegandole poi a punti noti tramite normali sistemi di riferimento (triangolazioni, allineamenti ecc.). È possibile inoltre eseguire facilmente filmati e fotografie che diventano utili anche dal punto di vista dell’ispezione visiva. Ovviamente l’utilizzo dei normali strumenti di misurazione (corda metrica, doppio metro ecc.) diviene sul fondo un poco più laboriosa e complessa, ma non impossibile. L’immersione del sub viene anche utilizzata per altri scopi tecnici, come per esempio la valutazione della consistenza superficiale degli strati del fondo per determinarne la tipologia, la rilevazione di sottostrutture posate in precedenza delle TECNICA Un subacqueo durante le operazioni di rilevamento del fondo lacustre C quali si ignora la posizione o anche l’esistenza, la presenza di formazioni rocciose affioranti o di singoli macigni o monoliti che, se non segnalati, potrebbero portare problemi alla realizzazione di un determinato progetto. Come esempio, il rilievo tramite immersione subacquea è stato effettuato, davanti al Palazzo Martinengo (tra Salò e Barbarano), dopo il terremoto del 24 novembre 2004 con magnitudo 5,2 che ha interessato il comune di Salò, dove è avventa un frana subacquea con sparizione della spiaggia ghiaiosa che è scivolata su sedimento limo argilloso assai fine, a 100m di profondità e l’inabissamento di un pontile in cemento a 10 m. Tutta l’operazione d’indagine è consistita in un rilievo batimetrico del corpo di frana, in un rilievo morfologico con documentazione fotografica e prelievo di campioni per le opportune prove di laboratorio al fine di ottenere la caratterizzazione geomeccanica dei sedimenti coinvolti dalla frana. Il rilievo tramite strumentazione dalla superficie Quando si tratta invece di rilievi topografici di più o meno vaste aree in acque libere, l’intervento di sistemi di misurazione più tecnologici si rende indispensabile. Il problema principale infatti, non risolvibile da un sommozzatore, è dare una quota altimetrica ad un punto geograficamente definito. Cosa impossibile da fare direttamente sul fondo in quanto, pur conoscendo l’esatta profondità il sub non può (con sistemi tradizionali) conoscere la propria posizione. Per ovviare a questo esiste uno strumento nautico piuttosto diffuso al giorno d’oggi che è il Gps/ecoscandaglio, ovvero un apparecchio in grado sia di determinare la coordinata geografica di un punto sulla superficie, sia la sua distanza dal fondo. Inoltre, questi apparecchi hanno un’interfaccia grafica che restituisce in modo preciso anche la forma e la tipologia del fondale lungo una determinata linea di navigazione. hi conosce e utilizza il Gps per le proprie rilevazioni non avrà difficoltà a capire l’efficacia del sistema. Il Gps cartografico infatti ha già in memoria una mappa (pur approssimativa) della costa e delle linee batometriche del fondale. Ovviamente il livello di dettaglio di questa cartografia non ha utilità in caso di un rilievo locale, ma consente comunque di poter determinare a priori il reticolo di rilevamento di una determinata zona, predisponendo sullo strumento le rotte che l’imbarcazione dovrà seguire per effettuare il rilievo dettagliato. Seguendo queste rotte il tecnico imbarcato potrà redigere un libretto di campagna dove, a distanze prestabilite (dipendenti dalla morfologia del fondale e dalla sua pendenza) segnerà le coordinate X ed Y (corrispondenti a latitudine e longitudine) e la coordinata Z (corrispondente alla profondità). Ovviamente per riferire la profondità rilevata all’altimetria assoluta del punto occorrerà conoscere il livello medio del lago in quel momento. Tale dato è facilmente reperibile presso l’autorità di bacino del Po o presso l’ARPAV veneta. Questo tipo di rilievo, eseguito su tracce definite, ma sostanzialmente in navigazione libera, consente di restituire con sufficiente approssimazione fondali a pendio costante o con poche scarpate, ovvero è uIL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 97 TECNICA Schema di rilevazione con il metodo delle “tre ancore”, che dà risultati di ottimo dettaglio. In basso, apparecchiature Sonar Triteck SeaKing tilizzabile nella grande maggioranza dei fondali del Lago di Garda, d’Idro e d’Iseo. Contrariamente a quanto si possa immaginare sono poche in questi laghi le zone in cui il fondale ha repentini cambi di pendenza, mentre abbondano i casi in cui le variazioni di inclinazione del fondo sono dolci e di lieve entità. Nel caso in cui si necessiti di un rilievo particolarmente preciso e dettagliato ci sono altri sistemi per la sua esecuzione, sempre però basati sul rilevamento tramite Gps/ecoscandaglio. Quello più utilizzato, perché più semplice, è quello detto “delle tre ancore”. P er metterlo in pratica l’imbarcazione dovrà disporre di tre o più punti fissi di ancoraggio che le consentano di muoversi sull’acqua in modo preciso e non influenzato da correnti di superficie e venti. Più che di ancore è meglio però parlare di corpi morti, ben più sicuri ed efficaci soprattutto se le condizioni meteorologiche sono sfavorevoli. La posa di questi corpi morti potrà avvenire tramite squadre di sommozzatori che sono presenti in buon numero in tutte le zone dei nostri laghi. La loro disposizione sarà quella schematizzata nella figura 1 e potrà essere estesa a piacere ad altri settori confinanti in modo da rendere illimitata l’area da rilevare. Si tenga presente che però l’immersione sportiva può 98 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 eseguire lavori di questo tipo (posa dei corpi morti) fino a 50 metri di profondità, oltre i quali si dovrà per forza ricorrere all’ancoraggio tradizionale. Vincolata a tre punti fissi, l’imbarcazione può compiere archi di cerchio molto precisi semplicemente issando e rilasciando le due cime laterali. Questi archi si possono ripetere per diversi raggi, utilizzando allo stesso modo la cima a prua. Quando l’imbarcazione è ferma su un punto il rilevamento delle sue coordinate e della profondità avviene in modo piuttosto preciso e quindi il rilievo che si ottiene è di ottimo dettaglio. Ovviamente la disposizione e la distanza tra gli ancoraggi e quindi i movimenti dell’imbarcazione lungo rotte precise può essere determinata a piacere o secondo le necessità di coperture dell’area contingenti. Si possono inoltre aprire diversi campi contigui e rilevare in breve tempo grosse porzioni di fondale. La possibilità di tenere immobile l’imbarcazione e quindi di calare a piombo punti di riferimento verticali consente anche un rilievo, tramite sommozzatori, di tubazioni o strutture sommerse. Rilevamenti e osservazioni subacquee con altre attrezzature I Volontari del Garda, gruppo nazionale di protezione civile, di cui gli autori di questo documento fanno parte, hanno nel loro organico il nucleo sommozzatori con lo scopo di soccorso e d’intervento di protezione civile in ambiente acquatico. Per questo motivo il nucleo sommozzatori si è dotato di sofisticatissime attrezzature, per il recupero di natanti e di annegati anche ad elevata profondità, montate su una motovedetta regalata dalla Guardia Costiera. La ricerca con il sonar Questo tipo di ricerca subacquea è basato sull’utilizzo di un sonar ad ampio raggio d’azione montato su una telecamera sospesa sotto l’imbarcazione d’appoggio. Il modello di sonar prescelto è il Tritech Seaking, che è in grado di scandagliare i fondali fino a 300m. di raggio. È dotato di due sistemi sonar, uno a 325 kHz ed uno a 675 kHZ, rispettivamente per l’individuazione di grossi obiettivi a largo raggio (con una definizione non molto accurata) e di obiettivi minori a piccolo raggio (con definizione ottimale). La telecamera montata sotto il sonar consente di verificare durante la calata del sistema lo stato del fondale e l’altezza precisa dello strumento dallo stesso, nonché la sua stabilità nella fase di ricerca. La precisione e l’efficacia di una ricerca è molto legata al fatto che lo strumento sia immobile e verticale sul fondo. Inoltre con questa telecamera si possono raggiungere (guidati dal sonar stesso) gli obiettivi indivi- TECNICA Il geom. Luca Turrini, seduto ai computer e alle apparecchiature di manovra del Sonar e Rover, è il responsabile tecnico del Gruppo di rilevamento del Nucleo subacqueo dei Volontari del Garda e fa parte degli istruttori tecnici di Protezione civile. duati più vicini e vederli direttamente senza bisogno di calare il Rov. Inoltre il sistema è dotato di una bussola che consente la georeferenzazione degli obiettivi, ovvero il loro posizionamento geografico preciso. Questo anche grazie all’interfaccia GPS collegata. In pratica, una volta che il sonar esegue il suo tracciato circolare, si possono ottenere le esatte coordinate GPS dei punti da visitare e tornarci con estrema precisione anche a distanza di tempo. È anche possibile utilizzare la telecamera per visionare direttamente gli obiettivi più vicini senza perdite di tempo. La telecamera è anche dotata di pinza manipolatrice per il recupero immediato degli obiettivi individuati. Questo sistema può operare fino a 370m. di profondità. Abbiamo verificato che è possibile scandagliare accuratamente un’area di fondale pianeggiante di circa 150.000 mq. (pari a circa 25 campi da calcio) in poche ore di ricerca. La ricerca con il ROV Rov per la ricerca e il recupero subacquei Dati tecnici – 4 motori a X per movimenti orizzontali – 2 motori paralleli per movimenti verticali – 2 telecamere fronte e retro basculanti di 180 gradi – Pinza manipolatore per recupero – Sonar Tritech Micron – Consolle di controllo multifunzione – Profondità max 600 mt. Il Rov (Remote Operating Vehicle, cioè veicolo controllato a distanza) è un sistema in grado di muoversi sui fondali tramite il controllo remoto di un operatore, posto a terra o su un’imbarcazione. È collegato alla centrale operativa tramite un cavo ombelicale lungo 400m. È dotato di due telecamere basculanti, poste una a prua ed una a poppa del veicolo, oltre che di un piccolo sonar per l’individuazione di obiettivi vicini (fino a 50m.). Possiede una pinza manipolatrice per il recupero dal fondo di oggetti e di sei motori elettrici per consentirgli una eccezionale manovrabilità e precisione. La ricerca con il Rov può avvenire in combinata con il sonar Seaking oppure in autonomia. In quest’ultimo caso occorre che l’obiettivo sia in un’area ristretta di ricerca dato che il campo visivo delle telecamere è molto legato alle condizioni di limpidezza dell’acqua, ma non supera i 4-5 metri nei casi migliori. Il Rov è anche dotato di un proprio sistema sonar, più piccolo e meno preciso di quello descritto nelle pagine precedenti, ma pur sempre efficace per la guida verso oggetti nelle vicinanze dell’apparecchio. Per ovviare all’inconveniente del cavo ombelicale, che trasporta la forza motrice ed i segnali video e sonar dalla superficie al fondo e viceversa, che può facilmente attorcigliarsi od impigliarsi nelle numerose irregolarità del fondo o peggio di relitti o altri oggetti sommersi, lo stesso viene reso positivo (ovvero galleggiante) per i primi dieci metri. La ricerca combinata Sonar - Rov Con questo tipo di ricerca l’operatività e le speranze di successo aumentano esponenzialmente mentre i tempi di copertura di vaste aree del fondo si riducono molto. Il sistema Sonar inizia a scandagliare ampie porzioni di fondale individuando una serie di obiettivi possibili. La possibilità di misurare direttamente sullo schermo le dimensioni di questi oggetti consente di scartare subito quelli meno significativi. Una volta individuata una serie di obiettivi sensibili se ne possono ricavare le coordinate precise grazie all’interfaccia con il GPS. Il Rov quindi è già in grado di essere calato in prossimità della giusta area di ricerca. Una volta sul fondo inoltre il Rov è anche “visto” dal Sonar che può guidarlo velocemente e facilmente sull’obiettivo prescelto. Inoltre il Rov, possedendo un suo sonar, agevola ancor di più la guida verso il bersaglio. Ovviamente tempi ed efficacia del sistema dipendono molto dalla morfologia dei fondali e dalla presenza sugli stessi di più o meno oggetti che si alzano dal fondo. Questo sistema ha la sua massima efficacia su fondi fangosi e pianeggianti, od in declivio costante mentre impiega tempi superiori in presenza di pareti verticali o fondali con molte rocce affioranti. Naturalmente entrambe le strumentazioni, Sonar e Rov vengono manovrate dalla centrale operativa predisposta sulla motovedetta. ❑ Si ringrazia il Presidente del “Gruppo Volontari del Garda” Cav. Uff. Gianfranco Rodella e il Nucleo sommozzatori per aver consentito la conoscenza di una realtà presente sul lago di Garda utile anche per interventi tecnici di rilevanto e ricerca subacquea in tutte le acque interne del territorio nazionale. IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 99 TECNICA Ruben Erlacher La verifica termografica di un edificio Riportiamo questo articolo da “CasaClima” n. 2 del 2008, rivista ufficiale dell’omonima Agenzia della Provincia Autonoma di Bolzano – che ringraziamo –, perché l’argomento trattato, conosciuto per lo piú dai geometri dotati di esperienza, può risultare utile all’arricchimento professionale di quelli piú giovani e che da poco si sono affacciati alla libera professione. La termografia è infatti una tecnica conosciuta da quarant’anni, la cui tecnologia applicativa si è molto sviluppata in tempi recenti: le termocamere oggi impiegate garantiscono un’ottima precisione e una risoluzione termica elevata razie allo sviluppo tecnologico degli ultimi anni, la termografia oggi non è soltanto molto piú precisa che agli inizi, ma è anche una tecnica molto piú applicabile, grazie alle termocamere dell’ultima generazione. Siccome attualmente esistono sensori che non devono essere tenuti freddi, con la conseguenza di non dover utilizzare liquidi per il raffreddamento, le dimensioni delle camere si sono ri- 100 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 G dotte notevolmente. L’assenza di un dispositivo di raffreddamento porta i vantaggi di poter costruire termocamere di piccole dimensioni, di minor peso e di minor consumo elettrico. Onde infrarosse ed elettromagnetiche La termografia fornisce un’ampia possibilità applicativa nel campo delle prove non distruttive; è una tecnica che permette di cogliere un campo di lun- ghezze d’onda per il quale il corpo umano non ha sensori adatti. Il campo di lunghezze d’onda utilizzato è quello delle onde infrarosse. Ogni materia con una temperatura superiore a 0K(– 273,15°C) irradia calore (radiazione termica) sotto forma di onde elettromagnetiche con diversa lunghezza d’onda. N ella curva di Plank viene descritto in quale campo di lunghezza d’onda viene emessa una radiazione e con quale energia, effetto che dipende dalla temperatura. Per questo motivo irradiano calore allo stesso modo, sotto forma di onde elettromagnetiche, sia un blocco di ghiaccio sia un ferro incandescente. Con l’aumento della temperatura del materiale aumenta dunque anche la frequenza con cui viene irradiato il calore. Un ferro incandescente a circa 400°C irradia calore e questa radiazione è visibile anche ad occhio nudo. Il motivo è che la frequenza è sufficientemente alta. Il sole irradia calore a circa 6000°C soprattutto nel campo del visibile. Osservazioni di grandi superfici Con la termocamera si può osservare una grande superficie senza contatto e senza dover eseguire una prova distruttiva. Questi sono dei vantaggi notevoli. Poter osservare una grande superficie accelera il tempo di verifica e, non dovendo fissare sensori, si evita di interferire TECNICA Nella pagina accanto: parete in laterizio con scarso potere isolante. In questa pagina, sopra, ponte termico classico dovuto al cordolo. La temperatura minima superficiale si abbassa di 4,3°C. Sotto: diverso comportamento termico tra una parete orientata verso l’esterno (a destra) e una parete divisoria interna. con l’elemento osservato. Siccome il vetro non lascia passare una radiazione compresa tra 8-12 nm, l’ottica di una termocamera non può essere fatta con normale vetro. Per questo motivo per le lenti viene generalmente utilizzato Germanium. La termografia è dunque una tecnica che permette di misurare e visualizzare su schermo, in tempo reale, la temperatura superficiale di diversi elementi. Per facilitare la lettura delle immagini viene impostata una mappa termica a falsi colori. Molteplici applicazioni L’immagine della termografia dipende anche dalla struttura osservata; da essa è spesso possibile, attraverso la visualizzazione delle differenze di temperatura, individuare in un impianto, processo o componente, anomalie indicanti rotture incipienti o malfunzionamenti che necessitano di azioni correttive. Le possibili applicazioni di una termocamera sono molteplici; viene fatta distinzione tra una termografiaattiva ed una termografia IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 101 TECNICA Sopra, ponte termico critico dovuto all’impatto di due ponti termici: il cordolo (ponte termico dovuto al cambiamento del materiale) e l’angolo (ponte termico geometrico). La temperatura si abbassa a 12,6°C. In queste zone può facilmente formarsi muffa a causa dell’umidità relativa superficiale che aumenta drasticamente. 102 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Sotto a sinistra: in un locale freddo la termografia mette in evidenza, oltre ai ponti termici, anche la struttura statica del solaio (direzione d’appoggio). A destra, una porta d’ingresso con scarsa tenuta all’aria. TECNICA Fissaggio della scala esterna con una trave in HEB visibile anche all’interno. dalla preparazione della persona che la utilizza, in quanto la termocamera non può interpretare l’immagine. Siccome tantissimi effetti influiscono sull’immagine è indispensabile avere una buona preparazione per la lettura e l’interpretazione delle immagini ottenute, in modo da evitare risultati scorretti. passiva. La termografia passiva utilizza l’irradiazione propria dell’elemento osservato, mentre per la termografia attiva viene utilizzato un impulso di calore (irradiazione attiva) per attivare l’elemento e per generare un flusso termico. Importanza dell’interpretazione corretta dell’immagine La termocamera necessita sempre di una differenza di temperatura. Senza differenza di temperatura la termocamera non “vede” niente. Il valore di una camera a raggi infrarossi dipende • la temperatura dell’aria; • la temperatura media irradiata apparente; • l’emissività del materiale osservato; • la distanza di osservazione; • la distanza di osservazione; • l’umidità relativa (necessaria per verifiche speciali). ❑ Osservazioni con la termocamera Una verifica con la termocamera per un edificio fatta bene viene effettuata sia sia all’interno sia all’esterno; Inizialmente la termocamera deve essere impostata e bisogna aspettare fino a quando la stessa camera possa adattarsi alla temperatura circostante. I dati principali da determinare prima di una verifica sono: IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 103 TECNICA Arch. Andrea Botti Trasparenze e traslucenze litiche T raslucenza e trasparenza sono due proprietà della materia litica che, dall'antichità ad oggi, l’uomo ha saputo sfruttare e apprezzare per il raggiungimento di finalità contestualmente pratiche ed estetiche. A partire dalla fine del XX secolo queste peculiarità, proprie degli alabastri, degli onici e dei marmi chiari sono divenute oggetto di nuove sperimentazioni che hanno prodotto soluzioni particolarmente apprezzate, ma non ancora largamente diffuse, nell’architettura contemporanea di qualità. Pietre laminate, ibridate con altri materiali, hanno aperto la strada ad un rinnovamento delle possibilità espressive e costruttive, in particolare, l'accostamento vetro-pietra-vetro, consente oggi l’impiego di pannelli, con lastre lapidee di spessori ridotti al minimo, in grado di offrire ottime prestazioni statiche, di coibenza termica e di fono-acustica. Con queste nuove soluzioni, ormai disponibili sul mercato, la pietra non risulta indebolita nella re-interpretazione della propria natura, al contrario, arricchita e valorizzata nei caratteri più nascosti (esaltati dalla luce e dalla trasparenza). Alcuni fra i più celebrati esponenti dell’architettura contemporanea si sono cimentati con questo tema che merita di essere affrontato attraverso esempi reali, edifici destinati a funzioni specifiche quali: una biblioteca, una banca e la sede di una casa di moda, che nulla 104 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 hanno in comune se non la volontà dei progettisti di concretizzare un’idea e rispondere definitivamente alla domanda: la pietra può essere sottile? La Beinecke Library è uno degli edifici pubblici americani più interessanti degli anni ’60, porta il nome dei finanziatori, tre fratelli, ex studenti di Yale che donarono alla prestigiosa sede universitaria una corposa collezione di libri rari e contemporaneamente anche la somma necessaria per la progettazione e costruzione della biblioteca, fra il 1960’63. L’incarico venne affidato all’architetto Gordon Bunshaft, il quale realizzò quello che oggi appare come un severo volume squadrato, senza aperture, costituito da lastre ottagonali di marmo bianco di tamponamento e nervature di granito grigio chiaro, prospiciente una grande spianata, collegato attraverso un percorso sotterraneo all’originario edificio neo-gotico originario. L’interno, progettato per contenere 800.000 volumi, ospita uffici, spazi espositivi, servizi per la consultazione e sale di lettura (che si affacciano su una corte interna con un giardino completato con statue in pietra disegnato da Isamu Noguchi) ed è dominato da uno spettacolare parallelepipedo centrale, vetrato, alto sei piani, con dimensioni di 10,5 x 18,0 m completamente rivestito da 180.000 volumi che, disposti ordinatamente l’uno accanto all’altro assumono le fattezze di un apparato decorativo senza precedenti. T utto, nella Beinecke, è pervaso da una luce soffusa ed omogenea che si diffonde dalla hall, destinata anche a funzioni espositive. L’effetto, studiato da Bunshaft, è prodotto da specifiche scelte costruttive che avevano come obbiettivo quello di conferire all’edificio l’aspetto di uno scrigno protetto da un involucro che ne esalta la presenza rispetto alla spianata della piazza antistante di cui è la quinta architettonica. Per impedire il diffondersi TECNICA Nella pagina precedente e in questa pagina in alto, la Beinecke Library e le variazioni cromatiche del suo prospetto durante la giornata. Sotto, particolare della facciata. diretto della luce del sole negli spazi interni e proteggere i libri conservati nella torre centrale, sono stati inseriti, nei quadrati vuoti delle travi Vierendee1, pannelli sottili di marmo, l’elemento principale nella definizione del linguaggio dell’edificio. La scelta di questa soluzione fu determinante per ogni successiva fase di sviluppo del progetto, il primo plastico di presentazione venne realizzato impiegando onice peruviano ma dopo ripetuti esperimenti la scelta finale cadde sul Montclair Danby, un marmo chiaro del Vermont venato di grigio, in sostituzione della iniziale Onice che presentava alcune limitazioni signi- rivestimento e di filtro della luce esterna (in particolare proteggevano l’interno dai raggi ultravioletti) che, grazie alle venature gialle e nere della pietra rende, ancora oggi, calde e surreali al contempo, le tonalità degli ambienti interni apprezzati dalla critica e dal pubblico dopo una prima deludente accoglienza. Q ficative quali: pannelli di dimensioni troppo contenute ed impossibilità di ricavare un numero sufficiente di lastre (venne scartato anche l’alabastro in quanto soggetto a dilavamento da pioggia). I pannelli posti definitivamente in opera erano costituiti da lastre gigantesche alte circa m 2,5, con spessore di 30 mm e svolgevano una doppia funzione, quella di uarant’anni dopo, per la realizzazione della sede della Deutsche Bundesbank di Chemnitz in Germania, conclusasi nel 2004, il progettista, l’arch. Josep Lluis Mateo ha operato scelte molto simili a quelle dell’architetto americano, impiegando però pannelli sandwiches di vetro che consentono di ottenere spessori della pietra di pochi millimetri; il risultato è una facciata traslucida che in certi momenti della giornata si comporta come una pietra illuminata. La pianta del fabbricato di dimensioni 45x50 m è impostata su una griglia di 5x5 m e si divide in tre campate da 15 m ciascuna, le due laterali sono alte 10 m con due piani fuori terra, quella centrale arriva fino a 18 m d’altezza, un volume a “T” rovescia con un profilo duro ed essenziale (che farebbe pensare ad un modello statico elementare ed invece si contraddistingue anche per la particolare complessità strutturale). Il prospetto rivolto ad ovest, ossia il lato rappresentativo dell’edificio, è interamente realizzato con una facciata appesa IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 105 TECNICA La controfacciata e la biblioteca centrale della Beineche Library di vetro ed alabastro; l’unica interruzione è costituita da una fascia di vetro trasparente a piano terra, in adiacenza ad un volume cieco che costituisce l’ingresso alla banca. L’involucro restante, ritmato da ampie finestre rettangolari allineate su tre ordini in corrispondenza dei piani superiori è integralmente rivestito con una pietra calcarea bianca. L a facciata principale è stata realizzata mediante la posa in opera di pannelli modulari di dimensioni 1056x1857 mm ciascuno, realizzati con lamine d’alabastro ed un multistrato isolante con vetri temprati e laminati, incolore, sostenuti da tiranti e ragni metallici con quattro punti d’aggancio ciascuno, in modo da avere montanti verticali molto snelli riducendo l’impatto della struttura portante all’interno dell’edificio. Ogni pannello è composto da quattro lamine d’alabastro accostate e grazie alle caratteristiche del materiale la superficie presenta un aspetto variabile durante le ventiquattro ore. Di giorno l’effetto è quello di una superficie fredda, nel pomeriggio con l’illuminazione interna il colore diviene caldo e le venature della pietra rimandano a “strutture vegetali pietrificate”. Davanti alla chiusura vetro-alabastrovetro è predisposta una linea di convettori che trasmettendo sulla superficie vetrata una corrente di aria calda evita la formazione 106 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 TECNICA Deutsche Bundesbank di Chemnitz: il prospetto principale, un particolare della facciata e due vedute degli interni della condensa. Una soluzione analoga è presente anche nella sede della LVMH a Osaka realizzata, dall’architetto giapponese Kengo Kuma. L'edificio nasce con l’obbiettivo di rappresentare la sede del gruppo Louis Vuiton in Giappone, il ruolo simbolico che deve assolvere diviene il motivo dominante per pensare ad un’imma- IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 107 TECNICA LVMH di Osaka: l’edificio, la lanterna e un interno un sandwich di lastre di vetro. I pannelli predisposti in fabbrica vengono fissati alla struttura o alla muratura esterna dell’edificio mediante sistemi di ancoraggio tradizionali, l’impiego di lastre di pietra con differente spessore consente di alternare trasparenza ed opacità in relazione alle necessità ed alle destinazioni d’uso degli ambienti interni (all’esterno è possibile individuare la posizione della zona-uffici rispetto agli spazi destinati alla vendita), contemporaneamente conferisce alle facciate colori e ritmi differenti anche in uno stesso giorno, in relazione all’inclinazione ed all’intensità dei raggi luminosi e/o dell’illuminazione interna. Tre esempi per dimostrare che oggi la pietra può anche diventare una sorta di “lan- tiene è un’enfatizzazione del tessuto mineralogico. Con l’aiuto del vetro che protegge e valorizza è finalmente possibile realizzare rivestimenti esterni e “portare” sulla facciata quelle pietre che, per problemi di variazioni cromatiche a contatto con l’acqua piovana, sono state storicamente confinate negli interni (come nel caso delle brecce) e conservarne l’aspetto esteriore nel tempo. ❑ gine complessiva che emerga dallo sky-line della città. I l progetto si configura come una scatola di pietra illuminata, localizzata su Midosuji Street, una delle arterie commerciali più trafficate di Osaka. Il rivestimento esterno è affidato a pannelli sandwiches vetro-pietra-vetro: strati di Onice Verde del Pakistan di 4 mm di spessore massimo, posti sottovuoto, inseriti in 1 terna illusoria" 2 capace di rendere visibile la propria natura interna, invisibile ad occhio nudo. Investita di luce, la lastra lapidea diventa materia preziosa che pervade di luce lo spazio che racchiude. Ciò che si ot108 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Trave a traliccio senza diagonali, così denominata dall'ingegnere belga Arthur Vierendeel che la brevettò, è una trave inflessa piana, risolta senza diagonali. Essa viene realizzata direttamente sul cantiere, saldando i profilati IPE trattati, come ogni elemento strutturale in acciaio, con opportuno prodotto antiossidante. È prevalentemente utilizzata in strutture miste nelle quali c'è interazione tra costruzioni in acciaio e in cemento armato.Di solito la trave Vierendeel ha due correnti paralleli e montanti posti perpendicolarmente ai correnti, mentre negli appoggi è realizzata tale da chiudere il triangolo statico. N.d.r. 2 D. Turrini, La pietra svelata, trasformata, imitata, intervento al Convegno di Rapolano Terme, Blog architettura di pietra. CONDOMINIO Francesco Ganda C on questa espressione già da tempo si tenta di far riconoscere, a livello legislativo, le associazioni dedite alla amministrazione condominiale. Ad un tempo si vuole l’associazione libera dagli impegni specifici delle professioni e si tenta di ritagliare un ramo di attività in modo da poterlo assegnare in via specifica alle associazioni che seguono le amministrazioni dei condomini. Oggi, nel campo delle amministrazioni condominiali, siamo già alla deregolamentazione, infatti tutte le numerose associazioni esistenti hanno uno statuto a proprio uso e consumo, atto a sopperire esigenze delle aree in cui operano. Ciascuna associazione tenta di disciplinare la specifica materia sperando di imporre la propria regola come regola generale, pensando di farsi riconoscere come professione regolamentata. Alcune Regioni hanno tentato di far approvare l’istituzione di un Albo degli amministratori, senza però ottenere l’approvazione governativa. Per quanto già detto era difficile che ciò avvenisse in quanto in tali bozze di regolamento della nuova professione mancavano tutti i presupposti della legge generale professionale. Mancava l’istruzione continua e l’impegnativo esame per poter accedere ad un Albo professionale, mancava un regolamento di sorveglianza disciplinare ed altre regole tipiche delle professioni. 110 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Deregolamentazione nel settore dell’amministrazione condominiale Si tenga presente che l’Amministratore di condominio è anche una professione che si avvicina al mondo della raccolta del risparmio delle famiglie e che pertanto va seriamente regolamentato. Le quote di spesa possono arrivare a qualche milione di euro per ogni soggetto. Chi garantisce questo capitale? non i condomini che di solito controllano il bilancio consuntivo a fine stagione. Dove questa professione è regolamentata, in altri Stati, il capitale di raccolta approvato con il preventivo di gestione del condominio è garantito in qualche modo. Si comprende che questo può portare a dei costi ma sicuramente garantisce il mondo condominiale dalle sorprese che saltuariamente accadono di dover ripetere i pagamenti due volte. Sulla base di quete considerazioni applicate a quanto sta succedendo, coloro che svolgono l’attività di amministrazione condominiale potrebbero organizzare in seno ai Collegi degli organismi specifici in modo da poter mantenere in vita questo settore che attualmente è assegnato anche ai geometri collegiati. N elle bozze regionali presentate oltre a qualificare per legge tutti gli attuali amministratori non iscritti a Collegi od Ordini si tentava di escludere tutti coloro che non erano iscritti alle associazioni di gestione condominiale. Probabilmente questa fu una delle clausole che il governo non approvò. Varie Azioni senza autorizzazione dell’assemblea. I casi piú importanti di azioni proponibili dall’amministratore del condominio anche senza autorizzazione assembleare sono quelle dirette al compimento di atti conservativi dei beni condominiali e quelle relative al recupero delle spese condominiali non pagate da parte dei condomini nei termini previsti dall’assemblea. La rappresentanza del condominio. L’amministratore rappresenta il condominio e relativamente a determinate controversie ha il potere di agire in giudizio anche senza CONDOMINIO autorizzazione bleare. assem- Unità immobiliari in comunione. Ai fini del numero di condomini si contano come un solo condomino le unità immobiliari in comunione tra piú proprietari. Nomina dell’amministratore e suo compenso L’articolo 1135 del Codice civile ha il potere di confermare l’amministratore e stabilire il suo compenso. Però dall’articolo di legge si deduce che l’ufficio dell’amministratore può essere svolto anche in modo gratuito od oneroso. Per stabilire se sia stato attribuito gratuitamente od onerosamente è preliminare l’esame del contenuto della delibera di nomina da parte dell’assemblea. Se la delibera fissa il compenso dell’amministratore ovviamente vuole dire che non è gratuito. Supercondominio Qualora alcuni servizi siano in uso a piú condomini, siamo in presenza del supercondominio. Non è cosí quando siamo in presenza di un servizio, per esempio la fognatura, giardini, ecc; che non sono detenuti da persone fisiche. In questo caso siamo in presenza di una comunione. La distinzione in questo caso è importante perché le norme relative al funzionamento dell’assemblea e relative all’impugnazione delle delibere sono diverse tra condominio e comunione. Caso approdato in Cassazione riguardante una fognatura usata da vari edifici condominiali; la Cassazione ha stabilito che tale fognatura deve essere considerata come un bene giuridico in condominio e non in comunione (Cassazione civile, sez. II, 3 ottobre 2003 n. 1479). Esplicitando la questione principale è quella relativa della situazione semlice in comunione tra persone e complessa quando si tratta do condominio, cosa che si verifica quando alcuni beni sono in comunione come accessori a beni principali. La distinzione è importante perché le norme relative al funzionamento dell’assemblea e relative all’impugnazione delle delibere sono diverse tra comunione e condominio. L a Cassazione ha precisato che in questo caso sussiste la condominialità per il semplice motivo che in comunione il bene è capace di dare ai comproprietari utilità in quanto tale, il bene in condominio è caratterizzato dalla funzione strumentale al bene di proprietà individuale che lo stesso svolge. Esempio: i cortili condominiali, le scale, le fogne, il tetto, ecc. tutti questi beni hanno un valore perché beni strumentali al miglior funzionamento del bene principale che è l’unità immobiliare posta nel condominio. Quando si è in questa condizione si applica la disciplina del condominio o del supercondominio nel caso del servizio a piú condomini. ❑ IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 113 CULTURA Disegnare l’architettura Franco Robecchi P iù volte, sulle pagine di questa rivista, ho considerato l’importanza e anche il fascino della grafica nell’operare tecnico di geometri, architetti e ingegneri. Il tema è stato ripreso anche in due pubblicazioni, volute dal Collegio dei geometri di Brescia, pubblicate nel 1999 e nel 2001. La prima pubblicazione riguardava lo splendore della grafica Liberty nella progettazione architettonica austriaca dei primi anni del Novecento. Per le caratteristiche artistiche dei disegni che si pubblicarono, il titolo della cartella era Il Segno regale. La seconda pubblicazione consistette in un libro, dal titolo Arte agrimensoria, dove l’attenzione era focalizzata sulla tradizione del geometra nel campo topografico, con speciale riferimento alla grande componente estetica della cartografia. Stiamo parlando, ahinoi, di un mondo passato, perché quello della componente artistica nella grafica tecnica è tema quasi del tutto estinto. Qualche architetto ancora si diletta di raffigurare in forma pittorica i suoi progetti, soprattutto nella fase degli studi iniziali, ma, in seguito, quando il disegno diventa operativo, la forma è divenuta assolutamente arida e strumentale. Persino la fase di prefigurazione, in ambito burocratico (presentazione del progetto agli uffici che lo debbono approvare) o per le necessità di esibizione alla committenza o agli acquirenti, si basa sempre più su mediocri disegni ottenuti con programmi da computer, la cui qualità è assai povera e scadente. Qualcosa di più si vede nei progetti presentati alle giurie di concorsi, dove la suggestione di una buona este114 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 CULTURA tica ha ancora qualche appeal. Questi esiti sono dovuti ad una lunga vicenda, che ha visto passare i progettisti da una personalità prevalentemente artistica ad una figura quasi esclusivamente tecnico-amministrativa. La sempre maggiore spersonalizzazione dei rapporti collettivi, compresi quelli amministrativi, e un debordare di presunte sufficienze tecnologiche, di tipo numerico-computeristico, hanno contribuito in modo determinante a produrre la situazione odierna. Va infine citata la razionalizzazione e l’economia del lavoro, sempre più tesa a risicare i limiti dello sfruttamento del tempo e delle risorse, per cui non è neppure economicamente pensabile la produzione di un elaborato grafico con caratteristiche d’arte. La grande stagione della grafica architettonica va dalla fine del Settecento alla prima metà del Novecento, con un trionfo ottocentesco che giunge sino alla fase del Liberty, cioè fino alla prima Guerra mondiale. Prima del Settecento esistono interessanti grafici d’architettura, ma non particolarmente curati. Sarebbe lungo e anche difficile capire il motivo di questo dato. Certamente vi influì anche una particolare componente sociale e culturale. Il disegno archi- tettonico, prima della fase delle grandi utopie e della nascita dell’intellettuale moderno, era strettamente funzionale alla costruzione. Inoltre il disegno stesso era ancora poco importante nella stessa fase costruttiva. Le immense costruzioni delle cattedrali gotiche, pure così complesse, non hanno lasciato se non qualche schizzo di progetto, in numero da contarsi sulle dita di due mani. L a tavola grafica assunse, invece, una sua valenza quasi autonoma e indipendente dall’opera allorché l’architettura iniziò un cammino di proiezione fine a se stessa, molto spesso senza alcun riferimento a reali sbocchi edificatori. Era l’architettura sognata e futuribile, che proveniva dai capricci pittorici del Settecento, ma che si costituiva come mondo a sé: il mondo dell’architettura sulla carta. Le utopie sociali e filosofiche della seconda metà del Settecento trovarono nel Neoclassicimo un terreno coerente. L’intellettuale, pittore-architetto, sempre più assunse la dimensione di profeta del mondo olimpico perfetto, sognato e prefigurato, cui nessuno era intenzionato a dare corpo. I disegni di Etienne Boullée, come il cenotafio sferico per IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 115 CULTURA 116 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 CULTURA Sezione verticale di progetto di ristrutturazione della Loggia di Brescia, dell’architetto bresciano Antonio Tagliaferri, 1878. IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 117 CULTURA 118 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 CULTURA A sinistra, lo straordinario disegno, di fine Ottocento, di una finestra barocca. In questa pagina, in basso, il particolare dei tratti, che dimostra quale infinita serie di incisioni sono state necessarie per creare l’effetto di chiaroscuro. Newton, o di Claude Ledoux, che a forma di sfera progettò un’improbabile casa per guardie campestri, che echeggiano i mondi ipertrofici e incombenti di Piranesi, non ebbero alcuna concreta realizzazione. L’intellettuale-progettista si limitava a proporre sulla carta le sue opere, che cartacee rimanevano. La carta era tutto e quindi doveva essere anche bella e vivere di vita propria. Alcuni architetti sono divenuti famosi esclusivamente grazie alle loro tavole grafiche. Si pensi all’italiano Antonio Sant’Elia, del quale non esiste un solo edificio realizzato, ma le cui tavole sono citatissime in ogni libro di storia dell’architettura. La preparazione scolastica dell’architetto era quasi totalmente interna alla dimensione pittorica e anche l’ingegnere risentiva di questa egemonia culturale dell’architettura-pit- tura, tanto che moltissimi disegni ingegneristici dell’Ottocento hanno una straordinaria qualità estetico-pittorica, anche quando raffigurano travature reticolari in putrelle o congegni idraulici. La bellezza delle tavole prendeva il sopravvento nelle scuole, dove la qualità del disegno era spesso l’unica virtù richiesta all’allievo. Esistono archivi di scuole d’architettura o di concorsi per premi ottocenteschi che sono un trionfo di delizie per gli occhi. L’abilità nella prospettiva e nell’uso dell’acquerello era alla base di tutto. Lo stile realistico della pittura corrente era un ulteriore veicolo che portava ad una pratica diffusa, a risultati mediamente alti e a non poche punte di vera eccellenza. I pittori erano i migliori creatori di tavole d’architettura e gli architetti dovevano possedere solide basi pittoriche. L’architetto bresciano IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 119 CULTURA 120 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 CULTURA ottocentesco Antonio Tagliaferri, ad esempio, del quale si pubblica qui una tavola, era anche un abile pittore. Anche le tavole di rilievo richiedevano eguali capacità. L’assenza della fotografia e il suo lento approdo fra le tecniche del lavoro architettonico ed edilizio rendevano peraltro necessaria una documentazione grafica manuale. Certo alcuni ritratti di edifici da parte di architetti o di studiosi dell’architettura, come l’inglese John Ruskin, sono degli autentici capolavori. Eppure dovevano essere quasi solo degli appunti di viaggio! Qui si pubblicano alcuni disegni del francese Viollet le Duc che sono autentiche opere d’arte. Non parliamo della sublime abilità degli incisori ottocenteschi, capaci di riprodurre fotograficamente edifici anche i più complessi, con l’affiancare una linea all’altra, in una microscopica precisione, sino a riprodurre anche le forme più complesse del Gotico o le ombre più intricate del Barocco. Le immagini che sono incluse in questo articolo sono solo un esempio. Ricordiamo che anche la scuola per geometri, nelle sue modalità ottocentesche e anche nella prima metà del Novecento, attribuiva molta importanza al disegno acquerellato e ombreggiato. Lo stesso liceo scientifico aveva fra i suoi impegni il disegno in chiaroscuro, che era soprattutto adatto al rilievo architettonico e alla progettazione. Ancora nell’ultimo dopoguerra, pure nella fase della tumultuosa ricostruzione, quando il progetto di un condominio si tracciava in un pomeriggio, su qualche pezzo di carta da lucido, vi era ancora qualcuno cui il disegno in bella grafia pareva un valore. Non si trovava più il progettista-pittore, ma vi erano specialisti del disegno architettonico, soprattutto abili nella prospettiva, nell’ombreggiato e nella coloritura, che collaboravano con i progettisti, ormai dimentichi delle antiche abilità. Anche in Brescia si è constatato questo tipo di situazione, e fu il canto del cigno dell’antico modo di raffigurare l’architettura. ❑ IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 121 ETICA PROFESSIONALE Guido Maffioletti L’ uso di un territorio è quasi sempre assoggettato alla volontà di coloro che gestiscono il potere, sia esso economico o politico; alla fine sembra siano sempre loro quelli che vincono e che ne dispongono in modo egemone. Gli altri, quelli che non hanno mai avuto il potere, vorrebbero averlo, ma non sanno da che parte cominciare; dopo aver biasimato e giudicato quelli che il potere ce l’hanno, non potendo fare altro, li condannano al pubblico ludibrio. Oggi questo esercizio non si pratica più come nelle as- 122 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 A guardar bene … semblee popolari d’epoca ellenica scrivendo il nome del cittadino inviso sul coccio di terracotta, ma lo si sussurra nell’orecchio del potente solo per il malvagio gusto di mettersi in mostra, maledicendo gli altri outsiders emergenti. Quest’abitudine sciocca, salta all’occhio quando ci si sta avvicinando ad un evento pubblico importante per la propria vita privata, quando, anziché proporsi e attrezzarsi per quello che sta per accadere, ci si accanisce a colpire l’avversario con chiacchiere spesso inconsistenti e malvage. Le Associazioni culturali presenti sul territorio, invitate alle assemblee organizzate dalle Amministrazioni comunali come prescrive la legge regionale n.12, sono state ascoltate su quanto avevano da esprimere sulla stesura dei vari P.G.T. non come attrici capaci di un contributo attivo importante, ma solo come comparse. Tali Associazioni, avendo scarsa dimestichezza con il linguaggio tecnico-urbanistico, si sono limitate ad esprimere alcuni incerti cenni d’assenso, salvo confessare poi, in privato, di averci capito poco: «tanto … fanno sempre quello che vogliono…» era il loro diffuso com- mento al termine degli incontri. Alcuni, stimolati da persone abituate a frequentare gli ambienti politici, volevano saperne di più e si domandavano come fare per ottenere spiegazioni. Sentito l’umore, le varie Amministrazioni Pubbliche della Provincia, hanno cominciato a far pubblicare sui giornali annunci di assemblee aperte al pubblico, pareri di corporazioni operanti sul territorio, e ogni genere d’annuncio pubblicizzante il loro fare ma, sostanzialmente, il grosso pubblico non è stato raggiunto dalle novità contenute nella legge ETICA PROFESSIONALE regionale n.12. Il linguaggio specialistico e la tecnologia adottata nella comunicazione, non hanno fatto breccia nell’opinione pubblica, che ha recepito trattarsi «di cose loro», o di cose che «non ci riguardano» o, peggio, che «qualcuno ci mangerà sopra», non capendo che proprio questo atteggiamento rassegnato finirà con lo sfavorire la crescita delle mal coltivate loro opinioni. Fortunatamente, qualcuno ha voluto approfondire l’argomento e si è messa a studiare la legge e a confrontarla con i documenti e gli scritti che man mano le Amministrazioni Pubbliche fornivano al cittadino. Il materiale cartaceo e tecnologico distribuito ha indotto il cittadino, se non altro, ad una conoscenza più appropriata del problema, scoprendo che lo strumento individuato con l’acronimo P.G.T. tratta dell’ambiente nel quale tutti noi viviamo e nel quale crescono le nostre famiglie e dove si sviluppano i nostri affari; l’ambiente sul quale costruiamo, o tentiamo di costruire, il nostro futuro. Messa la questione in questi termini, alcuni hanno ab- bandonato gli atteggiamenti rassegnati e con buona volontà si sono riuniti per capirne di piú. In pratica la parola “partecipazione” è stata chiarita e applicata formando alcuni gruppi decisi a capire le possibilità di miglioramento offerte dalla legge regionale 12, sul vivere e su come utilizzare le risorse naturali in modo equo e rispettoso dell’ambiente. Ciò che ormai risulta sempre più evidente, sia tra i cittadini, sia tra gli amministratori, è il consolidarsi dei rapporti di corresponsabilità tra coloro che governano la cosa pubblica e quelli che si dedicano alla cosa privata. La sempre maggior consapevolezza che l’equilibrato sviluppo di un’armonica vita socialmente valida dipenda non dall’intervento del potere dominante esterno alla comunità, se pur a volte necessario, ma dalla cosciente partecipazione dei cittadini agli eventi, ai fatti, alle risorse ed alle naturali potenzialità offerte dal territorio, non più considerato oggetto di conquista, ma visto come un organismo vivente generoso con chi sa apprezzarlo e rispettarlo. ❑ Il mondo di B. Bat. IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 123 Novità di Legge a cura del geom. Alfredo Dellaglio Finalità della rubrica è di contribuire all’informazione sull’emanazione di leggi, decreti e circolari pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica e sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia. I lettori della rivista che sono interessati ad approfondire i contenuti delle norme sopra elencate potranno consultare gli organi ufficiali (GU e BURL) presso il Collegio dei Geometri. Decreto Min. Beni e Attività Culturali 28 marzo 2008 Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale. (GU 16 maggio 2008 n. 114 Suppl. Ord.). Decreto Leg.vo 30 maggio 2008 n.115 Attuazione direttiva 2006/32CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia e dei servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76CEE (GU 3 luglio 2008 n. 154) (In vigore dal 4 luglio 2008) 124 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Decreto P.C.M. 6 maggio 2008 (GU 15 luglio 2008 n. 164) Approvazione del “Modello unico digitale per l’edilizia”. Riguarda la possibilità di presentazione in via telematica ai comuni delle denunce di inizio attività, delle domande di rilascio dei permessi di costruire, e di ogni altro atto di assenso, comunque denominato, in materia di attività edilizia. (In vigore dal 16 luglio 2008) Decreto Min. Ambiente e Tutela Territorio e Mare 29 maggio 2008 (GU 5 luglio 2008 n. 160 Suppl. Ord.). Approvazione della metodologia di calcolo per la determinazione delle fasce di rispetto per gli elettrodotti. Decreto Min. Infrastrutture 6 maggio 2008 (GU 2.7.2008 n. 153) Integrazione al decreto 14 gennaio 2008 di approvazione delle nuove “Norme tecniche per le costruzioni” a cura del geom. Alfredo Dellaglio Demolizione da schede di P.R.G. Può un regolamento edilizio obbligare la demolizione totale di un fabbricato senza ricostruzione, regolarmente costruito, perché in contrasto con il paesaggio? geom. A.C. La demolizione di fabbricati, generalmente, è prevista dai vecchi PRG, nelle zone A, per gli edifici (o pertinenze) in contrasto con l’interesse ambientale e privi di un rapporto di assonanza con le adiacenze ed identificati in un piano di recupero con apposita individuazione. Nella domanda non si fa accenno al contenuto della scheda che, a fronte della prevista demolizione, di norma, prevede che la cubatura possa essere recuperata accorpando la stessa agli edifici adiacenti (planimetricamente o altimetricamente). Di fatto la previsione dello strumento urbanistico è stata approvata e deve essere rispettata. Nulla rileva che il fabbricato sia “regolare”. Se mai c’è da puntualizzare che il Comune, se l’edificio non sia pericolante o in stato di degrado, non può ordinare la sua demolizione solo per ragioni di contrasto con il paesaggio al di fuori di una iniziativa che parte dal privato stesso. La disciplina locale (PRG o R.E.) ha stabilito solo la previsione urbanistica ed edilizia di questo fabbricato e ciò significa che, al momento lo stesso non può essere recuperato cosí com’è e solo una variante allo strumento urbanistico può condurre ad una previsione di intervento diversa. Se mai si doveva intervenire prima dell’approvazione del PRG o Regolamento edilizio presentando una osservazione od opposizione alla scelta urbanistica che l’Amministrazione comunale (e non il tecnico comunale) ha fatto, ma che ora bisogna rispettare, essendo, probabilmente, scaduto il termine per impugnare lo strumento urbanistico. geom. Antonio Gnecchi Trasformazione di una singola unità immobiliare in due (L.R. 12-2005) Gentili colleghi, vorrei conoscere una vostra opinione in merito alla possibilità di considerare interventi di manutenzione straordinaria anche gli interventi che comportino la trasformazione di una singola unità immobiliare in due o piú unità immobiliari o l’aggregazione di due o piú unità immobiliari in una unità immobiliare (art. 27, comma 1, lett. b) legge regionale 12-2005). A mio modo di vedere la definizione appare sufficientemente chiara e non necessita di particolari interpretazioni. Evidentemente cosí non è, in quanto il Comune in cui ho proposto un intervento che prevedeva appunto la trasformazione di una singola unità in due (formazione di due appartamenti distinti al piano terra e primo), l’Ufficio tecnico mi ha risposto che si tratta di un intervento di ristrutturazione. Ovviamente il problema non è tanto la definizione dell’intervento, ma la corresponsione del contributo di costruzione. Nell’intervento in oggetto, non vi è alcuna variazione di volume, superficie e altezze, sono previste solo opere di modifica dell’assetto di126 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 stributivo (demolizione e ricostruzione di pareti divisorie e rinnovamento delle finiture e degli impianti tecnologici. geom. G.A. Diversamente da quanto risposto ad un precedente quesito (due livelli destinati a residenza ed un terzo a deposito), gli interventi proposti sono da considerare opere di manutenzione straordinaria ai sensi dell’articolo 27, comma 1, lettera b), della legge regionale n. 12 del 2005. La trasformazione edilizia riguarda infatti una unità immobiliare esistente che viene divisa per ricavare due appartamenti e ciò risponde perfettamente a quanto stabilisce la norma sopra citata (condivisibile o meno dal punto di vista edilizio). Questa identificazione tecnico-giuridica dell’intervento determina inoltre la gratuità dello stesso. Ritengo che debba essere la richiesta edilizia (permesso di costruire) o la presentazione della Dia a mettere in evidenza questi aspetti, ma a fronte di una “risposta” dell’Ufficio tecnico del Comune che intenda inquadrare gli interventi tra quelli della ristrutturazione edilizia, è necessario controdedurre a tale errata applicazione della legge regionale informando il responsabile del procedimento che, nel caso prosegua a considerare gli interventi opere di ristrutturazione edilizia, si impugnerà il provvedimento davanti al Tar competente. geom. Antonio Gnecchi Accorpamento di unità immobiliari senza opere Vorrei sapere come comportarmi in merito al cambio di destinazione d’uso di un C/2 di mq 60 (da magazzino ad autorimessa C/6) e di un C/3 di mq 84 (da laboratorio a cantina-ripostiglio) e considerarli come pertinenze dell’abitazione principale (senza opere edili di nessun genere né modifica agli impianti). Devo fare una sola operazione di variazione catastale o devo fare una comunicazione al Comune sulla mutazione di destinazione stessa? Attendo cortesi consigli. geom. A.B. La restituzione degli oneri è dovuta solo per la mancata realizzazione (totale oparziale) di un intervento o per variante in corso d’opera (anche con cambio d’uso) che determini oneri con tariffe inferiori o comunque senza soluzione di continuità con l’intervento principale; al contrario la restituzione non è dovuta per cambi di destinazione autonomi ed effettuati dopo che la destinazione precedente e originaria sia divenuta efficace. In buona sostanza l’onerosità assoluta in origine era incardinata in una destinazione che ha svolto i suoi effetti; che poi, a distanza, si cambi destinazione, non matura alcun diritto alla restituzione. Ferma restando la variazione catastale (che ha una sua autonomia e che non interessa per quanto qui rileva), è necessaria la comunicazione in Comune (in assenza di opere) ai sensi dell’art. 52, comma 2, della legge regionale n. 12 del 2005; comunicazione che non costituisce né Dia, né richiesta di permesso (non necessita altro). geom. Battista Bosetti Lettere al Direttore Riportiamo, come deciso dall’ultimo Consiglio del Collegio di Brescia (29 agosto), l’articolata comunicazione del collega Angelo Este, Direttore del Polo catastale di Montichiari, inviata all’Agenzia del Territorio (Direttori Cannafoglia, Maggio, Ferrante), al Comitato Tecnico Regione Lombardia (Signori Componenti, dott. Pellegrini), al Comune di Brescia (Signori Componenti Commissione mista di Collaudo Cartografia) e al Presidente/Sindaco di Montichiari in merito al dibattito emerso dal seminario “Pregeo 10” tenutosi presso la Direzione Generale dell’Agenzia del Territorio il 15 aprile scorso. Le precisazioni del Collega riguardano specifici aspetti di un lavoro catastale che interessa molti iscritti e i giovani che ad esso intendono avvicinarsi. L’ultima parte della comunicazione si riferisce ad una “querelle” nata dopo che i due quotidiani bresciani avevano ripreso un’affermazione di Este sull’inesattezza dell’informatizzazione delle mappe di Brescia. Gli allegati 1. 2. 3. 4. 5. 6. cui si fa riferimento nel testo di Este sono verificabili presso il Polo catastale di Montichiari. (B.B.) Egregi Signori, ho partecipato martedì 15 aprile, in qualità di componente il Tavolo Tecnico Regionale, al seminario su Pregeo10 tenutosi presso la Direzione regionale per la Lombardia dell’Agenzia del Territorio. Accolgo con piacere la richiesta rivolta dall’Ing. Ferrante ai presenti di dar seguito all’incontro con proprie osservazioni; di seguito espongo anche “per fatto personale” alcune considerazioni in merito ad un chiarimento richiestomi dall’Ing. Ferrante, in quella sede, circa notizie catastali apparse recentemente su due quotidiani di Brescia. Pregeo10: l’Ing. Ferrante ha giustamente evidenziato i risultati conseguiti in tanti anni di impegno, anche personale. Aggiungo che, per precisa scelta, il Polo catastale di Montichiari si avvale del “motore di calcolo Pregeo” anche per il trattamento delle operazioni topografiche che, svolte in parallelo alle funzioni catastali, assicurano lo svolgimento dei compiti affidati al Polo dalle Amministrazioni comunali. Lodevole è l’intento di automatizzare la procedura Pregeo: così avviene per tutti le procedure “mature”, così mi auguro possa essere anche per la predisposizione degli atti di aggiornamento catastali. Avanzo perplessità su come si intende innovare la predisposizione del dbcensuario e più in generale mi chiedo se non sia arrivato il momento di affrontare alcune questioni di fondo circa la formazione del dato geometrico catastale, anche se queste travalicano la procedura attuativa Pregeo. Parto dal dbcensuario : l’Ing. Ferrante, l’Ing. Pignatelli, i Funzionari tutti dell’Agenzia hanno illustrato con proprietà e con dovizia di esempi il lavoro svolto e gli impegnativi traguardi oramai a portata di mano. La scelta, corretta, di utilizzare schemi prefissati nella predisposizione del dbcensuario impone però una casistica tale che solo la consultazione “con struttura ad albero” potrà consentire un utilizzo … sostenibile; sarà comunque un grande albero, … non certo un arbusto. È mia convinzione che le cose più sono semplici meglio è; in concreto la mia proposta sul dbcensuario è la seguente : stadio ANTE (dove si indicano i dati delle particelle originali ), stadio POST ( dove si indicano i dati censuari delle particelle conseguenti all’atto di aggiornamento); campo NOTE per ogni particella POST dove annotare ciò che necesse essere riportato in visura. Il dbcensuario tratta in ogni caso particelle aventi gli stessi diritti reali e pertanto tutti i formalismi di stadio a me sembrano alquanto inutili; operando con ante&post si potrebbe semplificare molto l’adempimento, con vantaggio per tutti. 128 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 Corretta e condivisibile l’idea di lanciare “un ponte Intestati” fra il Catasto Terreni ed il Catasto Fabbricati; proporrei maggior flessibilità quando il passaggio da Catasto Terreni a Catasto Fabbricati interessa particelle con diversa titolarità che formano un cassone edificiale ben individuato e magari funzionalmente omogeneo; teniamo conto che i diversi cespiti troveranno, comunque, corretta e completa rappresentazione a Catasto Fabbricati attraverso le schede e l’elaborato planimetrico di subalternazione (atto catastale di fondamentale importanza a tutti ostensibile e che, propongo, possa essere integrato con misure). Di contro, grosse perplessità ho sempre avuto e conservo, oggi ancor più, sull’adeguatezza della procedura Pregeo, così com’è, a rappresentare la volontà della Parti ed a descrivere in modo adeguato gli immobili oggetto di aggiornamento cartografico. È mia convinzione che la sottoscrizione degli atti di aggiornamento catastale da parte dei titolari dei diritti reali debba avere come presupposto la corretta e compiuta comprensione da parte degli stessi. Questo non accade con Pregeo, anche perché la completa informatizzazione della procedura e la grafica “essenziale” hanno reso del tutto incomprensibile l’atto di aggiornamento catastale che le Parti devono sottoscrivere per norma cogente. Ridurre il tutto al rapporto Committente/Professionista mi pare assai opinabile trattandosi di adempimenti con rilevante impatto pubblicistico. Spesso il Committente/Proprietario firma senza avere cognizione del contenuto: può solo sperare che la sua volontà sia stata correttamente rappresentata; l’aggiornamento catastale è assicurato, meno la ratio del Dpr 650/1972. Le cose, per certi aspetti, andavano meglio quando si lavorava per canneggiate. È mai possibile che io, venditore/compratore, che vendo/compro un campo di 100x100 o accatasto un edificio di 10x10 debba sottoscrivere un atto di aggiornamento con una serie infinita di dati per me astrusi, magari espressi in coordinate riferite al centro della terra, mentre non trovo da nessuna parte riportata in modo chiaro ed a me comprensibile la certezza “geometrica” di quello che sottoscrivo? Mi fermo … anche se lo sguardo alla mappa “con canneggiate” del Kenya (allegato 1) mi inquieta alquanto. Gli anni di lavoro in Comune e lo sguardo attento a ciò che ci accade attorno mi hanno convinto che è indispensabile superare l’attuale separatezza fra Catasto e “Mondo”. Per fare ciò a me pare indispensabile, per quanto attiene al dato geometrico, passare da un “Catasto di misure” ad un “Catasto di posizione”. Il dato catastale dovrebbe diventare una componente della più ampia geo-informazione che descrive ogni evidenza territoriale avente valore economico e fiscale. È necessario cioè superare l’indeterminatezza che, anche dopo la Circ. 2/1988, rende impossibile determinare in un sistema di riferimento condiviso e nel rispetto delle precisioni che la norma già ha fissato [DM 2/01/1998], la posizione di un confine o di un fabbricato. Bisogna inoltre farla finita con tutte le furberie e gli accomodamenti tecnici, previsti anche dalle circolari vigenti, che spesso rendono una scelta personale, economicamente svantaggiosa, lavorare con scrupolo e competenza. Non è possibile che (ancora dopo 20 anni) la Circ. 2/1988 dica a pagina 15 una cosa e nell’esempio 1) indichi come fare per non applicare quanto disposto a pag. 15; così com’è irricevibile l’ambiguità con cui viene trattata l’informazione altimetrica (da ultimo alcuni infelici esempi del giorno 15). Diamo avvio, inizialmente con i Comuni e con gli altri Enti territoriali che mostrino sensibilità, alla realizzazione di una rete di PF aventi precisione idonea, facilmente accessibili e con densità adeguata alle strumentazioni attuali (… un occhio di riguardo alle evoluzioni in corso). Allego alcuni spunti di come vanno le cose a nord ed a sud del mare nostrum (vedi Svizzera e Marocco – allegati 2 e 3), tratti dalla documentazione reperibile in rete. Così operando tutte le geo-informazioni, siano esse catastali o di altra emanazione, potranno integrarsi: questo è quanto stiamo facendo, faticosamente, qui a Montichiari; questo è stato mostrato all’Ing. Ferrante durante una sua recente visita al Polo catastale. Arrivo ora al “fatto personale” emerso durante l’incontro del 15 a seguito di espresso chiarimento fattomi dall’ Ing. Ferrante. Allego la copia di due articoli (all. 5 e 6) apparsi su quotidiani locali a seguito della conferenza stampa durante la quale il Sindaco reggente di Brescia, Dr. Gaffurini, ha presentato il progetto “Catasto” con cui l’Amministrazione Comunale ha in fase di ultimazione l’informatizzazione delle mappe catastali. Lascio, senza commenti, ai miei cortesi interlocutori la lettura degli articoli: desidero però riassumere i fatti poiché ho sempre avuto in somma considerazione le Istituzioni, il lavoro delle persone ed i rapporti personali con i destinatari della presente. In quella conferenza stampa ho illustrato ai convenuti i criteri tecnici con cui sono state informatizzate le mappe di Brescia (criteri contenuti nel Protocollo d’intesa a suo tempo condiviso e sottoscritto fra Comune ed Agenzia); con l’aiuto di procedure informatiche ho mostrato la qualità, e le potenzialità d’uso, della mappa informatizzata che sarà, a breve, disponibile. Per dare il giusto risalto e valore all’impegno, anche finanziario, dell’Amministrazione comunale ho confrontato le mappe di Brescia con un corrispondente supporto relativo ad un Comune contermine (se non erro informatizzato nell’anno 2007, vedi allegato 4). Ai presenti ho evidenziato le incoerenze presenti nell’estratto di Roncadelle e con “una parola” ho chiamato “buchi” le parti evidenziate nell’allegato 4. Questi i fatti. Occorre ricordare che le mappe recentemente acquisite, a Roncadelle come altrove, non solo hanno “buchi” cartografici, ma hanno anche “buchi” temporali poiché dall’acquisizione raster/Aima (1996) all’adozione di Wegis (2002) [sei anni] vi è, nelle attuali banche dati catastali, mancanza di informazioni. Come ho avuto modo di ribadire a Milano una cosa è la “comodità” con cui è possibile gestire il Catasto, altra cosa è la “qualità” del dato catastale; a me pare che la “qualità Catasto” sia sempre più necessaria per il sistema Paese. In questa prospettiva il lavoro da fare è tale e tanto che c’è, per davvero, spazio per tutti; qui a Montichiari stiamo lavorando da anni per recuperare il passato e per costruire il futuro. La meta, credetemi, non è prossima e molte volte mi sento più un “operatore ecologico” che un “operatore catastale” stante il tempo e la fatica profusi quotidianamente nel bonificare il dato catastale. Grazie per la cortese attenzione. Il Direttore del Polo catastale Angelo Este IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5- 129 Aggiornamento Albo Iscrizioni all’Albo con decorrenza 29 settembre 2008 N. Albo Nominativo Luogo e data di nascita Residenza 5829 Forlani Daniela Brescia 11/09/1983 25030 Trenzano (Bs) via A. Manzoni 23 5830 Andrico Francesco Leno (bs) 11/09/1983 25024 Leno (Bs) via G. Leopardi 12 - Fr. Castelletto 5831 Bonfanti Andrea Gardone V.T. (Bs) 30/05/1983 25065 Lumezzane (Bs) via Rango 22/d 5832 Spandre Diego Lovere (Bg) 20/05/1984 25055 Pisogne (Bs) via San Gerolamo 26 5833 Fratus Nicola Chiari (Bs) 04/04/1982 25037 Pontoglio (Bs) via Lombardia 26 5834 Guzzago Emanuele Chiari (Bs) 27/01/1986 25030 Coccaglio (Bs) via G. Di Vittorio 5 - Tr. II 5835 Migliore Umberto Aaral (Svizzera) 18/09/1984 25050 Provaglio d’Iseo (Bs) via Sebina 26/b Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 22 luglio 2008 N.Albo Nominativo Luogo e data di nascita Residenza Motivo 5114 Montichiari (Bs) 27/06/1971 25013 Carpenedolo (Bs) via C; Abba 129 Trasferimento a Milano Comini Angiolino Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 25 luglio 2008 N.Albo Nominativo Luogo e data di nascita Residenza 5491 Orzinuovi (Bs) 15/09/1972 25030 Roccafranca (Bs) via Donizetti 5 Saccenti Massimiliano Motivo Trasferimento a Bergamo Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 6 agosto 2008 N.Albo Nominativo Luogo e data di nascita Residenza Motivo 5662 Edolo (Bs) 23/07/1982 25059 Vezza d’Oglio (Bs) via Sal Monte Grappa 2 Decesso Pasolini Mauro Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 29 settembre 2008 N.Albo Nominativo Luogo e data di nascita Residenza Motivo 1270 Azzano mella (Bs) 04/11/1940 25124 Brescia via Malta 7/c, Torre Kennedy Dimissioni Stabiumi Giovanni 130 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 memo AVVISO AGLI ISCRITTI ALL’ALBO Per consentire il periodico aggiornamento dei dati da inserire nell’Albo professionale tutti gli iscritti sono tenuti a comunicare al Collegio ogni variazione d’indirizzo e di recapito telefonico utilizzando esclusivamente la seguente scheda: SPETT.LE COLLEGIO DEI GEOMETRI DELLA PROVINCIA DI BRESCIA 25128 BRESCIA - PIAZZ.LE C. BATTISTI 12 FAX: 030/306867 PER AGGIORNARE GLI ELENCHI DELL’ALBO PROFESSIONALE DI BRESCIA IL COLLEGIO INVITA I GEOMETRI A COMPILARE E A RISPEDIRE CON SOLLECITUDINE QUESTA SCHEDA (ANCHE TRAMITE FAX) IL SOTTOSCRITTO GEOMETRA cognome e nome ………………………………………………………………………………………….. luogo di residenza cap via …………………………… ……………………………………………………………………………………….. città ……………………………………………………………………... ………………………………………………………………………………………………………………………... P. Iva n. albo …………………………………………... luogo dello studio cap via nato il ………………………………………… ………………………………………………………………………………...... ………………………………………………. città ………………………………………….... ………………………………………………………………………………………………………………...... …………………………………………………………………………………………………………………… tel. casa ……………………………………………………………………………………………………………. cell. ………………………………………………………………………………………………………………………. data …………………………………………………………………………………………………………………….. tel. ufficio e-mail firma …………………………………… fax …………………………………………........ ………………………………………………………………………………………………………….... …………………………………………………………………………………………………………….... Per l’invio della corrispondenza, usare l’indirizzo: ❑ residenza ❑ studio (segnare con una crocetta) Autorizzi la pubblicazione della tua e-mail nel sito Internet del Collegio? ❑ sí ❑ no (segnare con una crocetta) Si ricorda inoltre che le modifiche dell’attività svolta dai singoli iscritti, che comportano iscrizioni o cancellazioni alla Cassa di Previdenza geometri a sensi della legge n. 236/90, devono essere comunicati alla Cassa stessa esclusivamente mediante la compilazione di specifico modello di atto notorio disponibile presso il Collegio. La segreteria è inoltre attrezzata per fornire tutte le informazioni atte a evitare che l’iscritto incorra in sanzioni pecuniarie per effetto di tardive od omesse comunicazioni o versamenti alla Cassa di Previdenza. 132 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5