IL GEOMETRA
BRESCIANO
Rivista bimestrale
d'informazione
del Collegio Geometri
della provincia di Brescia
Il quadro della pittrice
prof. Livia Cavicchi, esposto nella sede del Collegio
Geometri di Brescia, sintetizza con efficacia la
multiforme attività del geometra nei secoli.
Direttore responsabile
Bruno Bossini
Sommario
Segretaria di redazione
Carla Comincini
EDITORIALE - I geometri e i beni ambientali.
Cosa sta cambiando?
pag. 2
DAL COLLEGIO DI LODI - Il lay-out di cantiere
come strumento di coordinamento
64
Redazione
Raffaella Annovazzi, Leonardo Baldassari,
Giuseppe Battaglia, Nadia Bettari,
Tarcisio Campana, Laura Cinelli, Daniela Chiarini,
Mario Comincini, Alfredo Dellaglio,
Piero Fiaccavento, Stefano Fracascio,
Francesco Ganda, Francesco Lonati,
Guido Maffioletti, Franco Manfredini,
Giuseppe Mori, Lorenzo Negrini,
Mariangela Scotti, Marco Tognolatti,
Giuseppe Zipponi
INTERVISTA - Professionisti si diventa. L’esperienza in chiaroscuro di due giovani colleghi
6
ESTIMO - L’aspetto tecnico dell’assicurazione di responsabilità civile
72
Hanno collaborato a questo numero
Mario Agostini, Andrea Botti, Antonio Carminati,
Alessandro Colonna, Brunello De Rosa,
Ruben Erlacher, Gianni Gares,
Massimiliano Pelizzari, Piergiorgio Priori,
Bruno Razza, Corrado Romagnoli, Luca Turrini
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N. 5 - 2008 settembre - ottobre
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e le fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono.
DAL CONSIGLIO NAZIONALE - “Gestione
del Territorio Pubblico e dello Stato” al
meeting veronese della FIG
12
CATASTO - I geometri italiani principali protagonisti dell’aggiornamento catastale 16
DALLA CASSA - L’andamento dei “modelli
17” dice di una categoria dinamica e sostanzialmente in crescita
18
DAL COLLEGIO DI BRESCIA - Il Lions Club
Valtrompia e la futura viabilità triumplina
al meeting in S. Giulia a Brescia
20
Nuove disposizioni per tecnici esperti in
valutazione di immobili
68
Gavardo 11-12 ottobre. Un week-end di risparmio energetico e bioedilizia
82
LAVORI DI GEOMETRI- La progettazione
delle cave di monte (parte seconda) 24
LEGALE - Trasferimento di cubatura
40
AMBIENTE & BIOEDILIZIA - Gli intonaci di
terra cruda: metodi antichi per nuove applicazioni biocompatibili
74
GEOLOGIA - Acque sotterranee: conoscenza del sottosuolo e norme di riferimento
86
TECNICA - Il rilievo topografico dei fondali lacustri
96
La verifica termografica di un edificio
100
Trasparenze e traslucenze litiche
104
CONDOMINIO - Deregolamentazione nel settore dell’amministrazione condominiale 110
CULTURA - Disegnare l’architettura
114
ETICA PROFESSIONALE - A guardar bene
…
122
Novità di legge
La parola agli esperti
Lettere al Direttore
Aggiornamento Albo
124
126
128
130
URBANISTICA - Come cambia la disciplina
urbanistica in Lombardia
42
FORMAZIONE CONTINUA - Non è obbligatorio (per ora) allegare la certificazione
energetica ai contratti
46
AGRICOLTURA & FORESTE - Primo corso
introduttivo alle problematiche agricole
affidato al Collegio di Brescia
48
Di prossima pubblicazione la “Storia dell’agricoltura bresciana”
50
SICUREZZA CANTIERI - Eventi infortunistici
negli scavi: metodi e tecniche per evitarli52
DAL COLLEGIO DI SONDRIO - Il Responsabile Unico del Procedimento: compiti e
funzioni
62
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
2008/3 - 1
EDITORIALE
Bruno Bossini
È
sempre confortante toccare con
mano la vitalità
che la nostra Categoria esprime quando è opportunamente sollecitata a intervenire ad incontri di carattere professionale. E tutto
ciò, è giusto rimarcarlo,
anche in una fase economica
come quella che stiamo vivendo di edilizia molto debole se non addirittura stagnante, che dovrebbe quasi
invece spingere alla rassegnazione e tradursi quindi in
un poco interesse per i geometri professionisti “a voler
cambiare le cose”.
Essi evidentemente riescono ancora a trovare nic-
2 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
I geometri e i beni ambientali
Cosa sta cambiando?
chie di mercato produttive
ed anche se le progettazioni
del “nuovo” sono molto rallentate, riescono purtuttavia
a trovare opportunità di lavoro negli ambiti ancora produttivi delle trasformazioni
e modificazioni edilizie e
quindi riescono a inserire la
loro professionalità in tutti
gli aspetti specialistici che
tali interventi determinano,
ossia: sicurezza, catasto, risparmio energetico, ecc...
È questa la ragione per la
quale quando il Collegio
“chiama“ su approfondimenti tematici professionali
essi accorrono numerosi per
continuare ad essere preparati e documentati per af-
frontare la quotidianità del
loro lavoro.
L’appuntamento del 26 settembre 2008 al Tartaglia
(l’ultima di queste occasioni) incentrato sulla precisazione delle norme di tutela ambientale ai sensi dei
recenti D.L. 62/63 del 23 marzo 2008, che portano correzioni al codice Urbani,
(norme che di fatto interessano gran parte del territorio
provinciale, e quindi toccano tutti i professionisti),
era invitante anche per la
presenza, in qualità di relatore, dell’avv. Mauro Ballerini di Brescia che, bisogna
dirlo, ha coinvolto i convenuti, insieme al collega
Gnecchi ed al Presidente
Giovanni Platto, con la chiarezza della sua esposizione
e con il suo piacevole interloquire puntualizzato da affermazioni ferme e precise.
«Sgombriamo subito il
campo da ogni dubbio – ha
detto introducendo i lavori –
la tutela del territorio è e
resta esclusiva competenza
dello Stato. È la Costituzione che lo prevede». E pur
avendo lo Stato delegato
alle Regioni tale potere,
quello stesso potere che
esse a loro volta hanno trasmesso con delega ai Comuni ed alle Provincie, per
ora e sino all’approvazione
dei Piani paesaggistici re-
EDITORIALE
Nella pagina di sinistra, l’aula
Magna dell’Istituto Tartaglia gremita
di geometri; qui a fianco, la
registrazione dei partecipanti al
convegno; sotto, il tavolo dei relatori:
da sinistra il geom. Antonio Gnecchi,
il Presidente del Collegio di Brescia
Giovanni Platto, l’avvocato Mauro
Ballerini e il Direttore del Collegio
geom. Mariangela Scotti
gionali, continuerà il controllo vincolante della Soprintendenza ai Beni Ambientali che può concretizzarsi solo con l’approvazione o con l’annullamento
dell’autorizzazione paesistica emessa dagli Enti delegati entro 60 giorni dal ricevimento della stessa.
Q
uesto è lo stato
delle cose. Né
noi progettisti né
le Amministrazioni delegate
in sub-delega nulla possono
per modificare la regola vigente che consente alla Sopraintendenza di emettere
dinieghi anche secondo suoi
criteri discrezionali in una
materia come è quella della
tutela paesistica, che ha
però precisato il relatore,
«salvo casi particolari non significa inedificabilità assoluta, bensì edificabilità controllata nei volumi e nell’estetica ai fini della tutela del
bene da conservare (fiume,
lago, altitudine, ecc…)».
«Il Soprintendente – ha continuato Ballerini molto efficacemente – nelle materie
urbanistiche è ormai restato
l’ultimo tiranno». Sta quindi
a noi geometri progettisti ed
alla nostra abilità ed esperienza professionale progettare in questa materia delicata nel rispetto delle
norme vigenti, trovando
contemporaneamente il
consenso dell’Ente demandato all’atto approvativo
vincolante.
E sono assolutamente inutili, se non addirittura penalizzanti, i provvedimenti autorizzativi emessi dalle
Ammnistrazioni o dagli Enti
senza l’autorizzazione paesisticain quanto nulli, come
non fossero mai stati emessi.
La situazione cambierà radicalmente dopo l’approvazione dei Piani paesaggistici
Regionali.
Sino ad allora due sono le
possibilità che si aprono per
le Amministrazioni periferiche delegate (Province,
Comunità Montane, Con-
sorzi comunali, ecc…), ambedue legate ad un adempimento preciso che ad esse
compete entro il 31 dicembre 2008. Se entro tale
data esse avranno costituito
e attivato la Commissione
del Paesaggio (comunicazione in tal senso dovrà pervenire alla Regione entro il
14 novembre 2008), potranno continuare ad usufruire dello strumento della
sub-delega ed esercitarla
con le regole oggi vigenti.
Se non avranno ottemperato a tale obbligo saranno
invece private del diritto di
sub-delega e in tal caso l’ autorizzazione ai fine paesistici
necessaria all’approvazione
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 3
EDITORIALE
L’avvocato Mauro Ballerini di
Brescia mentre svolge la sua
relazione.
In basso, lo stesso con il Presidente
Giovanni Platto
del Permesso di costruire o
della Dia verrà emessa direttamente della Soprintendenza ai Beni Ambientali,
che darà il suo parere vincolante nei termini di Legge,
dopo la pervenuta richiesta
da parte dei Comuni o degli
Enti richiedenti.
A
d approvazione avvenuta dei Piani
paesaggistici regionali che ci si augura, dice Ballerini, «conterranno finalmente norme e criteri chiari
senza alcuna, si spera, possibilità discrezionale, nell’individuare le aree da dichia-
4 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
rare totalmente inedificabili,
i monumenti o le architetture
da vincolare, e le aree di ammissibile edificazione se pur
controllata», il parere della
Soprintendenza resterà obbligatorio, ma non più vincolante. L’autorizzazione, ma
solo allora, in sub-delega dei
Comuni e degli Enti delegati
avrà infatti validità dopo che
saranno trascorsi i 30 giorni
dall’invio alla Sopraintendenza dei beni Ambientali
della comunicazione di avvenuta sub-delega, tempo
entro il quale le medesime
potranno accettarla o esprimere un parere contrario,
EDITORIALE
Il Direttore del Collegio geom.
Mariangela Scotti e sotto, il relatore
geom. Antonio Gnecchi con il
Presidente Platto durante la
discussione al convegno del 26
settembre sui Beni Ambientali
non piú vincolante ma con
possibilità di impugnazione
al TAR.
V
ediamo ora cosa è
e da chi è costituita
la nuova Commissione del paesaggio. È totalmente svincolata dalla C.I.E.
(Commissione igienico edilizia), autonoma nel suo parere vincolante, costituita da
5 membri per Comuni con
piú di 15000 abitanti e 3
membri per quelli con meno
di 15000 abitanti. Il Presidente dovrà essere un laureato, ma i componenti potranno anche essere geo-
metri, con esperienze quinquennali che dovranno garantire capacità e sensibilità
professionale sui temi ambientali. «I geometri – lo ha
sottolineato il Presidente
Platto – essendo molto inseriti nel territorio sul quale esercitano la loro professione, oltre a ben conoscerlo, possiedono anche laconoscenza delle tematiche
di tutela ambientale necessarie per assolvere al delicato compito, al quale potranno essere chiamati dalle
Amministrazioni».
Il collega Antonio Gnecchi
ha affrontato in conclusione
dei lavori il tema più specifico della normativa sulla
legge vigente di Tutela del
paesaggio e si è soffermato
sulle caratteristiche progettuali della domanda di autorizzazione paesaggistica,
“«il cui progetto – ha detto –
non sempre collima, come
invece spesso si dice, con il
progetto meramente architettonico».
È seguito un dibattito e
dopo tre ore si è chiuso il
Convegno.»
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 5
INTERVISTA
Professionisti si diventa
L’esperienza in chiaroscuro
di due giovani colleghi
Diventare geometri liberi professionisti non è facile. Ce lo dicono da
anni gli studenti degli istituti superiori e i giovani colleghi che
sottolineano come non solo non sia facile cominciare la nostra
professione, ovvero aprire uno studio e trovarsi lavoro e clientela, ma
anche semplicemente svolgere con profitto il praticantato e superare
l’esame di abilitazione professionale. Anche per questa ragione
spesso su queste colonne ci siamo interrogati sulla situazione dei
giovani, sulle molte incongruenze dell’iter formativo scolastico, del
praticantato, dell’esame di Stato che consente l’iscrizione all’Albo.
L’abbiamo fatto visitando gli istituti maggiori della nostra provincia,
parlando con i docenti e con i colleghi che fanno parte delle
commissioni d’esame, pubblicando ogni anno le prove d’esame,
dando i risultati d’ogni sessione e commentandoli. Inoltre su questo
versante il Collegio organizza corsi di preparazione all’esame, incontri
con gli studenti e mille altre iniziative proprio per favorire le nuove
iscrizioni ed accompagnare fin dove è possibile l’avvio del lavoro dei
nuovi colleghi.
Non ci era invece ancora capitato di dialogare con un paio di colleghi
iscritti da pochi mesi, per farci raccontare direttamente la loro
esperienza, sentire dalla loro viva voce difficoltà, problemi,
aspettative. Ne abbiamo avuto l’occasione
incontrando Stefano Bellini e Matteo
ai scelto di fare il geoMarchina, due giovani colleghi che si sono
metra o ti sei ritrovato
iscritti al Collegio nei primi mesi di questo
geometra per caso?
2008, ai quali abbiamo in buona sostanza
Può sembrare una domanda
inutile, oziosa, “marzulfatto un’intervista parallela, ovvero ponendo
liana”, ma forse per capire le
più o meno ad entrambi le stesse domande.
difficoltà di un giovane, per
Siamo stati certamente facilitati non solo
partecipare della sua esperienza d’ingresso nella nodalla loro contemporanea presenza nella
stra professione conviene
sede del Collegio, ma pure dal fatto che i loro partire da qui. Magari dal
perché avere scelto un istiiter formativi siano diversi ma simili, in
tuto per geometri invece
qualche modo insomma paralleli: Matteo è
d’un liceo che oggi pare affadel 1985 e Stefano del 1986 e si sono
scinare tutti i ragazzini che escono dalle medie.
diplomati senza particolari intoppi, l’uno al
«No, il liceo proprio no – riTartaglia e l’altro all’Itc di Leno, nel 2004 e
sponde Stefano Bellini – vonel 2005; come detto si sono iscritti entrambi levo una scuola che mi consentisse di entrare nel monall’Albo nella primavera di quest’anno.
H
do del lavoro con un diplo-
6 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
ma e non mi obbligasse a
proseguire gli studi per altri
cinque anni o più. Inoltre il
disegno e la possibilità di lavorare all’aperto mi sono
sempre piaciuti. Per questo
ho scelto l’istituto per geometri e l’ho frequentato a
Leno, perché c’era un corso
d’inglese piú lungo e approfondito che mi attirava e
anche per la ragione che da
Castenedolo, dove abito,
era più comodo che venire in
città».
E tu invece?
«Potrei dire anch’io le stesse
cose – replica Matteo Marchina – anche se non sarei
del tutto sincero. In verità infatti nel mio caso hanno indubbiamente pesato anche
altri due elementi: il fatto
che mio padre è geometra
ed ha uno studio professionale avviato e, infine (ma
forse dovrei dire innanzitutto), il fatto che il Tartaglia
dove ho studiato cinque
anni non è lontano dal
campo di calcio della società
calcistica per la quale gioco.
All’inizio insomma il sogno
non era tanto fare il geometra, bensì il calciatore e
studiare al Tartaglia mi consentiva di allenarmi pur continuando ad abitare a Monticelli Brusati».
Nonostante gli impegni extrascolastici a scuola hai però studiato...
«Sì, mi sono diplomato nei
cinque anni canonici e
debbo dire che proprio in
quegli anni, pur se il sogno
rimanevano un rettangolo
verde e un pallone, ho cominciato ad entrare nell’ordine di idee che tutto som-
INTERVISTA
I giovani geometri Stefano Bellini (a
sin;) e Matteo Marchina durante il
colloquio-intervista con il direttore
della rivista geom. Bruno Bossini
mato non mi sarebbe
neanche dispiaciuto fare il
geometra, soprattutto progettare».
E dopo la scuola è stato naturale far
la pratica nello studio di tuo padre?
«Non proprio; in un primo
momento ho pensato all’università, sempre con la speranza non troppo segreta
che fosse il calcio ha togliermi l’imbarazzo d’una
scelta, ma per la verità non
mi andava molto di studiare
per altri cinque anni e tanto
meno di restare parcheggiato in un ateneo senza fare
nulla di utile. Ho così trovato
in mio padre l’interlocutore
giusto che mi ha proposto di
fare la pratica nel suo studio
senza rinunciare al calcio. E
così è stato con soddisfazione credo di mio padre
oltre che mia, perché fin dai
primi giorni mi sono potuto
applicare a quanto più mi
piace della professione, ovvero la progettazione, prendendo confidenza ogni
giorno di più con il computer
e l’autocad. Davvero un’esperienza gratificante, anche perché lo studio di mio
padre affronta tutte le questioni che possono toccare la
nostra professione, ma in
special modo quelle inerenti il campo edile ».
Praticantato gratificante e completo
dunque. E Stefano? Anche tu hai
raggiunto il traguardo del diploma
senza difficoltà, in cinque anni tanto
per intenderci. E poi? Avevi pure tu
un parente, un amico di famiglia, un
conoscente che ti volesse in studio per
il praticantato?
«No, niente di tutto questo;
in effetti dopo il diploma mi
sono guardato in giro per un
po’, sia per capire quale
strada intraprendere, sia per
verificare se una strada per
la libera professione c’era
ed era percorribile. Ed è a
questo punto che ho incontrato il Collegio».
Senti senti, questa non me l’aspettavo.
«Sì, semplicemente ho aderito alla proposta che avete
lanciato qualche anno fa e
dopo un colloquio proprio
qui al Collegio sono stato accolto come praticante in un
studio non lontano dal mio
paese».
Di che cosa si occupava lo studio e
cosa sei riuscito a fare come praticante?
«Lo studio si occupava e si
occupa principalmente di
procedure catastali e rilievi
topografici. Se il cliente ha
anche altre esigenze ovviamente non ci si tira indietro,
ma oggi la topografia abbisogna di strumenti e dotazioni tali che è inevitabile
che uno studio specializzato
in questo campo finisca per
fare sostanzialmente solo
questo».
E tu in questo ambiente di professionisti votati a catasto e topografia,
come ti ci sei trovato?
«Bene, molto bene fin dall’inizio anche perché fin dal
primo giorno sono stato
coinvolto e a mano a mano
che passavano le settimane
mi davano fiducia, mi offrivano opportunità di conoscenza e di pratica reali,
vere, arricchenti».
Però le tue competenze nel periodo
del praticantato sono andate affinandosi in un solo settore, mentre,
ad esempio l’esame, richiede competenze polivalenti e la prova principale
non può non riguardare la progettazione.
«Ed è qui che ho incontrato
per la seconda volta il Collegio, poiché ho seguito i
corsi appositamente organizzati che per tre mesi con
due incontri alla settimana
mi hanno dato la possibilità
di completare la mia formazione».
Siamo capitati davvero bene in quest’intervista perché il nostro Collegio
sta facendo proprio una bella figura:
aiuta i ragazzi a trovare studi nei
quali svolgere il praticantato, un’esperienza che appare proficua, e
quindi organizza infine anche efficaci
corsi di formazione. Bene. I corsi sono
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 7
INTERVISTA
Matteo Marchina
stati proficui anche per te Matteo?
«Se devo essere sincero,
sempre per quella passionaccia per il calcio, non ho
frequentato alcun corso, ne
quelli del Collegio e neppure altri. Ho scelto di preparami da solo e con l’aiuto
di mio padre al quale ho
chiesto più d’una volta lumi
per chiarire alcune questioni tecniche».
pratica, non delle nozioni. Che ne
pensi?
«Vero, e il discorso ci porterebbe probabilmente lontano sui temi ad esempio
del rapporto mai veramente
digerito in Italia tra scuola
professione e lavoro. Non mi
addentro su questo terreno:
voglio solo testimoniare che
l’esame oggi appare come
una ripetizione della maturità, con la differenza che ad
essere richieste sono solo le
materie tecniche e non più
quelle umanistiche».
E l’esame com’è andato?
«Purtroppo la prima volta
non l’ho passato – risponde
proprio Matteo – Il tema era
francamente ostico: si trattava di progettare una palestra con sala medica, spogliatoi, servizi vari e persino
qualcosa che riguardava le
vie d’accesso, la progettazione stradale. Ci ho provato, ma non sono riuscito a
cavare un ragno dal buco finendo per andare completamente in confusione».
Lo bocciatura non è stata pertanto
una sorpresa?
«No, sapevo perfettamente
di non aver svolto compiutamente e correttamente il
tema. Me ne sono tornato a
casa certo amareggiato e con
la consapevolezza che non
avevo la preparazione sufficiente, ma pure la ferma volontà di riprovarci».
La seconda volta pertanto hai seguito il corso?
«No, ma ho studiato di più e
ho chiesto ancor più aiuto a
mio padre, cosí ho ampliato
la mia esperienza e la mia
pratica. Ed al secondo tentativo sono passato tranquillamente. Anche perché si trattava di progettare una bifa8 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
miliare ed è proprio questa
una delle tipologie che nello
studio di mio padre si fa normalmente».
Tu invece Stefano sei stato promosso
al primo tentativo?
«Sì – attacca Stefano – anche
perché il mio tema era lo
stesso del secondo esame
di Matteo, ovvero la bifamigliare e al corso del Collegio
ci era capitato di progettare
una trifamigliare. Dunque eravamo preparati e non ci
sono stati problemi».
Pare di capire pertanto che il corso
serve...
«Il corso serve eccome, non
solo perché, come nel mio
caso completa l’esperienza
di ciascuno, soprattutto nel
caso di una pratica quasi monotematica, ma anche perché i docenti e i colleghi rinfrescano un po’ tutto il programma del quinquennio
scolastico».
Secondo qualcuno però il fatto che
l’esame sia d’impronta scolastica
tradisce un po’ il senso di una prova
che dovrebbe certificare un’abilità
Proseguendo con le critiche c’è anche
chi dice che, pur mantenendosi sul
piano tecnico, le prove sono spesso
lontane dalla pratica quotidiana ed
anche gli strumenti sono obsoleti: si
disegna ancora con le squadre e il
computer è un perfetto sconosciuto.
«Nel mio secondo esame –
interviene Matteo – quando
mi è stata chiesta la bifamigliare certo il legame con il
nostro lavoro quotidiano era
evidente; non era così per la
palestra o per il centro nautico di qualche anno fa, progetti che pochi geometri e
magari una volta nella vita
possono sognare di fare.
Quanto al computer non c’è
dubbio che la nostra generazione, ma soprattutto le ultime che si sono diplomate
hanno più problemi ad usare riga e squadra che l’autocad. Ed in verità oggi negli
studi è più usato l’autocad
che la squadra o il tecnigrafo. Forse bisognerebbe
promuoverne l’uso anche
nella prova d’esame».
È un suggerimento del quale tenere
sicuramente conto per non perdere lo
stretto collegamento tra abilitazione
INTERVISTA
Stefano Bellini
alla professione e lavoro reale, anche
se una riforma dell’esame di Stato è
un processo lungo che passa attraverso la riscrittura di norme e regolamenti, con pareri ministeriali e
mille altre pastoie burocratiche che
certamente andrà in porto non per i
vostri figli, ma forse per i vostri nipoti.
«Però qualche segnale di
rinnovamento mi pare già si
coga – interviene a suo volta
Stefano –. Durante il corso
del Collegio infatti proprio
l’allora presidente Savoldi ci
ha detto che l’esame non è
una prova di disegno, di abilità grafica, ma di capacità
progettuale. Pertanto, pur
se l’uso di autocad non è
previsto, è possibile dare
buona prova di sé anche con
un uso non perfetto delle
squadre, che non emergere
certo da chi non le usa abitualmente. Di più ci disse
che poteva essere valutato
positivamente anche solo
uno schizzo accompagnato
da una relazione, che mettesse però in evidenza quali
problemi si hanno di fronte
e come si intende affrontarli».
È proprio così. C’è però anche nella
categoria più d’un collega convinto
che chi non sa usare squadra e tecnigrafo non è un geometra e che utilizzare il computer significa un po’
abdicare alle proprie conmpetenze.
«Le opinioni di tutti vanno
rispettate – replicano quasi
in sincronia sia Matteo sia
Stefano – ed è persino comprensibile chi è rimasto affezionato al tecnigrafo, ma, al
di là del fatto che per nella
maggioranza degli studi il
ripeto competenza e capacità non comuni».
tecnigrafo è oggi un oggetto
d’arredo, mentre Pc, Tower e
Plotter sono sempre in funzione, va precisato che serve
competenza specifica da
geometra, capacità di elaborazione personale e inventiva per progettare con autocad. Il computer infatti
può agevolare in un’infinità
di operazioni ripetitive, ad
esempio quelle che un
tempo facevano i giovani di
studio quando lucidavano e
ripassavano i disegni, ma
non si progetta nulla se non
ci si mette ingegno proprio,
giorni, delle ultimissime
ore».
«Sì – aggiunge Matteo –
tanto più che il colloquio
parte sempre dalla correzione della prima prova,
dalla condivisione di errori,
questioni lasciate aperte,
possibili sviluppi di un tema
che spesso non si è riusciti a
finire, lasciando spesso soltanto indicati gli ultimi passaggi del compito».
Tornando alla vostra esperienza d’esame ci siamo limitati solo alla prima
prova. E le altre? E il colloquio?
«È vero – risponde Stefano –
anche se è la prima prova
scritta quella che provoca
più tensione, quella che fa
rivivere l’atmosfera della
prova di maturità, con le
notti insonni e il ripasso affannoso degli ultimissimi
E i nostri colleghi in commissione
danno una mano, fanno domande
specifiche?
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 9
INTERVISTA
«Il clima durante la prova
scritta è proprio un po’
quello degli scritti della maturità – ricorda Matteo – e,
pertanto, gli “aiutini” sono limitati. Soprattutto nelle primissime ore la tensione è evidente e il silenzio regna
sovrano. Poi, magari complice una richiesta di chiarimento, l’illustrazione più
ampia di un elemento particolare del quesito il richiamo generale all’attenzione su una questione, su
una strada da evitare,
perché sbagliata, sciolgono
il clima e aprono la strada a
qualche piccolo aiuto.
D’altra parte si tratta di una
prova di grande serietà che
apre la strada per la libera
10 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
professione, sarebbe sbagliato dare il via libera a chi
la professione non la sa svolgere».
Il colloquio invece...
«Il colloquio è meno stressante – aggiunge Stefano –
Ricordo che mi è stato
chiesto anche dove avevo
fatto la pratica e di cosa mi
ero occupato e subito il discorso si è incanalato sui
temi di topografia e catasto
sui quali mi sentivo più sicuro».
occupandomi ancora di catasto e topografia. Ho qualche cliente mio, sfrutto lo
studio per telefono, scrivania e computer, e quando
lavoro per lo studio fatturo al
collega che mi ospita. Per
me insomma il passaggio dal
diploma alla pratica al lavoro è stato sostanzialmente lineare, senza brusche interruzioni o cambi repentini di indirizzo. È un
percorso che mi pare coerente e che comincia a darmi
qualche soddisfazione».
E adesso? Superato l’esame, iscritti
all’Albo, avete aperto uno studio?
«Io – dice subito Stefano –
ho continuato a lavorare
dove avevo fatto la pratica
E tu Matteo?
«Continuo a sognare (ed ad
allenarmi) per fare il calciatore, ma adesso dò una
mano un po’ più concreta
nello studio di mio padre,
curo direttamente alcuni lavori, dalla progettazione alla
realizzazione, ovviamente
sempre con l’ausilio dell’esperienza di mio padre. Inoltre, anch’io ho incontrato,
finalmente il Collegio, dal
momento che sono iscritto al
prossimo corso per certificatori energetici, una specializzazione che mi appassiona e che mancava nello
studio di mio padre. Ed oggi
senza questa e altre specializzazioni è davvero difficile
operare. Insomma l’esame
di Stato non è stato un traguardo, semmai un nuovo
punto di partenza».
❑
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
“Gestione del Territorio
Pubblico e dello Stato”
al meeting veronese della FIG
La VII Commissione della Federazione
Internazionale dei Geometri (FIG), che si
occupa di gestione del Territorio e di Catasto
ha organizzato a Verona il proprio meeting
annuale. In tale occasione il Collegio di
Verona, con la partecipazione della FAO, ha
promosso un seminario internazionale dal
titolo: “Gestione del territorio Pubblico e
dello Stato” .
Numerosi gli interventi presentati dal
Consiglio Nazionale che partecipa da anni
agli incontri della Commissione e che
unitamente alla Cassa di Previdenza ha
“Il Geometra Italiano,
la formazione, il lavoro,
il ruolo nella società”
G
entili colleghi, nel
ringraziare tutti
voi per la vostra
partecipazione all’Annual
Meeting della VII Commissione FIG, desidero riprendere quanto già fu oggetto
della mia relazione alla I
Commissione FIG nel corso
della Working Week dello
scorso giugno. In quell’occasione avevo avuto modo di
sottolineare le particolarità
della figura del geometra italiano non solo per il suo
ruolo nella società odierna,
ma anche e soprattutto per
la possibilità di confrontare
un “modello” di tecnico in Italia molto utile con le esperienze di altri Paesi, con particolare riferimento a quelli
in via di sviluppo.
Desidero pertanto ripren12 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
sponsorizzato l’importante evento.
Particolarmente gradita la presenza del
nuovo direttore dell’Agenzia del Territorio
Dott.ssa Alemanno che in un suo intervento
di saluto ha ribadito l’intendimento
dell’Agenzia di rafforzare i rapporti di
collaborazione con la nostra categoria.
Riportiamo qui le parole di saluto rivolte dal
Presidente Nazionale Fausto Savoldi alle
autorità intervenute nonché la traduzione
italiana delle presentazioni redatte dallo
stesso Presidente Nazionale e dal
Consigliere Bruno Razza.
adies and Gentlemen,
Mr. President Enemark, Mr. President
Osskò, Mr. President Romanelli, Ministers, Colleagues and Friends, on behalf
of the Consiglio Nazionale
Geometri e Geometri Laureati, it's my pleasure to welcome all of You to this International Seminar, here in the beautiful Verona, Shakespearean
city of love in the unforgettable drama of Romeo and Juliet.
A special thanks to our host, the Board of the Association
of Surveyors of Verona, for their efforts in the organization
of this event, together with the CNG, the FIG, and the FAO.
I’m very honoured that this time the CNG has been given
the opportunity to organize this event, together with its
partner association, the FIG (in particular the VII and the IX
Commissions), and with the FAO, just before the FIG VII
Commission Annual Meeting.
I’d like to stress how important it is for our Surveyors’ Category, always particularly close both to the land and its
inhabitants, to have organized this meeting together with
the FAO. A meeting that will deal with the problem of Land
Management, especially Public Land, based on the belief
that only a wise and careful administration of the land resources can improve the well-being of all the people.
L
dere un argomento che
penso si possa ben adattare
ai compiti specifici di questa
Commissione che si occupa
della Gestione del Territorio
e del Catasto.
I geometri italiani, sono
100.000 iscritti all’Albo,
hanno infatti intrapreso una
nuova via di autoformazione
e di autoregolamentazione
per supplire alle carenze
nella formazione tecnica offerta da un sistema scolastico nazionale che sempre
più in Italia tende a formare
un “buon cittadino” piuttosto che un buon tecnico.
La nostra formazione basata
su 5 anni di Istituto Tecnico
seguito da 2 anni di pratica
professionale non è più sufficiente per rispondere alle
mutate esigenze di una società in rapida evoluzione.
Stiamo spingendo i giovani a
proseguire gli studi con tre
anni di Università affinché
ottengano una laurea che
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
consenta l’accesso alla professione di “geometra” con
un bagaglio tecnico-scientifico adatto alle richieste del
mercato.
Contemporaneamente
stiamo operando affinché gli
attuali iscritti all’Albo perfezionino la loro formazione
divenendo specializzati in
determinati settori, tra i
quali il più rilevante è quello
della “protezione ambientale e della tutela del territorio”.
Infatti, le tradizionali attività
del geometra italiano (topografia, edilizia ed estimo),
attività che un tempo davano origine ad un tecnico
polivalente, sono oggi tutte
riconducibili ad un’unica
grande famiglia che include:
- la conoscenza del territorio
- la sua rappresentazione
- il legame tra il territorio e la
persona (Catasto)
- l’uso sociale del bene pubblico
- la gestione del territorio
- la valutazione del territorio
(terreni e fabbricati)
- ed infine le sue trasformazioni determinate dagli interventi costruttivi dell’uomo.
Tutte queste funzioni non
possono, come accadeva in
passato, essere svolte da un
solo tecnico, ma possono e
devono spettare ad un’intera categoria che raccolga al
suo interno specialisti in
grado di operare con qualità
nei vari settori.
La formazione scolastica di
base e le competenze acquisite nell’operatività quotidiana fanno del geometra italiano l’unico tecnico in
grado di assicurare il monito-
Actually, the work of the Land Surveyor has to do with the
measurement, the representation, the valuation of the various estates and with the assessment of their building use.
In this profession, we try to meet the customer demands
that, if they were once linked almost exclusively to the agricultural production, nowadays are much more connected to the industrialization and the tertiary sector.
A proper land use cannot result exclusively from politics
and market laws. It has to rise from a widespread culture so
as to discourage even the request for an inappropriate exploitation of all the resources.
Our professional duty is precisely to increase and pass on
this culture, by turning the complexity of official laws and
academic scholarship into a message that can be understood by everybody and can take root in the people mentality.
Representatives of FAO are here today for the following
reason: food and agricultural production are two elements
that need a particular sensitiveness from the people, and
not only in regard to our own countries, but to all the world.
In the next few days, there will be the meeting of the FIG VII
Commission, whose purposes are exactly to promote the
training and the efficiency of the Surveyors and to make
their presence in the field more effective, both as technical
and political operators for a proper land management.
The participation of politicians and public authorities to this
Seminar testifies to their awareness of the key-role of the
Government and its Institutions in the activities we are
carrying out and in the efforts we are making.
Moreover, not less significant is the presence of representatives from those Developing Countries that, within the
present globalization process, are the first and most important beneficiaries of a wise strategy of land management. We are glad to share our experience with them and
we welcome their contribution to our discussion.
I’m sure that on these basis we will have a successful Seminar and I hope you all enjoy the warm hospitality of Verona, and wish you all a pleasant stay
The Italian Surveyors welcome you again and thank you
very much indeed.
Fausto Savoldi
President of Consiglio Nazionale
dei Geometri e Geometri Laureati
raggio, la rappresentazione e
la gestione del territorio. Non
vi sono dubbi, infatti, che
quest’ultima dipenda direttamente dalla conoscenza,
intesa in tutti i suoi aspetti:
1. Fisici:
- il posizionamento geografico
- il dimensionamento
- la dotazione di servizi tecnologici
- la viabilità
- i fattori di inquinamento
2. Sociali:
- i titolari di proprietà
- i titolari di diritti
- le provenienze e i passaggi
di proprietà
3. Economici:
- il suo valore
- le caratteristiche fiscali
- le sue caratteristiche correlate al consumo energetico.
La raccolta, l’interdipendenza e la messa in relazione tra di loro delle informazioni costituisce l’elemento portante della gestione integrata del territorio e dell’ambiente, un’attività ben più rilevante e
vasta di quella svolta dal
“catasto” inteso nel senso
tradizionale (quale strumento di rappresentazione
del bene e del suo proprietario). Va anche detto che la
raccolta di dati ed il loro
coordinamento fa parte
della più ampia disciplina
della “topografia”, disciplina nella quale i geometri
d’Italia sono oggi i migliori
specialisti.
Il Catasto Italiano, come vi
verrà illustrato dalle relazioni di altri membri del
Consiglio Nazionale e pur riconoscendo che negli ultimi
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 13
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
anni radicali sono stati i miglioramenti, sopporta il
peso di due rilevanti condizionamenti.
• Il primo è rappresentato
dall’esigenza di conservare la cartografia e le
informazioni del passato,
realizzate con grande cura,
ma spesso legate a sistemi
di riferimento locali e comunque oggi ampliamente superati. Il rifare
completamente la cartografia catastale utilizzando
metodi e strumentazioni
più moderni e più precisi
richiede risorse umane ed
economiche estremamente ingenti e al momento non disponibili. Ma
la strada del rifacimento
comporterebbe anche
l’abbandono di un patrimonio di informazioni che
fanno parte ormai della nostra storia (almeno quella
degli ultimi 40 anni).
• Il secondo condizionamento è rappresentato dal
fatto che l’attuale sistema
catastale italiano riunisce
in sé esigenza tecniche (topografiche) ed esigenze estimative (fiscali). Le due
cose spesso non vanno tra
loro d’accordo, soprattutto
per il fatto che la fiscalità è
legata a decisioni governative che nulla hanno a che
fare con la parte scientifica
della rappresentazione
geografica referenziata.
Per ovviare almeno parzialmente a questi problemi, lo
Stato Italiano ha disposto
che alcune funzioni, soprattutto quelle legate alla rappresentazione e alla descrizione dei beni e del territorio, debbano in futuro es14 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
sere affidate alle amministrazioni locali, riservando a
sè la più generale parte relativa alla fiscalità.
Noi crediamo che tale orientamento sia giusto alla sola
condizione che le regole e le
procedure di aggiornamento e di variazione degli
archivi siano uniche ed standardizzate su tutto il territorio nazionale.
I Geometri son ben consapevoli che il compito di
mantenere la cartografia e
l’archivio degli immobili aggiornato è affidato quasi unicamente al loro lavoro e alla
loro professionalità.
Anche a questo scopo è
stato affrontato il tema del-
l’autoformazione: essa assicura la preparazione degli iscritti all’Albo non solo nel
settore topografico catastale, ma, soprattutto, nella
materia della conservazione
e protezione dell’ambiente
costituito dalle cose, dalle
persone e dalla loro storia.
Il catasto diviene pertanto il
fondamentale strumento di
lavoro ed il principale sistema di riferimento dell’attività del costruire, del preservare, del monitorare e
del gestire il territorio.
Anche tutte le grandi opere
di ingegneria delle quali si
parlerà ampliamente nel
corso di queste giornate
prendono avvio da una corretta rappresentazione dell’ambiente e da una corretta
valutazione dei costi e dei
benefici.
Queste attività, legate alle
esigenze della moderna società urbana, garantiscono al
geometra italiano un compito che ne rafforza la professionalità e che lo pone al
centro del settore economico e sociale basato sulla
conoscenza.
Un modello di tecnico e di
categoria che proponiamo
all’attenzione ed alla valutazione di tutti voi.
Fausto Savoldi
Presidente
del Consiglio Nazionale
dei Geometri
e Geometri Laureati
Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati
presso il
Ministero della Giustizia
Roma 27 giugno 2008
Oggetto: Incarichi esterni di collaborazione e consulenze nella pubblica amministrazione - art. 46
decreto-legge n; 112 del 25 giugno 2008
Ai Signori Presidenti e Consiglieri dei Collegi dei Geometri d’Italia
Con soddisfazione si comunica che il Governo, anche a seguito dell’interventio congiunto dei Consigli
Nazionali dei Geometri, dei Periti Industriali e dei Periti Agrari, ha inserito nel decreto-legge n; 112 del
25 giugno 2008 (cd. “manovra d’estate”, pubblicato sui S.O. n; 152 alla G.U. n. 146 del 25 giugno
2008), la modifica dell’art. 7, comma 6 D.Lgs. n. 165/2001, riguardante gli incarichi esterni di collaborazione e consulenze nella pubblica amministrazione.
In particolare, la novella legislativa, contenuta nell’articolo 46 del citato decreto legge, definisce e chiarisce che i suddetti incarichi possono essere conferiti «ad esperti di … specializzazione anche universitaria» ed, inoltre, dispone una deroga espressa, in merito al possesso della specializzazione universitaria, «in caso di stipulazione di contratti d’opera per attività che debbano essere svolte da professionisti iscritti in ordini o albi».
Con i migliori saluti
Il Presidente
f.to Geom. Fausto Savoldi
CATASTO
Bruno Razza
I geometri italiani
principali protagonisti
dell’aggiornamento catastale
Riportiamo
la relazione del
Consigliere Nazionale
Bruno Raza
al meeting della
VII Commissione FIG
svoltosi a Verona l’11
settembre scorso.
L’autore vi esamina
la figura del geometra
in rapporto alle
operazioni necessarie
per l’aggiornamento
dell’inventario
generale delle
proprietà immobiliari,
e lo qualifica come
un tecnico specialista
a cui si rivolge
il cittadino per
segnalare variazioni
di proprietà, forma,
consistenza e valore
di fabbricati e terreni.
Tratta inoltre
dell’evoluzione del
catasto e delle sue
procedure,
constatando come
il geometra sia
di gran lunga la figura
piú competente
nel campo e la piú
adatta a svolgere
questo delicato
lavoro
l geometra italiano è il
principale protagonista dell’aggiornamento della banca dati catastale.
La legge impone al cittadino, di mantenere aggiornata la situazione catastale
del proprio immobile, sia
dal punto di vista della consistenza, della redditività
che del diritto.
La situazione degli immobili
si modifica per necessità, in
caso di successioni, divisioni, compravendite, costruzioni di fabbricati, ampliamenti e demolizioni. La
rapidità con cui avvengono
di fatto queste variazioni,
impone una continua attività dei geometri in ambito
catastale, specialmente per
quanto riguarda gli accatastamenti dei fabbricati.
Trattandosi di operazioni
tecniche specialistiche, il
cittadino proprietario si rivolge al mercato delle libere
professioni dove, in questo
settore, il geometra è la figura tradizionalmente ed effettivamente più competente.
I principali atti tecnici riguardano il Catasto dei terreni e
il Catasto dei fabbricati.
Prima di tutto al Catasto dei
terreni, le mappe catastali
vengono aggiornate con l'introduzione delle nuove
linee, necessarie per identificare i frazionamenti delle
particelle e l'ubicazione dei
fabbricati costruiti o modificati. In secondo luogo, l'archivio del Catasto dei fabbricati si completa con l'accatastamento delle costruzioni nella loro reale consistenza, presentando una
16 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
I
planimetria che ne descrive
l'interno e una documentazione illustrativa delle caratteristiche tecniche e costruttive.
Questi elementi, sono alla
base della determinazione
del classamento dell'immobile, per il quale viene opportunamente stimata e definita la rendita catastale, indispensabile ai fini fiscali.
In entrambi i catasti, sono
previste apposite procedure per l'aggiornamento
degli intestati e quindi dei
diritti reali dei proprietari e
dei possessori sugli immobili.
Queste operazioni tecniche
in Italia, vengono quasi totalmente eseguite dai geometri liberi professionisti, i
quali per queste prestazioni
sono incaricati e pagati direttamente dai privati cittadini interessati.
Alla base di ogni atto d’aggiornamento, c'è sempre la
necessità della conoscenza
dei luoghi, delle persone,
dell'ambiente, delle metodologie operative, delle
leggi e delle procedure, tutti
elementi ben noti ai geometri. Dunque il geometra,
fisicamente presente ovunque sul territorio, è in Italia l'assoluto protagonista
del processo di accatastamento che, con il proprio lavoro, dimostra d’essere una
figura tecnica insostituibile
per garantite equità e qualità sia al cittadino, sia all'Amministrazione pubblica.
Le procedure catastali oggi
sono completamente informatizzate e la trasmissione
degli atti d’aggiornamento
avviene anche per via tele-
matica. I geometri lavorano
affinché la trasmissione telematica diventi obbligatoria, in modo da poter eliminare definitivamente
ogni discrezionalità nelle
fasi di presentazione e di
controllo degli elaborati tecnici. L'obiettivo finale è
quello di poter trasmettere
per questa via tutti gli atti
d’aggiornamento catastali e
che la loro validità sia verificata e garantita dal controllo
automatico.
Q
uesto permetterà
di migliorare ulteriormente il lavoro del geometra libero
professionista, di semplificare il lavoro dei tecnici catastali e di garantire una migliore qualità all'operazione
nel suo complesso.
Gli aggiornamenti del Catasto terreni si fanno con la
procedura Pregeo (Preelaborazione geometrica) e
quelli del Catasto fabbricati
con la procedura Docfa (Documenti fabbricati).
Le suddette procedure, attivate gradualmente a partire
dalla fine degli anni Ottanta
e oggi in continua evoluzione e progressivo sviluppo, consentono di standardizzare gli elementi tecnici raccolti dal tecnico privato. I dati metrici e censuari
vengono letti e trattati con
un’univoca interpretazione
e una volta validati, inseriti
in tempo reale nella banca
dati, la quale si aggiorna automaticamente e può essere
immediatamente consultata
da chiunque.
Naturalmente, anche le più
sofisticate procedure infor-
CATASTO
matiche e telematiche, per
poter essere efficaci ed utili,
hanno bisogno di un corretto
sostegno dell'intelligenza umana e delle capacità di chi
produce i dati necessari.
La presenza del geometra è
comunque sempre indispensabile come è indispensabile che frequenti il
territorio, lo rilevi correttamente e sia in grado di rappresentare graficamente e
tecnicamente quanto necessario. Queste capacità
sono tipiche del geometra italiano, non solo per la qualità degli studi effettuati, ma
soprattutto per la sua diffusa
presenza sul territorio, per
la pratica e l'esperienza acquisite e per l'immediatezza
con cui è in grado di fornire
una prestazione professionale qualificata.
l geometra è in grado
di eseguire molte procedure tecniche riguardanti l'aggiornamento
del Catasto come i Piani di
frazionamento dei terreni e
dei fabbricati, indispensabili per i trasferimenti dei diritti di proprietà; i Piani particellari e riconfinazioni, indispensabili per riconoscere e identificare sul luogo
e sulla cartografia i limiti dei
confini di proprietà; il censimento dei fabbricati e la loro
classificazione, indispensabili per l'inventariazione
corretta dell'edificato e
base certa per la fiscalità; le
volture e variazioni nelle iscrizioni dei diritti collegati
agli immobili; le stime e le
valutazioni degli immobili a
destinazione d'uso diverso
dalla residenza.
Tutte queste procedure tec-
I
niche, sono indirizzate a ottenere la più corretta rappresentazione possibile del
territorio, a determinare una
base imponibile fiscale più
equa possibile e, per
quanto riguarda le costruzioni, a garantire la corrispondenza tra edificato assentito ed edificio accatastato. Tale corrispondenza è
prevista dalla legge italiana
fin dal 1985 per dare ordine
al settore edilizio e cartografico.
Recentemente l'Amministrazione catastale ha identificato (con un controllo fotogrammetrico) l'esistenza
di quasi due milioni di fabbricati, mai accatastati.
I geometri, nella loro attività
quotidiana, ne individuano
ogni giorno almeno altrettanti, rilevando ampliamenti, demolizioni, ricostru-
zioni o comunque aggiornamenti da censire.
Quindi, la quantità degli accatastamenti da fare è ancora molto elevata ed è una
delle attività principali dei
geometri che si occupano di
Catasto: essi, con il loro lavoro d’ogni giorno, perseguono quest’obiettivo superando molte difficoltà tecniche e logistiche, rappresentate dalla difformità
della mappa rispetto allo
stato di fatto; dal mancato allineamento della banca dati
catastale; dai problemi di
confini e con i confinanti;
dalle difformità edilizie e urbanistiche; dalle incorporazioni e soppressioni di particelle, senza contare le difficoltà di rilievo e i problemi
di accessibilità, climatici e
quelli rappresentati dai rapporti con i committenti e con
gli Uffici pubblici.
Tutte queste problematiche
derivano storicamente dalla
difformità dei Catasti preunitari, unificati solo all'inizio
del secolo scorso e da allora
in continuo aggiornamento.
I cambiamenti devono essere continuamente monitorati e registrati, in funzione
dello sviluppo e dei cambiamenti intervenuti nel territorio.
L'Amministrazione catastale
ha gradualmente delegato
tutto l'aggiornamento dei
propri dati ai privati, i quali,
oggi, si avvalgono delle prestazioni dei geometri liberi
professionisti.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 17
DALLA CASSA
L’andamento dei “modelli 17”
dice di una categoria dinamica
e sostanzialmente in crescita
N
ella tabella che riportiamo è possibile il raffronto dei
ricavi dei geometri lombardi
come risulta dai “modelli 17”
degli anni 2006 e 2007. Ad un
pur superficiale esame dei
dati si possono fare alcune
osservazioni: in un momento
di accentuata crisi finanziaria
e di grande debolezza del
mercato come quello attuale,
ci si sarebbe potuti attendere un rallentamento dell’attività dei geometri che, invece, continua a mantenere
un trend simile a quello di
anni precedenti.
Prendiamo in considerazione, per esempio, i casi di
Brescia, Lodi e Sondrio nella
colonna relativa al fatturato
medio (Iva): come si può notare si passa per il 2007 dai
46.017; 56.013; 38.836 euro, rispettivamente ai 48.196;
59.619; 41.299 per il 2008.
Come si vede, i dati si mantengono in crescita.
Secondo il nostro giudizio,
ciò si è verificato per una
serie di ragioni che ci è parso
lecito individuare in:
1) l’attività del geometra è
costituita da un ventaglio di
nicchie operative tali che,
alla diminuzione reddituale
di talune di esse, altre riescono a sostiturvisi assicurando addirittura un certo
miglioramento della posizione antecedente;
2) la lungimiranza della categoria nell’adozione obbligatoria della formazione continua comincia a dare frutti:
miglioramento dei saperi
tecnici, quindi ampliamento
degli orizzonti operativi,
quindi maggior fiducia del
mercato verso la categoria,
quindi incremento della
redditività di ciascuno;
3) la nascita di nuove e piú
moderne norme legislative
promulgate recentemente
dallo Stato e dalla Regione
con nuove procedure gestionali e patrimoniali assegnano ai geometri ulteriori
competenze e proficue possibilità di lavoro.
Ne siamo fiduciosamente
contenti.
❑
Situazione “Modelli 17” 2007 - 2008 relativa alle province della Lombardia
Provincia
BERGAMO
BRESCIA
COMO
CREMONA
LECCO
LODI
MANTOVA
MILANO
MONZA E BRIANZA
PAVIA
SONDRIO
VARESE
Mod. 17 2007
6
00
iti 2
d
d
Re
Provincia
BERGAMO
BRESCIA
COMO
CREMONA
LECCO
LODI
MANTOVA
MILANO
MONZA E BRIANZA
PAVIA
SONDRIO
VARESE
18 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Dichiarazioni
attese 2007
Dichiarazioni
pervenute 2007
%
Dichiarazioni
attese 2008
Dichiarazioni
pervenute 2008 (*)
%
1836
2530
922
684
512
352
871
2344
878
1168
629
1502
14228
1790
2430
895
661
506
350
866
2143
828
1089
611
1425
13594
97,49
96,05
97,07
96,64
98,83
99,43
99,43
91,42
94,31
93,24
97,14
94,87
95,54
1892
2593
924
684
516
360
876
2334
911
1139
632
1499
14360
1798
2464
891
650
503
346
852
2095
856
1039
619
1426
13539
95,03
95,03
96,43
95,03
97,48
96,11
97,26
89,76
93,96
91,22
97,94
95,13
94,28
n. geometri
1790
2430
895
661
506
350
866
2143
828
1089
611
1425
13594
Fatturato medio Iva €
51.382
46.017
43.729
42.250
57.432
56.013
39.791
52.335
54.567
36.739
38.836
41.106
46.611
Reddito medio Irpef €
32.514
28.829
28.493
28.900
34.292
34.519
25.568
33.835
34.814
25.069
25.703
27.292
29.989
DALLA CASSA
Mod. 17 2008
(*)
07
i 20
it
edd
R
Mod. 17 2007
06
i 20
it
edd
R
Mod. 17 2008
7
00
iti 2
edd
R
Provincia
BERGAMO
BRESCIA
COMO
CREMONA
LECCO
LODI
MANTOVA
MILANO
MONZA E BRIANZA
PAVIA
SONDRIO
VARESE
n. geometri
1798
2464
891
650
503
346
852
2095
856
1039
619
1426
13539
Fatturato medio Iva €
55.505
48.196
46.930
44.239
61.033
59.619
42.666
56.609
57.782
41.022
41.299
44.004
49.919
Reddito medio Irpef €
34.716
29.639
30.701
29.819
35.313
36.061
27.255
35.857
37.188
27.368
26.642
28.784
31.655
Italia
CENTRO
NORD
SUD
n. geometri
23883
43625
18755
86263
Reddito medio Iva €
29.943
42.240
15.035
Reddito medio Irpef €
20.281
26.903
11.193
Italia
CENTRO
NORD
SUD
n. geometri
23643
43318
18405
85366
Reddito medio Iva €
32.570
44.777
16.693
Reddito medio Irpef €
21.841
28.302
12.457
(*) Le statistiche relative ai “modelli 17” del 2008 si riferiscono alla situazione del 6 ottobre 2008
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 19
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
Franco Manfredini
Il Lions Club Valtrompia
e la futura viabilità triumplina
al meeting in S. Giulia a Brescia
Autostrada
di Valtrompia
e Tangenziale Est
di Brescia sono i due
importanti progetti
stradali che hanno
animato il vivace
e approfondito
dibattito promosso
dal Lions Club
Valtrompia svoltosi
nell’Auditorium
di Santa Giulia il 16
settembre scorso.
Li ha brillantemente
illustrati con l’ausilio
di proiezioni
e cartografie
l’ing. Mauro Parolini,
Assessore ai Lavori
pubblici e viabilità
della Provincia
di Brescia, vivamente
contrariato per
lo stop imposto
dal Tar Lombardia,
che ha annullato
il bando di gara
del tronco ConcesioSarezzo, del quale
ci sono finanziamenti
per 270 milioni
di euro che resteranno
pertanto inutilizzati
l Lions Club Valtrompia, notoriamente sensibile alle
problematiche di vita locale,
ha indetto e organizzato
martedì 16 settembre a Brescia nell’Auditorium Santa
Giulia un meeting sulla futura viabilità della Valle
Trompia, incentrata su due
principali progetti: quelli
dell’Autostrada destinata a
percorrerla fino a Sarezzo e
poi a Lumezzane e della
Tangenziale Est di Brescia.
Relatore è stato l’ing. Mauro
Parolini, Assessore ai Lavori
pubblici e viabilità della
Provincia di Brescia, ma
anche Vicepresidente della
Società Autostrade Centropadane. Accanto a lui il presidente in carica del Lions
Club triumplino, arch. Luigi
Perini, il giornalista dott. Enrico Mirani e, nella veste di
presentatore, il Cerimoniere
LCV Roberto Benevegna.
L’autostrada di Valtrompia,
nel progetto completo partirà da Lumezzane, si collegherà all’autostrada Torino-
20 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
I
Venezia e alle Tangenziali Ovest e Sud di Brescia,
nonché al sistema stradale
della Valtrompia attraverso
gli svincoli di Sarezzo e di
Concesio. Indubbiamente la
scelta del suo tracciato non è
stata di agevole definizione,
stanti la conformazione del
fondo valle e le non poche inamovibili realtà presenti.
Nell’opera sono previsti
transiti in galleria e importanti sottopassaggi del
fiume Mella, della Strada
provinciale 19 e della Sta-
tale, oltre alla sistemazione
e all’ammodernamento degli argini del fiume nel tratto
adiacente al tracciato autostradale.
In corrispondenza allo svincolo di Concesio verranno
realizzate le “bretelle” di
collegamento per Brescia
nel territorio del Comune di
Collebeato e alla Provinciale
19 (casello di Ospitaletto)
attraverso l’allargamento
dell’attuale sede in territorio del Comune di Gussago con successivo prolun-
gamento nei Comuni a sud
della città di Brescia fino al
congiungimento con il casello di Brescia Est.
La proiettata veduta planimetrica dello svincolo di Sarezzo ha mostrato l’armoniosità (è giudizio personale)
delle bretelle di collegamento, prevalentemente in
galleria, all’arteria servente
gli abitati di Villa Carcina Sarezzo e alla direzione Lumezzane.
La sezione trasversale ed i
raggi di curvatura adottati
sono propri delle autostrade a pedaggio, ma l’ing.
Parolini ha ribadito che l’au-
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
Primo tratto
Autostrada
della Valtrompia
Secondo tratto
Autostrada
della Valtrompia
Bretella di collegamento
al casello autostradale
di Ospitaletto
Bretellai di
collegamento con
Tangenziale Ovest
Ipotesi di
Tangenziale Est
di Brescia
Cordamolla congiungente
Capriano del Colle
con Montichiari
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 21
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
tostrada della Valtrompia
non sarà a pagamento.
L’Assessore ha confermato
anche, all’unisono con i rappresenti dei Comuni interessati, l’indispensabilità
della struttura in esame per
dare soluzione ai seri inconvenienti viabilistici, apportatori di implicazioni negative per la salute delle persone e per l’economia delle
attività produttive.
Ma non tutti i Comuni dei
territori attraversati sono
consenzienti o indifferenti
alla realizzazione dell’autostrada. Due (Gussago e Colebeato), infatti, in buona
parte con il sostegno dalle
associazioni ambientalistiche, hanno manifestato la
22 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
loro contrarietà. A tale proposito l’assessore Parolini
ha espresso rispetto per le
manifestazioni di contrarietà, ma anche forte disappunto per non essere riuscito a cogliere le ragioni e le
motivazioni che hanno indotto le contrarietà espresse. È inoltre probabile che la
posizione dei Comuni dissenzienti abbia favorito la
sentenza del Tar Lombardia
che ha decretato l’annullamento del bando di gara, ritenendo scaduta la validità
del Piano di Valutazione
d’Impatto Ambientale.
Conseguenza inevitabile –
come ha spiegato l’ing. Parolini agli intervenuti al dibattito – è l’approntamento di
un nuovo Piano VIA e l’inoltro del ricorso al Consiglio di Stato, senza tuttavia
tralasciare nuove iniziative
di confronto.
I
l secondo corpo stradale illustrato dall’ing. Parolini ed anch’esso dibattuto dai presenti è la Tangenziale Est di
Brescia che dovrà collegare
la Statale della Valtrompia in
località Stocchetta, lambendo l’abitato di Nave e
sottopassando in galleria il
monte Maddalena, con Via
Serenissima di Sant’Eufemia, per innestarsi poi alla
tangenziale Sud.
Sullo schermo sono state
proiettate le planimetrie
progettuali di dettaglio
delle zone di partenza e di
arrivo. Non vi è stata alcuna
obiezione sulla validità tecnica della progettata tangenziale, ma molto rimane
da approfondire e valutare
prima della eseguibilità.
Il meeting si è concluso con
cordiali messaggi di commiato e con un gradito
buffet. Merita qui ricordare
che fra i componenti del
Lions Club Valtrompia militano due nostri colleghi:
Dario Piotti e Bruno Bossini i
quali, rispettivamente nella
terz’ultima e penultima tornata, hanno ricoperto la prestigiosa carica di presidente.
❑
LAVORI DI GEOMETRI
La progettazione
delle cave di monte
(Parte seconda)
Continua e si conclude in queste pagine –
ad opera dei geometri Mario Agostini e
Antonio Carminati – la panoramica sulla
progettazione estrattiva delle cave di monte
iniziata nel numero scorso della rivista.
Come avevamo accennato, è un ambito
dell’attività professionale del geometra che
richiede alta specializzazione e particolare
impegno, ma che dimostra ancora una volta
la vastità e la varietà del campo operativo
della nostra categoria.
L’
articolazione del
progetto è solitamente suddivisa
per fasi secondo lo schema
seguente:
Prima fase
A – Cartografia
24 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Rilievo aerofotogrammetrico
Per ottenere le tolleranze richieste vengono verificate
le quote minime e massime
del territorio da rilevare utilizzando la Carta Tecnica Regionale alla scala 1 :10.000.
La ripresa aerea per la scala
di restituzione è quella di
1:4.000 o di 1:7.000; chiaramente, se la morfologia del
terreno è ondulata comenella zona di cui ci occupiamo, si hanno delle escursioni di terreno tali da non
poter tenere costante la
quota relativa di volo. Si tengono in considerazione
questi elementi e si verifica
che la scala media dei fotogrammi non sia maggiore
della tolleranza possibile
per la scala cartografica richiesta.
Quest’operazione è affidata
a soggetto terzo specializzato.
Cartografia1:1000 o 1:2000
L’inquadramento plano-altimetrico dell’area cartogra-
fata costituisce elemento
preordinato alla determinazione della scala dei modelli e di un sufficiente numero di punti utili al dimensionamento del territorio.
La rete di raffittimento è realizzata come struttura autonoma, determinata intrinsecamente con misure sovrabbondanti, tali da permettere
controlli statisticamente validi. Le misurazioni sul terreno sono effettuate con
strumentazione G.P.S. a
doppia frequenza.
Per la rete principale si utilizzano vertici planoaltimetrici, posizionati sul territorio per rilievi precedentemente effettuati e collaudati dall’ufficio cartografico
della Provincia di Brescia,
raffittiti con punti di ap-
LAVORI DI GEOMETRI
In alto, modellazione 3D stralcio
aree estrattive riferite all’ATE n. 3 in
Comune di Botticino accedenti la
restituzione cartografica a curve di
livello
Nella pagina accanto, Ambito
Territoriale Estrattivo n. 19
in Comune di Nuvolera.
Individuazione su foto aerea
poggio fotografici.
Il calcolo della rete è effettuato utilizzando i risultati
delle registrazioni G.P.S. in
coordinate ellissoidiche,
per poi compensarla tenendo fisso un punto baricentrico di coordinate provvisorie, per valutare la precisione intrinseca delle rete
stessa.
A questo punto si attua la trasformazione conforme spaziale delle coordinate G.P.S.
in coordinate Gauss-Boaga
del sistema nazionale, utilizzando le coordinate di monografia dei vertici noti inseriti nella rete; l’analisi degli
scarti risultanti dalla trasformazione consente il controllo della qualità di posizione plano-altimatrica dei
vertici noti utilizzati.
Con i punti fotografici ottenuti si procede osservando i
modelli per raffittire la rete
eseguita con il metodo topografico. Vengono registrati
per ogni modello n.6 punti
stereoscopici ben identificabili sui fotogrammi ed i
punti di appoggio che rientrano nell’area utile della
stereocoppia.
Questi punti insieme necessariamente con i punti di raffittimento vengono processati in un programma di compensazione, che calcola la
quota e le coordinate est e
nord dei punti osservati.
Poiché i programmi utilizzati
per questa operazione presentano due differenti procedure di calcolo: “a modelli
indipendenti” o “a stelle
proiettive”, si procede con
quello ritenuto più adatto al
tipo di lavoro richiesto.
La restituzione è la fase in
In basso, stralcio porzione di
restituzione grafica a curve di livello
rilievo Ambito Territoriale Estrattivo
n. 3 in Comune di Botticino.
cui dapprima vengono orientati i fotogrammi per
mezzo dei “punti aerotriangolati” creando un modello
stereoscopico georeferenziato per poi rilevare e codificare tutti i particolari identificabili nella stereocoppia
esaminando che la mole dei
dati prodotti dall’analisi fotointerpretativa renda la
carta leggibile in prima visura.
È
compito dell’operatore selezionare
i particolari presenti nella stereocoppia in
modo che il prodotto cartografico non sia ridondante di
elementi, ma idoneo ad una
consultazione rapida ed ordinata.
Per la zona costituente il
comparto di nostro inte-
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 25
LAVORI DI GEOMETRI
Individuazione Catastale Ambito
Territoriale Estrattivo n. 19 in
Comune di Nuvolera, con
indicazione dei perimetri autorizzati
resse, inizialmente è stata rilevata la viabilità che consente di suddividere il rilievo in aree più piccole, per
ognuna delle quali vengono
registrate in sequenza tagli
del marmo, gli accessi e la
vegetazione; infine viene
descritta la morfologia del
terreno con punti quotati,
curve di livello ogni due
metri (almeno) ed elementi
orografici. Al termine di
questa fase avviene il controllo sulla precisione e sulla
qualità.
26 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Tutte le variazioni rilevate
vengono poi inserite nella
cartografia stessa dagli operatori di editing che con
questa operazione preparano il prodotto cartografico
finale che risponde in modo
tangibile alla reale situazione del territorio rilevato.
I files stampati, sono verificati
parametro per parametro
nel caso ci siano delle incongruenze qualitative e poi inviati ad una ditta specializzata che li elabora su macchina piana fornendo poi i
supporti di pellicola fotografica indeformabile.
B – Ragguaglio cartografico
Una volta ottenuta la cartografia di riferimento si procede con:
1. individuazione cartografica del perimetro dell’ambito;
2. individuazione catastale
delle aree interessate;
3. individuazione di ogni
singola area estrattiva;
4. inserimento dei perimetri
autorizzati;
5. raffronto tra lo stato di
fatto ed i progetti autorizzati;
6. verifica di eventuali dati
incoerenti.
Seconda fase
Geologia e vegetazione
Gli studi, appositamente
approntati da geologi e agronomi o forestali anch’essi
specializzati nel settore, costituiscono parte integrante
e sostanziale del progetto
d’ambito; questi studi ana-
LAVORI DI GEOMETRI
Stralcio area di cava appartenente
all’Ambito Territoriale Estrattivo n.
19 con individuazione cartografica
perimetro ATE, individuazione
catastale area interessata,
perimetrazione area estrattiva ed
identificazione ulteriori elementi di
dettaglio
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 29
LAVORI DI GEOMETRI
Sezione riferita ad area di cava parte
del progetto d’ambito con
individuazione materiale residuo
autorizzazioni, limiti disponibilità
preventivamente verificata rispetto a
situazioni incoerenti
30 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Nella pagina accanto, sopra, Ambito
Territoriale Estrattivo n. 19 in
Comune di Nuvolera - Estratto della
carta della vulnerabilità integrata
all’inquinamento degli acquiferi
carsici della porzione meridionale
delle prealpi bresciane. Fonte CNR
LAVORI DI GEOMETRI
In questa pagina, sotto, Ambito
Territoriale Estrattivo n. 19 in
Comune di Nuvolera Rappresentazione della fatturazione
locale nella sottozona occidentale
attraverso il “reticolo polare di
Schimdt” ed il “reticolo equatoriale
equiangolare di Wulff” estratto dallo
studio geologico del Dott. Geologo
Marino Motta
lizzano le caratteristiche litologiche, strutturali, geomorfologiche, idrogeologiche e vegetazionali dell’area interessata dal progetto, al fine di:
– definire le caratteristiche
strutturali e di fratturazione
degli ammassi rocciosi in relazione sia alla qualità dei
banchi, sia alla stabilità dei
fronti di escavazione e di abbandono;
– determinare alcune sezioni litostratigrafiche e i
profili di sicurezza dei terreni durante e al termine dei
lavori;
– evidenziare eventuali
forme di erosione o di dissesto presenti;
– definire le modalità di
scorrimento delle acque superficiali;
– definire le modalità della
circolazione idrica nel sotto-
suolo e in particolare valutare se gli interventi in progetto possono interferire
con l’alimentazione di sorgenti captate a scopo idropotabile;
– descrivere le tipologie di
vegetazione presenti e indicare quelle da utilizzare in
fase di recupero;
– dare indicazioni riguardo
alla morfologia finale dei
luoghi, in modo che il sito recuperato sia in sintonia con
l’ambiente circostante;
– dare indicazioni riguardo
all’utilizzo di interventi di ingegneria naturalistica, lad-
dove necessario.
Gli studi si sono articolati
nelle seguenti parti:
a) Analisi (su carta tecnica
regionale);
a1) individuazione cartografica lineamenti tettonici e geomorfologici, dissesti, ecc.;
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 31
LAVORI DI GEOMETRI
Ambito Territoriale Estrattivo n. 19
in Comune di Nuvolera – Carta
della vegetazione e legenda principali
tipologie fisionomico – strutturali,
estrapolata dallo studio agronomico
vegetazionale e di analisi ambientale
a firma del Prof. Agronomo Gabriele
Zola
a2) rilevamento geologico-strutturale con definizione delle unità litotecniche e loro caratteristiche;
a3) rilevamento geomorfologico applicato:
- identificazione delle
forme carsiche;
- analisi di dissesti,
forme erosive, ecc.;
a4) Rilevamento idrogeologico ed idrologico:
- definizione della rete idrografica superficiale e
dei processi preferenziali di deflusso superficiale;
- definizione delle caratteristiche di circolazione
idrica sotterranea;
a5) rilevamento della vegetazione presente nell’area e nel territorio circostante;
a6) analisi di stabilità dei
fronti di escavazione e di
recupero con metodo tradizionale e/o modellazione numerica della stabilità del versante tramite
software dedicato.
b) Sintesi
b1) Stesura di relazione
tecnica illustrativa con indicazioni progettuali relative alla geometria dei
fronti di scavo e di recupero, alla morfologia della
superficie finale di abbandono, alla tipologia e alla
distribuzione delle essenze vegetali da utilizzare in fase di recupero,
agli interventi di ingegneria naturalistica da
prevedere, ad eventuali
precauzioni da adottare
per salvaguardare le risorse idriche sotterranee,
32 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
ecc.
b2) Cartografia:
- Caratterizzazione geologico-tecnica del substrato roccioso;
- Evidenziazione dei
processi geomorfologici;
- Idrogeologia;
- Tipologia della vegetazione.
LAVORI DI GEOMETRI
Planimetria progetto di coltivazione e
relativa legenda riferiti ad unità
estrattiva parte dell’ ATE di
riferimen
Terza fase
Progetto
Questa fase, conseguente
alle precedenti, costituisce
il corpo vero e proprio del
progetto, il breve spazio a
nostra disposizione ci consente però un’analisi molto
sommaria, inducendoci ad
elencare quelli che sono gli
elementi essenziali, riservando ad alcuni di essi un
brevissimo approfondimento.
La progettazione ha inizio
con l’inquadramento territoriale del contesto oggetto di
programma gestionale, sia
dal punto di vista topografico sia toponomastico e descrittivo. Successivamente,
valutato il giacimento coltivabile nel periodo di vigenza del Piano Cave, si procede con l’individuazione
della viabilità andando ad
immaginare e dimensionare
nuovi tratti funzionali al successivo sviluppo ed esercizio dell’attività.
A
spetto d’indubbia
importanza è identificato nella ricognizione sulla situazione idrografica locale per stabilire le modalità di captazione, drenaggio e regimazione delle acque.
La progettazione vera e propria ha inizio assumendo i
parametri riferiti alla immersione, direzione ed inclinazione degli strati, che di fatto
altro non sono che i tre assi
(X, Y, e Z) di un qualsiasi
piano quotato applicando
gli stessi alla cartografia tridimensionale frutto delle
precedenti operazioni.
Seguire la giacitura stratale è
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 33
LAVORI DI GEOMETRI
Stralcio con zoom area
di coltivazione.
Sotto, Sezione tipo progetto
di coltivazione
per le cave di pietra ornamentale elemento preordinato ad una buona progettazione in quanto consente la
valorizzazione del giacimento anche inteso come
bene comune non riproducibile; quando ciò non è possibile, in quanto il materiale
presenta delle carenze merceologiche anche gravi, lo
stesso sarà rimosso in sito,
eseguendo delle perforazioni a monte sino alla superficie di strato presente,
successivo caricamento con
esplosivo ed abbattaggio finale conseguente al brillamento di volate calibrate ed
all’uopo indicate in apposito ordine di servizio redatto dalla direzione dei lavori di cantiere e preventivamente approvato dall’ufficio di polizia mineraria
della Provincia di Brescia.
N
el caso invece di
materiale a discrete se non
buone caratteristiche commerciali, troverà impiego la
tecnica del filo diamantato e
le segatrici a catena, ponendo particolare attenzione al metodo, sia per motivi di sicurezza, sia per modalità pratica di coltivazione
in base alle caratteristiche
geomorfologiche esistenti.
Un secondo elemento essenziale della progettazione è rappresentato dal
cosiddetto fronte in coltivazione e dal profilo finale
d’abbandono. Il primo è un
elemento del quale il tecnico deve tener conto nel dimensionamento del progressivo avanzamento dell’attività anche ai fini della
34 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
tutela della salute e della sicurezza dei luoghi di lavoro;
il secondo, oltre a ciò, rappresenta il luogo ove sarà
immaginato il recupero fi-
nale o la mitigazione percettiva nel solo caso in cui lo
sfruttamento del giacimento, nel periodo di vigenza del PPC, non esau-
risca la risorsa presente
nello stesso.
Tecnicamente il progetto
viene gestito costruendo un
secondo modello tridimen-
LAVORI DI GEOMETRI
Planimetria progetto di recupero
ambientale
Sotto, Sezione tipo recupero
ambientale
sionale del terreno depurato dai volumi sfruttabili,
che contiene le fronti gradonate “a norma” nonché rappresentando, sia in planimetria sia in molteplici sezioni, quella che sarà la coltivazione vera e propria.
G
li elaborati di progetto individuano
inoltre le aree
entro le quali verranno eseguite le prime lavorazioni o
valorizzazioni dei materiali
coltivati; il Progetto d’Ambito diviene pertanto, per
effetto della normativa specifica, lo strumento pianificatore che consentirà di realizzare su tali siti quelle infrastrutture di indubbia necessità per i vari tipi di attività; con un paragone molto
improprio esso potrebbe
essere paragonato al Piano
attuativo molto conosciuto e
praticato nel settore dell’urbanistica ed edilizia privata.
Un aspetto d’indubbia ulteriore importanza a definizione del progetto e che
getta le basi su quella, (o
quelle) che saranno le successive attività è rappresentato dalla tutela della salute
e dalla sicurezza dei luoghi
di lavoro; l’approfondimento tecnico relazionale, parte
integrante e sostanziale di
ogni piano d’ambito, pone
in essere una lunga serie di
elementi prescrittivi tesi
alla valutazione ed eliminazione (o riduzione) dei rischi
specifici con particolare riferimento alle attività di scopertura dei banchi, allontanamento materiali di scarto,
tagli e perforazioni in parete, uso di sostanze esplo-
denti, agenti chimico fisici,
impiego delle macchine a
filo diamantato, utilizzo di
mezzi meccanici, di infrastrutture specifiche sino a
coprire l’intero ciclo di lavorazione che si compie con
l’allontanamento di tutto l’escavato dal cantiere di cava.
Lo studio progettuale si con-
clude con la fase riservata al
cosiddetto recupero ambientale il quale, allineandosi al dettato normativo regionale di riferimento che ha
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 35
LAVORI DI GEOMETRI
Sopra, Particolare tipo mitigazione
ambientale.
Sotto, Particolare tipo mitigazione
percettiva
fatto proprio un concetto già
da tempo auspicato dagli operatori del settore delle
pietre ornamentali che ricalca oggettivamente la tipicità della coltivazione di
questo settore merceologico, ha maturato la consapevolezza che laddove il
giacimento è fiorente, è illogico ricucire ambientalmente i luoghi interessati
dall’attività estrattiva che evidentemente proseguirà
oltre le previsioni del Piano
Cave provinciale. Tale concetto trova fondamento ogni
qualvolta il giacimento disponibile ha una potenzialità che, con ragionevole certezza, va oltre il ventennio.
T
uttavia, anche immaginare soluzioni
con il fine di ottenere una mitigazione del
mero impatto visivo spesso
garantisce il parziale inserimento nel contesto naturalizzato. Ciò induce a ritenere
che gli sforzi vadano ogni
volta orientati verso l’ottenimento di un vero e proprio
ripristino della zona sotto il
profilo percettivo, tale da
determinare effetti di minor
invasività dell’intervento
sul contesto.
Ogni progetto di recupero,
partendo questa volta dall’analisi agronomica e vegetazionale viene opportunamente dettagliato sia in una
tavola apposita con tanto di
particolari esplicativi, sia
nella relazione tecnica ed in
un computo metrico estimativo.
Il progetto d’ambito, generalmente proposto dagli operatori del settore, una
36 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
LAVORI DI GEOMETRI
Particolare tipo di recupero
ambientale riferito a cava con fronte
di coltivazione inclinato (a sinistra);
con fronte di coltivazione verticale (a
destra).
Esempio di recupero ambientale, ove
sono chiaramente distinguibili le aree
già recuperate da quelle ove è in
esercizio l’attività.
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 37
LAVORI DI GEOMETRI
Altro esempio di recupero
ambientale. In primo piano aree in
cui è ancora in esercizio l’attività.
volta superati i vari gradi d’istruttoria che coinvolgono la
Regione per quanto attiene
la verifica di assogettabilità
o V.I.A., la Provincia – Ente
delegato per legge – acquisiti i pareri dei Comuni o di
altri soggetti interessati in
conferenza dei servizi, viene
approvato, nel nostro caso,
con decreto del Direttore
dell’area Ambiente e diviene elemento fondamentale per la successiva progettazione attuativa in primo luogo di quelle che saranno le singole unità di
cava, ma anche di tutti
quegli impianti ed infrastrutture accessorie che rendono possibile una prima
valorizzazione in sito dei
38 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
materiali con indubbia riduzione dell’impatto sull’esterno di polveri, rumori,
traffico veicolare pesante
con sensibile riduzione
quindi di tutte quelle interferenze che simili attività
apportano nelle zone industriali quando queste divengono nel tempo attigue ai
siti residenziali.
I
n chiusura ci pare
quanto mai opportuno fornire una brevissima informazione sull’utilizzo del materiale proveniente da una cava di pietra
ornamentale.
Il materiale da taglio viene
generalmente utilizzato:
1) per la produzione di lastre
aventi spessore variabile
dai 2 agli 8/10 cm;
2) per la produzione di scale
gradini, davanzali, masselli
per colonne, pilastri e lavorati ornati ed altri prodotti
destinati all’edilizia;
3) per la produzione di marmette per pavimento aventi
spessore 1,5 - 2/3 cm;
4) per la produzione di modulmarmo, le marmettine
per rivestimento aventi
spessore di 8 mm. destinate
ai mercati americani, giapponesi e nord europei;
5) per la produzione di zoccolini.
L’operatore ivi presente
conferisce il materiale grezzo agli stabilimenti, che a
loro volta lo lavorano e lo trasformano in cantieri appositi.
Le segherie dispongono generalmente di uno o più telai
monolama per la riquadratura dei blocchi, semiblocchi ed informi, operazione necessaria per mettere a telaio o alla tagliablocchi solo la parte di materiale utile e ridurre così i
costi del taglio con i telai
plurilame o con le tagliablocchi a dischi diamantati.
I blocchi ed i semiblocchi
vengono tagliati utilizzando
telai multilame installati in
segheria, per la produzione
di lastre, che possono essere commercializzate grezze o lucidate.
Dagli informi vengono invece ricavate marmettine
per pavimenti e/o rivestimenti in spessori variabili
da 0,8 a 4 cm tramite il taglio
degli informi in filagne con
l’utilizzo delle tagliablocchi
e successivamente attraverso le tagliatrici e/o le
frese, per delimitare la lunghezza della marmetta.
Anche le marmette potranno essere commercializzate
grezze o lucide.
I
l processo produttivo
legato alla valorizzazione dei pietrischi o
dei calcari, che mediamente
oggi rappresentano l’80%
circa del tout venant escavato
al monte, assume invece
una dimensione tanto nuova
quanto diversa; infatti, il
mercato è completamente
differente rispetto al precedente ed il materiale potrà
essere impiegato per:
1) difese spondali, argina-
LAVORI DI GEOMETRI
Panoramica “Bacino Marmifero
Valle di Nuvolera” nella quale sono
visualizzati: ATE 29 in loc.
Castelcucco (cave alte) ed ATE 30 in
loc. Painella entrambi in Comune di
Serle, ATE 17 in loc. Monte Sapone
ed ATE 15 e 16 in loc. Paine di
Nuvolera.
In primo piano ATE 19 in loc.
Monticello ove è chiaramente
distinguibile attività di valorizzazione
del pietrisco calcareo residuo dalla
coltivazione
ture e scogliere di vario genere;
2) rilevati stradali e riempimenti di vario tipo;
3) edilizia in genere anche
come parte costituente il
calcestruzzo;
4) asfalti soprattutto di tipo
ecologico;
5) pietrischi o pietrischetti
vari;
6) calcare da cementeria,
zuccherificio, fornace, ecc.;
7) additivo nelle sostanze
farmaceutiche, mangimi,
collanti;
8) base per pigmentazioni
varie;
9) intonaci premiscelati,e
moltissimi altri usi.
Descrivere uno solo tra i processi di trasformazione del
pietrisco in prodotto è cosa
alquanto specifica che trova
riscontro in ogni progettazione attuativa di dettaglio
che potrà essere magari ripresa in separata sede nel
futuro.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 39
LEGALE
Avv. Francesco Cuzzetti
P
ossono interessare
due considerazioni
su un negozio giuridico che viene normalmente
praticato e generalmente
ammesso anche dal punto di
vista del diritto: si tratta
della cessione di cubatura.
Ogni lotto edificabile ha un
suo indice di edificabilità,
che rappresenta il volume in
metri cubi edificati o edificabili per metro quadrato di
superficie territoriale, e che
consente di ricavare per
ogni zona la capacità edificatoria dei lotti di terreno in
essa compresi.
Questa capacità edificatoria
costituisce per il proprietario un bene disponibile
che, come tale, è anche trasferibile a terzi in tutto o in
parte, sopportando ovviamente una propria perdita
corrispondente.
Tale prassi si è radicata in seguito all’introduzione degli
standard urbanistici: un proprietario cede in tutto o in
parte la cubatura utilizzabile
sul proprio fondo, di solito al
proprietario d’un terreno finitimo, che la utilizza per potenziare la capacità edificatoria dello stesso.
Un’estensione razionale
della ipotesi in cui, se i due
fondi appartenessero allo
stesso proprietario, questi
indubbiamente avrebbe la
possibilità di edificare più
su un lotto che sull’altro.
Il trasferimento della cubatura avviene senza che da
parte della pubblica amministrazione possa esservi
contrasto (essa deve essere
soltanto notiziata), in quanto l’interesse pubblico è
volto a valutare la validità
40 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Trasferimento di cubatura
del progetto, e della armonica disposizione e collocazione dell’opera sul fondo.
Il negozio di cessione di cubatura non poteva essere
trascurato dal diritto il
quale, dal momento che la
cubatura è un bene del
fondo in senso economico
giuridico, si è occupato di
definire la natura e la disciplina applicabile. Come
sempre avviene, in dottrina
si sono elaborate varie
teorie, che peraltro trala-
blica amministrazione, acquista efficacia col rilascio
del permesso di costruire da
parte della stessa, la quale
peraltro non è parte del negozio stesso. A fronte di ciò,
si può prospettare la natura
del negozio: esso può essere reale, nel qual caso acquista effetto traslativo immediato ed è garantito erga
omnes con la trascrizione, essendo pur sempre condizionato al rilascio dell’atto amministrativo; oppure può es-
della legittimità del titolo
che abilita la costruzione
che si basa sul potenziamento derivato da un accordo di cessione della cubatura.
Il trasferimento di cubatura
può avvenire soltanto nell’ambito di una stessa zona
urbanistica, quindi con la
stessa destinazione.
Tra i due fondi deve esserci
contiguità (che può essere
superata se tra i due fondi
c’è una strada), mentre se
scerei per non correre il rischio, con le teorizzazioni, di
confondere le idee.
Ciò che conta dire è che si
tratta di un negozio privato
atipico e obbligatorio, per
accordo o per atto unilaterale del trasferente (può bastare anche la sola adesione
del trasferente al progetto
presentato dal beneficiario)
che, comunicato alla pub-
sere obbligatorio, nel qual
caso fino all’emanazione del
permesso di costruire c’è il
rischio dell’inadempimento, cui può conseguire soltanto la richiesta di risarcimento.
Sono stati affermati i seguenti principi giurisprudenziali sia dal Consiglio di
Stato che dalla Cassazione:
il riconoscimento anzitutto
l’accorpamento riguarda
fondi agricoli può essere sufficiente la continuità tra le
aree.
Il trasferimento di cubatura
va assimilato a un negozio
traslativo di diritti reali immobiliari, e come tale è assoggettato a tassazione con
imposta ordinaria di registro.
❑
URBANISTICA
Avv. Brunello De Rosa
Come cambia
la disciplina urbanistica
in Lombardia (legge 12)
Presentiamo un interessante lavoro
propostoci dall’avv. Brunello De Rosa, che
ringraziamo, sulle variazioni che la legge
regionale n. 4 del 14 marzo 2008 ha
introdotto alla disciplina urbanistica della
Lombardia.
Ci siamo limitati, per semplicità di
esposizione, alle novità di maggior rilievo
che, a nostro parere, maggiormente
interessano i progettisti.
Ricordiamo che un commento su molte
novità della legge è già comparso su queste
pagine (n. 3/2008) nella rubrica “dal
Collegio di Sondrio” a firma di Stefania
Conteggi.
La mappa delle novità di maggiore rilievo introdotte dalla Legge regionale 4/2008
PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO PER I COMUNI CON POPOLAZIONE COMPRESA TRA 2.001 E 15.000 ABITANTI
Art. 1, comma 1, lett. e)
(sostituisce l’art. 7,
comma 3 e modifica
l’art. 13, comma 1)
Viene previsto che la Giunta regionale
definisca i contenuti del Documento di
piano, del Piano dei servizi e del Piano
delle regole, differenziando la disciplina
in ragione dei diversi contesti territoriali
e socio-economici. Resta salva, comunque, la possibilità per i Comuni di
avvalesi della disciplina ordinaria.
DOCUMENTO DI PIANO: AREE DEGRADATE O DISMESSE
Art. 1, comma 1, lett. l)
(introduce l’art. 8,
comma 2, lett. e-bis)
DOCUMENTO DI PIANO: PAESAGGIO E TERRITORIO
Art. 1, comma 1, lett. i)
(introduce l’art. 8,
comma 2, lett. e
quater)
PIANO DEI SERVIZI: AREE PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA
Art. 1, comma 1, lett. j)
(sostituisce l’art. 9,
comma 1)
Il Documento di piano individua, anche
con rappresentazioni grafiche in scala adeguata, le aree degradate o dismesse di
cui all’art. 1, comma 3-bis, determinando finalità del recupero e modalità di
intervento, anche in coerenza con gli obiettivi dell’art. 88, comma 2, in tema di
programma integrato d’intervento.
DOCUMENTO DI PIANO: CAMPI DI SOSTA O DI TRANSITO
DEI NOMADI
Art. 1, comma 1, lett. l)
e lett. k)
(introduce l’art. 8,
comma 2, lett. e-ter) e
l’art. 9, comma 1-bis)
D’intesa con i Comuni limitrofi, il Documento di piano può individuare le aree
nelle quali il Piano dei servizi prevede la
localizzazione dei campi di sosta o di
transito dei nomadi. Detti campi di sosta
e di transito potranno essere localizzati
esclusivamente in dette aree e dovranno
essere dotati di tutti i servizi primari, dimensionati in rapporto alla capacità ricettiva prevista.
42 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Il Documento di piano individua i principali elementi caratterizzanti il paesaggio
e il territorio, definendo anche specifici
requisiti degli interventi incidenti sul
paesaggio e sui modi in cui questo viene
percepito.
Viene previsto che i corridoi ecologici e il
sistema del verde di connessione non
siano garantiti esclusivamente tra territorio rurale e quello edificato, ma anche
tra le opere viabilistiche e le aree urbanizzate. Viene previsto l’obbligo, per i Comuni che verranno indicati dalla Giunta
regionale con apposita deliberazione in
base al Programma regionale per l’edilizia residenziale pubblica, di individuare
nel Piano dei servizi aree per l’edilizia residenziale pubblica. Tali Comuni, in tutti
gli strumenti di programmazione negoziata con destinazioni residenziali, dovranno assicurare interventi di edilizia residenziale pubblica e convenzionata,
anche esternamente a dette aree.
PIANO DEI SERVIZI: ATTREZZATURE PUBBLICHE E DI INTERESSE
PUBBLICO
Art. 1, comma 1, lett. m)
(modifica l’art. 9,
comma 15)
La realizzazione di attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale,
diverse da quelle specificamente previste dal Piano dei servizi, non comporta
piú l’applicazione della procedura di va-
URBANISTICA
riante al Piano stesso ed è autorizzata
previa deliberazione motivata del Consiglio comunale.
DISPOSIZIONI SPECIALI PER I COMUNI CON POPOLAZIONE
INFERIORE O PARI A 2.000 ABITANTI
Art. 1, comma 1, lett. o)
(introduce l’art. 10-bis)
Viene introdotta una disciplina speciale
per i Comuni con popolazione inferiore
o pari a 2.000 abitanti che non hanno ancora adottato il PGT, incentrata sull’approvazione congiunta in un unico atto
del documento di Piano, del Piano dei
servizi e del Piano delle regole, validi a
tempo indeterminato e sempre modificabili, con l’obbligo di aggiornamento
almeno quinquennale del solo documento di Piano. Non si applicano i
commi 1, 2 e 4 dell’art. 8, i commi da 1
a 7 e 14 dell’art. 9, i commi da 1 a 4 e 5
dell’art. 10 e i commi 2 e 3 dell’art. 12.
Negli interventi assoggettati a pianificazione attuativa è sempre ammessa la
possibilità di monetizzazione di cui all’art. 16, comma 1, lett. a), salvo specifiche prescrizioni del Piano dei servizi.
REGISTRO DELLE CESSIONI DEI DIRITTI EDIFICATORI
Art. 1, comma 1, lett. q)
(sostituisce l’art. 11,
comma 4)
I diritti edificatori attribuiti a titolo di perequazione e di compensazione sono
commerciabili. I Comuni istituiscono il
registro delle cessioni dei diritti edificatori, aggiornato e reso pubblico con modalità stabilite dai Comuni stessi. La disciplina di incentivazione viene estesa
anche ai casi di recupero delle aree degradate e degli immobili di interesse storico e artistico.
volta conclusa la suddetta procedura.
VALUTAZIONE DI COMPATIBILITÀ DEL PGT COL PTCP
Art. 1, comma 1, lett. u)
(modifica l’art. 13,
comma 5)
ERRORI MATERIALI E RETTIFICHE DI ATTI DEL PGT
Art. 1 comma 1, lett. x)
(introduce l’art. 13,
comma 14-bis)
Nel caso in cui il piano venga presentato
dalla maggioranza assoluta dei proprietari, questi dovranno costituirsi in consorzio ex art. 27, comma 5, legge
166/2002; in tal caso, entro 30 giorni
dalla presentazione del piano il sindaco
attiva la procedura di cui al medesimo
articolo 27, comma 5, della legge
166/2002. Il termine di 90 gg. prescritto
dall’art. 14 della legge regionale
12/2005 per l’adozione del piano attuativo inizia a decorrere solamente una
Con deliberazione del Consiglio comunale analiticamente motivata, i Comuni
possono correggere errori materiali e
rettificare atti del PGT, senza che ciò costituisca variante agli stessi. Gli atti di
correzione e rettifica sono depositati
nella Segreteria comunale, inviati per
conoscenza alla Provincia e alla Giunta
regionale e acquistano efficacia dopo la
pubblicazione sul B.U. dell’avviso di approvazione e di deposito, a cura del Comune
INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITÀ DI RILEVANZA NAZIONALE E
REGIONALE
Art. 1, comma 1, lett. kk)
(introduce l’art. 25,
comma 8-septies)
PIANI ATTUATIVI COMUNALI
Art. 1, comma 1, lett. s)
(modifica l’art. 12,
comma 4)
Viene stabilito che i Comuni trasmettano
alla Provincia anche il Piano dei servizi e
il Piano delle regole, fermo restando che
la valutazione di compatibilità del PGT
con il PTCP rimane circoscritta al solo
Documento di Piano.
I proprietari di edifici non funzionali all’agricoltura o ricadenti al di fuori di aree
agricole, che siano demoliti o il cui uso
divenga incompatibile per espropriazioni connesse alla realizzazione di infrastrutture per la mobilità di rilevanza
nazionale e regionale, possono ricostruire un nuovo edificio in deroga agli
strumenti di pianificazione comunale
senza preventivo nullaosta regionale,
previa deliberazione del Consiglio comunale e apposita convenzione.
REGOLAMENTO EDILIZIO: SICUREZZA DEI LAVORI
Art. 1, comma 1, lett.
mm)
(modifica l’art. 28,
comma 1, lett. e)
Il regolamento edilizio comunale dovrà
disciplinare anche la vigilanza sull’esecuzione dei lavori, in relazione anche alle
disposizioni in materia di sicurezza, con
particolare riguardo all’obbligo di installazione di sistemi fissi di ancoraggio al
fine di prevenire le cadute dall’alto.
Segue
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 43
URBANISTICA
urbanizzazione primaria e secondaria
necessarie. Detto ultimo contributo
potrà essere ridotto del 50%.
ONERI DI URBANIZZAZIONE
Art. 1, comma 1, lett. ss)
(sostituisce l’art. 38,
comma 7-bis)
L’ammontare degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria è determinato in base alla data di presentazione
della richiesta del permesso di costruire,
purché completa di tutta la documentazione. Nel caso di piani attuativi o atti di
programmazione negoziata territoriale,
l’ammontare degli oneri è determinato al
momento dell’approvazione, sempre
che la richiesta di permesso di costruire
o la Dia siano presentate entro e non
oltre 36 mesi dalla data di approvazione.
La quota di contributo degli oneri di urbanizzazione, se dovuti, è corrisposta al
Comune all’atto del rilascio del permesso di costruire, fatta salva la facoltà
di rateizzazione.
DESTINAZIONE D’USO
Art. 1, comma 1, lettera
xx)
(sostituisce l’art. 51,
comma 1)
DENUNCIA DI INIZIO ATTIVITÀ
Art. 1, comma 1, lett.
tt)
(sostituisce l’art. 42,
comma 6)
I lavori oggetto della Dia devono essere
iniziati entro un anno dalla data di efficacia della denuncia stessa e ultimati
entro tre anni dall’inizio dei lavori. L’interessato deve comunicare immediatamente al Comune la data d’inizio e di ultimazione dei lavori.
CONTRIBUTO PER INTERVENTI DI NUOVA COSTRUZIONE
Art. 1 comma 1, lett. uu)
(introduce l’art. 43,
comma 2-bis)
Viene introdotta una maggiorazione del
contributo di costruzione per interventi
di nuova costruzione che sottraggono
superfici agricole nello stato di fatto, determinata dai Comuni entro un minimo
di 1,5% e un massimo di 5%; la maggiorazione dovrà essere destinata obbligatoriamente a interventi forestali a rilevanza ecologica e di incremento della
naturalità. Le linee guida per l’applicazione di tale disposizione saranno definite dalla Giunta regionale.
CONTRIBUTO DI COSTRUZIONE PER INTERVENTI DI EDILIZIA
RESIDENZIALE PUBBLICA
Art. 1 comma 1, lett.
uu)
(introduce l’art. 43,
comma 2-ter)
Per interventi edilizi finalizzati alla realizzazione di servizi abitativi nell’ambito
dell’edilizia residenziale pubblica di cui
alla L. regionale 14/2007, il contributo di
costruzione non è dovuto salvo che per
l’importo corrispondente alle opere di
44 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Viene ridefinita la destinazione d’uso
come funzione o complesso di funzioni
ammesse dagli strumenti di pianificazione per l’area o per l’edificio; per i soli
edifici sono comprese quelle compatibili
con la destinazione principale derivante
da condono edilizio definitivo. È principale la destinazione d’uso qualificante; è
complementare o accessoria o compatibile qualsiasi altra destinazione d’uso
che integri o renda possibile la destinazione d’uso principale o sia prevista
dallo strumento urbanistico generale a
titolo di pertinenza o custodia. Le destinazioni principali, complementari, accessorie o compatibili, possono coesistere senza limitazioni percentuali; è
sempre ammesso il passaggio dall’una
all’altra, tranne che siano escluse dal
PGT.
MUTAMENTI DI DESTINAZIONE D’USO
Art. 1, comma 1, lett.
yy)
(modifica l’art. 52,
comma 2)
Viene generalizzato l’obbligo di preventiva comunicazione dell’interessato al
Comune in caso di mutamenti di destinazione d’uso di immobili non comportanti la realizzazione di opere edilizie.
AZIENDE ORTO-FLOR-VIVAISTICHE
Art. 1, comma 1, lett.
bbb)
(modifica l’art. 59,
comma 4)
In tema di interventi ammissibili nelle
aree destinate all’agricoltura, viene stabilito che per le aziende orto-floro-vivaistiche il rapporto di copertura non può
superare il 20% dell’intera superficie aziendale.
INTERVENTI AMMISSIBILI NELLE AREE DESTINATE ALL’AGRICOLTURA
Art. 1, comma 1, lett.
ccc)
(Introduce l’art. 59,
comma 4-bis)
Per le aziende esistenti alla data della
prima approvazione del PGT, i parametri
di cui ai commi 3 e 4 dell’articolo 59 sono
incrementati del 20%.
URBANISTICA
INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITÀ DI RILEVANZA NAZIONALE E
REGIONALE IN AREE DESTINATE ALL’AGRICOLTURA
Art. 1, comma 1, lett.
ddd)
(introduce l’art. 59,
comma 7-bis)
Gli edifici ricadenti nelle aree destinate
all’agricoltura, di cui sia prevista la demolizione per realizzare infrastrutture
per la mobilità di rilevanza nazionale e regionale, possono essere ricostruiti
anche in deroga alle previsioni dell’art.
59 e dello strumento di pianificazione
comunale, previo accertamento della
loro effettiva funzionalità.
INTERVENTI REGOLATI DAL PGT
Art. 1, comma 1, lett.
fff)
(introduce l’art. 62,
comma 1-bis)
La disciplina di cui al comma 1 dell’articolo 62 (interventi regolati dal PGT) si
applica anche ai fini della realizzazione di
edifici di piccole dimensioni, assentita al
solo fine di manutenzione del territorio
rurale-boschivo, previa presentazione al
Comune del relativo atto di impegno, da
trascriversi a cura e spese del proponente. Il piano delle regole definisce le
dimensioni massime, i caratteri dell’edificio, la superficie minima dell’area di riferimento.
FUNZIONI AMMINISTRATIVE DELLE COMUNITÀ MONTANE
Art. 1, comma 1, lett.
ggg)
(introduce l’art. 80,
comma 3-bis)
Nei territori all’interno dei perimetri delle
Comunità montane, queste ultime esercitano le funzioni amministrative per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica
e irrogazione di sanzioni di cui al comma
1, dell’art. 80, inerenti a interventi boschivi di cui all’art. 4 del D.Lgs
227/2001.
PARZIALE DISAPPLICAZIONE DEL D.M. 14440DEL 2 APRILE 1968
Art. 1, comma 1, lett.
xxx)
(introduce l’art. 103,
comma 1-bis)
Ai fini dell’adeguamento, ai sensi dell’art. 26, commi 2 e 3, degli strumenti urbanistici vigenti, non si applicano le disposizioni del D.M. 1444 del 2 aprile
1968, fatto salvo, limitatamente agli interventi di nuova costruzione, il rispetto
della distanza minima tra fabbricati pari
a 10 metri, derogabile all’interno di piani
attuativi.
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 45
FORMAZIONE CONTINUA
Manuel Antonini
L
a Legge 133/2008
pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale
del 21 agosto scorso, volta a
convertire in legge il D.L.
112/2008 porta a dover affrontare un aspetto specifico
della normativa in tema di
certificazione energetica
degli edifici.
Sappiamo che la Delibera
della Giunta Regionale
8/5773, che attualmente regolamenta la normativa in
Regione Lombardia, interviene in attuazione al D.Lgs.
192/2005 e smi che, a sua
volta, recepisce la Direttiva
comunitaria 2002/91/CE.
L’articolo 35 comma 2-bis
della Legge 133/2008 recita:
«sono abrogati i commi 3 e 4
dell’articolo 6 e i commi 8 e 9
dell’articolo 15 del Decreto
Legislativo 19 agosto 2005 n°
192» nei quali si legge che in
caso di trasferimento a titolo
oneroso o di locazione di interi immobili o singole unità
immobiliari già dotati di Attestato di Certificazione energetica, detto documento
vada allegato all’atto di trasferimento o, in caso di locazione, messo a disposizione
o consegnato in copia dal
proprietario al conduttore
(commi 3 e 4 art. 6) e relativa
nullità del contratto in caso
di disapplicazione (commi 8
e 9 art. 15).
L’art. 7 della Direttiva
2002/91/CE impone che gli
Stati membri provvedano a
che, in fase di costruzione,
compravendita o locazione
di un edifico, l’Attestato di
Certificazione energetica sia
messo a disposizione del futuro acquirente o locatario.
Ora c’è da chiedersi se l’a46 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Non è obbligatorio (per ora)
allegare la certificazione
energetica ai contratti
brogazione delle normativa
nazionale di attuazione della Direttiva europea comporti ricadute anche sulla
normativa regionale, successivamente intervenuta a
regolamentare nel dettaglio
la materia della certificazione energetica degli edifici e relativi obblighi di allegazione. Sappiamo, infatti,
che gli art. 6.3 e 6.4 della
D.G.R. 8/5773 prevedono
l’obbligo di allegare gli Attestati di Certificazione energetica agli atti di trasferimento a titolo oneroso di interi immobili o di singole unità immobiliari e l’obbligo
di consegna del medesimo
attestato dal proprietario al
conduttore in caso di locazione.
Interviene il Consiglio Nazionale del Notariato con un
approfondito parere nel
quale viene fatto rilevare
che l’abrogazione della
norma intervenuta con la
legge 133/2008 comporta un
vuoto normativo solo rispetto alla previsione della
Direttiva europea di «mettere a disposizione» dell’acquirente o del locatore l’Attestato di Certificazione energetica e non rispetto all’obbligo di allegare l’Attestato agli atti di compravendita che non era previsto
dalla Direttiva europea medesima.
Detto, quindi, che dovrà essere risolto questo vuoto
normativo, il Consiglio Nazionale del Notariato si interroga circa la validità delle
normative Regionali (tipo
quella della Regione Lombardia) che a loro volta
hanno introdotto l’obbligo
di allegare gli Attestati di
Certificazione energetica
agli atti di compravendita.
Se infatti pare chiaro che la
legge 133/2008 si attui senza
dubbi interpretativi nelle
Regioni che non si sono ancora dotate di propria normativa, in quelle come la
Lombardia che invece
hanno provveduto, i notai ritengono che in via prudenziale e fino alla pronuncia e-
CORSI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE
PROGRAMMATI
ENTRO LA FINE DEL PRESENTE ANNO
DAL COLLEGIO GEOMETRI DI BRESCIA
2 corsi per Certificatori energetici
110 partecipanti
6 corsi di Acustica
200 partecipanti
1 corso per Valutatori
(ripasso e approfondimento dedicato
ai corsisti dei 4 corsi Valutatori già conclusi)
1 corso Agricoltura
60 partecipanti
ventuale di incostituzionalità delle norme regionali
(conseguente al conflitto
con la nuova Legge nazionale) si debba applicare
quanto in esse previsto. Ciò
anche in virtù del fatto che
non essendo il notaio soggetto interessato all’obbligo
di applicare le Direttive europee verso gli Stati membri, esso non può nemmeno
essere soggetto all’obbligo
di disapplicazione.
A
lmeno per i prossimi tempi, quindi,
non interverranno
modifiche alle procedure
già in atto in Regione Lombardia rispondenti alla
D.G.R. 8/5773: allegare gli Attestati di Certificazione energetica ai contratti di compravendita di interi immobili o di singole unità immobiliari e metterli a disposizione del locatario in caso di
contratto d’affitto.
Per inciso invece, trova immediata applicazione l’abrogazione dei commi 8 e 9
dell’articolo 15 del D.Lgs
192/2005 sulla nullità dei
contratti di vendita o di locazione, nei casi di mancata allegazione o mancata messa
a disposizione dell’Attestato di Certificazione energetica, in quanto la normativa di Regione Lombardia
non interviene in materia, rimettendosi alla norma nazionale, e la Direttiva europea lascia alla discrezionalità degli Stati membri la
previsione di qualsiasi effetto nei casi di mancata
«messa a disposizione» dell’Attestato.
❑
AGRICOLTURA & FORESTE
Primo corso introduttivo
alle problematiche agricole
affidato al Collegio di Brescia
D
al Consiglio Nazionale Geometri
ci giunge, a firma
del Presidente geom.
Fausto Savoldi la notizia di
un prossimo corso di introduzione alle problematiche
agricole. Eccone integralmente il testo indirizzato ai
Presidenti e ai Consiglieri
dei Collegi di Brescia, Bergamo, Cremona, Mantova e
Lodi.
«Caro Presidente, in coerenza con la decisione assunta dai Presidenti di Collegio nel corso dell’Assemblea dei Presidenti di Collegio del 15 luglio scorso,
che ha condiviso la proposta
di favorire una piú specifica
specializzazione degli iscritti nei vari settori, è stato
organizzato un corso sulla
tematica dell’attività professionale in agricoltura che, in
via sperimentale, è riservato
agli iscritti delle province in
indirizzo.
Il buon esito dell’esperimento ne consentirà la ripetizione nella Lombardia occidentale (Milano, Pavia, Varese, Como, Lecco e Sondrio) e nelle altre regioni italiane.
Da lungo tempo l’intervento
del geometra in agricoltura è
stato trascurato anche a
causa del sostanziale disinteresse della scuola; è
giunto il momento di riappropriarsi di tale settore arginando l’invadenza di altre
professioni.
La finalità del corso pertanto è quella di formare un
primo nucleo di specialisti
in agricoltura per affrontare
successivamente i temi piú
interessanti ed attuali, frequentando specifici incontri
di approfondimento.
Il corso, organizzato dal Col-
GIOVEDÍ 30 OTTOBRE 2008
Dalle ore 9 alle ore 13
Dott. Angelo Frascarelli
«La Pac» (4 ore)
• La Politica agricola comunitaria, breve evoluzione
• La riforma della Pac (principi ispiratori e valore strategico)
• Effetti del passaggio dal premio alla produzione al
premio alla conduzione, il disaccoppiamento.
Dalle ore 14 alle ore 18
Dott. Angelo Frascarelli
«I titoli» (2 ore)
• I titoli: come vengono calcolati
• I titoli: come vangono assegnati
Dott. Angelo Frascarelli
«Uso dei diritti» (2 ore)
• Affitto
• Vendita
48 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
legio di Brescia, grazie
anche ai contatti tenuti dai
colleghi Mariangela Scotti e
Walter Platto, rientra negli
accodi intercorsi tra il CNG,
la Confederazione Coltivatori Diretti, l’AS.NA.CO.DI.
ed il Coordinamento Centri
di Assistenza Agricola
presso i quali i partecipanti
al corso saranno fidelizzati.
È chiaro che il corso è rivolto
particolarmente ai giovani
senza escludere che anche i
colleghi già inseriti nel settore possano parteciparvi.
Il corso è riservato a circa 10
iscritti per ogni provincia in
indirizzo.
I Presidenti dei rispettivi
Collegi sono invitati pertanto a selezionare gli interessati utilizzando, se del
caso, anche il primo elenco
di colleghi che alcuni mesi or
sono venne richiesto ai Collegi lombardi dal “Regio-
nale”.
Sono previsti quattro giovedí di lezione di 8 ore secondo il programma di massima allegato.
I costi saranno contenuti e
non dovrebbero superare i
120 euro per partecipante;
le lezioni si svolgeranno
presso il Collegio di Brescia.
Ti prego quindi di far pervenire le adesioni direttamente al Collegio di Brescia
che si occupa dell’organizzazione e dove la collega Scotti
può fornire ogni altra informazione.
Ai partecipanti verranno riconosciuti i crediti di formazione continua.
Cordiali saluti
Il Presidente
Fausto Savoldi
Ecco, in sintesi, il programma.
• Successione ereditaria
• Successione anticipata
• Modifica dello stato giuridico e denominazione del detentore dei titoli
• Che cos’è la riserva nazionale
• Come viene implementata
• Come viene gestita l’attribuzione dei titoli di riserva
GIOVEDÍ 6 NOVEMBRE 2008
Dalle ore 9 alle ore 13
Dott.ssa Valeria Sonvico
«La condizionalità» (4 ore)
• Cos’è la condizionalità od ecocondizionalità
• Analisi delle 18 norme che costituiscono i criteri di gestione della condizionalità
• Come vengono esercitati i controlli
Dalle ore 14 alle ore 16
Dott.ssa Valeria Sonvico
AGRICOLTURA & FORESTE
«L’Agricoltura multifunzionale» (2 ore)
• Il rapporto tra agricoltori e consumatori
• L’agricoltura e l’energia
• La filiera corta
• Il punto di vista di Cldiretti
Dalle ore 16 alle ore 18
Dott.ssa Marcella Squassina
«L’attività agrituristica» (2 ore)
• L’attività agrituristica: norme, standard e politica d’impresa
GIOVEDÍ 13 NOVEMBRE 2008
Dalle ore 9 alle ore 13
Dott. Roberto Pretolani
«Lo sviluppo rurale» (4 ore)
• Le modifiche apportate alla nuova PAC
• Il suo valore strategico nel sostenere lo sviluppo d’Impresa
• Lo sviluppo rurale
Dalle ore 14 alle ore 16
Dott. Luigi Cenicola
«Accatastamento» (2 ore)
• Accatastamento fabbricati rurali, perdita della ruralità
Dalle ore 16 alle ore 18
Avv. Giuseppe Turgida
«La nuova PAC ed il valore fondiario» (2 ore)
• Terreno agricolo con diritti
• Terreno agricolo eleggibile ma senza diritti
• Terreno agricolo non eleggibile
GIOVEDÍ 20 NOVEMBRE 2008
Dalle ore 9 alle ore 18
(8 ore)
Sessione giuridica
ASNACODI - Associazione Nazionale dei Consorzi di difesa
• D. lgs. 102/2004 e 38/2008: la riforma delle assicurazioni
agricole agevolate in Italia
Sessione assicurativa
Mauro Maraldi, Direttore ASNACODI
• Esperienze assicurative innovative per gli agricoltori italiani
Sessione tecnica
Tecnici ASNACODI
• Nuove problematiche per la valutazione e la liquidazione dei sinistri: esperienze e quesiti
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 49
AGRICOLTURA & FORESTE
Di prossima pubblicazione
la “Storia dell’agricoltura
bresciana”
È
annunciata la pubblicazione di un’opera fondamentale per capire la storia e l’evoluzione dell’agricoltura
del territorio bresciano, edita dalla benemerita Fondazione Civiltà Bresciana,
diretta con competenza e
passione da Mons. Antonio
Fappani.
Si tratta della prima opera
della Storia dell’Agricoltura Bresciana dalle origini alle grandi
conquiste di oggi. Nei tre volumi che la compongono, riccamente illustrati, si condensano le ricerche condotte dai piú competenti
studiosi delle Università italiane e delle Istituzioni culturali bresciane. Condotta
con una documentazione in
larga misura inedita, ripercorrerà le piú remote trasformazioni del territorio bresciano, fino all’evoluzione
dell’agricoltura moderna
del Gallo e del Tarello e alle
colture intensive del capitalismo agrario.
Negli ultimi anni una nuova
sensibilità ambientale ha
contribuito a riscoprire la
campagna come realtà non
solo produttiva, ma anche
come esemplare modello di
fusione tra l’elemento naturale ed antropico. Per secoli
il mondo rurale ha infatti
mantenuto una straordinaria vitalità essendo il motore principale dello sviluppo economico della provincia. Dal contado giungevano, infatti, le derrate alimentari, le materie prime e i
semilavorati tessili (lana,
lino, seta greggia o ritorta e
canapa) indispensabili per
le manifatture cittadine.
50 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
AGRICOLTURA E FORESTE
A sinistra, ritratto di Agostino Gallo
dal frontespizio delle “Venti giornate
della vera agricoltura & de’ piaceri
della villa”, stampato a Venezia nel
1569, un anno prima della morte
del grande agronomo bresciano.
Sotto, mappa (1785, A.M. Urbani)
delle proprietà a Longhena delle
suore agostiniane del convento
cittadino di S. Maria degli Angeli
Questo contribuisce a spiegare la fame di terra che caratterizzò da sempre la
storia sociale del Bresciano
e che stimolò la secolare azione di bonifica e la messa
a coltura delle terre marginali, strappandole talvolta
anche alle estese foreste
che coprivano ancora la pianura. Proprio perché questi
processi economici, queste
grandi trasformazioni si esplicavano sulla terra hanno
influito non solo sulle modalità dell’esistenza e sulle dinamiche sociali, ma hanno
anche determinato la forma
del paesaggio rurale, ancora
oggi rintracciabile nell’ordinato reticolo campestre, che
il variare delle pratiche agrarie ha stratificato sul terreno. L’ambiente attuale è
dunque la risultante delle
complesse modificazioni introdotte dai processi economico-sociali, che si sono via
via inseriti sulle precedenti
associazioni colturali. Una
Storia dell’Agricoltura, dunque, che non è solo storia
dell’economia agricola, ma
che è anche storia di queste
terre, delle associazioni vegetali, delle rogge, degli insediamenti signorili e rurali
e di difesa. Ecco perché l’opera è arricchita da un apparato iconografico che contribuisce a far immediatamente percepire gli aspetti
peculiari e l’unicità di un
mondo che va scomparendo.
I
primi due tomi della
“Storia dell’agricoltura bresciana” esaminano i periodi che vanno
dall’antichità al secondo Ottocento e dalla grande crisi
agraria alla politica agricola
comunitaria. Ne sono curatori Mario Taccolini e Carlo
Marco Belfanti.
Il terzo tomo, “L’agricoltura
bresciana nel xx secolo. La
rivoluzione verde”, curato
dal Centro San Martino della
Fondazione Civiltà Bresciana, tra le altre cose con-
tiene un’analisi dell’importante contributo dei geometri allo sviluppo dell’azienda agricola. In particolare riguardo alla progettazione di opere di trasformazione agraria: bonifiche, livellamenti di terreni, tracciamento di starde, manufatti idraulici, stalle, magazzini, regimazioni di acque irrigue, stime di aziende agricole e di danni grandine; in
tempi piú recenti, della progettazione di oepre a difesa
dell’ambiente e di impianti
per la produzione di energia
dalle biomasse.
Un’opera quindi molto importante per chi vuol capire
l’agricoltura moderna e che
non dovrebbe mancare
nella biblioteca dei geometri bresciani, di quelli
specialmente che nella
Bassa operano proprio nel
settore agricolo.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 51
SICUREZZA CANTIERI
Corrado Romagnoli
Piergiorgio Priori
L
e attività di scavo e
le relative strutture
di sostegno, spesso
considerate “minori” nel
complesso di un’opera edilizia, sono purtroppo caratterizzate da un’elevata incidenza di eventi infortunistici tanto che nel settore
delle costruzioni è la terza
causa di infortuni gravi e
mortali.
Quasi tutte le opere di ingegneria civile ed industriale
prevedono lavori di scavo e
movimentazione di terre e
rocce, come attività preliminari o come parti integranti
della realizzazione delle opere stesse.
Per questo motivo è importante affrontare correttamente la pianificazione
della sicurezza in questo
sottoinsieme delle attività
di ingegneria.
Possiamo avere diverse tipologie di scavo:
a) Scavi di sbancamento
per fondazioni
e movimento terra
Ci si riferisce in particolare
agli scavi a cielo aperto e a
sezione obbligata con pareti
verticali o subverticali, eventualmente effettuati in
luoghi già abitati (aree urbane, centri storici).
Tali ambiti operativi sono
generalmente caratterizzati
da ampie superfici di impronta, dislivelli notevoli,
assenza di vie di fuga, problemi di drenaggio dell’acqua e notevole sviluppo
delle pareti di taglio.
Tra i principali fattori di rischio, quindi, oltre alla pericolosità conseguente all’alterazione dell’equilibrio
52 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Eventi infortunistici negli scavi:
metodi e tecniche per evitarli
statico del sito (cedimenti e
rigonfiamenti, scarsa tenuta
delle pareti di taglio, ecc.),
sono da citare rischi da seppellimento o sprofondamento spesso dovuti ad accumuli di materiali sul ciglio,
vibrazioni, presenza sul
fondo dello scavo di armature, casseforme, nonché rischi di scivolamento o annegamento per la presenza di
falde acquifere, circolazione
di fluidi e condizioni ambientali.
b) Costruzioni idrauliche
e posa sottoservizi
Si tratta di scavi a sezione
obbligata, con notevole sviluppo longitudinale, di
profondità in genere non elevata e con possibile disomogeneità litologica e strutturale dei terreni attraversati. Tali situazioni sono caratterizzate da spazi spesso
ristretti e pertanto si configurano come ambiti operativi angusti.
Tra i principali fattori di rischio, oltre a quanto indicato nel paragrafo precedente, sono da menzionare:
• posizionamento disordinato di utensili sui bordi;
• vibrazioni dovute a utensili e macchine operatrici,
quali martelli pneumatici,
gru, paranchi, escavatrici;
• presenza di mezzi d’opera
nei dintorni.
c) Costruzioni stradali
e ferroviarie
In tali situazioni esiste notevole variabilità nella tipologia dei lavori di taglio,
scavo e sagomatura dei versanti, anche in funzione dell’assetto plano-altimetrico
(gallerie, ponti ecc.), dell’antropizzazione del territorio e
delle opere previste lungo il
tracciato (per es. passanti
stradali e ferroviari sotterranei, incassati o sopraelevati). Questi lavori sono caratterizzati, oltre che dai parametri di rischio citati nei
casi precedenti, anche dalla
pericolosità connessa a dislivelli elevati.
Lungo i tracciati e trasversalmente ad essi si possono
presentare problemi di stabilità dei versanti a causa
della variabilità composizionale e strutturale dei terreni, in termini di comportamenti fisico-meccanici,
anche in relazione all’idrogeologia degli spazi interessati dall’intervento.
Caratteristiche dei terreni
Instabilità
È di fondamentale importanza ai fini della sicurezza
conoscere le caratteristiche
fisico-meccaniche dei terreni interessati dalle opere
di scavo, le peculiarità geotecniche dei materiali, da
cui dipendono in massima
parte le condizioni di “tenuta” delle pareti di scavo e
che costituiscono il principale fattore predisponente
a possibili fenomeni di instabilità.
La capacità della parete di
scavo di autosostenersi in
assenza di opere di stabilizzazione deve essere valutata in sede progettuale in
modo rigoroso; è necessario
quindi effettuare tutte le indagini preliminari di natura
geologica e geotecnica e le
relative elaborazioni.
Tra le cause di instabilità
dello scavo, oltre alle caratteristiche geotecniche del
materiale, molta importanza
hanno anche l’altezza del
fronte di scavo, la presenza
di sovraccarichi, e l’azione
dell’acqua (erosione per ruscellamento ed aumento
del peso di volume del terreno per imbibizione).
Infatti, è possibile dare allo
scavo un’inclinazione (definita Inclinazione di sicurezza,
scarpa, angolo di scarpa) tale per
cui essa risulti stabile nel
breve periodo e non vi sia
pericolo di crollo.
D
al punto di vista
pratico-descrittivo è possibile operare una prima distinzione tra rocce propriamente dette e terre; il secondo gruppo rappresenta
quello di maggiore interesse, in quanto gran parte
delle opere cui ci si riferisce
interferiscono con materiali
incoerenti e/o con la porzione superficiale più degradata di ammassi rocciosi
(pertanto spesso allo stato
detritico-sciolto).
A titolo esemplificativo non
esaustivo, possiamo definire alcuni tipi di materiale
di scavo:
– rocce coerenti, poco fessurate a matrice resistente e
notevole resistenza all’abbattimento (inclinazione
parete di scavo 84°);
– rocce semicoerenti, mediamente fessurate, a matrice poco resistente, con
presenza di minerali quali
le marne, terreni clastici
(inclinazione parete di
scavo 79°);
– rocce pseudo coerenti,
SICUREZZA CANTIERI
poco resistenti e/o molto
fessurate, argilliti, scisti
molto fratturati, terreni fini
molto compatti o cementati (inclinazione parete di
scavo 72°);
– terreni fini mediamente
compatti o cementati, terreni a matrice limosa compatti, sabbie e ghiaie poco
cementati o legati da terreno fine (inclinazione parete di scavo 63°);
– terreni granulari ben addensati o debolmente cementati, sabbie e ghiaie
compatti (inclinazione parete di scavo 56°);
– terreni granulari poco addensati, sabbie e ghiaie
poco compatte e non cementate (inclinazione parete di scavo 45°).
Organizzazione dello scavo
Prima di avviare le operazioni di scavo, si dovrà procedere ad una serie di attività preliminari, per le quali
innanzitutto occorrerà:
• effettuare un sopralluogo
per individuare:
- l’esatta collocazione di
tutte le utenze sotterranee del luogo di scavo;
- le condizioni al contorno
(edifici, strade, alberi
ecc.) che possono determinare situazioni di rischio;
• valutare l’effettivo rischio
specifico riferito a:
- possibili situazioni legate a fattori ambientali
ed umani;
- presenza di atmosfere
pericolose o presunta
mancanza di ossigeno
nello scavo;
- presenza di canalizzazioni di servizio;
- condizioni difficoltose di
accesso ed uscita dallo
scavo;
• redigere un piano di sicurezza specifico;
• stilare, ove previsto, un apposito progetto per le armature di sostegno;
• produrre una tavola tecnica degli scavi.
La stessa dovrà contenere
l’andamento in planimetria
dello scavo, alcune sezioni
trasversali significative, l’indicazione delle zone in cui
sono necessarie tecniche di
scavo particolari e/o armature, le indicazioni sul posizionamento degli apparecchi di sollevamento, macchinari, ecc.
I
l datore di lavoro, inoltre, prima dell’inizio dell’attività di
scavo, deve predisporre un
piano per la gestione di eventuali situazioni di emergenza connesse alle peculiarità del cantiere.
È importante che le indicazioni da seguire in caso di emergenza siano immediatamente visibili e di facile
comprensione.
Per la gestione di eventuali
emergenze devono anche
essere individuati sia il responsabile che la relativa
“squadra”.
Il datore di lavoro deve mettere a disposizione dei lavoratori i DPI idonei e controllare che gli stessi li utilizzino, così come previsto
dalla normativa in vigore.
Il personale addetto allo
scavo, prima dell’inizio dei
lavori, deve ricevere un’appropriata formazione e
informazione sulle tecniche
di lavorazione adottate, sui
sistemi di protezione individuali e collettivi e sulle procedure di sicurezza e di soccorso da seguire in caso di emergenza.
L’intervento formativo per
gli addetti ai lavori di scavo
deve almeno prevedere:
• le tecniche di lavorazione
da seguire durante lo
scavo;
• l’uso dei dispositivi di protezione individuale;
• le procedure da seguire in
presenza di atmosfere pericolose;
• le procedure di emergenza
e le tecniche di primo soccorso.
Fattori ambientali
Altra problematica legata
alle operazioni di scavo riguarda l’interferenza dei diversi fattori ambientali (naturali e/o antropici), valutazione indispensabile per garantire la sicurezza dei lavoratori.
Condizioni meteorologiche
Le prescrizioni individuate
nel piano di sicurezza devono essere verificate alla
luce dell’effettiva situazione
meteorologica: piogge persistenti, gelo, prolungata
siccità, presenza di acqua
nello scavo, ecc., che influiscono sull’effettiva compattezza del terreno e/o sulle
forze di coesione.
Scavi in presenza di acque
Qualora negli scavi ci sia o
possa verificarsi un accumulo di acqua, le precauzioni da prendere variano in
funzione della situazione
specifica e possono prevedere:
• armature particolari per evitare franamenti delle pareti dello scavo;
• sistemi adeguati per l’eliminazione delle acque o
per il controllo del livello
(es. canalizzazioni e/o barriere per impedire l’allagamento dello scavo; well
points, particolari tipi di
pompe autoadescanti che
aspirano acqua dal suolo
mediante punte filtranti
infisse a percussione, per
la captazione preventiva
delle acque di falda;
• uso di opportuni dispositivi di protezione individuali.
In ogni caso, ogni qual volta
si ravvisi il rischio di presenza d’acqua, unitamente a
difficoltà di drenaggio a gravità, sarà indispensabile
prevedere l’impiego di sistemi di pompaggio carrellati di adeguata portata,
possibilmente azionati da
motori diesel.
Nell’eventualità di allagamento dell’area di scavo occorre attivare la procedura
di emergenza, con la sospensione dei lavori, l’immediato allontanamento
dei lavoratori e l’attivazione
dei sistemi di smaltimento
delle acque da parte degli
addetti all’emergenza.
Presenza di canalizzazioni
di servizio
La presenza di reti di servizio può provocare gravi incidenti, quando si fa uso di
utensili o macchine di scavo,
ossia nella quasi totalità dei
contesti operativi.
Nel caso specifico in cui i laIL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 53
SICUREZZA CANTIERI
vori di scavo devono essere
effettuati in prossimità di gasdotti o linee elettriche sotterranee, occorre comunicarlo all’azienda erogatrice e
ottenere le necessarie autorizzazioni, pertanto, lo scavo
deve essere avviato solo
quando le aziende di servizio
hanno comunicato l’effettiva
collocazione delle canalizzazioni; quando non è possibile
stabilire l’esatta posizione
delle canalizzazioni, neanche
mediante sistemi elettronici
di rilevamento, il lavoro deve
essere fatto con cautela e,
quando possibile, con scavo
manuale.
P
er garantire la salubrità dell’aria nella
trincea e la sicurezza dei lavoratori dal rischio incendio o esplosione,
si dovrà disporre all’occorrenza di strumenti di rilevazione di gas nocivi od esplodenti.
Se in fase di lavorazione si
danneggiano cavi, tubazioni, ecc., i lavoratori devono allontanarsi rapidamente dalla zona di scavo ed
il responsabile tecnico è tenuto ad avvertire immediatamente le aziende di servizio e sospendere il lavoro
fino al sopralluogo di controllo effettuato dalle stesse
aziende fornitrici.
Scavi in prossimità
di strutture edilizie esistenti
Quando la stabilità di edifici
adiacenti, muri o altre strutture può essere compromessa dalle operazioni di
scavo, occorre predisporre
opportuni sistemi di protezione quali armature, pun54 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
telli, ecc., che garantiscano
sia la sicurezza dei lavoratori
addetti che la stabilità delle
strutture stesse.
In via generale non deve essere consentito lo scavo
sotto il livello di fondazione
delle strutture edilizie o di
muri di sostegno, quando
ciò possa comportare situazioni di rischio.
Tali lavori si possono effettuare quando:
• viene realizzato un sistema
di supporto o di puntellamento in grado di garantire la sicurezza dei lavoratori e la stabilità della
struttura adiacente;
• lo scavo interessa una
roccia stabile;
• un tecnico competente
certifichi, sulla base di uno
studio geotecnico, che lo
scavo è ad una distanza
tale da non comportare rischi alla stabilità delle
strutture adiacenti.
Stesse considerazioni vanno fatte quando si realizzano
scavi sotto marciapiedi, pavimenti, ecc..
Caduta detriti
I lavoratori che operano all’interno dello scavo devono
essere sempre protetti dalla
possibile caduta di terreno,
detriti o frammenti di roccia
che si possono staccare
dalle pareti dello scavo
stesso; provvedendo a rimuovere tutte le parti rischiose delle superfici di
scavo e con la predisposizione di barriere protettive
sufficienti a fermare e contenere il materiale (reti di trattenuta, spritz beton o altri sistemi di protezione equivalente).
Per prevenire la caduta di arnesi e di detriti, e che eventuale materiale di stoccaggio determini instabilità
dello scavo, occorre che il
materiale e le relative attrezzature siano collocate
tra 1 e 2 metri di distanza dal
ciglio dello scavo stesso (1 m
fino a 12 t di peso complessivo, 2 m tra 12 e 40 t).
Qualora questo non sia possibile, si devono installare
barriere e parapetti adeguati.
Ove possibile, il terreno di
risulta dovrebbe essere disposto in modo tale da rappresentare una barriera all’ingresso dell’acqua piovana nello scavo.
I bordi superiori dello scavo
devono essere, per quanto
possibile, tenuti puliti e
sgombri e, in caso di pioggia,
protetti con teli impermeabili atti a evitare gli effetti erosivi dell’acqua piovana.
Macchine operatrici
I rischi associati alla presenza di macchine operatrici
sono riconducibili all’investimento dei lavoratori, al ribaltamento o all’uso improprio e alla rumorosità.
La circolazione degli automezzi e delle macchine semoventi all’interno della
zona di scavo deve avvenire
secondo percorsi predisposti in fase di organizzazione del cantiere. Quando
è possibile occorre prevedere percorsi separati per
l’accesso dei lavoratori, opportunamente segnalati e illuminati.
Per evitare situazioni di rischio è opportuno che:
• nessun lavoratore si trovi
nel campo d’azione delle
macchine;
• i lavoratori non sostino in
prossimità dei lavori;
• non ci sia la presenza contemporanea nello scavo di
macchine ed operai;
• in fase di avvio della macchina non siano presenti
lavoratori nelle vicinanze;
• i lavoratori non indossino
indumenti che si possono
impigliare negli organi in
movimento.
Quando l’operatore della
macchina non ha una visione
ottimale o diretta del fronte
di scavo, oppure deve operare in retromarcia o con rotazione della cabina, occorre
utilizzare sistemi di protezione quali:
• barriere protettive;
• segnali di avviso acustici
manuali o automatici.
È
indispensabile individuare preventivamente l’escavatore da utilizzare, scegliendo quello più adatto
per il tipo di lavoro da effettuare e, quindi, delimitare le
aree di rispetto e di pericolo
per il movimento della macchina operatrice.
Comunque, in presenza di
mezzi meccanici, è sempre
opportuno rispettare le seguenti indicazioni:
• non lasciare mai le macchine accese senza l’operatore;
• non transitare o lasciare le
macchine in sosta presso il
ciglio dello scavo;
• verificare che le rampe naturali o meccaniche di accesso allo scavo siano adeguate al tipo di macchina impiegata.
SICUREZZA CANTIERI
• non fare uso improprio
della macchina (ad esempio usare la benna di
un escavatore come
mezzo di sollevamento,
oppure utilizzare la benna
per accedere al fondo
dello scavo).
del materiale di rincalzo tra
la facciata dello scavo e l’armatura, per garantire la continuità del contrasto.
Le armature dello scavo
possono essere realizzate
con elementi in legno o in
metallo. Se si utilizzano
puntelli di acciaio disposti
perpendicolarmente ai
montanti o ai pannelli in
legno, occorre sempre verificare la compatibilità del carico trasmesso dall’acciaio al
legno stesso.
Il rischio “rumore” deve essere opportunamente valutato in fase di piano di sicurezza dei lavori, secondo le
modalità previste dalla normativa vigente.
In caso di attività con uso di
macchine ad elevata rumorosità che superano i valori
limite di esposizione fissati
dalle norme, l’accesso alla
zona di lavoro deve essere
impedito con segnalazioni o
recinzioni.
Opere provvisionali
di sostegno e sistemi
di protezione
Quando si deve realizzare
uno scavo, sulla scorta di una
attenta valutazione dei rischi, occorre prima verificare
se necessitano opere di sostegno.
Quando si effettua uno
sbancamento (o scavo a
cielo aperto) di larghezza superiore rispetto all’altezza,
in materiali a comportamento granulare, il sistema
di protezione è necessario
solo se l’inclinazione della
parete dello scavo è maggiore dell’angolo di attrito
interno del terreno, o se si
supera l’altezza critica in materiali coesivi.
Nel caso di scavi a sezione
obbligata, in cui la profondità è maggiore della larghezza, occorre necessariamente armare lo scavo per e-
N
vitare crolli e franamenti
delle pareti.
Fanno eccezione i casi in cui
lo scavo non raggiunge la
profondità di 1,5 metro, o
quando esso è realizzato in
roccia ed il tecnico competente ritiene non verificabile
un crollo delle pareti di
scavo.
Opere di contrasto
e di sostegno
Armature, contrafforti
e puntelli
Quando la collocazione
dello scavo o la sua profondità non consentono di realizzare le pareti secondo
l’angolo d’attrito interno del
terreno, o si supera l’altezza
critica caratteristica del materiale, è necessario armare
lo scavo.
L’armatura deve essere tale
da resistere alle sollecitazioni indotte da:
• pressione del terreno;
• strutture adiacenti;
• carichi addizionali e vibrazioni (attrezzature, traffico
veicolare, materiale di
stoccaggio, ecc.).
Le strutture di sostegno devono essere installate a diretto contatto con la facciata
dello scavo e, ove necessario, deve essere inserito
ella predisposizione degli elementi delle armature in legno occorre seguire
precisi metodi per la scelta
delle loro caratteristiche
geometriche, nonché opportune procedure, al fine di
rendere sicure le opere di
contrasto.
A questo proposito esistono
apposite tabelle tecniche,
riferite alle condizioni e al
tipo di terreno nonché alla
profondità e larghezza dello
scavo, che forniscono le dimensioni di traverse, montanti, puntoni, pannelli in
legno. La scelta del tipo di
armatura da disporre nello
scavo e del materiale da utilizzare dipende sostanzialmente dalla natura del terreno, dal contesto ambientale e dal tipo di scavo da eseguire.
L’armatura deve comunque
rispettare sempre le seguenti tre condizioni:
1. essere realizzata in modo
da evitare il rischio di seppellimento;
2. essere sufficientemente
resistente da opporsi,
senza deformarsi o romIL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 57
SICUREZZA CANTIERI
persi, alla pressione esercitata dal terreno sulle pareti dello scavo;
3. essere realizzata in modo
da poter sopportare,
senza deformarsi, anche
carichi asimmetrici del
terreno.
Il rispetto di queste condizioni è finalizzato a rendere
tutti gli elementi dell’armatura (pannelli, montanti,
puntoni) un modulo unitario
simile ad una gabbia di sicurezza.
Esaminiamo ora le diverse
tipologie di armatura degli
scavi che si possono realizzare.
Armatura di scavi
in terreni coesivi
In presenza di un terreno di
sufficiente coesione, in cui
non è possibile realizzare lo
scavo per tutta la profondità
richiesta, si può effettuare lo
scavo stesso fino a 80-120 cm
e dopo aver disposto una
prima armatura, si può procedere ad un’altra fase di
scavo e così via. Quando il
terreno ha una buona coesione, la realizzazione delle
strutture di sostegno è abbastanza semplice e non richiede materiali ed attrezzature particolari. In questo
caso basta posizionare i
pannelli di legno, di altezza
leggermente superiore alla
profondità dello scavo,
contro le pareti dello scavo e
fissarli con puntoni di legno
provvisori per consentire
agli operai di scendere nella
trincea e disporre gli elementi di contrasto definitivi.
Una evoluzione della stessa
procedura consiste nell’utilizzare da subito puntoni i58 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
draulici di metallo che si
possono collocare dall’esterno con una pompa che agisce sugli stessi fino a mettere in contrasto i pannelli
con le pareti dello scavo.
Un altro tipo di struttura di
contrasto utilizzata è quella
che fa uso di teli con barre di
fibra di vetro. Il peso trascurabile del telo facilita il trasporto e la messa in opera,
con costi sicuramente inferiori. Questo tipo di armatura è adatto per scavi non
molto profondi (2 m - 2,5 m
massimo) e per terreni di
buona coesione; non può
essere utilizzata per scavi di
larghezza inferiore a cm. 80
in quanto limita lo spazio libero nella trincea.
Q
uando l’armatura
di sostegno è in
fase di realizzazione, la benna dell’escavatore deve essere collocata
nello scavo in modo da costituire una protezione addizionale in caso di frana del
terreno. Durante il montaggio dell’armatura deve
essere disponibile una
scala, per accedere e uscire
dallo scavo, ad una distanza
non superiore a 3 metri dalla
zona di lavoro.
L’armatura deve essere realizzata dall’alto verso il
basso: i primi puntoni vanno
collocati ad una profondità
massima di cm. 20 dalla superficie del terreno e i suc-
cessivi secondo lo schema
predisposto in fase di progettazione dell’armatura.
La corretta installazione del
primo e del secondo puntone a contrasto dei montanti verticali rappresenta
un momento importante ai
fini della stabilizzazione
delle pareti dello scavo.
Quando tra armature e terreno si utilizza un pannello
di legno o di acciaio, il puntone non deve essere direttamente installato sul pannello, ma collocato sull’elemento verticale che lo sostiene.
Dopo aver installato almeno
due puntoni sulla coppia di
montanti verticali, si può
procedere alla sistemazione
del puntone posto in basso.
È importante ricordare che
questa armatura di contrasto necessita di almeno
due puntoni per ogni coppia
di montanti verticali.
Armatura di scavi
in terreni granulari
Quando il terreno non rende
possibile nemmeno uno
scavo di profondità minima,
oppure quando si deve operare in siti urbani e occorre evitare qualsiasi depressione
del terreno, è necessario rispettare rigorosamente le
seguenti modalità: dopo
aver scavato per circa 30 centimetri si infiggono nel terreno le due pareti verticali aventi una leggera inclinazione.
Quindi si dispongono i puntoni di contrasto e si realizza
un successivo scavo installando un secondo blocco di
armatura, con pareti aventi
la stessa inclinazione di
quelle superiori e cosi via.
La procedura descritta consente di raggiungere anche
notevoli profondità in terreni senza alcuna coesione.
Va ricordato che questo tipo
di armatura non è facile da eseguire a regola d’arte: richiede, infatti, attrezzature
specifiche e mano d’opera
molto qualificata.
Rimozione dell’armatura
Per la rimozione dell’armatura occorre procedere dal
basso verso l’alto, avendo
particolare cura nel proteggere sempre il lavoratore
che si trova dentro lo scavo.
Se al momento del disarmo
si avverte che l’armatura
(puntoni e montanti) è sottoposta a pressione perché
il terreno ha subito dei movimenti, occorre riempire la
trincea con il terreno prima
di rimuovere puntoni e montanti.
Protezioni blindate
Gli elementi dell’armatura
sono solitamente realizzati
con pannelli metallici e in
legno o con telai multipli in
acciaio.
A) Pannelli metallici
I cassoni da realizzare comprendono due pannelli metallici laterali tenuti insieme
da due puntoni d’acciaio.
I pannelli, costituiti da profilati metallici saldati insieme
per tutta la loro lunghezza,
sono rinforzati da un montante verticale centrale su cui
SICUREZZA CANTIERI
sono fissati i puntoni. La base
dei pannelli è appuntita per
consentire una più facile penetrazione nel terreno. I puntoni, in numero minimo di
due, sono realizzati a vite e
consentono di regolare e di
inclinare il cassone in modo
da facilitare la sua messa in opera. Un altro tipo di cassone
utilizzato è quello dotato di
quattro puntoni disposti due
alla volta alle estremità dei
pannelli.
Con lo stesso principio costruttivo, esistono diverse
categorie di cassoni aventi
una diversa robustezza, a
secondo dei carichi e delle
spinte che dovranno sopportare.
In ciascuno di essi, elementi
particolari consentono di adattare esattamente le dimensioni dei cassoni a quelle
della trincea da armare.
Per consentire agli operai di
collocare in sicurezza la canalizzazione, è necessario utilizzare simultaneamente
tre elementi di tre metri di
lunghezza.
Per canalizzazioni corte (da 2
a 3 metri) bastano solo due
elementi di cassoni.
Conviene sempre utilizzare
cassoni di un’altezza leggermente superiore alla profondità dello scavo. Quando
non si può armare lo scavo
per tutta la sua altezza è preferibile collocare i cassoni
nella parte superiore dello
scavo e lasciare non armato
il fondo, il cui franamento è
molto improbabile, a meno
che non ci si trovi in presenza di argille molli o terreni similari.
B) Pannelli in legno
I pannelli in legno si utiliz-
zano solitamente per lavori
di scavo di piccole dimensioni. L’impiego del legno
consente di costruire direttamente i pannelli a seconda dell’altezza dello
scavo e di disporre i successivi puntoni a vite secondo
le dimensioni della stessa
armatura.
L’armatura così realizzata è
subito disponibile per la
messa in opera.
C) Telai in acciaio
Se lo scavo è realizzato in un
terreno in cui la decompressione può procurare collassi
ed improvvisi smottamenti,
per effettuare lavori di piccola durata si possono utilizzare telai mobili realizzabili
direttamente dall’impresa
che effettua i lavori.
Queste strutture, con ossatura metallica e pareti realizzate con montanti, devono
avere una sufficiente resistenza ai carichi dinamici e
dissimmetrici che si presentano in caso di frana.
Vanno evitati telai leggeri
che non hanno adeguata resistenza, anche se più facili
da collocare nello scavo.
Nei terreni poco coerenti o
quando vanno assolutamente evitate compressioni
nel materiale stesso, si
rende necessaria la messa in
opera delle protezioni durante lo scavo.
Per i componenti ed il montaggio valgono le stesse indicazioni sopra riportate.
In questo caso però gli elementi sono assemblati in
fase di avanzamento.
Palancole metalliche
In molti casi è fondamentale
rinforzare il terreno con resi-
stenti palancole metalliche
prima di avviare le operazioni di scavo. Per effettuare
questo tipo di armatura occorre utilizzare un macchinario speciale che permette
di infiggere contestualmente nel terreno le palancole che devono supportare
le due facciate dello scavo.
Dopo questa operazione,
durante lo scavo devono essere inseriti i puntoni di contrasto man mano che la
profondità della trincea aumenta.
I
l numero degli elementi di contrasto dipende ovviamente
dalla natura del terreno e
dalle dimensioni dello
scavo. Nella maggior parte
dei casi è sufficiente la sola
armatura di contrasto superiore, che rende inoltre più
facile la posa in opera delle
canalizzazioni.
Un altro sistema di protezione con palancole é quello
che fa uso di una cintura, con
il duplice scopo di armatura
di contrasto e guida dentro
cui far passare le palancole
stesse.
Montanti e pannelli metallici
Un sistema alternativo a
quello delle palancole, è
quello che fa uso di montanti
e pannelli metallici infissi
nel terreno sempre prima di
iniziare lo scavo.
I montanti sono realizzati
con due profilati metallici
tenuti insieme da puntelli aventi contrasto regolabile.
Per profondità da 3 a 7 metri
esistono montanti metallici
che consentono di mettere
in opera per ogni lato della
trincea due pannelli metallici.
Sistemi di protezione e di
accesso allo scavo
Parapetti
In presenza di scavi profondi
oltre 2 metri, per evitare rischi di caduta dall’alto, si
devono predisporre lungo i
bordi dello scavo appositi
parapetti, alti almeno 1
metro, dotati di tavola ferma
piede di circa 20 cm. Lo
spazio tra la tavola ferma
piede e il corrente superiore
non deve superare i 60 cm.
I parapetti dovranno poter
sopportare un carico di almeno 50 kg/m.
In presenza di persone o
traffico veicolare, il parapetto deve essere sempre
segnalato con nastro di colore rosso/bianco e con lampade elettriche o lanterne
ad olio durante la notte.
Passerelle e rampe
Le rampe di accesso e di uscita dallo scavo devono essere realizzate secondo un
progetto effettuato da un
tecnico specializzato.
Quando le rampe sono costruite con due o più elementi strutturali, gli stessi
devono essere assemblati
in modo da evitare movimenti o spostamenti che ne
compromettano la stabilità.
Per rendere possibile e sicuro l’attraversamento dello
scavo o della trincea da
parte dei soli lavoratori, occorre predisporre delle passerelle larghe almeno 60 cm.
Quando le passerelle vengono utilizzate anche per il
trasporto di materiale, devono essere larghe minimo
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 59
SICUREZZA CANTIERI
120 cm. In tutti i casi devono
comunque essere sempre
dotate di parapetti e barriere ferma piede su entrambi i lati.
Scale
Le scale a mano utilizzate
per accedere al fondo dello
scavo devono essere:
• sporgenti di almeno 1
metro oltre il bordo dello
scavo;
• raggiungibili entro 10 metri
da un qualsiasi punto del
fondo scavo;
• realizzate con materiale isolante quando si prevede nello scavo la presenza di linee elettriche
interrate;
• utilizzate solo su superfici
di appoggio stabili e a livello. In caso contrario
esse vanno stabilizzate
con opportuni vincoli;
• posizionate con un’inclinazione tale che la distanza
tra il piede della scala e la
parete verticale sia pari a
circa un quarto dell’altezza dello scavo.
Quando si prevede sul
fondo dello scavo la presenza di oltre 25 addetti e
quando la scala rappresenta
l’unica via di uscita, è necessario prevedere almeno due
scale.
Ai lavoratori che fanno uso
delle scale deve essere vietato il trasporto di materiale
o carichi che possano determinare il rischio di caduta.
Tecniche alternative
di scavo
Prevenzione vuol dire anche
ricerca di nuove soluzioni e
tecniche di lavoro alternative alle attività tradizionali,
60 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
in grado di coniugare la riduzione dei rischi e il miglioramento della competitività
delle aziende.
L’utilizzo di tecniche moderne di posa in opera delle
reti di servizi (cosiddette “no
dig”) realizzano una notevole
riduzione, se non l’eliminazione, del rischio più grave: il
seppellimento nello scavo.
In Italia la tecnologia “no dig”,
introdotta per la prima volta
agli inizi degli anni ‘80, ha
subíto, nella seconda metà
degli anni ‘90, un notevole
impulso, soprattutto per le
opere relative al cablaggio
di importanti città.
Questa tecnica, utilizzata
per la posa delle reti di distribuzione di gas, di acqua
e di servizi telefonici, permette di evitare i problemi
tipici dei cantieri nei centri
abitati e storici delle città;
consente infatti di limitare
gran parte dei disagi e di superare agevolmente le difficoltà di tipo geologico, idrogeologico e quelle connesse
alla presenza di infrastrutture viarie (ferrovie, strade,
ponti, canalizzazioni).
Queste nuove tecnologie
permettono anche di prolungare la vita delle tubazioni già in opera con operazioni di manutenzione in-situ,
senza dover smantellare
quanto si trova al di sopra di
questi servizi interrati.
S
i tratta di metodi diversi di microperforazione che permettono di realizzare nel
sottosuolo fori sub-orizzontali con diametri inferiori a
3500 mm, utilizzando speciali “talpe” a calcestruzzo in
progressione, dove il rivestimento consente l’avanzamento della batteria di
perforazione e l’armatura
metallica permette di conferire all’opera la sua forma ed
il suo aspetto.
Le tecnologie no dig si distinguono in: directional drilling, microtunneling, pipe ramming, pipe
bursting e splitting.
Il directional drilling utilizza speciali perforatrici dotate di un
sistema di guida in grado di
direzionare, nel sottosuolo,
una batteria di perforazione
secondo traiettorie di forma
diversa. Con questa tecnologia si possono posare condotte con diametro sino a
1200 millimetri e lunghezza
di tiro (distanza tra i punti di
entrata e di uscita) fino a
1000 metri.
Questa tecnica risulta più
conveniente per profondità
superiori ai due metri,
anche con riferimento ai soli
costi di costruzione.
Il microtunnelling si basa sull’impiego di microfrese sotterranee, (microtunneller) in
grado di ruotare autonomamente, che ricevono la
spinta necessaria all’avanzamento da un apposito
gruppo idraulico che viene
alloggiato nel pozzo di partenza.
Il microtunnelling permette la
posa di condotte aventi diametri oscillanti tra i 400 ed i
3500 mm.
Il pipe ramming è una tecnologia che permette di posare
condotte di acciaio con impiego di speciali percussori
pneumatici in grado di spingere la tubazione attraverso
il terreno.
I metodi pipe bursting e splitting,
che prevedono operazioni
di demolizione e posa che
avvengono nel sottosuolo
senza scavi a cielo aperto,
consentono la posa di nuove
condotte in sostituzione di
quelle esistenti.
I vantaggi di queste nuove
tecniche di lavorazione sono
strettamente connessi alla
maggiore economicità e rapidità nell’esecuzione delle
operazioni di installazione
e/o manutenzione.
❑
DAL COLLEGIO DI SONDRIO
Marco Tognolatti
N
el mese di maggio, per iniziativa
degli Ordini ingegneri, architetti e del Collegio dei geometri della provincia di Sondrio, si è svolto
un seminario sul tema dei
compiti e funzioni attribuiti
al Responsabile Unico del
Procedimento nelle Pubbliche amministrazioni. L’incontro era in sostanza mirato
a definire l’inquadramento
normativo di questa figura e
i procedimenti amministrativi di sua competenza.
Dunque: «Chi è, che cosa fa
e quali sono i compiti del
Responsabile Unico del Procedimento?».
Il R.U.P., spesso, viene considerato ancora una figura imposta dalla normativa nazionale o semplicemente colui
che pone burocraticamente
più firme in calce ai numerosi atti stilati sia da parte
degli Enti sia da parte dei
progettisti e/o direttori lavori per avviare ed eseguire
un’opera pubblica. Invece,
così non è, come bene viene
indicato dall’articolo 10 del
Decreto Legislativo n. 163
del 12 aprile 2006 (Codice
dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture); infatti, la normativa
prevede che per ogni intervento da realizzarsi mediante un contratto pubblico deve essere nominato,
dall’Amministrazione committente, un Responsabile
del Procedimento, unico per
le fasi di progettazione, dell’affidamento e dell’esecuzione di quanto appaltato. Il
R.U.P., nominato dall’Amministrazione con specifico
atto, sottoscritto per accet62 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Il Responsabile Unico
del Procedimento (R.U.P.):
compiti e funzioni
tazione, svolge tutti i compiti e funzioni che seguono:
• formula proposte e fornisce dati e informazioni al
fine di predisporre il programma triennale di lavori
pubblici;
• cura in ciascuna fase di at-
tuazione gli interventi, il
controllo sui livelli di prestazione, di qualità e di
prezzo;
• cura il corretto e razionale
svolgimento delle procedure;
• segnala eventuali disfun-
zioni, impedimenti e ritardi nell’attuazione degli
interventi;
• accerta la libera disponibilità di aree e di immobili
necessari alla realizzazione dell’opera;
• fornisce all’Amministra-
Schema di procedimento di verifica progettuale
Soggetto
Procedura di controllo
R.U.P.
ATTIVITÀ DI VERIFICA
Fase progettuale
Affidamento incarico
progettazione
progettista
Avvio della
progettazione preliminare
Avvio della
progettazione definitiva
PROGETTO
PRELIMINARE
VERIFICA
POSITIVA
NEGATIVA
PROGETTO
DEFINITIVO
VERIFICA
Avvio della
progettazione esecutiva
POSITIVA
NEGATIVA
POSITIVA
MODIFICHE
PROGETTO
ESECUTIVO
VERIFICA
VALIDAZIONE
PROGETTO
ESECUTIVO
MODIFICHE
NEGATIVA
MODIFICHE
APPALTO ED ESECUZIONE
DELL’OPERA
(Fonte: Lothar)
DAL COLLEGIO DI SONDRIO
zione committente i dati e
le informazioni relativi alle
principali fasi di svolgimento dell’attuazione
dell’opera;
• propone all’Amministrazione appaltante la conclusione di un accordo di
programma;
• propone l’indizione, ove
competente, della conferenza di servizi necessaria
all’acquisizione di pareri,
concessioni e nulla osta di
spettanza di altri enti.
Anche se succintamente elencati questi compiti non
sono affatto di poca consistenza e responsabilità.
In sostanza, si tratta di concretizzare gli orientamenti, le
idee i programmi dell’organo
politico-amministrativo trasformando il tutto in progetti,
lavori e opere nel rispetto
della normativa vigente.
Dunque alla domanda: «chi
è il R.U.P.?» segue la risposta
«è una figura con titolo e
competenze adeguate in relazione ai compiti per cui è
nominato».
Da ciò si desume che, indifferentemente dal titolo di
studio, la capacità necessaria e richiesta è frutto di
una formazione di base arricchita dalla studio e dall’esperienza, oltre che dalla
preparazione atta a garantire, organizzare e coordinare i vari componenti “del
processo” di realizzazione
di un’opera.
E, perciò, chi meglio di un
tecnico può svolgere le funzioni di R.U.P. per i lavori e i
servizi attinenti all’ingegneria e all’architettura?
La scelta dell’Amministrazione nell’affidare l’incarico
Collegio geometri di Sondrio
Seduta n. 8 del 7 agosto 2008
Iscrizioni al Registro dei Praticanti
Emanuele Magatelli
Marco Cofortola
Luca Miotti
Valentina Pongitore
Francesco Benedetti
Giancarlo Rinaldi
Jessica Cornelli
Seduta n. 9 del 4 settembre 2008
Iscrizioni al Registro dei Praticanti
Maurizio Strambini
Pamela Alessi
Marta Barana
Marco Maraffio
di R.U.P. deve ricadere su un
dipendente di ruolo, o in
caso di carenza di soggetti
con competenza adeguata,
su un dipendente in servizio
che, anche in base alla recente giurisprudenza in merito, potrà essere un professionista, quale prestatore
d’opera dell’amministrazione stessa: in tal caso la
legge prevede che il professionista indicato debba essere coperto da adeguata
polizza assicurativa a favore
della stazione appaltante.
Cosa fa in concreto il R.U.P.
nelle varie fasi di realizzazione dell’opera?
Il R.U.P., dopo aver partecipato alla stesura del programma triennale delle opere pubbliche, redige, per
ogni opera, il documento denominato “Validazione del
progetto”, che non è da considerarsi come uno dei tanti
adempimenti burocratici del
procedimento, ma una fase
fondamentale del processo
di realizzazione di un’opera
pubblica e che ha il fine di:
• assicurare la qualità della
progettazione, in particolare il rispetto delle esigenze e dei bisogni che il
progetto deve soddisfare;
• tutelare l’Amministrazione
appaltante riducendo al
minimo il rischio di contestazioni durante la realizzazione dell’opera;
• tutelare il progettista dell’opera attraverso un continuo monitoraggio dell’avanzamento del progetto;
• tutelare gli interessi dei
cittadini che, attraverso
tasse e tributi partecipano
al finanziamento dell’opera, e che, pertanto dovrà essere realizzata in
conformità alle esigenze
pianificate.
I
l R.U.P., nella sostanza
deve rendere il progetto “cantierabile” e
partecipa attivamente alla
procedura di affidamento
dell’opera; successivamente monitora l’avanzamento dei lavori, impartendo disposizioni, se necessario, alla Direzione Lavori e coordinando i vari organismi interessati alla realizzazione dell’intervento.
Quanto detto, spero sia sufficiente a descrivere una figura che si pone tra l’Amministrazione, il progettista, il
direttore lavori e la ditta esecutrice e attraverso varie
azioni cerca di coordinare il
tutto al fine di concretizzare
un’opera per la collettività.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 63
DAL COLLEGIO DI LODI
Alessandro Colonna
L
e nuove disposizioni normative
contenute nel Decreto Legislativo n.81/2008
(c.d. “Testo Unico della Sicurezza”) hanno ribadito ed
ampliato quanto già precedentemente previsto dal
Dpr. 222/2003 in merito alla
necessità di corredare il
Piano di Sicurezza e di Coordinamento di tavole esplicative di progetto, relative agli
aspetti della sicurezza, comprendenti almeno una planimetria sull’organizzazione
del cantiere e, ove la partico-
64 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Il lay-out di cantiere
come strumento
di coordinamento (legge 494)
larità dell’opera lo richieda,
una tavola tecnica sugli
scavi. (art.100 comma 1)
L’allegato XV (contenuti minimi dei piani di sicurezza
nei cantieri temporanei o
mobili) al punto 2.1.4 recita
testualmente: «Il P.S.C. è
corredato da tavole esplicative di progetto, relative agli
aspetti della sicurezza, comprendenti almeno una planimetria e, ove la particolarità dell’opera lo richieda,
un profilo altimetrico e una
breve descrizione delle caratteristiche idrogeologiche
del terreno o il rinvio a specifica relazione se già redatta».
Il suddetto Decreto Legislativo è stato oggetto di non
poche critiche al momento
della pubblicazione ed è
frutto di una gestazione
quanto mai travagliata,
quindi si preferisce non entrare nel merito circa la motivazione che ha portato il legislatore a descrivere il medesimo argomento in due
differenti modalità. Quello
che è certo è che quanto riportato nell’allegato XV è ri-
preso tout court dal vecchio
impianto normativo.
La novità (ma poi non così eclatante) è l’introduzione
dell’obbligo di predisporre,
laddove la particolarità dell’opera lo richieda, una tavola tecnica sugli scavi che
peraltro i coordinatori più
virtuosi prevedevano anche
prima dell’entrata in vigore
del Decreto Legislativo
81/2008.
La planimetria di accantieramento, definita oramai con il
neologismo “lay-out”, viene
spesso ridotta ad uno scarno
DAL COLLEGIO DI LODI
elaborato povero di dettagli
e privo delle dovute specifiche che la renderebbero
un vero strumento utile all’attività di coordinamento
ed in particolare necessario
per ridurre al minimo o eliminare del tutto i rischi interferenziali propri di questa fase lavorativa.
Viene così sottovalutata
l’importanza della comunicazione attraverso schemi
disegnati che rappresentano il mezzo più diretto per
far comprendere un concetto agli operatori del cantiere, già abituati a maneggiare piante, prospetti, sezioni, ecc.
Quindi, in primis, è compito
del Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione effettuare un’analisi
accurata dell’area di cantiere, estendendola al contesto più prossimo ed a tutte
quelle peculiarità del contorno ritenute interessanti,
quali ad esempio le linee
delle reti tecnologiche inter-
rate ed aeree, i fabbricati
confinanti, i corsi d’acqua, le
piantumazioni vegetali di un
certo rilievo, la viabilità, ecc.
Una volta acquisite le informazioni essenziali circa lo
stato dei luoghi, sarà possibile procedere alla redazione del lay-out. Sovente
può essere utile allegare al
P.S.C. anche una planimetria
riportante lo stato di fatto
dell’area, così da rendere edotte le maestranze di
quello che ci si troverà di
fronte prima di mettere
piede in cantiere. Ciò costituisce il punto di partenza
per poi sviluppare i successivi lay-out, eventualmente
suddivisi in fasi e sottofasi a
seconda del susseguirsi
della programmazione dei
lavori prevista dallo stesso
C.S.P. (o C.S.E.); infatti, potrebbe rendersi necessaria
la stesura di più planimetrie,
al fine di renderle più leggibili e contestualizzarle all’effettivo periodo di lavorazione (ad esempio, per un
semplice intervento di demolizione e ricostruzione, si
potrebbe suddividere il medesimo appalto in più planimetrie quali: 1-demolizione
fabbricati esistenti, 2-scavi,
3-nuove costruzioni, 4-finiture e smantellamento cantiere). Pertanto occorre considerare il lay-out come un elaborato dinamico, da aggiornare periodicamente in
base al progredire del cantiere così come accade per
gli adeguamenti periodici
del cronoprogramma e dello
stesso P.S.C.
F
atte queste debite
considerazioni,
vale la pena ricordare quali elementi costituiscono il contenuto minimo
del lay-out. Prima di tutto occorre riportare l’ubicazione
degli accessi carrabili e pedonali (laddove fosse possibile, ed è preferibile, mantenerli separati), con indicazione di eventuali interferenze verso la viabilità pub-
blica esistente. Può essere
utile altresì individuare gli
spazi a parcheggio, anche
pubblico, dove sarà possibile lasciare gli automezzi
degli addetti al cantiere. Parimenti, si dovrà prevedere
la realizzazione della recinzione di cantiere, normalmente eseguita tramite l’utilizzo di rete plasticata arancione combinata a rete elettrosaldata. È opportuno verificare se il regolamento edilizio comunale disciplini
diversamente le modalità di
esecuzione della recinzione
di cantiere. Inoltre, in base
all’estensione ed alle caratteristiche dell’area di cantiere, occorre prevedere una
specifica viabilità interna, la
quale dovrà essere studiata
in maniera tale da consentire un adeguato transito e
movimento di mezzi e pedoni riducendo al minimo le
potenziali interferenze. Si
dovrà inoltre individuare
uno spazio (punto di raccolta) ritenuto sicuro dove
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 65
DAL COLLEGIO DI LODI
far confluire gli addetti in
caso di emergenza.
Un ulteriore elemento importante da considerare è il
posizionamento della gru a
torre; infatti, la scelta della
posizione andrà effettuata
verificando accuratamente il
contesto, come la presenza
di edifici, alberi, tralicci,
linee aeree, ecc. che ricadano nel raggio di azione
della gru; informazioni essenziali da riportare sono almeno la lunghezza dello
sbraccio e l’altezza sottogancio, così da poter segna-
66 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
lare sulla planimetria il
raggio d’azione della gru,
imponendo nell’eventualità
l’interdizione al movimento
dei carichi in determinate
aree. Parimenti si dovranno
indicare le ubicazioni di eventuali postazioni fisse di
lavoro quali betoniera a bicchiere, sega circolare, piegaferri, ecc., così come gli ingombri e gli accessi dei ponteggi.
A completamento del lay-out
si riporterà l’individuazione
dell’ubicazione dei servizi
socio-assistenziali e logistici
quali baracche, spogliatoi,
wc, uffici, mense, ecc., nonché gli ingombri delle aree
deputate al deposito e stoccaggio di materiali (inerti, laterizi, ferro, leganti, ecc.) e
dei rifiuti. Le linee tecnologiche di cantiere andranno
riportate e segnalate, siano
esse interrate o aeree, indicando la posizione almeno
del quadro elettrico generale e del punto di fornitura
dell’acqua potabile. Si correderà il tutto con la segnaletica di pericolo/prescrizione/avvertimento che si ri-
terrà opportuno inserire.
Si rimanda alla sensibilità
del coordinatore prevedere
come completare il lay-out in
base alle effettive peculiarità intrinseche del cantiere,
al fine di avere a disposizione uno strumento utile e
di immediata lettura che
può essere di ausilio alla tormentata attività del coordinatore per la sicurezza in
fase di esecuzione.
❑
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
Stefano Fracascio
T
empo fa sulla rivista avevo pubblicato un prospetto
informativo su come predisporre il controllo della documentazione nel “Fascicolo di causa” a norma dell’articolo 567, comma secondo del Codice …di Procedura civile?. In quell’occasione però non avevo chiarito cosa dovesse fare l’esperto in caso di mancanza
di documentazione (catastale?) o di errata documentazione della medesima.
Mi spiego allora con alcuni esempi: attualmente per “documentazione” intendiamo
l’atto di pignoramento e la
certificazione notarile storica ipotecaria. Può capitare
che tra inizio procedura e
nomina e giuramento dell’esperto possano entrare in vigore le nuove mappe catastali; l’esperto deve rintracciare l’immobile, richiederne il certificato storico
ventennale all’Agenzia del
Territorio, facendo riferimento, nella relazione accompagnatoria, ai vecchi e ai
nuovi mappali. Capita, purtroppo in non pochi casi, che
a causa di non sufficienti aggiornamenti delle mappe
non si riesca a individuare esattamente l’immobile: ricordo un caso a Brescia, nel
quale, per uno specifico fabbricato, la partita catastale
forniva un nominativo mentre le mappe lo individuavano su altre zone censuarie. In un altro caso sulle
mappe non si trovava il mappale, perché non riportato.
In casi simili l’esperto deve
dare comunicazione delle
incongruenze al Giudice De68 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Nuove disposizioni
per tecnici esperti
in valutazione di immobili
legato, che provvede a sospendere il tempo concessogli.
Ma vediamo il caso normale:
va tutto bene e perciò la relazione può essere fatta.
In base all’articolo 490, terzo
comma, del Codice di procedura civile l’esperto deve
depositare in Cancelleria la
sua relazione completa di
tutti i dati unitamente a una
seconda copia per gli avvisi
di vendita nella quale i dati
anagrafici del debitore non
devono comparire sostituiti
dalla formula omissis, termine
con il quale devono altresí
essere coperti i nomi dei
confinanti. Si deve cioè indicare solo il foglio di mappa e
il mappale e non il proprietario. Può sorgere un dubbio
negli allegati: le vecchie planimetrie catastali riportano
il nome delle vecchie proprietà. È bene cancellarlo.
Le nuove planimetrie catastali invece non riportano il
nome della proprietà; vi
compare invece il nome del
tecnico compilatore che, a
garanzia della privacy, suggerisco di cancellare, cosí
come parte del suo numero
d’iscrizione all’Albo professionale.
Ricordo che le relazioni devono essere trasmesse ai
creditori procedenti o intervenuti e al debitore almeno
45 giorni prima dell’udienza
fissata per la determinazione della modalità di vendita. Normalmente il tempo
intercorrente tra il giura-
mento dell’esperto e la
nuova udienza è piuttosto
lungo e permette di eseguire tutte le operazioni necessarie nei tempi prescritti.
Solo in casi molto particolari
è possibile richiedere una
proroga del termine di deposito.
R
icordo che una
volta, durante la
seduta per il giuramento, il Procuratore procedente mi chiese di aspettare
a dare inizio alla procedura,
poiché il debitore si era dichiarato intenzionato a estinguere il suo debito. Con fiducia attesi la “transazione”
che arrivò dopo circa venti
giorni con lettera raccomandata del Procuratore proce-
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
dente. Presi il fascicolo e lo
misi tra le pratiche evase. A
distanza di quattro mesi mi
telefonò un legale differente
da quello del debitore che aveva estinto il debito chiedendomi perché non avessi
consegnato la relazione nei
tempi dovuti; risposi che tale
procedura era stata estinta
dal procuratore procedente
e inviai fax della lettera ricevuta. Purtroppo, poiché il fascicolo depositato in Tribunale non era stato da me controllato essendomi fidato del
colloquio in udienza, vi erano
altri creditori intervenuti che
ignoravo.
È stato questo un caso – ora
controllo sempre – nel quale
ho dovuto chiedere una proroga ai termini di consegna.
Normalmente i legali non
vedono con favore le richieste di proroga indipendentemente da ciò che può
succedere all’esperto.
Ma andiamo oltre. Insieme
alla relazione va depositata
la nota spese senza la detrazione dell’acconto stabilita
dal Giudice Delegato, detrazione che non si riceve quasi
mai. In alcune Sezioni del
Tribunale di Brescia, ma
anche in quelle dei Tribunali
di altre città,il CTU (l’esperto) dovrebbe iniziare le
operazioni solo dopo l’incasso dell’acconto.
Se fosse rispettata questa
regola salterebbero tutti i
termini e tutte le udienze,
motivando semplicemente
al Giudice il mancato versamento all’esperto dell’acconto stabilito in udienza.
In base agli onorari stabiliti
dalla legge 8 luglio 1980 n.
319 e successive variazioni
che nella fattispecie riguarda normalmente l’art. 13
– media tra stima analitica e
stima sommaria–, prende
corpo la liquidazione stabilita dal Giudice. È qui che iniziano le “croci”.
Si inoltra l’avviso di nota al
legale che informa il creditore procedente: si verificano due casi: caso uno, il
creditore paga e si emette la
fattura; caso due, il creditore
non paga chiedendo di pagare ad asta dell’immobile
conclusa. Se si attende
l’asta, al momento della ripartizione dei crediti l’esperto non viene preso in
considerazione e la sua nota
spese non viene indicata.
Sarebbe giusto, nella riparti-
zione dei crediti, controllare
anche la posizione dell’esperto, registrando la sua
fattura tra le spese anticipate dal procedente, che
spesso incassa quanto gli
spetta senza corrispondere
saldo. Per la verità ci sono
dieci anni per la prescrizione di tale debito.
C
apita sovente, che
all’esperto venga
richiesta la fattura,
non la semplice nota proforma: era la prassi per le
Casse di Risparmio; ora lo è
– e non si capisce la ragione
– sia per alcune banche, sia
per alcune società. Queste
ultime, normalmente, entro
trenta giorni saldano il corri-
spettivo; alcune banche, invece, procrastinano il saldo
per oltre sei mesi e l’esperto
è costretto non solo all’anticipato pagamento dell’Iva,
ma anche a estenuanti telefonate agli uffici legali e ragioneria della banca. Non si
capisce la ragione d’una cosí
lunga attesa. Un consiglio da
rivolgere ai colleghi potrebbe essere quello di emettere la fattura proforma
con l’indicazione che, passati 30 giorni dal ricevimento
della stessa senza che sia avvenuto il saldo, la pratica
sarà passata al legale con
l’addebito delle spese e
degli interessi: appunto ciò
che fanno le banche nei confronti dei loro debitori. ❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 71
ESTIMO
Giovanni Gares
P
roseguiamo il percorso nel campo
dell’estimo assicurativo, già trattato nei precedenti articoli, esaminando
ora l’aspetto tecnico dell’assicurazione di responsabilità civile.
Entrerò nel merito delle
varie casistiche in un articolo
successivo. Per ora mi preme affrontare l’argomento
sotto l’aspetto tecnico-giuridico.
L’articolo fondamentale
delle polizze di assicurazione della responsabilità
civile contiene un richiamo
alla natura causale dell’evento, precisando che sono
inclusi quei danni involontariamente cagionati a terzi
che siano conseguenza di un
fatto accidentale.
Ciò premesso occorre stabilire il significato del termine
“involontarietà“, il cui concetto è insito in quello di assicurazione della responsabilità civile, cosí come lo si
ritrova nell’articolo 1917 del
Codice civile e nella norma
contrattuale.
Il requisito di accidentalità
coinvolge fatti involontari e
determina, per patto contrattuale, una ulteriore limitazione degli eventi ammessi a risarcimento.
Tra le cause che determinano la non copertura della
responsabilità civile possiamo elencare:
– eventi dovuti a causa fortuita o di forza maggiore
che per tale loro caratteristica non possono essere
coperti da assicurazione;
– eventi che determinano involontariamente danni
tramite una consequen72 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Involontarietà e accidentalità
nella responsabilità civile
zialità di cause accidentali
normalmente ritenute nel
rischio assunto;
– eventi involontari, ma non
accidentali, pertanto esclusi, per patto di polizza,
dall’assicurazione;
– eventi dovuti a dolo, esclusi per legge e per contratto dalla garanzia.
L’esclusione di fatti non accidentali, ha lo scopo di lasciare a carico dell’assicurato una serie ben delimitata di danni a cose che, per
la loro ubicazione, sono esposte quasi perennemente
alla possibilità di danneggiamento.
Si tratta di quelle cose (o
merci) poste in stretta vicinanza di attrezzature e macchinari, che ben difficilemente si sottraggono, pure
con l’uso di ogni prudenza,
ad un frequente o addirittura continuo deterioramento.
Una recente sentenza della
Corte d’Appello di Messina
ha escluso dalla copertura
assicurativa un evento dannoso non accidentale.
Detta sentenza critica i giudici di primo grado per aver
ritenuto che la garanzia
fosse operante «in presenza
di un evento non involontario ed accidentale», mentre l’assicurazione riguardava solo quelli causati da
«fatto colposo accidentale».
Il Collegio ha cosí motivato:
«è di tutta evidenza per altro
che detti danni, per poter
rientrare nella garanzia assicurativa, avrebbero dovuto
essere determinati da causa
accidentale, non rientrante
nella umana prevedibilità».
L’evento quindi deve ascriversi a colpa cosciente dell’assicurata … non può ritenersi determinato da fatto
colposo accidentale di questa e va quindi escluso dalla
previsione assicurativa».
In altri termini, un evento
può qualificarsi accidentale
quando, pur sussistendo la
generica possibilità del suo
accadimento, intervengano
circostanze estranee all’attività dell’assicurato che rendano concreta l’astratta potenzialità dannosa di tale attività, procurando uno specifico danno a un bene di un
terzo.
L’accidentalità va invece esclusa quando l’evento dannoso è determinato della
sola attività dell’assicurato e
dalle modalità con cui essa è
stata predisposta ed eseguita.
Sarà però compito del giudice di merito verificare se
l’evento dannoso per cui è
causa fosse una naturale
conseguenza dell’attività
dell’assicurato e perciò
fosse al di fuori della copertura assicurativa; oppure
presentasse il carattere dell’accidentalità secondo la
nozione sopra esposta.
Quindi, non può essere considerato mai accidentale il
fatto volontario.
❑
AMBIENTE & BIOEDILIZIA
Giuseppe Mori
Raffaella Annovazzi
D
all’antichità e
dalle regioni dove non se n’è mai
abbandonato l’uso, torna
oggi sul mercato dell’edilizia un prodotto che, al solo
cenno di un suo uso, fa sorridere i piú: si tratta della
terra, della terra cruda come
materiale da costruzione o,
quanto meno, come materiale di finitura.
Di questo ritorno, almeno
presso chi si occupa di bioedilizia, si parla da tempo,
anche se per un impiego ancora limitato. Eppure i vantaggi dell’utilizzo dell’intonaco di terra cruda sono
davvero numerosi, anche se
vi si riconoscono alcune limitazioni.
Un primo, assoluto vantaggio rispetto a ogni altro
materiale “concorrente” sul
mercato – compresi gli intonaci di calce naturale o a
base di grassello di cui abbiamo ampiamente trattato
in articoli precedenti – la
terra cruda senza dubbio ce
l’ha: può vantare infatti un
processo di produzione dal
dispendio energetico estremamente basso.
Per la sua preparazione l’argilla richiede semplici processi di pulizia, asciugatura
e riduzione in polvere. In
ragione di questa sua semplicità produttiva i calcoli
per la determinazione dell’LCA (Life Cycle Assessments - Analisi del ciclo di
vita) stimano sufficienti 30
kwh al metro cubo di terra,
a fronte dei 645 necessari
per produrre l’argilla espansa o degli 815 per la
fabbricazione di un laterizio forato (Protocollo I74 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Gli intonaci di terra cruda:
metodi antichi per nuove
applicazioni biocompatibili
TACA, gennaio 2004).
La ragione di ciò sta nel fatto
che l’inerte di partenza – l’argilla naturale facile da reperire in natura – non subisce
cottura: i forni indispensabili per la produzione della
calce possono restare
spenti, risparmiando cosí il
grande consumo energetico
necessario per il loro uso.
La diffusione dell’argilla
rende evidente quanto essa
sia materiale ecologicamente sostenibile che contribuisce alla riduzione dei
costi energetici e di quelli generati dall’inquinamento e
dal trasporto. L’altro aspetto
a favore della sua sostenibilità è la sua totale riciclabilità
in caso di smaltimento a fine
vita dell’edificio.
Vediamo quali altre qualità
rendono la terra cruda appetibile per il suo impiego in
bioedilizia, ma potremmo
dire anche nel settore delle
costruzioni in generale.
Salubrità
Uno dei principi alla base
della filosofia della bioedilizia è che l’abitazione
debba essere concepita
come un luogo sano; in tal
senso la terra cruda offre alcune certezze legate alla sua
composizione: argilla pura e
nient’altro, la cui lavorazione non richiede aggiunta
di sostanze che ne alterino
le caratteristiche originarie.
Sono quindi assenti inquinanti che, viceversa, con
l’impiego di altri materiali,
potremmo ritrovarci nell’abitazione.
Altre importanti caratteristiche della terra sono la sua
capacità d’assorbire e neutralizzare odori, fumo e altre
sostanze dannose per la salute dell’uomo e la proprietà
d’impedire – una volta completato il processo d’essiccamento – la formazione di
muffe o funghi.
Polmone igrometrico
La fortissima capacità della
terra cruda di regolare l’umidità presente negli ambienti
AMBIENTE & BIOEDILIZIA
Nella pagina accanto, impasto di
terra cruda pronto per l’impiego;
in questa pagina, intonaco di terra
cruda su cannicciato (terre di
differente provenienza).
giorno, e che esso non
sempre viene smaltito attraverso i ricambi d’aria, si capisce ancor piú l’importanza
della presenza di un elemento idroregolatore nella
costruzione qual è appunto
la terra cruda.
Accumulatore di calore
L’argilla è un materiale dotato di notevole inerzia termica. Questa dote le consente di assolvere anche al
compito di “smussare” i
picchi di caldo e freddo all’interno dell’ambiente,
contribuendo in tal modo al
miglioramento del microclima.
R
è senza dubbio una sua caratteristica peculiare. L’intonaco d’argilla – e ancor piú,
ovviamente, se posato su un
muro dello stesso materiale
– ha potere igroscopico elevato, in grado di svolgere la
funzione di polmone igrometrico, capace cioè di assorbire momentanei eccessi
d’umidità per rilasciarla
quando l’ambiente troppo
secco lo richiede, contribuendo a mantenere un microclima piacevole e sano.
Il giusto grado d’umidità, lo
ricordiamo, previene la formazione di polveri e riduce
l’insorgere di forme allergiche e asmatiche.
La tabella sotto riprodotta
mostra che un intonaco d’argilla è capace d’assorbire da
4 a 10 volte piú acqua rispetto a un normale intonaco base calce, nell’ipotesi
Materiale
d’un aumento dell’umidità
relativa dal 50 all’80% in 48
ore. Se si considera che in
un’abitazione si possono
produrre mediamente 10
litri di vapore acqueo al
Grammi di H2O assorbita da 1 mq
(spessore 15 mm)
Intonaco di terra cruda
300
Arena calcarea
100
Rivestimento di abete rosso
100
Intonaco di malta bastarda
23-76
Mattoni crudi
10-30
Da: www.qualitaedilizia.it
icordiamo infatti
che gran parte del
comfort termico all’interno di una stanza è garantito dalla media delle
temperature delle pareti
che ci circondano e che,
anche in presenza di una
temperatura dell’aria piuttosto elevata, proviamo
senso di freddo se le pareti
sono fredde. Quanto piú
quindi noi riusciremo a garantire una temperatura costante, tanto piú sarà assicurato il benessere termico.
Tutto ciò migliora il comfort,
sia d’inverno, sia d’estate.
Fonoassorbenza
Sempre maggior peso assume nell’edilizia moderna
l’attenzione alla trasmittanza acustica dei materiali.
In questo senso l’attitudine
all’isolamento acustico dell’argilla conferisce certamente qualità all’immobile:
la sua capacità di attenuare i
rumori è assicurata dalla
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 75
AMBIENTE & BIOEDILIZIA
Sopra, mattoni di terra cruda su
tetto ecologico; sotto, posa di intonaco
su rete, per supporti poco adatti.
lando lo strato fine superficiale con coloranti, a loro
volta ottenuti da terre di
varie tonalità.
Con gli intonaci di terra e con
specifica lavorazione superficiale si possono ottenere
anche finiture tipo stucco
veneziano, conservando
sempre la massima naturalità unita al “calore” e al colore della madre terra.
C
ertamente belle e
particolari sono
tutte quelle lavorazioni che lasciano volutamente affiorare in superficie
gli additivi naturali – fibre e
paglizze di varie specie vegetali – che conferiscono
maggiore resistenza meccanica all’intonaco di terra.
massa e dalla struttura
grezza dell’intonaco di base.
A titolo d’esempio, si consideri che una parete di 15
centimetri di spessore realizzata con adobe (mattoni
di terra cruda) assicura
un’insonorizzazione di 48
dB, mentre, per ottenere il
medesimo risultato, è necessario uno spessore circa
doppio dei convenzionali
mattoni forati cotti.
Intonaco di argilla
e sensazioni
Fra gli aspetti non descrivibili in termini quantitativi vi
sono quelli puramente estetici: con la sua plasticità l’argilla consente di adattarsi
76 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
alle forme piú irregolari consentendo anche una notevole varietà di finiture su-
perficiali: da quelle piú
“forti” e rustiche a quelle piú
delicate, ottenute mesco-
Economica
e adatta al “fai da te”
Se tutte queste proprietà estetiche possono indurre a
considerare l’intonaco di argilla come una raffinatezza
destinata a poche residenze
di lusso, ecco subito la
smentita: l’argilla, reperibile
praticamente ovunque (e adatta al fai da te), è un materiale da costruzione economico. Ricordiamo che, a differenza degli intonaci di
calce, l’argilla cruda si presta
ad essere lavorata senza
alcun pericolo per la salute
e che, essendo continuamente lavorabile nel tempo,
consente di correggere precedenti errori compiuti in
fase di posa: è infatti sufficiente bagnare la superficie
dell’intonaco e lisciarla a
frattazzo per “cancellare” le
tracce di precedenti irregolarità, riportando la super-
AMBIENTE & BIOEDILIZIA
Dall’alto e in senso antiorario,
operazione d’intonacatura a mano e
con intonacatrice meccania. Diverse
tipologie d’intonaco.
questo materiale presenta,
affinché siano chiari i presupposti di questa proposta
tecnologica antica e innovativa allo stesso tempo.
Uso esterno? No grazie,
a meno che…
Ricordiamo che l’attenzione
di questa serie di articoli era
fin dal suo inizio puntata
sulle finiture interne della
casa, ma se spostiamo la visuale su quelle esterne, uno
dei grandi vantaggi della
terra cruda si trasforma nel
suo limite maggiore.
C
ficie alla perfezione esecutiva.
Ovviamente se per la realizzazione dell’intonaco ci si
deve rivolgere a una ditta
specializzata, le cose cambiano, ma ormai, grazie all’argilla confezionata in
sacchi e pronta all’uso, pos-
sono essere utilizzate normali intonacatrici a pompa
con un costo alla portata di
molte tasche.
Finora abbiamo evidenziato
una grande varietà di aspetti
positivi degli intonaci di argilla: esaminiamo però
anche le limitazioni che
ome abbiamo appena visto, la facile
lavorabilità che
consente di recuperare le
imperfezioni con la semplice aggiunta d’acqua e lisciatura, può trasformarsi in
scarsa o pessima resistenza
agli agenti atmosferici. In
questa condizione solo protezioni adeguate come la
presenza di aggetti importanti che proteggano dal di-
lavamento le facciate e la
presenza di pietra o cotto (o
altro materiale adeguato)
nella parte bassa dell’abitazione (lo zoccolo) piú esposta all’azione della
pioggia battente, consentono l’uso in ambiente esterno dell’argilla. La soluzione di questo problema si
affida all’adozione di rivesti-
menti protettivi, ovviamente sempre ecocompatibili e traspiranti, e al sovradimensionamento dello
spessore dell’intonaco (o
del muro), considerando lo
strato superficiale passibile
di successivi rimodellamenti periodici di manutenzione.
Scelte piú complesse e onerose, come per esempio la
posa di una paretina protettiva di mattoni di cotto, sono
interessanti ma assumono
qualche significato solo se si
tratta di proteggere una muratura interamente in terra
cruda e non solo di un intonaco.
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 79
AMBIENTE & BIOEDILIZIA
In alto a sinistra: terra fine per
coloritura di finiture superficiali.
A destra: finitura colorata con
pagliuzze superficiali; al centro:
finitura rustica con pagliuzze
luccicanti; in basso: tipi di velature
con terre colorate
Attenzione all’uso della
terra cruda deve essere
posta anche in locali particolarmente umidi come bagni
e lavanderie, in cui si rischia
la presenza di acqua nelle
parti basse: anche in questo
caso è consigliabile che la
parte vicino a terra dell’intonaco sia adeguatamente
protetta o sostituita con intonaci tradizionali.
Maestranze
poco esperte
Un’osservazione fatta negli
articoli precedenti per gli intonaci di calce, quella che
raccomanda l’uso del grassello per il confezionamento
delle malte e riguardante la
difficoltà di trovare maestranze in grado di affrontare
senza problemi queste tecniche antiche, ormai scarsamente utilizzate, è valida
anche nel caso della terra
cruda. Fatto salvo il caso di
personale disponibile a una
riqualificazione attraverso
80 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
corsi specifici, o quello di affidare i lavori a imprese già
pratiche dell’applicazione
di intonaci di questo tipo, il
mercato in genere offre notevole resistenza all’impiego di questi materiali,
scoraggiando chi invece intendesse farne uso.
La formazione degli operatori dell’edilizia – a partire
anche da noi geometri, che
di tecniche antiche conosciamo poco – resta quindi la
strada necessaria da percorrere verso questo “ritorno al
futuro”.
❑
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
Gavardo 11-12 ottobre
Un week-end di risparmio
energetico e bioedilizia
A
ll’insegna di «convegni, conferenze,
dimostrazioni e …
degustazioni» si è svolta al
“Palafiera” di Gavardo un
riuscitissimo week-end interamente dedicato alla promozione del risparmio energetico e della bioedilizia.
L’avvenimento ha registrato
il gradimento dei visitatori
stimolati da un argomento
vivo e sentito da tempo, ma
che la crisi petrolifera e
quella genericamente detta
“economica” hanno acuito e
fatto diventare di viva attualità. E bene hanno fatto gli
organizzatori a coinvolgere
oltre al pubblico vasto degli
82 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
adulti, anche quello di bambini e ragazzi, soggetti molto
sensibili alle problematiche
dell’ecologia e dell’ambiente (di ciò va dato merito
all’azione degli insegnanti).
La manifestazione, organizzata dal Comune di Gavardo
e da Gavardo Servizi con il patrocinio del Collegio dei geometri e dell’Ordine degli architetti di Brescia, ha visto la
presenza di autorità locali
nella persona del Sindaco di Gavardo Giovanbattista Tonni con il
sostegno del Vicepresidente dell’Amministrazione provinciale di
Brescia Aristide Peli
(assente per impegni
precedentemente assunti) e del Presidente
della Comunità Montana di Valle Sabbia Ermanno Pasini.
Nella giornata di sabato 11 ottobre, dopo
l’inaugurazione ad opera delle autorità, si
sono svolti in rapida
successione quattro
incontri di carattere eminentemente tecnico-informativo che
hanno trattato: dell’utilità dei bruciatori a
biomassa nel risparmio energetico; dei sistemi di sicurezza anticaduta nei cantieri; dei
risultati dell’indagine
energetica condotta
dal Comune di Gavardo sugli edifici di sua proprietà; del sole come fonte
di energia.
Contemporaneamente
nello spazio dedicato ai ragazzi si è svolto un coinvolgente gioco denominato
“Costruisco la mia casa ecologica” con la presenza del
“Dottor Clima”. L’attività, organizzata e curata dello
Studio associato Mori in collaborazione con l’ing. Taborelli, ha impegnato i ragazzi
in un gioco educativo consistente nella costruzione di
una casa “virtuale” con materiali ecocompabili.
Domenica 12 invece si è
svolta una tavola rotonda
tato di dare risposta i tre
conferenzieri, ciascuno secondo le proprie personali
esperienze e sensibilità.
el pomeriggio si
sono svolti altri
quattro incontri
che hanno passato in rassegna per un pubblico attento, altri temi di grande attualità: “Casaclima: Bolzano
primo modello di risparmio
coordinata da Marcello
Zane, presidente di Gavardo Servizi, cui hanno
preso parte come esperti il
dott. Giuseppe Mori, geometra-urbanista, specialista
di bioedilizia e risparmio energetico; Mons. Gabriele
Scalmana, responsabile
della Pastorale del Creato
della Diocesi di Brescia; l’ingegner Maurizio Taborelli
del Gruppo Acquisto Solidale “Calvagese”. Il tema
trattato era “Il risparmio energetico e il rispetto dell’ambiente sono compatibili
con i moderni stili di vita?”,
una domanda cui hanno ten-
energetico in Italia” a cura
del geom. Pierangelo Di Benedetto, dell’arch. Giuseppe Cabini e del geom.
Claudio Baldo, tutti consulenti dell’Agenzia CasaClima di Bolzano; “Pannello
solare termico e sue applicazioni” a cura della Termoidraulica Filippini di Gavardo; “Bioedilizia, come e
perché: i principi generali” a
cura del geom. Manuel Antonini del Collegio geometri di
Brescia e dell’arch. Stefania
Annovazzi dell’Ordine degli
architetti; “Certificazione energetica in Lombardia: uno
strumento per conoscere e
N
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
decidere. Le agevolazioni fiscali del 55% nella Finanziaria 2008”, con le relazioni
dell’ing. Massimiliano Bonetti e dell geom. Giuseppe
Mori, entrambi certificatori
energetici.
N
el pomeriggio, in
parallalo col programma impegnativo sopra esposto sono
continuate le attività già iniziate sabato, dedicate a un
pubblico piú giovane; in
particolare quella titolata
“Quali materiali isolanti?
Percorso percettivo all’interno di spazi abitativi ideali
realizzati con materiali differenziati” e quella dello “Tsunami positivo”, una simulazione al computer di risparmio energetico con valutazione costi per interventi d’isolamento ed impiantistici relativi alle agevolazioni ficali del 55%: un
gioco didattico ideato da
Giuseppe Mori ed Emilena
Zenere, implementato grazie alle ricerche sulla sostenibilità energetica ed ecologica dei materiali effettuate
in collaborazione con l’ing.
Taborelli.
La viva partecipazione del
pubblico alla manifestazione, fa ben sperare che
anche nei prossimi anni il
week end gavardese possa
essere ripetuto a beneficio
della diffusione di un’idea di
risparmio non solo utile sul
piano pratico, ma anche educativa sul quello etico.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 85
GEOLOGIA
Massimiliano Pelizzari
Acque sotterranee:
conoscenza del sottosuolo
e norme di riferimento
La necessità
di reperire acque
sotterranee per
svariati usi è
sicuramente una
problematica
di notevole interesse
che comporta aspetti
complessi sia
di carattere
tecnico-normativo,
sia nel
contraddittorio con
il geologo
progettista.
L'argomento viene
affrontato in queste
pagine introducendo
dapprima i principi
generali
caratterizzanti
la circolazione idrica
sotterranea, quindi
riassumendo
le procedure
amministrative
correlate ad alcune
casistiche di ricerca
e derivazione
di acque sotterranee
1 - Concetti di idrogeologia
Per definire il concetto di
acque sotterranee ci si può
riferire all'art. 2 del Regolamento Regionale n. 2/2006
(Pubblicato sul BURL 28
marzo 2006, I Supplemento
Ordinario) «acque sotterranee: le acque che si trovano al di sotto della superficie terrestre, immagazzinate nei pori fra le particelle
sedimentarie e nelle fenditure delle rocce compatte,
nella zona detta di saturazione, delimitata inferiormente da un substrato impermeabile. Rientrano in
tale fattispecie le manifestazioni sorgentizie, concentrate e diffuse, ivi compresi i
fontanili di pianura originati
dalla fuoriuscita fino al piano
di campagna delle acque di
falda freatica in relazione
alle particolari condizioni
geomorfologiche e idrogeologiche locali, nonché i laghi
e gli affioramenti idrici in genere ottenuti in conseguenza dell’attività estrattiva da cava. Sono comprese
in tale definizione tutte le
acque rinvenute a profondità inferiori a 400 metri nel
caso in cui presentino una
temperatura naturale inferiore a 25 gradi centigradi».
Appartiene quindi alla definizione di acqua sotterranea
la risorsa idrica che emerge
al piano campagna per
mezzo di sorgenti, fontanili,
laghi di cava od estratta per
mezzo di pozzi.
A) - Acquiferi
In senso generale, il volume
(saturo e/o saturabile) di
sottosuolo a permeabilità
pressoché omogenea iden-
86 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
tificabile geometricamente
per una certa continuità spaziale si definisce acquifero
ed è rappresentato dallo
scheletro solido (sedimenti
o roccia fessurata) all'interno del quale sono presenti una fase liquida
(acqua) ed una gassosa
(aria). La sua funzione consiste in trasferimenti di
massa (acqua, calore, sostanze minerali e organiche
in soluzione e/o sospensione), di energia (differenze di carico piezometrico) e nell'immagazzinamento di acqua con relativa
restituzione.
I
n natura esistono acquiferi porosi, caratterizzati da permeabilità primaria (tipica dei sedimenti incoerenti), acquiferi
fessurati, in funzione della
permeabilità secondaria
(cioè le aperture generate a
seguito della fratturazione,
che nelle rocce carbonatiche spesso evolve in carsismo) e acquiferi a permeabilità mista (coesistenza di permeabilità primaria e secondaria).
Sostanzialmente un complesso acquifero è rappresentato da un sistema acquifero (volume permeabile e
trasmissivo) e da un sistema
acquicludo (volume impermeabile).
In Regione Lombardia è vigente una classificazione
degli acquiferi di pianura in
Gruppi Acquiferi (A,B,C e D),
divisi al loro interno in diversi complessi acquiferi e
differenziati per mezzo di orizzonti di separazione idrodinamica di rilevanza regio-
nale (Geologia degli acquiferi padani della Regione
Lombardia, consultabile sul
SIT del sito della Regione
Lombardia).
Sebbene in idrogeologia sia
più corretto riferirsi al concetto di acquifero, informalmente è uso comune utilizzare il termine falda acquifera,
utilizzato di seguito per esigenze di semplificazione.
Sulla base delle definizioni
di cui sopra e quindi in funzione della distribuzione
della permeabilità nel sottosuolo, risulta fondamentale chiarire le diverse tipologie di falde acquifere,
poiché le variazioni litologiche e le caratteristiche
geomorfologiche del piano
campagna generano diverse
modalità di circolazione idrica sotterranea, con la formazione di falde, talora sovrapposte, situate a diverse
profondità.
Per meglio comprendere il
concetto appena espresso,
ipotizzando uno schema
semplificato delle possibili
condizioni idrogeologiche e
considerando come esempio la pianura bresciana, la falda libera (freatica - acquifero libero) è,
come si intuisce dalla parola
stessa, la risorsa idrica soggiacente rispetto al piano
campagna e si ricarica ricevendo sia apporti laterali
che per infiltrazione dalla
superficie (infiltrazione a seguito di precipitazioni meteoriche o per irrigazione);
sottostante alla falda libera
solitamente è presente un
livello parzialmente confinato, definito falda semiconfinata, cioè separata dalla
GEOLOGIA
Principali combinazioni di formazioni
idrogeologiche:
a acquifero
b acquifero multifalda
c struttura idrogeologica
falda soprastante per mezzo
di orizzonti limo-argillosi tali
da creare scambi verticali
molto lenti, ricaricandosi
prevalentemente per apporti laterali (acquitardo);
quando gli strati argillosi
sono tali da creare una barriera praticamente impermeabile per la filtrazione
verticale (acquicludo) la
falda sottostante è considerata confinata o protetta (in
quest'ultimo caso solo se è
soddisfatta la definizione
dell'art. 2 lett. h del R.R.
2/2006 -acquifero confinato
e/o protetto); una falda confinata può ricaricarsi esclusivamente per mezzo di apporti laterali.
Un caso particolare ma
molto frequente è costituito
dalle cosiddette falde sospese: rappresentano locali
depositi di acqua sotterranea di scarsa produttività,
strettamente connesse con
gli eventi meteorici e formatisi per la presenza alla base
di orizzonti a bassa permeabilità pochi metri sotto il
piano campagna; raramente
possono essere sfruttate.
Quando la presenza di falde
sovrapposte, cioè di diversi
complessi acquiferi, è confermata dai dati esistenti
(stratigrafie, sondaggi, indagini indirette) la possibilità
di derivare acqua da un livello acquifero rispetto ad
un altro, al di là del diverso
costo esecutivo iniziale, è
vincolato dal tipo di uso al
quale la risorsa è destinata;
nel caso di uso irriguo, ad esempio, è necessario limitare la captazione solo alla
falda presente nel primo acquifero, evitando di intercettare i livelli semiconfinati
e confinati, salvo rari casi in
cui la prima falda sia assente
o poco produttiva e quindi
non sfruttabile.
N
ella provincia di
Brescia non sempre tale differenziazione verticale è presente, soprattutto nelle
zone montane, nelle valli e
all'interno dei depositi glaciali (depositi “morenici” e
altro). Ciò è dovuto, come
sopra accennato, alla notevole varietà geologica del
territorio bresciano, caratterizzato da molteplici tipologie sia morfologiche sia litologiche:
a) le zone montane e pedemontane sono caratterizzate da sorgenti (emergenze spontanee della
falda), talora alimentate
da circolazione nei depositi di copertura (depositi
di versante e altri), talora
da circolazione profonda
(entro il substrato roccioso) affiorante in caso di
particolari condizioni
strutturali e morfologiche;
b) le valli, caratterizzate da
depositi alluvionali e fluvioglaciali comunicanti
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 87
GEOLOGIA
Fig. 2: Principali suddivisioni
verticali, a scala regionale, degli
acquiferi lombardi. NB. ai sensi del
P.T.U.A. (Programma di Tutela e
Usi delle Acque) vige la suddivisione
operata in Geologia degli
Acquiferi Padani della Regione
Lombardia, Lombardia, ENI
divisione Agip, 2002.
Spessore
Sottounità
Alluvioni
e
fluvioglaciale
recente
Unità idrogeologica
Falde libere, di elevata
trasmissività
nella parte alta
della pianura
(Milano compresa)
Acquifero
superficiale
o
primo acquifero
Alta
pianura
Bassa
pianura
In media
40 m
Circa
10 m
In media
80 m
In media
120 m
Acquifero
tradizionale
Fluvioglaciale medio
o
“Diluvium medium”
Fluvioglaciale antico
o
“Diluvium antico”
Caratteri
idrogeologici
Secondo
acquifero
Falde lsemiconfinate
nell’alta pianura,
confinate nella media
e bassa pianura,
trasmissività media
Ceppo
Acquifero
sotto il Ceppo
Villafranchiano
con i principali corsi
d'acqua, sono sede prevalentemente di;
c) gli anfiteatri morenici, costituiti da sedimenti di origine glaciale con tipica
tessitura caotica (ciottoli,
blocchi e talora massi) in
matrice limo-sabbio-argillosa, presentano per88 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Acquifero profondo
o terzo acquifero
Falde confinate,
trasmissività scarsa
Circa 150
150 mm
Circa
meabilità molto variabili,
in virtù della spiccata eterogeneità granulometrica. Le piane intramoreniche (ovvero zone subpianeggianti comprese
fra cordoni morenici),
spesso sono sede di locali
falde dotate di discreta
produttività, mente per i
rilievi morenici presentano una difficile localizzazione dei livelli produttivi, causando frequentemente la necessità di approfondire la ricerca di acquiferi utili al di sotto dei
cordoni stessi;
d) la pianura è costituita da
più acquiferi sovrapposti;
si differenzia, per variazione granulometrica da
nord verso sud, in alta pianura (caratterizzata depositi prevalentemente
ghiaio-sabbiosi) ed in
bassa pianura, (costituita
da depositi prevalentemente sabbio-limosi).
La fascia di transizione
GEOLOGIA
(media pianura) è idrogeologicamente caratterizzata
dalla presenza dalla linea dei
fontanili, emergenze dell'acqua di falda libera determinate da innalzamento
spontaneo della superficie
freatica dovuto a variazioni
granulometriche.
B) - Parametri idrogeologici
La produttività degli acquiferi,
cioè la quantità di acqua che
si può estrarre mantenendo
il sistema idrogeologico
captato in sostanziale equilibrio, varia in funzione della
permeabilità e dello spessore
dell'acquifero saturo.
La conoscenza dei parametri idrogeologici quali la
permeabilità, la trasmissività, il
coefficiente d'immagazzinamento,
spesso sono stimati sulla
base delle esperienze locali
e la loro definizione risulta
fondamentale per un corretto dimensionamento
delle opere di derivazione.
Per quanto riguarda i pozzi,
è indubbia la difficoltà di ottenere un valore preciso dei
parametri sopra citati, piuttosto l'esecuzione corretta
di prove a gradini di portata
(per valutare l'efficienza del
pozzo) e prove a portata costante (per indagare le caratteristiche della falda captata) può fornire con buona
approssimazione l'ordine di
grandezza delle variabili in
gioco, contribuendo alla definizione dell'impatto che
l'opera di derivazione genera all'interno dell'acquifero e l'efficienza della
stessa.
C) - Vulnerabilità
Un ulteriore aspetto di note-
vole rilevanza tecnica riguarda la valutazione circa la
vulnerabilità delle falde sotterranee.
Essa, nel caso più generale
(vulnerabilità intrinseca)
rappresenta la suscettibilità
della falda ad essere raggiunta, più o meno facilmente, da agenti inquinanti
per mezzo dell'infiltrazione
superficiale, indipendentemente dal tipo di inquinante
potenziale. E' funzione di diversi aspetti fisici e naturali:
soggiacenza, caratteristiche
tessiturali e granulometriche della struttura idrogeologica (suolo, insaturo e
saturo), topografia, alimentazione della circolazione idrica sotterranea.
Ci sono diversi metodi qualitativi per stabilire il grado
di vulnerabilità, ma gli aspetti maggiormente significativi sono certamente la
profondità della falda dal
piano di campagna (soggiacenza) e la permeabilità efficacie dell'insaturo, cioè
della porzione di acquifero
compresa tra la superficie
piezometrica libera ed il
piano campagna, che ha un
ruolo determinante per proteggere o meno la risorsa idrica.
Nel caso si voglia analizzare
il potenziale impatto antropico di un determinato tipo
di inquinante, è possibile
integrare il concetto di vulnerabilità intrinseca con
quello di vulnerabilità specifica rispetto all'elemento
stesso (es. vulnerabilità da
nitrati).
A proposito della sovrapposizione di falde separate, è
evidente che la vulnerabi-
lità intrinseca delle falde
profonde è minore rispetto a
quella relativa alla prima
falda, tuttavia a volte si riscontra la presenza di elementi inquinanti di origine
antropica anche al loro interno. Ciò è spesso dovuto
alla presenza di pozzi dotati
di filtri in corrispondenza di
falde diverse che causano
interconnessione tra le
stesse favorendo la migrazione degli inquinanti in acquiferi protetti destinati ad
usi pregiati (potabile).
Per questo è di notevole importanza la corretta impermeabilizzazione dell'intercapedine tra colonna definitiva del pozzo e parete del
foro, al fine di garantire la separazione naturale tra livelli
acquiferi diversi ed evitare
la veicolazione di inquinanti
attraverso la colonna.
2 - Normativa di riferimento
e procedure
amministrative
Per quanto riguarda la normativa circa la derivazione
di acque sotterranee, in ambito nazionale è ancora in vi-
gore il R.D. 1775/1933 “Testo
unico delle disposizioni di
legge sulle acque e impianti
elettrici”, mentre in Lombardia, rispettando i disposti del Regio Decreto di
riferimento, è vigente dall'aprile 2006 il Regolamento
Regionale n. 2/2006 “Disciplina dell’uso delle acque
superficiali e sotterranee,
dell'utilizzo delle acque a
uso domestico, del risparmio idrico e del riutilizzo dell’acqua in attuazione dell'articolo 52,
comma 1, lettera c) della
legge regionale 12 dicembre
2003, n. 2”.
Il Regolamento regionale
2/2006 è il riferimento normativo che disciplina l'iter
autorizzativo per:
– Pozzi (eccetto acque minerali e termali);
– Piezometri e sondaggi per
ricerca di acqua;
– Sonde geotermiche;
– Well points (pozzi per abbassare la falda);
– Derivazioni da corpi idrici
superficiali (anche uso idroelettrico);
– Concessioni alla derivaIL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 91
GEOLOGIA
Schema esemplificativo delle
componenti di un pozzo
zione di acqua (nuove, rinnovi, volture, ecc.).
Esempio 1): procedure di autorizzazione per l'esecuzione di un pozzo.
Prima di tutto, è fondamentale distinguere due casi:
1) uso domestico: assentito
per silenzio assenso dopo
60 giorni dalla presentazione dell'apposita comunicazione (scaricabile dal sito
della provincia) al proprietario o affittuario per uso innaffiamento orto e giardino,
se non c'è acquedotto anche
per uso potabile (obbligo di
comunicazione anche all'ASL di competenza), volume massimo prelevabile
pari a 1500 m3 annui, portata
massima 1.0 l/s, con il R.R.
2/2006 non c'è obbligo di
contatore e di presentare la
denuncia annuale dell'acqua consumata.
Non vale:
– se il luogo dove si vuole
derivare acqua è sede di
un'attività economica o si eserciti un'attività a scopo di
lucro (es. vendita ortaggi,
ecc.);
– se non sono rispettati i limiti di estrazione (non vale
quindi per gli usi “geotermici”, sia per l'uso in senso
stretto, sia perché spesso
necessitano di un quantitativo annuo maggiore di1500
m3).
2) concessione per la derivazione di acque sotterranee:
tutti i casi non compresi nel
precedente punto (NB. per
le acque minerali e termali è
vigente una normativa specifica).
Innanzitutto è necessario distinguere l'uso (con relativo
canone, vedi Tabella 2) a cui
92 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
destinare la risorsa e quantificare la portata media (modulata o annua) e massima
da derivare, nel rispetto del
principio di razionalizzazione e riutilizzo della risorsa (art. 6 Regolamento regionale 2/2006).
La documentazione da presentare alla Provincia di Brescia, Area Ambiente - Ufficio
Derivazioni Acqua, consiste
in 6 copie (di cui una in
bollo) della domanda di autorizzazione alla ricerca e
concessione di acque sotterranee con altrettante
copie della relazione tecnica e geologica (nel caso di
uso irriguo è necessaria
anche la relazione agronomica).
Il link di riferimento per scaricare i fac-simili è consultabile da: www.provincia.brescia.it > Temi > Ambiente >
Acqua.
L'
iter istruttorio ai
sensi del Regolamento regionale
2/2006 (supponendo di ricadere nei casi di portata massima inferiore a 50.0 l/s) relativo alla domanda presentata si può riassumere nelle
seguenti fasi:
• Verifiche preliminari (art.
9): 60 gg per valutare l’istanza e richiedere eventuali integrazioni.
• Avvio del procedimento
(art. 10): comunicazione di
avvio e richiesta contestuale delle spese (istruttoria, contributo idrografico,
pubblicazione
B.U.R.L.), delle quali è necessario inviare l’attestazione originale di avvenuto
pagamento all’ufficio i-
Tabella 1: Principali Norme di riferimento
R. R. n° 2/2006: Disciplina dell’uso delle acque superficiali e
sotterranee, dell'utilizzo delle acque a uso domestico, del risparmio idrico e del riutilizzo dell’acqua
R.D. 1775/33 e R.D. 1285/20: rispettivamente disciplina e regolamento in materia di usi delle acque.
R.D. 523/1904: norme di polizia idraulica (in vigore nei comuni
che non abbiano provveduto all'individuazione del reticolo idrico minore).
Dir.2000/60/CE del 23.10.2000: quadro d’azione comunitaria
in materia di acque.
L.R. n°1/2000: trasferimento delle competenze agli Enti Locali
(Province,Comuni,Comunità Montane).
L.R. n° 26/2003 : disciplina dei Servizi di Interesse economico
generale - titolo V: disciplina delle risorse idriche;
D.Lgs 152/2006, modificato dal D.Lgs. 4/2008: Norme in materia Ambientale.
GEOLOGIA
struttore. Conclusione procedimento entro 18 mesi.
• Pubblicazione (art. 11): sul
B.U.R.L. e nel sito internet
della Provincia per 30 gg
consecutivi, all’albo pretorio del comune per 15 gg
(dal 16° giorno di pubblicazione sul B.U.R.L.). Trascorsi i 30 gg di pubblicazione, chiunque può visionare la domanda e presentare eventuali osservazioni od opposizioni all’ufficio istruttore entro 30 gg
dal termine della pubblicazione (quindi 30 giorni +
30 giorni).
• Successivamente si procede alla richiesta pareri
(art. 12 c.4) a: Comune
e Autorità di Bacino
(sempre), Regione (per
profondità > 30 m), ASL
(per uso potabile e assimilati), Consorzio di
Bonifica (per uso irriguo).
• Qualora non ci siano motivi
ostativi al prosieguo dell’iter istruttorio, Autorizzazione alla perforazione
(art. 22): si richiede una relazione finale (1 copia) ai
fini della conclusione del
procedimento, contenente l’ottemperanza alle
prescrizioni (stratigrafia,
curva caratteristica, parametri idrogeologici).
• Viene altresì svolta la Visita
locale durante la fase di
perforazione, (art. 12 c. 5).
• Conclusione istruttoria
(art. 13): relazione finale
contenente: prescrizioni
finali, riassunto dell’iter,
calcolo dei canoni (art.34),
eventuali decisioni in caso
di domande concorrenti.
• Per il rilascio della conces-
Tabella 2: usi oggetto di concessione e relativi canoni annui (annualità 2008).
In grigio il canone relativo al primo modulo (1 modulo = 100 l/s).
USI
POTABILE
CANONI 2008
€/mod 2058,63
Q med "fino a" (l/s)
16,66
343,11
IRRIGUO
€/mod 48,31
70,75
34,18
INDUSTRIALE
€/mod 15891,15
13,6
2166,98
PISCICOLO
€/mod
343,11
36
123,52
ZOOTECNICO
€/mod
1029,29
12
123,52
IGIENICO
€/mod
1029,29
ANTINCENDIO
€/mod
1029,29
12
123,52
12
123,52
AUTOLAVAGGIO
€/mod
1029,29
LAVAGGIO STRADE
€/mod
1029,29
12
123,52
12
123,52
INNAFFIAMENTO AREE VERDI
€/mod
343,11
36
123,52
SCAMBIO TERMICO
€/mod
1029,29
12
123,52
USI DIVERSI
€/mod
1029,29
12
123,52
DIDATTICO SCIENTIFICO
€/mod
48,31
70,75
34,18
NAVIGAZIONE INTERNA
€/mod
48,31
70,75
34,18
IDROELETTRICO
€/Kw
14,04
123,52
NAVIGAZIONE INTERNA
€/mod
48,31
70,75
34,18
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 93
GEOLOGIA
sione si seguono i criteri
contenuti nell’art. 14: a seconda della zona, dell'uso
e della profondità del
pozzo ci possono essere limitazioni della durata
della concessione a 5 anni
e triplicazione del canone.
Uno dei limiti del Regolamento Regionale 2/2006 è, a
parere dello scrivente, l'equiparazione delle fasi relative all'iter istruttorio tra
usi complessi (ad es. idroelettrico) e usi meno problematici (es. innaffiamento di
aree verdi). Inoltre per l'uso
scambio termico servirebbero delle linee guida di riferimento che non sono ancora state fornite, mentre
per l'uso irriguo si avverte
ancora la difficoltà operativa di alcuni consorzi di bonifica di primo grado (Enti
pubblici), anche per il mancato collegamento con i
consorzi irrigui privati. Nei
casi meno articolati ed abbastanza frequenti l'iter istruttorio risulta vincolato
al rispetto formale di termini temporali diversi e al
coinvolgimento di Enti talvolta lontani dal territorio.
Sarebbe auspicabile la costituzione di una struttura,
anche all'interno della Provincia, in grado di decidere
sulla base dei dati reali (si
pensi al concetto di bilancio
idrogeologico senza un monitoraggio continuo dei settori chiave di riferimento,
sia rispetto alle condizioni
del sottosuolo sia in funzione dei prelievi in atto: di
fatto è impossibile ottenerne una stima).
Tra i pregi del Regolamento
94 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
sono da citare l'accorpamento delle procedure di
autorizzazione alla ricerca e
di concessione, nonché la
disciplina di: sondaggi per
ricerca di acqua (art. 5), l'esecuzione di piezometri (art.
5), pozzi ad uso temporaneo
(pozzi per cantieri - art. 22,
art. 5), sonde geotermiche
(art. 22, art. 5), pozzi per abbassare la falda (art. 5). Per
alcune di queste opere non
esistono riferimenti normativi nazionali, di conseguenza il contributo del citato Regolamento è senza
dubbio importante.
U
n'altra novità è l'individuazione di
settori idrogeologici omogenei per la pianura
lombarda, con conseguente
suddivisione delle modalità
di rilascio della concessione
(v. il già citato art. 14) in funzione della profondità raggiunta dall'opera di derivazione e dell'uso a cui è destinata la risorsa. Il supporto tec-
nico e cartografico è costituito
dal Programma di Tutela e Usi
delle Acque (P.T.U.A.). Esempio 2): procedure amministrative per l'installazione
di sonde geotermiche.
A
i sensi dell'art. 20
del Regolamento
regionale 2/2006 in
Lombardia le sonde geotermiche devono essere autorizzate dalla Provincia. A riguardo esiste una certa discordanza di intendimenti
tra alcuni operatori del settore, ma la normativa vigente esiste e definisce alcuni punti fondamentali.
D’altra parte, appare illogico eseguire un numero elevatissimo di perforazioni,
che molto spesso arrivano a
superare i 100.0 m di
profondità, senza che ci sia
una mappatura della loro ubicazione! Si pensi ad esempio alla necessità di eseguire opere sotterranee,
o semplicemente alla progettazione di perforazioni
in lotti contigui; le implicazioni tecniche negative causate da un approccio semplicistico della tematica
sono senza dubbio numerose.
Dal punto di vista ambientale risulta fondamentale la
corretta cementazione del
foro, evitando di considerare come tale la sola bentonite utilizzata durante la
perforazione e lasciata a colmare il foro, soprattutto
quando si attraversano falde
idraulicamente separate.
La documentazione tecnica
da allegare alla domanda si
può scaricare dal sito sopra
citato, e comprende una
breve relazione geologica
che contenga almeno una
sezione idrogeologica di
dettaglio della zona d'interesse, completa delle stratigrafie considerate, al fine di
stimare un dimensionamento lineare delle sonde
con una certa accuratezza, evitando l'approccio “a sentimento” di 50 W/m, che induce a errori grossolani.
Dopo l'avvio del procedimento, la tempistica autorizzativa per la messa in opera
delle sonde è nell'ordine di
1-2 mesi.
Attualmente la Regione
Lombardia richiede per le
sonde geotermiche un canone, equiparato all'uso
scambio termico per la derivazione di acqua, pari a euro
123,52 (annualità 2008).
❑
TECNICA
Luca Turrini
Piero Fiaccavento
C
on l’espansione
delle strutture
portuali dei nostri
laghi, derivante dal tentativo di migliorare l’offerta di
servizi turistici e residenziali
legati alla nautica, la richiesta di rilievi topografici
dei fondali lacustri si va
sempre più ampliando. Inoltre molte tra amministrazioni ed enti pubblici o strutture private hanno necessità
di mappare la superficie subacquea di aree specifiche
destinate sia alla posa di
manufatti (campi boe, sistemi idraulici di prelievo e
scarico ecc.) che al controllo
di quelli esistenti, per evitare di danneggiarli con
nuove strutture.
Le tipologie di rilievo subacqueo maggiormente richieste sono di tre tipi:
1- il rilievo topografico e
morfologico del fondo;
2- il rilievo topografico e visivo di manufatti sommersi;
3- il rilievo qualitativo della
composizione del fondale (analisi geologica e
geotecnica).
Per ciascuno di questi casi
sono state sviluppate tecniche specifiche derivate
soprattutto dalla sperimentazione empirica, ovvero dal
perfezionamento di vari tentativi messi in atto nel corso
degli ultimi decenni con tecnologie ed attrezzature normalmente utilizzate per altri
scopi e rese disponibili a
quelli di cui trattiamo in
questo articolo.
Va detto che esistono attrezzature molto più precise ed
efficaci di quelle che andremo a descrivere, ma pur96 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Il rilievo topografico
dei fondali lacustri
troppo queste sono disponibili solo in ambiente marino, dove apposite imbarcazioni sono destinate a
questi scopi sia da ditte private che da istituti oceanografici.
Trasportare e rendere operative queste attrezzature
sui nostri laghi richiederebbe una spesa sproporzionata rispetto ai risultati
solitamente richiesti che
non prevedono un livello di
precisione troppo elevato.
merse, come palificate di
pontili, scogliere, tubazioni
di presa o scarico, catenarie
o sistemi di ancoraggio isolati nei perimetri portuali.
Dando per scontato che il rilievo delle parti fuori acqua
possa essere eseguito con
sistemi tradizionali, occorrerà vincolare a quest’ultimo
tutte le ispezioni e le misurazioni eseguite sotto il pelo
dell’acqua.
Questo si può fare in svariati
modi.
Il rilievo tramite
immersione subacquea
Questo tipo di rilievo può
rendersi necessario quando
occorra restituire le dimensioni e lo stato di conservazione di strutture som-
i può per esempio
tendere una o più
cime tra un punto
noto ed un altro, che attraversando la superficie lacustre possono dare precisi riferimenti al subacqueo tra-
S
mite la calata in punti appositamente misurati di un
peso collegato ad una funicella (come se si trattasse di
un filo a piombo).
Si può anche costruire (specialmente all’interno dei
porti), un reticolo di cime
tese sopra la superficie che
danno ugualmente ai loro incroci punti noti da cui partire
per il rilievo del fondo.
Inoltre è ovviamente possibile dare riferimenti semplicemente calando (sempre
come un filo a piombo) riferimenti direttamente da
punti noti fuori dall’acqua
Da parte sua il subacqueo,
opportunamente istruito
(ma molti tra i colleghi geometri praticano questa disciplina), potrà eseguire misurazioni che annoterà su
apposite lavagne già in uso
ai sommozzatori, collegandole poi a punti noti tramite
normali sistemi di riferimento (triangolazioni, allineamenti ecc.).
È possibile inoltre eseguire
facilmente filmati e fotografie che diventano utili
anche dal punto di vista dell’ispezione visiva.
Ovviamente l’utilizzo dei
normali strumenti di misurazione (corda metrica,
doppio metro ecc.) diviene
sul fondo un poco più laboriosa e complessa, ma non
impossibile.
L’immersione del sub viene
anche utilizzata per altri
scopi tecnici, come per esempio la valutazione della
consistenza superficiale
degli strati del fondo per determinarne la tipologia, la rilevazione di sottostrutture
posate in precedenza delle
TECNICA
Un subacqueo durante le operazioni
di rilevamento del fondo lacustre
C
quali si ignora la posizione o
anche l’esistenza, la presenza di formazioni rocciose
affioranti o di singoli macigni
o monoliti che, se non segnalati, potrebbero portare
problemi alla realizzazione
di un determinato progetto.
Come esempio, il rilievo tramite immersione subacquea è stato effettuato, davanti al Palazzo Martinengo
(tra Salò e Barbarano), dopo
il terremoto del 24 novembre 2004 con magnitudo
5,2 che ha interessato il comune di Salò, dove è avventa un frana subacquea
con sparizione della spiaggia ghiaiosa che è scivolata su sedimento
limo argilloso assai
fine, a 100m di
profondità e l’inabissamento di un pontile in cemento a 10
m.
Tutta l’operazione
d’indagine è consistita in un rilievo batimetrico del corpo di
frana, in un rilievo
morfologico con documentazione fotografica e prelievo di campioni per le opportune prove di laboratorio
al fine di ottenere la caratterizzazione geomeccanica
dei sedimenti coinvolti
dalla frana.
Il rilievo
tramite strumentazione
dalla superficie
Quando si tratta invece di rilievi topografici di più o
meno vaste aree in acque libere, l’intervento di sistemi
di misurazione più tecnologici si rende indispensabile.
Il problema principale infatti, non risolvibile da un
sommozzatore, è dare una
quota altimetrica ad un
punto geograficamente definito.
Cosa impossibile da fare direttamente sul fondo in
quanto, pur conoscendo l’esatta profondità il sub non
può (con sistemi tradizionali) conoscere la propria
posizione.
Per ovviare a questo esiste
uno strumento nautico piuttosto diffuso al giorno d’oggi
che è il Gps/ecoscandaglio,
ovvero un apparecchio in
grado sia di determinare la
coordinata geografica di un
punto sulla superficie, sia la
sua distanza dal fondo.
Inoltre, questi apparecchi
hanno un’interfaccia grafica
che restituisce in modo preciso anche la forma e la tipologia del fondale lungo una
determinata linea di navigazione.
hi conosce e utilizza il Gps per le
proprie rilevazioni
non avrà difficoltà a capire
l’efficacia del sistema.
Il Gps cartografico infatti ha
già in memoria una mappa
(pur approssimativa) della
costa e delle linee batometriche del fondale.
Ovviamente il livello di dettaglio di questa cartografia
non ha utilità in caso di un rilievo locale, ma consente
comunque di poter determinare a priori il reticolo di rilevamento di una determinata zona, predisponendo
sullo strumento le rotte che
l’imbarcazione dovrà seguire per effettuare il rilievo
dettagliato.
Seguendo queste rotte il
tecnico imbarcato potrà redigere un libretto di campagna dove, a distanze prestabilite (dipendenti dalla
morfologia del fondale e
dalla sua pendenza) segnerà le coordinate X ed Y
(corrispondenti a latitudine
e longitudine) e la coordinata Z (corrispondente alla
profondità). Ovviamente
per riferire la profondità rilevata all’altimetria assoluta
del punto occorrerà conoscere il livello medio del
lago in quel momento.
Tale dato è facilmente reperibile presso l’autorità di bacino del Po o presso l’ARPAV
veneta.
Questo tipo di rilievo, eseguito su tracce definite, ma
sostanzialmente in navigazione libera, consente di restituire con sufficiente approssimazione fondali a
pendio costante o con
poche scarpate, ovvero è uIL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 97
TECNICA
Schema di rilevazione con il metodo
delle “tre ancore”, che dà risultati di
ottimo dettaglio.
In basso, apparecchiature Sonar
Triteck SeaKing
tilizzabile nella grande maggioranza dei fondali del
Lago di Garda, d’Idro e
d’Iseo.
Contrariamente a quanto si
possa immaginare sono
poche in questi laghi le zone
in cui il fondale ha repentini
cambi di pendenza, mentre
abbondano i casi in cui le variazioni di inclinazione del
fondo sono dolci e di lieve
entità.
Nel caso in cui si necessiti di
un rilievo particolarmente
preciso e dettagliato ci sono
altri sistemi per la sua esecuzione, sempre però basati
sul rilevamento tramite
Gps/ecoscandaglio.
Quello più utilizzato, perché
più semplice, è quello detto
“delle tre ancore”.
P
er metterlo in pratica l’imbarcazione
dovrà disporre di
tre o più punti fissi di ancoraggio che le consentano di
muoversi sull’acqua in
modo preciso e non influenzato da correnti di superficie
e venti. Più che di ancore è
meglio però parlare di corpi
morti, ben più sicuri ed efficaci soprattutto se le condizioni meteorologiche sono
sfavorevoli. La posa di
questi corpi morti potrà avvenire tramite squadre di
sommozzatori che sono presenti in buon numero in
tutte le zone dei nostri laghi.
La loro disposizione sarà
quella schematizzata nella
figura 1 e potrà essere estesa
a piacere ad altri settori confinanti in modo da rendere
illimitata l’area da rilevare.
Si tenga presente che però
l’immersione sportiva può
98 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
eseguire lavori di questo
tipo (posa dei corpi morti)
fino a 50 metri di profondità,
oltre i quali si dovrà per forza
ricorrere all’ancoraggio tradizionale.
Vincolata a tre punti fissi,
l’imbarcazione può compiere archi di cerchio molto
precisi semplicemente issando e rilasciando le due
cime laterali. Questi archi si
possono ripetere per diversi
raggi, utilizzando allo stesso
modo la cima a prua.
Quando l’imbarcazione è
ferma su un punto il rilevamento delle sue coordinate
e della profondità avviene in
modo piuttosto preciso e
quindi il rilievo che si ottiene è di ottimo dettaglio.
Ovviamente la disposizione
e la distanza tra gli ancoraggi
e quindi i movimenti dell’imbarcazione lungo rotte
precise può essere determinata a piacere o secondo le
necessità di coperture dell’area contingenti.
Si possono inoltre aprire diversi campi contigui e rilevare in breve tempo grosse
porzioni di fondale.
La possibilità di tenere immobile l’imbarcazione e
quindi di calare a piombo
punti di riferimento verticali
consente anche un rilievo,
tramite sommozzatori, di tubazioni o strutture sommerse.
Rilevamenti e osservazioni
subacquee
con altre attrezzature
I Volontari del Garda, gruppo nazionale di protezione
civile, di cui gli autori di
questo documento fanno
parte, hanno nel loro organico il nucleo sommozzatori
con lo scopo di soccorso e
d’intervento di protezione
civile in ambiente acquatico.
Per questo motivo il nucleo
sommozzatori si è dotato di
sofisticatissime attrezzature, per il recupero di natanti e di annegati anche ad
elevata profondità, montate
su una motovedetta regalata
dalla Guardia Costiera.
La ricerca con il sonar
Questo tipo di ricerca subacquea è basato sull’utilizzo di
un sonar ad ampio raggio
d’azione montato su una telecamera sospesa sotto l’imbarcazione d’appoggio.
Il modello di sonar prescelto
è il Tritech Seaking, che è in
grado di scandagliare i fondali fino a 300m. di raggio.
È dotato di due sistemi
sonar, uno a 325 kHz ed uno
a 675 kHZ, rispettivamente
per l’individuazione di
grossi obiettivi a largo raggio
(con una definizione non
molto accurata) e di obiettivi
minori a piccolo raggio (con
definizione ottimale).
La telecamera montata sotto
il sonar consente di verificare durante la calata del sistema lo stato del fondale e
l’altezza precisa dello strumento dallo stesso, nonché
la sua stabilità nella fase di
ricerca.
La precisione e l’efficacia di
una ricerca è molto legata al
fatto che lo strumento sia immobile e verticale sul fondo.
Inoltre con questa telecamera si possono raggiungere (guidati dal sonar
stesso) gli obiettivi indivi-
TECNICA
Il geom. Luca Turrini, seduto ai computer e
alle apparecchiature di manovra del Sonar e
Rover, è il responsabile tecnico del Gruppo di
rilevamento del Nucleo subacqueo dei Volontari del Garda e fa parte degli istruttori tecnici di Protezione civile.
duati più vicini e vederli direttamente senza bisogno di
calare il Rov. Inoltre il sistema
è dotato di una bussola che
consente la georeferenzazione degli obiettivi, ovvero il
loro posizionamento geografico preciso. Questo anche
grazie all’interfaccia GPS
collegata.
In pratica, una volta che il
sonar esegue il suo tracciato
circolare, si possono ottenere le esatte coordinate
GPS dei punti da visitare e
tornarci con estrema precisione anche a distanza di
tempo. È anche possibile utilizzare la telecamera per
visionare direttamente gli obiettivi più vicini senza perdite di tempo.
La telecamera è anche dotata di pinza manipolatrice
per il recupero immediato
degli obiettivi individuati.
Questo sistema può operare
fino a 370m. di profondità.
Abbiamo verificato che è
possibile scandagliare accuratamente un’area di fondale pianeggiante di circa
150.000 mq. (pari a circa 25
campi da calcio) in poche
ore di ricerca.
La ricerca con il ROV
Rov per la ricerca e il recupero subacquei
Dati tecnici
– 4 motori a X per movimenti
orizzontali
– 2 motori paralleli per movimenti verticali
– 2 telecamere fronte e retro
basculanti di 180 gradi
– Pinza manipolatore per recupero
– Sonar Tritech Micron
– Consolle di controllo multifunzione
– Profondità max 600 mt.
Il Rov (Remote Operating
Vehicle, cioè veicolo controllato a distanza) è un sistema in grado di muoversi
sui fondali tramite il controllo remoto di un operatore, posto a terra o su un’imbarcazione. È collegato alla
centrale operativa tramite
un cavo ombelicale lungo
400m. È dotato di due telecamere basculanti, poste
una a prua ed una a poppa
del veicolo, oltre che di un
piccolo sonar per l’individuazione di obiettivi vicini
(fino a 50m.). Possiede una
pinza manipolatrice per il
recupero dal fondo di oggetti e di sei motori elettrici
per consentirgli una eccezionale manovrabilità e precisione.
La ricerca con il Rov può avvenire in combinata con il
sonar Seaking oppure in autonomia. In quest’ultimo
caso occorre che l’obiettivo
sia in un’area ristretta di ricerca dato che il campo visivo delle telecamere è
molto legato alle condizioni
di limpidezza dell’acqua,
ma non supera i 4-5 metri nei
casi migliori.
Il Rov è anche dotato di un
proprio sistema sonar, più
piccolo e meno preciso di
quello descritto nelle pagine precedenti, ma pur
sempre efficace per la guida
verso oggetti nelle vicinanze
dell’apparecchio.
Per ovviare all’inconveniente del cavo ombelicale,
che trasporta la forza motrice ed i segnali video e
sonar dalla superficie al
fondo e viceversa, che può
facilmente attorcigliarsi od
impigliarsi nelle numerose
irregolarità del fondo o
peggio di relitti o altri oggetti sommersi, lo stesso
viene reso positivo (ovvero
galleggiante) per i primi
dieci metri.
La ricerca combinata
Sonar - Rov
Con questo tipo di ricerca
l’operatività e le speranze di
successo aumentano esponenzialmente mentre i
tempi di copertura di vaste
aree del fondo si riducono
molto.
Il sistema Sonar inizia a scandagliare ampie porzioni di
fondale individuando una
serie di obiettivi possibili.
La possibilità di misurare direttamente sullo schermo le
dimensioni di questi oggetti
consente di scartare subito
quelli meno significativi.
Una volta individuata una
serie di obiettivi sensibili se
ne possono ricavare le coordinate precise grazie all’interfaccia con il GPS.
Il Rov quindi è già in grado di
essere calato in prossimità
della giusta area di ricerca.
Una volta sul fondo inoltre il
Rov è anche “visto” dal
Sonar che può guidarlo velocemente e facilmente sull’obiettivo prescelto.
Inoltre il Rov, possedendo
un suo sonar, agevola ancor
di più la guida verso il bersaglio.
Ovviamente tempi ed efficacia del sistema dipendono molto dalla morfologia
dei fondali e dalla presenza
sugli stessi di più o meno oggetti che si alzano dal fondo.
Questo sistema ha la sua
massima efficacia su fondi
fangosi e pianeggianti, od in
declivio costante mentre
impiega tempi superiori in
presenza di pareti verticali o
fondali con molte rocce affioranti.
Naturalmente entrambe le
strumentazioni, Sonar e Rov
vengono manovrate dalla
centrale operativa predisposta sulla motovedetta.
❑
Si ringrazia il Presidente del
“Gruppo Volontari del Garda” Cav.
Uff. Gianfranco Rodella e il Nucleo
sommozzatori per aver consentito
la conoscenza di una realtà presente sul lago di Garda utile anche
per interventi tecnici di rilevanto e
ricerca subacquea in tutte le acque
interne del territorio nazionale.
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 99
TECNICA
Ruben Erlacher
La verifica termografica
di un edificio
Riportiamo questo
articolo da
“CasaClima” n. 2 del
2008, rivista ufficiale
dell’omonima
Agenzia della
Provincia Autonoma
di Bolzano – che
ringraziamo –,
perché l’argomento
trattato, conosciuto
per lo piú dai
geometri dotati di
esperienza, può
risultare utile
all’arricchimento
professionale di
quelli piú giovani e
che da poco si sono
affacciati alla libera
professione.
La termografia è
infatti una tecnica
conosciuta
da quarant’anni, la
cui tecnologia
applicativa si è molto
sviluppata in tempi
recenti:
le termocamere oggi
impiegate
garantiscono
un’ottima precisione
e una risoluzione
termica elevata
razie allo sviluppo tecnologico degli ultimi
anni, la termografia oggi non
è soltanto molto piú precisa
che agli inizi, ma è anche una
tecnica molto piú applicabile, grazie alle termocamere dell’ultima generazione. Siccome attualmente
esistono sensori che non devono essere tenuti freddi,
con la conseguenza di non
dover utilizzare liquidi per il
raffreddamento, le dimensioni delle camere si sono ri-
100 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
G
dotte notevolmente.
L’assenza di un dispositivo
di raffreddamento porta i
vantaggi di poter costruire
termocamere di piccole dimensioni, di minor peso e di
minor consumo elettrico.
Onde infrarosse
ed elettromagnetiche
La termografia fornisce
un’ampia possibilità applicativa nel campo delle
prove non distruttive; è una
tecnica che permette di cogliere un campo di lun-
ghezze d’onda per il quale il
corpo umano non ha sensori
adatti. Il campo di lunghezze
d’onda utilizzato è quello
delle onde infrarosse. Ogni
materia con una temperatura superiore a 0K(–
273,15°C) irradia calore (radiazione termica) sotto
forma di onde elettromagnetiche con diversa lunghezza d’onda.
N
ella curva di Plank
viene descritto in
quale campo di
lunghezza d’onda viene emessa una radiazione e con
quale energia, effetto che
dipende dalla temperatura.
Per questo motivo irradiano
calore allo stesso modo,
sotto forma di onde elettromagnetiche, sia un blocco di
ghiaccio sia un ferro incandescente. Con l’aumento
della temperatura del materiale aumenta dunque
anche la frequenza con cui
viene irradiato il calore. Un
ferro incandescente a circa
400°C irradia calore e questa
radiazione è visibile anche
ad occhio nudo. Il motivo è
che la frequenza è sufficientemente alta. Il sole irradia
calore a circa 6000°C soprattutto nel campo del visibile.
Osservazioni
di grandi superfici
Con la termocamera si può
osservare una grande superficie senza contatto e senza
dover eseguire una prova distruttiva. Questi sono dei
vantaggi notevoli. Poter osservare una grande superficie accelera il tempo di verifica e, non dovendo fissare
sensori, si evita di interferire
TECNICA
Nella pagina accanto: parete in
laterizio con scarso potere isolante.
In questa pagina, sopra, ponte
termico classico dovuto al cordolo. La
temperatura minima superficiale si
abbassa di 4,3°C.
Sotto: diverso comportamento
termico tra una parete orientata
verso l’esterno (a destra) e una
parete divisoria interna.
con l’elemento osservato.
Siccome il vetro non lascia
passare una radiazione compresa tra 8-12 nm, l’ottica di
una termocamera non può
essere fatta con normale
vetro. Per questo motivo per
le lenti viene generalmente
utilizzato Germanium.
La termografia è dunque una
tecnica che permette di misurare e visualizzare su
schermo, in tempo reale, la
temperatura superficiale di
diversi elementi. Per facilitare la lettura delle immagini viene impostata una
mappa termica a falsi colori.
Molteplici applicazioni
L’immagine della termografia dipende anche dalla
struttura osservata; da essa
è spesso possibile, attraverso la visualizzazione
delle differenze di temperatura, individuare in un impianto, processo o componente, anomalie indicanti
rotture incipienti o malfunzionamenti che necessitano
di azioni correttive.
Le possibili applicazioni di
una termocamera sono
molteplici; viene fatta distinzione tra una termografiaattiva ed una termografia
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 101
TECNICA
Sopra, ponte termico critico dovuto
all’impatto di due ponti termici: il
cordolo (ponte termico dovuto al
cambiamento del materiale) e
l’angolo (ponte termico geometrico).
La temperatura si abbassa a
12,6°C. In queste zone può
facilmente formarsi muffa a causa
dell’umidità relativa superficiale che
aumenta drasticamente.
102 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Sotto a sinistra: in un locale freddo
la termografia mette in evidenza,
oltre ai ponti termici, anche la
struttura statica del solaio (direzione
d’appoggio).
A destra, una porta d’ingresso con
scarsa tenuta all’aria.
TECNICA
Fissaggio della scala esterna con una
trave in HEB visibile anche
all’interno.
dalla preparazione della
persona che la utilizza, in
quanto la termocamera non
può interpretare l’immagine. Siccome tantissimi effetti influiscono sull’immagine è indispensabile avere
una buona preparazione per
la lettura e l’interpretazione
delle immagini ottenute, in
modo da evitare risultati
scorretti.
passiva. La termografia
passiva utilizza l’irradiazione propria dell’elemento osservato, mentre
per la termografia attiva
viene utilizzato un impulso
di calore (irradiazione attiva) per attivare l’elemento e per generare un
flusso termico.
Importanza
dell’interpretazione
corretta dell’immagine
La termocamera necessita
sempre di una differenza di
temperatura. Senza differenza di temperatura la termocamera non “vede”
niente.
Il valore di una camera a
raggi infrarossi dipende
• la temperatura dell’aria;
• la temperatura media irradiata apparente;
• l’emissività del materiale
osservato;
• la distanza di osservazione;
• la distanza di osservazione;
• l’umidità relativa (necessaria per verifiche speciali).
❑
Osservazioni
con la termocamera
Una verifica con la termocamera per un edificio fatta
bene viene effettuata sia sia
all’interno sia all’esterno;
Inizialmente la termocamera deve essere impostata
e bisogna aspettare fino a
quando la stessa camera
possa adattarsi alla temperatura circostante. I dati principali da determinare prima
di una verifica sono:
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 103
TECNICA
Arch. Andrea Botti
Trasparenze
e traslucenze litiche
T
raslucenza e trasparenza sono due
proprietà della materia litica che, dall'antichità
ad oggi, l’uomo ha saputo
sfruttare e apprezzare per il
raggiungimento di finalità
contestualmente pratiche
ed estetiche. A partire dalla
fine del XX secolo queste
peculiarità, proprie degli alabastri, degli onici e dei
marmi chiari sono divenute
oggetto di nuove sperimentazioni che hanno prodotto
soluzioni particolarmente
apprezzate, ma non ancora
largamente diffuse, nell’architettura contemporanea
di qualità. Pietre laminate, ibridate con altri materiali,
hanno aperto la strada ad un
rinnovamento delle possibilità espressive e costruttive, in particolare, l'accostamento vetro-pietra-vetro,
consente oggi l’impiego di
pannelli, con lastre lapidee
di spessori ridotti al minimo,
in grado di offrire ottime prestazioni statiche, di coibenza termica e di fono-acustica. Con queste nuove soluzioni, ormai disponibili sul
mercato, la pietra non risulta
indebolita nella re-interpretazione della propria natura,
al contrario, arricchita e valorizzata nei caratteri più nascosti (esaltati dalla luce e
dalla trasparenza).
Alcuni fra i più celebrati esponenti dell’architettura
contemporanea si sono cimentati con questo tema
che merita di essere affrontato attraverso esempi reali,
edifici destinati a funzioni
specifiche quali: una biblioteca, una banca e la sede di
una casa di moda, che nulla
104 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
hanno in comune se non la
volontà dei progettisti di
concretizzare un’idea e rispondere definitivamente
alla domanda: la pietra può
essere sottile?
La Beinecke Library è uno degli
edifici pubblici americani
più interessanti degli anni
’60, porta il nome dei finanziatori, tre fratelli, ex studenti di Yale che donarono
alla prestigiosa sede universitaria una corposa collezione di libri rari e contemporaneamente anche la
somma necessaria per la
progettazione e costruzione
della biblioteca, fra il 1960’63. L’incarico venne affidato
all’architetto Gordon Bunshaft, il quale realizzò quello
che oggi appare come un severo volume squadrato,
senza aperture, costituito da
lastre ottagonali di marmo
bianco di tamponamento e
nervature di granito grigio
chiaro, prospiciente una
grande spianata, collegato
attraverso un percorso sotterraneo all’originario edificio neo-gotico originario.
L’interno, progettato per
contenere 800.000 volumi,
ospita uffici, spazi espositivi, servizi per la consultazione e sale di lettura (che si
affacciano su una corte interna con un giardino completato con statue in pietra
disegnato da Isamu Noguchi) ed è dominato da uno
spettacolare parallelepipedo centrale, vetrato, alto
sei piani, con dimensioni di
10,5 x 18,0 m completamente rivestito da 180.000
volumi che, disposti ordinatamente l’uno accanto all’altro assumono le fattezze
di un apparato decorativo
senza precedenti.
T
utto, nella Beinecke,
è pervaso da una
luce soffusa ed omogenea che si diffonde
dalla hall, destinata anche a
funzioni espositive. L’effetto, studiato da Bunshaft, è
prodotto da specifiche
scelte costruttive che avevano come obbiettivo
quello di conferire all’edificio l’aspetto di uno scrigno
protetto da un involucro che
ne esalta la presenza rispetto alla spianata della
piazza antistante di cui è la
quinta architettonica.
Per impedire il diffondersi
TECNICA
Nella pagina precedente e in questa
pagina in alto, la Beinecke Library e
le variazioni cromatiche del suo
prospetto durante la giornata.
Sotto, particolare della facciata.
diretto della luce del sole
negli spazi interni e proteggere i libri conservati nella
torre centrale, sono stati inseriti, nei quadrati vuoti
delle travi Vierendee1, pannelli
sottili di marmo, l’elemento
principale nella definizione
del linguaggio dell’edificio.
La scelta di questa soluzione fu determinante per
ogni successiva fase di sviluppo del progetto, il primo
plastico di presentazione
venne realizzato impiegando onice peruviano ma
dopo ripetuti esperimenti la
scelta finale cadde sul Montclair Danby, un marmo chiaro
del Vermont venato di
grigio, in sostituzione della
iniziale Onice che presentava alcune limitazioni signi-
rivestimento e di filtro della
luce esterna (in particolare
proteggevano l’interno dai
raggi ultravioletti) che,
grazie alle venature gialle e
nere della pietra rende, ancora oggi, calde e surreali al
contempo, le tonalità degli
ambienti interni apprezzati
dalla critica e dal pubblico
dopo una prima deludente
accoglienza.
Q
ficative quali: pannelli di dimensioni troppo contenute
ed impossibilità di ricavare
un numero sufficiente di lastre (venne scartato anche
l’alabastro in quanto soggetto a dilavamento da
pioggia).
I pannelli posti definitivamente in opera erano costituiti da lastre gigantesche
alte circa m 2,5, con spessore
di 30 mm e svolgevano una
doppia funzione, quella di
uarant’anni dopo,
per la realizzazione della sede
della Deutsche Bundesbank
di Chemnitz in Germania,
conclusasi nel 2004, il progettista, l’arch. Josep Lluis
Mateo ha operato scelte
molto simili a quelle dell’architetto americano, impiegando però pannelli sandwiches di vetro che consentono
di ottenere spessori della
pietra di pochi millimetri; il
risultato è una facciata traslucida che in certi momenti
della giornata si comporta
come una pietra illuminata.
La pianta del fabbricato di
dimensioni 45x50 m è impostata su una griglia di 5x5 m e
si divide in tre campate da
15 m ciascuna, le due laterali
sono alte 10 m con due piani
fuori terra, quella centrale
arriva fino a 18 m d’altezza,
un volume a “T” rovescia con
un profilo duro ed essenziale (che farebbe pensare
ad un modello statico elementare ed invece si contraddistingue anche per la
particolare complessità
strutturale). Il prospetto rivolto ad ovest, ossia il lato
rappresentativo dell’edificio, è interamente realizzato con una facciata appesa
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 105
TECNICA
La controfacciata e la biblioteca
centrale della Beineche Library
di vetro ed alabastro; l’unica
interruzione è costituita da
una fascia di vetro trasparente a piano terra, in adiacenza ad un volume cieco
che costituisce l’ingresso
alla banca. L’involucro restante, ritmato da ampie finestre rettangolari allineate
su tre ordini in corrispondenza dei piani superiori è
integralmente rivestito con
una pietra calcarea bianca.
L
a facciata principale è stata realizzata mediante la
posa in opera di pannelli
modulari di dimensioni
1056x1857 mm ciascuno,
realizzati con lamine d’alabastro ed un multistrato isolante con vetri temprati e laminati, incolore, sostenuti
da tiranti e ragni metallici
con quattro punti d’aggancio
ciascuno, in modo da avere
montanti verticali molto
snelli riducendo l’impatto
della struttura portante all’interno dell’edificio. Ogni
pannello è composto da
quattro lamine d’alabastro
accostate e grazie alle caratteristiche del materiale la
superficie presenta un aspetto variabile durante le
ventiquattro ore. Di giorno
l’effetto è quello di una superficie fredda, nel pomeriggio con l’illuminazione interna il colore diviene caldo
e le venature della pietra rimandano a “strutture vegetali pietrificate”. Davanti alla
chiusura vetro-alabastrovetro è predisposta una
linea di convettori che trasmettendo sulla superficie
vetrata una corrente di aria
calda evita la formazione
106 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
TECNICA
Deutsche Bundesbank di Chemnitz:
il prospetto principale, un particolare
della facciata e due vedute degli
interni
della condensa.
Una soluzione analoga è
presente anche nella sede
della LVMH a Osaka realizzata, dall’architetto giapponese Kengo Kuma.
L'edificio nasce con l’obbiettivo di rappresentare la
sede del gruppo Louis Vuiton
in Giappone, il ruolo simbolico che deve assolvere diviene il motivo dominante
per pensare ad un’imma-
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 107
TECNICA
LVMH di Osaka: l’edificio, la
lanterna e un interno
un sandwich di lastre di
vetro. I pannelli predisposti
in fabbrica vengono fissati
alla struttura o alla muratura
esterna dell’edificio mediante sistemi di ancoraggio
tradizionali, l’impiego di lastre di pietra con differente
spessore consente di alternare trasparenza ed opacità
in relazione alle necessità
ed alle destinazioni d’uso
degli ambienti interni (all’esterno è possibile individuare la posizione della
zona-uffici rispetto agli spazi
destinati alla vendita), contemporaneamente conferisce alle facciate colori e
ritmi differenti anche in uno
stesso giorno, in relazione
all’inclinazione ed all’intensità dei raggi luminosi e/o
dell’illuminazione interna.
Tre esempi per dimostrare
che oggi la pietra può anche
diventare una sorta di “lan-
tiene è un’enfatizzazione
del tessuto mineralogico.
Con l’aiuto del vetro che protegge e valorizza è finalmente possibile realizzare
rivestimenti esterni e “portare” sulla facciata quelle
pietre che, per problemi di
variazioni cromatiche a contatto con l’acqua piovana,
sono state storicamente
confinate negli interni
(come nel caso delle brecce)
e conservarne l’aspetto esteriore nel tempo.
❑
gine complessiva che emerga dallo sky-line della
città.
I
l progetto si configura
come una scatola di
pietra illuminata, localizzata su Midosuji Street,
una delle arterie commerciali più trafficate di Osaka. Il
rivestimento esterno è affidato a pannelli sandwiches
vetro-pietra-vetro: strati di
Onice Verde del Pakistan di
4 mm di spessore massimo,
posti sottovuoto, inseriti in
1
terna illusoria" 2 capace di
rendere visibile la propria
natura interna, invisibile ad
occhio nudo. Investita di
luce, la lastra lapidea diventa materia preziosa che
pervade di luce lo spazio
che racchiude. Ciò che si ot108 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Trave a traliccio senza diagonali, così
denominata dall'ingegnere belga Arthur
Vierendeel che la brevettò, è una trave
inflessa piana, risolta senza diagonali.
Essa viene realizzata direttamente sul
cantiere, saldando i profilati IPE trattati,
come ogni elemento strutturale in acciaio, con opportuno prodotto antiossidante. È prevalentemente utilizzata in
strutture miste nelle quali c'è interazione tra costruzioni in acciaio e in cemento armato.Di solito la trave Vierendeel
ha due correnti paralleli e montanti posti
perpendicolarmente ai correnti, mentre
negli appoggi è realizzata tale da chiudere il triangolo statico. N.d.r.
2
D. Turrini, La pietra svelata, trasformata, imitata, intervento al Convegno di Rapolano
Terme, Blog architettura di pietra.
CONDOMINIO
Francesco Ganda
C
on questa espressione già da tempo
si tenta di far riconoscere, a livello legislativo,
le associazioni dedite alla
amministrazione condominiale. Ad un tempo si vuole
l’associazione libera dagli
impegni specifici delle professioni e si tenta di ritagliare un ramo di attività in
modo da poterlo assegnare
in via specifica alle associazioni che seguono le amministrazioni dei condomini.
Oggi, nel campo delle amministrazioni condominiali,
siamo già alla deregolamentazione, infatti tutte le numerose associazioni esistenti hanno uno statuto a
proprio uso e consumo, atto
a sopperire esigenze delle
aree in cui operano.
Ciascuna associazione tenta
di disciplinare la specifica
materia sperando di imporre la propria regola come
regola generale, pensando
di farsi riconoscere come
professione regolamentata.
Alcune Regioni hanno tentato di far approvare l’istituzione di un Albo degli amministratori, senza però ottenere l’approvazione governativa. Per quanto già detto
era difficile che ciò avvenisse in quanto in tali bozze
di regolamento della nuova
professione mancavano
tutti i presupposti della
legge generale professionale. Mancava l’istruzione
continua e l’impegnativo esame per poter accedere ad
un Albo professionale, mancava un regolamento di sorveglianza disciplinare ed
altre regole tipiche delle
professioni.
110 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Deregolamentazione
nel settore dell’amministrazione
condominiale
Si tenga presente che l’Amministratore di condominio
è anche una professione che
si avvicina al mondo della
raccolta del risparmio delle
famiglie e che pertanto va
seriamente regolamentato.
Le quote di spesa possono
arrivare a qualche milione di
euro per ogni soggetto. Chi
garantisce questo capitale?
non i condomini che di solito
controllano il bilancio consuntivo a fine stagione.
Dove questa professione è
regolamentata, in altri Stati,
il capitale di raccolta approvato con il preventivo di gestione del condominio è garantito in qualche modo. Si
comprende che questo può
portare a dei costi ma sicuramente garantisce il mondo
condominiale dalle sorprese che saltuariamente
accadono di dover ripetere i
pagamenti due volte.
Sulla base di quete considerazioni applicate a quanto
sta succedendo, coloro che
svolgono l’attività di amministrazione condominiale
potrebbero organizzare in
seno ai Collegi degli organismi specifici in modo da
poter mantenere in vita
questo settore che attualmente è assegnato anche ai
geometri collegiati.
N
elle bozze regionali presentate
oltre a qualificare
per legge tutti gli attuali amministratori non iscritti a
Collegi od Ordini si tentava
di escludere tutti coloro che
non erano iscritti alle associazioni di gestione condominiale. Probabilmente
questa fu una delle clausole
che il governo non approvò.
Varie
Azioni senza autorizzazione
dell’assemblea. I casi piú importanti di azioni proponibili dall’amministratore del
condominio anche senza autorizzazione assembleare
sono quelle dirette al compimento di atti conservativi
dei beni condominiali e
quelle relative al recupero
delle spese condominiali
non pagate da parte dei condomini nei termini previsti
dall’assemblea.
La rappresentanza del condominio. L’amministratore rappresenta il condominio e relativamente a determinate
controversie ha il potere di
agire in giudizio anche senza
CONDOMINIO
autorizzazione
bleare.
assem-
Unità immobiliari in comunione. Ai fini del numero di
condomini si contano come
un solo condomino le unità
immobiliari in comunione
tra piú proprietari.
Nomina
dell’amministratore
e suo compenso
L’articolo 1135 del Codice civile ha il potere di confermare l’amministratore e stabilire il suo compenso. Però
dall’articolo di legge si deduce che l’ufficio dell’amministratore può essere svolto
anche in modo gratuito od oneroso. Per stabilire se sia
stato attribuito gratuitamente od onerosamente è
preliminare l’esame del
contenuto della delibera di
nomina da parte dell’assemblea. Se la delibera fissa il
compenso dell’amministratore ovviamente vuole dire
che non è gratuito.
Supercondominio
Qualora alcuni servizi siano
in uso a piú condomini,
siamo in presenza del supercondominio. Non è cosí
quando siamo in presenza
di un servizio, per esempio
la fognatura, giardini, ecc;
che non sono detenuti da
persone fisiche. In questo
caso siamo in presenza di
una comunione. La distinzione in questo caso è importante perché le norme
relative al funzionamento
dell’assemblea e relative all’impugnazione delle delibere sono diverse tra condominio e comunione. Caso
approdato in Cassazione riguardante una fognatura usata da vari edifici condominiali; la Cassazione ha stabilito che tale fognatura deve
essere considerata come un
bene giuridico in condominio e non in comunione
(Cassazione civile, sez. II, 3
ottobre 2003 n. 1479).
Esplicitando la questione
principale è quella relativa
della situazione semlice in
comunione tra persone e
complessa quando si tratta
do condominio, cosa che si
verifica quando alcuni beni
sono in comunione come accessori a beni principali. La
distinzione è importante
perché le norme relative al
funzionamento dell’assemblea e relative all’impugnazione delle delibere sono
diverse tra comunione e
condominio.
L
a Cassazione ha
precisato che in
questo caso sussiste la condominialità per il
semplice motivo che in comunione il bene è capace di
dare ai comproprietari utilità in quanto tale, il bene in
condominio è caratterizzato
dalla funzione strumentale
al bene di proprietà individuale che lo stesso svolge.
Esempio: i cortili condominiali, le scale, le fogne, il
tetto, ecc. tutti questi beni
hanno un valore perché beni
strumentali al miglior funzionamento del bene principale che è l’unità immobiliare posta nel condominio.
Quando si è in questa condizione si applica la disciplina
del condominio o del supercondominio nel caso del servizio a piú condomini.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 113
CULTURA
Disegnare l’architettura
Franco Robecchi
P
iù volte, sulle pagine di
questa rivista, ho considerato l’importanza e
anche il fascino della grafica nell’operare tecnico di geometri, architetti e ingegneri. Il tema è
stato ripreso anche in due pubblicazioni, volute dal Collegio
dei geometri di Brescia, pubblicate nel 1999 e nel 2001. La prima
pubblicazione riguardava lo
splendore della grafica Liberty
nella progettazione architettonica austriaca dei primi anni del
Novecento. Per le caratteristiche
artistiche dei disegni che si pubblicarono, il titolo della cartella
era Il Segno regale. La seconda pubblicazione consistette in un
libro, dal titolo Arte agrimensoria,
dove l’attenzione era focalizzata
sulla tradizione del geometra
nel campo topografico, con speciale riferimento alla grande
componente estetica della cartografia. Stiamo parlando,
ahinoi, di un mondo passato,
perché quello della componente artistica nella grafica tecnica è tema quasi del tutto estinto. Qualche architetto ancora
si diletta di raffigurare in forma
pittorica i suoi progetti, soprattutto nella fase degli studi iniziali, ma, in seguito, quando il disegno diventa operativo, la
forma è divenuta assolutamente
arida e strumentale. Persino la
fase di prefigurazione, in ambito
burocratico (presentazione del
progetto agli uffici che lo debbono approvare) o per le necessità di esibizione alla committenza o agli acquirenti, si basa
sempre più su mediocri disegni
ottenuti con programmi da computer, la cui qualità è assai povera e scadente. Qualcosa di più
si vede nei progetti presentati
alle giurie di concorsi, dove la
suggestione di una buona este114 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
CULTURA
tica ha ancora qualche appeal.
Questi esiti sono dovuti ad una
lunga vicenda, che ha visto passare
i progettisti da una personalità
prevalentemente artistica ad una
figura quasi esclusivamente tecnico-amministrativa. La sempre
maggiore spersonalizzazione dei
rapporti collettivi, compresi quelli
amministrativi, e un debordare di
presunte sufficienze
tecnologiche, di tipo
numerico-computeristico, hanno contribuito in modo determinante a produrre la
situazione odierna. Va
infine citata la razionalizzazione e l’economia del lavoro,
sempre più tesa a risicare i limiti dello sfruttamento del tempo e
delle risorse, per cui
non è neppure economicamente pensabile
la produzione di un elaborato grafico con
caratteristiche d’arte.
La grande stagione
della grafica architettonica va dalla fine del
Settecento alla prima
metà del Novecento,
con un trionfo ottocentesco che giunge sino
alla fase del Liberty,
cioè fino alla prima
Guerra mondiale.
Prima del Settecento
esistono interessanti
grafici d’architettura,
ma non particolarmente curati. Sarebbe
lungo e anche difficile
capire il motivo di
questo dato. Certamente vi influì anche
una particolare componente sociale e culturale. Il disegno archi-
tettonico, prima della fase delle
grandi utopie e della nascita dell’intellettuale moderno, era strettamente funzionale alla costruzione. Inoltre il disegno stesso era
ancora poco importante nella
stessa fase costruttiva. Le immense costruzioni delle cattedrali
gotiche, pure così complesse, non
hanno lasciato se non qualche
schizzo di progetto, in
numero da contarsi
sulle dita di due mani.
L
a tavola grafica assunse,
invece, una
sua valenza quasi autonoma e indipendente dall’opera allorché l’architettura iniziò un cammino di
proiezione fine a se
stessa, molto spesso
senza alcun riferimento a reali sbocchi
edificatori. Era l’architettura sognata e futuribile, che proveniva
dai capricci pittorici
del Settecento, ma che
si costituiva come
mondo a sé: il mondo
dell’architettura sulla
carta. Le utopie sociali
e filosofiche della seconda metà del Settecento trovarono nel
Neoclassicimo un terreno coerente. L’intellettuale, pittore-architetto, sempre più assunse la dimensione
di profeta del mondo
olimpico perfetto, sognato e prefigurato, cui
nessuno era intenzionato a dare corpo. I disegni di Etienne
Boullée, come il cenotafio sferico per
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 115
CULTURA
116 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
CULTURA
Sezione verticale di progetto di
ristrutturazione della Loggia di
Brescia, dell’architetto bresciano
Antonio Tagliaferri, 1878.
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 117
CULTURA
118 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
CULTURA
A sinistra, lo straordinario disegno,
di fine Ottocento, di una finestra
barocca.
In questa pagina, in basso, il
particolare dei tratti, che dimostra
quale infinita serie di incisioni sono
state necessarie per creare l’effetto di
chiaroscuro.
Newton, o di Claude Ledoux, che a forma di sfera progettò
un’improbabile casa per guardie campestri, che echeggiano
i mondi ipertrofici e incombenti di Piranesi, non ebbero alcuna concreta realizzazione. L’intellettuale-progettista si limitava a proporre sulla carta le sue opere, che cartacee rimanevano. La carta era tutto e quindi doveva essere anche
bella e vivere di vita propria. Alcuni architetti sono divenuti
famosi esclusivamente grazie alle loro tavole grafiche. Si
pensi all’italiano Antonio Sant’Elia, del quale non esiste un
solo edificio realizzato, ma le cui tavole sono citatissime in
ogni libro di storia dell’architettura.
La preparazione scolastica dell’architetto era quasi totalmente interna alla dimensione pittorica e anche l’ingegnere
risentiva di questa egemonia culturale dell’architettura-pit-
tura, tanto che moltissimi disegni ingegneristici dell’Ottocento hanno una straordinaria qualità estetico-pittorica,
anche quando raffigurano travature reticolari in putrelle o
congegni idraulici. La bellezza delle tavole prendeva il sopravvento nelle scuole, dove la qualità del disegno era
spesso l’unica virtù richiesta all’allievo. Esistono archivi di
scuole d’architettura o di concorsi per premi ottocenteschi
che sono un trionfo di delizie per gli occhi. L’abilità nella prospettiva e nell’uso dell’acquerello era alla base di tutto. Lo
stile realistico della pittura corrente era un ulteriore veicolo
che portava ad una pratica diffusa, a risultati mediamente alti
e a non poche punte di vera eccellenza. I pittori erano i migliori creatori di tavole d’architettura e gli architetti dovevano possedere solide basi pittoriche. L’architetto bresciano
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 119
CULTURA
120 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
CULTURA
ottocentesco Antonio Tagliaferri, ad esempio, del quale si
pubblica qui una tavola, era anche un abile pittore. Anche le
tavole di rilievo richiedevano eguali capacità. L’assenza
della fotografia e il suo lento approdo fra le tecniche del lavoro architettonico ed edilizio rendevano peraltro necessaria una documentazione grafica manuale. Certo alcuni ritratti di edifici da parte di architetti o di studiosi dell’architettura, come l’inglese John Ruskin, sono degli autentici capolavori. Eppure dovevano essere quasi solo degli appunti
di viaggio! Qui si pubblicano alcuni disegni del francese
Viollet le Duc che sono autentiche opere d’arte. Non parliamo della sublime abilità degli incisori ottocenteschi, capaci di riprodurre fotograficamente edifici anche i più complessi, con l’affiancare una linea all’altra, in una microscopica
precisione, sino a riprodurre anche le forme più complesse
del Gotico o le ombre più intricate del Barocco. Le immagini
che sono incluse in questo articolo sono solo un esempio.
Ricordiamo che anche la scuola per geometri, nelle sue modalità ottocentesche e anche nella prima metà del Novecento, attribuiva molta importanza al disegno acquerellato
e ombreggiato. Lo stesso liceo scientifico aveva fra i suoi impegni il disegno in chiaroscuro, che era soprattutto adatto al
rilievo architettonico e alla progettazione. Ancora nell’ultimo dopoguerra, pure nella fase della tumultuosa ricostruzione, quando il progetto di un condominio si tracciava in un
pomeriggio, su qualche pezzo di carta da lucido, vi era ancora qualcuno cui il disegno in bella grafia pareva un valore.
Non si trovava più il progettista-pittore, ma vi erano specialisti del disegno architettonico, soprattutto abili nella prospettiva, nell’ombreggiato e nella coloritura, che collaboravano con i progettisti, ormai dimentichi delle antiche abilità. Anche in Brescia si è constatato questo tipo di situazione, e fu il canto del cigno dell’antico modo di raffigurare
l’architettura.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 121
ETICA PROFESSIONALE
Guido Maffioletti
L’
uso di un territorio
è quasi sempre assoggettato alla volontà di coloro che gestiscono il potere, sia esso economico o politico; alla fine
sembra siano sempre loro
quelli che vincono e che ne
dispongono in modo egemone.
Gli altri, quelli che non
hanno mai avuto il potere,
vorrebbero averlo, ma non
sanno da che parte cominciare; dopo aver biasimato e
giudicato quelli che il potere
ce l’hanno, non potendo fare
altro, li condannano al pubblico ludibrio.
Oggi questo esercizio non si
pratica più come nelle as-
122 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
A guardar bene …
semblee popolari d’epoca
ellenica scrivendo il nome
del cittadino inviso sul
coccio di terracotta, ma lo si
sussurra nell’orecchio del
potente solo per il malvagio
gusto di mettersi in mostra,
maledicendo gli altri outsiders emergenti.
Quest’abitudine sciocca,
salta all’occhio quando ci si
sta avvicinando ad un evento pubblico importante
per la propria vita privata,
quando, anziché proporsi e
attrezzarsi per quello che sta
per accadere, ci si accanisce
a colpire l’avversario con
chiacchiere spesso inconsistenti e malvage.
Le Associazioni culturali
presenti sul territorio, invitate alle assemblee organizzate dalle Amministrazioni
comunali come prescrive la
legge regionale n.12, sono
state ascoltate su quanto avevano da esprimere sulla
stesura dei vari P.G.T. non
come attrici capaci di un contributo attivo importante,
ma solo come comparse.
Tali Associazioni, avendo
scarsa dimestichezza con il
linguaggio tecnico-urbanistico, si sono limitate ad esprimere alcuni incerti cenni
d’assenso, salvo confessare
poi, in privato, di averci capito poco: «tanto … fanno
sempre quello che vogliono…» era il loro diffuso com-
mento al termine degli incontri.
Alcuni, stimolati da persone
abituate a frequentare gli
ambienti politici, volevano
saperne di più e si domandavano come fare per ottenere spiegazioni.
Sentito l’umore, le varie Amministrazioni Pubbliche
della Provincia, hanno cominciato a far pubblicare sui
giornali annunci di assemblee aperte al pubblico, pareri di corporazioni operanti
sul territorio, e ogni genere
d’annuncio pubblicizzante il
loro fare ma, sostanzialmente, il grosso pubblico
non è stato raggiunto dalle
novità contenute nella legge
ETICA PROFESSIONALE
regionale n.12.
Il linguaggio specialistico e
la tecnologia adottata nella
comunicazione, non hanno
fatto breccia nell’opinione
pubblica, che ha recepito
trattarsi «di cose loro», o di
cose che «non ci riguardano»
o, peggio, che «qualcuno ci
mangerà sopra», non capendo che proprio questo
atteggiamento rassegnato
finirà con lo sfavorire la crescita delle mal coltivate loro
opinioni.
Fortunatamente, qualcuno
ha voluto approfondire l’argomento e si è messa a studiare la legge e a confrontarla con i documenti e gli
scritti che man mano le Amministrazioni Pubbliche fornivano al cittadino.
Il materiale cartaceo e tecnologico distribuito ha indotto il cittadino, se non
altro, ad una conoscenza più
appropriata del problema,
scoprendo che lo strumento
individuato con l’acronimo
P.G.T. tratta dell’ambiente
nel quale tutti noi viviamo e
nel quale crescono le nostre
famiglie e dove si sviluppano i nostri affari; l’ambiente sul quale costruiamo,
o tentiamo di costruire, il nostro futuro.
Messa la questione in questi
termini, alcuni hanno ab-
bandonato gli atteggiamenti
rassegnati e con buona volontà si sono riuniti per capirne di piú.
In pratica la parola “partecipazione” è stata chiarita e
applicata formando alcuni
gruppi decisi a capire le possibilità di miglioramento offerte dalla legge regionale
12, sul vivere e su come utilizzare le risorse naturali in
modo equo e rispettoso dell’ambiente.
Ciò che ormai risulta sempre
più evidente, sia tra i cittadini, sia tra gli amministratori, è il consolidarsi dei rapporti di corresponsabilità tra
coloro che governano la cosa
pubblica e quelli che si dedicano alla cosa privata.
La sempre maggior consapevolezza che l’equilibrato
sviluppo di un’armonica vita
socialmente valida dipenda
non dall’intervento del potere dominante esterno alla
comunità, se pur a volte necessario, ma dalla cosciente
partecipazione dei cittadini
agli eventi, ai fatti, alle risorse ed alle naturali potenzialità offerte dal territorio,
non più considerato oggetto
di conquista, ma visto come
un organismo vivente generoso con chi sa apprezzarlo e
rispettarlo.
❑
Il mondo di B. Bat.
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5 - 123
Novità di Legge
a cura del geom. Alfredo Dellaglio
Finalità della rubrica è di contribuire all’informazione sull’emanazione di leggi, decreti e circolari pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale
della Repubblica e sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia.
I lettori della rivista che sono interessati ad approfondire i contenuti delle norme sopra elencate potranno consultare gli organi ufficiali (GU e BURL) presso il Collegio dei Geometri.
Decreto Min. Beni e Attività Culturali 28 marzo 2008
Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei
luoghi di interesse culturale. (GU 16 maggio 2008 n. 114 Suppl.
Ord.).
Decreto Leg.vo 30 maggio 2008 n.115
Attuazione direttiva 2006/32CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia e dei servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76CEE (GU 3 luglio 2008 n. 154)
(In vigore dal 4 luglio 2008)
124 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Decreto P.C.M. 6 maggio 2008 (GU 15 luglio 2008 n. 164)
Approvazione del “Modello unico digitale per l’edilizia”.
Riguarda la possibilità di presentazione in via telematica ai comuni
delle denunce di inizio attività, delle domande di rilascio dei permessi di costruire, e di ogni altro atto di assenso, comunque denominato, in materia di attività edilizia.
(In vigore dal 16 luglio 2008)
Decreto Min. Ambiente e Tutela Territorio e Mare 29 maggio
2008 (GU 5 luglio 2008 n. 160 Suppl. Ord.).
Approvazione della metodologia di calcolo per la determinazione
delle fasce di rispetto per gli elettrodotti.
Decreto Min. Infrastrutture 6 maggio 2008 (GU 2.7.2008 n. 153)
Integrazione al decreto 14 gennaio 2008 di approvazione delle
nuove “Norme tecniche per le costruzioni”
a cura del geom. Alfredo Dellaglio
Demolizione da schede di P.R.G.
Può un regolamento edilizio obbligare la demolizione totale di un fabbricato senza ricostruzione, regolarmente costruito, perché in contrasto con il paesaggio?
geom. A.C.
La demolizione di fabbricati, generalmente, è prevista dai vecchi PRG,
nelle zone A, per gli edifici (o pertinenze) in contrasto con l’interesse ambientale e privi di un rapporto di assonanza con le adiacenze ed identificati in un piano di recupero con apposita individuazione.
Nella domanda non si fa accenno al contenuto della scheda che, a
fronte della prevista demolizione, di norma, prevede che la cubatura
possa essere recuperata accorpando la stessa agli edifici adiacenti
(planimetricamente o altimetricamente).
Di fatto la previsione dello strumento urbanistico è stata approvata e
deve essere rispettata. Nulla rileva che il fabbricato sia “regolare”.
Se mai c’è da puntualizzare che il Comune, se l’edificio non sia pericolante o in stato di degrado, non può ordinare la sua demolizione
solo per ragioni di contrasto con il paesaggio al di fuori di una iniziativa che parte dal privato stesso.
La disciplina locale (PRG o R.E.) ha stabilito solo la previsione urbanistica ed edilizia di questo fabbricato e ciò significa che, al momento
lo stesso non può essere recuperato cosí com’è e solo una variante
allo strumento urbanistico può condurre ad una previsione di intervento diversa.
Se mai si doveva intervenire prima dell’approvazione del PRG o Regolamento edilizio presentando una osservazione od opposizione alla
scelta urbanistica che l’Amministrazione comunale (e non il tecnico
comunale) ha fatto, ma che ora bisogna rispettare, essendo, probabilmente, scaduto il termine per impugnare lo strumento urbanistico.
geom. Antonio Gnecchi
Trasformazione di una singola unità immobiliare in due (L.R. 12-2005)
Gentili colleghi, vorrei conoscere una vostra opinione in merito alla
possibilità di considerare interventi di manutenzione straordinaria
anche gli interventi che comportino la trasformazione di una singola
unità immobiliare in due o piú unità immobiliari o l’aggregazione di due
o piú unità immobiliari in una unità immobiliare (art. 27, comma 1, lett.
b) legge regionale 12-2005).
A mio modo di vedere la definizione appare sufficientemente chiara e
non necessita di particolari interpretazioni. Evidentemente cosí non è,
in quanto il Comune in cui ho proposto un intervento che prevedeva
appunto la trasformazione di una singola unità in due (formazione di
due appartamenti distinti al piano terra e primo), l’Ufficio tecnico mi ha
risposto che si tratta di un intervento di ristrutturazione. Ovviamente il
problema non è tanto la definizione dell’intervento, ma la corresponsione del contributo di costruzione.
Nell’intervento in oggetto, non vi è alcuna variazione di volume, superficie e altezze, sono previste solo opere di modifica dell’assetto di126 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
stributivo (demolizione e ricostruzione di pareti divisorie e rinnovamento delle finiture e degli impianti tecnologici.
geom. G.A.
Diversamente da quanto risposto ad un precedente quesito (due livelli destinati a residenza ed un terzo a deposito), gli interventi proposti sono da considerare opere di manutenzione straordinaria ai
sensi dell’articolo 27, comma 1, lettera b), della legge regionale n. 12
del 2005.
La trasformazione edilizia riguarda infatti una unità immobiliare esistente che viene divisa per ricavare due appartamenti e ciò risponde
perfettamente a quanto stabilisce la norma sopra citata (condivisibile
o meno dal punto di vista edilizio). Questa identificazione tecnico-giuridica dell’intervento determina inoltre la gratuità dello stesso. Ritengo che debba essere la richiesta edilizia (permesso di costruire) o
la presentazione della Dia a mettere in evidenza questi aspetti, ma a
fronte di una “risposta” dell’Ufficio tecnico del Comune che intenda
inquadrare gli interventi tra quelli della ristrutturazione edilizia, è necessario controdedurre a tale errata applicazione della legge regionale informando il responsabile del procedimento che, nel caso prosegua a considerare gli interventi opere di ristrutturazione edilizia, si
impugnerà il provvedimento davanti al Tar competente.
geom. Antonio Gnecchi
Accorpamento di unità immobiliari senza
opere
Vorrei sapere come comportarmi in merito al cambio di destinazione
d’uso di un C/2 di mq 60 (da magazzino ad autorimessa C/6) e di un
C/3 di mq 84 (da laboratorio a cantina-ripostiglio) e considerarli come
pertinenze dell’abitazione principale (senza opere edili di nessun genere né modifica agli impianti). Devo fare una sola operazione di variazione catastale o devo fare una comunicazione al Comune sulla mutazione di destinazione stessa?
Attendo cortesi consigli.
geom. A.B.
La restituzione degli oneri è dovuta solo per la mancata realizzazione
(totale oparziale) di un intervento o per variante in corso d’opera (anche
con cambio d’uso) che determini oneri con tariffe inferiori o comunque
senza soluzione di continuità con l’intervento principale; al contrario la
restituzione non è dovuta per cambi di destinazione autonomi ed effettuati dopo che la destinazione precedente e originaria sia divenuta
efficace. In buona sostanza l’onerosità assoluta in origine era incardinata in una destinazione che ha svolto i suoi effetti; che poi, a distanza,
si cambi destinazione, non matura alcun diritto alla restituzione.
Ferma restando la variazione catastale (che ha una sua autonomia e
che non interessa per quanto qui rileva), è necessaria la comunicazione in Comune (in assenza di opere) ai sensi dell’art. 52, comma 2,
della legge regionale n. 12 del 2005; comunicazione che non costituisce né Dia, né richiesta di permesso (non necessita altro).
geom. Battista Bosetti
Lettere al Direttore
Riportiamo, come deciso dall’ultimo Consiglio del Collegio di Brescia (29 agosto), l’articolata comunicazione del collega Angelo Este, Direttore del Polo catastale di Montichiari, inviata all’Agenzia del Territorio (Direttori Cannafoglia, Maggio, Ferrante), al Comitato Tecnico Regione Lombardia
(Signori Componenti, dott. Pellegrini), al Comune di Brescia (Signori Componenti Commissione mista di Collaudo Cartografia) e al Presidente/Sindaco
di Montichiari in merito al dibattito emerso dal seminario “Pregeo 10” tenutosi presso la Direzione Generale dell’Agenzia del Territorio il 15 aprile scorso.
Le precisazioni del Collega riguardano specifici aspetti di un lavoro catastale che interessa molti iscritti e i giovani che ad esso intendono avvicinarsi. L’ultima parte della comunicazione si riferisce ad una “querelle” nata
dopo che i due quotidiani bresciani avevano ripreso un’affermazione di Este
sull’inesattezza dell’informatizzazione delle mappe di Brescia.
Gli allegati 1. 2. 3. 4. 5. 6. cui si fa riferimento nel testo di Este sono
verificabili presso il Polo catastale di Montichiari.
(B.B.)
Egregi Signori,
ho partecipato martedì 15 aprile, in qualità di componente il Tavolo
Tecnico Regionale, al seminario su Pregeo10 tenutosi presso la Direzione regionale per la Lombardia dell’Agenzia del Territorio. Accolgo con piacere la
richiesta rivolta dall’Ing. Ferrante ai presenti di dar seguito all’incontro con
proprie osservazioni; di seguito espongo anche “per fatto personale” alcune
considerazioni in merito ad un chiarimento richiestomi dall’Ing. Ferrante, in
quella sede, circa notizie catastali apparse recentemente su due quotidiani
di Brescia.
Pregeo10: l’Ing. Ferrante ha giustamente evidenziato i risultati conseguiti in tanti anni di impegno, anche personale. Aggiungo che, per precisa scelta, il Polo catastale di Montichiari si avvale del “motore di calcolo
Pregeo” anche per il trattamento delle operazioni topografiche che, svolte in
parallelo alle funzioni catastali, assicurano lo svolgimento dei compiti affidati
al Polo dalle Amministrazioni comunali. Lodevole è l’intento di automatizzare
la procedura Pregeo: così avviene per tutti le procedure “mature”, così mi
auguro possa essere anche per la predisposizione degli atti di aggiornamento
catastali.
Avanzo perplessità su come si intende innovare la predisposizione del
dbcensuario e più in generale mi chiedo se non sia arrivato il momento di
affrontare alcune questioni di fondo circa la formazione del dato geometrico catastale, anche se queste travalicano la procedura attuativa Pregeo.
Parto dal dbcensuario : l’Ing. Ferrante, l’Ing. Pignatelli, i Funzionari tutti dell’Agenzia hanno illustrato con proprietà e con dovizia di esempi il lavoro svolto
e gli impegnativi traguardi oramai a portata di mano. La scelta, corretta, di
utilizzare schemi prefissati nella predisposizione del dbcensuario impone
però una casistica tale che solo la consultazione “con struttura ad albero”
potrà consentire un utilizzo … sostenibile; sarà comunque un grande albero,
… non certo un arbusto.
È mia convinzione che le cose più sono semplici meglio è; in concreto
la mia proposta sul dbcensuario è la seguente : stadio ANTE (dove si indicano i dati delle particelle originali ), stadio POST ( dove si indicano i dati censuari delle particelle conseguenti all’atto di aggiornamento); campo NOTE
per ogni particella POST dove annotare ciò che necesse essere riportato in
visura. Il dbcensuario tratta in ogni caso particelle aventi gli stessi diritti reali
e pertanto tutti i formalismi di stadio a me sembrano alquanto inutili; operando con ante&post si potrebbe semplificare molto l’adempimento, con vantaggio per tutti.
128 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
Corretta e condivisibile l’idea di lanciare “un ponte Intestati” fra il Catasto Terreni ed il Catasto Fabbricati; proporrei maggior flessibilità quando
il passaggio da Catasto Terreni a Catasto Fabbricati interessa particelle con
diversa titolarità che formano un cassone edificiale ben individuato e magari funzionalmente omogeneo; teniamo conto che i diversi cespiti troveranno, comunque, corretta e completa rappresentazione a Catasto Fabbricati attraverso le schede e l’elaborato planimetrico di subalternazione (atto
catastale di fondamentale importanza a tutti ostensibile e che, propongo,
possa essere integrato con misure).
Di contro, grosse perplessità ho sempre avuto e conservo, oggi ancor
più, sull’adeguatezza della procedura Pregeo, così com’è, a rappresentare
la volontà della Parti ed a descrivere in modo adeguato gli immobili oggetto
di aggiornamento cartografico. È mia convinzione che la sottoscrizione degli
atti di aggiornamento catastale da parte dei titolari dei diritti reali debba avere
come presupposto la corretta e compiuta comprensione da parte degli stessi.
Questo non accade con Pregeo, anche perché la completa informatizzazione
della procedura e la grafica “essenziale” hanno reso del tutto incomprensibile l’atto di aggiornamento catastale che le Parti devono sottoscrivere per
norma cogente. Ridurre il tutto al rapporto Committente/Professionista mi
pare assai opinabile trattandosi di adempimenti con rilevante impatto pubblicistico.
Spesso il Committente/Proprietario firma senza avere cognizione del
contenuto: può solo sperare che la sua volontà sia stata correttamente rappresentata; l’aggiornamento catastale è assicurato, meno la ratio del Dpr
650/1972. Le cose, per certi aspetti, andavano meglio quando si lavorava
per canneggiate. È mai possibile che io, venditore/compratore, che
vendo/compro un campo di 100x100 o accatasto un edificio di 10x10 debba
sottoscrivere un atto di aggiornamento con una serie infinita di dati per me
astrusi, magari espressi in coordinate riferite al centro della terra, mentre non
trovo da nessuna parte riportata in modo chiaro ed a me comprensibile la
certezza “geometrica” di quello che sottoscrivo? Mi fermo … anche se lo
sguardo alla mappa “con canneggiate” del Kenya (allegato 1) mi inquieta
alquanto.
Gli anni di lavoro in Comune e lo sguardo attento a ciò che ci accade
attorno mi hanno convinto che è indispensabile superare l’attuale separatezza fra Catasto e “Mondo”. Per fare ciò a me pare indispensabile, per
quanto attiene al dato geometrico, passare da un “Catasto di misure” ad
un “Catasto di posizione”. Il dato catastale dovrebbe diventare una componente della più ampia geo-informazione che descrive ogni evidenza territoriale avente valore economico e fiscale. È necessario cioè superare l’indeterminatezza che, anche dopo la Circ. 2/1988, rende impossibile determinare in un sistema di riferimento condiviso e nel rispetto delle precisioni
che la norma già ha fissato [DM 2/01/1998], la posizione di un confine o di
un fabbricato. Bisogna inoltre farla finita con tutte le furberie e gli accomodamenti tecnici, previsti anche dalle circolari vigenti, che spesso rendono
una scelta personale, economicamente svantaggiosa, lavorare con scrupolo
e competenza. Non è possibile che (ancora dopo 20 anni) la Circ. 2/1988
dica a pagina 15 una cosa e nell’esempio 1) indichi come fare per non applicare quanto disposto a pag. 15; così com’è irricevibile l’ambiguità con
cui viene trattata l’informazione altimetrica (da ultimo alcuni infelici esempi
del giorno 15). Diamo avvio, inizialmente con i Comuni e con gli altri Enti
territoriali che mostrino sensibilità, alla realizzazione di una rete di PF aventi
precisione idonea, facilmente accessibili e con densità adeguata alle strumentazioni attuali (… un occhio di riguardo alle evoluzioni in corso). Allego
alcuni spunti di come vanno le cose a nord ed a sud del mare nostrum (vedi
Svizzera e Marocco – allegati 2 e 3), tratti dalla documentazione reperibile
in rete. Così operando tutte le geo-informazioni, siano esse catastali o di altra
emanazione, potranno integrarsi: questo è quanto stiamo facendo, faticosamente, qui a Montichiari; questo è stato mostrato all’Ing. Ferrante durante
una sua recente visita al Polo catastale.
Arrivo ora al “fatto personale” emerso durante l’incontro del 15 a seguito di espresso chiarimento fattomi dall’ Ing. Ferrante. Allego la copia di
due articoli (all. 5 e 6) apparsi su quotidiani locali a seguito della conferenza
stampa durante la quale il Sindaco reggente di Brescia, Dr. Gaffurini, ha presentato il progetto “Catasto” con cui l’Amministrazione Comunale ha in fase
di ultimazione l’informatizzazione delle mappe catastali.
Lascio, senza commenti, ai miei cortesi interlocutori la lettura degli articoli: desidero però riassumere i fatti poiché ho sempre avuto in somma considerazione le Istituzioni, il lavoro delle persone ed i rapporti personali con i
destinatari della presente.
In quella conferenza stampa ho illustrato ai convenuti i criteri tecnici
con cui sono state informatizzate le mappe di Brescia (criteri contenuti nel
Protocollo d’intesa a suo tempo condiviso e sottoscritto fra Comune ed
Agenzia); con l’aiuto di procedure informatiche ho mostrato la qualità, e le
potenzialità d’uso, della mappa informatizzata che sarà, a breve, disponibile.
Per dare il giusto risalto e valore all’impegno, anche finanziario, dell’Amministrazione comunale ho confrontato le mappe di Brescia con un corrispondente supporto relativo ad un Comune contermine (se non erro informatizzato nell’anno 2007, vedi allegato 4). Ai presenti ho evidenziato le incoerenze
presenti nell’estratto di Roncadelle e con “una parola” ho chiamato “buchi”
le parti evidenziate nell’allegato 4. Questi i fatti. Occorre ricordare che le
mappe recentemente acquisite, a Roncadelle come altrove, non solo hanno
“buchi” cartografici, ma hanno anche “buchi” temporali poiché dall’acquisizione raster/Aima (1996) all’adozione di Wegis (2002) [sei anni] vi è, nelle
attuali banche dati catastali, mancanza di informazioni. Come ho avuto modo
di ribadire a Milano una cosa è la “comodità” con cui è possibile gestire il
Catasto, altra cosa è la “qualità” del dato catastale; a me pare che la “qualità Catasto” sia sempre più necessaria per il sistema Paese. In questa prospettiva il lavoro da fare è tale e tanto che c’è, per davvero, spazio per tutti;
qui a Montichiari stiamo lavorando da anni per recuperare il passato e per
costruire il futuro. La meta, credetemi, non è prossima e molte volte mi sento
più un “operatore ecologico” che un “operatore catastale” stante il tempo e
la fatica profusi quotidianamente nel bonificare il dato catastale.
Grazie per la cortese attenzione.
Il Direttore del Polo catastale Angelo Este
IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5- 129
Aggiornamento Albo
Iscrizioni all’Albo con decorrenza 29 settembre 2008
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
5829
Forlani Daniela
Brescia 11/09/1983
25030 Trenzano (Bs) via A. Manzoni 23
5830
Andrico Francesco
Leno (bs) 11/09/1983
25024 Leno (Bs) via G. Leopardi 12 - Fr. Castelletto
5831
Bonfanti Andrea
Gardone V.T. (Bs) 30/05/1983
25065 Lumezzane (Bs) via Rango 22/d
5832
Spandre Diego
Lovere (Bg) 20/05/1984
25055 Pisogne (Bs) via San Gerolamo 26
5833
Fratus Nicola
Chiari (Bs) 04/04/1982
25037 Pontoglio (Bs) via Lombardia 26
5834
Guzzago Emanuele
Chiari (Bs) 27/01/1986
25030 Coccaglio (Bs) via G. Di Vittorio 5 - Tr. II
5835
Migliore Umberto
Aaral (Svizzera) 18/09/1984
25050 Provaglio d’Iseo (Bs) via Sebina 26/b
Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 22 luglio 2008
N.Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
Motivo
5114
Montichiari (Bs) 27/06/1971
25013 Carpenedolo (Bs) via C; Abba 129
Trasferimento a Milano
Comini Angiolino
Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 25 luglio 2008
N.Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
5491
Orzinuovi (Bs) 15/09/1972
25030 Roccafranca (Bs) via Donizetti 5
Saccenti Massimiliano
Motivo
Trasferimento a Bergamo
Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 6 agosto 2008
N.Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
Motivo
5662
Edolo (Bs) 23/07/1982
25059 Vezza d’Oglio (Bs) via Sal Monte Grappa 2
Decesso
Pasolini Mauro
Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 29 settembre 2008
N.Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
Motivo
1270
Azzano mella (Bs) 04/11/1940
25124 Brescia via Malta 7/c, Torre Kennedy
Dimissioni
Stabiumi Giovanni
130 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
memo
AVVISO AGLI ISCRITTI ALL’ALBO
Per consentire il periodico aggiornamento dei dati da inserire nell’Albo professionale tutti gli iscritti sono
tenuti a comunicare al Collegio ogni variazione d’indirizzo e di recapito telefonico utilizzando esclusivamente la seguente scheda:
SPETT.LE
COLLEGIO DEI GEOMETRI
DELLA PROVINCIA DI BRESCIA
25128 BRESCIA - PIAZZ.LE C. BATTISTI 12
FAX: 030/306867
PER AGGIORNARE GLI ELENCHI
DELL’ALBO PROFESSIONALE DI BRESCIA
IL COLLEGIO INVITA I GEOMETRI
A COMPILARE E A RISPEDIRE CON SOLLECITUDINE
QUESTA SCHEDA (ANCHE TRAMITE FAX)
IL SOTTOSCRITTO GEOMETRA
cognome e nome
…………………………………………………………………………………………..
luogo di residenza
cap
via
……………………………
………………………………………………………………………………………..
città
……………………………………………………………………...
………………………………………………………………………………………………………………………...
P. Iva
n. albo
…………………………………………...
luogo dello studio
cap
via
nato il
…………………………………………
………………………………………………………………………………......
……………………………………………….
città
…………………………………………....
………………………………………………………………………………………………………………......
……………………………………………………………………………………………………………………
tel. casa
…………………………………………………………………………………………………………….
cell.
……………………………………………………………………………………………………………………….
data
……………………………………………………………………………………………………………………..
tel. ufficio
e-mail
firma
……………………………………
fax
…………………………………………........
…………………………………………………………………………………………………………....
……………………………………………………………………………………………………………....
Per l’invio della corrispondenza, usare l’indirizzo: ❑ residenza ❑ studio (segnare con una crocetta)
Autorizzi la pubblicazione della tua e-mail nel sito Internet del Collegio? ❑ sí ❑ no (segnare con una crocetta)
Si ricorda inoltre che le modifiche dell’attività svolta dai singoli iscritti, che comportano iscrizioni o cancellazioni alla Cassa di
Previdenza geometri a sensi della legge n. 236/90, devono essere comunicati alla Cassa stessa esclusivamente mediante la compilazione di specifico modello di atto notorio disponibile presso il Collegio. La segreteria è inoltre attrezzata per fornire tutte le
informazioni atte a evitare che l’iscritto incorra in sanzioni pecuniarie per effetto di tardive od omesse comunicazioni o versamenti
alla Cassa di Previdenza.
132 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5
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