Novita del mese di Giugno.
Saggistica
“L’altalena del respiro” - Herta Muller
Gennaio 1945, la guerra non è ancora finita: per ordine sovietico inizia la deportazione della minoranza tedesca
rumena nei campi di lavoro forzato dell'Ucraina. Qui inizia anche la storia del diciassettenne Leo Auberg, partito per il
lager con l'ingenua incoscienza del ragazzo ansioso di sfuggire all'angustia della vita di provincia. Cinque anni durerà
l'esperienza terribile della fame e del freddo, della fatica estrema e della morte quotidiana. Per scrivere questo libro
Herta Müller ha raccolto le testimonianze e i ricordi dei sopravvissuti e in primo luogo quelli del poeta rumeno tedesco
Oskar Pastior. Avrebbe dovuto essere un'opera scritta a quattro mani, che Herta Müller decise di proseguire e
concludere da sola dopo la morte di Pastior nel 2006. È infatti attraverso gli occhi di quest'ultimo, e cioè quelli del
ragazzo Leo nel libro, che la realtà del lager si mostra al lettore. Gli occhi e la memoria parlano con lingua poetica e
dura, metaforica e scarna, reale e nello stesso tempo surreale - come la condizione stessa della mente quando il corpo
è piagato dal freddo e dalla fame. Fondato sulla realtà del lager, intessuto dei suoi oggetti e della passione, quasi
dell'ossessione per il dettaglio quale essenza della memoria e della percezione, questo romanzo è un potente testo
narrativo.
“Tutti indietro” – Laura Boldrini
Sayed ha vent'anni. A undici è dovuto scappare dall'Afghanistan, lasciando la madre e la propria casa, per fuggire a chi
lo voleva costringere a combattere con i talebani. È arrivato in Italia dopo nove anni di viaggio, tra stenti e periodi di
prigionia, trattato in modo disumano. Quella di Sayed è solo una delle tante storie raccolte da Laura Boldrini nella sua
lunga esperienza in prima linea. Cosa spinge migliaia di persone a cercare di raggiungere le coste italiane sfidando
ogni pericolo? È giusto respingerli, come il governo italiano ha deciso di fare dal maggio 2009?
Oggi nel dibattito pubblico si tende a considerare tutti i migranti allo stesso modo, mettendoli indistintamente in un
unico grande calderone e presentandoli come minaccia alla sicurezza. Anche i rifugiati, da vittime di regimi e conflitti,
finiscono per rappresentare un pericolo. Dalle parole di Laura Boldrini emerge una realtà invisibile all'opinione pubblica.
L'autrice, che negli anni ha affrontato con passione e coraggio alcune tra le principali crisi umanitarie racconta la
propria esperienza, maturata nell'incontro costante con il dolore di chi è costretto a scappare. Ma descrive anche
l'Italia della solidarietà, spesso oscurata dai mezzi d'informazione: dagli uomini che mettono a rischio la propria vita
per salvare in mare i naufraghi partiti dalle coste africane, alle tante persone che nel rapporto quotidiano con
immigrati e rifugiati realizzano un'integrazione vera e spontanea.
Narrativa
“Non esiste saggezza” – Gianrico Carofiglio
I racconti di "Non esiste saggezza" provengono dai luoghi della realtà quotidiana: sono volti che emergono dalla folla
dei viaggiatori, in zone neutrali di transito. Soprattutto, figure di donne: con esse, la voce del narratore è partecipe,
solidale, protettiva, come a voler condividere il peso di un segreto in varie forme doloroso, a volerle affrancare da un
destino ostile. Appaiono improvvisamente: a un casello autostradale, la bambina solitaria chiede a un automobilista
ignaro di accompagnarla verso il mistero. L'attesa notturna in un aeroporto è colmata dai versi di una poetessa russa,
dalla sosta sfuggente di una sconosciuta. E, improvvisamente, queste donne scompaiono: dall'ambulatorio di una
missione umanitaria, ultimo posto in cui sono state viste una dottoressa volontaria e la ragazza colombiana sua
compagna, nella rischiosa sfida a ingiustizie e prevaricazioni. I personaggi maschili si trovano a cercare, a inseguire:
un'impressione, un sospetto, una curiosità che li spinge oltre i limiti del prevedibile, talvolta del lecito. E la raccolta si
completa con un vero e proprio romanzo di formazione in miniatura, ambientato negli spazi metafisici della Murgia. "Le
cose non esistono se non abbiamo le parole per chiamarle."
“Il palazzo della mezzanotte” di Carlos Ruiz Zafòn
Calcutta, 1916. Una locomotiva infuocata squarcia la notte portandosi dietro un carico di morti innocenti. Sotto una
pioggia scrosciante, quella stessa notte, un giovane tenente inglese sacrifica la vita per portare in salvo due gemelli
neonati inseguiti da un tragico destino. Calcutta, 1932. Ben, il gemello maschio, compie sedici anni, lascia
l'orfanotrofio St. Patricks e festeggia l'inizio della sua vita adulta.
È anche l'ultimo giorno della Chowbar Society, un club segreto che conta sette orfani come Ben, riunitosi per anni allo
scoccare della mezzanotte sotto un tetto di stelle, nella sala principale di un antico edificio in rovina, il Palazzo della
Mezzanotte. I sette ragazzi sono sicuri che quella sarà la loro ultima notte insieme, ma il passato bussa alla porta di
Ben: la bellissima gemella che non sapeva di avere entra nel Palazzo con una pazzesca storia da raccontare. Le braci
dell'incendio di sedici anni prima ricominciano ad ardere. Per tre interminabili giorni i membri della Chowbar Society
cercano di decifrare ciò che si nasconde dietro al passato di Ben e di sua sorella, mentre combattono contro un
secondo terribile incendio appiccato da un'ombra misteriosa. E, quando ormai l'inferno sembra aver preso il
sopravvento e il compiersi del destino inevitabile, il fuoco all'improvviso si spegne... e una candida neve scende sulle
strade di Calcutta.
“Il libro delle anime” - Glenn Cooper
È un libro, un semplice libro antico. Ma custodisce un segreto. Un segreto che è stato scritto col sangue nel 1297, da
innumerevoli scrivani coi capelli rossi e con gli occhi verdi, forse toccati dalla grazia divina, forse messaggeri del
diavolo. Che è riapparso nel 1334, in una lettera vergata da un abate ormai troppo anziano per sopportare il peso di
quel mistero. Che, nel corso del XVI secolo, ha illuminato la strada di un teologo, i sogni di un visionario e le parole di
un genio. È un libro, un semplice libro antico. Ma sta per scatenare l'inferno. Perché quel libro è stato sottratto alla
Biblioteca dei Morti, la sconfinata raccolta di volumi in cui è riportata la data di nascita e di morte di tutti gli uomini
vissuti dall'VIII secolo in poi.
“La vendetta di Siviglia” – Matilde Asensi
1606. Catalina Solís scruta l'orizzonte, mentre a bordo della Sospechosa fa rotta verso il Vecchio Mondo. Alla notizia
che il padre adottivo Esteban Nevares è prigioniero nelle carceri reali di Siviglia, la bella Catalina, da poco rimasta
vedova, ha lasciato l'isola di Margarita nei Caraibi per raggiungerlo. E scoprire che dietro il suo arresto c'è un nemico
molto potente: la famiglia dei Curvo, commercianti senza scrupoli che si sono arricchiti con l'argento delle Americhe, e
di cui Esteban conosce un infamante segreto.
Ormai in punto di morte per le torture subite in carcere, il vecchio mercante fa giurare alla figlia di vendicarlo: fino a
quando anche uno solo dei fratelli Curvo sarà in vita, la sua anima non avrà pace. Vincolata a questo giuramento di
sangue, Catalina si appresta a mettere in atto la sua terribile vendetta. Lo farà con l'arma più potente: la seduzione.
Aiutata da un'anziana curandera e da una fascinosa prostituta, introducendosi nei bordelli e nei salotti più influenti
della Siviglia opulenta e incantatrice del Siglo de Oro. Catalina userà tutto il suo fascino e la sua astuzia per portare
infine a compimento la promessa fatta al padre.
“Gli occhi del deserto” – Zoe Ferraris
Due cose non hanno segreti per Nayir al-Sharqi: il deserto e il Corano. Palestinese, musulmano osservante, lavora da
anni come guida tra le dune dell'Arabia Saudita. Ma se il suo sguardo abbraccia sicuro la vastità del deserto, si
abbassa pudico di fronte a ogni donna, nel timore di scorgere qualche parte scoperta del corpo femminile, per quanto
velato. Perciò, lo turba non poco il favore che gli chiede il suo amico Othman: cercare sua sorella Nouf, di sedici anni,
sparita nel deserto tre giorni prima della celebrazione delle nozze combinate. E poi continuare a indagare
discretamente sulla sua morte, dopo che la ragazza è stata ritrovata priva di vita, e con un figlio in grembo. E questo è
un compito ancora più difficile, perché le leggi impediscono a Nayir di parlare con le sorelle e le amiche di Nouf, come
con tutte le donne non sposate o prive di scorta. Può rivolgere domande solo agli uomini della famiglia, che gli
forniscono informazioni parziali e incomplete. A sondare il punto di vista femminile sarà Katya Hijazi, la fidanzata di
Othman, impiegata presso il reparto di medicina legale e insospettita da alcuni risultati dell'autopsia effettuata su
Nouf. Uniti dalla ricerca della verità, Nayir e Katya si ritroveranno a fare da ponte tra le sfere opposte della società
saudita: mondo maschile e mondo femminile, rigidamente separati e regolamentati.
“Mamba boy” – Nadifa Mohamed
Ambaro, la madre di Jama, è una bedu, una beduina somala capace di seguire a piedi i cammelli durante gli
spostamenti della carovana di suo padre. Incinta di Jama di otto mesi, un giorno si siede esausta ai piedi di un'antica
acacia nella savana. Sul lato del pancione esposto al sole scorge a un certo punto arrotolarsi un gigantesco mamba
nero, il serpente dal veleno più letale che vi sia. Il mamba appoggia il muso da diavolo saggio sull'ombelico, poi scivola
giù e, con un colpo di coda, scompare nella sabbia.
Naturale, perciò, che quando Jama nasce, Ambaro lo chiami Goode, che significa appunto mamba nero. Goode, il
ragazzo fortunato, nato con la benedizione del grande serpente. La buona sorte, però, non sembra accompagnare
affatto i primi passi del ragazzo nel mondo. Guure, suo padre, un sognatore di liuto che non accetta l'idea che la
giovinezza possa finire, abbandona Ambaro e Jama al loro destino e parte per il Sudan con la speranza di fare fortuna
come autista per gli stranieri.
Lasciata la Somalia e trasferitasi con Jama ad Aden, la città dello Yemen coi suoi edifici color sabbia e le sue fabbriche,
dove accorrono da ogni parte commercianti, criminali, facchini, pescatori e ciabattini, Ambaro inaspettatamente
muore. E Jama si ritrova da solo in un luogo che non è affatto un paradiso, come immaginava sua madre, ma un posto
sporco e pericoloso. Dopo aver vissuto in strada con i ragazzi del mercato, Jama decide di tornarsene in Somalia con
un solo proposito in testa: ritrovare suo padre.
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