Giovan Battista Bonazzi, un “pigro” sempre all'opera Bonazzi, Giovan Battista Bari 1685 (1686?)-1762 Bari Medicina Il 27 dicembre 1685 Rosa Belisario in Bonazzi dava alla luce Giovan Battista nella città di Bari, riporta Raffaele D'Addosio. Con il guadagno anagrafico di un anno, Mauro Tridente [vedi scheda] contesta: Giovan Battista ebbe i suoi natali a Bari il 1° gennaio 1686. Su un altro aspetto concordano entrambi però: Giovan Battista Bonazzi nacque da famiglia di origine bergamasca, stabilitasi a Bari alla metà del XVI secolo. Nobile casato “straniero”, i Bonazzi si affannarono per due secoli a farsi accettare dalla “Piazza della Nobiltà” di Bari. Giovan Battista si investì del fervore delle giustificate aspirazioni della propria schiatta e ottenne l'aggregazione al Patriziato della città nel 1749. La Compagnia di Gesù di Bari si preoccupò di avviarlo allo studio delle lettere e della cultura umanistica. Toccò all'Ateneo napoletano indottrinarlo e licenziarlo in Scienze Fisiche, Chimiche e Naturali. Nel 1709, poi, egli ottenne la laurea in Medicina presso l'Università di Salerno. “A quei tempi le famiglie come la Bonazzi ricchissima per censo, e costituita nelle più alte cariche cittadine, se davano i figli all'esercizio della libera professione, faceanlo per solo spirito di carità verso i loro concittadini”. Bonazzi rientrò a Bari “cinto di lauro” e mise la propria professionalità medica al servizio della popolazione indigente della città. Fu coadiuvato nella sua professione da Donna Maria Guglielmi, che presto “menò in moglie”, e dalla quale ebbe numerosi figli. Divenne socio di uno dei più noti cenacoli culturali di Bari, l'Accademia dei Pigri, e segretario promotoriale della vivacissima Accademia degli Spensierati di Rossano, che annoverava Giacinto Gimma [vedi scheda] tra i soci fondatori e, tra gli iscritti, il celebre filosofo naturale garfagnino Antonio Vallisneri (1661-1730), padre del periodico «Giornale de' letterati d'Italia». L'attività di medico non gli impedì di partecipare alle vicende politiche della città: ricoprì le cariche di decurione del Comune di Bari, di mastro mercato con giurisdizione civile, penale e mista, e di protettore delle badie femminili. Scrisse di medicina e non solo. Esaminò i decorsi delle epidemie del 1706 e del 1729; discusse di flogosi; passò in rassegna metodi lassativi, vetusti e moderni; si spinse a diagnosi differenziali di casi clinici dubbi; affrontò le ricadute medico-legali del parto e della gravidanza. Rivelatore dei rapporti, soprattutto epistolari, con la veneranda Scuola medica salernitana è uno scritto rimasto inedito, De Turgentia per plures epistolas cum almo Salernitano Collegio eiusque clarissimo Promotore D. Domenico Codadigesta [Sul gonfiore, attraverso numerose lettere all’alma Scuola Salernitana e al suo egregio promotore Domenico Codadigesta], in cui egli esibiva, da smaliziato intellettuale, le proprie conoscenze sugli antichi saperi trasmessi dalla Scuola di medicina di Salerno. L'Accademia dei Pigri Un'effervescente temperie culturale e un'intensa attività letteraria culminarono nella fondazione delle accademie dei Pigri e dei Coraggiosi a Bari, nella seconda metà del Seicento. Sostiene lo storico Giulio Petroni con disincantato senso della misura: “Vera cosa è che in siffatte accademie, come intervenne a quasi tutta Italia, gli umani cervelli perdeansi in vanità e fallacie, promettendosi nome immortale da sonettini amorosi, da anacreontiche, da madrigali, ovvero da smisurate e gonfie lodi, onde sopraffaceansi a gara nella trattazione di meschinissimi argomenti. Pur tuttavolta uomini non volgari avemmo, che fra noi l'onor delle scienze e delle lettere o mantennero o crebbero”. L'accademia dei Pigri fu fondata in un momento difficilmente precisabile tra il 1655 e il 1674, anni del Priorato della Basilica di San Nicola dello spagnolo Giovanni Montero, cui alcune fonti attribuiscono la costituzione, “ma di fatto realizzata dal padre gesuita Tardini, che la concepì come un'emanazione del Collegio Gesuitico della città”. Si connotò soprattutto in senso letterario e filosofico. Al volgere del secolo XVII, l'accademia annoverava 132 associati; di essi il membro sicuramente più influente fu Giacinto Gimma; non mancarono tuttavia nomi particolarmente altisonanti del panorama culturale della Puglia Settecentesca: Gaetano Tremigliozzi [vedi scheda], Domenico Antonio Mele [vedi scheda], Marco Aurelio Salice [vedi scheda] e tanti altri. Giacomo Bonazzi (1687-1762), un fratello per collega Fratello minore di Giovan Battista, Giacomo nacque a Bari nel 1687. Frequentò le scuole private della città, quindi proseguì gli studi dai Gesuiti, traendo stimoli dall'insegnamento del Padre Adami, cultore di scienze naturali. A Napoli studiò medicina e assisté alle lezioni di Tommaso Cornelio (1614-84), che aveva introdotto in medicina e anatomia il metodo galileiano contro l'approccio filosofico della tradizione galenica. Tornò a Bari nel 1710 o poco oltre ed intraprese l'esercizio della professione medica. L'Universitas di Bari lo nominò protofisico e lo inviò con Marco Aurelio Salice [vedi scheda] a Ruvo, per studiare le cause della peste, che nel frattempo vi era scoppiata. Morì nel 1762. FPDC 86 La Scuola medica salernitana Antiche, fumose ed epiche sono le origini della prima e più famosa scuola di medicina dell'Evo Medio. La leggenda vuole che nel IX secolo dopo lungo girovagare quattro maestri, Helinus ebreo, Pontus greco, Adela arabo, Salernus latino, abbiano incrociato le proprie vite a Salerno, ove sorgeva fin dal VII secolo un ospedale benedettino, si siano fermati e abbiano fondato la Scuola. Se le reali origini dell'istituzione medica fossero laiche o religiose, è tema tuttora dibattuto. L'opinione più accreditata presume che il fiorente centro di studi ippocratici si sia sviluppato comunque a partire da un primitivo nucleo di cura, tra il IX e il X secolo. Il differente retaggio culturale, etnico e religioso dei quattro leggendari fondatori è emblematico del clima cosmopolita e progressista che si respirava alla scuola salernitana. Egidio di Corbeille, studente alla Scuola, scrisse meravigliato che “in essa vi erano discepoli di Libia e Siria, di color nero e olivastro”. L'anelito di liberalità era talmente dilagante che non solo studenti di ogni provenienza, colore e credo religioso furono ammessi a frequentare la scuola, ma anche le donne fecero il loro ingresso nell'istituzione in qualità di discepole e di docenti. L'orientamento della scuola fu segnatamente pratico ed empirico. Al suo interno, o in ambienti culturalmente annessi, testi medici antichi furono trascritti dal greco in latino; completati da nozioni provenienti dalle culture arabe ed ebraiche e collazionati, formarono nuovi strumenti didattici. Dal XII secolo in poi, l'insegnamento della medicina fu basato sulla lettura ed il commento di tali opere mediche. Il trattato più famoso prodotto dall'istituzione di Salerno è Regimen Sanitatis Salernitanum. Scritta in versi latini tra XII e XIII secolo, l'opera è una raccolta di precetti igienici dettati dalla Scuola, quale fondamento della propria dottrina. L'Imperatore Federico II [vedi scheda], nel XIII secolo, concesse alla Scuola il privilegio di essere l'unica Facoltà medica del Regno. Nel XIV secolo, quando in Italia si costituirono le insigni facoltà di medicina, la Scuola iniziò il proprio lento, inesorabile declino. In maniera molto più dimessa, seguitò a funzionare per i successivi cinque secoli. Il re Gioacchino Murat nel 1812 diede ordine di sbarrarne definitivamente i cancelli. Nell'Avvertimento al candido lettore, prefazione al secondo volume delle Dissertationes academicae di Giacinto Gimma, si addentrò con rara erudizione in teorie attinenti l'anima e la vita dei bruti, esaminando genesi e percorsi delle relative dottrine. L'Avvertimento è l'unica sua composizione consegnata alle stampe. “Il famoso contagio di Bari del 1749” privò della vista Bonazzi, che percorse cieco gli ultimi tredici anni della sua vita. Spirò a Bari il 14 Maggio 1762. SV Impresa dell'Accademia dei Pigri Raffaele D'Addosio ascrive a Giovan Battista Bonazzi una complessiva opera medica, rimasta probabilmente inedita: Opera medica, in cui sono contenute: 1. Dissertatio de Turgentia. 2. De purgantibus antiquo-modernum systema. 3. De catharris epidemicis anni 1729. 4. Dissertatio medico-legalis de partu. 5. Variae epistolae de morbis tractantes. 6. Admirandarum observationum centuria. Cenni bibliografici Letteratura secondaria: Letteratura primaria: D'Addosio R., 340 illustri letterati ed artisti della provincia di Bari, Avellino, Bari 1894; ried. Forni, Sala Bolognese 1976, ad vocem. Epistola indirizzata Lectori Candido e premessa a Dissertationum academicarum Tomus 2 […], F. Musca, Napoli 1732. Tridente M., Il dottor fisico Giovan Battista Bonazzi e la cultura medica e naturalistica dei tempi suoi in Terra di Bari, «Archivio Storico Pugliese», IV (1963) fasc. IIIIV, pp. 161-68. Volpicella L., Bibliografia storica della provincia della terra di Bari, Tipografia della Reale Accademia delle Scienze, Napoli 1884, p. 134. 87