DISTRIBUZIONE GRATUITA ANNO VI - N. 4 - GIUGNO-LUGLIO 2008 PERIODICO DI COMUNICAZIONE SOCIALE - CULTURALE - ISTITUZIONALE Castello e centro storico: siamo alla svolta FRANCO PACENZA ph.GaiaReale La città del sole ANDREA ROMIO LUISA SANGREGORIO E’ tornata l’estate, il sole diventa sempre più caldo e diventa sempre più lampante uno dei paradossi della nostra amata terra. Siamo nel terzo millennio inoltrato, anche qui a Corigliano, e ancora non sappiamo come si fa a far produrre un bel po’ di energia al nostro fratello sole. In questo periodo di crisi energetica planetaria; mentre è al governo una compagine che acquista sempre più forza nella sua convinzione di una svolta nucleare della politica energetica italiana; e abitando in un paese dove si costruisce tanto; insomma a fronte di considerazioni locali e globali sulla crescita urbana, è anacronistico usare il sole soltanto per attrarre turisti sulle nostre spiagge. La nostra posizione geografica ci dovrebbe portare naturalmente verso lo sviluppo dell’energia solare che è ancora in una fase embrionale. Questo significherebbe fare un “salto evolutivo” insieme a questa forma di energia pulita. Lasciarsi alle spalle decenni di arretratezze strutturali costruendo, per esempio, il “Comune più solare della Calabria”. Questo è uno degli aspettti positivi della tecnologia: la velocità di crescita di paesi consi (continua a pag. 6) Cronaca e curiosità di un confronto sulle riforme istituzionali Le province saranno dunque abolite? Il Presidente del C.N.N.P. Giacinto Casciaro non ne è convinto. Per lui è impossibile abolire gli Enti sovracomunali più antichi, che ritiene indispensabili per lo sviluppo del territorio. Ci sono forse alternative? Per approfondire più compiutamente il problema, e sul piano giuridico-costituzionale e su quello politico-culturale, Casciaro è alla ricerca di (continua a pag. 8) I libri Piacere intellettuale e strumento pedagogico RITA PERROTTA Avere dei libri che circolino per casa è importante, fosse solo per la semplice loro presenza fisica. Essi potrebbero apparire un elemento dell’arredo, dello stile di una casa, ma per il fatto di esserci diventano di per sé una continua e sicura occasione, uno spunto, uno stimolo per lo studio o l’aggiornamento, ma ancor di più occasione di una possibile passione (continua a pag. 6) Tagli ai fondi della S.S. 106 La protesta delle provincie calabresi La lettera ai sindaci... Caro Sindaco, sicuramente sarai a conoscenza del Decreto Legge n°93 del 27 Maggio 2008, pubblicato sulla G.U. n°124 del 28 maggio 2008, con cui il Governo-Berlusconi ha abolito interamente l’ICI sulla prima casa, penalizzando, per la sua copertura finanziaria, gli investimenti già programmati per il Mezzogiorno e facendo gravare tale (continua a pag. 8) La sindrome di munchausen RAFFAELLA AMATO Accanto alle forme classiche di maltrattamento fisico, sessuale e psicologico esiste un’altra forma (continua a pag. 7) di abuso sui minori rappresentata dalla patologia delle cure a sua volta distinta in: a) l’incuria vera e propria che si realizza quando le cure sono carenti. b) la discuria che si realizza quando le cure vengono fornite in modo distorto, non appropriato al momento evolutivo. (continua a pag. 2) La legge di bilancio regionale assegna al comune di Corigliano, tramite un mutuo a carico della regione, 4 milioni di euro (circa 8 miliardi di vecchie lire) per: nuova viabilità, arredo urbano e consolidamento dell’intera area circostante il castello di Corigliano. E’ questo l’intervento pubblico più significativo dopo quanto avvenuto col restauro e l’attivazione del castello sull’intero centro storico cittadino. Le risorse previste dal bilancio regionale per il castello, di per sè già significative, devono costituire un primo tassello per attrarre ulteriori risorse tese a riqualificare e rilanciare l’intero centro storico. E’ stato pubblicato il bando che a seguito della delibera CIPE prevede specifici interventi solo nei centri storici; il Governo regionale sta per predisporre un accordo di programma quadro sui beni culturali a cui Cori(continua a pag. 2) Indagine sulla condizione giovanile A breve sarà presentata la ricerca a cura di Lidia Genova e Loredana Meringolo sui giovani del nostro territorio dal titolo “Studenti a Corigliano: una indagine sul tempo libero e consumo di droghe, alcol e tabacco”. La ricerca è stata promossa dal settore dei Servizi Sociali e dall’Ammnistrazione Comunale presieduta dal Sindaco Genova. Senza volere anticipare i contenuti della ricerca pubblichiamo la presentazione al volume a cura del Commissario Straordinario avv. Mario Gonzales e la post-fazione a cura del Responsabile del settore dei servizi sociali d.ssa Tina De Rosis PRESENTAZIONE In materia di politiche e servizi sociali, attualmente, i Comuni hanno un ruolo di protagonisti, devono essere in grado, infatti, di assicurare l’erogazione di tutte quelle prestazioni sociali che concorrono a contrastare le forme di rischio e disagio, avendo cura, nello stesso tempo, di innalzare la qualità della vita (continua a pag. 7) 2 ATTUALITÀ DALLA PRIMA PAGINA Castello e centro storico: siamo alla svolta FRANCO PACENZA gliano può e deve concorrere, non ultimo gli interventi previsti all’interno dei fondi POR 20072013 in materia di aree e sistemi urbani. Ecco perché il finanziamento previsto dal bilancio regionale scaturito da un mio specifico emendamento in sede di commissione bilancio rappre- tervento che sono stati oggetto di studi già negli anni passati e che la mancanza di risorse finanziarie ha di fatto impedito qualsiasi proponimento. Si tratta quindi di aprire un fecondo e positivo dibattito che nel merito, mi auguro, faccia esprimere tutte le potenzialità e le sensibilità attorno all’obiettivo di rilancio del centro storico che mettendo al centro la straordinaria risorsa rappresentata dal castello possa vedere esaltate tutte le altre potenzialità che insistono in quel contesto. Bisogna puntare a costruire un vero e proprio itinerario storico culturale: il castello, quello ph.GaiaReale PH. LUCA POLICASTRI senta un vero e proprio anello strategico, per quello che possiamo oggettivamente definire l’inizio di una svolta per l’intero centro storico cittadino. La stessa fruibilità del castello, nonostante la sua forza straordinaria per il valore storico artistico culturale che esprime, negli anni non ha prodotto quella svolta che pure ci si attendeva. Il limite sta proprio nella mancanza di un contesto adeguato alla straordinaria potenzialità del castello. Basti pensare alle strozzature che presenta la viabilità, alle stesse difficoltà dei parcheggi, al contesto urbano circostante. Ora bisogna ripartire da li. Le risorse e gli strumenti finanziari ci sono tutti. Necessita confrontarsi da subito su un piano organico di interventi che, se pur attivati per gradi e funzionalmente, devono avere un quadro ed una visione di insieme. Non partiamo da zero, ci sono analisi e ipotesi di in- straordinario delle chiese del centro storico, itinerari storico ambientali collegati al coriglianeto, le tante bellezze che si annidano nelle viuzze e nelle preziosità del centro storico. Un piano di recupero capace di coniugare un nuovo arredo urbano con un equilibrato consolidamento in cui siano salvaguardate la ricchezza storica e la tradizione. Spero che sia pure in una fase triste e amara per le vicende amministrative, le diverse funzioni politiche sappiano contribuire ad una discussione di merito e che tutte le competenze tecniche e culturali si sentano protagoniste di un processo che non può smarrire né sottovalutare la partecipazione e il consenso. Nei prossimi giorni chiederemo formalmente e pubblicamente agli attuali amministratori straordinari di tenere su questa questione specifica del finanziamento del bilancio regionale e di tutti gli altri strumenti richiamati, un’azione pubblica e partecipata trasparente e senza ipoteche. Bisogna mettere mano agli strumenti Autorizz. Tribunale di Rossano - Reg. Periodici N. 02/03 - 25 marzo 2003 tecnico progettuali ed Sede: Via Sicilia, 1 - Tel. 0983.885582 - CORIGLIANO SCALO (Cs) essere pronti ad utilizwww.mondiversi.it — e-mail: [email protected] zare le risorse disponiDirettore Responsabile: CARMINE CALABRESE bili in una visione ed Direttore Editoriale: ANTONIO GIOIELLO una programmazione Caporedattore: FABIO PISTOIA che deve essere organica e di insieme. A tale Redazione: MARIA CALOROSO, ISACCO NUNA, GIOVANNI PISTOIA, scopo non mancherà LUCA POLICASTRI, GAIA REALE, ADALGISA REDA, MARIO REDA, certo tutta la nostra caLUISA SANGREGORIO pacità di proposta e di Stampa: TECNOSTAMPA - Largo Deledda - Tel. 0983.885307 - Corigliano Scalo vigilanza. DALLA PRIMA PAGINA La sindrome di munchausen RAFFAELLA AMATO c) l’ipercura che si realizza quando le cure sono somministrate in eccesso. La forma più grave di essa è rappresentata dalla Sindrome di Munchausen per procura. Si possono individuare 4 principali caratteristiche di tale forma di abuso: 1) la malattia del bambino viene simulata e/o provocata da un genitore (di solito la madre) o da chi ne fa le veci. 2) il bambino viene ripetutamente sottoposto ad esami e a trattamenti medici. 3) il responsabile dei maltrattamenti nega di sapere la causa della malattia del bambino. 4) la sintomatologia acuta si riduce quando il bambino viene allontanato dal responsabile. Le tecniche usate per creare sintomi nei bambini sono varie. Molte madri, avendo una certa esperienza come infermiere, s’incaricano di ottenere i campioni dei figli. Hanno così la possibilità di aggiungere nell’urina piccole quantità di feci, sangue o zucchero, di sostituire il sangue o l’urina e perfino di alterare i veri risultati delle analisi. È stato riportato in letteratura il caso di una madre arrivata al punto di sostituire il campione con l’espettorato di un paziente aspetto da fibrosi cistica (una sindrome caratterizzata da un’iperproduzione di muco) per simulare la stessa malattia nel proprio bambino. Circa il profilo della madre affetta da MSP, è in genere una donna abbastanza colta e in grado di esprimersi con proprietà. Spesso ha avuto una formazione medica o infermieristica, senza necessariamente diplomarsi o laurearsi. E’ affascinata dalla medicina, si trova a suo agio nell’ambiente ospedaliero, collabora con il personale sanitario e nessuno dubita di lei quando espone la sintomatologia. E’ poco empatica, in quanto i suoi bisogni emotivi sono per lei più importanti della salute stessa del bambino. La sua autostima è fragile e dipende dalla considerazione dei medici. Cerca e riceve l’attenzione di cui ha bisogno solo attraverso il figlio. Il ruolo del padre è più misterioso. Il più delle volte è assente da casa o ha un ruolo così insignificante che è come se non ci fosse. Naturalmente il suo mancato coinvolgimento lascia libertà alla madre, che può fabbricare i sintomi senza interferenza. Quando la madre viene posta di fronte alla verità, tuttavia il padre solitamente la sostiene e può persino rendersi complice dei suoi inganni, facilitando tacitamente il suo comportamento. Circa le teorie a proposito della sindrome di Munchausen per procura gli psicoanalisti sottolineano la rilevanza delle deprivazioni affettive patite nell’infanzia da queste madri e, con riferimento ai casi di decesso a seguito di tale forma di maltrattamento, spiegano le dinamiche familiari alla luce del complesso di Medea. Nel mito classico, Medea sfogava la sua rabbia contro il marito, Giasone, uccidendo i figli da lui tanto amati. Le tesi comportamentiste sottolineano invece l’importanza dei fattori di rinforzo che creano e mantengono questo modello comportamentale: l’apprezzamento da parte di medici circa l’apparente accuratezza nel descrivere i sintomi dei propri figli, l’essere considerate madre attenti e affettuose Alcuni studi hanno mostrato come nella MSP ci sia una completa inversione di valori da positivi a negativi accompagnata da corrispondenti cambiamenti neurochimici a livello cerebrale. DAL Prima di partire per Israele, il 15 maggio, ho fatto in tempo ad esercitare il mio diritto-dovere di votare per le elezioni politiche. Al mio ritorno, il 28 dello stesso mese, ho trovato il Paese sostanzialmente cambiato. Forse niente di sorprendente, ma una cosa è temere un certo tipo di cambiamento altra cosa trovarsi davanti al fatto compiuto. In sostanza, a 60 anni dalla Costituzione i partiti fondatori della Repubblica non sono più rappresentati in Parlamento. La giunta capitolina è guidata dagli eredi di Almirante; il Paese è guidato da una maggioranza di centrodestra con l’appoggio di frange che si richiamano ancora ai “valori” del fascismo. Il richiamo ai principi della Costituzione è sempre più debole. L’antifascismo come valore fondante della Repubblica è in crisi. Parallelamente, in quest’ultima visita, ho potuto constatare trasformazioni profonde anche in Israele. Il sionismo, sorto dall’amara constatazione del fallimento, in Europa, della convivenza pacifica e democratica di tante minoranze e delle comunità ebraiche in particolare, sognava uno Stato democratico e laico, basato sull’uguaglianza di tutti i cittadini. La fondazione dei Kibbutz, oltre al valore ideale della scelta, risponde al bisogno della tutela dei più deboli e della solidarietà sociale. Il sionismo aveva l’ambizione di voler cambiare la mentalità e la cultura della diaspora e far diventare il popolo ebraico protagonista del proprio destino. Oggi questo Stato, nato anche a seguito o malgrado la Shoah, vede i suoi principi fondanti in crisi. Israele è un Paese che riserva sempre delle sorprese. Nelle frequenti visite ho colto una netta consistenza dei cambiamenti: sono nate intere città già non riconoscibili da un anno all’altro e perfino dopo mesi. Uno sviluppo urbanistico ad altissima velocità, immigrazione ebraica di varia provenienza che ha fatto nascere quartieri interi e città con costumi e lingue diverse. Negli ultimi 15 anni è l’immigrazione degli ebrei russi che sta facendo pesare di più la propria cultura e la propria lingua. E’ un gruppo ben organizzato di circa 1.200.000 persone su una popolazione complessiva di circa 7.000.000 di abitanti (compresi i circa 1.200.000 palestinesi con diritto di voto) ed ha contribuito allo spostamento dell’equilibrio politico a destra. Israele e Italia due paesi a confronto ISACCO NUNA Negli ultimi anni la continua richiesta di mano d’opera, il minor flusso di palestinesi, a causa dell’Intifada, la limitazione rigorosa di ogni spostamento dei lavoratori dai territori occupati, ha comportato una notevole immigrazione, di non ebrei, dalla Romania, Tailandia, Cina, Africa, Sud America e Filippine. Si tratta di circa 250.000 lavoratori di cui metà è clandestina. Questi immigrati, in parte arrivano già con un permesso di lavoro e spesso continuano a soggiornare anche dopo la sua scadenza. Altri entrano come turisti e poi continuano a permanere senza alcun permesso. E’ un tipo di immigrazione in espansione da 15 anni. Ogni tentativo di espulsione degli irregolari è fallito. La politica della “tolleranza zero” non ha funzionato, l’autorità giudiziaria ha dovuto tenere in considerazione la normativa a tutela dei diritti civili dell’individuo. Di fatto si presentano enormi difficoltà giuridiche per l’espulsione. Di fronte a queste difficoltà il governo ha cominciato ad allentare l’attenzione al problema. Ne consegue che la gestione degli immigrati clandestini è passata alle Amministrazioni locali che si sono viste costrette ad affrontare il problema sul loro territorio. Il Comune di Tel Aviv, che si autodefinisce città cosmopolita, in cui è presente la maggior parte dei lavoratori immigrati, li ha riconosciuti come una risorsa e pertanto ha loro concesso la cittadinanza e ha offerto l’assistenza sociale. Viene spontaneo l’accostamento tra il Comune di Tel Aviv e quello di Venezia che riconosce pieno diritto di cittadinanza ai Sinti. Fa riflettere il fatto che, pur essendo uno Stato ben organizza- MONDO 3 to ai fini della propria sicurezza e dei propri confini, Israele non sia riuscito a controllare il flusso degli immigrati irregolari nel suo territorio. E’ un’ulteriore conferma che oggi, come sempre, i flussi migratori non sono controllabili soprattutto quando intere popolazioni sono spinte dalla miseria, dalla fame e dalla persecuzione politica, razziale o religiosa. Oggi in Israele stanno aumentando i fenomeni di intolleranza, l’episodio più grave è accaduto di recente quando un rabbino, ha fatto raccogliere dai suoi alunni il Vangelo distribuito a seguito di attività di proselitismo nelle case di alcuni cittadini di un paesino alla periferia di Tel Aviv. Tutti i libri sono stati bruciati. L’incertezza del futuro sta portando ad un senso di smarrimento delle proprie identità e alla paura del diverso. La paura e l’odio annebbiano la mente. In questo l’Italia e Israele si assomigliano e vivono le stesse percezioni. Con la differenza che Israele vive ancora uno stato di guerra e di paura per la propria esistenza fisica. La mancanza di sicurezza è cosi forte che Governo ed opinione pubblica accettano solidarietà e appoggio, da qualsiasi parte politica, pur di difendere la propria esistenza. In Italia l’appoggio incondizionato a Israele proviene in primo luogo dalla destra, la stessa destra che identifica il diverso con “povero”, “brutto” e “sporco” e nel caso dei rom accuse collettive come “ladri di bambini” ed altro. Gad Lerner su la Repubblica del 16.05.08 suggerisce l’esercizio di sostituire mentalmente, nei titoli dei giornali, la parola “rom” con la parola “ebrei”, o “italiani” (quelli delle varie emigrazioni in America o Germania ed anche nei territori del ricco ed industrializzato Nord Italia, i “Terroni”...). Ne deriverebbe una cautela salutare, senza che ciò limiti la necessaria azione preventiva e repressiva. Un amico mi ha inviato una poesia di Bertolt Brecht: Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perchè mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare 4 CULTURA 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 MURALES 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Potrebbe essere un murales: 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Mani, livide d’azzurro, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 all’orizzonte, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Nuvole! 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Strade calciate da palloni, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 osservate da occhi senza tempo, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Finestre! 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Facciate, sconvolte dal vento di scirocco, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Derise da fontane antiche, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Ormai mute. 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Antri, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Volti dimenticati, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Bui, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Deserti, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Assorti, vecchi saggi, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 dalla memoria lunga, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 ma… 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Senza sguardo! 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Tetti, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Arsi dal sole, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Rosse cascate di tegole, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Gerani! 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Coperte, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Speranze verso il cielo. 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Gioia in giochi costruiti, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Bambini che corrono nel sole, 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Il fiume in primo piano 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Nella notte. 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Potrebbe essere un murales 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 E diapositiva permanente di passato. 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Giulia Spanò 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 UN MONDO CRISTIANO 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Sogno un mondo cristiano 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Non piu’ abitato 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Da gente infame 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Dove la felicita’ 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Sia a portata di mano 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 E accessibile a tutti 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 da Palermo a Milano 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 da Torino a Pechino 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 in ogni angolino 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 della terra 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 non piu ’turbata 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 da nessuna guerra. 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Pasquale Bennardo 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 PARADOSSI MODERNI?... 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 In questa 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Benestante societa’ 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 c’è chi ritorna a fare 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 l’arrotino 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 a riparare ombrelli 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 cucine,stufe a gas... 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Paradossi moderni 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 O comunismo in crisi?... 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 Pasquale Bennardo 123456789012345678901234567890121234567890123 123456789012345678901234567890121234567890123 L’angolo della poesia PH. LUCA POLICASTRI Le avventure di Ulisse VIAGGIO TRA MITO E REALTA’. GIULIA SPANO’ Il silenzio SI impadronisce dei luoghi, sembra non esserci piu’ spazio per persone e brusii, in questo tardo pomerigio di primavera inoltrata (sabato 31 maggio 2008) unici protagonisti sono, sul palcoscenico del teatro Valente. Ventidue giovani attori, studenti del liceo scientifico F Bruno e del liceo classico G colosimo, della nostra città, diretti dalla responsabillle del progetto Adele Falbo e dalle tutor Maria Natalini, Diamante Bruno,Adele Cilento e Anna Scarcella, hanno messo in scena un lavoro teatrale ispirato all’Odissea ed ai fortunosi eventi che, per lungo tempo, ostacolarono il ritorno di Ulisse a Itaca. Il pubblico e’stato abilmente guidato dagli interpreti di storia in storia, con freschezza, ironia ed equilibrio. Tutti i personaggi della commedia sono stati abili alchimisti ,miscelando ad arte PH. LUCA POLICASTRI punti salienti del poema epico originale e richiami mai eccessivi al nostro tempo. Il coro delle ancelle,non strideva affatto. Le loro dolorose riflessioni non hanno mai spezzato il legame con Ulisse, Telemaco, Penelope, Atena, Circe, Calipso, Nausica insieme a Scilla e Cariddi offrendo agli adulti valido spunto di riflessione sui modi di profonda introspezione giovanile, propria degli adolescenti e gli alti contenuti, legati al tema del viaggio individuale ,ricco di ostacoli, metafora della storia umana. La scelta dei brani musicali, gli essenziali elementi scenografici, le trovate sceniche, hanno contribuito a creare un tuttuno tra pubblico e interpreti e questa volta... “il buon Omero” non ha “sonnecchiato”. RACCONTI La luna era ancora alta quando dal colle scendeva, cavalcando un cavallo nero, avvolto in una giacca di panno ruvido, il cow boy del rione. Il cielo non prometteva niente di buono. Nuvole cupe s’addensavano sul paese, mentre raffiche di vento facevano cigolare porte e finestre malandate. Ma lui, contadino, sistemati gli arnesi del mestiere sul cavallo, che lo accompagnava paziente nei suoi movimenti, lasciava il nido e si avviava verso le campagne. Ritornava sul far della sera, al tramonto: dritto sul cavallo, a passo lento, ripercorreva il ciglio della strada asfaltata e, poi, il viottolo stretto, che s’inerpicava verso casa, lassù, sulla sommità del rione. Così, ogni giorno. Con il vento e la pioggia, il sole e la calura dell’estate. Per anni. In compagnia di tanti altri: lasciavano il quartiere per disperdersi nei campi con cavalli, muli, asini, biciclette. Il trascorrere del tempo stravolse tutto: il rione sempre meno abitato, gli uomini emigrati, tanti altri, abbandonati quei posti, trasferitisi nella pianura. Chi era rimasto, la mattina si recava al lavoro con le auto. Di asini e muli neanche l’ombra. Le stalle chiuse o trasformate in stanze per case sempre più confortevoli. Il vecchio contadino restò solo a essere trasportato dal suo cavallo scuro. Era diventato un cavaliere solitario, il cow boy del rione, come veniva affettuosamente chiamato. Continuava ad abitare nella stessa casa, che aveva visto crescere la sua famiglia e, accanto, la stalla, il salotto buono del prezioso amico. Avesse o meno da lavorare, come per adempiere un rito, il cow boy lasciava prestissimo il nido e in groppa al cavallo ripercorreva il sentiero, che costeggiava un pauroso strapiombo in fondo al quale si vedeva il letto, arido, di un fiume. Il viso emaciato e bonario era diventato, col tempo, il volto stesso di un quartiere sfiorito. Anche quella mattina dell’infarto partì come al solito. La giornata si annunciava calda e profumata. L’aria tersa permetteva sguardi lontanissimi, al di là della pianura, verso i monti e il mare. I ragazzi si rincorrevano tra le erbe lungo i viottoli, prima di recarsi a scuola. D’improvviso, l’infarto. Qualche sasso cominciò a muoversi, come toccato da mano invisibile, poi a precipitare velocemente. Scricchiolii insistenti, rumori cupi, vistose ferite sui muri delle case. Un infarto aveva colpito il cuore di quell’antico rione, procurando frane e macerie, mentre la polvere accom- IL COW BOY DEL RIONE GIOVANNI PISTOIA PH. LUCA POLICASTRI pagnava il rotolare di grosse pietre e calcinacci verso la strada, laggiù, sul fondo della parete scoscesa. Un fuggi fuggi generale, la paura, lo sgomento. Case cadenti e tetti inclinati. Il terrore nel cuore sotto il sole di primavera. Il cow boy ritornò prima del previsto, quel giorno. Appena lo raggiunse la notizia, riprese le briglie del cavallo, e con un cenno ne comandò il ritorno. Lo accolse il popolo del quartiere in preda a disperazione profonda. Nessun danno alle persone. Ma tante case sventrate. Il cow boy, apparentemente impassibile, strinse a sé i familiari, gli amici, i ragazzini. La sua casa pendeva paurosamente ad un lato, una parte quasi completamente distrutta. Anche la stalla presentava squarci vistosi. Il cavaliere abbandonò le briglie del cavallo, mentre alcuni uomini della protezione civile si apprestavano a recintare con nastri colorati le zone pericolanti. Cominciò da subito, e proseguì nei giorni successivi, l’allontanamento delle famiglie che nella frana avevano perso le case. Toccò anche al cow boy ricevere l’ordine di an- dare in una dimora provvisoria messa a disposizione dell’autorità del paese. Ma un mattino due vigili urbani si presentarono dal sindaco per riferire che all’ordinanza il cow boy non aveva ottemperato, e che non lo avrebbe fatto. “Ma è pericoloso, non può stare in quella casa!” “È così – confermarono i vigili – ma preferisce morire tra quelle macerie… insomma, non intende traslocare… non sappiamo cosa fare…”. “Perché?”, chiese il sindaco. “Non intende lasciare il cavallo. Del resto anche quella stalla sta venendo giù”. “Bisogna - aggiunse il sindaco - trovare una sistemazione anche al cavallo…” “Ma non può certamente portarselo con sé nella sua nuova abitazione…”, rispose un po’ incredulo il vigile paffuto. “Certamente no - confermò il collega - ma posso suggerire una soluzione temporanea…”. “Prego”, disse il sindaco, che aveva bisogno proprio di una proposta concreta. “Il Comune ha un vecchio edificio abbandonato, potrebbe essere utilizzato come stalla…” “Va benissimo - replicò il sindaco - comunicate questa proposta al cow boy, si tranquillizzerà un po’, e tenetemi informato.” Il cava- BREVI 5 liere, più solitario che mai, accolse la soluzione con soddisfazione. La sera accompagnava il cavallo nel nuovo ricovero e, poi, rientrava nella sua nuova dimora. Il sindaco era in riunione nella sua stanza, quando una delegazione di uomini e donne, accompagnata da alcuni vigili, premevano per essere ricevuti: da alcuni giorni il cow boy era ritornato nella sua vecchia dimora portandosi con sé anche il cavallo. Parenti e amici invocavano il sindaco per fare qualcosa: “Ogni notte che passa lì dentro è pericoloso. Non sente ragione… dice che non può dormire lontano dal suo cavallo… parlateci voi… chissà…”. Il sindaco, esitante, riuscì a dire: “Ditegli che lo aspetto domani…” Il cavallo martellava nervosamente con lo zoccolo destro l’asfalto arso dal sole. La lunga criniera s’agitava, come ad accompagnare il ritmo della gamba. La testa s’allungava quasi a voler lambire la camicia grigio-verde del suo cow boy. Quel cavaliere senza età, alto e magro, con baffi grigi e capelli bianchi e scompigliati, tormentava tra le mani un cappello largo e sgualcito. Osservava il suo interlocutore, aspettava un cenno. Ma l’uomo, ingabbiato in un abito blu, restava in silenzio, mentre cercava, con le dita della mano, di allargarsi il nodo della cravatta. L’aria era calda. Il sole picchiava forte su quella piccola montagnola costellata di edifici anonimi. Il cow boy, quasi a voler sollecitare una risposta, un gesto, una parola d’intesa, allungava le mani, magre e callose, verso l’interlocutore, che lo guardava, mentre il cavallo, con le briglie legate a una inferriata a pochi passi da lui, fremeva. “Andiamo a prenderci qualche cosa di fresco”, disse l’uomo con la cravatta, interrompendo un silenzio che durava da tempo, e s’avviò verso il bar vicino. Il cavaliere strofinò le mani sudate sui jeans e si apprestava ad accogliere l’invito, quando vide il suo interlocutore fermarsi e, facendo segno verso il cavallo, aggiungere: “E a lui… non lo porti?” Sul volto del cow boy comparve un largo sorriso, fece di quel cappello una sfera, che passò da una mano all’altra, incrociò gli occhi grandi e trasparenti del cavallo e, con l’espressione dell’uomo più sereno del mondo, seppe solo dire: “Dovete capirmi, signor sindaco, siamo stati sempre insieme…” (Ogni riferimento a fatti e persone è del tutto casuale) 6 CULTURA DALLA PRIMA PAGINA La città del sole ANDREA ROMIO LUISA SANGREGORIO derati fino a poco tempo prima fanalino di coda dello sviluppo, Cina e India insegnano. Per tornare alla dimensione locale dell’utilizzo dell’energia solare, è quasi scontato immaginare che a fare da apripista in questo campo potrebbe essere l’ente pubblico, che avrebbe anche un buon vantaggio rispetto al privato: un accesso al credito più facilitato e grandi superfici a disposizione per impianti di vasta portata, si pensi alle scuole e a tutti gli altri immobili di proprietà del comune. Ovviamente le applicazioni porterebbero alla cospicua diminuzione, o addirittura all’azzeramento dei costi di gestione delle strutture pubbliche come scuole, strade, servizi DALLA PRIMA PAGINA I libri Piacere intellettuale e strumento pedagogico RITA PERROTTA attraverso la lettura quotidiana di un qualcosa che stuzzica l’interesse, incuriosisce, faccia fantasticare; sono strumento di formazione, di crescita, di cultura. Sono, quindi, sia uno strumento per l’espletamento di doveri, dei ragazzi come degli adulti, sia un’opportunità unica, ma in ogni momento ripetibile, di intimo e semplice esercizio di un piacere. Leggere nei libri, dei grandi eventi della storia o delle semplici “storie” raccontate dagli autori, da l’occasione per rielaborare e rivivere le situazioni e gli eventi; offre l’opportunità di fantasticare, viaggiare, andare in ogni dove anche rimanendo comodamente seduti nella poltrona di casa. E’ il piacere unico e proprio della lettura che affascina ed appassiona gli adulti e, attraverso il loro esempio, non può che coinvolgere e contagiare i ragazzi ed i bambini. I libri e la lettura sono un piacere da coltivare, da vivere, da condividere con gli altri ed in particolare con i bambini. Ma sono anche uno strumento unico per dare spazio e concretezza all’evocazione fantastica e non, quale elemento essenziale della formazione e dello sviluppo della loro personalità. Ecco una delle finalità pedagogiche dei libri ed in particolare dei libri di fiabe. Attraverso la fiaba, i suoi protagonisti ed i suoi personaggi cattivi, spesso spaventosi, si creano situazioni di identificazione, importanti per i bambini e la loro crescita. Incontrare situazioni fantastiche in cui essi si trovano a dover fare i conti con personaggi che fanno paura (si pensi all’Orco, a Mangiafuoco, al Gatto e la Volpe, al Taglialegna, al Lupo….. nei ricordi delle fiabe dei Fratelli Grimm di pubblica utilità. È già successo e sta succedendo a Friburgo, una cittadina tedesca nella Foresta Nera, che certamente è meno fortunata di noi rispetto all’assiduità e all’intensità del sole. La storia di Friburgo ha avuto inizio in modo turbolento. Il governo aveva deciso, infatti, di costruire una centrale nucleare a pochi chilometri di distanza ma, dopo grandi manifestazioni di piazza, il progetto venne abbandonato. Rimase intatta, però, l’esigenza e la voglia di trovare un’alternativa all’energia convenzionale. Da allora è iniziata la ricerca e l’applicazione di energia alternativa. Oggi, a distanza di trentuno anni Friburgo è famosa in tutto il mondo. Qui gli abitanti producono da soli l’energia di cui hanno bisogno, utilizzando un insieme di strumenti in fondo molto semplici: pannelli solari schierati sui tetti, sistemi di isolamento termico e impianti di riutilizzo dei rifiuti. Grazie al coine di Collodi della nostra infanzia) è come fare una “ginnastica” con i propri sentimenti e le proprie emozioni, è confrontarsi con le proprie paure e cercare di agirle, insieme ai personaggi della situazione evocata. E’ un modo per non sfuggire da quei sentimenti che fanno male, ma che sono parte della vita e vanno affrontati e che fanno crescere, se rimangono gli equilibri tra bene e male. Per questo il libro di fiabe può essere un valido ed essenziale strumento formativo. Tuttavia, il panorama della letteratura attuale dedicata ai bambini, sembra trascurare proprio questi personaggi terrificanti, insieme alle situazioni di grande impatto emotivo, per lasciare spazio a condizioni più edulcorate o di intrattenimento quasi divertito, con personaggi tanto orripilanti quanto troppo impossibili per poter essere verosimili e quindi poco liberatori. Ma la realtà della vita non è questa. I nostri bambini hanno bisogno di esperienze fantastiche e di esperienze quotidiane in cui possano confrontarsi gli affetti e gli eventi a lieto fine, ma anche le preoccupazioni, le paure, le perdite; il coraggio dell’azione e le frustrazioni che compongono la realtà, affinché essi possano rafforzarsi. Un libro di fiabe è uno strumento fortemente educativo quando è espressione di una pedagogia che fa degli aspetti “dolci o amari” della vita il suo principio formativo, affinché questi possano essere dominati. I temi della paura e della morte, del buio, dell’abbandono, della violenza, sono temi purtroppo ricorrenti della vita e rappresentano alcune componenti della realtà su cui ogni lettore si trova a riflettere. Ed allora crescere non è anche confrontarsi con esse? Recuperare nel nostro agire educativo spazi in cui trovino espressione, insieme alle positività, anche le frustrazioni, le paure, le insoddisfazioni risulta alla fine una valida opportunità per poterle imparare a controllare ed attrezzare i nostri bambini a rafforzarsi di fronte alla vita che verrà. volgimento di tutta la popolazione di circa 100mila abitanti, quello di Friburgo è diventato un progetto di eccellenza energetica, che tra l’altro garantisce occupazione. Il quotidiano coriglianese racconta, invece, di un paese in cui non si parla di qualità della vita, risparmio energetico, raccolta differenziata; bensì di licenze edilizie, rifacimenti del manto stradale e realizzazione di marciapiedi. Progetti utili, ovviamenate, ma ristretti entro i confini di una gestione ordinaria. Ma, se è vero che il pubblico, pur avendo buone potenzialità di riuscita nella produzione di energia pulita, peraltro ciclicamente sbandierate da questo o da quell’altro schieramento politico, qui in Italia è rallentato nell’azione dall’arcinota lentezza del pachiderma burocratico; è altrettanto vero che i privati dovrebbero essere più all’avanguardia. Perché allora a Corigliano non arriva l’innovazione nelle tecniche costruttive? Perché non si costruisce utilizzando i pannelli? Come mai nessuno fiuta l’affare? In tv, sulle riviste, tra le pagine di tutti i giornali si leggono articoli sulle diverse esperienze di sfruttamento dell’energia del sole, ma nel nostro piccolo contesto cittadino di pannelli solari neanche l’ombra. Questa miopia culturale è evidente anche nelle opere urbanistiche, figlie, tra l’altro di un piano regolatore che, per una serie incredibile di motivi, non riesce a essere adeguato all’oggi. Così la forma della nostra città la decidono i costruttori e ad abbassare l’impatto ambientale non ci pensa nessuno. Il cemento e l’asfalto dominano incontrastati in tutti i nuovi quartieri, tutti orgogliosi nella loro maestosità rovente d’estate e grigia più del cielo in inverno. Ma come dar torto ai costruttori? Loro fanno il loro mestiere, a Corigliano come a Londra. Richard Rogers, uno dei più famosi architetti britannici ha scritto: “Se proponiamo un progetto a un investitore ci chiederà subito – A che servono gli alberi e perché mettere dei portici? – Agli investitori interessa solo lo spazio destinato agli uffici e alle abitazioni. Se non riusciranno a garantire che l’edificio sarà ammortizzato nel più breve tempo, è inutile fargli proposte.” Ma come, non sono i costruttori che si impegnano a farci vivere meglio, costruendo le nostre abitazioni più moderne, più comode, più fresche d’estate e più calde d’inverno? Se il pubblico è troppo lento e se il privato segue soltanto logiche di profitto immediato, chi ricomincia a credere nel futuro con le energie pulite? Dovremmo essere noi, singoli cittadini, o magari riuniti in associazioni, con i piccoli gesti quotidiani, con la raccolta differenziata, con l’utilizzo di lampade a basso consumo, con lo studio dell’esposizione del tetto della nostra casa e con l’opera di convincimento dei condomini sull’utilità e il risparmio di impianti solari, con la costante vigilanza del verde pubblico, con la messa a dimora di un albero in più. SOCIALE 7 DALLA PRIMA PAGINA Indagine sulla condizione giovanile delle cittadine e dei cittadini. Il comune di Corigliano Calabro, nel ribadire il proprio impegno nel sociale, ha assunto come iniziativa quella di effettuare una ricerca tra gli studenti delle scuole relativa alla diffusione ed al consumo di droga. Questo progetto ha come fine quello di conoscere la realtà del territorio per incoraggiare, promuovere politiche e programmi per la prevenzione della tossicodipendenza contrastando la diffusione delle nuove droghe, ed in tal modo programmare azioni di sostegno per innescare processi di crescita. La popolazione giovanile è in crescita numerica, ed è una fase della vita caratterizzata da fragilità e bisogno di certezze. Investire sui giovani vuol dire creare e costruire la società del futuro, ed educare ad una vita sana. L’augurio è che giovani, genitori, docenti, agenzie educative del territorio, trovino in questa ricerca lo stimolo per una maggiore attenzione al fenomeno “droga”, un fenomeno che può danneggiare in maniera irrevocabile la personalità di ognuno. Il Commissario Straordinario (Avv. Mario Gonzales) PostFazione La Storia Ho chiuso la porta ed ho cercato di dormire per non pensare alla mia anima ridotta in brandelli, sono arrivati, invece, in flotta i pensieri, mostri e fate, tra figure deformate ed altre angeliche, tra capi mozzati e ladri, palazzi abbandonati, tetti decrepiti, urla, paura, fuga, bambini ed anziani… Non ho dormito, ma sentivo il mio corpo agitarsi come foglia al vento dietro al rincorrersi frenetico di eventi e figure, udivo il mio cuore battere talmente forte da non trovare sosta, batteva, colpi sempre più duri, sempre più veloci tali da far agitare il letto, è stato il suo rumore a svegliarmi nel pieno della notte, ho aperto gli occhi ed ero vivo anche se quel battito insistente continuava a logorarmi il cervello. Avevo caldo, avevo freddo, avevo sonno ed ero sveglio, mi agitavo continuamente, senza posa, senza sosta, con terrore… Mi riaddormento pian piano senza accorgermene, il cuore allenta il suo ritmo, le palpebre lentamente cedono alla frenesia di una notte, il sogno ricomincia nel punto in cui l’ho abbandonato, sono sempre alla ricerca disperata di qualcosa, forse sto cercando l’acqua che mi disseta, che placa la mia arsura, l’acqua che mi rinfresca l’anima, alla sorgente però non riesco ad arrivare, sono ad un passo da lì ma di nuovo compaiono mostri e facce deformate a impedirmi il cammino, il sogno ricomincia e continua… Buongiorno, mi chiamo Icaro. Volo di libertà. Sogno, mito, felicità, illusioni. Dov’è la realtà? Questa è la mia realtà. Sono felice. Non è vero, ho, invece, paura. Ma cosa dici? Non puoi capire. Cos’è una vita senza sogni? Cos’è una vita senza emozioni? Cos’è la libertà? La mia storia è iniziata per caso, per gioco o per scherzo, non ricordo bene. Ricordo solo la curiosità, la novità, il senso dell’ignoto, la convinzione di essere ancora più libero, il senso di serenità, l’annullarsi dei problemi. Con il tempo la curiosità è diventata ricerca spasmodica, la novità si è trasformata in ansia, la libertà in legame, la serenità in perdita di senso, i problemi sono aumentati. Ho sfidato la vita, la mia vita. Dedalo, padre di Icaro, costruì a Creta, per imprigionare il Minotauro, un labirinto. Nel labirinto rimasero, Dedalo ed Icaro, prigionieri. Prigionieri di una propria azione. Costruirono ali attaccate ai propri corpi con la cera. E volarono. Ma Icaro volle sfidare la vita e si avvicinò al sole. Volle sentirsi libero e forte. Ma il sole fuse la cera e Icaro morì cadendo in mare. Ti prego ascolta la mia anima ha qualcosa da dirti e da spiegarti, ha qualcosa di importante da suggerire a te, a me, a noi, dice che ha paura, dice che si sente sola, dice che ha bisogno di te, dice che vuol vedere il sole splendere ancora, dice che vuole ascoltare ancora il canto degli uccelli, e vedere, sul ponte di ferro, le rondini migrare in gruppo, senti- re il profumo di primavera e quello intenso della terra dopo un acquaz- zone, toccare le tue mani, e gustare ancora il sapore della vita. Di quella vita vissuta insieme, con brio, di quella vita che a volte non percepisce il suo stesso valore, quella vita trascorsa alla ricerca della libertà. E dice ancora che la salita della libertà non spreca tempo, non cerca in spazi fittizi, in mondi illusori. Racconta che la salita della libertà è un paradosso, porta in basso, ti porta in profondità, conduce in fondo a te stesso. Tina De Rosis Convegno di medicina fatto a regola d’arte GAIA REALE Sabato 24 maggio alle ore 18:00 si è svolto, presso il salone degli specchi del castello ducale di Corigliano Calabro, un particolare convegno, il cui tema, La Chirurgia del Piede, dall’attualità alla Storia dell’Arte, ha riunito appassionati d’arte, medici, esperti di ortopedia e semplici curiosi. Il convegno inizia con i saluti da parte di Franco Pacenza, e gli interventi di Eugenio Corcioni, presidente dell’ordine dei medici della provincia di Cosenza, e del prof. Giovanni Borgogno, direttore del reparto di ortopedia e traumatologia dell’ospedale di Corigliano, presentati dalla poetessa Anna Lauria. Il giovane docente dell’università di Roma Tor Vergata prof. Gino Promenzio, organizzatore dell’incontro, ha poi terminato il convegno con una relazione sui progressi scientifico-tecnologici nell’ortopedia (fra i più innovativi vi è sicuramente l’uso di strumenti biodegradabili) e sull’attenzione nello PH GAIA REALE studio del piede da parte degli artisti nella storia dell’arte. La connessione fra i due argomenti, che in un primo momento ha suscitato il sorriso nel volto dei presenti, ignari di ciò che avrebbero ascoltato, è diventata lampante quando è stata mostrata l’attenta cura dello studio non soltanto dell’anatomia del piede ma anche delle patologie più diffuse nelle diverse epoche storiche cui appartenevano gli autori dei dipinti. Così, iniziando con un riferimento al Piede Votivo dell’ India, si scopre che Lo Storpio di Jusepe de Ribera, detto “ Lo Spagnoletto”, è affetto da piede torto congenito oppure che P. Bruegel il Vecchio dipinse nel 1568 le amputazioni per la peste. Il dott. Promenzio ha infine detto: “mi piaceva poter coniugare questo percorso storico sul piede che si sposa con l’arte, che lancia messaggi. Volevo lanciare un’idea innovativa rivolta più al pubblico che hai medici, cercando di far divertire i presenti”. 8 SOCIETÀ do le risorse già destinate alla Calabria ed alla Sicilia; di chiedere ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati di incontrare una delegazione dei rappresentanti delle istituzioni locali calabresi per ascoltare le ragioni delle determinazioni assunte; di invitare la Delegazione parlamentare calabrese a farsi portavoce delle istanze di cui in premessa nelle DALLA PRIMA PAGINA Cronaca e curiosità di un confronto sulle riforme istituzionali DALLA PRIMA PAGINA Tagli ai fondi della S.S. 106 provvedimento all’80% sulla Calabria e la Sicilia. Con un gravissimo colpo di mano il Consiglio dei Ministri ha sottratto alle nostre due regioni 2 milioni e 400 mila euro (pari a 4800 miliardi di vecchie lire!) destinati ad opere finalizzate a rendere più efficiente il sistema degli attracchi di Villa San Giovanni, il sistema viario dell’Area dello Strettto, la Strada Statale 106 Ionica per i mega lotti comprendenti le tratte Roseto Capo Spulico-Sibari e Crotone- Rossano, il raccordo tra lo svincolo A3 di Firmo e la SS 106, interventi per il completamento della trasversale delle Serre catanzaresi e la tangenziale di Reggio Calabria, a cui si aggiungono altri 43 milioni di euro destinati alle Autostrade del Mare. E’ stato tagliato un miliardo di euro (oltre duemila miliardi di vecchie lire), già destinato alle strade di competenza delle Province calabresi e siciliane. Di fronte ad una scelta così grave e fortemente dannosa per lo sviluppo della nostra regione è necessaria una forte mobilitazione unitaria delle popolazioni, delle istituzioni locali, delle forze sociali, culturali e politiche della Calabria. Per questo motivo Ti invitiamo a convocare per mercoledì 11 Giugno 2008 il Consiglio Comunale in seduta straordinaria congiunta insieme ai consigli comunali e provinciali di tutta la Calabria, per chiedere la modifica del Decreto Legge assunto dal Governo ed il ripristino dei fondi già destinati alla Calabria e alla Sicilia. Firmato Gerardo Mario Oliverio Presidente Provincia di Cosenza Sergio Iritale Presidente Provincia di Crotone Wanda Ferro Presidente Provincia di Catanzaro Giuseppe Morabito Presidente Provincia di Reggio Calabria Francesco De Nisi Presidente Provincia di Vibo Valentia CONSIGLIO PROVINCIALE DI COSENZA (sedura dell’11 giugno 2008) Premesso che il Governo con Decreto Legge n°93 del 27 Maggio 2008, pubblicato sulla G.U. n°124 del 28 maggio 2008, con il quale ha abolito interamente l’ICI, ha penalizzato, per la sua copertura finanziaria, gli investimenti già programmati per il Mezzogiorno, gravando per tali rinunce (80% circa) sulla Calabria e la Sicilia; atteso che tale scelta ha suscitato una grave apprensione in tutte le sedi decisionali e democratiche delle Autonomie Locali interessate al provvedimento, in quanto, le previste misure, non solo ridimensionerebbero, quanto azzererebbero ogni corrente investimento in ambito di lavori pubblici, viabilità ed infrastrutture territoriali, tra cui le opere per rendere più efficiente il sistema degli attracchi a Villa San Giovanni, il sistema viario dell’Area dello Strettto, la Strada Statale 106 Ionica per i mega lotti comprendenti le tratte Roseto Capospulico – Sibari e Crotone – Rossano, il raccordo tra lo svincolo A3 di Firmo e la SS 106, interventi per il completamento della trasversale delle Serre Catanzaresi, e la tangenziale di Reggio Calabria, e sottrarrebbero consistenti risorse finanziarie già destinate con provvedimenti del Governo e del CIPE, nonché altri 43 milioni di euro, destinati alle Autostrade del Mare. omissis IL CONSIGLIO PROVINCIALE DI COSENZA DELIBERA di ritenere la manovra contenuta nel Decreto Legge n°93 del 27 Maggio 2008 iniqua, pur considerando condivisibile l’abolizione dell’ICI sulla prima casa, perché penalizza esclusivamente regioni come la Calabria e la Sicilia su cui si riversa l’80% delle risorse utilizzate a copertura della stessa; di esprimere per i motivi sopra richiamati la propria contrarietà alle determinazioni del Governo; di chiedere al Governo la modifica del Decreto richiamato, ripristinan- un autorevole interlocutore tra quanti si pronunciano proprio per l’abolizione delle province. Lo individua, nientemeno, che nel prof. Augusto Barbera, costituzionalista di fama internazionale e, nel caso specifico, tra i più autorevoli d’Italia. Egli è titolare della Cattedra di Diritto Costituzionale dell’Università di Bologna. Già parlamentare di lungo corso, Barbera è tra i più autorevoli consiglieri di Veltroni. Ciononostante, a differenza del segretario del PD, si pronuncia contro la permanenza delle province. Di tale posizione vanno occupandosi da tempo il “Corriere della Sera” ed altri quotidiani nazionali. L’incontro tra il Prof. Barbera e Casciaro, per l’occasione accompagnato dal vice presidente del Comitato di Sibari, Ing. Cosimo Esposito, è avvenuto il 13 maggio u.s., in Bologna, presso la Facoltà di Giurisprudenza. Il cattedratico ha messo subito ad agio i suoi ospiti calabresi e si è entrati nel vivo della discussione allorquando il presidente Casciaro ha chiesto al Prof. Barbera “ se gli Artt. 5 e 133 della Costituzione, norme fondamentali per l’affermazione e il consolidamento della democrazia e del decentramento in Italia, avessero esaurito, dopo sessant’anni, il loro ruolo nell’intero territorio nazionale, per cui si porrebbe oggi il problema della loro soppressione e dunque dell’abolizione delle province”. Casciaro ed Esposito hanno anche sottoposto al Prof. Barbera l’esempio dello squilibrio istituzionale esistente in Calabria e l’assurdo, perenne silenzio della classe dirigente di questa Regione. Il costituzionalista ha ascoltato con interesse gli interventi degli ospiti e ha testualmente dichiarato: “ La sola abolizione delle province non ha alcun senso. Sono contrario alla moltiplicazione di quelle attuali. Ho sempre sostenuto di essere, invece, favorevole alla trasformazione delle attuali province in più razionali Enti intermedi tra Regione e Comuni, basati sulla omogeneità ambienta- sedi parlamentari e di Governo; di sostenere tutte le iniziative istituzionali, politiche e sociali in direzione della modifica del D.L. sopra richiamato, al fine di scongiurare gli effetti gravemente negativi delle scelte assunte dal Governo; di invitare le popolazioni interessate e colpite dal provvedimento, alla mobilitazione permanente ed alla vigilanza democratica. le e su un’adeguata superficie territoriale, idonea a promuoverne lo sviluppo e il suo più efficace controllo politico. Il problema – continua il Prof. Barbera – è dunque la gestione del territorio. Le nostre posizioni possono essere convergenti. Si tratta solo di trasformare gli attuali assetti istituzionali provinciali in Enti più utili, funzionali alla crescita democratica del territorio, con il conseguente abbattimento dei costi della politica ormai insopportabili. Perciò ritengo che vada ripreso il tema dei comprensori, ai quali va data piena autonomia politica e istituzionale. Si potrebbe, per esempio, ipotizzare il Presidente eletto dal popolo, il Consiglio comprensoriale rappresentato da tutti i Sindaci dei Comuni aderenti e la Giunta dai Sindaci dei Comuni più importanti. Niente più, quindi, apparati politici che si sovrappongono ai Comuni, ma idonee rappresentanze istituzionali elettive, tenuto conto delle responsabilità e quindi dell’importanza del ruolo da svolgere. La rilevante riduzione dei costi di gestione sarebbe evidente. Il tutto proprio in osservanza dell’art. 5 della Costituzione, che viene rispettato. Tale riforma, ovviamente, è oggetto di discussione parlamentare e quindi di scelte di competenza politica”. Assai soddisfatti i calabresi e soprattutto Casciaro che vede vincente, almeno per ora e così autorevolmente, tutta la sua linea sin qui portata avanti da sempre. Al termine della discussione il Prof. Barbera ha assicurato i suoi ospiti che, dell’incontro, riferirà al Governo ombra e quindi allo stesso Veltroni. Alla fine della cordiale conversazione, nel congedare i suoi interlocutori, dopo averne accertata l’esatta provenienza, egli ha voluto loro ricordare che conosce di nome la città di Corigliano per essere stata patria del grande costituzionalista Costantino Mortati, suo docente universitario. A tale proposito, proprio in omaggio a Mortati, il Prof. Barbera ha voluto conferire una tesi di laurea specifica a uno studente di Corigliano, oltre dieci anni fa, di cui non ricorda il nome. Quello studente è il Dott. Salvatore Sprovieri, manager di una delle imprese di Idraulica più importanti della Piana di Sibari. Tra gli interlocutori è stato confermato il prosieguo del contatto.