DISTRIBUZIONE GRATUITA
ANNO VI - N. 4 - GIUGNO-LUGLIO 2008
PERIODICO DI COMUNICAZIONE SOCIALE - CULTURALE - ISTITUZIONALE
Castello e centro storico:
siamo alla svolta
FRANCO PACENZA
ph.GaiaReale
La città del sole
ANDREA ROMIO
LUISA SANGREGORIO
E’ tornata l’estate, il sole diventa
sempre più caldo e diventa sempre
più lampante uno dei paradossi della nostra amata terra. Siamo nel terzo millennio inoltrato, anche qui a
Corigliano, e ancora non sappiamo
come si fa a far produrre un bel po’
di energia al nostro fratello sole. In
questo periodo di crisi energetica
planetaria; mentre è al governo una
compagine che acquista sempre più
forza nella sua convinzione di una
svolta nucleare della politica energetica italiana; e abitando in un paese dove si costruisce tanto; insomma a fronte di considerazioni locali
e globali sulla crescita urbana, è
anacronistico usare il sole soltanto
per attrarre turisti sulle nostre
spiagge. La nostra posizione geografica ci dovrebbe portare naturalmente verso lo sviluppo dell’energia solare che è ancora in una fase
embrionale. Questo significherebbe
fare un “salto evolutivo” insieme a
questa forma di energia pulita. Lasciarsi alle spalle decenni di arretratezze strutturali costruendo, per
esempio, il “Comune più solare della Calabria”. Questo è uno degli
aspettti positivi della tecnologia: la
velocità di crescita di paesi consi
(continua a pag. 6)
Cronaca e curiosità
di un confronto sulle
riforme istituzionali
Le province saranno dunque
abolite? Il Presidente del C.N.N.P.
Giacinto Casciaro non ne è convinto. Per lui è impossibile abolire
gli Enti sovracomunali più antichi,
che ritiene indispensabili per lo
sviluppo del territorio. Ci sono
forse alternative? Per approfondire più compiutamente il problema, e sul piano giuridico-costituzionale e su quello politico-culturale, Casciaro è alla ricerca di
(continua a pag. 8)
I libri
Piacere intellettuale
e strumento pedagogico
RITA PERROTTA
Avere dei libri che circolino
per casa è importante, fosse solo
per la semplice loro presenza fisica. Essi potrebbero apparire un
elemento dell’arredo, dello stile di
una casa, ma per il fatto di esserci
diventano di per sé una continua
e sicura occasione, uno spunto,
uno stimolo per lo studio o l’aggiornamento, ma ancor di più occasione di una possibile passione
(continua a pag. 6)
Tagli ai fondi della S.S. 106
La protesta
delle provincie calabresi
La lettera ai sindaci...
Caro Sindaco,
sicuramente sarai a conoscenza
del Decreto Legge n°93 del 27
Maggio 2008, pubblicato sulla
G.U. n°124 del 28 maggio 2008,
con cui il Governo-Berlusconi ha
abolito interamente l’ICI sulla prima casa, penalizzando, per la sua
copertura finanziaria, gli investimenti già programmati per il Mezzogiorno e facendo gravare tale
(continua a pag. 8)
La sindrome
di munchausen
RAFFAELLA AMATO
Accanto alle forme classiche di
maltrattamento fisico, sessuale e
psicologico esiste un’altra forma
(continua
a pag. 7)
di abuso sui minori
rappresentata
dalla patologia delle cure a sua
volta distinta in:
a) l’incuria vera e propria che si
realizza quando le cure sono
carenti.
b) la discuria che si realizza quando le cure vengono fornite in
modo distorto, non appropriato
al momento evolutivo.
(continua a pag. 2)
La legge di bilancio regionale
assegna al comune di Corigliano,
tramite un mutuo a carico della regione, 4 milioni di euro (circa 8 miliardi di vecchie lire) per: nuova
viabilità, arredo urbano e consolidamento dell’intera area circostante
il castello di Corigliano. E’ questo
l’intervento pubblico più significativo dopo quanto avvenuto col restauro e l’attivazione del castello
sull’intero centro storico cittadino.
Le risorse previste dal bilancio regionale per il castello, di per sè già
significative, devono costituire un
primo tassello per attrarre ulteriori
risorse tese a riqualificare e rilanciare l’intero centro storico. E’ stato
pubblicato il bando che a seguito
della delibera CIPE prevede specifici interventi solo nei centri storici;
il Governo regionale sta per predisporre un accordo di programma
quadro sui beni culturali a cui Cori(continua a pag. 2)
Indagine sulla
condizione giovanile
A breve sarà presentata la ricerca a
cura di Lidia Genova e Loredana
Meringolo sui giovani del nostro
territorio dal titolo “Studenti a Corigliano: una indagine sul tempo libero e consumo di droghe, alcol e
tabacco”. La ricerca è stata promossa dal settore dei Servizi Sociali e
dall’Ammnistrazione
Comunale
presieduta dal Sindaco Genova.
Senza volere anticipare i contenuti
della ricerca pubblichiamo la presentazione al volume a cura del
Commissario Straordinario avv.
Mario Gonzales e la post-fazione a
cura del Responsabile del settore
dei servizi sociali d.ssa Tina De Rosis
PRESENTAZIONE
In materia di politiche e servizi sociali, attualmente, i Comuni hanno
un ruolo di protagonisti, devono
essere in grado, infatti, di assicurare
l’erogazione di tutte quelle prestazioni sociali che concorrono a contrastare le forme di rischio e disagio, avendo cura, nello stesso tempo, di innalzare la qualità della vita
(continua a pag. 7)
2
ATTUALITÀ
DALLA PRIMA PAGINA
Castello e centro storico:
siamo alla svolta
FRANCO PACENZA
gliano può e deve concorrere, non ultimo gli interventi previsti all’interno dei fondi POR 20072013 in materia di aree e sistemi urbani. Ecco
perché il finanziamento previsto dal bilancio regionale scaturito da un mio specifico emendamento in sede di commissione bilancio rappre-
tervento che sono stati oggetto di studi già negli
anni passati e che la mancanza di risorse finanziarie ha di fatto impedito qualsiasi proponimento. Si tratta quindi di aprire un fecondo e positivo
dibattito che nel merito, mi auguro, faccia esprimere tutte le potenzialità e le sensibilità attorno
all’obiettivo di rilancio del centro storico che
mettendo al centro la straordinaria risorsa rappresentata dal castello possa vedere esaltate tutte
le altre potenzialità che insistono in quel contesto.
Bisogna puntare a costruire un vero e proprio
itinerario storico culturale: il castello, quello
ph.GaiaReale
PH.
LUCA POLICASTRI
senta un vero e proprio anello strategico, per
quello che possiamo oggettivamente definire
l’inizio di una svolta per l’intero centro storico
cittadino. La stessa fruibilità del castello, nonostante la sua forza straordinaria per il valore storico artistico culturale che esprime, negli anni
non ha prodotto quella svolta che pure ci si attendeva. Il limite sta proprio nella mancanza di
un contesto adeguato alla straordinaria potenzialità del castello. Basti pensare alle strozzature
che presenta la viabilità, alle stesse difficoltà dei
parcheggi, al contesto urbano circostante. Ora
bisogna ripartire da li. Le risorse e gli strumenti
finanziari ci sono tutti. Necessita confrontarsi da
subito su un piano organico di interventi che, se
pur attivati per gradi e funzionalmente, devono
avere un quadro ed una visione di insieme. Non
partiamo da zero, ci sono analisi e ipotesi di in-
straordinario delle chiese del centro storico, itinerari storico ambientali collegati al coriglianeto,
le tante bellezze che si annidano nelle viuzze e
nelle preziosità del centro storico. Un piano di
recupero capace di coniugare un nuovo arredo
urbano con un equilibrato consolidamento in cui
siano salvaguardate la ricchezza storica e la tradizione. Spero che sia pure in una fase triste e
amara per le vicende amministrative, le diverse
funzioni politiche sappiano contribuire ad una
discussione di merito e che tutte le competenze
tecniche e culturali si sentano protagoniste di un
processo che non può smarrire né sottovalutare
la partecipazione e il consenso. Nei prossimi
giorni chiederemo formalmente e pubblicamente
agli attuali amministratori straordinari di tenere
su questa questione specifica del finanziamento
del bilancio regionale e di tutti gli altri strumenti
richiamati, un’azione
pubblica e partecipata
trasparente e senza ipoteche. Bisogna mettere
mano agli strumenti
Autorizz. Tribunale di Rossano - Reg. Periodici N. 02/03 - 25 marzo 2003
tecnico progettuali ed
Sede: Via Sicilia, 1 - Tel. 0983.885582 - CORIGLIANO SCALO (Cs)
essere pronti ad utilizwww.mondiversi.it — e-mail: [email protected]
zare le risorse disponiDirettore Responsabile: CARMINE CALABRESE
bili in una visione ed
Direttore Editoriale: ANTONIO GIOIELLO
una programmazione
Caporedattore: FABIO PISTOIA
che deve essere organica e di insieme. A tale
Redazione: MARIA CALOROSO, ISACCO NUNA, GIOVANNI PISTOIA,
scopo non mancherà
LUCA POLICASTRI, GAIA REALE, ADALGISA REDA, MARIO REDA,
certo tutta la nostra caLUISA SANGREGORIO
pacità di proposta e di
Stampa: TECNOSTAMPA - Largo Deledda - Tel. 0983.885307 - Corigliano Scalo
vigilanza.
DALLA PRIMA PAGINA
La sindrome
di munchausen
RAFFAELLA AMATO
c) l’ipercura che si realizza quando le cure sono
somministrate in eccesso.
La forma più grave di essa è rappresentata dalla
Sindrome di Munchausen per procura.
Si possono individuare 4 principali caratteristiche di tale forma di abuso:
1) la malattia del bambino viene simulata e/o
provocata da un genitore (di solito la madre)
o da chi ne fa le veci.
2) il bambino viene ripetutamente sottoposto ad
esami e a trattamenti medici.
3) il responsabile dei maltrattamenti nega di sapere la causa della malattia del bambino.
4) la sintomatologia acuta si riduce quando il
bambino viene allontanato dal responsabile.
Le tecniche usate per creare sintomi nei bambini sono varie. Molte madri, avendo una certa
esperienza come infermiere, s’incaricano di ottenere i campioni dei figli. Hanno così la possibilità di aggiungere nell’urina piccole quantità di
feci, sangue o zucchero, di sostituire il sangue o
l’urina e perfino di alterare i veri risultati delle
analisi. È stato riportato in letteratura il caso di
una madre arrivata al punto di sostituire il campione con l’espettorato di un paziente aspetto da
fibrosi cistica (una sindrome caratterizzata da
un’iperproduzione di muco) per simulare la stessa malattia nel proprio bambino.
Circa il profilo della madre affetta da MSP, è
in genere una donna abbastanza colta e in grado
di esprimersi con proprietà. Spesso ha avuto una
formazione medica o infermieristica, senza necessariamente diplomarsi o laurearsi. E’ affascinata dalla medicina, si trova a suo agio nell’ambiente ospedaliero, collabora con il personale sanitario e nessuno dubita di lei quando espone la
sintomatologia. E’ poco empatica, in quanto i
suoi bisogni emotivi sono per lei più importanti
della salute stessa del bambino. La sua autostima
è fragile e dipende dalla considerazione dei medici. Cerca e riceve l’attenzione di cui ha bisogno solo attraverso il figlio.
Il ruolo del padre è più misterioso. Il più delle
volte è assente da casa o ha un ruolo così insignificante che è come se non ci fosse. Naturalmente
il suo mancato coinvolgimento lascia libertà alla
madre, che può fabbricare i sintomi senza interferenza. Quando la madre viene posta di fronte
alla verità, tuttavia il padre solitamente la sostiene e può persino rendersi complice dei suoi inganni, facilitando tacitamente il suo comportamento.
Circa le teorie a proposito della sindrome di
Munchausen per procura gli psicoanalisti sottolineano la rilevanza delle deprivazioni affettive
patite nell’infanzia da queste madri e, con riferimento ai casi di decesso a seguito di tale forma
di maltrattamento, spiegano le dinamiche familiari alla luce del complesso di Medea. Nel mito
classico, Medea sfogava la sua rabbia contro il
marito, Giasone, uccidendo i figli da lui tanto
amati. Le tesi comportamentiste sottolineano invece l’importanza dei fattori di rinforzo che creano e mantengono questo modello comportamentale: l’apprezzamento da parte di medici circa l’apparente accuratezza nel descrivere i sintomi dei propri figli, l’essere considerate madre attenti e affettuose Alcuni studi hanno mostrato
come nella MSP ci sia una completa inversione
di valori da positivi a negativi accompagnata da
corrispondenti cambiamenti neurochimici a livello cerebrale.
DAL
Prima di partire per Israele, il
15 maggio, ho fatto in tempo ad
esercitare il mio diritto-dovere di
votare per le elezioni politiche. Al
mio ritorno, il 28 dello stesso
mese, ho trovato il Paese sostanzialmente cambiato. Forse niente
di sorprendente, ma una cosa è temere un certo tipo di cambiamento
altra cosa trovarsi davanti al fatto
compiuto. In sostanza, a 60 anni
dalla Costituzione i partiti fondatori della Repubblica non sono più
rappresentati in Parlamento. La
giunta capitolina è guidata dagli
eredi di Almirante; il Paese è guidato da una maggioranza di centrodestra con l’appoggio di frange
che si richiamano ancora ai “valori” del fascismo. Il richiamo ai
principi della Costituzione è sempre più debole. L’antifascismo
come valore fondante della Repubblica è in crisi.
Parallelamente, in quest’ultima
visita, ho potuto constatare trasformazioni profonde anche in Israele.
Il sionismo, sorto dall’amara constatazione del fallimento, in Europa, della convivenza pacifica e democratica di tante minoranze e
delle comunità ebraiche in particolare, sognava uno Stato democratico e laico, basato sull’uguaglianza
di tutti i cittadini. La fondazione
dei Kibbutz, oltre al valore ideale
della scelta, risponde al bisogno
della tutela dei più deboli e della
solidarietà sociale. Il sionismo
aveva l’ambizione di voler cambiare la mentalità e la cultura della
diaspora e far diventare il popolo
ebraico protagonista del proprio
destino. Oggi questo Stato, nato
anche a seguito o malgrado la
Shoah, vede i suoi principi fondanti in crisi.
Israele è un Paese che riserva
sempre delle sorprese. Nelle frequenti visite ho colto una netta
consistenza dei cambiamenti: sono
nate intere città già non riconoscibili da un anno all’altro e perfino
dopo mesi. Uno sviluppo urbanistico ad altissima velocità, immigrazione ebraica di varia provenienza che ha fatto nascere quartieri interi e città con costumi e
lingue diverse. Negli ultimi 15
anni è l’immigrazione degli ebrei
russi che sta facendo pesare di più
la propria cultura e la propria lingua. E’ un gruppo ben organizzato
di circa 1.200.000 persone su una
popolazione complessiva di circa
7.000.000 di abitanti (compresi i
circa 1.200.000 palestinesi con diritto di voto) ed ha contribuito allo
spostamento dell’equilibrio politico a destra.
Israele e Italia
due paesi a confronto
ISACCO NUNA
Negli ultimi anni la continua richiesta di mano d’opera, il minor
flusso di palestinesi, a causa dell’Intifada, la limitazione rigorosa
di ogni spostamento dei lavoratori
dai territori occupati, ha comportato una notevole immigrazione, di
non ebrei, dalla Romania, Tailandia, Cina, Africa, Sud America e
Filippine. Si tratta di circa 250.000
lavoratori di cui metà è clandestina. Questi immigrati, in parte arrivano già con un permesso di lavoro e spesso continuano a soggiornare anche dopo la sua scadenza.
Altri entrano come turisti e poi
continuano a permanere senza alcun permesso. E’ un tipo di immigrazione in espansione da 15 anni.
Ogni tentativo di espulsione degli
irregolari è fallito. La politica della “tolleranza zero” non ha funzionato, l’autorità giudiziaria ha dovuto tenere in considerazione la
normativa a tutela dei diritti civili
dell’individuo.
Di fatto si presentano enormi
difficoltà giuridiche per l’espulsione. Di fronte a queste difficoltà il governo ha cominciato ad
allentare l’attenzione al problema. Ne consegue che la gestione
degli immigrati clandestini è passata alle Amministrazioni locali
che si sono viste costrette ad affrontare il problema sul loro territorio. Il Comune di Tel Aviv,
che si autodefinisce città cosmopolita, in cui è presente la maggior parte dei lavoratori immigrati, li ha riconosciuti come una
risorsa e pertanto ha loro concesso la cittadinanza e ha offerto
l’assistenza sociale. Viene spontaneo l’accostamento tra il Comune di Tel Aviv e quello di Venezia che riconosce pieno diritto
di cittadinanza ai Sinti.
Fa riflettere il fatto che, pur
essendo uno Stato ben organizza-
MONDO
3
to ai fini della propria sicurezza e
dei propri confini, Israele non sia
riuscito a controllare il flusso degli
immigrati irregolari nel suo territorio. E’ un’ulteriore conferma che
oggi, come sempre, i flussi migratori non sono controllabili soprattutto
quando intere popolazioni sono
spinte dalla miseria, dalla fame e
dalla persecuzione politica, razziale
o religiosa.
Oggi in Israele stanno aumentando i fenomeni di intolleranza, l’episodio più grave è accaduto di recente quando un rabbino, ha fatto raccogliere dai suoi alunni il Vangelo
distribuito a seguito di attività di
proselitismo nelle case di alcuni cittadini di un paesino alla periferia di
Tel Aviv. Tutti i libri sono stati bruciati. L’incertezza del futuro sta portando ad un senso di smarrimento
delle proprie identità e alla paura
del diverso. La paura e l’odio annebbiano la mente. In questo l’Italia
e Israele si assomigliano e vivono le
stesse percezioni. Con la differenza
che Israele vive ancora uno stato di
guerra e di paura per la propria esistenza fisica. La mancanza di sicurezza è cosi forte che Governo ed
opinione pubblica accettano solidarietà e appoggio, da qualsiasi parte
politica, pur di difendere la propria
esistenza. In Italia l’appoggio incondizionato a Israele proviene in primo luogo dalla destra, la stessa destra che identifica il diverso con
“povero”, “brutto” e “sporco” e nel
caso dei rom accuse collettive come
“ladri di bambini” ed altro.
Gad Lerner su la Repubblica del
16.05.08 suggerisce l’esercizio di
sostituire mentalmente, nei titoli dei
giornali, la parola “rom” con la parola “ebrei”, o “italiani” (quelli delle varie emigrazioni in America o
Germania ed anche nei territori del
ricco ed industrializzato Nord Italia,
i “Terroni”...). Ne deriverebbe una
cautela salutare, senza che ciò limiti
la necessaria azione preventiva e repressiva.
Un amico mi ha inviato una poesia di
Bertolt Brecht:
Prima di tutto vennero a prendere gli
zingari e fui contento, perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perchè mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perchè non ero
comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare
4
CULTURA
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MURALES
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Potrebbe essere un murales:
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Mani, livide d’azzurro,
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all’orizzonte,
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Nuvole!
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Strade calciate da palloni,
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osservate da occhi senza tempo,
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Finestre!
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Facciate, sconvolte dal vento di scirocco,
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Derise da fontane antiche,
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Ormai mute.
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Antri,
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Volti dimenticati,
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Bui,
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Deserti,
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Assorti, vecchi saggi,
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dalla memoria lunga,
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ma…
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Senza sguardo!
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Tetti,
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Arsi dal sole,
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Rosse cascate di tegole,
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Gerani!
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Coperte,
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Speranze verso il cielo.
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Gioia in giochi costruiti,
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Bambini che corrono nel sole,
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Il fiume in primo piano
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Nella notte.
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Potrebbe essere un murales
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E diapositiva permanente di passato.
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Giulia Spanò
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UN MONDO CRISTIANO
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Sogno un mondo cristiano
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Non piu’ abitato
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Da gente infame
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Dove la felicita’
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Sia a portata di mano
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E accessibile a tutti
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da Palermo a Milano
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da Torino a Pechino
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in ogni angolino
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della terra
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non piu ’turbata
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da
nessuna guerra.
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Pasquale Bennardo
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PARADOSSI MODERNI?...
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In questa
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Benestante societa’
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c’è chi ritorna a fare
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l’arrotino
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a riparare ombrelli
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cucine,stufe a gas...
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Paradossi moderni
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O comunismo in crisi?...
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Pasquale Bennardo
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L’angolo della poesia
PH.
LUCA POLICASTRI
Le avventure di Ulisse
VIAGGIO TRA MITO E REALTA’.
GIULIA SPANO’
Il silenzio SI impadronisce dei luoghi, sembra
non esserci piu’ spazio per persone e brusii, in
questo tardo pomerigio di primavera inoltrata
(sabato 31 maggio 2008) unici protagonisti
sono, sul palcoscenico del teatro Valente. Ventidue giovani attori, studenti del liceo scientifico F
Bruno e del liceo classico G colosimo, della nostra città, diretti dalla responsabillle del progetto
Adele Falbo e dalle tutor Maria Natalini, Diamante Bruno,Adele Cilento e Anna Scarcella,
hanno messo in scena un lavoro teatrale ispirato
all’Odissea ed ai fortunosi eventi che, per lungo
tempo, ostacolarono il ritorno di Ulisse a Itaca. Il
pubblico e’stato abilmente guidato dagli interpreti di storia in storia, con freschezza, ironia
ed equilibrio. Tutti i personaggi della commedia
sono stati abili alchimisti ,miscelando ad arte
PH.
LUCA POLICASTRI
punti salienti del poema epico originale e richiami mai eccessivi al nostro tempo.
Il coro delle ancelle,non strideva affatto. Le
loro dolorose riflessioni non hanno mai spezzato
il legame con Ulisse, Telemaco, Penelope, Atena, Circe, Calipso, Nausica insieme a Scilla e
Cariddi offrendo agli adulti valido spunto di riflessione sui modi di profonda introspezione
giovanile, propria degli adolescenti e gli alti contenuti, legati al tema del viaggio individuale ,ricco di ostacoli, metafora della storia umana. La
scelta dei brani musicali, gli essenziali elementi
scenografici, le trovate sceniche, hanno contribuito a creare un tuttuno tra pubblico e interpreti
e questa volta... “il buon Omero” non ha “sonnecchiato”.
RACCONTI
La luna era ancora alta quando
dal colle scendeva, cavalcando un
cavallo nero, avvolto in una giacca
di panno ruvido, il cow boy del rione. Il cielo non prometteva niente
di buono. Nuvole cupe s’addensavano sul paese, mentre raffiche di
vento facevano cigolare porte e finestre malandate. Ma lui, contadino, sistemati gli arnesi del mestiere
sul cavallo, che lo accompagnava
paziente nei suoi movimenti, lasciava il nido e si avviava verso le campagne. Ritornava sul far della sera,
al tramonto: dritto sul cavallo, a
passo lento, ripercorreva il ciglio
della strada asfaltata e, poi, il viottolo stretto, che s’inerpicava verso
casa, lassù, sulla sommità del rione.
Così, ogni giorno. Con il vento e
la pioggia, il sole e la calura dell’estate. Per anni. In compagnia di
tanti altri: lasciavano il quartiere
per disperdersi nei campi con cavalli, muli, asini, biciclette. Il trascorrere del tempo stravolse tutto: il
rione sempre meno abitato, gli uomini emigrati, tanti altri, abbandonati quei posti, trasferitisi nella pianura. Chi era rimasto, la mattina si
recava al lavoro con le auto. Di asini e muli neanche l’ombra. Le stalle
chiuse o trasformate in stanze per
case sempre più confortevoli.
Il vecchio contadino restò solo a
essere trasportato dal suo cavallo
scuro. Era diventato un cavaliere
solitario, il cow boy del rione, come
veniva affettuosamente chiamato.
Continuava ad abitare nella stessa
casa, che aveva visto crescere la
sua famiglia e, accanto, la stalla, il
salotto buono del prezioso amico.
Avesse o meno da lavorare,
come per adempiere un rito, il cow
boy lasciava prestissimo il nido e in
groppa al cavallo ripercorreva il
sentiero, che costeggiava un pauroso strapiombo in fondo al quale si
vedeva il letto, arido, di un fiume.
Il viso emaciato e bonario era diventato, col tempo, il volto stesso
di un quartiere sfiorito.
Anche quella mattina dell’infarto
partì come al solito. La giornata si
annunciava calda e profumata.
L’aria tersa permetteva sguardi lontanissimi, al di là della pianura, verso i monti e il mare. I ragazzi si rincorrevano tra le erbe lungo i viottoli, prima di recarsi a scuola.
D’improvviso, l’infarto. Qualche
sasso cominciò a muoversi, come
toccato da mano invisibile, poi a
precipitare velocemente. Scricchiolii insistenti, rumori cupi, vistose
ferite sui muri delle case. Un infarto aveva colpito il cuore di quell’antico rione, procurando frane e
macerie, mentre la polvere accom-
IL COW BOY
DEL RIONE
GIOVANNI PISTOIA
PH.
LUCA POLICASTRI
pagnava il rotolare di grosse pietre
e calcinacci verso la strada, laggiù,
sul fondo della parete scoscesa. Un
fuggi fuggi generale, la paura, lo
sgomento. Case cadenti e tetti inclinati. Il terrore nel cuore sotto il sole
di primavera.
Il cow boy ritornò prima del previsto, quel giorno. Appena lo raggiunse la notizia, riprese le briglie
del cavallo, e con un cenno ne comandò il ritorno. Lo accolse il popolo del quartiere in preda a disperazione profonda. Nessun danno
alle persone. Ma tante case sventrate. Il cow boy, apparentemente impassibile, strinse a sé i familiari, gli
amici, i ragazzini. La sua casa pendeva paurosamente ad un lato, una
parte quasi completamente distrutta. Anche la stalla presentava squarci vistosi. Il cavaliere abbandonò le
briglie del cavallo, mentre alcuni
uomini della protezione civile si apprestavano a recintare con nastri
colorati le zone pericolanti.
Cominciò da subito, e proseguì
nei giorni successivi, l’allontanamento delle famiglie che nella frana
avevano perso le case. Toccò anche
al cow boy ricevere l’ordine di an-
dare in una dimora provvisoria
messa a disposizione dell’autorità
del paese.
Ma un mattino due vigili urbani
si presentarono dal sindaco per riferire che all’ordinanza il cow boy
non aveva ottemperato, e che non
lo avrebbe fatto. “Ma è pericoloso,
non può stare in quella casa!” “È
così – confermarono i vigili – ma
preferisce morire tra quelle macerie… insomma, non intende traslocare… non sappiamo cosa fare…”.
“Perché?”, chiese il sindaco. “Non
intende lasciare il cavallo. Del resto
anche quella stalla sta venendo
giù”. “Bisogna - aggiunse il sindaco - trovare una sistemazione anche
al cavallo…” “Ma non può certamente portarselo con sé nella sua
nuova abitazione…”, rispose un po’
incredulo il vigile paffuto. “Certamente no - confermò il collega - ma
posso suggerire una soluzione temporanea…”. “Prego”, disse il sindaco, che aveva bisogno proprio di
una proposta concreta. “Il Comune
ha un vecchio edificio abbandonato, potrebbe essere utilizzato come
stalla…” “Va benissimo - replicò il
sindaco - comunicate questa proposta al cow boy, si tranquillizzerà un
po’, e tenetemi informato.” Il cava-
BREVI 5
liere, più solitario che mai, accolse
la soluzione con soddisfazione. La
sera accompagnava il cavallo nel
nuovo ricovero e, poi, rientrava nella sua nuova dimora.
Il sindaco era in riunione nella
sua stanza, quando una delegazione
di uomini e donne, accompagnata
da alcuni vigili, premevano per essere ricevuti: da alcuni giorni il cow
boy era ritornato nella sua vecchia
dimora portandosi con sé anche il
cavallo. Parenti e amici invocavano
il sindaco per fare qualcosa: “Ogni
notte che passa lì dentro è pericoloso. Non sente ragione… dice che
non può dormire lontano dal suo cavallo… parlateci voi… chissà…”. Il
sindaco, esitante, riuscì a dire: “Ditegli che lo aspetto domani…”
Il cavallo martellava nervosamente con lo zoccolo destro l’asfalto arso dal sole. La lunga criniera
s’agitava, come ad accompagnare il
ritmo della gamba. La testa s’allungava quasi a voler lambire la camicia grigio-verde del suo cow boy.
Quel cavaliere senza età, alto e magro, con baffi grigi e capelli bianchi
e scompigliati, tormentava tra le
mani un cappello largo e sgualcito.
Osservava il suo interlocutore,
aspettava un cenno. Ma l’uomo, ingabbiato in un abito blu, restava in
silenzio, mentre cercava, con le dita
della mano, di allargarsi il nodo della cravatta. L’aria era calda. Il sole
picchiava forte su quella piccola
montagnola costellata di edifici
anonimi. Il cow boy, quasi a voler
sollecitare una risposta, un gesto,
una parola d’intesa, allungava le
mani, magre e callose, verso l’interlocutore, che lo guardava, mentre il
cavallo, con le briglie legate a una
inferriata a pochi passi da lui, fremeva.
“Andiamo a prenderci qualche
cosa di fresco”, disse l’uomo con la
cravatta, interrompendo un silenzio
che durava da tempo, e s’avviò verso il bar vicino. Il cavaliere strofinò
le mani sudate sui jeans e si apprestava ad accogliere l’invito, quando
vide il suo interlocutore fermarsi e,
facendo segno verso il cavallo, aggiungere: “E a lui… non lo porti?”
Sul volto del cow boy comparve
un largo sorriso, fece di quel cappello una sfera, che passò da una
mano all’altra, incrociò gli occhi
grandi e trasparenti del cavallo e,
con l’espressione dell’uomo più sereno del mondo, seppe solo dire:
“Dovete capirmi, signor sindaco,
siamo stati sempre insieme…”
(Ogni riferimento a fatti e
persone è del tutto casuale)
6
CULTURA
DALLA PRIMA PAGINA
La città del sole
ANDREA ROMIO
LUISA SANGREGORIO
derati fino a poco tempo prima
fanalino di coda dello sviluppo,
Cina e India insegnano. Per tornare
alla dimensione locale dell’utilizzo
dell’energia solare, è quasi scontato
immaginare che a fare da apripista
in questo campo potrebbe essere
l’ente pubblico, che avrebbe anche
un buon vantaggio rispetto al privato: un accesso al credito più facilitato e grandi superfici a disposizione per impianti di vasta portata, si
pensi alle scuole e a tutti gli altri
immobili di proprietà del comune.
Ovviamente le applicazioni porterebbero alla cospicua diminuzione,
o addirittura all’azzeramento dei
costi di gestione delle strutture pubbliche come scuole, strade, servizi
DALLA PRIMA PAGINA
I libri
Piacere intellettuale
e strumento pedagogico
RITA PERROTTA
attraverso la lettura quotidiana di
un qualcosa che stuzzica l’interesse, incuriosisce, faccia fantasticare;
sono strumento di formazione, di
crescita, di cultura.
Sono, quindi, sia uno strumento
per l’espletamento di doveri, dei ragazzi come degli adulti, sia un’opportunità unica, ma in ogni momento ripetibile, di intimo e semplice esercizio di un piacere.
Leggere nei libri, dei grandi
eventi della storia o delle semplici
“storie” raccontate dagli autori, da
l’occasione per rielaborare e rivivere le situazioni e gli eventi; offre
l’opportunità di fantasticare, viaggiare, andare in ogni dove anche rimanendo comodamente seduti nella
poltrona di casa.
E’ il piacere unico e proprio della lettura che affascina ed appassiona gli adulti e, attraverso il loro
esempio, non può che coinvolgere
e contagiare i ragazzi ed i bambini.
I libri e la lettura sono un piacere
da coltivare, da vivere, da condividere con gli altri ed in particolare
con i bambini. Ma sono anche uno
strumento unico per dare spazio e
concretezza all’evocazione fantastica e non, quale elemento essenziale
della formazione e dello sviluppo
della loro personalità.
Ecco una delle finalità pedagogiche dei libri ed in particolare dei
libri di fiabe. Attraverso la fiaba, i
suoi protagonisti ed i suoi personaggi cattivi, spesso spaventosi, si
creano situazioni di identificazione,
importanti per i bambini e la loro
crescita. Incontrare situazioni fantastiche in cui essi si trovano a dover fare i conti con personaggi che
fanno paura (si pensi all’Orco, a
Mangiafuoco, al Gatto e la Volpe,
al Taglialegna, al Lupo….. nei ricordi delle fiabe dei Fratelli Grimm
di pubblica utilità. È già successo e
sta succedendo a Friburgo, una cittadina tedesca nella Foresta Nera,
che certamente è meno fortunata di
noi rispetto all’assiduità e all’intensità del sole. La storia di Friburgo ha avuto inizio in modo turbolento. Il governo aveva deciso, infatti, di costruire una centrale nucleare a pochi chilometri di distanza ma, dopo grandi manifestazioni
di piazza, il progetto venne abbandonato. Rimase intatta, però, l’esigenza e la voglia di trovare un’alternativa all’energia convenzionale.
Da allora è iniziata la ricerca e l’applicazione di energia alternativa.
Oggi, a distanza di trentuno anni
Friburgo è famosa in tutto il mondo. Qui gli abitanti producono da
soli l’energia di cui hanno bisogno,
utilizzando un insieme di strumenti
in fondo molto semplici: pannelli
solari schierati sui tetti, sistemi di
isolamento termico e impianti di
riutilizzo dei rifiuti. Grazie al coine di Collodi della nostra infanzia)
è come fare una “ginnastica” con i
propri sentimenti e le proprie emozioni, è confrontarsi con le proprie
paure e cercare di agirle, insieme
ai personaggi della situazione evocata. E’ un modo per non sfuggire
da quei sentimenti che fanno male,
ma che sono parte della vita e vanno affrontati e che fanno crescere,
se rimangono gli equilibri tra bene
e male. Per questo il libro di fiabe
può essere un valido ed essenziale
strumento formativo.
Tuttavia, il panorama della letteratura attuale dedicata ai bambini, sembra trascurare proprio questi personaggi terrificanti, insieme
alle situazioni di grande impatto
emotivo, per lasciare spazio a
condizioni più edulcorate o di intrattenimento quasi divertito, con
personaggi tanto orripilanti quanto
troppo impossibili per poter essere
verosimili e quindi poco liberatori.
Ma la realtà della vita non è
questa. I nostri bambini hanno bisogno di esperienze fantastiche e
di esperienze quotidiane in cui
possano confrontarsi gli affetti e
gli eventi a lieto fine, ma anche le
preoccupazioni, le paure, le perdite; il coraggio dell’azione e le frustrazioni che compongono la realtà, affinché essi possano rafforzarsi. Un libro di fiabe è uno strumento fortemente educativo quando è espressione di una pedagogia
che fa degli aspetti “dolci o amari”
della vita il suo principio formativo, affinché questi possano essere
dominati. I temi della paura e della
morte, del buio, dell’abbandono,
della violenza, sono temi purtroppo ricorrenti della vita e rappresentano alcune componenti della
realtà su cui ogni lettore si trova a
riflettere. Ed allora crescere non è
anche confrontarsi con esse?
Recuperare nel nostro agire educativo spazi in cui trovino espressione, insieme alle positività, anche le frustrazioni, le paure, le
insoddisfazioni risulta alla fine
una valida opportunità per poterle
imparare a controllare ed attrezzare i nostri bambini a rafforzarsi di
fronte alla vita che verrà.
volgimento di tutta la popolazione di circa 100mila abitanti, quello di Friburgo è diventato un progetto di eccellenza energetica, che tra l’altro garantisce occupazione.
Il quotidiano coriglianese
racconta, invece, di un paese
in cui non si parla di qualità
della vita, risparmio energetico,
raccolta differenziata; bensì di licenze edilizie, rifacimenti del manto stradale e realizzazione di marciapiedi. Progetti utili, ovviamenate, ma ristretti entro i confini di una
gestione ordinaria.
Ma, se è vero che il pubblico,
pur avendo buone potenzialità di
riuscita nella produzione di energia
pulita, peraltro ciclicamente sbandierate da questo o da quell’altro
schieramento politico, qui in Italia è
rallentato nell’azione dall’arcinota
lentezza del pachiderma burocratico; è altrettanto vero che i privati
dovrebbero essere più all’avanguardia. Perché allora a Corigliano non
arriva l’innovazione nelle tecniche
costruttive? Perché non si costruisce utilizzando i pannelli? Come
mai nessuno fiuta l’affare? In tv,
sulle riviste, tra le pagine di tutti i
giornali si leggono articoli sulle diverse esperienze di sfruttamento
dell’energia del sole, ma nel nostro
piccolo contesto cittadino di pannelli solari neanche l’ombra.
Questa miopia culturale è evidente anche nelle opere urbanistiche, figlie, tra l’altro di un piano regolatore che, per una serie incredibile di motivi, non riesce a essere
adeguato all’oggi. Così la forma
della nostra città la decidono i costruttori e ad abbassare l’impatto
ambientale non ci pensa nessuno. Il
cemento e l’asfalto dominano incontrastati in tutti i nuovi quartieri,
tutti orgogliosi nella loro maestosità
rovente d’estate e grigia più del cielo in inverno.
Ma come dar torto ai costruttori?
Loro fanno il loro mestiere, a Corigliano come a Londra. Richard Rogers, uno dei più famosi architetti
britannici ha scritto: “Se proponiamo un progetto a un investitore ci
chiederà subito – A che servono gli
alberi e perché mettere dei portici?
– Agli investitori interessa solo lo
spazio destinato agli uffici e alle
abitazioni. Se non riusciranno a garantire che l’edificio sarà ammortizzato nel più breve tempo, è inutile
fargli proposte.”
Ma come, non sono i costruttori
che si impegnano a farci vivere meglio, costruendo le nostre abitazioni
più moderne, più comode, più fresche d’estate e più calde d’inverno?
Se il pubblico è troppo lento e se
il privato segue soltanto logiche di
profitto immediato, chi ricomincia
a credere nel futuro con le energie
pulite? Dovremmo essere noi, singoli cittadini, o magari riuniti in associazioni, con i piccoli gesti quotidiani, con la raccolta differenziata,
con l’utilizzo di lampade a basso
consumo, con lo studio dell’esposizione del tetto della nostra casa e
con l’opera di convincimento dei
condomini sull’utilità e il risparmio
di impianti solari, con la costante
vigilanza del verde pubblico, con la
messa a dimora di un albero in più.
SOCIALE 7
DALLA PRIMA PAGINA
Indagine sulla
condizione giovanile
delle cittadine e dei cittadini.
Il comune di Corigliano Calabro,
nel ribadire il proprio impegno nel
sociale, ha assunto come iniziativa
quella di effettuare una ricerca tra
gli studenti delle scuole relativa alla
diffusione ed al consumo di droga.
Questo progetto ha come fine quello di conoscere la realtà del territorio per incoraggiare, promuovere
politiche e programmi per la prevenzione della tossicodipendenza
contrastando la diffusione delle
nuove droghe, ed in tal modo programmare azioni di sostegno per innescare processi di crescita.
La popolazione giovanile è in crescita numerica, ed è una fase della
vita caratterizzata da fragilità e bisogno di certezze.
Investire sui giovani vuol dire creare e costruire la società del futuro,
ed educare ad una vita sana.
L’augurio è che giovani, genitori,
docenti, agenzie educative del territorio, trovino in questa ricerca lo
stimolo per una maggiore attenzione al fenomeno “droga”, un fenomeno che può danneggiare in maniera irrevocabile la personalità di
ognuno.
Il Commissario Straordinario
(Avv. Mario Gonzales)
PostFazione
La Storia
Ho chiuso la porta ed ho cercato
di dormire per non pensare alla mia
anima ridotta in brandelli, sono arrivati, invece, in flotta i pensieri,
mostri e fate, tra figure deformate
ed altre angeliche, tra capi mozzati
e ladri, palazzi abbandonati, tetti
decrepiti, urla, paura, fuga, bambini
ed anziani… Non ho dormito, ma
sentivo il mio corpo agitarsi come
foglia al vento dietro al rincorrersi
frenetico di eventi e figure, udivo il
mio cuore battere talmente forte da
non trovare sosta, batteva, colpi
sempre più duri, sempre più veloci
tali da far agitare il letto, è stato il
suo rumore a svegliarmi nel pieno
della notte, ho aperto gli occhi ed
ero vivo anche se quel battito insistente continuava a logorarmi il
cervello. Avevo caldo, avevo freddo, avevo sonno ed ero sveglio, mi
agitavo continuamente, senza posa,
senza sosta, con terrore… Mi riaddormento pian piano senza accorgermene, il cuore allenta il suo ritmo, le palpebre lentamente cedono
alla frenesia di una notte, il sogno
ricomincia nel punto in cui l’ho abbandonato, sono sempre alla ricerca
disperata di qualcosa, forse sto cercando l’acqua che mi disseta, che
placa la mia arsura, l’acqua che mi
rinfresca l’anima, alla sorgente però
non riesco ad arrivare, sono ad un
passo da lì ma di nuovo compaiono
mostri e facce deformate a impedirmi il cammino, il sogno ricomincia
e continua…
Buongiorno, mi chiamo Icaro.
Volo di libertà. Sogno, mito, felicità, illusioni. Dov’è la realtà? Questa
è la mia realtà. Sono felice. Non è
vero, ho, invece, paura. Ma cosa
dici? Non puoi capire. Cos’è una
vita senza sogni? Cos’è una vita
senza emozioni? Cos’è la libertà?
La mia storia è iniziata per caso,
per gioco o per scherzo, non ricordo bene. Ricordo solo la curiosità,
la novità, il senso dell’ignoto, la
convinzione di essere ancora più libero, il senso di serenità, l’annullarsi dei problemi. Con il tempo la curiosità è diventata ricerca spasmodica, la novità si è trasformata in ansia, la libertà in legame, la serenità
in perdita di senso, i problemi sono
aumentati. Ho sfidato la vita, la mia
vita.
Dedalo, padre di Icaro, costruì a
Creta, per imprigionare il Minotauro, un labirinto. Nel labirinto rimasero, Dedalo ed Icaro, prigionieri.
Prigionieri di una propria azione.
Costruirono ali attaccate ai propri
corpi con la cera. E volarono. Ma
Icaro volle sfidare la vita e si avvicinò al sole. Volle sentirsi libero e
forte. Ma il sole fuse la cera e Icaro
morì cadendo in mare.
Ti prego ascolta la mia anima ha
qualcosa da dirti e da spiegarti, ha
qualcosa di importante da suggerire
a te, a me, a noi, dice che ha paura,
dice che si sente sola, dice che ha
bisogno di te, dice che vuol vedere
il sole splendere ancora, dice che
vuole ascoltare ancora il canto degli
uccelli, e vedere, sul ponte di ferro,
le rondini migrare in gruppo, senti-
re il profumo di primavera e quello
intenso della terra dopo un acquaz-
zone, toccare le tue mani,
e gustare ancora il sapore
della vita. Di quella vita
vissuta insieme, con brio,
di quella vita che a volte
non percepisce il suo stesso valore, quella vita trascorsa alla ricerca della libertà.
E dice ancora che la
salita della libertà non
spreca tempo, non cerca
in spazi fittizi, in mondi
illusori. Racconta che la
salita della libertà è un
paradosso, porta in basso,
ti porta in profondità,
conduce in fondo a te stesso.
Tina De Rosis
Convegno di medicina fatto a regola d’arte
GAIA REALE
Sabato 24 maggio alle ore
18:00 si è svolto, presso il salone
degli specchi del castello ducale
di Corigliano Calabro, un particolare convegno, il cui tema, La
Chirurgia del Piede, dall’attualità
alla Storia dell’Arte, ha riunito
appassionati d’arte, medici,
esperti di ortopedia e semplici
curiosi.
Il convegno inizia con i saluti
da parte di Franco Pacenza, e gli
interventi di Eugenio Corcioni,
presidente dell’ordine dei medici
della provincia di Cosenza, e del
prof. Giovanni Borgogno, direttore del reparto di ortopedia e
traumatologia dell’ospedale di
Corigliano, presentati dalla poetessa Anna Lauria. Il giovane docente dell’università di Roma Tor
Vergata prof. Gino Promenzio,
organizzatore dell’incontro, ha
poi terminato il convegno con
una relazione sui progressi scientifico-tecnologici nell’ortopedia
(fra i più innovativi vi è sicuramente l’uso di strumenti biodegradabili) e sull’attenzione nello
PH GAIA REALE
studio del piede da parte degli artisti nella storia dell’arte. La connessione fra i due argomenti, che
in un primo momento ha suscitato il sorriso nel volto dei presenti,
ignari di ciò che avrebbero ascoltato, è diventata lampante quando
è stata mostrata l’attenta cura dello studio non soltanto dell’anatomia del piede ma anche delle patologie più diffuse nelle diverse
epoche storiche cui appartenevano gli autori dei dipinti. Così,
iniziando con un riferimento al
Piede Votivo dell’ India, si scopre
che Lo Storpio di Jusepe de Ribera, detto “ Lo Spagnoletto”, è affetto da piede torto congenito oppure che P. Bruegel il Vecchio dipinse nel 1568 le amputazioni per
la peste.
Il dott. Promenzio ha infine
detto: “mi piaceva poter coniugare questo percorso storico sul piede che si sposa con l’arte, che
lancia messaggi. Volevo lanciare
un’idea innovativa rivolta più al
pubblico che hai medici, cercando di far divertire i presenti”.
8
SOCIETÀ
do le risorse già destinate alla Calabria ed alla Sicilia;
di chiedere ai Presidenti del Senato
della Repubblica e della Camera dei
Deputati di incontrare una delegazione dei rappresentanti delle istituzioni locali calabresi per ascoltare le
ragioni delle determinazioni assunte;
di invitare la Delegazione parlamentare calabrese a farsi portavoce
delle istanze di cui in premessa nelle
DALLA PRIMA PAGINA
Cronaca e curiosità
di un confronto sulle
riforme istituzionali
DALLA PRIMA PAGINA
Tagli ai fondi della S.S. 106
provvedimento all’80% sulla Calabria e la Sicilia.
Con un gravissimo colpo di mano il
Consiglio dei Ministri ha sottratto
alle nostre due regioni 2 milioni e
400 mila euro (pari a 4800 miliardi
di vecchie lire!) destinati ad opere
finalizzate a rendere più efficiente il
sistema degli attracchi di Villa San
Giovanni, il sistema viario dell’Area
dello Strettto, la Strada Statale 106
Ionica per i mega lotti comprendenti
le tratte Roseto Capo Spulico-Sibari
e Crotone- Rossano, il raccordo tra
lo svincolo A3 di Firmo e la SS 106,
interventi per il completamento della trasversale delle Serre catanzaresi
e la tangenziale di Reggio Calabria,
a cui si aggiungono altri 43 milioni
di euro destinati alle Autostrade del
Mare.
E’ stato tagliato un miliardo di euro
(oltre duemila miliardi di vecchie
lire), già destinato alle strade di
competenza delle Province calabresi
e siciliane.
Di fronte ad una scelta così grave e
fortemente dannosa per lo sviluppo
della nostra regione è necessaria una
forte mobilitazione unitaria delle popolazioni, delle istituzioni locali,
delle forze sociali, culturali e politiche della Calabria.
Per questo motivo Ti invitiamo a
convocare per mercoledì 11 Giugno
2008 il Consiglio Comunale in seduta straordinaria congiunta insieme ai
consigli comunali e provinciali di
tutta la Calabria, per chiedere la modifica del Decreto Legge assunto dal
Governo ed il ripristino dei fondi già
destinati alla Calabria e alla Sicilia.
Firmato
Gerardo Mario Oliverio
Presidente Provincia di Cosenza
Sergio Iritale
Presidente Provincia di Crotone
Wanda Ferro
Presidente Provincia di Catanzaro
Giuseppe Morabito
Presidente Provincia di Reggio Calabria
Francesco De Nisi
Presidente Provincia di Vibo Valentia
CONSIGLIO PROVINCIALE
DI COSENZA
(sedura dell’11 giugno 2008)
Premesso che il Governo con Decreto Legge n°93 del 27 Maggio
2008, pubblicato sulla G.U. n°124
del 28 maggio 2008, con il quale ha
abolito interamente l’ICI, ha penalizzato, per la sua copertura finanziaria, gli investimenti già programmati per il Mezzogiorno, gravando
per tali rinunce (80% circa) sulla
Calabria e la Sicilia;
atteso che tale scelta ha suscitato
una grave apprensione in tutte le
sedi decisionali e democratiche delle Autonomie Locali interessate al
provvedimento, in quanto, le previste misure, non solo ridimensionerebbero, quanto azzererebbero ogni
corrente investimento in ambito di
lavori pubblici, viabilità ed infrastrutture territoriali, tra cui le opere
per rendere più efficiente il sistema
degli attracchi a Villa San Giovanni,
il sistema viario dell’Area dello
Strettto, la Strada Statale 106 Ionica
per i mega lotti comprendenti le
tratte Roseto Capospulico – Sibari e
Crotone – Rossano, il raccordo tra
lo svincolo A3 di Firmo e la SS 106,
interventi per il completamento della trasversale delle Serre Catanzaresi, e la tangenziale di Reggio Calabria, e sottrarrebbero consistenti risorse finanziarie già destinate con
provvedimenti del Governo e del
CIPE, nonché altri 43 milioni di
euro, destinati alle Autostrade del
Mare.
omissis
IL CONSIGLIO
PROVINCIALE DI COSENZA
DELIBERA
di ritenere la manovra contenuta
nel Decreto Legge n°93 del 27 Maggio 2008 iniqua, pur considerando
condivisibile l’abolizione dell’ICI
sulla prima casa, perché penalizza
esclusivamente regioni come la Calabria e la Sicilia su cui si riversa
l’80% delle risorse utilizzate a copertura della stessa;
di esprimere per i motivi sopra richiamati la propria contrarietà alle
determinazioni del Governo;
di chiedere al Governo la modifica
del Decreto richiamato, ripristinan-
un autorevole interlocutore tra
quanti si pronunciano proprio per
l’abolizione delle province.
Lo individua, nientemeno, che
nel prof. Augusto Barbera, costituzionalista di fama internazionale e, nel caso specifico, tra i più
autorevoli d’Italia. Egli è titolare
della Cattedra di Diritto Costituzionale dell’Università di Bologna. Già parlamentare di lungo
corso, Barbera è tra i più autorevoli consiglieri di Veltroni. Ciononostante, a differenza del segretario del PD, si pronuncia contro la permanenza delle province.
Di tale posizione vanno occupandosi da tempo il “Corriere della
Sera” ed altri quotidiani nazionali.
L’incontro tra il Prof. Barbera e Casciaro, per l’occasione
accompagnato dal vice presidente
del Comitato di Sibari, Ing. Cosimo Esposito, è avvenuto il 13
maggio u.s., in Bologna, presso la
Facoltà di Giurisprudenza. Il cattedratico ha messo subito ad agio
i suoi ospiti calabresi e si è entrati nel vivo della discussione allorquando il presidente Casciaro ha
chiesto al Prof. Barbera “ se gli
Artt. 5 e 133 della Costituzione,
norme fondamentali per l’affermazione e il consolidamento della
democrazia e del decentramento
in Italia, avessero esaurito, dopo
sessant’anni, il loro ruolo nell’intero territorio nazionale, per cui si
porrebbe oggi il problema della
loro soppressione e dunque dell’abolizione delle province”. Casciaro ed Esposito hanno anche
sottoposto al Prof. Barbera
l’esempio dello squilibrio istituzionale esistente in Calabria e
l’assurdo, perenne silenzio della
classe dirigente di questa Regione.
Il costituzionalista ha ascoltato
con interesse gli interventi degli
ospiti e ha testualmente dichiarato:
“ La sola abolizione delle province non ha alcun senso. Sono
contrario alla moltiplicazione di
quelle attuali. Ho sempre sostenuto di essere, invece, favorevole
alla trasformazione delle attuali
province in più razionali Enti intermedi tra Regione e Comuni,
basati sulla omogeneità ambienta-
sedi parlamentari e di Governo;
di sostenere tutte le iniziative istituzionali, politiche e sociali in direzione della modifica del D.L. sopra richiamato, al fine di scongiurare gli
effetti gravemente negativi delle
scelte assunte dal Governo; di invitare le popolazioni interessate e colpite dal provvedimento, alla mobilitazione permanente ed alla vigilanza
democratica.
le e su un’adeguata superficie territoriale, idonea a promuoverne lo
sviluppo e il suo più efficace controllo politico. Il problema – continua il Prof. Barbera – è dunque
la gestione del territorio. Le nostre posizioni possono essere convergenti. Si tratta solo di trasformare gli attuali assetti istituzionali provinciali in Enti più utili, funzionali alla crescita democratica
del territorio, con il conseguente
abbattimento dei costi della politica ormai insopportabili. Perciò ritengo che vada ripreso il tema dei
comprensori, ai quali va data piena autonomia politica e istituzionale. Si potrebbe, per esempio,
ipotizzare il Presidente eletto dal
popolo, il Consiglio comprensoriale rappresentato da tutti i Sindaci dei Comuni aderenti e la
Giunta dai Sindaci dei Comuni
più importanti. Niente più, quindi,
apparati politici che si sovrappongono ai Comuni, ma idonee rappresentanze istituzionali elettive,
tenuto conto delle responsabilità e
quindi dell’importanza del ruolo
da svolgere. La rilevante riduzione dei costi di gestione sarebbe
evidente. Il tutto proprio in osservanza dell’art. 5 della Costituzione, che viene rispettato. Tale riforma, ovviamente, è oggetto di discussione parlamentare e quindi
di scelte di competenza politica”.
Assai soddisfatti i calabresi e soprattutto Casciaro che vede vincente, almeno per ora e così autorevolmente, tutta la sua linea sin
qui portata avanti da sempre.
Al termine della discussione il
Prof. Barbera ha assicurato i suoi
ospiti che, dell’incontro, riferirà al
Governo ombra e quindi allo stesso Veltroni. Alla fine della cordiale conversazione, nel congedare i
suoi interlocutori, dopo averne accertata l’esatta provenienza, egli
ha voluto loro ricordare che conosce di nome la città di Corigliano
per essere stata patria del grande
costituzionalista Costantino Mortati, suo docente universitario. A
tale proposito, proprio in omaggio
a Mortati, il Prof. Barbera ha voluto conferire una tesi di laurea
specifica a uno studente di Corigliano, oltre dieci anni fa, di cui
non ricorda il nome. Quello studente è il Dott. Salvatore Sprovieri, manager di una delle imprese
di Idraulica più importanti della
Piana di Sibari.
Tra gli interlocutori è stato
confermato il prosieguo del contatto.
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