XX Anniversario della morte (1995-2015)
Due inedite sculture di Francesco Messina ad Ischia
(Chiesa parrocchiale di Gesù Buon Pastore)
di Ernesta Mazzella
Nella chiesa parrocchiale di
Gesù Buon Pastore in Ischia1
sono custodite due preziose sculture opera dell’artista Francesco
Messina. Le statue sono di media
grandezza, raffigurano la Vergine Maria e San Giovanni ai piedi
della Croce. Esse sono collocate ai
lati dell’altare, poste specularmente l’una all’altra, donate alla chiesa
parrocchiale dal compianto Cardinale Virgilio Noè, arciprete della Basilica Vaticana. Le due opere
purtroppo sino ad ora non sono
state oggetto di studio e di pubblicazione. Sculture preziose sia per il
loro intrinseco valore artistico che
per la loro bellezza, ma soprattutto
per la firma posta dal loro Autore.
Francesco Messina è stato un
grande sperimentatore di stili e
linguaggi navigando tra il gusto
verista e secessionista. È ritenuto
dalla critica tra i maggiori scultori
figurativi del Novecento italiano,
insieme a Giacomo Manzù, Arturo
Martini, Mariano Mariani e Felice
Mina.
Nasce a Linguaglossa, in provincia di Catania, il 15 dicembre 1900,
da Angelo e Ignazia Cristaldi. Con
la speranza di emigrare in America,
agli inizi dell’anno successivo i genitori si imbarcano alla volta della
città di Genova, ma sono costretti
a stabilirsi nella città ligure, dove,
dal 1907 al 1909, il fanciullo Messina frequenta le scuole elementari
ed inizia a lavorare come garzone
marmista nel laboratorio Rigacci
e Callegari. Vero talento precoce,
egli trascorre un’adolescenza se1 A. Di Lustro – E. Mazzella, Insulanae Ecclesiae Pastores, I pastori della
Chiesa di Ischia, in Quaderni dell’Archivio Storico Diocesano di Ischia, Gutenberg Edizioni, Fisciano 2014, p. 163.
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La Rassegna d’Ischia n. 5/2015
gnata dalla povertà, dividendosi
tra il lavoro e la frequentazione di
una scuola serale di disegno tenuta dallo scultore Tassara. Nel 1913
si iscrive all’Accademia ligustica di
belle arti. L’anno seguente entra
nella bottega dello scultore cimite-
riale Scanzi, dal quale apprende la
tecnica del modellato.
Nell’autobiografia2 si legge che
dal 1915 il Messina inizia a rea2 F. Messina, Poveri giorni. Frammenti autobiografici incontri e ricordi, Rusconi Editore, Milano1974, pp. 52, 54 s.
Ischia -Parrocchia di Gesù Buon Pastore
La Vergine Maria e particolare della statua (opera dello scultore F. Messina)
Ischia -Parrocchia di Gesù Buon Pastore
San Giovanni e particolare della statua (opera dello scultore F. Messina)
lizzare in modo autonomo e ad
esporre le prime sculture in gesso
e in marmo.
Fondamentale è la prima serie
di medaglie dedicate ai personaggi
illustri, ove l’Artista si imbatte nel
rilievo, risolvendolo con un disegno sinuoso e levigato di tradizione simbolista3.
Il suo stile cambia rotta dopo
l’incontro con Arturo Martini, avvenuto alla I Mostra del Novecento italiano nel 1926. Il rapporto tra
i due scultori è di grande stima e
amicizia, e contribuisce a rafforzare nel Messina il mito della statuaria primitivista e classicista.
Nel 1929 partecipa alla II Mostra del Novecento italiano e tiene
la prima personale alla galleria di
Milano, presentato in catalogo dal
Carrà4.
Rappresentativi del cambiamento maturato dall’Artista in questi
anni sono: la prima versione degli
Amanti dove il modello arcaico
ed etrusco d’impronta martiniana
appare sostanziato da un impeto
formale di ascendenza picassiana,
e il ritratto di Piero Marussig nel
quale l’espressività del volto segna
la matura svolta antiaccademica.
Si trasferisce a Milano dove, nel
1934, vince la cattedra di scultura
all’Accademia di Brera della quale,
due anni dopo, ne diviene il direttore.
Lo studio, mai interrotto, dell’arte antica e del Quattrocento, lo
conduce a declinare nelle sue opere verso un riesame storicista di
tipo realista, secondo cadenze intime e personali, attenendosi a pochi temi che caratterizzano l’intera
produzione successiva: il ritratto,
gli atleti e le giovani figure femminili.
Tra le opere si ricordano: Il pugile, Il pugile caduto, i quali impres3 Le medaglie di Francesco Messina,
introduzione di C. Bertelli, testi di J.
Cocteau, E. Montale, S. Quasimodo,
Editore Credito Artigiano, Milano 1986.
4 C. Carrà, Francesco Messina scultore,
catalogo, Editore Galleria Milano, Milano 1929.
sionano i contemporanei per l’eloquente ricercatezza dei corpi e per
la capacità di esprimere il senso
della forza attraverso il modellato
morbido e la tenerezza della carne.
Esemplari sono il Galetto e il Nuotatore in cui l’analisi realistica e la
vitalità espressiva del modellato
ricordano le statue di Donatello e
del Verrocchio.
Tra il 1932 e il 1938 il Messina realizza le prime sculture policrome con le quali, superando
l’asciuttezza dei ritratti virili, sviluppa il tema della grazia e dell’eleganza femminile, coniugando la
verità della forma con l’invenzione
irreale del colore.
L’attività del Messina non si interrompe durante la guerra anzi
continua ad esporre alla III Quadriennale, nel 1939; XXII Biennale
di Venezia, nel 1940, ed ha l’incarico di realizzare una quadriga in
bronzo per il prospetto del palazzo
delle Esposizioni, che a causa del
conflitto non riesce a concludere.
Il Messina non sempre è stato
compreso dalla critica italiana più
modernista. Egli conduce con intima sicurezza un percorso estetico
autonomo e coerente. Lo studioso
Cocteau, in un saggio, rintraccia
persino nelle opere più abbozzate
la sostanza mediterranea della sua
scultura, caratterizzata non tanto
dalla somiglianza figurativa, quanto da quella particolare vibrazione
con cui risolveva il modellato, senza sfiorare mai il deforme e cedere al rischio della caricatura. La
ricerca del dinamismo gli ispira il
tema dei cavalli in movimento nel
quale la critica rileva il passaggio
da una plastica intesa come armonia, «sotto il segno di Apollo»,
a una dinamica e «dionisiaca» in
cui colpiscono il ritmo ininterrotto
dei dati scultorei e la potenza fremente che rispecchia «la terribile
vitalità della natura5».
La sua grande padronanza di gestire i diversi materiali permette
al Messina di esprimersi con ogni
5 G. Bazin, Francesco Messina, Fratelli
Fabbri Editore, Milano 1966, pp. 8 ss.
dimensione, da quelle minime dei
bronzetti a quelle monumentali in
marmo.
Gli anni Sessanta sono ricchi di
sperimentazioni sul piano stilistico, prosegue nella ricerca di forme
naturali dal modellato solido e vibrante, realizza la monumentale
statua in marmo di Santa Caterina
da Siena posta nei giardini di lungotevere Castello in Roma. Per la
basilica di S. Pietro realizza il Monumento a Pio XII, una grande
scultura concepita per rendere in
pieno, nella verticalità dei volumi
e nella vitalità cromatica della superficie, la statura ecclesiastica del
pontefice benedicente. Paolo VI
afferma «siamo contenti di vedere
sigillata nel bronzo dalla perizia,
dall’arte dello scultore Messina,
la maestosa e qui impressionante
figura del Papa Pio XII. E siamo
contenti perché ci sembra che il
monumento non sia uno sfoggio
di fasto vanitoso, ma un segno di
pietà, di bellezza e di storia, che
reca non solo decoro nuovo alle
pareti di questa Basilica …6». Negli anni seguenti aumenta sempre
di più l’impegno in opere a carattere monumentale; nel 1966 realizza per il palazzo della Rai (viale
Mazzini - Roma), la monumentale
scultura del Cavallo morente, diventata poi un vero e proprio simbolo dell’azienda televisiva.
Le opere isclane si presentano
modellate in un morbido panneggio. Sono creature caratterizzate, pur nella sinuosità quasi impressionista del modellato e nella
suggestiva tecnica delle striature,
come immagini plastiche forti e vitali. Il loro espressivo e struggente
dolore è reso con la massima compostezza. Le opere sono riconducibili alla scultura della Santa Caterina da Siena.
Il Messina muore a Milano il 13
settembre 1995.
Ernesta Mazzella
6 Discorso di Paolo VI per il XXV
anniversario della incoronazione di Pio
XII. http://www.vatican.va
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