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l’opinione
l’opinione
Quella
Torino
irripetibile
degli
"sport vari"
Nei ricordi di Marco Ansaldo
la trasformazione
del mondo sportivo torinese
negli ultimi trent’anni
di Marco Ansaldo
Il numero uno della IAAF Primo nebiolo
con Pietro Mennea ai tempi Iveco
Talvolta, quando guardo lavorare i
colleghi ventenni che si affacciano
al giornalismo, mi chiedo come
passino le serate. Io, alla loro età,
ne spendevo moltissime dentro le
piscine, i palazzetti, gli stadi, le
palestre e non credo di essere già
così avanti nel rincoglionimento
da inventarmi episodi e gare
che non sono mai esistiti.
Comunque nel dubbio, ogni
tanto, interrogo i coetanei che
c'erano, "ma è vero che allora...", e quelli mi rispondono di
sì. Alla fine degli anni Settanta
entrai nella redazione torinese
del "Corriere dello SportStadio", avevo pochissimi e
incerti rudimenti del mestiere,
una maturità classica che nella
fattispecie non mi serviva a
niente e un contrattino da collaboratore a 5 mila lire ad articolo e 1.500 a notizia: un articolo
scattava dalla venticinquesima
riga in su, il resto era notizia. Il
mio compito era coprire quanto
avveniva a Torino negli sport
"vari", però che avesse una rilevanza nazionale: in pratica dovevo
occuparmi di tutto tranne che
della Juventus e del Torino, benchè dopo un annetto cadesse
anche quel paletto. Con simili rimborsi allora non ingrassavo, oggi
farei la fame anche se li rivalutassero calcolando l'euro e l'inflazione: perchè la vera differenza è che
in quegli anni potevo scrivere fino
a 80 articoli al mese per un quotidiano sportivo nazionale, adesso
faticherebbero a chiedermene un
quinto.
Chi non l'ha vissuta da vicino non
può capire quale energia, vitalità
Gabriella Dorio,
oro a Los Angeles '84, e Pietro Mennea,
vincitore dei 200 a Mosca '80.
e impegno esprimesse lo sport
torinese negli anni che per aspetti
diversi e tragici vennero definiti
"di piombo". Ricordo con angoscia, ma in fondo con rimpianto,
l'accavallarsi degli eventi e gli stratagemma inventati per ovviare
alla loro quasi contemporaneità.
Nel weekend si stazionava al
Palasport di Parco Ruffini per la
Klippan di Leone, di Prandi, di
Lanfranco e Rebaudengo, l'unica
squadra italiana ad aver vinto la
Coppa dei Campioni di pallavolo
senza neppure uno straniero. Poi
si rimbalzava in via Guala, alla
Sisport, dove giocava la Fiat di
basket femminile e si andavano a
vedere la Gorlin e la Palombarini,
perchè non erano solo brave. E
c'erano, sempre lì, i maschi in serie
B, e i pallanuotisti che un anno
acquistarono Eraldo Pizzo e sfiorarono il titolo, e ogni volta che
al giornale partorivano un'inchiesta (allora si usava molto)
immancabilmente dovevo correre a raccoglierne il parere.
C'erano i lottatori, i grandi dell'atletica leggera. Spesso venivano ad allenarsi Mennea e la
Simeoni che avevano il contratto
con l'Iveco ed era tutto in famiglia. La Martini e Rossi invece
sponsorizzava il grande basket,
che per noi era la Chinamartini di
Charlie Caglieris, e fu un'epopea
che durò fino a metà degli
Ottanta, cambiando il nome dello
sponsor e tenendo alti gli obiettivi. La Martini aveva, e forse ce l'ha
ancora, il palazzo di rappresentanza in corso Vittorio: andare ai buffet di presentazione delle squadre
era per noi "peones", disabituati
alle tartine e agli aperitivi di classe
un integrativo allo stipendio, e
non ricordo perchè si mangiava e
si beveva meglio quando c'era in
ballo l'altra sponsorizzazione della
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Il Motovelodromo di corso Casale,
in quegli anni sede di molte riunioni su pista
La Klippan
di Leone, Prandi, Lanfranco e Rebaudengo
però era pure
Casa, il baseball
quella serie A e
della
William
bisognava starci.
Lawson's. Il baseAll'idea che non
ball me lo fecero
sarei mai uscito
capire a forza. Si
da quel giro perandava la sera in
verso contribuiva
via Passo Buole,
persino un groscome cena il
sista di carni,
panino e la birra
Beniamino
Moretti
scura
Charlie Caglieris
Sandra Palombarini,
Accorsi, che tra
ovvero la Martini e Rossi
grande protagonista del basket
comprati al bar
femminile targato Sisport Fiat
un filetto e un
dello stadio: si
ossobuco aveva
finiva dopo le 11
e mandavo a braccio corrispon- ed era piena di Larsson. Il pome- pensato bene di sovvenzionare
denze lunghissime per "Stadio", riggio
festivo
passava
al un'altra squadra di basket femmiche usciva in Emilia e Toscana dove Motovelodromo con il rugby nile da serie A e, peggio, una
c'erano le squadre più forti. Non dell'Ambrosetti che galleggiava a miriade di riunioni di boxe di cui
ho mai voluto sapere quante metà classifica. Freddo e nebbia era appassionato. Non ricordo
castronerie dettavo ma almeno dal Po. Freddo e basta nei sabato dove fosse il dannato palazzetto
avevo imparato a tenere il tabelli- sera d'inverno, quando mi toccava di periferia ma so di averci passato
no.
il palazzo del ghiaccio per le parti- tanti mercoledì sera a vedere
La domenica cominciava al matti- te di hockey della Fiat Ricambi, gente, anche scarsa, che si picchiano presto in corso Tazzoli, con il roba che a un giornale radicatissi- va. Di sicuro tralascio qualcosa, ad
Cus di hockey su prato, che era al mo al Sud fregava meno di niente esempio le riunioni in pista al
Motovelodromo (una volta vennetop: in squadra
ro persino Moser e
aveva indiani o
Saronni) e il canottaggio
pachistani che si
che tanto inorgogliva
chiamavano Singh
Boniperti. Era una Torino
ma anche le avversacupa. Per strada, la sera, si
rie avevano spesso
incappava sempre in qualindiani e pachistani
che posto di blocco con i
che si chiamavano
mitra spianati. Ma ne tocSingh e lo stenocavo l'effervescenza nello
grafo smoccolava
sport e mi sentivo al centre ore per quella
tro di un mondo. Per me
confusione di nomi,
fu una scuola formidabile,
un'esperienza che
1984: il Cus Torino Kappa
unica. Oggi cerco le stesse
provai solo più tardi
festeggia l’ultimo scudetto vinto a Torino
cose sul giornale. E mi semquando mi occupai
A destra Mario Rebaudengo
bra che siano spariti tutti.
della Svezia di calcio
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primo
primopiano
piano
CINQUINA!
Cristina Giai Pron,
campionessa di K1
femminile, con la sua
canoa ha raccolto
numerosi successi e ora è
a Pechino per la sua
quinta Olimpiade
di Patrizia Bertolo
Conoscemmo Cristina, il suo temperamento, la sua tormentata
storia agonistica circa sette anni
fa.
Fu intervistata per la nostra rivista dopo la conquista della
medaglia di bronzo ai Mondiali
di Bourg Saint Maurice, in Val
d’Isére.
“Questa medaglia è stato un voltar pagina, una liberazione.”
Aveva ancora dentro l’amarezza
delle precedenti Olimpiadi ad
Atlanta: “Avevo fatto una gara
che valeva l’oro olimpico, e per
aver toccato una porta mi sono
ritrovata quarta e fuori dal
podio.”
La storia agonistica di Cristina
comincia quando è appena quindicenne, prima su acqua piana,
poi nei torrenti; nel 1992 in
Norvegia conquista il titolo di
campionessa del mondo Junior e
partecipa
alle
sue
prime
Olimpiadi, appena diciottenne, a
Barcellona.
Lottare contro la corrente, i mulinelli, schivare massi e cascatelle
non è certo una passeggiata, ha i
suoi rischi e così la giovane canoista riporta una prima lussazione
di una spalla: “Ne ho avuta una
seconda, inframmezzata da una
sub lussazione. Provi un dolore
bestiale e la canoa non la governi più. Mi sono ritrovata a testa
sotto nell’acqua, totalmente
impotente. Ne sono venuta
fuori, ma recuperare sul piano
fisico e mentale è stata dura.”
Il temperamento di Cristina è
forte e riesce a vincere la naturale paura di ritrovarsi fra i flutti, ci
riesce tanto bene che nel ’96 si
aggiudica il secondo posto in
Coppa del Mondo e si qualifica
per i Giochi Olimpici di Atlanta;
Cristina Giai Pron
ha partecipato alla sua prima
Olimpiade a 18 anni, a Barcellona '92
ancora seconda ai Mondiali del
’97 e via verso Sidney 2000 per
una nuova avventura olimpica,
con la certezza di fare un grande
risultato. Invece è fuori dalla
poule finale e decide di appendere la canoa al chiodo. Ma
quattro anni dopo, ecco Atene
2004 e un eccellente quarto
posto.
“Sì, avevo proprio pensato seria-
mente al ritiro, ma era così difficile stare lontana dal mondo
agonistico d’alto livello che
avevo fino ad allora frequentato, che mi sono rimessa in
gioco.”
Ed eccoci al presente: Cristina ci
concede un po’ del suo prezioso tempo la sera prima della
partenza per Pechino, dove
vivrà per la quinta volta l’emozione dei Giochi più belli del
mondo, le Olimpiadi.
- Come mai una partenza
così anticipata rispetto all’inizio dei Giochi? Unisci l’utile al
dilettevole?
“No, non so nemmeno se farò
anche la turista in Cina. E’ che è
importante pagaiare il più possibile prima di una gara, soprattutto se il percorso è nuovo. Per me
sarà la prima volta nei prossimi
giorni che sperimenterò il percorso di gara, perché ho ottenuto la qualificazione solo ai
Campionati Europei di Cracovia il
10 maggio scorso. Gli altri canoisti italiani che hanno già provato
il canale mi hanno detto che è
molto difficile, molto tecnico con
l’acqua piena di “buchi” come li
chiamiamo noi, cioè giri d’acqua
che aumentano notevolmente la
velocità di gara. E’ certamente
più impegnativo di quello di
Atene, che già stava bene.
Inoltre i cinesi aprono il percorso
alle prove degli atleti stranieri
solo poche ore al giorno e in
determinati giorni, mentre loro è
da più anni che pagaiano e
fanno gare: praticamente gareggiano in un percorso che conoscono talmente bene da poterlo
fare a occhi chiusi. La certezza è
che vogliono assolutamente primeggiare!”
- La Cina ha una tradizione
agonistica nella canoa?
“E’ una nazione giovane, ma ha
fatto passi enormi raggiungendo
in breve grandi risultati, soprattutto in K1 femminile ed è proprio lì che si preannunciano le
loro medaglie. D’altra parte non
badano a spese, hanno chiamato
in Cina i più grandi allenatori e
quando non sono più soddisfatti
di uno ne contattano un altro.”
- Così questa è la tua quinta
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Olimpiade, che obiettivo ti pre- gli spruzzi! Pechino? So solo che io avrei aderito al boicottaggio dei
Giochi. Anzi, ti dirò di più: avevo
sarà l’ultima.”
figgi?
“Non mi pongo nessun obiettivo, - Cosa pensi di fare dopo della pensato di gareggiare con uno striscione attaccato alla canoa con su
perché è uno sport difficilissimo tua vita?
dove tutto è appeso a un filo. Mi “Guarda, per lo sport ho sempre scritto: “Free Tibet”. Credo che
resta ancora l’amaro di Atlanta, per sacrificato tutto, la famiglia in non me lo permetteranno, però.
quell’oro perduto per aver sfiorato primo luogo. Mio marito ed io vor- - Torniamo al dopo Pechino. Se
una palina che mi ha fatto sbalzare remmo dei bambini e se non li hai davvero lascerai l’agonismo,
fuori dal podio. Certo mi piacereb- a quest’età poi diventa troppo
be viverla serenamente ed essere tardi. Ho rinunciato anche agli
soddisfatta di me stessa
dopo la conclusione dei
Giochi. Poter dire: ho dato
Nome: Cristina Giai Pron
tutto e mi sono divertita.”
Nascita: Torino, 21/08/1974.
Specialità: slalom kayak K1.
- Nessuna preoccupazione?
“Vorrei solo avere il tempo di Prima società: Circolo Amici del Fiume
conoscere il percorso e affronta- Primo tecnico: Roberto D’Agnelo (Orfeo
re con sicurezza il canale. Zerbinati??)
Società attuale: Ivrea Canoa Club
Attaccarlo, non difendermi.”
Tecnico attuale: Marco Caldera
-Cinque Olimpiadi, per ora. Risultati più importanti: nel 1996 prima
Quale ricordo serbi di ognu- classificata alla 1° Prova di Coppa del
la qualificazione
na di loro?
Mondo; nel 2004 8ª alle Olimpiadi
per Pechino è arrivata solo
“Partecipare a una Olimpiade è di Atene
a maggio, agli Europei di Cracovia
sempre la realizzazione di un
sogno. Lavori quattro anni per arri- studi; mi mancano solo cinque pensi di abbandonare il mondo
varci, ma lungo la strada sai che esami per arrivare alla laurea in psi- sportivo in cui hai vissuto gran
potresti non farcela a ottenere il cologia, potrebbe essere la volta parte della tua vita finora?
pass. Perciò ognuna di loro è in buona. Perciò i miei programmi si “Se devo essere sincera, mi piacerebbe trovare un impiego nell’amqualche modo magica. La prima, fermano ad agosto, poi si vedrà.”
Barcellona ’92: ci arrivai a 18 anni, - A proposito di Pechino, cosa bito sportivo. Ho un fratello e una
ma quando mi qualificai ne avevo ne pensi di questa edizione sorella canoisti come me. Mia sorelsolo 17. Ero una ragazzina, l’ho vis- tanto discussa dei Giochi la gareggia in K1, mio fratello in
C1. Mia sorella soprattutto è una
suta come “Alice nel paese delle Olimpici?
meraviglie”. Ad Atlanta nel ’96 ero “Mi tocca parecchio, perché mi speranza del futuro azzurro.
già
più
consapevole. infastidisce un paese che manca di Lavoro con loro già da un po’ di
Quell’Olimpiade l’avevo voluta e rispetto a persone, animali, alle tempo, li seguo e li alleno. Sarebbe
cercata dopo un po’ di infortuni: regole dettate dalle altre nazioni, bello dedicarmi anima e corpo a
ero molto forte di testa. Purtroppo come la mancanza di attenzione al loro e ai giovani, vederli crescere
In
questo
dopo il sogno venne l’amarezza di problema dell’inquinamento, alle agonisticamente.
quell’oro svanito per una stupida falsificazioni e alle sofisticazioni ali- momento però ho davanti a me
palina.Sidney, nel 2000, è forse mentari, allo sfruttamento più Pechino con le sue incognite e da
quella che ricordo come meno bruto di esseri umani. E il Tibet? Un ora i miei programmi sportivi si
fascinosa. Senza essere interpella- paese che ha fatto della non vio- stoppano con agosto. Ho bisogno
te, ci trovammo destinate nelle lenza la sua legge, che è aperto al di concentrarmi per poter avere in
stanze di un albergo non nel villag- dialogo, che sogna di mantenere me quella serenità che renderà belgio olimpico, perché distava una quell’identità culturale che possie- lissimo il ricordo di quest’ultimo
quarantina di km dal percorso di de da millenni. No, non avrebbero sogno olimpico della mia carriera.”
gara. Avrei preferito fare mezz’ora dovuto dare alla Benetti e Masoero, altri due
i
Giochi
di macchina in più, ma vivere con Cina
torinesi in partenza per Pechino
Olimpici.”
gli altri atleti e respirare lo spirito
olimpico che lì ci è davvero manca- - Allora tu saresti
stata a favore del Oltre alla Giai Pron ci sono altri due atleti torinesi quato.
lificati per le Olimpiadi cinesi: si tratta di Andrea
Di Atene ho un bellissimo ricordo. boicottaggio? Non Benetti (28/06/1980) ed Erik Masoero (02/01/1976),
Eravamo alloggiate nel villaggio e ti avrebbe dato entrambi tesserati per la Forestale dello Stato (il
buttare primo ex Orco Canoa, il secondo ex Amici del Fiume)
avevamo socializzato con molti fastidio
atleti, eravamo un gruppo ben via quattro anni di la cui specialità è il C2 slalom. Fra i loro risultati più
importanti, il 6° posto alle olimpiadi di atene 2004, il
affiatato. Un ricordo particolare, lavoro?
3° posto ai Campionati Mondiali in Brasile nel 2007, il
che assocerò sempre a quei Giochi, “Mi ha toccato tal- 3° posto ai campionati Europei di Cracovia nel 2008.
è l’acqua salata del canale di gara, mente tanto la facche ti faceva bruciare gli occhi con cenda del Tibet, che
L a Scheda
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SPERANZA
ITALIANA
PER
PECHINO
Nadia Cortassa,
pluricampionessa
di triathlon femminile,
è in partenza per le
Olimpiadi cinesi
accompagnata dal coach
e marito Andrea Gabba
di Patrizia Bertolo
“Il 2005 sarà un anno sabbatico.
Voglio rallentare il ritmo, anche se
ho ancora tanti anni di agonistica
davanti a me. Poi c’è Pechino
2008…”
Così ci siamo lasciate quasi quattro
anni fa. Pechino sembrava lontana
geograficamente e lontanissimo
questo nuovo appuntamento. Non
si era ancora spenta del tutto l’eco
delle Olimpiadi di Atene, dove
Nadia aveva conquistato il quinto
posto, che già si ripartiva.
Da quell’agosto assolato la Cortassa
non s’è fermata mai. Fino a raggiungere la medaglia d’argento ai
Campionati Europei 2008 di Lisbona
proprio a metà dello scorso maggio.
E ora le prossime Olimpiadi, che
sono lì, appena dietro l’angolo: partenza ai primi di agosto, tra una
manciata di settimane.
Dall’altro capo del filo del telefono
arriva la voce d’una Nadia davvero
carica e soddisfatta.
- Complimenti per la bellissima
performance di Lisbona, ottenuta dopo un anno difficile e
l’infortunio al ginocchio. Ora
eccoti quasi in partenza per la
Cina; come sono trascorsi questi
anni?
“Direi che il 2005 e il 2006 sono stati
decisamente soddisfacenti, ho conquistato il quinto posto ai
Campionati Mondiali e sono arrivata terza agli Europei”.
- E il 2007 ?
“Lasciamo perdere. Non posso dire
altro: è stato decisamente difficile.
In effetti, con Andrea (il marito-
coach, n.d.r.) abbiamo provato a
cambiare tipo d’allenamento, tirando un po’ di più e proponendo al
mio fisico carichi che non poteva
reggere. Alla fatica non sono seguiti i risultati ed è subentrata la delusione, la paura di essere a fine corsa.
Sai, quando non stai bene il mondo
ti crolla addosso.”
- Tutto questo non ha messo in
crisi il rapporto di lavoro e affettivo con Andrea Gabba, nella
doppia veste di allenatore e
marito?
“No, anzi, il lato ottimista di Andrea
e la sua infinita pazienza mi sono
stati di grande aiuto. Con il suo
appoggio e i suoi consigli tecnici
siamo tornati sulla vecchia strada,
abbiamo ripreso il metodo d’allenamento classico e Lisbona ci ha confermato che è stata la scelta giusta.”
- A detta di molti la prossima
edizione dei Giochi sarà particolare, alcuni la paragonano ai
Giochi di Berlino del ’36, quando
tutto fu finalizzato non tanto
allo sport, quanto all’esaltazione di una nazione. Come lo vive
un’atleta questo clima enfatizzato da televisioni e giornali?
“Gli altri atleti non lo so, ma io cercherò di essere lontana da tutto
questo, pur essendo consapevole di
ciò che avviene intorno a me. Come
agonista non posso permettermi di
mandare in fumo quattro anni di
duro lavoro, di preparazione che ha
come scopo un buon piazzamento
alle Olimpiadi, ovunque esse si
disputino. Lo spirito olimpico è
molto più grande di ogni corrente
politica e così deve essere: l’atleta
non può boicottare dei Giochi che
dovrebbero essere al di sopra di
confini e colori politici. Perciò cercherò di non farmi influenzare.”
- Allora racconta, com’è la situazione dal punto di vista sportivo
a Pechino?
“L’organizzazione è perfetta. Da
due anni è tutto pronto e abbiamo
potuto già gareggiare più volte su
quello che sarà il circuito ufficiale.
Mai successo in altri siti olimpici.
L’unica cosa che non ho ancora sperimentato è il clima meteorologico
giusto, perché non ci sono state
gare nel mese di agosto, quando
caldo e umidità saranno decisamente elevate. Io amo il caldo, però, per
cui penso mi ci troverò bene.”
- A Lisbona ho visto un osso
duro da mordere: la campionessa del mondo, la portoghese
Vanessa Fernandes. Come ti
poni nei suoi confronti?
“Non è la sola, insieme a lei c’è l’australiana Emma Snowsill. Sono assolutamente irraggiungibili. Però non
mi pongo limiti, sarà quel che Dio
vorrà. Mi affido al destino. La
coscienza è a posto perché ho fatto
tutto ciò che potevo e dovevo; se è
scritto che deve andare bene, così
sarà. D’altra parte il triathlon è una
disciplina molto difficile, sottoposta
a mille imprevisti. Sono tre sport
insieme, quindi dipende da come si
sviluppa la gara. Certo un terzo
posto mi soddisferebbe moltissimo.”
- Devi ancora partire, ma la mia
domanda è già rivolta al dopoOlimpiadi: cosa pensi di fare, ti
senti ancora competitiva?
“Ho detto troppe volte che mi sarei
ritirata dalle gare, e poi… Eccomi
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qui in partenza per Pechino. Credo
di avere ancora tanto da dare,
anche se non mi pongo altri obiettivi. Andrea ed io sentiamo il bisogno
di rallentare e guardare al nostro
futuro, questo sì… Chissà? Magari
un figlio... Gli anni passano così in
fretta!”
In tutta questa lunga conversazione
Nadia ha sempre conservato una
voce serena e pacata: merito anche di
Andrea, “l’altra metà della mela” ?
La tranquillità che trapela dalle
parole dice che il
loro rapporto è più
che mai solido e
profondo.
Sono insieme tutto il
giornod i tutti i giorni; qualche coppia a
quest’ora sarebbe
scoppiata,
invece
loro continuano il
viaggio
insieme.
Nella vita come nello
sport. L’altra metà
della mela è Andrea
Gabba, marito e allenatore di Nadia. Si
sono sposati nel
2004 e da allora condividono gioie e
fatiche, momenti di gloria e attimi
di sconforto.
“Fa piacere che in un periodo dove
la famiglia è messa in continua
discussione la nostra sia tanto solida
– afferma andrea -. E da un po’ di
tempo ancora di più: da quando
sono diventato responsabile del settore femminile della Nazionale di
triathlon, Nadia e io passiamo tutto
il tempo insieme e questo ci ha permesso di maturare come coppia e
come atleti.”
- Da allenatore come valuti gli
ultimi quattro anni, da Atene a
oggi?
“Come allenatore sono soddisfatto. Nadia ha continuato a
crescere come atleta dal 2003 al
2006, consolidando il suo valore a
livello mondiale e ottenendo la
qualificazione ai prossimi Giochi
Olimpici.
Nel 2007 c’è stata una battuta d’arresto, perché è stato aumentato
notevolmente il carico di lavoro proprio in vista delle prossime
Olimpiadi, non raggiungendo i frut-
ti che volevamo. C’è stato un coinvolgimento psicologico che ha mandato in crisi Nadia. Si è trattato di
un problema principalmente di
testa”.
- Come avete fatto a venirne
fuori ?
“Ci siamo resi conto che quella non
era la via giusta da seguire, nonostante abbia ottenuto proprio in
quel periodo la qualificazione per
Pechino. Il 2008 sembrava incanalarsi su una brutta strada, visto che è
iniziato
con
un
infortunio.
Per fortuna,
il
momentaccio lo
abbiamo
ampiam e n t e
superato,
tanto che
Nadia
è
arrivata sul
podio degli
Europei a
Lisbona.”
- Qual è il vostro segreto, la
vostra alchimia?
“La nostra arma vincente è che ci
compensiamo: lei tende a vedere il
bicchiere mezzo vuoto, io le faccio
vedere che invece è mezzo pieno:
cerco il lato migliore delle cose. Ma
il vero asso nella manica è che non
mettiamo mai in discussione ciò che
esula dal lavoro, quindi come coppia non c’è ombra di crisi. Ne sono
orgoglioso.”
-Torniamo a te come allenatore:
cosa hai modificato nell’allenamento dopo il 2007?
“Sono tornato alla preparazione
degli anni precedenti. Inoltre, l’essere sempre a contatto con Nadia, mi
ha aiutato a capire quale tipo di
lavoro fosse veramente produttivo
per lei. Abbiamo affinato il dialogo,
capendo come non sprecare energie.”
- In che modo ?
“Innanzitutto abbiamo preso di
petto il nuoto. Siamo andati per tre
mesi a Mestre sotto la supervisione
del tecnico della Nazionale di triathlon che si occupa solo di questa
disciplina sportiva e direi che Nadia
è decisamente migliorata; a Lisbona
il suo stile era più fluido e potente.
La speranza è che ci sia un ulteriore
miglioramento anche nella corsa,
perché è lì che si deciderà il risultato.”- A quale risultato aspirate tu e
Nadia per le prossime Olimpiadi?
“Direi che può battersi per la medaglia di bronzo, perché la portoghese e l’australiana sono inarrivabili. Il
fatto è che anche la altre 53 gareggeranno per il terzo posto!”
- 2008 + 4= 2012: credi che Nadia
possa ancora aspirare ad una
nuova qualificazione olimpica?
“Avrà più di trent’anni, età perfetta
per gareggiare nel triathlon. Però
Nadia e io abbiamo voluto mettere
una tappa intermedia nella carriera
agonistica. Vogliamo rallentare,
guardarci intorno, tirare un po’ i
remi in barca e lasciarci trasportare
dalla corrente. C’è desiderio di allargare la famiglia, dopo tutto i tempi
sono maturi. Ripartiremo da lì: la
porta per continuare la carriera è
ancora aperta.” Invece noi ancora
una volta, metaforicamente, chiudiamo la porta del loro appartamento e usciamo in punta di piedi.
Sanno cavarsela benissimo da soli.
Nello sport e nella vita.
L a Scheda
Nome: Nadia Cortassa
Nascita: Torino, 05.01.1978
Prima società: Torino Triathlon
Società attuale: Fiamme Azzurre
Primo tecnico: Andrea Gabba
Tecnico attuale: Andrea Gabba
Risultati più importanti: nel 2003 2ª nella
Coppa del Mondo a Budapest e 3ª ad
Amburgo; nel 2004 5ª alle Olimpiadi di
Atene; nel 2005 3ª ai Campionati Europei a
Losanna e 5ª ai Campionati Mondiali a Gamagori; nel 2006 3ª ai
Campionati Europei ad Autun e 5ª ai Campionati Mondiali a Losanna
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iniziative
iniziative
Il romano Flavio Cipolla, vincitore
Filippo Volandri protagonista
della prima edizione del Challenger presso il
C.S.C. I Barberis ad Alessandria
nel 2007 del Torneo ATP al Circolo della Stampa - Sporting. Lo
"Sporting Challenger '08" si svolgerà dal 29 giugno al 6 luglio
Un doppio
vincente
“Tennis Series ‘08” e “Junior
Tennis Team Piemonte”: ecco i
progetti varati da Federazione
e Regione Piemonte volti alla
promozione e al sostegno
della disciplina
di Barbara Masi
“Tennis Series ‘08” e “Junior Tennis
Team Piemonte”: ecco i progetti
varati da federazione e Regione
Piemonte volti alla promozione e
al sostegno della disciplina.
Federtennis Piemonte e Regione
Piemonte ancora insieme. Si è rinnovato anche quest’anno il progetto di collaborazione varato nel
2007 e mirato a sostenere la promozione del tennis su tutto il territorio. L’iniziativa rientra per la
verità in un progetto ben più
ampio che già l’anno passato in via
di sperimentazione coinvolgeva
oltre al tennis anche gli sport
invernali e l’atletica leggera. E l’esperimento ha ovviamente funzionato.
Per quanto riguarda il tennis il
progetto prevede, oltre al supporto economico di sette grandi eventi internazionali in regione, anche
un contributo a favore dei giovani
talenti affinchè possano essere
concretamente aiutati al fine di
una crescita dell’eccellenza tennistica piemontese. Un patrimonio
che va tutelato e difeso dal rischio
dell’abbandono che coglie i ragazzi in età adolescenziale o che li
spinge a continuare la pratica agonistica fuori regione.
Gianfranco Porqueddu, presidente
del CONI piemontese, sottolinea
come sia frequente il tesseramento di giovani talenti presso altre
società fuori regione in cambio di
maggiore sostegno economico.
“Già qualche tempo fa ho evidenziato questo fenomeno all’amministrazione regionale – ricorda
Porqueddu -, che si è dimostrata
sensibile al problema e di concerto
con il CONI e alcune federazioni
ha realizzato questa iniziativa
mettendo a disposizione dei finanziamenti”. Finanziamenti che per
quanto riguarda il tennis arrivano
a una cifra complessiva di circa
600.000 euro e comprendono il
contributo ai sette tornei internazionali, il sostegno come sponsor
alle squadre di Serie A1 (A.S. Le
Pleiadi, T.C. Alba e Canottieri
Casale), il Master nazionale del circuito mondiale giovanile Trofeo
Topolino (in programma ai Ronchi
Verdi dal 30 agosto al 6 settembre)
e le borse di studio ai ragazzi selezionati appartenenti al “Junior
Tennis Team Piemonte”. Il contributo regionale riservato ai giovani
ammonta a circa 50.000 euro:
“Quest’anno abbiamo introdotto
anche la categoria Under 18 –
afferma il Direttore Tecnico
Regionale federale Luigi Bertino -,
per non abbandonare i ragazzi a
se stessi in un momento così delicato come la fase che precede il
professionismo”.
Il “Junior Tennis Team Piemonte”
altro non è in realtà che un allargamento di quanto avviene già a
livello nazionale per quei giovani
talenti che fanno parte delle rappresentative nazionali o delle convocazioni periodiche al Centro
Nazionale di Tirrenia.
Supportando i migliori Under 12,
14, 16 e da quest’anno anche 18 a
livello regionale, il progetto intende così divenire un elemento trainante per la crescita e la formazione di giocatori di alto livello sviluppandone anche il forte senso di
appartenenza alle rappresentative
locali. Attualmente fanno parte
del progetto 31 ragazzi e ragazze
individuati su tutto il territorio
regionale che, a seconda dell’attività svolta nel 2008, riceveranno
delle borse di studio da un minimo
di 200 euro a un massimo di 1.600
euro.
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JUNIOR TENNIS TEAM PIEMONTE 2008
Federica Gardella
Stefano Reitano
(T.C. Monviso)
Filippo Frigerio
(Circolo della Stampa – Sporting)
Andrea Tallarico
(Circolo della Stampa – Sporting)
Alessandro Giuliato
(Sporting Borgaro)
Luca Tomasetto
(Sporting Borgaro)
Andrea Turco
(Country Club Cuneo)
Simone Bertino
(T.C. Monviso)
Matteo Donati
(Canottieri Tanaro Alessandria)
Stefano Napolitano
(Canottieri Tanaro Alessandria)
Lorenzo Sonego
(Circolo della Stampa – Sporting)
Matteo Marangoni
(Sporting Borgaro)
Leonardo Campi
(Circolo della Stampa – Sporting)
Mattia Branda
(Canottieri Tanaro Alessandria)
Pietro Rondoni
(Pro Vercelli)
Edoardo Eremin
(C.S.C. Mombarone)
Andrea Ceccarello
(Accademia Iezza Ivrea)
Alessandro Colella
(Sporting Borgaro)
Matteo Civarolo
(DLF Asti)
Erik Crepaldi
(T.C. Monviso)
Federica Gardella
(Circolo della Stampa – Sporting)
Giulia Pairone
(T.C. Monviso)
Alexa Avalis
(Polisportiva Valpellice)
Francesca Gariglio
(T.C. Caraglio)
Giorgia Rossetto
(T.C. Monviso)
Giorgia Carnovale
(Circolo della Stampa – Sporting)
Matteo donati
I NUMERI DEL
TENNIS PIEMONTESE
In base ai numeri sotto riportati, il Piemonte si configura
come la terza regione in Italia per il movimento e la pratica
del tennis:
Circoli affiliati:
253
Tesserati:
15.500,
con un incremento del 56% negli ultimi tre anni di cui 4614
giovanili Under 16 (29% del totale)
Praticanti:
32.000
Tornei organizzati:
416
all’anno fra tutte le categorie, di cui 135 giovanili (32% del
totale)
Partecipazione ai tornei
31.000
incontri giocati di cui 10.400 giovanili (33% del totale)
Squadre iscritte ai campionati nazionali
917
di cui 226 giovanili (24% del totale)
Filippo Frigerio
Camilla Rosatello
(T.C. Caraglio)
Sara Castellano
(T.C. Sommariva Bosco)
Giulia Boano
(DLF Asti)
Martina Biollo
(CSC Barberis Alessandria)
Elena Burrone
(DLF Asti)
Erika Culasso
(DLF Asti)
Stefano napoliatano
I TORNEI DEL
“TENNIS SERIES ‘08”
Nel 2008 il Piemonte organizza sette tornei internazionali del
circuito professionistico per un montepremi totale di 358.000
dollari, risultando prima regione in Italia non solo come montepremi ma anche come livello tecnico con tre tornei da
100.000 dollari:
- Torneo Internazionale maschile ATP 35.000 $
(C.S.C. I Barberis, Alessandria, 26 maggio/1 giugno)
- Torneo Internazionale femminile ITF10.000 $
(North Orange, Torino, 16/22 giugno)
- Torneo Internazionale femminile WTA 100.000
(Country Club Cuneo, Cuneo, 29 giugno/6 luglio)
- Torneo Internazionale maschile ATP 100.000 $
(Circolo della Stampa – Sporting, Torino, 30 giugno/6luglio)
- International Wheelchairs Tennis ITF2 11.000 $
(Circolo della Stampa – Sporting, Torino, 8/13 luglio)
- Torneo Internazionale femminile WTA 100.000 $
(C.T. Biella, Biella, 12/20 luglio)
- Torneo Internazionale femminile ITF 10.000 $
(Canottieri Casale, Casale, 15/20 settembre)
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iniziative
iniziative
Il “Team Talento Piemonte 2008”
della FIDAL
Anche l’atletica leggera ha ufficializzato la sua rappresentativa
di giovani meritevoli su cui investire
Anche l’atletica leggera ha
ufficializzato la sua rappresentativa di giovani meritevoli su
cui investire.
La FIDAL è un’altra di quelle
federazioni con cui la Regione
Piemonte ha varato il progetto pilota nel 2007. Progetto
che si poneva due obiettivi:
sostenere i migliori atleti piemontesi, le loro società e i loro
tecnici; evitare il trasferimento
presso società extraregionali
dei migliori atleti piemontesi
fin dalle categorie giovanili.
Il primo a lanciare l’allarme sui talenti piemontesi tesserati fuori regione
fu il presidente del CONI Gianfranco
Porqueddu: “Alle Olimpiadi di Atene
2004, su sei medagliati piemontesi
non uno era tesserato per una
società del Piemonte. Dato che
segnalai già allora alla Regione, in
quanto occorreva al più presto correre ai ripari. E il progetto Team
Talento Piemonte rappresenta il frutto delle sinergie fra CONI, Regione e
federazioni in questa direzione.” I dati dell’ulti-
Eleonora D’Elicio
mo anno dimostrano che il progetto
ha avuto successo: nella stagione
agonistica 2008 soltanto un’atleta
inserita nel team Talento Piemonte
ha scelto di trasferirsi fuori regione;
per quanto riguarda i risultati agonistici, il Team Talento ha raccolto nella
scorsa stagione outdoor e in quella
indoor 2008 su pista una decina di
medaglie ai campionati italiani, due
convocazioni ai Campionati Europei
Junior (Tontodonati e D’Elicio), una
ai Campionati Mondiali Allievi
(Roffino), due ai Giochi Europei
Giovanili (Roffino e Galli). Nel cross
FASCIA SUPER A
Federico Chiusano (Safatletica)
Marco Fassinotti (Safatletica)
Andrea Gallina (Team Mercurio)
Kevin Ojiaku (Atletica Canavesana)
Valeria Roffino (Runner Team)
Federico Tontodonati (Cus Torino)
FASCIA A
Stefano Baudino
(Atletica Canavesana)
Eleonora D’Elicio
(Cus Torino)
Francesca Grange
(Atletica Canavesana)
Davide Manenti (Safatletica)
Elisa Piccino (Sisport)
FASCIA B
Carlotta Guerreschi (Safatletica)
Lorenzo Crosio
(Atletica Strambino)
Fabrizio De Leo (Cus Torino)
Alex Lisco (UGB)
Valentina Negro
(Atletica Canavesana)
Francesca Roattino (Safatletica)
Lorenzo Messina (Cus Torino)
Andrea Pace (Safatletica)
Marouan Razine (Cus Torino)
Edoardo Sangiorgi (Safatletica)
Luca Zecchin (Atletica
Alessandria)
ha conquistato due titoli
italiani
(Roffino
e
Razine), due partecipazioni ai Campionati
Europei
(Roffino
e
Turroni)
e
una
ai
Campionati
mondiali
(Roffino).
Un altro successo è dato
dal confronto del numero di tesserati nella categorie junior e promesse
nel 2007 e nel 2008, da
cui emerge un incremento della categoria promesse maschile, ossia di quella fascia
d’età che tradizionalmente è vittima
dell’abbandono della disciplina o dei
trasferimenti fuori regione, specie
verso i gruppi militari. Tant’è che la
FIDAL pensa di attuare possibili strategie future rivolte alla categoria
Under 23, a cui probabilmente estendere le attività del Team Talento.
Gli atleti appartenenti al Team
Talento quest’anno sono ventidue,
suddivisi in tre fasce di livello.
Marouan razine
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eventi
Lo sport
scende
in piazza
Dai Giochi della Gioventù
ad Eurathlon, passando per lo
Sport Day e “Un giorno per
sport”: tutte le iniziative di
promozione volte ai giovani
e al mondo della scuola
di Barbara Masi
I Giochi della Gioventù sono tornati a Torino in grande stile. Dopo
le polemiche dello scorso anno che
videro Torino unica provincia a
rischiare di non prendere parte
alla tradizionale manifestazione
studentesca per mancanza di adesioni da parte delle scuole – motivo che mise definitivamente in
crisi l’allora Comitato Provinciale
CONI determinandone la caduta –
quest’anno nella kermesse finale
svoltasi al Parco Ruffini lo scorso
19 maggio sono scesi sul prato e
sulla pista dello stadio Primo
Nebiolo ben 15 istituti e oltre 1500
studenti (contro i 9 e i 600 del
2007). Risultato dell’intenso lavoro
progettuale e organizzativo in
questi primi mesi della nuova
Giunta del CONI Provinciale torinese guidato da Patrizia Bugnano,
secondo la quale “i Giochi della
Gioventù rappresentano senza
dubbio un momento importante
per la promozione dello sport e
per la diffusione di una sana cultura sportiva”. Non solo: la manifestazione ha visto scendere in
campo insieme e sinergicamente il
mondo dello sport e quello della
scuola “a dimostrazione – afferma
ancora la Bugnano – che entrambi
possono collaborare con ottimi
risultati”.
La manifestazione, che si rivolge
agli studenti della scuola media
inferiore, ha visto la partecipazione di sei istituti a Torino (il Vico, il
Croce di via Denza e quello di
corso Croce, il Santhià, il Morelli e miazioni all'interno del Palasport
il Godetti), oltre al Frank e il Don alla presenza di un applauditissiMinzoni di Collegno, l’Europa mo Gianni Morandi e di tutte le
Unita e i 66 Martiri di Grugliasco, il istituzioni che sono scese in campo
Gobetti e il Matteotti di Rivoli, il nella stessa giornata, ognuna con
Tallone di Alpignano, il Ferrari di la propria manifestazione.
Avigliana e il Cena di
Cuorgnè. Classici i giochi:
corsa, lancio della palla
medica, salto in lungo,
salto in alto, percorso ginnastico, percorso di pallacanestro, con classifica
finale per classe data dalla
somma dei punteggi per
ogni tipologia di attività.
La vittoria è andata
all'Istituto Matteotti di
Rivoli, seconda piazza per
il G.B. Vico di
IL RITORNO DEI GIOCHI DELLA GIOVENTU’
Torino e terzo
A distanza di undici anni dall’ultima edizione, nel 2007 gli
posto per il Don
storici Giochi della Gioventù, geniale creazione di Giulio
Minzoni Gramsci Onesti, sono tornati in veste ufficiale e nuovamente a livello
di Collegno. "E' nazionale. Assolutamente nuova la formula promossa dal
stata una giorna- CONI in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione: essa
ta speciale che ha prevede un progetto formativo volto ad ampliare e integraesaltato il vero re le proposte di attività sportive oggi a disposizione della
valore dello sport scuola e a proporre occasione di partecipazione a tutti i
- ha dichiarato ragazzi di ogni classe, avvicinandoli alla pratica sportiva in
e n t u s i a s t a modo divertente. Insieme ai giochi Studenteschi – verso i
Patrizia Bugnano quali costituiscono un sostegno e un’integrazione – i Giochi
-. E' venuto a farci della Gioventù si inquadrano in una nuova strategia del
visita Maurizio CONI relativa alla promozione sportiva giovanile. “Con i
Romano, respon- Giochi della Gioventù non si cercano dei vincitori – ha affersabile del Coni mato lo scorso anno il Presidente CONI Petrucci in occasione
delle
relazioni della presentazione ufficiale dei Giochi -, tant’è che non
sono previste finali nazionali perché non è previsto lo spirito
con il territorio, e
competitivo”. Infatti lo slogan è “Tutti protagonisti, nessuno
ha manifestato
escluso”, un concetto che ben si abbina al mondo scolastico
grande soddisfa- dove è necessario infondere un modello aggregativo positizione nel parteci- vo. Tre le tipologie di attività in cui si articolano i Giochi: abipare a una mani- lità atletiche, abilità ginnico – espressive, abilità dei giochi di
festazione così squadra con la palla. I numeri dell’edizione 2007 dicono che
ben riuscita ". alla manifestazione hanno preso parte 100 province italiane,
Nonostante
la 1641 scuole, oltre 3000 insegnanti, 11mila classi e 215mila
pioggia, che ha studenti.
costretto le pre-
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eventi
eventi
EDUCARE AL MOVIMENTO
un modo per scoprire
lo sport
A ricordare come le istituzioni a
Torino non lavorino più separatamente ci ha pensato Sergio
Bisacca, vicepresidente della
Provincia di Torino, che alla conferenza stampa dei Giochi della
Gioventù ha presentato anche l’altro evento concomitante a cura
appunto della Provincia in collaborazione con l’Ufficio Provinciale di
Educazione Fisica del Ministero
della
Pubblica
Istruzione,
“Educare al Movimento – Scoprire
gli Sport”. Da anni questo progetto, che ha come obiettivo la
istituti scolastici comprensivi con il
coinvolgimento di 250 classi per
un totale di circa 5.000 ragazzi.
UN GIORNO PER SPORT
la Città incontra la scuola
In contemporanea ai Giochi
della Gioventù
si è svolta sempre al Ruffini la
manifestazione
promossa dalla
Città di Torino
“Un giorno per
sport”, appuntamento divenuto ormai tradizionale a cui
anche Gianni Morandi
alla premiazione dei giovani
partecipanti insieme all'assessore allo sport
Renato Montabone e al presidente
del CONI Provinciale torinese Patrizia Bugnano
sperimentazione delle potenzialità del corpo in movimento, avvicina gli studenti a delle attività in
progressione: alle classi coinvolte
viene ogni anno scolastico assegnato un nuovo sport da sperimentare. La scelta delle attività
proposte privilegia gli sport minori e meno conosciuti. Nell’anno
scolastico 2007/2008 sono state
coinvolte otto federazioni sportive
che sono intervenute in 84 circoli e
studenti, famiglie e insegnanti
rispondono con entusiasmo. “un
impegno – ha sottolineato l’assessore Montabone – che enti locali e
federazioni hanno il compito di
sostenere e la scuola il dovere di
perseguire”. La manifestazione è
l’epilogo di molti progetti sportivi
che il Comune di Torino promuove
e organizza ogni anno in ambito
scolastico in collaborazione con le
istituzioni scolastiche, il CONI, le
federazioni sportive, il SUISM e le
associazioni sportive Safatletica e
Pentasport.
Questi i numeri: solo nell’anno
scolastico 2007/2008 i progetti
promossi dalla Città di Torino
hanno offerto a oltre 10mila bambini di 500 classi delle scuole elementari la possibilità di sfidarsi in
gare di atletica leggera con la
sesta edizione di “GiocAtletica”; a
4.500 studenti delle medie è stata
data la possibilità di scoprire il calcio a sette con il torneo
“Calcio…insieme”, mentre
ad altri è stato
possibile avvicinarsi
alle
regole
del
basket e del
volley oppure
provare specialità
meno
conosciute
come l’orienteering, il tiro
con l’arco e il
tamburello.
Sempre
nell’ambito di “Un
giorno per lo sport”, inoltre, grazie al percorso “Prova gli sport” è
stata data l’opportunità di cimentarsi in diverse discipline sotto la
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guida di esperti istruttori federali.
“Un giorno per sport” non ha tralasciato di portare sul palco della
premiazione un ospite d’onore
come Gianni Morandi, non per
cantare ma per premiare gli oltre
11 mila partecipanti di tutta la
giornata sportiva.
EURATHLON
lo sport unisce l’Europa
Risale invece a circa quattordici
anni fa Eurathlon, la manifestazione sportivo – culturale che coinvolge i ragazzi a livello europeo. La
prima edizione venne realizzata
nel 1994 a Grenoble per iniziativa
dell’O.M.S, l’Office Municipal des
Sports di Grenoble, appunto.
L’anno successivo toccò a Torino
ospitare i ragazzi, poi a Essen. Dal
2000 il progetto è continuato con
l’inserimento di Claix al posto di
Grenoble e del Tusem al posto dell’associazione tedesca, e da allora
ha proseguito fino a quest’anno.
Eurathlon si prefigge di promuovere attraverso lo sport gli scambi
tra i cittadini europei per migliorare la conoscenza delle differenze
socioculturali fra gli Stati membri.
Tende inoltre a sostenere attività
sportive per tentare di combattere
la disoccupazione, il razzismo, la
violenza e la parità uomo/donna.
La peculiarità di questa manifestazione inoltre consiste nel fatto che
accanto a un programma per i
ragazzi esiste anche un program-
ma per i dirigenti sportivi:
Eurathlon infatti intende appoggiare iniziative nel settore della
formazione non solo per quanto
riguarda i dirigenti e i tecnici sportivi, ma anche attraverso l’istituzione di programma di scambi tra
le professioni connesse allo sport.
se oltre diecimila ragazzi nei viali
di Parco Ruffini e nello Stadio
Primo Nebiolo che hanno potuto
accostarsi a oltre dodici attività
sportive grazie all’adesione delle
federazioni che hanno risposto
all’appello per promuovere la propria disciplina e magari allargare il
proprio bacino
d’utenza. Fra
gli stand più
frequentati,
pallavolo,
scherma, tennis
e arti marziali.
Oltre alla possibilità di provare le varie discipline,
anche
quest’anno la
manifestazione
ha dato luogo
il gruppo di partecipanti italiani
a diverse esibiall’edizione 2008 ad Essen
zioni sportive.
Promosso nove anni fa in
SPORT DAY
Piemonte dal CONI Regionale in
ovvero
la
Giornata
collaborazione con la Regione
Nazionale dello Sport
Piemonte, lo Sport Day vede ancora oggi il coinvolgimento in conIl 1° giugno si è svolto la nona edi- temporanea nella stessa giornata
zione dello Sport Day in concomi- di tutte le province piemontesi
tanza con la Giornata Nazionale attraverso programmi analoghi
dello Sport indetta dal Consiglio sotto il coordinamento provinciale
dei Ministri nel 2004, come ormai dei Comitati CONI e degli enti
è da tradizione da qualche anno locali: le piazze principali dei
nella prima domenica di giugno. comuni si trasformano in enormi
La manifestazione, organizzata palestre all’aperto, favorendo così
dal CONI regionale e provinciale di una promozione dello sport a 360
Torino in collaborazione con gradi e dando la possibilità ad
Regione, Provincia e Comune, ha adulti e bambini di orientarsi nelle
raccolto nel capoluogo piemonte- loro scelte sportive.
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tamburello
tamburello
Giorgio Cavagna
(Callianetto/Torino)
FENOMENO
CALLIANETTO
Fra Asti e Alessandria
la leggenda del tamburello:
storia e attualità di
una gloria dello
sport piemontese
di Luca Rolandi
Le province di Alessandria e Asti
vantano una forte tradizione e passione per uno degli sport sferistici
più seguiti, e il tamburello è uno di
questi.
Torino vinse tre scudetti tra il 1914 e
il 1921 e poi la CSR Fiat trionfò nel
1960. Tra la fine degli anni Sessanta
e l’inizio degli anni Ottanta momenti di gloria toccano il Piemonte grazie alle vittorie di Murisengo, Svab
Castell’Alfero, Viarigi e Crs Ovada.
Negli Ottanta sale prepotentemente
alla ribalta la leggenda Castelferro,
piccolo centro della provincia di
Alessandria che domina la scena
negli anni Novanta, con scudetti in
serie e record di vittorie, vincendo
sette scudetti (di cui 6 consecutivi
dall’92 al ’97). Poi nel 2002 la gloria
del tamburello piemontese cambia
provincia e passa dall’alessandrino
all’astigiano, come racconta con
orgoglio Manuel Beltrami, leader
della squadra del Callianetto, frazione di Castell’Alfero: “Il Callianetto
raccoglie lo scettro del Castelferro,
squadra alessandrina che ha dominato il mondo del tamburello italiano e diventa la squadra guida del
movimento con successi in serie”.
Il sodalizio del passionale e concreto
presidentissimo Alberto Fassio porta
il team astigiano al vertice del tamburello. Iniziò con Giuseppe
Bonanate, Luca Corradini e Alberto
Botteon, rinforzando sempre di più
la squadra negli anni successivi. Da
allora ad oggi il Callianetto non
conosce momenti di crisi: i ragazzi
allenati da Stefania Moglione vincono sei campionati consecutivi di
serie A e la squadra della piccola
frazione del paese monferrino,
diventa un simbolo e un caso nazionale. Il Callianetto ha riportato il
titolo di serie A nella provincia di
Asti a 28 anni di distanza dall’ultimo
trionfo targato Viarigi, primo successo della società fondata nel 1967.
Una parabola che è proseguita con
una serie impressionante di successi
toccando vertici da guinness dei primati: campionati, coppe europee e
una serie di 130 vittorie consecutive,
un vero record.
Per i biancorossi astigiani arriva nel
2003 il primo Grande Slam con i
trionfi in campionato, Coppa Italia,
Coppa Europa, Supercoppa e Trofeo
Italia a Muro. Impressionante il ruolino di marcia con 41 vittorie in
altrettanti incontri ufficiali disputati.
Una passaggio di consegne che
porta con sé alcuni denominatori
comuni: i giocatori provenienti da
Alessio Basso
(Calianetto/Asti)
Chiusano d’Asti (paese di meno di
300 abitanti, con il tamburello nel
Dna) Riccardo Dellavalle e Andrea
Petroselli, e la coppia di terzini callianese Piero De Luca e gli avanti
Giorgio Cavagna e Ivan Briola. A
loro si sono aggiunti l’altro terzinojolly callianese Enrico Berruti già
campione d’Italia nel ’99 con il San
Paolo d’Argon (Bg) e l’"enfant prodige" del tamburello italiano
Manuel Beltrami, trentino trapiantato nell’astigiano.
Nel 2004 Asti si presentava per la
prima volta al via con tre formazioni: insieme ai campioni d’Italia del
Callianetto, c’erano
il GST
Montechiaro, per molti anni nella
massina serie e il Castell’Alfero,
prima squadra nel 1970 a portare ad
Asti il titolo italiano di serie A con la
mitica Svab di "patron" Sandro
Dalla Regione una Legge
per la valorizzazione della disciplina
Varata nel 2003 per la “Valorizzazione degli sport della pallapugno e della palla
tamburello”, la Legge Regionale 36/2003 è finalizzata a incrementarne la pratica
a tutela e salvaguardia attraverso l’erogazione di contributi in conto capitale per
quei progetti e attività che contribuiscono a diffondere il patrimonio storico e culturale di queste due discipline così ben radicate sul territorio.
I finanziamenti sono quindi rivolti a mostre, convegni, pubblicazioni e celebrazioni ma anche all’organizzazione di manifestazioni divulgative, di corsi per la formazione di tecnici e arbitri e di avviamento alla pratica sportiva, oltrechè al potenziamento degli sferisteri.
Finora i contributi sono stati assegnati per lo più a progetti inerenti l’organizzazione di corsi di avviamento da parte di associazioni e società sportive in collaborazione con la scuola e le federazioni, ma al bando possono partecipare anche i
Comuni e le Comunità Montane interessati a difendere il loro patrimonio culturale. Le due discipline costituiscono anche un motivo di integrazione sociale: sono
infatti state rilevate molte comunità rumene che le praticano con successo.
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Vigna, quintetto nel quale aveva
mosso i primi passi la strepitosa carriera di Aldo "Cerot" Marello, leggenda del tamburello astigiano, vincitore anche dei titoli 1970 e 1972
con la Svab Castell’Alfero, e di quel
titolo 1974 con il Viarigi per anni
ultimi sussulto del tamburello astigiano.
La terza svolta del tamburello piemontese avviene nel 2007-2008 con
la promozione della seconda squa-
dra del Callianetto. La squadra più
titolata Asd Callianetto assume la
denominazione Fiat, e torna a giocare a Torino, al Parco Ruffini, raccogliendo l’interesse e la passione di
un pubblico sempre più numeroso,
dai 500 ai 600 tifosi a gara. La secon-
da squadra invece gioca nel campo
tradizionale della frazione. A difendere i colori della limitrofa provincia
alessandrina, la giovane e agguerrita
compagine del Cremolino, che porta
alta la bandiera della tradizione ovadese del vecchio caro tamburello.
C’era una volta
nell’’800…
Notizie di giochi con la palla colpita
con attrezzi in “cartapecora” e con
telaio in legno compaiono sporadicamente nel Seicento e nel Settecento,
in particolare in Toscana e a Roma,
ma è intorno alla metà del XIX secolo che il tamburello inizia la sua storia agonistica. Il “tamburino” in quei
primi tempi era confezionato con
pelli di vitello o maiale tesa su di un
rudimentale telaio in legno e la palla
era di cuoio a quattro settori, ripiena
di crine di cavallo e terra. Con il passar degli anni l’attrezzo migliorò e
aggiunse un certo perfezionamento
costruttivo nel 1912, quando si passò
all’uso di palle in gomma piena e
successivamente quando, nel 1922,
fu introdotto l’uso del palloncino
elastico con il quale diminuirono le
rotture della pelle dei tamburelli,
dovute frequentemente alla durezza
delle palle. “Il gioco divenne popolare nella provincia di Verona ed in
quella limitrofa di Mantova, passando nel 1850 in Liguria e Toscana e
successivamente in Piemonte e
Lombardia, estendendosi poi in altre
regioni d’Italia”. Potrebbe sembrare
uno sport semplice, ma in realtà
richiede una grande forza e soprattutto riflessi sempre pronti.
Nell’Ottocento lo sviluppo prosegue
sino alla fine del secolo in tre aree:
Veneto e Friuli, area toscano-laziale
e Liguria. I rapporti tra giocatori di
queste tre zone sono molto sporadici, soprattutto tra la prima e le altre
due. Il tamburello è dunque sport di
antichissima origine; si è sviluppato
in Italia e da qui si è diffuso nel resto
del mondo. E’ un gioco che prende il
nome dall'attrezzo che si usa per colpire la palla. E’ il 1890 l’anno zero
dello sport tamburellistico: risale
infatti a quell’anno il riconoscimento
Le squadre Callianetto/Torino
e Callianetto/Asti ritratte insieme prima del derby di andata
del tamburello,
come gioco, da parte della
Federazione Ginnastica d’Italia, ente
che – il Comitato Olimpico vedrà la
luce più tardi, solo nel 1908 – disciplina in quel tempo l’ufficialità dello
sport nel nostro Paese.
Il primo campionato fu vinto nel
1898 dalla società Niccolò Barabino
di Genova. Questo se non si considera uno scudetto “contestato”, quello
dell’Udinese nel 1896: allora gli scudetti sarebbero novantaquattro. Un
campionato vinto in abbinamento
ad un altro sport che diventerà
molto famoso, il calcio. Nei giornali
udinesi di allora (Giornale di Udine e
la Patria Furlan) si legge che il “football ed il tamburello sono giochi che
in pochi anni sono diventati popolari
in gran parte d’Italia, così da giustificare lo svolgimento di un campionato nazionale”. Nel 1898 il gioco del
tamburello fa per la prima volta
comparsa a livello di manifestazione
nazionale. Partecipano quattro squadre: la Niccolò Barabino A e B,
Samperdarenese
e
Ginnastica
Arezzo. Le finali iniziano il 14 agosto
alle 17 e proseguono il giorno dopo
alle 7 del mattino: la vittoria alla
Barabino B, seconda Samperdarenese,
terza la Ginnastica Arezzo, quarta la
Barabino A. La società Niccolò
Barabino è premiata con “corona
d’alloro, medaglia d’argento e diploma di Campione Italiano al
Tamburello” dalla F.G.I. Anche se il
torneo è presentato come “campionato del gioco del tamburello del
Concorso federale di Torino”, il
diploma della F.G.I. riconosce il titolo
di Campione d’Italia alla società
genovese. Il campionato di Torino
non è il solo avvenimento importante del
1898, perché in quello stesso anno a
Roma è organizzato, non incluso
nelle manifestazioni ufficiali della
F.G.I., un “Campionato centro-meridionale di tamburello” vinto da
Ettore Nunzi, curioso personaggio
bolognese, giornalista e letterato.
Da quel momento in avanti sono trascorrono cento anni di continui successi, vittorie e sconfitte, ricadute e
rilanci di una disciplina che ha consolidato gli insediamenti regionali storici come il veronese, il Garda e il
mantovano, e soprattutto Piemonte
e Liguria.
In Italia è oggi attiva la Federazione
Italiana Palla Tamburello, che organizza, sia in ambito maschile che
femminile, i campionati di serie A, B,
C, D di categoria giovanili, amatori,
veterani, Coppa Italia e Supercoppa
Italiana. I grandi protagonisti del
tamburello italiano sono la Barbino
Sampierdarenese, campione 12 volte
agli albori della disciplina, seguono il
Bussolengo per il veronese con 7 titoli, appaiato sul podio con le glorie
del tamburello piemontese, gli alessandrini del Castelferro e gli artigiani
del Callianetto.
Gli scudetti 2007 sono stati vinti dalla
squadra astigiana del Callianetto,
per la sesta volta consecutiva con la
squadra maschile, per la quarta consecutiva con la femminile.
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atletica
leggera
ALLA
CONQUISTA
DEI GIOVANI
Interessanti iniziative
promozionali a Torino sullo
slancio delle gare di giugno
di Myriam Scamangas
Il cubano Dayron Robles
e l'azzurra Antonietta Di Martino, attesi
protagonisti del Meeting allo Stadio Nebiolo
il ventunenne gigante cubano
degli ostacoli Dayron Robles, protagonista assoluto a Torino quel
primo venerdì di giugno, pochi
giorni più tardi a Ostrava migliorava con 12’’87 il primato mondiale della specialità dei 110, detenuto dal cinese Liu Xiang. In condizioni ideali di clima avrebbe potuto forse siglare quella prestazione
già sulla pista dell’impianto
Ruffini, mandando in tutto il
mondo un messaggio torinese del
tutto particolare ed esaltante.
Anche i campionati giovanili
(junior e promesse) giunti a metà
preme dire, però, al di là di una
cronaca che su questo giornale
sarebbe ormai fuori tempo, è che
l’atletica piemontese guidata da
Maurizio Damilano si è resa protagonista di un esperimento pilota
assai interessante. E cioè: le gare
non fini a se stesse ma intese come
occasione per promuovere il loro
sport. Così la settimana di collegamento fra il meeting internazionale e i campionati junior e promesse è stata usata allo stadio
Nebiolo con iniziative che hanno
convogliato nell’impianto molti
giovani, sette giorni su sette. La
L’atletica leggera era lo sport che
gli dèi dell’Olimpo, nell’antica
Grecia, amavano di più, ma evidentemente i loro discendenti
moderni hanno cambiato le preferenze. Giugno è stato il "mese dell’atletica", per la capitale del
Piemonte, ma la pioggia raramente ha dato tregua. Anzi, ha preso
d’assalto in alcune circostanze lo
stadio Nebiolo con una furia fuori
del comune. Ne hanno risentito i
risultati, non
la baldanza
dei gagliardi
campioni e
campioncini,
perchè
chi
sceglie questo sport sa
che gli elementi atmosferici sono
una
delle
componenti
Piazza San Carlo adibita a pista di atletica
della sfida.
Fra gli altri, anche la simpatica mascotte dei Campionati Italiani Juniores e Promesse
Spesso nemici, qualche volta compiacenti, del mese sono stati un po’ anne- ciliegina sulla torta è stato l’apcome nelle gare di velocità quan- gati, ma la gioventù non si ferma puntamento di domenica 8 giudo soffia il vento a favore.
certo di fronte a queste difficoltà. gno in piazza San Carlo, la bomIl meeting internazionale dedicato Belle gare, invasione di giovani boniera di Torino, che si è trasfora Primo Nebiolo, organizzato sem- (circa 1500 atleti-gara, pensate!) mata per l’occasione in un "angopre in modo impeccabile dal Cus bravi i piemontesi, come si vedrà lo" dell’atletica. I bambini hanno
Torino di Riccardo D’Elicio, non nel dettaglio, che continuano a potuto giocare a questa disciplina
aveva potuto perciò offrire risulta- confermarsi regione pilota del sperimentando il salto in alto, la
ti esaltanti e il rammarico a poste- movimento con le numerose pre- partenza dai blocchi, il lancio della
riori risultava ancor più grande senze conquistate nelle nazionali palla medica e del giavellotto di
perchè la "stella" di quel meeting, giovanili. Ciò che in questo caso ci gomma, percorsi particolari ideati
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I giovani piemontesi in carriera
dagli
assistenti
Fidal, attenti maestri e osservatori.
Chi
passeggiava
sotto i portici della
piazza dominata
dal monumento a
Emanuele Filiberto
di Savoia, distoglieva con curiosità
e piacere lo sguardo dalle scintillanti
vetrine per osservare la gioventù
vivace, divertita e
"studiosa" dell’atletica. E’ questa la
via che gli sport più
marco
importanti devono
seguire per promuoversi: non
aspettare la gente allo stadio,
ma andare a cercarla a casa,
dentro la città.
Chi è stato sempre presente
agli appuntamenti nel lungo
giugno dell’atletica torinese è
stato un personaggio nuovo e
simpatico, però ancora senza
nome. E’ la mascotte dei campionati europei indoor di
Torino 2009 (6-8 marzo), un
Toro Bambino che vuole rappresentare il divertimento
giovanile del vivere l’atletica,
pensata per i più giovani
come gioco ma anche occasione di aggregazione e
divertimento.
Il
Toro
Bambino non ha ancora un
nome, abbiamo detto. Sarà
"battezzato" attraverso un
concorso che prenderà il via
a settembre dal sito
www.torino2009.org e che
vedrà coinvolte anche le
scuole proprio per sottilineare la grande vicinanza
che l’atletica ha con il
mondo dei giovani. Chi ha
fantasia, si faccia avanti e proponga. Torino e il Piemonte
dunque, seguendo la loro
vocazione di regione olimpica,
ora si proiettano verso il prossimo marzo quando tutta
Europa sarà presente all’Oval
per gli Europei indoor.
VALERIA ROFFINO (Runner Team 99) con 10’42”61 sui 3000 siepi
ha già ottenuto il minimo per i Campionati Mondiali Junior di
Bydgoszcz (8-13 luglio 2008). Con le sue 8 convocazioni in nazionale, ha all’attivo due campionati mondiali (Allievi 2007 su pista e
di Cross a Edimburgo 2008), due campionati europei di cross e gli
EYOF. Sono invece 8 i titoli italiani nel suo palmares e 2 i record italiani da lei realizzati (2000 siepi allieve e 3000 siepi under 18).
FEDERICO TONTODONATI (Cus Torino) si presenta come altrettanto esperto in campo internazionale con le sue 7 presenze in
maglia azzurra. Ha al suo attivo 2 esperienze in Coppa del Mondo
di Marcia su Strada (Leaminghton nel 2007, Cheboksary nel 2008),
i Campionati Europei Junior di Hengelo nel 2007 e un’altra gara
internazionale di Marcia su strada a Podebrady. Spesso frequenta
stage di marcia alla scuola di Saluzzo gestita da Sandro Damilano.
Il responsabile nazionale della marcia Antonio Visini vede per lui
un futuro da cinquantista. Nel suo palmares anche 4 titoli italiani e
il minimo per i Campionati del Mondo su pista ottenuto nel corso
del 2008.
Il velocista DAVIDE MANENTI (Safatletica) si pone sotto i riflettori nel corso del 2008 con il tempo di 10”59 sui 100 metri che gli vale
il minimo per i mondiali di categoria; probabile un suo impiego anche nella staffetta veloce. Nonostante le sue prime convocazioni in azzurro arrivino dai 400 metri, sembra ora
tornato al suo primo amore, lo sprint puro, e con ottimi risultati.
fassinotti
2,14 metri nel salto in alto è per MARCO FASSINOTTI (Safatletica) la misura magica che
gli vale il minimo per la Polonia. Grintoso e per nulla intimorito dagli avversari, ha partecipato al Memorial Primo Nebiolo ed è il campione junior in carica. Superstizioso come
ogni buon atleta che si rispetti, Marco non vuole nemmeno sentire nominare la parola
campionati …
Tra le punte del vivaio piemontese ELEONORA D’ELICIO (Cus Torino), 4 volte in azzurro,
3 titoli italiani all’attivo. Da ricordare che nel 2007 ha raggiunto il proprio primato personale nella sua disciplina, il salto triplo, proprio in occasione della gara più importante
della sua stagione, il Campionato Europeo Junior di Hengelo. La misura di 13,09 metri
ottenuta il primo giugno a Busto Arsizio le vale il minimo per i Campionati Mondiali.
Cinque le presenze in nazionale per FEDERICO CHIUSANO (Safatletica) che, persa gran
parte della stagione 2007 per un
infortunio, riparte nel 2008 con il
titolo italiano indoor junior. Grane
sfida nel salto in lungo su misure
oltre i 7 metri, dove il torinese sarà
opposto all’eporediese Kevin
Ojiaku (Atl. Canavesana) capace di
volare oltre i 7.40 metri e a Lorenzo
Crosio (Atl. Strambino) che vanta
nel suo palmares una convocazione
in azzurro e il titolo di vicecampione junior indoor.
Pronto a riscattare anche in questo
caso un 2007 sfortunato LUCA
luca zecchin
ZECCHIN (Atl. Alessandria) che nei
60 hs h 1 metro indoor ha siglato
nel 2008 il record italiano di categoria mentre sui 110 hs h 106 si è per ora fermato ad un
soffio dal minimo per i Campionati Mondiali, tempo che sembra essere alla sua portata.
Tre le presenze in nazionale al suo attivo.
Per quanto riguarda le Promesse in gara, le attese piemontesi sono incentrate su PAOLO
DAL MOLIN (Atl. Alessandria), atleta di origine camerunese, secondo sui 110 hs ai
Campionati Italiani Assoluti di Padova e detentore della miglior prestazione italiana stagionale di specialità. .
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società
società
L’unione
fa la forza
Madonna di Campagna Gios
e Pedale Sanmaurese guardano insieme
al futuro ciclistico giovanile
di Franco Bocca
Ormai da qualche stagione, due tra
le più gloriose società ciclistiche
della provincia di Torino, lo Sport
Club Madonna di Campagna-Gios e
il Pedale Sanmaurese, hanno unito
le forze per dare vita ad un uni-co
progetto che riguarda il movimento
ciclistico giovanile.
In particolare, il Pedale Sanmaurese,
con il suo factotum Beppe Ne-gro in
cabina di regia, cura il reclutamento
e l'avviamento al ciclismo dei più
giovani, rivolgendo le sue attenzioni alle categorie Giovanis-simi ed
Esordienti. Dal canto suo, il
Madonna di Campagna-Gios del
Presidente Mario Gallicchio segue la
categoria Allievi, attingendo proprio
al
vivaio
del
Pedale
Sanmaurese.
Fondato nel 1923, lo Sport Club
Madonna di Campagna non è solo
una delle più antiche società ciclistiche torinesi, ma anche tra quelle più
ricche di storia e di tradizione. Tra i
numerosi corridori che in anni ormai
lontani hanno difeso i colori del
club, merita di essere ri-cordato
Agostino Coletto, classe 1927, che
indossò la casacca del “Madonna”
nel 1949 e che qualche anno più
tardi, da professionista, vinse due
edizioni della Milano-Torino e fu
Mattia Viel
esulta con il papà dopo la vittoria a San Mauro
molte volte protagonista al Giro
d’Italia e al Tour de France.
In anni più recenti, per rinverdire gli
allori del passato, per diverse stagioni il sodalizio ha fornito ospitalità e
assistenza tecnica ad alcuni promettenti ragazzi del Sud, disposti a risalire la penisola per cercare fortuna
in bicicletta. Tra gli altri il pugliese
Leonardo Piepoli, sco-perto nell’89
in mezzo ai trulli di Alberobello e
ancora oggi uno dei più forti scalatori italiani. All’ultimo Giro d’Italia
Leonardo sarebbe stato una spalla
validissima per il suo compagno di
squadra Riccardo Riccò sulle montagne decisive, se una brutta caduta
nella discesa del Falzarego non lo
avesse costretto al ritiro.
Parallelamente alla fiorente attività
agonistica, il Madonna di Campagna è molto attivo anche sul fronte
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organizzativo: il
suo fiore all’occhiello è stato per
molti anni la classica per scalatori
T o r i n o Valtournanche, che
vanta nel suo albo Il presidente Mario
d’oro, tra gli altri, Gallicchio alla guida del sodalizio
anche i no-mi di
Franco Balmamion e Italo Zilioli, gli
Le squadre
ultimi due “big” del cicli-smo piedelle future promesse al gran completo
montese. In questa stagione il club
torinese ha organizzato due belle
di casa i primi passi di una carriera
classiche del ciclismo giovanile: la montese.
dilettantistica che lo ha portato fino
A
guidare
il
sodalizio,
oltre
al
Torino-Corio per Allie-vi, che è andaalla soglia del professionismo.
Presidente
Mario
Gallicchio,
sono
rita in scena il 1° maggio ed è stata
Dopo una pausa agonistica verificamasti
alcuni
dirigenti
di
vecchio
vinta per distacco dal milanese
tasi agli inizi degli anni ’90, la socorso
come
Adriano
Vola,
Remigio
Todaro, e il Memorial Franco
cietà è tornata alla ribalta del cicliBusinaro
e
Luciano
Goberti.
Bodrero per Juniores, svoltosi l’8
smo giovanile agli albori del terzo
Quest’ultimo
è
l’autentico
factotum
giugno a La Cassa con la collaboramillennio e da
z i o n e
allora primeggia a
dell’Associazione
IL
PIEMONTE
CAPITALE
DEL
CICLISMO
GIOVANILE
livello regionale
Pie-montese
nelle
categorie
Corridori Ciclisti.
Nel mese di luglio il Piemonte sarà la caput mundi del ciclismo giovanile italiano: dal
Giovanissimi
ed
primo
weekend
del
mese
a
fine
luglio
si
disputeranno
le
rassegne
tricolori
che
assePer molti anni
gneranno
il
titolo
di
campione
d’Italia.
Si
parte
nel
primo
settimana
di
luglio
a
Esordienti.
“l’anima”
del
Mondovì (Cuneo) con le prove su strada riservate ad Esordienti e Allievi, mentre a
Quest’anno
ha
Madonna
di
fine mese presso il velodromo Pietro Francone di San Francesco al Campo andranno
debuttato
con
i
Campagna-Gios è
in scena i campionati italiani su pista riservati alle stesse categorie.
colori
del
Pedale
stato
Santo
A settembre, poi, sulla pista del Vigor Cycling Team a Rossana, sempre in provincia
Sanmaurese quel
di Cuneo, si svolgeranno per il secondo anno consecutivo le prove tricolori di Four
Pettinato, lo stoMattia Viel che
Cross,
una
delle
specialità
del
ciclismo
fuoristrada.
rico
Direttore
Per
la
rassegna
del
primo
week-end
di
luglio
nel
Monregalese
la
rappresentativa
pienella scorsa stagioSportivo purtropmontese degli Esordienti nutre molte speranze concrete, specie nella categoria
ne,
tra
i
po
scomparso
maschile: elemento di punta, proprio il tredicenne Mattia Viel che in questa stagioGiovanissimi,
si
improvvisamente
ne su dieci gare su strada ha collezionato otto vittorie e due secondi posti.
aggiudicò ben 20
nell’agosto 2006.
Molta soddisfazione espressa dal presidente della FIC piemontese Rocco
gare su 23 disputaMarchigiano:
“Si
tratta
di
un
record
assoluto
con
tre
rassegne
tricolori
per
ben
29
Santo, che era
maglie,
prova
di
un
riconoscimento
ufficiale
da
parte
della
Federazione
nazionale
te, e che pertanto
nato nel ’36 in
nei confronti del nostro ciclismo che ha compiuto progressi in termini di società affirappresenta una
Calabria ed era
liate, di atleti tesserati e anche di immagine ed efficienza”.
delle più belle spearrivato
in
ranze del ciclismo
Piemonte subito
a livello regionale.
della
società,
dove
riveste
gli
incaridopo la fine dell’ultima guerra, era
Anche
nella
nuova
ca-tegoria Viel
chi
di
segretario,
tesoriere
e,
da
queal Madonna dalla fine degli anni ’70
junior
(il
padre
Corrado
fu infatti
st’anno,
anche
Direttore
Sportivo.
e pochi mesi dopo la sua scomparsa
dilettante
di
valore
e
gareggia
tutLa
storia
del
Pedale
Sanmaurese,
sarebbe stato insignito della medatora
tra
i
cicloamatori)
non
ha
tarfondato
nel
1952
dal
comm.
Aldo
glia d'Oro per i 50 anni di ininterdato
a
mettersi
in
evi-denza.
Su
Bacco,
è
invece
legata
a
doppio
filo
rotta attività nell'ambito della
nove
gare
disputate
quest’anno
ne
a
quello
della
famiglia
Rambau-do.
Federazione Ciclistica I-taliana. Un
riconoscimento purtroppo tardivo Negli anni Cinquanta Mario ha vinte 7 e nelle altre due è arrivaper un personaggio che ha dedicato Rambaudo, che oggi è il Presidente to secondo! Il suo principale obiettitutta la sua vita al ciclismo e che ha della società, ne fu infatti il primo vo stagionale è quello di ben figuralasciato un grande vuoto non solo portacolori di spicco, mentre re nella prova unica di Campionato
dopo
suo
figlio Italiano, che andrà in scena a
nel Madonna di Campagna-Gios ma trent’anni
Mondovì il prossimo 5 luglio.
Ferdinando
ha
mosso
nella
squadra
in tutto l’ambiente del ciclismo pie-
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ciclismo
ciclismo
Dal Giro
al Tour,
la Granda
sempre
più Grande
A luglio il Cuneese
riconquista la vetrina
internazionale con la tre
giorni ciclistica all’insegna
della “Grande Boucle”
Ferruccio Dardanello,
presidente del Comitato "Granda Tour 2008"
Cuneese, come si pensava, c'è.
Inizia la storia, si sogna. C'erano
stati, sì, altri contatti con la
"Grande Boucle", ma mai di questa portata, e poi lontani nel
Storici, affascinanti, indimenticatempo: nel 1952 (da Sestriere al
bili e da vivere fino in fondo. Ecco
Principato di Monaco) e 1961
quattro definizioni dei tre giorni
(Torino- Antibes Juan Les Pins).
di Cuneo e della sua provincia
Dopo mezzo secolo la provincia di
granda con la maglia gialla. Mai
Cuneo riconquista la vetrina interprima d'ora il Tour de France
nazionale. Nasce il Comitato
aveva avuto una presenza così
"Granda Tour 2008" con al timone
marcata in Piemonte. Mai, a magFerruccio Dardanello, presidente
gior ragione, Cuneo aveva avuto
della Camera di commercio di
l'onore non solo di tre giornate
Cuneo, un manager che ha sempre
tutte sue, ma nemmeno
creduto nelle potendi un arrivo o di una parzialità mediatiche e
tenza. Adesso accadrà
promozionali dei grantutto insieme.
di eventi, dai vini ai
Fra gli appassionati è già
tartufi, e allo sport.
iniziato il conto alla roveDai tempi dei Mondiali
scia per un evento che,
di calcio di Italia '90,
tra domenica 20 e marcon il ritiro nel
tedì 22 luglio promuoverà
Cuneese
della
il Cuneese e tutto il
Nazionale della Costa
Piemonte (come accadde
Rica sono trascorsi
per l'ultima volta in quequasi vent'anni. Da
ste terre nel '99 al
quella data, e ininterSestriere). Con la Embrunrottamente fino al
Prato Nevoso di domenica
2005, il Cuneese, sem20 (quindicesima tappa di
pre sotto la guida di
185 km), dopo la sosta
Ferruccio Dardanello,
(mai verificatasi in Italia)
di Lorenzo Tealdi e
L’arrivo di marco pantani
del lunedì 21 a Cuneo,
dello staff di decine di
ecco la Cuneo-Jausiers di
all'aeroporto di Levaldigi nel 2002, accolto dal presidente del
volontari appassionati
COL Cuneo Ferruccio Dardanello
martedì 22, tappa numee competenti, ha ospiro 16 di 157 km.
tato il Giro d'Italia.
E' un'occasione più unica
La gestione di un evento come il
Frabosa
Sottana,
il
Comune
al
che rara. A livello emozionale, la
Giro anche a livello locale ha comtre giorni all'insegna della quale appartiene Prato Nevoso. Il
di Lorenzo Tanaceto
"Grande Boucle" potrà essere
forse messa sul medesimo piano
con la grandiosa "invasione" delle
Penne Nere all'Adunata nazionale
di un anno fa, maggio 2007.
Sono stati mesi di frenetici contatti e di sopralluoghi. Poi, il 25 ottobre 2007, al Palais des Congrès di
Parigi, si leva il sipario. Quando
Christian Prudhomme, direttore
dell'Aso, la società organizzatrice
del Tour, scopre la cartina della
corsa, esplode la gioia di
Valmaggia e di Pietro Blengini, i
due primi cittadini di Cuneo e
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2003: la caduta di Pantani e di altri corridori in Alta Valle Varaita;
a fianco, il cippo eretto alla sua memoria
portato grande dispendio d'ener- del Colle del Mulo sopra il Levaldigi. L'esperienza con il Giro
gie per il Comitato organizzatore Santuario di Castelmagno, ormai è culminata nel 2007 con il nuovo
cuneese (allora si chiamava COL "icone" del grande ciclismo. Ma il passaggio sul Colle dell'Agnello:
Cuneo), ma ha consentito di sco- "Pirata" trionfò anche nei giorni, non un arrivo di tappa, come tanti
prire, e in molti casi riscoprire, tristissimi, successivi alla sua crisi: speravano, ma egualmente un
angoli e montagne parzialmente anche da ultimo del gruppo, avvenimento in grado di smuovere
dimenticati, o mai pienamente magari staccatissimo, venne sem- migliaia di appassionati sulle stretsfruttati. Sono stati anni eroici, per pre accompagnato da ovazioni.
te stradine
tutti. Anni vissuti
montane. Il
sotto l'occhio delle
ricordo del
telecamere e dei
Giro
a
giornali, sono stati
Cuneo passa
portati alla ribalta
anche attraBatte sempre forte, nella Granda, il cuore del ciclismo. Da Gian Paolo Cucchietti a Remo
il Monviso; la Cima
verso le tre
Rocchia, passando per Italo Zilioli, Domenico Cavallo, Corrado Donadio, Alberto
Fauniera in Val
slavine del
Minetti e Davide Perona, la provincia di Cuneo è sempre stata fucina di talenti a livelGrana, dove nel
1995 prolo professionistico. Protagonisti e gregari che, negli anni tra il 1962 e il 1996, si sono
2004 è stato eretto
messi in evidenza sulle strade di mezzo mondo.
prio in Alta
il cippo che ricorda
L’ultimo, in ordine di tempo, è stato Davide Perona poi tanti anni, troppi, senza più
V a l l e
Marco Pantani; e
avere il piacere di ritrovare il nome di Cuneo nelle classifiche. Negli ultimi anni, la situaVaraita: si
poi ancora Prato
zione è di gran lunga migliorata. Intanto i ciclisti professionisti sono attualmente due,
arrivò
a
Nevoso, Madonna
Marco Osella e Miculà Dematteis, entrambi ex dominatori (sarà proprio un caso?) del
C
h
i
a
n
a
l
e
del Colletto, il
Giro delle Valli Cuneesi nelle Alpi del Mare per Dilettanti Elite e Under 23. Dietro a loro
annullando
scalpitano tanti altri nomi di belle promesse cuneesi. Lorenzo Stindel e Alessandro
Colle di Sampeyre.
Pettiti, entrambi alla lombarda Castanese, nell’ultimo periodo si sono messi in luce, così
l'arrivo di
Sedici anni con il
come
Matteo
Draperi
che,
con
la
Pratese
Esperia
Rolfo
Piasco,
sta
allargando
il
suo
ragBriancon al
Giro e i grandi
gio d’azione. Sempre da Piasco, si segnalano altri ragazzi come Simone Mattio e Luca
campioni:
da
termine di
Maritan della Vigor, e Davide Busuito (Esperia Rolfo) dal futuro roseo.
Miguel Indurain a
una "tappa
Pavel Tonkov, da
maledetta"
Gotti,
Garzelli,
in cui, titoSimoni a Cunego e a lui, a Marco Storico, nel Giro del 2003, in Valle larono i giornali, "si sfiorò la traPantani. Un legame strettissimo Varaita, il suo momento dramma- gedia" in cima all'Agnello. Furono
unisce la figura del compianto tico vissuto nella maxicaduta fra travolti auto, moto e tifosi saliti
"Pirata" al territorio cuneese. neve e tormenta. Sono innumere- fin lassù per applaudire la maglia
Episodi che, nella memoria di chi voli gli episodi da ricordare legati rosa. Poteva essere un dramma
era presente, sono destinati a tra- alla storia del Giro nel Cuneese, e con 60.000 persone in pericolo,
mandarsi per generazioni. Come vengono ancora più alla mente
fortunatamente i feriti non supequella volta, nel 1999, che Pantani alla vigilia di un evento mondiale
rarono la decina.
conquistò la tappa da Bra a Borgo come il Tour de France.
Dal Giro al Tour. Ora a Cuneo si
San Dalmazzo scalando i 2.480 Nel 2002 la carovana rosa arrivò in
parla francese. In attesa, chissà, di
della Fauniera: fu la prima volta volo direttamente dall'Olanda
riabbracciare di nuovo la maglia
che il Giro d'Italia scoprì i territori all'Aeroporto
"Olimpica"
di
rosa dal 2009 in poi.
A Cuneo batte il cuore
del ciclismo
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società
storiche
Alcune formazioni degli anni ’80-‘90
HOCKEY NOVARA,
UNA STORIA
PLURIMEDAGLIATA
Trentadue scudetti tricolori e
venti Coppe Italia fanno del
club novarese la società più
titolata d’Italia
di Marco Barbero
Alle soglie dei suoi 84 anni
l’Hockey Novara è più giovane che
mai. Merito della “linea verde”
importata dal torinese Massimo
Rapetto, presidente della società
sportiva più scudettata d’Italia
dall’estate 2003. Una scelta dettata dalle esigenze di bilancio, certo.
Ma anche una politica apprezzabile in uno sport che ha bisogno,
innanzitutto, di essere “svecchiato”.
La squadra azzurra ha chiuso al
sesto posto il campionato appena
concluso con una rosa dall’età
media molto bassa. Ha lanciato
giovani argentini ora appetiti dai
grossi club europei. Ha schierato
con continuità ragazzi novaresi
cresciuti nel vivaio del Roller del
tecnico Erasmo Marcon. Un filo
conduttore che caratterizzerà
Dopo la seconda guerra mondiale
anche la prossima stagione che
arrivano altri trionfi: tre scudetti
vedrà lo sport delle rotelle rappretra il 1947 ed il 1950. Davanti a
sentare la città di Novara in
Grassi adesso ci sono Gallarini,
Europa, per la trentaquattresima
Nanotti, Monfrinotti, Ghione,
volta.
Prandi ed il grande Panagini. Il priLa bella avventura è cominciata
mato del 1950, conquistato con 3
nell’autunno 1924. A tale data
punti di vantaggio sul Monza vale
risale la fondazione dell’Hockey
la prima stella. L’addio di Grassi
Vittoria Novara, dal febbraio 1926
prelude ad un periodo di appansemplicemente Hockey Novara. Il
namento.
nome originario trae spunto dalla
prima pista di
gioco, una sala da
ballo all’interno
del
Cinema
Vittoria. Tra i
“pionieri” c’è la
leggenda
Lino
Grassi che difenderà la porta
azzurra fino al
1953, vincendo da
protagonista
i
La squadra partecipante
primi dieci scudetal Torneo di Montreaux del 1953
ti.
All’inizio
degli
L’azzurro torna a risplendere tra il
anni trenta la squadra azzurra si
1958 ed il 1959 con altri due titoli
ritaglia i panni di Juventus delle
ravvicinati. Tra i pali c’è Sacchi. La
rotelle: conquista cinque titoli itasquadra è rinforzata da innesti di
liani consecutivi tra il 1930 ed il
giocatori di grande spessore come
1934 ed il sesto già nel 1936 dopo
Aina e Cerrina e soprattutto il
un breve interregno del Milan
superbomber Zaffinetti, 597 gol in
Skating. La prima formazione plucampionato con la maglia del
ridecorata è: “Grassi, Concia,
Novara.
Drisaldi, Cestagalli, Zavattaro,
Nei primi anni Sessanta Modena e
Gallina”. L’ultimo tricolore della
soprattutto Monza e Triestina
serie frutta come “premio” la
dominano la scena. La squadra
pista di Viale Buonarroti fatta
azzurra resta competitiva, ma lo
costruire dal Marchese Tornielli in
scudetto, per qualche stagione,
ossequio ad una vecchia promessa
prende altre strade. La svolta arristrappata
dal
Commissario
va nel 1969 con l’avvento alla preStraordinario Mariggi.
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LE LEGGENDA
DELL’HOCKEY NOVARA
E LA STORIA
CONTINUA
Tra i grandissimi dell’Hockey Novara spicca il nome di Ferruccio
Panagini. Il primo a fregiarsi del titolo di Campione del Mondo
a Ginevra nel 1953. A leggere la sua storia pare quasi un predestinato. Da bambino abitava in Viale Buonarroti, proprio
davanti alla storica pista all’aperto. Ha debuttato in azzurro a
Monza, alla fine del seconda Guerra Mondiale, segnando
tutte e cinque le reti di un emozionante 5-5. Da giocatore ha
conquistato sei scudetti, siglando 557 gol in campionato dall’introduzione del girone unico (1950) al suo passaggio nell’allora emergente Follonica all’inizio degli anni sessanta. Con
Zaffinetti ha formato una coppia gol formidabile.
Panagini è stato anche l’allenatore di Robert Olthoff, il primo
straniero del campionato italiano. L’olandese “volante” è
stato fortemente voluto da Santino Tarantola che ha imposto
il suo acquisto ad una Federazione ancora restia ad aprire le
frontiere. In azzurro ha conquistato sette scudetti consecutivi,
segnando 370 reti in campionato e ben 68 in Coppa Campioni.
Ha deliziato le platee con giocate d’alta scuola, in particolare
con i suoi gol al volo dopo abili giocate di sponda sfruttando
le porte avversarie. Memorabili le sue sfide con la leggenda
portoghese Livramento, allora giocatore del Monza.
Saranno due le squadre novaresi al via nel Campionato di A1
2008-2009. La Rotellistica del presidente Daniela Gallina è
stata infatti promossa nella massima serie dopo un esaltante
campionato, condotto sempre al vertice. E’ stata quasi una
promozione annunciata per una formazione che annoverava
ex campioni dell’Hockey Novara come Ortogni, Parasuco,
Franco Amato (allenatore giocatore), Monteforte e stranieri
di buon livello come lo svizzero Desponds e l’argentino
Pellice.
Non è una novità e nemmeno un record per la città di Novara
che dal 2003 al 2005 ha schierato ben tre formazioni nell’A1
di hockey. Ai tempi primeggiava il Roller Novara, per due stagioni consecutive quarto alla fine della Regular Season. La
scorsa estate la creatura di Erasmo Marcon si è fusa
nell’Hockey Novara, mantenendo soltanto una formazione
giovanile che ha disputato dignitosamente il campionato di B
sotto la guida del tecnico Ticozzi.
La strada da percorrere per rifare grande l’hockey a Novara
dovrebbe essere proprio quella di unire le forze. Un’utopia
che cozza contro personalismi e antiche rivalità che finora
hanno fatto abortire quasi sul nascere i primi tentativi.
Queste divisioni però hanno allontanato un pubblico che una
decina di anni fa faceva registrare spesso il “tutto esaurito”.
Alcune immagini storiche
risalenti al 1928
sidenza di Santino Tarantola. Il
timoniere del Novara Calcio rivoluziona i parametri di uno sport
conservatore. Ingaggia il primo
giocatore straniero della storia:
l’olandese Olthoff. Con Romussi (e
poi “Checco” Fontana) tra i pali e
il veneto Battistella nasce una
supersquadra che coglie otto scudetti in nove anni. Viene costruito
anche il nuovo palazzetto di Viale
Kennedy, una struttura coperta
realizzata appositamente per
l’hockey pista.
Comincia anche l’assalto alla
Coppa dei Campioni. Un sogno
che sfuma per due volte in finale,
sempre con il Reus Deportivo, nel
1971 e nel 1972. Brucia parecchio
la seconda sconfitta perché i cata-
lani rimontano in casa il sonante
10-2 dell’andata, aiutandosi con
metodi che vanno ben oltre il consentito. Con il ventesimo titolo del
1977 si chiude un ciclo memorabile.
L’ultimo grande Hockey Novara
nasce nel 1984 quando il dottor
Ubezio rileva la società dal
Sindaco Riviera. In squadra ci sono
già i giovani italiani più promettenti: Colamaria, Dal Lago e
Massimo Mariotti. Con l’ingaggio
del grandissimo Marzella è subito
scudetto. L’appassionato dentista
mette in bacheca 12 tricolori e 3
Coppe Cers. Sfilano in azzurro altri
Campioni del Mondo come
Parasuco, Cunegatti, Bernardini,
Crudeli, Enrico Mariotti, Rigo ed i
gemelli Michelon. Con il contorno
di stelle straniere di grandezza
assoluta come il portoghese Vitor
Hugo. Vent’anni irripetibili che
lasciano però anche il rimpianto
per altre due Finali di Coppa
Campioni perse ed il dolore incancellabile per la tragica morte in
pista di Dal Lago nel settembre
1988. In bacheca ci sono anche 20
Coppe Italia per un palmares ineguagliabile.
Dopo la conquista del trentaduesimo scudetto Ubezio lascia una
società in difficoltà al torinese
Rapetto. Il tempo dei trionfi sembra lontano, ma, per fortuna, la
leggenda continua. Ai giovani
azzurri l’onore e l’onere di proseguire questa bella storia.
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la
lastoria
storia
TRA LA FARFALLA
E L’ATLETA
Nacque a Torino la ginnastica
ritmica italiana, una delle
discipline più giovani
e allo stesso tempo
più titolate dello sport azzurro
di Barbara Masi
Il 5 giugno Torino ha ospitato il
XXIV Campionato Europeo di ginnastica ritmica, andando a festeggiare simbolicamente il profondo
legame che la città ha intrecciato
con questo sport non antichissimo: fu infatti presso l’ISEF (dal
1958 e per molti anni istituto
deputato alla formazione della
maggior parte dei docenti di educazione fisica del nord Italia) che
nacque la ginnastica ritmica italiana. Anzi, si può dire che la storia di questa disciplina definita da
Giovanni Arpino in un articolo su
La Stampa nel ’69 “qualcosa che
sta tra la farfalla e l’atleta”, quasi
vada di pari passo con quella
dell’ISEF, che la tenne a battesimo
contribuendo alla sua diffusione
in campo nazionale e internazionale attraverso le sue allieve.
Tant’è che i primi allenamenti
della Nazionale di “ginnastica
moderna” (così allora era chiamata la disciplina) si svolsero nella
palestra della storica e gloriosa
Reale Ginnastica Torino, la più
antica società sportiva italiana
che all’anagrafe fa 1844, in un
“luogo sobrio fin quasi alla
povertà. Una piccola palestra
all’ultimo piano di un edificio in
via Magenta - scriveva ancora
Arpino -: otto ragazze e la loro
insegnante vi si radunano da
Natale per mettere a punto un
esercizio di ginnastica. Durerà tre
minuti e mezzo, ma le prove sono
estenuanti: ore e ore per la perfezione di un salto che subito dopo
si perde nell’aria.” Era l’inizio
degli anni ‘60, e quell’insegnante
era Maria Rosa Rosato, ex allieva
della torinese Andreina Sacco
Gotta, considerata pietra miliare
e grande divulgatrice della ritmica in Italia, oltre che atleta agonista di ottimo livello in molte discipline. Ma è alla Rosato che si deve
la nascita di una vera e propria e
scuola e di una Nazionale destinata in breve tempo a salire sui podi
mondiali.
Torinese, attualmente nello staff
del Comitato Organizzatore dei
prossimi Campionati Europei e
collaboratrice della Federazione
Italiana Ginnastica, proprio a
Torino presso l’ISEF dove insegna
dal ’59, in quegli anni la Rosato
sperimenta e privilegia un metodo di lavoro collettivo con gruppi
di allieve che presenta a manifestazioni
internazionali:
“Un
metodo volto a valorizzare la
creatività individuale all’interno
del gruppo – ricorda la Rosato -,
alla ricerca di soluzioni di movimento non imposte e obbligate
come invece avveniva nella ginnastica artistica. La squadra diventava in questo modo artefice del
proprio esercizio. Era una continua ricerca di soluzioni: era dal
movimento che veniva tirato giù
il ritmo. Succedeva così: io avevo
un’idea in testa e non un esercizio
già pronto: l’esercizio veniva
creato durante l’allenamento.
Così avveniva anche per la musica: la Gotta la componeva appositamente su un ritmo che le davo
io.”
Nasce così la prima rappresentati-
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CURIOSITA’
- La ginnastica ritmica si esegue con piccoli
attrezzi: fune, cerchio, palla, clavette e nastro.
- Molti termini tecnici sono espressi in francese
perché provenienti dal vocabolario della danza
classica di cui la ginnastica ritmica si serve nella
preparazione di base.
- La ginnastica ritmica è praticata solo dal settore femminile nonostante a livello di sperimentazione esistano degli studi per coinvolgere il
settore maschile, di cui è esempio il Giappone
che la pratica dagli anni ’50 del secolo scorso.
va nazionale di squadra che
parteciperà per la prima volta
a
Copenaghen
al
III
Campionato del Mondo nel
1967, dove l’esercizio con 6
cerchi e 6 ginnaste entra nel
programma distinguendosi
per i criteri di composizione
innovativi, le situazioni di
interazione fra le
ginnaste, gli scambi e
i
passaggi
degli
attrezzi. Le allieve
(Lucia Bannò, Lidia
Borgo,
Laura
Colombari, Donata
Costa
Bioletti,
Ludovica Dagnino,
Clara Martini, Anna
Miglietta, Alessandra
Pagliano) sono tutte
studentesse dell’ISEF,
la musica viene composta appositamente Le farfalle d'argento
al pianoforte dalla ai Mondiali di Baku 2005
Gotta. E’ fatta: a
Copenaghen arriva il sesto
posto nonostante la poca
esperienza agonistica e gli
allenamenti in condizione di
assoluta sperimentazione in
ogni ritaglio di tempo. Da lì il
salto verso altri successi, con
Il bronzo
agli Europei di Goteborg '90
Le "farfalle" azzurre
sul podio dei recenti Europei al Palasport Olimpico di Torino
nuove formazioni: bronzo ai
Campionati del Mondo di
Cuba nel ’71, oro a quelli di
Madrid nel ’75. Nel ’70 i primi
Campionati Italiani a Roma,
nel ’73 a Torino il primo incontro internazionale Italia –
Jugoslavia. Dopo la Rosato,
per un certo periodo coadiuvata nella direzionale
della
Nazionale
prima dalla torinese
Laura
Colombari,
poi
dalla biellese Anna
Miglietta (entrambe bronzo a Cuba
insieme alle altre
torinesi Cristiana
Lubich, Elisabetta
Mastrostefano e
Gisella Gepponi) il
testimone passerà
all’altra sua assistente ed ex ISEF
Amalia Tinto: con
lei proseguono i podi europei
e mondiali negli anni ’80 e
’90 (bronzo agli Europei ’88 e
’90, argento e bronzo ai
Mondiali ’92), mentre la ritmica diviene disciplina olimpica nell’84 a Los Angeles a
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la
lastoria
storia
livello individuale,
nel ’96 ad Atlanta a
livello di squadra. Alla
Tinto
succederà
l’ex
nazionale e attuale direttrice della Nazionale Emanuela
Maccarani, legata a Torino
dagli anni di formazione ISEF. E’
con lei che le azzurre salgono sul
secondo gradino del podio olimpico di Atene 2004: è lì che le far-
falle si fanno d’argento e tornano
a volare. In una storia gloriosa
che ha meno di cinquant’anni e
che ora, attraverso le parole e
i ricordi di Maria Rosa
Rosato e Amalia Tinto,
viene raccontata nella
pubblicazione “L’esercizio
di squadra dell’Italia ai
Campionati d’Europa”.
Rosato: “Tornare a
insegnare l’aspetto
giocoso e creativo
della ginnastica”
-Cosa è cambiato oggi nell’insegnamento della ginnastica ritmica?
“Innanzitutto allora c’era più spazio per la ricerca.
C’erano poche regole, ogni gruppo dava una risposta
diversa alla stessa proposta con un’interazione che non
aveva mai fine, cosa che oggi le tecniche non permettono più.”
-C’è stato un periodo, negli anni ’70-’80, che l’insegnamento della ginnastica ritmica nelle scuole era
quasi d’obbligo. Ora non è più così…
“E’ vero, era la grande novità di quegli anni. Oggi viene
insegnata meno a scuola perché viene insegnata meno
all’ISEF”.
-Qual è il bacino di reclutamento?
“La scuola e le circoscrizioni, anche se nei paesi il reclutamento è molto più facile che a Torino, dove tutto si
concentra
fondamentalmente
in
tre
società,
l’Eurogimnica, la Ritmica Piemonte e la Reale Ginnastica
Torino. E’ stato registrato un boom subito dopo l’argento azzurro alle Olimpiadi di Atene 2004, con il raddoppio
delle iscrizioni. Fenomeno però che si sta già sgonfiando,
Il bronzo ai campionati
del Mondo di Cuba ‘71
anche a causa delle nuove metodologie di insegnamento: non si possono imporre a bambine di 6/7 anni duri e
noiosi esercizi di ginnastica “militare”: oggi viene tralasciato completamente l’aspetto del gioco e del movi-
Maria Rosa Rosato
durante un allenamento nella palestra della Reale Ginnastica
mento, l’interazione con lo spazio. Occorre farle giocare
con gli attrezzi, con la palla e la corda, lasciando spazio
alla loro creatività e al divertimento.”
- Almeno un buon motivo per praticare la ginnastica ritmica.
“Innanzitutto lo sviluppo di un corpo armonioso con
divertimento. E poi l’acquisizione di una grande ricchezza di abilità coordinative trasversali che possono essere
riutilizzate con successo in altre discipline.
- Fra le sue allieve ha tirato su anche le sue assistenti, che a loro volta sono arrivate alla direzione
della nazionale dopo di lei. Lei resta così in qualche
modo il fil rouge della ritmica italiana. Qual è il
segreto per essere un buon assistente?
“Parlare lo stesso linguaggio dell’allenatore pur facendo
però da intermediario fra lui e gli allievi. E, soprattutto,
non avere per obiettivo l’ambizione di sostituirsi al direttore.
-Cosa è stato più vincente in questi anni, l’aspetto
tecnico – didattico o la passione che ha animato il
suo lavoro?
“La passione è sicuramente la vera molla trainante, quella che ti permette di sopportare anche i sacrifici legati ai
momenti delicati della vita privata. La vera fortuna, del
resto, è quando ci si ritrova a fare un lavoro che coincide
con il proprio hobby, con la propria passione.”
Una passione che per quelle ginnaste di allora non ha
tempo: alcune di loro sono solite ritrovarsi ancora almeno un giorno alla settimana, nuovamente insieme in uno
di quei locali della Reale Ginnastica che le ha viste volare
per la prima volta. E che ancora, con la stessa passione, le
accoglie e le osserva volare.
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scuola
regionale
dello
sport 27
A Cantalupa
l’arco
ha fatto
Centro
Marco Galiazzo e l’arcieria
azzurra al completo hanno
inaugurato il nuovo centro
tecnico federale della Val Noce
Il PalaFitarco nel progetto originale
Cantalupa, sede residenziale della
Scuola Regionale dello Sport del
CONI, è diventata anche la seconda
casa della Nazionale azzurra di tiro
con l’arco. Nel Comune adagiato ai
piedi dei contrafforti rocciosi dei
Tre Denti, nella Val Noce, a fine
maggio è avvenuta l’inaugurazione del nuovo PalaFitarco che costituirà la sede ufficiale deputata
all’alta preparazione. All’evento
hanno preso parte anche gli atleti
della Nazionale al gran completo,
reduci dalla proficua trasferta francese agli Europei Targa di Vittel,
insieme al presidente della Fitarco
Mario Scarzella, al presidente del
CONI piemontese Gianfranco
Porqueddu e alle istituzioni locali,
fra le quali l’ex sindaco di
Cantalupa Giustino Bello, grande
promotore e sostenitore della
Scuola Regionale dello Sport.
“Si tratta di un momento storico
per tutto il movimento dell’arcieria: stagione dopo stagione la
Nazionale azzurra continua a mietere grandi successi in ogni ambito
internazionale, meritando per questo strutture all’altezza della sua
qualità – ha affermato soddisfatto
il presidente Scarzella -; per questo
motivo la Fitarco ha lavorato molto
in questi anni: i nostri atleti hanno
la necessità di svolgere la loro preparazione all’interno di impianti
moderni per portare a termine i
programmi federali senza contrattempi, per poter rimanere competitivi il più a lungo possibile e, anche,
per fra crescere il settore giovanile
nelle condizioni adeguate.”
E dunque finalmente Cantalupa,
che oltre ad ospitare il tiro con l’arco vedrà l’ingresso di altri sodalizi:
“In questo modo la Scuola
Regionale dello Sport realizza uno
degli obiettivi prefissati – aggiunge
il presidente CONI Porqueddu -,
quali costituire un polo di formazione informazione, svolgere attività di promozione sportiva e ricerca applicata sul territorio. Dopo
anni di lavoro non possiamo che
apprezzare il risultato finale per un
impianto in cui molte discipline
sportive potranno trovare casa per
la loro attività”. La struttura è
anche destinata a ospitare manifestazioni di alto livello, in quanto il
complesso, circondato da palestre
naturali di roccia e percorsi boschivi ginnici e adeguati alla mountain
bike, comprende anche una pista di
atletica leggera, un campo di calcio, un palazzetto con palestre e
pareti per l’arrampicata, impianti
ricreativi per il calcetto, il volley e il
basket, oltre a un campus per atleti e operatori del settore. Il
PalaFitarco è situato nella parte
antistante il campo di calcio.
“L’amministrazione di Cantalupa ci
ha messo a disposizione un impianto moderno e funzionale secondo
le nostre esigenze – continua Mario
Scarzella -, sostenendo il progetto e
portando a termine in tempi brevi
un lavoro di grande portata. Grazie
anche alle sinergie con le istituzioni Regionali, Provinciali e del CONI,
oggi possiamo finalmente dire di
avere anche una struttura a pochi
chilometri da Torino in grado di
coltivare l’attività di base e stimolare i giovani ad avvicinarsi alla
nostra disciplina.”
B.M.
GLI AZZURRI ALL’INAUGURAZIONE
DEL PALAFITARCO
Arco Olimpico femminile
Elena Perosini
Elena Tonetta
Natalia Valeeva
Arco Compound femminile
Eugenia Salvi
Natalia Valeeva
Arco Olimpico maschile
Ilario Di Buò
Marco Galiazzo
Mauro Nespoli
Amedeo Tonelli
Arco Compound maschile
Sergio Pagni
Antonio Tosco
Fabio Girardi
con il presidente Scarzella
Il podio degli Europei di torino 2008
con Elena Tonetta, Marco Galiazzo, Sergio Pagni e Laura Longo
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lo sportello
dello sport
IMPIANTI
QIS,
OSSIA CERTIFICAZIONE DI QUALITÀ
Nell’attuale sistema economico il concetto di “qualità” è ormai con-solidato. Esiste qualcosa di simile nello sport?
Carmelo G. - Domodossola
Ing. Mario Picco
Tra le finalità istituzionali del CONI un tema
certamente centrale riguarda la massima diffusione della pratica sportiva non solo agonistica, ma anche e soprattutto amatoriale e scolastica. Per questo motivo il CONI profonde il
massimo impegno nello sviluppo dell’impiantistica sportiva nazionale dove, per legge, è
chiamato a definire norme e criteri costruttivi
a cui tutti gli impianti si devono attenere nella
tutela della salute dei praticanti.
La pratica sportiva è in continua
evoluzione e richiede un conseguente sviluppo degli spazi in
chiave di adeguatezza e sicurezza ambientale e sanitaria. Le
strutture devono essere luoghi
dove esercitare realmente un’attività sana e utile alla salute,
mentre il panorama impiantistico
attuale è in alcuni casi obsoleto o
addirittura inidoneo. Inoltre il
moltiplicarsi delle attività fisiche, esercitabili
in strutture sempre più numerose, richiede che
il gestore degli impianti sia preparato dal
punto di vista tecnico, consapevole del compito di ausilio alla salute degli utenti e che
ponga attenzione alla correttezza dei rapporti con l’Utenza nell’erogazione dei servizi
offerti.
E’ necessario sempre più evitare che la pratica
sportiva, invece di pro-durre benessere, sia
inutile o peggio ancora causa di danni fisici
e/o funzionali, riconducibili all’inadeguatezza
delle strutture, alla mancata valutazione sanitaria, alla limitata prevenzione del rischio
sportivo, alla carenza di controlli, alla insufficienza delle procedure di gestione delle emergenze ed alla diseducazione allo sport.
Per soddisfare queste finalità il CONI, attraverso CONI Servizi e la FMSI (Federazione
Medico Sportiva Italiana) hanno costituito il
QIS, Consorzio per la Certificazione di Qualità
degli Impianti Sportivi, che vuole offrire una
specifica certificazione di qualità, innovativa
ed unica, ai luoghi ed alle organizzazioni per
lo sport, comprendendo in un unico schema
integrato i requisiti di qualità strutturali e
sanitari ed i conseguenti requisiti organizzativi e di servizio.
Il QIS desidera affiancare e premiare tutti
coloro che vogliono investi-re in qualità e
intraprendere così un percorso di progressivo
miglioramento del patrimonio impiantistico
pubblico e privato attraverso il recepimento,
anche da parte del mondo sportivo, del concetto di qualità strutturale e sanitaria.
Gli impianti certificati acquisiscono
il diritto di esporre il marchio QIS
che li individua e li distingue agli
occhi degli utenti. Il marchio
intende diventare un brand di
garanzia per tutti gli Utenti ma
anche per gli altri Soggetti interessati, quali gli Organi di governo
del
Territorio,
le
Rappresentanze dei consumatori e
dei gestori orientate alla qualità
nonchè le Istituzioni di credito ed assicurative.
La certificazione di qualità deve essere percepita dagli utenti, dalle Società ed Associazioni
sportive, dai gestori, dagli Enti Locali e da
tutto il mondo dello sport, come un valore
aggiunto, creando un circuito di strutture di
alto livello capaci di trainare tutte le altre
verso e-levati standard qualitativi e di servizio.
L'azione del QIS mette in atto molti dei principi e delle politiche enunciate nel Libro Bianco
dello Sport della Commissione delle Comunità
Europee, rendendoli obiettivi concreti realmente perseguibili. A tal proposito le norme
emesse, QIS HEPA 10000, contengono l'a-cronimo
HEPA
(Health-Enhancing
Phisical
Activity) che indica l'in-terpretazione delle
Comunità Europee dell'attività sportiva come
prati-ca fisica orientata alla salute.
Per maggiori ed ulteriori informazioni sul
Consorzio e sull’iter proce-durale di certificazione si può consultare il sito www.qis.coni.it
o in-viare una Email a [email protected] e
[email protected]
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FISCO
L’iscrizione al Registro CONI
Siamo una piccola associazione sportiva: dobbiamo iscriverci al Registro del CONI? Ci conviene o l’iscrizione, in definitiva, può com-portare un maggior rischio di essere assoggettati a controlli fiscali?
Maria Pia V. – Chivasso
Dott. Enrico Maria Vidali
In via preliminare ritengo utile ricordare che
l’art. 7 del D.L. 28.05.2004 n. 136, convertito
con L. 27.07.2004 n. 186, ha reintro-dotto il
Registro delle società ed associazioni sportive, originaria-mente previsto dagli abrogati
commi 20 e 21 dell’art. 90 della Legge
27.12.2002 n. 289 (finanziaria 2003); il decreto riconosce nel CONI l’unico ente certificatore dell’effettiva attività sportiva, in
conformità con il ruolo di organismo che
disciplina e coordina l’attività sportiva nazionale già attribuitogli dal D.Lgs. 23.7.1999 n.
242 e successive modificazioni. Si tratta dell’ultimo tassello posto dal legislatore nel
corso di un processo normativo finalizzato
all’individuazione di una specifica categoria
di soggetti che si colloca nell’ambito della
più am-pia fattispecie degli enti non commerciali: le associazioni e le società sportive
dilettantistiche. La logica di tale evoluzione
appare evidente: garantire che il soggetto
beneficiario delle molteplici e consistenti agevolazioni fiscali previste per gli enti sportivi dilettantistici si possa effettivamente
qualificare come tale. Non è certamente un
caso che sia stato proprio il legislatore fiscale a definire le caratteristiche degli enti
sportivi dilettantistici. Il Registro, in definitiva, non è altro che l’elenco delle associazioni e delle società che, presentando i requisiti statutari previsti dai commi 17 e 18 dell’art. 90, possono fregiarsi del titolo di enti
sportivi dilettantistici; tutti gli altri enti associativi di natura sportiva possono ricadere
nell’ambito degli enti non commerciali ma
certamente non sono enti dilettantistici, con
la conseguenza che ad essi non sono applicabili le specifiche norme fiscali.
Il citato art. 7 del D.L. 136/2004 stabilisce
espressamente che le age-volazioni fiscali
previste per il settore sportivo dilettantistico
si appli-cano alle società ed associazioni in
possesso del riconoscimento ai fini sportivi;
prevede anche che il CONI trasmetta annualmente al Mini-stero dell’Economia e delle
Finanze l’elenco delle società ed associa-
zioni riconosciute ai fini sportivi. Ritengo
particolarmente importante sottolineare
anche che il riconoscimento ai fini sportivi è
condizione certamente necessaria per poter
godere delle agevolazioni fiscali, ma non
sufficiente: sono ammessi ai benefici fiscali
solo i soggetti in possesso del riconoscimento ai fini sportivi, tuttavia bisogna comunque fare riferimento alle caratteristiche soggettive ed alle concrete modalità di funzionamento di ciascuna società ed associazione
sportiva per verificare l’effettivo rispetto dei
principi di democraticità e trasparen-za previsti dall’art. 90 della L. 289/2002 .
Le agevolazioni fiscali a favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche sono
molteplici e ritengo opportuno in questa
sede evi-denziare le più rilevanti:
1. esenzione da imposizione fiscale, fino ad
un massimo annuale di euro 7.500,00, dei
premi e dei compensi, corrisposti a vario titolo, nell’esercizio diretto dell’attività sportiva, nonché delle collaborazioni coordinate e
continuative di carattere amministrativo
gestionale, di natura non professionale, rese
in favore di società e associazioni sportive
(art. 67, comma 1°, lettera m), del D.P.R.
917/1986);
2. detassazione dei corrispettivi specifici percepiti a fronte di attività svolte in diretta
attuazione degli scopi istituzionali ed effettuate nei confronti degli iscritti, associati o
partecipanti (art. 148 comma 3° del D.P.R.
917/1986);
La perdita di tali agevolazioni in conseguenza del mancato riconoscimento ai fini sportivi comporterebbe un incremento dell’onere
fiscale oggi difficilmente sostenibile sotto il
profilo economico e finanziario, con particolare riguardo proprio dalle associazioni di
minore dimen-sione. In conclusione, ritengo
che l’iscrizione al Registro delle asso-ciazioni
e delle società sportive tenuto dal CONI sia
assolutamente in-dispensabile per ogni ente
sportivo.
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lo sportello
dello sport
LEGGE
SOCIETÀ
E ATLETI,
DIRITTI E TUTELE
Avv. Stefano Comellini
Un’atleta minorenne ha deciso di affidarsi ad un tecnico esterno e diserta gli allenamenti della sua società. Pertanto, questa non le consente di rappresentare la società alle competizioni agonistiche. La madre della ragazza lamenta i danni così arrecati alla carriera
sportiva della figlia. Vorrei sapere chi ha ragione.
Alessandra I. – Sommariva Bosco
La vicenda qui proposta si inserisce nel quadro di gestione
di atleti “difficili”che tutte le associazioni sportive si trovano prima o poi ad affrontare. Proprio per questo motivo, gli Statuti ed i Regolamenti federali tendono a fornire
specifiche difese contro questi comportamenti, tutelando
in primis proprio le associazioni.
Questo non tanto per mera autodifesa istituzionale, ma
per garantire, soprattutto, l’investimento tecnico, di
tempo e spesso anche economico, che viene effettuato
per favorire la crescita dei propri tesserati, ricevendone in
cambio risultati sportivi e, in alcuni casi, anche scarsa riconoscenza.
Per inquadrare meglio la situazione prospettata sono
necessarie alcune considerazioni preliminari.
La prima è di carattere meramente tecnico-giuridico: è
innegabile che i comportamenti dolosi in danno di un
qualunque soggetto siano sanzionati dall’ordinamento,
tanto in ambito civile, attraverso lo strumento del risarcimento danni, quanto in quello penale, attraverso la pubblica punizione di un comportamento ritenuto illecito.
Ciò detto, è importante osservare, però, che in entrambi
gli ambiti opera la scriminante dell’esercizio del proprio
diritto.
Il codice penale che detta su questo punto una disciplina
applicabile anche alla responsabilità civile, menziona,
infatti, tra le cause di giustificazione proprio quella dell’esercizio del diritto (art. 51 cod. pen.). Poiché “diritto” è un
termine ampiamente indeterminato, questa costituisce
una vera e propria clausola generale che consente la
determinazione giudiziale di cause di giustificazione non
espressamente indicate dalla legge.
La decisione della società sportiva di punire un atleta per
comportamenti che considera inadeguati rientra pienamente nell’ambito delle potestà esercitabili e, se adottata
con le adeguate precauzioni e le corrette procedure, non
può quindi dare adito ad alcuna forma di responsabilità.
In secondo luogo, va rilevato che le azioni civili e penali
senza preventiva autorizzazione degli organi federali
sono precluse dall’ordinamento sportivo.
Ne consegue che il tesserato che non si assoggetti al vincolo di giustizia patirà le conseguenze – spesso molto
gravi – del suo gesto in ambito di giustizia sportiva, ma ciò
non gli impedirà il proseguimento di azioni ordinarie.
Nel caso prospettato, peraltro, si ripresenta un problema
molto complesso legato al carattere “personale” che riveste l’azione di responsabilità anche in ambito sportivo.
La madre dell’atleta, pare di comprendere, non è tesserata e la sua azione giudiziale non comporterebbe pertanto
una diretta soggezione alla punizione prevista dall’ordinamento sportivo che, come noto, vincola solo gli appartenenti alla Federazione sportiva.
Tuttavia, secondo i principi dell’ordinamento sportivo, la
responsabilità è configurabile anche per concorso, e in tal
caso l’atleta, soggetto favorito dalla condotta vietata,
andrebbe esente da sanzione solo dimostrando di aver
fatto quanto nelle sue possibilità per eliderne gli effetti.
Si consideri ancora che il soggetto minorenne secondo la
legge italiana è sottoposto alla potestà genitoriale. Nel
caso poi che tale soggetto abbia meno di quattordici anni,
egli non avrebbe alcuno strumento per opporsi alle azioni esercitate in sua tutela dal genitore.
Oltre i quattordici anni il ritiro della querela proposta nel
suo interesse è invece ammissibile, ferma restando la
necessità di ratifica da parte del genitore.
In tale ipotesi, peraltro, si può concludere che anche una
rinuncia non perfezionata all’azione giudiziale ordinaria
potrebbe, comunque, essere sufficiente ad escludere la
responsabilità diretta del minorenne.
La risposta e’ on line
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la risposta è on line
SRP
20-06-2008
12:10
Pagina 31
MEDICINA
Infezioni delle vie aeree,
come prevenirle
Quali accorgimenti possono essere utili a un atleta agonista che manifesta con una certa
frequenza infezioni di naso e gola a volte anche nella stagione estiva, con interferenze
fastidiose sulle prestazioni?
Marco G. - Ivrea
L'allenamento intenso e le competizioni frequenti
possono determinare negli atleti riduzione delle difese immunitarie con maggior rischio di infezioni in
generale ma in particolare a livello delle vie aeree
superiori. Alcuni degli effetti dell'infezione stessa o
dei farmaci assunti per attenuare i sintomi o favorire
la guarigione possono creare degli scompensi a livello
dell'assorbimento di sostanze nutritive. Deficit nutritivi possono favorire le frequenza o l'entità di un'infezione. Quindi un aspetto da tenere presente nella prevenzione delle infezioni è proprio l'alimentazione. E'
importante evitare carenze in particolare di alcuni
nutrimenti. Ad esempio è stato verificato come un
inadeguato apporto di proteine riduce la risposta
immunitaria per effetti negativi in particolare sul
sistema di difesa connesso con i linfociti T (un tipo di
globuli bianchi). Alcune vitamine
sono essenziali per le normali
difese dell'organismo da virus e
batteri. E' stato infatti verificato
che la carenza di vitamine A, E,
acido folico, B6, B12 e C riducono
le risposte immunitarie, che
ritornano normali quando il
deficit vitaminico viene compensato. Vi sono poi alcuni minerali
che modulano le funzioni immunitarie come zinco, ferro,
magnesio, manganese, selenio e
rame. Le carenze di ferro si
accompagnano ad accentuazione delle infezioni. L'esercizio fisico che ha effetti evidenti su
zinco e ferro, determinando
aumento delle perdite con le
urine ed il sudore, richiede agli
atleti di assumere con l'alimentazione una maggiore quantità di
questi elementi. Attraverso il
dosaggio sul sangue di ferritina è possibile sapere
qual'è la situazione del singolo soggetto. Bisogna poi
fare attenzione ai grassi sia qualitativamente che
quantitativamente. Infatti una quantità eccessiva di
alcuni grassi polinsaturi (la serie omega-3) potenzia gli
effetti inibitori dell'esercizio sulla produzione di
dott. Gian Pasquale Ganzit
sostanze importanti per la difesa immunitaria (interleuchina 2). Ma anche una dieta con un elevata quantità di grassi rispetto ad una ricca di carboidrati, abbinata all'allenamento, influenza negativamente queste difese, interferendo con le cellule NK.
Tenuto conto di questi elementi per prevenire le infezioni è bene quindi aumentare moderatamente l'apporto di alcune vitamine e nel caso di alimentazione
scarsa di frutta e verdura assumere opportune integrazione. Bisogna evitare però dosi eccessive, oltre il
50% di quelle raccomandate, perché si innescano
effetti indesiderati. Dose elevate di vitamine A ed E
hanno un effetto negativo sulle difese immunitarie
rallentando alcune reazioni come quella della fagocitosi (cattura di virus o batteri da parte di alcune cellule del nostro organismo predisposte a questo scopo).
Dosi elevate di vitamina C pur
aumentando le difese contro le
infezione delle vie aeree superiori hanno però effetti secondari negativi quali la possibilità
di formare calcoli urinari o
determinare ispessimento delle
arterie.
Per le attività sportive prolungate è bene che almeno l'ultimo pasto sia ricco di carboidrati
e nelle attività che durano più
di 2 ore è anche utile assumere
piccolo quantità di maltodestrine durante la prestazione. Ai
fini di prevenire infezioni è
anche efficace bere durante la
pratica spartiva per mantenere
un buon flusso di saliva. La saliva contiene diverse sostanze
proteiche ad attività antimicrobica come immunoglobuline A
e lisozima. La sua produzione
durante l'esercizio prolungato diminuisce ed è stato
evidenziato che questa riduzione non si verifica
bevendo regolarmente acqua con un po' di carboidrati. Potrebbero in taluni casi anche essere utili degli
integratori come aminoacidi ramificati e glutamina da
assumere subito dopo l'attività sportiva.
SRP
20-06-2008
32
12:10
Pagina 32
lo sportello
dello sport
PSICOLOGIA
NIKEFOBIA, ovvero paura di vincere
Dr.ssa Sabina Sereno
Ho sentito parlare di nikefobia. Potreste spiegarmi di cosa si tratta? Mio figlio da qualche
tempo sembra avere paura di affrontare la gara, nonostante il suo livello di preparazione sia più che adeguato.
Giovanna C. – Novi Ligure
Nella pratica sportiva la vittoria è il
punto di arrivo che ripaga l’atleta dei
sacrifici e dell’impegno profuso nel
corso degli allenamenti. E’ il momento
culminante che aiuta a rinforzare la
fiducia in se stessi, nel proprio team e
nella squadra. In questa ottica ogni
Prof.ssa Liliana Bal Filoramo
sconfitta significherà per il ragazzo,
essere un atleta e una persona di scarso valore.
Ci sono atleti che, pur dimostrando in allenamento una
notevole capacità e dimestichezza di gioco, nel corso della
competizione non rie-scono a raggiungere mai i successi
attesi. Altri, improvvisamente, si rifiutano di gareggiare pur
avendo ottenuto fino a quel momento otti-mi risultati; altri
ancora commettono in gara costantemente errori ba-nali
che pregiudicano loro il successo finale. Questi comportamenti hanno, solitamente, una causa psicologica a cui si
attribuisce il nome di nikefobia, una patologia psicologica
che può colpire un atleta nel corso della sua carriera sporiva. Il termine nikefobia è stato coniato da Antonelli, uno
dei padri della Psicologia dello sport italiana, nel 1963 e
significa paura della vittoria.
Si parla di nikefobia per identificare gli atleti che, pur fornendo in allenamento ottime prestazioni non riescono, in
gara, a conseguire gli stessi risultati a causa di errori mai
commessi nel corso della preparazione precedente, di
infortuni spesso inspiegabili, di crisi di ansia e talora di panico e così via. Dato che, ovviamente, l’obiettivo cosciente
dell’atleta che pratica un’attività agonistica è quello di vincere la gara, la nikefobia appare contraddittoria e inspiegabile, se non la si considera in una prospettiva psicodinamica che consenta di analizzare le componenti inconsce
soggiacenti.
La paura della vittoria può essere così considerata come la
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conseguenza di un conflitto intrapsichico tra i desideri
dell’Io conscio e il potere inibitorio del SuperIo che ne ostacola la realizzazione tramite un meccanismo di inibizione
che si attiva solo nella situazione di gara, in cui la posta in
gioco è la vittoria e quindi la sconfitta dei rivali. In particolare, la vittoria pone l’atleta al centro dell’ammirazione e
dell’entusiasmo del pubblico ma anche, inevitabilmente,
suscita l’invidia degli avversari, invidia che alcuni soggetti
possono vivere in modo persecutorio, a causa del riattivarsi, sul piano inconscio, di problematiche psicologiche irrisolte, in particolare di natura edipica.
Costoro non hanno risolto il senso di colpa infantile conseguente ai desideri distruttivi proiettati sul “rivale”, (il padre
per i maschi e la madre per le femmine) generati dal desiderio di eliminarlo (sconfig-gerlo) allo scopo di prendere il
suo posto accanto al genitore prediletto.
Nell’atleta inconsciamente terrorizzato dalle conseguenze
di una vittoria, eccessivamente caricata di spinte aggressive,
si riattivano dunque le angosce di castrazione che, nello sviluppo edipico ne hanno accompagnato le vicissitudini, sulla
base della legge del taglione operante nell’inconscio.
Su queste basi, la vittoria viene investita psicologicamente
di un signi-ficato pericoloso per l’integrità del soggetto e
l’unico modo per sot-trarsi alle ritorsioni edipiche da parte
di un padre (o una madre) onnipotente che non tollera
rivali e può fantasmaticamente annientare colui che si permette di sconfiggerlo, è, appunto, quello di perdere la
gara, cedendo al rivale la medaglia tanto ambita. Qualsiasi
sia il motivo dell’insorgenza di questa patologia, è necessario aiutare l’atleta ad affrontare con pazienza la sua problematica. Infatti, un atteggiamento colpevolizzante da
parte della famiglia o da parte degli allenatori, potrebbe
aggravare il problema stesso, preludendo all’abbandono
dell’attività sportiva.
Collaboratori:
Marco Ansaldo
Marco Avena
Livio Berruti
Roberto Bertellino
Patrizia Bertolo
Franco Bocca
Elis Calegari
Roberto Condio
Monica Ghio
Massimo Gramellini
Pier Luigi Griffa
Domenico Latagliata
Roberto Levi
Domenico Marchese
Fabio Marzaglia
Matteo Musso
Gian Paolo Ormezzano
Luca Rolandi
Carlo Romeo
Myriam Scamangas
Giancarlo Spadoni
Lorenzo Tanaceto
Stefano Tarolli
Alfredo Trentalange
Stefano Tubia
Giorgio Viberti
Enrico Zambruno
Progetto Grafico:
EDI – BR s.r.l.
C.so M. D’Azeglio, 78 - 10126 TORINO
Stampa:
Litograf srl
Galleria San Federico, 54 - 10121 Torino
Registrazione della testata presso
il Tribunale di Torino N. 56 del 15.05.2007
SRP
20-06-2008
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Pagina III
SRP
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