SRP 20-06-2008 12:07 Pagina I SRP 20-06-2008 12:08 Pagina II SRP 20-06-2008 2 12:08 Pagina 2 l’opinione l’opinione Quella Torino irripetibile degli "sport vari" Nei ricordi di Marco Ansaldo la trasformazione del mondo sportivo torinese negli ultimi trent’anni di Marco Ansaldo Il numero uno della IAAF Primo nebiolo con Pietro Mennea ai tempi Iveco Talvolta, quando guardo lavorare i colleghi ventenni che si affacciano al giornalismo, mi chiedo come passino le serate. Io, alla loro età, ne spendevo moltissime dentro le piscine, i palazzetti, gli stadi, le palestre e non credo di essere già così avanti nel rincoglionimento da inventarmi episodi e gare che non sono mai esistiti. Comunque nel dubbio, ogni tanto, interrogo i coetanei che c'erano, "ma è vero che allora...", e quelli mi rispondono di sì. Alla fine degli anni Settanta entrai nella redazione torinese del "Corriere dello SportStadio", avevo pochissimi e incerti rudimenti del mestiere, una maturità classica che nella fattispecie non mi serviva a niente e un contrattino da collaboratore a 5 mila lire ad articolo e 1.500 a notizia: un articolo scattava dalla venticinquesima riga in su, il resto era notizia. Il mio compito era coprire quanto avveniva a Torino negli sport "vari", però che avesse una rilevanza nazionale: in pratica dovevo occuparmi di tutto tranne che della Juventus e del Torino, benchè dopo un annetto cadesse anche quel paletto. Con simili rimborsi allora non ingrassavo, oggi farei la fame anche se li rivalutassero calcolando l'euro e l'inflazione: perchè la vera differenza è che in quegli anni potevo scrivere fino a 80 articoli al mese per un quotidiano sportivo nazionale, adesso faticherebbero a chiedermene un quinto. Chi non l'ha vissuta da vicino non può capire quale energia, vitalità Gabriella Dorio, oro a Los Angeles '84, e Pietro Mennea, vincitore dei 200 a Mosca '80. e impegno esprimesse lo sport torinese negli anni che per aspetti diversi e tragici vennero definiti "di piombo". Ricordo con angoscia, ma in fondo con rimpianto, l'accavallarsi degli eventi e gli stratagemma inventati per ovviare alla loro quasi contemporaneità. Nel weekend si stazionava al Palasport di Parco Ruffini per la Klippan di Leone, di Prandi, di Lanfranco e Rebaudengo, l'unica squadra italiana ad aver vinto la Coppa dei Campioni di pallavolo senza neppure uno straniero. Poi si rimbalzava in via Guala, alla Sisport, dove giocava la Fiat di basket femminile e si andavano a vedere la Gorlin e la Palombarini, perchè non erano solo brave. E c'erano, sempre lì, i maschi in serie B, e i pallanuotisti che un anno acquistarono Eraldo Pizzo e sfiorarono il titolo, e ogni volta che al giornale partorivano un'inchiesta (allora si usava molto) immancabilmente dovevo correre a raccoglierne il parere. C'erano i lottatori, i grandi dell'atletica leggera. Spesso venivano ad allenarsi Mennea e la Simeoni che avevano il contratto con l'Iveco ed era tutto in famiglia. La Martini e Rossi invece sponsorizzava il grande basket, che per noi era la Chinamartini di Charlie Caglieris, e fu un'epopea che durò fino a metà degli Ottanta, cambiando il nome dello sponsor e tenendo alti gli obiettivi. La Martini aveva, e forse ce l'ha ancora, il palazzo di rappresentanza in corso Vittorio: andare ai buffet di presentazione delle squadre era per noi "peones", disabituati alle tartine e agli aperitivi di classe un integrativo allo stipendio, e non ricordo perchè si mangiava e si beveva meglio quando c'era in ballo l'altra sponsorizzazione della SRP 20-06-2008 12:08 Pagina 3 Il Motovelodromo di corso Casale, in quegli anni sede di molte riunioni su pista La Klippan di Leone, Prandi, Lanfranco e Rebaudengo però era pure Casa, il baseball quella serie A e della William bisognava starci. Lawson's. Il baseAll'idea che non ball me lo fecero sarei mai uscito capire a forza. Si da quel giro perandava la sera in verso contribuiva via Passo Buole, persino un groscome cena il sista di carni, panino e la birra Beniamino Moretti scura Charlie Caglieris Sandra Palombarini, Accorsi, che tra ovvero la Martini e Rossi grande protagonista del basket comprati al bar femminile targato Sisport Fiat un filetto e un dello stadio: si ossobuco aveva finiva dopo le 11 e mandavo a braccio corrispon- ed era piena di Larsson. Il pome- pensato bene di sovvenzionare denze lunghissime per "Stadio", riggio festivo passava al un'altra squadra di basket femmiche usciva in Emilia e Toscana dove Motovelodromo con il rugby nile da serie A e, peggio, una c'erano le squadre più forti. Non dell'Ambrosetti che galleggiava a miriade di riunioni di boxe di cui ho mai voluto sapere quante metà classifica. Freddo e nebbia era appassionato. Non ricordo castronerie dettavo ma almeno dal Po. Freddo e basta nei sabato dove fosse il dannato palazzetto avevo imparato a tenere il tabelli- sera d'inverno, quando mi toccava di periferia ma so di averci passato no. il palazzo del ghiaccio per le parti- tanti mercoledì sera a vedere La domenica cominciava al matti- te di hockey della Fiat Ricambi, gente, anche scarsa, che si picchiano presto in corso Tazzoli, con il roba che a un giornale radicatissi- va. Di sicuro tralascio qualcosa, ad Cus di hockey su prato, che era al mo al Sud fregava meno di niente esempio le riunioni in pista al Motovelodromo (una volta vennetop: in squadra ro persino Moser e aveva indiani o Saronni) e il canottaggio pachistani che si che tanto inorgogliva chiamavano Singh Boniperti. Era una Torino ma anche le avversacupa. Per strada, la sera, si rie avevano spesso incappava sempre in qualindiani e pachistani che posto di blocco con i che si chiamavano mitra spianati. Ma ne tocSingh e lo stenocavo l'effervescenza nello grafo smoccolava sport e mi sentivo al centre ore per quella tro di un mondo. Per me confusione di nomi, fu una scuola formidabile, un'esperienza che 1984: il Cus Torino Kappa unica. Oggi cerco le stesse provai solo più tardi festeggia l’ultimo scudetto vinto a Torino cose sul giornale. E mi semquando mi occupai A destra Mario Rebaudengo bra che siano spariti tutti. della Svezia di calcio SRP 20-06-2008 4 12:08 Pagina 4 primo primopiano piano CINQUINA! Cristina Giai Pron, campionessa di K1 femminile, con la sua canoa ha raccolto numerosi successi e ora è a Pechino per la sua quinta Olimpiade di Patrizia Bertolo Conoscemmo Cristina, il suo temperamento, la sua tormentata storia agonistica circa sette anni fa. Fu intervistata per la nostra rivista dopo la conquista della medaglia di bronzo ai Mondiali di Bourg Saint Maurice, in Val d’Isére. “Questa medaglia è stato un voltar pagina, una liberazione.” Aveva ancora dentro l’amarezza delle precedenti Olimpiadi ad Atlanta: “Avevo fatto una gara che valeva l’oro olimpico, e per aver toccato una porta mi sono ritrovata quarta e fuori dal podio.” La storia agonistica di Cristina comincia quando è appena quindicenne, prima su acqua piana, poi nei torrenti; nel 1992 in Norvegia conquista il titolo di campionessa del mondo Junior e partecipa alle sue prime Olimpiadi, appena diciottenne, a Barcellona. Lottare contro la corrente, i mulinelli, schivare massi e cascatelle non è certo una passeggiata, ha i suoi rischi e così la giovane canoista riporta una prima lussazione di una spalla: “Ne ho avuta una seconda, inframmezzata da una sub lussazione. Provi un dolore bestiale e la canoa non la governi più. Mi sono ritrovata a testa sotto nell’acqua, totalmente impotente. Ne sono venuta fuori, ma recuperare sul piano fisico e mentale è stata dura.” Il temperamento di Cristina è forte e riesce a vincere la naturale paura di ritrovarsi fra i flutti, ci riesce tanto bene che nel ’96 si aggiudica il secondo posto in Coppa del Mondo e si qualifica per i Giochi Olimpici di Atlanta; Cristina Giai Pron ha partecipato alla sua prima Olimpiade a 18 anni, a Barcellona '92 ancora seconda ai Mondiali del ’97 e via verso Sidney 2000 per una nuova avventura olimpica, con la certezza di fare un grande risultato. Invece è fuori dalla poule finale e decide di appendere la canoa al chiodo. Ma quattro anni dopo, ecco Atene 2004 e un eccellente quarto posto. “Sì, avevo proprio pensato seria- mente al ritiro, ma era così difficile stare lontana dal mondo agonistico d’alto livello che avevo fino ad allora frequentato, che mi sono rimessa in gioco.” Ed eccoci al presente: Cristina ci concede un po’ del suo prezioso tempo la sera prima della partenza per Pechino, dove vivrà per la quinta volta l’emozione dei Giochi più belli del mondo, le Olimpiadi. - Come mai una partenza così anticipata rispetto all’inizio dei Giochi? Unisci l’utile al dilettevole? “No, non so nemmeno se farò anche la turista in Cina. E’ che è importante pagaiare il più possibile prima di una gara, soprattutto se il percorso è nuovo. Per me sarà la prima volta nei prossimi giorni che sperimenterò il percorso di gara, perché ho ottenuto la qualificazione solo ai Campionati Europei di Cracovia il 10 maggio scorso. Gli altri canoisti italiani che hanno già provato il canale mi hanno detto che è molto difficile, molto tecnico con l’acqua piena di “buchi” come li chiamiamo noi, cioè giri d’acqua che aumentano notevolmente la velocità di gara. E’ certamente più impegnativo di quello di Atene, che già stava bene. Inoltre i cinesi aprono il percorso alle prove degli atleti stranieri solo poche ore al giorno e in determinati giorni, mentre loro è da più anni che pagaiano e fanno gare: praticamente gareggiano in un percorso che conoscono talmente bene da poterlo fare a occhi chiusi. La certezza è che vogliono assolutamente primeggiare!” - La Cina ha una tradizione agonistica nella canoa? “E’ una nazione giovane, ma ha fatto passi enormi raggiungendo in breve grandi risultati, soprattutto in K1 femminile ed è proprio lì che si preannunciano le loro medaglie. D’altra parte non badano a spese, hanno chiamato in Cina i più grandi allenatori e quando non sono più soddisfatti di uno ne contattano un altro.” - Così questa è la tua quinta SRP 20-06-2008 12:08 Pagina 5 Olimpiade, che obiettivo ti pre- gli spruzzi! Pechino? So solo che io avrei aderito al boicottaggio dei Giochi. Anzi, ti dirò di più: avevo sarà l’ultima.” figgi? “Non mi pongo nessun obiettivo, - Cosa pensi di fare dopo della pensato di gareggiare con uno striscione attaccato alla canoa con su perché è uno sport difficilissimo tua vita? dove tutto è appeso a un filo. Mi “Guarda, per lo sport ho sempre scritto: “Free Tibet”. Credo che resta ancora l’amaro di Atlanta, per sacrificato tutto, la famiglia in non me lo permetteranno, però. quell’oro perduto per aver sfiorato primo luogo. Mio marito ed io vor- - Torniamo al dopo Pechino. Se una palina che mi ha fatto sbalzare remmo dei bambini e se non li hai davvero lascerai l’agonismo, fuori dal podio. Certo mi piacereb- a quest’età poi diventa troppo be viverla serenamente ed essere tardi. Ho rinunciato anche agli soddisfatta di me stessa dopo la conclusione dei Giochi. Poter dire: ho dato Nome: Cristina Giai Pron tutto e mi sono divertita.” Nascita: Torino, 21/08/1974. Specialità: slalom kayak K1. - Nessuna preoccupazione? “Vorrei solo avere il tempo di Prima società: Circolo Amici del Fiume conoscere il percorso e affronta- Primo tecnico: Roberto D’Agnelo (Orfeo re con sicurezza il canale. Zerbinati??) Società attuale: Ivrea Canoa Club Attaccarlo, non difendermi.” Tecnico attuale: Marco Caldera -Cinque Olimpiadi, per ora. Risultati più importanti: nel 1996 prima Quale ricordo serbi di ognu- classificata alla 1° Prova di Coppa del la qualificazione na di loro? Mondo; nel 2004 8ª alle Olimpiadi per Pechino è arrivata solo “Partecipare a una Olimpiade è di Atene a maggio, agli Europei di Cracovia sempre la realizzazione di un sogno. Lavori quattro anni per arri- studi; mi mancano solo cinque pensi di abbandonare il mondo varci, ma lungo la strada sai che esami per arrivare alla laurea in psi- sportivo in cui hai vissuto gran potresti non farcela a ottenere il cologia, potrebbe essere la volta parte della tua vita finora? pass. Perciò ognuna di loro è in buona. Perciò i miei programmi si “Se devo essere sincera, mi piacerebbe trovare un impiego nell’amqualche modo magica. La prima, fermano ad agosto, poi si vedrà.” Barcellona ’92: ci arrivai a 18 anni, - A proposito di Pechino, cosa bito sportivo. Ho un fratello e una ma quando mi qualificai ne avevo ne pensi di questa edizione sorella canoisti come me. Mia sorelsolo 17. Ero una ragazzina, l’ho vis- tanto discussa dei Giochi la gareggia in K1, mio fratello in C1. Mia sorella soprattutto è una suta come “Alice nel paese delle Olimpici? meraviglie”. Ad Atlanta nel ’96 ero “Mi tocca parecchio, perché mi speranza del futuro azzurro. già più consapevole. infastidisce un paese che manca di Lavoro con loro già da un po’ di Quell’Olimpiade l’avevo voluta e rispetto a persone, animali, alle tempo, li seguo e li alleno. Sarebbe cercata dopo un po’ di infortuni: regole dettate dalle altre nazioni, bello dedicarmi anima e corpo a ero molto forte di testa. Purtroppo come la mancanza di attenzione al loro e ai giovani, vederli crescere In questo dopo il sogno venne l’amarezza di problema dell’inquinamento, alle agonisticamente. quell’oro svanito per una stupida falsificazioni e alle sofisticazioni ali- momento però ho davanti a me palina.Sidney, nel 2000, è forse mentari, allo sfruttamento più Pechino con le sue incognite e da quella che ricordo come meno bruto di esseri umani. E il Tibet? Un ora i miei programmi sportivi si fascinosa. Senza essere interpella- paese che ha fatto della non vio- stoppano con agosto. Ho bisogno te, ci trovammo destinate nelle lenza la sua legge, che è aperto al di concentrarmi per poter avere in stanze di un albergo non nel villag- dialogo, che sogna di mantenere me quella serenità che renderà belgio olimpico, perché distava una quell’identità culturale che possie- lissimo il ricordo di quest’ultimo quarantina di km dal percorso di de da millenni. No, non avrebbero sogno olimpico della mia carriera.” gara. Avrei preferito fare mezz’ora dovuto dare alla Benetti e Masoero, altri due i Giochi di macchina in più, ma vivere con Cina torinesi in partenza per Pechino Olimpici.” gli altri atleti e respirare lo spirito olimpico che lì ci è davvero manca- - Allora tu saresti stata a favore del Oltre alla Giai Pron ci sono altri due atleti torinesi quato. lificati per le Olimpiadi cinesi: si tratta di Andrea Di Atene ho un bellissimo ricordo. boicottaggio? Non Benetti (28/06/1980) ed Erik Masoero (02/01/1976), Eravamo alloggiate nel villaggio e ti avrebbe dato entrambi tesserati per la Forestale dello Stato (il buttare primo ex Orco Canoa, il secondo ex Amici del Fiume) avevamo socializzato con molti fastidio atleti, eravamo un gruppo ben via quattro anni di la cui specialità è il C2 slalom. Fra i loro risultati più importanti, il 6° posto alle olimpiadi di atene 2004, il affiatato. Un ricordo particolare, lavoro? 3° posto ai Campionati Mondiali in Brasile nel 2007, il che assocerò sempre a quei Giochi, “Mi ha toccato tal- 3° posto ai campionati Europei di Cracovia nel 2008. è l’acqua salata del canale di gara, mente tanto la facche ti faceva bruciare gli occhi con cenda del Tibet, che L a Scheda SRP 20-06-2008 6 12:08 Pagina 6 primo piano SPERANZA ITALIANA PER PECHINO Nadia Cortassa, pluricampionessa di triathlon femminile, è in partenza per le Olimpiadi cinesi accompagnata dal coach e marito Andrea Gabba di Patrizia Bertolo “Il 2005 sarà un anno sabbatico. Voglio rallentare il ritmo, anche se ho ancora tanti anni di agonistica davanti a me. Poi c’è Pechino 2008…” Così ci siamo lasciate quasi quattro anni fa. Pechino sembrava lontana geograficamente e lontanissimo questo nuovo appuntamento. Non si era ancora spenta del tutto l’eco delle Olimpiadi di Atene, dove Nadia aveva conquistato il quinto posto, che già si ripartiva. Da quell’agosto assolato la Cortassa non s’è fermata mai. Fino a raggiungere la medaglia d’argento ai Campionati Europei 2008 di Lisbona proprio a metà dello scorso maggio. E ora le prossime Olimpiadi, che sono lì, appena dietro l’angolo: partenza ai primi di agosto, tra una manciata di settimane. Dall’altro capo del filo del telefono arriva la voce d’una Nadia davvero carica e soddisfatta. - Complimenti per la bellissima performance di Lisbona, ottenuta dopo un anno difficile e l’infortunio al ginocchio. Ora eccoti quasi in partenza per la Cina; come sono trascorsi questi anni? “Direi che il 2005 e il 2006 sono stati decisamente soddisfacenti, ho conquistato il quinto posto ai Campionati Mondiali e sono arrivata terza agli Europei”. - E il 2007 ? “Lasciamo perdere. Non posso dire altro: è stato decisamente difficile. In effetti, con Andrea (il marito- coach, n.d.r.) abbiamo provato a cambiare tipo d’allenamento, tirando un po’ di più e proponendo al mio fisico carichi che non poteva reggere. Alla fatica non sono seguiti i risultati ed è subentrata la delusione, la paura di essere a fine corsa. Sai, quando non stai bene il mondo ti crolla addosso.” - Tutto questo non ha messo in crisi il rapporto di lavoro e affettivo con Andrea Gabba, nella doppia veste di allenatore e marito? “No, anzi, il lato ottimista di Andrea e la sua infinita pazienza mi sono stati di grande aiuto. Con il suo appoggio e i suoi consigli tecnici siamo tornati sulla vecchia strada, abbiamo ripreso il metodo d’allenamento classico e Lisbona ci ha confermato che è stata la scelta giusta.” - A detta di molti la prossima edizione dei Giochi sarà particolare, alcuni la paragonano ai Giochi di Berlino del ’36, quando tutto fu finalizzato non tanto allo sport, quanto all’esaltazione di una nazione. Come lo vive un’atleta questo clima enfatizzato da televisioni e giornali? “Gli altri atleti non lo so, ma io cercherò di essere lontana da tutto questo, pur essendo consapevole di ciò che avviene intorno a me. Come agonista non posso permettermi di mandare in fumo quattro anni di duro lavoro, di preparazione che ha come scopo un buon piazzamento alle Olimpiadi, ovunque esse si disputino. Lo spirito olimpico è molto più grande di ogni corrente politica e così deve essere: l’atleta non può boicottare dei Giochi che dovrebbero essere al di sopra di confini e colori politici. Perciò cercherò di non farmi influenzare.” - Allora racconta, com’è la situazione dal punto di vista sportivo a Pechino? “L’organizzazione è perfetta. Da due anni è tutto pronto e abbiamo potuto già gareggiare più volte su quello che sarà il circuito ufficiale. Mai successo in altri siti olimpici. L’unica cosa che non ho ancora sperimentato è il clima meteorologico giusto, perché non ci sono state gare nel mese di agosto, quando caldo e umidità saranno decisamente elevate. Io amo il caldo, però, per cui penso mi ci troverò bene.” - A Lisbona ho visto un osso duro da mordere: la campionessa del mondo, la portoghese Vanessa Fernandes. Come ti poni nei suoi confronti? “Non è la sola, insieme a lei c’è l’australiana Emma Snowsill. Sono assolutamente irraggiungibili. Però non mi pongo limiti, sarà quel che Dio vorrà. Mi affido al destino. La coscienza è a posto perché ho fatto tutto ciò che potevo e dovevo; se è scritto che deve andare bene, così sarà. D’altra parte il triathlon è una disciplina molto difficile, sottoposta a mille imprevisti. Sono tre sport insieme, quindi dipende da come si sviluppa la gara. Certo un terzo posto mi soddisferebbe moltissimo.” - Devi ancora partire, ma la mia domanda è già rivolta al dopoOlimpiadi: cosa pensi di fare, ti senti ancora competitiva? “Ho detto troppe volte che mi sarei ritirata dalle gare, e poi… Eccomi SRP 20-06-2008 12:08 Pagina 7 qui in partenza per Pechino. Credo di avere ancora tanto da dare, anche se non mi pongo altri obiettivi. Andrea ed io sentiamo il bisogno di rallentare e guardare al nostro futuro, questo sì… Chissà? Magari un figlio... Gli anni passano così in fretta!” In tutta questa lunga conversazione Nadia ha sempre conservato una voce serena e pacata: merito anche di Andrea, “l’altra metà della mela” ? La tranquillità che trapela dalle parole dice che il loro rapporto è più che mai solido e profondo. Sono insieme tutto il giornod i tutti i giorni; qualche coppia a quest’ora sarebbe scoppiata, invece loro continuano il viaggio insieme. Nella vita come nello sport. L’altra metà della mela è Andrea Gabba, marito e allenatore di Nadia. Si sono sposati nel 2004 e da allora condividono gioie e fatiche, momenti di gloria e attimi di sconforto. “Fa piacere che in un periodo dove la famiglia è messa in continua discussione la nostra sia tanto solida – afferma andrea -. E da un po’ di tempo ancora di più: da quando sono diventato responsabile del settore femminile della Nazionale di triathlon, Nadia e io passiamo tutto il tempo insieme e questo ci ha permesso di maturare come coppia e come atleti.” - Da allenatore come valuti gli ultimi quattro anni, da Atene a oggi? “Come allenatore sono soddisfatto. Nadia ha continuato a crescere come atleta dal 2003 al 2006, consolidando il suo valore a livello mondiale e ottenendo la qualificazione ai prossimi Giochi Olimpici. Nel 2007 c’è stata una battuta d’arresto, perché è stato aumentato notevolmente il carico di lavoro proprio in vista delle prossime Olimpiadi, non raggiungendo i frut- ti che volevamo. C’è stato un coinvolgimento psicologico che ha mandato in crisi Nadia. Si è trattato di un problema principalmente di testa”. - Come avete fatto a venirne fuori ? “Ci siamo resi conto che quella non era la via giusta da seguire, nonostante abbia ottenuto proprio in quel periodo la qualificazione per Pechino. Il 2008 sembrava incanalarsi su una brutta strada, visto che è iniziato con un infortunio. Per fortuna, il momentaccio lo abbiamo ampiam e n t e superato, tanto che Nadia è arrivata sul podio degli Europei a Lisbona.” - Qual è il vostro segreto, la vostra alchimia? “La nostra arma vincente è che ci compensiamo: lei tende a vedere il bicchiere mezzo vuoto, io le faccio vedere che invece è mezzo pieno: cerco il lato migliore delle cose. Ma il vero asso nella manica è che non mettiamo mai in discussione ciò che esula dal lavoro, quindi come coppia non c’è ombra di crisi. Ne sono orgoglioso.” -Torniamo a te come allenatore: cosa hai modificato nell’allenamento dopo il 2007? “Sono tornato alla preparazione degli anni precedenti. Inoltre, l’essere sempre a contatto con Nadia, mi ha aiutato a capire quale tipo di lavoro fosse veramente produttivo per lei. Abbiamo affinato il dialogo, capendo come non sprecare energie.” - In che modo ? “Innanzitutto abbiamo preso di petto il nuoto. Siamo andati per tre mesi a Mestre sotto la supervisione del tecnico della Nazionale di triathlon che si occupa solo di questa disciplina sportiva e direi che Nadia è decisamente migliorata; a Lisbona il suo stile era più fluido e potente. La speranza è che ci sia un ulteriore miglioramento anche nella corsa, perché è lì che si deciderà il risultato.”- A quale risultato aspirate tu e Nadia per le prossime Olimpiadi? “Direi che può battersi per la medaglia di bronzo, perché la portoghese e l’australiana sono inarrivabili. Il fatto è che anche la altre 53 gareggeranno per il terzo posto!” - 2008 + 4= 2012: credi che Nadia possa ancora aspirare ad una nuova qualificazione olimpica? “Avrà più di trent’anni, età perfetta per gareggiare nel triathlon. Però Nadia e io abbiamo voluto mettere una tappa intermedia nella carriera agonistica. Vogliamo rallentare, guardarci intorno, tirare un po’ i remi in barca e lasciarci trasportare dalla corrente. C’è desiderio di allargare la famiglia, dopo tutto i tempi sono maturi. Ripartiremo da lì: la porta per continuare la carriera è ancora aperta.” Invece noi ancora una volta, metaforicamente, chiudiamo la porta del loro appartamento e usciamo in punta di piedi. Sanno cavarsela benissimo da soli. Nello sport e nella vita. L a Scheda Nome: Nadia Cortassa Nascita: Torino, 05.01.1978 Prima società: Torino Triathlon Società attuale: Fiamme Azzurre Primo tecnico: Andrea Gabba Tecnico attuale: Andrea Gabba Risultati più importanti: nel 2003 2ª nella Coppa del Mondo a Budapest e 3ª ad Amburgo; nel 2004 5ª alle Olimpiadi di Atene; nel 2005 3ª ai Campionati Europei a Losanna e 5ª ai Campionati Mondiali a Gamagori; nel 2006 3ª ai Campionati Europei ad Autun e 5ª ai Campionati Mondiali a Losanna SRP 20-06-2008 8 12:08 Pagina 8 iniziative iniziative Il romano Flavio Cipolla, vincitore Filippo Volandri protagonista della prima edizione del Challenger presso il C.S.C. I Barberis ad Alessandria nel 2007 del Torneo ATP al Circolo della Stampa - Sporting. Lo "Sporting Challenger '08" si svolgerà dal 29 giugno al 6 luglio Un doppio vincente “Tennis Series ‘08” e “Junior Tennis Team Piemonte”: ecco i progetti varati da Federazione e Regione Piemonte volti alla promozione e al sostegno della disciplina di Barbara Masi “Tennis Series ‘08” e “Junior Tennis Team Piemonte”: ecco i progetti varati da federazione e Regione Piemonte volti alla promozione e al sostegno della disciplina. Federtennis Piemonte e Regione Piemonte ancora insieme. Si è rinnovato anche quest’anno il progetto di collaborazione varato nel 2007 e mirato a sostenere la promozione del tennis su tutto il territorio. L’iniziativa rientra per la verità in un progetto ben più ampio che già l’anno passato in via di sperimentazione coinvolgeva oltre al tennis anche gli sport invernali e l’atletica leggera. E l’esperimento ha ovviamente funzionato. Per quanto riguarda il tennis il progetto prevede, oltre al supporto economico di sette grandi eventi internazionali in regione, anche un contributo a favore dei giovani talenti affinchè possano essere concretamente aiutati al fine di una crescita dell’eccellenza tennistica piemontese. Un patrimonio che va tutelato e difeso dal rischio dell’abbandono che coglie i ragazzi in età adolescenziale o che li spinge a continuare la pratica agonistica fuori regione. Gianfranco Porqueddu, presidente del CONI piemontese, sottolinea come sia frequente il tesseramento di giovani talenti presso altre società fuori regione in cambio di maggiore sostegno economico. “Già qualche tempo fa ho evidenziato questo fenomeno all’amministrazione regionale – ricorda Porqueddu -, che si è dimostrata sensibile al problema e di concerto con il CONI e alcune federazioni ha realizzato questa iniziativa mettendo a disposizione dei finanziamenti”. Finanziamenti che per quanto riguarda il tennis arrivano a una cifra complessiva di circa 600.000 euro e comprendono il contributo ai sette tornei internazionali, il sostegno come sponsor alle squadre di Serie A1 (A.S. Le Pleiadi, T.C. Alba e Canottieri Casale), il Master nazionale del circuito mondiale giovanile Trofeo Topolino (in programma ai Ronchi Verdi dal 30 agosto al 6 settembre) e le borse di studio ai ragazzi selezionati appartenenti al “Junior Tennis Team Piemonte”. Il contributo regionale riservato ai giovani ammonta a circa 50.000 euro: “Quest’anno abbiamo introdotto anche la categoria Under 18 – afferma il Direttore Tecnico Regionale federale Luigi Bertino -, per non abbandonare i ragazzi a se stessi in un momento così delicato come la fase che precede il professionismo”. Il “Junior Tennis Team Piemonte” altro non è in realtà che un allargamento di quanto avviene già a livello nazionale per quei giovani talenti che fanno parte delle rappresentative nazionali o delle convocazioni periodiche al Centro Nazionale di Tirrenia. Supportando i migliori Under 12, 14, 16 e da quest’anno anche 18 a livello regionale, il progetto intende così divenire un elemento trainante per la crescita e la formazione di giocatori di alto livello sviluppandone anche il forte senso di appartenenza alle rappresentative locali. Attualmente fanno parte del progetto 31 ragazzi e ragazze individuati su tutto il territorio regionale che, a seconda dell’attività svolta nel 2008, riceveranno delle borse di studio da un minimo di 200 euro a un massimo di 1.600 euro. SRP 20-06-2008 12:08 Pagina 9 JUNIOR TENNIS TEAM PIEMONTE 2008 Federica Gardella Stefano Reitano (T.C. Monviso) Filippo Frigerio (Circolo della Stampa – Sporting) Andrea Tallarico (Circolo della Stampa – Sporting) Alessandro Giuliato (Sporting Borgaro) Luca Tomasetto (Sporting Borgaro) Andrea Turco (Country Club Cuneo) Simone Bertino (T.C. Monviso) Matteo Donati (Canottieri Tanaro Alessandria) Stefano Napolitano (Canottieri Tanaro Alessandria) Lorenzo Sonego (Circolo della Stampa – Sporting) Matteo Marangoni (Sporting Borgaro) Leonardo Campi (Circolo della Stampa – Sporting) Mattia Branda (Canottieri Tanaro Alessandria) Pietro Rondoni (Pro Vercelli) Edoardo Eremin (C.S.C. Mombarone) Andrea Ceccarello (Accademia Iezza Ivrea) Alessandro Colella (Sporting Borgaro) Matteo Civarolo (DLF Asti) Erik Crepaldi (T.C. Monviso) Federica Gardella (Circolo della Stampa – Sporting) Giulia Pairone (T.C. Monviso) Alexa Avalis (Polisportiva Valpellice) Francesca Gariglio (T.C. Caraglio) Giorgia Rossetto (T.C. Monviso) Giorgia Carnovale (Circolo della Stampa – Sporting) Matteo donati I NUMERI DEL TENNIS PIEMONTESE In base ai numeri sotto riportati, il Piemonte si configura come la terza regione in Italia per il movimento e la pratica del tennis: Circoli affiliati: 253 Tesserati: 15.500, con un incremento del 56% negli ultimi tre anni di cui 4614 giovanili Under 16 (29% del totale) Praticanti: 32.000 Tornei organizzati: 416 all’anno fra tutte le categorie, di cui 135 giovanili (32% del totale) Partecipazione ai tornei 31.000 incontri giocati di cui 10.400 giovanili (33% del totale) Squadre iscritte ai campionati nazionali 917 di cui 226 giovanili (24% del totale) Filippo Frigerio Camilla Rosatello (T.C. Caraglio) Sara Castellano (T.C. Sommariva Bosco) Giulia Boano (DLF Asti) Martina Biollo (CSC Barberis Alessandria) Elena Burrone (DLF Asti) Erika Culasso (DLF Asti) Stefano napoliatano I TORNEI DEL “TENNIS SERIES ‘08” Nel 2008 il Piemonte organizza sette tornei internazionali del circuito professionistico per un montepremi totale di 358.000 dollari, risultando prima regione in Italia non solo come montepremi ma anche come livello tecnico con tre tornei da 100.000 dollari: - Torneo Internazionale maschile ATP 35.000 $ (C.S.C. I Barberis, Alessandria, 26 maggio/1 giugno) - Torneo Internazionale femminile ITF10.000 $ (North Orange, Torino, 16/22 giugno) - Torneo Internazionale femminile WTA 100.000 (Country Club Cuneo, Cuneo, 29 giugno/6 luglio) - Torneo Internazionale maschile ATP 100.000 $ (Circolo della Stampa – Sporting, Torino, 30 giugno/6luglio) - International Wheelchairs Tennis ITF2 11.000 $ (Circolo della Stampa – Sporting, Torino, 8/13 luglio) - Torneo Internazionale femminile WTA 100.000 $ (C.T. Biella, Biella, 12/20 luglio) - Torneo Internazionale femminile ITF 10.000 $ (Canottieri Casale, Casale, 15/20 settembre) SRP 20-06-2008 10 12:08 Pagina 10 iniziative iniziative Il “Team Talento Piemonte 2008” della FIDAL Anche l’atletica leggera ha ufficializzato la sua rappresentativa di giovani meritevoli su cui investire Anche l’atletica leggera ha ufficializzato la sua rappresentativa di giovani meritevoli su cui investire. La FIDAL è un’altra di quelle federazioni con cui la Regione Piemonte ha varato il progetto pilota nel 2007. Progetto che si poneva due obiettivi: sostenere i migliori atleti piemontesi, le loro società e i loro tecnici; evitare il trasferimento presso società extraregionali dei migliori atleti piemontesi fin dalle categorie giovanili. Il primo a lanciare l’allarme sui talenti piemontesi tesserati fuori regione fu il presidente del CONI Gianfranco Porqueddu: “Alle Olimpiadi di Atene 2004, su sei medagliati piemontesi non uno era tesserato per una società del Piemonte. Dato che segnalai già allora alla Regione, in quanto occorreva al più presto correre ai ripari. E il progetto Team Talento Piemonte rappresenta il frutto delle sinergie fra CONI, Regione e federazioni in questa direzione.” I dati dell’ulti- Eleonora D’Elicio mo anno dimostrano che il progetto ha avuto successo: nella stagione agonistica 2008 soltanto un’atleta inserita nel team Talento Piemonte ha scelto di trasferirsi fuori regione; per quanto riguarda i risultati agonistici, il Team Talento ha raccolto nella scorsa stagione outdoor e in quella indoor 2008 su pista una decina di medaglie ai campionati italiani, due convocazioni ai Campionati Europei Junior (Tontodonati e D’Elicio), una ai Campionati Mondiali Allievi (Roffino), due ai Giochi Europei Giovanili (Roffino e Galli). Nel cross FASCIA SUPER A Federico Chiusano (Safatletica) Marco Fassinotti (Safatletica) Andrea Gallina (Team Mercurio) Kevin Ojiaku (Atletica Canavesana) Valeria Roffino (Runner Team) Federico Tontodonati (Cus Torino) FASCIA A Stefano Baudino (Atletica Canavesana) Eleonora D’Elicio (Cus Torino) Francesca Grange (Atletica Canavesana) Davide Manenti (Safatletica) Elisa Piccino (Sisport) FASCIA B Carlotta Guerreschi (Safatletica) Lorenzo Crosio (Atletica Strambino) Fabrizio De Leo (Cus Torino) Alex Lisco (UGB) Valentina Negro (Atletica Canavesana) Francesca Roattino (Safatletica) Lorenzo Messina (Cus Torino) Andrea Pace (Safatletica) Marouan Razine (Cus Torino) Edoardo Sangiorgi (Safatletica) Luca Zecchin (Atletica Alessandria) ha conquistato due titoli italiani (Roffino e Razine), due partecipazioni ai Campionati Europei (Roffino e Turroni) e una ai Campionati mondiali (Roffino). Un altro successo è dato dal confronto del numero di tesserati nella categorie junior e promesse nel 2007 e nel 2008, da cui emerge un incremento della categoria promesse maschile, ossia di quella fascia d’età che tradizionalmente è vittima dell’abbandono della disciplina o dei trasferimenti fuori regione, specie verso i gruppi militari. Tant’è che la FIDAL pensa di attuare possibili strategie future rivolte alla categoria Under 23, a cui probabilmente estendere le attività del Team Talento. Gli atleti appartenenti al Team Talento quest’anno sono ventidue, suddivisi in tre fasce di livello. Marouan razine SRP 20-06-2008 12:09 Pagina 11 eventi 11 eventi Lo sport scende in piazza Dai Giochi della Gioventù ad Eurathlon, passando per lo Sport Day e “Un giorno per sport”: tutte le iniziative di promozione volte ai giovani e al mondo della scuola di Barbara Masi I Giochi della Gioventù sono tornati a Torino in grande stile. Dopo le polemiche dello scorso anno che videro Torino unica provincia a rischiare di non prendere parte alla tradizionale manifestazione studentesca per mancanza di adesioni da parte delle scuole – motivo che mise definitivamente in crisi l’allora Comitato Provinciale CONI determinandone la caduta – quest’anno nella kermesse finale svoltasi al Parco Ruffini lo scorso 19 maggio sono scesi sul prato e sulla pista dello stadio Primo Nebiolo ben 15 istituti e oltre 1500 studenti (contro i 9 e i 600 del 2007). Risultato dell’intenso lavoro progettuale e organizzativo in questi primi mesi della nuova Giunta del CONI Provinciale torinese guidato da Patrizia Bugnano, secondo la quale “i Giochi della Gioventù rappresentano senza dubbio un momento importante per la promozione dello sport e per la diffusione di una sana cultura sportiva”. Non solo: la manifestazione ha visto scendere in campo insieme e sinergicamente il mondo dello sport e quello della scuola “a dimostrazione – afferma ancora la Bugnano – che entrambi possono collaborare con ottimi risultati”. La manifestazione, che si rivolge agli studenti della scuola media inferiore, ha visto la partecipazione di sei istituti a Torino (il Vico, il Croce di via Denza e quello di corso Croce, il Santhià, il Morelli e miazioni all'interno del Palasport il Godetti), oltre al Frank e il Don alla presenza di un applauditissiMinzoni di Collegno, l’Europa mo Gianni Morandi e di tutte le Unita e i 66 Martiri di Grugliasco, il istituzioni che sono scese in campo Gobetti e il Matteotti di Rivoli, il nella stessa giornata, ognuna con Tallone di Alpignano, il Ferrari di la propria manifestazione. Avigliana e il Cena di Cuorgnè. Classici i giochi: corsa, lancio della palla medica, salto in lungo, salto in alto, percorso ginnastico, percorso di pallacanestro, con classifica finale per classe data dalla somma dei punteggi per ogni tipologia di attività. La vittoria è andata all'Istituto Matteotti di Rivoli, seconda piazza per il G.B. Vico di IL RITORNO DEI GIOCHI DELLA GIOVENTU’ Torino e terzo A distanza di undici anni dall’ultima edizione, nel 2007 gli posto per il Don storici Giochi della Gioventù, geniale creazione di Giulio Minzoni Gramsci Onesti, sono tornati in veste ufficiale e nuovamente a livello di Collegno. "E' nazionale. Assolutamente nuova la formula promossa dal stata una giorna- CONI in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione: essa ta speciale che ha prevede un progetto formativo volto ad ampliare e integraesaltato il vero re le proposte di attività sportive oggi a disposizione della valore dello sport scuola e a proporre occasione di partecipazione a tutti i - ha dichiarato ragazzi di ogni classe, avvicinandoli alla pratica sportiva in e n t u s i a s t a modo divertente. Insieme ai giochi Studenteschi – verso i Patrizia Bugnano quali costituiscono un sostegno e un’integrazione – i Giochi -. E' venuto a farci della Gioventù si inquadrano in una nuova strategia del visita Maurizio CONI relativa alla promozione sportiva giovanile. “Con i Romano, respon- Giochi della Gioventù non si cercano dei vincitori – ha affersabile del Coni mato lo scorso anno il Presidente CONI Petrucci in occasione delle relazioni della presentazione ufficiale dei Giochi -, tant’è che non sono previste finali nazionali perché non è previsto lo spirito con il territorio, e competitivo”. Infatti lo slogan è “Tutti protagonisti, nessuno ha manifestato escluso”, un concetto che ben si abbina al mondo scolastico grande soddisfa- dove è necessario infondere un modello aggregativo positizione nel parteci- vo. Tre le tipologie di attività in cui si articolano i Giochi: abipare a una mani- lità atletiche, abilità ginnico – espressive, abilità dei giochi di festazione così squadra con la palla. I numeri dell’edizione 2007 dicono che ben riuscita ". alla manifestazione hanno preso parte 100 province italiane, Nonostante la 1641 scuole, oltre 3000 insegnanti, 11mila classi e 215mila pioggia, che ha studenti. costretto le pre- SRP 20-06-2008 12 12:09 Pagina 12 eventi eventi EDUCARE AL MOVIMENTO un modo per scoprire lo sport A ricordare come le istituzioni a Torino non lavorino più separatamente ci ha pensato Sergio Bisacca, vicepresidente della Provincia di Torino, che alla conferenza stampa dei Giochi della Gioventù ha presentato anche l’altro evento concomitante a cura appunto della Provincia in collaborazione con l’Ufficio Provinciale di Educazione Fisica del Ministero della Pubblica Istruzione, “Educare al Movimento – Scoprire gli Sport”. Da anni questo progetto, che ha come obiettivo la istituti scolastici comprensivi con il coinvolgimento di 250 classi per un totale di circa 5.000 ragazzi. UN GIORNO PER SPORT la Città incontra la scuola In contemporanea ai Giochi della Gioventù si è svolta sempre al Ruffini la manifestazione promossa dalla Città di Torino “Un giorno per sport”, appuntamento divenuto ormai tradizionale a cui anche Gianni Morandi alla premiazione dei giovani partecipanti insieme all'assessore allo sport Renato Montabone e al presidente del CONI Provinciale torinese Patrizia Bugnano sperimentazione delle potenzialità del corpo in movimento, avvicina gli studenti a delle attività in progressione: alle classi coinvolte viene ogni anno scolastico assegnato un nuovo sport da sperimentare. La scelta delle attività proposte privilegia gli sport minori e meno conosciuti. Nell’anno scolastico 2007/2008 sono state coinvolte otto federazioni sportive che sono intervenute in 84 circoli e studenti, famiglie e insegnanti rispondono con entusiasmo. “un impegno – ha sottolineato l’assessore Montabone – che enti locali e federazioni hanno il compito di sostenere e la scuola il dovere di perseguire”. La manifestazione è l’epilogo di molti progetti sportivi che il Comune di Torino promuove e organizza ogni anno in ambito scolastico in collaborazione con le istituzioni scolastiche, il CONI, le federazioni sportive, il SUISM e le associazioni sportive Safatletica e Pentasport. Questi i numeri: solo nell’anno scolastico 2007/2008 i progetti promossi dalla Città di Torino hanno offerto a oltre 10mila bambini di 500 classi delle scuole elementari la possibilità di sfidarsi in gare di atletica leggera con la sesta edizione di “GiocAtletica”; a 4.500 studenti delle medie è stata data la possibilità di scoprire il calcio a sette con il torneo “Calcio…insieme”, mentre ad altri è stato possibile avvicinarsi alle regole del basket e del volley oppure provare specialità meno conosciute come l’orienteering, il tiro con l’arco e il tamburello. Sempre nell’ambito di “Un giorno per lo sport”, inoltre, grazie al percorso “Prova gli sport” è stata data l’opportunità di cimentarsi in diverse discipline sotto la SRP 20-06-2008 12:09 Pagina 13 guida di esperti istruttori federali. “Un giorno per sport” non ha tralasciato di portare sul palco della premiazione un ospite d’onore come Gianni Morandi, non per cantare ma per premiare gli oltre 11 mila partecipanti di tutta la giornata sportiva. EURATHLON lo sport unisce l’Europa Risale invece a circa quattordici anni fa Eurathlon, la manifestazione sportivo – culturale che coinvolge i ragazzi a livello europeo. La prima edizione venne realizzata nel 1994 a Grenoble per iniziativa dell’O.M.S, l’Office Municipal des Sports di Grenoble, appunto. L’anno successivo toccò a Torino ospitare i ragazzi, poi a Essen. Dal 2000 il progetto è continuato con l’inserimento di Claix al posto di Grenoble e del Tusem al posto dell’associazione tedesca, e da allora ha proseguito fino a quest’anno. Eurathlon si prefigge di promuovere attraverso lo sport gli scambi tra i cittadini europei per migliorare la conoscenza delle differenze socioculturali fra gli Stati membri. Tende inoltre a sostenere attività sportive per tentare di combattere la disoccupazione, il razzismo, la violenza e la parità uomo/donna. La peculiarità di questa manifestazione inoltre consiste nel fatto che accanto a un programma per i ragazzi esiste anche un program- ma per i dirigenti sportivi: Eurathlon infatti intende appoggiare iniziative nel settore della formazione non solo per quanto riguarda i dirigenti e i tecnici sportivi, ma anche attraverso l’istituzione di programma di scambi tra le professioni connesse allo sport. se oltre diecimila ragazzi nei viali di Parco Ruffini e nello Stadio Primo Nebiolo che hanno potuto accostarsi a oltre dodici attività sportive grazie all’adesione delle federazioni che hanno risposto all’appello per promuovere la propria disciplina e magari allargare il proprio bacino d’utenza. Fra gli stand più frequentati, pallavolo, scherma, tennis e arti marziali. Oltre alla possibilità di provare le varie discipline, anche quest’anno la manifestazione ha dato luogo il gruppo di partecipanti italiani a diverse esibiall’edizione 2008 ad Essen zioni sportive. Promosso nove anni fa in SPORT DAY Piemonte dal CONI Regionale in ovvero la Giornata collaborazione con la Regione Nazionale dello Sport Piemonte, lo Sport Day vede ancora oggi il coinvolgimento in conIl 1° giugno si è svolto la nona edi- temporanea nella stessa giornata zione dello Sport Day in concomi- di tutte le province piemontesi tanza con la Giornata Nazionale attraverso programmi analoghi dello Sport indetta dal Consiglio sotto il coordinamento provinciale dei Ministri nel 2004, come ormai dei Comitati CONI e degli enti è da tradizione da qualche anno locali: le piazze principali dei nella prima domenica di giugno. comuni si trasformano in enormi La manifestazione, organizzata palestre all’aperto, favorendo così dal CONI regionale e provinciale di una promozione dello sport a 360 Torino in collaborazione con gradi e dando la possibilità ad Regione, Provincia e Comune, ha adulti e bambini di orientarsi nelle raccolto nel capoluogo piemonte- loro scelte sportive. SRP 20-06-2008 14 12:09 Pagina 14 tamburello tamburello Giorgio Cavagna (Callianetto/Torino) FENOMENO CALLIANETTO Fra Asti e Alessandria la leggenda del tamburello: storia e attualità di una gloria dello sport piemontese di Luca Rolandi Le province di Alessandria e Asti vantano una forte tradizione e passione per uno degli sport sferistici più seguiti, e il tamburello è uno di questi. Torino vinse tre scudetti tra il 1914 e il 1921 e poi la CSR Fiat trionfò nel 1960. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta momenti di gloria toccano il Piemonte grazie alle vittorie di Murisengo, Svab Castell’Alfero, Viarigi e Crs Ovada. Negli Ottanta sale prepotentemente alla ribalta la leggenda Castelferro, piccolo centro della provincia di Alessandria che domina la scena negli anni Novanta, con scudetti in serie e record di vittorie, vincendo sette scudetti (di cui 6 consecutivi dall’92 al ’97). Poi nel 2002 la gloria del tamburello piemontese cambia provincia e passa dall’alessandrino all’astigiano, come racconta con orgoglio Manuel Beltrami, leader della squadra del Callianetto, frazione di Castell’Alfero: “Il Callianetto raccoglie lo scettro del Castelferro, squadra alessandrina che ha dominato il mondo del tamburello italiano e diventa la squadra guida del movimento con successi in serie”. Il sodalizio del passionale e concreto presidentissimo Alberto Fassio porta il team astigiano al vertice del tamburello. Iniziò con Giuseppe Bonanate, Luca Corradini e Alberto Botteon, rinforzando sempre di più la squadra negli anni successivi. Da allora ad oggi il Callianetto non conosce momenti di crisi: i ragazzi allenati da Stefania Moglione vincono sei campionati consecutivi di serie A e la squadra della piccola frazione del paese monferrino, diventa un simbolo e un caso nazionale. Il Callianetto ha riportato il titolo di serie A nella provincia di Asti a 28 anni di distanza dall’ultimo trionfo targato Viarigi, primo successo della società fondata nel 1967. Una parabola che è proseguita con una serie impressionante di successi toccando vertici da guinness dei primati: campionati, coppe europee e una serie di 130 vittorie consecutive, un vero record. Per i biancorossi astigiani arriva nel 2003 il primo Grande Slam con i trionfi in campionato, Coppa Italia, Coppa Europa, Supercoppa e Trofeo Italia a Muro. Impressionante il ruolino di marcia con 41 vittorie in altrettanti incontri ufficiali disputati. Una passaggio di consegne che porta con sé alcuni denominatori comuni: i giocatori provenienti da Alessio Basso (Calianetto/Asti) Chiusano d’Asti (paese di meno di 300 abitanti, con il tamburello nel Dna) Riccardo Dellavalle e Andrea Petroselli, e la coppia di terzini callianese Piero De Luca e gli avanti Giorgio Cavagna e Ivan Briola. A loro si sono aggiunti l’altro terzinojolly callianese Enrico Berruti già campione d’Italia nel ’99 con il San Paolo d’Argon (Bg) e l’"enfant prodige" del tamburello italiano Manuel Beltrami, trentino trapiantato nell’astigiano. Nel 2004 Asti si presentava per la prima volta al via con tre formazioni: insieme ai campioni d’Italia del Callianetto, c’erano il GST Montechiaro, per molti anni nella massina serie e il Castell’Alfero, prima squadra nel 1970 a portare ad Asti il titolo italiano di serie A con la mitica Svab di "patron" Sandro Dalla Regione una Legge per la valorizzazione della disciplina Varata nel 2003 per la “Valorizzazione degli sport della pallapugno e della palla tamburello”, la Legge Regionale 36/2003 è finalizzata a incrementarne la pratica a tutela e salvaguardia attraverso l’erogazione di contributi in conto capitale per quei progetti e attività che contribuiscono a diffondere il patrimonio storico e culturale di queste due discipline così ben radicate sul territorio. I finanziamenti sono quindi rivolti a mostre, convegni, pubblicazioni e celebrazioni ma anche all’organizzazione di manifestazioni divulgative, di corsi per la formazione di tecnici e arbitri e di avviamento alla pratica sportiva, oltrechè al potenziamento degli sferisteri. Finora i contributi sono stati assegnati per lo più a progetti inerenti l’organizzazione di corsi di avviamento da parte di associazioni e società sportive in collaborazione con la scuola e le federazioni, ma al bando possono partecipare anche i Comuni e le Comunità Montane interessati a difendere il loro patrimonio culturale. Le due discipline costituiscono anche un motivo di integrazione sociale: sono infatti state rilevate molte comunità rumene che le praticano con successo. SRP 20-06-2008 12:09 Pagina 15 Vigna, quintetto nel quale aveva mosso i primi passi la strepitosa carriera di Aldo "Cerot" Marello, leggenda del tamburello astigiano, vincitore anche dei titoli 1970 e 1972 con la Svab Castell’Alfero, e di quel titolo 1974 con il Viarigi per anni ultimi sussulto del tamburello astigiano. La terza svolta del tamburello piemontese avviene nel 2007-2008 con la promozione della seconda squa- dra del Callianetto. La squadra più titolata Asd Callianetto assume la denominazione Fiat, e torna a giocare a Torino, al Parco Ruffini, raccogliendo l’interesse e la passione di un pubblico sempre più numeroso, dai 500 ai 600 tifosi a gara. La secon- da squadra invece gioca nel campo tradizionale della frazione. A difendere i colori della limitrofa provincia alessandrina, la giovane e agguerrita compagine del Cremolino, che porta alta la bandiera della tradizione ovadese del vecchio caro tamburello. C’era una volta nell’’800… Notizie di giochi con la palla colpita con attrezzi in “cartapecora” e con telaio in legno compaiono sporadicamente nel Seicento e nel Settecento, in particolare in Toscana e a Roma, ma è intorno alla metà del XIX secolo che il tamburello inizia la sua storia agonistica. Il “tamburino” in quei primi tempi era confezionato con pelli di vitello o maiale tesa su di un rudimentale telaio in legno e la palla era di cuoio a quattro settori, ripiena di crine di cavallo e terra. Con il passar degli anni l’attrezzo migliorò e aggiunse un certo perfezionamento costruttivo nel 1912, quando si passò all’uso di palle in gomma piena e successivamente quando, nel 1922, fu introdotto l’uso del palloncino elastico con il quale diminuirono le rotture della pelle dei tamburelli, dovute frequentemente alla durezza delle palle. “Il gioco divenne popolare nella provincia di Verona ed in quella limitrofa di Mantova, passando nel 1850 in Liguria e Toscana e successivamente in Piemonte e Lombardia, estendendosi poi in altre regioni d’Italia”. Potrebbe sembrare uno sport semplice, ma in realtà richiede una grande forza e soprattutto riflessi sempre pronti. Nell’Ottocento lo sviluppo prosegue sino alla fine del secolo in tre aree: Veneto e Friuli, area toscano-laziale e Liguria. I rapporti tra giocatori di queste tre zone sono molto sporadici, soprattutto tra la prima e le altre due. Il tamburello è dunque sport di antichissima origine; si è sviluppato in Italia e da qui si è diffuso nel resto del mondo. E’ un gioco che prende il nome dall'attrezzo che si usa per colpire la palla. E’ il 1890 l’anno zero dello sport tamburellistico: risale infatti a quell’anno il riconoscimento Le squadre Callianetto/Torino e Callianetto/Asti ritratte insieme prima del derby di andata del tamburello, come gioco, da parte della Federazione Ginnastica d’Italia, ente che – il Comitato Olimpico vedrà la luce più tardi, solo nel 1908 – disciplina in quel tempo l’ufficialità dello sport nel nostro Paese. Il primo campionato fu vinto nel 1898 dalla società Niccolò Barabino di Genova. Questo se non si considera uno scudetto “contestato”, quello dell’Udinese nel 1896: allora gli scudetti sarebbero novantaquattro. Un campionato vinto in abbinamento ad un altro sport che diventerà molto famoso, il calcio. Nei giornali udinesi di allora (Giornale di Udine e la Patria Furlan) si legge che il “football ed il tamburello sono giochi che in pochi anni sono diventati popolari in gran parte d’Italia, così da giustificare lo svolgimento di un campionato nazionale”. Nel 1898 il gioco del tamburello fa per la prima volta comparsa a livello di manifestazione nazionale. Partecipano quattro squadre: la Niccolò Barabino A e B, Samperdarenese e Ginnastica Arezzo. Le finali iniziano il 14 agosto alle 17 e proseguono il giorno dopo alle 7 del mattino: la vittoria alla Barabino B, seconda Samperdarenese, terza la Ginnastica Arezzo, quarta la Barabino A. La società Niccolò Barabino è premiata con “corona d’alloro, medaglia d’argento e diploma di Campione Italiano al Tamburello” dalla F.G.I. Anche se il torneo è presentato come “campionato del gioco del tamburello del Concorso federale di Torino”, il diploma della F.G.I. riconosce il titolo di Campione d’Italia alla società genovese. Il campionato di Torino non è il solo avvenimento importante del 1898, perché in quello stesso anno a Roma è organizzato, non incluso nelle manifestazioni ufficiali della F.G.I., un “Campionato centro-meridionale di tamburello” vinto da Ettore Nunzi, curioso personaggio bolognese, giornalista e letterato. Da quel momento in avanti sono trascorrono cento anni di continui successi, vittorie e sconfitte, ricadute e rilanci di una disciplina che ha consolidato gli insediamenti regionali storici come il veronese, il Garda e il mantovano, e soprattutto Piemonte e Liguria. In Italia è oggi attiva la Federazione Italiana Palla Tamburello, che organizza, sia in ambito maschile che femminile, i campionati di serie A, B, C, D di categoria giovanili, amatori, veterani, Coppa Italia e Supercoppa Italiana. I grandi protagonisti del tamburello italiano sono la Barbino Sampierdarenese, campione 12 volte agli albori della disciplina, seguono il Bussolengo per il veronese con 7 titoli, appaiato sul podio con le glorie del tamburello piemontese, gli alessandrini del Castelferro e gli artigiani del Callianetto. Gli scudetti 2007 sono stati vinti dalla squadra astigiana del Callianetto, per la sesta volta consecutiva con la squadra maschile, per la quarta consecutiva con la femminile. SRP 20-06-2008 16 12:09 Pagina 16 atletica leggera ALLA CONQUISTA DEI GIOVANI Interessanti iniziative promozionali a Torino sullo slancio delle gare di giugno di Myriam Scamangas Il cubano Dayron Robles e l'azzurra Antonietta Di Martino, attesi protagonisti del Meeting allo Stadio Nebiolo il ventunenne gigante cubano degli ostacoli Dayron Robles, protagonista assoluto a Torino quel primo venerdì di giugno, pochi giorni più tardi a Ostrava migliorava con 12’’87 il primato mondiale della specialità dei 110, detenuto dal cinese Liu Xiang. In condizioni ideali di clima avrebbe potuto forse siglare quella prestazione già sulla pista dell’impianto Ruffini, mandando in tutto il mondo un messaggio torinese del tutto particolare ed esaltante. Anche i campionati giovanili (junior e promesse) giunti a metà preme dire, però, al di là di una cronaca che su questo giornale sarebbe ormai fuori tempo, è che l’atletica piemontese guidata da Maurizio Damilano si è resa protagonista di un esperimento pilota assai interessante. E cioè: le gare non fini a se stesse ma intese come occasione per promuovere il loro sport. Così la settimana di collegamento fra il meeting internazionale e i campionati junior e promesse è stata usata allo stadio Nebiolo con iniziative che hanno convogliato nell’impianto molti giovani, sette giorni su sette. La L’atletica leggera era lo sport che gli dèi dell’Olimpo, nell’antica Grecia, amavano di più, ma evidentemente i loro discendenti moderni hanno cambiato le preferenze. Giugno è stato il "mese dell’atletica", per la capitale del Piemonte, ma la pioggia raramente ha dato tregua. Anzi, ha preso d’assalto in alcune circostanze lo stadio Nebiolo con una furia fuori del comune. Ne hanno risentito i risultati, non la baldanza dei gagliardi campioni e campioncini, perchè chi sceglie questo sport sa che gli elementi atmosferici sono una delle componenti Piazza San Carlo adibita a pista di atletica della sfida. Fra gli altri, anche la simpatica mascotte dei Campionati Italiani Juniores e Promesse Spesso nemici, qualche volta compiacenti, del mese sono stati un po’ anne- ciliegina sulla torta è stato l’apcome nelle gare di velocità quan- gati, ma la gioventù non si ferma puntamento di domenica 8 giudo soffia il vento a favore. certo di fronte a queste difficoltà. gno in piazza San Carlo, la bomIl meeting internazionale dedicato Belle gare, invasione di giovani boniera di Torino, che si è trasfora Primo Nebiolo, organizzato sem- (circa 1500 atleti-gara, pensate!) mata per l’occasione in un "angopre in modo impeccabile dal Cus bravi i piemontesi, come si vedrà lo" dell’atletica. I bambini hanno Torino di Riccardo D’Elicio, non nel dettaglio, che continuano a potuto giocare a questa disciplina aveva potuto perciò offrire risulta- confermarsi regione pilota del sperimentando il salto in alto, la ti esaltanti e il rammarico a poste- movimento con le numerose pre- partenza dai blocchi, il lancio della riori risultava ancor più grande senze conquistate nelle nazionali palla medica e del giavellotto di perchè la "stella" di quel meeting, giovanili. Ciò che in questo caso ci gomma, percorsi particolari ideati SRP 20-06-2008 12:09 Pagina 17 I giovani piemontesi in carriera dagli assistenti Fidal, attenti maestri e osservatori. Chi passeggiava sotto i portici della piazza dominata dal monumento a Emanuele Filiberto di Savoia, distoglieva con curiosità e piacere lo sguardo dalle scintillanti vetrine per osservare la gioventù vivace, divertita e "studiosa" dell’atletica. E’ questa la via che gli sport più marco importanti devono seguire per promuoversi: non aspettare la gente allo stadio, ma andare a cercarla a casa, dentro la città. Chi è stato sempre presente agli appuntamenti nel lungo giugno dell’atletica torinese è stato un personaggio nuovo e simpatico, però ancora senza nome. E’ la mascotte dei campionati europei indoor di Torino 2009 (6-8 marzo), un Toro Bambino che vuole rappresentare il divertimento giovanile del vivere l’atletica, pensata per i più giovani come gioco ma anche occasione di aggregazione e divertimento. Il Toro Bambino non ha ancora un nome, abbiamo detto. Sarà "battezzato" attraverso un concorso che prenderà il via a settembre dal sito www.torino2009.org e che vedrà coinvolte anche le scuole proprio per sottilineare la grande vicinanza che l’atletica ha con il mondo dei giovani. Chi ha fantasia, si faccia avanti e proponga. Torino e il Piemonte dunque, seguendo la loro vocazione di regione olimpica, ora si proiettano verso il prossimo marzo quando tutta Europa sarà presente all’Oval per gli Europei indoor. VALERIA ROFFINO (Runner Team 99) con 10’42”61 sui 3000 siepi ha già ottenuto il minimo per i Campionati Mondiali Junior di Bydgoszcz (8-13 luglio 2008). Con le sue 8 convocazioni in nazionale, ha all’attivo due campionati mondiali (Allievi 2007 su pista e di Cross a Edimburgo 2008), due campionati europei di cross e gli EYOF. Sono invece 8 i titoli italiani nel suo palmares e 2 i record italiani da lei realizzati (2000 siepi allieve e 3000 siepi under 18). FEDERICO TONTODONATI (Cus Torino) si presenta come altrettanto esperto in campo internazionale con le sue 7 presenze in maglia azzurra. Ha al suo attivo 2 esperienze in Coppa del Mondo di Marcia su Strada (Leaminghton nel 2007, Cheboksary nel 2008), i Campionati Europei Junior di Hengelo nel 2007 e un’altra gara internazionale di Marcia su strada a Podebrady. Spesso frequenta stage di marcia alla scuola di Saluzzo gestita da Sandro Damilano. Il responsabile nazionale della marcia Antonio Visini vede per lui un futuro da cinquantista. Nel suo palmares anche 4 titoli italiani e il minimo per i Campionati del Mondo su pista ottenuto nel corso del 2008. Il velocista DAVIDE MANENTI (Safatletica) si pone sotto i riflettori nel corso del 2008 con il tempo di 10”59 sui 100 metri che gli vale il minimo per i mondiali di categoria; probabile un suo impiego anche nella staffetta veloce. Nonostante le sue prime convocazioni in azzurro arrivino dai 400 metri, sembra ora tornato al suo primo amore, lo sprint puro, e con ottimi risultati. fassinotti 2,14 metri nel salto in alto è per MARCO FASSINOTTI (Safatletica) la misura magica che gli vale il minimo per la Polonia. Grintoso e per nulla intimorito dagli avversari, ha partecipato al Memorial Primo Nebiolo ed è il campione junior in carica. Superstizioso come ogni buon atleta che si rispetti, Marco non vuole nemmeno sentire nominare la parola campionati … Tra le punte del vivaio piemontese ELEONORA D’ELICIO (Cus Torino), 4 volte in azzurro, 3 titoli italiani all’attivo. Da ricordare che nel 2007 ha raggiunto il proprio primato personale nella sua disciplina, il salto triplo, proprio in occasione della gara più importante della sua stagione, il Campionato Europeo Junior di Hengelo. La misura di 13,09 metri ottenuta il primo giugno a Busto Arsizio le vale il minimo per i Campionati Mondiali. Cinque le presenze in nazionale per FEDERICO CHIUSANO (Safatletica) che, persa gran parte della stagione 2007 per un infortunio, riparte nel 2008 con il titolo italiano indoor junior. Grane sfida nel salto in lungo su misure oltre i 7 metri, dove il torinese sarà opposto all’eporediese Kevin Ojiaku (Atl. Canavesana) capace di volare oltre i 7.40 metri e a Lorenzo Crosio (Atl. Strambino) che vanta nel suo palmares una convocazione in azzurro e il titolo di vicecampione junior indoor. Pronto a riscattare anche in questo caso un 2007 sfortunato LUCA luca zecchin ZECCHIN (Atl. Alessandria) che nei 60 hs h 1 metro indoor ha siglato nel 2008 il record italiano di categoria mentre sui 110 hs h 106 si è per ora fermato ad un soffio dal minimo per i Campionati Mondiali, tempo che sembra essere alla sua portata. Tre le presenze in nazionale al suo attivo. Per quanto riguarda le Promesse in gara, le attese piemontesi sono incentrate su PAOLO DAL MOLIN (Atl. Alessandria), atleta di origine camerunese, secondo sui 110 hs ai Campionati Italiani Assoluti di Padova e detentore della miglior prestazione italiana stagionale di specialità. . SRP 20-06-2008 18 12:09 Pagina 18 società società L’unione fa la forza Madonna di Campagna Gios e Pedale Sanmaurese guardano insieme al futuro ciclistico giovanile di Franco Bocca Ormai da qualche stagione, due tra le più gloriose società ciclistiche della provincia di Torino, lo Sport Club Madonna di Campagna-Gios e il Pedale Sanmaurese, hanno unito le forze per dare vita ad un uni-co progetto che riguarda il movimento ciclistico giovanile. In particolare, il Pedale Sanmaurese, con il suo factotum Beppe Ne-gro in cabina di regia, cura il reclutamento e l'avviamento al ciclismo dei più giovani, rivolgendo le sue attenzioni alle categorie Giovanis-simi ed Esordienti. Dal canto suo, il Madonna di Campagna-Gios del Presidente Mario Gallicchio segue la categoria Allievi, attingendo proprio al vivaio del Pedale Sanmaurese. Fondato nel 1923, lo Sport Club Madonna di Campagna non è solo una delle più antiche società ciclistiche torinesi, ma anche tra quelle più ricche di storia e di tradizione. Tra i numerosi corridori che in anni ormai lontani hanno difeso i colori del club, merita di essere ri-cordato Agostino Coletto, classe 1927, che indossò la casacca del “Madonna” nel 1949 e che qualche anno più tardi, da professionista, vinse due edizioni della Milano-Torino e fu Mattia Viel esulta con il papà dopo la vittoria a San Mauro molte volte protagonista al Giro d’Italia e al Tour de France. In anni più recenti, per rinverdire gli allori del passato, per diverse stagioni il sodalizio ha fornito ospitalità e assistenza tecnica ad alcuni promettenti ragazzi del Sud, disposti a risalire la penisola per cercare fortuna in bicicletta. Tra gli altri il pugliese Leonardo Piepoli, sco-perto nell’89 in mezzo ai trulli di Alberobello e ancora oggi uno dei più forti scalatori italiani. All’ultimo Giro d’Italia Leonardo sarebbe stato una spalla validissima per il suo compagno di squadra Riccardo Riccò sulle montagne decisive, se una brutta caduta nella discesa del Falzarego non lo avesse costretto al ritiro. Parallelamente alla fiorente attività agonistica, il Madonna di Campagna è molto attivo anche sul fronte SRP 20-06-2008 12:09 Pagina 19 organizzativo: il suo fiore all’occhiello è stato per molti anni la classica per scalatori T o r i n o Valtournanche, che vanta nel suo albo Il presidente Mario d’oro, tra gli altri, Gallicchio alla guida del sodalizio anche i no-mi di Franco Balmamion e Italo Zilioli, gli Le squadre ultimi due “big” del cicli-smo piedelle future promesse al gran completo montese. In questa stagione il club torinese ha organizzato due belle di casa i primi passi di una carriera classiche del ciclismo giovanile: la montese. dilettantistica che lo ha portato fino A guidare il sodalizio, oltre al Torino-Corio per Allie-vi, che è andaalla soglia del professionismo. Presidente Mario Gallicchio, sono rita in scena il 1° maggio ed è stata Dopo una pausa agonistica verificamasti alcuni dirigenti di vecchio vinta per distacco dal milanese tasi agli inizi degli anni ’90, la socorso come Adriano Vola, Remigio Todaro, e il Memorial Franco cietà è tornata alla ribalta del cicliBusinaro e Luciano Goberti. Bodrero per Juniores, svoltosi l’8 smo giovanile agli albori del terzo Quest’ultimo è l’autentico factotum giugno a La Cassa con la collaboramillennio e da z i o n e allora primeggia a dell’Associazione IL PIEMONTE CAPITALE DEL CICLISMO GIOVANILE livello regionale Pie-montese nelle categorie Corridori Ciclisti. Nel mese di luglio il Piemonte sarà la caput mundi del ciclismo giovanile italiano: dal Giovanissimi ed primo weekend del mese a fine luglio si disputeranno le rassegne tricolori che assePer molti anni gneranno il titolo di campione d’Italia. Si parte nel primo settimana di luglio a Esordienti. “l’anima” del Mondovì (Cuneo) con le prove su strada riservate ad Esordienti e Allievi, mentre a Quest’anno ha Madonna di fine mese presso il velodromo Pietro Francone di San Francesco al Campo andranno debuttato con i Campagna-Gios è in scena i campionati italiani su pista riservati alle stesse categorie. colori del Pedale stato Santo A settembre, poi, sulla pista del Vigor Cycling Team a Rossana, sempre in provincia Sanmaurese quel di Cuneo, si svolgeranno per il secondo anno consecutivo le prove tricolori di Four Pettinato, lo stoMattia Viel che Cross, una delle specialità del ciclismo fuoristrada. rico Direttore Per la rassegna del primo week-end di luglio nel Monregalese la rappresentativa pienella scorsa stagioSportivo purtropmontese degli Esordienti nutre molte speranze concrete, specie nella categoria ne, tra i po scomparso maschile: elemento di punta, proprio il tredicenne Mattia Viel che in questa stagioGiovanissimi, si improvvisamente ne su dieci gare su strada ha collezionato otto vittorie e due secondi posti. aggiudicò ben 20 nell’agosto 2006. Molta soddisfazione espressa dal presidente della FIC piemontese Rocco gare su 23 disputaMarchigiano: “Si tratta di un record assoluto con tre rassegne tricolori per ben 29 Santo, che era maglie, prova di un riconoscimento ufficiale da parte della Federazione nazionale te, e che pertanto nato nel ’36 in nei confronti del nostro ciclismo che ha compiuto progressi in termini di società affirappresenta una Calabria ed era liate, di atleti tesserati e anche di immagine ed efficienza”. delle più belle spearrivato in ranze del ciclismo Piemonte subito a livello regionale. della società, dove riveste gli incaridopo la fine dell’ultima guerra, era Anche nella nuova ca-tegoria Viel chi di segretario, tesoriere e, da queal Madonna dalla fine degli anni ’70 junior (il padre Corrado fu infatti st’anno, anche Direttore Sportivo. e pochi mesi dopo la sua scomparsa dilettante di valore e gareggia tutLa storia del Pedale Sanmaurese, sarebbe stato insignito della medatora tra i cicloamatori) non ha tarfondato nel 1952 dal comm. Aldo glia d'Oro per i 50 anni di ininterdato a mettersi in evi-denza. Su Bacco, è invece legata a doppio filo rotta attività nell'ambito della nove gare disputate quest’anno ne a quello della famiglia Rambau-do. Federazione Ciclistica I-taliana. Un riconoscimento purtroppo tardivo Negli anni Cinquanta Mario ha vinte 7 e nelle altre due è arrivaper un personaggio che ha dedicato Rambaudo, che oggi è il Presidente to secondo! Il suo principale obiettitutta la sua vita al ciclismo e che ha della società, ne fu infatti il primo vo stagionale è quello di ben figuralasciato un grande vuoto non solo portacolori di spicco, mentre re nella prova unica di Campionato dopo suo figlio Italiano, che andrà in scena a nel Madonna di Campagna-Gios ma trent’anni Mondovì il prossimo 5 luglio. Ferdinando ha mosso nella squadra in tutto l’ambiente del ciclismo pie- SRP 20-06-2008 20 13:54 Pagina 20 ciclismo ciclismo Dal Giro al Tour, la Granda sempre più Grande A luglio il Cuneese riconquista la vetrina internazionale con la tre giorni ciclistica all’insegna della “Grande Boucle” Ferruccio Dardanello, presidente del Comitato "Granda Tour 2008" Cuneese, come si pensava, c'è. Inizia la storia, si sogna. C'erano stati, sì, altri contatti con la "Grande Boucle", ma mai di questa portata, e poi lontani nel Storici, affascinanti, indimenticatempo: nel 1952 (da Sestriere al bili e da vivere fino in fondo. Ecco Principato di Monaco) e 1961 quattro definizioni dei tre giorni (Torino- Antibes Juan Les Pins). di Cuneo e della sua provincia Dopo mezzo secolo la provincia di granda con la maglia gialla. Mai Cuneo riconquista la vetrina interprima d'ora il Tour de France nazionale. Nasce il Comitato aveva avuto una presenza così "Granda Tour 2008" con al timone marcata in Piemonte. Mai, a magFerruccio Dardanello, presidente gior ragione, Cuneo aveva avuto della Camera di commercio di l'onore non solo di tre giornate Cuneo, un manager che ha sempre tutte sue, ma nemmeno creduto nelle potendi un arrivo o di una parzialità mediatiche e tenza. Adesso accadrà promozionali dei grantutto insieme. di eventi, dai vini ai Fra gli appassionati è già tartufi, e allo sport. iniziato il conto alla roveDai tempi dei Mondiali scia per un evento che, di calcio di Italia '90, tra domenica 20 e marcon il ritiro nel tedì 22 luglio promuoverà Cuneese della il Cuneese e tutto il Nazionale della Costa Piemonte (come accadde Rica sono trascorsi per l'ultima volta in quequasi vent'anni. Da ste terre nel '99 al quella data, e ininterSestriere). Con la Embrunrottamente fino al Prato Nevoso di domenica 2005, il Cuneese, sem20 (quindicesima tappa di pre sotto la guida di 185 km), dopo la sosta Ferruccio Dardanello, (mai verificatasi in Italia) di Lorenzo Tealdi e L’arrivo di marco pantani del lunedì 21 a Cuneo, dello staff di decine di ecco la Cuneo-Jausiers di all'aeroporto di Levaldigi nel 2002, accolto dal presidente del volontari appassionati COL Cuneo Ferruccio Dardanello martedì 22, tappa numee competenti, ha ospiro 16 di 157 km. tato il Giro d'Italia. E' un'occasione più unica La gestione di un evento come il Frabosa Sottana, il Comune al che rara. A livello emozionale, la Giro anche a livello locale ha comtre giorni all'insegna della quale appartiene Prato Nevoso. Il di Lorenzo Tanaceto "Grande Boucle" potrà essere forse messa sul medesimo piano con la grandiosa "invasione" delle Penne Nere all'Adunata nazionale di un anno fa, maggio 2007. Sono stati mesi di frenetici contatti e di sopralluoghi. Poi, il 25 ottobre 2007, al Palais des Congrès di Parigi, si leva il sipario. Quando Christian Prudhomme, direttore dell'Aso, la società organizzatrice del Tour, scopre la cartina della corsa, esplode la gioia di Valmaggia e di Pietro Blengini, i due primi cittadini di Cuneo e SRP 20-06-2008 13:55 Pagina 21 2003: la caduta di Pantani e di altri corridori in Alta Valle Varaita; a fianco, il cippo eretto alla sua memoria portato grande dispendio d'ener- del Colle del Mulo sopra il Levaldigi. L'esperienza con il Giro gie per il Comitato organizzatore Santuario di Castelmagno, ormai è culminata nel 2007 con il nuovo cuneese (allora si chiamava COL "icone" del grande ciclismo. Ma il passaggio sul Colle dell'Agnello: Cuneo), ma ha consentito di sco- "Pirata" trionfò anche nei giorni, non un arrivo di tappa, come tanti prire, e in molti casi riscoprire, tristissimi, successivi alla sua crisi: speravano, ma egualmente un angoli e montagne parzialmente anche da ultimo del gruppo, avvenimento in grado di smuovere dimenticati, o mai pienamente magari staccatissimo, venne sem- migliaia di appassionati sulle stretsfruttati. Sono stati anni eroici, per pre accompagnato da ovazioni. te stradine tutti. Anni vissuti montane. Il sotto l'occhio delle ricordo del telecamere e dei Giro a giornali, sono stati Cuneo passa portati alla ribalta anche attraBatte sempre forte, nella Granda, il cuore del ciclismo. Da Gian Paolo Cucchietti a Remo il Monviso; la Cima verso le tre Rocchia, passando per Italo Zilioli, Domenico Cavallo, Corrado Donadio, Alberto Fauniera in Val slavine del Minetti e Davide Perona, la provincia di Cuneo è sempre stata fucina di talenti a livelGrana, dove nel 1995 prolo professionistico. Protagonisti e gregari che, negli anni tra il 1962 e il 1996, si sono 2004 è stato eretto messi in evidenza sulle strade di mezzo mondo. prio in Alta il cippo che ricorda L’ultimo, in ordine di tempo, è stato Davide Perona poi tanti anni, troppi, senza più V a l l e Marco Pantani; e avere il piacere di ritrovare il nome di Cuneo nelle classifiche. Negli ultimi anni, la situaVaraita: si poi ancora Prato zione è di gran lunga migliorata. Intanto i ciclisti professionisti sono attualmente due, arrivò a Nevoso, Madonna Marco Osella e Miculà Dematteis, entrambi ex dominatori (sarà proprio un caso?) del C h i a n a l e del Colletto, il Giro delle Valli Cuneesi nelle Alpi del Mare per Dilettanti Elite e Under 23. Dietro a loro annullando scalpitano tanti altri nomi di belle promesse cuneesi. Lorenzo Stindel e Alessandro Colle di Sampeyre. Pettiti, entrambi alla lombarda Castanese, nell’ultimo periodo si sono messi in luce, così l'arrivo di Sedici anni con il come Matteo Draperi che, con la Pratese Esperia Rolfo Piasco, sta allargando il suo ragBriancon al Giro e i grandi gio d’azione. Sempre da Piasco, si segnalano altri ragazzi come Simone Mattio e Luca campioni: da termine di Maritan della Vigor, e Davide Busuito (Esperia Rolfo) dal futuro roseo. Miguel Indurain a una "tappa Pavel Tonkov, da maledetta" Gotti, Garzelli, in cui, titoSimoni a Cunego e a lui, a Marco Storico, nel Giro del 2003, in Valle larono i giornali, "si sfiorò la traPantani. Un legame strettissimo Varaita, il suo momento dramma- gedia" in cima all'Agnello. Furono unisce la figura del compianto tico vissuto nella maxicaduta fra travolti auto, moto e tifosi saliti "Pirata" al territorio cuneese. neve e tormenta. Sono innumere- fin lassù per applaudire la maglia Episodi che, nella memoria di chi voli gli episodi da ricordare legati rosa. Poteva essere un dramma era presente, sono destinati a tra- alla storia del Giro nel Cuneese, e con 60.000 persone in pericolo, mandarsi per generazioni. Come vengono ancora più alla mente fortunatamente i feriti non supequella volta, nel 1999, che Pantani alla vigilia di un evento mondiale rarono la decina. conquistò la tappa da Bra a Borgo come il Tour de France. Dal Giro al Tour. Ora a Cuneo si San Dalmazzo scalando i 2.480 Nel 2002 la carovana rosa arrivò in parla francese. In attesa, chissà, di della Fauniera: fu la prima volta volo direttamente dall'Olanda riabbracciare di nuovo la maglia che il Giro d'Italia scoprì i territori all'Aeroporto "Olimpica" di rosa dal 2009 in poi. A Cuneo batte il cuore del ciclismo SRP 20-06-2008 22 13:55 Pagina 22 società storiche Alcune formazioni degli anni ’80-‘90 HOCKEY NOVARA, UNA STORIA PLURIMEDAGLIATA Trentadue scudetti tricolori e venti Coppe Italia fanno del club novarese la società più titolata d’Italia di Marco Barbero Alle soglie dei suoi 84 anni l’Hockey Novara è più giovane che mai. Merito della “linea verde” importata dal torinese Massimo Rapetto, presidente della società sportiva più scudettata d’Italia dall’estate 2003. Una scelta dettata dalle esigenze di bilancio, certo. Ma anche una politica apprezzabile in uno sport che ha bisogno, innanzitutto, di essere “svecchiato”. La squadra azzurra ha chiuso al sesto posto il campionato appena concluso con una rosa dall’età media molto bassa. Ha lanciato giovani argentini ora appetiti dai grossi club europei. Ha schierato con continuità ragazzi novaresi cresciuti nel vivaio del Roller del tecnico Erasmo Marcon. Un filo conduttore che caratterizzerà Dopo la seconda guerra mondiale anche la prossima stagione che arrivano altri trionfi: tre scudetti vedrà lo sport delle rotelle rappretra il 1947 ed il 1950. Davanti a sentare la città di Novara in Grassi adesso ci sono Gallarini, Europa, per la trentaquattresima Nanotti, Monfrinotti, Ghione, volta. Prandi ed il grande Panagini. Il priLa bella avventura è cominciata mato del 1950, conquistato con 3 nell’autunno 1924. A tale data punti di vantaggio sul Monza vale risale la fondazione dell’Hockey la prima stella. L’addio di Grassi Vittoria Novara, dal febbraio 1926 prelude ad un periodo di appansemplicemente Hockey Novara. Il namento. nome originario trae spunto dalla prima pista di gioco, una sala da ballo all’interno del Cinema Vittoria. Tra i “pionieri” c’è la leggenda Lino Grassi che difenderà la porta azzurra fino al 1953, vincendo da protagonista i La squadra partecipante primi dieci scudetal Torneo di Montreaux del 1953 ti. All’inizio degli L’azzurro torna a risplendere tra il anni trenta la squadra azzurra si 1958 ed il 1959 con altri due titoli ritaglia i panni di Juventus delle ravvicinati. Tra i pali c’è Sacchi. La rotelle: conquista cinque titoli itasquadra è rinforzata da innesti di liani consecutivi tra il 1930 ed il giocatori di grande spessore come 1934 ed il sesto già nel 1936 dopo Aina e Cerrina e soprattutto il un breve interregno del Milan superbomber Zaffinetti, 597 gol in Skating. La prima formazione plucampionato con la maglia del ridecorata è: “Grassi, Concia, Novara. Drisaldi, Cestagalli, Zavattaro, Nei primi anni Sessanta Modena e Gallina”. L’ultimo tricolore della soprattutto Monza e Triestina serie frutta come “premio” la dominano la scena. La squadra pista di Viale Buonarroti fatta azzurra resta competitiva, ma lo costruire dal Marchese Tornielli in scudetto, per qualche stagione, ossequio ad una vecchia promessa prende altre strade. La svolta arristrappata dal Commissario va nel 1969 con l’avvento alla preStraordinario Mariggi. SRP 20-06-2008 13:55 Pagina 23 LE LEGGENDA DELL’HOCKEY NOVARA E LA STORIA CONTINUA Tra i grandissimi dell’Hockey Novara spicca il nome di Ferruccio Panagini. Il primo a fregiarsi del titolo di Campione del Mondo a Ginevra nel 1953. A leggere la sua storia pare quasi un predestinato. Da bambino abitava in Viale Buonarroti, proprio davanti alla storica pista all’aperto. Ha debuttato in azzurro a Monza, alla fine del seconda Guerra Mondiale, segnando tutte e cinque le reti di un emozionante 5-5. Da giocatore ha conquistato sei scudetti, siglando 557 gol in campionato dall’introduzione del girone unico (1950) al suo passaggio nell’allora emergente Follonica all’inizio degli anni sessanta. Con Zaffinetti ha formato una coppia gol formidabile. Panagini è stato anche l’allenatore di Robert Olthoff, il primo straniero del campionato italiano. L’olandese “volante” è stato fortemente voluto da Santino Tarantola che ha imposto il suo acquisto ad una Federazione ancora restia ad aprire le frontiere. In azzurro ha conquistato sette scudetti consecutivi, segnando 370 reti in campionato e ben 68 in Coppa Campioni. Ha deliziato le platee con giocate d’alta scuola, in particolare con i suoi gol al volo dopo abili giocate di sponda sfruttando le porte avversarie. Memorabili le sue sfide con la leggenda portoghese Livramento, allora giocatore del Monza. Saranno due le squadre novaresi al via nel Campionato di A1 2008-2009. La Rotellistica del presidente Daniela Gallina è stata infatti promossa nella massima serie dopo un esaltante campionato, condotto sempre al vertice. E’ stata quasi una promozione annunciata per una formazione che annoverava ex campioni dell’Hockey Novara come Ortogni, Parasuco, Franco Amato (allenatore giocatore), Monteforte e stranieri di buon livello come lo svizzero Desponds e l’argentino Pellice. Non è una novità e nemmeno un record per la città di Novara che dal 2003 al 2005 ha schierato ben tre formazioni nell’A1 di hockey. Ai tempi primeggiava il Roller Novara, per due stagioni consecutive quarto alla fine della Regular Season. La scorsa estate la creatura di Erasmo Marcon si è fusa nell’Hockey Novara, mantenendo soltanto una formazione giovanile che ha disputato dignitosamente il campionato di B sotto la guida del tecnico Ticozzi. La strada da percorrere per rifare grande l’hockey a Novara dovrebbe essere proprio quella di unire le forze. Un’utopia che cozza contro personalismi e antiche rivalità che finora hanno fatto abortire quasi sul nascere i primi tentativi. Queste divisioni però hanno allontanato un pubblico che una decina di anni fa faceva registrare spesso il “tutto esaurito”. Alcune immagini storiche risalenti al 1928 sidenza di Santino Tarantola. Il timoniere del Novara Calcio rivoluziona i parametri di uno sport conservatore. Ingaggia il primo giocatore straniero della storia: l’olandese Olthoff. Con Romussi (e poi “Checco” Fontana) tra i pali e il veneto Battistella nasce una supersquadra che coglie otto scudetti in nove anni. Viene costruito anche il nuovo palazzetto di Viale Kennedy, una struttura coperta realizzata appositamente per l’hockey pista. Comincia anche l’assalto alla Coppa dei Campioni. Un sogno che sfuma per due volte in finale, sempre con il Reus Deportivo, nel 1971 e nel 1972. Brucia parecchio la seconda sconfitta perché i cata- lani rimontano in casa il sonante 10-2 dell’andata, aiutandosi con metodi che vanno ben oltre il consentito. Con il ventesimo titolo del 1977 si chiude un ciclo memorabile. L’ultimo grande Hockey Novara nasce nel 1984 quando il dottor Ubezio rileva la società dal Sindaco Riviera. In squadra ci sono già i giovani italiani più promettenti: Colamaria, Dal Lago e Massimo Mariotti. Con l’ingaggio del grandissimo Marzella è subito scudetto. L’appassionato dentista mette in bacheca 12 tricolori e 3 Coppe Cers. Sfilano in azzurro altri Campioni del Mondo come Parasuco, Cunegatti, Bernardini, Crudeli, Enrico Mariotti, Rigo ed i gemelli Michelon. Con il contorno di stelle straniere di grandezza assoluta come il portoghese Vitor Hugo. Vent’anni irripetibili che lasciano però anche il rimpianto per altre due Finali di Coppa Campioni perse ed il dolore incancellabile per la tragica morte in pista di Dal Lago nel settembre 1988. In bacheca ci sono anche 20 Coppe Italia per un palmares ineguagliabile. Dopo la conquista del trentaduesimo scudetto Ubezio lascia una società in difficoltà al torinese Rapetto. Il tempo dei trionfi sembra lontano, ma, per fortuna, la leggenda continua. Ai giovani azzurri l’onore e l’onere di proseguire questa bella storia. SRP 20-06-2008 24 12:09 Pagina 24 la lastoria storia TRA LA FARFALLA E L’ATLETA Nacque a Torino la ginnastica ritmica italiana, una delle discipline più giovani e allo stesso tempo più titolate dello sport azzurro di Barbara Masi Il 5 giugno Torino ha ospitato il XXIV Campionato Europeo di ginnastica ritmica, andando a festeggiare simbolicamente il profondo legame che la città ha intrecciato con questo sport non antichissimo: fu infatti presso l’ISEF (dal 1958 e per molti anni istituto deputato alla formazione della maggior parte dei docenti di educazione fisica del nord Italia) che nacque la ginnastica ritmica italiana. Anzi, si può dire che la storia di questa disciplina definita da Giovanni Arpino in un articolo su La Stampa nel ’69 “qualcosa che sta tra la farfalla e l’atleta”, quasi vada di pari passo con quella dell’ISEF, che la tenne a battesimo contribuendo alla sua diffusione in campo nazionale e internazionale attraverso le sue allieve. Tant’è che i primi allenamenti della Nazionale di “ginnastica moderna” (così allora era chiamata la disciplina) si svolsero nella palestra della storica e gloriosa Reale Ginnastica Torino, la più antica società sportiva italiana che all’anagrafe fa 1844, in un “luogo sobrio fin quasi alla povertà. Una piccola palestra all’ultimo piano di un edificio in via Magenta - scriveva ancora Arpino -: otto ragazze e la loro insegnante vi si radunano da Natale per mettere a punto un esercizio di ginnastica. Durerà tre minuti e mezzo, ma le prove sono estenuanti: ore e ore per la perfezione di un salto che subito dopo si perde nell’aria.” Era l’inizio degli anni ‘60, e quell’insegnante era Maria Rosa Rosato, ex allieva della torinese Andreina Sacco Gotta, considerata pietra miliare e grande divulgatrice della ritmica in Italia, oltre che atleta agonista di ottimo livello in molte discipline. Ma è alla Rosato che si deve la nascita di una vera e propria e scuola e di una Nazionale destinata in breve tempo a salire sui podi mondiali. Torinese, attualmente nello staff del Comitato Organizzatore dei prossimi Campionati Europei e collaboratrice della Federazione Italiana Ginnastica, proprio a Torino presso l’ISEF dove insegna dal ’59, in quegli anni la Rosato sperimenta e privilegia un metodo di lavoro collettivo con gruppi di allieve che presenta a manifestazioni internazionali: “Un metodo volto a valorizzare la creatività individuale all’interno del gruppo – ricorda la Rosato -, alla ricerca di soluzioni di movimento non imposte e obbligate come invece avveniva nella ginnastica artistica. La squadra diventava in questo modo artefice del proprio esercizio. Era una continua ricerca di soluzioni: era dal movimento che veniva tirato giù il ritmo. Succedeva così: io avevo un’idea in testa e non un esercizio già pronto: l’esercizio veniva creato durante l’allenamento. Così avveniva anche per la musica: la Gotta la componeva appositamente su un ritmo che le davo io.” Nasce così la prima rappresentati- SRP 20-06-2008 12:09 Pagina 25 CURIOSITA’ - La ginnastica ritmica si esegue con piccoli attrezzi: fune, cerchio, palla, clavette e nastro. - Molti termini tecnici sono espressi in francese perché provenienti dal vocabolario della danza classica di cui la ginnastica ritmica si serve nella preparazione di base. - La ginnastica ritmica è praticata solo dal settore femminile nonostante a livello di sperimentazione esistano degli studi per coinvolgere il settore maschile, di cui è esempio il Giappone che la pratica dagli anni ’50 del secolo scorso. va nazionale di squadra che parteciperà per la prima volta a Copenaghen al III Campionato del Mondo nel 1967, dove l’esercizio con 6 cerchi e 6 ginnaste entra nel programma distinguendosi per i criteri di composizione innovativi, le situazioni di interazione fra le ginnaste, gli scambi e i passaggi degli attrezzi. Le allieve (Lucia Bannò, Lidia Borgo, Laura Colombari, Donata Costa Bioletti, Ludovica Dagnino, Clara Martini, Anna Miglietta, Alessandra Pagliano) sono tutte studentesse dell’ISEF, la musica viene composta appositamente Le farfalle d'argento al pianoforte dalla ai Mondiali di Baku 2005 Gotta. E’ fatta: a Copenaghen arriva il sesto posto nonostante la poca esperienza agonistica e gli allenamenti in condizione di assoluta sperimentazione in ogni ritaglio di tempo. Da lì il salto verso altri successi, con Il bronzo agli Europei di Goteborg '90 Le "farfalle" azzurre sul podio dei recenti Europei al Palasport Olimpico di Torino nuove formazioni: bronzo ai Campionati del Mondo di Cuba nel ’71, oro a quelli di Madrid nel ’75. Nel ’70 i primi Campionati Italiani a Roma, nel ’73 a Torino il primo incontro internazionale Italia – Jugoslavia. Dopo la Rosato, per un certo periodo coadiuvata nella direzionale della Nazionale prima dalla torinese Laura Colombari, poi dalla biellese Anna Miglietta (entrambe bronzo a Cuba insieme alle altre torinesi Cristiana Lubich, Elisabetta Mastrostefano e Gisella Gepponi) il testimone passerà all’altra sua assistente ed ex ISEF Amalia Tinto: con lei proseguono i podi europei e mondiali negli anni ’80 e ’90 (bronzo agli Europei ’88 e ’90, argento e bronzo ai Mondiali ’92), mentre la ritmica diviene disciplina olimpica nell’84 a Los Angeles a SRP 20-06-2008 26 12:09 Pagina 26 la lastoria storia livello individuale, nel ’96 ad Atlanta a livello di squadra. Alla Tinto succederà l’ex nazionale e attuale direttrice della Nazionale Emanuela Maccarani, legata a Torino dagli anni di formazione ISEF. E’ con lei che le azzurre salgono sul secondo gradino del podio olimpico di Atene 2004: è lì che le far- falle si fanno d’argento e tornano a volare. In una storia gloriosa che ha meno di cinquant’anni e che ora, attraverso le parole e i ricordi di Maria Rosa Rosato e Amalia Tinto, viene raccontata nella pubblicazione “L’esercizio di squadra dell’Italia ai Campionati d’Europa”. Rosato: “Tornare a insegnare l’aspetto giocoso e creativo della ginnastica” -Cosa è cambiato oggi nell’insegnamento della ginnastica ritmica? “Innanzitutto allora c’era più spazio per la ricerca. C’erano poche regole, ogni gruppo dava una risposta diversa alla stessa proposta con un’interazione che non aveva mai fine, cosa che oggi le tecniche non permettono più.” -C’è stato un periodo, negli anni ’70-’80, che l’insegnamento della ginnastica ritmica nelle scuole era quasi d’obbligo. Ora non è più così… “E’ vero, era la grande novità di quegli anni. Oggi viene insegnata meno a scuola perché viene insegnata meno all’ISEF”. -Qual è il bacino di reclutamento? “La scuola e le circoscrizioni, anche se nei paesi il reclutamento è molto più facile che a Torino, dove tutto si concentra fondamentalmente in tre società, l’Eurogimnica, la Ritmica Piemonte e la Reale Ginnastica Torino. E’ stato registrato un boom subito dopo l’argento azzurro alle Olimpiadi di Atene 2004, con il raddoppio delle iscrizioni. Fenomeno però che si sta già sgonfiando, Il bronzo ai campionati del Mondo di Cuba ‘71 anche a causa delle nuove metodologie di insegnamento: non si possono imporre a bambine di 6/7 anni duri e noiosi esercizi di ginnastica “militare”: oggi viene tralasciato completamente l’aspetto del gioco e del movi- Maria Rosa Rosato durante un allenamento nella palestra della Reale Ginnastica mento, l’interazione con lo spazio. Occorre farle giocare con gli attrezzi, con la palla e la corda, lasciando spazio alla loro creatività e al divertimento.” - Almeno un buon motivo per praticare la ginnastica ritmica. “Innanzitutto lo sviluppo di un corpo armonioso con divertimento. E poi l’acquisizione di una grande ricchezza di abilità coordinative trasversali che possono essere riutilizzate con successo in altre discipline. - Fra le sue allieve ha tirato su anche le sue assistenti, che a loro volta sono arrivate alla direzione della nazionale dopo di lei. Lei resta così in qualche modo il fil rouge della ritmica italiana. Qual è il segreto per essere un buon assistente? “Parlare lo stesso linguaggio dell’allenatore pur facendo però da intermediario fra lui e gli allievi. E, soprattutto, non avere per obiettivo l’ambizione di sostituirsi al direttore. -Cosa è stato più vincente in questi anni, l’aspetto tecnico – didattico o la passione che ha animato il suo lavoro? “La passione è sicuramente la vera molla trainante, quella che ti permette di sopportare anche i sacrifici legati ai momenti delicati della vita privata. La vera fortuna, del resto, è quando ci si ritrova a fare un lavoro che coincide con il proprio hobby, con la propria passione.” Una passione che per quelle ginnaste di allora non ha tempo: alcune di loro sono solite ritrovarsi ancora almeno un giorno alla settimana, nuovamente insieme in uno di quei locali della Reale Ginnastica che le ha viste volare per la prima volta. E che ancora, con la stessa passione, le accoglie e le osserva volare. SRP 20-06-2008 12:09 Pagina 27 scuola regionale dello sport 27 A Cantalupa l’arco ha fatto Centro Marco Galiazzo e l’arcieria azzurra al completo hanno inaugurato il nuovo centro tecnico federale della Val Noce Il PalaFitarco nel progetto originale Cantalupa, sede residenziale della Scuola Regionale dello Sport del CONI, è diventata anche la seconda casa della Nazionale azzurra di tiro con l’arco. Nel Comune adagiato ai piedi dei contrafforti rocciosi dei Tre Denti, nella Val Noce, a fine maggio è avvenuta l’inaugurazione del nuovo PalaFitarco che costituirà la sede ufficiale deputata all’alta preparazione. All’evento hanno preso parte anche gli atleti della Nazionale al gran completo, reduci dalla proficua trasferta francese agli Europei Targa di Vittel, insieme al presidente della Fitarco Mario Scarzella, al presidente del CONI piemontese Gianfranco Porqueddu e alle istituzioni locali, fra le quali l’ex sindaco di Cantalupa Giustino Bello, grande promotore e sostenitore della Scuola Regionale dello Sport. “Si tratta di un momento storico per tutto il movimento dell’arcieria: stagione dopo stagione la Nazionale azzurra continua a mietere grandi successi in ogni ambito internazionale, meritando per questo strutture all’altezza della sua qualità – ha affermato soddisfatto il presidente Scarzella -; per questo motivo la Fitarco ha lavorato molto in questi anni: i nostri atleti hanno la necessità di svolgere la loro preparazione all’interno di impianti moderni per portare a termine i programmi federali senza contrattempi, per poter rimanere competitivi il più a lungo possibile e, anche, per fra crescere il settore giovanile nelle condizioni adeguate.” E dunque finalmente Cantalupa, che oltre ad ospitare il tiro con l’arco vedrà l’ingresso di altri sodalizi: “In questo modo la Scuola Regionale dello Sport realizza uno degli obiettivi prefissati – aggiunge il presidente CONI Porqueddu -, quali costituire un polo di formazione informazione, svolgere attività di promozione sportiva e ricerca applicata sul territorio. Dopo anni di lavoro non possiamo che apprezzare il risultato finale per un impianto in cui molte discipline sportive potranno trovare casa per la loro attività”. La struttura è anche destinata a ospitare manifestazioni di alto livello, in quanto il complesso, circondato da palestre naturali di roccia e percorsi boschivi ginnici e adeguati alla mountain bike, comprende anche una pista di atletica leggera, un campo di calcio, un palazzetto con palestre e pareti per l’arrampicata, impianti ricreativi per il calcetto, il volley e il basket, oltre a un campus per atleti e operatori del settore. Il PalaFitarco è situato nella parte antistante il campo di calcio. “L’amministrazione di Cantalupa ci ha messo a disposizione un impianto moderno e funzionale secondo le nostre esigenze – continua Mario Scarzella -, sostenendo il progetto e portando a termine in tempi brevi un lavoro di grande portata. Grazie anche alle sinergie con le istituzioni Regionali, Provinciali e del CONI, oggi possiamo finalmente dire di avere anche una struttura a pochi chilometri da Torino in grado di coltivare l’attività di base e stimolare i giovani ad avvicinarsi alla nostra disciplina.” B.M. GLI AZZURRI ALL’INAUGURAZIONE DEL PALAFITARCO Arco Olimpico femminile Elena Perosini Elena Tonetta Natalia Valeeva Arco Compound femminile Eugenia Salvi Natalia Valeeva Arco Olimpico maschile Ilario Di Buò Marco Galiazzo Mauro Nespoli Amedeo Tonelli Arco Compound maschile Sergio Pagni Antonio Tosco Fabio Girardi con il presidente Scarzella Il podio degli Europei di torino 2008 con Elena Tonetta, Marco Galiazzo, Sergio Pagni e Laura Longo SRP 20-06-2008 28 12:09 Pagina 28 lo sportello dello sport IMPIANTI QIS, OSSIA CERTIFICAZIONE DI QUALITÀ Nell’attuale sistema economico il concetto di “qualità” è ormai con-solidato. Esiste qualcosa di simile nello sport? Carmelo G. - Domodossola Ing. Mario Picco Tra le finalità istituzionali del CONI un tema certamente centrale riguarda la massima diffusione della pratica sportiva non solo agonistica, ma anche e soprattutto amatoriale e scolastica. Per questo motivo il CONI profonde il massimo impegno nello sviluppo dell’impiantistica sportiva nazionale dove, per legge, è chiamato a definire norme e criteri costruttivi a cui tutti gli impianti si devono attenere nella tutela della salute dei praticanti. La pratica sportiva è in continua evoluzione e richiede un conseguente sviluppo degli spazi in chiave di adeguatezza e sicurezza ambientale e sanitaria. Le strutture devono essere luoghi dove esercitare realmente un’attività sana e utile alla salute, mentre il panorama impiantistico attuale è in alcuni casi obsoleto o addirittura inidoneo. Inoltre il moltiplicarsi delle attività fisiche, esercitabili in strutture sempre più numerose, richiede che il gestore degli impianti sia preparato dal punto di vista tecnico, consapevole del compito di ausilio alla salute degli utenti e che ponga attenzione alla correttezza dei rapporti con l’Utenza nell’erogazione dei servizi offerti. E’ necessario sempre più evitare che la pratica sportiva, invece di pro-durre benessere, sia inutile o peggio ancora causa di danni fisici e/o funzionali, riconducibili all’inadeguatezza delle strutture, alla mancata valutazione sanitaria, alla limitata prevenzione del rischio sportivo, alla carenza di controlli, alla insufficienza delle procedure di gestione delle emergenze ed alla diseducazione allo sport. Per soddisfare queste finalità il CONI, attraverso CONI Servizi e la FMSI (Federazione Medico Sportiva Italiana) hanno costituito il QIS, Consorzio per la Certificazione di Qualità degli Impianti Sportivi, che vuole offrire una specifica certificazione di qualità, innovativa ed unica, ai luoghi ed alle organizzazioni per lo sport, comprendendo in un unico schema integrato i requisiti di qualità strutturali e sanitari ed i conseguenti requisiti organizzativi e di servizio. Il QIS desidera affiancare e premiare tutti coloro che vogliono investi-re in qualità e intraprendere così un percorso di progressivo miglioramento del patrimonio impiantistico pubblico e privato attraverso il recepimento, anche da parte del mondo sportivo, del concetto di qualità strutturale e sanitaria. Gli impianti certificati acquisiscono il diritto di esporre il marchio QIS che li individua e li distingue agli occhi degli utenti. Il marchio intende diventare un brand di garanzia per tutti gli Utenti ma anche per gli altri Soggetti interessati, quali gli Organi di governo del Territorio, le Rappresentanze dei consumatori e dei gestori orientate alla qualità nonchè le Istituzioni di credito ed assicurative. La certificazione di qualità deve essere percepita dagli utenti, dalle Società ed Associazioni sportive, dai gestori, dagli Enti Locali e da tutto il mondo dello sport, come un valore aggiunto, creando un circuito di strutture di alto livello capaci di trainare tutte le altre verso e-levati standard qualitativi e di servizio. L'azione del QIS mette in atto molti dei principi e delle politiche enunciate nel Libro Bianco dello Sport della Commissione delle Comunità Europee, rendendoli obiettivi concreti realmente perseguibili. A tal proposito le norme emesse, QIS HEPA 10000, contengono l'a-cronimo HEPA (Health-Enhancing Phisical Activity) che indica l'in-terpretazione delle Comunità Europee dell'attività sportiva come prati-ca fisica orientata alla salute. Per maggiori ed ulteriori informazioni sul Consorzio e sull’iter proce-durale di certificazione si può consultare il sito www.qis.coni.it o in-viare una Email a [email protected] e [email protected] SRP 20-06-2008 12:09 Pagina 29 FISCO L’iscrizione al Registro CONI Siamo una piccola associazione sportiva: dobbiamo iscriverci al Registro del CONI? Ci conviene o l’iscrizione, in definitiva, può com-portare un maggior rischio di essere assoggettati a controlli fiscali? Maria Pia V. – Chivasso Dott. Enrico Maria Vidali In via preliminare ritengo utile ricordare che l’art. 7 del D.L. 28.05.2004 n. 136, convertito con L. 27.07.2004 n. 186, ha reintro-dotto il Registro delle società ed associazioni sportive, originaria-mente previsto dagli abrogati commi 20 e 21 dell’art. 90 della Legge 27.12.2002 n. 289 (finanziaria 2003); il decreto riconosce nel CONI l’unico ente certificatore dell’effettiva attività sportiva, in conformità con il ruolo di organismo che disciplina e coordina l’attività sportiva nazionale già attribuitogli dal D.Lgs. 23.7.1999 n. 242 e successive modificazioni. Si tratta dell’ultimo tassello posto dal legislatore nel corso di un processo normativo finalizzato all’individuazione di una specifica categoria di soggetti che si colloca nell’ambito della più am-pia fattispecie degli enti non commerciali: le associazioni e le società sportive dilettantistiche. La logica di tale evoluzione appare evidente: garantire che il soggetto beneficiario delle molteplici e consistenti agevolazioni fiscali previste per gli enti sportivi dilettantistici si possa effettivamente qualificare come tale. Non è certamente un caso che sia stato proprio il legislatore fiscale a definire le caratteristiche degli enti sportivi dilettantistici. Il Registro, in definitiva, non è altro che l’elenco delle associazioni e delle società che, presentando i requisiti statutari previsti dai commi 17 e 18 dell’art. 90, possono fregiarsi del titolo di enti sportivi dilettantistici; tutti gli altri enti associativi di natura sportiva possono ricadere nell’ambito degli enti non commerciali ma certamente non sono enti dilettantistici, con la conseguenza che ad essi non sono applicabili le specifiche norme fiscali. Il citato art. 7 del D.L. 136/2004 stabilisce espressamente che le age-volazioni fiscali previste per il settore sportivo dilettantistico si appli-cano alle società ed associazioni in possesso del riconoscimento ai fini sportivi; prevede anche che il CONI trasmetta annualmente al Mini-stero dell’Economia e delle Finanze l’elenco delle società ed associa- zioni riconosciute ai fini sportivi. Ritengo particolarmente importante sottolineare anche che il riconoscimento ai fini sportivi è condizione certamente necessaria per poter godere delle agevolazioni fiscali, ma non sufficiente: sono ammessi ai benefici fiscali solo i soggetti in possesso del riconoscimento ai fini sportivi, tuttavia bisogna comunque fare riferimento alle caratteristiche soggettive ed alle concrete modalità di funzionamento di ciascuna società ed associazione sportiva per verificare l’effettivo rispetto dei principi di democraticità e trasparen-za previsti dall’art. 90 della L. 289/2002 . Le agevolazioni fiscali a favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche sono molteplici e ritengo opportuno in questa sede evi-denziare le più rilevanti: 1. esenzione da imposizione fiscale, fino ad un massimo annuale di euro 7.500,00, dei premi e dei compensi, corrisposti a vario titolo, nell’esercizio diretto dell’attività sportiva, nonché delle collaborazioni coordinate e continuative di carattere amministrativo gestionale, di natura non professionale, rese in favore di società e associazioni sportive (art. 67, comma 1°, lettera m), del D.P.R. 917/1986); 2. detassazione dei corrispettivi specifici percepiti a fronte di attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali ed effettuate nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti (art. 148 comma 3° del D.P.R. 917/1986); La perdita di tali agevolazioni in conseguenza del mancato riconoscimento ai fini sportivi comporterebbe un incremento dell’onere fiscale oggi difficilmente sostenibile sotto il profilo economico e finanziario, con particolare riguardo proprio dalle associazioni di minore dimen-sione. In conclusione, ritengo che l’iscrizione al Registro delle asso-ciazioni e delle società sportive tenuto dal CONI sia assolutamente in-dispensabile per ogni ente sportivo. SRP 20-06-2008 30 12:09 Pagina 30 lo sportello dello sport LEGGE SOCIETÀ E ATLETI, DIRITTI E TUTELE Avv. Stefano Comellini Un’atleta minorenne ha deciso di affidarsi ad un tecnico esterno e diserta gli allenamenti della sua società. Pertanto, questa non le consente di rappresentare la società alle competizioni agonistiche. La madre della ragazza lamenta i danni così arrecati alla carriera sportiva della figlia. Vorrei sapere chi ha ragione. Alessandra I. – Sommariva Bosco La vicenda qui proposta si inserisce nel quadro di gestione di atleti “difficili”che tutte le associazioni sportive si trovano prima o poi ad affrontare. Proprio per questo motivo, gli Statuti ed i Regolamenti federali tendono a fornire specifiche difese contro questi comportamenti, tutelando in primis proprio le associazioni. Questo non tanto per mera autodifesa istituzionale, ma per garantire, soprattutto, l’investimento tecnico, di tempo e spesso anche economico, che viene effettuato per favorire la crescita dei propri tesserati, ricevendone in cambio risultati sportivi e, in alcuni casi, anche scarsa riconoscenza. Per inquadrare meglio la situazione prospettata sono necessarie alcune considerazioni preliminari. La prima è di carattere meramente tecnico-giuridico: è innegabile che i comportamenti dolosi in danno di un qualunque soggetto siano sanzionati dall’ordinamento, tanto in ambito civile, attraverso lo strumento del risarcimento danni, quanto in quello penale, attraverso la pubblica punizione di un comportamento ritenuto illecito. Ciò detto, è importante osservare, però, che in entrambi gli ambiti opera la scriminante dell’esercizio del proprio diritto. Il codice penale che detta su questo punto una disciplina applicabile anche alla responsabilità civile, menziona, infatti, tra le cause di giustificazione proprio quella dell’esercizio del diritto (art. 51 cod. pen.). Poiché “diritto” è un termine ampiamente indeterminato, questa costituisce una vera e propria clausola generale che consente la determinazione giudiziale di cause di giustificazione non espressamente indicate dalla legge. La decisione della società sportiva di punire un atleta per comportamenti che considera inadeguati rientra pienamente nell’ambito delle potestà esercitabili e, se adottata con le adeguate precauzioni e le corrette procedure, non può quindi dare adito ad alcuna forma di responsabilità. In secondo luogo, va rilevato che le azioni civili e penali senza preventiva autorizzazione degli organi federali sono precluse dall’ordinamento sportivo. Ne consegue che il tesserato che non si assoggetti al vincolo di giustizia patirà le conseguenze – spesso molto gravi – del suo gesto in ambito di giustizia sportiva, ma ciò non gli impedirà il proseguimento di azioni ordinarie. Nel caso prospettato, peraltro, si ripresenta un problema molto complesso legato al carattere “personale” che riveste l’azione di responsabilità anche in ambito sportivo. La madre dell’atleta, pare di comprendere, non è tesserata e la sua azione giudiziale non comporterebbe pertanto una diretta soggezione alla punizione prevista dall’ordinamento sportivo che, come noto, vincola solo gli appartenenti alla Federazione sportiva. Tuttavia, secondo i principi dell’ordinamento sportivo, la responsabilità è configurabile anche per concorso, e in tal caso l’atleta, soggetto favorito dalla condotta vietata, andrebbe esente da sanzione solo dimostrando di aver fatto quanto nelle sue possibilità per eliderne gli effetti. Si consideri ancora che il soggetto minorenne secondo la legge italiana è sottoposto alla potestà genitoriale. Nel caso poi che tale soggetto abbia meno di quattordici anni, egli non avrebbe alcuno strumento per opporsi alle azioni esercitate in sua tutela dal genitore. Oltre i quattordici anni il ritiro della querela proposta nel suo interesse è invece ammissibile, ferma restando la necessità di ratifica da parte del genitore. In tale ipotesi, peraltro, si può concludere che anche una rinuncia non perfezionata all’azione giudiziale ordinaria potrebbe, comunque, essere sufficiente ad escludere la responsabilità diretta del minorenne. La risposta e’ on line Hai delle domande da porre ai nostri consulenti? Scrivi a “SPORT REGIONE PIEMONTE” c/o CONI C.R. Piemonte - Via Giordano Bruno 191, 10134 TORINO oppure vai su www.conipiemonte.net nella sezione SPORTELLO DELLO SPORT, il servizio di consulenza dedicato a tutti gli operatori del mondo sportivo: la risposta è on line SRP 20-06-2008 12:10 Pagina 31 MEDICINA Infezioni delle vie aeree, come prevenirle Quali accorgimenti possono essere utili a un atleta agonista che manifesta con una certa frequenza infezioni di naso e gola a volte anche nella stagione estiva, con interferenze fastidiose sulle prestazioni? Marco G. - Ivrea L'allenamento intenso e le competizioni frequenti possono determinare negli atleti riduzione delle difese immunitarie con maggior rischio di infezioni in generale ma in particolare a livello delle vie aeree superiori. Alcuni degli effetti dell'infezione stessa o dei farmaci assunti per attenuare i sintomi o favorire la guarigione possono creare degli scompensi a livello dell'assorbimento di sostanze nutritive. Deficit nutritivi possono favorire le frequenza o l'entità di un'infezione. Quindi un aspetto da tenere presente nella prevenzione delle infezioni è proprio l'alimentazione. E' importante evitare carenze in particolare di alcuni nutrimenti. Ad esempio è stato verificato come un inadeguato apporto di proteine riduce la risposta immunitaria per effetti negativi in particolare sul sistema di difesa connesso con i linfociti T (un tipo di globuli bianchi). Alcune vitamine sono essenziali per le normali difese dell'organismo da virus e batteri. E' stato infatti verificato che la carenza di vitamine A, E, acido folico, B6, B12 e C riducono le risposte immunitarie, che ritornano normali quando il deficit vitaminico viene compensato. Vi sono poi alcuni minerali che modulano le funzioni immunitarie come zinco, ferro, magnesio, manganese, selenio e rame. Le carenze di ferro si accompagnano ad accentuazione delle infezioni. L'esercizio fisico che ha effetti evidenti su zinco e ferro, determinando aumento delle perdite con le urine ed il sudore, richiede agli atleti di assumere con l'alimentazione una maggiore quantità di questi elementi. Attraverso il dosaggio sul sangue di ferritina è possibile sapere qual'è la situazione del singolo soggetto. Bisogna poi fare attenzione ai grassi sia qualitativamente che quantitativamente. Infatti una quantità eccessiva di alcuni grassi polinsaturi (la serie omega-3) potenzia gli effetti inibitori dell'esercizio sulla produzione di dott. Gian Pasquale Ganzit sostanze importanti per la difesa immunitaria (interleuchina 2). Ma anche una dieta con un elevata quantità di grassi rispetto ad una ricca di carboidrati, abbinata all'allenamento, influenza negativamente queste difese, interferendo con le cellule NK. Tenuto conto di questi elementi per prevenire le infezioni è bene quindi aumentare moderatamente l'apporto di alcune vitamine e nel caso di alimentazione scarsa di frutta e verdura assumere opportune integrazione. Bisogna evitare però dosi eccessive, oltre il 50% di quelle raccomandate, perché si innescano effetti indesiderati. Dose elevate di vitamine A ed E hanno un effetto negativo sulle difese immunitarie rallentando alcune reazioni come quella della fagocitosi (cattura di virus o batteri da parte di alcune cellule del nostro organismo predisposte a questo scopo). Dosi elevate di vitamina C pur aumentando le difese contro le infezione delle vie aeree superiori hanno però effetti secondari negativi quali la possibilità di formare calcoli urinari o determinare ispessimento delle arterie. Per le attività sportive prolungate è bene che almeno l'ultimo pasto sia ricco di carboidrati e nelle attività che durano più di 2 ore è anche utile assumere piccolo quantità di maltodestrine durante la prestazione. Ai fini di prevenire infezioni è anche efficace bere durante la pratica spartiva per mantenere un buon flusso di saliva. La saliva contiene diverse sostanze proteiche ad attività antimicrobica come immunoglobuline A e lisozima. La sua produzione durante l'esercizio prolungato diminuisce ed è stato evidenziato che questa riduzione non si verifica bevendo regolarmente acqua con un po' di carboidrati. Potrebbero in taluni casi anche essere utili degli integratori come aminoacidi ramificati e glutamina da assumere subito dopo l'attività sportiva. SRP 20-06-2008 32 12:10 Pagina 32 lo sportello dello sport PSICOLOGIA NIKEFOBIA, ovvero paura di vincere Dr.ssa Sabina Sereno Ho sentito parlare di nikefobia. Potreste spiegarmi di cosa si tratta? Mio figlio da qualche tempo sembra avere paura di affrontare la gara, nonostante il suo livello di preparazione sia più che adeguato. Giovanna C. – Novi Ligure Nella pratica sportiva la vittoria è il punto di arrivo che ripaga l’atleta dei sacrifici e dell’impegno profuso nel corso degli allenamenti. E’ il momento culminante che aiuta a rinforzare la fiducia in se stessi, nel proprio team e nella squadra. In questa ottica ogni Prof.ssa Liliana Bal Filoramo sconfitta significherà per il ragazzo, essere un atleta e una persona di scarso valore. Ci sono atleti che, pur dimostrando in allenamento una notevole capacità e dimestichezza di gioco, nel corso della competizione non rie-scono a raggiungere mai i successi attesi. Altri, improvvisamente, si rifiutano di gareggiare pur avendo ottenuto fino a quel momento otti-mi risultati; altri ancora commettono in gara costantemente errori ba-nali che pregiudicano loro il successo finale. Questi comportamenti hanno, solitamente, una causa psicologica a cui si attribuisce il nome di nikefobia, una patologia psicologica che può colpire un atleta nel corso della sua carriera sporiva. Il termine nikefobia è stato coniato da Antonelli, uno dei padri della Psicologia dello sport italiana, nel 1963 e significa paura della vittoria. Si parla di nikefobia per identificare gli atleti che, pur fornendo in allenamento ottime prestazioni non riescono, in gara, a conseguire gli stessi risultati a causa di errori mai commessi nel corso della preparazione precedente, di infortuni spesso inspiegabili, di crisi di ansia e talora di panico e così via. Dato che, ovviamente, l’obiettivo cosciente dell’atleta che pratica un’attività agonistica è quello di vincere la gara, la nikefobia appare contraddittoria e inspiegabile, se non la si considera in una prospettiva psicodinamica che consenta di analizzare le componenti inconsce soggiacenti. La paura della vittoria può essere così considerata come la Redazione, Editore e Amministrazione: CONI - Comitato Regionale Piemonte Via G. Bruno 191 – 10134 TORINO Direttore Responsabile: Barbara Masi Coordinatore Editoriale: Gianni Romeo conseguenza di un conflitto intrapsichico tra i desideri dell’Io conscio e il potere inibitorio del SuperIo che ne ostacola la realizzazione tramite un meccanismo di inibizione che si attiva solo nella situazione di gara, in cui la posta in gioco è la vittoria e quindi la sconfitta dei rivali. In particolare, la vittoria pone l’atleta al centro dell’ammirazione e dell’entusiasmo del pubblico ma anche, inevitabilmente, suscita l’invidia degli avversari, invidia che alcuni soggetti possono vivere in modo persecutorio, a causa del riattivarsi, sul piano inconscio, di problematiche psicologiche irrisolte, in particolare di natura edipica. Costoro non hanno risolto il senso di colpa infantile conseguente ai desideri distruttivi proiettati sul “rivale”, (il padre per i maschi e la madre per le femmine) generati dal desiderio di eliminarlo (sconfig-gerlo) allo scopo di prendere il suo posto accanto al genitore prediletto. Nell’atleta inconsciamente terrorizzato dalle conseguenze di una vittoria, eccessivamente caricata di spinte aggressive, si riattivano dunque le angosce di castrazione che, nello sviluppo edipico ne hanno accompagnato le vicissitudini, sulla base della legge del taglione operante nell’inconscio. Su queste basi, la vittoria viene investita psicologicamente di un signi-ficato pericoloso per l’integrità del soggetto e l’unico modo per sot-trarsi alle ritorsioni edipiche da parte di un padre (o una madre) onnipotente che non tollera rivali e può fantasmaticamente annientare colui che si permette di sconfiggerlo, è, appunto, quello di perdere la gara, cedendo al rivale la medaglia tanto ambita. Qualsiasi sia il motivo dell’insorgenza di questa patologia, è necessario aiutare l’atleta ad affrontare con pazienza la sua problematica. Infatti, un atteggiamento colpevolizzante da parte della famiglia o da parte degli allenatori, potrebbe aggravare il problema stesso, preludendo all’abbandono dell’attività sportiva. Collaboratori: Marco Ansaldo Marco Avena Livio Berruti Roberto Bertellino Patrizia Bertolo Franco Bocca Elis Calegari Roberto Condio Monica Ghio Massimo Gramellini Pier Luigi Griffa Domenico Latagliata Roberto Levi Domenico Marchese Fabio Marzaglia Matteo Musso Gian Paolo Ormezzano Luca Rolandi Carlo Romeo Myriam Scamangas Giancarlo Spadoni Lorenzo Tanaceto Stefano Tarolli Alfredo Trentalange Stefano Tubia Giorgio Viberti Enrico Zambruno Progetto Grafico: EDI – BR s.r.l. C.so M. D’Azeglio, 78 - 10126 TORINO Stampa: Litograf srl Galleria San Federico, 54 - 10121 Torino Registrazione della testata presso il Tribunale di Torino N. 56 del 15.05.2007 SRP 20-06-2008 12:10 Pagina III SRP 20-06-2008 12:10 Pagina IV