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associazione nazionale alpini - sezione di como
Como - Anno XXIX - n° 3 - Luglio/Settembre 2003
Sped. in abbon. post. - Art. 2 comma 20/c legge 662/96 - Filiale di Como
Con l’annuale pellegrinaggio nel teatro della Guerra Bianca e l’iniziativa per il rifugio Lobbia Alta
Adamello: santuario dell’alpino
Q
uest’anno il gruppo alpini di
Canzo, dopo la partecipazione
negli anni precedenti, ai raduni del
Contrin e dell’Ortigara, ha potuto
coronare un desiderio manifestato
da tutti e da tanto tempo.
Siamo partiti per Temù venerdì 25
luglio con tanta gioia nel cuore ma
anche con la consapevolezza che
stavamo recandoci in luoghi che
furono teatro di aspri scontri, con
numerose perdite umane.
Per meglio immedesimarci nello
spirito che ci spingeva a recarci a
questo raduno, abbiamo visitato il
museo della Guerra Bianca, dove
sono conservati i cimeli ritrovati su
quelle gloriose montagne, rimanendo soprattutto colpiti e affascinati
dalla rassegna fotografica allestita
per l’occasione.
Dopo aver visto “come” avevano
dovuto combattere i nostri soldati,
abbiamo loro reso omaggio recandoci al sacrario dei Caduti, al Passo
del Tonale.
Già questa prima giornata ci aveva
portato a riflettere sugli eventi accaduti in anni così lontani da noi,
ma non per questo dimenticati; tuttavia vi era un’attesa trepidante per
la giornata successiva: il raduno al
Il pianoro nella valle del Venerocolo, durante la cerimonia al Garibaldi celebrata dal cardinale Giovanni Battista Re.
rifugio Garibaldi! Sabato 26 luglio,
alle ore 7.30, partenza da Malga
Caldea. Il sentiero comincia a iner-
C’era una volta
la civiltà montanara
di Icaro
Nelle mie camminate nella bella
montagna comasca che ogni tanto
mi concedo per ricordarmi che una
volta sono stato alpino anch’io, mi
capita di imbattermi nei segni tipici
della civiltà montanara: nevere,
piccoli agglomerati di case abbarbicati sui ripidi fianchi dei monti,
mulattiere fatte secoli fa a regola
d’arte, cascinali nel bel mezzo di riposanti pascoli o ai margini di folte
macchie boschive. La descrizione
sembrerebbe idilliaca, ma non è così: ciò che appare a distanza come
monumento dell’ingegnosità dei nostri antenati in effetti è solo un miraggio; le nevere sono cadenti, i
borghi in rovina, le mulattiere in
degrado, i cascinali sfondati. Non
tutti, perché laddove esiste ancora
qualche tenace gruppo familiare,
queste testimonianze sussistono ancora e in buone condizioni.
Tutto ciò è la più palese dimostrazione del cambiamento, in peggio,
che ha subito il mondo, tutto teso
oggi alla vita comoda e allo scansare della fatica: e così le nevere sono
state soppiantate dall’industria del
freddo, borghi e cascinali non hanno più ragione d’essere perché l’alpeggio lo si raggiunge con i fuori
strada, molte mulattiere sono state
asfaltate cancellando l’opera di alta
ingegneria stradale posta in essere
dai montanari di un tempo.
La montagna si è spopolata, i giovani sono scesi a valle. Aggiungiamo
che anche i reparti alpini si sono allontanati dalle “balze (più o meno)
vertiginose” per cui è venuta meno
anche la sorveglianza del territorio
loro affidato; da decenni è sparita
la pulizia boschi, quell’attività che
seguiva i campi estivi e che si svolgeva in agosto in preparazione delle
attività autunnali. La diminuzione
degli abitanti e l’assenza degli alpini hanno fatto sì che i boschi restino
sporchi aumentando, con buona pace degli ecologisti duri e puri, il pericolo degli incendi, mentre il mancato sfalcio dell’erba ad alta quota
o il pascolare di mucche, prepara il
terreno a valanghe di proporzioni
ben maggiori di quelle del passato.
Bene dunque fa l’ANA a continuare
a conferire il premio “Fedeltà alla
Montagna” a quegli alpini in congedo che non cedono e continuano
nella loro opera di salvaguardia
della montagna in mezzo a difficoltà
e indifferenza. Un premio ben più
produttivo dell’Anno Internazionale
delle Montagne indetto l’anno scorso dalle Nazioni Unite e che più che
conferenze e pranzi di gala non ha
saputo offrire.
picarsi per portarci al laghetto
d’Avio e, via via, a quelli successivi, ma il nostro pensiero è orientato
al momento in cui inizieremo a posare i nostri piedi su quel tratto, denominato “Calvario”, del quale abbiamo sentito tanto parlare e che ci
incute molto rispetto. E finalmente,
superata Malga Lavedole… eccolo.
Ci accorgiamo subito che è piuttosto impegnativo, ma la maestosità
dei monti che ci circonda e il ricordo di coloro che hanno camminato
su queste rocce trainando affusti di
cannone e quant’altro necessario
per la difesa dei confini della nostra
Patria, ci danno la carica per continuare, con maggior slancio, la salita intrapresa.
Quello che potevamo vedere era
uno spettacolo eccezionale: decine,
centinaia di persone, formavano
una colonna umana che, sotto il sole implacabile, avanzava verso il rifugio Garibaldi: sembravamo tante
formiche che, con il carico degli
zaini sulle spalle, si dirigevano verso la casa comune, il rifugio, aiutando coloro che, per varie ragioni,
potevano avere difficoltà nel cammino: esempio mirabile di solidarietà e amicizia.
Come per incanto, dopo tanta attesa, eccoci arrivati: gioia e felicità
per essere riusciti nell’impresa, rispetto dei luoghi, stupore per tanta
bellezza che ci circondava e per la
grande moltitudine di penne nere (e
non). Il nostro capogruppo ha subito dato indicazioni per predisporre
sia il vessillo sezionale sia il nostro
gagliardetto, affidandoli a due nostri giovani alpini, molto emozionati ma consci di quanto importante fosse l’occasione.
La santa Messa concelebrata, la
fanfara e il coro, hanno reso la cerimonia uno splendore di unione
umana; un tocco ulteriore di inten-
sità emotiva è stato quando, sulla
vetta dell’Adamello, sono stati accesi dei fumogeni e abbiamo visto i
colori della nostra bandiera fluttuare nel cielo: vi assicuriamo che
l’emozione era palpabile e ci è pure
scappata qualche lacrima.
Ma, come ha detto poi nel suo intervento il nostro presidente Parazzini, gli alpini, oltre a essere forti e
duri, sanno anche emozionarsi, senza vergognarsi, perché nel loro
cuore alberga la purezza dello spirito di sacrificio e di abnegazione
verso i più deboli e bisognosi, ma
soprattutto sono «uomini con le loro giuste debolezze».
Come sempre il suo è stato un intervento deciso e significativo, con
l’esortazione a non perdere mai di
vista i valori alpini e a non farci
mai prendere dallo scoramento; con
questo spirito, e dopo numerose interruzioni causate dagli applausi
dei presenti, ha salutato e rinviato
tutti all’anno prossimo.
A quel punto, giustamente e meritatamente, ci siamo rifocillati e riposati; prima di riprendere la discesa a valle, abbiamo intonato alcune
canzoni alpine subito accompagnati
da coloro che ci stavano vicino o
che ci passavano accanto.
Il nostro capogruppo era molto feliContinua a pagina 5
La chiesetta del Morbegno: un voto fatto alla Madonna
Al Pian delle Betulle
nel ricordo di Fioroni
«Siamo qui a testimoniare insieme
ai reduci il voto fatto alla Madonna. – ha detto Luca Ripamonti, presidente della sezione ANA di Lecco – Ricordiamo le nostre penne
mozze, uomini che con il loro sacrificio ci hanno regalato sessant’anni di benessere, chiedendo
solo rispetto e il piccolo ricordo di
una “marmetta”».
Per questa cerimonia un discreto
numero di alpini bellagini si è unito
alle centinaia di persone e di gagliardetti che affollavano i verdi
prati del Pian delle Betulle dove
sorge la chiesetta del battaglione
Morbegno, ex voto dedicato alla
Madonna, per ricordare il 44° anniversario dell’inaugurazione della
“Tenda dell’anima”.
La santa Messa celebrata dal vicario episcopale monsignor Giuseppe
Merisi, dal cappellano militare padre Domenico Casiraghi, accompagnata dal coro alpino, è stata motivo per ricordare con toccanti parole
l’eroismo delle penne nere in guerra e la ben nota generosità e disponibilità della protezione civile in
tempo di pace.
Con la preghiera dell’Alpino termina la funzione religiosa. Su invito
del presidente Ripamonti, tutti,
monsignor Merisi compreso, hanno
cantato l’inno di Mameli, mentre il
Tricolore saliva sull’alto pennone
con gli onori di un picchetto di alpini di leva.
I vessilli delle sezioni di Lecco e di
Como, scortati dal presidente Ripamonti e da alcuni reduci dei fronti
greco e russo sono entrati nella
chiesetta per la benedizione delle
“marmette” in ricordo dei reduci
deceduti nel 2003.
Più di una lacrima e occhi umidi,
ascoltando “Sul ponte di Perati”
cantata dal coro Grigna. Lettura dei
nomi e benedizione delle marmette:
Pietro Belli, Mario Galluzzi, Pietro
Bergamini, Pietro Redaelli e Antonio Fioroni.
Antonio Fioroni, il nostro capogruppo per oltre vent’anni, che sul
Guri I Topit era stato decorato con
medaglia di bronzo “sul campo”,
era uscito dalla tragica battaglia di
Nikolajewka e la notte del 22 gennaio riuscì a salvarsi, mentre il battaglione Morbegno venne pressoché distrutto a Warwarowka dai
carri armati russi che lo attaccarono
di sorpresa.
Fioroni al Pian delle Betulle ritrovava un sacco di amici: el tenent
Adolfo Marsiglia (ora generale), el
Pio Beri, el nono Vittorio Cattaneo,
Continua a pagina 5
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Professionalizzazione e specialità
Gli interrogativi sul futuro delle Forze Armate e soprattutto delle Truppe Alpine
non cessano di stimolare le riflessioni di tutti coloro che ne hanno a cuore il futuro
Le Truppe Alpine stanno senza
dubbio correndo alcuni rischi, assieme alla nostra associazione.
Non intendo drammatizzare quella
sensazione di “pericolo” che un po’
tutti percepiamo quando qualcuno
mette la mano sulle nostre tradizioni, ma mi sembrano doverose alcune puntualizzazioni circa gli sviluppi del modello professionale e dei
suoi risvolti sulla situazione dei reparti e, di riflesso, sull’ANA.
Molti, prima di me, hanno trattato il
tema dell’alpinità, della necessità di
una sua difesa, del reclutamento regionale. Ci sono stati anche lucidi
interventi “controcorrente”, come
quello del mio amico Vincenzo Di
Dato, che ho apprezzato soprattutto
per il sincero pragmatismo (il che
non significa ignorare i valori di riferimento, ma forse solo pensare ai
nuovi destinatari…).
Personalmente ritengo sia giusto
considerare il modello professionale come un dato acquisito, pur con
tutte le questioni aperte e le contraddizioni già considerate da molti,
primo fra tutti il nostro presidente
nazionale Parazzini. Ho però ritenuto opportuno sottolineare alcuni
punti problematici, a mio modesto
avviso di cruciale importanza.
a) Il problema costituzionale: non si
può continuare a ignorare che
l’articolo 52 della Costituzione è
stato modificato di fatto, in violazione delle regole dettate dall’articolo 138, che si è travisato completamente il significato della riserva di legge e che urge una costituzionalizzazione delle modalità di impiego all’estero delle
FFAA (vedremo più avanti in
quali termini). Il disposto degli
articoli 10 e 11 non basta più a difendere gli interventi all’estero,
soprattutto se si svolgono al di
fuori delle organizzazioni internazionali per le quali il costituente
ha previsto la “limitazione di sovranità” degli organi di governo
nazionali. L’esigenza si sente soprattutto in rapporto all’utilizzo
ostruzionistico che in Parlamento
si fa dell’articolo 11. L’Italia ripudia la guerra come strumento
di imposizione, oppressione o di
risoluzione di controversie internazionali, ma da anni le sue
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Trimestrale della
Associazione Nazionale Alpini
Sezione di COMO
Spedizione in abbon. post.
Como
Direttore responsabile
Botta Marzio
Comitato di redazione
Capriotti Arcangelo
Di Dato Cesare
Gaffuri Enrico
Gregori Achille
Direzione, redazione
e amministrazione
Piazza Roma, 34 - 22100 Como
Autorizzazione del Tribunale
di Como n. 21 del 7/10/1976
Grafica
Grafismi di Tavecchio Tiziano
Castelmarte CO
Stampa
Litografia New Press
Via Carso, 18/20 - Como
FFAA sono un efficace strumento
di politica estera e stabilità geopolitica. Ritengo che questa funzione meriti tutela costituzionale.
b) Il Governo ha manifestato alcune
incoerenze pratiche e politiche
nella gestione delle FFAA e nella
tutela della loro immagine. Martellanti campagne per il Servizio
Civile, favori incomprensibili come il decreto legislativo 77/2002,
che riserva posti in un Corpo Armato ai provenienti dal servizio
civile volontario, in aperto contrasto con quanto disposto da leggi precedenti quali la 230/98
(“abrogazione implicita”, come
per l’articolo 52 della Costituzione?). Per non parlare del perdurante rischio di svendita degli immobili della Difesa (con annesse
abitazioni dei militari). Sulle predette questioni sono necessari
chiarimenti istituzionali, che interessano particolarmente il futuro
delle nostre tradizioni. La tradizione deve guardare al futuro1.
La specialità alpina ha sempre contenuto le caratteristiche per un impiego diversificato, spesso distante
dall’immagine comune che certa
letteratura ha fornito del soldato di
montagna. La storia ci insegna come gli alpini abbiano “assaggiato” i
terreni e i campi di battaglia più disparati: l’addestramento in montagna ha così temprato un soldato
pronto, in realtà, a combattere
ovunque con onore e spirito di sacrificio. Questo fattore non ha investito solo le caratteristiche del combattente di truppa, ma anche l’impostazione tattica e strategica dei
quadri, costretti a pensare in modo
flessibile per garantire un’efficace
azione di comando in un ambiente
fin troppo ricco di possibili sorprese (orografia, caratteri dell’azione
avversaria, problemi logistici e di
trasporto, condizioni meteorologiche aspre e mutevoli).
Nel novembre 1985 la Rivista Militare pubblicava uno studio comparativo tra l’ambiente montano e
quello urbano, contenente un’analisi puntuale dei riflessi operativi sul
combattimento di una “pianura divenuta impervia” a causa della urbanizzazione e industrializzazione
del territorio. Lo studio portava la
firma di due alpini, gli allora colonnelli Gianfranco Zaro e Carlo Cabigiosu. Appena sette anni dopo quegli scenari si realizzavano nella tragica vicenda di Sarajevo, e di tutte
le altre città testimoni del ritorno
della guerra nel cuore d’Europa.
Repliche ci sarebbero state a
Grozny e in molti altri devastanti
scenari. Non per caso il tenente generale Cabigiosu è stato a lungo comandante della K-FOR ed è attualmente assegnato alla Coalition Provisional Authority Office of Reconstruction and Humanitarian Aid in
Iraq (in qualità di consigliere e rap-
presentante dell’autorità militare al
fianco dell’inviato straordinario del
Governo italiano).
La specialità alpina è dunque molto
di più della fatica del rispetto e della simbiosi con la montagna, dello
spirito di sacrificio che costituiscono l’essenza più intima del combattente alpino.
Adesso la professionalizzazione ha
accentuato il carattere multiruolo
della specialità2, non solo di quella
alpina. Bisognerà prestare attenzione a che questo non si traduca in un
affievolimento della stessa, come
sembrava accadesse con l’inflazionamento di procedure addestrative
incentrate sul c.d. “peace keepin”.
Ma la partecipazione a Enduring
Freedom ha riportato l’accento su
quella che è e resterà la principale
vocazione degli alpini: il combattimento in montagna. Anche in ambito Folgore ci si era accorti di questo rischio, e il comandante Bertolini ha così provveduto a un “ritorno
alle origini” piuttosto salutare per
lo spirito dei parà.
Ma per fare in modo che l’alpinità
non si sbiadisca è irrinunciabile il
ruolo dell’ANA, che dovrà essere
però messa nelle condizioni di operare come è nel suo stile, soprattutto
con il mantenimento di figure “intermedie” quali il VFA e il riservista.
Al momento non ci sono, a mio
modesto avviso, alternative per evitare il depauperamento del Corpo
d’Armata Alpino. Due brigate sono, e restano, due brigate (ma gli
effettivi, sono quelli di due brigate?). Se consideriamo l’attuale
mancanza di 43.000 volontari in
SPE giustamente fatta notare dal
Presidente nazionale, si capisce come l’ex capo dello SME generale
Ottogalli abbia perso un po’ dell’ottimismo di qualche tempo fa sul
modello di Difesa. Il suo successore il tenente generale Giulio Fraticelli è stato ancora più esplicito, i
volontari mancano. Le domande di
arruolamento possono aumentare,
ma quello che conta alla fine è la
consistenza, non la “tendenza”.
Quando anche gli ultimi 18.000
soldati di leva verranno a mancare
sarà troppo tardi per le forsennate
retromarce che spesso caratterizzano le riforme all’italiana.
Vogliamo essere una potenza militare media? Allora cominciamo a
considerare che in una potenza media come la G.B. il rapporto tra militari in servizio permanente e riservisti è più o meno 1:1 (circa
211.000 effettivi e 247.000 riservisti). E, per fare un altro piccolo
esempio non è un caso che gli amici tedeschi chiamino le loro associazioni d’Arma Reservistenkameradenschaft. La nostra specialità ha
bisogno di un contributo simile, così come non può rinunciare ai VFA,
minacciati dalla totale scomparsa di
qualsiasi obbligo di servizio.
Personalmente dubito che un qualsiasi Governo si possa assumere la
1
Sul decreto legislativo 77/2002 si veda l’intervista rilasciata a “Folgore”
(marzo 2003) dal generale D.CC Elio Toscano, capoufficio legislativo del
Ministero della Difesa. Il quadro degli interventi normativi in materia è assai complesso.
2
È capitato di vedere lagunari e paracadutisti muoversi sugli sci in Kossovo, addestrarsi in corsi roccia e in ambienti montani. Gli alpini sono in continuo interscambio con le unità paracadutiste attraverso il reggimento Monte Cervino, molti si brevettano con l’ANPdI. L’addestramento si arricchisce, ma le specialità rimangono.
croce di ripristinare un servizio obbligatorio, ancorché civile e retribuito. Tuttavia il curioso asse trasversale Giovanardi-Realacci potrebbe portare frutti alla nostra causa, ma attenzione: la prossima abolizione totale dell’obbligo ha disarmato efficacemente molti pseudopacifisti fautori dell’obiezione di
coscienza e di vari altri tipi di sottrazione al servizio di leva. Tant’è
che la nuova moda è inveire contro
i nuovi “mercenari”, novelli lanzichenecchi costretti dalla disoccupazione al sanguinario mestiere delle
armi, facendo nel contempo obiezione di coscienza alle spese militari (Don Oreste Benzi in testa a tutti!). Di sicuro converrebbe a quegli
enti, più o meno no profit, che hanno beneficiato del cospicuo gettito
di obiettori degli ultimi anni.
Ma questa è un’altra storia, che agli
alpini non interessa.
Filippo Marchini
alpino paracadutista
sezione di Pisa-Lucca-Livorno
Sabato 29 novembre
ancora insieme
al Banco Alimentare
Nuovo appuntamento, sabato 29
novembre, con la raccolta di viveri
nei punti vendita a sostegno del
Banco Alimentare, organizzazione
con la quale collaboriamo da anni.
Le nobili motivazioni sono ormai
conosciute da tutti noi.
La consapevolezza che la nostra
presenza e la penna alpina costituiscono garanzia, è motivo d’orgoglio
per noi e per l’ANA. Al tutto si deve aggiungere la certezza d’essere
un punto fermo e indispensabile.
Lavorare per il Banco Alimentare,
ci serve anche per avvicinarci ancora di più alla gente e, con semplicità, ribadire i nostri valori, nel
campo della solidarietà e far capire
che gli alpini sanno fare veramente
di tutto, pur di essere utili.
Ancora una volta unici.
ANAGRAFE ALPINA
NASCITE
Appiano Gentile
Argegno
Lambrugo
Schignano
Valsolda
Vittoria di Di Dato Antonio ed Elena
Andrea di Morganti Marco
Davide di Bianchi Mauro e Riva Alessandra
Cristina di Bordoli Gianbattista
Andrea di Citrini Claudio
Nicolò di Scaglione Luigi
MATRIMONI
Castiglione Intelvi
Laglio
Lenno
Lipomo
Mariano Comense
Valsolda
Delbo Daniele e Vanini Irene
Pasquin Paolo e Orlandino Claudia
Panepinto Lorenzo e Andries Denisia Iuliana
Dell’Oca Matteo e Alessia Costanza
Ferrari Federico e Moda Anna
Marelli Roberto e Neri Macia
Benazzo Alessandro e Barelli Elisa
40° ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO
Menaggio
Ortelli Mario e Giusi
DEFUNTI
Albavilla
Capiago I.
Cavallasca
Laino
Lanzo Intelvi
Lenno
Mezzegra
Porlezza
Valsolda
Villaguardia
Zappa Erino, classe 1930
Marelli Eudosio, classe 1939
Cattoni Remigio, classe 1930
Fasoli Bruno, classe 1926
Franchi Battista, classe 1916
Castelli Franco, classe 1927
Dotti Bruno, classe 1929
Grassi Luigi, classe 1924
Marchi Sergio
Pozzi Federico, fratello di Carlo e Nino
Duvia Renato, classe 1920, reduce
LUTTI NELLE FAMIGLIE
Albate
Argegno
la figlia Patrizia di Mottin Lorenzo
il padre Domenico di Sgroni Vittorio
la sorella Elda di Meda Romano
Capiago I.
il fratello Primo di Pivato Armando
Lomazzo
la madre Giovanna di Arrighi Giuseppe
la moglie Carola di Losini Anito
Mariano Comense la madre Anna Maria di Cerati Giuseppe
Menaggio
la madre Antonia di Gemelli Sarino
Mozzate
la madre Carlotta di Ventosi Giancarlo
Rovenna
la madre Margherita di Brenna Romano
il padre Virginio di Mai Luigi
la madre Anna di Rossi Luigi
Valsolda
la madre Margherita
di De Bianchi Giuseppe e Giorgio
la madre Germana di Andreoli Marino
il fratello Costantino di Gobetti Elvezio
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Diario della missione ANA in Eritrea
Nei giorni dal 20 al 27 febbraio 2003 si è svolto in Eritrea un riuscitissimo
pellegrinaggio ai principali cimiteri che raccolgono i Caduti italiani ed eritrei di più di un secolo di guerre.
Da tempo esisteva in ambito ANA il desiderio di visitare le tombe dei nostri
soldati, ma solo dallo scorso anno lo si è potuto concretizzare. Il merito va
attribuito soprattutto all’alpino paracadutista Parozzi (sezione di Milano,
gruppo di Bresso) che, agevolato dalla profonda conoscenza del paese e delle più alte cariche politiche e militari locali, ha saputo organizzare il viaggio
con efficienza e razionalità. Durante la visita è sempre stato capace di attuare il programma stabilito e di far fronte anche alle esigenze impreviste. L’affetto dimostratogli dagli alpini e dagli eritrei è la sola sua ricompensa. È doveroso ricordare che il soggiorno in albergo, il vitto e i costi di trasporto sono stati offerti ai partecipanti dal Ministero della Difesa Eritreo.
La Redazione ha deciso di pubblicare a puntate il diario della missione.
Seconda puntata
Daro Ghunat, venerdì 21 marzo
Partiamo da Asmara con destinazione Daro Ghunat per visitare il monumento ossario ai Caduti italiani ed
eritrei della battaglia di Adua del
1896. La nostra colonna di autobus
è preceduta da una scorta di alcuni
carabinieri. Nonostante vi sia un
modestissimo traffico di camion e
ancor meno di auto, la velocità è
molto bassa perché la strada si rivela
accidentata e in continuo saliscendi,
con ripide montagne su un lato e
profondi burroni sull’altro lato.
accede alla cripta che contiene i resti di 3.025 italiani e 618 eritrei.
La battaglia contrappose 14.500
soldati italiani e alleati a più di
100.000 abissini. Nonostante l’ottimo comportamento i nostri lasciarono sul terreno 6.345 caduti, di cui
2.000 indigeni, e 1.846 prigionieri.
Spettacolare è la vista che si gode
dal piazzale della cripta che si affaccia su un enorme anfiteatro naturale posto a circa 800 metri al di
sotto del punto di osservazione.
Scesi dagli autobus procediamo
all’ammassamento: in testa la bandiera, poi il picchetto armato dei
carabinieri, i vessilli e i gagliardetti,
la fanfara alpina e il coro, da ultimo
gli alpini.
Ad Adua i reparti di artiglieria alpina (le batterie siciliane) si fecero onore.
Gli uomini piuttosto che retrocedere preferirono morire.
Dopo ogni catena di montagne si
percorrono altipiani o ampie vallate
dove vi è la presenza di acqua, vegetazione e coltivazioni.
Il paesaggio è costellato di alberi
d’acacia e di euforbia, di fichi d’india e cactus dai fiori rossi; i fiori rosa dell’ibiscus, il violetto delle bouganville e l’azzurro delle jaracande
rompono la monotonia del bruno
della terra e del nero delle rocce laviche. I villaggi, dall’aspetto di un
presepe, sono formati da casette cubiche e da tucul tronco conici.
Si incontrano pastorelli di pochi anni, accompagnati da grossi cani pastori dall’aria feroce, che conducono piccoli greggi di caprette simili a
gazzelle, oppure di pecore, bovini,
cavalli, muli e dromedari.
In vicinanza delle pozze d’acqua si
notano voli di anatre selvatiche,
oche e beccaccini, oltre a un’infinita quantità di uccelletti multicolori.
Nel cielo volteggiano falchi di ogni
specie e, di tanto in tanto, piccoli
avvoltoi capovaccai.
Dopo quattro ore di viaggio e più di
cento chilometri di strada raggiungiamo Adicuala nelle cui vicinanze
vi è il sacrario costruito dagli italiani nel 1939. Sul punto più elevato
di uno spiazzo svetta un obelisco in
granito di circa dieci metri.
Sul retro, a un livello più basso, si
Si sfila allineati e coperti al ritmo
del “trentatre” tra una folla multicolore con l’accompagnamento del
suono dei tamburi, delle nenie e
dello stridulo grido di benvenuto
delle donne e dei bambini.
Si nota anche un folto gruppo di
preti copti riparati dal sole da coloratissimi ombrelli. In segno di festa,
lanciano manciate di pop-corn.
Ai piedi del monumento ci aspettano un picchetto armato eritreo, una
piccola fanfara e le autorità guidate
dal sindaco di Adicuala.
Dopo gli inni nazionali e gli onori
alle bandiere, prende la parola il
sindaco: il suo discorso si focalizza
sul fatto che, dopo 62 anni dagli ultimi eventi bellici della seconda
guerra mondiale e dopo la fine della guerra di liberazione dall’Etiopia, arriva in Eritrea un così folto
gruppo di italiani a commemorare i
Caduti dei due popoli. Prosegue dicendo che troppo tempo è passato
senza che gli storici legami d’amicizia si rafforzassero e auspicando
che questo evento possa essere
l’inizio di un cambiamento nelle relazioni dei due paesi. Conclude affermando che sarà loro dovere
mantenere in buono stato il sacrario
e difenderlo dall’Etiopia.
Il nostro consigliere nazionale Brunello ringrazia dicendo che non ci
aspettavamo una così calorosa accoglienza e spiegando chi rappresenta
e quali sono le finalità dell’Associazione Nazionale Alpini.
Poi la posa delle corone, la benedizione del sacerdote e infine lo scioglimento della manifestazione che è
stata stringata e intensa e che ha toccato la sensibilità dei partecipanti.
Al “rompete le righe” siamo circondati da frotte di persone che vogliono parlarci e dimostrarci il loro affetto. Un anziano prete copto ci
mostra, a dimostrazione della sua
italianità, una tessera tricolore di
appartenenza a un movimento pro
Italia della fine degli anni Quaranta.
Altri ci dicono di aver studiato nelle
scuole italiane; altri ancora ci parlano degli italiani che risiedevano
nelle loro città e di cui hanno un
buon ricordo. Piccole cose che ci
fanno comprendere tutto che sommato gli italiani hanno lasciato di sé
una immagine positiva.
Appartati vediamo due anziani personaggi avvolti nella bianca futa
(scialle). Da noi interpellati dichiarano di essere ascari (soldati, da
ascaria, esercito) che hanno combattuto con l’8° battaglione eritreo.
Il più anziano è Tarassek Tekeste
Teglu, classe 1917. Uomo alto e
asciutto, mantiene una splendida
forma fisica e mentale per i suoi 86
anni. È energico e quasi aggressivo.
Racconta che arruolatosi a 17 anni
combattè sempre con l’8° battaglione eritreo nella guerra d’Abissinia.
Negli anni successivi il battaglione
fu impiegato sempre in Etiopia, in
continue azioni di antiguerriglia
contro gli shiftà (banditi o, se volete, partigiani). La sua carriera terminò nella primavera del ’41, dopo
aver partecipato alla battaglia di
Keren col grado shumbash (corrispondente a caporal maggiore).
L’altro personaggio è Grenchil Nasgi Serai, classe 1923. Gli chiediamo se è sicuro della sua data di nascita, perché dimostra al massimo
65 anni. Lo conferma perché gli italiani introdussero quasi subito
l’anagrafe, almeno nelle città e nei
paesi più importanti. Racconta che
fu arruolato all’inizio del ’40, anche
lui nell’8° battaglione eritreo col
quale rimase fino a Keren. È più timido dell’ex commilitone, ma comunque parla, in italiano corretto,
della sua esperienza di combattente.
Ha vivo il ricordo dei suoi comandanti italiani, di cui elenca i nomi, e
dei fatti bellici che lo segnarono pesantemente. Ricorda le paure che,
ragazzo di 17 anni, dovette affrontare e termina dicendo che fortunatamente non fu mai ferito e che è
sempre stato orgoglioso di essersi
comportato con coraggio in
quell’anno di guerra. Ci rammenta
che come ex-combattente riceve
dallo stato italiano una pensione di
15 Euro (ogni due mesi!). Certo
l’Italia deve qualcosa a questa gente
che per circa sei anni ha fatto quasi
obbligatoriamente la sola professione del soldato ed è stata la spina
dorsale dell’esercito coloniale.
Mentre ancora stiamo conversando
con i nuovi amici ci sollecitano a
raggiungere il vicino villaggio, posto
a qualche centinaio di metri dall’ossario, per un rinfresco. Percorriamo
il tragitto circondati da un folto
gruppo di bambini che, come tutti i
bambini di questo paese, non camminano, ma vanno sempre al piccolo
trotto, come atleti in allenamento.
Giungiamo a un grande piazzale in
cui è stata allestita una tettoia coperta di stuoie. L’interno è occupato da panche, sedie e sgabelli sufficienti a ospitare tutti noi e gran
parte degli ospiti locali. Ci presentano vassoi su cui sono stesi alcuni
strati di ngera, il pane di dura, sottile come sfoglia, umido e gommoso, dal gusto acidulo. Sopra c’è lo
zighinì, lo spezzatino di capra e
manzo cotto con verdure e uova,
con l’aggiunta del berberè, la salsa
locale piuttosto piccante. Come bevande ci offrono the, caffè con zenzero, la sua, una fresca e leggera
birra di miglio fermentato, prodotta
artigianalmente.
Mentre si fa onore alla mensa l’attenzione di tutti è richiamata
dall’interprete che spiega che un ex
combattente eritreo (si tratta della
nostra conoscenza Tarassek Tekeste) vuole parlare. L’interprete traduce lentamente le parole dell’anziano soldato che in qualche modo
ricalcano il discorso ufficiale del
sindaco di Adicuala. Poi il tono della voce si fa più convulso e aspro e
sfocia in un battibecco col traduttore, che probabilmente non ha svolto
bene il suo compito perché ha
smorzato le parole dell’oratore. A
questo punto Tarassek Tekeste inizia a parlare in italiano in maniera
piuttosto concitata, ma più che
comprensibile. Afferma che il Governo italiano nel dopoguerra non
ha mai sufficientemente sostenuto
l’Eritrea: specialmente nei 30 anni
di guerra per l’indipendenza, gli
aiuti sono sempre stati indirizzati
verso l’Etiopia. Conclude dicendo
che con quanto è stato offerto
all’Etiopia, gli eritrei avrebbero ricostruito il paese e avrebbero dato
una casa a tutta la popolazione.
Contento di aver espresso il suo parere si calma, saluta in maniera
asciutta e se ne va. Il momento di
imbarazzo è superato solo perché
siamo richiamati agli autobus: si
raggiunge il cimitero dei Caduti eritrei per una cerimonia di commemorazione dei combattenti per l’indipendenza e tutto si svolge come al
mattino al sacrario di Adua, non ci
sono però discorsi ufficiali. Si riparte a pomeriggio inoltrato per visitare l’orfanotrofio tenuto dai frati
cappuccini ad Adicuala. In questo
paese martoriato dalle guerre gli orfani sono una crudele realtà sempre
presente; non sono però abbandonati, ma seguiti da organizzazioni private, supervisionate dallo Stato.
Siamo ricevuti da due anziani fraticelli che, coadiuvati da diversi collaboratori e collaboratrici, provvedono e fanno da padri ad alcune decine di ragazzini. L’istituto non è
certo elegante però funziona ed è
tenuto molto pulito. Lo possiamo
constatare di persona visitando refettori, cucine, aule, camere e bagni.
Anche qui ci è stato preparato un
sontuoso ricevimento con piatti della cucina locale e italiana. Ceniamo
circondati dall’allegria dei bambini
che sono felicissimi di stare con
questi strani personaggi dal cappello con la penna. Con una certa malinconia ci congediamo lasciando
nelle mani del rettore una grossa offerta in contanti e la promessa che
faremo qualcosa per loro.
Rientriamo lentamente ad Asmara,
accompagnati da un temporale di
buona intensità. I lampi illuminano
la notte e i tuoni scuotono l’aria, ma
quando si arriva a destinazione le
stelle brillano nel cielo: il piccolo e
il grande carro e la costellazione di
Orione ci rammentano che, sebbene
molto vicini all’equatore, siamo ancora nell’emisfero nord. Veniamo
accolti festosamente dal personale
dell’albergo perché abbiamo portato la pioggia, vera benedizione in
questa parte assetata dell’Africa.
Asmara, 22 febbraio
Ci rechiamo ai cimiteri eritreo e italiano dell’Asmara: alle brevi, ma
emozionanti cerimonie partecipano
il ministro della Difesa Eritreo, il
sindaco, l’ambasciatore italiano,
dottor Pignatelli, e l’addetto militare. Subito dopo un ristretto gruppo
di alpini visita un istituto che raccoglie i grandi invalidi di guerra. Siamo ricevuti da una quindicina di invalidi, tutti divenuti paraplegici in
seguito a ferite di guerra. Questi
sfortunati, accuditi da numeroso
personale, attento e premuroso, cercano di essere il più possibile autonomi, muovendosi su carrozzelle
sia elettriche che manuali. L’età degli invalidi è compresa all’incirca
tra i 25 e i 70 anni. Coloro che hanno saputo reagire alla disgrazia si
mantengono il più possibile attivi.
Molti, per lo più anziani, ma anche
giovanissimi, sono invece quasi assenti: sembrano vegetare piuttosto
che vivere. Tutti però dimostrano
orgoglio, dignità e non si lamentano della loro situazione. Certamente il paese è riconoscente e apprezza questa gente sfortunata, non ha
però la possibilità e nemmeno il
tempo per migliorarne le condizioni. Li lasciamo con l’impegno di
tornare per un secondo incontro.
Nel primo pomeriggio visitiamo
Asmara che è una città di circa
400.000 abitanti, pulita e ordinata,
dove l’architettura sembra essersi
fermata a 50 anni fa. Vi sono bei
palazzi fine Ottocento inizio Novecento che nonostante una limitata
manutenzione sono ancora in buono
stato. Ma il maggiore sviluppo la
città lo ha avuto negli anni ’20 e
’30: lo attestano i molti edifici pubblici, i palazzi, le ville private e anche le strutture industriali ancora
presenti. I progettisti hanno avuto
fantasia, ma anche gusto e moderazione; i costruttori hanno eseguito
bene e senza risparmio. L’impronta
è prettamente italiana tanto che alle
volte si ha l’impressione di muoversi in una cittadina del nostro paese.
Al tramonto ci concentriamo al
centro della città per la parata che si
svolgerà lungo il viale principale
verso piazza Mesken, luogo adibito
alle adunate e alle manifestazioni.
Si sfila con solennità con in testa le
bandiere, i vessilli e la fanfara. Partecipano alla sfilata alcune decine
di ascari, rivestiti per l’occasione
con nuove e improbabili tute mimetiche. Come già notato i reduci ci
stupiscono per la loro ottima condizione. La folla si accalca lungo i
marciapiedi: sono commossi gli anziani, i giovani per lo più stupiti,
presenti praticamente tutti gli italiani residenti in Eritrea. Mancano invece gli uomini e le donne dai 20 ai
40 anni perché sono tuttora al fronte sul confine etiopico.
La giornata si conclude con una cena ufficiale nel palazzo del Comune
dell’Asmara a cui partecipano autorità civili e militari e anche rappresentanti di diverse ambasciate. I discorsi di benvenuto, che sono tenuti
dal sindaco dell’Asmara e dal ministro della Difesa, sottolineano la
storica amicizia tra il loro paese e il
nostro. Vi è poi uno scambio di doni a ricordo dell’incontro: il più significativo è un quadro un po’ naif
che raffigura le bandiere nazionali,
il cappello alpino e il fez d’ordinanza portato dagli ascari.
Al termine della cena ci viene offerto anche uno spettacolo di canti e
danze tradizionali.
Camillo Canepa
Continua
pagina 4
baradèll
Fatti... col cappello alpino
Da un bel po’ di tempo, Agostino Peduzzi aveva in testa un’idea fissa: portare a Schignano il presidente nazionale Parazzini
Agostino ‘o pazzo’, ovvero i sogni a volte si avverano
Chi ha più o meno la mia età non
può esserselo dimenticato.
Venticinque o trent’anni fa, ne avevano parlato diffusamente i giornali
e la televisione: Agostino, un ragazzo di Napoli che ne aveva fatte e ne
stava facendo di tutti i colori, di cotte e di crude, in giro per la sua città.
Il suo modo di comportarsi gli aveva fatto guadagnare il soprannome
“o pazzo”, il pazzo.
Mi è tornata in mente questa storia
all’inizio di luglio, per una vicenda
che ha coinvolto un altro Agostino
di nostra conoscenza.
Questo Agostino, il nostro, è tutt’altro che pazzo, ma è letteralmente
impazzito di gioia per il motivo che
adesso vi racconto.
Tanto per iniziare, l’Agostino in
questione si chiama Peduzzi ed è il
capogruppo di Schignano. No, non
è certo pazzo, anzi, lo si può definire a pieno titolo uno dei migliori capigruppo della sezione di Como.
Lui e i suoi alpini sono un esempio
di operosità, di impegno e disponibilità; o, per dirla con l’espressione
coniata da un altro Peduzzi, di nome Vitaliano, gli alpini di Schignano sono un esempio di alpinità.
Veniamo alla storia.
Da un bel po’ di tempo, Agostino
aveva in testa un’idea fissa: portare
a Schignano il presidente nazionale
Parazzini. Più che un’idea fissa, si
trattava proprio di un chiodo, ben
conficcato sotto il cappello alpino
del nostro amico, cioè nel cervello.
Ne aveva parlato con Achille Gregori, il nostro presidente sezionale,
ne aveva parlato più di una, due e
tre volte. Achille, pazientemente,
gli aveva spiegato ogni volta che il
Presidente nazionale è già strapieno
di impegni associativi, oltre quelli
professionali e personali. Gli aveva
spiegato che si trattava di un sogno
pressoché irrealizzabile. Pensate un
po’, se il Presidente dovesse andare
a far visita a tutti i gruppi d’Italia…
non gli basterebbe il tempo di diversi mandati di presidenza!
Ma Agostino ha la testa dura e a
tutto ha pensato, fuorché ad arrendersi. La resa incondizionata non fa
certo parte delle sue abitudini… e
non ha mollato l’osso.
Quando a giugno eravamo tutti ad
Appiano Gentile, per il Raduno sezionale, non gli è sembrato vero il
fatto di avere lì, a portata di mano, il
presidente Parazzini ed è tornato alla carica, questa volta direttamente
con l’interessato. Durante il pranzo,
si è fatto avanti e ha raccontato al
Presidente il suo sogno. Parazzini,
dal canto suo, essendo una persona
che non sa dire di no, ha accettato al
volo l’invito, a condizione però che
l’incontro a Schignano avvenisse in
una serata infrasettimanale.
Agostino ha cominciato a volare a
un metro da terra: il suo sogno si
stava trasformando in realtà e non
c’era tempo da perdere, bisognava
mettersi al lavoro.
Forse per qualcuno, il fatto di ricevere una visita importante sarebbe
solo un episodio che fa molto piacere, ma gli amici alpini di Schignano
avevano l’obiettivo di trasformare
l’incontro in una serata assolutamente memorabile.
Il simpatico “brindisi cantato” nella sede del gruppo alpini di Schignano con il presidente Parazzini.
Io, personalmente, non ho più saputo nulla, finché una sera in Sezione
il Presidente mi ha fatto vedere il
manifesto preparato per l’occasione
dal gruppo di Schignano e mi ha
fatto qualche anticipazione su quello che sarebbe avvenuto.
È quindi arrivata la serata giusta. Serata calda; appuntamento a Erba con
il presidente Gregori e con Giuliano
Perini, il nostro consigliere nazionale. Il Presidente nazionale ci avrebbe
poi raggiunti a Schignano, partendo
da solo, visto che aveva un altro impegno durante il pomeriggio. Già il
viaggio con i due amici è stato molto piacevole e, devo dire, interessante, anzi, istruttivo. Si è parlato ovviamente di Associazione e ho osservato che Giuliano ha esperienza e
buon senso da vendere. Praticamente, ha già vissuto, affrontato e risolto
situazioni associative di ogni genere
ed è in grado di dare il consiglio
giusto per superare ogni difficoltà.
Ma ecco la valle. Conosco bene la
zona in generale, ma non ero mai
andato prima a Schignano. La quota
non è eccezionale, eppure si ha
l’impressione di essere proprio in
montagna, montagna vera.
Arrivati all’ingresso del paese, abbiamo avuto immediatamente l’impatto con l’effervescenza e l’entusiasmo di quel diavolo di Agostino,
che, con i suoi alpini, aveva preparato e issato un grande striscione
con la scritta «Benvenuto Presidente» e non era finita con le sorprese,
diavolo d’un Agostino!
Alpini, dislocati nei punti critici del
paese, facevano da “movieri” e indicavano la direzione giusta a tutti
coloro che avevano dubbi circa il
percorso. E il punto di arrivo era un
parcheggio, dove si trovavano già
molte macchine – segno di un’ottima partecipazione – e continuavano
ad arrivarne. Su un lato si posteggiava, mentre sull’altro c’era un
grande assortimento di mezzi fuoristrada, pronti per trasportare gli
ospiti in un’altra località. «Agostino
– ho pensato – ha ingaggiato tutti i
fuoristrada della vallata».
Un po’ di apprensione per l’assenza
dell’ospite principale, ma poi, con
una telefonata, abbiamo saputo che
Beppe Parazzini era già in strada.
Sarebbe arrivato solo con un po’ di
ritardo. Quindi, senza altri indugi,
siamo saliti a bordo di un “4 x 4” e
ci siamo avventurati per una mulattiera in mezzo ai boschi: destinazione, la cappella eretta dagli alpini sul
crinale della montagna sopra Schignano. Un bel percorso, dissestato,
scosceso e a tratti molto stretto, ma
decisamente suggestivo. Poco prima dell’arrivo, una casetta dall’aspetto di una malga e una signora
anziana sull’uscio, poi uno slargo
dove abbiamo lasciato il mezzo.
Una volta a piedi, si è trattato di
percorrere qualche centinaio di metri attraverso un prato, per arrivare
alla cappella. Cappella essenziale,
senza fronzoli, fatta di quattro pilastri, un tetto e l’altare. Altare a cui
Padre Felice aveva appena finito di
celebrare la S. Messa per i numerosi
alpini che erano già arrivati da tempo; molti erano saliti a piedi. Padre
Felice, spiritoso come sempre, ci ha
detto che, se avessimo voluto
«prender Messa», non ci sarebbe rimasto che scendere a valle e cercare
una chiesa aperta.
Dalla cappella lo scenario è veramente impagabile, con un susseguirsi di valli e monti dal colore
sempre più sfocato. «Qui sotto – mi
ha detto un alpino del posto – è già
Svizzera e quella lì era la caserma
della Finanza». Più di uno, tra i presenti, avrebbe avuto da raccontare
tante storie di confine, di Finanza e
di notti sotto le stelle con un carico
in spalla, ma sono argomenti che è
opportuno fingere di non conoscere.
Era presente anche il Sindaco del
paese, venuto a fare gli onori di casa, ed è stato proprio il primo ad andare incontro al Presidente nazionale, giunto poco dopo noi. Apprezzamenti per il posto, per la cappella,
quindi foto di gruppo, con un Agostino Peduzzi raggiante di gioia.
Siamo quindi ripartiti, qualcuno a
piedi, altri in macchina. Dopo duecento metri, prima sosta: proprio a
quella malga che avevamo visto salendo. Questa volta, sulla porta
c’era la stessa signora con figli, figlie e nipoti. Una bellissima famiglia. Dopo i saluti, sono comparse
bottiglie e bicchieri e sono cominciati i brindisi “cantati”, così come
ci ha abituati a fare Beppe Parazzini. La signora ci ha raccontato un
po’ della sua vita. Adesso trascorre
nella malga solo il periodo estivo,
ma un tempo ci abitava tutto l’anno,
anche quando l’inverno faceva tanta
neve. I suoi figli, ben cinque, andavano e venivano a piedi a scuola,
attraverso quella mulattiera che noi
avevamo percorso in macchina.
Una bella famiglia, dicevo, belle
facce abbronzate e fisici forti, forse
proprio perché quella vita dura serve a temprare. Altri saluti, poi giù
fino al paese, dove ci siamo messi
tutti in ordine e siamo arrivati in
centro ben inquadrati, in una sfilata
che ci ha portati prima al monumento ai Caduti, poi a quello all’Alpino. Ovviamente, tutto il paese era
in strada a far festa al nostro Presidente nazionale.
Al termine della piccola cerimonia,
Agostino ha fatto visitare il suo laboratorio artigianale al Presidente.
Io sapevo già che Agostino è un
bravo fabbro, me lo avevano detto.
Non sapevo però che fosse uno di
quei pochi ancora bravi a forgiare il
ferro, a batterlo. Lui e il figlio, entrambi fabbri ed entrambi alpini, ci
hanno fatto vedere una campionatura dei loro lavori: davvero bravi!
Fuori dal laboratorio, siamo andati
nella sede di gruppo, per una visita
e un brindisi. La sede è ricavata in
una struttura pubblica, che ospita
anche la palestra. È moderna, ma ha
l’impronta della casa di montagna,
con tanto legno e un bel camino.
Bicchierata, poi altro trasferimento,
questa volta in palestra, con una
gran tavolata a ferro di cavallo.
Pranzo coi fiocchi, cucinato e servito in tavola dalle donne del paese.
Poi è stata la volta dei discorsi, primo tra tutti quello di Agostino, felice ed emozionato come non lo si
era mai visto prima. Quei diavoli
dei suoi alpini hanno continuato a
tormentarlo con domande tipo
«Agostino, perché ti trema la voce,
perché ti tremano le mani… perché
hai gli occhi lucidi?», ma sapevano
benissimo il perché. Lo sapevano
bene, visto che erano felici ed emozionati quanto lui.
Poi gli altri interventi, quello del
Sindaco, simpatico e brillante, quello del Presidente di Sezione, due
parole del Parroco e infine l’intervento di Parazzini.
Per concludere in bellezza, il gruppo di Schignano ha preparato una
serie di regali e ricordi per gli ospiti… e si è tirata quasi notte.
Una serata veramente e giustamente
da ricordare, soprattutto per quegli
alpini di un paesino di montagna
che ne saranno orgogliosi a lungo.
E come commento finale, non mi
resta che dire «bravi» ad Agostino e
ai suoi. Bravi, perché siete stati capaci, non tanto di preparare le cose
in grande stile, per quello son capaci tutti; siete stati capaci di dimostrare fino in fondo la grande gioia
di ricevere a casa vostra il Presidente… e l’avete dimostrato con la solita semplicità.
Chicco Gaffuri
Domenica 3 agosto, festa della Madonna della neve
La festa sul Galbiga
col gruppo di Lenno
Domenica 3 agosto 2003 è stata celebrata al rifugio la 25a “Festa della
Madonna della neve”. Giornata meravigliosa, per il bel sole, non ci si
poteva attendere di meglio.
Alle ore 9, il ritrovo; molta gente è
salita al rifugio, sia a piedi che con
mezzi propri e dal rifugio ha potuto
godere della vista stupenda del lago
e dei monti che lo circondano, uno
scenario magnifico.
Alle ore 11.30 la S. Messa alla cappella. Quest’anno celebrata dal nostro cappellano Padre Felice Zanotta, che per la prima volta è salito al
rifugio. Presenti 26 gagliardetti, il
vessillo sezionale, con un rappresentante della Sezione e il responsabile di zona Alvaro Donati.
Ben riuscita la cerimonia, come pu-
re la partecipazione al canto, al termine, il gruppo di Lenno ha offerto
ai presenti l’aperitivo cui è seguito
il pranzo abbondante nel locale cucina del rifugio.
Il pomeriggio è poi trascorso in allegria con qualche canto intonato
da cori improvvisati e alla fine il ritorno, contenti di aver trascorso bene la giornata, portando a casa, come ricordo, una bella immagine
della cappella e della Madonna della neve, iniziativa voluta dal nostro
capogruppo Stefano Cadenazzi.
Un ringraziamento va a tutti coloro
che, per la collaborazione, per la
preparazione del pranzo e per la partecipazione, hanno fatto sì che la festa riuscisse nel migliore dei modi.
Gruppo alpini Lenno
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Fatti... col cappello alpino
Lipomo: consegnato un Tricolore ai ragazzi, al termine della quinta elementare
Col contributo sostanziale degli alpini di Garzeno
Colori e storia per la scuola
Processione con la
Madonna di Quang
«Adoperiamoci perché in ogni famiglia, in ogni casa, ci sia un Tricolore a testimoniare i sentimenti
che ci uniscono fin dai giorni del
glorioso Risorgimento. Il Tricolore
non è una semplice insegna di Stato, è un vessillo di libertà conquistato da un popolo che si riconosce
unito, che trova la sua identità nei
principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia»
Carlo Azeglio Ciampi
Interpretando il senso delle parole
ripetutamente espresse dal nostro
Presidente della Repubblica in varie occasioni ci siamo chiesti cosa
avremmo potuto organizzare,
nell’ambito del nostro gruppo alpini, per rendere concreto questo invito. La consegna del Tricolore alle
scuole è un’iniziativa già intrapresa
da vari gruppi, abbiamo optato per
qualcosa di diverso, di più incisivo
da proporre. È nata così l’idea di
donare al termine dell’anno scolastico, ad ogni studente della quinta
elementare un Tricolore accompagnato da una pergamena con la motivazione al gesto.
L’iniziativa ha trovato immediato
entusiasmo tra gli alpini, consenso
e appoggio da parte della direzione
didattica dell’istituto.
La motivazione che è stata posta
sulla pergamena era la seguente:
«Oggi, come nel passato, gli Alpini, fieri del loro prezioso patrimonio di tradizioni e di valori, hanno
accolto l’invito espresso dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Oggi potrebbe rivelarsi assai importante ripensare a quei
valori che avevano ispirato l’uso
del Tricolore, riscoprendo che una
bandiera è qualcosa che va oltre tre
semplici strisce di stoffa cucite, da
sventolare in occasione di eventi
sportivi: essa rappresenta infatti il
simbolo più alto di un popolo e di
una nazione, ne ricorda la storia, le
tradizioni e l’unità».
La cerimonia della consegna si è
svolta presso le Scuole Elementari
alla presenza delle autorità dell’Amministrazione comunale, dei
genitori e di tutte le classi e con la
partecipazione della civica banda.
L’esperienza ha riscosso davvero
grandi consensi dalle varie parti
coinvolte e questo successo ha oltrepassato persino le nostre più rosee aspettative; il fattore di maggior
rilevanza e che ci induce a ben sperare nell’affrontare iniziative analoghe in futuro è stato proprio l’atteggiamento dei ragazzi i quali hanno
dimostrato di aver apprezzato e capito il significato di tutto ciò.
Quel che è stato fatto, infatti, seppur in piccolo e nei limiti del possibile, può assumere un elevato valore anche didattico, di crescita e di
educazione degli allievi poiché
consentirebbe loro di stabilire, come suggerisce lo stesso Capo di
Stato, un contatto concreto, tangibile con un frammento fondamentale
della nostra storia e la realtà attuale
che essi vivono e vivranno come
cittadini di questo Paese.
Alberto Gatti
In occasione del 55° anniversario
della costruzione del santuario dedicato alla Madonna di Lourdes, gli
alpini di Garzeno come sempre
hanno voluto dare il loro contributo
accompagnandola per le strade del
monte. La processione è sentita da
tutta la popolazione garzenese, visto che nel lontano 1947 il reverendo Sigifrido Cappelletti inaugurò il
santuario costruito dai suoi parrocchiani come ringraziamento per il
ritorno di molti soldati chiamati alle
armi nelle due grandi guerre.
Oggi, 55 anni dopo, il parroco don
Alfredo Nicolardi continua il lavoro
iniziato dal reverendo Cappelletti
svolgendo altre cinque feste al santuario. Gli alpini in queste feste
danno un contributo sostanziale,
preparando le strutture da riparo dal
sole e dalla pioggia, per agevolare il
più possibile i numerosi pellegrini.
Romolo Poncia
A Montreal, il 30 e 31 agosto, si è svolto il Congresso ANA del Nord America
Fra quelli c’era anche Silvio
Lipomo: la cerimonia della consegna del Tricolore con pergamena.
Dalla prima pagina
Adamello: santuario dell’alpino
ce, sia per la magnifica e impareggiabile giornata trascorsa in quei
luoghi sia per i 31 partecipanti al
pellegrinaggio del gruppo alpini
Canzo (alpini, amici e simpatizzanti), avevano raggiunto quelle montagne così piene di storia e bagnate
dal sangue dei nostri eroi.
È altrettanto vero che se lui era
contento vi garantiamo che tutti noi
lo eravamo ancora di più: da
quell’ambiente ci siamo allontanati
con la certezza di aver imparato
molte cose che porteremo dentro di
noi come tesori da conservare, ma
da donare agli altri nei momenti di
necessità e difficoltà.
Arrivederci alla Lobbia Alta: questo è ora il nostro pensiero e desiderio; ci auguriamo di poterlo realizzare anche per trascorrere un’altra giornata memorabile come questa, insieme a tanti amici, nel ricordo di coloro che hanno dato la vita
per renderci liberi.
Gruppo alpini Canzo
Al Pian delle Betulle nel ricordo di Fioroni
tutti del Val Canonica, el Longoni
campione di sci della 45a compagnia, el Greppi de Varena, el Cattaneo de Belaas col Giuanin Pitel in
Grecia e Russia, morbegnini DOC,
e Antonio Rezia suo coetaneo».
Lui che tanta fede e riconoscenza
aveva nella Madonna, trova ora riposo tra i tanti amici che si allineano sulle marmette della chiesetta.
Antonio Fioroni, con capacità e costanza, ci hai fatto crescere, sei stato la nostra guida. A volte eri un
po’ cocciuto e ti arrabbiavi per un
nonnulla, ma era quello che ci permetteva di capirti perché non avevi
segreti, eri diretto e chiaro e ci hai
fatto pensare, riflettere, crescere e
lavorare. Questo era il tuo motto:
«Lavorare e amare la Patria».
Grazie Antonio Fioroni per averci
lasciato un gruppo compatto e numeroso. Sarai sempre presente nel
cuore dei tuoi alpini e di tutta la comunità bellagina.
UDB
Il titolo di questo articolo è un po’ un gioco di parole,
visto che il cognome di Silvio, alpino del gruppo di
Griante, è proprio Fraquelli.
Ecco il fatto. Silvio Fraquelli ha partecipato al Congresso Internazionale ANA del Nord America, svoltosi
a Montreal il 30 e 31 dello scorso mese di agosto.
Ha partecipato per due motivi: in primo luogo, non voleva lasciarsi sfuggire l’opportunità di fare un bel viaggio in America, poi, si trattava dell’occasione migliore
per incontrare un amico.
L’amico in questione è Ettore Morganti, alpino di
Griante residente a Montreal da ben trentasette anni.
Ettore è naturalmente iscritto alla sezione ANA di
Montreal, ma continua a rinnovare la sua iscrizione anche al suo gruppo d’origine.
È un’ottima decisione, che gli consente di mantenere i
contatti con l’Italia e di ricevere sempre una copia del
Baradèll, tenendosi così aggiornato riguardo alla vita
alpina della sua terra d’origine.
E questa è per noi l’occasione buona per fargli sapere
che gli alpini comaschi non dimenticano affatto gli amici lontani, anzi, quando c’è l’opportunità ne parlano. Al
Congresso erano presenti il Presidente nazionale, il
consigliere nazionale Brunello, che tiene i rapporti con
le sezioni all’estero; oltre alla partecipazione di Silvio,
che rappresentava la sezione di Como, c’erano le rappresentanze delle sezioni di Verona e Vicenza, le venti
sezioni del Nord America e circa seicento alpini.
Complimenti quindi a Silvio, che ci ha rappresentati oltre oceano, e un forte abbraccio a Ettore Morganti da
parte di tutti gli alpini di Como… siamo convinti che
Ettore ne sarà felice.
La Redazione
Raduno sezionale
13 giugno 2004
Canzo
Santa Messa sezionale
17 ottobre 2004
Porlezza
Potete scriverci anche per posta elettronica:
[email protected]
Il presidente nazionale Parazzini, tra Silvio Fraquelli
con il gagliardetto di Griante ed Ettore Morganti.
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baradèll
Associazione Nazionale Alpini
Storia della sezione di Como
Notizie dai gruppi di Locate Varesino, Albate, Dongo, Blevio, Cantù, Tremezzo, Lurago d’Erba,
Uggiate Trevano, Bellano, Germasino, Rovenna, Bellagio, Torno, Bene Lario,
Rovellasca, Sala Comacina, Veleso, Gravedona, Lasnigo, Arosio, Appiano Gentile, Binago,
Capiago Intimiano, Laino Intelvi, Montano Lucino, Schignano e Sueglio
Altra puntata della storia degli
Alpini comaschi con date, avvenimenti, gruppi e nomi
86a puntata
Correva
l’anno 1981...
1° SEMESTRE
L’anno 1981 iniziò nella sezione di
Como con due sottoscrizioni in
corso che erano iniziate l’anno precedente. La prima era di carattere
nazionale ed era stata decisa dalla
Sede ANA per raccogliere fondi a
favore dei terremotati del sud Italia;
la seconda, in ambito sezionale, per
ricordare il defunto presidente dottor Camillo Cornelio con opere di
carattere sociale, di cui una già attuata, donando un apparecchio per
l’esame della glicemia all’Istituto
della Ca’ d’Industria, consegnato al
presidente avvocato Mauri dal presidente Ostinelli con i vicepresidenti Genazzini e Morassi, durante
un incontro nelle sede sezionale il
15 dicembre 1980.
Si costituì all’inizio dell’anno il
nuovo gruppo alpini di Locate Varesino (108° gruppo della Sezione)
con 37 iscritti.
Il gruppo di Rovenna segnalò di
aver collocato in località Scarone
una nuova croce votiva, realizzata
dalla collaborazione di P. Ronchetti, Mario Riva, Antonio Donegana,
Riccardo Ortelli e di alcuni altri soci, con l’approvazione e benedizione del prevosto.
Il 16 gennaio durante l’assemblea
del gruppo di Albate il presidente
Mario Ostinelli consegnò agli alpini del gruppo il primo gagliardetto
del 1930 che era stato conservato
dopo il suo scioglimento.
Domenica 18 gennaio il gruppo di
Dongo svolse l’assemblea annuale,
preceduta dagli onori al monumento ai Caduti, dalla messa presso il
Santuario della Madonna e dalla
deposizione al monumento all’Alpino, presenti il sindaco Augusto
Noseda, il presidente Ostinelli e il
vice Genazzini. Durante il pranzo il
capogruppo Aggio consegnò medaglie ai rappresentanti dell’AVIS,
del CAI, del Soccorso Alpino e dei
Vigili del Fuoco per la loro opera a
favore della comunità.
Il 7 febbraio ci fu l’assemblea del
Gruppo Sportivo Alpini di Bellagio
con presidente Giorgio Sampietro,
vice Adriano Sancassani e segretario Angelo Gilardoni.
Domenica 22 febbraio si svolse a
Como, presso il salone dell’Unione
Industriali, l’Assemblea ordinaria
dei delegati della Sezione, presenti
231 delegati (su 317) in rappresentanza di 4.620 soci (su 6.629). Fu
presidente dell’Assemblea il socio
fondatore Aldo Levi e segretario il
socio Gildo Perdonati, con ospite il
consigliere nazionale Roberto Ma-
Adunata nazionale di Verona, 9 e 10 maggio 1981: i pannelli floreali di Griante precedono il vessillo sezionale.
pelli. La relazione morale del presidente Ostinelli e la relazione finanziaria del tesoriere Pierluigi Martinelli e del revisore Romeo Bianchi
furono approvate all’unanimità.
Dalla votazione per il rinnovo di un
terzo del Consiglio e dalla prima
riunione dei consiglieri scaturì il
Consiglio Direttivo per il 1981:
presidente Mario Ostinelli; vicepresidenti Aggio Alfieri (Dongo), Zola
Genazzini (Argegno), Gianantonio
Morassi (Albavilla); segretario Luigi Brambilla (Como); tesoriere
Pierluigi Martinelli (Como); consiglieri Raimondo Beretta (Como),
Giuseppe Bertarini (Valsolda), Lino Bianchi (Como), Pietro Bianchi
(Fino Mornasco), Arcangelo Capriotti (addetto stampa - Como),
Fabio Ceriani (Rovellasca - nuovo
eletto), Enrico Cernuschi (Molina),
Eugenio Citterico (Como), Rinaldo
Isella (Como), Ugo Lanfranconi
(Pellio Intelvi), Gianandrea Lazzaroni (Montano Lucino), Franco
Magatti (Como), Luigi Maspero
(Como), Mario Molteni (Capiago
Intimiano), Antonio Orsenigo (Asso), Massimino Ortelli (Bellano),
Ermenegildo Perdonati (Como),
Franco Pesenti (Lurago d’Erba),
Franco Romano (Como - nuovo
eletto), Gianluigi Romano (Como),
Ermete Sampietro (Villaguardia),
Ercole Spaggiari (Menaggio), Franco Stampa (Albate), Francesco
Valsecchi (Camnago Faloppio nuovo eletto).
Revisori dei conti: Romeo Bianchi,
Arturo Coopmans e Paolo Nessi.
Giunta di scrutinio: Alessandro
Marzorati, Gianfranco Moretti e
Luigi Rusconi.
Commissione sportiva: Gianantonio Morassi, Gianluigi Romano ed
Ermete Sampietro.
Redazione del Baradèll: Mario
Ostinelli, Luigi Brambilla, Arcangelo Capriotti, Achille Gregori ed
Ermenegildo Perdonati.
Domenica 22 febbraio il gruppo di
Blevio organizzò il pranzo sociale,
preceduto dalla messa in suffragio
dei Caduti e dei soci defunti, con
presenza del vicesindaco Enzo Pagni e del vicepresidente Zola Genazzini. Nel pomeriggio il vicepresidente Genazzini e il capogruppo
Amedeo Trombetta fecero visita al
socio Giorgio Giudici, cavaliere di
Vittorio Veneto, classe 1893, socio
fondatore del gruppo di Torno e
Blevio e capogruppo di Blevio per
tanti anni.
Domenica 1 marzo il gruppo di
Cantù effettuò le gare di sci di fondo “Trofeo Mario Marelli” a Splügen (Svizzera), su un percorso di 9
chilometri, con buona partecipazione di alpini, soci CAI e familiari,
con ai primi posti nella categoria
Seniores: 1° Eugenio Pedeferri, 2°
Lino Guanziroli, 3° Bruno Beggio.
Domenica 15 marzo gli alpini di
Tremezzo fecero la festa sociale
con la presenza del vicepresidente
Aggio Alfieri per la ricostituzione
del gruppo, dopo un periodo di letargo, con un nuovo direttivo: capogruppo Paolo Argenti, vice Felice Geninazza, segretario Ernesto
Ciapessoni, cassiere Giuseppe Molli, consiglieri Silvano Cetti, Giacomo Casartelli e Mario Pesenti.
Nel pomeriggio di sabato 4 aprile
una rappresentanza della Sezione
depose un cuscino di fiori nella
cripta del monumento ai Caduti,
presso il loculo del capitano Adriano Auguadri, medaglia d’oro al Valor Militare, comandante della 44a
compagnia del Morbegno, nel 40°
anniversario della battaglia del Guri I Topit, presenti il presidente
Ostinelli, alcuni reduci della batta-
glia e il consigliere Gildo Perdonati
che rievocò il fatto d’armi.
Tra il 24 marzo e il 10 aprile presso
la sede sezionale si svolse in cinque
serate un torneo di scopa per giocatori di vari gruppi. In palio vi era il
“Trofeo dottor Camillo Cornelio”,
gareggiarono 32 coppie di altrettanti gruppi con vittoria dei soci Andrea Cadenazzi e Giancarlo Vanini
del gruppo di Lenno.
Nei giorni 19 e 20 aprile ebbe luogo presso la sede del gruppo di Lurago d’Erba una mostra mercato di
pittura e scultura.
Giovedì 23 aprile il gruppo alpini
di Albate effettuò una serata con
proiezione di diapositive sulla torbiera di Albate di Ezio Montorfano
e altre di carattere alpinistico di Enrico Tettamanti. Il ricavato della serata fu devoluto al fondo “Pro dottor Cornelio”.
Venerdì 24 aprile, in serata, a Uggiate Trevano, a cura della Biblioteca comunale e del gruppo, furono
commemorati gli Alpini del Corpo
di Liberazione italiano con la
proiezione del film “Gli anni difficili” e commento del consigliere
sezionale Perdonati, seguiti dal filmato “Raduno del 5° Alpini a Como” del segretario Luigi Brambilla
e signora Luisa.
Domenica 3 maggio a Bellano fu
corsa una gara in montagna con la
collaborazione del gruppo alpini.
Lunedì 4 maggio prese avvio a Rovenna il torneo serale di calcio per
squadre dei gruppi della Sezione.
Nei giorni 9 e 10 maggio la città di
Verona fu sede della 54a Adunata
nazionale, un grande incontro di
popolo e una immensa sfilata, in un
tripudio di bandiere tricolori, insegne alpine ed esaltazione dei valori
patriottici. Anche gli alpini comaschi fecero la loro parte, presenti in
numero rilevante con i familiari al
seguito. Sfilarono circa mille soci,
il vessillo sezionale, il presidente
Ostinelli, 82 gagliardetti, le fanfare
di Asso e Olgiate Comasco, due
quadri di fiori di Griante, uno con
l’arena di Verona, l’altro con il lago di Como, un cappello alpino di
foglie di camelia di Gravedona, due
bandieroni di Albate e di Mozzate,
tre striscioni «10 maggio festa della
mamma, viva tutte le mamme» di
Gravedona, «Nella bufera tutti uniti» di Montano Lucino e «Gli Alpini dimostrano con i fatti la loro storia» di Cantù.
Sabato 16 maggio gli alpini comaschi ricordarono il presidente Cornelio nel primo anniversario della
scomparsa con una cerimonia presso la tomba nel cimitero di Monteolimpino, presenti il presidente
della sezione ANA dell’Uruguay,
Rinaldo Testoni, originario di
Monteolimpino, il presidente Ostinelli, il vessillo sezionale, gagliardetti e un buon numero di soci.
Domenica 24 maggio a Milano, durante l’Assemblea ordinaria dei delegati dell’ANA venne eletto nuovo
presidente nazionale l’avvocato
Vittorio Trentini, presidente della
sezione di Bologna, che subentrò al
presidente Franco Bertagnolli che
aveva guidato l’Associazione per
nove anni in modo encomiabile, organizzando e dirigendo il primo
grande intervento di soccorso
dell’ANA in Friuli, dopo il terremoto del 1976.
Domenica 24 maggio fu inaugurato
a Germasino il monumento ai Caduti, realizzato dal gruppo alpini,
presenti il sindaco alpino Lino Allio, rappresentanze dell’Associazione Combattenti e Reduci, il vicepresidente Aggio Alfieri, 5 gagliardetti e la fanfara dell’Alto Lario. Dopo la benedizione impartita
dal parroco don Giovanni, la messa
fu celebrata in chiesa dal cappellano padre Ragnoli. Successivamente
parlarono l’onorevole Casati, il vicepresidente Aggio, il cavalier Bettega, il consigliere dei Combattenti
Bartesaghi, il capogruppo Giuseppe
Poncia e il segretario Lorenzo
Chiaroni. Il monumento fu costruito da soci e simpatizzanti e reca tre
bronzi offerti dall’alpino cavalier
G.B. Bettega.
Sempre domenica 24 maggio si
concluse a Rovenna il 13° torneo
serale di calcio “Trofeo Penne Nere” che aveva avuto inizio il 4 maggio con 10 squadre, suddivise in
due gironi. Nell’ultima serata si
svolsero la semifinale e la finale
con la classifica: 1a squadra 1 di
Rovenna, 2a squadra di Bellagio, 3a
squadra 2 di Rovenna, 4a squadra
di Albate e le premiazioni, presenti
il sindaco Lironi, il prevosto don
Giorgio Pusterla, il presidente Ostinelli, il capogruppo Albino Orefice
e il corpo musicale locale.
Ancora domenica 24 maggio alla
Casa dei Veterani di Turate, durante la festa annuale, fu devoluta la
somma di Lire 600.000, raccolta
dal socio Eugenio Binda e integrata
dalla Sezione.
baradèll
pagina 7
Storia della sezione di Como Un grande esempio
Domenica 24 maggio si svolse a
Nove, cittadina veneta in provincia
di Vicenza, un convegno per commemorare la figura di padre Gian
Battista Pigato nel quinto anniversario della morte. Per la sezione di
Como intervennero il vicepresidente Gianantonio Morassi, il consigliere Ermete Sampietro e il socio
Achille Gregori.
Sabato sera 30 maggio si snodò a
Lurago d’Erba la tradizionale fiaccolata con deposizioni di fiori e,
presso la baita del gruppo, la celebrazione della messa da parte di
don Spirito Colombo, alla presenza
di autorità, il presidente Ostinelli,
alpini e popolazione.
Il 30 e 31 maggio a Bellagio si incontrarono quattro squadre per il
“Quadrangolare alpino del Lario”
con il risultato: 1a squadra della sezione di Como, 2 a squadra del
gruppo di Bellagio, 3a squadra della sezione di Lecco, 4a squadra della sezione di Colico.
Domenica 31 maggio ci fu a Torno
la gara regionale di corsa in montagna “Tre valli tornasche” sul percorso Torno, Monte Piatto, Piazzaga, Torno, organizzata dal gruppo
CAM e dal gruppo alpini.
Venerdì 5 giugno presso la sede sezionale si svolse un simpatico incontro con due alpini emigrati
all’estero e ritornati temporaneamente in Italia per l’Adunata nazionale di Verona: l’alpino Rinaldo
Testoni, presidente della sezione
ANA dell’Uruguay, originario di
Monteolimpino, e l’alpino Giuseppe Zumin, presidente della sezione
ANA di Argentina, accompagnato
da padre Louis Mecchia, cappellano degli italiani in Argentina. Questi ospiti, presente anche il dottor
Giovanni Franza della sede di Milano, furono accolti calorosamente
dal presidente Ostinelli e da numerosi soci, con dono di artistiche riproduzioni su seta, mentre a padre
Mecchia vennero consegnati diversi libri per la biblioteca della comunità italiana d’Argentina.
Domenica 7 giugno gli alpini di
Bene Lario festeggiarono il raggiungimento dei primi dieci anni di
vita del gruppo con il sindaco Angelo Giovanetti, il vicepresidente
Genazzini, il capogruppo Vittorio
Borra e alpini della zona. Dopo la
messa celebrata da don Piero, presso il monumento ai Caduti prese la
parola il vicepresidente Genazzini
che portò i saluti del presidente
Ostinelli ed espresse la constatazione della continua affluenza di giovani alpini nella nostra Associazione. Partecipò al raduno la banda
musicale di Laino Intelvi.
Il gruppo di Rovellasca effettuò la
camminata nei campi “Sotto le stel-
le” e una gita sociale a Sant’Arcangelo di Romagna, San Marino, Milano Marittima e Ravenna.
Domenica 21 giugno si svolse a Sala Comacina una manifestazione,
frutto della collaborazione tra gruppo alpini, Pro Loco e scuola elementare, per valorizzare la solidarietà, con una ricerca sulle tradizioni e sugli antichi lavori. Furono
presenti le autorità locali, i vicepresidenti Aggio e Genazzini, il capogruppo Giuseppe Mostes, otto gagliardetti, la popolazione e i ragazzi
della scuola. La messa fu celebrata
da don Emilio Sani con l’accompagnamento del coro CAM di Torno.
Seguirono il discorso del “vècio”
Antonio Zanotta di San Fedele Intelvi e l’inaugurazione della mostra
sui vecchi mestieri con esposizione
di antichi strumenti e dei disegni
degli scolari.
Nella serata di sabato 27 giugno il
gruppo di Veleso fece una festa
danzante per iniziare una raccolta
di fondi in previsione della realizzazione del monumento all’Alpino.
Dal 26 al 28 giugno il gruppo di
Gravedona rallegrò il paese con la
sagra alpina.
Domenica 28 giugno il gruppo di
Lasnigo inaugurò il monumento
all’Alpino, in una giornata disturbata da una forte pioggia, presenti le
autorità locali, il vicepresidente
Morassi, il segretario Brambilla, la
corale lasnighese, la fanfara di Asso
e alpini della zona. Dopo la messa
officiata dal parroco, il sindaco
inaugurò il monumento con il taglio
del nastro, e sempre sotto la pioggia, il vicepresidente Morassi lodò
l’operato degli alpini di Lasnigo per
ricordare i Caduti, invitandoli a
operare anche a favore dei vivi con
opere sociali. Il monumento che
sorge nella conca di Crezzo fu ideato dall’alpino Bonanomi e venne
realizzato da soci e simpatizzanti.
Esce un po’ dalla consuetudine e
consiste in una tenda mimetica, posta su un basamento con all’interno
una fusione raffigurante lo zaino,
gli scarponi e il cappello alpino.
Nei primi mesi dell’anno vennero
eletti nuovi capigruppo: nel gruppo
di Binago il socio Gianfranco Vezzoli al posto di Alfredo Bulgheroni;
nel gruppo di Cantù il socio Luigi
Lietti sostituì Renzo Radice; nel
gruppo di Capiago Intimiano il socio Roberto Compagnoni prese il
posto di Angelo Zanfrini; nel gruppo di Laino Intelvi il socio Battista
Conti sostituì Lucio Zanotta; nel
gruppo di Lenno il socio Stefano
Cadenazzi subentrò a Orlando Galli; nel gruppo di Montano Lucino il
socio Giovanni Tettamanti prese il
posto di Gianandrea Lazzaroni; nel
gruppo di Sala Comacina il socio
SOTTOSCRIZIONE PRO FONDO
PROTEZIONE CIVILE
Gruppo di Brienno
Gruppo di Camnago Faloppio
Gruppo di Como
Gruppo di Grandate
Gruppo di Lipomo
Gruppo di Lomazzo
Gruppo di Montano Lucino
Gruppo di Ronago
Gruppo di Rovello Porro
Gruppo di S. Pietro Sovera per camion cucina
Caminetto (5 versamenti)
Di Dato Cesare
Famiglia Verde Gruppo di Albate
Famiglia Verde Gruppo di Albate per camion cucina
N.N.
N.N.
Versamenti effettuati dall’1 gennaio al 30 giugno 2003
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
50,00
100,00
500,00
150,00
500,00
250,00
100,00
100,00
50,00
150,00
290,50
50,00
100,00
150,00
12,00
100,00
Giuseppe Mostes sostituì Giovanni
Danielli; nel gruppo di Schignano
il socio Carlo Ceresa fece seguito
ad Amilcare Rizza; nel gruppo di
Sueglio il Socio Giordano Buzzelli
sostituì Alfredo Cantini .
In questo periodo scomparse il socio Paolo Frisoni, cavaliere di Vittorio Veneto, a lungo capogruppo
di Veleso.
All’inizio dell’anno il Tira e… tas,
notiziario del gruppo di Arosio,
compì dieci anni, al momento unica
pubblicazione di gruppo a uscire
con una certa periodicità e prima
nell’ambito della sezione di Como,
avendo avuto inizio nel 1972. La
redazione era composta da soci alpini: il capogruppo Graziano Ambrosoli e dai soci Enrico Rigamonti, Gildo Longoni, Orazio Dei Cas e
Arturo Bignucolo.
A giugno uscì il primo numero del
notiziario Il mulo del gruppo di Appiano Gentile con periodicità prevista semestrale e responsabile Carlo
Pagani. Il nome fu scelto perché il
mulo è sempre stato un fedele compagno degli alpini e perché gli appianesi sono… “muli”.
In questo periodo scomparve la signora Rosa Cairoli in Frascoli, madre del sottotenente Vitaliano, medaglia d’argento Valor Militare, caduto in Russia, molto nota tra gli
alpini col soprannome di “zia Rosa” per la frequente presenza col
marito Oreste ai raduni alpini.
Arcangelo Capriotti
di vera alpinità
Siamo due insegnanti delle classi
quinte della scuola elementare Bruno Munari di Cantù.
Con questo nostro scritto vorremmo fare una sorpresa al signor De
Gano: far pubblicare sul vostro
giornale questa lettera di ringraziamento per la sua attività di impegno nel portare alle giovani generazioni quei valori di pace, patriottismo e di solidarietà che sono sempre attuali e che purtroppo oggi
vengono spesso dimenticati.
Vorremmo ringraziare anche l’Associazione Nazionale Alpini che
con onore ha da sempre servito la
nostra Patria, dando un’importante
testimonianza ai più giovani.
A volte le nuove generazioni non
sono consapevoli dei valori di cui
godono, ne ignorano la provenienza e i protagonisti. Riteniamo perciò importante l’attività di documentazione e riflessione svolta
dall’alpino De Gano. Vorremmo
quindi ringraziarlo per la sua instancabile testimonianza di generoso amore per la Patria.
Grazie per ciò che ha donato a questi giovani alunni che saranno responsabili della nostra Italia.
Grazie al corpo degli alpini che con
onore ha da sempre servito la nostra Patria dando un’importante testimonianza ai più giovani.
Grazie per aver fatto riflettere i nostri alunni sui sacrifici e gli atti di
eroismo che non possono essere dimenticati, né sottovalutati perché
essi sono garanzia della libertà e
della democrazia nella nostra Italia
libera e indipendente.
Ecco questo è quanto ci sentiamo
di esprimere dopo aver conosciuto
e apprezzato la testimonianza
dell’alpino Fabio De Gano.
Silvia Cozza e Antonia Rambolà
Scuola Bruno Munari, Cantù
Il labaro nazionale
Ricordiamo che il labaro nazionale, decorato di 209 Medaglie
d’Oro delle quali 207 al Valor Militare e 2 al Valor Civile, deve
essere salutato da tutti gli alpini.
Devono inoltre essere salutati i gonfaloni dei Comuni e i vessilli
se sono decorati di medaglia d’oro al Valor Militare.
CONTRIBUTI
PER LA NUOVA SEDE SEZIONALE
Gruppo di Acquaseria
Gruppo di Albate (3 vers.)
Gruppo di Albavilla
Gruppo di Albese
Gruppo di Appiano Gentile
Gruppo di Argegno
Gruppo di Asso
Gruppo di Barni
Gruppo di Bellagio
Gruppo di Beregazzo
Gruppo di Binago
Gruppo di Bizzarone
Gruppo di Breccia Rebbio
Gruppo di Brienno
Gruppo di Brunate
Gruppo di Cabiate
Gruppo di Caglio
Gruppo di Cantù
Gruppo di Canzo
Gruppo di Capiago Intimiano
Gruppo di Caslino d’Erba
Gruppo di Casnate
Gruppo di Castelmarte
Gruppo di Cavallasca (2 vers.)
Gruppo di Cavargna
Gruppo di Cermenate
Gruppo di Cernobbio
Gruppo di Cirimido
Gruppo di Civiglio
Gruppo di Civenna
Gruppo di Colonno
Gruppo di Como
Gruppo di Dizzasco
Gruppo di Erba
Gruppo di Fenegrò
Gruppo di Fino Mornasco
Gruppo di Garzeno
Gruppo di Gironico
Gruppo di Grandate
Gruppo di Grandola
Gruppo di Griante
Gruppo di Inverigo
Gruppo di Laglio
Gruppo di Lasnigo
Gruppo di Lemna
Gruppo di Lenno
Gruppo di Lezzeno
Gruppo di Lipomo
Gruppo di Lomazzo
€
145,00
€
550,00
€
500,00
€
500,00
€
750,00
€
200,00
€
255,00
€
89,00
€
700,00
€
250,00
€
300,00
€
160,00
€
505,00
€
100,00
€
200,00
€
300,00
€
135,00
€
700,00
€
600,00
€
250,00
€
450,00
€
250,00
€
165,00
€
305,00
€
150,00
€
215,00
€
405,00
€
180,00
€
205,00
€
230,00
€
135,00
€
750,00
€
100,00
€ 1.000,00
€
185,00
€
80,00
€
50,00
€
200,00
€
200,00
€
400,00
€
330,00
€
200,00
€
150,00
€
18,00
€
165,00
€
350,00
€
375,00
€
570,00
€
200,00
Versamenti effettuati fino al 30 giugno 2003
Gruppo di Longone al Segrino
Gruppo di Lurago d’Erba
Gruppo di Lurate Caccivio
Gruppo di Mariano C. (2 vers.)
Gruppo di Menaggio
Gruppo di Mezzegra
Gruppo di Molina
Gruppo di Moltrasio
Gruppo di Montano Lucino
Gruppo di Monteolimpino (2 vers.)
Gruppo di Mozzate
Gruppo di Nesso
Gruppo di Olgiate Comasco
Gruppo di Orsenigo
Gruppo di Ossuccio
Gruppo di Palanzo
Gruppo di Plesio
Gruppo di Pognana
Gruppo di Ponte Lambro
Gruppo di Porlezza
Gruppo di Ronago
Gruppo di Rovenna
Gruppo di S. Bartolomeo V.C.
Gruppo di S. Maria Rezzonico
Gruppo di S. Pietro Sovera (2 vers.)
Gruppo di Schignano
Gruppo di Seveso
Gruppo di Sormano
Gruppo di Torno
Gruppo di Tremezzo
Gruppo di Uggiate Trevano
Gruppo di Valsolda
Gruppo di Veleso
Gruppo di Vighizzolo (2 vers.)
Gruppo di Villaguardia
Gruppo di Zelbio
Gruppi della Valle Intelvi
Alpino del gruppo Como
Alpino del 6°
Amica degli Alpini
Bonanomi Luigi
Caminetto
Collegio delle Imprese Edili
De Col Luciana Carniel
Ferretti
Sebregondi
Soci
Soci bar
Tagliabue-Strada
€
440,00
€
250,00
€
440,00
€
735,00
€ 1.000,00
€
200,00
€
179,00
€
330,00
€
290,00
€
395,00
€
265,00
€
200,00
€
700,00
€
247,00
€
175,00
€
170,00
€
190,00
€
195,00
€
260,00
€
250,00
€
170,00
€
500,00
€
300,00
€
280,00
€
253,00
€
430,00
€
395,00
€
200,00
€
250,00
€
265,00
€
250,00
€
350,00
€
150,00
€
250,00
€
245,00
€
60,00
€ 2.200,00
€
800,00
€
50,00
€
20,00
€
50,00
€
302,00
€ 2.600,00
€
70,00
€
20,00
€
5,00
€
90,00
€
60,00
€
200,00
pagina 8
baradèll
La cartolina rosa
Il racconto che pubblichiamo ha vinto il secondo premio
al concorso letterario che, ogni anno, il gruppo alpini di
Lachiarella (sezione di Milano) organizza.
E
rano i giorni in cui il mondo
viveva con il fiato sospeso per
la vertenza tedesco-cecoslovacca
riguardante la questione dei Sudeti.
I giornali non risparmiavano inchiostro e la minaccia di una terribile guerra incombeva sull’Europa.
Poi l’abilità di Mussolini, chiamato
a mediare, tranquillizzò gli animi,
anche se per poco tempo.
In una grande fattoria del nord questi avvenimenti erano seguiti dal
vecchio Lazzaro, il quale si informava e poi riferiva alla comunità.
Lazzaro era vedovo da anni e viveva col figlio Ernesto che adorava e
sul quale riversava tutto l’affetto
che non poteva più dare alla tanto
amata moglie. Nonostante non fosse
più un ragazzino, Ernesto era coccolato come tale e spesso la sera, durante la cena, veniva aggiornato sulla critica versione politica. «Ci mancherebbe anche una guerra, adesso»
pensava il figlio che era tornato da
due anni dal servizio di leva.
Purtroppo, col passare dei mesi
quella situazione politica andò
sempre peggiorando: l’invasione
della Polonia da parte dei tedeschi;
l’Inghilterra e la Francia che dichiararono guerra alla Germania;
l’Armata Rossa che invase la Polonia orientale, poi la Finlandia e la
Norvegia. Quindi le azioni delle
truppe tedesche contro l’esercito
francese e il corpo di spedizione inglese, dopo aver invaso l’Olanda e
il Belgio…
Il buon Lazzaro era sempre molto
attento a ciò che scriveva il giornale e la sua preoccupazione per il figlio aumentava mano a mano che
gli eventi precipitavano. Quando
poi il 10 giugno l’Italia dichiarò
guerra alla Gran Bretagna e alla
Francia, sembrava inebetito.
Alcuni giovani della fattoria erano
già stati richiamati e ora si aspettava, da un giorno all’altro, di veder
partire anche il suo Ernesto. Intanto
però era ancora a casa e Lazzaro, in
cuor suo, già pensava che forse non
l’avrebbero più chiamato.
Più i giorni passavano e più aumentava in lui questa convinzione, ma
quando un giorno vide arrivare due
carabinieri si sentì mancare. Poi si
fece forza e andò incontro ai due
militi che gli chiesero se abitava lì
Bragacci Lazzaro. Sentendo il suo
cognome, di colpo tutte le speranze
che aveva nutrito svanirono: posò
Ne è autore l’alpino Gerolamo Affaticati del gruppo di
Bresso (sezione di Milano) che fu valido sottufficiale nei
reparti alpini di stanza a Merano e a Vipiteno.
la fronte sulla mano in un gesto di
costernazione, ma subito si raddrizzò: «Eh? Come ha detto che si
chiama?» chiese al carabiniere.
«Bragacci».
«Il nome! Il nome!» chiese con tono impaziente.
«Bragacci Lazzaro» lesse il milite
sulla cartolina. Il viso del vecchio
si illuminò di colpo. Immediatamente aveva capito che doveva essere un errore, ma ciò gli suggeriva
un’idea brillante: «Sono io» disse
tendendo la mano per prendere
quel documento che, pure assurdamente, gli era prezioso.
In quel momento si sentì quaranta
anni in meno e cercò di darsi un
comportamento da giovanotto, come se fosse possibile nascondere i
segni che testimoniavano, con marcata evidenza, un’età ragionevolmente non più molto idonea a correre con un fucile in mano… I due
militi si guardarono un po’ sbigottiti e convennero di farlo parlare col
loro superiore.
«Allora quando devo partire? – sollecitò Lazzaro – Non volete darmi
la mia cartolina? Qui sono già partiti tutti, sapete».
«No, ascolti, venga domattina in
caserma e il maresciallo le dirà
quando deve partire e dove dovrà
andare, va bene?»
Quando rientrò in casa si precipitò
in camera dove prese una valigetta
da sopra l’armadio, vi mise un po’
di biancheria intima e la nascose
sotto il letto. Sapeva lui cosa doveva fare… Ripensando alla terribile
esperienza del fronte non poteva
permettere che anche suo figlio venisse a trovarsi in quell’inferno.
Come avrebbe potuto vivere sapendolo esposto al pericolo delle granate che cadevano come grandine?
E qui dovette sedersi, le braccia sul
tavolo, lo sguardo fisso nel nulla. Il
suo pensiero andò a quel pianoro
innevato, sotto quel furioso cannoneggiamento dove vide i suoi compagni alpini ridotti a brandelli e lui
che si salvò per puro miracolo.
Molto raramente, però gli capitava
ancora di rivivere con la mente
quel terribile momento e allora la
sua emozione era tale che ogni volta si ritrovava tremante e sudato.
Sentì il passo del figlio che ritornava dal lavoro e subito si alzò e preparò la tavola. Cenando non parlò
molto e la mattina dopo si recò de-
Sono andati avanti
Bruno Pizzagalli
Ciao Bruno. Con queste parole il
capogruppo Massimo Martini pose
termine alla commemorazione ufficiale tenuta ai funerali del sergente
maggiore Bruno Pizzagalli, medaglia d’argento al valore per meriti
di guerra e reduce di Nikolajewka.
Lo hanno salutato i gagliardetti dei
gruppi delle cinque valli e una
grande folla di persone e di alpini
in congedo, convenuti a Porlezza
per rendere l’estremo omaggio a un
concittadino noto anche per essersi
interessato per molti anni di amministrazione pubblica in qualità di
segretario comunale.
Ciao Bruno! I tuoi alpini, gli alpini
in congedo del “Valrezzo” il grup-
po di cui fosti un socio fondatore e
per più di vent’anni apprezzato capogruppo, ti hanno accompagnato
in gran numero per significarti il
loro costante affetto e la stima incondizionata, per averti avuto come
amico premuroso in ogni circostanza e aver saputo dare alla Patria il
tuo altruismo generoso in momenti
in cui l’esempio valeva molto più
che le parole.
Ciao Bruno! La tua valle, i tuoi
monti e il tuo lago ti hanno concesso l’estremo saluto in una calda
giornata d’agosto; sei tornato ai
tuoi compagni del fronte russo, di
cui spesso ricordavi, con nostalgia,
le gesta, sei tornato ai tuoi cari e
hai lasciando in noi un vuoto che
non sarà facile colmare…
Alverio
ciso alla caserma dei carabinieri.
Quando lo condussero nell’ufficio
del comandante, questi era seduto
alla sua scrivania con in mano una
cartolina rosa.
«Allora lei sarebbe Bragacci Lazzaro?» gli domandò.
«Sì, ho qui anche il mio documento… ecco la carta d’identità.»
Il maresciallo la prese e la controllò con cura. «Classe 1870 eh? È
stato in guerra?»
« Sì, da richiamato, ero alpino» rispose con fierezza Lazzaro.
«E adesso vorrebbe andare in guerra un’altra volta?!»
«Beh… se mi hanno chiamato… –
poi dopo aver riflettuto un po’ –
perché, crede che non sia più capace di sparare?»
«Questo no! Ma lei non deve partire, buon uomo. La sua classe non è
fra quelle richiamate, signor Bragacci.»
«Ma se c’è la cartolina, maresciallo – insistette il vecchio – vuol dire
che hanno bisogno di me, di un tipo esperto…»
Entrò un carabiniere che porse un
foglietto al superiore. Questi lesse e
capì l’errore.
«Chi è Bragacci Ernesto?» chiese a
bruciapelo il maresciallo.
Lazzaro ebbe un momento di smarrimento: i suoi occhi tradivano una
grande angoscia. Si sentì crollare
tutto addosso, ma reagì ancora.
«Non c’è nessun Ernesto – rispose
tutto concitato – e poi la cartolina è
arrivata a me, non a mio figlio…
cioè… volevo dire… io…»
«Signor Lazzaro, io la capisco, lei
vuole molto bene a suo figlio, ma
stia tranquillo, vedrà che tutto andrà bene e tornerà sano e salvo.»
Il povero vecchio si sentì sconfitto
ed era entrato nella piena disperazione. Ora non appariva più l’uomo
artificiosamente in gamba, ma un
vecchio padre disfatto dal dolore: la
testa china sul petto negava la
realtà. Tuttavia volle fare un ultimo
tentativo: «Ma signor maresciallo,
mio figlio soffre di ulcera, io gli cucino sempre i cibi adatti… – posò
cappello e valigetta su una sedia,
prese fuori un grande fazzoletto con
mani tremanti e si soffiò il naso. Poi
con un impeto di nuova speranza
guardò il maresciallo e timidamente
– E… se lei… sì insomma, voglio
dire se mettesse una parola…».
«Lazzaro – gli disse il sottufficiale
– se potessi lo farei con tutto il cuore, mi creda. Ora si metta tranquillo
e mi mandi qui suo figlio domani».
Il tentativo di Lazzaro era fallito,
ma suo figlio non partì: durante la
notte il cuore del vecchio smise di
soffrire e Bragacci Ernesto ottenne
un rinvio e un altro ancora finché
non fu più chiamato.
Gerolamo Affaticati
SOTTOSCRIZIONE
1 EURO PER RICORDARE, 1 EURO PER AIUTARE
Gruppo di Albate Scuola Elementare M. Birago
Gruppo di Albavilla
Gruppo di Appiano Gentile
Gruppo di Asso
Gruppo di Binago
Gruppo di Breccia Rebbio
Gruppo di Caglio
Gruppo di Canzo
Gruppo di Canzo
Gruppo di Capiago Intimiano
Gruppo di Cermenate
Gruppo di Cernobbio
Gruppo di Civiglio
Gruppo di Como
Gruppo di Erba
Gruppo di Gironico
Gruppo di Grandate
Gruppo di Griante
Gruppo di Lemna
Gruppo di Lipomo
Gruppo di Lipomo
Gruppo di Lipomo
Gruppo di Lomazzo
Gruppo di Menaggio
Gruppo di Moltrasio
Gruppo di Montano Lucino
Gruppo di Ronago
Gruppo di Rovenna
Gruppo di Schignano
Gruppo di S. Maria Rezzonico
Gruppo di S. Pietro Sovera
Gruppo di Torno
Gruppo di Uggiate Trevano
Gruppo di Vighizzolo
Associazione Nazionale Combattenti e Reduci
Broggi
Busana
Clerici Eugenio
Di Dato Cesare
Famiglia Verde Gruppo di Albate
Ferretti
Gregori e Pozzetti
Gruppo Fedeltà alla Montagna
Gruppo Alpini, Amministrazione Com., Focolare,
Polisportiva e Gruppo Folclor. di Montano Lucino
Maspero
Sebregondi
€
61,00
€ 200,00
€ 300,00
€ 102,00
€ 120,00
€ 550,00
€
22,00
€ 240,00
€ 1.600,00
€ 100,00
€ 100,00
€ 162,00
€
82,00
€ 250,00
€ 385,40
€ 100,00
€
80,00
€ 132,00
€
66,00
€ 120,00
€ 120,00
€ 1.000,00
€ 100,00
€ 300,00
€ 150,00
€ 120,00
€
65,00
€ 190,00
€
80,00
€ 112,00
€
3,00
€ 600,00
€ 100,00
€ 100,00
€ 100,00
€
2,00
€
2,00
€
20,00
€
2,00
€ 650,00
€
2,00
€
10,00
€
22,82
€ 1.100,00
€
2,80
€
10,00
Versamenti effettuati dall’1 gennaio al 30 giugno 2003
Famiglie alpine
Dal gruppo di Bellagio ci giunge questa foto di famiglia con nonno e nipoti
tutti naturalmente alpini: Primo Massi, il nonno al centro, 90 anni, 5° Alpini,
seconda guerra mondiale; a sinistra, Michele Toloni, 19 anni, 3°/2002, 7° Alpini, Feltre, cinque mesi in Bosnia, 2° posto CASTA e a destra Matteo Massi,
21 anni, 4°/2001, CSE Courmayeur.
Adunata nazionale
2004
Trieste
Adunata nazionale
2005
Parma
I cinque cugini alpini di Mariano Comense: Sergio Castiglioni, Merano
1985/86, Adalberto Scesi, San Candido 1993/94, Daniele Castiglioni, Merano
1986/87, Flavio Meroni, Elvas 1987/88 e Stefano Castiglioni, Merano 1989/90.
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Versione PDF scaricabile – Baradèll 2003 n. 3