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IL CAFFÈ
9 febbraio 2014
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LO SPORT
La classifica dei contratti
vede dominare il Canada,
ma le scelte dei russi…
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16 Gio
Le nazionali di hockey ai Giochi di Sochi
infarcite di stelle Nhl da stipendi... stellari
MASSIMO SCHIRA
S
e è vero che nello sport
non sono solo i soldi a
fare la felicità, cioè a garantire le vittorie sul
campo, è però innegabile che i giocatori di valore assoluto hanno un costo molto elevato. E di fronte ad un torneo di
hockey d’impressionante livello
come quello che delle Olimpiadi
di Sochi, analizzare il “peso” economico delle varie nazionali attraverso i contratti dei “big” è
certamente un esercizio interessante. Soprattutto perché i contratti in Nhl sono pubblici, il che
permette di stilare una classifica
“finanziaria” della competizione
a cinque cerchi. Che vede chiaramente il Canada in “pole position”, ma che in realtà nasconde
qualche trucco. Come quello
di una Russia costruita
solo in parte su giocatori
attivi nel massimo
campionato professionistico nordamericano.
Il raffronto più interessante che emerge
dalla somma del
“monte stipendi” dei
giocatori inseriti nelle rose olimpiche è
certamente quello tra
Canada, Stati Uniti e Svezia, formazioni che a Sochi
schierano praticamente solo
elementi della Nhl, con l’unica
eccezione dello svedese Jonathan Eriksson. Il vantaggio della
nazionale della foglia d’acero è
netto: 150,9 milioni di dollari in
totale contro i 119,8 degli Usa e i
98,2 della squadra delle tre corone. Osservando che i giocatori
nel “roster” sono 25 per squadra,
appare evidente come il peso di
contratti come quello di Sidney
Crosby siano determinanti. Il fenomenale attaccante di Pittsburgh ha di recente firmato un
contratto di 12 anni con la sua
franchigia, per una cifra totale di
104 milioni di dollari, mentre attualmente il suo salario annuo si
attesta sui 12 milioni. A titolo di
paragone, lo svedese Henrik Zetterberg (a Zugo durante il Lockout), per 12 anni di milioni a
Detroit ne incassa 73, con un
“annuale” per il 2013/2014 a 7
milioni.
In linea teorica, a poter “tenere il
passo” – anche a livello di portafoglio – dei canadesi, ci sarebbero i russi, che schierano elementi
come lo “Zar” Alex Ovechkin,
che a Washington ha un contratto di 13 anni per un totale di 124
milioni e oggi guadagna tra i 9
L’esperto
“Squadre costruite in modo puntiglioso
con giocatori di esperienza e di talento”
a quando Gary Bettman e René Fasel si sono stretti la mano, il
torneo olimpico di hockey su ghiaccio è diventato un autentico
evento per lo sport internazionale. L’accordo tra il commissario del campionato professionistico nordamericano e il presidente
della Federazione internazionale permette infatti di vedere in pista
anche tutti i giocatori della National Hockey League, che – come nei
principali tornei nazionali – “ferma le macchine” in onore dell’appuntamento con i cinque cerchi. E
quella di Sochi non può che essere
un’edizione extra lusso per il disco su
ghiaccio, vista l’autentica parata di
stelle che si darà battaglia sulle piste
olimpiche. Ne è convinto anche Marco
Baron, ex giocatore che la Nhl l’ha vissuta da protagonista e oggi attento
osservatore e commentatore delle vicende hockeystiche. “Sono due gli
aspetti principali che vedo in questo
torneo – spiega Baron -. Il primo è il
fatto che la Russia, giocando in casa,
farà di tutto per vincere. Il secondo è
legato a squadre come Canada, Svezia
o Stati Uniti, che hanno scelto tutte
praticamente solo giocatori di Nhl. In passato avrebbe potuto nascere un problema legato al cambiamento di dimensione delle piste
rispetto all’America, ma oggi questo non vale più, perché l’esperienza internazionale è ormai consolidata”.
A fare un po’ eccezione nelle convocazioni è però stata proprio la
Russia, che accanto alle superstar Ovechkin e Malkin ha inserito
parecchi elementi che disputano il campionato di Kontinental Hockey League. E in questo c’è chi ha visto anche una scelta “politica”
nel tentare di affermarsi con in pista diversi giocatori non attivi in
Nhl. “Non credo molto a questa tesi – precisa Baron -, perché tutto
sommato tra i convocati ci sono giocatori come Kovalchuk, Morozov
o Radulov, che giocano sì in Khl, ma hanno alle spalle una carriera e
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una solida esperienza in Nhl. È chiaro che la Russia vuole vincere in
casa e infatti i suoi giocatori sono tutti di enorme talento”. A cercare
di rompere le uova nel paniere ai padroni di casa, soprattutto il Canada, campione in carica e formazione dal “Roster” impressionante
alla sola lettura. “Secondo me la squadra canadese è stata costruita
in modo molto più puntiglioso rispetto al passato – osserva ancora
Baron -. Vedo infatti molti elementi ‘two ways’, giocatori dal grande
pattinaggio, visione di gioco e pericolosità in attacco. Oltre a grande esperienza internazionale, proprio per limitare al minimo l’impatto del cambiamento di pista. In generale, vale un
po’ per tutte le squadre, serviranno
alcuni allenamenti a ranghi completi
per trovare la giusta chimica”.
Grande attesa è poi anche legata alle
prestazioni della nazionale svizzera,
che dopo il favoloso argento mondiale
di Stoccolma è chiamata alla difficile
sfida della conferma. “La Svizzera è
una squadra molto cresciuta sotto il
profilo del gioco, ma soprattutto mentale – sottolinea l’esperto -. Il risultato dei Mondiali è frutto anche di questa crescita psicologica. Perché
la Svizzera è una squadra che ora crede nei propri mezzi e pensa
prima a se stessa che agli avversari. Al proprio modo di giocare, allo
sfruttare al meglio le proprie qualità. Come si è visto in Svezia”.
Affrontare proprio la nazionale delle tre corone, la Cechia e la Lettonia non rappresenta però certo un percorso semplice, soprattutto
per il gran numero di stelle Nhl che compongono le rivali olimpiche
dei rossocrociati di Sean Simpson. “Confermarsi sarà complicato –
conferma Baron -, ma non dimentichiamo che già ai Mondiali la
Svizzera ha affrontato e battuto ottime squadre. Guadagnandosi il
rispetto di tutti. Quel che è certo è che gli elvetici non saranno sottovalutati”.
(attuali) e i 10 milioni (prossimo
anno). E accanto ha anche un’altra star assoluta della Nhl, Evgeni
Malkin, che ha un contratto di 8
anni con Pittsburgh da 9,5 milioni a stagione. Ma la presenza di
“soli” 15 “Nhlers” in squadra
vede i padroni di casa un po’ in
ritardo in classifica. Verosimilmente lo saranno molto meno
sul ghiaccio di Sochi.
Con i suoi nove convocati provenienti dal nordamerica, la Svizzera porta alle Olimpiadi un
“bottino” da 22,9 milioni di dollari annui in contratti Nhl. Un risultato certamente lusinghiero,
che si basa sostanzialmente su
tre giocatori: Mark Streit, Jonas
Hiller e l’Mvp dell’ultimo Mon-
Anche la Svizzera
sta crescendo nel
valore economico
della sua “rosa”
ormai a sette zeri
diale, Roman Josi. Streit lo scorso
anno ha cambiato casacca, passando da New York, sponda Islanders, a Philadelphia. Dove ha
staccato un accordo quadriennale per un totale di 21 milioni
(attualmente guadagna 5 milioni
netti, l’anno prossimo saranno
6,25). Hiller è invece all’ultimo
anno ad Anaheim e viste le sue
brillanti prestazioni per il portiere si può facilmente prevedere
un rinnovo dorato dopo aver comunque già intascato 18 milioni
nei quattro anni passati in California. Contratto a lungo termine, infine, per Roman Josi, che si
è accordato con Nashville per
sette anni e 28 milioni totali; attualmente all’anno incassa 2,5
milioni, che diventeranno 5,25
nella stagione 2018/2019.
Dire ora chi vincerà l’oro olimpico corrisponde a lanciarsi in una
scommessa. Però qualcosa i soldi, a volte, lasciano intuire
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Q@MassimoSchira
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I milionari ghiaccio