5 Il caso di studio 5.1 DESCRIZIONE DEL SITO 5.1.1 Inquadramento geologico Il territorio di Rocchetta Sant’Antonio ricade nel Foglio 434 (Candela) della Carta Geologica d’Italia in scala 1:50000 (fig. 5.1). Figura 5.1 - Ubicazione del territorio del parco eolico. È ubicato nell’estrema propaggine orientale dell’Appennino Dauno meridionale, a confine tra Puglia e Campania. I monti della Daunia si estendono tra il Molise, la Campania e la Puglia e passano verso Est, rapidamente, al Tavoliere della Puglia. Dal punto di vista geologico, i terreni affioranti nel Subappennino Dauno sono raggruppabili in differenti unità geologiche alloctone, riconducibili a successioni pelagiche e torbiditiche, depositatesi in diversi domini paleogeografici, tra il Cretaceo superiore e il Miocene superiore (fig. 5.2). 175 Figura 5.2 - Dominio paleogeografico dell’Appennino Dauno. Sulla base delle unità stratigrafico-strutturali affioranti nella zona e dei diversi lavori presenti in letteratura, l’area di studio può essere suddivisa in due settori (fig. 5.3). 176 Figura 5.3 - Carta geologica del sito del parco eolico. 1. STRUTTURA DEL SETTORE OCCIDENTALE. Affiorano dal basso verso l’alto, le seguenti unità. ● Unità del Fortore (Dazzaro et al. 1988), rappresentata in basso dalle Argille varicolori, costituite da un membro argilloso marnoso e da un membro calcareo marnoso. Il membro argilloso marnoso è costituito da argille e marne con inclusioni lapidee di vario genere. Le argille sono straterellate di colore rosso, grigio e verde, scagliose. Le marne sono a differente contenuto carbonatico e talvolta sono marne calcaree, di colore verde e bianco e sono caratterizzate da frattura concoide; si presentano con interstrati di brecciole calcaree, calcareniti grigie torbiditiche, e calcilutiti. Talora, si rinvengono, tra gli inclusi lapidei, anche daspri straterellati di colore rosso, bruno e verde. Il membro calcareo marnoso è rappresentato principalmente dalla successione di calcari marnosi torbiditici tipo Flysch rosso. È costituito da calcareniti e calcilutiti bioclastiche con interstrati argillosi rosso fegato, verdastri e grigi, intercalazioni di arenarie a grana fine e marne argillose. Per quanto riguarda il bacino di sedimentazione, la maggior parte degli autori sono concordi nell’attribuire al bacino di Lagonegro, ed in particolare alla parte assiale di tale bacino, la sede di queste Argille vari colori. L’età dell’intera formazione è compresa tra il Cretaceo superiore e il Miocene inferiore. Seguono in continuità stratigrafica i cosiddetti “Tufiti di Tusa”, ossia calcari torbiditici, costituiti da vulcanoclastiti di colore marrone e verdastro, con intercalazioni pelitiche, calcarenitiche e calcareo marnose simili a quelle dell’intervallo stratigrafico su cui poggiano. L’età è del Miocene inferiore. 177 ● Flysch Numidico, costituito da quarzoareniti risedimentate a granuli arrotondati, in strati e banchi di colore giallo ocra, con intercalazioni pelitiche grigio verdastre e localmente calcarenitiche. L’età è riferibile al Langhiano. Sui terreni dell’Unità del Fortore poggia in contatto stratigrafico discordante una successione miocenica arenaceo marnosa, costituita dal Flysch di S. Bartolomeo e dalle Marne argillose del Toppo Capuana. ● Flysch di S. Bartolomeo, è costituito prevalentemente da sedimenti silicoclastici e torbiditici. Secondo Boiano, questa formazione può essere suddivisa in due membri, uno arenaceo-conglomeratico ed uno arenaceo-pelitico; il contatto stratigrafico tra i due membri è netto, in quanto marcato dal contrasto litologico tra i depositi conglomeratici e quelli arenaceopelitici. Il membro inferiore è costituito da conglomerati a ciottoli e mega ciottoli, da conglomerati granulari e da arenarie giallastre conglomeratiche. Le arenarie si presentano quarzoso feldspatiche grossolane a luoghi poco cementate e tessituralmente immature; a queste sono associati conglomerati di colore giallo ocra, con ciottoli poligenici subarrotondati dati da rocce granitoidi, scisti, gneiss alterati, calcari marnosi con vene di spatite e areniti quarzose. Il membro superiore è costituito da depositi prevalentemente arenaceo pelitici, la cui composizione consiste in arenarie di colore grigio ferro, a grana media e tessituralmente immature, distinguibili in due tipi composizionali: I) arenarie arcosiche con frammenti litici e II) litoareniti micacee con tipica foliazione. Per quanto riguarda l’ambiente di sedimentazione, gli studiosi sono concordi nell’individuare come bacino di sedimentazione un bacino tipo piggyback, mentre non vi è altrettanto accordo sull’età da attribuire alla formazione. ● Marne argillose del Toppo Capuana seguono in continuità stratigrafica il Flysch di S. Bartolomeo; tale formazione è costituita da marne argillose e argille marnose grigie, sottilmente stratificate, con rare intercalazioni arenaceo torbiditiche. 2. STRUTTURA DEL SETTORE ORIENTALE. In esso affiora l’Unità Dauna, la cui successione stratigrafica è rappresentata, dal basso verso l’alto, come segue. ● Calcareniti, marne e argille di Monte Sidone, i termini più bassi sono costituiti da un’alternanza di calcareniti, calciruditi e marne rosse e verdi, con intercalazioni pelitiche in sottili livelli o strati. Verso l’alto la frazione pelitica aumenta a scapito di quella calcarea; quest'ultima è rappresentata prevalentemente da calcareniti e subordinatamente da calcilutiti, mentre la frazione pelitica, presente in banchi e strati che raggiungono spessori dell’ordine di qualche metro, è costituita da marne, marne argillose e argille di colore grigio-verde e rosso. È presente selce per lo più nera in liste e noduli. 178 ● Flysch di Faeto, questa formazione si suddivide in tre livelli (Senatore,1988) che sono dal basso verso l’alto: a) Livello calcareo marnoso argilloso, costituito da calcareniti e argille che passano verso l’alto ad un’alternanza di calciruditi, calcareniti e marne bianche. La frazione calcarenitica passa verso l’alto a marne calcaree e marne argillose. La frazione pelitica è rappresentata da argille di colore verde in strati sottili, dell’ordine dei centimetri. b) Livello calcareo marnoso, costituito da una successione monotona di strati piano paralleli di calcareniti e marne bianche. Le calcareniti sono a grana da media a fine e sono di colore bianco. Alla base di questa successione si trovano circa 10 metri di banchi di calciruditi e brecciole calcaree a struttura massiccia che passano verso l’alto a strati marnosi bianchi, dello spessore di un metro, e a strati di argille verdi dello spessore di una decina di centimetri. c) Livello argilloso marnoso calcareo, costituito da strati calcarenitici di spessore di qualche decina di centimetri, in cui, verso l’alto, aumenta la frazione pelitica. Quest’ultima è rappresentata da marne e da argille verdi. In definitiva il Flysch di Faeto è rappresentato da una successione calcareo marnosa torbiditica di età compresa tra il Burdigaliano superiore e il Tortoniano superiore. In questa formazione gli apporti silico clastici sono quasi assenti, facendo supporre un bacino di deposizione ubicato al margine di una zona a sedimentazione calcareo nefritica (piattaforma carbonatica), che Senatore (1988) individua nel bacino dauno, posizionato tra la piattaforma sudappenninica e la piattaforma apula, e in qualche modo connesso con il Bacino di Lagonegro. Questo bacino risente poco della fase tettonica burdigaliana continuando a ricevere apporti prevalentemente carbonatici. L’Unità Dauna si conclude con la formazione delle Marne di Toppo Capuana, in continuità di sedimentazione sul Flysch di Faeto, che rappresenta la sedimentazione silicoclastica, connessa al progressivo avvicinarsi delle coltri, durante la fase tettonica messiniana. ● Depositi quaternari; a copertura del substrato si rinvengono varie tipologie di depositi epiclastitici continentali, mal rappresentati in tutta l’area, a testimoniare la scarsa conservatività che caratterizza le formazioni flyschoidi affioranti. Questi depositi sono costituiti in prevalenza da cumuli di frana, detriti di versante e corpi deposizionali di origine alluvionale. I cumuli di frana consistono in materiale detritico eterogeneo ed eterometrico immerso in abbondante matrice argilloso-sabbiosa e disposti in giacitura caotica; essi affiorano evidenziando la presenza di molteplici ed estesi fenomeni di dissesto. I detriti di versante sono costituiti da blocchi lapidei, di grosse dimensioni, che si accumulano ai piedi 179 dei versanti dopo essere rotolati giù da quei pendii su cui si è verificata una rottura a seguito di fenomeni di crollo o di frane complesse; a causa delle dimensioni, questi detriti sono incompatibili con la capacità di trasporto della gran parte dei corsi d’acqua che drenano le valli tributarie del Celone e del Fortore, e tendono perciò ad accumularsi in aree dove l’angolo di pendio è compatibile con il loro angolo di riposo. 3. TETTONICA ED EVOLUZIONE STRUTTURALE. Il Subappennino Dauno appartiene al dominio morfostrutturale della catena appenninica meridionale, rappresentando l’estrema propaggine orientale di quest’ultima. La sua evoluzione geodinamica è quindi inserita nell’articolato sistema orogenetico dell’Appennino meridionale, spiegato, in letteratura, attraverso processi legati alla tettonica dei sovrascorrimenti delle coperture sedimentarie di vecchi margini continentali (fig. 5.4). Figura 5.4 - Tettonica del Subappennino Dauno. Brevemente possiamo dire che le unità stratigrafico strutturali dei vecchi margini continentali su cui si imposta la catena, si trovano attualmente accavallate con polarità orientali, a costituire una catena a pieghe e sovrascorrimenti in cui è possibile riconoscere associazioni strutturali tipiche di un sistema fossa-avanpaese foreland belt thrust system (Cello e al., 1987) caratterizzato da livelli di scollamento posti a differenti profondità. Nei 180 Monti della Daunia, in particolare, sono rappresentate le falde orientali di questo edificio appenninico; esse sono costituite da una serie di unità stratigrafico strutturali mesocenozoiche, ascrivibile a domini paleogeografici di tipo bacinale, e rappresentanti il fronte dell’alloctono, a cui si sovrappongono alcune unità sintettoniche depositatesi in bacini tipo piggy-back. Tutte queste successioni sono state poi deformate e accatastate a partire dalle fasi tettoniche tardo mioceniche, da una tettonica prevalentemente plicativa. In conclusione, i terreni affioranti nel Subappennino Dauno, sono caratterizzati da strutture complesse con sovrascorrimenti e pieghe-faglie conseguenti alle fasi tettoniche compressive mioceniche e plioceniche, complicate ancora di più dalla presenza di retroscorrimenti a vergenza tirrenica. 5.1.2 Geomorfologia Dal punto di vista morfologico, l’orografia denuncia con evidenza un orientamento medio generale secondo la direttrice NNO-SSE, mantenendo quindi un certo parallelismo con gli assi orografici e morfologici di questa parte dell’Italia meridionale (fig. 5.5). Siffatto orientamento è più evidente proprio in corrispondenza dei rilievi orientali dei Monti della Daunia, che costituiscono una unità morfologica piuttosto netta. Qui infatti la particolare natura geologica dei terreni ed una regolare distribuzione degli allineamenti tettonici hanno favorito l’incisione delle valli in direzione NNO-SSE. È proprio nei Monti della Daunia che risultano morfologicamente ben definiti i crinali dei rilievi che in più luoghi superano i 1.000 m di quota (M. Cornacchia, m 1152; M. Saracino, m 1.150; M. Crispiniano, m 1.105; M. Difesa, m 1.064; M. Sidone, m 1.063; M. Vento, m 1.054; M. S. Vito, m 1.015). 181 Figura 5.5 - Ubicazione delle 10 torri nel parco eolico. Per quanto riguarda la stabilità dei versanti, considerando i fattori che più la influenzano, come litologia, giacitura degli strati, acclività e copertura vegetale, possiamo dire che il territorio considerato ha una tendenza verso situazioni instabili. Si notano infatti, condizioni di particolare instabilità dei versanti delle valli sia in corrispondenza dei sedimenti argillosi del flysch, sia nelle aree di affioramento dei depositi argillosi e sabbiosi del Pliocene. I primi danno luogo a frequenti frane di scivolamento, i secondi, invece a più vistose frane di crollo. A ridurre il dissesto provocato dai fenomeni franosi non contribuisce di certo il mantello vegetale poiché rare e di limitata estensione sono le aree boschive e, in genere, le colture arboree. Lungo la maggior parte dei rilievi si sviluppa solo una vegetazione cespugliosa od erbacea che alimenta pascoli assai magri tranne che sulle superfici dolcemente ondulate della sommità dei colli. Il rilevamento geomorfologico di superficie sull’area interessata dal progetto del parco eolico (fig. 5.6), ha evidenziato che non sono presenti forme di dissesto. Anche dalla consultazione della cartografia del PAI l’area di progetto non risulta essere a rischio di frana o idraulico. Pertanto quest’area, si presenta sostanzialmente stabile o ad instabilità localizzata, 182 solo nei pressi del Vallone Serrone, con forme di dissesto piuttosto lievi che interessano solo le coltri più superficiali e che comunque non superano i 2-3 metri di profondità. Queste situazioni si riscontrano solitamente in prossimità dei canali di raccolta delle acque di ruscellamento, sia di provenienza meteorica che di captazione di qualche sorgente naturale. Questi canali sono piuttosto evidenti in quanto l’acqua incanalata esercitando per erosione lo scalzamento al piede, determina il crollo delle sponde. Le forme di dissesto, sia di tipo diffuso che di tipo localizzato, non sono sempre ben riconoscibili e cartografabili, in quanto, essendo per la maggior parte poco profonde, vengono quasi sempre cancellate dalla continua rimodellazione del suolo da parte degli operatori agricoli, durante le fasi di aratura ed areazione dei terreni. Figura 5.6 - Vista 3D del sito del parco eolico. 5.1.3 Idrogeologia Dal punto di vista idrografico, l’accentuata presenza di acque superficiali è forse la caratteristica più evidente del comprensorio subappenninico e differenzia questo territorio dal resto della Puglia. Si possono individuare, infatti, numerosi bacini con un’asta fluviale principale ed un’articolata rete di torrenti, a testimonianza di una diffusione capillare delle sorgenti. Il corso d’acqua più importante nella zona è senza dubbio il Fiume Ofanto, in cui confluiscono altri torrenti di ordine gerarchico minore ed il Torrente Calaggio tributario del Torrente Carapelle. L’area di studio è delimitata alla sua destra dal vallone Serrone, affluente del fiume Ofanto, il quale raggiunge Rocchetta Sant’Antonio nei pressi del ponte romano di Santa Venere e la costeggia sul suo confine sud orientale (fig. 5.7). 183 Figura 5.7 - Idrologia del sito del parco eolico. Fatta esclusione per il Fiume Ofanto, gli altri corsi d’acqua presentano un carattere torrentizio, ad andamento stagionale. Il periodo di maggiore attività dei corsi d’acqua coincide con lo scioglimento delle nevi sulle alture del Subappennino ed il periodo autunno-inverno delle massime piogge. A tal proposito, dalla carta delle isoiete definite in base alle osservazioni effettuate nelle diverse stazioni pluviometriche della zona subappenninica, considerando un periodo temporale di 44 anni (1951-1994), si evince che sul comprensorio del comune di Rocchetta Sant’Antonio, cadono mediamente circa 700 ml di pioggia all’anno. In concomitanza con gli eventi citati prima, e cioè scioglimento delle nevi e piogge autunnoinvernali, si possono registrare piene anche consistenti, con trasporto di notevoli quantità di sedimento. Per quanto riguarda l’idrografia sotterranea, la situazione è estremamente poco conosciuta a causa del complesso sistema geostrutturale di cui la zona fa parte. Le formazioni geolitologiche costituite da brecce, sabbie, arenarie intervallate da marne ed argille varicolori, fa sì che si formino delle falde di diversa entità, a varie profondità, il più delle volte sospese su letti di argilla. A testimonianza di un’idrografia sotterranea esistente, vi sono le sorgenti, che in tutto il territorio del Subappennino Dauno sono presenti in modo cospicuo. Tali sorgenti, che vengono a giorno al contatto, o stratigrafico o tettonico, tra i litotipi permeabili 184 (brecce, sabbie, arenarie) e quelli impermeabili (marne ed argille varicolori), hanno delle portate relativamente modeste, le cui acque, quasi sempre potabili, vengono raccolte in vasche che servono per l’abbeveraggio degli animali. 5.1.4 Litostratigrafia Dopo aver eseguito una serie di accertamenti superficiali, basati prevalentemente sul rilevamento geologico e morfologico, per una più dettagliata conoscenza del sottosuolo, sono stati eseguiti in corrispondenza di ogni pala eolica, n° 10 sondaggi geognostici con il metodo della rotazione a carotaggio continuo, spinti fino alla profondità di 25m circa ciascuno. I sondaggi eseguiti sono compresi tra le quote altimetriche di 388m e 525m del piano campagna, sul livello medio del mare. La realizzazione dei sondaggi meccanici ha consentito di accertare in modo diretto, seppure puntuale, le caratteristiche litologiche, le condizioni idrologiche e la qualità dei terreni che verranno interessati dall’opera del parco eolico. Si è ottenuta, così, una precisa stratigrafia del sottosuolo e, per meglio caratterizzare i litotipi presenti sono stati prelevati alcuni campioni indisturbati in ciascun foro di sondaggio sui quali sono state realizzate analisi fisiche e prove geotecniche di laboratorio. Le litologie riscontrate nelle perforazioni possono ricondursi essenzialmente a quattro, e possono essere descritte dal basso verso l’alto nel modo seguente: ● argille di colore grigio scuro, grigio-azzurrognole e grigio-verdi, scistose, molto dure e consistenti, queste sono state riscontrate nei sondaggi: S.9 da 6.0 a 25.0 m ed S.10 da 18.8 a 25.0 m; ● alternanza di argille grigie molto consistenti, con inclusi litici calcarei ed arenacei, argille marnose, marne e strati di arenaria grigia quarzosa e livelli di sabbie grigie quarzose, queste sono state riscontrate nei sondaggi: S.1 da 5.5 a 25.0m, S.2 da 9.0 a 25.0m, S.3 da 7.0 a 25.0m, S.4 da 10.0 a 24m, S.6 da 17.7 a 25.0m, S.8 da 9.5 a 25.0m ed S.10 da 5.5 a 18.8m; ● alternanza di limo argilloso-sabbioso ed argilla sabbiosa, brecce calcareo-arenacee e strati di arenaria giallastra, con lenti sabbiose limose rossastre, queste sono presenti nei sondaggi: S.2 da 6.0 a 9.0m, S.3 da 0.70 a 7.0m, S.4 da 0.45 a 10.0m, S.6 da 8.5 a 17.7m, S.7 da 24.0 a 25.0m, S.8 da 0.30 a 9.5m, S.9 da 0.40 a 6.0 ed S.10 da 1.20 a 5.5m; ● sabbie, sabbie limose e limi sabbiosi, sono presenti nei sondaggi: S.1 da 1.0 a 5.5m, S.2 da 1.0 a 6.0m, S.5 da 0.5 a 25.0m, S.6 da 0.45 a 8.5m ed S.7 da 0.6 a 24.0m. 185 All’interno di ogni sondaggio eseguito è stato inserito un piezometro per verificare la presenza d’acqua all’interno dei terreni e misurarne la rispettiva profondità. Le misure freatimetriche rilevate, eseguite calandovi al loro interno una sondina di rilevazione con segnalazione acustica, hanno permesso di acquisire i livelli piezometrici. 186 Figura 5.8 - Litostratigrafia del sito della torre 2. 187 L’andamento della falda, riscontrata in tutti i sondaggi, fa presupporre la presenza di un sistema idrologico moderatamente cospicuo, circolante nelle sabbie porose e sostenuto dalla formazione argilloso-marnosa e marnoso-calcareo-arenacea, praticamente impermeabili o poco permeabili per fratturazione e fessurazione, alimentato da apporti idrici sotterranei occulti e dalle acque superficiali di caduta che, in occasione di precipitazioni intense, potrebbero innalzare il livello di tale falda, anche di alcuni metri. L'insieme delle indagini effettuate, di tipo diretto (rilevamento geologico e sondaggi meccanici), e di tipo indiretto (indagini sismiche a rifrazione) hanno consentito di definire con precisione la successione litostratigrafica e la struttura geologica del sito d’intervento. In particolare la correlazione delle stratigrafie rilevate durante le perforazioni geognostiche mostra la presenza di un substrato argilloso grigio, grigio-verde scuro e grigio-azzurrognolo, scistoso, molto consistente, riscontrato a profondità molto variabili dal piano campagna, sul quale si imposta un’alternanza di strati argillosi ed argillo-marnosi, a strati di marne, calcari e arenarie, spesso fratturati, ed intercalazioni di brecce calcaree ed arenacee. A luoghi si è riscontrata la presenza di un’alternanza costituita da sabbie grigio scuro, quarzose, molto addensate a volte cementate, a granulometria medio-fine, con strati di arenaria grigia, sostituita, in altre zone, sempre dall’alternanza di sabbie molto addensate a granulometria medio-fine, ma di colore giallo, avana, o rossastro con strati di arenaria, giallastri o grigioavana. Nella parte superiore si sono trovati generalmente limi, più o meno argillosi e più o meno sabbiosi, con litici sparsi e qualche straterello sottile di arenaria. In alcuni sondaggi la formazione di chiusura è rappresentata da sabbie color giallo ocra, che, data la loro posizione areale, formano quasi una lente racchiusa nella formazione sottostante. La litostratigrafia relativa al sito della torre 2 è schematizzata in fig. 5.9. Figura 5.9 - Schema litostratigrafico del sito della torre 2. 188 5.1.5 Parametri geotecnici I campioni indisturbati sono stati sottoposti in laboratorio alle seguenti determinazioni geotecniche: A) identificazione: □ grandezze indice; □ granulometria; □ limiti di Atterberg. B) comportamento meccanico: □ taglio diretto; □ taglio triassiale; □ compressione edometrica; □ compressione triassiale. La variabilità dei termini litologici attraversati dalle perforazioni e l’estrema eterogeneità dei materiali coinvolti, ne rende difficile la caratterizzazione, in quanto gli stessi sono caratterizzati da una variabilità di comportamento fisico-meccanico e geotecnico. Sono riportati di seguito i valori dei parametri di cui sopra relativi ad un campione a profondità 4.00-4.50m per il sito della torre 2. 1. GRANDEZZE INDICE. Descrizione macroscopica: argilla limoso sabbiosa, di colore verde olivastra, con livelli inclinati sabbiosi cementati, di colore giallo rossastri, sfaldabile lungo piani inclinati. I valori dei parametri sono riportati in fig. 5.10. parametro valore peso specifico dei grani s 27.15 kN/m3 peso di volume 20.27 kN/m3 contenuto naturale in acqua w 13.752 % peso di volume saturo sat 21.26 kN/m3 peso secco d 17.82 kN/m3 indice dei pori e 0.524 porosità n 34.367 % grado di saturazione S 71.306 % Figura 5.10 - Parametri fisici. 189 2. GRANULOMETRIA. In base alla curva granulometria (fig. 5.11), la definizione granulometria è: limo con argilla. Figura 5.11 - Curva granulometrica. 190 3. LIMITI DI ATTERBERG. Noto il contenuto naturale in acqua w 13.752% , è possibile determinare i limiti di Atterberg (fig. 5.12). limite liquido grandezza limite plastico provino 1 provino 2 numero contenitore 3 4 14 numero colpi 19 29 - peso umido + tara (gr) 25.887 25.203 25.433 peso secco + tara (gr) 24.448 23.958 24.575 tara (gr) 20.615 20.557 20.903 contenuto in acqua (gr) 1.439 1.245 0.858 peso secco (gr) 3.833 3.381 3.672 contenuto in acqua (%) 37.542 36.823 23.366 risultati limite liquido LL 37.111 % limite plastico LP 23.366 % indice di plasticità IP 13.745 indice di consistenza IC 1.699 limite di ritiro LR - Figura 5.12 - Limiti di Attemberg. 191 4. PROVE DI TAGLIO DIRETTO. I risultati della prova di taglio diretto sono rappresentati nelle fig. 5.13, 5.14. Figura 5.13 - Risultati della prova di taglio diretto CD: limite di rottura. Figura 5.14 - Risultati della prova di taglio diretto CD: curva sforzi-deformazioni. 192 5. PROVE DI TAGLIO RESIDUO. I risultati della prova di taglio residuo (grandi deformazioni) sono rappresentati nelle fig. 5.15, 5.16. Figura 5.15 - Risultati della prova di taglio diretto CD: limite di rottura. Figura 5.16 - Risultati della prova di taglio diretto CD: curva sforzi-deformazioni. 193 6. PROVA EDOMETRICA. I risultati delle prove edometriche sono riportati nelle fig. 5.17, 5.18. Figura 5.17 - Risultati della prova edometrica: parametri meccanici. Figura 5.18 - Risultati della prova edometrica: curva sforzi-deformazioni. 194 7. PROVA TRIASSIALE. I risultati delle prove triassiali sono riportati nelle fig. 5.19, 5.20. Figura 5.19 - Risultati della prova triassiale: cerchio di Mohr. Figura 5.20 - Risultati della prova triassiale: curva sforzi-deformazioni. 195 In sintesi tutti i parametri geotecnici relativi al sito della torre 2 sono illustrati in fig. 5.21. Figura 5.21 - Parametri geotecnici relativi al sito della torre 2. 5.1.6 Parametri geofisici Per ottenere informazioni utili sulla struttura e geometria dei terreni, nonché per l’individuazione di discontinuità fisiche laterali e verticali o le eventuali presenze di anomalie geofisiche, sono stati eseguiti alcuni stendimenti sismici, nell’area interessata dal progetto del parco eolico. La campagna di indagini, svolta in data 4 Novembre 2005, è consistita in (fig. 5.22): ● esecuzione di n.2 profili sismici a rifrazione in onde P per un totale di 240 m; ● esecuzione di n.2 profili sismici per la misura della velocità delle onde S tramite tecnologia Re.Mi. (Refraction Microtremor) per un totale di 240 m. 196 Figura 5.22 - Profili sismici eseguiti sul sito destinato al parco eolico. Per la determinazione della struttura di velocità delle onde S (informazione essenziale per lo studio degli effetti sismici locali) è stata utilizzata una moderna metodologia che permette di ottenere tale informazione attraverso l’analisi spettrale del rumore ambientale comunemente presente (Noise Analysis of Seismic Wave - N.A.S.W.). Con questa tecnica si analizzano le onde superficiali presenti nel rumore ambientale e si ottengono le curve di dispersione; da queste, sfruttando le proprietà dispersive delle onde superficiali nei mezzi stratificati ed il legame tra la loro velocità di propagazione e quella delle onde di taglio, si risale al profilo delle Vs. Il metodo di elaborazione ed interpretazione Re.Mi. (Refraction Microtremor ovvero microtremori in rifrazione), consente di ottenere un profilo verticale delle velocità trasversali (Vs) tramite una inversione della velocità di fase delle onde di superficie (Onde di Rayleigh e di Love). Questo tipo di onde sismiche si trasmettono sulla superficie libera di un mezzo omogeneo ed isotropo e derivano dall’interferenza tra le onde longitudinali (P) e le onde trasversali (Sv). In un mezzo stratificato, come il caso in questione, queste onde sono di tipo guidato (la velocità di propagazione cambia con la frequenza) e dispersivo (le componenti a frequenza minore penetrano più in profondità e, generalmente, hanno velocità di fase maggiore). 197 Per la prospezione è stata utilizzata una massa battente di 10kg quale sorgente generatrice di onde sismiche e una stesa di 12 sensori (geofoni) a bassa frequenza (10Hz) a distanza costante di d 4m ed un registratore digitale modello GEODE della GEOMETRICS. La metodologia utilizzata per realizzare i profili è stata quella della sismica a rifrazione mediante profili a scoppi coniugati (e cioè con energizzazioni del terreno in andata e ritorno relativamente alla lunghezza del profilo stesso). Nel corso dell’esecuzione dell’indagine, sono state acquisite 10 registrazioni in continuo della durata di 16 secondi ognuna, con frequenza di campionamento di 1000Hz. L’analisi dei sismogrammi registrati, nel dominio p-f (lentezza-frequenza), ha permesso di analizzare l’energia di propagazione del rumore ambientale lungo tutte le direzioni e riconoscere le onde superficiali con carattere dispersivo. L’analisi della curva di dispersione ha quindi permesso di calcolare il modello di velocità della componente Sv delle onde trasversali (fig. 5.23). Figura 5.23 - Profilo delle velocità delle onde sismiche relativo alla traccia 2-3. L’utilizzo di software dedicato per l’interpretazione dei dati ottenuti, ha permesso di determinare la geometria degli orizzonti (sismostrati) a differente comportamento elastomeccanico per una profondità di 10 metri. Per una corretta comprensione dei risultati della indagine sismica è opportuno ricordare che un sismostrato non corrisponde necessariamente ad uno strato litologicamente omogeneo. Le elaborazioni disponibili sono state eseguite senza 198 considerare la profondità della falda zw e poiché la profondità minima investigata zmin è proporzionale alla distanza intergeofonica d , allora i profili delle velocità V p si ritengono attendibili solo se z w d . Essendo: ● z w d sempre nel tratto 3-2; ● z w d non sempre nel tratto 4-5; allora l’elaborazione attendibile è la prima. Quindi si è scelto, come caso di studio, la torre 2, alla quale ci si riferirà nel seguito. L’uso delle relazioni (3.18),…, (3.22) consente di ricavare i parametri geofisici relativi al sito della torre 2, illustrati in fig. 5.24. Figura 5.24 - Parametri geofisici relativi al sito della torre 2. Applicando la formula (3.43), si è ottenuto che VS ,30 416 419 m s , valore in base al quale il suolo di fondazione è definito di categoria “B” (S = 1.25). Per il calcolo di grandezze riportate in letteratura tecnica relative per uno strato omogeneo (frequenza naturale dello strato, fattore di interazione cinematica, impedenze della fondazione), si utilizzeranno le medie pesate dei parametri di cui sopra (fig. 5.25): P H P H i i i i i in cui: Hi altezza dell’i-esimo strato Pi parametro dell’i-esimo strato ( V pi , Vsi , i , Gi , i , Di ). P parametro medio dello strato soffice ( V p , Vs , , G , , D ). 199 (5.1) Figura 5.25 - Parametri geofisici medi relativi al sito della torre 2. 5.2. RISPOSTA FREE FIELD 5.2.1 Moto di riferimento Si ritiene che, date le caratteristiche sismogenetiche della zona, tra le registrazioni accelerometriche disponibili sul territorio italiano, la più adatta sia il moto al bedrock affiorante nella stazione di Casalnuovo Monterotaro (fig. 5.26). Figura 5.26 - Stazione accelerometrica considerata come input per ottenere la RSL. 200 Delle 4 registrazioni disponibili, si è scelta quella che avesse contemporaneamente direzione orizzontale (NS o WE), PGA più alto: cd188 WE (fig. 5.27). Figura 5.27 - Input sismico al bedrock affiorante. Inoltre l’input sismico per poter rappresentare adeguatamente il potenziale della zona sismica “1” ( ag 0,35 g ), è stato scalato a umax 0, 35 g (fig. 5.28). 201 Figura 5.28 - Input sismico orizzontale al bedrock affiorante “piccato” a umax 0,35 g . Tale trasformazione consente di rispettare il requisito di durata della parte stazionaria richiesto dalla normativa. Quest’ultima inoltre richiede l’uso di almeno 3 terne di accelerogrammi, mentre in tale studio numerico, trascurando gli effetti dell’azione sismica verticale, si è applicato lo stesso accelerogramma (fig. 5.28) nelle direzioni NS e WE combinato secondo la (1.62). Si è considerato inoltre: 202 ● q 1 , essendo la struttura isostatica; ● I 1 , dato che la struttura è lontana dal centro abitato e non occupata da persone se non in caso di manutenzione. 5.2.2 Risposta sismica alla profondità della fondazione Noti: ● i parametri geofisici degli strati di terreno nel sito della torre 2 (fig. 5.13); ● l’input sismico scalato a umax 0, 35 g (fig. 5.28); il Proshake, dopo aver trasformato il moto al bedrock affiorante nel moto al bedrock della fondazione (FIM), usando un modello monodimensionale (cap. 3), ha determinato la risposta sismica del terreno stratificato al variare della profondità della base del modello, cioè: ● z 2, 40m , per il plinto diretto ed il plinto su pali simulati nel modello; ● z 18, 40m , per il plinto su pali presenti nel modello. La frequenza naturale del terreno, invece, è stata calcolata supponendo il terreno omogeneo (parametri medi): fn Vs 433 m s 3.8 Hz , 4 H 4 28.40m (5.2) dalla quale si ricava: 0.7 f n 2.7 Hz , (5.3) utile alla definizione del fattore di interazione cinematica per la torre su fondazione diretta. 203 1. PROFONDITÀ z 2, 40m . A tale profondità, la risposta free field è quella mostrata in fig. 5.29. Figura 5.29 - Risposta sismica orizzontale terreno alla profondità z = 2,40m del plinto. La frequenza free field dominante a tale profondità è: f 3Hz 0.7 f n 204 (5.4)a 2 f 18.8 rad s (5.4)b T 1 f 0.33s (5.4)c B Vs 18.8 15.5 433 0.7 a0 d Vs 18.8 1 433 0 plinto diretto con vincolo flessibile plinto su pali simulati (5.4)d e il moto free field in termini di pseudo-accelerazione spettrale è: S a FFM T 18.5 m s 2 1.9 g 205 (5.5) 2. PROFONDITÀ z 18, 40m . A tale profondità, la risposta free field è quella mostrata in fig. 5.30. Figura 5.30 - Risposta sismica orizzontale terreno alla profondità z = 18,40m dei pali. La frequenza free field dominante alla profondità z = 18.40m è: f 1Hz 0.7 f n (5.6)a 2 f 6.3 rad s (5.6)b 206 T 1 f 1s (5.6)c a0 d Vs 6.3 1 433 0 plinto su pali presenti (5.6)d e il moto free field in termini di pseudo-accelerazione spettrale: S a FFM T 10.3 m s 2 1.05 g (5.7) 5.3 LA STRUTTURA 5.3.1 Descrizione La struttura oggetto di studio è una torre modello Enercon E-70 illustrata in fig. 5.31. Figura 5.31 - Torre eolica E-70 Enercon. 207 Si può considerare la struttura costituita da 3 parti, dall’alto verso il basso: ● la navicella; ● la torre; ● la fondazione. 1. LA NAVICELLA. La navicella è in carpenteria metallica di ghisa-acciaio ricoperta in vetroresina, molto resistente e capiente in modo che diverse persone possano lavorare contemporaneamente al suo interno con un peso totale pari a 600kN (fig. 5.32). Figura 5.32 - Navicella E-70 Enercon. Il mozzo del rotore ed il generatore ad anello dell’E-70 sono direttamente collegati tra loro in un’unità fissa senza ingranaggio. L’unità del rotore viene montata su un’asse fissa, il cosiddetto king ping. Le pale dei rotori Enercon E-70, lunghe 35.5m, vengono fabbricate con il cosiddetto metodo «sandwich». Viene usato un laminato di resina epossidica con un corpo centrale di polistirolo espanso e legno di balsa. Un particolare processo di infusione sottovuoto impiegato durante la produzione, garantisce legami dei materiali senza pori ed esclude bolle d’aria nel laminato. La massa rotante totale è di 568kN a distanza 4,32m dall'asse della torre. La massa non rotante è di 479kN a una distanza 1,29m dall'asse della torre. 2. LA TORRE. La torre è di forma tubolare tronco conico in acciaio ed ha un altezza di 62m circa e diametro in cima pari a 2,2m e alla base a 4m. La base è annegata nella fondazione per circa 1,20m. La torre è suddivisa in tre parti collegate con unioni bullonate, 208 rivestita internamente in materiale plastico ed è provvista di scala a pioli in alluminio per la salita (fig. 5.33). 209 Figura 5.33 - Torre di acciaio. 210 L’acciaio utilizzato ha classi diverse per le diverse porzioni: ● S235 JRG / EN10025 per t 22mm : f yk 235 103 kN m 2 ; ● S235 JO / EN10025 per 22mm t 32mm : f yk 235 103 kN m 2 ; ● S355 J2G3 / EN10025 per t 36mm e t 40mm : f yk 345 103 kN m 2 ; ● S235 JO / EN10025 per t 36mm annegato in fondazione: f yk 235 103 kN m 2 ; ● S355 N / EN10025 per le flange bullonate: f yk 315 103 kN m 2 ; ● M48 classe 10.9 per i bulloni di collegamento: f yk ... kN m 2 . 3. LA FONDAZIONE. I materiali usati per la fondazione sono: ● calcestruzzo di classe C25/30: f ck 2.50 104 kN m 2 , f ctm 2.60 103 kN m 2 ; ● armature FeB44k controllato: f yk 4.30 105 kN m 2 . Il plinto di fondazione ha la forma di un tronco di cono poggiante su un cilindro ed è dotata di una cavità anulare coassiale con la torre per il passaggio dei cavi. Tale plinto è diretto per le torri 5, 6, 7 e per tutte le altre (compresa la torre n.2 presa in esame) è collegato a 16 pali verticali 1,00m x 16,00m disposti lungo il bordo (fig. 5.34). 211 Figura 5.34 - Fondazione in c.a. 212 Nell’analisi della risposta faremo anche l’ipotesi che la torre n.2 sia dotata di fondazione diretta. 5.3.2 Modello FEM Il modello FEM creato col codice SAP2000 è raffigurato in fig. 5.35. Figura 5.35 - Modello geometrico FEM della torre eolica: spicchio della fondazione. Per quanto riguarda il modello geometrico, particolare attenzione è stata prestata nella definizione geometrica della mesh degli elementi strutturali torre, fondazione e struttura della 213 navicella, osservando le regole di cui alla fig. 1.3. Inoltre per la fondazione si è tenuto conto della limitazione costituita dall’eq. (4.2). Per quanto riguarda i modelli reologico ed inerziale, è stato adottato un criterio adeguato per ogni parte. 1. LA NAVICELLA. Il modello della navicella è formato da 4 parti (fig. 5.36): ● struttura; ● generatore; ● rotore; ● guscio. Figura 5.36 - Modello FEM della navicella. Nella modellazione, il generatore e il guscio hanno più che altro funzione di rappresentazione. Il generatore e il guscio sono modellati come privi di massa e peso. Il 214 primo come infinitamente rigido ( E 10 Emax e 0.49 ) e il secondo con le proprietà elastiche della vetroresina di cui è fatto. La struttura e il rotore sono importanti nella modellazione. La struttura è un solido con la forma geometrica di un anello orizzontale vincolato sulla sommità della torre al quale è solidale un tronco di cono laterale (mozzo) ed ha le proprietà elastiche dell’acciaio di cui è fatto il mozzo, invece massa specifica e peso specifico sono fittizi e tali da distribuire sul suo volume V 3.07 m3 il peso totale di 479kN delle parti non rotanti (fig. 5.37). Figura 5.37 - Modello geometrico della struttura della navicella. Il rotore ha la forma di un disco con una cavità assiale (mozzo) ed è stato modellato come infinitamente rigido ( E 10 Emax e 0.49 ); il peso specifico è fittizio e tale da distribuire sul suo volume V 87.28m3 il peso totale delle parti rotanti (568kN); la densità di massa è nulla perché le proprietà inerziali sono concentrate nel baricentro (nodo n. 18898): la massa M è ottenuta dividendo per g il peso delle parti rotanti e i momenti d’inerzia I1 , I 2 , I 3 , sono calcolati ripartendo linearmente M sulla lunghezza complessiva delle tre pale di 35.5m ciascuna (fig. 5.38). 215 Figura 5.38 - Modello inerziale del rotore. 2. LA TORRE. Le proprietà del materiale sono quelle dell’acciaio ed il modello geometrico usato è l’elemento shell, trapezio quasi rettangolare o quadrilatero irregolare in prossimità del foro ellittico per l’ispezione (fig. 5.39). Figura 5.39 - Modello geometrico della torre. 216 3. LA FONDAZIONE. Le proprietà del materiale sono quelle del calcestruzzo ed il modello geometrico usato è l’elemento solid a 6 facce (fig. 5.40, 5.41). Oltre al rispetto delle regole di cui alla fig. 1.3, la mesh della fondazione è tale che le dimensioni l degli elementi rispettino la condizione (4.2) sulla lunghezza d’onda delle onde S: l 1 5 s min 1 5 Vs min 303 m s 1 5 3.03m f s max 20 Hz Figura 5.40 - Modello geometrico della fondazione: spicchio. 217 (5.8) Figura 5.41 - Modello geometrico della fondazione. 218 In sintesi, i criteri adottati per la modellazione FEM delle diverse parti di cui è costituita la struttura, sono illustrati in fig. 5.42. modello reologico modello geometrico navicella parte struttura (acciaio e ghisa sf.) generatore (ghisa sf.) E [kN/m2] [kNs2/m4] [kN/m3] solid 2.10 108 0.30 15.58 155.8 solid 2.00 109 0.49 0 0 M=57.9kNs2/m rotore (materiali leggeri) guscio solid 2.00 10 9 0.49 I1=72968.5kNs2m I2=36484.2kNs2m 6.5 I3=36484.2kNs2m shell 1.55 107 0.40 0 0 torre (acciaio) shell 2.10 108 0.30 7.85 78.5 plinto (c.a.) solid 3.05 107 0.20 2.55 25.5 pali (c.a.) solid 3.05 107 0.20 2.55 25.5 (vetro-resina) fondazione modello inerziale Figura 5.42 - Criteri di modellazione FEM degli elementi della torre eolica. 219 4. VINCOLO ALLA BASE. Si prenderanno in esame 4 modelli, 2 per ciascun tipo di fondazione (fig. 5.43). Figura 5.43 - Fondazioni e modelli considerati. 220 Per i modelli a base flessibile, data la tipologia e la profondità D della fondazione e nota la frequenza f dominante alla profondità D (fig. 5.29, 5.30), si sono calcolate le impedenze K ik f , Cik f e, dividendo per il numero di nodi alla base del modello FEM, si sono ottenute le costanti kik , cik di sistemi molla-smorzatore in parallelo (link) da applicare nei nodi medesimi (fig. 5.44). Figura 5.44 - Elemento molla – smorzatore in parallelo. La risposta strutturale sarà descritta: ● in termini di sollecitazioni (taglio orizzontale V , momento flettente M ): allo spiccato della torre Z = 2650mm e, per la torre fondata su pali, per ciascuna palo alle profondità Z = 0, 1000mm, -2000mm, -3000mm, …, -16000mm; ● in termini di spostamenti (traslazione orizzontale u , rotazione ): per il nodo 300 dell’anello di sommità della torre (X,Y,Z) = (1000mm, 65430mm, 0). 221 5.4 RISPOSTA DELLA TORRE SU PLINTO DIRETTO – VINCOLO RIGIDO 5.4.1 Input alla base: FFM Nel modello con plinto incastrato, il moto di input alla base coincide col moto free field alla profondità della fondazione (2,40m) illustrato in fig. 5.29. 5.4.2 Vincolo alla base: incastro Il vincolo incastro, è applicato a ciascuno dei nodi della base (fig. 5.45). Figura 5.45 - Vincolo alla base della torre fondata su plinto diretto – vincolo rigido. 5.4.3 Risposta strutturale: II I risultati relativi alla risposta della torre su fondazione diretta incastrata sono illustrati in fig. 5.46. 222 Figura 5.46 - Risposta della torre su plinto diretto – vincolo rigido. I primi modi di vibrare sono descritti in fig. 5.47. 223 Figura 5.47 - Modi di vibrare della torre su plinto diretto – vincolo rigido. 5.5 RISPOSTA DELLA TORRE SU PLINTO DIRETTO – VINCOLO FLESSIBILE 5.5.1 Input alla base: KI Considerando che la profondità del piano di posa è dello stesso ordine di grandezza dell’altezza della fondazione, motivo per il quale si sono utilizzate le impedenze della fondazione superficiale, il fattore di interazione cinematica dovrebbe tener conto solo del contributo del meccanismo BSA (fig. 4.10): 224 I u a0 Ibsa a0 I emb a0 I bsa a0 I bsa 0.7 0.9 . (5.9) Il moto di input, in corrispondenza della frequenza dominante, alla base è (fig. 5.48): S a FIM T I u a0 S a FFM T I u 0.7 Sa FFM 0.33 0.9 18.5 16.6 m s 2 1.69 g , (5.10) il quale, secondo l’EC8 parte 5, deve soddisfare la (4.28): S a FIM 0.65 S ag 0.65 1.25 0.35 g 0.28 g . (5.11) A rigore si dovrebbe usare uno spettro di input omotetico a quello rappresentato in fig. 5.29 e ridotto del 10%. Data l’approssimazione intrinseca nel calcolo e la riduzione di piccola entità, cautelativamente si usa lo spettro di input free field in fig. 5.29 senza ridurlo. 5.5.2 Vincolo alla base: impedenze Per definire l’impedenza della fondazione è stata utilizzata la formulazione relativa alla fondazione superficiale circolare su strato omogeneo (fig. 4.30), usando i valori medi dei parametri geofisici (fig. 5.25) e la frequenza dominante f 3Hz alla profondità z = 2.40m. Tali impedenze sono state divise per il numero di nodi della base (1344) ed applicate a ciascun nodo (fig. 5.48). Figura 5.48 - Modello delle impedenze del plinto diretto – vincolo flessibile. I valori ottenuti per ciascun link sono sintetizzati in fig. 5.49. 225 Figura 5.49 - Valori delle impedenze del plinto diretto. 226 5.5.3 Risposta strutturale: II I risultati relativi alla risposta della torre su fondazione diretta con vincolo flessibile sono illustrati in fig. 5.50. Figura 5.50 - Risposta della torre su plinto diretto – vincolo flessibile. 227 I primi modi di vibrare sono descritti in fig. 5.51. Figura 5.51 - Modi di vibrare della torre su plinto diretto – vincolo flessibile. 228 5.6 RISPOSTA DELLA TORRE SU PALIFICATA – PALI PRESENTI 5.6.1 Input alla base: KI Nel caso di fondazione su pali, l’interazione cinematica assume maggiore importanza. Tuttavia, poiché in questo modello sia i pali che il terreno circostante sono presenti, il moto alla base del modello (punta dei pali) coincide col moto free field (fig. 5.30). In corrispondenza della frequenza dominante: S a FIM T S a FFM T 10.3 m s 2 1.05 g , (5.12) il quale, secondo l’EC8 parte 5, deve soddisfare la (4.28): S a FIM 0.65 S ag 0.65 1.25 0.35 g 0.28 g . (5.13) 5.6.2 Vincolo alla base: impedenze Si sono definite le impedenze con un sistema di vincoli molla-smorzatore in parallelo a tre gradi di libertà di traslazione (U1, U2, U3 definiti in fig. 5.44) disaccoppiati che rappresentassero le deformazioni a taglio (fig. 5.52). 229 Figura 5.52 - Modello delle impedenze del plinto su pali – pali presenti. I valori di tali impedenze sono stati formulati come segue: ● vincoli laterali palo-terreno (per gli strati 1 e 2): link orizzontali radiali esterni che simulassero a compressione il terreno all’esterno e a trazione il terreno compresso all’interno, con (fig. 4.15): 366120 kN m strato 1 k1 k2 k3 k 1.2 E 1.2 2G 1 ; 1217572 kN m strato 2 (5.14) 26582 kNs m strato 1 54 c1 c2 c3 2d Vs 1 VLa Vs a01 4 2kD ; 37528 kNs m strato 2 (5.15) ● vincoli laterali palo-palo (per ciascuno dei due strati): link (dotati di massa m ) i quali rappresentassero le deformazioni a taglio del prisma di terreno avente come base lo spicchio 230 che coinvolge le aree di influenza 3d dei pali e per altezza la distanza z , lungo il palo, tra due link successivi (fig. 5.53): 2870982 kN m strato 1 k1 G r t z ; 9009873 kN m strato 2 (5.16) 253925 kN m strato 1 k2 G r z t ; 796882 kN m strato 2 (5.17) 2870982 kN m strato 1 k3 G r t z ; 9009873 kN m strato 2 (5.18) 18287 kNs m strato 1 c1 c1rad c1hys c1hys 2k1 D ; 19129 kNs m strato 2 (5.19) 1617 kNs m strato 1 c2 c2 rad c2 hys c2 hys 2k 2 D ; 1692 kNs m strato 2 (5.20) 18287 kNs m strato 1 c3 c3rad c3hys c3 hys 2k3 D ; 19129 kNs m strato 2 (5.21) 20 kNs 2 m strato 1 m r z t ; 2 24 kNs m strato 2 (5.22) ● vincoli punta del palo-terreno (per gli strati 1 e 2): rappresentativi in direzione verticale (1) del terreno dalla punta al bedrock e nelle due direzioni orizzontali (2,3) identiche alle (5.14): Est E1 H1 E2 H 2 647 2.60 712 7.40 695 kN m 2 ; H1 H 2 2.60 7.40 (5.23)a Est A 695 0.785 1070 kN m ; B0 1 1 0.85 0.60 (5.23)b k1 k2 k3 1.2 E 1.2 2G 1 1217572 kN m ; 2 c1 crad chys crad VLa d 2 2.11 3.4 547 0.785 1817kNs / m ; 3.14 1 0.46 54 c2 c3 crad chys 2d Vs 1 VLa Vs a01 4 2kD 37528 kNs m . (5.24) (5.25) (5.26) 5.6.3 Risposta strutturale: II I risultati relativi alla risposta della torre su fondazione indiretta con pali presenti sono illustrati in fig. 5.53. 231 Figura 5.53 - Risposta della torre su plinto su pali – pali presenti. 232 Figura 5.54 - Spostamento orizzontale nel palo più sollecitato. Figura 5.55 - Momento flettente nel palo più sollecitato. 233 Figura 5.56 - Taglio nel palo più sollecitato. I primi modi di vibrare sono descritti in fig. 5.57. 234 Figura 5.57 - Modi di vibrare della torre su torre su pali – pali presenti. 5.7 RISPOSTA DELLA TORRE SU PALIFICATA – PALI SIMULATI 5.7.1 Input alla base: KI Il fattore di interazione cinematica è stimato utilizzando il grafico in fig. 4.12: 235 I u a0 I u 0 1 . (5.27) Quindi il moto alla base coincide col moto free field in fig. 5.29. In corrispondenza della frequenza dominante, è: S a FIM T I u a0 S a FFM T I u 0 Sa FFM 0.33 118.5 18.5 m s 2 1.88 g , (5.28) il quale, secondo l’EC8 parte 5, deve soddisfare la (4.28): S a FIM 0.65 S ag 0.65 1.25 0.35 g 0.28 g . (5.29) 5.7.2 Vincolo alla base: impedenze L’impedenza è stata determinata per il singolo palo utilizzando la formulazione relativa al palo isolato su strato omogeneo (fig. 4.36, 4.37), usando i valori medi dei parametri geofisici (fig. 5.25) e la frequenza dominante f 3Hz alla profondità z = 2.40m. Tali impedenze sono state divise per il numero di nodi della base sulla porzione collegata al palo (17) ed applicate a ciascuno di tali nodi (fig. 5.58). Figura 5.58 - Valori delle impedenze del plinto su pali – pali simulati. La figura 5.59 mostra la fondazione e l’impedenza nel modello. 236 Figura 5.59 - Modello delle impedenze del plinto su pali – pali simulati. 5.7.3 Risposta strutturale: II I risultati relativi alla risposta della torre su fondazione diretta modellata con base fissa sono illustrati in fig. 5.58. 237 Figura 5.60 - Risposta della torre su plinto su pali – pali simulati. I primi tre modi di vibrare sono rappresentati in fig. 5.61. 238 Figura 5.61 - Modi di vibrare della torre su plinto su pali – pali simulati. 239