Quellen und Forschungen aus italienischen Bibliotheken und Archiven Bd. 73 1993 Copyright Das Digitalisat wird Ihnen von perspectivia.net, der Online-Publikationsplattform der Max Weber Stiftung – Deutsche Geisteswissenschaftliche Institute im Ausland, zur Verfügung gestellt. Bitte beachten Sie, dass das Digitalisat urheberrechtlich geschützt ist. Erlaubt ist aber das Lesen, das Ausdrucken des Textes, das Herunterladen, das Speichern der Daten auf einem eigenen Datenträger soweit die vorgenannten Handlungen ausschließlich zu privaten und nicht-kommerziellen Zwecken erfolgen. Eine darüber hinausgehende unerlaubte Verwendung, Reproduktion oder Weitergabe einzelner Inhalte oder Bilder können sowohl zivil- als auch strafrechtlich verfolgt werden. 706 ANZEIGEN UND BESPRECHUNGEN Band der frühen Schriften nun endlich erschienen ist. Er bildet ein zentrales Kapitel in der Perzeptionsgeschichte Deutschlands durch die italienische Öffentlichkeit. J. P. Roberto Ruf filli, Istituzioni Società Stato, vol. 3: Le trasformazioni della democrazia: dalla Costituente alla progettazione delle riforme istituzionali. A cura di Maria Serena P i r e t t i , Bologna (Il Mulino) 1991, 961 S„ ISBN 88-15-02984-2, Lit 65.000. - „Uno straordinario evento ha provocato la raccolta di questi scritti di Roberto Ruffilli." So beginnt die Einleitung zum ersten der drei Bände, in der alle Aufsätze und Artikel des Wissenschaftlers und Politikers Ruffilli, geboren 1937 in Forli, gesammelt sind; gemeint ist sein gewaltsamer Tod 1988, als letztes Opfer der Brigate Rosse. Er war enger Mitarbeiter De Mitas und arbeitete in der wichtigen Kommission zur Reform der Institutionen mit. In der ersten Phase seiner wissenschaftlichen Karriere war R. am IS AP (Istituto per la Scienza dell'Amministrazione Pubblica) in Mailand tätig. Als Schüler Gianfranco Miglios verfaßte er in den sechziger und siebziger Jahren zahlreiche Schriften zur Geschichte der Verwaltung seit der frühen Neuzeit, die im ersten und zweiten Band der Aufsatzsammlung (erschienen 1989) enthalten sind. Schon damals war die Arbeit des gelehrten Politikwissenschaftlers, der an der Katholischen Universität Mailand studiert hatte, eng mit den politischen Auseinandersetzungen um die Reform der italienischen Verwaltung (Einführung der Regionen) verknüpft. Der vorliegende dritte Band umfaßt die Zeit zwischen 1975 und 1988. In dieser zweiten Phase seines Gelehrtenlebens befaßte sich R,, der inzwischen einen Lehrstuhl an der Universität Bologna innehatte, stärker mit der Nachkriegsgeschichte Italiens. Dabei interessierte ihn besonders die Rolle des politischen Katholizismus bei der Gründung und institutionellen Gestaltung der italienischen Republik. Nach seiner Wahl zum Senator 1983 beschäftigte er sich intensiv mit den Problemen einer Reform der Institutionen. Sein Hauptziel war dabei, den Bürger stärker in den Mittelpunkt der Politik zu stellen. Von diesem Anliegen zeugen die meisten der 74 Aufsätze und Artikel, die der Band enthält. Ein eindrucksvolles intellektuelles Porträt eines Mannes, der versucht hatte, einen Weg aus dem Dilemma der (inzwischen zusammenbrechenden) „partitocrazia" zu finden, ohne dabei auch die positiven Elemente aus dem Erbe des Verfassungskompromisses der unmittelbaren Nachkriegszeit zu zerstören. Ärpäd von Kümo Il primato del vescovo di Roma nel primo millennio. Ricerche e testimonianze. Atti del Symposium storico-teologico, Roma, 9-13 ottobre KONGRESSAKTEN: FRÜHMITTELALTER 707 1989, a cura di Michele Maccarrone, Pontificio Comitato di scienze storiche: Atti e documenti 4, Città del Vaticano (Libreria Editrice Vaticana) 1991, pp. 782, ISBN 88-209-1708-4, Lit. 95.000. - Gli Atti del Convegno raccolti in questo volume rispondono a una ben determinatarichiesta,formulata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede: si trattava di considerare la storia della dottrina relativa al primato romano non solo nelle formulazioni teoriche e dottrinali suscitate da tale problema, ma anche le modalità secondo le quali il primato sia stato considerato e vissuto nel corso del primo millennio. Il tema si presenta indubbiamente complesso per le implicazioni teologiche in esso insite, ma va sottolineato il fatto che i relatori hanno voluto accostare tali problematiche da un punto di vista eminentemente storico, senza per altro perdere di vista la dimensione teologico-dottrinale, secondo quanto suggerito nel sottotitolo del Convegno. È possibile cogliere la molteplice e attenta metodologia nella cura con cui gli autori hanno accostato i problemi emergenti dalle lettere papali - soprattutto da quelle in seguito accolte nelle Decretali - e nell'ampio spazio dedicato alla trattazione delle questioni dibattute nel corso dei concili; un motivo, quest'ultimo, che permette di cogliere significativi elementi di continuità con le questioni dibattute nel corso del concilio vaticano I, che nella costituzione dogmatica „Pastor Aeternus" del 18 luglio 1870 sviluppò per esteso ed in forma organica il tema della successione e del primato di Pietro. - Come mette in luce Michele Maccarrone nella Presentazione (pp. V-IX), nel corso del Symposium non si intese trattare in modo approfondito tutte le questioni storiche e teologiche, e nemmeno la circostanza lo permise: scopo degli organizzatori - e questo si può dire pienamente raggiunto in considerazione della cura e dell'approfondimento scientifico proprio di ogni relazione - era di fornire un quadro il più possibile aggiornato dei punti finora acquisiti dalla ricerca e, sulla base di esso, sviluppare importanti approfondimenti. Essiriguardanosia i vari secoli dell'arco cronologico considerato, sia i diversi territori già facenti parte dell'impero romano. Riguardano i primi secoli di vita della Chiesa le relazioni di Otto Knock (Petrus im Neuen Testament, pp. 1-52), di Antonio Maria Javierre Ortas (Successione apostolica e successione primaziale, pp. 53138) e di Roland Minnerath (La position de l'Église de Rome aux trois Premiers siècles, pp. 139-171). Il periodo successivo è stato studiato con particolareriferimentoalla situazione africana da Victor Saxer (Autonomie africaine et primauté romaine de TertuUien à Augustin, pp. 173-217) e a quella interna alla Chiesa di Roma da Charles Pietri (La conversion de Rome et la primauté du Pape [IV-Vìe S.], pp. 219-243). L'attenzione si è quindi spostata su alcuni concili che tra IH e Vili secolo hanno fornito im- 708 ANZEIGEN UND BESPRECHUNGEN portanti definizioni e contributi all'arricchimento e alla precisazione del primato romano: Spyros N. Troianos si è soffermato sui canoni del concilio di Sardica e sul loro influsso nel diritto canonico bizantino (Der Apostolische Stuhl im früh- und mittelbyzantinischen kanonischen Recht, pp. 245-259), Stephan Hörn ha indagato sul concilio di Calcedonia (Die Stellung des Bischofs von Rom auf dem Konzil von Chalcedon, pp. 261274), Michele Maccarronenel suo ampio saggio ha approfondito la tematica del primato nel suo emergere al concilio di Efeso e al VI e VII concilio ecumenico („Sedes Apostolica - Vicarius Petri". La perpetuità del primato di Pietro nella sede e nel vescovo di Roma [secoli IH-Vili], pp. 275-362) e Pietro Conte, a partire dal IV concilio ecumenico, ha attentamente considerato i rapporti tra la sede romana e l'episcopato (Il „Consortium fidei apostolicae" tra vescovo di Roma e vescovi nel secolo VE [con appendice filologica e canonica], pp. 363-431). Ancora attenta ai rapporti della sede romana con l'Oriente è la relazione di Rudolf Schief f er (Der Papst als Patriarch von Rom, pp. 433-451), mentre i contributi che seguono riguardano le modalità con le quali si pose il problema del primato romano rispettivamente in Spagna (José Orlandis, El primado romano en la Espana Visigoda, pp. 453-472), in Irlanda e nel mondo anglo-celtico (Aidan Nichols, The Roman Primacy in the Ancient Irish and Anglo-Celtic Church, pp, 473-491) e, infine, nelle Chiese Caldea, Georgiana e Armena (Michel van Esbroeck, Primauté, Patriarcats, Catholicossats, Autocéphalies en Orient, pp. 493-521). Nuovamente incentrate su diverse problematiche interne o esterne alla Chiesa di Roma sono le relazioni di Hubert Mordek (Der römische Primat in den Kirchenrechtssammlungen des Westens vom IV bis VUL Jahrhundert, pp. 523-566), di Vittorio Peri (La Chiesa di Roma e le missioni „ad gentes" [sec. VIU-IX], pp. 567-642) e di Harald Zimmermann (Der Bischof von Rom im saeculum obscurum, pp. 643-660). Completano il quadro efficacemente tratteggiato nel volume i due contributi di Daniel Stier non (Interprétations, résistences et oppositions en Orient, pp. 661-705) e di Horst Fuhrmann (Widerstände gegen den päpstlichen Primat im Abendland, pp. 707-736), nei quali si pongono in evidenza le resistenze incontrate dall'affermazione del primato romano presso le Chiese d'Oriente come pure in quelle occidentali. A conclusione del Convegno Roland Minnerathha delineato con sintetica efficacia le questioni dibattute nel corso del colloquio (pp. 737-749). Si segnala, infine, l'accurato e ben articolato Indice dei nomi e dei luoghi, curato da Frans Kok (pp. 751-779), grazie al quale il volume si presenta come agile strumento per nuove ricerche e lavori di sintesi. M. P. A.