Attualità / Conferenza nazionale Le politiche della professione infermieristica.
“La mappa di un percorso”: questo il tema della seconda Conferenza nazionale
della Federazione Ipasvi, in programma nel marzo 2008 a Bologna
A marzo la II Conferenza
nazionale dell’Ipasvi
di Emma Martellotti
l messaggio era stato lanciato con forza
in occasione della Prima Conferenza nazionale sulle politiche della professione
infermieristica, tenutasi a Roma nel marzo
2007: la Sanità italiana può essere “curata”
e questa volta sulla base di una “ricetta” proposta dagli infermieri.
Tre i punti centrali del progetto: l’innovazione dei modelli organizzativi ospedalieri,
lo sviluppo dell’assistenza sul territorio e l’investimento nella formazione. E il Comitato
centrale della Federazione Ipasvi su ognuno di questi punti aveva tracciato delle linee
di lavoro precise.
“Da sempre siamo impegnati ad assistere e
a dare la nostra collaborazione agli altri professionisti sanitari in una logica che si basa
sulla centralità della persona assistita – aveva affermato Annalisa Silvestro, presidente
dell’Ipasvi – crediamo
quindi che i pazienti ricoverati in ospedale debbano essere aggregati secondo la complessità assistenziale che presentano: da
questa indicazione devono
scaturire nuovi e più efficaci modelli organizzativi”.
Il secondo punto del progetto puntava alla valorizzazione del territorio: “L’infermiere di famiglia potrebbe ottemperare ottimamente a questa necessità –
I
4
L’infermiere 6/2007
aveva ancora chiarito Silvestro – collaborando in maniera proattiva ed integrata con i
medici di medicina generale, effettuando le
prestazioni infermieristiche a medio bassa
complessità, mantenendo i contatti con le
strutture ospedaliere e quelle territoriali, garantendo continuità nell’assistenza…”.
La formazione costituiva il terzo asse di lavoro indicato nella relazione introduttiva
della presidente: “Abbiamo bisogno di infermieri con alte competenze e con una manutenzione costante delle stesse. Abbiamo
bisogno di infermieri capaci di impostare
processi di assistenza in ambito ospedaliero
centrati sulla persona e ricchi di qualità relazionale, educativa e tecnico-scientifica; abbiamo bisogno di infermieri capaci di gestire direttamente la complessità dell’assistenza territoriale, ossia l’assistenza alle fasce deboli e fragili della popolazione e alle persone con
patologie cronico-degenerative; l’assistenza alle
persone che desiderano
trascorrere nella loro case
gli ultimi mesi della vita….
Per tutto questo abbiamo
bisogno di tanta formazione e che la stessa sia orientata ai bisogni della committenza, costituita alla fine proprio dai cittadini attraverso le strutture sanitarie del Paese”.
| Attualità / Conferenza nazionale
Ad un anno di distanza, proprio per proseguire sul percorso tracciato in quell’occasione, il Comitato centrale Ipasvi annuncia la
Seconda Conferenza nazionale della professione infermieristica, che si terrà a Bologna,
nel marzo 2008.
LE SFIDE DEL FUTURO
Quali sono gli elementi che arricchiscono il
progetto lanciato nel 2007? E come applicarlo alla concreta realtà dei nostri servizi?
Per rispondere a questi interrogativi, i lavori della Conferenza – a cui parteciperanno
i dirigenti dei Servizi infermieristici delle
Aziende territoriali, ospedaliere e ospedaliero-universitarie, i coordinatori dei corsi
di laurea in Infermieristica, i presidenti dei
Collegi provinciali Ipasvi e i presidenti delle Associazioni infermieristiche – si articoleranno intorno ai seguenti temi:
• dal piano di assistenza al progetto di cura;
• dalle conoscenze alle competenze;
• dalla semplificazione gestionale alla complessità organizzativa.
Perché dal piano di assistenza al progetto di
cura? “Oltre ad utilizzare gli strumenti tipici del processo di nursing, bisogna essere at-
tivi e propositivi nella definizione del progetto globale di cura – chiarisce Silvestro –
e per realizzare questo passaggio una riflessione deve essere fatta sulle ulteriori e innovative competenze dell’infermiere e sulla revisione del processo formativo attraverso cui
acquisirle. Dalla Conferenza ci aspettiamo,
quindi, alcune indicazioni sugli strumenti
da porre in atto per spostare il focus dalla
trasmissione dei modelli cognitivi all’acquisizione e sviluppo delle competenze. Verranno presentati alcuni metodi definitori a partire da quello utilizzato per la mappatura
delle competenze presentato nel numero
4/2007 de L’infermiere. Un’ulteriore riflessione si rivolgerà agli elementi necessari per
un ribaltamento delle attuali logiche organizzative e per orientare il management infermieristico verso il governo dell’assistenza secondo alcune ipotesi progettuali presentate dalla Federazione”.
Come potrebbe cambiare l’organizzazione
sanitaria se si utilizzassero le teorizzazioni
disciplinari infermieristiche e le trasposizioni operative delle teorizzazioni sulla “complessità”? Cosa potrebbe cambiare nel rapporto tra i diversi professionisti sanitari se si
superassero le aggregazioni dei degenti ospedalieri per disciplina clinica a favore dell’aggregazione per complessità assistenziale infermieristica? Quale la differenza tra l’intensità di cura e la complessità assistenziale? Come potrebbero essere definiti i coefficienti
per calcolare il fabbisogno di infermieri e
operatori socio-sanitari se ci si basasse sulla
stima e pesatura dell’impegno infermieristico in relazione alla definizione della complessità assistenziale di ogni degente?
Obiettivi ambiziosi quelli affidati al prossimo appuntamento di Bologna, del quale riferiremo nei prossimi numeri della rivista.
L’infermiere 6/2007
5
Attualità / Rapporto Master L’identikit dell’infermiere che si iscrive
ai master di primo livello nel rapporto elaborato dall’Osservatorio sulla formazione universitaria
della Federazione Ipasvi
Sanità e salute: master infermieristici
per innovare e migliorare il sistema
di Emma Martellotti
ono più di 5.000 gli infermieri che si
sono iscritti a un master di primo livello dal 2002 al 2006. La fanno da padroni tra tutti i master della facoltà di Medicina e Chirurgia. Su un totale di 420 master,
più del 40% riguarda gli infermieri, con un
totale di 170 corsi attivati (Grafico 1). Il rilevante fenomeno coinvolge soprattutto il
Centro (il 59,6% degli iscritti), seguito dal
Nord con il 23,8%; in coda il Sud con un
16,7%. Le donne rimangono le “regine” della professione: su ogni 4 iscrizioni a un master infermieristico, ben 3 riguardano il sesso femminile. Questi, in estrema sintesi, i dati emersi dal Rapporto elaborato dall’Osservatorio sulla formazione universitaria della
Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi per
fare il punto su una realtà di estremo inte-
S
resse per la professione e per l’intero sistema sanitario. Ma la lettura del documento
offre ulteriori spunti alla riflessione.
IL PERCHÉ DEL SUCCESSO
Il numero dei master di interesse infermieristico è in costante crescita. Il dato è molto
significativo soprattutto se si considera che
i primi master per infermieri sono partiti solo nell’Anno Accademico 2001-2002. Da quel
momento, e per tutto il quinquennio analizzato, il trend è stato in continua e costante crescita sia in termini di offerta formativa da parte delle Università, sia per quanto
riguarda il numero degli iscritti (Tabella 1).
“Le ragioni di questo successo sono molteplici – commenta la presidente della Federazione Ipasvi Annalisa Silvestro – In primo
Grafico 1 - Tipologia dei master attivati nelle Facoltà di Medicina e Chirurgia
170
Altri
Master infermieristici
250
6
L’infermiere 6/2007
Legenda: Per master di “interesse infermieristico”
di “ambito infermieristico”
o “infermieristici” si intendono
quelli prevalentemente rivolti agli infermieri e
comunque finalizzati allo sviluppo
delle competenze specialistiche
nell’ambito dell’Infermieristica.
luogo, esso costituisce una risposta efficace
alla crescente necessità del sistema sanitario
di disporre di infermieri sempre più qualificati, in grado di coordinare servizi e di gestire processi di elevata complessità assistenziale in specifiche aree. L’acquisizione del
master si pone infatti l’obiettivo di garantire al professionista rilevanti capacità di lettura e analisi del contesto, di ridefinizione
dei modelli organizzativi, di riformulazione
delle proprie competenze e di flessibilità
operativa. Tali requisiti non sono solo una
risorsa che permette al Servizio sanitario nazionale di funzionare meglio, ma costituiscono anche un elemento in grado di catalizzare l’innovazione futura e di indurre
l’ammodernamento di cui il sistema ha bisogno”.
Ma questo successo è anche il frutto dell’impegno che gli infermieri italiani e il loro organismo di rappresentanza hanno costantemente portato avanti per sviluppare le competenze del gruppo professionale, trovando
riscontro, soprattutto nell’ultimo decennio,
in un soddisfacente adeguamento della normativa di riferimento (formazione universitaria, attivazione dei master di primo e secondo livello, laurea magistrale, dottorati di
ricerca).
MASTER, MA QUALI?
“Più del 50% degli infermieri ha scelto di
frequentare un master in Management – precisa il vicepresidente Ipasvi Gennaro Rocco
| Attualità / Rapporto Master
Tabella 1 - Master di primo livello per area e anno di attivazione
– non solo perché il titolo è già spendibile
nelle realtà lavorative in termini di carriera
Anno accademico
Totale %
2001/02 2002/03 2003/04 2004/05 2005/06
e di riconoscimento professionale, ma anArea critica
2
11
21
18
22
74 43,5
che perché rappresenta la naturale evolu2
2
3
3
10
5,9
Didattica/Formazione
zione di un percorso formativo già apparteGeriatria
1
2
1
2
6
3,5
nuto alla tradizione infermieristica, quello
Infermieristica legale
del ‘caposala’, oggi coordinatore infermiee forense
4
4
2,4
ristico”.
Management
1
8
10
14
14
47 27,6
Loredana Sasso, del Comitato centrale IpaPediatria
1
1
1
2
5
2,9
Psichiatria/Salute mentale
3
3
6
3,5
svi, sottolinea la novità della formazione speRicerca
1
2
1
4
2,4
cialistica in ambito ‘clinico/assistenziale’: “Il
Sanità
pubblica
3
4
3
4
14
8,2
nuovo infermiere ‘esperto clinico’ – preciTotale
3
26
41
45
55
170 100,0
sa – costituisce una risposta efficace alla crescente necessità di disporre di infermieri
che, oltre ad essere preparati per coordinare e organizzare, siano anche in grado di for- Tabella 2 - Master di primo livello attivati in Area critica, per sottoarea e anno di attivazione
nire prestazioni di alta qualità assistenziale
in specifiche aree: pensiamo alla pediatria,
Anno accademico
Totale %
alla geriatria, alla sanità pubblica, alla psi2001/02 2002/03 2003/04 2004/05 2005/06
chiatria e all’Area critica. In quest’ultima
Assistenza
area, infatti, si è attualmente concentrata la
in Area critica
1
2
5
5
6
19 25,7
Assistenza in Chirurgia
maggiore offerta formativa, raccogliendo olgenerale e spec.
3
6
7
6
22 29,7
tre il 43% dei master che sono stati attivati
Emergenza
sanitaria
2
2
2
2
8 10,8
fino ad oggi”.
Nefrologia e dialisi
Una domanda più contenuta, anche se altae forense
2
2
2,7
mente significativa, si registra nei confronti
Oncologia
dei percorsi finalizzati all’assistenza nell’area
e cure palliative
3
5
3
6
17 23,0
geriatrica, nell’area pediatrica e nell’area
Terapia intensiva
1
1
1
1
2
6
8,1
Totale
2
11
21
18
22
74 100,0
della salute mentale/psichiatria. La domanda di formazione si esprime nonostante continui ad essere diffusa (al di là delle dichiarazioni di buona volontà) l’idea della cen- toaree Assistenza in Chirurgia generale e ze, miglioramento della qualità delle prestatralità dell’assistenza ospedaliera rispetto a specialistica e Oncologia e cure palliative, zioni e/o trasferimento in ambiti operativi
quella territoriale.
che assorbono ben più del 50% dei master di maggior interesse.
Nella tabella 2 viene mostrato il dettaglio re- attivati in Area critica.
Emergente è l’appeal esercitato dai percorlativo all’Area critica. Tale area è stata arti- In attesa di un’evoluzione positiva dell’at- si di master finalizzati alla Didattica e alla
colata in sottoaree: Assistenza in Chirurgia ge- tuale quadro contrattuale, la motivazione Formazione (circa il 6% di tutti gli iscritti),
nerale e specialistica, Emergenza sanitaria, Ne- che spinge molti infermieri ad investire nel- che testimonia l’esigenza di approfondire
frologia e dialisi, Oncologia e cure palliative, Te- la formazione complementare in ambito cli- ed arricchire la funzione svolta dai formatorapia intensiva, come indicato nelle Linee nico-assistenziale va ricercata soprattutto nel- ri e dai tutor dei corsi in Infermieristica.
guida per i master in Area critica
la consapevolezza della crescente re- Nel complesso, comunque, l’offerta formapubblicate dalla Federazione
sponsabilità professionale che tiva relativa ai master non sembra scaturire
Ipasvi nel 2002. Sotto la voce
hanno assunto e per la quale da un rapporto organico con le Aziende saPiù del 50%
Assistenza in Area critica sosi sono lungamente battuti. nitarie, che invece dovrebbero essere le priha scelto
no stati raggruppati i maInfatti, le loro aspettative me committenti della formazione del perster non riconducibili alle
puntano al riorientamento sonale che utilizzano.
di frequentare
sottoaree sopra indicate.
e alla riqualificazione della “In ogni caso – sottolinea Gennaro Rocco –
un master in
Nel dettaglio emerge prepropria collocazione lavora- la criticità maggiore è costituita dal mancaManagement tiva: sviluppo delle competen- to riconoscimento professionale ed econoponderante il ruolo delle sotL’infermiere 6/2007
7
Attualità / Rapporto Master
|
mico della figura dell’esperto clinico, con
un percorso formativo nelle aree specialistiche definite dal profilo professionale (Dm
739/94). È un problema da risolvere con la
massima urgenza: bisogna dar seguito e applicare quanto previsto dall’articolo 6 della
legge 43 già nel 2006”.
IL “PROFILO” DEGLI ISCRITTI
Alti sono i tassi di crescita delle immatricolazioni ai master di ambito infermieristico,
che si attestano intorno al 30% annuo. In
particolare è stata del 28,3% la crescita media dal 2004 al 2005 e del 34,6% dal 2005 al
2006 (Tabella 3).
Interessanti sono anche le indicazioni sul
numero medio di immatricolati per singolo
master. Nel periodo considerato, per ogni
master si sono registrati in media 31,4 immatricolati, con valori che tendono ad aumentare nel tempo. I master attivati nell’area
Management risultano notevolmente più affollati rispetto alla media (61,1 immatricolati per corso); in tutte le altre aree il numero di immatricolati per master non raggiunge le 30 unità. In particolare, per i master
delle aree Ricerca e Pediatria si hanno in
media solo 10-11 immatricolazioni per singolo corso.
Durante i 5 anni analizzati dal Rapporto, risulta che i maschi iscritti ai master sono circa ¼ del totale, in sintonia con il rapporto
per genere che si riscontra nell’intero grup-
po professionale. L’unica ma significativa eccezione è costituita dai percorsi in ambito
pediatrico, della ricerca e geriatrico, in cui
la presenza degli uomini risulta significati-
vamente inferiore (rispettivamente 13,2%,
15,4% e 17,6%) (Tabella 4).
Nel dettaglio dell’Area critica spicca l’alta
concentrazione di maschi nelle sottoaree Te-
Tabella 4 - Immatricolati ai master di primo livello per area e sesso (A.A. dal 2001-02 al 2005-06)
Maschi
Area critica
447
Didattica/Formazione
60
Geriatria
18
Infermieristica legale e forense 24
Management
737
Pediatria
7
Psichiatria/Salute mentale 21
Ricerca
6
Sanità pubblica
74
Totale
1.394
Immatricolati
Femmine
1.090
239
84
69
2.133
46
63
33
194
3.951
% maschi
Totale
1.537
299
102
93
2.870
53
84
39
268
5.345
29,1
20,1
17,6
25,8
25,7
13,2
25,0
15,4
27,6
26,1
Tabella 5 - Immatricolati ai master di primo livello attivati in Area critica,
per sottoarea e sesso (A.A. dal 2001-02 al 2005-06)
Maschi
Assistenza in Area critica 172
Assistenza
in Chirurgia generale e spec. 82
Emergenza sanitaria
69
Nefrologia e dialisi
5
Oncologia e cure palliative 63
Terapia intensiva
56
Totale
447
Immatricolati
Femmine
352
Totale
524
% maschi
32,8
212
128
16
298
84
1.090
294
197
21
361
140
1.537
27,9
35,0
23,8
17,5
40,0
29,1
Tabella 3 - Immatricolati ai master di primo livello per area e anno di attivazione
Anno accademico
2001/02 2002/03 2003/04 2004/05 2005/06
Area critica
34
248
420
362
473
Didattica/Formazione
57
47
103
92
Geriatria
20
52
6
24
Infermieristica legale e forense
93
Management
40
371
509
844
1.106
Pediatria
16
19
8
10
Psichiatria/Salute mentale
40
44
Ricerca
9
22
8
Sanità pubblica
43
70
60
95
Totale
74
755
1.126
1.445
1.945
8
L’infermiere 6/2007
Totale
1.537
299
102
93
2.870
53
84
39
268
5.345
%
28,8
5,6
1,9
1,7
53,7
1,0
1,6
0,7
5,0
100,0
Immatric.
per master
20,8
29,9
17,0
23,3
61,1
10,6
14,0
9,8
19,1
31,4
| Attualità / Rapporto Master
rapia intensiva (40%) ed Emergenza sanitaria (35%) (Tabella 5).
L’OFFERTA FORMATIVA
In relazione alla distribuzione territoriale
dei corsi, il picco registrato dal Centro
(47,1% del totale dei corsi attivati) si potrebbe spiegare sia con il richiamo esercitato da
alcune Università nei confronti di iscritti che
provengono dal Sud d’Italia, sia per la carenza di un’offerta formativa sufficiente da
parte degli Atenei meridionali (Tabella 6).
Lo squilibrio territoriale del numero degli
immatricolati appare ancora più accentuato di quello evidenziato nella distribuzione
dei master. Infatti, il Centro da solo assorbe
il 59,6% degli immatricolati, a fronte del
23,8% registrato nel Nord e del 16,7% del
Sud (Tabella 7).
Per quanto riguarda l’analisi delle scelte formative, al Sud appare particolarmente significativo l’interesse per il Management (68,1%
degli iscritti in quest’area contro il 53,7%
della media nazionale), mentre limitato risulta l’appeal dell’Area critica (solo 17,3% degli immatricolati, in gran parte concentrati
nei percorsi in Assistenza in Chirurgia generale e specialistica).
Anche al Centro-Nord si conferma la prevalenza di immatricolazioni ai master in Management, ma rispetto al Sud un seguito significativo mostrano anche i master attivati
in Area critica, che assorbono il 28-30% degli immatricolati. Da segnalare per il Nord,
il notevole interesse per le aree Didattica/Formazione, Pediatria e Geriatria, Psichiatria/Salute mentale. Insieme, tali aree raccolgono il 26,4% delle immatricolazioni, un valore 4-5 volte superiore a quello rilevato al
Centro-Sud.
“LE COMPETENZE SONO UNA RISORSA”
Il monitoraggio e l’analisi dei processi innestati dall’attivazione dei master, di cui la Federazione si è fatta carico elaborando questo Rapporto, si propongono come strumento utile alla riflessione su:
• come migliorare l’offerta formativa in termini di distribuzione territoriale e di pro-
Il Centro
grammazione didattica
competenze professionali –
da solo assolve conclude la presidente Sildei master rivolti al grupil 59,6% degli
po professionale infermievestro – non sono solo una
ristico;
risorsa
che permette al sisteimmatricolati
• come riorientare l’organizma salute di funzionare al mezazione ed i servizi sanitari,
glio, ma possono costituire anstante l’approfondimento e la diche un elemento in grado di sosteversificazione delle competenze di una
nere l’innovazione futura e l’ammoderparte sempre più significativa di infermieri, namento di un sistema sanitario che deve
che oggi rappresentano il maggior numero stare al passo con l’evoluzione della scienza
di professionisti sanitari impegnati nelle strut- e della società”.
ture ospedaliere e territoriali del Ssn.
“Infermieri che hanno ridelineato e appro- Il testo del Rapporto è pubblicato in www.ipasvi.it,
fondito la propria cultura sanitaria e loro area “Formazione”, sezione “Osservatorio”.
Tabella 6 - Master di primo livello per area e ripartizione geografica (A.A. dal 2001-02 al 2005-06)
Nord
Area critica
21
Didattica/Formazione
4
Geriatria
5
Infermieristica legale e forense 2
Management
15
Pediatria
3
Psichiatria/Salute mentale
6
Ricerca
1
Sanità pubblica
3
Totale
60
%
35,3
Ripartizione geografica
Centro
Sud
43
10
4
2
1
0
2
0
19
13
2
0
0
0
3
0
6
5
80
30
47,1
17,6
Totale
74
10
6
4
47
5
6
4
14
170
100,0
Tabella 7 - Immatricolati ai master di primo livello per area e ripartizione geografica
(A.A. dal 2001-02 al 2005-06)
Ripartizione geografica
Nord
Centro
Sud
%
%
%
358 28,1
1.025 32,2
154 17,3
129 10,1
112 3,5
58
6,5
96
7,5
6 0,2
0
0,0
Area critica
Didattica/Formazione
Geriatria
Infermieristica legale
e forense
35
2,8
Management
465 36,6
Pediatria
28
2,2
Psichiatria/Salute mentale 84
6,6
Ricerca
15
1,2
Sanità pubblica
62
4,9
Totale
1.272 100,0
%
23,8
58 1,8
1.799 56,5
25 0,8
0 0,0
24 0,8
134 4,2
3.183 100,0
59,6
0
0,0
606 68,1
0
0,0
0
0,0
0
0,0
72
8,1
890 100,0
16,7
Totale
1.537
299
102
%
28,8
5,6
1,9
93
1,7
2.870 53,7
53
1,0
84
1,6
39
0,7
268
5,0
5.345 100,0
100,0
L’infermiere 6/2007
9
Attualità / Europa “La centralità del paziente – la regolamentazione efficace
della professione infermieristica in tutta l’Europa”. Questo il titolo della III Conferenza annuale
che si è tenuta a Cavtat (Croazia) dal 25 al 28 settembre 2007 e che ha visto riuniti
i rappresentanti della Federazione Europea delle Professioni Infermieristiche (Fepi)
La Fepi a congresso
di Rita Maricchio
Intervista a
Nancy Kirkland
Neo presidente dell’Nmc del Regno Unito
Gli infermieri del Regno
Unito credono nell’Europa
Dottoressa Kirkland, ha avuto la notizia della sua elezione alla presidenza del Consiglio degli infermieri e delle ostetriche del Regno Unito (Nmc) qui a Dubrovnik. Anzitutto, le esprimiamo i nostri auguri di buon lavoro. Quali sono gli obiettivi che si prefigge
per il suo mandato?
10
L’infermiere 6/2007
utti i cittadini, in qualsiasi Paese si
trovino, devono trovare la stessa
qualità assistenziale. Il focus della
III Conferenza annuale sulla sicurezza della
persona assistita e su come la regolamentazione della professione infermieristica garantisce
la tutela del cittadino riflette il lavoro svolto dalla Fepi nel 2007”. Con queste parole Loredana Sasso, presidente della Fepi dal novembre 2006, ha aperto i lavori della III Conferenza annuale della Federazione.
Costituita nel 2004, la Fepi riunisce gli enti
regolatori e le autorità competenti nell’area
infermieristica di Italia, Irlanda, Spagna, Regno Unito (Paesi fondatori), Polonia, Portogallo, Grecia e Romania.
La Conferenza di Cavtat si è focalizzata su tre
aree tematiche che conducono alla centrali-
“T
tà del paziente ed alla sua sicurezza. Essenziale, in questo contesto, è stata la presentazione, durante i lavori congressuali, della bozza del Codice deontologico della Fepi. “Il recepimento di principi deontologici comuni
e la divulgazione all’interno dei singoli Paesi diventa importante”, ha affermato Sasso,
spiegando come già la Fepi associ tutti i Paesi che hanno una regolamentazione formale e ufficiale della professione infermieristica. “Un Ente quindi riconosciuto dallo Stato, che verifica competenza, formazione e
anche la deontologia dei professionisti infermieri al fine di tutelare i cittadini”.
I lavori delle tre aree tematiche sono serviti a mettere le basi per produrre una risoluzione sulla definizione del profilo europeo della professione infermieristica.
Vorrei fare in modo che l’Nmc si sviluppi in una
forte e strategica direzione, alla luce del nuovo
e moderno piano di professionalizzazione dell’Infermieristica e del potente impatto di cambiamento della regolamentazione professionale nel
suo insieme. Questo significa un fondamentale
cambiamento del metodo di lavoro come organizzazione e in termini di partecipazione degli infermieri e delle ostetriche.
precedente carica di direzione della Commissione infermieristica del’Nmc, ho spesso affrontato questioni concernenti le politiche dell’Unione europea e il riconoscimento della qualificazione professionale degli infemieri europei. Sono ora felice di poter portare questa esperienza alla Fepi in qualità di presidente dell’Nmc.
Il Consiglio sarà aperto a tutte le opportunità di
confronto con tutti gli organismi europei. Così
come a condividere la nostra esperienza e sfide nel Regno Unito con quelle degli altri Paesi
europei. La Fepi ha avuto un ruolo fondamentale del campo della regolamentazione infermieristica.
Attualmente stiamo affrontando una serie di que-
Come presidente dell’Nmc, quale messaggio
vorrebbe inviare o ricevere dalla Fepi?
Ho sempre ritenuto l’ambito europeo molto importante. Credo che quella della Fepi sia una
stimolante e interessante sfida. Durate la mia
| Attualità / Europa
Area tematica 1. L’offerta di servizi infermieristici di qualità nel mercato interno
L’Area 1 ha presentato l’iniziativa della Fepi
nel 2007 di istituire il Codice etico e deontologico europeo delle professioni infermieristiche, riflettendo il lavoro compiuto dal
gruppo di lavoro della Fepi sui Codici etici.
Questa area tematica è servita inoltre ad approfondire in che modo una migliore regolamentazione nel mercato interno garantisca la qualità dell’assistenza al paziente.
Area tematica 2. Riconoscimento dei titoli professionali
L’Area 2 ha offerto l’opportunità di discutere sulle buone pratiche e dell’implementazione della Direttiva sul Riconoscimento dei
titoli professionali, riflettendo il lavoro svolto dal gruppo di lavoro Fepi sulla Regolamentazione. Inoltre, questa area tematica
ha affrontato le opportunità e le sfide della
condivisione delle informazioni tra le autorità competenti ed i cittadini in Europa.
Area tematica 3. La formazione e le competenze
infermieristiche
L’Area 3 ha analizzato gli effetti del Processo
di Bologna sulla formazione infermieristica.
Questa area tematica ha preso in esame la definizione della Fepi delle competenze infermieristiche a livello europeo riflettendo il lavoro
svolto dal gruppo di lavoro Fepi sulla Formazione e le competenze infermieristiche.
“È stato un evento ricco di contenuti scientifici e politici”, ha dichiarato Sasso alla fine
dei lavori della Conferenza, che ha visto tra
i partecipanti non solo i rappresentanti dei
professionisti infermieri aderenti alla Fepi,
ma anche i rappresentanti delle istituzioni
Europee, i membri dell’European Patients’
Forum e la partecipazione di rappresentanti di Paesi Europei non aderenti alla Fepi e
di Paesi statunitensi.
La presidente Fepi ha quindi annunciato la sede della VI Conferenza annuale, che si terrà nel 2008
a Lisbona, in Portogallo.
stioni a livello europeo e, per raggiungere i nostri obiettivi, credo sia molto importante avvalersi anche dei forti legami di lavoro con le organizzazioni infermieristiche degli altri Paesi Ue.
Noi supporteremo sicuramente la Fepi in tutti i
suoi progetti. Mi piacerebbe anche, guardando
al futuro, considerare un’ulteriore espansione dei
membri ad altri Paesi europei, così come a legami con le organizzazioni infermieristiche di tutto
il mondo. Questo ci permetterà di elaborare una
piattaforma di lavoro più forte per la sicurezza
del paziente.
fluenza nella politica sanitaria. Su quali questioni il Governo dovrebbe seguire la direzione indicata dal Consiglio? In che modo l’Nmc entra
in azione in queste scelte?
L’Nmc ha un approccio molto collaborativo con
il Parlamento inglese, così come con il Governo
scozzese, l’Assemblea del Galles e l’Esecutivo
dell’Irlanda del Nord. E abbiamo regolari incontri e contatti con i ministri e i funzionari civili.
Il Governo ci convoca per numerose consultazioni politiche che nei progetti da attuare
avranno un impatto favorevole sulla sicurezza
pubblica. Abbiamo inoltre insistito per presentare evidenze, sia con documenti scritti che attraverso confronti e discussioni, su questioni
L’Nmc ha un’importante storia e tradizione nel
Regno Unito, così come ha un’importante in-
importanti come la pianificazione della forza
lavoro.
Siamo attualmente impegnati nell’elaborazione di una bozza sui Requisiti della formazione
infermieristica come parte degli atti governativi per lo sviluppo della professione infermieristica.
Un altro progetto a cui stiamo lavorando è per
spingere le politiche del Governo verso una collaborazione con gli altri enti regolatori come l’Alliance of Uk Health Regulators of Europe (Aure),
che opera direttamente con il Dipartimento di
Salute.
Inoltre, abbiamo una pratica di consultazione
pubblica che è estremamente utile e positiva.
L’infermiere 6/2007
11
Attualità / Divise Verde, bordeaux, blu, rosso, azzurro, rosa, giallo. Sono i colori
che indosseranno gli operatori sanitari dell’Ao San Gerardo di Monza. Il progetto si chiama
“Ospedale a colori”, pensato per dare ad ogni operatore sanitario un colore che identifichi
specificamente il suo ruolo, aiutando così i pazienti ad orientarsi tra i professionisti in divisa
L’ospedale si colora di divise
ono quattordici i diversi tipi di divise
che andranno in pochi mesi a colorare l’ospedale San Gerardo, a Monza,
sostituendo il tradizionale camice bianco.
L’idea è nata con un duplice obiettivo: in
primo luogo, per permettere ai pazienti un
facile riconoscimento della figura professionale di cui hanno bisogno; inoltre, i colori
sono stati scelti in modo di dare rilievo allo
specifico professionale di ciascuno, riunendo sotto un medesimo colore i professionisti affini. E così, ad esempio, mentre i medici continueranno ad indossare il classico color bianco, il camice degli infermieri, delle
ostetriche e degli assistenti sanitari sarà blu.
Più chiarezza, dunque, per i pazienti, che sapranno subito qual è il ruolo della persona cui rivolgersi, senza essere
“sballottati” dall’uno all’altro,
magari con scambi verbali
non proprio esemplari.
Bianco per i medici e blu
per gli infermieri, si è
detto, mentre è bordeaux la divisa del
coordinatore infermieristico, e bianca
con i profili bordeaux quella del responsabile di area.
Il rosso è stato scelto, invece, per il tecnico sanitario, con
l’aggiunta di profili
bianchi per gli studenti, il giallo per l’operato-
S
re socio sanitario e il verde per l’ausiliario.
Veste d’azzurro il personale di sala operatoria, mentre il rosa è il colore della puericultrice; per andare incontro ai piccoli pazienti, inoltre, la divisa blu degli infermieri in
pediatria è stata resa più allegra da disegni
colorati.
L’azzurro chiaro è stato riservato a chi svolge attività amministrative, mentre per gli studenti, in accordo con l’Università, il camice
è bianco con i profili colorati: verdi per i medici, blu per gli infermieri.
Si è approfittato dell’occasione per modificare anche il tessuto delle divise, così da aumentare il risparmio di energia e facilitare
il trattamento: il tessuto scelto si chiama CFB
1 e già con un lavaggio a 70°, anziché 100°,
è possibile ottenere pulizia ed igiene. Inoltre, può essere stirato attraverso un tunnel
caldo e non con la pressa manuale.
Ognuno dei 3.727 dipendenti dell’ospedale ha a disposizione 5-6 cambi, per una
spesa di 650mila euro l’anno per l’intera
struttura.
Roberto Viganò, uno degli ideatori dell’Ospedale a colori, auspica tempi rapidi per l’inizio
di questa iniziativa, in vigore probabilmente già con l’avvento dell’anno nuovo; per
tempo, in modo da permettere agli utenti
di prendere confidenza con i colori, negli
atri saranno appesi cartelloni di semplice
comprensione, mentre sono già in circolazione brochure di presentazione, che continueranno ad essere distribuiti sia tra i pazienti che ogni giorno affollano l’ospedale,
sia tra quelli ricoverati.
L’infermiere 6/2007
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Attualità / Finanziaria La Finanziaria passa l’esame del Senato e il Consiglio
dei Ministri approva il disegno di legge di ammodernamento del Ssn. Mentre il Parlamento
continua i suoi lavori sulla manovra per il 2008, ecco una sintesi dei contenuti
dei due provvedimenti che porteranno importanti novità nel sistema sanitario
Finanziaria: il Fondo sanitario
sale a quota 101,457 miliardi
lavorisullaFinanziariaallaCamerasisono aperti mercoledì21novembre,dopol’approvazione
dapartedelSenato.NelpassaggioaPalazzo Madama lamanovrahasubitounaumentonel numero degliarticoli,che da97sonopassatia151.
Per quanto riguarda la sanità il Fondo sanitario
raggiunge quota 101,457 miliardi, cresce anche
la quota per l’ammodernamento dei servizi e delle strutture con 3 miliardi in più per l’edilizia sanitaria mentre per i livelli di assistenza sono 834
i milioni in più. “Il Servizio sanitario nazionale
esce ulteriormente rafforzato dopo il dibattito
e il voto del Senato sulla Finanziaria”, ha commentato il ministro della Salute, Livia Turco, ricordando che “con lo stanziamento di 834 milioni di euro, a copertura della decisione di abolire anche per il 2008 il ticket di 10 euro delle
ricette per le prestazioni specialistiche e diagnostiche, abbiamo infatti ulteriormente innalzato
la copertura finanziaria per i livelli di assistenza”.
Ecco nei dettagli gli articoli riguardanti la sanità nel testo licenziato da Palazzo Madama.
I
ATTUAZIONE DEI PIANI DI RIENTRO
REGIONALI (ART. 29)
Lo Stato è autorizzato ad anticipare una cifra non superiore 9.100 milioni di euro nell’ambito di accordi per il rientro dei deficit
sanitari sottoscritti tra lo Stato e le Regioni
Lazio, Campania, Molise e Sicilia.
Le Regioni dovranno restituire, in trenta anni
massimo, le risorse ricevute. L’erogazione delle somme, in tranche successive, verrà fatta a seguito del riaccertamento definitivo e completo
del debito da parte delle Regioni interessate.
EDILIZIA SCOLASTICA, PENITENZIARIA
E SANITARIA (ART. 67)
Sì a investimenti strutturali nell’edilizia sanitaria con ulteriori 3 miliardi di euro in più rispetto al 2007 (sei in più rispetto al 2006) per l’ammodernamento delle strutture sanitarie, la costru14
L’infermiere 6/2007
zione di nuovi ospedali e servizi territoriali, il rinnovo delle tecnologie mediche, la messa a sicurezza delle strutture e la realizzazione di residenze sanitarie per gli anziani. Sale, dunque, a 23
miliardi di euro il totale delle risorse messe a disposizione delle Regioni per il rinnovamento della rete dei servizi sanitari in tutta Italia.
PROMOZIONE E SICUREZZA DELLA
RETE TRAPIANTOLOGICA (ART. 75)
Per consentire ai centri regionali per i trapianti l’effettuazione di controlli e interventi finalizzati alla promozione e alla verifica della sicurezza della rete trapiantologica, è autorizzata,
a partire dal 2008, la spesa di 700.000 euro.
DISPOSIZIONI SULLA SPESA E SULL’USO
DEI FARMACI (ART. 82)
I medici non possono prescrivere medicinali non autorizzati e non garantiti da adeguate sperimentazioni.
Le confezioni di medicinali valide, integre
e correttamente conservate, in possesso di
ospiti delle Rsa o in possesso di famiglie che
hanno ricevuto assistenza domiciliare dell’Asl, possono essere riutilizzate nell'ambito della stessa Rsa o della stessa Asl.
Nuovi tetti percentuali per la spesa farmaceutica pubblica con la determinazione di un nuovo
limite di spesa unico per la farmaceutica territoriale (farmacie e distribuzione diretta da parte
delle Asl, compresi importi ticket regionali) pari
al 14,4% della spesa sanitaria complessiva e un
limite del 2% per la spesa farmaceutica ospedaliera al netto della distribuzione diretta. In caso
di superamento del tetto per la farmaceutica territoriale a livello nazionale, le aziende farmaceutiche ripianano gli sforamenti insieme a grossisti e farmacisti per le quote di competenza. Le
Regioni sono comunque tenute ad adottare misure di contenimento della spesa per evitare nuovi splafonamenti. Il ripiano da parte delle Azien-
de avviene tramite pay back (ovvero versamento diretto della quota di loro spettanza dello sforamento nelle casse delle Regioni).
Per il consolidamento e il rafforzamento delle strutture e dell’attività dell’assistenza domiciliare oncologica è autorizzato un contributo straordinario di 1 milione di euro per
ogni anno 2008, 2009 e 2010.
Presso il ministero della Salute è istituito un
registro dei dottori in chiropratica.
DISPOSIZIONI A FAVORE DEI SOGGETTI
DANNEGGIATI IN AMBITO SANITARIO
(ART. 83)
Sono stanziati 180 milioni di euro per il 2008
per le transazioni da stipulare con soggetti talassemici, emofilici ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni
obbligatorie che hanno instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti.
VACCINAZIONE HPV (ART. 86)
Alle Regioni vengono assicurati i finanziamenti necessari per favorire la rapida esecuzione della vaccinazione gratuita contro il cancro della cervice uterina per le ragazze di dodici anni.
QUOTA FISSA DI PARTECIPAZIONE (ART. 87)
Per il 2008, la quota di partecipazione al costo
per le prestazioni di assistenza specialistica
ambulatoriale per gli assistiti non esentati è abolita. Il livello del finanziamento del Ssn è incrementato di 834 milioni di euro per l’anno 2008.
FONDO PER LE NON AUTOSUFFICIENZE
(ART. 104)
Per la non autosufficienza il fondo è incrementato di 100 milioni per il 2008 e 200 milioni per il 2009.
INTEGRAZIONE DI RISORSE
PER RINNOVI CONTRATTUALI (ART. 149)
In base agli accordi fra Governo e organizzazioni sindacali in materia di pubblico impiego il finanziamento della spesa sanitaria
è incrementato di 661 milioni per il 2008 e
di 398 milioni a decorrere dal 2009.
| Attualità / Finanziaria
Ddl ammodernamento:
maggiore ruolo agli infermieri
legislativi in materia di assistenza primaria e
di emergenza sanitaria territoriale, orientati anche alla istituzione dell’Area omogenea
di medicina generale.
ASSOCIAZIONISMO MEDICO E UMG
(ART. 6)
l disegno di legge collegato alla Finanziaria
2008 si intitola in realtà Interventi per la qualità e la sicurezza del Servizio sanitario nazionale. Un testo che riassume esigenze diverse:
l’aggiornamento dei principi ispiratori del
Ssn fondato trenta anni fa e gli interventi indispensabili a rispondere alle principali criticità che il sistema mostra. E dunque una maggiore definizione dei compiti propri del ministero della Salute e delle Regioni, un rafforzamento del livello territoriale del servizio
sanitario, più attenzione alla sicurezza e all’empowerment dei cittadini, anche per ridurre il contenzioso legale (e i costi che ne
derivano). E che continene due novità per
gli infermieri. La prima (art. 6) riguarda il
ruolo del personale infermieristico all’interno delle Unità di medicina generale. Il secondo (art. 7) riguarda la partecipazione del responsabile del servizio infermierierstico al
Collegio di direzione aziendale.
Ecco una sintesi delle principali disposizioni contenute nel Ddl.
I
PIANO SANITARIO NAZIONALE (ART. 2)
Il Psn diventa quinquennale, si coordina con
gli obiettivi di salute individuati dal Consiglio dei Ministri con cadenza biennale, su
proposta del ministero della Salute e tenuto
conto degli indirizzi dell’Unione Europea. I
macro obiettivi dettati dal Psn si traducono
in specifici accordi tra Stato e Regioni.
La programmazione regionale, in coerenza
con il Piano nazionale e con gli accordi, definisce l’orizzonte di azioni, obiettivi e risorse delle singole Regioni.
cui l’Assr, l’Aifa e il Comitato permanente
per la verifica dell’erogazione dei Lea.
Nel caso di inerzia delle Regioni si attiva il
potere sostitutivo. Un accordo tra Stato e Regioni stabilisce a monte quali impegni sono
soggetti a verifica e quindi all’attivazione del
potere sostitutivo.
INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA
(ART. 4)
Per le prestazioni sociosanitarie a elevata integrazione sanitaria (nelle aree materno-infantile, anziani, handicap, patologie psichiatriche, dipendenze, Hiv, inabilità e disabilità da patologie cronico degenerative) si rafforzano i legami tra l’Azienda sanitaria e le
amministrazioni locali, che non si limitano
a partecipare alla programmazione delle attività sul territorio, ma possono contare anche sul rendiconto periodico da parte del direttore generale sullo sviluppo delle attività
gestionali e del loro impatto sul territorio.
Entro il 31 dicembre 2008 le Regioni dovranno definire gli “strumenti unitari” per la programmazione, l’organizzazione e la gestione
delle prestazioni, avviando l’attuazione di
quanto previsto dalla legge 328/00.
PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI (ART. 5)
Con il Patto per la partecipazione alla tutela del diritto alla salute, da definirsi in base
ad un accordo tra Stato e Regioni, i diversi
livelli di articolazione del Ssn si impegnano
per garantire forme di partecipazione e valutazione civica. Il Ssn favorisce l’accesso dei
cittadini, singoli o associati, alle informazioni anche per via telematica.
VALUTAZIONE (ART. 3)
Gli adempimenti previsti dagli accordi tra
Stato e Regioni sono verificati attraverso il
Sistema nazionale di valutazione e attraverso i diversi soggetti che vi partecipano, tra
AREA OMOGENEA DELLA MEDICINA
GENERALE (ART. 6)
Il Governo ha tre mesi di tempo, dall’entrata in vigore della legge, per adottare decreti
Tra i temi per cui il Governo ha delega legislativa di tre mesi dall’entrata in vigore della legge vi è anche la costituzione di Unità di
medicina generale (Umg) e di Unità di pediatria, come strutture organizzative di almeno 15 medici per una platea di assistiti di almeno 15.000 persone.
Le Umg garantiscono l’assistenza ambulatoriale in tutti i giorni della settimana nell’arco delle dodici ore diurne e l’assistenza domiciliare continua, diurna e notturna. Nella
Umg opera anche il personale infermieristico, per quelle che sono le sue competenze
specifiche e la sua autonomia professionale.
Le Unità di pediatria assicurano l’assistenza
ambulatoriale tutti i giorni della settimana
nell’arco delle dodici ore diurne e l’assistenza
notturna, prefestiva e festiva in collaborazione con le Umg.
FARMACIE (ART. 6)
Entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge il Governo ha delega per emanare decreti legislativi che definiscano il ruolo delle farmacie pubbliche e private in rapporto agli
obiettivi del Ssn. In particolare, assicurare
supporto all’assistenza domiciliare integrata
per i pazienti residenti nell’ambito della sede farmaceutica; effettuare analisi di laboratorio di prima istanza (esclusi i prelievi di
sangue o plasma mediante siringhe); dare
supporto all’attività del medico di medicina
generale ai fini del monitoraggio dell’utilizzazione dei farmaci prescritti; svolgere attività di educazione sanitaria al pubblico.
ORGANIZZAZIONE DELLE AZIENDE (ART. 7)
Il Collegio di direzione, espressione della globalità delle professioni sanitarie, diviene organo dell’Azienda incaricato di esprimere
un parere obbligatorio su alcuni rilevanti momenti della vita gestionale dell’ente: l’atto
L’infermiere 6/2007
15
Attualità / Finanziaria
|
aziendale, i programmi di ricerca e formazione, la contrattazione aziendale, la formazione del personale, le modalità di esercizio
della professione intramuraria. Al Collegio
di direzione partecipa anche il responsabile
del servizio infermieristico.
DIRETTORI GENERALI (ART. 8)
Norme più trasparenti per la nomina dei Direttori generali. La selezione si svolge in due
fasi. Nella prima si raccolgono e si valutano
i curricula dei candidati, per individuare i
più idonei a realizzare le strategie aziendali.
Tale valutazione è effettuata da una commissione di tecnici: un direttore generale già in
servizio, il dirigente apicale dell’amministrazione regionale, un docente universitario in
materia di management. La commissione individua la terna dei migliori candidati, tra i
quali il Presidente della Regione potrà poi
scegliere.
La procedura si svolge alla luce del sole, poiché i curricula vitae dei candidati sono pubblicati on line e gli esiti della valutazione tecnica devono essere trasmessi al Sistema nazionale di valutazione e all’Assr.
CONTROLLI SULLE STRUTTURE
ACCREDITATE (ART. 10)
Innalzati i requisiti di funzionalità e sicurezza. Il ddl prevede inoltre che laddove il titolare o il direttore sanitario di una struttura
accreditata sia condannato, con sentenza passata in giudicato, per il reato di truffa, con
danno patrimoniale a carico del Ssn, venga
dichiarata la sospensione dell’accreditamento fino a sei mesi o, in caso di recidiva, la decadenza definitiva. La decadenza scatta se,
anche in prima condanna, sia stato accertato un danno d’importo pari o superiore a un
decimo del tetto annuale di spesa fissato per
la struttura interessata.
I dipartimenti operano secondo un criterio
di omogeneità di area d’intervento.
I distretti, in ambito territoriale, assicurano
l’attività di assistenza primaria, le prestazioni
ad alta integrazione sociosanitaria e le prestazioni sanitarie a rilevanza sociale. Il direttore
di dipartimento o di distretto è nominato dal
direttore generale entro una terna di nomi,
sentiti il Comitato di dipartimento e il Collegio di direzione. Le Regioni disciplinano composizione e funzioni del Comitato di dipartimento, garantendo parità tra membri di diritto e rappresentanti della dirigenza medica
e sanitaria e delle professioni sanitarie.
DIRIGENTI DI STRUTTURA COMPLESSA
(ART. 13)
Anche il procedimento di nomina dei medici dirigenti di struttura complessa si modifica alla ricerca di maggiore trasparenza. In sintesi: con bando pubblico viene data comunicazione della vacanza del posto; i curricula
dei candidati sono pubblicati su internet; una
commissione di selezione presieduta dal direttore sanitario dell’azienda, e composta da
primari della stessa branca estratti a sorte dall’elenco di quelli operanti nella Regione interessata, individua la terna dei migliori candidati; il direttore generale nomina con motivazione scritta all’interno della terna di nomi selezionata dalla commissione.
ESCLUSIVITÀ DI RAPPORTO (ART. 16)
L’esclusività del rapporto di lavoro con il Ssn
è richiesta a chi dirige una struttura complessa, per la durata dell’incarico prevista dal
contratto individuale, e a chi dirige strutture semplici dipartimentali con autonomia gestionale, per la durata del suo incarico. Per
altri incarichi dirigenziali è consentito, al termine dell’impegno assunto, transitare dal
rapporto esclusivo a quello non esclusivo e
viceversa. A tutti è consentita la libera professione intramuraria.
DIPARTIMENTI E DISTRETTI (ARTT. 9, 11, 12)
Si consolidano le fondamentali articolazioni delle aziende sanitarie territoriali e delle
Aziende ospedaliere: i distretti e i dipartimenti ospedalieri e territoriali.
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L’infermiere 6/2007
SISTEMA NAZIONALE LINEE GUIDA
(ART. 17)
Il Sistema nazionale linee guida e valutazione delle tecnologie sanitarie si organizza co-
me sede di collegamento e coordinamento
tra il ministero della Salute, le Regioni, l’Assr,
l’Istituto superiore di sanità, l’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro, l’Aifa, il Coordinamento degli Irccs, il
Consiglio superiore di sanità, la Commissione unica dei dispositivi medici, la Commissione nazionale sull’appropriatezza.
Il Sistema nazionale linee guida promuove
il miglioramento della qualità nelle pratiche
diagnostiche e terapeutiche in riferimento
ai tempi di attesa, alla probabilità di incidenti critici ed errori clinici, alle patologie più
complesse, agli effetti rilevanti sull’organizzazione dei servizi.
SICUREZZA DELLE CURE (ART. 18)
Le Regioni dovranno assicurare le condizioni per la creazione in ogni struttura sanitaria di organismi dedicati alla gestione del rischio clinico, dotati di strumenti idonei per
la rilevazione e l’analisi dei rischi, per il loro
trattamento ed per il monitoraggio nel tempo. Gli enti territoriali dovranno altresì assicurare nei “luoghi delle cure” un servizio di
ingegneria clinica unicamente riservato all’accertamento dell’uso sicuro, efficiente ed
economico dei dispositivi medici.
RESPONSABILITÀ CIVILE (ARTT. 19, 20)
La responsabilità civile per la condotta del
personale medico e non medico è estesa alla struttura sanitaria di appartenenza. Inoltre, le Regioni metteranno in atto misure idonee alla definizione stragiudiziale delle vertenze aventi ad oggetto danni derivanti da
prestazioni fornite da operatori del Ssn.
ASSR (ART. 21)
Definite le competenze dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali: promozione della qualità delle prestazioni e dei servizi resi al cittadino; valutazione dell’impiego delle risorse in relazione alla qualità erogata; monitoraggio e promozione della sicurezza delle cure e del rischio clinico; promozione dei programmi di riduzione dei tempi di attesa; elaborazione di linee guida cliniche e di percorsi diagnostico-assistenziali.
Attualità / Contributi Francesco Musti, infermiere, intervista Domenico Arturo Nesci,
psichiatra, psicoterapeuta e docente del Corso in Psico-oncologia dell’Università Cattolica
di Roma, per riflettere sull’importanza di un approccio umano alla malattia
e di un linguaggio comune tra tutti i membri dell’équipe dei reparti oncologici
Il doppio specchio: il medico,
l’infermiere e la malattia oncologica
di Francesco Musti
Direzione sanitaria aziendale, Unità operativa formazione, Ao San Filippo Neri di Roma
corsi di Psico-oncologia della
Cattolica sono in piedi ormai
da quindici anni. Puoi spiegarne la struttura ed in particolare la metodologia e gli obiettivi formativi ?
Le informazioni che
chiedi stanno tutte sul sito internet
I
della Cattolica (www.rm.unicatt.it), che invito tutti gli infermieri a visitare, cliccando
poi sulla parola Formazione. Qui preferirei
dire qualcosa che non sta sul sito e che è un
po’ il segreto del successo dei nostri Corsi.
L’idea-guida fondamentale è l’aver messo,
al centro di tutto il lavoro in équipe, e questo in un’epoca in cui tutti ne parlavano, ma
pochissimi lo sperimentavano realmente. Al
Policlinico Gemelli ci abbiamo sempre creduto e abbiamo portato in aula, insieme, come docenti: medici, infermieri, operatori
“psi” di ogni tipo (psichiatri, psicologi, psicopedagogisti ecc.), riabilitatori, volontari,
insegnanti.... Insomma tutti coloro che, a
qualunque titolo, avessero esperienza diretta della malattia oncologica.
Nello stesso tempo abbiamo permesso che
l’aula contenesse, come partecipanti, non
una sola categoria di operatori (i medici, gli
infermieri, gli psicologi, e così via), ma tutte le categorie degli operatori sanitari (e non
solo). Lo abbiamo fatto in un’epoca in cui
L’infermiere 6/2007
17
Attualità / Contributi
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questo non era neppure previsto dalle leggi, creando un “doppio” Corso (di perfezionamento per laureati e di formazione per
non laureati, tra i quali si dovevano includere, a quei tempi, anche gli infermieri) allo
scopo preciso di costruire un linguaggio comune tra tutti i membri dell’équipe dei reparti oncologici.
I due Corsi, infatti, si svolgevano negli stessi orari e nella stessa aula e con gli stessi docenti.
Un “doppio” Corso che in realtà era uno solo. L’unica differenza stava nel tipo di diploma che, alla fine, i partecipanti ai due Corsi ottenevano. Fu la prima esperienza di formazione realmente interdisciplinare in Psico-oncologia, nel nostro Paese, e di sicuro,
ancora oggi, non esiste in Italia un’aula più
multiprofessionale ed interdisciplinare della nostra.
L’approccio multiprofessionale a cui fanno riferimento i Corsi di Psico-oncologia
ha dato riscontro di cambiamenti effettivi
nel lavoro con i pazienti e tra i membri dell’équipe?
Sicuramente siamo cambiati noi, noi docenti, noi operatori sanitari. Abbiamo imparato dai colleghi, di tanti ospedali di Regioni italiane diverse, e
soprattutto dai loro pazienti,
rievocati nelle narrazioni dei
gruppi di tipo Balint (focalizzati cioè all’elaborazione delle
emozioni attivate nei curanti
dall’incontro con i pazienti oncologici ed i loro familiari) o
fatti rivivere in aula nelle simulazioni delle scene cliniche, dove, accanto alla riflessione sulle dinamiche inconsce della relazione d’aiuto, emergevano la ricchezza e
la complessità delle tradizioni culturali del
nostro Paese.
Un esempio documentato dell’efficacia del
nostro metodo formativo è quello, molto
concreto, della collaborazione con l’Associazione genitori oncologia pediatrica
(Agop) del Gemelli, che da alcuni anni in18
L’infermiere 6/2007
via sistematicamente i suoi volontari ai no- lavoro con i malati oncologici. È come se,
stri Corsi, sia per aiutarli ad elaborare le
partecipando al lavoro di un gruppo di
emozioni suscitate dall’incontro
pari, perché così ci siamo sempre
con i bambini malati di cancro,
sentiti, in aula, condividendo
sia per prevenire quei fenoLa capacità di le vicende cliniche di ognumeni di abbandono dell’imno, giovani e meno giovani
cambiare, di
pegno o di burnout che,
(di anni e di esperienza latrasformarci, di
prima della stretta collabovorativa) sia diminuito il
abbandonare i
razione con i nostri Corsi,
disagio emotivo spontaneo
erano molto frequenti.
vecchi schemi è che tutti proviamo di fronte alla sofferenza dei pazienpreziosa
Quali sono le prospettive fututi e dei loro familiari. Per mezre di questo tipo di approccio forzo di questa esperienza ho avuto la
mativo, alla luce dei cambiamenti in atto nel conferma di qualcosa che percepivo, ma
mondo sanitario?
che non riuscivo ha vedere con chiarezza.
Ogni anno noi cambiamo qualcosa nella strut- Le fantasie, i ricordi, le esperienze di ogni
tura dei Corsi. Insegniamo che questa capa- operatore contribuiscono in maniera decità di cambiare, di trasformarci, di abbando- terminante al rapporto con i pazienti e i
nare i vecchi schemi è preziosa. Dobbiamo colleghi.
avere la capacità di rinunciare a qualche vecchia tecnica (o a qualche vecchia teoria) a cui I Corsi di Psico-oncologia terminano, ogni
ci eravamo affezionati per seguire le mutazio- anno, con un evento molto particolare: il
ni della malattia (i nostri malati cambiano workshop “Cinema e sogni”. Puoi parlarne?
continuamente non solo biologicamente – il Con piacere perché il workshop è l’esperiencancro maligno è la malattia delle mutazioni za più bella dei Corsi, quella che viene con– ma anche psicologicamente). Così abbia- divisa da tutti, al termine dei vari percorsi,
mo deciso, ad esempio, di progettare il Cor- nell’aula “Brasca” del Gemelli in cui converso di formazione dei formatori, per creare gono anche gli specializzandi di una Scuonuovi docenti che possano dar la di Psicoterapia che include la Psico-oncovita in tutte le Regioni d’Italia a logia tra le materie di insegnamento e di pranuovi Corsi di livello base per tica clinica. Praticamente vediamo un film
diffondere una cultura psico- in cui il cancro è al centro della vicenda (ad
oncologica di lavoro in équipe, esempio La stanza di Marvin, di Jerry Zacks,
di lavoro in rete con altri Cen- con Meryl Streep e Leonardo Di Caprio) e
tri ed altri operatori.
poi andiamo a dormire per raccontarci, la
Una crescita “benigna” di cul- mattina dopo, nella stessa aula, i sogni deltura dell’ascolto, dell’attenzio- la notte.
ne, dell’aiuto psico-oncologi- Questi sogni sono le strutture portanti di
co, che non può essere delega- un social dreaming, di un’esplorazione emoto ad un unico operatore sani- tiva di ciò che il lavoro con i malati oncolotario, ma deve essere incluso gici ed i loro familiari ci ha messo dentro.
nella vision e nella mission di tutte le figure È un’esperienza intensa di condivisione ed
professionali sociosanitarie.
elaborazione delle emozioni suscitate dal
nostro lavoro. Quando usciamo dall’aula,
Credo che ai nostri lettori potrebbe interes- ci sentiamo tutti più vicini: medici, infersare moltissimo il vissuto di chi, come te, ha mieri, psicologi ecc. grazie ai nostri sogni,
partecipato a questi Corsi. Nel tuo modo di abbiamo sperimentato sulla nostra pelle colavorare è cambiato qualcosa?
me ci si sente a diventare davvero un’équiSicuramente mi sono sentito meno solo nel pe al lavoro.
Attualità / Contributi Firenze-Asmara Km 0, il progetto di collaborazione per la formazione
del personale sanitario in Eritrea. Ecco il racconto dell’impegno degli infermieri italiani
per portare salute e speranza a una popolazione segnata dalla guerra e dalla povertà
Eritrea: un’esperienza
di collaborazione infermieristica
di Enrico Lumini*, Fabio Mazzoni*, Ilaria Zuccherofino*, Paolo Massi*, Tiziana Benedetti*, Teweldemedhin Tesfai**
* Infermieri presso il Dipartimento di Emergenza e accettazione Aou Careggi di Firenze
** Infermiere dell’ Emergency Department of Orotta National Referral Hospital, Asmara (Eritrea)
Bambini
ad Asmara
el dicembre del 2003 è stato siglato
un accordo di cooperazione sanitaria tra il ministero della Sanità Eritreo, la Regione Toscana, l’Azienda ospedaliera Meyer, l’Azienda ospedaliera Universitaria Careggi e la Facoltà di Medicina dell’Università di Firenze. A seguito della firma
dell’accordo, è stata inviata ad Asmara una
missione di analisi dei bisogni, composta dai
rappresentanti delle diverse istituzioni impegnate, con lo scopo di definire e finalizzare gli interventi nei diversi settori.
I colloqui tenutisi in questa occasione con
funzionari del ministero della Salute eritreo,
nonché con personale sanitario eritreo, hanno confermato la necessità di rafforzare le
cure ospedaliere e specialistiche, concependo interventi complessi che colmassero lacune di carattere strutturale, ove presenti, e
funzionale, attraverso una serie di attività di
formazione che garantiscano un’ampia ricaduta sul sistema sanitario nazionale. Nel gennaio del 2004 è stato infine presentato al ministero degli Esteri italiano il progetto definitivo.
Il progetto Firenze-Asmara Km 0 si articola in
tre sottoprogetti distinti, uno dei quali è rap-
N
presentato dall’Attivazione del Dipartimento di Emergenza e Accettazione e delle attività cliniche specialistiche ad
esso connesse all’Ospedale Orotta di Asmara. La
durata complessiva del progetto, la cui realizzazione pratica è affidata all’Azienda Ospedaliera Universitaria di
Careggi, è di 13 mesi.
L’obiettivo specifico del progetto è di avviare il Dea e le attività cliniche ad esso strettamente connesse: Rianimazione, Chirurgia
generale, Ortopedia, Urologia. Questo scopo viene raggiunto attraverso la formazione
in loco di operatori sanitari che saranno in
grado poi di operare secondo uno standard
qualitativo internazionale e che, in un secondo momento, formeranno loro stessi gli operatori sanitari locali (processo di “formazione dei formatori”).
La formazione del personale sanitario locale avviene attraverso un insegnamento pratico (“training on the job”) sul campo nei
settori delle diverse specialità elencate e at-
traverso un insegnamento teorico
con seminari, workshops e lezioni
frontali a cadenza
settimanale (un’attività di circa 4 ore settimanali). Oltre all’invio di
risorse umane il progetto prevede anche l’invio di mezzi (apparecchiature e materiale di consumo) per consentire di svolgere, per il periodo previsto, le
attività cliniche.
LA MISSIONE DI RICOGNIZIONE NEL 2004
Nel giugno 2004 un medico ed un infermiere del Dea dell’Aou Careggi si sono recati
ad Asmara per valutare la fattibilità del progetto, le necessità strutturali, i bisogni formativi ed i presidi, farmaci necessari per
l’avvio del progetto. L’Eritrea è una nazione recentemente uscita da un conflitto bellico con l’Etiopia (il secondo in 15 anni). La
pace con l’Etiopia è stata mantenuta anche
per mezzo di contingenti militari di interposizione dell’Onu, contingenti che solo recentemente sono stati ritirati quasi integralL’infermiere 6/2007
19
Attualità / Contributi
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mente. L’assistenza tecnica e finanziaria per
la ricostruzione dopo il recente conflitto è
sostenuta da molti Governi, fra i quali quello Italiano.
La cooperazione internazionale rappresenta tuttora un fattore critico e indispensabile per sopperire ai bisogni della popolazione, e fra questi i bisogni sanitari hanno un
posto di primo piano. Numerose organizzazioni internazionali lavorano in Eritrea per
fornire assistenza tecnica e finanziaria al paese: la Who, la Usaid, l’Unicef, l’Unfpa,
l’Undp e molte altre organizzazioni, sia governative (quali la Cooperazione italiana con
il programma Pharpe, Public Health and Rehabilitation Program), sia non governative
(Ong e Onlus).
L’Eritrea ha una popolazione di 2.800.000
persone, con un rapporto medico/abitanti
pari a 1:13207, infermiere/abitanti pari a
1:3310 e sanitario ausiliario/abitanti pari a
1:1880 (dati relativi al 2002 tratti dal rapporto Ministero sanità Eritreo: Eritrea Health
Profile 2002). Il numero totale dei medici in
Eritrea è di 211, di cui 132 medici generici e
79 specialisti. Gli infermieri sono 846 e gli
aiuto infermieri sono 1488; ci sono poi 11
farmacisti, 149 tecnici di laboratorio e 39 tecnici radiologi.
Il tasso di mortalità neonatale è del 2,4%, il
tasso di mortalità infantile (prima dei 5 anni di età) è del 9,3%. Le principali cause di
morte, in ospedale, negli adulti sono: malaria (30%), Tbc (15%), anemia e malnutrizione (12,4%), Ari (11,6%), Aids (11,2%),
malattie cardiovascolari (9,4%), Diarrea
(6,5%), Patologie legate al parto (2,4%), neoplasie del digerente (1,5%).
È invece difficile estrapolare i dati relativi alla mortalità per emergenze medico-chirurgiche, in parte anche perché c’è una grande
carenza in Eritrea di strutture di Pronto soccorso e, in particolare, non esiste un sistema
di emergenza territoriale.
L’ATTIVITÀ
DELL’OSPEDALE DI OROTTA
L’ospedale Orotta è di recente costruzione ed è stato do20
L’infermiere 6/2007
Il ruolo
infermieristico
è fondamentale
anche a causa
della carenza di
medici
nato allo Stato Eritreo dalla
Repubblica Popolare Cinese nel 2003 ed appare strutturalmente idoneo alle esigenze locali. Il Dipartimento
di Emergenza-Pronto soccorso
(Ed) dell’Orotta Hospital è stato
recentemente aperto ed accoglie un numero di pazienti variabile tra le 20 e le 40
unità al giorno. Il progetto di cooperazione
per l’area infermieristica assume particolare
rilevanza anche a causa della carenza di personale medico (attualmente esiste un solo
medico di riferimento per l’Ed) ed i pazienti sono conseguentemente affidati agli infermieri per la maggior parte della loro permanenza nell’Ed.
Il personale infermieristico è composto da
due figure di riferimento:
• registered nurse, infermieri che hanno seguito un corso della durata di 3 anni;
• associated nurse, infermieri che hanno seguito un corso di 1 anno e mezzo.
Le competenze delle due figure sono diversificate solo sulla carta: infatti, a causa della
carenza di personale, in pratica tutti fanno
tutto. La preparazione di base appariva sufficiente mentre l’esperienza e la familiarità
con nuovi farmaci o nuovi dispositivi elettromedicali risultava ancora carente. Il progetto prevede una forma di cooperazione formativa e non sostitutiva con le seguenti principali finalità:
• attivazione della funzione di triage con relativa formazione e training (i pazienti venivano fatti accomodare nelle stanze di visita e trattamento senza alcuna valutazione della gravità o priorità di accesso, con
conseguente pericolo per i pazienti che
venivano visitati secondo un ordine di arrivo o comunque casuale e talvolta inviati in ambulatorio senza alcuna valutazione sanitaria);
• riorganizzazione dell’Ed sia dal punto di vista delle risorse umane che
materiali, con la creazione di
strumenti di controllo delle
dotazioni e formulazione
delle relative responsabilità,
promuovendo il passaggio
da un’assistenza per compiti ad un’assistenza personalizzata;
• avvio di un programma formativo di aggiornamento per
tutto il personale infermieristico
dell’Ed con relativa valutazione dell’apprendimento e certificazione delle conoscenze e competenze acquisite.
LA FASE OPERATIVA
Dal luglio 2006 si è attivata la parte operativa della missione che ha visto la presenza,
con continuità, di medici ed infermieri del
DEA e della Rianimazione dell’Aou Careggi, che si è concluso nel dicembre 2007. Per
quanto riguarda le attività infermieristiche è
stata attivata la funzione di triage attraverso
lezioni teoriche e insegnamento “Bed side”.
Sono state predisposte le flow chart per 46 tipi di presentazione in Ed ed elaborati i relativi protocolli di triage.
In questi mesi tutto il personale infermieristico dell’Ed ha attivamente svolto la funzione di triage. Al momento attuale ogni paziente che giunge all’Ed dell’Orotta viene sottoposto a triage e i parametri vitali di ciascun
paziente vengono rilevati e trascritti in apposito spazio in cartella clinica: questo ha determinato un miglioramento del livello di sicurezza sia per i pazienti che per il personale sanitario.
Inoltre il livello di sicurezza e di accuratezza della funzione di triage svolta all’Orotta
Ed è stata valutata con apposito studio nel
febbraio 2007 su 126 pazienti usando criteri internazionali per la verifica di qualità: i
risultati raggiunti non sono lontani da quanto indicato nella letteratura internazionale
come “golden standard” per la funzione di
triage: quasi tutti i pazienti vengono sottoposti alla funzione di triage (92%), che è apparso corretto nel 78% dei casi, mentre si è
rilevata sovrastima nel 13,6% e sottostima
nell’8% dei casi con un’accuratezza totale
che sfiora il 92%.
In totale sulla funzione di triage sono state
dedicate 8 ore di lezione e almeno 8 ore di
| Attualità / Contributi
La consegna delle certificazioni
ai colleghi eritrei al termine del corso
supervisione individuale per ciascun infermiere eritreo dell’Orotta Ed.
RIORGANIZZAZIONE
DELLE RISORSE UMANE E MATERIALI
Con la fattiva e indispensabile collaborazione dei colleghi eritrei, all’interno dell’organizzazione dell’Ed sono state ripensate e ridefinite mansioni e responsabilità di tutto lo
staff infermieristico (chi si occupa di quale
stanza/chi si prende cura di quale paziente).
L’introduzione di apposite check lists ha ottimizzato la distribuzione stanza per stanza e
la scorta di farmaci e materiale di consumo.
È stato fornito materiale scientifico (linee
guida, riviste e diapositive) a tutto lo staff infermieristico e sono stati appositamente pensati, stampati e poi appesi in ciascuna stanza, grandi manifesti che riportano le procedure di Bls, Als e triage. Un programma educativo aggiornato è stato appositamente pensato e programmato per tutto lo staff infermieristico dell’Ed.
Il gruppo infermieristico italiano ha tenuto
un totale di 44 lezioni e 160 giorni di tutoraggio clinico “bed side”. Le lezioni sono state focalizzate su: Bls, triage, monitoraggio clinico e strumentale, accessi vascolari, Atls, coma, sindromi coronariche acute, insufficienza respiratoria, ferite e loro trattamento, ustioni, gestione e terapia del dolore, dolore addominale, il nursing in Ed, infezioni e prevenzione, Als.
La presenza degli infermieri eritrei alle lezioni è stata soddisfacente (una frequenza
generale media dell’80.3%) con l’abbandono
di un solo infermiere eritreo dell’Ed.
Il test di valutazione intermedia tenuto nel
dicembre 2006 è stato superato solo da circa 1/3 dei partecipanti. Nell’ultima settimana del maggio 2007 è stato invece tenuto il
test finale del corso (al quale i colleghi eritrei potevano accedere con una frequenza
alle lezioni superiore al 70% e con almeno
100 ore di tutoraggio) che ha dato i seguenti risultati: 12 infermieri su 14 hanno superato il test e hanno ottenuto la certificazione. Si è notata una stretta correlazione positiva fra la percentuale di presenze alle lezio-
ni teoriche al “bed side teaching” e i risultati del Test finale e a nostro avviso questo dovrebbe essere considerato un indice dell’efficacia del corso svolto. Da rimarcare il fatto
che il corso è stato riconosciuto dalle autorità eritree ed è stata la prima volta nei 16 anni di storia dell’Eritrea.
CONCLUSIONI
In questi mesi abbiamo potuto osservare un
cambiamento significativo del comportamento dello staff infermieristico, in particolare
si è visto una maggiore attenzione dedicata
alle infezioni acquisite in ospedale: l’aumentato uso di guanti protettivi, un più frequente lavaggio delle mani, una più accurata disinfezione della cute prima di venipunture
e una più attenta medicazione delle ferite,
sono tutti indici positivi di questo miglioramento.
Crediamo di aver raggiunto gli obiettivi iniziali all’80-90% ma siamo consapevoli di essere solamente all’inizio. I risultati ottenuti,
per quanto estremamente positivi, sono ancora fragili e sono stati raggiunti grazie alla
continuità di presenza in loco. Perché tali
cambiamenti possano divenire permanenti
sarebbe auspicabile poter prolungare la presenza ad Asmara e prevedere il passaggio delle attività di docenza progressivamente al personale eritreo in modo da renderlo autosufficiente sotto questo aspetto.
Altri fattori critici di successo sono indubbiamente stati la collaborazione ed il coinvolgimento dei colleghi eritrei che insieme al ministero della Sanità, alla direzione dell’ospedale non hanno subito il progetto di cooperazione ma lo hanno costruito insieme al personale cooperante italiano secondo i moder-
ni canoni della cooperazione decentrata; ridare motivazione e speranza in un paese nel
quale un infermiere viene pagato 50 euro al
mese e nel quale è costretto a fare spesso un
doppio lavoro per sopravvivere ci è sembrato il risultato più grande.
Allo stesso tempo non vanno trascurate le
criticità rilevate in questi mesi di cooperazione: le difficoltà nell’acquisizione di farmaci
e presidi (tempi e modalità di spedizione)
dall’Italia, il troppo tempo trascorso tra la fase di ricognizione e quella operativa che hanno reso necessario una ulteriore fase di progettazione, la mancata sostituzione, peraltro
prevista, del personale infermieristico inviato in missione; sarà opportuno fare tesoro di
questi aspetti in caso di continuazione del
progetto. Concludendo, non si possono non
ringraziare il responsabile infermieristico del
Dipartimento di Emergenza accettazione e
accoglienza dell’Aou Careggi per aver sostenuto il progetto, i colleghi del Dea per aver
sopportato l’assenza del personale cooperante per oltre un anno, il personale amministrativo che ha facilitato il disbrigo delle pratiche relative alla missione, i colleghi medici ed infermieri fiorentini del Dea e della Rianimazione 1 per la collaborazione resa sul
campo.
Un ultimo pensiero va alla Regione Toscana,
da sempre impegnata in numerosi progetti
di cooperazione internazionale, fortemente
impegnata nel sostegno all’Eritrea con la prossima costruzione anche di un nuovo ospedale pediatrico: oltre ad un sentito ringraziamento per aver consentito un’esperienza
umanamente e professionalmente arricchente, l’auspicio è che ci sia ancora la possibilità
di finire quello che è stato cominciato.
L’infermiere 6/2007
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