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Coltello alla mano dopo la manifestazione sulle
foibe.
CONVENZIONE COBASPATRONATO INAC
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martedì 17 febbraio 2015
La Confederazione Cobas ha
About
pubblichiamo comunicato della Rete Antifascista Ternana
Nel pomeriggio di domenica 15
febbraio, un militante di Casapound
Terni ha tirato fuori un coltello durante
un alterco con un cittadino, antifascista,
reo di essere stato riconosciuto come
tale. Il militante di Casapound, prima
presente in testa al corteo sulle Foibe,
a spasso con moglie e figlio nel
passeggino, non ha esitato davanti a
decine di persone ad estrarre un
coltello. Ci rendiamo conto della
gravità del livello di esaltazione che
circola dentro questi ambienti politici?
E’ normale secondo qualcuno che un
individuo qualunque giri di domenica,
dopo una manifestazione dell’estrema
destra, con un coltello in tasca?
Ora la riflessione è: da anni e da più parti viene lanciato l’allarme sul fatto che
il vero volto di questa organizzazione politica, Casapound, è sostanzialmente
questa, malgrado a Terni si siano fino ad oggi accreditati come democratici
cittadini, schermati dietro associazioni La Foresta che avanza, Grimes, La
Muvra e via discorrendo. Di contro però più volte sono saliti all’onore della
cronaca nazionale, ultimamente per i legami con Mafia Capitale, oltre che per
gravissimi fatti anche di sangue negli ultimi anni, al netto poi delle continue
minacce di ritorsione scritte sui propri profili facebook dagli esponenti ternani.
Ritorsioni, come quella contro alcuni studenti della biblioteca, che in
occasione del loro comizio elettorale, erano stati accusati di “averli
fotografati”. In quell’occasione ci si rese conto poi del fatto che il gruppo di
picchiatori venisse da Viterbo, gli stessi dell'aggressione al giornalista Sandro
Ruotolo a Civita Castellana, gli stessi presenti ieri alla manifestazione e ad
altre iniziative. In quell’occasione, forse certi della copertura politica di cui
godono, hanno deciso di compiere il gesto per loro naturale dell’aggressione,
dell’assalto, compimento di un percorso fatto di mimetizzazione populista in
città; quel gesto è stato per loro il vero salto di qualità per arrivare a
rappresentare la loro vera natura. Quella di ieri è dunque solo una puntata
successiva. Anche in quell’occasione ci chiediamo e chiediamo: è normale
che un gruppo di persone si stacchi dal palco del comizio, circondato da forze
dell’ordine, per correre ai piani superiori della biblioteca e picchiare
persone?
A tutti quei consiglieri comunali soprattutto del centrodestra, ma non solo, di
cui ancora qualcuno presente in consiglio comunale, che negli ultimi anni
hanno urlato alla negazione di democrazia, con la pretesa di garantire agibilità
politica a questa organizzazione di estrema destra; che hanno financo
garantito, certamente non senza l’appoggio tacito di un assessore della
precedente consigliatura, l’occupazione silenziosa di un vecchio edificio
scolastico peraltro presente dentro la lista degli immobili pubblici in via di
alienazione, poi abbandonato, pare, a seguito di una visita dei vigili urbani.
Perché tanto urlare, quando poi questa organizzazione, malgrado i gravi fatti,
è libera di presentarsi alle elezioni? E’ questa la democrazia che secondo gli
esponenti politici va tutelata, quella che consente a individui di girare impuni
con coltello alla mano? Sappiano, quei consiglieri ed esponenti di partiti, che
hanno difeso, garantito e tutelato esattamente gli stessi che ieri hanno
sfoderato un coltello in una piazza del centro città. A loro chiediamo di
rispondere.
Noi riteniamo che sia giunto il momento di mettere fine alla presenza di questa
organizzazione con l’immediata chiusura della sede di Via Federico Cesi, e
che siano non solo le associazioni, ma il consiglio comunale a farsene carico,
dopo averli erroneamente legittimati. La nostra città non ha bisogno di queste
“armi di distrazione di massa”, ma di riscattare il senso di comunità e
partecipazione che fa parte della sua storia. Abbiamo cose più importanti di
stipulato una
convenzione col
patronato
INAC(istituto
nazionale assistenza
cittadini)e con il
CAF della
CIA(confederazione
italiana
agricoltori)per i
propri iscritti
Followers (4)
IRC: NESSUN CREDITO
SCOLASTICO
L'INSEGNAMENTO della
RELIGIONE CATTOLICA NON DA
DIRITTO AI CREDITI SCOLA STICI
sentenza del TAR n. 7076/09
sentenza del consiglio di Stato 7.05.10
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PUBBLICA LAICA
SENZA SIM BOLI
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volontari:difendersi
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L' ATTIVITA' ALTERNATIVA
alla religione cattolica è un diritto
spesso negato.
Ecco come attivarla nelle scuole
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PER UNA SCUOLA PUBBLICA LAICA SENZA SIMBOLI
RELIGIOSI NELLE AULE SOLIDARIETA' A FRANCO
COPPOLI
mercoledì 4 febbraio 2015 · Posted in crocefissi, franco coppoli, laicità scuola pubblica,
procedimento disciplinare, scuola
13 febbraio presidio per la laicità
della scuola pubblica
I Cobas della scuola e l’UAAR
organizzano un presidio sotto il
provveditorato di Terni dalle ore
10 del 13 febbraio per esprimere
solidarietà
in
occasione
del
contraddittorio per il procedimento
disciplinare
aperto
dall’Ufficio
scolastico regionale dell’Umbria
contro il prof. Franco Coppoli, a
cui si contesta la rimozione del
crocefisso dalle aule dell’istituto
per geometri dove insegna.
Sembra un paradosso che ancora
nel 2015 si rischi il posto di lavoro
per lottare contro gli inaccettabili
privilegi della chiesa cattolica e
contro l’ostentazione di un simbolo di una specifica religione nelle aule della scuola pubblica
di uno Stato che dovrebbe essere laico.
Non esiste alcuna tradizione riguardo alla presenza di questi simboli di una religione
particolare nelle aule delle scuole pubbliche, perché la presenza dei crocefissi nelle
scuole fu imposta dal fascismo, dopo la marcia su Roma, con una circolare del 1922 e due
regolamenti del ‘24 e del ’28, per trovare un’alleanza con la chiesa cattolica attraverso i
patti Lateranensi del febbraio 1929 che diedero vita a quel sistema chiamato dagli storici
clericofascismo.
Ricordiamo che nel nostra paese non esiste alcuna norma che impone il crocefisso
nelle aule delle scuole superiori. La Corte di cassazione ha ritenuto la presenza dei
crocifissi nelle scuole, da un lato, incompatibile con il principio di laicità dello
Stato (Cassazione penale, sentenza Montagnana) e, dall'altro, lesiva dei diritti di
coscienza del pubblico impiegato, al punto da ritenere giustificata l'autodifesa del
lavoratore (Cassazione civile, sezioni unite, sentenza Tosti).
Le aule della scuola pubblica sono piene di colori e di mondo, di ragazze, ragazzi e docenti
credenti, atei o agnostici e di tante religioni diverse, ed è semplicemente inaccettabile che
un solo un simbolo abbia il privilegio di essere esposto sulla testa degli insegnanti in
una posizione di massima rilevanza simbolica.
L’imposizione del crocefisso ha un carattere discriminatorio ed escludente, serve a marcare
un territorio e imporre una visione e una simbologia religiosa di parte, in uno spazio pubblico
che deve invece essere libero, includente, laico e aperto a tutti. I diritti non sono una sorta di
dittatura della maggioranza (tutta da dimostrare tra l’altro) ma la tutela delle minoranze e delle
diversità.
Per questo è inaccettabile che ancora oggi chi lavora per lo Stato debba subire, senza alcuna
norma che lo prescrive -o attraverso bizantinismi giuridici che arrivano ad affermare la non
religiosità dei simboli religiosi- sanzioni disciplinari, anche molto pesanti, per aver contrastato
il privilegio, l’arroganza e l’invadenza simbolica di quello che a molti appare un simbolo
“naturale” o “neutrale” proprio perché l’obiettivo di questa inaccettabile ingerenza ha ottenuto i
suoi risultati.
Alcune settimane fa milioni di persone sono scese nelle piazze di tutta Europa a dimostrare
solidarietà della rivista Charlie Hebdo, il 13 febbraio nel solco laico e libertario della rivista
francese -ed in ricordo dell’uccisione sul rogo da parte della Santa Inquisizione del filosofo
Giordano Bruno- organizziamo un presidio contro ogni integralismo religioso, in solidarietà
con a battaglia civile dei docenti Davide Zotti e Franco Coppoli e del giudice Luigi Tosti,
contro la presenza del crocefisso nelle scuole e nei pubblici uffici, affinché si realizzi
pienamente quella distinzione tra Stato e chiesa che è alla base della modernità e perché
infine gli ambienti formativi siano liberi da qualsiasi simbolo religioso.
I COBAS DELLA SCUOLA - Terni
sede provinciale:
via del Lanificio 21, Terni, 1° piano
(entrata cancello verde c/o il parcheggio
sterrato, lato campo calcetto )
aperta Lunedì dalle 17,30 alle 20,00
modulo iscrizione ai cobas scuola
modulo iscrizione cobas lavoro privato
modulo revoca iscrizione sindacale
per vertenze e consulenze gratuite non
bisogna essere iscritti, meglio telefonare
per concordare appuntamenti
i cobas sono composti da lavoratori e
lavoratrici che si autorganizzano e
lottano nei posti di lavoro e non
accettano né deleghe, né distacchi, né
il sindacalismo di mestiere che esce
dai posti di lavoro per portare la linea
dell'apparato e concerta con governi,
padroni e dirigenti
Blog amici
Osservatorio Indipendente di
Bologna morti sul lavoro
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LUOGHI DI LAVORO, IN PROVINCIA
DI FERRARA E DI RAGUSA
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LISTE RSU 2015. PER I COBAS
SCUOLA +15% rispetto al 2012.
ANDIAMO A VOTARE !!!
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Contributi scolastici volontari:difendersi dalla
truffa
· Posted in 312/2012 M IUR, boikot contributi scolastici, contributi volontari scuola non pagare
Come difendersi dalle richieste indebite delle scuole e far valere i proprio diritti
scaricate il vademecum
dei COBAS
153
I contributi scolastici sono volontari, eppure in molte scuole come per magia
diventano obbligatori. I cobas della scuola da tempo denunciano questo abuso e
offrono consulenza a docenti, studenti e famiglie alle prese con le richieste indebite
delle scuole.
Abbiamo preparato per voi una guida per capire come stanno esattamente le cose e
per aiutarvi a decidere se pagare o no.
Si può segnalare una scuola che chiede i contributi in forma
obbligatoria?
Il MIUR, con le nota
nota 1007/11 e la nota 312/12
(che vi consigliamo di
leggere) ha ribadito che i contributi scolastici sono volontari. Se ci sono scuole
che lo richiedono in forma obbligatoria, basta segnalarle all'Ufficio Scolastico
Regionale dell'Umbria. Se non sapete come si fa, potete scrivere a
[email protected]
Cosa sono i contributi scolastici?
I contributi scolastici sono deliberati dai Consigli di Istituto. Il comma 622 della legge
296/2006 (finanziaria 2007), intervenendo nuovamente sul tema dell’obbligo di
istruzione, della durata di dieci anni e del suo innalzamento, ha tra l’altro stabilito che
“resta fermo il regime di gratuità ai sensi degli articoli 28, comma 1, e 30, comma 2,
secondo periodo, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226”.
Come si riconosce un contributo scolastico?
Si distingue dalle tasse erariali perchè viene pagato direttamente all'Istituto dove
siete iscritti. Pertanto il bollettino postale è intestato all'Istituto stesso e non
all'Agenzia delle Entrate, come avviene per le tasse erariali che sono facilmente
riconoscibili perchè hanno il CCP n. 1016. Vengono presentati con diversi nomi:
contributo scolastico, contributo interno, contributo e via dicendo.
I contributi scolastici obbligatori o volontari?
In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità , non è consentito imporre
tasse o richiedere contributi obbligatori alle famiglie di qualsiasi genere o natura
per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’ assolvimento
dell’obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro) fatti salvi i rimborsi delle
spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali ad es: assicurazione
individuale degli studenti per RC e infortuni,
libretto delle assenze, gite scolastiche, ecc.).
Eventuali contributi per l’arricchimento
dell’offerta culturale e formativa degli
alunni possono dunque essere versati
dalle famiglie solo ed esclusivamente
su base volontaria.
Quali sono le leggi e/o i documenti
che affermano la volontarietà del
contributo scolastico?Sono molti i
documenti ufficiali che permettono di accertare
la volontarietà del contributo scolastico. Ecco i principali:
- Circolare Lucrezia Stellacci - Capo Dipartimento Miur - 7 Marzo 2013
- Circolare Lucrezia Stellacci - Capo Dipartimento Miur - 20 Marzo 2012
- Lettera di Giovanni Biondi - Capo Dipartimento Miur -28 Aprile 2011
-Intervento ufficiale del 22 Gennaio 2011 del Ministero della Pubblica Istruzione
- Pagina domande frequenti dell'Ufficio Relazioni con il pubblico del Ministero della
Pubblica Istruzione;
- Testo Unico (DLgs 297/1994) art. 200 - Tasse scolastiche e casi di dispensa
- Parere dell'Ufficio Scolastico Regionale dell'Emilia Romagna
- Intervista a Giorgio Rembado, capo del sindacato dei presidi
In particolare nel parere dell'Ufficio Scolastico Regionale dell'Emilia Romagna si
legge che il Testo Unico deve essere considerato l'unico riferimento per la disciplina
delle tasse scolastiche. Pertanto il pagamento delle tasse scolastiche
erariali rappresenta la sola condizione indispensabile per la regolarità
dell’iscrizione e della frequenza degli alunni appartenenti al segmento di istruzione
non obbligatoria.
Possono rifiutare la domanda di iscrizione se non pago il
contributo volontario?
No, come affermato precedentemente le scuole non risultano titolari di autonomo
potere impositivo di tasse e contributi, facoltà questa riservata esclusivamente allo
Stato. Quindi non possono obbligare il cittadino a pagare alcun tipo di
somma e non possono rifiutare una domanda di iscrizione a causa del mancato
pagamento.
Il mio Dirigente Scolastico afferma che il contributo si deve
pagare perché lo ha stabilito il Consiglio di Istituto. E' vero?
Falso. Il Consiglio di Istituto non risulta titolare del potere di cambiare la natura del
contributo scolastico, che è volontaria. Al più può deciderne l'entità e stabilire le
attività per le quali è destinato. Lo afferma in questo articolo anche Giorgio Rembado,
capo del sindacato che rappresenta in presidi.
Cosa si è obbligati a pagare?
Gli studenti che abbiamo adempiuto all'obbligo scolastico sono obbligati a versare le
cosiddette tasse scolastiche. L’impianto normativo tuttora in vigore in tema di tasse
scolastiche (art. 200 d.lgs 297/1994) prevede quattro distinti tipi di tributo: di
iscrizione, di frequenza, di esame e di rilascio di diploma.
Tassa di iscrizione: E’ esigibile all’atto dell’iscrizione ad un dato corso di studi
secondari, non è rateizzabile ed è devoluta integralmente all’Erario. L’importo è di
6,04 euro.
Tassa di frequenza: deve essere corrisposta ogni anno. La tassa deve essere
pagata per intero sia nel caso che l’alunno si ritiri dalla scuola sia nel caso che sia
costretto ad interrompere la frequenza per motivi vari. Il pagamento è riconosciuto
valido, in caso di trasferimento di uno studente da istituto statale al altro statale, dalla
nuova scuola. Costo 15,13 euro.
Tassa di esame: Deve essere corrisposta esclusivamente nella scuola secondaria
superiore in unica soluzione al momento della presentazione della domanda per
esami di idoneità, integrativi, di licenza, di qualifica, di Stato (ex maturità). L'importo è
di 12,09 euro.
Tassa di diploma: La tassa deve essere corrisposta in unica soluzione, al momento
della consegna del titolo di studio. Costo 15,13 euro.
Se non voglio pagare come posso fare?
Come ampiamente spiegato nei punti precedenti, ogni studente ha diritto ad
usufruire dei servizi didattici essenziali senza dover pagare, proprio perché il
contributo scolastico volontario dovrebbe essere destinato ad ampliare l'offerta
formativa. Pertanto l'unico contributo che uno studente è tenuto a pagare alla
propria scuola è rappresentato dal rimborso delle spese sostenute dalla
stessa per conto delle famiglie: libretto delle giustificazioni, carta per le
pagelle (che stanno sparendo in favore del digitale) e polizza assicurativa,
sempre che la la scuola ne abbia sottoscritta una. Queste voci di spesa non possono
superare i 20-25 euro. Fate quindi presente al Dirigente Scolastico che avete
intenzione di pagare alla scuola solo il rimborso di queste spese mediante
una email o una lettera da presentare al protocollo o inviata con
raccomandata A/R. Nella lettera comunicate le vostre intenzioni di pagare solo la
parte del contributo scolastico strettamente obbligatoria, citando documenti e leggi
elencati precedentemente, allegandone preferibilmente una copia.
Ecco un modello.
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Nome e Cognome
Via Nome, numero
Città Provincia
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Chi è esentato dal pagamento delle tasse scolastiche?
Ai sensi dell’art. 200 d.lgs 297/94, l’esonero del pagamento delle tasse
scolastiche può essere ammesso per merito, per motivi economici, e per
appartenenza a speciali categorie di beneficiari. Questi tipi di esonero valgono
per tutte le tasse scolastiche ad eccezione della sola tassa di diploma.
A cosa sono destinati i contributi scolastici?
I contributi scolastici dovrebbero essere finalizzati all'innovazione tecnologica,
all'edilizia scolastica e all'ampliamento dell'offerta formativa (DL. 40/2007
Legge Bersani). Nella realtà le scuole li utilizzano spesso per coprire le spese
ordinarie: pulizie, manutenzione, fotocopie, supplenze brevi, ecc.
I contributi scolastici sono detraibili dalle tasse dei genitori?
Tutti contributi volontari versati alle scuole durante l'arco dell'anno scolastico,
possono essere detratti dalle persone fisiche nella misura del 19%, purché venga
conservata ricevuta del versamento e nella causale sia stata specificata la
seguente dicitura: erogazione liberale per (almeno una delle seguenti motivazioni)
innovazione
tecnologica;
ampliamento
dell'offerta
formativa;
edilizia
scolastica.Spesso le scuole, per evitare di far scoprire alle famiglie che il
contributo è volontario, non forniscono questa indicazione. Così il contributo
pagato non può essere nemmeno detratto dalle tasse.
Perché bisogna pagare l'assicurazione se c'è l'INAIL?
Le scuole sono obbligate a sottoscrivere una polizza assicurativa con l'INAIL
per ogni alunno, che in questo caso viene considerato come un lavoratore a
tutti gli effetti (Circolare INAIL n. 19 del 4 aprile 2006). Quest'ultima garantisce
solo per gli infortuni che si svolgono nel corso delle attività di laboratorio e
di educazione fisica. Per questo motivo spesso le scuole sottoscrivono
un'ulteriore polizza assicurativa che offra maggiori tutele e che viene fatta
pagare attraverso il contributo volontario, trattandosi di un rimborso spese.
Perché i Dirigenti
scolastico?
Scolastici
ricorrono
al
contributo
Il Ministero da anni sta tagliando i fondi destinati agli Istituti Scolastici,
pertanto per riuscire ad assicurare il funzionamento delle scuole sono
costretti a chiedere soldi alle famiglie. Se una volta il contributo era meno
oneroso e destinato ad ampliare l'offerta formativa, oggi serve soprattutto a garantire
il funzionamento base delle scuole: manutenzione, pulizia, materiale di consumo da
ufficio come carta e toner, ecc. Inoltre serve ad anticipare il denaro per pagare le
supplenze brevi, che in teoria sono a carico dello Stato ma in pratica da anni ricadono
sulle scuole pur non essendo previsti dei fondi appositi.
Cosa mi consigliate di fare?Sono
20 anni, dal nefasto ministro Luigi
Berlinguer che lo stato sta devastando le scuola pubblica, attraverso tagli al
personale, al tempo scuole, ai bilanci mentre aumentano i finanziamenti alle scuole
private con lo stratagemma dei contribuiti alle famighlie per violare l'art. 33 della
Costituzione che li vieta (senza oneri per lo Stato). Se le famiglie continuano a pagare
i tagli dei governi la spirale del peggioramento delle scuole pubbliche non si
arresterà, trasformandole di fatto in strutture a pagamento. Non pagate per opporvi
alle politiche neoliberiste di distruzione della scuola pubblica contro la scuola miseria
ma anche perchè quei fondi spesso servono a progetti inutili che attaccano la
didattica frontale e finanziano la scuola vetrina e progetti inutili spesso finalizzati a
premiare i ruffiani dei presidi manager.
Per saperne di più:
Non paghi il contributo, ti mando l'esattore
Non paghi il contributo, ti boccio
- Non paghi il contributo, niente libretto giustificazioni
- Maturità a pagamento
- Presidi: i contributi sono volontari
- La battaglia del Verga di Adrano
- No contributi, no pagella
- Chi prende il debito paga i corsi
- Scuole in bolletta
- Contributi perchè pagare ingiustamente?
-
Hai ancora delle domande o dei dubbi? Vuoi inviarci la tua
segnalazione? Scrivi a [email protected]
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PRESTITO SOCIALE, I RENDIMENTI DELLE COOP NEL
2015
· Posted in cobas coop centro italia, coop centro italia, prestito sociale, rendimenti coop 2015
I recenti casi dei crac di alcune
Coop ripropongono il problem a
delle tutele e della sicurezza dei
risparm i dei soci prestatori
Possiam o com unque notare che
per
quanto
riguarda
le
rem unerazioni dei soci, le nov e
coop della grande distribuzione si
m uov ono in ordine sparso. Segue
un quadro aggiornato
Si parla ancora troppo poco del prestito
sociale delle cooperativ e e dei v ari
aspetti, soprattutto quelli legati alla
sicurezza e alla trasparenza. I recenti
casi
di
cronaca
che
hanno
coinv olto due coop friulane, la
storica Coop Operaie di Trieste e la
CoopCa,
dov rebbero
inv ece
far
maggiormente riflettere. Se poi usciamo dall'ambito della distribuzione e passiamo
all'edilizia, i casi che v edono trav olti i soci prestatori si moltiplicano, partendo da
quello dellaCoopcostruttori di Argenta al recente crac della Orion. Milioni di euro
di piccoli risparmiatori immolati sull'altare di una cooperazione che non li tutela
adeguatamente, ma beffati forse anche dalla loro ingenuità. Ci sono infatti dei miti duri
da sfatare, come quello che le coop non possono fallire perché ben amministrate o per
antichi retaggi ideologici. Da questo punto di v ista lo slogan La Coop sei tu si è riv elato
efficacissimo, ma non proprio v eritiero.
Quel milione e duecentomila soci prestatori che riv ersano sui libretti delle nov e
maggiori Coop della grande distribuzione circa 1 1 miliardi, dov rebbe essere più
informato, più attento e più partecipe, v ista la carenza di controlli e trasparenza che
periodicamente emerge con i disastri a cui abbiamo accennato. In buona sostanza
inv ece il socio coop tipico si rim ette alla fiducia incondizionata che ripone nella
Coop. Sarà bene ricordare inv ece che il prestito sociale coop non è presidiato da
Bankitalia, né assistito dai fondi di garanzia che v icev ersa proteggono la clientela
bancaria fino a 1 00mila euro per depositante e che le regole che lo disciplinano sono
lasciate all'autodeterminazione delle singole Coop e le v erifiche affidate al controllo
interno. Per essere ancora più chiari, stiamo parlando d'un mondo autoreferenziale che
rifugge a qualsiasi controllo esterno. Fatta questa dov erosa premessa mostriamo come
le nov e maggiori coop remunerino i soci prestatori con modalità ed interessi div ersi
che di seguito mettiamo a confronto. I rendimenti sono al netto della ritenuta fiscale
del 26%. I dati si riferiscono ai bilanci del 201 3.
Le Coop Em iliane (Distretto Adriatico)
Coop Adriatica
Patrimonio netto 942,9 milioni
Utile di esercizio 32,8 milioni
Soci 1 .258.000
Soci prestatori 248.7 7 1
Prestito sociale 2.07 9 milioni
Rendimenti del prestito sociale dal 1 ° febbraio 201 5
Fino a 1 5.000 euro - 0,59%
Da 1 5.001 a 25.000 - 1 ,04%
Da 25.001 a 36.000 - 1 ,55%
Coop Consum atori Nordest
Patrimonio netto 7 96,4 milioni
Utile di esercizio 8,3 milioni
Soci 628.906
Soci prestatori 1 20.039
Prestito sociale 1 .381 milioni
Rendimenti del prestito sociale dal 1 ° gennaio 201 5
Fino a 3.000 euro - 0,30%
Da 3.001 a 1 6.000 - 0,44%
Da 1 6.001 a 27 .000 - 1 ,1 1 %
Da 27 .001 a 36.000 - 1 ,85%
La cooperativ a ricorre inoltre ad un complesso sistema di incentiv i per il quale
rimandiamo a questa pagina
Coop Estense
Patrimonio netto 67 8,7 milioni
Utile di esercizio 7 ,3 milioni
Soci 693.1 7 1
Soci prestatori 88.990
Prestito sociale 809 milioni
Rendimenti del prestito sociale dal 1 ° gennaio 201 5
Fino a 9.000 euro - 0,555%
Da 9.001 a 1 8.000 - 0,7 4%
Da 1 8.001 a 27 .000 - 1 ,1 1 %
Da 27 .001 a 36.000 - 1 ,85%
Le Coop del distretto Nordov est
Coop Lom bardia
Patrimonio netto 489,6 milioni
Utile di esercizio 3,2 milioni
Soci 1 .055.852
Soci prestatori 1 07 .1 92
Prestito sociale 1 .095 milioni
Rendimenti del prestito sociale dal 1 ° dicembre 201 4
Fino a 4.000 euro - 0,52%
Da 4.001 a 1 7 .000 - 0,7 4%
Da 1 7 .001 a 36.000 - 1 ,26%
Nov acoop
Patrimonio netto 7 20,5 milioni
Utile di esercizio 1 0,2 milioni
Soci 7 1 8.043
Soci prestatori 7 8.433
Prestito sociale 7 36 milioni
Rendimenti del prestito sociale dal 1 ° dicembre 201 4
Fino a 4.000 euro - 0,52%
Da 4.001 a 1 7 .000 - 0,7 4%
Da 1 7 .001 a 36.000 - 1 ,26%
Coop Liguria
Patrimonio netto 660,3 milioni
Utile di esercizio 25 milioni
Soci 540.628
Soci prestatori 88.486
Prestito sociale 67 2 milioni
Rendimenti del prestito sociale dal 1 ° gennaio 201 5
Fino a 4.000 euro - 0,59%
Da 4.001 a 1 7 .000 - 0,67 %
Da 1 7 .001 a 27 .000 - 0,96%
Da 27 .001 a 36.093 - 1 ,55%
Le Coop del centro Italia (Distretto Tirrenico)
Unicoop Firenze
Patrimonio netto 1 .442 milioni
Utile di esercizio 26,8 milioni
Soci 1 .225.000
Soci prestatori 247 .7 7 9
Prestito sociale milioni 2.230
Rendimenti del prestito sociale dal 1 ° febbraio 201 5
Per qualsiasi importo fino a 35.500 euro - 0,7 4%
Rendimenti del prestito sociale v incolato dal 1 ° marzo 201 5
Prestito v incolato a 1 8 mesi - 1 ,48%
Unicoop T irreno
Patrimonio netto 258,6 milioni
Utile (perdita) di esercizio -24,3 milioni
Soci 942.466
Soci prestatori 1 21 .200
Prestito sociale milioni 1 .1 64
Rendimenti del prestito sociale dal 1 ° dicembre 201 4
Fino a 5.000 euro - 0,44%
Da 5.001 a 25.000 - 0,63%
Da 1 5.001 a 25.000 - 1 ,1 1 %
Da 25.001 a 35.000 - 1 ,48%
Coop Centro Italia
Patrimonio netto milioni*
Utile (perdita) di esercizio*
Soci 525.000
Soci prestatori 88.000
Prestito sociale milioni 630.000
*Dati non reperibili in rete
Rendimenti del prestito sociale dal 1 ° gennaio 201 5
Per qualsiasi importo fino a 36.093 euro - 0,52%
Rendimenti del prestito sociale v incolato dal 1 ° gennaio 201 5
Prestito v incolato a 1 2 mesi - 0,92%
Prestito v incolato a 24 mesi - 1 ,48%
Prestito v incolato a 36 mesi - 1 ,85%
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le LE FAMIGLIE NON DEVONO PAGARE I TAGLI DEI
GOVERNI ALLA SCUOLA PUBBLICA
mercoledì 28 gennaio 2015 · Posted in NO CONTRIBUTI VOLONTARI, non pagate i contributi
volontari nelle scuole
Da oltre 20 anni i governi stanno attaccando la scuola pubblica cercando di trasformarla nella
scuola miseria.
La pseudoriforma della Gelmini, è ormai chiaro, aveva l'unico scopo di tagliare tempo scuola e
cattedre agli istituti professionali e tecnici, così come tutti i provvedimenti presi dai governi di
centrodestra o centrosinistra, che hanno portato l'Italia ad essere il paese che investe di
meno nella scuola, rispetto al PIL, di tutta la UE.
In questo scenario di bassa macelleria sociale si tentano di finanziare i tagli dei governi
attraverso il contributo delle famiglie che però è assolutamente volontario, ad
esclusione delle tasse di iscrizione, di frequenza, di esame e di diploma, cioè delle
tasse erariali (facilmente riconoscibili perchè si pagano sul CCP n. 1016).
Tutte le spese che non rientrano in questa voce possono essere richieste dalle
scuole, ma i genitori non sono obbligati a pagarle.
E' inaccettabile - anche considerando il diritto allo studio, sancito dalla Costituzione ma
vanificato dal ceto politico- che i tagli alla scuola pubblica siano coperti dalle famiglie,
già pesantemente attaccate dalla crisi causata dalle politiche neoliberiste della
troika UE.
I COBAS della scuola invitano quindi le famiglie a non pagare i contributi volontari,
a rivendicare il diritto all'istruzione gratuita, sancito chiaramente anche dalla nota del
MIUR n. 312 del 20 marzo 2012 e soprattutto la nota del MIUR n.593 del 7 marzo 2013
Se durante l'iscrizione o la reiscrizione i dirigenti scolastici pretendessero il
pagamento di generici contributi (che sono solo volontari) contattate i COBAS o
inviate segnalazioni agli Uffici scolastici regionali responsabili della vigilanza sulle
scuole.
Vi invitiamo a leggere e diffondere il vademecum sui contributi volontari fatto dai Cobas che
trovate e potete scaricare qui
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Solidarietà a Franco Coppoli, per una scuola laica e
senza simboli religiosi
· Posted in cobas, crocefisso, franco coppoli, ITT Allievi Sangallo, uaar
L’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria ha convocato, per il 5 Febbraio prossimo,
per il contraddittorio in sua difesa, il professor Franco Coppoli, reo di aver rimosso i
crocifissi dalle aule in cui insegna presso l’Istituto Tecnico Industriale e Geometri
“Allievi-Da Sangallo” di Terni.
L’Ufficio
per
i
procedimenti
disciplinari contesta al professor
Coppoli,
cui
l’Uaar
presterà
assistenza legale, «il fatto che
abbia divelto dalle pareti di quattro
aule in cui fa lezione i crocefissi
fissati con una vite a pressione e
con la colla provocando dei danni
alle pareti durante le ore di lezione
e che successivamente sempre
durante le attività didattiche abbia
proceduto
personalmente
a
chiudere i fori».
Contestualmente,
«evidenzia
contestano,
che
la
l’Ufficio
i fatti che
rimozione
si
del
crocefisso dalle aule, sono stati oggetto di precedente procedimento disciplinare a
suo carico e che pertanto rappresentano una recidiva».
Una notizia, comunicatagli il 9 Gennaio, cui fa il paio la sentenza della Corte d’Appello
di Perugia che, il 15 Ottobre scorso, ha respinto il ricorso presentato dal docente
contro la sentenza con la quale il Tribunale di Terni, nel Marzo del 2013, ha ritenuto
insussistente la discriminazione denunciata da Coppoli e legittima la sospensione di
trenta giorni inflittagli, per aver rimosso il crocifisso dalle aule dell’Istituto
professionale “Alessandro Casagrande” di Terni, dove all’epoca prestava servizio.
I fatti risalgono al 2008, quando Coppoli si rifiutò di ripristinare i crocifissi nell’aula
della classe III A — come invece deciso da un’assemblea di classe e intimatogli dal
dirigente dell’Istituto — e fu per questo sospeso per un mese dall’insegnamento.
Per la Corte d’Appello di Perugia, contro la cui sentenza Coppoli ha annunciato che
presenterà ricorso in Cassazione, non «sembra configurabile una discriminazione»
perché le «disposizione del dirigente scolastico, concernenti l’esposizione del
crocifisso, erano dirette non al solo professor Coppoli, bensì a tutti i docenti che
operavano nella classe III A» e dunque «non comportavano una disparità di
trattamento del Coppoli rispetto a quello riservato agli altri insegnanti».
La Corte d’Appello ritieni altresì che Coppoli non abbia alcun titolo per dolersi della
«supposta violazione» dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica
amministrazione e di laicità dello Stato poiché questi «danno origine non a diritti
soggettivi dei singoli, bensì a interessi diffusi, ossia della collettività nel suo
complesso».
Richiamandosi, quindi, alla ormai famigerata sentenza del 2011 della Grande Camera
della Corte europea dei diritti dell’uomo, la Corte sostiene che l’esposizione del
crocifisso nei luoghi di lavoro «non possa costituire un fattore tale da condizionare e
comprimere la libertà di soggetti adulti, dotati, come nel caso dell’appellante, di un
livello di istruzione elevato e dunque, presumibilmente, di uno spirito critico più
spiccato rispetto a quello dell’uomo medio, intellettualmente e culturalmente meno
attrezzato».
«Ancora oggi — è il commento dell’Uaar — cercare di insegnare o esercitare la
propria attività lavorativa in luoghi pubblici non connotati da alcun simbolo religioso è
difficile e pesante.
Basti pensare alla vicenda del giudice Luigi Tosti, a quella del prof. Davide Zotti e a
quella che vede coinvolto il prof. Franco Coppoli: il cammino per i diritti civili e la
laicità dello Stato, nel nostro Paese, è ancora in salita, ma l’Uaar è e sarà uno
strumento di tutela e solidarietà concreta in queste importanti battaglie civili».
Comunicato stampa Uaar
Fonte:
http://www.uaar.it/news/2015/01/28/procedimento-disciplinare-per-professor-
coppoli-reo-aver-rimosso-crocifissi.
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Il preside dice no: "I cani antidroga non entrano a
scuola"
· Posted in cani antidroga a scuola, cani antidroga; scuola, Firenze
Ludovico Arte è da tre anni preside dell’istituto tecnico per il turismo Marco
Polo di Firenze. Negli ultimi tempi si è opposto a interventi con i cani
antidroga nel suo istituto, lanciando l’allarme sulle possibili ripercussioni
psicologiche degli studenti sottoposti al controllo. Insieme a un ristretto
numero di colleghi, sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione per
valutare un approccio meno repressivo per combattere l’uso di droghe
leggere degli adolescenti.
I controlli nelle scuole si concludono spesso con sequestri di hashish
e marijuana. Ci sono poi inchieste da cui emerge il consumo di
sostante stupefacenti tra i giovanissimi. Allora perché opporsi ai cani
antidroga nelle classi? «Perché i cani a scuola sono un fatto innaturale, è un
modo sbagliato di affrontare la questione. È chiaro che il consumo di droghe e
lo spaccio sono intollerabili, ma non si può usare solo la repressione e in
particolare non nelle classi, luoghi di formazione ed educazione. In certi casi i
controlli finiscono per mettere a disagio e umiliare lo studente, che subisce il
controllo davanti a tutti gli altri compagni. Può essere un trauma devastante»
La maggior parte dei dirigenti delle altre scuole fiorentine la pensa
diversamente. Sono loro a chiedere di intervenire.
«Esistono due fronti, è inutile negarlo. Da una parte chi come me chiede un
uso limitato della forza e punta sulla prevenzione, dall’altra i presidi che
preferiscono usare il pugno di ferro. Credo che uno dei problemi maggiori sia
proprio la mancanza di comunicazione tra questi due blocchi, quando invece
servirebbe un punto di equilibrio per cercare un percorso condiviso in nome
del benessere degli studenti. Senza una vera discussione finiscono per
crearsi incomprensioni, tra colleghi ma anche con le stesse forze dell’ordine.
È accaduto alcuni mesi fa, quando mi hanno chiesto di far entrare i cani
antidroga. C’è stato un confronto per alcuni aspetti anche duro».
Ha alzato le barricate.
«Ho solo fatto presente che se avessero deciso di fare comunque il controllo
avrei chiamato i giornali, per dire che si trattava di un intervento contro la mia
volontà. Ma nessuno alla fine ha voluto forzare la mano. Apprezzo la sensibilità
della gran parte dei poliziotti e carabinieri che si occupano di droga tra i
giovani, so quale impegno e professionalità richieda un lavoro simile. Ma è
chiaro che un intervento diretto nella scuola, sotto gli occhi degli altri studenti,
è un’altra cosa. Si perde di vista l’obiettivo principale, la prevenzione. Noi
abbiamo ottocento studenti, e ben cinque psicologi che ascoltano le loro
preoccupazioni e anche quelle dei genitori. Forse conviene investire di più
proprio su questo versante».
Ma, in passato, anche il Marco Polo è finito al centro di controlli.
«In realtà è proprio l’esperienza diretta che mi spinge a chiedere azioni meno
invasive. Un anno fa gli investigatori si nascosero fuori dalla scuola all’ora di
ricreazione per verificare l’esistenza di un giro di spaccio. Appena visto il
passaggio di droga, fermarono due studenti e li misero a terra, davanti a
centinaia di compagni. Sono situazioni che non aiutano il recupero di un
giovane, e che rischiano di alimentare quella diffidenza che purtroppo molti
ragazzi hanno per le forze dell’ordine. In questo caso, i due hanno entrambi
lasciato la scuola a fine anno, non so quanto questo abbia influito ma
l’esperienza non ha di certo aiutato».
Cosa suggerisce?
«Mi rifaccio a un altro episodio accaduto di recente. Una studentessa che era
stata sospettata sempre di spaccio. Quando gli investigatori mi hanno
avvisato, ho chiesto di evitare di fermarla a scuola e di aspettare che la
chiamassi in presidenza. Nel mio ufficio hanno potuto controllare la sua borsa,
senza provocarle alcun trauma e senza trovare niente di niente. Così però si è
potuto combinare le esigenze investigative alla tutela del percorso di crescita.
Perché, ripeto, un ragazzo che usa stupefacenti non deve essere solo punito
ma al tempo stesso ricevere aiuto. E in ogni caso va rispettato».
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