Lettera di Stoldo di Lorenzo a Luca del Sera
Francesco diliberò mandarti di qua, in isschambio… e per le
scritture in tuo aiuto un giovane [che] abiamo con noi tenuto più
tempo al chonto della chassa, il quale è bene carico [1] delle
scritture, apresso benissimo scrittore… apresso bonissimo
ragioniere [2]; e anche oltr'a ciò sa latino, che anche viene a
punto molte volte. Ma quello di che siamo più contenti si è che
l'abiamo trovato leale e di bonissima chondizione, chon amore
alle chose della chompagnia; apresso reverente e ubidente a' suoi
maggiori quanto si dee… E quando fia de poterlo lasciare, potrai
andare dova fa bisognio per fatti di compagnia o d'amici e lasciare
lui senza avere l'ansia; simile manda lui quando ti pare bisogni; sì
che chonfortatene.
[1] preparato
[2] contabile.
Ricordanza di Paolo Sassetti
Richordanza che a dì primo di febbraio anno MCCCLXVI ponemo
Bartolo di Bellozo nostro nipote con Davanzato e Manette
Davanzati e compagni per loro fattore sanza alchun patto di suo
salaro… a loro piacimento, sì veramente che di patto il possino
mandar di fuori di Firenze ove piacierà loro.
… MCCCLXX. Memoria e ricordanza che Bartolo di Bellozo nostro
si puose con Michele di Giovanni di ser Lotto e compagni a dì XVIII
di giennaio anno MCCCLXX per fiorini ciento d'oro, mandandolo a
Vingnione [3] o in Fiandra come piaciesse loro.
… Ricordanza che Bartolo di Bellozo andò a Monpuliere [4] a dì 30
di luglio anno MCCCLXXVII per la compagnia di Michele di Vanni e
compangni.
[3] Avignone.
[4] Montpellier
Lettera di Carlo Strozzi
Se non ai trovato per quale parte volevi partire, dovevi stare tanto
trovassi qualche altro aviamento, che non si potessi dire fussi
cacciato, nonostante non fusse vero. Che, come sai, si dice «ti fu
dato licentia sanza che tu la chiedessi» e pensa che testè, quando
uno arà per le mani di torti [1] dirà: «Con chi è stato e perché s'è
partito?» Ma per te medesimo sa' che la brigata dice piuttosto mal
che bene. E non credere ti scriva questo per altro se non perché
consideri quello ai fatto e che se me n'avessi avisato, forse non
l'aresti fatto. Quello mi dici: t'avisi quanto è del facto mio, sappi
ch'io non mi sono anchora partito dal *** e questo benché Carlo
s'adira mecho. È stato per tre mesi che non mi favella, se non
minacciandomi di darmi delle busse e di cacciarmi. Sicché,
pertanto, sono restato, ché non voglio avere a gridare con lui per
nessun modo. E se non si muta d'opinione, come arò imparato
l'abacho, cercho d'andarmene a cerchare mia ventura.
[1] assumerti
in
I Ricordi di Giovanni di Pagolo Morelli
in
Mercanti scrittori a cura di V. Branca, Milano 1986,
pp. 188-191
Benedetto Cotrugli Raguseo,
Il Libro dell’arte di mercatura,
a cura di Ugo Tucci
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L`apprendistato dei mercanti