COOPSETTE
Rassegna Stampa del 18/01/2013
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INDICE
COOPSETTE
18/01/2013 Corriere della Sera - Nazionale
Il giudice ferma la talpa della Tav
8
18/01/2013 La Repubblica - Nazionale
Firenze, la Tav sotto inchiesta corruzione e traffico di rifiuti sequestrata la maxi
trivella
10
18/01/2013 La Repubblica - Firenze
"Stabilità off limits e verbali falsificati"
12
18/01/2013 La Repubblica - Firenze
Pareti del tunnel a rischio incendio "Nessuno si accorgerà del magheggio"
13
18/01/2013 La Repubblica - Firenze
E la Monna Lisa si scoprì pericolosa "In quella talpa troppi pezzi insicuri"
15
18/01/2013 Il Messaggero - Umbria
Corruzione, Lorenzetti indagata per gli appalti dell'alta velocità
17
18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Nazionale
Firenze, la Tav sotto inchiesta Sigilli alla maxi talpa 'Monna Lisa'
18
18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Bologna
Sos per la variante della Porrettana Lavori a rischio per mancati pagamenti
19
18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio Emilia
Inchiesta sui lavori per la Tav a Firenze Le accuse: 'Truffa, frode e traffico di rifiuti'
20
18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio Emilia
Il presidente Davoli: «Attività corrette Sarà dimostrata la nostra estraneità»
21
18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio Emilia
Nei guai anche dirigenti e tecnici dell'azienda
22
18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio Emilia
Sotto choc i manager: «Stiamo cercando di capire cosa è successo»
23
18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio Emilia
Sos per la variante della Porrettana Lavori a rischio per mancati pagamenti
24
18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio Emilia
In ballo c'è la ristrutturazione del debito Appuntamento in tribunale il 7 febbraio
25
18/01/2013 Avvenire - Nazionale
Bloccato il cantiere Tav di Firenze
26
18/01/2013 QN - Il Giorno - Nazionale
Firenze, la Tav sotto inchiesta Sigilli alla maxi talpa 'Monna Lisa'
27
18/01/2013 Il Manifesto - Nazionale
La truffa sotterranea
28
18/01/2013 Libero - Nazionale
Le coop nell'inchiesta Tav Indagata ex governatrice Pd
29
18/01/2013 Il Tempo - Nazionale
Inchiesta Tav in Toscana indagati 36 funzionari
31
18/01/2013 L Unita - Nazionale
Tav Firenze, «materiali scadenti per le gallerie»
32
18/01/2013 L Unita - Firenze
Tav sotto sequestro, stop alla talpa
33
18/01/2013 QN - La Nazione - Firenze
Si apre il dramma dell'indotto «A casa, col punto interrogativo»
35
18/01/2013 QN - La Nazione - Firenze
L'Alta Velocità deraglia a Firenze: 31 indagati
36
18/01/2013 QN - La Nazione - La Spezia
Niente stipendi ai dipendenti di Futura Group
38
18/01/2013 QN - La Nazione - Umbria
L'Alta velocità finisce nel mirino dei pm
39
18/01/2013 Alto Adige - Nazionale
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
40
18/01/2013 Corriere dell'Umbria
Lavori per la Tav, indagata la Lorenzetti
41
18/01/2013 Gazzetta di Mantova - Nazionale
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
42
18/01/2013 Gazzetta di Modena - Nazionale
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
43
18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Nazionale
Ligabue elogia la sua Dilplast «Brava a mantenere il controllo»
44
18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Nazionale
Provvedimenti per 9 dipendenti reggiani
45
18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Nazionale
Sigilli alla "talpa" e tunnel a rischio incendio
46
18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Nazionale
Tav, Coopsette finisce sotto inchiesta
47
18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Nazionale
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
48
18/01/2013 Il Centro - Nazionale
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
49
18/01/2013 Il Cittadino di Lodi
Truffe e illeciti alla Tav, 36 indagati
50
18/01/2013 Il Piccolo di Trieste - Nazionale
Inchiesta sulle gallerie Tav Stop al passante di Firenze
51
18/01/2013 Il Tirreno - Nazionale
Tunnel insicuri, stop alla Tav di Firenze
52
18/01/2013 Il Tirreno - Pisa
Tunnel insicuri, stop alla Tav di Firenze
54
18/01/2013 Il Trentino - Nazionale
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
55
18/01/2013 La Citta di Salerno - Nazionale
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
56
18/01/2013 La Gazzetta di Parma
Tav, sotto inchiesta il «nodo» di Firenze
57
18/01/2013 La Liberta
Stop al passante di Firenze: sequestro di maxi trivella, 31 funzionari indagati
58
18/01/2013 La Nuova Ferrara - Nazionale
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
59
18/01/2013 La Nuova Sardegna - Nazionale
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
60
18/01/2013 La Provincia Pavese - Nazionale
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
61
18/01/2013 La Voce di Romagna - Forli - Cesena
Materiali scadenti e legami con il crimine: 36 indagati per i cantieri di Firenze
62
18/01/2013 Messaggero Veneto - Nazionale
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
63
18/01/2013 Il Mondo
Coopsette, banche a presa rapida
64
18/01/2013 Il Fatto Quotidiano - Nazionale
Fanghi e camorra: il connubio perfetto per fare business
65
18/01/2013 Il Fatto Quotidiano - Nazionale
Tav Firenze, materiali dannosi e costi gonfiati
66
18/01/2013 Corriere Fiorentino - Firenze
Materiali scadenti e pericolosi Fermato il tunnel della Tav
68
18/01/2013 Corriere Fiorentino - Firenze
Firenze, maledizione grandi opere È la paralisi, senza quei 90 milioni
69
18/01/2013 Giornale dell'Umbria
Tav, 31 indagati per il nodo di Firenze
70
18/01/2013 La Provincia di Cremona - Nazionale
Tav, inchiesta sui lavori a Firenze Truffa e corruzione: 31 indagati
71
18/01/2013 Luna Nuova - N.4 - 18 gennaio 2013
Il Tav iorentino nel mirino della magistratura
72
18/01/2013 Prima Pagina
Tav, indagati dirigenti Coopsette
73
18/01/2013 Prima Pagina
Coopsette, dirigenti indagati per la Tav
74
18/01/2013 Quotidiano di Sicilia
Tav: materiali scadenti 36 gli indagati a Firenze
75
INFRASTRUTTURE
18/01/2013 La Repubblica - Firenze
La vittoria No Tav: ci chiamavano visionari
77
18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Ferrara
Alta velocità, 31 indagati Ferrarese nella lista
79
18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Ferrara
Ciclabile di Scortichino, ecco le idee dei residenti
80
18/01/2013 Libero - Milano
Bloccati i finanziamenti Pedemontana a rischio
81
18/01/2013 QN - La Nazione - Firenze
Falde acquifere inquinate La talpa con pezzi «usati» Snobbata la sicurezza
82
18/01/2013 Il Tirreno - Prato
Inchiesta Tav, coinvolte tre società con sede in città
83
18/01/2013 Corriere del Giorno
Tav, 36 indagati per i cantieri di Firenze: ''Gallerie con materiali scadenti''
84
18/01/2013 Corriere Fiorentino - Firenze
«Rischiata una tragedia come al Monte Bianco»
85
SVILUPPO IMMOBILIARE
18/01/2013 ItaliaOggi
A Rimini smontano le spiagge
88
18/01/2013 ItaliaOggi
Selezionati 28 progetti per le città degradate
89
18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Nazionale
Per l'area nord 39 milioni
90
18/01/2013 La Gazzetta di Parma
Il Piano casa è realtà Al via 28 progetti: pronti 4,4 miliardi
91
COOPSETTE
59 articoli
18/01/2013
Corriere della Sera - Ed. nazionale
Pag. 25
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
L'inchiesta Sotto accusa in 31. «Lorenzetti ha favorito il marito nella ricostruzione dell'Emilia». Fs: noi parte
lesa
Il giudice ferma la talpa della Tav
I pm: corruzione sul tunnel di Firenze. Indagata l'ex governatore dell'Umbria
Marco Gasperetti
FIRENZE - A bloccare i lavori della «eterna contestata», la Tav, stavolta non sono stati i comitati e neppure
gli allarmi su presunte catastrofi che lo scavo del tunnel sotterrano utilizzato dai super treni per attraversare
Firenze avrebbero provocato al patrimonio artistico della città, David di Michelangelo compreso. Lo stop, con
sequestro dei cantieri e di «Monnalisa», la grande talpa escavatrice («Montata con materiale in parte non
originale, privo di affidabilità e sicurezza») è arrivato dalla Procura, inatteso e pesantissimo, con un'inchiesta
senza precedenti, perquisizioni in tutta Italia e 31 indagati tra i quali nomi eccellenti, come l'ex governatore Pd
dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti, 60 anni, oggi presidente dell'Italferr, società di progettazione del gruppo
Ferrovie; Gualtiero Bellomo, 54 anni, della commissione di Valutazione d'impatto ambientale del ministero
(Via); il dirigente del ministero delle Infrastrutture, Ercole Incalza, 67 anni, pugliese. E ancora l'architetto
Giuseppe Mele, 50 anni, dell'Unità tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e Lorenza Ponzone,
48 anni, funzionario dell'Autorità di vigilanza per gli appalti pubblici.
Accuse pesantissime, se pur diversificate per ogni sospettato: dall'associazione per delinquere alla truffa ai
danni di enti pubblici, dalla frode nelle pubbliche forniture alla corruzione e al traffico di materiale di scavo,
trasportato con i mezzi della Veca, società sospettata di avere rapporti con ambienti legati alla camorra.
Fanghi e rifiuti sarebbero stati scaricati direttamente nella falda acquifera. Con un giro di ditte subappaltatrici
che non avrebbero rispettato le più elementari norme di sicurezza. Come le centinaia di metri di rivestimento
della galleria sotterranea, che dalle indagini della Procura fiorentina «risultano prodotti in totale difformità
rispetto ai requisiti di sicurezza contro la combustione e l'incendio con grave pericolo per l'incolumità delle
persone se posati in opera». Eppure secondo i pm nelle relazioni tecniche tutto sarebbe stato occultato.
La legge prevede che nei rivestimenti devono essere presenti quantitativi di fibra plastica ignifuga in
percentuale adeguata e precisata nei capitolati di appalto. E invece, come scrive la Procura, quei «quantitativi
sono stati dolosamente ridimensionati dall'impianto di produzione». Risultato? «Un risparmio economico
illecito per il subappaltatore, e la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso... perché dai test ripetuti si
è manifestato evidente il fenomeno dello "spalling", ossia di un collassamento della struttura dovuto al calore
e al fuoco».
Anche i lavori di scavo e di consolidamento preliminare del terreno risulterebbero difformi dalle specifiche
contrattuali e di sicurezza «tali da esporre a grave pericolo l'incolumità delle persone» e persino gli studenti di
una vicina scuola media. Perché il controllo in tempo reale sugli eventuali scostamenti e movimenti degli
edifici sarebbe stato svolto «in modo del tutto insufficiente per impegno di personale addetto al controllo e
quindi gravemente negligente proprio su un punto sensibile quale una scuola media, con gli studenti in
classe, e con sforamenti dei valori di attenzione che di fatto hanno provocato crepe e spostamenti dell'edificio
senza che venissero immediatamente allertati gli enti competenti e le persone esposte al pericolo».
Poi c'è il capitolo delle presunte corruzioni e degli abusi d'ufficio. Reati contestati ad alcuni inquisiti, tra i quali
Maria Rita Lorenzetti. È un passo dell'inchiesta molto delicato, questo, nel quale si nomina per la prima volta
la ricostruzione post terremoto dell'Emilia. La Lorenzetti, infatti, «svolgendo la propria attività nell'interesse e a
vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette, metteva a disposizione dell'associazione le proprie
conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti, grazie ai quali era in grado di
promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione
del terremoto in Emilia in favore del coniuge». Accuse respinte dall'interessata che ha espresso «il proprio
sconcerto per questa vicenda processuale che la vede coinvolta».
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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18/01/2013
Corriere della Sera - Ed. nazionale
Pag. 25
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Il ministero dell'Infrastrutture ha aperto un'inchiesta interna, così come Ferrovie dello Stato che si dichiara
parte lesa. Sarà inoltre rivolta un'istanza alla Procura della Repubblica per una «valutazione congiunta volta
ad individuare gli adempimenti necessari per una pronta ripresa dei lavori dell'opera che, come noto, è di
rilevante interesse nazionale».
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La vicenda Gli appalti
L'inchiesta, coordinata dai pm della Procura di Firenze Giulio Monferini e Gianni Tei, riguarda i lavori relativi
al passante ferroviario dell'alta velocità fiorentina. Gli indagati sono 31 (fra loro c'è Maria Rita Lorenzetti, pd,
ex presidente della Regione Umbria). Sette le ipotesi di reato: truffa, corruzione, associazione a delinquere e
traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche, abuso d'ufficio e frode nelle pubbliche forniture
La qualità dei materiali
Sotto sequestro la talpa che secondo gli inquirenti è stata costruita con materiale scadente: ci sono dei dubbi
sulla sua tenuta, durante il funzionamento. Inoltre, per gli inquirenti, per la costruzione delle gallerie sarebbe
stato usato materiale ignifugo scadente. Si ipotizza allungato con acqua, con gravi problemi per la sicurezza
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Foto: i chilometri del tunnel a Firenze: il cantiere è da ieri sotto sequestro
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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18/01/2013
La Repubblica - Ed. nazionale
Pag. 18
(diffusione:556325, tiratura:710716)
L'ex governatrice dell'Umbria fra i 31 indagati Dubbi sulla sicurezza e il rischio di infiltrazioni camorristiche
Coinvolti dirigenti delle ferrovie e funzionari ministeriali: appalti e scambi di favori
FRANCA SELVATICI
FIRENZE - Il tunnel dell'alta velocità ferroviaria che deve essere scavato nel sottosuolo di Firenze - una
doppia galleria lunga circa sei chilometri - non ha suscitato rivolte come la Tav in Val di Susa.A Firenze poche
voci gridavano nel deserto. Ma ora un'inchiesta della Procura, dei Carabinieri del Ros e del Corpo Forestale
dello Stato solleva gravissimi dubbi sulla qualità e sulla sicurezza dell'opera, sul rischio di infiltrazioni
camorristiche e sull'esistenza di illecite connivenze da parte delle autorità di vigilanza. ASSOCIAZIONE A
DELINQUERE Ieri sono state eseguite numerose perquisizioni. Nel cantiere fiorentino sono stati sequestrati
la enorme trivella Monna Lisa, dipinta di viola in onore di Firenze, e i conci destinati al rivestimento delle
gallerie, ritenuti non conformi alle prescrizioni europee e a gravissimo rischio di collasso in caso di incendio. I
reati ipotizzati sono la associazione a delinquere, la corruzione, l'abuso d'ufficio, il falso, la truffa, la frode in
pubbliche forniture, il traffico illecito di rifiuti.
IL DOPPIO TUNNEL NEL MIRINO Al momento gli indagati sono 31.
Il general contractor dei lavoriè Nodavia, costituita da Coopsette, una delle maggiori cooperative rosse, e da
Ergon e Coestra (Consorzio Etruria), che si sono aggiudicati nel 2007 la gara bandita da Rfi (Rete ferroviaria
italiana) del Gruppo Fs.
Sull'opera vigila Italferr, la società di progettazione di Fs. Nell'inchiesta sono coinvolti a vario titolo vertici e
funzionari di Nodavia, fra cui il presidente Furio Saraceno, e di Italferr, fra cui la presidente Maria Rita
Lorenzetti, ex governatrice Pd dell'Umbria, e l'amministratore delegato Renato Casale; e poi funzionari di Rfi,
fra cui Francesco Bocchimuzzo, consulenti e funzionari ministeriali, fra cui Ercole Incalza, subappaltatori, fra i
quali i vertici di Seli, la società incaricata di scavare il doppio tunnel con la fresa Monna Lisa e di fornire i
materiali di rivestimento delle gallerie, e i titolari di imprese di trasporto e smaltimento rifiuti.
I FANGHI L'inchiesta è partita nel 2010 da un controllo della Forestale sullo smaltimento dei fanghi derivanti
dalla realizzazione delle paratie preliminari allo scavo del tunnel e della stazione sotterranea progettata da
Norman Foster. Secondo le accuse, il trattamento dei fanghi di lavorazione è sempre stato abusivo, la parte
liquida veniva smaltita in falda, e i costi venivano gonfiati a dismisura: Nodavia si faceva pagare da Rfi 100
euro a tonnellata lo smaltimento, e si accordava con gli smaltitori subappaltanti per far figurare sui contratti un
prezzo superiore a quello effettivo: la differenza era retrocessa in nero a Nodavia. Quasi tutti i trasporti erano
eseguiti dalla Veca Sud di Maddaloni, ritenuta in rapporti con i casalesi.
LE CREPE A SCUOLA Fra le accuse, anche quella di aver causato crepe nei muri di una scuola media,
senza interrompere tempestivamente i lavori, mettendo a rischio la sicurezza degli allievi.
I CONCI E LA FRESA La tanto acclamata mega-trivellatrice Monna Lisa della Seli non è in grado - secondo
le accuse - di funzionare correttamente perché montata con materiale non affidabile.Ei conci per il
rivestimento delle gallerie, parimenti forniti dalla Seli, non sono conformi alle prescrizioni europee, messe a
punto dopo il disastroso incendio del '99 nel tunnel del Monte Bianco, che uccise 39 persone.
COSTI LIEVITATI La procura contesta ai dirigenti indagati di Rfi e Italferr di non aver operato «nell'esclusivo
perseguimento dell'interesse pubblico» e invece di aver voluto «in tutti i modi» assecondare le pretese
economiche di Nodavia, cercando appoggi presso l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, il Ministero
dell'Ambiente e quello delle Infrastrutture, in cambio di assunzioni, consulenze e favori, e facendo in tal modo
lievitare i costi dell'appalto da 500 a oltre 800 milioni. Secondo le accuse, la stessa presidente di Italferr Maria
Rita Lorenzetti «si è posta illecitamente a disposizione di Nodavia e di Coopsette», ottenendo in cambio
incarichi professionali per il marito architetto nella ricostruzione post terremoto in Emilia.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Firenze, la Tav sotto inchiesta corruzione e traffico di rifiuti sequestrata la
maxi trivella
18/01/2013
La Repubblica - Ed. nazionale
Pag. 18
(diffusione:556325, tiratura:710716)
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
LE REAZIONI La presidente Lorenzetti si dichiara «totalmente estranea ai fatti ipotizzati». Il Gruppo Fs
assicura «la massima collaborazione e trasparenza», afferma che le controllate Rfi e Italferr sono parti lese,
annuncia l'avvio di una inchiesta interna e auspica «una pronta ripresa dell'opera che, come è noto, è di
rilevante interesse nazionale». Analoga reazione da parte del presidente toscano Enrico Rossi, Pd: «Se ci
sono responsabilità penali è bene che siano accertate rapidamente. Resto profondamente convinto della
necessità dell'opera e mi auguro che i lavori riprendano quanto prima». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Il magheggio Nessuno mai potrà accorgersi del magheggio sui conci a rischio collasso
L'INTERCETTAZIONE Dialogo tra manager Seli Gioco di squadra Un consolidato gioco di squadra a danno
delle casse dello Stato L'ATTO DI ACCUSA Frasi tratte dal decreto PER SAPERNE DI PIÙ
http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/01/17/news http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/01/17/foto
Foto: IL CANTIERE Lavori in corso a Firenze: il cantiere della stazione per l'Alta velocità
Foto: IL PROGETTO Sopra, il rendering della stazione sotterranea disegnata da Norman Foster. In alto, la
trivella "Monna Lisa" con tracce di viola in onore di Firenze
18/01/2013
La Repubblica - Firenze
Pag. 1
(diffusione:556325, tiratura:710716)
"Stabilità off limits e verbali falsificati"
LAURA MONTANARI
ILAVORI nel cantiere dovevano essere sospesi perché la soglia di allerta per i movimenti sulla stabilità
dell'edificio era stata superata. EPPURE, nelle aule della Ottone Rosai, i ragazzi e i prof ignari, hanno
continuato a far lezione. Non potevano immaginare di «essere seriamente in pericolo». Dovevano essere
sospesi da subito i lavori per il grande tunnel nella zona dei Macelli.
Invece sono andati avanti come se non fosse successo niente o peggio ancora, secondo le accuse che si
leggono nei fogli dell'inchiesta, falsificando un verbale e posticipando la denuncia dal 29 agosto, giorno di
superamento dei limiti di stabilità, al 15 settembre dello stesso anno, il 2011.
Va detto che il danno causato dal cantiere alla palazzina scolastica non era tale da «determinare un concreto
pericolo di crollo della struttura della scuola, tuttavia le crepe evidenti manifestate, hanno concretamente reso
possibile distacchi di intonaco o di parti di vetrate che avrebbero potuto seriamente mettere in pericolo
l'incolumità delle centinaia di persone che frequentavano la scuola, ragazzi e insegnanti» e anche personale
non docente.
Nel decreto di perquisizione si parla di comportamenti «negligenti»: «Il monitoraggio in corso dei lavori di
scavo o di consolidamento preliminare del terreno è risultato essere stato fatto con modalità del tutto difformi
dalle specifiche contrattuali e tale - ribadiscono gli investigatori - da esporre a grave pericolo anche
l'incolumità delle persone». I ragazzi nella scuola media Ottone Rosai, muri che confinano con il cantiere
della Tav, facevano lezione dentro quella scuola con le crepe sui muri che la preside, allora Manuela
Tarabusi (oggi in pensione), aveva subito denunciato chiamando i tecnici del Comune arrivati per il
sopralluogo assieme a quelli della Nodavia, il gruppo di imprese incaricato dalle opere. Non sapeva la preside
che c'era un'altra violazione e cioè che i lavori di scavo e consolidamento del terreno (preliminari al tunnel)
non dovevano essere eseguiti quando gli studenti erano in classe perché erano una «violazione delle
prescrizioni dell'Osservatorio Ambientale». I reati contestati su questo punto sono di «frode per omesso o
carente monitoraggio rispetto agli obblighi di fornitura e alle prescrizioni» e falso in atto pubblico per aver
occultato l'omesso monitoraggio. Di questo dovranno rispondere a vario titolo Furio Saraceno presidente del
cda di Nodavia, Valerio Lombardie Gianluca Morandini, dirigenti dell'Italferr e Claudio Lanzafame, tecnico di
Coopsette.
«Mi sento tradita dai tecnici delle ditte che lavorano alla Tav - spiega la ex preside della Ottone Rosai - se
avessi saputo che non potevano lavorare al cantiere con gli studenti a lezione avrei interrotto subito le attività
didattiche, ma penso che siano state dette delle falsità anche ai tecnici del Comune. Abbiamo fatto tantissime
riunioni e ci hanno tenuto all'oscuro». Le ferrovie annunciano un'inchiesta interna, ricordano che Rfi è «parte
lesa» in questa inchiesta e che «sarà rivolta istanza alla Procura della Repubblica per una valutazione
congiunta volta ad individuare gli adempimenti necessari per una pronta ripresa dei lavori dell'opera che,
come noto, è di rilevante interesse nazionale». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Foto: LE CREPE nella scuola Ottone Rosai dopo l'inizio dei lavori
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
La scuola
18/01/2013
La Repubblica - Firenze
Pag. 2
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Pareti del tunnel a rischio incendio "Nessuno si accorgerà del magheggio"
L'accusa: test "aggiustati" per coprire materiali non conformi Si era verificato il collasso dei "conci" per effetto
del fuoco e del calore
FRANCA SELVATICI
«NESSUNO mai potrà accorgersi del magheggio». E' una delle frasi intercettate dai carabinieri del Ros nel
corso delle indagini sul tunnel dell'alta velocità ferroviaria che sarà scavato nel sottosuolo di Firenze. Indagini
che accrescono, e di tanto, i dubbi sulla qualità dell'opera e nella quale risultano indagate (al momento) 31
persone - imprenditori, amministratori e dirigenti di Italferr e Rfi (due società del Gruppo Ferrovie) nonché
funzionari e consulenti ministeriali - per reati che vanno dalla associazione a delinquere, alla frode in
pubbliche forniture, alla truffa, all'abuso d'ufficio, alla corruzione. L'inchiesta è coordinata dal procuratore
Giuseppe Quattrocchi e dai sostituti Giulio Monferini e Gianni Tei e condotta, oltre che dal Ros Carabinieri,
dal Corpo Forestale dello Stato. Fra gli indagati figurano la ex presidente Pd della Regione Umbria Maria Rita
Lorenzetti e Renato Casale, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Italferr, la società di
progettazione del Gruppo Ferrovie.
Coinvoltii vertici di Nodavia, il general contractor che si è aggiudicato l'appalto dell'opera, costituito da
Coopsette (una delle maggiori cooperative rosse), Ergon e Coestra (già Consorzio Etruria). Il «magheggio» di
cui nessuno si sarebbe accorto si riferisce ai "conci" per il rivestimento delle due gallerie sotterranee parallele
che attraverseranno Firenze.
Questo materiale doveva essere fornito per contratto dalla Seli, l'impresa incaricata di realizzare i due tunnel
con la enorme fresa Monna Lisa. Dopo disastri come quello del 1999 nella galleria del Monte Bianco, dove un
incendio causò 39 vittime, la legislazione europea ha imposto l'utilizzo di materiali di rivestimento dotati di
specifiche qualità tecniche per poter resistere al fuoco e al calore.
Per contratto i conci dovevano contenere fibre di polipropilene in misura di 3 chili per metro cubo. Invece,
secondo le accuse, Seli avrebbe commissionato alla Ipa di Calcinate (Bergamo) conci contenenti quantitativi
di fibre «notevolmente inferiori». Poi Aristodemo Busillo della Seli si sarebbe accordato con Gianluca
Morandini, incaricato da Italferr dell'Alta sorveglianza sui lavori, per occultare la non conformità dei materiali,e
avrebbe esercitato pressioni sul professor Alberto Meda affinché questi non attestasse l'esito negativo del
primo test eseguito sui conci, nel quale si era verificato il cosiddetto «spalling», e cioè il collasso del materiale
per effetto del fuoco e del calore. Non solo: Seli avrebbe cercato di ottenere da Italferr l'autorizzazione a una
modifica contrattuale che riducesse da 3 a 2 kg per metro cubo la presenza di fibre nei conci, e addirittura
progettato di utilizzare solo 1,8 Kg per metro cubo, facendo però formalmente figurare 2 kg: tanto «nessuno
potrà mai accorgersi del magheggio», dicevano.
C'è di più: affinché Italferr autorizzasse l'utilizzo e il pagamento dei conci non conformi, secondo le accuse
all'interno di Seli venne deciso di occultare anche la circostanza che, a causa di un errore di predisposizione
dei disegni progettuali, i conci erano stati realizzati con carenze tali che «ne compromettevano addirittura la
corretta posa in opera», e l'ulteriore circostanza che essi erano stati fabbricati con inerti di tipo calcareo
invece che con inerti silicei, come era previsto nel progetto. Insomma, secondo le accuse, quei conci, che ieri
sono stati sequestrati, erano un disastro e costituivano un grave rischio per il transito nei tunnel. E tuttavia
Seli chiedeva a Nodavia che fossero pagati: grazie alla riduzione dei costi di produzione, l'impresa, «per
stessa ammissione di Busillo», avrebbe raddoppiato i ricavi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA III
Le tappe LE VERIFICHE Il procuratore Quattrocchi (foto) apre un fascicolo dopo i controlli sui fanghi della
Forestale e dell'Arpat LE INTERCETTAZIONI Sono i Ros a svolgere gran parte dell'inchiesta: pedinamenti,
telefoni sotto controllo, sequestri LE PERQUISIZIONI Sono scattate ieri in varie parti d'Italia, i nomi degli
indagati finiti in questa inchiesta sono al momento 31
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Stop all'alta velocità
18/01/2013
La Repubblica - Firenze
Pag. 2
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COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Chi sono I VERTICI ITALFERR Indagati sia il presidente Maria Rita Lorenzetti che l'ad Renato Casale
SARACENO Il presidente di Nodavia è indagato insieme ad altri uomini dell'azienda Renato Casale, ad
Italferr INCALZA Anche il noto dirigente del ministero delle infrastrutture è finito coinvolto GLI INQUIRENTI
Sono il procuratore Quattrocchi e i sostituti Monferini e Tei
Foto: I SIGILLI Sotto il particolare del sequestro della talpa Monna Lisa A destra il procuratore Quattrocchi
18/01/2013
La Repubblica - Firenze
Pag. 3
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E la Monna Lisa si scoprì pericolosa "In quella talpa troppi pezzi insicuri"
L'ombra della camorra sull'affare dei rifiuti degli scavi Tutto è iniziato dai controlli sullo smaltimento abusivo di
fanghi dei primi cantieri I dubbi degli investigatori: non avrebbe sostenuto la pressione
MICHELE BOCCI
MONTATA con componenti non affidabilie non sicuri, con le guarnizioni della testa rotante non idonee a
sostenere la pressione dello scavo. Monna Lisa è incompleta, non è stata assemblata «in modo conforme
alle specifiche del produttore dell'impianto». La "talpa", la super fresa che deve bucare Firenze a 25 metri di
profondità e a un ritmo di 15 metri al giorno non è il gioiello della tecnica che era stato annunciato.
O meglio, forse lo sarebbe sulla carta ma il modo in cui è stata realizzata insinua molti dubbi negli
investigatori. Sarebbe insicura, anche perché così assemblata non sarebbe idonea a «prevenire ingenti
perdite e dispersioni nell'ambiente di oli idraulici e lubrificanti altamente inquinanti».
Monna Lisa è arrivata nel cantiere nell'estate 2012 e non è mai entrata in funzione per questioni legate allo
smaltimento delle terre di scavo. Il via libera era atteso a breve. Ci sarà da aspettare ancora, visto che il
macchinario è sotto sequestroe già ieri analizzato dai consulenti della procura.
Proprio dei ritardi hanno approfittato secondo la procura Furio Saraceno, presidente di Nodavia, Aristodemo
Busillo, direttore tecnico della Seli, subappaltatore incaricato di assemblare al fresae Dario Vizzino, sempre
della Seli.
Sapevano che i lavori non sarebbero partiti così dicevano di essere pronti per lo scavo anche se non lo
erano. «Così - scrive l'accusa - presentavano riserve contrattuali alla stazione appaltante per maggiori oneri
per diverse decine di milioni».
Busillo, secondo loro, si sarebbe messo d'accordo sempre con Saraceno, per modificare il contratto con
Nodavia e far passare come un miglioramento l'utilizzo di una fresa invece delle due previste. In realtà lo
scopo era «di ridurre i costi per le imprese e conseguire un maggior ricavo».
La Seli, incaricata di montare il macchinario e realizzare lo scavo, è un'azienda in grande difficoltà,
«prossima all'insolvenza, che risparmia sulle guarnizioni della fresa, anche al fine di farla apparire montata e
pronta per l'inizio dei lavori». Gli investigatori sottolineano che le condizioni dell'azienda erano ben notea tutti,
che «fanno finta di nulla». Anche Nodavia sarebbe stata in difficoltà economiche.
L'inchiesta sulla Tav a Firenze è partita a fine 2010 dagli accertamenti di Corpo forestale e Arpat sullo
smaltimento abusivo di fanghi derivati dalla realizzazione dei lavori preliminari allo scavo del tunnel e della
nuova stazione. I Ros hanno scoperto che Rfi pagava un costo di smaltimento più alto dei prezzi di mercato e
che «da una parte, la gestione era comunque abusiva perché il produttore del rifiuto lo trattava senza
autorizzazione nel cantiere, stoccandolo in vasche per farne decantare la parte liquida, che scaricava senza
autorizzazione in falda, e dall'altra è stato accertato che i prezzi erano gonfiati per consentire a Nodavia di
crearsi delle poste in nero». I carabinieri hanno accertato che le ditte smaltitrici si dividevano in accordo tra
loro le quantità di rifiuti «risultando solo apparenti smaltitori ma di fatto gestendo tutta l'attività di raccolta,
trasporto e smaltimento in discarica». La regia era gestita dalla ditta Veca Sud di Maddaloni, gestita Lazzaro
Ventrone, «che è risultata avere il quasi monopolio del trasporto e movimento terra dell'appalto. La figura di
Ventrone e dell'impresa è risultata strettamente collegata a ambienti della criminalità organizzata di tipo
camorristico e in particolare ai clan dei Casalesi e della famiglia Caturano». La procura contesta anche
l'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all'abuso di ufficio. Si parla di un «quadro di
consolidato gioco di squadra tra i pubblici ufficiali e gli esponenti di Coopsette e Italferr. I membri
dell'associazione pianificano una serie di interventi a vasto raggio per influire e determinare le varie pubbliche
amministrazioni coinvolte, in maniera da superare ogni possibile ostacoloe intralcio agli obiettivi della
associazione: favorire al massimo in termini economici Nodavia e tramite essa Coopsette a scapito dei costi
dell'appalto e a danno delle casse dello Stato». I membri dell'associazione si ripagavano anche con favori e
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Le carte
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La Repubblica - Firenze
Pag. 3
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incarichi. La presidente di Italferr ed ex governatrice dell'Umbria, Maria Laura Lorenzetti, con il responsabile
unico del procedimento dell'azienda, Valerio Lombardi, «agivano in contrasto con gli interessi della stazione
appaltante a conseguire l'esecuzione dell'opera a regola d'arte e nel rispetto dei costi preventivati». Lorenzetti
avrebbe svolto attività a vantaggio di Nodavia e Coopsette mettendo a disposizione le sue conoscenze.
Così avrebbe conseguito «incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del di lei
coniuge». Lorenzetti si è detta totalmente estranea ai fatti contestati. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Foto: Maria Rita Lorenzetti
18/01/2013
Il Messaggero - Umbria
Pag. 39
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Corruzione, Lorenzetti indagata per gli appalti dell'alta velocità Per i pm avrebbe agevolato ditte amiche e il
marito segue dalla prima pagina Insieme a lei i membri di quell'«associazione illecita» che, secondo il
procuratore Giuseppe Quattrocchi e i sostituti Giulio Monferini e Gianni Tei, «pianificano una serie di
interventi a vasto raggio per influire e determinare le varie pubbliche amministrazioni coinvolte, in maniera da
superare ogni possibile ostacolo e intralcio agli obiettivi dell'associazione: ovverosia favorire al massimo in
termini economici Nodavia e tramite essa Coopsette (di cui si teme anche la prossima insolvenza) a scapito
dei costi dell'appalto e a danno delle casse dello Stato». Nei guai sono infatti finiti i dirigenti della società
vincitrice dell'appalto, la Novadia appunto, della Coopsette (sua socia di maggioranza), tecnici di Italferr,
componenti e funzionari della commissione di via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle
opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle Infrastrutture. Sulla questione smaltimento
dei rifiuti, secondo le accuse, le indagini «hanno portato ad acquisire elementi rilevanti che dimostrano che gli
indagati hanno chiarissima percezione della natura di rifiuto dello scarto che andranno a produrre e la volontà
di gestirlo abusivamente previa artata predisposizione dei documenti tecnici e amministrativi per far rientrare i
fanghi della fresa (che è stata sequestrata, ndr) nelle recenti norme regolamentari derogatorie ai loro fini utili
a fornire, a pria vista, un'apparente veste di legittimità a tale illecito smaltimento rifiuti. Tale aspetto in
particolare coinvolge i soggetti appartenenti alla stazione appaltante Italferr e Rfi (...) che a fronte di un
progetto del tutto carente in punto di adeguata valutazione dei costi e di soluzioni corrette dal punto di vista
ambientale, perseguono in tutti i modi la realizzazione dell'opera considerando le condizioni, i limiti e le
procedure previste dalla legge un mero ostacolo da superare a ogni costo». LA DIFESA Accuse pesanti e
tutte ancora da provare. Con la presidente Lorenzetti che, attraverso il suo avvocato Luciano Ghirga,
ribadisce «la propria totale estraneità a tutti i fatti ipotizzati nei suoi confronti». Lorenzetti esprime inoltre «il
proprio sconcerto per questa vicenda processuale che la vede coinvolta». La presidente di Italferr ha poi reso
noto di avere ricevuto ieri l'informazione di garanzia alla quale ha fatto seguito una perquisizione domiciliare.
«Che si è svolta - ha sottolineato - in assoluta trasparenza e serenità». Perquisizioni subite anche dagli altri
30 indagati, accusati a vario titolo anche di truffa e falso, per esempio per le forniture di "conci" per il
rivestimento delle gallerie «non a regola d'arte». Insomma, lavori al risparmio e non in sicurezza, sempre
secondo le accuse della procura di Firenze. Che alla presidente Lorenzetti contesta di aver operato
«nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette, da cui poi pretendeva favori per il
marito, e mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di
contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati». Italo Carmignan e Egle
Priolo
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Corruzione, Lorenzetti indagata per gli appalti dell'alta velocità
18/01/2013
QN - Il Resto del Carlino - Ed. nazionale
Pag. 11
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Decine di indagati per la costruzione del tunnel sotto la città
Gigi Paoli FIRENZE L'ALTA velocità si è fermata a Firenze. Non in stazione, però. Alla procura della
Repubblica. Trentuno indagati, cantieri sequestrati, perquisizioni in tutta Italia e accuse pesantissime:
associazione a delinquere, truffa, corruzione, abuso d'ufficio, falso, traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche
forniture, violazione delle norme paesaggistiche. Alla luce c'è il marcio che ruotava attorno a un affare da 710
milioni di euro, tanto varrebbe il cantiere della Tav, il cosidetto «passante fiorentino» con tanto di tunnel da
scavare sotto la città. Fra gli indagati c'è anche il nome eccellente di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd
della Regione Umbria, alla quale vengono contestati reati che avrebbe compiuto come presidente di Italferr,
la società di progettazione delle Ferrovie. La Lorenzetti avrebbe messo a disposizione «le proprie
conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» in cambio di «incarichi
professionali» per il marito «nella ricostruzione del terremoto in Emilia». «Sono sconcertata per l'inchiesta e
totalmente estranea alle accuse» ha replicato la Lorenzetti in una nota. Fra gli altri indagati ci sono dirigenti
ministeriali, imprenditori e funzionari del ministero dell'ambiente e di società di Ferrovie e private. È
INQUIETANTE lo scenario che emerge dall'inchiesta nata da un accertamento della Forestale sullo
smaltimento abusivo dei rifiuti di scavo e poi proseguita dai carabinieri del Ros di Firenze. Da
quell'accertamento è saltato fuori di tutto: all'illecito smaltimento dei rifiuti avrebbero concorso i dirigenti della
società vincitrice dell'appalto, la Nodavia, della sua socia di maggioranza Coopsette, tecnici di Italferr,
funzionari del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti del ministero
delle infrastrutture. E il trasporto dei rifiuti, dopo un giro di contratti gonfiati e fondi neri, veniva addirittura
gestito da un'azienda, la Veca Sud, «strettamente legata» al clan camorristico dei Casalesi e alla famiglia
Caturano. Poi i fanghi e i rifiuti derivanti dalle perforazioni venivano scaricati direttamente nella falda
acquifera vicina al cantiere, col rischio di contaminazione della falda stessa e del suolo. E FIN qui si parla
'solo' degli scavi. Poi si scopre che in quell'appalto (il passante ferroviario ha tre cantieri a Firenze) si usavano
anche materiali scadenti e, in quanti tali pericolosissimi. «Ma la frode e l'inadempimento - scrive la procura risultano poi ancora più eclatanti e gravi in relazione al macchinario che dovrebbe procedere allo scavo».
Ossia una fresa enorme, chiamata 'Monna Lisa' (sequestrata) che sarebbe stata a sua volta costruita con
materiale in parte non originale e inadeguato all'intervento».
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Firenze, la Tav sotto inchiesta Sigilli alla maxi talpa 'Monna Lisa'
18/01/2013
QN - Il Resto del Carlino - Bologna
Pag. 28
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Sos per la variante della Porrettana Lavori a rischio per mancati pagamenti
GIACOMO CALISTRI
di GIACOMO CALISTRI - GAGGIO MONTANO - E' POLEMICA nel cantiere di Ca' dei Ladri di Gaggio
Montano dove si sta realizzando in due stralci la variante alla statale porrettana fra Silla e Marano. Infuriati
per il mancato pagamento delle mensilità di novembre e dicembre, sono gli undici operai dell'impresa di La
Spezia 'Futura group' che ha ricevuto il subappalto per completare il secondo lotto da Ca' dei Ladri a Marano
dalla Coop7 di Reggio Emilia. Procuratore della ditta spezzina è Roberto Visconti. «I nostri dipendenti attacca - sono in grossa difficoltà poiché, dopo avere raschiato il barile non siamo più in grado di
corrispondere gli stipendi a seguito del mancato pagamento degli stati di avanzamento delle opere da parte
dell'azienda titolare numero uno dell'appalto. Enti ed istituzioni - aggiunge Visconti - ci hanno abbandonato e
non sappiamo più a quale santo votarci. Se questo appello cadrà nel vuoto non esiteremo a far valere le
nostre ragioni con lo studio legale di Milano del professor Ichino, esperto del diritto del lavoro che ci sta
assistendo». LA CAMPANA della Coop7 suona con le parole del geometra Alfio Lombardi, direttore generale
della divisione costruzioni. «A parte il fatto che i lavori sono quasi fermi a causa del maltempo - spiega abbiamo spedito una lettera all'azienda di La Spezia per approfondire insieme la questione nei minimi dettagli
e per verificare se esista una via d'uscita anche perché - precisa Lombardi - per ultimare il lotto due mancano
soltanto le opere di rifinitura». In municipio a Gaggio non si nascondono le preoccupazioni per una vicenda
che potrebbe trasformarsi in una telenovela. «La variante Silla-Marano - dice il sindaco Maria Elisabetta
Tanari - ha già vissute troppe traversie e quindi invito tutti i soggetti interessati ad adoperarsi per giungere al
traguardo di un'opera attesa ormai da tempo immemorabile ed estremamente utile per l'intera vallata del
Reno». Il tratto Ca' dei Ladri-Marano, lungo cinque chilometri e 814 metri e dell'importo di 61 milioni di euro
dovrebbe essere completato entro giugno poiché l'avanzamento è del 91%. E' invece prevista entro
novembre la chiusura del cantiere del primo lotto Silla-Ca' dei Ladri lungo un chilometro e 260 metri e con un
costo di 12 milioni di euro. Image: 20130118/foto/1259.jpg
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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GAGGIO MONTANO BRACCIO DI FERRO TRA DUE IMPRESE
18/01/2013
QN - Il Resto del Carlino - Reggio emilia
Pag. 3
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Coinvolti anche sei reggiani: cantieri sequestrati e perquisizioni in tutta Italia
L'ALTA VELOCITA' si è fermata a Firenze. Non in stazione, però. Alla procura della Repubblica. E per
Coopsette, il colosso cooperativo di Castelnovo Sotto che proprio in questa delicata fase economica vive
settimane di preoccupazione per il futuro, dei suoi soci, dei dipendenti e dell'enorme indotto, è un terremoto.
Trentuno indagati - sei dei quali della coop castelnovese -, cantieri sequestrati, perquisizioni in tutta Italia e
accuse pesantissime: associazione a delinquere, truffa, corruzione, abuso d'ufficio, falso, traffico illecito di
rifiuti, frode in pubbliche forniture, violazione delle norme paesaggistiche. ALLA LUCE, secondo la procura
fiorentina, ci sarebbe il marcio che ruotava attorno a un affare da 710 milioni di euro, tanto varrebbe il
cantiere della Tav, il cosidetto «passante fiorentino» con tanto di tunnel da scavare sotto la città. Fra gli
indagati c'è anche il nome eccellente di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd della Regione Umbria, alla
quale vengono contestati reati che avrebbe compiuto come presidente di Italferr, la società di progettazione
delle Ferrovie. La Lorenzetti avrebbe messo «i propri contatti politici» a disposizione di ditte coinvolte
nell'appalto. Fra gli altri indagati ci sono dirigenti ministeriali, imprenditori e funzionari del ministero
dell'ambiente e di società di Ferrovie e private. E' INQUIETANTE lo scenario che emerge dall'inchiesta nata
da un accertamento della Forestale sullo smaltimento abusivo dei rifiuti di scavo e poi proseguita dai
carabinieri del Ros di Firenze. Da quell'accertamento, sostengono gli inquirenti, è saltato fuori di tutto:
all'illecito smaltimento dei rifiuti avrebbero concorso i dirigenti della società vincitrice dell'appalto, la Nodavia,
della sua socia di maggioranza Coopsette, tecnici di Italferr, funzionari del ministero dell'Ambiente,
dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti del ministero delle infrastrutture. E il trasporto dei
rifiuti, dopo un giro di contratti gonfiati e fondi neri, secondo gli investigatori veniva addirittura gestito da
un'azienda, la Veca Sud, «strettamente legata» al clan camorristico dei Casalesi e alla famiglia Caturano. Poi
i fanghi e i rifiuti derivanti dalle perforazioni sarebbero stati scaricati direttamente nella falda acquifera vicina
al cantiere, col rischio di contaminazione della falda stessa e del suolo. E FIN QUI SI PARLA 'solo' degli
scavi. Poi - sempre secondo le contestazioni - si scopre che in quell'appalto (il passante ferroviario ha tre
cantieri a Firenze) si usavano anche materiali scadenti e, in quanti tali pericolosissimi. Come quelli previsti
per i rivestimenti interni dei tunnel che, dopo la tragedia del Monte Bianco, sono sottoposti a regole
severissime. Ma non qui: qui c'era la fornitura di un prodotto «concretamente pericoloso», materiali ignifughi
di bassa qualità, probabilmente allungati con acqua, che avrebbero messo a rischio la sicurezza della galleria
stessa. Image: 20130118/foto/7705.jpg
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Inchiesta sui lavori per la Tav a Firenze Le accuse: 'Truffa, frode e traffico
di rifiuti'
18/01/2013
QN - Il Resto del Carlino - Reggio emilia
Pag. 3
(diffusione:165207, tiratura:206221)
ATTIVITA' corrette e rispettose delal legge, piena estraneità alle accuse. In una nota stringata, ieri nel tardo
pomeriggio, il presidente di Coopsette Fabrizio Davoli ha reso nota la posizione della cooperativa
castelnovese: «Coopsette - scrive Davoli - prende atto dei provvedimenti che questa mattina la Procura della
Repubblica di Firenze ha notificato in ordine alle vicende connesse ai cantieri Tav. Coopsette ritiene che le
attività riferite a tali cantieri siano sempre state svolte in piena correttezza e con il rispetto delle normative
vigenti, seguite e osservate con il massimo scrupolo. Per questa ragione, Coopsette è convinta che il
procedimento penale dimostrerà la piena estraneità della Società e della controllata Nodavia rispetto a
qualsiasi tipo di illecito. Coopsette, anche per contribuire ad uno svolgimento rapido del procedimento, è a
piena disposizione della Magistratura».
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Il presidente Davoli: «Attività corrette Sarà dimostrata la nostra estraneità»
18/01/2013
QN - Il Resto del Carlino - Reggio emilia
Pag. 3
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Nei guai anche dirigenti e tecnici dell'azienda
ECCO l'elenco degli indagati di Coopsette e di Nodavia. Marco Bonistalli, romano, 61 anni, dirigente di
Coopsette Paolo Bolondi, Reggio, 50 anni, dirigente di Coopsette Maurizio Brioni, Reggio, 66 anni,
responsabile relazioni istituzionali Coopsette Matteo Forlani, Parma, 37 annio, dirigente Coopsette Claudio
Lanzafame, Reggio, 44 anni, tecnico Coopsette Alfio Lombardi, Mantova, 49 anni, dirigente Coopsette Furio
Saraceno, residente a Rapallo, 49 anni, dirigente Nodavia Riccardo Guagliata, ferrarese, 36 anni, dirigente
Nodavia Domenico Carizia, Reggio, 57 anni, tecnico Nodavia Ed ecco gli altri indagati. Stefano Bacci,
pratese, 48 anni. Gualtiero Bellomo, palermitano, 54 anni, funzionario della commisione ministeriale per
l'impatto ambientale. Oliviero Bencini, fiorentino, 73 anni, legale rappresentante della Ecogest srl Mareno
Bencini, Barberino del Mugello, 72 anni, dirigente Ecogest Renato Bianco, veneziano, 64 anni, dirigente Rfi
(Rete ferroviaria italiana) Francesco Bocchimuzzo, torinese, 62 anni, dirigente Rfi Aristodemo Busillo,
Salerno, 42 anni, dirigente Seli e presidente Innotek Renato Casale, pugliese, residente a Bologna, 63 anni,
dirigente Italferr Piero Calandra, romano, 75 anni, dell'autorità di vigilanza contratti pubblici Alessandro
Coletta, residente a Roma, 79 anni Rosaria Ferro, fiorentina, 43 anni, funzionaria Italferr David Giorgetti,
fiorentino, 38 anni Pietro Giuseppe Remo Grandori, romano, 52 anni, dirigente Seli Valerio Lombardi,
romano, 62 anni, dirigente Italferr Maria Rita Lorenzetti, Foligno, 59 anni, presidente Italferr, ex governatore
Umbria Giuseppe Mele, romano, 49 anni, architetto, lavora al ministero Gianluca Morandini, fiorentino, 50
anni, supervisore lavori per Italferr Lorenza Ponzone, romana, 48 anni, funzionario autorità vigilanza appalti
pubblici Franco Barbarito, Figline Valdarno, 39 anni, dirigente Varvarito Lazzaro Ventrone, casertano, 43
anni, dirigente Veca Sud Dario Vizzino, fiorentino, 45 anni, dipendente Seli Ercole Incalza, romano, 69 anni,
ingegnere del ministero
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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L'ELENCO DEGLI INDAGATI
18/01/2013
QN - Il Resto del Carlino - Reggio emilia
Pag. 4
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Maurizio Brioni, responsabile delle relazioni istituzionali, è fra gli indagati. Difende la serietà della cooperativa
MIKE SCULLIN
Di MIKE SCULLIN «NON SAREMMO arrivati a questi livelli, senza solide referenze». Vorrebbe che ci
attenessimo allo stringato comunicato aziendale, Maurizio Brioni, responsabile delle relazioni istituzionali di
Coopsette, ma qualcosa di più gli esce dalla bocca. Ed è una stringata difesa della potente cooperativa
reggiana - non di se stesso come pure potrebbe fare visto che è nella lista degli indagati - sulla base di un
argomento innegabilmente forte: non è pensabile che un'azienda che lavora in tutta Italia alla realizzazione
delle grandi opere, che ha fior di esperienze tecnologiche accumulate in decenni di lavoro di muratori,
carpentieri, tecnici, ingegneri, non è pensabile che un'azienda di questo genere sia coinvolta in una
commessa in cui si compie un rivestimento di tunnel a rischio incendio, utilizzando materiali scadenti come
sostiene l'accusa della procura fiorentina. E quindi, spiega Brioni, «siamo ancora qui che cerchiamo di capire
cosa è successo». SI FERMA QUI, Brioni, altro non dice ma è sufficiente. E' lui, che abbiamo chiamato ieri
sera, perchè degli indagati reggiani è probabilmente il personaggio più conosciuto per il suo curriculum
politico-amministrativo, mai toccato da scandali o giudizi negativi. Brioni ha 66 anni. Di origini guastallesi, ha
militato nelle file del Pci dal 1975. E' stato funzionario dell'ufficio scuola del Comune di Guastalla. Assessore
alla cultura al Comune di Novellara, poi assessore alla Sanità in Provincia ai tempi della giunta retta da
Ascanio Bertani, è poi entrato nella cooperazione, con incarichi in Unipol e infine in Coopsette. Brioni ha
sposato Elena Montecchi, per diverse legislature parlamentare del Pci e poi dei Ds ed ex sottosegretario al
ministero del Lavoro e questore alla Camera. ALTRI DIRIGENTI di Coopsetti, indagati e non, risultano
irrintracciabili. Chi troviamo al telefono a Castelnovo Sotto è l'artefice principale dell'impero Coopsette,
Donato Fontanesi, che della cooperativa è stato presidente e ora padre nobile della cooperazione nella
produzione e lavoro, in pensione da quando, nel maggio dello scorso anno, uscì dal cda Unicredit. Fu
Fontanesi, diversi anni fa, a battersi con la sua cooperativa per realizzare il gigantesco passante ferroviario
sotterraneo di Firenze, un'opera che comportava e comporta altissimi livelli di preparazione tecnologica.
Fontanesi apprende la notizia dell'indagine, non fa commenti su quanto non conosce, e dice che sicuramente
quella fiorentina è una commessa importante. Lo lascia molto perplesso, in ogni caso, sentire le contestazioni
mosse al gioiello che lui creò tanti anni fa unendo sette cooperative edili. Image: 20130118/foto/7724.jpg
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Sotto choc i manager: «Stiamo cercando di capire cosa è successo»
18/01/2013
QN - Il Resto del Carlino - Reggio emilia
Pag. 5
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GIACOMO CALISTRI
Di GIACOMO CALISTRI -PORRETTA (Bologna) - E' POLEMICA nel cantiere di Ca' dei Ladri di Gaggio
Montano dove si sta realizzando in due stralci la variante alla statale porrettana fra Silla e Marano. Infuriati
per il mancato pagamento delle mensilità di novembre e dicembre, sono gli undici operai dell'impresa di La
Spezia 'Futura group' che ha ricevuto il subappalto per completare il secondo lotto da Ca' dei Ladri a Marano
dalla Coopsette. Procuratore della ditta spezzina è Roberto Visconti. «I NOSTRI dipendenti - attacca - hanno
occupato il cantiere e bloccato i lavori poiché, dopo avere raschiato il barile non siamo più in grado di
corrispondere gli stipendi a seguito del mancato pagamento degli stati di avanzamento delle opere da parte
dell'azienda titolare numero uno dell'appalto. Enti ed istituzioni - aggiunge Visconti - ci hanno abbandonato e
non sappiamo più a quale santo votarci. Se questo appello cadrà nel vuoto non esiteremo a far valere le
nostre ragioni con lo studio legale di Milano del professor Ichino, esperto del diritto del lavoro che ci sta
assistendo». LA CAMPANA della Coopsette suona con le parole del geometra Alfio Lombardi, direttore
generale della divisione costruzioni. «A parte il fatto che i lavori sono quasi fermi a causa del maltempo spiega - abbiamo spedito una lettera all'azienda di La Spezia per approfondire insieme la questione nei
minimi dettagli e per verificare se esista una via d'uscita anche perché - precisa Lombardi - per ultimare il
lotto due mancano soltanto le opere di rifinitura». IN MUNICIPIO a Gaggio non si nascondono le
preoccupazioni per una vicenda che potrebbe trasformarsi in una telenovela. «LA VARIANTE Silla-Marano dice il sindaco Maria Elisabetta Tanari - ha già vissute troppe traversie e quindi invito tutti i soggetti interessati
ad adoperarsi per giungere al traguardo di un'opera attesa ormai da tempo immemorabile ed estremamente
utile per l'intera vallata del Reno». IL TRATTO Ca' dei Ladri-Marano, lungo cinque chilometri e 814 metri e
dell'importo di 61 milioni di euro dovrebbe essere completato entro giugno poiché l'avanzamento è del 91%.
E' invece prevista entro novembre la chiusura del cantiere del primo lotto Silla-Ca' dei Ladri lungo un
chilometro e 260 metri e con un costo di 12 milioni di euro.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Sos per la variante della Porrettana Lavori a rischio per mancati pagamenti
18/01/2013
QN - Il Resto del Carlino - Reggio emilia
Pag. 5
(diffusione:165207, tiratura:206221)
In ballo c'è la ristrutturazione del debito Appuntamento in tribunale il 7
febbraio
PUO'AVERE ripercussioni la vicenda giudiziaria fiorentina sul futuro di Coopsette? La notizia della maxiindagine sul tunnel può determinare ripercussioni psicologiche, in ogni caso lo studio Sutich-Barbieri-Sutich
va avanti di gran lena in vista dell'udienza davanti al giudice Luciano Varotti, fissata per il 7 febbraio
prossimo. Gli avvocati Giorgio Barbieri e Ilaria Lenzini come advisor legale e Bain come advisor finanziario,
che assistitono Coopsette nella ristrutturazione del debito, lavorano per trovare un'intesa stragiudiziale, un
accordo di moratoria con le banche che dovrebbe garantire alla grande cooperativa castelnovese una
continuità. IL TRIBUNALE, lo scorso novembre, aveva aperto la procedura riservata alle grandi imprese in
crisi per verificare l'eventuale stato di insolvenza. Coopsette, in queste settimane, opera con forza per evitare
il concordato temporaneo cui è andata incontro la cugina Orion. A innescare la procedura, un fornitore che
aveva presentato ricorso al giudice vantando un credito di 52mila euro senza far precedere l'istanza da
alcuna diffida preliminare. Coopsette, in un comunicato, fece sapere di avere provveduto immediatamente a
saldare il debito, con contestuale remissione dell'istanza da parte del fornitore, e aggiunse, nell'ambito della
procedura, di aver chiesto al tribunale il tempo necessario per completare un piano organico e concreto a
sostegno del proprio obiettivo di salvaguardia e di rilancio dell'impresa. Il presidente Fabrizio Davoli espresse
la fiducia sul percorso intrapreso, convinto di poter ripristinare un a situazione in piena normalità aziendale.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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I GUAI FINANZIARI
18/01/2013
Avvenire - Ed. nazionale
Pag. 11
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Bloccato il cantiere Tav di Firenze
Traffico illecito di rifiuti e uso di materiali scadenti: 25 perquisizioni, 31 indagati e sequestro della maxi-talpa
Gallerie costruite con materiale ignifugo scadente, la maxi-trivella montata con guarnizioni non idonee, fanghi
scaricati direttamente nella falda acquifera e una ditta di smaltimento dei rifiuti su cui pesa il sospetto di
legami con la camorra, per di più lo scarso monitoraggio sui lavori avrebbe provocato crepe in una scuola
media: è lungo l'elenco degli illeciti rilevati dalla Procura di Firenze nell'ambito dell'inchiesta sulla costruzione
del passante ferroviario dell'Alta velocità. Gli stessi che ieri hanno fatto scattare 25 perquisizioni, compresa
quella nella sede della Nodavia, la società che ha vinto l'appalto per la costruzione del tunnel di 9 chilometri
metri e mezzo tra Rifredi e Campo di Marte. Sono 31 finora gli indagati tra cui spiccano i nomi dell'ex
governatore dell'Umbria, Maria Rita Lorenzetti - che ribadisce «la propria totale estraneità ai fatti ipotizzati nei
suoi confronti» -, in qualità di presidente dell'Italferr, società di progettazione del gruppo Ferrovie della quale
Valerio Lombardi è uno dei dirigenti. Gualtiero Bellomo è invece un funzionario della commissione
Valutazione impatto ambientale (Via) del ministero delle Infrastrutture all'interno di cui Ercole Incalza dirige
l'unità di missione. Le indagini erano scattate due anni fa in relazione ai sospetti sul trattamento dei materiali
di scavo di una gelleria di ausilio. Emersero così, spiega il Corpo Forestale, «un consistente traffico di rifiuti
speciali, smaltiti illegalmente», su cui pesa «l'ipotesi di infiltrazioni mafiose», nonché la truffa ai danni della
Rete ferroviaria italiana». Il gruppo Fs assicura «la massima collaborazione» anche «in considerazione del
convolgimento della controllata Rfi come parte lesa». Annuncia l'avvio di un'inchiesta interna e la
presentazione di un'istanza «per una valutazione congiunta volta a individuare gli adempimenti necessari per
una pronta ripresa dei lavori». Si tratta infatti di «un'opera strategica», puntualizza il ministero delle
Infrastrutture annunciando di aver avviato un'indagine interna e auspicando che «sia fatta al più presto
chiarezza». Analogo invito arriva dal governatore della Toscana, Enrico Rossi: «Se ci sono responsabilità
penali è bene che siano accertate rapidamente. Mi auguro che i lavori riprendano quanto prima». All'illecito
smaltimento dei rifiuti, secondo la Procura, avrebbero concorso dirigenti della Nodavia e di Coopsette - ma la
società ribadisce la sua estraneità e quella della controllata Nodavia «rispetto a qualsiasi tipo di illecito»,
ribadendo che le attività sono «sempre state svolte in piena correttezza e nel rispetto delle normative vigenti»
-, tecnici di Italferr e funzionari del ministero. I reati contestati vanno dall'associazione a delinquere finalizzata
alla truffa aggravata alla frode alla corruzione al traffico illecito di rifiuti. Il blitz e il sequestro della maxi-trivella
sarebbero serviti a impedire l'alterazione dei luoghi e a evitare conseguenze negative nel caso di un
avanzamento dei lavori nel cantiere su cui gravano, oltre all'illecito smaltimento dei fanghi, sospetti di scarsa
idoneità di materiali e macchinari.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
il blitz
18/01/2013
QN - Il Giorno - Ed. nazionale
Pag. 11
(diffusione:69063, tiratura:107480)
Decine di indagati per la costruzione del tunnel sotto la città
Gigi Paoli FIRENZE L'ALTA velocità si è fermata a Firenze. Non in stazione, però. Alla procura della
Repubblica. Trentuno indagati, cantieri sequestrati, perquisizioni in tutta Italia e accuse pesantissime:
associazione a delinquere, truffa, corruzione, abuso d'ufficio, falso, traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche
forniture, violazione delle norme paesaggistiche. Alla luce c'è il marcio che ruotava attorno a un affare da 710
milioni di euro, tanto varrebbe il cantiere della Tav, il cosidetto «passante fiorentino» con tanto di tunnel da
scavare sotto la città. Fra gli indagati c'è anche il nome eccellente di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd
della Regione Umbria, alla quale vengono contestati reati che avrebbe compiuto come presidente di Italferr,
la società di progettazione delle Ferrovie. La Lorenzetti avrebbe messo a disposizione «le proprie
conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» in cambio di «incarichi
professionali» per il marito «nella ricostruzione del terremoto in Emilia». «Sono sconcertata per l'inchiesta e
totalmente estranea alle accuse» ha replicato la Lorenzetti in una nota. Fra gli altri indagati ci sono dirigenti
ministeriali, imprenditori e funzionari del ministero dell'ambiente e di società di Ferrovie e private. È
INQUIETANTE lo scenario che emerge dall'inchiesta nata da un accertamento della Forestale sullo
smaltimento abusivo dei rifiuti di scavo e poi proseguita dai carabinieri del Ros di Firenze. Da
quell'accertamento è saltato fuori di tutto: all'illecito smaltimento dei rifiuti avrebbero concorso i dirigenti della
società vincitrice dell'appalto, la Nodavia, della sua socia di maggioranza Coopsette, tecnici di Italferr,
funzionari del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti del ministero
delle infrastrutture. E il trasporto dei rifiuti, dopo un giro di contratti gonfiati e fondi neri, veniva addirittura
gestito da un'azienda, la Veca Sud, «strettamente legata» al clan camorristico dei Casalesi e alla famiglia
Caturano. Poi i fanghi e i rifiuti derivanti dalle perforazioni venivano scaricati direttamente nella falda
acquifera vicina al cantiere, col rischio di contaminazione della falda stessa e del suolo. E FIN qui si parla
'solo' degli scavi. Poi si scopre che in quell'appalto (il passante ferroviario ha tre cantieri a Firenze) si usavano
anche materiali scadenti e, in quanti tali pericolosissimi. «Ma la frode e l'inadempimento - scrive la procura risultano poi ancora più eclatanti e gravi in relazione al macchinario che dovrebbe procedere allo scavo».
Ossia una fresa enorme, chiamata 'Monna Lisa' (sequestrata) che sarebbe stata a sua volta costruita con
materiale in parte non originale e inadeguato all'intervento».
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Firenze, la Tav sotto inchiesta Sigilli alla maxi talpa 'Monna Lisa'
18/01/2013
Il Manifesto - Ed. nazionale
Pag. 6
(diffusione:24728, tiratura:83923)
La truffa sotterranea
I rifiuti tossici degli scavi «smaltiti illegalmente». Appalti a una ditta vicina alla camorra
Chiara Ricci
FIRENZE
Da tempo la magistratura fiorentina indagava su alcuni aspetti del faraonico, costosissimo e ambientalmente
rischioso sotto-attraversamento ferroviario dell'alta velocità: quasi otto chilometri di galleria a doppia canna da
un capo all'altro della città, con nel mezzo la stazione sotterranea firmata da Norman Foster. Perché è anche
dai particolari che si giudica una grande opera: partendo da un accertamento del Corpo forestale e dell'Arpat
sullo smaltimento dei fanghi di perforazione in un cantiere della Tav («scaricati direttamente nella falda
acquifera vicina ai lavori», annotano i forestali), gli investigatori del Ros dei carabinieri hanno scoperto tante
altre nefandezze. Ad esempio l'affidamento di lavori a ditte come la Veca Sud, considerata vicina ai casalesi;
poi che i rivestimenti destinati alle gallerie del tunnel Tav, nonostante il via libera delle relazioni tecniche,
erano di materiale scadente e non sufficientemente resistenti al fuoco e al calore di un eventuale incendio; e
che la maxitalpa «Monna Lisa» che dovrebbe scavare i due tunnel paralleli è stata montata con guarnizioni
inadatte a sostenere le pressioni dello scavo. Tanto da finire sequestrata ancor prima di iniziare il suo lavoro.
Sempre rinviato, con spese di noleggio milionarie, nelle pieghe del nuovo e discusso Regolamento nazionale
su terre e rocce, che non considera più rifiuti speciali i residui inquinati degli scavi. Ben tre milioni di metri
cubi, destinati fra ulteriori polemiche all'ex miniera Enel di Cavriglia nel valdarno aretino.
La fase ufficiale dell'inchiesta è partita con decine di perquisizioni da un capo all'altro della penisola,
compresa la sede del consorzio Nodavia che ha in appalto la grande opera, e con 31 indagati accusati a
vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa verso enti pubblici, corruzione, frode nelle
pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti e abuso d'ufficio. Fra questi Maria Rita Lorenzetti, ex presidente
dell'Umbria e attuale presidente di Italferr, la società di progettazione del gruppo Fs, e Valerio Lombardi che
per Italferr è responsabile unico del procedimento. Con loro altri dirigenti delle Ferrovie e dei ministeri di
infrastrutture e ambiente: da Ercole Incalza a Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione di valutazione
impatto ambientale, che secondo le accuse in cambio di favori (assunzioni di parenti, consulenze, riconferma
nell'incarico) offriva pareri compiacenti, «come declassificare i fanghi di perforazione in terra non inquinata».
L'ex governatrice umbra Lorenzetti respinge le accuse, che non sono certo leggere: «Svolgeva la propria
attività a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette - puntualizzano gli investigatori - e delle ditte
coinvolte nei lavori in appalto, mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali e i propri contatti
politici, per conseguire in cambio incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore
del coniuge».
L'inchiesta, coordinata dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei,
non guarda solo all'illecito smaltimento dei fanghi e alla scarsa sicurezza di materiali e macchinari. A
preoccupare è anche lo scarso monitoraggio dei lavori: da giugno non è stato rinnovato l'Osservatorio
ambientale, che dovrebbe controllarne il regolare svolgimento. Fatto denunciato da tempo dagli oppositori
della grande opera, che ora chiedono lo stop dei cantieri. Da Perunaltracittà a Sel, da Rifondazione ai
comitati No tunnel Tav, fino alla Rete per la difesa del territorio di Alberto Asor Rosa e al M5S, il giudizio è
unanime: «Questa è una bella notizia. Da anni denunciamo i problemi e le irregolarità di questo assurdo
progetto di sotto-attraversamento, che è solo un affare per grandi imprese e grandi coop di costruzioni,
potente lobby del cemento trasversale agli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, mentre vengono
tagliati servizi sociali per i cittadini». Al momento il costodel progetto è di 750 milioni per i tunnel, 350 per la
stazione di Foster e 430 per opere collaterali e altre spese tecniche. «Ma sulla base dei dati disponibili delle
altre tratte - spiega il no tav Maurizio De Zordo - abbiamo stimato che le cifre potrebbero lievitare fino a tre
miliardi».
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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FIRENZE 31 indagati per la Tav cittadina: «Associazione a delinquere»
18/01/2013
Libero - Ed. nazionale
Pag. 11
(diffusione:125215, tiratura:224026)
Dai pm di Firenze 31 avvisi di garanzia: c'è anche Maria Rita Lorenzetti, già presidente dell'Umbria. Gallerie
costruite con materiale scadente. Spunta l'ombra della camorra
FILIPPO MANFREDINI
A leggere atti e disposizioni dei magistrati di Firenze pare davvero un brutto affare. Secondo quanto da loro
ricostruito, intorno ai lavori per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità che attraverserà il
capoluogo toscano si sarebbe sviluppata una rete di malaffare, con consueto contorno di malapolitica. Lavori
malfatti per ricavarne profitto, che avrebbero potuto risultare pericolosi per gli utenti. E dunque gallerie
costruite con materiali scadenti, con rivestimenti in teoria ignifughi che invece non avrebbero garantito
protezione da eventuali incendi. E poi lo smaltimento dei rifiuti da cantiere affidato anche a una ditta ritenuta
vicina alla camorra, e in particolare al clan dei Casalesi. E infine i favoritismi di cui avrebbero goduto alcune
cosiddette coop rosse, con tanto di avviso di garanzia dell'ex presidente progressista della Regione Umbria,
Maria Rita Lorenzetti - attualmente presidente di Italferr, la società di progettazione del gruppo Ferrovie - a
cui vengono contestati l'abuso d'ufficio, l'associazione a delinquere e la corruzione. Complessivamente gli
indagati sono trentuno - oltre a quelli già indicati, altri reati contestati sono frode in pubbliche forniture e truffa
- fra cui un altro dirigente Italferr, Valerio Lombardi, e poi un funzionario della Commissione Via (Valutazione
Impatto Ambientale) del ministero delle Infrastrutture, Gualtiero Bellomo, e anche un secondo funzionario
dello stesso ministero, Ercole Incalza. Per quanto riguarda la costruzione delle gallerie intorno e anche sotto
Firenze, al centro delle indagini c'è l'azienda che ha costruito i cosiddetti "conci", blocchi di pietra che
formano le pareti delle gallerie, che si trova nella Bergamasca. I pm ritengono che il materiale ignifugo
utilizzato sia stato addirittura allungato con acqua, abbassandone l'efficacia. Così scrivono: «Il risultato non è
solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente
pericoloso e non conforme alle specifiche contrattuali, come risulta dalle prove in laboratori sia in Germania
sia in Italia». Di più: «Dai test ripetuti si è manifestato il fenomeno dello "spalling", ossia il collassamento della
struttura dovuta al calore e al fuoco». In questo senso, è stata sequestrata anche la maxi-trivella - detta
"Monna Lisa" - utilizzata per scavare sotto Firenze il tunnel di 7,5 chilometri in cui passerà la linea: le
guarnizioni non sarebbero idonee. Altro capitolo è quello relativo allo smaltimento di fanghi e rifiuti prodotti dai
lavori. Ed ecco l'om bra della camorra: una delle ditte che «si dividevano in pieno accordo i quantitativi di
fanghi e acque, e si occupavano anche della loro raccolta, trasporto e smaltimento», la cui sede è in provincia
di Caserta, sarebbe collegata a un clan. E sarebbero migliaia le tonnellate di materiale smaltito
abusivamente. Perdipiù, «soprattutto i fanghi venivano scaricati direttamente nella falda acquifera posta nelle
vicinanze dei lavori con il rischio di contaminazione della stessa e del suolo». Infine, il capitolo che riguarda la
Lorenzetti e le coop. L'ex presidente umbro, sempre secondo l'accusa, avrebbe «svolto la propria attività
nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette [le coop in questione, ndr] mettendo a
disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di
contatti, grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì
incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge». Dal canto loro, i
funzionari del ministero che ha subito comunicato d'aver avviato un'indagine interna avrebbero fornito
supporto stilando rapporti compiacenti.
LA VICENDA
L'INCHIESTA Secondo il Tribunale di Firenze dietro ai lavori per la costruzione della Tav c'è qualcosa di poco
chiaro.
IL MALAFFARE Utilizzo di materiale scadente, coinvolgimento di una ditta vicina ai Casalesi, favoritismi alle
coop rosse.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Le coop nell'inchiesta Tav Indagata ex governatrice Pd
18/01/2013
Libero - Ed. nazionale
Pag. 11
(diffusione:125215, tiratura:224026)
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
31 INDAGATI Tra questi: Maria Rita Lorenzetti, presidente dell'Umbria, Valerio Lombardi, funzionario Italferr,
Gualtiero Bellomo e Ercole Incalza, funzionari ministero delle Infrastrutture. DO UT DES Coinvolti
nell'indagine anche funzionari compiacenti del ministero delle Infrastrutture. Lo smaltimento dei rifiuti a
un'azienda vicina ai Casalesi
18/01/2013
Il Tempo - Ed. nazionale
Pag. 12
(diffusione:50651, tiratura:76264)
Inchiesta Tav in Toscana indagati 36 funzionari
n FIRENZE Ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende tra i 36 indagati nell'ambito
dell'inchiesta della Procura di Firenze sulla Tav, partita dalle indagini sul passante fiorentino dell'Alta velocità
ferroviaria. A Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di
progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l'abuso di ufficio, l'associazione a delinquere e la
corruzione, «svolgendo la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette
(soggetti appaltanti, ndr) - si legge nel documento - mettendo a disposizione dell'associazione le proprie
conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di
promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione
dei terremoto in Emilia in favore del coniuge». Tra gli altri indagati, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr,
responsabile unico del procedimento e Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione 'Valutazione impatto
ambientalè (Via) del ministero delle Infrastrutture; quest'ultimo, in cambio di «assunzioni di parenti,
consulenze» e altri favori personali, secondo l'accusa «si metteva a disposizione per stilare pareri
compiacenti». In relazione alle indagini condotte dalla Procura , FS Italiane comunicano che sarà assicurata
la massima collaborazione e trasparenza da parte di tutte le società del Gruppo.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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' Accusati di truffa e corruzione
18/01/2013
L Unita - Ed. nazionale
Pag. 16
(diffusione:54625, tiratura:359000)
Trentuno indagati Nel mirino tecnici, funzionari del ministero e politici, tra cui l'ex governatrice umbra . . .
Ipotizzati i reati di truffa e corruzione Per i pm: «Rifiuti smaltiti anche dalla camorra»
MARIA VITTORIA GIANNOTTI FIRENZE
L'appalto per la realizzazione del tunnel Tav a Firenze finisce nel mirino della Procura. Ieri mattina i
carabinieri del Ros - gli stessi investigatori che hanno portato allo scoperto gli affari della Cricca - e gli uomini
del Corpo Forestale hanno effettuato una raffica di perquisizioni in tutta Italia: gli indagati, nell'ennesima
inchiesta destinata ad accendere i riflettori sulla modalità di realizzazione delle opere pubbliche, sono
trentuno. Tra questi, ci sono dirigenti delle Ferrovie, funzionari del Ministero delle Infrastrutture e vertici delle
società appaltatrici. Ma anche l'ex governatore dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti, approdata alla presidenza
dell'Italferr, società del Gruppo Ferrovie: l'accusa le contesta di aver agito nell'interesse della controparte - le
società che si è aggiudicata la gara per la realizzazione del nodo fiorentino, Nodavia e Coopsette, entrambe
perquisite - «mettendo a disposizione le sue conoscenze personali e la sua rete di contatti ricevendo in
cambio incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del marito». Tra i reati
contestati ad alcune delle persone coinvolte la truffa ai danni della pubblica amministrazione, la corruzione, la
gestione abusiva dei rifiuti e l'associazione a delinquere. Da ieri mattina la maxi fresa Monnalisa, il
macchinario che dovrebbe scavare i due tunnel paralleli previsti dal progetto, è sotto sequestro: secondo
l'accusa sarebbe stata montata, almeno in parte, con materiali non originali e le guarnizioni utilizzate
potrebbero non reggere la pressione durante le operazioni di scavo, con la possibile dispersione
nell'ambiente di oli idraulici. L'aspetto della sicurezza gioca un ruolo chiave nei rilievi mossi dai sostituti
procuratori Giulio Monferini e Gianni Tei, che coordinano le indagini: l'accusa è convinta infatti che i
rivestimenti destinati alle gallerie del tunnel in gergo «conci» - non siano abbastanza resistenti al fuoco e al
calore. La legislazione comunitaria, per prevenire disastri come quelli avvenuti nella galleria del Monte
Bianco, ha imposto infatti l'utilizzo di fibra plastica ignifuga in percentuale adeguata e precisata nei capitolati
d'appalto. Percentuali che, secondo l'accusa, sarebbero stati «dolosamente ridimensionate», nell'impianto
dove i conci sono stati costruiti. Il risultato? «Un risparmio economico illecito per il subappaltatore e la
fornitura di un prodotto concretamente pericoloso per l'incolumità delle persone se posati in opera»
sintetizzano gli inquirenti. I conci in questione sono stati infatti sottoposti a test in laboratori tedeschi e italiani:
le prove hanno evidenziato il fenomeno del cosiddetto «spalling», il collassamento della struttura dovuto al
calore e al fuoco. Gli inquirenti sospettano che i dirigenti di Seli e di Italferr fossero a conoscenza di questi
risultati, ma nelle relazioni tecniche non se ne trova traccia. Non è solo una questione di sicurezza, però. La
Procura fiorentina rileva anche che una delle società che ha portato via i materiali di scavo, la Veca, avrebbe
rapporti con ambienti camorristici, in particolare con il clan dei Casalesi. Quella dei rifiuti è una questione
centrale. A dare il via alle indagini è stato infatti un accertamento svolto dalla Forestale e dall'Arpat per lo
smaltimento abusivo di ingentissime quantità di fanghi durante i lavori preliminari allo scavo del tunnel e della
nuova stazione. Gli investigatori hanno scoperto che le ditte incaricate dello smaltimento si accordavano per
spartirsi i quantitativi di fanghi e acque. E mentre il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti avvia un'indagine
interna, le Fs «assicurano la massima collaborazione e trasparenza da parte di tutte le società del Gruppo,
anche in considerazione del coinvolgimento della controllata RFI come parte lesa». Intanto il presidente della
Regione Toscana Enrico Rossi auspica che sia fatta presto chiarezza: «Resto profondamente convinto della
necessità dell'opera e mi auguro che i lavori riprendano quanto prima».
Foto: Prove del'Alta Velocità sulla linea Firenze-Bologna
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Tav Firenze, «materiali scadenti per le gallerie»
18/01/2013
L Unita - Firenze
Pag. 29
(diffusione:54625, tiratura:359000)
Inchiesta della procura sui cantieri a Firenze Tra le ipotesi di reato l'utilizzo di materiali pericolosi per rivestire
le gallerie
MARIA VITTORIA GIANNOTTI [email protected]
FIRENZE La grande opera che promette di cambiare il volto di Firenze finisce sotto accusa. Per due anni, i
pm Giulio Monferini e Gianni Tei hanno indagato sul passante ferroviario della Tav. E da ieri mattina, la
Monnalisa, la talpa simbolo dei lavori dell'Alta Velocità in riva all'Arno, è sotto sequestro. La maxi-fresa
sarebbe stata «montata con materiale in parte non originale, privo di affidabilità e sicurezza». SEGUE A
PAG.29 FIRENZE SEGUE DA PAGINA 27 Nel mirino le guarnizioni che, una volta sotto pressione,
potrebbero provocare la dispersione di oli idraulici nel terreno. CARENZE SULLA SICUREZZA L'inchiesta
condotta dai militari del Ros e dalla Forestale ha messo in luce pesanti carenze sul fronte della sicurezza.
Secondo l'accusa, i rivestimenti destinati alle gallerie del tunnel sarebbero inadeguati e pericolosi perché
realizzati con materiali incapaci di resistere al fuoco e al calore. Gli inquirenti parlano di «grave pericolo per
l'incolumità delle persone». La legislazione comunitaria, per prevenire disastri come quelli avvenuti nella
galleria del Monte Bianco, ha imposto infatti l'utilizzo di fibra plastica ignifuga in percentuale adeguata e
precisata nei capitolati d'appalto. Percentuali che, secondo l'accusa, sarebbero state «dolosamente
ridimensionate», nell'impianto dove i conci sono stati costruiti. Il risultato? «Un risparmio economico illecito
per il subappaltatore e la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso per l'incolumità delle persone se
posati in opera» sintetizzano gli inquirenti. I conci in questione sono stati infatti sottoposti a test in laboratori
tedeschi e italiani: le prove hanno evidenziato il fenomeno del cosiddetto spalling , il collassamento della
struttura dovuto al calore e al fuoco. Gli inquirenti sospettano che i dirigenti di Seli e di Italferr fossero a
conoscenza di questi risultati, ma nelle relazioni tecniche non se ne trova traccia. Ma gli investigatori
contestano anche uno scarso monitoraggio dei lavori, che avrebbero provocato crepe in una scuola media,
mettendo a rischio studenti e professori. Questo non ha «determinato un concreto pericolo di crollo della
struttura», ma ci sono state crepe, distacchi di intonaco o parti di vetrate pericolosi per ragazzi e insegnaNti.
IN PRINCIPIO FU LO SMALTIMENTO L'inchiesta ha preso le mosse da un accertamento dI Corpo Forestale
e Arpat per lo smaltimento abusivo da parte di alcune imprese di ingentissime quantità di fanghi. E quello dei
rifiuti è uno dei due grandi filoni dell'inchiesta. La stazione appaltante Italferr e Rfi, scrivono gli investigatori,
considera «le condizioni, i limiti e le procedure previste dalla legge un mero ostacolo da superare ad ogni
costo e non già un presidio di legalità e di tutela della salute pubblica e dei conti pubblici». Agli indagati viene
contestata una gestione abusiva dei fanghi già prodotti (e di quelli che sarebbero stati prodotti una volta
avviato lo scavo della talpa) condotta con «artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi».
«Migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state smaltite abusivamente - spiega la Forestale - La Rete
Ferroviaria Italiana pagava gli elevati costi di smaltimento alle ditte, ma in realtà i rifiuti non seguivano la
corretta procedura prevista dalla normativa vigente, creando quindi, un indebito profitto a favore delle varie
ditte interessate». I fanghi «venivano poi scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori
con il rischio di contaminazione della stessa e del suolo». INFILTRAZIONI MAFIOSE La Forestale parla
anche di infiltrazioni mafiose: una delle società che ha portato via i materiali di scavo, la Veca, avrebbe
rapporti con il clan dei Casalesi. Ieri mattina sono state effettuate una trentina di perquisizioni in tutta Italia.
Gli indagati sono 31: dirigenti delle Ferrovie, funzionari del Ministero delle Infrastrutture e vertici delle società
appaltatrici. Tra i nomi, spicca quello dell'ex governatore dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti, ora presidente di
Italferr, società del Gruppo Ferrovie: tra i reati che le vengono contestati, c'è anche la corruzione. Per gli altri
indagati le accuse sono a vario titolo, la truffa ai danni della pubblica amministrazione, la corruzione, la
gestione abusiva dei rifiuti e l'associazione a delinquere.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Tav sotto sequestro, stop alla talpa
18/01/2013
L Unita - Firenze
Pag. 29
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LA SCHEDA
Nove chilometri di binari, di cui sei sotto la città Il Passante ferroviario di Firenze è un attraversamento
urbano di circa 9 chilometri, 6 dei quali in galleria. Alla stazione di Firenze Rifredi i binari dell'alta velocità si
interrano percorrendo due gallerie separate fino alla nuova stazione sotterranea per i treni AV disegnata da
Foster nella zona ex Macelli. Da qui la linea prosegue, sempre in due gallerie distinte, in direzione Campo di
Marte, sottopassando la Fortezza da Basso, viale Spartaco Lavagnini, piazza della Libertà, viale Don Minzoni
per poi risalire in superficie alla stazione di Firenze Campo Marte. Il costo complessivo, incluse le opere sulla
mobilità urbana, è di 1,5 miliardi di euro. Circa la metà, 715 milioni di euro, è l'importo dell'appalto per il sotto
attraversamento e la nuova stazione. A vincere l'appalto indetto da RFI Spa (gruppo Ferrovie dello Stato
Italiane) è stata nel 2007 Nodavia, società costituita da Coopsette e dal consorzio stabile Ergon Engineering
and Contracting.
Foto: La talpa in azione nel cantiere fiorentino dell'Alta Velocità a Campo di Marte
18/01/2013
QN - La Nazione - Firenze
Pag. 3
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UN NUOVO colpo per il settore edile. Non basta la crisi. Da ieri sempre più preoccupati per il loro futuro sono
gli operai di Coopsette e della controllata Nodavia, che lavoravano e che dovrebbero lavorare in futuro nel
cantiere Tav. «Purtroppo - spiega Laura Zucchini, della Uil - è da giugno che i lavoratori delle due società di
Reggio Emilia, una quarantina in tutto, sono fermi a casa. Sono in cassa integrazione, fino al 24 gennaio. E
adesso si chiedono disperati cosa succederà». Considerando anche l'indotto, sono un centinaio gli operai
interessati ai lavori del nodo ferroviario fiorentino. E potrebbero essere anche di più una volta che l'opera sarà
partita davvero. Prima le indagini della magistratura, poi la sentenza della Corte europea, quindi le lungaggini
burocratiche, hanno slittato più volte la partenza dei lavori. La 'Monna Lisa', la talpa per lo scavo, infatti, non è
stata mai messa in funzione. «Il sequestro della maxi trivella è l'ennesima tegola sui lavoratori edili di Firenze
e provincia - commenta Ottavio De Luca, segretario generale della Filca-Cisl fiorentina - che pagano per
responsabilità di altri. Il cantiere rappresentava una boccata d'ossigeno per il settore ed il suo blocco è un
segnale preoccupante per l'intera economia provinciale». Il segretario provinciale della Cisl, Roberto
Pistonina, chiede una nuova legge sugli appalti. «Non è immaginabile - sottolinea - che su grandi opere come
questa non ci sia trasparenza. Finché non avremo una nuova legge sugli appalti continueremo a fare i conti
con il rischio di infiltrazioni e a registrare opere che si bloccano proprio quando sono sul punto di partire. Con
ovvie e gravissime conseguenze per il lavoro, per una rete infrastrutturale che resta pesantemente deficitario
e per l'economia del Paese». Intanto, il presidente di Coopsette, Fabrizio Davoli, in una nota diffusa ieri,
assicura che «le attività riferite ai cantieri Tav sono sempre state svolte in piena correttezza e con il rispetto
delle normative vigenti, seguite e osservate con il massimo scrupolo». mo.pi.
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Si apre il dramma dell'indotto «A casa, col punto interrogativo»
18/01/2013
QN - La Nazione - Firenze
Pag. 18
(diffusione:136993, tiratura:176177)
Gigi Paoli Firenze L'ALTA VELOCITA' si è fermata a Firenze. Non in stazione, però. Alla procura della
Repubblica. Trentuno indagati, cantieri sequestrati, perquisizioni in tutta Italia e accuse pesantissime:
associazione a delinquere, truffa, corruzione, abuso d'ufficio, falso, traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche
forniture, violazione delle norme paesaggistiche. Alla luce c'è il marcio che ruotava attorno a un affare da 710
milioni di euro, tanto varrebbe il cantiere della Tav, il cosidetto «passante fiorentino» con tanto di tunnel da
scavare sotto la città. Fra gli indagati c'è anche il nome eccellente di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd
della Regione Umbria, alla quale vengono contestati reati che avrebbe compiuto come presidente di Italferr,
la società di progettazione delle Ferrovie. La Lorenzetti avrebbe messo «i propri contatti politici» a
disposizione di ditte coinvolte nell'appalto. Fra gli altri indagati ci sono dirigenti ministeriali, imprenditori e
funzionari del ministero dell'ambiente e di società di Ferrovie e private. E' inquietante lo scenario che emerge
dall'inchiesta nata da un accertamento della Forestale sullo smaltimento abusivo dei rifiuti di scavo e poi
proseguita dai carabinieri del Ros di Firenze. Da quell'accertamento è saltato fuori di tutto: all'illecito
smaltimento dei rifiuti avrebbero concorso i dirigenti della società vincitrice dell'appalto, la Nodavia, della sua
socia di maggioranza Coopsette, tecnici di Italferr, funzionari del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di
vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti del ministero delle infrastrutture. E il trasporto dei rifiuti, dopo un
giro di contratti gonfiati e fondi neri, veniva addirittura gestito da un'azienda, la Veca Sud, «strettamente
legata» al clan camorristico dei Casalesi e alla famiglia Caturano. Poi i fanghi e i rifiuti derivanti dalle
perforazioni venivano scaricati direttamente nella falda acquifera vicina al cantiere, col rischio di
contaminazione della falda stessa e del suolo. E fin qui si parla 'solo' degli scavi. Poi si scopre che in
quell'appalto (il passante ferroviario ha tre cantieri a Firenze) si usavano anche materiali scadenti e, in quanti
tali pericolosissimi. Come quelli previsti per i rivestimenti interni dei tunnel che, dopo la tragedia del Monte
Bianco, sono sottoposti a regole severissime. Ma non qui: qui c'era la fornitura di un prodotto «concretamente
pericoloso», materiali ignifughi di bassa qualità, probabilmente allungati con acqua, che avrebbero messo a
rischio la sicurezza della galleria stessa. «Ma la frode e l'inadempimento - scrive la procura - risultano poi
ancora più eclatanti e gravi in relazione al macchinario che dovrebbe procedere allo scavo». Ossia una fresa
enorme, chiamata «Monna Lisa» (sequestrata), che sarebbe stata a sua volta costruita con materiale in parte
non originale e inadeguato all'intervento. Uno stato degli atti pericoloso causato, accusano i pm Monferini e
Tei, da «una gestione dell'appalto da parte di soggetti del tutto inadeguati dal punto di vista finanziario e
organizzativo». E ancora: «Seli, subappalatatore che monta il macchinario e realizza lo scavo, è società
prossima all'insolvenza, non ha neanche i soldi per pagare i contributi. Ma tutti fanno finta di nulla». E
l'associazione a delinquere non solo si è disinteressata delle questioni ambientali (provocando «grave
pericolo») ma ha anche trafficato per far chiudere gli occhi a chi avrebbe dovuto vigilare sulla regolarità di
un'opera enorme che ha fatto gola, troppa gola, a tanti. Camorra compresa.
Ecco l'elenco degli indagati: Stefano Bacci, pratese, 48 anni. Gualtiero Bellomo, palermitano, 54 anni,
funzionario della commisione ministeriale per l'impatto ambientale. Oliviero Bencini, fiorentino, 73 anni, legale
rappresentante della Ecogest srl. Mareno Bencini, Barberino del Mugello, 72 anni, dirigente Ecogest. Renato
Bianco, veneziano, 64 anni, dirigente Rfi (Rete ferroviaria italiana). Francesco Bocchimuzzo, torinese, 62
anni, dirigente Rfi. Marco Bonistalli, romano, 61 anni, dirigente di Coopsette. Paolo Bolondi, Reggio Emilia,
50 anni, dirigente Coopsette. Maurizio Brioni, Reggio Emilia, 66 anni, resposabile relazioni istituzionali
Coopsette. Aristodemo Busillo, Salerno, 42 anni, dirigente Seli e presidente Innotek. Renato Casale,
pugliese, residente a Bologna, 63 anni, dirigente Italferr. Piero Calandra, romano, 75 anni, dell'autorità di
vigilanza contratti pubblici. Alessandro Coletta, residente a Roma, 79 anni. Rosaria Ferro, fiorentina, 43 anni,
funzionaria Italferr. Matteo Forlani, Parma, 37 anni, dirigente Coopsette. David Giorgetti, fiorentino, 38 anni.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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L'Alta Velocità deraglia a Firenze: 31 indagati
18/01/2013
QN - La Nazione - Firenze
Pag. 18
(diffusione:136993, tiratura:176177)
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Pietro Giuseppe Remo Grandori, romano, 52 anni, dirigente Seli. Claudio Lanzafame, Reggio Emilia, 44 anni,
tecnico Coopsette. Alfio Lombardi, Mantova, 49 anni, dirigente Coopsette. Valerio Lombardi, romano, 62
anni, dirigente Italferr. Maria Rita Lorenzetti (nella foto), Foligno, 59 anni, presidente Italferr, ex governatrice
della Regione Umbria. Giuseppe Mele, romano, 49 anni, architetto, lavora al ministero. Gianluca Morandini,
fiorentino, 50 anni, supervisore lavori per Italferr. Lorenza Ponzone, romana, 48 anni, funzionario autorità
vigilanza appalti pubblici. Furio Saraceno, residente a Rapallo, 49 anni, dirigente Nodavia. Franco Barbarito,
Figline Valdarno, 39 anni, dirigente Varvarito. Lazzaro Ventrone, casertano, 43 anni, dirigente Veca Sud.
Dario Vizzino, fiorentino, 45 anni, dipendente Seli. Riccardo Guagliata, ferrarese, 36 anni, dirigente Nodavia.
Domenico Carizia, Reggio Emilia, 57 anni, tecnico Nodavia. Ercole Incalza, romano, 69 anni, ingegnere del
ministero.
18/01/2013
QN - La Nazione - La spezia
Pag. 5
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Niente stipendi ai dipendenti di Futura Group
GIACOMO CALISTRI
di GIACOMO CALISTRI E' POLEMICA nel cantiere di Ca' dei Ladri di Gaggio Montano (Reggio Emilia) dove
si sta realizzando in due stralci la variante alla statale porrettana fra Silla e Marano. Infuriati per il mancato
pagamento delle mensilità di novembre e dicembre, sono gli undici operai dell'impresa della Spezia 'Futura
Group' che ha ricevuto il subappalto per completare il secondo lotto da Ca' dei Ladri a Marano dalla Coop7 di
Reggio Emilia. Procuratore della ditta spezzina è Roberto Visconti. «I nostri dipendenti - attacca - sono in
grossa difficoltà poiché, dopo avere raschiato il barile non siamo più in grado di corrispondere gli stipendi a
seguito del mancato pagamento degli stati di avanzamento delle opere da parte dell'azienda titolare numero
uno dell'appalto. Enti ed istituzioni - aggiunge Visconti - ci hanno abbandonato e non sappiamo più a quale
santo votarci. Se questo appello cadrà nel vuoto non esiteremo a far valere le nostre ragioni con lo studio
legale di Milano del professor Ichino, esperto del diritto del lavoro che ci sta assistendo». LA CAMPANA della
Coop7 suona con le parole del geometra Alfio Lombardi, direttore generale della divisione costruzioni. «A
parte il fatto che i lavori sono quasi fermi a causa del maltempo - spiega - abbiamo spedito una lettera
all'azienda di La Spezia per approfondire insieme la questione nei minimi dettagli e per verificare se esista
una via d'uscita anche perché - precisa Lombardi - per ultimare il lotto due mancano soltanto le opere di
rifinitura». In municipio a Gaggio non si nascondono le preoccupazioni per una vicenda che potrebbe
trasformarsi in una telenovela. «La variante Silla-Marano - dice il sindaco Maria Elisabetta Tanari - ha già
vissute troppe traversie e quindi invito tutti i soggetti interessati ad adoperarsi per giungere al traguardo di
un'opera attesa ormai da tempo immemorabile ed estremamente utile per l'intera vallata del Reno». IL
TRATTO Ca' dei Ladri-Marano, lungo cinque chilometri e 814 metri e dell'importo di 61 milioni di euro
dovrebbe essere completato entro giugno poiché l'avanzamento è del 91%. E' invece prevista entro
novembre la chiusura del cantiere del primo lotto Silla-Ca' dei Ladri lungo un chilometro e 260 metri e con un
costo di 12 milioni di euro.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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REGGIO EMILIA LA SOCIETÀ E' IMPEGNATA IN SUBAPPALTO NEI LAVORI ALLA VARIANTE DI
GAGGIO MONTANO
18/01/2013
QN - La Nazione - Umbria
Pag. 2
(diffusione:136993, tiratura:176177)
ERIKA PONTINI
L'ex Governatore dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti è indagata dalla procura di Firenze nell'ambito
dell'inchiesta sui lavori per il sottoattraversamento della Tav nel capoluogo toscano. La Lorenzetti avrebbe
commesso i reati in qualità di presidente di Italferr, incarico assunto dopo la fine del mandato amministrativo.
In tutto gli indagati sono 31. Le ipotesi di reato vanno dall'abuso di ufficio all'associazione a delinquere (di cui
sarebbe stata 'capo' o 'promotore'), alla corruzione. La Lorenzetti avrebbe svolto la propria attività
nell'interesse, e a vantaggio, delle società appaltanti Nodavia e Coopsette, «mettendo a loro disposizione le
proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di
promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo incarichi professionali nella ricostruzione del
terremoto in Emilia in favore del coniuge», architetto con attività a Foligno di ERIKA PONTINI - FOLIGNO NELLA SUA CASA di Foligno i carabinieri del Ros di Firenze - gli stessi dell'inchiesta sul G8 - hanno bussato
all'alba di ieri. Maria Rita Lorenzetti, storico presidente della Regione Umbria e ora lanciata sul trampolino di
un possibile futuro incarico ministeriale, è rimasta di sasso. Gli investigatori dell'Anticrimine avevano in mano
ben 38 pagine di 'mandato', un dossier fitto di accuse circostanziate: abuso d'ufficio, associazione per
delinquere e corruzione. La storia di un'inchiesta che nasce dall'illecito smaltimento di rifiuti nel 2010 (fanghi
di perforazione), anche attraverso società vicine ai Casalesi, e arriva fino alle azioni poste in contrasto con la
stazione appaltante per il sottoattraversamento ferroviario della città di Firenze (nell'ambito del progetto
Alta/Velocità) per favorire il General Contractor Nodavia e il suo socio Coopsette. A LORENZETTI hanno
perquisito la casa e l'interesse era riferito anche al marito (non indagato), l'architetto che grazie a lei avrebbe
ottenuto incarichi nella ricostruzione post-terremoto dell'Emilia. Per ore sono rimasti a spulciare carte e
documenti poi acquisiti e su cui si concentreranno gli accertamenti degli inquirenti. L'inchiesta che rischia di
travolgere l'ex vertice regionale riguarda il suo ruolo di presidente di Italferr, la società delle Ferrovie dello
Stato. LA PRIMA IPOTESI di reato che i pm fiorentini le contestano riguarda proprio il «tentativo di attività
organizzata per il traffico illecito di rifiuti relativi ai fanghi di perforazione della fresa di scavo», in cui la
Lorenzetti avrebbe «svolto la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e
Coosette, da cui pretendeva favori per il marito». La seconda è relativa all'associazione per delinquere e
all'abuso d'ufficio in ordine all'illegittimità nell'esecuzione dell'appalto. La presidente Italferr nell'ambito
dell'appalto per il sottoattraversamento ferroviario di Firenze «agiva in contrasto con gli interessi della
stazione appaltante a conseguire l'esecuzione dell'opera a regola d'arte e nel rispetto dei costi preventivati...
anche con condotte illecite finalizzate a influenzare e condizionare le determinazioni delle pubbliche
amministrazioni coinvolte, in violazione della legge sulle autorizzazioni e sui vincoli di tutela ambientale e
paesaggistica». IL TERZO capitolo, particolarmente amaro, porta la dicitura corruzione. Anche la Lorenzetti
avrebbe fatto avere pubbliche utilità all'ingegnere del Ministero dell'Ambiente che avrebbe stilato pareri
compiacenti declassificando il fango di perforazione in terra. Ottenendo l'assunzione di un parente di
quest'ultimo alla Coopcentro Italia («in seguito a intermediazione della Lorenzetti») e l'affidamento di un
incarico professionale a un'altra donna, nell'ambito della realizzazione dell'Autostrada regionale Cispadana,
sempre su interessamento dell'ex Governatore umbro. Altro profilo di corruzione riguarda la lettera di
attestazione che i lavori dell'appalto erano iniziati entro i 5 anni dal rilascio delle autorizzazioni, in cambio del
soddisfacimento di richieste economiche di un amico dell'ingegnere del Ministero per le Infrastrutture che
aveva stilato il documento.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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L'Alta velocità finisce nel mirino dei pm
18/01/2013
Alto Adige - Ed. nazionale
Pag. 8
(diffusione:36446, tiratura:45959)
Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto
accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
18/01/2013
Corriere dell'Umbria
Pag. 7
(diffusione:21210, tiratura:34012)
A B PERUGIA Trentuno indagati in un'inchiesta, partita dalla procura di Firenze, che tocca anche l'Umbria.
Tutto è iniziato da una serie di accertamenti sulla realizzazione delle cosiddette "opere di penetrazione
urbana" della linea ferroviaria ad alta velocità nel nodo ferroviario del capoluogo toscano. Tra i nomi degli
indagati figura anche quello di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della RegioneUmbria e presidente
dell'Italferr, società di progettazione del gruppo Ferrovie. Nella lista ci sono anche altri dirigenti di aziende e
funzionari ministeriali. Tra i reati contestati ad alcuni dei coinvolti nell'inchiesta figurano l'associazione a
delinquere e la corruzione. Per quanto riguarda la presidente dell'Italfer - riferiscono le agenzie - i reati
sarebbero stati commessi "svolgendo la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia
e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) - si legge nel documento - mettendo a disposizione dell'associazione le
proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di
promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione
dei terremoto in Emilia in favore del coniuge". Maria Rita Lorenzetti, dal canto suo, tramite il suoavvocato
Luciano Ghirga, ribadisce "la propria totale estraneità a tutti i fatti ipotizzati nei suoi confronti". Esprime inoltre
"il proprio sconcerto per questa vicenda processuale che la vede coinvolta". La presidente di Italferr ha poi
reso noto di avere ricevuto proprio ieri l'informazione di garanzia alla quale ha fatto seguito una perquisizione
domiciliare "che si è svolta in assoluta trasparenza e serenità". Tra gli altri indagati, ci sono Valerio Lombardi,
dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione
Valutazione impatto ambientale (Via) del ministero delle Infrastrutture; quest'ultimo - riferiscono ancora le
agenzie - in cambio di "assunzioni di parenti, consulenze" e altri favori personali, secondo l'accusa "si
metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti". Intanto, proprio in relazione alle indagini condotte dalla
procura della Repubblica di Firenze, Fs Italiane ha diffuso ieri pomeriggio un comunicato ufficiale nel quale
viene sottolineato che " sarà assicurata la massima collaborazione e trasparenza da parte di tutte le società
del gruppo, anche in considerazione del coinvolgimento delle controllate Rfi e Italferr come parti lese". "È
stata immediatamente avviata dalle strutture di Internal Audit del gruppo Fs-prosegue la nota - un'inchiesta
interna". "Sarà rivolta istanza alla procura della Repubblica - annuncia ancora Fs Italiane nel suo comunicato
stampa - per una valutazione congiunta volta ad individuare gli adempimenti necessari per una pronta ripresa
dei lavori dell' opera che, come noto, è di rilevante interesse nazionale". La notizia, ieri,si è diffusa a macchia
d'olio dopo la comparsa sul sito internet di un quotidiano nazionale e ha spinto a intervenire anche il
presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, il quale ha espresso "pieno rispetto per l'operato della
magistratura" e l'"augurio che sia fatta chiarezza al più presto". "Se ci sono responsabilità penali- ha aggiunto
Rossi - è bene che siano accertate rapidamente. Resto profondamente convinto della necessità dell'opera e
mi auguro che i lavori riprendano quanto prima. Credo si debba separare l'accertamento delle eventuali
responsabilità penali dalla necessità, che ribadisco, di completare l'opera presto e bene, come ho detto fin
dall'inizio e come è stato già fatto in altre città italiane- conclude Rossi- si tratta di un'opera indispensabile per
il futuro della Toscana e di Firenze ".
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Lavori per la Tav, indagata la Lorenzetti
18/01/2013
Gazzetta di Mantova - Ed. nazionale
Pag. 6
(diffusione:33451, tiratura:38726)
Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto
accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
42
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
18/01/2013
Gazzetta di Modena - Ed. nazionale
Pag. 9
(diffusione:10626, tiratura:14183)
Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto
accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
43
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Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
18/01/2013
Gazzetta di Reggio - Ed. nazionale
Pag. 33
(diffusione:13244, tiratura:16908)
MONTECCHIO Il nuovo anno della DilPlast è iniziato come meglio non si poteva pronosticare. Due vittorie
consecutive in altrettanti derby per la verità abbastanza diversi fra loro considerando che, fra il blitz messo a
segno sul campo della Coopsette e il successo in casa contro l'Itarca Arbor c'è una notevole differenza
espressa dai valori tecnici di entrambe le squadre. Alla fine però la sostanza non cambia, anzi evidenzia
ancora di più i meriti della squadra montecchiese in grado di adattarsi con camaleontica personalità ad ogni
tipo di avversaria. Il derby contro l'Itarca, nonostante la pesante assenza di Ongarini (atteso ex di turno out
per un atatcco influenzale) è stato a senso unico con una DilPlast assoluta padrona del campo che già alla
fine del primo quarto (33-16) aveva già scavato un solco troppo profondo per essere colmato dagli avversari.
«Di solito ad inizio anno - afferma Andrea Ligabue, coach dei montecchiesi - non partivamo mai con piede
giusto, finalmente ce l'abbiamo fatta e in più sono riuscito a battere per la prima volta la mia ex squadra per
cui meglio di così non potevamo fare». Cosa l'ha soddisfatta di più di questa vittoria? «Senza dubbio l'impatto
emotivo che la squadra ha avuto sulla partita. Non era una sfida facile, anzi poteva nascondere parecchie
trappole e invece i ragazzi sono stati bravi ad assumere il pieno controllo della partita disputando un ottimo
primo quarto di gioco. C'è stato poi un naturale è più che giustificabile calo di ritmo nel finale anche perché
non era pensabile mantenersi su quei livelli per tutti i quaranta minuti di gioco». Serri ha fornito alla miglior
prestazione stagionale con 12 punti solo nel primo quarto (4/4 da due, 1/3 da tre e 1/1 ai liberi): quanto è
importante aver recuperato un giocatore del genere per il ritorno? «Veniva da un periodo abbastanza opaco.
Spero che questa prova molto positiva gli trasmetta ancor più fiducia e serva a prendere maggior convinzione
nei propri mezzi. Benissimo anche Brogio che ha dettato legge sotto canestro. Con loro due al meglio
acquistiamo in pericolosità sia dentro l'area che sul perimetro per cui possiamo essere meno prevedibili».
Cosa si aspetta adesso? «Che riescano a fare qualcosa di positivo e quindi abbiano un impatto più decisivo
sulle partite anche i nostri giovani Pellicciari e Codeluppi in modo anche da poter allungare le rotazioni».
Primo Montanari ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
44
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Ligabue elogia la sua Dilplast «Brava a mantenere il controllo»
18/01/2013
Gazzetta di Reggio - Ed. nazionale
Pag. 13
(diffusione:13244, tiratura:16908)
L'arrivo della notizia è scesa come una doccia fredda sulle teste de i 9 dipendenti di Coopsette e Nodavia
(controllata con sede sempre a Castelnovo Sotto che opera direttamente sul cantiere della Tav di Firenze,
conta una trentina di dipendenti e un fatturato 2011 di 83 milioni di euro), finiti a vario titolo nel registro degli
indagati, ai quali spetterà ora la difesa. Si tratta del presidente di Nodavia Furio Saraceno e del tecnico
Domenico Clarizia, dei dipendenti di Coopsette Claudio Lanzafame, del guastallese Maurizio Brioni, di Paolo
Bolondi (Reggio, Riccardo Guagliata (Castelnovo Sotto) Marco Bonistalli (Roma), Matteo Forlani (Prato), Alfio
Lombardi (Mantova)
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Provvedimenti per 9 dipendenti reggiani
18/01/2013
Gazzetta di Reggio - Ed. nazionale
Pag. 13
(diffusione:13244, tiratura:16908)
I rivestimenti della gallerie fatti con materiali scadenti. Vibrazioni, a rischio anche una scuola media
L'altra faccia dell'inchiesta riguarda i rivestimenti destinati alle gallerie del tunnel della Tav di Firenze,
considerati del tutto inadeguati, prodotti con materiali scadenti e pericolosi, perché non abbastanza resistenti
al fuoco e al calore. Specifiche previste dalle normative giunte in seguito al rogo della galleria del Monte
Bianco, disattese dalle ditte ingaggiate per il lavoro. A mancare è stata anche un'approfondita attività di
monitoraggio dei lavori di scavo, necessaria per poter evitare scostamenti o crolli di edifici vicini. Un compito
svolto in maniera insufficiente da parte del personale addetto al controllo, che non si sono accorti infatti delle
crepe provocate ai danni di una scuola media, sulla quale l'allerta è giunta alle orecchie di genitori e studenti
oltre il tempo consentito, mettendo in ipotetico rischio l'incolumità degli alunni. L'altra grande "inquisita" è la
maxi fresa chiamata Monnalisa, posta ora sotto sequestro. La "talpa" deve scavare i due tunnel paralleli della
Tav, ma secondo alcuni rilievi tecnici sarebbe stata montata con materiale in parte non originale, in
particolare con guarnizioni inidonee a sostenere le pressioni dello scavo. Il primo progetto prevedeva poi due
frese per lo scavo, passate successivamente a una per aggiungere ulteriori costi sulle spalle di Nodavia e
degli altri subappaltatori. La vicenda giudiziaria sta ponendo un forte interrogativo sulla continuazione del
cantiere, bloccato peraltro dai sequestri. Le indagini dei pm andranno avanti e ognuna delle parti in causa
potrà far valere la propria posizione, cercando per quanto riguarda Coopsette, di tornare subito al lavoro. Già
nelle scorse settimane la coop edile reggiana aveva lamentato alcuni problemi a livelli finanziario. Un male
comune a molte ditte del comparto e che sta portando Coopsette a un piano di riequilibrio dei conti. Obiettivo
raggiungibile attraverso un riscadenziamento del debito, la vendita di immobili e il recupero dei crediti. Una
soluzione indicata durante l'ultima assemblea dei soci, grazie la quale arginare la temporanea crisi di liquidità.
L'operazione, una volta formulata nelle sue parti, verrà poi messa al vaglio dei soci. Il tragitto si svolgerà
quindi per tappe, sotto l'occhio vigile della dirigenza e del Tribunale di Reggio, che sovraintenderà la
procedura. (e.l.t.)
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Sigilli alla "talpa" e tunnel a rischio incendio
18/01/2013
Gazzetta di Reggio - Ed. nazionale
Pag. 13
(diffusione:13244, tiratura:16908)
Ci sono 31 indagati. Perquisita anche la sede. Ipotesi di truffa, corruzione, gestione abusiva dei rifiuti. Davoli:
«Noi estranei»
di Enrico Lorenzo Tidona Rifiuti smaltiti abusivamente, fatture gonfiate e affidamento dei servizi a ditte
compiacenti. Sono alcune delle ipotesi che stanno facendo tremare la Coopsette di Castelnovo Sotto, finita al
centro di un'inchiesta della procura di Firenze che ha messo i sigilli al cantiere della futura Tav che sorgerà
nel capoluogo toscano. Progetto realizzato dalla Nodavia, società controllata dalla coop edile reggiana, la cui
sede è stata oggetto di una delle tante perquisizioni avvenute ieri in tutta Italia. Nei confronti dei 31 indagati tra cui dirigenti delle ferrovie e funzionari del ministero delle Infrastrutture - vengono ipotizzati i reati di
gestione abusiva dei rifiuti, truffa, corruzione, e associazione a delinquere. Nove i provvedimenti che hanno
raggiunto i dipendenti delle due società reggiane: cinque sono residenti tra Reggio e Castelnovo Sotto. Lo
smaltimento. L'inchiesta, coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei e condotta dai carabinieri del Ros e
dal Corpo Forestale ha nel mirino l'attività organizzata per il traffico dei fanghi nocivi e dei rifiuti provenienti
dal cantiere. Attività illecita già oggetto di perquisizioni trai il 2009 e il 2010, avvenuta grazie alla complicità
anche di una ditta che si occupava di smaltimento, e che secondo l'accusa sarebbe legata al clan
camorristico dei Casalesi. Le indagini del dicembre del 2010 avevano indicato tra i registi dell'operazione il
presidente di Nodavia Furio Saraceno e i dirigenti reggiani di Coopsette Paolo Bolondi e Matteo Forlani,
sostenuti dai vertici di Italfer, tra cui compare come indagata eccellente l'ex presidente della regione Umbria
Maria Rita Lorenzetti. La truffa. Nonostante l'azione del 2010, le attività illecite sono proseguite come nulla
fosse. Secondo le indagini dei carabinieri del Ros, Saraceno avrebbe successivamente truffato Rfi, società
pubblica che controlla le ferrovie, facendole pagare a prezzi gonfiati lo smaltimento dei fanghi che venivano
invece trattati abusivamente nel cantiere della Tav, scaricandoli poi nelle falde. Un profitto occulto che ha
permesso alla Nodavia di crearsi delle poste in nero. La società si faceva pagare infatti 100 euro a tonnellata
(per un totale di 41mila tonnellate smaltite) gonfiando i costi ai danni della stazione appaltante Italferr. Inoltre,
in accordo con gli smaltitori, li pagava 66 euro invece degli 80 previsti dal contratto, creando un extra profitto
in nero. Lo schema. In questo scenario già gravato da pesanti reati indiziari, si aggiunge altre violazioni di
legge come l'abuso d'ufficio, avvenuto in quello che i pm ritengono fosse un vero e proprio gioco di squadra
tra i pubblici ufficiali e gli esponenti di Coopsette e Italferr (stazione appaltante), con tutti i connotati di
un'associazione a delinquere. I reati ascritti prevedono anche la corruzione, con l'implicazione nella vicenda
sia di funzionari dell'Autorità di Vigilanza sulle opere pubbliche, sia di ministeri delle Infrastrutture e
dell'Ambiente, chiamati a chiudere un occhio su alcuni pareri tecnici compiacenti. La risposta. «Riteniamo che
le attività riferite ai cantieri della Tav siano sempre state svolte in piena correttezza e con il rispetto delle
normative vigenti, seguite e osservate con il massimo scrupolo - fa sapere in una nota il presidente di
Coopsette Fabrizio Davoli - per questa ragione siamo convinti che il procedimento penale dimostrerà la piena
estraneità della società e della controllata Nodavia rispetto a qualsiasi tipo di illecito. Siamo quindi a
disposizione della magistratura». Anche leb Fs Italiane hanno offerto la massima collaborazione. Le
controllate Rfi e Italferr sono considerati infatti come parti lese. «È stata immediatamente avviata dalle
strutture di internal audit del Gruppo Fs un'inchiesta interna. Sarà rivolta istanza alla Procura della Repubblica
per una valutazione congiunta volta ad individuare gli adempimenti necessari per una pronta ripresa dei lavori
dell'opera che, come noto, è di rilevante interesse nazionale».
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Tav, Coopsette finisce sotto inchiesta
18/01/2013
Gazzetta di Reggio - Ed. nazionale
Pag. 8
(diffusione:13244, tiratura:16908)
Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto
accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
48
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Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
18/01/2013
Il Centro - Ed. nazionale
Pag. 8
(diffusione:24265, tiratura:30718)
Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto
accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
49
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Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
18/01/2013
Il Cittadino di Lodi
Pag. 04
(diffusione:16000, tiratura:96000)
Truffe e illeciti alla Tav, 36 indagati
Firenze Trentasei indagati e perquisizioni in tutta Italia, scattate dalle prime ore di ieri mattina. È il bilancio
dell'inchiesta della Procura di Firenze sul passante ferroviario fiorentino dell'alta velocità. Le ipotesi di reato
sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico
illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d'ufficio. Perquisita la sede di Nodavia, la
società che ha vinto la gara per realizzare il nodo fiorentino della Tav. I carabinieri hanno anche sequestrato
la maxi trivella del cantiere fiorentino che sta scavando il tunnel per il passaggio dei treni e la stazione
ferroviaria sotterranea. L'inchiesta è condotta dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio
Monferini e Gianni Tei. Tra le principali accuse la costruzione delle gallerie per la Tav fatta con l'utilizzo di
materiale ignifugo scadente, si ipotizza allungato con l'acqua, con gravi problemi per la sicurezza. Anche la
maxi-trivella che stava scavando il tunnel di 7,5 km sotto Firenze per il sottoattraversamento Tav, sarebbe
stata montata con guarnizioni non idonee a sostenere le pressioni dello scavo. «Il risultato non è solo un
risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e
non conforme alle specifiche contrattuali come risulta dalle prove a cui i "conci" sono stati sottoposti in
laboratori sia in Germania, sia in Italia», sostiene l'accusa. In particolare «dai test ripetuti si è manifestato
evidente il fenomeno dello "spalling", ossia il collassamento della struttura dovuta al calore e al fuoco''.Tra gli
indagati ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende. A Maria Rita Lorenzetti (Pd), ex presidente
della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono
contestati l'abuso di ufficio, l'associazione a delinquere e la corruzione, «svolgendo la propria attività
nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) - si legge nel
documento - mettendo a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti
politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati
e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia Romagna in favore
del coniuge».Tra gli altri, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e
Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione "Valutazione impatto ambientale" (Via) del ministero delle
Infrastrutture; quest'ultimo, in cambio di «assunzioni di parenti, consulenze» e altri favori personali, secondo
l'accusa «si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti». La Procura sta indagando, in particolare,
sia sulla gestione degli appalti, dei subappalti e sull'esecuzione delle opere, sia sullo smaltimento dei rifiuti
risultanti dalle terre di scavo. Le indagini, condotte dai carabinieri del Ros di Firenze, avrebbero preso il via
proprio dalle terre di scavo trasformate in rifiuti durante la costruzione di una galleria di ausilio per i lavori
dell'alta velocità fiorentina. A Firenze il sottoattraversamento ferroviario per la Tav prevede un tunnel da
Campo di Marte a Castello, lungo circa 7,5 km, e una stazione sotterranea.(Adnkronos)
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Materiali scadenti e scarsa sicurezza: coinvolta l'ex presidente dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti del Pd
18/01/2013
Il Piccolo di Trieste - Ed. nazionale
Pag. 9
(diffusione:44247, tiratura:212000)
Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto
accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
51
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Inchiesta sulle gallerie Tav Stop al passante di Firenze
18/01/2013
Il Tirreno - Ed. nazionale
Pag. 7
(diffusione:80832, tiratura:102004)
Inchiesta della magistratura: sequestrata la maxi trivella, sotto accusa per truffa e corruzione 31 imprenditori
e funzionari
Natalia Andreani
ROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio
varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente
nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali
almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno
già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati
ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella
impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno
gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia
di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente,
dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle
infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno
di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario
titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la
società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la
indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici
e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì•
incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti
più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni
ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la
gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati
materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a
rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non
avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di
affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata
predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste
interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le
irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori».
©RIPRODUZIONE RISERVATA Indagati, coinvolte tre società pratesi Ecco chi sono i 31 indagati. Stefano
Bacci, 49 anni, di Prato (società Hidra); Gualtiero Bellomo, 54 anni, di Palermo; Oliviero Bencini, 74 anni, di
Firenze (Ecogest di Prato); Mareno Bencini, 72 anni, di Barberino di Mugello (Ecogest di Prato); Renato
Bianco, 62 anni, di Venezia; Francesco Bocchimuzzo, 60 anni, di Torino; Marco Bonistalli, 59 anni, nato a
Empoli e residente a Roma; Paolo Bolondi, 51 anni, di Reggio Emilia; Maurizio Brioni, 57 anni, di Reggio
Emilia; Aristodemo Busillo, 43 anni, di Salerno; Renato Casale, 64 anni, di Granarolo dell'Emilia; Piero
Calandra, 76 anni, di Roma; Alessandro Coletta, 79 anni, di Roma; Rosaria Ferro, 45 anni, di Firenze; Matteo
Forlani, 38 anni, di Fidenza; David Giorgetti, 39 anni, di Campi Bisenzio; Remo Giuseppe Pietro Grandori, 53
anni, di Roma; Claudio Lanzafame, 46 anni, di Castelnuovo di Sotto (Reggio Emilia); Alfio Lombardi, 52 anni,
di Castelnuovo di Sotto; Valerio Lombardi, 63 anni, di Roma; Maria Rita Lorenzetti, 60 anni, di Foligno;
Giuseppe Mele, 50 anni, di Roma; Gianluca Morandini, 51 anni, di Firenze; Lorenza Ponzone, 48 anni, di
Roma; Furio Saraceno, 50 anni, di Rapallo; Franco Varvarito, 39 anni, di Bagno a Ripoli (Varvarito Lavori di
Prato); Lazzaro Ventrone, 44 anni, di Maddaloni (Caserta); Dario Vizzino, 41 anni, di Firenze; Riccardo
Guagliata, 37 anni, di Castelnuovo di Sotto; Domenico Clarizia, 57 anni, di Castelnuovo di Sotto; Ercole
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
52
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Tunnel insicuri, stop alla Tav di Firenze
18/01/2013
Il Tirreno - Ed. nazionale
Pag. 7
(diffusione:80832, tiratura:102004)
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Incalza, 69 anni, di Roma.
Foto: Il cantiere della Tav a Firenze
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
53
18/01/2013
Il Tirreno - Pisa
Pag. 7
(diffusione:80832, tiratura:102004)
Inchiesta della magistratura: sequestrata la maxi trivella, sotto accusa per truffa e corruzione 31 imprenditori
e funzionari
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Tunnel insicuri, stop alla Tav di Firenze
18/01/2013
Il Trentino - Ed. nazionale
Pag. 8
(diffusione:38580, tiratura:292000)
Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto
accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
18/01/2013
La Citta di Salerno - Ed. nazionale
Pag. 8
(diffusione:25000)
Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto
accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
56
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Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
18/01/2013
La Gazzetta di Parma
Pag. 9
(diffusione:42090, tiratura:51160)
Tav, sotto inchiesta il «nodo» di Firenze
Anche le crepe in una scuola media, l'istituto Ottone Rosai di Firenze, sono colpa degli scavi per l'alta velocità
ferroviaria. L'inchiesta della procura di Firenze sul progetto del sottoattraversamento fiorentino, una galleria di
sei chilometri, ipotizza anche questo. I lavori sono in fase preparatoria, ma Carabinieri del Ros hanno
sequestrato la la maxitrivella per il tunnel principale. Ieri sono stati eseguiti sequestri e perquisizioni. Gli
indagati sono 31. Fra loro Maria Rita Lorenzetti, Pd, ex presidente della Regione Umbria e Ercole Incalza,
dirigente del ministero delle infrastrutture. Intanto il presidente della cooperativa Coopsette, Fabrizio Davoli,
ha detto che «le attività riferite ai cantieri Tav sono sempre state svolte con correttezza e con il rispetto delle
normative». u
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
57
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INFRASTRUTTURE TRENTUNO INDAGATI
18/01/2013
La Liberta
Pag. 4
(diffusione:30736, tiratura:172000)
Stop al passante di Firenze: sequestro di maxi trivella, 31 funzionari
indagati
ROMA - Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio
varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente
nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali
almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno
già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati
ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ha messo sotto sequestro "Monna Lisa", la maxi trivella impegnata
negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto perquisizioni: 31 gli indagati di spicco tra i
quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza
Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di
vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali
Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in
forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate. Tra i funzionari finiti nel registro
degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo
Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio)
avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a
disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì incarichi professionali nella
ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge».
18/01/2013
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
58
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Tav: gallerie insicure
18/01/2013
La Nuova Ferrara - Ed. nazionale
Pag. 8
(diffusione:10740, tiratura:14040)
Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto
accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
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COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
59
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Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
18/01/2013
La Nuova Sardegna - Ed. nazionale
Pag. 13
(diffusione:59819, tiratura:72030)
Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto
accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
60
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
18/01/2013
La Provincia Pavese - Ed. nazionale
Pag. 8
(diffusione:22080, tiratura:27264)
Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto
accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
61
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
18/01/2013
La Voce di Romagna - Forli - cesena
Pag. 7
(diffusione:30000)
FIRENZE Oltre trenta gli indagati (36 per la precisione) e perquisizioni in tutta Italia, scattate dalle prime ore
diieri mattina. E' il bilancio dell' inchiesta della Procura di Firenze sulla Tav sul passante ferroviario fiorentino
dell'alta velocità. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode
nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d'ufficio.
Secondo quanto si è appreso, sarebbe stata perquisita la sede di Nodavia, la società che ha vinto la gara per
realizzare il nodo fiorentino della Tav. I carabinieri hanno anche sequestrato la maxi trivella del cantiere
fiorentino che sta scavando il tunnel per il passaggio dei treni e la stazione ferroviaria sotterranea. L'inchiesta
è condotta dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei. Tra le principali
accuse la costruzione delle gallerie per la Tav fatta con l'utilizzo di materiale ignifugo scadente, si ipotizza
allungato con l'acqua, con gravi problemi per la sicurezza. Anche la maxi-trivella che stava scavando il tunnel
di 7,5 km sotto Firenze per il sottoattraversamento Tav, sarebbe stata montata con guarnizioni non idonee a
sostenere le pressioni dello scavo. Tra gli indagati ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende.
A Maria Rita Lorenzetti (Pd), ex presidente della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di
progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l'abuso di ufficio, l'associazione a delinquere e la
corruzione, ''svolgendo la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette
(soggetti appaltanti, ndr) - si legge nel documento - mettendo a disposizione dell'associazione le proprie
conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di
promettere utilita' ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresi' incarichi professionali nella ricostruzione
dei terremoto in Emilia in favore del coniuge''.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
62
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Materiali scadenti e legami con il crimine: 36 indagati per i cantieri di
Firenze
18/01/2013
Messaggero Veneto - Ed. nazionale
Pag. 8
(diffusione:51393, tiratura:61353)
Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto
accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali
di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle
norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano
scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso
affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio
dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere.
Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la
maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose
perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto
l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del
ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del
ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse
contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti,
presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria.
Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze
personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte
nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore
del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli
stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la
qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di
servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con
acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata
ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in
parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi
tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto
due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi
denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i
lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze
18/01/2013
Il Mondo - N.3 - 25 gennaio 2013
Pag. 12
(diffusione:79889, tiratura:123250)
Coopsette , banche a presa rapida
C'è l'ok per la moratoria di 230 milioni di passivo. Cambiando però...
Daniela Polizzi e Carlo Turchetti
La frma dell'accordo di standstill con le banche creditrici è prevista entro giovedì 21 febbraio, quando il
gruppo di costruzioni Coopsette avrà incassato la moratoria su 230 milioni di debiti da Carige , Mps , Intesa
Sanpaolo , Bper , Unipol , più un'altra decina di banche che detengono il 30% circa delle esposizioni. È un
passaggio cruciale per l'azienda di Reggio Emilia, matrice cooperativa, 400 milioni di ricavi con un drastico
calo dai quasi 600 degli anni scorsi, conosciuta tra l'altro per la costruzione della nuova Stazione Tiburtina a
Roma e la Metro di Torino. Senza dire del portafoglio lavori, pari a 1,8 miliardi, che include la
TemTangenziale Milano, la Cispadana e la tratta Cremona-Mantova. Lo stato di tensione fnanziaria si è
accumulato per i ritardi negli incassi dai committenti (molti dei quali pubblici), ma soprattutto dal comparto
immobiliare che pesa per il 16% dei ricavi con la realizzazione di centri commerciali e sviluppo terziario e
abitativo: tutti asset la cui liquidabilità è oggi più complicata. La verifca dello stato d'insolvenza da parte del
tribunale reggino è partita da un debito commerciale di appena 56 mila euro, per cui è stato proposto un
decreto ingiuntivo. La cifra è stata poi saldata, ma il giudice Luciano Varotti ha aperto d'uffcio la procedura. Il
presidente della Coopsette, Fabrizio Davoli, ha incaricato i legali dello studio Sutich Barbieri Sutich e l'advisor
Bain & co. che sta coordinando i rapporti con le banche, a loro volta assistite dallo studio Bonelli Erede
Pappalardo . Oggetto del mandato è la messa in sicurezza dei citati 230 milioni di debiti, anche se fuori dal
consolidato, tra partecipate, consorzi e così via, ci sono altri 350 milioni di esposizioni per cui non servono
terapie d'urgenza. All'udienza in Tribunale di giovedì 7 febbraio Coopsette chiederà un rinvio per fnalizzare il
piano con i creditori che, secondo previsioni, verrà predisposto nella cornice dell'articolo 182 bis e sarà
asseverato dallo studio Ranalli di Torino. Alle banche è stato chiesto di estendere la moratoria fno ad aprile
su debiti e interessi nonché il mantenimento degli affdamenti per sconto effetti (50 milioni) e altre linee per il
circolante (60). A fronte di ciò, Coopsette prospetta alle banche una revisione profonda del business attorno
al pilastro delle concessioni autostradali, sulle tratte già citate, e nelle opere ferroviarie come la nuova
stazione Tav di Firenze e alcune tratte tra Milano e Padova. Gli altri impegni riguardano la vendita di asset
immobiliari tra cui le aree in sviluppo Campione del Garda (resort, spa, centro sportivo) e Motorcity Verona
(autodromo e negozi) nonché il Centro commerciale Pompei già a reddito. Quest'ultimo potrebbe venire
apportato al fondo Emilia, promosso da Sator sgr proprio con Coopsette, Cassa notariato , Enasarco e la
famiglia Puri Negri nella quale è già confuito l'altro shopping center di Trieste. Restano invece al loro posto
(anche per i molti vincoli nei patti di sindacato) le quote legate agli assetti del mondo coop in Holmo (7,5%) e
quelle sotto l'1% in Finsoe e Banca Carige . Per ora non è previsto un aumento di capitale visto che
Coopsette ha un patrimonio di 290 milioni, crediti commerciali per 60 e asset a reddito (parcheggi e altro) che
generano cassa.
Foto: Pericolo scampato? A sinistra, Fabrizio Davoli. A fanco, lavori per la Variante di Moena
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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PRIMO PIANO I conti della crisi Il gruppo delle costruzioni mette al sicuro i debiti
18/01/2013
Il Fatto Quotidiano - Ed. nazionale
Pag. 3
(tiratura:100000)
Fanghi e camorra: il connubio perfetto per fare business
I LEGAMI TRA UN'IMPRESA LEGATA AI CLAN E L'AZIENDA DI REGGIO EMILIA
Irapporti tra un'impresa vicina alla camorra e la Coopsette di Reggio Emilia. È questa la nuova frontiera
dell'indagine della Procura di Firenze. La Veca Sud di Lazzaro Ventrone, da Maddaloni in provincia di
Caserta ha smaltito centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti e ora gli inquirenti vogliono capire se non ci sia
un accordo a monte con la Coopsette. "È stato accertato che i prezzi erano gonfiati al fine di consentire a
Nodavia di crearsi delle poste in nero", scrivono i magistrati. Le carte ovviamente erano a posto: "Un
cosiddetto doppio contratto veniva fatto firmare agli smaltitori (...) ciò che veniva effettivamente pagato da
Nodavia era una somma inferiore a quella risultante nel contratto perchè una parte veniva retrocessa per
costituire somme liquide occulte". Le società toscane che ufficialmente erano titolari dell'incarico di
smaltimento erano "in realtà solo apparenti smaltitori" mentre "la società Veca sud di Maddaloni, in provincia
di Caserta, gestita da Lazzaro Ventrone, in concreto è risultata avere il quasi monopolio del trasporto e
movimento terra dell'appalto". I Ros hanno accertato che "gran parte delle oltre 413 mila tonnellate di fanghi
sono state trasportate e smaltite a cura del Lazzaro Ventrone e di Veca Sud". E questo è il ritratto
consegnato negli atti giudiziari del grande smaltitore: "la figura del Ventrone e della impresa Veca Sud è
risultata, da accertamenti svolti e da fonti di prova acquisite in atti, strettamente collegata a ambienti della
criminalità organizzata di tipo camorristico e in particolare ai clan dei Casalesi e alla famiglia Caturano". Ecco
perché "quindi appare assolutamente necessario comprendere (...) per quale ragione tutti si siano rivolti nella
movimentazione terre alla impresa di Maddaloni Veca Sud, se vi siano contiguità di talune aziende coinvolte
nella gestione con le attività imprenditoriali della famiglia Ventrone e se vi siano accordi occulti tra il General
Contractor (Nodavia) o il suo socio di maggioranza (Coopsette che di fatto dirige la gestione dell'appalto) e la
medesima Veca Sud".
Foto: IL FUNZIONARIO
Foto: Ettore Incalza, dirigente del ministero delle Infrastrutture, tra gli indagati. Sopra, Maria Rita Lorenzetti
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Nelle carte
18/01/2013
Il Fatto Quotidiano - Ed. nazionale
Pag. 3
(tiratura:100000)
COINVOLTE LE COOP ROSSE. REATI IPOTIZZATI: TRUFFA ALLO STATO, CORRUZIONE, FRODE E
ASSOCIAZIONE A DELINQUERE. 31 INDAGATI L'I N C H I E STA L'ex presidente dell'Umbria Lorenzetti
avrebbe favorito suo marito per incarichi post sisma in Emilia
Marco Lillo
sistentemente, viene chiesto di firmare una attestazione, preparata dagli stessi uffici di Italferr, in cui
falsamente si attesta che i lavori dell'opera sono iniziati entro i cinque anni e che la autorizzazione ambientale
e paesaggistica non è scaduta". La questione più impressionante però è quella del rischio incendio. Scrivono
i pm: "la legislazione comunitaria, per prevenire disastri quali quelli avvenuti nella galleria del Monte Bianco,
ha imposto specifiche tecniche di resistenza al fuoco e al calore dei materiali di rivestimento". I quantitativi di
materiale ignifugo invece sono "dolosamente ridimensionati... e il risultato non è solo un risparmio economico
illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso". I manager delle
società, compresa quella pubblica che dovrebbe controllare, sono consapevoli del rischio: "come risulta dalle
prove a cui i conci (il rivestimento del tunnel, ndr toposti in laboratori sia in Germania che in Italia. Dai test
ripetuti si è manifestato evidente il fenomeno dello spalling, ossia di un collassamento della struttura dovuto al
calore e al fuoco". Per i pm non solo i manager del subappaltatore, Seli, sapevano. I rischi erano noti "anche
a Morandini di Italferr". Tutti però "hanno trovato una compiacente copertura in relazioni tecniche del
professor Meda Alberto, leggendo le quali non è dato ricavare l'esito sostanzialmente negativo delle prove
eseguite" Secondo i carabinieri e la Procura di Firenze le gallerie dell'Alta velocità ferroviaria in costruzione a
Firenze da parte del general contractor, Nodavia (il cui socio principale è la Coopsette di Reggio Emilia) sono
rivestite con materiali che mettono a rischio la sicurezza dei passeggeri dei treni in caso di incendio. Oltre a
essere fatti male i lavori del Tav sono pagati troppo perché i costi sono stati gonfiati. Il costo del passante di
Firenze, infatti, è lievitato da 500 milioni a 800 milioni di euro grazie alle riserve, cioé il meccanismo inventato
dai grandi appaltatori per sollevare problemi imprevedibili al momento della gara. Fondamentale il ruolo di
Maria . Presidente dell'Umbria per il Pd fino al 2010 è indagata per associazione a delinquere, abuso di ufficio
e corruzione in qualità di presidente della società pubblica Italferr. Doveva controllare la Coopsette e invece
avrebbe svolto il suo ruolo nell'interesse proprio, della sua famiglia e della coop rossa legata al suo partito.
Indagato anche Lorenzo Brioni , responsabile relazioni istituzionali di Coopsette e marito dell'ex
sottosegretario e deputato Pd, Elena Montecchi. Lorenzetti, per i pm, ha agito "nell'interesse e a vantaggio
della controparte Nodavia e Coopsette" e ha messo "a disposizione dell'associazione a delinquere le proprie
conoscenze personali, i propri contatti politici". L'ex presidente umbra è indagata anche perché avrebbe
conseguito "incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge", un
architetto. Fortunatamente, di fronte a un manager pubblico come la Lorenzetti che fa i suoi interessi e quelli
della Coop rossa, interviene l'Autorità il Garante dei lavori pubblici. A favore della stessa coop rossa però. Il
membro dell'Autorità di Vigilanza dei Lavori Pubblici in carica, Piero Calandra un bel parere per favorire la
Coopsette permettendole di ottenere il pagamento delle riserve per centinaia di milioni di euro, nonostante la
legge del 2011. Piccolo particolare: anche Calandra, ex collaboratore di Cesare Salvi al ministero, è
considerato di area Pd. Non basta. Per i pm lo scavo si svolge sotto una scuola in funzione determinando
"crepe evidenti che hanno concretamente reso possibile distacchi di intonaco o di parti vetrate che avrebbero
potuto seriamente mettere in pericolo la incolumità delle centinaia di persone che frequentavano la scuola,
ragazzi e insegnanti". Per completare il quadro non poteva mancare la criminalità: centinaia di migliaia di
tonnellate di rifiuti sono stati smaltiti illegalmente da un'azienda vicina alla camorra. Eccola qui l'alta velocità
all'italiana secondo i pm di Firenze Giulio Monferini e Gianni Tei che coordinano l'indagine del Ros dei
carabinieri su 36 persone per associazione a delinquere e altri reati, dalla truffa alla corruzione, dal traffico
illecito di rifiuti alla violazione delle norme paesaggistiche. Prima di approvare a occhi chiusi il Tav in Val di
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Tav Firenze, materiali dannosi e costi gonfiati
18/01/2013
Il Fatto Quotidiano - Ed. nazionale
Pag. 3
(tiratura:100000)
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Susa, dove i lavori sono stati affidati con il plauso del Pd a un'altra cooperativa rossa di Ravenna (che
certamente userà metodi diversi dalla Coopsette di Reggio Emilia) sarebbe il caso di dare un'occhiata
all'inchiesta sul passante di Firenze. Una brutta tegola per il partito di Bersani alla vigilia delle elezioni. Anche
se nessun dirigente è indagato, sono decine le telefonate di politici intercettate nel corso dell'indagine e
dall'area Pd provengono molti soggetti coinvolti, con l'eccezione rilevante di E rco l e I n c a l za , il "rieccolo"
delle indagini sull'alta velocità. Amministratore del Tav, all'epoca di Lorenzo Necci, dal 1991, uscito indenne
da una dozzina di indagini, Incalza è stato tirato fuori dalla naftalina da Pietro Lunardi e confermato al
ministero da destra e sinistra e infine dai tecnici fino a tutto il 2013 (nonostante il suo nome fosse uscito sui
giornali nel 2010 per i rapporti con Diego Anemone) a capo della Struttura tecnica di missione del ministero.
Incalza è indagato per associazione a delinquere perché avrebbe favorito la Nodavia di Coopsette insieme a
un architetto della sua unità di missione del ministero, Giuseppe Mele , "a cui inFoto: Il cantiere dell'Alta velocità alle porte di Firenze
18/01/2013
Corriere Fiorentino - Firenze
Pag. 2
(diffusione:12000)
La Procura blocca i lavori: 36 indagati. Sequestrata la maxitrivella
«Nessuna potrà mai accorgersi del magheggio», dicono alla Seli senza sapere che sono intercettati. E la Seli
è una delle società coinvolte in quella che appare la nuova maxi inchiesta della Procura di Firenze, esplosa
ieri con 36 perquisizioni. La nuova maxi inchiesta ha un nome: Tav. Corruzione, associazione a delinquere,
gestione illecita di rifiuti, abuso d'ufficio, frode nelle pubbliche forniture, violazione delle norme
paesaggistiche, truffa: la lista delle accuse viene stilata dal procuratore Giuseppe Quattrocchi e dai sostituti
Gianni Tei e Giulio Monferini che ipotizzano che il trasporto e lo smaltimento delle terre di scavo era stato
affidato ad imprese in odor di camorra. Ieri mattina Ros e Forestale si scatenano in tutta Italia: perquisiscono
dirigenti del mondo edile, come la Nodavia di Reggio Emilia e la Coopsette, ma vanno anche a Roma, dove
bussano alle case di funzionari del Ministero delle Infrastrutture e dell'Ambiente oltre che di alcune
Commissioni. Geologi, ingegneri, amministratori delegati, tecnici: la rete ricostruita dalla Procura sembra non
finire mai. Alla fine della giornata gli indagati sono 36. La fresa, la maxitrivella Monna Lisa, una delle più
grandi in Europa (c'è voluto un anno per trasportarne i pezzi e montarla a Campo di Marte dove doveva
scavare i tunnel da e per Castello) è finita sotto sequestro perché i pm sostengono sia stata allestita con
pezzi non originali. Sigilli anche ai manufatti che dovevano servire a rivestire i tunnel: già pronti per essere
montati erano stati assemblati con materiale scadente. I tunnel in caso di incendio «sarebbero collassati». A
far partire l'inchiesta è stato nel 2009 un accertamento della Forestale e dell'Arpat sullo smaltimento dei
fanghi nei cantieri Tav in provincia. Le ditte, secondo l'accusa, «si dividevano fanghi e acque e si occupavano
della raccolta, trasporto e smaltimento in discarica». Il Ros scava su appalti e subappalti, trova materiali che
servivano alla costruzione dei tunnel pericolosi che servivano anche per realizzare le gallerie del Passante
sotto la città. A vincere la gara d'appalto è stata Nodavia, di cui fanno anche parte Coopsette, Ergon e
Coestra: ieri diversi dirigenti sono stati perquisiti. A Firenze spicca il nome di Franco Varvarito della ditta
Varvarito, un colosso delle demolizioni. Ma è indagato anche Alfio Lombardi, dirigente di Coopsette. «Piena
correttezza e rispetto delle normative vigenti», dice il presidente della cooperativa Fabrizio Davoli. Fs
annuncia un'inchiesta interna. Assicura la «massima collaborazione e trasparenza», anche «in
considerazione del coinvolgimento delle controllate Rfi e Italferr come parti lese». Ma nelle carte della
Procura spuntano dipendenti «infedeli» e indagati. Gualtiero Bellomo, componente della commissione
ministeriale ambientale, si mette a disposizione per «stilare pareri compiacenti». Lo scopo: declassare «il
fango di perforazione in terra non inquinata». Assicura inoltre «la positiva valutazione della Commissione
sulla inessenzialità delle varianti progettuali, anche quelle relative al consolidamento della Fortezza da
Basso». Per l'opera dello Scavalco, a Rifredi, le acque reflue sarebbero state scaricate nella fogne, in via del
Sodo e nel tombino collegato al fosso di Quarto. Monitoraggio dei lavori «insufficiente» e «gravemente
negligente» nelle vicinanze della scuola Ottone Rosai, dove si registrano crepe. I lavori li eseguivano sempre.
Secondo le prescrizioni li dovevano fare durante le vacanze. Simone Innocenti Valentina
MarottaRIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Materiali scadenti e pericolosi Fermato il tunnel della Tav
18/01/2013
Corriere Fiorentino - Firenze
Pag. 3
(diffusione:12000)
Tramvie, mercati, Cascine: sono 25 i progetti in bilico. L'assessore Petretto: angoscia
Prima c'è stata il piano Fondiaria a Castello. Poi la tramvia, in cui per strada si sono perse le aziende
costruttrici, poi faticosamente sostituite. Con quella sulla Tav, arriva la terza tegola giudiziaria sulla
trasformazione della città di Firenze. Un colpo ai progetti che rischia di lasciare le cose esattamente come
stanno. Un colpo mortale per lo sviluppo della città. Peggio: con i cantieri aperti ma fermi, con 400 posti di
lavoro a rischio, a cui aggiungere l'indotto. Ma non è solo quello il problema che nasce dallo stop del progetto
del nodo dell'Alta velocità di Firenze, dopo l'inchiesta ed i sequestri della Procura. Perché per Firenze
l'accordo sul Nodo dell'Alta velocità rappresenta molto di più dei 691 milioni dell'appalto vinto, nel 2007, da
Coopsette (in cordata con Ergon Engineering e Constructing di Trento, consorzio nato tra Coestra, Inso e
Consorzio Etruria) con un ribasso del 25% rispetto alla base di 915 milioni. In ballo ci sono 85 milioni di euro
di progetti per la città che rischiano di perdersi. Anche loro. Il sindaco Matteo Renzi (che ieri ha deciso di non
commentare la vicenda) fin dalla battaglia per le primarie pose una serie di dubbi sul progetto Tav. Propose di
modificarne il tracciato. Arrivò ad un braccio di ferro con Mauro Moretti, ad di Ferrovie, si parlava di una sorta
di «guerriglia di controlli». Poi, affermò: «Mai stato contro il progetto dell'Alta velocità» la battaglia «è tra
Firenze e Ferrovie» per il mancato rispetto degli accordi di tutti gli interventi collegati al progetto, che
prevedevano anche ricadute occupazionali come il nuovo centro di eccellenza ferroviaria all'Osmannoro o il
Centro sicurezza nazionale di Ferrovie. La trattativa si concluse il 3 agosto del 2011: giorno della firma a
Roma dell'accordo in cui venivano cancellate le opere compensative che Fs avrebbe dovuto realizzare in
base al primo protocollo firmato nel secolo scorso (il 1997) con l'impegno di sborsare al loro posto 90 milioni
(85 al Comune, 5 alla Provincia) per gli interventi decisi dai due enti. Ferrovie si impegnava a concludere la
messa in sicurezza del Mugnone, compresa la sostituzione del ponte del Barco, che la Provincia, dopo il
rischio alluvione del novembre scorso, ha ordinato di abbattere. Solo che queste risorse (Mugnone a parte)
sarebbero state erogate da Fs (o meglio, da Rfi, sua controllata) solo quando i lavori del tunnel sarebbero
partiti, e via via con l'avanzamento degli stessi. Ma se i lavori si fermano? «Angoscia». La parola sfugge
all'assessore Alessandro Petretto che in questi giorni sta preparando il bilancio. Il Comune per il 2013
vorrebbe investire in progetti circa 160 milioni di euro. Metà di questi soldi erano coperti da Rfi. Se questi
soldi non arriveranno più ci sono 25 progetti senza più finanziamento. Toccherà al Comune scegliere cosa
fare, tenendo conto che di milioni proprio ne può spendere 80. Se saltassero solo i progetti finanziati da Rfi
questo è il quadro. Ci sono tre strade che non arriveranno: la Fortezza-Panciatichi, quella lungo il fosso
Macinante (via Pistoiese-Leopolda), l'ultimo lotto della Mezzana-Perfetti Ricasoli, pari a 43 milioni. Salta un
milione e mezzo per le Cascine, la passerella sull'Arno Argingrosso-Cascine, i parcheggi scambiatori intorno
al parco: insomma, i fondi per dare sostanza al «master plan» delle Cascine. Salta il rifacimento della piazza
del Mercato centrale, del Mercato di Sant'Ambrogio, di piazza Ciompi. Saltano i parcheggi scambiatori per la
tramvia da Scandicci, per i bus extraurbani. Saltano anche i fondi per realizzare, in sede ferroviaria, la linea 4
della tramvia. Le piste ciclabili. Diversi milioni di interventi su strade, busvie, l'allargamento di via delle
Bagnese. Insomma, una ventina dei «100 punti» di Renzi si allontanano. A data da destinarsi. Ma non basta.
Collegata all'accordo c'era la variante per far passare la linea 2 della tramvia (Peretola-Stazione) accanto alla
nuova stazione Foster. L'empasse giudiziaria bloccherà anche questo? Bloccherà anche i lavori per la messa
in sicurezza del Mugnone? Gli interventi della Provincia? Ci saranno problemi per il contratto definitivo per il
trasferimento del terreno di Ferrovie dove è stato costruito il Maggio? Rfi ha chiesto il dissequestro della
«talpa» per far ripartire i lavori, dato che l'opera è di interesse nazionale. È tutto da vedere. L'unica buona
notizia che arriva da Roma è che è stato finanziato il «patto delle città»: per Firenze, ci sono circa 14 milioni
di euro. Proprio per recuperare l'area Leopolda, tra le Cascine, il nuovo Teatro dell'Opera e Porta al Prato.
Marzio Fatucchi RIPRODUZIONE RISERVATA
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Firenze, maledizione grandi opere È la paralisi, senza quei 90 milioni
18/01/2013
Giornale dell'Umbria
Pag. 27
FIRENZE - Anche le crepe in una scuola media, l'istituto Ottone Rosai di Firenze, sono colpa degli scavi per
l'alta velocità ferroviaria. Non si teme che l'edificio crolli, ma la sicurezza dei ragazzi è a rischio. L'in chiesta
della procura di Firenze sul progetto del sottoattraversamento fiorentino, una galleria di sei chilometri per
"bypassare" la città, ipotizza anche questo. I lavori sono in fase preparatoria, quelli veri e propri dovevano
iniziare a breve, ma i carabinieri del Ros hanno sequestrato la "talpa" Monna Lisa, la maxitrivella per il tunnel
principale. Sono stati eseguiti sequestri e perquisizioni. Gli indagati sono 31. Fra loro anche Maria Rita
Lorenzetti, Pd, ex presidente della Regione Umbria, coinvolta per il suo incarico di presidente di Italferr
(Gruppo Fs) e Ercole Incalza, dirigente dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture. Sono due i
filoni: uno relativo ai reati ambientali, per lo smaltimento dei fanghi; l'altro alla sicurezza, in particolar modo al
materiale usato come copertura delle gallerie, che non sarebbe abbastanza resistente al fuoco. Fra i reati
ipotizzati l'associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, la frode in
pubbliche forniture, la corruzione e il traffico di rifiuti. Accertamenti anche su possibili infiltrazioni mafiose. I
pm titolari dell'indagine, Gianni Tei e Giulio Monferini, e gli investigatori del Ros e del corpo forestale,
ritengono che siano state smaltite migliaia di tonnellate di fanghi prodotti dagli scavi: in parte sarebbero state
scaricate nelle falde acquifere o fatte passare come meno inquinanti di quanto siano e quindi conferite in
discariche non adeguate. Per la procura, così facendo le ditte appaltatrici hanno abbattuto i costi e
guadagnato di più: le società appaltanti, Rfi e Italferr, infatti, avrebbero pagato il lavoro come se fosse stato
fatto nel rispetto delle leggi. I reati ambientali sarebbero stati compiuti grazie alla collaborazione fra dirigenti di
Italferr e Rfi, funzionari del ministero dell'Ambiente e dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche, dirigenti
dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, come Ercole Incalza, e dirigenti delle ditte che hanno in
appalto i lavori, come la Novadia e la sua socia di maggioranza Coopsette. La presidente di Italferr Maria Rita
Lorenzetti, scrivono i pm, avrebbe messo a disposizione «le proprie conoscenze personali, i propri contatti
politici e una vasta rete di contatti» in cambio di «incarichi professionali» per il marito «nella ricostruzione del
terremoto in Emilia». Gli investigatori ritengono anche che la trivella sia composta da componenti «privi di
affidabilità e sicurezza». Non solo, il materiale acquistato per i rivestimenti delle gallerie non rispetterebbe le
norme antincendio: il rischio sarebbe il "collas so" dei tunnel. Il ministero delle infrastrutture e il Gruppo Fs
hanno già avviato indagini interne: «Rfi e Italferr sono parti lese», sottolineano le Ferrovie. La presidente di
Italferr, Lorenzetti, si è detta estranea e ha espresso «sconcerto per questa vicenda processuale». Il
presidente della Toscana Rossi ha chiesto di «separare l'accertamento delle eventuali responsabilità penali
dalla necessità di completare l'opera presto e bene».
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Tav, 31 indagati per il nodo di Firenze
18/01/2013
La Provincia di Cremona - Ed. nazionale
Pag. 8
(diffusione:22748, tiratura:28110)
FIRENZE - Anche le crepe in una scuola media, l'istituto Ottone Rosai di Firenze, sono colpa degli scavi per
l'alta velocità ferroviaria. Non si teme che l'edificio crolli, ma la sicurezza dei ragazzi è a rischio. L'inchiesta
della procura di Firenze sul progetto del sottoattraversamento fiorentino, una galleria di sei chilometri per
'bypassare' la città, ipotizza anche questo. I lavori sono in fase preparatoria, quelli veri e propri dovevano
iniziare a breve, ma i carabinieri del Ros hanno sequestrato la 'talpa' Monna Lisa, la maxitrivella per il tunnel
principale. Ieri sono stati eseguiti sequestri e perquisizioni. Gli indagati sono 31. Fra loro Maria Rita Lorenzetti
, Pd, ex presidente della Regione Umbria, coinvolta per il suo incarico di presidente di Italferr (Gruppo Fs) e
Ercole Incalza , dirigente dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture. Sono due i filoni: uno relativo
ai reati ambientali, per lo smaltimento dei fanghi; l'altro alla sicurezza, in particolar modo al materiale usato
come copertura delle gallerie, che non sarebbe abbastanza resistente al fuoco. Fra i reati ipotizzati
l'associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, la frode in pubbliche
forniture, la corruzione e il traffico di rifiuti. Accertamenti anche su possibili infiltrazioni mafiose. Per la procura
le ditte appaltatrici hanno abbattuto i costi e guadagnato di più: le società appaltanti, Rfi e Italferr, infatti,
avrebbero pagato il lavoro come se fosse stato fatto nel rispetto delle leggi. I reati ambientali sarebbero stati
compiuti grazie alla collaborazione fra dirigenti di Italferr e Rfi, funzionari del ministero dell'Ambiente e
dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche, dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture
e dirigenti delle ditte che hanno in appalto i lavori, come la Novadia e la sua socia di maggioranza Coopsette.
Il ministero delle infrastrutture e il Gruppo Fs hanno già avviato indagini interne: «Rfi e Italferr» sono parti
lese, sottolineano le Ferrovie.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Tav, inchiesta sui lavori a Firenze Truffa e corruzione: 31 indagati
18/01/2013
Luna Nuova - N.4 - 18 gennaio 2013
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Il Tav iorentino nel mirino della magistratura
L'inchiesta è partita dallo smaltimento dei fanghi di cantiere. Su tutto, l'ombra della camorra
MASSIMILIANO BORGIA
CI SONO anche i nomi di dirigenti pubblici e di società che hanno un ruolo nel progetto della TorinoLione tra
gli indagati dell'inchiesta sulla tratta Tav iorentina. È coin volto Ercole Incalza, il dirigente del ministero delle
infrastrutture che sovrintende a tutta la procedura di approvazione del progetto della Torino-Lione dentro il
ministero. Mentre la Coopsette di Reggio Emilia, tra le più importanti aziende italiane del settore costruzioni,
viene spesso citata tra quelle interessate ai futuri cantieri. Coopsette, inoltre, sta lavorando all'inceneritore del
Gerbido, ha lavorato al Nodo ferroviario di Torino e ha lavorato alla linea 1 della metropolitana. L'inchiesta sui
cantieri Tav di Firenze offre uno spaccato preoccupante di cosa potrebbe succedere anche in valle di Susa,
confermando in Toscana la tesi degli oppositori valsusini che le opere come il Tav «sono strettamente
connesse alla corruzione e alle iniltrazioni maiose» . L'indagine è partita dalla stessa Procura toscana e ha
fatto scattare ieri mattina perquisizioni in diverse città italiane. Tra i nomi di spicco, Maria Rita Lorenzetti, Pd,
ex governatore dell'Umbria e attuale presidente dell'Italferr, società di progettazione di Ri; Va lerio Lombardi,
dirigente Italferr in qualità di responsabile unico del procedimento e i vertici delle società appaltatrici. I reati
contestati ad alcune delle persone coinvolte vanno dalla truffa ai danni della pubblica amministrazione, alla
corruzione, alla gestione abusiva dei rifiuti e all'associazione a delinquere. Sono una trentina le perquisizioni
e 31 gli indagati, tecnici e funzionari del ministero. I carabinieri del Ros hanno anche sequestrato la maxi
trivella (chiamata Monnalisa) che stava scavando il grande tunnel per il passaggio dei treni che dovrebbero
poi arrivare alla stazione ferroviaria che sarà posta sottoterra. Perquisita la sede di Nodavia, la società che ha
vinto la gara per realizzare il nodo iorentino. Di questo gruppo fanno parte Ergon e Coestra, la capoila è,
appunto, Coopsette. Proprio Coopsette, attraverso la sua controllata Nodavia, sta realizzando l'intera opera. I
provvedimenti sono stati irmati dal procuratore Giuseppe Quattrocchi e dai so stituti Giulio Monferini e Gianni
Tei che già avevano indagato sullo smaltimento delle terre di scavo. A Maria Rita Lorenzetti, presidente
dell'Italferr, viene contestato l'abuso di uficio, l'associazione a delinquere e la corruzione «a vantaggio della
controparte Nodavia e Coopsette mettendo a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali,
i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici
uficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in
favore del coniuge». Indagati anche diversi funzionari ministeriali, fra questi Gualtiero Bellomo, della
Commissione Via del ministero, la commissione di Va lutazione dell'impatto ambientale che, secondo
l'accusa, in cambio di favori («assunzioni di parenti, consulenze, riconferma nell'incarico al ministero») "si
metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti" e declassiicare per esempio i fanghi di perforazione in
terra non inquinata e svelava anche chi, all'interno della commissione era di parere contrario". L'inchiesta è
partita da un accer tamento della forestale e dell'Arpa toscana sullo smaltimento dei fanghi nei cantieri del
Tav iorentino. Gli investigatori del Ros hanno scoperto che le «ditte smaltitrici si dividevano in pieno accordo i
quantitativi di fanghi e acque e si occupavano anche della loro raccolta, trasporto e smaltimento in discarica».
Fra queste, in par ticolare l'attenzione di chi indaga si è accentrata sulla ditta Veca Sud diretta da Lazzaro
Ventrone. La ditta, secondo l'accusa sarebbe «strettamente collegata ad ambienti della criminalità
organizzata di tipo camorristico». I legami sarebbero con il clan dei casalesi e con la famiglia Carturano.
Inoltre, i conci, per la galleria avrebbero percentuali di parti ignifughe nei componenti più basse. «Il risultato scrivono gli inquirenti - non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore (la ditta Seli di Roma),
ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle speciiche contrattuali come
risulta dalle prove a cui i conci sono stati sottoposti in laboratori sia in Germania, sia in Italia».
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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ATTUALITA'
18/01/2013
Prima Pagina
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Tav, indagati dirigenti Coopsette
La replica: «Abbiamo lavorato nel rispetto delle normative»
. A PAGINA 8 Le indagini della Procura di Firenze sui lavori del nodo fiorentino della Tav hanno coinvolto
anche la cooperativa reggiana Coopsette. Tra i 31 indagati infatti figurano anche 4 dirigenti della coop, un
tecnico e un responsabile. I nomi nella lista sono quelli di Paolo Bolondi, 50 anni, Marco Bonistalli, 61 anni di
Roma, Matteo Forlani, 37 anni di Parma, Alfio Lombardi 49 anni di Mantova. Altri tre reggiani coinvolti
sarebbero Maurizio Brioni, 66 anni responsabile delle relazioni istituzionali Coopsette, Domenico Carizia, 57
anni tecnico di Nodavia controllata Coopsette, e Claudio Lanzafame, 44 anni. La Coopsette ha dichiarato che
«le attività sono sempre state svolte nel rispetto delle normative. Siamo a disposizione della Magistr ura».
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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IL CASO La cooperativa reggiana coinvolta in un'inchiesta della Procura di Firenze
18/01/2013
Prima Pagina
Pag. 8
La replica: «Attività svolte in piena correttezza delle normative»
Le indagini sulla Tav a Firenze riguardano anche la cooperativa reggiana Coopsette. Trfa le 31 persone
indagate per il nodo dell'alta velocità infatti ci sono an che i nomi di quattro dirigenti dell'azienda di Castelnovo
Sotto, di un tecnico e di unh responsabile. Come si legge su La Repubblica di Firenze infatti tra le persone
indagate ci sarebbe il reggiano Paolo Bolondi, 50 anni, Marco Bonistalli, 61 anni di Roma, Matteo Forlani, 37
anni di Parma e Alfio Lombardi, 49 anni di Matova. Gòli altri tre reggiani coivolti sarebbero Maurizio Brioni, 66
anni, responsabile delle relazioni istituzionali Coopsette, Claudio Lanzafame, 44 anni, e Domenico Carizia 57
anni, tecnico di Nodavia, controllata Coopsette. La Coopsette viene citata nelle indagini nel collegamento con
la figura di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di
progettazione del gruppo Ferrovie), alla quale vengono contestati l'abu s o di ufficio, l'associazione a
delinquere e la corruzione. Secondo l'accusa, la presidente dell'Italferr avrebbe svolto «la propria attività
nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette mettendo a disposizione dell'associazione
le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado
di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella
ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del coniug e». La Coopsette ha dichiarato in un comunicato di
ieri: «Coopsette prende atto dei provvedimenti che questa mattina (ieri, ndr) la Procura della Repubblica di
Firenze ha notificato in ordine alle vicende connesse ai cantieri TAV. Coopsette ritiene che le attività riferite a
tali cantieri siano sempre state svolte in piena correttezza e con il rispetto delle normative vigenti, seguite e
osservate con il massimo scrupolo. Per questa ragione, Coopsette è convinta che il procedimento penale
dimostrerà la piena estraneità della Società e della controllata Nodavia rispetto a qualsiasi tipo di illecito.
Coopsette, anche per contribuire ad uno svolgimento rapido del procedimento, è a piena disposizione della
Magistratura». Tra le ipotesi della procura di Firenze, utilizzo di materiali scadenti per la ricostruzione della
galleria della Tav del capoluogo toscano, il materiale ignifugo utilizzato sarebbe stato di qualità scadente e
allungato con acqua, con possibili gravi conseguenze per la sicurezza.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Coopsette , dirigenti indagati per la Tav
18/01/2013
Quotidiano di Sicilia
Pag. 24
Tav: materiali scadenti 36 gli indagati a Firenze
FIRENZE - Ci sono già 36 indagati con perquisizioni in tutta Italia: è un primo bilancio dell'inchiesta della
Procura di Firenze sulla Tav e in particolare sul passante ferroviario fiorentino dell'alta velocità. Le ipotesi di
reato sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico
illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d'ufficio. Secondo quanto si è appreso,
sarebbe stata perquisita la sede di Nodavia, la società che ha vinto la gara per realizzare il nodo fiorentino
della Tav. I Carabinieri hanno anche sequestrato la maxi trivella del cantiere fiorentino che sta scavando il
tunnel per il passaggio dei treni e la stazione ferroviaria sotterranea. L'inchiesta è condotta dal procuratore
capo Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei. Tra le principali accuse la costruzione
delle gallerie per la Tav fatta con l'utilizzo di materiale ignifugo scadente, si ipotizza allungato con l'acqua, con
gravi problemi per la sicurezza. Anche la maxi-trivella che stava scavando il tunnel di 7,5 km sotto Firenze
per il sottoattraversamento Tav, sarebbe stata montata con guarnizioni non idonee a sostenere le pressioni
dello scavo. "Il risultato non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un
prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle specifiche contrattuali come risulta dalle prove a cui i
'conci' sono stati sottoposti in laboratori sia in Germania, sia in Italia", sostiene l'accusa. In particolare "dai
test ripetuti si è manifestato evidente il fenomeno dello 'spalling', ossia il collassamento della struttura dovuta
al calore e al fuoco". Tra gli indagati ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende. A Maria Rita
Lorenzetti (Pd), ex presidente della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di progettazione del
gruppo Ferrovie) vengono contestati l'abuso di ufficio, l'associazione a delinquere e la corruzione, "svolgendo
la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr)
- si legge nel documento - mettendo a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali i propri
contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali
avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del
coniuge". Tra gli altri, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e
Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione 'Valutazione impatto ambientale' (Via) del ministero delle
Infrastrutture; quest'ultimo, in cambio di "assunzioni di parenti, consulenze" e altri favori personali, secondo
l'accusa"si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti". La Procura sta indagando, in particolare,
sia sulla gestione degli appalti, dei subappalti e sull'esecuzione delle opere, sia sullo smaltimento dei rifiuti
risultanti dalle terre di scavo. Le indagini, condotte dai Carabinieri del Ros di Firenze, avrebbero preso il via
proprio dalle terre di scavo trasformate in rifiuti durante la costruzione di una galleria di ausilio per i lavori
dell'alta velocità fiorentina. A Firenze il sottoattraversamento ferroviario per la Tav prevede un tunnel da
Campo di Marte a Castello, lungo circa 7,5 km, e una stazione sotterranea.
COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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24 Passante ferroviario: gravi problemi di sicurezza nelle gallerie costruite
INFRASTRUTTURE
8 articoli
18/01/2013
La Repubblica - Firenze
Pag. 5
(diffusione:556325, tiratura:710716)
La vittoria No Tav : ci chiamavano visionari
Dell'Olio: superate le nostre peggiori previsioni. Asor Rosa: ora stop all'opera per sempre
MARIO NERI
«CI hanno sempre trattato come visionari, ora finalmente è stata fatta chiarezza, ma adesso le
amministrazioni locali ammettano le proprie responsabilità. Per troppo tempo hanno chiuso gli occhi», dice
Ornella De Zordo, consigliera di PerUnaltracittà.
Per i No Tav fiorentini e la rete dei Comitati guidata da Alberto Asor Rosa il sequestro della Monna Lisa è
una «bella notizia», ma ora «quest'opera inutile e dannosa va fermata per sempre». Perché «la realtà ha
superato anche la "fantasia" delle nostre previsioni», esulta Girolamo Dell'Olio, presidente di Idra,
associazione ambientalista da sempre in prima fila contro il tunnel.
Vanno molto oltre il coro del «ve l'avevamo detto» le reazioni di chi per anni si è battuto contro il progetto
dell'Alta velocità. Alcuni ne sono convinti: il tunnel Tav e la mega stazione Foster non si faranno più. «È
scoppiato il bubbone e non si può andare avanti», dicono i No Tav. Le ipotesi di reato che la procura di
Firenze elenca nelle carte dell'inchiesta «fanno emergere un'osmosi perversa, poco meno che terrificante, fra
potere politico, committenza pubblica, appaltatori privati e criminalità organizzata - continua Dell'Olio - siamo
di fronte al gotha del peggio. E allora grazie alla magistratura, forse, Firenze è davvero salva».
Non finché non si deciderà di «cassare per sempre questo progetto - avvisa Tiziano Cardosi, uno dei membri
più attivi dei comitati fiorentini - è arrivato il momento di dirlo: chi finora ha sostenuto quest'opera dovrà dare
le dimissioni, il governatore Rossi e tutta la giunta regionale devono andare a casa. Del resto è stato Rossi a
trasferire il dirigente che nell'aprile 2012 firmò la relazione con cui si diceva a Nodavia che non avrebbe
potuto portare le terre a Cavriglia perché dovevano essere trattate come rifiuti e quindi destinate alla
discarica».
Proprio quel dirigente, Fabio Zita, oggi all'Ufficio paesaggio, è laconico: «Sembra che a questo mondo un po'
di giustizia ci sia. Io avevo fatto soltanto il mio dovere per il bene della collettività. Qualcun altro forse no. Chi
ha sbagliato dovrà pagare». Farà ricorso contro il trasferimento? «Sto valutando con i miei legali».
«Da anni denunciamo le irregolarità di questo progetto assurdo, fonte di spreco di denaro pubblico e un
affare solo per grandi imprese, cooperative e una potente lobby trasversale agli schieramenti politici»,
proseguono i No Tav. Secondo il segretario fiorentino della Cisl Roberto Pistonina il nuovo governo dovrà
«cambiare subito la legge sugli appalti». «È proprio la figura del General Contractor - dice De Zordo - ad aver
innescato questo sistema perverso, in cui chi vince la gara per i lavori è anche colui che fa il progetto, il
controllore e il controllato sono la stessa cosa. Denunciammo quest'estate come Nodavia tenesse ferma la
fresa per far salire i costi. Lo svelammo rendendo pubblica la lettera con cui comunicava a Rfi che la spesa
per l'intervento era già passata da 694 a 890 milioni nonostante i lavori non fossero ancora partiti». Ma De
Zordo attacca anche Palazzo Vecchio: «L'unico strumento di vigilanza e trasparenza sarebbe stato
l'Osservatorio ambientale ma si è lasciato che gli incarichi scadessero».
«Da sempre proponiamo un'alternativa, il passaggio in superficie - spiega Alberto Ziparo, urbanista
dell'Università di Firenze - costerebbe 10 volte meno, invece di 3,5 miliardi spenderemmo 350 milioni. Ma è
per questo che non viene presa in considerazione». «I danni alla falda compiuti a Campo di Marte? Non sono
niente al confronto di ciò che succederà se la talpa entrasse in funzione. Nel progetto non sono stati rispettati
i giusti indici antisismici e fatte le adeguate indagini geologiche sul sottosuolo, alla Fortezza succederà un
disastro. Non solo. Va sequestrato anche il cantiere della Foster. Vorrei ricordarea tutti che Ferrovie pretende
di fare il più grande scavo della storia di Firenze senza una valutazione di impatto ambientale». ©
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INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Le reazioni
18/01/2013
La Repubblica - Firenze
Pag. 5
(diffusione:556325, tiratura:710716)
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Foto: L'AVEVAMO DETTO Una delle tante manifestazioni no tav
INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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18/01/2013
QN - Il Resto del Carlino - Ferrara
Pag. 5
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Alta velocità , 31 indagati Ferrarese nella lista
L'ALTA velocità si è fermata a Firenze. Non in stazione, però. Alla procura della Repubblica. Trentuno
indagati, cantieri sequestrati, perquisizioni in tutta Italia e accuse pesantissime: associazione a delinquere,
truffa, corruzione, abuso d'ufficio, falso, traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche forniture, violazione delle
norme paesaggistiche. Tra di loro anche un imprenditore di 36 anni originario della città (R. G.), dirigente di
Nodavia. Alla luce c'è il marcio che ruotava attorno a un affare da 710 milioni di euro, tanto varrebbe il
cantiere della Tav, il cosiddetto «passante fiorentino» con tanto di tunnel da scavare sotto la città. Fra gli
indagati c'è anche il nome di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd della Regione Umbria. L'inchiesta è nata
da un accertamento della Forestale sullo smaltimento abusivo dei rifiuti di scavo e poi proseguita dai
carabinieri del Ros. Il loro trasporto, dopo un giro di contratti gonfiati e fondi neri, veniva addirittura gestito da
un'azienda «strettamente legata» al clan camorristico dei Casalesi. Poi i fanghi e i rifiuti derivanti dalle
perforazioni venivano scaricati direttamente nella falda acquifera vicina al cantiere. In quell'appalto (il
passante ferroviario ha tre cantieri a Firenze) inoltre, secondo le accuse, si usavano anche materiali scadenti
e, in quanti tali pericolosissimi. Image: 20130118/foto/105.jpg
INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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INCHIESTA FIORENTINA
18/01/2013
QN - Il Resto del Carlino - Ferrara
Pag. 12
(diffusione:165207, tiratura:206221)
L'altra sera l'incontro tra abitanti e amministrazione
CLAUDIA FORTINI
di CLAUDIA FORTINI POTENZIARE le piste ciclabili in una frazione che si affaccia sulle strade ma che sta
crescendo. Per numero di abitanti e potenzialità. E' stato questo giovedì sera il filo conduttore dell'incontro
pubblico, con gli abitanti di Scortichino (nella foto un momento della serata), che ha richiesto
l'amministrazione comunale. «Prima di procedere alla redazione di un progetto è indispensabile il parere dei
cittadini - sottolinea l'assessore ai lavori pubblici Marco Vincenzi - perché entrambe le ipotesi che abbiamo
presentato mostrano delle criticità che solo i cittadini possono risolvere e affrontare». Le proposte: la
realizzazione di una pista ciclabile sul lato destro da Scortichino verso Bondeno da viale Passardi verso il
campo da calcio, la seconda ipotesi invece, riguarda il proseguimento dell'attuale pista ciclabile che proviene
dal cimitero sul lato sinistro verso Bondeno. «PRIMA di andare a redigere il progetto definitivo volevamo
sapere cosa ne pensano le persone» sottolinea l'assessore. Di recente era stata completata la pista ciclabile
di viale Passardi, precedentemente quella che va verso il cimitero. Passaggi in sicurezza necessari, per case,
negozi e servizi che insistono sulle strade. Ora, le due nuove opzioni presentano alcune criticità: «Sul lato
destro passiamo davanti a quattro attività commerciali - spiega Vincenzi - una delle quali, ad esempio, ha
presentato osservazioni temendo di perdere clienti. Nel lato sinistro ci sarebbero da espropriare terreni,
indietreggiando alcune cancellate, per raggiungere i due metri e mezzo necessari alla pista ciclabile. Per
questo non abbiamo ancora deciso niente - sottolinea -. Continueremo il confronto sia con chi ha l'attività
commerciale (si tratta di circa quattro esercenti, ndr) che con gli abitanti del tratto interessato sulla via
provinciale (si tratta di 5 o 6 privati, ndr). Contiamo di trovare presto una soluzione. E' necessario dare presto
agli abitanti la possibilità di raggiungere la chiesa, la scuola, i servizi, i negozi, il campo di calcio con tutte le
sue attività, nella massima sicurezza». Poi un riferimento all'espansione di Scortichino. «Una frazione - ha
sottolineato l'assessore - sulla quale puntiamo molto per il prossimo futuro anche grazie al passaggio da qui
della bratella di collegamento con l'autostrada Cispadana».
INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Ciclabile di Scortichino, ecco le idee dei residenti
18/01/2013
Libero - Milano
Pag. 42
(diffusione:125215, tiratura:224026)
Bloccati i finanziamenti Pedemontana a rischio
L'opera dovrebbe finire nel 2015. Ma l'ex dg: «Le banche frenano»
DINO BONDAVALLI
Secondo il programma di avanzamento dei lavori, la sua conclusione e apertura al traffico dovrebbero aver
luogo nei primi mesi del 2015, con la prima tratta nei territori di Como e di Varese operativa già dal prossimo
anno. Eppure sulla Pedemontana, l'in frastruttura da 157 chilometri che collegherà le province di Bergamo,
Monza, Milano, Como e Varese, rendendo molto più rapidi i collegamenti all'in terno della fascia di territorio a
Nord di Milano, incombono nubi tutt'altro che rassicuranti. Ad agitare le acque, con il rischio di scatenare una
tempesta alla vigilia delle elezioni politiche e regionali, Umberto Regalia, direttore generale di Pedemontana
Lombarda che, dopo essere stato sospeso, sarebbe ora stato licenziato. In una lettera con la quale contesta
la validità del proprio licenziamento, indirizzata ai rappresentanti di Pedemontana, a Serravalle, che della
società controlla il 68% delle quote, e ad Asam, la holding delle partecipazioni societarie facenti capo alla
Provincia di Milano che controlla Serravalle, Regalia avrebbe infatti sollevato dubbi sulla sorte dell'opera. Il
primo problema sarebbe la mancanza di una fetta consistente dei 100 milioni di euro previsti dall'aumento di
capitale deliberato per Pedemontana. Inoltre, forti difficoltà ci sarebbero anche sul fronte delle trattative con le
banche, che con le mutate condizioni economico finanziarie avrebbero posto paletti sempre più rigidi per
prorogare il prestito ponte da 200 milioni scaduto a novembre. Un bel problema, tanto più se si pensa che la
seconda tratta dell'infra struttura potrebbe avere costi parecchio più alti di quelli preventivati. E che, di fronte
a uno scenario del genere, la preoccupazione di non riuscire a completare l'opera prima di Expo 2015 sta
progressivamente crescendo. Decisivo per il futuro di Pedemontana sarà quindi con tutta probabilità l'esito
del nuovo bando di gara per la cessione congiunta delle quote di Milano-Serravalle detenute da Provincia e
Comune di Milano, che verrà presentato proprio oggi. Anche se alla vigilia di un appuntamento così
importante da Palazzo Isimbardi di dichiarazioni ufficiali non ne sono arrivate, secondo le indiscrezioni
raccolte "il bando su Serravalle è stato definito con una visione lungimirante che non riguarda solo Serravalle,
ma anche altre infrastrutture di importanza fondamentale", Pedemontana compresa. Se la vendita andrà in
porto, la realizzazione dell'opera sarà quindi garantita. Nel frattempo, si lavorerà per sbloccare la situazione di
impasse con le banche. "Le trattative sono in corso, e noi siamo fiduciosi che tutto andrà per il meglio",
tranquillizza Mario Martino, direttore generale di Serravalle. "Entro fine mese, poi, dovrà essere fatto
l'aumento di capitale deliberato dall'assemblea dei soci" ag giunge, "per cui di particolari difficoltà per adesso
non se ne intravedono".
Foto: I LAVORI Un'immagine dei lavori in corso nel cantiere di Fagnano Olona che mostrano l'avanzamento
del progetto Pedemontana. secondo il programma di avanzamento dei lavori, la sua conclusione e apertura al
traffico dovrebbero aver luogo nei primi mesi del 2015. Fotogramma
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La denuncia
18/01/2013
QN - La Nazione - Firenze
Pag. 2
(diffusione:136993, tiratura:176177)
Procura: rapporto choc. Il crollo alla scuola Rosai
GIGI PAOLI
di GIGI PAOLI UN BOCCONE da 710 milioni di euro (ma c'è chi dice quasi 900) finito anche in mano alla
camorra e, soprattutto, servito in modo drammatico per la sicurezza dei fiorentini. E' terribile lo scenario che
emerge dalle carte dell'inchiesta sul passante ferroviario dell'alta velocità a Firenze. Nel decreto di sequestro
c'è un passaggio durissimo dei pm Monferini e Tei: «I soggetti appartenenti alla stazione appaltanti Italferr ed
Rfi, e quindi le società riconducibili alla holding delle Ferrovie, a fronte di un progetto del tutto carente in
punto di adeguata valutazione dei costi e di soluzioni corrette dal punto di vista ambientale, perseguono in
tutti i modi la realizzazione dell'opera considerando le condizioni i limiti e le procedure previste dalla legge un
mero ostacolo da superare a ogni costo e non già un presidio di legalità e di tutela della salute pubblica e dei
conti pubblici». E QUELLE 413mila tonnellate di fanghi già smaltite? No problem: i fanghi e i rifiuti di scavo
sarebbero addirittura finiti nella falda acquifera della città, secondo gli inquirenti. E ci ha pensato una ditta
«strettamente vicina» alla camorra, ai Casalesi che si dividono tra fucili a pompa e colletti bianchi. E
ANCORA. Il monitoraggio in corso dei lavori di scavo o di consolidamento preliminare del terreno è stato fatto
in modo da tale «da esporre a grave pericolo l'incolumità delle persone», «in modo del tutto insufficiente» e
quindi «gravemente negligente proprio su un punto sensibile quale una scuola media con gli studenti in
classe». E' IL CASO dello stabile della «Ottone Rosai», dove fra l'agosto e settembre 2011 avvennero crepe,
distacchi di intonaco o parti di vetrate pericolose per ragazzi e insegnati. Ma i responsabili del cantiere Tav
non andarono nell'immediatezza sul luogo del danno, anzi ci fu una falsa attestazione della data di
rilevamento proprio perché Nodavia non venisse esposta alla contestazione dell'inadempimento. E la
«talpa»? La mitica «Monna Lisa» che avrebbe dovuto scavare il grande buco al Campo di Marte? Sembrava
un macchinario di ultima generazione, ma per i carabinieri del Ros appare solo come un ammasso di ferro
che non sarebbe neppure stato in grado di bucare il sottoterra di Firenze perché montata con pezzi non
originali e «con guarnizioni non in grado di sostenere la pressione dello scavo». E MENO MALE che i lavori
sono rimasti allo stato in cui sono perché un altro choc viene a leggere il capitolo d'indagine relativo al
rivestimento interno delle galleria, i cosidetti 'conci' che, accusano gli inquirenti, «risultano prodotti in totale
difformità rispetto ai requisiti di sicurezza contro la combustione e l'incendio con grave pericolo per
l'incolumità delle persone se posati in opera». Sotto Firenze avremmo avuto un tunnel rivestito con materiale
«concretamente pericoloso»: «Dai test ripetuti - spiega ancora la procura - si è manifestato evidente il
fenomeno dello spalling, ossia di un collassamento della struttura dovuto al calore e al fuoco». Come
accadde nella tragedia del tunnel del Monte Bianco, motivo per cui le norme di sicurezza sono state
cambiate. Ma della sicurezza dei cittadini di Firenze, ai componenti dell'associazione a delinquere e ai 31
indagati, importava meno di zero. Image: 20130118/foto/41.jpg
INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Falde acquifere inquinate La talpa con pezzi «usati» Snobbata la sicurezza
18/01/2013
Il Tirreno - Prato
Pag. 17
(diffusione:80832, tiratura:102004)
Smaltimento illegale dei fanghi di perforazione: tra gli indagati figurano Stefano Bacci (Hidra), Mareno e
Oliviero Bencini (Ecogest) e Franco Varvarito
Non un sì immediato verso la cassa integrazione straordinaria, ma una speranza concreta che gli operai della
Varvarito Lavori possano usufruire di questo ammortizzatore sociale, più continuativo nel tempo (durerebbe
come minimo 12 mesi). La trattativa romana portata avanti ieri al Ministero dai rappresentanti della Provincia
ha prodotto buoni risultati: un incontro di verifica per capire quali strumenti mettere in campo per i 106 operai
dell'azienda di movimentazione della terra, per la quale è venuta a mancare una sede operativa nel dicembre
scorso. (m.l.)PRATO Ci sono anche un imprenditore pratese, Stefano Bacci, 47 anni, amministratore della
Hidra srl di via Ferraris, e altre due società coi loro amministratori tra gli indagati nell'inchiesta che da ieri sta
facendo tremare i lavori per l'attraversamento sotterraneo della Tav (treni ad alta velocità) in corso a Firenze.
Oltre a Bacci, figurano tra gli indagati Mareno e Oliviero Bencini, di 71 e 73 anni, residenti a Barberino del
Mugello e amministratori della Ecogest di via Gagarin. E Franco Varvarito, amministratore della Varvarito
Lavori, che ha sede a Firenze ma ha operato nel cantiere di Prato fino allo scorso dicembre e ora è alle prese
con la richiesta della cassa integrazione (vedi articolo a lato). L'inchiesta condotta dal Corpo forestale dello
Stato e dai carabinieri del Ros, che ieri hanno proceduto a decine di perquisizioni, ipotizza tra le altre cose
che i fanghi estratti dal tunnel della Tav siano stati smaltiti illecitamente. Non come rifiuti speciali, quali sono
perché inquinati dalle sostanze usate per lo scavo, ma come rifiuti normali. E' una questione di costi, ancor
prima che di siti di stoccaggio. Smaltire correttamente fanghi, rocce e altro materiale, calcola il Corpo
forestale, sarebbe costato più del doppio di quello che invece è costato. Questa l'ipotesi della Procura
fiorentina, che dovrà superare il vaglio del giudice. In particolare a Stefano Bacci e Franco Varvarito,
amministratori delle società Hidra e Varvarito, si contesta di essersi limitati a stipulare contratti con la società
Nodavia «a un prezzo maggiorato rispetto all'effettivo costo, retrocedendo in nero parte del pagamento, e a
incaricare dell'attività materiale di trasporto a discarica la società Veca Sud di Lazzaro Ventrone». Mareno e
Oliviero Bencini della Ecogest, invece, insieme a Franco Varvarito, sono accusati di aver classificato come
"terre e rocce" i fanghi di perforazione e di averli smaltiti in maniera illecito o in siti non autorizzati. In
particolare, la Edilgest avrebbe scaricato 66.000 tonnellate in località Campati (Scarperia), terreno a
destinazione agricola, mentre Varvarito avrebbe portato quasi 19.000 tonnellate di fanghi alla Nuova Lam di
Altopascio, anche questo un sito a destinazione agricola. Oltre mille tonnellate sono finite nel piazzale della
Varvarito in via Turcoing, e 68.000 sono transitate dall'Interporto Toscano di Guasticce (Livorno). Non è che
le discariche autorizzate per lo smaltimento dei fanghi non ci fossero, dice ora la Forestale, è che smaltirli in
un'altra maniera costava molto meno. (p.n.) Servizio a pag. 7
INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Inchiesta Tav , coinvolte tre società con sede in città
18/01/2013
Corriere del Giorno
Pag. 21
FIRENZE - Trentasei indagati e perquisizioni in tutta Italia, scattate dalle prime ore di ieri mattina. E' il
bilancio dell'inchiesta della Procura di Firenze sul passante ferroviario fiorentino dell'alta velocità. Le ipotesi di
reato sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico
illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d'uffi c i o. Perquisita la sede di Nodavia, la
società che ha vinto la gara per realizzare il nodo fiorentino della Tav. I carabinieri hanno anche sequestrato
la maxi trivella del cantiere fiorentino che sta scavando il tunnel per il passaggio dei treni e la stazione
ferroviaria sotterranea. L'inchiesta è condotta dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio
Monferini e Gianni Tei. Tra le principali accuse la costruzione delle gallerie per la Tav fatta con l'utilizzo di
materiale ignifugo scadente, si ipotizza allungato con l'acqua, con gravi problemi per la sicurezza. Anche la
maxi-trivella che stava scavando il tunnel di 7,5 km sotto Firenze per il sottoattraversamento Tav, sarebbe
stata montata con guarnizioni non idonee a sostenere le pressioni dello scavo. ''Il risultato non è solo un
risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e
non conforme alle specifiche contrattuali come risulta dalle prove a cui i 'conci' sono stati sottoposti in
laboratori sia in Germania, sia in Italia'', sostiene l'accusa. In particolare ''dai test ripetuti si è manifestato
evidente il fenomeno dello 'spalling', ossia il collassamento della struttura dovuta al calore e al fuoco''. Tra gli
indagati ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende. A Maria Rita Lorenzetti (Pd), ex presidente
della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono
contestati l'abuso di ufficio, l'associazione a delinquere e la corruzione .
INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Tav , 36 indagati per i cantieri di Firenze : ''Gallerie con materiali scadenti''
18/01/2013
Corriere Fiorentino - Firenze
Pag. 2
(diffusione:12000)
«Rischiata una tragedia come al Monte Bianco»
I pm: i rivestimenti delle gallerie sarebbero collassati col fuoco
Tutta colpa di «Monna Lisa». E non si tratta del dipinto di Leonardo Da Vinci ma della trivella che doveva
servire per scavare il tunnel. Finita sotto sequestro probatorio, la trivella «risulterebbe montata con materiale
in parte non originale». Risultato: «le guarnizioni montate sulla testa rotante della fresa potrebbero rilasciare
grandi quantità di oli lubrificanti» dannosi per il terreno. L'atto di accusa della Procura è preciso: per esempio
spiega che Seli, il subappaltatore che monta il macchinario e realizza lo scavo, è una «società prossima
all'insolvenza, spera nell'arrivo di soci cinesi, non paga i contributi e risparmia soldi sulle guarnizioni della
fresa». Una situazione paradassole che «sanno tutti». Un po' meno di dominio pubblico, invece, era la
gestione dei rifiuti. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Ros «il conferimento di questi riufiti» aveva
un'unica regia: «le ditte smaltitrici si dividevano in pieno accordo i quantitativi, risultando solo in realtà
apparenti smaltitori, ma di fatto gestendo tutta l'attività di raccolta, trasporto, smaltimento in discarica» gestita
da Lazzaro Ventrone e dalla sua ditta Veca Sud di Maddaloni. Un binomio che per gli inquirenti è
«strettamente collegato a ambienti della criminalità organizzata». Camorra, in altri termini. Clan dei Casalesi
e famiglia Caturano, per essere più precisi. La partita di giro sembra degna di approfondimento: dal dicembre
del 2010 Rfi, stazione appaltante, paga un costo di smaltimento più alto rispetto a quello normale con dei
prezzi «gonfiati al fine di consentire a Nodavia di crearsi delle poste in nero». Ottanta euro non fatturati per
ogni tonnellata. Non va nulla bene. Manco il monitoraggio dei lavori in corso di scavo o del consolidamento
del terreno che è risultato «del tutto difforme dalle specifiche contrattuali» e come se non bastasse «tale da
esporre a grave pericolo» la vita delle persone. Nodavia, il colosso rosso di Reggio Emilia, ha fatto qualcosa?
La società consortile emiliana ha trasformato quella mancanza, secondo la Procura diretta da Giuseppe
Quattrocchi, «in una falsa attestazione del rilevamento» proprio perché Nodavia non risultasse inadempiente
al contratto. Un altro passaggio viene riservato ai conci, termine tecnico che serve a indicare pezzi usati per
le funzioni strutturali. I conci erano già pronti per essere montati nei tunnel della Tav, a Firenze. Avrebbero
dovuto essere resistenti al fuoco e al calore. Proprio per evitare un nuovo tragico rogo come quello nel marzo
1999 del traforo del Monte Bianco (è l'esplicito riferimento citato dai pm), in cui morirono 39 persone. In
realtà, secondo gli inquirenti, i rivestimenti sono prodotti con materiale scadente: fibra plastica ignifuga diluita
con tanta, troppa acqua. «Il risultato - scrivono i sostituti Gianni Tei e Giulio Monferini nel decreto di sequestro
probatorio - non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto
concretamente pericoloso e non conforme alle tecniche di appalto e alle norme di sicurezza antincendio». Gli
esami cui sono stati sottoposti i conci nei laboratori in Italia e in Germania parlano chiaro: il calore e il fuoco
provocano «un collassamento della struttura». Tutte circostanze, secondo gli inquirenti, ben note a Remo
Grandori e Aristodemo Busillo, rispettivamente amministratore delegato e direttore tecnico della Seli. Seli,
ovvero la stessa società della Monna Lisa ma anche quella che fornisce i conci, provvede a fornitura e
montaggio della fresa e monitora i lavori. Ma non è finita qui. Proprio Busillo, per i pm, per raddoppiare i ricavi
«pretende il pagamento dei rivestimenti prefabbricati e si rifiuta di iniziare se non venisse versato l'anticipo
per le parti prefabbricate e per i costi di montaggio della fresa». Peccato, però, che tutto questo sia già stato
pagato: i conci risultano infatti «stoccati nello stabilimento di Calcinate» e siano «già pronti per essere
montati» appena lo scavo avrà inizio. Insomma l'associazione a delinquere, quella ipotizzata dalla Procura, è
addirittura capace di pianificare «una serie di interventi a vasto raggio per influire e determinare le varie
amministrazioni pubbliche coinvolte». Un gioco di squadra che serve «a coinvolgere sia i funzionari
dell'Attività di vigilanza sulle opere pubbliche che delle Commissioni sia dei Ministeri delle Infrastrutture che
dell'Ambiente». I funzionari coinvolti sono Lorenza Ponzone, Giuseppe Mele, Piero Calandra e anche anche
Ercole Incalza, dirigente dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture. Un gioco di squadra che
troverebbe conferma anche in una riunione, quella del 12 marzo di un anno fa, monitorata dagli inquirenti.
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Le carte
18/01/2013
Corriere Fiorentino - Firenze
Pag. 2
(diffusione:12000)
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Come se non bastasse spunta anche l'ex governatore dell'Umbria e attuale presidente di Italferr, società del
gruppo Fs: Maria Rita Lorenzetti, avrebbe messo «le proprie conoscenze personali e i propri contatti politici»
a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto del tunnel Tav «conseguendo altresì incarichi
professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore di suo marito».@OREDROB: #VMAROTTA
%@% Lei si dichiara «estranea ai fatti». S. I. - V. M.RIPRODUZIONE RISERVATA
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4 articoli
18/01/2013
ItaliaOggi
Pag. 13
(diffusione:88538, tiratura:156000)
A Rimini smontano le spiagge
I bagnini sono stati strozzati dal groviglio delle norme
Restano in piedi solo le storiche cabine e i 'baracchini' dove il bagnino in canotta assegna l'ombrellone al
cliente. Per il resto, è tutto raso al suolo. O quasi. La nuova tendenza per la stagione estiva 2013 a Rimini,
città che un tempo si fregiava del titolo di capitale del turismo, rischia di essere proprio questa: la spiaggia
smontata. Via i campi da beach tennis e beach volley, via soprattutto quelli da bocce che gli anziani sognano
durante l'inverno, via gazebo e pedane, pali e palme, piante e arredi vari, insegne e pure gli spazi dove
parcheggiare bici e motorini. Sta succedendo in questi giorni: gli operatori balneari riminesi dopo un
estenuante braccio di ferro con l'amministrazione comunale sono arrivati a tanto. Vediamo di spiegarne il
perché. L'antefatto è il 'patto di non belligeranza' pluridecennale tra le amministrazioni di sinistra e la
categoria dei bagnini. Di far rispettare le regole innanzitutto edilizie sulla spiaggia, che è un bene demaniale
marittimo dato in concessione ai privati, nessuno o quasi s'è mai curato troppo. E così i nodi vengono al
pettine adesso, tutti in una volta. Succede infatti che da qualche anno la Procura della Repubblica di Rimini
abbia cambiato indirizzo, con sequestri a tutto spiano sulla spiaggia, pure in agosto col 'pienino' di turisti (il
'pienone' è solo un bel ricordo), e sigilli alle strutture ritenute abusive. Gran parte di gazebi e pergolati montati
sull'arenile sono privi dei titoli edilizi, così come delle autorizzazioni antisismiche. Nessuno le ha mai chieste,
nessuno ha mai detto di chiederle, ribattono i bagnini. Fino ad ora. E così adesso si smonta per evitare di
trovarsi davanti a un giudice a rispondere di reati edilizi. Due anni fa è poi spuntato il problema delle
autorizzazioni paesaggistiche rilasciate da Comune e Soprintendenza ai beni architettonici; è questo
l'inghippo principale che ha portato agli attuali smontaggi. Per allestire qualsiasi cosa sulla spiaggia, che è un
bene vincolato, serve questo permesso. Pochi ce l'avevano, alcuni l'avevano ma scaduto (dura cinque anni),
e così il Comune ha approvato un regolamento per sanare gli abusi secondo il Codice Urbani del 2004. Il
problema è che, fatti due conti, i bagnini hanno scoperto di dover spendere una media di 40mila euro a testa
per condonare gli abusi, con punte di 70-80mila negli stabilimenti più grandi. Inutile dire che in pochi stiano
prendendo quella direzione, l'unica cioè che permette di lasciare la spiaggia così com'è. Dunque che si fa? Si
smonta, per poi richiedere l'autorizzazione. E qui sorgono due problemi: il primo è che, vista il numero di
aziende interessate, circa 350, non è detto che gli uffici comunali riescano a sbrigare tutte le pratiche entro
l'estate; il secondo è che molte strutture non possono essere autorizzate così come erano state montate,
perché contrarie al Piano dell'arenile comunale, che prevede determinati criteri. Ad esempio, solo il 25% della
fascia A (quella più vicina al lungomare) va occupato, peccato che lì ci siano i campi da basket (come quello
dove si dilettava Carlton Myers), da bocce, le pedane d'ingresso e via dicendo. Tutta roba da togliere.Il
groviglio di norme non finisce qui: molti operatori non hanno utilizzato lo "scivolo" della sanatoria perché per
farlo era necessario essere in regola con altri permessi, come quelli doganali e quella demaniali, che non tutti
avevano. Morale della favola, per andare sul sicuro la stragrande maggioranza ha deciso di smontare, e la
prossima estate ben poche strutture saranno rimesse. Oltre al problema delle fogne che scaricano a mare in
caso di pioggia, Rimini rischia quindi di perdere una delle sue principali peculiarità: la spiaggia ricca di servizi
per i turisti.© Riproduzione riservata
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Via i campi di beach volley, bocce, gazebo, pedane, pali, palme, parcheggi per le bici
18/01/2013
ItaliaOggi
Pag. 35
(diffusione:88538, tiratura:156000)
Selezionati 28 progetti per le città degradate
A Taranto, nel Rione Tamburi, il più inquinato dall'Ilva, verrà creata un'area verde per migliorare la qualità
ambientale mentre a L'Aquila verrà costruito l'auditorium con parco, impianti sportivi e parcheggio. Sono due
dei 28 progetti del Piano Città, programma di rigenerazione delle aree urbane degradate, interventi per il
disagio abitativo e miglioramento delle infrastrutture di trasporto, avviato a giugno dal ministero infrastrutture
con il primo decreto sviluppo. I 28 progetti, sui 457 presentati dai comuni, sono stati selezionati negli ultimi
due mesi dalla Cabina di regia istituita dai ministeri infrastrutture, ambiente, Conferenza delle regioni, Anci,
Agenzia del Demanio e Cassa depositi e prestiti (Cdp). I 28 progetti si spartiranno i 318 milioni di euro
disponibili per il cofinanziamento nazionale (224 milioni del Fondo Piano Città e 94 del Piano azione coesione
per le zone franche urbane). Di questi 318 milioni, 11 milioni andranno al Sud. Il Piano Città prevede
l'immediata apertura dei cantieri e il coinvolgimento dei capitali privati attivando investimenti per complessivi
4,4 miliardi di euro. «L'alleanza comuni-stato è la chiave per uscire dalla situazione di difficoltà economica e
sociale del nostro paese», ha dichiarato il presidente dell'Anci, Graziano Delrio, e soddisfazione è stata
espressa anche da Ance e Federcostruzioni perché darà ossigeno alle imprese di costruzione in gravissima
crisi. Inoltre, la Cabina di regia ha selezionato anche ulteriori 24 proposte di interventi per il miglioramento
ambientale ed energetico che verranno successivamente finanziati dal ministero dell'ambiente. Ancora: il
ministro Corrado Passera, il suo vice, Mario Ciaccia, e il presidente della Cabina di regia, Domenico Crocco,
hanno spiegato ieri a Roma, che la Cabina di regia ha anche «messo a sistema programmi e finanziamenti
tra i quali il Fondo investimenti per l'abitare di Cdp (Fia) di 1,5 miliardi per l'housing sociale, fondi per l'edilizia
scolastica e per le forze armate. Queste le città i cui progetti hanno ricevuto il via libera dalla Cabina di regia:
Ancona (area porto, valore progetto: 66,4 mln); Bari (area lungomare ovest e via Sparano, 215,8 mln);
Bologna (quartiere Bolognina, 83,2 mln); Catania (quartiere Librino, 73,7 mln); Cagliari (quartiere S. Elia,
111,1 mln); Eboli (quartieri Molinello e Pescara, 122,6 mln); Erice, (casa Santa, 64,9 mln); Firenze (zona
Cascine, 467 mln); Foligno (zona nord-ovest, 90,3 mln); Genova (area Val Bisagno, 221 mln); L'Aquila (area
Piazza d'Armi, 37,1 mln); Lamezia Terme (quartiere Savutano, 51,9 mln); Lecce (settore ovest, 134,9 mln);
Matera (Borgo La Martella, 17,3 mln); Milano (Bovisa, 68,6 mln); Napoli (area ex Corradini, 21,5 mln); Pavia
(Santa Clara, 16,5 mln); Pieve Emanuele (interventi di riqualificazione urbana, 13,7 mln); Potenza (quartiere
Bucaletto, 50,6 mln); Reggio Emilia (area nord, 39,7 mln); Rimini (waterfront, 225,3 mln); Roma (Pietralata,
113 mln); Settimo Torinese (Laguna Verde, 305 mln); Taranto (quartiere Tamburi, 68,9 mln); Torino (quartiere
Falchera, 252,8 mln); Trieste (recupero caserme,10,8 mln); Venezia (Vaschette Maghera e centro storico di
Mestre, 563,8 mln); Verona (interventi diversificati sul territorio comunale, 864,6 mln).
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Presentati gli interventi del Piano Città. Sul piatto 318 mln
18/01/2013
Gazzetta di Reggio - Ed. nazionale
Pag. 18
(diffusione:13244, tiratura:16908)
Il progetto reggiano finanziato dal Ministero nell'ambito del "Piano Città"
Una pioggia di milioni (quasi 40) sull'Area nord di Reggio. Sono quelli che la città si è aggiudicata
partecipando a "Piano Città", il programma del ministero delle Infrastrutture e Trasporti avviato lo scorso
giugno dal primo decreto Sviluppo e dedicato alla rigenerazione delle aree urbane degradate. E con i soldi
non mancheranno di piovere polemiche e critiche interne alla città, quelle che da qualche anno riguardano il
futuro di quest'area. Un piano per il "waterfront" di Rimini da 225,3 milioni di euro; altri 83,2 milioni per la
Bolognina di Bologna, ma anche 39,7 milioni, appunto, per l'Area Nord di Reggio. Sono i tre progetti per
l'Emilia-Romagna del "Piano Città". I progetti che hanno superato la selezione potranno usufruire di un
cofinanziamento nazionale di 318 milioni di euro (224 dal fondo del "Piano città" e 94 dal piano di azionecoesione per le zone urbane dove si concentrano programmi di defiscalizzazione) che attiveranno
nell'immediato progetti e lavori pari a "4,4 miliardi di euro complessivi tra fondi pubblici e privati", informa il
ministero in una nota.
SVILUPPO IMMOBILIARE - Rassegna Stampa 18/01/2013
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Per l' area nord 39 milioni
18/01/2013
La Gazzetta di Parma
Pag. 41
(diffusione:42090, tiratura:51160)
Il Piano casa è realtà Al via 28 progetti: pronti 4,4 miliardi
ROMA II Al via i cantieri del Piano città. Sono stati scelti, tra un totale di 457 proposte, i 28 progetti, distribuiti
in 17 regioni, dove saranno avviati interventi di riqualificazione urbana con investimenti per un totale di 4,4
miliardi di euro (di cui 318 milioni di cofinanziamento nazionale). L'obiet tivo è di completare le opere entro il
2014. Mentre ai prossimi governi viene lasciata l'eredità degli altri progetti non selezionati: 429 progetti del
valore di 18 miliardi di euro, per i quali andranno reperiti 10 miliardi, visto che 8 sono già disponibili da parte
dei Comuni. «Abbiamo mantenuto un impegno importante rispettando i tempi che ci eravamo prefissati», ha
sottolineato il ministro dello sviluppo, infrastrutture e trasporti Corrado Passera, ricordando che il Piano città è
stato avviato nel giugno scorso con il primo decreto sviluppo, su un'idea lanciata dall'Ance. Ora «rimane un
portafoglio di progetti formidabile: il veicolo c'è, dovremo trovare le risorse ma questo è il compito dei prossimi
governi», ha aggiunto. Da più parti è stato sottolineato il successo di essere riusciti a far lavorare insieme
diversi ministeri e istituzioni. Per il progetto è stata infatti creata un'apposita cabina di regia con esponenti dei
diversi ministeri interessati, oltre che della Conferenza delle Regioni, dell'Anci, dell'Agenzia del Demanio e di
Cassa Depositi e Prestiti, che, dopo aver valutato le proposte, ora farà un «attento monitoraggio» sul piano,
ha assicurato il presidente Domenico Crocco: da domani comincerà a convocare i comuni per firmare i
contratti di valorizzazione urbana, in base ai quali se i fondi non verranno usati subito dovranno essere
restituiti. La selezione dei progetti è stata fatta privilegiando le proposte capaci di generare un maggior
volume di investimenti per interventi velocemente cantierabili. Tutti i progetti scelti, che interessano città in cui
abitano - ha detto il vice ministro Mario Ciaccia - complessivamente 10 milioni di abitanti, riceveranno un cofinanziamento nazionale che in alcuni casi copre tutto il progetto ma che comunque permettono di attivare 4,4
mld. Tra le prime 28 città selezionate non c'è Parma (il Comune aveva presentato nove interventi per circa 60
milioni di euro in ottobre), tre invece gli interventi in Regione: a Bologna (quartiere Bolognina, 83,2 mln),
Reggio Emilia (area nord, 39,7 mln) e Rimini (waterfront, 225,3 mln). u
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EDILIZIA TRE GLI INTERVENTI IN REGIONE
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