COOPSETTE Rassegna Stampa del 18/01/2013 La proprietà intellettuale degli articoli è delle fonti (quotidiani o altro) specificate all'inizio degli stessi; ogni riproduzione totale o parziale del loro contenuto per fini che esulano da un utilizzo di Rassegna Stampa è compiuta sotto la responsabilità di chi la esegue; MIMESI s.r.l. declina ogni responsabilità derivante da un uso improprio dello strumento o comunque non conforme a quanto specificato nei contratti di adesione al servizio. INDICE COOPSETTE 18/01/2013 Corriere della Sera - Nazionale Il giudice ferma la talpa della Tav 8 18/01/2013 La Repubblica - Nazionale Firenze, la Tav sotto inchiesta corruzione e traffico di rifiuti sequestrata la maxi trivella 10 18/01/2013 La Repubblica - Firenze "Stabilità off limits e verbali falsificati" 12 18/01/2013 La Repubblica - Firenze Pareti del tunnel a rischio incendio "Nessuno si accorgerà del magheggio" 13 18/01/2013 La Repubblica - Firenze E la Monna Lisa si scoprì pericolosa "In quella talpa troppi pezzi insicuri" 15 18/01/2013 Il Messaggero - Umbria Corruzione, Lorenzetti indagata per gli appalti dell'alta velocità 17 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Nazionale Firenze, la Tav sotto inchiesta Sigilli alla maxi talpa 'Monna Lisa' 18 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Bologna Sos per la variante della Porrettana Lavori a rischio per mancati pagamenti 19 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio Emilia Inchiesta sui lavori per la Tav a Firenze Le accuse: 'Truffa, frode e traffico di rifiuti' 20 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio Emilia Il presidente Davoli: «Attività corrette Sarà dimostrata la nostra estraneità» 21 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio Emilia Nei guai anche dirigenti e tecnici dell'azienda 22 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio Emilia Sotto choc i manager: «Stiamo cercando di capire cosa è successo» 23 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio Emilia Sos per la variante della Porrettana Lavori a rischio per mancati pagamenti 24 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio Emilia In ballo c'è la ristrutturazione del debito Appuntamento in tribunale il 7 febbraio 25 18/01/2013 Avvenire - Nazionale Bloccato il cantiere Tav di Firenze 26 18/01/2013 QN - Il Giorno - Nazionale Firenze, la Tav sotto inchiesta Sigilli alla maxi talpa 'Monna Lisa' 27 18/01/2013 Il Manifesto - Nazionale La truffa sotterranea 28 18/01/2013 Libero - Nazionale Le coop nell'inchiesta Tav Indagata ex governatrice Pd 29 18/01/2013 Il Tempo - Nazionale Inchiesta Tav in Toscana indagati 36 funzionari 31 18/01/2013 L Unita - Nazionale Tav Firenze, «materiali scadenti per le gallerie» 32 18/01/2013 L Unita - Firenze Tav sotto sequestro, stop alla talpa 33 18/01/2013 QN - La Nazione - Firenze Si apre il dramma dell'indotto «A casa, col punto interrogativo» 35 18/01/2013 QN - La Nazione - Firenze L'Alta Velocità deraglia a Firenze: 31 indagati 36 18/01/2013 QN - La Nazione - La Spezia Niente stipendi ai dipendenti di Futura Group 38 18/01/2013 QN - La Nazione - Umbria L'Alta velocità finisce nel mirino dei pm 39 18/01/2013 Alto Adige - Nazionale Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 40 18/01/2013 Corriere dell'Umbria Lavori per la Tav, indagata la Lorenzetti 41 18/01/2013 Gazzetta di Mantova - Nazionale Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 42 18/01/2013 Gazzetta di Modena - Nazionale Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 43 18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Nazionale Ligabue elogia la sua Dilplast «Brava a mantenere il controllo» 44 18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Nazionale Provvedimenti per 9 dipendenti reggiani 45 18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Nazionale Sigilli alla "talpa" e tunnel a rischio incendio 46 18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Nazionale Tav, Coopsette finisce sotto inchiesta 47 18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Nazionale Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 48 18/01/2013 Il Centro - Nazionale Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 49 18/01/2013 Il Cittadino di Lodi Truffe e illeciti alla Tav, 36 indagati 50 18/01/2013 Il Piccolo di Trieste - Nazionale Inchiesta sulle gallerie Tav Stop al passante di Firenze 51 18/01/2013 Il Tirreno - Nazionale Tunnel insicuri, stop alla Tav di Firenze 52 18/01/2013 Il Tirreno - Pisa Tunnel insicuri, stop alla Tav di Firenze 54 18/01/2013 Il Trentino - Nazionale Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 55 18/01/2013 La Citta di Salerno - Nazionale Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 56 18/01/2013 La Gazzetta di Parma Tav, sotto inchiesta il «nodo» di Firenze 57 18/01/2013 La Liberta Stop al passante di Firenze: sequestro di maxi trivella, 31 funzionari indagati 58 18/01/2013 La Nuova Ferrara - Nazionale Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 59 18/01/2013 La Nuova Sardegna - Nazionale Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 60 18/01/2013 La Provincia Pavese - Nazionale Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 61 18/01/2013 La Voce di Romagna - Forli - Cesena Materiali scadenti e legami con il crimine: 36 indagati per i cantieri di Firenze 62 18/01/2013 Messaggero Veneto - Nazionale Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 63 18/01/2013 Il Mondo Coopsette, banche a presa rapida 64 18/01/2013 Il Fatto Quotidiano - Nazionale Fanghi e camorra: il connubio perfetto per fare business 65 18/01/2013 Il Fatto Quotidiano - Nazionale Tav Firenze, materiali dannosi e costi gonfiati 66 18/01/2013 Corriere Fiorentino - Firenze Materiali scadenti e pericolosi Fermato il tunnel della Tav 68 18/01/2013 Corriere Fiorentino - Firenze Firenze, maledizione grandi opere È la paralisi, senza quei 90 milioni 69 18/01/2013 Giornale dell'Umbria Tav, 31 indagati per il nodo di Firenze 70 18/01/2013 La Provincia di Cremona - Nazionale Tav, inchiesta sui lavori a Firenze Truffa e corruzione: 31 indagati 71 18/01/2013 Luna Nuova - N.4 - 18 gennaio 2013 Il Tav iorentino nel mirino della magistratura 72 18/01/2013 Prima Pagina Tav, indagati dirigenti Coopsette 73 18/01/2013 Prima Pagina Coopsette, dirigenti indagati per la Tav 74 18/01/2013 Quotidiano di Sicilia Tav: materiali scadenti 36 gli indagati a Firenze 75 INFRASTRUTTURE 18/01/2013 La Repubblica - Firenze La vittoria No Tav: ci chiamavano visionari 77 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Ferrara Alta velocità, 31 indagati Ferrarese nella lista 79 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Ferrara Ciclabile di Scortichino, ecco le idee dei residenti 80 18/01/2013 Libero - Milano Bloccati i finanziamenti Pedemontana a rischio 81 18/01/2013 QN - La Nazione - Firenze Falde acquifere inquinate La talpa con pezzi «usati» Snobbata la sicurezza 82 18/01/2013 Il Tirreno - Prato Inchiesta Tav, coinvolte tre società con sede in città 83 18/01/2013 Corriere del Giorno Tav, 36 indagati per i cantieri di Firenze: ''Gallerie con materiali scadenti'' 84 18/01/2013 Corriere Fiorentino - Firenze «Rischiata una tragedia come al Monte Bianco» 85 SVILUPPO IMMOBILIARE 18/01/2013 ItaliaOggi A Rimini smontano le spiagge 88 18/01/2013 ItaliaOggi Selezionati 28 progetti per le città degradate 89 18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Nazionale Per l'area nord 39 milioni 90 18/01/2013 La Gazzetta di Parma Il Piano casa è realtà Al via 28 progetti: pronti 4,4 miliardi 91 COOPSETTE 59 articoli 18/01/2013 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 25 (diffusione:619980, tiratura:779916) La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato L'inchiesta Sotto accusa in 31. «Lorenzetti ha favorito il marito nella ricostruzione dell'Emilia». Fs: noi parte lesa Il giudice ferma la talpa della Tav I pm: corruzione sul tunnel di Firenze. Indagata l'ex governatore dell'Umbria Marco Gasperetti FIRENZE - A bloccare i lavori della «eterna contestata», la Tav, stavolta non sono stati i comitati e neppure gli allarmi su presunte catastrofi che lo scavo del tunnel sotterrano utilizzato dai super treni per attraversare Firenze avrebbero provocato al patrimonio artistico della città, David di Michelangelo compreso. Lo stop, con sequestro dei cantieri e di «Monnalisa», la grande talpa escavatrice («Montata con materiale in parte non originale, privo di affidabilità e sicurezza») è arrivato dalla Procura, inatteso e pesantissimo, con un'inchiesta senza precedenti, perquisizioni in tutta Italia e 31 indagati tra i quali nomi eccellenti, come l'ex governatore Pd dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti, 60 anni, oggi presidente dell'Italferr, società di progettazione del gruppo Ferrovie; Gualtiero Bellomo, 54 anni, della commissione di Valutazione d'impatto ambientale del ministero (Via); il dirigente del ministero delle Infrastrutture, Ercole Incalza, 67 anni, pugliese. E ancora l'architetto Giuseppe Mele, 50 anni, dell'Unità tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e Lorenza Ponzone, 48 anni, funzionario dell'Autorità di vigilanza per gli appalti pubblici. Accuse pesantissime, se pur diversificate per ogni sospettato: dall'associazione per delinquere alla truffa ai danni di enti pubblici, dalla frode nelle pubbliche forniture alla corruzione e al traffico di materiale di scavo, trasportato con i mezzi della Veca, società sospettata di avere rapporti con ambienti legati alla camorra. Fanghi e rifiuti sarebbero stati scaricati direttamente nella falda acquifera. Con un giro di ditte subappaltatrici che non avrebbero rispettato le più elementari norme di sicurezza. Come le centinaia di metri di rivestimento della galleria sotterranea, che dalle indagini della Procura fiorentina «risultano prodotti in totale difformità rispetto ai requisiti di sicurezza contro la combustione e l'incendio con grave pericolo per l'incolumità delle persone se posati in opera». Eppure secondo i pm nelle relazioni tecniche tutto sarebbe stato occultato. La legge prevede che nei rivestimenti devono essere presenti quantitativi di fibra plastica ignifuga in percentuale adeguata e precisata nei capitolati di appalto. E invece, come scrive la Procura, quei «quantitativi sono stati dolosamente ridimensionati dall'impianto di produzione». Risultato? «Un risparmio economico illecito per il subappaltatore, e la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso... perché dai test ripetuti si è manifestato evidente il fenomeno dello "spalling", ossia di un collassamento della struttura dovuto al calore e al fuoco». Anche i lavori di scavo e di consolidamento preliminare del terreno risulterebbero difformi dalle specifiche contrattuali e di sicurezza «tali da esporre a grave pericolo l'incolumità delle persone» e persino gli studenti di una vicina scuola media. Perché il controllo in tempo reale sugli eventuali scostamenti e movimenti degli edifici sarebbe stato svolto «in modo del tutto insufficiente per impegno di personale addetto al controllo e quindi gravemente negligente proprio su un punto sensibile quale una scuola media, con gli studenti in classe, e con sforamenti dei valori di attenzione che di fatto hanno provocato crepe e spostamenti dell'edificio senza che venissero immediatamente allertati gli enti competenti e le persone esposte al pericolo». Poi c'è il capitolo delle presunte corruzioni e degli abusi d'ufficio. Reati contestati ad alcuni inquisiti, tra i quali Maria Rita Lorenzetti. È un passo dell'inchiesta molto delicato, questo, nel quale si nomina per la prima volta la ricostruzione post terremoto dell'Emilia. La Lorenzetti, infatti, «svolgendo la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette, metteva a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti, grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del coniuge». Accuse respinte dall'interessata che ha espresso «il proprio sconcerto per questa vicenda processuale che la vede coinvolta». COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 8 18/01/2013 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 25 (diffusione:619980, tiratura:779916) La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Il ministero dell'Infrastrutture ha aperto un'inchiesta interna, così come Ferrovie dello Stato che si dichiara parte lesa. Sarà inoltre rivolta un'istanza alla Procura della Repubblica per una «valutazione congiunta volta ad individuare gli adempimenti necessari per una pronta ripresa dei lavori dell'opera che, come noto, è di rilevante interesse nazionale». [email protected] RIPRODUZIONE RISERVATA La vicenda Gli appalti L'inchiesta, coordinata dai pm della Procura di Firenze Giulio Monferini e Gianni Tei, riguarda i lavori relativi al passante ferroviario dell'alta velocità fiorentina. Gli indagati sono 31 (fra loro c'è Maria Rita Lorenzetti, pd, ex presidente della Regione Umbria). Sette le ipotesi di reato: truffa, corruzione, associazione a delinquere e traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche, abuso d'ufficio e frode nelle pubbliche forniture La qualità dei materiali Sotto sequestro la talpa che secondo gli inquirenti è stata costruita con materiale scadente: ci sono dei dubbi sulla sua tenuta, durante il funzionamento. Inoltre, per gli inquirenti, per la costruzione delle gallerie sarebbe stato usato materiale ignifugo scadente. Si ipotizza allungato con acqua, con gravi problemi per la sicurezza 7 Foto: i chilometri del tunnel a Firenze: il cantiere è da ieri sotto sequestro COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 9 18/01/2013 La Repubblica - Ed. nazionale Pag. 18 (diffusione:556325, tiratura:710716) L'ex governatrice dell'Umbria fra i 31 indagati Dubbi sulla sicurezza e il rischio di infiltrazioni camorristiche Coinvolti dirigenti delle ferrovie e funzionari ministeriali: appalti e scambi di favori FRANCA SELVATICI FIRENZE - Il tunnel dell'alta velocità ferroviaria che deve essere scavato nel sottosuolo di Firenze - una doppia galleria lunga circa sei chilometri - non ha suscitato rivolte come la Tav in Val di Susa.A Firenze poche voci gridavano nel deserto. Ma ora un'inchiesta della Procura, dei Carabinieri del Ros e del Corpo Forestale dello Stato solleva gravissimi dubbi sulla qualità e sulla sicurezza dell'opera, sul rischio di infiltrazioni camorristiche e sull'esistenza di illecite connivenze da parte delle autorità di vigilanza. ASSOCIAZIONE A DELINQUERE Ieri sono state eseguite numerose perquisizioni. Nel cantiere fiorentino sono stati sequestrati la enorme trivella Monna Lisa, dipinta di viola in onore di Firenze, e i conci destinati al rivestimento delle gallerie, ritenuti non conformi alle prescrizioni europee e a gravissimo rischio di collasso in caso di incendio. I reati ipotizzati sono la associazione a delinquere, la corruzione, l'abuso d'ufficio, il falso, la truffa, la frode in pubbliche forniture, il traffico illecito di rifiuti. IL DOPPIO TUNNEL NEL MIRINO Al momento gli indagati sono 31. Il general contractor dei lavoriè Nodavia, costituita da Coopsette, una delle maggiori cooperative rosse, e da Ergon e Coestra (Consorzio Etruria), che si sono aggiudicati nel 2007 la gara bandita da Rfi (Rete ferroviaria italiana) del Gruppo Fs. Sull'opera vigila Italferr, la società di progettazione di Fs. Nell'inchiesta sono coinvolti a vario titolo vertici e funzionari di Nodavia, fra cui il presidente Furio Saraceno, e di Italferr, fra cui la presidente Maria Rita Lorenzetti, ex governatrice Pd dell'Umbria, e l'amministratore delegato Renato Casale; e poi funzionari di Rfi, fra cui Francesco Bocchimuzzo, consulenti e funzionari ministeriali, fra cui Ercole Incalza, subappaltatori, fra i quali i vertici di Seli, la società incaricata di scavare il doppio tunnel con la fresa Monna Lisa e di fornire i materiali di rivestimento delle gallerie, e i titolari di imprese di trasporto e smaltimento rifiuti. I FANGHI L'inchiesta è partita nel 2010 da un controllo della Forestale sullo smaltimento dei fanghi derivanti dalla realizzazione delle paratie preliminari allo scavo del tunnel e della stazione sotterranea progettata da Norman Foster. Secondo le accuse, il trattamento dei fanghi di lavorazione è sempre stato abusivo, la parte liquida veniva smaltita in falda, e i costi venivano gonfiati a dismisura: Nodavia si faceva pagare da Rfi 100 euro a tonnellata lo smaltimento, e si accordava con gli smaltitori subappaltanti per far figurare sui contratti un prezzo superiore a quello effettivo: la differenza era retrocessa in nero a Nodavia. Quasi tutti i trasporti erano eseguiti dalla Veca Sud di Maddaloni, ritenuta in rapporti con i casalesi. LE CREPE A SCUOLA Fra le accuse, anche quella di aver causato crepe nei muri di una scuola media, senza interrompere tempestivamente i lavori, mettendo a rischio la sicurezza degli allievi. I CONCI E LA FRESA La tanto acclamata mega-trivellatrice Monna Lisa della Seli non è in grado - secondo le accuse - di funzionare correttamente perché montata con materiale non affidabile.Ei conci per il rivestimento delle gallerie, parimenti forniti dalla Seli, non sono conformi alle prescrizioni europee, messe a punto dopo il disastroso incendio del '99 nel tunnel del Monte Bianco, che uccise 39 persone. COSTI LIEVITATI La procura contesta ai dirigenti indagati di Rfi e Italferr di non aver operato «nell'esclusivo perseguimento dell'interesse pubblico» e invece di aver voluto «in tutti i modi» assecondare le pretese economiche di Nodavia, cercando appoggi presso l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, il Ministero dell'Ambiente e quello delle Infrastrutture, in cambio di assunzioni, consulenze e favori, e facendo in tal modo lievitare i costi dell'appalto da 500 a oltre 800 milioni. Secondo le accuse, la stessa presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti «si è posta illecitamente a disposizione di Nodavia e di Coopsette», ottenendo in cambio incarichi professionali per il marito architetto nella ricostruzione post terremoto in Emilia. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 10 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Firenze, la Tav sotto inchiesta corruzione e traffico di rifiuti sequestrata la maxi trivella 18/01/2013 La Repubblica - Ed. nazionale Pag. 18 (diffusione:556325, tiratura:710716) COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 11 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato LE REAZIONI La presidente Lorenzetti si dichiara «totalmente estranea ai fatti ipotizzati». Il Gruppo Fs assicura «la massima collaborazione e trasparenza», afferma che le controllate Rfi e Italferr sono parti lese, annuncia l'avvio di una inchiesta interna e auspica «una pronta ripresa dell'opera che, come è noto, è di rilevante interesse nazionale». Analoga reazione da parte del presidente toscano Enrico Rossi, Pd: «Se ci sono responsabilità penali è bene che siano accertate rapidamente. Resto profondamente convinto della necessità dell'opera e mi auguro che i lavori riprendano quanto prima». © RIPRODUZIONE RISERVATA Il magheggio Nessuno mai potrà accorgersi del magheggio sui conci a rischio collasso L'INTERCETTAZIONE Dialogo tra manager Seli Gioco di squadra Un consolidato gioco di squadra a danno delle casse dello Stato L'ATTO DI ACCUSA Frasi tratte dal decreto PER SAPERNE DI PIÙ http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/01/17/news http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/01/17/foto Foto: IL CANTIERE Lavori in corso a Firenze: il cantiere della stazione per l'Alta velocità Foto: IL PROGETTO Sopra, il rendering della stazione sotterranea disegnata da Norman Foster. In alto, la trivella "Monna Lisa" con tracce di viola in onore di Firenze 18/01/2013 La Repubblica - Firenze Pag. 1 (diffusione:556325, tiratura:710716) "Stabilità off limits e verbali falsificati" LAURA MONTANARI ILAVORI nel cantiere dovevano essere sospesi perché la soglia di allerta per i movimenti sulla stabilità dell'edificio era stata superata. EPPURE, nelle aule della Ottone Rosai, i ragazzi e i prof ignari, hanno continuato a far lezione. Non potevano immaginare di «essere seriamente in pericolo». Dovevano essere sospesi da subito i lavori per il grande tunnel nella zona dei Macelli. Invece sono andati avanti come se non fosse successo niente o peggio ancora, secondo le accuse che si leggono nei fogli dell'inchiesta, falsificando un verbale e posticipando la denuncia dal 29 agosto, giorno di superamento dei limiti di stabilità, al 15 settembre dello stesso anno, il 2011. Va detto che il danno causato dal cantiere alla palazzina scolastica non era tale da «determinare un concreto pericolo di crollo della struttura della scuola, tuttavia le crepe evidenti manifestate, hanno concretamente reso possibile distacchi di intonaco o di parti di vetrate che avrebbero potuto seriamente mettere in pericolo l'incolumità delle centinaia di persone che frequentavano la scuola, ragazzi e insegnanti» e anche personale non docente. Nel decreto di perquisizione si parla di comportamenti «negligenti»: «Il monitoraggio in corso dei lavori di scavo o di consolidamento preliminare del terreno è risultato essere stato fatto con modalità del tutto difformi dalle specifiche contrattuali e tale - ribadiscono gli investigatori - da esporre a grave pericolo anche l'incolumità delle persone». I ragazzi nella scuola media Ottone Rosai, muri che confinano con il cantiere della Tav, facevano lezione dentro quella scuola con le crepe sui muri che la preside, allora Manuela Tarabusi (oggi in pensione), aveva subito denunciato chiamando i tecnici del Comune arrivati per il sopralluogo assieme a quelli della Nodavia, il gruppo di imprese incaricato dalle opere. Non sapeva la preside che c'era un'altra violazione e cioè che i lavori di scavo e consolidamento del terreno (preliminari al tunnel) non dovevano essere eseguiti quando gli studenti erano in classe perché erano una «violazione delle prescrizioni dell'Osservatorio Ambientale». I reati contestati su questo punto sono di «frode per omesso o carente monitoraggio rispetto agli obblighi di fornitura e alle prescrizioni» e falso in atto pubblico per aver occultato l'omesso monitoraggio. Di questo dovranno rispondere a vario titolo Furio Saraceno presidente del cda di Nodavia, Valerio Lombardie Gianluca Morandini, dirigenti dell'Italferr e Claudio Lanzafame, tecnico di Coopsette. «Mi sento tradita dai tecnici delle ditte che lavorano alla Tav - spiega la ex preside della Ottone Rosai - se avessi saputo che non potevano lavorare al cantiere con gli studenti a lezione avrei interrotto subito le attività didattiche, ma penso che siano state dette delle falsità anche ai tecnici del Comune. Abbiamo fatto tantissime riunioni e ci hanno tenuto all'oscuro». Le ferrovie annunciano un'inchiesta interna, ricordano che Rfi è «parte lesa» in questa inchiesta e che «sarà rivolta istanza alla Procura della Repubblica per una valutazione congiunta volta ad individuare gli adempimenti necessari per una pronta ripresa dei lavori dell'opera che, come noto, è di rilevante interesse nazionale». © RIPRODUZIONE RISERVATA Foto: LE CREPE nella scuola Ottone Rosai dopo l'inizio dei lavori COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 12 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato La scuola 18/01/2013 La Repubblica - Firenze Pag. 2 (diffusione:556325, tiratura:710716) Pareti del tunnel a rischio incendio "Nessuno si accorgerà del magheggio" L'accusa: test "aggiustati" per coprire materiali non conformi Si era verificato il collasso dei "conci" per effetto del fuoco e del calore FRANCA SELVATICI «NESSUNO mai potrà accorgersi del magheggio». E' una delle frasi intercettate dai carabinieri del Ros nel corso delle indagini sul tunnel dell'alta velocità ferroviaria che sarà scavato nel sottosuolo di Firenze. Indagini che accrescono, e di tanto, i dubbi sulla qualità dell'opera e nella quale risultano indagate (al momento) 31 persone - imprenditori, amministratori e dirigenti di Italferr e Rfi (due società del Gruppo Ferrovie) nonché funzionari e consulenti ministeriali - per reati che vanno dalla associazione a delinquere, alla frode in pubbliche forniture, alla truffa, all'abuso d'ufficio, alla corruzione. L'inchiesta è coordinata dal procuratore Giuseppe Quattrocchi e dai sostituti Giulio Monferini e Gianni Tei e condotta, oltre che dal Ros Carabinieri, dal Corpo Forestale dello Stato. Fra gli indagati figurano la ex presidente Pd della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti e Renato Casale, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie. Coinvoltii vertici di Nodavia, il general contractor che si è aggiudicato l'appalto dell'opera, costituito da Coopsette (una delle maggiori cooperative rosse), Ergon e Coestra (già Consorzio Etruria). Il «magheggio» di cui nessuno si sarebbe accorto si riferisce ai "conci" per il rivestimento delle due gallerie sotterranee parallele che attraverseranno Firenze. Questo materiale doveva essere fornito per contratto dalla Seli, l'impresa incaricata di realizzare i due tunnel con la enorme fresa Monna Lisa. Dopo disastri come quello del 1999 nella galleria del Monte Bianco, dove un incendio causò 39 vittime, la legislazione europea ha imposto l'utilizzo di materiali di rivestimento dotati di specifiche qualità tecniche per poter resistere al fuoco e al calore. Per contratto i conci dovevano contenere fibre di polipropilene in misura di 3 chili per metro cubo. Invece, secondo le accuse, Seli avrebbe commissionato alla Ipa di Calcinate (Bergamo) conci contenenti quantitativi di fibre «notevolmente inferiori». Poi Aristodemo Busillo della Seli si sarebbe accordato con Gianluca Morandini, incaricato da Italferr dell'Alta sorveglianza sui lavori, per occultare la non conformità dei materiali,e avrebbe esercitato pressioni sul professor Alberto Meda affinché questi non attestasse l'esito negativo del primo test eseguito sui conci, nel quale si era verificato il cosiddetto «spalling», e cioè il collasso del materiale per effetto del fuoco e del calore. Non solo: Seli avrebbe cercato di ottenere da Italferr l'autorizzazione a una modifica contrattuale che riducesse da 3 a 2 kg per metro cubo la presenza di fibre nei conci, e addirittura progettato di utilizzare solo 1,8 Kg per metro cubo, facendo però formalmente figurare 2 kg: tanto «nessuno potrà mai accorgersi del magheggio», dicevano. C'è di più: affinché Italferr autorizzasse l'utilizzo e il pagamento dei conci non conformi, secondo le accuse all'interno di Seli venne deciso di occultare anche la circostanza che, a causa di un errore di predisposizione dei disegni progettuali, i conci erano stati realizzati con carenze tali che «ne compromettevano addirittura la corretta posa in opera», e l'ulteriore circostanza che essi erano stati fabbricati con inerti di tipo calcareo invece che con inerti silicei, come era previsto nel progetto. Insomma, secondo le accuse, quei conci, che ieri sono stati sequestrati, erano un disastro e costituivano un grave rischio per il transito nei tunnel. E tuttavia Seli chiedeva a Nodavia che fossero pagati: grazie alla riduzione dei costi di produzione, l'impresa, «per stessa ammissione di Busillo», avrebbe raddoppiato i ricavi. © RIPRODUZIONE RISERVATA III Le tappe LE VERIFICHE Il procuratore Quattrocchi (foto) apre un fascicolo dopo i controlli sui fanghi della Forestale e dell'Arpat LE INTERCETTAZIONI Sono i Ros a svolgere gran parte dell'inchiesta: pedinamenti, telefoni sotto controllo, sequestri LE PERQUISIZIONI Sono scattate ieri in varie parti d'Italia, i nomi degli indagati finiti in questa inchiesta sono al momento 31 COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 13 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Stop all'alta velocità 18/01/2013 La Repubblica - Firenze Pag. 2 (diffusione:556325, tiratura:710716) COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 14 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Chi sono I VERTICI ITALFERR Indagati sia il presidente Maria Rita Lorenzetti che l'ad Renato Casale SARACENO Il presidente di Nodavia è indagato insieme ad altri uomini dell'azienda Renato Casale, ad Italferr INCALZA Anche il noto dirigente del ministero delle infrastrutture è finito coinvolto GLI INQUIRENTI Sono il procuratore Quattrocchi e i sostituti Monferini e Tei Foto: I SIGILLI Sotto il particolare del sequestro della talpa Monna Lisa A destra il procuratore Quattrocchi 18/01/2013 La Repubblica - Firenze Pag. 3 (diffusione:556325, tiratura:710716) E la Monna Lisa si scoprì pericolosa "In quella talpa troppi pezzi insicuri" L'ombra della camorra sull'affare dei rifiuti degli scavi Tutto è iniziato dai controlli sullo smaltimento abusivo di fanghi dei primi cantieri I dubbi degli investigatori: non avrebbe sostenuto la pressione MICHELE BOCCI MONTATA con componenti non affidabilie non sicuri, con le guarnizioni della testa rotante non idonee a sostenere la pressione dello scavo. Monna Lisa è incompleta, non è stata assemblata «in modo conforme alle specifiche del produttore dell'impianto». La "talpa", la super fresa che deve bucare Firenze a 25 metri di profondità e a un ritmo di 15 metri al giorno non è il gioiello della tecnica che era stato annunciato. O meglio, forse lo sarebbe sulla carta ma il modo in cui è stata realizzata insinua molti dubbi negli investigatori. Sarebbe insicura, anche perché così assemblata non sarebbe idonea a «prevenire ingenti perdite e dispersioni nell'ambiente di oli idraulici e lubrificanti altamente inquinanti». Monna Lisa è arrivata nel cantiere nell'estate 2012 e non è mai entrata in funzione per questioni legate allo smaltimento delle terre di scavo. Il via libera era atteso a breve. Ci sarà da aspettare ancora, visto che il macchinario è sotto sequestroe già ieri analizzato dai consulenti della procura. Proprio dei ritardi hanno approfittato secondo la procura Furio Saraceno, presidente di Nodavia, Aristodemo Busillo, direttore tecnico della Seli, subappaltatore incaricato di assemblare al fresae Dario Vizzino, sempre della Seli. Sapevano che i lavori non sarebbero partiti così dicevano di essere pronti per lo scavo anche se non lo erano. «Così - scrive l'accusa - presentavano riserve contrattuali alla stazione appaltante per maggiori oneri per diverse decine di milioni». Busillo, secondo loro, si sarebbe messo d'accordo sempre con Saraceno, per modificare il contratto con Nodavia e far passare come un miglioramento l'utilizzo di una fresa invece delle due previste. In realtà lo scopo era «di ridurre i costi per le imprese e conseguire un maggior ricavo». La Seli, incaricata di montare il macchinario e realizzare lo scavo, è un'azienda in grande difficoltà, «prossima all'insolvenza, che risparmia sulle guarnizioni della fresa, anche al fine di farla apparire montata e pronta per l'inizio dei lavori». Gli investigatori sottolineano che le condizioni dell'azienda erano ben notea tutti, che «fanno finta di nulla». Anche Nodavia sarebbe stata in difficoltà economiche. L'inchiesta sulla Tav a Firenze è partita a fine 2010 dagli accertamenti di Corpo forestale e Arpat sullo smaltimento abusivo di fanghi derivati dalla realizzazione dei lavori preliminari allo scavo del tunnel e della nuova stazione. I Ros hanno scoperto che Rfi pagava un costo di smaltimento più alto dei prezzi di mercato e che «da una parte, la gestione era comunque abusiva perché il produttore del rifiuto lo trattava senza autorizzazione nel cantiere, stoccandolo in vasche per farne decantare la parte liquida, che scaricava senza autorizzazione in falda, e dall'altra è stato accertato che i prezzi erano gonfiati per consentire a Nodavia di crearsi delle poste in nero». I carabinieri hanno accertato che le ditte smaltitrici si dividevano in accordo tra loro le quantità di rifiuti «risultando solo apparenti smaltitori ma di fatto gestendo tutta l'attività di raccolta, trasporto e smaltimento in discarica». La regia era gestita dalla ditta Veca Sud di Maddaloni, gestita Lazzaro Ventrone, «che è risultata avere il quasi monopolio del trasporto e movimento terra dell'appalto. La figura di Ventrone e dell'impresa è risultata strettamente collegata a ambienti della criminalità organizzata di tipo camorristico e in particolare ai clan dei Casalesi e della famiglia Caturano». La procura contesta anche l'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all'abuso di ufficio. Si parla di un «quadro di consolidato gioco di squadra tra i pubblici ufficiali e gli esponenti di Coopsette e Italferr. I membri dell'associazione pianificano una serie di interventi a vasto raggio per influire e determinare le varie pubbliche amministrazioni coinvolte, in maniera da superare ogni possibile ostacoloe intralcio agli obiettivi della associazione: favorire al massimo in termini economici Nodavia e tramite essa Coopsette a scapito dei costi dell'appalto e a danno delle casse dello Stato». I membri dell'associazione si ripagavano anche con favori e COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 15 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Le carte 18/01/2013 La Repubblica - Firenze Pag. 3 (diffusione:556325, tiratura:710716) COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 16 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato incarichi. La presidente di Italferr ed ex governatrice dell'Umbria, Maria Laura Lorenzetti, con il responsabile unico del procedimento dell'azienda, Valerio Lombardi, «agivano in contrasto con gli interessi della stazione appaltante a conseguire l'esecuzione dell'opera a regola d'arte e nel rispetto dei costi preventivati». Lorenzetti avrebbe svolto attività a vantaggio di Nodavia e Coopsette mettendo a disposizione le sue conoscenze. Così avrebbe conseguito «incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Lorenzetti si è detta totalmente estranea ai fatti contestati. © RIPRODUZIONE RISERVATA Foto: Maria Rita Lorenzetti 18/01/2013 Il Messaggero - Umbria Pag. 39 (diffusione:210842, tiratura:295190) Corruzione, Lorenzetti indagata per gli appalti dell'alta velocità Per i pm avrebbe agevolato ditte amiche e il marito segue dalla prima pagina Insieme a lei i membri di quell'«associazione illecita» che, secondo il procuratore Giuseppe Quattrocchi e i sostituti Giulio Monferini e Gianni Tei, «pianificano una serie di interventi a vasto raggio per influire e determinare le varie pubbliche amministrazioni coinvolte, in maniera da superare ogni possibile ostacolo e intralcio agli obiettivi dell'associazione: ovverosia favorire al massimo in termini economici Nodavia e tramite essa Coopsette (di cui si teme anche la prossima insolvenza) a scapito dei costi dell'appalto e a danno delle casse dello Stato». Nei guai sono infatti finiti i dirigenti della società vincitrice dell'appalto, la Novadia appunto, della Coopsette (sua socia di maggioranza), tecnici di Italferr, componenti e funzionari della commissione di via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle Infrastrutture. Sulla questione smaltimento dei rifiuti, secondo le accuse, le indagini «hanno portato ad acquisire elementi rilevanti che dimostrano che gli indagati hanno chiarissima percezione della natura di rifiuto dello scarto che andranno a produrre e la volontà di gestirlo abusivamente previa artata predisposizione dei documenti tecnici e amministrativi per far rientrare i fanghi della fresa (che è stata sequestrata, ndr) nelle recenti norme regolamentari derogatorie ai loro fini utili a fornire, a pria vista, un'apparente veste di legittimità a tale illecito smaltimento rifiuti. Tale aspetto in particolare coinvolge i soggetti appartenenti alla stazione appaltante Italferr e Rfi (...) che a fronte di un progetto del tutto carente in punto di adeguata valutazione dei costi e di soluzioni corrette dal punto di vista ambientale, perseguono in tutti i modi la realizzazione dell'opera considerando le condizioni, i limiti e le procedure previste dalla legge un mero ostacolo da superare a ogni costo». LA DIFESA Accuse pesanti e tutte ancora da provare. Con la presidente Lorenzetti che, attraverso il suo avvocato Luciano Ghirga, ribadisce «la propria totale estraneità a tutti i fatti ipotizzati nei suoi confronti». Lorenzetti esprime inoltre «il proprio sconcerto per questa vicenda processuale che la vede coinvolta». La presidente di Italferr ha poi reso noto di avere ricevuto ieri l'informazione di garanzia alla quale ha fatto seguito una perquisizione domiciliare. «Che si è svolta - ha sottolineato - in assoluta trasparenza e serenità». Perquisizioni subite anche dagli altri 30 indagati, accusati a vario titolo anche di truffa e falso, per esempio per le forniture di "conci" per il rivestimento delle gallerie «non a regola d'arte». Insomma, lavori al risparmio e non in sicurezza, sempre secondo le accuse della procura di Firenze. Che alla presidente Lorenzetti contesta di aver operato «nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette, da cui poi pretendeva favori per il marito, e mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati». Italo Carmignan e Egle Priolo COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 17 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Corruzione, Lorenzetti indagata per gli appalti dell'alta velocità 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Ed. nazionale Pag. 11 (diffusione:165207, tiratura:206221) Decine di indagati per la costruzione del tunnel sotto la città Gigi Paoli FIRENZE L'ALTA velocità si è fermata a Firenze. Non in stazione, però. Alla procura della Repubblica. Trentuno indagati, cantieri sequestrati, perquisizioni in tutta Italia e accuse pesantissime: associazione a delinquere, truffa, corruzione, abuso d'ufficio, falso, traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche forniture, violazione delle norme paesaggistiche. Alla luce c'è il marcio che ruotava attorno a un affare da 710 milioni di euro, tanto varrebbe il cantiere della Tav, il cosidetto «passante fiorentino» con tanto di tunnel da scavare sotto la città. Fra gli indagati c'è anche il nome eccellente di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd della Regione Umbria, alla quale vengono contestati reati che avrebbe compiuto come presidente di Italferr, la società di progettazione delle Ferrovie. La Lorenzetti avrebbe messo a disposizione «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» in cambio di «incarichi professionali» per il marito «nella ricostruzione del terremoto in Emilia». «Sono sconcertata per l'inchiesta e totalmente estranea alle accuse» ha replicato la Lorenzetti in una nota. Fra gli altri indagati ci sono dirigenti ministeriali, imprenditori e funzionari del ministero dell'ambiente e di società di Ferrovie e private. È INQUIETANTE lo scenario che emerge dall'inchiesta nata da un accertamento della Forestale sullo smaltimento abusivo dei rifiuti di scavo e poi proseguita dai carabinieri del Ros di Firenze. Da quell'accertamento è saltato fuori di tutto: all'illecito smaltimento dei rifiuti avrebbero concorso i dirigenti della società vincitrice dell'appalto, la Nodavia, della sua socia di maggioranza Coopsette, tecnici di Italferr, funzionari del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti del ministero delle infrastrutture. E il trasporto dei rifiuti, dopo un giro di contratti gonfiati e fondi neri, veniva addirittura gestito da un'azienda, la Veca Sud, «strettamente legata» al clan camorristico dei Casalesi e alla famiglia Caturano. Poi i fanghi e i rifiuti derivanti dalle perforazioni venivano scaricati direttamente nella falda acquifera vicina al cantiere, col rischio di contaminazione della falda stessa e del suolo. E FIN qui si parla 'solo' degli scavi. Poi si scopre che in quell'appalto (il passante ferroviario ha tre cantieri a Firenze) si usavano anche materiali scadenti e, in quanti tali pericolosissimi. «Ma la frode e l'inadempimento - scrive la procura risultano poi ancora più eclatanti e gravi in relazione al macchinario che dovrebbe procedere allo scavo». Ossia una fresa enorme, chiamata 'Monna Lisa' (sequestrata) che sarebbe stata a sua volta costruita con materiale in parte non originale e inadeguato all'intervento». COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 18 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Firenze, la Tav sotto inchiesta Sigilli alla maxi talpa 'Monna Lisa' 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Bologna Pag. 28 (diffusione:165207, tiratura:206221) Sos per la variante della Porrettana Lavori a rischio per mancati pagamenti GIACOMO CALISTRI di GIACOMO CALISTRI - GAGGIO MONTANO - E' POLEMICA nel cantiere di Ca' dei Ladri di Gaggio Montano dove si sta realizzando in due stralci la variante alla statale porrettana fra Silla e Marano. Infuriati per il mancato pagamento delle mensilità di novembre e dicembre, sono gli undici operai dell'impresa di La Spezia 'Futura group' che ha ricevuto il subappalto per completare il secondo lotto da Ca' dei Ladri a Marano dalla Coop7 di Reggio Emilia. Procuratore della ditta spezzina è Roberto Visconti. «I nostri dipendenti attacca - sono in grossa difficoltà poiché, dopo avere raschiato il barile non siamo più in grado di corrispondere gli stipendi a seguito del mancato pagamento degli stati di avanzamento delle opere da parte dell'azienda titolare numero uno dell'appalto. Enti ed istituzioni - aggiunge Visconti - ci hanno abbandonato e non sappiamo più a quale santo votarci. Se questo appello cadrà nel vuoto non esiteremo a far valere le nostre ragioni con lo studio legale di Milano del professor Ichino, esperto del diritto del lavoro che ci sta assistendo». LA CAMPANA della Coop7 suona con le parole del geometra Alfio Lombardi, direttore generale della divisione costruzioni. «A parte il fatto che i lavori sono quasi fermi a causa del maltempo - spiega abbiamo spedito una lettera all'azienda di La Spezia per approfondire insieme la questione nei minimi dettagli e per verificare se esista una via d'uscita anche perché - precisa Lombardi - per ultimare il lotto due mancano soltanto le opere di rifinitura». In municipio a Gaggio non si nascondono le preoccupazioni per una vicenda che potrebbe trasformarsi in una telenovela. «La variante Silla-Marano - dice il sindaco Maria Elisabetta Tanari - ha già vissute troppe traversie e quindi invito tutti i soggetti interessati ad adoperarsi per giungere al traguardo di un'opera attesa ormai da tempo immemorabile ed estremamente utile per l'intera vallata del Reno». Il tratto Ca' dei Ladri-Marano, lungo cinque chilometri e 814 metri e dell'importo di 61 milioni di euro dovrebbe essere completato entro giugno poiché l'avanzamento è del 91%. E' invece prevista entro novembre la chiusura del cantiere del primo lotto Silla-Ca' dei Ladri lungo un chilometro e 260 metri e con un costo di 12 milioni di euro. Image: 20130118/foto/1259.jpg COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 19 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato GAGGIO MONTANO BRACCIO DI FERRO TRA DUE IMPRESE 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio emilia Pag. 3 (diffusione:165207, tiratura:206221) Coinvolti anche sei reggiani: cantieri sequestrati e perquisizioni in tutta Italia L'ALTA VELOCITA' si è fermata a Firenze. Non in stazione, però. Alla procura della Repubblica. E per Coopsette, il colosso cooperativo di Castelnovo Sotto che proprio in questa delicata fase economica vive settimane di preoccupazione per il futuro, dei suoi soci, dei dipendenti e dell'enorme indotto, è un terremoto. Trentuno indagati - sei dei quali della coop castelnovese -, cantieri sequestrati, perquisizioni in tutta Italia e accuse pesantissime: associazione a delinquere, truffa, corruzione, abuso d'ufficio, falso, traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche forniture, violazione delle norme paesaggistiche. ALLA LUCE, secondo la procura fiorentina, ci sarebbe il marcio che ruotava attorno a un affare da 710 milioni di euro, tanto varrebbe il cantiere della Tav, il cosidetto «passante fiorentino» con tanto di tunnel da scavare sotto la città. Fra gli indagati c'è anche il nome eccellente di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd della Regione Umbria, alla quale vengono contestati reati che avrebbe compiuto come presidente di Italferr, la società di progettazione delle Ferrovie. La Lorenzetti avrebbe messo «i propri contatti politici» a disposizione di ditte coinvolte nell'appalto. Fra gli altri indagati ci sono dirigenti ministeriali, imprenditori e funzionari del ministero dell'ambiente e di società di Ferrovie e private. E' INQUIETANTE lo scenario che emerge dall'inchiesta nata da un accertamento della Forestale sullo smaltimento abusivo dei rifiuti di scavo e poi proseguita dai carabinieri del Ros di Firenze. Da quell'accertamento, sostengono gli inquirenti, è saltato fuori di tutto: all'illecito smaltimento dei rifiuti avrebbero concorso i dirigenti della società vincitrice dell'appalto, la Nodavia, della sua socia di maggioranza Coopsette, tecnici di Italferr, funzionari del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti del ministero delle infrastrutture. E il trasporto dei rifiuti, dopo un giro di contratti gonfiati e fondi neri, secondo gli investigatori veniva addirittura gestito da un'azienda, la Veca Sud, «strettamente legata» al clan camorristico dei Casalesi e alla famiglia Caturano. Poi i fanghi e i rifiuti derivanti dalle perforazioni sarebbero stati scaricati direttamente nella falda acquifera vicina al cantiere, col rischio di contaminazione della falda stessa e del suolo. E FIN QUI SI PARLA 'solo' degli scavi. Poi - sempre secondo le contestazioni - si scopre che in quell'appalto (il passante ferroviario ha tre cantieri a Firenze) si usavano anche materiali scadenti e, in quanti tali pericolosissimi. Come quelli previsti per i rivestimenti interni dei tunnel che, dopo la tragedia del Monte Bianco, sono sottoposti a regole severissime. Ma non qui: qui c'era la fornitura di un prodotto «concretamente pericoloso», materiali ignifughi di bassa qualità, probabilmente allungati con acqua, che avrebbero messo a rischio la sicurezza della galleria stessa. Image: 20130118/foto/7705.jpg COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 20 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Inchiesta sui lavori per la Tav a Firenze Le accuse: 'Truffa, frode e traffico di rifiuti' 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio emilia Pag. 3 (diffusione:165207, tiratura:206221) ATTIVITA' corrette e rispettose delal legge, piena estraneità alle accuse. In una nota stringata, ieri nel tardo pomeriggio, il presidente di Coopsette Fabrizio Davoli ha reso nota la posizione della cooperativa castelnovese: «Coopsette - scrive Davoli - prende atto dei provvedimenti che questa mattina la Procura della Repubblica di Firenze ha notificato in ordine alle vicende connesse ai cantieri Tav. Coopsette ritiene che le attività riferite a tali cantieri siano sempre state svolte in piena correttezza e con il rispetto delle normative vigenti, seguite e osservate con il massimo scrupolo. Per questa ragione, Coopsette è convinta che il procedimento penale dimostrerà la piena estraneità della Società e della controllata Nodavia rispetto a qualsiasi tipo di illecito. Coopsette, anche per contribuire ad uno svolgimento rapido del procedimento, è a piena disposizione della Magistratura». COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 21 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Il presidente Davoli: «Attività corrette Sarà dimostrata la nostra estraneità» 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio emilia Pag. 3 (diffusione:165207, tiratura:206221) Nei guai anche dirigenti e tecnici dell'azienda ECCO l'elenco degli indagati di Coopsette e di Nodavia. Marco Bonistalli, romano, 61 anni, dirigente di Coopsette Paolo Bolondi, Reggio, 50 anni, dirigente di Coopsette Maurizio Brioni, Reggio, 66 anni, responsabile relazioni istituzionali Coopsette Matteo Forlani, Parma, 37 annio, dirigente Coopsette Claudio Lanzafame, Reggio, 44 anni, tecnico Coopsette Alfio Lombardi, Mantova, 49 anni, dirigente Coopsette Furio Saraceno, residente a Rapallo, 49 anni, dirigente Nodavia Riccardo Guagliata, ferrarese, 36 anni, dirigente Nodavia Domenico Carizia, Reggio, 57 anni, tecnico Nodavia Ed ecco gli altri indagati. Stefano Bacci, pratese, 48 anni. Gualtiero Bellomo, palermitano, 54 anni, funzionario della commisione ministeriale per l'impatto ambientale. Oliviero Bencini, fiorentino, 73 anni, legale rappresentante della Ecogest srl Mareno Bencini, Barberino del Mugello, 72 anni, dirigente Ecogest Renato Bianco, veneziano, 64 anni, dirigente Rfi (Rete ferroviaria italiana) Francesco Bocchimuzzo, torinese, 62 anni, dirigente Rfi Aristodemo Busillo, Salerno, 42 anni, dirigente Seli e presidente Innotek Renato Casale, pugliese, residente a Bologna, 63 anni, dirigente Italferr Piero Calandra, romano, 75 anni, dell'autorità di vigilanza contratti pubblici Alessandro Coletta, residente a Roma, 79 anni Rosaria Ferro, fiorentina, 43 anni, funzionaria Italferr David Giorgetti, fiorentino, 38 anni Pietro Giuseppe Remo Grandori, romano, 52 anni, dirigente Seli Valerio Lombardi, romano, 62 anni, dirigente Italferr Maria Rita Lorenzetti, Foligno, 59 anni, presidente Italferr, ex governatore Umbria Giuseppe Mele, romano, 49 anni, architetto, lavora al ministero Gianluca Morandini, fiorentino, 50 anni, supervisore lavori per Italferr Lorenza Ponzone, romana, 48 anni, funzionario autorità vigilanza appalti pubblici Franco Barbarito, Figline Valdarno, 39 anni, dirigente Varvarito Lazzaro Ventrone, casertano, 43 anni, dirigente Veca Sud Dario Vizzino, fiorentino, 45 anni, dipendente Seli Ercole Incalza, romano, 69 anni, ingegnere del ministero COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 22 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato L'ELENCO DEGLI INDAGATI 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio emilia Pag. 4 (diffusione:165207, tiratura:206221) Maurizio Brioni, responsabile delle relazioni istituzionali, è fra gli indagati. Difende la serietà della cooperativa MIKE SCULLIN Di MIKE SCULLIN «NON SAREMMO arrivati a questi livelli, senza solide referenze». Vorrebbe che ci attenessimo allo stringato comunicato aziendale, Maurizio Brioni, responsabile delle relazioni istituzionali di Coopsette, ma qualcosa di più gli esce dalla bocca. Ed è una stringata difesa della potente cooperativa reggiana - non di se stesso come pure potrebbe fare visto che è nella lista degli indagati - sulla base di un argomento innegabilmente forte: non è pensabile che un'azienda che lavora in tutta Italia alla realizzazione delle grandi opere, che ha fior di esperienze tecnologiche accumulate in decenni di lavoro di muratori, carpentieri, tecnici, ingegneri, non è pensabile che un'azienda di questo genere sia coinvolta in una commessa in cui si compie un rivestimento di tunnel a rischio incendio, utilizzando materiali scadenti come sostiene l'accusa della procura fiorentina. E quindi, spiega Brioni, «siamo ancora qui che cerchiamo di capire cosa è successo». SI FERMA QUI, Brioni, altro non dice ma è sufficiente. E' lui, che abbiamo chiamato ieri sera, perchè degli indagati reggiani è probabilmente il personaggio più conosciuto per il suo curriculum politico-amministrativo, mai toccato da scandali o giudizi negativi. Brioni ha 66 anni. Di origini guastallesi, ha militato nelle file del Pci dal 1975. E' stato funzionario dell'ufficio scuola del Comune di Guastalla. Assessore alla cultura al Comune di Novellara, poi assessore alla Sanità in Provincia ai tempi della giunta retta da Ascanio Bertani, è poi entrato nella cooperazione, con incarichi in Unipol e infine in Coopsette. Brioni ha sposato Elena Montecchi, per diverse legislature parlamentare del Pci e poi dei Ds ed ex sottosegretario al ministero del Lavoro e questore alla Camera. ALTRI DIRIGENTI di Coopsetti, indagati e non, risultano irrintracciabili. Chi troviamo al telefono a Castelnovo Sotto è l'artefice principale dell'impero Coopsette, Donato Fontanesi, che della cooperativa è stato presidente e ora padre nobile della cooperazione nella produzione e lavoro, in pensione da quando, nel maggio dello scorso anno, uscì dal cda Unicredit. Fu Fontanesi, diversi anni fa, a battersi con la sua cooperativa per realizzare il gigantesco passante ferroviario sotterraneo di Firenze, un'opera che comportava e comporta altissimi livelli di preparazione tecnologica. Fontanesi apprende la notizia dell'indagine, non fa commenti su quanto non conosce, e dice che sicuramente quella fiorentina è una commessa importante. Lo lascia molto perplesso, in ogni caso, sentire le contestazioni mosse al gioiello che lui creò tanti anni fa unendo sette cooperative edili. Image: 20130118/foto/7724.jpg COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 23 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Sotto choc i manager: «Stiamo cercando di capire cosa è successo» 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio emilia Pag. 5 (diffusione:165207, tiratura:206221) GIACOMO CALISTRI Di GIACOMO CALISTRI -PORRETTA (Bologna) - E' POLEMICA nel cantiere di Ca' dei Ladri di Gaggio Montano dove si sta realizzando in due stralci la variante alla statale porrettana fra Silla e Marano. Infuriati per il mancato pagamento delle mensilità di novembre e dicembre, sono gli undici operai dell'impresa di La Spezia 'Futura group' che ha ricevuto il subappalto per completare il secondo lotto da Ca' dei Ladri a Marano dalla Coopsette. Procuratore della ditta spezzina è Roberto Visconti. «I NOSTRI dipendenti - attacca - hanno occupato il cantiere e bloccato i lavori poiché, dopo avere raschiato il barile non siamo più in grado di corrispondere gli stipendi a seguito del mancato pagamento degli stati di avanzamento delle opere da parte dell'azienda titolare numero uno dell'appalto. Enti ed istituzioni - aggiunge Visconti - ci hanno abbandonato e non sappiamo più a quale santo votarci. Se questo appello cadrà nel vuoto non esiteremo a far valere le nostre ragioni con lo studio legale di Milano del professor Ichino, esperto del diritto del lavoro che ci sta assistendo». LA CAMPANA della Coopsette suona con le parole del geometra Alfio Lombardi, direttore generale della divisione costruzioni. «A parte il fatto che i lavori sono quasi fermi a causa del maltempo spiega - abbiamo spedito una lettera all'azienda di La Spezia per approfondire insieme la questione nei minimi dettagli e per verificare se esista una via d'uscita anche perché - precisa Lombardi - per ultimare il lotto due mancano soltanto le opere di rifinitura». IN MUNICIPIO a Gaggio non si nascondono le preoccupazioni per una vicenda che potrebbe trasformarsi in una telenovela. «LA VARIANTE Silla-Marano dice il sindaco Maria Elisabetta Tanari - ha già vissute troppe traversie e quindi invito tutti i soggetti interessati ad adoperarsi per giungere al traguardo di un'opera attesa ormai da tempo immemorabile ed estremamente utile per l'intera vallata del Reno». IL TRATTO Ca' dei Ladri-Marano, lungo cinque chilometri e 814 metri e dell'importo di 61 milioni di euro dovrebbe essere completato entro giugno poiché l'avanzamento è del 91%. E' invece prevista entro novembre la chiusura del cantiere del primo lotto Silla-Ca' dei Ladri lungo un chilometro e 260 metri e con un costo di 12 milioni di euro. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 24 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Sos per la variante della Porrettana Lavori a rischio per mancati pagamenti 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Reggio emilia Pag. 5 (diffusione:165207, tiratura:206221) In ballo c'è la ristrutturazione del debito Appuntamento in tribunale il 7 febbraio PUO'AVERE ripercussioni la vicenda giudiziaria fiorentina sul futuro di Coopsette? La notizia della maxiindagine sul tunnel può determinare ripercussioni psicologiche, in ogni caso lo studio Sutich-Barbieri-Sutich va avanti di gran lena in vista dell'udienza davanti al giudice Luciano Varotti, fissata per il 7 febbraio prossimo. Gli avvocati Giorgio Barbieri e Ilaria Lenzini come advisor legale e Bain come advisor finanziario, che assistitono Coopsette nella ristrutturazione del debito, lavorano per trovare un'intesa stragiudiziale, un accordo di moratoria con le banche che dovrebbe garantire alla grande cooperativa castelnovese una continuità. IL TRIBUNALE, lo scorso novembre, aveva aperto la procedura riservata alle grandi imprese in crisi per verificare l'eventuale stato di insolvenza. Coopsette, in queste settimane, opera con forza per evitare il concordato temporaneo cui è andata incontro la cugina Orion. A innescare la procedura, un fornitore che aveva presentato ricorso al giudice vantando un credito di 52mila euro senza far precedere l'istanza da alcuna diffida preliminare. Coopsette, in un comunicato, fece sapere di avere provveduto immediatamente a saldare il debito, con contestuale remissione dell'istanza da parte del fornitore, e aggiunse, nell'ambito della procedura, di aver chiesto al tribunale il tempo necessario per completare un piano organico e concreto a sostegno del proprio obiettivo di salvaguardia e di rilancio dell'impresa. Il presidente Fabrizio Davoli espresse la fiducia sul percorso intrapreso, convinto di poter ripristinare un a situazione in piena normalità aziendale. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 25 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato I GUAI FINANZIARI 18/01/2013 Avvenire - Ed. nazionale Pag. 11 (diffusione:105812, tiratura:151233) Bloccato il cantiere Tav di Firenze Traffico illecito di rifiuti e uso di materiali scadenti: 25 perquisizioni, 31 indagati e sequestro della maxi-talpa Gallerie costruite con materiale ignifugo scadente, la maxi-trivella montata con guarnizioni non idonee, fanghi scaricati direttamente nella falda acquifera e una ditta di smaltimento dei rifiuti su cui pesa il sospetto di legami con la camorra, per di più lo scarso monitoraggio sui lavori avrebbe provocato crepe in una scuola media: è lungo l'elenco degli illeciti rilevati dalla Procura di Firenze nell'ambito dell'inchiesta sulla costruzione del passante ferroviario dell'Alta velocità. Gli stessi che ieri hanno fatto scattare 25 perquisizioni, compresa quella nella sede della Nodavia, la società che ha vinto l'appalto per la costruzione del tunnel di 9 chilometri metri e mezzo tra Rifredi e Campo di Marte. Sono 31 finora gli indagati tra cui spiccano i nomi dell'ex governatore dell'Umbria, Maria Rita Lorenzetti - che ribadisce «la propria totale estraneità ai fatti ipotizzati nei suoi confronti» -, in qualità di presidente dell'Italferr, società di progettazione del gruppo Ferrovie della quale Valerio Lombardi è uno dei dirigenti. Gualtiero Bellomo è invece un funzionario della commissione Valutazione impatto ambientale (Via) del ministero delle Infrastrutture all'interno di cui Ercole Incalza dirige l'unità di missione. Le indagini erano scattate due anni fa in relazione ai sospetti sul trattamento dei materiali di scavo di una gelleria di ausilio. Emersero così, spiega il Corpo Forestale, «un consistente traffico di rifiuti speciali, smaltiti illegalmente», su cui pesa «l'ipotesi di infiltrazioni mafiose», nonché la truffa ai danni della Rete ferroviaria italiana». Il gruppo Fs assicura «la massima collaborazione» anche «in considerazione del convolgimento della controllata Rfi come parte lesa». Annuncia l'avvio di un'inchiesta interna e la presentazione di un'istanza «per una valutazione congiunta volta a individuare gli adempimenti necessari per una pronta ripresa dei lavori». Si tratta infatti di «un'opera strategica», puntualizza il ministero delle Infrastrutture annunciando di aver avviato un'indagine interna e auspicando che «sia fatta al più presto chiarezza». Analogo invito arriva dal governatore della Toscana, Enrico Rossi: «Se ci sono responsabilità penali è bene che siano accertate rapidamente. Mi auguro che i lavori riprendano quanto prima». All'illecito smaltimento dei rifiuti, secondo la Procura, avrebbero concorso dirigenti della Nodavia e di Coopsette - ma la società ribadisce la sua estraneità e quella della controllata Nodavia «rispetto a qualsiasi tipo di illecito», ribadendo che le attività sono «sempre state svolte in piena correttezza e nel rispetto delle normative vigenti» -, tecnici di Italferr e funzionari del ministero. I reati contestati vanno dall'associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata alla frode alla corruzione al traffico illecito di rifiuti. Il blitz e il sequestro della maxi-trivella sarebbero serviti a impedire l'alterazione dei luoghi e a evitare conseguenze negative nel caso di un avanzamento dei lavori nel cantiere su cui gravano, oltre all'illecito smaltimento dei fanghi, sospetti di scarsa idoneità di materiali e macchinari. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 26 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato il blitz 18/01/2013 QN - Il Giorno - Ed. nazionale Pag. 11 (diffusione:69063, tiratura:107480) Decine di indagati per la costruzione del tunnel sotto la città Gigi Paoli FIRENZE L'ALTA velocità si è fermata a Firenze. Non in stazione, però. Alla procura della Repubblica. Trentuno indagati, cantieri sequestrati, perquisizioni in tutta Italia e accuse pesantissime: associazione a delinquere, truffa, corruzione, abuso d'ufficio, falso, traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche forniture, violazione delle norme paesaggistiche. Alla luce c'è il marcio che ruotava attorno a un affare da 710 milioni di euro, tanto varrebbe il cantiere della Tav, il cosidetto «passante fiorentino» con tanto di tunnel da scavare sotto la città. Fra gli indagati c'è anche il nome eccellente di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd della Regione Umbria, alla quale vengono contestati reati che avrebbe compiuto come presidente di Italferr, la società di progettazione delle Ferrovie. La Lorenzetti avrebbe messo a disposizione «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» in cambio di «incarichi professionali» per il marito «nella ricostruzione del terremoto in Emilia». «Sono sconcertata per l'inchiesta e totalmente estranea alle accuse» ha replicato la Lorenzetti in una nota. Fra gli altri indagati ci sono dirigenti ministeriali, imprenditori e funzionari del ministero dell'ambiente e di società di Ferrovie e private. È INQUIETANTE lo scenario che emerge dall'inchiesta nata da un accertamento della Forestale sullo smaltimento abusivo dei rifiuti di scavo e poi proseguita dai carabinieri del Ros di Firenze. Da quell'accertamento è saltato fuori di tutto: all'illecito smaltimento dei rifiuti avrebbero concorso i dirigenti della società vincitrice dell'appalto, la Nodavia, della sua socia di maggioranza Coopsette, tecnici di Italferr, funzionari del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti del ministero delle infrastrutture. E il trasporto dei rifiuti, dopo un giro di contratti gonfiati e fondi neri, veniva addirittura gestito da un'azienda, la Veca Sud, «strettamente legata» al clan camorristico dei Casalesi e alla famiglia Caturano. Poi i fanghi e i rifiuti derivanti dalle perforazioni venivano scaricati direttamente nella falda acquifera vicina al cantiere, col rischio di contaminazione della falda stessa e del suolo. E FIN qui si parla 'solo' degli scavi. Poi si scopre che in quell'appalto (il passante ferroviario ha tre cantieri a Firenze) si usavano anche materiali scadenti e, in quanti tali pericolosissimi. «Ma la frode e l'inadempimento - scrive la procura risultano poi ancora più eclatanti e gravi in relazione al macchinario che dovrebbe procedere allo scavo». Ossia una fresa enorme, chiamata 'Monna Lisa' (sequestrata) che sarebbe stata a sua volta costruita con materiale in parte non originale e inadeguato all'intervento». COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 27 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Firenze, la Tav sotto inchiesta Sigilli alla maxi talpa 'Monna Lisa' 18/01/2013 Il Manifesto - Ed. nazionale Pag. 6 (diffusione:24728, tiratura:83923) La truffa sotterranea I rifiuti tossici degli scavi «smaltiti illegalmente». Appalti a una ditta vicina alla camorra Chiara Ricci FIRENZE Da tempo la magistratura fiorentina indagava su alcuni aspetti del faraonico, costosissimo e ambientalmente rischioso sotto-attraversamento ferroviario dell'alta velocità: quasi otto chilometri di galleria a doppia canna da un capo all'altro della città, con nel mezzo la stazione sotterranea firmata da Norman Foster. Perché è anche dai particolari che si giudica una grande opera: partendo da un accertamento del Corpo forestale e dell'Arpat sullo smaltimento dei fanghi di perforazione in un cantiere della Tav («scaricati direttamente nella falda acquifera vicina ai lavori», annotano i forestali), gli investigatori del Ros dei carabinieri hanno scoperto tante altre nefandezze. Ad esempio l'affidamento di lavori a ditte come la Veca Sud, considerata vicina ai casalesi; poi che i rivestimenti destinati alle gallerie del tunnel Tav, nonostante il via libera delle relazioni tecniche, erano di materiale scadente e non sufficientemente resistenti al fuoco e al calore di un eventuale incendio; e che la maxitalpa «Monna Lisa» che dovrebbe scavare i due tunnel paralleli è stata montata con guarnizioni inadatte a sostenere le pressioni dello scavo. Tanto da finire sequestrata ancor prima di iniziare il suo lavoro. Sempre rinviato, con spese di noleggio milionarie, nelle pieghe del nuovo e discusso Regolamento nazionale su terre e rocce, che non considera più rifiuti speciali i residui inquinati degli scavi. Ben tre milioni di metri cubi, destinati fra ulteriori polemiche all'ex miniera Enel di Cavriglia nel valdarno aretino. La fase ufficiale dell'inchiesta è partita con decine di perquisizioni da un capo all'altro della penisola, compresa la sede del consorzio Nodavia che ha in appalto la grande opera, e con 31 indagati accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa verso enti pubblici, corruzione, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti e abuso d'ufficio. Fra questi Maria Rita Lorenzetti, ex presidente dell'Umbria e attuale presidente di Italferr, la società di progettazione del gruppo Fs, e Valerio Lombardi che per Italferr è responsabile unico del procedimento. Con loro altri dirigenti delle Ferrovie e dei ministeri di infrastrutture e ambiente: da Ercole Incalza a Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione di valutazione impatto ambientale, che secondo le accuse in cambio di favori (assunzioni di parenti, consulenze, riconferma nell'incarico) offriva pareri compiacenti, «come declassificare i fanghi di perforazione in terra non inquinata». L'ex governatrice umbra Lorenzetti respinge le accuse, che non sono certo leggere: «Svolgeva la propria attività a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette - puntualizzano gli investigatori - e delle ditte coinvolte nei lavori in appalto, mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali e i propri contatti politici, per conseguire in cambio incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del coniuge». L'inchiesta, coordinata dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei, non guarda solo all'illecito smaltimento dei fanghi e alla scarsa sicurezza di materiali e macchinari. A preoccupare è anche lo scarso monitoraggio dei lavori: da giugno non è stato rinnovato l'Osservatorio ambientale, che dovrebbe controllarne il regolare svolgimento. Fatto denunciato da tempo dagli oppositori della grande opera, che ora chiedono lo stop dei cantieri. Da Perunaltracittà a Sel, da Rifondazione ai comitati No tunnel Tav, fino alla Rete per la difesa del territorio di Alberto Asor Rosa e al M5S, il giudizio è unanime: «Questa è una bella notizia. Da anni denunciamo i problemi e le irregolarità di questo assurdo progetto di sotto-attraversamento, che è solo un affare per grandi imprese e grandi coop di costruzioni, potente lobby del cemento trasversale agli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, mentre vengono tagliati servizi sociali per i cittadini». Al momento il costodel progetto è di 750 milioni per i tunnel, 350 per la stazione di Foster e 430 per opere collaterali e altre spese tecniche. «Ma sulla base dei dati disponibili delle altre tratte - spiega il no tav Maurizio De Zordo - abbiamo stimato che le cifre potrebbero lievitare fino a tre miliardi». COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 28 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato FIRENZE 31 indagati per la Tav cittadina: «Associazione a delinquere» 18/01/2013 Libero - Ed. nazionale Pag. 11 (diffusione:125215, tiratura:224026) Dai pm di Firenze 31 avvisi di garanzia: c'è anche Maria Rita Lorenzetti, già presidente dell'Umbria. Gallerie costruite con materiale scadente. Spunta l'ombra della camorra FILIPPO MANFREDINI A leggere atti e disposizioni dei magistrati di Firenze pare davvero un brutto affare. Secondo quanto da loro ricostruito, intorno ai lavori per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità che attraverserà il capoluogo toscano si sarebbe sviluppata una rete di malaffare, con consueto contorno di malapolitica. Lavori malfatti per ricavarne profitto, che avrebbero potuto risultare pericolosi per gli utenti. E dunque gallerie costruite con materiali scadenti, con rivestimenti in teoria ignifughi che invece non avrebbero garantito protezione da eventuali incendi. E poi lo smaltimento dei rifiuti da cantiere affidato anche a una ditta ritenuta vicina alla camorra, e in particolare al clan dei Casalesi. E infine i favoritismi di cui avrebbero goduto alcune cosiddette coop rosse, con tanto di avviso di garanzia dell'ex presidente progressista della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti - attualmente presidente di Italferr, la società di progettazione del gruppo Ferrovie - a cui vengono contestati l'abuso d'ufficio, l'associazione a delinquere e la corruzione. Complessivamente gli indagati sono trentuno - oltre a quelli già indicati, altri reati contestati sono frode in pubbliche forniture e truffa - fra cui un altro dirigente Italferr, Valerio Lombardi, e poi un funzionario della Commissione Via (Valutazione Impatto Ambientale) del ministero delle Infrastrutture, Gualtiero Bellomo, e anche un secondo funzionario dello stesso ministero, Ercole Incalza. Per quanto riguarda la costruzione delle gallerie intorno e anche sotto Firenze, al centro delle indagini c'è l'azienda che ha costruito i cosiddetti "conci", blocchi di pietra che formano le pareti delle gallerie, che si trova nella Bergamasca. I pm ritengono che il materiale ignifugo utilizzato sia stato addirittura allungato con acqua, abbassandone l'efficacia. Così scrivono: «Il risultato non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle specifiche contrattuali, come risulta dalle prove in laboratori sia in Germania sia in Italia». Di più: «Dai test ripetuti si è manifestato il fenomeno dello "spalling", ossia il collassamento della struttura dovuta al calore e al fuoco». In questo senso, è stata sequestrata anche la maxi-trivella - detta "Monna Lisa" - utilizzata per scavare sotto Firenze il tunnel di 7,5 chilometri in cui passerà la linea: le guarnizioni non sarebbero idonee. Altro capitolo è quello relativo allo smaltimento di fanghi e rifiuti prodotti dai lavori. Ed ecco l'om bra della camorra: una delle ditte che «si dividevano in pieno accordo i quantitativi di fanghi e acque, e si occupavano anche della loro raccolta, trasporto e smaltimento», la cui sede è in provincia di Caserta, sarebbe collegata a un clan. E sarebbero migliaia le tonnellate di materiale smaltito abusivamente. Perdipiù, «soprattutto i fanghi venivano scaricati direttamente nella falda acquifera posta nelle vicinanze dei lavori con il rischio di contaminazione della stessa e del suolo». Infine, il capitolo che riguarda la Lorenzetti e le coop. L'ex presidente umbro, sempre secondo l'accusa, avrebbe «svolto la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette [le coop in questione, ndr] mettendo a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti, grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge». Dal canto loro, i funzionari del ministero che ha subito comunicato d'aver avviato un'indagine interna avrebbero fornito supporto stilando rapporti compiacenti. LA VICENDA L'INCHIESTA Secondo il Tribunale di Firenze dietro ai lavori per la costruzione della Tav c'è qualcosa di poco chiaro. IL MALAFFARE Utilizzo di materiale scadente, coinvolgimento di una ditta vicina ai Casalesi, favoritismi alle coop rosse. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 29 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Le coop nell'inchiesta Tav Indagata ex governatrice Pd 18/01/2013 Libero - Ed. nazionale Pag. 11 (diffusione:125215, tiratura:224026) COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 30 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato 31 INDAGATI Tra questi: Maria Rita Lorenzetti, presidente dell'Umbria, Valerio Lombardi, funzionario Italferr, Gualtiero Bellomo e Ercole Incalza, funzionari ministero delle Infrastrutture. DO UT DES Coinvolti nell'indagine anche funzionari compiacenti del ministero delle Infrastrutture. Lo smaltimento dei rifiuti a un'azienda vicina ai Casalesi 18/01/2013 Il Tempo - Ed. nazionale Pag. 12 (diffusione:50651, tiratura:76264) Inchiesta Tav in Toscana indagati 36 funzionari n FIRENZE Ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende tra i 36 indagati nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Firenze sulla Tav, partita dalle indagini sul passante fiorentino dell'Alta velocità ferroviaria. A Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l'abuso di ufficio, l'associazione a delinquere e la corruzione, «svolgendo la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) - si legge nel documento - mettendo a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge». Tra gli altri indagati, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione 'Valutazione impatto ambientalè (Via) del ministero delle Infrastrutture; quest'ultimo, in cambio di «assunzioni di parenti, consulenze» e altri favori personali, secondo l'accusa «si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti». In relazione alle indagini condotte dalla Procura , FS Italiane comunicano che sarà assicurata la massima collaborazione e trasparenza da parte di tutte le società del Gruppo. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 31 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato ' Accusati di truffa e corruzione 18/01/2013 L Unita - Ed. nazionale Pag. 16 (diffusione:54625, tiratura:359000) Trentuno indagati Nel mirino tecnici, funzionari del ministero e politici, tra cui l'ex governatrice umbra . . . Ipotizzati i reati di truffa e corruzione Per i pm: «Rifiuti smaltiti anche dalla camorra» MARIA VITTORIA GIANNOTTI FIRENZE L'appalto per la realizzazione del tunnel Tav a Firenze finisce nel mirino della Procura. Ieri mattina i carabinieri del Ros - gli stessi investigatori che hanno portato allo scoperto gli affari della Cricca - e gli uomini del Corpo Forestale hanno effettuato una raffica di perquisizioni in tutta Italia: gli indagati, nell'ennesima inchiesta destinata ad accendere i riflettori sulla modalità di realizzazione delle opere pubbliche, sono trentuno. Tra questi, ci sono dirigenti delle Ferrovie, funzionari del Ministero delle Infrastrutture e vertici delle società appaltatrici. Ma anche l'ex governatore dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti, approdata alla presidenza dell'Italferr, società del Gruppo Ferrovie: l'accusa le contesta di aver agito nell'interesse della controparte - le società che si è aggiudicata la gara per la realizzazione del nodo fiorentino, Nodavia e Coopsette, entrambe perquisite - «mettendo a disposizione le sue conoscenze personali e la sua rete di contatti ricevendo in cambio incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del marito». Tra i reati contestati ad alcune delle persone coinvolte la truffa ai danni della pubblica amministrazione, la corruzione, la gestione abusiva dei rifiuti e l'associazione a delinquere. Da ieri mattina la maxi fresa Monnalisa, il macchinario che dovrebbe scavare i due tunnel paralleli previsti dal progetto, è sotto sequestro: secondo l'accusa sarebbe stata montata, almeno in parte, con materiali non originali e le guarnizioni utilizzate potrebbero non reggere la pressione durante le operazioni di scavo, con la possibile dispersione nell'ambiente di oli idraulici. L'aspetto della sicurezza gioca un ruolo chiave nei rilievi mossi dai sostituti procuratori Giulio Monferini e Gianni Tei, che coordinano le indagini: l'accusa è convinta infatti che i rivestimenti destinati alle gallerie del tunnel in gergo «conci» - non siano abbastanza resistenti al fuoco e al calore. La legislazione comunitaria, per prevenire disastri come quelli avvenuti nella galleria del Monte Bianco, ha imposto infatti l'utilizzo di fibra plastica ignifuga in percentuale adeguata e precisata nei capitolati d'appalto. Percentuali che, secondo l'accusa, sarebbero stati «dolosamente ridimensionate», nell'impianto dove i conci sono stati costruiti. Il risultato? «Un risparmio economico illecito per il subappaltatore e la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso per l'incolumità delle persone se posati in opera» sintetizzano gli inquirenti. I conci in questione sono stati infatti sottoposti a test in laboratori tedeschi e italiani: le prove hanno evidenziato il fenomeno del cosiddetto «spalling», il collassamento della struttura dovuto al calore e al fuoco. Gli inquirenti sospettano che i dirigenti di Seli e di Italferr fossero a conoscenza di questi risultati, ma nelle relazioni tecniche non se ne trova traccia. Non è solo una questione di sicurezza, però. La Procura fiorentina rileva anche che una delle società che ha portato via i materiali di scavo, la Veca, avrebbe rapporti con ambienti camorristici, in particolare con il clan dei Casalesi. Quella dei rifiuti è una questione centrale. A dare il via alle indagini è stato infatti un accertamento svolto dalla Forestale e dall'Arpat per lo smaltimento abusivo di ingentissime quantità di fanghi durante i lavori preliminari allo scavo del tunnel e della nuova stazione. Gli investigatori hanno scoperto che le ditte incaricate dello smaltimento si accordavano per spartirsi i quantitativi di fanghi e acque. E mentre il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti avvia un'indagine interna, le Fs «assicurano la massima collaborazione e trasparenza da parte di tutte le società del Gruppo, anche in considerazione del coinvolgimento della controllata RFI come parte lesa». Intanto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi auspica che sia fatta presto chiarezza: «Resto profondamente convinto della necessità dell'opera e mi auguro che i lavori riprendano quanto prima». Foto: Prove del'Alta Velocità sulla linea Firenze-Bologna COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 32 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav Firenze, «materiali scadenti per le gallerie» 18/01/2013 L Unita - Firenze Pag. 29 (diffusione:54625, tiratura:359000) Inchiesta della procura sui cantieri a Firenze Tra le ipotesi di reato l'utilizzo di materiali pericolosi per rivestire le gallerie MARIA VITTORIA GIANNOTTI [email protected] FIRENZE La grande opera che promette di cambiare il volto di Firenze finisce sotto accusa. Per due anni, i pm Giulio Monferini e Gianni Tei hanno indagato sul passante ferroviario della Tav. E da ieri mattina, la Monnalisa, la talpa simbolo dei lavori dell'Alta Velocità in riva all'Arno, è sotto sequestro. La maxi-fresa sarebbe stata «montata con materiale in parte non originale, privo di affidabilità e sicurezza». SEGUE A PAG.29 FIRENZE SEGUE DA PAGINA 27 Nel mirino le guarnizioni che, una volta sotto pressione, potrebbero provocare la dispersione di oli idraulici nel terreno. CARENZE SULLA SICUREZZA L'inchiesta condotta dai militari del Ros e dalla Forestale ha messo in luce pesanti carenze sul fronte della sicurezza. Secondo l'accusa, i rivestimenti destinati alle gallerie del tunnel sarebbero inadeguati e pericolosi perché realizzati con materiali incapaci di resistere al fuoco e al calore. Gli inquirenti parlano di «grave pericolo per l'incolumità delle persone». La legislazione comunitaria, per prevenire disastri come quelli avvenuti nella galleria del Monte Bianco, ha imposto infatti l'utilizzo di fibra plastica ignifuga in percentuale adeguata e precisata nei capitolati d'appalto. Percentuali che, secondo l'accusa, sarebbero state «dolosamente ridimensionate», nell'impianto dove i conci sono stati costruiti. Il risultato? «Un risparmio economico illecito per il subappaltatore e la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso per l'incolumità delle persone se posati in opera» sintetizzano gli inquirenti. I conci in questione sono stati infatti sottoposti a test in laboratori tedeschi e italiani: le prove hanno evidenziato il fenomeno del cosiddetto spalling , il collassamento della struttura dovuto al calore e al fuoco. Gli inquirenti sospettano che i dirigenti di Seli e di Italferr fossero a conoscenza di questi risultati, ma nelle relazioni tecniche non se ne trova traccia. Ma gli investigatori contestano anche uno scarso monitoraggio dei lavori, che avrebbero provocato crepe in una scuola media, mettendo a rischio studenti e professori. Questo non ha «determinato un concreto pericolo di crollo della struttura», ma ci sono state crepe, distacchi di intonaco o parti di vetrate pericolosi per ragazzi e insegnaNti. IN PRINCIPIO FU LO SMALTIMENTO L'inchiesta ha preso le mosse da un accertamento dI Corpo Forestale e Arpat per lo smaltimento abusivo da parte di alcune imprese di ingentissime quantità di fanghi. E quello dei rifiuti è uno dei due grandi filoni dell'inchiesta. La stazione appaltante Italferr e Rfi, scrivono gli investigatori, considera «le condizioni, i limiti e le procedure previste dalla legge un mero ostacolo da superare ad ogni costo e non già un presidio di legalità e di tutela della salute pubblica e dei conti pubblici». Agli indagati viene contestata una gestione abusiva dei fanghi già prodotti (e di quelli che sarebbero stati prodotti una volta avviato lo scavo della talpa) condotta con «artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». «Migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state smaltite abusivamente - spiega la Forestale - La Rete Ferroviaria Italiana pagava gli elevati costi di smaltimento alle ditte, ma in realtà i rifiuti non seguivano la corretta procedura prevista dalla normativa vigente, creando quindi, un indebito profitto a favore delle varie ditte interessate». I fanghi «venivano poi scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori con il rischio di contaminazione della stessa e del suolo». INFILTRAZIONI MAFIOSE La Forestale parla anche di infiltrazioni mafiose: una delle società che ha portato via i materiali di scavo, la Veca, avrebbe rapporti con il clan dei Casalesi. Ieri mattina sono state effettuate una trentina di perquisizioni in tutta Italia. Gli indagati sono 31: dirigenti delle Ferrovie, funzionari del Ministero delle Infrastrutture e vertici delle società appaltatrici. Tra i nomi, spicca quello dell'ex governatore dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti, ora presidente di Italferr, società del Gruppo Ferrovie: tra i reati che le vengono contestati, c'è anche la corruzione. Per gli altri indagati le accuse sono a vario titolo, la truffa ai danni della pubblica amministrazione, la corruzione, la gestione abusiva dei rifiuti e l'associazione a delinquere. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 33 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav sotto sequestro, stop alla talpa 18/01/2013 L Unita - Firenze Pag. 29 (diffusione:54625, tiratura:359000) COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 34 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato LA SCHEDA Nove chilometri di binari, di cui sei sotto la città Il Passante ferroviario di Firenze è un attraversamento urbano di circa 9 chilometri, 6 dei quali in galleria. Alla stazione di Firenze Rifredi i binari dell'alta velocità si interrano percorrendo due gallerie separate fino alla nuova stazione sotterranea per i treni AV disegnata da Foster nella zona ex Macelli. Da qui la linea prosegue, sempre in due gallerie distinte, in direzione Campo di Marte, sottopassando la Fortezza da Basso, viale Spartaco Lavagnini, piazza della Libertà, viale Don Minzoni per poi risalire in superficie alla stazione di Firenze Campo Marte. Il costo complessivo, incluse le opere sulla mobilità urbana, è di 1,5 miliardi di euro. Circa la metà, 715 milioni di euro, è l'importo dell'appalto per il sotto attraversamento e la nuova stazione. A vincere l'appalto indetto da RFI Spa (gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) è stata nel 2007 Nodavia, società costituita da Coopsette e dal consorzio stabile Ergon Engineering and Contracting. Foto: La talpa in azione nel cantiere fiorentino dell'Alta Velocità a Campo di Marte 18/01/2013 QN - La Nazione - Firenze Pag. 3 (diffusione:136993, tiratura:176177) UN NUOVO colpo per il settore edile. Non basta la crisi. Da ieri sempre più preoccupati per il loro futuro sono gli operai di Coopsette e della controllata Nodavia, che lavoravano e che dovrebbero lavorare in futuro nel cantiere Tav. «Purtroppo - spiega Laura Zucchini, della Uil - è da giugno che i lavoratori delle due società di Reggio Emilia, una quarantina in tutto, sono fermi a casa. Sono in cassa integrazione, fino al 24 gennaio. E adesso si chiedono disperati cosa succederà». Considerando anche l'indotto, sono un centinaio gli operai interessati ai lavori del nodo ferroviario fiorentino. E potrebbero essere anche di più una volta che l'opera sarà partita davvero. Prima le indagini della magistratura, poi la sentenza della Corte europea, quindi le lungaggini burocratiche, hanno slittato più volte la partenza dei lavori. La 'Monna Lisa', la talpa per lo scavo, infatti, non è stata mai messa in funzione. «Il sequestro della maxi trivella è l'ennesima tegola sui lavoratori edili di Firenze e provincia - commenta Ottavio De Luca, segretario generale della Filca-Cisl fiorentina - che pagano per responsabilità di altri. Il cantiere rappresentava una boccata d'ossigeno per il settore ed il suo blocco è un segnale preoccupante per l'intera economia provinciale». Il segretario provinciale della Cisl, Roberto Pistonina, chiede una nuova legge sugli appalti. «Non è immaginabile - sottolinea - che su grandi opere come questa non ci sia trasparenza. Finché non avremo una nuova legge sugli appalti continueremo a fare i conti con il rischio di infiltrazioni e a registrare opere che si bloccano proprio quando sono sul punto di partire. Con ovvie e gravissime conseguenze per il lavoro, per una rete infrastrutturale che resta pesantemente deficitario e per l'economia del Paese». Intanto, il presidente di Coopsette, Fabrizio Davoli, in una nota diffusa ieri, assicura che «le attività riferite ai cantieri Tav sono sempre state svolte in piena correttezza e con il rispetto delle normative vigenti, seguite e osservate con il massimo scrupolo». mo.pi. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 35 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Si apre il dramma dell'indotto «A casa, col punto interrogativo» 18/01/2013 QN - La Nazione - Firenze Pag. 18 (diffusione:136993, tiratura:176177) Gigi Paoli Firenze L'ALTA VELOCITA' si è fermata a Firenze. Non in stazione, però. Alla procura della Repubblica. Trentuno indagati, cantieri sequestrati, perquisizioni in tutta Italia e accuse pesantissime: associazione a delinquere, truffa, corruzione, abuso d'ufficio, falso, traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche forniture, violazione delle norme paesaggistiche. Alla luce c'è il marcio che ruotava attorno a un affare da 710 milioni di euro, tanto varrebbe il cantiere della Tav, il cosidetto «passante fiorentino» con tanto di tunnel da scavare sotto la città. Fra gli indagati c'è anche il nome eccellente di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd della Regione Umbria, alla quale vengono contestati reati che avrebbe compiuto come presidente di Italferr, la società di progettazione delle Ferrovie. La Lorenzetti avrebbe messo «i propri contatti politici» a disposizione di ditte coinvolte nell'appalto. Fra gli altri indagati ci sono dirigenti ministeriali, imprenditori e funzionari del ministero dell'ambiente e di società di Ferrovie e private. E' inquietante lo scenario che emerge dall'inchiesta nata da un accertamento della Forestale sullo smaltimento abusivo dei rifiuti di scavo e poi proseguita dai carabinieri del Ros di Firenze. Da quell'accertamento è saltato fuori di tutto: all'illecito smaltimento dei rifiuti avrebbero concorso i dirigenti della società vincitrice dell'appalto, la Nodavia, della sua socia di maggioranza Coopsette, tecnici di Italferr, funzionari del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti del ministero delle infrastrutture. E il trasporto dei rifiuti, dopo un giro di contratti gonfiati e fondi neri, veniva addirittura gestito da un'azienda, la Veca Sud, «strettamente legata» al clan camorristico dei Casalesi e alla famiglia Caturano. Poi i fanghi e i rifiuti derivanti dalle perforazioni venivano scaricati direttamente nella falda acquifera vicina al cantiere, col rischio di contaminazione della falda stessa e del suolo. E fin qui si parla 'solo' degli scavi. Poi si scopre che in quell'appalto (il passante ferroviario ha tre cantieri a Firenze) si usavano anche materiali scadenti e, in quanti tali pericolosissimi. Come quelli previsti per i rivestimenti interni dei tunnel che, dopo la tragedia del Monte Bianco, sono sottoposti a regole severissime. Ma non qui: qui c'era la fornitura di un prodotto «concretamente pericoloso», materiali ignifughi di bassa qualità, probabilmente allungati con acqua, che avrebbero messo a rischio la sicurezza della galleria stessa. «Ma la frode e l'inadempimento - scrive la procura - risultano poi ancora più eclatanti e gravi in relazione al macchinario che dovrebbe procedere allo scavo». Ossia una fresa enorme, chiamata «Monna Lisa» (sequestrata), che sarebbe stata a sua volta costruita con materiale in parte non originale e inadeguato all'intervento. Uno stato degli atti pericoloso causato, accusano i pm Monferini e Tei, da «una gestione dell'appalto da parte di soggetti del tutto inadeguati dal punto di vista finanziario e organizzativo». E ancora: «Seli, subappalatatore che monta il macchinario e realizza lo scavo, è società prossima all'insolvenza, non ha neanche i soldi per pagare i contributi. Ma tutti fanno finta di nulla». E l'associazione a delinquere non solo si è disinteressata delle questioni ambientali (provocando «grave pericolo») ma ha anche trafficato per far chiudere gli occhi a chi avrebbe dovuto vigilare sulla regolarità di un'opera enorme che ha fatto gola, troppa gola, a tanti. Camorra compresa. Ecco l'elenco degli indagati: Stefano Bacci, pratese, 48 anni. Gualtiero Bellomo, palermitano, 54 anni, funzionario della commisione ministeriale per l'impatto ambientale. Oliviero Bencini, fiorentino, 73 anni, legale rappresentante della Ecogest srl. Mareno Bencini, Barberino del Mugello, 72 anni, dirigente Ecogest. Renato Bianco, veneziano, 64 anni, dirigente Rfi (Rete ferroviaria italiana). Francesco Bocchimuzzo, torinese, 62 anni, dirigente Rfi. Marco Bonistalli, romano, 61 anni, dirigente di Coopsette. Paolo Bolondi, Reggio Emilia, 50 anni, dirigente Coopsette. Maurizio Brioni, Reggio Emilia, 66 anni, resposabile relazioni istituzionali Coopsette. Aristodemo Busillo, Salerno, 42 anni, dirigente Seli e presidente Innotek. Renato Casale, pugliese, residente a Bologna, 63 anni, dirigente Italferr. Piero Calandra, romano, 75 anni, dell'autorità di vigilanza contratti pubblici. Alessandro Coletta, residente a Roma, 79 anni. Rosaria Ferro, fiorentina, 43 anni, funzionaria Italferr. Matteo Forlani, Parma, 37 anni, dirigente Coopsette. David Giorgetti, fiorentino, 38 anni. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 36 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato L'Alta Velocità deraglia a Firenze: 31 indagati 18/01/2013 QN - La Nazione - Firenze Pag. 18 (diffusione:136993, tiratura:176177) COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 37 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Pietro Giuseppe Remo Grandori, romano, 52 anni, dirigente Seli. Claudio Lanzafame, Reggio Emilia, 44 anni, tecnico Coopsette. Alfio Lombardi, Mantova, 49 anni, dirigente Coopsette. Valerio Lombardi, romano, 62 anni, dirigente Italferr. Maria Rita Lorenzetti (nella foto), Foligno, 59 anni, presidente Italferr, ex governatrice della Regione Umbria. Giuseppe Mele, romano, 49 anni, architetto, lavora al ministero. Gianluca Morandini, fiorentino, 50 anni, supervisore lavori per Italferr. Lorenza Ponzone, romana, 48 anni, funzionario autorità vigilanza appalti pubblici. Furio Saraceno, residente a Rapallo, 49 anni, dirigente Nodavia. Franco Barbarito, Figline Valdarno, 39 anni, dirigente Varvarito. Lazzaro Ventrone, casertano, 43 anni, dirigente Veca Sud. Dario Vizzino, fiorentino, 45 anni, dipendente Seli. Riccardo Guagliata, ferrarese, 36 anni, dirigente Nodavia. Domenico Carizia, Reggio Emilia, 57 anni, tecnico Nodavia. Ercole Incalza, romano, 69 anni, ingegnere del ministero. 18/01/2013 QN - La Nazione - La spezia Pag. 5 (diffusione:136993, tiratura:176177) Niente stipendi ai dipendenti di Futura Group GIACOMO CALISTRI di GIACOMO CALISTRI E' POLEMICA nel cantiere di Ca' dei Ladri di Gaggio Montano (Reggio Emilia) dove si sta realizzando in due stralci la variante alla statale porrettana fra Silla e Marano. Infuriati per il mancato pagamento delle mensilità di novembre e dicembre, sono gli undici operai dell'impresa della Spezia 'Futura Group' che ha ricevuto il subappalto per completare il secondo lotto da Ca' dei Ladri a Marano dalla Coop7 di Reggio Emilia. Procuratore della ditta spezzina è Roberto Visconti. «I nostri dipendenti - attacca - sono in grossa difficoltà poiché, dopo avere raschiato il barile non siamo più in grado di corrispondere gli stipendi a seguito del mancato pagamento degli stati di avanzamento delle opere da parte dell'azienda titolare numero uno dell'appalto. Enti ed istituzioni - aggiunge Visconti - ci hanno abbandonato e non sappiamo più a quale santo votarci. Se questo appello cadrà nel vuoto non esiteremo a far valere le nostre ragioni con lo studio legale di Milano del professor Ichino, esperto del diritto del lavoro che ci sta assistendo». LA CAMPANA della Coop7 suona con le parole del geometra Alfio Lombardi, direttore generale della divisione costruzioni. «A parte il fatto che i lavori sono quasi fermi a causa del maltempo - spiega - abbiamo spedito una lettera all'azienda di La Spezia per approfondire insieme la questione nei minimi dettagli e per verificare se esista una via d'uscita anche perché - precisa Lombardi - per ultimare il lotto due mancano soltanto le opere di rifinitura». In municipio a Gaggio non si nascondono le preoccupazioni per una vicenda che potrebbe trasformarsi in una telenovela. «La variante Silla-Marano - dice il sindaco Maria Elisabetta Tanari - ha già vissute troppe traversie e quindi invito tutti i soggetti interessati ad adoperarsi per giungere al traguardo di un'opera attesa ormai da tempo immemorabile ed estremamente utile per l'intera vallata del Reno». IL TRATTO Ca' dei Ladri-Marano, lungo cinque chilometri e 814 metri e dell'importo di 61 milioni di euro dovrebbe essere completato entro giugno poiché l'avanzamento è del 91%. E' invece prevista entro novembre la chiusura del cantiere del primo lotto Silla-Ca' dei Ladri lungo un chilometro e 260 metri e con un costo di 12 milioni di euro. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 38 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato REGGIO EMILIA LA SOCIETÀ E' IMPEGNATA IN SUBAPPALTO NEI LAVORI ALLA VARIANTE DI GAGGIO MONTANO 18/01/2013 QN - La Nazione - Umbria Pag. 2 (diffusione:136993, tiratura:176177) ERIKA PONTINI L'ex Governatore dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti è indagata dalla procura di Firenze nell'ambito dell'inchiesta sui lavori per il sottoattraversamento della Tav nel capoluogo toscano. La Lorenzetti avrebbe commesso i reati in qualità di presidente di Italferr, incarico assunto dopo la fine del mandato amministrativo. In tutto gli indagati sono 31. Le ipotesi di reato vanno dall'abuso di ufficio all'associazione a delinquere (di cui sarebbe stata 'capo' o 'promotore'), alla corruzione. La Lorenzetti avrebbe svolto la propria attività nell'interesse, e a vantaggio, delle società appaltanti Nodavia e Coopsette, «mettendo a loro disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del coniuge», architetto con attività a Foligno di ERIKA PONTINI - FOLIGNO NELLA SUA CASA di Foligno i carabinieri del Ros di Firenze - gli stessi dell'inchiesta sul G8 - hanno bussato all'alba di ieri. Maria Rita Lorenzetti, storico presidente della Regione Umbria e ora lanciata sul trampolino di un possibile futuro incarico ministeriale, è rimasta di sasso. Gli investigatori dell'Anticrimine avevano in mano ben 38 pagine di 'mandato', un dossier fitto di accuse circostanziate: abuso d'ufficio, associazione per delinquere e corruzione. La storia di un'inchiesta che nasce dall'illecito smaltimento di rifiuti nel 2010 (fanghi di perforazione), anche attraverso società vicine ai Casalesi, e arriva fino alle azioni poste in contrasto con la stazione appaltante per il sottoattraversamento ferroviario della città di Firenze (nell'ambito del progetto Alta/Velocità) per favorire il General Contractor Nodavia e il suo socio Coopsette. A LORENZETTI hanno perquisito la casa e l'interesse era riferito anche al marito (non indagato), l'architetto che grazie a lei avrebbe ottenuto incarichi nella ricostruzione post-terremoto dell'Emilia. Per ore sono rimasti a spulciare carte e documenti poi acquisiti e su cui si concentreranno gli accertamenti degli inquirenti. L'inchiesta che rischia di travolgere l'ex vertice regionale riguarda il suo ruolo di presidente di Italferr, la società delle Ferrovie dello Stato. LA PRIMA IPOTESI di reato che i pm fiorentini le contestano riguarda proprio il «tentativo di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti relativi ai fanghi di perforazione della fresa di scavo», in cui la Lorenzetti avrebbe «svolto la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coosette, da cui pretendeva favori per il marito». La seconda è relativa all'associazione per delinquere e all'abuso d'ufficio in ordine all'illegittimità nell'esecuzione dell'appalto. La presidente Italferr nell'ambito dell'appalto per il sottoattraversamento ferroviario di Firenze «agiva in contrasto con gli interessi della stazione appaltante a conseguire l'esecuzione dell'opera a regola d'arte e nel rispetto dei costi preventivati... anche con condotte illecite finalizzate a influenzare e condizionare le determinazioni delle pubbliche amministrazioni coinvolte, in violazione della legge sulle autorizzazioni e sui vincoli di tutela ambientale e paesaggistica». IL TERZO capitolo, particolarmente amaro, porta la dicitura corruzione. Anche la Lorenzetti avrebbe fatto avere pubbliche utilità all'ingegnere del Ministero dell'Ambiente che avrebbe stilato pareri compiacenti declassificando il fango di perforazione in terra. Ottenendo l'assunzione di un parente di quest'ultimo alla Coopcentro Italia («in seguito a intermediazione della Lorenzetti») e l'affidamento di un incarico professionale a un'altra donna, nell'ambito della realizzazione dell'Autostrada regionale Cispadana, sempre su interessamento dell'ex Governatore umbro. Altro profilo di corruzione riguarda la lettera di attestazione che i lavori dell'appalto erano iniziati entro i 5 anni dal rilascio delle autorizzazioni, in cambio del soddisfacimento di richieste economiche di un amico dell'ingegnere del Ministero per le Infrastrutture che aveva stilato il documento. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 39 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato L'Alta velocità finisce nel mirino dei pm 18/01/2013 Alto Adige - Ed. nazionale Pag. 8 (diffusione:36446, tiratura:45959) Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 40 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 18/01/2013 Corriere dell'Umbria Pag. 7 (diffusione:21210, tiratura:34012) A B PERUGIA Trentuno indagati in un'inchiesta, partita dalla procura di Firenze, che tocca anche l'Umbria. Tutto è iniziato da una serie di accertamenti sulla realizzazione delle cosiddette "opere di penetrazione urbana" della linea ferroviaria ad alta velocità nel nodo ferroviario del capoluogo toscano. Tra i nomi degli indagati figura anche quello di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della RegioneUmbria e presidente dell'Italferr, società di progettazione del gruppo Ferrovie. Nella lista ci sono anche altri dirigenti di aziende e funzionari ministeriali. Tra i reati contestati ad alcuni dei coinvolti nell'inchiesta figurano l'associazione a delinquere e la corruzione. Per quanto riguarda la presidente dell'Italfer - riferiscono le agenzie - i reati sarebbero stati commessi "svolgendo la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) - si legge nel documento - mettendo a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge". Maria Rita Lorenzetti, dal canto suo, tramite il suoavvocato Luciano Ghirga, ribadisce "la propria totale estraneità a tutti i fatti ipotizzati nei suoi confronti". Esprime inoltre "il proprio sconcerto per questa vicenda processuale che la vede coinvolta". La presidente di Italferr ha poi reso noto di avere ricevuto proprio ieri l'informazione di garanzia alla quale ha fatto seguito una perquisizione domiciliare "che si è svolta in assoluta trasparenza e serenità". Tra gli altri indagati, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione Valutazione impatto ambientale (Via) del ministero delle Infrastrutture; quest'ultimo - riferiscono ancora le agenzie - in cambio di "assunzioni di parenti, consulenze" e altri favori personali, secondo l'accusa "si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti". Intanto, proprio in relazione alle indagini condotte dalla procura della Repubblica di Firenze, Fs Italiane ha diffuso ieri pomeriggio un comunicato ufficiale nel quale viene sottolineato che " sarà assicurata la massima collaborazione e trasparenza da parte di tutte le società del gruppo, anche in considerazione del coinvolgimento delle controllate Rfi e Italferr come parti lese". "È stata immediatamente avviata dalle strutture di Internal Audit del gruppo Fs-prosegue la nota - un'inchiesta interna". "Sarà rivolta istanza alla procura della Repubblica - annuncia ancora Fs Italiane nel suo comunicato stampa - per una valutazione congiunta volta ad individuare gli adempimenti necessari per una pronta ripresa dei lavori dell' opera che, come noto, è di rilevante interesse nazionale". La notizia, ieri,si è diffusa a macchia d'olio dopo la comparsa sul sito internet di un quotidiano nazionale e ha spinto a intervenire anche il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, il quale ha espresso "pieno rispetto per l'operato della magistratura" e l'"augurio che sia fatta chiarezza al più presto". "Se ci sono responsabilità penali- ha aggiunto Rossi - è bene che siano accertate rapidamente. Resto profondamente convinto della necessità dell'opera e mi auguro che i lavori riprendano quanto prima. Credo si debba separare l'accertamento delle eventuali responsabilità penali dalla necessità, che ribadisco, di completare l'opera presto e bene, come ho detto fin dall'inizio e come è stato già fatto in altre città italiane- conclude Rossi- si tratta di un'opera indispensabile per il futuro della Toscana e di Firenze ". COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 41 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Lavori per la Tav, indagata la Lorenzetti 18/01/2013 Gazzetta di Mantova - Ed. nazionale Pag. 6 (diffusione:33451, tiratura:38726) Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 42 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 18/01/2013 Gazzetta di Modena - Ed. nazionale Pag. 9 (diffusione:10626, tiratura:14183) Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 43 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Ed. nazionale Pag. 33 (diffusione:13244, tiratura:16908) MONTECCHIO Il nuovo anno della DilPlast è iniziato come meglio non si poteva pronosticare. Due vittorie consecutive in altrettanti derby per la verità abbastanza diversi fra loro considerando che, fra il blitz messo a segno sul campo della Coopsette e il successo in casa contro l'Itarca Arbor c'è una notevole differenza espressa dai valori tecnici di entrambe le squadre. Alla fine però la sostanza non cambia, anzi evidenzia ancora di più i meriti della squadra montecchiese in grado di adattarsi con camaleontica personalità ad ogni tipo di avversaria. Il derby contro l'Itarca, nonostante la pesante assenza di Ongarini (atteso ex di turno out per un atatcco influenzale) è stato a senso unico con una DilPlast assoluta padrona del campo che già alla fine del primo quarto (33-16) aveva già scavato un solco troppo profondo per essere colmato dagli avversari. «Di solito ad inizio anno - afferma Andrea Ligabue, coach dei montecchiesi - non partivamo mai con piede giusto, finalmente ce l'abbiamo fatta e in più sono riuscito a battere per la prima volta la mia ex squadra per cui meglio di così non potevamo fare». Cosa l'ha soddisfatta di più di questa vittoria? «Senza dubbio l'impatto emotivo che la squadra ha avuto sulla partita. Non era una sfida facile, anzi poteva nascondere parecchie trappole e invece i ragazzi sono stati bravi ad assumere il pieno controllo della partita disputando un ottimo primo quarto di gioco. C'è stato poi un naturale è più che giustificabile calo di ritmo nel finale anche perché non era pensabile mantenersi su quei livelli per tutti i quaranta minuti di gioco». Serri ha fornito alla miglior prestazione stagionale con 12 punti solo nel primo quarto (4/4 da due, 1/3 da tre e 1/1 ai liberi): quanto è importante aver recuperato un giocatore del genere per il ritorno? «Veniva da un periodo abbastanza opaco. Spero che questa prova molto positiva gli trasmetta ancor più fiducia e serva a prendere maggior convinzione nei propri mezzi. Benissimo anche Brogio che ha dettato legge sotto canestro. Con loro due al meglio acquistiamo in pericolosità sia dentro l'area che sul perimetro per cui possiamo essere meno prevedibili». Cosa si aspetta adesso? «Che riescano a fare qualcosa di positivo e quindi abbiano un impatto più decisivo sulle partite anche i nostri giovani Pellicciari e Codeluppi in modo anche da poter allungare le rotazioni». Primo Montanari ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 44 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Ligabue elogia la sua Dilplast «Brava a mantenere il controllo» 18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Ed. nazionale Pag. 13 (diffusione:13244, tiratura:16908) L'arrivo della notizia è scesa come una doccia fredda sulle teste de i 9 dipendenti di Coopsette e Nodavia (controllata con sede sempre a Castelnovo Sotto che opera direttamente sul cantiere della Tav di Firenze, conta una trentina di dipendenti e un fatturato 2011 di 83 milioni di euro), finiti a vario titolo nel registro degli indagati, ai quali spetterà ora la difesa. Si tratta del presidente di Nodavia Furio Saraceno e del tecnico Domenico Clarizia, dei dipendenti di Coopsette Claudio Lanzafame, del guastallese Maurizio Brioni, di Paolo Bolondi (Reggio, Riccardo Guagliata (Castelnovo Sotto) Marco Bonistalli (Roma), Matteo Forlani (Prato), Alfio Lombardi (Mantova) COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 45 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Provvedimenti per 9 dipendenti reggiani 18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Ed. nazionale Pag. 13 (diffusione:13244, tiratura:16908) I rivestimenti della gallerie fatti con materiali scadenti. Vibrazioni, a rischio anche una scuola media L'altra faccia dell'inchiesta riguarda i rivestimenti destinati alle gallerie del tunnel della Tav di Firenze, considerati del tutto inadeguati, prodotti con materiali scadenti e pericolosi, perché non abbastanza resistenti al fuoco e al calore. Specifiche previste dalle normative giunte in seguito al rogo della galleria del Monte Bianco, disattese dalle ditte ingaggiate per il lavoro. A mancare è stata anche un'approfondita attività di monitoraggio dei lavori di scavo, necessaria per poter evitare scostamenti o crolli di edifici vicini. Un compito svolto in maniera insufficiente da parte del personale addetto al controllo, che non si sono accorti infatti delle crepe provocate ai danni di una scuola media, sulla quale l'allerta è giunta alle orecchie di genitori e studenti oltre il tempo consentito, mettendo in ipotetico rischio l'incolumità degli alunni. L'altra grande "inquisita" è la maxi fresa chiamata Monnalisa, posta ora sotto sequestro. La "talpa" deve scavare i due tunnel paralleli della Tav, ma secondo alcuni rilievi tecnici sarebbe stata montata con materiale in parte non originale, in particolare con guarnizioni inidonee a sostenere le pressioni dello scavo. Il primo progetto prevedeva poi due frese per lo scavo, passate successivamente a una per aggiungere ulteriori costi sulle spalle di Nodavia e degli altri subappaltatori. La vicenda giudiziaria sta ponendo un forte interrogativo sulla continuazione del cantiere, bloccato peraltro dai sequestri. Le indagini dei pm andranno avanti e ognuna delle parti in causa potrà far valere la propria posizione, cercando per quanto riguarda Coopsette, di tornare subito al lavoro. Già nelle scorse settimane la coop edile reggiana aveva lamentato alcuni problemi a livelli finanziario. Un male comune a molte ditte del comparto e che sta portando Coopsette a un piano di riequilibrio dei conti. Obiettivo raggiungibile attraverso un riscadenziamento del debito, la vendita di immobili e il recupero dei crediti. Una soluzione indicata durante l'ultima assemblea dei soci, grazie la quale arginare la temporanea crisi di liquidità. L'operazione, una volta formulata nelle sue parti, verrà poi messa al vaglio dei soci. Il tragitto si svolgerà quindi per tappe, sotto l'occhio vigile della dirigenza e del Tribunale di Reggio, che sovraintenderà la procedura. (e.l.t.) COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 46 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Sigilli alla "talpa" e tunnel a rischio incendio 18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Ed. nazionale Pag. 13 (diffusione:13244, tiratura:16908) Ci sono 31 indagati. Perquisita anche la sede. Ipotesi di truffa, corruzione, gestione abusiva dei rifiuti. Davoli: «Noi estranei» di Enrico Lorenzo Tidona Rifiuti smaltiti abusivamente, fatture gonfiate e affidamento dei servizi a ditte compiacenti. Sono alcune delle ipotesi che stanno facendo tremare la Coopsette di Castelnovo Sotto, finita al centro di un'inchiesta della procura di Firenze che ha messo i sigilli al cantiere della futura Tav che sorgerà nel capoluogo toscano. Progetto realizzato dalla Nodavia, società controllata dalla coop edile reggiana, la cui sede è stata oggetto di una delle tante perquisizioni avvenute ieri in tutta Italia. Nei confronti dei 31 indagati tra cui dirigenti delle ferrovie e funzionari del ministero delle Infrastrutture - vengono ipotizzati i reati di gestione abusiva dei rifiuti, truffa, corruzione, e associazione a delinquere. Nove i provvedimenti che hanno raggiunto i dipendenti delle due società reggiane: cinque sono residenti tra Reggio e Castelnovo Sotto. Lo smaltimento. L'inchiesta, coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei e condotta dai carabinieri del Ros e dal Corpo Forestale ha nel mirino l'attività organizzata per il traffico dei fanghi nocivi e dei rifiuti provenienti dal cantiere. Attività illecita già oggetto di perquisizioni trai il 2009 e il 2010, avvenuta grazie alla complicità anche di una ditta che si occupava di smaltimento, e che secondo l'accusa sarebbe legata al clan camorristico dei Casalesi. Le indagini del dicembre del 2010 avevano indicato tra i registi dell'operazione il presidente di Nodavia Furio Saraceno e i dirigenti reggiani di Coopsette Paolo Bolondi e Matteo Forlani, sostenuti dai vertici di Italfer, tra cui compare come indagata eccellente l'ex presidente della regione Umbria Maria Rita Lorenzetti. La truffa. Nonostante l'azione del 2010, le attività illecite sono proseguite come nulla fosse. Secondo le indagini dei carabinieri del Ros, Saraceno avrebbe successivamente truffato Rfi, società pubblica che controlla le ferrovie, facendole pagare a prezzi gonfiati lo smaltimento dei fanghi che venivano invece trattati abusivamente nel cantiere della Tav, scaricandoli poi nelle falde. Un profitto occulto che ha permesso alla Nodavia di crearsi delle poste in nero. La società si faceva pagare infatti 100 euro a tonnellata (per un totale di 41mila tonnellate smaltite) gonfiando i costi ai danni della stazione appaltante Italferr. Inoltre, in accordo con gli smaltitori, li pagava 66 euro invece degli 80 previsti dal contratto, creando un extra profitto in nero. Lo schema. In questo scenario già gravato da pesanti reati indiziari, si aggiunge altre violazioni di legge come l'abuso d'ufficio, avvenuto in quello che i pm ritengono fosse un vero e proprio gioco di squadra tra i pubblici ufficiali e gli esponenti di Coopsette e Italferr (stazione appaltante), con tutti i connotati di un'associazione a delinquere. I reati ascritti prevedono anche la corruzione, con l'implicazione nella vicenda sia di funzionari dell'Autorità di Vigilanza sulle opere pubbliche, sia di ministeri delle Infrastrutture e dell'Ambiente, chiamati a chiudere un occhio su alcuni pareri tecnici compiacenti. La risposta. «Riteniamo che le attività riferite ai cantieri della Tav siano sempre state svolte in piena correttezza e con il rispetto delle normative vigenti, seguite e osservate con il massimo scrupolo - fa sapere in una nota il presidente di Coopsette Fabrizio Davoli - per questa ragione siamo convinti che il procedimento penale dimostrerà la piena estraneità della società e della controllata Nodavia rispetto a qualsiasi tipo di illecito. Siamo quindi a disposizione della magistratura». Anche leb Fs Italiane hanno offerto la massima collaborazione. Le controllate Rfi e Italferr sono considerati infatti come parti lese. «È stata immediatamente avviata dalle strutture di internal audit del Gruppo Fs un'inchiesta interna. Sarà rivolta istanza alla Procura della Repubblica per una valutazione congiunta volta ad individuare gli adempimenti necessari per una pronta ripresa dei lavori dell'opera che, come noto, è di rilevante interesse nazionale». COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 47 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, Coopsette finisce sotto inchiesta 18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Ed. nazionale Pag. 8 (diffusione:13244, tiratura:16908) Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 48 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 18/01/2013 Il Centro - Ed. nazionale Pag. 8 (diffusione:24265, tiratura:30718) Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 49 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 18/01/2013 Il Cittadino di Lodi Pag. 04 (diffusione:16000, tiratura:96000) Truffe e illeciti alla Tav, 36 indagati Firenze Trentasei indagati e perquisizioni in tutta Italia, scattate dalle prime ore di ieri mattina. È il bilancio dell'inchiesta della Procura di Firenze sul passante ferroviario fiorentino dell'alta velocità. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d'ufficio. Perquisita la sede di Nodavia, la società che ha vinto la gara per realizzare il nodo fiorentino della Tav. I carabinieri hanno anche sequestrato la maxi trivella del cantiere fiorentino che sta scavando il tunnel per il passaggio dei treni e la stazione ferroviaria sotterranea. L'inchiesta è condotta dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei. Tra le principali accuse la costruzione delle gallerie per la Tav fatta con l'utilizzo di materiale ignifugo scadente, si ipotizza allungato con l'acqua, con gravi problemi per la sicurezza. Anche la maxi-trivella che stava scavando il tunnel di 7,5 km sotto Firenze per il sottoattraversamento Tav, sarebbe stata montata con guarnizioni non idonee a sostenere le pressioni dello scavo. «Il risultato non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle specifiche contrattuali come risulta dalle prove a cui i "conci" sono stati sottoposti in laboratori sia in Germania, sia in Italia», sostiene l'accusa. In particolare «dai test ripetuti si è manifestato evidente il fenomeno dello "spalling", ossia il collassamento della struttura dovuta al calore e al fuoco''.Tra gli indagati ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende. A Maria Rita Lorenzetti (Pd), ex presidente della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l'abuso di ufficio, l'associazione a delinquere e la corruzione, «svolgendo la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) - si legge nel documento - mettendo a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia Romagna in favore del coniuge».Tra gli altri, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione "Valutazione impatto ambientale" (Via) del ministero delle Infrastrutture; quest'ultimo, in cambio di «assunzioni di parenti, consulenze» e altri favori personali, secondo l'accusa «si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti». La Procura sta indagando, in particolare, sia sulla gestione degli appalti, dei subappalti e sull'esecuzione delle opere, sia sullo smaltimento dei rifiuti risultanti dalle terre di scavo. Le indagini, condotte dai carabinieri del Ros di Firenze, avrebbero preso il via proprio dalle terre di scavo trasformate in rifiuti durante la costruzione di una galleria di ausilio per i lavori dell'alta velocità fiorentina. A Firenze il sottoattraversamento ferroviario per la Tav prevede un tunnel da Campo di Marte a Castello, lungo circa 7,5 km, e una stazione sotterranea.(Adnkronos) COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 50 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Materiali scadenti e scarsa sicurezza: coinvolta l'ex presidente dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti del Pd 18/01/2013 Il Piccolo di Trieste - Ed. nazionale Pag. 9 (diffusione:44247, tiratura:212000) Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 51 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Inchiesta sulle gallerie Tav Stop al passante di Firenze 18/01/2013 Il Tirreno - Ed. nazionale Pag. 7 (diffusione:80832, tiratura:102004) Inchiesta della magistratura: sequestrata la maxi trivella, sotto accusa per truffa e corruzione 31 imprenditori e funzionari Natalia Andreani ROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì⢠incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA Indagati, coinvolte tre società pratesi Ecco chi sono i 31 indagati. Stefano Bacci, 49 anni, di Prato (società Hidra); Gualtiero Bellomo, 54 anni, di Palermo; Oliviero Bencini, 74 anni, di Firenze (Ecogest di Prato); Mareno Bencini, 72 anni, di Barberino di Mugello (Ecogest di Prato); Renato Bianco, 62 anni, di Venezia; Francesco Bocchimuzzo, 60 anni, di Torino; Marco Bonistalli, 59 anni, nato a Empoli e residente a Roma; Paolo Bolondi, 51 anni, di Reggio Emilia; Maurizio Brioni, 57 anni, di Reggio Emilia; Aristodemo Busillo, 43 anni, di Salerno; Renato Casale, 64 anni, di Granarolo dell'Emilia; Piero Calandra, 76 anni, di Roma; Alessandro Coletta, 79 anni, di Roma; Rosaria Ferro, 45 anni, di Firenze; Matteo Forlani, 38 anni, di Fidenza; David Giorgetti, 39 anni, di Campi Bisenzio; Remo Giuseppe Pietro Grandori, 53 anni, di Roma; Claudio Lanzafame, 46 anni, di Castelnuovo di Sotto (Reggio Emilia); Alfio Lombardi, 52 anni, di Castelnuovo di Sotto; Valerio Lombardi, 63 anni, di Roma; Maria Rita Lorenzetti, 60 anni, di Foligno; Giuseppe Mele, 50 anni, di Roma; Gianluca Morandini, 51 anni, di Firenze; Lorenza Ponzone, 48 anni, di Roma; Furio Saraceno, 50 anni, di Rapallo; Franco Varvarito, 39 anni, di Bagno a Ripoli (Varvarito Lavori di Prato); Lazzaro Ventrone, 44 anni, di Maddaloni (Caserta); Dario Vizzino, 41 anni, di Firenze; Riccardo Guagliata, 37 anni, di Castelnuovo di Sotto; Domenico Clarizia, 57 anni, di Castelnuovo di Sotto; Ercole COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 52 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tunnel insicuri, stop alla Tav di Firenze 18/01/2013 Il Tirreno - Ed. nazionale Pag. 7 (diffusione:80832, tiratura:102004) La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Incalza, 69 anni, di Roma. Foto: Il cantiere della Tav a Firenze COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 53 18/01/2013 Il Tirreno - Pisa Pag. 7 (diffusione:80832, tiratura:102004) Inchiesta della magistratura: sequestrata la maxi trivella, sotto accusa per truffa e corruzione 31 imprenditori e funzionari di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 54 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tunnel insicuri, stop alla Tav di Firenze 18/01/2013 Il Trentino - Ed. nazionale Pag. 8 (diffusione:38580, tiratura:292000) Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 55 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 18/01/2013 La Citta di Salerno - Ed. nazionale Pag. 8 (diffusione:25000) Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 56 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 18/01/2013 La Gazzetta di Parma Pag. 9 (diffusione:42090, tiratura:51160) Tav, sotto inchiesta il «nodo» di Firenze Anche le crepe in una scuola media, l'istituto Ottone Rosai di Firenze, sono colpa degli scavi per l'alta velocità ferroviaria. L'inchiesta della procura di Firenze sul progetto del sottoattraversamento fiorentino, una galleria di sei chilometri, ipotizza anche questo. I lavori sono in fase preparatoria, ma Carabinieri del Ros hanno sequestrato la la maxitrivella per il tunnel principale. Ieri sono stati eseguiti sequestri e perquisizioni. Gli indagati sono 31. Fra loro Maria Rita Lorenzetti, Pd, ex presidente della Regione Umbria e Ercole Incalza, dirigente del ministero delle infrastrutture. Intanto il presidente della cooperativa Coopsette, Fabrizio Davoli, ha detto che «le attività riferite ai cantieri Tav sono sempre state svolte con correttezza e con il rispetto delle normative». u COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 57 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato INFRASTRUTTURE TRENTUNO INDAGATI 18/01/2013 La Liberta Pag. 4 (diffusione:30736, tiratura:172000) Stop al passante di Firenze: sequestro di maxi trivella, 31 funzionari indagati ROMA - Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ha messo sotto sequestro "Monna Lisa", la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto perquisizioni: 31 gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». 18/01/2013 COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 58 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav: gallerie insicure 18/01/2013 La Nuova Ferrara - Ed. nazionale Pag. 8 (diffusione:10740, tiratura:14040) Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 59 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 18/01/2013 La Nuova Sardegna - Ed. nazionale Pag. 13 (diffusione:59819, tiratura:72030) Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 60 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 18/01/2013 La Provincia Pavese - Ed. nazionale Pag. 8 (diffusione:22080, tiratura:27264) Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 61 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 18/01/2013 La Voce di Romagna - Forli - cesena Pag. 7 (diffusione:30000) FIRENZE Oltre trenta gli indagati (36 per la precisione) e perquisizioni in tutta Italia, scattate dalle prime ore diieri mattina. E' il bilancio dell' inchiesta della Procura di Firenze sulla Tav sul passante ferroviario fiorentino dell'alta velocità. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d'ufficio. Secondo quanto si è appreso, sarebbe stata perquisita la sede di Nodavia, la società che ha vinto la gara per realizzare il nodo fiorentino della Tav. I carabinieri hanno anche sequestrato la maxi trivella del cantiere fiorentino che sta scavando il tunnel per il passaggio dei treni e la stazione ferroviaria sotterranea. L'inchiesta è condotta dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei. Tra le principali accuse la costruzione delle gallerie per la Tav fatta con l'utilizzo di materiale ignifugo scadente, si ipotizza allungato con l'acqua, con gravi problemi per la sicurezza. Anche la maxi-trivella che stava scavando il tunnel di 7,5 km sotto Firenze per il sottoattraversamento Tav, sarebbe stata montata con guarnizioni non idonee a sostenere le pressioni dello scavo. Tra gli indagati ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende. A Maria Rita Lorenzetti (Pd), ex presidente della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l'abuso di ufficio, l'associazione a delinquere e la corruzione, ''svolgendo la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) - si legge nel documento - mettendo a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilita' ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresi' incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge''. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 62 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Materiali scadenti e legami con il crimine: 36 indagati per i cantieri di Firenze 18/01/2013 Messaggero Veneto - Ed. nazionale Pag. 8 (diffusione:51393, tiratura:61353) Nei tunnel utilizzati materiali scadenti e pericolosi. Sequestrata la maxi trivella Trentuno funzionari sotto accusa per truffa, corruzione e traffico di rifiuti speciali di Natalia Andreani wROMA Materiali scadenti e pericolosi per la costruzione delle gallerie. Violazioni delle norme anticendio varate dopo il disastro del Monte Bianco. Illecito smaltimento dei fanghi che «venivano scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori» da ditte che si erano spartite il lucroso affare e tra le quali almeno una sarebbe legata al clan camorrista dei Casalesi. E poi lo scarso monitoraggio dei lavori che hanno già messo a rischio l'incolumità pubblica di chi vive nell'area interessata dal cantiere. Sono gravi i reati ipotizzati dalla magistratura di Firenze che ieri ha messo sotto sequestro «Monna Lisa», la maxi trivella impegnata negli scavi del passante Tav del capoluogo toscano, e disposto numerose perquisizioni. Trentuno gli indagati di spicco tra i quali dirigenti di Italferr, di Novadia (la società che ha vinto l'appalto) della sua socia di maggioranza Coopsette, componenti e funzionari della commissione Via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, tra i quali Ettore Incalza. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in forniture pubbliche, corruzione e traffico di rifiuti speciali le accuse contestate a vario titolo. Tra i funzionari finiti nel registro degli indagati c'è anche Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie ed ex presidente della Regione Umbria. Stando agli atti (i pm la indagano anche per abuso d'ufficio) avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto «conseguendo altresì? incarichi professionali nella ricostruzione post terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Ma gli aspetti più gravi dell'inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei (gli stessi che indagarono sui danni ambientali prodotti dai lavori per l'Alta velocità nel Mugello) riguardano la qualità dei lavori realizzati e la gestione dei rifiuti. Secondo le indagini nella costruzione di alcune gallerie di servizio sarebbero stati impiegati materiali di scarsissima qualità. In particolare, materiali ignifughi diluiti con acqua che avrebbero messo a rischio la sicurezza delle stesse strutture. Persino la maxi fresa sequestrata ieri dai Ros - la Monna Lisa - non avrebbe avuto le carte in regola: sarebbe stata «montata con guarnizioni in parte non originali e prive di affidabilità». Agli indagati viene poi contestata una gestione abusiva dei fanghi tramite «l'artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi». Il Ministero e le ferrovie hanno aperto due inchieste interne, pronti a costituirsi parte civile. Intanto esultano i comitati No Tunnel che da mesi denunciano «le irregolarità di questo assurdo progetto». «Una bella notizia. Ma ora - dicono - vanno fermati i lavori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 63 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, gallerie insicure Stop al passante di Firenze 18/01/2013 Il Mondo - N.3 - 25 gennaio 2013 Pag. 12 (diffusione:79889, tiratura:123250) Coopsette , banche a presa rapida C'è l'ok per la moratoria di 230 milioni di passivo. Cambiando però... Daniela Polizzi e Carlo Turchetti La frma dell'accordo di standstill con le banche creditrici è prevista entro giovedì 21 febbraio, quando il gruppo di costruzioni Coopsette avrà incassato la moratoria su 230 milioni di debiti da Carige , Mps , Intesa Sanpaolo , Bper , Unipol , più un'altra decina di banche che detengono il 30% circa delle esposizioni. È un passaggio cruciale per l'azienda di Reggio Emilia, matrice cooperativa, 400 milioni di ricavi con un drastico calo dai quasi 600 degli anni scorsi, conosciuta tra l'altro per la costruzione della nuova Stazione Tiburtina a Roma e la Metro di Torino. Senza dire del portafoglio lavori, pari a 1,8 miliardi, che include la TemTangenziale Milano, la Cispadana e la tratta Cremona-Mantova. Lo stato di tensione fnanziaria si è accumulato per i ritardi negli incassi dai committenti (molti dei quali pubblici), ma soprattutto dal comparto immobiliare che pesa per il 16% dei ricavi con la realizzazione di centri commerciali e sviluppo terziario e abitativo: tutti asset la cui liquidabilità è oggi più complicata. La verifca dello stato d'insolvenza da parte del tribunale reggino è partita da un debito commerciale di appena 56 mila euro, per cui è stato proposto un decreto ingiuntivo. La cifra è stata poi saldata, ma il giudice Luciano Varotti ha aperto d'uffcio la procedura. Il presidente della Coopsette, Fabrizio Davoli, ha incaricato i legali dello studio Sutich Barbieri Sutich e l'advisor Bain & co. che sta coordinando i rapporti con le banche, a loro volta assistite dallo studio Bonelli Erede Pappalardo . Oggetto del mandato è la messa in sicurezza dei citati 230 milioni di debiti, anche se fuori dal consolidato, tra partecipate, consorzi e così via, ci sono altri 350 milioni di esposizioni per cui non servono terapie d'urgenza. All'udienza in Tribunale di giovedì 7 febbraio Coopsette chiederà un rinvio per fnalizzare il piano con i creditori che, secondo previsioni, verrà predisposto nella cornice dell'articolo 182 bis e sarà asseverato dallo studio Ranalli di Torino. Alle banche è stato chiesto di estendere la moratoria fno ad aprile su debiti e interessi nonché il mantenimento degli affdamenti per sconto effetti (50 milioni) e altre linee per il circolante (60). A fronte di ciò, Coopsette prospetta alle banche una revisione profonda del business attorno al pilastro delle concessioni autostradali, sulle tratte già citate, e nelle opere ferroviarie come la nuova stazione Tav di Firenze e alcune tratte tra Milano e Padova. Gli altri impegni riguardano la vendita di asset immobiliari tra cui le aree in sviluppo Campione del Garda (resort, spa, centro sportivo) e Motorcity Verona (autodromo e negozi) nonché il Centro commerciale Pompei già a reddito. Quest'ultimo potrebbe venire apportato al fondo Emilia, promosso da Sator sgr proprio con Coopsette, Cassa notariato , Enasarco e la famiglia Puri Negri nella quale è già confuito l'altro shopping center di Trieste. Restano invece al loro posto (anche per i molti vincoli nei patti di sindacato) le quote legate agli assetti del mondo coop in Holmo (7,5%) e quelle sotto l'1% in Finsoe e Banca Carige . Per ora non è previsto un aumento di capitale visto che Coopsette ha un patrimonio di 290 milioni, crediti commerciali per 60 e asset a reddito (parcheggi e altro) che generano cassa. Foto: Pericolo scampato? A sinistra, Fabrizio Davoli. A fanco, lavori per la Variante di Moena COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 64 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato PRIMO PIANO I conti della crisi Il gruppo delle costruzioni mette al sicuro i debiti 18/01/2013 Il Fatto Quotidiano - Ed. nazionale Pag. 3 (tiratura:100000) Fanghi e camorra: il connubio perfetto per fare business I LEGAMI TRA UN'IMPRESA LEGATA AI CLAN E L'AZIENDA DI REGGIO EMILIA Irapporti tra un'impresa vicina alla camorra e la Coopsette di Reggio Emilia. È questa la nuova frontiera dell'indagine della Procura di Firenze. La Veca Sud di Lazzaro Ventrone, da Maddaloni in provincia di Caserta ha smaltito centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti e ora gli inquirenti vogliono capire se non ci sia un accordo a monte con la Coopsette. "È stato accertato che i prezzi erano gonfiati al fine di consentire a Nodavia di crearsi delle poste in nero", scrivono i magistrati. Le carte ovviamente erano a posto: "Un cosiddetto doppio contratto veniva fatto firmare agli smaltitori (...) ciò che veniva effettivamente pagato da Nodavia era una somma inferiore a quella risultante nel contratto perchè una parte veniva retrocessa per costituire somme liquide occulte". Le società toscane che ufficialmente erano titolari dell'incarico di smaltimento erano "in realtà solo apparenti smaltitori" mentre "la società Veca sud di Maddaloni, in provincia di Caserta, gestita da Lazzaro Ventrone, in concreto è risultata avere il quasi monopolio del trasporto e movimento terra dell'appalto". I Ros hanno accertato che "gran parte delle oltre 413 mila tonnellate di fanghi sono state trasportate e smaltite a cura del Lazzaro Ventrone e di Veca Sud". E questo è il ritratto consegnato negli atti giudiziari del grande smaltitore: "la figura del Ventrone e della impresa Veca Sud è risultata, da accertamenti svolti e da fonti di prova acquisite in atti, strettamente collegata a ambienti della criminalità organizzata di tipo camorristico e in particolare ai clan dei Casalesi e alla famiglia Caturano". Ecco perché "quindi appare assolutamente necessario comprendere (...) per quale ragione tutti si siano rivolti nella movimentazione terre alla impresa di Maddaloni Veca Sud, se vi siano contiguità di talune aziende coinvolte nella gestione con le attività imprenditoriali della famiglia Ventrone e se vi siano accordi occulti tra il General Contractor (Nodavia) o il suo socio di maggioranza (Coopsette che di fatto dirige la gestione dell'appalto) e la medesima Veca Sud". Foto: IL FUNZIONARIO Foto: Ettore Incalza, dirigente del ministero delle Infrastrutture, tra gli indagati. Sopra, Maria Rita Lorenzetti COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 65 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Nelle carte 18/01/2013 Il Fatto Quotidiano - Ed. nazionale Pag. 3 (tiratura:100000) COINVOLTE LE COOP ROSSE. REATI IPOTIZZATI: TRUFFA ALLO STATO, CORRUZIONE, FRODE E ASSOCIAZIONE A DELINQUERE. 31 INDAGATI L'I N C H I E STA L'ex presidente dell'Umbria Lorenzetti avrebbe favorito suo marito per incarichi post sisma in Emilia Marco Lillo sistentemente, viene chiesto di firmare una attestazione, preparata dagli stessi uffici di Italferr, in cui falsamente si attesta che i lavori dell'opera sono iniziati entro i cinque anni e che la autorizzazione ambientale e paesaggistica non è scaduta". La questione più impressionante però è quella del rischio incendio. Scrivono i pm: "la legislazione comunitaria, per prevenire disastri quali quelli avvenuti nella galleria del Monte Bianco, ha imposto specifiche tecniche di resistenza al fuoco e al calore dei materiali di rivestimento". I quantitativi di materiale ignifugo invece sono "dolosamente ridimensionati... e il risultato non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso". I manager delle società, compresa quella pubblica che dovrebbe controllare, sono consapevoli del rischio: "come risulta dalle prove a cui i conci (il rivestimento del tunnel, ndr toposti in laboratori sia in Germania che in Italia. Dai test ripetuti si è manifestato evidente il fenomeno dello spalling, ossia di un collassamento della struttura dovuto al calore e al fuoco". Per i pm non solo i manager del subappaltatore, Seli, sapevano. I rischi erano noti "anche a Morandini di Italferr". Tutti però "hanno trovato una compiacente copertura in relazioni tecniche del professor Meda Alberto, leggendo le quali non è dato ricavare l'esito sostanzialmente negativo delle prove eseguite" Secondo i carabinieri e la Procura di Firenze le gallerie dell'Alta velocità ferroviaria in costruzione a Firenze da parte del general contractor, Nodavia (il cui socio principale è la Coopsette di Reggio Emilia) sono rivestite con materiali che mettono a rischio la sicurezza dei passeggeri dei treni in caso di incendio. Oltre a essere fatti male i lavori del Tav sono pagati troppo perché i costi sono stati gonfiati. Il costo del passante di Firenze, infatti, è lievitato da 500 milioni a 800 milioni di euro grazie alle riserve, cioé il meccanismo inventato dai grandi appaltatori per sollevare problemi imprevedibili al momento della gara. Fondamentale il ruolo di Maria . Presidente dell'Umbria per il Pd fino al 2010 è indagata per associazione a delinquere, abuso di ufficio e corruzione in qualità di presidente della società pubblica Italferr. Doveva controllare la Coopsette e invece avrebbe svolto il suo ruolo nell'interesse proprio, della sua famiglia e della coop rossa legata al suo partito. Indagato anche Lorenzo Brioni , responsabile relazioni istituzionali di Coopsette e marito dell'ex sottosegretario e deputato Pd, Elena Montecchi. Lorenzetti, per i pm, ha agito "nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette" e ha messo "a disposizione dell'associazione a delinquere le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici". L'ex presidente umbra è indagata anche perché avrebbe conseguito "incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge", un architetto. Fortunatamente, di fronte a un manager pubblico come la Lorenzetti che fa i suoi interessi e quelli della Coop rossa, interviene l'Autorità il Garante dei lavori pubblici. A favore della stessa coop rossa però. Il membro dell'Autorità di Vigilanza dei Lavori Pubblici in carica, Piero Calandra un bel parere per favorire la Coopsette permettendole di ottenere il pagamento delle riserve per centinaia di milioni di euro, nonostante la legge del 2011. Piccolo particolare: anche Calandra, ex collaboratore di Cesare Salvi al ministero, è considerato di area Pd. Non basta. Per i pm lo scavo si svolge sotto una scuola in funzione determinando "crepe evidenti che hanno concretamente reso possibile distacchi di intonaco o di parti vetrate che avrebbero potuto seriamente mettere in pericolo la incolumità delle centinaia di persone che frequentavano la scuola, ragazzi e insegnanti". Per completare il quadro non poteva mancare la criminalità: centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti sono stati smaltiti illegalmente da un'azienda vicina alla camorra. Eccola qui l'alta velocità all'italiana secondo i pm di Firenze Giulio Monferini e Gianni Tei che coordinano l'indagine del Ros dei carabinieri su 36 persone per associazione a delinquere e altri reati, dalla truffa alla corruzione, dal traffico illecito di rifiuti alla violazione delle norme paesaggistiche. Prima di approvare a occhi chiusi il Tav in Val di COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 66 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav Firenze, materiali dannosi e costi gonfiati 18/01/2013 Il Fatto Quotidiano - Ed. nazionale Pag. 3 (tiratura:100000) COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 67 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Susa, dove i lavori sono stati affidati con il plauso del Pd a un'altra cooperativa rossa di Ravenna (che certamente userà metodi diversi dalla Coopsette di Reggio Emilia) sarebbe il caso di dare un'occhiata all'inchiesta sul passante di Firenze. Una brutta tegola per il partito di Bersani alla vigilia delle elezioni. Anche se nessun dirigente è indagato, sono decine le telefonate di politici intercettate nel corso dell'indagine e dall'area Pd provengono molti soggetti coinvolti, con l'eccezione rilevante di E rco l e I n c a l za , il "rieccolo" delle indagini sull'alta velocità. Amministratore del Tav, all'epoca di Lorenzo Necci, dal 1991, uscito indenne da una dozzina di indagini, Incalza è stato tirato fuori dalla naftalina da Pietro Lunardi e confermato al ministero da destra e sinistra e infine dai tecnici fino a tutto il 2013 (nonostante il suo nome fosse uscito sui giornali nel 2010 per i rapporti con Diego Anemone) a capo della Struttura tecnica di missione del ministero. Incalza è indagato per associazione a delinquere perché avrebbe favorito la Nodavia di Coopsette insieme a un architetto della sua unità di missione del ministero, Giuseppe Mele , "a cui inFoto: Il cantiere dell'Alta velocità alle porte di Firenze 18/01/2013 Corriere Fiorentino - Firenze Pag. 2 (diffusione:12000) La Procura blocca i lavori: 36 indagati. Sequestrata la maxitrivella «Nessuna potrà mai accorgersi del magheggio», dicono alla Seli senza sapere che sono intercettati. E la Seli è una delle società coinvolte in quella che appare la nuova maxi inchiesta della Procura di Firenze, esplosa ieri con 36 perquisizioni. La nuova maxi inchiesta ha un nome: Tav. Corruzione, associazione a delinquere, gestione illecita di rifiuti, abuso d'ufficio, frode nelle pubbliche forniture, violazione delle norme paesaggistiche, truffa: la lista delle accuse viene stilata dal procuratore Giuseppe Quattrocchi e dai sostituti Gianni Tei e Giulio Monferini che ipotizzano che il trasporto e lo smaltimento delle terre di scavo era stato affidato ad imprese in odor di camorra. Ieri mattina Ros e Forestale si scatenano in tutta Italia: perquisiscono dirigenti del mondo edile, come la Nodavia di Reggio Emilia e la Coopsette, ma vanno anche a Roma, dove bussano alle case di funzionari del Ministero delle Infrastrutture e dell'Ambiente oltre che di alcune Commissioni. Geologi, ingegneri, amministratori delegati, tecnici: la rete ricostruita dalla Procura sembra non finire mai. Alla fine della giornata gli indagati sono 36. La fresa, la maxitrivella Monna Lisa, una delle più grandi in Europa (c'è voluto un anno per trasportarne i pezzi e montarla a Campo di Marte dove doveva scavare i tunnel da e per Castello) è finita sotto sequestro perché i pm sostengono sia stata allestita con pezzi non originali. Sigilli anche ai manufatti che dovevano servire a rivestire i tunnel: già pronti per essere montati erano stati assemblati con materiale scadente. I tunnel in caso di incendio «sarebbero collassati». A far partire l'inchiesta è stato nel 2009 un accertamento della Forestale e dell'Arpat sullo smaltimento dei fanghi nei cantieri Tav in provincia. Le ditte, secondo l'accusa, «si dividevano fanghi e acque e si occupavano della raccolta, trasporto e smaltimento in discarica». Il Ros scava su appalti e subappalti, trova materiali che servivano alla costruzione dei tunnel pericolosi che servivano anche per realizzare le gallerie del Passante sotto la città. A vincere la gara d'appalto è stata Nodavia, di cui fanno anche parte Coopsette, Ergon e Coestra: ieri diversi dirigenti sono stati perquisiti. A Firenze spicca il nome di Franco Varvarito della ditta Varvarito, un colosso delle demolizioni. Ma è indagato anche Alfio Lombardi, dirigente di Coopsette. «Piena correttezza e rispetto delle normative vigenti», dice il presidente della cooperativa Fabrizio Davoli. Fs annuncia un'inchiesta interna. Assicura la «massima collaborazione e trasparenza», anche «in considerazione del coinvolgimento delle controllate Rfi e Italferr come parti lese». Ma nelle carte della Procura spuntano dipendenti «infedeli» e indagati. Gualtiero Bellomo, componente della commissione ministeriale ambientale, si mette a disposizione per «stilare pareri compiacenti». Lo scopo: declassare «il fango di perforazione in terra non inquinata». Assicura inoltre «la positiva valutazione della Commissione sulla inessenzialità delle varianti progettuali, anche quelle relative al consolidamento della Fortezza da Basso». Per l'opera dello Scavalco, a Rifredi, le acque reflue sarebbero state scaricate nella fogne, in via del Sodo e nel tombino collegato al fosso di Quarto. Monitoraggio dei lavori «insufficiente» e «gravemente negligente» nelle vicinanze della scuola Ottone Rosai, dove si registrano crepe. I lavori li eseguivano sempre. Secondo le prescrizioni li dovevano fare durante le vacanze. Simone Innocenti Valentina MarottaRIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 68 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Materiali scadenti e pericolosi Fermato il tunnel della Tav 18/01/2013 Corriere Fiorentino - Firenze Pag. 3 (diffusione:12000) Tramvie, mercati, Cascine: sono 25 i progetti in bilico. L'assessore Petretto: angoscia Prima c'è stata il piano Fondiaria a Castello. Poi la tramvia, in cui per strada si sono perse le aziende costruttrici, poi faticosamente sostituite. Con quella sulla Tav, arriva la terza tegola giudiziaria sulla trasformazione della città di Firenze. Un colpo ai progetti che rischia di lasciare le cose esattamente come stanno. Un colpo mortale per lo sviluppo della città. Peggio: con i cantieri aperti ma fermi, con 400 posti di lavoro a rischio, a cui aggiungere l'indotto. Ma non è solo quello il problema che nasce dallo stop del progetto del nodo dell'Alta velocità di Firenze, dopo l'inchiesta ed i sequestri della Procura. Perché per Firenze l'accordo sul Nodo dell'Alta velocità rappresenta molto di più dei 691 milioni dell'appalto vinto, nel 2007, da Coopsette (in cordata con Ergon Engineering e Constructing di Trento, consorzio nato tra Coestra, Inso e Consorzio Etruria) con un ribasso del 25% rispetto alla base di 915 milioni. In ballo ci sono 85 milioni di euro di progetti per la città che rischiano di perdersi. Anche loro. Il sindaco Matteo Renzi (che ieri ha deciso di non commentare la vicenda) fin dalla battaglia per le primarie pose una serie di dubbi sul progetto Tav. Propose di modificarne il tracciato. Arrivò ad un braccio di ferro con Mauro Moretti, ad di Ferrovie, si parlava di una sorta di «guerriglia di controlli». Poi, affermò: «Mai stato contro il progetto dell'Alta velocità» la battaglia «è tra Firenze e Ferrovie» per il mancato rispetto degli accordi di tutti gli interventi collegati al progetto, che prevedevano anche ricadute occupazionali come il nuovo centro di eccellenza ferroviaria all'Osmannoro o il Centro sicurezza nazionale di Ferrovie. La trattativa si concluse il 3 agosto del 2011: giorno della firma a Roma dell'accordo in cui venivano cancellate le opere compensative che Fs avrebbe dovuto realizzare in base al primo protocollo firmato nel secolo scorso (il 1997) con l'impegno di sborsare al loro posto 90 milioni (85 al Comune, 5 alla Provincia) per gli interventi decisi dai due enti. Ferrovie si impegnava a concludere la messa in sicurezza del Mugnone, compresa la sostituzione del ponte del Barco, che la Provincia, dopo il rischio alluvione del novembre scorso, ha ordinato di abbattere. Solo che queste risorse (Mugnone a parte) sarebbero state erogate da Fs (o meglio, da Rfi, sua controllata) solo quando i lavori del tunnel sarebbero partiti, e via via con l'avanzamento degli stessi. Ma se i lavori si fermano? «Angoscia». La parola sfugge all'assessore Alessandro Petretto che in questi giorni sta preparando il bilancio. Il Comune per il 2013 vorrebbe investire in progetti circa 160 milioni di euro. Metà di questi soldi erano coperti da Rfi. Se questi soldi non arriveranno più ci sono 25 progetti senza più finanziamento. Toccherà al Comune scegliere cosa fare, tenendo conto che di milioni proprio ne può spendere 80. Se saltassero solo i progetti finanziati da Rfi questo è il quadro. Ci sono tre strade che non arriveranno: la Fortezza-Panciatichi, quella lungo il fosso Macinante (via Pistoiese-Leopolda), l'ultimo lotto della Mezzana-Perfetti Ricasoli, pari a 43 milioni. Salta un milione e mezzo per le Cascine, la passerella sull'Arno Argingrosso-Cascine, i parcheggi scambiatori intorno al parco: insomma, i fondi per dare sostanza al «master plan» delle Cascine. Salta il rifacimento della piazza del Mercato centrale, del Mercato di Sant'Ambrogio, di piazza Ciompi. Saltano i parcheggi scambiatori per la tramvia da Scandicci, per i bus extraurbani. Saltano anche i fondi per realizzare, in sede ferroviaria, la linea 4 della tramvia. Le piste ciclabili. Diversi milioni di interventi su strade, busvie, l'allargamento di via delle Bagnese. Insomma, una ventina dei «100 punti» di Renzi si allontanano. A data da destinarsi. Ma non basta. Collegata all'accordo c'era la variante per far passare la linea 2 della tramvia (Peretola-Stazione) accanto alla nuova stazione Foster. L'empasse giudiziaria bloccherà anche questo? Bloccherà anche i lavori per la messa in sicurezza del Mugnone? Gli interventi della Provincia? Ci saranno problemi per il contratto definitivo per il trasferimento del terreno di Ferrovie dove è stato costruito il Maggio? Rfi ha chiesto il dissequestro della «talpa» per far ripartire i lavori, dato che l'opera è di interesse nazionale. È tutto da vedere. L'unica buona notizia che arriva da Roma è che è stato finanziato il «patto delle città»: per Firenze, ci sono circa 14 milioni di euro. Proprio per recuperare l'area Leopolda, tra le Cascine, il nuovo Teatro dell'Opera e Porta al Prato. Marzio Fatucchi RIPRODUZIONE RISERVATA COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 69 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Firenze, maledizione grandi opere È la paralisi, senza quei 90 milioni 18/01/2013 Giornale dell'Umbria Pag. 27 FIRENZE - Anche le crepe in una scuola media, l'istituto Ottone Rosai di Firenze, sono colpa degli scavi per l'alta velocità ferroviaria. Non si teme che l'edificio crolli, ma la sicurezza dei ragazzi è a rischio. L'in chiesta della procura di Firenze sul progetto del sottoattraversamento fiorentino, una galleria di sei chilometri per "bypassare" la città, ipotizza anche questo. I lavori sono in fase preparatoria, quelli veri e propri dovevano iniziare a breve, ma i carabinieri del Ros hanno sequestrato la "talpa" Monna Lisa, la maxitrivella per il tunnel principale. Sono stati eseguiti sequestri e perquisizioni. Gli indagati sono 31. Fra loro anche Maria Rita Lorenzetti, Pd, ex presidente della Regione Umbria, coinvolta per il suo incarico di presidente di Italferr (Gruppo Fs) e Ercole Incalza, dirigente dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture. Sono due i filoni: uno relativo ai reati ambientali, per lo smaltimento dei fanghi; l'altro alla sicurezza, in particolar modo al materiale usato come copertura delle gallerie, che non sarebbe abbastanza resistente al fuoco. Fra i reati ipotizzati l'associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, la frode in pubbliche forniture, la corruzione e il traffico di rifiuti. Accertamenti anche su possibili infiltrazioni mafiose. I pm titolari dell'indagine, Gianni Tei e Giulio Monferini, e gli investigatori del Ros e del corpo forestale, ritengono che siano state smaltite migliaia di tonnellate di fanghi prodotti dagli scavi: in parte sarebbero state scaricate nelle falde acquifere o fatte passare come meno inquinanti di quanto siano e quindi conferite in discariche non adeguate. Per la procura, così facendo le ditte appaltatrici hanno abbattuto i costi e guadagnato di più: le società appaltanti, Rfi e Italferr, infatti, avrebbero pagato il lavoro come se fosse stato fatto nel rispetto delle leggi. I reati ambientali sarebbero stati compiuti grazie alla collaborazione fra dirigenti di Italferr e Rfi, funzionari del ministero dell'Ambiente e dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche, dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture, come Ercole Incalza, e dirigenti delle ditte che hanno in appalto i lavori, come la Novadia e la sua socia di maggioranza Coopsette. La presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti, scrivono i pm, avrebbe messo a disposizione «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» in cambio di «incarichi professionali» per il marito «nella ricostruzione del terremoto in Emilia». Gli investigatori ritengono anche che la trivella sia composta da componenti «privi di affidabilità e sicurezza». Non solo, il materiale acquistato per i rivestimenti delle gallerie non rispetterebbe le norme antincendio: il rischio sarebbe il "collas so" dei tunnel. Il ministero delle infrastrutture e il Gruppo Fs hanno già avviato indagini interne: «Rfi e Italferr sono parti lese», sottolineano le Ferrovie. La presidente di Italferr, Lorenzetti, si è detta estranea e ha espresso «sconcerto per questa vicenda processuale». Il presidente della Toscana Rossi ha chiesto di «separare l'accertamento delle eventuali responsabilità penali dalla necessità di completare l'opera presto e bene». COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 70 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, 31 indagati per il nodo di Firenze 18/01/2013 La Provincia di Cremona - Ed. nazionale Pag. 8 (diffusione:22748, tiratura:28110) FIRENZE - Anche le crepe in una scuola media, l'istituto Ottone Rosai di Firenze, sono colpa degli scavi per l'alta velocità ferroviaria. Non si teme che l'edificio crolli, ma la sicurezza dei ragazzi è a rischio. L'inchiesta della procura di Firenze sul progetto del sottoattraversamento fiorentino, una galleria di sei chilometri per 'bypassare' la città, ipotizza anche questo. I lavori sono in fase preparatoria, quelli veri e propri dovevano iniziare a breve, ma i carabinieri del Ros hanno sequestrato la 'talpa' Monna Lisa, la maxitrivella per il tunnel principale. Ieri sono stati eseguiti sequestri e perquisizioni. Gli indagati sono 31. Fra loro Maria Rita Lorenzetti , Pd, ex presidente della Regione Umbria, coinvolta per il suo incarico di presidente di Italferr (Gruppo Fs) e Ercole Incalza , dirigente dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture. Sono due i filoni: uno relativo ai reati ambientali, per lo smaltimento dei fanghi; l'altro alla sicurezza, in particolar modo al materiale usato come copertura delle gallerie, che non sarebbe abbastanza resistente al fuoco. Fra i reati ipotizzati l'associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, la frode in pubbliche forniture, la corruzione e il traffico di rifiuti. Accertamenti anche su possibili infiltrazioni mafiose. Per la procura le ditte appaltatrici hanno abbattuto i costi e guadagnato di più: le società appaltanti, Rfi e Italferr, infatti, avrebbero pagato il lavoro come se fosse stato fatto nel rispetto delle leggi. I reati ambientali sarebbero stati compiuti grazie alla collaborazione fra dirigenti di Italferr e Rfi, funzionari del ministero dell'Ambiente e dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche, dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture e dirigenti delle ditte che hanno in appalto i lavori, come la Novadia e la sua socia di maggioranza Coopsette. Il ministero delle infrastrutture e il Gruppo Fs hanno già avviato indagini interne: «Rfi e Italferr» sono parti lese, sottolineano le Ferrovie. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 71 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav, inchiesta sui lavori a Firenze Truffa e corruzione: 31 indagati 18/01/2013 Luna Nuova - N.4 - 18 gennaio 2013 Pag. 2 Il Tav iorentino nel mirino della magistratura L'inchiesta è partita dallo smaltimento dei fanghi di cantiere. Su tutto, l'ombra della camorra MASSIMILIANO BORGIA CI SONO anche i nomi di dirigenti pubblici e di società che hanno un ruolo nel progetto della TorinoLione tra gli indagati dell'inchiesta sulla tratta Tav iorentina. È coin volto Ercole Incalza, il dirigente del ministero delle infrastrutture che sovrintende a tutta la procedura di approvazione del progetto della Torino-Lione dentro il ministero. Mentre la Coopsette di Reggio Emilia, tra le più importanti aziende italiane del settore costruzioni, viene spesso citata tra quelle interessate ai futuri cantieri. Coopsette, inoltre, sta lavorando all'inceneritore del Gerbido, ha lavorato al Nodo ferroviario di Torino e ha lavorato alla linea 1 della metropolitana. L'inchiesta sui cantieri Tav di Firenze offre uno spaccato preoccupante di cosa potrebbe succedere anche in valle di Susa, confermando in Toscana la tesi degli oppositori valsusini che le opere come il Tav «sono strettamente connesse alla corruzione e alle iniltrazioni maiose» . L'indagine è partita dalla stessa Procura toscana e ha fatto scattare ieri mattina perquisizioni in diverse città italiane. Tra i nomi di spicco, Maria Rita Lorenzetti, Pd, ex governatore dell'Umbria e attuale presidente dell'Italferr, società di progettazione di Ri; Va lerio Lombardi, dirigente Italferr in qualità di responsabile unico del procedimento e i vertici delle società appaltatrici. I reati contestati ad alcune delle persone coinvolte vanno dalla truffa ai danni della pubblica amministrazione, alla corruzione, alla gestione abusiva dei rifiuti e all'associazione a delinquere. Sono una trentina le perquisizioni e 31 gli indagati, tecnici e funzionari del ministero. I carabinieri del Ros hanno anche sequestrato la maxi trivella (chiamata Monnalisa) che stava scavando il grande tunnel per il passaggio dei treni che dovrebbero poi arrivare alla stazione ferroviaria che sarà posta sottoterra. Perquisita la sede di Nodavia, la società che ha vinto la gara per realizzare il nodo iorentino. Di questo gruppo fanno parte Ergon e Coestra, la capoila è, appunto, Coopsette. Proprio Coopsette, attraverso la sua controllata Nodavia, sta realizzando l'intera opera. I provvedimenti sono stati irmati dal procuratore Giuseppe Quattrocchi e dai so stituti Giulio Monferini e Gianni Tei che già avevano indagato sullo smaltimento delle terre di scavo. A Maria Rita Lorenzetti, presidente dell'Italferr, viene contestato l'abuso di uficio, l'associazione a delinquere e la corruzione «a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette mettendo a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici uficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge». Indagati anche diversi funzionari ministeriali, fra questi Gualtiero Bellomo, della Commissione Via del ministero, la commissione di Va lutazione dell'impatto ambientale che, secondo l'accusa, in cambio di favori («assunzioni di parenti, consulenze, riconferma nell'incarico al ministero») "si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti" e declassiicare per esempio i fanghi di perforazione in terra non inquinata e svelava anche chi, all'interno della commissione era di parere contrario". L'inchiesta è partita da un accer tamento della forestale e dell'Arpa toscana sullo smaltimento dei fanghi nei cantieri del Tav iorentino. Gli investigatori del Ros hanno scoperto che le «ditte smaltitrici si dividevano in pieno accordo i quantitativi di fanghi e acque e si occupavano anche della loro raccolta, trasporto e smaltimento in discarica». Fra queste, in par ticolare l'attenzione di chi indaga si è accentrata sulla ditta Veca Sud diretta da Lazzaro Ventrone. La ditta, secondo l'accusa sarebbe «strettamente collegata ad ambienti della criminalità organizzata di tipo camorristico». I legami sarebbero con il clan dei casalesi e con la famiglia Carturano. Inoltre, i conci, per la galleria avrebbero percentuali di parti ignifughe nei componenti più basse. «Il risultato scrivono gli inquirenti - non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore (la ditta Seli di Roma), ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle speciiche contrattuali come risulta dalle prove a cui i conci sono stati sottoposti in laboratori sia in Germania, sia in Italia». COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 72 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato ATTUALITA' 18/01/2013 Prima Pagina Pag. 1 Tav, indagati dirigenti Coopsette La replica: «Abbiamo lavorato nel rispetto delle normative» . A PAGINA 8 Le indagini della Procura di Firenze sui lavori del nodo fiorentino della Tav hanno coinvolto anche la cooperativa reggiana Coopsette. Tra i 31 indagati infatti figurano anche 4 dirigenti della coop, un tecnico e un responsabile. I nomi nella lista sono quelli di Paolo Bolondi, 50 anni, Marco Bonistalli, 61 anni di Roma, Matteo Forlani, 37 anni di Parma, Alfio Lombardi 49 anni di Mantova. Altri tre reggiani coinvolti sarebbero Maurizio Brioni, 66 anni responsabile delle relazioni istituzionali Coopsette, Domenico Carizia, 57 anni tecnico di Nodavia controllata Coopsette, e Claudio Lanzafame, 44 anni. La Coopsette ha dichiarato che «le attività sono sempre state svolte nel rispetto delle normative. Siamo a disposizione della Magistr ura». COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 73 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato IL CASO La cooperativa reggiana coinvolta in un'inchiesta della Procura di Firenze 18/01/2013 Prima Pagina Pag. 8 La replica: «Attività svolte in piena correttezza delle normative» Le indagini sulla Tav a Firenze riguardano anche la cooperativa reggiana Coopsette. Trfa le 31 persone indagate per il nodo dell'alta velocità infatti ci sono an che i nomi di quattro dirigenti dell'azienda di Castelnovo Sotto, di un tecnico e di unh responsabile. Come si legge su La Repubblica di Firenze infatti tra le persone indagate ci sarebbe il reggiano Paolo Bolondi, 50 anni, Marco Bonistalli, 61 anni di Roma, Matteo Forlani, 37 anni di Parma e Alfio Lombardi, 49 anni di Matova. Gòli altri tre reggiani coivolti sarebbero Maurizio Brioni, 66 anni, responsabile delle relazioni istituzionali Coopsette, Claudio Lanzafame, 44 anni, e Domenico Carizia 57 anni, tecnico di Nodavia, controllata Coopsette. La Coopsette viene citata nelle indagini nel collegamento con la figura di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di progettazione del gruppo Ferrovie), alla quale vengono contestati l'abu s o di ufficio, l'associazione a delinquere e la corruzione. Secondo l'accusa, la presidente dell'Italferr avrebbe svolto «la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette mettendo a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del coniug e». La Coopsette ha dichiarato in un comunicato di ieri: «Coopsette prende atto dei provvedimenti che questa mattina (ieri, ndr) la Procura della Repubblica di Firenze ha notificato in ordine alle vicende connesse ai cantieri TAV. Coopsette ritiene che le attività riferite a tali cantieri siano sempre state svolte in piena correttezza e con il rispetto delle normative vigenti, seguite e osservate con il massimo scrupolo. Per questa ragione, Coopsette è convinta che il procedimento penale dimostrerà la piena estraneità della Società e della controllata Nodavia rispetto a qualsiasi tipo di illecito. Coopsette, anche per contribuire ad uno svolgimento rapido del procedimento, è a piena disposizione della Magistratura». Tra le ipotesi della procura di Firenze, utilizzo di materiali scadenti per la ricostruzione della galleria della Tav del capoluogo toscano, il materiale ignifugo utilizzato sarebbe stato di qualità scadente e allungato con acqua, con possibili gravi conseguenze per la sicurezza. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 74 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Coopsette , dirigenti indagati per la Tav 18/01/2013 Quotidiano di Sicilia Pag. 24 Tav: materiali scadenti 36 gli indagati a Firenze FIRENZE - Ci sono già 36 indagati con perquisizioni in tutta Italia: è un primo bilancio dell'inchiesta della Procura di Firenze sulla Tav e in particolare sul passante ferroviario fiorentino dell'alta velocità. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d'ufficio. Secondo quanto si è appreso, sarebbe stata perquisita la sede di Nodavia, la società che ha vinto la gara per realizzare il nodo fiorentino della Tav. I Carabinieri hanno anche sequestrato la maxi trivella del cantiere fiorentino che sta scavando il tunnel per il passaggio dei treni e la stazione ferroviaria sotterranea. L'inchiesta è condotta dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei. Tra le principali accuse la costruzione delle gallerie per la Tav fatta con l'utilizzo di materiale ignifugo scadente, si ipotizza allungato con l'acqua, con gravi problemi per la sicurezza. Anche la maxi-trivella che stava scavando il tunnel di 7,5 km sotto Firenze per il sottoattraversamento Tav, sarebbe stata montata con guarnizioni non idonee a sostenere le pressioni dello scavo. "Il risultato non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle specifiche contrattuali come risulta dalle prove a cui i 'conci' sono stati sottoposti in laboratori sia in Germania, sia in Italia", sostiene l'accusa. In particolare "dai test ripetuti si è manifestato evidente il fenomeno dello 'spalling', ossia il collassamento della struttura dovuta al calore e al fuoco". Tra gli indagati ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende. A Maria Rita Lorenzetti (Pd), ex presidente della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l'abuso di ufficio, l'associazione a delinquere e la corruzione, "svolgendo la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) - si legge nel documento - mettendo a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge". Tra gli altri, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione 'Valutazione impatto ambientale' (Via) del ministero delle Infrastrutture; quest'ultimo, in cambio di "assunzioni di parenti, consulenze" e altri favori personali, secondo l'accusa"si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti". La Procura sta indagando, in particolare, sia sulla gestione degli appalti, dei subappalti e sull'esecuzione delle opere, sia sullo smaltimento dei rifiuti risultanti dalle terre di scavo. Le indagini, condotte dai Carabinieri del Ros di Firenze, avrebbero preso il via proprio dalle terre di scavo trasformate in rifiuti durante la costruzione di una galleria di ausilio per i lavori dell'alta velocità fiorentina. A Firenze il sottoattraversamento ferroviario per la Tav prevede un tunnel da Campo di Marte a Castello, lungo circa 7,5 km, e una stazione sotterranea. COOPSETTE - Rassegna Stampa 18/01/2013 75 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato 24 Passante ferroviario: gravi problemi di sicurezza nelle gallerie costruite INFRASTRUTTURE 8 articoli 18/01/2013 La Repubblica - Firenze Pag. 5 (diffusione:556325, tiratura:710716) La vittoria No Tav : ci chiamavano visionari Dell'Olio: superate le nostre peggiori previsioni. Asor Rosa: ora stop all'opera per sempre MARIO NERI «CI hanno sempre trattato come visionari, ora finalmente è stata fatta chiarezza, ma adesso le amministrazioni locali ammettano le proprie responsabilità. Per troppo tempo hanno chiuso gli occhi», dice Ornella De Zordo, consigliera di PerUnaltracittà. Per i No Tav fiorentini e la rete dei Comitati guidata da Alberto Asor Rosa il sequestro della Monna Lisa è una «bella notizia», ma ora «quest'opera inutile e dannosa va fermata per sempre». Perché «la realtà ha superato anche la "fantasia" delle nostre previsioni», esulta Girolamo Dell'Olio, presidente di Idra, associazione ambientalista da sempre in prima fila contro il tunnel. Vanno molto oltre il coro del «ve l'avevamo detto» le reazioni di chi per anni si è battuto contro il progetto dell'Alta velocità. Alcuni ne sono convinti: il tunnel Tav e la mega stazione Foster non si faranno più. «È scoppiato il bubbone e non si può andare avanti», dicono i No Tav. Le ipotesi di reato che la procura di Firenze elenca nelle carte dell'inchiesta «fanno emergere un'osmosi perversa, poco meno che terrificante, fra potere politico, committenza pubblica, appaltatori privati e criminalità organizzata - continua Dell'Olio - siamo di fronte al gotha del peggio. E allora grazie alla magistratura, forse, Firenze è davvero salva». Non finché non si deciderà di «cassare per sempre questo progetto - avvisa Tiziano Cardosi, uno dei membri più attivi dei comitati fiorentini - è arrivato il momento di dirlo: chi finora ha sostenuto quest'opera dovrà dare le dimissioni, il governatore Rossi e tutta la giunta regionale devono andare a casa. Del resto è stato Rossi a trasferire il dirigente che nell'aprile 2012 firmò la relazione con cui si diceva a Nodavia che non avrebbe potuto portare le terre a Cavriglia perché dovevano essere trattate come rifiuti e quindi destinate alla discarica». Proprio quel dirigente, Fabio Zita, oggi all'Ufficio paesaggio, è laconico: «Sembra che a questo mondo un po' di giustizia ci sia. Io avevo fatto soltanto il mio dovere per il bene della collettività. Qualcun altro forse no. Chi ha sbagliato dovrà pagare». Farà ricorso contro il trasferimento? «Sto valutando con i miei legali». «Da anni denunciamo le irregolarità di questo progetto assurdo, fonte di spreco di denaro pubblico e un affare solo per grandi imprese, cooperative e una potente lobby trasversale agli schieramenti politici», proseguono i No Tav. Secondo il segretario fiorentino della Cisl Roberto Pistonina il nuovo governo dovrà «cambiare subito la legge sugli appalti». «È proprio la figura del General Contractor - dice De Zordo - ad aver innescato questo sistema perverso, in cui chi vince la gara per i lavori è anche colui che fa il progetto, il controllore e il controllato sono la stessa cosa. Denunciammo quest'estate come Nodavia tenesse ferma la fresa per far salire i costi. Lo svelammo rendendo pubblica la lettera con cui comunicava a Rfi che la spesa per l'intervento era già passata da 694 a 890 milioni nonostante i lavori non fossero ancora partiti». Ma De Zordo attacca anche Palazzo Vecchio: «L'unico strumento di vigilanza e trasparenza sarebbe stato l'Osservatorio ambientale ma si è lasciato che gli incarichi scadessero». «Da sempre proponiamo un'alternativa, il passaggio in superficie - spiega Alberto Ziparo, urbanista dell'Università di Firenze - costerebbe 10 volte meno, invece di 3,5 miliardi spenderemmo 350 milioni. Ma è per questo che non viene presa in considerazione». «I danni alla falda compiuti a Campo di Marte? Non sono niente al confronto di ciò che succederà se la talpa entrasse in funzione. Nel progetto non sono stati rispettati i giusti indici antisismici e fatte le adeguate indagini geologiche sul sottosuolo, alla Fortezza succederà un disastro. Non solo. Va sequestrato anche il cantiere della Foster. Vorrei ricordarea tutti che Ferrovie pretende di fare il più grande scavo della storia di Firenze senza una valutazione di impatto ambientale». © RIPRODUZIONE RISERVATA INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013 77 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Le reazioni 18/01/2013 La Repubblica - Firenze Pag. 5 (diffusione:556325, tiratura:710716) La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Foto: L'AVEVAMO DETTO Una delle tante manifestazioni no tav INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013 78 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Ferrara Pag. 5 (diffusione:165207, tiratura:206221) Alta velocità , 31 indagati Ferrarese nella lista L'ALTA velocità si è fermata a Firenze. Non in stazione, però. Alla procura della Repubblica. Trentuno indagati, cantieri sequestrati, perquisizioni in tutta Italia e accuse pesantissime: associazione a delinquere, truffa, corruzione, abuso d'ufficio, falso, traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche forniture, violazione delle norme paesaggistiche. Tra di loro anche un imprenditore di 36 anni originario della città (R. G.), dirigente di Nodavia. Alla luce c'è il marcio che ruotava attorno a un affare da 710 milioni di euro, tanto varrebbe il cantiere della Tav, il cosiddetto «passante fiorentino» con tanto di tunnel da scavare sotto la città. Fra gli indagati c'è anche il nome di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd della Regione Umbria. L'inchiesta è nata da un accertamento della Forestale sullo smaltimento abusivo dei rifiuti di scavo e poi proseguita dai carabinieri del Ros. Il loro trasporto, dopo un giro di contratti gonfiati e fondi neri, veniva addirittura gestito da un'azienda «strettamente legata» al clan camorristico dei Casalesi. Poi i fanghi e i rifiuti derivanti dalle perforazioni venivano scaricati direttamente nella falda acquifera vicina al cantiere. In quell'appalto (il passante ferroviario ha tre cantieri a Firenze) inoltre, secondo le accuse, si usavano anche materiali scadenti e, in quanti tali pericolosissimi. Image: 20130118/foto/105.jpg INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013 79 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato INCHIESTA FIORENTINA 18/01/2013 QN - Il Resto del Carlino - Ferrara Pag. 12 (diffusione:165207, tiratura:206221) L'altra sera l'incontro tra abitanti e amministrazione CLAUDIA FORTINI di CLAUDIA FORTINI POTENZIARE le piste ciclabili in una frazione che si affaccia sulle strade ma che sta crescendo. Per numero di abitanti e potenzialità. E' stato questo giovedì sera il filo conduttore dell'incontro pubblico, con gli abitanti di Scortichino (nella foto un momento della serata), che ha richiesto l'amministrazione comunale. «Prima di procedere alla redazione di un progetto è indispensabile il parere dei cittadini - sottolinea l'assessore ai lavori pubblici Marco Vincenzi - perché entrambe le ipotesi che abbiamo presentato mostrano delle criticità che solo i cittadini possono risolvere e affrontare». Le proposte: la realizzazione di una pista ciclabile sul lato destro da Scortichino verso Bondeno da viale Passardi verso il campo da calcio, la seconda ipotesi invece, riguarda il proseguimento dell'attuale pista ciclabile che proviene dal cimitero sul lato sinistro verso Bondeno. «PRIMA di andare a redigere il progetto definitivo volevamo sapere cosa ne pensano le persone» sottolinea l'assessore. Di recente era stata completata la pista ciclabile di viale Passardi, precedentemente quella che va verso il cimitero. Passaggi in sicurezza necessari, per case, negozi e servizi che insistono sulle strade. Ora, le due nuove opzioni presentano alcune criticità: «Sul lato destro passiamo davanti a quattro attività commerciali - spiega Vincenzi - una delle quali, ad esempio, ha presentato osservazioni temendo di perdere clienti. Nel lato sinistro ci sarebbero da espropriare terreni, indietreggiando alcune cancellate, per raggiungere i due metri e mezzo necessari alla pista ciclabile. Per questo non abbiamo ancora deciso niente - sottolinea -. Continueremo il confronto sia con chi ha l'attività commerciale (si tratta di circa quattro esercenti, ndr) che con gli abitanti del tratto interessato sulla via provinciale (si tratta di 5 o 6 privati, ndr). Contiamo di trovare presto una soluzione. E' necessario dare presto agli abitanti la possibilità di raggiungere la chiesa, la scuola, i servizi, i negozi, il campo di calcio con tutte le sue attività, nella massima sicurezza». Poi un riferimento all'espansione di Scortichino. «Una frazione - ha sottolineato l'assessore - sulla quale puntiamo molto per il prossimo futuro anche grazie al passaggio da qui della bratella di collegamento con l'autostrada Cispadana». INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013 80 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Ciclabile di Scortichino, ecco le idee dei residenti 18/01/2013 Libero - Milano Pag. 42 (diffusione:125215, tiratura:224026) Bloccati i finanziamenti Pedemontana a rischio L'opera dovrebbe finire nel 2015. Ma l'ex dg: «Le banche frenano» DINO BONDAVALLI Secondo il programma di avanzamento dei lavori, la sua conclusione e apertura al traffico dovrebbero aver luogo nei primi mesi del 2015, con la prima tratta nei territori di Como e di Varese operativa già dal prossimo anno. Eppure sulla Pedemontana, l'in frastruttura da 157 chilometri che collegherà le province di Bergamo, Monza, Milano, Como e Varese, rendendo molto più rapidi i collegamenti all'in terno della fascia di territorio a Nord di Milano, incombono nubi tutt'altro che rassicuranti. Ad agitare le acque, con il rischio di scatenare una tempesta alla vigilia delle elezioni politiche e regionali, Umberto Regalia, direttore generale di Pedemontana Lombarda che, dopo essere stato sospeso, sarebbe ora stato licenziato. In una lettera con la quale contesta la validità del proprio licenziamento, indirizzata ai rappresentanti di Pedemontana, a Serravalle, che della società controlla il 68% delle quote, e ad Asam, la holding delle partecipazioni societarie facenti capo alla Provincia di Milano che controlla Serravalle, Regalia avrebbe infatti sollevato dubbi sulla sorte dell'opera. Il primo problema sarebbe la mancanza di una fetta consistente dei 100 milioni di euro previsti dall'aumento di capitale deliberato per Pedemontana. Inoltre, forti difficoltà ci sarebbero anche sul fronte delle trattative con le banche, che con le mutate condizioni economico finanziarie avrebbero posto paletti sempre più rigidi per prorogare il prestito ponte da 200 milioni scaduto a novembre. Un bel problema, tanto più se si pensa che la seconda tratta dell'infra struttura potrebbe avere costi parecchio più alti di quelli preventivati. E che, di fronte a uno scenario del genere, la preoccupazione di non riuscire a completare l'opera prima di Expo 2015 sta progressivamente crescendo. Decisivo per il futuro di Pedemontana sarà quindi con tutta probabilità l'esito del nuovo bando di gara per la cessione congiunta delle quote di Milano-Serravalle detenute da Provincia e Comune di Milano, che verrà presentato proprio oggi. Anche se alla vigilia di un appuntamento così importante da Palazzo Isimbardi di dichiarazioni ufficiali non ne sono arrivate, secondo le indiscrezioni raccolte "il bando su Serravalle è stato definito con una visione lungimirante che non riguarda solo Serravalle, ma anche altre infrastrutture di importanza fondamentale", Pedemontana compresa. Se la vendita andrà in porto, la realizzazione dell'opera sarà quindi garantita. Nel frattempo, si lavorerà per sbloccare la situazione di impasse con le banche. "Le trattative sono in corso, e noi siamo fiduciosi che tutto andrà per il meglio", tranquillizza Mario Martino, direttore generale di Serravalle. "Entro fine mese, poi, dovrà essere fatto l'aumento di capitale deliberato dall'assemblea dei soci" ag giunge, "per cui di particolari difficoltà per adesso non se ne intravedono". Foto: I LAVORI Un'immagine dei lavori in corso nel cantiere di Fagnano Olona che mostrano l'avanzamento del progetto Pedemontana. secondo il programma di avanzamento dei lavori, la sua conclusione e apertura al traffico dovrebbero aver luogo nei primi mesi del 2015. Fotogramma INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013 81 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato La denuncia 18/01/2013 QN - La Nazione - Firenze Pag. 2 (diffusione:136993, tiratura:176177) Procura: rapporto choc. Il crollo alla scuola Rosai GIGI PAOLI di GIGI PAOLI UN BOCCONE da 710 milioni di euro (ma c'è chi dice quasi 900) finito anche in mano alla camorra e, soprattutto, servito in modo drammatico per la sicurezza dei fiorentini. E' terribile lo scenario che emerge dalle carte dell'inchiesta sul passante ferroviario dell'alta velocità a Firenze. Nel decreto di sequestro c'è un passaggio durissimo dei pm Monferini e Tei: «I soggetti appartenenti alla stazione appaltanti Italferr ed Rfi, e quindi le società riconducibili alla holding delle Ferrovie, a fronte di un progetto del tutto carente in punto di adeguata valutazione dei costi e di soluzioni corrette dal punto di vista ambientale, perseguono in tutti i modi la realizzazione dell'opera considerando le condizioni i limiti e le procedure previste dalla legge un mero ostacolo da superare a ogni costo e non già un presidio di legalità e di tutela della salute pubblica e dei conti pubblici». E QUELLE 413mila tonnellate di fanghi già smaltite? No problem: i fanghi e i rifiuti di scavo sarebbero addirittura finiti nella falda acquifera della città, secondo gli inquirenti. E ci ha pensato una ditta «strettamente vicina» alla camorra, ai Casalesi che si dividono tra fucili a pompa e colletti bianchi. E ANCORA. Il monitoraggio in corso dei lavori di scavo o di consolidamento preliminare del terreno è stato fatto in modo da tale «da esporre a grave pericolo l'incolumità delle persone», «in modo del tutto insufficiente» e quindi «gravemente negligente proprio su un punto sensibile quale una scuola media con gli studenti in classe». E' IL CASO dello stabile della «Ottone Rosai», dove fra l'agosto e settembre 2011 avvennero crepe, distacchi di intonaco o parti di vetrate pericolose per ragazzi e insegnati. Ma i responsabili del cantiere Tav non andarono nell'immediatezza sul luogo del danno, anzi ci fu una falsa attestazione della data di rilevamento proprio perché Nodavia non venisse esposta alla contestazione dell'inadempimento. E la «talpa»? La mitica «Monna Lisa» che avrebbe dovuto scavare il grande buco al Campo di Marte? Sembrava un macchinario di ultima generazione, ma per i carabinieri del Ros appare solo come un ammasso di ferro che non sarebbe neppure stato in grado di bucare il sottoterra di Firenze perché montata con pezzi non originali e «con guarnizioni non in grado di sostenere la pressione dello scavo». E MENO MALE che i lavori sono rimasti allo stato in cui sono perché un altro choc viene a leggere il capitolo d'indagine relativo al rivestimento interno delle galleria, i cosidetti 'conci' che, accusano gli inquirenti, «risultano prodotti in totale difformità rispetto ai requisiti di sicurezza contro la combustione e l'incendio con grave pericolo per l'incolumità delle persone se posati in opera». Sotto Firenze avremmo avuto un tunnel rivestito con materiale «concretamente pericoloso»: «Dai test ripetuti - spiega ancora la procura - si è manifestato evidente il fenomeno dello spalling, ossia di un collassamento della struttura dovuto al calore e al fuoco». Come accadde nella tragedia del tunnel del Monte Bianco, motivo per cui le norme di sicurezza sono state cambiate. Ma della sicurezza dei cittadini di Firenze, ai componenti dell'associazione a delinquere e ai 31 indagati, importava meno di zero. Image: 20130118/foto/41.jpg INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013 82 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Falde acquifere inquinate La talpa con pezzi «usati» Snobbata la sicurezza 18/01/2013 Il Tirreno - Prato Pag. 17 (diffusione:80832, tiratura:102004) Smaltimento illegale dei fanghi di perforazione: tra gli indagati figurano Stefano Bacci (Hidra), Mareno e Oliviero Bencini (Ecogest) e Franco Varvarito Non un sì immediato verso la cassa integrazione straordinaria, ma una speranza concreta che gli operai della Varvarito Lavori possano usufruire di questo ammortizzatore sociale, più continuativo nel tempo (durerebbe come minimo 12 mesi). La trattativa romana portata avanti ieri al Ministero dai rappresentanti della Provincia ha prodotto buoni risultati: un incontro di verifica per capire quali strumenti mettere in campo per i 106 operai dell'azienda di movimentazione della terra, per la quale è venuta a mancare una sede operativa nel dicembre scorso. (m.l.)PRATO Ci sono anche un imprenditore pratese, Stefano Bacci, 47 anni, amministratore della Hidra srl di via Ferraris, e altre due società coi loro amministratori tra gli indagati nell'inchiesta che da ieri sta facendo tremare i lavori per l'attraversamento sotterraneo della Tav (treni ad alta velocità) in corso a Firenze. Oltre a Bacci, figurano tra gli indagati Mareno e Oliviero Bencini, di 71 e 73 anni, residenti a Barberino del Mugello e amministratori della Ecogest di via Gagarin. E Franco Varvarito, amministratore della Varvarito Lavori, che ha sede a Firenze ma ha operato nel cantiere di Prato fino allo scorso dicembre e ora è alle prese con la richiesta della cassa integrazione (vedi articolo a lato). L'inchiesta condotta dal Corpo forestale dello Stato e dai carabinieri del Ros, che ieri hanno proceduto a decine di perquisizioni, ipotizza tra le altre cose che i fanghi estratti dal tunnel della Tav siano stati smaltiti illecitamente. Non come rifiuti speciali, quali sono perché inquinati dalle sostanze usate per lo scavo, ma come rifiuti normali. E' una questione di costi, ancor prima che di siti di stoccaggio. Smaltire correttamente fanghi, rocce e altro materiale, calcola il Corpo forestale, sarebbe costato più del doppio di quello che invece è costato. Questa l'ipotesi della Procura fiorentina, che dovrà superare il vaglio del giudice. In particolare a Stefano Bacci e Franco Varvarito, amministratori delle società Hidra e Varvarito, si contesta di essersi limitati a stipulare contratti con la società Nodavia «a un prezzo maggiorato rispetto all'effettivo costo, retrocedendo in nero parte del pagamento, e a incaricare dell'attività materiale di trasporto a discarica la società Veca Sud di Lazzaro Ventrone». Mareno e Oliviero Bencini della Ecogest, invece, insieme a Franco Varvarito, sono accusati di aver classificato come "terre e rocce" i fanghi di perforazione e di averli smaltiti in maniera illecito o in siti non autorizzati. In particolare, la Edilgest avrebbe scaricato 66.000 tonnellate in località Campati (Scarperia), terreno a destinazione agricola, mentre Varvarito avrebbe portato quasi 19.000 tonnellate di fanghi alla Nuova Lam di Altopascio, anche questo un sito a destinazione agricola. Oltre mille tonnellate sono finite nel piazzale della Varvarito in via Turcoing, e 68.000 sono transitate dall'Interporto Toscano di Guasticce (Livorno). Non è che le discariche autorizzate per lo smaltimento dei fanghi non ci fossero, dice ora la Forestale, è che smaltirli in un'altra maniera costava molto meno. (p.n.) Servizio a pag. 7 INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013 83 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Inchiesta Tav , coinvolte tre società con sede in città 18/01/2013 Corriere del Giorno Pag. 21 FIRENZE - Trentasei indagati e perquisizioni in tutta Italia, scattate dalle prime ore di ieri mattina. E' il bilancio dell'inchiesta della Procura di Firenze sul passante ferroviario fiorentino dell'alta velocità. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d'uffi c i o. Perquisita la sede di Nodavia, la società che ha vinto la gara per realizzare il nodo fiorentino della Tav. I carabinieri hanno anche sequestrato la maxi trivella del cantiere fiorentino che sta scavando il tunnel per il passaggio dei treni e la stazione ferroviaria sotterranea. L'inchiesta è condotta dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei. Tra le principali accuse la costruzione delle gallerie per la Tav fatta con l'utilizzo di materiale ignifugo scadente, si ipotizza allungato con l'acqua, con gravi problemi per la sicurezza. Anche la maxi-trivella che stava scavando il tunnel di 7,5 km sotto Firenze per il sottoattraversamento Tav, sarebbe stata montata con guarnizioni non idonee a sostenere le pressioni dello scavo. ''Il risultato non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle specifiche contrattuali come risulta dalle prove a cui i 'conci' sono stati sottoposti in laboratori sia in Germania, sia in Italia'', sostiene l'accusa. In particolare ''dai test ripetuti si è manifestato evidente il fenomeno dello 'spalling', ossia il collassamento della struttura dovuta al calore e al fuoco''. Tra gli indagati ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende. A Maria Rita Lorenzetti (Pd), ex presidente della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l'abuso di ufficio, l'associazione a delinquere e la corruzione . INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013 84 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tav , 36 indagati per i cantieri di Firenze : ''Gallerie con materiali scadenti'' 18/01/2013 Corriere Fiorentino - Firenze Pag. 2 (diffusione:12000) «Rischiata una tragedia come al Monte Bianco» I pm: i rivestimenti delle gallerie sarebbero collassati col fuoco Tutta colpa di «Monna Lisa». E non si tratta del dipinto di Leonardo Da Vinci ma della trivella che doveva servire per scavare il tunnel. Finita sotto sequestro probatorio, la trivella «risulterebbe montata con materiale in parte non originale». Risultato: «le guarnizioni montate sulla testa rotante della fresa potrebbero rilasciare grandi quantità di oli lubrificanti» dannosi per il terreno. L'atto di accusa della Procura è preciso: per esempio spiega che Seli, il subappaltatore che monta il macchinario e realizza lo scavo, è una «società prossima all'insolvenza, spera nell'arrivo di soci cinesi, non paga i contributi e risparmia soldi sulle guarnizioni della fresa». Una situazione paradassole che «sanno tutti». Un po' meno di dominio pubblico, invece, era la gestione dei rifiuti. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Ros «il conferimento di questi riufiti» aveva un'unica regia: «le ditte smaltitrici si dividevano in pieno accordo i quantitativi, risultando solo in realtà apparenti smaltitori, ma di fatto gestendo tutta l'attività di raccolta, trasporto, smaltimento in discarica» gestita da Lazzaro Ventrone e dalla sua ditta Veca Sud di Maddaloni. Un binomio che per gli inquirenti è «strettamente collegato a ambienti della criminalità organizzata». Camorra, in altri termini. Clan dei Casalesi e famiglia Caturano, per essere più precisi. La partita di giro sembra degna di approfondimento: dal dicembre del 2010 Rfi, stazione appaltante, paga un costo di smaltimento più alto rispetto a quello normale con dei prezzi «gonfiati al fine di consentire a Nodavia di crearsi delle poste in nero». Ottanta euro non fatturati per ogni tonnellata. Non va nulla bene. Manco il monitoraggio dei lavori in corso di scavo o del consolidamento del terreno che è risultato «del tutto difforme dalle specifiche contrattuali» e come se non bastasse «tale da esporre a grave pericolo» la vita delle persone. Nodavia, il colosso rosso di Reggio Emilia, ha fatto qualcosa? La società consortile emiliana ha trasformato quella mancanza, secondo la Procura diretta da Giuseppe Quattrocchi, «in una falsa attestazione del rilevamento» proprio perché Nodavia non risultasse inadempiente al contratto. Un altro passaggio viene riservato ai conci, termine tecnico che serve a indicare pezzi usati per le funzioni strutturali. I conci erano già pronti per essere montati nei tunnel della Tav, a Firenze. Avrebbero dovuto essere resistenti al fuoco e al calore. Proprio per evitare un nuovo tragico rogo come quello nel marzo 1999 del traforo del Monte Bianco (è l'esplicito riferimento citato dai pm), in cui morirono 39 persone. In realtà, secondo gli inquirenti, i rivestimenti sono prodotti con materiale scadente: fibra plastica ignifuga diluita con tanta, troppa acqua. «Il risultato - scrivono i sostituti Gianni Tei e Giulio Monferini nel decreto di sequestro probatorio - non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle tecniche di appalto e alle norme di sicurezza antincendio». Gli esami cui sono stati sottoposti i conci nei laboratori in Italia e in Germania parlano chiaro: il calore e il fuoco provocano «un collassamento della struttura». Tutte circostanze, secondo gli inquirenti, ben note a Remo Grandori e Aristodemo Busillo, rispettivamente amministratore delegato e direttore tecnico della Seli. Seli, ovvero la stessa società della Monna Lisa ma anche quella che fornisce i conci, provvede a fornitura e montaggio della fresa e monitora i lavori. Ma non è finita qui. Proprio Busillo, per i pm, per raddoppiare i ricavi «pretende il pagamento dei rivestimenti prefabbricati e si rifiuta di iniziare se non venisse versato l'anticipo per le parti prefabbricate e per i costi di montaggio della fresa». Peccato, però, che tutto questo sia già stato pagato: i conci risultano infatti «stoccati nello stabilimento di Calcinate» e siano «già pronti per essere montati» appena lo scavo avrà inizio. Insomma l'associazione a delinquere, quella ipotizzata dalla Procura, è addirittura capace di pianificare «una serie di interventi a vasto raggio per influire e determinare le varie amministrazioni pubbliche coinvolte». Un gioco di squadra che serve «a coinvolgere sia i funzionari dell'Attività di vigilanza sulle opere pubbliche che delle Commissioni sia dei Ministeri delle Infrastrutture che dell'Ambiente». I funzionari coinvolti sono Lorenza Ponzone, Giuseppe Mele, Piero Calandra e anche anche Ercole Incalza, dirigente dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture. Un gioco di squadra che troverebbe conferma anche in una riunione, quella del 12 marzo di un anno fa, monitorata dagli inquirenti. INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013 85 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Le carte 18/01/2013 Corriere Fiorentino - Firenze Pag. 2 (diffusione:12000) INFRASTRUTTURE - Rassegna Stampa 18/01/2013 86 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Come se non bastasse spunta anche l'ex governatore dell'Umbria e attuale presidente di Italferr, società del gruppo Fs: Maria Rita Lorenzetti, avrebbe messo «le proprie conoscenze personali e i propri contatti politici» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell'appalto del tunnel Tav «conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore di suo marito».@OREDROB: #VMAROTTA %@% Lei si dichiara «estranea ai fatti». S. I. - V. M.RIPRODUZIONE RISERVATA SVILUPPO IMMOBILIARE 4 articoli 18/01/2013 ItaliaOggi Pag. 13 (diffusione:88538, tiratura:156000) A Rimini smontano le spiagge I bagnini sono stati strozzati dal groviglio delle norme Restano in piedi solo le storiche cabine e i 'baracchini' dove il bagnino in canotta assegna l'ombrellone al cliente. Per il resto, è tutto raso al suolo. O quasi. La nuova tendenza per la stagione estiva 2013 a Rimini, città che un tempo si fregiava del titolo di capitale del turismo, rischia di essere proprio questa: la spiaggia smontata. Via i campi da beach tennis e beach volley, via soprattutto quelli da bocce che gli anziani sognano durante l'inverno, via gazebo e pedane, pali e palme, piante e arredi vari, insegne e pure gli spazi dove parcheggiare bici e motorini. Sta succedendo in questi giorni: gli operatori balneari riminesi dopo un estenuante braccio di ferro con l'amministrazione comunale sono arrivati a tanto. Vediamo di spiegarne il perché. L'antefatto è il 'patto di non belligeranza' pluridecennale tra le amministrazioni di sinistra e la categoria dei bagnini. Di far rispettare le regole innanzitutto edilizie sulla spiaggia, che è un bene demaniale marittimo dato in concessione ai privati, nessuno o quasi s'è mai curato troppo. E così i nodi vengono al pettine adesso, tutti in una volta. Succede infatti che da qualche anno la Procura della Repubblica di Rimini abbia cambiato indirizzo, con sequestri a tutto spiano sulla spiaggia, pure in agosto col 'pienino' di turisti (il 'pienone' è solo un bel ricordo), e sigilli alle strutture ritenute abusive. Gran parte di gazebi e pergolati montati sull'arenile sono privi dei titoli edilizi, così come delle autorizzazioni antisismiche. Nessuno le ha mai chieste, nessuno ha mai detto di chiederle, ribattono i bagnini. Fino ad ora. E così adesso si smonta per evitare di trovarsi davanti a un giudice a rispondere di reati edilizi. Due anni fa è poi spuntato il problema delle autorizzazioni paesaggistiche rilasciate da Comune e Soprintendenza ai beni architettonici; è questo l'inghippo principale che ha portato agli attuali smontaggi. Per allestire qualsiasi cosa sulla spiaggia, che è un bene vincolato, serve questo permesso. Pochi ce l'avevano, alcuni l'avevano ma scaduto (dura cinque anni), e così il Comune ha approvato un regolamento per sanare gli abusi secondo il Codice Urbani del 2004. Il problema è che, fatti due conti, i bagnini hanno scoperto di dover spendere una media di 40mila euro a testa per condonare gli abusi, con punte di 70-80mila negli stabilimenti più grandi. Inutile dire che in pochi stiano prendendo quella direzione, l'unica cioè che permette di lasciare la spiaggia così com'è. Dunque che si fa? Si smonta, per poi richiedere l'autorizzazione. E qui sorgono due problemi: il primo è che, vista il numero di aziende interessate, circa 350, non è detto che gli uffici comunali riescano a sbrigare tutte le pratiche entro l'estate; il secondo è che molte strutture non possono essere autorizzate così come erano state montate, perché contrarie al Piano dell'arenile comunale, che prevede determinati criteri. Ad esempio, solo il 25% della fascia A (quella più vicina al lungomare) va occupato, peccato che lì ci siano i campi da basket (come quello dove si dilettava Carlton Myers), da bocce, le pedane d'ingresso e via dicendo. Tutta roba da togliere.Il groviglio di norme non finisce qui: molti operatori non hanno utilizzato lo "scivolo" della sanatoria perché per farlo era necessario essere in regola con altri permessi, come quelli doganali e quella demaniali, che non tutti avevano. Morale della favola, per andare sul sicuro la stragrande maggioranza ha deciso di smontare, e la prossima estate ben poche strutture saranno rimesse. Oltre al problema delle fogne che scaricano a mare in caso di pioggia, Rimini rischia quindi di perdere una delle sue principali peculiarità: la spiaggia ricca di servizi per i turisti.© Riproduzione riservata SVILUPPO IMMOBILIARE - Rassegna Stampa 18/01/2013 88 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Via i campi di beach volley, bocce, gazebo, pedane, pali, palme, parcheggi per le bici 18/01/2013 ItaliaOggi Pag. 35 (diffusione:88538, tiratura:156000) Selezionati 28 progetti per le città degradate A Taranto, nel Rione Tamburi, il più inquinato dall'Ilva, verrà creata un'area verde per migliorare la qualità ambientale mentre a L'Aquila verrà costruito l'auditorium con parco, impianti sportivi e parcheggio. Sono due dei 28 progetti del Piano Città, programma di rigenerazione delle aree urbane degradate, interventi per il disagio abitativo e miglioramento delle infrastrutture di trasporto, avviato a giugno dal ministero infrastrutture con il primo decreto sviluppo. I 28 progetti, sui 457 presentati dai comuni, sono stati selezionati negli ultimi due mesi dalla Cabina di regia istituita dai ministeri infrastrutture, ambiente, Conferenza delle regioni, Anci, Agenzia del Demanio e Cassa depositi e prestiti (Cdp). I 28 progetti si spartiranno i 318 milioni di euro disponibili per il cofinanziamento nazionale (224 milioni del Fondo Piano Città e 94 del Piano azione coesione per le zone franche urbane). Di questi 318 milioni, 11 milioni andranno al Sud. Il Piano Città prevede l'immediata apertura dei cantieri e il coinvolgimento dei capitali privati attivando investimenti per complessivi 4,4 miliardi di euro. «L'alleanza comuni-stato è la chiave per uscire dalla situazione di difficoltà economica e sociale del nostro paese», ha dichiarato il presidente dell'Anci, Graziano Delrio, e soddisfazione è stata espressa anche da Ance e Federcostruzioni perché darà ossigeno alle imprese di costruzione in gravissima crisi. Inoltre, la Cabina di regia ha selezionato anche ulteriori 24 proposte di interventi per il miglioramento ambientale ed energetico che verranno successivamente finanziati dal ministero dell'ambiente. Ancora: il ministro Corrado Passera, il suo vice, Mario Ciaccia, e il presidente della Cabina di regia, Domenico Crocco, hanno spiegato ieri a Roma, che la Cabina di regia ha anche «messo a sistema programmi e finanziamenti tra i quali il Fondo investimenti per l'abitare di Cdp (Fia) di 1,5 miliardi per l'housing sociale, fondi per l'edilizia scolastica e per le forze armate. Queste le città i cui progetti hanno ricevuto il via libera dalla Cabina di regia: Ancona (area porto, valore progetto: 66,4 mln); Bari (area lungomare ovest e via Sparano, 215,8 mln); Bologna (quartiere Bolognina, 83,2 mln); Catania (quartiere Librino, 73,7 mln); Cagliari (quartiere S. Elia, 111,1 mln); Eboli (quartieri Molinello e Pescara, 122,6 mln); Erice, (casa Santa, 64,9 mln); Firenze (zona Cascine, 467 mln); Foligno (zona nord-ovest, 90,3 mln); Genova (area Val Bisagno, 221 mln); L'Aquila (area Piazza d'Armi, 37,1 mln); Lamezia Terme (quartiere Savutano, 51,9 mln); Lecce (settore ovest, 134,9 mln); Matera (Borgo La Martella, 17,3 mln); Milano (Bovisa, 68,6 mln); Napoli (area ex Corradini, 21,5 mln); Pavia (Santa Clara, 16,5 mln); Pieve Emanuele (interventi di riqualificazione urbana, 13,7 mln); Potenza (quartiere Bucaletto, 50,6 mln); Reggio Emilia (area nord, 39,7 mln); Rimini (waterfront, 225,3 mln); Roma (Pietralata, 113 mln); Settimo Torinese (Laguna Verde, 305 mln); Taranto (quartiere Tamburi, 68,9 mln); Torino (quartiere Falchera, 252,8 mln); Trieste (recupero caserme,10,8 mln); Venezia (Vaschette Maghera e centro storico di Mestre, 563,8 mln); Verona (interventi diversificati sul territorio comunale, 864,6 mln). SVILUPPO IMMOBILIARE - Rassegna Stampa 18/01/2013 89 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Presentati gli interventi del Piano Città. Sul piatto 318 mln 18/01/2013 Gazzetta di Reggio - Ed. nazionale Pag. 18 (diffusione:13244, tiratura:16908) Il progetto reggiano finanziato dal Ministero nell'ambito del "Piano Città" Una pioggia di milioni (quasi 40) sull'Area nord di Reggio. Sono quelli che la città si è aggiudicata partecipando a "Piano Città", il programma del ministero delle Infrastrutture e Trasporti avviato lo scorso giugno dal primo decreto Sviluppo e dedicato alla rigenerazione delle aree urbane degradate. E con i soldi non mancheranno di piovere polemiche e critiche interne alla città, quelle che da qualche anno riguardano il futuro di quest'area. Un piano per il "waterfront" di Rimini da 225,3 milioni di euro; altri 83,2 milioni per la Bolognina di Bologna, ma anche 39,7 milioni, appunto, per l'Area Nord di Reggio. Sono i tre progetti per l'Emilia-Romagna del "Piano Città". I progetti che hanno superato la selezione potranno usufruire di un cofinanziamento nazionale di 318 milioni di euro (224 dal fondo del "Piano città" e 94 dal piano di azionecoesione per le zone urbane dove si concentrano programmi di defiscalizzazione) che attiveranno nell'immediato progetti e lavori pari a "4,4 miliardi di euro complessivi tra fondi pubblici e privati", informa il ministero in una nota. SVILUPPO IMMOBILIARE - Rassegna Stampa 18/01/2013 90 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Per l' area nord 39 milioni 18/01/2013 La Gazzetta di Parma Pag. 41 (diffusione:42090, tiratura:51160) Il Piano casa è realtà Al via 28 progetti: pronti 4,4 miliardi ROMA II Al via i cantieri del Piano città. Sono stati scelti, tra un totale di 457 proposte, i 28 progetti, distribuiti in 17 regioni, dove saranno avviati interventi di riqualificazione urbana con investimenti per un totale di 4,4 miliardi di euro (di cui 318 milioni di cofinanziamento nazionale). L'obiet tivo è di completare le opere entro il 2014. Mentre ai prossimi governi viene lasciata l'eredità degli altri progetti non selezionati: 429 progetti del valore di 18 miliardi di euro, per i quali andranno reperiti 10 miliardi, visto che 8 sono già disponibili da parte dei Comuni. «Abbiamo mantenuto un impegno importante rispettando i tempi che ci eravamo prefissati», ha sottolineato il ministro dello sviluppo, infrastrutture e trasporti Corrado Passera, ricordando che il Piano città è stato avviato nel giugno scorso con il primo decreto sviluppo, su un'idea lanciata dall'Ance. Ora «rimane un portafoglio di progetti formidabile: il veicolo c'è, dovremo trovare le risorse ma questo è il compito dei prossimi governi», ha aggiunto. Da più parti è stato sottolineato il successo di essere riusciti a far lavorare insieme diversi ministeri e istituzioni. Per il progetto è stata infatti creata un'apposita cabina di regia con esponenti dei diversi ministeri interessati, oltre che della Conferenza delle Regioni, dell'Anci, dell'Agenzia del Demanio e di Cassa Depositi e Prestiti, che, dopo aver valutato le proposte, ora farà un «attento monitoraggio» sul piano, ha assicurato il presidente Domenico Crocco: da domani comincerà a convocare i comuni per firmare i contratti di valorizzazione urbana, in base ai quali se i fondi non verranno usati subito dovranno essere restituiti. La selezione dei progetti è stata fatta privilegiando le proposte capaci di generare un maggior volume di investimenti per interventi velocemente cantierabili. Tutti i progetti scelti, che interessano città in cui abitano - ha detto il vice ministro Mario Ciaccia - complessivamente 10 milioni di abitanti, riceveranno un cofinanziamento nazionale che in alcuni casi copre tutto il progetto ma che comunque permettono di attivare 4,4 mld. Tra le prime 28 città selezionate non c'è Parma (il Comune aveva presentato nove interventi per circa 60 milioni di euro in ottobre), tre invece gli interventi in Regione: a Bologna (quartiere Bolognina, 83,2 mln), Reggio Emilia (area nord, 39,7 mln) e Rimini (waterfront, 225,3 mln). u SVILUPPO IMMOBILIARE - Rassegna Stampa 18/01/2013 91 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato EDILIZIA TRE GLI INTERVENTI IN REGIONE