ARCIDIOCESI DI BENEVENTO
LINEE PROGRAMMATICHE ANNO PASTORALE 2014-2015
Saremo capaci
di essere una Chiesa
così serva dei giovani
da investire tutto
sulla fragilità dei sogni?
don Tonino Bello
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Premessa
Nelle pagine che seguono è presentato il
piano pastorale per l’anno 2014/15 che pone
un’attenzione specifica al mondo giovanile.
L’opuscolo contiene in linea generale le principali indicazioni per il lavoro pastorale del
prossimo anno con la descrizione delle attività
prioritarie scelte, in maniera condivisa, per il
livello diocesano, foraniale e parrocchiale. In
particolare sono riportati l’obiettivo pastorale dell’anno, i criteri e la metodologia che hanno orientato la programmazione e le proposte
emerse dall’assemblea come indicazioni operative per il 2014/15.
Va considerato, come per gli anni precedenti, che il programma pastorale qui tracciato, così come il percorso di riflessione, di
confronto e di condivisione che ha portato alla sua stesura, è da inserire nel progetto più
generale (che interesserà la diocesi fino al 2015)
descritto dettagliatamente nell’opuscolo “La
parrocchia crocevia delle istanze educative - Linee programmatiche ed ipotesi operative”
pubblicato nel 2011.
Questo libretto fa parte dei sussidi elaborati dall’Ufficio Pastorale e rappresenta uno
strumento utile al lavoro pastorale nei suoi vari livelli. È rivolto principalmente ai responsabili degli uffici diocesani, alle singole comunità parrocchiali, alle foranie, ai referenti
delle associazioni e movimenti ecclesiali e agli operatori pastorali impegnati nei
diversi ambiti.
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L’itinerario
L’itinerario pastorale diocesano immaginato per il quinquennio 2011-15, con riferimento agli Orientamenti episcopali per il decennio “Educare alla vita buona del vangelo”, è descritto, come accennato in precedenza, nel piano generale “La
parrocchia crocevia delle istanze educative - Linee programmatiche ed ipotesi operative”1.
Obiettivo generale del piano quinquennale, come si evince dallo slogan utilizzato (il titolo del paragrafo 41 degli Orientamenti) è quello di rafforzare e rilanciare il ruolo della parrocchia, valorizzandone le specificità e sottolineandone la funzione di centro propulsore di relazioni vitali, di luogo della
testimonianza attiva dell’esperienza cristiana e di spazio di
ascolto e di ricerca.
È stato intrapreso un percorso articolato, un itinerario in
cui ogni anno pastorale è collegato agli altri dall’unica aspirazione che caratterizza il piano generale, ovvero, fare della
parrocchia il crocevia delle istanze educative, ma con programmazioni particolari in relazione a tematiche annuali specifiche
(conoscenza degli Orientamenti - 2011/12; parrocchia e catechesi - 2012/13; parrocchia e famiglia - 2013/14). Con il 2014/15
si giunge all’ultimo anno in termini di programmazione specifica (prima dell’anno pastorale che sarà dedicato alla verifica del quinquennio2) con il focus centrato sul rapporto tra parrocchia e mondo giovanile.
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1) L’opuscolo “La parrocchia crocevia delle istanze educative – Linee programmatiche ed ipotesi operative” è consultabile sul sito della diocesi www.diocesidibenevento.it.
2) Il progetto di verifica pastorale previsto per il prossimo anno avrà come riferimento scientifico il lavoro di ricerca sociologica sulle parrocchie che l’Arcidiocesi sta realizzando in collaborazione con l’Università degli Studi del Sannio.
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L’iter che ha portato alla definizione del programma, che
di seguito sarà descritto nel dettaglio, prende il via da un preciso punto di vista, ovvero quello di considerare i giovani una
risorsa e non un problema, contraddicendo luoghi comuni e
falsi pregiudizi.
La Chiesa ha il compito fondamentale di mettersi in ascolto e dialogo. E saper dare ascolto alle esigenze dei giovani, ai
loro sogni, alle loro richieste significa nel concreto studiare
modelli di azione pastorale rinnovati, rispondenti alle istanze
e alle sfide del tempo presente.
Occorre pensare a come le singole realtà ecclesiali possano
incontrare quei giovani ritenuti lontani (o dai quali per svariate ragioni esse si sono allontanate) e, tante volte, re-incontrare quelli che già frequentano - a vario titolo - contesti parrocchiali.
Questo lo spirito che ha orientato il lavoro di riflessione, confronto e condivisione del Convegno Pastorale e della successiva assemblea di programmazione, in linea anche
con quanto espresso da Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium.
N. 105. La pastorale giovanile, così come eravamo abituati a
svilupparla, ha sofferto l’urto dei cambiamenti sociali. I giovani, nelle strutture abituali, spesso non trovano risposte alle loro
inquietudini, necessità, problematiche e ferite. A noi adulti costa
ascoltarli con pazienza, comprendere le loro inquietudini o le loro richieste, e imparare a parlare con loro nel linguaggio che essi comprendono. Per questa stessa ragione le proposte educative non
producono i frutti sperati.
N. 106. Anche se non sempre è facile accostare i giovani,
si sono fatti progressi in due ambiti: la consapevolezza
che tutta la comunità li evangelizza e li educa, e l’urgenza che essi abbiano un maggiore protagonismo.
Si deve riconoscere che, nell’attuale contesto di crisi dell’impegno e dei legami comunitari, sono mol-
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ti i giovani che offrono il loro aiuto solidale di fronte ai mali
del mondo e intraprendono varie forme di militanza e di volontariato. Alcuni partecipano alla vita della Chiesa, danno vita
a gruppi di servizio e a diverse iniziative missionarie nelle loro
diocesi o in altri luoghi. Che bello che i giovani siano “viandanti della fede”, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni
piazza, in ogni angolo della terra!
Prima di passare a dettagliare il programma attraverso la
descrizione delle attività concrete, stabilite in sede di assemblea di programmazione, è utile presentare l’obiettivo intorno al quale si è strutturato e i criteri che ne hanno orientato
la scelta. In appendice, invece, saranno presentati le fasi di lavoro, che hanno portato alla definizione del programma, e la
metodologia utilizzata per le operazioni dell’assemblea.
L’OBIETTIVO PASTORALE
Il programma dell’anno 2014/15, come accennato in precedenza, focalizza l’attenzione sul rapporto tra parrocchia e mondo giovanile.
L’obiettivo pastorale è stato così definito:
✓
Maturare nella comunità parrocchiale
uno stile di ascolto e di dialogo
per condividere le sfide e i sogni dei giovani
L’azione pastorale dovrà, dunque, in riferimento all’obiettivo sopra descritto, puntare a realizzare strategie
operative attraverso le quali offrire un supporto per integrare e arricchire, magari completandoli e rendendoli meglio efficaci, quei metodi che, con i loro pregi e i loro limiti, sono di fatto in uso
nello sviluppo della prassi ecclesiale. Si tratta, quindi, di impostare delle azioni che, mi-
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gliorando e integrando l’esistente, puntino a dare maggiore attenzione al mondo giovanile attraverso una lettura più attenta delle istanze di cui i giovani sono portatori e una maggiore capacità di scommettere sui sogni e le
sfide che vivono.
Tutto questo per evitare di immaginare risposte preconfezionate e dunque attività destinate a essere inefficaci perché
non rispondenti alle richieste reali.
L’azione pastorale, fondata sull’obiettivo posto, quindi,
mira a rendere le comunità parrocchiali più capaci di interagire con il mondo giovanile. Non perché finora non ci sia
stata attenzione ad essi, ma perché si faccia un passo in
avanti e si arrivi in maniera sempre più convinta a guardare i giovani con occhi diversi senza tralasciare gli aspetti problematici e evidenziando e potenziando le loro molteplici risorse.
Da qui la necessità di focalizzare l’attenzione su due aspetti fondamentali: ascolto e dialogo.
A SCOLTO - Non è possibile immaginare itinerari e azioni pastorali senza porsi in ascolto delle istanze dei giovani, che spesso vengono date per scontate.
È dunque necessario alzare le antenne, interagendo il più possibile con la realtà circostante, attraversare le strade dei giovani,
spesso lontane dalle parrocchie,
e non lasciarsi spaventare dalle
provocazioni che arrivano da essi e dalla complessità dei fenomeni che il loro mondo sembrerebbe presentare per cui ci si
sente tagliati fuori.
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D IALOGO - Solo una reale conoscenza del mondo giovanile, che
nasce inevitabilmente dall’ascolto, ha come conseguenza diretta
e immediata la possibilità di dialogare in maniera efficace, creando le basi per impostare relazioni autentiche, trasmettere valori e mettere in atto strategie di
testimonianza attiva, basate sulla comunicazione della propria
identità con i suoi pregi e i suoi
difetti, manifestando accoglienza e benevolenza pur nella diversità delle opinioni.
I CRITERI
Tutto l’iter che ha portato alla definizione del programma
pastorale è stato orientato da tre criteri:
La dimensione accogliente della comunità
Il protagonismo dei giovani
La sfida del cambiamento
•
•
•
La dimensione accogliente della comunità - Considerando che la comunità parrocchiale va intesa come luogo in cui si è generati alla fede e come un contesto relazionale più ampio (non solo quello della struttura) nel quale vivere la fede, è dunque fondamentale che essa diventi sempre più una realtà in
cui sia possibile sperimentare la dimensione
dell’accoglienza.
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Una comunità accogliente e dialogante trova le vie per
instaurare rapporti di amicizia e offrire risposte alla sete
di Dio che è presente in ogni uomo e soprattutto nei giovani, che spesso vivono la lontananza dall’istituzione Chiesa, ma non dai valori di cui essa è portatrice. Dunque la
dimensione accogliente diventa un primo canale di trasmissione della fede, efficace perché fondato sulla testimonianza concreta.
Questa impostazione potrebbe aggiungere all’azione pastorale l’originalità, l’entusiasmo e la freschezza propri della giovinezza, arricchendo e rendendo più feconda la presenza della comunità ecclesiale nel mondo.
Il protagonismo dei giovani - Essere attenti al protagonismo giovanile vuol dire considerare i giovani come
soggetti di azione pastorale e non solo come recettori di
iniziative programmate senza aver prima ascoltato la domanda.
Significa considerarli portatori di risorse in termini spirituali, umani, relazionali, e soprattutto soggetti di corresponsabilità pastorale. Porre l’accento sul protagonismo
dei giovani porta le comunità a diventare più capaci di ricevere, farsi accogliere, fidarsi.
Un’azione pastorale capace di dare la parola ai giovani
nelle comunità diventa così via privilegiata perché essi diventino protagonisti nella vita della chiesa.
La sfida del cambiamento - Mettersi in relazione con
i giovani significa accettare di lasciarsi cambiare da loro, accettare le sfide di fronte alle quali essi pongono.
Questo comporta, per molti aspetti, in controtendenza con una certa prassi ecclesiale, la necessità
di cambiare lo sguardo, di andare oltre un certo falso pregiudizio che considera i giovani
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privi di orizzonti spirituali, increduli, indifferenti, sordi
alle ragioni spirituali.
Occorre accettare la sfida che nasce dalla consapevolezza che
essi siano, invece, “fuori dal recinto” ed è necessario intercettarne la domanda3.
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3) Cfr. “Fuori dal recinto. Giovani, fede, chiesa: uno sguardo diverso” di Alessandro Castegnaro (ospite della prima serata del convegno pastorale diocesano “Giovani finestre di dialogo” tenutosi a Benevento il 9 giugno 2014)
in collaborazione con Giovanni Dal Piaz e Enzo Biemmi. Il libro è frutto
di un’accurata indagine quantitativa e qualitativa sui giovani, condotta dai
sociologi dell’Osservatorio Socio-Religioso del Triveneto. La tesi di fondo
espressa dagli autori è che i giudizi, quasi unanimemente negativi, sui valori e sulla religiosità dei giovani, si basino troppo spesso su conoscenze incerte e antichi pregiudizi che le generazioni più anziane nutrono nei confronti delle nuove. “La Chiesa è chiamata ad affrontare una sfida radicale
lanciata dai giovani e ad uscire dal recinto di convinzioni troppo radicate e cioè che l’istituzione venga prima della persona, la risposta prima della domanda, la legge prima della coscienza, l’obbedienza prima della libertà. Fuori dal recinto è un invito all’apertura, non da parte
dei giovani a tornare nella Chiesa, ma da parte della Chiesa a tornare tra i giovani”.
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Le indicazioni generali
Il programma pastorale è l’esito di un processo condiviso a molti livelli e ben congegnato in tutte le sue sfaccettature4. La pubblicazione – va detto – riporta, come lo
scorso anno, solo delle linee guida generali per le attività
e gli eventi che sono stati indicati in assemblea come prioritari.
Scelte le tematiche, i livelli e alcune indicazioni di metodo, l’organizzazione strategica delle azioni è demandata
alla programmazione dei singoli uffici diocesani (o più uffici insieme) che per competenza d’ambito possono avere
la responsabilità diretta delle iniziative previste nel programma pastorale. Ciò premesso, è chiaro che ogni singolo ufficio provvederà a fare anche le proprie specifiche programmazioni.
Presentando il programma, come scelta operativa ormai
consolidata, rimane la distinzione degli ambiti di azione, per
cui ci saranno delle indicazioni per i tre livelli: diocesano, foraniale e parrocchiale.
Durante l’assemblea di programmazione per una precisa scelta metodologica, si è lavorato distinguendo le proposte e i suggerimenti, emersi dal convegno pastorale diocesano (che, come dettagliato nell’appendice metodologica, sono elementi indispensabili nel lavoro di programmazione, in quanto rappresentano l’ascolto delle istanze provenienti dai fedeli), per tre macro aree (ASCOLTO, FORMAZIONE e T ERRITORIO ). La selezione finale delle attività
nei vari livelli ha rispecchiato tale distinzione.
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4) Cfr. Appendice metodologica a pag. 22.
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Nel programma vengono indicate come prioritarie solo le scelte operate per il livello diocesano, in particolare
l’iniziativa relativa alla macro area ASCOLTO, per la quale saranno dettagliate alcune indicazioni generali, senza entrare
nello specifico dell’organizzazione strategica. Si tratta di una
presentazione generica, mentre, come detto sopra, è rimandata ad un tempo successivo e agli uffici competenti la progettazione precisa delle iniziative e degli eventi.
Sempre per quanto riguarda il livello diocesano, in sede di
assemblea sono state indicate altre due iniziative, una per la
macro area FORMAZIONE e l’altra per la macro area TERRITORIO. Pur non essendo state indicate come prioritarie,
vengono qui riportate per completezza di informazione, ma
anche perché possono essere un utile riferimento per gli uffici che volessero tenerle in considerazione nella stesura dei loro programmi.
Per gli altri due ambiti operativi (livello foraniale e livello parrocchiale) più che una scelta definitiva, si è deciso di riportare i suggerimenti emersi nel corso dell’assemblea di programmazione, che potranno essere tenuti in considerazione
dalle parrocchie e dalle foranie in sede di programmazione interna. Mentre, alle stesse parrocchie e foranie, viene però sollecitata la partecipazione agli eventi diocesani.
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Gli ambiti operativi
LIVELLO DIOCESANO
Per il livello diocesano le proposte condivise in assemblea,
che riguardano le diverse macro aree sono tre, una per ogni
area. Come detto in precedenza, è stata indicata come prioritaria solo l’iniziativa dell’area Ascolto, rispetto alla quale
vengono sollecitate tutte le realtà diocesane a far convergere
risorse, energie e partecipazione. Eccola nel dettaglio:
AREA ASCOLTO
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■
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Avviare la realizzazione
di un Centro di Pastorale Giovanile
Descrizione: Il Centro di pastorale giovanile è un progetto attraverso il quale la
Chiesa diocesana vuole aiutare i giovani
a maturare un reale protagonismo nel
contesto ecclesiale, civile e sociale. Esso
rappresenta una proposta, ma anche un
luogo.
Il Centro infatti dovrà offrire una proposta formativa in un vivo contesto di
relazioni e in un spazio fisico localizzato in una sede che abbia una grande visibilità (centro città) in cui ritrovarsi per
condividere una crescita comune.
Il Centro sarà un luogo in cui immaginare percorsi utili a condurre i gio-
vani ad una maturazione della fede e ad
una crescita umana che possa farli aderire, in età più adulta, alla loro comunità
e alla società civile in tutte le loro espressioni e le loro responsabilità.
La sfida più grande che il Centro si propone è quella di realizzare un’azione che
sia veramente missionaria e che possa essere cassa di risonanza alle emergenze,
alle sfide e ai sogni dei giovani, manifestando opinioni e costruendo proposte
sul territorio che per la loro serietà e validità non potranno non essere ascoltate.
Il Centro, da un lato, dovrà coltivare e
sostenere la fede dei giovani che già hanno aderito al vangelo e che partecipano
alla comunità cristiana, dall’altro dovrà
orientarsi ad ospitare un’esperienza di
ascolto e di aggregazione di tutti i giovani che sono in cerca di relazioni significative. Il Centro dovrà promuovere reti di relazioni, utilizzando strumenti e
linguaggi attuali, tra le esperienze giovanili del territorio, del mondo associativo, artistico, culturale e sociale, dando
spazio al protagonismo dei giovani.
■
Metodi: percorsi formativi, esperienze
di condivisione comunitaria, progetti
di attività in comune con altre realtà
presenti sul territorio, eventi di testimonianza, spettacoli, momenti di preghiera, eventi pubblici, eventi sportivi e musicali, artistici.
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■
Strumenti/Risorse: equipe di pastorale giovanile; consulta associazioni e movimenti
ecclesiali, forum dei giovani, referenti
parrocchiali.
■
Responsabilità: coordinamento affidato all’ufficio di Pastorale Giovanile, in collaborazione con gli uffici diocesani che per
competenza specifica entrano nel progetto.
■
Partecipazione: il progetto prevede il
coinvolgimento di molte realtà, prestando attenzione a coinvolgere le associazioni e i movimenti ecclesiali, le
parrocchie, a dialogare con gli enti
territoriali, gli esponenti del mondo
della cultura, dell’arte, i referenti del
mondo del lavoro.
■
Tempi: primo anno (2014-15), lettura del
bisogno attraverso il confronto con le
realtà giovanili presenti in diocesi, stesura del progetto educativo e individuazione della struttura in cui realizzare il
Centro.
AREA FORMAZIONE
Realizzare percorsi di formazione
rivolti agli educatori che operano
con il mondo giovanile,
prestando particolare attenzione
al primo annuncio
AREA TERRITORIO
Rigenerare la Consulta dei giovani
a partire dalla stesura e condivisione
di una carta dei giovani
alla quale potersi ispirare
per azioni e proposte concrete
Le due proposte, come detto in precedenza, non sono indicate come prioritarie, ma vengono riportate per completezza
di informazione rispetto a quanto emerso dai lavori dell’assemblea. Tuttavia, va sottolineato che sono perfettamente in
linea con il progetto del Centro di pastorale giovanile.
L’iniziativa, relativa all’area Formazione, evidenzia la necessità formativa per gli educatori di pastorale giovanile, aspetto che non potrà non interessare il progetto del Centro. Allo
stesso modo, l’iniziativa dell’aera Territorio, il rilancio della
Consulta dei giovani, intercetta il progetto del Centro perché
potrebbe essere un utile strumento di raccordo tra le esperienze giovanili presenti sul territorio. Così come la stesura di una carta dei giovani potrebbe essere considerata una delle prime azioni del Centro, diventando una sorta di linea-guida di azioni e soprattutto
di interazioni con il territorio, le istituzioni, vol-
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te alla promozione e difesa del bene comune. Le due iniziative vanno dunque considerate come suggerimenti concreti da
non sottovalutare nella stesura definitiva del progetto educativo del Centro.
LIVELLO FORANIALE
Per le proposte relative al livello foraniale, che verranno qui
di seguito riportate, è utile sottolineare quanto emerso da più
parti in assemblea, ovvero la necessità di rilanciare il lavoro
foraniale per le potenzialità insite in esso, relative soprattutto alla possibilità di sostenere le parrocchie più piccole che
spesso hanno poche risorse per realizzare attività in particolari ambiti pastorali.
AREA ASCOLTO
■ Creare equipe di pastorale giovanile zonali per garantire una rete di relazioni fra parrocchie e diocesi e una
programmazione comune con obiettivi concreti.
Tale proposta è emersa in risposta all’esigenza di stabilire una maggiore esperienza di condivisione fra le parrocchie della forania, e tra le foranie e la diocesi, con particolare riferimento alla possibilità di creare un più proficuo raccordo fra le iniziative che hanno i giovani come
protagonisti.
Suggerimenti concreti:
- L’equipe potrebbe nascere e rafforzarsi intorno ad un’iniziativa concreta suggerita
in assemblea, i “Viandanti della fede”:
cammino di più giorni in cui i giovani di tutte le foranie si spostano insieme attraversando i paesi della fo-
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rania di appartenenza, dove potrebbero realizzare delle piccole missioni, ospitati dalle famiglie. Il cammino terminerebbe a
Benevento con una giornata finale durante la quale realizzare una festa sullo stile
di un evento già realizzato in passato denominato Tendagiò (iniziativa di primo
annuncio con spettacoli, musica, arte, cinema, testimonianza).
- Realizzare un unico sito internet di pastorale giovanile e una “app” che permetta ai giovani di comunicare fra loro, promuovendo
l’interazione e il confronto sulle diverse esperienze vissute nelle varie parrocchie e nelle
varie associazioni.
AREA FORMAZIONE
■ Favorire esperienze forti di spiritualità (campi scuola,
campi missionari, campi lavoro) con ricadute operative durante tutto l’anno.
Si è sottolineato da più parte la necessità di realizzare
momenti di spiritualità e condivisione in cui i giovani,
adottando stili e linguaggi propri, diventino i veri protagonisti.
Suggerimenti concreti:
Si ipotizzava la possibilità di realizzare incontri, campi-scuola su questioni e tematiche tipiche del mondo giovanile, organizzati dagli stessi giovani, in cui coinvolgere i sacerdoti per favorire lo scambio e la
partecipazione.
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AREA TERRITORIO
■ Maggiore confronto e coordinamento guidato dal responsabile zonale di pastorale giovanile.
L’iniziativa relativa all’area Territorio, in realtà, evidenzia una necessità per così dire istituzionale, ovvero il rilancio di figure già esistenti: gli incaricati zonali di Pastorale
giovanile.
LIVELLO PARROCCHIALE
Per il livello parrocchiale, si ribadisce la necessità di favorire la condivisione delle linee pastorali indicate nel programma,
a prescindere dalle attività particolari che andranno ad essere
programmate nelle singole comunità parrocchiali.
È chiaro che ogni parrocchia ha delle caratteristiche specifiche e mette in campo azioni strategiche in relazione alle proprie risorse, disponibilità e al proprio territorio. La
cosa importante è camminare in sintonia con le linee diocesane.
A tale scopo, inoltre, nello spirito della comunione e della
condivisione, occorre evitare la programmazione di eventi parrocchiali nelle date di quelli diocesani (che da fine settembre
saranno disponibili nel planning diocesano di tutto l’anno pastorale), mentre va sollecitata la partecipazione dei fedeli agli
stessi.
Qui di seguito vengono riportate tutte le proposte emerse in
assemblea per il livello parrocchiale, mantenendo la distinzione per area.
Sono elencate senza dettaglio progettuale o suggerimenti concreti, solo come possibilità generiche. Ogni parrocchia, attraverso il parroco e i vari organismi di partecipazione, potrà farvi riferimento per la specifica programmazione.
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AREA ASCOLTO
1. Dare più spazio e attenzione ai giovani nelle comunità
parrocchiali, perché si sentano protagonisti e corresponsabili.
2. Conciliare la programmazione della parrocchia con quella delle associazioni che abitano lo spazio parrocchiale (pianificando insieme, valutando il da farsi, pensando itinerari convergenti).
3. Maggiore proposta catechetica ai giovani sui contenuti
dottrinali e sulla conoscenza della Sacra Scrittura perché diventino più consapevoli della propria fede. Iniziativa da realizzare favorendo la collaborazione interparrocchiale.
4. Avviare indagini conoscitive sulle scelte del mondo giovanile, collaborando anche con alcuni strumenti che la diocesi già mette a disposizione quali il Progetto Policoro.
5. Proporre un giorno alla settimana da dedicare alla relazione giovani-parroco-comunità, secondo le modalità che si
ritengono più opportune, in modo da favorire la partecipazione del parroco agli incontri dei giovani.
AREA FORMAZIONE
1. Rilanciare gli oratori, anche interparrocchiali (coinvolgendo i gruppi scout e le varie associazioni) potenziandone la
dimensione di spazi che consentano il fortificarsi del rapporto tra giovani, il loro impegno, il senso di appartenenza e la
crescita responsabile. Prestare particolare attenzione ai ragazzi diversamente abili e alle periferie esistenziali.
3. Offrire una scuola di educazione ai genitori e di sostegno ai giovani sposi per l’educazione dei figli, usufruendo della collaborazione dell’Ufficio di Pastorale
Familiare, al quale chiedere la disponibilità per
le parrocchie di educatori, pedagogisti, psicologi per orientare meglio parroci e comunità.
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4. Favorire esperienze forti di spiritualità (campi scuola,
campi missionari, campi lavoro) e proporre Lectiones divinae,
meeting per i giovani.
5. Favorire la nascita del dopo scuola, come luogo d’ascolto e condivisione tra giovani
AREA TERRITORIO
1. Impegnare i giovani in attività pratiche di volontariato
come per esempio la realizzazione di un Centro di ascolto tenuto da loro, favorendo collaborazioni con il centro missionario o la caritas diocesani.
2. Promuovere una maggiore diffusione del Progetto Policoro (di Cives e di altre iniziative diocesane) al fine di valorizzare i tanti talenti presenti sul territorio per favorire il diffondersi di una nuova cultura del lavoro, fondata sull’onestà e la
legalità.
3. Creare spazi di sostegno in cui gli adulti mettono a disposizione gratuitamente le proprie competenze, occasione favorevole anche per riscoprire i mestieri artigianali.
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Appendice metodologica
La stesura definitiva del programma pastorale rappresenta
la sintesi operativa di un confronto articolato tra tutte le componenti della Chiesa diocesana. È il frutto di un cammino fatto di piccoli passi in un percorso comune la cui direzione è
dettata dal contributo di tanti: sacerdoti, operatori pastorali,
rappresentanti dell’associazionismo, fedeli laici impegnati.
Tutto scandito in tappe precise:
PRIMA TAPPA
I direttori responsabili degli uffici diocesani appartenenti
al Settore Pastorale si confrontano sulle linee programmatiche da intraprendere durante l’anno per giungere alla definizione dell’obiettivo pastorale, che successivamente viene sottoposto ai membri del consiglio dei vicari foranei e del consiglio presbiterale. Si tratta di una prima fase molto propositiva con una serie di indicazioni operative al fine di agevolare il lavoro di programmazione e renderlo il più possibile rispondente alle esigenze della Chiesa locale.
SECONDA TAPPA
Sacerdoti, religiosi, diaconi, rappresentanti di associazioni e movimenti e fedeli laici analizzano l’obiettivo pastorale durante i lavori di gruppo del convegno pastorale
diocesano, formulando suggerimenti e proposte di iniziative concrete da realizzare a livello diocesano, foraniale e
parrocchiale.
Il confronto avviene sulla base di una scheda predisposta dall’ufficio Pastorale che facilita il lavoro dei delegati e rende meglio efficaci il confronto nei laboratori tematici, facendo emergere proposte che sono una base di partenza
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indispensabile nel lavoro di programmazione, in quanto
rappresentano l’ascolto delle istanze provenienti dai fedeli.
TERZA TAPPA
I direttori degli uffici diocesani, i loro collaboratori, i vicari foranei e i rappresentanti delle associazioni e movimenti
ecclesiali, si confrontano durante l’assemblea di programmazione, per discernere, gerarchizzare e scegliere tra tutte le proposte emerse dal convegno, stabilendo le priorità per il programma pastorale.
METODO
Il lavoro dell’assemblea di programmazione viene realizzato attraverso una metodologia mista - fatta di momenti di
ascolto, riflessione personale, lavori di gruppo - in varie fasi,
ognuna delle quali definita con verbi che sinteticamente rimandano in maniera efficace all’azione svolta:
Prima fase: discernere. Momento in cui i partecipanti hanno accolgono e approfondiscono le istanze elaborate dai partecipanti ai laboratori di studio del convegno pastorale, effettuandone un primo discernimento e stabilendo delle priorità.
Seconda fase: gerarchizzare. Momento in cui viene fatta
una gerarchia delle iniziative che nella fase precedente sono
state individuate come priorità. In questa fase, inoltre, vengono dati i suggerimenti operativi per poterle realmente concretizzare.
Terza fase: scegliere. Momento in cui l’assemblea, in
sessione plenaria, sceglie tra le iniziative, decidendo
su cosa puntare e quali attività scegliere per la stesura definitiva del programma pastorale.
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Piano Pastorale 2014-`15 - Arcidiocesi di Benevento