Anno III - Numero 289 - Venerdì 12 dicembre 2014 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 Attualità Regione Lazio Cronaca Ferrari ed ex Fiat col freno tirato E il Pd in crisi rispolvera Badaloni Veronica non cede: “Sono innocente” a pag. 3 Sarra a pag. 7 Fruch a pag. 10 FRANCESCO STORACE IERI SERA INTERVISTATO A TGCOM 24 ei primi giorni, specialmente da quegli organi di informazione vicini al mondo della sinistra, ci è stato detto che era una mafia nera. Poi, piano piano, è emersa anche la mafia rossa. La verità è che questa è una delinquenza trasversale, che punta dritto al cuore della cittadella del potere, chiunque governi”. Chiaro e netto, Francesco Storace, ieri sera a Tgcom24. “Vede – ha risposto Storace ad Alberto Barachini che lo intervistava sull’inchiesta Mafia Capitale – io ho espresso delle perplessità in merito alla definizione di mafia applicata a questa inchiesta. Ma non ho le competenze del procuratore della Repubblica e quindi debbo necessariamente rimettermi nel giudizio su questi fatti a ciò che emergerà dalle sentenze. La cautela è d’obbligo: io ho vissuto un calvario lungo sette anni prima che la mia innocenza venisse riconosciuta. Vorrei che la verità sia accertata in tempi più rapidi”. Ieri, in fondo, per Storace era una giornata di amari festeggiamenti. Pur se ancora in itinere, l’eliminazione dei senatori a vita rappresenta una rivincita morale, quasi un’amara vendetta, come l’aveva definita ieri proprio dalle nostre colonne. “Renzi è il terzo presidente del Consiglio a non essere eletto dal popolo. Abbiamo un Parlamento di nominati, scelti dalle segreterie dei partiti e catapultati in blocco alla Camera o al Senato. Parlamentari nominati che eleggono fra loro il Presidente della Repubblica che a sua volta nomina i senatori a vita. E la democrazia dov’è? Dove la sovranità che appartiene al popolo, come dice la Costituzione?” Durante la trasmissione, sono stati “N “DELINQUENZA TRASVERSALE” “Altro che mafia nera, questa punta dritto alla cittadella del potere, chiunque governi” - E sui senatori a vita si toglie altri sassolini dalle scarpe toccati molti temi, più o meno fra loro intrecciati. La questione dei Senatori a vita e del vilipendio, la vicenda di Mafia Capitale e le scelte politiche di Storace. Barachini chiede: “Ma lei perché non ha condiviso? Cos’era? Il metodo di gestione del potere che non le piaceva?”. “Sarei un ipocrita se dicessi che me ne andai perché pensavo che loro, gli altri, quelli che hanno dato vita al PdL, lo facevano per avere potere. La politica è la ricerca del consenso per arrivare al potere. Ma non può essere fatto a discapito dei valori in cui si crede. Io me ne andai, sbattendo la porta e pagando un prezzo altissimo in termini politici per questa scelta, perché non volevo abdicare ad alcuni valori”. Girando e rigirando, Mafia Capitale ha fatto sempre capolino:“Qualche giorno fa – ha detto Storace – in RIESPLODE LA TENSIONE ISRAELE-PALESTINA modo ironico ma puntuto ho definito questa vicenda sul Giornale d’Italia con il titolo di “Panda della Magliana”, un intreccio perverso che devo dire onestamente mi sconvolge. La questione è che non è il sistema elettorale in sé che garantisce la trasparenza. I ladri ci sono con l’uninominale o anche con le preferenze. Sono i cittadini che devono pretendere trasparenza dalla politica”. Vignola a pag. 2 SCIOPERO DI OGGI Origano sgranato e puzzole Revocata la precettazione dei ferrovieri olete mettere voi l’importanza, per l’economia italiana allo sfascio e dunque da salvare, di abbassare al 6% l’Iva sull’origano “a rametti o sgranato”? Oppure di usare la stessa agevolazione per il cibo per cani e gatti, purché prodotti veterinari e venduti in farmacia? E ancora, sempre a proposito di animali: davanti a un debito pubblico di duemila miliardi di euro, perché non rastrellare 774 euro, appioppando una bella multa a chi osa catturare, o addirittura detenere in casa (immaginiamo con quanta gioia per il resto della famiglia) una puzzola? Eppure sono questi i ‘ritrovati’ che solerti e immaginifici parlamentari stanno cercando di infilare nell’ormai famosa Legge di Stabilità, ovvero la vecchia e neanche tanto cara legge finanziaria: l’ex V a pag 5 L’inchiesta di Roma tra nuovi sviluppi e altre polemiche NELLA LEGGE DI STABILITÀ C’È DI TUTTO di Igor Traboni Venti di guerra Capitale allo sbando rottamatore Matteo Renzi ha voluto cambiargli nome, ma la sostanza è sempre la stessa. Così come gli emendamenti presentati per strappare qualche soldino per il proprio collegio elettorale o farsi belli/e davanti a qualche lobby, potentato o industria del settore. Certo, la lobby dell’origano francamente ci pare difficile trovarla, eppure è proprio all’origano in rametti o sgranato che puntano Venera Padua e Leana Pignedoli, senatrici del Pd. Al cibo per cani e gatti tiene in maniera particolare Serenella Fucksia, grillina, mentre due suoi colleghi del movimento, Carlo Martelli e Paola Nugnes, propongono l''iva agevolata a "detersivi e prodotti per l''igiene con certificazione biologica". La storia delle puzzole sta invece molto a cuore ad Antonio Milo, del Gruppo autonomie locali, che vuole introdurre per l’appunto "una sanzione amministrativa da 774 a 2.065 euro per chi abbatte, cattura o detiene mammiferi o uccelli" previsti dalla legge del ''72, come ad esempio la puzzola, il lupo e i rapaci diurni. Tra i 3.800 emendamenti depositati in commissione Bilancio al Senato, c’è anche chi (Stefano Vaccari, Pd) propone una detrazione del 36%, fino a 16 mila euro di spesa per interventi di recupero su tombe, cappelle, sepolcri e manufatti cimiteriali. Soldi che poi magari si possono recuperare multando i cacciatori di puzzole. l ministro dei Trasporti Maurizio Lupi si cala le braghe, davanti alle petulanze della Camusso, e ieri sera ha revocato la precettazione dei lavoratori del settore ferroviario per lo sciopero generale di oggi, disposta invece dall’Autorità garante degli scioperi. "Di fronte alla segnalazione dell''Autorità che richiamava il fondato pericolo di un pregiudizio grave e imminente ai diritti della persona - ha detto il ministro al termine dell’incontro con i sindacati -, ho voluto difendere il diritto alla mobilità dei cittadini. Nello stesso tempo - ha aggiunto l’esponente alfaniano contraddicendosi una frase dopo - ritenendo che vada garantito il diritto allo sciopero, anche di fronte a uno sciopero che non condivido, ho ritenuto di dover dialogare con i sindacati”. Dando loro ragione. I 2 Venerdì 12 dicembre 2014 Attualità ALTRI ARRESTI SCUOTONO ROMA: E SI SCOPRE UN FIL ROUGE CON LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA TRADIZIONALE Gli affari romani tra Coop e ’ndrangheta In manette in due: erano il collegamento tra mafia capitale e la sua omologa calabrese Accordi per spartirsi appalti e rifugiati da gestire. Sequestrate altre due società di Buzzi di Robert Vignola lla fine qualche marchio della criminalità organizzata “tradizionale” c’entrava. Insomma, mafia capitale era sì un fenomeno del tutto nuovo, così come sostiene la Procura di Roma, ma il mondo di mezzo era inevitabilmente finito con lo stringere legami anche con le sigle del Sud Italia. Se per “rapporti di buon vicinato” o per infittire ancora di più la labirintica rete di rapporti, questi sono aspetti che andranno senz’altro approfonditi. Di certo c’è che ieri mattina il Ros ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della locale procura distrettuale antimafia, nei confronti di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, entrambi indagati per associazione di tipo mafioso nell'ambito dell'operazione 'Mondo di Mezzo'. Secondo le accuse i due assicuravano il collegamento tra alcune cooperative gestite dalla 'consorteria' romana e la 'ndrangheta. Gli interventi sono stati eseguiti nelle province di Roma, Latina e Vibo Valentia. Non erano peraltro i soli, l’attenzione della Procura si starebbe A puntando con forza anche su altri soggetti, ai quali sono state riservate perquisizioni accurate. Al momento, comunque, c’è di certo che secondo quanto ricostruito il ruolo ricoperto dai nuovi arrestati era quello di collegamento tra alcune cooperative gestite da Salvatore Buzzi, sotto il controllo di Massimo Carminati, e la cosca Mancuso di Limbadi: una consorteria di matrice 'ndranghetista egemone nel vibonese ma con ramificazioni, evidentemente, anche nella capitale. In tale ambito, secondo le accuse, sono emersi gli interessi comuni dei due sodalizi mafiosi ed in particolare come, dal luglio 2014, Buzzi, con l'assenso di Carminati, avesse affidato la gestione dell'appalto per la pulizia del mercato Esquilino di Roma a Giovanni Campennì. Era un pièda-terre a Roma offerto, attraverso questo imprenditore, considerato di riferimento della cosca calabrese: ed era stato sancito da un battesimo. Naturalmente quello per la nascita di una nuova cooperativa, peraltro baciata dall’onorabile status di onlus, denominata Cooperativa Santo Stefano. Ma si tratta della “figlia” di un amoroso rapporto iniziato ben più in là. L’attività di indagine ha documentato come già nel 2009 Rotolo e Ruggiero si fossero recati in Calabria, su richiesta del Buzzi, allo scopo di accreditarsi con la cosca Mancuso, tramite esponenti della cosca Piromalli, in relazione all'esigenza di ricollocare gli immigrati in esubero presso il Cpt di Crotone. Un’ulteriore e lampante prova che le mafie hanno individuato nel traffico di esseri umani attraverso il Mediterraneo un lucrosissimo affare. Tant’è. Tornando a Roma, gli elementi raccolti dalle indagini hanno quindi documentato come Ruggiero e Rotolo abbiano fornito uno stabile contributo alle attività di Mafia capitale, avvalendosi dei rapporti privilegiati instaurati con qualificati esponenti della 'ndrangheta, in un rapporto che la Procura definisce “sinallagmatico” tra le due organizzazioni mafiose che, a fronte della protezione offerta in Calabria alle cooperative controllate da Mafia capitale, ha consentito l'inserimento della cosca Mancuso, rappresentata dal Campennì, nella gestione degli appalti pubblici romani. In questo contesto, la Guardia di Finanza di Roma ha sequestrato altre due coop riconducibili a Salvatore Buzzi. Si tratta della 29 Giugno Servizi e di Formula Sociale: “robetta” con un giro d'affari annuo di 15 milioni di euro, la prima con 267 dipendenti e la seconda con 131. L’AUDIZIONE DI PIGNATONE “Una cosca da sola non controlla il territorio” arattere di originalità simile, di originari età pure. Di esclusività, un po’ meno. Il ritratto della criminalità a Roma che ne fa il Procuratore Capo Antonio Pignatone, il grande accusatore della “cupola” di Buzzi e Carminati, è insomma di grande fluidità, come ha cercato di spiegare ieri in audizione davanti alla commissione anti-mafia a Palazzo San Macuto. "La mafia non è il principale problema di Roma. Ma il nodo mafia-corruzione è un nodo vitale. Non c'è un'unica associazione mafiosa che controlla la città di Roma. Non siamo a Palermo, né a Reggio Calabria o Napoli. Roma è troppo grande. Non c'è un'unica associazione presente in via esclusiva sul territorio. Ci sono una serie di investimenti mafiosi e alcune specifiche associazioni di tipo mafioso presenti nel territorio metropolitano. La caratteristica fondamentale di questa mafia è che è romana e non può in quanto tale non avere rapporti con la politica", ha detto il procuratore. Secondo il quale l’organizzazione criminale scoperta "non ha una struttura rigida: il capo è Carminati ed hanno un ruolo direttivo dal punto di vista 'militare' Brugia, sulla pubblica amministrazione, Buzzi". R.V. C PER IL SINDACO ANCHE UN’ACCUSA: TIENE ASSEMBLEE DI PARTITO DENTRO SEDI DI PROPRIETÀ COMUNALE Marino esagera, Alemanno lo querela olano querele nel cielo triste di Roma. Come se non bastassero inchieste, indagini e intercettazioni ad alimentare con tonnellate di carta il fuoco delle polemiche. D’altronde, però, gli schizzi di fango stanno arrivando ovunque e il gioco dello scaricare le responsabilità (magari solo quelle morali) su altri si fa assai pericoloso. In particolare per Ignazio Marino, la cui agitazione di V questi giorni ha giocato un paio di brutti scherzi. Che il suo predecessore Gianni Alemanno non gli ha perdonato: “Ho dato mandato ai miei legali di svolgere querela per diffamazione nei confronti del Sindaco Marino per le dichiarazioni rilasciate pubblicamente durante l’assemblea del Pd tenutasi al centro culturale del Comune di Roma ''Elsa Morante''. In tale sede infatti il sindaco Marino ha di- chiarato che "l’impianto criminale nasce nella destra di Gianni Alemanno"”. Non basta però, perché lo scivolone è stato appunto doppio. “Ho inoltre presentato – ha aggiunto l’ex sindaco – una interrogazione consiliare per chiedere come mai si sia svolta un’assemblea di partito dentro un centro culturale di proprietà del Comune di Roma, nonostante i regolamenti vietino manifestazioni di questo tipo presso sedi di proprietà dell’Ente Roma Capitale. Ho chiesto inoltre se sia stato pagato un affitto per tale sala e un rimborso per gli eventuali straordinari effettuati dal personale del centro per l’utilizzo della sala in tarda serata. Questo anche in vista di ulteriori utilizzi di sedi comunali in periferia che sono stati annunciati dal Partito Democratico sulla stampa”, e che sarà meglio, lascia intendere Alemanno, che Marino e il suo partito disdicano al più presto. Magari cercando la sede di qualche cooperativa, per tenere assemblee senza destare malumori. Qualche indirizzo buono dovrebbero averlo. Per il sindaco marziano che ora prova a fare l’angioletto, come per il Pd indignatissimo (dapprima a sparare sulla “destra”, poi nel respingere alle accuse una volta che si è scoperto che il sistema malavitoso era interamente fondato sulle beneamate coop) sarebbe una bella pena del R.V. contrappasso. RESTA IL NODO DELLA “PLATEA DEI GRANDI ELETTORI” DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Sulle riforme i tempi si allungano ancora i allungano i tempi per il via libera al ddl sulle riforme in commissione Affari costituzionali alla Camera, anche se Renzi ieri, messo alle strette, ha fatto come al solito ‘il piacione’, affermando che tutto avverrà entro gennario. Fatto sta che l’Ufficio di presidenza, contrariamente alla previsioni dei giorni scorsi che parlavano di mandato ai relatori entro oggi, venerdì 12, ha deciso che si lavorerà anche domani, sabato 13. Oggi e domani si affronteranno gli articoli 28 (soppressione delle Province) e 29 e 30 sulle modifiche al titolo V (articoli 116 e 117 della Costituzione). Il vero nodo che sta emergendo in queste ore però, riguarda l'articolo 21 per l'elezione del presidente della Repubblica, che verrà rimandato probabilmente all'aula. Il Pd e Forza Italia, S infatti, non avrebbero ancora trovato un'intesa sull''allargamento della platea dei ''grandi elettori''. Il Partito democratico vorrebbe infatti estendere il voto per il Colle anche agli europarlamentari. Su questo c'è invece il ''no'' di Forza Italia. E’ stata così accantonata per ora anche la questione dell''innalzamento del quorum Prima che la commissione Affari costituzionali della Camera riprendesse le votazioni (con l'esame degli emendamenti all''articolo 28 sull''abolizione delle Province), c’è stato un confronto tra i due relatori Emanule Fiano (Pd) e Francesco Paolo Sisto (Fi) a cui è seguita una riunione Pd-governo a cui hanno preso parte, oltre Fiano, Ettore Rosato, il capogruppo Roberto Speranza e il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi. Proprio sull’arti- colo 21, Rosato ha detto: "Quel testo, così come altri articoli arrivati nella versione di Palazzo Madama, non ha un disequilibrio. Potremmo mantenere anche quella versione". Come riportato dall’agenzia Dire “i più maliziosi, nei corridoi di Montecitorio, fanno notare che forse la maggioranza e il governo dopo l''incidente sui senatori di nomina presidenziale che ha modificato l''articolo 2 del ddl sulla composizione del Senato, preferiscono non andare di nuovo alla conta sulle questioni più delicate per evitare di rimanere scoperti, da una parte, dei voti della minoranza Pd e, dall''altra, voti di Forza Italia. Alcuni nodi potrebbero quindi essere rimandati all'aula”. Via Giovanni Paisiello n.40 00198 Roma Tel. 06 85357599 - 06 84082003 Fax 06 85357556 email: [email protected] Direttore responsabile Francesco Storace Amministratore Roberto Buonasorte Direttore Generale Niccolò Accame Capo Redattore Igor Traboni Progetto grafico Raffaele Di Cintio Società editrice Amici del Giornale d’Italia Sito web www.ilgiornaleditalia.org Per la pubblicità Responsabile Marketing Daniele Belli tel. 335 6466624 - 06 37517187 mail: [email protected] -----------------Autorizzazione del Tribunale di Roma n° 286 del 19-10-2012 3 Venerdì 12 dicembre 2014 Attualità LA FCA LANCIA UNA NUOVA E MASSICCIA OFFERTA PUBBLICA DI ACQUISTO E IL TITOLO PERDE IL 5% Curve pericolose per Fiat e Ferrari La casa di Maranello potrebbe spostare la sede fiscale a Londra e quella legale in Olanda di Igor Traboni QUARTA FRENATA MENSILE CONSECUTIVA a Fca (Fiat Chrysler) ha lanciato l’offerta pubblica di acquisto: sul piatto della bilancia ci sono 87 milioni di azioni ordinarie che saranno vendute al prezzo di 11 dollari ciascuna. Le banche collocatrici dell’offerta avranno comunque un’opzione, per acquistare da Fca fino ad ulteriori 13 milioni di azioni. In attesa del collocamento delle azioni, il titolo di Fca ha perso comunque circa il 5%. Poco male però, perché dall’arrivo a Piazza Affari, avvenuto lo scorso 13 ottobre, la Fca ha mostrato un bel balzo, di oltre 50 punti percentuali, trascinato soprattutto dall’annuncio dello scorporo di Ferrari – anche se ora c’è da digerire il ventilato spostamento della sede fiscale dall’Italia - e dagli ottimi dati delle vendite di Chrysler negli Stati Uniti, sempre ai massimi. Questa offerta pubblica di acquisto è stata decisa per reintegrare il capitale delle azioni, cancellate ai sensi della normativa applicabile a seguito dell’esercizio da parte degli azionisti di Fiat spa del diritto di recesso, previsto e riconosciuto dalla normativa italiana in connessione con la fusione transfrontaliera di Fiat in Fca. Il gruppo fa sapere inoltre che la cedola del prestito obbligazionario a conversione obbligatoria sarà del 7,875% annuo, pagabile il 15 dicembre 2015 e 2016. Potrà essere corrisposta, a discrezione di Fca, anche in azioni ordinarie al tasso di conversione obbligatoria. Fca, in una apposita nota, ribadisce inoltre di voler utilizzare il ricavato L Un dramma chiamato Italia: crolla la produzione industriale risi, crolla la produzione industriale: giù del 3% ad ottobre. E’ la quarta frenata mensile consecutiva, il bilancio adesso è disastroso. Per trovare un dato peggiore bisogna tornare indietro di oltre un anno, all’agosto del 2013. Una vera e propria caduta libera. E se nei mesi scorsi le performance deludenti erano state influenzate in buona parte dal controllo del comparto energetico, adesso la frenata è più ampia, con un calo di quasi 4 punti per i beni di consumo e del 4,2% per i prodotti intermedi. Apparati elettrici e farmaceutici segnano una pesante battuta d’arresto, ma a retrocedere sono anche settori vasti del Made in Italy manifatturiero come macchinari e prodotti in metallo. Uno stop corale che non risparmia neppure il comparto alimentare, giù di quasi 2 punti. Segni postivi limitati ai mezzi di trasporto e all’elettronica, che non delude mai. A sorpresa resiste l’abbigliamento. Una magra consolazione. Dall’inizio dell’anno il bilancio peggiore lo fa registrare l’ener- C Sergio Marchionne, amministratore delegato della Ferrari netto dell’offerta di azioni ordinarie e del prestito obbligazionario a conversione obbligatoria, per le varie esigenze del gruppo. Ma intanto, come accennato, negli ambienti economico-finanziari italiani ed internazionali continua a tener banco da 48 ore quella che appare molto più che una mera ipotesi, ovvero la possibilità che Ferrari faccia quanto già messo in atto proprio da Fiat Chrysler Automobiles: sede legale in Olanda, per sfruttare al meglio il meccanismo del voto multiplo, e sede fiscale a Lon- dra – per risparmiare almeno il 10% rispetto alla tassazione italiana - e doppia quotazione sul listino di New York e sulla Borsa di Milano. La Ferrari per ora preferisce on commentare l’indiscrezione, né in un senso né nell’altro. Di certo c’è che l’eventuale trasferimento delle sedi legali e fiscali in altri Paese, non avrebbero comunque e alcun impatto sulla struttura produttiva e ingegneristica che resterebbe a Maranello, anche e soprattutto per continuare ad identificare la Ferrari come eccellenza tutta italiana. gia, giù di quasi 5 punti. L’unico ramo a poter vantare segno “+” è quello dei prodotti intermedi, con un magro progresso di 2 decimali. Nella media del trimestre agosto-ottobre, la produzione è diminuita del -0,9% rispetto a quello precedente. In base all’indice corretto per gli effetti di calendario l’output è sceso dello 0,8%. Dati Istat deprimenti, che controvertono perfino le attese degli analisti. Una vera e propria doccia gelata per l’Italia sul fronte economico. Ecco il regalo di Natale di Renzi ai cittadini. Crescita zero, speranze future nulle. Gli indicatori economici inquadrano un Paese, il nostro, in balia della crisi e della recessione. Bloccato in un tunnel senza via d’uscita. Non migliora praticamente nulla, peggiora quasi tutto. A farla da padrone la disoccupazione, ai massimi storici. La mancanza di lavoro fa crollare i consumi e, di conseguenza, la produzione industriale. Se non si aumenta l’occupazione, non cambierà mai nulla. E la situazione rischia solo di peggiorare, oltremodo. Bernald Shehaj STATO-MAFIA, RICHIESTA DI PENA PER L’EX DC CENTINAIA DI PELLICOLE RIVENDUTE A COSTI ALTISSIMI ALLA TV DI STATO, INDAGA LA FINANZA “Nove anni a Mannino” Vecchi film russi e mazzette alla Rai na richiesta di pena esemplare. Nove anni di carcere e interdizione perpetua dai pubblici uffici per Calogero Mannino, l’ex ministro democristiano imputato nel processo stralcio sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Mano pesante della pubblica accusa in un procedimento basato su un ipotetico patto - fino a questo momento mai provato - tra pezzi delle Istituzioni e Cosa Nostra. Ha scelto il rito abbreviato, Mannino. L’unico dei 12 imputati ad aver optato per questa formula che garantisce lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. E sarà il primo ad essere giudicato. La Procura di Palermo lo considera come l’“ispiratore” della trattativa, il politico che per salvarsi la vita avrebbe avviato i primi contatti, ben prima di quelli tra il Ros e Ciancimino. Violenza o minaccia ad un corpo politico dello Stato, questa la pesantissima accusa: il massimo della pena prevista è 15 anni di reclusione, più altri 5 con l’aggravante dell’articolo 7, cioè “aver agito favorendo Cosa Nostra”. Già leader della sinistra Dc in Sicilia, deputato per 8 legislature, ministro dell’Agricoltura (2 vol- U te), dei Trasporti e della Marina Mercantile, Mannino dovrebbe - il condizionale è d’obbligo uscirne pulito. Secondo il pm Teresi l’imputato, dopo la strage di Capaci, era finito nel mirino della mafia. “Perciò cominciò le sue interlocuzioni col Ros e interferì pesantemente col Dap per dare ai mafiosi quanto si poteva loro dare e per deviare i comportamenti politici e amministrativi delle istituzioni”. “Sono tranquillissimo - la replica di Mannino - il pm Teresi da 22 anni si occupa solo di me. La Cassazione ha già stracciato in faccia una sentenza, mi sento estraneo a tutto”. Appuntamento al 2 marzo 2015 per l’arringa della difesa. L’udienza successiva è stata già fissata al 26 marzo, quando potrebbe essere emessa una sentenza che rischia di mettere la pietra tombale a un procedimento infinito basato sul nulla. O quasi. Con le architravi del processo già crollate in altri 2 casi: quello sulla mancata cattura di Bernardo Provenzano e quello sulla scelta di non perquisire il covo di Totò Riina, entrambi conclusisi con l’assoluzione degli imputati “istituzionali”. Marcello Calvo L’inchiesta ha preso le mosse dalla morte di due persone in un incendio a Bologna entinaia di film classici russi di basso valore di mercato rivenduti a peso d'oro alla Rai. E questo grazie "ad un alto funzionario Rai compiacente" che avrebbe ricevuto denaro in cambio dell'acquisto a "prezzi gonfiati" di queste pellicole. E' questo il cuore dell''indagine che sta conducendo la Guardia di finanza di Bologna: una operazione di "contrasto della corruzione all''interno della Radiotelevisione italiana nelle città di Roma, Milano, Bologna, Firenze e Prato". La Guardia di Finanza di Bologna specifica inoltre che le indagini sono nate dalla morte di un'anziana signora e del figlio avvenuta in circostanze misteriose nel gennaio 2013 a seguito di un incendio divampato in pieno giorno all'interno di un appartamento di lusso, nel centro di Bologna. Le indagini hanno avuto una svolta quando si sono allargate all'attività economica dei deceduti. Gli accertamenti, di cui il pm Morena Plazzi ha incaricato la Polizia tributaria, hanno portato a galla "una C vasta rete di rapporti nell'acquisizione dei diritti cinematografici da parte della Rai sui quali si addensano forti indizi di illeicità”. Uno dei deceduti, titolare di imprese del settore cinematografico, "a fronte della sottoscrizione di contratti per l'acquisto dei diritti su centinaia di pellicole russe poi trasmesse sui canali pubblici italiani, avrebbe infatti corrisposto somme di denaro non giustificate ad un alto funzionario Rai compiacente", spiega la Guardia di Finanza. I diritti sulle pellicole russe venivano acquistati dalle aziende dei deceduti - che non presentavano neppure dichiarazioni fiscali - a prezzi irrisori sul mercato moscovita (trattandosi di classici della filmografia russa avevano basso valore di mercato) e ceduti, "grazie alla compiacenza di un dirigente, a prezzi gonfiati fino anche a cinquesei volte quello originale" Le perquisizioni hanno interessato le sedi di Rai Gold e Rai Cinema di Roma nonché alcune tra le maggiori major italiane del settore, per acquisire ulteriori elementi investigativi per scoperchiare "il malaffare economico e le modalità di spesa della concessionaria pubblica". Nell'esecuzione delle perquisizioni la Polizia tributaria di Bologna si è avvalsa della collaborazione dello Scico (Servizio centrale criminalità organizzata), del nucleo speciale di Polizia valutaria e delle Polizie tributarie di Roma, Milano, Firenze e Prato. Proseguono, parallelamente, da parte del Gico di Bologna anche le indagini coordinate dal pm Francesco Caleca della locale Dda anche per quanto riguarda le cause del doppio decesso di Bologna. 4 Venerdì 12 dicembre 2014 Attualità LO SDEGNO MONDIALE PER LA PUBBLICAZIONE DEL RAPPORTO SULLE TORTURE HA AVUTO UN PRIMO EFFETTO Usa isolati dalla comunità internazionale Dalla Corea del Nord alla Germania, dalla Cina all’Onu, unanime il coro: l’amministrazione Bush va giudicata in un tribunale per violazione dei diritti umani di Giuliano Castellino utti lo sapevamo, ma media e governo Usa fino ad oggi avevano nascosto e insabbiato la verità. La tortura ha fatto parte e continua a far parte dei metodi della Cia (e sicuramente dei militari americani). Obama non ha aggiunto commenti e si è trincerato dietro un muro di silenzi. Sul rapporto delle torture della Cia è però intervenuto il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, denunciando che i metodi di interrogatorio "minano in modo significativo l'autorità morale degli Stati Uniti". Un "mea culpa" significativo ed imbarazzante. E la reazione internazionale dopo la pubblicazione del rapporto del Senato sull'operato e le torture brutali della Cia, è stata devastante. Per il presidente afgano Ashraf Ghani le torture compiute dalla Cia su presunti terroristi e membri di al-Qaeda sono atti disumani: "Ho letto il rapporto, tutto il rapporto, dopo che è stato messo online, ieri. E leggendolo mi sono indignato". Ma l'ondata di sdegno sembra davvero incontenibile. "Sono sconvolta esattamente come tanti americani e tante americane", ha dichiarato Angela Merkel. La cancelliera ne è rimasta "assolutamente sorpresa". Alla domanda se sia necessario un procedimento anche legale, la cancelliera ha risposto: "Cre- T do che l'America lo farà in qualche modo". La condanna della Germania è arrivata anche attraverso il ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier: "Ciò che veniva considerato giusto nella battaglia contro il terrorismo islamista, è invece inaccettabile ed è stato un grave errore". Anche la Polonia si è discostata dagli Stati Uniti: il primo responsabile di alto livello polacco a rivelarlo, è l'ex presidente Aleksander Kwasniewski, che ha confermato che la Cia ha condotto interrogatori sotto tortura anche in Polonia. Kwasniewski, capo di Stato tra il 1995 ed il 2005, in una conferenza stampa a Varsavia ha precisato che i dirigenti polacchi ignoravano le modalità esatte degli interrogatori. Ma, preoccupati della segretezza che li avvolgeva, ottennero la fine di queste iniziative. Celle e metodi, analizzando il rapporto, erano addirittura divisi per colore e nazioni. Decodificando un codice del rapporto, il Washington Post ha pubblicato sul sito una mappa in cui si mostra come quando si parla di "black site" si parla della Romania, mentre il sito blu è la Polonia, quello violetto è la Lituania e quella verde è in Thailandia. Per l'Afghanistan i colori sono quattro come le prigioni segrete, grigio, cobalto, arancione e marrone. In particolare il Cobalt Site ricorre spesso nel rapporto, come uno dei luoghi più efficaci per gli interrogatori perché, come disse una volta un agente preposto agli interrogatori, erano delle vere e proprie "segrete" che i prigionieri che ne sono usciti chiamavano "La prigione buia", mentre nell'agenzia veniva chiamata la "Salt Pit". Di fronte a queste rivelazione si è scatenata immediatamente la rabbia Jihadista. Come riferisce Site, il sito di intelligence che monitora l'attività sul web degli estremisti islamici, i jihadisti su Twitter già promettono vendetta e esortano a vendicarsi del "serpente americano". "Ricordatevi: il 100% delle vittime delle torture della Cia erano musulmani. La loro è una guerra all'Islam, una guerra ai musulmani. Essere decapitati è 100 volte più umano e dignitoso di ciò che queste sporche canaglie fanno ai musulmani. Possa Allah distruggere questi bastardi". Sull'account Twitter "State of Islam" si incita il popolo islamico a "svegliarsi", mentre su "Mali Witness" si accusa l'Occidente di aver creato l'estremismo islamico. "Pensate che le cose non possano andare peggio per l'America, ma queste notizie sulle torture radicalizzeranno un'intera generazione", ha assicurato Madim al Muhajir. Intanto l'avvocato di Khalid Sheikh Mohammed, la mente degli attentati dell'11 settembre, ha chiesto che gli venga risparmiata la pena di morte: "Un'esecuzione vera e propria di Mohammed, dopo 183 finte esecuzioni, sarebbe una punizione crudele e inusitata", ha sostenuto il suo avvocato, David Nevin. Iran, Cina, Corea del Nord e Onu si sono detti preoccupati ed hanno condannato gli States. La guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, ha descritto il governo americano come "il simbolo della tirannia contro l'umanità". Anche la Cina - spesso ripresa dalla comunità internazionale per non rispettare i diritti umani - ha chiesto agli Stati Uniti di "correggere la sue pratiche e rispettare e seguire le regole prese dalle convenzioni internazionali". Pyongyang ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu, di esaminare nei prossimi giorni la situazione dei diritti umani in Corea del nord e di condannare gli Usa. Tutto questo mentre a Ginevra, l'alto commissario dell'Onu per i diritti umani ha sostenuto che il rapporto ha mostrato "una chiara politica orchestrata ad alto livello all'interno dell'amministrazione Bush" e ha chiesto che gli ufficiali della Cia e i funzionari del governo Usa siano portati davanti a un tribunale. LA PROTESTA IN CARCERE E QUELLA IN PIAZZA DEI GIOVANI ATENIESI FA VACILLARE UNO STATO ORMAI DEBOLE La polveriera greca e il tallone della Trojka n Grecia si torna al voto e di nuovo scoppia la rivolta giovanile, dai più definita anarchica, in realtà popolare, trasversale e plurale. E a dire il vero, al di là dei silenzi e dei commenti dei media, la rivolta greca contro la Troika, di fatto non si è mai placata e sono anni che è in atto. Dal 2008 ad oggi non c'è stata pace per i greci. La nuova scintilla comunque parte dalla vicenda di Nikos Romanos, coetaneo e amico di Alexis, in carcere per una rapina di cui se ne rivendica la responsabilità come "anarchico militante". Dal giorno del suo arresto il ragazzo si dichiara prigioniero politico pur negando l’affiliazione alla Cospirazione delle Cellule di Fuoco, formazione insurrezionalista, dimostrando, ancora una volta, i mille volti di una ribellione di massa e generalizzata, alla quale diventa difficile dare una connotazione ideologica ben precisa. Per questo vengono definiti "anarchici" i greci in lotta da anni contro il cappio della Bce e dell'Unione europea. Il ragazzo arrestato rifiuta persino di denunciare i poliziotti che hanno torturato lui e i suoi compagni nelle prime ventiquattro ore del suo arresto: rifiuta perché ribadisce: "..io non sono una vittima". Nonostante circolino le foto dei loro visi orribilmente tumefatti. Dopo più di venti giorni di sciopero della fame il Ministero della Giustizia continua a negargli il permesso per studiare, secondo il regolare corso degli studi universitari. Nikos ha risposto con la ferma volontà di rifiutare ogni tipo di alimentazione forzata. È bene ricordare che la sua vicenda ha riacceso le luci sugli abusi della polizia e, più in generale, sul livello della repressione in corso in Grecia. Tra le numerose voci intervenute, anche Amnesty International ha ribadito il fatto che l’alimentazione forzata è da considerarsi a tutti gli effetti una forma di tortura. Quindi o lo Stato cede o lui muore. Il punto è che in Grecia oramai da tempo si è rotto il patto sociale e non sono solo i definiti anarchici I a dirlo, ma anche economisti e sociologi. Quindi lo Stato non ha più alcuna legittimità e impone la propria autorità con la forza e la violenza. Perché, da sempre, più lo Stato è debole più è pericoloso. La richiesta legittima e sostenuta da gran parte della società civile greca di esercitare un diritto riconosciuto per legge, mette in crisi un governo e ne svela la propria inettitudine e codardia. Questa vicenda ricorda una storia drammatica e gloriosa allo stesso tempo: la morte di Bobby Sands e di altri nove volontari repubblicani irlandesi nel carcere di Long Kesh nel 1981, in seguito a uno sciopero della fame per essere riconosciuti come prigionieri di guerra. Questo fatto aprì la strada, molto lentamente, a un processo di pace che dura ancora adesso nonostante gli esiti incerti. Altri tempi, altri contesti, altri conflitti. Inutile sovrapporre situazioni diverse, per carità. Proprio qualche giorno fa ricorreva il sesto anniversario dell'uccisione di Alexis da parte della polizia e Nikos era un suo amico. Lui e gran parte della sua generazione hanno perso l’innocenza quel 6 dicembre di sei anni fa. Le strade di Atene e della Grecia ricordiamo erano gonfie di una rabbia oscura ed esplosiva. Chi era presente ha raccontato e scritto di aver visto i ragazzi più giovani protagonisti sulle linee del fuoco. Una prima fila fatta dalle nuove generazioni, quei ragazzi rapinati del futuro dalla speculazione e dalla dittatura eurobancaria. Le parole che narrano questi tempi in Grecia riecheggiano immagini di guerra: quella della macelleria sociale imposta dalla Trojka al popolo greco. Nella sua ultima lettera Nikos in un passaggio ha scritto: "La lotta comporta anche delle perdite. Lungo i sentieri che conducono verso una vita dignitosa dobbiamo prendere la morte per mano, rischiando di perdere tutto o di vincere tutto. La lotta continua con il pugno sul coltello, ancora e ancora…". La durezza di queste parole, la determinazione spinta fino all’estremo sacrificio di un ragazzo di vent’anni impongono rispetto e riflessioni. Da qualunque punto di vista lo si guardi, anche da parte di chi guarda da lontano, geograficamente e politicamente, questa storia. Dove la rabbia giusta e degna può viaggiare a braccetto con il culto del sacrificio, sempre presente negli animi più nobili dei ribelli. Inoltre questa storia dovrebbe farci riflettere sul fallimento di questa Europa, non certo quella sognata e cantata dai nostri avi, ma una tirannia finanziaria che sta affamando popoli e nazioni. I giovani greci in lotta, uccisi o imprigionati possono essere i giovani italiani di domani. L'Italia sembra essere sulla scia della penisola ellenica, ancora una volta, e questa volta drammaticamente, dopo G. Cas. Atene potrebbe arrivare Roma. 5 Venerdì 12 dicembre 2014 Esteri GLI EVENTI DI MERCOLEDÌ HANNO INFIAMMATO DI NUOVO I RAPPORTI TRA I DUE STATI In Cisgiordania cova il fuoco della rivolta Secondo l’autopsia israeliana “il ministro è morto per un malore”. Palestinesi infuriati, si segnalano disordini a Hebron e Ramallah. Pronta una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di Robert Vignola i sono riempite di folla le vie di Ramallah per i funerali del ministro palestinese Ziad Abu Ein, morto all’età di 55 anni, dopo un scontro con un soldato israeliano. Un rito carico di tensione, con la Cisgiordania che torna ad essere l’epicentro della rivolta contro Israele davanti all’incredibile incidente che ha avuto luogo nei suoi sobborghi. Con la morte, fatto davvero senza precedenti, di un uomo che rappresentava una carica istituzionale di primo livello dell’Autorità nazionale palestinese, le cui fasi sono state immortalate in decine di immagini. Le mani di un soldato israeliano al collo di un Abu Ein che strabuzza gli occhi ma non reagisce, poi concitati momenti, infine il ministro a terra circondato dai suoi manifestanti, in attesa di soccorsi che tarderanno ad arrivare. Foto chiare, che sarebbero ovviamente lo scheletro di ogni atto di accusa in tribunale. Ma proprio sulle prime mosse dell’inchiesta aperta su quanto accaduto mercoledì, si è acceso ancora di più lo scontro. Secondo fonti palestinesi, i medici che hanno eseguito l’autopsia hanno concluso che l’uomo è morto per S un malore, dopo aver inalato gas lacrimogeni ed essere stato colpito e preso per il collo da un militare israeliano. Israele cerca di ridimensionare l’accaduto sostenendo che, secondo le informazioni a disposizione, il politico soffriva di problemi di cuore ed è morto per un attacco cardiaco causato dallo stress. "Riteniamo Israele completamente responsabile per la morte di Ziad Abu Ein che stava solo piantando alberi di ulivo insieme ad attivisti internazionali e palestinesi", ha tuonato Saeb Erekat, il capo negoziatore palestinese. L’Autorità è praticamente in seduta permanente ma ha già preso cinque scelte da racchiudere in una richiesta di risoluzione all’Onu: per la fine dell'occupazione, la creazione di uno stato palestinese sui confini del '67 e con Gerusalemme est come capitale; l’adesione alla Corte penale internazionale (Cpi); la convocazione dei contraenti della quarta Convenzione di Ginevra per stabilire se può essere applicata immediatamente in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme; la richiesta al segretario Onu Ban Ki Moon di "una speciale Commissione sulla Palestina" e "la riconsiderazione del coordinamento di sicurezza" con Israele "fino ad obbligarlo a riprendere pie- no controllo di tutte le zone dei Territori palestinesi" e non solo di quelle previste dagli Accordi di Oslo. Dal canto suo l'Egitto, grande mediatore fra Israeliani e palestinesi, condanna l'uccisione del ministro palestinese e chiede a Israele "di esercitare la massima moderazione e fermare l'uso eccessivo della violenza che porta solo ad altro spargimento di sangue tra le due parti". Il Cairo chiede un'indagine immediata e che l'assassino sia portato davanti alla giustizia. Immancabili le notizie di disordini un po’ ovunque in quella martoriata parte di Medio Oriente. Già nella n serata di mercoledì erano stati segnalati incidenti con l'esercito a Qalandya e nel campo profughi di Jalazoun, con un ragazzo di 14 anni, secondo fonti palestinesi, ferito in modo serio. Poliziotti israeliani si sono scontrati con un gruppo di circa 60-100 manifestanti palestinesi che tiravano pietre contro agenti a Hebron, in Cisgiordania. Le autorità dello Stato ebraico hanno dispiegato nella zona due battaglioni dell'esercito e due unità di polizia di frontiera in vista di possibili manifestazioni durante i tre giorni di lutto immediatamente disposti dal presidente Abu Mazen. L’ISIS STAREBBE CERCANDO DI “PIAZZARE” I RESTI DEL GIORNALISTA DECAPITATO A LUGLIO “Un milione per il cadavere di Foley” Il dipartimento Usa: “Disgustoso”. Ma al centro dei traffici di ostaggi ci sarebbero anche quei “ribelli siriani” che l’amministrazione statunitense ha armato e coccolato per rovesciare Assad di Bruno Rossi mercio di cadaveri a fine di lucro. Mancava soltanto questa bella accusa nei confronti dei seguaci del Califfo che, non contenti di decapitare prigionieri, starebbero addirittura cercando di piazzare i loro poveri resti mortali, ovviamente a spese dei parenti, per quello che pare di capire. Anche se dietro uest’altra strana e oscura vicenda sembrano intravedersi manovre che gettano ancora più ombre su quella fantomatica coalizione messa in piedi dall’Occidente due anni or sono, armando i “ribelli”! siriani per rovesciare il regime laico di Bashar Assad. Fatti sta che le cronache internazionali da ieri si S stanno occupando della nuova strada che lo Stato islamico sta cercando di percorrere per raccogliere fondi e finanziare la sua guerra in Siria e in Iraq: vendere il corpo degli ostaggi che ha decapitato. Secondo tre diverse fonti in contato con l'Isis, il gruppo sta cercando di mettere sul mercato per un milione di dollari le spoglie di James Foley, il primo giornalista americano ucciso lo scorso agosto. L'Isis avrebbe proposto la consegna del corpo lungo i confini della Turchia e fornirebbe anche un campione di Dna di Foley per provare che i resti appartengano al reporter americano. Esami costosi, che sarebbe anche interessante capire dove siano stati condotti. Dovrebbe essere un gioco di ragazzi, per i servizi di intelligence del mondo civile… Ma tant’è: una fonte siriana ha detto a BuzzFeed di essere stata contattata dall'Isis per vendere il corpo del reporter al governo americano o alla famiglia dell'uomo. Un’altra notizia che ha dell’incredibile è che starebbe venendo alla luce un mercato degli ostaggi, un traffico illegale all’interno del quale un numero impreciso di mediatori cercano di aprire canali per l’Isis e in cambio di avere delle commissioni. Ovviamente, i raccapriccianti filmati delle esecuzioni sono per loro il più efficace degli spot presso i parenti di chi è finito nelle mani dei sanguinari tagliagole. Ma c'è di più. Secondo due ex combattenti del- l'opposizione siriana, uno dei negoziatori è addirittura un funzionario di alto livello del Free Syrian Army, il gruppo di oppositori al regime di Assad. Sarebbe interessante indagare, anziché continuare a dire che Assad va rovesciato “ad ogni costo”, come fa una parte ben individuabile dell’amministrazione americana (ogni riferimento a Hillary Clinton, in corsa per le presidenziali statunitensi per la “sinistra” mondiale, è puramente casuale). Intanto il dipartimento di Stato americano ha fatto sapere che sta indagando sulla questione definendo la vendita del cadavere "un atto disgustoso". Se indagano loro, che dei “ribelli” siriani dovrebbero avere anche i numeri di telefono, senz’altro i responsabili del disgusto atto usciranno fuori… SCOPERTO DA UN ASTRONOMO RUSSO, MA LA ROTTA È ANCORA DIFFICILE DA DECIFRARE Ecco Ur 116, l’asteroide che minaccia la Terra N on bastano ebola, Isis e crisi varie. Ora ci pensa anche un asteroide a togliere il sonno ai “poveri terrestri”. Ne è stato infatti recentemente scoperto uno che potrebbe far danni, e molti. Anche se il corpo celeste, denominato '2014 UR116', non rappresenta una minaccia immediata per la Terra, gli scienziati evidenziano il danno che potrebbe causare: una esplosione 1.000 volte più potente di quella di quella causata dall’im- patto che un meteorite ha avuto appena un anno fa in Russia. Sarà proprio per quell’evento che gli astronomi russi sembrano essere ultimamente i più attenti ai moti che avvengono nello spazio siderale. È stato infatti Vladimir Lipunov, professore alla Università Statale di Mosca, a scoprire l’asteroide che si sta dirigendo verso la Terra: secondo l’illustre docente, la roccia spaziale non rappresenta ancora una minaccia immediata anche se potrebbe 'teo- ricamente' colpire la Terra. In una intervista al Telegraph, ha infatti spiegato che se l’asteroide dovesse colpire la Terra potrebbe causare un danno capace di far sbiadire il terribile ricordo dell’impatto avvenuto un anno fa. Allora il meteorite, della grandezza di un autobus, era entrato nell’atmosfera terrestre nel cielo sopra la città di Chelyabinsk, in Siberia. L’onda d’urto causò una serie di deflagrazioni capaci di ferire oltre 1.600 persone, nonostante non avesse colpito zone abitate. L’effetto è stato venti volte superiore a quello della bomba atonica fatta esplodere dagli statunitensi ad Hiroshima: ebbene, l’asteroide appena scoperto potrebbe provocare un’esplosione 1.000 volte superiore. Lipunov ha comunque chiarito che con i dati attualmente in suo possesso è difficile calcolare l’orbita di corpi celesti come questo, in quanto le loro traiettorie vengono continuamente modificate dall’attrazione gravitazionale di altri pianeti. Lo scienziato ha però avvertito che gli asteroidi potrebbero causare danni al pianeta e per questo è importante sapere tutto quanto si può su queste minacce che arrivano dal profondo dello spazio: "Abbiamo bisogno di monitorare in modo permanente questo asteroide, perché anche un piccolo errore nei calcoli potrebbe avere gravi conseguenze". Valter Brogino 6 Venerdì 12 dicembre 2014 Storia PAURA, POLVERE, FRASTUONO DI BOMBE E SCARICHE DI MITRA: COME QUEI RAGAZZI VISSERO L’AVVENTURA DELLA GUERRA Il giovane sangue italiano a Bir el Gobi /4 Eppure “il nostro caposaldo, arroccato due palmi sotto il duro calcare, sì, il nostro bravo caposaldo teneva ancora” di Emma Moriconi Con gli occhi spalancati sull’imponente schieramento di forze nemiche, ce ne stavamo inginocchiati dietro al nostro elefantino, raccolti in muta attesa. Attorno al caposaldo, l’assordante andirivieni di mezzi e uomini si faceva sempre più intenso. Il cielo faceva del suo meglio perché lo spettacolo riuscisse, il sole si levava superbo all’orizzonte, fiammeggiante come una gigantesca torcia. Il deserto, piatto camaleonte, rifletteva una vasta gamma di arancioni. L’atmosfera andava surriscaldandosi rapidamente, lontano andava evaporando una folla di miraggi indiavolati. Improvvisamente il carosello s’ arrestò, come d’incanto. Fuori della portata dei nostri 47/32, di là dal polverone che andava disperdendosi, anticarro, carri armati, autoblindo, carriers adesso parcheggiavano in cerchio, lasciando ampi spazi fra veicolo e veicolo. In questi spazi vuoti si attestarono le artiglierie autotrainate”. Sembra un romanzo, è invece il resoconto di quelle ore a Bir el Gobi, in quel dicembre 1941. Un racconto diretto, fatto da uno di quei giovani fascisti che su quelle sabbie difese le postazioni ad un carissimo prezzo. È ancora Alpheo Pagin a parlare nel suo “I ragazzi di Mussolini”. L’atmosfera è tesa, tra “cupi tonfi di partenza” e “sibili che raschiarono l’aria facendola vibrare”, tra “un grappolo di “ granate” che “andò ad esplodere alle nostre spalle” e la paura, tanta paura, “cieca, incontenibile”. E, nonostante questo, esserci, restare lì: “Annaspavo nella sabbia – scrive ancora Pagin – cacciavo le unghie nel suolo, affogavo in un mare di sudore, soffocavo in una sindone di polvere”. E le preghiere: “Dio mio, fa che io sopravviva!”. Non tutte quelle preghiere furono ascoltate. Non tutto fa rumore assordante. Quando i cannoni smettono di tuonare, quello che si ode sembra un uccellino che cinguetta. E invece sono proiettili, che sfrigolano nel deserto, e vanno a colpire in mezzo alla fronte un ragazzo: si chiama Rianò, fino ad un momento prima scherzava e parlava con Pagin, ora, immobile, con un forellino sulla fronte, non si muove più. Improvvisamente dal forellino, che sembra un coriandolo rosso, fuoriesce un rigagnolo di sangue e Rianò va giù. Morte pressoché istantanea, dirà il tenente medico. Ma anche nelle fila nemiche si moriva: “Intanto dalla torretta era sbucata una torcia umana urlante – scrive ancora – Cadde al suolo volteggiando come una girandola e si dimenò sulla sabbia gemendo fino all’esaurirsi dell’ultimo residuo di vita. Se un soffio di pietà alitava in noi, non avemmo il tempo di esprimerlo, perché un’ autoblindo stava si stava avventando sulla nostra postazione facendo crepitare la mitragliatrice all’impazzata”. Il resoconto di quei giorni si snoda attraverso ricordi di questo tipo, alternati a momenti di intimità tra camerati, tra paura ed esaltazione, tra pessimismi e coraggio trovato sca- vando nell’angoscia attanagliante. Pagin racconta la battaglia scandendone ogni passaggio, ora dopo ora. Leggendo le sue parole, andando avanti pagina dopo pagina, sembra quasi di conoscerli, quei ragazzi. Come Ippolito Niccolini, che aveva tre dita della mano sinistra amputate dall’esplosione di una mina e che, ferito al braccio destro e alla testa, continua ad armeggiare “febbrilmente sull’otturatore bloccato, perché nel frattempo si faceva avanti un secondo Valentine”, che mira proprio contro di lui. Lui spara direttamente nella feritoia frontale, senza successo. Viene colpito al petto da una mitragliatrice, ma si sorregge all’antenna radio del Valentine, salta nella buca delle munizioni, afferra una Passaglia e la scaglia contro il mezzo, poi un’altra. Non esplodono. Allora Niccolini, ferito, sanguinante, morente, impugna la pistola, esce allo scoperto e spara. Una scarica di piombo lo fredda. Non sono i personaggi di un film, sono persone vere, come Riccardo Nulli, travolto da un carro e stritolato dai suoi cingoli. Eppure i Giovani Fascisti resistono: “Quelli venivano all’attacco come sparati ma alla fine, ogni volta, i nostri li arrestavano sull’orlo delle basse trincee, quindi li respingevano, vivi o morti che fossero. Benché non più ampio di un cerchio di carri di pionieri (ma non sorpreso da inermi pellirosse, bensì da un intero esercito regolare), il nostro caposaldo, arroccato due palmi sotto il duro calcare, si, il nostro bravo caposaldo teneva ancora”. (…continua…) [email protected] 7 Venerdì 12 dicembre 2014 Da Roma e dal Lazio EQUILIBRI ROMANI LATINA Il Pd e il “rinnovamento”: torna Piero Badaloni Di Giorgi supera la crisi, presentata la nuova giunta Ritirata la mozione di sfiducia, Fabio Melilli resta al comando inchiesta “Mondo di mezzo” ha lacerato ulteriormente gli equilibri nel Pd romano e regionale, entrambi travolti dallo scandalo “Mafia Capitale”, anche se puntualmente si mostrano compatti. Durante la riunione di partito del Lazio di ieri, infatti, i membri dovevano votare la mozione di sfiducia presentata qualche settimana fa da Marco Guglielmo, civatiano di ferro. Un documento sottoscritto da ben 114 persone, la maggioranza è a quota 109. Ma in politica tutto è possibile. Melilli resta saldo al comando, malgrado le pesanti critiche. Sorpresa: la mozione in apertura dei lavori è stata ritirata. Tanto da spingere il segretario regionale Fabio Melilli a proporre una gestione collegiale e istituzionale della segreteria. Ma in casa Pd le sorprese non finiscono davvero mai. Fresco di fiducia, Melilli ha pensato bene di rispolverare un’altra vecchia faccia del centrosinistra laziale: Piero Badaloni, giornalista Rai, presidente della Regione Lazio dal 1995 al 2000. L’ex governatore si occuperà della mappatura dei circoli regionali. Riguardo il pessimo clima che si re- ospiro di sollievo per Giovanni Di Giorgi. Il sindaco di Latina ha ufficializzato la nuova giunta comunale. Dopo il terremoto politico che aveva travolto il centrodestra pontino, culminato con l’elezione alla Provincia di Eleonora Della Penna (Pd-Ncd), la crisi politica aveva investito anche l’ente comunale. Dopo giorni di tira e molla, Di Giorgi aveva annunciato le “dimissioni irrevocabili”, salvo poi ritirale alla scadenza dei venti giorni. Ieri il primo cittadino ha presentato la nuova squadra di governo. Tre sono le figure tecniche che “ben conoscono il territorio - ha spiegato il primo cittadino - per porre più attenzione e cura al territorio stesso in termini di pianificazione ed equilibrato sviluppo”. Si tratta di Salvatore La Rosa, Laura Francalancia e Alberto Pansera, con deleghe rispettivamente all’Urbanistica, Patrimonio e Bilancio, Ambiente e Arredo urbano. La nuova giunta comunale si compone dei seguenti assessori: Salvatore La Rosa (Urbanistica e all’Unione Europea), già Prefetto di Latina dal 2003 al 2006 e successivamente vice capo S L’ spira in Campidoglio fin dall’insediamento della giunta Marino, i compagni hanno cambiato nuovamente linea politica. Mentre due settimane fa gran parte dei dem stavano preparando un’alternativa al sindaco Ignazio Marino, improvvisamente il Pd si è ricompattato, lanciando un chiaro mes- saggio alla base: “Tutti uniti”. “Dobbiamo essere accanto a Marino - ha scandito Melilli – e fare in modo che la città si occupi delle questioni che sentono i cittadini, a partire dalle periferie. Evitando che tutto si fermi”. Sembra di assistere a una puntata di Giuseppe Sarra “Scherzi a parte”. del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali; Laura Francalancia (Bilancio e Patrimonio), docente presso la facoltà di economia dell’Università Sapienza e della Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza; Alberto Pansera (Ambiente e Arredo urbano). Al posto dell’ex vicesindaco Fabrizio Cirilli, dimessosi poco dopo l’annuncio del ritiro delle dimissioni di Di Giorgi, ci sarà il coordinatore provinciale di Ncd, Enrico Tiero, con delega alla Mobilità, Trasporti, Turismo e Protezione Civile. Completano la nuova giunta Giuseppe Di Rubbo (Lavori pubblici e Suap), Alessandro Calvi (Servizi sociali), Angelo Tripodi (Attività produttive), Michele Nasso (Attività sportive, Impiantistica sportiva e Personale) e Marilena Sovrani (Istruzione pubblica e Cultura). Venerdì 12 dicembre 2014 8 Dal Lazio LE TRE LINEE D’AZIONE DEL CEREMSS Centro di Monitoraggio della Sicurezza Stradale affidato all’Astral SpA Azienda Strade del Lazio Per realizzare strumenti e supporti all’azione di governo della sicurezza stradale, efficaci e di agevole impiego occorre una chiara conoscenza del fenomeno da governare e delle esigenze dei soggetti che gestiscono il processo di miglioramento della sicurezza stradale I nizia da questa settimana la rubrica di Astral SpA l’Azienda Strade del Lazio, che accoglierà la campagna di informazione sulla sicurezza stradale mirata a sensibilizzare i cittadini ad una maggiore educazione alla sicurezza con articoli sui temi dei rischi e delle onseguenze che gli incidenti stradali comportano sulle strade della nostra Regione. cennio 2001-2011 del Programma di azione europeo per la sicurezza stradale, che fissava come obiettivo il dimezzamento del numero di vittime della strada, in Italia i morti si sono ridotti del 42%, i feriti del 19% e il costo sociale del 25% mentre nel Lazio, i morti si sono ridotti del solo 38%, i feriti del 12% e il costo sociale del 18%. La sensibilizzazione sulla sicurezza stradale non arriva solo grazie ai classici opuscoli o dai servizi giornalistici: viaggia anche sulla rete. In questo primo articolo viene illustrato ai lettori il CEREMSS e le sue principali linee d’azione. Il CEREMSS CENTRO DI MONITORAGGIO DELLA SICUREZZA STRADALE DELLA REGIONE LAZIO Per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di riduzione del numero e della gravità degli incidenti stradali con vittime persegue tre linee di azione: la prima linea d’azione punta a migliorare lo stato delle conoscenze e ad assicurare una solida base conoscitiva dei dati, condividendo i termini del problema e i fattori di rischio che generano incidenti e vittime nonché la gestione della sicurezza stradale tra i dirigenti delle strutture impegnate in servizi di polizia stradale ai sensi degli articoli 11 e 12 del D.Lgs 30.04.92, n. 285 - Codice della Strada e Uffici Tecnici di Comuni e Province e Regione Lazio. I fatti ed il confronto con altri Paesi hanno dimostrato che, per scelte politiche e tecniche efficaci, sono indispensabili adeguati investimenti in conoscenze operativamente utili alla valorizzazione delle professionalità che operano nel settore quotidianamente. Il primo obiettivo del CEREMSS è contribuire a questa “riforma” dei modi di operare. La seconda linea d’azione consiste nel trasformare i dati grezzi e le conoscenze acquisite in quadri conoscitivi e valutativi, sulle esigenze dei diversi organismi o soggetti pubblici e privati che hanno la responsabilità istituzionale o che operano per contribuire al miglioramento della sicurezza stradale. I dati vengono poi La Regione Lazio ha affidato all’Azienda Strade Lazio - ASTRAL Spa, la realizzazione del Centro Regionale di Monitoraggio della Sicurezza Stradale - CEREMSS. Il progetto, cofinanziato al 70% dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, comporta una spesa complessiva di 4,3 milioni di Euro e attua le indicazioni del 2° Programma di Attuazione del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale. L’obiettivo del CEREMSS, come quello degli altri Centri Regionali di Monitoraggio della Sicurezza Stradale, è di favorire la diminuzione del numero e della gravità degli incidenti stradali con vittime. Si tratta di uno strumento fondamentale per supportare le scelte di programmazione degli investimenti e azioni in materia di infrastrutture e sicurezza stradale nonché monitore e centro di azioni per ridurre il notevole costo sociale sopportato dallo Stato, dalle famiglie e dalle imprese residenti nel Lazio annualmente quantizzabile, in base ai parametri indicati dallo stesso Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in oltre 2 milioni di Euro. Più dei valori assoluti di vittime e costo sociale, sono rilevanti le dinamiche: nel de- resi disponibili agli organismi preposti al governo della sicurezza stradale, sia nei contenuti di conoscenze di base sia negli gli strumenti di analisi e valutazione per individuare le maggiori criticità e valutare le alternative di intervento più efficaci, in funzione di diversi contesti e problematiche. Ad esempio la capacità del CEREMSS è quella di individuare e fornire un quadro chiaro e condiviso di tutte le sezioni stradali dove, anno dopo anno, si concentra un elevato numero di incidenti con vittime. Ciò consentirà di configurare le azioni di prevenzione, dissuasione e repressione con maggiore efficienza, come già avvenuto in alcuni territori e paesi esteri. Un ordinamento delle criticità per entità e intensità di vittime e costo sociale permetterà inoltre di definire progetti integrati di sicurezza stradale, in cui le azioni di gestione si potranno integrare con interventi infrastrutturali per la messa in sicurezza delle tratte stradali. Tra questi ci saranno le misure di revisione della disciplina del traffico, dai limiti di velocità agli apparati telematici di controllo e la riorganizzazione dell’offerta del servizio di trasporto pubblico. In tal senso il CEREMSS vuole essere un laboratorio che trasforma conoscenze elementari in strumenti a supporto dell’azione di governo. Come terza linea d’azione il CEREMSS si pone come struttura di ascolto, confronto, sensibilizzazione e raccordo, rivolta a tutti i soggetti imprese. Per realizzare strumenti e supporti all’azione di governo della sicurezza stradale, efficaci e di agevole impiego occorre una chiara conoscenza del fenomeno da governare e delle esigenze dei soggetti che gestiscono il processo di miglioramento della sicurezza stradale. La gestione del progetto. Il CEREMSS ha promosso un’ampia serie di incontri e seminari operativi con i rappresentanti delle strutture impegnate in servizi di polizia stradale di livello nazionale, provinciale e locale, con gli uffici tecnici di Comuni e Province e con rappresentanti del sistema sanitario e previdenziale. Da essi è emersa la necessità di contribuire al superamento della tendenza alla settorialità dell’azione pubblica, favorendo quindi il concerto intersettoriale, all’interno di una stessa amministrazione e interistituzionale, tra amministrazioni diverse. Dopo la fase di avvio, di miglioramento delle conoscenze e di consultazione e confronto con gli attori della sicurezza stradale presenti nel territorio laziale, il CEREMSS ha già cominciato a realizzare i primi strumenti e supporti per l’individuazione delle maggiori criticità e dei fattori che le determinano. L’ulteriore fase di attività del centro di monitoraggio sarà quella relativa alla presentazione degli strumenti, la loro diffusione su base sistematica e l’avvio di una nuova strategia di sicurezza stradale giocata sotto un duplice segno: il miglioramento dell’efficienza e produttività dell’azione dei soggetti pubblici e privati che concorrono al processo di miglioramento della sicurezza stradale, per ragioni istituzionali, per sensibilità sociale e per le economie di sistema. La riduzione del numero di vittime della strada determina un importante beneficio economico per il sistema sanitario, per il sistema previdenziale e per le preposti alla sicurezza stradale e l’accurato controllo dei risultati conseguiti dalle azioni poste in essere per individuare quelle più soddisfacenti o meno, creando così le premesse per poter concentrare risorse professionali ed economico-finanziarie sui filoni di attività che hanno fornito i migliori risultati. 9 Venerdì 12 dicembre 2014 Dall’Italia DOMANI SULLA TERZA RETE ANDRÀ IN ONDA LA DOCU-FICTION “L’INFILTRATO-OPERAZIONE CLINICA DEGLI ORRORI” Caso Massone, tutti contro la Rai Il partito Radicale, Arturo Diaconale (“L’Opinione”) e Piero Sansonetti (“Il Garantista”) difendono il chirurgo di Giuseppe Sarra i riaccendono i riflettori sul caso Massone e la cosiddetta clinica degli orrori. Oltre a denunciare lo “sciacallaggio mediatico” di cui è vittima il dottor Pierpaolo Brega Massone, ex primario di chirurgia toracica della clinica Santa Rita di Milano, in carcere dal 9 giugno 2008 per una serie di accuse che vanno dall’omicidio plurimo alla truffa, passando per il falso, la difesa dell’imputato punta il dito contro la Rai, la quale manderà in onda - malgrado le diffide della difesa di Massone domani in prima serata sulla terza rete il docu-fiction “L’infiltrato-Operazione clinica degli orrori”. Sono molti i lati oscuri nella vicenda Massone. Ma riavvolgiamo il nastro, anno 2007. Massone, in qualità di chirurgo toracico, lavora da anni presso la clinica S.Rita di Milano, convenzionata col il sistema sanitario nazionale. Nello stesso anno, gli vengono inviati da un altro reparto della struttura alcuni pazienti, sui quali non era stata possibile alcuna diagnosi, per una non chiara patologia polmonare. Il dottor Massone mette così in opera un sistema che è insieme diagnostico e, se è il caso, terapeutico, mininvasivo (VATS) con il quale diagnostica con certezza trattarsi non di noduli polmonari potenzialmente maligni, ma di sem- S Il medico pavese Pier Paolo Brega Massone plice origine tubercolare, rimettendo perciò i pazienti alla cura farmacologica. Poco dopo l’Asl, però, rifiuta la richiesta del pagamento degli interventi sui pazienti e, successivamente, revoca l’accredito alla clinica per chirurgia toracica. Non solo, manda anche la documentazione in questione alla Procura di Milano. Immediatamente viene aperto un fascicolo: la Procura sequestra migliaia di cartelle cliniche, computer, archivi e varia documentazione e apre due procedimenti penali: il primo per lesioni volontarie gravissime; il se- condo per lesioni per omicidio plurimo volontario visto che quattro di quei pazienti erano deceduti. La tensione è alle stelle. I media si interessano del caso, immediatamente denominato la clinica degli orrori. L’anno successivo vengono arrestati Massone e i suoi collaboratori. Nel primo procedimento il chirurgo viene condannato a 15 anni e mezzo di reclusione, condanna confermata in appello. La Cassazione ha poi dichiarato prescritti alcuni reati, rinviando alla Corte d’appello, ma il chirurgo (da cinque anni) è ancora in prigione. Nel secondo processo, invece, Massone viene condannato all’ergastolo. In questo caso, inoltre, si è in attesa dell’appello. L’imputato continua disperatamente a proclamarsi innocente da tutte le accuse. I suoi difensori denunciano che il tribunale ha deciso senza nemmeno chiedere una perizia imparziale. A sostenere la battaglia della difesa, rappresentata dall’avvocato Vincenzo Vitale, il partito Radicale, il direttore del Garantista Piero Sansonetti e il direttore dell’Opinione, nonché presidente del Tribunale del Dreyfus, Arturo Diaconale. Nonostante la presunzione di innocenza, a mandare in tilt la difesa di Massone è il docu-fiction che andrà in onda su Rai 3. Il che rischierebbe di creare gravi danni ai familiari soprattutto alla figlia dodicenne poiché dagli spezzoni mandati in onda - sostengono - appare chiaro che la fiction dipingerà il chirurgo come un mostro assetato di denaro ed incurante dei pazienti a lui affidati. Un docu-fiction che potrebbe influenzare, non solo gli spettatori, ma anche i giudici. “Massone è vittima di un linciaggio mediatico”. E’ lo sfogo lanciato dalla sede storica del partito Radicale, in una conferenza stampa svoltasi ieri a Roma, alla presenza della moglie del chirurgo. “Tutto questo va contro ogni deontologia professionale”, punge Rita Bernardini, segretario dei Radicali, che non ha dubbi: “In Italia non c’è democrazia, Stato di diritto, rispetto delle regole fondamentali e dei diritti umani”. Diaconale, invece, fa notare: “La cosa più grave è che nel nostro ordinamento giuridico si consente che la giuria popolare venga condizionata dai media”. Oltre a esprimere solidarietà alla famiglia Massone, Sansonetti si dice preoccupato perché “ormai si ha l’impressione di essere in una gabbia, che non sai come uscirne”. L’avvocato Vitale ha preso di petto più volte il direttore di Rai 3, Andrea Vianello, criticato fortemente le sentenze e denunciato lo stato di custodia cautelare dell’imputato. A suo dire, la Cassazione e il Riesame traggono il pericolo di fuga di Massone da tre elementi: perché continua a professarsi innocente; perché il presidente dell’ordine dei Medici di Pavia, al quale Massone è iscritto, non si è costituito parte civile e più volte ha preso le sue difese. Infine perché uno dei consulenti tecnici di parte è tedesco e questo potrebbe favorire la fuga. TORINO L’OPERAZIONE DELLA POLIZIA Lite dal tabaccaio, ucciso gestore Firenze, bloccato un traffico internazionale di stupefacenti Arrestato l’omicida: sarebbe un cliente abituale del negozio La droga proveniva dall’estero. A capo dell’organizzazione Karima, di origine marocchina, detta la “bionda”. Dieci gli arresti ell’operazione antidroga della Polizia di Firenze sono state eseguite 10 misure di custodia cautelare in carcere emesse dal gip Paola Belsito su richiesta della Dda della procura di Firenze. Quattro le persone arrestate. Sei quelle ancora latitanti. Quindici in tutto le persone indagate nell'ambito nell'inchiesta. Tra i reati contestati, a vario titolo, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, produzione traffico e detenzione di stupefacenti, detenzione abusiva di armi. L'organizzazione, composta da cittadini marocchini e da un italiano, finito in manette, aveva la sua base operativa a Signa. Durante l’operazione sono stati arrestati in flagranza anche altri tre cittadini marocchini e sequestrati 750 grammi di cocaina e 17mila euro in contanti. E non solo, sequestrati anche 3,2 chilogrammi di cocaina a bordo di un'auto in arrivo al valico del Brennero, nascosti in un apposito vano ricavato sotto a un bracciolo, la cui apertura veniva controllata da una scheda con microchip. A capo della banda c'era Karima, detta “la bionda”, 30 anni, marocchina. Era lei il capo dell'organizzazione specializzata nello spaccio di droga nel Nord N n tabaccaio di 57 anni, Enrico Rigollet, è stato picchiato a morte la sera di ieri da un cliente, Giuseppe Cerasa di 38 anni, residente a Torino. L'episodio è accaduto in via Veglia, alla periferia della città piemontese. L’omicida è stato arrestato dai carabinieri. Ancora da chiarire il movente dell'aggressione. Secondo gli investigatori dell’Arma, sembra che l’omicida , un cliente abituale del negozio, si fosse presentato qualche ora prima nella tabaccheria e fosse stato allontanato dal locale a causa del suo comportamento. L’uomo sarebbe quindi tornato per vendicare l’affronto intorno alle 18 di ieri e, dopo un litigio verbale, sarebbe U passato alle botte. A nulla sono valsi i tentativi di fermarlo. Il commerciante, che gestisce l’attività insieme al fratello, sarebbe finito a terra. Sul posto, insieme ai carabinieri, è intervenuto il 118, ma i tentativi di rianimare la vittima sono stati inutili. Non è chiaro se Rigollet sia morto a causa del pestaggio o se ha avuto un malore durante l’aggressione: sul luogo del delitto non ci sono, secondo quanto riferito a Repubblica, tracce di sangue. Ad uccidere il 57enne potrebbe essere stato un attacco cardiaco fulminante, scatenato dalla violenta aggressione. Ad appurarlo dovrà comunque essere l’autopsia. B.F. e nel Centro Italia sgominata ieri mattina dalla squadra mobile di Firenze. Karima Zoubir, conosciuta tra i componenti della banda come 'Karima shehbà, in arabo la 'biondà, è stata arrestata nella sua abitazione di Santa Croce sull'Arno (Pisa). In manette anche il marito, suo connazionale. Mentre i figli della coppia, di 2 e 5 anni, sono stati affidati ad una sorella. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, il gruppo capeggiato da Karima 'la biondà aveva preso in affitto un appartamento per trasformarlo in un deposito di droga per poi venire smistata in tutto il Nord Italia. La droga, hashish e cocaina, proveniva dall'estero, in particolare dall'Olanda. L'organizzazione poteva contare anche su canali di approvvigionamento nelle province di Milano e Bergamo. Chantal Capasso 10 8 Venerdì 12 dicembre 2014 ANCORA MOLTI DUBBI DA CHIARIRE SULL’OMICIDIO DI SANTA CROCE CAMERINA DRAMMA A IMPERIA Scompare bambino: gettato in mare La madre, una turista russa, sarebbe uscita con il piccolo, per poi rientrare da sola andata in spiaggia con li figlio di 9 mesi. Poi, forse in un raptus di follia, ha gettato il piccolo in mare ed è tornata al Grand Hotel del Mare dove alloggiava insieme al marito. Sarebbe questa la prima, drammatica, ricostruzione di quanto avvenuto a Bordighera, nell’Imperiese, dove risulta scomparso un bimbo, figlio di una coppia di turisti russi. Secondo quanto riferito ai carabinieri di Sanremo, a denunciarne la scomparsa era stato il padre, che ieri mattina ha presentato denuncia. I due turisti alloggiavano in stanze separate, e la madre, secondo le registrazioni dell’impianto di videosorveglianza dell’hotel, a notte fonda ha portato il figlio in braccio fuori dall’albergo; quando è rientrata, intorno alle 4, era però sola. Il sospetto, secondo quanto riporta il Secolo XIX, è che il bimbo sia stato ucciso e nascosto da qualche parte. Dunque, sono scattate le ricerche in valle Armea e a Bussana, vicino a Sanremo, dove la famiglia era stata mercoledì sera, anche con l’elicottero; in mare, invece, in azione la Guardia Costiera. Il parcheggio dell’hotel è stato recintato come scena del crimine, mentre si cercano tracce nell’auto usata dalla donna, noleggiata in Dall’Italia L’ipotesi di un complice e il “telefonino fantasma” Interrogata nuovamente Veronica Panarello: il gip deve decidere se convalidare il fermo o emettere ordinanza di custodia cautelare È di Carlotta Bravo eronica Panarello, madre del piccolo Loris è in stato di fermo con l’accusa di averlo ucciso. Ma il mistero di Santa Croce Camerina presenta ancora molti punti da chiarire: dall’ipotesi di un complice all’enigma di un cellulare. “Ho nascosto bene l'altro cellulare” avrebbe Veronica alla sorella la sera del ritrovamento del cadavere del figlio. Secondo gli inquirenti proprio questo “telefonino fantasma” potrebbe essere necessario per individuare un possibile e ipotetico complice della donna. A insistere sull’eventuale presenza di un complice, sarebbe la madre di Veronica: “Non è un'assassina e in ogni caso non può aver agito da sola”, avrebbe detto la donna. Intanto gli indizi sulla colpevolezza della madre di Loris sembrano diventare sempre più pesanti, sia da parte della famiglia sia da parte della Procura emerge l'immagine di una donna “disturbata e tormentata”, tanto che i legali di Veronica hanno anticipato di essere pronti a chiedere una perizia psichiatrica. La strategia degli avvocati sembra chiara: qualora le accuse si rivelassero fondate sarebbero pronti a chiedere l’infermità o almeno la seminfermità mentale. Ieri pomeriggio il gip Claudio Maggioni ha interrogato la donna nel carcere di Catania. Il giudice per le indagini preliminari di Ragusa dovrà infatti decidere, V Germania. È inoltre emerso che prima di uscire con il bimbo, la madre avrebbe lasciato in stanza un biglietto per il marito nel quale annunciava l’intenzione di farla finita; ai carabinieri avrebbe addirittura rivelato di avere gettato il figlio in mare. La donna ha detto agli inquirenti di essersi recata la scorsa notte sulla spiaggia di Bussana con il piccolo. La donna, sotto shock, non ha però saputo ancora dire cosa sia accaduto dopo. A rendere difficile il lavoro degli investigatori anche la traduzione. In un primo momento, infatti, si è parlato di una bambina di 10 mesi. Gli inquirenti hanno allertato anche le autorità francesi, visto che il tratto di costa dove è stato lasciato il piccolo è vicino al confine e le correnti marine, in quel punto, sono molto forti. Col calare del sole le ricerche in mare a Bussana C.B. sono state sospese. entro stasera, se convalidare il fermo e se emettere ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell'indagata. I reati ipotizzati, si ricorda, sono omicidio aggravato e occultamento del cadavere del figlio Loris, di 8 anni. Intanto, come reso noto dall’Ansa, c’è un video di 30-40 minuti nel quale gli investigatori hanno ricostruito tutti gli spostamenti effettuati dalla donna la mattina del 29 novembre. Il filmato è stato montato in questi giorni e verrà mostrato dal Gip di Ragusa alla madre di Loris nel corso dell’udienza di convalida del fermo. Per realizzare il video, gli investigatori hanno preso tutte le immagini delle telecamere di Santa Croce Camerina che riprendono l’auto di Veronica, una ventina circa, e le hanno montate dando loro un ordine sequenziale in base alla ricostruzione ipotizzata per l’omicidio. Quella mattina infatti, l’auto della mamma di Loris è stata di fatto “pedinata” dalle telecamere per circa un'ora e mezzo, da poco dopo le 8.30 a pochi minuti prima delle 10. NUOVA UDIENZA PER IL PROCESSO COSTA CONCORDIA Schettino: “Non sono l’unico responsabile” Il comandante sotto interrogatorio risponde agli avvocati di parte civile che rappresentano naufraghi ed enti: “C'erano ufficiali non pronti all’avanzamento di carriera” eri mattina il secondo giorno in aula per Francesco Schettino. Dopo i due estenuanti giorni di interrogatorio da parte della Procura, adesso è la volta degli avvocati di parte civile. Giorni non facili per l'imputato del naufragio della Concordia, chiamato a giustificare i suoi comportamenti di quella notte del 13 gennaio 2012. Primo a parlare l'avvocato Cesare Bulgheroni, man mano gli altri legali che rappresentano i passeggeri o gli enti che si sono costituiti in giudizio: in tutto, una sessantina, per un tour de force che impegnerà per almeno due giorni, se non tre, l'aula del teatro Moderno. Le ultime domande saranno riservate alla difesa del comandante. A bordo di un Alfa l'ex comandante Schettino è arrivato al Teatro Moderno per la nuova udienza che lo vede oggetto delle domande degli avvocati di parte civile. Verso le 10.30 ha inizio l’interrogatorio di Schettino, l’avvocato di parte civile Cesare Bulgheroni, chiede all’imputato le sue pregresse esperienze lavorative prima di diventare comandante della Costa Concordia Schettino ha risposto I con sommarietà di avere lavorato come mozzo per sette mesi, 5/6 anni sulle petroliere, 10 anni con la flotta di Stato, poi per una società americana. Un anno in Francia. Una volta passato in Costa è diventato comandante, dopo avere trascorso un periodo di tempo come secondo anche di Mario Terenzio Palombo, commodoro dei comandanti di Costa Cro- ciere. Alla richiesta di quali fossero i rapporti con Palombo, Schettino ha risposto che non c’erano grossi problemi, “ma a lui non andava bene il mio modo di fare”. Schettino, su richiesta dell’avvocato di parte civile Massimiliano Gabrielli, dichiara che il livello di avanzamento di carriera degli ufficiali in Costa era molto veloce. “Mancava la cultura nautica, l’attenzione. Fui nominato anche rappresentante sindacale per rappresentare questi problemi alla compagnia. Per esempio Ambrosio a mio avviso non era pronto all’avanzamento di carriera, benché non avesse mai dato problemi come ufficiale di guardia”. Un imbarazzato Schettino risponde ancora a Gabrielli alla domanda quale fosse la lingua ufficiale a bordo, l'italiano, e quanta percentuale dell'equipaggio parlava l'inglese ("non lo so dire"), in particolare quello ispanico, romeno, asiatico: "Si facevano capire, per le frasi di routine". Poi esemplifica: "Il marinaio con il nostromo si faceva capire a gesti". Il presidente Giovanni Puliatti sospende brevemente l'udienza. Mentre alla domanda dell’avvocato su quale fu il comportamento in nave subito dopo l’impatto con le Scole, risponde l’ex comandante: “Qualcuno tentennò, magari il comandante in seconda?” Sostiene l’avvocato. "No, vedevano che parlavo con l'azienda" risponde Schettino: “Era prassi minimizzare i problemi con l'autorità e risolvere in proprio? "Bisogna distinguere. Prima bisogna cercare di capire e questo lo fanno tutti i comandanti con tutti gli armatori. Minimizzare le spese è un'altra cosa. E non è un problema di contenimento dei costi". Alla fine conclude “Sì, agli ufficiali dissi di mentire". Alla domanda di un avvocato ai parte civile, su quali fossero le percentuali di responsabilità e a carico di chi che hanno portato all'incidente, Schettino, ha dichiarato che si tratta di "una vicenda che a coinvolto una organizzazione. Se mi fossi sentito unico responsabile non avrei deciso di affrontare un dibattimento". Continuando poi "Quella sera se fossimo stati nella condizioni di cento anni fa, avrei preso il timone io e avrei mandato Chantal Capasso tutti a casa". 11 Venerdì 12 dicembre 2014 Dall’Italia PARMA – SVOLTA NEL GIALLO Il dramma del gioco dietro all’omicidio Gobbi Il corpo del 43enne era stato ritrovato il 5 dicembre nel bagagliaio della sua auto. Arrestato il cognato Luciano Bonazzoli: l’uomo, per ricavare denaro, aveva venduto gioielli e orologi della vittima volta nelle indagini per l’omicidio di Giorgio Gobbi, il 43enne di Cremona trovato morto nel pomeriggio del 5 dicembre nel bagagliaio della sua auto in un parcheggio nella periferia nord di Parma: per gli inquirenti ad ucciderlo è stato il cognato, Luciano Bonazzoli, 48 anni di Gottolengo (Brescia). Il movente, secondo gli investigatori, sono i debiti di gioco che l’uomo ha pagato vendendo i gioielli e gli orologi della vittima. Bonazzoli - che è stato arrestato - secondo la ricostruzione dei Carabinieri, ha ammesso di avere ucciso Gobbi. Gobbi è stato ucciso da due colpi di pistola sparati a bruciapelo al volto e all'’addome. L’omicidio sarebbe avvenuto nell’azienda di prevenzione infortunistica Luma di Viadana, a Mantova, di cui Bonazzoli è titolare. Un delitto premeditato e organizzato nei minimi dettagli, tanto che Bonazzoli aveva provveduto anche a spegnere le telecamere di videosorveglianza dell’azienda, offrire un pranzo ai propri dipendenti per avere la certezza assoluta di essere solo S con la propria vittima e infine caricare il cadavere nel bagagliaio dell’auto per trasportarla lontano. “Per quanto ci ha riferito Bonazzoli, lui aveva paura delle possibili ritorsioni del cognato visto che i gioielli sottratti avevano una valore complessivo di circa 150 mila euro – ha spiegato Gennaro Micillo, comandante del nucleo operativo dei Carabinieri di Parma – Temeva una reazione forte e così ha organizzato l’omicidio”. Bonazzoli è accusato di omicidio premeditato, occultamento di cadavere, porto e detenzione illegale di armi. Il caso è stato risolto in meno di una settimana. Era il 4 dicembre quando la convivente di Gobbi aveva avvertito i militari di Cremona, città dove vivevano, per denunciarne la scomparsa. Seguendo le tracce lasciate dall’antifurto satellitare i militari erano riusciti ad individuare la vettura. Lì poi la tragica scoperta: all’interno del bagagliaio c’era il corpo senza vita del 43enne. L’attività investigativa si era concentrata sulla vita della vittima che era già stato coinvolto in fatti di sangue anni fa e aveva alle spalle precedenti penali per spaccio e per furto. Nel ripercorrere gli eventi di quel 4 di- cembre è emerso l’incontro con quello che sarebbe stato il suo assassino. Gobbi e il cognato Luciano Bonazzoli, si sono visti presso la sua ditta di antinfortunistica. È stata proprio la ricostruzione di questo incontro fatta da Bonazzoli che ha insospettito gli inquirenti; troppe contraddizioni e elementi non verificati. Messo alle strette l’uomo avrebbe confessato. L’omicidio sarebbe avvenuto all’interno della ditta: poi il presunto assassino avrebbe messo il cadavere nel bagagliaio dell’auto, avrebbe pranzato e si sarebbe poi diretto verso Parma, abbandonando l’auto nel parcheggio del Centro Torri. Il cadavere è stato poi ritrovato il giorno successivo. Un omicidio dettato dal dramma del gioco. Nel racconto degli inquirenti il presunto assassino era una persona disperata, incensurata il cui gesto è arrivato come momento finale di un dramma personale, dovuto alla dipendenza da gioco. Una schiavitù che l’ha portato alla rovina, non solo economica. Bonazzi infatti dovrà fare a vita i conti con la sua coscienza. Barbara Fruch BLITZ TRA L’ITALIA E L’AMERICA L’OPERAZIONE DELLA FINANZA Falsi invalidi: Estorsione, a trent’anni dal debito truffa a Napoli continuavano a vessare l’imprenditore Sequestrati beni per tre milioni di euro, ad incastrarli un video Confermati nell’operazione i legami oltre oceano di Cosa nostra e ‘ndrangheta: in manette sono finiti otto esponenti delle cosche ssociazione a delinquere finalizzata all’estorsione con l’aggravante del metodo mafioso e della transnazionalità. È con questa accusa che sono finite in manette otto le persone, al termine di un’ operazione della Polizia e dell’Fbi tra Matera e New York. Le indagini, avviate a Matera oltre un anno fa, si sono sviluppate a margine dell’inchiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria denominata “New Bridge”, operazione che consentì, nel febbraio scorso, l’arresto di 26 persone e di disarticolare un sodalizio mafioso, tra Calabria e Stati Uniti, dedito al traffico internazionale di stupefacenti. Le investigazioni hanno permesso di scoprire le proiezioni internazionali di Cosa nostra e della ‘ndrangheta in America, nonché le attuali dinamiche in seno alle storiche famiglie mafiose di New York. Come spiegano i quotidiani locali tutto è nato da un’estorsione a un noto imprenditore materano, Lorenzo Marsilio, titolare della Sudelettra, per un vecchio debito di oltre trent’anni fa lievitato oltre misura. Da New York la famiglia Gambino, attraverso i suoi referenti nella mafia siciliana, lo aveva preso di mira. I pm della Dda di Potenza sono intervenuti dopo la denuncia dell’imprenditore, che ha trovato puntuale riscontro nelle informazioni raccolte da una fonte confidenziale dell’Fbi infiltrata all’interno A covata l’ennesima truffa ai danni dell’Inps dalla Guardia di Finanza di Napoli. Svelata una frode messa in atto da 24 persone che si dichiaravano invalidi. Due dei quali: un finto sordo-cieco e un finto paraplegico, sono stati sorpresi mentre svolgevano attività incompatibili con le presunte patologie dichiarate. Uno che per lo Stato sordo e cieco, parlava a telefono e leggeva senza problemi. Un altro che, sempre, per il fisco italiano paraplegico, se ne stava beatamente al bar, ovviamente in piedi, a fare colazione e chiacchierare. A incastrare i falsi invalidi alcuni filmati girati dagli agenti. Nelle immagini si vedono, ad esempio, il presunto sordo e cieco parlare al telefono e leggere all'interlocutore alcune frasi scritte su un foglio di carta, ed ancora, il finto paraplegico mentre si gode la sua colazione al bar. E non su S una sedia a rotelle. Dalle prime ore dell’alba di giovedì mattina, gli uomini del Nucleo della Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, coordinati dalla Procura della Repubblica locale, e disposti dal Gip del Tribunale di Napoli, hanno posto sotto sequestro beni per un valore di 3 milioni di euro appartenenti a 24 falsi invalidi, con l'accusa di truffa aggravata commessa ai danni dell'Inps, e conseguente indebita percezione di benefici economici connessi all'invalidità civile. I falsi invalidi sono finiti agli arresti domiciliari. Agli arrestati, la Procura di Napoli viene contestata la falsificazione di verbali di accertamento di invalidità dell’Asl e di aver presentato dichiarazioni non veritiere agli uffici dell’Inps, che di conseguenza hanno erogato pensioni di invalidità per 2,5 milioni di euro ai Ch.C. falsi invalidi. della famiglia criminale più potente di Brooklyn. Durante le indagini sono emersi contatti anche con un noto narcotrafficante della ‘ndrangheta calabrese, Roberto Pannunzi, che avrebbe avuto un ruolo nell’intermediazione del prestito originario all’imprenditore in difficoltà economiche. Pannunzi, già definito il boss dei due mondi o il re del traffico, è stato arrestato a luglio dell’anno scorso a Bogotà, è considerato il più potente “broker” al mondo di cocaina. Agli arresti è finito anche il “gancio” tra l'imprenditore e gli “amici americani”, Giovanni Grillo, detto Johnny e considerato il personaggio chiave dell’inchiesta, bloccato all’aeroporto di Malpensa mentre stava imbarcandosi con un biglietto di sola andata per gli Usa. Ma a New York è finito in carcere anche Francesco Palmeri, detto “Ciccio l’americano”, ufficialmente gioielliere ma di fatto considerato ai vertici della famiglia Gambino, che in più occasioni si sarebbe recato a Matera per chiedere conto di quel vecchio debito a Marsilio. In precedenza era fallito un primo tentativo di recuperare i soldi da parte di Grillo, accompagnato per l'occasione da Salvatore Farina (anche lui arrestato), siciliano di Castellammare del Golfo, figlio del boss di Cosa Nostra Ambrogio Farina, che mercoledì è stato fermato a Palermo nel carcere dell'Ucciardone dove era andato per una visita a un familiare. Marsilio avrebbe ricevuto anche una serie di cartoline e messaggi in cui gli veniva chiesta la somma di un milione di euro per “saldare” la situazione, firmati solamente “gli amici di Brooklyn”. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Potenza su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Oltre a Palmieri, Grillo, Farina un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata spiccata anche per il gruppo dei beneventani Carlo Brillante, Raffaele Valente, Daniele Cavoto, Michele Amabile, già coinvolti nell’inchiesta New Bridge. Gli arrestati sono “personaggi di indubbio rilievo criminale” ha affermato il direttore della prima divisione del servizio centrale operativo della polizia, Andrea Grassi, sottolineando che l’operazione “dimostra le proiezioni di mafia e ‘ndrangheta in America e le attuali dinamiche all’interno delle storiche famiglie mafiose di New York”. 12 Venerdì 12 dicembre 2014 Spettacoli ARRIVA IN ITALIA IL NUOVO E ATTESO FILM, CON UN COLIN FIRTH ALTER EGO DEL REGISTA Magic Allen in the moonlight Dopo lo splendido ‘Blue Jasmine’, Woody torna in Francia per il suo appuntamento annuale con la commedia psicologica, romantica e sofisticata di Luciana Caprara na fuga dalla realta' e dalla quotidianita', un omaggio intellettuale a certa commedia di altri tempi che lo psicologo/autore colora della sua misantropia e di una irresistibile confutazione dell'amore con logica geometrica. Così, Wei Ling Soo è un celebre prestigiatore cinese in grado di fare spa- U rire un elefante o di teletrasportarsi sotto gli occhi meravigliati di un pubblico acclamante. Ma dietro la maschera e dentro il suo camerino, Wei Ling Soo rivela Stanley Crawford, un gentiluomo inglese sentenzioso e insopportabile che accetta la proposta di un vecchio amico: smascherare una presunta medium, impegnata a circuire una ricchissima famiglia americana in vacanza sulla riviera francese. Il cinema di Allen arriva sempre al vicolo cieco dell'alternativa tra "orribile o miserrimo" o come per Magic in the Moonlight tra la vita vera e la sua illusione. Woody Allen, torna così all’atmosfera di magico romanticismo già visto in Scoop. Se la scrittura dei dialoghi, intrisi della solita ironia, si conferma prepotentemente essere uno dei punti di forza, lo stesso lo si può dire della coppia protagonista caratterizzata dall’elegante compostezza di Colin Firth e l’ingenua bellezza di Emma Stone, Magic in the moonlight mostra al contrario una certa svogliatezza registica. Che Allen non sia un regista con particolare attenzione alla messa in scena già lo si sapeva, ma in questo caso si affida troppo al solo script. Ma in fondo poco male se comunque il regista newyorkese è in grado di calarci così dolcemente in un altro tempo, e questo più che grandi costruzioni registiche è sintomo invece di un affetto sincero. Tra disincanto e magia Woody Allen rimane sempre sul filo del rasoio, non esclude nulla perché in fondo più le sicurezze si solidificano e più di questo mondo ne sappiamo sempre di meno. Che sia conversare con uno spirito o la possibilità d’innamorarsi inaspettatamente. Del resto parliamo sempre di forze più grandi di noi. Il protagonista Stanley è un grande illusionista, ma anche un abile smascheratore di truffe legate alla magia; quando però si imbatte nelle bella Sophie, sedicente medium, le cose paiono cambiare. Come quasi ogni personaggio al centro del cinema di Allen, anche lo Stanley interpretato da Colin Firth rappresenta il compendio morale del proprio regista: sostanzialmente misantropo, pessimista e ateo, con Stanley ci si ritrova davanti all’ennesimo, divertente alter ego di Woody Allen. “Magic in the moonlight” procede come una commedia romantica e degli equivoci, con lo scettico Stanley che man mano si lascia convincere delle abilità sensitive di Sophie: un percorso che, partendo dalla pura scienza, si inoltra nel mondo della fantasia e della fede. Perché sotto la coltre da commediola semplice, benché messa in scena e diretta magistralmente, Woody Allen compone un film che gioca sul vero e sul falso, su quello che è visibile e su ciò che non lo è. “Magic in the moonlight” è dunque un racconto sul dualismo tra illusione e realtà, e sulla consapevolezza di ognuno di dover accettare la propria vita in base a questi due elementi. Perché Stanley è un realista ma vorrebbe essere illuso, mentre la realtà è puro grigiore ma esiste solo quella e bisogna farsene una ragione. E Allen mischia le carte con un film che è volutamente contro la realtà dei fatti e che accoglie la placida gioia dell'essere illusi. Se la realtà tangibile è ciò che abbiamo intorno, i personaggi di “Magic in the moonlight” accolgono l’inganno come stato dell’anima, affermando anzi che l’inganno sia l’unica realtà vivibile; perché siamo tutti destinati a scomparire nelle nostre piccole menzogne, consapevoli e felici di esistere in un’unica grande illusione. ECCO ‘MOMMY’, IL NUOVO LAVORO DEL GIOVANISSIMO XAVIER DOLAN Quando il cuore è incapace di gestire la mente Un montaggio serratissimo, una fotografia straordinaria per una storia drammatica – ma anche disperata, dolce e spietata – sul rapporto madre/figlio ttraverso inquadrature originali e fortemente rappresentative, Dolan racconta un rapporto madre-figlio viscerale, doloroso, violento ma anche dolcissimo. Le situazioni diventano l’ indagine del suo cinema, dal suo esordio dietro la macchina da presa con J'ai tué ma mère in poi. Il regista con questo film descrive la sua verità, tenera e bruciante tra visioni forti e dense in un vero e proprio turbinio di emozioni. Anne Dorval è "mommy" Diane, vedova, che porta i suoi 50 anni con irruenza e passione e con un abbigliamento da trentenne. Suo figlio Steve (Antoine-Olivier Pilon) soffre di sindrome da deficit di attenzione che torna a casa irrompendo nella quotidianità di Diane attentando alla stabilità di un rapporto ormai impossibile. "La figura materna in relazione ai figli è un pozzo senza fondo di ispirazione", ha detto Dolan, per presentare Mommy. "Malgrado la sua personalità, Diane sacrifica tutto per suo figlio, il suo lavoro, la sua salute mentale, la sua stabilità. È un ruolo di madre coraggio. La vita è crudele, ma io no". "Siamo in un mondo senza speranza, ma pieno di persone che sperano". Turbolento, aggressivo, indomabile, sembra quasi che il personaggio di Steve altri non sia che la rappresentazione perfetta di Dolan. In Steve, infatti, c'è la violenza che il regista confessa di aver avuto da piccolo, trovando poi il linguaggio del cinema per incanalare questa energia. Mommy è un uragano che subito ci cattura, anche con una certa vena comico-caricaturale dei suoi personaggi borderline e senza filtri tra pensiero e parola. A Un montaggio serratissimo, una fotografia straordinaria, attraverso cui sembra che Dolan voglia farci percepire la ristrettezza non solo mentale dei suoi protagonisti. Una claustrofobia geometrica che viene letteralmente allargata dalle mani di Steve quando le loro vite, da un certo punto di vista una unica, sembrano aver trovato uno spiraglio di equilibrio e di felicità per una storia drammatica, disperata, a tratti dolce, a tratti spietata, sull’amore tra una madre e un figlio e l’incapacità del cuore di gestire la mente, o meglio una patologia mentale che affossa chi ne soffre e chi gli sta intorno. La visionarietà del regista canadese è impressionante, difficile da attribuire ad 25 enne. Dolan incornicia da subito i suoi personaggi, mettendo tutti al muro. Nessuna via di fuga, né per noi né per loro. Dopo esser stati trascinati dentro quelle strette inquadrature, soffochiamo con Die, vorremmo schiaffeggiare Steve e, aggrappandoci ai quei rari attimi in cui lo schermo inneggia alla libertà e alla speranza, speriamo sino all’ultimo che sorga il sole. Il salto di qualità però, il film lo fa non puntando unicamente su un contrasto titanico madre / figlio ambientando la storia in un futuro a breve termine che introduce elementi di fantasia come una legge inesistente che gli consente di piegare gli eventi in maniere altrimenti impossibili in più tra madre e figlio posiziona anche un terzo personaggio che alla lunga si rivela il più interessante: una vicina di casa con problemi psicosomatici di balbuzie e L.C. una vita che forse non l'aiuta.