Anno III - Numero 289 - Venerdì 12 dicembre 2014
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Attualità
Regione Lazio
Cronaca
Ferrari ed ex Fiat
col freno tirato
E il Pd in crisi
rispolvera Badaloni
Veronica non cede:
“Sono innocente”
a pag. 3
Sarra a pag. 7
Fruch a pag. 10
FRANCESCO STORACE IERI SERA INTERVISTATO A TGCOM 24
ei primi giorni, specialmente da quegli
organi di informazione
vicini al mondo della
sinistra, ci è stato detto che era
una mafia nera. Poi, piano piano, è
emersa anche la mafia rossa. La
verità è che questa è una delinquenza trasversale, che punta dritto
al cuore della cittadella del potere,
chiunque governi”.
Chiaro e netto, Francesco Storace,
ieri sera a Tgcom24.
“Vede – ha risposto Storace ad Alberto Barachini che lo intervistava
sull’inchiesta Mafia Capitale – io
ho espresso delle perplessità in
merito alla definizione di mafia applicata a questa inchiesta. Ma non
ho le competenze del procuratore
della Repubblica e quindi debbo
necessariamente rimettermi nel
giudizio su questi fatti a ciò che
emergerà dalle sentenze. La cautela
è d’obbligo: io ho vissuto un calvario
lungo sette anni prima che la mia
innocenza venisse riconosciuta.
Vorrei che la verità sia accertata in
tempi più rapidi”.
Ieri, in fondo, per Storace era una
giornata di amari festeggiamenti.
Pur se ancora in itinere, l’eliminazione dei senatori a vita rappresenta
una rivincita morale, quasi un’amara
vendetta, come l’aveva definita ieri
proprio dalle nostre colonne.
“Renzi è il terzo presidente del
Consiglio a non essere eletto dal
popolo. Abbiamo un Parlamento di
nominati, scelti dalle segreterie dei
partiti e catapultati in blocco alla
Camera o al Senato. Parlamentari
nominati che eleggono fra loro il
Presidente della Repubblica che a
sua volta nomina i senatori a vita.
E la democrazia dov’è? Dove la sovranità che appartiene al popolo,
come dice la Costituzione?”
Durante la trasmissione, sono stati
“N
“DELINQUENZA
TRASVERSALE”
“Altro che mafia nera, questa punta dritto alla cittadella del potere,
chiunque governi” - E sui senatori a vita si toglie altri sassolini dalle scarpe
toccati molti temi, più o meno fra
loro intrecciati. La questione dei
Senatori a vita e del vilipendio, la
vicenda di Mafia Capitale e le scelte
politiche di Storace.
Barachini chiede: “Ma lei perché
non ha condiviso? Cos’era? Il metodo di gestione del potere che
non le piaceva?”.
“Sarei un ipocrita se dicessi che
me ne andai perché pensavo che
loro, gli altri, quelli che hanno dato
vita al PdL, lo facevano per avere
potere. La politica è la ricerca del
consenso per arrivare al potere.
Ma non può essere fatto a discapito
dei valori in cui si crede. Io me ne
andai, sbattendo la porta e pagando
un prezzo altissimo in termini politici
per questa scelta, perché non volevo
abdicare ad alcuni valori”.
Girando e rigirando, Mafia Capitale
ha fatto sempre capolino:“Qualche
giorno fa – ha detto Storace – in
RIESPLODE LA TENSIONE ISRAELE-PALESTINA
modo ironico ma puntuto ho definito
questa vicenda sul Giornale d’Italia
con il titolo di “Panda della Magliana”, un intreccio perverso che
devo dire onestamente mi sconvolge. La questione è che non è il
sistema elettorale in sé che garantisce la trasparenza. I ladri ci sono
con l’uninominale o anche con le
preferenze. Sono i cittadini che devono pretendere trasparenza dalla
politica”.
Vignola a pag. 2
SCIOPERO DI OGGI
Origano sgranato e puzzole
Revocata
la precettazione
dei ferrovieri
olete mettere voi l’importanza, per l’economia italiana allo sfascio e dunque
da salvare, di abbassare al 6%
l’Iva sull’origano “a rametti o
sgranato”? Oppure di usare la
stessa agevolazione per il cibo
per cani e gatti, purché prodotti
veterinari e venduti in farmacia?
E ancora, sempre a proposito di
animali: davanti a un debito pubblico di duemila miliardi di euro,
perché non rastrellare 774 euro,
appioppando una bella multa a
chi osa catturare, o addirittura
detenere in casa (immaginiamo
con quanta gioia per il resto della
famiglia) una puzzola?
Eppure sono questi i ‘ritrovati’
che solerti e immaginifici parlamentari stanno cercando di infilare
nell’ormai famosa Legge di Stabilità, ovvero la vecchia e neanche
tanto cara legge finanziaria: l’ex
V
a pag 5
L’inchiesta di Roma
tra nuovi sviluppi
e altre polemiche
NELLA LEGGE DI STABILITÀ C’È DI TUTTO
di Igor Traboni
Venti di guerra
Capitale allo sbando
rottamatore Matteo Renzi ha voluto cambiargli nome, ma la sostanza è sempre la stessa. Così
come gli emendamenti presentati
per strappare qualche soldino
per il proprio collegio elettorale
o farsi belli/e davanti a qualche
lobby, potentato o industria del
settore. Certo, la lobby dell’origano
francamente ci pare difficile trovarla, eppure è proprio all’origano
in rametti o sgranato che puntano
Venera Padua e Leana Pignedoli,
senatrici del Pd. Al cibo per cani
e gatti tiene in maniera particolare
Serenella Fucksia, grillina, mentre
due suoi colleghi del movimento,
Carlo Martelli e Paola Nugnes,
propongono l''iva agevolata a
"detersivi e prodotti per l''igiene
con certificazione biologica". La
storia delle puzzole sta invece
molto a cuore ad Antonio Milo,
del Gruppo autonomie locali, che
vuole introdurre per l’appunto
"una sanzione amministrativa da
774 a 2.065 euro per chi abbatte,
cattura o detiene mammiferi o
uccelli" previsti dalla legge del
''72, come ad esempio la puzzola,
il lupo e i rapaci diurni. Tra i
3.800 emendamenti depositati in
commissione Bilancio al Senato,
c’è anche chi (Stefano Vaccari,
Pd) propone una detrazione del
36%, fino a 16 mila euro di spesa
per interventi di recupero su tombe, cappelle, sepolcri e manufatti
cimiteriali. Soldi che poi magari
si possono recuperare multando
i cacciatori di puzzole.
l ministro dei Trasporti Maurizio
Lupi si cala le braghe, davanti
alle petulanze della Camusso,
e ieri sera ha revocato la precettazione dei lavoratori del settore
ferroviario per lo sciopero generale
di oggi, disposta invece dall’Autorità garante degli scioperi.
"Di fronte alla segnalazione dell''Autorità che richiamava il fondato
pericolo di un pregiudizio grave e
imminente ai diritti della persona
- ha detto il ministro al termine
dell’incontro con i sindacati -, ho
voluto difendere il diritto alla mobilità dei cittadini. Nello stesso
tempo - ha aggiunto l’esponente
alfaniano contraddicendosi una
frase dopo - ritenendo che vada
garantito il diritto allo sciopero,
anche di fronte a uno sciopero
che non condivido, ho ritenuto di
dover dialogare con i sindacati”.
Dando loro ragione.
I
2
Venerdì 12 dicembre 2014
Attualità
ALTRI ARRESTI SCUOTONO ROMA: E SI SCOPRE UN FIL ROUGE CON LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA TRADIZIONALE
Gli affari romani tra Coop e ’ndrangheta
In manette in due: erano il collegamento tra mafia capitale e la sua omologa calabrese
Accordi per spartirsi appalti e rifugiati da gestire. Sequestrate altre due società di Buzzi
di Robert Vignola
lla fine qualche marchio
della criminalità organizzata
“tradizionale” c’entrava. Insomma, mafia capitale era
sì un fenomeno del tutto nuovo, così
come sostiene la Procura di Roma,
ma il mondo di mezzo era inevitabilmente finito con lo stringere legami anche con le sigle del Sud
Italia. Se per “rapporti di buon vicinato” o per infittire ancora di più la
labirintica rete di rapporti, questi
sono aspetti che andranno senz’altro
approfonditi. Di certo c’è che ieri
mattina il Ros ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale
di Roma su richiesta della locale
procura distrettuale antimafia, nei
confronti di Rocco Rotolo e Salvatore
Ruggiero, entrambi indagati per associazione di tipo mafioso nell'ambito dell'operazione 'Mondo di Mezzo'. Secondo le accuse i due assicuravano il collegamento tra alcune
cooperative gestite dalla 'consorteria' romana e la 'ndrangheta. Gli
interventi sono stati eseguiti nelle
province di Roma, Latina e Vibo
Valentia. Non erano peraltro i soli,
l’attenzione della Procura si starebbe
A
puntando con forza anche su altri
soggetti, ai quali sono state riservate
perquisizioni accurate.
Al momento, comunque, c’è di certo
che secondo quanto ricostruito il
ruolo ricoperto dai nuovi arrestati
era quello di collegamento tra alcune
cooperative gestite da Salvatore
Buzzi, sotto il controllo di Massimo
Carminati, e la cosca Mancuso di
Limbadi: una consorteria di matrice
'ndranghetista egemone nel vibonese ma con ramificazioni, evidentemente, anche nella capitale. In
tale ambito, secondo le accuse, sono
emersi gli interessi
comuni dei due sodalizi mafiosi ed in
particolare come,
dal luglio 2014, Buzzi, con l'assenso di
Carminati, avesse
affidato la gestione
dell'appalto per la
pulizia del mercato
Esquilino di Roma
a Giovanni Campennì. Era un pièda-terre a Roma offerto, attraverso questo imprenditore,
considerato di riferimento della cosca calabrese: ed
era stato sancito da un battesimo.
Naturalmente quello per la nascita
di una nuova cooperativa, peraltro
baciata dall’onorabile status di onlus,
denominata Cooperativa Santo Stefano. Ma si tratta della “figlia” di un
amoroso rapporto iniziato ben più
in là. L’attività di indagine ha documentato come già nel 2009 Rotolo
e Ruggiero si fossero recati in Calabria, su richiesta del Buzzi, allo
scopo di accreditarsi con la cosca
Mancuso, tramite esponenti della
cosca Piromalli, in relazione all'esigenza di ricollocare gli immigrati
in esubero presso il Cpt di Crotone.
Un’ulteriore e lampante prova che
le mafie hanno individuato nel traffico
di esseri umani attraverso il Mediterraneo un lucrosissimo affare.
Tant’è. Tornando a Roma, gli elementi raccolti dalle indagini hanno
quindi documentato come Ruggiero
e Rotolo abbiano fornito uno stabile
contributo alle attività di Mafia capitale, avvalendosi dei rapporti privilegiati instaurati con qualificati
esponenti della 'ndrangheta, in un
rapporto che la Procura definisce
“sinallagmatico” tra le due organizzazioni mafiose che, a fronte
della protezione offerta in Calabria
alle cooperative controllate da Mafia
capitale, ha consentito l'inserimento
della cosca Mancuso, rappresentata
dal Campennì, nella gestione degli
appalti pubblici romani.
In questo contesto, la Guardia di
Finanza di Roma ha sequestrato
altre due coop riconducibili a Salvatore Buzzi. Si tratta della 29 Giugno Servizi e di Formula Sociale:
“robetta” con un giro d'affari annuo di 15 milioni di euro, la prima
con 267 dipendenti e la seconda
con 131.
L’AUDIZIONE DI PIGNATONE
“Una cosca da sola
non controlla il territorio”
arattere di originalità simile, di originari
età pure. Di esclusività, un po’ meno. Il ritratto della criminalità a Roma che ne fa il
Procuratore Capo Antonio Pignatone, il grande
accusatore della “cupola” di Buzzi e Carminati,
è insomma di grande fluidità, come ha cercato
di spiegare ieri in audizione davanti alla commissione anti-mafia a Palazzo San Macuto.
"La mafia non è il principale problema di
Roma. Ma il nodo mafia-corruzione è un nodo
vitale. Non c'è un'unica associazione mafiosa
che controlla la città di Roma. Non siamo a
Palermo, né a Reggio Calabria o Napoli.
Roma è troppo grande. Non c'è un'unica associazione presente in via esclusiva sul territorio. Ci sono una serie di investimenti mafiosi
e alcune specifiche associazioni di tipo mafioso
presenti nel territorio metropolitano. La caratteristica fondamentale di questa mafia è
che è romana e non può in quanto tale non
avere rapporti con la politica", ha detto il procuratore. Secondo il quale l’organizzazione
criminale scoperta "non ha una struttura
rigida: il capo è Carminati ed hanno un ruolo
direttivo dal punto di vista 'militare' Brugia,
sulla pubblica amministrazione, Buzzi". R.V.
C
PER IL SINDACO ANCHE UN’ACCUSA: TIENE ASSEMBLEE DI PARTITO DENTRO SEDI DI PROPRIETÀ COMUNALE
Marino esagera, Alemanno lo querela
olano querele nel cielo
triste di Roma. Come
se non bastassero inchieste, indagini e intercettazioni ad alimentare con tonnellate di carta il fuoco delle
polemiche. D’altronde, però,
gli schizzi di fango stanno arrivando ovunque e il gioco
dello scaricare le responsabilità (magari solo quelle morali) su altri si fa assai pericoloso. In particolare per Ignazio
Marino, la cui agitazione di
V
questi giorni ha giocato un
paio di brutti scherzi. Che il
suo predecessore Gianni Alemanno non gli ha perdonato:
“Ho dato mandato ai miei legali di svolgere querela per
diffamazione nei confronti del
Sindaco Marino per le dichiarazioni rilasciate pubblicamente durante l’assemblea
del Pd tenutasi al centro culturale del Comune di Roma
''Elsa Morante''. In tale sede
infatti il sindaco Marino ha di-
chiarato che "l’impianto criminale nasce nella destra di
Gianni Alemanno"”.
Non basta però, perché lo scivolone è stato appunto doppio.
“Ho inoltre presentato – ha
aggiunto l’ex sindaco – una
interrogazione consiliare per
chiedere come mai si sia svolta
un’assemblea di partito dentro
un centro culturale di proprietà
del Comune di Roma, nonostante i regolamenti vietino
manifestazioni di questo tipo
presso sedi di proprietà dell’Ente Roma Capitale. Ho chiesto inoltre se sia stato pagato
un affitto per tale sala e un
rimborso per gli eventuali
straordinari effettuati dal personale del centro per l’utilizzo
della sala in tarda serata. Questo anche in vista di ulteriori
utilizzi di sedi comunali in periferia che sono stati annunciati
dal Partito Democratico sulla
stampa”, e che sarà meglio,
lascia intendere Alemanno,
che Marino e il suo partito
disdicano al più presto. Magari
cercando la sede di qualche
cooperativa, per tenere assemblee senza destare malumori. Qualche indirizzo buono dovrebbero averlo.
Per il sindaco marziano che
ora prova a fare l’angioletto,
come per il Pd indignatissimo
(dapprima a sparare sulla
“destra”, poi nel respingere
alle accuse una volta che si è
scoperto che il sistema malavitoso era interamente fondato sulle beneamate coop)
sarebbe una bella pena del
R.V.
contrappasso.
RESTA IL NODO DELLA “PLATEA DEI GRANDI ELETTORI” DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Sulle riforme i tempi si allungano ancora
i allungano i tempi per il via
libera al ddl sulle riforme in commissione Affari costituzionali alla
Camera, anche se Renzi ieri, messo
alle strette, ha fatto come al solito ‘il
piacione’, affermando che tutto avverrà entro gennario. Fatto sta che
l’Ufficio di presidenza, contrariamente
alla previsioni dei giorni scorsi che
parlavano di mandato ai relatori entro
oggi, venerdì 12, ha deciso che si lavorerà anche domani, sabato 13. Oggi
e domani si affronteranno gli articoli
28 (soppressione delle Province) e
29 e 30 sulle modifiche al titolo V
(articoli 116 e 117 della Costituzione).
Il vero nodo che sta emergendo in
queste ore però, riguarda l'articolo
21 per l'elezione del presidente della
Repubblica, che verrà rimandato probabilmente all'aula. Il Pd e Forza Italia,
S
infatti, non avrebbero ancora trovato
un'intesa sull''allargamento della platea
dei ''grandi elettori''. Il Partito democratico vorrebbe infatti estendere il
voto per il Colle anche agli europarlamentari. Su questo c'è invece il ''no''
di Forza Italia. E’ stata così accantonata
per ora anche la questione dell''innalzamento del quorum
Prima che la commissione Affari costituzionali della Camera riprendesse
le votazioni (con l'esame degli emendamenti all''articolo 28 sull''abolizione
delle Province), c’è stato un confronto
tra i due relatori Emanule Fiano (Pd)
e Francesco Paolo Sisto (Fi) a cui è
seguita una riunione Pd-governo a
cui hanno preso parte, oltre Fiano,
Ettore Rosato, il capogruppo Roberto
Speranza e il ministro alle Riforme
Maria Elena Boschi. Proprio sull’arti-
colo 21, Rosato ha detto: "Quel testo,
così come altri articoli arrivati nella
versione di Palazzo Madama, non ha
un disequilibrio. Potremmo mantenere
anche quella versione".
Come riportato dall’agenzia Dire “i più maliziosi, nei corridoi di
Montecitorio, fanno notare che forse la maggioranza e il governo
dopo l''incidente sui senatori di nomina presidenziale che ha modificato l''articolo 2 del ddl
sulla composizione del
Senato, preferiscono non
andare di nuovo alla conta sulle questioni più delicate per evitare di rimanere scoperti, da una
parte, dei voti della minoranza Pd e,
dall''altra, voti di Forza Italia. Alcuni
nodi potrebbero quindi essere rimandati all'aula”.
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Venerdì 12 dicembre 2014
Attualità
LA FCA LANCIA UNA NUOVA E MASSICCIA OFFERTA PUBBLICA DI ACQUISTO E IL TITOLO PERDE IL 5%
Curve pericolose per Fiat e Ferrari
La casa di Maranello potrebbe spostare la sede fiscale a Londra e quella legale in Olanda
di Igor Traboni
QUARTA FRENATA MENSILE CONSECUTIVA
a Fca (Fiat Chrysler) ha lanciato l’offerta pubblica di acquisto: sul piatto della bilancia
ci sono 87 milioni di azioni
ordinarie che saranno vendute al prezzo di 11 dollari ciascuna.
Le banche collocatrici dell’offerta avranno comunque un’opzione, per
acquistare da Fca fino ad ulteriori 13
milioni di azioni.
In attesa del collocamento delle azioni,
il titolo di Fca ha perso comunque circa
il 5%. Poco male però, perché dall’arrivo a Piazza Affari, avvenuto lo scorso
13 ottobre, la Fca ha mostrato un bel
balzo, di oltre 50 punti percentuali,
trascinato soprattutto dall’annuncio dello scorporo di Ferrari – anche se ora
c’è da digerire il ventilato spostamento
della sede fiscale dall’Italia - e dagli
ottimi dati delle vendite di Chrysler
negli Stati Uniti, sempre ai massimi.
Questa offerta pubblica di acquisto è
stata decisa per reintegrare il capitale
delle azioni, cancellate ai sensi della
normativa applicabile a seguito dell’esercizio da parte degli azionisti di
Fiat spa del diritto di recesso, previsto
e riconosciuto dalla normativa italiana
in connessione con la fusione transfrontaliera di Fiat in Fca.
Il gruppo fa sapere inoltre che la cedola del prestito obbligazionario a
conversione obbligatoria sarà del
7,875% annuo, pagabile il 15 dicembre
2015 e 2016. Potrà essere corrisposta,
a discrezione di Fca, anche in azioni
ordinarie al tasso di conversione obbligatoria.
Fca, in una apposita nota, ribadisce
inoltre di voler utilizzare il ricavato
L
Un dramma chiamato Italia:
crolla la produzione industriale
risi, crolla la produzione
industriale: giù del 3% ad
ottobre. E’ la quarta frenata
mensile consecutiva, il bilancio
adesso è disastroso.
Per trovare un dato peggiore
bisogna tornare indietro di oltre
un anno, all’agosto del 2013.
Una vera e propria caduta libera. E se nei mesi scorsi le
performance deludenti erano
state influenzate in buona parte
dal controllo del comparto
energetico, adesso la frenata
è più ampia, con un calo di
quasi 4 punti per i beni di consumo e del 4,2% per i prodotti
intermedi.
Apparati elettrici e farmaceutici
segnano una pesante battuta
d’arresto, ma a retrocedere
sono anche settori vasti del
Made in Italy manifatturiero
come macchinari e prodotti in
metallo. Uno stop corale che
non risparmia neppure il comparto alimentare, giù di quasi
2 punti.
Segni postivi limitati ai mezzi
di trasporto e all’elettronica,
che non delude mai. A sorpresa
resiste l’abbigliamento. Una
magra consolazione.
Dall’inizio dell’anno il bilancio
peggiore lo fa registrare l’ener-
C
Sergio Marchionne, amministratore delegato della Ferrari
netto dell’offerta di azioni ordinarie e
del prestito obbligazionario a conversione obbligatoria, per le varie esigenze del gruppo.
Ma intanto, come accennato, negli ambienti economico-finanziari italiani ed
internazionali continua a tener banco
da 48 ore quella che appare molto più
che una mera ipotesi, ovvero la possibilità che Ferrari faccia quanto già
messo in atto proprio da Fiat Chrysler
Automobiles: sede legale in Olanda,
per sfruttare al meglio il meccanismo
del voto multiplo, e sede fiscale a Lon-
dra – per risparmiare almeno il 10%
rispetto alla tassazione italiana - e
doppia quotazione sul listino di New
York e sulla Borsa di Milano. La Ferrari
per ora preferisce on commentare l’indiscrezione, né in un senso né nell’altro.
Di certo c’è che l’eventuale trasferimento delle sedi legali e fiscali in altri
Paese, non avrebbero comunque e alcun impatto sulla struttura produttiva
e ingegneristica che resterebbe a Maranello, anche e soprattutto per continuare ad identificare la Ferrari come
eccellenza tutta italiana.
gia, giù di quasi 5 punti. L’unico
ramo a poter vantare segno
“+” è quello dei prodotti intermedi, con un magro progresso di 2 decimali.
Nella media del trimestre agosto-ottobre, la produzione è diminuita del -0,9% rispetto a
quello precedente. In base all’indice corretto per gli effetti
di calendario l’output è sceso
dello 0,8%. Dati Istat deprimenti,
che controvertono perfino le
attese degli analisti.
Una vera e propria doccia gelata per l’Italia sul fronte economico. Ecco il regalo di Natale
di Renzi ai cittadini. Crescita
zero, speranze future nulle.
Gli indicatori economici inquadrano un Paese, il nostro, in
balia della crisi e della recessione. Bloccato in un tunnel
senza via d’uscita. Non migliora
praticamente nulla, peggiora
quasi tutto. A farla da padrone
la disoccupazione, ai massimi
storici. La mancanza di lavoro
fa crollare i consumi e, di conseguenza, la produzione industriale. Se non si aumenta l’occupazione, non cambierà mai
nulla. E la situazione rischia
solo di peggiorare, oltremodo.
Bernald Shehaj
STATO-MAFIA, RICHIESTA DI PENA PER L’EX DC
CENTINAIA DI PELLICOLE RIVENDUTE A COSTI ALTISSIMI ALLA TV DI STATO, INDAGA LA FINANZA
“Nove anni a Mannino”
Vecchi film russi e mazzette alla Rai
na richiesta di pena esemplare. Nove anni di carcere
e interdizione perpetua dai
pubblici uffici per Calogero Mannino, l’ex ministro democristiano
imputato nel processo stralcio
sulla presunta trattativa tra Stato
e mafia. Mano pesante della
pubblica accusa in un procedimento basato su un ipotetico
patto - fino a questo momento
mai provato - tra pezzi delle
Istituzioni e Cosa Nostra.
Ha scelto il rito abbreviato, Mannino. L’unico dei 12 imputati
ad aver optato per questa formula che garantisce lo sconto
di un terzo della pena in caso
di condanna. E sarà il primo ad
essere giudicato. La Procura di
Palermo lo considera come
l’“ispiratore” della trattativa, il
politico che per salvarsi la vita
avrebbe avviato i primi contatti,
ben prima di quelli tra il Ros e
Ciancimino.
Violenza o minaccia ad un corpo
politico dello Stato, questa la
pesantissima accusa: il massimo
della pena prevista è 15 anni di
reclusione, più altri 5 con l’aggravante dell’articolo 7, cioè
“aver agito favorendo Cosa Nostra”.
Già leader della sinistra Dc in
Sicilia, deputato per 8 legislature,
ministro dell’Agricoltura (2 vol-
U
te), dei Trasporti e della Marina
Mercantile, Mannino dovrebbe
- il condizionale è d’obbligo uscirne pulito.
Secondo il pm Teresi l’imputato,
dopo la strage di Capaci, era finito nel mirino della mafia. “Perciò cominciò le sue interlocuzioni
col Ros e interferì pesantemente
col Dap per dare ai mafiosi
quanto si poteva loro dare e
per deviare i comportamenti
politici e amministrativi delle
istituzioni”.
“Sono tranquillissimo - la replica
di Mannino - il pm Teresi da 22
anni si occupa solo di me. La
Cassazione ha già stracciato in
faccia una sentenza, mi sento
estraneo a tutto”.
Appuntamento al 2 marzo 2015
per l’arringa della difesa. L’udienza successiva è stata già fissata
al 26 marzo, quando potrebbe
essere emessa una sentenza
che rischia di mettere la pietra
tombale a un procedimento infinito basato sul nulla. O quasi.
Con le architravi del processo
già crollate in altri 2 casi: quello
sulla mancata cattura di Bernardo Provenzano e quello sulla
scelta di non perquisire il covo
di Totò Riina, entrambi conclusisi
con l’assoluzione degli imputati
“istituzionali”.
Marcello Calvo
L’inchiesta ha preso le mosse dalla morte di due persone in un incendio a Bologna
entinaia di film classici
russi di basso valore di
mercato rivenduti a peso
d'oro alla Rai. E questo grazie
"ad un alto funzionario Rai
compiacente" che avrebbe
ricevuto denaro in cambio
dell'acquisto a "prezzi gonfiati"
di queste pellicole. E' questo
il cuore dell''indagine che sta
conducendo la Guardia di finanza di Bologna: una operazione di "contrasto della
corruzione all''interno della
Radiotelevisione italiana nelle
città di Roma, Milano, Bologna, Firenze e Prato".
La Guardia di Finanza di Bologna specifica inoltre che le
indagini sono nate dalla morte
di un'anziana signora e del
figlio avvenuta in circostanze
misteriose nel gennaio 2013
a seguito di un incendio divampato in pieno giorno all'interno di un appartamento
di lusso, nel centro di Bologna.
Le indagini hanno avuto una
svolta quando si sono allargate all'attività economica dei
deceduti. Gli accertamenti,
di cui il pm Morena Plazzi ha
incaricato la Polizia tributaria,
hanno portato a galla "una
C
vasta rete di rapporti
nell'acquisizione dei
diritti cinematografici
da parte della Rai
sui quali si addensano forti indizi di illeicità”. Uno dei deceduti, titolare di imprese del settore cinematografico, "a
fronte della sottoscrizione di contratti per
l'acquisto dei diritti
su centinaia di pellicole russe poi trasmesse sui canali
pubblici italiani,
avrebbe infatti corrisposto somme di
denaro non giustificate ad un alto funzionario
Rai compiacente", spiega la
Guardia di Finanza.
I diritti sulle pellicole russe
venivano acquistati dalle
aziende dei deceduti - che
non presentavano neppure
dichiarazioni fiscali - a prezzi
irrisori sul mercato moscovita
(trattandosi di classici della
filmografia russa avevano
basso valore di mercato) e
ceduti, "grazie alla compiacenza di un dirigente, a prezzi
gonfiati fino anche a cinquesei volte quello originale"
Le perquisizioni hanno interessato le sedi di Rai Gold e
Rai Cinema di Roma nonché
alcune tra le maggiori major
italiane del settore, per acquisire ulteriori elementi investigativi per scoperchiare
"il malaffare economico e le
modalità di spesa della concessionaria pubblica". Nell'esecuzione delle perquisizioni la Polizia tributaria di
Bologna si è avvalsa della
collaborazione dello Scico
(Servizio centrale criminalità
organizzata), del nucleo speciale di Polizia valutaria e
delle Polizie tributarie di
Roma, Milano, Firenze e Prato.
Proseguono, parallelamente,
da parte del Gico di Bologna
anche le indagini coordinate
dal pm Francesco Caleca della locale Dda anche per quanto riguarda le cause del doppio decesso di Bologna.
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Venerdì 12 dicembre 2014
Attualità
LO SDEGNO MONDIALE PER LA PUBBLICAZIONE DEL RAPPORTO SULLE TORTURE HA AVUTO UN PRIMO EFFETTO
Usa isolati dalla comunità internazionale
Dalla Corea del Nord alla Germania, dalla Cina all’Onu, unanime il coro:
l’amministrazione Bush va giudicata in un tribunale per violazione dei diritti umani
di Giuliano Castellino
utti lo sapevamo, ma media
e governo Usa fino ad oggi
avevano nascosto e insabbiato
la verità. La tortura ha fatto
parte e continua a far parte
dei metodi della Cia (e sicuramente
dei militari americani).
Obama non ha aggiunto commenti e
si è trincerato dietro un muro di silenzi.
Sul rapporto delle torture della Cia è
però intervenuto il portavoce della
Casa Bianca, Josh Earnest, denunciando che i metodi di interrogatorio
"minano in modo significativo l'autorità
morale degli Stati Uniti". Un "mea
culpa" significativo ed imbarazzante.
E la reazione internazionale dopo la
pubblicazione del rapporto del Senato
sull'operato e le torture brutali della
Cia, è stata devastante. Per il presidente afgano Ashraf Ghani le torture
compiute dalla Cia su presunti terroristi e membri di al-Qaeda sono atti
disumani: "Ho letto il rapporto, tutto il
rapporto, dopo che è stato messo
online, ieri. E leggendolo mi sono indignato". Ma l'ondata di sdegno sembra davvero incontenibile.
"Sono sconvolta esattamente come
tanti americani e tante americane",
ha dichiarato Angela Merkel.
La cancelliera ne è rimasta "assolutamente sorpresa". Alla domanda se
sia necessario un procedimento anche
legale, la cancelliera ha risposto: "Cre-
T
do che l'America lo farà in qualche
modo". La condanna della Germania
è arrivata anche attraverso il ministro
degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier:
"Ciò che veniva considerato giusto
nella battaglia contro il terrorismo
islamista, è invece inaccettabile ed è
stato un grave errore".
Anche la Polonia si è discostata dagli
Stati Uniti: il primo responsabile di
alto livello polacco a rivelarlo, è l'ex
presidente Aleksander Kwasniewski,
che ha confermato che la Cia ha condotto interrogatori sotto tortura anche
in Polonia. Kwasniewski, capo di Stato
tra il 1995 ed il 2005, in una conferenza
stampa a Varsavia ha precisato che i
dirigenti polacchi ignoravano le modalità esatte degli interrogatori. Ma,
preoccupati della segretezza che li
avvolgeva, ottennero la fine di queste
iniziative.
Celle e metodi, analizzando il rapporto,
erano addirittura divisi per colore e
nazioni. Decodificando un codice del
rapporto, il Washington Post ha pubblicato sul sito una mappa in cui si
mostra come quando si parla di "black
site" si parla della Romania, mentre il
sito blu è la Polonia, quello violetto è
la Lituania e quella verde è in Thailandia. Per l'Afghanistan i colori sono
quattro come le prigioni segrete, grigio, cobalto, arancione e marrone. In
particolare il Cobalt Site ricorre spesso
nel rapporto, come uno dei luoghi
più efficaci per gli interrogatori perché,
come disse una volta un agente preposto agli interrogatori, erano delle
vere e proprie "segrete" che i prigionieri che ne sono usciti chiamavano
"La prigione buia", mentre nell'agenzia
veniva chiamata la "Salt Pit".
Di fronte a queste rivelazione si è
scatenata immediatamente la rabbia
Jihadista. Come riferisce Site, il sito
di intelligence che monitora l'attività
sul web degli estremisti islamici, i jihadisti su Twitter già promettono vendetta e esortano a vendicarsi del "serpente americano". "Ricordatevi: il
100% delle vittime delle torture della
Cia erano musulmani. La loro è una
guerra all'Islam, una guerra ai musulmani. Essere decapitati è 100 volte
più umano e dignitoso di ciò che
queste sporche canaglie fanno ai musulmani. Possa Allah distruggere questi
bastardi".
Sull'account Twitter "State of Islam" si
incita il popolo islamico a "svegliarsi",
mentre su "Mali Witness" si accusa
l'Occidente di aver creato l'estremismo
islamico.
"Pensate che le cose non possano
andare peggio per l'America, ma
queste notizie sulle torture radicalizzeranno un'intera generazione", ha
assicurato Madim al Muhajir.
Intanto l'avvocato di Khalid Sheikh
Mohammed, la mente degli attentati
dell'11 settembre, ha chiesto che gli
venga risparmiata la pena di morte:
"Un'esecuzione vera e propria di Mohammed, dopo 183 finte esecuzioni,
sarebbe una punizione crudele e inusitata", ha sostenuto il suo avvocato,
David Nevin.
Iran, Cina, Corea del Nord e Onu si
sono detti preoccupati ed hanno condannato gli States.
La guida suprema dell'Iran, l'ayatollah
Ali Khamenei, ha descritto il governo
americano come "il simbolo della tirannia contro l'umanità".
Anche la Cina - spesso ripresa dalla
comunità internazionale per non rispettare i diritti umani - ha chiesto
agli Stati Uniti di "correggere la sue
pratiche e rispettare e seguire le regole prese dalle convenzioni internazionali".
Pyongyang ha chiesto al Consiglio di
sicurezza dell'Onu, di esaminare nei
prossimi giorni la situazione dei diritti
umani in Corea del nord e di condannare gli Usa.
Tutto questo mentre a Ginevra, l'alto
commissario dell'Onu per i diritti
umani ha sostenuto che il rapporto
ha mostrato "una chiara politica orchestrata ad alto livello all'interno dell'amministrazione Bush" e ha chiesto
che gli ufficiali della Cia e i funzionari
del governo Usa siano portati davanti
a un tribunale.
LA PROTESTA IN CARCERE E QUELLA IN PIAZZA DEI GIOVANI ATENIESI FA VACILLARE UNO STATO ORMAI DEBOLE
La polveriera greca e il tallone della Trojka
n Grecia si torna al voto e di nuovo scoppia la
rivolta giovanile, dai più definita anarchica, in
realtà popolare, trasversale e plurale. E a dire il
vero, al di là dei silenzi e dei commenti dei media, la
rivolta greca contro la Troika, di fatto non si è mai
placata e sono anni che è in atto. Dal 2008 ad oggi
non c'è stata pace per i greci. La nuova scintilla comunque parte dalla vicenda di Nikos Romanos,
coetaneo e amico di Alexis, in carcere per una
rapina di cui se ne rivendica la responsabilità come
"anarchico militante". Dal giorno del suo arresto il
ragazzo si dichiara prigioniero politico pur negando
l’affiliazione alla Cospirazione delle Cellule di Fuoco,
formazione insurrezionalista, dimostrando, ancora
una volta, i mille volti di una ribellione di massa e
generalizzata, alla quale diventa difficile dare una
connotazione ideologica ben precisa. Per questo
vengono definiti "anarchici" i greci in lotta da anni
contro il cappio della Bce e dell'Unione europea.
Il ragazzo arrestato rifiuta persino di denunciare i
poliziotti che hanno torturato lui e i suoi compagni
nelle prime ventiquattro ore del suo arresto: rifiuta
perché ribadisce: "..io non sono una vittima". Nonostante circolino le foto dei loro visi orribilmente
tumefatti. Dopo più di venti giorni di sciopero
della fame il Ministero della Giustizia continua a
negargli il permesso per studiare, secondo il
regolare corso degli studi universitari.
Nikos ha risposto con la ferma volontà di rifiutare
ogni tipo di alimentazione forzata.
È bene ricordare che la sua vicenda ha riacceso le
luci sugli abusi della polizia e, più in generale, sul
livello della repressione in corso in Grecia. Tra le
numerose voci intervenute, anche Amnesty International ha ribadito il fatto che l’alimentazione
forzata è da considerarsi a tutti gli effetti una forma
di tortura. Quindi o lo Stato cede o lui muore.
Il punto è che in Grecia oramai da tempo si è rotto
il patto sociale e non sono solo i definiti anarchici
I
a dirlo, ma anche economisti e sociologi. Quindi
lo Stato non ha più alcuna legittimità e impone la
propria autorità con la forza e la violenza. Perché,
da sempre, più lo Stato è debole più è pericoloso.
La richiesta legittima e sostenuta da gran parte
della società civile greca di esercitare un diritto riconosciuto per legge, mette in crisi un governo e
ne svela la propria inettitudine e codardia. Questa
vicenda ricorda una storia drammatica e gloriosa
allo stesso tempo: la morte di Bobby Sands e di
altri nove volontari repubblicani irlandesi nel
carcere di Long Kesh nel 1981, in seguito a uno
sciopero della fame per essere riconosciuti come
prigionieri di guerra. Questo fatto aprì la strada,
molto lentamente, a un processo di pace che dura
ancora adesso nonostante gli esiti incerti.
Altri tempi, altri contesti, altri conflitti. Inutile sovrapporre situazioni diverse, per carità.
Proprio qualche giorno fa ricorreva il sesto anniversario dell'uccisione di Alexis da parte della
polizia e Nikos era un suo amico. Lui e gran parte
della sua generazione hanno perso l’innocenza
quel 6 dicembre di sei anni fa. Le strade di Atene
e della Grecia ricordiamo erano gonfie di una
rabbia oscura ed esplosiva.
Chi era presente ha raccontato e scritto di aver
visto i ragazzi più giovani protagonisti sulle linee
del fuoco. Una prima fila fatta dalle nuove generazioni, quei ragazzi rapinati del futuro dalla speculazione e dalla dittatura eurobancaria.
Le parole che narrano questi tempi in Grecia riecheggiano immagini di guerra: quella della macelleria
sociale imposta dalla Trojka al popolo greco. Nella
sua ultima lettera Nikos in un passaggio ha scritto:
"La lotta comporta anche delle perdite. Lungo i
sentieri che conducono verso una vita dignitosa
dobbiamo prendere la morte per mano, rischiando
di perdere tutto o di vincere tutto. La lotta continua
con il pugno sul coltello, ancora e ancora…". La
durezza di queste parole, la determinazione spinta
fino all’estremo sacrificio di un ragazzo di vent’anni
impongono rispetto e riflessioni.
Da qualunque punto di vista lo si guardi, anche da
parte di chi guarda da lontano, geograficamente e
politicamente, questa storia. Dove la rabbia giusta
e degna può viaggiare a braccetto con il culto del
sacrificio, sempre presente negli animi più nobili
dei ribelli.
Inoltre questa storia dovrebbe farci riflettere sul
fallimento di questa Europa, non certo quella
sognata e cantata dai nostri avi, ma una tirannia
finanziaria che sta affamando popoli e nazioni. I
giovani greci in lotta, uccisi o imprigionati possono
essere i giovani italiani di domani. L'Italia sembra
essere sulla scia della penisola ellenica, ancora
una volta, e questa volta drammaticamente, dopo
G. Cas.
Atene potrebbe arrivare Roma.
5
Venerdì 12 dicembre 2014
Esteri
GLI EVENTI DI MERCOLEDÌ HANNO INFIAMMATO DI NUOVO I RAPPORTI TRA I DUE STATI
In Cisgiordania cova il fuoco della rivolta
Secondo l’autopsia israeliana “il ministro è morto per un malore”. Palestinesi infuriati, si segnalano
disordini a Hebron e Ramallah. Pronta una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu
di Robert Vignola
i sono riempite di folla le
vie di Ramallah per i funerali
del ministro palestinese Ziad
Abu Ein, morto all’età di 55
anni, dopo un scontro con
un soldato israeliano. Un rito carico
di tensione, con la Cisgiordania che
torna ad essere l’epicentro della rivolta contro Israele davanti all’incredibile incidente che ha avuto luogo
nei suoi sobborghi. Con la morte,
fatto davvero senza precedenti, di
un uomo che rappresentava una carica istituzionale di primo livello
dell’Autorità nazionale palestinese,
le cui fasi sono state immortalate in
decine di immagini. Le mani di un
soldato israeliano al collo di un Abu
Ein che strabuzza gli occhi ma non
reagisce, poi concitati momenti, infine
il ministro a terra circondato dai suoi
manifestanti, in attesa di soccorsi
che tarderanno ad arrivare. Foto
chiare, che sarebbero ovviamente
lo scheletro di ogni atto di accusa in
tribunale. Ma proprio sulle prime
mosse dell’inchiesta aperta su quanto
accaduto mercoledì, si è acceso ancora di più lo scontro.
Secondo fonti palestinesi, i medici
che hanno eseguito l’autopsia hanno
concluso che l’uomo è morto per
S
un malore, dopo aver inalato gas lacrimogeni ed essere stato colpito e
preso per il collo da un militare
israeliano. Israele cerca di ridimensionare l’accaduto sostenendo che,
secondo le informazioni a disposizione, il politico soffriva di problemi
di cuore ed è morto per un attacco
cardiaco causato dallo stress.
"Riteniamo Israele completamente
responsabile per la morte di Ziad
Abu Ein che stava solo piantando
alberi di ulivo insieme ad attivisti
internazionali e palestinesi", ha tuonato Saeb Erekat, il capo negoziatore
palestinese. L’Autorità è praticamente
in seduta permanente ma ha già
preso cinque scelte da racchiudere
in una richiesta di risoluzione all’Onu:
per la fine dell'occupazione, la creazione di uno stato palestinese sui
confini del '67 e con Gerusalemme
est come capitale; l’adesione alla
Corte penale internazionale (Cpi);
la convocazione dei contraenti della
quarta Convenzione di Ginevra per
stabilire se può essere applicata immediatamente in Cisgiordania, Gaza
e Gerusalemme; la richiesta al segretario Onu Ban Ki Moon di "una
speciale Commissione sulla Palestina" e "la riconsiderazione del coordinamento di sicurezza" con Israele
"fino ad obbligarlo a riprendere pie-
no controllo di tutte le zone dei Territori palestinesi" e non solo di quelle
previste dagli Accordi di Oslo.
Dal canto suo l'Egitto, grande mediatore fra Israeliani e palestinesi,
condanna l'uccisione del ministro
palestinese e chiede a Israele "di
esercitare la massima moderazione
e fermare l'uso eccessivo della violenza che porta solo ad altro spargimento di sangue tra le due parti".
Il Cairo chiede un'indagine immediata e che l'assassino sia portato
davanti alla giustizia.
Immancabili le notizie di disordini
un po’ ovunque in quella martoriata
parte di Medio Oriente. Già nella n
serata di mercoledì erano stati segnalati incidenti con l'esercito a Qalandya e nel campo profughi di Jalazoun, con un ragazzo di 14 anni,
secondo fonti palestinesi, ferito in
modo serio. Poliziotti israeliani si
sono scontrati con un gruppo di
circa 60-100 manifestanti palestinesi
che tiravano pietre contro agenti a
Hebron, in Cisgiordania.
Le autorità dello Stato ebraico hanno
dispiegato nella zona due battaglioni
dell'esercito e due unità di polizia
di frontiera in vista di possibili manifestazioni durante i tre giorni di
lutto immediatamente disposti dal
presidente Abu Mazen.
L’ISIS STAREBBE CERCANDO DI “PIAZZARE” I RESTI DEL GIORNALISTA DECAPITATO A LUGLIO
“Un milione per il cadavere di Foley”
Il dipartimento Usa: “Disgustoso”. Ma al centro dei traffici di ostaggi ci sarebbero anche quei
“ribelli siriani” che l’amministrazione statunitense ha armato e coccolato per rovesciare Assad
di Bruno Rossi
mercio di cadaveri a fine di lucro. Mancava
soltanto questa bella accusa nei confronti dei
seguaci del Califfo che, non contenti di decapitare prigionieri, starebbero addirittura cercando
di piazzare i loro poveri resti mortali, ovviamente a
spese dei parenti, per quello che pare di capire.
Anche se dietro uest’altra strana e oscura vicenda
sembrano intravedersi manovre che gettano ancora
più ombre su quella fantomatica coalizione messa
in piedi dall’Occidente due anni or sono, armando
i “ribelli”! siriani per rovesciare il regime laico di
Bashar Assad.
Fatti sta che le cronache internazionali da ieri si
S
stanno occupando della nuova strada che lo
Stato islamico sta cercando di percorrere per
raccogliere fondi e finanziare la sua guerra in
Siria e in Iraq: vendere il corpo degli ostaggi che
ha decapitato. Secondo tre diverse fonti in contato
con l'Isis, il gruppo sta cercando di mettere sul
mercato per un milione di dollari le spoglie di
James Foley, il primo giornalista americano ucciso
lo scorso agosto.
L'Isis avrebbe proposto la consegna del corpo
lungo i confini della Turchia e fornirebbe anche
un campione di Dna di Foley per provare che i
resti appartengano al reporter americano. Esami
costosi, che sarebbe anche interessante capire
dove siano stati condotti. Dovrebbe essere un
gioco di ragazzi, per i servizi di intelligence del
mondo civile… Ma tant’è: una fonte siriana ha
detto a BuzzFeed di essere stata contattata dall'Isis
per vendere il corpo del reporter al governo americano o alla famiglia dell'uomo.
Un’altra notizia che ha dell’incredibile è che starebbe venendo alla luce un mercato degli ostaggi,
un traffico illegale all’interno del quale un numero
impreciso di mediatori cercano di aprire canali
per l’Isis e in cambio di avere delle commissioni.
Ovviamente, i raccapriccianti filmati delle esecuzioni
sono per loro il più efficace degli spot presso i
parenti di chi è finito nelle mani dei sanguinari
tagliagole.
Ma c'è di più. Secondo due ex combattenti del-
l'opposizione siriana, uno dei negoziatori è addirittura
un funzionario di alto livello del Free Syrian Army,
il gruppo di oppositori al regime di Assad. Sarebbe
interessante indagare, anziché continuare a dire
che Assad va rovesciato “ad ogni costo”, come fa
una parte ben individuabile dell’amministrazione
americana (ogni riferimento a Hillary Clinton, in
corsa per le presidenziali statunitensi per la “sinistra”
mondiale, è puramente casuale).
Intanto il dipartimento di Stato americano ha fatto
sapere che sta indagando sulla questione definendo
la vendita del cadavere "un atto disgustoso". Se indagano loro, che dei “ribelli” siriani dovrebbero
avere anche i numeri di telefono, senz’altro i responsabili del disgusto atto usciranno fuori…
SCOPERTO DA UN ASTRONOMO RUSSO, MA LA ROTTA È ANCORA DIFFICILE DA DECIFRARE
Ecco Ur 116, l’asteroide che minaccia la Terra
N
on bastano ebola, Isis e
crisi varie. Ora ci pensa
anche un asteroide a togliere il sonno ai “poveri terrestri”. Ne è stato infatti recentemente scoperto uno che potrebbe
far danni, e molti. Anche se il corpo celeste, denominato '2014
UR116', non rappresenta una minaccia immediata per la Terra,
gli scienziati evidenziano il danno
che potrebbe causare: una esplosione 1.000 volte più potente di
quella di quella causata dall’im-
patto che un meteorite ha avuto
appena un anno fa in Russia. Sarà
proprio per quell’evento che gli
astronomi russi sembrano essere
ultimamente i più attenti ai moti
che avvengono nello spazio siderale. È stato infatti Vladimir Lipunov, professore alla Università
Statale di Mosca, a scoprire l’asteroide che si sta dirigendo verso
la Terra: secondo l’illustre docente, la roccia spaziale non rappresenta ancora una minaccia immediata anche se potrebbe 'teo-
ricamente' colpire la Terra.
In una intervista al Telegraph, ha
infatti spiegato che se l’asteroide
dovesse colpire la Terra potrebbe
causare un danno capace di far
sbiadire il terribile ricordo dell’impatto avvenuto un anno fa. Allora il meteorite, della grandezza
di un autobus, era entrato nell’atmosfera terrestre nel cielo sopra
la città di Chelyabinsk, in Siberia.
L’onda d’urto causò una serie di
deflagrazioni capaci di ferire oltre
1.600 persone, nonostante non
avesse colpito zone abitate. L’effetto è stato venti volte superiore
a quello della bomba atonica fatta
esplodere dagli statunitensi ad
Hiroshima: ebbene, l’asteroide
appena scoperto potrebbe provocare un’esplosione 1.000 volte
superiore.
Lipunov ha comunque chiarito
che con i dati attualmente in suo
possesso è difficile calcolare l’orbita di corpi celesti come questo,
in quanto le loro traiettorie vengono continuamente modificate
dall’attrazione gravitazionale di
altri pianeti. Lo scienziato ha però
avvertito che gli asteroidi potrebbero causare danni al pianeta
e per questo è importante sapere
tutto quanto si può su queste minacce che arrivano dal profondo
dello spazio: "Abbiamo bisogno
di monitorare in modo permanente questo asteroide, perché
anche un piccolo errore nei calcoli potrebbe avere gravi conseguenze".
Valter Brogino
6
Venerdì 12 dicembre 2014
Storia
PAURA, POLVERE, FRASTUONO DI BOMBE E SCARICHE DI MITRA: COME QUEI RAGAZZI VISSERO L’AVVENTURA DELLA GUERRA
Il giovane sangue italiano a Bir el Gobi /4
Eppure “il nostro caposaldo, arroccato due palmi sotto il duro calcare, sì, il nostro bravo caposaldo teneva ancora”
di Emma Moriconi
Con gli occhi spalancati sull’imponente schieramento
di forze nemiche, ce ne stavamo inginocchiati dietro al
nostro elefantino, raccolti in
muta attesa. Attorno al caposaldo,
l’assordante andirivieni di mezzi e
uomini si faceva sempre più intenso.
Il cielo faceva del suo meglio perché
lo spettacolo riuscisse, il sole si levava
superbo all’orizzonte, fiammeggiante
come una gigantesca torcia. Il deserto,
piatto camaleonte, rifletteva una vasta
gamma di arancioni. L’atmosfera andava surriscaldandosi rapidamente,
lontano andava evaporando una folla
di miraggi indiavolati. Improvvisamente il carosello s’ arrestò, come
d’incanto. Fuori della portata dei
nostri 47/32, di là dal polverone che
andava disperdendosi, anticarro, carri
armati, autoblindo, carriers adesso
parcheggiavano in cerchio, lasciando
ampi spazi fra veicolo e veicolo. In
questi spazi vuoti si attestarono le
artiglierie autotrainate”. Sembra un
romanzo, è invece il resoconto di
quelle ore a Bir el Gobi, in quel dicembre 1941. Un racconto diretto,
fatto da uno di quei giovani fascisti
che su quelle sabbie difese le postazioni ad un carissimo prezzo. È
ancora Alpheo Pagin a parlare nel
suo “I ragazzi di Mussolini”. L’atmosfera è tesa, tra “cupi tonfi di partenza”
e “sibili che raschiarono l’aria facendola vibrare”, tra “un grappolo di
“
granate” che “andò ad esplodere
alle nostre spalle” e la paura, tanta
paura, “cieca, incontenibile”. E, nonostante questo, esserci, restare lì:
“Annaspavo nella sabbia – scrive ancora Pagin – cacciavo le unghie nel
suolo, affogavo in un mare di sudore,
soffocavo in una sindone di polvere”.
E le preghiere: “Dio mio, fa che io
sopravviva!”. Non tutte quelle preghiere furono ascoltate.
Non tutto fa rumore assordante. Quando i cannoni smettono di tuonare,
quello che si ode sembra un uccellino
che cinguetta. E invece sono proiettili,
che sfrigolano nel deserto, e vanno
a colpire in mezzo alla fronte un ragazzo: si chiama Rianò, fino ad un
momento prima scherzava e parlava
con Pagin, ora, immobile, con un forellino sulla fronte, non si muove più.
Improvvisamente dal forellino, che
sembra un coriandolo rosso, fuoriesce
un rigagnolo di sangue e Rianò va
giù. Morte pressoché istantanea, dirà
il tenente medico. Ma anche nelle
fila nemiche si moriva: “Intanto dalla
torretta era sbucata una torcia umana
urlante – scrive ancora – Cadde al
suolo volteggiando come una girandola e si dimenò sulla sabbia gemendo fino all’esaurirsi dell’ultimo
residuo di vita. Se un soffio di pietà
alitava in noi, non avemmo il tempo
di esprimerlo, perché un’ autoblindo
stava si stava avventando sulla nostra
postazione facendo crepitare la mitragliatrice all’impazzata”.
Il resoconto di quei giorni si snoda
attraverso ricordi di questo tipo, alternati a momenti di intimità tra camerati, tra paura ed esaltazione, tra
pessimismi e coraggio trovato sca-
vando nell’angoscia attanagliante. Pagin racconta la battaglia scandendone
ogni passaggio, ora dopo ora. Leggendo le sue parole, andando avanti
pagina dopo pagina, sembra quasi
di conoscerli, quei ragazzi. Come
Ippolito Niccolini, che aveva tre dita
della mano sinistra amputate dall’esplosione di una mina e che, ferito
al braccio destro e alla testa, continua
ad armeggiare “febbrilmente sull’otturatore bloccato, perché nel frattempo
si faceva avanti un secondo Valentine”,
che mira proprio contro di lui. Lui
spara direttamente nella feritoia frontale, senza successo. Viene colpito
al petto da una mitragliatrice, ma si
sorregge all’antenna radio del Valentine, salta nella buca delle munizioni, afferra una Passaglia e la scaglia
contro il mezzo, poi un’altra. Non
esplodono. Allora Niccolini, ferito,
sanguinante, morente, impugna la pistola, esce allo scoperto e spara. Una
scarica di piombo lo fredda. Non
sono i personaggi di un film, sono
persone vere, come Riccardo Nulli,
travolto da un carro e stritolato dai
suoi cingoli. Eppure i Giovani Fascisti
resistono: “Quelli venivano all’attacco
come sparati ma alla fine, ogni volta,
i nostri li arrestavano sull’orlo delle
basse trincee, quindi li respingevano,
vivi o morti che fossero. Benché non
più ampio di un cerchio di carri di
pionieri (ma non sorpreso da inermi
pellirosse, bensì da un intero esercito
regolare), il nostro caposaldo, arroccato due palmi sotto il duro calcare,
si, il nostro bravo caposaldo teneva
ancora”.
(…continua…)
[email protected]
7
Venerdì 12 dicembre 2014
Da Roma e dal Lazio
EQUILIBRI ROMANI
LATINA
Il Pd e il “rinnovamento”:
torna Piero Badaloni
Di Giorgi
supera la crisi,
presentata
la nuova giunta
Ritirata la mozione di sfiducia, Fabio Melilli resta al comando
inchiesta “Mondo di
mezzo” ha lacerato
ulteriormente gli
equilibri nel Pd romano e regionale, entrambi
travolti dallo scandalo “Mafia
Capitale”, anche se puntualmente si mostrano compatti.
Durante la riunione di partito
del Lazio di ieri, infatti, i membri dovevano votare la mozione di sfiducia presentata
qualche settimana fa da Marco
Guglielmo, civatiano di ferro.
Un documento sottoscritto da
ben 114 persone, la maggioranza è a quota 109. Ma in
politica tutto è possibile. Melilli resta saldo al comando,
malgrado le pesanti critiche.
Sorpresa: la mozione in apertura dei lavori è stata ritirata.
Tanto da spingere il segretario
regionale Fabio Melilli a proporre una gestione collegiale
e istituzionale della segreteria. Ma in casa Pd le sorprese
non finiscono davvero mai.
Fresco di fiducia, Melilli ha pensato
bene di rispolverare un’altra vecchia
faccia del centrosinistra laziale: Piero
Badaloni, giornalista Rai, presidente
della Regione Lazio dal 1995 al 2000.
L’ex governatore si occuperà della
mappatura dei circoli regionali.
Riguardo il pessimo clima che si re-
ospiro di sollievo per Giovanni Di Giorgi. Il sindaco
di Latina ha ufficializzato
la nuova giunta comunale.
Dopo il terremoto politico che
aveva travolto il centrodestra
pontino, culminato con l’elezione alla Provincia di Eleonora
Della Penna (Pd-Ncd), la crisi
politica aveva investito anche
l’ente comunale. Dopo giorni
di tira e molla, Di Giorgi aveva
annunciato le “dimissioni irrevocabili”, salvo poi ritirale
alla scadenza dei venti giorni.
Ieri il primo cittadino ha presentato la nuova squadra di
governo. Tre sono le figure
tecniche che “ben conoscono
il territorio - ha spiegato il primo cittadino - per porre più
attenzione e cura al territorio
stesso in termini di pianificazione ed equilibrato sviluppo”.
Si tratta di Salvatore La Rosa,
Laura Francalancia e Alberto
Pansera, con deleghe rispettivamente all’Urbanistica, Patrimonio e Bilancio, Ambiente
e Arredo urbano. La nuova
giunta comunale si compone
dei seguenti assessori: Salvatore La Rosa (Urbanistica e all’Unione Europea), già Prefetto
di Latina dal 2003 al 2006 e
successivamente vice capo
S
L’
spira in Campidoglio fin dall’insediamento della giunta Marino, i compagni
hanno cambiato nuovamente linea politica. Mentre due settimane fa gran
parte dei dem stavano preparando
un’alternativa al sindaco Ignazio Marino, improvvisamente il Pd si è ricompattato, lanciando un chiaro mes-
saggio alla base: “Tutti uniti”.
“Dobbiamo essere accanto a Marino
- ha scandito Melilli – e fare in modo
che la città si occupi delle questioni
che sentono i cittadini, a partire dalle
periferie. Evitando che tutto si fermi”.
Sembra di assistere a una puntata di
Giuseppe Sarra
“Scherzi a parte”.
del Dipartimento per gli Affari
Interni e Territoriali; Laura Francalancia (Bilancio e Patrimonio), docente presso la facoltà
di economia dell’Università
Sapienza e della Scuola di Polizia Tributaria della Guardia
di Finanza; Alberto Pansera
(Ambiente e Arredo urbano).
Al posto dell’ex vicesindaco
Fabrizio Cirilli, dimessosi poco
dopo l’annuncio del ritiro delle
dimissioni di Di Giorgi, ci sarà
il coordinatore provinciale di
Ncd, Enrico Tiero, con delega
alla Mobilità, Trasporti, Turismo
e Protezione Civile.
Completano la nuova giunta
Giuseppe Di Rubbo (Lavori
pubblici e Suap), Alessandro
Calvi (Servizi sociali), Angelo
Tripodi (Attività produttive),
Michele Nasso (Attività sportive, Impiantistica sportiva e
Personale) e Marilena Sovrani (Istruzione pubblica e
Cultura).
Venerdì 12 dicembre 2014
8
Dal Lazio
LE
TRE
LINEE
D’AZIONE
DEL
CEREMSS
Centro di Monitoraggio della Sicurezza Stradale affidato all’Astral SpA Azienda Strade del Lazio
Per realizzare strumenti e supporti all’azione di governo della sicurezza stradale, efficaci e di agevole impiego occorre una chiara
conoscenza del fenomeno da governare e delle esigenze dei soggetti che gestiscono il processo di miglioramento della sicurezza stradale
I
nizia da questa settimana la rubrica di
Astral SpA l’Azienda Strade del Lazio, che
accoglierà la campagna di informazione
sulla sicurezza stradale mirata a sensibilizzare
i cittadini ad una maggiore educazione alla
sicurezza con articoli sui temi dei rischi e delle
onseguenze che gli incidenti stradali comportano
sulle strade della nostra Regione.
cennio 2001-2011 del Programma di azione
europeo per la sicurezza stradale, che fissava
come obiettivo il dimezzamento del numero
di vittime della strada, in Italia i morti si sono
ridotti del 42%, i feriti del 19% e il costo
sociale del 25% mentre nel Lazio, i morti si
sono ridotti del solo 38%, i feriti del 12% e il
costo sociale del 18%.
La sensibilizzazione sulla sicurezza stradale
non arriva solo grazie ai classici opuscoli o dai
servizi giornalistici: viaggia anche sulla rete. In
questo primo articolo viene illustrato ai lettori
il CEREMSS e le sue principali linee d’azione.
Il CEREMSS CENTRO DI MONITORAGGIO
DELLA SICUREZZA STRADALE DELLA REGIONE LAZIO
Per contribuire al raggiungimento degli obiettivi
di riduzione del numero e della gravità degli
incidenti stradali con vittime persegue tre linee
di azione: la prima linea d’azione punta a
migliorare lo stato delle conoscenze e ad assicurare una solida base conoscitiva dei dati,
condividendo i termini del problema e i fattori
di rischio che generano incidenti e vittime
nonché la gestione della sicurezza stradale tra
i dirigenti delle strutture impegnate in servizi
di polizia stradale ai sensi degli articoli 11 e 12
del D.Lgs 30.04.92, n. 285 - Codice della
Strada e Uffici Tecnici di Comuni e Province e
Regione Lazio. I fatti ed il confronto con altri
Paesi hanno dimostrato che, per scelte politiche
e tecniche efficaci, sono indispensabili adeguati
investimenti in conoscenze operativamente utili
alla valorizzazione delle professionalità che operano nel settore quotidianamente.
Il primo obiettivo del CEREMSS è contribuire a
questa “riforma” dei modi di operare.
La seconda linea d’azione consiste nel trasformare i dati grezzi e le conoscenze acquisite in
quadri conoscitivi e valutativi, sulle esigenze
dei diversi organismi o soggetti pubblici e
privati che hanno la responsabilità istituzionale
o che operano per contribuire al miglioramento
della sicurezza stradale. I dati vengono poi
La Regione Lazio ha affidato all’Azienda Strade
Lazio - ASTRAL Spa, la realizzazione del Centro
Regionale di Monitoraggio della Sicurezza
Stradale - CEREMSS. Il progetto, cofinanziato
al 70% dal Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti, comporta una spesa complessiva di
4,3 milioni di Euro e attua le indicazioni del 2°
Programma di Attuazione del Piano Nazionale
della Sicurezza Stradale. L’obiettivo del
CEREMSS, come quello degli altri Centri Regionali di Monitoraggio della Sicurezza Stradale,
è di favorire la diminuzione del numero e della
gravità degli incidenti stradali con vittime. Si
tratta di uno strumento fondamentale per supportare le scelte di programmazione degli investimenti e azioni in materia di infrastrutture
e sicurezza stradale nonché monitore e centro
di azioni per ridurre il notevole costo sociale
sopportato dallo Stato, dalle famiglie e dalle
imprese residenti nel Lazio annualmente quantizzabile, in base ai parametri indicati dallo
stesso Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti, in oltre 2 milioni di Euro.
Più dei valori assoluti di vittime e costo
sociale, sono rilevanti le dinamiche: nel de-
resi disponibili agli organismi preposti al
governo della sicurezza stradale, sia nei contenuti
di conoscenze di base sia negli gli strumenti di
analisi e valutazione per individuare le maggiori
criticità e valutare le alternative di intervento
più efficaci, in funzione di diversi contesti e
problematiche.
Ad esempio la capacità del CEREMSS è quella
di individuare e fornire un quadro chiaro e
condiviso di tutte le sezioni stradali dove, anno
dopo anno, si concentra un elevato numero di
incidenti con vittime. Ciò consentirà di configurare le azioni di prevenzione, dissuasione e
repressione con maggiore efficienza, come già
avvenuto in alcuni territori e paesi esteri. Un
ordinamento delle criticità per entità e intensità
di vittime e costo sociale permetterà inoltre di
definire progetti integrati di sicurezza stradale,
in cui le azioni di gestione si potranno integrare
con interventi infrastrutturali per la messa in
sicurezza delle tratte stradali. Tra questi ci
saranno le misure di revisione della disciplina
del traffico, dai limiti di velocità agli apparati
telematici di controllo e la riorganizzazione dell’offerta del servizio di trasporto pubblico. In
tal senso il CEREMSS vuole essere un laboratorio
che trasforma conoscenze elementari in strumenti a supporto dell’azione di governo.
Come terza linea d’azione il CEREMSS si pone
come struttura di ascolto, confronto, sensibilizzazione e raccordo, rivolta a tutti i soggetti
imprese. Per realizzare strumenti e supporti
all’azione di governo della sicurezza stradale,
efficaci e di agevole impiego occorre una chiara
conoscenza del fenomeno da governare e delle
esigenze dei soggetti che gestiscono il processo
di miglioramento della sicurezza stradale.
La gestione del progetto. Il CEREMSS ha promosso un’ampia serie di incontri e seminari
operativi con i rappresentanti delle strutture
impegnate in servizi di polizia stradale di livello
nazionale, provinciale e locale, con gli uffici
tecnici di Comuni e Province e con rappresentanti
del sistema sanitario e previdenziale. Da essi è
emersa la necessità di contribuire al superamento
della tendenza alla settorialità dell’azione pubblica,
favorendo quindi il concerto intersettoriale, all’interno di una stessa amministrazione e interistituzionale, tra amministrazioni diverse.
Dopo la fase di avvio, di miglioramento delle
conoscenze e di consultazione e confronto con
gli attori della sicurezza stradale presenti nel
territorio laziale, il CEREMSS ha già cominciato
a realizzare i primi strumenti e supporti per
l’individuazione delle maggiori criticità e dei
fattori che le determinano. L’ulteriore fase di
attività del centro di monitoraggio sarà quella
relativa alla presentazione degli strumenti, la
loro diffusione su base sistematica e l’avvio di
una nuova strategia di sicurezza stradale giocata
sotto un duplice segno: il miglioramento dell’efficienza e produttività dell’azione dei soggetti
pubblici e privati che concorrono al processo
di miglioramento della sicurezza stradale, per
ragioni istituzionali, per sensibilità sociale e
per le economie di sistema. La riduzione del
numero di vittime della strada determina un
importante beneficio economico per il sistema
sanitario, per il sistema previdenziale e per le
preposti alla sicurezza stradale e l’accurato
controllo dei risultati conseguiti dalle azioni
poste in essere per individuare quelle più soddisfacenti o meno, creando così le premesse
per poter concentrare risorse professionali ed
economico-finanziarie sui filoni di attività che
hanno fornito i migliori risultati.
9
Venerdì 12 dicembre 2014
Dall’Italia
DOMANI SULLA TERZA RETE ANDRÀ IN ONDA LA DOCU-FICTION “L’INFILTRATO-OPERAZIONE CLINICA DEGLI ORRORI”
Caso Massone, tutti contro la Rai
Il partito Radicale, Arturo Diaconale (“L’Opinione”) e Piero Sansonetti (“Il Garantista”) difendono il chirurgo
di Giuseppe Sarra
i riaccendono i riflettori sul
caso Massone e la cosiddetta clinica degli orrori.
Oltre a denunciare lo “sciacallaggio mediatico” di cui
è vittima il dottor Pierpaolo Brega
Massone, ex primario di chirurgia
toracica della clinica Santa Rita di
Milano, in carcere dal 9 giugno 2008
per una serie di accuse che vanno
dall’omicidio plurimo alla truffa,
passando per il falso, la difesa dell’imputato punta il dito contro la Rai,
la quale manderà in onda - malgrado
le diffide della difesa di Massone domani in prima serata sulla terza
rete il docu-fiction “L’infiltrato-Operazione clinica degli orrori”.
Sono molti i lati oscuri nella vicenda
Massone. Ma riavvolgiamo il nastro,
anno 2007. Massone, in qualità di
chirurgo toracico, lavora da anni
presso la clinica S.Rita di Milano,
convenzionata col il sistema sanitario
nazionale. Nello stesso anno, gli vengono inviati da un altro reparto della
struttura alcuni pazienti, sui quali
non era stata possibile alcuna diagnosi, per una non chiara patologia
polmonare. Il dottor Massone mette
così in opera un sistema che è insieme diagnostico e, se è il caso, terapeutico, mininvasivo (VATS) con
il quale diagnostica con certezza
trattarsi non di noduli polmonari
potenzialmente maligni, ma di sem-
S
Il medico pavese Pier Paolo Brega Massone
plice origine tubercolare, rimettendo
perciò i pazienti alla cura farmacologica.
Poco dopo l’Asl, però, rifiuta la richiesta del pagamento degli interventi sui pazienti e, successivamente,
revoca l’accredito alla clinica per
chirurgia toracica. Non solo, manda
anche la documentazione in questione alla Procura di Milano. Immediatamente viene aperto un fascicolo: la Procura sequestra migliaia
di cartelle cliniche, computer, archivi
e varia documentazione e apre due
procedimenti penali: il primo per
lesioni volontarie gravissime; il se-
condo per lesioni per omicidio plurimo volontario visto che quattro di
quei pazienti erano deceduti.
La tensione è alle stelle. I media si
interessano del caso, immediatamente denominato la clinica degli
orrori. L’anno successivo vengono
arrestati Massone e i suoi collaboratori. Nel primo procedimento il
chirurgo viene condannato a 15 anni
e mezzo di reclusione, condanna
confermata in appello. La Cassazione
ha poi dichiarato prescritti alcuni
reati, rinviando alla Corte d’appello,
ma il chirurgo (da cinque anni) è
ancora in prigione. Nel secondo
processo, invece, Massone viene condannato
all’ergastolo. In questo
caso, inoltre, si è in attesa dell’appello. L’imputato continua disperatamente a proclamarsi innocente da tutte le
accuse. I suoi difensori
denunciano che il tribunale ha deciso senza
nemmeno chiedere
una perizia imparziale.
A sostenere la battaglia
della difesa, rappresentata dall’avvocato
Vincenzo Vitale, il partito Radicale, il direttore
del Garantista Piero
Sansonetti e il direttore
dell’Opinione, nonché
presidente del Tribunale del Dreyfus, Arturo Diaconale.
Nonostante la presunzione di innocenza, a mandare in tilt la difesa di
Massone è il docu-fiction che andrà
in onda su Rai 3. Il che rischierebbe
di creare gravi danni ai familiari soprattutto alla figlia dodicenne poiché dagli spezzoni mandati in
onda - sostengono - appare chiaro
che la fiction dipingerà il chirurgo
come un mostro assetato di denaro
ed incurante dei pazienti a lui affidati.
Un docu-fiction che potrebbe influenzare, non solo gli spettatori, ma
anche i giudici.
“Massone è vittima di un linciaggio
mediatico”. E’ lo sfogo lanciato dalla
sede storica del partito Radicale, in
una conferenza stampa svoltasi ieri
a Roma, alla presenza della moglie
del chirurgo.
“Tutto questo va contro ogni deontologia professionale”, punge
Rita Bernardini, segretario dei Radicali, che non ha dubbi: “In Italia
non c’è democrazia, Stato di diritto,
rispetto delle regole fondamentali
e dei diritti umani”. Diaconale, invece, fa notare: “La cosa più grave
è che nel nostro ordinamento giuridico si consente che la giuria
popolare venga condizionata dai
media”. Oltre a esprimere solidarietà alla famiglia Massone, Sansonetti si dice preoccupato perché
“ormai si ha l’impressione di essere
in una gabbia, che non sai come
uscirne”. L’avvocato Vitale ha preso
di petto più volte il direttore di Rai
3, Andrea Vianello, criticato fortemente le sentenze e denunciato lo
stato di custodia cautelare dell’imputato. A suo dire, la Cassazione e
il Riesame traggono il pericolo di
fuga di Massone da tre elementi:
perché continua a professarsi innocente; perché il presidente dell’ordine dei Medici di Pavia, al
quale Massone è iscritto, non si è
costituito parte civile e più volte
ha preso le sue difese. Infine perché
uno dei consulenti tecnici di parte
è tedesco e questo potrebbe favorire la fuga.
TORINO
L’OPERAZIONE DELLA POLIZIA
Lite dal tabaccaio,
ucciso gestore
Firenze, bloccato un traffico
internazionale di stupefacenti
Arrestato l’omicida: sarebbe
un cliente abituale del negozio
La droga proveniva dall’estero. A capo dell’organizzazione
Karima, di origine marocchina, detta la “bionda”. Dieci gli arresti
ell’operazione antidroga della Polizia di Firenze sono state eseguite
10 misure di custodia cautelare
in carcere emesse dal gip Paola Belsito
su richiesta della Dda della procura di
Firenze. Quattro le persone arrestate.
Sei quelle ancora latitanti. Quindici in
tutto le persone indagate nell'ambito
nell'inchiesta. Tra i reati contestati, a
vario titolo, associazione per delinquere
finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, produzione traffico e detenzione
di stupefacenti, detenzione abusiva di
armi. L'organizzazione, composta da cittadini marocchini e da un italiano, finito
in manette, aveva la sua base operativa
a Signa.
Durante l’operazione sono stati arrestati
in flagranza anche altri tre cittadini marocchini e sequestrati 750 grammi di
cocaina e 17mila euro in contanti. E
non solo, sequestrati anche 3,2 chilogrammi di cocaina a bordo di un'auto
in arrivo al valico del Brennero, nascosti
in un apposito vano ricavato sotto a un
bracciolo, la cui apertura veniva controllata da una scheda con microchip.
A capo della banda c'era Karima, detta
“la bionda”, 30 anni, marocchina. Era
lei il capo dell'organizzazione specializzata nello spaccio di droga nel Nord
N
n tabaccaio di 57 anni,
Enrico Rigollet, è stato
picchiato a morte la sera
di ieri da un cliente, Giuseppe
Cerasa di 38 anni, residente
a Torino. L'episodio è accaduto in via Veglia, alla periferia
della città piemontese. L’omicida è stato arrestato dai carabinieri.
Ancora da chiarire il movente
dell'aggressione. Secondo gli
investigatori dell’Arma, sembra che l’omicida , un cliente
abituale del negozio, si fosse
presentato qualche ora prima
nella tabaccheria e fosse stato
allontanato dal locale a causa
del suo comportamento.
L’uomo sarebbe quindi tornato per vendicare l’affronto
intorno alle 18 di ieri e, dopo
un litigio verbale, sarebbe
U
passato alle botte. A nulla
sono valsi i tentativi di fermarlo. Il commerciante, che
gestisce l’attività insieme al
fratello, sarebbe finito a terra.
Sul posto, insieme ai carabinieri, è intervenuto il 118, ma
i tentativi di rianimare la vittima sono stati inutili.
Non è chiaro se Rigollet sia
morto a causa del pestaggio
o se ha avuto un malore durante l’aggressione: sul luogo
del delitto non ci sono, secondo quanto riferito a Repubblica, tracce di sangue.
Ad uccidere il 57enne potrebbe essere stato un attacco
cardiaco fulminante, scatenato
dalla violenta aggressione.
Ad appurarlo dovrà comunque essere l’autopsia.
B.F.
e nel Centro Italia sgominata ieri mattina
dalla squadra mobile di Firenze. Karima
Zoubir, conosciuta tra i componenti
della banda come 'Karima shehbà, in
arabo la 'biondà, è stata arrestata nella
sua abitazione di Santa Croce sull'Arno
(Pisa). In manette anche il marito, suo
connazionale. Mentre i figli della coppia,
di 2 e 5 anni, sono stati affidati ad una
sorella.
Secondo quanto ricostruito dalla polizia,
il gruppo capeggiato da Karima 'la
biondà aveva preso in affitto un appartamento per trasformarlo in un deposito di droga per poi venire smistata
in tutto il Nord Italia. La droga, hashish
e cocaina, proveniva dall'estero, in particolare dall'Olanda. L'organizzazione
poteva contare anche su canali di approvvigionamento nelle province di
Milano e Bergamo.
Chantal Capasso
10
8
Venerdì 12 dicembre 2014
ANCORA MOLTI DUBBI DA CHIARIRE SULL’OMICIDIO DI SANTA CROCE CAMERINA
DRAMMA A IMPERIA
Scompare bambino:
gettato in mare
La madre, una turista russa, sarebbe uscita
con il piccolo, per poi rientrare da sola
andata in spiaggia
con li figlio di 9
mesi. Poi, forse in
un raptus di follia, ha gettato il piccolo in mare ed
è tornata al Grand Hotel
del Mare dove alloggiava
insieme al marito.
Sarebbe questa la prima,
drammatica, ricostruzione di quanto avvenuto a
Bordighera, nell’Imperiese, dove risulta scomparso un bimbo, figlio di
una coppia di turisti russi.
Secondo quanto riferito ai carabinieri di Sanremo, a denunciarne
la scomparsa era stato il padre,
che ieri mattina ha presentato
denuncia.
I due turisti alloggiavano in stanze
separate, e la madre, secondo le
registrazioni dell’impianto di videosorveglianza dell’hotel, a notte
fonda ha portato il figlio in braccio
fuori dall’albergo; quando è rientrata, intorno alle 4, era però sola.
Il sospetto, secondo quanto riporta
il Secolo XIX, è che il bimbo sia
stato ucciso e nascosto da qualche
parte. Dunque, sono scattate le
ricerche in valle Armea e a Bussana, vicino a Sanremo, dove la
famiglia era stata mercoledì sera,
anche con l’elicottero; in mare,
invece, in azione la Guardia Costiera.
Il parcheggio dell’hotel è stato
recintato come scena del crimine,
mentre si cercano tracce nell’auto
usata dalla donna, noleggiata in
Dall’Italia
L’ipotesi di un complice
e il “telefonino fantasma”
Interrogata nuovamente Veronica Panarello: il gip deve decidere
se convalidare il fermo o emettere ordinanza di custodia cautelare
È
di Carlotta Bravo
eronica Panarello, madre del
piccolo Loris è in stato di fermo
con l’accusa di averlo ucciso.
Ma il mistero di Santa Croce
Camerina presenta ancora molti punti
da chiarire: dall’ipotesi di un complice
all’enigma di un cellulare.
“Ho nascosto bene l'altro cellulare”
avrebbe Veronica alla sorella la sera
del ritrovamento del cadavere del figlio.
Secondo gli inquirenti proprio questo
“telefonino fantasma” potrebbe essere
necessario per individuare un possibile
e ipotetico complice della donna.
A insistere sull’eventuale presenza di un
complice, sarebbe la madre di Veronica:
“Non è un'assassina e in ogni caso non
può aver agito da sola”, avrebbe detto
la donna.
Intanto gli indizi sulla colpevolezza della
madre di Loris sembrano diventare sempre più pesanti, sia da parte della famiglia
sia da parte della Procura emerge l'immagine di una donna “disturbata e tormentata”, tanto che i legali di Veronica
hanno anticipato di essere pronti a chiedere una perizia psichiatrica. La strategia
degli avvocati sembra chiara: qualora le
accuse si rivelassero fondate sarebbero
pronti a chiedere l’infermità o almeno la
seminfermità mentale.
Ieri pomeriggio il gip Claudio Maggioni
ha interrogato la donna nel carcere di
Catania. Il giudice per le indagini preliminari di Ragusa dovrà infatti decidere,
V
Germania. È inoltre emerso che
prima di uscire con il bimbo, la
madre avrebbe lasciato in stanza
un biglietto per il marito nel quale
annunciava l’intenzione di farla
finita; ai carabinieri avrebbe addirittura rivelato di avere gettato
il figlio in mare. La donna ha detto
agli inquirenti di essersi recata la
scorsa notte sulla spiaggia di Bussana con il piccolo. La donna,
sotto shock, non ha però saputo
ancora dire cosa sia accaduto
dopo.
A rendere difficile il lavoro degli
investigatori anche la traduzione.
In un primo momento, infatti, si è
parlato di una bambina di 10
mesi.
Gli inquirenti hanno allertato anche
le autorità francesi, visto che il
tratto di costa dove è stato lasciato
il piccolo è vicino al confine e le
correnti marine, in quel punto,
sono molto forti. Col calare del
sole le ricerche in mare a Bussana
C.B.
sono state sospese.
entro stasera, se convalidare il fermo e
se emettere ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell'indagata. I reati
ipotizzati, si ricorda, sono omicidio aggravato e occultamento del cadavere
del figlio Loris, di 8 anni.
Intanto, come reso noto dall’Ansa, c’è
un video di 30-40 minuti nel quale gli
investigatori hanno ricostruito tutti gli
spostamenti effettuati dalla donna la
mattina del 29 novembre. Il filmato è
stato montato in questi giorni e verrà
mostrato dal Gip di Ragusa alla madre
di Loris nel corso dell’udienza di convalida del fermo. Per realizzare il video,
gli investigatori hanno preso tutte le immagini delle telecamere di Santa Croce
Camerina che riprendono l’auto di Veronica, una ventina circa, e le hanno
montate dando loro un ordine sequenziale in base alla ricostruzione ipotizzata
per l’omicidio. Quella mattina infatti,
l’auto della mamma di Loris è stata di
fatto “pedinata” dalle telecamere per
circa un'ora e mezzo, da poco dopo le
8.30 a pochi minuti prima delle 10.
NUOVA UDIENZA PER IL PROCESSO COSTA CONCORDIA
Schettino: “Non sono l’unico responsabile”
Il comandante sotto interrogatorio risponde agli avvocati di parte civile che rappresentano
naufraghi ed enti: “C'erano ufficiali non pronti all’avanzamento di carriera”
eri mattina il secondo giorno in
aula per Francesco Schettino.
Dopo i due estenuanti giorni di
interrogatorio da parte della
Procura, adesso è la volta degli avvocati di parte civile. Giorni non facili
per l'imputato del naufragio della
Concordia, chiamato a giustificare i
suoi comportamenti di quella notte
del 13 gennaio 2012. Primo a parlare
l'avvocato Cesare Bulgheroni, man
mano gli altri legali che rappresentano
i passeggeri o gli enti che si sono
costituiti in giudizio: in tutto, una sessantina, per un tour de force che impegnerà per almeno due giorni, se
non tre, l'aula del teatro Moderno. Le
ultime domande saranno riservate
alla difesa del comandante.
A bordo di un Alfa l'ex comandante
Schettino è arrivato al Teatro Moderno
per la nuova udienza che lo vede
oggetto delle domande degli avvocati
di parte civile.
Verso le 10.30 ha inizio l’interrogatorio
di Schettino, l’avvocato di parte civile
Cesare Bulgheroni, chiede all’imputato
le sue pregresse esperienze lavorative
prima di diventare comandante della
Costa Concordia Schettino ha risposto
I
con sommarietà di avere lavorato
come mozzo per sette mesi, 5/6 anni
sulle petroliere, 10 anni con la flotta
di Stato, poi per una società americana. Un anno in Francia. Una volta
passato in Costa è diventato comandante, dopo avere trascorso un periodo di tempo come secondo anche
di Mario Terenzio Palombo, commodoro dei comandanti di Costa Cro-
ciere. Alla richiesta di quali fossero i
rapporti con Palombo, Schettino ha
risposto che non c’erano grossi problemi, “ma a lui non andava bene il
mio modo di fare”.
Schettino, su richiesta dell’avvocato
di parte civile Massimiliano Gabrielli,
dichiara che il livello di avanzamento
di carriera degli ufficiali in Costa era
molto veloce. “Mancava la cultura
nautica, l’attenzione. Fui nominato anche rappresentante sindacale per
rappresentare questi problemi alla
compagnia. Per esempio Ambrosio
a mio avviso non era pronto all’avanzamento di carriera, benché non
avesse mai dato problemi come ufficiale di guardia”.
Un imbarazzato Schettino risponde
ancora a Gabrielli alla domanda
quale fosse la lingua ufficiale a bordo,
l'italiano, e quanta percentuale dell'equipaggio parlava l'inglese ("non
lo so dire"), in particolare quello ispanico, romeno, asiatico: "Si facevano
capire, per le frasi di routine". Poi
esemplifica: "Il marinaio con il nostromo si faceva capire a gesti". Il
presidente Giovanni Puliatti sospende
brevemente l'udienza.
Mentre alla domanda dell’avvocato
su quale fu il comportamento in nave
subito dopo l’impatto con le Scole,
risponde l’ex comandante: “Qualcuno
tentennò, magari il comandante in
seconda?” Sostiene l’avvocato. "No,
vedevano che parlavo con l'azienda"
risponde Schettino: “Era prassi minimizzare i problemi con l'autorità e
risolvere in proprio? "Bisogna distinguere. Prima bisogna cercare di capire e questo lo fanno tutti i comandanti con tutti gli armatori. Minimizzare
le spese è un'altra cosa. E non è un
problema di contenimento dei costi".
Alla fine conclude “Sì, agli ufficiali
dissi di mentire".
Alla domanda di un avvocato ai parte
civile, su quali fossero le percentuali
di responsabilità e a carico di chi
che hanno portato all'incidente, Schettino, ha dichiarato che si tratta di "una
vicenda che a coinvolto una organizzazione. Se mi fossi sentito unico
responsabile non avrei deciso di affrontare un dibattimento". Continuando
poi "Quella sera se fossimo stati nella
condizioni di cento anni fa, avrei
preso il timone io e avrei mandato
Chantal Capasso
tutti a casa".
11
Venerdì 12 dicembre 2014
Dall’Italia
PARMA – SVOLTA NEL GIALLO
Il dramma del gioco dietro all’omicidio Gobbi
Il corpo del 43enne era stato ritrovato il 5 dicembre nel bagagliaio della sua auto. Arrestato
il cognato Luciano Bonazzoli: l’uomo, per ricavare denaro, aveva venduto gioielli e orologi della vittima
volta nelle indagini per l’omicidio di Giorgio Gobbi, il
43enne di Cremona trovato
morto nel pomeriggio del
5 dicembre nel bagagliaio
della sua auto in un parcheggio nella
periferia nord di Parma: per gli inquirenti ad ucciderlo è stato il cognato, Luciano Bonazzoli, 48 anni di
Gottolengo (Brescia).
Il movente, secondo gli investigatori,
sono i debiti di gioco che l’uomo ha
pagato vendendo i gioielli e gli orologi della vittima. Bonazzoli - che è
stato arrestato - secondo la ricostruzione dei Carabinieri, ha ammesso
di avere ucciso Gobbi.
Gobbi è stato ucciso da due colpi di
pistola sparati a bruciapelo al volto
e all'’addome. L’omicidio sarebbe
avvenuto nell’azienda di prevenzione
infortunistica Luma di Viadana, a
Mantova, di cui Bonazzoli è titolare.
Un delitto premeditato e organizzato
nei minimi dettagli, tanto che Bonazzoli aveva provveduto anche a
spegnere le telecamere di videosorveglianza dell’azienda, offrire un
pranzo ai propri dipendenti per avere
la certezza assoluta di essere solo
S
con la propria vittima e infine caricare
il cadavere nel bagagliaio dell’auto
per trasportarla lontano.
“Per quanto ci ha riferito Bonazzoli,
lui aveva paura delle possibili ritorsioni del cognato visto che i gioielli
sottratti avevano una valore complessivo di circa 150 mila euro – ha
spiegato Gennaro Micillo, comandante del nucleo operativo dei Carabinieri di Parma – Temeva una
reazione forte e così ha organizzato
l’omicidio”. Bonazzoli è accusato di
omicidio premeditato, occultamento
di cadavere, porto e detenzione illegale di armi.
Il caso è stato risolto in meno di una
settimana. Era il 4 dicembre quando
la convivente di Gobbi aveva avvertito
i militari di Cremona, città dove vivevano, per denunciarne la scomparsa. Seguendo le tracce lasciate
dall’antifurto satellitare i militari erano
riusciti ad individuare la vettura. Lì
poi la tragica scoperta: all’interno
del bagagliaio c’era il corpo senza
vita del 43enne.
L’attività investigativa si era concentrata sulla vita della vittima che era
già stato coinvolto in fatti di sangue
anni fa e aveva alle spalle precedenti
penali per spaccio e per furto. Nel
ripercorrere gli eventi di quel 4 di-
cembre è emerso l’incontro con quello che sarebbe stato il suo assassino.
Gobbi e il cognato Luciano Bonazzoli,
si sono visti presso la sua ditta di
antinfortunistica. È stata proprio la
ricostruzione di questo incontro fatta
da Bonazzoli che ha insospettito gli
inquirenti; troppe contraddizioni e
elementi non verificati.
Messo alle strette l’uomo avrebbe
confessato. L’omicidio sarebbe avvenuto all’interno della ditta: poi il
presunto assassino avrebbe messo
il cadavere nel bagagliaio dell’auto,
avrebbe pranzato e si sarebbe poi
diretto verso Parma, abbandonando
l’auto nel parcheggio del Centro
Torri. Il cadavere è stato poi ritrovato
il giorno successivo.
Un omicidio dettato dal dramma del
gioco. Nel racconto degli inquirenti
il presunto assassino era una persona
disperata, incensurata il cui gesto è
arrivato come momento finale di un
dramma personale, dovuto alla dipendenza da gioco. Una schiavitù
che l’ha portato alla rovina, non solo
economica. Bonazzi infatti dovrà fare
a vita i conti con la sua coscienza.
Barbara Fruch
BLITZ TRA L’ITALIA E L’AMERICA
L’OPERAZIONE DELLA FINANZA
Falsi invalidi:
Estorsione, a trent’anni dal debito
truffa a Napoli continuavano a vessare l’imprenditore
Sequestrati beni per tre milioni
di euro, ad incastrarli un video
Confermati nell’operazione i legami oltre oceano di Cosa nostra
e ‘ndrangheta: in manette sono finiti otto esponenti delle cosche
ssociazione a delinquere finalizzata all’estorsione con l’aggravante
del metodo mafioso e della
transnazionalità. È con questa
accusa che sono finite in manette otto le persone, al termine di un’ operazione della
Polizia e dell’Fbi tra Matera e
New York.
Le indagini, avviate a Matera
oltre un anno fa, si sono sviluppate a margine dell’inchiesta della Procura Distrettuale
Antimafia di Reggio Calabria
denominata “New Bridge”, operazione
che consentì, nel febbraio scorso, l’arresto di 26 persone e di disarticolare
un sodalizio mafioso, tra Calabria e Stati
Uniti, dedito al traffico internazionale di
stupefacenti.
Le investigazioni hanno permesso di scoprire le proiezioni internazionali di Cosa
nostra e della ‘ndrangheta in America,
nonché le attuali dinamiche in seno alle
storiche famiglie mafiose di New York.
Come spiegano i quotidiani locali tutto
è nato da un’estorsione a un noto imprenditore materano, Lorenzo Marsilio,
titolare della Sudelettra, per un vecchio
debito di oltre trent’anni fa lievitato oltre
misura. Da New York la famiglia Gambino, attraverso i suoi referenti nella
mafia siciliana, lo aveva preso di mira. I
pm della Dda di Potenza sono intervenuti
dopo la denuncia dell’imprenditore, che
ha trovato puntuale riscontro nelle informazioni raccolte da una fonte confidenziale dell’Fbi infiltrata all’interno
A
covata l’ennesima truffa ai
danni dell’Inps dalla Guardia di Finanza di Napoli.
Svelata una frode messa in atto
da 24 persone che si dichiaravano
invalidi. Due dei quali: un finto
sordo-cieco e un finto paraplegico, sono stati sorpresi mentre
svolgevano attività incompatibili
con le presunte patologie dichiarate.
Uno che per lo Stato sordo e
cieco, parlava a telefono e leggeva
senza problemi. Un altro che,
sempre, per il fisco italiano paraplegico, se ne stava beatamente
al bar, ovviamente in piedi, a
fare colazione e chiacchierare.
A incastrare i falsi invalidi alcuni
filmati girati dagli agenti. Nelle
immagini si vedono, ad esempio,
il presunto sordo e cieco parlare
al telefono e leggere all'interlocutore alcune frasi scritte su un
foglio di carta, ed ancora, il
finto paraplegico mentre si gode
la sua colazione al bar. E non su
S
una sedia a rotelle.
Dalle prime ore dell’alba di giovedì mattina, gli uomini del Nucleo della Polizia Tributaria della
Guardia di Finanza, coordinati
dalla Procura della Repubblica
locale, e disposti dal Gip del Tribunale di Napoli, hanno posto
sotto sequestro beni per un
valore di 3 milioni di euro appartenenti a 24 falsi invalidi, con
l'accusa di truffa aggravata commessa ai danni dell'Inps, e conseguente indebita percezione di
benefici economici connessi all'invalidità civile.
I falsi invalidi sono finiti agli
arresti domiciliari. Agli arrestati,
la Procura di Napoli viene contestata la falsificazione di verbali
di accertamento di invalidità dell’Asl e di aver presentato dichiarazioni non veritiere agli uffici
dell’Inps, che di conseguenza
hanno erogato pensioni di invalidità per 2,5 milioni di euro ai
Ch.C.
falsi invalidi.
della famiglia criminale più potente di
Brooklyn.
Durante le indagini sono emersi contatti
anche con un noto narcotrafficante della
‘ndrangheta calabrese, Roberto Pannunzi,
che avrebbe avuto un ruolo nell’intermediazione del prestito originario all’imprenditore in difficoltà economiche.
Pannunzi, già definito il boss dei due
mondi o il re del traffico, è stato arrestato
a luglio dell’anno scorso a Bogotà, è
considerato il più potente “broker” al
mondo di cocaina.
Agli arresti è finito anche il “gancio” tra
l'imprenditore e gli “amici americani”,
Giovanni Grillo, detto Johnny e considerato il personaggio chiave dell’inchiesta, bloccato all’aeroporto di Malpensa mentre stava imbarcandosi con
un biglietto di sola andata per gli Usa.
Ma a New York è finito in carcere anche
Francesco Palmeri, detto “Ciccio l’americano”, ufficialmente gioielliere ma di
fatto considerato ai vertici della famiglia
Gambino, che in più occasioni
si sarebbe recato a Matera
per chiedere conto di quel
vecchio debito a Marsilio. In
precedenza era fallito un primo tentativo di recuperare i
soldi da parte di Grillo, accompagnato per l'occasione
da Salvatore Farina (anche
lui arrestato), siciliano di Castellammare del Golfo, figlio
del boss di Cosa Nostra Ambrogio Farina, che mercoledì
è stato fermato a Palermo nel
carcere dell'Ucciardone dove
era andato per una visita a un familiare.
Marsilio avrebbe ricevuto anche una
serie di cartoline e messaggi in cui gli
veniva chiesta la somma di un milione
di euro per “saldare” la situazione, firmati
solamente “gli amici di Brooklyn”.
I provvedimenti sono stati emessi dal
Gip di Potenza su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Oltre a Palmieri, Grillo, Farina un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è
stata spiccata anche per il gruppo dei
beneventani Carlo Brillante, Raffaele Valente, Daniele Cavoto, Michele Amabile,
già coinvolti nell’inchiesta New Bridge.
Gli arrestati sono “personaggi di indubbio rilievo criminale” ha affermato
il direttore della prima divisione del
servizio centrale operativo della polizia,
Andrea Grassi, sottolineando che l’operazione “dimostra le proiezioni di mafia
e ‘ndrangheta in America e le attuali dinamiche all’interno delle storiche famiglie mafiose di New York”.
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Venerdì 12 dicembre 2014
Spettacoli
ARRIVA IN ITALIA IL NUOVO E ATTESO FILM, CON UN COLIN FIRTH ALTER EGO DEL REGISTA
Magic Allen in the moonlight
Dopo lo splendido ‘Blue Jasmine’, Woody torna in Francia per il suo
appuntamento annuale con la commedia psicologica, romantica e sofisticata
di Luciana Caprara
na fuga dalla realta' e dalla
quotidianita', un omaggio intellettuale a certa commedia
di altri tempi che lo psicologo/autore colora della sua
misantropia e di una irresistibile confutazione dell'amore con logica geometrica.
Così, Wei Ling Soo è un celebre prestigiatore cinese in grado di fare spa-
U
rire un elefante o di teletrasportarsi
sotto gli occhi meravigliati di un pubblico acclamante. Ma dietro la maschera e dentro il suo camerino, Wei
Ling Soo rivela Stanley Crawford, un
gentiluomo inglese sentenzioso e insopportabile che accetta la proposta
di un vecchio amico: smascherare
una presunta medium, impegnata a
circuire una ricchissima famiglia americana in vacanza sulla riviera francese.
Il cinema di Allen arriva sempre al
vicolo cieco dell'alternativa tra "orribile
o miserrimo" o come per Magic in
the Moonlight tra la vita vera e la sua
illusione.
Woody Allen, torna così all’atmosfera
di magico romanticismo già visto in
Scoop. Se la scrittura dei dialoghi, intrisi della solita ironia, si conferma
prepotentemente essere uno dei punti
di forza, lo stesso lo si può dire della
coppia protagonista caratterizzata
dall’elegante compostezza di Colin
Firth e l’ingenua bellezza di Emma
Stone, Magic in the moonlight mostra
al contrario una certa svogliatezza
registica. Che Allen non sia un regista
con particolare attenzione alla messa
in scena già lo si sapeva, ma in questo
caso si affida troppo al solo script.
Ma in fondo poco male se comunque
il regista newyorkese è in grado di
calarci così dolcemente in un altro
tempo, e questo più che grandi costruzioni registiche è sintomo invece
di un affetto sincero.
Tra disincanto e magia Woody Allen
rimane sempre sul filo del rasoio, non
esclude nulla perché in fondo più le
sicurezze si solidificano e più di questo
mondo ne sappiamo sempre di meno.
Che sia conversare con uno spirito o
la possibilità d’innamorarsi inaspettatamente. Del resto parliamo sempre
di forze più grandi di noi.
Il protagonista Stanley è un grande
illusionista, ma anche un abile smascheratore di truffe legate alla magia;
quando però si imbatte nelle bella
Sophie, sedicente medium, le cose
paiono cambiare.
Come quasi ogni personaggio al centro del cinema di Allen, anche lo Stanley interpretato da Colin Firth rappresenta il compendio morale del
proprio regista: sostanzialmente misantropo, pessimista e ateo, con Stanley ci si ritrova davanti all’ennesimo,
divertente alter ego di Woody Allen.
“Magic in the moonlight” procede
come una commedia romantica e
degli equivoci, con lo scettico Stanley
che man mano si lascia convincere
delle abilità sensitive di Sophie: un
percorso che, partendo dalla pura
scienza, si inoltra nel mondo della
fantasia e della fede. Perché sotto la
coltre da commediola semplice, benché messa in scena e diretta magistralmente, Woody Allen compone
un film che gioca sul vero e sul falso,
su quello che è visibile e su ciò che
non lo è.
“Magic in the moonlight” è dunque
un racconto sul dualismo tra illusione
e realtà, e sulla consapevolezza di
ognuno di dover accettare la propria
vita in base a questi due elementi.
Perché Stanley è un realista ma vorrebbe essere illuso, mentre la realtà
è puro grigiore ma esiste solo quella
e bisogna farsene una ragione. E
Allen mischia le carte con un film
che è volutamente contro la realtà
dei fatti e che accoglie la placida
gioia dell'essere illusi. Se la realtà
tangibile è ciò che abbiamo intorno,
i personaggi di “Magic in the moonlight” accolgono l’inganno come stato
dell’anima, affermando anzi che l’inganno sia l’unica realtà vivibile; perché
siamo tutti destinati a scomparire
nelle nostre piccole menzogne, consapevoli e felici di esistere in un’unica
grande illusione.
ECCO ‘MOMMY’, IL NUOVO LAVORO DEL GIOVANISSIMO XAVIER DOLAN
Quando il cuore è incapace di gestire la mente
Un montaggio serratissimo, una fotografia straordinaria per una storia drammatica – ma anche disperata, dolce e spietata – sul rapporto madre/figlio
ttraverso inquadrature originali e fortemente
rappresentative, Dolan racconta un rapporto
madre-figlio viscerale, doloroso, violento ma
anche dolcissimo.
Le situazioni diventano l’ indagine del suo cinema,
dal suo esordio dietro la macchina da presa con
J'ai tué ma mère in poi.
Il regista con questo film descrive la sua verità,
tenera e bruciante tra visioni forti e dense in un
vero e proprio turbinio di emozioni.
Anne Dorval è "mommy" Diane, vedova, che porta
i suoi 50 anni con irruenza e passione e con un
abbigliamento da trentenne.
Suo figlio Steve (Antoine-Olivier Pilon) soffre di
sindrome da deficit di attenzione che torna a casa
irrompendo nella quotidianità di Diane attentando
alla stabilità di un rapporto ormai impossibile.
"La figura materna in relazione ai figli è un pozzo
senza fondo di ispirazione", ha detto Dolan, per
presentare Mommy.
"Malgrado la sua personalità, Diane sacrifica tutto
per suo figlio, il suo lavoro, la sua salute mentale,
la sua stabilità. È un ruolo di madre coraggio. La
vita è crudele, ma io no". "Siamo in un mondo
senza speranza, ma pieno di persone che sperano".
Turbolento, aggressivo, indomabile, sembra quasi
che il personaggio di Steve altri non sia che la
rappresentazione perfetta di Dolan.
In Steve, infatti, c'è la violenza che il regista
confessa di aver avuto da piccolo, trovando poi il
linguaggio del cinema per incanalare questa
energia.
Mommy è un uragano che subito ci cattura, anche
con una certa vena comico-caricaturale dei suoi
personaggi borderline e senza filtri tra pensiero e
parola.
A
Un montaggio serratissimo, una fotografia straordinaria, attraverso cui sembra che Dolan voglia
farci percepire la ristrettezza non solo mentale dei
suoi protagonisti. Una claustrofobia geometrica
che viene letteralmente allargata dalle mani di
Steve quando le loro vite, da un certo punto di
vista una unica, sembrano aver trovato uno
spiraglio di equilibrio e di felicità per una storia
drammatica, disperata, a tratti dolce, a tratti
spietata, sull’amore tra una madre e un figlio e
l’incapacità del cuore di gestire la mente, o meglio
una patologia mentale che affossa chi ne soffre e
chi gli sta intorno.
La visionarietà del regista canadese è impressionante, difficile da attribuire ad 25 enne.
Dolan incornicia da subito i suoi personaggi, mettendo tutti al muro. Nessuna via di fuga, né per
noi né per loro. Dopo esser stati trascinati dentro
quelle strette inquadrature, soffochiamo con Die,
vorremmo schiaffeggiare Steve e, aggrappandoci
ai quei rari attimi in cui lo schermo inneggia alla
libertà e alla speranza, speriamo sino all’ultimo
che sorga il sole.
Il salto di qualità però, il film lo fa non puntando
unicamente su un contrasto titanico madre / figlio
ambientando la storia in un futuro a breve termine
che introduce elementi di fantasia come una legge
inesistente che gli consente di piegare gli eventi
in maniere altrimenti impossibili in più tra madre
e figlio posiziona anche un terzo personaggio che
alla lunga si rivela il più interessante: una vicina di
casa con problemi psicosomatici di balbuzie e
L.C.
una vita che forse non l'aiuta.
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delinquenza trasversale - Il Giornale D`Italia