Luglio-Agosto 2013
C
arissime/i,
questo numero del Foglio Informativo vi accompagnerà nei mesi di Luglio e
Agosto. Mi permetto di essere un po’ più lungo del solito perché avrete in
questi mesi, chi più chi meno, l’opportunità di qualche giorno di riposo e
dunque la possibilità di leggere, e magari rileggere, queste riflessioni che non sono mie
ma di Papa Francesco.
Dall’omelia della Messa con i Cardinali del 24 marzo scorso:
“…Camminare: “Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore”
(Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: cammina nella mia presenza e sii irreprensibile: Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la
cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore…
Edificare, edificare la Chiesa. Si parla di pietre in 1Pt 2,6-10: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo,
su quella pietra angolare che è lo stesso Signore…
Confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una
ONG assistenziale ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina ci
si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia: tutto viene giù…
Io vorrei che tutti, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare alla presenza
del Signore, con la croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore che
è versato sulla croce; di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa va
avanti…”
Dall’Udienza Generale del 12 giugno scorso:
Riflettendo sul termine “Popolo di Dio” usato dal Concilio Vaticano II per definire la Chiesa, il Papa fa delle domande e dà delle risposte:
“- …Che cosa vuol dire essere “Popolo di Dio”? Anzitutto vuol dire che Dio non appartiene in modo proprio ad alcun popolo.; perché è Lui che ci chiama, ci convoca,
ci invita a fare parte del suo popolo e questo invito è rivolto a tutti, senza distinzione,
perché la misericordia di Dio “vuole la salvezza di tutti”…Vorrei dire anche a chi si sente
lontano da Dio e dalla Chiesa, a chi è timoroso o indifferente, a chi pensa di non poter
più cambiare: il Signore chiama anche te a far parte del suo popolo e lo fa con grande
rispetto e amore…
- Come si diventa membri di questo popolo? Non è attraverso la nascita fisica, ma attraverso una nuova nascita…(cf Gv 3,3-5)… È attraverso il Battesimo che noi siamo introdotti in questo popolo, attraverso la fede in Cristo… Chiediamoci: come faccio crescere
la fede che ho ricevuto nel mio battesimo?...
- Qual’è la legge del Popolo di Dio? È la legge dell’amore, amore di Dio e amore del
prossimo secondo il comandamento nuovo che ci ha lasciato il Signore (Gv 13,34).
Un amore che… è il riconoscere Dio come unico Signore della vita e, allo stesso tempo,
l’accogliere l’altro come vero fratello, superando divisioni, rivalità, in- comprensioni,
egoismi; le due cose vanno insieme…Dentro il popolo di Dio, quante guerre! Nei quartieri, nei posti di lavoro, quante guerre per invidia, gelosia! Anche nella stessa famiglia,
quante guerre interne!..Facciamo una bella cosa oggi: forse tutti abbiamo simpatie e antipatie; forse tanti di noi sono un po’ arrabbiati con qualcuno; allora diciamo al Signore:
Signore io sono arrabbiato con questo o con questa; io ti prego per lui e per lei: Pregare
per coloro con i quali siamo un po’ arrabbiati è un bel passo in questa legge dell’amore.
Lo facciamo? Facciamolo oggi!
- Che missione ha questo popolo? Quella di portare nel mondo la speranza e la salvezza di Dio…essere una luce che illumina… Se in uno stadio, pensiamo qui a Roma
all’Olimpico, o a quello di San Lorenzo a Buenos Aires, in una notte buia, una persona
accende una luce si intravvede appena; ma se gli oltre settantamila spettatori accendono
ciascuno la propria luce, lo stadio si illumina. Facciamo che la nostra vita sia una luce di
Cristo; insieme porteremo la luce del Vangelo all’intera realtà.
- Qual è il fine di questo popolo? Il fine è il Regno di Dio, iniziato sulla terra da Dio stesso
e che deve essere ampliato fino al compimento, quando comparirà Cristo, vita nostra (cf
Lumen Gentium, 9). Il fine allora è la comunione piena con il Signore…”
Carissime/i, mi auguro che tutti noi possiamo accogliere queste parole semplici ma piene di saggezza evangelica del nostro Papa e chiediamo la forza dello Spirito per metterle
in pratica malgrado la nostra debolezza di peccatori.
p. Vittorio
FOGLIOinfoRMATIVO - n. 422 - Luglio-Agosto 2013
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ANNO DELLA FEDE
Educare alla fede: le tappe di un cammino
Relazione tenuta il 27 febbraio 2013 da monsignor Bruno Forte
Presso l’Istituto Teologico di Chieti
Terza parte
4. L’incontro con Erode: la tentazione in agguato. È a questo punto che nella vicenda dei
Magi si colloca un incontro pericoloso, che potrebbe avere conseguenze drammatiche.
Essi si recano a Gerusalemme in cerca di maggiori ragguagli sulla loro destinazione. Sono
ancora nella situazione in cui la Parola di Dio non ha rischiarato loro pienamente la strada, pur segnalata nelle coordinate fondamentali dalla stella. Nella Città Santa risuona la
loro domanda: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua
stella e siamo venuti ad adorarlo…». Si inserisce qui l’azione del re Erode, simbolo non
solo del potere, ma del delirio di onnipotenza che esso può suscitare, lì dove il cuore si
chiuda al riconoscimento onesto del dovere di obbedire alla Verità al di sopra di tutto.
Erode è turbato dalla richiesta dei Magi, vi intuisce un pericolo per la sua autorità. Si
finge cercatore del vero, ma in realtà l’indagine che svolge presso gli esperti della Legge
è finalizzata solo a saperne di più per intervenire a tutela della sua smisurata volontà di
potenza. A tal fine vorrebbe utilizzare anche i Magi: «Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a
Betlemme dicendo: “Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”» (vv. 7-8). Sulla via della
ricerca di Dio il vero possibile rischio è fare del nostro “io” e delle sue ambizioni l’idolo
cui sacrificare ogni cosa. Questa tentazione può presentarsi nelle forme più diverse, ma
la molla che vi agisce è sempre la stessa: l’orgoglio. È la tentazione diabolica, la pretesa
di voler essere come Dio, quella che raggiunse la creatura umana sin dal primo mattino
del mondo (cf. Genesi 3). Il seguito del racconto ci mostra come i Magi abbiano saputo
schivarla, riconducendo le richieste di Erode alla loro vera misura, quella di un delirio
accecante che nega l’evidenza del primato di Colui che ci trascende tutti. Il cercatore di
Dio o sarà umile e impegnato a vincere le trappole dell’orgoglio, o non arriverà mai alla
meta, sciupando quanto di più bello può esserci nell’esistenza umana. E questo esigerà
una continua vigilanza e una continua lotta. L’amore di cui la fede è espressione, porta
con sé l’esigenza ineludibile di conoscere la ferita del cuore. Esprimono l’idea che ogni
relazione d’amore - in particolare quella con Dio - va vissuta come unità di vita e di
morte a favore della vita, questi bellissimi versi di Elena Bono:
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PARROCCHIA SANT’ANGELA MERICI
Quando tu mi hai ferita?
Forse ero ancora nel seno di mia madre
o forse solo nei tuoi pensieri.
Tu mi amasti da sempre.
Io non ho che un piccolo tempo da darti
ed un piccolo amore.
Ma mi perdo nel tuo,
questo mare che brucia
e di sé si alimenta.
Allorché mi feristi
io non sapevo quanto
il tuo amore facesse male.
Ed è questo che vuoi,
soltanto questo in cambio dell’infinito amore:
che io soffra l’amor tuo,
che me lo porti come piaga profonda
e non la curi.
(I galli notturni, Garzanti, Milano 1952, 77).
5. L’incontro con Dio: la gioia, la comunità, l’umiltà, l’adorazione e il dono di sé. Il racconto di Matteo prosegue: «Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano
visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il
bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il
bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni
e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (vv. 9-11). Si riconoscono qui, nella semplicità del racconto, le caratteristiche fondamentali dell’incontro con Dio, grazie al quale
cambia tutto: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande
idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo
orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Benedetto XVI, Enciclica Deus caritas est, 1).
Innanzitutto, s’affaccia la gioia: incontrare l’Amato, desiderato e cercato, è fonte di grandissima gioia, perché vuol dire sentirsi raggiunti da un amore infinito, da un’indicibile
bellezza. Niente dà al nostro cuore tanta gioia quanto il riconoscerci amati e l’amare.
Perciò l’esperienza della fede è così bella e vale la pena di accettare ogni sacrificio per
educarci ad essa e comunicarla ad altri: in Dio si trova la vera gioia, il senso d’esistere,
l’amore che è origine, grembo e patria della vita presente e di quella che ci attende oltre
la morte. La gioia accompagna il passo successivo, semplice e concreto: entrare “nella
casa”. Tenendo conto dell’immagine della Chiesa come “casa, edificio”, presente in
Matteo (cf. 16,18: “su questa pietra edificherò la mia Chiesa”), vorrei vedere qui espressa la necessità della comunità ecclesiale nell’educazione alla fede. La Chiesa è luogo e
segno della presenza di Cristo, della Parola che salva, dell’incontro col Risorto attraverso
i segni sacramentali e l’amore fraterno. È la Chiesa ad affidare il servizio dell’annuncio /
testimonianza / educazione, che parli attraverso la vita. La fede è donata e nutrita nella
Chiesa, “comunità educante”. Senza la comunione vissuta nella Chiesa Madre, l’educazione alla fede rischia di naufragare nell’individualismo o nell’evasione consolatoria!
All’interno della casa la gioia dei Magi alla vista del Bambino con la Madre si esprime nel
bisogno dell’adorazione: essi si prostrano in segno di profonda umiltà e adorano il Piccolo, riconoscendo l’assoluta sovranità dell’Amore incarnato di Dio davanti a cui sono
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giunti. Umiltà e stupore adorante sono i due atteggiamenti fondamentali della preghiera, espressione e nutrimento della fede: con l’umiltà confessiamo il nostro niente; con
l’adorazione ci lasciamo colmare dal tutto di Dio. Vivere una simile esperienza genera
il bisogno di rispondere all’amore con l’amore, offrendo a Dio i doni dello scrigno del
nostro cuore. La tradizione cristiana ha letto nell’oro, nell’incenso e nella mirra offerti
dai Magi i simboli del triplice riconoscimento di cui vive la fede nel Figlio di Dio fatto
uomo per noi: «La mirra, perché in quanto uomo era destinato a morire ed essere sepolto; l’oro, poiché era il re, il cui regno non avrà fine; e l’incenso, poiché era Dio, che
si è fatto conoscere in Giudea» (Sant’Ireneo di Lione, Adversus Haereses III, 9, 2). I doni
dei Magi sono simbolo del totale coinvolgimento dell’uomo nella risposta all’amore di
Dio, che dona tutto e chiede tutto. Questo giocarsi tutto nell’atto d’amore a Colui che è
amore, è espresso da versi come questi di Ada Negri:
Non seppi dirti quant’io t’amo,Dio
nel quale credo, Dio che sei la vita
vivente, e quella già vissuta e quella
ch’è da viver più oltre: oltre i confini
dei mondi, e dove non esiste il tempo.
Non seppi; - ma a Te nulla occulto resta
di ciò che tace nel profondo. Ogni atto
di vita, in me, fu amore. Ed io credetti
fosse per l’uomo, o l’opera, o la patria
terrena, o i nati dal mio saldo ceppo,
o i fior, le piante, i frutti che dal sole
hanno sostanza, nutrimento e luce;
ma fu amore di Te, che in ogni cosa
e creatura sei presente. Ed ora
che ad uno ad uno caddero al mio fianco
i compagni di strada, e più sommesse
si fan le voci della terra, il tuo
volto rifulge di splendor più forte,
e la tua voce è cantico di gloria.
Or - Dio che sempre amai - t’amo sapendo
d’amarti; e l’ineffabile certezza
che tutto fu giustizia, anche il dolore,
tutto fu bene, anche il mio male, tutto
per me Tu fosti e sei, mi fa tremante
d’una gioia più grande della morte.
Resta con me, poi che la sera scende
sulla mia casa con misericordia
d’ombre e di stelle. Ch’io ti porga, al desco
umile, il poco pane e l’acqua pura
della mia povertà. Resta Tu solo
accanto a me tua serva; e, nel silenzio
degli esseri, il mio cuore oda Te solo.
(A.Negri, Il dono, in Poesie, Mondadori, Milano 1963,847).
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PARROCCHIA SANT’ANGELA MERICI
6. Fecero ritorno al loro paese per un’altra strada: vivere la fede nella quotidianità. La
storia dei Magi non termina qui. C’è un seguito molto importante per chi si riconosce al
pari di loro “cercatore di Dio”: «Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra
strada fecero ritorno al loro paese» (v. 12). Due aspetti vanno sottolineati: l’incontro con
Dio non fa evadere dalla storia, dagli impegni della quotidianità e dalle responsabilità a
cui si è stati chiamati. Il ritorno dei Magi al loro paese dice precisamente questo, escludendo ogni concezione consolatoria della fede, che ne faccia un rifugio per sottrarsi ai
propri doveri e alla rete di amore, in cui ciascuno è posto. L’eternità, cui siamo chiamati,
si esprime sempre in un giorno, l’oggi in cui vivere il sì a Dio nella fede e testimoniare
agli altri la bellezza del Suo amore mediante la carità. L’altro elemento che il racconto
ci fa capire è che il ritorno alla vita ordinaria dopo l’incontro con il Signore avviene
“per un’altra strada”. Si è gli stessi, eppure non più gli stessi, se si è vissuto l’incontro col
Dio vivente. Ormai, non c’è Erode che tenga per trattenere chi ha incontrato il Signore
nella logica dell’egoismo e dell’avidità che tutto rapporta alle brame del proprio “io”.
Incontrare il Figlio di Dio nel Bambino di Betlemme significa riconoscere l’umiltà del Dio
incarnato e lasciarsi trasformare dal Suo dono, per diventare una creatura nuova, che
canta con la vita il cantico nuovo di chi è stato reso nuovo dallo Spirito di Dio. Il cammino della vita sarà un continuo, sempre nuovo incontro con l’Amato, se custodiremo
con fedeltà il dono ricevuto, ravvivandolo ogni giorno. Allora, avvertiremo il bisogno di
chiedere a Colui che si è donato a noi il dono di questa fedeltà, nell’esperienza sempre
nuova del Suo amore. Allora, potremo trasmettere ad altri la fede, come irradiazione
del nostro cuore umile, innamorato di Dio, nella certezza che il protagonista principale
dell’incontro col Signore resta Lui, che agisce col Suo Spirito nei nostri cuori. Possiamo,
così, far nostre le parole che Giovanni Papini - ateo militante convertito clamorosamente
alla fede nel 1921 - scrisse nello stesso anno della sua conversione, al termine della sua
Storia di Cristo:
Gesù, sei ancora, ogni giorno, in mezzo a noi. E sarai con noi per sempre… Noi abbiamo
bisogno di te, di te solo, e di nessun altro. Tu solamente, che ci ami, puoi sentire, per noi
tutti che soffriamo, la pietà che ciascuno di noi sente per se stesso. Tu solo puoi sentire
quanto è grande, immisurabilmente grande, il bisogno che c’è di te, in questo mondo, in
questa ora del mondo… Tutti hanno bisogno di te, anche quelli che non lo sanno, e quelli
che non lo sanno assai più di quelli che lo sanno… Chi ricerca la bellezza nel mondo
cerca, senza accorgersene, te che sei la bellezza intera e perfetta; chi persegue nei pensieri la verità, desidera, senza volere, te che sei l’unica verità degna d’esser saputa; e chi
s’affanna dietro la pace cerca te, sola pace dove possono riposare i cuori più inquieti. Essi
ti chiamano senza sapere che ti chiamano e il loro grido è inesprimibilmente più doloroso
del nostro… La grande esperienza volge alla fine. Gli uomini, allontanandosi dall’Evangelo, hanno trovato la desolazione e la morte. Più d’una promessa e d’una minaccia s’è
avverata. Ormai non abbiamo, noi disperati, che la speranza d’un tuo ritorno… Noi, gli
ultimi, ti aspettiamo. Ti aspetteremo ogni giorno, a dispetto della nostra indegnità e d’ogni
impossibile. E tutto l’amore che potremo torchiare dai nostri cuori devastati sarà per te,
Crocifisso, che fosti tormentato per amor nostro e ora ci tormenti con tutta la potenza del
tuo implacabile amore (G.Papini, Storia di Cristo, 540.549).
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ATTUALITÀ NELLA CHIESA
Giovanni XXIII:
il “Papa di carne” che rivive in Francesco
A cinquant’anni dalla sua scomparsa, il 3 giugno 1963,
lo spirito e l’umanità del Beato Roncalli riecheggiano
nelle parole e nei gesti di Papa Bergoglio.
Di Salvatore Cernuzio
CITTÀ DEL VATICANO, 03 Giugno 2013
- Il Papa “eucaristico”. Il Papa devoto. Il
Papa delle sfide e delle nuove frontiere.
Fu tutto questo Angelo Giuseppe Roncalli,
Giovanni XXIII. Ma soprattutto fu il “Papa
buono”. La Chiesa e il mondo ricordano
oggi la sua scomparsa, avvenuta 50 anni fa,
il 3 giugno 1963. Il 3 settembre del 2000,
Giovanni Paolo II lo elevò agli onori degli
altari proclamandolo Beato.
“Di Papa Giovanni rimane nel ricordo di
tutti l’immagine di un volto sorridente e di
due braccia spalancate in un abbraccio al
mondo intero” disse Wojtyla nell’omelia
della cerimonia. Elogiò poi la “semplicità
del suo animo” e “l’ampia esperienza di
uomini e di cose” che lo avevano reso un
Pastore adorato dal suo gregge. “La ventata di novità da lui portata non riguardava
certamente la dottrina, piuttosto il modo
di esporla – aggiunse Giovanni Paolo II nuovo era lo stile nel parlare e nell’agire,
nuova la carica di simpatia con cui egli
avvicinava le persone comuni e i potenti
della terra”.
Ogni riferimento a Papa Francesco è puramente casuale. Le parole del Beato Papa
polacco sembrano infatti tratteggiare il
profilo del Santo Padre regnante. Già dalla
sua prima apparizione pubblica, il 13 marzo 2013, Bergoglio ha ricordato a più di
qualcuno il suo predecessore.
Non solo per l’aspetto esteriore, con quel
volto bonario e sorridente, ma anche per
tanti altri aspetti che evidenziano come,
dietro ogni elezione in Conclave, ci sia re7
almente un’opera logica dello Spirito Santo.
Che dire, ad esempio, del modo di entrambi di relazionarsi al popolo di Dio?
Una comunicazione e una predicazione
spontanea, sentita, a volte improvvisa. Una
forte umanità che in Giovanni XXIII si rivelava in tutta la sua tenerezza con la “carezza” ai bambini del “discorso alla luna”
alla vigilia del Concilio; e che in Francesco
rivive ad ogni Udienza generale con gesti
di sincero affetto ai più piccoli.
Anche le umili origini accomunano Roncalli e Bergoglio: figlio di contadini del
comune bergamasco di Sotto il Monte il
primo, e di emigrati italiani in Argentina il
secondo. Entrambi vissuti in una povertà
totale che li ha segnati al punto da diventare il centro del loro servizio pastorale. L’attenzione agli ultimi, ai poveri, è sempre
stato un assillo per Papa Giovanni: due
mesi dopo dall’elezione al Soglio di Pietro
(28 ottobre 1958) volle recarsi in visita al
carcere romano Regina Coeli. Lì disse ai
detenuti: «Non potete venire da me, così
io vengo da voi… Dunque eccomi qua,
sono venuto, m’avete visto; io ho fissato i
miei occhi nei vostri, ho messo il cuor mio
vicino al vostro cuore».
Parole riecheggiate nel discorso di Bergoglio nel carcere minorile di Casal del
Marmo, al termine della Messa in Coena
Domini del Giovedì Santo, dove, dopo
aver lavato i piedi a 12 detenuti, ha detto:
«Quando mi è stato chiesto dove volevo
andare in visita, la scelta di Casal del MarPARROCCHIA SANT’ANGELA MERICI
mo mi è venuta dal cuore, le cose del cuore non hanno spiegazione».
C’è poi l’amore all’Eucarestia. “La vita di
Angelo Giuseppe Roncalli è stata ininterrotta e fervida celebrazione eucaristica”
disse il suo segretario particolare, mons.
Loris Capovilla. Dalla Prima Comunione
a sette anni (un caso raro al tempo) il 31
marzo 1889, alla peregrinazione a Milano,
a 14, al III Congresso Eucaristico nazionale
italiano, fino alla preghiera al Cenacolo di
Gerusalemme nel 1906, l’intera esistenza
di Giovanni XXIII fu orientata dalla devozione per il Corpo e il Sangue di Cristo.
Il “Papa buono” avrebbe gioito, quindi, nel
vivere ieri la speciale Adorazione Eucaristica che Francesco ha celebrato in occasione dell’Anno della Fede. Un evento unico,
pensato da Benedetto XVI, che Bergoglio
ha voluto condividere in comunione con i
fedeli delle chiese e delle cattedrali di tutto
il mondo, collegate con Roma.
Un altro particolare avvalora il confronto tra i due Papi: la profonda devozione
mariana, espressa nel forte legame con la
preghiera del Rosario. Già nella fanciullezza, il piccolo Angelo Giuseppe, nel suo
Giornale dell’Anima – una sorta di diario
che raccoglieva pensieri e riflessioni – si
definiva “un’anima devota a Maria”. Da
Papa, nel ‘61, due anni dopo aver firmato l’Esortazione apostolica Grata recordatio (26 settembre 1959), confermò fedeltà
alla coroncina dicendo: “Il Rosario, che
dall’inizio del 1958 mi sono impegnato di
recitare devotamente tutto intero, è divenuto esercizio di continuata meditazione e
di contemplazione tranquilla e quotidiana,
che tiene aperto il mio spirito sul campo
FOGLIOinfoRMATIVO - n. 422 - Luglio-Agosto 2013
vastissimo del mio magistero e ministero di
Pastore massimo della Chiesa, e di padre
universale delle anime».
Dal canto suo, Papa Francesco ha apertamente dichiarato la devozione alla Vergine
già il giorno successivo alla sua elezione,
recandosi nella Basilica di Santa Maria
Maggiore per chiedere la protezione della
Madonna “Salus Populi Romani”. Più volte ha ricordato l’importanza del Rosario,
esortando a recitarlo “in famiglia, con gli
amici, in Parrocchia”. Ha poi concluso il
mese mariano di maggio, recitando le varie decine in Piazza San Pietro insieme a
centinaia di fedeli.
Infine, Giovanni XXIII fu protagonista di rivoluzioni che portarono un’ondata di aria
fresca alla Chiesa e alla storia. Anch’egli
era animato dall’idea di una Chiesa che
doveva “uscire” per cercare nuova vita.
Indisse infatti il Concilio Vaticano II: un
evento di “rottura” secondo alcuni, che
nel tempo si rivelò un provvidenziale
“balzo in avanti”. Roncalli lo visse solo
per un anno, fino alla morte, cioè, in questo stesso giorno nel 1963.
Anche Papa Francesco si è trovato a dover guidare il timone in un’era di profondi
cambiamenti, eletto dopo la ‘bufera’ mediatica per la rinuncia al ministero petrino
di Benedetto XVI e gli scandali che hanno
ferito la Barca di Pietro e oscurato il cuore di molti fedeli. Sarà forse prematuro,
tuttavia sembra che, a neppure 100 giorni di pontificato, il quinto successore di
Giovanni XXIII, con i suoi gesti e le sue
parole, abbia fatto sorgere “un giorno fulgente di luce splendidissima” per la Chiesa universale.
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ATTUALITÀ NELLA CHIESA
Padre Puglisi Beato
Circa 100.000 fedeli da tutta Italia ieri, a Palermo, per celebrare
il “prete buono” martire della mafia
Di Giuseppe Adernò
PALERMO, 26 Maggio 2013 - Il primo martire della mafia, Padre Pino Puglisi, è stato
beatificato ieri, sabato 25 maggio, a Palermo al Foro italico con la partecipazione di
oltre centomila fedeli provenienti da ogni parte d’Italia. La sua festa sarà il 21 ottobre
di ogni anno.
Nella solenne celebrazione presieduta dal cardinale Paolo Romeo, dall’intero Episcopato siciliano e dal Cardinale Salvatore De Giorgi, Delegato di Papa Francesco, è stato
ricordato il messaggio e la testimonianza di fedeltà del Beato e Martire che ha lasciato
un segno nel cuore di tanti ragazzi che, ora maggiorenni, assumono la responsabilità
di vivere da cittadini onesti, come il loro Parroco desiderava.
Il piccolo grande prete di frontiera nel quartiere Brancaccio fu ucciso, il 15 settembre
1993, da un killer di Cosa Nostra che, ora in carcere, sconta la sua pena ed ha avviato
un cammino di conversione, perché folgorato dal dolce e paterno sorriso del “prete
buono” che desiderava soltanto il bene dei suoi ragazzi ed il riscatto morale del quartiere e della popolazione affidata alle sue cure pastorali.
Liberare i suoi ragazzi dal “gioco” della criminalità organizzata che opprimeva anche
le famiglie è stato da sempre il sogno e l’ansia pastorale di Don Puglisi e quando fondò
il centro “Padre Nostro” lanciò un messaggio forte agli Amministratori locali che, sordi
agli appelli e coinvolti nella gestione malavitosa con intrecci di interessi economici,
invece di essergli di aiuto e di sostegno, si sono mantenuti distanti dal quartiere che
veniva visitato soltanto durante in occasione delle campagne elettorali.
Ieri il grande prato del Foro Italico di Palermo, di fronte al mare azzurro di Sicilia, è
diventato una splendida cattedrale all’aperto, Chiesa aperta e presente nel mondo. La
condanna che la mafia ha inflitto al “prete scomodo” ora si è tramutata in “beatificazione” e tutta la Sicilia ne riceve un dono ed una grazia. La reliquia esposta durante la
cerimonia è una costola del parroco di Brancaccio e la salma, riesumata dal cimitero di
S.Orsola, collocata al centro dell’altare in un sarcofago a forma di spiga sarà collocata
nella nuova chiesa di Brancaccio ancora in costruzione
La simbologia della spiga, il centro di aggregazione “Padre nostro”, le immagini del
prete semplice e buono che sorride, sono lezioni che lasciano un segno ed una lezione
di vita. La spiga ricca di tanti chicchi di grano, triturata dal martirio, si è trasformata
in “pane buono” che nutre e protegge il popolo di Dio ed i tanti fedeli che a Lui si
rivolgono con fede e devozione.
Il suo esempio di “prete della gente”, Pastore con addosso “l’odore delle pecore”, secondo la felice espressione di Papa Francesco, è oggi una lezione per i tanti sacerdoti
di frontiera che operano da missionari, testimoniando il Vangelo con la propria vita.
“Essere un dono per gli altri” è stata la vocazione battesimale e sacerdotale del prete
di Brancaccio che oggi dal cielo benedice il suo popolo e diventa esempio e modello
per il clero e per la Chiesa.
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PARROCCHIA SANT’ANGELA MERICI
La sua crudele morte ha segnato una svolta nell’impegno della Chiesa siciliana che ha
alzato forte la sua voce contro la mafia e nel corso della celebrazione è stato ricordato
l’accorato appello di Giovanni Paolo II pronunziato nella Valle dei Templi ad Agrigento
contro la mafia.
La vicinanza delle date che ricordano la strage di Capaci, 23 maggio, e le manifestazioni per la legalità che hanno visto protagonisti i giovani studenti di tutta Italia, giunti
a Palermo con le “navi della legalità” nella settimana che si conclude con la beatificazione di Don Pino Puglisi, hanno reso Palermo centro di impegno civile e di slancio
religioso per il riscatto dell’Isola e per la costruzione di una città nuova capace di recuperare i valori di un tempo e restituire pace e armonia all’intera Comunità.
La presenza a Palermo delle massime cariche dello Stato nelle recenti manifestazione
ha reso la città centro e capitale del nuovo impegno civile e auspicio di benessere per
l’intera Nazione. La Sicilia terra di Santi da ieri annovera, dunque, nel suo cielo una
nuova stella luminosa che guida e illumina il cammino del suo popolo. ATTUALITÀ NELLA CHIESA
Il dramma della disoccupazione giovanile
Nel marzo 2013, sono 5.690 milioni i giovani disoccupati nell’UE.
È necessario che qualsiasi programma politico non svenda
e strumentalizzi il futuro delle nuove generazioni
Di Antonio Tabarro
ROMA, 18 Maggio 2013 - Gli ultimi dati
Eurostat sulla disoccupazione giovanile in
Europa ci dicono che stiamo vivendo una
svolta epocale. Nei PIIGSF (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna, e, in tono
sempre maggiore, Francia), il 2013 segna
l’ennesimo anno in recessione.
Sono di qualche giorno fa i dati che segnalano che l’Italia è in recessione da 21
mesi. Dal 2008, il nostro Paese ha perso
oltre sette punti di Prodotto interno lordo
(Pil), gli ammortizzatori sociali sono riusciti
ad avere solo un effetto placebo, ma non
hanno potuto far nulla dinanzi alla mancata creazione di nuovo lavoro in genere e in
particolare per i giovani.
Nel mese di marzo 2013, 5.690 milioni
di giovani (meno di 25) sono disoccupati nell’UE a 27, di cui quasi 3,6 milioni
(3,599 milioni per l’esattezza) nella zona
FOGLIOinfoRMATIVO - n. 422 - Luglio-Agosto 2013
euro. Rispetto a marzo 2012, la disoccupazione giovanile aumenta di 177mila
unità nell’UE a 27 e di 184mila unità nella
zona euro. Lo scorso marzo, il picco è stato raggiunto dalla Grecia con il 59,1%, la
Spagna 55,9%, l’Italia 38,4% e il Portogallo
38,3%, la Francia 26.5%. In tutto, 3.6 milioni di ragazzi europei sono senza lavoro.
Anche il presidente della BCE Mario Draghi ha lanciato l’allarme sui rischi sociali e
politici a cui siamo esposti. Che l’Europa
sia fondata sulla diseguaglianza viene confermata da una lettura sinottica con i dati
dei Paesi forti come Austria 4,7%, Germania 5,4% e Lussemburgo 5,7%.
La Germania, che pure ha le sue difficoltà,
in questi anni ha visto crescere il proprio
Pil, ma soprattutto è vicina alla piena occupazione, soprattutto giovanile. Il progetto
di un’Unione Europa fondata sui principi di
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democrazia e solidarietà rischia così di affondare tra le accuse reciproche. I Paesi del
Centro-Nord, con i conti in ordine, possono
a ragione “accusare” i Paesi del Sud fortemente indebitati e inefficienti, i quali hanno tutto il diritto per accusare di pagare
caro l’egoismo dei Paesi più forti.
È difficile che questo progetto di Europa
comune con la sua zoppicante democrazia possa, nelle sue forme attuali, sopravvivere al proprio declino senza rinnovare
le istituzioni e rimuovere le strutture che
promuovono tutte le diseguaglianze. O si
pi ripone al centro del dibattito politico
Europeo il bene comune (principio ispiratore dei padri politici e delle radici cristiane) o le società europee finiranno per
soccombere a qualche tentazione demagogica o autoritaria.
La globalizzazione dell›economia e della
finanza ha avuto l›effetto di rendere le sovranità nazionali ancora più fragili e precarie. Nell›Unione Europea, 27 Paesi sono
legati da un patto comune ma cercano
instancabilmente qualche falla del sistema
per riappropriarsi del diritto di fare ciò che
maggiormente conviene ai loro interessi. Il
grande rischio è dietro l’angolo.
Che la diseguaglianza e l›egoismo si sia
impadronita dell›Europa, è confermato in maniera empirica anche dal calcio. Due squadre tedesche arrivano in
finale di Champions League eliminando
le squadre spagnole (il mitico Barcellona di Messi), dopo aver eliminato quelle
italiane, sono lo specchio dell’Europa di
oggi. L›Europa un mondo dove impazza
la diseguaglianza.
Dal punto di vista strutturale, la diagnosi
è chiara: i dumping strutturali determinati dalla globalizzazione, affrontati con le
armi spuntate delle politiche di austerità
europea nel quadro della crisi finanziaria-economica, hanno messo in evidenza
sia i ritardi strutturali del Sud Europa, sia
gli egoismi dei Paesi forti, che l›iniquità
dell’architettura europea.
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Negli ultimi anni la situazione si è andata
aggravando: allo stato in cui siamo, non
si può pensare di andare avanti così, né
si può immaginare che i Paesi più deboli escano da soli dalla spirale in cui sono
intrappolati. Ad aiutarci dovrebbe sostenerci la consapevolezza che il costo di un
abbandono del progetto europeo sarebbe
insostenibile per tutti.
Ma non è possibile stare insieme senza
una visione politica positiva, capace, cioè,
di far tesoro dell’insegnamento di Aristotele per il quale l’amicizia politica, che è
condizione per la fondazione di una qualunque comunità, nasce solo dal comune
riconoscimento e perseguimento di un
bene comune irriducibile alla mera somma degli interessi di parte.
Con la nascita dell›euro, l›ideologia liberista ci aveva illuso che la moneta unica
avrebbe dato vita all’unità politica. Dopo
tredici anni abbiamo visto in tutte le sue
dimensioni la fallacità di questa ideologia.
Se non si dà vita urgentemente ad una politica comune condivisa, sarà l’euro a far
deragliare il percorso di unificazione.
Per realizzare questo progetto dobbiamo recuperare i principi di solidarietà tra
Nord e Sud del Continente alla base del
sogno europeo. Senza individuare il bene
comune capace di rifondare un›amicizia
europea - l’Europa che vogliamo essere, il
percorso per arrivarci e le condizioni per
poterci stare - non sarà possibile uscire dalla crisi nella quale ci ritroviamo.
Il mondo della politica e delle istituzioni
europee è ancora in grado di avere parole
capaci di «aprire mondi», di dare prospettive legate al bene comune? I suoi proclami,
«sembrano spesso solamente storte sillabe
e secche come un ramo» diceva Montale.
La prima preoccupazione di qualunque
programma di carattere politico deve essere quella di non svendere e strumentalizzare il futuro dei giovani. È fondamentale
non contrapporre i problemi a breve termine e le visioni a lungo termine, ma comPARROCCHIA SANT’ANGELA MERICI
prendere che l’una e l’altra cosa vanno affrontate con metodi innovativi e proposte
concrete. Il realismo deve parlare di futuro
e la politica deve saper generare fiducia e
dare speranza.
Per questo è necessario fare analisi se-
rie, proposte programmatiche, progetti di
ampio respiro e fondate su valori sui quali confrontarsi in vista del futuro. Queste
sono le uniche parole con le quali la politica sarà capace di parlare di futuro ad una
generazione che lo cerca.
ATTUALITÀ IN PARROCCHIA
Un anno con
“DO YOU SPEAK MUSICAL?”,
il laboratorio linguistico teatrale in cui si forgiano i sogni
Il bello di “Do You Speak Musical?” è che sai da dove parti, ma non sai mai dove arrivi …
Ed è sempre stato così, sin dai suoi esordi nel 1999. C’era una bella idea, un’esperienza
lavorativa e una buona dose di contagiosa in coscienza. Non avevamo né un business
plan, né tantomeno un conto in banca: in compenso però eravamo ricchissimi di entusiasmo e di passione che, nel corso degli anni, ci hanno spalancati dei portoni. E ora
guardandoci indietro la domanda è inevitabile: ma come è successo?La stessa domanda
che mi sono posta osservando le prove generali degli spettacoli di quest’anno … Mi
sono sorpresa a domandarmi : “Ma come fanno ad essere così bravi dei bambini così
piccoli?”Potrebbe correrci in aiuto la frase di Madre Teresa, che asseriva che “i bambini
sono i migliori professionisti”. In effetti mi trovo d’accordo. Però non risolvo in toto la
questione: volendone fare un tema puramente anagrafico, ancora non mi spiego come
abbiano fatto gli adolescenti e gli adulti a portare in scena uno spettacolo così eccezionale, superando tra l’altro criticità, che avrebbero messo in seria difficoltà anche i
FOGLIOinfoRMATIVO - n. 422 - Luglio-Agosto 2013
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professionisti … E la cosa che ancor più mi meraviglia è constatare la partecipazione
entusiasta e costante negli anni di tante persone al progetto. Persone generose e sognatrici, che fanno dono del proprio tempo, delle proprie energie e risorse. Persone che
hanno costruito Do You Speak Musical anno per anno e che tuttora sono le artefici del
suo esistere. E di nuovo mi domando: “Ma come è possibile? Cosa spinge loro a tale
appassionata dedizione?”
Qualche ipotesi l’ho fatta, ma nessuna è esaustiva, quindi mi limito a ringraziare ammirata.
E poiché non posso “perdere troppo tempo” a filosofeggiare, mi limito a constatare che
Do You Speak Musical è qualcosa in più di una semplice scuola di musical in cui si impara anche un po’ di inglese … È una concatenazione di sogni, di eventi e di persone che
si intrecciano e si realizzano portando ad un risultato finale che nessuno, al principio,
avrebbe mai osato immaginare …
Waleska
QUEST’ANNO CON GLI SPETTACOLI DI DO YOU SPEAK MUSICAL SONO STATI
RACCOLTI 2.715 EURO PER IL BANCO ALIMENTARE CARITAS. GRAZIE A TUTTI PER
LA GENEROSITÀ E LA PARTECIPAZIONE!
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PARROCCHIA SANT’ANGELA MERICI
Agenda della comunità
La Segreteria Parrocchiale nel mese di luglio sarà aperta dal Lunedì al Venerdì dalle
ore 9 alle ore 12, mentre nel mese di agosto rimarrà chiusa. Con l’inizio di settembre
riprenderà l’orario consueto con l’apertura anche al pomeriggio, dalle ore 16 alle ore 19.
Il Centro d’ascolto, dopo la chiusura dei mesi di luglio e agosto, riaprirà martedì 10
settembre e sarà attivo dalle ore 9 alle ore 12.
Orario estivo 2013
delle celebrazioni dell’Eucaristia
DA DOMENICA 7 LUGLIO A DOMENICA 8 SETTEMBRE
FESTIVO
sabato ore 19,00
domenica ore 8.30 – 11.30 – 19.00
FERIALE
ore 8.00 – 18.00
Preghiera delle lodi nei giorni feriali alle ore 7,45
Dal 9 settembre le celebrazioni riprenderanno
con il consueto orario.
FOGLIOinfoRMATIVO - n. 422 - Luglio-Agosto 2013
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CENTRO CULTURALE
ATTIVITÀ DEL CENTRO CULTURALE 2012/2013
Si è chiuso l’ano pastorale 2012/2013 che ha visto la seguente partecipazione alle varie
iniziative
• Pellegrinaggi: a) Terra Santa/Giordania
b) Roma
n° 43
n° 51
====
Tot. 94 persone
• Visite culturali: a) fuori Milano (in Italia)
b) in Milano
n° 165 (4 visite)
n° 323 (14 visite)
=====
Tot. 488 persone
• Partecipazioni a ”mostre” a Milano
n° 190 (4 mostre)
Tot. 190 persone
• Corsi per personal computer
n° 42 (6 corsi per 85 giorni) Tot. 42 persone
• “Teatro Insieme”
n° 51 (4 spettacoli)
Tot. 51 persone
============
============
Totale generale partecipanti 865 persone
Mi corre l’obbligo di precisare che quest’anno, non essendo agibile il teatro, non abbiamo potuto organizzare, come gli anni scorsi, incontri di carattere cultural/religioso (ad
eccezione dell’incontro a Villa Clerici in occasione dell’ano Costantiniano).
Ha riscosso un discreto successo l’iniziativa del “GIROLIBRO”.
Ed infine siamo modestamente soddisfatti per la continua crescita dei partecipanti che
conferma la validità delle nostre iniziative mirate alla “socializzazione e alla “crescita
cultural/religiosa”.
************************
Nei mesi estivi l’attività del Centro Culturale è sospesa
e riprenderà all’inizio di settembre
BUONE VACANZE!!!
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PARROCCHIA SANT’ANGELA MERICI
LETTURE PER L'ESTATE
Le parole della famiglia
Michele Aramini
Elledici, 2012
Le parole dell’amore e della famiglia sono essenziali per la costruzione e la realizzazione della persona umana. Ed è altrettanto
necessario riscoprire il progetto cristiano sull’amore, sulla coppia,
sulla famiglia.
I confini della vita:
scienza e fede di fronte alla morte
Michele Aramini
Piemme, 2009 - 181 pagine
Il confine tra la vita e la morte si è fatto più incerto. Fino a metà del
secolo scorso l’arresto cardiaco e la cessazione della respirazione
autonoma erano criteri sufficienti per stabilire la morte di una persona. Con l’avvento della medicina di rianimazione questi criteri
sono divenuti labili. L’indagine di questo libro prende le mosse dalla
questione centrale affrontando dal punto di vista antropologico, filosofico ed etico la spinosa questione del “quando” si muore.
A testa alta
Bianca Stancanelli
Giulio Einaudi Editore, 2012 - 159 pagine
“Questa è la storia di Giuseppe Puglisi, prete-coraggio in terra di
Sicilia. Fu eliminato nel 1993 perché, sottraendo i bambini alla strada, li sottraeva al reclutamento della mafia che nel rione Brancaccio, alle porte di Palermo, ha da tempo immemorabile creato un
vivaio di manovalanza criminale. Un caso di inquietante solitudine.
La solitudine dell’uomo di fede, impavido fino al sacrificio di sé.
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Matrimonio felice.
Perché il vostro amore si rinnovi ogni giorno
Ignacio Larranaga
San Paolo Edizioni, 2003 - 144 pagine
Che cosa bisogna fare perché l’amore nel matrimonio si ridesti
ogni giorno con un volto nuovo? Come dobbiamo comportarci
per non cadere in preda al disinganno? Cosa si deve fare perché il
matrimonio sia una perenne festa? A questi e ad altri interrogativi
cercano di dare una risposta queste pagine, il cui autore è considerato uno dei più quotati specialisti nel complesso campo delle
relazioni umane.
Pensieri nella solitudine
Thomas Merton
Garzanti Libri, 1999 - 121 pagine
In questo libro di meditazioni Thomas Merton affronta il tema
della libertà interiore dell’uomo. “Ciò che si dice qui a proposito
della solitudine non è una semplice ricetta per eremiti. È qualcosa
che interessa tutto il futuro dell’uomo e del suo mondo, specialmente il futuro della sua religione”.
La speranza non muore
David Maria Turoldo, Nazareno Fabbretti
San Paolo Edizioni, 1998 - 126 pagine
Una fulminante raccolta di pensieri e aforismi di David Maria Turoldo, una delle presenze e delle voci più significative della Chiesa italiana nell’ultimo cinquantennio. Poeta e oratore degno del
nome biblico che assunse con la professione religiosa. Il volume
rappresenta una vera chiave per una prima introduzione al mondo interiore del poeta cristiano ed è completato da un breve profilo di padre David e da una sorta di intervista post-mortem. Un
piccolo libro per iniziare a conoscere Turoldo.
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PARROCCHIA SANT’ANGELA MERICI
Resisti al nemico
Enzo Bianchi
San Paolo Edizioni, 2012 - 48 pagine
Una serie di sette volumetti scritti da Enzo Bianchi sotto forma
di lettere a un amico. Sette lettere sulla vita spirituale per intraprendere un cammino personale e comunitario sotto la guida di
una grande maestro. L’avventura interiore, la preghiera, l’ascolto,
il tempo, il discernimento, la fraternità e la speranza: ecco i temi,
uno per ogni volumetto, affrontati da Enzo Bianchi. Ciascuna lettera può essere letta singolarmente o come tappa di un percorso.
Benedette inquietudini.
Perché non venga meno la riserva della speranza
Antonio Bello
San Paolo Edizioni, 2001 - 128 pagine
Transazione. Complessità. Crisi di valori? Se la pastorale è l’arte di
offrire risposte di salvezza ai bisogni che emergono qui e ora, è
chiaro che variando continuamente la domanda, dovrà continuamente variare anche la risposta”. Un libro profetico, forte, senza
mezze parole, adatto ad una riflessione personale e ad un cammino comunitario. Laici, uomini di pensiero, il grande pubblico,
troveranno la semplice novità evangelica nelle parole profetiche
di don Tonino.
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Nella comunità parrocchiale
HANNO RICEVUTO IL BATTESIMO
Alessandro Giordano Mercandalli 09/06/2013
Amelia Sabrina Cattaneo 09/06/2013
Andrea Perrone 09/06/2013
Emma Polenghi 09/06/2013
Gabriel Legrottaglie 09/06/2013
ABBIAMO ACOMPAGNATO ALLA PACE ETERNA
Gaetano Sciacca 25/05/2013 (anni 90)
Erosmino Baiano 25/05/2013 (anni 81)
Adriano Guglielmo Fortini 05/06/2013 (anni 71)
Giuseppe Alesi 08/06/2013 (anni 68)
Vittoria Zanotti 09/06/2013 (anni 94)
Ariosto Pintonello 19/06/2013 (anni 91)
Floriana Maria Teresa Formichetti 25/06/2013 (anni 75)
SI SONO UNITI IN MATRIMONIO
Stefano Zamboni e Alina Koveraite 02/06/2013
Emanuele Bazzotti e Laura Plebani 21/06/2013
Direttore responsabile p. Vittorio Battaglia – Stampa Francesco Canale – Un ringraziamento particolare a tutti coloro che collaborano
con gli articoli,alla fascicolatura e alla diffusione del Foglio Informativo.
Trovate il Foglio Informativo anche su: www.americisss.it
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PARROCCHIA SANT’ANGELA MERICI
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