Predi Antiogu,
arrettori
de Masuddas
Comune
di Masullas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
L S
MASU LA
e a sua toria
Reperti della necropoli di Mitza Salida - Masullas
Periodo Romano Imperiale I-III sec. d.C.
CALENDARIO
2010
L S
MASU LA
e
Comune
di Masullas
a sua toria
Predi Antiogu,
arrettori
de Masuddas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
INTRODUZIONE
La Sardegna è una delle terre più antiche d'Europa, frequentata sin dal Paleolitico ma abitata stabilmente dall'uomo molto più avanti, nel Neolitico, attorno al
6.000 a.C..
Gli studiosi ritengono che il territorio di Masullas, in particolare l'area di Conca Cannas, grazie alla abbondanza di acqua, alla presenza di ripari naturali e,
soprattutto, della miniera di OSSIDIANA (definita l'ORO NERO DELL'ANTICHITA', proprio perché da questa pietra dura per millenni si ricavarono
strumenti e manufatti indispensabili per le attività umane), abbia svolto un ruolo importantissimo nel processo evolutivo dell'uomo preistorico in Sardegna.
Nel corso dei lunghi secoli che ci hanno condotto ai giorni nostri, il territorio di Masullas ha sempre visto la presenza dell'uomo, pur nel succedersi delle varie
fasi storiche e il modificarsi delle diverse culture e civiltà.
Circa l'etimologia del nome di Masullas, sono state prospettate le seguenti diverse origini o derivazioni:
-
dal greco maza
maza, che significa impasto molle di farina di grano o di orzo;
dall'antica parola nuragica mas
mas, che significa capra;
sempre dal sardo antico masu o masòi
masòi, che significa ovile di pecore o capre, dove vivevano anche i pastori;
dal latino mansiucolae o mansiullae
mansiullae, che significa piccole abitazioni, camerette, casucce;
dal latino mansio o mansione
mansione, cioè stazione o tappa dove facevano sosta le persone che dovevano affrontare un viaggio molto lungo;
dalle parole latine massa
massa, cioè mucchio, ammasso, tenuta, vasta proprietà terriera, e udus
udus, nel femminile uda
uda, cioè bagnato, umido, irrigato, il contrario di
arido. Perciò significherebbe “fertile tenuta”, il luogo più adatto per un popolo pacifico e laborioso.
Un elemento sul quale tutti, studiosi o semplici cittadini, concordano è il giudizio che da sempre viene dato sul carattere e sul comportamento dei Masullesi:
gente laboriosa e semplice, umile e pacifica.
In questi anni sono state diverse le occasioni in cui l'Amministrazione Comunale ha presentato i lavori di ricerca storica e culturale del nostro paese, con la piena
consapevolezza che il valore della cultura rappresenti un grande patrimonio ed una primaria risorsa intrinseca allo sviluppo della Comunità. A tale proposito,
vi è da dire che la sensibilità e la presa di coscienza riguardo ai temi culturali e identitari mostrano, sempre più, di avviarsi verso il raggiungimento di una
consapevole maturità da parte della cittadinanza Masullese. Ed è con questo spirito, ed al fine di rafforzare di contenuti e dare sempre nuova linfa al messaggio
culturale, che anche quest'anno il Comune di Masullas ha inteso proseguire con la bella iniziativa del calendario annuale, presentando per il 2010 il lavoro di
ricerca riguardante la storia di Masullas. Le vicissitudini storiche del nostro paese, raccontate nel presente lavoro (che è sicuramente contenuto sia per questioni
di spazio che per limiti dell'autore) hanno termine con il raggiungimento dell'Unità d'Italia (17 marzo 1861), anche perché sarebbe buona cosa ricordare
degnamente questa importante ricorrenza in occasione del 150.mo anniversario, considerando che per il raggiungimento di tale evento storico anche un nostro
Concittadino ha dato un importante contributo (come si vedrà più avanti).
Riguardo all'impostazione del presente calendario è opportuno precisare che, al fine di permettere una migliore e più chiara esposizione, sono state utilizzate
entrambe le facciate di ogni singola pagina riferita ognuna ad un mese dell'anno e, quindi, ad un preciso periodo storico. Sul retro di ogni pagina è stato indicato
l'inquadramento storico generale mentre, sul fronte, sono state riportate le notizie che riguardano Masullas.
Se il contenuto del presente lavoro dovesse riscuotere un pur minimo apprezzamento da parte dei lettori e delle famiglie di Masullas, vicine e lontane, questo
merito sarebbe da ripartire col Prof. Gian Giacomo Ortu, per l'insostituibile contributo che anche stavolta non ha fatto mancare ed al quale rinnovo i sentimenti
di sincera gratitudine ed affetto, alla Coop. Il Chiostro per la preziosa collaborazione, ai colleghi di Giunta (Antioco Solas, Carla Piras, Arnaldo Cacace e
Pietro Orrù) per il sostegno, convinto ed appassionato, col quale condividono queste iniziative, ed a tutto il Consiglio Comunale.
Masullas, novembre 2009
Situazione demografica
di Masullas
nel corso dei secoli
Anno
1655
1678
1688
1698
1728
1751
1821
1824
1838
1844
1848
1857
1861
Abitanti
703
814
728
761
907
859
845
887
958
963
943
1008
1071
IL SINDACO
Mansueto Siuni
(Per una più approfondita conoscenza delle vicende storiche, sociali ed economiche delle famiglie nobili e
borghesi di Masullas esistenti nei secoli XVII, XVIII e XIX secolo, oltre che ad altre inedite ed interessanti
informazioni storiche sul nostro paese a partire dal periodo giudicale, si rimanda al saggio del Prof. Gian
Giacomo Ortu pubblicato nel volume “Masullas, il paese di Predi Antiogu”, da cui sono tratte ampie notizie
utilizzate nel presente lavoro)
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MASU LA
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a sua toria
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Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Prenuragico
450.000 a.C.-1.800 a.C.
D
a recenti studi riportati dal Prof. Raimondo Zucca,
risulta che nel territorio di Masullas sono stati rinvenuti
manufatti in selce risalenti probabilmente al Paleolitico
superiore (35.000-10.000 a.C.)
Nel Neolitico l'ossidiana ha rappresentato la materia prima più
importante per la sopravvivenza dell'uomo, non solo in
Sardegna, in quanto con questo materiale venivano realizzate le
frecce, lance, raschiatoi, lame, etc., utilizzati dall'uomo
primitivo nella vita quotidiana. A partire dal Neolitico medio
(4.000-3.400 a.C.) prende avvio lo sfruttamento del giacimento
di OSSIDIANA più grande e più importante di tutto il
Mediterraneo ubicato in territorio di MASULLAS, località
Conca Cannas.
Punta di freccia in selce rinvenuta
nel villaggio prenuragico di Mustazzori - Masullas
Eminenti studiosi affermano che “questo lembo di terra ebbe
tanta importanza nella Preistoria tanto da costituire la matrice
fondamentale che diede volto unitario, ed inconfondibile, alla
prima, vera, grande fase di civiltà in Sardegna”.
La varietà di OSSIDIANA (SA) presente nel nostro territorio
è ritenuta quella più pregiata e più utilizzata in tale periodo
storico al punto che manufatti provenienti dalla miniera di
Conca Cannas sono stati ritrovati in siti archeologici della
Francia meridionale, del nord Italia, della Corsica, Toscana, etc.
Nel territorio di Masullas, esattamente in località Praneddu e
Mustazzori, gli studiosi hanno messo in evidenza un
importante villaggio risalente all'Eneolitico recente (2.400-2.100
a.C.) attribuibile alla cultura cosiddetta di MONTE
CLARO. Particolarmente ricchi sono stati i ritrovamenti di
ceramiche tipiche di questo importante periodo storico,
caratterizzate dal colore e dalla decorazione a costolature o
scanalature verticali e orizzontali.
Punta di lancia in ossidiana rinvenuta
in località Su Lillu - Masullas
GENNAIO 2010
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MARIA SS. MADRE DI DIO
SS. BASILIO E GREGORIO
S. GENOVEFFA
B. ANGELA DA EOLIGNO
S. AMELIA
EPIFANIA DEL SIGNORE
S. RAIMONDO DE PEÑAFORT
S. SEVERINO
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S. GIULIANO L'OSPITALIERE
S. ALDO
S. IGINO
S. MODESTO
S. ILARIO
S. FELICE DA NOLA
S. PAOLO EREMITA
S. MARCELLO I
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S. ANTONIO ABATE
S. MARGHERITA D'UNGHERIA
S. MARIO
SS. FABIANO E SEBASTIANO
S. AGNESE
S. VINCENZO
S. EMERENZIANA
S. FRANCESCO DI SALES
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CONVERS. DI S. PAOLO
SS.TIMOTEO E TITO
S. ANGELA MERICI
S. TOMMASO D'AQUINO
S. VALERIO
S. MARTINA
S. GIOVANNI BOSCO
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e
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a sua toria
Periodo storico
Prenuragico
Inquadramento storico generale
Il periodo riguardante la Sardegna prenuragica comprende un arco temporale
molto lungo che va dal 450.000 a.C. al 1.800 a.C., cioè fino al periodo in cui si
datano i primi protonuraghi. L'unica fonte di informazione attendibile sono i dati
archeologici che ci danno la possibilità di interpretare le abitudini di vita dei primi
uomini che popolarono la nostra isola.
Questo periodo storico si suddivide nelle seguenti fasi:
-
Paleolitico (450.000-10.000 a.C.)
Mesolitico (10.000-6.000 a.C.)
Neolitico (6.000-2.800 a.C.)
Eneolitico (2.800-1.800 a.C.)
Gli studiosi ritenevano che i primi insediamenti dell'uomo nell'Isola risalissero
unicamente al periodo Neolitico.
Successivamente - grazie a degli scavi archeologici - sono stati rinvenuti vari
elementi di cultura materiale, costituiti quasi essenzialmente da strumenti ed
arnesi in pietra di selce o in calcare, utili alla sopravvivenza dell'uomo, rivelando la
sicura presenza umana almeno 300.000 anni fa, nel Paleolitico Inferiore (o Antico).
Al periodo medio Paleolitico vengono fatti risalire i resti di insediamenti in alcune
grotte sulla costa di Dorgali, mentre resti di altri gruppi umani, ossa di un grande
cervo (il Megaceros, ora estinto), manufatti, tracce di focolari sono stati trovati
nella grotta di Corbeddu a Oliena, e sono attribuiti al Paleolitico Superiore,
periodo compreso tra i 35 mila e i 10 mila anni fa.
Rimane ancora privo di testimonianze il periodo intermedio del Mesolitico mentre
si è rivelato ricco di ritrovamenti archeologici il Neolitico.
L'Isola era in quel periodo ricoperta da foreste ricche di selvaggina e non
mancavano le pianure per sviluppare l'agricoltura e l'allevamento. Il Monte Arci,
inoltre, si era rivelato ricchissimo di giacimenti di ossidiana, il vero oro nero del
periodo, con la quale l'uomo primitivo costruiva coltelli taglienti, punte di frecce e
di lancia . Questa roccia vitrea, nera, lucente, di origine vulcanica, per un lungo
periodo, essendo un materiale molto ricercato, fu il bene più prezioso della
Sardegna e, oltre che largamente utilizzata in tutta l'Isola, venne anche esportata
nei territori oltremare.
Questo spiega senza dubbio l'alto grado di civiltà raggiunto dalle popolazioni
sarde già nel Neolitico e si pensa che i pastori e i pescatori già da quei tempi
avevano acquisito una loro reale specificità culturale.
I loro utensili, i loro vasi, i loro riti religiosi ed il loro stile di vita testimoniano le
premesse di una rapida evoluzione verso la cultura e civiltà nuragica.
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Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Ricostruzione dell’antico paesaggio di Masullas con i nuraghi
che svettano dalle circostanti colline a Nord-Ovest dell’abitato
(tratto da “Richiami” di Cornelio Pusceddu - modificato)
A
Periodo storico
nche nel territorio di Masullas, come in tante
altre zone della Sardegna, l'insediamento
nuragico è notevole, si presenta in maniera
abbastanza diffusa e con tipologie costruttive
importanti e diversificate. Sono stati rilevati almeno
17 nuraghi, distinti in semplici (monotorre) e
complessi:
-
-
Nuragico
1.800 a.C.- 500 a.C.
infatti, evidenti tracce di un nuraghe di notevoli
dimensioni ubicato nell'area racchiusa tra via San
Leonardo, via Vittorio Emanuele e via Trieste.
Molto interessante la serie di strutture nuragiche
costruite in cima alle colline che circondano
Masullas dal lato sud/ovest. Dall'effettuazione di
un loro recupero sicuramente il nostro paese
trarrebbe enormi vantaggi in termini turistici.
Nuraghi monotorre: Cuccuru de Pestuari,
Cruccu, Monti Miana 1, Su para, Sa matta
croccada, Thamis, Trioi;
Nuraghi complessi: Mustazzori, Monti
Miana 2, Licu Puxeddu o Genn'e Acquas,
Preidis, Spardiedu, Carongiu Arrubiu, Santu
Stevini, Murranca o de Bissanticu o de Mesu
Bruncu, Nuraghe Onigu.
Da ricerche archeologiche effettuate dal compianto
prof. Cornelio Pusceddu, risulta che nel nostro
territorio esistevano, strettamente collegati al
giacimento di ossidiana di Conca Cannas, due
centri di raccolta (luogo dove abbondano le ossidiane
E' importante notare che le prime testimonianze di
insediamento umano nel centro abitato di Masullas
risalgono proprio al periodo nuragico. Esistono,
grezze con o senza tracce di lavorazione) del
prezioso oro nero, “esattamente nelle vicinanze del
Camposanto, non lontano dal ponte sul torrente
Benas, e sulla strada comunale Masullas-Simala,
dove ho rinvenuto delle ossidiane verdi e color
nocciola, in tanta abbondanza da poterne
raccogliere a ceste”.
Le medesime ricerche hanno permesso di rilevare,
sempre nell'area territoriale di Masullas, otto
officine di lavorazione dell'ossidiana (luogo dove le
tracce visibili sul terreno indicano, chiaramente, un
centro di lavorazione di una certa estensione, in cui
frequentemente si rinvengono dei manufatti interi
o frammentari) e dodici stazioni (dove si trovano le
ossidiane più o meno abbondanti costituite da
elementi grezzi o rifiuti di lavorazione, ma i resti
sparsi sul terreno non consentono di identificarle
con le categorie delle officine e/o giacimento; in
esse, in genere, mancano gli oggetti lavorati).
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S. VERDIANA
PRESENTAZIONE DEL SIGNORE
S. BIAGIO
S. GILBERTO
S. AGATA
S. PAOLO MIKI E COMPAGNI
S. TEODORO
S. GIROLAMO EMILIANI
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S. RINALDO
S. SCOLASTICA
B.V. DI LOURDES
S. DAMIANO
S. BENIGNO
SS. CIRILLO E METODIO
S. SIGFRIDO
S. GIULIANA
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SS. SETTE FONDATORI
S. SIMEONE
S. CORRADO
S. ELEUTERIO
I DI QUARESIMA
CATTEDRA DI S. PIETRO
S. POLICARPO
S. SERGIO
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B. SEBASTIANO
S. NESTORE
S. GABRIELE DELL'ADDOLORATA
II DI QUARESIMA
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e
Comune
di Masullas
a sua toria
Periodo storico
Nuragico
Inquadramento storico generale
La civiltà nuragica deve il suo nome al termine con cui viene chiamato il monumento
considerato più rappresentativo dell'isola, il “nuraghe”.
Nel vasto e silenzioso paesaggio agrario della Sardegna, della civiltà nuragica oggi
possiamo apprezzare circa settemila nuraghi, centinaia di villaggi e tombe megalitiche:
grandi monumenti di pietra in un'isola di pietra.
Ancora oggi è vivo il dibattito su due argomenti relativi ai nuraghi:
1) tecnica costruttiva;
2) destinazione e utilizzo.
Il prof. Giovanni Lilliu, riguardo al primo punto ritiene che, oltre al generico sistema del
piano inclinato di terra e pietre, facente scorrere i materiali su rulli, attente osservazioni
su diversi nuraghi hanno indotto a supporre l'impiego di un robusto scalandrone di legno
lungo il quale saliva il carico di pietre.
Relativamente al secondo punto, la forma e la struttura dei nuraghi complessi inducono
gli stessi studiosi a ritenere che si trattassero di fortilizi ad uso abitativo e di governo per
signori e principi, oltre che di avvistamento e difesa.
Le fasi storiche del periodo nuragico sono:
- Bronzo antico (1.800-1.600 a.C.)
- Bronzo medio (1.600-1.300 a.C.)
- Bronzo recente e finale (1.300-900 a.C.)
- Prima età del Ferro (900-500 a.C.)
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di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Fenicio
IX sec. a.C. - metà VI sec. a.C.
D
iversi erano i punti di approdo
d e i Fe n i c i n e l l e c o s t e
dell'Oristanese (Tharros, Othoca, S.
Maria Neapolis, etc.). La vicinanza di
questi porti con le miniere di ossidiana
di Conca Cannas in territorio di
Masullas (in linea d'aria non più di una
quindicina di chilometri) induce gli
studiosi a ritenere che i Fenici
prelevavano in gran quantità questo
materiale proprio da Conca Cannas,
considerato che la varietà di ossidiana
di questo giacimento è della migliore
qualità. Nel periodo fenicio, infatti,
l'ossidiana veniva commercializzata
come bene di lusso, non già per
ricavarne manufatti ed utensili come
nei periodi storici precedenti, ma per la
creazione di preziosi e ricercati monili.
Un'altra particolarità che lega la
presenza dei Fenici in Sardegna a
Masullas è data dalla massiccia
presenza nel nostro territorio del
melograno. Questa pianta venne
portata per la prima volta in Sardegna
proprio dai Fenici. Il suo nome
scientifico, Punica granatum,
granatum può
trarre in inganno circa la sua
provenienza. Infatti, punicus significa
cartaginese, tant'é che anticamente si
pensava che il melograno provenisse
da Cartagine, e quindi dall'Africa
settentrionale. Ma Cartagine, come
tante altre importanti località del
Mediterraneo, è nata come colonia
fenicia. Furono, quindi, i Fenici a
diffondere la coltivazione di questo
frutto in tutto il bacino del
Mediterraneo.
Ossidiana del giacimento di Conca Cannas - Masullas
con melograno de Is Ortus - Masullas
MARZO 2010
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S. ALBINO
S. QUINTO
S. CUNEGONDA
S. CASIMIRO
S. ADRIANO
S. COLETTA
III DI QUARESIMA
S. GIOVANNI DI DIO
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S. FRANCESCA ROMANA
S. MACARIO
S. COSTANTINO
S. FINA
S. RODRIGO
IV DI QUARESIMA
S. LUISA DE MARILLAC
S. AGAPITO
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S. GELTRUDE
S. CIRILLO DI GERUSALEMME
S. GIUSEPPE
S. ALESSANDRA M.
V DI QUARESIMA
S. LEA
S. TURIBIO DE M.
S. CATERINA DI SVEZIA
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MARIA SS. ANNUNZIATA
S. LUGERO
S. RUPERTO
LE PALME
S. SECONDO M.
S. GIOVANNI
B. AMEDEO DI SAVOIA
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Comune
di Masullas
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a sua toria
Periodo storico
Fenicio
Inquadramento storico generale
Nel periodo di massimo sviluppo della civiltà nuragica,
intorno al X secolo a.C., la Sardegna cominciò ad essere
frequentata da altre popolazioni mediterranee che
instaurarono con i sardi una serie di rapporti,
inizialmente solo commerciali, poi anche politici e
militari; i primi furono i Fenici.
Il periodo fenicio comprende la fase storica (IX secolo
a.C. - metà del VI secolo a.C.) in cui la Sardegna viene
interessata dal fenomeno di colonizzazione del
Mediterraneo occidentale attuato, appunto, dai Fenici,
popolazione semitica che occupava le coste del Libano i
quali, poiché la fonte principale della loro economia erano
le intense attività commerciali e marittime, fondarono
numerose colonie e città sulle coste del Mediterraneo,
comprese quelle sarde (Karalis, Nora, Tharros, Bithia,
Sulcis, etc.).
In una colonna sepolcrale risalente al IX secolo a.C. (la
stele di Nora, conservata nel Museo Archeologico
Nazionale di Cagliari) che ricorda l'erezione di un
tempio al dio cipriota Pumay, compare per la prima volta
il nome "Shardana", più esattamente il toponimo
SHRDN, mancante di vocali come in tutte le lingue
semitiche.
Il contatto con i Fenici portò ai popoli dell'Isola vantaggi
di carattere sia spirituale che materiale. Oltre alla
scrittura i Nuragici conobbero nuove coltivazioni e
tecniche per la produzione di alimenti e per lo
sfruttamento delle risorse naturali.
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Moneta romana
coniata a Cartagine
Periodo storico
Punico - cartaginese
I
n un convegno tenutosi tempo fa
sulle attività artigianali esercitate
nella città di Tharros nel periodo punico, era
emersa l'esistenza di un laboratorio
artigianale per la fabbricazione, tra l'altro, di
scarabei in diaspro verde, che richiamavano
l'antico amuleto egizio.
509 a.C. - 238 a.C.
E' stato accertato che gli abitanti di Tharros,
per la fabbricazione degli scarabei, oltre che di
amuleti e collane, facevano un largo uso del
diaspro verde prelevato dal territorio di
Masullas, dove si trovava in abbondanza.
Sempre a Masullas, in località Thamis, così
come nell'agglomerato rurale di S. Maria di
Corrigas Riu
Fraus e territori limitrofi (Corrigas,
Murta Su truncu de is orgius
Murta,
orgius) sono stati
trovati, anche recentemente, frammenti
ceramici (anforacei) di età punica, a
dimostrazione della presenza dei cartaginesi
anche nel nostro territorio.
APRILE 2010
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S. UGO
S. FRANCESCO DI PAOLA
S. RICCARDO
PASQUA DI RISURREZIONE
LUNEDÌ DELL’ANGELO
S. GIULIANA DE CORNILLON
S. GIOVANNI B. DE LA SALLE
S. DIONIGI
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S. MARIA DI CLEOFA
S. TERENZIO
II DI PASQUA
S. GIULIO I
S. ERMENELGILDO
S. LUDUINA
S. ANASTASIA
S.M. BERNADETTE SOUBIROUS
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S. ANICETO
III DI PASQUA
S. LEONE IX
S. EMMA DI GURK
S. ANSELMO
S. LEONIDA
S. ADALBERTO
S. FEDELE DI SIGMARINGEN
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IV DI PASQUA
S. MARCELLINO
S. ZITA
S. PIETRO CHANEL
S. CATERINA DA SIENA
S. PIO V
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Periodo storico
Punico - cartaginese
Inquadramento storico generale
A seguito di una lunga guerra, conclusasi verso il 509 a.C., i Punici, cioè gli abitanti di
Cartagine, guidati dai generali Amilcare e Asdrubale, figli di Magone, riuscirono ad
occupare la Sardegna. Il loro dominio sull'Isola si mantenne sino al 238 a.C..
L'occupazione punica trasformò radicalmente l'organizzazione della società sarda e le
città divennero il centro del potere politico, economico, religioso, militare, secondo un
modello di organizzazione sociale sconosciuto, fino a quel momento, alle popolazioni
dei piccoli villaggi nuragici.
L'introduzione della moneta, la sua coniazione e la larga circolazione nell'Isola
rappresentarono un elemento ulteriore di sviluppo economico in età punica, sostituendo
il tradizionale baratto che costituiva per le popolazioni nuragiche il normale mezzo di
scambio commerciale.
Non solo le coste sarde si trovavano sotto il diretto controllo punico ma questo si
estendeva certamente anche all'entroterra, compresa la Marmilla. Dalle ricerche
effettuate risulta che i punici conquistarono anche la fortezza nuragica di Barumini, alla
fine del VI secolo a.C..
Sotto l'impulso della potenza commerciale cartaginese, anche la città di Tharros
conobbe un grande sviluppo ed assunse un ruolo sempre più marcato e strategico, al
punto che venne considerato uno dei maggiori scali sulle rotte fra l'Africa e la Spagna,
nonché importante centro artigianale.
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a sua toria
Predi Antiogu,
arrettori
de Masuddas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Romano
238 a.C. - 460/467 d.C.
S
ono diversi i siti archeologici che testimoniano la
presenza dei romani nel territorio di Masullas. Il
primo, ed in assoluto quello più importante, se non altro
perché è stato oggetto di scavi e di successivi studi ed
approfondimenti da parte della Soprintendenza
Archeologica di Cagliari, in collaborazione con la
Facoltà di Lettere settore archeologico dell'Università
di Cagliari, è la necropoli di Sa mitza salida
salida, a ridosso
della provinciale Masullas-Gonnostramatza. Il sito
risale al periodo romano imperiale e pare sia stato
utilizzato tra il I e III secolo d.C.. Durante le campagne
di scavo, sono state rinvenute 51 sepolture, di cui 45
terragne e 6 “a cassone”. Gli individui totali trovati
all'interno della necropoli sono 75. Esaminando
attentamente i reperti ossei si è potuta eseguire una
suddivisione in base al sesso ed all'età. Sono risultati,
infatti, 27 individui di sesso maschile, 29 di sesso
femminile e 18 di sesso non individuabile. Per quanto
riguarda l'età media di morte degli inumati, essa è
risultata, per gli individui maschili di 33,5 anni, per quelli
femminili di 27 anni, mentre sono 19 gli inumati di età
non ben definibile.
Sono stati circa 300 i reperti rinvenuti negli scavi di Sa
mitza salida e tutti in ottimo stato e di grande valore dal
punto di vista storico e culturale.
Sempre in territorio di Masullas, località Sa roia de sa
lua, è presente un'altra importante necropoli risalente al
lua
periodo di dominazione romana, sinora oggetto di
interesse solamente da parte dei tombaroli.
Sono diversi anche i nuclei abitativi risalenti a questo
periodo, dei quali purtroppo rimangono poche tracce
(Ruinas,
Ruinas, Santu Stevini, Su truncu de is orgius,
Tamis).
Corrigas, Santa Maria di Fraus, Nuraghe Tamis
Sepoltura rinvenuta nella necropoli di Sa Mitza Salida - Masullas
Periodo Romano Imperiale I-III sec. d.C.
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S. GIUSEPPE LAVORATORE
V DI PASQUA
SS. FILIPPO E GIACOMO
S. CIRIACO
S. IRENE DI LECCE
S. DOMENICO SAVIO
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MADONNA DI POMPEI
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VI DI PASQUA
S. ANTONINO
S. FABIO
SS. NEREO E ACHILLEO
N.S. DI FATIMA
S. MATTIA APOSTOLO
S. TORQUATO
ASCENSIONE DEL SIGNORE
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S. PASQUALE BAYLON
S. LEONARDO MURIALDO
S. CELESTINO V
S. BERNARDINO DA SIENA
S. GIULIA
S. RITA DA CASCIA
PENTECOSTE
MARIA SS. AUSILIATRICE
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S. GREGORIO VII
S. FILIPPO NERI
S. AGOSTINO DI CANTERBURY
S. EMILIO
S. MASSIMO DI VERONA
SS. TRINITÀ
VISITAZIONE B.V. MARIA
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MASU LA
Comune
di Masullas
e
a sua toria
Predi Antiogu,
arrettori
de Masuddas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Romano
Inquadramento storico generale
E' con la fine della prima guerra punica (241 a.C.), conclusasi con la vittoria di Roma su Cartagine, che si determina il
passaggio della Sardegna sotto il dominio romano che durerà circa 7 secoli, sino al passaggio sotto il controllo dei Vandali.
Il periodo di dominazione romana sulla Sardegna (238 a.C. - 460/467 d.C.) è una fase storica che contribuisce
significativamente alla definizione dei connotati culturali dei sardi, incidendo sulla loro mentalità, sui costumi e sul
territorio. Anche la lingua delle popolazioni sarde subì profonde trasformazioni con l'introduzione del latino che si radicò a
tal punto che, fra le lingue neolatine, il sardo è quella che ne conserva più chiaramente i caratteri.
La forte presenza nell'Isola dei militari romani, che intrattennero con le popolazioni locali intensi scambi commerciali e
culturali, e le innovazioni apportate al sistema stradale sardo, furono due potenti motori della romanizzazione della
Sardegna. Fu creato, infatti, un sistema di comunicazione molto efficiente che attraversava l'Isola in tutta la lunghezza e
creò le condizioni favorevoli alla penetrazione culturale romana presso le popolazioni locali. La rete stradale romana è stata
talmente efficace e costruita in zone strategiche che alcune strade sono utilizzate ancora oggi; ne è un esempio la statale
Carlo Felice.
I Romani, nei secoli in cui dominarono l'Isola, fondarono molte nuove città come Turris Libisonis (oggi Porto Torres) e
fecero sviluppare molti centri abitati soprattutto nelle coste, come Carales, Olbia, Fanum Carisii (oggi Orosei), Nora e
Tharros, ma anche nell'interno, come Forum Traiani (oggi Fordongianus), Forum Augustis (oggi Austis), Valentia (oggi
Nuragus),Colonia Julia Uselis (oggi Usellus).
Dopo un lungo periodo iniziale di guerre ed insurrezioni dei sardi contro la dominazione romana, attorno al II secolo d.C. la
Sardegna visse un momento di sviluppo e di prosperità: tutti gli abitanti, anche i barbaricini, accettarono la politica
romana. In questo periodo non ci furono rivolte ed i Romani ebbero la possibilità di ricostruire e migliorare la rete stradale
punica spingendola anche all'interno; costruirono, inoltre, terme, anfiteatri, ponti, acquedotti, colonie e monumenti.
La ricchezza della Sardegna era dovuta ad uno sfruttamento agricolo e minerario senza precedenti: l'Isola infatti esportava
piombo, ferro e argento grazie alle sue miniere, e grano per 250.000 persone. Ma nonostante tutto la Sardegna venne sempre
considerata, e non solo sotto i Romani, come una terra lontana e utile solo per isolare prigionieri e nemici dell'impero.
I governatori (procuratori) romani gestirono il territorio in modo pacifico fino agli inizi del III secolo d.C. ma dopo, come del
resto in tutto l'impero, riprese il malcontento della popolazione, che costrinse i governatori a reprimere le rivolte con l'uso
della forza, nei casi più gravi.
La situazione peggiorò giorno dopo giorno in maniera irreversibile, segnata anche da un progressivo decadimento
dell'impero romano e dal suo continuo distacco dalla Sardegna.
Nel 280 d.C. una flotta di Franchi saccheggiò impunemente le città costiere di tutto il Mar Mediterraneo da oriente ad
occidente, comprese quelle della Sardegna.
Da quel giorno in poi i Sardi, che per secoli si erano ritenuti al sicuro da ogni pericolo esterno all'Impero, tornarono
progressivamente all'interno dell'Isola e quelli che restarono sulle coste chiusero i porti e cinsero le città con spesse mura.
Attorno al 460 d.C. la Sardegna venne conquistata dai Vandali che la annetterono al loro regno. Ma vinsero solo sulle
coste, poiché i Sardi dell'interno, ormai pratici, immediatamente si ribellarono ai Vandali impedendoli di entrare nella loro
zona.
L S
MASU LA
e
Comune
di Masullas
a sua toria
Predi Antiogu,
arrettori
de Masuddas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Particolare murario della struttura
religiosa risalente al periodo
tardo Romano-Bizantino rinvenuto
all’interno della chiesa di San Leonardo - Masullas
A
Periodo storico
nche a Masullas vi è una forte testimonianza del processo di cristianizzazione e
dell'avvento della cultura bizantina.
Bizantino
460 d.C. - 900/1.000 d.C.
Durante i lavori di restauro della chiesa di San
Leonardo a Masullas, iniziati nel 1977, nel corso del
rifacimento del pavimento, apparvero cotti
poggianti sul basamento di una chiesa di epoca tardo
romana/bizantina. In particolare, nella parte
presbiteriale, una piccola abside ad una quota più
bassa del pavimento ed una parte di muratura,
rivelano che in precedenza, al posto dell'attuale
costruzione, ve n'era una più piccola, a testimoniare
la vetustà dell'insediamento monastico, oltrechè la
sua povertà. Tracce dell'antico pavimento sono
venute alla luce in vari punti, mentre al centro
dell'aula si è trovata una fossa rettangolare per la
calce. Per rendere possibile la vista di questi reperti è
stata inserita in quella parte della chiesa una grata
metallica mobile.
Nel sito di Santu Stevini
Stevini, in cui vi è stata una
continuità di vità sin dall'epoca nuragica, era stato
edificato un luogo di culto intitolato, appunto, a
Santo Stefano.
In località Pranu de basciu
basciu, nella parte nordoccidentale del paese, il prof. Pusceddu individuò
un edificio religioso riferito a Santu Miali (San
Michele).
Un'altra chiesa scomparsa, che si fa risalire sempre
al periodo bizantino, si trovava alle spalle
settentrionali del Nuraghe Onigu, in località
Santu Gromai (San Cromazio).
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S. GIUSTINO
SS. MARCELLINO E PIETRO
S. CARLO LWANGA E C.
S. QUIRICO
S. BONIFACIO
CORPO E SANGUE DI CRISTO
S. ANTONIO M. GRANELLI
S. MEDARDO
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S. EFREM
S. MAURINO
S. BARNABA
S. ONOFRIO
S. ANTONIO DA PADOVA
S. ELISEO
S. VITO
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S. IMERIO
S. CALOGERO
S. ROMUALDO
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S. LUIGI GONZAGA
S. PAOLINO DA NOLA
S. LANFRANCO
NATIVITÀ DI S. GIOVANNI BATTISTA
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S. MASSIMO DI TORINO
SS. GIOVANNI E PAOLO
S. CIRILLO D'ALESSANDRIA
S. IRENEO
SS. PIETRO E PAOLO
SS. PRIMI MARTIRI
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MASU LA
Comune
di Masullas
e
a sua toria
Predi Antiogu,
arrettori
de Masuddas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Bizantino
Inquadramento storico generale
Il periodo bizantino (460 d.C.- 900/ 1.000 d.C.) viene suddiviso in due distinte fasi storiche:
-
-
la prima è definita “Età vandalica” (460 d.C. - 534 d.C.), proprio perché i Vandali, popolazione di origine germanica migrata verso
sud nelle terre dell'impero romano, aveva stabilito il proprio regno dapprima in Spagna, poi in Africa settentrionale e, da qui, aveva
occupato i centri costieri della Sardegna, non incidendo però sul tessuto amministrativo e culturale del resto dell'Isola;
nel 534 d.C., quando la Sardegna viene riconquistata da Giustiniano, imperatore romano d'Oriente, e ritorna a far parte
dell'impero, il cui baricentro si era però spostato da Roma a Costantinopoli, inizia l'Età bizantina, destinata a protrarsi fino al
900/1.000 circa d.C. (gli storici discutono ancora sull'esatto periodo).
Sotto il dominio di Bisanzio, la Sardegna conobbe un lungo periodo di pace, di una relativa libertà, ma non di prosperità. Il centro di
potere imperiale era molto distante e la presenza della capitale si faceva sentire soltanto attraverso la rigorosa e pesante riscossione
delle tasse.
Nel IV e V secolo d.C. la cristianizzazione dell'Isola, iniziata a partire dai primi secoli, si estende sempre più. Le più antiche chiese
edificate in Sardegna risalgono proprio a questo periodo. Le chiese paleocristiane di San Giovanni di Sinis, nei pressi di Oristano, e di
San Saturno a Cagliari sono infatti due significativi esempi dell'architettura bizantina.
Nel corso dell'VIII e IX secolo anche la vita dei sardi fu sconvolta dall'espansione degli Arabi che conquistarono l'impero persiano e
ampi territori dell'impero bizantino. Gli arabi divennero padroni del Mediterraneo, bloccando il traffico delle navi provenienti
dall'Oriente bizantino, controllando tutti i traffici marittimi e minacciando gli insediamenti costieri della Sardegna che subirono i
danni più gravi. I Sardi furono vittime di continui saccheggi, venivano spesso catturati, portati via sulle navi arabe e venduti come
schiavi.
Iniziò così lo spopolamento delle città e dei villaggi sulla costa, poiché le popolazioni si spostarono verso l'interno alla ricerca di luoghi
più sicuri (anche gli abitanti di Tharros cominciarono a spostarsi verso l'interno ultimando la costruzione della città di Oristano
attorno al 1070).
La Sardegna, perso ogni contatto commerciale e politico con Bisanzio, isolata e indifesa di fronte agli attacchi dei musulmani, attorno
all'anno 900, dovette darsi un'organizzazione politica autonoma ed i rappresentanti locali dell'autorità imperiale di Costantinopoli
divennero di fatto “giudici” delle quattro città più importanti dell'isola: Cagliari, Oristano, Porto Torres ed Olbia.
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di Masullas
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Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Giudicale
900/1.000 d.C. - 1.323/1.410 d.C.
L
a villa de Masudas faceva parte del Giudicato di Arborea ed era
inclusa nella curatoria di Parte Montis.
Dal punto di vista religioso Masullas apparteneva alla Diocesi di Terralba,
il cui primo vescovo fu Mariano I (1134-1147 d.C.).
E' sicuramente da attribuire all'inizio dell'Età Giudicale l'importanza che il
paese di Masullas stava assumendo, e che continuerà ad avere fino al tardo
Medioevo, dal punto di vista religioso e per la ubicazione di importanti
strutture ecclesiastiche. Alla fine del secolo XII venne costruita l'Abbazia
Vallombrosana di San Michele in Thamis, la cui proprietà si estende per la
maggior parte in territorio di Masullas e solo residualmente in quello di
Uras. Da evidenziare che in Sardegna i monaci Vallombrosani fondarono
solamente altre due abbazie, quella di San Michele in Plaiano, vicino a
Sassari, e quella di San Michele in Salvenero, vicino a Ploaghe.
Primo documento scritto in cui risulta il nome di Masudas.
Risale al 1388, anno in cui fu firmato l’accordo di pace (provvisorio)
tra Eleonora d’Arborea ed il re Giovanni I d’Aragona.
Seguirono, poi, la costruzione della chiesa di San Leonardo (metà XIII
secolo), la cui tradizione vuole che conservi i resti di san Callisto I Papa e di
Santa Calica, e della chiesa di Santa Lucia (secolo XIV), con annesso un
piccolo convento. Entro l'abitato, ancora nel 1600, vi era un'altra chiesa
intitolata a San Vito.
Uno dei primi documenti storici in cui viene citato il nome di Masudas
risale al 1388, anno in cui Eleonora d'Arborea organizzò un incontro di tutti i
paesi del Giudicato, nel corso del quale venne siglata la famosa Ultima Pax
Sardiniae, e cioè la pace provvisoria tra Eleonora ed il re d'Aragona. Come
si può leggere dal documento, a rappresentare Masullas vi era il majore de
villa Baroro Pisano, i vassalli Benedicto de Serra, Petro Sogia, Leonardo
Maiolu, Joanne de Martis, Renaldo de Nughis, e gli juratis Torbino Sogia,
Leorio Mancha, Simeone de Curcha, V° de Orru, Ioanne Cudas, Gunario
Usuli.
Il nome di Masullas non risulta invece registrato nelle Rationes
Decimarum della Sardegna (registri dei versamenti delle decime al
Vaticano) relative agli anni 1341, 1342, 1346 e 1350. L'assenza di Masullas dai
registri delle decime potrebbe spiegarsi con l'appartenenza delle sue due
chiese (San Leonardo e Santa Lucia) all'Abbazia Vallombrosana di
Thamis, che è invece regolarmente assoggettata al prelievo decimale e per
un importo abbastanza consistente.
Ruderi dell’Abbazia Vallombrosana di San Michele in Thamis - Masullas, risalente al XII sec.
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S. ARONNE
S. OTTONE
S. TOMMASO APOSTOLO
S. ELISABETTA DI PORTOGALLO
S. ANTONIO M. ZACCARIA
S. MARIA GORETTI
S. AMPELIO
SS. AQUILA E PRISCILLA
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S. VERONICA GIULIANI
SS. RUFINA E SECONDA
S. BENEDETTO AB.
S. GIOVANNI GUALBERTO
S. ENRICO
S. CAMILLO DI LELLIS
S. BONAVENTURA
B.V.M. DEL MONTE CARMELO
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S. ALESSIO
S. ARNOLFO
S. MACRINA
S. ELIA
S. DANIELE
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S. GIACOMO APOSTOLO
SS. GIOACCHINO E ANNA
S. NATALIA
SS. NAZARIO E CELSO
S. MARTA
S. PIETRO CRISOLOGO
S. IGNAZIO DI LOYOLA
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Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Giudicale
Inquadramento storico generale
Agli albori del primo millennio la Sardegna risulta divisa in quattro regni o giudicati: Cagliari, Arborea, Torres e Gallura. Ogni giudicato,
retto da un judex (giudice o re), era diviso in curatorie (amministrate da un curatore) che, a loro volta, comprendevano un certo numero di
villaggi (biddas), amministrati da un majore de villa.
In questo periodo si assistette all'organizzazione della Chiesa con le nuove circoscrizioni ecclesiastiche: arcidiocesi e diocesi rette da
arcivescovi e vescovi, cui facevano capo le parrocchie. Di pari passo ebbero notevole incidenza gli insediamenti degli ordini monastici che, a
partire dall'XI secolo, arrivarono in Sardegna. Nel territorio di Masullas i monaci vallombrosani fondarono l'Abbazia di San Michele in
Thamis nella cui giurisdizione, si presume, rientrasse, oltre che il paese di Masullas, che si stava sviluppando attorno alle chiese di San
Leonardo e Santa Lucia, anche il villaggio di Santa Maria di Fraus, con l'annessa chiesa, situato nell'omonima località. Questo villaggio,
molto verosimilmente, seguì le sorti dell'Abbazia, distrutta nel XVI secolo dai saraceni nel corso delle loro frequenti e devastanti incursioni.
Un'area limitrofa al territorio di Fraus e di Thamis reca un toponimo che forse richiama l'esito finale di quelle battaglie che i nostri antenati
avevano combattuto, invano, contro “is truccus”. Detta località si chiama infatti “Su
fossu”. Sino ad alcuni decenni or sono
Su muntroxiu de su fossu
erano visibili i resti del villaggio di Santa Maria di Fraus, di cui ora restano flebili tracce. Le rovine dell'Abbazia di Thamis sono, invece,
abbastanza evidenti.
Nel corso dell'Età Giudicale (900/1.000 d.C. - 1.326/1410 d.C.) è rilevante in Sardegna la presenza, sempre più stabile e radicata, delle
repubbliche di Pisa e Genova. La loro presenza interferì spesso a livello politico e arrivò a determinare la fine di tre giudicati (Cagliari, Torres e
Gallura) che dopo il 1250 caddero in mano a signori pisani o genovesi.
Dal 1323 inizia l'occupazione dell'Isola da parte degli aragonesi.
Importanza fondamentale, in questo particolare periodo storico, lo ebbe il Giudicato di Arborea, con sede ad Oristano, che venne retto, tra gli
altri, anche da Eleonora d'Arborea, famosa oltre che per le epiche e vittoriose battaglie contro il re d'Aragona anche per aver promulgato la
Carta de Logu, importante codice che per tanti secoli ha regolamentato la vita dei sardi.
La lunga guerra per il dominio sulla Sardegna tra il regno di Arborea e la Corona d'Aragona, iniziata da Mariano IV de Bas-Serra nel
settembre del 1353 e proseguita dai suoi eredi, fu intervallata da brevi periodi di tregua ed ebbe una svolta decisiva nel 1409 con la battaglia di
Sanluri, dalla quale l'esercito giudicale uscì pesantemente sconfitto.
L'episodio della sconfitta segnò la fine del regno di Arborea. Il 29 marzo 1410 Leonardo Cubello, reggente di Guglielmo III di Narbona-Bas,
recatosi in Francia in cerca di aiuti, firmò un documento di capitolazione con il quale cedeva i territori del Giudicato alla Corona d'Aragona.
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arrettori
de Masuddas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Aragonese
1.323 d.C. - 1.479 d.C.
L
a curatoria o encontrada di Parte Montis,
compresa Masullas, venne donata dal re Don
Ferdinando I a Donna Eleonora Manriquez de Lara in
occasione del suo matrimonio, avvenuto nel 1414, con
Don Berengario III CARROZ, già conte di Quirra.
Così Masullas entrò a far parte del grande feudo di
Quirra e ne condivise le vicende per lungo tempo.
Da questo matrimonio nacque Don Giacomo Carroz
Manriquez, divenuto nel 1449 Conte di Quirra, che
sposò Donna Violante de Centelles. Dal loro
matrimonio nacquero tre figli, compresa Violante II, che
alla morte del padre, avvenuta nel 1469, terrà il feudo di
Quirra sino alla sua morte (1510). Donna Violante
Carroz II svolse un notevole ruolo politico e sociale
come titolare della giurisdizione sulla Contea di Quirra
e quindi anche su Masullas, come risulta da successivo
approfondimento.
Stemma della famiglia Carroz scolpito su un capitello all’interno della chiesa parrocchiale di Masullas
Anche in questo particolare periodo il paese conserva
una posizione di rilievo nel contesto religioso. E'
ampiamente documentato, infatti, che la sede della
diocesi di Terralba “non fu sempre in questo villaggio,
ma prima dell'unione fattane nel secolo XVI alla chiesa
vescovile di Ales/Usellus, risiedevano i vescovi di
Terralba nel villaggio di Masullas”.
Come abbiamo visto Masullas, sin dall'antichità, fu
parrocchia beniamina del Vescovo. Era, infatti, una delle
parrocchie che formavano la cosiddetta “Mensa
Vescovile”. Perciò il parroco di Masullas era lo stesso
Vescovo, che la amministrava per mezzo del suo vicario
generale. I vicari parrocchiali di Masullas iniziarono la
loro serie soltanto nel 1766, cioè dalla seconda visita
pastorale di Mons. Giuseppe Maria Pilo, il quale vi
costituì primo vicario il sacerdote Pedro Antiogo Pinna.
Un altro elemento che conferma l'importante ruolo di
Masullas in ambito religioso è rappresentato dall'antico
e rarissimo calice in argento risalente alla fine del 1400,
custodito presso la chiesa parrocchiale.
Antica residenza dei vescovi a Masullas.
Particolare di un passaggio interno con architrave riccamente decorata con motivi religiosi
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S. ALFONSO M. DE' LIGUORI
S. EUSEBIO DI VERCELLI
S. LIDIA
S. GIOVANNI M. VIANNEY
S. EMIDIO
TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE
S. GAETANO
S. DOMENICO
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SS. FERMO E RUSTICO
S. LORENZO
S. CHIARA D'ASSISI
S. ERCOLANO
SS. IPPOLITO E PONZIANO
S. MASSIMILIANO M. KOLBE
ASSUNZIONE B.V. MARIA
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S. GIACINTO
S. ELENA
S. GIOVANNI EUDES
S. BERNARDO
S. PIO X
B.V. MARIA REGINA
S. ROSA DA LIMA
S. BARTOLOMEO
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S. LUDOVICO
S. ZEFFIRO
S. MONICA
S. AGOSTINO
MARTIRIO DI S. GIOVANNI BATTISTA
S. FELICE
S. ARISTIDE
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Comune
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Periodo storico
Aragonese
Inquadramento storico generale
Nel 1297 il papa Bonifacio VIII istituì il Regnum Sardiniae et
Corsicae assegnandolo al sovrano d'Aragona Giacomo II. Nel 1323
l'infante Alfonso d'Aragona, disinteressandosi della Corsica, inizia
l'occupazione della Sardegna con una flotta di circa trecento navi al
comando dell'ammiraglio Francesco Carroz. L'occupazione del
territorio avviene con lentezza, dapprima strappando ai Pisani la
città di Villa di Chiesa (Iglesias) e poi, nel 1326, il Castello di
Cagliari.
Un nucleo di resistenza alla conquista dell'Isola da parte degli
aragonesi è costituito dai signori pisano-genovesi delle famiglie
Doria e Malaspina e dal Giudicato d'Arborea, col quale l'Aragona
ingaggia una lunga guerra, dalla quale esce vittoriosa soltanto nel
1410. Questo episodio decretò la fine del Giudicato di Arborea ed il
suo accorpamento nel Regnum Sardiniae sotto il dominio della
Corona d'Aragona sino al 1479.
Seguirono alcuni decenni di rivolte nei confronti dei dominatori
aragonesi da parte delle forze giudicali sarde. La battaglia decisiva
avvenne il 19 maggio 1478 quando l'esercito del viceré sorprese i sardi
ribelli nei pressi di Macomer. Lo scontro fu durissimo. Leonardo de
Alagòn fu sconfitto dalle soverchianti forze aragonesi, formate da
contingenti di spingarderos e armate con potenti artiglierie giunte
dalla Sicilia. Sul campo perirono dagli 8.000 ai 10.000 uomini.
Un elemento di grande novità introdotto dagli aragonesi e che
persisterà per alcuni secoli, determinando notevoli conseguenze
sull'economia e sulla società sarda, fu il Feudalesimo. I territori
occupati vennero divisi in feudi di diversa estensione ed assegnati a
nobili catalano-aragonesi o a signori locali.
Predi Antiogu,
arrettori
de Masuddas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
L S
MASU LA
e
Comune
di Masullas
a sua toria
Predi Antiogu,
arrettori
de Masuddas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Spagnolo
1.479 d.C. - 1.720 d.C.
M
asullas, sempre compresa nell'encontrada di Parte Montis,
continua a seguire le sorti dello “stato” di Quirra (il 31
dicembre 1604 Filippo III elevò la contea a marchesato) sino
all'estinzione dei feudi avvenuta nel 1839.
Durante tutti questi anni, nonostante l'inasprimento del carico fiscale,
la lontananza del feudatario consentì una certa autonomia che giovò
all'economia del villaggio di Masullas.
Questo lungo periodo di dominazione spagnola mise ulteriormente in
evidenza la particolare considerazione che Masullas aveva in ambito
religioso, entro la diocesi di Ales dal 1503:
-
Nei primi anni del Cinquecento prese avvio la costruzione della
chiesa parrocchiale la cui facciata è stata definita “la più bella tra
le facciate delle chiese esistenti nella diocesi”;
-
nelle carte topografiche gli studiosi indicavano, nel territorio
vasto di Masullas, la denominazione AREA SANCTA;
-
nei primi decenni del Seicento, l'Ordine dei Cappuccini ritenne di
individuare Masullas, unitamente ad un'altra ventina tra le città
ed i paesi più importanti della Sardegna, come sede di un
importante convento, il cui valore architettonico si può ancora
oggi apprezzare;
-
la numerosa collezione di statue lignee custodite nelle chiese di
Masullas sono di grande valore e raro pregio.
Masullas è sede della curia baronale e quindi residenza del
luogotenente e giudice ordinario del distretto. I locali utilizzati per
l'esercizio della curia giudiziaria erano prospicienti la Piazza San
Leonardo, in un edificio di recente ristrutturato.
Un altro aspetto molto importante che emerge a Masullas in questo
periodo è la presenza di una borghesia, possidenti terrieri o nobili, i cui
cospicui patrimoni, uniti a particolari doti di intraprendenza, permisero
al nostro paese di emergere rispetto all'intero territorio circostante:
Una delle tante carte geografiche dei secoli XV, XVIe XVII in cui
il territorio vasto di Masullas viene indicato come Area Sancta
-
Antiogu Caboni si distinse per la brillante carriera militare e per
aver fondato il paese di Marrubiu;
-
Giovanni Collu di Masullas è stato uno dei fondatori del paese di
Villa S. Antonio;
-
Antonio Floris, nato a Masullas nel 1650, è il capostipite di una
grande famiglia che poi divenne Flores D'Arcais, titolare del
marchesato di Oristano;
-
-
il facoltoso signore Francesco Simoni dispose del suo patrimonio
per la costruzione del Convento dei Cappuccini;
con Don Nicola Coni, insignito del titolo nobiliare nel 1692, già
luogotenente e giudice ordinario del Parte Montis, inizia la storia di
una famiglia tra le più importanti di Masullas e dell'intero
territorio limitrofo, che darà un'impronta indelebile al paese per
oltre 150 anni.
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S. EGIDIO
S. ELPIDIO
S. ROSALIA
S. GREGORIO MAGNO
S. LORENZO GIUSTINIANI
S. ZACCARIA
S. GRATO D'AOSTA
NATIVITÀ DELLA B.M. VERGINE
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S. PIETRO CLEVER
S. PULCHERIA
SS. PROTO E GIACINTO
SS. NOME DI MARIA
S. GIOVANNI CRISOTOMO
ESALTAZIONE DELLA S. CROCE
B.V. MARIA ADDOLORATA
SS. CORNELIO E CIPRIANO
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S. ROBERTO BELLARMINO
S. EUSTORGIO
S. GENNARO
S. CANDIDO
S. MATTEO
S. MAURIZIO
S. PIO DA PIETRELCINA SAC.
S. PACIFICO
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S. CLEOFA
SS. COSMA E DAMIANO
S. VINCENZO DE' PAOLI
S.VENCESLAO
SS. MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE
S.GIROLAMO
L S
MASU LA
Comune
di Masullas
e
a sua toria
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de Masuddas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Spagnolo
Inquadramento storico generale
Nel 1479, in seguito all'unione personale fra Ferdinando II d'Aragona e Isabella
di Castiglia (i “re cattolici”), si formò la Corona di Spagna determinando
l’inizio della dominazione “Spagnola” sulla Sardegna. In totale il Regno di
Sardegna restò iberico per circa quattrocento anni (dal 1323 al 1720).
Sotto la dominazione spagnola, la direzione politica, amministrativa e
finanziaria della Sardegna, con l'assenza del sovrano dall'Isola, era affidata ad
un vicerè. Era stato istituito, inoltre, un Parlamento composto di tre Stamenti
in rappresentanza delle forze sociali privilegiate (nobili, ecclesiastici e
borghesia cittadina).
Nel secolo XVI il principale fattore di insicurezza per le popolazioni sarde
divennero le ricorrenti incursioni saracene. Per proteggere le popolazioni, come
negli altri Stati della Corona, anche il regno di Sardegna si dotò di una rete
difensiva costiera. A partire dal 1572, sotto la direzione di Marco Antonio
Camos, si iniziò la costruzione di torri di avvistamento, poste in vista una
dell'altra in modo da allertare la popolazione. Alla fine del Cinquecento quelle
costruite sul mare erano ben 82. Ma nonostante gli sforzi sostenuti per
rafforzare la sicurezza dell'isola, la difesa continuava ad essere abbastanza
precaria anche perché le torri avevano il compito di segnalare l'imminente
pericolo e dare l'allarme, ma gran parte di esse erano prive di adeguate
guarnigioni e di armamento pesante.
Col tempo, si creò in Sardegna una classe aristocratica locale, sia pure in gran
parte di origine catalana, nonché un ceto di intellettuali e funzionari sardi,
impegnati nell'amministrazione del regno o in quella feudale. Il risveglio
culturale venne però in buona parte soffocato dall'azione della Controriforma
cattolica, seguita alla Riforma protestante e al Concilio di Trento. In
particolare, fu l'azione dell'Inquisizione spagnola, alla cui giurisdizione la
Sardegna era sottoposta, a imporre un pesante controllo delle vita culturale
sarda, sia tra la classe dominante, sia a livello popolare. Episodio simbolo di
questa fase storica fu la vicenda di Sigismondo Asquer, giudice della Reale
Udienza (il supremo organo giurisdizionale del regno), intellettuale e
discendente di una grande famiglia catalana. Accusato di simpatie per il
luteranesimo, fu processato e messo a morte sul rogo come eretico nel 1571.
Anche nel Seicento si verificarono una serie di nuove ondate di peste, che
colpirono duramente la popolazione. Tristemente famosa la recrudescenza del
1652. I voti fatti allora per invocare l'aiuto dei santi protettori nelle città e nei
villaggi sono alla base di molte feste patronali che si celebrano ancora oggi in
tutta l'Isola.
Negli anni Venti del Seicento, vennero fondate le due università di Sassari e
Cagliari. Da qualche decennio operavano sull'Isola i collegi dei gesuiti, che già
fungevano da centri di studio e di formazione per l'intellettualità sarda. La loro
riforma e ristrutturazione diede vita ai due atenei.
Nella seconda metà del XVII secolo l'aristocrazia sarda si divise chiaramente
in due fazioni, una decisamente filo-spagnola, l'altra più critica e desiderosa di
conquistare uno spazio di potere autonomo. Dal conflitto tra i due partiti, che si
caratterizzò per congiure e agguati anche mortali, scaturì una serie di eventi che
minacciarono di travolgere l'assetto politico e istituzionale del regno. Nel 1668
venne ucciso in un agguato il capo della fazione anti-governativa, Agostino di
Castelvì, marchese di Laconi. Come rappresaglia, un mese dopo, moriva in un
agguato per le vie del Castello di Cagliari lo stesso viceré, marchese di
Camarassa. Dall'episodio, che suscitò enorme scandalo a Madrid e venne
interpretato come il probabile inizio di una rivolta generalizzata, nacque una
feroce repressione. Furono inviate truppe, istruiti processi, spesso sommari,
attirati in trappola e uccisi, chi in combattimento, chi dal boia, i presunti capi
della congiura.
Il 21 febbraio 1637 la Francia tentò la conquista della Sardegna. Una flotta di
quarantasette vascelli, al comando di Enrico di Lorena, conte di Harcourt,
sbarcò nei pressi di Oristano e saccheggiò la città per circa una settimana. Non
volendo poi affrontare le milizie del Regno di Sardegna che arrivavano in
soccorso della città assalita, i francesi si ritirarono precipitosamente,
abbandonando anche gli stendardi che oggi sono custoditi nella cattedrale di
Oristano.
Sul finire del XVII secolo era ormai chiara la crisi generale dell'impero
spagnolo. Quando morì l'ultimo rappresentante degli Asburgo spagnoli, si aprì
la grande crisi diplomatica che di lì a poco sfociò nella Guerra di Secessione
Spagnola, uno dei più grandi conflitti della storia, prima delle guerre mondiali
del XX secolo. La guerra scoppiò nel 1700 quando, a 39 anni, Carlo II di Spagna
morì senza figli che potessero succedergli. Prima di morire, nelle sue ultime
volontà, indicò come erede il duca d'Angiò, suo nipote. Ciò provocò le
preoccupazioni delle altre potenze europee che temevano l'unione delle corone
di Spagna e Francia.
Seguirono venti anni di concitate vicende storiche, con continui ribaltamenti
nel possesso dell'Isola che cessarono nel 1720, quando col trattato di Londra, il
Regno di Sardegna passava definitivamente nelle mani dei Savoia.
Sebbene la Spagna uscisse allora per sempre dalla storia della Sardegna, il
lungo contatto dei sardi con la cultura prima catalano-aragonese e poi spagnola
lasciò tracce durature. Nella lingua sarda l'impronta lessicale spagnola è
ancora evidente, così come nei costumi, nelle grandi feste religiose e in molte
forme di socializzazione. In questo senso, benché il periodo spagnolo sia
diffusamente considerato quello più buio della storia dell'Isola, bisogna
ammettere che una parte cospicua del patrimonio culturale sardo ancora oggi
rivela vincoli profondi di affinità e condivisione con quello della penisola
iberica.
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Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
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Periodo storico
Aragonese - Spagnolo
Donna Violante II Carroz, V contessa di Quirra,
ed il suo rapporto con Masullas
1.323 d.C. - 1.720 d.C.
D
onna Violante II dimostrò in tante occasioni la sua particolare predilezione verso il
territorio del Parte Montis, al punto che stabilì dimora nel castello di Barumeli,
vicino ad Ales.Dispose del suo notevole patrimonio per elargire offerte e beneficenze sia
per la costruzione della cattedrale di Ales ma anche a favore di alcune chiese di questo
territorio, compresa la parrocchiale di Masullas, la cui complessa struttura venne
probabilmente iniziata proprio nel periodo in cui donna Violante reggeva la contea di
Quirra.
Chiesa parrocchiale di Masullas.
Stemma Mons. Brunengo vescovo di Ales (1663-1669)
Il rapporto tra Donna Violante II Carroz e Masullas è sicuramente da far risalire alla
favorevole considerazione che il nostro paese, da secoli, godeva da parte della Chiesa.
Diversi storici hanno affermato, in più riprese, che “prima dell'unione ad Usellus la sede
del Vescovo di Terralba si trovava trasferita a Masullas” (Giovanni Spano), che a
Masullas “il Vescovo aveva una casa dove faceva residenza una parte dell'anno” (Alberto
della Marmora), che “prima dell'unione fattane nel secolo XVI alla chiesa vescovile di
Usellus, risiedevano i vescovi di Terralba nel villaggio di Masullas” (Giorgio Aleo,
Giuseppe Manno).
L'ultimo vescovo di Terralba fu mons. Giovanni Orient (che presumibilmente abitava a
Masullas). Mons. Orient, ancor prima di diventare vescovo, aveva un legame molto
stretto con la famiglia Carroz di Quirra ed era un assiduo frequentatore della loro
residenza vicino a Cagliari presso il castello di San Michele. In occasione dell'incendio
verificatosi nel citato castello nel dicembre 1468, in cui il conte Giacomo rimase
gravemente ferito, il futuro vescovo Orient si trovava lì, assieme ad altri pochi nobili e
familiari.
Chiesa parrocchiale di Masullas.
Stemma fam. Carroz
Il primo vescovo della diocesi di Ales fu mons. Giovanni Sanna, che vantava solida
amicizia con Donna Violante II e che si rafforzò ulteriormente nel momento in cui la
contessa chiese ed ottenne, proprio da mons. Sanna, la riabilitazione dalla scomunica.
Dal momento che nella sagrestia vecchia della nostra parrocchia, al centro della volta, è
ben presente lo stemma del vescovo Andrea Sanna, fratello di mons. Giovanni Sanna ed a
lui succeduto nel 1521, e che nei capitelli di una cappella laterale (realizzata attorno al 1665 vescovo di Ales mons. Brunengo -) è scolpito, in bella evidenza e ripetuto in diverse
versioni, lo stemma dei Carroz di Quirra, tutto lascia supporre che Donna Violante II (o
forse ancor prima il conte Giacomo) abbia disposto e fatto iniziare la realizzazione della
chiesa intitolata alla Beata Vergine delle Grazie, concedendo lasciti e donazioni per gli
interventi successivi.
Vecchia sagrestia chiesa parrocchiale di Masullas.
Stemma Mons. Andrea Sanna vescovo di Ales (1521-1554)
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S. TERESA DI GESÙ BAMBINO
SS. ANGELI CUSTODI
SS. EDMONDO
S. FRANCESCO D'ASSISI
S. PLACIDO
S. BRUNO ABATE
B.V. MARIA DEL ROSARIO
S. PELAGIA
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SS. DIONIGI E C.
S. DANIELE
S. FIRMINO
S. SERAFINO
S. ROMOLO
S. CALLISTO I
S. TERESA D'AVILA
S. EDWIGE
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S. IGNAZIO D'ANTIOCHIA
S. LUCA EVANGELISTA
S. PAOLO DELLA CROCE
S. MARIA BERTILLA BOSCARDIN
S. ORSOLA
S. DONATO DA FIESOLE
S. GIOVANNI DA CAPESTRANO
S. ANTONIO MARIA CLARET
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S. MINIATO
S. EVARISTO
S. FRUMENZIO
SS. SIMONE E GIUDA
S. ERMELINDA
S. ALFONSO RODRIGUEZ
S. QUINTINO
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di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Il feudalesimo sardo e lo “stato” di Quirra
Inquadramento storico generale
Come detto in precedenza, il 4 aprile 1297 con la bolla “Super reges et regna” papa Bonifacio
VIII concedeva in “feudo perpetuo” il Regno di Sardegna e Corsica a Giacomo II il Giusto, re
d'Aragona e Valenza e Conte di Barcellona.
Per il nuovo re l'investitura comportava la conquista dell'Isola che decise di avviare solo nel
giugno 1323 con l'invio delle truppe al seguito dell'infante Alfonso.
I Carroz, importante famiglia valenzana, contribuirono a questa operazione militare con il
comando delle forze di mare affidate all'ammiraglio Francesco. Fu costui, insieme al figlio
Berengario I, ad iniziare la conquista dell'Isola e l'accorpamento di quei territori che poi
vennero uniti sotto il nome di feudo di Quirra. Le prime acquisizioni territoriali infeudate a
Francesco Carroz il 10 maggio 1324 sono il Giudicato d'Ogliastra, cui si aggiunsero
successivamente i territori confinanti. Nel 1335 risulta che Francesco Carroz- nominato
Governatore Generale dell'Isola -, oltre l'Ogliastra, avesse sotto il suo dominio anche la
curatoria di Quirra assieme a quelle di Colostrai e del Sarrabus, che passarono a suo figlio
Berengario I, già capitano del “regne de Caller” nonché signore del Castello di San Michele,
nei pressi di Cagliari, che divenne la sede principale dei conti di Quirra e considerato, sul
piano sociale, una delle residenze più importanti di tutta la Sardegna. Berengario I ampliò
notevolmente i possedimenti feudali, anche grazie ai due matrimoni con importanti
nobildonne spagnole, ed avrà un unico figlio, suo omonimo, Berengario II. Il 20 luglio 1363 il re
Pietro IV concede a Berengario II il titolo di conte di Quirra, oltre ad altri diplomi ed ulteriori
possedimenti territoriali. Lo stesso Beregngario II lasciò sei figli illegittimi e una sola
legittima, Violante, avuta da una signora anonima, alla quale, nel 1383, venivano riconosciuti
l'eredità della contea di Quirra. Violante I andò in sposa a Ponzio di Senesterra, morto
prematuramente, e dal secondo matrimonio con Giacomo Bertran, ebbe Berengario III, a cui
andò il cospicuo patrimonio della madre. Berengario III, terzo conte di Quirra, ricoprì alcune
delle più alte cariche civili e militari del regno: oltrechè viceré di Sardegna, fu capitano di
guerra e combattè, al fianco di Martino il Giovane la battaglia di Sanluri, che segnò la
disfatta delle truppe del Giudicato di Arborea. Proprio per questi meriti, il re gli infeudo altri
vasti e ricchi territori. Dal matrimonio con Eleonora Manrique, nel 1414, ebbe in dote dal
sovrano Ferdinando le contrade di Parte Montis, Parte Bonorcili e Parte Usellus. Da questo
momento Masullas, già facente parte della curatoria o encontrada del Parte Montis,
condivise per intero le vicende dello “stato di Quirra” sino alla soppressione dei feudi,
1839
avvenuta nel 1839.
Eleonora rimase vedova nel 1427 ma curò con zelo i territori e gli interessi della famiglia fino
alla maggiore età di Giacomo, il maschio dei suoi figli, che ereditò il titolo e i territori della
contea di Quirra. Giacomo si sposò con Violante, figlia d'Aymerich de Centelles , e fu
nominato viceré di Sardegna dal 1452 al 1454, situazioni, queste, che gli permisero di allargare
ancora i confini della contea di Quirra. A poco più di un secolo dal loro arrivo in Sardegna, i
conti possedevano tutta la fascia orientale dell'ex Giudicato di Cagliari, comprendente il
Giudicato d'Ogliastra, la contea di Quirra, l'incontrada del Sarrabus; a est le baronie di Parte
Montis, Parte Usellus e Parte Bonorzoli; a sud la baronia di San Michele e di Pula a cui vanno
aggiunti, in diverse zone dell'Isola, i villaggi di Uta e di Assemini, le ville di Oliena, Arbus,
Guspini e San Gavino, e alcuni diritti sulla contea di Marmilla e la baronia di Monreale.
In seguito ad un incendio scoppiato nel suo castello di San Michele verso il Natale del 1468, il
conte Giacomo rimase gravemente ferito e per questo dispose le sue ultime volontà nel suo
testamento eleggendo sua erede universale la figlia Violante II.
A Violante II Carroz, V contessa di Quirra, personalità complessa ma affascinante e molto
vicina alle vicende del nostro territorio, viene dedicato in questo lavoro apposito
approfondimento.
Donna Violante II, figlia di Giacomo Carroz e di Violante Centelles, nacque nel 1456 e, già
orfana della madre a soli tre anni, alla morte del padre avvenuta il 2 gennaio del 1469 ereditò il
vasto e ricco patrimonio della contea di Quirra, la cui amministrazione venne affidata a tre
tutori: il viceré di Sardegna Nicola Carroz, Martì Aymerich e Simò Roig.
Subito dopo Nicola Carroz pensò bene di unire in matrimonio Donna Violante II, appena
tredicenne, col proprio figlio Dalmazio, un giovane che neppure conosceva, sebbene si
trattasse di un suo cugino. Dalmazio, dopo aver partecipato assieme al padre alla battaglia di
Macomer contro gli Arborea nel maggio del 1478, di lì a poco morì, ancora molto giovane,
senza lasciare eredi. Sempre verso la fine del 1478 venne a mancare anche Nicola Carroz.
Violante II, rimasta vedova e senza tutore, acquistò maggiore libertà e, a meno di un anno dalla
morte di Dalmazio, si risposa con Filippo Castro So, figlio di Guglielmo Ramon di Castro So e
di Stefania Carroz d'Arborea, sorella di Nicola Carroz. Dopo breve tempo la vita di Violante
fu nuovamente sconvolta: nel 1482 morì il suo secondo marito, che le lasciava due figli, Giacomo
e Filippo, e tutte le preoccupazioni di ordine economico, oltre una complicata situazione
giudiziaria intentata dai familiari.
Un episodio che ha reso tristemente famosa Donna Violante II, sino ai giorni nostri, è il motivo
del suo arresto avvenuto il 10 agosto 1509. La contessa venne fatta imprigionare a Cagliari per il
fatto di aver fatto impiccare, per mano di un suo ufficiale di Parte Montis, nella sua casa di Ales,
un sacerdote di nome Giovanni Castangia, il cappellano di Bonorcili, suo padre spirituale, si
dice, e suo confessore. Venne anche scomunicata dalla Chiesa. La fantasia popolare si è
sbizzarrita circa la causa che spinse Donna Violante II ad infliggere al prete Castangia una così
grave punizione. Sono diverse le ipotesi che vengono fatte per giustificare il delitto: la prima è
quella di un innamoramento, non corrisposto, della contessa nei confronti del suo confessore;
qualcuno dice anche che prete Castangia avesse rivelato un segreto avuto in confessione da
Donna Violante. Altri ancora ipotizzano che esistesse una relazione molto passionale tra
Donna Violante ed il sacerdote Castangia e che quest'ultimo, preso da scrupoli di coscienza, si
tolse la vita.
Donna Violante si rivolse al re ed ottenne la remissione il 2 marzo 1510. Venne anche sgravata
dalla scomunica dal Vescovo di Ales.
I Carroz si estinsero nel 1510 con la contessa Violante II, la cui morte si fa risalire alla fine del
mese di dicembre, che nominò erede universale di tutti i suoi beni il nipote Guglielmo Raimondo
CENTELLES y Carroz. Alla sua morte, avvenuta nel 1565, questi lasciò il feudo al figlio Luigi
Centelles y Carroz che morì senza discendenza diretta. Si accese una causa che fu vinta da
Gioacchino Centelles, dal quale il titolo e possedimenti passarono alla figlia Alemanda
Centelles y Carroz e, quindi, alla sua morte avvenuta il 25 luglio 1607, al marito Cristoforo
Centelles. Nel frattempo il 31 dicembre del 1604 la contea di Quirra venne elevata dal re Filippo
III a marchesato. Cristoforo Centelles, sposatosi con Geronima Calatyud, nominò erede il
figlio Gioacchino II Centelles y Carroz che, ultimo della famiglia Centelles y Carroz, morì il
27 novembre 1674. La storia del marchesato di Quirra continua in maniera abbastanza
travagliata e con continui cambi di possesso, per la maggior parte derivanti da complesse ed
intrecciate cause giudiziarie tra i nobili spagnoli che caratterizzeranno la sua incertezza
possessoria fino alla sua devoluzione allo Stato.
Il marchesato di Quirra, e quindi anche Masullas, venne quindi in possesso di Pasquale
Francesco BORGIA duca di Gandia, alla cui morte subentrò il figlio Luigi Borgia, sino al 1726,
anno in cui lo stato di Quirra venne in possesso di Giuseppe CATALA' y Valeriola. Gli
subentrò il figlio Gioacchino e a questi, nel 1734, il figlio Vincenzo e, successivamente nel 1766,
la figlia Giuseppa Domina Català y Valeriola (ultima titolare di questa famiglia). Nel 1798 il
marchesato fu assegnato a Filippo Carlo OSORIO Castelvì, VI conte di Cervellon, che morì
il 23 ottobre 1815. Il figlio Filippo Maria gli succedette fino al 1839, quando furono avviate le
procedure per il riscatto e l'abolizione del feudo.
Il feudo di Quirra, del cui castello esistono ancora imponenti ruderi nel paese di Villaputzu, è
stato sicuramente il più importante feudo dell'Isola assegnato ad una famiglia spagnola. Al
momento del riscatto dei feudi, lo spagnolo Don Filippo Maria Osorio era in possesso dei
seguenti territori:
il giudicato di Ogliastra;
il dipartimento del Sarrabus;
la baronia di San Michele;
la baronia di Pula;
la baronia di Uras;
la baronia di Monreale;
la contrada di Parte Montis (Forru, Gonnoscodina, Gonnostramatza, Masullas,
Mogoro, Morgongiori, Pompu, Siris, Simala);
la contrada di Parte Usellus;
la contrada di Marmilla.
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a sua toria
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di riscoperta dell’identità
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Periodo storico
Regno di Sardegna
1.720 d.C. - 1.861 d.C.
C
on Regio Editto del 15 maggio 1738 furono istituite nelle città
e nelle maggiori ville sarde le Tappe d'Insinuazione,
importanti organismi con funzioni corrispondenti agli Uffici del
Registro dei giorni nostri. Oltre che nelle città regie di Cagliari,
Sassari, Alghero, Bosa, Oristano ed Iglesias, in tutta la Sardegna
vennero istituite solamente altre undici Tappe d'Insinuazione, ed
esattamente a Tempio, Ozieri, Ghilarza, Mandas, Nurri, Lanusei,
Sorgono, Nuoro, Cuglieri, Oliena e MASULLAS. La scelta di
Masullas quale sede di una Tappa d'Insinuazione dimostra il forte
ruolo economico e politico e la notevole considerazione che il nostro
paese riscuoteva in quel periodo presso l'amministrazione sabauda.
La sede di questo importante ufficio fu individuata presso gli stessi
locali della Curia baronale in piazza San Leonardo.
Il Regno Sabaudo diede molto rilievo a queste istituzioni (Curia
baronale e Tappa d'Insinuazione), al punto che aveva stabilito dei
severi controlli periodici da parte di funzionari pubblici. La
frequente presenza di questi controllori anche a Masullas aveva
favorito, probabilmente, l'arrivo di importanti nuove famiglie, fra le
quali i Sepulveda (provenienti da Cagliari/Villacidro) e la famiglia
di Giovanni Battista Messina (facoltoso commerciante torinese
che, trasferitosi a Masullas, fece notevoli investimenti in terreni e
fabbricati, costruendo, tra l'altro, anche il Palazzo Messina, attuale
Casa Salis). Il primo Sepulveda arrivò a Masullas nel 1736, si
chiamava Don Leon e sposò Donna Giuseppa Cony, figlia di Don
Nicola. Tra i discendenti dei Sepulveda figura un altro Leon,
personaggio duro e temuto, vissuto nel primo Ottocento. Da allora,
sino ad oggi, Don Leon è sicuramente la figura storica che si è
meglio radicata nella memoria dei masullesi al punto che, ancora
oggi, il nome di Don Leon evoca la classica figura del ricco
dominatore spagnolo, avvolto da storie oscure fatte di misteri,
soprusi, inganni, gallerie, sotterranei, prigioni, etc., svoltesi attorno
all'altrettanto suggestivo “dominariu” ubicato di fronte alla chiesa
di San Leonardo.
Busto di don Leon Sepulveda II rinvenuto nell’antica residenza
della famiglia Cony in piazza San Leonardo a Masullas.
(per gentile concessione della famiglia Cau)
Nel 1744 venne costituito anche a Masullas il Monte di Soccorso
(Monte Granatico e Monte Nummario), la cui sede era nei locali
che ora ospitano la filiale del Banco di Sardegna. Nel 1767 il fondo
in grano del Monte Granatico, assegnato per sopperire alle
esigenze di semina degli agricoltori, fu di 1147 starelli. La dotazione
per far fronte alle esigenze finanziarie della popolazione (Monte
Nummario), sia per acquisto degli attrezzi che per animali da
lavoro, era invece di 1250 lire.
Sede della Curia Baronale e della Tappa d’Insinuazione
ubicata nella piazza di San Leonardo a Masullas
NOVEMBRE 2010
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TUTTI I SANTI
COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
S. SILVIA
S. CARLO BORROMEO
SS. ELISABETTA E ZACCARIA
S. SEVERO
S. ERNESTO
S. GOFFREDO DI AMIENS
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S. TEODORO
S. LEONE MAGNO
S. MARTINO DI TOURS
S. GIOSAFAT
S. DIEGO
S. GIOCONDO
S. ALBERTO MAGNO
S. MARGHERITA DI SCOZIA
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S. EUGENIO
DED. BAS. SS. PIETRO E PAOLO
S. FAUSTO
S. BENIGNO
CRISTO RE
S. CECILIA
S. CLEMENTE I
S. FLORA
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S. CATERINA D'ALESSANDRIA
S. CORRADO
S. VIRGILIO
I DI AVVENTO
S. SATURNINO
S. ANDREA APOSTOLO
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MASU LA
e
Comune
di Masullas
a sua toria
Predi Antiogu,
arrettori
de Masuddas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Regno di Sardegna
Inquadramento storico generale
Nel 1700 Carlo II di Spagna morì senza lasciare eredi e gli successe Filippo
D'Angiò, nipote del re di Francia Luigi XIV, col nome di Filippo V. A questa
successione si oppose l'imperatore d'Austria che avanzò la candidatura di
Carlo D'Asburgo. Si aprì così una controversia tra la Francia e l'impero
d'Austria - la guerra di Secessione Spagnola - che si protrasse sino al 1714.
Anche la Sardegna subì le conseguenze della guerra, passando nel giro di
pochi anni dall'uno all'altro dei contendenti. Nel 1708 l'imperatore
d'Austria occupò Cagliari insediandovi un suo vicerè ed affermando la sua
autorità sulla Sardegna. Nel 1713/14, con i trattati di pace di Utrecht e
Rastadt, la guerra di Secessione Spagnola ebbe termine col riconoscimento
di Filippo V come re di Spagna ma col passaggio all'Austria di gran parte
dei territori italiani già appartenenti alla Spagna, compresa la Sardegna.
Dopo alterne vicissitudini la Sardegna, col trattato di Londra del 1720,
venne ceduta a Vittorio Amedeo II di Savoia, che acquistò il titolo di “re di
Sardegna”. Ebbe così inizio il lungo periodo di governo piemontese sulla
Sardegna, che si protrasse sino al 1861, quando il Regno di Sardegna si
trasformò in Regno d'Italia.
In quel periodo d'incertezza politica, il territorio dell'Isola rimase senza
controllo: uno stato di cose che diede via libera al banditismo e alla
criminalità rurale.
La popolazione della Sardegna versava in uno stato di miseria diffusa e i
problemi erano tali e tanti che il governo sabaudo sperò per qualche tempo di
cedere l'Isola in cambio di altro possedimento.
Nella seconda metà del XVIII secolo l'atteggiamento politico dei Savoia
cambiò. Il nuovo re, Carlo Emanuele III, considerò definitivo il possesso
della Sardegna e manifestò perciò un impegno nuovo, indirizzato a
modificare le condizioni dell'Isola sul piano sia economico che sociale.
A questa spinta riformatrice diede un notevole contributo l'azione del conte
Gian Lorenzo Bogino (uomo di grande rigore e precisione, rimasto bene
impresso nella memoria collettiva dei sardi al punto che, ancora oggi, si
esclama: Anca ti currat su Buginu!
Buginu!) cui fu affidata nel 1759 la direzione
politica di tutti gli affari riguardanti la Sardegna. Egli, con la riforma dei
Consigli Comunitativi (editto del 24 settembre 1771), affidò
l'amministrazione dei Comuni ai rappresentanti della popolazione
escludendone i feudatari, al fine di contrapporsi al loro potere e di limitarne
gli abusi.
Nel settore dell'istruzione si procedette alla riorganizzazione degli studi
universitari e delle scuole secondarie. Nel 1760 si stabilì l'obbligo dell'uso
della lingua italiana, che avrebbe dovuto sostituire lo spagnolo nelle scuole
e negli atti ufficiali.
Nel 1764 fu rifondata l'Università di Cagliari e l'anno dopo quella di
Sassari, entrambe create nel corso del Seicento, sotto Filippo III, e che, dopo
un periodo di sviluppo, erano andate decadendo.
Tutti questi interventi per modernizzare la vita economica sociale e culturale
dell'Isola non bastarono: l'arretratezza era dovuta sia alla gestione
comunitaria della terra, che limitava la possibilità di innovazioni tecniche e
miglioramenti agrari, sia alla presenza opprimente della feudalità.
Su questi aspetti non ci fu alcun intervento del governo sabaudo che non
mostrò una volontà decisa di riformare la società isolana.
In questa situazione di povertà e malcontento maturò in Sardegna un
movimento di rivolta: per la prima volta dopo secoli le popolazioni rurali e
urbane decisero di lottare per conquistare condizioni di vita migliori.
Nel 1789 numerosi villaggi insorsero rifiutandosi di pagare i tributi feudali e
costringendo le autorità ad intervenire con la forza per riportare l'ordine e per
difendere gli interessi dei feudatari. Il movimento di proteste continuò negli
anni novanta, anche per effetto della Rivoluzione Francese.
In questa situazione emerse la personalità di Giovanni Maria Angioy che
assunse il ruolo di guida contro il feudalesimo e i Piemontesi. Ma nel 1796
Giovanni Maria Angioy fu sconfitto e per evitare l'arresto raggiunse la
Francia, dove morì esule.
Le rivolte nonostante questa sconfitta non terminarono e la repressione dei
Piemontesi fu sanguinosa: molti furono i morti e moltissimi gli arresti.
La parentesi rivoluzionaria sarda era chiusa, ritornarono il potere baronale, le
carestie e i gravosi carichi fiscali.
La situazione di crisi economica continuò, legata soprattutto all'arretratezza
dell'agricoltura sarda.
Nel 1820 il Piemonte emanò l'Editto delle Chiudende, che autorizzava la
chiusura, con siepi o muri, dei terreni ponendo le basi per la costituzione della
proprietà privata. Si cercò così di stimolare la formazione di una classe di
piccoli e medi proprietari terrieri in grado di migliorare i sistemi produttivi e,
nel contempo, in grado di opporsi alla forza ed agli abusi dei feudatari.
Tuttavia le operazioni di chiusura avvennero in modo affrettato e spesso
illegale, a danno dei piccoli contadini che non avevano i mezzi per costruire
siepi o muri di divisione e dovettero subire quindi gli abusi dei proprietari
più grossi. Anche i pastori furono danneggiati da questo sistema di
chiusure poiché videro notevolmente limitati gli spazi aperti e destinati al
pascolo.
Sotto il regno di Carlo Alberto, ci fu l'abolizione del feudalesimo (Carta
Reale del 14 dicembre 1839) ma il sovrano non volle scontentare la nobiltà
feudale: decise, infatti, che i nobili fossero ripagati dalla perdita delle rendite
feudali con un "riscatto", un compenso che fu addebitato alle comunità rurali,
che dovettero quindi pagare a caro prezzo la loro libertà.
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MASU LA
e
Comune
di Masullas
a sua toria
Predi Antiogu,
arrettori
de Masuddas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
Periodo storico
Regno d’Italia
1861 d.C.
A
nche il paese di Masullas si presenta a questo storico
appuntamento, nel 1861, con una situazione economica e sociale non
molto differente da quella regionale.
La proprietà privata continua ad avere difficoltà a maturare ed a proporsi in
quanto la componente nobile ed ecclesiastica, seppure in una fase di
ridimensionamento, ha sempre un peso dominante nell'economia rurale di
Masullas. Mentre le antiche famiglie aristocratiche di Masullas (Cony,
Floris, Sepulveda, Paderi, Pinna, etc.), a causa delle vicissitudini familiari,
stanno perdendo quella posizione dominante che hanno avuto per lungo
tempo, si sta affacciando una nuova generazione di nobili, anche grazie alle
alleanze matrimoniali con i primi, che per i lustri a venire occuperanno un ruolo
notevole nel contesto sociale di Masullas (famiglie Diana, Salis, Dedoni).
Nel 1861 a Masullas era in attività lo “speziale”, figura corrispondente
all'attuale farmacista, il cui titolare si chiamava Luigi Murgia, nato a
Masullas il 28 settembre 1818, figlio di Serapio Murgia (più volte Sindaco e
amministratore comunale) e di Paulica Pinna. Le altre professioni esistenti
nel nostro paese, oltre ai contadini, pastori e muratori, erano le seguenti: 2
notai, 2 avvocati, 2 medici chirurghi, 2 flebotomi, 4 negozianti, 1 conciatore, 2
scarpari, 5 sarti, 2 falegnami, 1 bottaio, 3 fabbri, 1 carpentiere.
Le complesse vicende storiche collegate all'unificazione dello stato italiano,
videro in prima linea anche un nostro illustre concittadino: FELICE
PINNA, nato a Masullas il 16 dicembre 1819. Il padre di Felice era
l'avvocato masullese Demetrio Pinna, coniugato in seconde nozze con
Donna Rosa Sepulveda, figlia del citato Don Leon Sepulveda. Felice, una
volta laureatosi a Cagliari, iniziò la pratica forense ad Oristano e, una volta
inseritosi nell'amministrazione del Regno d'Italia, fece una luminosa
carriera in ruoli di assoluta importanza all'interno della Polizia. Lo troviamo
protagonista, infatti, nel 1861 a Bologna, in qualità di Questore, nella lotta
contro una pericolosa associazione criminale di tipo mafioso, suddivisa in
vere e proprie cosche chiamate in gergo “balle”.
Carta topografica del centro abitato di Masullas risalente alla metà dell’Ottocento
alla morte avvenuta il 21 aprile 1867). Vice parroco era don Battista Concu,
nato a Masullas l'8 marzo 1823, che divenne vicario di Masullas alla morte
di don Serru.
Nel 1865 Felice Pinna, con fama di uomo energico e abile, venne incaricato di
comandare la questura di Palermo, dove erano maggiormente esplosi i
disordini e le sommosse siciliane contro il nuovo Stato italiano. Felice, anche
con l'aiuto di una spedizione guidata dal generale Raffaele Cadorna, salvò
la situazione, guadagnandosi l'elogio e la benemerenza dei regnanti.
Sindaco di Masullas, nel 1861, era Ludovico Concas (medico chirurgo)
mentre i componenti il Consiglio Comunale erano Francesco Puxeddu
(notaio), Giuseppe Raimondo Biancu (notaio), Don Efisio Paderi,
Giuseppe Piras, Stanislao Steri, Luigi Murgia, Faustino Pinna, Don
Vincenzo Sanna, Don Giuseppe Salis, certo R. Maccioni, l'avvocato
Cancedda, Don Sisinnio Paderi, Don Battista Sanna, Giovanni Troncia.
Rientrato a Masullas, Felice Pinna vi morì il 28 gennaio 1890.
Dal punto di vista amministrativo, Masullas fu inclusa nel 1821 nella
provincia di Oristano e, dal 1848, quando venne riorganizzata l'Isola, entrò a
far parte della divisione amministrativa di Cagliari.
Il primo censimento ufficiale della popolazione italiana, risalente proprio al
1861, fece registrare per Masullas 1071 abitanti. Nello stesso anno si
contarono 40 morti, 42 nati e 8 matrimoni.
In quegli anni il vescovo della diocesi di Ales era Mons. Pietro Vargiu (1843Vecchio
1866).Comune
A Masullas vicario parrocchiale era don Ignazio Serru (dal 1835 fino
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S. ELIGIO
S. BIBIANA
S. FRANCESCO SAVERIO
S. GIOVANNI DAMASCENO
II DI AVVENTO
S. NICOLA DI BARI
S. AMBROGIO
B.V. IMMACOLATA
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S. SIRO
B.V. MARIA DI LORETO
S. DAMASO I
III DI AVVENTO
S. LUCIA
S. GIOVANNI DELLA CROCE
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S. ADELAIDE
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S. LAZZARO
S. GRAZIANO
IV DI AVVENTO
S. LIBERATO
S. PIETRO CANISIO
S. MADDALENA
S. GIOVANNI DI KETY
S. TERSILIA
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NATALE DEL SIGNORE
S. STEFANO
S. GIOVANNI EVANGELISTA
SS. INNOCENTI MARTIRI
S. DAVIDE
S. SAVINO DI ASSISI
S. SILVESTRO I
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MASU LA
Comune
di Masullas
e
a sua toria
Periodo storico
Regno d’Italia
Inquadramento storico generale
Con l'operazione attraverso cui, nel 1847, il re Carlo Alberto, su richiesta della classi dirigenti sarde, unificò
Piemonte e Sardegna sotto un'unica amministrazione (con rinuncia all' “autonomia” del Regnum Sardiniae e
ai privilegi spagnoli), la nostra Isola ebbe modo di sperimentare, prima delle altre regioni italiane, le
conseguenze nel bene e nel male di essere incorporata in una entità politica più forte, in grado di imporre
leggi, istituti e modelli economici nuovi rispetto alla tradizione regionale. Allo stesso modo subì tutte le
decisioni politiche e le vicende storiche che il regno sabaudo attraversò per raggiungere l'unità nazionale.
La proclamazione del Regno d'Italia avvenne il 17 marzo 1861, quando s'insediò a Torino il nuovo Parlamento
con Vittorio Emanuele II che assunse per sé e i suoi discendenti il titolo di re d'Italia, “per grazia di Dio e
volontà della nazione”.
Da questo momento la Sardegna da “sabauda” divenne “italiana”.
Con l'inaugurazione del primo Parlamento nazionale, si apriva un periodo con molte difficoltà da affrontare:
occorreva costruire un nuovo Stato, formato da regioni che per secoli avevano subito dominazioni straniere,
con situazioni molto diverse dal punto di vista economico, sociale e culturale.
La Sardegna affrontò questo salto nella storia contemporanea in una condizione veramente disastrosa:
miseria del mondo contadino, analfabetismo imperante, scarsità della popolazione, povertà della produzione
economica, insicurezza nelle campagne, malaria ed epidemie sempre presenti, brigantaggio inarrestabile.
C'era in più l'handicap del mare ed i trasporti marittimi erano insufficienti e costosi. Il settore più sviluppato
dell'economia sarda era quello minerario. Per la manodopera disoccupata delle campagne, le miniere
rappresentavano una via di salvezza, un modo per sfuggire alla fame, anche se le condizioni di lavoro dei
minatori erano durissime, gli orari pesanti, i salari molto bassi, le garanzie di sicurezza pressoché nulle.
Portarono grande disagio l'istituzione del servizio militare obbligatorio, che sottraeva alle famiglie il prezioso
aiuto dei figli maschi, e i pesanti tributi fiscali che gravavano soprattutto sui piccoli proprietari terrieri, ridotti
sul lastrico.
Le comunità rurali e le fasce di popolazione più povere furono ulteriormente danneggiate dalle scelte del
governo nazionale relative ai terreni ademprivili. Questi terreni, utilizzati da contadini e pastori per far legna
e raccogliere ghiande, furono infatti talora concessi ad imprese per lo sfruttamento delle risorse del bosco.
A tutto questo è in parte ricollegabile l'aumento del banditismo e della criminalità nelle campagne. Molti
banditi diventarono leggendari, suscitando tra le popolazioni rurali paura mista ad ammirazione. La reazione
dello Stato fu repressiva e persino le popolazioni ne fecero le spese con rappresaglie e arresti che si
susseguirono per molti anni. Il conflitto culturale tra le popolazioni rurali e lo Stato si fece più acuto.
La speranza del governo sabaudo non portò, quindi, sostanziali cambiamenti: la Sardegna era in forte ritardo
rispetto alle altre regioni italiane, soprattutto del Nord. Questa la situazione della Sardegna nel 1861.
Oggi, con l'approssimarsi della ricorrenza del 150.mo anniversario dell'Unità d'Italia (2011), in piena crisi
economica e finanziaria, sembra di essere tornati al punto zero dell'integrazione Nord-Sud, quello che fu il
valore portante dell'Unità d'Italia, ma senza le speranze e le aspettative di 150 anni fa.
Predi Antiogu,
arrettori
de Masuddas
Progetto territoriale
di riscoperta dell’identità
e sviluppo locale
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Calendario 2010 - Comune di Masullas