La grande crisi del 1929
La confutazione Keynesiana della teoria
neoclassica
Teoria neoclassica del reddito nazionale
I neoclassici delineano un mercato di libera concorrenza perfetta in cui regna
l’armonia, in quanto ogni fattore viene remunerato in base al contenuto dato alla
produzione.
Nel mercato del lavoro regna la piena occupazione. Se c’è disoccupazione (U), è
solo volontaria, perché significa che i salari (w) sono troppo alti e devono scendere
ad un livello di equilibrio, in base ai meccanismi automatici del mercato. I sindacati
dei lavoratori sono un’anomalia ed alterano le forze spontanee del mercato.
Sul mercato delle merci vige la legge di Say, secondo la quale “ogni offerta crea la
propria domanda”.
Accanto al mercato del lavoro, nel sistema operano infiniti mercati, sempre
perfettamente concorrenziali, interessanti i fattori capitale e terra. Su questi
mercati si stabilisce la distribuzione del prodotto sociale alle famiglie e alle imprese
sotto forma di salari, profitti e rendite. Le quote distribuite sono beni reali, la cui
destinazione può essere la soddisfazione immediata mediante il C oppure la ricerca
di vantaggi futuri mediante il S e l’I .
I neoclassici si soffermano sulle analisi di lungo periodo e privilegiano la
microeconomia. Reddito potenziale e reddito effettivo coincidono.
FUNZIONI DELLO STATO SECONDO I
NEOCLASSICI
Lo Stato si deve astenere dal sistema se non per:
 Mantenere l’ordine pubblico;
 Difendere i confini;
 Amministrare la giustizia;
Questi sono i 3 punti per assicurare la SICUREZZA
PUBBLICA E LA PACE SOCIALE.
 Combattere i monopoli: Stato arbitro.
L’offerta di risparmio è fatta dalle famiglie.
La domanda di risparmio è fatta dalle imprese.
Il mercato del capitale
S = S(i)
I = I(i)
S(i) = I(i) Equilibrio
Risparmi ed investimenti confluiscono in un unico mercato, il mercato del
risparmio o del capitale, in cui, in condizioni di equilibrio, tutto il S delle
famiglie viene investito dalle imprese. Tutto ciò che non viene risparmiato
viene consumato.
Questa è la conferma della validità della legge di Say, e dell’impossibilità di
crisi nel sistema.
Nel modello neoclassico si presume che la relazione risparmi – investimenti
sia del tipo
S
I
Prima bisogna risparmiare e poi si può investire.
Nel mercato della moneta vige la teoria quantitativa
MV = PQ
E la moneta è solo un intermediario degli scambi.
Nel mercato delineato dai neoclassici vigono LA SOVRANITA’ DEL
CONSUMATORE,L’EFFICIENZA DELLA PRODUZIONE E L’EQUITA’ DELLA
DISTRIBUZIONE.
LEGGE DI SAY DETTA “DEGLI SBOCCHI”
“Ogni offerta crea la propria domanda”
In una situazione di equilibrio tutti i risparmi
saranno investiti perché ci sarà un tasso
d’interesse d’equilibrio.
S = S (i)
I = I (i)
S (i) = I (i)
Il sistema è in equilibrio di piena occupazione
se i salari ed i prezzi flessibili.
Le crisi sono solo momentanee.
JEAN BAPTISTE SAY
I principi base della teoria neoclassica furono
seguiti nei principali Paesi del mondo, con tre
eccezioni, l’Italia fascista, dal 1922 al 1945, la
Germania nazista, dal 1933 al 1945 e l’URSS.
Tuttavia la grande crisi del 1929, scoppiata negli
Usa e trasmessasi rapidamente nell’Europa
liberale e trasmessasi ovunque, persino
nell’Italia fascista e nell’URSS, dimostrò che i
principi neoclassici non riuscivano a spiegare la
realtà.
L’economia capitalistica come
economia monetaria
 Il crollo di Wall Street dimostrò il legame che univa il mercato
della moneta agli altri mercati: il fallimento delle imprese
finanziarie e delle banche, operatori ignorati dalla teoria
neoclassica, provocò il fallimento a catena e la chiusura delle
imprese produttrici di merci da esse finanziate; così, masse
enormi di lavoratori si trovarono improvvisamente disoccupate.
Durò dieci anni e dimostrò la falsità dei principi neoclassici
MERCI INVENDUTE
DISOCCUPAZIONE
DIMINUZIONE
DOMANDA
DI LAVORO
RIDUZIONE LIVELLO
DELLA PRODUZIONE
PERDITE
CHIUSURA
IMPRESE
SOTTOCONSUMO = Non tutto ciò che è prodotto è consumato
E’ un intellettuale molto più moderno dei neo-classici.
Nel 1936 scrive l’opera “La teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e
della moneta”.
Pensa che l’incertezza e l’irrazionalità caratterizzino il sistema economico e
tutti gli operatori economici.
Critica il pensiero neoclassico, che non era stato in grado di dare risposte
convincenti alla crisi.
Keynes è inglese ma le sue idee vengono messe in atto da Roosevelt con il
progetto “New Deal”, dalla Gran Bretagna e nel dopoguerra da tutti i Paesi
dell’Europa occidentale.
Negli anni 70 queste idee entrano in crisi.
Le politiche keynesiane hanno generato debito pubblico altissimo che si è
autoalimentato, la spesa pubblica è stata inefficiente e l’inflazione alta.
Keynes blog
Mentre in Italia la colpa fu data ai sindacati e i
salari furono ridotti con la forza, i disoccupati
furono arruolati sotto le armi e la produzione
riprese perché lo Stato garantì di acquistare le
merci purché fossero utili alla guerra, in Gran
Bretagna furono accolte le teorie di un grande
economista, John Maynard Keynes, che sistemò
le sue idee rivoluzionarie nell’opera Teoria
generale dell’occupazione, dell’interesse e della
moneta, pubblicata nel 1936.
Keynes si era formato alla scuola neoclassica,
ma ne contestò, una ad una tutte le
affermazioni.
L’economia capitalistica come
economia monetaria
 La crisi di Wall Street fu una crisi monetaria e
finanziaria e dimostrò che la moneta non era un
semplice intermediario degli scambi ma qualcosa di
diverso: un’arma potente che poteva condizionare il
funzionamento dei mercati delle merci e del lavoro.
JOHN MAYNARD KEYNES
“TEORIA GENERALE DELL’OCCUPAZIONE,
DELL’INTERESSE E DELLA MONETA” (1936)
Studio della sfera della domanda aggregata “malata”
infatti:
Aumento del PIL: aumento del consumo in modo
meno che proporzionale – crisi di sottocosumo.
C = C (Y)
S = S (Y)
Y = C (Y) + S (Y)
INVESTIMENTI = i; As.
Le imprese investono quando le aspettative sul futuro
sono favorevoli anche se il tasso fosse alto poiché
sono guidate dagli animal spirits.
INVESTIMENTO = MOTORE DELL’ECONOMIA
L’instabilità degli
investimenti è la
causa
determinante
dell’instabilità del
sistema
capitalistico
KEY
NES
Nel lungo andare saremo tutti
morti
Con questa frase Keynes vuole dimostrare che le
sue analisi sono di breve periodo e che non
hanno la pretesa di essere leggi universali, come
quelle dei neoclassici
L’incertezza e l’irrazionalità
Gli operatori globali, famiglie, imprese,
banche, Stato hanno diverse funzioni nel
sistema, ma non possono prevedere il
comportamento degli altri operatori, né
quello che accadrà. I loro comportamenti
sono quindi caratterizzati da incertezza sul
presente e sul futuro e da irrazionalità.
Incertezza ed irrazionalità del
sistema – equilibrio non di piena
occupazione perché reddito
effettivo minore del potenziale.
Salari rigidi verso il basso perché
sono frutto della contrattazione del
mercato del lavoro.
La sfera della domanda,
sottovalutata dai
neoclassici, è la grande
ammalata del sistema
La logica dell’operatore
famiglie
C=C(Y)
S=S(Y)
Y = C (Y ) + S ( Y )
La domanda effettiva di beni di
consumo (C) da parte delle famiglie
cresce all’aumentare del reddito reale
nazionale (Y) ma in modo meno che
proporzionale,mentre il volume dei
risparmi (S) cresce, a fronte dello
stesso aumentare del reddito
nazionale (Y),ma in modo più che
proporzionale.
Propensione marginale al consumo e al
risparmio
c=
dC / dY
s=
dS / dY
c+s=1
Una prima
carenza della
domanda
effettiva
Se questo è l’andamento dei consumi
delle famiglie, l’incremento della
domanda globale dei beni di consumo
sarà sempre meno in grado di
assorbire il maggior volume delle
merci prodotte e tale comportamento
delle famiglie pone le condizioni
perché nel sistema si generi una
situazione di crisi economica
Che tipo di crisi economica?
Una crisi di sottoconsumo
 Quale altro economista aveva immaginato la possibilità di crisi di
sottoconsumo, pur suggerendo una soluzione completamente diversa
da quella di Keynes?
Se all’aumentare del reddito nazionale,
indicatore in qualche modo di una soluzione
positiva delle incertezze del passato, le
famiglie decidono, per comprensibile prudenza
nei confronti del futuro, di non spendere
quote crescenti di moneta nell’acquisto di beni
di consumo, molto probabilmente,o anzi
certamente, avremo il nefasto fenomeno di
merci già prodotte dalle imprese, rimaste
invendute e accatastate realmente nei
magazzini o nei piazzali delle fabbriche.
Come si genera la crisi
 Dobbiamo presumere che, a questo punto, si metta in moto una
reazione a catena incontrollabile:da parte loro, le imprese, di
fronte al fenomeno di merci invendute e di perdite presenti,
risponderanno nell’immediato futuro con una riduzione del
livello della loro produzione e con una diminuzione della
domanda di lavoro; e tale decisione darà corpo ai timori delle
famiglie, che si chiederanno se lavoreranno e se guadagneranno
l’anno successivo.
La teoria Keynesiana perviene ad una
tesi sconvolgente
 Nelle società ricche e prospere il risparmio delle
famiglie, inteso come non acquisto di beni di
consumo, diventa non l’antidoto ma la causa
dell’incertezza circa il domani
Keynes ribalta un luogo
comune:
Prima risparmia,
poi compera
Il risparmio delle famiglie è la premessa per una
carenza della domanda effettiva
 Non offre alcuna garanzia perché vengano fatti investimenti
 Si associa in momenti di espansione al pericolo di un eccesso
della produzione nazionale
 Stimola una caduta del reddito reale delle famiglie
 Provoca il rischio di una disoccupazione delle forze lavoro
difficilmente contrastabile
RICETTA KEYNESIANA
In fase di depressione – crisi lo Stato deve:
 ricorrere alla spesa pubblica (anche in
deficit) e detassare i cittadini.
In fase di espansione dovrà:
Ritirarsi gradualmente dal sistema
riducendo la spesa pubblica e tassando i
cittadini.
CRISI DELLE TEORIE KEYNESIANE IN
ITALIA (’70) E NEL MONDO
I politici per motivi elettorali anche in espansione spendono e non tassano
CONSEGUENZE
DEBITO PUBBLICO ELEVATO
INEFFICIENZA SPESA PUBBLICA
ALTA INFLAZIONE
RITORNO AI NEOCLASSICI
MOLTIPLICATORE DEL REDDITO
Quando non c’è piena occupazione dei fattori
produttivi del sistema economico dati certi valori
della propensione al consumo ed al risparmio, un
investimento autonomo genererà una moltiplicazione
del reddito nazionale. Da che cosa dipende il Pil?
Dalla moltiplicazione di esso per il reciproco della
propensione marginale al risparmio.
Il processo si arresterà quando si sarà generato un
ammontare di risparmio esattamente pari
all’investimento iniziale.
DIMOSTRAZIONE MATEMATICA
MOLTIPLICATORE
Y=C+I
(il reddito nazionale è dato dalla sfera della
domanda aggregata)
C = C(Y ) (poiché i consumi sono in funzione del reddito)
Y = C(Y )+ I
Y – CY = I
Y (1 – C ) = I (isolata la Y, raccoglimento a fattore comune)
Y = 1 / 1 – C x I (fatto il reciproco)
Y = 1 / S x I ( moltiplicatore / reciproco della propensione
marginale al risparmio)
Rappresentazione grafica del meccanismo del moltiplicatore Keynesiano
C,S,I
Y=C+I
C+I
C
S
I
0
Y2
Y1
Y
La determinazione del reddito di equilibrio secondo Keynes
Figura N°1 la determinazione del reddito d’equilibrio



Le linee C e S riproducono la propensione dell’operatore globale famiglie al consumo e al risparmio,
a seconda del reddito guadagnato(Y).La linea I, invece, sta ad indicare l’ammontare degli
investimenti compiuti dalle imprese produttrici di merci in un dato arco temporale; investimenti
che dipendono da variabili estranee al mercato delle merci, come evidenziato dall’andamento della
retta I parallelo all’asse orizzontale. Se sommiamo tra di loro le rette C ed I possiamo conoscere qual
è la domanda effettiva dei beni prodotti nel sistema.
Supponiamo che in un dato anno il prodotto nazionale reale raggiunga il livello Y1, in
corrispondenza del quale le famiglie sono in grado di accumulare forti risparmi(S) destinando ai
consumi(C) solo una parte del reddito guadagnato, mentre le imprese produttrici di merci si
limitano a effettuare pochi investimenti (I) a causa delle aspettative negative sull’avvenire e/o del
livello corrente del saggio di interesse.
Come si nota dal grafico,la somma dei consumi e degli investimenti(C+I)è inferiore all’ammontare
del reddito prodotto (Y1) determinando nel sistema quello che Keynes chiamò una carenza della


domanda effettiva:una quota dei beni di consumo e di investimento già prodotti resta invenduta e in
questo modo si genera nella società una situazione di crisi.
Dobbiamo presumere che, negli anni successivi la produzione nazionale diminuirà in termini assoluti o
relativi e il reddito reale scenderà di livello(Y1 da Y2), provocando disoccupazione sul mercato del
lavoro,maggiore incertezza sull’avvenire e una situazione di caos nell’intero sistema.
La diminuzione del reddito nazionale si arresterà soltanto quando, alla fine del processo di recessione,
tutto il prodotto nazionale sarà assorbito dalla domanda effettiva (Y2= C+I), sia pure a livelli più bassi

Fonte: Economia politica; Francesco Campanella 1998

dY
dC
dS
1.000 miliardi
800 miliardi
200 miliardi
800 miliardi
640 miliardi
160 miliardi
640 miliardi
512 miliardi
128 miliardi
512 miliardi
410 miliardi
102 miliardi
410 miliardi
328 miliardi
82 miliardi
328 miliardi
265 miliardi
63 miliardi
……….
……………
……….…….
............
…………….
……………..
……...
……………..
………….….
5.000 miliardi
4.000 miliardi
Figura N°2 il meccanismo del moltiplicatore
1.000 miliardi
IL MOLTIPLICATORE










Supponiamo che l’operatore globale imprese produttrici di merci decida di effettuare investimenti (I) per 1000 miliardi perché ha aspettative molto positive
sul futuro. Non importa se il finanziamento proviene dai prestiti bancari o dalla spesa dei profitti accumulati nel passato, perché quello che conta è l’aspetto
reale della decisione.
Con quei 1000 miliardi le imprese ordineranno un complesso di beni (macchine e attrezzature) e di servizi(consulenze e progetti) che saranno prodotti da
altre imprese, in modo che il prodotto o reddito nazionale aumenterà di 1000 miliardi (dY) rispetto al suo livello precedente.
Quel reddito addizionale sarà distribuito alle famiglie dei lavoratori e degli imprenditori appartenenti al settore che produce beni di investimento a titolo di
salari e di profitti e da esse sarà destinato in parte a una maggiore domanda di beni di consumo (dC), in parte al risparmio(dS) secondo le proporzioni
stabilite dalla propensione al consumo (o al risparmio).
Se la propensione al consumo (c) è pari all’80% e la prosensione al risparmio(s) è pari al 20%, dei 1000 miliardi iniziali 800 saranno destinati a una maggiore
domanda di beni di consumo e 200 andranno ad accrescere i risparmi precedenti.
A sua volta l’incremento della domanda dei beni di consumo solleciterà le imprese ad aumentare la produzione delle merci e a venderle in cambio degli 800
miliardi, il quali andranno nelle mani delle famiglie dei lavoratori e degli imprenditori operanti nel settore che produce beni di consumo
Quest’ultime ripeteranno la sequenza: 80% di quegli 800 miliardi (pari a 640 miliardi) saranno spesi in nuovi beni di consumo e il 20% (corrispondente a 160
miliardi) andrà ad aggiungersi ai risparmi pregressi.
La storia continuerà ancora per numerose altre fasi fino a giungere ai risultati finali mostrati nella figura
Alla fine di una lunga catena, il reddito nazionale risulterà aumentato di ben 5 volte l’ammontare dell’investimento iniziale; nel nostro esempio esso sarà superiore al
suo livello precedente di ben 5000 miliardi(dY)
Di cui 4000 spesi in una maggiore domanda di beni di consumo (dC) e 1000 aggiunti ai risparmi precedenti (dS).
Questo è il meccanismo del moltiplicatore del reddito (dY) stimolato da un certo investimento (I) autonomo (nel senso di spesa decisa dalle imprese per motivi loro che non
dipendono dalla situazione di gente e correlato alla propensione al risparmio (delle famiglie), secondo la formula:



dY = (1/s)* I
Come implicito nell’esempio numerico contenuto nella figura 2, il reddito nazionale aumenterà (dY) di un ammontare pari al volume dell’investimento
iniziale (I) moltiplicato per il reciproco della pronpensione al risparmio(1/s).
In quella formula in quel ragionamento troviamo conferma della profonda rivoluzione di pensiero rispetto alle tesi dei neoclassici circa la relazione causale
tra i risparmi (S) e gli investimenti (I) secondo Keynes sono gli investimenti a determinare il risparmio e non viceversa
I

S
In questo schema di pensiero,dal punto di vista del sistema economico nel suo complesso i risparmi non rappresentano affatto la fonte
degli investimenti secondo la logica dei neoclassici ma semmai il loro risultato; non sono infine la spesa dei profitti dei capitalisti secondo la
logica dei classici, bensì il guadagno di profitti. Naturalmente,tutto ciò accade nel caso in cui le imprese produttrici di merci decidano di fare
investimenti anche a costo di contrarre debiti;decisione né certa,né continua a causa dell’interferenza degli animal spirits di cui abbiamo già
parlato. ed è questa conclusione a gettare non poche ombre su quel che succede nella sfera della domanda e sul mercato delle merci.
L’instabilità degli
investimenti è la
causa
determinante
dell’instabilità del
sistema
capitalistico
“NEI DIVERSI ORDINAMENTI OGGI MERCATO E STATO
COESISTONO”
LO STATO DEVE:
FORMARE LE RISORSE UMANE
CREARE UN AMBIENTE FAVOREVOLE ALLO SVILUPPO
DELL’ATTIVITA’ ECONOMICA
ATTUARE POLITICHE DI PIENA OCCUPAZIONE
COMBATTERE I MONOPOLI
EMETTERE E CONTROLLARE LA MONETA
CREARE LE INFRASTRUTTURE
FAVORIRE LA PEREQUAZIONE DEL REDDITO
CONTROLLARE CHE L’ATTIVITA’ DEI PRIVATI AVVENGA NEL
RISPETTO DELLA LEGALITA’.
LE 4 POLITICHE DI INTERVENTO DELLO
STATO IN ECONOMIA
FISCALE
MONETARIA
INDUSTRIALE
DEI REDDITI
LA POLITICA DEI REDDITI
Riguarda la sfera della distribuzione e
consiste nella promozione di accordi
fra i sindacati dei lavoratori e le
associazioni dei datori di lavoro,
coordinati dal Governo, per
combattere l’inflazione che è causa
dell’aumento dei prezzi e dei salari.
LA POLITICA MONETARIA
E’ ATTUATA DALLA BANCA D’ITALIA , OGGI SULLA
BASE DELLE DIRETTIVE DELLA BANCA
CENTRALE EUROPEA, CHE SI ALLINEA ALLE
DISPOSIZIONI IMPARTITA DALLE DIRETTIVE
EMESSE DALLA BANCA CENTRALE ED HA LO
SCOPO DI EMETTERE E CONTROLLARE LA
QUANTITA’ DI MONETA IN CIRCOLAZIONE,
L’OFFERTA DI MONETA, LA QUANTITA’ DEL
CREDITO ED IL TASSO D’INTERESSE
.
LA POLITICA FISCALE
E’ DETTA ANCHE POLITICA DI BILANCIO
ED E’ ATTUATA DAL GOVERNO CHE
AGISCE SUL BILANCIO DELLO STATO
INASPRENDO OD ALLEGGERENDO LE
IMPOSTE O LA SPESA PUBBLICA
SECONDO LA FASE DEL CICLO IN CUI
SI TROVA IL SISTEMA
LA POLITICA INDUSTRIALE
E’ COSTITUITA DAI PROVVEDIMENTI POSTI IN
ESSERE DALLO STATO PER MIGLIORARE
L’AMBIENTE E LE CONDIZIONI IN CUI OPERA IL
SISTEMA INDUSTRIALE
GLI STRUMENTI UTILIZZATI SONO:
1. INCENTIVI FISCALI E FINANZIARI ALLE
IMPRESE
2. COSTRUZIONE DI INFRASTRUTTURE
3. POLITICA ANTI – TRUST
4. POLITICA DI RICERCA E DI SVILUPPO
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