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Le grida della Fenice
Svelato attraverso la decriptazione di un millenario mosaico
e altre famose opere il segreto tenuto nascosto dai primi capi
Templari e da tutti i papi e alti prelati che si sono susseguiti
di Gabriella Fabiani
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Artisti, poeti, e veggenti, nell’arco dei secoli ci hanno
voluto comunicare - usando nelle loro opere un
linguaggio volutamente criptico - l’identità di colei che
avrebbe portato il messaggio della fine dei tempi e anche
quale sarebbe ne stato il contenuto.
Ad un certo punto della sua vita l’autrice comincia
a vivere degli strani fenomeni, che poi comprende
avere origine dal suo divino interiore;
durante le ricerche di una spiegazione sul significato
di questo suo vissuto paranormale e mistico, grazie
ad uno studio sistematico di varie opere che il destino
sembra metterle a bella posta sulla strada, arriva
a scoprire sconvolgenti verità. Verità che però
non riguardano solamente lei ma l’intera umanità.
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Le immagini di copertina:
1) Sezione del mosaico di Otranto del monaco Pantaleone
2) Sezione del giudizio universale di Michelangelo
3) Disegno estratto dal libro attribuito a Nostradamus
4) Disegno estratto dal libro attribuito a Nostradamus
5) I Pastori di Arcadia di Nicolas Poussin del 1639
6) Sezione dell’affresco nel soffitto di palazzo Borgia a Subiaco
7) Copertina del libro di Sigismondo Fanti
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Quando si parla di iniziazione non si parla di "scienza": l'iniziazione non è un grado
di conoscenza ma uno stato. E' quello che, sino al momento in cui il termine non fu
degradato ad opera delle sette, i primi cristiani intendevano per lo stato di grazia. Si
può essere in stato di grazia e perfettamente ignoranti del sistema metrico; essere in
stato di grazia ed ignorare tutto della teologia; essere in stato di grazia ed essere
perfettamente amorali. Essere iniziati significa essere introdotti, essere integrati nel
gioco delle forze naturali, comprenderle, impregnarsene, e sentirle in se. Come per
un istinto superiore al quale la ragione non ha nulla a che fare. Essere collegati a
queste forze significa dunque essere religiosi nel vero senso della parola. In una
parola significa essere penetrati dallo spirito.
(tratto dal cap 3 del libro "I misteri della cattedrale di Chatres" di Luois Charpentier)
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A mia nipote Rebecca,
ai miei figli Maura e Stefano,
al loro padre e alla mia famiglia.
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Suddivisioni
Introduzione pag. 17
Le religioni pag. 21
Il mosaico di Otranto pag. 27
Il racconto contenuto nell’opera pag. 33
La corona pag. 41
Il braccio destro pag. 43
Il braccio sinistro pag. 55
Il quadrato pag. 75
Il Grifone pag. 81
La sirena bicaudata pag. 85
Adamo ed Eva pag. 89
Salomone e la regina di Saba pag. 95
Il giardino terrestre Artù e Medusa pag. 99
Il quadrato con i mesi pag. 107
Noè pag. 109
Il cappello pag. 111
L’animale a più teste pag. 117
Alessandro Magno pag. 123
La torre di Babele pag. 127
I quattro leoni e Diana pag. 133
Caos e trombe del Giudizio pag. 143
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L’Homo Selvaticus pag. 147
Il tredicesimo segno pag. 155
I Castelli Romani pag. 159
Il Giudizio Universale di Michelangelo pag. 167
Hecate pag. 187
Hatshepsut pag. 191
La regina di Saba pag. 195
Maria pag. 199
Ipazia pag. 203
L’Imperatrice che è anche papessa pag. 205
I Pastori di Arcadia di Nicolas Poussin pag. 215
La chiesa di San Lorenzo in Lucina pag. 224
I Pastori di Arcadia del 1630 pag. 231
I Pastori di Arcadia del 1639 pag. 237
Conclusioni pag. 253
Ringraziamenti pag. 261
Alcuni titoli dei libri letti pag. 263
8 gennaio 2016
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Introduzione
In questo testo parleremo di alcune opere che ho potuto decriptare e comprenderne
il messaggio nascosto grazie ad esperienze mistiche e paranormali vissute in un
arco di tempo di tre anni in modo pressante, ma che ricorderò poi iniziate sin da
bambina. Esperienze la cui lunga esposizione non ritengo fondamentale rispetto a
quanto desidero divulgare, ma perché volevo capire il significato di quello che
avevo preso a vivere che ho iniziato la mia ricerca. E’ per le tante ricerche
effettuate, unite alla riflessione di quel mio particolare vissuto ed tanti ragionamenti
fatti, che sono potuta giungere alle conclusioni che sono giunta. Cioè attivando
quella meravigliosa macchina di cui ci ha dotato Madre Natura: il cervello.
Parlerò poco di quelle specifiche esperienze poiché ritengo che quei messaggi siano
decodificabili solo da chi li riceve, che soltanto il soggetto interessato possa
intuirne, o comunque ricercandolo, il significato, ma è il senso di tutte quelle
esperienze vissute, delle vite precedenti in cui mi sono rivista, quanto è raccontato
in modo criptato soprattutto in alcune opere che mi ha fatto comprendere chi e cosa
è il Graal, chi è l’anticristo e perché è considerato tale, cosa dovrebbe essere
accaduto in passato, e cosa dobbiamo fare come umanità per far cadere il Velo
dell’illusione negativa che ci avvolge ed uscire … a riveder le stelle.. cioè al
mondo vero.
E’ stata la ricerca del significato simbolico di una Spada, che mi venne consegnata
durante una meditazione, che mi condurrà al centro di Umberto di Grazia dove,
grazie a una conferenza in loco tenuta, verrò a conoscenza dell’esistenza del
mosaico di Otranto. Da quel momento questa opera farà da guida al mio cammino
di ricerca e mi permetterà di trovare le altre opere avendo così l’opportunità di
decodificare e comprendere anche quelle.
Dal momento che verrò a sapere del mosaico di Otranto le mie ricerche avranno
una svolta importante, ma soprattutto, approfondendo le ricerche per provare a
comprendere il racconto del monaco, come i pezzi di un puzzle che gradualmente
va ricomponendosi, ritroverò pian piano i luoghi visti nei miei sogni e nelle mie
visioni e mi imbatterò nelle opere a cui alcune di quelle visioni si riferivano.
Comprenderò pian piano il significato degli Archetipi e di altre cose, mostratemi in
alcune di quelle mie visioni, cominciando a sbrogliare i nodi di un’intricata
matassa, religiosa e scientifica.
Nonostante avessi intuito dalla somma delle mie particolari esperienze che come
abitanti di questo pianeta stavamo correndo un grande pericolo e avessi realizzato
che si fosse alla fine dei Tempi ancor prima di iniziare le mie ricerche, dopo aver
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scoperto il mosaico e l’avervi trovato l’importante conferma che andavo cercando
da quasi tre anni, per molto tempo ho creduto che la chiave che serviva per
decodificare l’opera, e alla quale forse il monaco si riferiva, fossero le nuove lettere
che avrebbero contraddistinto il nuovo codice genetico dell’Umanità, visto che a
quel riguardo ritenevo di aver vissuto delle esperienze precise. Ma così non era.
Col tempo, la consapevolezza che man mano acquisirò e le ricerche, comprenderò
che quello che da sempre è stato ritenuto il nome di Dio è in realtà un codice
genetico (ed iniziatico). Capirò quindi, che l’informazione che mi era stata data, era
che l’Intelligenza Superiore, che chiamiamo Dio, si manifesta attraverso il DNA
del Creato. Una cosa non semplice da capire perché quel dentro che ci parla lo fa
utilizzando figure o oggetti a noi noti, ma soprattutto attraverso simboli i quali,
oltre a essere a noi sconosciuti, essendo criptati, vanno compresi. Ma riuscire a
farlo è complesso perché è una Sapienza che abbiamo perso quasi del tutto.
Alcune esperienze mi parlarono del codice genetico dell’umanità, ma
evidentemente si riferivano a quelle parti del Genoma umano che in questi tempi
finali stanno riattivando la Pineale addormentata, la quale a sua volta alza le
vibrazioni dell’essere umano riattivando la terza elica genetica. Come d’altronde
confermano gli studi della dott.ssa americana Berrenda Fox.
La storia dell’Umanità che mi accingo quindi a raccontare, e che ho ricavato
decriptando le opere di cui parleremo in queste pagine rispetto alle quali il
messaggio in esse nascosto dagli artisti che le hanno create suscita interrogativi fin
dalla loro realizzazione, ho potuto elaborarla sommando il significato delle mie
particolari esperienze e le tante ricerche, ed una diversa valutazione dei miti.
Quelle che mi venivano mostrate erano solo visioni istantanee contenenti
enigmatiche rappresentazioni simboliche non facili da decifrare; con il tempo
capirò che la mia ricerca, oltre essere un percorso di conoscenza era anche un
percorso iniziatico. Era come se improvvisamente il mio cervello avesse accettato
di ragionare più profondamente e fosse andato oltre qualsiasi concetto o criterio
conosciuto. Attraverso ciò che mi veniva fatto trovare lungo il percorso ed il
conseguente ragionamento, ho potuto comprendere cosa hanno fatto e potrebbe
essere poi accaduto in tempi remotissimi alle genti del nostro pianeta. Quanto gli
artisti, che evidentemente erano venuti a conoscenza di questa storia, intendevano
raccontarci nelle opere di cui parleremo di seguito, cosa dovremmo capire e di
conseguenza fare per salvarci.
Quello che per me oggi è più che certo, è che quasi tutto ciò che sino ad oggi è
stato ritenuto proveniente dal Divino (come sentire le voci - come Giovanna d’Arco
per fare un esempio - o avere particolari poteri - tipo padre Pio per capirci), non è
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dal Divino che proviene ma dalle entità che si contrappongono al (vero) Bene
perché così facendo ci impediscono di arrivare alla Verità che le smaschererebbe.
Ma nella società in cui viviamo, così materialista e dove la spiritualità viene
considerata un fatto marginale, è senz’altro difficile credere che possa aver
compreso il racconto nascosto contenuto nelle opere soprattutto grazie al mio
particolare vissuto ed al ragionamento. Anche se scientificamente sappiamo poco o
nulla di cosa compone l’uomo nella sua parte non visibile, la scienza vuole che
certe esperienze vengano dimostrate. Ma esperienze come quelle da me vissute non
si possono dimostrare scientificamente ne ripetere a comando.
Si è accertata l’esistenza dell’aura, ma non sappiamo ancora quasi nulla della sua
funzione. Così come sappiamo ancora troppo poco del modo in cui agisce il nostro
cervello, di cui sembra usiamo solo il 3-5%. Ugualmente non siamo ancora in
grado di capire qual è il compito di quelle parti di DNA che sono state catalogate da
alcuni ricercatori come spazzatura genetica. Madre Natura non crea né produce
cose che non servono! Quindi il non credere o il dubitare dell’esistenza di
manifestazioni paranormali e mistiche non ha molto senso. Le esperienze vanno
decriptate e comprese, operazione comunque non semplice perché richiede
soprattutto un lavoro di riconoscimento e separazione dalle interferenze generate
dalle entità negative (di cui tutti, chi più chi meno, siamo vittime), ma sarebbe più
opportuno pensare e dire che non siamo ancora in grado di dimostrare
scientificamente certe cose e chissà quando e se mai lo saremo.
Questa incredulità non è un’esclusiva degli scienziati ma caratterizza la maggior
parte delle persone, perché quando tenti di spiegare il paranormale che vivi, non
essendo esso prerogativa di tutti e variando comunque le esperienze da individuo a
individuo, ti può credere e capire solo chi certe esperienze le vive. Questo avviene
perché, anche se il fine ultimo è identico per tutti, il percorso per raggiungere
questo fine è diverso per ciascuno di noi.
Tutte le informazioni che servono le abbiamo dentro, ed è lì che dobbiamo andarle
a cercare per poi comprenderle. E’ attivando quella macchina meravigliosa di cui
siamo stati dotati da Madre Natura, il cervello, che possiamo scoprire chi siamo e
chi è il dio/dea in noi.
Dobbiamo quindi ragionare col cervello, portare il tutto al cuore, e dopo averlo
pesato, portare di nuovo tutto al cervello. Ma anche questa non è un'operazione
semplice perché, vibrando ad una bassa frequenza, esseri non positivi riescono ad
insinuarsi nei nostri corpi sottili, e manovrandoci come marionette, riescono a
condurci fuori strada. Il loro obiettivo è non farci scoprire il dio/dea che dorme in
ognuno di noi e spesso, purtroppo, non lo scopriamo e soprattutto non scopriamo
CHI e cosa veramente siamo.
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Le religioni
Le religioni sono la causa e la scusa delle guerre più cruente e delle maggiori
incomprensioni tra i popoli. Il culto religioso dovrebbe portarci a comprendere CHI
siamo, da DOVE originiamo e PERCHE' siamo qui. Ma così non e', perché,
vicende che riguardano tutta l'umanità sono state e sono tuttora nascoste: fatti
importanti relativi alla sfera spirituale dell’uomo nonché alla sua genetica.
Verità di cui alcuni artisti sono venuti a conoscenza e ci hanno raccontato
attraverso le loro opere, che sono fatti che mettono in evidenza che tutti i credo che
originano dalla bibbia sono in errore. Sono quindi in errore gli Ebrei, sono in errore
i Cristiani, e lo sono i Musulmani; ed anche se il loro credo non origina dalla
bibbia, lo sono anche i buddhisti. Vedremo poi perché.
I Miti della Creazione sono numerosi, ma come archetipo cosmogonico, l’Uovo del
Mondo creato da una Forza femminile che genera il maschile, è presente in
moltissime culture.
Nel mito pelasgico, in principio la grande Dea emerse nuda dal Caos. Non
trovando nulla ove posare i piedi, divise il mare dal cielo e intrecciò sola una
danza sulle onde. Danzando si diresse verso sud e il vento che turbinava alle sue
spalle le parve qualcosa di nuovo e di distinto, pensò allora di cominciare l’opera
della creazione: si voltò all’improvviso, afferrò il vento del nord e lo sfregò tra le
sue mani finché apparve un enorme serpente. La Dea danzava accaldata, danzava
con ritmo sempre più selvaggio e il serpente, acceso dal desiderio, l’avvinghiò
nelle sue spire e si unì a lei. Volando a pelo dell’acqua la Dea assunse forma di
colomba e poi, a tempo debito, depose l’uovo cosmico. Ordinò allora al serpente
di avvolgere l’uovo per sette volte: il guscio si dischiuse e ne uscirono tutte le cose
esistenti.
Ma ben presto il serpente si vantò d’essere egli stesso il creatore irritando così la
grande Madre che lo relegò nelle buie caverne.
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E’ questo il mito Pelasgico, che alcuni autori ascrivono ad un’origine anatolica.
Nel Buddismo Zen dall'antico Giappone, all'inizio dei tempi era solo il Caos,
racchiuso all'interno di un uovo al cui centro si celava il seme creatore.
Presso i Celti, l'uovo cosmico si chiamava Glain, ed era un uovo di colore rosso
deposto su una spiaggia da un rettile marino.
(in queste antiche icone vediamo Maddalena, oltre che con l’uovo rosso, vestita di rosso,
colore delle sacerdotesse della Dea usurpato dai porporati delle alte gerarchie vaticane!)
Per i Bambara (l'etnia principale del Mali) in origine c'era un uovo vuoto che
successivamente si è riempito e si è sviluppato in seguito all'azione di un soffio
creativo dello Spirito.
Nel mito polinesiano Vari-Ma-Tetakere vive in una noce di cocco cosmica: si tratta
di un adattamento regionale, tuttavia anche la noce di cocco ha in realtà la forma di
un uovo.
Nelle dottrine metafisiche degli induisti d'Oriente, quando Brahma si racchiude
nell'Uovo del Mondo, forma il germe primordiale della vita cosmica.
Nei misteri orfici, secondo una tradizione, riportata da Damascio ("De Principia"),
in principio esistevano tre forze primordiali: Chronos (il Tempo), Aither (l'Aria, o
Pneuma, ossia il Soffio Vitale) e Chaos (il Caos). La creazione ebbe inizio quando
Chronos fabbricò all'interno dell'Aria un Uovo, dal quale uscì Phanes, il Brillante,
ossia la Luce. Phanes si accoppia successivamente con la Notte e dalla loro unione
ebbero origine il Cielo e la Terra.
Presso gli antichi Egizi, il mito si svolge sulla figura della Fenice, un uccello
leggendario che può vivere fino a 500 anni e che, sentendosi prossimo alla morte,
si ritira in un luogo isolato e costruisce un nido a forma di uovo su una quercia, o
una palma, intrecciando insieme ai ramoscelli anche arbusti di piante odorose,
come l'incenso e lo spigonardo. Entrata nel nido, lasciava che il sole la incendiasse
e la facesse bruciare completamente. Dopo la combustione completa, dalle ceneri
rimaste emergeva una larva, o un uovo, che il sole faceva rapidamente crescere e
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maturare nell'arco di tre giorni. Da questo uovo rinasceva poi la nuova Fenice,
giovane e potente, che volava via verso Heliopolis e andava a posarsi sull'Albero
Sacro.
Nell’ultimo arcano dei Tarocchi, Il Mondo, contrassegnato dal n. 21, la carta che lo
rappresenta raffigura una donna nuda al centro di una corona a forma di uovo.
Intorno ad essa, esternamente, stanno i simboli del Tetramorfo (un uomo,
un’aquila, un leone ed un toro; simboli usati dalla Chiesa per simboleggiare i 4
evangelisti ma simboleggiano i quattro punti Cardinali).
La donna tiene in mano due bacchette ed ha le gambe incrociate. In questa
posizione con le braccia allargate, che formano un triangolo, l'intera figura
richiama il simbolo alchemico dello Zolfo. Inoltre, i genitali sono coperti perché in
realtà la figura è un androgino.
I miti sono numerosi e discordi tra loro, è quindi difficile capire quale potrebbe
avvicinarsi di più al Big Bang dell’ipotesi scientifica. Eppure, se comprendessimo
il significato delle parole di Ermete nella parte dove dice che il Sopra si rispecchia
nel Sotto ed il Sotto si rispecchia nel Sopra; se comprendessimo che il Mito della
Forza creatrice femminile che mette al mondo un figlio si ripete ciclicamente sulla
terra, e che quel figlio rappresenta sia il vecchio che il nuovo sole poiché vive a
cavallo del Segno Zodiacale che esce e quello che entra, e ripetuto nell’anno che
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muore e quello che nasce, potremmo arrivare a comprendere buona parte della
Verità e capire dove e perché le religioni mentono o, se sono in buona fede, dove e
perché sono in errore.
La Forza Creatrice, o Regina del Mondo, ossia l’Anima Mundi che è comunque
sempre incarnata sulla terra, alla fine del periodo di ogni Segno zodiacale si incarna
in forma ufficiale in un corpo e mette al mondo dei figli.
Quella Manifestazione non è che il perpetuarsi del Mito della Creazione. L’ultima
incarnazione ufficiale di questa Forza è stata nella persona di Maria.
Grazie al racconto, che attraverso esperienze paranormali e mistiche, ho vissuto in
modo pressante un arco di tempo durato qualche anno, dove mi venivano mostrati
momenti importanti del nostro Pianeta e del Cosmo ed i personaggi che avevano
segnato i momenti importanti riguardanti la Storia dell’intera Umanità, partendo da
punti fermi personali, non equivocabili, ho potuto comprendere queste VERITA'.
Non è stato facile fidarmi delle manifestazioni che vivevo ne è stato semplice
comprenderle. Come non è stato semplice capire che quel racconto era iniziato sin
da quando ero bambina. Quanto deducevo era così sconvolgente che a me per
prima risultava difficile da credere e non ero ancora cosciente che stavo rivivendo
un mito, ma le particolari esperienze vissute hanno fatto da filo di Arianna alle mie
ricerche. Nonostante, per la varietà e differenza dei miti e delle religioni, mi sono
persa varie volte nei meandri della confusione delle tante informazioni.
Due opere in particolare ci raccontano, anche se in modo velato, due incarnazioni
della Regina del Mondo di cui la chiesa cattolica sminuisce la figura facendola
passare da usata da dio per mettere al mondo suo figlio: i Pastori di Arcadia di
Nicolas Poussin ed il Giudizio Universale di Michelangelo. Ma lo fanno secondo
me anche parte delle opere del Caravaggio e del Botticelli, quelle dei Teniers, padre
e figlio, e di altri artisti. Sono opere queste di cui non comprendiamo il messaggio
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perchè ci sono fatti importanti che ci sono stati nascosti, e la Verità, che è nel
mito, a causa dei credo nati nei confronti dell’alieno dio biblico, è stata stravolta.
Il racconto contenuto nel quasi millenario mosaico della chiesa dedicata alla
Madonna dell’Assunta ad Otranto - opera che insieme ad altre decodificheremo in
questa ricerca - attraverso il particolare bestiario composto da animali inventati dal
monaco Pantaleone contenuto al suo interno, racconta il segreto terribile che
scoprirono i primi Crociati sotto al tempio di Salomone(?), e spiega la ragione per
cui siamo decaduti da dei che eravamo.
Forse per il bene di tutti, un fatto terribile tenuto nascosto dai primi capi Templari,
da chi al tempo ne venne a conoscenza, e da tutti i papi ed altri prelati che si sono
susseguiti sino ad oggi.
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Il mosaico di Otranto
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Come ho saputo del mosaico di Pantaleone
Ho scoperto l'esistenza del mosaico nell'ottobre 2007, grazie a una ragazza del
centro di Umberto di Grazia che mi parlò della conferenza sul mosaico tenuta la
sera prima da Francesco Corona nello stesso centro. L’entusiasmo con cui la
ragazza mi raccontava quanto detto dal Corona sul mosaico accese la mia curiosità,
così cercai l’opera in Internet dove trovai delle immagini.
Nell'immagine che vedevo sullo schermo del computer, che credevo riguardasse la
totalità dell'opera, compresi perché quei personaggi erano presenti nel mosaico,
soprattutto sapevo chi raffigurava la Diana posta in basso e cosa il monaco
Pantaleone(*) volesse dire con quella figura posta lì, perché si trattava di quella
stessa risposta che invano andavo cercando da oltre tre anni e che sui libri non
riuscivo a trovare.
Cominciai così a cercare per saperne di più, convinta che non avevo incontrato per
caso il mosaico sulla mia strada. Non ero molto interessata a una visita del luogo
(in seguito ci andrò più volte) in quanto avevo letto che non avrei potuto vedere il
mosaico nella sua interezza in quanto coperto da panche e altri arredi della chiesa;
così cercai i libri di Grazio Gianfreda, il sacerdote che aveva scritto in merito, ma
erano introvabili. Per saperne di più e per avere spunti di riflessione, provai ad
inviare mail a persone che già avevano studiato o studiavano il mosaico, ma anche
quella strada si rivelò infruttuosa.
Finalmente, dopo diverso tempo, in una libreria di Roma per caso trovai il
sospirato libro. Una riedizione rivista e aggiornata che conteneva anche la foto del
mosaico. Mi resi conto allora che, oltre la parte che avevo visto in Internet, il
mosaico aveva anche due parti laterali.
L’opera totale mi colpì ancora di più, ma oltre al significato della presenza di
Diana, del mosaico dovevo comprendere il resto di quanto il monaco aveva voluto
tramandare e la cosa non era semplice. Non era semplice perché non conoscevo
nulla della materia che viene chiamata esoterismo, e poco o nulla delle varie
religioni compresa quella a cui appartenevo. Ma soprattutto non era semplice
riflettere e ragionare con quella spada di Damocle che mi sentivo sulla testa in
quanto ero venuta a sapere solo da qualche mese del 2012, del calendario Maya e le
varie tesi e domande che l’arrivo di questo anno provocava. Per di più non sapevo
nulla di alieni ed extraterrestri, i quali, prima che vivessi le esperienze personali,
* Non si conosce nulla di Pantaleone; si suppone che fosse un monaco basiliano, di origine greca,
dell'abbazia di San Nicola di Casole. Di lui non si conoscono i dati anagrafici, si presume fosse un
chierico in quanto nell’opera da lui costruita si firma come Pantaleonis presbiteri.
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paranormali e non, legate a loro, costituivano per me solo dei soggetti utili alla
fantasia degli autori di film di fantascienza.
Dopo aver inutilmente cercato per mesi aiuto e confronto attraverso le persone
nuove che il destino sembrava mettere sulla mia strada, persone che comunque non
ritenevano credibile ciò che per me era invece una certezza, azzardai una prima
decriptazione dell’opera e la pubblicai in rete, auspicando facesse nascere una
qualche discussione utile su cui ragionare insieme.
Ma le cose difficilmente vanno come ci si augura. Il fatto che non fossi creduta era
comprensibile. Affermare di riuscire a interpretare l’opera grazie ad esperienze
paranormali era già inusuale, inoltre quello che scrivevo sconvolgeva totalmente
quanto detto e creduto sulle religioni e sui loro fondatori fino a quel momento.
Quindi come sperare di essere creduta? Ma purtroppo ciò era quanto deducevo
dalla somma delle mie esperienze e dalla interpretazione di ciò che il monaco
aveva voluto tramandarci attraverso il racconto del mosaico, fatto apposta per
metterci in guardia rispetto ai tempi della fine.
Poiché non ero riuscita a spiegare nella mia prima interpretazione del mosaico
alcuni animali simbolici che avevano fatto parte delle mie particolari esperienze,
sollecitata da queste che proseguivano in modo pressante, continuai le ricerche e
ripresi a riflettere e ragionare sulle mie particolari esperienze passate e su quelle
che continuavo a vivere. Che non si trattasse di un caso se ero venuta a conoscenza
di quell’opera era ormai per me una certezza.
Pur senza credere a tutto ciò che vivevo a livello paranormale, perché avevo
imparato in prima persona che potevano arrivare visioni o ricordi devianti (perché
gli alieni/parassiti sono in grado di intrufolarsi nei nostri sogni e possono
provocarci visioni sublimi o mostrarci falsi ricordi per farci confusione su quanto ci
dice Anima), ragionando di nuovo sulle mie particolari esperienze, dopo un po’ di
tempo compresi che la strada che avevo intrapreso in precedenza era una strada
chiusa del labirinto, e che la mia ricerca avrebbe dovuto estendersi ben oltre le date
su cui già avevo indagato e ragionato poiché non avevo valutato in modo corretto
alcune mie visioni. Ma andando avanti la mia strada sarà lastricata comunque da
altri errori.
Quando finalmente compresi un po’ di più, mi resi conto di quanto, nonostante
tutto, fosse limitato l’arco di tempo storico su cui avevo indagato e quale fosse il
motivo per cui, come abitanti di questo pianeta, stavamo vivendo i problemi che
stiamo vivendo. Compresi che quelle che erano le nostre origini come abitanti di
questo pianeta partivano da ben più lontano rispetto a quanto ritenevano alcuni
ricercatori, e mi apparve chiaro che la teoria darwiniana non era esatta perché, oltre
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al fatto che l’uomo non poteva essersi evoluto dalla scimmia terrestre, egli avrebbe
potuto anche essere stato trasferito già come tale sulla Terra da un altro pianeta. E
leggendo quanto antichi testi tramandano, mi convinsi che quelle persone che
ritenevano di essere canalizzatori, per lo più erano persone manipolate da esseri di
altre dimensioni il cui interesse è solo quello di portarci fuori strada. Quindi non
positivi, e sicuramente fuorvianti.
Comunque caratterialmente molto razionale, compresi tutto questo cercando di
unire il cuore alla logica che il cervello mi suggeriva; compresi anche, però, che
questa mia certezza era ancora difficile da raccontare, ancor meno facile da credere
per gli altri, ma soprattutto da provare. E questo perché ci sono sempre state
nascoste verità importanti.
Dopo aver chiarito in me tali concetti, rileggendo con diverso spirito analitico
alcuni libri già letti e con una diversa cognizione alcune parti della Bibbia,
riesaminando e riflettendo sulle varie storie raccontate su ufo e alieni, sugli
aneddoti legati a loro e su quello che avevo vissuto in prima persona, compresi
meglio ciò che il monaco voleva dire coi suoi disegni, come e quando ciò che
Zecharia Sitchin(*) traduceva dalle tavole sumere legato agli esperimenti genetici
fatti dagli alieni(?), aveva dato risultati pieni, e quando quella nuova razza aveva
cominciato a mescolarsi con la razza già presente sulla terra. Quella parte
Pantaleone ce la mostrava mettendo Abramo, Isacco e Giacobbe nel mosaico, poi
collocando fuori dal giardino terrestre Caino e Abele. Nella Bibbia ciò si deduceva
leggendo della diversità dei figli di Isacco e Rebecca, Esaù e Giacobbe: Esaù era
molto irsuto Giacobbe no (Gen.25,23). Che Esaù fosse irsuto era dovuto al fatto
che aveva mantenuto un DNA più puro, mentre Giacobbe era un ibrido.
Nel dare alla luce i suoi gemelli Rebecca ne aveva partorito uno nato dal seme di
suo marito Isacco, quindi con un DNA (più) originale, mentre l’altro era un ibrido.
Tutto diventava un po’ più chiaro. Diventava chiaro perché Giacobbe fosse il
prediletto di dio, chi fosse quel dio e perché disse a Rebecca che i suoi due figli
avrebbero dato origine a due differenti nazioni. Diventava più chiaro perché dalle
alte gerarchie ecclesiastiche Maria venisse definita Vergine e perché di questo
avevano fatto un dogma.
* Zecharia Sitchin, venuto a mancare nel 2010, è stato uno scrittore azero naturalizzato
statunitense. È stato autore di molti libri sulla cosiddetta archeologia misteriosa o
pseudoarcheologia, e sostenitore della "teoria dell'antico astronauta" come spiegazione dell'origine
dell'uomo. Le investigazioni di Sitchin, basate sulla sua personale interpretazione dei testi sumeri,
vengono considerate pseudoscienza e pseudostoria dalla comunità scientifica, rifiutate
da scienziati, storici e accademici.
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Diventava chiaro il motivo che aveva portato la grande follia di Hitler a sterminare
sei milioni di Ebrei insieme a Zingari, omosessuali e portatori di handicap, e
perché Pio XII non fece molto per aiutare gli Ebrei in tempo di guerra. E diventava
a questo punto intuibile anche che tipo di prove cercavano gli uomini di Hitler nei
dintorni di Montsegur, in Turchia e in Tibet. Prove che probabilmente erano le
stesse che cercava anche Napoleone, prima di Hitler, in Egitto. Si comprendeva
perché, come emergeva dalle ricerche di Corrado Malanga(*) sulle abduction, solo
20 persone su cento avessero anima, e si capiva anche la ragione per cui Arnaud
Amaury, durante il massacro di Béziers avvenuto il 22 luglio del 1209 (dove
vennero uccise più di 20.000 persone), interrogato da un soldato su come poter
distinguere nell'azione gli eretici dagli altri, avesse risposto: "UCCIDETELI
TUTTI DIO RICONOSCERA’ I SUOI”.
Era già passato un secolo e senz’altro non solo tutti gli alti gerarchi cattolici
sapevano quanto scoperto dai Templari e degli antichi esperimenti genetici fatti in
passato; quindi quei suoi che Dio avrebbe riconosciuto, a cui si riferiva Arnaud
Amaury, erano gli iscritti nel Libro della Vita. Che erano (e sono) diversi da quelle
persone che discendevano da quelle nate dagli esperimenti genetici di quel lontano
tempo. Soprattutto da quelle nate dopo il secondo esperimento, che per le alte
gerarchie vaticane erano persone figlie del diavolo perché, gli elohim, ossia i
Guardiani, oltre accoppiarsi con le donne terrestri avendo da queste figli, inserirono
nel DNA degli esseri su cui andarono a sperimentare una parte del loro DNA
alieno.
Le conoscenze che mancavano a quei tempi erano molte, ed il gran guaio creato da
quegli antichi esperimenti era troppo antico perché quegli alti gerarchi della Chiesa
ne potessero comprendere la gravità e capire che anche loro potevano non essere
diversi dalle persone che uccidevano. Ma la presunzione di poter riconoscere ed
uccidere solo attraverso comportamenti ritenuti insoliti quelle persone che
ritenevano discendere da quelle degli esperimenti, proseguì con l’inquisizione. Fu
probabilmente la ragione per cui Hitler intendeva sterminare gli ebrei, ma prosegue
ancora oggi in modo diverso attraverso le tante guerre istigate, senza che lo
sappiamo, da entità parassite negative.
* Corrado Malanga dal 1983 è ricercatore presso la cattedra di Chimica organica del Dipartimento
di Chimica e Chimica Industriale nella Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
dell’Università di Pisa, e autore di diverse pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali.
Parallelamente, si interessa alle teorie sugli UFO e sulle abduction, il presunto rapimento di esseri
umani da parte di extraterrestri. Egli ritiene che il fenomeno delle abduzioni non sia positivo ma
negativo. Gli alieni non sono “fratelli dello spazio” che vengono a portare amore e pace, ma nemici
dell’umanità che manipolano i terrestri per sottrarre loro l’energia di cui hanno bisogno per
sopravvivere e perseguire il sogno dell’immortalità.
31
Nella relazione che seguirà, cercando di sintetizzare e senza pretenderne l’esattezza
storica (non si trova neanche sui libri!), spero di riuscire a comunicare quanto
ritengo di aver compreso e imparato sia dalle mie esperienze paranormali, che dal
mio percorso di ricerca decriptando il mosaico di Pantaleone, in modo tale da poter
fornire indicazioni a chi avrà la pazienza di leggere quello che è il risultato delle
mie ricerche fino a oggi.
Per quanto possa sembrare assurdo, dato che il mosaico è stato costruito nel XII
secolo ed a quell’epoca non si sapeva ancora nulla di DNA, il monaco Pantaleone
nella sua opera ci parla di genetica. Ci racconta di esperimenti genetici realizzati da
nostri antichi avi evoluti (sempre noi quando probabilmente eravamo anime di
Atlantide) che generarono degli esseri in provetta, e cosa accadde a livello cosmico
e sulla Terra una volta che quelle persone furono fatte mischiare con le altre. Cioè
fatte mischiare con le persone iscritte nel Libro della Vita, quindi create
dall’Intelligenza Superiore.
Il racconto abbraccia un periodo lungo svariati millenni e delinea non solo la storia
genetica e religiosa non ufficiale dell’umanità – perché arriva a consegnarci un
radicale e inatteso messaggio finale in grado di illuminarci sul chi sia la vestita di
Sole della Rivelazione di Giovanni - ma fa capire anche che tipo di messaggio
quest'ultima dovrà consegnare all’umanità per metterla in guardia nei tempi della
fine.
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Il racconto contenuto nell’opera
L’opera del monaco Pantaleone, che è del 1165, nasce in quello che potremmo
definire un secolo in fermento: c’erano già state le prime due Crociate ed in seguito
si erano accesi gli studi di numerosi ricercatori religiosi.
La chiesa è situata nell'attuale cattedrale dedicata alla Madonna ad Otranto (in
provincia di Lecce), ed è da secoli oggetto di studio da parte di appassionati e
ricercatori che tentano di comprendere il messaggio che il monaco volle lasciare ai
posteri. Finora, però, sono state avanzate solo delle ipotesi di lettura.
Questo accade perché, secondo me, si parte dal presupposto sbagliato che il
mosaico, essendo inserito in una chiesa cristiana, debba in qualche modo essere
rappresentativo di un messaggio evangelico. Nel mosaico, dove Gesù non compare
in nessun modo, esistono comunque riferimenti alla religione cattolica, tuttavia,
come si avrà modo di spiegare in seguito, essi non sono da connotare nel senso che
ci si aspetterebbe.
Questa città per la sua posizione logistica è sempre stata, sia in tempi antichi che
moderni, crocevia di transiti che mettevano in comunicazione Oriente e Occidente,
Europa e Africa. Dal suo porto partirono anche i Crociati chiamati a liberare
Gerusalemme.
L'antica chiesa che si erge sul luogo più alto della cittadina venne costruita sopra i
restii di una domus romana e di un tempio pagano dedicato alla dea Minerva.
La chiesa
Il mosaico
La Dea Min erva
In origine il tempio pagano presentava un passaggio nascosto dove scale molto
rudimentali consentivano l'accesso al piano inferiore in cui venivano celebrati altri
riti. Cosa del resto comune a molti antichi luoghi di culto comprese le piramidi.
Per ammirare oggi quanto già contenuto nella cripta in quei tempi remoti, anche se
con l’aggiunta di figure ed elementi del credo cattolico realizzati successivamente,
si può accedere in questo vano sotterraneo attraverso delle scale normali.
33
Cripta
Il monaco basiliano Pantaleone, che ha ideato e realizzato il mosaico dopo averne
avuto mandato dal vescovo Gionata, viveva nel vicino monastero di San Nicola di
Casole, che a quei tempi era un importante centro culturale religioso.
Alcuni ruderi del monastero di San Nicola di Casole
Considerando i simboli presenti nel mosaico, l'ipotesi vagliata finora da studiosi e
ricercatori, è quella secondo cui alcuni tra i primi Cavalieri Crociati, divenuti poi
Cavalieri Templari, avessero riportato qualcosa dalle loro battaglie in Oriente.
Qualcosa i Templari effettivamente scoprirono dato che a duecento anni dal
riconoscimento dell'ordine e dopo che Filippo d’Asburgo, detto il bello, che era
riuscito a infiltrare delle spie tra le loro fila, interessato alle ricchezze dei Templari,
nell’atto d’accusa emesso da lui stesso nei loro confronti, si leggeva testualmente,
secondo quanto scritto da Giuseppe Guidolin: - I Templari in tutte le province
hanno idoli, alcuni con tre facce, altri con una faccia sola, e certe volte un cranio
umano; e tutti, o molti, o alcuni li adorano nelle loro assemblee come un Dio che
può salvarli, arricchirli, far germinare la terra e far fiorire gli alberi... Essi
adorano un certo gatto che talvolta appare nelle loro assemblee, e ciò in vituperio
di Gesù Cristo e della vera fede...
Evidentemente, dopo quanto scoperto i Templari iniziarono a praticare il culto
verso la Grande Madre, poiché le tre facce riguardano il suo essere Regina dei tre
mondi, ed il Teschio la simboleggia come padrona della Vita e della Morte.
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a
d
b
c
e
f
a e b: Hecate trifacciale c: La Madonna trifacciale della chiesa umbra di San Pietro
d: Le tre Parche di Bernardo Strozzi e: Il teschio della Maddalena della chiesa di Saint Baume St. Maxime
f: Il putto e il teschio di Lorenzo Lotto
Quei Cavalieri Crociati, divenuti poi Cavalieri Templari, grazie a quanto trovarono
sotto al tempio di Salomone(?), probabilmente vennero a conoscenza che prima che
Jawè, Baal, Zeus e i loro equivalenti prendessero il potere, quindi prima che il
patriarcato scalzasse dal trono la Dea Madre, a comandare in cielo, in terra e negli
inferi era la Grande Dea. Per questo, forse, ai neofiti facevano sputare
sull’immagine di Gesù.
I Templari impararono quindi che la Grande Madre era (ed è) Dea Una e Trina
dalla nascita, che è padrona della Vita e della Morte, che è una Dea tenera ma
anche crudele, che è Dea della Fecondazione e della Morte, che è Signora della
Natura e padrona del Tempo, che è Dea dei campi e dei boschi, dell’eros e del
terrore senza fine.
Senz’altro sotto il tempio di Salomone(?) i Cavalieri trovarono qualcosa
d’importante che li illuminò, che probabilmente non era il grande tesoro in senso
venale come sempre creduto, ma un qualcosa che permise loro di sapere e
conoscere molte cose.
Scoprendo man mano di quali importanti fatti intendeva raccontarci Pantaleone
attraverso il suo racconto criptato, comprenderemo che è in seguito a quanto
probabilmente trovato che i Templari presero a praticare il culto della Grande
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Madre. Ed oltre che di Lei, di quel che realmente Ella E’ e rappresenta, e della sua
nuova incarnazione, Pantaleone ci racconta nella sua opera come, quando e
perché, il Bene fu sconfitto dal Male.
Ma cosa poteva aver indotto un certo numero di Cavalieri a scavare sotto il tempio
di Salomone? A parte le motivazioni ufficiali che conosciamo, quali potrebbero
essere state le vere ragioni che mossero la prima crociata nel 1099? Poiché sembra
che Hugues de Payns (1070?-1136?), colui che fondò poi l’ordine templare, anche
cugino di Bernardo di Chiaravalle (1090?-1153?), fosse a Gerusalemme ancor
prima che i Crociati arrivassero nella città.
Tutto potrebbe essere iniziato intorno all’anno mille col ritrovamento di alcuni
documenti nell’abbazia di Cassino da parte di Nilo da Rossano (910?- 1004?), un
monaco che verrà poi ricordato come santo.
Ma proviamo ad andare per ordine. Ecco come sono arrivata a formulare questa
ipotesi.
L’ho formulata attraverso le tante ricerche, riflettendo sul messaggio nascosto
contenuto nelle opere di alcuni artisti, ma anche riflettendo su un certo tipo di
filmologia che ci viene proposta ormai da uno svariato numero di anni, e valutando
le mie particolari esperienze che dal 2004 sembrano avere tutte lo stesso filo
conduttore. In questo caso sono legate a un mio particolare sogno che riguarda San
Nilo da Rossano e a un altro sogno, che quando ho visitato la chiesa, ho scoperto
essere legato alla cattedrale di Otranto.
Tra i tanti sogni strani che in quel periodo avevo preso a fare, quei due avevano
acceso ancora di più la mia curiosità perché del santo non sapevo altro se non che
esisteva un’antica abbazia a Grottaferrata a lui intitolata. Mentre nel sogno lui
sembrava conoscermi bene, e intanto che mi faceva visitare l’abbazia e mi
mostrava i quadri, sembrava mi spiegasse il significato delle opere. Al risveglio
non ricordai ne cosa il santo mi avesse detto ne perché mi avesse mostrato quei
quadri, che comunque non avevo mai visto perché, pur abitando solo a pochi
kilometri di distanza, l’abbazia non l’avevo mai visitata.
Sono credente, ma anche dopo aver visitato l’abbazia – perché in un primo tempo
pensai che il sogno fosse l’invito del Santo affinché gli facessi una visita o gli
rivolgessi una preghiera – ho impiegato molto tempo prima di prendere in
considerazione quei sogni in modo diverso. E impiegherò più tempo ancora prima
di capire perché San Nilo nel sogno mi mostrava i quadri e mi invitava a visitare
l’abbazia anche se durante quella mia visita ci furono due quadri che per visioni
avute in precedenza richiamarono la mia attenzione: il quadro dove San Nilo
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pregava davanti a una quercia e quello in cui un monaco veniva dipinto dall’artista
con ai piedi scarpe diverse. Ad un piede aveva uno scarpone malconcio e senza
lacci mentre all’altro aveva un sandalo. Quella diversità di scarpe mi incuriosì ma
la cosa finì lì. Quando finalmente mi decisi a fare qualche ricerca sulla vita del
santo, scoprii che Nilo era stato un monaco basiliano (come il monaco che aveva
costruito il mosaico!), che aveva avuto incarichi importanti, e che era nato prima
dell’anno mille a Rossano, un paesino della Calabria, non troppo lontano da
Otranto.
In seguito a quanto letto cominciai a riflettere su quei due sogni in modo diverso.
Cominciai a pensare che quei sogni potevano essere un modo per spingermi a
concentrare la mia attenzione sulla vita del Santo.
Approfondendo quindi le ricerche, scoprendo che Nilo lavorò e visse anche
nell’abbazia di Cassino, che già a quei tempi possedeva un’antica e
importantissima biblioteca, pensai che se Nilo era stato portato alla mia attenzione
una ragione poteva esserci: nel periodo in cui il monaco lavorò e visse a Cassino
poteva aver scoperto l’esistenza di documenti importanti che forse raccontavano
quanto in seguito anche Pantaleone, criptandolo, raccontò poi nel suo mosaico. O
forse, quei documenti da lui trovati davano semplicemente informazioni sul dove
era sepolto... un qualcosa d’importante. Quel qualcosa che potrebbero aver trovato
poi nel 1099 i Cavalieri durante la prima Crociata a Gerusalemme, magari, proprio
come la leggenda racconta, sotto il tempio di Salomone.
Nilo potrebbe aver compreso l’importanza (o la gravità) di quanto riportato in quei
documenti, e il motivo della sua successiva venuta a Roma potrebbe essere stato
proprio quello di portare al papa dell’epoca i documenti ritrovati per informarlo o
chiedere spiegazioni (Giovanni XVIII che abdicò? Gregorio V a cui lanciò un
anatema? O Silvestro II? Non mi è stato possibile individuare quale fosse fra i tre).
Ipotizzando che i Crociati, tornando dalla Terra Santa, portassero con sé dei
documenti che provavano la veridicità di quelli trovati da Nilo da Rossano, dei
quali forse era stata fatta una copia dai monaci del monastero di Casole e inviata ai
monaci di Cassino, il vescovo Gionata e Pantaleone potrebbero essersi basati su
quanto contenuto nei documenti riportati da quei Crociati per raccontarci la storia
tramandata nel mosaico.
I documenti ritrovati dal monaco Nilo da Rossano, anche se passò un secolo prima
della loro concretizzazione (ma sono da considerare i tempi e le alleanze),
potrebbero essere la vera ragione che mosse la prima crociata nel 1099 e forse, la
ragione che portò nel 1480 i turchi ad Otranto. Questi ultimi intendevano forse
riprendersi i documenti sottratti loro dai Templari, oppure quelli che, come scrive
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Adriano Petta nel suo romanzo Eresia Pura dedicato a Giordano Nemorario, dopo
la morte di Maometto, nascosti nelle commedie di Plauto, erano arrivati ad Otranto
attraverso un marinaio. Documenti che il papa dell’epoca non poté restituire forse
perché l’avevano i Medici, ma che anche avesse avuto, non credo avrebbe mai
restituito. Ipotesi, però, che spiegherebbe la congiura di Sisto IV e dei Pazzi nei
confronti di Lorenzo il Magnifico e, forse, anche la ragione che portò il turco Alì
Agcià, guarda caso agente segreto dei lupi grigi, a compiere l’attentato a Wojtyla.
Sembra che una leggenda racconti che Pantaleone rispondesse a chi gli chiedeva
cosa significassero i suoi disegni che per comprenderli bisognava avere la chiave.
Chiave che avrebbe avuto una donna del futuro.
Quando conobbi questa che poteva essere solo una leggenda ma anche l'effettiva
risposta del monaco, non comprendendo subito il perché di quell’affermazione, mi
chiesi quale sarebbe potuta essere la chiave a cui lui si riferiva: era quella umana?
Vale a dire, si riferiva al cervello poiché è inserendo la chiave, ossia gli elementi su
cui ragionare, che comprendiamo? O si riferiva a un’altra chiave?
Pensai che in fondo non era indispensabile saperlo con certezza. Per poter
comprendere ciò che il monaco aveva voluto raccontare nel suo mosaico, da una
parte bisognava attivarla (e per poterlo fare era necessario disporre degli elementi
su cui ragionare che a me erano stati dati), dall’altra, bisognava comprendere
l’importanza che avevano avuto nella storia religiosa dei popoli i personaggi e i
simboli che il monaco aveva posto nel mosaico e il racconto tramandato. E di quei
nostri avi più di qualcuno aveva fatto parte di mie visioni rivelatrici in cui rivedevo
momenti delle loro vite rivivendoli come quelli di mie vite precedenti.
Ma a causa della mia non conoscenza in merito ai vari argomenti legati alla
complessa e intricata matassa della storia, e per gli insegnamenti religiosi ricevuti,
impiegherò molto tempo prima di capire perché Pantaleone desse quella risposta e
capire che le figure di quei nostri avi, che il monaco riportava nel mosaico, erano
legate a un esperimento genetico che ne aveva mutato il DNA e che il monaco
nell’opera spiegava anche cosa questo aveva causato. Per non dire quanto tempo
impiegherò a capire a cosa fosse veramente legato il Codice che in una visione mi
era stato mostrato, che poi capii, essere sempre stato creduto il nome di dio. Oltre
all'ultimo fatto, ma il più importante, che spiegava la ragione di tutta l’opera: ciò
che faceva capire il motivo per cui avremmo potuto non superare la Porta di
Passaggio di questi tempi finali e perché la Grande Intelligenza Superiore avrebbe
potuto liberare ancora una volta il mostruoso Serpente (o braccio di suo figlio).
Il Codice a cui in un primo momento pensai il monaco forse si riferisse, mi era
noto perché ancor prima che incrociassi sulla mia strada il mosaico, mi era stato
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mostrato in una delle prime visioni e in un’esperienza successiva ero convinta che
me ne fosse stato svelato il significato, ma quando poi incontrai il mosaico sulla
mia strada, pensai che ciò che mi era stato fatto vedere fosse solo un elemento di
cui servirmi per capire di chi Pantaleone stesse parlando nell’opera, a quali miti
questa figura era da ricollegare nella sua presente incarnazione, e come il DNA di
cui siamo possessori fosse arrivato sulla Terra. Solo in seguito comprenderò che
quanto raccontava il monaco era invece legato agli interventi sul DNA e cosa
quegli esperimenti avevano causato a livello planetario ed animico, e capire che
quegli esperimenti avevano probabilmente causato la prima grande catastrofe e di
conseguenza riportato indietro nell’Orologio Cosmico della Vita i terrestri.
Grazie ai Crociati, Pantaleone evidentemente era venuto a sapere tutto questo e
perciò compose il racconto all’interno di una Croce dato che la Croce rappresenta
l’uomo ed il suo centro e nello stesso tempo la croce sotto cui ci troviamo.
All’interno di quella Croce, oltre dirci chi E’ Dio e come si manifesta, inserendo
alcune figure bibliche chiave, il monaco ha inserito la storia dell’umanità
raccontando del lungo periodo che intendeva tramandarci, svelandoci quale è la
ragione per cui l’umanità è tornata indietro, cosa si è verificato da quel momento, e
quale è la ragione per cui si deve temere il prossimo Passaggio. Che lui e
Michelangelo annunciano funesto mentre Dante nella Divina Commedia e
Sigismondo Fanti attraverso i suoi disegni, sembrano dare in merito buone
speranze.
L’interno del mosaico è caratterizzato da un Albero della Vita, ma di fico, non di
quercia - usata più frequentemente in opere dove vengono simboleggiati Alberi
della Vita - che poggia su due elefanti, ma che non ha radici. Vediamo quindi, la
diversità di questi due alberi, come viene riportata nella simbologia.
La quercia è un albero che ha in sé il senso della completezza e dell'eternità,
poiché sulla sua chioma nascono i fiori di entrambi i sessi. Portando con sé il seme
maschile (il padre) e il seme femminile (la madre) possiede il dono di procreare un
terzo elemento (il figlio) che è lei stessa. Ne consegue che il numero tre le
appartiene.
Un po' diversa ma ben più importante sembrerebbe essere la simbologia per l'albero
del fico. Ed il che spiegherebbe perché Pantaleone lo ha usato per fare lo scheletro
portante del suo mosaico e perché Michelangelo lo ha messo nel suo Eden avvolto
da un Serpente donna.
Albero e frutto sacro, il Fico è l’emblema della vita, della luce, della forza e della
conoscenza. Nella tradizione antica il Fico riveste un significato di immortalità e
di abbondanza. Esso rappresenta anche l’asse del mondo, che collega la terra al
cielo. Come simbolo dell’abbondanza è legato alla fecondità.
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Sia il monaco quindi, che Michelangelo secoli dopo, hanno usato la pianta di fico
perché la simbologia legata a questa pianta, insieme a quella del melograno, è
ancora più antica di quella legata alla pianta della quercia.
a
c
b
d
e
f
g
a: Il fico del giardino terrestre di Michelangelo b: L’asse celeste, detto anche asse del mondo, è la retta
passante per i poli celesti, cioè un prolungamento immaginario dell'asse terrestre. c: Aracne del Veronese d:
fantasia su Aracne e: Fantasia su Hecate trina come con asse del mondo f: L’albero cosmico g: L’albero
cosmico nei cerchi nel grano?
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In quella che è definita la Corona poiché fa proprio da corona al resto del
mosaico, è contenuta la sintesi del periodo di cui il monaco ci racconta la
storia.
La storia della corona inizia con la figura di Giona e termina con una donna nuda
come la parte bassa del corpo mosaico, ma con vicino un gatto, una lepre, una
volpe ed altri animali simbolici posti lì per suggerirci le peculiarità di quella
donna.
La simbologia del gatto l’approfondiremo più avanti; la lepre (o il coniglio) è
espressione delle forze creatrici e tutelari; la volpe (probabilmente il mostro e
poscia preda di cui Dante scrive nel XXIII canto del purgatorio), configura la
donna (l’Avatar in senso indiano) in cui è incarnata l’Anima Mundi, che come la
volpe per una battuta di caccia, nonostante sia protetta dalla Dea, diventando
l’ambita preda per le Entità di questo mondo, è braccata.
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Il mosaico è composto come una croce; questo perché la croce simboleggia l’uomo
e nello stesso tempo simboleggia la croce sotto la quale ci troviamo.
Se pensassimo al mosaico come ad un corpo umano, potremmo vedere nella corona
la testa, dove si fanno i ragionamenti e si accendono le idee. Nelle parti laterali
potremmo vedere i bracci, che si usano per concretizzare quelle idee. Ma ogni
nostra azione, concreta o meno, si scrive nel nostro cuore; il cuore potremmo
vederlo nel quadrato del mosaico. Il giardino terrestre ed i mesi potremmo vederli
come il torace e la pancia, le parti sotto ancora potremmo immaginarle come
gambe.
Per cercare di dare un ordine alla difficile esposizione della decodifica del mosaico
poiché gli argomenti di alcune parti si mischiano alle altre sezioni dell’opera,
proveremo a seguire questo ordine. Quindi, dopo la Corona (o testa), la parte
dell’opera di Pantaleone su cui andremo a riflettere, sono i bracci.
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Il braccio destro del mosaico
Il racconto del braccio destro inizia con quella Mucca che è di tre colori diversi e
sulla quale poggia quel ramo: si tratta quindi dell'Essere su cui pesa tutta quella
parte di Storia.
Nel mito la Dea crea il serpente che la feconda (quindi si auto feconda); nella
filosofia esoterica, la vacca è la natura creatrice, il toro (che sempre lei stessa è), lo
spirito che vivifica. Nei Veda, l'Alba della Creazione è rappresentata come una
vacca. Questa Alba viene considerata Hathor e il giorno che segue, o la Natura già
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formata, viene considerata Iside. Ma come simboleggiano anche le due madonne
nere nella chiesa di Città di Castello, ed il disegno del libro attribuito a
Nostradamus riportato di seguito dove ci sono due donne con un abito rosso, il
colore delle Sacerdotesse della Dea, entrambe sono una.
La vacca era sacra a Iside, la Madre Universale, e ad Hathor, il principio femminile
in Natura. Come provano il disco e le corna (crescenti) della vacca riportati nelle
immagini che le riguardano, le due dee sono legate sia al sole che alla luna,.
La più antica Hathor è considerata la sacerdotessa delle sette vacche mistiche (sette
pianeti o sette cieli), e Iside, la Divina Madre, è considerata la vacca
dell'abbondanza.
a
b
c
d
e
a: La vacca di tre colori diversi su cui poggia il tronco del braccio destro b: Iside che rende omaggio ad
Hator c: Iside Panthea d: Le due madonne nere nella chiesa di Città di Castello.
Ponendo quella mucca che simboleggia la Forza Creatrice della Grande Madre (o
Intelligenza Superiore), alla base del braccio destro, avendola fatta di tre colori
diversi, Pantaleone intende dirci di un antico Genoma umano composto da tre
eliche, poiché il DNA è il modo attraverso il quale Ella si concretizza, ed allo
stesso tempo ci dice della trinità della Dea in quanto Ella, avendoli creati, è Regina
dei tre mondi: quello celeste, quello terreno e quello sotterraneo.
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Il pozzo di Santa Cristina in Sardegna
Il pozzo del chiostro nel convento di San Francesco
Prerogative che aveva anche Hecate, ma legata alla simbologia del cavallo. Infatti il
cavallo, come potrebbero dimostrare alcuni reperti archeologici rinvenuti
dall’archeologa Maria Gimbutas, sembra fosse usato da popoli antichi come i Celti
per rappresentare un aspetto della Grande Madre.
Hecate con testa di cavallo, cane, e scrofa
Hecate nell’altare di Pergamo che combatte Clitio
Come probabilmente simboleggiato nel simbolo templare, quel cavallo potrebbe
voler rappresentare il corpo umano dove, come la Dea ne è proprietaria e ne ha il
controllo, coesiste il Bene ed il Male (Bene e Male simboleggiati dai due cavalieri
sul cavallo che hanno due gambe invece che quattro) e con cui si combatte per
raggiungere l'anima, purificandosi del peso terrestre ed esaltandosi sul piano
spirituale.
Per dirci quindi che la Grande Madre (o Intelligenza Superiore) si concretizza
rispecchiandosi nella Natura attraverso il DNA, Pantaleone mette davanti alla
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mucca quello strano animale a tre teste che vuole simboleggiare un antichissimo
Genoma umano a tre eliche; ma come si può vedere nella sezione del mosaico
riportata di seguito (fig. a), proprio la testa dell’animale che ha in bocca quel fiore
col pomo rosso in cima, che ci dice che quella è l’elica genetica più pregiata delle
tre, Pantaleone la disegna sdraiata.
Perché quell’elica è sdraiata (ma ancora viva visto che all’animale il monaco lascia
gli occhi aperti), il monaco ce lo racconta con le figure che mette dietro la mucca:
con quella figura dai capelli rossi e con le ali che sembra aggiungere un qualcosa di
rosso a quella strana bilancia che ha in mano (fig.b), e poi con quell’omino rosso
che si getta dentro una coppa (fig. c).
a
b
c
Mi ha fatto molto pensare quella figura con le ali e quanto il monaco gli aveva
messo in mano. In un primo momento (influenzata dai testi che avevo letto che
dicevano che siamo stati creati dagli extraterrestri che poi ci hanno usati come
schiavi per estrarre l’oro terrestre), avevo creduto che quella figura alata stesse a
simboleggiare uno degli Elohim biblici (gli stessi che per Zecharia Sitchin e per
molti altri ricercatori erano gli Anunnaki, gli extraterrestri che ci avevano creato), e
che quanto la figura aveva in mano stesse a simboleggiare l’esperimento genetico
nei confronti dei terrestri che gli extraterrestri fecero. Poi, tempo dopo, attraverso
le ricerche, le intuizioni e molte riflessioni, ho capito cosa realmente il monaco
volesse dire con quella rappresentazione.
Quella figura con le ali (che simboleggiano leggerezza e onniscienza) non stava a
simboleggiare un extraterrestre ma un terrestre evoluto vissuto in chissà quale
lontano tempo, mentre quanto Pantaleone gli aveva messo in mano voleva
probabilmente simboleggiare le provette da laboratorio da lui immaginate.
In quella sezione dell’opera il monaco intendeva dirci che quanto quel terrestre
aveva messo nelle provette, dalle quali era poi nato quell’omino rosso posto alle
sue spalle, che aveva poi collocato nella coppa della vita ma che nello stesso
tempo era caduto all’inferno (portandosi dietro tutta la popolazione che abitava la
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Terra), sapendo che il Toro di tre colori e la strana figura a tre teste davanti a lui
volevano simboleggiare il DNA umano, desumevo che Pantaleone ci stava dicendo
che in quell’antico esperimento genetico, quell’elica simboleggiata con l’animale
col fiore in bocca, quindi la più importante delle tre, era stata abbattuta!
Ma chi potrebbe essere stato quel nostro lontano antenato che fece
quell’esperimento? E cosa potrebbe aver fatto di tanto grave col DNA da creare
tutto quello sconvolgimento? E come gli venne in mente una cosa del genere?
Per comprenderlo ci viene in aiuto il mito di Sophia ed Amore della dottrina
gnostica; il mito rimanda sempre ad un qualcosa accaduto in passato scritto dai
nostri antenati in modo tale da farlo arrivare fino a noi per aiutarci a conoscere e
capire il nostro passato, ma come trasfondere il mito nella realtà?
Sophia, piena di Amore per l'Uno, tentò di risalire per conoscerlo. Ciò provocò un
cataclisma immane: Sophia precipitò in basso e generò Yaldabaoth, il Dio creatore
di questo mondo e, al di sotto di lui, altri sette Arconti. Secondo la dottrina
gnostica Sophia, figlia di Barbelos, originariamente risiedeva nel tredicesimo
cielo, il più alto; ma fu sedotta dal demone Authades per mezzo di un raggio di
luce che lei scambiò per un'emanazione del Primo Padre. Authades, così, la portò
nel Caos dove fu imprigionata da poteri malvagi.
Quei poteri malvagi che narra il mito e di cui Sophia divenne prigioniera,
Pantaleone li simboleggia con quel lupo che disegna alla base del braccio. Per
questo sopra al lupo compone quella rappresentazione dove include il diavolo.
Authades nel mosaico
simbologia di Asmodeo
L’Asmodeo nella chiesa di Rennes
Per decodificare ulteriormente ciò che intendeva raccontarci il monaco dobbiamo
però capire chi potrebbero voler esprimere le figure di Sophia e Amore del mito.
Ed Amore, secondo me, è la Grande Madre che si materializza attraverso la
Creazione del Tutto. E tutta la Creazione, dal moscerino all’uomo, è composta dal
DNA. Quindi la Grande Madre, donandosi in toto attraverso il DNA, ci dimostra
tutto il suo Amore. Amore che Sophia voleva conoscere è quindi sapere come era
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fatto il DNA. Chi possa essere Sophia, la Sapienza, non dobbiamo neanche
indagare, lo dice il nome stesso: è il Sapere dell’Intelletto. Quindi l’Intelletto di chi
voleva conoscere Amore, ossia sapere come era composto il DNA? E cosa fece di
così grave quella persona così sapiente col DNA per provocare tutto lo
sconvolgimento cosmico e terrestre che ne consegui? Questo, secondo me, ce lo
spiega Pantaleone, ma criptato, attraverso gli animali che inserisce.
Nella figura d, disegnando il lupo che morde la zampa all’asino, che simboleggia
l’animale su cui pesa tutto il carico, quindi il DNA, di conseguenza il modo
attraverso il quale la Grande Madre si manifesta, Pantaleone ci sta dicendo che
quell’esperimento le fece molto male. Fatto che simboleggia anche nel cervo del
mosaico mettendogli la freccia che gli trafigge il collo (fig. e). Cervo che disegna
ancora ferito quando, come vedremo, lo pone a protezione del capro indicandoci
quindi che quella grande ferita non è guarita.
d
e
f
Disegnando quel mostro sopra quelle figure (fig. f) il monaco ci vuole invece dire
che quell’esperimento risvegliò il Leviatano (la parte più terribile della Dea), e che
ci fu poi una grande catastrofe.
Da quanto il monaco sembra raccontare, potrebbe essere stato quindi
quell’esperimento di Sophia ad aver provocato l’immane cataclisma che mise
termine all’Era dell’Oro e ci fece cadere in un livello più basso di Coscienza come
Anime. Quell’esperimento potrebbe essere la ragione che provocò lo spostamento
dei vari corpi celesti portandoli a collidere tra di loro e distruggere Tiamat, la Terra,
causando di conseguenza la frattura del Pangea terrestre che si divise formando i
cinque continenti che conosciamo e farci cadere nel mondo di Yaldabaoth (il
Demiurgo principe di questo mondo), che il monaco disegna nel mosaico come un
Satana maturo con la corona di cui più avanti scopriremo l’identità.
(Parentesi necessaria: un Eone è diviso in Cicli che a loro volta sono divisi in Ere che si
susseguono e ripetono ciclicamente facendo rivivere alle Anime la storia precedente ma
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più velocemente; sapendo che siamo alla fine di questo Grande Ciclo, ho pensato di
andarmi quindi a guardare un po’ indietro e cercare quale grande cosa, come i nostri avi di
quel passato lontanissimo, potremmo aver fatto di cui potremmo aver sottovalutato la
gravita e le conseguenze.
Grazie alle ricerche e alla consapevolezza che ho maturato in questi, relativamente, pochi
anni, individuare quale potrebbe essere stata quella cosa è stato facile: come fece quel
nostro antico avo, persona sapiente, il secolo scorso anche noi abbiamo cominciato a
manipolare il DNA – quindi Dio (o Amore) - fino a far nascere Louise Brown, la prima
bambina nata in provetta che ha oggi 37 anni, dando inizio ad un qualcosa che ancora oggi
prosegue perché dalla provetta nascono tanti bambini. Abbiamo quindi manipolato e
preteso di mettere parole in bocca a Dio sconvolgendo tutto e sconvolgendo il Disegno
Divino insito in ogni essere umano e per di più, facendo nascere solo degli involucri vuoti!
Ma forse doveva andare esattamente così com’è andata affinché comprendessimo quale era
stato l’errore che come anime avevamo fatto in quel lontano passato e che ci aveva fatto
cadere in questo inferno.
Considerando quindi quello che abbiamo fatto oggi noi con la pecora Dolly, con i bambini
nati in provetta, con gli OGM e forse con chissà che altro, probabilmente Sophia fece
esattamente ciò che abbiamo fatto e stiamo continuando a fare noi: fece mischiare quegli
esseri nati in provetta a loro, agli esseri umani che già abitavano la terra e si erano evoluti.
Ossia all’Homo Selvaticus, l’originale (ed animico) abitante terrestre, provocando un
cataclisma immane ed accendendo quella ciclicità dalla quale non siamo ancora usciti.
Quella grande catastrofe è quella in cui la Grande Madre Celeste ci mostrò la sua altra
faccia colpendo la Terra con un grande asteroide che squarciò la Terra invertendo la sua
rotazione, e può darsi creando quei detriti che si stabilizzarono poi nella la fascia di
asteroidi tra Marte e Giove. Quel pianeta che diede modo a quell’asteroide di colpirci
potrebbe essere Nemesis, che come ipotizzato ultimamente da alcuni scienziati, e forse
come voleva suggerirci il cerchio nel grano che riporto, potrebbe essere la stella gemella
del nostro sole responsabile delle periodiche estinzioni di massa che avvengono ogni
ventiseimila anni sulla terra.)
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La dottrina gnostica racconta che Sophia restò imprigionata all’interno
nell'Universo materiale che venne a crearsi. La vera Sophia, il vero Sapere, non è
nei neuroni del nostro cervello ma è in Anima, che è generata dal DNA. Quindi le
persone che nacquero dopo la caduta continuarono ad avere Anima. Come anime,
fummo in grado di ricominciare la nostra risalita. Risalita divisa però in piani, che
per risalire avevano delle prove da superare.
Mettendo la scarpa in bocca al Leviatano (fig. i) il monaco ci dice che a quelle
persone che si salvarono dalla catastrofe il Leviatano tolse una scarpa
(evidentemente una parte del Genoma); unendole a quei serpenti, ci dice che quelle
persone erano possedute dal Male. Male il cui capo il monaco disegna come Satana
e pone sopra di loro.
Vicino a Satana in trono il monaco disegna l’uomo che simboleggia il Bene, ma
legato ai piedi con un simbolo che ci rivela che Egli, il Bene, è stato imprigionato
per un tempo infinito (fig.l).
i
l
I Delfi detti Dioscuri
I Dioscuri del Campidoglio
I Dioscuri del Quirinale
Figure gemelle che simboleggiano il Bene ed il Male
Quella scarpa tolta dal Leviatano all’umanità, potrebbe essere uno dei due nodi
simboleggiato in alcune Colonne Jakin. Potrebbe essere, cioè, quella parte di DNA
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che va attualmente risvegliandosi e riprendendo vitalità, ma potrebbe anche essere,
però, come vedremo quando andremo ad analizzare un’altra sezione del mosaico,
quella spazzatura genetica, che non avendo più testa per ragionare, causa le nostre
malattie.
Le Colonne Jakin e Boaz
Il doppio(?) nodo della Colonna Jakin
Mettendo nel braccio Satana in trono, il monaco ci dice quindi che una volta
modificato il DNA l’Eggregora divenne dio ed il Male prese a regnare; Pantaleone
sembra però dirci un’altra cosa importante in quel braccio perché, mentre da una
parte disegna le persone moltiplicatesi dall’esperimento genetico possedute da
serpenti e mettendo Satana in trono sopra di loro ci dice che lui è il loro Re,
dall’altra parte del braccio, sopra l’asino morso dal lupo, mette persone libere nel
giardino terrestre. Sopra di loro mette l’antidiluviano Patriarca Abramo con vicino
Isacco e Giacobbe poi, sopra di loro, mette il cervo, con cui forse, attraverso le
corna, vuole simboleggiare il Bene o il Sapere della figura (fig.m).
m
Il monaco voleva dirci che è ai tempi di Abramo che Satana si insediò? Voleva
dirci che quelle persone furono risparmiate dalla Dea, cioè le furono lasciate
entrambe le scarpe? Oppure che il Bene ed il Male presero a regnare insieme?
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Forse tutte le cose insieme. Credendolo Dio, grazie ad Abramo, Satana potè
insediarsi, poi, attraverso Giacobbe, suo ibrido, Satana avrà la sua discendenza. Ma
forse, attraverso la discendenza di Esaù (può darsi rimasto quasi integro
geneticamente), degli individui furono risparmiati visto che si parla dell’esistenza
di un certo numero di Maestri tra noi. Anche Ismaele, figlio di Abramo ed Agar,
potrebbe essere nato geneticamente (quasi) integro. A questo punto potremmo
dedurre che almeno fino al tempo di Abramo, seppur addormentata dato che
l’esperimento di Sophia c’era già stato, quei nostri avi avevano ancora la preziosa
terza elica nel loro Genoma.
Informazioni che sembrano assurde se pensiamo che il mosaico è stato realizzato
nel XII secolo e leggendo la storia dell’Umanità che del nostro passato ci racconta
solo di esseri trogloditi. Soprattutto impossibile da dimostrare, ma che mi era già
balenata in mente anni fa guardando una puntata di Voyager dove Roberto
Giacobbo (in una puntata dove mostrava le linee di Nazca, mi sembra) mostrava un
oggetto molto simile a quelli che sono oggi i bricchi che usiamo per scaldare il
latte, incastonato nella roccia, vecchio qualche milione di anni. Poi, che una
qualche civiltà, evolutasi, magari in modo diverso, potesse essere arrivata al nostro
stesso livello di progresso, è un’ipotesi sulla quale sono tornata a riflettere mentre
portavo avanti le ricerche leggendo dei vari oopArt e delle strutture megalitiche che
sempre più numerose venivano scoperte. Ma tutto questo non confermava ancora la
mia ipotesi in quanto non provava in modo tangibile la capacità di una qualche
società che ci aveva preceduto di essere arrivata al nostro livello di evoluzione. Di
recente invece, quando ho letto del ritrovamento del chip alieno in Russia e del
martello ritrovato a London, in Texas, ho capito che la mia ipotesi in merito a
quanto ci voleva dire Pantaleone in quella parte di mosaico non era poi così assurda
e che anzi di assurdo non aveva proprio nulla!
Ma a costruire l’ipotesi che sono andata man mano formando non mi hanno aiutato
molto né la Bibbia o i testi antichi che ho potuto leggere, né la storia dell’umanità
che troviamo sui libri di storia. A parte le mie particolari esperienze, che andavano
comunque decriptate e comprese, mi hanno aiutato la lettura e la diversa
considerazione con la quale ho valutato i miti e le molte opere d’arte visionate.
Soprattutto quelle dal ‘500 in poi, che più analizzavo e più capivo quanto in certi
ambienti fosse invece conosciuto ciò che andavo solo ipotizzando e ricostruendo.
Il mito narra che è Prometeo, un Titano, che dona il fuoco agli uomini provocando
l’ira di Zeus. Se non sono i Giganti della prima opera di Dio, creati, sembra, in
concomitanza agli uomini, quella dei Titani - che nella confusione e differenza dei
tanti miti è difficile stabilire chi fossero in realtà – potrebbe essere la storia della
prima invasione extraterrestre. Avvenuta perché, attraverso l’esperimento genetico
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che quei nostri avi avevano fatto, erano stati rotti tutti gli equilibri determinando la
fine dell’Era dell’oro. In quella circostanza, attraverso lo squarcio cosmico che il
tutto causò, i Titani potrebbero essere caduti sulla terra. Titani che potrebbero
essere gli stessi che la Bibbia ci riporta come angeli caduti e come Elohim.
Considerando le condizioni in cui potevano essere quei nostri avi dopo una
catastrofe così grande, probabilmente, per aggraziarsi le simpatie dei terrestri che si
erano salvati ed essere accettati, Prometeo potrebbe aver donato il fuoco, che
secondo me va inteso come conoscenze. Cosa che potrebbe aver fatto anche
Oannes(*), l’uomo pesce, che testi raccontano il giorno distribuiva conoscenze ai
terrestri e la sera rientrava in mare. A questo punto dobbiamo però domandarci: chi
erano gli uomini della terra a cui Prometeo ed Oannes diedero quelle conoscenze?
Potrebbero averle date a quei terrestri che si erano salvati e che popolavano ancora
una qualche parte della terra: l’Homo Selvaticus.
a
b
c
d
e
a: Raffigurazione di Prometeo punito b: Oannes c: Apkallu d,e: raffigurazioni dell'Homo selvaticus
*Oannes è un essere umano con mani e piedi palmati, considerato uno dei sette saggi apkallu, esseri
semidivini, metà uomini e metà pesci, emersi dall’Apsu (dal sotto), rappresentati poi nel periodo
neoassiro come aquile. Secondo il mito raccontato da Berosso nel suo "Storia di Babilonia", sarebbe
stato colui che avrebbe insegnato agli uomini la civiltà, le scienze, le lettere e le arti prima del
diluvio universale. Sembra fosse un uomo con particolari attitudini acquatiche, munito di branchie,
ma che poteva respirare aria anche con i polmoni.
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E quell’Homo Selvaticus del passato, potrebbe essere arrivato ad un progresso tipo
il nostro se non ancora più avanti, e come stiamo facendo noi oggi sperimentò e
manipolò il DNA (come secondo me intendeva dirci il monaco), fino a creare,
come abbiamo fatto e stiamo continuando a fare noi, degli esseri in provetta.
Nella disco che ho estratto da un video di Klaus Dona, che ringrazio per avermi permesso di inserire
la foto, si vedono particolarità genetiche del corpo umano a quel tempo già conosciute, ma non si sa
il disco di che periodo è né si è potuto stabilire che materiale è fatto.
https://www.youtube.com/watch?v=VSmkcn1hJWI
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Il braccio sinistro
Nel braccio questa volta il monaco poggia il ramo dell’Albero su un mostruoso
serpente e gli pone davanti un centauro maschio: un centauro perché queste mitiche
figure dalle sembianze umane avevano la caratteristica di possedere gran parte dei
difetti e dei pregi dell’uomo esasperati al massimo; maschio perché, come anche
vedremo quando andremo a decodificare un’altra parte dell’opera, diversamente
dalla prima Stagione, dove la Dea nel Creato esprimeva la sua androginia sia negli
uomini che negli animali, nella seconda Stagione, la Dea esprime(va) nel Creato il
suo essere maschio e femmina, o se vogliamo, il suo Positivo e Negativo,
attraverso la diversità genetica e sessuale dell’uomo e della donna divisi (anche gli
animali vennero separati).
Il mostruoso serpente su cui poggia il ramo, potrebbe simboleggiare quello che il
mito narra creato dal vento del nord, che si unì alla Dea fecondandola, che si vantò
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poi d’essere egli stesso il creatore e che la grande Madre relegò nelle buie caverne.
Sopra al mostro serpentiforme Pantaleone disegna un cane senza collare, con una
lingua rossa, che ha davanti invece un cane con un collare che morde un ramo
(fig.a). Sopra al cane senza collare e con la lingua rossa il monaco disegna prima
uno specchio, poi sopra ancora un centauro femmina (fig.b).
a
Con quella rappresentazione il monaco ci sta dicendo che il Male era libero mentre
il Bene no. Disegnando sopra il mostro prima lo specchio e poi il centauro femmina
(fig,c), il monaco ci dice invece che, potendosi perpetuare la vita soltanto attraverso
la donna, è lei che il mostro serpentiforme usò per perpetuare la sua creazione.
A questo punto, i due cani che Pantaleone pone davanti al centauro femmina (fig.c),
potrebbero simboleggiare il DNA, che come si può notare, non è più a tre eliche.
b
c
Sopra al centauro femmina il monaco disegna poi quella che sembra un’arpia che
pare stia dicendo qualcosa al centauro femmina, ma che questa volta è alata.
Le ali simboleggiano leggerezza ed onniscienza, quindi il monaco ha messo le ali al
centauro femmina per dirci che Ella è leggera nell’anima ed onnisciente. Mentre
quell’Arpia o quel che è, come eseguivano le Chere o le Erinni, corrispondenti
delle Furie della mitologia romana, sta rendendo noto il tema della punizione della
Dea alla donna (fig. d).
56
d
Erinni che, grazie ad Atena, dopo il giudizio favorevole nei confronti di Oreste, da
demoni vendicativi che erano, vennero trasformate in Eumenidi: numi venerandi
tutelari della giustizia.
e
f
e: Oreste inseguito dalle Erinni di William-Adolphe Bouguerea
f: Delle Erinni ci parla anche Dante nel IX canto dell’inferno
Le Chere o le Erinni, oltre essere custodi del diritto femminile, nell’antichità erano
infatti personificazione del rimorso in chi aveva violato tabù, chi era stato
disobbediente ed aveva fatto violenze nei confronti della Grande Madre; facendo
quegli esperimenti genetici, alla Grande Madre, cioè all’intelligenza Superiore che
si manifesta nella Creazione attraverso il DNA, era stata fatta molto più che una
grande violenza, quindi quell’Arpia sta informando la donna del gravissimo fatto e
probabilmente le sta dicendo quale sarà la punizione per tutta l’umanità.
Forse il tema della punizione della Dea che l’Arpia comunicò alla donna, e che lei
doveva portare all’umanità, riguardava la grande catastrofe che sarebbe avvenuta
sulla Terra alla fine di quell’Era (che da quanto si ricava dalle figure inserite nella
rappresentazione dovrebbe essere stata quella del Leone fig.g), se l’umanità non si
fosse rimessa sulla retta via. Ho fatto questa valutazione poiché sopra l’arpia ed il
centauro femmina il monaco inserisce prima il capro emissario e poi il capro
espiatorio (fig.h), e davanti a loro disegna un leone che morde (solo) la fine della
coda del mostro che ha a sua volta in bocca il capro emissario; il tutto dovrebbe
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significare che il messaggio che quella donna centauro alata avrebbe dovuto
portare, non è riuscita nella missione perché forse era ormai troppo tardi, e per
questo è simboleggiata a sua volta nel capro emissario che il mostro mangia.
g
Iside leonessa
h
Iside- sekmet-leonessa
Tra il mostro ed i leone Pantaleone mette una leonessa e sotto di lei ridisegna una
donna centauro alata: con quella rappresentazione il monaco sta ribadendo che
quella leonessa dopo quell’esperimento genetico è stata retrocessa ed è divenuta
una donna simile ad un animale, o che quel capro si comportò come una leonessa?
Per ribadire che quella leonessa, retrocessa a donna centauro, è comunque
onnisciente il monaco le mette le ali.
Che quegli esperimenti genetici fecero molto male alla Grande Madre, che quelle
sperimentazioni furono responsabili della prima catastrofe planetaria e gli equilibri
cosmici vennero rotti, alcuni artisti a loro modo ce lo hanno detto, e nel modo che
sapeva farlo ce lo ha tramandato anche Senmut attraverso il disegno del soffitto
della sua tomba. E’ infatti scritto nel Libro egiziano dei morti: "Calcolando e
tenendo in debito conto i giorni e le ore propizie delle stelle di Orione e delle
Dodici Divinità che le reggono, ecco che esse congiungono le mani palmo a palmo,
ma la sesta fra esse pende sull'orlo dell'abisso…”.
58
Contando sei Ere processionali dal 10450 a. C, Era del Leone, abbiamo: Leone,
Cancro, Gemelli, Toro, Ariete, e Pesci. Quindi la sesta che è sull’orlo dell’abisso
riguarda questo nostro Passaggio dall’Era dei Pesci all’Era dell’Acquario, che è
anche quella, che almeno per questa volta, chiude il Grande Ciclo.
a
c
b
d
e
a: Il disegno ritrovato nella tomba di Senmut b: Caterina d’Alessandria del Caravaggio con la ruota rotta c:
Tyche d: Diana col carro integro dipinta nella villa di Stupinigi e: La donna con la Ruota rotta nel Giudizio
Universale di Michelangelo. Ai tempi di Tyche come ancora ai tempi di Diana, quella Ruota della Vita veniva
riportata ancora integra. Il Caravaggio, nel quadro dedicato a Caterina di Alessandria, come fa Michelangelo
con quella donna del giudizio Universale a cui mette in mano una ruota rotta, ci dicono che quella Ruota era
stata rotta.
Nella parte più alta del ramo dell’Albero, quindi alla fine del periodo di cui ci sta
raccontando, il monaco disegna prima due giganti, dopo mette un giovane con un
sole nero sulle spalle, poi inserisce una sacerdotessa e le scrive sopra la testa MAR
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bVACI…(la lettera che segue non mi è leggibile poi c’è una S), con in mano quello
che sembra il testo di un proclamo in mano, e dopo di lei disegna un gigante con
sotto un omino più piccolo (fig.a).
a
E’ difficile stabilire con certezza chi possano essere quei giganti che Pantaleone ha
inserito nel braccio; potrebbero voler rappresentare gli Atlantidei, visto che anche i
greci li riportavano molto grandi, ma potrebbero voler simboleggiare anche i
Nephilim nati dall’unione degli angeli caduti con le donne terrestri (che per la
grandezza dei feti in maggior parte morivano), o entrambi, poiché nella Bibbia (in
Genesi 6,1-6,5) si dice: "Gli uomini frattanto si erano moltiplicati sulla faccia della
terra ed erano nate loro delle figlie. I figli di Dio, vedendo che le figlie degli
uomini erano belle, si presero per mogli quelle che fra tutte piacquero di più.
[……] In quel tempo vi erano i giganti sulla terra e ve ne furono anche dopo che i
figli di Dio si erano uniti alle figlie degli uomini, e da queste nacquero loro dei
figli. Sono essi quegli eroi famosi fin dai tempi antichi."
La caduta dei Giganti di Giulio Romano
Quel ragazzo col sole nero è messo al centro, questo dovrebbe significare che
divide due tempi: quello alla sua destra, dove ci sono i due giganti, e quello alla sua
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sinistra, dove c’è quella che sembra una sacerdotessa e quel gigante con
quell’omino più piccolo sotto di lui.
Il Macrocosmo si rispecchia nel Microcosmo dell’essere umano; il sole nero messo
sulle spalle di quel ragazzo simboleggia Saturno. Il Pianeta rappresenta
archetipicamente la parte oscura dentro l’essere umano in quanto si trova in
posizione di maggiore distanza dal sole che invece rappresenta la parte archetipa
della luce, il sole spirituale. Una simbologia che sembra risalire ai tempi di
Atlantide ed arrivata sino a noi attraverso le società iniziatiche. Gli antichi ne
sapevano più di noi su questi argomenti, infatti è una delle prime immagini che vidi
quando durante le meditazioni iniziai a vedere tutte quelle cose che mi sembravano
tanto strane e di cui a quel tempo non conoscevo ancora praticamente nulla.
Dopo la caduta dell’umanità causata da Sophia, animicamente, abbiamo dovuto
ricominciare dal basso per ricrescere: simbolicamente dal pianeta più lontano, in
realtà dalla parte oscura in noi. Quindi, quel ragazzo col sole nero sulle spalle
raffigurando Saturno simboleggia il nuovo inizio dell’umanità.
Saturno, che è il sesto pianeta del Sole ed il giorno a lui dedicato è il sesto della
settimana, è legato allo Yaldabaoth della dottrina gnostica. Egli, di natura inferiore
alla divina ma superiore all’umana, è il Demiurgo di molte sette gnostiche cristiane
raffigurato con testa di leone e corpo di drago.
Nei secoli Saturno sarà la divinità più adorata dell'antichità e ancora oggi si
continua ad adorarlo nell'Ebraismo, nel Cattolicesimo e nell'Islam.
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Un fatto confermato anche in uno dei disegni attribuiti a Nostradamus, dove il
veggente disegna un sole nero e mette davanti a quel sole un porporato che prega
ed alle sue spalle mette un cane ed una Torre in bilico. Torre che potrebbe voler
simboleggiare la Chiesa, la cui torre (quindi chi è a capo della Chiesa), in un altro
dei suoi disegni il veggente raffigura andare a fuoco.
Alla sinistra del ragazzo col sole nero c’è quella donna seduta su uno sgabello di
legno e con in mano un testo che sembra stia facendo un proclamo; la simbologia
dello sgabello di legno su cui è posta la donna, come i tanti peli di cui era coperto
l’Homo Selvaticus, sono importanti: quel legno simboleggia la leggerezza
dell’Anima, e forse un diverso DNA. Non a caso ci viene raccontato che Gesù era
il figlio di un falegname, e nella chiesa di Atri viene riportato con un abito di peli
come li aveva sul corpo l’Homo Selvaticus. Ma anche Lilith, considerata poi la
madre dei demoni e non un’incarnazione dell’Anima Mundi come invece
probabilmente era, come Gesù, come Maria e la sua famiglia, faceva parte di quella
antica Stirpe!
a
b
c
a: Giuseppe falegname e Maria sarta b: Il Gesù nella chiesa di Atri coperto da un abito di peli
c: Una immagine di San Onofrio
Quindi quella donna, valutando quanto Pantaleone ha scritto sopra la sua testa e
perchè l’ha posta più in altro rispetto alle altre figure, dovrebbe simboleggiare la
Grande Madre o una sua Sacerdotessa, e quanto sta promulgando è indirizzato ai
personaggi presenti in quella raffigurazione. Ma cosa potrebbe aver comunicato?
62
Dalla raffigurazione che il monaco ha fatto alla sinistra della donna, si potrebbe
interpretare che lei stava informando che la discendenza di uno dei due giganti che
sono a destra sarebbe stato ridimensionato, mentre dell’altro la raffigurazione
sembra suggerire che Samuele discende da lui. Se così fosse, mentre il monaco
veste il gigante rimpiccolito con un tonaca sacerdotale, a Samuele, che
discenderebbe dal secondo gigante, fa poggiare i piedi sul capro espiatorio. La
scena si potrebbe quindi interpretare che quei giganti furono ridimensionati, divisi
in due razze, e che Samuele discende da uno di loro.
Ermete disse il sopra si rispecchia nel sotto ed il sotto si rispecchia nel sopra;
come potrebbe essersi concretamente manifestato quel proclamo della Grande
Madre, quindi del Sopra, nel mondo di Sotto dove come anime eravamo cadute?
Forse, valutando quanto abbiamo potuto conoscere fino ad oggi, una ipotesi
possiamo farla: l’Intelligenza Superiore che guida sia il Bene che il Male, diede
modo di arrivare sulla terra a degli extraterrestri che forse proprio extraterrestri
non erano perché non erano altro che i Guardiani.
a
b
c
a. Pan, che sembra simboleggi sempre Saturno b: Oannes c: Apkallu: gli Apkallu sono esseri semidivini, metà
uomini e metà pesci (nel periodo neoassiro sono spesso rappresentati come uomini-aquile), emersi dall' Apsu,
l'abisso primordiale, inviati dal dio Enki (o Ea) per insegnare agli uomini le arti, i mestieri, il codice morale ed
in generale i principi della civiltà (che avevano perso).
Facendo arrivare sulla Terra quegli extraterrestri, forse la Grande Intelligenza
Superiore valutò che attraverso un nuovo Gioco della Vita saremmo riusciti a
ripercorrere quella scala in salita che ci divedeva dalla vera Luce.
Di quegli extraterrestri che arrivarono sulla Terra abbiamo potuto sapere attraverso
vari ricercatori ma soprattutto grazie a Zecharia Sitchin.
Attraverso la traduzione delle antiche tavolette sumere Sitchin ci dice che, quelli
che traduce come Anunnaki, arrivarono sulla Terra per reperire l’oro che serviva
per salvare il loro pianeta. Sitchin nei sui libri spiega la parentela degli Anunnaki
che arrivarono, come si moltiplicarono, quello che costruirono. Ci dice anche che si
unirono alle donne terrestri dando vita ai Nephilim, e racconta come si divisero la
63
Terra una volta che ne avevano preso il possesso: ad Enlil, il padre Anu, assegnò la
parte di sopra, ad Enki assegnò quella di sotto. Quella che loro definirono l’Abzu.
Se ad Enki, il cui simbolo che lo rappresentava era il serpente, fu assegnato l’Absu,
il mondo di sotto, quello che Pantaleone ha disegnato come Satana potrebbe quindi
voler simboleggiare Enki. Se così fosse, quel giovane ragazzo col sole nero sulle
spalle potrebbe voler simboleggiare uno dei suoi figli; se così è, Saturno, suo figlio,
è Lucifero, il portatore di Luce.
Satana
Saturno
Se quello che Pantaleone ha disegnato come Satana è Enki, oltre che il padre di
Saturno, questi potrebbe essere lo Yaldabaoth della dottrina gnostica e l’El Shaddai
della Bibbia; quindi uno dei figli di Enki potrebbe essere Saturno, che potrebbe
essere lo Jawè biblico.
Disegnando Saturno molto giovane il monaco intende probabilmente dirci che a
quel tempo eravamo all’inizio del (nuovo) percorso.
Schamasc
Faravahar con gli anelli di Saturno
In Grecia, Saturno fu chiamato Crono, tempo, sposo di Rea con cui ebbe vari figli.
Il mito narra che Crono mangiò tutti i figli appena nascevano perché sapeva che il
suo destino era quello di essere spodestato da uno di loro. Li mangiò tutti meno
uno: Zeus, colui che sarà il capo del Pantheon greco dell'Olimpo che si salvò
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grazie al fatto che Rea lo diede alla luce nascondendosi e poi ingannò Crono
dandogli una pietra avvolta nelle fasce che egli ingoiò senza diffidare.
Crono è il Tempo: come umanità, per risalire fino a riuscire ad uscire dall’Inferno
dove eravamo caduti, dovevamo capire la Lezione che la Grande Madre Celeste
aveva dovuto impartirci e questo, evidentemente, dovevamo farlo in un
determinato tempo per poter essere pronti al Passaggio combattendo quelle entità
demoniache senza anima che vivono migliaia, se non milioni di anni in dimensioni
diverse dalla nostra e che hanno intenzioni ostili contro l'umanità. Soprattutto di
quegli umani che hanno l'anima in quanto possessori di una energia vitale di cui
loro si nutrono cercando di ricavarne l'energia originaria per divenire immortali
come Dio.
Crono che mangia un figlio
Rea che da una pietra a Crono al posto del figlio
Saturno, generando, cambia piano, cambia nome, perché porta ed aggiunge
minerali alchemicamente diversi che servono nostra crescita interiore, ma è
sempre lui che ritorna. Cambia piano ma lo può fare perché la Grande Madre
Celeste, essendo comunque Lei a guidare il Bene ed il Male, glielo permette in
quanto dovevamo ricrescere espiando per capire quale grande danno aveva
provocato l’errore fatto da Sophia.
Gulliver
Davide uccide Golia – Michelangelo
Quindi quegli Anunnaki, quegli extraterrestri, ossia quegli Elohim biblici che i miti
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e le favole hanno fatto e fanno apparire positivi, come si evince nella Bibbia,
positivi non erano per niente, ma questo serviva al Gioco per farci ricrescere
perché come anime, attraverso le incarnazioni, come forse direbbe Dante, ci
dovevamo rifare tutti i gironi dell’inferno per poter arrivare dove siamo, cioè vicini
alla porta di Passaggio che permette l’accesso al Nuovo Giorno. I protagonisti di
quei racconti, nella realtà che venne a crearsi, sono esistiti veramente, ed attraverso
le Ere hanno assunto nomi diversi.
a
b
c
a: Vulcano scopre Venere con marte b: Saturno innamorato di Venere
c: Saturno che salva la Verità dalla menzogna
Quegli extraterrestri provenienti da un altro mondo, in grado di mutare nella forma
desiderata e di avere una corporeità nel nostro mondo (qualità che sembra avesse
anche Teti, la madre di Achille), perciò in grado di accoppiarsi con le donne che
volevano, sono senz’altro l’Enki e Enlil biblici che entrarono in contatto con
Abramo e Mosè, ed Enoch ed Elia, che attraverso il culto nei loro confronti e dei
loro figli, assumeranno nomi diversi nei testi considerati sacri delle diverse culture
della Terra. Il capo, o comunque uno di quegli extraterrestri, potrebbe essere stato
anche il noto Rama che sposò Sita. Perché Rama, guarda caso, aveva anche una
pelle azzurrina, ed azzurrina gli Etruschi, come mettevano in guardia nei confronti
di un certo cane, nelle loro tombe dipingevano azzurrina la pelle di quelli che per
loro erano demoni; gli Etruschi ne sapevano quindi più di noi in merito a queste
Entità in grado di prendere forme diverse?
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Rama era palesemente proveniente da un altro mondo, e guarda caso, in quei
remotissimi tempi sposa proprio Sita, la donna nel cui corpo era incarnata la
Monade della Dea ed era contenuto il Libro. La donna che era quindi, come ci
suggerisce Dante nella Divina Commedia, la Cima della Pianta.
Rama e Sita
I gemelli figli di Rama e Sita
L’incoronazione
Un’altra fecondazione particolare raccontata dai miti è quella di Leda.
L’affascinante regina di Sparta figlia di Cestio e moglie di Tindaro. La leggenda
narra che Zeus se ne innamorò, e per poterla vedere raggiunse la vetta del monte
Taigeto. Mentre Leda dormiva sulle sponde di un laghetto, fu svegliata dallo
starnazzare delle ali di un canditissimo cigno; intorno c’era profumo d’ambrosia
che la stordiva e il cigno col suo collo sinuoso amorosamente accarezzò il suo viso,
i suoi capelli e le sue braccia. Era Zeus che per avvicinarla si tramutò in cigno e
appena la giovane regina si svegliò, si fece riconoscere e le preannunciò che dal
loro amore sarebbero nati due gemelli.
La leggenda narra che la donna generò due uova. Il marito di Leda, Tindaro,
giacque con lei nel corso della medesima notte per cui da un uovo sarebbero usciti
i Dioscuri Castore e Polluce, mentre dall’altro Elena e Clitennestra.
a
b
c
a. Leda ed il cigno di Leonardo da Vinci. b. Leda col cigno
di Michelangelo. c. Leda atomica di Salvator Dalì
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Avendo prove personali che in questo nostro mondo queste Entità possono
acquisire corporeità poiché con uno di loro anni fa ho parlato - ma anche le tante
trasformazioni di Zeus raccontate nelle tragedie greche potrebbero essere una prova
- probabilmente Leda fu fecondata dal capo di queste Entità.
La leggenda narra che Rama da Sita ebbe due figli: Kusha e Lava. Guarda caso,
proprio come due maschi la leggenda narra essere nati da Rea Silvia, violentata da
Marte, e da uno dei due uovi di Latona. Due maschi creduti divini in quanto figli di
un dio che era invece un’Entità che, oltre a mutare forma, appariva come un dio
positivo che qualcuno, in un remoto passato, farà diventare i Dioscuri.
E forse, proprio perché c’era stato tal precedente con i Dioscuri, nel Concilio di
Nicea del 325, non fu poi troppo inverosimile credere che Gesù fosse il figlio di un
qualche dio che aveva messo incinta la madre.
Da quanto i miti ci hanno tramandato, le inseminazioni di quell’Entità sembrano
quindi aver dato più volte i suoi frutti. Questo mi fa riflettere anche su quanto viene
creduto ed ipotizzato riguardo le abduction: quegli esseri sono riusciti ad ibridarsi
con noi terrestri da tempo immemorabile, allora perché le sceneggiate delle tentate
ibridazioni nelle abduction e dei fratelli celesti che vogliono aiutarci? Semplice, per
continuare a mantenere l’attuale status quo!
Da che l’uomo ha memoria, il Bene ed il Male vengono simboleggiati come
gemelli; sulla porta di Micene il Bene ed il Male sono simboleggiati come due
leoni, come da due leoni è tirato il carro di Cibele. Sono uguali, perché non siamo
in grado di sapere, almeno in questo Livello (di Gioco della Vita), cos’è veramente
Bene e cos’è veramente Male. Riprendendo il mito dei gemelli ma mischiando le
carte, di loro ci parla la Chiesa con i santi Cosma e Damiano, ed a Maria mette in
braccio un bambino che simboleggia il gemello legato al Bene. Che non
simboleggia Gesù.
a
b
c
a: La capra Amaltea b: I Delfi detti Dioscuri c:. I Dioscuri del Quirinale d: I Dioscuri davanti alla reggia dei
Savoia a Torino. e: I Dioscuri del Campidoglio f: La porta dei leoni a Micene g: Cibele simboleggiata che
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guida un carro trainato da due Leoni h: Diana col solo cane che simboleggia il Bene; e come a Lei viene posto
in braccio il solo cane che simboleggia il Bene, a Maria viene posto in braccio un bambino che intende
simboleggiare la stessa cosa (fig. i). Quindi quel Bambino non simboleggia il Sole e tantomeno Gesù!
e
d
g
h
f
i
Proviamo ora a comprendere perché il monaco poggia i piedi di Samuele (a cui
mette in mano un panno rosso), sopra il capro espiatorio, e cosa realmente il
profeta Samuele potrebbe aver vissuto convinto di sentire la voce di dio.
Il monaco Pantaleone poggia i piedi di Samuele sul capro espiatorio perché erano
comunque loro, quella Razza, che provenendo probabilmente da quegli Atlantidei
che avevano sbagliato, espiando doveva prendere Coscienza di cosa era Bene e
cosa era Male, di cosa era permesso fare e di cosa non lo era in questo mondo.
69
Il monaco disegna Samuele perché è probabilmente con lui – o è da lui che
evidentemente se ne comincia ad avere memoria scritta - che inizia a manifestarsi
in modo diverso quello che era, non dio come creduto, ma la forte entità arcontica
di questo Livello. Per capire questo ricordiamo la storia di Samuele: La Bibbia
narra che Samuele mentre dorme sente una voce che lo chiama; credendo fosse Eli,
il suo maestro, va da lui chiedendogli cosa volesse. Ma Eli risponde a Samuele che
non lo ha chiamato e lo invita a tornare a dormire. Samuele va a dormire, ma dopo
un po’ sente di nuovo la voce che lo chiama. Pensando questa volta di aver sentito
bene, va di nuovo da Eli. Questi (credendo di aver), compreso quanto accaduto a
Samuele, gli dice che quella che aveva sentito era la voce di dio e che se l’avesse
sentita di nuovo doveva rispondere: “Comanda signore, il tuo servo ti ascolta”.
La voce che Samuele sentì (come quella che sentì Giovanna d’Arco e sentirono
tanti altri, profeti inclusi), non era la voce di dio bensì quella di un alieno/parassita
in grado di parlargli nella testa. Samuele, rispondendo che avrebbe obbedito, in
pratica accettò di fare quanto l’alieno/parassita gli suggeriva. Ma a quel tempo
questo non poteva essere compreso (forse oggi si comincia a capire) e quelle voci
furono scambiate per la voce di dio perché l’entità parassita, per non farsi
riconoscere, racconta e mostra cose divine al parassitato, ma soprattutto si
nasconde dietro il nome di figure mitiche veramente esistite (come tentò di fare con
me dicendo di chiamarsi Helios). Lui è invece il Drago che si deve sconfiggere (e
che in alcune immagini, mettendole quel serpente sotto i piedi, la Chiesa ci dice che
Maria ha sconfitto ma non è così). Quindi, senza esserne consapevole, a dare via
libera a quell’Entità che Eli scambiò per la voce Dio, è Samuele. Infatti è in nome
di quel dio che lui sceglie il primo re, Saul, per il popolo ebraico, e il suo
successore, Davide, giocando un ruolo di primo piano nella nascita della monarchia
in Israele.
Dal momento che l'umanità salvatasi dalla catastrofe si era ritrovata senza
conoscenze, gli Arconti, che nel trattato gnostico incluso nei codici ritrovati a Nag
Hammadi si presume siano nati insieme alla Creazione, poterono avere la meglio
sugli uomini. Questo accadde pian piano, attraverso le manifestazioni operate sui
Profeti, di cui narra la Bibbia, ed attraverso altre persone. Attraverso quelle
manifestazioni, il capo degli Arconti e i suoi, furono in grado di influenzare
l’umanità e far scrivere la storia che conosciamo e che i Veda, la Bibbia e altri testi
antichi narrano, facendo dimenticare a poco a poco l’esistenza del credo nei
confronti della Grande Madre. Che È’ e resta la vera Deità.
Cosa riuscirono a fare nel tempo quell’Arconte e i suoi sottoposti visto che il Bene
era stato imprigionato, ce lo descrive la Bibbia quando racconta le tante guerre
istigate da quello che era creduto un dio (comunque altro modo dell’Intelligenza
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Superiore per ridurre i troppi uomini che nascevano e che abbassavano l’energia
positiva del Femminino Sacro), ma ce lo insegna anche la storia dell’accanimento
nei confronti delle donne. Quell’Arconte, attraverso gli uomini parassitati, oltre
portare a farne offuscare la reale valenza e far arrivare a far credere le donne
senz’anima, per poter regnare doveva tenere bassa l’Energia del Femminino. A tale
scopo, oltre farle uccidere, riuscì a farne offendere il corpo nei più svariati modi:
facendole subire l’infibulazione (che ancora oggi subisce), facendo in modo che le
donne ebree pregassero separate dagli uomini (cosa che ancora oggi esiste), per non
parlare di ciò che portò e porta tutt’ora all’uccisione delle primogenite cinesi o
indiane, o a far trattare come sono trattate tutt’ora le donne musulmane, o di cosa la
chiesa cattolica fece alle donne accusate di stregoneria ai tempi dell'Inquisizione,
dopo che per secoli le aveva idealmente collegate e fatte collegare al diavolo.
Mentre, come abbiamo potuto valutare da ciò che traduce Mauro Biglino(*) dai
testi antichi, potrebbe essere stato esattamente il contrario, perché è solo ad Adamo,
cioè al maschio, che fu aggiunto lo Tzelem degli Elohim.
Naturalmente non furono solo Samuele e altri ebrei dopo di lui a incorrere
nell’errore di riconoscere dio in quelle voci, in seguito, molti altri, pur non essendo
ebrei, scambiarono quelle voci interne per la voce di dio. Giovanna d'Arco,
Socrate, Jung, Edgar Cayce, Tesla, Nostradamus, Hitler, Malanga (che ne parla in
alcuni video e crede che quella voce che sente nella sua testa è la voce della sua
Coscienza!), sono solo alcune delle persone che, siamo venuti a sapere, le hanno
sentite e ci hanno dialogato ricevendo suggerimenti, ispirazioni o chiarimenti.
Cosa che avveniva ed avviene perché, una volta che la persona ha fiducia
nell’entità di cui sente la voce nella testa, in mezzo a delle verità che questa dice,
mischia le bugie affinché il soggetto non possa arrivare alla Verità che lo
renderebbe libero. Nonostante questo, siffatte figure hanno avuto e continuano ad
avere una grande influenza in discipline importanti come se fosse certo quanto
dissero quelli che non ci sono più e quanto affermano quelli ancora in vita.
Quando l’Uomo cominciò a (ri)crescere e le cose a livello religioso cominciarono a
cambiare, quelle entità cominciarono a diversificare le loro manifestazioni.
Manifestazioni di cui fanno parte anche quello che i nostri psicologi hanno
classificato come l’immaginario amico dei bambini!
Molte persone sono finite e continuano a finire nei manicomi perché quando dicono di
sentire voci vengono credute pazze e quindi rinchiuse, mentre invece quelle voci quelle
voci vengono solo dall’Arconte/parassita che sentono parlare nella loro testa.
* Mauro Biglino è un saggista e traduttore italiano specializzatosi nella traduzione dell’ebraico
antico. Ha tradotto dal testo masoretico diciotto libri della Bibbia, di cui dodici pubblicati nel libro
"I profeti minori" ed i rimanenti ne "I cinque Meghillôt" libri pubblicati a cura di P. Beretta per la
casa editrice Edizioni San Paolo.
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Siccome nessuno capiva (e capisce) cosa realmente accadeva (e accade), queste
persone finivano (e finiscono) per impazzire veramente.
Ma tutte le malattie psichiatriche erano e sono responsabilità di questi
Arconti/parassiti. Per questo chi ne è affetto difficilmente riesce ad uscirne ed i
farmaci non lo curano ma riescono, a malapena, e non sempre, a sedarlo e tenerlo
calmo. E la storia si sta ripetendo, basta solo guardarsi intorno e vedere cosa
succede. È’ cronaca di questi mesi l’evento di una mamma di Genova che getta la
figlia dal balcone perché gliel’ha detto una voce, o di un ragazzo di Roma che
uccide la nonna della fidanzata sempre perché sente voci che glielo dicono, o di un
altro ragazzo che uccide la fidanzata e il fratello di lei senza saperne poi spiegare il
motivo, o di un signore che si cava gli occhi sempre perché glielo ha detto una
voce. Questo avviene perché queste Entità negative molto forti tentano, facendo
uccidere soprattutto le donne come sta avvenendo in misura ancora maggiore da
qualche anno a questa parte, oppure perpetrando violenze su di loro o sui bambini
per creare ulteriore confusione, di abbassare l’Energia del Femminino Sacro che si
sta rialzando.
Queste entità arcontiche nell’antica gnosi erano conosciute, e secondo quella
disciplina, esse sono anche nostri parenti cosmici in quanto sempre creati dallo
stesso Eone Sophia.
Non sono in grado di stabilire con certezza la verità sulla loro provenienza, ma
quello che so certamente, è che essendo noi caduti in un Livello più basso di
esistenza, queste forze arcontiche possono nutrirsi della nostra energia ed
intromettersi nella nostra mente per sabotarne i normali processi deviandola verso
pensieri insani e scorretti, arrivando persino a impossessarsi totalmente della mente
del soggetto parassitato facendogli commettere gravissime azioni o facendogli
credere che ciò che gli arriva proviene da maestri superiori. Ed il giochetto gli è
sempre riuscito visto quanto tempo è che siamo nelle condizioni in cui siamo e
quanto sono aumentate le persone che in questi tempi finali dicono di sentire voci,
che sono convinte di canalizzare da maestri superiori che invece non sono altro che
quelle di entità nascoste in uno dei livelli della loro Aura.
Quelle entità che riescono a impossessarsi totalmente della mente delle persone
sono responsabili di tutto il malcostume e di tutte le depravazioni umane. Sono
responsabili dell’omosessualità, delle depravazioni sessuali inclusa la pedofilia,
nonché di tutte le atrocità che gli umani sono in grado di commettere.
Di queste subdole Entità - che per lo più si mostrano come figure celestiali o come
maestri ascesi, che invece sono le stesse che Carlos Castaneda chiama Voladores e
Corrado Malanga ed altri chiamano Alieni - le alte gerarchie ecclesiastiche non ci
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hanno mai informato come avrebbero dovuto fare, ma quando in alcune delle
persone possedute mostravano la loro vera natura, ci hanno insegnato a credere che
si trattava semplicemente di Diavoli. E sebbene sapessero cosa quelle Entità fossero
in grado di provocare nell’uomo, hanno continuato e continuano a mantenere il
segreto restando indifferenti di fronte alle tante sofferenze che provocano all’uomo.
Ma soprattutto tacciono in questo momento sulla ragione dei tanti femminicidi di
cui loro, nonostante Dante li definisca ottusi, a mio parere, conoscono la ragione!
Perché?
Perché, in base a quanto, secondo me, narrano Pantaleone, Michelangelo e
Nostradamus, e come aveva forse capito Giordano Bruno (che non a caso scrisse un
libro intitolandolo “Lo spaccio della bestia trionfante”), le alte gerarchie sanno
bene che ci hanno sempre fatto pregare la deità che regna in questo Livello, cioè
Lucifero, il Principe degli arconti. Ed essendo (inconsciamente?) al loro servizio,
non sono quindi interessate, né sono in condizioni di farlo visto che ci hanno
mentito sino ad ora, alla restaurazione della Verità ed a porre fine alle sofferenze
dell’umanità.
A causa del Principe che regna su questo mondo, il cui interesse è sempre stato
quello di tenere bassa l’Energia del Femminino e la donna succube dell’uomo in
quanto è nella donna che la Dea si rispecchia ed attraverso di lei si manifesta il
Femminino Sacro della Dea e le anime possono incarnarsi, la vita della donna, oltre
a tutte le sofferenze e menomazioni corporali che ha dovuto subire e subisce, non è
mai stata facile, ma in questi ultimi tempi in particolare, tutto si è moltiplicato a
dismisura perché, nonostante quanto abbiano tentato e fatto quell’Arconte e i suoi
proseliti, l’energia del Femminino continua a risalire. Quindi quell’Arconte sa che
la sua sconfitta è vicina e per tentare di abbassare quell’energia fa in modo che più
donne possibili vengano uccise.
73
74
Il quadrato, la parte che chiamerei il cuore del mosaico.
Il quadrato, come il rettangolo, è simbolo di definizione e di delimitazione che
rappresenta la squadratura della materia; dentro quello del mosaico il monaco non
inserisce però una sola informazione, per riferirsi al Cielo, pertanto anche al non
creato e alla Generatrice Madre/Padre, all’interno del quadrato il monaco ha
inserito i cerchi. Per raccontarci di importanti fatti che hanno segnato la storia
dell’umanità, il monaco ha messo invece all’interno dei cerchi delle figure su cui
andremo a riflettere più avanti.
a
b
a: L’antica Roma quadrata. b: Un reperto archeologico dove è raffigurata la Grande Madre col rettangolo.
75
Di conseguenza il quadrato del mosaico rappresenta i due aspetti fondamentali
della Grande Madre/Padre: il quadrato simboleggia la sua Emanazione (o
manifestazione divina), mentre i cerchi sono simbolo dell’ animazione del tutto.
Il quadrato è la perfezione della sfera sul piano terrestre, che si sviluppa partendo
dal centro immobile, secondo la croce nelle direzioni cardinali che, nel quadrato, è
l'espressione dinamica del quattro. Per questa ragione il monaco ha composto il
lato del quadrato di quattro figure: con quelle quattro figure per lato il monaco
intendeva simboleggiare la perfezione divina nello sviluppo della manifestazione
solidificata.
Nella simbologia del quadrato espressa dal quattro sono ritmate le Età quattro del
Mondo, i quattro punti Cardinali, quindi la vita umana e i mesi lunari, è espressa la
tetraktys quindi anche i 12 segni dello Zodiaco Celeste.
I pitagorici facevano della tetraktys e anche del quadrato di quattro, cioè Sedici, la
base della loro dottrina. In riferimento alla Tetractys pitagorica si osserva che
il Quadrato è sempre dovunque considerato il numero della manifestazione
Universale nel concetto del Quadrato Perfetto; la formula Pitagorica
1+2+3+4=10 è la circolatura del quadrante e l'inverso 10=1+2+3+4 esprime
numericamente la divisione quaternaria del cerchio, cioè il problema ermetico
della quadratura del cerchio concepibile come massima perfezione umana.
a
b
c
a: I quattro Elementi b: La Madonna con le 12 stelle come corona c: Le 4 donne della chiesa di Rennes le
Chateau, che cercano di intravvedere la quinta all’orizzonte
In modo diverso dal quadrato del mosaico di Pantaleone, quella stessa simbologia è
contenuta nel mosaico della galleria Umberto I di Napoli, dove nella struttura degli
edifici che la circondano, non a caso, come in Castel del Monte, è ripetuto il
numero otto. Il numero otto è fra i simboli più antichi: nelle antiche religioni
pagane l’otto è il simbolo dell’infinito, nella religione cattolica simboleggia la
resurrezione. Simboleggia quindi il Risveglio, la fine delle sofferenze, ed il
Passaggio ad un maggiore Livello di Coscienza. Che come è scritto nella
76
Rivelazione fatta a Giovanni, e come intendeva dirci Berenger Saunierè con quelle
quattro donne che sembra cercano di intravvedere la quinta poste nella chiesa di
Rennes Le Chateau, legate però ai quattro elementi, sarà un avvenimento
annunciato da una donna.
Il mosaico di Napoli con le 16 lunette
Lo sposalizio della Vergine del Perugino
Castel del Monte
Lo sposalizio di Maria di Raffaello
Sedici, che è il numero dei cerchi contenuti nel quadrato, è il numero che i Sumeri
legarono al loro dio Marduk ed è un numero che fu legato anche ad Osiride - che
secondo la teogonia eliopolitana appartiene già alla quarta generazione di dei - e
sedici sono le stanze nel tempio di Abydos a lui dedicato; quindi tutta la simbologia
legata alla Dea che dopo l’arrivo degli Arconti è stata trasposta al maschile.
77
Mettendo al centro del quadrato quell’Asino tra i due Cani, invece Pantaleone ci
vuol dire invece dell’eterna lotta tra Bene e Male e che quelle due Forze fanno
parte integrante della Grande Madre. Forze che fanno girare il mondo e che Ella
controlla. Come ci conferma l’antica immagine simbolica b e il reperto c
a
b
c
a: I due cani, o due energie, con il somaro arpista del mosaico, ossia la Dea che suona la musica della Vita. b:
La stessa simbologia è espressa nei serpenti guidati da Demetra e nei draghi guidati da Demetra. fig. c
L’Asino, noto per i pesi che è in grado di sopportare, simboleggia la Dea. Il
monaco l’ha disegnato arpista poiché è comunque Lei, la Grande Madre, che
sobbarcandosi tutto il peso della Creazione, suona la musica della Vita. Asino che è
stato erroneamente connesso a Gesù e che va invece connesso a Maria!
a
b
c
d
a: Gesù che entra a Gerusalemme sull’asinello. b: Asino con la lira nel portale della chiesa di Saint Pierre de la
Tour, Aulnay. c: Le tre Parche di William Blake d: Scrofa nella chiesa di Saint-Parize le Chatel
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Attraverso l’indole degli animali inseriti nei cerchi, nel quadrato il monaco ci dice
infatti che la Grande Madre è anche il terribile Leviatano e pure la terrificante tigre.
Il Leviatano di Gustav Dorè
Pantaleone ci sta quindi dicendo che la Grande Madre è il Tutto. Non può essere
pertanto rappresentata da un uomo, e tanto meno questo uomo essere il dio biblico
che è solo il Demiurgo di questo ingannevole mondo.
Infatti era Maria che doveva riportare Ordine verso il credo della Grande Madre,
dare l’annuncio dell’arrivo del Giustiziere (o quinto Elemento), e dire della
restaurazione che questo avrebbe fatto. Quinto Elemento che è l’Etere. Ritenuto
l’elemento principale della Pietra filosofale e la sostanza catalizzatrice in grado di
risanare la corruzione della materia che gli orientali identificano come Akascha.
a
b
c
a. I cinque elementi? b. cerchio nel grano che ci dice che siamo allineati e che la
fine del tempo è giunto?? c. I 5 elementi nel cerchio nel grano?
79
80
Il Grifone
Nel primo cerchio del quadrato, che il monaco non recinge, inserisce un Grifone
unito ad un agnello, e sotto alla figura scrive PASCA.
a
c
b
d
e
f
g
h
a: Il Grifone del cerchio del mosaico; le altre immagini sono rappresentazioni varie di grifoni
l’immagine h è il Grifone disegnato da Nostradamus
81
L’immagine del primo Grifone riportato è quello disegnato da Pantaleone nel
quadrato del mosaico, non essendo il simbolo recinto, significa che Pantaleone ci
sta mostrando la figura simbolica di un livello diverso di quelle che disegna subito
dopo e di cui recinge i disegni: ci sta parlando della Grande Madre celeste.
L’agnello che le pone vicino ha lo stesso significato che hanno quel capretto sopra
quel leone, quel puledrino e quella scrofa messe tra le zampe degli altri Grifoni
riportati: simboleggiano il (suo) sacrificio in quanto la Grande Madre si dona nella
magnificenza del Creato, di cui l’uomo fa parte, attraverso il DNA. Mentre quei
due fiori disegnati sul corpo della leonessa dalla fluente chioma e sorridente di
quel mosaico, stanno a simboleggiare che la Dea E’ sia il positivo che il negativo di
tutto.
Il Grifone inserito nel mosaico di Bitonto, che ha una strana coda ed uno strano
fiore in bocca, nel corpo simboleggia la Forza, nel fiore che ha in bocca viene
simboleggiato il potere della Dea sui tre Regni, la coda, come nella figura b,
simboleggia l’Energia Regale.
Il significato simbolico del Grifone ha assunto nei secoli più significati; visto prima
come figura che simboleggiava il demonio rapitore di anime e persecutore dei
cristiani, è diventato il simbolo della duplice natura di Gesù. In realtà le sue origini
sono molto più antiche e non ne mancano testimonianze millenni prima del
Cristianesimo nell’arte orientale, così come nell’arte greca e in quella ellenistica, e
non a caso anche Dante, nella Divina Commedia, lo mette alla guida del Carro. Ed
alla guida del Carro è per lo più riportata Cibele, e col carro trainato da due leoni
che simboleggiano il Bene ed il Male che lei controlla.
Un possibile archetipo del grifone si potrebbe individuare nel terribile Anzù
(personificazione della nebbia, vento e tempesta pesante) rappresentato o citato fin
dal III millennio a.C, che potrebbe voler simboleggiare Madre Terra dell’umore che
82
era quando quegli extraterrestri, dopo la grande catastrofe che Madre Terra aveva
subito, arrivarono sulla Terra. Il tutto simboleggia una battaglia di Forze
contrapposte: seppur uno di quegli extraterrestri uscì in parte vincente da quella
battaglia perché riuscì a tagliarle le ali sottraendole i Libri dei Destini (degli
uomini).
Ninurta attacca Anzû per recuperare la "Tavola dei destini".
Il Grifone (che probabilmente dopo il primo esperimento genetico ha sostituito il
Leone nella simbologia), simboleggia Madre Terra di un altro umore,
probabilmente quello più basso che aveva dopo il primo esperimento genetico che
diede modo a quegli alieni di entrare nel nostro mondo. Il vento di tempesta e la
pioggia erano plausibilmente le condizioni in cui era il Pianeta dopo la prima
grande catastrofe e quando già quegli Arconti erano precipitati sul Pianeta.
Madre Terra uscì in parte sconfitta da quella battaglia; ma Ella, essendo Madre
natura (come volevano ricordarci i cerchi nel grano riportati di seguito), risorge
sempre dalle proprie ceneri.
f
g
h
f: La Fenice che risoge dalle proprie ceneri g. Lo scarabeo, animale simbolo, in uno dei cerchi nel grano h: la
Fenice in un cerchio nel grano. Chiamata Bennu dagli Egizi, e che oggi è simboleggiata col segno del Cancro
Insieme al Grifone Pantaleone mette un agnello: l’agnello è usato come simbolo di
umiltà, innocenza e purezza; l’ Agnus latino, parola probabilmente legata all’agni
vedico che significa Fuoco, rimanda anche alla donna che riporterà la Luce sulla
Terra e che darà inizio ad un nuovo Giorno del mondo: una nuova incarnazione
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ufficiale dell’Anima Mundi, che come scritto nell’Apocalisse di “Giovanni”, verrà
come agnello.
Mentre riguardo alla parola Pasca scritta sotto al Grifone, il monaco potrebbe aver
scritto PASCA come si legge, ma sempre che allora non venisse chiamata così,
potrebbe anche aver scritto PARCA e in seguito, i soliti noti, potrebbero averlo
corretto modificando la R in S con l’intento di annullare la comprensione della
parte. La parola Parca che il monaco scrive sotto alla figura non può riferirsi ad
altri che alla Grande Madre celeste, che come Parca (o Moira) Tesse la Tela dei
Destini degli uomini, guida il tutto, ed è Madre/Padre e proprietaria ed espressione
di tutti gli Archetipi (è quindi l'Uno o la Monade), è Madre del nostro Sole e di tutti
i Soli (o Stelle, quindi Anime) e Pianeti del nostro Universo nonché della nostra
Madre Terra e altri Pianeti esistenti.
a
b
c
a: Le Parche nel mito b: le Parche di Bernardo Strozzi c: le Parche di Michelangelo
Per questo, e perché probabilmente lo era davvero, la Madonna da svariati artisti,
tra cui Guido Reni, venne simbolicamente dipinta come sarta.
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La sirena bifida o bicaudata
La prima figura che Pantaleone disegna all’interno del primo dei quindici cerchi
che recinge, è una sirena bicaudata. Quindi una donna, perché è nella donna che la
dea si riflette.
Le leggende riportano che in origine le sirene fossero alate, venivano rappresentate
con un corpo per metà umano e per metà aviforme con ali tipiche dei rapaci.
In qualche caso la parte inferiore era un uovo ed avevano la barba. Nella tradizione
arcaica greca, le sirene presiedono il destino del cosmo e degli uomini,
manifestazione sonora della Dea, la legge naturale che imprime il movimento ai
fusi delle sfere. Un’armonia così perfetta da rimanere eternamente fissa.
85
Nel libro Acquario, Alfredo Cattabiani, fa delle ipotesi, ma non si conosce quando
la mitica Sirena divenne bicaudata; Pantaleone la disegna proprio nel primo cerchio
del quadrato, quindi sembra saperlo bene. La introduce dentro un cerchio, come
Basilide mette l’Abraxas, ma invece della testa del gallo, che simboleggia l’alba del
Nuovo Giorno come fa Basilide, il monaco disegna la testa di una donna con lunghi
capelli, ed invece che una sola coda come le sirene, la disegna bifida. Perché?
In ognuno di quei cerchi recinti, è come se ci fosse il contenuto del Libro di una
enciclopedia dove è scritta una pagina della Storia dell’Umanità, quindi di Storia
della Terra… o di una Signora di “queste parti”, come mi rispose l’uomo di un
sogno che feci anni fa quando, notando l’enciclopedia I quindici nella sua libreria,
gli chiesi chi l’avesse scritta.
Il quindici è riferito ai Kalpa, legati a Manu (quelli che noi occidentali chiamiamo
Eoni), che nella religione Indù è considerato il primo essere della razza umana. Ci
sono 14 Manu in un Kalpa, perché l’opera della Creazione si ripete per 14 volte
all’interno di un giorno di Brama. Un solo Kalpa (un Ciclo Cosmico), è diviso a
sua volta in Ere che si susseguono e ripetono ciclicamente facendo rivivere alle
Anime la storia precedente ma più velocemente (per constatare che è davvero così
basterebbe riflettere come siamo andati velocemente come umanità, e sotto più
aspetti, in questo ultimo secolo e mezzo).
Secondo l’Induismo un Giorno di Brama dura 4,32 miliardi di anni; i nostri
scienziati stimano l’età della nostra Terra 4,54 miliardi di anni; diviene ovvio che il
monaco, nel mosaico, ci sta raccontando di un solo Eone. Il quindicesimo cerchio,
che come nel quindicesimo Kalpa è la Porta stessa di Brama, simboleggia la Porta
di Passaggio che permette l’accesso al Nuovo Giorno quindi ad un livello superiore
di Coscienza. Porta che per gli orientali è la porta del Drago, e per noi occidentali
è controllata dal Guardiano della Porta, che per aprire e poter oltrepassare, è però
necessario possedere la Chiave.
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Dalle figure che il monaco inserisce all’interno dei cerchi, vediamo che ci sta
narrando di cose accadute in passato; quindi quella sirena, essendo inserita nel
quindicesimo cerchio, raffigurando questo la Porta dalla quale siamo entrati
dall’Eone precedente (tornando però indietro), ci dice che quella donna è entrata
con qualcosa che non andava. Un fatto velatamente raccontato anche nella favola
della Melusina, Michelangelo, per darci la stessa informazione, quindi per dirci che
quella donna aveva un qualcosa che non andava, nel Giudizio Universale, mette un
braccio bianco all’anziana progenitrice di quelle genti che gli dipinge sotto
(potrebbe anche essere il contrario: quel braccio bianco potrebbe simboleggiare
quel poco di positivo che era rimasto in quel corpo umano modificato
geneticamente).
Quel qualcosa che non andava era probabilmente la modifica genetica che era stata
fatta da Sophia. Sperimentazione che aveva provocato la grande catastrofe che a
sua volta aveva rotto il Pangea terrestre e fatto cadere le genti in un livello più
basso di Coscienza facendo cadere gli Arconti sulla Terra.
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Adamo ed Eva
Una volta che gli Anunnaki, quindi quegli Arconti, erano caduti sulla terra e
avevano preso potere su quelle persone che a loro volta erano cadute in un livello
più basso di coscienza, Enki disse facciamo l'uomo a nostra immagine e
somiglianza. Egli parlava sempre al plurale perché operava insieme agli altri
Arconti; ed è di quella creazione che secondo me Pantaleone ci narra nella parte
bassa del quadrato nei due cerchi dove inserisce Adamo ed Eva.
il monaco inserisce Adamo ed Eva nei due cerchi centrali nella parte bassa del
quadrato, ma mentre vicino ad Eva mette il Toro e le collega il Serpente (Energia
della Vita e che muove tutto), vicino ad Adamo mette il Gatto lupesco.
Nel poema di Atrahasis (Ziusudra quindi di Noè), detto il grande saggio, composto
nel periodo che va dal 1646 al 1626 a.C. (durante il regno di Ammisaduqa, quarto
successore di Hammurabi) ma ripreso da testi più antichi che non possiamo sapere
quanto integri o quanto e se il contenuto possa essere stato modificato, viene
riportato che per creare il prototipo di uomo fu immolato il dio We (capo degli
Igigi, dei minori degli Anunnaki, che aveva guidato la rivolta scaturita per il troppo
e pesante lavoro), che Belet-ili, scienziata Annunaki, con l’aiuto di Enki mescolò
la carne e il sangue del dio We con l'argilla, e che gli Anunnaki e gli Igigi, divenuti
anch'essi grandi dei, sputarono sull'argilla. Che dopo varie prove non riuscite,
vennero poi fatti quattordici pani di argilla, dove sette pani produssero maschi e gli
altri sette femmine. Poi maschi e femmine vennero fatti accoppiare due a due.
Nel 2013, Vladimir I. Shcherbak della Al-Farabi Kazakh National University del
Kazakistan e Maxim A. Makukov dell'Istituto Astrofisico Fesenkov, scrivendo
sulla rivista Icarus, hanno ipotizzato che un segnale intelligente incorporato nel
nostro codice genetico sarebbe un messaggio di matematica e semantica che non
può essere spiegato con l'evoluzione darwiniana. Lo chiamano "SETI biologico".
Loro affermano che una volta fissato, il codice potrebbe rimanere immutato nei
tempi cosmologici, infatti, è il più durevole costrutto conosciuto. Quindi
rappresenta una memoria eccezionalmente affidabile per una firma intelligente.
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(infatti il dio We, che fu immolato dagli Elohim per creare Adamo ed Eva, era
considerato il dio dell’intelligenza). Una volta che il genoma è opportunamente
riscritto, scrivono sempre Shcherbak e Kazakh, il nuovo codice con la firma
rimarrà congelato nella cellula e la sua progenie. Secondo loro questa sorta di
marchio di fabbrica, potrebbe essere stata scritta eoni fa in un altro posto della
nostra galassia. Questo specie di griffe sarebbe il timbro indelebile di una civiltà
extraterrestre che ci ha preceduto di molti milioni o miliardi di anni. L’impronta
biologica nel nostro genoma, sarebbe l’eredità lasciata da questa remota civiltà
alla Via Lattea.
Alcuni mesi fa, il team di ricerca del Centro Ricerca e Studio
Genoma del Massachussetts, capitanato dal Dr. Philip Label, ha annunciato di
avere fatto una scoperta sensazionale: nel DNA umano di due persone su tre sono
stati riscontrati 130 geni di natura non umana, cioè alieni. Secondo i
ricercatori, non si tratta di geni terrestri in quanto mai riscontrati in nessun
organismo unicellulare o pluricellulare sulla Terra.
La presenza di questi geni alieni nel genoma umano di queste due persone su tre,
secondo il Dr. Label, è possibile solo tramite un complicato meccanismo chiamato
Trasferimento Genico Orizzontale, cioè lo stesso meccanismo con il quale
organismi unicellulari, come batteri, possono evolvere rapidamente dentro le
nostre cellule integrando il loro genoma al genoma umano. Normalmente questo
evento nell’uomo può portare ad esiti patogeni, in questo caso invece i geni alieni
sembrano sostituirsi a quelli umani rimanendo integrati e rimpiazzandone la
funzione senza causare patologie.
Da quanto traduce Mauro Biglino dagli antichi testi biblici, gli Elohim inserirono il
loro Tzelem (quindi quello Tzelem potrebbero essere i Geni del dio We), per creare
l’Adam, mentre per creare Eva indussero in Adamo un grande sonno (una
anestesia?) prelevando da lui solo la Tzela. Lo Tzelèm, spiega Biglino traducendo
da Gen 1,26-27, è quel quid di materiale che contiene l’immagine degli elohìm e
che loro stessi hanno usato per formare l’adàm.
Diventa evidente che quei geni di cui parla il dr Lebel potrebbe essere quello
Tzelem degli Elohim di cui scrive Biglino (che per creare Eva sembra non furono
usati), e che questo Tzelem è a sua volta quello dell’immolato dio We, che
attraverso la discendenza di quei pani dell’origine, sono quei Geni arrivati sino a
noi. Diventa anche evidente, però, che un terzo della popolazione terrestre è
originale perché non ha quei Geni. Il Genoma di quel terzo di persone rimane
comunque intaccato dall’esperimento che fece Ninmah.
A questo punto dovrebbe divenire chiaro il senso del gatto lupesco che Pantaleone
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ha messo vicino ad Adamo: sta ad indicare la negatività della figura perché creata
con i Geni alieni del dio We.
Come vedremo in un’altra sezione del mosaico, perché il monaco lo ribadisce, è
proprio questo che provocò in Adamo, cioè in lui e nel dna degli uomini che
discenderanno da lui, un gran guasto nel DNA, di conseguenza nel comportamento.
E’ forse è per questa ragione, cioè per il fatto che in Eva non era presente lo
Tzelem, che in seguito, Michelangelo, dipingerà solo Eva aiutata dalla Grande
Madre, che riporta come Serpente, cioè dall’energia della Dea rimasta in lei, e lui si
dipinge solo come cencio vuoto.
Il toro messo vicino ad Eva simboleggia lo schema principale che la natura
creatrice utilizza su ogni scala. Sistemi organizzati come questo permettono lo
sviluppo dell’universo. Il sistema legato alla struttura toroidale è infatti un sistema
in equilibrio che ritroviamo ovunque: nella sezione di una mela o una arancia, in un
uragano, nel campo magnetico terrestre e nelle sue dinamiche atmosferiche, nella
superficie solare, intorno all’essere umano, intorno ad una galassia e persino
intorno all’atomo. Il toro è il respiro dell’universo che trova stabilità nell’equilibrio
vettoriale; un campo di forze perfettamente bilanciato, con dodici linee. Anche per
la creazione degli esseri umani (che è probabilmente quella che voleva portare alla
nostra attenzione il monaco mettendo quel toro vicino ad Eva), è il toro che è
importante perché questa figura si trova simile negli organi riproduttivi femminili.
Dodici sono i meridiani nell’uomo come dodici sono i meridiani del Pianeta di cui
siamo figli (questo mi fa riflettere al grande danno che stiamo facendo a causa della
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nostra ignoranza con la TAV in val di Susa dove passa uno di questi importanti
meridiani), energia di cui gli Antichi sapevano bene. Un sistema semplice formato
quindi da un cristallo contenente 64 tetraedri all’interno dell’equilibrio vettoriale
iscritto in un toro.
64 sono i codoni che codificano il DNA umano, l’antico sistema di saggezza l’IChing si basa su 64 esagrammi, così come l’albero della cabala ebraica crea la
stessa struttura.
Ma anche la scacchiera, il gioco che esprime di più il gioco della vita e che
simboleggia la perenne dicotomia tra dominio del fato e dominio dell’intelligenza,
è composto da 64 caselle e di due diversi colori! Ed è proprio una scacchiera che il
monaco mette sulla testa del capro protetto dal Cervo che simboleggia la nostra
nuova donna (fig.a), alla quale, per dirci del suo potere sui tre mondi, pone in bocca
quel fiore a tre petali. Simbologia contenuta anche in uno dei numerosi pastorali
papali (fig.b). Cosa ci voleva dire quindi il monaco? Che l’uomo è l’opposto della
donna? Che attraverso la donna si esprime la Forza positiva – visto che ad Eva ha
messo vicino il Toro e nel cerchio il Serpente che simboleggia l’Energia - e
attraverso l’uomo –, visto quel gatto lupesco messo vicino ad Adamo – quella
negativa? Sicuramente.
a
b
Esattamente il contrario di quanto sostenuto attualmente. Un equilibrio che è stato
rotto e rovesciato dopo quegli esseri creati nel primo esperimento genetico da
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Sophia, dando origine ad un immane e irrecuperabile sconvolgimento genetico
aggravato col secondo esperimento. Perché gli Elohim inserirono negli uomini
quello Tzelèm del dio We, facendo diventare invece che solo negativa la Forza nei
maschi, necessaria per l’equilibrio del mondo, anche violenta e malefica.
Ma potrebbe essere sempre a causa del primo esperimento che il gruppo sanguigno
più antico, il gruppo “0”, può donare a tutti ma può ricevere solo da uno “0”.
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Dopo la sirena bicaudata, c’è Salomone e poi la regina di Saba
Nel terzo e quarto cerchio Pantaleone inserisce prima Salomone e poi la Regina di
Saba. Ma mentre per suggerirci l’appartenenza genetica o il livello di Coscienza
della regina il monaco colloca la figura su uno sgabello di legno, mette il re seduto
sopra due grifoni.
Abbiamo detto che il Grifone nelle leggende e nei miti ha assunto varie funzioni,
da quello di guardiano a creatura demoniaca, ma avendo le caratteristiche del leone
e dell’aquila, quindi di maestosità e fierezza, considerati, in un’ideale gerarchia, al
di sopra degli altri animali, ponendo Salomone su un trono del genere, Pantaleone
intendeva evidentemente attribuire queste caratteristiche al re.
La storia di Salomone e del suo mitico regno si trova nella Bibbia, nel primo Libro
dei Re, e l’autore gli dedica undici interi capitoli. Salomone è riportato nel quadrato
perché evidentemente simboleggia l’uomo nuovo (visto il gallo(?) sul suo bastone).
Anche il nodo di Salomone potrebbe celare simbolicamente questo riannodamento
genetico.
Il mito ciclicamente si ripete; come Pluto, come Dioniso, Attis, come Mosè ed altri
maschi, Salomone, per i documenti visionati da Pantaleone, anche se con un DNA
un po’ diverso, evidentemente incarnava quel mito.
Salomone
Pluto
Attis
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Salomone era nato da Davide e Betzabea, essendo l’incarnazione del mito, diventa
ovvio che in Betzabea, seppur geneticamente retrocessa dalla Grande Madre
perché aveva un DNA modificato, era incarnata l’Anima della Dea. Con quel
gallo(?) posto in cima al bastone(?) di Salomone, forse Pantaleone ci vuole dire che
lui, oltre essere il figlio di una donna un cui era incarnata l’Anima della Dea e
incarnare il Bene, dal tempo di quell’esperimento genetico del passato, dopo i suoi
avi e Davide, il padre, era il primo maschio dove la Natura ed il tempo trascorso
avevano in parte sanato quell’antico danno genetico. Questa potrebbe essere la
ragione per cui Pantaleone mette ai piedi del Re due scarpe. La Regina di Saba con
Salomone concepisce Melik; quindi nella discendenza di Menelik si trovano i geni
del figlio di una Grande Madre.
Rembrant - Betzabea con la lettera di David
Betzabea al bagno di Francesco Hayez
Nella storia d’amore con Salomone, la Regina di Saba non riconquista però lo
scettro femminile. Doveva essere Salomone, per rimettere a posto la deviazione del
dio di Mosè ad abbracciare il culto praticato dalla Regina e non essere lei, come
invece accadde, ad abbracciare il culto del dio di Salomone.
Salomone e la regina di Saba
di Piero della Francesca
Salomone e le due donne
di Nicolas Poussin
Pantaleone non mette alla Regina di Saba una sola scarpa, per simboleggiare il
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sapere (genetico) incompleto in lei (e forse perché sapeva che era figlia di uno Jin,
un Genio, quindi di una di quelle entità per parte di padre), le mette anche un solo
orecchino (se osserviamo la sirena bicaudata ne ha due).
Quel Sapere, come apprenderò andando avanti nelle ricerche e riflettendo sulle
ultime mutazioni genetiche familiari, fu probabilmente tolto alla donna a causa
dell’antico esperimento genetico, che spiega la ragione per cui la donna cominciò a
camminare con una sola scarpa. Fatto che detronizzò la Grande Dea Madre, che
solo la donna può rappresentare poiché la Dea si rispecchia in lei e in quanto donna
è legata al Femminino Sacro della Terra. Essa ha i suoi tempi per procreare, e come
la Natura per la Terra e il mare per le maree, è legata alle fasi lunari. E solo
attraverso il DNA mitocondriale della madre si possono trasmettere al bambino
tutte le informazioni genetiche. Non a caso gli Ebrei, ancora oggi, ti accettano
come ebreo solo se sei figlio di madre ebrea.
Stabilito che la Grande Madre nel bene e nel male è il motore che muove tutto,
valutato che la Dea per mezzo del DNA si esprime attraverso l’umanità e la natura
e nello stesso tempo impara crescendo in Coscienza e noi con Lei, andiamo ora ad
analizzare quanto il monaco ci racconta del giardino terrestre .
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Il giardino terrestre Re Artù e Medusa
Il problema più grande che mi ha posto questa sezione dell'opera e mi ha spinto a
fare molte ricerche, è stato cercare di capire come poteva aver fatto il monaco a
conoscere la leggenda di Re Artù quando la leggenda di quel re sembra apparire
solo in un periodo successivo. Prima con l’ipotesi legata a San Galgano, poi con
quella legata al Popolo Celtico e alla Britannia.
Quando cominciai a cercare di decriptare quella parte dell’opera, il dato certo era
che il mosaico era stato costruito tra il 1163 e il 1165 in quanto la data era scritta
nel mosaico; riflettendoci, pensai era più facile che Pantaleone fosse stato
influenzato dalla cultura bizantina, alla quale certamente non apparteneva la
vicenda romanzata dei personaggi arturiani e del mitico re nelle corti normanne, di
cui tra l’altro, le prime opere letterarie, scriveva Giovanni Bellisario nel suo testo
Re Artù nel mosaico di Otranto dopo attente ricerche, non comparivano prima del
1170. Mentre c’era chi addirittura attribuiva la nascita del mito legandola alla
vicenda di San Galgano, contemporaneo di Pantaleone, che non poteva già essere
un mito così grande tanto da essere inserito nel mosaico dal monaco.
Come ne era venuto a conoscenza quindi il monaco? Quel nome sopra quel
Cavaliere l’aveva scritto Pantaleone? Quell’immagine raffigurava proprio il
leggendario re di Avalon? Oppure, come hanno ipotizzato alcuni critici notando
delle differenze di stile, c’è stato l'intervento di una mano diversa da quella di
Pantaleone se non addirittura una sua realizzazione in epoca successiva?
Tra l’altro, il racconto di Osiride ucciso dal cane/fratello Seth, si decripta senza
problemi ed è pertinente al resto del racconto che il monaco fa perché attraverso il
mito di Osiride, che narra che il re dovrà attraversare 12 stanze prima di poter
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uscire alla Luce, il monaco ci sta dicendo quanto tempo saremmo stati in prigione
prima di riuscire a riveder le stelle, mentre tutto questo non si incastra con il mito
di Re Artù.
Nonostante le molte ricerche effettuate non sono riuscita ad avere prova su come ai
suoi tempi Pantaleone ne potesse essere venuto a conoscenza. Quindi, sempre che
Artù non sia stato inserito successivamente come ipotizzato anche da altri
ricercatori, possiamo solo supporre che in cerchie come quelle dei monaci, o per gli
antichi documenti già in loro possesso, o per quanto trovarono i primi Cavalieri
Crociati a Gerusalemme nel 1099, così come il monaco poté sapere degli
esperimenti genetici, venne forse a conoscenza anche di un qualche antico mito
legato alle dodici costellazioni dello Zodiaco Celeste che riguardava Re Artù.
Per quanto mi riguarda, per le figure presenti in quella sezione dell’opera, per il
racconto che vidi (che furono visioni a puntate che durarono più di una settimana),
che avevo ormai capito riguardavano il mito di Osiride e che secondo me si
collegavano a quel Cavaliere del mosaico nonostante il nome sopra dicesse fosse
Re Artù, solo quando trovai e lessi il famoso trattato del prof. Santillana e della
dott.ssa Hertavon Dechend, Il mulino di Amleto, potei capire un po’ meglio cosa
voleva rappresentare quella figura ed il racconto simbolico che il monaco con
quella rappresentazione intendeva rivelare.
Pantaleone, anche se ha messo la corona regale in testa alla figura, poiché le stelle
in realtà non si possono sposare, non ha vestito quel Cavaliere come un re ma con
una semplice tonaca marrone da frate (fig. a). Stessa tonaca marrone da religioso
con cui ha vestito quella persona sotto di lui che viene addentata alla gola dal cane
(fig. b). E’ evidente che quelle due figure simboleggiano la stessa persona. E la
persona che viene uccisa da quel cane è Osiride, che vuole simboleggiare quella
che era la stella binaria di Sirio che fu uccisa e nello stesso tempo l’Osiride che fu
ucciso sulla Terra.
a
b
Quindi quel cane che addenta alla gola l’uomo con la tunica marrone lo dobbiamo
100
identificare come il cane Seth (la stella Canis Majoris), il fratellastro che uccise
Osiride (stella definita fratello e marito di Iside, quindi stella binaria di Sirio).
Figure fantastiche legate al Cosmo e per questo riportate con l’abito religioso.
Personaggi fantastici, che sono stati creduti reali, i cui nomi servivano invece per
parlarci di un qualcosa di grave avvenuto nel cosmo che riguardava delle stelle, che
poiché vicine e di grandezza simile, definite marito e moglie e fratello e sorella.
Mentre Seth è definito fratellastro di Osiride probabilmente perché figlio di un’altra
costellazione.
Seth potrebbe simboleggiare la stella del Canis Major, che nel grande
sconvolgimento avvenuto nel cosmo tra i pianeti (a causa del primo esperimento
genetico), quindi anche tra le stelle, si scontra con una delle due stelle di Sirio,
ancora splendenti entrambe, che a causa dell’impatto muore e diventa una nana
bianca.
La leggenda narra che Seth divise il corpo di Osiride in quattordici parti, che Iside,
sorella e moglie, rimise insieme. Mancava però il fallo. Iside, quindi, per far
nascere Horus usò una candela; l’Horus che nasce è forse Sirio C, stella nata dai
pezzi della stella coinvolta nell’impatto, rimessi insieme dalla forza di attrazione
del cosmo. Ma è una stella di cui sappiamo ancora poco.
Le costellazioni
Osiride
La leggenda narra ancora che Horus, diventato adulto, torna e sfida lo zio a duello;
duello che vince ma nel quale perde il suo occhio destro.
Secondo me questa parte del mito ci vuole dire: una volta che la terza stella aveva
comunque preso una sua compattezza, prima ancora di terminare il percorso che
forse l’avrebbe portata ad esplodere e diventare un sole, successivi movimenti
cosmici (causati dal secondo esperimento genetico fatto da Enki e Belel-ili), la
portarono ad impattare ancora con Seth. L’occhio destro che nel mito Horus perde
vuole forse significare che la stella nata non è potuta mai diventare un sole. Infatti
101
sembra che Sirio C sia quattro volte più leggera di Sirio B ma non è a noi visibile
perché non brilla non essendo un sole.
Il mito narra ancora che dopo la morte Osiride divenne il dio del Duat, cioè del
sotto; il gatto lupesco che Pantalone mette davanti a quel Cavaliere e che gli sbarra
la strada, ci conferma che Osiride non passò.
Ricordando quanto Pantaleone ci ha già esposto nei bracci e nel quadrato,
possiamo però intuire che attraverso la figura del Cavaliere e del gatto lupesco
messo davanti ad Osiride - che vuole simboleggiare la Dea nella sua veste terribile
– il monaco ci dice che è tutta l’Umanità che non passò e che, attraverso quella
catastrofe (che inserendo Medusa sotto le braccia della Dea il monaco ci dice anche
fu causata da qualcosa arrivato dal cielo), fu rimandata in un Livello di Coscienza
più basso.
Medusa nella parte del mosaico
Il cerchio del grano che il nuovo pericolo
Per dirci quando tutto quel grande sconvolgimento accadde e perché, Pantaleone
inserisce in quella sezione dell’opera Caino ed Abele (figli di Adamo che avevano
quindi nel DNA lo Tzelèm degli Elohim), mentre vengono messi fuori dal giardino
terrestre (fig c). Cioè messi fuori dal luogo dove erano tenuti dandogli la possibilità
di unirsi con gli esseri animici, quindi iscritti nel Libro della Vita.
c
d
Attraverso l’immagine d Pantaleone ci dice: è perché a degli esseri creati in
provetta, e con quelle caratteristiche genetiche, fu data la possibilità di accoppiarsi
con gli animici iscritti nel Libro della Vita che il Bene fu ucciso e la Grande Madre
102
si adirò e fermò l’umanità rimandandola indietro nell’orologio della Vita.
Attraverso la figura di Osiride, il cui mito narra dovrà attraversare dodici stanze
prima di poter uscire alla Luce (stanze che possiamo comparare alla simbologia
contenuta nelle dodici fatiche di Ercole – figlio di Zeus ed Alcimena, che guarda
caso non piaceva a Giunone - che simboleggia tutta l’umanità), il monaco sta
confermando quanto già narrato nei bracci, in più ci sta spiegando che dopo quegli
esperimenti l’umanità ha dovuto ripercorrere le dodici Case dello Zodiaco prima di
potersi ritrovare davanti alla Porta che permette l’accesso al Nuovo Giorno. Porta
di cui però è necessario avere la Chiave (genetica) per poterla aprire ed
attraversare.
Immagine contenuta nel palazzo dei Borgia di Subiaco
Una qualche leggenda legata allo Zodiaco Celeste ed un Cavaliere, che è cosa di
cui secondo me ci parla in modo celato anche Leonardo da Vinci nell’ultima cena,
veniva probabilmente già narrata ai tempi di Gesù. E probabilmente per questo,
però solo circa un secolo dopo, e senza aver capito che non era Gesù il figlio di
Maria ma Stefano (in merito a Stefano approfondiremo nella parte dedicata al Giudizio
Universale di Michelangelo), perché volevano farlo diventare come i precedenti
Horus, Mithras, Krishna, Dioniso, gli attribuirono dodici apostoli e un tredicesimo
che lo tradì, mai veramente esistiti.
Ma anche i miti nati da Horus, Mithras, Krishna ed altri maschi potrebbero essere
nati da incomprensioni teologiche perché, come si evince nei miti delle più antiche
Grandi Madri del passato, questi non accennano a loro figli particolari in quanto,
essendo i possessori di anima stelle incarnate in questo livello, siamo tutti figli di
una sola Grande Madre. Ma mentre quello dei dodici apostoli e di Gesù è un
racconto fraudolento, il mito di Osiride, come quello di Artù e dei Cavalieri della
Tavola rotonda, non ci vuole parlare di persone realmente esistite. Sono stati usati
forse nomi di persone esistite e può darsi già mitiche, ma per tramandarci la notizia
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di una grande catastrofe che accadde quando la Terra ed i suoi abitanti si trovavano
sotto il tredicesimo Segno, che per questo venne considerato traditore.
Tramandando il racconto attraverso il mito, quei nostri avi volevano mettere in
guardia le genti del futuro che si sarebbero ritrovate a vivere sotto quel Segno,
sperando che la notizia sarebbe arrivata perché sapevano che la catastrofe si
sarebbe ripetuta o potuta ripetere.
Tutto questo lo vedremo confermato quando più avanti decripteremo un’altra parte
dell’opera, ma anche nel mosaico di Aquileia, fatto realizzare dal vescovo Teodoro
nel IV secolo, potrebbe essere riportato un messaggio simile a quello dell’opera di
Pantaleone. E ritengo che quando Berenger Saunierè, il curato di Rennes le
Chateau, parlava di un segreto terribile, anche lui si riferisse ai fatti narrati dal
monaco.
Può sembrare assurdo che nel XII secolo si potesse già sapere del DNA e degli
esperimenti genetici, dei moti terrestri e di quelli cosmici e di altre cose così
rilevanti che noi abbiamo cominciato a scoprire solo qualche secolo fa con Isaac
Newton e con Galileo Galilei, che forse per i loro studi ripartirono dalle ricerche e
lavori dell’anteriore Nicola Cusano vissuto nel XV secolo. Quello che risulta forse
incomprensibile, è perché su tutto questo è stato mantenuto il segreto. Ma come
vanno dimostrando sempre più numerosi studiosi e ricercatori attraverso una
neanche tanto diversa lettura degli antichi testi, se sappiamo osservare, tutto è stato
sempre sotto i nostri occhi: raccontato nei pavimenti cosmateschi, nei dipinti di
svariati artisti, e negli assemblaggi strutturali delle costruzioni religiose più antiche.
Ma per nostra ignoranza e impossibilità non eravamo in grado di comprenderlo
perché, le alte gerarchie ecclesiastiche, insegnavano che quei testi e/o opere non
andavano recepiti letteralmente ma andavano interpretati. Cosa che facevano loro
raccontandoci poi cose false. Quindi chi ci doveva aiutare a crescere e doveva
metterci in guardia, perché sapeva bene che quello che era successo in passato si
sarebbe potuto ripetere nel futuro, non lo ha fatto! O erano ipnotizzati, o erano
addormentati, o non lo potevano fare perché poi evidentemente si sarebbe capito
anche CHI era realmente il dio in cui ci hanno sempre detto di credere e a cui
rivolgersi!
Come, seppur dichiarandosi contrarie, non hanno spiegato perché lo erano quando
sono cominciate le fecondazioni in vitro. Come potevano dirci che loro già
sapevano da secoli che quel tipo di sperimentazione aveva portato milioni di anni
prima alla distruzione dell’umanità visto che ce lo avevano sempre tenuto
nascosto?
Varie sono le catastrofi che l’Intelligenza Superiore generò per fermare l’Umanità;
dopo quella che ruppe il Pangea terrestre, che era forse anche la tanto cercata
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Atlantide, due ritengo siano le più importanti: la catastrofe di Toba, avvenuta circa
settantacinquemila anni fa, e quello che ci è stato tramandato come diluvio. E se il
reperto trovato in Russia è vero e davvero risale a 450 milioni di anni fa, la prima
grande catastrofe è da retrodatare almeno a quella data.
Naturalmente la Vita sulla Terra rinasce sempre, ma come Anime, attraverso le
nuove incarnazioni, dovevamo essere forgiate di nuovo visto che non avevamo
capito cosa NON ci era permesso fare su questa Terra. Il guaio è che, una volta qui,
un po’ per le Entità che hanno preso a parassitarci e deviarci, un po’ perché di
catastrofe in catastrofe sono andati perduti quasi tutti gli Antichi Insegnamenti e chi
ha trovato qualcosa lo ha tenuto nascosto o lo ha trascritto modificandolo, seppur
fatti a immagine e somiglianza di Dio, non siamo più riusciti a risalire né in
Coscienza né come umani.
Come il Manu (il ciclo) che l’umanità ha dovuto ripetere prima della resurrezione,
quindi prima di poter vedere l’aurora del nuovo Giorno, è simboleggiato nel
numero delle Stazioni, le tre catastrofi più importanti sono simboleggiate secondo
me nelle tre cadute di Gesù nella raffigurate nella Via Crucis.
Nel 2013, guarda caso, dopo che inviai a Benedetto XVI la relazione sul mosaico
chiedendo aiuto e di svelare la verità perché stavo ancora arrancando nelle ricerche
ma sapevo dell’importante momento cosmico che stavamo vivendo e cosa
bisognava fare per evitare un’altra grande catastrofe, le Stazioni sono state fatte
diventare XV.
Il tempo non è lineare ma a spirale, se quelle stazioni sono state fatte diventare XV,
significa che l’ultimo Kalpa è giunto al termine: ci troviamo davanti alla Porta di
Passaggio. Significa che dopo aver capito la Lezione che l’Intelligenza Superiore
HA DOVUTO impartirci, ed aver riportato Ordine e Giustizia, potremo entrare nel
nuovo Giorno. La modifica della stella sullo stemma di Bergoglio, che da cinque
punte che aveva è portata ad otto, potrebbe essere una prova di questo.
Le alte gerarchie ecclesiastiche ne sanno indubitabilmente più di me, ma con quella
modifica al numero delle Stazioni da quattordici a quindici, e col fatto che
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Ratzinger, durante il suo pontificato, si era rifiutato di portare la croce in
processione, ebbi la conferma, oltre che la relazione gli fosse arrivata e fosse stata
letta, che loro conoscevano bene quello che andavo appena scoprendo e
comprendendo, anche se questa certezza me l’avevano già data alcune frasi e certi
comportamenti di Giovanni Paolo II. Per questo le successive dimissioni di
Ratzinger non mi sorpresero poi più di tanto, mi cominciarono a far pensare poi,
però, che alle spalle delle alte gerarchie ecclesiastiche, o quantomeno di colui che
veniva eletto papa, poteva esserci qualcuno che teneva i fili e che sotto ricatto
costringeva i papi al silenzio sulla Verità per poter continuare indisturbato a
mantenere lo status quo del mondo.
Una conferma che il papa di turno potrebbe essere tenuto sotto ricatto, potrebbe
essere la strana morte di Albino Luciani, che guarda caso, morì dopo che aveva
detto in un angelus domenicale che Dio è prima di tutto Madre; un’altra conferma,
potrebbero essere le dimissioni di Benedetto XVI, il quale, pur di togliersi da
quella sedia, ha scelto una vita da recluso; un’altra conferma ancora, forse la
potremmo trovare nello strano incidente che ha causato la morte di moglie e figli
del nipote di Bergoglio, il quale forse scalpitava un po’ e voleva fare qualcosa e
l’incidente del nipote è servito a convincerlo a stare buono.
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Il quadrato con i mesi
Non siamo in grado di dire con certezza se rappresentando i dodici mesi subito
sotto la sezione dedicata a re Artù e a Caino ed Abele, il monaco abbia voluto
simboleggiare il passare di un altro Grande Ciclo prima che si verificassero il
diluvio e il salvataggio di Noè poiché è di lui che ci racconta subito dopo, o se
attraverso le caratteristiche delle stagioni e dei mesi quel quadrato sia lì a
simboleggiare l'illusorio trascorrere del tempo sulla Terra. Quello che sappiamo, è
che il racconto posto sotto quei dodici mesi riguarda il periodo che comincia da
Noè ed arriva fino ai nostri giorni. Periodo, come possiamo vedere dalla sezione
del mosaico riportata sotto, che il monaco questa volta poggia su degli elefanti.
a
b
c
a. b.: sezioni diverse del mosaico. c: antica immagine della Dea
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Quei due elefanti, come i due cani che sono al centro del quadrato del mosaico
(fig.a), come il cane ed il cervo che Diana tiene per il collo (fig.c), i Dioscuri,
sicuramente Caino ed Abele, Romolo e Remo e gemelli maschi figli di altre dee,
stanno a simboleggiare il Bene ed il Male.
Il monaco ha usato la simbologia degli elefanti perché intendeva riferirsi a quella
parte di storia dell’umanità che inizia con i Deva e gli Asura della religione Indù,
che è forse quella più antica conosciuta dell'eterna lotta tra il Bene ed il Male.
Simboleggiando quei due elefanti il monaco vuole richiamare anche i due
fratellastri che, con nomi diversi ma con storie simili, appartengono agli antichi
miti delle diverse culture di tutto il mondo, dove non a caso, il cattivo uccide
sempre il buono.
L’elefante più grande vuole simboleggiare il Male; il monaco l’ha fatto più grande
dell’altro in quanto il Male è diventato molto forte. L’elefante più piccolo diventa
ovvio simboleggi il Bene; Pantaleone gli ha messo davanti uno specchio per dirci
che comunque il Bene si specchia in questa realtà. Che non è totalmente sconfitto.
Per dirci che anche nel Bene c’è un po’ di Male, che comunque l’elefante controlla,
il monaco gli mette sotto la pancia il topolino Aku che simboleggia il controllo
dell’Ego.
Sezione del mosaico
Il Tao
Ganesch controlla Aku. L’ego.
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Sotto i dodici mesi Pantaleone traccia una linea per dirci che entra in un altro
lasso di tempo e poi ci racconta di Noè.
Ci viene detto che grazie a un sogno inviatogli da Dio che lo metteva in guardia e
gli suggeriva cosa fare, il Patriarca e la sua famiglia riuscirono a salvarsi.
Quando avvenne il diluvio, Noè e la sua famiglia non erano le uniche persone
viventi sulla terra, allora perché quel dio si preoccupò di salvare solo lui e la sua
famiglia?
Alcune scritture raccontano che il grande saggio Noè, mentre Enlil a causa della
loro cattiveria aveva deciso di far perire tutti gli esseri che abitavano la Terra nel
diluvio (che per lui erano solo carne, quindi senz’anima), riceve in sogno da Enki
l’ordine di costruire l’arca; che come possiamo vedere nella sezione riportata
dell’opera, il monaco ci dice costruiranno dei falegnami.
Riflettendo su mie vicissitudini paranormali, e sapendo cosa sono in grado di fare
le entità che ci parassitano avendone io stessa sperimentato qualcosa in prima
persona, ho creduto, per svariato tempo, che come accadde poi con Samuele, quel
sogno fosse stato inviato a Noè non da Dio ma dall’entità parassita che era in lui,
poi, guardando meglio la stampa che ho dell’opera (comunque sempre troppo
piccola per rilevarne i tanti particolari), ho notato che il monaco ha disegnato il
braccio che da l’ordine a Noè uguale a quelli che ha disegnato nella sezione dove
simboleggia il giardino terrestre mettendo però sotto Medusa.
Pantaleone, forse per quanto scritto nella bibbia, ha valutato che è stato Dio a dare
l’ordine a Noè; non sono in grado di stabilire questo con certezza, quello che è
certo, però, è che per l’Intelligenza Superiore, forse per il tipo di DNA che Noè e la
sua famiglia avevano, era necessario che si salvassero.
Dopo il diluvio, grazie all'Intelligenza che risiede in tutte le cose, Noè e gli altri che
si erano salvati da soli – quindi sia gli iscritti nel Libro della Vita che gli esseri nati
dagli esperimenti che si erano comunque salvati - ricominciarono tutti dallo stesso
punto.
Pantaleone ci indica questo tracciando una nuova divisione, e come possiamo
vedere nell’immagine successiva, mettendo sotto ai falegnami dei fabbri.
109
Disegnando quegli uomini come fabbri, il monaco ci vuol dire che l’anima di
quelle persone doveva essere forgiata di nuovo.
Da dopo il diluvio, attraverso le migrazioni e la continua mescolanza dei popoli, la
diversità genetica si è andata man mano mescolando, e seppur con mille problemi,
tutti insieme (discendenti degli esseri creati in provetta aventi lo Tzelem degli
Elohim, ed iscritti nel Libro della Vita), siamo arrivati sin qui.
Forse doveva andare esattamente così com’è andata per poter capire dove in
passato avevamo sbagliato, ma oggi, ormai giunti nuovamente al Tempo del
fatidico Passaggio, ci troviamo anche ad aver ripetuto lo stesso errore che fece
incollerire la Grande Madre e mosse il suo braccio più volte: abbiamo creato di
nuovo degli esseri in provetta, stiamo apportando modifiche genetiche all’uomo, al
regno animale e al regno vegetale. Abbiamo (ri)scoperto il nucleare e nonostante
sia devastante per la Terra e tutti noi che la abitiamo, lo abbiamo usato e lo stiamo
usando persino per le guerre. Per non parlare poi di quanto stiamo facendo o
permettendo che accada. Cose su cui la Chiesa fa appelli, ma non potendo poi le
alte gerarchie ecclesiastiche spiegarne le ragioni – perché non ci hanno mai
raccontato la Verità portandoci a separare Dio, Scienza, e Morale – non li
ascoltiamo.
110
Il cappello
Nella sezione del mosaico riportata sopra, ritengo Pantaleone stia ribadendo delle
quattro Stagioni del Mondo, ci dica quale Stagione fosse e che dea regnava quando
è avvenuto l’esperimento genetico fatto dagli Elohim, e cosa ha causato nel
Genoma umano quello Tzelem degli Elohim inserito negli esseri da loro creati.
A destra, nella prima Stagione dell’umanità, come prima figura il monaco disegna
un animale cavalcato da quella strana figura con quella strana tromba, che
simboleggia la Grande Madre che controlla il Genoma Umano a cui, per dirci delle
tre eliche funzionanti mette vicino una foglia con tre punte: se la Dea ci ha creati a
sua immagine e somiglianza, solo androgini ci poteva fare. E forse, nell’atavica
memoria degli indiani d’America fino a non molto tempo fa questa reminescenza
c’era in quanto l’ermafrodito veniva considerato una deità.
Della seconda Stagione il monaco ci parla simbolicamente con quel cavallo,
animale simbolicamente legato ad Hecate, ed a cui mette sotto la pancia la foglia di
fico.
Della terza Stagione il monaco ci parla invece con quel cervo, animale
simbolicamente legato a Diana, a cui mette sotto la pancia una foglia di quercia.
Però, con quella strana figura tricefala messa davanti al cervo, ritengo il monaco
volesse dirci del secondo e più grave esperimento genetico fatto dagli Elohim,
avvenuto verso la fine di quella terza Stagione.
a
b
Dovrebbe essere così in quanto il monaco non raffigura più il Genoma con due cani
ed un asino col fiore col pomo in bocca abbattuto ma vivo come ha fatto nel
111
braccio destro (fig.b), ma per raffigurare il Genoma risultato di chissà quale
miscuglio genetico, disegna un animale tricefalo completamente diverso dal primo,
lo compone con la terza parte del corpo più scura, e gli mette vicino un cane con in
bocca un fiore a tre petali escluso (fig.b), quindi fatto fuori e sostituito con un
qualcosa di mostruoso.
Quel qualcosa di mostruoso, riflettendo su quanto riporta Sitchin in uno dei suoi
libri in merito ad Enki mentre suggeriva quale creatura si sarebbe potuta usare per
creare il lulu, il lavoratore primitivo dal quale sembriamo discendere: vivono tra gli
alberi più alti, e usano le zampe anteriori come se fossero mani. Vivono tra gli
animali della steppa. Non sanno cosa sia coprirsi con indumenti. Mangiano piante
direttamente con la bocca, bevono l'acqua dei laghi e dei fossati. Competono con le
gazzelle, si divertono con le creature di cui brulicano le acque”; e visti i
suggerimenti che sembrano venire da film come il Pianeta delle scimmie (del
1968), visto il Chewbacca (Adapa?) presente nel film Guerre Stellari, e la trama
del film Avatar, solo alcuni dei film secondo me fatti ad hoc da chi sa per far
riflettere, si potrebbe ipotizzare che Enki sperimentando, possa aver fatto una
qualche combinazione col DNA di una scimmia e quello umano, ed infine abbia
aggiunto i geni (lo Tzelem) del dio We, che sembra fosse il dio dell’intelligenza, e
da quella combinazione genetica abbiano sperimentato fino a far nascere degli
esseri in provetta.
Il dio indiano Hanuman
Thot
112
Dovrebbe essere quindi la terza Stagione quella che ha portato la notte; la ragione
per cui l’ha portata è perché Sophia manipolò il DNA e diede modo di far arrivare
gli Elohim sulla Terra, che creando il lulu che gli serviva per lavorare nelle miniere,
fatto mischiare poi con i terrestri animici ed iscritti nel Libro della Vita, ha
aggravato il Caos in cui già si era.
Dovrebbe essere quindi quella di Diana la Stagione da ripetere anche perché,
nell’opera, il monaco struttura il racconto del mosaico con la pianta del fico (pianta
legata ad Hecate), ed alla fine del racconto ridisegna la dea Diana legata invece alla
pianta della quercia.
Conoscendo queste cose, credendo la donna si fosse accoppiata con Satana,
probabilmente è per questa ragione che Bernardo di Chiaravalle, il monaco
vicinissimo ai Templari, definisce la donna lo strumento di Satana (in quanto da
modo a quegli esseri modificati di riprodursi), ed è probabilmente per la stessa
ragione che le antiche Tradizioni ed il Vaticano hanno sempre sminuito la figura
della donna legandola persino a Satana.
La stessa ragione potrebbe essere quindi anche quella che portò Arnaud Amaury,
durante la grande strage degli Albigesi del 1209, a pronunciare la famosa frase
uccideteli tutti dio riconoscerà i suoi. E forse, quelle due sperimentazioni genetiche
di cui narra il monaco sono anche quelle di cui intendeva dirci Dante nel 33° canto
del Purgatorio della Divina Commedia, poiché il poeta in quel canto scrive:
E aggi a mente, quando tu le scrivi,
di non celar qual hai vista la pianta
ch’è or due volte dirubata quivi.
Qualunque ruba quella o quella schianta,
con bestemmia di fatto offende a Dio,
che solo a l’uso suo la creò santa.
Per morder quella, in pena e in desio
Cinquemila anni e più l’anima prima
Bramò colui che ‘l morso in sé punio.
Dorme lo ‘ngegno tuo, se non estima
Per singular cagione esser eccelsa
Lei tanto e sì travolta ne la cima.
Come abbiamo potuto valutare in precedenza chi fossero realmente figure come
quella di Rama, Marte, ed altre simili, forse tutti i torti quelle genti non l’avevano,
quelle figure simboleggiano l’alchimia animica che man mano (ri)acquisivamo (o i
“gironi” che superavano), ma quello che quegli uomini non avevano capito - come
113
indica il mito e suggeriscono le opere esaminate e i fatti accaduti e che vanno
accadendo e non per ultimo le recenti traduzioni di alcuni autori in merito alla
genetica contenute nel testo biblico - è soprattutto ai compagni di quelle donne e
sui maschi frutto di quelle unioni che le alte gerarchie avrebbero dovuto portare la
loro attenzione.
A cominciare da questa sezione riportata sotto invece Pantaleone ci spiega forse un
po’ meglio quanto nel cappello ha solo riassunto: disegna prima le due donne - che
vogliono simboleggiare la Dea (con la tromba del giudizio) e la Fortuna primigenia
- che cavalcano un grande pesce con un collare (per dirci che la Dea controllava il
DNA), poi il monaco disegna quel grande pesce e l’umanità(?) mangiata.
Ritengo che quel grande pesce che cavalcano la Dea e (la) Fortuna primigenia stia a
simboleggiare ancora una volta il Genoma Umano. Il fatto che lo cavalcano sta a
simboleggiare che la Dea controllava ancora il DNA. Controllo che gli esperimenti
genetici le hanno tolto ferendola e sconfiggendo anche (la nostra) Fortuna.
a
b
a: Tiche con Pluto bambino. b: Bassorilievo con le tre Tyche. Trovato sulla Via Appia, forse dal Tropius
(monumento funerario di Erode Attico per la moglie Annia Regilla). 160 d.C
Un fatto che, come vedremo nella successiva sezione del mosaico su cui andremo a
riflettere, probabilmente il monaco ci conferma con quegli strani animali che
disegna sotto quel pesce a cui, per simboleggiare la totale decapitazione dell’elica
che ci faceva dei, ha messo ad entrambi un tronco di collo senza testa.
114
a
b
c
a: Fortuna. Statua greca del IV secolo a.C. rielaborata in epoca romana. Da Ostia. b: La dea Fortuna. Affresco
su un’ara di epoca romana. c: Statua di Tyche da Antiochia. Marmo – copia romana di un’originale bronzea di
Eutichide, III secolo a.C. Conservata ai Musei Vaticani.
L’immagine sopra riguarda il tempio della Dea Fortuna di Palestrina dove non a caso, sopra ai resti
dell’antico tempio, la famiglia Barberini costruì una residenza. Oggi il palazzo è un museo.
115
116
Il cane con due teste ed il cane con tre teste
Nella sezione di mosaico riportata sotto, abbiamo disegnato uno strano animale,
rappresentato prima con due teste poi con tre, sempre con un tronco del collo
vuoto, con sopra ancora disegnata una Piovra. Sotto agli strani animali c’è poi una
leonessa, che ha una civetta nella parte posteriore del dorso, ed un fiore della vita
sotto la pancia.
Fra i tanti raffigurati nell’opera, quegli strani animali a più teste sono quelli che mi
hanno dato più da pensare e portato a fare le più svariate ipotesi, ma forse solo in
questi giorni sono arrivata a decriptare l’effettivo significato di quelle figure.
Come il grande pesce cavalcato dalla Dea e Fortuna in precedenza, essi raffigurano
il corpo del DNA. Quello che chiamiamo Genoma Umano.
Il primo animale con due teste, controllato dalla piovra, quindi dalla parte oscura,
simboleggia le due eliche del Genoma umano che gli esseri umani avevano prima
dell’Era dei Pesci: un Genoma a due eliche ormai privo dell’Elica Divina. Il tronco
del collo senza testa dell’animale simboleggia quindi quell’elica divina ormai
decapitata. Elica decapitata riportata nel collo senza testa anche nel secondo
animale, che potrebbe forse spiegare la presenza nel nostro DNA di quella che i
genetisti hanno definito spazzatura genetica.
In biologia molecolare si definisce DNA non codificante o noncoding DNA, ogni
sequenza di DNA in un genoma non soggetta a trascrizione in RNA o rimossa
117
dall'RNA prima della traduzione (introni) e che viene perciò considerata, allo stato
attuale delle conoscenze nel campo, priva di funzione. Tali regioni di DNA sono
state indicate in passato con i termini di DNA spazzatura.
Esistono numerose ipotesi sull'origine e la persistenza nel Genoma su quelle ampie
regioni non codificanti, con quanto ci racconta Pantaleone nel suo mosaico
attraverso gli animali da lui inventati per simboleggiare il Genoma umano, in quei
colli senza testa diventa secondo me chiara la ragione della presenza di quella
spazzatura genetica e si comprende anche la differenza e l’importanza tra il primo
ed il secondo esperimento: mentre nel primo esperimento quell’elica, seppur
abbattuta, era ancora viva, nel secondo esperimento, l'inserimento di quel qualcosa
che potrebbe essere quel quid di materiale che contiene l’immagine degli elohìm
che fu usato per formare l’adàm, causò l'esclusione definitiva della terza elica
(fig a) generando quella spazzatura genetica.
a
b
Manifestandosi la Dea attraverso il DNA, comprendiamo la ragione per cui
l'Intelligenza Superiore si adirò mostrando il suo grande sdegno attraverso le
catastrofi, dove non a caso, come il mito di Deucalione e Pirra narra, gli esseri che
si salvarono dalla catastrofe di Toba si contavano nelle dita di una mano.
Deucalione e Pirra di Baldassarre Peruzzi
Evidentemente, però, nonostante l’esiguo numero, non salvandosi da quella
catastrofe solo i terrestri (quasi) integri geneticamente ma anche gli esseri creati in
118
provetta e per di più aventi lo Tzelem degli Elohim, essendosi questi moltiplicatisi
di nuovo, l'Intelligenza Superiore inviò (anche) il diluvio.
Al secondo animale il monaco ha disegnato ancora il tronco vuoto per
simboleggiare sempre la presenza di quella parte genetica che non ragiona più, ma
ha messo invece che due tre teste. Lo ha fatto evidentemente per dirci che nel
periodo di cui ci stava parlando - che è quello finale dell’Era dell’Ariete - l’umanità
aveva recuperato quella terza elica (elica simboleggiata nella zampa che la
leonessa, con la bocca, sembra rimettere all’animale che raffigura il Genoma
umano (vedi figura a pag.117). Notizia che doveva dare Maria, ma perché non creduta,
perché non si risvegliò o non capì, non poté dare. Infatti, nella sezione a riportata
sotto dell’opera, possiamo vedere che c’è una donna nuda a testa in giù con davanti
uno specchio, che simboleggia la divinità incarnata nella materia, e con un capro
che sembra attaccare quel lupo che morde il ramo.
Quella divinità era incarnata in Maria, ed è a motivo del suo risveglio non avvenuto
che nella cappella di Rosslyn viene riportata a testa in giù ma legata. Il fatto che il
collo senza testa faccia comunque parte degli animali significa quindi: che anche se
non può ragionare perché non ha testa, cioè non è più attivo nel modo che
dovrebbe, nel nostro sangue è comunque presente.
Ma la donna appesa ha una duplice simbologia. Infatti, l’appeso, come anche la
divinazione dei tarocchi insegna, corrispondere all’iniziazione passiva. Cioè
iniziazione che dal soggetto non è decisa o cercata intenzionalmente, che
comunque avviene perché questi è stato predestinato dal disegno divino.
c
d
e
c: L’appesa del mosaico d. L’appesa legata della cappella di Rosslyn e: Maria faceva parte del Disegno
Anche la leonessa messa vicino al capro simboleggia la Grande Madre e nello
stesso tempo Maria. La civetta che il monaco ha messo sopra il dorso della
leonessa era infatti già peculiarità dell’antica Athor e fu emblema e simbolo anche
di Athena, patrona della città di Atene.
119
Mentre il Fiore della vita che la leonessa ha sotto la pancia, fiore di cui le chiese
sono piene ed i cerchi nel grano ce ne hanno raccontato in mille modi,
simboleggiano la Geometria Sacra. Sacra perché è usata dall’Intelligenza Superiore
per creare tutte le cose.
a
b
d
e
g
h
c
f
i
a:. La Mucca Hator con compasso e civetta. b: La Madonna con le corna, simbolo della divinità incarnata in
lei, della cappella dei Portinari c: Diana col cane che, come il bambino che ha in braccio Maria, simboleggia il
Bene d: Uno dei tantissimi Fiori della Vita presenti nelle chiese e, f: un paio dei numerosi Fiori della Vita
espressi nei cerchi nel grano. g, h, i: Atena riportata con la sua civetta.
120
Vicino alla leonessa Pantaleone disegna anche un unicorno che si tiene ritto su tre
zampe. Se ricordiamo era Wang Mu, conosciuta come la Regina Madre
d'Occidente, che il mito narra era servita dalle ragazze giada e dagli uccelli a tre
gambe; per dirci della stessa figura trina che regna sui tre mondi, il monaco usa un
animale simbolico diverso dagli uccelli, ma facendolo reggere sempre su tre zampe,
per evidentemente simboleggiarci il potere di Maria, e di conseguenza della nuova
donna, sui tre Mondi.
a
b
c
d
a: L’unicorno del mosaico. b: La fanciulla e l'unicorno del Domenichino.
c. La dama e l’unicorno in un arazzo fiammingo d: disegno di Nostradamus
La figura dell'unicorno, rappresentato da un cavallo con un lungo corno in fronte, è
descritto come un animale piccolo ma ferocissimo: la piccolezza ne rappresenta
l'umiltà e la ferocia ne rappresenta l'invincibilità. Solo l'innocenza lo vince: infatti
leggende raccontano che può essere catturato solo da una donna pura di cuore.
121
122
Nella sezione del mosaico riportata sotto abbiamo un Alessandro Magno posto
seduto tra due Grifoni.
Il grande condottiero è riportato nel mosaico seduto tra due Grifoni come
Salomone, ed il suo Volo è riportato anche nei frontali di molte antiche chiese;
questo accadde perché c’era chi sapeva che era il figlio della donna in cui era
incarnata l’Anima della Dea.
Alessandro Magno riportato sui frontali di alcune chiese
Il leone di Venezia intenderà simboleggiare Alessandro??
Alessandro Magno, che il mito ci riporta femmineo come Dioniso, fu uno dei più
grandi geni della guerra mai esistiti. Fu lui a formare il grande impero macedone. I
macedoni parlavano la stessa lingua dei greci in quanto entrambi i popoli
123
provenivano dagli antichi Dori, che si erano stabiliti in quelle terre quando ancora il
territorio era abitato probabilmente dai Micenei.
Il grande condottiero diffuse e fece apprezzare la cultura della Grecia dai popoli
che conquistò.
Secondo Plutarco il padre del grande condottiero era Zeus, il quale, per unirsi con
Olimpia, prese la forma di serpente in quanto la donna era solita praticare riti orfici
e dionisiaci tipici delle popolazioni degli Edoni e dei Traci e nelle processioni
portava grandi serpenti addomesticati. La storia ce lo tramanda invece
semplicemente come figlio di Olimpia e Filippo II di Macedonia, che dal loro
matrimonio ebbero anche una figlia: Cleopatra.
In Olimpia era incarnata l’Anima della Dea, Pantaleone, per sottolineare secondo
me l’importanza di chi fosse realmente figlio Alessandro, oltre ricoprirlo con un
abito a scaglie di serpente per simboleggiare l’Energia della Grande Madre
incarnata in Olimpia tramandata al figlio, lo mette tra due Grifoni.
Zeus, assunta la forma di un serpente, seduce Olimpiade.
Affresco di Giulio Romano
Olimpiade, madre di Alessandro
Alessandro, come Giove in precedenza, viene riportato con in testa corna d’Ariete:
le corna sono simbolo di dominio, e in quanto tali sono spesso connesse con le
corone; due corna potrebbero quindi simboleggiare il potere di Alessandro esteso
sull'Oriente e l'Occidente, ma v'è forse qualcosa di più. Alessandro amava, sin da
giovanissimo, un dio bicorne che aveva conquistato l'India: Dioniso, raffigurato
sovente con corna taurine. Fra l'inverno del 332 e la primavera del 331, dopo aver
conquistato Tiro al termine di un lungo assedio e aver respinto le profferte di pace
di Dario III, il Macedone giunse in Egitto, visitò i santuari di Eliopoli e di Menfi,
fondò Alessandria e infine osò mettersi in marcia alla volta dell'oasi di Siwa, in
Libia, affrontando il deserto e le sue tempeste di sabbia. Giunto nell'oasi di Siwa,
visitò il santuario sacro ad Amon che lì sorgeva: i sacerdoti lo acclamarono figlio
di quel dio e Plutarco aggiunse che si sparse la voce che lo avessero altresì
chiamato "figlio di Zeus".
124
Fin dalla preistoria il corno appare associato alla divinità, sia come raffigurazione
sia come offerta sacra. Tale simbolismo si trova in Italia, con la Dea Bona, e al di
fuori dell’Europa: in Egitto le corna di capra indicano valore e dignità, le corna
della corona del faraone sono il simbolo del dio Khnum, la dea Hathor è fornita di
corna di vacca. Associazioni fra le corna e la divinità si trovano inoltre a Creta
(corna del toro divino), a Canaan (le corna di Ashtoreth Qarnaim, cioè Ashtoret
dalle due corna), a Byblos (dove Ishtar è fornita di corna di vacca come Hathor), e
probabilmente Michelangelo mette le corna al suo Mosè per suggerirci che era
figlio di una madre con certe caratteristiche.
a.
d
b.
c
e
f
a. Alessandro b. Giove c. Mosè d. la Dea Bona che è in un angolo dell’Ara Coeli
e: Dio Knum f. Diana cerva
Col passare dei millenni, il cambio delle credenze e delle tradizioni, il simbolo
delle corna verrà sostituito pian piano dalla corona reale, ma che Alessandro fosse
figlio della Dea, o meglio, della donna in cui era incarnata la sua Anima, è una
verità che non poté (ne può) essere divulgata perché salterebbero le basi su cui la
Chiesa si basa in quanto, il grande conquistatore, oltre essere un ellenico, quindi
credeva a più dei, non fece miracoli né annunciò liete novelle, ma soprattutto non
risorse dal corpo.
125
126
Sotto dove narra dei fabbri il monaco disegna la Torre di Babele.
Non saprei dire quanto la Torre di Babele risponda al significato che ci è stato
tramandato, ma dietro la simbologia della Torre distrutta perché l’uomo voleva
arrivare a Dio, potrebbe essere nascosto il fatto del primo esperimento genetico e il
conseguente arrivo di quelle entità di altri mondi che sono stati creduti
extraterrestri. E se il dio che distrusse la torre di Babele è la stessa figura che
Pantaleone disegna nel mosaico vicino alla torre come un serpente (che da quanto
sembra ipnotizza l’uomo), la cosa è più che inquietante vista la forte somiglianza
della figura col simbolo con cui veniva raffigurato Enki.
a
b
c
d
Principe del mondo sotterraneo rappresentato nell’ordine: a:, nel mosaico di Otranto,
b: in una tavola sumera, c: come Path. d: come Minosse nel Giudizio Universale di Michelangelo
127
Se quella figura, che oltre essere serpentiforme ha anche il tipico pizzetto di Path,
simboleggia Enki, richiamerebbe al tempo stesso Osiride, essendo questi il dio del
sotto egizio, l’Ade greco ed il Minosse dipinto da Michelangelo. Dio di un sotto
che i vertici della chiesa cattolica hanno insegnato essere l’Inferno, il cui Signore si
chiama Satana e che è il capo degli Arconti ( il Dio dell’Antico Testamento).
Questo ci conferma ancora che il Male ebbe la meglio sul Bene e prese a regnare.
A questo punto dobbiamo chiederci quali potrebbero essere realmente le lingue che
quel dio mischiò.
Essendo la Torre un simbolo riportato come corona sopra la testa delle varie Grandi
Madri terrestri del passato; preso atto della probabile vera identità della figura che
mischiò le lingue; stimando il periodo in cui questo potrebbe essere accaduto e
valutando cosa accadde successivamente, credo proprio che quel mischiare le
lingue significhi mischiare le religioni!
Piccola serie di Grandi antiche Madri riportate con la Torre in testa – Torre
che nel caso della Madonna è simboleggiata come corona regale.
Della Grande Madre abbiamo già accennato, ora proviamo ad andare indietro nel
tempo e vediamo attraverso dei reperti archeologici ed altri elementi cosa la storia
religiosa della grande Dea racconta e come le religioni, soprattutto quella cristiana,
hanno mischiato le carte.
Un luogo di culto antichissimo dedicato alla Grande Madre è la città di Petra. E le
chiese cristiane riproducono quella struttura riprendendo le cinque navate o anche
solo tre.
Ci sono testimonianze storiche che Mosè arrivò a Petra, città dove Aronne è poi
stato sepolto. Luogo dove forse morì anche lui anche se la tomba non è stata ancora
trovata. Ed a Petra, Mosè (che era il nipote di Tutankhamon, la cui madre, una delle
concubine di Akhenaton, era probabilmente fenicia - o Schardana, come sottolinea
Leonardo Melis - come presumibilmente lo era anche la madre di Mosè), ritrovò
probabilmente il mito della Grande Madre.
128
a
b
a. Il tempio di Petra dedicato al culto di divinità nabatee. b. La chiesa di S. Maria Maggiore di Roma
Ma perché il profeta andò a Petra, terra dei discendenti di Esaù, che probabilmente
adoravano ancora una divinità femminile? Forse il profeta (dopo che era stato
commesso l’assassinio di Tutankhamon, il nonno), era venuto a sapere cose
importanti e voleva tornare all’antico credo o Jawè (un’altra faccia di Saturno) gli
aveva suggerito di andare a Petra?
Sul monte Nebo, il Profeta non vide la terra promessa, ma secondo me incontrò lo
stesso Jawè che oggi si fa chiamare Asthar Sheran che in Sicilia, negli anni
sessanta, raccontava più frottole che verità a Eugenio Siragusa!
Cosa non ci raccontarono di Mosè i Settanta che per primi riunirono gli antichi
scritti ritenuti sacri? Quanti e quali testi ci hanno nascosto quegli uomini? Di cosa
era a conoscenza Hiram, l’architetto di Salomone, e come era venuto a saperlo?
Perché i Templari non dissero cosa trovarono sotto il tempio di Salomone e a
Edessa (luogo in cui guarda caso scavarono poi anche gli uomini di Hitler)? E
perché i Cavalieri Templari andarono a Petra e vi soggiornarono?
Anche Maometto (ebreo), secondo me come Mosè, si scontrò con il credo della
Grande Madre, il cui culto, nella terra dove viveva, era ancora molto forte. Ed è
piuttosto indubitabile che la religione islamica si sia sviluppata inglobando, come
ogni altra religione, credenze precedenti, i cui retaggi, pur in forma fortemente
rimaneggiata, rimangono tuttora evidenti.
Le dee Al-Uzza - la Potente Dea della stella del mattino, Al-Lat- la Madre, e
Manat Dea anziana del fato e del tempo, formavano una triade nell’Arabia preislamica. Erano conosciute e venerate in un ampio spazio che andava da Petra, nel
Nord, ai regni leggendari dell’Arabia Felix nel Sud, inclusa Saba, e fino all'Iran e a
Palmyria, ed erano molto popolari alla Mecca al tempo del Profeta.
Al-Uzza è stata una delle divinità arabe maggiormente venerate perché associata a
Venere. E a Petra, dove i reperti archeologici fanno pensare ci fosse un suo tempio,
è probabile fosse la Patrona della città. È connessa all'acacia e il suo santuario a
Nakhlah ne aveva tre esemplari, in cui si credeva la dea discendesse. Ha molto in
129
comune anche con Isthar e Astarte e le erano cari i gatti e i felini in genere. Dai
Greci venne associata ad Afrodite Urania. Al- Lat è menzionata come Alilat da
Erodoto, che la identifica con Afrodite. La dea è identificata anche con Atena e
chiamata Madre degli dei, o la più grande di tutti gli dei. È una divinità della
primavera e della fertilità: la Dea Terra che porta prosperità al mondo.
La Dea aveva un santuario nella città di Ta’if, a est della Mecca. Il suo simbolo è
una luna crescente che a volte contiene il sole.
Manat deriva il suo nome dall’arabo maniya cioè fato, distruzione, destino, morte.
È una divinità molto antica e il suo culto probabilmente precede quello delle altre
due dee. Era particolarmente venerata come pietra nera a Quidaid, una cittadina nei
pressi della Mecca e connessa ai grandi pellegrinaggi dei quali il suo santuario era
il punto di partenza per parecchie tribù.
Al- Uzza a Petra - Giordania
La Grande Madre Al-Uzza posta al centro di uno Zodiaco
E’ interessante notare come, pure avendo origini diverse, le tre divinità venissero
considerate come una sorte di triade divina unita da vincoli di parentela, variabili a
seconda delle leggende. Spesso venivano chiamate le figlie del dio e in particolare i
Quraysh le adoravano deambulando in senso circolare intorno alla Ka’bah, il
tempio in cui era conservata una pietra divina discesa dal cielo, cantando inni in
loro onore. Una pratica che è stata sincretizzata dall’Islam e che fa parte tutt’ora del
rituale dell’Hajj.
Immagine di fantasia delle dee
La Pietra Nera della Mecca
130
La famosa pietra nera della Mecca riprende non solo il culto di Manat, riprende
anche una leggenda dei Lakota dove si racconta che Tunka, la divinità più intima
essenza del creatore, non creata, senza inizio ne fine, cadde dal cielo sotto forma di
roccia, e riprende anche quello della pietra nera di Cibele, portata a Roma nel 205
a.C circa, durante la seconda guerra punica. Pietra che i Romani andarono a cercare
perché i Libri Sibillini, per liberare Roma, consigliavano loro di recuperare il
simulacro della Dea, una pietra nera a forma conica. Recuperata la pietra a
Pessinunte, l’attuale Turchia, la portarono poi a Roma e la conservarono nel tempio
della Vittoria.
Dietro il culto di Cibele, la Magna Mater, considerata madre degli dei e protettrice
dei campi e dell’agricoltura, si nasconde a sua volta quello della capra Amaltea che
allattò Giove.
a
d
e
a. La pietra nera incastonata a circa 1,1 m di altezza nell’angolo est della Ka’ba di Mecca b. La pietra
nera conservata nella chiesa si Santa Sabina a Roma, che hanno fatto diventare la pietra del diavolo!
c. La pietra nera di Palermo, meno nota delle stele di Rosetta, ma non per questo non importante.
L’importanza data a quella pietra nera mi fa pensare ad una memoria ancestrale e
mi fa credere che in tempi chissà quanto remoti, c’erano persone che sapevano che
la Vita sulla terra era potuta nascere forse grazie ad un meteorite arrivato dallo
spazio e che poi, da questo, pian piano sia nato anche il Genere Umano. Proprio
come ipotizzano i nostri scienziati oggi.
La storia preislamica mette in luce il fatto che gli Arabi adorassero oltre che gli
idoli, come faranno poi i Romani con i Penati portati a Roma da Enea, anche i corpi
celesti, gli alberi e gli eroi morti delle loro tribù. Shams, il Sole, inteso allora come
principio femminile, era onorato da diverse tribù arabe, mentre la Luna, Schin, era
vista come principio maschile. Ma anche altri corpi celesti come Sirio, Aldebaran,
Venere, Giove e Saturno, cui il tempio della Mecca era dedicato, venivano adorati
in aree specifiche.
Ciò non significa che gli Arabi avessero un culto particolarmente incentrato sugli
astri, ma molte divinità, come in altri luoghi, erano rappresentate con forme di
131
animali. Infatti ritroviamo il cavallo di Hecate nel cavallo Ya’uq, dio degli
Hamdan, dei Morad e dei Nars; l’avvoltoio di Iside venerato dagli Himyariti, ed
altre divinità, come veniva fatto in altre parti del mondo, alcuni dei erano
personificazioni di astrazioni di dei.
Loro credevano anche nell’esistenza di alcuni poteri soprannaturali capaci di
plasmare il loro destino, e come a Roma o in Grecia veniva creduto Crono Signore
del Tempo, loro davano importanza al dio del tempo Dahr, Zaman, che ritenevano
portatore di dolori ed avversità. Un po’ come il nostro Tifone.
Come accadeva nei templi egizi, un gran rispetto veniva portato ai sacerdoti,
soprattutto a quelli dei templi e dei santuari. Questi, come in fondo fanno ad Axum,
in Etiopia, i sacerdoti che guardano l’Arca dell’Alleanza ritenuta quella che dio
diede a Mosè, erano visti come guardiani dei templi e dei santuari e proprietari del
recinto sacro. E come accade ancora oggi per quelli del recinto dove è conservata
l’Arca (con la differenza che questi è cosa che devono fare sino alla morte), anche
allora questo privilegio apparteneva ad un clan specifico della tribù che veniva
estratto a sorte e per un periodo di tempo poteva svolgere funzioni sacerdotali oltre
alla guardia del luogo sacro. Tra i compiti che il sacerdote doveva assolvere c’era la
costruzione degli idoli, la cura del tesoro formato dai doni votivi dei fedeli e in
alcuni casi la consulenza su questioni giuridiche, in quanto considerati intermediari
tra i mortali e gli dei. Funzione però quest’ultima che veniva affidata ai Kahin, una
sorta di veggenti che chiunque poteva consultare in cambio di offerte.
Proprio la credenza in tali entità e il loro culto, oltre al culto del dio del male
Shayatin (l’equivalente del nostro Satana) era una peculiarità della religione
arabica. I Jinn adorati in tutte le tribù e a ogni livello sociale (tanto che uno di essi
il mito lo farà essere il padre di Bilqis), differivano dagli dei non tanto per la loro
natura, quanto per il loro rapporto con l’uomo: gli dei erano nel complesso benigni,
mentre gli Jinn, personificazioni fantastiche della natura forse dovute alla dura vita
del deserto, erano spesso ostili. Ma gli arabi, soprattutto al nord della penisola
arabica, dove forse erano entrati più facilmente in contatto con altre culture,
probabilmente hanno ripreso dagli egizi il culto dei morti; come probabilmente
dall’India ripresero la credenza nella reincarnazione; come forse aveva origine
persiana la lettura del volo degli uccelli, a sua volta forse di origine mediterranea; o
la cultura del fuoco, presente nella tribù dei Tamin, di chiara origine persiana.
132
I quattro leoni del mosaico e Diana
a
Anche questa parte dell’opera mi ha dato il suo bel pensare. E nel tentare di capire
chi o cosa potessero rappresentare quei quattro leoni, mi sono persa più volte nel
labirinto delle tante informazioni finché, dopo le tante ricerche, riflettendo sulla
figura per l’ennesima volta, ho capito.
I quattro leoni del mosaico, oltre i quattro elementi, come i quattro re della lista
babilonese, come i quattro animali della mitologia cinese, come i quattro di quella
giapponese, rappresentano ognuno un punto Cardinale, e come i quattro Yuga della
religione induista, ognuno una Stagione dell'uomo (Satya Yuga, o Krita Yuga, l'età
dell'oro; Treta Yuga l'età dell'argento; Dvapara Yuga, l'età del bronzo; Kali Yuga,
l'attuale età del ferro), che (nel testo è scritto) hanno una durata di 12 000 anni
divini, corrispondenti a 4.320.000 anni umani.
I metalli delle Ere sono simboleggiate anche nel colosso del sogno di Nabucodonosor - dove il
re vede il colosso con il capo d'oro, il petto e le braccia d'argento, il ventre e le cosce di
bronzo, le gambe di ferro e i piedi di ferro ed argilla - che il Profeta Daniele interpreta come
quattro imperi futuri; e probabilmente, era quello che simboleggiava lo scaffale composto da
cinque ripiani di un mio lungo sogno, dove c’era una foto per ogni ripiano dello scaffale con
una candela davanti accesa tranne alla foto del secondo ripiano, dove invece la candela era
spenta. Probabilmente il ripiano che ci riguarda.
133
I nomi delle Ere cosmiche sembra derivino dall'antico gioco dei dadi, portato
probabilmente dagli Arii (o Ariani) in India guarda caso.. da un antico popolo
nomade appartenente al gruppo indoiranico dei popoli indoeuropei, che penetrò nel
subcontinente indiano nel II millennio subentrando alla civiltà della valle
dell’Indo, che imponendosi su un ampio territorio e disperdendosi su un'area molto
vasta, la lingua di questo popolo matrice subì un processo di frammentazione che
diede origine alle varie lingue antiche come il sanscrito e come l’hindi.
b
c
Michelangelo dipinge un uomo con delle
frecce che sta per gettare i dadi.
Il Sagittario Celeste.
Ad ognuno dei quattro animali (come farà poi il cattolicesimo con i quattro
evangelisti), è stato attribuito un nome umano. Quando il Taoismo in Cina divenne
popolare, a quei quattro animali fu aggiunto un quinto animale leggendario. Quel
quinto animale leggendario lo simboleggiarono con un dragone giallo.
Tavola cinese
I quattro evangelisti
Un Grifone il Dragone giallo
atteso dai cinesi?
L’arrivo di quel quinto animale leggendario (una grande Forza alchemica) di cui
Maria, che prima doveva essere riconosciuta come messaggera della Dea poi
annunciarne la venuta, è stato trasformato nella lieta novella messa in bocca a
Gesù, riconosciuto erroneamente in seguito anche come il figlio di Dio. Sempre
134
secondo il cattolicesimo, quel Messaggero, per la Chiesa è il Cristo che tornerà nei
tempi finali; però, nel nuovo testamento, si parla dell’arrivo di una donna nei tempi
finali, non di un uomo. Visto quanto sin qui abbiamo imparato, diventa logico a
questo punto perché l’inviato dalla Dea sia una donna e non un uomo.
Come si può desumere, in questa religione ma come anche in quella ebrea e
musulmana, non so quanto in buona fede, sono state raccontate molte cose
sbagliate ed è stato sconvolto tutto. A questo punto capiamo anche chi è, cosa dovrà
fare e perché, quella donna, perché lei è anche l’atteso anticristo.
I cinque animali del mito cinese sono stati anche collegati ai cinque elementi; la
direzione cardinale associata al quinto animale, detto il Drago Giallo, è il centro, e
il suo elemento è la Terra. E’ quanto intende simboleggiare il monaco ponendo la
figura di Diana sotto ai quattro leoni: Lei simboleggia il Dragone Giallo dei Cinesi,
Madre Terra e nello stesso tempo la Grande Madre Celeste che è il Centro di tutto
(proprio come intendevano dirci i filosofi greci ponendo Minerva sopra ed al centro
dei pilastri. La stessa informazione è stata espressa in un cerchio nel grano), e
simboleggia anche il quinto Elemento. Che è l’elemento principale della Pietra
filosofale e la sostanza catalizzatrice in grado di risanare la corruzione della
materia.
La dea Minerva
La statua di Maria posta sopra
ai 4 animali e sopra alla Terra
Il cerchio nel grano
135
La quinta donna (che è la donna di cui ci dice la Rivelazione di Giovanni), il
monaco l’ha disegnata come Diana probabilmente per farci capire quale è la
Stagione che si è dovuta ripetere ma anche per svelarci il luogo dove quell’Anima
si sarebbe incarnata perché quello è l’ombelico del mondo. Che è il luogo, come è
scritto nella Rivelazione di Giovanni, dove risiede anche la Bestia. Ma dove
quell’Anima si sarebbe incarnata lo suggerisce anche Dante. Lo fa nel primo canto
dell’inferno quando scrive: dove il Veltro si incarnerà è quell’Italia per cui morì la
vergine Cammilla, Eurialo e Turno, e Niso di ferute: i Castelli Romani.
Il Veltro, che c’è chi ha simboleggiato giustamente come cavallo, animale legato
simbolicamente ad Hecate, è la personificazione allegorica dell’eroina destinata a
liberare l'umanità e in particolare l'Italia. Quel cavallo che Dante chiama Veltro è
erede dell'Aquila Imperiale, che è oggetto della profezia pronunciata da Beatrice in
Purgatorio, e simboleggia l'imperatore universale che riformerà la Chiesa.
b
c
d
e
f
g
fig. a pag. 68: i 4 leoni del mosaico. fig. b, c, d: disegni di Nostradamus e: disegno di Nostradamus dove la
donna “taglia la testa alla chiesa” cacciando la Bestia f: copertina del libro di Sigismondo Fanti dove il
veggente mette un papa donna sul mondo g: la papessa dei tarocchi. Quelle carte secondo me ci dicono da
sempre ciò che non vogliamo capire.
136
A quella donna che disegna come Diana, Pantaleone mette anche un pane sotto il
braccio: lo fa per dirci che lei anche Pan, che è collegata all’abisso ed al profondo,
e che, come Demetra, la Cerere romana, rappresenta la Natura in toto.
Il Cervo, ancora (geneticamente) ferito, simboleggia la nostra Grande Dea nella sua
parte benevole, che in quella parte del mosaico viene limitatamente descritta nella
sua veste di Diana-Artemide, divinità tutelare dei boschi e della fertilità.
Il monaco davanti a Diana simboleggia la donna in cui si incarnerà la Dea come
capro protetto dal cervo, cioè dalla Dea; per dirci che se lei non riuscirà nella sua
missione corriamo il pericolo di un nuovo diluvio, il monaco le mette la scacchiera
in bilico sulla testa. Che oltre il Gioco della Vita rappresenta probabilmente anche
l’acqua come scriveva l’archeologa Marja Gimbutas. Mentre il fiore a tre petali,
che il monaco mette in bocca alla figura, indica il potere della donna sui tre Regni.
Un pastorale papale dove è riportato il particolare fiore che anche il capro del mosaico ha in bocca e
indica questo potere; reggenza di cui la casta sacerdotale maschile si è appropriata indebitamente!
Per dirci invece che Ella è la nuova Venere, la prima stella del Nuovo Giorno, sotto
Alessandro, il monaco disegna la donna nuda sul ramo dell’albero e le mette vicino
quel Pavone, che simboleggia l’Occhio della Dea che vede tutto (fig. a pag.
seguente).
137
a
Venere in un affresco di Pompei
La nota Venere del Botticelli che esce dalle acque
Per gli studiosi non è ancora chiara l’origine e le prime funzioni di Venus,
antichissima dea italica e romana. Secondo alcuni rappresenterebbe la Forza
generatrice della Natura e della fioritura, altri collegano il suo nome al verbo
venerare, indicando la forza magica di invocazione da parte dell’uomo e la
prerogativa della dea di accontentarlo o meno (prerogativa che Zeus le lasciò).
Tempio di Venere a Roma
Tempio di Venere a Pompei
A Roma Venere rimane però solo simbolo dell’amore coniugale. Non venne
accostata a Vulcano come sposa bensì a Marte, formando la coppia che caratterizza
i due caratteri del mondo romano: la forza militare e l’origine divina della stirpe di
Romolo.
138
Tito Livio narra che lo zio di Rea Silvia, Amulio, che aveva già usurpato il trono
del fratello e fatto uccidere i figli maschi, la costrinse a diventare vestale e fare
voto di castità. Tuttavia il dio Marte s'invaghì di lei, e dopo averla posseduta con
la forza, in un Bosco sacro dove era andata ad attingere acqua, la rese madre dei
gemelli Romolo e Remo. Al secondo di questi due neonati fu dato lo stesso nome
del condottiero rutulo decapitato nel sonno da Niso durante la guerra fra troiani e
italici.
Romolo, insieme al fratello Remo, era nato da Rea Silvia che a sua volta, la
leggenda narra fosse discente del Re dei Rutuli Turno – ucciso da Enea - gli
aborigeni latini che già abitavano il territorio. Che erano forse quegli Homo
selvaticus di cui accennavamo all’inizio, e che vivevano in quella zona che
diverrano poi i Castelli Romani.
In tutta l’Italia antica sorgevano già in età antichissima santuari di Venere, ma il
simbolo più importante legato alla Dea, la Vesica Piscis, lo ritroviamo solo nella
naturale struttura del lago di Nemi. In più, proprio sull’anello che circonda il lago,
c’è una un’antichissima sorgente - altro elemento collegato alla Dea - ancora usata
per fornire l’acqua a più paesi.
Dopo la caduta di Albalonga, quella che divenne la lega delle città latine costituita
da Tusculum, Tibur, Lavinium, Laurentum, Ardea, Cori, Suessa, Pometia, potrebbe
aver costruito il santuario federale dei latini dedicato a Diana; v’è chi ritiene che il
santuario sia sorto unicamente come santuario della lega latina, ma sono stati
trovati reperti nei dintorni del tempio antichi almeno quindicimila anni; quindi il
tempio della Lega Latina potrebbe essere stato riedificato su un sito preesistente, ed
in quell’occasione vi potrebbe essere stato inserito il guardiano che divenne poi la
tradizione del rex Nemorensis.
Non è facile orientarsi tra i miti perché è stata fatta una mescolanza tale che pur
leggendone tanto non si giunge mai a nulla di certo, ma leggendo il mito di Enea
139
(figlio di un mortale e di una dea, quindi di una donna arrivata da altri mondi ed un
terrestre), e quanto questo riporta in merito a cosa il greco fece dopo il suo sbarco
nel Lazio, diventa forse evidente perché Giunone non amasse troppo i troiani;
diventa chiaro perché Zeus fece in modo di far arrivare Enea nel Lazio, e perché
fece in modo che questi sposasse Lavinia, promessa a Turno
(dall'appellativo Rutilus, o dall'etnico Rutulus, che significa rosso!).
Venere e Diana, come anche simboleggiato nel mosaico di Pantaleone, sono quindi
collegate.
Il principale luogo di culto di Diana si trovava presso il piccolo lago laziale di
Nemi, sui colli Albani, il bosco che lo circondava era detto nemus aricinum per la
vicinanza con la città di Ariccia. Secondo la leggenda, Diana - giovane vergine
abile nella caccia, irascibile quanto vendicativa, amante della solitudine e nemica
dei banchetti - era solita aggirarsi in luoghi isolati. In nome di Amore, la leggenda
narra, aveva fatto voto di castità e per questo motivo si mostrava affabile, se non
addirittura protettiva, solo verso chi prometteva di mantenere la verginità e si
affidava a lei.
In Roma il culto di Diana Aricina era stato introdotto, secondo una tradizione a
sfondo politico, sin dai tempi di Servio Tullio. Al culto di Diana era stato assegnato
il colle Aventino, dove era sorto (filiazione del tempio originario di Ariccia) il
primo tempio a Diana, comune dei Latini e dei Romani, cioè all’elemento latino in
genere. Alla Diana dell’Aventino era consacrato come giorno festivo quello stesso
di Diana Ariccina: le Idi di Agosto. La Chiesa, usando una numerologia non a caso
(15/8), ha usato questo mese per festeggiare l’Assunta in cielo.
Tutte le caratteristiche del culto nemorense si riscontravano in quel duplicato, che
fu il culto di Diana all’Aventino. Nel tempio dell’Aventino, rinnovato dal tribuno
Cornificio al tempo di Augusto, si conservavano importanti leggi e trattati di
alleanza. Come già in altre culture, anche in quella latina appare la connessione tra
il simbolismo delle corna e la divinità, in questo caso la dea Diana.
Il Grifone
Raffigurazioni diverse di Diana
140
Tito Livio ricorda infatti un episodio in cui era stato predetto che chi avesse
sacrificato una certa vacca di grande bellezza, avrebbe dato al suo popolo
l'egemonia sull'intera regione del Lazio antico. Il sabino proprietario della vacca si
recò al tempio di Diana a Roma per sacrificarla, ma il sacerdote del tempio riuscì
con uno stratagemma a distrarre il sabino e sacrificò lui la vacca alla dea,
garantendo alla città di Roma l'egemonia; le corna stesse furono affisse all'entrata
del tempio come ricordo della vicenda e come pegno tangibile della sovranità sul
Lazio.
La potenza di Roma e la sua grande espansione portò al miscelarsi, oltre che
persone di Popoli diversi, dei tanti miti; questo faceva evidentemente parte di un
disegno superiore essendo quella che è oggi l’Europa, probabilmente la zona in cui
vissero gli ultimi Homo Selvaticus. Quella razza Ariana che Hitler andò a cercare
fino in Tibet!
Quanto Pantaleone racconta, le cui ricerche collegate portano in evidenza anche il
ruolo delle donne che non sono state riconosciute come incarnazioni dell’Anima
Mundi ma che hanno comunque lasciato un segno indelebile nella storia, è
particolarmente importante. Perché la storia, diversamente da quanto ci viene
raccontato su Gesù, che derivava il suo potere da chi si nascondeva dietro il nome
di Helios, ci descrive tali donne come persone normali, normalissime!
Narrandoci questa storia, mettendo nel mosaico simboli legati alla Grande Madre,
non inserendo Gesù da nessuna parte, se avevamo ancora dei dubbi, attraverso
quanto ci narra il monaco abbiamo conferma che la storia di Gesù non è vera.
a
b
c
a. b. La Vescica Piscis – che simboleggia lo Spirito incarnato nella Materia - in un mosaico e nel
pozzo di Glastonbury. c. la Vescica Piscis in un cerchio nel grano con al centro il Fiore della Vita
Se la sua storia non è stata completamente inventata, Gesù, forse nel tentativo di
aiutare Maria, o forse perché voleva aiutare sia Maria che gli Zeloti a combattere i
romani, confuse volontariamente le acque. E Maria, o per non tradire il fratello o
perché proprio non si risvegliò o perché non creduta, dopo la probabile farsa della
crocifissione inscenata da Gesù con l’aiuto di qualcuno importante (magari proprio
141
Caifa o Erode), potrebbe essere andata in Francia. Sicuramente in Francia, insieme
alla moglie ed ai probabili due maschi che da lei ebbe, ci andò Gesù, dove vi morì
all’età di 47 anni!
142
Caos e trombe del giudizio
Dalla parte dell’elefante più grande (che abbiamo detto simboleggia il Male ed è
fatto più grande perché il Male è divenuto molto forte), ci sono un uomo ed una
donna che suonano le trombe del giudizio, sopra due cavalli di colore diverso, le
cui code sono unite in modo che sembrano formare un caduceo: il cavallo, che
come abbiamo visto per Hecate e per i Templari, simboleggiava il corpo umano con
cui l’anima si trasportava su questa terra, essendo di colore rosso quello che
cavalca quel cavaliere (che è un colore simbolico importante), dovrebbe significare
che quell’uomo riportato da quella parte sta a simboleggiare i pochi rimasti
geneticamente liberi dallo Tzelem degli Elohim.
Pantaleone mette la donna, che veste con un abito color oro, vicino quel a cavallo
grigio, però la disegna scesa. Questo dovrebbe significare che la Dea riprende il
suo posto (e mostra la faccia benevole), e che la grande corsa è finita. Che
abbiamo ripercorso quelle simboliche dodici stanze di cui ci aveva detto Pantaleone
all’inizio, che per punizione, ma soprattutto per recuperare quanto avevamo perso a
causa degli esperimenti genetici, ci serviva ripercorrere per poterlo recuperare.
Per dirci questo il monaco ha messo due stivali alle zampe destre della gatta. Ma la
gatta che il monaco ha disegnato sopra l’elefante più piccolo e che raffigura il
Bene, come la simbologia che la riguarda insegna, vuole anche simboleggiare il
Ponte tra la nostra dimensione e quella superiore.
143
Come nell’antichità la gatta Basted veniva collegata ad Iside o si immaginava come
l’equivalente della Hathor di Dendera, cioè al Femminino Sacro più antico, quella gatta
vuole simboleggiare la nuova donna, che è messaggera della Grande Madre, e che
probabilmente farà da Ponte una volta che avrà detto quanto ha da dire
all’Umanità.
Anche alla donna presente nella corona (parte al cui interno il monaco ha
sintetizzato il racconto dell’intera opera), che cavalca quel leone a cui apre la bocca
il monaco ha messo gli stivali (fig. a), conformazione che spesso viene legata la
nostra Penisola, per suggerirci dove quella donna si incarnerà ma anche per dirci
che a quella Sacerdotessa è stato restituito quanto alle precedenti era stato tolto
rimettendo il DNA come stabilito in origine dalla Creazione determinando,
attraverso la sua discendenza, l’inizio di una nuova e corretta discendenza genetica.
a
Meno positivo sembra essere il messaggio alle spalle della gatta, dove c’è quel
cavallo che sembra imbizzarrito, ed un uomo ed una donna che litigano. Quindi
persone non troppo positive. Quelle figure potrebbero stare a raffigurare le persone
con lo Tzelem degli Elohim. Se avessi ragione, questo potrebbe significare che loro
non attraverseranno quella Porta.
144
Però abbiamo buone speranze in merito a quelle persone poiché Dante, nel
trentatreesimo canto del purgatorio, scrive:
…ch'io veggio certamente, e però il narro,
a darne tempo già stelle propinque,
secure d'ogn'intoppo e d'ogni sbarro,
nel quale un cinquecento diece e cinque,
messo di Dio, anciderà la fuia
con quel gigante che con lei delinque.
E forse che la mia narrazion buia,
qual Temi e Sfinge, men ti persuade,
perch'a lor modo lo 'ntelletto attuia;
ma tosto fier li fatti le Naiade,
che solveranno questo enigma forte
sanza danno di pecore o di biade.
Ed incoraggia anche quanto scritto nella profezia di Nostradamus: Al compimento
del grande numero settimo, apparirà al tempo dei giochi d’Ecatombe, non lontano
dalla grande età del millennio (quindi adesso) che gli entrati usciranno dalle loro
tombe.
Ora non ci resta che fare patrimonio della dura Lezione che la Dea ha dovuto
impartirci per farci capire dove avevamo sbagliato, e comportarci di conseguenza
modificando i nostri modi di agire, smettendola soprattutto di manipolare il DNA
perché quello è il modo attraverso il quale la Grande Madre si manifesta, e
riconoscere la vera Deità.
145
146
L’Homo Selvaticus
Quello che è accaduto dopo quegli esperimenti genetici abbiamo potuto valutarlo
ed ipotizzarlo leggendo il racconto di Pantaleone e le conseguenti ricerche, un’altra
ipotesi che possiamo fare in seguito a quanto scoperto grazie al racconto del
monaco, è che probabilmente dopo una delle numerose catastrofi, alcuni di quegli
ibridi che si salvarono, nelle loro migrazioni alla ricerca di cibo, potrebbero aver
raggiunto il luogo dove erano sopravvissuti gli ultimi Homo Selvaticus, cioè gli
ultimi elementi di quella razza Ariana che popolava ancora la terra, ed essersi
ibridati con loro senza problemi. E leggende diffuse sia sulle Alpi che sugli
Appennini, nonché tutti i disegni rupestri ritrovati in val Camonica, dove possiamo
riconoscere riportati con molta semplicità simboli solari legati alla Grande Madre,
sembrano dire che gli ultimi Homo Selvaticus vissero proprio in Europa.
I nostri archeologi ci dicono che le incisioni rupestri in val Camonica furono
realizzate lungo un arco di tempo di ottomila anni, fino a quella che conosciamo
come Età del ferro, le figure si presentano a volte semplicemente sovrapposte senza
ordine apparente, spesso invece appaiono in relazione logica tra loro e sembrano
illustrare o un rito religioso o di caccia o di lotta. Ognuna delle immagini non
rappresenta tanto l’oggetto reale quanto la sua idea e la loro funzione è
riconducibile a riti celebrativi, commemorativi, iniziatici o propiziatori. In alcune
incisioni possiamo riconoscere anche simboli che si riferiscono alla Grande Madre.
Erano quindi davvero così selvagge quelle persone?
147
Alcuni dei disegni rupestri nella Val Camonica
Le incisioni rupestri della val Camonica costituiscono una delle più ampie
collezioni di petroglifi preistorici del mondo e sono state il primo patrimonio
dell’umanità riconosciuto dall’Unesco in Italia. Ed oltre che raccontato ancora nelle
leggende e descritto anche in qualche immagine, un Homo Selvaticus, riportato
come Onofrio, è stato anche fatto santo; abbiamo un Homo Selvaticus raffigurato
anche sul duomo di Milano, e persino il Gesù raffigurato in una colonna della
chiesa di Atri (Abruzzo) dedicata alla Madonna dell'Assunta, è riportato ricoperto
di peli! E guarda caso Lilith, colei che la leggenda racconta essere stata la prima
moglie di Adamo, e la Chiesa identifica con la madre dei demoni, sembra fosse
molto pelosa (e sembra lo fosse molto anche la regina di Saba). Che quella donna
fosse pelosa invece perché a livello genetico era un po’ diversa, ossia era l’originale
donna della Creazione e per questo non volle accoppiarsi con Adamo che sapeva
essere l’esito di una creazione in provetta?
Un’immagine di San Onofrio
Il Gesù della chiesa di Atri coperto da un abito di peli
La presenza di quel nostro antenato sul duomo di Milano dedicato a
Sant’Ambrogio, dimostra che di questi fatti le alte gerarchie ecclesiastiche sono
sempre state a conoscenza; ci fa comprendere quanto scritto in Apocalisse 20:12,15
e comprendere anche che la presenza di quell’uomo sulle Alpi e sugli Appennini in
148
un tempo relativamente così vicino potrebbe significare che in queste zone vissero
gli ultimi esseri di quella razza Ariana e che questi si mischiarono senza problemi
con gli esseri geneticamente diversi arrivati in seguito, poiché uguali a loro nella
forma.
Come Umanità siamo quindi caduti a causa dell’esperimento genetico fatto da
Sophia, e forse tornati ancora più indietro a causa delle fecondazioni che da Enki a
Zeus furono operate nella donna in cui era incarnata l’Anima della Dea. Fatto che
diede origine ad altri ibridi negativi. Ma non siamo più riusciti a risalire anche
perché non siamo mai diventati consapevoli di essere deviati da entità che non
siamo in grado riconoscere o che non possiamo vedere. Entità di cui forse parla
Toth nelle sue Tavole di Smeraldo, dove racconta che verso la fine dell’Età dell’oro
gli uomini, attraverso la magia, aprirono porte che dovevano continuare a restare
chiuse e che da quelle porte entrarono entità negative che determinarono la caduta
di Atlantide.
Toth, ci parla di entità che qualcuno risvegliò e della caduta della mitica Atlantide,
ma non accenna a guerre nucleari, non riferisce di sperimentazioni genetiche, non
accenna ai Giganti, tanto meno parla della creazione di esseri umani in laboratorio;
ora senza approfondire chi potesse essere realmente il Toth che scrisse quelle tavole
– che sembra Dio consegnò poi ad Enoch - non lo fa perché la creazione di Adamo
ed Eva doveva ancora avvenire? O quel Toth, nelle sue Tavole, per sue precise
ragioni ha piuttosto evitato di parlare di queste cose?
Quello che è certo, è chi questa storia degli esperimenti genetici la conosceva,
faceva dipingere il Carro di Diana nella sua villa di Stupinigi con una Ruota della
Vita integra e con ben dieci Raggi!
a
b
c
a: la dea Diana posta su un Carro con una Ruota a 10! Raggi. Quindi con una Sapienza maggiore b: la Ruota
rotta nel quadro dedicato a S. Caterina del Caravaggio (che chissà se vuole simboleggiare davvero il modo
in cui la santa è stata uccisa) c: la Ruota rotta della Vita messa in mano alla donna del futuro da
Michelangelo. Ruota che la donna dovrà risistemare.
Il riconoscimento dell'esistenza di queste entità che ci sfruttano e manipolano da
chissà quanti milioni di anni, e che sono in grado di apparire anche come reali
149
(vedi il caso di Abramo, o quello di Mosè con Jawè, oppure quello di Servio
Tullio, il sesto re di Roma, raccontato da Leonardo Magini in questo video
https://www.youtube.com/watch?v=22m7RbZOUU0 o il caso di Eugenio Siracusa
per non dirne tanti altri), non significa negare quella di extraterrestri veri, ma questi
ultimi, se esistono, non sono senz’altro quelli che contattarono Billi Mayer, e, se
vera la storia, non sono extraterrestri nemmeno quelli che contattarono Giovanni
XXIII, e non sono extraterrestri neanche i noti W56). Fanno riflettere in merito
anche i travestimenti di Zeus, raccontati ampliamente nelle tragedie greche, per
ipotizzare che queste entità malevole sono anche in grado di mutare nella forma
che desiderano.
Quindi potrebbe sembrare assurdo ma, secondo me, i rapimenti alieni e le
abduction notturne che le persone in ipnosi ricordano, vengono fatte per gettarci
fumo negli occhi. Cioè per non farci capire dov’è la verità perché gli alieni più
pericolosi sono quelli che abbiamo dentro di noi, che senza che ce ne rendiamo
conto, influenzano non poco le nostre decisioni, azioni, e modo di pensare. Questo
può accadere e accade, forse per la compatibilità genetica determinata dagli
esperimenti e dagli incroci con gli Elohim, o forse semplicemente perché viviamo
in un Livello vibrazionale troppo basso. Queste Entità sono grado di acquisire una
fisicità nel nostro mondo, e quelle che ci parassitano possono modificare la realtà
vista dai nostri occhi. Questo accade singolarmente attraverso le possessioni, anche
quelle che sembrano positive, e attraverso quelle collettive come accaduto a
Fatima, come accade a Medjugorje e in altre parti del mondo. Potendo questo, le
Entità che governano i sette cieli sottostanti all’ottavo, che sono di natura inferiore
alla divina, ma superiore all’umana, ne hanno approfittato e ne approfittano per far
credere agli umani cose non vere per sfruttarli a loro favore creando di
conseguenza i problemi di cui ci parla la passata emblematica storia umana nonché
quella presente che a causa di queste entità arcontiche ancora viviamo.
Così come non è certo, diversamente da quanto ci dice la scienza convenzionale,
che i dinosauri siano scomparsi milioni di anni fa come risultato del cambiamento
di clima o di un meteorite che colpì la terra.
Un ricercatore, anni fa, in un convegno a Tarquinia, mi riferì che nelle ossa dei
dinosauri era ancora reperibile un segmento del dna. E lui sosteneva che se i
dinosauri si fossero estinti da milioni di anni come ci viene detto, trovare quelle
tracce di dna nelle loro ossa non sarebbe stato possibile. E ipotizzava che il tempo
della loro estinzione si poteva far risalire al massimo a 35.000 anni fa (anche il
fatto che gli scienziati sarebbero in grado di clonarli dal dna reperito dalle loro ossa
potrebbe essere una conferma di quanto mi disse quel ricercatore).
150
Quasi a conferma delle sue parole, tempo dopo mi capitò di imbattermi in un
articolo dove era scritto che nel marzo 2009 un lettore aveva trasmesso a "All
News Web" delle foto sbalorditive del tempio Ta Prohm, situato nelle più profonde
giungle della Cambogia. Questo tempio è opera della civiltà Khmer che è durata
dall'800 d.C. fino al 1400 d.C. Il tempio è coperto da un complesso intricatissimo
di sculture. Il lettore che stava visitando la zona ha notato immagini molto distinte
e chiare che sembrano descrivere uno Stegosauro. Il che potrebbe indicare che
questa creatura potrebbe essere sopravvissuta nella regione fino all'era dei Khmer.
Un esperto delle rovine Khmer ha detto che è improbabile che queste immagini
siano un'aggiunta recente al tempio.
Lo stegosauro era un animale spettacolare, noto per la fila di ossa a cresta che
modellava la forma della sua schiena. Secondo la scienza convenzionale questa
specie è esistita in America del Nord e si è estinta circa 155 milioni d'anni fa.
Sembra invece che i contadini nelle vicinanze del tempio cambogiano abbiano
mantenuto la memoria dell'esistenza di questo animale fino a periodi relativamente
recenti.
Lo stegosauro riportato sul tempio
Lo stegosauro al museo di storia naturale di Milano
Come se tutto questo non fosse già sufficiente a farci porre forti interrogativi, senza
voler parlare dei vari oopArts ritrovati, delle ricerche di Claus Dona e di altri
ricercatori come lui, vengono raccolte ormai sempre più prove che forniscono
informazioni sulle antiche civiltà e su tecnologie che gli esseri umani stanno
sviluppando ora ma che provengono in realtà da ere in cui tali tecnologie avanzate
non sarebbero dovute esistere.
Sempre che la notizia sia vera, tempo fa è comparsa in rete la notizia del
ritrovamento di un chip alieno scoperto in Labinsk sulla sponda del fiume Hojo,
nella regione russa di Kuban, incastonato in una pietra insolita. Il componente
sembra avere una struttura molto simile a un chip elettronico moderno ed è stato
consegnato per l'analisi all'Istituto di Ricerca di Nanotecnologie e nuovi materiali
del Sud Russian State Technical University, che ha determinato che il fossile è
vecchio di 450 milioni di anni!
151
Tutto ciò, secondo me, mette in discussione quanto sappiamo della nostra Storia su
questo Pianeta, ma soprattutto mette in discussione la teoria evoluzionistica di
Darwin.
L'evoluzionismo sostiene che nel DNA avvengono di continuo mutazioni
accidentali. Il genetista James Shapiro ricorda invece che le mutazioni del DNA,
presente sia negli esseri più primitivi che nei più evoluti, sono rarissime. Perché,
dice Shapiro, il dna è fornito di molti apparati di “correzione di bozze”, su vari
livelli, che riconoscono e rimuovono gli errori occorrenti durante la replicazione
del dna. Il dna si difende attivamente proprio da quelle casuali accidentalità in cui
i darwinisti identificano il motore dell'evoluzione. Di fatto, il dna è la struttura più
stabile dell'universo e si oppone in modo attivo al degrado di tutte le cose. Le sole
mutazioni frequenti sono provocate dall'uomo su animali di laboratorio: con
radiazioni nucleari o con agenti chimici che sconvolgono brutalmente la struttura
del dna.
Le foto sopra mostrano come era quella farfalla e che tipo di mutazione c’è stata in questo
splendido insetto negli esemplari nati dopo il disastro nucleare della centrale di Fukushima del 2011.
Tutto ciò induce una nuova generazione di scienziati a sostenere, ormai
apertamente, che gli esseri viventi sono il frutto di una progettazione intelligente.
Non funzionano se mancano anche solo di un componente.
In Guerre atomiche al tempo degli dei, Zecharia Sitchin racconta che sono stati gli
extraterrestri la causa dei più grandi sconvolgimenti della storia dell'umanità: Fu
proprio come Guerre degli Dèi che ebbero inizio le Guerre dell'Uomo. Fu così che
la prima civiltà dell'uomo cadde sotto i colpi di un vero e proprio olocausto
nucleare.
Diversamente da Sitchin, ritengo che gli uomini si siano inguaiati da soli portando
a termine delle sperimentazioni genetiche, che hanno causato la caduta e prodotto
il Caos, e che poi, l’arrivo di quegli extraterrestri, che erano i Guardiani che poi
hanno disobbedito, abbia completato il danno.
E i testi antichi, che si vanno man mano comprendendo meglio anche perché,
ripetendosi nei tempi finali, ma più velocemente, quanto accaduto in passato,
152
stiamo ricreando quella stessa tecnologia e stiamo facendo gli stessi errori correndo
quindi gli stessi pericoli, sembrerebbero dimostrare che tutto è anche più antico di
quanto possiamo credere.
153
154
Il tredicesimo Segno (l’esame)
Non tutti sono a conoscenza, e quando l’ho scoperto è stata una sorpresa anche per
me, che oltre allo Zodiaco solare è stato elaborato un altro sentiero legato alla vita
animica e subconscia, basato sulle rivoluzioni della Luna intorno alla Terra durante
il corso di un anno. Il nome dei segni dello Zodiaco lunare è lo stesso di quello
solare, va solo aggiunto, invece che Aracne, come probabilmente i nostri avi
facevano, l’Ofiuco, che è considerata una costellazione e non un segno come gli
altri.
a
b
c
d
a: La costellazione dell’Ofiuco nel mito. b: Una fantasiosa costruzione dello Zodiaco col
tredicesimo segno c: Lo scorpione in uno dei megaliti di Gobekli Tebe d: Nel sito di Gobekli Tebe,
all’interno di uno dei tre cerchi, sono 13 i megaliti, non dodici come lo Zodiaco che conosciamo.
Nello Zodiaco lunare sono supposti tredici segni in corrispondenza dei cicli lunari
che durante un anno sono più di dodici e meno di tredici. Tutte teorie osteggiate
dalle religioni nate successivamente al punto da farlo considerare un numero
malefico. Fino a non troppo tempo fa, invece, gli indiani d’America ancora
contavano il loro tempo con le lune.
Gli antichi conoscevano e usavano lo Zodiaco lunare con scopi magici e profetici,
155
tant’è che il calendario dei Celti era composto di tredici mesi ciascuno composto da
ventotto giorni. I Druidi avrebbero dato una grande importanza alla stella della
Piccola Capra che si trova nella costellazione dell’Auriga, avrebbero collegato
proprio questa costellazione al misterioso tredicesimo segno dello Zodiaco lunare
Aracne, il segno della pura forza psichica. E anche in certe tavole magiche egizie e
in altri reperti archeologici di carattere astronomico ricorre il numero tredici,
riportando o i mesi lunari o le tredici lune.
La leggenda di Aracne racconta che viveva a Colofone, nella Lidia. Era figlia del
tintore Idmone e sorella di Falange; era abilissima nel tessere, tanto che girava
voce che avesse imparato l’arte direttamente da Athena, mentre lei affermava che
fosse la dea ad aver imparato da lei. Ne era talmente sicura che sfidò la dea ad un
confronto. Di lì a poco un’anziana signora si presentò ad Aracne, consigliandole di
ritirare la sfida per non causare l’ira della dea. Quando lei replicò con sgarbo, la
vecchia uscì dalle spoglie rivelandosi come la dea Atena e la gara iniziò. Nella tela
di Atena erano rappresentate le grandi imprese compiute dalla dea e i poteri divini
che le erano propri; Aracne invece, raffigurava gli amori di alcuni dei, le loro
colpe e i loro inganni; il suo lavoro era così perfetto che Athena si adirò, distrusse
la tela e colpì Aracne con la spola. Aracne, disperata si impiccò, ma la dea la
trasformò in una ragno costringendola a filare e tessere con la bocca per tutta la
vita, punendola per l’arroganza dimostrata nell’aver osato sfidare la dea.
a
b
c
a: Aracne nel mosaico di Aquileia. b: Aracne del Veronese c: Dea Tanit
Aracne è una figura mitologica, ma probabilmente è stata un’incarnazione della
dea, e come nel mosaico quella donna e la ragazza che cavalcano quel grande pesce
stanno a simboleggiare la Grande Dea e la Fortuna primigenia, così Aracne voleva
simboleggiare Madre Terra ed il tredicesimo Segno.
Ovidio narra la storia di Aracne nelle Metamorfosi, Virgilio la inserisce nel IV libro
delle Georgiche, Dante nella Divina Commedia la mette nel girone dei superbi. E
secondo me Omero, nell’Ulisse, con Penelope, richiama proprio questa figura. Il
156
mito può cambiare nei secoli, modificarsi, essere ritoccato o collegarsi a figure
diverse, tuttavia il significato sostanziale del racconto non cambia. Ma tutto questo,
i poeti e i filosofi, che conoscevano cosa celava realmente il racconto di Aracne, lo
ripresero per non farlo dimenticare perché era il modo per ricordare e tramandare la
catastrofe avvenuta sulla terra in quanto quella catastrofe si sarebbe potuta ripetere.
Quindi dentro al mito c’è la verità. E questa verità era narrata con il personaggio
principale femminile perché quello era il modo giusto. Se i nostri avi avessero
tramandato semplicemente il ricordo della catastrofe avvenuta sulla terra forse
quell’informazione non ci sarebbe mai giunta, mentre il mito è immortale.
b
c
a: La Dea e Fortuna nel mosaico. b: Tyche, Dea Fortuna Primigenia, ha infatti in mano la Ruota
della vita integra. c. Athena posta sopra ed al centro di quella colonna che termina con quattro
riccioli (i 4 punti Cardinali) per simboleggiare che la Dea è il centro del mondo.
Nel mosaico il monaco ci dice della caduta della Dea, la ragione per cui avvenne
quella prima catastrofe, in più ci racconta altre cose successe sulla terra per quella
stessa ragione! Si tratta di una verità molto, molto antica ma, dopo che arrivò il dio
maschile e il culto nei suoi confronti prese sempre più piede, questi miti persero la
loro importanza e vennero modificati e collegati all'elemento maschile, intanto
però, a Caprarola, i Farnese, soprattutto nella persona di papa Paolo III, che
conoscevano come stavano realmente le cose, si facevano costruire l’abitazione in
un certo modo, richiamando il ciclo di Venere e la stella a cinque punte di Hecate, e
nella cappella del castello facevano dipingere Giovanni con colori e simboli che
non lasciano dubbi su chi egli fosse in realtà.
Ma a conoscere la verità che racconta il monaco non sono stati solo gli appartenenti
a famiglie nobili, delle quali alcuni componenti sono diventati anche papi, e le alte
gerarchie vaticane, da quanto emerge dalle ricerche possiamo intuire che sono
verità conosciute anche da altri da tempo e mai rivelate. Perché? Timore di far
conoscere cose del genere per paura del panico che provocherebbero? Perché chi ci
governa, gli elementi delle famiglie nobili e le alte gerarchie ecclesiastiche sono
uomini manipolati? Uomini posseduti?? Uomini addormentati? Perché una cosa
del genere ci è stata sempre celata senza darci la possibilità di scegliere e poter
157
usare il nostro Libero Arbitrio? Possibile che nessuno abbia mai capito che, per
terribile che sia, se la verità non veniva rivelata non saremmo mai usciti da questo
inferno?
a
b
c
a. Veduta aerea del palazzo Farnese di Caprarola b. La scala elicoidale interna c. Cerchio nel grano
d
e
d. Il Giovanni dipinto nella cappella che è chiaramente una donna, ed i simboli ed i colori con cui l’artista l’ha
dipinta ci dicono palesemente chi egli fosse in realtà. e: Il soffitto con lo zodiaco celeste dipinto nel salone dei
ricevimenti.
158
Il macrocosmo simboleggiato nei 16 cerchi del mosaico di Pantaleone
e in modo diverso nel mosaico della galleria Unberto I di Napoli ….
…il microcosmo simboleggiato nei sedici comuni dei Castelli Romani ?
Riflettendo su quanto scriveva Zecharia Sitchin in merito al Giardino Terrestre e su
quanto mi hanno riferito appassionati ricercatori della zona dei Castelli Romani che
ho avuto l’opportunità di incontrare durante le mie ricerche, è ipotizzabile – almeno
secondo questi ultimi – che il primo Eden fosse localizzato proprio nell’area del
vulcano laziale. Ma secondo loro questo accadde per caso, in quanto, loro dicono,
l’astronave di colui che i miti raccontano essere Giasone, accompagnato dagli
Argonauti nella ricerca del vello d’oro, a causa di un probabile errore del giovane e
159
inesperto pilota precipitò dentro quello che era ancora il vulcano laziale facendolo
implodere. Solo viva fantasia di quei ricercatori? Forse. Ma vero è che quella che
era la montagna del vulcano è vuota all’interno e vi è stata installata una base
militare a cui nessuno, ancora oggi, si può avvicinare; inoltre, nella zona
circostante, da quando qualche anno fa è stato fatto un grande sbancamento di terra
per aprire una nuova strada, vengono registrati strani magnetismi di cui nessuno
riesce a capire la provenienza. Magnetismi che potrebbero essere provocati invece
da quell’astronave (mossa da un nucleare a noi sconosciuto NON necessariamente
extraterrestre) ancora non completamente spenta.
Ma c’è un'altra ipotesi che possiamo fare: in quella montagna cava potrebbe
andarsi ad inserire quella linea immaginaria che congiunge i due poli terrestri
attorno alla quale le Terra compie il suo moto di rotazione la cui inclinazione varia
ciclicamente tra i 22,5° ed i 24,5° in un periodo di 41.000 anni. Ed il che
spiegherebbe l’interesse militare verso la montagna.
Credo anche il luogo sia stato individuato da esperti militari che studiano gli scritti
antichi in cerca di indizi. Indizi che, secondo me, in questo caso, erano contenuti
nella Divina Commedia di Dante.
Una panoramica di Monte Cavo
Uno scorcio della via sacra
Il poeta, una volta dentro la montagna potrebbe aver trovato un qualcosa, forse
un’astronave o forse una qualche tecnologia di una precedente società terrestre
160
molto evoluta. E se quanto scrisse nella Divina commedia non derivava da sue
visioni e le sue non furono solo fantasticherie, attraverso le conoscenze che aveva
in merito al Femminino Sacro, racchiuse nel testo il codice dei tre mondi ed i loro
vari livelli, e l’informazione velata dove si trovava il sito che aveva scoperto.
Dico questo poiché ritengo anch’io che quando il poeta cita la selva oscura, parla
di come appariva allora quello che era il Bosco sacro di Diana nei Castelli Romani,
di cui non si conosce la precisa estensione. E facendo ricerche, ho saputo che
anticamente nella zona c’erano anche i tre fiumi di cui scrive Dante nella sua opera.
Oggi di quei fiumi si ricorda solo l’Emissario. Anche quello praticamente secco.
Quando parla della porticina del paradiso, secondo me il poeta si riferisce a Monte
Cavo, e dandone le coordinate, ci dice di un’apertura che permette l’accesso
all'interno della montagna, che nel suo poema secondo me identifica poi con il
paradiso. Apertura che evidentemente i militari, grazie alle coordinate di Dante
nascoste nell’opera, hanno ritrovato.
L’inferno, Dante lo pone al di là del Tevere in quanto, guardando da Monte Cavo, si
può vedere lo Stato del Vaticano. Cosa che tra l’altro si evince anche
dall'Apocalisse quando si legge della prostituta vestita di porpora seduta tra le
acque, essendo questo il colore degli abiti di vescovi e cardinali.
Quando il poeta, dal purgatorio, dice di scorgere il mare (significa che è ancora
fuori dalla montagna) vede il Tirreno, spettacolo di cui naturalmente si può godere
ancora oggi nelle belle giornate senza foschia. Dante, usa Virgilio come sua guida
per indicarci implicitamente i luoghi di cui scrive in quanto l'autore dell’Eneide fa
approdare Enea presso i Castelli Romani, dove vede il segno, cioè la scrofa con i
maialini che Giove gli aveva predetto dicendogli che, là dove l’avrebbe trovata,
quello sarebbe stato il luogo in cui fermarsi.
A ricordo della leggenda di Enea, lo stemma del comune di Albano Laziale è
appunto una scrofa con dei maialini.
Lo stemma di Albano Laziale
Santa Maria della Rotonda
La planimetria della chiesa
Ma ad Albano c’è anche la chiesa della Madonna della Rotonda, il cui edificio,
161
probabilmente un ninfeo, è stato costruito con ogni probabilità sotto il regno di Tito
Flavio Domiziano (81-96) ed apparteneva al complesso della villa di Domiziano a
Castel Gandolfo i cui ruderi sono inglobati in massima parte nelle attuali ville
Pontificie di Castel Gandolfo. Ninfeo che doveva avere un’estensione non
indifferente se in una parete della montagna che circonda il lago di Castel
Gandolfo esiste ancora una grotta, che oltre dover essere stato un luogo di
preghiera, grazie ad una sorgente interna dovrebbe aver contenuto dei magnifici
giochi d’acqua.
Immagini dell’antica grotta del ninfeo del lago
Vicino ad Albano c’è Monte Cavo che è il luogo dove appariva Giove, a cui i
romani sacrificavano tori bianchi; ma chissà se quel Giove che appariva ai romani
potrebbe essere stato un alias dell’alieno in questione visto che un mito narra che
Zeus, Giove, si trasformò in toro bianco per rapire la principessa fenicia Europa, e
poi, sempre Zeus, indicò ad Enea che era quello il luogo dove avrebbe trovato il
segno che gli avrebbe indicato dove fermarsi. Ed Enea, al quale, a quanto sembra,
la Sibilla Cumana rispose che non sapeva nulla del luogo che lui cercava mentre
Virgilio scrive che questa gli diede indicazioni, possedeva il DNA della vecchia
Stirpe o della nuova? Comunque sia, quello fu il modo stabilito dal Destino perché
Greci e Latini, cioè due razze (geneticamente) diverse, si mescolassero ancora.
Il rapimento di Europa di Martín de Vos
Il rapimento di Europa dipinto dal Veronese
162
All’interno del Bosco Sacro, che anticamente copriva tutta l’area dei Castelli
Romani, esisteva il tempio importantissimo dedicato a Diana Nemorense, che le
ricerche archeologiche di Filippo Coarelli datano a oltre quindicimila anni fa.
E quindicimila anni fa, il luogo era facilmente conosciuto come il Centro della Vita
della Terra o ombelico del mondo visto anche il reperto archeologico a tre livelli
ritrovato dove era probabilmente piantato simbolicamente l’Albero che lo
testimoniava millenni dopo.
Altri appassionati ricercatori del luogo, invece, guardando la cartina fisica della
zona, vedono un teschio. Infatti, guardando la cartina sembra davvero sia così e che
i due laghi siano i due occhi.
163
Il teschio, come voleva suggerirci anche il Guercino nel suo quadro I Pastori di
Arcadia, probabilmente Lorenzo Lotto nell’opera riportata, ed altri artisti, è sempre
un simbolo legato alla nostra Grande Dea in quanto padrona della Vita e della
Morte.
a
b
c
d
a,b: cartine fisiche dei Castelli romani c: I Pastori di Arcadia del Guercino d: Opera di Lorenzo Lotto
164
165
166
Il Giudizio Universale di Michelangelo
Un po’ come ha fatto Pantaleone con la corona posta sopra al mosaico, anche
Michelangelo, con le due lunette poste sopra il Giudizio Universale dove ha
inserito le colonne Jakin e Boaz, riassume sinteticamente quanto racconta nella sua
opera. Anche Michelangelo quindi, come Pantaleone, ci racconta della Grande
Madre e del Bene e del Male.
In quella che è la lunetta sinistra, dove dovrebbe esserci la colonna nera Boaz, c’è
invece un uomo legato sulla croce. Croce che le figure dipinte sotto sembrano
faticare a tenere dritta. Più di lato possiamo vedere che ci sono un gruppo di altre
figure: guardano da quella parte, e visto che l’uomo sulla croce non ha corona,
sembra che quella che hanno in mano quelle figure l'abbiano portata via all’uomo
legato alla croce.
Nella lunetta destra possiamo invece vedere quanto faticano quelle persone a tenere
dritta la colonna bianca Jakin. Quindi, se è Gesù come ritengo quello messo al
posto della colonna nera Boaz, dedurre cosa voleva raccontare l’artista in quella
scena è semplice: all’uomo crocifisso la corona viene portata via dagli angeli
perché lui non è IL re. E se lui non è re, e la croce su cui Michelangelo l’ha messo
sostituisce la colonna nera Boaz, significa che lui è il Male o lo rappresenta.
167
Michelangelo, invece del noto melo, come ha fatto Pantaleone nel suo mosaico,
anche lui nel suo Eden mette il fico. Che insieme al melograno è la pianta più
antica legata simbolicamente alla Grande Madre. Non a caso Maria dai più noti
artisti è stata riportata col melograno.
a
b
c
a: La Madonna del Melograno di Leonardo da Vinc b: La Madonna col Melograno del Botticcelli
c: La Madonna del Melograno del Pinturicchio
Oltre svelarci questo, tra Adamo e Eva ed il Serpente (che simboleggia l’Energia
della Dea), l’artista mette il tronco di un albero che ha due rami recisi: attraverso i
rami recisi di quel tronco d’albero, come intendeva dirci Pantaleone nel mosaico
con i due strani animali a più teste, anche Michelangelo ci vuole dire del gran
danno provocato dai due esperimenti genetici avvenuti in passato. Con la differenza
che mentre Pantaleone mette fuori dal giardino terrestre Caino ed Abele, due
uomini, lui mette fuori un uomo ed una donna: Adamo ed Eva.
a
b
a: La cacciata dall’Eden di Michelangelo b: I due animali del mosaico che simboleggiano gli esperimenti
La terza elica faceva evidentemente funzionare la ghiandola pineale, oggi quasi
atrofizzata, concedendo sia il dono della preveggenza che una vita lunghissima.
Abbiamo una testimonianza di questo se controlliamo l’età dei patriarchi che
vissero prima del diluvio e di quelli che vissero subito dopo. Dopo il diluvio, l’età
dell’essere umano è andata man mano diminuendo, ma ancora Giosuè sembra visse
134 anni. Quindi oggi andiamo tanto cercando un qualcosa che allunghi la vita e la
168
migliori mentre, come ci conferma la lunghezza della vita dei Patriarchi, grazie al
DNA che gli abitanti del Pianeta avevano prima degli esperimenti genetici, la vita
era lunghissima.
Prima dell’esperimento genetico le vite di quelle persone erano così longeve anche
perché la loro Anima non aveva bisogno di incarnarsi in continuazione per fare di
nuovo esperienza. Gli esperimenti genetici hanno fatto perdere quelle importanti
caratteristiche. Torneremo a quella estensione di vita, ed in perfetta salute, se
riusciremo a (ri)salire di Livello, poiché la nostra terza elica si sta attivando di
nuovo.
Nella parte più grande dell’opera invece, nell’angolino in alto a sinistra, come
capostipite di tutta la gente, l’artista dipinge un’erculea donna anziana di colore con
un braccio bianco.
L’erculea donna dipinta nell’angolino a sinistra
La sirena di Pantaleone
L’artista lo fa per rivelare la stessa cosa che Pantaleone ci ha detto mettendo la
sirena bicaudata nel secondo cerchio del quadrato del mosaico: la nascita di una
nuova (ma modificata) Umanità che dopo il diluvio si perpetuò ancora attraverso la
donna, ed anche dirci della sperimentazione genetica avvenuta. Infatti attraverso lo
studio del mitocondrio femminile quasi tutte le persone di diverso colore o razza
risultano avere progenitori neri.
Ma osservando l’opera di Michelangelo sono nate in me altre curiosità perché ho
notato che l’artista, dividendoli in due gruppi, da una parte ha messo pochi uomini
e molte donne mentre dall’altra, divisi in tre gruppi, ha messo molti uomini e poche
donne.
Come per il mosaico di Pantaleone, ritengo che non si comprenda facilmente
quanto intendeva raccontare Michelangelo poiché riguardo a quei nostri avi su cui
l’artista voleva portare la nostra attenzione, non ci è stata detta la verità, e l’opera
di Michelangelo, non dimentichiamolo, è un’opera che fu commissionata da Sisto
IV della Rovere, da cui prese il nome, e da Giulio II poi. E Michelangelo la dipinse
modificando anche quanto fatto in precedenza da altri artisti.
169
Là dove ci sono i tre gruppi, in quello di sinistra, prima della massa di uomini,
l’artista ha inserito due figure vestite. Volendole quindi evidenziare rispetto alle
altre che ha lasciato nude. Ad ognuno dei tre gruppi l’artista ha messo davanti alla
massa di gente una figura in primo piano: in un gruppo ha messo un anziano che
tiene in mano un rotolo di carta e una chiave e un uomo sembra nascondersi dietro
di lui; nel gruppo di centro ha messo un uomo con la barba con vicino una figura
170
che sembra sussurrargli qualcosa all’orecchio; nel gruppo di destra, davanti a tutti
ha messo un uomo che sembra tenersi da solo la croce sulle spalle. Poi, sotto a quei
tre gruppi, ha posto una donna con un abito verde e con una ruota rotta in mano.
Quanto ci racconta Michelangelo è così evidente che non credo proprio l’artista
fosse riuscito a farlo gabbando due papi, i quali, sono invece sicura, dovevano
conoscere bene e meglio dell’artista tutti i fatti che lui ci racconta nelle sue opere.
Potremmo dire che l’opera di Michelangelo è la testimonianza palese che la Verità
di cui parliamo in queste pagine è sempre stata nota alle alte gerarchie
ecclesiastiche cattoliche. E, come dice un proverbio, se vuoi che un qualcosa non
venga trovato mettilo dove tutti possano vederlo. Ed è quello che è accaduto col
Giudizio Universale. L’abbiamo sempre avuto sotto gli occhi ma non l’abbiamo
mai capito perché la Verità che racconta è diversa da quella che ci viene riferita dai
massimi esponenti della chiesa cattolica e quindi, guardando le figure dell’opera,
non siamo in grado di fare i logici collegamenti.
Nel Giudizio Universale Michelangelo intendeva raccontarci due periodi di tempo,
distinti da un prima e un dopo dalla figura di Maria e da colui che viene ritenuto
Gesù risorto prima, dall'altra figura sotto di loro poi. Figura che raffigura Giacobbe
ma di cui parleremo più avanti.
Il primo periodo a cui l'artista si riferisce, è evidentemente quello in cui sulla Terra
si credeva ancora nella Grande Madre e nel Femminino Sacro, che nell’opera è
raffigurato nella parte in cui ci sono meno uomini poiché l’energia positiva
femminile era maggiore, e per questo da quella parte Michelangelo ha messo
Maria. Nella parte in cui intendeva raccontarci invece del dopo Gesù, l'artista ha
diviso in tre gruppi l’umanità: ha messo più uomini quindi l’energia negativa è più
forte, e li ha divisi in tre gruppi collocandogli davanti i relativi fondatori delle tre
religioni monoteiste.
L’artista ha dipinto vicino a Maria e Gesù risorto una figura che lo guarda in modo
171
particolare e che sembra mostrargli quanto ha in mano (fig.a). Quel personaggio
raffigura Salomone, e quanto ha in quanto in mano è la famosa Chiave a lui
collegata (questo ci conferma quanto narrato da Pantaleone, cioè che era il figlio
della donna in cui era incarnata l’Anima della Dea. Non è Pietro poiché avrebbe
due chiavi). Michelangelo a Salomone ha messo anche dei documenti in mano,
come a dire che Salomone aveva le carte in regola, mentre il personaggio che gli
ha messo vicino potrebbe essere l’architetto Hiram. Non ho individuato però chi è
quell’uomo con l’abito verde che si nasconde tra le loro gambe. Forse potrebbe
essere Marcolfo.
a
b
Tutti gli sguardi sembrano essere su Gesù ma nessuno sembra occuparsi di Maria, a
cui, però, è dedicata l’opera. E sopra Maria c’è il profeta Giona, il cui nome
significa colomba. E le colombe, nell’antichità, erano le sacerdotesse della Dea.
Giona
Maria con la colomba
Venere con le colombe
Il gruppo più a sinistra è il più folto perché è il più antico dei tre e simboleggia il
popolo ebraico. L’artista vi ha inserito, dipingendoli più visibili degli altri, quelli
che potrebbero essere Enoch ed Elia (fig.b). I due diversi colori usati da
Michelangelo per distinguere le due figure potrebbero stare a indicare comunque
una qualche diversità tra i due. Colori che, come vedremo, l’artista tornerà a usare
per altri personaggi per distinguerne la comunanza o la diversità di Razza.
172
C’è poi il gruppo di centro, dove in primo piano Michelangelo ha posto Maometto
con vicino uno strano sacerdote e dietro di lui i musulmani (fig.c).
Nel Corano è scritto che a Maometto, soffio dopo soffio è stato dettato tutto il
Libro. Come non saprei dirlo ma credo Michelangelo abbia ipotizzato che a farlo
fosse stato il fantasma di Ptah (fig. d) (l’arconte di questo Regno sotto altre spoglie)
visto che la figura che gli parla all'orecchio ha i paramenti dell’antico sacerdote
egizio (e se così fosse, ho motivi per dargli ragione).
c
d
e
Il gruppo più a destra rappresenta i cristiani poiché davanti a tutti c’è un uomo con
la croce e quell’uomo raffigura Gesù (fig.e).
Quindi Michelangelo in quei tre gruppi voleva rappresentare i seguaci delle tre
religioni monoteiste ed i loro rispettivi fondatori. Tra quei fondatori non è presente
Siddharta; se Michelangelo non lo ha messo tra quei fondatori, ma lo inserisce
altrove salvandolo insieme a Mosè e a Maometto (fig.f), significa che non lo pone
tra i fondatori di religioni perché quello lasciato dal Buddha è l’insegnamento che
più si avvicina alla giusta Via. Infatti quella lasciata da Siddharta non è una
religione (anche se poi l’hanno fatta diventare tale), ma il suggerimento ad una
disciplina, nella quale l’uomo è visto come parte del Tutto e dove viene insegnato
che ogni essere umano può raggiungere l’illuminazione.
f
173
Sotto ai tre gruppi che rappresentano le tre religioni monoteiste con i loro rispettivi
fondatori, l’artista ha messo quella donna con l’abito verde (fig.g). Seppur
raffigurata in modo diverso, quella donna rappresenta la stessa che Pantaleone, nel
suo mosaico, ha raffigurato come Venere: quella donna è quella attesa alla fine dei
tempi. Quindi adesso.
g
Le genti che stanno da quella parte, che sono quelle appartenenti alle tre religioni
monoteiste, sono coloro che lei dovrà risvegliare e mettere in guardia. Tutto questo
è Michelangelo a dircelo. Vediamo come.
Se osserviamo, quando ancora evidentemente si credeva nella Grande Madre,
possiamo vedere che nella parte dell’opera prevalgono le donne e le persone che
sono nella parte in basso, identificata come quella della fine dei tempi, o sono
aiutate a salire o salgono volando (fig.h). Quindi salgono tutti.
h
i
Mentre invece per quel che riguarda le persone che sono messe sotto i tre gruppi
che raffigurano le tre religioni monoteiste (fig.i), nella parte che riguarda la fine dei
174
tempi, non ne sale nessuna. Alcune figure sembrano essere rimandate giù, altre
sembrano stazionare girando in tondo. Nella parte ancora più in basso dell’opera si
vede che chi prova a passare il fiume per andare dall’altra parte con la barca, è
buttato fuori da Caronte. Un’altra stranezza di quella sezione del Giudizio
Universale è che sembrano esserci solo uomini.
Mauro Biglino traduce dagli antichi testi che gli Elohim per formare l’Adàm
usarono lo Tzelem, che è quel quid di materiale che contiene l’immagine degli
Elohim (Gen 1,26-27), mentre per fare la donna indussero in Adamo un grande
sonno (anestesia?) prelevando da lui (solo) la Tzela. Approfondendo il significato
di quanto traduce Mauro Biglino in merito a questa parte, forse si potrebbe riuscire
a intuire perché Michelangelo, sempre si tratti di lui come viene ipotizzato, si è
inserito in quella parte dell’opera come guscio vuoto in mano a San Bartolomeo
(fig.l), e forse, anche perché l’artista ha messo solo uomini nella parte più bassa
dell’affresco. Stessa informazione che, in modo diverso, secondo me ci da anche
Pantaleone ponendo vicino ad Adamo il gatto lupesco (fig.m), e disegnando quel
cavallo imbizzarrito vicino a quegli uomini (fig.n ).
l
m
n
Guardando invece la figura identificata da altri come San Lorenzo, ho notato che
l’oggetto che viene visto da numerosi studiosi come una graticola è invece una
scala (fig.o).
Quella figura non rappresenta Lorenzo e la graticola su cui si narra il santo è stato
bruciato, ma raffigura Giacobbe con la scala del suo sogno.
Michelangelo l’ha posto al centro tra i due tempi, e seduto su un telo verde, perché
intendeva dirci che il Profeta ha fatto da separatore (o soppiantatore, come indica
la radice del suo nome) soppiantando col suo dio il culto nei confronti della Dea
Madre. Infatti, da quanto narra la Bibbia, dio dice a Rebecca che dai suoi due figli
sarebbero nate due diverse nazioni. Le due diverse nazioni sono quella nata da
Giacobbe, che crede nel dio di suo nonno Abramo, e quella di Esaù, che
evidentemente continua a credere nella Grande Madre.
175
o
p
q
o: Giacobbe posto sotto a Maria con la scala. p: Le scale della Torre di Babele nel mosaico
di Pantaleone. q: la Madonna della scala di Michelangelo.
Oltre alla scala, l’artista ha dipinto alle spalle del Patriarca la figura di una donna
con un abito color oro: il colore dell’oro è stato usato dall’artista per simboleggiare
la regalità del personaggio. Ponendola alle spalle di Giacobbe l’artista voleva forse
dirci che Giacobbe (diversamente da Esaù) si gettò alle spalle il credo della Grande
Madre soppiantandola col credo del suo dio. Infatti, guardando l’immagine, sembra
che Giacobbe abbia preso il posto della Dea sopra la nuvola col telo verde
spodestandola. Da lui, la Bibbia narra, sono nati dodici figli, che a loro volta
avrebbero fatto nascere le dodici tribù di Israele. Numero che secondo me richiama
ancora una volta i dodici Segni dello Zodiaco Celeste.
Mi sono inoltre chiesta chi potrebbe essere il personaggio posto davanti a quel
gruppo, che da altri ricercatori è stato identificato come Giovanni, e chi potrebbe
raffigurare il personaggio nascosto accovacciato dietro di lui vestito di rosso, e
perché Michelangelo l’abbia posto in quella posizione.
r
Secondo me Michelangelo ripete le figure di alcuni personaggi ponendoli in punti
diversi dell’opera mentre ci racconta momenti diversi della storia della loro vita;
pertanto, valutando il criterio con cui l’artista ha posto quella figura, credo che
176
quell’uomo messo davanti al gruppo sia proprio Gesù. E se è lui come credo, si
capisce anche chi è il ragazzo che lo tira per il braccio e la ragione per cui lo fa: è
Stefano, il vero figlio di Maria, che cerca di fermare (la frode di) Gesù.
La donna che l’uomo con il compasso prende per il braccio (fig.t) è invece Maria, e
che l’artista ha immaginato o sapesse fosse cosciente della sua identità, ce lo dice il
fatto che l’ha dipinta nell'atto di girarsi verso le altre donne facendo segno di
mantenere il silenzio (perché, ed in merito a cosa, dovevano mantenere il
silenzio?). A questo punto è quasi certo che l’uomo che si nasconde dietro le
gambe di Gesù stia a raffigurare Erode Antipa, e che Giovanni sia raffigurato
nell’uomo con la kippa rossa (fig. s) che con sguardo severo ed interrogativo guarda
Maria (fig. t).
s
t
Michelangelo che dipinse l’opera, e insieme a lui i papi che gli dettero l’incarico, ci
stanno dicendo a distanza di cinque secoli, che loro sapevano che ai tempi di Gesù
qualcosa di particolare era successo, e per permettere a Michelangelo di fare quel
racconto nell’opera, evidentemente sapevano anche cosa.
Come si estrae anche dalla radice del suo nome, era Stefano il vero Incoronato (fig.
u). Ed è perché era figlio di una Grande Madre che le prime chiese a lui dedicate,
come i templi delle origini, hanno pianta circolare.
u
Santo Stefano Rotondo al Celio (Roma)
177
Diventa certo a questo punto che potendo Pantaleone e Michelangelo fare quel
racconto nelle loro opere, le alte gerarchie ecclesiastiche conoscessero quanto
accaduto ai tempi di Gesù, e da quanto si evince raccontano quegli artisti nella
parte bassa delle loro opere, la ragione per cui la grande catastrofe si sarebbe potuta
ripetere nei tempi della fine.
Per capire che le alte gerarchie ecclesiastiche hanno sempre saputo e nascosto
quanto conoscevano basterebbe riflettere sulle parole pronunciate da Bergoglio
nell’omelia di fine anno (2013), dove ha detto che l’ora è giunta. Ma come
profetizzato da più parti, non manca l’arrivo di qualcuno visto che l’ora è giunta?
E poi, se Michelangelo ha fatto coincidere Gesù con la colonna nera Boaz, quindi
con il male, non l’ha salvato nel suo Giudizio Universale, se Pantaleone addirittura
non lo raffigura in nessuna parte del suo mosaico, perché si dovrebbero realizzare
le parole di un Gesù e non invece quanto riporta la Rivelazione fatta a Giovanni e
insegnano da millenni gli antichi miti riguardo la Grande Madre?
Quella di Giovanni è una figura che le alte gerarchie ci hanno fatto sempre credere
fosse un uomo, mentre invece, come fatto dipingere da papa Paolo III nel castello
Farnese di Caprarola, sapevano bene essere la stessa Maria, e visto con quali
peculiarità Paolo III l’ha fatta dipingere, sapevano bene di chi fosse rappresentante.
Conoscendo l’importanza del Femminino Sacro e chi voleva simboleggiare in
realtà la donna definita nell’Apocalisse di Giovanni vestita di sole, Michelangelo
l’ha dipinta sotto ai seguaci delle tre religioni monoteistiche per significarci che
ella arriverà alla fine dei tempi e l’ha messa da quella parte per dirci che è la gente
di quei credo religiosi che dovrà risvegliare per poter riportare Ordine. Come aveva
178
fatto anche Pantaleone, Michelangelo l’aveva dipinta come Venere nascondendola
tra i tanti altri nudi, poi, dopo il concilio di Trento, i nudi vennero ritenuti
sconvenienti, l’artista era morto, e intervenne sull’opera Daniele da Volterra, detto
poi per questo intervento di copertura dei nudi il braghettone.
a
b
v
a: La donna dipinta da Michelangelo. b: la stessa donna dopo le modifiche
Forse per la frequentazione del Giardino di Marco di Lorenzo il Magnifico, forse
perché anche lui conosceva le prove riportate dai Templari secoli prima, o forse
semplicemente perché aveva letto i documenti messigli a disposizione per
comporre l’opera come sembra emergere dalla sua biografia, quanto Michelangelo
sapeva era comunque di pubblico dominio tra gli artisti. Per questo, a quel tempo,
uno dei soggetti preferiti dagli artisti fu il periodo ellenico. Daniele da Volterra era
amico di Michelangelo, probabilmente, sapendo bene chi stesse a raffigurare quella
donna, le ha aggiunto un abito verde per sottolineare il suo essere Madre Natura.
Come si può vedere nelle immagini riportate di seguito, che quella donna raffigura
colei che arriverà alla fine dei tempi, potrebbe confermarlo il fatto che c’è di nuovo
quell’uomo con il compasso (che sta a simboleggiare che la donna è predestinata
dal disegno divino. fig. a);
a
b
c
il fatto che accanto a lei c’è quell’uomo con una ruota sotto la pancia e con un
metro in mano che sembra stia contando il tempo (che potrebbe essere quello che
179
manca alla fine dell’Era ed alla fine del Grande Ciclo. fig. b); sia il fatto che
accanto alla donna c'è anche quell’uomo che ha in mano le frecce e sembra stia per
gettare i dadi (fig. b). Che potrebbe essere forse identificato anche con il Sagittario
dei disegni attribuiti a Nostradamus.
L’artista ha inoltre messo alle spalle della donna un personaggio che sembra pronto
a strigliarla (che alcuni studiosi identificano come San Biagio); tenendo presente la
posizione originale in cui Michelangelo aveva dipinto la figura che poi a Daniele
da Volterra fu fatta vestire, forse l’artista voleva suggerirci che la donna sarebbe
stata strigliata, ma con quei pettini ci dice ancora di più.
Per gli egizi, dai quali la chiesa si è maggiormente ispirata per culti, paramenti, e
per la teoria dell’immortalità dell’anima, il pettine era un simbolo importante in
quanto scioglie e dipana i nodi dei capelli, che sono invece simbolo di spiritualità.
Per questo, la leggenda di Sansone, che era un nazireo, racconta che quando gli
furono tagliati i capelli perse la sua forza. Per non aver compreso il significato della
parola nazireo o perché chiarirlo avrebbe comportato dare spiegazioni scomode, fu
detto che Gesù era nato a Nazareth.
Ogni nodo viene al pettine, dice un antico proverbio: sono nodi che non riuscì a
sciogliere Maria (nonostante l’abbiano riportata in numerose rappresentazioni che
lo fa), che riguardano il comportamento dell’uomo, quindi spiritualità e religioni,
quelli che scioglierà la nostra nuova donna, che Pantaleone prima e Michelangelo
poi, disegnano come Venere.
Immagini diverse di Maria che sciogle i nodi
Antichi pettini con riportati dei simboli
180
Michelangelo ha messo in mano alla donna poi vestita di verde dal Braghettone,
una ruota rotta per significare che Ella dovrà risistemare la Ruota della Vita rotta
millenni, forse milioni, di anni fa, dovrà indirizzare le persone verso la Giusta Via,
e restaurare il credo nei confronti della vera deità. Alla ruota rotta che la donna ha
in mano, sempre per sottolineare l’importanza della figura, l’artista ha messo nove
denti: il nove, oltre essere l’ultimo Livello da superare, ci porta alla simbologia
legata all’eremita dei tarocchi. Nella cui divinazione questo è il significato riportato
della carta: la lanterna che illumina all'eremita la via rappresenta la conoscenza
segreta riservata agli iniziati che illumina la lunga e difficile strada verso la
conoscenza. La parte esterna del mantello (quella che vedono gli altri) appare di
umile fattura, ma la parte interna è di stoffa pregiata. L’eremita è l’essere che si
distacca dalla sua materia per intraprendere il lungo e difficile cammino della
Sapienza, fatto di dolore, rinunce, e sacrifici.
a
b
c
a. i nove denti della Ruota b. La donna eremita e il Tempo. c. L'eremita nei tarocchi.
La cosa intrigante è che tra le ottanta immagini acquerellate del libro ritrovato nella
biblioteca statale di Roma da Enza Massa nel 1982, attribuito a Nostradamus, il
veggente, usando un linguaggio simbolico diverso, ci dice più o meno ciò che
intendevano dirci Michelangelo e Pantaleone nelle loro opere.
Disegni attribuiti a Nostradamus
181
Ma forse non sapremo mai cosa accadde veramente oltre duemila anni fa perchè,
pur di non dirci cosa ci hanno nascosto visto dove questo ci ha portato, le alte
gerarchie cattoliche, o chi si nasconde dietro di loro, come sembrano dimostrare gli
ultimi sibillini messaggi di Bergoglio, sono disposti a far cadere Sansone e tutti i
Filistei.
E forse, affinché ci ponessimo domande in merito a Gesù e Maria e su quanto
potevano esser venuti a sapere, molti artisti, tra cui Leonardo da Vinci, hanno
dipinto in alcune delle loro opere scene strane.
Come si può vedere nell’immagine sezionata dell’ultima cena di Leonardo da
Vinci, egli dipinge, quello generalmente riconosciuto come l’apostolo Giovanni,
oltre che con tratti palesemente femminili, con vicino un altro apostolo che, armato
di coltello, sembra stia dicendo qualcosa a quella che è Maria minacciandola!
Leonardo ha supposto forse che il silenzio di Maria fosse dovuto a qualche
minaccia?
Ma anche altri artisti ci dicono tutti comunque qualcosa di particolarmente strano
su quella figura così vicina a Gesù. Visto che gli autori delle opere riportate di
seguito ed anche molti altri la dipingono dormiente, viene da chiederci: cosa
sapevano potesse essergli successo?
a
b
182
c
d
a. Nell'Ultima cena del Perugino quella persona dorme; b. in quella del Boninsegna accade lo stesso; c. Maria
è dormiente anche per Iacopo da Bassano, d. e anche dal Signorelli, e gli esempi si potrebbero moltiplicare.
Quella che noi oggi sappiamo essere Maria, non si era risvegliata? Era questo che
sapevano quegli artisti visto che tutti stranamente dipingono quella stessa figura
sempre dormiente? È’ sulla base di quanto conoscevano e volevano dirci anche
quegli artisti che anche Charles Perrault e i fratelli Grimm scrivono la favola La
bella addormentata nel bosco?
In modo diverso da Nostradamus e da Pantaleone, Michelangelo, forse prendendo
ispirazione dall’ Apocalisse di Giovanni in merito alle trombe del Giudizio ed ai
due testimoni vestiti di sacco che nei tempi della fine devono compiere la loro
missione, nella sezione del giudizio universale che ho riportato a pag. 184, l’artista
ci parla di loro e svela chi è l’Agnello dell’Apocalisse in cui è nascosto il Libro.
Vediamo come ci porta a conoscenza di ciò.
Nella lunetta della Sistina dedicata a Giacobbe e Giuseppe, è Maria che l’artista
mette in risalto, non Giuseppe, invece quasi invisibile (fig.e).
e
Se osserviamo la donna della lunetta, la sua figura spicca per vivacità e per il risalto
dato dal copricapo esotico con fasce a tricorno e inserti bianchi. Il suo volto è
esaltato dai colori del mantello che le avvolge la spalla in modo da apparire quasi
un arcobaleno. Un arcobaleno che evidentemente l’artista inserisce per darci
183
un’altra indicazione: l’arcobaleno è infatti il simbolo dei Maestri e del loro
collegamento col Divino.
A questo punto dovrebbe esser chiaro di chi volesse dirci Michelangelo fosse stata
ambasciatrice in terra Maria. Il colore del telo con cui l’ha avvolta, e il corpo
mascolino come il corpo delle Sibille, potrebbero essere delle ulteriori conferme.
Nella sezione del Giudizio Universale riportato più sotto, sempre per dirci delle
caratteristiche che aveva Maria e che ha la nuova donna, Michelangelo dipinge gli
angeli che suonano le trombe del Giudizio insieme a due donne: una che ha in
mano un Libro più grande dell’altra ed è avvolta alle gambe con un telo
arancione/oro, e l’altra che ha un Libro più piccolo, che siede invece su una nuvola
coperta a malapena da un telo verde. Quelle due donne stanno a raffigurare: una la
Grande Madre Celeste (che ha in mano un Libro più grande), l’altra Madre Terra.
Donne che sono le stesse, ma vestite con un abito rosso (colore tipico delle
sacerdotesse della Dea), raffigurate anche da Nostradamus in uno dei suoi disegni.
Le due donne sono citate anche nell’Apocalisse di Giovanni nella parte dove il
testo dice dei due testimoni vestiti di sacco (Apocalisse 11,3). Testimoni che, come
anche le due donne raffigurate da Michelangelo e le due donne con l’abito rosso
raffigurate da Nostradamus (fig.g), non vanno intese come due persone diverse ma
come persona unica che rappresenta due Madri: la Grande Madre Celeste e Madre
Terra.
Michelangelo, nella sezione dell’opera riportata, oltre aver sistemato alle due
erculee donne i capelli in modo simile a quelli di Maria per simboleggiare il loro
essere Regine dei tre mondi, per dirci che quella che ha il Libro più grande
simboleggia.. E’, L’Energia Intelligente che muove tutte le cose, le ha posto in testa
il Serpente. Quindi quelle Testimoni.. cioè quella donna, oltre essere colei in cui è
184
incarnata/o l’Androgino Madre/Padre, è quel Graal, cioè quel contenitore, in cui è
custodito il Libro della Conoscenza riguardo alla Terra. Conoscenza che, grazie alle
caratteristiche di cui è stata dotata, dovrà comunque ricercare e comprendere.
f
g
f: Le due madonne nere contenute nella chiesa di San Pietro a Città di Castello
g: Il disegno in cui Nostradamus ci dice che quella donna rappresenta due Madri.
185
186
Hecate o Ecate
a
b
c
a. b. Immagini simboliche di Hecate. c. La dea riportata sull’altare di Pergamo che combatte Clitio. IV sec. a.C.
Quella che potrebbe essere stata un’altra incarnazione della Grande Madre è
Hecate, dea della religione greca e romana ma di origine pre-indoeuropea. Ella
veniva descritta come una divinità psicopompa, in grado di viaggiare liberamente
tra i tre Regni: il mondo degli uomini, quello degli Dei e il regno dei Morti.
La sua natura è bisessuata in quanto possiede in sé entrambi i principi della
generazione, per questo motivo viene definita la fonte della vita e le viene attribuito
il potere vitale su tutti gli elementi. Ecate era considerata in origine una Dea delle
terre selvagge e del parto proveniente dalla Tracia o dai Cariani dell'Anatolia
(Turchia centrale), Paese dei tulipani, vero fiore simbolo dell’amore perfetto, ed al
quale la Dea è particolarmente legata. I culti popolari, che la veneravano come una
Dea Madre, la inserirono nella cultura greca.
I resti del tempio di Hecate a Laginia, Turchia.
Insieme ad altre divinità, come Diana/Artemide e Selene/Luna, Ecate veniva anche
associata in alcuni casi ai cicli lunari, nell'Alessandria tolemaica in ultima analisi
essa ottenne le connotazioni di dea della stregoneria e il ruolo di Regina degli
Spettri. In queste vesti fu poi trasmessa alla cultura post-rinascimentale fino a
diventare solo una strega per le alte gerarchie cattoliche. Nell'iconografia viene
187
spesso rappresentata con tre corpi o accompagnata da cani in quanto ne veniva
considerata la protettrice, ma i tre cani, che lei tiene al laccio, simboleggiano i tre
mondi che lei controlla.
Un altro animale sacro alla divinità era la colomba; nella mitologia classica uccello
sacro ad Afrodite, la Venere dei romani, uccello protetto da prescrizioni e divieti.
Colombe erano anche chiamate le sacerdotesse preposte al culto di Dodona. Secoli
dopo, i cristiani rimanendo affascinati dal mito delle colombe, interpretandole
come un veicolo dello Spirito, capovolgendo il collegamento che della Colomba
veniva fatto, lo collegarono al loro dio maschile ed a Gesù.
Da antichi reperti relativi a Hekate possiamo vedere che Ella ha in grembo un
Ariete, figura astrale corrispondente alla costellazione che segna l’ingresso della
primavera, che potrebbe simboleggiare il suo sacrificio come Madre Natura.
a
b
c
a: Venere con le colombe b: le due colombe della chiesa di S. Apollinare
C. il crocifisso nella chiesa di S.Clemente
Hecate era dea una e trina come lo era la Maria. Non a caso oggi, agli incroci,
molto spesso troviamo statuine della Madonna: con quelle edicole votive non
facciamo che ripetere un gesto atavico nel ricordo di quando le statue di Hecate
venivano poste ai crocicchi a protezione dei viandanti.
188
Il mito di Ecate esisteva prima del Pantheon olimpico, nella Dea si realizzava
l’alterità, la differenza, rispetto agli uomini e agli dei. Il mito ne fa la figlia di
Erebo e Notte e racconta che Zeus concede alla Dea gloria e potere sulla terra, sugli
inferi e sul cielo concedendole, allo stesso tempo, i diritti originari delle divinità
primordiali fra cui quello di accordare o negare ai mortali ciò che desideravano.
A questo punto credo sia facile intuire perché Zeus, o più facilmente colui che si
nascondeva dietro quel nome, le lasciò questo potere, ma soprattutto intuire chi era
(o è) Zeus, e pensare alla Grande Madre come alla Coscienza Cosmica che
attraverso noi impara se stessa e che, per il sotto come sopra e viceversa secondo
l'espressione di Ermete, è comunque sempre incarnata anche sulla Terra.
Hekate è vista oggi quasi esclusivamente come una dea delle arti magiche e della
Stregoneria, ma Lei è l’equivalente della Trivia romana.
Quindi Pantaleone, mettendo il Grifone nel primo cerchio e scrivendo sotto quel
simbolico animale il nome PASCA o PARCA, intendeva dirci di seguire queste
indicazioni, perché questa Dea è Colei che oggi i credenti chiamano la Grande
Madre Celeste, che i Cristiani senza saperlo pregano come Madre di Gesù (ma
come avremo modo di vedere, in realtà Maria madre di Gesù non è stata), che gli
Egizi, prima che nascesse il Pantheon greco, già onoravano sia come triplice Nut
che come Haquit, dea rana protettrice delle partorienti e della nuova vita, che come
Maat, dea della Giustizia. Tutte cose di cui Pantaleone evidentemente era venuto a
conoscenza e, attraverso il disegno criptato del mosaico, intendeva raccontarci per
metterci in guardia sapendo del Passaggio e della situazione critica in cui, come
abitanti del Pianeta, già ci trovavamo.
189
a.
c
b
d
e
a: Nut b: Haquit c: Maat con la famosa piuma d: La pesatura dell’Anima e. La dea Temi, che
simboleggia in modo diverso Maat. La leggenda narra che fu Lei a creare le stagioni, le Parche, e
che fu forse anche la madre di Prometeo.
Appare quindi chiaro capire urgentemente che, se non modifichiamo
immediatamente i nostri comportamenti, non la smetteremo con gli esperimenti
genetici, e non restaureremo immediatamente la Giustizia nei confronti della
Grande Madre, Lei non ci permetterà ancora una volta di Passare. E visto quanto
va accadendo sul pianeta e in cielo, sembra molto intenzionata a farlo.
190
Hatshcebsut
Nominata in un primo tempo reggente in nome del figliastro, Hatshepsut, dopo
aver ottenuto l'appoggio dei più alti funzionari e del clero tebano di Amon, tra cui
Hapuseneb, che venne innalzato al rango di Primo Profeta, iniziò un'opera di
propaganda tesa a dimostrare come il padre, Thutmose I, l'avesse nominata sua
diretta discendente e quindi nel diritto di salire al trono. A coronamento di tale
opera di propaganda Hatshepsut si nominò coreggente insieme a Thutmose III
attribuendosi quindi tutte le prerogative ed i titoli della sovranità.
a
b
a. Hatshcebsut. b. Il tempio di Deir Al Bahari, costruito da Hatshepsut
La leggenda di Hatshepsut narra che Khnum, il dio che dava forza al corpo dei
bambini umani, venne invitato a creare un corpo e un Ka, ossia la forza vitale di
Hatshepsut, poi che il dio e la dea Heket, dea della vita e della fertilità,
posizionarono Iahmes, la madre di Hatshepsut, su di un letto a forma di leone dove
ella partorì Hatshepsut. Per rafforzare ulteriormente la sua posizione venne diffuso
un pronunciamento dell' Oracolo di Amin, mediato del clero tebano, che proclamò
come fosse desiderio del dio che la figlia di Thutmose I sedesse sul trono.
La leggenda fa già capire l’importanza della sua nascita, ma ritengo il faraone
donna, appartenente alla XVIII dinastia, fosse una predestinata, quindi una iniziata
già dalla nascita, e il dente ritrovato nel suo vaso canopo è per me una conferma
importante che mi suggerisce che lei fosse consapevole di esserlo altrimenti quel
dente non sarebbe stato conservato e poi alla sua morte messo nel vaso canopo.
Questo accadde poiché Hatshepsut doveva rappresentare forse il nuovo inizio,
perché sulla Terra, dopo l'evento conosciuto come diluvio, era la prima donna a rirappresentare ufficialmente la Grande Dea (non a caso costruisce a Deir el Bahari
un tempio che chiama il tempio del Sole. Anche l’egiziano con le piume di cui
parla Robert Bauval nel suo Mistero di Orione, chiedendosene il significato
simbolico, è legato secondo me a questo nuovo inizio.
191
Ma come volevano probabilmente suggerirmi le quattro visioni che riguardavano
anche lei, quasi certamente Hatshepsut, insieme a un’altra persona, fu uccisa dal
figliastro, poi conosciuto come Thutmose III. Credo sia stata uccisa a causa
dell’oggetto(?) che l’architetto Senmut ritrovò sotto la piramide di Zoser nella
stanza segreta. Oggetto che probabilmente permise a Senmut di disegnare nel
soffitto della sua tomba quanto conosciamo, che Thutmose voleva, e che
potrebbero aver trovato nel 1099 i Crociati sotto al Tempio di Salomone.
a
b
a. Lo zodiaco di Dendera, che era nel tempio di Hator, e che è oggi nel museo
del Louvre di Parigi b. Disegno del soffitto nella tomba di Senmut.
(http://www.misteria.org/Nibiru%20o%20pianeta%20X%20nello%20Zodiaco%
20di%20Dendera.htm Io non so decriptarlo, ma esperti dicono che il soffitto mostri
quando i poli terrestri erano al contrario di come sono oggi. Lo zodiaco, probabilmente racconta
in che Era si è verificata l'inversione dei poli terrestri. Forse documenti che avrebbero potuto
provare ciò che Senmut raccontava ben 1.750 anni prima di Cristo, potrebbero essere stati
custoditi nella biblioteca di Alessandria che, guarda caso, è stata distrutta varie volte: nel 48 a.C
da Giulio Cesare, nel 270 d.C. da Aureliano, nel 391 d.C. in seguito all'emanazione del decreto
di Teodoso I, e nel 642 infine dagli Arabi. La ragione per cui l’hanno fatto potrebbe essere la
stessa che portò i soldati americani, appena conquistata Baghdad, a distruggere gli antichi
reperti contenuti nel museo della città: eliminare cioè le prove aliene che erano in essi
raffigurate in quanto in contrapposizione con la falsa Storia che ci viene raccontata
Quindi, una volta uccisa Hatshepsut - omicidio rimasto impunito - tutto tornò ad
essere come prima: si continuò a venerare Atum. Questo ce lo conferma anche
l’immagine contenuta in quella che è stata identificata come la tomba di Mery-atum
(amato da Atum), figlio di Ramesse II e Nefertari e gran sacerdote di Ra ad
Eliopoli, dove forse viene descritta la barca di Atum; che oggi può darsi, oltre le
varie reinterpretazioni della bibbia, grazie anche a tutta la filmologia sul tema,
sapendo un po’ meglio chi fosse in realtà Ra e cosa potrebbe essere stata la sua
barca, possiamo desumere è colui che ha portato confusione nel nostro mondo
facendoci schiavi.
192
Secondo me il Ra di Akhenaton (colui che è utile ad Aton) è lo stesso che oggi si fa
chiamare Asthar Sheran, che prima si faceva chiamare Ninurta (Saturno) che non è
altri che l’alieno che incontrò Mosè. E l’astronave con cui si mostra oggi non è altri
che un mezzo più moderno di come probabilmente si faceva vedere volare in tempi
remoti.
E non credo affatto che ami l’umanità o che voglia aiutarla come è riuscito a far
credere ad Eugenio Siracusa ed a persone che ho conosciuto e che mi hanno detto
di averlo incontrato. Mi chiedo anche se possa esser stato lui a provocare l’illusione
collettiva di Fatima visto i grandi poteri di cui lui ed i suoi sottoposti sono in
possesso, e mi chiedo se siano sempre lui ed i suoi, i responsabili di quanto accade
ai ragazzi di Medjugorje con la figura che loro credono essere la Madonna.
Manifestazioni che, guarda caso, le alte gerarchie ecclesiastiche non riconoscono.
La Barca Solare, ossia il corpo con cui si trasporta l’Anima Mundi, in tempi remoti
veniva raffigurato con Venere al centro (fig. a). Nella chiesa di Saintes Marie de la
Mer, in Provenza, quel corpo è simboleggiato sempre come barca (fig.b), dentro ci
sono le due Marie perché, come ci hanno suggerito Michelangelo e Nostradamus
sarà per la nuova donna, Maria rappresentava due Madri.
Poiché probabilmente gli egizi, sapevano che quella Barca simboleggiava un
corpo, al centro di quella simboleggiata nella tomba di Mery-atum (fig.c), se non
sono i 4 punti Cardinali quelli simboleggiati, viene probabilmente simboleggiato il
DNA… con addirittura quattro eliche se ho ragione!
a
b
193
c
E’ difficile tracciare il filo della storia, perché come mostrano anche gli ultimi
reperti ritrovati, abbraccia svariati millenni e perché questi dei-alieni, che sono stati
chiamati con tanti nomi diversi, vivono tantissimo. Ed è difficile farlo solo
ragionando e riflettendo sulle mie particolari esperienze e su libri di autori recenti
senza conoscere libri e documenti importanti. Ma diversamente da quanto
conosciamo e ci è stato raccontato, cosa è accaduto realmente nei millenni?
Qual è la reale storia dell’umanità?
194
La regina di Saba
Anche la Regina di Saba potrebbe essere stata un’iniziata, e la leggenda
concernente la sua nascita potrebbe esserne una conferma. Non a caso, secondo
Matteo, ne parla anche Gesù, e forse, per questa ragione, il Cristianesimo da
importanza alle madonne nere.
a
b
c
d
a: Salomone e la Regina di Saba. Incontro narrato anche nel Kebra Nagast
b:. La Regina di Saba. c. d. Madonne nere.
Questo sembrerebbe averlo pensato anche Pantaleone visto la particolarità
dell’abito con cui veste la regina di Saba nella sua opera e visto che le mette in
mano quello che sembra l’occhio di Dio.
Regina di Saba è un'espressione antonomastica che si riferisce a una specifica
sovrana del regno di Saba. E’ citata nella Bibbia, nel Corano e nel Kebra Nagast.
Nei testi biblici e nel Corano non viene mai chiamata per nome ma solo come
Regina di Saba o Regina del Sud; per la tradizione etiope il suo nome
era Machedà, mentre alcune fonti arabe la chiamano Bilqis. Viene ricordata come
regina ricchissima, nella Bibbia, che fa visita a Salomone per metterne alla prova
la grande saggezza.
Secondo il Kebra Nagast, che racconta più estesamente delle vicende della regina,
il sovrano etiope Menelik I era figlio di Machedà e Salomone. Secondo la Bibbia,
la regina della terra di Saba venne a conoscenza della grande saggezza del re
d’Israele, Salomone, e si mise in viaggio verso la sua terra portando con sé come
don i spezie, oro e pietre preziose (1 Re 10:1-13; 2 Cronache 9:1-12). La regina fu
colpita dalla saggezza e dalla ricchezza di Salomone e pronunciò una preghiera al
dio di Salomone che, (guarda caso..) la ricambiò con molti doni e con qualsiasi
cosa desiderasse, fino a quando la regina non tornò nel suo regno. La regina di
Saba riappare in Matteo 12:42 e in Luca 11:31:
Neanche il Corano menziona il nome della Regina di Saba, malgrado alcune fonti
arabe la chiamino Bilqis. La storia è simile a quella della Bibbia. Cambia il punto
195
di partenza: è Salomone che viene a conoscenza del regno di Saba perché il suo
popolo venera il Sole. Dopo aver minacciato una guerra, il re d'Israele riceve la
regina di Saba che adotta la religione ebraica. Le leggende islamiche riportano che il
marito di Bilqis era Yasir Yan'am e lei era la sorella di Shams, il Sole. Loro padre
era al-Hadhad, che aveva salvato la madre, un jinn (un Genio, quindi un’Entita?).
La Regina di Saba era probabilmente una discendente dell’antica Stirpe come lo era
il popolo da lei governato, composto in buona parte da discendenti di coloro che si
erano salvati dalla catastrofe, stanziati nello Yemen. Persone che, mentre Noè e la
sua famiglia furono salvati dal sogno che il Patriarca fece, loro riuscirono invece a
salvarsi da soli dalla catastrofe. Il compito di Bilquis, oltre essere una sacerdotessa
della Dea, era probabilmente quello di riportare l’antico Ordine, ma si innamorò di
Salomone e falli. O forse dalla loro storia d’amore doveva nascere un maschio
nuovo: Menelik, divenuto poi primo imperatore d’Etiopia.
Ma Bilqis e il suo popolo potrebbero essere collegati all’antico popolo dei Gitani?
Le prime testimonianze scritte sul popolo Gitano risalgono al XIV sec. e
raccontavano dei Gyptocastra, vecchi castelli abitati da comunità Rom conosciute
per la lavorazione del ferro, soprattutto delle spade. E sappiamo a quali riti magici
veniva collegata la forgiatura di quest’arma e all’importanza che veniva data al
fabbro forgiatore.
Si narra che gli zingari fossero discendenti di un popolo arrivato in Persia verso il
X sec. dall’India e diffusosi in seguito nei paesi bizantini. L’origine della parola
Rom, che sembra essere indiana, significa uomo libero, ma il nome che li associa
alla loro vera origine è raramente usato. La fama di maghi e l’alone di mistero che
li accomunava ai popoli che apparvero nell’impero hanno contribuito a far nascere
su di loro ipotesi leggendarie facendo risalire la loro origine a Noè o addirittura a
Caino.
C’è chi scrive che gli zingari potrebbero essere una delle tribù d’Israele catturate
dagli Assiri nel 721 a.C; o i Cananei emigrati in Europa dopo la conquista di
Giosuè; o ancora, discendenti di Adamo e di una moglie precedente ad Eva (quindi
di Lilith?); chi lega le loro origini all’Africa; chi scrive siano i discendenti dei
Mammalucchi cacciati dal Selim; chi li considera discendenti dei sacerdoti di Iside
mescolati coi sacerdoti siriani; ed esistono loro collegamenti con molti altri popoli
ancora, forse anche con il popolo dei Parsi.
Alcuni ellenisti hanno individuato nell’antica Grecia le loro origini; per Erodoto
sarebbero stati i Siginni; le sibille sacerdotesse di Dodona sarebbero state
associate alle indovine zingare. I Siginni per qualcuno sono i Sinti, che sarebbero il
popolo barbaro di cui parla Omero, noto a Lemmo, e caro a Vulcano.
196
Una leggenda, che considera questo popolo come quello dei padroni della terra
perché la percorrevano in lungo e in largo - popolo che dovrebbe essere quello che
i libri di storia ci tramandano come Fenici e che Leonardo Melis dice essere gli
Shardana -, racconta che diedero il nome a Romolo, fondatore di Roma, che
introdussero il culto di Diana e Apollo, e che inventarono il Vangelo undici secoli
prima di Cristo. Un’altra leggenda li dà come discendenti di una popolazione
vissuta in Atlantide: dopo il grande cataclisma di quel mitico continente, quelli di
loro che si salvarono sbarcarono in Africa fermandosi in Egitto.
Sappiamo che nelle leggende c’è sempre una parte di verità, tanto che a queste,
come ho potuto notare, si affidano per le loro ipotesi studiosi ben più illustri di me.
Pertanto, sulla base di quanto ritengo di aver imparato fin qui dalla mia ricerca, mi
sento di poter tranquillamente affermare che, nonostante tutti i possibili
collegamenti con altri popoli che sono stati proposti, conosciuti poi come Druidi,
gli Zingari potrebbero essere i discendenti dell’antica Razza in quanto è l’unico
popolo dove è maggiormente diffuso il dono della chiaroveggenza, caratteristica
appartenuta a quell'antico popolo, e che ne potrebbe indicare la discendenza.
Quelli di loro che, nelle varie zone in cui si era divisa la terra, si salvarono dalla
catastrofe, entrarono in contatto con la nuova razza che si andava moltiplicando
mescolandosi. Nella lunga diaspora di questo popolo, attraverso i millenni, molti
sono diventati stanziali amalgamandosi sempre più con la nuova razza, ma quei
ceppi rimasti più uniti, attraverso le loro donne hanno fatto arrivare fino a noi quel
codice genetico evidentemente più puro. Non a caso le varie ipotesi sulla loro
discendenza furono riprese durante il regno di Luigi XIV, quando l’Egitto dei
faraoni era di moda. Periodo in cui nacque anche la credenza nel sangue blu.
Luigi XIV in un ritratto del 1661 Luigi XIV ritratto come Giove
Luigi XIV e famiglia ritratti come dei
Abbiamo visto che i misteri tendono a incrociarsi: le leggende che riguardano i
Druidi sono numerose come quelle che riguardano gli Zingari, quindi ancor prima
di me sono stati in molti a individuare nei Druidi i progenitori degli Zigani. Ma
tutto rimane comunque difficile da provare.
197
198
Maria di Magdala, Maria di Betania o che altro nome davvero?
Un’altra incarnazione della Grande Madre che è stata portata alla mia attenzione,
riguarda colei che conosciamo come Maria madre di Gesù. Che POTREBBE essere
anche la stessa Maria di Magdala o Maddalena, e per questo motivo Bérenger
Saunière, il curato di Rennes-le-Château, potrebbe aver costruito una torre
chiamata Magdala.
a
d
b
d
c
e
a. Torre di Magdala b. Magna Mater Tyche con la torre in testa c. Cibele con la torre in testa d. e..f.
immagini di Maria con la corona, simbolo accomunabile alla Torre di Tyche quella di Cibele e delle altre
arcaiche Grandi Madri.
Maria nacque probabilmente in Palestina, e forse dopo sposata andò a vivere a
Betania, un piccolo villaggio vicino Gerusalemme. Del suo paese di origine non
sappiamo nulla di sicuro, tuttavia due sono le città che, più delle altre, si
contendono il privilegio di averle dato i natali: Nazaret e Gerusalemme.
Anche riguardo all'anno della sua nascita il Vangelo non fa nessun accenno. E' più
che probabile però che la Madonna sia nata sotto il segno del Cancro, poiché è
attraverso quella Porta che si incarnano gli Dei. E sicuramente è nata sette anni
dopo Gesù, che non era suo figlio ma suo fratello! Suo figlio era Stefano! Che
come abbiamo potuto vedere è un fatto che ci conferma anche Michelangelo nel
Giudizio Universale. E se lui ha potuto dipingerlo nella cappella Sistina significa
che CHI glielo ha detto lo sapeva come certo!
199
Per questa ragione che Stefano viene ricordato come martire il giorno subito dopo
il natale, è per la stessa ragione che le antiche chiese a lui dedicate hanno tutte
forma circolare, ed è per la stessa ragione che una delle otto porte di Gerusalemme
porta il suo nome!
a
b
c
a: Stefano: riconoscibile come figlio di Maria poiché Michelangelo, per farlo collegare alla madre, come a
Maria mette il Kefia Bianco per indicarne la positività, a lui mette una fascia bianca per tenergli i capelli
b: Porta Santo Stefano, una delle otto porte di Gerusalemme. c. L’antica statua di Dioniso, altro figlio di una
Grande Madre, che potrebbe aver ispirato l’artista perché ha una fascia che gli tiene i capelli.
Dal Vangelo non appare che la Madonna avesse fratelli o sorelle di sangue; ma
diversamente da ciò che è stato fatto arrivare a noi, Maria aveva sia fratelli che
sorelle. E se Giacomo detto il giusto, come ha scritto qualcuno, era fratello di Gesù,
era anche fratello di Maria.
I genitori della Madonna furono Gioacchino e Anna, che la ebbero dopo aver
implorato per anni la grazia di una figlia femmina visto che erano solo maschi i
figli già avuti sino a quel momento. Forse come tramandato imposero alla
Madonna il nome di Maria, anzi Myriam o Mariam, che era un nome molto
comune tra le donne in quanto era stato quello della sorella di Mosè, ma Miriam era
anche il nome di un antico ordine sacerdotale femminile. Quindi il nome della
Madonna, sarà stato davvero Maria?
Dalla Sacra Scrittura si evince (o si fa evincere..) che la Madonna apparteneva alla
stirpe regale di Davide, da cui, secondo le profezie, doveva nascere il Messia;
questo non sono in grado di confermalo, ma se così è, Maria avrebbe potuto
discendere dal ramo dell’unica figlia femmina di Giacobbe: Dina.
Benché di nobile discendenza, la famiglia di Maria era ormai decaduta dal suo
antico splendore di gloria e di ricchezza. Infatti più o meno povera era la casa dove
nacque Maria, e più o meno poveri erano i suoi genitori, ridotti alla condizione di
umili e semplici artigiani.
200
La Vergine andò in sposa a Giuseppe, un artigiano del luogo, secondo l'usanza del
tempo, ma Maria era una creatura eccezionale e privilegiata, perché era la donna
predestinata dal Destino a compiere una grande missione ed in cui si sarebbe
incarnato l’Androgino Madre/Padre.
(Non è come scritto in Apocalisse 2,17: al vincitore darò una pietruzza bianca
sulla quale c’è scritto un nome nuovo. La nuova donna discende dalla linea di
sangue della Stirpe dei “sacerdoti”, quindi non ci sono o saranno contendenti
perché il suo è un diritto di nascita.)
Due diverse sezioni del Giudizio Universale dove Michelangelo mette in evidenza
come, sia Maria, che la nuova donna, sono predestinate dal disegno divino.
Maria era probabilmente di sette anni più piccola di Gesù. Sette anni che sono
quelli che a svariati ricercatori non tornano rispetto all'anno zero che inizia dalla
(presunta) data di nascita di Gesù.
È della differenza dei sette anni tra Maria e Gesù la ragione per cui (per fortuna!)
nel 2012 non è successo quanto molti enunciavano sarebbe accaduto. Ma quanto
temuto per il 2012 potrebbe accadere nel 2019 (sempre che l’anno zero da cui
inizia il conteggio del nostro tempo sia giusto), se immediatamente non capiremo
quali sono le cose che dobbiamo assolutamente imparare, non rimetteremo le cose
nel loro giusto Ordine, non riconosceremo e renderemo omaggio alla vera Deità.
Maria era l’incarnazione della Dea nella sua veste di Saggia, e come tale avrebbe
dovuto risanare i danni fatti in precedenza dai vari profeti in merito al credo verso
il dio maschile. Che non può corrispondere e non corrisponde a una Maria che a
dodici anni concepisce Gesù (anche perché non c’era niente da concepire). Ma
Maria, forse perché manipolata dallo zelota Gesù, forse perché non si risvegliò, o
semplicemente perché non fu creduta nonostante bussò a tante porte, non poté
compiere la sua missione. E potrebbe essere questa la ragione per cui tanti artisti la
dipinsero addormentata (ma celata come Giovanni) vicino a Gesù.
201
Quindi la storia della resurrezione del corpo fisico, se non fu una frode di Gesù
dovuta all'ignoranza, è sicuramente una frode del successivo Paolo di Tarso
poiché, come scrisse Filippo nel suo vangelo, è l’anima che deve risorgere in
quanto deve sconfiggere l’Arconte/parassita, che la Chiesa definisce drago, che la
tiene prigioniera!
Era Maria il Messia atteso dagli Ebrei, ma non fu riconosciuta perché, a causa di
quanto profetizzato dai profeti che l’avevano preceduta, questi aspettavano un
uomo. Non essendo stata riconosciuta, non avendo potuto quindi Maria compiere la
sua missione, in modo diverso ma uguale, tutto si è dovuto inevitabilmente ripetere.
Gesù aveva una moglie, questa potrebbe essersi anche lei chiamata Maria poiché il
nome era molto diffuso in quanto era stato quello della sorella di Mosè, ma da lei
ebbe due maschi e non una femmina, come alcuni ricercatori ritengono da svariati
anni ma soprattutto dopo il romanzo di Dan Brown, Il codice da Vinci, e la reazione
della Chiesa al libro.
Quelle che sono credute due donne diverse, Maria(?) madre di Gesù e Maria
Maddalena potrebbero essere la stessa donna, ma se così fosse, questa donna non è
stata la madre di Gesù come ci fanno credere le alte gerarchie ecclesiastiche da due
millenni, né sua moglie, perché era sua sorella.
In una delle mie particolari esperienze, mi fu fatto capire che nel messaggio che
avrebbe dovuto portare Maria era contenuta anche l’informazione della terza elica
del DNA, come abbiamo potuto vedere, fatto confermato da Pantaleone nel
mosaico.
Valutando le caratteristiche del quinto Elemento, il risanamento del DNA, la caduta
del Velo e la fine delle sofferenze che avverranno in questa fine dei tempi, è
probabilmente questa la Lieta Novella che Maria avrebbe dovuto annunciare se
fosse stata riconosciuta. Lieta Novella che non ha quindi nulla a che vedere con
quella poi messa in bocca a Gesù. E dopo aver notato che nella bibbia le querce
erano riconoscibili da altre donne (probabilmente quelle provenienti dagli
esperimenti), aver letto le considerazioni della Gimbutas – che richiama anche
quelle di Dorothy Camerun; valutando quanto scriveva Kolosimo su quanto già
riportavano Pitagora (580-400 a.C.), Anassagora (500-428 a.C.), Democrito di
Abdera (460-371 a.C.), Aristarco di Samo (310-230 a.C) e molti altri; valutando
l’importanza dell’oggetto ritrovato ad Antikitera per la sua alta tecnologia, e
aggiungendo infine tutto il resto, la capitale domanda che mi pongo è: quanto e
cosa ci è stato nascosto fino ad oggi? Come vivevano e cosa conoscevano
veramente le genti che abitavano la terra oltre duemila anni fa?
202
La grande Ipazia
Anche se in merito alla grande scienziata non ho certezze poiché su di lei non ho
vissuto esperienze paranormali che me ne hanno parlato, Ipazia potrebbe essere
stata una incarnazione non ufficiale della Grande Madre.
Ipazia è riportata vestita di bianco nell'opera di Raffaello Sanzio scuola di Atene, che è un affresco databile al
1509-1510 ed è situato nella Stanza della Segnatura, una delle quattro stanze vaticane all'interno dei Palazzi
Apostolici e rappresenta una delle opere pittoriche più rilevanti dello Stato della città del Vaticano
Nella biografia è scritto che Ipazia nacque ad Alessandria nella seconda metà del
IV sec; non è possibile stabilire precisamente la data anche se la maggior parte
degli studiosi crede di poter indicare la sua nascita intorno al 370 d.C.
Le fonti antiche sono concordi nel rilevare come non solo Ipazia fosse stata istruita
dal padre, il geometra e filosofo Teone, nella matematica, ma che divenne
bravissima nello studio dell’astronomia tanto da superare il suo maestro. Ella si
occupò anche di trigonometria, algebra e altre importanti materie. C’è chi le
attribuisce l’invenzione dell’astrolabio, che i suoi allievi in seguito perfezionarono,
oltre che altri oggetti utili alla ricerca come l’idroscopio o il barillio. Non contenta
di questo la scienziata si dedicò anche alle scienze filosofiche, e sembra che già nel
393 fosse a capo della scuola alessandrina. E dalle memorie di alcuni suoi allievi
sembra emergere che ebbe numerosi discepoli.
Quindi una donna più che intelligente, e forse a quei tempi anche potente. Questo
probabilmente fu la ragione che la portò alla morte. Una donna così dava fastidio
alla chiesa cristiana che stava nascendo, quindi doveva essere tolta di mezzo. Cosa
che, come racconta la storia, fece il vescovo Cirillo probabilmente pagando
qualcuno o usando semplicemente qualche fanatico cristiano.
Dopo morta c’è chi ha tentato di farla dimenticare, ma nel rinascimento, forse
grazie ai testi greci tradotti da Marsilio Ficino su incarico di Cosimo de Medici,
probabilmente per le sue scoperte, il modo in cui è stata uccisa e soprattutto per chi
203
presumibilmente lo fece, è riuscita prepotentemente. Potrebbe questa la ragione per
cui Raffaello la inserisce in una sua opera tra i più celebri filosofi e matematici del
passato intenti a dialogare tra di loro.
204
L’Imperatrice che è anche Papessa
Un’altra opera che per caso è stato importante per me trovare, è conservata nella
chiesa di Santa Maria in Trastevere, in quella che è conosciuta come la cappella
Altemps.
Era un po’ di tempo che desideravo visitare la chiesa di Santa Maria in Trastevere,
e nonostante fosse un luogo che in modo diverso mi capitava spesso sotto gli occhi
sulle pagine del Web, non ero ancora riuscita a farlo. Avevo visitato molte chiese di
Roma e dintorni perché pensavo, che come i luoghi ritrovati in precedenza, anche
quello che ancora non ero riuscita a identificare e che aveva fatto parte delle mie
visioni precognitive fosse legato a qualche chiesa.
205
La mattina del 3 luglio, finalmente mi decido e vado a visitare la chiesa di Santa
Maria in Trastevere per vedere se ci fosse una ragione perché quel luogo mi si
riproponeva così spesso e se per caso fosse proprio quello che mi mancava di
trovare. Quella domenica mattina, arrivando sulla piazza e guardando la facciata
della chiesa, mi colpisce subito il mosaico nella parte alta dell'edificio: contando le
donne che erano nel mosaico della facciata, mi incuriosisce il fatto che sono undici,
cinque da una parte e cinque dall’altra rispetto a una donna posta al centro; tutte e
dieci sembrano donare alla donna che è al centro una cosa diversa poiché è diverso
ciascun vaso che ognuna ha in mano.
Penso che forse quelle donne vogliano rappresentare le dieci Sephirot, mi chiedo
però perché le donne sono undici e non dieci come le Sephirot rappresentate
nell’Albero della Vita.
Quel giorno la risposta al mio quesito non la trovai; un’ipotesi diversa sulle undici
donne sarò in grado di farla solo parecchio tempo dopo, quando un amico mi inviò
un articolo in merito a dodici sibille.
Entrata nella chiesa, mi colpisce la maestosità dell’abside, dove noto che le due
figure centrali sono state poste su un trono messo sullo stesso piano.
4
Per le esperienze personali vissute, le ricerche effettuate, e l’opinione personale che
mi ero fatta a seguito di entrambe, interpreto quelle due figure come l’espressione
dell’androginia della Dea. Un’androginia dove il Femminile è però più importante.
Infatti, l’abito con cui la donna dell’abside è vestita, diversamente da quello della
figura maschile che ha accanto, è ben più ricco di simboli.
206
In quell’immagine vidi un'ulteriore conferma alla mia teoria, e pensai che forse era
proprio quell’opera che dovevo trovare e vedere. Ma continuando a visitare la
chiesa ebbi una grande sorpresa quando entrai nella cappella di sinistra, quella che
scoprii poi essere la cappella Altemps (fig. a pag.205). Mi colpì particolarmente
perché secondo me l’autore, che dipinse l’affresco tra il 1588 ed il 1589, quindi
dopo la morte del cardinale Marco Sittico Altemps, che solo di recente ho scoperto
essere Pasquale Cati, dipingeva secondo me un Gesù inquisito e ci diceva,
attraverso la sua opera, che a ai piani superiori è tutto al femminile.
Nel soggetto del quadro, che si riferisce al concilio di Trento (che si tenne in tre
fasi distinte e cui il primo fu presieduto da papa Paolo III, il papa che aveva fatto
dipingere nella cappella della sua residenza di Caprarola il Giovanni donna!) ed a
cui il cardinale Altemps (1545-1563) partecipò, l’artista mostra secondo me, anche
se abbigliandolo con abiti del sedicesimo secolo, un Gesù inquisito, e mettendo
quegli importanti Simboli invece in mano alle donne, non fa che confermare che
Dio è Donna. Un Femminino Sacro che la Chiesa cattolica tenta di integrare con la
figura di Maria, ma assegnandogli comunque un ruolo da usata da dio per mettere
al mondo suo figlio Gesù.
Ma ne la chiesa, ne le opere trovate, ne le persone incontrate, rispondevano alla
visione del luogo che cercavo. Un po’ delusa per questo ma eccitata per l’opera
trovata, mi accingo a uscire dalla chiesa. Proprio sulla porta incontro un sacerdote
che stava entrando. Intuisco dai paramenti che ha sul braccio che sta andando a dire
messa, quindi penso che conosce bene la chiesa. Sperando mi possa dare
informazioni, gli chiedo notizie dell’opera che mi aveva colpito. Ma lui, a parte
dirmi che l’opera di cui chiedevo era in quella conosciuta come la cappella
d’Altemps, non sa aggiungere altro.
Il nostro scambio verbale divaga in breve su Nostradamus. Infatti, nella speranza
che conosca i disegni del libro ritrovato nella biblioteca di Roma attribuito al
veggente, provo a parlargliene perché secondo me è possibile trovare una
corrispondenza tra l'opera da me appena scoperta nella cappella e quanto espresso
da Nostradamus in alcuni dei suoi disegni. Ma il sacerdote non li conosce, quindi,
ringraziandolo per le informazioni, lo saluto.
Incitata dal ritrovamento, appena tornata a casa cercai subito, attraverso il Web, di
sapere qualcosa di più sulla chiesa ma soprattutto sulla cappella Altemps e su
quell’opera in particolare. Dopo un po’ di ricerche sulla storia della chiesa e sui
personaggi che vi erano transitati, deduco che: se il cardinale Marco Sittico
d’Altemps dispose che fosse lasciato nella Cappella dove sapeva sarebbe stato
sepolto, un motivo preciso senz’altro c’era.
207
Essendo il cardinale un figlio del nobile Wolf von Ems zu Hohenemens, austriaco,
e di Chiara de' Medici, sorella di papa Pio IV, visti i simboli usati dalla famiglia per
lo stemma, direi che quanto da me ipotizzato nelle precedenti parti riguardo al fatto
che i discendenti di Maria si siano tramandati il segreto di quanto avvenne a
Gerusalemme duemila anni fa, trova riscontri intriganti poiché nello stemma di
famiglia c’è sia la croce dei Patriarchi che l’Ariete rampante.
a.
b.
a. La Madonna della Clemenza. b. Stemma Altemps.
Alcuni dei Toson d’oro
E un ariete è l’animale simbolo del Toson d’Oro, la massima onorificenza cattolica
europea riservata unicamente ai monarchi, cioè a coloro dal sangue blu.
Sulla base dei simboli usati nello stemma e vista la provenienza familiare,
208
ipotizziamo che il cardinale Altemps conoscesse il segreto che andiamo svelando.
Anche così non fosse, per la carica che aveva, e le persone con cui entrò in
contatto, se non era già al corrente di quel segreto, in quanto alto porporato, poté
senz’altro venirne a conoscenza. Per questa ragione probabilmente chiese di essere
sepolto in Santa Maria in Trastevere. Chiesa riedificata su un sito già magico, dove
si fece costruire la cappella personale dove era già ospitato il quadro del Seicento
della Madonna della Clemenza, e per questo presumibilmente fece dipingere, o
lasciò detto di farlo, l’opera che mi ha tanto colpito nella cappella.
Se proviamo a osservare il quadro nella cappella Altemps, al primo impatto sembra
che l’artista abbia voluto dipingere un’assemblea legislativa di rappresentanti della
Chiesa, composta da soli uomini, e dirci che le donne sono fuori da quel
parlamento perché l’artista le ha poste in quella che sembrerebbe una stanza
attigua. Poi, se andiamo a osservare con più attenzione l’opera, notiamo invece che
il messaggio dell’artista potrebbe essere diverso: quelle donne sono sì nella stanza
attigua a quella del parlamento ma sembrano un gruppo ufficiale in attesa di essere
ricevuto in quanto hanno con loro quelli che possiamo riconoscere come degli
stendardi ufficiali (mentre dove sono gli uomini non c’è nessuno stendardo). Inoltre
sembra che le donne aspettino di essere annunciate dai due sacerdoti che stanno
discutendo sul come farlo.
Come possiamo vedere, gli stendardi che le donne del quadro hanno con sé sono i
simboli che la Chiesa lega a un Dio maschile, mentre nel parlamento in cui sono gli
uomini – che per tradizione si considerano essere coloro incaricati, attraverso la
discendenza di Pietro, di sorvegliare affinché le leggi di quel dio vengano rispettate
–, l’artista non ha inserito nessuno di quei simboli di riconoscimento. Inoltre, se
andiamo a contare le donne del quadro, sono esattamente tredici. Numero che è
molto importante perché riguarda i tredici segni dell’antico Zodiaco dove era
inclusa probabilmente anche Aracne.
Quindi le tredici donne che sono in quell’opera, secondo me vogliono rappresentare
sia l’antico Zodiaco composto di tredici Segni che i tredici mesi lunari, creazione e
manifestazione in ogni caso sempre e comunque di un’unica donna, cioè della
Grande Madre/Padre nei suoi vari aspetti.
L’artista ha messo in mano alla Matriarca la croce dei Patriarchi e la tiara papale
(Ella simboleggia quindi la Grande Madre Celeste); a quella che sembra la seconda
per importanza ha dato in mano una croce semplice (la donna dovrebbe quindi
simboleggiare Madre Terra); alla terza, che potrebbe voler simboleggiare la
guardiana del terzo Livello, a cui l’artista ha messo dei simboli dipinti sul vestito
che non riesco a distinguere, ha assegnato un calice. Quelle tre donne potrebbero
209
avere lo stesso significato delle tre disegnate da Nostradamus, e simboleggiare i tre
Livelli che ci riguardano.
La sezione dell’opera con le tre donne
Le tre donne disegnate da Nostradamus
(Sono state varie le congetture riguardo la croce rovesciata sulla sedia papale, ma quella croce è rovesciata per
il fatto che, da Pietro in poi, al papa è stato attribuito il ruolo di rappresentante di Dio in terra. Cosa che
simboleggia quella croce rovesciata. Come possiamo invece vedere sia nella figura del mosaico riportata sopra
che nella figura della cappella di Rosslyn, la divinità incarnata nella materia – che è ciò che rappresentano
quelle figure a testa in giù – è donna. La Dea non può essere quindi rappresentata da un uomo)
Ad una delle tredici donne l’artista ha messo invece in mano un’ascia, che non è la
famosa ascia bipenne che conosciamo, ma credo comunque la richiami.
210
L’ascia bipenne era un'ascia a due lame simbolo del potere minoico, conosciuta
presso i Greci antichi come pelekys o sagaris, e presso i Romani come bipennis. Fu
un simbolo religioso che troviamo nell'arte e nella mitologia cretese, tracia,
nuragica e greca. Molto diffuso nel Mediterraneo attorno al 1200 a.c. Nell’opera è
riportata a metà come quella che mi vedevo in mano in un mio sogno; significa
quindi che quella donna ha metà del potere religioso che dovrebbe avere? Se così è,
perché?
Un’altra donna del quadro sembra invece morta ma ha vicino a sé una donna con
delle tavole in pietra (ciò che è scritto nella pietra non si può cancellare?).
Credo essa stia a raffigurare sia il tredicesimo segno zodiacale (quello conosciuto
anticamente come Aracne), che la tredicesima luna, Entrambi cancellati quando
dallo Zodiaco lunare si è passati a contare i mesi legandoli allo Zodiaco Solare.
Nella sezione dell’opera c’è una donna che mostra le tavole di pietra alla donna
morta e sembra che le stia indicando quello che c'è scritto sopra: potrebbe trattarsi
della Legge, cioè della legge di Madre Natura, che non può quindi essere né
modificata né cancellata dagli uomini.
Quest'altra donna ha in braccio due figli; quei due figli che ha in braccio la donna
potrebbero rappresentare il Bene ed il Male attraverso il quale si Gioca il Destino
delle Anime sulla Terra. Bene e Male, simboleggiato e narrato in modi diversi
attraverso le leggende delle diverse culture.
211
Nel quadro preso in esame le tredici donne vogliono probabilmente quindi
simboleggiare le costellazioni dello Zodiaco più una (quella uccisa), che a loro
volta simboleggiano (come il quadrato del mosaico), gli aspetti diversi della
Grande Madre che è quell’Intelligenza Superiore che ha creato tutto ed anche gli
Arconti. Esseri che, a danno di noi terrestri, hanno potuto fare un gran macello
sulla Terra perché la Grande Madre glielo ha permesso in quanto avevamo
sbagliato e Lei, attraverso l’espiazione, cioè la battaglia con queste Entità,
intendeva farci capire.Un qualcosa che i capi delle religioni probabilmente
conoscevano, ma anziché porvi rimedio, per mantenere il potere temporale,
tacendo hanno assecondato.
Nel quadro l’artista ha dipinto quello che sembra un tribunale composto da
religiosi: al centro c’è un uomo che sembra essere l’imputato il quale sta
raccontando qualcosa che la persona vicino sembra registrare e che i sacerdoti
tutt’intorno, come gli altri sei che ha di fronte, paiono ascoltare con attenzione.
L’imputato
I sei porporati
sul terzo gradino
Il globo terrestre ed il Libro posti ai
piedi delle donne e sul 4° gradino
I sei uomini che fanno da giudici (cinque cardinali più il papa) sono posti sul terzo
gradino, mentre il gruppo di donne che sembra in attesa di essere annunciato è sul
quarto, quindi un gradino più in alto; inoltre, sul quarto gradino, ma ai piedi di
quelle donne, l'artista ha messo il globo terrestre, un libro con dei simboli e uno
smeraldo, e quello che sembra il manico di un pastorale.
L’interpretazione di questa parte dell’opera direi viene da sé: alle donne appartiene
il Libro (cioè la genetica, quindi il Sapere da tramandare) e la Terra. Sono loro
quindi il vero Pastore.
Quei simboli sono propri del Femminino Sacro da sempre, cose sapute dalle alte
gerarchie vaticane, come sanno da sempre che la donna è un gradino più in alto
dell’uomo rispecchiandosi la Dea in lei. E’ per questa ragione che il Gesù messo
vicino a Maria nella cupola della chiesa di Santa Maria in Trastevere ha l’abito
212
povero di simboli. Simboli, quelli legati alla Grande Madre, di cui, in seguito alla
caduta, nel nuovo tempo, si sono impossessati, invertendoli tutti al maschile, prima
gli Ebrei, poi dopo la frode di Gesù la Chiesa cattolica, e infine, con Maometto, la
religione musulmana.
a
b
a: Hecate che ha il Libro, la fiaccola in alto, quindi porta la Luce, e non a caso la statua è stata poggiata su
una stella a dieci punte. b: La Gran Madre di Torino, col Libro che simboleggia il sapere in Lei, e con in mano
la coppa che simboleggia l’amaro della vita che dovrà bere per capire?
Dopo aver analizzato le opere e riflettuto un po’ su quanto trovato scritto sulla
famiglia Altemps, mi rendo conto di aver scovato un’opera importante che rafforza
fortemente le mie ipotesi, e decido di parlare delle mie ricerche e delle mie
esperienze al sacerdote della chiesa di Santa Maria in Trastevere che avevo
incontrato sulla porta, uscendo, il giorno che visitai la chiesa.
Dopo quindici giorni dalla mia visita, metto tutto su un cd, torno alla chiesa, riesco
a risalire al sacerdote, e chiedo di parlargli.
Mentre sono nel piccolo ingresso in attesa che la segretaria della canonica trovi il
tempo per poterlo chiamare, vedo uscire il sacerdote da una stanza del corridoio.
Lo riconosco e al tempo stesso mi rendo conto che quanto sto vivendo corrisponde
a quanto mi era apparso nella visione premonitiva legata ad un luogo che ancora
non ero riuscita a identificare.
Lo saluto, mi faccio riconoscere ricordandogli il casuale incontro di quindici giorni
prima, e tento di spiegargli perché sono lì
Mentre parlo con lui, penso che doveva esserci una ragione importante perché io lo
trovassi visto che il nostro incontro faceva parte di un destino già scritto, ma
quando, sperando in un aiuto, tento di accennargli al motivo della mia visita e a
come ero arrivata alle conclusioni contenute negli appunti, lui taglia corto e mi dice
che a certe cose non crede.
Mi viene da sorridere, perché penso che essendo un sacerdote, crede a un libro, la
Bibbia, che non è altro che testimonianza delle cose a cui dice di non credere.
213
Vorrei dirglielo, ma per carattere non sono portata a insistere quindi gli lascio
quanto ero andata a portargli, invitandolo a leggerlo, e lo saluto cordialmente.
Penso che trovare quel sacerdote era scritto nel destino, ma dopo la sua risposta
non so proprio valutare quale potesse essere questa importanza. Ma se chi guida il
nostro cammino un destino per noi l’ha scritto, avrà avuto le sue ragioni per farmi
incontrare quel parroco… a meno che, quella visione premonitiva riguardasse la
scoperta dell’opera nella cappella Altemps, che è stato molto importante per me
scoprire.
214
I Pastori di Arcadia di Nicolas Poussin
Il quadro del 1630
Il quadro del 1639
Non conoscevo né l’artista Nicolas Poussin né le sue opere, come non conoscevo
l’esistenza dei luoghi che avevo sognato e visto nelle mie visioni, che ho scoperto
poi, trovandoli, essere delle chiese. Ho saputo di Nicolas Poussin imbattendomi nel
vasto sito www.duepassinelmistero.com di Marisa Uberti, sito di cui ho scoperto
l’esistenza mentre muovevo i primi passi della ricerca sul mosaico di Otranto e
cercavo di sapere di più in merito a Simon Mago, figura che secondo quanto
riportato nel suo libro da Grazio Gianfreda, il sacerdote della cattedrale di Otranto
oggi scomparso, era disegnato nel mosaico.
È stato per me molto importante scoprire questo artista e conoscere le sue opere,
perché quanto egli esprimeva, soprattutto nelle due tele intitolate I pastori di
Arcadia (non mi ero ancora guardata con attenzione il Giudizio universale di
Michelangelo), era per me una conferma importante di quanto leggevo nel disegno
del mosaico di Otranto grazie al mio vissuto paranormale e mistico. E lo era in
modo particolare per quel che concerneva il fatto più importante che il monaco
Pantaleone raccontava nel disegno, e cioè quella che, se non era una frode dello
stesso Gesù riguardo alla resurrezione del corpo, lo era sicuramente di Paolo di
Tarso. Frode che la Chiesa, quando è venuta a conoscenza della Verità, ha avallato
portandoci alle condizioni in cui siamo. Cioè sull’orlo di un burrone!
Com’è andata
Non essendo in grado, almeno immediatamente, di saperne di più su Simon Mago
in altro modo, contattai la Uberti per capire se avesse su di lui ulteriori
informazioni rispetto a quanto scritto nella pagina web. La Uberti mi rispose di non
conoscere altro, ma che potevo provare a chiedere al prof. Roberto Volterri, poiché
215
lui, per le conoscenze, la preparazione che aveva e le ricerche che aveva fatto, forse
poteva saperne di più.
Lo feci, ma nonostante la gentilezza e la disponibilità, di cui ancora oggi gli sono
immensamente grata, il professor Volterri non poté dirmi nulla di più di quanto non
avessi letto già su Simon Mago. Comunque mi aiutò moltissimo perché grazie a lui,
ai suoi libri e ai siti visitati, inizierò a scoprire la storia e la magia nascosta della
zona dove sono nata: i Castelli Romani.
Nulla accade mai per caso, neanche quello che può sembrare più insignificante!
Dopo aver potuto constatare la veridicità delle informazioni contenute nel sito di
Marisa Uberti, la serietà e preparazione sua nonché quella degli autori che
collaboravano al sito, lo presi come un punto di riferimento per gli argomenti
collegati alla mia ricerca.
Era forse già passato più di un anno, la mia prima relazione sul mosaico di Otranto
era già sul web, quando un giorno, spaziando fra le innumerevoli pagine del sito
della Uberti non ricordo più in cerca di quale informazione, mi imbattei, non so
come, nella pagina dedicata a Nicolas Poussin, artista di cui non sapevo nulla: vi
erano riportate le due opere dell’autore e gli interrogativi che esse suscitavano per i
collegamenti che venivano fatti tra quelle opere di Poussin e Rennes-le-Château,
paesino di cui ancora sapevo poco o nulla, e Saunière, che invece non conoscevo
minimamente.
Leggendo quanto scritto nella pagina Web della Uberti su Poussin, e osservando i
due quadri di cui si parlava e che erano riprodotti, grazie alle ricerche fatte sul
mosaico fino a quel momento e a due mie particolari esperienze, compresi a quali
figure avesse voluto riferirsi l'artista in quei suoi due quadri, e quale fosse la
differenza tra le due opere. Ma dissi a me stessa che non poteva essere così
semplice altrimenti qualcuno già prima di me l’avrebbe certamente capito! Scoprirò
in seguito come non fosse così.
Dalle informazioni sull'artista contenute nella pagina del sito, appresi che le sue
spoglie mortali erano sepolte a Roma, nella chiesa di San Lorenzo in Lucina sul cui
sepolcro nel 1823-30 venne eretta una lapide commissionata da Renè de
Chateaubiand, scrittore, quando era ministro a Roma.
Per curiosità decisi di andare a visitare la chiesa e vedere anche la lapide che,
secondo quanto scritto nella pagina e quanto visibile nella foto, riportava il secondo
quadro di Poussin sui Pastori di Arcadia. Quindi mi organizzai, e la prima
domenica mattina libera dal lavoro andai a visitare la chiesa.
Nell’arrivare sulla piazza, ebbi una sorpresa, gradita sì ma che mi lasciò
letteralmente di sale perché proprio non me l’aspettavo! Arrivando dal vicolo
216
laterale, come metto piede nella piazza antistante la chiesa, riconosco la piazza e la
facciata della chiesa come il luogo di un mio vecchio sogno! Persino l’inclinazione
del sole in quel momento corrispondeva a quel sogno! E io che non gli avevo dato
nessuna importanza! Anzi, per il calore che durante il sogno quel luogo mi
trasmetteva, al risveglio avevo pensato di aver sognato chissà per quale motivo un
qualche paesino della Sicilia. Oggi credo di aver capito invece, che il calore che
sentivo veniva dalla particolarità delle Energie presenti nel luogo dove la chiesa è
situata, poiché è stata riedificata sopra quello che in tempi remotissimi era stato un
tempio dedicato a Giunone Lucina, una sacerdotessa, e probabile altra incarnazione
della Grande Madre.
Scoprendo che il luogo dov’era sepolto Poussin era quello del mio sogno, visto
com’era andata per il resto, compresi che quelle opere dell’artista dovevano essere
in qualche modo legate alla mia ricerca e cominciai a cercare di saperne di più.
Acquistai qualche libro, sia su di lui che sulle sue opere. Ma l’aiuto più importante
per capire qualcosa di Poussin e di quei due suoi lavori sono stati i libri il Santo
Graal di Michael Baigent Richard Leigh e Henry Lincoln, e il Codice segreto della
croce di Henry Lincoln.
Tutto questo accadde però molti mesi dopo il mio sogno, e parecchio tempo dopo
aver già pubblicato in Internet la mia prima interpretazione del mosaico di Otranto.
Ricerca che, anche dopo la pubblicazione sul web, non ho mai ritenuta conclusa e
che, allora come oggi, è un lavoro in continuo divenire e aggiornamento sulla base
delle evidenze, delle intuizioni e delle scoperte che pian piano acquisisco. La scelta
di rendere pubbliche le mie riflessioni e interpretazioni nasceva, più che dalla
convinzione della certezza assoluta delle medesime, dall’esigenza di condividerle
con il maggior numero di persone e nel minor tempo possibile, e con la speranza di
avere dei feedback che mi avrebbero aiutato nella ricerca stessa, perché facendo la
somma dei tempi che viviamo, di quanto mi dicevano due mie visioni in
particolare, e di quanto leggevo nel mosaico, non c’era proprio da stare allegri né
tempo da perdere.
Prima dei fatti riportati sopra
Circa un paio di anni prima di trovare quella chiesa mi era già capitato di
riconoscere altri luoghi identificabili con quelli dei miei sogni; per la curiosità che
mi avevano suscitato alcune indicazioni contenute nel libro di Adriano Petta Eresia
pura, decisi di visitare la chiesa di Roma di cui parlava l’autore nel libro: San
Pietro in Vincoli. Nel visitarla riconobbi la chiesa come il luogo facente parte sia di
un mio sogno che di una mia visione. Nella certezza di non aver mai visitato quella
chiesa in questa vita, cominciai a chiedermi a quel punto se oltre esistere davvero la
217
chiesa, dato che la chiesa esisteva realmente, nel luogo potesse essere davvero
accaduto anche il fatto che mi aveva mostrato la visione. Solo in seguito scoprirò
che la risposta al mio quesito era positiva, che i luoghi che vedevo nelle mie visioni
erano realmente esistenti e che in essi, in un passato molto remoto, erano accaduti
dei fatti precisi ma conosciuti solo da poche persone: da quelle che avevano
commesso il fatto e da coloro che erano stati i mandanti.
A partire dal ritrovamento di quel primo luogo, dovuto al caso e alla mia curiosità,
comprendendo che i luoghi che sognavo e che vedevo nelle mie visioni esistevano,
si può dire che iniziò la mia vera ricerca. Ritrovare il luogo mi restituì anche un po’
di serenità, perché scoprire che esisteva davvero ciò che vedevo, significava che il
mio cervello continuava a funzionare a dovere, cosa riguardo alla quale, dopo le
esperienze vissute e le deduzioni che ne avevo tratto, cominciavo ad avere qualche
dubbio. Dovevo ancora capire quale fosse il significato di molte altre mie visioni e
sogni, perché qualche volta vedevo in modo strano e strane cose e tanto altro
ancora, ma con quel ritrovamento tutto iniziava ad acquistare un senso.
Questo accese però in me un’ulteriore curiosità. A questo punto volevo capire se
anche il fatto accaduto nella chiesa che la visione mi aveva mostrato potesse
rispondere al vero. Contattai così l’autore del libro che con il suo romanzo storico
mi aveva permesso di trovare quel luogo. E la sua disponibilità ad aggiungere
particolari storici che non erano nel libro mi fu di aiuto nelle ricerche perché mi
permise di riflettere ulteriormente sui fatti legati al luogo che le visioni mi avevano
mostrato.
Dopo aver ritrovato quel primo luogo e aver capito che anche il fatto che avevo
visto accadervi con molta probabilità rispondeva al vero, decido di verificare se
anche la particolarità legata alla piramide di Zoser, sito che aveva fatto parte di ben
quattro mie visioni, esistesse o meno.
Nel dicembre del 2007, nella settimana precedente quella del Natale, riesco a fare
un viaggio in Egitto per verificarlo. Scoprendo così che, anche quella particolarità
presente nelle mie visioni legate a quel famoso luogo, esisteva davvero. Ma solo
quando venni a sapere della precessione degli equinozi ebbi un’ulteriore conferma
che il fatto avvenuto in quel famoso luogo che io avevo visto, aveva contribuito
millenni prima a dare alla Storia dell’umanità un corso diverso.
Il fatto strano, sul quale rifletto ancora dopo quel mio viaggio, è che sotto la
piramide di Zoser, gli archeologi avevano scavato nel punto esatto dove io nella
mia visione avevo individuato una porta, trovando dietro quella porta anche la
stanza che, durante visione, avevo supposto vi fosse.
Come avevano fatto a conoscere l’esatta ubicazione di quella porta? Possibile fosse
218
solo un caso il fatto che avessero scavato proprio nel punto che corrispondeva a
quello che io, senza sapere che esistesse, avevo visto? E se non era stato un caso,
dove avevano preso gli archeologi quell’informazione così esatta?
Per scavare proprio lì, gli archeologi avevano calcolato la precessione degli
equinozi? Cosa hanno veramente trovato in quella stanza?
Fu allora che cominciai a chiedermi: cosa veramente sanno e che documenti hanno
in mano Zahi Hawass e i suoi collaboratori, e naturalmente i capi del governo
egiziano, visto come il luogo è protetto? Che nasconde quel luogo di così
importante per tutta l’umanità?
Sui due quadri di Poussin
Del mistero di Rennes-le-Château, soprattutto dopo il romanzo Il codice da Vinci di
Dan Brown, si è molto parlato, eppure, nonostante rigorose ricerche, non riusciamo
a dedurre quanto in fondo è palese in quei luoghi. Questo accade semplicemente
perché ci sembra assurdo che le alte gerarchie ecclesiastiche possano aver nascosto
una verità così importante, e per un tempo così lungo, solo per mantenere il potere
temporale. Secondo me lo hanno fatto per mantenere il potere ma soprattutto
perché, man mano che la menzogna che raccontavano si ingigantiva, diventava
sempre più difficile dire la verità.
Rennes-le-Château è un piccolo paesino della Linguadoca, la regione della Francia
dove il popolo occitano, seppur appartenente a religioni diverse, riusciva a
collaborare e convivere in pace. E in quei luoghi, dove la leggenda racconta fossero
sbarcate le tre donne provenienti dall’Egitto, si era sviluppata maggiormente quella
che veniva chiamata dalla chiesa cattolica l’eresia Catara.
Rennes-le-Château è vicina a Montségur, luogo in cui la Chiesa il 16 marzo del
1244 portò a termine quanto aveva iniziato tempo prima, il 22 luglio del 1209 a
Béziers, dove avvenne la più grande strage del popolo occitano.
Senza necessariamente risalire ai Merovingi, ai Visigoti, a Teodorico e Dagoberto,
ai Carolingi e a tutti gli altri, le cui discendenze e storie sono note, potrebbe
219
diventare un’ipotesi verosimile quella per cui il segreto di stato riportato nel
testamento del marchese di Blachefort nel 1244, si riferisca a quanto realmente
successo nel 33 d.C. Questo spiegherebbe il perché della presenza delle croci con il
Cristo al femminile nel cimitero di Rennes-le-Château (croci oggi rimosse dal
cimitero ma ancora presenti in alcune parti del territorio).
Ma il segreto di stato contenuto nel testamento del marchese di Blachefort potrebbe
essere lo stesso segreto di cui era stato depositario Goffredo di Buglione, che la
leggenda racconta, fosse tra i primi nove che fondarono l’ordine templare, e quanto
accadde veramente 2000 anni fa con Gesù?
È possibile che quanto trovarono quei primi Cavalieri che scavarono sotto il tempio
di Salomone(?), è quella prova che da Goffredo di Buglione fu custodita
segretamente arrivando sino al marchese di Blachefort, che poi la marchesa
d’Hautpoul, Marie de Negri d’Ablès disse in confessione al curato Antoine Bigou,
e che quel segreto è lo stesso di cui ci racconta Pantaleone nel suo mosaico?
Da Wikipedia: Baldovino II, re di Gerusalemme dal 1118 al 1131, con i fondatori
dell'ordine dei Cavalieri Templari Hugues de Payns e Goffredo di Buglione.
Se i Templari nel loro rito iniziatico riservato ai neofiti dell’ordine facevano sputare
sull’immagine di Gesù e adoravano idoli con tre facce o con una faccia sola, un
cranio, un gatto, e praticavano culti per far germinare la terra e fiorire gli alberi,
ritengo verosimile che il segreto custodito da Goffredo di Buglione potesse essere
lo stesso che il marchese di Blachefort chiamò segreto di stato e mise nel suo
testamento e che quel segreto riguardi quanto narra Pantaleone nel suo mosaico, ed
anche quanto accaduto realmente a Gerusalemme nel 33 d.C.: la frode di Gesù.
Quel segreto che confessò nel 1781 la marchesa d’Hautpoul, Marie de Negri
d’Ablès, al curato Antoine Bigou, consegnandogli come prova dei documenti e
dicendogli che doveva essere tramandato, come lo abbia poi tramandato il curato
Antoine Bigou non siamo in grado di saperlo, ma certamente i fatti accaduti dopo
la morte della marchesa d’Ablès dimostrano, che se quanto da lei confessato
doveva rimanere un segreto, così non è stato.
220
La scritta sulla lapide della marchesa, cioè Et In Arcadia Ego (anch’io vengo, o,
anch’io sono.. di Arcadia?), potrebbe significare che anche lei faceva parte di
Arcadia, cioè della Stirpe già esistente sulla Terra prima dell’arrivo dei Titani, ed
esistente prima che ci fosse la disastrosa collisione narrata in forma epica
nell’Enuma Elish, che mischiandosi con la nuova razza creata in laboratorio, fece
perdere le sue tracce perché pian piano non più distinguibile ma anche perché, la
razza originale, più remissiva, veniva eliminata più facilmente dalla seconda in
quanto più aggressiva.
In ciò potrebbe stare la spiegazione del perché dieci anni dopo la morte della
marchesa d’Ablès (avvenuta il 17 gennaio del 1781), il curato lasciò indicazioni
affinché qualcuno scoprisse il segreto e ne ritrovasse le prove. Colui che trovò
quegli indizi, grazie ai restauri dovuti apportare alla chiesa, fu il curato Bérenger
Saunière circa settant'anni dopo.
a
b
c
d
a. Saunière. b. l’Asmodeo di Rennes. c. le 4 donne nella chies di Rennes e. Torre di Magdala.
Dalle modifiche e dagli strani messaggi cifrati che, in seguito alle scoperte,
Saunière lasciò nella chiesa, e dal comportamento che assunse dopo quella
scoperta, mi sorgono forti dubbi sul fatto che, come viene ipotizzato da qualcuno,
possa aver trovato solo le pergamene che portò a far esaminare a Parigi e le reliquie
rinvenute nella colonna dal campanaro, che sembra fossero della regina Blanche de
Castille, figlia del marchese di Blachefort, bruciata sul rogo a Montsègur.
Quello che scoprì, Bérenger Saunière non lo tenne segreto; a parte le prove di
quanto fece a livello edilizio, ne potrebbero essere dimostrazione le varie e strane
amicizie che, come si narra, Saunière intrattenne dopo la sua scoperta. Ma ancor
prima delle stranezze di Bérenger Saunière, come riassumono Roberto Volterri e
Alessandro Piana in una pagina di Antikitera.net, ci sono le stranezze del curato di
Baulou, Louis de Coma.
Il mistero dell’abbazia di Carol
221
Da uno scritto di Roberto Volterri e Alessandro Piana
Francia sud occidentale, seconda metà del XIX sec. Uno strano curato, un’enorme
quantità di denaro dalla provenienza ignota, inconsueti e sinistri edifici religiosi.
Questa volta però non ci troviamo nel noto villaggio di Rennes-le-Château bensì a
Baulou, località a pochi chilometri di distanza da uno dei più noti luoghi misteriosi
del mondo. Non vogliamo, però, ripetere anche in questo nostro secondo libro le
ormai note vicende di Rennes-le-Château e del suo enigmatico parroco, Bérenger
Saunière. Né, tanto meno ripasseremo in rassegna, passo dopo passo, le strane
azioni e le ardite e quantomeno originali costruzioni che rendono unico il
panorama di una sperduta collinetta nella valle dell’Aude, non lontana dai Pirenei
francesi.
Quello che vogliamo fare è affrontare una vicenda meno nota, rispetto a quella che
vide Bérenger Saunière nelle vesti di protagonista assoluto, ma, non per questo,
meno affascinante ed enigmatica.
Ci troviamo nel villaggio di Baulou località a una cinquantina di chilometri di
distanza da Rennes-le-Château, ai piedi dei Pirenei, molto vicino alla cittadella di
Montségur. Anche in questo caso l’oscuro protagonista è un parroco, Louis de
Coma, le cui vicende iniziano, però, quasi trent’anni prima rispetto a quelle
relative al suo dirimpettaio Saunière, permettendo di attribuirgli, almeno per il
momento, la primogenitura delle stranezze in Linguadoca.
Intorno alla metà del XIX sec. il nostro nuovo parroco inizia a costruire, nella
campagna circostante il villaggio di Baulou, una vera e propria cattedrale nel
deserto che passerà alla storia come l’abbazia di Carol, grazie a una ingente
disponibilità di denaro.
Anche in questo caso ci chiediamo: da dove provenivano tutti questi soldi?.. Il fatto
che una parte di questo denaro, ben 4.000 franchi d'oro, sia legata a una generosa
donazione della contessa di Chambord rappresenta il primo punto in comune, il
primo parallelismo, tra le due vicende.
222
Altre due coincidenze parallele riguardano il fatto che De Coma venne aiutato,
nella realizzazione delle sue opere, dai Gesuiti di Narbonne, gli stessi di cui era
membro anche Alfred Saunière, fratello e, forse, braccio operativo di Bérenger, e
da alcuni confratelli di Parigi, legati al tempio di Saint-Sulpice, dove aveva degli
importanti contatti. La realizzazione di questi lavori impegnerà il parroco
dell’Ariège per quasi vent’anni e lo porteranno a spendere la considerevole somma
di 500.000 franchi d’oro, quasi due volte e mezzo in più di quello che spenderà,
diversi anni dopo, Bérenger Saunière, e che viene considerato il tesoro maledetto...
Lo splendido complesso, nel 1956, venne fatto letteralmente esplodere grazie
all’impiego di diverse cariche di dinamite con tutto ciò che conteneva. Quale
poteva essere il motivo di questa drastica decisione? Si trattava unicamente
dell’impossibilità, da parte delle autorità ecclesiastiche, di trovare il denaro
necessario per mantenere queste proprietà? Oppure, anche in questo caso come a
Rennes-le-Château, gli elementi anomali che l’abate de Coma aveva introdotto in
questo edificio religioso erano troppo scomodi e avevano generato perplessità
nelle alte sfere? O, forse, più semplicemente si voleva evitare che si aprisse una
vera e propria caccia al tesoro come stava avvenendo, proprio in quegli stessi
anni, a Rennes-le-Château?
Qualcosa è sopravvissuto, però, alla damnatio memoriae attuata nei confronti di
Louis De Coma. Si tratta di due suggestive grotte artificiali, da noi esplorate nel
corso delle nostre ricerche, all’interno delle quali il parroco fece porre due
suggestive sculture: in una, da noi indicata come Grotta della Maddalena, è
presente una statua della Maddalena, la presunta sposa del Cristo, onnipresente
anche nell’iconografia delle opere di Louis de Coma, così come lo è in quelle di
Saunière; nell’altra, indicata come la Grotta del Cristo nel Getsemani, un Cristo
assorto in preghiera nel giardino degli ulivi. Quest’ultima non è altro che una vera
e propria chiesa sotterranea all’interno della quale possiamo anche trovare i
sepolcri di alcuni famigliari del de Coma, profanati dai soliti cercatori di tesori
nascosti del XX sec. Queste grotte si trovano ormai nascoste da una fitta
vegetazione che le rende quasi sconosciute anche ad alcuni degli abitanti della
zona e non fa che accrescere i loro misteri e i loro segreti.
In conclusione, in questo nostro nuovo lavoro abbiamo cercato di analizzare a
fondo questa vicenda, sconosciuta ai più, che ci ha permesso di trovare numerosi
punti in comune tra questi due veri e propri enigmi paralleli, quello di Rennes-leChâteau e quello dell’abbazia di Carol.
Certi, comunque, di non aver posto la parola fine ad una ricerca sempre più
affascinante e ricca di nuovi elementi. http://www.antikitera.net/download/Rennes3.pdf
223
Quindi, sia le stranezze di Louis de Coma prima, che le stranezze di Bérenger
Saunière poi, riflettendo sulle date che separano la morte della marchesa e quanto
fecero in seguito sia Carol che Saunierè, non possono che ricondurci a cosa
confessò la marchesa d’Ablès al curato Antoine Bigou. E confrontando le date con
fatti accaduti successivamente, il tutto non può che provare che il segreto
rivelatogli, benché dovesse essere solo tramandato, non rimase tale. Con chi il
curato Bigou ne parlò, non siamo in grado di saperlo. Ne parlò forse con i Gesuiti
di Narbonne o forse solo con qualche altro curato, ciò che è sicuro, è che quel
segreto è stato sussurrato, ma il vento l’ha sentito e divulgato...
Tra i documenti che Saunierè trovò, avrebbe potuto esserci anche l’albero
genealogico della famiglia di Maria; albero genealogico che arrivava forse fino a
Goffredo di Buglione e poi ancora fino al marchese di Blachefort, bruciato insieme
alla figlia Blanche de Castille sul rogo a Montségur.
Forse da quei documenti Saunière arrivò anche a qualche erede ancora vivo. Quasi
sicuramente, avi della marchesa d’Ablès erano Poussin e Teniers, perché dalle
ricerche fatte da Baigent Leigh e Lincoln, emerge che i due possedessero la Chiave,
che potrebbe essere la stessa a cui si riferiva Pantaleone riguardo la donna. Cioè lo
stesso DNA degli avi dell’antica Terra. E di quegli artisti, Saunierè si fece fare
copia proprio di quadri che, come vedremo, in modo diverso contengono lo stesso
significato.
Nicolas Poussin lasciò detto che alla sua morte fosse seppellito in quella che è
la chiesa di San Lorenzo in Lucina e così fu fatto.
La. Chiesa di Roma di S. Lorenzo in Lucina
Il quadro dell’artista scolpito sulla sua lapide.
Se andassimo a ricercare le vere origini di quella che è oggi una basilica, chi fu
Lucina e cosa di lei racconta la leggenda, comprenderemmo meglio ancora perché
Poussin, che possedeva la Chiave, desiderasse essere sepolto lì.
Le ultime scoperte archeologiche su quel sito parlano di una Domus Lucine, cioè di
224
un antico tempio precristiano dedicato alla dea Giunone Lucina che, attraverso un
passaggio, sembra fosse collegato al vicino tempio fratello di Apollo (i due Soli?).
a
b
a: Statua di Diana e Apollo conservata presso il museo di Nemi.
b: Sotterranei della chiesa di S. Lorenzo in Lucina.
Proprio come anticamente erano collegati da una strada sacra il tempio di Diana a
Nemi e quello di Giove a Montecavo. E guarda caso, i primi papi furono eletti
proprio nella chiesa che era in precedenza una Domus Lucine (Casa della Luce).
Sicuramente Saunière trovò ancora altro che lo portò a conclusioni importanti visto
cosa ha scritto fuori la sua chiesa, ma tra quello che trovò, c’era anche una
discendenza registrata al maschile? La discendenza di Maria, da quanto abbiamo
imparato, si sarebbe dovuta registrare al femminile per non perderne le tracce, ma
non sappiamo se ciò è stato fatto o fino a che punto.
Quanto ho letto nei racconti riportati dai vari ricercatori e scrittori sulle vicende di
Saunière, non mi fa credere che le alte gerarchie ecclesiastiche di Roma – di cui a
quell'epoca era capo Gioacchino Pecci (papa Leone XIII), il cui stemma è anche
sulla chiesa di Rennes – non furono informate di tutto.
Leone XIII
Il suo stemma papale
E se tra le cose che la marchesa d’Hautpoul Marie de Negri d’Ablès in punto di
morte rivelò al curato Antoine Bigou, non vi fosse anche quella dell’esistenza di un
225
tesoro, di cui gli abbia fornito l'ubicazione – e che lui abbia veramente trovato –,
l’improvvisa ricchezza di Saunière avrebbe potuto provenire proprio dalla cifra che
Leone XIII sborsò al parroco per mantenere il silenzio ed avere la consegna dei
documenti (magari insieme agli Asburgo, intenzionati a mantenere il segreto di
famiglia, nella persona di Francesco Giuseppe I d’Austria, che tra l’altro nel 1853
qualcuno tentò di assassinare).
Ma cosa poteva esserci in quei documenti? Quale particolare segreto della storia
dell’umanità? Anche perché fu proprio Leone XIII, papa che guarda caso divenne
un cultore di Dante, a costruire il grande telescopio che fu poi spostato nella
residenza estiva di Castel Gandolfo. E guarda ancora il caso, Leone XIII scrive
anche delle importanti preghiere per gli esorcismi. Il che, visto chi è secondo loro il
Diavolo, insieme alla costruzione del telescopio, è un ulteriore elemento che ci fa
chiedere cosa realmente fosse venuto a sapere quel papa su quelle Entità.
A cosa serviva il telescopio che fecero costruire e poi spostare a Castel Gandolfo a
dei pastori di anime? A cosa serviva un telescopio a chi diceva che oltre la Terra
non esisteva vita e che la Terra era il centro del mondo? Non dimentichiamo che
questo strumento era stato inventato da Galileo, personaggio per loro eretico e che
a quei tempi la Chiesa non aveva ancora riabilitato. Lo ha fatto il 31 ottobre 1992!
L’osservatorio di Castel Gandolfo
Evidentemente, a suo tempo, le alte gerarchie ecclesiastiche pensarono, o che
nonostante le rivelazioni e le prove di quelle rivelazioni fosse ancora il caso di
continuare a mantenere il segreto – o i segreti – perché rivelarli avrebbe significato
la caduta dell’istituzione chiesa, o che prima di prendere qualsiasi iniziativa fosse il
caso di attendere l’arrivo della vestita di Sole. E siccome le alte gerarchie vaticane
sanno benissimo che questi sono i tempi del suo arrivo, conoscendo che tipo di
problemi avrebbe potuto incontrare e a chi si sarebbe potuta rivolgere per chiedere
aiuto, hanno inviato(?) uomini in nero a chiedere al professor Corrado Malanga,
226
ricercatore che si occupa di ipnosi e di abduction, se ne sapesse qualcosa. Un fatto
che ho potuto sapere grazie ad una conoscenza che ho in comune con il professor
Malanga.
Ottusi come sono, e questo lo scriveva Dante quando forse lasciava suggerimenti
nella Divina Commedia per la donna del futuro, è evidente che, o non hanno mai
capito quale fosse la reale importanza di rivelare la verità, o che pur di non dirla per
non perdere il potere temporale sono disposti a… far morire Sansone e tutti filistei.
Che le alte gerarchie cattoliche sanno, lo potrebbero provare le opere di artisti
come Michelangelo perché, senza le indicazioni contenute nei documenti in
possesso della Chiesa messi a sua disposizione, neanche un artista come lui
avrebbe potuto dipingere nella Cappella Sistina l’opera che conosciamo, nella
quale il racconto nascosto poteva risultare tale solo agli occhi degli ignoranti, non
certo a quelli dei papi che gli commissionarono l’opera, come dicono Doliner e
Blech nel loro libro I segreti della Sistina.
Sisto IV prima e Giulio II poi, per la loro origine familiare, e in quanto capi della
Chiesa cattolica, conoscevano la Verità ancor meglio di un Michelangelo o di un
Leonardo da Vinci anche se questi ultimi erano cresciuti intellettualmente nel
Giardino di Marco di Lorenzo il Magnifico (che probabilmente Sisto IV tentò di
uccidere congiurando insieme ai Pazzi, dal momento che Lorenzo conosceva la
verità che la Chiesa voleva continuare a nascondere).
Michelangelo Buonarroti.
Le Parche da lui dipinte
Nei misteri di Rennes-le-Château rientrano il primo quadro de I Pastori di Arcadia
di Poussin, un quadro di Teniers e quello dell’incoronazione di Celestino V, di cui
non si conosce però l’autore. Quadri di cui Saunière sembra si fece fare delle copie
a Parigi quando vi andò per verificare l’autenticità delle pergamene che aveva
trovato. L’autenticità, da quanto scrive Lincoln ne Il codice segreto della croce, fu
dimostrata, e l’autore del libro scrive che a suo tempo ebbe anche la fortuna di
parlare con un testimone diretto ancora vivo la cui prova fornisce all’interno del
227
libro. Quei quadri di Poussin ci dicono in modo chiaro quanto Pantaleone sembra
raccontare nella parte bassa del corpo del mosaico, quindi, se Saunière si è davvero
fatto fare copia proprio di quei quadri, non poteva non conoscere la verità che
Pantaleone raccontava nel suo mosaico prima di quegli artisti, e conoscerla gli ha
fatto affermare CHE E’ TERRIBILE.
228
Anche papa Giovanni XXIII ebbe a che fare e non poco con Rennes-leChâteau e i misteri di quel paesino. Luigi Pellini in merito a lui scrive:
Il rapporto tra Angelo Roncalli, meglio conosciuto come papa Giovanni XXIII, il
papa buono, e il misterioso paese francese di Rennes-le-Château è un argomento
che, apparentemente, potrebbe stupire. Tuttavia, le convergenze tra l’organizzatore
del Concilio Vaticano II e gli enigmi del paese francese non mancano. Tanto per
cominciare, la famiglia Roncalli ai primi del XX sec. si trasferisce, in cerca di
fortuna, nel sud della Francia, proprio nei pressi di Rennes-le-Château. Un fatto
ben strano, considerando che, a quei tempi, le possibilità che quella zona del
mondo offriva erano peggiori di quelle che la famiglia lasciava alle proprie spalle.
a
b
a. Giovanni XXIII. b. Stemma papale.
c
c. Angelo Roncalli patriarca di Venezia.
Un altro elemento assai strano, che lascia perplessi, sono le circostanze della
sepoltura di papa Giovanni. Prima di morire, il papa aveva espressamente
richiesto di essere sepolto nella nuda terra, in modo da accelerare la
decomposizione del corpo. Egli, tuttavia, non fu accontentato e il suo corpo venne,
dunque, imbalsamato. Considerando come la Chiesa abbia sempre osteggiato tanto
l’imbalsamazione quanto la cremazione, questo potrebbe in qualche modo stupire;
tuttavia, va ricordato come questa pratica sia stata attuata dalla Chiesa anche in
passato, con altri uomini religiosi e per personaggi non sempre legati all’ambiente
ecclesiastico. Pensiamo al corpo mummificato di Mazzini, presso il cimitero
Staglieno di Genova, o a quello di Garibaldi, conservato a Caprera o, anche, a
quello di Lenin, conservato in un mausoleo delle stesse dimensioni della piramide
di Keope (un segnale, questo, che ci fa comprendere come stretti siano i legami tra
magia e politica).
Durante il funerale di papa Giovanni, il corpo fu portato in una bara di vetro verso
la Basilica di San Pietro: la collocazione del corpo in un contenitore di vetro è
certamente un segnale forte di come la ragion di stato (pontificio, in questo caso)
possa infischiarsene degli ultimi desideri di un uomo. In seguito, all’apertura della
bara avvenuta alcuni anni dopo, sul corpo del papa furono trovati “30 denari”, un
229
numero che, certamente, non è casuale. (Corsivo mio: come i trenta denari sono
divenuti il simbolo del tradimento di Giuda, quei trenta denari nella sua bara sono
il simbolo del suo tradimento: anche lui aveva tradito in quanto aveva scelto di
continuare a celare quanto sapeva, e che invece veniva chiesto di divulgare dalla
Madonna(?) di Fatima. Quindi, aveva tradito la Grande Madre non raccontando la
verità che conosceva su Maria e il Cristo, che con Gesù, come già sottolineato, non
ha nulla a che vedere. Giovanni XXIII era uno dei sette papi di cui è scritto
nell’Apocalisse di Giovanni).
Per rafforzare l’idea che il papa buono avesse stretti legami con Rennes-leChâteau basta poi analizzare alcune sue amicizie. Papa Giovanni, prima di
divenire tale, era stato Primate di Francia ed ebbe, per questo, stretti rapporti con
i presidenti De Gaulle prima e Mitterand dopo. Il secondo, in particolare, è sempre
stato visto come un membro di una loggia massonica segreta, iniziato a oscuri e
misteriosi riti, che non mancò di riportare anche fuori dal ristretto ambiente della
sua setta. Oltre a questa appartenenza massonica di Mitterand, possiamo
ipotizzare, per il politico francese, un legame con Rennes-le-Château.
Una foto scattata durante la campagna elettorale per la sua elezione a presidente
della Repubblica Francese lo ritrae nella campagna circostante al paese ai piedi
dei Pirenei. È certamente un fatto strano che un uomo concorrente a una carica
così importante perda il suo tempo nel tentativo di convincere pochi elettori di uno
sperduto paese della campagna francese a votarlo. Mitterand, colpito dal cancro e
prossimo alla morte, cercò in tutti i modi di far seppellire il proprio corpo nella
foresta magica di Brocéliade, conosciuta oggi come foresta di Paimpont, in
Bretagna. Una leggenda voleva che questo fosse uno dei possibili luoghi di
sepoltura di Mago Merlino. Il fascino del paese francese di Rennes-le-Château finì
per attrarre, oltre al politico Mitterand, anche numerosi e importanti artisti.
Antonio Gaudì, l’architetto ideatore della cattedrale della Sagrada Familia di
Barcellona, è legato a Rennes-le-Château; anche due suoi discepoli, Dalì e
Bognuel,sostarono in più occasioni nel paese provenzale. Ciro Formisano, invitato
dall’amico astromo Flammarion, visitò, come tutto il mondo magico francese,
questa zona ricca di leggende e misteri. Ancora, ricordiamo il pittore surrealista
Dalì, grande libertino, che iniziò a sua volta l’attrice e conduttrice televisiva
Amanda Lear (forse continuatrice del fiume carsico, conoscitrice e praticante di
opere alchemiche).
Riguardo all’attrice, ricordiamo che è nata il sedici novembre, data significativa
per gli ambienti esoterici, come il diciassette gennaio è data capitale per i fatti di
Rennes-le-Château.
230
Per la sua prima opera, I Pastori di Arcadia del 1630, sembra Poussin trasse
ispirazione dal quadro I Pastori di Arcadia di Giovanni Francesco Barbieri,
soprannominato il Guercino; il che potrebbe essere, visto che anche quell’artista ci
parla dei Profeti.
In questa sua opera, il Guercino dipinge due personaggi che sembrano far capolino
tra gli alberi di un bosco e un teschio posto sopra una pietra quadrata.
Ecco cosa secondo me l'artista volle rappresentare con questo quadro: quei due
uomini stanno a rappresentare, uno Mosè, che è il personaggio col cappello rosso,
l'altro Siddharta, che è il personaggio con la camicia bianca. Invece il teschio, che i
due sembrano guardare con nostalgia, simboleggia Maria. Il teschio è poggiato su
quella pietra quadrata perché Maria è Colei che ha vinto la morte poiché, da pietra
rifiutata è divenuta testata d’angolo.
Nel quadro di Poussin, del 1630, che è quello di cui sembra Saunière si fece fare
copia a Parigi, anche l’artista ci parla del passato, di un passato lontano ormai oltre
duemila anni.
231
Guardando l’opera da sinistra verso destra, la prima a comparire è Maria, vestita
del lenzuolo bianco degli iniziati, poiché era il corrispettivo terrestre della Grande
Madre. Sembra Ella stia spiegando qualcosa ai due profeti vicino a lei. Un qualcosa
che costoro paiono però non conoscere vista l’espressione che l’artista dipinge sul
loro volto. L’uomo vicino a Maria, a cui Nicolas Poussin ha posto un bastone in
mano, è Siddharta; c’è poi Mosè, che invece in mano ha un Pastorale. L’uomo
seduto in disparte è Gesù.
Perché Poussin ha messo in disparte Gesù e non gli ha dato il bastone come a
Siddharta nè il Pastorale come a Mosè?
L’artista l’ha messo in disparte perché evidentemente sapeva che quanto arrivato
sino a noi e quanto sappiamo degli accadimenti di duemila anni fa, se non è stata
una frode del successivo Paolo di Tarso, è stata una frode dello stesso Gesù. Frode
di cui le alte gerarchie vaticane sapevano e su cui hanno mantenuto il più rigoroso
silenzio per tutto questo tempo.
Quindi l’artista a Gesù non ha dato il Pastorale perché Egli non è stato un Pastore
(di Anime). Non era lui il figlio della Regina del Mondo perché lo era Stefano, ma
soprattutto non era lui l’atteso Messia in quanto lo era Maria stessa, che doveva
portare un messaggio ben diverso che non è la Lieta Novella poi messa in bocca a
Gesù.
Gesù non è stato neanche una guida, perché, come intendeva sottolineare Poussin
nella sua opera dipingendolo che versa acqua dalla SUA brocca, egli, versando la
sua acqua nel fiume (del Sapere), ha aggiunto confusione a quella che già c’era,
facendo perdere ulteriormente la Via.
Per questa stessa ragione, Michelangelo, nella lunetta posta sopra il Giudizio
Universale, dove simboleggia la Colonna nera Jakin, sostituita però dalla croce con
sopra Gesù, fa portare via la corona di spine dagli angeli dalla sua testa in quanto
non è lui il RE.
232
Quindi Poussin a Gesù ha messo sulla testa quella che somiglia ad una corona
d’alloro probabilmente per farcelo individuare e perché, comunque, anche lui,
come Maria, era figlio della stessa madre, Anna. Pertanto faceva parte della
stessa famiglia della Madonna che discendeva dall’antica Stirpe.
Per farci individuare chi fosse in realtà Maria, Poussin le lascia un seno scoperto:
quel seno scoperto ci porta all’antica dea Ruma, il cui nome significa anche zinna
(tetta), che è una dea italica, quella che diede probabilmente anche il nome a Roma:
la dea Rumina. Una zinnona indigena, protettrice dei lattanti e degli armenti, che
sembra avesse un sacello in riva al Tevere proprio presso il fico detto ruminale .
La simbologia del fico ci riporta alle più antiche Grandi Madri, miti così remoti che
i testi più antichi in nostro possesso non ne conservano memoria: possiamo risalirvi
233
solo attraverso il mito. Della conoscenza di questo mito non possiamo che
ringraziare Rober Graves per il grande lavoro che ha fatto tramandandolo.
a
b
c
a. il libro di Robert Graves b. Ecate trina
d
c. Maria trina d. Brighid trina.
234
Della Grande Madre ci parla anche Teniers nelle Tentazioni di Sant’Antonio, che
dovrebbe essere il secondo quadro di cui Bérenger Saunière si fece fare copia a
Parigi.
Per quanto ho letto, sembra che in realtà non si conosca quale dei quadri di Teniers
intitolati le Tentazioni di Sant’Antonio sia quello di cui Bérenger Saunière si fece
fare copia perché con lo stesso titolo Teniers ha fatto più quadri ma con soggetti
diversi, ma per gli attori in comune col quadro del Guercino e con i due di Poussin,
secondo me il quadro in questione non può essere altri che questo riportato sotto.
Diversamente dal Guercino e da Poussin, Teniers qui dipinge la Dama Bianca così
come veniva descritta dalla Chiesa cattolica durante il periodo dell’Inquisizione,
cioè come strega, anche se l’artista le mette poi il copricapo bianco.
Nel quadro di Teniers possiamo riconoscere sempre i tre uomini, Mosè, Siddharta e
Maometto, e la donna. Donna che vuole rappresentare un’incarnazione della
Grande Madre, che è dea dell’amore ma anche della morte, creatrice e distruttrice,
tenera ma anche crudele.
Altro importante elemento del quadro è la montagna e le sue caverne. Come ci
hanno mostrato più artisti nelle loro opere, come le ossa del nostro scheletro, le
montagne sono le ossa della nostra amata Terra.
A questo punto, ipotizzando il tipo di segreto tramandato da Goffredo di Buglione;
visto quanto scritto sulla lapide della marchesa d’Hautpoul; visto quanto sembrano
suggerire Poussin, Teniers, il Guercino; visto cosa Michelangelo rappresenta nella
parte bassa del suo Giudizio Universale e cosa il monaco Pantaleone racconta nella
parte inferiore del mosaico di Otranto, la domanda che verrebbe da farsi subito
235
dopo è: dal Giudizio finale, con l’arrivo del quinto Elemento, nel Passaggio si
salveranno solo i discendenti che abitavano anticamente la Terra? Cioè solo gli
uomini e le donne che hanno il DNA come fissato dall’Intelligenza Superiore?
Non so rispondere ma rimango comunque fiduciosa nel buon esito del Passaggio
altrimenti ci sono cose precise che non avrebbero senso, ma se avessi torto, forse a
questo punto, pensando a quello che si sarebbe certamente verificato tra la gente
conoscendo tali cose, possiamo in parte comprendere la scelta delle alte gerarchie
ecclesiastiche di non rivelare quanto i Templari avevano scoperto e che loro
conoscevano.
236
Nella versione dei Pastori di Arcadia dipinto nel 1639, diversamente dal quadro
del 1630, Poussin ci parla del futuro. Di un futuro che è qui ora.
Come nell’altro dipinto, è riportato un bosco e viene ritratto un sarcofago, ma
questa volta fatto di tufo rosso e non posto dentro un albero ma in un prato.
Sarcofago che evidentemente simboleggia il culto morto verso la dea mentre lei è
ben viva.
Anche se nel quadro le figure maschili sono sempre tre come in quello del 1630,
c’è però un personaggio diverso. Infatti non troviamo più Gesù, ma insieme a Mosè
e Siddharta compare Maometto. Figura a cui l’artista ha non ha dato il pastorale ma
un bastone, e ha lasciato i piedi scalzi per farcelo individuare in quanto nelle
moschee si entra scalzi perché è un luogo sacro.
Mosè è sempre raffigurato con il pastorale, Siddharta è sempre raffigurato con un
bastone ma questa volta, per farcelo riconoscere, diversamente da quanto ha fatto
con Maometto, l’artista lo ha raffigurato con i calzari bianchi. Quindi Poussin, in
quei tre uomini, raffigura i fondatori delle tre religioni monoteiste.
La donna non è più Maria ma la Signora del futuro che sarebbe stata il corrispettivo
terrestre della Grande Madre Celeste. Poussin l’ha raffigurata con i calzari color
oro in quanto l’oro, oltre essere legato al sole, a livello alchemico è il metallo della
regalità che le compete.
L’artista l’ha vestita con abiti di colori che rimandano a precisi significati e le ha
messo anche il copricapo frigio: lo ha fatto per farcela collegare alla Grande dea
anatolica, la Magna Mater Cibele. Il cui mito la narra madre di tutti gli dei e Dea
237
creatrice che ha dato origine all’intero universo senza bisogno di intervento
maschile. Quindi vergine inviolata e tuttavia madre degli dei.
Lo stupore sul viso dei profeti, indica che ciò che sta spiegando la donna è qualcosa
che loro non conoscono.
La Fonte dell’acqua, collocata sotto al sarcofago nel secondo quadro come nel
primo, è secca. Non sgorga più acqua.
La fonte nel primo quadro
La fonte secca del secondo quadro
Inoltre, sopra la fonte secca Poussin ha messo un masso su cui fa poggiare un piede
di Siddharta. Il nesso appare chiaro: anche il buddhismo contribuisce a chiudere la
Fonte. Cioè a bloccare il credo verso la Grande Madre e Lei, essendo molto più che
adirata, ci lascia a secco.
Il Pastorale ricopre dunque un ruolo fondamentale e ci riporta al simbolo di guida
spirituale. Infatti lo troviamo nelle mani Pontefice della Chiesa Cattolica di Roma.
Di seguito possiamo vedere importanti Pastorali simbolici, e Giovanni Paolo II nel
2000, durante la cerimonia d’apertura della Porta Santa col Pastorale di terzo
stadio. Cioè col pastorale che simboleggia che egli governa i tre Regni.
Ci viene spiegato che il papa è detto Pastore in quanto Pastore di Anime, nonché
essere rappresentante di Dio in terra; sullo schienale della sedia di Giovanni Paolo
II, nella croce rovesciata, viene simboleggiata questa rappresentanza. La croce
rovesciata indica infatti la divinità incarnata nella materia.
238
Ma siamo sicuri che il dio che le alte gerarchie cattoliche ci dicono di pregare è
quello giusto e debba essere un uomo a dover rappresentare Dio in terra?
Quanto emerge dalle opere esaminate abbiamo visto che Pantaleone, Michelangelo,
e Poussin, ci dicono di no. Nostradamus e Sigismondo Fanti, nei disegni dove ci
raccontano della venuta della nuova donna e le sue caratteristiche, ce lo
confermano. Ma le alte gerarchie ecclesiastiche questa cosa la sanno bene. Per
questa ragione Maria, in numerose rappresentazioni, viene raffigurata con la corona
regale a tre livelli.
239
Maria, come le precedenti Tanit, Giunone, Hecate, Iside, Diana, Cibele, ma anche
come la giapponese Amaterasu-ō-mi-kami o la cinese Xi Wangmu, come
l’induista Durga o la preislamica Al Uzza ed infinite altre donne ancora, era il
corrispettivo terreno della Grande Madre Celeste. Era quindi la figura ufficiale che
incarnava sulla terra quel sopra rispecchiato nel sotto che diceva anche Ermete.
In Maria era incarnata l’Anima Mundi, ed il figlio da lei messo al mondo diventa
importante poiché è il figlio maschio della donna in cui è incarnata l’Anima della
Regina del Mondo che simboleggia il Bene. Figlio che, secondo il mito, è il Sol
Invictus. Non è proprio così, ma essendo tutto rovesciato, il figlio di Maria viene
accostato a Mitra, Horus, ed altri maschi con simili storie di nascita.
240
I 12 apostoli, che vengono attribuiti anche ad altre figure maschili simili, vogliono
simboleggiare invece i dodici Segni dello Zodiaco (Segni che intendono
simboleggiare anche le 12 fatiche di Ercole, ossia dell’umanità). Ed è di quei 12
Segni che secondo me Leonardo da Vinci intende parlarci nell’ultima cena
raggruppandoli in gruppi di tre poiché divisi dai punti Cardinali, raffigurandoli
come apostoli. (Segni dello Zodiaco che, secondo me, devono coincidere anche a
12 pianeti della nostra Galassia, anche se alcuni di questi corpi celesti non li
abbiamo ancora scoperti.)
Il tredicesimo Segno, quello considerato traditore, è probabilmente quello sotto il
quale come anime veniamo esaminate: se abbiamo frequentato la Scuola (della
Vita) con profitto veniamo promosse, se abbiamo solo “scaldato i banchi” ci viene
fatto ripetere l’anno. E chissà quando, precisamente, la Grande Intelligenza
Superiore, si è vista costretta a farci ripetere l’anno.
Quindi Mosè è importante perché era figlio della donna in cui era incarnata
l’Anima della Regina del Mondo; Sidhharta lo è perché era un Risvegliato e forse
anche lui figlio di una donna in cui era incarnata l’Anima della Dea; nel caso di
Gesù, in Maria era incarnata l’Anima della Dea, ma come abbiamo visto, non è
Gesù che era suo figlio poiché lo era Stefano.
Ma da Maria non nacque solo Stefano: da Lei nacque anche una femmina, e
precedentemente a Stefano!
Con la figlia di Maria, il vaso o contenitore, ossia il corpo in cui attraverso il DNA,
quindi attraverso la linea di sangue, la madre aveva riversato anche il Libro, col
diritto di primogenitura, si dovevano ripristinare gli Antichi Equilibri come
nell’antico Ordine. Quelli che vigevano prima che Jawè, Baal, Zeus e i loro
equivalenti prendessero il potere. Vale a dire prima che il patriarcato scalzasse dal
trono la Dea Madre. Progetto divino che in un mondo totalmente al maschile come
era quello ebreo evidentemente non si poté realizzare.
241
S. Anna che passa il Libro a Maria
Giacobbe
La Vergine delle Rocce
E probabilmente è proprio di questa sorella più grande di Stefano che Leonardo da
Vinci ci voleva dire nella sua opera la Vergine delle Rocce, dipingendo, insieme
alla Madonna e quei due bambini, quella giovinetta, che non a caso, ha dipinto coi
colori simbolici rosso e verde, e che è stata scambiata da molti per un angelo pur
non avendole l’artista dipinto le ali.
Il bambino di cui non si vede il sesso, è dipinto vicino alla giovinetta perché ella è
sua madre, e non raffigura Giovannino come da alcuni ricercatori ritenuto, ma è
una femmina: forse Sara. Forse la Sara adorata ancora dagli Zingari. Nipote di
Maria in quanto figlia di sua figlia e non di Gesù, che da sua moglie, invece, ebbe
quasi certamente due maschi. Questo, probabilmente perché, solo attraverso una
femmina il Libro della Vita (la Storia del Mondo e dell’Umanità) si poteva
tramandare.
242
Santa Sara
L’ affollata festa dei Gitani dedicata a Santa Sara
Che esclusivamente delle donne è questa prerogativa, e per rendere omaggio alla
Grande Madre, è probabilmente il messaggio che voleva trasmettere il Cardinale
Sittico de Altemps facendo dipingere da Pasquale Cati nel 1588, nella cappella
della chiesa di Santa Maria in Trastevere che avrebbe contenuto le sue spoglie,
l’opera nella quale l’artista, oltre aver posto le donne un gradino più alto dei
porporati e del papa stesso, ed aver messo loro in mano i simboli di cui si è
appropriata una Chiesa al maschile, ai loro piedi, ha posto il Mondo ed i Libri.
Questo, mentre di fuori le donne venivano ancora fatte considerare dalle alte
gerarchie ecclesiastiche esseri senz’anima, senza cervello, quindi inferiori al
maschio non capaci di ragionare, pertanto solo strumenti per la riproduzione!
Il fatto che della figlia nessuno abbia mai parlato, e che Maria non sia stata
riconosciuta, non so come sia potuto accadere, ma probabilmente, sempre si sia
risvegliata, non è stata creduta perché quando il mito si vive non ci si rende conto.
Solo Giovanni riconosce Maria, lo fa nella seconda lettera, chiamandola eletta e
salutando lei ed i suoi figli nel capitolo 1 del primo versetto. E’ quindi assodato che
Maria aveva dei figli (e non uno solo). Figli nei quali veniva evidentemente
espresso l’equilibrio dello Yin e dello Yang e dei due Pianeti gemelli. Fatto che,
presumibilmente, nel remoto passato, si intendeva esprimere con le figure di Apollo
e Diana.
Ci sarebbero altri tantissimi elementi da esporre e su cui riflettere, ma dopo aver
visto e riflettuto un attimo su questi esposti, dovrebbe venire da chiederci: come
possono allora le tre religioni monoteiste nate dalla bibbia essere nel giusto?
Se a questo punto abbiamo compreso perché non sono nel giusto, capiamo anche
perché, non realizzandosi 2000 anni fa il disegno divino, tutto si è dovuto
tristemente ripetere.
Abbiamo visto che la religione nata da Gesù, non essendo lui il figlio di Maria e
perché Maria non è riuscita a portare il suo messaggio, è in errore.
243
Lo è anche quella di Mosè perché il Profeta è stato ingannato da un Arconte o
alieno che si voglia chiamare.
Gli insegnamenti di Siddharta, che hanno fatto diventare una religione, sono quelli
che si avvicinano di più alla giusta Via ma, come abbiamo visto ci suggerisce anche
Nicolas Poussin nella sua opera, il buddhismo, come le altre religioni, non permette
alla Fonte di fluire.
Dicevo all’inizio del testo che le opere ho potuto comprenderle grazie ad
esperienze che riguardano il mistico ed paranormale; la narrazione che mi è stata
fatta attraverso queste forti ma purtroppo non dimostrabili esperienze, mi ha portato
a dedurre che Mosè, anche se fu manipolato e deviato dal biblico alieno Jahvè,
fosse un Iniziato (per questo venne scelto e contattato); mi fa credere che Siddharta
fosse un risvegliato ma non mi danno la certezza che fosse l’incarnazione del
maschio dell’antico mito; per quanto riguarda Maometto non mi è stato mostrato
nulla. Il fatto che su di lui non mi sia stato mostrato nulla per me significa che della
Storia del mondo che mi è stata raccontata, lui non fa parte.
Oltre esserci chi addirittura afferma che l’Islam sia stato creato dal papato di Roma,
e questa potrebbe essere la ragione della profezia creata ad hoc per far riconoscere
ai Musulmani un Gesù nella sua seconda venuta, il ritrovamento di una copia del
Corano conservata nell’Università di Birmingham, in Gran Bretagna scoperta dalla
ricercatrice italiana Alba Fedeli nel luglio del 2015, fa aggiungere domande a
quelle che già ci ponevamo in merito a Maometto. Perché la datazione al carbonio
di un frammento del testo sacro, effettuata dagli scienziati dell’Università di
Oxford, risultata tanto antica da mettere in discussione la realtà di un’intera
religione. Quel Corano ritrovato potrebbe essere precedente al Profeta, e lui, invece
di averlo scritto sotto dettatura del suo presunto dio come la Tradizione dell’Islam
insegna, lo avrebbe invece copiato da qualche altro testo. E come vedremo più
avanti, le origini e la vita di Maometto infatti non rispondono neanche alle
caratteristiche che avrebbe dovuto avere se fosse stato il figlio di una Grande
Madre, quindi un iniziato; se fosse stato un risvegliato, avrebbe portato messaggi di
amore e di pace, invece non è questo che ha fatto. Quindi a parlargli, come anche
vedremo, non è stato Dio.
244
E’ scritto che a Maometto, soffio dopo soffio, in una notte, dio gli dettò il Corano;
Michelangelo, per evidenziare questa tradizionale narrazione, mette vicino al
Profeta una figura che gli sussurra all’orecchio; se si osserva si nota che la figura
che l’artista mette vicino al Profeta simboleggia il dio Egizio Ptah!
Maometto nel giudizio universale con Ptah
Ptah
Nell'iconografia Ptah è raffigurato come un uomo mummificato con la barba,
spesso con sul capo una calotta di pelle, che tiene fra le mani uno scettro composito
con l’ankh (simbolo della vita), l’uas come bastone del potere, e il died (simbolo
della stabilità). I miti ci parlano di Ptah come di un dio creatore, demiurgo della
città di Menfi. Patrono degli artigiani e degli architetti nonché dio del sapere e della
conoscenza. Il mito dice che lui stesso fu ingegnere, muratore, fabbro, artista. Fu
connesso in seguito con le divinità Seker e Osiride, che insieme costituirono PtahSeker-Osiride. Come Tanen, Ptah era conosciuto come divinità ctonia.
Forse il vero Ptah, come Mitra, Dioniso, Mosè, e gli altri figli delle donne in cui era
incarnata l’Anima della Dea, ricoprì in tempi remotissimi il ruolo del maschio del
mito che altri ricoprirono dopo di lui perché, da alcune fonti, egli è anche ritenuto,
a volte, una personificazione della materia primordiale – quindi potrebbe essere
stato un’incarnazione reale, ma per lo più viene considerato il solo creatore non
creato dell’intero universo. Ad un certo punto della storia egizia infatti, secondo un
processo non dissimile a quello accaduto all'assai più noto Amon-Ra, si inizierà ad
assimilare queste due divinità, Ptah e Tatenen, in un'unica entità.
Se il Ptah che Maometto sentì nelle sue orecchie fosse invece un alieno? Oppure
quel dio di cui Maometto sentì la voce all’orecchio, quell’alieno, ed il Serpente
del mito che inorgoglito cominciò a ritenersi creatore piuttosto che strumento
della creazione, fossero la stessa figura?
Leggendo il libro di Billy Maier, un noto contattista svizzero, che un’amica mi
aveva dato insistendo perché lo leggessi, trovai scritto che il padre di Semejase, la
245
pleiadiana che Billy incontrava, gli disse di essere lo stesso che in tempi remoti, in
Egitto, era chiamato Ptah. Come poteva essere?
Billy Meier, che oggi ha 78 anni, sostiene di aver avuto ed avere tuttora contatti
con esseri extraterrestri simili agli umani chiamati Plejadiani. Billy racconta che
quando doveva incontrarli una voce gradevole nella sua testa gli diceva di uscire di
casa e andare in determinati luoghi.
A questo credo perché, quegli Arconti, che si presentavano prima come Elohim e
oggi si presentano come extraterrestri più evoluti di noi, non sono che le entità
parassite che governano questo mondo e si nascondono anche dietro il nome di
persone veramente esistite. Quando vogliono non si fanno vedere vibrando ad una
vibrazione diversa dalla nostra riuscendo a parlarti nella testa ed arrivando
persino a controllare le nostre azioni – i tanti femminicidi di questo periodo
sono una prova - sono in grado di mostrarti cose altre, ma soprattutto, potendo
acquisire fisicità nel nostro mondo, possono viverci vicino passando inosservati.
Dico questo perché ho vissuto personalmente sia l’esperienza della voce nella testa,
sia perché ho incontrato un uomo che ho capito poi essere uno di questi
extraterrestri. In più ho avuto modo di conoscere e parlare con numerose persone,
tra cui un sacerdote, che hanno vissuto questo tipo di esperienze altre. Quello che
sono in grado di fare queste entità quando riuniscono le loro forze, è dimostrato da
quanto successe a Fatima, ed attualmente da quanto succede a Medjugorje e nelle
manifestazioni simili che accadono in tutto il mondo. Anche la tanto declamata
Helena Petrovna Blavatsky, che diceva di essere in contatto telepatico con
misteriosi maestri ascesi del Tibet, non era in contatto altro che con una o più di
queste Entità!
Chi sono in realtà questi che dicono di essere extraterrestri, oggi lo andiamo
comprendendo grazie all’informazione che ora c’è e grazie alle persone che
condividono le loro esperienze, benché molti, non conoscendo la provenienza di
246
tali manifestazioni, pensino, sbagliando, di essere dei prescelti. Ma ne sappiamo di
più anche grazie alle moderne traduzioni dei testi antichi, che nuovi traduttori di
quei testi o semplici appassionati, stanno divulgando.
Questi esseri extradimensionali sono tutt’altro che extraterrestri pacifici e
amorevoli. Anche il dio di Mosè, che disse al Profeta di essere lo stesso dio di
Abramo, probabilmente lo stesso che oggi si fa chiamare Asthar Scheran, era uno
di questi Alieni. Quindi non possiamo prendere alla lettera, e forse neppure in
considerazione, quanto detto e tramandato da Mosè in quanto era influenzato da
quella Entità. Entità ci manipolino da milioni di anni: da dopo che siamo decaduti a
causa del nostro errore riguardo la modifica del DNA, che è il modo attraverso il
quale la Dea si manifesta. Errore che stiamo ripetendo.
Nella bibbia, in Genesi XI 1-9, troviamo la descrizione della torre di Babele; un
brano che si apre a diverse interpretazioni ma che in via generale viene ritenuto
simboleggiare la nascita delle differenti lingue nel mondo; ritengo che tali lingue
mischiate non siano realmente le lingue dei popoli ma le loro religioni.
Prima della caduta l’Umanità aveva una sola religione: quella nei confronti della
Grande Madre. La prima modifica genetica, rompendo gli equilibri cosmici,
provocò una frattura, la conseguente caduta permise l’accesso al nostro livello di
esistenza degli Anunnaki. Esseri che dovevano fungere da Guardiani ma che
caddero a loro volta perché attratti dagli umani e di cui alcune persone, a causa
dello stato in cui erano e della loro ignoranza, credendoli dei, fecero nascere il culto
nei loro confronti. Poi ci sono le entità maligne, che sono o potrebbero essere
secondo me una cosa diversa degli Anunnaki. Ed è col capo di queste Entità
maligne che dovrà vedersela la vestita di Sole dell’Apocalisse di Giovanni.
Nell’apocalisse di Giovanni, conosciuta come Apocalisse o Rivelazione o Libro
della Rivelazione, riporta Giovanni ad un certo punto: .. Nel cielo vidi apparire poi
un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul
247
suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il
travaglio del parto.
La donna del sogno di Giovanni simboleggia la nuova donna in cui si sarebbe
incarnata l’Anima della Regina del mondo, le dodici stelle sulla sua testa
simboleggiano i dodici Segni dello Zodiaco di cui è Regina e Madre, le doglie
simboleggiano invece la sua angoscia. Angoscia che ha perché il tempo è finito e
deve partorire. Deve cioè assolutamente portare il messaggio all’Umanità.
E’ difficile capire fino a che punto la Rivelazione di Giovanni è stata alterata, ma il
bambino che ”Giovanni” vede partorire, non è un bambino che realmente deve
nascere. Il bambino del sogno vuole simboleggiare l’importante messaggio che la
donna deve portare All’Umanità. Il messaggio è molto importante, per questo nel
sogno è simboleggiato da un bambino.
Per chi realmente la donna è e rappresenta, e per quanto deve riferire all’umanità,
lei e la sua famiglia, subiscono la pressante persecuzione del drago e dei suoi
perché, se lei riuscirà a portare il suo messaggio, l’Ordine sarà ristabilito, ed il
Drago ed suoi - ossia il Demiurgo che oggi regna e i parassiti come lui - verranno
sconfitti.
Ma anche il Giovanni della Rivelazione è una frode. Quello che ci hanno
tramandato come il sogno di Giovanni è in realtà la Rivelazione fatta a Maria in cui
le veniva mostrata una sua vita futura. E che i nobili e le alte gerarchie
ecclesiastiche questo lo sapessero, è dimostrato dal fatto che nella cappella del
palazzo di Caprarola, dai Farnese, Giovanni è stato fatto rappresentare come donna
e fatto dipingere con colori e simboli che non danno adito a fraintendimenti a chi
fosse in realtà! Oltre i particolari colori con cui l’ha dipinta ed i simboli di cui l’ha
fornita, come ha fatto Nostradamus alla donna dei suoi(?) disegni, anche l’artista,
per suggerirci la sua vera identità ed il fatto che lei simboleggia il centro del
mondo, alla figura ha riportato sul seno la stessa simbologia riportata in alcune
opere sul petto delle Parche, e nel pettorale di Iside.
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Quella donna del sogno di Maria che nei tempi della fine riunirà le lingue (ossia le
religioni) - ristabilendo l’Ordine perché dirà all’umanità anche cosa le è permesso
fare e cosa non lo è, e che Dante nell’ Inf. I, 100-111 ci dice dove si sarebbe
incarnata perché la zona è, come facilmente è sempre stato, l’ombelico del mondo,
ce l’ha rappresentata Pantaleone nel suo mosaico disegnandola come Diana e come
Venere e mettendole vicino il simbolico pavone che simboleggia l’occhio della Dea
che vede tutto.
(La cauda pavonis è indicato come benedicta viritas, epiteto che rimanda allo Spirito
Santo; viene anche chiamata anima del mondo, natura, quintessenza, che fa germogliare
tutte le cose.)
Di quella stessa donna ci ha parlato Michelangelo, dipingendola erculea, per
esprimere la Forza incarnata in lei, e ponendole in mano la Ruota della Vita ma
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rotta. L’artista l’aveva dipinta nuda, come Venere, dopo il concilio di Trento, i nudi
vennero ritenuti sconvenienti, e Daniele da Volterra la ricoprì con un abito verde.
Colore anche questo associato al pavone e che simboleggia anche lo Spirito Santo,
la vita, la procreazione, la resurrezione.
Di quella donna ci ha parlato Nicolas Poussin, dipingendola in modo da farcela
collegare a Cibele, e con i sandali color oro per dirci che quella Signora sarebbe
stata il corrispondente terreno della Dea.
Questi che stiamo vivendo sono i tempi finali. Nella normalità più assoluta quella
donna è qui da tempo perché, come è scritto nel mito, il suo è un diritto di nascita.
Il fatto che stiamo vivendo i tempi finali non credo abbia bisogno di altre conferme
ormai. I sintomi si vedono dappertutto. Ma se pure ci fosse bisogno di conferme o
di sapere quanto tempo ci è rimasto a disposizione prima del Passaggio, basta
riflettere sugli ultimi annunci di Bergoglio: alle domande di alcuni giornalisti che
erano sull’aereo che li riportava in Italia, egli ha risposto che morirà tra due o tre
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anni. Con quella risposta non intendeva secondo me parlare solo della sua morte
ma di quella della gran parte dell’umanità, dicendo anche tra quanto tempo questo
accadrà.
Ciò che forse Bergoglio non sa, è che tra i futuri possibili dell’umanità ne
esiste uno meraviglioso che possiamo scegliere di realizzare. Possiamo farlo
subito. Basta rimettere le cose in Ordine e riportare la Giustizia.
Dobbiamo smetterla immediatamente di manipolare il DNA, che è il modo
attraverso il quale la Dea si manifesta, immediatamente smetterla di litigare tra
Fratelli per le religioni e restituire alla Grande Madre, che è anche Padre, il ruolo
che le compete e che le è stato sottratto dall’alieno dio biblico. Se noi rifiuteremo di
riconoscerla per quel che realmente Essa È e rappresenta, è possibile che si
scatenino le forze della natura (di cui Lei ci sta dando solo degli assaggi), fino
magari all’arrivo di qualche asteroide già molto vicino alla Terra di cui possiamo
solo immaginare cosa provocherebbe un eventuale impatto col pianeta. Al
contrario, se capiremo quali sono le cose che non dobbiamo fare e riconosceremo
alla Dea il posto che le compete e che è Suo, Ella ci guiderà con compassione sulla
via della trasformazione permettendoci di passare. Ma tutto questo deve essere
compreso ed attuato mentre come Anime occupiamo questi corpi, solo in questo
caso riusciremmo a far cadere il Velo, cioè uscire dalla dolorosa illusione che
stiamo vivendo, e vedere il vero sole.
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Conclusioni
Ancor prima che mi imbattessi nel mosaico e nelle altre opere, per le particolari
esperienze vissute, ero già sicura che ci trovavamo ad un importante momento di
Passaggio, e seppur avevo supposto come poteva esser andata per Maria ma
continuavo a non capire come poteva essere avvenuto l’equivoco tra Stefano e
Gesù, avevo compreso che come Umanità stavamo correndo un grande pericolo.
Avevo capito che eravamo in pericolo, ma non ancora la ragione per cui lo
eravamo. Quanto Pantaleone racconta nel mosaico in merito agli esperimenti
genetici e la creazione di ibridi fatti mischiare poi con gli animici, l’importanza del
Femminino Sacro e il materiale della presente relazione, fanno emergere la ragione
per cui siamo in pericolo e quali potrebbero essere i motivi per cui, il Guardiano
della Porta, potrebbe ancora una volta non permetterci di passare; spiegano la
ragione per cui fosse Maria l’atteso Emissario e non Gesù, e come sia diverso il
messaggio che doveva portare Lei invece della lieta novella poi messa in bocca a
Gesù.
Maria, cima della Pianta - ossia donna in cui era incarnata l’Anima più antica di
tutte -, attraverso la quale l’Intelligenza Superiore, con la femmina ed il maschio da
lei avuti aveva ristabilito il corretto ordine genetico della Creazione dell’uomo e
della donna (fatto anche questo ripetutosi con la donna della fine dei tempi),
doveva probabilmente riportare Ordine e Giustizia nei confronti del vero Dio
Madre/Padre; doveva rendere noto alle genti che popolavano la Terra a quel tempo
che il lungo e doloroso periodo di sofferenza era ormai alle spalle, e probabilmente
annunciare che nel prossimo Passaggio, quello dall’Era dell’Ariete a quella dei
Pesci, l’arrivo dell’Etere avrebbe sanato i danni genetici fatti dagli uomini del
passato agli Esseri Umani ed alla Natura e donato la Pietra filosofale. Cioè
recuperato e riattivato quella terza elica genetica che ci distingue dagli animali e ci
fa dei.
Le genti che popolavano la terra duemila anni fa, riconoscendo Maria come
emissario della Grande Madre e comprendendo che tutte quelle sofferenze erano la
Lezione che la Dea aveva voluto impartire all’umanità a causa di quegli
esperimenti fatti, avrebbero fatto alzare il Velo della prigione dove siamo tenuti a
causa di quella cosa che non doveva esser fatta, e rimesso a girare la Terra per il
verso giusto. Ma evidentemente, come forse intendevano dirci anche i numerosi
artisti di cui abbiamo preso in esame le opere, Maria non si risvegliò, quindi non
capì, di conseguenza non poté portare a termine la sua missione.
Non essendo stato recapitato il messaggio della Dea all’umanità, tutto si è dovuto
necessariamente ripetere. Ma forse a causa del credo in un dio maschile molto forte
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già esistente e dei testi del tempo introvabili, Maria fu fatta poi passare da usata da
dio per mettere al mondo suo figlio, nacque l’equivoco tra Stefano e Gesù da cui
nacque poi il cristianesimo, che finì per affossare la Verità ed il credo nei confronti
della Dea.
Quanto appreso fino ad ora dovrebbe farci capire quale Chiave avrebbe avuto la
donna del futuro di cui diceva Pantaleone. Donna che non è diversa dalle altre ma
in cui è solo l’Anima più antica di tutte. Invece, se abbiamo compreso la ragione
per cui si ripetono i grandi cataclismi sulla Terra scambiati per ciclicità
appartenente al Pianeta, abbiamo capito anche che quello è il modo della Grande
Intelligenza Superiore per comunicarci che Essa non vuole che l’uomo manipoli il
DNA dato che quello è il linguaggio attraverso il quale la Dea si esprime e nello
stesso tempo la Dea stessa. E non possiamo noi, col misero sapere concessoci in
questo livello, arrogarci il diritto di poter manipolare Dio!
Quanto emerso dalla ricerca ci fa quindi comprendere perché Gesù non può essere
stato la persona attesa, che la lieta novella non è perciò quella che ci è stata
tramandata, e che pertanto attraverso lui non si è stati liberati da nessun peccato.
Soprattutto dal peccato originale non ci si libera col battesimo perché quel peccato
originale si riferisce probabilmente al primo esperimento genetico fatto da Sophia
che sconvolse tutto.
Quindi imparare la lezione sarà sempre più che difficile finché non comprenderemo
cosa ci è permesso fare e cosa non lo è, e non sapremo cosa c’è in noi o da CHI o
da CHE COSA ci dobbiamo difendere o liberare. E ciò da cui ci dobbiamo liberare
è probabilmente causato dalla modifica fatta al DNA dai nostri antichissimi avi e
dagli Arconti/parassiti che, si si approfittano della nostra situazione di ignoranza
per manipolarci e non farci trovare la Via, ma perché gli è permesso da CHI tiene le
redini di tutta la Creazione in quanto non abbiamo ancora capito la Lezione.
Risposta che proprio non mi aspettavo di trovare come esito delle mie ricerche!
La manipolazione del DNA e la creazione di quegli esseri è stato un fatto che non
doveva accadere e per questo la Grande Madre ci ha dato un sonoro ceffone, e
poiché continuavamo a non capire, rimandato indietro più volte. Ora che, per
l’intelligenza che risiede in tutte le cose e per il tempo necessario trascorso,
quell'errore dalla Natura potrebbe essere stato aggiustato, se abbiamo ancora tempo
per riparare i nostri attuali errori e fare questa volta le scelte giuste, riusciremo a
superare il Passaggio. Passaggio vicinissimo e di cui le alte gerarchie sanno
benissimo. Ne sono prova gli ultimi annunci di Bergoglio e le sue recenti iniziative.
http://www.iconicon.it/blog/2014/01/papa-francesco-lora-e-giunta/
http://www.segnidalcielo.it/la-profezia-di-papa-francesco-moriro-tra-2-3-anni/
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http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/03/nuovo-giubileo-indetto-da-papafrancesco-00305939.html
Passaggio, che forse per valutazioni sbagliate o per le ragioni che abbiamo
spiegato, le alte gerarchie cattoliche stimano funesto anche questa volta mentre
invece - anche valutando quanto scritto in alcune profezie – se faremo ciò che va
fatto, sarà secondo me positivo. Ma anche non fosse così, per non ripetere in futuro
lo stesso errore, è importantissimo si prenda consapevolezza di ciò che ci è
permesso fare e ciò che non lo è quindi la verità va comunque detta!
Sono arrivata a queste conclusioni, aiutata sì dalle mie particolari esperienze, ma
soprattutto facendo molte ricerche e tanti, tanti ragionamenti però, nonostante i
molti testi letti, le incalcolabili pagine del web visitate, le tante chiacchierate e
scambi di opinione con le numerosissime persone incontrate durante il mio
cammino di ricerca che ritenevo ne sapessero più di me, non ho la pretesa di
credere alla totale inconfutabilità di quanto da me dedotto. Sono troppe le cose che
dovrei ancora conoscere per poter pensare di aver ragionato in modo esatto su tutto,
ma sommando la qualità delle mie particolari esperienze a quello che sono e
quello che è la mia famiglia, ci sono dei punti fermi, non equivocabili. Ed è su
queste basi che scrivo quanto redigo in merito al pericolo che di nuovo stiamo
correndo e in merito a Gesù. Verità conosciute da molti secoli se non da millenni
solo da una strettissima cerchia di persone e dalle alte gerarchie ecclesiastiche
sicuramente.
Conclusioni le mie, che per le particolari esperienze vissute, seppur non ancora
tutte comprese, avevo già tratto sin dall’inizio e che le conseguenti ricerche non
hanno fatto che confermare. Possibile che quelle Verità nessuno abbia mai sentito
l’obbligo di raccontarle? E’ proprio così com’è andata che doveva andare? Era a
questo punto di grande pericolo che dovevamo arrivare?
Non so rispondere a questa domanda anche perché, ho imparato, che il disegno
divino non riguarda mai l’arco di una sola vita terrena, ma senz’altro attraverso i
secoli sono stati molti quelli che la Verità l’hanno conosciuta e tenuta nascosta.
Forse se qualcuno si fosse preso l’onere di raccontarla, come abitanti di questo
Pianeta non ci troveremmo oggi in queste condizioni né correremmo questo grande
rischio riguardo al Passaggio. Perché l’azione di un singolo, come abbiamo potuto
d’altronde vedere con i capostipiti delle diverse religioni, può cambiare la storia del
genere umano. E la nostra Storia come Umanità, come una sorta di gioco dell’oca,
è andata avanti e indietro dalla sua prigione più volte per le responsabilità di tanti
singoli diversi: l’hanno fatto prima di Gesù, l’ha fatto Gesù, l’hanno fatto dopo di
lui, e lo stanno facendo ancora. Ma hanno potuto e possono ancora farlo perché
troppi fatti accaduti erano e sono tenuti ancora nascosti.
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Ci ritroviamo ora sulla soglia di un Passaggio Cosmico importantissimo perché, per
il momento Cosmico che è, abbiamo la possibilità di uscire da questa valle di
lacrime perché, comprendendo i nostri errori, potendoci ancora porre rimedio,
abbiamo la Chiave per entrare nella dimensione superiore. Senza rimestare in un
passato doloroso per tutti e che comunque non si può cambiare, se chi conosce la
Verità facesse la sua parte e ci aiutasse dicendola, QUI ED ORA avremmo
l’opportunità, risvegliandoci e rimettendo le cose nel giusto Ordine, di salire al
gradino superiore di Coscienza come persone. Quindi di elevarci come Anime.
Questo probabilmente ci libererebbe anche di chi ci parassita e ci provoca le
malattie da cui poi egli stesso ci libera. Giochetto che viene scambiato per miracolo
e che serve agli Arconti/Parassiti per continuare a mantenere l’attuale status quo.
Che siamo alla fine dei tempi (dell’Era, del Ciclo, e probabilmente dell’Eone), ce lo
dicono i cerchi nel grano, che sono probabilmente le nostre trombe del Giudizio.
Quelle che tentano di risvegliarci parlandoci degli Archetipi e della Grande Madre
e di conseguenza in noi. E nell’unico modo che sa farlo, ce lo dice anche la natura,
che ci vuole avvertire che è arrivato il momento del Passaggio. Se tutto questo non
bastasse, a confermare che questi sono i tempi finali, ci sono anche le parole di
Bergoglio, che ha detto che è giunta l’ora.
Quell’ora potrebbe essere il 2019. Potrebbero esserci rimasti meno di tre anni per
comprendere tutto questo e fare quanto va fatto. Dobbiamo smetterla di manipolare
il DNA e restituire alla Grande Madre, che è anche Padre, il ruolo che le compete e
che le è stato sottratto dall’alieno dio biblico. Se noi rifiuteremo di riconoscerla per
quel che realmente Essa È’ e rappresenta, è possibile che scateni le forze della
natura (di cui ci sta dando solo degli assaggi) fino magari, come vidi in una delle
mie visioni, inviarci qualche asteroide già molto vicino alla Terra che non voglio
neanche pensare a cosa provocherebbe il suo impatto col pianeta. Al contrario, se
faremo quanto va fatto e riconosceremo alla Dea il posto che le compete e che è
Suo, Ella ci guiderà con compassione sulla via della trasformazione. Ma tutto
questo deve essere compreso ed attuato mentre come Anime occupiamo questi
corpi! Solo in questo caso la Porta si aprirebbe facendo cadere il Velo mostrandoci
il vero Sole evitando la catastrofe.
Se ciò non accadrà, non so proprio ipotizzare quale potrebbe essere il futuro
dell’umanità. Quello che è certo, è che se correggeremo i nostri comportamenti il
Velo si alzerà, e uscendo da questa dolorosa illusione, come vide Giovanni nel suo
sogno, termineranno tutti i dolori, le sofferenze, le ingiustizie, e forse, come
scriveva Sigismondo Fanti, vedremo astronavi amiche transitare nel nostro cielo
arrivando anche a contemplare l’infinito dell’infinito.
Risalire all'assoluta Verità è forse impossibile, perché non c'è più tempo e perché la
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verità è difficile da rintracciare dato che a scrivere la storia sono sempre i vincitori
che cancellano o nascondono quanto è stato espressione dei vinti, e quanto affermo
non possono essere considerate prove perché provengono dal mistico, ma questo è
quanto in sostanza il monaco Pantaleone intendeva raccontarci quasi novecento
anni fa nella sua opera che ha sfidato i secoli, e quanto molti altri artisti e poeti
hanno ripreso e raccontato in molti altri velati modi dopo di lui per tramandarla e
metterci in guardia sui tempi della fine.
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Ringraziamenti.
I miei ringraziamenti vanno a tutti gli autori dei libri che ho letto e a tutte quelle
persone proprietarie degli infiniti siti Internet che ho visitato, i cui contenuti mi
hanno dato modo di conoscere cose che non sapevo permettendomi di accendere
ragionamenti importanti.
In particolar modo ringrazio i proprietari dei siti i cui indirizzi ho inserito nel testo,
soprattutto i proprietari dei quei siti dove ho trovato alcune delle immagini inserite
nel lavoro e che mi hanno permesso di far capire (spero) cosa stavo asserendo.
Ringrazio coloro che sono riuscita a raggiungere e mi hanno dato il permesso di
usare le loro immagini, mi scuso con coloro di cui non sono riuscita a ritrovare il
sito quindi contattare.
Ringrazio anche tutte quelle persone che il Destino ha voluto mettere sulla mia
strada fisicamente e tutte quelle che, pur non incontrandole di persona, mi hanno
aiutato a sbrogliare l’intricata matassa contribuendo in qualche modo al positivo
esito della ricerca. E sono davvero troppe, volendone riportare i nomi, riuscire a
ricordarle tutte. Questa è un’ulteriore prova di quanto siamo collegati l’uno all’altro
e come è bizzarro il più delle volte il Gioco del Destino.
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Alcuni titoli dei libri che ho letto:
Ho letto la bibbia di Gerusalemme, I vangeli gnostici a cura di Luigi Moraldi
edizioni Gli Adelphi, Il vangelo di Filippo, edizioni Appunti di viaggio, Il vangelo
di Giuda, edito dalla National Geographic, Maimoide, la guida dei perplessi, a
cura di Mauro Zonta edito da Utet, Le porte della giustizia a cura di Moshe Idel
edito da Adelphi, il Trattato della reintegrazione degli esseri di Martinez de
Pasquadilly edito da Amenothes, Il libro tibetano dei morti a cura di Giuseppe
Tucci edito da Se, il Tao Te Ching a cura di J.J. L. Duyvendak edito da Adelphi, La
Bhagavadgītā di A.C. Bhaktivedanda e Swami Prabbupada, I grandi iniziati di
Edourd Schurè Editori Laterza, Simboli della scienza sacra di Renè Guenon edito
da Degli Adelphi, L’uomo e i suoi simboli di Carl Gustav Jung edito da Tea, il
Planetario di Alfredo Cattabiani Saggi Mondadori, Il Timeo di Platone di
Francesco Fronterotta edito da Bur, Il libro dei chakra di Judith Anodea edito da I
colibrì, Risvegliare l’eroe dentro di noi di Carol S. Pearson edito da Astrolabio, Le
fatiche di Ercole di Alice A. Bailey edito da Nuova Era, Cabbalà e alchimia di
Arturo Schwarz, Elefanti Garzanti, I percorsi della Cabbalà di Moshe Idel e Victor
Malka edito da La parola, Sepher yetzirah di Geoges Lahy edito da Venexia, Lungo
la scala di Giacobbe di Ronald H. Isaacs edito da Ecig, La teosofia di Cristina
Luisa Coronelli edito da Xenia, Il mulino di Amleto di Giorgio de Santillana ed
Hertha von Dechend edito da Degli Adelphi, Il ramo d’oro di James G. Fraser edito
dalla Newton Compton Editori, Il linguaggio della Dea di Marija Gimbutas edito
da Venexia, la Cosmogonia dei rosacroce di Max Hendel edito dalla Jupiter,
l’oscar Mondadori L’universo in un guscio di noce di Stephen Hawking, Nikola
Tesla genio dimenticato della scienza di Robert Lomas della Macroedizioni, La
sezione aurea di Mario Livio edito da Bur Rizzoli, Il codice del tempo di Gregg
Braden edito dalla Macrolibrarsi, Il mistero del Sacro Graal di Graham Hancock
edito dalla Piemme Pocket, Il mosaico di Otranto di don Grazio Gianfreda della
Edizioni del Grifo, La triplice via del mosaico di Otranto di Francesco Corona
pubblicato dalla Atanòr, Il libro delle porte: l’oracolo alchemico di Athon Veggi e
Alison Davidson edito da Venexia; di Renucio Boscolo ho letto l’oscar Mondadori
Nostradamus l’enigma risolto di Renucio Boscolo e Summa Prophetica edito dalla
Friuli &Verlucca, di Mario Pincherle ho letto Enoch il primo libro del mondo,
volume 1 e 2, Il Mosè proibito, Il quinto vangelo, La grande piramide e lo Zed, ed
il suo libro Archetipi le chiavi dell’universo, tutti editi dalla Macroedizioni. Ho
letto tutti i Libri di Zaccharia Sitchin, Terra senza tempo e Italia mistero cosmico di
Peter Kolosimo editi da Mursia, Gli dei erano astronauti di Erik Von Daniken edito
da Piemme, Schiavi degli dei di Biagio Russo della Drakon Edizioni, Il libro che
cambierà per sempre le vostre idee sulla bibbia ed Il dio alieno della bibbia di
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Mauro Biglino pubblicati dalla Uno Editori, Gesù mago di Morton Smith edito
dalla Cremese Editore, Alieni o demoni di Corrado Malanga edito dalla Chiaraluna,
Narrano antiche cronache di Roberto Volterri delle Edizioni Hera, Shardana i
popoli del mare di Leonardo Melis della PTM Editrice, Cerchi nel grano di
Adriano Forgione, Il segreto delle tre ottave di Michele Proclamato della
Melkisedek Edizioni, Il santo Graal di M. Baigent, R. Leigh e H. Lincoln, Il
codice segreto della croce di Henry Lincoln edito da Sperling Paperback, Rennes le
Chateau di Mariano Bizzarri delle edizioni Mediterranee, I maestri invisibili di
Igor Sibaldi pubblicato dalla Mondadori, Figli di Matrix di David Icke della Macro
Edizioni, La grande onda di Pablo Ayo pubblicato da Armenia, Il codice da Vinci
di Dan Brown edito dalla Mondadori, Culti egizi pubblicato da Mediterranee e Il
gatto magia e mistero di un disegno divino pubblicato da Eremon Edizioni di Ada
Pavan Russo, Il mito del liocorno di Roger Collins pubblicato da Medusa, Egitto
segreto di Paul Brunton pubblicato dalla Il Punto d’incontro, Il mistero di Orione
di Robert Bouval e A. G. Gilbert, Storia e leggenda dei Templari e… tanti, tanti
altri testi.
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