Rendiconti online Soc. Geol. It., Vol. 8 (2009), 133-135
Utilizzo delle tecniche GIS e di Sistemi di Supporto alle Decisioni
(DSS) nell’analisi dei rischi idrogeologici nella gestione delle
emergenze in tempo reale
S. SAVI (*,°), M. DE AMICIS (**), S. FRIGERIO (**), S. SIRONI (**) & S. STERLACCHINI (°)
ABSTRACT
Utilizzo delle Tecniche GIS e di Sistemi di Supporto alle Decisioni (DSS)
nell’analisi dei rischi idrogeologici nella gestione delle emergenze in tempo
reale.
The main aim of this work is developing new technologies for managing
emergencies in the field of Civil Protection. In Italy and in Lombardy there are
many lows that govern the management of emergencies and give directives to
guide the implementation of municipal emergency plans for the Civil Defence.
The innovative aspect of this research is to combine the potential of
Geographic Information Systems (GIS), of Decisions Support Systems (DSS)
and of the most modern mobile technologies (for communication) for the
emergency management in a real-time. For this work is used a software called
PETer (developed by Globo Srl), a geographic information system that is able
to integrate different kind of information. This software allows us to manage all
the information that are necessary to the implementation of an emergency plan
and is able to give guidelines for overcoming it. In this way all the involved
people are able to know what they have to do in all the phases of the
emergency. The potential of the software is being consultable, easy usable and
upgradeable.
Key words: Piano di Emergenza Comunale, Scenari di
Rischio, Modello di intervento, Sistemi Informativi
Territoriali, Sistemi di Supporto alle Decisioni.
INTRODUZIONE
Il lavoro proposto si inserisce in un ambito di ricerca che
riguarda la definizione di nuove metodologie per la gestione
delle emergenze nel settore della Protezione Civile, una
tematica che sta assumendo un’importanza sempre maggiore
ed è oggetto di progetti nazionali ed internazionali.A livello
nazionale e regionale l’evoluzione normativa degli ultimi 15
anni ha portato sempre più l’attenzione degli Enti Locali allo
_________________________
(*)Dipartimento di Scienze della Terra “A.Desio”, Università degli Studi di
Milano, Milano
(**) Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio, Università
degli Studi di Milano-Bicocca, Milano
(°) CNR - Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali (Sezione di
Milano), Milano.
Lavoro eseguito nell’ambito del progetto “Dote Ricercatore - Stage/Project
Work in ambito tecnico-scientifico” con il contributo finanziario della
Regione Lombardia.
sviluppo di nuove metodologie per l’elaborazione dei Piani di
Emergenza in ambito comunale e sovracomunale, ovvero di
Province e Comunità Montane.
Nel quadro normativo nazionale, la Legge n. 225 del 24
febbraio 1992 istituisce in Italia il Servizio Nazionale di
Protezione Civile. In seguito, con il Decreto Legislativo 112/98
la Protezione Civile ha assunto competenze regionali
nell’ambito del decentramento di alcune funzioni significative
conseguente all’attuazione della Legge n. 57/97 (Legge
Bassanini). Questo processo di decentramento di funzioni si
conclude con la modifica del Titolo V della Costituzione
(Legge Costituzionale n. 3/2001) in seguito alla quale la
Protezione Civile viene inclusa tra le materie di legislazione
concorrente tra Stato e Regioni.
Nell’ambito della pianificazione di emergenza il principale
riferimento a livello nazionale è costituito dal “Metodo
Augustus”, pubblicato dal Dipartimento della Protezione Civile
nel 1998.
La Regione Lombardia recepisce le direttive
nazionali emanando la L.R. n. 16 del 22 maggio 2004, “Testo
unico delle disposizioni regionali in materia di Protezione
Civile” che disciplina le attività degli Enti Locali, delle
organizzazioni di volontariato e di altri Enti pubblici e privati
nel Sistema Regionale di Protezione Civile.
Numerosi sono inoltre i provvedimenti legislativi
emanati dalla Regione Lombardia in materia di Rischio
Idrogeologico e Pianificazione di Emergenza.
In ambito regionale, un primo recepimento del
Decreto Legislativo 112/98 per quanto riguarda la
Pianificazione di Emergenza risale al 1999 con l’emanazione
della “Direttiva Regionale per la Pianificazione di Emergenza
degli enti locali”. La modalità di redazione di un Piano di
Emergenza contenute nella Direttiva hanno modificato la
concezione di “gestione dell’emergenza” fino ad allora
consolidata, spostando l’attenzione da una semplice raccolta di
dati e numeri telefonici ad una più ampia analisi del territorio e
dei rischi incombenti su di esso, che confluiscono
nell’elaborazione di specifici scenari di rischio, così come
indicato anche nelle direttive a livello nazionale e nel “Metodo
Augustus”. Inoltre, a partire da questa Direttiva è stata
sottolineata l’importanza e l’utilità di realizzare un Piano di
Emergenza Comunale su supporto informatico, utilizzando
software adeguati per la gestione e il continuo aggiornamento
di database e cartografia digitale.
134
S. SAVI ET ALII
Una prima revisione della direttiva avviene nel 2003,
con la D.G.R. 12200 del 21/02/2003, che tiene conto
dell’evoluzione normativa, prendendo spunto dall’esperienza
maturata sul campo e dall’analisi dei Piani di Emergenza
prodotti e finanziati a partire dal 1999. Ulteriori indicazioni per
la pianificazione e la gestione delle emergenze sono contenute
nella “Direttiva Regionale per l’allertamento per rischio
idrogeologico e idraulico e la gestione delle emergenze
regionali” (in prima applicazione della DPCM del 27/02/2004
e della L.R. 16/2004), approvata con D.G.R. n. VII/21205 del
24 marzo 2005.
Infine, il più recente aggiornamento avviene con la
“Direttiva regionale per la pianificazione di emergenza degli
enti locali” (in attuazione della L.R. 16/2004 - art 4, comma
11), approvata con D.G.R. n. VIII/4732 del 16 maggio 2007.
In materia di Rischio Idrogeologico il principale riferimento
normativo è costituito dalla dalla D.G.R. N. VIII/1566 del 22
dicembre 2005: “Criteri ed indirizzi per la definizione della
componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di
Governo del Territorio” che stabilisce la metodologia ufficiale
per la valutazione del Rischio a scala locale nel contesto della
definizione della componente geologica, idrogeologica e
sismica del Piano di Governo del Territorio.
Lo schema di riferimento adottato per l’organizzazione del
Servizi Comunali di Protezione Civile e per la stesura dei Piani
di Emergenza Comunali (PEC) risulta conforme a quanto
riportato nella Direttiva approvata con D.G.R. n° VIII/4732 del
2007. Ne consegue che i piani di emergenza prevedranno
l’applicazione sequenziale di quattro passi operativi in un
contesto metodologico in grado di combinare le potenzialità
dei Sistemi Informativi Territoriali (per la gestione delle
informazioni geografiche), dei Sistemi a Supporto delle
Decisioni (per giungere ad una gestione integrata dei processi
decisionali in termini di azioni, istruzioni di esecuzione,
soggetti coinvolti, documenti utili a ciascuna azione, entità
coinvolte, risorse disponibili) e delle più moderne tecnologie
mobili (per la comunicazione).
Gli aspetti innovativi che caratterizzano questo progetto di
ricerca risiedono nell’applicazione di strumenti GIS e DSS al
fine di sfruttare le potenzialità insite in questi sistemi per la
gestione delle emergenze in generale e di quelle idrogeologiche
in particolare.
La predisposizione del Piano di Emergenza avverrà
avvalendosi dell’applicativo denominato “PETer – Protezione
Emergenza TERritorio”, la cui validità ed efficacia può essere
sfruttata sia durante la fase realizzativa del Piano sia durante la
fase gestionale vera e propria dell’emergenza. La metodologia
implementata in PETer presenta una struttura organizzativa
basata su quattro livelli:
1. Definizione della sequenza di azioni (modello di
intervento) che dovranno essere messe in pratica per la
gestione ed il superamento dell’emergenza;
2. Identificazione del personale responsabile di ogni procedura
(figure e ruoli);
3. Descrizione delle istruzioni che dovranno essere seguite in
ogni fase dell’emergenza;
4. Gestione delle risorse realmente disponibili a seconda della
tipologia di emergenza.
In tal modo è possibile associare a ciascuno scenario di
rischio idrogeologico, precedentemente individuato sul
territorio, un modello di intervento basato su precise azioni e
tarato sull’Unità di Crisi Locale (UCL) e sulle risorse
effettivamente disponibili al fine di fronteggiare e superare la
fase di emergenza.
La principale peculiarità della metodologia proposta
(implementata nell’applicativo PETer) consiste nella possibilità
di gestire le diverse fasi dell’emergenza attraverso una
conoscenza aggiornata e quasi in tempo reale della situazione
critica che si è venuta a delineare, ed anche attraverso una
conoscenza “progressiva” derivante dagli insegnamenti e dalle
esperienze maturate durante eventi passati. Per questo motivo,
la metodologia proposta può essere considerata un valido
strumento a supporto delle decisioni e finalizzata a gestire in
maniera efficiente la fase di crisi, a giungere nel minor tempo
possibile al superamento dell’emergenza ed a minimizzare, per
quanto possibile, le conseguenze dell’evento.
METODLOGIA
Nell’ambito del presente lavoro è stato utilizzato lì’applicativo
PETer. Si tratta di un Sistema Informativo Territoriale dedicato
alla gestione dei Piani di Emergenza della Protezione Civile
(sviluppato dalla Società Globo srl). Il software consente la
gestione territoriale e la stesura di linee guida per le
emergenze, integrando pienamente dati di tipo cartografico con
la gestione di dati alfanumerici. Questi sono a loro volta
archiviati in una base dati relazionale organizzata in schede
specifiche secondo uno schema che riflette quello del sistema
informatico Mercurio (schema tipo proposto dalla Direzione
Generale della Protezione Civile).
PETer gestisce il piano di emergenza combinando dati di
pericolosità locale, dati cartografati di infrastrutture pubbliche
e private, informazioni socio-economiche, specifiche tecniche
di materiali e mezzi, informazioni anagrafiche di soggetti
coinvolti o potenzialmente vulnerabili. A questo vanno
aggiunte una serie di procedure di intervento, conformi alle
leggi in forza, che coinvolgono mezzi, soggetti e altre entità
territoriali archiviate in banca dati (Fig.1). PETer gestisce la
cartografia, permette l’aggiornamento di ogni specifica
Fig. 1 – PETer è in grado di gestire dati di diversa natura, cartografici e
alfanumerici; l’utilizzo dell’applicativo è previsto su piani differenti,
completamente integrati e relazionati tra loro.
UTILIZZO DELLE TECNICHE GIS E DI SISTEMI DI SUPPORTO ALLE DECISIONI (DSS) NELL’ANALISI DEI RISCHI IDROGEOLOGICI
NELLA GESTIONE DELLE EMERGENZE IN TEMPO REALE
informativa e inserisce metodologie di intervento secondo la
normativa vigente (Legge 225/92, metodo Augustus 1998 e
successivi). Il tutto come sistema integrato, basato su wizard di
creazione dei diversi moduli e su una vasta gamma di strumenti
personalizzabili.
La gestione di un Piano di Protezione Civile deve
necessariamente considerare, in modo dinamico, le risorse, le
leggi e il personale direttamente o indirettamente coinvolto
(Fig.2). Per affrontare un tale approccio, PETer è studiato
come strumento dinamico, in grado di gestire ogni entità
coinvolta,
facilmente
consultabile,
utilizzabile
e
aggiornabile.
135
in tempo reale la gestione e il monitoraggio delle attività, delle
intere procedure e della comunicazione e condivisione delle
informazioni. Infatti, grazie all’uso di questi sistemi, si
possono rendere completamente accessibili al personale
coinvolto negli interventi sfruttando la tecnologia Internet, la
telefonia mobile, Personal Digital Assistant (PDA) e altri
dispositivi portatili integrati con tecnologia GPRS Standard e
UMTS.
REFERENCES
LEGGE N. 225 DEL 24 FEBBRAIO 1992-“Istituzione del servizio
nazionale di Protezione Civile”.
“METODO AUGUSTUS”- Dipartimento della Protezione Civile,
1998.
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aggiornato aprile 2001.
L’ASSETTO
IDROGEOLOGICO”,
DECRETO LEGISLATIVO N. 112 DEL 31 MARZO 1998“Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello
Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo
I della Legge 15 marzo 1997, n. 59”; Gazzetta Ufficiale n.
92, Supplemento Ordinario n. 77 – 21 aprile 1998
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE N. 12200 DEL 21
FEBBRAIO 2003-“Direttiva Regionale sulla Pianificazione
di Emergenza degli Enti Locali”; Bollettino Ufficiale della
Regione Lombardia, 1° supplemento Straordinario al n° 11
– 11 marzo 2003
Fig. 2 – Lo schema mostra I vari moduli presenti in PETer, questi sono gestiti
autonomamente, ma sono relazionati tra loro da differenti possibili azioni.
CONCLUSIONI
Gli aspetti innovativi che caratterizzano questo progetto di
ricerca risiedono nell’applicazione di strumenti GIS e DSS, al
fine di sfruttare le potenzialità insite in questi sistemi per la
gestione delle emergenze idrogeologiche in tempo reale. Gli
strumenti GIS, infatti, si prestano come potenti strumenti per la
gestione delle informazioni territoriali, per la possibilità che
offrono di organizzare e aggiornare continuamente le banche
dati, per l’efficacia degli strumenti di analisi, per le ampie
possibilità di elaborazione dei dati oltre che le molteplici
funzionalità
di
rappresentazione,
visualizzazione
e
disseminazione dei risultati.
L’integrazione di GIS con strumenti DSS, ovvero con moduli
per la gestione dei processi decisionali, e con dispositivi di
tecnologia mobile, si può considerare come un efficiente
supporto per la redazione e l’applicazione di Piani di
Emergenza in caso di evento, in quanto consentono di avviare
LEGGE REGIONALE N. 16 DEL 22 MAGGIO 2004-“Testo unico
delle disposizioni regionali in materia di Protezione
Civile”; Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia, 1°
supplemento Straordinario al n° 22 – 24 maggio 2004
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE N. VIII/1566 DEL
22 DICEMBRE 2005-“Criteri ed indirizzi per la definizione
della componente geologica, idrogeologica e sismica del
Piano di Governo del Territorio, in attuazione dell’Art. 57
della L.R. 11 marzo 2005, N. 12”; Bollettino Ufficiale della
Regione Lombardia, 3° supplemento Straordinario al n° 3 –
19 gennaio 2006
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE N.VII/21205 DEL
24 MARZO 2005, ALLEGATO A -Revoca della D.G.R. N.
20047 del 23.12.2004 e approvazione della “Direttiva
Regionale per l’allertamento per rischio idrogeologico e
idraulico e la gestione delle emergenze regionali”.
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE N. VIII/4732 DEL
16 MAGGIO 2007, ALLEGATO A-“Direttiva Regionale per la
pianificazione di emergenza degli enti locali”.
Rendiconti online Soc. Geol. It., Vol. 8 (2009), 136-139
Metodologie G.I.S. applicate a proposte di geoturismo
nel territorio della Provincia di Ascoli Piceno
G. SCALELLA (°), S. TAMBURRI (*), I. PIGNOLONI (*), P. FARABOLLINI (°°),B. BONIFAZI (*), L. VECCIA (*) & E. LATINI (*)
E IN COLLABORAZIONE CON F. BARRA (*), C. BRUNORI (*), A. CASINI (*), A.P.A.T. (**)
ABSTRACT
Metodologie G.I.S. applicate a proposte di geoturismo nel territorio della
Provincia di Ascoli Piceno
A most recent research of the important Tourism Industry Association –
T.I.A. – promoted also by the important magazine “National Geographic
Traveler”, claims that the geotourism describe the evolution of the best known
“sustainable tourism” in the latter we notice all the distinctive features with
some more cares: that is a sustainable tourism who acts for preventing harm of
mass movement in the ecologic environment the geouturism therefore forms
knowledge instrument and the valuation of land based on binding principles of
sustainable environment and that district of Ascoli Piceno intends to support in
several areas in its territory. One of them concerns the district of Monte
dell’Ascensione (at the beginning it was called Monte Nero, then Monte
Polesio e later Monte dell’Ascensione) it represents by sub-aree that for their
particular conformation and its geologic history, they are in associated with
several geosites most important in scientific didactic concept other than the one
aesthetic means and in tourism they can exercise more influence. It is in the
southern part it in the district of Ascoli Piceno, situated between “Tronto” river
and the “Tesino” torrent, for its considerable scientific particularity, many
geologic studies were made about it, because it regards very important to
comprehend the geologic evolution plio-quaternaria area of the middle part of
Adriatic sea in Italy. In addition to the scientific importance in tits area there
are many other peculiarity, geomorphologic and naturalistic type that consent
to consider that area more interesting, not only for its scientific and didactic
value for various field of earth sciences but also for landscaping and esthetic,
so it is generally impossible to find in a outlines area. In tits instance the use of
G.I.S. (Geographic Information System) needs to the installation of a net of a
panoramic itinerary and a rest stop who allow a best usability of territorial
peculiarity with the due respect of principles and the aims of sustainable
tourism appeal by the new type of geotourism.
The application of methodology G.I.S. to the new proposal of geotourism
means a fundamental importance for the valorization of landscape and of its
geologic peculiarity and geomorphologic that district of Ascoli Piceno intend
to execute both in front of pianification territorial and tourist projects.
The implementation of the project must push through data gathering who
consent to analyse the environmental the normative frame and infrastructural
presence and landscape in the provincial territory the aim is to act a
pianification oriented to the fruition of geosites for their complexion culturallandscaping, didactic-recreational centre and mainly to get the sensibility and
the respect for scientific knowledge of the territory.
Key words: geosito, geoturismo.
_________________________
(*) Provincia di Ascoli Piceno, Ascoli Piceno
(**) ISPRA - Istituto Superiore Protezione e Ricerca per l’Ambiente, Roma
(°) Regione Marche – Componente Comitato Territorio
(°°)Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Camerino, Camerino
(Mc)
INTRODUZIONE
Il geoturismo come viene definito dalla National
Geografic Society è una forma di turismo che “sostiene o
accentua il carattere geografico del luogo visitato – il suo
ambiente, il suo patrimonio, la sua estetica, la sua cultura e il
benessere dei suoi abitanti”. Geoturismo significa viaggiare per
scoprire le meraviglie geologiche nel luogo in cui si trovano e
la particolare combinazione che si crea tra risorse naturali e
umane che rendono il luogo unico e irripetibile. Limitare però
il geoturismo a semplice “turismo a tema geologico” è
sicuramente riduttivo; in ogni luogo troviamo paesaggi diversi,
affascinanti, che hanno una storia da raccontare: la storia della
terra, capire come si siano originati, visitarli nel loro ambiente
Fig. 1 – Monte dell’ Ascensione (Ascoli Piceno)
naturale, leggere come l’uomo abbia saputo usare queste
risorse sviluppando le proprie attività, questo è il geoturismo.
Più che di una forma di turismo si dovrebbe parlare di stile di
vita, in perfetta sintonia con la Convenzione Europea del
Paesaggio e con la precisa volontà di creare un meccanismo
virtuoso con il quale le popolazioni traggono vantaggio dallo
uso sostenibile delle risorse e sono in grado così di reinvestire
nella gestione e nella tutela della geodiversità.
Secondo una definizione dell’O.M.T. (Organizzazione
Mondiale per il Turismo), “lo sviluppo turistico sostenibile
soddisfa i bisogni dei turisti e delle regioni ospitanti e allo
stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro”.
Una recente ricerca sul fenomeno geoturismo condotta dalla
prestigiosa Turism Industry Association, T.I.A., sponsorizzato
dall’altrettanto prestigiosa rivista National Geographic
Traveler, sostiene che il geoturismo rappresenti l’evoluzione
del più conosciuto “turismo sostenibile” poiché di questo
ultimo ritroviamo tutte le caratteristiche con, però, qualche
attenzione in più: ossia un turismo sostenibile che opera per
evitare i danni del turismo di massa sull’ambiente ecologico.
G. SCALELLA ET ALII
137
Fig.2 – Mappa dei geositi e dei percorsi esistenti (Monte dell’Ascensione – Ascoli Piceno)
Le prime esperienze di salvaguardia e valorizzazione della
geodiversità hanno seguito il procedere delle conoscenze
scientifiche sull’ argomento. Si fanno risalire le prime
esperienze alla municipalità di Edimburgo che nella prima
metà dell’Ottocento decise di tutelare le pareti rocciose striate
di Blackford, prova dell’antica presenza dei ghiacciai in
Scozia. E’ stata questa la prima esperienza con cui un luogo
geografico veniva riconosciuto come parte della “memoria”
della Terra. Si aprì così l’opportunità a tutti di poter osservare
questa particolarità geologica nel suo contesto.
Oggi molto è stato fatto in questo campo, grande impulso è
stato dato con la “Dichiarazione Internazionale della Memoria
della Terra” del 1991, che riconosce la Terra come un
immenso archivio naturale dove si trovano, per quanto
scomposte, le testimonianze della memoria del pianeta.
Questo patrimonio però viene tuttora troppo spesso
percepito come monumento della natura, mentre la
condivisione della sua conoscenza e la sua fruizione possono
trasformarlo in risorsa scientifica ed economica: un formidabile
laboratorio di
educazione ambientale, un nuovo ed attraente circuito turistico.
“ Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove
terre, ma nell’avere nuovi occhi ” (VOLTAIRE)
PROGETTO
Il geoturismo costituisce uno degli strumenti di
conoscenza e di valorizzazione del territorio basato su principi
inderogabili
della
sostenibilità
ambientale
e
che
l’Amministrazione provinciale di Ascoli Piceno intende
avallare su diverse aree del proprio territorio. Una di esse
riguarda il comprensorio del Monte dell’ Ascensione (in
origine chiamato Monte Nero, poi Monte Polesio e infine
Monte dell'Ascensione), rappresentato da sub-aree che per la
loro particolare conformazione e storia geologica, si trovano ad
avere accomunate diversi geositi di sicuro significato
scientifico-didattico, oltre quello estetico, e che possono
esercitare sul turismo un notevole richiamo (Fig. 1). Esso
ricade nella porzione meridionale della Provincia di Ascoli
Piceno- Fermo, ubicato tra il Fiume Tronto ed il Torrente
Tesino, che per le sue notevoli peculiarità scientifiche, è stato
oggetto di numerosi studi geologici, in quanto ritenuto
significativo per la comprensione dell'evoluzione geologica
plio-quaternaria del settore adriatico dell'Italia centrale (Fig. 2).
Oltre a tale importanza scientifica, nell’ area sono presenti
molte altre peculiarità, a carattere geomorfologico e
naturalistico, che permettono di considerarla di notevole
interesse, non solo per il valore scientifico e didattico per
138
METODOLOGIE G.I.S. APPLICATE A PROPOSTE DI GEOTURISMO NEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI ASCOLI PICENO
diversi settori delle Scienze della Terra - ma anche per il valore
paesaggistico ed estetico, che difficilmente è possibile
rinvenire in un’area di così limitata estensione. Le
caratteristiche sopra citate fanno sì che tale area,
opportunamente valorizzata, possa costituire un vero e proprio
polo di riferimento turistico, basato su un turismo tematico che
associ all’interesse prettamente scientifico-divulgativo anche
quello emotivo-semiologico legato alle sole caratteristiche
paesistico-ambientali.
A tale scopo l’Amministrazione provinciale ha già recepito,
tra l’altro, nel proprio Piano Territoriale di Coordinamento
Provinciale (P.T.C.P.) una progettazione a sistema dell’intera
rete di piste ciclabili e sentieri, allo scopo di promuovere a
livello provinciale l’utilizzo della “mobilità dolce”, alternativa
a quella esistente, che consenta di avallare nuove e specifiche
proposte turistiche.
La valorizzazione del geosito quale elemento essenziale del
paesaggio, deve fondarsi innanzitutto su un processo di
comunicazione e interpretazione che deve portare il fruitore a
guardare con occhi diversi ciò che lo circonda. Da qui l’idea di
un progetto di valorizzazione pensato con percorsi panoramici
tematici che permettono al visitatore di cogliere
immediatamente gli aspetti geologici più salienti.
In questo caso l’utilizzo del G.I.S. (Geographic Information
System) è servito a creare una rete di percorsi panoramici e
punti ricettivi che consentano una migliore fruibilità delle
peculiarità territoriali, nel rispetto dei principi e degli indirizzi
di turismo sostenibile tanto invocati dalle nuove tipologie di
turismo tematico (Geoturismo).
L’applicazione di metodologie G.I.S. a nuove proposte di
geoturismo costituisce una parte essenziale del tema
valorizzazione del paesaggio e delle sue peculiarità geologiche
e geomorfologiche, che l’Amministrazione provinciale di
Ascoli Piceno intende attuare su più fronti, sia della
pianificazione territoriale che delle proposte turistiche.
Il progetto globale si articola nelle seguenti fasi:
1) Censimento:
1a) Catalogazione dei beni ambientali (emergenze
geologiche e geomorfologiche) tramite apposita
scheda già predisposta dall’A.P.A.T. (Agenzia per la
Protezione dell’ Ambiente e per i servizi Tecnici).
1b) Informatizzazione delle emergenze geologiche e
geomorfologiche individuate e di gestione del
database da parte del S.I.T. (Sistema Informativo
Territoriale) provinciale.
2) Analisi tecnico-scientifica e studio delle relazioni di
ogni elemento ambientale con il quadro di riferimento
normativo e la rete infrastrutturale esistenti.
3) Individuazione delle aree che per la loro
conformazione, per gli elementi geologici, geomorfologici
e naturalistici, rappresentano siti di elevata valenza
scientifica (geositi).
4) Definizione di forme di tutela integrate a quelle
esistenti, estese a tutte le emergenze geologiche e
geomorfologiche e in particolare a quelle con valenza di
geosito.
5) Fruibilità delle peculiarità ambientali attraverso nuove
proposte di geoturismo articolata in:
5a) Attivazione di itinerari tematici attraverso la
realizzazione di piste ciclabili e percorsi naturalistici,
sempre nel rispetto dei principi della sostenibilità
ambientale.
5b) Attività didattica e scientifica.
5c) Attività divulgativa e pubblicitaria.
L’implementazione del progetto deve necessariamente
passare pertanto attraverso la raccolta di dati territoriali che
permetteranno di analizzare lo stato ambientale, il quadro
normativo e la presenza infrastrutturale e ricettiva presenti sul
territorio provinciale.
Una fase importante del progetto è quella della
catalogazione del geosito, che avviene attraverso il reperimento
di dati fisiografici e geologici su scheda informativa
predisposta dall’ A.P.A.T. (Agenzia per la Protezione dell’
Ambiente e per i servizi Tecnici), che successivamente è stata
informatizzata su supporto Arcgis. L’uso del G.I.S. ha
permesso l’acquisizione di informazioni utili ad individuare e
classificare i geositi e propedeutica per realizzare itinerari
tematici.
L’archivio informatizzato è stato concepito basandosi su
schede inserite in un database, con un numero di campi non
necessariamente fisso, ma predisposto a crescere nel tempo con
l’affinarsi delle metodologie di indagine e con l’acquisizione di
nuove informazioni. Il geosito individuato può avere una
dimensione puntuale, areale o lineare a seconda della sua
conformazione ed estensione e che meglio riesce a
caratterizzarlo. La banca dati risulta essere il presupposto
conoscitivo di qualsiasi intervento mirato alla tutela,
valorizzazione e fruizione dei geositi individuati. Lo scopo è
dunque quello di operare una pianificazione orientata alla
fruizione dei geositi per i loro aspetti paesaggistico-culturali,
didattico-ricreativi e soprattutto stimolare la sensibilità e
l’interesse per la conoscenza scientifica del territorio. Tutto
questo fa parte di obiettivi generali che riguardano
l’incentivazione iniziative volte alla diversificazione
dell’offerta turistica, di proporre un turismo di qualità
salvaguardando l’identità culturale e sociale dei residenti, di
sensibilizzare gli operatori turistici ad una gestione ecologica
delle strutture ricettive e turistiche e di tutelare e promuovere il
patrimonio ambientale e storico-culturale.
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Rendiconti online Soc. Geol. It., Vol. 8 (2009), 140-143
Le Unità di paesaggio nella media-alta valle del Fiume Calore
(Benevento)
G. SOLLA (*), A. DI LISIO (*) & F. RUSSO (*)
ABSTRACT
Le Unità di paesaggio nella media-alta valle del Fiume Calore (Benevento)
Scopo del lavoro è quello di individuare ambiti territoriali costituiti da
specifiche caratteristiche di formazione ed evoluzione, distintive e omogenee,
che identificano Unità o Sub-Unità di paesaggio e relative tipologie nell’ambito
del Sistema ecologico della media-alta valle del Fiume Calore (Benevento).
Tali Unità sono desunte dalla combinazione di più tematismi, secondo quanto
prevede la metodologia UFAT (Unità Fisiche Ambientali e Territoriali),
laquale consente di individuare un mosaico territoriale fatto di layers
sovrapponibili, ciascuno con caratteri e dati ambientali o territoriali omogenei,
in ambiente GIS. La cartografia tematica è realizzata mediante l’ausilio del
software GIS ArcView 3.2, capace di operare le opportune correlazioni ed
intersezioni tra i vari tematismi sviluppati.
Dal punto di vista qualitativo, le Sub-Unità e tipologie di paesaggio
individuate derivano dall’interazione operativa dei fattori fisici e biologici che
caratterizzano l’area di studio consentendo di esprimerne il grado di variabilità
in maniera oggettiva. Quest’ultimo, ai fini della comprensione della
biodiversità, permette di evidenziare oggettivamente le diverse possibilità di
combinazione nella caratterizzazione locale dell’ecosistema.
Key words: Fiume Calore, Unità di paesaggio, Codici UFAT,
Sistemi Informativi Geografici, Benevento.
classificato in sottosistemi, caratteristici di un determinato tipo
di ambiente naturale.
Ogni sistema a sua volta è ulteriormente diviso e descritto
in unità di paesaggio tipiche di quel comprensorio (Amadio V.
et alii, 2002).
I metodi che vengono utilizzati per definire le Unità di
Paesaggio possono essere applicati a qualsiasi tipologia di
dettaglio, quindi a differenti livelli di pianificazione, che può
essere di regionale, provinciale e comunale,grazie all’utilizzo
di un software GIS (Aspinall R. J., 1991).
INQUADRAMENTO DELL’AREA
L’area di studio (Fig. 1) ricade interamente nella Provincia
di Benevento. Essa ha un’estensione territoriale di 126 km2,
costeggia per buona parte il territorio confinante della
Provincia di Avellino. I comuni interessati sono: Apice,
Sant’Arcangelo Trimonte, Paduli, San Giorgio del Sannio e
Calvi. Tali comprensori comunali identificano anche le varie
unità e sotto-unità di paesaggio ricadenti nell’area di studio
ovvero la media-alta valle del Fiume Calore. Geograficamente
l’area di studio ricade nell’Appennino campano.
INTRODUZIONE
L'individuazione delle Unità di Paesaggio consente di
creare una rete fitta di maglie, che vanno a costituire una
matrice territoriale, la quale viene utilizzata come riferimento
per gli elementi individuati, tra cui beni naturali, edifici,
tipologie vegetazionali, ecc…, al fine di caratterizzare un
contesto ambientale-paesaggistico con propri valori.
Le unità omogenee sono stabilite mediante uno studio di
interconnessione della composizione del pattern, ossia la
configurazione che assume il territorio in seguito alle diverse
interazioni con i caratteri ambientali, e degli elementi
fisiografici, cioè aree omogenee per tipo ed intensità di
processo, caratterizzanti un determinato areale. Tale approccio
consente di leggere il territorio, in base ai vari elementi
geoambientali appartenenti a scale diverse, secondo
l’identificazione delle UFAT, infatti, il paesaggio può essere
_________________________
(*) Dipartimento di Studi Geologici e Ambientali, Università del Sannio,
Benevento (BN).
Fig. 1 - Area di studio
Nell’area di studio sono state riscontrate cinque distinte
unità litologiche o complessi differenti, confrontabili con quelli
descritti nella Carta Geologica d’Italia al 100.000 (Servizio
Geologico d’Italia, 1971) e precisamente nel Foglio n° 173
“Benevento”.
Nell’area affiorano prevalentemente depositi pliocenici,
caratterizzati da Unità clastiche marino-transizionali. Ma non
mancano, inoltre, l’Unità continentale fluvio-alluvionale;
l’Unità continentale fluvio-lacustre, entrambe di età
pleistocenica; l’Unità del Flysch Rosso e quella delle Argille
G. SOLLA ET ALII
Varicolori anche queste entrambe di età Miocenica
(Brancaccio et alii 1984).
Sotto il profilo fitoclimatico l’area di studio ricade nelle
fasce del Lauretum e del Castanetum, in quanto essa è
compresa tra i 149 ed i 639 m s.l.m. Questi valori altimetrici
influenzano notevolmente l’uso del suolo, vocato
essenzialmente ai seminativi.
141
Per quanto riguarda l’altimetria si è creato un modello
digitale del terreno (DEM Fig. 2), esso è stato realizzato
mediante la digitalizzazione di curve di livello dalla carta
topografica al 25.000 dell’area d’indagine.
Da ciò si è ottenuto successivamente il TIN (Triangulated
METODOLOGIA E DATI
Alla caratterizzazione delle sub-unità di paesaggio ha
contribuito l’individuazione e l’analisi degli ecosistemi
presenti all’interno di ogni Sistema Geografico, trattati come
elementi separabili e indipendenti. Si è sviluppata, quindi, una
prima misura e classificazione degli attributi spaziali delle
componenti ambientali individuate, in modo da permettere il
Fig. 3 - Carta delle pendenze
Fig. 2 - Carta orografica (DEM) dell’area di studio
confronto e l’analisi dei dati relativi a differenti realtà
territoriali. In questo modo, in ambiente GIS, si sono ottenuti
dei layer tematici, i quali successivamente sono stati
ricombinati attraverso metodi sequenziali di sovrapposizione
topologica, andando ad individuare i sottosistemi territoriali
omogenei, definiti come Unità Fisiche Ambientali e Territoriali
(UFAT).
Le componenti ambientali osservate, ossia i tematismi di
base, comprendono: l’altimetria, da cui si ricavano esposizioni
e pendenze; la litologia e l’uso del suolo. La combinazione
gerarchica di questi elementi permette l’individuazione dei
sottosistemi territoriali omogenei per condizioni fisiche,
biologiche e antropiche.
Irregular Network), tramite la funzione Create TIN From
Features, convertito in DEM tramite la funzione Convert TIN
to Raster.
Dal DEM si sono ricavate la Carta delle pendenze, tramite
la funzione Slope, e la Carta dell’esposizione, tramite la
funzione Aspect (Fig. 3, 4).
Anche la Carta litologica (Fig. 5) è stata realizzata
digitalizzando i dati contenuti nei fogli della Carta Geologica
d’Italia,
precedentemente
acquisiti
e
ritagliati
in
corrispondenza dei limiti provinciali.
La Carta dell’Uso del suolo (Fig. 6), invece, è stata
realizzata sulla base delle informazioni acquisite dal database
europeo (Corine Land-Cover 2000), le cui classi d’uso del
suolo, essendo troppo particolareggiate al fine dell’elaborato
sono state semplificate.
Dalla funzione di Intersect in GeoProcessing delle carte in
figura 3, 4 e 7 si è ottenuta la Carta dei tipi delle sub-unità di
paesaggio (Fig. 8 e Tab. 1 e 2), le quali frammentano
ulteriormente l’area di indagine, per specifici caratteri di
formazione.
142
LE UNITÀ DI PAESAGGIO NELLA MEDIA-ALTA VALLE DEL FIUME CALORE (BENEVENTO)
Fig. 4 - Carta delle esposizioni dei versanti
Fig. 6 - Carta dell’uso del suolo
Fig. 5 - Carta litologica
Fig. 7 - Carta delle sub-unità di paesaggio
G. SOLLA ET ALII
Fig. 8 - Carta delle tipologie di Sub-unità di paesaggio
143
ambiente GIS, volto all’individuazione di ambiti territoriali
omogenei, al fine di realizzare una Carta delle Sub-unità di
paesaggio. Tale carta è stata realizzata, in ambiente GIS,
dall’intersezione di carte sia di base (Uso del suolo, litologica,
DTM) che derivate (pendenze ed esposizioni dei versanti).
La combinazione di questi vari tematismi cartografici ha
consentito la realizzazione di un modello cartografico più
complesso e dettagliato nonché di ordine superiore: la Carta
delle Sub-unità di paesaggio. Il risultato ottenuto con questa
elaborazione automatica permette di suddividere l’area di
studio in un mosaico di elementi conoscitivi più elementari che
vanno a dettagliare il più complesso quadro delle possibili
Unità di paesaggio e gerarchicamente superiori.
Un ulteriore elaborazione tematica ha permesso di
discriminare nell’ambito delle varie Sub-unità di paesaggio
tipologie diverse, la cui distinzione è stata basata sulle
caratteristiche di pendenza e di esposizione dei versanti.
Questa successiva elaborazione cartografica è stata possibile
sfruttando i tematismi rappresentati nelle rispettive cartografie
della pendenza e dell’esposizione dei versanti.
La metodologia proposta con questo lavoro permette di
ottenere con procedure automatiche l’elaborazione di vari
tematismi tutti interessati nella caratterizzazione delle Unità di
paesaggio. Quindi si configura come importante strumento per
la pianificazione territoriale e ambientale. Si tratta di ottenere
cartografie tematiche derivate che inglobano al loro interno una
mole notevole di dati che possono essere gestiti solo in
ambiente GIS e con opportuni softwares. I risultati ottenuti
possono essere di grande interesse ai fini della definizione di
specifici studi ecologici, come la Carta della Naturalità o della
Biodiversità, ovvero di studi Valutazione di Impatto
Ambientale applicati alla definizione delle Unità di Paesaggio
e con valenza non solo naturalistica.
REFERENCES
Tab.1 - Legenda della Carta delle tipologie di Sub-unità di Paesaggio
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000 Foglio 173 Benevento.
Tab. 2 - Legenda della Carta delle tipologie di Sub-unità di Paesaggio
CONCLUSIONI
Lo studio condotto sull’area della media-alta valle del
Fiume Calore, mediante la metodologia UFAT, ha consentito
l’utilizzo e l’elaborazione di un metodo di correlazione in
BRANCACCIO L., PESCATORE T., SGROSSO I., SCARPA R.,
(1984). “Assetto strutturale del Appennino CampanoLucano”. Istituto di Geologia e Geografia dell’Università di
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Aquifer vulnerability assessment using positive and negative
evidences of contamination
A. SORICHETTA (*), M. MASETTI (*), S. STERLACCHINI (°) & J. BLAHUT (°)
ABSTRACT
Valutazione della vulnerabilità degli acquiferi tramite l’utilizzo di evidenze
positive e negative di contaminazione
Il metodo Weigth of Evidence (WofE) è una tecnica di analisi statistica che
permette di valutare la vulnerabilità degli acquiferi rispetto ad uno specifico
contaminante. Questo viene effettuato tramite la comparazione tra la
distribuzione spaziale di una variabile dipendente, la presenza di un
contaminante misurata in un pozzo, e quella delle variabili indipendenti,
naturali e antropiche, che la possono condizionare. L’uso del metodo richiede
di esprimere la variabile dipendente in forma binaria con la necessità di fissare
una soglia di concentrazione che separi l’intera popolazione di dati a
disposizioni in due semipopolazioni rappresentanti ciò che si ritiene impattato
dalla contaminazione dal resto. L’approccio convenzionale è quello di
considerare solo quello con concentrazioni superiori alla soglia fissata, poiché
per la stima della vulnerabilità degli acquiferi questa semipopolazione
rappresenta il numero e la posizione dei punti dove le acque sotterranee sono
state fortemente impattate dalla contaminazione. Una evidente limitazione di
questo approccio è che un intera semipopolazione di dati a disposizione non
viene tenuta in considerazione nell’analisi. In questo studio entrambe le
semipopolazioni sono state considerate per realizzare due differenti modelli, in
modo da non perdere importanti informazioni dai dati sperimentali al fine di
valutare con maggiore rigore la reale importanza che hanno le variabili
indipendenti nella determinazione delle aree a diversa vulnerabilità degli
acquiferi e quanto queste possono risultare diverse in funzione dell’analisi
effettuata.
weighted evidences (evidential theme, predictor factors or
explanatory variables) (Raines, 1999). Training points (TP) are
used in WofE to calculate prior probability, weights for each
evidential theme, and posterior probability of the response
theme. Prior probability is based on prior knowledge of the TP
location in the study area without the benefit of supporting
evidences (the probability that an occurrence will occupy a unit
area within the study area independent of any evidential
theme), weights define spatial associations between TP and
evidential themes, and posterior probability represents the
relative probability that a unit area contains a TP based on the
evidence provided by the evidential themes (relative
probability means that areas of higher posterior probability are
more likely to contain TP than areas of lower one).
Key words: Weight of Evidence, vulnerabilità degli acquiferi,
nitrati, evidenze di contaminazione.
INTRODUCTION
Weights of evidence (WofE) modeling technique utilizes
combination of different spatial datasets in order to analyze
and describe their interactions and generate predictive models
(Bonham-Carter, 1994; Raines et al., 2000). WofE is a datadriven process that use known occurrences (training points or
response variables) as model training sites to produce
predictive probability maps (response theme) from multiple
_________________________
(*) Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio”, Università degli
Studi di Milano, Milano
(°) CNR - Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali (Sezione di
Milano), Milano
Fig. 1 – Nitrate concentration (mg/l) in the study area
Using this modeling technique, a groundwater vulnerability
assessment to nitrate (NO3-) contamination has been performed
in the shallow unconfined aquifer (TRa) of the Province of
Milan (northern Italy), where occurrence of elevated nitrate
concentration is constantly monitored by a net of about 300
wells. The minimum nitrate concentration is lower than 1.0
mg/l whereas the maximum is higher than 70 mg/1: the median
concentration is about 20 mg/l. Forty-two percent of the
monitored wells shows concentrations exceeding value of 25
mg/l.
The most impacted sector is located in the north-eastern part
of the study area, where concentrations exceed 50 mg/l, even if
the whole northern sector shows values close to or greater than
25 mg/l (Fig. 1). Analysis of historical data confirms that this
is the normal trend of nitrate concentration in groundwater.
A. SORICHETTA ET ALII
The response themes have been generated in the
Environmental Systems Research Institute (ESRI) ArcMap 9.2
environment, using the Arc Spatial Data Modeller (ArcSDM)
geoprocessing tools (Sawatzky et al, 2007)
METHODOLOGY
Usually only the subset constituted by wells with
concentration higher than the threshold is considered because
represents the number and location of the occurrences, that is
where groundwater has been strongly impacted from
contamination (positive evidences). One obvious limit of this
approach is that an entire subsets, the one individuating areas
where groundwater has been slightly impacted from
contamination (negative evidences), is completely neglected.
In this study both positive and negative TP has been used to
perform two different WofE models (named positive and
negative model respectively). This has been done in order to
better control the actual influence of evidential themes on the
occurrence of nitrate concentration in groundwater.
The idea behind this approach is that each statistically
significant class of an evidential theme has a univocal control
2.5000
2.0000
Contrast
1.5000
1.0000
0.5000
0.0000
-0.5000
-1.0000
1
2
3
4
3
4
Classes
a)
4.0000
3.0000
Contrast
2.0000
1.0000
0.0000
-1.0000
-2.0000
-3.0000
1
2
Classes
b)
Fig. 2 – Contrast of saturated hydraulic conductivity for negative (a) and
positive (b) TP analysis. Values decrease from class 1 to 4
on the physical process of groundwater contamination. In other
words if a class of an evidential theme has a positive weight
indicating areas where high nitrate concentration are likely to
occur, the same class should have a negative weight indicating
145
that in those areas low nitrate concentration are not likely to
occur.
And again if an evidential theme show a general direct
relationship with the response theme, that is the value of the
contrast increase with the increasing of the value of the
variable, in the analysis with positive evidences, it should have
an inverse relationship in the analysis with the negative ones.
An evidential theme is a set of continuous (ordered) or
categorical (free) spatial data presumably associated with the
location and distribution of TP.
Weights have been calculated for each considered evidential
theme based on the presence or absence of selected TP with
respect to the study area. Positive weight reflects a positive
spatial association between the TP and the class they belong to,
negative weight reflects a negative spatial association between
them while a weight of zero indicates that there is no
association between TP and the considered evidences. Indeed,
the weight is associated with the presence of absence of known
occurrences (i.e. areas that have more TP than would be
expected by chance receive a positive weight).
For each class, a contrast value (positive weights minus
negative weights) is calculated. It represents the overall degree
of spatial association between each class of the evidential
theme and the presence of TP. It is a measure of evidential
theme’s significance in predicting the location of training
points (Bonham-Carter, 1994).
Confidence (contrast divided by its standard deviation) of
the evidential theme is also calculated for each class,
corresponding approximately to the statistical levels of
significance, represents the measure of significance of the
contrast mainly due to the uncertainties of the weights (Raines,
1999). Contrast value that is significant, based on its
confidence means that the evidential theme is a useful
predictor of TP.
Ordered evidential themes may have to be reclassified prior
to analysis in order to deal with random processes, the amount
(relatively small numbers) of TP and their location. This is
done in an effort to define ranges of values (areas of the
evidential themes) that can be grouped in classes that have
statistical significance and great association with the location
of the selected TP.
Contrast values allow determining the threshold values that
maximize the spatial association between the evidential theme
and the selected TP (Bonham-Carter, 1994) and are used as
thresholds to generalize evidential themes into categories.
Statistically significant high contrast values (representing
relative peaks) define areas having the greater association with
the training points and have been used to determine where to
place a break in each evidential theme data creating multi-class
generalized themes.
This process can lead to a different reclassification of the
evidential theme, both for the number and range of classes,
using the two TP subsets. A confidence value of 1.6545,
corresponding to 95% statistical levels of significance was the
minimum acceptable confidence value selected to identify the
contrast values that could serve as breaking points. Each
ordered evidential theme has been reclassified both using
positive and negative TP and the generalized themes have been
146
AQUIFER VULNERABILITY ASSESSMENT USING POSITIVE AND NEGATIVE EVIDENCES OF CONTAMINATION
considered as inputs in the positive and negative model
respectively.
RESULTS
Six evidential themes (categorical and continuous) were
considered for input to perform the vulnerability analysis: soil
protective capacity, effective infiltration, saturated hydraulic
conductivity, groundwater depth and groundwater velocity.
They were derived from many sources of information and are
different in type, accuracy and survey scale.
Each class of the soil predictive capacity did not meet the
test of significance either using the positive training points and
the negative ones in order to calculate the weights.
Groundwater velocity, groundwater depth, and saturated
hydraulic conductivity show an expected opposite spatial
3.5000
3.0000
2.5000
Contrast
2.0000
1.5000
1.0000
0.5000
0.0000
-0.5000
-1.0000
-1.5000
1
2
3
4
5
4
5
Classes
a)
2.0000
1.5000
1.0000
Contrast
0.5000
0.0000
DISCUSSION AND CONCLUSIONS
The proposed approach should help to indentify those
evidential themes that can be used as inputs model and those
that should be rejected.
Indeed even if all the classes of an evidential theme could
have high contrast values and be statistically significant, at the
same time the spatial correlation with positive and negative
evidences could be not univocal. In other words, classes
having a significant positive spatial correlation with positive
TP show the same significant positive correlation if negative
training points are used to calculate weights. This means that
there is non-univocal spatial relationship between the
evidential theme and the presence or absence of occurrences.
The fact that this correlation is not univocal should suggest not
using the evidential theme as input to calculate the response
theme (final posterior probability map).
The reason the effective infiltration theme behave this way
could be that this evidential theme does not represent a
discriminating parameter that influence the TP location or that
there is a bias due to the location of the TP mostly located in
urban areas or close to them (the bias location of the wells is
due to the fact that already existing wells were used to build
the monitoring network and these wells were made for
drinking water supply).
When positive training points are used to run the model the
response theme delineate sharper distinction between areas
having higher vulnerability and areas where the vulnerability is
lower. When negative training points are used there are more
areas showing a medium degree of vulnerability and less areas
showing a higher or lower degree (Fig. 4)
In conclusion evidential themes must have statistical
significance and being discriminating parameters for being
used as WofE input.
The two evidential themes ultimately not used as WofE
inputs in both models were refused for the following reasons:
in both models none of the soil protective capacity classes meet
the established statistical levels of significance while the
effective infiltration generalized evidential themes did show
the same kind of spatial association (positive spatial
association) with both positive and negative TP location.
-0.5000
-1.0000
-1.5000
-2.0000
-2.5000
1
2
3
REFERENCES
Classes
b)
Fig. 3 – Contrast of effective irrigation for negative (a) and positive (b) TP
analysis. Values increase from class 1 to 5
correlation trend related to positive and negative TP pattern
(Fig. 2).
Effective infiltration shows the same spatial correlation with
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Scarica

Utilizzo delle tecniche GIS e di Sistemi di Supporto alle Decisioni