Riso Per il numero di persone coinvolte, la risicoltura rappresenta in assoluto la più importante attività economica al mondo. L’area coltivata a riso interessa l’11% dell’intera superficie arabile mondiale in 122 paesi di tutti i continenti. Circa il 90% della produzione è concentrata in Asia. L’Italia è il primo produttore in Europa, con più di 4 mila aziende agricole e diecimila famiglie coinvolte soprattuto in Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna ; più del 60% del riso viene esportato. Il riso è un’ottima fonte di carboidrati complessi, ha una elevata digeribilità, un buon contenuto di proteine, un ottimo rapporto sodio/potassio e vitamine idrosolubili: PP, B1 , B2. Il riso, il cui nome scientifico è Oryza sativa, è un cereale originario delle regioni asiatiche, introdotto in Europa dagli arabi nel medioevo. Le sottospecie maggiormente coltivate sono Oryza sativa indica, tipica delle zone equatoriali umide, e Oryza sativa japonica, tipica del clima temperato. Secondo lo storico francese Fernand Braudel, il riso è una di quelle “piante della civiltà” che hanno caratterizzato la storia di intere regioni del mondo sia per gli aspetti economici e produttivi che per gli aspetti culturali e nello stile di vita. Per la sua importanza, nei paesi del Sud-Est asiatico è stato una unità di misura del tempo e dello spazio: “il tempo che ci vuole a cuocere il riso” significava mezz’ora o una distanza che si percorreva in trenta minuti. Nel nostro paese i risi coltivati appartengono quasi tutti alla sottospecie japonica, di cui esistono più di un centinaio di varietà anche se l’80% della nostra produzione è rappresentato solo da una dozzina di esse. La coltivazione si effettua in risaie nelle quali l’umidità e gli sbalzi termici sono assicurati dalla sommersione artificiale, i terreni più favorevoli si hanno nella pianura Padana, dove ci sono colture di tipo intensivo. Per quasi tutto il periodo di crescita le risaie devono essere pulite da piante infestanti tramite diserbanti specifici, lavoro che una volta veniva svolto manualmente dalla mondina. Dopo un ultimo periodo di coltivazione all’asciutto, il riso raccolto viene portato nelle riserie dove il risone, o riso vestito, viene sottoposto alle varie fasi di lavorazione prima di finire nei nostri piatti. Un pizzico di storia 1 Il riso è originario di una vasta regione che si estendeva dall’India orientale fino alla Cina meridionale nella quale, agli inizi dell’Olocene (l’epoca geologica più recente), crescevano i suoi progenitori 1 selvatici. In quei territori, compresi nella fascia tropicale e sub-tropicale delle piogge monsoniche, il riso sviluppò una sorprendente variabilità che gli consentì di colonizzare i più diversi ecosistemi. Il riso selvatico è ancora oggi presente in molte aree della pianura del Gange in India, nelle regioni settentrionali di Burma, Thailandia e Vietnam e in quelle continentali e insulari dell’Asia sudorientale. Il processo di domesticazione ebbe luogo ad opera di comunità di proto-agricoltori i quali, dopo una prima fase di semplice raccolta dei semi, avviarono la coltivazione dei campi naturali di riso selvatico e, solo successivamente, cominciarono a seminarlo. Le scelte operate dai primi agricoltori, che videro nel riso selvatico una possibile fonte alimentare, cambiarono il destino di molte popolazioni, favorendo la crescita sociale e culturale di quei gruppi che sul riso fondarono la loro economia. Il mondo classico mediterraneo conobbe il riso orientale solo dopo la conquista dell’Asia da parte di Alessandro Magno. Teofrasto, contemporaneo di Alessandro, fu il primo a descrivere il riso nel suo trattato sulla storia delle piante. Nel Mediterraneo, il riso giunse attraverso l’Egitto; con la colonizzazione araba la coltivazione si trasferì alla Spagna, probabilmente poco dopo il 1000 d.C. Il riso era conosciuto in Italia molto prima che ne iniziasse la coltivazione, perché era considerato una spezia ed era venduto per scopi terapeutici. Qualche traccia si trova già in documenti del 1390, però non è chiaro a chi si deve l’introduzione di questo cereale nella penisola. Il primo documento che dimostra la coltivazione del riso nel nostro paese risale al 1475 ed è una lettera di Galeazzo Maria Sforza, il quale prometteva di inviare dodici sacchi di riso al Duca di Ferrara. Con l’avvio della coltivazione in Lombardia il riso, da prodotto di uso esclusivo degli speziali, divenne un elemento dell’alimentazione dei lombardi. La coltivazione si estese con rapidità a tutte le zone paludose della Pianura Padana e in seguito anche in Emilia e in Toscana, dove però la penetrazione fu più lenta a causa della minore disponibilità di acqua da destinare al nuovo cereale. Alla fine del XVII secolo il riso si coltivava ormai largamente nella pianura del Po, in Toscana ed in qualche area della Calabria e della Sicilia. Nel 1700 le risaie del territorio milanese coprivano una superficie di oltre 20.000 ettari, mentre un secolo e mezzo dopo le sole risaie del vercellese raggiungevano i 30.000 ettari. Il mondo del riso 2 Come per tutte le piante coltivate, anche per il riso sono davvero molte le varietà esistenti: nel solo Registro Nazionale italiano delle varietà 2 ne figurano poco più di 180. A livello commerciale viene classificato in quattro gruppi: comune originario, semifino, fino e superfino; questa nomenclatura dipende dalla forma e dalle dimensioni del chicco: quello comune è più rotondeggiante, mentre quello superfino è più lungo e di dimensioni maggiori. Il superfino poi viene ulteriormente suddiviso in tipo A (Arborio, Baldo, Carnaroli, Roma, Volano) e tipo B (Graldo, Panda, Pegaso, Thaibonnet). Comuni semifini Fini Detti anche risi “tondi” perché i chicchi sono piccoli e tondi. Cottura 12-13 min. Indicati soprattutto per minestre in brodo e dolci, in quanto durante la cottura tendono a rilasciare l'amido. Balilla Balilla grana grossa Originario Cripto Rubino Bali Selenio Ticinese Pierrot Razza 253 Americano 1600 Elio Auro Raffaello Gruppo Lido (chicchi tondi di media lunghezza o semi lunghi). Cottura 13-15 min (chicchi lunghi affusolati e semi affusolati). Cottura 14-16 min Superfini (chicchi grossi lunghi e molto lunghi). Cottura 16-18 min Adatti per antipasti, risi in bianco, timballi Adatti alla preparazione di risotti e contorni. Tengono bene la cottura e rilasciano pochissimo amido. Hanno un valore commerciale, e quindi un costo, superiore. Rosa Marchetti Lido Titanio Monticelli Italico Maratelli Piemonte Padano Romeo Vialone nano Argo Ribe (Rinaldo Bersani) Europa R.B. Ringo Romanico P. Marchetti Radon Veneria Rizzotto S. Andrea Vialone nero Ariete Bonnet Loto Molo Riva Cervo Drago Smeraldo Arborio Redi Volano Roma Razza 77 Baldo Carnaroli Italpatna Silla Gritna Koral Onda Strella Miara Panda Vela Star Secondo la legge vigente, il riso non deve essere trattato con agenti chimici, fisici o con additivi che possano modificare la composizione naturale e il colore; tuttavia è consentito il commercio di riso che abbia subito trattamenti speciali sul risone o sul riso brillato allo scopo di favorirne determinati caratteri. Abbiamo quindi: Il riso Parboiled, ottenuto attraverso fasi di ammollo, trattamento a vapore e successiva essicazione del riso, con lo scopo di favorire la migrazione delle componenti idrosolubili, come le vitamine ed i sali minerali, dai tegumenti esterni verso l'interno del chicco. Potremmo considerarlo come una via di mezzo fra integrale e riso brillato: si cuoce coi tempi del secondo ma mantiene parte dei nutrienti del primo. Mantiene un colorito più giallo rispetto al comune perché migrano all'interno anche i pigmenti carotenoidi presenti negli strati esterni. In genere la varietà Ribe è quella che si appresta di più a questo tipo di trattamento. Converted: è considerabile una versione avanzata del parboiled, ottenuto con tecniche più perfezionate e moderne che riducono maggiormente le perdite di valore nutritivo. A cottura rapida: si ottiene con tecniche diverse il cui principio comune consiste in una parziale cottura del riso brillato e in una successiva disidratazione attraverso aria calda. Quest’ultima causa 3 delle microfessure nel chicco che facilitano l’ingresso di acqua bollente: in questo modo i tempi di cottura si accorciano di 5-8 minuti. Precotto: è ottenuto sottoponendo il riso brillato a trattamenti di vapore per gelatinizzare gli strati superficiali e favorire la conservabilità e la praticità nell’uso. Riso arricchito. Sotto certi punti di vista costituisce una perversione poiché siccome il riso brillato ha perso vitamine e Sali minerali, viene arricchito di vitamine proprio per reintegrare le perdite. Si ottiene proprio arricchendo il riso brillato con chicchi imbevuti di soluzione vitaminica, nel rapporto di 1 chicco ogni 200, oppure spruzzando le cariossidi con una soluzione composta da microelementi. In questo modo si tenta di ripristinare la quantità di sali minerali e vitamine persa durante il processo di sbiancatura. Sottotipo: è ottenuto da risi ibridi e da risoni imperfetti. La confezione può contenere anche chicchi rotti purché la percentuale non sia superiore al 12%. In questo caso l’etichetta deve riportare la dicitura riso sottotipo e la percentuale dei chicchi rotti contenuti. Il prezzo è inferiore a quello degli altri risi. Qui di seguito un elenco dei più diffusi tipi di riso coltivati in Italia. E’ bene sapere che ciascuna varietà non viene sempre venduta col proprio nome, ossia non si trova in negozio il riso Balilla perché viene commercializzato come Originario, idem per il Carnise che si etichetta come Carnaroli. Anche il Baldo e il Roma sono considerati sinonimi e diverse varietà vengono impachettate con la loro indicazione 3 . Arborio Carnaroli Baldo Balilla Glutinoso Roma Venere Originario Selvaggio Sant’Andrea Vialone nano Rosa Marchetti Padano S.Andrea Ribe Ha chicchi grossi e Lunghi Grazie al suo alto contenuto di amido resiste bene alla cottura e per questo motivo è l’ideate per i risotti. E’ il più amato e conosciuto dagli italiani. nato da un incrocio tra il Vialone e Leoncino, ha chicchi grossi, consistenti, e affusolati che assorbono facilmente gli odori e si legano con armonia agli ingredienti. i chicchi sono grandi, traslucidi e molto consistenti. Ricco di amido, ha grande capacità di assorbimento ed è perfetto per la preparazione di risotti, per cotture al forno. Alcuni per qualità lo considerano simile al Carnaroli. dai chicchi piccoli e tondi, ha un grande potere di assorbimento e di crescita in cottura. E utilizzato per minestre, ma anche nella preparazione di dolci, timballi e crocchette. Esiste nelle varietà bianca e nera. E’ molto ricco di amido: in fase di cottura perde vigoria e assume una consistenza collosa. Per questo motivo viene utilizzato solo nella preparazione di dolci e budini. ha i chicchi lunghi, grossi e tondeggianti. E’ molto apprezzato in cucina per la sua estrema versatilità, che lo rende adatto a qualsiasi tipo di cottura, anche nelle minestre e gratinato in forno. di origine cinese, è oggi coltivato anche nella Pianura Padana. E’un riso nero che in Italia è stato ottenuto attraverso l’incrocio con una varietà asiatica messa a disposizione dall’Istituto Internazionale di ricerca sul Riso (con sede nelle Filippine). Brevettato nel 1997, ha avuto bisogno di un lungo periodo di tempo per ottenere la stabilità dei caratteri morfologici. È adatto per la preparazione di risotti e insalate di riso, come contorno nei secondi piatti a base di pesce, carni delicate e verdure, nei dolci come torte, budini e biscotti, e come ingrediente nel pane e nella polenta. ha chicchi piccoli e rotondi che cuociono in circa 12-14 minuti. Utilizzato soprattutto per le minestre, per la sua resistenza alla cottura si presta anche alla preparazione di dolci e dei famosi arancini. i suoi chicchi sono lunghi, affusolati e neri, ma non è un riso vero e proprio. E’ una graminacea – più precisamente la zizzania acquatica – che non viene coltivata ma cresce spontanea nelle paludi. Cuoce in 45 minuti. i suoi chicchi sono lunghi grossi e corposi. Per il suo alto contenuto di amido è particolarmente indicato nella preparazione di minestre e zuppe, ma anche di sformati e dolci. Assorbe bene i condimenti. ha chicchi di media grandezza, semilunghi e tondeggianti. Le sue caratteristiche sono simili a quelle del Carnaroli, ma è più diffuso nel Nord-est italiano. Cuoce in circa 13 minuti ed è ideale per i risotti. .(da qualche anno ha ottenuto la certificazione IGP (Vialone Nano Veronese IGP). Si coltiva in Italia dal 1937 e dal 1945 è stato introdotto nell’area del Triveneto. È indicato per la preparazione di minestroni e minestre, crocchette e arancini. Nella preparazione di risotti in molti lo preferiscono al Carnaroli. molto pregiato e ricercato, perché sono pochi i coltivatori che si dedicano a questa qualità di riso. Durante la cottura si tinge di un grigio rosato. Ha un profumo terroso e un sapore molto particolare. La consistenza è morbida intorno, mentre al centro è più croccante. È adatto per la preparazione di risotti, minestre e timballi. particolarmente adatto per la preparazione di riso in bianco e antipasti; è utilizzato in sostituzione all’Originario. Ha una pasta particolarmente tenera ed è ricco di amido Tiene bene la cottura e assorbe facilmente il sapore del condimento. È adatto per la preparazione di risotti, minestre ha una consistenza compatta, resiste bene alla cottura ed è adatto per la preparazione di risotti, preparazioni complesse e insalate di riso. È la varietà più usata per ottenere il parboiled. 4 Nella cucina moderna sono presenti anche altre varietà di riso, non italiane, usate nei piatti etnici: Thai: tipico del Sud-Est asiatico, con chicco lungo bianco e cristallino dal profumo speziato. Va abbinato a carne, pesce o verdura all’uso orientale. Basmati: cresce in India e Pakistan, ha chicco lungo e sottile, sapore delicato e aromatico. I chicchi rimangono asciutti e separati. Il suo impiego è prevalentemente nella cottura pilaf. Cuoce in 20 minuti; si consiglia di lavarlo e lasciarlo immerso nell’acqua per circa un’ora per fare in modo che i chicchi rimangano interi durante la cottura. Biyori: riso giapponese molto economico per il Sushi, semiraffinato, già lavorato e trattato; è consigliabile lavarlo per togliere la parte superficiale di amido. Tamanishiki: originario dal Giappone (ottenuto dall’incrocio di due varietà autoctone), è il più ricercato e apprezzato per la preparazione del sushi. Si può avere solo se lo si importa direttamente dal produttore. Per tutte queste caratteristiche è un riso particolarmente costoso. Jasmine: riso rosso e aromatico che proviene da una tradizionale varietà thailandese. Il chicco è di piccole dimensioni con un aspetto affusolato e di colore tra il rosso e il castano. È un riso integrale ricco di nutrienti e fibra, dal basso valore glicemico se viene cotto al dente. Durante la cottura sprigiona un profumo speziato e non assorbe molta acqua. Red: pregiata varietà che cresce nel Borneo. I chicchi lunghi hanno un caratteristico color ruggine. Si presta come contorno a piatti di carne e di pesce. La sua è una cottura molto lunga e non scuoce o perde l’aroma. Gange: proveniente da coltivazioni indiane; si presta per la preparazione di piatti unici a base di carne e di pesce, ma può essere utilizzato anche come contorno e nelle insalate. Il suo tempo di cottura è di circa 18 minuti. Patna: di origine tailandese, ha chicchi lunghi e affusolati e un colore bianco latte. Per La sua origine orientale, è adatto a piatti esotici ma anche a insalate di riso, tortini e ripieni. Ha un’ottima tenuta in cottura. I suoi frutti Il riso, come il frumento, è una graminacea a ciclo annuale cioè viene seminata in primavera e matura, secondo le varietà, fra Settembre e Ottobre. La pianta raggiunge un'altezza di 80-150 cm ed in media impiega circa 5 mesi per giungere a maturazione. In alcuni paesi caldi e umidi è possibile avere più di un raccolto all'anno. Il chicco di cui ci cibiamo è il seme da cui nasce ogni pianta. Appena piantato, il seme assorbe dal terreno solo l'acqua che è necessaria a farlo "esplodere". Poi nascono le radici che si allungano verso il basso e fissano la pianta al terreno. Contemporaneamente lo stelo si allunga verso l'alto. Questa fase si chiama germinazione ed è proprio in questo momento che inizia il processo di fotosintesi clorofilliana. Lentamente, si formeranno anche le foglie. A questo punto la pianta inizia a crescere e a svilupparsi traendo dal terreno anche gli altri sali minerali dei quali ha bisogno per diventare più grande. In estate si forma un'infiorescenza, la pannocchia o panicolo (che spesso viene impropriamente chiamata "spiga") che contiene 100 5 150 spighette alla sommità delle quali vi è un fiore che poi si trasforma in chicco e così termina il ciclo. Da cosa è formato un chicco di riso? Le parti più importanti sono: • La lolla: un involucro a più strati, tendente al colore marrone o giallo (costituisce il 20% del peso totale) che ricopre il chicco. • La pula: strato che ricopre il chicco sotto la lolla ed è ricco di elementi nutritivi e proteine. • endosperma: chiamato anche albume, ricco di proteine, di vitamine e di amido. • Embrione (o GERME): che darà vita ad una nuova pianta di riso. La lavorazione Il riso appena raccolto si chiama "risone" perché il chicco è coperto da un guscio ruvido e duro, la lolla che va eliminata per rendere il riso commestibile. Anticamente questa pulitura si faceva a mano, oggi avviene nelle "pilerie", apposite industrie dove prima di tutto, il riso raccolto si separa dalle impurità, quindi ogni singolo granello viene sgusciato, separandolo dalla lolla facendolo passare nello sbramino; si ottiene così il riso integrale che è un cibo sano e più nutriente del riso bianco, perché ricco di vitamine, proteine e sali minerali. Questo riso passa alla fase della sbiancatura che avviene facendo passare il riso integrale tra due pietre in modo da eliminare la pula, la pellicina ricca di proteine, vitamine e sali minerali, e diventare bianco. Mediamente da 100 kg di risone si ricavano 65 Kg di riso raffinato. Il riso raffinato può tramutarsi in “brillato” attraverso un ulteriore trattamento con talco e glucosio. I benefici Il riso è un’ottima fonte di carboidrati complessi, ha una elevata digeribilità, un buon contenuto di proteine, un ottimo rapporto sodio/potassio e vitamine idrosolubili: PP, B1 , B2. Anche per il riso vale il discorso della pasta: le proprietà nutrizionali di un riso integrale sono migliori rispetto a quello brillato perché durante il processo di molinatura si perdono fibre, Sali minerali e vitamine. Per capire l’importanza nutrizionale del riso integrale basti pensare che l’introduzione della brillatura nelle regioni asiatiche, in tempi in cui si cibavano quasi solo di risone, portò alla comparsa del beriberi, una malattia causata dalla mancanza di tiamina, ossia di vitamina B1 in gran parte persa nel processo di raffinazione del riso. Dalla lavorazione del riso si ricavano molti prodotti: L'amido di riso ha un duplice utilizzo. Acquistato in polvere e sciolto in acqua, ha una funzione rinfrescante, ottima per la pelle irritata; unito ad altri materiali, viene invece usato dalle fabbriche per produrre colle e vernici. La farina di riso è particolarmente adatta nei casi di intolleranza alimentare al glutine (il glutine è un elemento presente nel frumento, nella segale e nell'orzo). Con la farina di riso è possibile preparare pane, minestre, gnocchi, ma anche pasta fresca e dolci. Il farinaccio, ottenuto dagli scarti della farina di riso, viene usato come mangime per animali. Il latte di riso deriva dalla lavorazione del riso integrale. È una bevanda molto dolce e buona, con la quale si possono preparare degli ottimi biscotti, torte e deliziose creme. L'olio di riso ottenuto dalla spremitura della gemma (il germe o l'embrione), viene usato per cucinare. Paglia di riso La pianta del riso essiccata, viene usata, unita alla lolla, sia per la preparazione di combustibile che per le lettiere degli animali. In alcuni paesi asiatici è utilizzata anche per la fabbricazione di cappelli e scarpette. Dalla paglia di riso si ricava anche la carta di riso, una carta di qualità pregiata, particolarmente sottile ma anche molto resistente. La pasta di riso, preparata esclusivamente con farina di riso, è una pasta senza glutine e può essere mangiata anche dai Celiaci (le persone allergiche al glutine). La polvere di riso può essere usata come cosmetico al posto della cipria ed è più delicata e rinfrescante di quest'ultima. 6 La composizione chimica del riso varia a seconda del grado di raffinazione e pertanto si deve distinguere tra riso brillato e riso integrale. Il riso lavorato è costituito principalmente da carboidrati (circa l’80%), proteine (circa il 7%), grassi (circa lo 0,5%) e acqua (circa il 12%). In misura minore vi sono poi le vitamine (B1, B2, PP, B9), i macroelementi (fosforo, potassio, magnesio, sodio e calcio) e gli oligoelementi (rame, selenio, zinco e ferro) 4 . Nel riso brillato, rispetto a quello integrale, il contenuto in grassi si riduce a un terzo in quanto i trattamenti rimuovono anche il germe che ne contiene la quantità più cospicua; inoltre la fibra è assente, nel riso integrale è presente in quantità non inferiori all’1-1.5%. Il riso integrale, è tuttavia meno conservabile in quanto non ha subito la separazione delle parti esterne e va incontro a fenomeni ossidativi: se non è sottovuoto va consumato in tempi brevi. Nella tabella seguente vengono indicate le quantità delle varie sostanze contenute in 100 g di riso crudo, secondo le analisi dell’istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione: Riso integrale 12 7,5 1,9 77,4 69,2 1,9 Riso brillato 12 6,7 0,4 80,4 72,9 1 Parboiled 10,3 7,4 0,3 81,3 73,6 0,5 Sodio Potassio Calcio Fosforo Magnesio 9 214 32 221 5 92 24 94 20 9 150 60 200 Ferro Zinco Rame Selenio (microgr.) 1,6 0,8 1,3 0,18 10 2,9 2 0,34 14 B1 (Tiamina) B2 (Riboflavina) B3 (Niacina) 0,48 0,05 4,7 0,11 0,03 1,3 0,34 Acqua Proteine Lipidi (grassi) Carboidrati (Amido) Fibra grammi milligrammi Questi valori cambiano se il riso lo facciamo bollire, ad esempio nel caso del brillato, l’acqua diventa il 72,6%, le proteine 2 grammi, l’amido 22 grammi, la fibra quasi scompare e le vitamine pure. 7 Il riso bianco che arriva sulle nostre tavole è quindi costituito quasi esclusivamente da amido, che è strutturalmente formato da due polisaccaridi: l’amilosio e l’amilopectina. Il contenuto di amilosio è il principale fattore che influisce sulle proprietà chimico-fisiche del granello di riso, ossia su come si presenta il chicco dopo la cottura. La collosità è l’attitudine del riso cotto ad appiccicare ed è inversamente proporzionale al contenuto di amilosio, mentre la consistenza rappresenta la resistenza alla masticazione; i risi migliori per consistenza sono: Aiace, Gange, Thaibonnet e Carnaroli, mentre i meno collosi risultano: Thaibonnet, Gange, Vialone nano, Aiace e Carnaroli 5 . Come si coltiva Lo schema a fianco mostra le varie fasi. Per prima cosa il terreno viene arato e fresato allo scopo di rompere le zolle livellando il terreno. Quindi viene concimato con fertilizzanti azotati (solfato d’ammonio, urea, calciocianamide) e potassici. La concimazione viene eseguita in 2 tempi: prima della semina e nel periodo vegetativo (in copertura). L’inondazione è l’ultima operazione di preparazione del terreno prima della semina che consiste nello spargimento del risone, precedentemente ammollato, sul terreno sommerso. Ma è indispensabile coltivare il riso in acqua? No però in tutto il mondo i migliori risultati produttivi si ottengono con l’allagamento dei campi perché la pianta è sensibile agli sbalzi termici e l’acqua, oltre a sopperire alle esigenze fisiologiche, funge proprio da volano termico proteggendola dagli sbalzi di temperatura. Da qualche anno, anche per assecondare la continua carenza di acque, è invalsa una nuova tecnica di coltivazione "in asciutta" che prevede per tutto il ciclo vegetativo la necessità di acqua solo allo scopo vegetativo e non termoregolatore. Questo viene soddisfatto da irrigazioni ad intervalli di tempo variabili da una settimana a 15 giorni, in dipendenza dall'andamento climatico e dalla natura del terreno e pertanto la risaia non subisce periodi di sommersione continuata. Durante l'irrigazione il livello dell'acqua può raggiungere i 10 cm, abbassandosi poi rapidamente una volta interrotta la somministrazione; la durata di sommersione di norma non supera le otto ore. La fase di diserbo comprende le operazioni compiute allo scopo di eliminare le piante infestanti (malerbe), le alghe e la lotta ai parassiti. Il trattamento può essere effettuato prima della semina, prima della nascita della coltura (pre-emergenza) e dopo la nascita della coltura (trattamento postemergenza). 8 Oltre dalle cosiddette malerbe, altri trattamenti vengono fatti contro altri parassiti, sempre più diffusi sia per effetto della abolizione dell’avvicendamento delle colture e del predominare delle monoculture, che dal progressivo inquinamento delle acque, si tratta di crostacei, anelidi e insetti. Alla fine del ciclo, quando il riso è pronto per la raccolta, avviene la mietitrebbiatura, eseguita con macchine semoventi di grandi dimensioni, dopo aver provveduto allo svuotamento dell’acqua della camera di coltivazione. L’operazione di stoccaggio è preceduta dall’essicazione del risone che avviene entro 20 ore dalla raccolta per eliminare il rischio di fermentazione e di putrefazione, in appositi essiccatoi con aria riscaldata. Infine il riso essiccato e pulito viene immagazzinato in silos in attesa della successiva lavorazione del prodotto. Pesticidi nelle risaie Il diserbo è una delle fasi più delicate della coltivazione del riso poiché implica lo spargimento di grandi quantità di prodotti tossici. Fra i più utilizzati troviamo il bentazone, l’oxadiazon, il molinate, il glifosate, il Benthiocarb (dietiltiocarbammato) e il Propanil. La lotta alle malerbe dei fossi e degli arginelli avviene mediante applicazione di prodotti a base di Simazina, derivati dalle Triazine. Nell’edizione 2014 del Rapporto Nazionale dei pesticidi nelle acque 6 , possiamo leggere che nel 17,2% dei punti di controllo effettuati sono state rilevate concentrazioni di pesticidi superiori ai limiti. Fra le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento troviamo molte delle sigle appena citate: glifosate, metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina. Nelle acque sotterranee, le sostanze più frequentemente rinvenute sopra il limite sono: bentazone, metalaxil, terbutilazina e desetilterbutilazina, atrazina e atrazina-desetil, oxadixil, imidacloprid, oxadiazon, bromacile, 2,6- diclorobenzammide, metolaclor. Il rapporto segnala fra le criticità, la contaminazione dovuta agli erbicidi triazinici e come siano ancora largamente presenti sostanze ormai fuori commercio molto utilizzate nella coltura del riso, come l’atrazina (bandita da oltre due decenni) e la simazina vietata in anni più recenti. Il bentazone ha la maggiore frequenza nelle acque sotterranee, dove è presente nel 17% dei punti (10% sopra il limite), localizzata soprattutto nelle aree risicole di Piemonte e Lombardia. Come si valuta una varietà di riso? La “carta di identità” di ciascuna varietà di riso è composta da diversi parametri, quali la dimensione del chicco espressa in lunghezza e larghezza, il contenuto di amilosio, la consistenza e la collosità, unitamente ad altre caratteristiche (tempo e temperatura di gelatinizzazione 7 ); questi parametri forniscono un quadro generale del comportamento in cottura del riso per capire a che tipo di mercato è più adatta la varietà studiata e a quale pietanza meglio si adatta. Di seguito si riportano i dati di alcune varietà italiane, ma occorre specificare che – ovvio – sono dati standard nel senso che un Baldo coltivato in Lomellina e un Baldo coltivato nella zona prealpina della baraggia (in Piemonte) non hanno la stessa collosità. 9 Fonte: Ente Risi Dai dati riportati in tabella emergono analogie tra le varietà Aiace, Thaibonnet e Gange (analoghi caratteri biometrici, gel-time, elevato amilosio, elevata consistenza e bassa collosità). Al secondo gruppo appartengono varietà più dissimili: Arborio, Selenio, Baldo, Loto e S. Andrea. Risultano comunque tutte confrontabili per contenuto di amilosio e conseguente consistenza e collosità; anche i tempi di gelatinizzazione sono simili. Al terzo gruppo appartengono le varietà Carnaroli e Vialone Nano, diversi per dimensionalità (rispettivamente un lungo A e un lungo B), ma confrontabili per contenuto di amilosio e conseguente consistenza e collosità. Sono invece eterogenei per il parametro tempo di gelatinizzazione: il vialone nano tiene molto meno la cottura 8 . In cucina La tradizione riporta che • • • • I I I I risi comuni sono preferibili per minestre, minestroni, dolci. semifini per antipasti, risi in bianco, piatti unici, supplì, timballi, sartù. fini per risotti e contorni. superfini, come i precedenti, per risotti e contorni. La porzione ideale per persona oscilla fra i 50 e i 100 grammi. Dipende naturalmente dal piatto che si desidera preparare, ecco un'utile scaletta per l'impiego: • • • 50 grammi a persona per le minestre in brodo. 70 grammi per i contorni o, come in Oriente e nei paesi anglosassoni, per sostituire il riso al pane o ai crackers. 100 grammi per i primi piatti e per i piatti unici. Ricordando che un etto di riso fornisce 350 calorie. Qui sotto una tabella con i consigli dell’Ente nazionale Risi: Gruppo Varietà Uso Preferenziale * Comune Balilla, Elio, Selenio, Rio. Minestre in brodo, timballi, dolci. Lido, Rosa Marchetti. Alfa, Argo, Cripto, Italico, Lomellina, Maratelli, Monticelli, Padano, Semifino Piemonte, Romeo, Rubino. Vialone Nano Fino Ribe, Ringo. Ariete, Bonnet Bell, Europa, Giara Molo, Pierina Marchetti, Riva. Smeraldo, Veneria, Zenit. Belgioioso, S. Andrea. Arborio, Redi, Volano. Superfino Superflno Baldo, Roma. Carnarali. Gritna, Koral, Onda, Silla,Strella. Miara, Indio. . Minestre in brodo, minestre asciutte, timballi, sartù, supplì, contorni. Insalate, minestre in brodo e asciutte, contorni, piatti unici. Antipasti, insalate, risotti, timballi, sartù, contorni, piatti unici. 10 Che dire del riso di cui si fornisce il nostro GAS? L’azienda si chiama Lesca Simone, è di tipo familiare, sorge in provincia di Pavia e coltiva il riso biologicamente; gli appezzamenti sono coltivati a prato, sovescio, riso, mais,grano e legumi, tutte produzioni indispensabili per mantenere l'originaria ricchezza di humus nel terreno. Giá dai primi anni 70 nell’azienda è presente una piccola riseria per garantire la lavorazione dei cereali con procedimenti antichi: mole di pietra per la stramatura e mulini a pietra per la macinatura. La Cascina Regina è quindi stata una delle prime in Italia a produrre e lavorare prodotti biologici. Per risolvere il problema delle erbe infestanti sia in risaia sia per tutte le altre coltivazioni senza nessun aiuto chimico, si interviene soltanto con mezzi meccanici. Per quanto riguarda il riso, si applica il metodo della "FALSA SEMINA" o " SEMINA SIMULATA": nella risaia tutto è infatti predisposto come per la semina normale; il terreno è spianato e viene immessa un po' d'acqua, ma non viene gettato il seme. Non appena spuntano le infestanti, viene tolta bruscamente l'acqua e si erpica la terra in modo da poterle sradicare. Pulito il terreno, viene immessa nuovamente acqua subito portata ad un livello piuttosto alto, dopo di che si aspetta ancora una volta che le infestanti germoglino e si ripete una seconda volta lo stesso procedimento; solo dopo questo passo si procede con la semina del riso. Il risotto alla milanese Nella Milano del 1574, da quasi duecento anni ormai, erano in corso i lavori per la fabbricazione del Duomo. Alle spalle della costruzione, si era formata una vera e propria cittadina di officine in cui alloggiavano falegnami, scultori, carpentieri ed artigiani venuti da tutta l'Europa. Lì vicino, da qualche parte, viveva Valerio di Fiandra, maestro vetraio. Egli era incaricato di creare alcune vetrate e per portare a termine il suo lavoro, s'era portato a Milano alcuni dei suoi migliori allievi. Uno, in particolare, spiccava tra gli altri per la sua straordinaria abilità nel dosare i colori. Qual'era suo segreto? Mettere un pizzico di zafferano nell'impasto del colore. Proprio per questa sua abitudine, l'abile allievo era stato soprannominato "Zafferano". Maestro Valerio, sapeva della mania di "Zafferano" ma faceva finta di nulla, limitandosi a ripetergli che, andando avanti così avrebbe finito per infilare lo zafferano anche nel risotto. Il giorno in cui si sposò la figlia di Valerio, "Zafferano" convinse il cuoco a spruzzare un po' di polverina gialla nel risotto per il pranzo di nozze. Immaginate lo stupore di tutti i commensali quando a tavola comparve tutto quel risotto color zafferano! Ma il piatto ebbe un grande successo e in un batter d'occhio non ne rimase neanche un chicco. Dallo scherzo di "Zafferano"era nato il risotto alla milanese. 11 Il riso nel mondo Per il numero di persone coinvolte, la risicoltura rappresenta in assoluto la più importante attività economica al mondo. L’area coltivata interessa l’11% dell’intera superficie arabile mondiale. Circa il 90% del riso viene prodotto in Asia 9 , in oltre 250 milioni di aziende, la maggior parte con meno di 1 ettaro di superficie. Le stime della stagione in corso parlano di 476 milioni di tonnellate di riso prodotto (nel mondo), un valore inferiore di 5 milioni di tonnellate al consumo stimato, ovviamente questa differenza è colmata dagli stock accumulati che ammontano a oltre 90 milioni di tonnellate, sono questi “serbatoi” a fornirci protezione da eventuali crisi agricole. La quantità di riso che varca le frontiere è relativamente bassa, intorno a 40 milioni di tonnellate, i maggiori importatori sono la Cina (nonostante sia il maggior produttore mondiale), la Nigeria, le Filippine, l’Iraq e l’Unione Europea. Sul fronte dei paesi esportatori in cima alla classifica troviamo Tailandia, India, Vietnam, Pakistan, USA e Cambogia. Riso: previsioni della produzione, consumo e commercio Fonte: Unione Europea 10 Il riso in Europa I dati sulla superficie coltivata a riso in Europa nel 2014 evidenziano un leggero incremento rispetto all’anno precedente, frutto principalmente dell’aumento delle superfici in Ungheria, Spagna e Italia. Questo dato porta ad una inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, caratterizzati da una continua riduzione delle superfici a livello europeo. Nonostante ciò, occorre rilevare il calo per il terzo anno consecutivo della superficie in Francia che, dal 2010 ha perso 10.000 ettari. La Grecia conferma l’andamento altalenante delle superfici degli ultimi anni facendo registrare una riduzione di quasi il 9%. L’Italia, come mostra il grafico a fianco, mantiene la posizione di leader indiscusso per superficie coltivata a riso in Europa seguita a considerevole distanza 12 dalla Spagna con il 27% della superficie europea. L’Unione europea consuma 2,5 milioni di tonnellate di riso lavorato e non è autosufficiente. Gli otto Paesi dell’Unione europea che coltivano riso soddisfano il fabbisogno per solo 1,6 milioni di tonnellate di riso lavorato, che si ricavano da circa 2,9 milioni di tonnellate di riso greggio. Il consumo di riso lavorato nell’Unione europea è diviso in due grandi segmenti: • 1 milione di tonnellate di tipo tondo, medio e lungo A (di seguito “Japonica”) e di cui l’Unione europea è autosufficiente, • 1,5 milioni di tonnellate di riso lavorato lungo B (di seguito “Indica”), di cui ne produce 700.000. La coltivazione del riso Indica in Europa è stata introdotta alla fine degli anni ’80 grazie a specifici aiuti dall’allora CEE per incentivare la coltivazione di questo tipo di riso, gradito dal consumatore europeo, riducendo la dipendenza dalle importazioni. Quindi circa il 90% delle importazioni di riso nell’Unione riguardano questo tipo di riso. Nella tabella 11 sottostante viene rappresentata la ripartizione delle importazioni: Appare evidente come a partire dalla campagna 2009/10, le importazioni dalla Cambogia hanno iniziato ad aumentare di percentuali a 2 cifre ogni anno, erodendo dapprima la quota di importazione da altri paesi sino ad arrivare ad occupare anche lo spazio commerciale del riso Indica coltivato e trasformato nell’Unione europea. Dalle 5,5 mila tonnellate di riso lavorato esportate verso l’Unione europea nella campagna 2008/09, la Cambogia ha raggiunto le 240,1 mila tonnellate di riso lavorato nella campagna 2013/14, mentre il dato totale delle importazioni dai PMA ammonta a 282,4 mila tonnellate. Questo boom è conseguenza della completa liberalizzazione avvenuta a partire dal 1° settembre 2009, delle importazioni nell’Unione europea di riso proveniente dai Paesi classificati come meno avanzati (PMA), beneficiari del sistema di preferenze tariffarie generalizzate dell’EBA (si tratta di un accordo commerciale denominato “Everithing But Arms”, tutto meno le armi, volrto a sostenere i paesi meno sviluppati). 13 La filiera in Italia Superficie in ettari Come già abbiamo visto, l’Italia è il primo produttore di riso in Europa, con una quota superiore al 50%. La coltivazione avviene in cinque regioni: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Sardegna, ma in quantità minori anche in Calabria e Toscana. Le aziende che lo producono sono circa 4.100 e danno lavoro e reddito a oltre diecimila famiglie. Le riserie impegnate nella lavorazione del risone sono 109, sessantasei sono le pilerie. Tutte queste strutture sono localizzate nelle zone di coltivazione del riso. Complessivamente il valore del riso consumato è intorno al miliardo di euro. La superficie coltivata a riso nel 2014 è stata di 219.532 ettari, con un incremento di circa 3.500 ettari (+1,63%) rispetto all’anno precedente. Cresce anche la superficie interessata dalla semina interrata a file. Nel 2014 questa tecnica ha interessato il 33% di tutta la superficie. La campagna di coltivazione 2014 è stata fortemente condizionata dall’andamento meteorologico, l’annata è stata molto anomala, caratterizzata da temperature sotto la media e precipitazioni abbondanti per gran parte della stagione di coltivazione. In particolare ci sono state abbondanti piogge nell’ultima decade di aprile (il doppio della media), mentre le prime due decadi di giugno sono state caratterizzate da temperature minime e massime decisamente sopra la media, le quali accompagnate da ridotte precipitazioni, hanno incrementato la fitotossicità dei prodotti utilizzati per la lotta alle infestanti provocando sulla coltura numerosi ingiallimenti fogliari e rallentamenti della crescita. Questa condizione meteorologica, si è totalmente capovolta nell’ultima decade di giugno e per la quasi totalità dei mesi estivi (luglio, agosto e prima metà di settembre) quando si sono registrate temperature sempre inferiori alla media. Tale periodo è stato caratterizzato anche da precipitazioni in alcuni casi eccezionali (nella terza decade di luglio sono caduti 154 mm contro i 5,61 del trentennio precedente). 14 Varietà coltivate Continua a ridursi la superficie coltivata a risi Tondi (-6%), mentre aumentano quelle dei Medi (+33%) e dei Lunghi tipo A (+26%). Crolla quella dei Lunghi B (-23%) che, come già visto, sono interessati dalla concorrenza della produzione estera. Nel comparto dei risi a granello Tondo commercializzati come riso originario, diminuiscono le superfici delle principali varietà, a favore della nuova “Sole CL”, una varietà prodotta e brevettata dalla BASF 12 che ha creato una intera famiglia di nuove varietà di risi chiamata Clearfield® (in sigla CL). Questa linea di sementi trae origine da un progetto di ricerca avviato negli anni ’90 da BASF in collaborazione con la Louisiana State University che selezionò una prima varietà chiamata “Libero” attraverso tecniche di mutagenesi tradizionale. I nuovi risi hanno la proprietà di tollerare gli erbicidi della famiglia degli imidazolinoni a cui appartiene l’erbicida “Beyond” commercializzato dalla stessa azienda. L’area coltivata con queste sementi è arrivata a coprire ben 75.553 ha ossia il 34% della superficie coltivata. Va chiarito che questi risi non sono classificati come ogm perchè derivano la resistenza all’imazamox dalla mutazione di un gene del riso stesso e non dall’inserimento di un gene proveniente da organismi differenti. Nel comparto dei risi a granello Medio, si segnala l’incremento di tutti i gruppi, in particolare della varietà Vialone Nano che raggiunge circa i 4.500 ha, con un aumento del 32,5% rispetto alla scorsa campagna. Le varietà Lungo A da parboiled aumentano del 9% mentre quella dei lunghi B, soggetta alla concorrenza del riso proveniente dai PMA, è crollata ed è passata dai 71.450 ettari circa dello scorso anno agli attuali 55.300 circa, con una riduzione del 23%. I primi dati sulle semine della stagione 2015 13 indicano un ulteriore crollo del 48%! 15 Le esportazioni L’Italia è un paese esportatore. Nel 2013 a fronte di una disponibilità totale di prodotto finito pari a 1.002.329 tonnellate, 322 mila sono state consumate in Italia mentre il resto è andato oltre confine, principalmente in Europa. Disponibilità totale Consumato in Italia Esportato nell’Unione Europea Esportato verso paesi terzi 1.002.329 322.096 560.723 119.510 Dati in tonnellate, fonte Ente nazionale Risi Campagna 2013-2014 Ma dal 2009 crescono i problemi, il nostro paese sta subendo danni per la perdita di competitività dell’industria risiera nazionale sul mercato europeo, dove le vendite di riso italiano sono progressivamente sostituite dall’importazione di riso cambogiano in esenzione del dazio 14 . Il problema è molto semplice: i cambogiano producono a costi molto inferiori dei nostri. Il riso lungo B “tipo indica” prodotto in Italia (che costa mediamente 55 euro/quintale) dovrebbe costare non più di 43 euro al quintale per poter reggere la concorrenza del corrispondente riso cambogiano. Il che significa che gli agricoltori dovrebbero vendere il proprio risone (riso greggio) all’industria a non più di 19 euro/qle, il che, per un risicoltore che spende 32 euro per produrre quel quintale di risone, equivarrebbe alla bancarotta. Questo spiega perché le superfici coltivate a riso “indica” in Italia diminuiscono, mentre aumentano quelle coltivate a riso “japonica” (la tipologia di risi tondi e lunghi più venduta in Italia). L’accordo EBA (Everithing But Arms, tutto meno le armi) rappresenta un enorme vantaggio offerto unilateralmente dall’Unione Europea alla Cambogia, il cui riso lungo “indica” non sarebbe competitivo rispetto al thailandese e al vietnamita, che hanno prezzi più bassi a pari qualità. E’ per questo che la Cambogia sta spingendo l’export verso l’UE: il mercato europeo è l’unico dove l’esenzione dal dazio rende il riso cambogiano imbattibile in termini di prezzo. Tutte le altre rappresentanze della filiera e l’Ente Nazionale Risi, hanno sollecitato il governo a chiedere alla Commissione Europea il ripristino del dazio ordinario di 175 euro su ogni tonnellata di riso lavorato importato dalla Cambogia, per un periodo massimo di 12 mesi, in attesa che la DG Commercio della Commissione Europea si pronunci definitivamente sull’adozione della clausola di salvaguardia. Sinora però l’Ue non ha accettato la richiesta. Roberto Meregalli 15 – versione maggio 2015 1 Note tratte da: http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/minisiti/alimentazione/sezioni/origini/articoli/riso.html file:///D:/Users/a230957/Downloads/Decreto_9_dicembre_2013__Denominazione_variet__di_risone_e_riso__annata_2013_2014.pdf 3 http://www.enterisi.it/upload/enterisi/documentiallegati/elenco%20alfabetico%20var%20classificate_13660_100.pdf 4 http://www.enterisi.it/upload/enterisi/pubblicazioni/54AgronomiaSimonellietal._16405_96.pdf 5 ERSAF, regione Lombardia, “Caratterizzazione sensoriale e chimico‐merceologica di riso” a cura di: Laura Galassi, Cinzia Simonelli, dicembre 2011. 6 Edito da ISPRA e disponibile sul sito http://www.isprambiente.gov.it 7 La gelatinizzazione è il processo di idratazione che conferisce al riso uno stato simile alla gelatina. Per la determinazione del tempo di gelatinizzazione viene misurato il tempo necessario affinché il 90% dei granelli posti in cottura in acqua si trasformino nello stato di gel. 8 http://www.enterisi.it/upload/enterisi/pubblicazioni/Poster_LCM_analisi_sensoriale_16405_45.pdf 9 http://www.fao.org/3/a‐i4147e.pdf 10 http://ec.europa.eu/agriculture/cereals/presentations/rice/market‐situation_en.pdf 11 http://www.risoitaliano.eu/customcontents/ISTANZAREV15‐versionedefinitiva.pdf 12 http://www.basf.it/ecp1/News_italy/BASF_presenta_Clearfield 13 http://www.risoitaliano.eu/sondaggio‐ente‐risi‐sulle‐semine‐2015 14 Vedi Documento sulla situazione del comparto risicolo presentato da Agrinsieme alla Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare del senato, il 30 luglio 2014. 15 Per contatti scrivere a [email protected] 2 16